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Immigrazione e paralleli impossibili

Uno dei pilastri della storia politicamente corretta lequazione: emigrazione italiana tra Ottocento e Novecento uguale a immigrazione doggi in Italia. Si tratta di un parallelo fondato? Davvero le circostanze storiche, culturali e sociali che accompagnarono lesodo di milioni di italiani nel Nuovo Mondo sono cos simili a quelle che spingono tanti disperati ai nostri confini e sulle nostre coste? Ed giusto chiedere allItalia di oggi di chiudere gli occhi e aprire incondizionatamente le frontiere in nome di un passato apparentemente simile? Basta osservare che i nostri immigrati partivano con laiuto di agenzie ufficiali e delle diplomazie mentre oggi i clandestini sono alla merc di veri e propri mercanti di esseri umani? Di fronte allennesimo e devastante caso di deviato uso pubblico della Storia ecco qualche precisazione. Per ricordarci davvero come stavano le cose e come valutare la situazione di oggi
di Paolo Sidoni

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STORIA IN RETE

ul retro dei passaporti dellItalia umbertina, di quelli che ancora oggi si trovano sulle bancarelle dei mercatini di bric--brac, si leggeva tra le avvertenze: Gli italiani che emigrano agli Stati Uniti dellAmerica del Nord sono avvertiti che, per leggi vigenti nellUnione, vietato lo sbarco ai delinquenti, mentecatti, idioti, indigenti, agli individui affetti da mali ributtanti o contagiosi (). Qualora un immigrato cos vincolato riesca a sbarcare () soggetto ad espulsione dal territorio della Repubblica. Le spese del di lui viaggio di ritorno sono poste a carico del proprietario della nave che lo trasport. Unindicazione che pi di ogni altra parola d lidea su come veniva gestita limmigrazione negli States durante il

periodo della grande e lunga onda dellimmigrazione che dallItalia si svilupp tra la seconda met dellOttocento fino agli anni Trenta del secolo successivo soprattutto verso le Americhe. Leggi ferree e controlli rigorosi che esigevano la perfetta regolarit dei documenti di espatrio, a fronte dellurgenza per i paesi al di l delloceano di procurarsi manodopera a sostegno di economie in vigoroso sviluppo. Eppure oggi invalsa la pratica culturale di equiparare peripezie e sofferenze dei nostri progenitori che scelsero di abbandonare i loro paesi, affrontando una vita difficile e spesso amara, divisi tra passato e futuro, tra culture e nazioni diverse, allattuale fenomeno migratorio che proviene dai paesi nel Sud del mondo. Ieri come oggi, quindi? Le cose non sembrano stare esattamente cos. Destoricizzare fatti e dinamiche del passato

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uguali?
Sopra, larrivo di un barcone di clandestini a Lampedusa nei giorni nostri. A destra, larrivo degli immigrati ad Ellis Island (New York) allinizio del 900. Sotto, le avvertenze sul retro dei passaporti rilasciati a fine Ottocento ai nostri emigranti dalle autorit italiane

sempre uniniziativa illegittima che dietro lalibi della storia nasconde una interpretazione arbitraria, il cui proposito sembra quello di suscitare sentimenti di indulgenza nei confronti della odierna immigrazione clandestina facendo leva sullemotivit. La razionalit necessaria a qualsiasi ricerca o interpretazione storica viene quindi messa al bando per fare posto allarbitrio e alla forza di suggestione propria allanalogia. Si mette in evidenza come i naufragi dei boat people al largo delle coste siciliane siano in fondo uguali a quelli che funestarono le tratte marittime

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