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GIULIO M.

FACCHETTI

ELEMENTI DI MORFOLOGIA ETRUSCA

GIULIO M. FACCHETTI

ELEMENTI DI MORFOLOGIA ETRUSCA

Milano 2002

Arcipelago edizioni via Filippo da Liscate, 1.2 20143 Milano arcipelago@coopli-iulm.it ISBN 88-7695-232-2 Prima edizione: aprile 2002 Tutti i diritti riservati

INDICE SOMMARIO

FLESSIONE NOMINALE E PRONOMINALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5 PRONOMI PERSONALI E RELATIVI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31 POSPOSIZIONI, CONGIUNZIONI E AVVERBI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43

MORFOLOGIA VERBALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53 BIBLIOGRAFIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69

FLESSIONE NOMINALE E PRONOMINALE1


Il est tabli, mme si ce nest pas particulirement soulign dans la littrature specialise, que la morphologie de ltrusque est de type agglutinant. En effet, lgal de langues comme le turc ou le finnois, ltrusque emploie un segment morphmique pour chaque fonction grammaticale exprimer, et le place la droite de la base lexicale mme. La succession est celle qui est la plus normale dans ce type de langue, savoir: RADICAL+NOMBRE+CAS.2 Nella flessione nominale la morfologia etrusca caratterizzata dalla presenza di numerosi allomorfi. La marcatura del plurale3 fornisce esempi appropriati: clen-ar figli (sing. clan o clen); ais-er di (sing. ais); an-ur <cerimonieri> (sing.
Attualmente gli studi complessivi di riferimento sulla lingua etrusca sono RIX 1984, AGOSTINIANI 1992 e CRISTOFANI 1991, utilmente integrati da AGOSTINIANI 1984, 1986, 1995a, 1995b, 1996; RIX 1989a e 1989b, 1991, 1996 e DE SIMONE 1990. Nelle traduzioni dalletrusco segnaler con le parentesi < > i casi dubbi, aggiungendo un punto interrogativo nei casi molto incerti, secondo luso da me introdotto in FACCHETTI 2000, p. 8. 2 AGOSTINIANI 1992, p. 53. 3 LAgostiniani in una serie di notevoli interventi ha chiarito che, a fronte dellassenza del genere grammaticale (esisteva invero un morfema -i che marcava il genere naturale e appariva nei nomi propri, prenomi e gentilizi, femminili), letrusco distingueva, per la marcatura del plurale, come molte altre lingue (per es. il dravidico), tra due classi di nomi semanticamente motivate per la presenza/assenza del tratto [umano] (piuttosto che di quello [animato], dato che c zusle-va, plurale di zusle, che sembra indicare un tipo preciso di vittima animale, forse bovina). V. AGOSTINIANI 1992, p. 54 s.; IDEM 1993, p. 33 ss.; IDEM 1995a).
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an); avil-va anni (sing. avil); culs-cva porte (sing. culs); zusle-va vittime animali (sing. zusle). A giustificazione delle varianti del suffisso del plurale non umano (-va) sono state facilmente individuate delle ragioni morfofonologiche.4 Il Rix ha proposto altres di riconoscere un solo suffisso di plurale umano -r, considerando le diverse vocali che compaiono prima di detto suffisso come la finale del tema scomparsa nella forma-base singolare.5 Una spiegazione analoga, nella prospettiva di una ricostruzione diacronica, stata applicata dal Rix6 al caso dellallomorfia del suffisso del genitivo I per postulare ununica forma originaria in -s: se-is della figlia (da se < *sei); anvilus di Thanchvil (da anvil < *anavilu); melum-es del popolo (da melum < *melume). Il fatto che il genitivo plurale umano sia sempre in -r-as implicherebbe, in questo quadro, una forma preistorica *-ra passata a -r in conseguenza dellantichissima apocope che avrebbe colpito una gran parte delle vocali finali etrusche.7 Il morfema del genitivo II presenta la caratteristica di essere scritto -(i)a in et arcaica e -(i)al in et recente. Sulla comparsa della -l in neoetrusco ultimamente intervenuto lAgostiniani, che, riconosciuti gli indizi del mutamento di una /a/ velare arcaica in una /a/ centrale recente, ha fornito unottima motivazione per la seriore reintroduzione della -l (il
Stabilite in RIX 1981, p. 115. RIX 1984, p. 223. 6 RIX 1984, p. 225. 7 Del suffisso del genitivo II, in et recente ridotto per lo pi a -l (< -ial), si parler in seguito. Preme comunque sottolineare in questo luogo che la vocale (diversa da -a-, che faceva originariamente parte del suffisso) inserita davanti a tale -l ha carattere secondario, come dimostrano alcuni prestiti dallitalico: Selvans-e-l (anche Selvans-l) di Silvano, dal nominativo italico *Selvan(o)s. Lo stesso va detto per alcuni plurali umani, in cui la vocale che precede -r non originaria (es. papals-e-r nipoti di nonno, sul nominativo italico *papal(i)s). Cfr. RIX 1984, p. 226.
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cui carattere velare, in etrusco, altrimenti rilevabile), anche per leffetto di pressioni paradigmatiche (segnatamente dei morfemi del pertinentivo II e dellablativo II, per cui v. infra).8 Inoltre lo stesso Agostiniani ha mostrato, sulla base della ricostruzione interna e sui confronti con le forme lemnie, come gli allomorfi di genitivo II arcaico -a (es. lari-a, da lari) e -ia (es. lar-ia, da lar) siano da riportare a una base comune -/ia/ o -/ja/.9 I morfemi dei casi ablativo I (-is) e II (-(i)alas, rec. -(i)als) e pertinentivo I (-si) e II (-(i)ale) hanno la stessa distribuzione degli allomorfi genitivo I e II. Pertinentivo un termine introdotto dal Rix10 per indicare un caso impiegato in vari contesti soprattutto con funzione agentiva o dativale. Il valore morfosintattico testuale (cio la scelta tra una delle varianti morfosintattiche) risulta da una concreta determinazione-specificazione del valore sistemico invariante del morfema tramite le contingenze sintattiche stesse.11 Il pertinentivo , in realt, un esempio del carattere agglutinante delletrusco: si tratta, morfologicamente parlando, del locativo del genitivo (ci si constata bene nel pertinentivo I: -s-i).12 Avile-s-i significa letteralmente in (quello)
AGOSTINIANI 1993, p. 26 ss.; cfr. RIX 1997, p. 37. AGOSTINIANI 1986, p. 36 ss. 10 V., ultimamente, RIX 1997, p. 38 ss. 11 DE SIMONE 1996a, p. 406 s. 12 On a mentionn plus haut la prfrence de ltrusque pour les jointures de morphmes ouvertes. Un des exemples que lon peut invoquer lappui de cette caractristique structurale est prcisment, comme on la signal, lallomorphe -[s]i, qui prsente un s apical devant i, mme en trusque septentrional, contrairement la norme, en vigueur ici, imposant la palatalization de s devant i. Le morphme doit donc tre analis /s + i/, et paralllement, son allomorphe doit tre analys en /(i)a + le/, ou bien en /(i)al + e/. Cela revient dire quil sagit non dun, mais de deux morphmes, et que lapparent pertinentif nest autre que le gnitif auquel sajoute un segment morphmique supplmentaire. (AGOSTINIANI 1992, p. 56).
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di Avile, nell(mbito) di Avile; dunque una frase come mi mulu Avilesi (io (sono) donato nell(mbito) di Avile) va disambiguata dal contesto linguistico e materiale, perch Avilesi pu indicare, per esempio, sia il donante che il donatario. Casi caratteristici, in cui preservato loriginario carattere bifunzionale del pertinentivo, sono il marchio di fabbrica Atranesi (prodotto) nella (bottega) di Atrane, oppure altre espressioni come: zilc-i Velu-s-i nella pretura di Vel (letteralmente: nella pretura, in (quella) di Vel); apa-s-i spure-i (< *spura-i-) nella citt del padre; Ale-i Truie-s-i nellAchille di Troia13 e la frase da me ultimamente risolta del cippo di Perugia: Aule-s-i Velina-s i-i sullacqua di Aule Velthina.14 A questi esempi vorrei aggiungere il sia-s-i nell(mbito) del diritto della stele di Lemno.15
13 Etr. Truie imprestito da una forma ionica; cfr. FACCHETTI 2000, p. 48, nt. 282. 14 FACCHETTI 2000, p. 18, nt. 65. 15 Il defunto di cui la celebre epigrafe lemnia lepitaffio si chiamava Aker Tavarsio figlio della Vanala(i)- (aker tavarsio vanalaial). Aker, tra laltro, qualificato come nipote siasi di Holaie (holaies nao[] siasi). Il nome completo di Holaie si legge allinizio del testo laterale, nella formula di datazione in pertinentivo: holaiesi okiaiale nella (magistratura) di Holaie okia. Il nome individuale (Holaie = gr. ), cos come il nome aggiunto nella formula ufficiale (oki-a< *oke-a-, tratto da oke Focea; dalla stele si trae limpressione che a Lemno fossero impiegati due suffissi per i gentilizi: -io, come Tavars-io, Eptes-io, e -a, come per oki-a-, Vanal-a-), indiziano la possibile origine non etrusca dellimportante parente di Aker (o, almeno, della sua famiglia). Inoltre il nome aggiunto in questione (okia) non corrisponde n a quello di Aker (Tavarsio) n al possibile gentilizio metronimico (Vanala-). Ci sembra escludere lidea che Holaie sia stato nonno di Aker o un suo zio di sangue (come fratello del padre o della madre di Aker). Il legame tra Aker e Holaie risulta invece spiegabilissimo come una parentela acquisita, unaffinit: Holaie dovrebbe aver sposato una sorella del padre o della madre di Aker; ecco perch questultimo era suo nipote secondo il diritto (cio sia-si: per zi- diritto [e il derivato zia], v. FACCHETTI 2000, p. 27 ss.; per la fonetica cfr. lemnio siv- / etr. ziv- vivere; il parallelo tipologico offerto dalle locuzioni inglesi come brother-in-law, father-in-law, ecc. di sicuro interesse).

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importante sottolineare che la funzione agentivale del pertinentivo riscontrabile pressoch esclusivamente in et arcaica, sia con participi passati passivi in -u (v., poco sopra, les. di mi mulu Avilesi e inoltre la nuova importante fibula di Dallas [630 a.C. ca.]:16 mi mulu araiale anavilus prasinaia io (sono) donato da Arath a Thanachvil Prasinai, per cui v. anche infra), sia con forme del preterito passivo in -e (es.: Fa 6.3 [VII sec. a.C.] mi araiale ziue io fui dipinto da Arath). Detta funzione svolta in et recenziore dallablativo (cfr. cenu () larals afunes acquisito da Larth Afuna sul cippo di Perugia; petruis sceves () cenu acquisito da Petru Sceva sulla tavola di Cortona; anc farnae veluis tuteis che fu generato da Vel Tute in Vc 1.64; cn zic ziue parzstis zasleis questo documento qui stato scritto dallo parza zasle ancora sulla tavola di Cortona).17 La stele di Saturnia, recentemente pubblicata dal Maggiani,18 databile allultimo quarto del VI secolo a.C.19 e ci fornisce un altro esempio di uso arcaico del pertinentivo:
lar laucies amequ larecesi kaiseriesi celeniarasi Larth Laucies deposto da Larece Kaiserithes (e) figli20

Va anche rilevata linteressante e non altrimenti testimoniata anaptissi in celen- per clen- figlio.21 La semantica di
V. DE SIMONE 1996b. Si confrontino esempi recenti di pertinentivo, come aulesi metelis () clensi ad Aulo Metellio figlio (di ), sulla statua dellArringatore (Pe 3.3) e clavieurasi per i Claudii (Cr 5.2), che connota il carattere di sepolcro familiare (e non ereditario; lo stesso dicasi per il clensi di Vc 1.87: la questione considerata nei dettagli in FACCHETTI 2001a). 18 MAGGIANI 1999, p. 51 ss. 19 MAGGIANI 1999, p. 54. 20 Mi discosto lievemente dalla parziale traduzione del Maggiani, solo perch mi sembra pi verosimile considerare kaiseriesi un gentilizio, piuttosto che un prenome. 21 In celeniarasi si pu reputare che -nia- stia per -[a]-, rispetto al normale clenar(-), fatte salve le difficolt di un caso come tinascliniiaras, segnalate in AGOSTINIANI 1992, p. 50, nt. 27.
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amecu deposto si svela e si corrobora nel confronto con il amuce della Lamina B di Pyrgi: nac efarie veliiunas amuce dopo che Thefarie Veliunas ebbe fondato e con il amce di Ta 5.2 (parimenti funzionante come fond).22 Va invece espunto dallanalisi il []amcie di Pe 5.3 per lintegrazione, restando comunque esclusa una sua corrispondenza con *ame, data limpossibilit di accettare lidea del Rix di un sistema di occlusive etrusche basato su una correlazione di palatalit.23 Larea semantica (de)porre/ fondare assolutamente plausibile ( riscontrabile, per es., nel gr. ). Lablativo, dal canto suo, in et arcaica esprimeva peculiarmente la separazione, lallontanamento, lorigine, come dimostrano chiaramente i due antichissimi metronimici [pa]panalas (nato) dalla Papanai e ersnalas (nato) dalla Phersnai sulla stele di Vetulonia Vn 1.1, del VII secolo a.C. In neoetrusco il metronimico di regola in genitivo con clan figlio o se figlia sottinteso o meno. Sulla lamina A di Pyrgi (500 a.C. ca.), nel sintagma vatiee Unialas-tres24 furono richiesti da parte di Uni, lablativo svolge gi una funzione agentivale. Lunica altra attestazione arcaica di ablativo II snenaziulas(-tra), sulla tegola di Capua, da tradurre con da parte dell<ancella>.25 Si ha snenaz- per snena
22 Ta 5.2: lariale hulniesi marcesic caliaesi munsle nacnvaiasi amce lei[ nella (magistratura) di Larth Hulchnies e Marce Caliathes, nellarea sacra <degli antenati> <fond> Lei[ (per mun- v. FACCHETTI 2000, p. 24 s.; nacnva-ia- derivato aggettivale [come tular-ia-] dallaggettivo sostantivato nacn(v)a <grande>, che, aggiunto ad apa padre e ati madre, serve a indicare i nonni; cfr. lat. maiores avi). 23 La fallacit di questa teoria stata provata, con dovizia di argomenti, in AGOSTINIANI 1986, p. 36 s. e IDEM 1992, p. 49 s. Recentemente, poi, anche BOISSON 1991 ha mostrato lestrema implausibilit, sul piano tipologico, del sistema ricostruito dal Rix. 24 Il -tres, cos come il -tra di snenaziulas(-tra) citato poco sotto, consiste in una posposizione, che sar commentata infra, con le altre posposizioni. 25 snena / snenat una didascalia che compare su vari specchi a designare unancella di Turan-Afrodite. V. CRISTOFANI 1995, p. 83.

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come Araz per Ara nelletrusco di Roma; il morfema -iulas sta a -(i)alas (Pyrgi), come le forme capuane dei pronomi enclitici -itula, -itule stanno ai pyrgensi -itala, -itale.26 Sulla stessa tegola di Capua si leggono anche attestazioni (tardo)arcaiche di ablativo I, come nel caso del sintagma picasri savlasieis si deve <ricevere> dal (dio) Savlasie. Nella mia recensione del libro di Koen Wylin sul verbo etrusco,27 ho commentato lespressione in pertinentivo di AT 1.109 clen[s]i mule svalasi zilanuce = rivest lo zilacato durante lincarico mula del figlio vivente (cio mentre questi era in vita) e ho rilevato che in AT 1.108, nella frase zilan[ce] spurei apasi svalas = rivest lo zilacato nella citt del padre mentre questi viveva, uno svalas in genitivo28
Si tratta, per gli esempi campani con -ul- (< -al-), degli effetti di unassimilazione alla l velarizzata etrusca (RIX 1984, p. 218; AGOSTINIANI 1993, p. 27 s. e IDEM 1995b, p. 36). 27 FACCHETTI 2001b. 28 Lassolutivo del nominale sval (da un preistorico *svala: cfr. il gen. svala-s) vivo ben attestato (nella sua funzione propria di aggettivo, e dunque senza la marca del plurale) in Cr 5.2: laris avle larisal clenar sval cn ui ceriunce Laris (e) Aule figli di Laris da vivi fecero costruire questa tomba. Interessanti, inoltre, le attestazioni delle forme del locativo + posposizione sveleri (< *svela-i-ri) e dellablativo + posposizione svelstres (< *sveles-tres < *svela-is-trais), in invocazioni del Liber Linteus, come: sacnicleri cill spureri melumeric enas sveleri svec an cs mene utince zine setirunec a favore dellarea sacra della <rocca>, della citt e del popolo <nostri> e del vivente, <proprio> colui che secondo questo (rito) agisce, <ha condotto (animali)>, scrive e <(ri)stabilisce> e sacnicstres cils spurestres enas svelstresc svec an cs mene utince zine setirunec da parte dellarea sacra della <rocca>, della citt <nostra> e del vivente, <proprio> colui che secondo questo (rito) agisce, <ha condotto (animali)>, scrive e <(ri)stabilisce>. La benedizione non sembra riguardare un unico vivente (cio uomo), che ha compiuto tutte le azioni elencate, bens i singoli soggetti delle azioni. I due primi verbi (men- e utin-; per il possibile significato di questultimo v. FACCHETTI 2000, p. 48 s., nt. 283, in cui si commenta ut-us-, noto anche dal rituale della tegola di Capua; una segmentazione ut-in- normale [cfr. alpn-in- regalare da alpan regalo]; inoltre il retico utiku funziona bene come significante
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(invece di svalasi) non pone problemi, perch, come dimostrano alcuni chiari esempi, la concordanza col bimorfematico pertinentivo poteva essere anche soltanto parziale, cio, col nome aggiunto in semplice genitivo, cfr., per es.: aule-si meteli-s (Pe 3.3), aule-si velina-s (Pe 8.4), rispetto alle concordanze piene come velu-si hulnie-si in Ta 5.5 e marce-si caliae-si in Ta 5.2. Un altro caso di accordo parziale si trova nelliscrizione dellipogeo di San Manno.
Pe 5.2 cehen . ui . hiniu . ues . ians . questa sede infera fuori dal luogo <intera?> etve . aure . lautnescle . careri . nel <grande> sepolcro gentilizio (fu) da erigere aules . larial . precuurasi . larialivle per Aule (e) Larth Precu, suoi di Larth cestnal . clenarasi . e della Cestnei figli; Questa sede funeraria, <interamente?> fuori dallarea (sacra), si dovette erigere nel <grande> sepolcro gentilizio per Aule (e) Larth Precu, figli di Larth e della Cestnei.

Si noti come il riconoscimento dellablativo ues (<


portato) riguarderebbero lo svolgimento del sacrificio in corso (ecco perch si usa il preterito utin-ce per ci che gi stato condotto, mentre per indicare lazione sacra che continua si usa lingiuntivo men-e). La seconda coppia di verbi (zin- setirun-) servirebbe invece per implicare nel beneficio spirituale derivante dal sacrificio anche coloro (verosimilmente dei sacerdoti) che hanno materialmente trascritto e continueranno a ritrascrivere (ecco il perch dellingiuntivo) copie del testo sacro.

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*uva-is)29 consenta di superare molte delle difficolt incontrate dagli esegeti che mi hanno preceduto.30
attestata la forma del genitivo nelliscrizione tardoarcaica della lamina A di Pyrgi munistas uvas di questo luogo sacro (per il valore di muni- v. FACCHETTI 2000, p. 24 s.). La base uva- luogo una formazione in -va su una pi antica radice u(v)- (da tenere distinta da u(n) uno), il cui locativo ui in neoetrusco impiegato avverbialmente col significato di qui (letteralmente in loco; v. FACCHETTI 2000, p. 80, nt. 467). Durante lincontro di studio sulla Tabula Cortonensis tenutosi a Roma il 22 giugno 2001 (atti in stampa) il professor Adriano Maggiani ha presentato una nuova importante iscrizione con ricorrenza della radice u/c-, in cui (l.u.c.) ho proposto di riconoscere un derivato (aggettivale) in -/c di u(v)- e una conseguente traduzione locale (anche sostantivato) / localit. Lepigrafe incisa su un frammento di vaso del III-II sec. a.C. trovato a Roselle e costituisce, con ogni verosimiglianza, una formula di possesso o di dono: ]trus . apanal .ucl. Il Maggiani, anche in relazione alle attestazioni di u- sulla tavola di Cortona, ha suggerito uninterpretazione del tipo: [questo ()] di []tru (e) della casa paterna. Questultima formula pu forse gettare una nuova luce sulla nota dedica volsiniese su statuetta bronzea a Silvano Terminale (REE 55, 128): ecn turce avle havrnas tuina apana selvansl tularias questo don Avle Havrnas (e) il <pago> paterno a Silvano Terminale (il problema di tuina [invece del semplice tui, in cui alcuni interpreti hanno tentato di ravvisare un termine istituzionale, prestito dallitalico (vari riferimenti nel commento di Carlo De Simone a REE 55, 128)] si potrebbe forse superare pensando a una sostantivazione del normale aggettivo in -na). Tutto sommato, dunque, mi pare che il nuovo apanal ucl, serva in qualche modo a sostenere la mia idea di u(v)- = luogo e, confrontato con il tuina apana di REE 55, 128, rafforzi perfino la mia ipotesi che u- (letteralmente <locale>) sulla tavola di Cortona significhi villaggio o qualcosa del genere. 30 Per (i)ans (gen. ans-l) <integro?>, <assennato?> (come lat. sanus) propongo le seguenti riflessioni. Esclusa per il momento la tavola di Cortona, (i)ans compare in due contesti chiave: come epiteto (aggettivo o apposizione) di nomi divini (flere e mari) e nellincipit di San Manno, appunto. Nel contesto della tavola di Cortona ians funziona bene come soggetto di fratuce; perci dovrebbe essere un titolo: questa constatazione, per, non pu dirci molto di pi sul significato proprio di (i)ans, se non che esso poteva essere impiegato anche come epiteto riferito a uomini oltre che a di. Quanto detto fin qui potrebbe essere compatibile
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Luso di un genitivo di vantaggio o di dedica (in Pe 5.2, come si vede, rafforzato con una serie di concordanze in pertinentivo) variamente testimoniato.31 Possiamo inserire, a questo punto, uno schema dei morfemi della flessione nominale etrusca, mettendo in evidenza le differenze riscontrabili tra le attestazioni arcaiche e recenti: etr. arc. Ass.32 - etr. rec. -

anche con la vecchia proposta del Colonna (i)ans = lat. pater o simili. Tuttavia il testo di San Manno merita di essere meglio considerato, dato che la vecchia e divulgata interpretazione ues ians = di ciascun antenato, alla luce delle attuali conoscenze morfologiche, inammissibile. Infatti ians in assolutivo (il genitivo, attestato, iansl); daltra parte lesistenza di casi di Gruppenflexion (talora invocata per il sintagma in questione) in etrusco andrebbe rigorosamente dimostrata (il che non stato mai fatto e per me impossibile, perch tali fenomeni in etrusco non esistono), altrimenti largomento non ha valore scientifico. Inoltre, come se non bastasse, ues, se (come ), da connettere col uvas di Pyrgi, non risulta affatto un genitivo I, ma un evidente ablativo I < *uvais. Perci, dato che liscrizione di San Manno si trova sullarchitrave di una stanzetta scavata fuori dallarea rettangolare originaria dellenorme sepolcro gentilizio e, come si capisce, tale stanzetta doveva essere riservata alluso di un ramo specifico della gens Precu, ritengo che ians possa aver assunto un valore semantico analogo a quello del lat. sanus (forse lassonanza non casuale, vista la non molto convincente etimologia indoeuropea proposta per il termine in questione): intero, integro / saggio, fiorente, applicabile sia come epiteto al genietto Mari e al funzionario della tavola di Cortona, sia al difficile testo di San Manno. 31 V., per es., liscrizione arcaica su fibula aurea (la fibula di Dallas, 630 a.C ca.), pubblicata recentemente (v. DE SIMONE 1996b): mi mulu araiale anavilus prasinaia io (sono) donato da Arath a Thanachvil Prasinai (si noti come, a questo livello cronologico, la forma in pertinentivo funga regolarmente da agentivo), nonch Ve 3.1, 3.10; Ta 3.2; Ta 3.4; Co 3.6; Co 3.7; Um 3.2; OA 3.5; OA 3.9. 32 Nella flessione nominale i casi nominativo e accusativo non sono distinti (per entrambi marca zero); tali forme non marcate sono anche definite in caso assolutivo. La flessione dei pronomi distigue invece il nominativo (non marcato) dallaccusativo (in -ni > -n).

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Gen. I Gen II Abl. I Abl. II Pert. I Pert. II Loc. Ass. pl. um. Gen. pl. um. Abl. pl. um.34 Pert. pl. um. Loc. pl. um.

-s -(i)a -is -(i)alas -si -(i)ale -i -r -ras *-rais -rasi *-rai

-s -(ia)l -is33 (ia)ls -si -(ia)le -i -r -ras *-res -rasi *-re35

33 In etrusco recente i temi in -a presentano lablativo I in -es (< -ais: cfr. larals afunes da Larth Afuna, sul cippo di Perugia, o petruis sceves da Petru Sceva, sulla tavola di Cortona). 34 Non mi risultano attestazioni sicure (arcaiche o recenti) di ablativo plurale umano. Sono state ricostruite forme col morfema dellablativo I, dato che per i plurali in -r (< *-ra) si impiegavano certamente i suffissi del genitivo I (-ra-s) e del pertinentivo I (-ra-si). 35 Forse si pu trovare un esempio di locativo (pi posposizione) plurale umano nel Liber Linteus, vale a dire hari (< *-re-i < -rai-i: in epoca molto recente ci sono tracce di una tendenza della sincope a propagare la sua azione colpendo sillabe [*-re-i < *-rai-i avrebbe dovuto essere preservato: cfr. spelane-i (< -ai-i) e spel-i (< *spel-i-i) sul cippo di Perugia oppure mlesi-i (< -ai-i) e pan-i (< *span-i-i) sulla tavola di Cortona] che, in una precedente fase del neoetrusco, erano rimaste indenni per ragioni morfofonologiche: es. Tinas > Tins; Velus > Vels [Pe 1.948]; Laral > Larl [AS 1.9]). In particolare hari ricorre in formule del I e del II rituale degli di sic seuc (cfr. RIX 1991): ciu-m pute tul anur hari repinic e i <cerimonieri> <girino attorno al> vaso triplice tra gli har- e il *repina (per tul <girare> cfr. tular confine; cfr. inoltre lat. tull(i)us zampillo, getto dacqua e, per la semantica, linglese well fontana, etimologicamente collegato alla stessa radice indoeuropea di lat. volvo girare, voltare). La costruzione col doppio locativo, col possibile significato di tra e stata individuata da me per la prima volta nel sintagma del cippo di Perugia ii falsti tra lacqua e il palo e in quello della tavola di Cortona pani mlesiic tra il piano e il

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Ass. pl. non um. Gen. pl. non um. Abl. pl. non um. Pert. pl. non um. Loc. pl. non um.

-(/c)va *-(/c)vaia *-(/c)vais *-(/c)vale -(/c)vai

-(/c)va -(/c)val -(/c)ves -(/c)vale -(/c)ve

La distribuzione dei suffissi primi e secondi in et recente chiara per quanto riguarda i gentilizi: i primi sono impiegati per i nomi riferiti a uomini,37 i secondi per i nomi riferiti a donne.38 La distribuzione dei suffissi nei nomi individuali (prenomi e cognomi) risponde a una regola fonotatti<colle>. Unanaloga prescrizione si trova ripetuta con piccole variazioni negli altri due rituali principali del Liber Linteus (quello del nume che () sul craps- e quello di Nettuno): in entrambi i casi la celebrazione si svolge a favore di una singola divinit (e non di pi di assieme, come prima) e perci compaiono un unico an (<cerimoniere>) e un unico hat- (altro partecipante al rito); *repina, poi, per quanto ne sappiamo, potrebbe anche avere un referente non umano o inanimato: ciu-m pute tul an hate repinec e il <cerimoniere> <giri attorno al> vaso triplice tra il hat- e il *repina. Paralleli bilinguistici a simili spostamenti dei cerimonieri si possono forse ritrovare nelle Tavole Iguvine (v. IIb, 19-21); mi riservo di ritornare su tutta la questione con un intervento ad hoc. 36 Larcaico zusleval letto dal Rix sulla tegola di Capua (TC 11) stato corretto in zuslevai (locativo plurale) in CRISTOFANI 1995. Non mi risultano dunque attestazioni arcaiche di genitivo plurale non umano. 37 NellEtruria meridionale lassolutivo dei gentilizi maschili marcato, fin dallet arcaica, con una -s che lo rende indistinguibile dal genitivo (perci al sud: assolutivo Velanas, genitivo Velanas; al nord: assolutivo Velina, genitivo Velinas). 38 RIX 1984, p. 226. I gentilizi (nonch i cognomina e anche alcuni prenomi) femminili hanno un suffisso -i, che marca il genere naturale. Perci a un assolutivo maschile (settentrionale) in -na corrisponde un assolutivo femminile (veramente arcaico o arcaizzante) in -nai (genitivo arc. -naia, rec. -nal; cfr. anche il nome etrusco di Giunone, Uni, gen. arc. Uniia, rec. Unial). Il professor Agostiniani mi ha fatto notare che le forme recenti dei gentilizi femminili in -nei derivano da un fatto di rimarcatura in conseguenza del normale esito arc. -ai > rec. -e (dunque -ne+i < *nai+i).

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ca: gli allomorfi secondi ricorrono quando la finale del tema del nome in - o in -s/; altrimenti si trovano gli allomorfi primi. In effetti la regola risale ad et preistorica, ma appare secondaria perch non sempre seguita negli appellativi.39 In alcuni casi dietro le irregolarit si possono intravedere fenomeni di ristruttuazione analogica. Per esempio larcaico mlac/ (< *mlac/a) buono presenta il regolare genitivo I mlac/a-s e il recente locativo mlace (< *mlaca-i); daltro lato unul- accordo, pur avendo attestato il locativo unule (che deriva da *unula-i e dunque presuppone un assolutivo preistorico *unula) non presenta un genitivo I *unul-as (o almeno *unul-s), ma un genitivo II unul-l. Linflusso analogico dei temi (originari) in - o in -s/ pu servire da spiegazione in questo caso, cos come nelle occorrenze che presentano entrambi i genitivi, come ne-s (< *neV-s) / ne-l del <cimitero> e cil-s (< *cilV-s) / cil-l della rocca. Come si vede dagli ultimi esempi altres probabile che molti casi anomali (cio di genitivi I con temi in s/ o -) presentino in realt la caduta per sincope pi recente delloriginaria vocale tematica.40 La flessione del plurale risulta evidentemente dallagglutinazione dei suffissi del plurale umano e non umano con i normali morfemi casuali. Il plurale umano impiega gli allomorfi primi e il plurale non umano gli allomorfi secondi (con leccezione, a quanto pare, dellablativo: neoetr. zusle-ves < *zusle-vais parte degli animali).
Per tutta la questione v. RIX 1984, p. 226. Per esempio il nome etrusco di Giove, Tin(i)a (probabilmente [tia]), ha un genitivo arcaico Tinas (Ta 3.2) e un genitivo recente sincopato Tins. A margine segnalo la necessit di tenere ben distinto il teonimo Tina dal nome etrusco per giorno, etimologicamente connesso (come lat. Iuppiter con dies), che ha attestate una forma arcaica tina (genitivo tinas; v. Cr 4.2-3: hutila tina il <sesto> giorno; eas tinas di quattro giorni; ias tin[as] di ogni giorno) e una forma recente di locativo tins-i, che presuppone un assolutivo e tema-base in sibilante *tins (v., per questultima considerazione, AGOSTINIANI 1992, p. 57 nt. 35).
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Si gi pi volte insistito sul riconosciuto carattere bimorfematico del suffisso del pertinentivo (= genitivo + locativo), mostrando come esso risulti evidente nel caso del pertinentivo I -s-i. Tuttavia sorge un problema nellanalisi del pertinentivo II, che ha come forma originaria -iale.41 Il Rix ha scritto: gli esiti -la-s dellablativo II (cfr. 33) e -le del pertinentivo II (cfr. 34), derivante presumibilmente da *-la-i, ci portano a ricostruire una protoforma *-la del suffisso -l del genitivo II.42 Si visto poco sopra come lAgostiniani abbia inequivocabilmente dimostrato che la protoforma del genitivo II era in realt -/ia/ o -/ja/ (eventualmente -/ial/ o -/jal/). Perci lanalisi del Rix presenta due punti deboli, perch la forma originaria del pertinentivo era -iale (e non -le) e perch il pertinentivo II in -iale compare cos gi in testi del VII secolo a.C.,43 mentre il passaggio -ai > -e attestato solo dallinizio del V secolo.44 Anche lAgostiniani, del resto, pur dichiarando bimorfematici i suffissi del pertinentivo I e II (-si e -iale) non spiega, attesa lallomorfia del genitivo -s / -ia(l), come si possa riconoscere il morfema del locativo (-i) in -iale: le morphme doit donc tre analis /s + i/, et paralllement, son allomorphe doit tre analys en /(i)a + le/, ou bien en /(i)al + e/.45 Le parole dellAgostiniani suonano forse come un invito a cercare un allomorfo -le o -e del locativo in -i. Ragionando in questi termini si pu trovare la soluzione del problema. Infatti, escluse le pi recenti forme di locativo
Fa 6.3 (650 a.C. ca.): mi araiale ziue io fui dipinto da Arath; Vc 3.2 (600 a.C. ca.): mi lariale melacinasi mulu. io (sono) donato da Larth Melacinas. 42 RIX 1984, p. 226. 43 Fa 6.3 e Vc 3.2 gi citati. 44 In et arcaica troviamo -i dopo il tema terminante in -a (), mentre in et recente i gruppi -a-i () sono divenuti -e (RIX 1984, p. 224). 45 AGOSTINIANI 1992, p. 56.
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in -e (che sono da -a-i, come nel caso lampante di mlac/ [< *mlac/a] buono, gen. mlac/a-s, loc. mlace), sulla base delle precedenti osservazioni si pu certamente indentificare un morfema per il locativo -le nella declinazione dei pronomi dimostrativi. Del pronome ita questo, quello (usato come sostantivo, aggettivo e articolo enclitico)46 abbiamo molte testimonianze risalenti allet arcaica, cos che possibile ricostruire un paradigma pressoch completo.47 etr. arc. Nom. Gen. Acc. Abl. Loc. Loc.+posp. ita -itala / ital itani /itane / itan *itais -itale -ital-te etr. rec. eta / ta -tla tn teis / -tis / -ts -tle / tei tl-te-48

Nel confronto con la declinazione dei nomi saltano subito allocchio differenze strutturali, come la presenza di una marca per laccusativo e lassenza (almeno stando ai peraltro non pochi - dati disponibili) di un caso pertinentivo. Il Rix
RIX 1984, p. 229. Non ho inserito nello schema le varianti arcaiche meridionali (di cui si gi parlato) che rivelano una pronuncia fortemente velarizzata della vocale tematica, perch esse non forniscono nessuna informazione supplementare necessaria al nostro ragionamento. Comunque esse sono: gen. -itula; acc. itun; loc. -itule; loc.+posp. -itul-tei, quasi tutte dalla tegola di Capua (v. CRISTOFANI 1995, p. 84). 48 La formazione complessa tlteltei (il Maggiani, nella relazione tenuta allincontro di studio sulla Tabula Cortonensis svoltosi a Roma il 22 giugno 2001 [atti in stampa], ha proposto una lettura corretta tltel . tei) della nuova tavola di Cortona contiene verosimilmente il locativo + posposizione tl-te- (cfr. cl-i) del pronome dimostrativo in questione, come rilevato in AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 109.
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ha classificato come pertinentivi le forme in -le: che le cose non stiano cos provato al di l di ogni dubbio dai casi (riconosciuti come tali anche dal Rix) di locativo + posposizione, come il tardoarcaico (500 a.C. ca.) -ital-te (dunque < *ita-le-te).49 Gli esiti sincopati recenti, cos come il passaggio i- > e-, sono conformi alle regole del mutamento fonetico dalletrusco arcaico al neoetrusco. Lulteriore caduta della e- (< i-) pu spiegarsi con fenomeni di risegmentazione a partire dalle forme articolate enclitiche che presentano, in certi contesti fin dallet tardoarcaica, la scomparsa della -i-.50 Laltro pronome dimostrativo, ica questo, quello,51 ci
49 -te (rara variante arcaica e meridionale -tei, marcata come -tra-is (per cui v. infra) e da non confondere con il locativo recente di ita: tei) una posposizione (di cui si riparler infra) significante in, presso, annessa di regola a parole flesse al locativo (ad es. lanum-i-te sulla <bilancia> allinizio di Cr 4.10.; v. FACCHETTI 2000, p. 63, nt. 362. Se la mia proposta di traduzione di lanum- come <bilancia> giusta, mi chiedo se questespressione, con la cifra che la precede, non si possa interpretare come una specie di data astrale [con riferimento allomonima costellazione], in cui si sarebbero dovute periodicamente celebrare le cerimonie descritte nella restante parte del documento). Esiste unattestazione inequivoca di locativo -le + posposizione dellaltro pronome dimostrativo ica (rec. eca / ca): muni-cle-t o muni-cle- (< *-cale-) nel (luogo) sacro. Per il valore del morfema -le della declinazione pronominale si possono considerare, ad esempio, anche le forme in -cle-ri (nel Liber Linteus in una sequela di parole al locativo + posposizione -ri: spure-ri, melume-ri, sveleri) nonch il sintagma etve aure lautnescle nel <grande> sepolcro gentilizio della gi vista Pe 5.2, in cui c la forma articolata concordante con i locativi precedenti (in -e < -a-i): lautnes-cle in quello della famiglia. 50 CRISTOFANI 1995, p. 84. 51 La differenza tra ica e ita sembra consistere (almeno nelle fasi delletrusco che ci sono testimoniate) nel fatto che, in opposizione, esprimevano, rispettivamente, una maggiore o una minore vicinanza al parlante (di ci ho detto pi diffusamente in FACCHETTI 2000, p. 32 s., discutendo nei dettagli degli esempi noti di uso oppositivo dei termini in questione: ita / ica-c sulla lamina A di Pyrgi e cei / teis sul cippo di Perugia; daltronde naturale attendersi che la deissi espressa dai dimostrativi sia strutturata sulla base di un rapporto di maggiore o minore vicinanza allemittente o al ricevente).

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offre un insieme di attestazioni concentrate soprattutto nellet recente.52 Nom. Gen. Acc. Abl. etr. arc. ica *icala *icani / ican53 *icais etr. rec. eca / ca cla / cal ecn / cn54 ces / -cs

52 Escludo dalla nostra analisi i presunti plurali in -l (v. PFIFFIG 1969, p. 109), attestati solo in et recente e solo per ica (salvo forse il cortonese tltel). Per essi richiamo anche quanto ho scritto in FACCHETTI 2000, p. 27, nt. 114. Comunque le forme attestate sono: gen. I plur. czl (= *csl); gen. II plur. clal; acc. plur. cnl; loc. plur. clel. A questi esempi si potrebbero aggiungere due nuovi casi, in cui tale -l sembrerebbe annessa alla forma di loc.+posp. : cli-l e tlte-l (entrambi sulla tavola di Cortona, secondo le nuove letture del Maggiani). Se lipotesi in questione fosse in qualche modo fondata, la successione dei segmenti morfemici contrasterebbe con quella tipologicamente normale, cio RADICE+NUMERO+CASO, effettivamente riscontrabile nella declinazione nominale (AGOSTINIANI 1992, p. 53). Si potrebbero ricercare le giustificazioni di questa anomalia soprattutto riflettendo sulla constatazione che il presunto morfema pluralizzante -l tipico dei pronomi (tipologicamente pi soggetti ad anomalie flessionali) ed forse frutto di uninnovazione, dato che non se ne hanno esempi arcaici. Per una nuova proposta circa questo elemento -l, cfr. STEINBAUER 1998, p. 271. Conto di approfondire in unaltra occasione tutta la questione, che resta, per ora, in sospeso. 53 Forse si deve aggiungere anche icni, dalla tegola di Capua. 54 Si osservi che il recente cen un nominativo (< cehen < *ca-hen questo qui), come dimostra anche il cn della tavola di Cortona (AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 87), e non va confuso con laccusativo cn. Si noti che accanto a cen, cehen questo qui (< *ca-hen: hen un elemento deittico significante ecco, qui, che ricorre in contesti chiari del cippo di Perugia) esiste ceia (prob. < *ca-hia, come confermerebbe il sintagma attestato ceia hia), da ritenere pi o meno di identico significato. Sulla tegola di Capua ricorre una particella ia, che verosimilmente da omologare con hia. Cfr. Cl 1.403: hia . vipi . venu . vipinal . clan qui (giace) Vipi Venu figlio della Vipinei. A differenza di quanto ho scritto in FACCHETTI 2000, p. 32, sembra attestato un ten (< *tehen < *ta-hen) nel graffito su vaso del III secolo Sp. 2.75: ten larzl percius questo qui () di Larza Perciu.

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Loc. Loc.+posp.

*icale *icale-i56

-cle / cei55 ecl-i / ecl- / -cle- / cle-t / cal-ti / cl-

Sulla (tardoarcaica) lamina aurea A di Pyrgi si registra la presenza di una parola articolata (con ita) flessa con lallomorfo del genitivo I: munis-tas di questo sacro, del sacro. Un caso parallelo in -cas (> rec. -cs / cs), pressappoco coevo, si trova scritto sulla lamina plumbea di Santa Marinella (Cr 4.10): aemeis-cas.57 Questi casi, cos come i locativi recenti58 cei e tei,59 sembrano dunque rifatti sulla flessione del nome.
Forse il tardoarcaico icei che compare sulla tegola di Capua (TC 4) il precursore di questa forma. 56 - i (rec. -, -t, raramente -ti) una posposizione di valore analogo a -te, parimenti impiegata col locativo (ad es. vina-i- nella vigna, spurei (< *spura-i-i) in citt). V. AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 92 s. 57 Di questa parola articolata, che pu essere connessa con il tardo (parimenti articolato) aumics del cippo di Perugia (FACCHETTI 2000, p. 51, nt. 297), attestata, sempre in Cr 4.10, la forma dellaccusativo aemeican, cio aeme-ican. Ci implica che in aemeiscas sono flessi in genitivo sia la parola base sia il dimostrativo enclitico, essendo cos riscontrabile un altro esempio avvalorante il fenomeno di metafonia palatale (o di metatesi) postulato da Giulio Giannecchini per hamis-ca (< *hames-ica) quello di destra (GIANNECCHINI 1996, p. 290), da me gi richiamato a proposito di tameresca (< *tameras-ica) questo della camera (FACCHETTI 2000, p. 40). Dunque aemeiscas < *aemes-icas. Quindi anche per munistas, citato poco sopra, si pu ricostruire, a rigore, un antecedente *munis-itas. 58 Il -tei della tegola di Capua, che in CRISTOFANI 1995, p. 84 s. considerato come un locativo (strumentale) di (i)ta, non altro, in realt, che la forma arcaica (o locale) della posposizione -te. Non ci sono prove, peraltro, che epnicei, alla riga 14 della tegola, sia da reputare una forma articolata di epni-, piuttosto che il semplice locativo in -i di un lemma epnice-. 59 Per unanalisi morfofonologica di cei e di tei (nonch di teis, per cui v. anche AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 94) rinvio a FACCHETTI 2000, p. 31, nt. 152.
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Lo studio comparato delle lingue indoeuropee mette bene in risalto svariati casi di concorrenza tra la flessione del nome e quella del pronome (per es. il nominativo plurale *-oi e il locativo plurale *-oisu dei temi tematici o il genitivo plurale *-asom;60 ma gli esempi si potrebbero moltiplicare, anche nellambito di altre famiglie linguistiche). In questa prospettiva viene quasi spontaneo analizzare le desinenze seconde della flessione nominale come risultanti da uninterferenza (o da una connessione genetica) con i morfemi della flessione pronominale. A parte il caso bimorfematico pertinentivo (II) -ia-le, che risulta ormai trasparente (+ia+le = +s+i = genitivo+locativo), anche la recente comparsa della -l del genitivo II pu ora essere osservata da un diverso punto di vista. Lesempio di ramua-s-i vestiricina-la ( un caso di accordo parziale, di cui si ampiamente trattato: praenomen in pertinentivo e nomen in genitivo) risale alla prima met del VI secolo e pu essere accostato a misala-la-,61 che si legge sulla stele di Rubiera Pa 1.2 (VII sec. a.C.). Laggiunta di aviza-la (in Fs 6.2, VII sec. a.C.), peraltro nel contesto di unepigrafe abbastanza danneggiata, completa lesiguo dossier di casi di genitivi arcaici II della declinazione nominale con -la al posto del regolare -ia.62
SZEMERNYI 1990, pp. 222 e 226. La posposizione -(i) / -t(i) era normalmente annessa a forme flesse al locativo. Tuttavia indubbio un suo uso gi arcaico con il genitivo in casi come uni-ia-i (tardoarcaico uni-al-i, rec. uni-al-) nel (tempio) di Uni; tin-s- nella (casa) di Tina. Nella fattispecie in questione misala-la-ti sembra da tradurre con nel (territorio) di Misala, dove Misala sarebbe un antico poleonimo. Sul piano fonetico pi opportuno considerare il -ti arcaico di misala-la-ti come una variante della posposizione -te (ugualmente in), piuttosto che di -i. Sono importanti i confronti con i recenti tarna-l-(i) nel (territorio) di Tarquinia e velc-l-i nel (territorio) di Vulci. 62 Lassolutivo di vestiricinala era *vestiricinai, il cui regolare genitivo sarebbe stato *vestiricinaia (< *-nai-ia), come papanaia, atianaia, nuzinaia, prasanaia, ecc.
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Alla luce di tutte queste osservazioni e tenuto conto dei dati ricavabili da modelli come arc. Lar-ia / rec. Lar-(i)al (assolutivo Lar); arc. Uni-ia / rec. Uni-al (assolutivo Uni); arc. -na-ia (rarissimo -na-la) / rec. -na-l (assolutivo arc. -nai / rec. -nei), bisognerebbe spiegare se il rec. -na-l e il raro arc. -na-la63 vanno intesi come casi di vera e propria sostituzione del morfema -ia con quello pronominale concorrente -la, oppure come il risultato di un gi arcaico sviluppo del tipo *aiala [ajala] > *-aala > -ala. Una mera sostituzione di -ia con -la sembra esclusa proprio da forme recenti come Lar-ial e Uni-al, che, evidentemente, presuppongono un originario suffisso -ial (< *-iala?). Daltro canto anche lablativo arcaico -ialas compare in forme come Uni-(i)alas-64 e snenaz-iulas,65 accanto a [Pa]panalas e ersnalas, che si possono spiegare benissimo col passaggio *-naialas > -nalas, ossia con un fenomeno di caduta di -i- (ossia di -[j]-) tra vocali uguali. Le forme arcaiche attestate di pertinentivo in -iale ci portano alla medesima conclusione: Lar-iale, Ara-iale, ma Laruzale (< *Laruza-iale).66 Anzi, lo sviluppo (o il recupero) di -l(a)
63 Risulta chiaro, dai parallelismi tra le desinenze pronominali e i morfemi secondi della declinazione nominale, che la -l del genitivo II recente connessa con il suffisso del genitivo pronominale in -la (che tende a passare a -l gi in et tardoarcaica, anche se poi, in et recente, sono anche attestate forme sincopate come -tla e cla) e, a tanta maggior ragione, con il -la di vestiricina-la e degli altri esempi arcaici citati. 64 Cfr., per -ii- > -i-, il genitivo arc. Uniia / rec. Unial. 65 Si gi osservato che la -u- di -iulas (per il normale -ialas) tipica delletrusco della tegola di Capua. 66 Lanalisi della forma Laruza-le, daltro canto, pone una serie di problemi, che cercher di spiegare. Anzitutto la forma base un diminutivo del prenome Lar formato con un suffisso -uza, lo stesso che ritroviamo in qutum-uza brocchetta da qutum brocca, in zaven-uza tazzina da zavena tazza e in letum-uza piccolo lekythos (tutti esempi arcaici). Non interessa in questa sede precisare se tale suffisso -uza vada ritenuto la forma originaria del pi diffuso -za o sia da interpretare come un caso di

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potrebbe essere stato causato o accelerato dalla tendenza alla caduta di tale -i- intervocalica e dalle conseguenti ambiguit che ne derivavano: per es. lassolutivo *Laruza piccolo Larth sarebbe rimasto indistinto dal suo genitivo *Laruza (< *-zaia). Dunque il genitivo II arcaico -ia presuppone una protoforma *-iala? Questa ipotesi richiederebbe un passaggio *-iala > *-ial > -ia, avvenuto gi in et prealfabetica (vestiricinala e
doppia suffissazione costruita con laltro suffisso per diminitivi -iu (perci -(i)u-za [anche se si dovrebbe spiegare dove finisce la -i-]; il caso inverso certamente attestato: -ziu < *-za-iu, nei prenomi maschili Larziu, Arnziu). Il termine in esame compare graffito su un vaso della fine del VII secolo, nellepigrafe Fs 6.1: mi zinaku laruzale kuleniiesi io (fui) prodotto da Larthuza Kuleniie; non c dubbio che si tratti di un pertinentivo, ma, visto che i prenomi in -a (maschili o femminili) hanno sempre regolarmente il pertinentivo I in -asi (e non quello II in -ale) la forma Laruzale (invece dellatteso *Laruza-si) sicuramente strana. Lunica spiegazione che mi sembra plausibile che limpiego degli allomorfi II fosse un effetto dallanalogia esercitata sul diminutivo dalla flessione della forma base Lar (gen. arc. Lar-ia / rec. Lar-(i)al; pert. Lar-iale). In neoetrusco esiste un diminutivo di Lar, Larza (verosimilmente < Laruza-, per effetto della sincope del V secolo), per il quale abbiamo attestato un solo caso di genitivo I in Fe 2.5 mi larzas p[e]trunis io (sono) di Larza Petruni, accanto a vari esempi di genitivo II, quasi esclusivamente su vasi da Spina: Sp 2.16 larzal di Larza; Sp 2.71 mi larzl ekstalus io (sono) di Larza ekstalu; Sp. 2.75 ten larzl percius questo qui () di Larza Perciu; Sp. 2.94: larzl caznas di Larza Cazna. Larzl senza dubbio riduzione recenziore di Larza-l (cfr. il gen. del nome di Tina, il Giove etrusco: Tinas > Tins; il gen. di Lar: Laral > Larl, ecc.): si pu verificare che a Spina la forma base del prenome scritta Lar (Sp 2.19), peraltro attestato una sola volta contro le quattro testimonianze dellassolutivo del diminutivo Larza (Sp 2.29, 2.58, 2.27, 2.108), che, se aggiungiamo gli esempi in genitivo, risulta il prenome maschile di gran lunga pi impiegato nella documentazione superstite di Spina stessa. In Cl 1.176, poi, Larzl sembra fungere da patronimico, mentre il Larzal di Pe 1.132 in realt una scrittura incerta integrata dal Rix. Un fenomeno analogo di sostituzione di allomorfi II ai I si pu riscontrare per il diminutivo del prenome maschile Laris (gen. Laris-al; pert. Laris-ale), cio Lariza (< *Laris-za), che accanto a un regolare gen. I Larizas (Po 2.23), presenta un gen. II Larizl (AT 1.183).

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gli altri pochi esempi del genere conserverebbero relittualmente lantico suffisso), nonch una spiegazione per la natura chiaramente bimorfematica del pertinentivo (gi arcaico) in -ia-le, in cui -ia- (e non -iala-) marca il genitivo. Veramente un passaggio *itala > ital si pu constatare solo nella fase tardoarcaica, nel testo della tegola di Capua,67 ma questo potrebbe essere un riflesso di un maggior conservatorismo della declinazione pronominale.68 Per -ia-le sarebbe forse immaginabile una sua derivazione da *-ial-le e/o una diffusione in una fase preistorica non molto remota del pertinentivo, di cui, del resto, non si trova traccia nella flessione dei pronomi.
67 Materialmente trascritta allinizio del V sec. a.C. (nel 470 ca., secondo il Cristofani), la tegola si rif tuttavia certamente a un testo pi antico. Nel complesso essa sembra il risultato di una stratificazione di fasi linguistiche pi o meno arcaiche oppure di un intervento di ammodernamento testuale (CRISTOFANI 1995, p. 87 s.). 68 La pi recente e convincente spiegazione fonologica per lassenza in et arcaica della -l nel suffisso del genitivo II dei nomi si trova in AGOSTINIANI 1993, p. 26 ss. (cancellazione o evanescenza di /l/ finale velare dopo /a/ velarizzata; v. il concorde RIX 1997, p. 37). Questa spiegazione necessaria se si crede a una -l originaria, scomparsa in et preistorica e ripristinata in et recente su pressione paradigmatica. Una protoforma *iala implicherebbe comunque un passaggio a *-ial avvenuto in una fase preistorica ancora pi antica rispetto alla caduta di -l (attraverso tutto il fenomeno sarebbero comunque passati indenni i genitivi dei pronomi dimostrativi, ugualmente uscenti in -a-la). A Cere testimoniato qualche genitivo in -ial fin dalla met del VI secolo: arantaial (Cr 2.45), apucuial (Cr 2.72), culnaial (Cr 2.54, 55 e 57), tutti femminili < -i-ial, come atiial (Cr 2.49, 50 e 59). In Cr 2.54 (VI secolo) si trovano le due forme, arcaica e recente (cio con e senza -l), nello stesso sintagma: mi culnaial ulpaia io (sono) di Culnai Ulpai (v. BIONDI 1992, p. 67 s.; per per me *Ulpai prenome e non gentilizio). Anche sulla lamina votiva Cr 4.2 (500 a.C. ca.) si legge il genitivo arcaico del nome della dea (Uniia-) e quello recente del gentilizio della dedicante (Caarnaial). Non si deve infine trascurare, anzi si deve porre in primo piano, il metronimico Vanalaial della stele di Lemno. Sul carattere non velare, ma palatale della l (almeno in posizione finale) del lemnio, v. AGOSTINIANI 1995b, p. 36.

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Daltra parte i presunti relitti come vestiricinala, piuttosto che come sparuti superstiti, rispetto a sviluppi fonetici abbastanza remoti, apparirebbero ugualmente, e forse meglio, interpretabili come la traccia di unincipiente interferenza tra il genitivo dei pronomi -l(a) e il genitivo II dei nomi -ia. Si sarebbe dunque trattato di una rimarcatura favorita in casi in cui la caduta della -i- intervocalica di -ia determinava ambiguit paradigmatiche. Tali ambiguit si sarebbero certamente aggravate dopo le sincopi del V secolo69 e ci giustificherebbe bene la generalizzazione di tale -l proprio in quel periodo. Tutto sommato non mi pare che ci siano prove concludenti per decidere a favore di una delle due possibili protoforme del genitivo II: *-ia o *-iala (ovvero *-ja o *-jala). Rimane da trattare lablativo, di cui la declinazione arcaica dei nomi presenta gli allomorfi I -is e II -ialas. Secondo me lidea del Rix che der Genitiv I endete ursprnglich auf -si, dessen auslautendes -i vorhistorisch apokopiert wurde70 e das Ablativmorphem war ursprnglich beim Genetiv I ebenso -s (oder -s- mit einem folgenden, vorhistorisch apokopierten Vokal) wie beim Genetiv II71 ha un fondamento nella misura in cui consente di individuare un netto parallelismo tra *-si-s e -iala-s. Nel caso dellablativo I una metatesi (per il Rix *-sis > *-iss > *-is) sembra ammissibile, con alcune varianti di dettaglio, anche allAgostiniani.72 Lablativo I (-is) peraltro poco attestato nellet arcaica. Mi sembra che si possano citare come sicure73 solo le forme
RIX 1984, p. 216. RIX 1989a, p. 191. 71 RIX 1989a, p. 191. 72 V. AGOSTINIANI 1992, p. 57, in cui si pensa, esattamente, a un passaggio *-si > -is, dovendosi comunque tenere ben distinto tale *-si dal suffisso del pertinentivo I (diversamente, mi pare, in IDEM 1982, p. 214 s.). 73 Lantichissima epigrafe Ve 0.1 (su vaso; fine VII sec. a.C.) purtoppo frammentaria: ]tazais . [?; per huriniiarais e kamuneis, leggibili sulla discussa defixio di Poggio Gaiella, v. COLONNA 1993.
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capuane Savlasieis dal (dio) Savlasie, turzais parte dell(offerta) turza, lavtunuis dalla famiglia e rinaitultrais da parte di quello rina, in cui compare la posposizione -tra (della quale si parler meglio tra poco), recante la marca dellablativo, fatto riscontrabile anche in Unialas-tres (< -trais) da parte di Uni, sulla lamina A di Pyrgi. Anche qui si presenta lalternativa di reputare il morfema II -ialas come originario oppure come derivato da una sorta di fusione-rimarcatura tra un primitivo *-ia-s e lantico suffisso dei pronomi *-la-s, parallelamente a quanto si scritto a proposito del genitivo II. Dei pronomi ica e ita abbiamo purtroppo solo degli esempi recenti di ablativo, tutti formati con lo stesso allomorfo I della declinazione nominale, il che rappresenta una singolarit,74 considerati i vistosi parallelismi riscontrabili tra morfemi flessionali (arcaici) dei pronomi dimostrativi e allomorfi II della flessione dei nomi. Perci non escluso, ma anzi probabile, che, in origine, lablativo dei pronomi fosse in *-la-s. La dedica in neoetrusco Vt 4.5, incisa su un bronzetto votivo, conserva forse lesempio di un ablativo clz < *ica-las.75
fl . upri manince / vipinaltra ulnila / Fl(ave) upri diede in ricordo, da parte della Vipinei moglie di Ulchni clz tatanus (e) da quello (= dal figlio?) di Tatanu.

Ricapitolando tutte le precedenti osservazioni, possiamo radunare in uno schema le forme preistoriche (o comunque le pi antiche forme ricostruibili) dei morfi delle declinazioni dei nomi e dei pronomi etruschi. Nom. Acc. Gen. I nomi *- *- *-si pronomi *- *-ni

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Abl. I Gen II Abl. II Loc. Ass. pl. um. Ass. pl. non um.

*-sis(V) *-i/ja o *-i/jala *-i/jas(V) o *-i/jalas(V) *-i *-ra *-va

*-la *-las(V) *-le

In chiusura segnalo il suffisso per collettivi umani -ur, genitivo -ura-s (dunque assolutivo preistorico *-ura),76 in casi come paaur- i baccanti (= linsieme dei paa-, dei bacchi77) e Marcniur linsieme dei Marcni (= coloro che singolarmente si chiamano Marcni). Tale suffisso devessere in qualche modo etimologicamente connesso col *-ra dei plurali umani.

74 Da reputare un caso di interferenza, cos come i tardoarcaici munis-tas e aemeis-cas, gi esaminati. 75 Cfr. RIX 1984, p. 229. 76 Le attestazioni recenti in -ura presentano invero il suffisso aggettivale -ra (*-ur-ra): paaura relativo ai baccanti e il cognomen Aneiura colui degli Anei (cfr. AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 59 s.). 77 In Grecia gli adepti erano chiamati bacchi, come il dio (AGOSTINIANINICOSIA 2000, p. 60).

PRONOMI PERSONALI E RELATIVI


Finora si parlato soltanto di pronomi dimostrativi, fungenti anche da pronomi personali di terza persona. Del pronome di prima persona singolare si conoscono certamente mi io e mini me, in cui si ritrovano i morfi zero e -ni marcanti, rispettivamente, il nominativo e laccusativo. Il Rix ha proposto78 di riconoscere nel tardo un laccusativo (< *un-n < *un-ni oppure < *una-n < *una-ni)79 del pronome di seconda persona singolare, il che mi sembra plausibile, anche alla luce dei nuovi elementi emersi a favore di uninterpretazione di nunen come voce verbale di prima persona (invoco) nelle preghiere del Liber Linteus in cui ricorre un.80 Per mi e un non c finora la bench minima traccia di un genitivo -la o di un locativo -le, analoghi a quelli dei dimostrativi. Ci pu imputarsi alle lacune del nostro corpus documentale, anche se c leventualit che une81 rappresenti il locativo di un.
RIX 1991. RIX 1991, p. 684. 80 Di ci ho scritto anche in FACCHETTI 2001b; comunque riprender largomento, infra, nella parte dedicata alla morfologia del verbo. 81 ipotizzabile una sua derivazione da *una-i, non certo da *un(V)le, perch in etrusco il gruppo -nl- interno si conserva (cfr. venlis, venltus); semmai sembra verificabile, in posizione finale, il passaggio, per assimilazione, *-nl > *-ll > -l (arc. Venel > *Venl > rec. Vel). Si noti che il genitivo rec. Velus (arc. Venelus) si deve analizzare come forma rifatta sullassolutivo e non come il risultato di un passaggio -nl- > -ll- > -l-.
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dubbio se enas, (< *enas-s? V. infra) sul Liber Linteus, possa significare di noi. Leventuale pronome per voi sarebbe individuabile in unu- anzi, pi precisamente, in unu o unul.82 Il Rix ha giustamente ipotizzato il riconoscimento di una formazione sulla base di un mediante un suffisso pluralizzante. Peraltro egli, fondandosi su considerazioni morfologiche ormai superate,83 ha stimato preferibile la lettura unu. A me sembra, invece, che, se proprio dovessimo scegliere, andrebbe preferita la forma unul, dato che nella morfologia dei pronomi verosimile che esistano tracce di una marca del plurale in -l.84 Ipotetica ma non del tutto inverosimile lesistenza di (pronomi e) aggettivi possessivi in -/c,85 come un-- tuo (un--va <tue cose> forse una forma sostantivata marcata col suffisso del plurale non umano),86 enes-c- <nostro>.87 LAgostiniani88 pensa che lelemento enclitico -(i)a, posposto al nome declinato al genitivo (Velua < *Velus-a
82 Possibili forme per voi (in accusativo) compaiono solo in punti danneggiati del Liber Linteus. Il Rix, sulla base delle tracce visibili dellultimo segno, indica unu e unul (per ragioni morfologiche escludo la terza eventualit unui) come sole plausibili restituzioni (RIX 1991, p. 686). 83 Non esiste un suffisso pluralizzante -(u), che invece un formante aggettivi o derivati (v. MAGGIANI 1998, 112 s.) 84 Ho gi accennato ai presunti plurali in -l, attestati solo in et recente e solo per ica. Le forme attestate sono: gen. I plur. czl (= *csl); gen. II plur. clal; acc. plur. cnl; loc. plur. clel. 85 Diffusissimo suffisso formante aggettivi di relazione o pertinenza. 86 Lattestazione di *hilva <sue proprie cose> (per hil- / hel<proprio> v. FACCHETTI 2001a, che contiene la mia recente rianalisi e rivalutazione [alla luce di nuovi elementi] di questa vecchia proposta interpretativa) nellespressione hilve-tra (v. infra, al commento della posposizione -tra) di LL VI, 2, rafforza, in qualche modo, linterpretazione proposta per unva. 87 Perci enas <di noi> andr analizzato come *enas-s? Cfr. FACCHETTI 2000, p. 14 s., nt. 40. 88 AGOSTINIANI 1992, p. 58 s.

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suo di Vel; Larial-ia suo di Larth) sia un modo di marcare il possesso. Il Rix ha invece suggerito di riconoscere in -(i)a un altro pronome dimostrativo, accanto a ita e ica.89 Detto elemento enclitico declinato regolarmente, secondo il paradigma dei pronomi dimostrativi: Nom. -(i)a Gen. -(i)la / -ivla90 Loc. -(i)le / -ivle Un suffisso -a amplia la base sacni, per cui si ha sacnia, parallelamente al *sacnica presupposto da forme come sacnicla, sacnicn, ecc. In questo caso, cos come nellesempio fornito dal cognomen o epiteto alternante elu / elua di AT 1.105,91 una marca di possesso non avrebbe senso, mentre lidea del Rix (pronome-articolo) sembrerebbe compatibile. Daltra parte non si pu del tutto escludere che il -a di sacnia e elua (e casi simili) sia da reputare soltanto un suffisso omonimo dellenclitico -(i)a. Credo che *sacnica sia una forma di aggettivo articolato significante quello sacro riferito, nel Liber Linteus, a unaRIX 1984, p. 230. Nellestate del 1999 ho discusso col professor Agostiniani la questione della -v- che compare in tali forme. Io pensavo a una marca di plurale, visti i riferimenti dei contesti in cui appare e leventuale connessione con il suffisso non umano -()va. Tuttavia la spiegazione del professor Agostiniani, per cui tale -v- dovrebbe invece essere la trascrizione del tratto subfonematico dellarrotondamento della pronuncia della , pi evidente nel nesso -l-, mi sembr allora, e tuttora mi sembra, preferibile. Allincontro di studio sulla Tabula Cortonensis (Roma, 22 giugno 2001) il professor Rix mi ha riferito che alcuni suoi allievi, giunti autonomamente al riconoscimento del possibile carattere pluralizzante di questa -v-, stanno preparando uno studio specifico sullargomento. 91 Presento una traduzione dellepigrafe in questione in FACCHETTI 2001a.
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rea consacrata (locus sacer in senso giuridico-religioso), cos come il *munica del cippo di Perugia e il *munita della lamina A di Pyrgi indicano loci divini iuris (rispettivamente religiosus e sacer).92 Il Rix ha pensato che *sacnica potesse indicare una confraternita religiosa, i cui membri sarebbero stati designati come sacnia,93 ma, in seguito a una notevole rilettura di Ta 5.5,94 sembra delinearsi lidea che sacnia (ma anche il semplice sacni) significhi, almeno nella maggior parte dei contesti, cosa consacrata, nel senso di consacrazione:
Ta 1.47 rama . aprinnai . an / sacnia . ui . [ces]erce Ramtha Aprinthai, che <la consacrazione> qui (ri)fece eseguire95 Ta 5.5 () lar . velas . vel[u]rus . apr[nal]c . cl[a]n . sacnia . ui . [cl] . ui . acazrce V. FACCHETTI 2001b, p. 24 s. La radice sac- consacrare ricorre anche sulla tegola di Capua e pu essere un prestito dallitalico. Il significato proprio di etr. mun- sembra essere stato quello di ordinare: cfr. mun(u) ordine, cosmesi (eruibile da bilingui figurate); lat. (dalletr.) mundus ed etr. mun (< *muna) ordinatore, sistematore (in Ta 1.182): () calti uiti mun zivas murl XX in questa tomba da vivo (fu) sistematore di 20 urne. 93 RIX 1991, p. 682 s. 94 Si tratta di acazrce per acazr (come si leggeva prima). La notizia di Massimo Morandi (v. WYLIN 2000, p. 279, nt. 721 per i riferimenti bibliografici e per la conferma del Wylin, che pure ha effettuato un rilievo autoptico nella Tomba degli Scudi). 95 Integrazione ragionevole suggerita dal Wylin, sulla base di Ta 5.3 (in cui compare cesece in un contesto analogo: v. WYLIN 2000, pp. 184 e 284). ugualmente condivisibile il possibile riconoscimento di un valore iterativo al morfema -r- (WYLIN 2000, p. 246 s., eccettuate le considerazioni relative ad atr-, su cui non concordo), riconoscibile chiaramente nellalternanza acas-ce / acaz-r-ce. Come si vede dalla mia traduzione, diversamente dal Wylin, penso che -e-, nel caso di ces-e-ce e di [ces]-e-rce, aggiunga al tema verbale un valore causativo.
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() Larth Velchas figlio di Velthur e della Aprthnei <la consacrazione> qui in questa tomba ha rifatto96 Ta 5.3 () [m]urinas . sacni . ui . cesece () [M]urinas <la consacrazione> qui fece eseguire

C inoltre limportante testimonianza di AT 1.193 (su parete di sepolcro):


elnei rama cl ui / sacnia ui Elnei Ramtha in questa tomba <la consacrazione> qui (fece); huts teta / avles velus ansinas ati uta di sei (nipoti) nonna; di Aule e Vel Thansinas madre <unica>97

La precedente lettura puts98 (invece di huts99) permetteva di ravvisare un notevole parallelismo con la sequenza leggibi96 acas- certamente un verbo transitivo (cfr. sul rotolo di Laris Pulenas: cn zi () acasce quel libro () compose); lordine basico dei costituenti in etrusco (SOV) pienanente rispettato. Wylin, aderendo, in parte, allinterpretazione del Rix (sacnia = sacerdote / santo), si trova nella necessit di supporre in Ta 5.5 un uso intransitivo di acaz-r-ce (ri)sacrific, cui annette il parallelo tipologico dellosco fakiiad nelle iovile capuane (WYLIN 2000, p. 284). 97 Per uta v. FACCHETTI 2000, p. 35, nt. 183. 98 puts (variante grafica della mummia: pus) in tutti i contesti appare analizzabile come un participio; se < *put-as si attaglierebbe di pi una traduzione allattivo: ponente (ma forse anche ponente(si), stante, specificamente nella colonna XII del Liber Linteus, di cui ho trattato con larghezza in FACCHETTI 2001a), con una leggera variazione rispetto alle proposte di RIX 1991, p. 683 e passim (in cui etr. puts = lat. positus). Escluso LL XII, 4 (per cui rimando al mio articolo appena citato), la forma in questione ricorre sul rotolo di Laris Pulenas (Ta 1.17), in un punto notoriamente difficile, anche se si pu ravvisare la descrizione di una sequenza di azioni di Laris Pulenas: alumnae hermu mele crapisces puts nel <donario> la statua mele crapisces (fu) <ponente> / im culsl leprnal pl varti cerine costru ogni pl varti della porta di Leprnei / pul alumna

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le in Ta 1.159: () ui ceriunce / sania ui puts la tomba fece costruire, <la consacrazione> ponendovi (con sania per sacnia100). Comunque le precisazioni di Koen Wylin circa la necessaria revisione delle letture e linopportunit di appoggiarsi solo a Ta 1.159, molto lacunosa e gi cancellata nellantichit, sono convincenti.101 Resta il fatto che quello che si legge in Ta 1.159 ugualmente ben compatibile con la mia idea sacnia = <consacrazione>. Anche il sacnia del Liber Linteus (LL VIII, 10), poi, pu ben essere tradotto con <consacrazione>: vacl ar flereri sacnia sacnicleri trin flere neunsl, ecc. = esegui <la lode>102
ecc. tenin[e complet lo <lo splendido> <donario>, ecc.. Oltre alla ricorrenza sul rotolo di Pulenas ci sono OA 3.8 (marce svincinas alpan puts Marce Svincinas (fu) ponente come regalo) e la preghiera del Liber Linteus (LL VIII, 12): trin flere neunsl une mla pus acl artei zivas fler, ecc. = di: nume di Nettuno, <a te>, buono, <ponendo> sul aclarte- la vittima viva, ecc.. Una forma di preterito puce ricorre nel testo, purtroppo rovinato, AT 1.41, nel sintagma acil[va] . uu . puce [le] oper[e] tombali <pose>; anche lepitaffio di Larthi Cilnei (per cui v. il notevole intervento STEINBAUER 1998) reca un pusce. Noto infine che larcaico putes sembra spiegabile nel suo contesto (Ta 3.1: inizio VII sec. a.C.) solo come genitivo di pute recipiente: mi velelus kacriqu numesiesi putes kraitiles is putes io (sono) il kacriqu di Velelthu per Numesie; (il kacriqu) del vaso del kraitile, del vaso dellacqua (ci sarebbe dunque un chiasmo finale e kraitile indicherebbe una specie di liquido diverso dallacqua; kacriqu ha laspetto di un participio passato in -[k]u da un tema kacri-, altrimenti ignoto). 99 WYLIN 2000, p. 279, nt. 722, fornisce uninteressante relazione di una recente ispezione diretta sullepigrafe effettuata dallo stesso Autore, da cui risulta confermata limpossibilit (gi segnalata da Alessandro Morandi) di puts e lalta verosimiglianza di huts. Quanto ad aulesi per aules, Koen Wylin (l.c.) nota che la i dopo aules c senza dubbio, anche se incisa meno profondamente di altre lettere. Lincertezza del tratto (v. anche la tav. XVI del volume del Wylin) e il contesto morfosintattico mi spingono in ogni caso a espungere tale presunta i. 100 RIX 1991, p. 681. 101 WYLIN 2000, p. 221. 102 La questione del significato di ar e, specificamente, di vacl ar sar ripresa dettagliatamente verso la fine dellarticolo.

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per il nume, la <consacrazione> per larea sacra, di: nume di Nettuno, ecc.. Daltro lato, oltre ad AT 1.193, in cui, dopo le correzioni, per tradurre <consacrazione> si deve sottintendere fece (peraltro le espressioni circostanziali in locativo richiamano chiaramente Ta 5.5), c un caso in cui sacnia funge semplicemente da aggettivo (significante sacro) ed riferito a un titolo presumibilmente religioso o sacerdotale prevalentemente femminile (hatrencu):103
Vc 1.8 [ra]ma . papni . armnes . apu[-?- / pui]a . hatrencu . sacni[a] Ramtha Papni [mogli]e di Armne Apu[], hatrencu sacra

In Vc 1.10 si legge la variante hatrencu sacniv, che conferma la funzione complementare e aggettivale di sacni-a / sacni-u:104
eca ui taras levial hatr[en]cu . sacniv questa () la tomba di Tarcha Levi; (fu) hatrencu sacra105

103 Che hatrencu sia un titolo, riferito pressoch sempre a donne e attestato esclusivamente a Vulci, salvo il caso molto dubbio di Vs 1.128: a . seies . ha(trencu) / sacnia Aule Seies ha(trencu) sacro (oppure va integrato ha(stis) (figlio) di Hasti?), mostrato da numerosi testi della Tomba delle Iscrizioni: Murai era hatrencu (Vc 1.47); Prulnai Ram(a) hatrencu (Vc 1.49); Zimarui hatrencu (Vc 1.50); () Vinei Rama h(atrencu) () (Vc 1.53); Murai Ravnu hatrencu (Vc 1.55); Zimarui Rama hatrencu (Vc 1.58), tutte donne imparentate e appartenenti a famiglie importanti (Vel Zimarus [Vc 1.56] rivest lincarico magistraturale di zilat eterav). Unaltra defunta (o defunto?), di cui sono rimasti solo il patronimico e il papponimico in Vc 1.61: ] laral velula hatrencu [] (figlia/o) di Larth, (nipote) di Vel, hatrencu. Vc 1.69 e 103 (in cui compaiono resti del titolo hatrencu) sono troppo rovinate per essere utilizzabili. 104 Formazioni aggettivali in -u sono ben note, come eterau da etera <plebeo>. 105 Ho spezzato la frase in due parti perch lepiteto della titolare in assolutivo, non concordato col nome cui si riferisce (in genitivo). In que-

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Solo lepitaffio vulcentano Vc 1.17 (cippo tombale) riporta sacnia riferito a una persona, ma senza hatrencu:
ravnu seitii ativu sacnia atur Ravnthu Seithiti madre sacra (e) <parentela>106

Come si vede, sacnia , in questo contesto, riferito ad ativu madre; madre sacra pu essere uno specifico titolo sacerdotale di Ravnthu Seitithi. Risulta comunque che in due testi sacniu funzioni autonomamente come titolo. possibile che sottintenda hatrencu (si rammenti il hatrencu sacniv di Vc 1.10). Il fatto che entrambe le epigrafi provengano da Vulci deporrebbe a favore di questipotesi; tuttavia quantomeno singolare che entrambi i titolati siano uomini:
Vc 1.4 eca . ui . laral . tarsalus . sacniu questa () la tomba di Larth Tarsalus; (fu) (hatrencu?) sacro Vc 1.46 marce . tetnies . veru . sacniu Marce Tetnies Veru, (hatrencu?) sacro

Ricordiamo che hatrencu, nelle sue molte attestazioni, sempre usato con donne, salvo che per il caso assai dubbio di Vs 1.128: a . seies . ha(trencu) / sacnia Aule Seies, ha(trencu) sacro.
sto caso si tratta di unaltra donna e la costruzione analoga a quella di Vc 1.5: [ec]a . ui . creici(al) . (anas) . hatre(n)cu . par . prili questa () la tomba di Thana Creici; (fu) hatrencu <patrizia> <nel pril->. 106 La traduzione atur (e) <parentela> si spiega alla luce delle argomentazioni che ho prodotto in FACCHETTI 2001a. In pratica lindicazione in esame serviva a garantire lammissione nella Tomba Franois anche dei defunti della famiglia della Seitithi, moglie del titolare Laris Saties.

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La vasta documentazione presentata dimostra inequivocabilmente che hatrencu un titolo e la sua associazione con sacni- lo iscrive nellarea religiosa e sacerdotale. Mi domando se non vi si possa riconoscere un composto con hat/-, in cui, supra, esaminando le costruzioni col doppio locativo (hate repinec e hari repinic), ho provato a identificare un assistente (hat-) o un gruppo di assistenti (har-) alle cerimonie rituali del Liber Linteus. Lanalisi morfologica risulterebbe hat-ren-cu. Riguardo a ren- (variante rin-) ho prodotto molti argomenti per uninterpretazione <mano> (anche in sensi traslati); la stessa base funziona poi anche come radice verbale (soprattutto ampliata col tipico suffisso verbalizzante: ren-in- / ren-an-), col presumibile significato di <afferare>.107 In conclusione, pu darsi che -ren-cu sia in effetti un participio passato oppure una forma con doppia suffissazione aggettivale -c-u. Per ora non si pu per dire niente di sicuro sul significato proprio di hat-. Alla fine di questa lunga digressione si rileva dunque che, accanto allelemento enclitico -(i)a, esiste certamente un suffisso -a che pare comportarsi in certi casi come gli articoli enclitici -(i)ca e -(i)ta (il che sembra avvalorare lidea del Rix che detto suffisso vada identificato, come terzo pronome dimostrativo, con lelemento -(i)a annesso ai genitivi di antropononimi). Del resto la riscontrabile equivalenza del citato -a con morfemi derivazionali come -u (v. sacnia / sacniv) e la sua mancata attestazione come parola autonoma (diversamente da ica e ita), potrebbero far pensare a un semPer i numerosi dettagli (si noti che con tale radice si riscontrano altri possibili casi di composizione: rumit-rin-; ap-rin- / ap-ren-) si veda FACCHETTI 2000, soprattutto p. 50, nt. 291, ma anche p. 39, nt. 222 e p. 93, nt. 549. Il senso del ren-an-a dellepigrafe di Vulci (si noti il ren-, come in hat-ren-, ugualmente vulcentano) su pietra pertinente ad area religiosa Vc 4.6, mi sembra ora (rispetto anche a l.c., p. 50, nt. 291) ben chiaro: ]n . uris . ei [ / ] tei . renana [] del (dio) uri; che (tu) non <afferri> il [] su questo (supporto).
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plice suffisso formante aggettivi, parzialmente omonimo dellelemento -(i)a impiegato con gli antroponimi al genitivo. Il dubbio, allo stato attuale della documentazione, non mi appare risolvibile. Segnalo in questa sede la base hil- / hel- per cui ho sostenuto con nuovi e notevoli argomenti il significato di <proprio>.108 Una formazione ampliata con il suffisso aggettivale -u (hel-u) attestata sul cippo di Perugia; di altri derivati, come hilar <propriet> e hilar(u)- <possidente> ho ampiamente trattato altrove.109 Il genitivo attestato hels / hils- <del proprio>; un plurale non umano sostantivato *hilva110 identificabile in hilve-tra <attorno alle sue cose>, per cui rimando infra, al commento della posposizione -tra. Passando ai pronomi relativi, va rilevato come lo stesso Agostiniani111 abbia finalmente messo in luce in termini rigorosi la differenza tra an (riferito agli umani) e in (riferito ai non umani). Sulla tavola di Cortona comparsa la prima testimonianza dellaccusativo (probabilmente arcaizzante) inni.112 Il locativo di in sembra formato mediante la posposizione -te in, presso: inte si legge sulla tegola di Capua113 e sul cippo di Perugia.
108 Una larga parte del mio intervento FACCHETTI 2001a relativa allargomento. 109 Ossia in FACCHETTI 2001a. 110 Il parellelismo di *hil-va <sue cose> con un-va <tue cose> gi stato rimarcato e sar ripreso ancora. 111 AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 100. 112 AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 99 s. per probabile che la forma normale dellaccusativo in neoetrusco fosse in (< inni); cfr. FACCHETTI 2000, p. 67. 113 TC 8-10: iveitule ilucve apirase leamsul ilucu cuiesu perpri cipen apires racvanies hu zusle rinaitultei snuza inte hamaii cuveis canis faniri marza inte hamaii ital sacri utus nelle feste delle idi in aprile, si deve compiere la festa cuiesu del (dio) Lethams; il sacerdote di Apire Racvanie <conduca> sei (animali) zusle nel rinaita, un piccolo

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Pronomi relativi indefiniti con raddoppiamento (come lat. quisquis, quidquid) sono attestati nelle espressioni del Liber Linteus: ananc esi chiunque voglia, ininc esi qualunque cosa voglia. Si noti la congiunzione enclitica -c e, in rapporto a lat. -que, quicumque, quisque. La congiunzione enclitica -(u)m ossia, anche (= lat. -ve) appare invece nella declinazione di i(a)- ogni, tutto.114 etr. arc. Ass. Gen. Loc.+posp. *iam ias etr. rec. im / iem (arcaizzante) is im

Il pronome relativo-interrogativo ipa molto diffuso nellet arcaica, mentre in neoetrusco la forma-base ipa impiegata soprattutto come congiunzione dichiarativa.115 Laccusativo recente inpa dovrebbe discendere dallantichissimo
(animale) snu-, sul quale (= inte) deve fare la dichiarazione all<altare?> fuori dal cuve cani, (e) un piccolo (animale) mar-, sul quale (= inte) deve fare la consacrazione all<altare?> di quello (cio del cuve cani?). 114 Secondo quanto ho mostrato con vari indizi in FACCHETTI 2000, p. 22, nt. 83. 115 Che ipa funga in neoetrusco anche da congiunzione dichiarativa confortato da vari contesti di ricorrenza (specialmente quando ipa si trova in correlazione con verbi dispositivi riconosciuti o, per varie ragioni, almeno sospettati di essere tali: Pe 5.2 e fanu lautn Precus ipa () cos (fu) decretante la famiglia di Precu, che (); Ta 5.6 e fanu aec lavtn Pumpus () ipa () ipa () cos (fu) decretante e <stabil> la famiglia di Pumpu, che (), che (); cfr. anche il lucairce ipa del rotolo di Laris Pulenas) e trova un notevole riscontro sul piano tipologico, perch ipa sarebbe ricavato dallomonimo pronome interrogativo-relativo, come nel caso dellitaliano che; del greco *V dalla base del relativo V, , n (v. anche ); della congiunzione turca ki dal relativo ki; della congiunzione egiziana geroglifica ntt, formata sul femminile del relativo nty, ecc.). Cfr. FACCHETTI 2000, p. 15 e nt. 41.

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inpein, a sua volta non molto perspicuamente collegato con la postulabile protoforma *ipani. etr. arc. Nom. ipa Gen. ipas / ipal Acc. inpein Loc. etr. rec. ipa ipas inpa ipe / ipei

Meritano un breve cenno il raro pronome dimostrativo esta quello, genitivo estla,116 esprimente, a quanto pare, lontananza dal parlante, e la formazione avverbiale (neoetrusca) cnticn <verso lo stesso (luogo)>, in cui non difficile ravvisare un raddoppiamento del dimostrativo (e)ca, flesso allaccusativo con annessa la posposizione -i in.117

FACCHETTI 2000, p. 10, nt. 20. Di regola con il locativo. In questo caso peculiare sembra usata come lat. in + accusativo.
117

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POSPOSIZIONI, CONGIUNZIONI E AVVERBI


Dopo gli studi del Greenberg pacifico attendersi in una lingua di tipo SOV come letrusco118 la presenza di posposizioni, piuttosto che preposizioni,119 il che puntualmente si verifica.120 Ecco le posposizioni riconosciute: -i / - / -ti / -t -te / -tei -ri -pi -tra in (si annette al locativo) in, presso (si annette al locativo) a favore di (si annette al locativo) verso, nei confronti di (si annette al laccusativo) da parte di, fuori (si annette a vari casi)

Si gi osservato come -i possa trovarsi apposto a forme in genitivo, come Unial-i (arc. Uniia-i) nel (tempio) di Giunone o Tins- nella (casa) di Giove. In neoetrusco laggiunta della citata posposizione provoca la scomparsa, per sincope, della -i del locativo,121 ma solo nei temi in consonante (es. zilc-i < *zilc-i-i nella pretura,
AGOSTINIANI 1982, p. 278 ss.; IDEM 1992, p. 59. Ci risulta chiaro anche dalle mie analisi sui testi lunghi del cippo di Perugia e delle lamine di Pyrgi, salve posizioni marcate. Una ricerca ad hoc contenuta nello studio SCHULZE-THULIN 1992. 119 V., per es., LEHMANN 1998, p. 137. 120 Il Rix ha il merito di aver descritto per primo e in modo appropriato questo tipo di particelle in etrusco (v. RIX 1984, p. 227 s.). 121 E della -e del locativo pronominale in -le (cli < *icale-i).
118

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mentre in quelli in vocale la marca del locativo normalmente si conserva (es. utu-i-i). Specificamente nei temi in -a si verifica il passaggio -ai > -e (v., ad es., mutne-i da mutna raccoglitore dei resti; spure-i da spura citt; hupnine-i da hupnina relativo ai loculi).122 La posposizione -(i)/-t(i) non va confusa con il suffisso per derivati e aggettivi -ti, riscontrabile in clan-ti figlio adottivo da clan figlio; span-ti piatto (cio il recipiente) da pan piano; eter-ti- relativo ai <plebei> da etera plebeo; paana-ti relativo al collegio bacchico da paana- collegio bacchico.123 Per luso della posposizione -ti, con locclusiva deaspirata, talora richiamabile la regola, scoperta dallAgostiniani,124 della deaspirazione delle occlusive aspirate in presenza di [s]. Ci vale, ad esempio, per il fals-ti nel palo del cippo di Perugia (sulla stessa epigrafe ci sono anche spelane-i nello spazio della cavit; spel-i nella cavit; rene-i in mano, a disposizione).125 Daltra parte la riduzione a -t della forma apocopata - un fenomeno che rientra in una pi ampia tendenza alla perdita del tratto di aspirazione in /th/ finale di parola.126 A sua volta -te, almeno in neoetrusco,127 ha un significato in pratica equivalente a quello di -i; perci, vista la prossimit fonetica delle due posposizioni, non escluso che anche questa confusione abbia influito sulla propagazione di -ti (cfr. zilc-i / zilc-te / zilc-ti nella pretura).
V. AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 92 s. V. AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 93. Della questione del suffisso etrusco -ti mi sono occupato anche in FACCHETTI 2001a. 124 AGOSTINIANI 1983, p. 41. 125 FACCHETTI 2000, pp. 22 s. e 49 s. 126 V., per es., AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 88. 127 Il tardoarcaico -tei della tegola di Capua (da non confondere con il recente omonimo locativo del dimostrativo ita) presenta un ampliamento in -i (evidentemente il suffisso del locativo: cfr. -tra-is) ed usato spesso con parole che, nel contesto, sembrano assumere valore strumentale.
123 122

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Sopra si gi dedicato ampio spazio alla questione del doppio locativo128 (con o senza posposizione), traducibile con tra e , come nei seguenti casi: ii falsti tra lacqua e il palo; pani mlesii-c tra il piano e il <colle>; hate repine-c tra il (cerimoniere) hat- e il *repina; hari repini-c tra i (cerimonieri) har- e il *repina. Veramente -pi impiegato soprattutto (se non esclusivamente) in et arcaica, sia con parole che marcano laccusativo (es. mini-pi), sia con parole che non lo marcano (es. Turanpi). Il valore semantico della posposizione -pi di solito ritenuto incerto, quantunque mi sembri che i pochi esempi inducano ad attribuirle un valore direzionale (= a, verso). Nel caso della nota sequenza ei minipi capi (non afferrarmi!129), -pi aggiunto allaccusativo del pronome di prima persona mini (= me), probabilmente per accentuare lidea dello spostamento, dellaggressione verso loggetto: non afferrare verso di me!. Un esempio come Ve 3.34 (VI secolo a.C.) pu essere delucidativo:
mi [ina] []niies io (sono) il vaso per lacqua di []niies aritimipi turanpi mi nuna[r] alla (dea) Aritimi (e) alla (dea) Turan io porto preghiera130

Per la variet dei suoi impieghi -tra si distingue dalle altre posposizioni.
128

Da me individuata per la prima volta in FACCHETTI 2000 (p. 23, nt.

91). AGOSTINIANI 1984. Per questultima traduzione, v. infra, verso la fine del presente lavoro. C una costruzione analoga (ma con la posposizione -ri) nellantichissimo testo Fa 0.4 (VII sec. a.C.): ar nuna turaniri porta preghiera a favore di Turan!.
130 129

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Mi pare che il significato preciso di -tra si possa intuire dal suo antico uso con lablativo in sintagmi come unialas-tres o snenaziulas-tra, che vanno tradotti con da parte di .131 Infatti, se -i, costruito con il locativo, significa in, dentro, pi che verosimile che il valore proprio di -tra sia fuori. Lo stesso significato di da parte di o per conto di si ottiene posponendo -tra a una forma flessa al genitivo (es. Vipinal-tra da parte della Vipinei; rinaitul-trais da parte di quello rina). Non sar sfuggito che in due dei casi citati lo stesso -tra porta la marca dellablativo (-tres < arc. -trais), che non modifica il senso complessivo della costruzione. Si deve semplicemente intendere che -tres / -trais valga da fuori (cfr. gr. ), rispetto al semplice -tra fuori (cfr. gr. ). Un altro indizio del vero significato di -tra si potrebbe scovare nel verbo etrusco trau se, come pare, vuol dire davvero versare, rovesciare132 (cio far uscire, metter fuori). In altri casi con -tra si formano delle vere e proprie parole composte, in cui un significato originario di fuori risulta ugualmente appropriato. Sul rotolo di Laris Pulenas, considerando huzrna-tre come locativo di *huzrna-tra <lesercito>133-fuori, perci nellesercito-fuori = in guerra, si ottiene che nello stesso testo (a riga 7 di Ta 1.17) detta espressione opposta a melumt tra il popolo, in pace (cfr. lat. domi militiaeque). In questa prospettiva mi pare che anche le altre forme, come cn-tra-m e cl-tra-l, abbiano cominciato a cedere e, anzi, che proprio grazie ad esse si riesca a fornire unanalisi appropriata per lespressione circostanziale cletram srenve, assai ricorrente nel rituale della mummia di Zagabria e designante, secondo la quasi totalit degli interpreti, un luogo di
131 132 133

DE SIMONE 1990. V., per es., FACCHETTI 2000, p. 70 s., nt. 404. MAGGIANI 1998, p. 106; FACCHETTI 2000, p. 17 s.

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svolgimento dellazione sacra. Il tentativo di traduzione divulgato sullaltare adorno o sulla barella adorna.134 Ma, dopo gli studi dellAgostiniani sui plurali umani e non umani, ormai ovvio che srenve un locativo plurale di ren / sran,135 circa il quale ho recentemente fatto emergere indizi per una traduzione area, superficie,136 che si attaglia anche alla didascalia Vt S.2 (il referente la superficie, il lato decorato dello specchio). Per di pi lidea vulgata che cletram fosse una specie di accusativo cristallizzato indeclinabile dellumbro kletra, passato come prestito nelletrusco, sempre stata molto poco convincente, ma essa diventa positivamente impossibile in relazione alla presenza sul Liber Linteus di cntram e cltral. Non c chi non vi riconosca le forme tarde della declinazione del dimostrativo ica, unite in composizione con -tra, al punto che le si pu ordinare in un paradigma, in cui la presenza della congiunzione -m mostra dei parallelismi con la declinazione di im, is tutto, ogni, sopra presentata. Nom. Gen. Acc. Loc. *catram cltral cntram cletram

Cos la concordanza al locativo tra cle-tram e srenve lampante e anche linterpretazione di *ca-tra-m con quello fuori, quello esterno consente una traduzione chiara e lineare: cletram srenve = nelle aree esterne, allesterno.
134 Questa interpretazione era fondata sulla parola umbra kletra lettiga e sulla didascalia dello specchio con lallattamento simbolico di Ercole da parte di Giunone (Vt S.2: eca . ren . tva . inac . hercle . unial . clan . ra.ce questa ren <mostra> come Ercole divenne figlio di Uni), in cui ren = figura o simili (v., recentemente, RIX 1991, p. 678, nt. 21). 135 Cfr. clan / clen figlio. 136 FACCHETTI 2000, p. 23 s., nt. 90 e p. 66.

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Si avr poi cl-tra-l di quello esterno, dellesterno e cntra-m; verso lesterno. Restano da spiegare due casi di -tra con il locativo: hil ve-tra (LL VI, 2) e flerve-tr[a] (LL XI, 16). Formalmente hilvetra dovrebbe essere: fuori, negli hil va. Daltronde, come gi detto, etr. hilva dovrebbe significare137 <cose proprie>; pertanto si pu pensare che il brano LL VI, 2 contenga ordini in terza persona per il sacerdote celebrante, che sarebbe stato tenuto a svolgere riti e movimenti138 fuori, sulle sue cose o meglio attorno alle sue cose (utensili sacri, oggetti del sacrificio), mentre, nella XII colonna del Liber Linteus le prescrizioni sarebbero dettate alla seconda persona, il che giustificherebbe luso di unva <tue cose>, cui s gi accennato.139 Tutto risulta chiaro se anche in LL XI, 16 il locativo + -tra si traduce con attorno a (flerve-tr[a] = attorno alle vittime):
LL XI, 14-16 cntnam . esan . fler . veives . ezeri / etnam . aisna a[r]a i huis zarumis / flervetr[a] neunsl durante la stessa mattina si deve uccidere la vittima di Veiove e (tu / egli) conduca il servizio divino allo stesso modo di (quello) del (giorno) ventisei, attorno alle vittime di Nettuno

Si scorgono in etrusco minime tracce della presenza di particelle che sembrano funzionare come preposizioni. La pi evidente sembra la tarda epl, che compare solo sul cippo di Perugia, dove risulta equivalente a lat. ad, usque ad. Pu darsi che essa sia etimologicamente correlata alla presunta conSecondo quanto scrivo in FACCHETTI 2001a. Cfr. GIANNECCHINI 1996, p. 285. 139 Per la presunta lustrazione prescritta nella XII colonna, ho presentato unanalisi approfondita in FACCHETTI 2001a.
138 137

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giunzione epc (forse <finch>) del Liber Linteus ed entrambe le forme potrebbero risalire allantica posposizione -pi. Bisogna rilevare la presenza di una possibile preposizione tis <via da?> sulla stele di Lemno (VI sec. a.C.), nella frase eptesio arai tis oke[is]140 Eptesio venne141 da Focea. Sulla tavola di Cortona (III-II sec. a.C.) attestato un elemento enclitico -tis (dopo un ablativo: parzs-tis), che si tende a spiegare come una forma recente di ablativo di ita, accanto a -ts / -teis.142 Per le spiegazioni finora abbozzate non sarebbero applicabili al tis di Lemno (inizi del VI secolo a.C.), che tuttavia, inteso nel modo succitato, ben calzante nel suo contesto. E se si trattasse di unantica particella adposizionale tis via (da), lontano (da), testimoniata come posposizione a Cortona e come preposizione nel testo di Lemno? Per concludere il discorso sulle posposizioni vanno menzionate cea sopra, a causa di (es. clen cea = lat. pro filio); hina / hinu sotto, dietro, che certamente fungono anche da avverbi. Prima di inserire la lista delle restanti particelle (elementi deittici, congiunzioni, avverbi) identificate, voglio soffermarmi brevemente su hia e heva. Sono infatti convinto che lesame dei contesti delle loro attestazioni (ometto la scritta isolata su vaso Po 0.8 e il frammentario OA 0.6) permette di chiarirne il significato.

140 Guardando con attenzione le fotografie e le riproduzioni della stele a mia disposizione, noto che dopo oke si possono intravedere delle tracce, forse compatibili con [is]; diversamente si potrebbe pensare a una parola indeclinata, dato che si tratta di un poleonimo straniero. 141 Letteralmente (si) mosse (per il significato di etr. ar- v. infra, verso la fine dellarticolo e FACCHETTI 2000, p. 14, nt. 37). 142 AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 94; FACCHETTI 2000, p. 31, nt. 152.

50 AS 1.99 hia . vipi . venu . vipinal . clan qui (c) Vipi Venu, figlio della Vipinei AS 1.99 heva . marc/niur / pupeinal <qui> (ci sono) i Marcni (figli) della Pupeinei

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Co 1.6 heva . vipiur / cucrinaur . cainal <qui> (ci sono) i Vipi (e) i Cucrina (figli) della Cainei143 AS 1.12 heva . cvelne / au . avlnal <qui> (c) Aule Cvelne, (figlio) della Avlnei

Questultima epigrafe, in cui, secondo ledizione del Rix, la lettere h ed a di heva sono di lettura incerta, fa sorgere il dubbio circa la possibile natura onomastica (praenomen) del termine.144 In tal caso au sarebbe il patronimico au(les) di Aule. In nessun altro epitaffio della tomba dei Cvelne di Montaperti il praenomen segue il nomen, ma, daltro lato, in detta tomba non ci sono altri casi di uso di heva. Collegare, poi, heva con hevl / heul, che, nei due soli145 contesti in cui ricorre sembra veramente fungere da elemento onomastico (in genitivo), non raccomandato n da affinit di impiego contestuale (v. AS 1.99, Co 1.6) n dai dati della morfologia, visto che i nomi propri in -a hanno sempre regolarmente un genitivo in -as e non in -l146 (ad es. rama-s,
143 In questo repositorio cerano i resti dei figli nati da due distinti matrimoni di detta Cainei. 144 Per unanalisi della questione e per i riferimenti alla bibliografia precedente v. AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 60 s. 145 Cs 2.18-19 (si tratta dello stesso testo ripetuto su due vasi) e Cl 1.1145. 146 Allora heul / hevl potrebbe essere il genitivo di un gentilizio fem-

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ceva-s). Letimologia avvicina invece he-va e *hi-ia a he-n, di sicuro significato. Laccostamento di hevn (cfr. anche hen) ipotetico, visto anche il difficile contesto in cui ricorre, cio AV 4.1 (il piombo di Magliano). Presento ora lelenco delle restanti particelle, congiunzioni e avverbi, per i quali possibile proporre una traduzione fondata: hen hia / ia heva / hevn ui -c / - (arc. -ka) -(u)m et / e i / ic nac inac ipa etnam / -tnam esic ecco, qui ecco, qui <ecco>, <qui> qui e ossia, anche cos come poich, dacch, dopo che come, in che modo che parimenti, ugualmente oppure

minile *heui / *hevi (maschile *heu). Dunque heul < *heuil < *heuial; cfr. Alfi-l < Alfial della Alfi. In tal caso tradurremmo Cs 2.18-19 hevl . anaies . mi con io (sono) della Heui (moglie) di Anaie e Cl 1.1145 ilunice . lautni . heul . alfnis con Philunice, liberto della Heui (moglie) di Alfni (ricordiamo che queste sono le uniche ricorrenze di heul / hevl). Ma la mia proposta non scevra da dubbi.

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ein / ei / en ein var enac/ (arc. eniaca) ratum svec lescul / lescan emulleteaniaurcnticn

non non <pi>147 quanto <esattamente>, <per la precisione> <proprio>, <invero> (cfr. lat. quidem) <in lungo>, <per il lungo>148 <in largo>, <per il largo> <in largo>, <per il largo> <davanti>, <prima>149 <dietro>, <dopo> <verso lo stesso (luogo)>

Sulla mummia di Zagabria (var ricorre altrimenti solo come parola isolata [probabilmente abbreviazione di antroponimo] sul vaso Cr 0.49) si legge sei volte il comando ei(m) tul var non <girare /muoverti> <pi>! nel contesto di brani prescrittivi conclusivi o di passaggio. Tale frasetta seguita in tre casi (LL IV, 14; V, 10; IX, 18) dal comando celi u <metti> a terra! e una volta chiude il paragrafo (LL XI, 16). Sul significato di etr. tul si discusso supra. 148 FACCHETTI 2000, p. 14, nt. 39, anche per emul- e lete-. 149 GIANNECCHINI 1996, p. 285, anche per ur-.

147

MORFOLOGIA VERBALE
In un primo momento avevo pensato di escludere il verbo da questa raccolta di riflessioni sulla morfologia etrusca, perch la discussione in questo campo investe problemi di trattazione cos lunga e complessa che sarebbero pi opportunamente raccolti in un libro separato. Invero Koen Wylin ha ultimamente pubblicato proprio una monografia150 del tutto dedicata alla morfologia verbale. Per alcune mie valutazioni generali e specifiche su questo libro e sul tema del verbo rimando alla recensione che ho scritto per Studi Etruschi.151 In questa sede voglio comunque sfiorare due punti di grande interesse: i nomi verbali o participi in -u e la riconoscibilit di voci verbali di prima persona singolare con marca zero. Nel paradigma verbale si deve includere anche il sostantivo verbale formatosi con il suffisso -u, che funziona fra laltro da predicato autonomo. () Si pu distinguere la funzione del sostantivo nel seguente modo: a) funzione attiva con i verbi intransitivi; b) funzione passiva, di solito, con i verbi transitivi; c) funzione attiva, talora, con i verbi transitivi.152 Quale che sia la precisa spiegazione grammaticale, bisogna prendere atto che in etrusco, accanto a forme in -u certamente con valore passivo, perch appaiono in prossimit di termini con funzione agentivale (in pertinentivo nellet arcaica e
150 151 152

WYLIN 2000. FACCHETTI 2001b. RIX 1984, p. 235.

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in ablativo nellet recente),153 sono testimoniate voci in -u (formate anche con verbi transitivi) con valore indubitabilmente attivo. Anzitutto c zi-u, che fa da cognome in una formula onomastica in cui corrisponde in un testo bilingue al latino Scribonius.154 Dunque si avrebbe zi-u = che scrive o che ha scritto. Ma il verbo scrivere, in verit, si pu intendere sia in senso intransitivo, sia in senso transitivo. Sicuramente transitivo ten-u (che ha svolto, avendo svolto), che regge i nomi delle cariche del cursus honorum.155 Nei suoi contesti tale tenu sembra fungere da vero e proprio predicato verbale, al punto che in un caso (Vs 1.179)156 esso sostituito da una voce finita, tenve svolse, che presenta appunto il suffisso dellingiuntivo (-e), apparentemente aggiunto al nome verbale (perci ten-v-e; tuttavia mi resta il sospetto sul possibile riconoscimento di un suffisso verbalizzante -ve, altrimenti noto, perci < *ten-ve-e).157 Ugualmente, il verbo transitivo car- / cer- fare, costruire presenta la forma attiva car-u che ha fatto (nella clausola I del cippo di Perugia), il cui plurale umano cer-u-r-158 coloro che hanno fatto / costruito, conferma, secondo me, il carattere di sostantivi verbali di tali formazioni in -u.159
153 Esempi eloquenti in tal senso sono: mulu donato; lupu morto, andato; zinaku prodotto; amequ deposto; cenu acquisito. 154 RIX 1984, p. 235. 155 V., da ultimo, MAGGIANI 1998, p. 113. 156 V. FACCHETTI 2000, p. 39. 157 Per il suffisso -ve v. AGOSTINIANI 1995b, p. 30; FACCHETTI 2000, p. 86, nt. 508. 158 V, poco sotto, per la traduzione del contesto di ricorrenza. La lex sepulcralis dellipogeo di San Manno, che conserva la forma in questione, presenta il vocalismo -e-, oltre che in cer-, anche in zel-ur doppio da zal due (ma, poco prima, c careri). 159 V. anche il verosimile participio in -u flesso in ablativo: scunuis da parte di chi (stato) ammesso in Ta 5.6: e fanu aec lavtn pumpus scunuis uii in flenzna teisnica cal ipa matani tinerim tisu []na

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Per quanto concerne la clausola I del cippo di Perugia continuo a ritenere che, per linterpretazione complessiva, risulti di grande efficacia il confronto bilinguistico:160
[t]eurat (tanna) NN1 ame var NN2 NN3-s lele caru NN1 arbiter ex compromisso inter NN2 et NN3

Cercando di conservare lordine delle parole, la parte etrusca si pu tradurre (si noti come var <promessa> sia fortemente topicalizzato): arbitro <riguardo a ci>161 Lart Rezu (figlio) di Lart fu: <una promessa> la famiglia di Velthina assieme a quella di Afuna avendo fatto. Inserisco anche la traduzione della seconda parte della lunga epigrafe dellipogeo di San Manno (in cui compare cerur-), che gi ho in altra sede debitamente commentato.162
mutne ipa ecc. = cos (fu) decretante e <stabil> la famiglia di Pumpu, da parte di chi ammesso nella tomba (= a carico di chi ha il diritto di usarla), la quale flenzna teisnica di quella (famiglia): che nel/durante il matan, ossia a favore di Giove (infero: Tinia Calusna, v. Vs. 4.7), (egli) <raccogliesse> il tisu [--]na, (e) che, ecc. Per lintuizione del Manthe scun- = concedere, garantire, v. FACCHETTI 2000, p. 19 s. 160 Per maggiori dettagli rimando ovviamente a FACCHETTI 2000, p. 10 s. La formula latina posta in apertura di tutte le sentenze arbitrali (private) romane che ci sono pervenute; quella etrusca palesemente un calco. 161 Linterpretazione di tanna <riguardo a ci> (la deissi funziona in riferimento cataforico al lodo seguente, pronunciato proprio dallarbitro Lart Rezu) ipotetica, anche se si tratta certamente una scrittura morfologica (in etrusco il tratto della lunghezza [consonantica o vocalica] non era pertinente: une langue ne prsentant pas () de corrlation de longueur consonantique (ni vocalique) [AGOSTINIANI 1992, p. 51]) e perci da segmentare tan-na (per -na v. FACCHETTI 2000, p. 10 nt. 16) come in-ni sulla tavola di Cortona. E giusto chiedersi come il dimostrativo (in accusativo) etan possa essere diventato tan- (io credo per fenomeni di risegmentazione in casi in cui ita si annetteva come enclitico), ma c il dato oggettivo di ta < eta (es. AT 1.190, AS 1.174, AS 1.187, ecc.). 162 FACCHETTI 2000.

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Giulio M. Facchetti Pe 5.2 e . fanu . lautn . precus . ipa . murzua . cerurum . ein . heczri . tunur . clutiva . zelur . []r cos (fu) decretante la famiglia Precu: che non si debbano rovesciare le urnette, ossia <i (resti dei) fondatori>, le singole163 olle (e) il doppio [...]r

Inoltre, nel testo appena menzionato, compare fan-u che decreta, che ha decretato,164 la cui diatesi attiva dimostrata da unaltra, pi volte menzionata, lex sepulcralis, in cui fan-u appaiato a un ingiuntivo: a-e-.165
Ta 5.6 e . fanu . aec . lavtn . pumpus (...) ipa (...) ipa (...) ip[am] (...) cos (fu) decretante e stabil la famiglia Pumpu (...): che (...), che (...) [e] che (...)
163 Si badi a non confondere (come si fatto in passato) il suffisso -ur / -ar (che con i numerali funge da moltiplicativo) con il morfema del plurale umano -r (sulla questione dei moltiplicativi v. AGOSTINIANI 1997, 10 ss.). 164 Il valore della radice fan- anche confermato dal sintagma arcaico zaru faniri si deve dichiarare (fan-) rituale (TC 38), strettamente collegato con il verbo composto neoetrusco zarfne- dichiarare rituale del Liber Linteus, riferito in tutti i contesti a vittime o ad offerte sacre (PFIFFIG 1963, p. 25 s.). In zaru rituale (probabilmente un aggettivo in -u come eterau relativo ai <plebei>, da etera <plebeo>), rispetto a zeri rito, si riscontra unalternanza -a- / -e-, gi ravvisata in casi come zal / zel- due; car- / cer- fare; sran / sren- superficie; sval / svel- vivo; clan / clen figlio e forse anche ar- / er- muovere, che hanno tutti in comune la contiguit a una liquida. 165 In miei precedenti interventi, sulla base della mia erronea lettura sae- (con [s]- invece di []-), avevo accostato tale presunta radice *saai verbi sat-en- e set-ir-, che, nei loro contesti, sembrano significare, rispettivamente, stabilire e <fissare>. A livello fonologico non ci sono ragioni per omologare a- e sat- (specialmente per lopposizione espressa dalle sibilanti, salvo comunque un possibile lapsus del lapicida). Il valore di a-, in quanto parallelo e complementare di fan-, dovrebbe comunque rientrare nellarea semantica del disporre.

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Tornando brevemente a car-u / cer-u-r-, osservo che ceriu attestato in Ta 1.182 col probabile valore di participio passato passivo (che stato fatto), nel difficile sintagma ceriu teamsa (fu) ordinante (che fosse) costruito.166 C perfino unepigrafe arcaica, databile alla seconda met del VI secolo a.C., incisa su un vaso, in cui pare che una forma in -u regga un accusativo marcato (in -ni).
Cm. 2.13 mi ulina cupes alrnas ei minipi capi / io (sono) la coppa di Cupe Althrnas; non mi portar via; mini anu dato che mi ha ...ato

Se non si tratta di una frase interrotta (Thanu mi ), a prescindere dal significato preciso di an-, si ricava la netta impressione che an-u possa fungere da forma verbale attiva con valore transitivo. Un ultimo chiaro esempio di uso di -u allattivo con verbo transitivo il *cap-u rapace (= che afferra) desumibile delle glosse.167 Mi sono gi dichiarato168 pienamente concorde con quanto ha scritto Koen Wylin nel paragrafo 6.2 del suo libro, a proposito delle forme in -i: mi sembra meglio considerare la -i in forme come capi, ui o ezi non come un morfema autonomo, ma come la reminiscenza di una fase prealfabetica. Le forme verbali vatiee e emiasa (Cr 4.4) potrebbero fungere da prova per una tale teoria.169

teamsa sarebbe un participio in -as(a), dunque < *teamasa. Per i problemi relativi alle forme in -c/-u v. anche WYLIN 2000, p. 106; FACCHETTI 2001a. 167 AGOSTINIANI 1992, p. 66. 168 FACCHETTI 2001a.

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Rispetto a Wylin ritengo, per, che ui, sede (tombale), tomba, sia meglio analizzabile, invece che come tema originario in -i, come esito di *u-ti (da u porre) con lo stesso suffisso derivativo di clan-ti, span-ti, eter-ti-, paana-ti. Non c dubbio che capi, come tema verbale non marcato, funga regolarmente da imperativo (II persona singolare), nelle forme arcaiche ei minipi capi (non afferrarmi, riconosciute, con la particella negativa, dallAgostiniani).170 Esiste tuttavia un impiego pi recente di capi, non correttamente analizzato da Wylin: si tratta degli epitaffi parlanti Vt 1.116 e 117, nei quali mi capi seguito da nomi allassolutivo e non al genitivo.171
Vt 1.116 mi . capi . / l . versni . l . io contengo Larth Versni figlio di Larth Vt 1.117 mi . capi / l . versni . e[?] / l . versni . lupuve io contengo Larth Versni figlio di ethre; Larth Versni morto

Quindi, nella, fattispecie mi capi significa certamente io contengo.172 Esistono altri due casi in cui possibile che ci siano state trasmesse forme verbali di prima persona singolare: apicun (io) consumo sulla defixio Po 4.4173 e il nunen (io) invoAGOSTINIANI 1984. Perci in WYLIN 2000, p. 199, si sbaglia pensando a traduzioni come io sono il contenitore di. 172 Per la semantica di cap(i) nel neoetrusco cfr. FACCHETTI 2000, p. 22, nt. 84, con riferimento al recente cap-e (III persona singolare dellingiuntivo, verosimilmente < *capi-e) che compare sul cippo di Perugia. 173 RIX 1984, p. 232. Detta defixio (Po 4.4) comincia con le parole: . velsu . l . c(lan) . l . ve[lsu .] inpa . apicun . apintas ethre Velsu figli di Larth (e) Larth Velsu, i quali (io) consumo avendo(li) consumati (oppure con questa consumazione) e, dopo una lunga serie di altri nomi
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co, riconosciuto dal Rix nelle preghiere del Liber Linteus.174 Ebbene, in entrambi i casi la forma quella del tema verbale non marcato, la stessa impiegata per limperativo.175 In effetti nunen sul Liber Linteus ricorre pi volte in funzione di imperativo (invoca!).176 A mio parere si pu individuare un altro possibile esempio di prima persona non marcata nelle antiche formule che seguono il comando non afferrare!,177 incise sui vasi arcaici: mi (a)r nuna / mi nuna (a)r io porgo preghiera (=io prego, per favore). Quando, nel 1984, lAgostiniani forn la spiegazione di eiminipicapi (non afferrarmi!), scoprendo la particella negativa etrusca, present anche unanalisi formale molto accurae formule, si conclude con: inpa . apicun . iluu . apicun . ces. zeris / titi etria lautnita i quali (io) consumo, <come dedicante> (io) consumo secondo questo rito; (io) Titi etria, liberta. 174 RIX 1991, p. 681. opportuno ribadire lassoluta validit della tesi Olzscha-Rix (criticata in WYLIN 2000, 19.2.1) sulle preghiere parallele nel Liber Linteus: essa si fonda su dati di fatto incontestabili, vale a dire le minime differenze interrituali tra i testi delle preghiere rispetto alla grande variabilit nella formulazione di brani prescrittivi con contenuto analogo. Non esiste nessun elemento che possa intaccare questo argomento-cardine. Lidea che il Cristofani abbia criticato in maniera decisiva linterpretazione di nunen come invocare (WYLIN 2000, p. 219) fallace, perch anche le attestazioni di nuneri in TC 11-12 (prescindiamo dai passi poco intelleggibili TC 20, 25) sono compatibili con una traduzione pregare, invocare: () ci zusle acun siricima nuneri e iuma zuslevai apire nuneri avle aium vacil ia leamsul nuneri () = () <(egli) prepari> tre animali; si deve pregare il siricima; cos, iuma, sugli animali si deve pregare Apire; avle aium ecco, la <lode> di Lethams si deve recitare. 175 apicu-n una formazione col suffisso verbalizzante -n- come ceriu-n- (da ceriu), turu-n-, mulu-n-, acilu-n- (cfr. FACCHETTI 2000, p. 74 s., nt. 430). 176 RIX 1991, p. 681, 177 AGOSTINIANI 1984.

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ta178 della frasetta mi nunar (variante mir nunan), che accompagna, quasi sempre, la prima sequenza. Il problema dellinterpretazione, assieme allenigmaticit strutturale di mi nunar / mir nunan, comunque rimasto aperto. Allo stato attuale delle nostre conoscenze non possibile prescindere dal verbo nun-en-, di cui, recentemente,179 si mostrato il valore di invocare, pregare. Se si accetta per la base nun- (in et recente si afferma la forma ampliata nun180) il significato di pregare, allora nella frasetta mi nunar o mir nunan si pu riconoscere il sostantivo nuna (< *nun-na) preghiera181 e si pu riscontrare la presenza di aferesi: mi nuna (a)r e mi (a)r nunan (eventualmente lultima -n da espungere), che consentono di tradurre entrambe le frasette con io porgo182 preghiera (=io prego, per favore), formula di gentilezza che si attaglia bene ai contesti.
AGOSTINIANI 1984, p. 95 s. RIX 1991, 678 ss. 180 A rigore nun- potrebbe essere un nomen agentis in -(a) normalmente riverbalizzato con -en-. Credo che si possa cercare una correlazione sistematica con casi di rapporti come tena misuratore : tenur misura / ten(a)- misurare (rispetto a una base non ampliata ten- completare, misurare) nonch mun ordinatore (in Ta 1.182) : mun(u) ordine, cosmesi (rispetto a una base non ampliata mun- ordinare). Nei recenti studi di Koen Wylin sulla morfologia verbale si pu probabilmente rinvenire qualche elemento di valutazione supplementare. 181 La scritta isolata nuna nuna [ (Fs 0.4: VII secolo a.C.) compare sulla parete di un sepolcro di Quinto Fiorentino. 182 Etr. ar- normalmente ritenuto un verbo di fare. Tuttavia io sono convinto che il significato base corretto sia muover(si), portar(si) (per i particolari v. FACCHETTI 2000, p. 14, nt. 37). La mia idea fondata su vari dati: 1. La glossa etr. arse verse = lat. averte ignem (TLE 812), per cui etr. arse = lat. averte (ar- sarebbe qui ampliato con laltrimenti noto suffisso verbale -s-, forse intensivante); 2. Il sintagma aras peras-c (probabilmente da tradurre con movendo(si) e attraversando) del cippo di Perugia in associazione con lindicazione di misure quadrate (questo vale anche per il participio arasa [= aras; cfr. emi-asa, ecc.] che si legge in Vt 8.1; tra laltro la radice per- associata allidea di attraversamento in
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Per sostenere linterpretazione proposta utile riprodurre ancora linteressante esempio offerto da Ve 3.34 (VI secolo a.C.):
mi [ina] []niies io (sono) il vaso per lacqua di []niies aritimipi turanpi mi nuna[r] alla (dea) Aritimi (e) alla (dea) Turan io porto preghiera

Inoltre, a dimostrazione che la mia identificazione di aferesi nelle sequenze citate non frutto di arbitrio, si pu senzaltro citare la notevole iscrizione Fa 0.4 (su vaso della fine del VII secolo a.C.):
ipas ikam / ar nuna turaniri () di chi () questo (vaso)? porgi preghiera a favore della (dea) Turan, ecc.

Se vacil (variante vacal, neoetr. vacl) fosse in qualche modo collegato con il var del cippo di Perugia, per cui sostenibile, sulla base di considerevoli argomenti bilinguistici, il significato di <promessa>, <dichiarazione solenne>,183 si potrebbe inscrivere il significato della radice etr.
varie famiglie linguistiche: cfr. lat. per per, attraverso; gr. [io] attraverso; egiziano geroglifico prj uscire; il nome di Perusia da etr. *per-us- passaggio [per lUmbria]?); 3. La bilingue figurata aril (vicino alla figura di Atlante), analizzabile come nomen actionis in -il da ar- come portare (ar-il = sostegno [del cielo]), non certo come fare; 4. Lapplicabilit del significato proposto a tutte le formule idiomatiche con o senza manim o tamera, nel senso di obiit (in pi di un caso manim arce o simili seguito dallindicazione dellet; arce = obiit funziona certamente meglio in casi come Ta 1.88 e 108). In conclusione, per, va notato che nella mia analisi del sintagma ar nuna la scelta, per ar-, tra fare o portare sarebbe ininfluente, perch entrambe le soluzioni condurrebbero allo stesso risultato di porgere preghiera. 183 FACCHETTI 2000, p. 10 ss.

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vac/- nellarea semantica del parlare solennemente, di cui vac(i)l sarebbe il regolare nomen actionis / rei actae in -il. Sulla tegola di Capua, esclusi i punti lacunosi (TC 1, 4, 28, 47), nella sequenza anaforica di TC 5-6: vacil lunaie(s) () vacil savcnes () vacil leamsul () il termine in esame compare pi volte in associazione col genitivo di un teonimo; dunque una traduzione approssimativa con <lode> risulterebbe ammissibile (ma non certo esclusiva). Anche il brano di TC 14 fornisce un indizio in tal senso: apertule aes ilucu vacil zune nel (giorno) *aperta (egli) <dichiara?>184 la festa (e) <la lode> del (dio) Aphe. Pi probante per lipotesi in discussione, mi sembra invece il passo di TC 11, in cui vacil e nun- sono associati: vacil ia leamsul nuneri vacil ia ri naita ecco <la lode> del (dio) Lethams si deve recitare, ecco <la lode> rinaita. Dato che il Rix185 ha ben chiarito linterscambiabilit sul Liber Linteus tra nunen- invocare e trin- dire, non ci si meraviglia trovando sulla mummia le sequenze (LL VII, 2) ciz vacl trin di tre volte <la lode> e (LL V, 19) citz vacl nunen recita tre volte <la lode> (in questo caso segue proprio il testo di una preghiera). Unaltra formula, gi citata nella discussione su sacnia, cio LL VIII, 10-11: vacl ar flereri sacnia sacnicleri trin flere neunsl, ecc. (= esegui la <lode> per il nume, la <consacrazione> per larea sacra, di: nume di Nettuno, ecc.), molto importante per lo stretto parallelismo tra vacl ar flereri esegui <la lode> a favore del nume e ar nuna turaniri porgi preghiera a favore di Turan (Fa 0.4).

Per il sospetto che etr. zuc/- = <dichiarazione>, v. FACCHETTI 2000, p. 14 s., nt. 40. Cfr. la frase finale della faccia A del piombo di Magliano: e . zuci . am . ar cos, secondo la <dichiarazione?> sia (e) (av)venga. 185 RIX 1991, 678 ss.
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Pi in generale, sul Liber Linteus si trovano molti esempi in cui vacil costruito con ar, come il pi antico nuna (ar nuna / nuna (a)r):
LL III, 16-17 ciz vacl ara nunene saas (egli) esegua tre volte <la lode>: (egli) prega mentre <dispone> LL VII, 17-18 vacl ara uni sacnicleri cill (egli) esegua assieme <la lode> a favore dellarea sacra della <rocca> LL X, 4 nacum cepen flana vacl ar e dopo il sacerdote flana esegua <la lode> LL X, 18 vacl aras mentre esegue <la lode>

In contesti attualmente non molto chiari ricorrono inoltre altre forme con limperativo (LL VII, 21: vacl ar) e col congiuntivo (LL XI, 9: vacl ara).186
Le rimanenti attestazioni di vacl sulla mummia si possono raccogliere in due gruppi: 1. Con reggenza di verbi di fare (VII, 15 vacl cepen aur cerene acil bisogna che il sacerdote funerario faccia <la lode>; III, 15 ezi vacl faccia <la lode> [ezi un radicale puro, perci qui dovrebbe fungere da imperativo, dunque con lo stesso significato di ezin; talora questo verbo, come il lat. facere, pu assumere il senso pregnante di fare un sacrificio, cio uccidere una vittima, anche senza fler vittima]; VI, 10-11 fler vacltnam ezeric an[-]eric la vittima e pure <la lode> si devono fare e re; VIII, 16-17 ezin fler vacl etnam teim etnam celucn trin alc fa (=sacrifica) la vittima e (fa) pure <la lode> e (fa) pure <lordine?> <terrestre?>; di e da); 2. In contesti vari (V, 16-17: vacl esnin () trinum <lode> mattutina: (breve serie di prescrizioni preparatorie omesse) e di: (segue una preghiera); VIII, 1-2 ucte cis saris evita vacltnam culscva spetri etnam ic evitle ampneri nel <villaggio / tem186

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Chiarita in tutti particolari la mia idea sullinterpretazione di mi nunar / mir nunan, e alla luce degli altri esempi surriferiti (capi, nunen, apicun), credo sia legittimo avanzare lipotesi che lingiuntivo etrusco fosse marcato (con -e) solo alla III persona (singolare e plurale),187 mentre per le altre persone la voce verbale era uguale al tema puro e disambiguata, dove serviva, dalluso dei pronomi personali (in inglese avviene qualcosa di analogo nel presente, marcato con -s solo alla III persona singolare). Di fronte a questo gruppo di evidenze che si confermano a vicenda e davanti ai numerosi e chiari casi di verbo in III persona sempre marcato con -e, lidea che lo zik del piombo di Pech Maho sia una forma verbale indifferente (cio non marcata) della III persona dellindicativo presente188 (da tradurre egli scrive) risulta non condivisibile.189 Larcaico e famoso aryballos Poup (Cr 0.4), in cui compare la firma asi ikan zi akarai190 Asi compose questo
pio> (c la festa del)le idi del (giorno) tredici e pure <la lode>; le porte si devono <aprire?> allo stesso modo che alle idi di maggio; in X, f2; e XI, 2-4 vacl inserito nellampito di spargimenti (cesasin ?) e versamenti (hez) di acqua (i) e vino (vinum) e probabilmente va tradotto con <come lode>, <in lode>; infine X, 11 e XII, 9 sono contesti non del tutto intelleggibili). 187 Sicuri esempi di III persona plurale in -e (ame, nue, male) si leggono sulla nuova tavola di Cortona (AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 106 s.). 188 WYLIN 2000, p. 197. 189 Tra laltro labrasione del piombo di Pech Maho rende mutila la riga di zik. 190 Il Wylin pensa che akarai possa essere un antroponimo (WYLIN 2000, p. 198). A parte il fatto che luso di forme verbali arcaiche in -ai ben testimoniato sulla stele di Lemno (rimando senzaltro ad AGOSTINIANI 1986, p. 21 e nt. 10 s. per tutti i particolari), il perfetto parallelismo tra asi ikan zi akarai e il neoetrusco an cn zi nerac acasce che quel libro aruspicino compose (dal rotolo di Laris Pulenas) sul piano morfosintattico inconfutabile. Per quanto concerne lanalisi morfologica della dupli-

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scritto, lungi dal fornire unaltra attestazione di verbo alla III persona con morfema zero,191 avvalora una volta di pi lequazione zi/k = ,192 come risulta infine anche dal lampante sintagma della tavola di Cortona cn zi ziue questo documento qui stato scritto.193 Non si pu sottacere che alla mia proposta di riconoscere I persone singolari con marca zero si frappone lostacolo rappresentato dallepigrafe Vs 2.40: turis mi une ame. Il Wylin osserva ragionevolmente che qualunque sia linterpretazione di une non si pu dubitare che mi sia il soggetto della
ce suffissazione di ne-ra-c aruspicino (cio relativo all(arte) delle viscere), si pu richiamare, oltre allipotetico caso di traulac (se davvero < *trau-ra-c <relativo al versamento?>: v. FACCHETTI 2000, p. 70 s., nt. 404), la parola prinie-ra-c, hapax e verosimile aggettivo di zacinat che lo precede sulla tavola di Cortona. Recentemente il dottor Carlo DAdamo mi ha fatto notare una possibile connessione tra etr. prinie- e gr. leccio. Al di l dellassonanza, il confronto con una parola come , che pu ben essere di sostrato o (come nome di pianta) un mot voyageur, sensato e sostenibile, perch appoggiato dallimportante citazione dei pali ilicei picati di cui si parla in un brano tratto dal paragrafo che, nei Gromatici, precede immediatamente quello della ninfa Vegoia ad Arrunte Veltimno e intitolato Ex libris Magonis (forse invece che a un etr. *Macu si potrebbe pensare a una corruzione per Cacu, altro noto profeta dellEtrusca disciplina) et Vegoiae auctorum: idem partes Tusciae Florentiae quam maxime palos iliceos picatos pro terminibus sub terra defiximus (cfr. FACCHETTI 2000, p. 23). Dunque si potrebbe avere: prinie- leccio, prinie-ra- (palo) di leccio, prinie-ra-c relativo al (palo) di leccio, riferito al nome dagente zac-in-at (piantatore [vel similia]?). 191 Come si ipotizza in WYLIN 2000, p. 197 s. Precisamente, riferendosi a zi/k del piombo di Pech Maho e dellaryballos Poup, Wylin scrive (p. 198): almeno in questi due casi la radice nuda si trova in funzione annessiva e sembra dunque assumere il valore di una parola annessiva, cio, secondo la sua terminologia, di un verbo. 192 Il Colonna e il Cristofani hanno concordemente attribuito questo valore a zik nei loro studi sul piombo di Pech Maho (v. FACCHETTI 2000, p. 99, anche per gli elementi avvaloranti una tale interpretazione che emergono da una mia nuova proposta integrativa). 193 AGOSTINIANI-NICOSIA 2000, p. 86.

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frase.194 Dunque avremmo un mi ame (io sono/fui/sar) invece del postulato *mi am. Nonostante questa difficolt (che tra laltro interesserebbe il verbo essere la cui coniugazione, tipologicamente parlando, presenta spesso delle anomalie), io ritengo comunque di qualche peso gli elementi raccolti a favore della mia ipotesi. Ecco pertanto un piccolo schema esemplificativo di forme non marcate e marcate con -e, (con laggiunta delle attestazioni del congiuntivo [-a] e del preterito attivo [-ce], che risultano utili soprattutto per rilevare la chiara presenza della vocale tematica -i- nel paradigma di heci-, che ha una [tarda] terza persona dellingiuntivo hece, come cape, forse < *-ie) di cui, nei rispettivi contesti, si pu verificare il valore:
capiheciprendere porre (Indicativo) Ingiuntivo I sing. III sing. III plur. Imperativo (Presente) II-III sing. Congiuntivo (Presente) (Indicativo) Preterito arportar(si) nunenpregare nunen nunene amessere

mi capi cape

hece

mi (a)r are

(mi ame) ame ame

capi

heci

ar

nunen nunena

am

hecia

ara

ama

hec(e)ce arce

am(a/u)ce

Laltro caso notevole di possibile I persona singolare non marcata, e non inserito nello schema, il apicun (io) conWYLIN 2000, pp. 95 e 105, cui rimando per pi ampi riferimenti bibliografici circa linterpretazione di Vs 2.40.
194

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sumo della citata defixio. La legenda monetale populoniese mi pupluna les fornirebbe un forte indizio in pi, se si potesse tradurre con io, Populonia, <incido> o qualcosa di simile.

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