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GUERRA DI CRIMEA

La guerra di Crimea fu combattuta tra il 1853 e il 1856, che vide contrapposta la Russia a una coalizione di stati
formata da Gran Bretagna, Francia, Impero Ottomano e Regno di Sardegna. Motivo scatenante della guerra fu il
controllo della penisola Balcanica, del Mediterraneo orientale e del Mar Nero.

Le origini del conflitto vanno individuate nel grande


rivolgimento geopolitico innescato dalla crisi
dell’impero turco, dalle iniziative espansionistiche
della Russia, volte a conseguire un accesso al
Mediterraneo, e dalle aspirazioni di Francia e Gran
Bretagna a esercitare l’egemonia navale e terrestre
nell’area nordafricana, mediterranea e
mediorientale.

La Russia aveva tratto vantaggio dalla debolezza


politica e militare dell’impero ottomano insediandosi
nel Mar Nero ed esercitando la propria influenza su
tutta l’area balcanica. Francia e Gran Bretagna,
allarmate dall’espansione russa che consideravano
una minaccia ai propri interessi nel Medio Oriente e
alla supremazia conquistata sui mari, assunsero una
linea offensiva contro lo zar. Anche l’Austria
cominciò a temere l’avanzata russa, che avrebbe
potuto scontrarsi con le sue ambizioni nei Balcani.

Nel settembre del 1852 il sultano di Costantinopoli,


incoraggiato dall’appoggio anglo-francese, si pronunciò a favore dei cattolici e al contempo si oppose alla richiesta dello zar Nicola
I di esercitare il protettorato sui principati di Moldavia e Valacchia. La Russia reagì invadendo i due principati danubiani. In
risposta all’invasione una squadra navale anglo-francese occupò la baia di Besika, segnale questo che convinse la Turchia a entrare
in guerra.

La distruzione della flotta turca nel Mar Nero fu compensata dalla vittoria ottomana nella battaglia terrestre di Oltenita,
ma lo scontro assunse una dimensione internazionale quando Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra alla Russia.
L’Austria in un primo tempo intervenne separatamente, prima con l’appoggio diplomatico prussiano, poi con il consenso
turco all’occupazione dei principati e infine stringendo alleanza con inglesi e francesi. Le truppe inviate in Crimea da
questi due stati si diressero verso la fortezza russa di Sebastopoli, cingendola d’assedio, e nelle battaglie di Balaklava e
Inkermann costrinsero l’avversario alla difensiva.

Nel gennaio del 1855 il fronte degli


alleati si estese con l’ingresso in
guerra del Regno di Sardegna. Le
truppe piemontesi, comandate dal
generale La Marmora, si distinsero
nella battaglia della Cernaia, a cui
seguì la caduta di Sebastopoli. A
quel punto lo zar Alessandro II,
appena salito al trono, accettò di
intavolare trattative di pace,
concluse dal trattato di Parigi
(1856): la Russia dovette cedere le
foci del Danubio e una piccola parte
della Bessarabia; i principati
danubiani furono posti sotto il
protettorato delle grandi potenze,
che a loro volta si impegnarono di
rispettare l’indipendenza e
l’integrità territoriale della Turchia.
Nel corso delle trattative di pace,
Cavour, primo ministro del Regno di
Sardegna, sollevò con forza la questione italiana con un intervento
apertamente antiaustriaco che ebbe grande risonanza in Europa.