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Campi elettromagnetici INTRODUZIONE SU AMBIENTE ED OEM Lambiente in cui viviamo immerso in un mare di Onde elettromagnetiche (OEM), in particolare quelle

e di origine termica, e quelle luminose. Se restringiamo il campo alle OEM non ionizzanti, al di sotto dei 300 GHz, quelle in studio, vediamo che la situazione diversa. Dobbiamo innanzitutto distinguere due epoche: quella prima dellutilizzo della corrente elettrica e delle telecomunicazioni via radio, e quella successiva. Infatti nella prima il CEM ere estremamente ridotto, riducendosi a quello di fondo della terra, alle correnti spontanee terrestri a bassa frequenza, a quello proveniente dallo spazio, a quello proveniente dal sole, con le sue grandi variazioni connesse ad i suoi cicli di attivit e ad aumenti specie durante le tempeste solari, a quello generato dai corpi degli esseri viventi, oltre a casi sporadici come quelli generati dai fulmini durante i temporali. Anche il contatto delluomo con lelettricit ed il magnetismo era estremamente ridotto, limitandosi a poche esperienze di elettrizzazione per strofinio, e di osservazioni di calamite naturali, oltre casi sporadici, come il contatto con animali (pesci) generatori di elettricit ed in particolare con losservazione dei fulmini. Soltanto nel 1700 gli scienziati cominciarono a capire che questi fenomeni erano dovuti a due grandi sistemi di forze e fenomeni, ancora sconosciuti, lelettricit ed il magnetismo, e cominciarono a sperimentare e comprenderne le prime leggi, e solo verso la fine dellottocento si cominci a spiegarne lessenza insieme alla comprensione della struttura atomica della materia. E solo da meno di un secolo che luomo comune ha cominciato a conoscere lesistenza di queste nuove forze e ad utilizzarle. Comunque lelettricit ed il magnetismo erano sempre presenti governando la fisica delle particelle e rendendo possibile il mondo in cui viviamo. In seguito luomo ha prodotto campi elettromagnetici artificiali che ci hanno immerso quotidianamente in campi elettromagnetici molto pi forti di quelli naturali. In particolare ci dovuto allutilizzo della corrente (alternata) come fonte di energia, ed allutilizzo delle OEM per le telecomunicazioni, a cui bisogna aggiungere lutilizzo di OEM per processi industriali (riscaldamento), che per restano confinate negli stabilimenti di utilizzo e che riguardano in pratica i soli lavoratori, con una forse unica eccezione: il forno a microonde che abbiamo nelle nostre case. Daltra parte per ci che riguarda frequenze superiori alle industriali, in genere noi, le persone comuni, non siamo direttamente produttori di OEM in quantit rilevante (teniamo comunque presente che una radio, un televisore, un computer generano OEM anche se in quantit ridotte, e che possibile comunque schermare), a meno che non siamo radioamatori o possediamo una barca con radio a bordo, o in pochi altri casi; ma da poco sorta una eccezione: il telefonino. Ormai ognuno di noi porta con s, con esso, e spesso a stretto contatto, un generatore di OEM di discreta potenza e comunque non schermabile.

1 - ONDE ELETTROMAGNETICHE Per onde elettromagnetiche (EM) si intendono le variazioni del campo elettrico e magnetico viaggianti nello spazio sotto forma di propagazione ondosa e con velocit definita. Lo spettro delle radiazioni elettromagnetiche molto ampio e va dalle frequenze estremamente basse (ELF, 30-300 Hz) ai raggi X (frequenza superiore a 10 18 Hz), passando per le radiofrequenze (RF, 103-108 Hz), le microonde (MO 1010 Hz) e lo spettro dallinfrarosso (IR) allultravioletto (UV). Coprono quindi tutte le frequenze dal limite 0 ai raggi gamma. Da un punto di vista degli effetti sulla materia, e quindi sul corpo umano, si dividono in IR (Ionizing Radiation) e NIR (Non Ionizing Radiation). Le Radiazioni ionizzanti, molto pericolose per lessere umano, sono soggette ad apposita legislazione. E entrato nelluso comune nello studio degli effetti dei Campi Elettromagnetici, definire NIR le radiazioni elettromagnetiche fino allinfrarosso. Spettro delle radiazioni elettromagnetiche Frequenza Inferiore Hz 0 3*1011 3*1014 3*1015 3*1016 3*1020 Denominazione Frequenza Superiore Hz 3*1011 3*1014 3*1015 3*1016 3*1019 3*1023

NIR Infrarosso Visibile Ultravioletto Raggi X Raggi gamma

1.1 Radiazioni non ionizzanti e loro suddivisione Le radiazioni non ionizzanti NIR si possono dividere in tre categorie: Categorie delle NIR Frequenza inferiore <30 Hz 10-100 kHz 300 MHz Denominazione Correnti industriali e telefonia Radiofrequenza (RF) Microonde Frequenza superiore 3 kHz 300 MHz 300 GHz

Il limite inferiore delle RF non univocamente definito e viene in genere considerato fra i 10 ed i 100 kHz. Vengono anche definite, nel campo della protezione, Basse, Medie ed Alte frequenze. La classificazione delle NIR la seguente Suddivisione delle NIR

Frequenza inferiore 0 300 Hz 3 kHz 30 kHz 300 kHz 3 MHz

Denominazione Banda ELF = Extremely Lov Frequency ULF = Ultra Low Frequency VLF = Very Low Frequency LF = Low Frequency MF = Medium Frequency HF = High Frequency

Frequenza superiore 300 Hz 3 kHz 30 kHz 300 kHz 3 MHz 30 MHz

30 MHz 300 MHz 3 GHz 30 GHz

VHF = Very High Frequency UHF = Ultra High Frequency SHF = Super High Frequency EHF = Extremely High Frequency

300 MHz 3 GHz 30 GHz 300 GHz

1.2 - Elementi di Fisica In condizioni statiche, ossia costanti nel tempo, un campo elettrico generato da una distribuzione di cariche, ed la regione di spazio nella quale si esercitano forze su altri oggetti carichi; esso rappresentato da un vettore che, per ogni punto dello spazio, indica direzione, intensit e verso della forza che agisce su una carica puntiforme unitaria posta in quel punto. La relazione fra campo elettrico e carica stabilita da alcuni principi fondamentali, prima fra tutte la legge di Coulomb che determina la forza F che si genera fra due cariche Q1 e Q2 ad una distanza r fra loro. F = k0 * Q1Q2/r2 Poich il campo elettrico in grado di esercitare una forza sulle cariche elettriche, esso genera correnti elettriche nei materiali conduttori secondo la legge di Ohm: J = sE, dove s la conducibilit elettrica del materiale considerato e J la densit di corrente elettrica, ossia la quantit di carica che passa, nellunit di tempo, attraverso lunit di superficie. Infine, il principio di conservazione della carica elettrica lega tra loro E, lintensit di corrente i e la carica Q. Gli esperimenti e la teoria hanno mostrato altri fatti estremamente importanti: - Intorno ad un oggetto percorso da corrente si crea un campo magnetico - Un campo magnetico variabile nel tempo in grado di spostare cariche elettriche, inducendo correnti nei conduttori: induzione elettromagnetica.

- Da qui discende che una corrente variabile nel tempo produce un campo magnetico variabile nel tempo, e quindi una corrente variabile nel tempo in un secondo conduttore.

CORRENTI INDUSTRIALI E TELEFONIA 2.1 - Caratteristiche. Vengono di solito designate semplicemente come correnti in quanto vengono trasportate lungo conduttori, hanno bassa frequenza ed irraggiano solo una piccola parte della loro energia. Anche esse ovviamente producono un Campo Elettromagnetico. Considereremo solo le correnti industriali per il trasporto dell'energia elettrica in quanto le altre in genere non producono campi elevati. 2.2 - Produzione, trasformazione, trasporto ed utilizzo delle correnti industriali. - Le sorgenti di campi elettromagnetici a basse frequenze sono essenzialmente elettrodotti ed elettrodomestici. - L'utilizzo della corrente elettrica come fonte di energia porta all'introduzione nel nostro ambiente di sorgenti di campi elettromagnetici, a volte anche molto forti. - Le fonti di tali campi sono distribuite dappertutto, anche nelle nostre case. - Le principali fonti comunque possono considerarsi i siti di produzione dell'energia ove sono presenti in particolare i forti campi magnetici prodotti dai generatori; i siti di utilizzo industriale, specie ove si usano grandi motori e campi magnetici; ma anche le stazioni di trasformazione e lo stesso trasporto di energia specie ad alta tensione. In particolare per queste ultime la legislazione prevede, come si specificher meglio in seguito, una distanza minima da luoghi abitati.

- Per il trasporto dell'energia su grandi distanze bisogna tener conto delle perdite che si hanno lungo i conduttori, e della grandezza dei conduttori stessi. Tali valori non possono essere eccessivi per un uso conveniente della corrente. Tenendo presente che l'energia dissipata lungo il conduttore W=V*I W=R*I2 e che R=2*l/A (=resistenza specifica, l=lunghezza, A=sezione) si vede come essa aumenti con il quadrato della corrente e diminuisca con l'aumentare della sezione dei conduttori. E' quindi conveniente trasportare l'energia elettrica a valori elevati di tensione. In pratica la tensione per l'utilizzo non pu essere troppo elevata per motivi pratici e di sicurezza, per cui conveniente produrre ed utilizzare la cor rente con tensioni relativamente basse, e trasportarle a tensioni alte mediante opportuni apparecchi di trasformazione. Il sistema pi pratico, semplice ed economico per la trasformazione della corrente l'utilizzo di trasformatori statici per correnti alternate.Inoltre pi semplice produrre corrente alternata.La corrente continua prodotta da dinamo conterrebbe un gran numero di armoniche che porterebbero a complicazioni specie sui sistemi di isolamento a meno di non utilizzare sistemi di filtraggio.Si pu inoltre dimostrare che una corrente trifase ha minori perdite rispetto sia alla continua che alla monofase, che alla bifase, e che inoltre atto ad eliminare le terze armoniche con i vantaggi sopra descritti.Tali ed altre considerazioni hanno portato alla scelta di utilizzare industrialmente correnti alternate trifasi con sfasamento di 120 a frequenza di 50 Hz (negli USA a 60 Hz) con linee trifilari, ad alta tensione.L'energia viene in genere prodotta da alternatori trifase a 10 KV, trasportata con linee trifase ad alta tensione limitata, per fattori tecnologici, a 360 KV, anche se cominciano a comparire linee a tensione pi elevata, in particolare a 500 KV. Per l'utilizzo l'alta tensione (AT) viene ridotta a tensione intermedia (MT) di circa 10-20 KV e poi distribuita come tale, industrie ecc. ove viene in genere trasformata dall'utente, o poi trasformata in bassa tensione (BT) a 220 - 380 V e distribuita agli altri utenti. Esposizione domestica Ciascuno di noi, anche allinterno delle proprie case, soggetto ad un campo magnetico di 50 Hz dovuto sia a sorgenti interne (elettrodomestici) che esterne (linee elettriche, elettrodomestici presenti negli appartamenti vicini) le quali costituiscono il fondo ambientale. Il campo magnetico negli ambienti abitativi presenta una notevole variabilit temporale, allinterno della quale per possibile riscontrare una certa ciclicit giorno/notte. I valori sono comunque abbondantemente inferiori sia ai limiti di sicurezza raccomandati dalle normative, sia alla soglia di attenzione epidemiologica. Da notare che il campo elettrico fortemente dipendente dalla distanza dalla sorgente. Ad esempio: Induzione magnetica vicino e a 30 cm da alcuni elettrodomestici. Fonte Apriscatole Asciugacapelli Aspirapolvere Coperta elettrica Ferro da stiro Forno elettrico Frullatore HiFi Lampada 325 W Lampada alogena Lampada a incandescenza Caffettiera elettrica Monitor computer Radiosveglia Rasoio elettrico Saldatore Sega elettrica Trapano TV color Ventilatore Induzione magnetica T vicino 30 cm 2000 16 2500 7 800 20 30 30 0.4 1000 20 700 10 5 5 2500 12 12 400 4 2.5 0.15 0.25 0.25 5 5 1500 9 800 20 1000 25 800 16 500 4 180 40

3 - RADIOFREQUENZE E MICROONDE. 3.1 Campo elettromagnetico. Riepilogando abbiamo visto prima di tutto che una carica elettrica genera nello spazio un campo elettrico, analogamente un magnete genera un campo magnetico. Abbiamo inoltre visto che cariche elettriche in movimento generano un campo magnetico, e che un campo magnetico variabile crea un campo elettrico. RELAZIONI FRA CARICHE E CAMPI MAGNETICI ED ELETTRICI Sorgente Carica elettrico Magnete Cariche E. in movimento Campo M. variabile Campo E. variabile Prodotto Campo elettrico Campo magnetico Campo magnetico Campo elettrico Campo magnetico

Maxwell scopr che anche un campo elettrico variabile crea un campo magnetico, si comporta quindi come se nello spazio ove presente il campo vi fosse una corrente circolante: la corrente di spostamento. Quindi fra i due campi vi una simmetria, per cui il variare del flusso di uno genera linee di forza dellaltro. In entrambi i casi esse sono chiuse e perpendicolari a quelle dellaltro.I due campi non si possono quindi pi considerare separatamente, ma sono legati luno allaltro. Costituiscono una unica unit: il campo elettromagnetico. Il momento in cui una sorgente comincia a funzionare, comincia ad emettere un campo elettromagnetico che comincia a viaggiare con velocit dipendente dal mezzo, se la sorgente viene spenta, il campo generato continuer a viaggiare allontanandosi dalla sorgente, per cui si pu affermare che esso ha una esistenza autonoma indipendente dalla sorgente, quindi possiamo parlare di una unit indipendente, l onda elettromagnetica.Riepilogando le O.E. sono caratterizzate da campi elettrici e magnetici, perpendicolari fra loro ed alla direzione di propagazione, viaggianti con velocit v dipendente dal mezzo di propagazione, e con un rapporto fra frequenza f e lunghezza donda dipendente dalla velocit v: f = v / . La velocit nel vuoto viene denominata c ed uguale a 3 x 10 8 m/s. Come tutte le onde subiscono i fenomeni di riflessione, rifrazione, diffrazione, interferenza.

Fenomeni caratteristici delle onde Riflessione Rifrazione Diffrazione Interferenza f=1/T f=v/ c = 3 x 108 m/s

I campi elettromagnetici irraggiano maggiormente nello spazio allaumentare della frequenza. Le Onde Elettromagnetiche con frequenza, come visto, che vanno da circa 100 kHz a 300 GHz vengono denominate Radiofrequenze (RF) e Microonde (MW). Sorgenti. - La radiazione RF e MW presente naturalmente sulla terra come radiazione di fondo naturale dovuta all'emissione di OEM da parte del Sole, delle galassie, e della terra stessa. Inoltre ogni oggetto a temperatura superiore allo zero assoluto emette radiazioni in tale campo di frequenza. In particolare anche il corpo umano emette energia in questo campo di frequenze con un energia paragonabile a quella del fondo terrestre. L'entit del fondo terrestre (USA) di circa 50 W/m2, molto minore di quella prodotta da sorgenti artificiali (10 mW/m2).

PRINCIPALI SORGENTI DI RADIAZIONI RF ED MW Origine Valore Naturale Denominazione Fondo naturale Sorgente Sole Galassie Spazio Terra Tutti i corpi Esseri viventi Forni Meccanismo Reazioni nucleari - Interazioni corpi carichi e C.M. Interazioni corpi carichi e C.M. Ionosfera - Fulmini Agitazione termica Bioelettrico Perdite dielettriche (Maxwell) Induzione magnetica (Foucault) Microonde assorbimento Circuiti elettronici Magnetron ecc.

Artificiale

Termico Biologico Riscaldamento

Telecomunicazione

Medico

Trasmettitori (Telef.cellulare) Radar Elettromedicali RMN

Circuiti elettronici Magnetron ecc. Circuiti elettronici + C.M.

L'entit del fondo terrestre (USA) di circa 50 W/m2, quella prodotta da sorgenti artificiali di circa 10 mW/m2 . Le principali sorgenti artificiali si possono dividere, da un punto di vista dellirraggiamento, in apparecchiature chiuse, in cui il CEM generato viene contenuto in una zona definita di spazio, ed in apparecchiature aperte in cui il CEM viene irraggiato nello spazio circostante. Le due maggiori categorie di utilizzo, nei due diversi sistemi, sono: apparecchiature per il riscaldamento, apparecchiature per le radiotelecomunicazioni. Da ricordare inoltre le applicazioni ad uso medico che includono quelle di fisioterapia per il riscaldamento profondo, che utilizzano apparecchiature a radiofrequenza (Marconiterapia) e a microonda (Radarterapia), e quelle per l'ipertermia con apparecchiature che utilizzano apparecchiature RF. Infine da ricordare l'uso di RF combinata con forti campi magnetici (0.2-2 Tesla) a scopo diagnostico nella Risonanza Magnetica Nucleare. 3.3 - Apparecchiature per il riscaldamento Si constatato che spesso conveniente l'uso di OEM per il riscaldamento di materiali ed oggetti per gli usi pi disparati, dall'industria, alla cucina, al corpo umano stesso per ragioni mediche. Una delle caratteristiche principali di questo tipo di riscaldamento che il calore viene prodotto per azione diretta delle OEM in tutte le zone dell'og getto o sostanza sottoposta a riscaldamento, per cui si pu produrre riscaldamento in modo molto rapido ed uniforme. Esistono tre modalit di utilizzo delle OEM per il riscaldamento: - Perdite dielettriche, in cui il riscaldamento prodotto per la generazione di correnti elettriche (corrente di spostamento o correnti dielettriche di Maxwell- di tipo elastico) nel dielettrico, ed quindi utile per materiali non conduttori ma appunto dielettrici. - Induzione magnetica, in cui il riscaldamento prodotto da correnti generate per induzione in materiali conduttori: correnti "parassite" di Foucault (dovute alla legge di Lenz). - Microonde, in cui il riscaldamento si ha per assorbimento diretto delle microonde da parte del materiale. ESEMPIO DI APPLICAZIONI INDUSTRIALI

Modalit Perdite dielettriche

Frequenze 3-50 MHz

Potenza 5-200 kW

Induzione magnetica Microonde

80 kHz-5 MHz 0.3-3 GHz

1-500 KW 5-100 kW

Industria Legno Plastica Tessile Siderurgica Elettronica Carta Chimica Alimentare

Uso Incollaggio piegatura - laminazione Saldatura preriscaldamento - stampaggio Riscaldamento - essiccamento Ricottura - riscaldamento per stampaggio saldatura - indurimento tempera - fusione Produzione fibre ottiche, riscaldamento sotto vuoto Essiccamento cellulosa Essiccamento laminati e fili dopo rivestimento Sterilizzazione cereali ecc. Cottura cibi

Da ricordare in particolare i forni a microonde ad uso domestico con frequenza di 0.3-3 GHz e potenze di 0.3-1.2 kW. Tutti questi sistemi in genere vengono usati in contenitori con schermature che contengono l'emissione di NIR nell'ambiente circostante, per cui vengono classificati come sistemi chiusi. In un forno a microonde di uso domestico la radiazione circostante mantenuta al disotto di 1.5 W/m 2 a 30 cm, che si riduce a 0.15 W/m 2 alla distanza di un metro. Apparecchiature per le radiotelecomunicazioni. Ovviamente tali apparecchiature irradiano OEM nello spazio libero, per cui sono classificati come sistemi aperti. Ricordare che le radiocomunicazioni sulla terra possono essere a vista, o, specie per onde lunghe, medie e corte, a lunga distanza a causa della riflessione della ionosfera. E' inutile soffermarsi sul loro scopo ed utilizzo. Sono progettati per trasformare quanta pi energia possibile in OEM. Si possono distinguere in due grandi categorie, importanti da un punto di vista protezionistico, quelle progettate per collegamenti direttivi: ponti radio, radar, ecc., ove l'energia viene concentrata in una sola direzione, minimizzando quella dispersa in altre direzioni, per cui da un punto di vista protezionistico le zone di influenza dovrebbero essere pi localizzate, e quelle omnidirettive, come radio, TV ecc. ove le zone interessate all'esposizione sono maggiori. Come gi detto le onde elettromagnetiche sono onde trasversali in cui il vettore Campo Elettrico (E), il vettore Campo Magnetico (B) e la direzione di propagazione dell'onda sono fra loro perpendicolari. La velocit di propagazione nel vuoto (c) costante ed indipendente sia dalla frequenza che dall'ampiezza dell'onda: c=3 x 10 8 m/sec. Nel Sistema Internazionale E si misura in Volt/metro (V/m) e B in Tesla (T). 3.5 - Telefonia Cellulare I telefoni cellulari sono ormai divenuti un mezzo di comunicazione estremamente diffuso. Si considera infatti che in Europa nel 2001 il numero di cellulari ammontava ad oltre 140 milioni di cui 30 solo in Italia.

Attualmente la telefonia mobile utilizza due bande di frequenze centrate a circa 900 e 1800 MHz. Quando componiamo un numero dal nostro cellulare questo viene messo in comunicazione con la stazione radiobase pi vicina su uno dei canali radio disponibili. La stazione radiobase a sua volta collegata ad un ufficio di commutazione per la telefonia mobile che si occupa di trovare il destinatario della chiamata e di mantenere attivo il collegamento. Poich il numero di canali che possibile ricavare dalla banda di frequenze di cui si dispone finito, necessario un sistema che permetta il riutilizzo delle frequenze se si vuole far fronte ad un'utenza sempre pi elevata. Questo problema stato risolto suddividendo il territorio in aree geografiche di dimensioni limitate chiamate celle (da cui il nome cellulari). All'interno di ogni cella il traffico telefonico regolato da una stazione radiobase in grado di gestire contemporaneamente un numero massimo di cellulari. Per semplicit possiamo immaginare una cella come una porzione di territorio di forma esagonale circondata da altre sei celle identiche. Ovviamente al fine di evitare interferenze, celle adiacenti non possono utilizzare le stesse frequenze. Tuttavia, assegnando ad ogni cella un settimo (oppure una certa frazione dei canali disponibili) e calibrando la potenza delle onde radio in modo da limitarne la propagazione al di fuori della cella stessa, si rende possibile il riutilizzo delle stesse frequenze in celle non adiacenti. In realt la forma e le dimensioni di una cella sono piuttosto irregolari e dipendono dalla struttura orografica del territorio, dall'eventuale presenza di ostacoli fisici, dalla potenza dell'antenna stessa e dall'utenza che occorre gestire in quella zona. Rilievi montuosi, edifici o zone ricche di vegetazione possono influenzare la trasmissione delle onde radio. Nelle zone scarsamente popolate le celle hanno un diametro di qualche chilometro mentre in ambito urbano le dimensioni sono generalmente cos ridotte che si parla di microcelle (diametro di qualche centinaio di metri). Per quanto riguarda i cellulari occorre ricordare che la potenza di emissione ormai piuttosto ridotta come conseguenza delle sempre pi modeste dimensioni delle celle. Al fine di aumentare al massimo l'autonomia delle batterie, vengono inoltre adottati diversi accorgimenti per cui possiamo affermare che solo raramente un cellulare utilizza tutta la potenza di emissione di cui dispone. I sistemi di telefonia mobile sono infatti dotati di un meccanismo automatico di regolazione della potenza trasmessa detto Power Control che consente di utilizzare il livello minimo di potenza necessario a garantire una ricezione di buona qualit. Inoltre, quando l'utente non in conversazione, la stazione radiobase mantiene il collegamento con il terminale sfruttando una tecnica detta di trasmissione discontinua che consente di utilizzare un segnale di fondo di intensit modesta. EFFETTI BIOLOGICI DELLE OEM - EFFETTI SULLA MATERIA VIVENTE 4.1 - Energia associata al campo Bisogna distinguere lenergia associata al campo in due tipi: quella quantistica associata ad ogni singola interazione con la materia, funzione della frequenza, e quella trasportata nel suo insieme dal campo. Lenergia quantistica associata ai campi elettromagnetici nellintervallo di frequenza considerato, tuttavia estremamente basso per ci che riguarda le interazioni con la materia. Infatti, ad esempio, l'energia associata al CM a 300 GHz di circa 1.2 meV (1.2*10 -3 eV) contro l'energia termica che a 30 C di 26 meV, e quella necessaria per rompere il pi debole legame idrogeno che di 80 meV. L'energia associata ad una OEM che viaggia nello spazio , come per tutti i fenomeni ondulatori, proporzionale al quadrato dell'ampiezza del vettore che lo rappresenta, in questo caso del vettore E e del vettore B. Pi precisamente si ha che l'energia per unit di volume nel vuoto : u=1/2 0E2 + 1/2 B2 /0 dove 0 e 0 sono rispettivamente la costante dielettrica e la permeabilit magnetica del vuoto. La quantit di energia trasportata nell'unit di tempo data dal vettore di Poynting (S) il cui modulo dato da: S=E*B/(0 Ricordando che E/B=c si ha anche che S=E2/(c*(0) che rappresenta quindi il flusso di energia per unit di superficie nell'unit di tempo, cio la densit di potenza, e che misura anche il livello di esposizione a cui sottoposto un sistema biologico. Viene misurato in W/m2. Da questa formula si capisce perch i sistemi di misura in genere misurino l'intensit del campo elettrico che in genere pi semplice da misurare. L'andamento delle energie connesse con il campo dipende fra l'altro, in termini di lunghezze d'onda (), dalla distanza dalla sorgente (R) e dalle sue dimensioni (D). La regione di spazio ove si verifica contemporaneamente che: R e R D2/ si chiama "zona di campo lontano" o "zona di Fraunhofer". Lo spazio interno ad essa detto "zona di campo vicino" o "zona di Fresnel". L'andamento del campo nella zona di Fresnel dipende da molteplici fattori fra cui l'orientamento rispetto al radiatore, e da fenomeni di interferenze costruttive e distruttive da parte dei vari contributi alla formazione dell'onda stessa dati dalle varie parti del radiatore. Nella zona di campo lontano, zona di Fraunhofer, invece le sorgenti possono essere considerate puntiformi ed applicare le usuali leggi del CEM. 4.2 - Assorbimento da parte di un sistema biologico. Ricordiamo che le radiazioni non ionizzanti costituiscono un vasto spettro di frequenze con energia, associata alla lunghezza donda, non sufficiente ad ionizzare la materia, per cui il loro effetto comporta fenomeni che potremmo dire di eccitazione. Linterazione si ha con uno scambio di energia che comporta variazioni sia della posizione relativa che della cinetica delle cariche elettriche esistenti nella materia, in particolare con oscillazioni di cariche, rotazioni di molecole polari, variazioni di configurazioni di cariche. Ricordiamo inoltre che quando un elettrone o un sistema di elettroni assorbono unonda elettromagnetica ricevono anche un impulso avente la direzione ed il verso di propagazione dellonda. La prima fase di tale interazione prende il nome di meccanismo di accoppiamento ed la fase in cui nei tessuti sono indotte cariche e correnti elettriche. Dipende essenzialmente dalle caratteristiche dielettriche del tessuto e dalla frequenza del campo. Dipende essenzialmente dal campo elettrico perch le caratteristiche magnetiche dei tessuti non sono significative. Occorre distinguere due casi: il meccanismo di accoppiamento a bassa e ad alta frequenza. Per i campi a bassa frequenza (fino ad alcune centinaia di KHz) il tessuto biologico si comporta come un buon conduttore, inoltre a causa delle piccole dimensioni del corpo esposto rispetto alla lunghezza donda, si pu considerare il campo inducente uguale, in un dato istante, in tutta la zona occupata dal corpo. Si pu quindi applicare quella che chiamata approssimazione quasistatica. Il principale risultato dellinduzione identificabile nella densit di corrente indotta. Inoltre sulla superficie corporea viene indotta una distribuzione di carica la cui variazione nel tempo crea delle correnti che attraversano il corpo fino a scaricarsi a terra. Tali correnti sono la principale conseguenza dellesposizione e la loro intensit funzione del campo incidente mediante un fattore di proporzionalit il cui valore dipende dalle caratteristiche elettriche del tessuto coinvolto. Laccoppiamento al campo elettrico scollegato da quello al campo magnetico, che abbiamo detto essere trascurabile, e il problema pu dunque essere risolto in maniera indipendente. Spesso, bench poco rigorosamente, si considerano rispettati questi vincoli fino a qualche MHz. Per le frequenze maggiori le dimensioni del corpo risultano superiori alla lunghezza donda del campo. Quindi una parte della radiazione incidente viene riflessa, ed una parte lo penetra cedendo energia e attenuandosi quindi allaumentare della profondit di penetrazione. Gli effetti che si manifestano sono quindi correnti indotte allinterno del corpo, e, per campi molto elevati, riscaldamento dei tessuti interni. In definitiva la quantit di energia assorbita da un sistema biologico dipende, come in genere per tutti i corpi, da vari fattori: - Caratteristiche del campo incidente come intensit, frequenza, polarizzazione, ma anche se si nella zona di Fresnel o nella zona di Fraunhofer, ma anche caratteristiche che potremmo definire locali come riflessioni ed interferenze dovute all'ambiente ed agli oggetti presenti nelle vicinanze. - Caratteristiche del Sistema Biologico esposto come dimensioni, geometria, distribuzione e spessore dei vari tessuti e loro caratteristiche dielettriche.

In particolare, a parit di altre condizioni, dipende dalla frequenza dell'onda incidente, infatti ogni corpo o parte di corpo, anche in dipendenza della propria forma e dimensione, pu essere pi o meno "trasparente" ad alcuni campi di frequenza, ma di pi, in un sistema biologico complesso anche i vari tessuti assorbono in modo diverso le varie frequenze. A questo scopo viene introdotta una nuova unit di misura: il SAR (Specific Absorption Rate) (Rateo di assorbimento specifico) dato da: SAR = W/V = E2/ dove e sono rispettivamente le conducibilit e le densit del tessuto biologico. Esprime la potenza assorbita per unit di massa e si misura in W/kg. Ovviamente il valore dipende dai tessuti o dall'organismo considerato. Lo studio dei SAR viene effettuato con varie metodologie, sia di calcolo, che con misure dirette, ma in particolare avvalendosi di modelli e simulazioni. Se ci si riferisce all'intero corpo umano allora si ha il WBSAR (Whole Body SAR) (SAR del corpo intero) Quindi in genere con il WBSAR si ha la quantit di energia rilasciata da un'onda incidente ad un intero corpo, e quindi, poich si trasforma generalmente in calore, il calore trasferito. Con il SAR medio si ha il calore trasferito in media ad una parte del corpo, mentre il SAR specifico di volumi o di organi ci da la possibilit di valutare la potenza dissipata in parte del corpo o in un organo. Il SAR medio ci d possibilit di calcolare la quantit di calore rilasciata al corpo e quindi, se si potesse tener conto anche delle caratteristiche di conduzione termica dell'organismo, e del sistema di termoregolazione, caratteristiche che possono solo essere ipotizzate, si potrebbe conoscere la velocit di variazione delle temperature del corpo, o in altre parole la sollecitazione termica. Lo studio della distribuzione dei SAR specifici dei vari tessuti e dei vari organi ci ha permesso di vedere come si abbiano particolari concentrazioni di assorbimento di potenza in particolari zone ed organi (Hot Spots), che sono quindi da considerare particolarmente critici per l'esposizione a CEM. Come gi detto uno dei fattori pi importanti che entrano in gioco nella determinazione del SAR la frequenza dell'onda incidente, ci anche per motivi di risonanza del corpo (che pu fungere come una sorta di antenna per cui si hanno picchi a determinate frequenze). Ad esempio per il WBSAR, quindi per tutto il corpo, si ha un picco di assorbimento, per un uomo di 1.75 m di altezza e 70 kg di peso, si ha un picco del WBSAR intorno ai 70 MHz. Per la testa si ha un picco di assorbimento intorno ai 375 MHz. 4.3 - Effetti biologici I meccanismi con cui le OEM interagiscono sul corpo umano sono molteplici, e non ancora ben conosciuti. Si pu ipotizzare che la interazione con la materia vivente possa comportare alterazioni della struttura fine sia delle cellule che degli organi. Il meccanismo di interazione deve essere studiato a tre livelli: macroscopico che affronta le problematiche connesse all'esposizione a radiazioni NIR di tutto l'organismo, intermedio che si occupa delle interazioni a livello tissutale e di organo, e quello microscopico che si occupa dei meccanismi di interazione a livello molecolare, sovramolecolare e cellulare. Ad esempio a livello molecolare ricordiamo due modelli che sono stati ipotizzati per spiegare un eventuale meccanismo di interazione: - Interazioni del CEM con gli ioni Calcio che attraversano la membrana cellulare e che sono sottoposti alla forza di Lorentz, e che hanno particolari finestre di assorbimento. - Effetti quantistici su particolari siti della membrana cellulare a causa di effetti Zeeman (In un forte campo magnetico le righe dello spettro ottico vengono alterate e suddivise e con particolari polarizzazioni. Ci dovuto a modificazioni dello spin degli elettroni.) e Stark (lo stesso in un forte campo elettrico). Gli effetti con i sistemi biologici vengono suddivisi, anche se non vi accordo in merito, in due grandi classi: effetti termici ed effetti non termici. Per gli effetti termici si soliti considerare: - caratterizzazione delle propriet dispersive macroscopiche dei mezzi biologici - approccio elettrodinamico classico del problema - modelli per la valutazione del SAR. E necessario che lenergia associata al SAR non dia luogo ad aumento della temperatura sistemica o locale tale che il sistema di termoregolazione del corpo non possa regolarla e contenerla entro un massimo di aumento di 1C. Per gli effetti non termici bisogna in particolare avere presente: - processi a livello cellulare - processi di trasporto attraverso le membrane cellulari. INDAGINI EPIDEMIOLOGICHE 5.1 - Metodologie e difficolt connesse. Le interazioni dei CEM con sistemi biologici si possono dividere, da un punto di vista di scala, come gi detto, in azioni sull'intero organismo, interazioni su singoli organi o sue strutture, interazioni a scala cellulare o molecolare. Quindi diverse sono le metodologie di approccio nel loro studio. Potremmo anche dividere lo studio in due grosse categorie: - Quella "di laboratorio", sperimentale diretta che si ha esponendo soggetti, in genere animali, organi o tessuti direttamente a CEM, spesso anche forti per studiarne le patologie e le alterazioni, sia come rapporti causa-effetto che come correlazione dose-effetto. - L'altra "ambientale" quella dello studio dell'esposizione cronica, che studia gli effetti su organismi, in genere umani, in relazione alla esposizione avuta nella loro vita, e che si avvale essenzialmente dello studio statistico, a volte anche su grandi numeri di individui. Sostanzialmente in pratica si ha anche che - A livello di organismo si ha in genere lo studio dei soggetti nel loro insieme, in particolare con lo studio statistico di patologie connesse. - A livello di organo si ha lo studio sempre statistico di patologie specifiche o di esposizioni di laboratorio. - A livello cellulare in genere prevalente lo studio di laboratorio. Una prima grande difficolt nello studio degli effetti dei CEM sull'uomo che i risultati ottenuti con lo studio di "laboratorio" difficil mente possono trasferirsi nella realt "ambientale", specialmente a causa dei livelli di esposizione che in laboratorio sono molto elevati, per cui difficile farne delle estrapolazioni ai livelli bassi cui siamo normalmente esposti, anche perch una estrapolazione di questo tipo presupporrebbe la non esistenza di un livello soglia [spiegare], o lipotesi di un livello soglia inferiore a quello della normale esposizione. Comunque quelli che in realt ci interessano pi direttamente sono i risultati che si hanno nello studio dell'esposizione a CEM durante la vita normale, quindi a livelli bassi o comunque fino a quelli che si possono avere nella realt lavorativa.

I meccanismi di azione delle NIR sono, come gi detto, divisi in "termici" e "non termici" o "atermici", intendendo con quest'ultimo termine una serie di fenomeni, in cui il meccanismo fondamentale non il semplice trasferimento di calore. Poich i campi NIR non hanno energia sufficiente per la ionizzazione e l'alte razione dei legami chimici, sono ritenuti in genere pi importanti quelli di tipo termico ottenuti dall'induzione di dipoli, oscillazioni di cariche, rotazioni di molecole polari. A parte alcune ipotesi gi riportate non si hanno certezze sui meccanismi non termici. Quindi ci interessano in particolare gli studi fatti sull'uomo esposto ai campi che normalmente incontra nella vita, quindi gli studi ambientali fondati su statistiche, statistiche che devono per forza estendersi per lunghi intervalli di tempo. Tali studi sono soggetti ad una serie di problemi cui bene accennare: - In essi gioca un ruolo fondamentale la valutazione delle dosi a cui stato esposto l'individuo, e ci appare molto difficile, in particolare per la stima dell'intensit dei campi cui stato esposto e per i tempi ad esse correlati. - Altro problema dato dall'azione di confondimento esercitata da altri fattori concomitanti anch'essi presenti nella vita nei soggetti, ad esempio radiazioni ionizzanti di fondo, pesticidi, benzene, solventi, fumo di sigaretta, e che possono avere una influenza paragonabile o maggiore di quella cercata o osservata, e che pu essere estremamente difficile eliminare. - Ulteriore fattore estremamente delicato quello dell'"arruolamento" nello studio, che spesso di per se stesso un fattore discriminante e che pu essere un fattore confondente in modo determinante quando si studiano fenomeni certamente non evidenti [esempio telefono]. Per ci che riguarda la valutazione dell'esposizione in genere nei vari studi stato preso in considerazione, per l'esposizione a CEM a frequenza industriale, la distanza delle abitazioni dei soggetti in studio, da linee elettriche, a cui si aggiungono a volte stime retrospettive di carico sulle linee per ottenere l'intensit dei campi associati, misure effettuate nelle abitazioni o al loro esterno, combinate in vari modi. Per le alte frequenze in genere ci si basati sul tipo di lavoro effettuato dai soggetti. ELETTRODOTTI Una delle problematiche pi studiate certamente quella concernente lesposizione a campi elettrici e magnetici per frequenze industriali, ovvero i campi dispersi nell'ambiente dalle linee di trasporto e di distribuzione dell'energia elettrica (elettrodotti), la cui frequenza (50 Hz in Europa, 60 Hz negli Stati Uniti) rientra nella cosiddetta banda ELF (30 - 300 Hz). Si sono quindi determinati dei livelli di campo elettrico e magnetico a 50 Hz prodotti al suolo da vari tipi di elettrodotti a 380 kV e 1500 ampere (semplice terna, doppia terna con fasi congruenti, doppia terna con fasi invertite) nell'ambiente e si visto il loro profilo laterale, ovvero i livelli di campo a partire dallasse della linea fino a circa 100 metri di distanza, con altezza minima dei conduttori dal suolo pari a 11,34; 7,78 e 1,85 metri. Le grandezze che determinano lintensit del campo magnetico circostante un elettrodotto sono principalmente: 1) distanza dalle sorgenti (conduttori); 2) intensit delle sorgenti (correnti di linea); 3) disposizione e distanza tra sorgenti (distanza mutua tra i conduttori di fase); 4) presenza di sorgenti compensatrici e 5) suddivisione delle sorgenti (terne multiple). I metodi di controllo del campo magnetico si basano principalmente sulla riduzione della distanza tra le fasi, sullinstallazione di circuiti addizionali (spire) nei quali circolano correnti di schermo, sullutilizzazione di circuiti in doppia terna a fasi incrociate e sullutilizzazione di linee in cavo. I valori di campo magnetico, pur al di sotto dei valori di legge imposti, sono notevolmente al di sopra della soglia di attenzione epidemiologica (SAE) che di 0,2 T. Infatti, solo distanze superiori a circa 80 m dal conduttore permettono di rilevare un valore cos basso di campo magnetico. E necessario notare inoltre che aumentare laltezza dei conduttori da terra permette di ridurre il livello massimo generato di campo magnetico ma non la distanza dallasse alla quale si raggiunge la SAE. E possibile ridurre questi valori di campo interrando gli elettrodotti. Questi vengono posti a circa 1,5-1,85 metri di profondit e sono composti da un conduttore cilindrico, una guaina isolante, una guaina conduttrice (la quale funge da schermante per i disturbi esterni, i quali sono pi acuti nel sottosuolo in quanto il terreno molto pi conduttore dellaria) e un rivestimento protettivo. I fili vengono posti a circa 20 cm luno dallaltro e possono assumere disposizione lineare (terna piana) o triangolare (trifoglio). I cavi interrati generano, a parit di corrente trasportata, un campo magnetico al livello del suolo molto pi intenso degli elettrodotti aerei (circa il doppio), per lintensit di campo magnetico si riduce molto pi rapidamente con la distanza (i circa 80 m diventano in questo caso circa 24). Tra i vantaggi sono valori di intensit di campo magnetico che decrescono molto pi rapidamente con la distanza, ma tra gli svantaggi sono da considerare i costi estremamente elevati, limpatto ambientale (scavi e riscaldamento del terreno) e i problemi di perdita di energia legati alla potenza reattiva (produzione, oltre ad una certa lunghezza del cavo, di una corrente capacitiva, dovuta allinterazione tra il cavo ed il terreno stesso, che si contrappone a quella di trasmissione). Altri metodi con i quali ridurre i valori di intensit di campo elettrico e magnetico possono essere quelli di usare linee compatte, dove i cavi vengono avvicinati tra di loro in quanto questi sono isolati con delle membrane isolanti. Queste portano ad una riduzione del campo magnetico ma, essendo pesanti, richiedono un infittimento dei sostegni degli elettrodotti stessi. Possono anche essere usati dei circuiti ausiliari di compensazione attiva o passiva, dove si installano dei circuiti ausiliari sotto le linee elettriche primarie interessate. Nel primo caso si introduce in questi circuiti della corrente elettrica, nel secondo caso questultima viene prodotta dal campo magnetico della linea primaria, facendo cos in modo che il livello di campo elettrico e magnetico totale risulti diminuito. 5.2 - Risultati e loro valutazione. Nello studio degli effetti dei CEM sull'uomo si sono ipotizzati o sono stati riportate in letteratura le patologie e le sintomatologie fra le pi varie. Nel campo degli effetti "atermici", e quindi anche con radiazioni molto deboli, si ipotizzano effetti specialmente su: - sistema nervoso - apparato cardiovascolare - sistema diencefalo-ipofisario Sono state anche descritte tre sindromi caratteristiche: - Sindrome astenica. Con astenia, modificazioni vascolari vagotoniche, modifiche dell'attivit alfa dell'EEG. - Sindrome astenico-vegetativa-vascolare. Sintomatologia neurovegetativa di tipo iperreattivo con ipertensione, iperreattivit vascolare periferica, iperidrosi, dermografismo - Sindrome diencefalica. alterazioni del SN simpatico con fenomeni di angiospasmi e crisi simpatico-adrenergiche, con alterazioni nell'EEG con scariche di onde delta e teta. Altri effetti ipotizzati sia per effetti termici che atermici sono: - Alterazioni dell'apparato visivo. Particolarmente a livello del cristallino che si ritiene particolarmente sensibile agli aumenti termici. - Alterazioni sulle gonadi. Particolarmente sensibili alla temperatura - Effetti sul SNC. Modificazioni indotte sulle membrane e sulle trasmissioni sinaptiche, specie per segnali opportunamente codificati - Effetti sul sistema neuroendocrino di vario tipo - Variazioni dei dati di laboratorio. Alterazioni sui neutrofili, linfociti, variazioni dei lipidi, istamina ecc. - Azione oncogena, teratogena e genotossica - Sintomatologia riferita. Vengono riferite sintomatologie le pi varie, con debolezza, facile stancabilit, depressione, disturbi del sonno, alterazioni della vista, tachicardia o bradicardia, diminuzione della libido, ecc. Da notare che in alcuni studi sono stati anche osservati effetti benefici, come per luso dei telefonini per cui stato notato sembra un effetto facilitante sui processi cognitivi e ad un accelerato tempo di risposta a stimoli semplici. I recenti studi di revisione critica fatta sui lavori statistici che sembravano dare fondamento a particolari effetti negativi dei CEM sull'uomo hanno in genere evidenziato difetti di impostazione o di esecuzione tali da inficiarne i risultati. Lunico effetto certo si avuto nelluso dei telefonini cellulari, per cui risultato, per usi lunghi e continuati, un innalzamento della temperatura a livello cerebrale, oculare e dellorecchio interno, ma i livelli risultano comunque molto pi bassi di quelli causati dal semplice esercizio fisico. Si pu affermare che attualmente nessuno studio riuscito a dimostrare l'esistenza di effetti negativi dell'esposizione a CEM da parte degli esseri umani nelle normali condizioni di vita, restano soltanto pochi deboli indizi di pericolosit in campi ben precisi. La sola categoria di causa di morte per la quale c una indicazione di aumentato rischio con il maggior tempo di uso lincidente automobilistico connesso con luso dei telefonini.

- Per il futuro, se si vuole risolvere il problema della pericolosit dei CEM, allora sar necessario adottare strategie di analisi pi corrette e sofistica te, probabilmente miranti ad una maggiore precisione dell'esposizione, anche con appositi sistemi di monitoraggio; la valutazione con almeno pari accura tezza dell'esposizione concomitante ad altri agenti influenzanti i parametri in studio. Bisogna inoltre tener conto dellipotesi espressa da pi parti, che i CEM non siano essi stessi responsabili delle patologie connesse, ma ne siano in qualche modo elementi favorenti, specie per ci che riguarda la connessione con le patologie tumorali. Il problema dellinquinamento elettromagnetico si pu considerare quindi a tuttoggi aperto, senza che la ricerca scientifica abbia potuto dirimere definitivamente la questione. In questo modo, da un lato si arrivati a definire valori soglia per lesposizione a campi EM, dallaltra numerose commissioni di controllo hanno concluso che non esiste convincente evidenza che le linee dellalta tensione rappresentino un rischio per la salute o siano potenziali cause di cancro. - PROTEZIONISTICA 6.1 - Schermature e confinamento Potremmo definire, ai nostri fini, la schermatura come un sistema per evitare che il CEM investa una zona di spazio, il confinamento come un sistema che impedisca al CEM di uscire da una zona di spazio in cui viene prodotto. La schermatura del campo elettrico si ottiene mediante l'interposizione, fra la sorgente e lo spazio da proteggere, di una lastra o rete di materiale conduttore. Lo schermo pi efficiente quanto pi esteso, e se viene collegato a terra. Le maglie possono essere molto larghe a BF e devono essere pi strette in relazione alla lunghezza d'onda del CEM che si vuole schermare. Analogamente la schermatura del campo magnetico si pu ottenere interponendo una lastra di materiale molto permeabile al CM. Lo schermo pi efficiente quanto pi spesso e, in linea di massima,quanto pi esteso. La prima distinzione da fare nel campo della protezionistica se ci si trova nel campo delle frequenze industriali o Basse Frequenze (BF), o delle Alte Frequenze (AF), intendendo con AF le RF e le microonde. Nel campo delle BF lo scopo dell'utilizzo dei CEM la produzione ed il trasporto di energia e segnali lungo apparati vari e fili, per cui l'emissione dei CEM nello spazio circostante un sottoprodotto non necessario per gli scopi del loro utilizzo. Pertanto sarebbe teoricamente possibile cercare di eliminare la diffusione esterna dei CEM. In realt ci sarebbe troppo oneroso, specie lungo le linee elettriche, per cui in realt la riduzione viene effettuata specie ove esistono forti campi magnetici. Il primo passo la progettazione e realizzazione di apparati, sia di trasformazione che di utilizzo, che producano bassi livelli di campo esterno, il secondo la schermatura ed il confinamento. In pratica la schermatura viene effettuata intorno alla zona di spazio ove si vuole ridurre o eliminare l'influenza del CEM, circondandola con una "rete" conduttrice posta a terra: Gabbia di Farady. Una discreta schermatura si ha gi negli edifici in cemento armato a causa della "rete" costituita dai ferri dell'armatura. Ove il disturbo pu essere causato da campi magnetici si circonda lo spazio con uno schermo costituito da ferro dolce o materiale con simili caratteristiche magnetiche. Per le AF bisogna fare una prima importante suddivisione. Se l'apparato di produzione serve per uso localizzato in cui il CEM deve investire una zona limitata e chiusa di spazio (es. forno a microonde), o se il CEM deve diffondersi nello spazio (es. trasmettitore radio). Nel primo caso si adotter una schermatura alla sorgente, in cui il campo confinato nell'area di utilizzo, ad esempio con schermi metallici. Nel secondo caso si pu ancora fare una schermatura alla sorgente, ma bisogna fare una ulteriore suddivisione: Se l'apparato deve trasmettere in un settore limitato di spazio (es. radar, ponte radio), allora possibile schermare verso lo spazio o parte di esso non interessato alla trasmissione. Una prima schermatura in genere effettuata dalla stessa antenna trasmittente che in genere in questi casi direzionale; Se l'apparato deve trasmettere in ogni settore dello spazio, allora la schermatura pu essere soltanto limitata a zone particolari, come ad esempio l'edificio su cui posta l'antenna o comunque lo spazio al di sotto dell'antenna che in questo caso in genere omnidirezionale. Nel caso pi generale comunque pu essere opportuno schermare, ove necessario, le sole zone di spazio che ci interessano. Da ricordare che il primo, a volte pi importante, sistema di riduzione del CEM la distanza dalla sorgente. In zone di campo lontano, zona di Fraunhofer, l'energia del campo, monopolare, diminuisce con il quadrato della distanza, per cui spesso basta spostarsi di poco per scendere a valori di CEM accettabili. 6.2 CEM in ambito cittadino 6.2.1 Rete di distribuzione Oltre alle linee in alta tensione, che in ambito cittadino sono molto ridotte, un altro problema di produzione di campi elettromagnetici e' dato a) dalle stazioni di trasformazione e b) dalle cabine di trasformazione: a) Anche se il campo elettromagnetico rilevabile all'interno delle stazioni di trasformazione e' soprattutto un problema dei lavoratori (che andrebbero comunque adeguatamente tutelati), queste non dovrebbero essere dislocate ne' in prossimit ne' all'interno di aree urbane. Per gli impianti gi esistenti, l'unica soluzione adottabile nel caso si trovino vicino ad abitazioni per ottenere la riduzione dell'esposizione, causata soprattutto dalle linee in entrata ed in uscita, potrebbe essere quella di spostarli ad una distanza maggiore o sostituire le linee aeree collegate all'impianto con cavi interrati. b) Le nuove cabine di trasformazione elettrica media tensione/bassa tensione (MT/BT) non dovrebbero essere poste all'interno degli edifici: infatti, anche se l'esposizione al campo elettromagnetico emesso dalle cabine interessa in genere solo gli abitanti del locale posto al di sopra dell'installazione, non sono ancora disponibili misure adeguate di schermatura. Nel caso in cui sia prevista l'installazione di cabine secondarie in prossimit di aree o edifici adibiti alla permanenza della popolazione, in particolar modo di quella infantile (quali parchi, giardini, asili, scuole), le installazioni dovrebbero essere provviste anche di una recinzione. 6.2.2 Campi elettromagnetici in ambiente domestico Nella maggior parte delle condizioni oggettive di esposizione al campo elettromagnetico si riscontra una sovrapposizione di frequenze, data la presenza nell'ambiente di fonti con caratteristiche diverse. Tuttavia le intensit in gioco sono spesso assai modeste, a volte di alcuni ordini di grandezza inferiori rispetto ai limiti per gli effetti acuti fissati dagli standard sanitari per quel determinato intervallo di frequenza. Ci si trova quindi spesso in presenza di condizioni di esposizione prolungate a basse o bassissime intensit di campo. L'ambiente domestico non fa eccezione. In esso i livelli di campo misurabili, a qualsiasi intervallo di frequenza, sono spesso contenuti e derivano dal contributo di fonti esterne (elettrodotti, stazioni di trasformazione, antenne radio-TV e per telefonia cellulare) ed interne (impianto elettrico dell'abitazione + utilizzatori collegati alla rete. Tali dati riguardano sia i valori di "fondo" (ai quali contribuiscono soprattutto fonti esterne nel caso in cui tutte le fonti interne siano spente), sia i valori misurati a varie distanze da un elevato numero di utilizzatori collegati all'alimentazione in rete (soprattutto elettrodomestici). In ambiente domestico, prevale nettamente il contributo fornito dalle frequenze di rete, ossia 50 Hz (frequenze estremamente basse o ELF). Un contributo minore fornito dalle radiofrequenze e dalle microonde, emesse in uno spettro piuttosto vasto di frequenze da antenne radiotelevisive, radar e antenne radio-base per telefonia cellulare. Tra le fonti di microonde interne all'ambiente domestico sono annoverabili gli omonimi forni (per quanto in condizioni normali di funzionamento l'emissione sia completamente confinata). Una piccola componente di frequenze ricade nella banda 15-100 kHz e corrisponde alle emissioni dei sistemi di deflessione orizzontale dei raggi catodici contenuti nei cinescopi di televisori e computer. L'accensione e lo spegnimento degli utilizzatori di rete determina la presenza di picchi istantanei di campo elettrico e magnetico di significativa intensit (transienti).

In generale, alle basse frequenze i livelli di fondo nelle abitazioni (escludendo l'apporto degli utilizzatori elettrici) sono dell'ordine di 0.1-1 T per il campo magnetico e 1100 V/m per il campo elettrico. Alle frequenze pi elevate, il fondo di radiazione elettromagnetica e` anch'esso molto contenuto. Per quanto riguarda gli utilizzatori elettrici i livelli di campo (soprattutto campo magnetico) tendono a decrescere rapidamente con la distanza (spesso in ragione della terza potenza), ma possono raggiungere livelli relativamente elevati in prossimit dell'utilizzatore medesimo, specie se questo destinato ad un uso che lo porta quasi a contatto con la superficie del corpo (es. rasoi, asciugacapelli etc.). A seconda dell'utilizzatore, le distanze cui normalmente si trova la persona sono ovviamente assai eterogenee (pari a 0 in caso di utilizzatori quali i rasoi elettrici e pari a 23 m nel caso degli apparecchi televisivi). Il tempo di utilizzo variabile. Per molti di essi si colloca comunque nell'ordine di poche decine di minuti al giorno. Essi non rappresentano quindi fonte di esposizione continua, anche per la circostanza che l'utente (o altro componente il nucleo abitativo) in molti casi non sosta a lungo in prossimit dell'apparecchio funzionante. Per quanto i valori di esposizione di alcune di queste apparecchiature (che possono raggiungere anche 1000-2000 T) siano ancora contenuti in rapporto ai limiti sanitari, essi si configurano come elevati se si prendono in considerazione i potenziali effetti a lungo termine. Quantificare l'esposizione complessiva al campo elettromagnetico in ambiente domestico operazione complessa, in quanto essa dipende in maniera critica dalla presenza e dalla distanza di fonti esterne, dal momento della giornata, dalla struttura dell'impianto elettrico nell'abitazione, dalla quantit di corrente che vi scorre, dalla localizzazione dei punti luce, dalla presenza e dal numero di utilizzatori collegati alla corrente di rete, dalla loro dislocazione, dai tempi di funzionamento dei medesimi, dalla contemporaneit o meno di funzionamento di due o pi di essi. Occorre infatti ricordare che i campi (sia elettrici che magnetici) derivanti da fonti diverse si sommano vettorialmente istante per istante, rendendo assolutamente imprevedibile a priori la risultante (in termini di intensit e direzione) in un determinato punto dello spazio. Rilievi istantanei e localizzati del campo elettromagnetico nelle abitazioni si rivelano indici molto inaccurati di valutazione dell'esposizione complessiva nel tempo. Pertanto in casi di dubbi, la precauzione principale da prendere quella di porsi ad una certa distanza (50 cm) dagli utilizzatori. Campi elettromagnetici in ambiente lavorativo Sicurezza nell'ambiente lavorativo La valutazione dei rischi ai sensi del D. Lgs. 81/98 deve individuare le possibili fonti di emissioni elettromagnetiche e il rischio associato. Ciascun lavoratore e` tenuto a: - Osservare le procedure di lavoro suggerite dal Servizio di Prevenzione e Protezione - Utilizzare i dispositivi di sicurezza adottati e conservarli in buono stato - Utilizzare materiali schermanti ed assorbenti attorno alla sorgente per ridurre alla fonte le possibili emissioni - Stare ad almeno 60 cm dal videoterminale e, in presenza di piu` computer, stare ad almeno 1 metro dal retro dello schermo del computer vicino - Durante l'attivita` lavorativa mantenersi alla maggiore distanza possibile dal dispositivo emittente, soprattutto con il corpo, facendo uso ad esempio di attrezzi piu` lunghi o di lenti di ingrandimento - Verificare periodicamente lo stato di funzionamento dei dispositivi di allarme a soglia e delle batterie degli stessi - Verificare che le connessioni elettriche e di trasmissione dei segnali collegate alle apparecchiature emittenti siano in buone condizioni d'uso - Non trascurare le perdite elettromagnetiche provenienti dalle cattive connessioni di guide d'onda o dalla mancanza di involucri schermanti o dai cattivi collegamenti a terra delle stesse - Non sostare o transitare per nessun motivo davanti ad una antenna a parabola di un radar a meno di conoscerne la distanza di sicurezza - Non sostare senza motivo nei pressi di un dispositivo elettrico con caratteristiche di potenziali emettitori - Non transitare frequentemente e/o senza motivo attraverso ambienti in cui sia segnalata presenza di emissioni di campi elettromagnetici, quando si possono scegliere percorsi alternativi. - Nell'organizzazione del lavoro scegliere postazioni di lavoro a lunga permanenza sufficientemente lontane dalle potenziali sorgenti di campo SEGNALAZIONI DI AVVERTIMENTO-PERICOLO SEGNALAZIONI DI DIVIETO

6.4 Esposizione a lungo termine Nel caso dei CEM non sia ancora stato stabilito con certezza il collegamento tra esposizione e malattia. In questo caso, per motivi precauzionali, si prendono in considerazione i risultati non definitivi, privilegiando la riproducibilit del dato piuttosto che l'esatta comprensione dei meccanismi biologici coinvolti. Si introduce cos la definizione di principio cautelativo per cui, senza negare l'esistenza di margini di incertezza, si adottano dei valori soglia standard specificando che si sta mantenendo un atteggiamento di tipo cautelativo. Questo sistema e' volto ad evitare la mancanza di interventi a carattere preventivo in assenza di dati certi. Viene cos abbandonato il concetto di limite di esposizione inteso come limite sanitario in favore degli obiettivi di qualit , i quali vanno raggiunti in maniera diversa a seconda del tipo di esposizione: per questo motivo anche i dati scientifici incerti vengono inclusi nell'ambito di un quadro generale di riferimento di cui si tiene conto per la definizione della normativa. 6.4.1 - Norme di sicurezza. Sperimentalmente si osservato che l'effetto prevalente, a breve termine, sui sistemi biologici, , per frequenze inferiori ad 1 MHz, la stimolazione delle cellule del sistema nervoso e dei tessuti muscolari, sensibili alla stimolazione elettrica. Per frequenze maggiori l'effetto quello termico dovuto al riscaldamento. Dati gli effetti dei CEM sul corpo umano, sono state emanate opportune norme di sicurezza. Il primo passo da farsi stato decidere quali parametri utilizzare per le misure e per i relativi limiti da adottare. Si cos giunti alla definizione di due tipi di limiti: sui campi interni al corpo (limiti primari), difficili da usare in pratica, e limiti sul campo incidente: (limiti secondari). 6.4.2 - Campo interno - Limiti primari Secondo la normativa prevalente una volta identificati i limiti soglia oltre cui si manifestano effetti indesiderati, della corrente indotta, misura ta in A/m2, e la distribuzione della potenza assorbita SAR in W/kg, moltiplicando questi valori per un fattore di sicurezza pari a 0.1 si ottengono i limiti di esposizione da non superare per i lavoratori, intendendo con tale termine persone adulte e sane esposte consapevolmente a CEM per attivit lavorative. Moltiplicando ancora per un fattore compreso fra 0.2 e 0.4 si ottengono i limiti massimi da non superare per la popolazione in genere. Tali limiti vengono chiamati "limiti primari", rispettivamente "limiti primari per i lavoratori" e "limiti primari per la popolazione". Ovviamente tali limiti sono frequenzadipendenti. In particolare si hanno: Limiti primari Frequenza 50 Hz 10 kHz 1 MHz-10 GHz Soglia effetti indesiderati 0.1 A/m2 1 A/m2 4 W/kg Limiti per lavoratori 0.01 A/m2 0.1 A/m2 0.4 W/kg Limiti per popolazione 0.004 A/m2 0.04 A/m2 0.08 W/kg

Per le frequenze pi alte ci si riferisce alla potenza media sull'intero corpo WBSAR 6.4.3 - Campo incidente - Limiti secondari La distribuzione del campo interno, e quindi il calcolo dei relativi limiti, non praticamente direttamente effettuabile, ma ricavabile con calcoli, anche complessi, dalle caratteristiche della sorgente, dell'ambiente, dello stesso corpo umano. Conoscendo la corrispondenza ottenuta da studi sperimentali, fra il campo incidente e campo interno, in varie condizioni, la norma allora fa riferimento a limiti imposti sul campo incidente. Vengono chiamati "Limiti secondari" e consistono appunto in limiti sul campo incidente, misurato nelle condizioni reali, ma in assenza dell'uomo. Tali limiti riguardano l'intensit del vettore campo elettrico E misurato in V/m, e quella del vettore Campo Magnetico B misurato in Tesla (T). Nel caso di onda piana, il che si verifica spesso alle frequenze elevate in cui il CEM ha localmente le caratteristiche di un'onda piana, le ampiezze dei vettori elettrico e magnetico sono proporzionali fra di loro, e la potenza dell'onda incidente su una superficie proporzionale al loro prodotto. I limiti secondari possono allora esprimersi indifferentemente in termini di intensit del vettore elettrico E (V/m), dell'intensit del vettore magnetico H (A/m), induzione magnetica B (T) oppure di densit di potenza W/m2. La legge italiana, con i due DPCM del 8/7/2003 fissa i limiti del campo incidente per la popolazione, escludendo quindi i lavoratori come descritti in altra parte, sia per la frequenza industriale nominale a 50 Hz, che per i sistemi di comunicazione fissi, escludendo quindi i sistemi portatili come telefonini o radiotrasmettitori portatili CB, o usati per altri scopi diversi come radar, intendendo i valori come valori efficaci: Frequenza 50 Hz Limite per la popolazione Ind.Magn.B Campo Elettr.E 100 T 5 kV/m Valori di cautela Ind.Magn. B 10 T C.Elettr.E C.Magn.H V/m A/m 6 0.016 6 0.016 6 0.016 D.Potenza D W/m2 0.1 0.1

C.Elettr.E C.Magn.H D.Potenza D V/m A/m W/m2 0.1 3 MHz 60 0.2 3 3000 MHz 20 0.05 1 3 300 GHz 40 0.01 4

dove i valori di cautela sono quelli da adottare per aree di gioco per linfanzia, in ambienti abitativi e scolastici, edifici abitati a permanenze non inferiori a 4 ore nell'arco della giornata. 6.4.4 Elettrodotti La legge 36/01 prevede, ladozione di misure specifiche relative alle caratteristiche tecniche degli impianti e alla localizzazione dei tracciati per la progettazione, la costruzione e la modifica di elettrodotti e di impianti per telefonia mobile e radiodiffusione. Con lo stesso regolamento vengono indicate le particolari misure atte ad evitare danni ai valori ambientali e paesaggistici e possono essere adottate ulteriori misure specifiche per la progettazione, la costruzione e la modifica di elettrodotti nelle aree soggette a vincoli imposti da leggi statali o regionali, nonch da strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica, a tutela degli interessi storici, artistici, architettonici, archeologici, paesaggistici e ambientali. La regione adotta, su proposta dei soggetti gestori e sentiti i comuni interessati, un piano di risanamento al fine di adeguare, in modo graduale, gli impianti radioelettrici gi esistenti ai limiti di esposizione, ai valori di attenzione ed agli obiettivi di qualit stabiliti secondo le norme della legge. Il piano pu prevedere anche la delocalizzazione degli impianti di radiodiffusione in siti conformi alla pianificazione in materia, e degli impianti di diversa tipologia in siti idonei

Da ricordare inoltre che vengono adottate, per le linee ad alta tensione, distanze minime di sicurezza rispetto ai fabbricati adibiti ad abitazione o ad altra attivit che comporta tempi di permanenza prolungati: Distanze da qualunque conduttore della linea: linee a 132 KV almeno 10 m linee a 220 KV almeno 18 m linee a 380 KV almeno 28 m 6.5 Compatibilit elettromagnetica Il campo delle interferenze elettromagnetiche, cio il disturbo ad altre apparecchiature, regolato essenzialmente dalla direttiva europea 89/336/CEE "compatibilit elettromagnetica" che impone ai costruttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche il rispetto di alcuni requisiti essenziali insiti nella definizione stessa di compatibilit elettromagnetica, mirati al contenimento delle emissioni elettromagnetiche dei sistemi entro limiti ben determinati e contemporaneamente all'incremento dell'immunit degli stessi nei confronti delle interferenze. Il rispetto di tali requisiti si pu ottenere seguendo le prescrizioni delle norme tecniche armonizzate che forniscono i limiti ed i metodi di misura per la totalit dei prodotti o delle famiglie di prodotti che rientrano negli obiettivi della direttiva, o per tutti i dispositivi che possono creare emissioni elettromagnetiche o il cui funzionamento pu essere alterato da disturbi elettromagnetici presenti nell'ambiente. Aspetti di compatibilit elettromagnetica considerati dalla Direttiva 89/336/CEE Emissioni di disturbi condotti: sono i disturbi originati dalle apparecchiature elettriche/elettroniche che si propagano lungo le linee di alimentazione o di segnale, e che possono interferire con il funzionamento di altre apparecchiature connesse sulla stessa linea. Emissioni di disturbi irradiati: sono i disturbi originati dai dispositivi elettrici/elettronici che si propagano dall'involucro attraverso mezzo circostante, e possono raggiungere altri sistemi provocandone il malfunzionamento. Suscettibilit ai disturbi condotti: la sensibilit di una apparecchiatura ai disturbi presenti sulle linee di alimentazione o di segnale originati da altre apparecchiature collegate alla stessa linea. Suscettibilit ai disturbi irradiati: la sensibilit di una apparecchiatura ai disturbi presenti nell'ambiente circostante che si accoppiano con parti conduttive (masse metalliche, cavi, piste di circuiti stampati, etc.) provocando il malfunzionamento del sistema. Suscettibilit alle scariche di elettricit statica: la sensibilit di una apparecchiatura al brusco passaggio di cariche elettrostatiche sulle sue parti metalliche (es. le cariche che si accumulano sui tessuti sintetici quando si cammina su pavimento isolante in atmosfera secca). METODOLOGIE DI MISURA 7.1 Normativa cenni Ricordiamo che la norma precisa che: - Ai fini della verifica del rispetto dei limiti riportati, le intensit dei campi possono essere determinate mediante calcoli o mediante misure. Se i calcoli lasciano prevedere che i valori di campo superino il 50% dei limiti, allora necessario eseguire misure dirette. In caso di discordanza, viene considerato il valore misurato. - Le misure devono essere le medie temporali su qualunque intervallo di 6 minuti. Le medie si intendono come medie aritmetiche della densit di potenza, cio come medie quadratiche delle intensit dei campi elettrico o magnetico. - Bisogna effettuare almeno due misure, una ad altezza del tronco, l'altra ad altezza della testa. Se la differenza fra le due misure maggiore del 25% del valore maggiore, allora bisogna effettuare una terza misura ad altezza intermedia e fare la media dei tre risultati. - Il punto ove effettuare la misura non deve essere, come in genere nell'igiene ambientale, quello ove il personale passa la maggior parte del tempo, ma quello ove si raggiunge il valore massimo. - In caso si abbia la presenza contemporanea di pi campi, allora bisogna calcolare i vari contributi, normalizzandoli, e la loro somma non deve superare l'unit. I singoli contributi vengono determinati dividendo il quadrato del valore di campo elettrico o magnetico misurato, per il quadrato del corrispondente limite. Ovviamente, per frequenze fra 3 MHz e 300 GHz, se si misura la densit di potenza, il contributo si calcola dividendo il valore misurato per il valore limite. La somma dei singoli contributi non deve superare, come detto, il valore di 1. - Nel caso si supera il valore di 1 bisogna ridurre i contributi dei vari segnali per riportarli nel limite cumulativo descritto, ma non basta, la norma impone che, per ragioni di ulteriore sicurezza, in questo caso il limite cumulativo deve essere ridotto al valore di 0.8. Vedere il citato DPCM per ulteriori dettagli sul calcolo e sull'esclusione delle sorgenti con contributo inferiore ad 1/100. - Ovviamente il tutto deve essere fatto o calcolato con il o gli impianti a pieno regime, o comunque extrapolati, dopo verifica della bont dell'estrapolazione, al pieno regime. Le norme definiscono solo in parte il dettaglio dei metodi di misura da adottare. E' necessario comunque adottare metodologie di misura che si adattino, volta per volta, alla particolare situazione in studio ed alle sue peculiarit. La situazione sar diversa se stiamo valutando situazioni di BF o di AF, e se ci troviamo in zone di campo lontano o di campo vicino. Le tipologie di misura dei valori del campo elettromagnetico sono due: a Larga Banda e Selettive. 7.2 - Misure a larga banda: La misura pi semplice si effettua con uno strumento misuratore a larga banda: ci significa che in grado di dare un risultato cumulativo di tutte le emissioni presenti nel luogo di misura. Il valore che esso fornisce, espresso in Volt/metro, direttamente confrontabile con il limite imposto dalla legge. Vengono realizzate tramite strumenti che forniscono l'indicazione del risultato di misura indipendentemente dal numero, dalla tipologia e dalla collocazione in frequenza delle sorgenti elettromagnetiche. Tali strumenti sono caratterizzati da sensori larga banda operanti su diverse decadi di frequenza, dallassenza di filtri passa-banda selettivi o blocchi di demodulazione o mixer e dalla successiva rivelazione del valore efficace totale, per mezzo di rivelazione di inviluppo o misura degli effetti termici (bolometro). Con lo stesso principio del misuratore a larga banda sono realizzate le centraline per la rete di monitoraggio. Questa rete, prevista dal Ministero delle Comunicazioni su base nazionale, mira a effettuare un rilievo continuo dei livelli di campo elettromagnetico in numerosi punti del territorio, in modo da dare ai cittadini la possibilit di conoscere quasi in tempo reale valori relativi allimpatto elettromagnetico localizzati proprio nelle zone di interesse, e di verificarne landamento nel tempo. Le centraline sono piccole ed autonome, sia per quanto riguarda lalimentazione (batterie + celle solari), sia per quanto riguarda linvio dei dati al server che funge da banca-dati. 7.3 - Misure selettive:

Ma, nel caso che la soglia di 6 V/m venga superata, occorre eseguire misure molto pi dettagliate, con attrezzature sofisticate, in grado di individuare tutti i contributi emessi da sorgenti anche assai diversi. Vengono realizzate con strumenti che consentono di valutare il contributo di ciascuna sorgente alle specifiche frequenze di emissione; si distinguono analizzatori di spettro e ricevitori, che per lo scopo delle nostre misure possono essere assimilati indifferentemente ad una apparecchio costituito da un filtro pre-selettore di ingresso con attenuazione regolabile, un mixer locale, un filtro passa-banda sulla IF (frequenza intermedia) in uscita dal mixer (che stabilisce la larghezza di banda di rivelazione) e il rivelatore di uscita (che determina la modalit di rivelazione, valore medio, picco o quasi-picco e le relative costanti di tempo). Non essendoci suscettivit specifica del corpo umano a frequenze particolari e non essendo perci necessaria una elevata risoluzione in frequenza utilizzata generalmente la metodologia a larga banda; possibile successivamente ricorrere a misure selettive nei punti ove i valori riscontrati con il metodo a larga banda sono prossimi ai limiti di riferimento secondo un margine cautelativo, in modo da distinguere il contributo di ciascuna sorgente e la severit del contributo, in base alla frequenza di emissione e anche della direzione (utilizzando antenne direttive orientabili). Sensori Bassa frequenza Media frequenza Alta frequenza Campo E come caduta di potenziale V su distanza d nota Campo H come forza elettromotrice su spira di misura Campo B come effetto Hall (formazione di una differenza di potenziale sulle facce opposte di un conduttore elettrico dovuta a un campo magnetico perpendicolare alla corrente elettrica che scorre in esso). Campo E per mezzo di antenna a Campo H per mezzo di antenna a loop Campo E (ed H) per mezzo di antenne diverse: dipoli tuned, antenne filari (log-periodiche, biconiche, Yagi), antenne a superficie (per microonde), dipoli de-tuned

7.4 Strategia di misura esempio Descriviamo quindi, nel caso generico di una apparecchiatura che produce il campo, non una metodologia standard di misura, ma piuttosto un esempio delle possibili strategie da adottare di fronte ai problemi concreti. Ci limitiamo al campo delle radiofrequenze, comprese fra 100 kHz e 300 GHz. La prima valutazione che necessaria fare l'acquisizione dei dati relativi all'apparecchiatura che produce il campo, come la potenza assorbita, la frequenza di funzionamento, lo scopo dell'utilizzo, ma anche alle modulazioni del campo, alle intensit massime dei campi elettrico e magnetico, alla potenza massima erogabile, alle modalit di utilizzo dell'apparecchiatura da parte degli utilizzatori. Una seconda fase consiste nell'acquisizione delle caratteristiche ambientali di utilizzo, e dell'ambiente in cui inserita l'apparecchiatura. Bisogna stabilire se l'esposizione riguarda soltanto i lavoratori, come precedentemente definiti, o anche la popolazione, per individuare i livelli massimi consentiti e la norma cui fare riferimento. Da tener presente che in genere le apparecchiature che generano campi ad alta intensit sono riservate all'utilizzo da parte di personale esperto ed adeguatamente informato, con appropriati sistemi di schermatura e confinamento per la protezione del personale addetto. E' importante in tal caso, facendo riferimento alle specifiche tecniche dell'apparecchiatura, controllare l'efficienza dei sistemi di protezione. Nel caso di alte intensit bisogna anche tener presente un accorgimento che pu essere a volte utile nell'effettuare misure dirette: effettuare i rilievi a regime di potenza ridotto dell'apparecchiatura, in condizioni quindi di sicurezza, ed estrapolare poi tali risultati alla piena potenza. E' oppor tuno sempre verificare sperimentalmente, in zone sicure, la relazione esistente fra le varie potenze e le corrispondenti intensit dei campi. Nei casi di generatori a bassa intensit probabilmente essi sono accessibili anche alla "popolazione", se non sono addirittura destinati ad essi. In tal caso bisogna porre particolare attenzione allo studio dell'utilizzo in condizioni di uso errato dell'apparecchiatura, e se anzi sono presi opportuni accorgimenti per impedirne l'uso (es. sistema che blocca la produzione di microonde da parte di un forno domestico nel caso lo sportello non sia correttamente chiuso). I livelli dei campi o della densit di potenza devono essere mediati su una area equivalente ad una sezione verticale del corpo umano. Una descrizione completa del CEM connesso alla particolare apparecchiatura richiederebbe il rilevamento del campo stesso in tutto l'ambiente di utilizzo della stessa. Nella pratica delle misure, in genere l'intensit del campo decresce con la distanza, per cui, dopo aver accertata tale legge di diminuzione con la di stanza mediante misure preliminari, e dopo aver stabiliti i livelli massimi di esposizione che non si vogliono superare, sufficiente determinare la super ficie chiusa racchiudente l'apparecchiatura, in corrispondenza della quale il campo assume i valori limiti stabiliti. Questa determinazione possibile eseguirla con misure dirette in genere effettuando misure del campo lungo direzioni stabilite, in particolare lungo linee distribuite a raggiera, ed anche tenendo conto delle posizioni in cui possono trovarsi corpi umani, ed organi particolarmente sensibili. Ricordiamo che la norma precisa che in pratica bisogna effettuare almeno due misure, una ad altezza del tronco, l'altra ad altezza della testa. Le misure devono essere le medie temporali su qualunque intervallo di 6 minuti. Se la differenza fra le due misure maggiore del 25% del valore maggiore, allora bisogna effettua re una terza misura ad altezza intermedia e fare la media dei tre risultati. Le medie si intendono come medie aritmetiche della densit di potenza, cio come medie quadratiche delle intensit dei campi elettrico o magnetico. In caso si abbia la presenza contemporanea di pi campi, allora bisogna calcolare i vari contributi, normalizzandoli come descritto, e la loro somma non deve supera re l'unit. Nel caso si supera il valore di 1 bisogna ridurre i contributi dei vari segnali per riportarli nel limite cumulativo descritto, ma non basta, la norma impone che, per ragioni di ulteriore sicurezza, in questo caso il limite cumulativo deve essere ridotto al valore di 0.8. 7.5 Norme Ai fini della valutazione, della misurazione e/o del calcolo dell'esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici, finch norme europee standardizzate del Comitato europeo di normalizzazione elettrotecnica (Cenelec) non avranno contemplato tutte le pertinenti situazioni per quanto riguarda valutazione, misurazione e calcolo, gli Stati membri potranno usare altre norme o linee guida scientificamente fondate. In Italia vi disponibilit soprattutto di norme e guide tecniche di impostazione ambientale. Riferimento a norme tecniche Direttiva europea, articolo 3 comma 3 (Comitato Elettrotecnico Italiano) - Guida ai metodi di calcolo dei campi elettrici e magnetici generati da linee elettriche. Norma CEI 211-4, Milano, 1996. - Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettrici e magnetici nell'intervallo di frequenza 0Hz-10kHz, con riferimento all'esposizione umana. Norma CEI 211-6, Milano, 2001. - Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettromagnetici nell'intervallo di frequenza 10kHz-300GHz, con riferimento all'esposizione umana. Norma CEI 211-7, Milano, 2001. - Guida alla realizzazione di una Stazione Radio Base per rispettare i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici in alta frequenza. Norma CEI 211-10, Milano, 2002. Gruppo di lavoro ANPA / ARPA - Guida tecnica per la misura dei campi elettromagnetici compresi nellintervallo di frequenza 100kHz-3GHzin riferimento allesposizione della popolazione. ANPA -RTI CTN_AGF 1/2000. - Verifica del rispetto dei valori limite di esposizione La sorveglianza fisica secondo la direttiva europea 2004/40/CE (Articolo 4 comma 2) Se i valori di azione sono superati - Determinazione delle grandezze dosimetriche fondamentali

- Valutazione con metodi semplificati - Calcolo con metodi numerici accurati

8 - PROTEZIONE DEI LAVORATORI (Esposizione a breve termine) Il Decreto Legislativo 81 del 9 aprile 2008 la normativa pi recente sulla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Ha raggruppate e sistemate varie norma precedenti e ne ha dettate delle nuove, in particolare sulla esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici. Il titolo VIII tratta dellesposizione agli agenti fisici, ed in particolare il Capo IV porta il titolo di Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a campi elettromagnetici 8.1 - Campo di applicazione e limiti. Nel Campo di applicazione viene specificato che il capo determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici durante il lavoro. In particolare riguarda la protezione dai rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori dovuti agli effetti nocivi a breve termine conosciuti nel corpo umano derivanti dalla circolazione di correnti indotte e dall'assorbimento di energia, e da correnti di contatto. Non riguarda la protezione da eventuali effetti a lungo termine e i rischi risultanti dal contatto con i conduttori in tensione. La norma riguarda campi elettromagnetici, intendendosi campi magnetici statici e campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici variabili nel tempo di frequenza inferiore o pari a 300 GHz. Vengono definiti i valori limite di esposizione basati direttamente sugli effetti sulla salute accertati e su considerazioni biologiche. Il rispetto di tali limiti garantisce che i lavoratori esposti ai campi elettromagnetici sono protetti contro tutti gli effetti nocivi a breve termine per la salute conosciuti. Vengono inoltre definiti i valori di azione, cio l'entit dei parametri direttamente misurabili, espressi in termini di intensit di campo elettrico (E), intensit di campo magnetico (H), induzione magnetica (B) e densit di potenza (S), che determina l'obbligo di adottare una o pi delle misure specificate nel capo. Il rispetto di questi valori assicura il rispetto dei pertinenti valori limite di esposizione. Valori limite di esposizione e valori d'azione I valori limite di esposizione sono riportati nell'allegato XXXVI, lettera A, tabella 1. Quelli di azione sono riportati nell'allegato XXXVI, lettera B, tabella 2. TABELLA 1 Valori limite di esposizione. Densit di corrente per corpo e SAR mediato sul corpo SAR localizzato (capo e SAR localizzato tronco intero tronco) (arti) J (mA/m2)(rms) (W/kg) (W/kg) (W/kg) 01 Hz 40 14 Hz 40/f 41000 Hz 10 1000Hz100kHz f/100 100kHz10MHz f/100 0,4 10 20 10MHz10GHz 0,4 10 20 10300 GHz Tutte le condizioni devono essere rispettate f la frequenza in Hz Nelle note relative sono portate una serie di avvertimenti e condizioni particolari, specie sulle modalit di misura, a cui si rimanda. TABELLA 2 Valori di azione Intervallo di Intensit campo Intensit campo Induzione Densit di potenza onda Corrente di frequenza elettrico E (V/m) magnetico H (A/m) magnetica B (T) piana Seq (W/m2) contatto IC (mA) 01 Hz 1,63 x 105 2 x 105 1,0 18 Hz 20000 1,63 x 105/f2 2 x 105/f2 1,0 825 Hz 20000 2 x 104/f 2,5 x 104/f 1,0 0.0250.82 kHz 500/f 20/f 25/f 1,0 0.822.5 kHz 610 24,4 30,7 1,0 2.565 kHz 610 24,4 30,7 0,4f 65100 kHz 610 1600/f 2000/f 0,4f 0.11 MHz 610 1,6/f 2/f 40 110 MHz 610/f 1,6/f 2/f 40 10110 MHz 61 0,16 0,2 10 40 110400 MHz 61 0,16 0,2 10 4002000 MHz 3f1/2 0,008f1/2 0,01f1/2 f/40 2300 GHz 137 0,36 0,45 50 F la frequenza espressa nelle unit indicate nella I colonna Nelle note relative sono portate una serie di avvertimenti e condizioni particolari, specie sulle modalit di misura, a cui si rimanda. 8.2 - Identificazione dell'esposizione e valutazione dei rischi Il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura o calcola i livelli dei campi elettromagnetici ai quali sono esposti i lavoratori. La valutazione, la misurazione e il calcolo devono essere effettuati in conformit alle norme europee standardizzate del Comitato europeo di normalizzazione elettrotecnica (CENELEC). Finch le norme non avranno contemplato tutte le pertinenti situazioni per quanto riguarda la valutazione, misurazione e calcolo dell'esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici, il datore di lavoro adotta le specifiche linee guida individuate od emanate dalla Commissione consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni e per l'igiene del lavoro, o, in alternativa, quelle del Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI), tenendo conto, se necessario, dei livelli di emissione indicati dai fabbricanti delle attrezzature. A seguito della valutazione dei livelli dei campi elettromagnetici, qualora risulti che siano superati i valori di azione, il datore di lavoro valuta e, quando necessario, calcola se i valori limite di esposizione sono stati superati. La valutazione, la misurazione e il calcolo non devono necessariamente essere effettuati in luoghi di lavoro accessibili al pubblico, purch si sia gia proceduto ad una valutazione conformemente alle disposizioni relative alla limitazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0 Hz a 300 GHz e risultino per i lavoratori esclusi rischi relativi alla sicurezza. Nell'ambito della valutazione del rischio, il datore di lavoro presta particolare a) il livello, lo spettro di frequenza, la durata e il tipo dell'esposizione; b) i valori limite di esposizione e i valori di azione delle tabelle precedenti; c) tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al rischio; d) qualsiasi effetto indiretto quale: 1) interferenza con attrezzature e dispositivi medici elettronici (compresi stimolatori cardiaci e altri dispositivi impiantati); 2) rischio propulsivo di oggetti ferromagnetici in campi magnetici statici con induzione magnetica superiore a 3 mT; 3) innesco di dispositivi elettro-esplosivi (detonatori); attenzione ai seguenti elementi: Corrente indotta attraverso gli arti IL (mA) 100 Intervallo di frequenza Densit di potenza (W/m2) 50

4) incendi ed esplosioni dovuti all'accensione di materiali infiammabili provocata da scintille prodotte da campi indotti, correnti di contatto o scariche elettriche; e) l'esistenza di attrezzature di lavoro alternative progettate per ridurre i livelli di esposizione ai ampi elettromagnetici; f) la disponibilit di azioni di risanamento volte a minimizzare i livelli di esposizione ai campi elettromagnetici; g) per quanto possibile, informazioni adeguate raccolte nel corso della sorveglianza sanitaria, comprese le informazioni reperibili inpubblicazioni scientifiche; h) sorgenti multiple di esposizione; i) esposizione simultanea a campi di frequenze diverse. 8.3 - Misure di prevenzione e protezione A seguito della valutazione dei rischi, qualora risulti che i valori di azione sono superati, il datore di lavoro, a meno che la valutazione effettuata dimostri che i valori limite di esposizione non sono superati e che possono essere esclusi rischi relativi alla sicurezza, elabora ed applica un programma d'azione che comprenda misure tecniche e organizzative intese a prevenire esposizioni superiori ai valori limite di esposizione, tenendo conto in particolare: a) di altri metodi di lavoro che implicano una minore esposizione ai campi elettromagnetici; b) della scelta di attrezzature che emettano campi elettromagnetici di intensit inferiore, tenuto conto del lavoro da svolgere; c) delle misure tecniche per ridurre l'emissione dei campi elettromagnetici, incluso se necessario l'uso di dispositivi di sicurezza, schermature o di analoghi meccanismi di protezione della salute; d) degli appropriati programmi di manutenzione delle attrezzature di lavoro, dei luoghi e delle postazioni di lavoro; e) della progettazione e della struttura dei luoghi e delle postazioni di lavoro; f) della limitazione della durata e dell'intensit dell'esposizione; g) della disponibilit di adeguati dispositivi di protezione individuale. I luoghi di lavoro dove i lavoratori possono essere esposti a campi elettromagnetici che superano i valori di azione devono essere indicati con un'apposita segnaletica. Tale obbligo non sussiste nel caso che dalla valutazione effettuata il datore di lavoro dimostri che i valori limite di esposizione non sono superati e che possono essere esclusi rischi relativi alla sicurezza. Dette aree sono inoltre identificate e l'accesso alle stesse e' limitato laddove ci sia tecnicamente possibile e sussista il rischio di un superamento dei valori limite di esposizione. In nessun caso i lavoratori devono essere esposti a valori superiori ai valori limite di esposizione. Se, nonostante i provvedimenti presi dal datore di lavoro in applicazione del presente capo, i valori limite di esposizione risultino superati, il datore di lavoro adotta misure immediate per riportare l'esposizione al di sotto dei valori limite di esposizione, individua le cause del superamento dei valori limite di esposizione e adegua di conseguenza le misure di protezione e prevenzione per evitare un nuovo superamento. Il datore di lavoro adatta le misure di cui al presente articolo alle esigenze dei lavoratori esposti particolarmente sensibili al rischio. 8.4 - Sorveglianza sanitaria La sorveglianza sanitaria viene effettuata periodicamente, di norma una volta l'anno o con periodicit inferiore decisa dal medico competente con particolare riguardo ai lavoratori particolarmente sensibili al rischio, tenuto conto dei risultati della valutazione dei rischi trasmessi dal datore di lavoro. L'organo di vigilanza, con provvedimento motivato, pu disporre contenuti e periodicit diversi da quelli forniti dal medico competente. Sono tempestivamente sottoposti a controllo medico i lavoratori per i quali e' stata rilevata un'esposizione superiore ai valori di azione precedentemente indicati. 8.5 - Risonanza magnetica Il Ministero della salute, avvalendosi degli organi tecnico-scientifici del Servizio sanitario nazionale, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, elabora le linee guida per l'applicazione del presente capo nello specifico settore dell'utilizzo in ambito sanitario delle attrezzature di risonanza magnetica. 8.6 - Entrata in vigore Le disposizioni del Titolo VIII Capo IV entrano in vigore il 30/4/2012. E stato prorogato al 31 ottobre 2013 Si sottolinea tuttavia il principio generale di cui allart.28 del Testo Unico (Oggetto della valutazione dei rischi) e ribadito relativamente agli agenti fisici allart.181 (Valutazione dei rischi) che impegna il datore di lavoro alla valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza inclusi quelli derivanti da esposizioni a campi elettromagnetici, in relazione ai quali esiste quindi lobbligo (sanzionabile) alla valutazione ed allidentificazione delle misure preventive e protettive per minimizzare il rischio. In pratica e per quanto riguarda i compiti di vigilanza, con lo slittamento al 30/04/2012, fino a tale data non saranno richiedibili e sanzionabili le inottemperanze agli obblighi specificamente previsti dal Capo IV del Titolo VIII, ma resteranno validi, richiedibili e sanzionabili i principi generali affermati nel Titolo I e nel Capo I del Titolo VIII. 8.7 - Valutazione del rischio e misure Come gi riportato lArt. 209 del Testo Unico recita: Il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura o calcola i livelli dei campi elettromagnetici ai quali sono esposti i lavoratori. La valutazione, la misurazione e il calcolo devono essere effettuati in conformit alle norme europee standardizzate del Comitato europeo di normalizzazione elettrotecnica (CENELEC). Finch le norme non avranno contemplato tutte le pertinenti situazioni per quanto riguarda la valutazione, misurazione e calcolo dell'esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici, il datore di lavoro adotta le specifiche linee guida individuate od emanate dalla Commissione consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni e per l'igiene del lavoro, o, in alternativa, quelle del Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI), tenendo conto, se necessario, dei livelli di emissione indicati dai fabbricanti delle attrezzature. In tal senso il Coordinamento Tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province autonome, in collaborazione con ISPESL ha emanato le Prime indicazioni applicative Versione definitiva 10 luglio 2008 - aggiornata al 18 dicembre 2008 relativamente al Capo IV. In esse vengono indicate quali sono le condizioni nelle quali la valutazione del rischio pu concludersi con la giustificazione secondo cui la natura e lentit dei rischi non rendono necessaria una valutazione pi dettagliata. Si definisce situazione giustificabile una condizione che pu avvalersi di questa pi semplice modalit di valutazione del rischio nella quale la condizione espositiva non comporta apprezzabili rischi per la salute. Ai fini di questa definizione si reputano in primo luogo non comportare rischi per la salute le esposizioni inferiori ai livelli di riferimento per la popolazione di cui alla raccomandazione europea 1999/519/CE. In linea con questa definizione sono condizioni espositive giustificabili quelle elencate nella Tabella 1 elaborate a partire dal progetto di norma CENELEC EN 50499 (ratificato in via definitiva dal CENELEC a fine ottobre 2008, il cui recepimento in norma CEI previsto entro novembre del 2009). In questi casi la giustificazione adottabile indipendentemente dal numero di attrezzature di lavoro in uso. Tab. 1 - Attrezzature e situazioni giustificabili. Lista non esaustiva. Tipo di attrezzatura / situazione Tutte le attivit che si svolgono unicamente in ambienti privi di impianti e apparecchiature elettriche e di magneti permanenti Luoghi di lavoro interessati dalle emissioni di sorgenti CEM autorizzate ai sensi della normativa nazionale per la protezione della popolazione, con esclusione delle operazioni Note Il datore di lavoro deve verificare se in possesso di autorizzazione ex legge 36/2001 e relativi decreti attuativi ovvero richiedere allente gestore una

di manutenzione o altre attivit svolte a ridosso o sulle sorgenti Uso di apparecchiature a bassa potenza (cos come definite dalla norma EN 50371: con emissione di frequenza 10 MHz 300 GHz e potenza media trasmessa fino a 20 mW e 20 W di picco), anche se non marcate CE Uso di attrezzature marcate CE, valutate secondo gli standard armonizzati per la protezione dai CEM Lista soggetta a frequenti aggiornamenti: EN 50360: telefoni cellulari; EN 50364: sistemi di allarme e antitaccheggio; EN 50366: elettrodomestici; EN 50371: norma generica per gli apparecchi elettrici ed elettronici di bassa potenza; EN 50385: stazioni radio base e stazioni terminali fisse per sistemi di telecomunicazione senza fili; EN 50401: apparecchiature fisse per trasmissione radio (110 MHz - 40 GHz) destinate a reti di telecomunicazione senza fili; EN 60335-2-25: forni a microonde e forni combinati per uso domestico e similare; EN 60335-2-90: forni a microonde per uso collettivo (uso domestico e similare) Attrezzature presenti sul mercato europeo conformi alla raccomandazione 1999/159/EC che non richiedono marcatura CE essendo per esempio parte di un impianto Apparati luminosi (lampade) Computer e attrezzature informatiche Attrezzature da ufficio Cellulari e cordless Radio rice-trasmittenti Basi per telefoni DECT e reti Wlan Apparati di comunicazione non wireless e reti Utensili elettrici manuali e portatili Attrezzature manuali per riscaldamento (escluso il riscaldamento a induzione e dielettrico) Carica batterie Attrezzature elettriche per il giardinaggio Apparecchiature audio e video Apparecchiature portatili a batteria esclusi i trasmettitori a Radiofrequenza Stufe elettriche per gli ambienti Rete di distribuzione dellenergia elettrica a 50 Hz nei luoghi di lavoro: campo elettrico e magnetico devono essere considerati separatamente. Per esposizioni al campo magnetico sono conformi: Ogni installazione elettrica con una intensit di corrente di fase 100 A; Ogni singolo circuito allinterno di una installazione con una intensit di corrente di fase 100 A; Tutti i componenti delle reti che soddisfano i criteri di cui sopra sono conformi (incluso i conduttori, interruttori, trasformatori ecc...); Qualsiasi conduttore nudo aereo di qualsiasi voltaggio. Per esposizioni al campo elettrico sono conformi: Qualsiasi circuito in cavo sotterraneo o isolato indipendentemente dal voltaggio Qualsiasi circuito nudo aereo tarato ad un voltaggio fino a 100 kV, o line aerea fino a 125 kV, sovrastante il luogo di lavoro, o a qualsiasi voltaggio nel caso di luogo di lavoro interni. Strumentazione e apparecchi di misura e controllo Elettrodomestici

dichiarazione del rispetto della legislazione nazionale in materia Non sono comprese le attivit di manutenzione

Le attrezzature devono essere installate ed utilizzate secondo le indicazioni del costruttore. Non sono comprese le attivit di manutenzione. Il datore di lavoro deve verificare sul libretto di uso e manutenzione che lattrezzatura sia dichiarata conforme al pertinente standard di prodotto

Escluso specifiche lampade attivate da RF I cancellatori di nastri possono richiedere ulteriori valutazioni Solo quelle con potenze inferiori a 20 mW Limitatamente alle apparecchiature per il pubblico es.: conformi alle EN 60745-1 e EN 61029-1 inerenti la sicurezza degli utensili a motore trasportabili. es.: conformi alla EN 60335-2-45 (es. pistole per colla a caldo) Inclusi quelli ad uso domestico e destinati a garage, piccole industrie e aziende agricole (EN 60335-2-29) alcuni particolari modelli che fanno uso di trasmettitori radio nelle trasmissioni radio/TV necessitano di ulteriori valutazioni esclusi i riscaldatori a microonde

Computer e attrezzature informatiche con trasmissione wireless Trasmettitori a batteria Antenne di stazioni base Apparecchiature elettromedicali non per applicazioni con campi elettromagnetiche o di corrente

Sono inclusi in questa tabella anche le apparecchiature professionali per la cottura, lavaggio (lavatrici), forni a microonde ecc... usate in ristoranti, negozi, ecc... Necessitano invece di ulteriori valutazioni i forni di cottura ad induzione. es.: Wlan (Wi-Fi), Bluetooth e tecnologie simili, limitatamente alluso pubblico Limitatamente alle apparecchiature per il pubblico Ulteriori valutazioni sono necessarie solo se i lavoratori possono essere pi vicini allantenna rispetto alle distanze di sicurezza stabilite per lesposizione del pubblico

Esempi di luoghi di lavoro per i quali, comunemente, si pu effettuare la giustificazione del rischio sulla base della Tabella 1: uffici, centri di calcolo, negozi, alberghi, parrucchieri ecc. Vengono invece identificate situazioni ed impianti che richiedono certamente una ulteriore valutazione: Tab. 2 Impianti e situazioni lavorative che richiedono ulteriori valutazioni. Lista non esaustiva Tipo di impianto Elettrolisi industriale Saldature elettriche Forni fusori elettrici e a induzione Riscaldamento a induzione Riscaldamento dielettrico a RF e a MW Saldatura dielettrica Magnetizzatori/smagnetizzatori industriali Specifiche lampade attivate a RF Dispositivi a RF per plasma Note Sia con correnti alternate che continue

Incluso grossi cancellatori di nastri, attivatori disattivatori magnetici di sistemi antitaccheggio Incluso dispositivi a vuoto di deposizione per sputtering

Apparecchi per diatermia (marconiterapia e radarterapia) Sistemi elettrici per la ricerca di difetti nei materiali Radar Trasporti azionati elettricamente: treni e tram Tutti gli apparecchi elettromedicali per applicazioni intenzionali di radiazioni elettromagnetiche o di corrente tra cui: Elettrobisturi Stimolatori magnetici transcranici Apparati per magnetoterapia Tomografi RM Essiccatoi e forni industriali a microonde Antenne delle stazioni radio base Reti di distribuzione dellenergia elettrica nei luoghi di lavoro che non soddisfano i criteri della Tabella 1

Tutti gli apparecchi elettromedicali che utilizzano sorgenti RF con potenza media emessa elevata (>100 mW) Radar per il controllo del traffico aereo, militare del tempo e a lungo raggio.

Ulteriori valutazioni sono necessarie solo se i lavoratori possono essere pi vicini allantenna rispetto alle distanze di sicurezza stabilite per lesposizione del pubblico

Esempi di luoghi di lavoro o mansioni per i quali, comunemente, si devono effettuare approfondimenti nella valutazione del rischio sulla base della Tabella 2 sono: centrali e sottostazioni elettriche; installatori e manutentori di sistemi fissi di telecomunicazioni, manutentori di linee elettriche, saldatori ad arco o a induzione o a scarica capacitiva, installatori e manutentori di sistemi radar, fonditori di metalli preziosi, addetti a macchine dielettriche utilizzate nel settore tessile o lavorazione di legno o plastica, macchinisti su treni ad alta velocit, operatori sanitari e personale pulizie su RM, chirurghi e personale sanitario che utilizza elettrobisturi e apparecchiature similari, fisioterapisti che utilizzano apparati di diatermia, addetti alla manutenzione e riparazione di apparecchiature/impianti medicali emittenti CEM, ecc. 8.8 - Macchinari con emissione di OEM Tutti i macchinari alimentati a corrente elettrica, o contenenti una componente che sia sorgente di radiazioni non ionizzanti, possono generare, nello spazio loro circostante, un campo elettromagnetico di spettro vario. Secondo quanto riportato al punto 1.5.10 dellAllegato 1 del DPR 459/96 (recepimento della direttiva macchine) la progettazione e costruzione di tali macchinari deve essere tale da limitare qualsiasi emissione di radiazioni a quanto necessario al loro funzionamento e tale che i suoi effetti sulle persone esposte siano nulli o comunque non pericolosi. Il rispetto della norma UNI EN 12198-1 del 2002, che riguarda lemissione dai macchinari di tutti i tipi di radiazione elettromagnetica non ionizzante (sia i campi elettromagnetici che le radiazioni ottiche), garantisce agli acquirenti che i requisiti del DPR 459/96 sono rispettati. In funzione del livello di emissione di radiazioni, (valori riportati in appendice B della UNI EN 12198:2002) la norma richiede che il fabbricante assegni alla macchina una categoria di emissione di radiazioni. Categori a 0 1 2 Restrizioni e misure di protezione Nessuna restrizione Possono essere necessarie la limitazione di accesso e misure di protezione Restrizioni speciali e misure di protezione sono essenziali Informazioni e addestramento Nessuna informazione necessaria Informazione sui pericoli, rischi ed effetti secondari Informazioni su pericoli, rischi ed effetti secondari; laddestramento pu essere necessario

Il fabbricante deve dichiarare nelle istruzioni per luso quali sono gli impieghi previsti della macchina, la categoria di emissione di radiazioni e le procedure di funzionamento. Il fabbricante deve specificare, se necessario, il livello di competenza da raggiungere mediante addestramento. Nei casi in cui particolari condizioni operative possano ridurre le emissioni, il fabbricante deve fornirne dettagli appropriati nelle istruzioni. Se la categoria di emissione di radiazioni 1 o 2, il fabbricante deve dichiarare come informazione supplementare il tipo e il livello di radiazioni che possono essere emesse dalla macchina. Le macchine rientranti nelle categorie 1 e 2 devono essere marcate. La marcatura deve comprendere: - Segnale di sicurezza rappresentante il tipo di emissione di radiazione - Il numero di categoria (categoria 1 o categoria 2). - Il riferimento alla norma EN 12198. Oltre agli aspetti visti fin qui, la bozza dello standard CENELEC prEN 50499 individua in appendice una procedura facoltativa per la zonizzazione dellazienda. Tale procedura, che prevede di definire tre tipologie di zone di seguito meglio specificate, pu essere utile a identificare e/o limitare gli accessi a parti di unazienda in funzione della possibilit di essere esposti a determinati valori di campo. Le zone sono in particolare cos determinate: Zona 0 = zona in cui i livelli di esposizione rispettano i limiti nazionali per la popolazione, oppure in cui tutte le sorgenti sono tra quelle giustificabili a priori. Zona 1 = zona in cui i livelli di esposizione possono superare i limiti nazionali per la popolazione, ma rispettano il limite occupazionale Zona 2 = zona in cui i livelli di esposizione possono superare i limiti occupazionali. Se possibile laccesso a questa zona, allora dovranno essere messe in atto misure per ridurre lesposizione o limitare laccesso. 9 LASER Lacronimo L.A.S.E.R. (laser) deriva dalla espressione inglese Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation ovvero amplificazione della luce mediante emissione stimolata di radiazione. Il fascio laser viene generato attraverso un processo di amplificazione, detto emissione stimolata, di un sistema atomico eccitato che costituisce il mezzo attivo. Il mezzo attivo pu essere costituito da materiale solido, semiconduttore, liquido o gassoso. Lemissione di luce laser caratterizzata da una lunghezza donda espressa in nanometri (nm) che determina anche il potere di assorbimento da parte dei tessuti e quindi il loro impiego. Le potenze emesse variano, ad esempio in campo medico, da pochi milliwatt (mW) fino a un centinaio di watt (W). Inoltre lemissione pu essere continua o pulsata. La luce laser fortemente direzionale e non perde la sua energia nel propagarsi anche per riflessione. Le sue caratteristiche intrinseche di potenza concentrata, non dispersione, ecc ne consentono usi i pi disparati, dal taglio di metalli, ai CD, alle stampanti, in medicina, alle misure di distanze. Il proliferare di queste sorgenti comporta la necessit di valutare attentamente i rischi per i lavoratori addetti e gli utenti, in considerazione del fatto che si tratta di sorgenti classificate ad alto rischio da specifiche norme tecniche. 9.1 Pericolosit del laser. Il pericolo nellutilizzo dei laser non tanto la potenza dellemissione, anche se ve ne sono di molto potenti, ma quanto la concentrazione di tutta lenergia emessa in unarea molto piccola, che si allarga molto poco man mano che ci si allontana dalla sorgente. Ci pu portare, ance a distanza relativamente elevata, ad un innalzamento della temperatura della zona colpita, tale da far evaporare il materiale del bersaglio in tale zona. Il laser pu essere quindi estremamente pericoloso in quanto, oltre al danneggiamento di oggetti, pu provocare facilmente incendi. Il danno pu essere provocato non solo dal raggio direttamente emesso dal laser, ma anche eventualmente, ed accidentalmente, riflessi da oggetti riflettenti. Il problema quindi principale nelluso del laser evitare che il suo raggio colpisca oggetti o persone a cui non destinato, sia con il raggio diretto, che con quelli riflessi, di qui la necessit di evitare che il raggio possa raggiungere zone che non dovrebbe; schermare o proteggere adeguatamente gli oggetti e le persone che possano trovarsi, anche accidentalmente, nel suo raggio di azione; schermare o eliminare eventuali superfici riflettenti. Il laser pu essere quindi particolarmente dannoso quando colpisce un essere umano. Gli organi a rischio sono in prima istanza gli occhi e la pelle ma esistono anche dei rischi collaterali associati allutilizzo dei laser. Le sorgenti laser sono classificate in funzione del livello di esposizione massima ammissibile (EMP) per locchio e la pelle. In Tabella 1 si riporta la classificazione vigente in classi di rischio crescenti e in Tabella 2 gli effetti della esposizione a radiazione laser per occhi e pelle.

Classe 1 1M 2

2M 3R 3B 4

Tabella 1 Classificazione dei laser (Norma CEI EN 60825-1; Pubbl. 2003-02) Caratteristiche laser che sono sicuri nelle condizioni di funzionamento ragionevolmente prevedibili, compreso limpiego di strumenti ottici per la visione diretta del fascio. laser che emettono radiazione nellintervallo di lunghezze donda tra 302,5 e 4000 nm, che sono sicuri nelle condizioni di funzionamento ragionevolmente prevedibili, ma che possono essere pericolosi se lutilizzatore impiega ottiche allinterno del fascio. laser che emettono radiazione visibile nellintervallo di lunghezze donda tra 400 e 700 nm, in cui la protezione dellocchio normalmente assicurata dalle reazioni di difesa compreso il riflesso palpebrale. Questa reazione pu essere prevista per fornire una protezione adeguata nelle condizioni di funzionamento ragionevolmente prevedibili, compreso limpiego di strumenti ottici per la visione diretta del fascio. laser che emettono radiazione visibile nellintervallo di lunghezze donda tra 400 e 700 nm, in cui la protezione dellocchio normalmente assicurata dalle reazioni di difesa compreso il riflesso palpebrale. Tuttavia losservazione dellemissione pu risultare pericolosa se, allinterno del fascio, lutilizzatore impiega ottiche. laser che emettono nellintervallo di lunghezze donda compreso tra 302,5 e 10 6 nm, in cui la visione diretta del fascio potenzialmente pericolosa, ma il rischio inferiore a quello dei laser di classe 3B. laser che sono normalmente pericolosi in caso di visione diretta del fascio (cio allinterno della DNRO). Le riflessioni diffuse sono normalmente sicure. laser che sono anche in grado di produrre riflessioni diffuse pericolose. Possono causare lesioni alla pelle e potrebbero anche costituire un pericolo di incendio. Il loro uso richiede estrema cautela.

NB. Per le apparecchiature immesse sul mercato precedentemente al gennaio 2004 valgono le classi riportate nella versione precedente della norma CEI EN 60825-1 pubblicata nel 1998. Non risultano differenze significative per la gestione delle sorgenti di classe 3B e 4. Regione spettrale CIE* Ultravioletto C (da 180 nm a 280 nm) Ultravioletto B (da 280 nm a 315 nm) Ultravioletto A (da 315 nm a 400 nm) Visibile (da 400 nm a 780 nm) Infrarosso A (da 780 nm a 1400 nm) Infrarosso B (da 1400 nm a 3000 nm) Infrarosso C (da 3000 nm a 1 mm) *Comit International de lEclairage Tabella 2 Effetti della radiazione laser sullocchio e la pelle Occhio Pelle Fotocheratite Eritema (bruciatura della pelle) Aumento della pigmentazione Cataratta fotochimica Colore pi intenso della pigmentazione, reazione di fotosensibilit Lesione fotochimica e termica della retina Cataratta e bruciatura della retina Infiammazione acquosa, bruciatura della cornea Bruciatura della sola cornea cataratta,

Processo accelerato invecchiamento della pelle

di

Bruciatura della pelle

E necessario un controllo sia nella fase di prima installazione della sorgente laser nellambiente di lavoro sia durante luso routinario. Paradossalmente i rischi collaterali, che sono meno controllabili, spesso vengono sottovalutati e possono generare danni di elevata entit. I laser di classe 4 possono infatti produrre energia sufficiente a incendiare materiali infiammabili. 9.2 - Prevenzione e protezione In relazione ai rischi considerati, necessario provvedere al loro controllo e allavvio di idonee procedure che garantiscano ai lavoratori addetti e ai utenti adeguate condizioni di sicurezza. Per fare ci il datore di lavoro, in possesso di sorgenti laser di classe 3B o 4, deve nominare un Addetto Sicurezza Laser (ASL) che, esperto in materia, supporta e consiglia sulluso sicuro di tali dispositivi e sulle relative misure di prevenzione e protezione da porre in atto. LAddetto Sicurezza Laser deve valutare i rischi relativi allinstallazione laser, delimitare la zona laser controllata e individuarla con apposita segnaletica adesiva e luminosa, scegliere i dispositivi di protezione individuale adatti a ciascuna sorgente, effettuare la valutazione delle condizioni di sicurezza dellambiente e dei lavoratori sia in fase di acquisto che durante lutilizzo della sorgente, partecipare alla attivit di formazione del personale operatore, effettuare i test di accettazione di ogni sorgente e i controlli periodici di sicurezza, analizzare tutti gli infortuni e incidenti che riguardano i laser, definire le procedure di sicurezza, definire e mantenere il programma di assicurazione della qualit. Per poter utilizzare in sicurezza queste sorgenti, necessario prevedere dei corsi di formazione per tutto il personale che opera direttamente o nelle vicinanze di una apparecchiatura laser di classe 3B o 4. necessario prevedere anche una sorveglianza medica dei lavoratori addetti per valutare lintegrit dei parametri visivi dei soggetti e in particolare effettuare una visita oftalmica preventiva e delle visite periodiche di monitoraggio. Qualsiasi incidente o infortunio provocato dalluso di un apparecchio laser deve essere segnalato immediatamente allAddetto Sicurezza Laser che dovr effettuarne unanalisi e dovr intraprendere delle azioni per evitare il ripetersi dello stesso. Va inoltre istituito un registro su cui riportare tali incidenti o infortuni. fondamentale assicurare un programma di manutenzione delle apparecchiature da parte di personale qualificato cos come un programma di assicurazione della qualit (AQ), di cui risponde lAddetto Sicurezza Laser, per garantire il funzionamento ottimale di ciascuna apparecchiatura sia in termini di prestazioni rese sia in termini di sicurezza. A tale uopo potranno essere utilizzate adeguate procedure e apposite liste di controllo da applicare con le periodicit stabilite dallAddetto Sicurezza Laser. LAddetto Sicurezza Laser la persona che ha la responsabilit di monitorare e aumentare il controllo sui possibili rischi causati dal laser e possiede le conoscenze necessarie per valutare e controllare i rischi causati dai laser. Per installazioni in cui vengono utilizzati apparecchi laser di classe 3B o 4, lorganismo responsabile deve nominare un Addetto Sicurezza Laser e definirne le responsabilit. LAddetto Sicurezza Laser dovrebbe avere la competenza necessaria per informare lorganismo responsabile sugli aspetti relativi alla sicurezza laser correlati alluso dei laser in quella struttura. Le sue responsabilit sono descritte nella tabella seguente che riporta testualmente quanto contenuto nella guida tecnica CEI 76-6. Responsabilit dellAddetto Sicurezza Laser Valutazione dei rischi nella zona di trattamento laser, compresa la determinazione della zona nominale di pericolo Avviso al responsabile amministrativo e alla persona responsabile della zona di trattamento laser per quanto riguarda le problematiche relative alla sicurezza in fase di acquisto e di messa in opera dellapparecchio laser, cos come le misure di sicurezza per il funzionamento e per il personale Scelta dei dispositivi di protezione individuale Partecipazione allaggiornamento del personale che lavora con il laser o in sua prossimit riguardo ai rischi e alle misure di sicurezza Partecipazione al controllo e allapprovazione dellapparecchio laser in base alle regolamentazioni nazionali e verifica che la manutenzione e limpiego dellapparecchio siano effettuate da persone che siano state addestrate a tale fine e che siano comunque altrimenti qualificate Assicurazione, mediante ripetute verifiche, che le misure di controllo prescritte siano efficaci, cio il controllo dei dispositivi di protezione individuale, che le barriere contro la radiazione laser e la segnaletica laser siano in loco, verifica delle procedure standard di funzionamento, procedure di allineamento, liste di controllo perioperative Fornire informazioni al capo dellamministrazione e alla persona responsabile della zona di trattamento laser relativamente a imperfezioni o guasti dellapparecchio laser Analisi di tutti gli infortuni e gli incidenti che riguardano i laser, fornendo informazioni sulle misure preventive a coloro che sono coinvolti, compresi gli addetti alla sicurezza della struttura Responsabilit aggiuntive possono comprendere a) potere decisionale riguardo a misure di sicurezza tecniche e organizzative b) consigli a personale operante con il laser o operante nelle zone laser c) ritiro degli apparecchi laser dalluso, se necessario

d) avvio di indagini mediche, in caso di segnalazione di infortunio laser e) relazione con organismi a livello nazionale 9.3 - La formazione dei lavoratori addetti La conoscenza delle problematiche di sicurezza connesse allutilizzo dei laser deve essere considerato laspetto pi importante nella gestione del rischio. La formazione dei lavoratori addetti, peraltro obbligatoria per la vigente normativa, deve prevedere dei corsi mirati e differenziati in modo da adeguarsi alle sorgenti laser da utilizzare e al ruolo delle persone interessate. In particolare dovranno essere previsti dei corsi di formazione di livello base e con contenuti generali destinati a tutti gli operatori che svolgono la propria attivit in prossimit di sorgenti laser. Per gli operatori laser dovranno invece realizzarsi dei corsi di formazione ad hoc della durata minima di 4 ore con i contenuti previsti dalla guida CEI 76-6. In particolar modo la formazione deve essere in grado di trasferire adeguate conoscenze sui rischi per gli operatori stessi derivanti dallimpiego di radiazioni laser, al fine di acquisire comportamenti sicuri nella gestione e utilizzo delle apparecchiature e dei dispositivi di protezione individuale (DPI). I DPI per gli occhi (normalmente occhiali in grado di filtrare adeguatamente la radiazione laser e costruiti secondo norme tecniche specifiche) e quelli per la pelle (indumenti di materiale idoneo) sono in genere sufficienti a eliminare i pericoli diretti pi importanti. I lavoratori addetti devono essere inoltre in grado di fornire adeguate informazioni ai soggetti esposti. 9.4 - Valutazione dei livelli di esposizione Al fine di valutare i livelli di esposizione necessario approntare due tipi di verifiche sperimentali. 9.4.1 - Misure ambientali Sono misure volte a verificare il corretto confinamento della radiazione laser agli ambienti ove sia utilizzata. Questo tipo di misure rivolto alla sicurezza dei lavoratori addetti e della popolazione. Vanno effettuate possibilmente in fase preventiva allinstallazione dellapparecchiatura oppure al pi presto se la stessa gi operante. necessario sottolineare che anche lesposizione indiretta a fonti di radiazione laser conseguente a fenomeni di riflessione pu essere causa degli effetti dannosi citati. Pertanto dovr essere valutata attentamente lidoneit degli ambienti in cui sono installate le sorgenti. In particolare dovranno evitarsi superfici cromate e lucidate a specchio (ad esempio arredi, attrezzature, rubinetterie, telai di porte e/o finestre, vetrine, cornici cromate, orologi ecc.). In presenza di tali condizioni, si dovranno adottare tutti i provvedimenti necessari per rendere non riflettenti tali superfici (ad esempio, ricoprendole con dei teli di tessuto di cotone pesante o satinandole o impiegando vernici opache). La presenza di tubi plastici per il trasporto di gas infiammabili pu costituire una fonte di rischio e pertanto dovranno essere ricoperti, con materiali idonei (cotone pesante o alluminio opaco in fogli). 9.4.2 - Misure di emissione Sono misure volte a verificare il buon funzionamento delle apparecchiature e vanno eseguite secondo quanto previsto nella norma CEI EN 60601-2-22. Questo tipo di misure necessario al fine di garantire adeguata sicurezza ai soggetti esposti e ai lavoratori addetti. Per la peculiarit e complessit di tali verifiche necessario avvalersi di personale competente e con dimostrata esperienza nel settore. 9.5 - Verifiche sulle prestazioni di funzionamento delle apparecchiature laser Al fine di controllare le prestazioni di funzionamento delle apparecchiature e dei sistemi di protezione necessario eseguire delle verifiche strumentali, e in particolare delle misure fisiche, che possono essere effettuate secondo quanto indicato dalla citata norma CEI EN 60601-2-22 del 1997 (classificata CEI 62-42). Verifica prestazioni di funzionamento delle apparecchiature Allatto dellinstallazione di una nuova apparecchiatura devono essere fornite dal produttore dellapparecchiatura le caratteristiche di emissione della sorgente laser. Tali caratteristiche devono essere verificate in fase di collaudo (prove di accettazione). I controlli sulle sorgenti laser devono essere effettuati con le periodicit indicate nella norma CEI 766, e comunque periodicamente (prove di costanza) e dopo rilevanti interventi di manutenzione e/o riparazione (prove di stato) nellambito di un programma di assicurazione della qualit come citato nelle stesse norme CEI. Le misure strumentali dovranno essere eseguite con strumentazione idonea alla potenza erogata, lunghezza donda e modalit di emissione (continua e/o pulsata) della sorgente laser verificata secondo le modalit indicate dalle pertinenti norme tecniche. Verifica dei sistemi di segnalazione e sicurezza Allesterno di ogni locale di trattamento (zona laser controllata) deve essere affissa opportuna segnaletica indicante la presenza di radiazione laser e deve essere installato un segnalatore luminoso indicante il funzionamento delle apparecchiature. Ove previsto deve essere applicata apposita segnaletica di prescrizione delle protezioni oculari. Allatto dellinstallazione e periodicamente va verificato il corretto funzionamento dei segnalatori luminosi allesterno dei locali. Inoltre va verificato il corretto funzionamento degli interruttori di emergenza posti sugli apparecchi laser e dei cavi per lalimentazione e per il comando erogazione raggi. Devono essere affisse in tali ambienti adatte norme comportamentali e di sicurezza per i lavoratori addetti e gli utenti. 9.6 - Caratteristiche delle apparecchiature Le apparecchiature, se prodotte dopo il 14 giugno 1998, devono ottemperare a quanto disposto dalla direttiva 93/42/CEE . Per tali apparecchiature prevista: la marcatura CE riportante il codice numerico dellente che ne ha verificato la conformit alla direttiva 93/42/CEE opportuna documentazione in lingua italiana nella quale viene dichiarata la conformit alle normative CEE pertinenti segnaletica di avvertimento o pericolo con scritte nere su fondo giallo in lingua italiana etichettatura ben visibile riportante i dati di targa dellapparecchiatura (potenza, lunghezza donda, classe di rischio ecc.) compreso il numero di serie e/o matricola istruzioni per linstallazione, uso e manutenzione, in lingua italiana, comprendenti le necessarie informazioni di sicurezza. Inoltre deve essere garantita la sicurezza elettrica mediante apposite prove che tengano conto di quanto indicato nella norma CEI 62-5. Le caratteristiche di funzionamento e di sicurezza devono essere mantenute mediante un programma adeguato di manutenzione, secondo le indicazioni del fabbricante e tramite delle verifiche periodiche secondo quanto stabilito dallAddetto Sicurezza Laser nel programma di assicurazione della qualit. Per le apparecchiature pi datate necessario verificare la conformit alle norme vigenti al momento della loro produzione, fermo restando che devono essere sottoposte anchesse a manutenzione periodica e ai controlli citati. 9.7 - Uso dei Dispositivi di Protezione Individuali (DPI) Devono essere a disposizione dei lavoratori addetti e dei soggetti esposti i DPI, in particolare occhiali o indumenti di protezione. Per quanto riguarda gli occhiali necessario che sia specificato per quale tipo di radiazione laser (modalit di emissione e lunghezza donda) e quindi di apparecchiatura forniscono protezione. inoltre da sottolineare che gli occhiali devono poter garantire anche la protezione da incidenza obliqua. Gli occhiali dovranno essere costruiti conformemente alle norme UNI EN 207:2000 relativamente alla tipologia di impiego delle sorgenti laser e recare la marcatura CE. Gli occhiali di protezione devono essere sempre in numero adeguato agli utenti e ai lavoratori addetti interessati dalle emissioni laser e adeguati al tipo di attivit svolta. Particolare attenzione dovr essere rivolta ai lavoratori addetti portatori di occhiali da vista. Per questi dovranno essere scelti occhiali confortevoli da potere indossare sopra quelli da vista. Qualora un DPI sia manomesso o non integro deve essere immediatamente sostituito. Per gli indumenti di protezione, necessari in caso di utilizzo di laser di classe 4, consigliato lutilizzo di camici di cotone pesante. 9.8 - Limiti di esposizione

Il Dlgs 81/2008 allArt. 215 riporta che i valori limite di esposizione per i laser sono riportate nellallegato XXXVII parte II che, che viene appresso riportato.

Tabella 2.1 Rischio delle radiazioni Lunghezza donda [nm] Da 180 a 400 Da 180 a 400 Da 400 a 700 Da 400 a 600 Da 400 a 700 Da 700 a 1400 Da 700 a 1400 Da 1400 a 2600 Da 2600 a 106 Da 1400 a 106 Da 1400 a 106 Campo di radiazion e UV UV visibile visibile visibile IRA IRA IRB IRC IRB, IRC IRB, IRC Organo interessato occhio cute occhio occhio cute occhio cute occhio occhio occhio cute Rischio Danno fotochimico e danno termico eritema Danno alla retina Danno fotochimico Danno termico Danno termico Danno termico Danno termico Danno termico Danno termico Danno termico Tabella dei valori limite di esposizione 2.2, 2.3 2.4 2.2 2.3 2.4 2.2, 2.3 2.4 2.2 2.2 2.3 2.4