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The Wild Youth Ricordo il primo giorno della prima con un po' di vergogna e di tenerezza: ricordo che ero

piastrata, avevo quella orrenda maglia dei Cradle of Filth della quale mi sono sbarazzata da poco e speravo di non venire subito messa nell'angolo come, spesso e volentieri, la gente ha sempre fatto con me. Cio` che ho trovato e` stato un gruppo di persone assolutamente differenti l'una dall'altra ma che, in un modo o nell'altro, cercavano di interagire nei modi piu` disparati, cozzando disordinatamente fino a creare quelli che sembravano essere legami destinati a spezzarsi al primo colpo secco. Vi ho osservati per un anno intero con grande timore (la mia indole non mi permetteva di fare altro) e ho notato che, diversamente da cio` che mi aspettavo, I legami non si spezzavano facilmente. Anzi, non si spezzavano affatto, perche` nella nostra classe non si e` mai sentito parlare di qualcosa di definitivamente rotto e dimenticato. Poi e` arrivata l'estate e ricordo di essere stata contentissima, perche` di avere tanta gente cosi` affiatata intorno non ne potevo veramente piu`: avevo bisogno di rimanere da sola e capire cosa provavo davvero, se potevo veramente considerarvi piu` che semplici compagni di classe o meno. Per un po' di tempo non ho sentito la mancanza di nessuno e anzi, ero molto contenta di essere finalmente sola; ma in seguito, con il passare dei giorni passati a casa davanti al pc, mi accorgevo di quanto mi mancassero le battutacce di Saccomani, I lanci di cancelleria a casaccio di Quaglia, I versi osceni di Fraia, Faita che mi scarabocchiava il libro di latino con frasi dalla dubbia utilita` e tante altre cose alle quali non avevo prestato abbastanza attenzione durante l'anno. Cosi` ho iniziato la seconda un po' piu` felicemente, cercando di fare piu` attenzione ai dettagli, ai particolari, alle cose non dette e a quelle dette in modo troppo superficiale. In ogni caso quest'anno e` volato in fretta, o forse e` durato troppo poco, tra feste organizzate in modo spesso e volentieri approssimativo, litigate tremende con professori con una grave mancanza di sanita` mentale dovuta probabilmente ad un trauma cranico in eta` infantile, storie d'amore che marciano a gonfie vele o che le vele non le hanno mai neanche montate sulle navi e viaggi all'ospedale per ferite di varia entita`, e forse mi sarebbe piaciuto che tutto questo durasse ancora un po', magari tralasciando la parte dei professori psicopatici e degli ospedali. Quello che voglio dire con questo lunghissimo poema e che non ho ancora avuto modo di esprimere e` che vi voglio bene, e che mentre lo scrivo la mia visuale si appanna a stecca, come direbbe Revigliono. Vi voglio tanto, tanto bene, perche` ho un barattolo pieno di foglietti che raccontano momenti felici da Gennaio fino ad oggi e la stragrande maggioranza di essi riportano giornate vissute con voi e credo che questo voglia dire qualcosa. Mi piacerebbe, un giorno, farvi provare a vivere le stesse sensazioni che ho provato io venendo a scuola con l'umore sotto ai piedi e tornando a casa con la speranza nel cuore, quasi la vostra compagnia fosse l'equivalente di un barattolone di gelato davanti ad un film drammatico. Vi ringrazierei uno per uno, elencando per ciascuno un gesto che mi ha aiutata in quest'anno scolastico, ma non voglio annoiarvi; sappiate che, in ogni caso, siete stati, e siete, e sarete importanti. Ho intitolato questa lunga cosa che ho scritto come l'album di Daughter che sto ascoltando in questo momento perche`, in un certo senso, vi si addice; anzi, ci si addice. Non so piu` cosa aspettarmi dal futuro e per questo mi spaventa moltissimo, ma spero comunque di continuare a rimanere legata a voi come lo sono adesso: con quei legami apparentemente futili che si rivelano indispensabili per andare avanti.