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1.

Introduzione Nel 1931 apparve, su un periodico scientifico tedesco, un lavoro relativamente breve dal titolo poco rassicurante: ber formal unentscheidbare Stze der Principia mathematica und verwandter Systeme [Sulle proposizioni formalmente indecidibili dei Principia mathematica e di sistemi affini+. Lautore era Kurt Gdel, allora giovane matematico venticinquenne dellUniversit di Vienna, il quale nel 1938 divenne membro permanente dellIstituto per gli studi superiori di Princeton. Quel lavoro una pietra miliare nella storia della logica e della matematica. Quando la Harvard University confer a Gdel la laurea honoris causa nel 1952, la motivazione descrisse il lavoro come uno dei pi importanti progressi conseguiti in logica, nei tempi moderni. Alla sua comparsa, tuttavia, n il titolo n il contenuto dellarticolo di Gdel erano comprensibile per la maggior parte dei matematici. I Principia mathematica citati nel titolo sono i tre volumi del monumentale trattato di Alfred North Whitehead e Bertrand Russell sulla logica matematica e sui fondamenti della matematica; ma una grande familiarit con questopera non un requisito necessario per una ricerca fruttuosa nella maggior parte dei rami della matematica. Il lavoro di Gdel, inoltre, si riferisce a un insieme di problemi che non ha mai attirato lattenzione se non di un gruppo di studiosi relativamente esiguo. Il tipo di ragionamento adottato nella prova era cos nuovo ai tempi della sua pubblicazione, che soltanto coloro che avevano una profonda conoscenza della letteratura tecnica di questo campo altamente specializzato potevano seguire largomentazione con facilit. Ciononostante, le conclusioni cui Gdel arriv sono oggi riconosciute come rivoluzionarie nel loro vasto significato filosofico. Scopo di questo libro quello di rendere accessibili anche ai non specialisti la sostanza delle scoperte di Gdel e il carattere generale della sua prova. Il famoso articolo di Gdel affronta un problema centrale dei fondamenti della matematica. Sar utile fare una breve analisi preliminare del contesto in cui si pu situare tale problema. Chiunque abbia studiato geometria elementare ricorder senza dubbio che essa viene insegnata come una disciplina deduttiva. Essa non viene presentata come una scienza sperimentale i cui teoremi devono essere accettati in quanto sono in accordo con losservazione. Questa idea, che una proposizione possa essere stabilita come conclusione di un ragionamento logico esplicito, risale agli antichi greci, i quali scoprirono quello che noto come il metodo assiomatico, e lo usarono per sviluppare la geometria in maniera sistematica. Il metodo assiomatico consiste nellaccettare senza dimostrazione certe proposizioni come assiomi o postulati (per esempio, lassioma che per due punti si pu tracciare una sola retta), e quindi nel derivare dagli assiomi tutte le altre proposizioni del sistema come teoremi. Gli assiomi costituiscono le fondamenta del sistema; i teoremi sono le sovrastrutture, e sono ottenuti dagli assiomi con lausilio esclusivo dei principi della logica. Lo sviluppo assiomatico della geometria impression profondamente i pensatori di tutti i tempi, in quanto il numero relativamente piccolo di postulati sopporta lintero peso delle proposizioni inesauribilmente numerose derivabili da essi. Inoltre, se in qualche maniera si pu dimostrare la verit degli assiomi - e infatti per quasi duemila anni gli studiosi hanno creduto, senza il minimo dubbio, che essi fossero vere propriet dello spazio fisico - allora la verit e la compatibilit reciproca di tutti i teoremi automaticamente assicurata. Per questi motivi la forma assiomatica della geometria rappresent, per molte generazioni di illustri pensatori, il modello del sapere scientifico pi genuino. Era naturale, perci, domandarsi se altri rami della scienza, oltre alla geometria, potessero venir edificati su sicure fondamenta assiomatiche. Tuttavia, sebbene certe parti della fisica abbiano ricevuto una formulazione assiomatica nellantichit (per esempio, per opera di Archimede), fino ai tempi moderni la geometria rimase lunico ramo della matematica a possedere ci che gli studiosi consideravano una solida base assiomatica. Ma negli ultimi due secoli il metodo assiomatico ha incominciato ad essere usato a fondo con una potenza e un vigore sempre crescenti. Rami nuovi e vecchi della matematica, come la familiare aritmetica dei numeri cardinali (o interi), sono stati corredati con insiemi, apparentemente adeguati, di assiomi. Si cos creato un diffuso convincimento che tacitamente suppone che ogni settore del sapere matematico possa essere corredato con un insieme di assiomi sufficienti per sviluppare sistematicamente linfinita totalit delle proposizioni vere nellambito di una data area di ricerca. Il lavoro di Gdel ha dimostrato che questa ipotesi insostenibile. Egli offr ai matematici la stupefacente e melanconica conclusione che il metodo assiomatico possiede certe limitazioni intrinseche, che escludono la possibilit di una piena assiomatizzazione anche per lordinaria aritmetica degli interi. Vi di pi: egli ha dimostrato che impossibile provare la coerenza logica interna di una classe molto ampia di sistemi deduttivi (per esempio, laritmetica elementare), a meno che non si adottino principi di ragionamento cos complessi che la loro coerenza interna dubbia come quella dei sistemi stessi. Alla luce di tali conclusioni, si pu vedere come non sia raggiungibile alcuna sistemazione finale di molte aree importanti delle matematiche, e come non si possa fornire alcuna garanzia infallibile che molti rami significativi del sapere matematico siano completamente esenti da contraddizioni interne. Le scoperte di Gdel, perci, hanno distrutto preconcetti profondamente radicati e hanno deluso antiche speranze nel momento in cui sembravano prendere consistenza in seguito alle ricerche sui fondamenti della matematica. Ma questo lavoro non stato del tutto negativo. Esso ha introdotto, nello studio dei problemi fondamentali, una nuova tecnica di analisi paragonabile, nella sua natura e nella sua fecondit, al metodo algebrico che Ren Descartes introdusse nella geometria. Questa tecnica ha suggerito e creato nuovi problemi nellindagine logica e matematica. Esso ha provocato una rivalutazione, che tuttora in corso, di filosofie della matematica molto diffuse, e di filosofie della conoscenza in generale. I dettagli delle dimostrazioni di Gdel, nel suo articolo che ha fatto epoca, sono troppo difficili da comprendere senza una notevole preparazione matematica. Ma la struttura fondamentale dei suoi ragionamenti e la sostanza delle sue conclusioni possono essere rese intelligibili ai lettori in possesso di una preparazione matematica e logica molto limitata. Per raggiungere una tale comprensione, il lettore pu trovare utile una breve rassegna di certi sviluppi rilevanti della storia della matematica e della moderna logica formale. I primi quattro capitoli di questo libro sono dedicati a un tale panorama. Ernst Nagel e James R. Newman La prova di Gdel

2. Il problema della compatibilit [1] Il secolo diciannovesimo vide uneccezionale espansione e intensificazione della ricerca matematica. Diversi problemi fondamentali, che a lungo avevano resistito agli sforzi migliori degli studiosi precedenti, furono risolti; furono creati nuovi settori nello studio della matematica; in parecchi rami di questa scienza furono gettate nuove fondamenta, e spesso quelle vecchie furono interamente rimodellate con laiuto di tecniche di analisi pi precise. Facciamo un esempio. I greci avevano proposto tre problemi in geometria elementare: dividere un angolo in tre parti eguali con soli riga e compasso, costruire un cubo di volume doppio di quello di un cubo dato, costruire un quadrato di area eguale a quella di un dato cerchio. Per pi di duemila anni furono fatti tentativi, sempre infruttuosi, per risolvere questi problemi. Finalmente, nel diciannovesimo secolo, fu dimostrato che le costruzioni richieste sono logicamente impossibili. Queste fatiche, inoltre, produssero dei frutti secondari di grande valore. Poich le soluzioni dipendono essenzialmente dalla determinazione del tipo di radici che soddisfano a certe equazioni, lo studio di quegli antichi e celebri problemi stimol profonde ricerche sulla natura del numero e sulla struttura del continuo numerico. Furono date, infine, definizioni rigorose dei numeri negativi, complessi e irrazionali; fu costruita una base logica per il sistema dei numeri reali; fu fondato un nuovo ramo della matematica, la teoria dei numeri infiniti. Ma probabilmente lo sviluppo pi significativo, per le sue profonde ripercussioni sulla storia della matematica successiva, fu segnato dalla soluzione di un altro problema che i greci sollevarono, senza riuscire a dargli una risposta. Uno degli assiomi usati da Euclide, nella sistemazione della geometria, concerne le parallele. Lassioma da lui adottato logicamente equivalente, sebbene non identico, allipotesi che per un punto esterno a una retta si possa tracciare una sola parallela alla retta stessa. Per diverse ragioni questassioma non sembr evidente in se stesso agli antichi. Essi, perci, pensarono di dedurlo dagli altri assiomi di Euclide, che consideravano chiaramente evidenti in se stessi (autoevidenti)*2+. Si pu dare una tale dimostrazione? Generazioni di matematici lottarono contro questa difficolt, ma senza risultato. Ma il ripetuto fallimento del tentativo di costruire una dimostrazione non significa che questa non possa trovarsi, esattamente come il ripetuto fallimento del tentativo di trovare un rimedio contro il comune raffreddore non stabilisce, per ci stesso, che lumanit sar sempre affetta da questa seccatura. Fu soltanto nel secolo diciannovesimo che si dimostr, specialmente attraverso gli studi di Gauss, di Bolyai e di Lobacevskij, limpossibilit di dedurre lassioma delle parallele dagli altri assiomi. Questo risultato fu della massima importanza concettuale. In primo luogo, esso richiam lattenzione, in maniera impressionante, sul fatto che possibile dare una dimostrazione dellimpossibilit di dimostrare certe proposizioni allinterno di un dato sistema. Come vedremo, il lavoro di Gdel consiste in una dimostrazione dellimpossibilit di dimostrare certe importanti proposizioni dellaritmetica. In secondo luogo, la risoluzione della questione del postulato delle parallele obblig a riconoscere che Euclide non rappresenta lultima parola nel campo della geometria, dal momento che si possono costruire nuovi sistemi usando un certo numero di assiomi differenti, incompatibili con quelli adottati da Euclide. In particolare, come ben noto, risultati profondamente interessanti e fecondi si possono ottenere quando si rimpiazzi il postulato delle parallele di Euclide con lipotesi che sia possibile tracciare pi di una parallela a una data retta, per uno stesso punto, oppure che nessuna parallela possa essere tracciata. La convinzione tradizionale che gli assiomi della geometria (o, in questo senso, gli assiomi di qualunque sistema) possano essere provati dalla loro apparente autoevidenza, fu cos radicalmente distrutta. Inoltre, poco alla volta, risult chiaro che il vero compito del matematico puro quello di derivare teoremi da ipotesi postulate, senza che debba preoccuparsi, come matematico, di decidere se gli assiomi introdotti siano, di fatto, veri. Queste successive modificazioni della geometria ortodossa, infine, stimolarono la revisione e il completamente delle basi assiomatiche di molti altri sistemi matematici. Inoltre, si fornirono fondamenti assiomatici a campi di indagine che, per il passato, erano stati approfonditi soltanto in modo pi o meno intuitivo.[3] La conclusione generale che emerse dai vari studi critici sui fondamenti della matematica fu che la vecchia concezione della matematica come scienza della quantit inadeguata e ingannevole. Divenne infatti evidente che la matematica semplicemente la scienza per eccellenza che trae le conclusioni logicamente implicite in un qualsiasi insieme di assiomi o postulati. Di fatto, si riconobbe che la validit della deduzione matematica non dipende in alcuna maniera dal particolare significato che pu essere associato ai termini o alle espressioni contenute nei postulati. Si vide cos che la matematica molto pi astratta e formale di quanto non si supponesse tradizionalmente: pi astratta, perch, in linea di principio, si possono fare delle affermazioni matematiche su cose assolutamente qualsiasi, anzich soltanto su insiemi intrinsecamente circoscritti di oggetti o di caratteristiche di oggetti; pi formale, perch la validit delle dimostrazioni matematiche riposa sulla struttura delle affermazioni, piuttosto che sulla natura particolare del loro contenuto. I postulati di un qualunque ramo della matematica dimostrativa non riguardano intrinsecamente lo spazio, la quantit, le mele, gli angoli o i bilanci; e qualunque significato particolare possa essere associato ai termini (o predicati descrittivi) dei postulati, esso non possiede alcuna funzione essenziale nel processo di deduzione dei teoremi. Ripetiamo che lunica questione riguardante il matematico puro (in quanto distinto dallo scienziato che usa la matematica per studiare un oggetto particolare) non se postulati che egli ammette o le conclusioni che egli trae dai primi siano veri, ma se le conclusioni avanzate siano di fatto le conclusioni logiche necessarie delle ipotesi da cui partito. Facciamo un esempio. Tra i termini indefiniti (o primitivi) usati. dal grande matematico tedesco David Hilbert nella sua famosa assiomatizzazione della geometria (pubblicata per la prima volta nel 1899), vi sono punto, linea, appartiene a, tra. Possiamo ammettere che i significati comunemente connessi con queste espressioni abbiano una qualche funzione nel processo di scoperta e di apprendimento dei teoremi. Poich i significati sono familiari, sentiamo di comprendere le loro varie interrelazioni, ed essi spiegano la formulazione e la scelta degli assiomi; inoltre suggeriscono e facilitano la formulazione delle affermazioni che noi speriamo di dimostrare come teoremi. Eppure, come Hilbert asserisce chiaramente, fintantoch abbiamo a che fare con il compito essenzialmente matematico di esplorare le relazioni puramente logiche di dipendenza fra le varie affermazioni, i significati familiari dei termini primitivi devono essere ignorati, e gli unici significati che debbono essere associati ad essi sono quelli assegnati dagli assiomi in cui entrano[4]. Questo il significato del famoso epigramma di Russell: la matematica pura quella scienza in cui non sappiamo di che cosa stiamo parlando o se ci che stiamo dicendo vero. Un terreno di rigorosa astrazione, spoglio di tutte le caratteristiche che ci sono familiari, certamente difficile da percorrere. In cambio, per, offre una nuova libert di movimento e dei panorami mai visti. Mediante la intensificata formalizzazione della matematica, la mente delluomo si emancipata dalle restrizioni che la comune interpretazione delle espressioni imponeva per la costruzione di nuovi sistemi di postulati. Furono

sviluppati nuovi tipi di algebre e di geometrie che differiscono fondamentalmente dalla matematica tradizionale. Mentre il significato di certi termini diveniva pi generale, il loro uso si estendeva, e si allargavano i confini entro i quali si potevano trarre delle conclusioni da essi. La formalizzazione condusse a una grande variet di sistemi di notevole interesse e valore matematico. Alcuni di tali sistemi, bisogna ammetterlo, non si prestarono a interpretazioni cos ovviamente intuitive (cio, evidenti per il buon senso) come quelle della geometria euclidea, ma questo fatto non provoc alcun allarme. Lintuizione, innanzitutto, una facolt elastica: i nostri bambini, probabilmente, non avranno alcuna difficolt ad accettare come intuitivamente ovvi i paradossi della relativit, esattamente come noi non esitiamo davanti a idee che, solo due generazioni fa, erano considerate come del tutto non intuitive. Inoltre, come tutti sappiamo, lintuizione non una guida sicura: non si pu usarla convenientemente come criterio di verit o di opportunit nellindagine scientifica. Laumentata astrattezza della matematica, per, sollev un problema pi serio. Sorse la questione se un dato insieme di postulati, posti a fondamento di un sistema, sia internamente coerente, in maniera tale che non sia possibile dedurre teoremi mutuamente contraddittori dai postulati stessi. Il problema non sembra urgente quando si sceglie un insieme di assiomi concernenti un gruppo ben definito e familiare di oggetti; in questo caso, infatti, non solo importante domandarsi, ma pu anche essere possibile accertarsi, se gli assiomi sono realmente veri riguardo a quegli oggetti. Dal momento che gli assiomi euclidei erano ritenuti universalmente come affermazioni vere sullo spazio (o sugli oggetti nello spazio), nessun matematico, prima del diciannovesimo secolo, consider mai la questione se un giorno potessero venir dedotti dagli assiomi due teoremi contraddittori. La base di questa fiducia nella coerenza della geometria euclidea il sano principio che affermazioni logicamente incompatibili non possono essere simultaneamente vere; secondo questo principio, se un insieme di proposizioni vero (e tali erano considerati gli assiomi euclidei), allora queste proposizioni sono mutuamente compatibili. Le geometrie non euclidee erano evidentemente in una situazione differente. I loro assiomi furono, fin dallinizio, considera ti come semplicemente falsi riguardo allo spazio, e, per tale ragione, difficilmente veri riguardo a qualsiasi cosa. Il problema di stabilire la coerenza interna dei sistemi non euclidei fu quindi considerato molto difficile e critico. Nella geometria riemanniana, per esempio, il postulato euclideo delle parallele sostituito dallipotesi che non si possa tracciare alcuna retta parallela a una retta data, per un punto esterno ad essa. Ora domandiamoci: linsieme dei postulati di Riemann coerente? I postulati sono chiaramente non veri rispetto allo spazio dellesperienza ordinaria. Come si pu mostrare, allora, la loro coerenza? Come si pu dimostrare che non condurranno a teoremi contraddittori? Ovviamente il problema non risolto dal fatto che i teoremi gi dedotti non si contraddicono fra loro, perch rimane sempre la possibilit che il prossimo teorema che si deduce rompa larmonia. Finch non si risolve il problema, non si pu essere sicuri che la geometria riemanniana costituisca una vera alternativa al sistema euclideo, vale a dire, sia ugualmente valida dal punto di vista matematico. La possibilit stessa dellesistenza di geometrie non euclidee veniva cos strettamente legata alla risoluzione di questo problema. Fu escogitato un metodo generale per giungere alla soluzione. Lidea fondamentale di trovare un modello (o interpretazione) per i postulati astratti di un sistema, in maniera tale che ciascun postulato venga tradotto in unaffermazione vera rispetto al modello. Nel caso della geometria euclidea, come abbiamo osservato, il modello lo spazio ordinario. Il metodo fu usato per trovare altri modelli, i cui elementi potessero servire da guida per determinare la coerenza dei postulati astratti. Il procedimento che si segue, di questo tipo. Intendiamo, innanzitutto, con la parola classe un insieme o aggregato di elementi distinti, ciascuno dei quali viene chiamato un membro della classe. Cosi, la classe dei numeri primi minore di 10 linsieme i cui membri sono 2, 3, 5 e 7. Introduciamo il seguente insieme di postulati riguardanti due classi K ed L, la cui natura particolare viene lasciata indeterminata tranne per ci che viene implicitamente definito dai postulati: 1) 2) due membri qualsiasi di K sono contenuti in un solo membro di L; nessun membro di K contenuto in pi di due membri di L;

3) i membri di K non sono tutti contenuti in un singolo membro di L; 4) 5) due membri qualsiasi di L contengono solo un membro di K; nessun membro di L contiene pi di due membri di K.

Da questo piccolo insieme possiamo derivare, usando le normali regole di deduzione, un gran numero di teoremi. Per esempio, si pu dimostrare che K contiene solo tre membri. Ma linsieme coerente, in modo che non si possano dedurre mai teoremi contraddittori? Alla questione si pu facilmente rispondere con laiuto del modello seguente.

FIG. 1. Modello per un insieme di postulati riguardanti due classi, K ed L. In questo caso si tratta di un triangolo i cui vertici sono i membri della classe K e i cui lati sono i membri della classe L. Il modello geometrico mostra che i postulati sono fra loro compatibili.

Sia K la classe dei punti costituiti dai vertici di un triangolo, ed L la classe delle linee costituite dai suoi lati. Conveniamo che la frase un membro di K contenuto in un membro di L significhi che un punto costituito da un vertice giace su una linea costituita da un lato. Ciascuno dei cinque postulati astratti viene allora tradotto in una proposizione vera. 1) due punti sono contenuti in un solo lato; 2) nessun punto contenuto in pi di due lati; 3) i punti non sono tutti contenuti in un solo lato; 4) due lati qualsiasi hanno solo un punto in comune; 5) nessun lato contiene pi di due punti In tale maniera si dimostra che linsieme dei postulati coerente. La coerenza allinterno della geometria piana di Riemann pu essere parimenti dimostrata, in modo evidente, mediante un modello che contenga i suoi postulati. Possiamo interpretare lespressione piano come superficie di una sfera euclidea, lespressione punto come punto su tale superficie, lespressione linea retta come arco di un cerchio massimo sulla sfera, e cos via. Ciascuno dei postulati di Riemann viene perci tradotto in un teorema della geometria euclidea. Per esempio, secondo questa interpretazione, il postulato delle parallele assume la forma seguente: per un punto della superficie sferica, non si pu tracciare alcun arco di cerchio massimo parallelo a un arco di cerchio massimo assegnato (si veda la figura 2).

FIG. 2 La geometria non euclidea di Bernhard Riemann pu essere rappresentata da un modello cuclideo. Il piano di Riemann diventa la superficie di una sfera di Euclide, punti del piano diventano punti di questa superficie, linee rette nel piano diventano cerchi massimi. Cos, una porzione del piano di Riemann limitata da segmenti di rette, viene rappresentata come una porzione di sfera limitata da archi di cerchi massimi. Due segmenti di retta nel piano di Riemann corrispondono a due archi di cerchi massimi sulla sfera di Euclide, e questi ultimi, se prolungati, di fatto si incontrano, contrariamente al postulato delle parallele nella geometria euclidea.

A prima vista, questa dimostrazione dellautocompatibilit della geometria riemanniana pu sembrare conclusiva. Ma unanalisi pi profonda mostra il contrario. Se si riflette attentamente, si scopre che il problema stato solo spostato. La dimostrazione cerca di stabilire la coerenza della geometria riemanniana facendo appello alla coerenza di quella euclidea. Si pu concludere allora solo questo: la geometria riemanniana coerente se la geometria euclidea coerente. Lautorit di Euclide viene cio invocata per dimostrare la coerenza di un sistema che pone in forse la validit esclusiva del sistema di Euclide stesso. Il problema a cui non si pu sfuggire questo: gli assiomi del sistema euclideo sono fra loro compatibili? Una risposta a tale quesito, consacrata, come abbiamo visto, da una lunga tradizione, che gli assiomi euclidei sono veri e quindi tra loro compatibili. Questa risposta, oggi, non pi considerata accettabile. Ritorneremo su questo punto e spiegheremo perch insoddisfacente. Unaltra risposta che gli assiomi sono in armonia con la nostra esperienza, sia pur limitata, dello spazio e che noi siamo giustificati a estrapolare dal particolare alluniversale. Tuttavia, sebbene molti aspetti possano indurci a propendere per questa idea, la nostra dimostrazione risulterebbe ancora logicamente incompleta. Se anche, cio, tutti i fatti finora osservati fossero in accordo con gli assiomi, sussisterebbe sempre la possibilit che un fatto non ancora osservato possa contraddirli e distruggere cos la loro pretesa universalit. Le considerazioni di carattere induttivo possono dimostrare soltanto che gli assiomi sono plausibili o probabilmente veri. Hllbert, ciononostante, tent unaltra strada per giungere alla soluzione, facendo appello alla geometria analitica di Cartesio. Secondo questa interpretazione, gli assiomi di Euclide vengono trasformati in verit algebriche. Per esempio, nel caso degli assiomi concernenti la geometria piana, conveniamo che lespressione punto corrisponda a una coppia di numeri; lespressione linea retta, a una relazione (lineare) tra numeri espressa mediante unequazione di primo grado a due incognite; lespressione circonferenza, a una relazione tra numeri espressa mediante unequazione di secondo grado, di una certa forma, e cos via. Laffermazione geometrica che due punti distinti determinano in modo unico una retta, viene trasformata nella verit algebrica che due coppie distinte di numeri determinano in modo unico una relazione lineare; il teorema geometrico che una retta incontra una circonferenza al pi in due punti, equivale al teorema algebrico che una coppia di due equazioni simultanee a due incognite (una delle quali lineare e laltra quadratica, con una certa forma) determina al pi due coppie di numeri reali; e cos via. In breve, lautocompatibilit dei postulati euclidei viene provata mostrando che essi sono soddisfatti da un modello algebrico. Questa maniera di dimostrare lautocompatibilit potente ed efficace. Eppure, anchessa non regge allobiezione fatta prima. Ancora una volta, infatti, un problema riguardante un certo dominio viene risolto spostandolo in un altro dominio. Largomentazione di Hilbert per provare la coerenza dei postu lati geometrici prova soltanto che se lalgebra coerente anche il sistema della geometria tale. La dimostrazione dipende ovviamente dalla supposta coerenza di un altro sistema, e non quindi una dimostrazione assoluta.

Nei vari tentativi di risolvere il problema della compatibilit vi una difficolt sempre presente, la quale consiste nel fatto che gli assiomi vengono interpretati mediante modelli composti da un numero infinito di elementi. Ci rende impossibile abbracciare i modelli con un numero finito di osservazioni, per cui la verit degli assiomi stessi messa in dubbio. Nelle argomentazioni induttive per provare la verit della geometria euclidea, un numero finito di fatti osservati, riguardanti lo spazio, verosimilmente in accordo con gli assiomi. Ma la conclusione che tali argomentazioni cercano di stabilire implica unestrapolazione da un insieme di dati finito a uno infinito. Come si pu giustificare questo salto? La difficolt si riduce, per non dire che si elimina, quando possibile escogitare un modello appropriato che contenga solo un numero finito di elementi. Il modello del triangolo, che abbiamo usato per dimostrare la coerenza dei cinque postulati riguardanti le classi K ed L, finito; ed relativamente semplice determinare, con unosservazione diretta, se tutti gli elementi del modello soddisfano realmente i postulati, e quindi se sono veri (e, allora, compatibili). Spieghiamo questo punto. Esaminando, uno alla volta, tutti i vertici del triangolo, possiamo vedere se due qualunque di essi stanno soltanto su un lato. In questa maniera proviamo che il primo postulato vero. Dal momento che tutti gli elementi del modello, come pure le relazioni esistenti fra essi, possono essere sottoposti a unosservazione diretta e completa, e dal momento che la probabilit di commettere degli errori in tale osservazione praticamente nulla, la compatibilit dei postulati, in questo caso, non pu essere soggetta a un dubbio genuino. Sfortunatamente, la maggior parte dei sistemi di postulati che costituiscono i fondamenti di importanti rami della matematica non pu essere tradotta in modelli finiti. Pensiamo al postulato dellaritmetica elementare che asserisce che ogni intero ha un immediato successore che differisce da qualsiasi intero precedente. evidente che il modello necessario a verificare linsieme cui appartiene questo postulato non pu essere finito, ma deve contenere infiniti elementi. Ne segue che la verit dellinsieme (e, quindi, la sua coerenza) non pu essere stabilita mediante unosservazione completa di un numero limitato di elementi. A quanto pare, abbiamo imboccato un vicolo cieco. Modelli finiti sono sufficienti, in linea di principio, a stabilire la coerenza di certi insiemi (finiti) di postulati; ma questi sono di scarsa importanza matematica. Modelli non finiti, necessari per interpretare la maggior parte dei sistemi di postulati di una certa importanza matematica, possono essere descritti soltanto in termini generali; e non possiamo dimostrare affatto che le descrizioni siano esenti da contraddizioni nascoste. Si sarebbe tentati di suggerire, a questo punto, che possiamo essere sicuri della compatibilit di quelle formulazioni in cui modelli non finiti siano descritti mediante nozioni trasparentemente chiare e distinte. Ma la storia del pensiero non stata mai m olto gentile con la teoria delle idee chiare e distinte, o con la dottrina della conoscenza intuitiva implicita in tale teoria. In certi settori della ricerca matematica, nei quali le ipotesi riguardanti insiemi infiniti hanno un posto centrale, sono venute alla luce contraddizioni radicali, nonostante la chiarezza intuitiva dei concetti compresi nelle ipotesi e nonostante lapparente coerenza delle costruzioni concettuali fatte. Tali contraddizioni (tecnicamen te chiamate antinomie) sono emerse nella teoria dei numeri infiniti, sviluppata da Georg Cantor nel diciannovesimo secolo; e la comparsa di queste contraddizioni ha dimostrato inequivocabilmente che lapparente chiarezza anche di un concetto cos elementare come quello di classe (o aggregato) non garantisce la coerenza di un qualsiasi particolare sistema costruito su di essa. Poich la teoria matematica delle classi, la quale studia le propriet e le relazioni di aggregati, o insiemi di elementi, viene spesso usata come fondamento di altri settori della matematica, e in particolare dellaritmetica elementare, ha un senso ben preciso chiedersi se contraddizioni simili a quelle incontrate nella teoria delle classi infinite siano presenti nella formulazione di altri rami della matematica. A questo proposito, Bertrand Russell ha costruito una contraddizione allinterno della logica elementare stessa, che precisamente analoga a lla contraddizione per la prima volta sviluppatasi nella teoria di Cantor delle classi infinite. Lantinomia di Russell pu essere enunciata nel modo seguente. Le classi sembrano essere di due tipi: quelle che non contengono se stesse come membri, e quelle che contengono se stesse. Una classe si dir normale se, e solo se, non contiene se stessa come membro; altrimenti si dir non normale. Un esempio di classe normale la classe dei matematici, in quanto evidentemente la classe stessa non un matematico e non perci un membro di se stessa. Un esempio di classe non normale la classe di tutti gli oggetti pensabili, in quanto la classe di tutti gli oggetti pensabili essa stessa pensabile ed perci un membro di se stessa. Per definizione, N stia per la classe di tutte le classi normali. Ci domandiamo se N stessa una classe normale. Se N normale, essa e un membro di se stessa (in quanto, per definizione, N contiene tutte le classi normali); ma, in questo caso, N non normale, perch, per definizione, una classe che contiene se stessa come membro non normale. Daltra parte, se N non normale, essa un membro di se stessa (per definizione di non normale); ma, in questo caso, N normale, perch, per definizione, i membri di N sono le classi normali. In breve, N normale se, e solo se, N non normale. Ne segue che laffermazione N normale contemporaneamente vera e falsa. Questa inevitabile contraddizione nasce da un uso avventato della nozione, apparentemente limpida, di classe. Altri paradossi furono scoperti successivamente, e ciascuno di essi era costruito mediante modi familiari e apparentemente convincenti di ragionare. I matematici finirono con laccorgersi che, nello sviluppo di sistemi coerenti, la familiarit e la chiarezza intuitiva sono delle canne troppo fragili per appoggiarvici. Abbiamo visto limportanza del problema della compatibilit, e abbiamo fatto conoscenza dei metodi classici per risolverlo con laiuto di modelli. Abbiamo mostrato come, nella maggior parte dei casi, il problema richieda luso di modelli non finiti, la descrizione dei quali pu celare essa stessa delle incoerenze. Dobbiamo quindi concludere che, se il metodo dei modelli uno strumento matematico di grandissimo valore, esso, tuttavia, non fornisce una risposta definitiva al problema che ci siamo proposti di risolvere. Note al capitolo 2 Nota 1.Si tradotto il termine inglese consistency con coerenza o autocompatibilit (nel senso di compatibilit intrinseca) quando era riferito a un insieme di proposizioni o a un sistema considerati come un tutto unico, e con compatibilit o compatibilit reciproca quando era riferito alle parti che costituiscono un sistema. [N. d. t.] Nota 2.La ragione principale di questa asserita mancanza di autoevidenza sembra essere stato il fatto che lassioma delle parallele afferma qualche cosa sulle regioni infinitamente remote dello spazio. Euclide definisce le linee parallele come rette in un piano le quali, prolungate indefinitamente nelle due direzioni, non si incontrano mai. Daccordo con ci, dire che due linee sono parallele equivale ad affermare che le due linee non si incontrano neanche allinfinito. Ma gli antichi avevano familiarit con linee che, sebbene non si incontrassero in alcuna regione finita

del piano, tuttavia si incontravano allinfinito. Tali linee sono dette asintotiche. Cos, per esempio, uniperbole asintotica ai suoi assi. Non era perci intuitivamente evidente agli antichi geometri che per un punto esterno a una data retta si potesse tracciare soltanto una retta la quale non incontrasse quella data, neppure allinfinito. Nota 3.Cos, nel 1899, laritmetica dei numeri cardinali fu assiomatizzata dal matematico italiano Giuseppe Peano. Cinque sono i suoi assiomi. Essi sono formulati con lausilio di tre termini non definiti, dei quali si suppone la familiarit. I termini sono: numero, zero e successore immediato di. Gli assiomi di Peano possono enunciarsi cos: 1) 2) 3) 4) lo zero un numero; il successore immediato di un numero un numero; lo zero non successore immediato di alcun numero; due numeri qualsiasi hanno un diverso successore immediato;

5) ogni propriet di cui gode lo zero e il successore immediato di ogni numero che gode della propriet data, appartiene a tutti i numeri. Questultimo assioma esprime quello che spesso viene chiamato il principio di induzione matematica. Nota 4. In un linguaggio pi tecnico, i termini primitivi sono implicitamente definiti dagli assiomi, e tutto ci che non compreso nelle definizioni implicite inessenziale per la dimostrazione dei teoremi. Ernst Nagel e James R. Newman La prova di Gdel 3. Prove assolute di compatibilit Le limitazioni inerenti alluso dei modelli nelle dimostrazioni di compatibilit, e il crescente timore che le formulazioni c lassiche di parecchi sistemi matematici potessero nascondere delle contraddizioni interne, condussero ad affrontare il problema in maniera nuova. Hilbert propose unalternativa delle dimostrazioni relative di compatibilit. Egli pens di costruire dimostrazioni assolute, mediante le quali lautocompatibilit di un sistema avrebbe potuto essere provata senza ricorrere allautocompatibilit di un altro sistema. Dobbiamo spendere qualche parola su questo tentativo per prepararci ulteriormente a comprendere la scoperta di Gdel. Il primo passo da compiere nella costruzione di una dimostrazione assoluta consiste, come concep Hilbert, nella completa formalizzazione di un sistema deduttivo. Si tratta, cio, di svuotare di ogni significato le espressioni presenti nel sistema, le quali devono essere considerate come semplici segni. necessario, poi, enunciare un insieme di regole, chiaramente precisate, per sapere come combinare e manipolare questi segni. Lo scopo di un tale procedimento di costruire un sistema di segni (chiamato un calcolo) che non nasconda nulla e che contenga soltanto ci che noi introduciamo in esso esplicitamente. I postulati e i teoremi di un sistema completamente formalizzato sono catene (o lunghe sequenze finite) di simboli senza significato, costruite secondo le regole date per combinare i segni elementari del sistema in complessi pi ampi. Inoltre, quando un sistema stato completamente formalizzato, la deduzione dei teoremi dai postulati non altro che la trasformazione (conforme alle regole) di un insieme di tali catene in un altro insieme di catene. In questa maniera viene eliminato il pericolo di usare modi di ragionamento incontrollati. La formalizzazione difficile e complicata, ma serve a uno scopo importante. Essa rivela, con obiettiva chiarezza, la struttura e il funzionamento di un sistema, come il modello delle parti essenziali di una macchina. Quando un sistema stato formalizzato, le relazioni logiche fra le proposizioni matematiche diventano visibili; si possono osservare gli aspetti strutturali delle varie catene di segni senza significato, come esse si compongano e si adattino fra loro, e cos via. Una pagina piena di simboli senza significato di una tale matematica formalizzata non afferma nulla: non altro che un dis egno o un mosaico astratto, dotato di una determinata struttura. Nonostante ci, ancora, evidentemente, possibile descrivere le configurazioni di un tale sistema e fare delle affermazioni riguardo alle configurazioni stesse e alle varie relazioni che sussistono fra loro. Per esempio, si pu dire che una catena ha un aspetto piacevole, o che assomiglia a unaltra catena, o che una catena sembra essere costituita da altre tre catene, e cos via. Tali affermazioni hanno ovviamente un senso e possono fornire importanti informazioni sul sistema formale. necessario per osservare, a questo proposito, che tali affermazioni dotate di significato, riguardo a sistemi matematici senza significato (o formalizzati), evidentemente non appartengono al sistema dato. Appartengono invece a quella che Hllbert denomin metamatematica: al linguaggio, cio, che descrive dallesterno la matematica. Le proposizioni metamatematiche sono proposizioni intorno ai segni che intervengono in un sistema matematico formalizzato (cio un calcolo), intorno al tipi e alle disposizioni di tali segni quando vengono combinati per formare catene pi lunghe di simboli, chiamate formule, o intorno alle relazioni fra le formule che si possono ottenere come conseguenze delle regole di manipolazione specificate. Alcuni esempi aiuteranno a comprendere la distinzione di Hilbert fra la matematica (cio un sistema di segni senza significato) e la metamatematica (cio affermazioni, dotate di significato, intorno alla matematica, ai segni che intervengono nel calcolo, alla loro disposizione e alle loro relazioni). Consideriamo lespressione 2+3=5 Essa appartiene alla matematica (allaritmetica) ed composta interamente di segni aritmetici elementari. Al contrario, laf fermazione

2 + 3 = 5 una formula aritmetica asserisce qualche cosa sullespressione scritta. Questa affermazione non esprime un fatto aritmetico e non appartiene al linguaggio formale dellaritmetica; appartiene alla metamatematica, perch attribuisce il carattere di una formula a una certa catena di segni aritmetici. La seguente affermazione appartiene alla metamatematica: se il segno = ha da essere usato in una formula aritmetica, esso deve essere accompagnato, sia a destra che a sinistra, da espressioni numeriche. Questa proposizione esprime una condizione necessaria per usare un certo segno aritmetico nelle formule aritmetiche: una formula aritmetica deve possedere una certa struttura se contiene quel segno. Consideriamo ora le tre formule X=X 0=0 00 Ciascuna di esse appartiene alla matematica (allaritmetica), poich ciascuna di esse costruita interamente con seg ni aritmetici. Al contrario, laffermazione x una variabile appartiene alla metamatematica, perch caratterizza un certo segno aritmetico come appartenente a una classe di segni ben determinata (la classe delle variabili). Ancora, la seguente affermazione appartiene alla metamatematica: la formula 0 = 0 deducibile dalla formula x = x sostituendo il numerale 0 al posto della variabile x. Essa specifica in quale maniera una certa formula aritmetica pu essere ottenuta da unaltra formula, e quindi descrive come le due formule siano legate luna allaltra. Similmente, laffermazione 0 0 non un teorema appartiene alla metamatematica, in quanto afferma che una certa formula non deducibile dagli assiomi dellaritmetica, e quindi asserisce che non sussiste una certa relazione fra le formule del sistema sopra scritte. Infine, appartiene alla metamatematica laffermazione laritmetica autocompatibile (cio, non possibile dedurre dagli assiomi dellaritmetica due formule formalmente contraddittorie: per esempio, le formule 0 = 0 e 0 0). Essa evidentemente unaffermazione sullaritmetica, e asserisce che coppie di formule di un certo tipo non hanno una specifica relazione con le formule che costituiscono gli assiomi dellaritmetica.[1] Pu darsi che il lettore trovi la parola metamatematica poco simpatica e il suo concetto poco chiaro. Non vogliamo certo sostenere che la parola sia bella, ma il suo concetto apparir chiaro a tutti quando si pensi che viene adoperato nel caso particolare di una distinzione ben nota: la distinzione, cio, fra loggetto che si studia e un discorso intorno alloggetto stesso. La proposizione tra i falaropi il maschio cova le uova appartiene al campo studiato dagli zoologi, cio alla zoologia; ma se noi diciamo che questa affermazione sui falaropi dimostra che la zoologia irrazionale, la nostra affermazione non riguarda i falaropi, ma la frase e la scienza cui questa appartiene; si tratta di metazoologia. Se noi diciamo che lid pi potente dellego, parliamo di qualche cosa che appartiene alla psicoanalisi; ma se critichiamo questa affermazione come priva di significato e indimostrabile, la nostra critica appartiene alla metapsicoanalisi. Cosi anche nel caso della matematica e della metamatematica. I sistemi formali costruiti dai matematici appartengono alla categoria denominata matematica; la descrizione, la discussione e la teorizzazione dei sistemi appartengono alla categoria denominata metamatematica. Limportanza, nel nostro campo, di comprendere a fondo la distinzione fra matematica e metamatematica non sar mai abbastanza sottolineata. Quando essa non stata rispettata, sono sorte delle confusioni e dei paradossi. Quando il suo significato stato rettamente inteso, stato possibile mettere in chiara evidenza la struttura logica del ragionamento. Il merito di questa distinzione quello di implicare una precisa modificazione dei vari segni che intervengono nella costruzione di un calcolo formale, libero da ipotesi nascoste e da associazioni di significati non pertinenti. Inoltre, essa esige le definizioni esatte delle operazioni e delle regole logiche della costruzione e della deduzione matematica, le quali, spesso, sono state applicate dai matematici senza unesplicita coscienza della loro natura. Hilbert comprese il nocciolo della questione, e fu sulla distinzione tra un calcolo formale e la sua descrizione che egli bas il suo tentativo di costruire delle prove assolute di compatibilit. Sostanzialmente, egli pens di sviluppare un metodo che fornisse prove di compatibilit che non fossero soggette ad alcun dubbio logico genuino (si pensi alluso dei modelli finiti per dimostrare la compatibilit di un certo insieme di postulati), e ci mediante lanalisi di un numero finito di caratteristiche strutturali delle espressioni presenti in calcoli completamente formalizzati. Lanalisi consiste nel notare i vari tipi di segni che intervengono in un calcolo, nellindicare in quale maniera questi possano venir combinati in formule, nel

prescrivere la maniera con la quale si possono ottenere delle formule da altre formule, e nello stabilire se formule di un dato tipo sono derivabili da altre mediante regole di operazione esplicitamente enunciate. Hllbert era convinto che fosse possibile dare a ogni calcolo matematico laspetto di una specie di disegno geometrico di formule, nel quale le formule possedessero, luna rispetto allaltra, un numero finito di relazioni strutturali. Egli, quindi, sperava di riuscire a mostrare, esaminando tutte queste propriet strutturali delle espressioni di un sistema, limpossibilit di ottenere formule formalmente contraddittorie dagli assiomi di certi calcoli. Un requisito essenziale del programma di Hilbert, nella sua concezione originale, che le dimostrazioni di compatibilit si basano soltanto su quei procedimenti che non fanno appello a un numero infinito di propriet strutturali delle formule o a un numero infinito di operazioni con le formule. Tali procedimenti vengono chiamati finitistici; e una dimostrazione di compatibilit che soddisfi questo requisito - viene chiamata assoluta. Una dimostrazione assoluta raggiunge il suo obiettivo usando un minimo di principi di inferenza, e non presuppone lautocompatibilit di qualche altro insieme di assiomi. Una dimostrazione assoluta dellautocompatibilit dellaritmetica - se si potesse costruirne una - mostrerebbe perci, mediante un procedimento metamatematico finitistico, che due formule contraddittorie, quali 0=0 e la sua negazione formale ~ (0 = 0) - dove il segno ~ significa non - non possono essere dedotte dagli assiomi (o da altre formule) usando regole di inferenza esplicite.[2] Pu essere utile, a titolo illustrativo, paragonare la metamatematica, come teoria dimostrativa, alla teoria degli scacchi. Gli scacchi si giuocano con trentadue pezzi di data forma, su una scacchiera suddivisa in sessantaquattro quadretti, sulla quale i pezzi vengono mossi secondo regole fisse. Il giuoco si pu svolgere, evidentemente, senza assegnare una qualche interpretazione ai pezzi o alle loro varie posizioni sulla scacchiera, sebbene una tale interpretazione possa essere data, se lo si desidera. Per esempio, si pu convenire che una data pedina rappresenti un reggimento di un esercito, che un dato quadratino della scacchiera rappresenti una certa regione geografica, e cos via. Ma una tale convenzione (o interpretazione) non usuale; n i pezzi, n i quadratini, n le posizioni dei pezzi sulla scacchiera hanno un significato che sta al di fuori del giuoco stesso. In questo senso, i pezzi e le varie configurazioni sulla scacchiera sono senza significato. Un tale gioco, cos, analogo a un calcolo matematico formalizzato. I pezzi e i quadratini della scacchiera corrispondono ai segni elementari del calcolo; le posizioni permesse dei pezzi sulla scacchiera, alle formule del calcolo; le posizioni iniziali dei pezzi, agli assiomi o alle formule iniziali del calcolo; le posizioni successive dei pezzi, alle formule dedotte dagli assiomi (cio, ai teoremi); e le regole del gioco, alle regole di inferenza (o deduzione) del calcolo. Questo parallelismo pu essere continuato ulteriormente. Sebbene le configurazioni dei pezzi sulla scacchiera, come le formule del calcolo, siano senza significato, le proposizioni riguardanti tali configurazioni, come le proposizioni metamatematiche riguardanti le formule, sono perfettamente dotate di significato. Una proposizione appartenente ai metascacchi pu asserire, per esempio, che vi sono venti mosse iniziali possibili per il bianco, o che, data una certa configurazione dei pezzi sulla scacchiera, il bianco matta in tre mosse. Inoltre, teoremi generali dei metascacchi possono venir dimostrat i con ragionamenti che implicano solo un numero finito di configurazioni possibili sulla scacchiera. Il teorema del metascacchi sul numero di mosse iniziali possibili del bianco pu essere provato secondo questa linea; e cos pure il teorema che, se il bianco ha solo due cavalli e il re, e il nero solo il re, impossibile che il bianco dia scacco matto al nero. Questi e altri teoremi dei metascacchi sono suscettibili, in altre parole, di essere dimostrati con m etodi finitistici di ragionamento: esaminando, cio, luna dopo laltra, ciascuna delle configurazioni, in numero finito, che possono determinarsi sotto certe condizioni date. Lobiettivo della teoria di Hilbert, similmente, era di dimostrare, mediante tali metodi finitistici, limpossibilit di dedurre certe formule contraddittorie in un dato calcolo matematico. Note al capitolo 3 Nota 1. qui opportuno far notare come le proposizioni metamatematiche che compaiono nel testo non contengano, come loro parti costituenti, alcuno dei segni e delle formule matematiche contenuti negli esempi. Questa affermazione, a prima vista, sembra ovviamente falsa, in quanto i segni e le formule sono chiaramente visibili. Ma, se si esaminano le proposizioni metamatematiche con occhio critico, ci si accorge che abbiamo ragione. Le proposizioni metamatematiche, infatti, contengono i nomi di certe espressioni aritmetiche, ma non le espressioni aritmetiche stesse. La distinzione sottile ma valida e importante. pi corretto, infatti, che una frase, come prescrive la lingua inglese, non contenga letteralmente gli oggetti a cui si riferiscono le espressioni della frase stessa, ma soltanto i nomi di tali oggetti. Evidentemente, quando parliamo di una citt non introduciamo la citt stessa nella frase, ma soltanto il nome della citt; e, similmente, se desideriamo dire qualche cosa intorno a una parola (o a un altro segno linguistico), non la parola stessa (o il segno) che pu comparire nella frase, ma solo il nome di quella parola (o di quel segno). pi corretto stabilire convenzionalmente che il nome di unespressione linguistica venga costruito ponendo del le virgolette semplici alle estremit di essa. Il nostro testo usa questa convenzione. corretto scrivere Chicago una citt popolosa. Ma sbagliato scrivere Chicago trisillaba. Per esprimere correttamente ci che vogliamo dire, questa frase deve essere scritta cos: Chicago trisillaba. Parimenti, sbagliato scrivere x = 5 un equazione. Dobbiamo, invece, esprimerci cos: X = 5 unequazione.

Nota 2.Hilbert non precis esattamente quali procedimenti metamatematici fossero da considerarsi finitistici. Nella versione originale del suo programma i requisiti di una dimostrazione assoluta di compatibilit erano pi stretti che nelle successive interpretazioni del programma da parte dei membri della sua scuola. Ernst Nagel e James R. Newman La prova di Gdel 4. La codificazione sistematica della logica formale Vi sono ancora due passi da compiere prima di affrontare la prova di Gdel. Dobbiamo far vedere come e perch nacquero i Principia mathematica di Whitehead e Russell; vogliamo pure dare una breve esemplificazione del processo di formalizzazione di un sistema deduttivo - sceglieremo un passo dei Principia - e spiegare come la sua compatibilit assoluta possa essere dimostrata. Ordinariamente tali dimostrazioni, anche quando si tratta di dimostrazioni matematiche conformate alle esigenze comunemente accettate del rigore professionale, soffrono di un importante difetto. Esse contengono principi (o regole) di deduzione non esplicitamente formulati, di cui, frequentemente, i matematici non hanno coscienza. Consideriamo la dimostrazione di Euclide che non vi e un numero primo pi grande di tutti (un numero primo un numero divisibile, senza resto, soltanto per lunit e per se stesso). Largomentazione, messa nella forma di una reductio ad absurdum, si articola come segue. Supponiamo, contro la tesi, che esista un numero primo pi grande di tutti. Chiamiamolo x. Allora: 1) 2) x il numero primo pi grande di tutti; formiamo il prodotto di tutti i numeri primi minori o eguali a x, e aggiungiamo i al prodotto, ci porta a un nuovo numero y dato da

y = (2 3 5 7 ... x)+ i; 3) se y un numero primo, allora x non il numero primo pi grande di tutti, dato che, ovviamente, y maggiore di x; 4) se y non un numero primo, allora di nuovo x non il numero primo pi grande: infatti, se y non un numero primo, esso deve possedere un divisore primo z; e z deve essere differente da ciascuno dei numeri primi 2, 3 9 5, 7, .... x, minori o eguali a x, quindi z deve essere un numero primo maggiore di x; 5) ma y o un numero primo o un numero composto; 6) quindi x non il numero primo pi grande di tutti; 7) non esiste un numero primo pi grande di tutti. Abbiamo mostrato solo le linee principali della dimostrazione. E possibile far vedere, per, che nel costruire la dimostrazione sono essenziali diverse regole di inferenza e teoremi di logica. Alcuni di questi appartengono alla parte pi elementare della logica formale, altri ad alcuni rami pi complessi; per esempio, sono presenti regole e teoremi che appartengono alla teoria della quantificazione. Questa teoria studia le relazioni esistenti fra proposizioni che contengono particelle quantificanti quali tutti, qualche, e loro sinonimi. Mostreremo un teorema elementare della logica e una regola di inferenza, ambedue ausili necessari ma silenziosi della dimostrazione. Osserviamo il punto 5) della dimostrazione. Di dove proviene? La risposta : dal teorema logico (o verit necessaria) o p vero, o non p vero, *1+ dove p viene chiamata una variabile proposizionale. Ma come otteniamo il punto 5) da questo teorema? La risposta : usando la regola di inferenza nota come la regola di sostitu zione per le variabili proposizionali, secondo la quale possibile dedurre una proposizione da unaltra contenente tali variabili sostituendo una qualsiasi proposizione (in questo caso, y un numero primo) ovunque compare una variabile distinta (in questo caso, la variabile p). Luso di queste regole e di questi teoremi logici , come abbiamo detto, molto frequentemente nullaltro che unazione inconscia. E lanalisi che li rivela, anche in dimostrazioni relativamente semplici come quelle di Euclide, dipende dai progressi nella teoria della logica compiuti soltanto negli ultimi cento anni.[2] Come il Monsieur Jourdain di Molire, che parl in prosa tutta la vita senza saperlo, i matematici hanno ragionato per almeno due millenni senza accorgersi di tutti i principi che stavano alla base del loro lavoro. La vera natura dei mezzi della loro arte divenuta chiara solo in tempi recenti. Per quasi duemila anni la codificazione aristotelica delle forme valide di deduzione fu universalmente riguardata come completa e non suscettibile di essenziali miglioramenti. Ancora nel 1787, il filosofo tedesco Immanuel Kant poteva dire che dai tempi di Aristotele la logica formale non stata capace di fare un solo passo, e che, secondo tutte le apparenze, un corpo dottrinario chiuso e completo. Il fatto che la logica tradizionale seriamente incompleta e non riesce neppure a dare una giustificazione di molti principi di inferenza usati nei ragionamenti matematici pi elementari[3].

La rinascita degli studi sulla logica inizi, nel tempi moderni, con la pubblicazione, nel 1847, del libro The Mathematical Analyslis of Logic di George Boole. La preoccupazione principale di Boole e dei suoi immediati successori fu di sviluppare unalgebra della logica (si veda, per esempio, la tabella 1) la quale fornisce una notazione precisa per trattare tipi di deduzione pi generali e pi vari di quelli contemplati dai principi della logica tradizionale. Supponiamo che, in una certa universit, la classe degli studenti che si laureano con la lode sia composta esattamente di ragazzi che studiano matematica e di ragazze che non studiano tale materia. Come costituita la classe di coloro che studiano matematica, in termini delle altre classi di studenti menzionate? La risposta non facile da trovare se si usa soltanto lapparato della logica tradizionale. Ma con laiuto dellalgebra di Boole si pu facilmente dimostrare che la classe di coloro che studiano matematica consiste esattamente di ragazzi che si laureano con la lode e di ragazze che non si laureano con la lode. Unaltra linea di ricerca, strettamente connessa con gli studi dei matematici del diciannovesimo secolo sui fondamenti dellanalisi, si affianc al programma di Boole. Questo nuovo sviluppo mirava a descrivere la matematica pura come un capitolo della logica formale, e ricevette la sua classica formulazione nel Principia mathematica di Whitehead e Russell, nel 1910. I matematici del diciannovesimo secolo riuscirono ad aritmetizzare lalgebra e quello che si soleva chiamare il calcolo infinitesimale, mostrando come le varie nozioni impiegate nellanalisi matematica siano definibili esclusivamente in termini aritmetici (cio, in termini di numeri interi e di operazioni aritmetiche su di essi). Per esempio, invece di accettare il numero immaginario ( - 1) come una entit, in certa maniera misteriosa, si giunse a definirla come una coppia ordinata di numeri interi (0,1) sui quali possono venir compiute certe operazioni di addizione e di moltiplicazione . Similmente, il numero irrazionale 2 fu definito come lelemento di separazione di due certe classi di numeri razionali, cio come lelemento di separazione fra la c lasse dei numeri razionali il cui quadrato minore di 2 e la classe dei numeri razionali il cui quadrato maggiore di 2. Ci che Russell (e, prima di lui, il matematico tedesco Gottlob Frege) pensavano di dimostrare era che tutte le nozioni aritmetiche possono essere definite con idee puramente logiche, e che tutti gli assiomi dellaritmetica possono essere dedotti da un piccolo numero di proposizioni fondamentali verificabili come pure verit logiche. Facciamo un esempio. La nozione di classe appartiene alla logica generale. Due classi sono dette simili se vi una corrispondenza biunivoca fra i loro membri, la nozione di una tale corrispondenza essendo spiegabile in termini di altre idee logiche. Una classe che possegga un solo elemento vien detta classe unit (per esempio, la classe dei satelliti del pianeta terra); e il numero cardinale 1 pu essere definito come la classe di tutte le classi simili a una classe unit. Definizioni analoghe possono darsi degli altri numeri cardinali, e le varie operazioni aritmetiche, come laddizione e la moltiplicazione, possono essere definite mediante nozioni della logica formale. Una proposizione aritmetica, come 1 + 1 = 2, pu dunque essere considerata come una traduzione condensata di una proposizione contenente solo espressioni appartenenti alla logica generale; e tali proposizioni puramente logiche sono deducibili, come si pu mostrare, da certi assiomi logici. I Principia mathematica apparvero, cos, come un progresso verso la soluzione finale del problema dellautocompatibilit dei sistemi matematici, e di quelli aritmetici in particolare, riducendo il problema a quello della coerenza della logica formale stessa. Se, infatti, gli assiomi dellaritmetica sono semplici trascrizioni dei teoremi della logica, il problema se gli assiomi dellaritmetica siano fra loro compatibili equivalente al problema se gli assiomi fondamentali della logica siano fra loro compatibili. La tesi di Russell e di Frege, secondo la quale la matematica non altro che un capitolo della logica, non ha incontrato, per diversi motivi particolari, luniversale consenso dei matematici. Inoltre, come abbiamo gi notato, le antinomie della teoria di Cantor dei numeri transfiniti possono essere ripetute allinterno della logica stessa, a meno che non vengano prese speciali precauzioni atte a impedire una tale eventualit. Ma le precauzioni adottate nel Principia mathematica per girare intorno alle antinomie sono atte a escludere tutte le forme di costruzioni contraddittorie? Non lo si pu affermare con troppa leggerezza. Perci la riduzione di Frege e di Russell dellaritmetica alla logica non forni sce una risposta conclusiva al problema della compatibilit: infatti il problema si caratterizza in una forma pi generale. Ma, lasciando da parte la validit della tesi di Frege e Russell, due aspetti dei Principia si sono dimostrati di inestimabile valore per uno studio ulteriore del problema della compatibilit. I Principia forniscono un sistema notevolmente ampio di notazioni, con laiuto delle quali tutte le proposizioni della matematica pura (e dellaritmetica, in particolare) possono essere codificate in una maniera generale; e rendono esplicite la maggior parte delle regole di inferenza formale usate nelle dimostrazioni matematiche (in certi casi, queste regole furono meglio precisate e completate). I Principia, in sostanza, crearono gli strumenti essenziali per investigare lintero sistema dellaritmetica come calcolo non dotato di interpretazione, vale a dire, come sistema di segni senza significato, le cui formule (o catene) vengono combinate e trasformate secondo regole di operazione ben definite. Note al capitolo 4 Nota 1.Dora in avanti sopprimeremo lespressione vero in tutti i casi di questo genere, per ottenere una maggiore semplicit formale. [N. d. t.] Nota 2.Analizziamo il ragionamento che fa passare al punto 6) dai punti 3), e 5), nella dimostrazione di Euclide. Designiamo le lettere p, q ed r come variabili proposizionali, in quanto al posto di esse si possono sostituire delle proposizioni. Inoltre, per economia di spazio, scriviamo le espressioni condizionali del tipo se p allora q nella forma p q, e denominiamo lespressione a sinistra del segno 1antecedente, e lespressione alla sua destra il conseguente. Similmente, scriviamo p q come abbreviazione della formula alternativa o p o q. Vi un teorema della logica elementare che si scrive (p r) [ (p r) ((p q) r) ]. Si pu dimostrare che esso esprime una verit necessaria. Il lettore si accorger che questa formula afferma in maniera pi compatta ci che espresso dalla seguente proposizione molto pi lunga: se (se p allora r), allora [se (se q allora r), allora (se (o p o q) allora r)].

Come stato gi fatto osservare, esiste una regola di inferenza, in logica, chiamata la regola di sostituzione per le variabili proposizionali. Secondo questa regola, una proposizione S2 segue logicamente da una proposizione S1 che contiene delle variabili proposizionali, se la prima ottenuta dalla seconda sostituendo uniformemente delle proposizioni qualsiasi al posto delle variabili. Se applichiamo questa regola al teorema ora menzionato sostituendo y un numero primo al posto di p, y un numero composto al posto di q, e x non il numero primo pi grande di tutti al posto di r, otteniamo la seguente espressione: (y un numero primo x non il numero primo pi grande di tutti) [ (y un numero composto x non il numero primo pi grande di tutti) ((y un numero primo un numero composto) x non il numero primo pi grande di tutti)]. Il lettore noter facilmente che la proposizione condizionale contenuta nella prima coppia di parentesi (la quale si trova nella prima riga di questo caso particolare del teorema) non che il duplicato del punto 3) della dimostrazione di Euclide. Similmente, la proposizione condizionale nella prima coppia di parentesi allinterno delle parentesi quadre (la quale si trova nella seconda riga di questo caso particolare del teor ema) non che il duplicato del punto 4) della dimostrazione di Euclide. Infine, la proposizione alternativa allinterno delle parentesi quadre il duplicato del punto 5) della dimostrazione. Facciamo ora uso di unaltra regola di inferenza nota come la regola di separazione (o modus ponens). Questa regola ci permette di dedurre una proposizione S2 da altre due proposizioni, una delle quali S1 e laltra S1 S2. Applichiamo questa regola tre volte: prima, usando il punto 3) della dimostrazione di Euclide e il caso particolare dato del teorema logico; poi, usando il risultato ottenuto da questa applicazione e il punto 4) della dimostrazione; finalmente, usando questultimo risultato e il punto 5) della dimostrazione. Ci che otteniamo il punto 6) della d imostrazione. La deduzione del punto 6) dai punti 3), 4) e 5) implica cos il tacito uso di due regole di inferenza e di un teorema della logica. Il teorema e le regole appartengono a una parte elementare della teoria logica: al calcolo delle proposizioni. Esso tratta le relazioni logiche fra proposizioni composte di altre proposizioni mediante connettivi proposizionali, come e . Un altro connettivo di questo genere la congiunzione e, per la quale si usa labbreviazione .: cos, la proposizione congiuntivo p e q viene scritta p.q. Il segno ~ rappresenta la particella negativa non; cos, non p viene scritto ~p. Esaminiamo il passaggio dal punto 6) al punto 7) della dimostrazione di Euclide. Questo passaggio non pu essere analizzato soltanto con laiuto del calcolo proposizionale. necessaria una regola di inferenza che appartiene ad una parte pi complessa della teoria logica, vale a dire a quella parte della logica che prende in considerazione la complessit interna di proposizioni contenenti espressioni come tutti, ogni, qualche, e loro sinonimi. Questi segni vengono tradizionalmente chiamati, come abbiamo gi detto, quantificatori, e il ramo della teoria logica che discute le loro funzioni la teoria della quantificazione. necessario spiegare qualche cosa della notazione usata in questo settore pi avanzato della logica, come passo preliminare per analizzare il passaggio in questione. Oltre alle variabili al posto delle quali si possono sostituire delle proposizioni, dobbiamo considerare la categoria delle variabili individuali, come x, y, z, ecc., al posto delle quali si possono sostituire nomi di individui. Usando queste variabili, la proposizione universale tutti i numeri primi maggiori di 2 sono dispari pu essere cos modificata: per ogni x, se x un numero primo maggiore di 2, allora x dispari. Lespressione per ogni x chiamata il quantificatore universale, e nella corrente notazione logica abbreviato con il segno (x). La proposizione universale pu dunque scriversi: (x)(x un numero primo maggiore di 2 x dispari). Inoltre, la proposizione particolare (o esistenziale) alcuni interi sono composti pu essere modificata cos: vi almeno un x tale che x un intero e x composto. Lespressione vi almeno un x viene chiamata il quantificatore esistenziale, e viene correntemente abbreviato con la notazione ($x). La proposizione esistenziale ora menzionata pu quindi essere scritta nel modo seguente: ($x) (x un intero . x composto). Bisogna ora osservare che molte proposizioni usano implicitamente pi di un quantificatore, cos che nel mostrare la loro vera struttura devono apparire diversi quantificatori. Prima di illustrare questo punto, adottiamo certe abbreviazioni per quelle che solitamente vengono chiamate espressioni predicative o, pi semplicemente, predicati. Useremo Pr(x) come abbreviazione di x un numero primo; e Gr(x,z), come abbreviazione di x maggiore di z. Consideriamo la proposizione x il numero primo maggiore di tutti. Il suo significato pu rendersi pi esplicito usando la seguente locuzione: x un numero primo e, per ogni z che primo ma diverso da x, x maggiore di z. Con laiuto delle nostre varie abbreviazioni, la proposizione x il numero primo maggiore pu essere scritta: Pr(x) . (z) [ (Pr(z) . ~ (x = z)) Gr(x, z)]. Letteralmente ci significa: x un numero primo e, per ogni z, se x un numero primo e z non eguale a x, allora x maggiore di z. evidente che questa sequenza simbolica lesplicitazione formale e complicata del contenuto del punto 1) della dimostrazione di Euclide. Consideriamo, successivamente, il problema di esprimere nella nostra notazione la proposizione x non il numero primo maggiore, che comp are nel punto 6) della dimostrazione. Questa frase pu scriversi cos: Pr(x)($z)[Pr(z).Gr(z,x)]. Letteralmente ci significa: x un numero primo e vi almeno uno z tale che z un numero primo e z maggiore di x.

Finalmente, la conclusione della dimostrazione di Euclide, il punto 7), la quale asserisce che non vi un numero primo maggiore di tutti, simbolizzata da (x)[Pr(x) ($z) (Pr(z).Gr(z,x))], che afferma: per ogni x, se x un numero primo, vi almeno uno z tale che z un numero primo e z maggiore di x. Il let tore osserver che la conclusione di Euclide implica tacitamente luso di pi di un quantificatore. Siamo ora in grado di discutere il passaggio dal punto 6) al punto 7) della dimostrazione di Euclide. Vi un teorema, in logica, che afferma (p . q) (p q) o, traducendo, se entrambi p e q allora (se p allora q). Usando la regola di sostituzione, e sostituendo Pr(x) al posto di p e ($z) *Pr(z) . Gr(z,x)+ al posto di q, otteniamo (Pr(x). ($z)[Pr(z).Gr(z,x) (Pr(x) ($z)[Pr(z).Gr(z,x)]). Lantecedente (la prima riga) di questo caso particolare del teorema non che il duplicato del punto 6) della dimostrazione di Euclide, se applichiamo la regola di separazione, otteniamo (Pr(x) ($ z)[Pr(z).Gr(z,x)]). Secondo una regola di inferenza della teoria logica della quantificazione, una proposizione S2 avente la forma (x) (... x ... ) pu essere sempre dedotta da una proposizione S, avente la forma (... x ... ). In altre parole, la proposizione avente il quantificatore (x) come prefisso pu essere dedotta da una proposizione che non contiene tale prefisso, ma simile alla prima per tutto il resto. Applicando questa regola alla proposizione scritta per ultima, otteniamo il punto 7) della dimostrazione di Euclide. La morale di tutto questo ragionamento che la dimostrazione di Euclide implica tacitamente luso non solo di teoremi e regole di inferenza appartenenti al calcolo delle proposizioni, ma anche di regole di inferenza della teoria della quantificazione. Nota 3.Per esempio, dei principi impliciti nella seguente deduzione: 5 maggiore di 3; quindi il quadrato di 5 maggiore del quadrato di 3. TABELLA 1 Tutti i gentiluomini sono educati. Nessun banchiere educato. Nessun gentiluomo banchiere. ge be \ ge = 0 be = 0 gb = 0 La logica simbolica fu inventata, verso la met del secolo diciannovesimo, dal matematico inglese George Boole. Nello schema riportato, un sillogismo tradotto nella sua notazione in due maniere diverse. Nel gruppo di formule superiore, il simbolo significa contenuto in. Cos, g e vuol dire che la classe dei gentiluomini compresa nella classe delle persone educate. Nel gruppo inferiore di formule, due lettere vicine significano la classe delle cose che hanno tutte e due le caratteristiche. Per esempio, be significa la classe degli individui che sono banchieri e sono educati; e lequazione b e= 0 dice che questa classe non ha membri. Una lineetta sotto una lettera significa non. (e, per esempio, significa non educato.) Infine, il segno \significa ne segue che. Ernst Nagel e James R. Newman La prova di Gdel 5. Un esempio di dimostrazione assoluta di compatibilit valida gb

Dobbiamo ora affrontare il secondo obiettivo che ci eravamo proposti allinizio del capitolo precedente, e familiarizzarci con un importante, sebbene facilmente comprensibile, esempio di dimostrazione assoluta di compatibilit. Assimilando questa prova, il lettore sar in una posizione migliore per apprezzare il significato dellarticolo di Gdel del 1931. Faremo vedere come una piccola parte dei Principia, la logica elementare delle proposizioni, possa venir formalizzata. Ci comporta la conversione di un sistema frammentario in un calcolo di segni senza interpretazione. Svilupperemo, quindi, una dimostrazione assoluta di compatibilit. La formalizzazione procede secondo quattro fasi. Primo, viene preparato un catalogo completo dei segni che si useranno nel calcolo: il suo vocabolario. Nel caso della logica delle proposizioni (spesso chiamata calcolo proposizionale), il vocabolario (o la lista dei segni elementari ) estremamente semplice. Esso consiste di segni variabili e di segni costanti. Le variabili possono essere sostituite da proposizioni e vengono perci chiamate Variabili proposizionali. Esse vengono indicate dalle lettere p, q, r, ecc. I segni costanti sono connettivi proposizionali oppure segni dinterpunzione. I connettivi proposizionali sono: ~ che significa non; che significaoppure; che significa se ... allora...; . che significa e. I segni dinterpunzione sono le parentesi tonde; ( e ). Secondo, vengono scritte le regole di formazione. Esse stabiliscono quali delle combinazioni possibili fra i segni del vocabolario sono accettabili come formule (cio, come proposizioni). Le regole si possono pensare come costituenti la grammatica del sistema. Le regole di formazione sono fatte in maniera tale che combinazioni di segni elementari, che normalmente avrebbero la forma di proposizioni, vengono chiamate formule. Ciascuna variabile proposizionale conta pure come una formula. Inoltre, se la lettera S sta per una formula, la sua negazione formale, ~ (S), sta pure per una formula. Similmente, se S1 ed S2 sono formule, anche (S1)(S2), (S1)(S2) e (S1).(S2) lo sono. Ciascuna delle seguenti espressioni una formula: p, ~ (p), (p) (q), ((q) ((r)) (p). Ma n (p)( ~ (q)), n ((p) (q)) sono delle formule: la prima perch, mentre (p) e ( ~ (q)) sono formule, non compare alcun connettivo proposizionale fra esse; la seconda perch il connettivo non preceduto e seguito, come la regola richiede, da formule[1]. Terzo, vengono definite le regole di trasformazione. Esse descrivono la struttura precisa delle formule da cui sono derivabili altre formule di data struttura. Di fatto, queste regole sono le regole di inferenza. Vengono adottate due regole di trasformazione regola di sostituzione (per le variabili proposizionali). Da una formula contenente delle variabili proposizionali sempre permesso derivare unaltra formula sostituendo uniformemente delle formule alle variabili. inteso che, quando si sostituisce una variabile in una formula, la stessa sostituzione deve essere fatta ogni volta che compare quella variabile. Per esempio, supponendo che sia stato dimostrato che p p, possiamo sostituire alla variabile p la formula q ottenendo q q; oppure possiamo sostituire la formula p q, ottenendo (pq) (pq). Oppure, se sostituiamo a p delle frasi normali nella nostra lingua, possiamo ottenere da pp proposizioni come le seguenti: le rane fanno rumore le rane fanno rumore; (i pipistrelli sono ciechi i pipistrelli mangiano i topi) (i pipistrelli sono ciechi i pipistrelli mangiano i topi). Daltra parte, supponiamo che la formula (p q) ( ~q ~p) sia stata dimostrata, e, che noi decidiamo di sostituire alla variabile p la formula r e alla variabile q la formula p r. Con questa sostituzione, non possiamo ottenere la formula (r (p r)) ( ~ q ~ r), perch non abbiamo sostituito la variabile q ovunque compariva. La sostituzione corretta porge (r (p r)) (~(p r) ~ r)*2+. la regola di separazione (o modus ponens). Da due formule della forma S1 ed S1 S2 sempre possibile dedurre la formula S2. Per esempio, dalle due formule p ~p e (p ~p) (p p), possiamo dedurre p p .

Quarto, certe formule vengono scelte come assiomi (o proposizioni primitive). Esse costituiscono il fondamento dellintero sistema. Useremo lespressione teoremi del sistema per denotare qualsiasi formula che possa essere dedotta dagli assiomi applicando successivamente le regole di trasformazione. Con lespressione prova (o dimostrazione formale intenderemo una sequenza finita di formule, ciascuna delle quali un assioma o pu essere dedotto dalle formule precedenti della sequenza mediante le regole di trasformazione[3]. Gli assiomi del calcolo (sostanzialmente quelli dei Principia) sono le seguenti quattro formule: 1) (p p) p o, nel linguaggio ordinario, se p o p allora p; allora Enrico VIII era un uomo grossolano; 2) p (p q) cio, se p allora o p o q; poco); se (Enrico VIII era un uomo grossolano oppure Enrico VIII era un uomo grossolano)

se la psicoanalisi di moda allora (la psicoanalisi di moda oppure le pillole per il mal di testa costano

3) (p q) (q p) cio, se p o q allora q o p; peccaminosa o Immanuel Kant era puntuale);

se (o Immanuel Kant era puntuale o Hollywood peccaminosa) allora (o Hollywood

4) (p q) ((r p)) (r q)) cio, se (se p allora q) allora [se (o r o p) allora (o r o q)]. se (se le anitre si muovono goffamente, allora 5 un numero primo), allora [se (o Churchill beve brandy o le anitre si muovono goffamente), allora (o Churchill beve brandy o 5 un numero primo) Nella colonna di sinistra abbiamo scritto gli assiomi, insieme con la loro traduzione nel linguaggio normale. Nella colonna a destra abbiamo dato un esempio per ciascun assioma. La goffaggine della traduzione, specialmente nel caso dellultimo assioma, convincer il lettore dei vantaggi insiti nelluso di uno speciale simbolismo nella logica formale. importante osservare, inoltre, che le frasi senza senso usate come esempi da sostituire negli assiomi, e il fatto che nelle proposizioni condizionali le conseguenze non sono in relazione sensata con le premesse, non pregiudicano affatto la validit delle connessioni logiche asserite negli esempi.

Ciascuno degli assiomi pu sembrare ovvio e banale. Ciononostante, possibile derivare da essi, con laiuto delle regole di trasformazione esposte, una classe infinitamente ampia di teoremi che sono ben lontani dallessere ovvi e banali. Per esempio, la formula

*(p q) (( r s) t)+ *(u ((r s) t)) ((p u) (s t))+ pu essere dedotta come teorema. Per il momento, per, non ci interessiamo di derivare dei teoremi dagli assiomi. Il nostro obiettivo di dimostrare che questo insieme di assiomi non contraddittorio; vogliamo provare cio, assolutamente, che impossibile, usando le regole di trasformazione, dedurre dagli assiomi una certa formula S insieme con la sua negazione formale ~S. Ora, si pu dimostrare che p ( ~ p q) (in parole: se p, allora se non p allora q) un teorema del calcolo. (Accetteremo questo come un dato di fatto, senza riportare la dimostrazione.) Supponiamo, quindi, che una certa formula S come pure la sua contraddittoria ~ S siano deducibili dagli assiomi. Sostituendo S alla variabile p nel teorema (come lecito in base alla regola di sostituzione), e applicando due volte la regola di separazione, sarebbe deducibile la formula q*4+. Ma, se la formula costituita dalla variabile q dimostrabile, ne segue immediatamente che, sostituendo una qualsiasi formula al posto di q, qualsiasi formula deducibile dagli assiomi. Appare cos chiaramente che, se la formula S insieme con la sua contraddittoria ~S fosse deducibile dagli assiomi, qualsiasi formula sarebbe deducibile dagli assiomi. In breve, se il calcolo non autocompatibile, ogni formula un teorema, il che equivale a dire che da un insieme contraddittorio di assiomi possibile dedurre una qualsiasi formula. Ma questo risultato ha un inverso: infatti, se non ogni formula un teorema (cio, se vi almeno una formula che non derivabile dagli assiomi), allora il calcolo autocompatibile. Il problema, allora, di dimostrare che vi almeno una formula che non pu essere dedotta dagli assiomi. La maniera di condurre la dimostrazione di applicare il ragionamento metamatematico al sistema che ci sta dinanzi. Il procedimento molto elegante. Esso consiste nel trovare una caratteristica o una propriet strutturale delle formule che soddisfi alle seguenti tre condizioni: 1) la propriet deve essere comune a tutti e quattro gli assiomi (per esempio, una tale propriet quella di contenere non pi di venticinque segni elementari, ma tale propriet non soddisfa alla condizione seguente); 2) la propriet deve essere ereditaria per le regole di trasformazione: cio, se tutti gli assiomi hanno tale propriet, una qualsiasi formula correttamente dedotta da essi, mediante le regole di trasformazione, deve possederla anchessa; dato che ogni formula cos dedotta , per definizione, un teorema, questa condizione stabilisce, sostanzialmente, che ogni teorema deve possedere quella propriet; 3) la propriet non deve appartenere a ogni formula che pu essere costruita usando solo le regole di formazione: cio, dobbiamo cercare di trovare almeno una formula che non possiede le propriet in questione.

Se noi risolviamo positivamente questo triplo compito, abbiamo una dimostrazione assoluta dellautocompatibilit del sistema. Il ragionamento si articola pi o meno cos: la propriet ereditaria si trasmette dagli assiomi a tutti i teoremi; ma se si riesce a trovare una configurazione di segni che risponde ai requisiti per essere una formula del sistema e che, ciononostante, non possiede la propriet ereditaria specificata, allora questa formula non pu essere un teorema. Possiamo dire le cose in unaltra maniera: se una formula manca di una caratteristica invariabilmente ereditata dagli assiomi, non pu essere di fatto una loro conseguenza. Ma, se si scopre una formula che non un teorema, abbiamo dimostrato lautocompatibilit del sistema; infatti, come abbiamo appena notato, se il sistema non fosse coerente, ogni formula potrebbe essere dedotta dagli assiomi, cio ogni formula sarebbe un teorema. In breve, lesistenza di una singola formula senza la propriet ereditaria risolve il problema. Individuiamo una propriet del genere richiesto. Scegliamo la propriet di essere una tautologia. Nel linguaggio ordinario, usualmente si dice che una locuzione tautologica se contiene una ridondanza e se dice la stessa cosa due volte con parole diverse. Per esempio: Giovanni il padre di Carlo e Carlo il figlio di Giovanni. In logica, per, una tautologia definita come una proposizione che non esclude alcuna possibilit logica. Per esempio: O piove o non piove. Unaltra maniera di dire le cose che una tautologia vera in ogni mondo possibile. Nessuno dubita che, a prescindere dallo stato reale del tempo (cio a prescindere dal fatto che la proposizione piove, sia vera o falsa), la proposizione o piove o non piove necessariamente vera.

Noi useremo questa nozione per definire la tautologia nel nostro sistema. Notiamo, innanzitutto, che ogni formula costruita con costituenti elementari p, q, r, ecc. Una formula una tautologia se invariabilmente vera, a prescindere dal fatto che i suoi costituenti elementari siano veri o falsi. Cosi, nel primo assioma (p p) p, lunico costituente elementare p; ma non fa alcuna differenza se p si suppone sia vero o falso: il primo assioma vero in entrambi i casi. Lo si pu vedere se sostituiamo a p la proposizione il monte Rainier alto ventimila piedi; otteniamo cos, come esempio del primo assioma, la proposizione se o il monte Rainier alto ventimila piedi o il monte Rainier alto ventimila piedi, allora il monte Rainier alto ventimila piedi. Il lettore si accorger subito, senza alcuna difficolt, che questa lunga proposizione vera, anche se non sapesse se la frase costitutiva il monte Rainier alto ventimila piedi vera oppure no. Ovviamente, quindi, il primo assioma una tautologia, cio vero in ogni mondo possibile. Si pu dimostrare facilmente che ciascuno degli assiomi rimanenti anche una tautologia. Successivamente, possibile provare che la propriet di essere una tautologia ereditaria per le regole di trasformazione, cosicch ogni formula correttamente dedotta dagli assiomi (cio, ogni teorema) deve essere una tautologia.[5] Si visto che la propriet di essere una tautologia soddisfa a due delle tre condizioni summenzionate; ora siamo pronti per compiere il terzo passo. Dobbiamo cercare una formula che appartenga al sistema (cio, sia costruita con i segni che si trovano nel vocabolario e secondo le regole di formazione), ma che non possa essere un teorema (cio, non possa essere dedotta dagli assiomi), in quanto non dotata delle propriet di essere una tautologia. Questa ricerca non molto difficile. Per esempio, p q ha le propriet richieste. Ha laspetto di un papero, ma in realt un anatroccolo: non appartiene alla famiglia. una formula, ma non un teorema. Evidentemente non una tautologia. Un esempio di sostituzione (o interpretazione) lo rivela immediatamente. Possiamo ottenere, per sostituzione delle variabili in p q, la proposizione Napoleone mor di cancro o Bismarck gradiva una tazza di caff. Questa non una verit logica, perch sarebbe falsa se entrambe le proposizioni che intervengono in essa fossero false; e, anche se una proposizione vera, non vera a prescindere dalla falsit o dalla verit delle sue proposizioni costituenti (si ricordi quanto stato detto pi sopra a proposito della tautologia). Abbiamo cos raggiunto il nostro obiettivo. Abbiamo trovato almeno una formula che non un teorema. Una tale formula non potrebbe esistere se gli assiomi fossero contraddittori. Conseguentemente, non possibile dedurre dagli assiomi del calcolo proposizionale una formula e la sua negazione. In breve, abbiamo dato una dimostrazione assoluta dellautocompatibilit del sistema*6+. Prima di lasciare il calcolo proposizionale, dobbiamo parlare di unultima cosa. Dato che ogni teorema di questo calcolo un a tautologia, una verit logica, naturale domandarci se, inversamente, ogni verit logica esprimibile mediante il vocabolario del calcolo (cio, ogni tautologia) anche un teorema (cio, derivabile dagli assiomi). La risposta affermativa, sebbene la dimostrazione sia troppo lunga per essere riportata in questa sede. Il punto che ci interessa, per, non dipende dalla nostra conoscenza della dimostrazione. Si tratta del fatto che, alla luce di questa conclusione, gli assiomi sono sufficienti a generare tutte le formule tautologiche, cio tutte le verit logiche esprimibili nellambito del sistema. Assiomi di tale tipo si dicono completi. Ora, spesso di interesse fondamentale determinare se un sistema assiomatizzato completo. Infatti, uno dei motivi principali per lassiomatizzazione delle varie parti della matematica stato quello di stabilire un insieme di ipotesi iniziali dalle quali fossero deducibili tutte le proposizioni vere in un certo campo di ricerca. Quando Euclide assiomatizz la geometria elementare, evidentemente egli scelse i suoi assiomi in modo che fosse possibile dedurre da essi tutte le verit geometriche, quelle che gi erano state stabilite e quelle che si sarebbero scoperte in futuro. Di passaggio, interessante notare come Euclide abbia avuto un profondo intuito nel trattare il suo famoso assioma delle parallele come unipotesi logicamente indipendente dagli altri suoi assiomi. Infatti, come fu dimostrato in seguito, questassioma non pu essere dedotto dalle altre ipotesi, cosicch senza di esso linsieme degli assiomi incompleto. Ancora recentemente, si riteneva come ovvio che si potesse mettere insieme un insieme completo di assiomi per ogni ramo della matematica. In particolare, i matematici credevano che linsieme proposto per laritmetica, nel passato, fosse di fatto completo, o che, nel caso peggiore, potesse essere reso completo semplicemente aggiungendo un numero finito di assiomi a quelli gi esistenti. La scoperta dellimpossibilit di realizzare un tale programma uno del risultati pi importanti di Gdel. Note al capitolo 5

Nota 1.Quando non vi possibilit di confusione, i segni dinterpunzione (cio le parentesi) possono essere tralasciate. Cos, invece di scrivere ~(p), sufficiente scrivere ~p; e invece di (p) (q), semplicemente p q. Nota 2.Esempio di sostituzione nella formula (p q) ( ~q ~p) della variabile p con la formula r e della variabile q con la formula (p r). ( ( r p (p r) ) ( q ) ( ~ ~ (p r) q ~ ~ r ) p )

Nota 3.Ne segue immediatamente che gli assiomi devono essere considerati dei teoremi. Nota 4.p ( ~ p q). Sostituendo S a p, otteniamo: S (~S q). Da questa e dalla S che supponiamo sia dimostrabile, o tteniamo, con la regola di separazione, ~S q. Finalmente, dato che ~S si suppone pure dimostrabile, usando la regola di separazione ancora una volta, otteniamo: q. Nota 5.Si pu ragionare nella maniera seguente. La propriet di essere una tautologia stata definita in termini di vero e falso. Queste nozioni, ovviamente, implicano un riferimento a qualche cosa al di fuori del calcolo formale. Perci, il procedimento sopra descritto offre, in effetti, uninterpretazione del calcolo, fornendo un modello del sistema. Cos facendo, gli autori non hanno mantenuto la loro promessa di definire una propriet delle formule in termini di pure caratteristiche strutturali delle formule stesse. Sembra che la difficolt notata nel capitolo 2 - che le dimostrazioni di compatibilit che sono basate su modelli, e che partono dalla verit degli assiomi per giungere alla loro reciproca compatibilit, spostino semplicemente il problema - non sia stata, dopo tutto, evitata con successo. Perch allora chiamare la prova assoluta anzich relativa? Questa obiezione giusta se si riferisce allesposizione del nostro libro. Ma noi abbiamo adottato questa forma per non opprimere il lettore non abituato con una presentazione altamente astratta che avrebbe fornito una dimostrazione intuitivamente opaca. Poich il lettore pi avventuroso pu desiderare di essere messo di fronte alle cose come stanno, di vedere una definizione non abbellita la quale non sia passibile delle obiezioni in questione, daremo la dimostrazione rigorosa. Ricordiamo che una formula del calcolo una delle lettere usate come variabili proposizionali (che abbiamo dianzi chiamate formule elementari) o un composto di queste lettere, dei segni usati come connettivi proposizionali, e di parentesi. Conveniamo di includere ogni formula elementare in una delle due classi mutuamente esclusive ed esaurienti K1 e K2. Formule non elementari vengono incluse in queste classi secondo le convenzioni seguenti: 1) una formula avente la forma S1 S2 posta nella classe K2 se S1 ed S2 sono entrambe in K1; altrimenti viene posta in K2 2) una formula avente la forma S1 S2 viene posta in K2 se S1 in K1 ed S2 in K2; altrimenti viene posta in K1 3) una formula avente la forma S1.S2 viene posta in K1, se S1 ed S2 sono entrambe in K1; altrimenti viene posta in K2 4) una formula avente la forma ~S1 viene posta in K2, se S1 in K1, altrimenti viene posta in K1 S1 K1 K1 K2 K2 S2 K1 K2 K1 K2 S1 S2 K1 K1 K1 K2 S1 S2 K1 K2 K1 K1 S1 . S2 K1 K2 K2 K2 ~S1 K1 K1 K2 K2

Definiamo ora la propriet di essere una tautologia: una formula una tautologia se, e solo se, essa si trova nella classe K1, a prescindere da quale delle due classi contenga i suoi costituenti elementari. chiaro che la propriet di essere una tautologia viene descritta, in questa maniera, senza usare un qualsiasi modello o interpretazione del sistema. Siamo in grado di scoprire se una formula una tautologia oppure no semplicemente confrontando la sua struttura con le convenzioni sopra fatte. Un tale esame mostra che ciascuno dei quattro assiomi una tautologia. Un procedimento conveniente quello di costruire una tabella che elenchi tutte le maniere possibili in cui i costituenti elementari d una data formula possono essere posti nelle due classi. Da questa tabella possiamo determinare, per ciascuna possibilit, a quale classe appartengono i costituenti non elementari della formula data, e a quale classe la formula intera appartiene. assioma 1): p p) p p K1 (p p) K1 (pp)p K1

K2

K2

K1

La prima colonna di tale tabella riporta i modi possibili di classificare lunico elemento costituente dellassioma. La seconda colonna assegna il costituente non elementare a una classe, in base alla convenzione 1). Lultima colonna assegna lassioma stesso a una classe, in base alla convenzione 2). Questultima colonna mostra che il primo assioma appartiene alla classe K1, a prescindere dalla classe in cui viene posto lunico costituente elementare. Lassioma quindi una tautologia. assioma 2): p (p q) p K1 K1 K2 K2 q K1 K2 K2 K2 (p q) K1 K1 K1 K2 p (p q) K1 K2 K1 K1

Le prime due colonne di tale tabella elencano le quattro maniere possibili di classificare i due costituenti elementari dell assioma. La terza colonna assegna il costituente non elementare a una classe, in base alla convenzione 1). Lultima colonna ha la stessa funzione per lassioma stesso, in base alla convenzione 2). Questultima colonna, di nuovo, mostra che il secondo assioma appartiene alla classe K1 per ciascuna delle quattro maniere possibili in cui i costituenti elementari possono essere classificati. Lassioma quindi una tautologia. In maniera simile si pu mostrare che gli altri due assiomi sono delle tautologie. Daremo anche la dimostrazione che la propriet di essere una tautologia ereditaria per la regola di separazione. (La dimostrazione che ereditaria per la regola di sostituzione viene lasciata al lettore.) Supponiamo che due formule S1 ed S1 S2 siano entrambe delle tautologie; vogliamo mostrare che in tal caso S2 una tautologia. Supponiamo che S2 non sia una tautologia. Allora, almeno per una classificazione dei suoi costituenti elementari, S2 apparterr a K2. Ma, per ipotesi, S1 una tautologia, per cui apparterr a K1 per tutte le classificazioni dei suoi costituenti elementari, e, in particolare, per la classificazione che implica lappartenenza di S2 a K2. In base a ci, per questultima classificazione, S1 S2 deve appartenere a K2, per la convenzione 2). Questo per, contraddice lipotesi che S1 S2 sia una tautologia. Di conseguenza, S 2 deve essere una tautologia, se vogliamo evitare tale contraddizione. La propriet di essere una tautologia viene quindi trasmessa, dalla regola di separazione, dalle premesse alle conclusioni deducibili da esse mediante la detta regola. Ed ora un commento finale sulla definizione di tautologia data precedentemente. Le due classi K1 e K2 usate nella dimostrazione, possono essere interpretate come le classi delle proposizioni vere e false, rispettivamente. Ma il risultato e la dimostrazione, come abbiamo visto, non dipendono in alcuna maniera da tale interpretazione, anche se lesposizione viene pi facilmente compresa quando le due classi vengono identificate in tal modo. Nota 6.Il lettore pu trovare utile la seguente ricapitolazione della dimostrazione: 1) 2) 3) 4) 5) 6) 7) 8) ogni assioma del sistema una tautologia; la propriet di essere una tautologia ereditaria; ogni formula correttamente dedotta dagli assiomi (cio, ogni teorema) anche una tautologia; quindi ogni formula che non sia una tautologia non un teorema; si trova una formula (per esempio, p q) che non una tautologia; questa formula non , quindi, un teorema; ma, se gli assiomi fossero contraddittori, ogni formula sarebbe un teorema; quindi, gli assiomi sono coerenti.

Ernst Nagel e James R. Newman La prova di Gdel 6. Lidea della rappresentazione e il suo uso in matematica Il calcolo proposizionale un esempio di sistema matematico per il quale gli obiettivi della teoria hilbertiana sono perfettamente realizzati. In realt, questo calcolo codifica solo una piccola parte della logica formale, e il suo vocabolario e il suo apparato formale non sono sufficienti per sviluppare neanche laritmetica elementare. Il programma di Hilbert, tuttavia, non cos limitato. Esso pu essere realizzato con successo per sistemi pi ampi,

i quali, come si pu dimostrare con ragionamenti metamatematici, sono coerenti e completi. Per esempio, si possiede una dimostrazione assoluta dellautocompatibilit di un sistema aritmetico che ammette laddizione dei numeri cardinali ma non la moltiplicazione. Ma il metodo finitistico di Hilbert abbastanza potente da dimostrare la coerenza di un sistema come i Principia, il cui vocabolario e il cui apparato logico sono adatti a esprimere lintera aritmetica e non soltanto un frammento di essa? Tentativi ripetuti di costruire una tale dimostrazione non ebbero successo; e la pubblicazione del lavoro di Gdel nel 1931 mostr, finalmente, che tutti questi sforzi operanti allinterno degli stretti lim iti del programma originale di Hilbert sono destinati a fallire. Che cosa stabili Gdel, e in quale maniera dimostr i suoi risultati? Le sue conclusioni principali sono di due tipi. In primo luogo (per quanto questo non sia lordine usato da Gdel), egli mostr che impossibile dare una dimostrazione metamatematica della coerenza di un sistema abbastanza ampio da contenere laritmetica, a meno che la dimostrazione non usi delle regole dinferenza per certi aspetti essenzialmente differenti dalle regole di trasformazione usate nella deduzione del teoremi nel sistema dato. Una tale dimostrazione, a dire il vero, pu possedere un grande valore e una grande importanza. Per, se il tipo di ragionamento in essa usato basato su regole dinferenza molto pi potenti delle regole del calcolo aritmetico, cos che la coerenza delle ipotesi nel processo ragionativo possa essere messa in dubbio come la coerenza dellaritmetica, la dimostrazione riporterebbe soltanto una vittoria apparente: un drago ucciso solo per crearne un altro. In ogni caso, se la dimostrazione non finitistica, essa non realizza lobiettivo del programma di Hilbert; e le argomentazioni di Gdel rendono molto improbabile che una dimostrazione finitistica della coerenza dellaritmetica possa essere costruita. La seconda conclusione principale di Gdel anche pi sorprendente e rivoluzionaria della prima, in quanto dimostra una fondamentale limitazione delle possibilit del metodo assiomatico. Gdel mostr che i Principia, o qualsiasi altro sistema nel cui ambito possa venir sviluppata laritmetica, essenzialmente incompleto. In altre parole, dato un insieme qualsiasi di assiomi aritmetici, vi sono delle proposizioni aritmetiche logicamente vere le quali non possono essere dedotte dallinsieme. Questo punto cruciale merita unillustrazione. La matematica abbonda di proposizioni generali, alle quali non si mai trovata uneccezione, che hanno resistito a tutti i tentativi di dimostrazione. Un esempio classico noto come teorema di Goldbach, e afferma che ogni numero pari la somma di due numeri primi. Non si mai trovato un numero pari che non fosse la somma di due numeri primi, ma nessuno riuscito a trovare una dimostrazione che la congettura di Goldbach si applichi, senza eccezione, a tutti i numeri pari. Questo, quindi, un esempio di proposizione aritmetica che pu essere vera, ma non derivabile dagli assiomi dellaritmetica. Supponiamo, ora, che lidea di Goldbach sia universalmente vera, per quanto non deducibile dagli assiomi. Che cosa si pu dire della possibilit che, in tale eventualit, gli assiomi vengano modificati o completati in maniera tale che proposizioni finora indimostrate (come quella di Goldbach, nella nostra ipotesi) possano venir dedotte dal sistema modificato? I risultati di Gdel provano che, anche se lipotesi fosse corretta, tale possibilit non porterebbe alcun rimedio sostanziale alla difficolt. Vale a dire, se anche gli assiomi dellaritmetica fossero aumentati di un numero indefinito di altri assiomi veri, vi sarebbero sempre altre verit aritmetiche. formalmente non deducibili dallinsieme pi ampio. Tali proposizioni vere potrebbero, come vedremo, essere dimostrate mediante una forma di ragionamento metamatematico sul sistema aritmetico. Ma un tale procedimento non soddisfa al requisito che il calcolo debba essere, per cos dire, autocontenuto, e che le verit in questione debbano essere mostrate come conseguenze formali degli assiomi specificati del sistema. Vi , quindi, una limitazione inerente al metodo assiomatico in quanto metodo di sistematizzazione dellintera aritmetica. Come giunse Gdel alle sue conclusioni? Fino a un certo punto, la struttura di questo argomento modellata, come egli stesso fece osservare, sul tipo di ragionamento impiegato in una delle antinomie logiche nota come paradosso di Richard, dal nome del matematico francese Jules Richard che per primo la propose nel 1905. Descriveremo questo paradosso. Consideriamo un linguaggio in cui le propriet puramente aritmetiche dei numeri cardinali possano essere formulate e definite. chiaro che, se si vogliono evitare circoli viziosi o regressi allinfinito, certi termini che si riferiscono a propriet aritmetiche non posson o essere definiti esplicitamente - in quanto non possiamo definire tutto e dobbiamo partire da qualche cosa - sebbene essi possano, presumibilmente, essere compresi in altro modo. Per i nostri scopi, non importa quali siano i termini non definiti o primitivi; possiamo supporre, per esempio, di conoscere ci che intendiamo con un intero divisibile per un altro intero, un intero il prodotto di due interi, e cos via. La propriet di essere un numero primo pu venir definita cos: non divisibile da altri interi che non siano lunit o se stesso; la propriet di essere un quadrato perfetto potrebbe essere definita in questa maniera: essere il prodotto di un intero per se stesso; e cos via. Possiamo vedere come ciascuna definizione contenga solo un numero finito di parole, e perci solo un numero finito di lettere dellalfabeto. Stando cos le cose, le definizioni possono essere ordinate in una serie: una definizione preceder unaltra se il numero di lettere della prima minore del numero di lettere della seconda; e, se due definizioni hanno lo stesso numero di lettere, luna preceder laltra in base allordine alfabetico delle lettere in ciascuna di esse. Nellambito di questa ordinazione, a ciascuna definizione corrisponder un numero intero unico, che rappresenter il posto che la definizione occupa nella serie. Per esempio, la definizione con il numero pi piccolo di lettere corrisponder al numero 1, la definizione successiva al numero 2, ecc. Dato che ogni definizione associata a un unico intero, pu accadere che, in certi casi, lintero possegga proprio la propriet presente nella definizione con la quale correlato lintero stesso*1+. Supponiamo, per esempio, che lespressione non divisibile per alcun intero diverso dallunit e da se stesso sia correlata con il numero dordine 17; ovviamente lo stesso numero 17 ha la propriet definita dallespressione. Daltra parte, supponiamo che lespressione essere il prodotto di un intero per se stesso sia correlata con il numero dordine 15; evidentemente 15 non possiede la propriet definita dallespressione. Descriveremo tale stato di cose dicendo che il numero 15 ha la propriet di essere richardiano, e - nel primo esempio - dicendo che il numero 17 non ha la propriet di essere richardiano. Pi generalmente, conveniamo che x richardiano sia un modo conciso di dire x non possiede la propriet definita dallespressione alla quale correlato il numero x nellinsieme serialmente ordinato delle definizioni.

Veniamo ora a un aspetto curioso ma caratteristico di quella definizione che il paradosso di Richard. La definizione della propriet di essere richardiano descrive chiaramente una propriet numerica degli interi. Lespressione stessa, perci, appartiene alla serie di definizioni suesposte. Ne segue che lespressione correlata a un intero indicante il suo posto nella serie. Supponiamo sia n tale numero. Ci domandiamo (ricordandoci dellantinomia di Russell): n richardiano? Il lettore pu, senza dubbio anticipare la fatale contraddizione che ci minaccia. Infatti, n richardiano se, e solo se, non possiede la propriet definita dallespressione con la quale n correlato (cio, se non ha la propriet di essere richardiano). Brevemente, n richardiano se, e solo se, n non richardiano; cosicch la proposizione n richardiano insieme vera e falsa. Vogliamo ora sottolineare che la contraddizione, in un certo senso, un inganno prodotto dal fatto che il giuoco non stato condotto correttamente. Unipotesi, tacita ma essenziale, presente nellordinamento seriale delle definizioni stata dimenticata lung o la dimostrazione, quando risultato conveniente. Si era convenuto di considerare le definizioni delle propriet puramente aritmetiche degli interi, propriet che possono essere formulate con laiuto di nozioni quali laddizione aritmetica, la moltiplicaz ione, ecc. Ma in seguito, senza che ce ne accorgessimo, siamo stati disposti ad accettare una definizione nella serie la quale fa riferimento alla notazione usata nella formulazione delle propriet aritmetiche. Pi specificatamente, la definizione della propriet di essere richardiano non appartiene alla serie, quale la si intendeva allinizio, perch la definizione in esame implica nozioni metamatematiche quali il numero di lettere (o segni) contenute nelle espressioni. Possiamo evitare il paradosso di Richard distinguendo attentamente fra proposizioni nellambito dellaritmetica (le quali non si riferiscono affatto a un qualsia si sistema di notazione) e proposizioni intorno a qualche sistema di notazioni nel quale sia codificata laritmetica. Il ragionamento fatto nella costruzione del paradosso di Richard ovviamente fallace. La costruzione, ciononostante, suggerisce che forse possibile rappresentare o rispecchiare affermazioni metamatematiche intorno a un sistema formale sufficientemente ampio, nel sistema stesso. Lidea della rappresentazione ben nota e ha una parte fondamentale in molti rami della matematica. Essa viene usata, evidentemente, nella costruzione delle ordinarie proiezioni, nelle quali figure tracciate su una sfera sono proiettate su un piano, in modo che le relazioni tra le figure piane rispecchino le relazioni fra le figure sulla sfera. Viene pure usata nella geometria analitica, la quale traduce la geometria nellalgebra, cosicch le relazioni geometriche vengono rappresentate mediante relazioni algebriche. Il lettore ricorder la discussione fatta nel capitolo 2, in cui si spiegava come Hilbert avesse usato lalgebra per dimostrare la compatibilit del suoi assiomi geometrici. Ci che in realt fece Hilbert fu di rappresentare la geometria con lalgebra. La rappresentazione ha una parte importante anche in fisica matematica dove, per esempio, certe relazioni fra le propriet della corrente elettrica sono rappresentate nel linguaggio dellidrodinamica. La rappresentazione pure presente quando viene costruito un modello pilota prima di procedere alla costruzione della macchina reale, quando una piccola superficie alare viene osservata nelle sue propriet aerodinamiche in una galleria a vento, o quando un apparecchio da laboratorio costituito da circuiti elettrici viene usato per studiare le relazioni fra grandi masse in movimento. Un esempio notevolmente significativo mostrato nella [vedi Fig. 3], la quale illustra un tipo di rappresentazione che interviene in un ramo della matematica noto come geometria proiettiva. La caratteristica fondamentale della rappresentazione che una struttura astratta di relazioni valide in un dominio di oggetti si pu dimostrare valida tra oggetti (normalmente di tipo diverso dal primo) di un altro dominio. Fu questa caratteristica che stimol Gdel a costruire la sua prova. Se delle proposizioni metamatematiche riguardanti un sistema formalizzato dellaritmetica potessero, come egli sperava, essere tradotte in (o rappresentate da) proposizioni aritmetiche allinterno del sistema stesso, si otterrebbe un vantaggio notevole nel facilitare le dimostrazioni metamatematiche. Infatti, proprio come pi semplice trattare con formule algebriche rappresentanti (o rispecchianti) intricate relazioni geometriche [vedi Fig. 3]tra curve e superfici nello spazio, che non con le relazioni geometriche stesse, allo stesso modo pi semplice trattare con le controparti aritmetiche (o immagini speculari) di complesse relazioni logiche, che non con le relazioni log iche stesse. Lo sfruttamento della nozione di rappresentazione la chiave dellargomentazione del famoso articolo di Gdel. Seguendo lo stile del paradosso di Richard, ma evitando attentamente lincongruenza implicita nella costruzione richardiana, Gdel mostr che proposizioni metamatematiche intorno a un calcolo aritmetico formalizzato possono veramente rappresentarsi con formule aritmetiche del calcolo stesso. Come spiegheremo in dettaglio nel prossimo capitolo, egli escogit un metodo di rappresentazione tale che n la formula aritmetica corrispondente a una certa proposizione metamatematica vera intorno alla formula stessa, n la formula aritmetica corrispondente alla negazione di tale proposizione, sono dimostrabili allinterno del calcolo. Dato che una di queste formule aritmetiche deve codificare una verit aritmetica e, daltra parte, non derivabile dagli assiomi, gli assiomi sono incompleti. Il metodo della rappresentazione permise a Gdel di costruire una formula aritmetica corrispondente alla proposizione metamatematica il calcolo coerente e di mostrare che questa formula non dimostrabile allinterno del calcolo. Ne segue che tale proposizione metamatematica non pu essere dimostrata a meno che non vengano usate delle regole di inferenza le quali non possono essere rappresentate nel calcolo: cosicch, nella dimostrazione della proposizione, devono essere impiegate delle regole la cui propria coerenza pu essere messa in dubbio come la coerenza dellaritmetica stessa. Gdel stabili queste fondamentali conclusioni usando una forma particolarmente ingegnosa di rappresentazione. Note al capitolo 6 Nota 1.Questa la stessa cosa che accadrebbe se la parola corto apparisse in una lista di parole, e noi caratterizzassimo ciascuna parola, della lista con la propriet descrittiva corto o lungo. La parola corto sarebbe caratterizzata da corto. Fig. 3 - illustra il teorema di Pappo (a) se A, B, C sono tre punti distinti qualsiasi di una linea retta I, ed A', B', C' tre punti qualsiasi di un'altra linea retta II, i tre punti R, S, T determinati dalle coppie di linee rette AB' e A'B, BC' e B'C, CA' e C'A, rispettivamente, sono collineari, cio, giacciono sulla linea retta III.

(b) illustra il duale del teorema (a): se A, B, C sono tre linee rette qualsiasi, distinte, appartenenti al punto I, e A', B', C' altre tre linee rette distinte, qualsiasi, appartenenti al punto Il, le tre linee rette R, S, T determinate dalle coppie di punti AB' e A'B, BC' e B'C, CA' e C'A, rispettivamente, sono copuntuali, cio, appartengono al punto III. Le due figure hanno la stessa struttura astratta, sebbene, in apparenza, esse siano sensibilmente diverse. La figura (a) legata alla figura (b) in questa maniera: punti della prima corrispondono a linee rette della seconda, mentre linee della prima corrispondono a punti della seconda. Di fatto, (b) una rappresentazione di (a): un punto di (b) rappresenta (o 1immagine speculare di) una linea di (a), mentre una linea di (b) rappresenta un punto di (a). Ernst Nagel e James R. Newman La prova di Gdel 7- Le prove di Gdel Il lavoro di Gdel difficile. necessario assimilare bene quarantasei definizioni preliminari, insieme con molti teoremi preliminari assai importanti. Sceglieremo una via pi semplice che, tuttavia, dovrebbe egualmente permettere al lettore di gettare uno sguardo sullargomentazione e sulla struttura finale. La numerazione di Gdel Gdel descrisse un calcolo formalizzato nel quale tutte le notazioni aritmetiche ordinarie possono essere espresse e nel quale possibile stabilire le relazioni aritmetiche familiari[1]. Le formule del calcolo vengono costruite con una classe di segni elementari, che costituiscono il vocabolario fondamentale. Un insieme di formule primitive (o assiomi) ne sono il sostegno, e i teoremi del calcolo sono formule deducibili dagli assiomi con laiuto di un insieme di regole di trasformazione (o regole di inferenza) enumerato con cura. Per prima cosa, Gdel mostr ch e possibile assegnare un unico numero a ciascun segno elementare, a ciascuna formula (o sequenza di segni) e a ciascuna dimostrazione (o sequenza finita di formule). Questo numero, che serve da segno o etichetta distintiva, viene chiamato il numero di Gdel del segno, della formula, o della prova. Vi sono parecchie possibilit nellassegnare il numero di Gdel, ed irrilevante per la validit della dimostrazione quale di esse venga scelta. Daremo un esempio concreto di come possano venir assegnati questi numeri, per aiutare il lettore a seguire la discussione. Il metodo di numerazione usato da noi quello impiegato da Gdel nel suo articolo del 1931. I segni elementari appartenenti al vocabolario fondamentale sono di due tipi: i segni costanti e le variabili. Supporremo che vi siano esattamente dieci segni costanti[2], ai quali vengono attribuiti i numeri interi da 1 a 10, come numeri di Gdel. La maggior parte di tali segni sono gi noti al lettore: ~ (abbreviazione di non); (abbreviazione di oppure); (abbreviazione di se ... allora...; = (abbreviazione di eguale a); 0 (il numerale per il numero zero); e tre segni dinterpunzione, cio la parentesi sinistra (, quella destra ) e la virgola , . Inoltre, saranno usati altri due segni: il segno $, che si pu leggere come vi e che interviene nei quantificatori esistenziali; e la lettera minuscola s che viene posta accanto a unespressione numerica per designare limmediato successore di un numero. Per esempio: la formula ((x)(x = s0) pu leggersi vi un x tale che x limmediato successore di 0. La tabella 4 mostra i dieci segni costanti, il numero di Gdel associato a ognuno di essi, e indica il significato usuale dei segni. Oltre ai segni elementari costanti, compaiono tre tipi di variabili nel vocabolario fondamentale del calcolo: le variabili numeriche x, y, z, ecc., nelle quali possono essere sostituiti numerali ed espressioni numeriche; le variabili proposizionali p, q, r, ecc., nelle quali possono essere sostituite delle formule (proposizioni); e le variabili predicative P, Q, R, ecc., nelle quali possono essere sostituiti dei predicati, quali primo o maggiore di. A queste variabili vengono assegnati dei numeri di Gdel secondo le seguenti regole:

1) 2) 3)

a ogni variabile numerica assegniamo un numero primo diverso, maggiore di 10; a ogni variabile proposizionale assegniamo il quadrato di un numero primo maggiore di 10; a ogni variabile predicativa assegniamo il cubo di un numero primo maggiore di 10.

La tabella 5 illustra luso di queste regole, specificando i numeri di Gdel per alcune variabili. Consideriamo, ora, una formula del sistema, per esempio (($x)(x= sy). (Letteralmente tradotta, essa suona cos: vi un x tale che x il successore immediato di y, e asserisce, in effetti, che ogni numero possiede un successore immediato.) I numeri associati ai suoi dieci costituenti elementari sono, rispettivamente, 8, 4, 11, 9, 8, 11, 5, 7, 13, 9. Lo indichiamo schematicamente in questa maniera: ( 8 $ 4 x 11 ) 9 ( 8 x 11 = 5 s 7 y 13 ) 9

desiderabile, per, assegnare un singolo numero alla formula anzich un insieme di numeri ai suoi costituenti. Ci si pu fare facilmente. Conveniamo di associare alla formula il numero unico dato dal prodotto dei primi dieci numeri primi in ordine di grandezza, ciascun primo essendo elevato a una potenza eguale al numero di Gdel del corrispondente segno elementare. La formula suddetta viene dunque associata al numero 28345117911813111751972313299; chiamiamo questo numero m. In maniera simile un numero unico, e cio il prodotto di tanti fattori primi quanti sono i segni della formula (ciascuno elevato a una potenza eguale al numero di Gdel del segno corrispondente), pu essere assegnato a ciascuna sequenza finita di segni elementari e, in particolare, a ogni formula. Nel calcolo possono intervenire segni che non compaiono nel vocabolario fondamentale; essi vengono introdotti definendoli con laiuto dei segni del vocabolario. Per esempio, il segno ., il connettivo proposizionale usato come abbreviazione di e, pu essere definito nel contesto come segue: p.q sta per ~(~p ~q). Quale numero di Gdel viene assegnato a un segno cos definito? La risposta ovvia se notiamo che espressioni contenenti segni definiti possono essere eliminati mediante i loro equivalenti che le definiscono; ed chiaro che un numero di Gdel pu essere determinato per le espressioni trasformate. Secondo ci, il numero di Gdel della formula p.q il numero di Gdel della formula ~(~p ~q). Similmente, i vari numerali possono essere introdotti con le definizioni seguenti: 1 sta per s0, 2 sta per ss0, 3 sta per sss0, e cos via. Per ottenere il numero di Gdel della formula ~ (2 = 3), noi eliminiamo i segni non elementari, ottenendo la formula ~ (ss0 = sss0), e determiniamo il numero di Gdel secondo le regole citate pi sopra.

Consideriamo, infine, una sequenza di formule, quale pu intervenire in una dimostrazione; per esempio, la sequenza ($x) (x = sy) ($x)(x = s0).

La seconda formula, una volta tradotta, suona cos: 0 ha un successore immediato; essa deducibile dalla prima sostituendo il numerale 0 al posto della variabile numerica y*3+. Abbiamo gi determinato il numero di Gdel della prima formula: m; supponiamo che n sia il numero di Gdel della seconda formula. Come prima, conveniente avere un singolo numero che caratterizzi la sequenza. Conveniamo, perci, di associare ad essa il prodotto dei primi due numeri primi in ordine di grandezza (cio 2 e 3), ciascuno elevato a una potenza eguale al numero di Gdel della formula corrispondente della sequenza. Se indichiamo questo numero con k, scriveremo 2m3n. Applicando questa procedura compatta, possiamo ottenere un numero per ogni sequenza di formule. In sostanza, ogni espressione del sistema, sia che si tratti di un segno elementare, di una sequenza di segni, o di una sequenza di sequenze, pu ricevere un numero di Gdel. Ci che abbiamo fatto finora, stato di stabilire un metodo per aritmetizzare completamente il calcolo formale. Il metodo consiste, essenzialmente, in un insieme di indicazioni per fissare una corrispondenza biunivoca tra le espressioni del calcolo e certi sottoinsiemi dei numeri interi. Non ogni numero intero un numero di Gdel. Consideriamo, per esempio, il numero 100. Tale numero maggiore di 10, e perci non pu essere il numero di Gdel di un segno elementare costante; e, poich non neppure un numero primo maggiore di 10, n il quadrato o il cubo di un tale numero primo, non pu essere il numero di Gdel di una variabile. Scomponendo 100 in fattori primi, troviamo che esso uguale a 2 5; e il numero primo 3 non compare come fattore della decomposizione, ma viene saltato. Secondo le regole enunciate, per, il numero di Gdel di una formula (o di una sequenza di formule) deve essere il prodotto di successivi numeri primi, ciascuno elevato a una certa potenza. Il numero 100 non soddisfa a questa definizione. In breve, 100 non pu essere il numero di Gdel assegnato a un segno costante, a una variabile, a una formula. Quindi non un numero di Gdel.

Una volta data unespressione, si pu calcolare il numero di Gdel che gli corrisponde, in maniera univoca. Ma questa solo la prima met della faccenda. Una volta dato un numero, possiamo determinare se un numero di Gdel, e, se lo , si pu analizzare esattamente o ritrovare lespressione che esso rappresenta. Se un certo numero minore o eguale a 10, esso il numero di Gdel di un segno costante elementare. Il segno pu venir cos identificato. Se il numero maggiore di 10, esso pu venire scomposto in fattori primi in modo unico (come sappiamo da un noto teorema dellaritmetica)*4+. Se si tratta di un numero primo maggiore di 10, o la seconda o terza potenza di un tale num ero primo, si tratta del numero di Gdel di una variabile identificabile. Se si tratta del prodotto di numeri primi successivi, ciascuno elevato a una certa potenza, pu essere il numero di Gdel di una formula o di una sequenza di formule. In tal caso, lespressione al quale corrisponde pu, di nuovo, essere determinata. Seguendo questo programma, possiamo scomporre ciascun numero in pezzi, come se fosse una macchina, scoprire come costruito e quali parti lo compongono; e, poich ciascuno dei suoi elementi corrisponde a un elemento dellespressione che rappresenta, possiamo ricostituire lespressione, analizzare la sua struttura e le sue caratteristiche. La tabella 6 illustra come, dato un numero, possiamo stabilire se esso un numero di Gdel e, se lo , quale espressione esso rappresenti.

Laritmetizzazione della metamatematica Il passo successivo di Gdel unapplicazione ingegnosa della rappresentazione. Egli dimostr che tutte le proposizioni metamatematiche intorno alle propriet strutturali delle espressioni del calcolo possono essere convenientemente rappresentate nel calcolo stesso. Lidea fondamentale che sta alla base del suo procedimento la seguente: dato che ogni espressione del calcolo associata a un numero (di Gdel), una proposizione metamatematica intorno alle espressioni e alle loro reciproche relazioni pu essere costruita come una proposizione intorno al numeri (di Gdel) corrispondenti e alle loro reciproche relazioni aritmetiche. In tale maniera, la metamatematica diventa completamente aritmetizzata. Facciamo un paragone banale: i clienti di un supermercato affollato vengono spesso dotati, allentrata, di uno scontrino sul quale s tampato un numero che determina lordine in cui i clienti devono essere serviti al banco. Osservando i numeri, facile dire quante persone sono state servite, quante stanno attendendo il loro turno, a quante persone una data persona avanti, e cos via. Se, per esempio, il signor Smith ha il numero 37, e il signor Brown il numero 53, invece di spiegare al signor Brown che ha da aspettare il suo turno dopo il signor Smith, basta dire che 37 minore di 53. La situazione della metamatematica simile a quella di un supermercato. Ciascuna proposizione metamatematica rappresentata da una data formula aritmetica; e le relazioni di dipendenza logica fra le proposizioni metamatematiche sono perfettamente riflesse nelle relazioni numeriche di dipendenza fra le corrispondenti formule aritmetiche. Ancora una volta la rappresentazione facilita una ricerca di struttura. Lesplorazione dei problemi metamatematici pu venir condotta studiando le propriet e le relazioni di certi numeri interi. Illustriamo queste osservazioni generali con un esempio elementare. Consideriamo il primo assioma del calcolo proposizionale, che e pure un assioma del sistema formale che stiamo analizzando: (p p) p. Il suo numero di Gdel 28311527111191331711, che noi designeremo con la lettera a. Consideriamo anche la formula: (p p) il cui numero di Gdel 2831152711119; designeremo tale numero con la lettera b. Noi ora enunciamo la proposizione metamatematica secondo la quale la formula (p p) la parte iniziale dellassioma. A quale formula aritmetica del sistema formale corrisponde questa affermazione? evidente che la formula pi piccola (p p) pu essere la parte iniziale di una formula pi grande che lassioma se, e solo se, il numero di Gdel b, che rappresenta la prima, e un fattore del numero di Gdel a, che rappresenta la seconda. Supponendo che lespressione fattore di sia opportunamente definita nel sistema aritmetico formalizzato, la formula aritmetica che corrisp onde univocamente alla proposizione metamatematica di cui sopra : b un fattore di a. Inoltre, se questa formula vera, cio se b un fattore di a, allora vero che (p p) la parte iniziale di (p p) p. Fissiamo la nostra attenzione sulla proposizione metamatematica: la sequenza di formule con numero di Gdel x una dimostra zione della formula con numero di Gdel z. Questa proposizione rappresentata (specchiata) da una formula ben definita del calcolo aritmetico, la quale esprime una relazione puramente aritmetica fra x e z. Possiamo, incidentalmente, avere unidea della complessit di questa relazione, ricordando lesempio fatto, in cui il numero di Gdel k=2m3n era assegnato alla dimostrazione (frammento di a) la cui conclusione possedeva il numero di Gdel n. Un poco di riflessione mostra che vi qui una relazione aritmetica ben definita, per quanto non affatto semplice, fra il numero k, il numero di Gdel della dimostrazione, ed n, il numero di Gdel della conclusione. Comunque, noi scriveremo questa relazione fra x e z con la formula Dim(x,z), per ricordarci della proposizione metamatematica a cui corrisponde (cio, della proposizione metamatematica la sequenza di formule con numero di Gdel x una dimostrazione della formula con numero di Gdel z)[5]. Chiediamo, ora, al lettore di osservare che una proposizione metamatematica che afferma che una certa sequenza di formule una dimostrazione di una certa formula, vera se, e solo se, il numero di Gdel della dimostrazione citata sta, rispetto al numero di Gdel della conclusione, nella relazione aritmetica designata da Dim. In ba se a ci, per stabilire la verit o la falsit della proposizione metamatematica in discussione, dobbiamo preoccuparci soltanto del fatto se la relazione Dim vale fra due numeri. Inversamente, possiamo stabilire che la relazione aritmetica vale per una coppia di numeri, mostrando che la proposizione metamatematica rappresentata da tale relazione tra numeri vera. Similmente, la proposizione metamatematica la sequenza di formule con il numero di Gdel x non una dimostrazione della formula con il numero di Gdel z rappresentata da una formula ben definita nel sistema aritmetico formalizzato. Tale formula la negazione formale di Dim(x,z), cio ~Dim (x, z). ancora necessaria una semplice notazione speciale per presentare il punto cruciale del ragionamento di Gdel. Incominciamo con un esempio. La formula ($x)(x = sy) ha m per numero di Gdel (si veda a pagina 7 8), mentre la variabile y ha come numero di Gdel 13. Sostituiamo, in questa formula, al posto della variabile con numero di Gdel 13 (cio al posto di y) il numerale corrispondente a m. Come risultato abbiamo la formula ($x) (x = sm), la quale asserisce letteralmente che esiste un numero x tale che x il successore immediato di m. Anche questultima formula possiede un numero di Gdel, che pu calcolarsi molto facilmente. Invece di calcolarlo, possiamo identificare il numero mediante una caratterizzazione metamatematica univoca: esso il numero di Gdel della formula che si ottiene dalla formula con numero di Gdel m, sostituendo alla variabile con numero di Gdel 13, il numerale corrispondente a m. Questa caratterizzazione metamatematica determina in modo unico un certo numero che una certa funzione aritmetica dei numeri m e 13, dove la funzione stessa pu essere espressa nel sistema formalizzato.

Questa funzione molto complessa, come possiamo vedere se cerchiamo di formularla in maggior dettaglio. Tentiamo una tale formulazione, senza condurla alla fine. stato mostrato a pagina 78 che m, il numero di Gdel di ((x) (x = sy), vale

28345117911813111751972313299.

Per trovare il numero di Gdel di ($x)(x = sm (la formula ottenuta dalla precedente sostituendo alla variabile y il numerale corrispondente a m), procediamo come segue. Questa formula contiene il numerale m, il quale un segno non elementare; daccordo con quanto detto a pagina 78, m deve essere sostituito dalla sua definizione equivalente. Quando si sia fatto questo, si ottiene la formula ($x) (x = ssss ... s0), dove la lettera s compare m+ 1 volte. Questa formula contiene solo i segni elementari appartenenti al vocabolario fondamentale,. cosicch possibile calcolare il suo numero di Gdel. Per fare ci, otteniamo dapprima le serie dei numeri di Gdel associati ai segni elementari della formula: 8, 4, 11, 9, 8, 11, 5, 7, 7, 7, ...., 7, 6, 9, in cui il numero 7 compare m+ 1 volte. Prendiamo quindi il prodotto dei primi m+ 10 numeri primi in ordine di grandezza, ciascun primo essendo elevato a una potenza eguale al numero di Gdel del corrispondente segno elementare. Chiamiamo tale numero r, cosicch r=2834511791181311175197237297317...p9m+10 dove pm+10 1(m+10)-esimo primo in ordine di grandezza. Paragoniamo ora i due numeri di Gdel m ed r. Il primo, cio m, contiene un fattore primo elevato alla potenza 13; il secondo, cio r, contiene tutti i fattori primi di m e molti altri ancora, ma nessuno di essi elevato alla potenza 13. Il numero r pu dunque ottenersi dal numero m, sostituendo il fattore primo in m che elevato alla potenza 13 con altri numeri primi elevati a qualche potenza diversa da 13. Per poter dire con esattezza in pieno dettaglio come r legato a m, non si pu fare a meno di introdurre una grande quantit di apparato notazionale in pi, come fatto nel lavoro originale di Gdel. Ma abbiamo gi detto a sufficienza per indicare che il numero r una funzione aritmetica definita di m e di 13. Il numero cercato pu perci essere designato nellambito del calcolo. Tale designazione verr scritta nella forma sost (m, 13, m), lo scopo di tale forma essendo quello di ricordare la caratterizzazione metamatematica che essa rappresenta, cio il numero di Gdel della formula ottenuta dalla formula con numero di Gdel m, sostituendo la variabile con numero di Gdel 13 con il numerale corrispondente a m. Possiamo ora lasciare da parte lesempio e generalizzare. Il lettore vedr facilmente che lespressione sost(y, 13, y) limmagine speculare, nellambito del calcolo aritmetico formalizzato, della caratterizzazione metamatematica: il numero di Gdel d ella formula ottenuta dalla formula con numero di Gdel y, sostituendo alla variabile con numero di Gdel 13 il numerale corrispondente a y. Egli noter pure che, quando un numerale definito viene sostituito a y in sost(y, 13, y) - per esempio, il numerale corrispondente a m o quello corrispondente e duecentoquarantatr milioni lespressione risultante designa un intero ben definito, che il numero di Gdel di una certa formula.

A questo punto molte obiezioni possono essere sollevate dal lettore, le quali richiedono una risposta. Ci si pu domandare perch, nella caratterizzazione metamatematica ora menzionata, noi diciamo che il numerale corrispondente a y che deve essere sostituito al posto di una certa variabile, invece del numero y. La risposta dipende dalla distinzione, gi discussa, tra la matematica e la metamatematica, e richiede una breve spiegazione della differenza fra numeri e numerali. Un numerale un segno, unespressione linguistica, qualche cosa ch e si pu scrivere, cancellare, copiare, e cos via. Un numero, invece, un qualche cosa cui un numerale d un nome o una designazione, e che non pu essere, letteralmente, scritto, cancellato, copiato, ecc. Cos, noi diciamo che 10 il numero delle nostre dita e, nel fare questa affermazione, attribuiamo una certa propriet alla classe delle nostre dita; ma sarebbe, evidentemente, assurdo dire che questa propriet un numerale. Ancora, il numero 10 ha tale nome dal numerale arabico 10, e dalla lettera latina X; questi nomi sono differenti, sebbene indichino lo stesso numero. Brevemente, quando sostituiamo una variabile numerica (che una lettera o segno), noi mettiamo un segno al posto di un altro segno. Non possiamo sostituire letteralmente un numero a un segno, perch un numero una propriet delle classi (e viene talvolta identificato con un concetto), non qualche cosa che si pu mettere sulla carta. Ne segue che, sostituendo una variabile numerica, possiamo sostituirvi solo un numerale (o qualche altra espressione numerica, quale s0 o 7 + 5), e non un numero. Questo spiega perch, nella caratterizzazione metamatematica suddetta, noi affermiamo che sostituiamo alla variabile il numerale corrispondente a (il numero) y, invece che il numero y stesso. Il lettore pu poi domandarsi quale numero sia designato da sost(y, 13, y) se la formula il cui numero di Gdel y non contiene la variabile con numero di Gdel 13, vale a dire se la formula non contiene la variabile y. Cos, sost (243 000 000, 13, 243 000 000) il numero di Gdel della formula ottenuta dalla formula con numero di Gdel 243 000 000 sostituendo alla variabile y il numerale 243 000 000. Ma se il lettore consulta la tabella 6, egli trover che 243 000 000 il numero di Gdel della formula 0 = 0, che non contiene la variabile y. Qual , allora, la formula ottenuta da 0 = 0 sostituendo alla variabile y il numerale corrispondente al numero 243 000 000? La risposta pi semplice che, dato che 0 = 0 non contiene questa variabile, non possibile fare alcuna sostituzione, o, ci che lo stesso, che la formula ottenuta da 0= 0 proprio la stessa formula. Quindi, il numero designato da sost (243 000 000, 13, 243 000 000) 243 000 000. Il lettore pu anche domandarsi se sost(y, 13, y) una formula nellambito del sistema aritmetico nel senso in cui, per esempio, ($x)(x=sy), 0=0 sono formule. La risposta no, per la seguente ragione. Lespressione 0 = 0 chiamata una formula, perch asserisce una relazione fra due numeri e pu quindi avere il significativo attributo di vero o falso. Similmente, quando numerali definiti vengono sostituiti alle variabili in Dim (x, z), questa espressione formula una relazione fra due numeri, e diviene cos una proposizione che vera o falsa. Lo stesso vale per ($x)(x=sy). Daltra parte, anche quando al posto di y viene sostituito un numerale definito, in sost(y, 13, y), lespressione risultante non afferma nulla e perci non pu essere n vera n falsa: semplicemente designa o d un nome a un numero, descrivendolo come una certa funzione di altri numeri. La differenza fra una formula (che in effetti una proposizione intorno a dei numeri, e quindi vera o falsa) e una funzione-nome (che in effetti un nome che identifica un numero, e quindi non n vera n falsa) pu essere chiarita da alcuni altri esempi. 5 = 3 una formula che, seppur falsa, dichiara che

i due numeri 5 e 3 sono eguali; 5 = 4+ 3 anchessa una formula che afferma che sussiste una certa relazione fra i tre numeri, 5, 4 e 3; e, in generale, y = f (x) una formula che afferma che vale una certa relazione fra i numeri non specificati x e y. Invece, 2 + 3 esprime una funzione dei due numeri 2 e 3, e cos d un nome a un certo numero (cio il numero 5); essa non una formula, perch sarebbe privo di senso domandare se 2 + 3 vero o falso. (7 5) + 8 esprime unaltra funzione dei tre numeri 5, 7 e 8, e designa il numero 43. Pi generalmente, f(x) esprime una funzione di x e identifica un certo numero ogni volta che al posto di x viene sostituito un numerale definito, e ogni volta che alla funzione f viene assegnato un significato definito. In breve, mentre Dim(x,z) una formula perch ha la forma di una proposizione concernente dei numeri, sost (y, 13, y) non una formula perch ha solo la forma di un nome per certi numeri.

Il nocciolo della dimostrazione di Gdel Siamo finalmente in grado di affrontare, a grandi linee, la parte pi importante del ragionamento di Gdel. Incominceremo con lenunciazione delle tappe principali in maniera generale, in modo che il lettore possa abbracciare a colpo docchio la sequenza dei ragionamenti.

1) Gdel mostr in che modo sia possibile costruire una formula aritmetica G che rappresenti la proposizione metamatematica: la formula G non dimostrabile. Questa formula, allora, evidentemente afferma la sua non dimostrabilit. In un certo senso, G viene costruita analogamente al paradosso di Richard. In tale paradosso, lespressione richardiano associata a un certo numero n, e la proposizione n richardiano viene costruita. Nel ragionamento di Gdel, anche la formula G associata a un certo numero b, ed cos costruita che corrisponde alla proposizione: la formula con il numero b associato ad essa non dimostrabile. 2) Gdel, daltra parte, dimostr anche che G dimostrabile se, e solo se, la sua negazione formale ~ G dimostrabile. Ques to aspetto della dimostrazione di nuovo analogo al corrispondente aspetto del paradosso di Richard, in cui si dimostra che n richardiano se, e solo se, n non richardiano. Allora, se una formula e la sua negazione formale sono entrambe formalmente dimostrabili, il calcolo aritmetico contraddittorio. In base a ci, se il calcolo autocompatibile, n G n la sua negazione formale ~ G sono formalmente deducibili dagli assiomi dellaritmetica. 3) Gdel, quindi, dimostr che, sebbene G non sia formalmente dimostrabile, tuttavia una formula aritmetica vera. vera nel senso che afferma che ogni intero possiede una certa propriet aritmetica, che pu essere esattamente definita ed posseduta da qualsiasi intero assegnato. 4) Dato che G vera e insieme formalmente indecidibile, gli assiomi dellaritmetica non sono completi. In altre parole, non possiamo dedurre tutte le verit aritmetiche dagli assiomi. Inoltre, Gdel dimostr che laritmetica essenzialmente incompleta: anche se si supponessero altri assiomi aggiuntivi, tali da permettere la formale deduzione della formula vera G dallinsieme pi ampio, si potrebbe costruire unaltra formula vera ma formalmente indecidibile. 5) Gdel, infine, descrisse la maniera in cui costruire una formula aritmetica A che rappresenti la proposizione metamatematica: laritmetica autocompatibile; e dimostr che la formula A G formalmente dimostrabile. Finalmente, egli mostr che la formula A non dimostrabile. Ne segue che lautocompatibilit dellaritmetica non pu essere stabilita con argomenti rappresentabili nel calcolo aritmetico formale. Esaminiamo ora, in maggior dettaglio, i singoli elementi di questa sequenza. 1) La formula ~ Dim (x, z) stata gi identificata. Essa rappresenta, nellambito dellaritmetica formalizzata, la proposizione metamatematica: la sequenza di formule con numero di Gdel x non una dimostrazione della formula con numero di Gdel z. Il prefisso (x)venga ora introdotto nella formula Dim. Questo prefisso ha la stessa funzione, nel sistema formalizzato, della frase per ogni x. Aggiungendo tale prefisso, otteniamo una nuova formula: (x) ~ Dim(x,z), che rappresenta, nellambito dellaritmetica, la proposizione metamatematica: per ogni x, la sequenza di formule con numero di Gdel x non una dimostrazione della formula con numero di Gdel z. La nuova formula perci la perifrasi formale (strettamente parlando, lunica rappresentazione), nel calcolo, della proposizione metamatematica: la formula con numero di Gdel z non dimostrabile, o, in altre parole, non si pu dare alcuna prova della formula con numero di Gdel z. Ci che Gdel mostr che un certo caso particolare di questa formula non formalmente dimostrabile. Per costruire questo caso particolare, partiamo dalla formula (1) (x) ~ Dim [x, sost (y, 13, y)

Questa formula appartiene al calcolo aritmetico, ma rappresenta una proposizione metamatematica. Quale? Il lettore si ricordi innanzitutto che lespressione sost(y, 13, y) designa un numero. Questo numero il numero di Gdel della formula ottenuta dalla formula con numero di Gdel y, sostituendo alla variabile con numero di Gdel 13 il numerale corrispondente a y. allora evidente che la formula (1) rappresenta la proposizione metamatematica: la formula con numero di Gdel sost (y, 13, y) non dimostrabile. Questa proposizione pu essere sviluppata completamente nella seguente maniera: la formula *il cui numero di Gdel il numero della formula+ ottenuta dalla formula con numero di Gdel y, sostituendo alla variabile con numero di Gdel 13 il numerale corrispondente a y, non dimostrabile. della massima importanza comprendere che sost(y, 13, y), sebbene costituisca unespressione nellaritmetica formalizzata, non una formula ma piuttosto una funzione-nome per identificare un numero (si ricordi quanto stato detto a pagina 77). Il numero cos identificato, per, il numero di Gdel di una formula, e precisamente della formula ottenuta dalla formula con numero di Gdel y, sostituendo alla variabile y il numerale corrispondente a y.

Ancora unosservazione. Il lettore pu essere imbarazzato dal fatto che, nella proposizione metamatematica la formula con numero di Gdel sost(y, 13, y) non dimostrabile, lespressione sost(y, 13, y) non appare fra virgolette, sebbene sia stato pi volte da noi ripetuto che sost(y, 13, y) unespressione. Questo punto imperniato ancora una volta sulla distinzione fra luso di unespressione per parlare intorno a ci che lespressione designa (nel qual caso lespressione non viene posta fra virgolette) e il discorso sullespressione stessa (nel qual caso dobbiamo usare un nome per lespressione e, in conformit alle convenzioni per costruire tali nomi, dobbiamo porre lespressione fra virgolette). Un esempio aiuter a comprendere la cosa. 7 + 5 unespressione che designa un numero; 7+5, invece, un numero e non unespressione. Similmente, sost(243000000, 13, 243000000) unespressione che designa il numero di Gdel di una formula (si veda la tabella 6); ma sost (243 000 000, 13, 243 000 000) il numero di Gdel di una formula, e non unespressione.

La formula (1), dato che appartiene al calcolo aritmetico, possiede un numero di Gdel che pu essere esattamente determinato. Supponiamo che il numero sia n. Sostituiamo ora alla variabile con numero di Gdel 13 (cio alla variabile y) nella formula (1), il numerale corrispondente a n. Si ottiene cos una nuova formula, che chiameremo G (da Gdel) e che si scriver

(G)

(x) ~ Dim [x, sost (n, 13, n)].

La formula G quel caso particolare che ci eravamo ripromessi di costruire. Ora, questa formula si trova nel calcolo aritmetico, e perci deve possedere un numero di Gdel. Quale? Un poco di riflessione mostra che sost(n, 13, n). Per afferrare ci, dobbiamo ricordare che sost(n, 13, n) il numero di Gdel della formula ottenuta dalla formula con numero di Gdel n sostituendo alla variabile con numero di Gdel 13 (cio alla variabile y) il numerale corrispondente a n. Ma la formula G stata ottenuta dalla formula con numero di Gdel n, cio dalla formula (1), sostituendo alla variabile y, che in essa compare, con il numerale corrispondente a n. Quindi il numero di Gdel di G proprio sost (n, 13, n). Ma dobbiamo ricordare che la formula G la rappresentazione, nellambito del calcolo aritmetico, della proposizione metamatematica: la formula con numero di Gdel sost (n, 13, n) non dimostrabile. Ne segue che la formula aritmetica (x)~Dim*x, sost(n, 13, n)+, rappresenta nel calcolo la proposizione metamatematica: la formula (x)~ Dim *x, sost(n, 13, n)+ non dimostrabile. In un certo senso, quindi, la formula aritmetica G pu essere costruita in quanto afferma di se stessa che non dimostrabile. 2) Passiamo ora al secondo punto: la dimostrazione che G non formalmente dimostrabile. Il ragionamento di Gdel assomiglia allo sviluppo del paradosso di Richard, ma non cade nelle incongruenze che abbiamo riscontrato a proposito di questultimo. Pu essere utile rendere esplicita questa somiglianza come pure la differenza del ragionamento di Gdel da quello usato nel paradosso di Richard. Il punto principale osservare che la formula G non identica alla proposizione metamatematica cui associata, ma la rappresenta (o rispecchia) nel calcolo aritmetico. Nel paradosso di Richard (come stato spiegato a pagina 69) il numero n il numero associato a una certa espressione metamatematica. Nella costruzione di Gdel, il numero n associato a una certa formula aritmetica appartenente al calcolo formale, sebbene questa formula aritmetica di fatto rappresenti una proposizione metamatematica. (La formula rappresenta questa proposizione, perch la metamatematica dellaritmetica stata proiettata sullaritmetica stessa). Nello sviluppo del paradosso di Richard, ci si dom anda se il numero n possegga la propriet metamatematica di essere richardiano. Nella costruzione di Gdel, invece, ci si domanda se il numero sost (n, 13, n) possegga una certa propriet aritmetica, cio la propriet aritmetica espressa dalla formula (x)~Dim(x,z). Non vi quindi alcuna confusione nella costruzione di Gdel fra proposizioni nellambito dellaritmetica e proposizioni intorno allaritmetica, come accade nel paradosso di Richard.

Largomentazione relativamente poco complicata. Si incomincia mostrando che se la formula G fosse dimostrabile, allora la sua negazione formale (cio la formula ~(x) ~ Dim * x, sost(n, 13,n)+) sarebbe anchessa dimostrabile; e, inversamente, che se la negazione formale di G fosse dimostrabile, allora G stessa sarebbe dimostrabile. Abbiamo cos: G dimostrabile se, e solo se, ~ G dimostrabile. Ma, come abbiamo gi notato, se una formula e la sua negazione formale sono entrambe deducibili da un insieme di assiomi, allora gli assiomi stessi sono contraddittori. Quindi, se gli assiomi del sistema formalizzato sono fra loro compatibili, n la formula G n la sua negazione formale sono dimostrabili. In breve, se gli assiomi sono fra loro compatibili, G formalmente indecidibile, nel preciso senso tecnico che n G n la sua negazione possono essere dedotte formalmente dagli assiomi.

In realt Gdel non dimostr questo; e noi riportiamo, per semplicit di esposizione, un adattamento del teorema ottenuto da J. Barkley Rosser nel 1936. Ci che Gdel dimostr che se G dimostrabile, allora ~ G dimostrabile (cos che laritmetica incoerente); e se ~ G dimostrabile, allora laritmetica w-contraddittoria. Che cosa significa w-contraddittoriet? Sia P un predicato aritmetico. Allora, laritmetica sarebbe wcontraddittoria se fosse possibile dimostrare contemporaneamente la formula ($x)P(x) (cio vi almeno un numero che ha la propriet P) e ciascuna delle formule dellinsieme infinito ~P(0), ~P(1), ~P(2), ecc. (cio 0 non ha la propriet P, 1 non ha la propriet P, 2 non ha la propriet P, e cos via). Un poco di riflessione mostra che se un calcolo contraddittorio, allora anche (-contraddittorio; ma linverso non necessariamente vero: un sistema pu essere w-contraddittorio senza essere contraddittorio. Perch un sistema sia contraddittorio devono essere dimostrate sia

($x)P(x) che (x) ~ P(x). Per, per quanto, se un sistema w-contraddittorio, ($x)P(x) e ciascuna delle infinite formule ~ P(0), , ~ P(1), ~ P(2), ecc. siano dimostrabili, la formula (x) ~ P(x) potrebbe non essere dimostrabile; per cui il sistema non sarebbe contraddittorio. Accenniamo appena alla prima parte della dimostrazione di Gdel, secondo la quale se G dimostrabile allora ~ G dimostrabile. Supponiamo che la formula G sia dimostrabile. Deve esistere, in conseguenza, una sequenza di formule nellambito dellaritmetica che costituisce la dimostrazione di G. Sia k il numero di Gdel di tale dimostrazione. Allora, la relazione aritmetica designata da Dim(x,z) deve sussistere fra k, il numero di Gdel della dimostrazione, e sost(n, 13, n), il numero di Gdel di G, il che equivale a dire che Dim*k, sost(n, 13, n)+ deve essere una formula aritmetica vera. Ma si pu dimostrare che questa relazione aritmetica di un genere tale che, se essa sussiste fra una coppia definita di numeri, la formula che esprime questo fatto dimostrabile. Conseguentemente, la formula Dim*k, sost(n, 13, n)+ non solo vera, ma anche formalmente dimostrabile: vale a dire, la formula un teorema. Ma con laiuto delle regole di trasformazione della logica elementare possiamo immediatamente dedurre da questo teorema la formula ~(x)~Dim*x,sost(n,13,n)+. Abbiamo cos mostrato che, se la formula G dimostrabile, anche la sua negazione formale dimostrabile. Ne segue che, se il sistema formale autocompatibile, la formula G non dimostrabile. Un ragionamento in certo modo analogo ma pi complicato necessario per mostrare che se ~G dimostrabile allora anche G dimostrabile. Non abbozzeremo neppure la traccia della dimostrazione.

3) La conclusione del punto 2) pu non apparire, a prima vista, di unimportanza cos capitale. Perch cos notevole, ci si pu domandare, che sia possibile costruire nellambito dellaritmetica una formula che sia indecidibile? Abbiamo in serbo una sorpresa la quale illumina le profonde implicazioni di questo risultato. Infatti, sebbene la formula G sia indecidibile se gli assiomi del sistema sono autocompatibili, si pu tuttavia dimostrare con ragionamenti metamatematici che G vera. In altre parole, si pu dimostrare che G formula uni propriet numerica complicata, ma ben definita, che sussiste per tutti gli interi, esattamente come la formula (x) ~ (x + 3 = 2) (la quale, interpretata nella solita maniera, afferma che non esiste alcun numero cardinale che aggiunto a 3 dia per somma 2) esprime unaltra proprie t (parimenti necessaria) di tutti gli interi. Il ragionamento che convalida la verit della formula indecidibile G lineare. Primo, nellipotesi che laritmetica sia autocom patibile, la proposizione metamatematica la formula,(x) ~ Dim *x, sost (n, 13, n)+ non dimostrabile stata provata essere vera. Secondo, questa proposizione rappresentata nellambito dellaritmetica dalla stessa formula menzionata nella proposizione. Terzo, ricordiamo che le propos izioni metamatematiche sono state proiettate sul formalismo aritmetico in modo tale che proposizioni metamatematiche vere corrispondono a formule aritmetiche vere. (In realt, listituzione di una tale corrispondenza la rason dtre della rappresentazione, come per esempio nella geometria analitica, in cui, in virt di questo processo, proposizioni geometriche vere corrispondono sempre a proposizioni algebriche vere). Ne segue che la formula G, che corrisponde a una proposizione metamatematica vera, deve essere vera. Si dovrebbe notare, per, che noi abbiamo stabilito una verit aritmetica non deducendola formalmente dagli assiomi dellaritmetica ma mediante un ragionamento metamatematico. 4) Ricordiamo ora la nozione di completezza introdotta nella discussione del calcolo proposizionale. Abbiamo spiegato che gli assiomi di un sistema deduttivo sono completi se ogni proposizione vera esprimibile nel sistema formalmente deducibile dagli assiomi. Se ci non , vale a dire, se non tutte le proposizioni vere esprimibili nel sistema sono deducibili, gli assiomi sono incompleti. Ma, dato che abbiamo appena dimostrato che G una formula vera dellaritmetica non deducibile formalmente nellambito di questultima, ne segue che gli assiomi dellaritmetica sono incompleti (nellipotesi, naturalmente, che essi siano coerenti). Di pi, essi sono essenzialmente incompleti: anche se G fosse aggiunta come un ulteriore assioma, linsieme pi ampio non sarebbe ancora sufficiente a fornire tutte le verit aritmetiche. Infatti, se gli assiomi iniziali fossero completati nella maniera suggerita, sarebbe possibile costruire nel sistema pi ampio unaltra formula vera ma indecidibile; una tale formula potrebbe essere costruita ripetendo semplicemente, nel nuovo sistema, il procedimento usato originalmente per trovare una formula vera ma indecidibile nel sistema iniziale. Questa conclusione notevole valida a prescindere da qualsiasi estensione possibile del sistema iniziale. Siamo dunque costretti ad ammettere una fondamentale limitazione nelle possibilit del metodo assiomatico. Contro le precedenti ipotesi, la vasta regione della verit aritmetica non pu essere ridotta a un ordine sistematico enunciando, una volta per tutte, un insieme di assiomi da cui dedurre formalmente tutte le proposizioni aritmetiche vere. 5) Giungiamo finalmente alla coda della stupefacente sinfonia intellettuale di Gdel. Sono stati mostrati i passi con i quali egli ha stabilito la proposizione metamatematica: se laritmetica autocompatibile, essa incompleta. Ma possibile anche dimostrare che questa proposizione condizionale, considerata come un tutto, rappresentata da una proposizione dimostrabile nellambito dellaritmetica formali zzata. Questa formula cruciale facilmente costruibile. Come stato spiegato nel capitolo 5, la proposizione metamatematica laritmetica autocompatibile equivalente alla proposizione vi almeno una formula dellaritmetica che non dimostrabile. Questulti ma rappresentata nel calcolo formale dalla seguente formula, che chiameremo A: (A) ($y) (x) ~ Dim (x, y).

Espressa in parole, essa afferma che vi almeno un numero y tale che, per ogni numero x, x non sta nella relazione Dim con y. Interpretata in linguaggio metamatematico, la formula afferma che vi almeno una formula dellaritmetica per la quale nessuna sequenza di formule costituisce una dimostrazione. La formula A, perci, rappresenta la clausola antecedente della proposizione metamatematica se laritmetica autocompatibile, essa incompleta. Daltra parte, la clausola conseguente in questa proposizione, cio essa *laritmetica+ incompleta, segue direttamente da vi una proposizione aritmetica vera che non formalmente dimostrabile nellaritmetica; e questultima, c ome il lettore comprender, rappresentata nel calcolo aritmetico da una vecchia conoscenza, dalla formula G. In base a ci, la proposizione condizionale metamatematica se laritmetica autocompatibile, essa incompleta rappresentata dalla formula

($y) (x) ~ Dim (x, y) (x) - Dim lx, sost (n, I 3, n)],. che, per brevit, simbolizzeremo con A G. (Questa formula si pu dimostrare essere provabile, ma non affronteremo tale compito in questa sede.) Mostreremo ora che la formula A non dimostrabile. Supponiamo infatti che lo sia. Allora, dato che A G dimostrabile, usando la regola di separazione la formula G sarebbe dimostrabile. Ma, a meno che il calcolo non sia contraddittorio, G formalmente indecidibile, cio indimostrabile. Perci, se laritmetica autocompatibile, la formula A non dimostrabile. Che cosa significa tale fatto? La formula A rappresenta la proposizione metamatematica laritmetica autocompatibile. Se quindi questa proposizione potesse essere provata mediante un ragionamento qualsiasi che potesse essere proiettato in una sequenza di formule costituenti una dimostrazione nel calcolo aritmetico, allora la formula A sarebbe dimostrabile. Ma ci, come abbiamo appena visto, impossib ile, se laritmetica autocompatibile. Ecco il fondamentale risultato: dobbiamo concludere che, se laritmetica autocompatibile, la sua autocompatibilit non pu essere dimostrata da un ragionamento metamatematico dotato di una rappresentazione nellambito del formalismo dellaritmetica! Limponente risultato dellanalisi di Gdel non deve essere frainteso: esso non esclude una dimostrazione metamatematica dellautocompatibilit dellaritmetica. Ci che esclude una dimostrazione di autocompatibilit che possa essere proiettata sulle deduzioni formali dellaritmetica. Possiamo istituire unanalogia per aiutare il lettore a comprendere questo punto fondamentale. La dimostrazione che impossibile dividere in tre parti eguali un angolo con soli riga e compasso, non significa che un angolo non possa essere diviso in tre parti eguali con qualche altro mezzo. Al contrario, un angolo arbitrario pu essere diviso in tre parti eguali se, per esempio, oltre alluso della riga e del compasso, si ammette di poter usare un regolo di lunghezza fissata.

Dimostrazioni metamatematiche dellautocompatibilit dellaritmetica sono state infatti costruite, specialmente per opera di Gerhard Gentzen, della scuola di Hilbert, nel 1936, e in seguito anche da altri. La dimostrazione di Gentzen si basa sulla sistemazione di tutte le dimostrazioni dellaritmetica in un ordinamento lineare, secondo il loro grado di semplicit. Tale sistemazione possiede un aspetto che di un certo tipo ordinale transfinito. (La teoria dei numeri ordinari transfiniti fu creata dal matematico tedesco Georg Cantor nel secolo diciannovesimo.) La dimostrazione di autocompatibilit viene raggiunta applicando a questordinamento lineare una regola di inferenza, chiamata principio dellinduzione transfinita. Largomentazione di Gentz en non pu essere proiettata sul formalismo aritmetico. Inoltre, sebbene molti studiosi non mettano in dubbio la forza della dimostrazione, questa non finitistica nel senso delle convenzioni originali di Hilbert per una prova assoluta di autocompatibilit.

Queste dimostrazioni hanno un grande significato logico, tra laltro, perch propongono nuove forme di costruzioni metamatematiche e perch aiutano a rendere pi chiaro il modo in cui la classe delle regole di inferenza deve essere allargata, se si vuole stabilire la coerenza dellaritmetica. Queste dimostrazioni, per, non possono essere rappresentate nellambito del calcolo aritmetico; e, poich esse non sono finitistiche, non raggiungono gli obiettivi enunciati nel programma originale di Hilbert.

Note al capitolo 7 Nota 1.Egli us un adattamento del sistema sviluppato nei Principia mathematica. Un qualsiasi calcolo, per, nel quale il sistema dei numeri cardinali potesse essere costruito, sarebbe servito al suo scopo Nota 2.Il numero di segni costanti dipende dal modo secondo cui il calcolo viene costruito. Gdel, nel suo articolo, us soltanto sette segni costanti. Il nostro testo ne usa dieci per evitare certe complessit di esposizione. Nota 3.Il lettore ricorder che noi abbiamo definito una dimostrazione come una sequenza finita di formule, ciascuna delle quali un assioma o pu essere dedotta dalle formule precedenti della sequenza con laiuto delle regole di trasformazione. Secondo questa definizione, la sequenza riportata nel testo non una dimostrazione, dal momento che la prima formula non un assioma, e la sua deduzione degli assiomi non mostrata: la sequenza soltanto un frammento di dimostrazione. Sarebbe troppo lungo scrivere un esempio di prova completa, e, per scopi illustrativi, la sequenza citata sar sufficiente. Nota 4.Questo teorema noto come il teorema fondamentale dellaritmetica. Esso afferma che un intero, non primo, possiede una scomposizione in fattori primi che unica. Nota 5.5 - Il lettore deve avere ben presente in mente che, sebbene Dim(x,z) rappresenti la proposizione metamatematica, la formula stessa appartiene al calcolo aritmetico. La formula avrebbe potuto essere scritta, con notazione pi familiare, f (x,z) = 0, in cui la lettera f denota un insieme complesso di operazioni aritmetiche sui numeri. Ma questa notazione pi familiare non suggerisce immediatamente linterpretazione metamatematica della formula.

Ernst Nagel e James R. Newman La prova di Gdel 8- Riflessioni conclusive Il significato delle conclusioni di Gdel di grande portata, anche se non stato ancora compreso completamente. Queste conclusioni mostrano che la prospettiva di trovare per ogni sistema deduttivo (e in particolare per un sistema nel quale lintera aritmetica possa venir espressa) una dimostrazione assoluta di autocompatibilit che soddisfi alle richieste finitistiche delle proposte di Hilbert, per quanto non logicamente impossibile, molto improbabile[1]. Esse mostrano anche che esiste un numero infinito di proposizioni aritmetiche vere che non possono essere formalmente dedotte da alcun insieme di assiomi mediante un insieme chiuso di regole di inferenza. Ne segue che un approccio assiomatico alla teoria dei numeri, per esempio, non pu esaurire il dominio delle verit aritmetiche. Ne segue pure che ci che noi intendiamo per processo di dimostrazione matematica non coincide con lutilizzazione di un metodo assiomatico formalizzato. Un procedimento assiomatico formalizzato basato su un insieme, inizialmente determinato e fissato, di assiomi e di regole di trasformazione. Come mostrano i ragionamenti di Gdel, non possibile porre alcun limite aprioristico allinventiva dei matematici nellescogitare nuove regole di dimostrazione. Conseguentemente, non possibile fare alcuna previsione sulla precisa forma logica delle dimostrazioni matematiche valide. Alla luce di queste considerazioni, leventualit di una definizione perfettamente inclusiva della verit matematica o logica, o la necessit - in cui Gdel stesso sembra credere - di un realismo filosofico generale del tipo dellantico platonismo per definire adeguatamente tale verit, sono problemi ancora dibattuti e troppo difficili per essere ulteriormente analizzati in questa sede. Il realismo platonico adotta la concezione che la matematica non crea o inventa i suoi oggetti, ma li scopre come Colombo scopr lAmerica. Ora, se ci vero, gli oggetti devono esistere, in una certa maniera, indipendentemente dalla loro scoperta. Secondo la dottrina di Platone, gli oggetti dello studio matematico non si trovano nellordine spaziotemporale. Essi sono forme o archetipi disincarnati ed eterni che risiedono in un particolare mondo accessibile soltanto allintelletto. Secondo questa visione, le forme triangolari o circolari dei corpi fisici, che possono essere percepite dai sensi, non sono gli oggetti propri della matematica. Queste forme sono delle incarnazioni imperfette del triang olo perfetto o del cerchio perfetto, i quali sono increati, mai compiutamente manifestati dalle cose materiali e comprensibili soltanto dalla mente esploratrice del matematico. Gdel sembra condividere una visione simile quando dice: Le classi e i concetti possono... essere concepiti come oggetti reali ... esistenti indipendentemente dalle nostre definizioni e costruzioni. Mi sembra che lipotesi dellesistenza di tali oggetti sia assai legittimata, come lipotesi dellesistenza dei corpi fisici, e vi sono molte ragioni per credere nella loro esistenza.*2+

Le conclusioni di Gdel fanno sorgere la questione se sia possibile costruire una macchina calcolatrice che faccia concorrenza al cervello umano in fatto di intelligenza matematica. Le macchine calcolatrici odierne posseggono un insieme fissato di direttive immagazzinare dentro di esse; queste direttive corrispondono alle regole di inferenza stabilite nella procedura assiomatica formalizzata. Le macchine, cos, forniscono risposte a problemi operando in una maniera discontinua, ogni passaggio essendo controllato dalle direttive immagazzinate. Ma, come Gdel dimostr nel suo teorema di incompletezza, vi sono innumerevoli problemi, nella teoria elementare dei numeri, che esulano dalle possibilit di un metodo assiomatico fissato, e che tali macchine non possono risolvere, comunque intricato e ingegnoso possa essere il loro meccanismo, e comunque rapide possano essere le loro operazioni. Assegnato un certo problema, una macchina di questo tipo potrebbe essere costruita per risolverlo; ma non possibile costruire una macchina che risolva ogni problema. Il cervello umano, in realt, possiede le sue intrinseche limitazioni, e vi possono essere dei problemi matematici che esso incapace di risolvere. Ma, anche cos, il cervello umano sembra possedere una struttura di regole di operazione la quale di gran lunga pi potente della struttura delle macchine che al giorno doggi vengono correntemente concepite. Non vi alcuna p rospettiva immediata di rimpiazzare la mente umana con un robot. La prova di Gdel non dovrebbe essere interpretata come un invito a disperare o come una scusante per coloro che vendono misteri. La scoperta che vi sono delle verit aritmetiche che non possono essere formalmente dimostrate non significa che vi siano delle verit che non riusciremo mai a conoscere, o che una sorta di intuizione mistica (radicalmente diversa, nel genere e nellautorit, da quella generalmente presente nei progressi concettuali) debba sostituire le prove rigorose. Non significa, come un autore recentemente ha preteso, che vi siano dei limiti ineluttabili alla ragione umana. Significa invece che le risorse dellintelletto umano non sono state, n possono essere, formalizzate completamente, e che sempre esistono dei nuovi principi di dimostrazione che attendono di essere inventati o scoperti. Abbiamo visto che possibile dimostrare con un ragionamento metamatematico non formale delle proposizioni matematiche che non possono essere stabilite con una deduzione formale da un dato insieme di assiomi. Sarebbe privo di senso pretendere che queste verit formalmente indimostrabili provate da argomentazioni metamatematiche siano fondate su nullaltro che un vuoto richiamo allintuizione. N le inerenti limitazioni delle macchine calcolatrici implicano che non abbiamo il diritto di sperare di spiegare la materia vivente e la ragione umana in termini fisici e chimici. La possibilit di una tale spiegazione non n preclusa n affermata dal teorema di incompletezza di Gdel. Il teorema in questione indica che la struttura e la potenza della mente umana sono di gran lunga pi complesse e sottili di qualunque macchina non vivente finora immaginata. Lopera di Gdel un bellissimo esempio di una tale complessit e sottigliezza. un motivo non p er avvilire, ma per apprezzare ancora una volta la potenza della ragione creativa.

Note al capitolo 8

Nota 1.La possibilit di costruire una dimostrazione finitistica assoluta di autocompatibilit per laritmetica non esclusa dai risultati di Gdel. Gdel mostr che non possibile alcuna prova che sia rappresentabile nellambito dellaritmetica. Il suo ragionamento non elimina la possibilit di prove strettamente finitistiche non rappresentabili nellambito dellaritmetica. Oggi, per, nessuno ha unidea chiara del probabile aspetto di una prova finitistica non suscettibile di una rappresentazione o formulazione aritmetica. Nota 2.K. GDEL, Russell's Mathematical Logic, in The Philosophy of Bertrand Russell a cura d Paul A. Schilpp (Evaston, III., 1944) p. 137.

TABELLA 4 Segni costanti ~ $ ( 0 s ( ) . TABELLA 5 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Numero di Gdel non oppure se ... allora... vi un... eguale a zero limmediato successore di segno dinterpunzione segno dinterpunzione segno dinterpunzione Significato

a)Le variabili numeriche sono associate a numeri primi maggiori di 10. Variabile numerica x y z 11 13 17 Numero di Gdel 0 s0 y Possibile esempio di sostituzione

b)Le variabili proposizionali sono associate ai quadrati di numeri primi maggiori di 10. Variabile proposizionale p q r 11 13 17 0=0 ($x)(x= sy) pq Numero di Gdel Possibile esempio di sostituzione

c)Le variabili predicative sono associate ai cubi di numeri primi maggiori di 10. Variabile predicativa Numero di Gdel P Q R 11 13 17 primo composto maggiore di Possibile esempio di sostituzione

TABELLA 6 La formula aritmetica zero eguale a zero ha come numero di Gdel il numero 243 000 000. Leggendo da A a E, la tabella mostra come il numero venga tradotto nellespressione che rappresenta; leggendo da E ad A, come si possa dedurre il numero di Gdel per la formula scritta. A 243 000 000 B 64 C 26 D 6 0 E 6 = 0=0 6 0 35 56 243 15 625

Nota informativa sul testo e gli autori Gli autori si ripromettono di rendere facilmente comprensibile la potenza argomentativa di Kurt Gdel, paragonabile almeno con quella di Euclide e che rappresenta uno degli apici del pensiero matematico, raggiunto paradossalmente proprio con una dichiarazione dimpotenza. Si tratta del metodo assiomatico, di quel metodo cio, che consiste nellaccettare senza dimostrazione certe proposizioni come assiomi , e quindi nel derivarne come teoremi tutte le altre proposizioni del sistema. Tale metodo sosteneva tutta la grande costruzione dellaritmetica e, nelle fondamenta di David Hilbert, tendenti a dargli una compiutezza come sistema logico, raggiungeva la soddisfazione estetica. Eppure proprio qui il metodo fall: il ragionamento assolutamente lineare di Gdel, reso ancora pi semplice dalla prodigiosa capacit espositiva degli autori, pone in luce le limitazioni del metodo e di qualunque costruzione su di esso basata, e pi in generale lincompiutezza di qualunque sistema. Le idee di Gdel - di cui i lettori noteranno certe affinit con quelle esposte da Heisenberg in altri libri di questa stessa collana - sono presentate dagli autori premettendo una succinta ma completa esposizione della logica formale. Kurt Gdel (nato a Brema nel 1906), laureato in matematica allUniversit di Vienna nel 1930, vi insegn fino al 1938, quando fu invitato a far parte dellInstitute for Advanced Studies di Princeton. Giovane membro del Circolo di Vienna, nel 1931 pubblic la memoria di cui tratta questo libro. Ernst Nagel, nato in Cecoslovacchia nel 1901, giunse negli Stati Uniti nel 1911. Si laure in filosofia alla Columbia University di New York. ivi professore di filosofia dal 1946. Ha pubblicato molte opere di logica e filosofia della scienza. R. Newman nato a New York nel 1907. Alla Columbia University comp, accanto agli studi giuridici, anche quelli di matematica. Avvocato, consulente e funzionario governativo, specialista di problemi della Difesa e dellenergia atomica, ha affiancato ai lavori su questi argomenti libri di argomento matematico.