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<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <!DOCTYPE abiword PUBLIC "-//ABISOURCE//DTD AWML 1.0 Strict//EN" "http://www.abi source.com/awml.dtd"> <abiword template="false" xmlns:ct="http://www.abisource.com/changetracking.

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<p style="Normal" xid="16" props="text-align:left; line-height:1.0"><c props="fo nt-variant:normal; color:#333333; text-transform:none; font-size:12pt; font-styl e:normal"></c></p> <p style="Normal" xid="3" props="text-align:justify; text-indent:0px; line-heigh t:1.0; orphans:auto; widows:auto"><c props="font-weight:normal; font-variant:nor mal; color:#333333; text-transform:none; font-size:13.000000pt; font-style:norma l">I recenti avvenimenti hanno confermato clamorosamente la tesi, avanzata da un po di anni a questa parte del nostro blog, in particolare da Gianfranco La Grassa , della degenerazione definitiva della sinistra. Mentre la destra si sottomessa servilmente ad una guerra in stridente contraddizione con i precedenti accordi p olitici, energetici e commerciali con il governo libico (vergognosamente traditi ), la sinistra (le virgolette sono dobbligo) apparsa molto pi decisamente schierata a favore dellennesimo intervento umanitario. Tutti gli esponenti politici, intellet tuali e culturali pi in vista che fino ad ieri ostentavano il loro pacifismo addiri ttura hanno inneggiato allaggressione di una piccola nazione, aggravata da giusti ficazioni spudoratamente menzognere, da parte delle maggiori potenze mondiali. l a dimostrazione definitiva che essa giunta alla fine del suo corso e che necessa rio ricercare nuovi paradigmi sui cui fondare lazione politica.</c><c props="" pr ops="font-weight:normal; font-variant:normal; color:#333333; text-transform:none ; font-size:13.000000pt; font-style:normal"></c><bookmark type="start" name="read more-entry110405-120244" xid="4"/><bookmark type="end" name="readmore-entry11040 5-120244" xid="5"/><c props="font-weight:normal; font-variant:normal; color:#333 333; text-transform:none; font-size:13.000000pt; font-style:normal"><br/> bene ch iarire subito che, per la sua forma stessa, questo mio scritto non pu essere pi di un tentativo sperimentale di introdurre il concetto di relativit nellambito dellana lisi politica, e che si trattra di una logica estensione dal lavoro teorico svolt o da Gianfranco La Grassa, in particolare dellultimo lavoro dal titolo Un nuovo p anorama teorico.<br/>Proveremo quindi ad introdurre il concetto di relativit nella mbito dellanalisi politica, ma tenendo presente che le analogie create dalla tras lazione di concetti sviluppati in un ambito scientifico in un altro di solito so no ingannevoli e sono solo analogie, appunto. In questo caso cercheremo di applica re non le leggi della fisica alla societ, ma di applicare il concetto logico di r elativit elaborato nellambito della fisica ai conflitti politici.</c><c props="" p rops="font-weight:normal; font-variant:normal; color:#333333; text-transform:non e; font-size:13.000000pt; font-style:normal"></c><c props="font-weight:normal; fo nt-variant:normal; color:#333333; text-transform:none; font-size:13.000000pt; fo nt-style:normal"><br/>Cos come il tempo e lo spazio per Newton erano assoluti, no n variavano in relazione fra di loro, allo stesso modo per Marx la funzione della lotta di classe non variava, restava un fattore positivo di trasformazione soci ale, indipendentemente dal contesto sociale. Per Marx il capitalismo inglese era lespressione classica del Capitale, in quanto sistema sociale unitario meno turbat o da residui di precedenti forme di organizzazione sociale. Qui le leggi della soc iet capitalistica si presentavano nella forma pi pura ed erano, una volta scoperte , applicabili, mutatis mutandis, alle altre societ capitalistiche. Naturalmente l e forme di organizzazione capitalistica non sono mai pure, ma era questo era unas trazione scientifica finalizzata allevidenziazione delle leggi della sua evoluzione. Il capitalismo inglese poteva essere studiato di per s stesso, facendo astrazione dalla relazione con altri sistemi sociali, essendo un sistema di coordinate in cui vigevano le stesse leggi di altri sistemi di coordinate sufficientemente sim ili.<br/>Questo tipo di astrazione di Marx aveva una sua giustificazione teorica in quel contesto storico, poich come osserva La Grassa:</c></p> <p style="Normal" xid="6" props="text-align:justify; text-indent:0px; line-heigh t:1.0; orphans:auto; widows:auto"><c props="font-weight:normal; font-variant:nor mal; color:#333333; text-transform:none; font-size:13.000000pt; font-style:norma l">In una fase storica di eventuale monocentrismo (difficilmente, direi mai, per fetto), pu tornare in auge lattenzione prevalente ai conflitti dei vari gruppi in determinate formazioni particolari; per il semplice motivo che, allora, il campo (mondo) del conflitto tra formazioni particolari relativamente stabile. Quando il movimento sussultorio globale si accentua e lo squilibrio sale fino in superfici e a modificare incessantemente i cosiddetti dati del problema, voler continuare a m

ettere in posizione prevalente i conflitti interni (alla formazione particolare) a ttitudine suicida oppure comporta il servizio reso ai gruppi dominanti di una o pi formazioni particolari, preminenti nella loro lotta per la supremazia. Esempio tipico quello delle sedicenti sinistre italiane (partiti e sindacati) ammucchiate di rinnegati e traditori postisi al servizio degli Usa gi dagli anni 90 nel momen to in cui si comincia ad indebolire il predominio Usa e la lotta tra formazioni particolari rende pi cangiante il campo mondiale del loro conflitto.<br/>Nellepoca in cui scrisse Marx fu principalmente lera del monocentrismo inglese, per cui il conflitto di classe era meno turbato da altri fattori, quali il rapporto con al tre formazioni particolari. Esso svolgeva in Inghilterra una funzione progressiv a, di avanzamento sociale. stato molto importante laver chiarito che limperialismo in realt la fase del policentrismo e non semplice dominio su altre nazioni esiste nte gi in precedenza nella forma del dominio inglese. Lo stesso Marx nella misura in cui ci si avviava verso la fine del monocentrismo cambio punto di vista, cio an golazione da cui osservava la realt sociale, cominciando a tenere in considerazio ne il conflitto tra le formazioni particolari insieme al conflitto sociale. Per l ungo tempo ho creduto che fosse possibile abbattere il regime irlandese mediante il sollevamento della classe operaia inglese. Ho sempre sostenuto questo parere nella New York Tribune. Uno studio pi approfondito mi ha convinto ora del contra rio (cit.. in Lenin, Sul diritto di autodecisione delle nazioni).<br/>A tale iniz io di mutamento di prospettiva prontamente si richiam Lenin, il quale oper di fatt o un cambiamento di paradigma nellambito del marxismo pur pretendendo di restare nellambito dellortodossia. Con Lenin il contesto internazionale, in particolare la lotta fra le potenze per le sfere dinfluenza diventa determinante. Le formazioni maggiormente soggette alla trasformazione rivoluzionaria sono gli anelli deboli n el contesto del conflitto fra formazioni particolari.<br/>Questo mutamento di pa radigma continu nella misura in cui si procedeva con lesperienza della gestione de llo stato sovietico. Fin quando i comunisti erano rimasti un movimento di opposi zione era stato possibile conservare lo schema dualistico oppressi contro oppres sori, dominati contro dominanti, quando i comunisti si trovarono a dover gestire lo stato sorto dalla rivoluzione sovietica questo schema venne meno. Lo stato so vietico si trov come avversario lo stato inglese, sostenuto da partiti provenient i dal movimento operaio, mentre le offerte di alleanza vennero dallemiro dellAfgan istan espressione di forze semifeudali subito accolte da Lenin. Le conseguenze te oriche che necessariamente ne derivavano furono sviluppate successivamente da Sta lin:</c></p> <p style="Normal" xid="7" props="text-align:justify; text-indent:0px; line-heigh t:1.0; orphans:auto; widows:auto"><c props="font-weight:normal; font-variant:nor mal; color:#333333; text-transform:none; font-size:13.000000pt; font-style:norma l">Nelle condizioni delloppressione imperialistica, il carattere rivoluzionario d el movimento nazionale non implica affatto obbligatoriamente lesistenza di elemen ti proletari nel movimento, lesistenza di un programma rivoluzionario o repubblic ano del movimento, lesistenza di una base democratica del movimento. La lotta del lemiro afghano per lindipendenza dellAfghanistan oggettivamente una lotta rivoluzio naria, malgrado il carattere monarchico delle concezioni dellemiro e dei suoi seg uaci, poich essa indebolisce, disgrega, scalza limperialismo, mentre la lotta di c erti ultra democratici e socialisti rivoluzionari e repubblicani dello stampo, ad esem pio, di Kerenski e Tsereteli, Renaudel e Scheidemann, Cernov e Dan, Henderson e Clynes durante la guerra imperialista, era una lotta reazionaria, perch aveva com e risultato di abbellire artificialmente, di consolidare, di far trionfare limper ialismo.<br/>La lotta dei mercanti e degli intellettuali borghesi egiziani per li ndipendenza dellEgitto , per le stesse ragioni, una lotta oggettivamente rivoluzio naria, quantunque i capi del movimento nazionale egiziano siano borghesi per ori gine e appartenenza sociale e quantunque essi siano contro il socialismo, mentre la lotta del governo operaio inglese per mantenere la situazione di dipendenza dellEgitto , per le stesse ragioni, una lotta reazionaria, quantunque i membri di questo governo siano proletari per origine e appartenenza sociale e quantunque e ssi siano per il socialismo. E non parlo del movimento nazionale degli altri paesi coloniali e dipendenti, pi grandi, come lIndia e la Cina, ogni passo dei quali su lla via della loro liberazione, anche se contravviene alle esigenze della democr

azia formale, un colpo di maglio assestato allimperialismo, ed perci incontestabilm ente un passo rivoluzionario. Lenin ha ragione quando afferma che il movimento n azionale dei paesi oppressi si deve considerare non dal punto di vista della dem ocrazia formale, ma dal punto di vista dei risultati effettivi nel bilancio gene rale della lotta contro limperialismo, cio non isolatamente, ma su scala mondiale . ( Stalin, Principi del leninismo)</c></p> <p style="Normal" xid="8" props="text-align:justify; text-indent:0px; line-heigh t:1.0; orphans:auto; widows:auto"><c props="font-weight:normal; font-variant:nor mal; color:#333333; text-transform:none; font-size:13.000000pt; font-style:norma l">Chi come Losurdo, il quale pur ha prodotto degli interessanti lavori finalizz ati ad una pi comprensiva considerazione storica del periodo staliniano, continua a mantenere uno schema dualistico, Destra/Sinistra, entrambe eternamente espres sione della coppia Reazione/Progresso, in realt fa regredire la teoria rispetto a llesperienza storica del comunismo. Il testo staliniano chiarissimo, talune forze che secondo lo schema dualistico sarebbero espressione della Reazione in taluni contesti possono svolgere una funzione progressiva. Il concetto di progresso an drebbe recuperato ma depurandolo dalle implicazioni finalistiche, secondo cui la Storia sarebbe direzionata verso il Progresso, molto pi sobriamente ci sono conf litti che conducono verso il progresso sociale, nel senso di un miglioramento de lle condizioni sociali e altri che vanno verso il regresso cio verso il loro pegg ioramento.<br/>Ho sempre pensato che la divisione fra trozkismo e stalinismo fos se indice di unincapacit di uscire dal novecento, tuttavia la persistenza di tale co ntrapposizione indica effettivamente la presenza di nodi irrisolti, di cui solo la soluzione pu portare al superamento di entrambe queste ideologie del passato, ma la soluzione passa per il riconoscimento che la ragione storica stava dalla p arte dello stalinismo. In merito, propongo di prendere in esame un intervento di Marco Ferrando non perch egli o il suo gruppo sia rappresentativo ma perch esempl are nella sua assurdit. Potremmo definire il punto di vista di Ferrando grado zer o di relativit: la posizione di Ferrando ben sintetizzata dal titolo dellarticolo : contro lintervento imperialista, ma dalla parte della rivoluzione libica. Difat ti le argomentazioni di Ferrando sfociano nellassurdo, dal momento che c un preciso rapporto fra aggressione dei paesi occidentali e ribelli libici i quali hanno invoc ato tale intervento. Se qualcuno chiedesse dei suoi legami con il Pd, Ferrando d irebbe di non aver nulla a che fare con costoro, pur dichiarandosi di sinistra. Al di l quello che pensa lui stesso, Ferrando appartiene allo stesso schieramento d i Bersani. Il principio base di una certa ortodossia marxista che ogni lotta dei d ominati contro i dominati ha un valore positivo, ma nel momento in cui in base a tale principio si diventa di fatto conniventi con laggressione occidentale alla Li bia questo principio sfocia nellassurdo. Questa posizione la ritroviamo in tutti i gruppuscoli trozksisti. Questa convergenza tra gruppuscoli trozkistei e Pd non la trovo affatto casuale. In apparenza qui saremmo di fronte a due opposti, da una parte abbiamo il massimo di coerenza formale, lessere sempre allopposizione dalla ltra parte il massimo di opportunismo, lessere forza di governo al servizio di chiu nque, sulla base della mancanza assoluta di principi, ma entrambi convergono nel la mancanza di una qualsiasi comprensione della questione nazionale. Lo schema d ominanti contro dominanti si trasforma in pura demogogia, ora un solo dominante la causa di tutti i mali. Non un caso invece che gli unici gruppi della sinistra ad essersi schierato risolutamente contro laggressione alla Libia siano stati qu elli di derivazione stalinista.<br/>Poich la teoria con Stalin, per ragioni tutte interne allo stato sovietico sub un effettivo impoverimento con la sua trasforma zione da strumento di analisi della realt politica in ideologia di stato, finendo per assumere singolari somiglianze con la religione cattolica (infallibilit di Ma rx che voleva dire infallibilit del gruppo allinterno del partito che deteneva il p otere dello Stato), questa decisiva acquisizione teorica non pot trasformarsi in una evoluzione della teoria sulla base dellapprendimento storico. Ma erano venuti alla luce dei nodi storici, in quanto gli stessi problemi si ritrovarono nella rivoluzione cinesie e di fatto lo stesso significato aveva la distinzione di Mao fra contraddizione principale e contraddizione secondaria.<br/>A questa evoluzi one storica si ricollega La Grassa, il quale proviene dalle file del cosiddetto m aoismo occidentale. Allo stesso modo di Marx il conflitto che spinge in avanti lev

oluzione e la trasformazione sociale, ma il passo in avanti compiuto da La Grass a consiste nel mettere al centro della dinamica della trasformazione delle socie t umane non una sola forma di conflitto, ma varie forme di conflitto, anzi il con flitto stesso pensato, a differenza di Marx, come permanente non eliminabile dal le societ umane. stato cos possibile superare un capisaldo del marxismo, diventato fu orviante, secondo cui la ricerca del massimo profitto sarebbe la motivazione pri ncipale degli agenti capitalistici. Mettendo al centro il conflitto, lazione dive nta orientata principalmente dal conflitto strategico per la supremazia, il qual e si serve degli strumenti materiali forniti dallaccumulazione capitalistica, ma non agisce semplicemente sulla base del massimo profitto, anzi talvolta pu contra ddire tale principio. il caso, nellambito del conflitto nella sfera economica, di unimpresa che per un certo periodo vende al ribasso, al fine di sconfiggere le al tre imprese concorrenti. Il testimone passa alla politica, anche in ambito econo mico, al conflitto e al gioco di alleanze al fine di ottenere la supremazia. Alle laborazione di tale concezione sono state dedicate da La Grassa varie opere, dop o una svolta che lautore stesso fa risalire alla met degli anni 90. Lultimo articolo contiene delle novit che possono considerarsi unestensione di tale concezione del conflitto, in quanto bisogna considerare linsieme delle forme di conflittualit e il loro intreccio. Soltanto dalla considerazione dellinterazione fra linsieme dell e forme di conflittualit possibile stabilire se una forma di conflittualit, ad es. la conflittualit allinterno di una determinata formazione sociale ha una funzione regressiva o progressiva.</c></p> <p style="Normal" xid="9" props="text-align:justify; text-indent:0px; line-heigh t:1.0; orphans:auto; widows:auto"><c props="font-weight:normal; font-variant:nor mal; color:#333333; text-transform:none; font-size:13.000000pt; font-style:norma l">I soggetti in interazione conflittuale, causata dallo squilibrio, non sono sempli cemente i gruppi sociali; e questi ultimi non sono le classi disposte in vertica le (dominanti e dominati, oppressori e oppressi, sfruttatori e sfruttati, ecc.) secondo un pensiero semplicemente, e semplicisticamente, duale. I soggetti sono, c ome sopra gi segnalato, gli individui nei gruppi, i gruppi nelle formazioni parti colari (paesi o aree a struttura considerata sufficientemente omogenea), queste ul time nellarena globale, cio nella formazione mondiale. Il liberalismo pensa la suc cessione, in ordine di importanza e rilevanza dellazione, partendo dagli individu i e risalendo ai gruppi, alle varie formazioni particolari e infine al mondo. Il m arxismo parte dai gruppi, visti appunto come due classi antagoniste fondamentali in ogni epoca della formazione economica della societ; il che comporta fra laltro, pur trattandosi in ogni caso di rapporti sociali (non di quantit economiche, di p ossibile analisi secondo mere relazioni matematiche), la preminenza assegnata se mpre la ben nota determinazione dultima istanza, mantenuta pure dagli althusseriani come generico e discutibilissimo omaggio allortodossia alla sfera economico-prod uttiva della societ.<br/>Indispensabile passare allalmeno tendenziale preminenza d elle formazioni particolari, dove lo squilibrio (intuito da Lenin con la tesi de llo sviluppo ineguale dei diversi capitalismi) non pu mai essere ridotto allo sch ema duale, salvo che nel momento culminante del conflitto quando si formano le d ue alleanze fondamentali in scontro mondiale per la supremazia.</c></p> <p style="Normal" xid="10" props="text-align:justify; text-indent:0px; line-heig ht:1.0; orphans:auto; widows:auto"><c props="font-weight:normal; font-variant:no rmal; color:#333333; text-transform:none; font-size:13.000000pt; font-style:norm al">Il conflitto sociale assume significati diversi a seconda di come si relazio na con il conflitto tra formazioni particolari. Proprio perch si ispirato o quest o principio il blog Conflitti e strategie non caduto in quel madornale errore rigu ardo alle rivoluzioni arabe che ha condotto direttamente taluni a delle vere e pro prie visioni riguardo un inesistente popolo libico che si opponeva al dittatore Ghed dafi. Le rivoluzioni egiziana e tunisina sono apparse una forma di conflittualit so ciale, giustificatissima se vogliamo, ma non avendo posto il problema del domini o statunitense, poich di fatto una questione che i popoli, ma sarebbe meglio dire l e popolazioni, non hanno gli strumenti per affrontare, in quanto per opporsi al dominio statunitense sono necessari gli strumenti dello Stato, esse sono subito rientrate in una forma di restyling del dominio statunitense nellarea, mentre il p otere restava che in Egitto saldamente nelle mani di un esercito strettamente di

pendente dal potere statunitense, tuttavia, come ha chiarito La Grassa, nel caso la situazione fosse sfuggita di mano e da tale conflitto ne fossero risultati nu ovi equilibri statali che avessero spinto per una maggiore indipendenza dagli Us a esso avrebbe assunto un significato diverso, progressivo.<br/>Quindi possiamo enunciare in una forma necessariamente semplice il principio di relativit nellambi to dellanalisi politica: ogni conflitto non pu essere considerato soltanto di per s stesso ma va considerato allo stesso tempo in relazione alle altre forme di con flitto.<br/>Il principio di relativit stato accolto anche dal senso comune, diven tato uso comune dire tutto relativo, tuttavia relativit, non relativismo, non vuol dire che tutto si equivale e non vi nessun valore effettivo in politica, ma vuol dire che ogni valore relativo al contesto. Il pacifismo un valore negli Stati U niti e in Israele, un disvalore in Palestina.<br/>Proviamo quindi ad applicare p i estesamente questo principio. Per quanto riguarda, il conflitto di classe non pu e ssere considerato buono o cattivo di per s ma soltanto in relazione allinsieme dei conflitti, ad es. un conflitto di classe negli Usa che rivendicasse una diversi one di fondi verso le classi disagiate distogliendoli dallimpegno statunintense ne l mondo avrebbe una funzione progressiva, mentre invece in un paese che ricerca f aticosamente la propria indipendenza come lIran la richiesta di maggiori libert ci vili da parte principalmente delle classi medie, suppure astrattamente condivisi bile, favorirebbe i disegni statunitensi che mirano al rovesciamento del governo iraniano. Di fatto una indebolimento dello stato iraniano non si tradurrebbe cer to in progresso civile, la via allo sviluppo deve passare per una fase di raffor zamento dello stato, al fine di raggiungere una sufficiente indipendenza, necess aria per lo sviluppo e senza lo sviluppo non vi possono essere quelle libert civi li che tutti apprezziamo. Quando negli anni settanta si parla del rapporto fra d ipendenza e sottosviluppo, seppur con connotazioni economicistiche, si metteva i n luce in aspetto importante perch nella logica del rapporto di dipendenza il fat to che la potenza dominante cerchi di limitare la potenza dei paesi sottoposti l imitandone lo sviluppo.</c><c props="" props="font-weight:normal; font-variant:n ormal; color:#333333; text-transform:none; font-size:13.000000pt; font-style:nor mal"></c><c props="font-weight:normal; font-variant:normal; color:#333333; text-t ransform:none; font-size:13.000000pt; font-style:normal"><br/>Un altro esempio r iguarda il conflitto sociale per la redistribuzione del plusvalore, se questo sac rosanto (La Grassa) allo stesso tempo da considerarsi in rapporto al conflitto tra formazioni particolari, in quanto lespansione economica strettamente dipendente ai rapporti che si riescono a stabilire con le altre formazioni particolari. Solta nto un ingenuo pu pensare che lespansione si regga su motivi puramente economici, se le imprese non sono sostenute dalla forza di uno stato queste vengono facilme nte schiacciate per vie extraeconomiche dalle imprese concorrenti. Per fare un e sempio concreto, dalla rottura dei rapporti commerciali con la Libia, a cui vorr ebbero sostituirsi i nostri cugini francesi nella simpatica comunit europea soffriran no non solo i capitalisti ma anche i tecnici e i semplici lavoratori che hanno per so il lavoro e le classi popolari sulle quali maggiormente ricadranno laumento del costo del petrolio e del gas.<br/>Esemplare lesempio del conflitto di classe in C ina riportato da La Grassa in una recente colloquio con il sottoscritto (la regi strazione video sar presto disponibile sul sito). La rivendicazione salariale dei lavoratori cinesi in linea di principio assolutamente giusta e comprensibile, m a se tale rivendicazione dovesse pregiudicare la capacit cinese di accumulazione, non solo di profitto ma della potenza necessaria alla difesa dei rapporti comme rciali stabilita in questi anni dalla Cina con vari paesi, questa si tradurrebbe in una contrazione dellespansione commerciale e quindi in una riduzione della ri cchezza da redistribuire per gli stessi lavoratori cinesi.<br/>Tutto dipender dal la forme che assumer questo conflitto, se ne risulter una modernizzazione della so ciet cinese, oppure lo scompiglio e la regressione. Il conflitto il motore dellevo luzione, ma questa evoluzione pu assumere forme progressive, nel senso del miglio ramento delle condizioni sociale, oppure al contrario forme regressive. Noi ci p oniamo dalla parte delle forze che vanno in direzione della prima ipotesi.</c></ p> <p style="Normal" xid="11" props="text-align:justify; text-indent:0px; line-heig ht:1.0; orphans:auto; widows:auto"><c props="font-weight:normal; font-variant:no

rmal; color:#333333; text-transform:none; font-size:13.000000pt; font-style:norm al"></c></p> <p style="Normal" xid="12" props="text-align:justify; text-indent:0px; line-heig ht:1.0; orphans:auto; widows:auto"><c props="font-weight:normal; font-variant:no rmal; color:#333333; text-transform:none; font-size:13.000000pt; font-style:norm al"></c></p> </section> </abiword>