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ISSN 1831-8363

C O R T E

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G I U S T I Z I A

DELLUNIONE EUROPEA

Raccolta 2011 1 I: 1-268 I: 1*-8*

Raccolta
Giurisprudenza della Corte di giustizia del Tribunale Parte I Corte di giustizia
* *
e della

ISSN 1831-8363 N. di catalogo: QD-AB-11-001-IT-C

2011 1
LUSSEMBURGO

IT

La presente Raccolta pubblicata, in applicazione del regolamento di procedura della Corte di giustizia e conformemente al regime linguistico dellUnione europea, nelle lingue ufficiali1, e cio: il bulgaro, il ceco, il danese, lestone, il finlandese, il francese, il greco, linglese, litaliano, il lettone, il lituano, il maltese, lolandese, il polacco, il portoghese, il rumeno, lo slovacco, lo sloveno, lo spagnolo, lo svedese, il tedesco e lungherese. Viene indicata la lingua processuale di ciascuna causa. Dal 1o maggio 2004, salvo decisione in senso contrario del collegio giudicante interessato, non sono pi pubblicate nella Raccolta: le sentenze pronunciate, nelle cause diverse dalle cause pregiudiziali, dalle sezioni a tre giudici; le sentenze pronunciate, nelle cause diverse dalle cause pregiudiziali, dalle sezioni a cinque giudici che statuiscono senza conclusioni dellavvocato generale; le ordinanze. Tali decisioni sono tuttavia accessibili sul sito Internet della Corte (http://curia. europa.eu) nelle lingue disponibili, e cio la lingua processuale e la lingua di deliberazione. A partire dal fascicolo 2006 1, la Raccolta contiene una sezione dedicata a informazioni sulle decisioni non pubblicate (pagine numerate I-1*, I-2* ecc.). * Le massime delle sentenze e delle ordinanze non impegnano la Corte e non possono, in nessun modo, essere considerate come uninterpretazione ufficiale delle decisioni a cui si riferiscono. * Per rendere pi agevole la consultazione della Raccolta, la numerazione delle pagine identica in tutte le versioni linguistiche. quindi inevitabile che limpaginazione non sia sempre uniforme. La riproduzione dei testi consentita purch ne sia indicata la fonte. Si suggerisce di citare le sentenze nel modo seguente: data della sentenza, numero della causa, nomi delle parti come indicati nellintestazione delle pagine della Raccolta, Raccolta (abbreviato), numero della pagina preceduto da I per le cause trattate dalla Corte e da II per le cause trattate dal Tribunale.
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Fascicoli pubblicati Parte I


2011 1 pag. 1-268

CONSEGUENZE DELLENTRATA IN VIGORE DEL TRATTATO DI LISBONA SULLA PRASSI REDAZIONALE DEGLI ORGANI GIURISDIZIONALI DELLUNIONE EUROPEA Il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1o dicembre 2009, ha modificato in particolare, da un lato, la denominazione dei Trattati e degli organi giurisdizionali comunitari e, dallaltro, la numerazione delle disposizioni del Trattato sullUnione europea (Trattato UE) e del Trattato che istituisce la Comunit europea (Trattato CE), divenuto questultimo il Trattato sul funzionamento dellUnione europea (Trattato FUE). Tali modifiche comportano numerose conseguenze per la prassi redazionale degli organi giurisdizionali dellUnione, le principali delle quali sono indicate infra. I. Denominazione degli organi giurisdizionali Dal momento che la Corte di giustizia delle Comunit europee divenuta, con lentrata in vigore del Trattato di Lisbona, la Corte di giustizia dellUnione europea, la denominazione dei tre organi giurisdizionali che la compongono comporta, nella prassi redazionale, un riferimento allUnione europea, ove il contesto lo richieda. Per quanto riguarda in particolare il Tribunale, il Trattato di Lisbona ha tratto le conseguenze della competenza in sede di impugnazioni che tale organo giurisdizionale esercita dal 2005, abbandonando il riferimento alla nozione di giudice di primo grado. Al fine di tener conto di questa evoluzione e alla luce della continuit dellorgano giurisdizionale, si fa riferimento alla giurisprudenza del Tribunale utilizzando la nuova denominazione, e ci indipendentemente dal fatto che la giurisprudenza de qua sia precedente o successiva al 1o dicembre 2009. Nelle sentenze e nelle ordinanze del Tribunale della funzione pubblica, questultimo cita le proprie pronunce come quelle del Tribunale e le pronunce del Tribunale dellUnione europea successive al 30 novembre 2009 precisando che esse promanano dal Tribunale dellUnione europea. II. Menzione dei Trattati, delle loro disposizioni e del diritto derivato ACitazione dei Trattati Quando si fa riferimento ai Trattati nella versione derivata dal Trattato di Lisbona, senza che sia in oggetto una precisa disposizione dei Trattati medesimi, sono utilizzate le espressioni Trattato FUE e Trattato UE. Per evitare qualsiasi rischio di confusione tra il Trattato sullUnione europea nella versione anteriore al Trattato di Lisbona e il Trattato sullUnione nella versione derivata dal Trattato di Lisbona, il primo indicato con lespressione Trattato UE, nella versione anteriore al Trattato di Lisbona, e il secondo con lespressione Trattato UE.
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Le abbreviazioni TUE e TFUE sono utilizzate per indicare le disposizioni, rispettivamente, del Trattato sullUnione europea e del Trattato sul funzionamento dellUnione europea. Pertanto, quando un articolo menzionato nella versione applicabile dal 1o dicembre 2009, il numero dellarticolo immediatamente seguito dallabbreviazione TUE o TFUE a seconda del Trattato interessato. BCitazione degli atti di diritto derivato Quando in discussione una situazione giuridica posteriore al 30 novembre 2009 e viene fatta menzione di un atto di diritto derivato il cui titolo o le cui disposizioni includono una disposizione del Trattato indicata con la vecchia numerazione, la nuova numerazione, quale risulta dal Trattato di Lisbona, sostituita dalla precedente. Le modifiche in tal senso apportate al titolo o alle disposizioni degli atti di diritto derivato come pubblicati nella Gazzetta ufficiale delle Comunit europee (GUCE) o nella Gazzetta ufficiale dellUnione europea (GUE) sono poste tra parentesi quadre. Esempio: Regolamento (CE) del Consiglio 22 marzo 1999, n. 659, recante modalit di applicazione dellarticolo [108 TFUE] CDiritto comunitario e diritto dellUnione In linea generale, lespressione diritto dellUnione ha sostituito lespressione diritto comunitario, restando inteso che si tratta di una modifica della denominazione del diritto e non di unevoluzione della natura o della sostanza di questultimo. Tale regola pu essere oggetto di uneccezione qualora sia indispensabile il ricorso allespressione diritto comunitario, in particolare per evidenziare la differenza rispetto a una disposizione rientrante nel diritto dellUnione nella sua precedente accezione, quale una disposizione del secondo o del terzo pilastro. Per quanto riguarda il caso particolare dellespressione marchio comunitario, questultima mantenuta in quanto corrisponde a una nozione giuridica specificamente indicata in un atto legislativo il regolamento (CE) del Consiglio 26 febbraio 2009, n. 207, sul marchio comunitario (GU L 78, pag. 1). Lo stesso vale per altre analoghe espressioni che includono il termine comunitario, ove latto legislativo in cui sono indicate non sia stato modificato a tale riguardo.

II

INDICE DELLE MATERIE

Cittadinanza dellUnione europea

Diritto di libera circolazione e di libero soggiorno nel territorio de gli Stati membri Imposta sulle cessioni di beni immobili: sentenza 20gennaio 2011 (Commissione/Grecia, C-155/09) . . . . . . . . . . . .

I - 65

Parit di trattamentoDiscriminazione in base alla nazionalitDi vieto Imposta nazionale sulle cessioni di beni immobili: sentenza 20gennaio 2011 (Commissione/Grecia, C-155/09) . . . . . . . . . . . .

I - 65

Concorrenza

Disposizioni dellUnione Infrazioni Imputazione Societ controllante e sue controllateUnit economicaCriteri di valuta zione: sentenza 20 gennaio 2011 (General Qumica e a./Commissione, C-90/09 P) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

I-1

Diritto comunitario

PrincipiParit di trattamentoDiscriminazione in base alla nazio nalitDivieto: sentenza 25gennaio 2011 (Neukirchinger, C-382/08)

I - 139

III

INDICE DELLE MATERIE

Disposizioni tributarie

Pagina

Armonizzazione delle legislazioniImposte sulla cifra daffariSiste ma comune dimposta sul valore aggiuntoBase imponibileProv vedimenti nazionali in deroga: sentenza 27 gennaio 2011 (Vandoorne, C-489/09) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

I - 225

Impugnazione

Motivi dimpugnazione Errore di diritto: sentenza 20 gennaio 2011 (General Qumica e a./Commissione, C-90/09 P) . . . . . . . . . . . . .

I-1

Libera prestazione dei servizi

RestrizioniNormativa nazionale relativa al rimborso delle spese me diche sostenute in un altro Stato membro: sentenza 27 gennaio 2011 (Commissione/Lussemburgo, C-490/09) . . . . . . . . . . . . . . . . . .

I - 247

Politica sociale

Ravvicinamento delle legislazioni Trasferimenti dimprese Man tenimento dei diritti dei lavoratori Direttiva 2001/23 Ambito di applicazione: sentenza 20gennaio 2011 (CLECE, C-463/09) . . . . . .

I - 95

IV

INDICE DELLE MATERIE

Procedura

Pagina

Motivazione delle sentenzePortata: sentenza 20gennaio 2011 (Gene ral Qumica e a./Commissione, C-90/09 P) . . . . . . . . . . . . . . . . .

I-1

Ravvicinamento delle legislazioni

Disegni e modelliDirettiva 98/71Principio del cumulo della pro tezione dei disegni e modelli con quella del diritto dautore: sentenza 27gennaio 2011 (Flos, C-168/09) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

I - 181

Ricorso per inadempimento

Prova dellinadempimento Onere incombente alla Commissio neDeduzione di elementi che dimostrano linadempimento: sentenza 27gennaio 2011 (Commissione/Lussemburgo, C-490/09) . . . . . . . .

I - 247

Trasporti

Trasporti aereiNozioneTrasporto aereo commerciale di passegge ri in pallone aerostatico ad aria calda: sentenza 25gennaio 2011 (Neukir chinger, C-382/08) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

I - 139

Causa C-90/09 P

General Qumica SA ealtri contro Commissione europea


Impugnazione Concorrenza Intese Settore dei prodotti chimici a base di gomma Decisione che constata uninfrazione allart.81CE Gruppo di imprese Responsabilit in solido di una societ controllante per le infrazioni alle regole di concorrenza commesse dalle sue controllate Imputazione alla societ controllante che si trova al vertice di un gruppo

Conclusioni dellavvocato generale J. Mazk, presentate il 14 settembre 2010 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 20gennaio 2011 . . . . . . . .

I-5 I - 30

Massime della sentenza


1. Concorrenza Disposizioni dellUnione Infrazioni Imputazione Societ control lante e sue controllate Unit economica Criteri di valutazione (Artt.81CE e82CE; regolamento del Consiglio n.1/2003, art. 23, n.2) 2. Concorrenza Disposizioni dellUnione Infrazioni Imputazione Societ control lante e sue controllate Unit economica Criteri di valutazione (Artt.81CE e82CE; regolamento del Consiglio n.1/2003, art. 23, n.2) I-1

MASSIME CAUSA C-90/09 P

3. Procedura Motivazione delle sentenze Portata (Statuto della Corte di giustizia, art. 36) 4. Impugnazione Motivi dimpugnazione Errore di diritto (Art. 225CE; Statuto della Corte di giustizia, art. 58, primo comma)

1. Nel caso particolare in cui una societ controllante detenga il 100 % del capita le della propria controllata, la quale ab bia infranto le disposizioni dellUnione in materia di concorrenza, da un lato, tale societ controllante pu esercitare uninfluenza determinante sul comporta mento della controllata e, dallaltro, esi ste una presunzione relativa secondo cui detta societ controllante esercita effet tivamente uninfluenza determinante sul comportamento della propria controlla ta. In circostanze del genere, sufficien te che la Commissione provi che lintero capitale di una controllata sia detenuto dalla sua controllante per poter presume re che questultima eserciti uninfluenza determinante sulla politica commerciale di tale controllata. La Commissione po tr conseguentemente considerare la so ciet controllante responsabile in solido per il pagamento dellammenda inflitta alla sua controllata, a meno che questa societ controllante, sulla quale incombe lonere di invertire tale presunzione, non fornisca elementi di prova sufficienti e idonei a dimostrare che la sua controllata tiene un comportamento autonomo nel mercato. I-2

Alla luce della sua natura relativa, tale presunzione non conduce ad unautoma tica attribuzione di responsabilit alla so ciet controllante, che detiene la totalit del capitale sociale della sua controllata, il che sarebbe in contrasto con il princi pio della responsabilit individuale su cui basato il diritto dellUnione in materia di concorrenza. Per ribaltare tale pre sunzione, spetta alla societ controllante sottoporre alla valutazione del giudice dellUnione ogni elemento relativo ai vincoli organizzativi, economici e giuri dici tra essa e la sua controllata, idonei a dimostrare che esse non costituiscono unentit economica unica.

(v. punti39, 40, 50-52)

GENERAL QUMICA EA. / COMMISSIONE

2. Una societ holding pu essere consi derata solidalmente responsabile delle infrazioni al diritto della concorrenza dellUnione commesse da una controlla ta del suo gruppo di cui non detiene di rettamente il capitale sociale, nei limiti in cui tale holding eserciti uninfluenza de terminante sulla detta controllata, anche se indirettamente mediante una socie t interposta. Ci accade in particolare qualora la controllata non determini in modo autonomo il suo comportamento sul mercato rispetto a detta societ in terposta, la quale non agisce neanchessa in modo autonomo sul mercato, ma ap plica essenzialmente le istruzioni che le vengono impartite dalla holding. In tale situazione, infatti, la holding, la societ interposta e lultima controllata del grup po fanno parte di una stessa unit eco nomica e costituiscono quindi una sola impresa ai sensi del diritto della concor renza dellUnione.

dimostrando che o la societ interposta o la controllata in parola si comportano in modo autonomo sul mercato.

(v. punti86-89)

3. La motivazione di una sentenza deve far risultare in modo chiaro e inequivocabile il ragionamento seguito dal Tribunale, in modo da consentire agli interessati di co noscere le giustificazioni della decisione adottata ed alla Corte di giustizia di eser citare il suo sindacato giurisdizionale.

Nel caso specifico in cui una holding de tenga il 100% del capitale di una societ interposta che possiede a sua volta la tota lit del capitale sociale di una controllata del suo gruppo, autrice di una violazione delle regole di concorrenza dellUnione, esiste una presunzione relativa che det ta holding eserciti uninfluenza determi nante sul comportamento della societ interposta e, indirettamente, mediante questultima, anche sul comportamento della controllata. Pertanto, in tale situa zione specifica, la Commissione ha il di ritto di obbligare in solido la holding al pagamento dellammenda inflitta allul tima controllata del gruppo, a meno che tale holding non ribalti detta presunzione

La sentenza in cui il Tribunale si limita ad una semplice affermazione di principio, senza far apparire in modo chiaro e non equivoco i motivi che lo hanno condotto a tale conclusione, e non espone pertanto le ragioni su cui si basa detta conclusione, viziata da un difetto di motivazione.

(v. punti59, 61, 62) I-3

MASSIME CAUSA C-90/09 P

4. Il Tribunale commette un errore di di ritto quando, nellambito dellanalisi del comportamento di una controllata che ha infranto le norme dellUnione in materia di concorrenza, non esamina nel merito gli elementi di prova addotti allo scopo di dimostrare lautonomia commerciale di una controllata rispetto alla sua con trollante, e respinge gli argomenti delle ricorrenti facendo semplice riferimento alla giurisprudenza. A tal riguardo, dal momento che il Tribunale obbligato, ai sensi di detta giurisprudenza, a valutare ogni elemento relativo ai vincoli organiz zativi, economici e giuridici tra la societ controllante e la sua controllata, atto a dimostrare che questultima si compor ta in modo autonomo rispetto alla sua controllante e che queste due societ non costituiscono unentit economica unica, esso tenuto a prendere in con siderazione e ad esaminare in concreto gli elementi proposti dalle ricorrenti allo scopo di dimostrare lautonomia della controllata nellattuazione della sua poli tica commerciale, al fine di verificare se la Commissione sia incorsa in un errore di

valutazione nel considerare tali prove ini donee a dimostrare che detta controllata non costituisce ununica entit economi ca con la sua controllante.

Siffatta verifica si impone a maggior ra gione in quanto lautonomia di una con trollata nellattuazione della sua politica commerciale appartiene allinsieme degli elementi pertinenti che consentono alle societ ricorrenti di ribaltare la presun zione di influenza determinante della societ controllante sul comportamento della controllata, elementi il cui caratte re e la cui importanza possono variare a seconda delle caratteristiche specifiche di ciascuna fattispecie.

(v. punti75-78)

I-4

GENERAL QUMICA E A. / COMMISSIONE

CONCLUSIONI DELLAVVOCATO GENERALE JN MAZK presentate il 14settembre 20101

IIntroduzione

1. Con la presente impugnazione la General Qumica SA (in prosieguo: la GQ), la Rep sol Qumica SA (in prosieguo: la RQ) e la Repsol YPF SA (in prosieguo: la RYPF) (in dicate congiuntamente come le ricorrenti) chiedono lannullamento parziale della sen tenza del Tribunale di primo grado (divenuto il Tribunale) (Sesta Sezione) 18 dicembre 2008, causa T-85/06, General Qumica e a./ Commissione (in prosieguo: la sentenza impugnata), con cui stato respinto il loro ricorso di annullamento contro la decisio ne della Commissione 21 dicembre 2005, 2006/902/CE, relativa ad un procedimento ai sensi dellarticolo81[CE] e dellarticolo53 dellAccordoSEE nei confronti di Flexsys NV, Bayer AG, Crompton Manufacturing Com pany Inc. (gi Uniroyal Chemical Company Inc.), Crompton Europe Ltd, Chemtura Cor poration (gi Crompton Corporation), Gene ral Qumica SA, Repsol Qumica SA e Repsol YPF SA (Caso COMP/F/C.38.443 Prodotti chimici a base di gomma) (GUL353, pag.50) (in prosieguo: la decisione contestata).

n. 1, CE (divenuto art. 101, n. 1, TFUE) e lart.53 dellAccordoSEE partecipando, tra il 1999 e il 2000, ad un cartello e a pratiche con cordate consistenti nella fissazione dei prezzi e nello scambio di informazioni riservate nel settore dei prodotti chimici a base di gomma nellambito dello Spazio economico europeo (in prosieguo: il SEE). La Commissione ha inflitto unammenda di EUR3,38milioni alla GQ, in solido con la RQ e la RYPF.

2. Nella decisione contestata la Commissio ne ha dichiarato che la GQ, la RQ e la RYPF, tra altre imprese, avevano violato lart. 81,
1  Lingua originale: linglese.

3. Limpugnazione riguarda limputazio ne della responsabilit per la violazione dellart.101, n.1, TFUE ad una societ con trollante (la RYPF) per il comportamento illecito di una societ controllata (la GQ), che non detenuta direttamente da detta controllante. A tal riguardo, la GQ intera mente controllata (al 100 %) dalla RQ, che a sua volta interamente controllata dalla RYPF. Le ricorrenti sostengono, inter alia, che il Tribunale incorso in un errore di diritto nellestendere automaticamente alla societ capogruppo la presunzione che essa eserciti uninfluenza determinante sul comportamen to della propria controllata. I-5

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MAZK CAUSA C-90/09P

4. Le ricorrenti affermano che la Corte do vrebbe annullare la sentenza impugnata nella parte in cui respinge il motivo in diritto rela tivo ad un errore manifesto di valutazione e al difetto di motivazione relativamente alla con statazione delle responsabilit in solido delle ricorrenti per la violazione dellart.101, n.1, TFUE. Esse chiedono inoltre alla Corte di an nullare gli artt.1, lett.g) eh), e2, lett.d), della decisione contestata, nella parte in cui dichia ra la RQ e la RYPF responsabili in solido per la violazione dellart. 101, n. 1, TFUE com messa della GQ e, in subordine, di annullare la dichiarazione relativa alla responsabilit in solido della RYPF, in entrambi i casi dispo nendo unadeguata riduzione dellammenda.

antiozonanti di tipo antiossidante2. La GQ interamente controllata dalla RQ, la quale a sua volta interamente controllata dalla RYPF. Il procedimento conclusosi con lado zione della decisione contestata veniva av viato in seguito alla presentazione da parte della Flexsys, in data 22 aprile 2002, di una domanda ai sensi della comunicazione del la Commissione 19 febbraio 2002, relativa allimmunit dalle ammende e alla riduzione dellimporto delle ammende nei casi di car telli tra imprese (GUC45, pag.3) (in prosie guo: la comunicazione sulla cooperazione). Il 26e il 27settembre e il 24ottobre 2002 la Crompton e la Bayer presentavano le rispetti ve domande di immunit dalle ammende o di riduzione delle ammende.

IIFatti

ALa decisione contestata

6. Il 12aprile 2005 la Commissione notifica va alla GQ, alla RQ e alla RYPF una comuni cazione degli addebiti relativa ad un procedi mento ai sensi, inter alia, dellart.101TFUE. Basando la propria decisione sul fatto che la % della RQ, a GQ era una controllata al 100 sua volta controllata al 100% dalla RYPF, e sul collegamento tra la GQ e la RQ determina to dalla presenza di un amministratore unico (administrador nico), che era stato nomi nato dalla RQ e aveva sostituito il consiglio di amministrazione della GQ, la Commissione considerava la RQ e la RYPF responsabili in solido per linfrazione della GQ.
2  I prodotti chimici a base di gomma sono prodotti chimici sintetici o organici che migliorano la produttivit e la qualit nella fabbricazione della gomma. Il settore automobilistico il principale utilizzatore di componenti in gomma, prin cipalmente sotto forma di pneumatici. Gli antiozonanti e gli acceleratori sono i prodotti chimici a base di gomma pi importanti in termini di valore di mercato e rappresentano circa l85-90% di tali prodotti.

5.La GQ unimpresa spagnola che pro duce determinati prodotti chimici a base di gomma, principalmente acceleratori e I-6

GENERAL QUMICA E A. / COMMISSIONE

7.Con lettera 15 giugno 2005 la RQ e la RYPF presentavano una risposta congiunta alla comunicazione degli addebiti. Con let tera 20 giugno 2005 la GQ presentava una risposta separata da quella della propria con trollante. La GQ, la RQ e la RYPF venivano sentite il 18 luglio 2005. Esse contestavano, inter alia, limputazione alla RQ e alla RYPF della responsabilit per lasserita infrazione della GQ. Esse sostenevano, in primo luo go, che la RQ e la RYPF non erano implica te nella condotta della GQ e non ne erano a conoscenza e, in secondo luogo, che la GQ esercitava la propria attivit sul mercato dei prodotti chimici a base di gomma in quanto entit autonoma.

9.La Commissione afferma, in particolare, che largomento secondo cui la RQ e la RYPF (cui nella decisione contestata si fa riferimen to, senza distinzione, come alla Repsol) non erano responsabili della gestione ordina ria della GQ non sufficiente per confutare la presunzione relativa allesercizio effettivo di uninfluenza determinante sulla GQ.

8.Tuttavia, con la decisione contestata, la Commissione dichiarava la GQ, la RQ e la RYPF solidalmente responsabili per linfra zione della GQ. Quanto allimputazione alla RQ e alla RYPF della responsabilit per il comportamento della GQ, la Commissione afferma nella decisione contestata che una so ciet controllante pu essere considerata re sponsabile per il comportamento illecito delle sue controllate al 100%, ma pu confutare la presunzione che essa abbia effettivamente esercitato uninfluenza determinante su tali controllate. La Commissione afferma inoltre che tale presunzione non pu essere confuta ta affermando che la controllante non ha in coraggiato le controllate ad agire illegalmen te. Infine, secondo la decisione contestata, qualora sia applicabile la suddetta presunzio ne, limpresa interessata non pu confutarla semplicemente asserendo che la controllante non era direttamente coinvolta nel cartello o non ne era a conoscenza.

10.Inoltre, la Commissione afferma che la Repsol e la GQ hanno fornito documenti che chiariscono i loro rapporti, la struttura gestionale e gli obblighi di relazione. Essa ri leva che, secondo le ricorrenti, il piano indu striale e gli obiettivi di vendita della GQ non sono soggetti allapprovazione delle control lanti. Non esistono rapporti industriali, siner gie o sovrapposizioni verticali tra le attivit della Repsol e quelle della controllata, dato che la GQ realizza prodotti che non presenta no alcun collegamento con quelli della Rep sol. Nel periodo dellinfrazione non vi sono state sovrapposizioni fra i consigli di ammi nistrazione delle tre societ. La Commissione fa inoltre riferimento alle spiegazioni fornite dalla Repsol, secondo cui la GQ era libe ra di gestire la propria politica commerciale senza interferenze da parte sua, poich la Repsol aveva acquisito la GQ nellambito di un pacchetto pi ampio, e non perch fosse interessata alle sue attivit, e ha tentato pi volte di venderla, senza riuscirvi. I-7

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MAZK CAUSA C-90/09P

11. Tuttavia, ai punti 259-264 della decisio ne contestata la Commissione osserva che la Repsol era stata lunica azionista della GQ a partire dal 1994. Secondo la Commissione, essa era quindi in grado di conoscere le attivi t della GQ in virt del suo controllo al 100% e della sua responsabilit globale. Quanto ai tentativi di vendere la GQ, la Commissione ritiene che, anche ammettendo che tali ten tativi fossero idonei a dimostrare che la Rep sol non era interessata alle attivit della con trollata, ci non implicasse che essa non fosse interessata ad esercitare uninfluenza deter minante sulla GQ per assicurare che lavvia mento e il valore commerciale di tale societ non diminuissero nel periodo necessario ad individuare un acquirente interessato.

contestata che il contratto di rappresentanza tra la GQ e la Repsol Italia dimostra che sus sistono connessioni verticali tra la Repsol e le sue controllate. Infine, la Commissione osserva che le informazioni fornite dalla GQ alla Repsol Italia riguardo ad un aumento del prezzo dei suoi prodotti non costituisce la prova di un conflitto di interessi tra la GQ e la Repsol, in quanto ad ogni aumento del fatturato della GQ risultante da un aumento di prezzo dei suoi prodotti conseguirebbe an che un aumento del fatturato della Repsol.

12.Nella decisione contestata la Commis sione rileva inoltre che limputazione ad una societ controllante della responsabilit per il comportamento tenuto sul mercato da una controllata non presuppone che le attivit della prima si sovrappongano, anche solo parzialmente, o siano strettamente connesse a quelle della seconda. In base alla stessa logi ca, la Commissione afferma che la mancanza di sovrapposizione dei rispettivi consigli di amministrazione non dimostra di per s che la GQ sia autonoma, dato che, come emerge dai documenti forniti dalla Repsol, la GQ comunicava alla RQ i propri risultati in termi ni di vendite, di produzione e finanziari.

14. Nella decisione contestata si afferma inoltre che, sebbene lamministratore uni co avesse delegato i propri poteri relativi alla gestione operativa della GQ, esso costi tuiva ugualmente un tramite fra la GQ e la RQ, attraverso il quale venivano passate alla controllante informazioni sulle vendite, sulla produzione e sui risultati finanziari. Inoltre, i risultati finanziari della GQ erano consoli dati con quelli della Repsol, con la conse guenza che i profitti e le perdite della GQ si rispecchiavano nei profitti e nelle perdite del gruppo.

13. Inoltre, la Commissione afferma che, se condo la Repsol, la GQ stabiliva autono mamente i prezzi dei prodotti da essa venduti alla Repsol Italia, il che dimostrerebbe che la GQ agiva autonomamente e che suoi interes si erano diversi da quelli della Repsol. Tut tavia, la Commissione rileva nella decisione I-8

15. Infine, la Commissione aggiunge a tale ri guardo che si pu presumere che una control lante e la sua controllata al 100% costituiscano unimpresa unica ai sensi dellart.101TFUE. Ci premesso, la Commissione ritiene che la RQ e la RYPF non abbiano confutato la pre sunzione di responsabilit per il comporta mento illecito della GQ.

GENERAL QUMICA E A. / COMMISSIONE

16.Allart. 1 della decisione contestata la Commissione ha dichiarato che dal 31 otto bre 1999 al 30giugno 2000 la GQ, la RQ e la RYPF hanno partecipato, in violazione, inter alia, dellart. 101 TFUE, ad un complesso di accordi e di pratiche concordate consisten ti nella fissazione dei prezzi e nello scambio di informazioni riservate nel settore dei pro dotti chimici a base di gomma nellambito SEE. Lart. 1, lett. f ), della decisione conte stata menziona la partecipazione della GQ allinfrazione, mentre le lett. g) e h) del me desimo articolo si riferiscono rispettivamen te alla partecipazione della RQ e della RYPF allinfrazione.

motivazione e una violazione del principio della parit di trattamento nellapplicazione della comunicazione sulla cooperazione.

19.Poich i motivi dedotti dalle ricorrenti nel presente procedimento riguardano solo la parte della sentenza del Tribunale relativa al primo motivo di annullamento sollevato nel procedimento dinanzi a detto giudice3, verr riprodotto solo tale titolo della sentenza im pugnata. Ai punti58-84 della sentenza impu gnata il Tribunale formula le seguenti conclu sioni in ordine al primo motivo:

17. Allart. 2, lett. d), della decisione conte stata la Commissione ha inflitto una sanzione di EUR3,38milioni alla GQ, in solido con la RQ e la RYPF, per le infrazioni di cui allart.1.

BLa sentenza impugnata

58. Secondo costante giurisprudenza, la cir costanza che la controllata abbia una per sonalit giuridica distinta non basta ad escludere la possibilit che il suo compor tamento sia imputato alla societ control lante, in particolare qualora la controllata non determini in modo autonomo la sua linea di condotta sul mercato, ma si at tenga, in sostanza, alle istruzioni che le vengono impartite dalla societ control lante (sentenze della Corte 25 ottobre 1983, causa 107/82, AEG-Telefunken/ Commissione, Racc.pag.3151, punto49, e 16 novembre 2000, causa C-286/98 P, Stora Kopparbergs Bergslags/Commis sione, Racc.pag.I-9925, in prosieguo: la sentenza Stora, punto26).

18. Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale l8 marzo 2006, la GQ, la RQ e la RYPF proponevano un ri corso diretto allannullamento parziale della decisione contestata. A sostegno delle loro domande dinanzi al Tribunale, esse deduce vano tre motivi. In primo luogo, un errore manifesto di valutazione e un difetto di mo tivazione relativamente alla responsabilit in solido delle tre imprese. In secondo luogo, un errore nel calcolo dellammenda. In terzo luogo, un errore di valutazione, un difetto di

59. Inoltre, nel caso particolare in cui una societ controllante detenga il 100 % del capitale della sua controllata che si sia resa responsabile di un comportamento
3  Relativo ad un errore di valutazione e ad un difetto di moti vazione riguardo alla responsabilit in solido della GQ, della RQ e della RYPF.

I-9

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MAZK CAUSA C-90/09P

illecito, esiste una presunzione semplice che tale societ controllante eserciti effettivamente uninfluenza determinante sul comportamento della sua controllata (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 27 settembre 2006, causa T-314/01, Avebe/Commissione, Racc.pag.II-3085, punto 136, e giurisprudenza ivi citata) e che esse costituiscano quindi ununica impresa ai sensi dellart. [101 TFUE] (sentenze 15 giugno 2005, cause riunite T-71/03, T-74/03, T-87/03 e T-91/03, Tokai Carbon ea./Commissione, in prosie guo: la sentenza Tokai II, punto 59). Incombe quindi alla societ controllante che contesta dinanzi al giudice comunitario una decisione della Commissione che le infligge unammenda per il comportamento della sua controllata confutare tale presunzione fornendo elementi di prova idonei a dimostrare lautonomia della sua controllata (sentenza Avebe/ Commissione, cit., punto 136; v. anche, in tal senso, sentenza Stora, citata al punto58 supra, punto29).

61. Peraltro, e contrariamente a quanto so stenuto dalle ricorrenti, non una rela zione di istigazione a commettere lilleci to tra la controllante e la sua controllata n, a maggior ragione, unimplicazione della prima in tale illecito, ma il fatto che esse costituiscono ununica impresa ai sensi dellart. [101 TFUE] che permette alla Commissione di adottare la decisio ne che impone ammende nei confronti della societ controllante di un grup po di societ. Infatti, occorre ricordare che il diritto comunitario in materia di concorrenza riconosce che varie societ appartenenti ad uno stesso gruppo costi tuiscono unentit economica e pertanto unimpresa ai sensi degli artt.[101TFUE e102TFUE] se le societ interessate non determinano in modo autonomo il loro comportamento sul mercato (sentenza del Tribunale 30 settembre 2003, cau sa T-203/01, Michelin/Commissione, Racc.pag.II-4071, punto290).

60. A tal riguardo, vero che, come fanno valere le ricorrenti, nella sentenza Sto ra, citata al punto 58 supra (punti 28 e29), la Corte ha menzionato, oltre alla % del capitale del detenzione del 100 la controllata, altre circostanze, quali la mancata contestazione dellinfluenza esercitata dalla controllante sulla politi ca commerciale della propria controllata e la rappresentanza congiunta delle due societ durante il procedimento ammi nistrativo. Tuttavia, tali circostanze sono state rilevate dalla Corte solo con lo biettivo di mostrare tutti gli elementi su cui il Tribunale aveva fondato il proprio ragionamento, per concludere che tale ragionamento non si fondava esclusiva mente sulla detenzione dellintero capita le della controllata da parte della societ controllante. I-10

62. Alla luce di tali considerazioni, suf ficiente che la Commissione provi che lintero capitale di una controllata sia de tenuto dalla controllante per concludere che questultima esercita uninfluenza determinante sulla sua politica commer ciale. La Commissione potr, in seguito, ritenere la societ controllante solidal mente responsabile per il pagamento dellammenda inflitta alla sua controllata, anche nel caso in cui sia stato dimostrato che la controllante non ha partecipato di rettamente agli accordi, a meno che tale societ provi che la controllata si com porta in maniera autonoma sul mercato.

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63. Pertanto, nella specie, la Commissio ne non ha ignorato la giurisprudenza della Corte e del Tribunale limitandosi % a fare riferimento al fatto che il 100 del capitale della GQ era detenuto dalle controllanti e a confutare gli argomenti delle ricorrenti diretti a dimostrare che la GQ era autonoma, per imputare a tali societ le azioni anticoncorrenziali di questultima.

66. Orbene, nella specie la Commissione af ferma, al punto262 della decisione impu gnata, che lamministratore unico agisce tuttora da tramite fra la GQ e la RQ, che la RYPF consolida i bilanci della GQ e della RQ a livello di gruppo e che la RQ e la RYPF hanno risposto congiuntamen te alla comunicazione degli addebiti. Tali elementi depongono a favore dellesisten za di unentit unica.

64. La Commissione non ha quindi com messo un errore considerando la RQ e la RYPF responsabili per uninfrazione che si reputa abbiano commesso esse stesse in ragione di tale imputazione (v., in tal senso, sentenza 16novembre 2000, causa C-294/98 P, Mets Serla Oyj e a./Com missione, Racc.pag.I-10065, punto28). A tal riguardo, inoperante largomento secondo cui la RQ e la RYPF non hanno partecipato direttamente allinfrazione controversa.

67. Incombeva quindi alla RYPF e alla RQ dimostrare, nella fase precontenziosa, che la GQ determinava autonomamente il proprio comportamento sul mercato e che la RYPF e la RQ non esercitava no uninfluenza determinante sulla sua politica.

65. In secondo luogo, per quanto riguar da largomento secondo cui durante la fase precontenziosa del procedimento la RYPF e la RQ hanno fornito alla Com missione un insieme di documenti per confutare la presunzione di responsabili t e fornire una prova tangibile dellauto nomia commerciale e operativa della GQ, si deve rilevare che incombe alla societ controllante sottoporre alla valutazione del Tribunale ogni elemento relativo ai vincoli organizzativi, economici e giuri dici intercorrenti con la propria control lata e che essa considera atto a dimostra re che la controllante e la controllata non costituiscono unentit economica unica.

68. A tal riguardo, occorre ricordare che le ri correnti hanno dichiarato che la RQ ave va dimostrato alla Commissione di avere ordinato alla GQ, in seguito allispezione effettuata presso la sede di questultima il 27settembre 2002, di cessare qualsiasi pratica che potesse costituire uninfrazio ne delle norme di concorrenza.

69. Tale dichiarazione delle ricorrenti suf ficiente di per s a dimostrare che la RQ esercitava uninfluenza determinante sul la politica della GQ, non solo sul mercato, ma anche riguardo al comportamento il lecito oggetto della decisione impugnata. I-11

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MAZK CAUSA C-90/09P

70. Ad abundantiam, tuttavia, il Tribuna le esaminer se, come sostengono le ri correnti, nella decisione impugnata la Commissione sia incorsa in un errore di valutazione relativamente alle prove pro dotte dalle ricorrenti, o se le abbia erro neamente ignorate.

Se il consiglio di amministrazione della GQ interviene in maniera significativa in vari aspetti essenziali della strategia della GQ, quali la vendita di immobili o di una partecipazione, riservandosi la decisione finale al riguardo, ne consegue che esso esercita uninfluenza determinante sul comportamento della GQ.

71. A tale proposito, si deve rilevare che il fatto che le attivit della controllata sia no diverse, anche completamente, dalle attivit del gruppo, o la circostanza che la controllante abbia tentato, peraltro senza riuscirvi, di rivendere la propria controllata non sono atti a confutare la presunzione di responsabilit a carico della RQ e della RYPF. Infatti, anche se spesso i gruppi di imprese e le holding esercitano attivit diverse e talora cedo no alcune delle loro controllate, tali sog getti sono gi stati considerati come unu nica impresa ai sensi dellart.[101TFUE] (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 27settembre 2006, causa T-330/01, Akzo Nobel/Commissione, Racc.pag.II-3389, punti78 e82).

73. Per quanto riguarda largomento relativo alla mancanza di sovrapposizione nella composizione degli organi delle societ ricorrenti, si deve osservare che dalla let tera del 5aprile 2004 inviata dalla GQ alla Commissione e prodotta dalle ricorren ti durante la fase precontenziosa risulta che il sig.[riservato] stato sia presiden te del consiglio di amministrazione della GQ tra il 1996 e il 2000 sia membro del consiglio di amministrazione della RQ tra il 1998 e il 1999. Inoltre, si deve rile vare che, interrogate su questo punto in udienza, le ricorrenti hanno ammesso, quanto meno implicitamente, lesistenza di tale sovrapposizione.

72. Inoltre, la Commissione, in risposta alla richiesta di documenti presentata dalle ricorrenti, ha fornito alla Corte una docu mentazione comprensiva dei verbali delle riunioni del consiglio di amministrazione della RQ relativi al periodo 1998-2000 in cui figuravano i risultati finanziari della GQ, nonch una delibera concernente la cessione della partecipazione della GQ nella Silqumica, SA e la vendita di beni immobili della GQ. Tale documento con ferma in sostanza quanto dichiarato dalla Commissione nella decisione impugnata. I-12

74. Analogamente, alla luce della succitata giurisprudenza, non possono essere ac colti gli argomenti secondo cui la Com missione non avrebbe esaminato, nella decisione impugnata, le prove materiali dalle quali risultava che solo i dirigen ti della GQ decidevano e mettevano in atto la politica commerciale della societ, senza che la RQ fosse previamente infor mata o accordasse la propria autorizza zione. Lo stesso vale per gli argomenti se condo cui le informazioni fornite alla RQ dalla GQ non riguardavano la politica commerciale, bens i risultati finanziari della controllata.

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75. Per quanto attiene al rapporto tra la GQ e la Repsol Italia, va rilevato che la Com missione, nella decisione impugnata, re spinge giustamente largomento delle ri correnti relativo ad un presunto conflitto di interessi tra la GQ e le sue controllanti, dichiarando che la RYPF consolida i bi lanci del gruppo, che costituito da varie controllate, comprese la GQ e la Repsol Italia. Inoltre, la Commissione rileva cor rettamente che tali rapporti sono atti a rafforzare la presunzione che esse costi tuiscano ununica impresa.

costituisse effettivamente con essa unu nica impresa ai sensi dellart.[101TFUE], cosa che non ha fatto.

76. In tale contesto, occorre concludere, come ha fatto la Commissione al pun to264 della decisione impugnata, che le ricorrenti non sono riuscite a confutare la presunzione di responsabilit delle controllanti.

79. In secondo luogo, per quanto riguarda largomento secondo cui non si poteva prevedere che la RYPF sarebbe stata di chiarata responsabile in solido con la RQ e la GQ, le ricorrenti sostengono sostan zialmente che, a differenza della decisio ne impugnata, la comunicazione degli addebiti giustificava la responsabilit del la RYPF non alla luce del comportamen to illecito della GQ, ma esclusivamente in relazione a quello della RQ.

77. Infine, nessuno degli argomenti dedotti in subordine dalle ricorrenti idoneo ad inficiare la decisione contestata.

78. In primo luogo, per quanto riguarda lar gomento secondo cui la Commissione non avrebbe mai chiesto informazioni in merito al rapporto tra la RQ e la RYPF e non avrebbe mai tentato di accertare se la RQ e la RYPF facessero parte della stessa impresa, sufficiente rilevare che, poich le ricorrenti non contestano che la RYPF detenga il 100% del capitale della RQ, in combeva alla RYPF confutare la presun zione che essa esercitasse uninfluenza determinante sulla politica della RQ e

80. Occorre rilevare che la comunicazione degli addebiti e la decisione impugnata non presentano differenze a tale propo sito. Il punto 254 della decisione impu gnata dichiara le ricorrenti responsabili in solido, segnatamente in ragione del fatto che la RQ detiene il 100% del capi tale della GQ e la RYPF detiene il 100% del capitale della RQ, mentre nella co municazione degli addebiti si afferma, al punto344, che la responsabilit della RQ si estende alla RYPF per effetto della pre sunzione relativa al suo controllo e alla sua influenza determinante risultanti dal fatto che essa detiene il 100% del capitale della RQ.

81. Largomento secondo cui le due dichia razioni sarebbero contraddittorie si fonda su uninterpretazione errata della I-13

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MAZK CAUSA C-90/09P

giurisprudenza relativa allimputabilit dellinfrazione. La presunzione di re sponsabilit derivante dalla detenzione del capitale non si applica solo nei casi in cui esiste un rapporto diretto tra con trollante e controllata, ma anche nei casi, come quello di specie, in cui tale rappor to indiretto e si esplica attraverso una controllata interposta.

84. Alla luce di tutti gli elementi che precedo no, occorre respingere il primo motivo.

IIIConclusioni delle parti

82. Pertanto, poich le norme comunitarie in materia di concorrenza riconoscono che societ diverse appartenenti allo stesso gruppo costituiscono unentit econo mica e quindi unimpresa ai sensi degli artt.[101TFUE e102TFUE], se esse non determinano autonomamente il proprio comportamento sul mercato, irrilevan te che tali societ siano controllate diret tamente o indirettamente da una societ capogruppo, dato che la responsabilit dellinfrazione pu essere comunque at tribuita a questultima (v., in tal senso, sentenza Michelin/Commissione, cit. al punto61 supra, punto290).

20. Con la loro impugnazione, le ricorrenti chiedono che la Corte voglia:

annullare la sentenza 18dicembre 2008, causa T-85/06, nella parte in cui respin ge il motivo di annullamento fondato sullerrore manifesto di valutazione e sul difetto di motivazione relativamente alla responsabilit solidale delle ricorrenti;

83. Si deve quindi concludere che le ricor renti non potevano ragionevolmente de durre dalla comunicazione degli addebiti, e in particolare dal suo punto344, che la Commissione non avrebbe attribuito lin frazione controversa alla RYPF. I-14

annullare gli artt.1, lett.g) eh), e2, lett.d), della decisione contestata nella parte in cui dichiara che la RYPF e la RQ sono responsabili congiuntamente e solidal mente di una violazione dellart.81, n.1, del TrattatoCE (divenuto art.101TFUE) insieme alla GQ, e, in subordine, nella parte in cui tale decisione diretta contro la RYPF, in entrambi i casi con riduzione adeguata della sanzione.

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21. La Commissione chiede alla Corte di:

ASul primo motivo

respingere il ricorso;

condannare le ricorrenti alle spese.

IVLimpugnazione

23. Le ricorrenti sostengono che il Tribuna le ha erroneamente adottato un criterio per limputazione della responsabilit alla con trollante per le azioni della controllata che non presenta alcun nesso con i fatti e le circo stanze del caso di specie, n con linfrazione commessa dalla controllata. Pertanto, il Tri bunale sarebbe incorso in un errore di dirit to per avere attribuito alla controllante la re sponsabilit per le azioni della controllata in base alla constatazione dellesistenza di unu nit economica fondata sulla mera possibili t o capacit della controllante di esercitare uninfluenza determinante sulla controllata.

22.Le ricorrenti deducono due motivi a sostegno della loro impugnazione. In pri mo luogo, un errore di diritto relativamente allimputazione della responsabilit per la vio lazione dellart.81, n.1, CE (divenuto art.101, n. 1, TFUE) e allinterpretazione ed applica zione della presunzione del controllo sullaf filiata da parte della societ capogruppo, da cui deriverebbe una violazione delle norme in materia di onere della prova e un travisamen to dei fatti. Le ricorrenti lamentano inoltre la trasformazione della presunzione semplice in presunzione legale (iuris et de iure) e la man cata applicazione del principio della respon sabilit personale. In secondo luogo, un er rore di diritto relativamente allimputazione della responsabilit alla societ capogruppo, la RYPF, attraverso unillegittima estensione della presunzione relativa al controllo dellaf filiata da parte della capogruppo. Le ricorren ti lamentano inoltre uninversione dellonere della prova e lesistenza di una responsabilit automatica in relazione al gruppo di societ.

24. Le ricorrenti ritengono che il Tribunale abbia applicato erroneamente la giurispru denza secondo cui la condotta di una con trollata imputabile alla controllante se tale controllata non determina autonomamente il proprio comportamento sul mercato, ma ap plica sostanzialmente le direttive impartitele dalla controllante con cui costituisce ununit economica4. Il Tribunale non avrebbe potuto dichiarare lesistenza di ununit economica unicamente sulla base di una presunzione semplice5 secondo cui una controllante che detenga lintero capitale della controllata in grado di esercitare uninfluenza determinante sul suo comportamento.
4  V. sentenza 14luglio 1972, causa 48/69, Imperial Chemical Industries/Commissione (Racc.pag.619, punti133 e134). 5  V. sentenza 25ottobre 1983, causa 107/82, AEGTelefunken/ Commissione (Racc.pag.3151, punto50).

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CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MAZK CAUSA C-90/09P

25. Le ricorrenti ritengono quindi che il Tri bunale, dichiarando nella sentenza impugna ta che la Commissione non tenuta a fornire altre prove per dimostrare che la controllante ha effettivamente influenzato il comporta mento della controllata6, abbia violato il prin cipio della responsabilit personale, nonch le norme in materia di onere della prova, e abbia reso irrefutabile la presunzione controversa, dato che impossibile dimostrare lassenza di responsabilit personale della controllante.

26. Le ricorrenti considerano che la presun zione dellinfluenza determinante basata sul controllo del 100% del capitale non esime la Commissione dallonere di provare la respon sabilit della controllante, verificando in base alle prove se essa esercitasse effettivamente un controllo sullaffiliata e se questultima ap plicasse in misura significativa le istruzioni ricevute7.

28.La Commissione sostiene che le ricor renti rimettono in discussione la costan te giurisprudenza comunitaria in materia di responsabilit solidale. Nella sentenza AEG Telefunken/Commissione8 la Corte ha chiaramente affermato la presunzione se condo cui una controllata al 100% segue ne cessariamente la politica stabilita dagli stessi organi statutari che fissano la politica della controllante. Pertanto, la responsabilit im putabile alla controllante per uninfrazione commessa dalla controllata anche in assenza della prova che la controllante fosse coinvolta nei fatti che hanno dato luogo allinfrazione di cui trattasi. Peraltro, anche nella sentenza Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione9 la Corte ha confermato la responsabilit della controllante in base alla suddetta presunzio ne senza richiedere ulteriori elementi idonei a collegare la controllante allinfrazione.

27. Inoltre, secondo le ricorrenti, non sareb be stato individuato il tipo di prova che occor re produrre per confutare la presunzione. La sentenza impugnata non pone limiti al potere discrezionale di cui dispone la Commissione per valutare le prove prodotte nel tentativo di confutare la presunzione.
6  E quindi seguendo una propria recente giurisprudenza che reinterpreta la sentenza della Corte 16 novembre 2000, causa C-286/98 P, Stora Kopparbergs Bergslags/Com missione (Racc. pag. I-9925), quali le sentenze 12 dicem bre 2007, causa T-112/05, Akzo Nobel e a./Commissione (Racc. pag. II-5049, punti 60 e 61), e 8 ottobre 2008, causa T-69/04, Schunk e Schunk Kohlenstoff-Technik/Commis sione (Racc.pag.II-2567, punto57). 7 V. sentenze 15 settembre 2005, causa T-325/01, Daimler Chrysler/Commissione (Racc. pag. II-3319, punto 218), e 26aprile 2007, cause riunite T-109/02, T-118/02, T-122/02, T-125/02, T-126/02, T-128/02, T-129/02, T-132/02 e T-136/02, Bollor e a./Commissione (Racc. pag. II-947, punto132).

29.A tal riguardo, la Commissione ritiene che, contrariamente a quanto sostenuto dal le ricorrenti, la presunzione controversa non esima la Commissione dallonere della prova ad essa incombente. Infatti, come spiegato dallavvocato generale Kokott nella causa 10, il ricorso a tale presunzione non comporta uninversione dellonere della prova (il che sa rebbe incompatibile con la presunzione di in nocenza). Dal momento che la partecipazio ne al 100% della societ madre nella propria controllata autorizza prima facie a conclude re per un effettivo esercizio di influenza de terminante, incombe alla detta societ madre controbattere appunto tale inferenza produ cendo prove contrarie concludenti. Pertanto, la Commissione tenuta solo a produrre la
8 Citata alla nota5. 9 Citata alla nota6. 10  C-97/08 P, Akzo Nobel e a./CommissioneSentenza 10 set tembre 2009, Racc.pag.I8237.

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prova indispensabile dellapplicabilit della presunzione.

30. Secondo costante giurisprudenza, il comportamento di una controllata pu essere imputato alla societ controllante in partico lare qualora, pur avendo personalit giuri dica distinta, tale controllata non determini in modo autonomo la sua linea di condotta sul mercato, ma si attenga, in sostanza, alle istruzioni che le vengono impartite dalla so ciet controllante, in considerazione, in par ticolare, dei vincoli economici, organizzativi e giuridici che intercorrono tra le due entit giuridiche. Ci si verifica perch, in tale situa zione, la societ controllante e la propria con trollata fanno parte di una stessa unit econo mica e, pertanto, formano una sola impresa, il che consente alla Commissione di emanare una decisione che infligga ammende nei con fronti della societ controllante, senza neces sit di dimostrare limplicazione personale di questultima nellinfrazione11.

32. Nella suddetta sentenza la Corte ha di chiarato che una societ controllante la qua % del capitale della propria le detenga il 100 controllata che abbia infranto le norme UE in materia di concorrenza pu esercitare unin fluenza determinante sul comportamento di tale controllata ed esiste una presunzione semplice secondo cui la detta societ control lante esercita effettivamente uninfluenza de terminante sul comportamento della propria controllata12. In tale contesto la Commis sione potr ritenere la societ controllante solidalmente responsabile per il pagamento dellammenda inflitta alla propria controlla ta, a meno che detta societ controllante, cui incombe lonere di confutare tale presunzio ne, non fornisca sufficienti elementi di prova idonei a dimostrare che la propria control lata si comporta in maniera autonoma sul mercato13.

31. Per quanto riguarda il caso in esame, re lativo ad una controllante che detiene il 100% del capitale di una controllata che ha violato le norme di concorrenza dellUnione europea (UE), le osservazioni scritte presentate nel presente procedimento il 27 febbraio 2009 (atto introduttivo) e il 14maggio 2009 (con troricorso) risultano, a mio parere, parzial mente superate in seguito alla sentenza della Corte nella causa C-97/08P, Akzo Nobel ea./ Commissione, pronunciata il 10 settembre 2009. Tale circostanza stata ammessa dalle parti alludienza del 29aprile 2010 nel presen te procedimento di impugnazione.
11  V. sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, causa C-97/08P (citata alla nota10, punti58 e59 e giurisprudenza ivi richia mata). Il velo della struttura societaria viene infatti solle vato per svelare lentit economica o limpresa responsabile dellinfrazione.

33. Contrariamente quindi a quanto sosten gono le ricorrenti, il Tribunale non incorso in un errore di diritto per avere dichiarato che, nel caso di una controllata al 100%, lapplica zione di tale presunzione non subordinata alla circostanza che la Commissione produ ca ulteriori elementi di prova idonei a dimo strare che la controllante ha effettivamente
12  V. punto 60 di detta sentenza (citata alla nota 10). A mio parere, la presunzione controversa ha il merito di essere chiara e di facilitare quindi la certezza del diritto. V., in proposito, conclusioni dellavvocato generale Kokott nella causa C-97/08 P, Akzo Nobel e a./Commissione (para grafo71). Le controllanti vengono dunque informate delle loro eventuali responsabilit, in determinate circostanze, per le azioni delle controllate e possono quindi adottare le misure necessarie, che hanno il potere di adottare in virt del fatto che detengono il 100% del capitale di tali control late, per garantire che esse rispettino le norme in materia di concorrenza. 13 V. sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, causa C-97/08P, punto 61 (citata alla nota 10). Ritengo che, qualora sussi sta tale presunzione, lonere della prova incomba effettiva mente alla societ controllante, se essa intende confutare detta presunzione, e che essa abbia lonere di produrre ele menti di prova idonei a dimostrare che la propria control lata si comporta in maniera autonoma sul mercato. Rilevo che non mi risultano casi dinanzi alla Corte o al Tribunale in cui detta presunzione sia stata effettivamente confutata.

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esercitato uninfluenza determinante sul comportamento della controllata14. Pertanto, in base alla presunzione controversa, la Commissione non tenuta a produrre ulteriori elementi di prova idonei a dimostrare che la controllante ha realmente influenzato il comportamento della controllata o era a conoscenza dellinfrazione o della partecipazione della controllata allinfrazione15.

35. La presunzione, tuttavia, valida a meno che la controllante riesca a dimostrare che la controllata agiva autonomamente sul merca to. Largomento secondo cui una controllata % agisce autonomamente sul mercato al 100 devessere suffragato da elementi di prova chiari ed univoci che devono essere valuta ti alla Commissione, il cui apprezzamento soggetto, in definitiva, al sindacato giurisdi zionale della Corte.

34.Tuttavia, si deve rilevare che nella sen tenza Akzo Nobel e a./Commissione, causa P, la Corte ha sottolineato loppu C-97/08 gnabilit della presunzione controversa. Una conclusione diversa, a mio parere, compor terebbe una violazione di diritti fondamen tali16. Loppugnabilit della presunzione necessaria per garantire i diritti della difesa e il diritto di accesso alla giustizia della control lante in questione ed volta, in particolare, a controbilanciare il fatto che la presunzione riduce fortemente lonere probatorio incom bente alla Commissione. Tutte le prove pro dotte dalla controllante vanno quindi valutate e soppesate con grande attenzione. Pertanto, deve essere respinto largomento delle ricor renti secondo cui si tratterebbe in realt di una presunzione irrefutabile.
14  V. punto62 della sentenza impugnata. 15 V. conclusioni dellavvocato generale Kokott nella causa C-97/08 P, Akzo Nobel e a./Commissione (citata alla nota10), paragrafi90 e91). 16  V., in particolare, art.47 della Carta dei diritti fondamen tali dellUnione europea, proclamata a Nizza il 7dicembre 2000 (GUC364, pag.1), come modificata a Strasburgo il 12 dicembre 2007 (GU C 303, pag. 1), intitolato Diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale, e art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti delluomo e delle libert fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 (in prosieguo: la CEDU), intitolato Diritto ad un processo equo. A tal riguardo, si pu rav visare unanalogia con la giurisprudenza nel settore degli appalti pubblici, in cui la Corte ha considerato contrarie al diritto UE le disposizioni di diritto nazionale che escludono automaticamente taluni partecipanti dagli appalti pubblici. V. sentenze 3marzo 2005, cause riunite C-21/03 eC-34/03, Fabricom (Racc. pag. I-1559, punti 33 e 35); 16 dicem bre 2008, causa C-213/07, Michaniki (Racc. pag. I-9999, punti 63-69); 19 maggio 2009, causa C-538/07, Assitur (Racc. pag. I-4219, punti 29-33), e 23 dicembre 2009, causa C-376/08, Serrantoni e Consorzio stabile edili (Racc. pag.I-12169, punti40-46).

36.Inoltre, poich talune prove, prese iso latamente, potrebbero non essere sufficienti per confutare la presunzione controversa, ritengo che si debbano prendere in conside razione congiuntamente tutte le prove pro dotte dalla ricorrente onde stabilire se esse siano sufficienti a tale scopo. Come la Corte ha chiaramente statuito nella sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, causa C-97/08P, al fine di stabilire se una controllata determini in maniera autonoma il suo comportamento sul mercato, devono essere presi in conside razione tutti i vincoli organizzativi, economi ci e giuridici intercorrenti tra la controllata e la controllante, i quali possono variare a se conda dei casi e non possono essere elencati in modo tassativo17.

37.Le ricorrenti hanno dedotto vari argo menti aggiuntivi secondo cui il Tribunale sa rebbe incorso in un errore di diritto o avrebbe travisato i fatti relativamente alle prove da loro prodotte dinanzi ad esso. La Commissio
17  V. punto74 (causa citata alla nota10). Pertanto, contraria mente a quanto sostenuto dalle ricorrenti con gli argomenti menzionati al paragrafo 27 supra, il Tribunale e la Corte non sono tenuti ad indicare in astratto quale tipo di prova debba essere prodotto per confutare la presunzione.

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ne contesta tali argomenti. Ritengo, come si vedr meglio pi avanti, che la maggior parte degli argomenti delle ricorrenti sia diretta unicamente ad ottenere una nuova valutazione dei fatti in questione da parte della Corte, il che va chiaramente al di l delle sue competenze in sede di impugnazione18.

38.Le ricorrenti ritengono che, contraria mente a quanto dichiarato dal Tribunale al punto66 della sentenza impugnata, secondo cui il fatto che lamministratore unico abbia agito da tramite fra la GQ e la RQ, che la RYPS consolidi i bilanci della GQ e della RQ a livel lo di gruppo e che la RQ e la RYPF abbiano risposto congiuntamente alla comunicazione degli addebiti militano a favore dellesistenza di ununica entit, tali elementi non consen tano di constatare lesistenza di ununit eco nomica atta a giustificare limputazione della responsabilit alla controllante.

stati utilizzati dal Tribunale isolatamente, ma solo come ulteriori prove a conferma delle sistenza di ununit economica desunta dalla detenzione del 100% del capitale di una con trollata19. Sembrerebbe che sia le ricorrenti sia la Commissione concordino sul fatto che i bilanci in questione venivano consolidati a livello di gruppo per rispettare un obbligo giuridico derivante dai vincoli intercorren ti tra le societ in questione. Poich tutti gli elementi rilevanti relativi ai vincoli economi ci, organizzativi e giuridici tra la controllata e la controllante devono essere presi in con siderazione in quanto prove dellesistenza di ununit economica20, ritengo che il Tribuna le non sia incorso in un errore per avere te nuto conto del suddetto elemento, ancorch solo come prova aggiuntiva. Inoltre, poich le ricorrenti non contestano che esistesse ef fettivamente un collegamento tra la GQ e la RQ sotto forma di un amministratore unico, tale elemento non era irrilevante come prova ulteriore dellesistenza di ununit economica costituita dalla GQ, dalla RQ e dalla RYPF. Inoltre, non irrilevante neppure il fatto che la RQ e la RYPF abbiano risposto congiun tamente alla comunicazione degli addebiti della Commissione, sempre in quanto prova aggiuntiva idonea a dimostrare lesistenza di ununit economica21.

39.Prima di esaminare nel merito ciascu no di tali elementi, rilevo che essi non sono
18  Secondo una giurisprudenza costante, la Corte non com petente ad accertare i fatti n, salvo eccezioni, ad esaminare le prove sulle quali il Tribunale ha basato il proprio accerta mento dei fatti. Una volta che le prove sono state acquisite regolarmente e che i principi generali del diritto e le norme di procedura in materia di onere e di produzione della prova sono stati rispettati, spetta unicamente al Tribunale pronunciarsi sul valore da attribuire agli elementi dinanzi ad esso prodotti. Questa valutazione non costituisce per tanto una questione di diritto, come tale soggetta al con trollo della Corte, salvo il caso di snaturamento di questi elementi. Il ricorrente che faccia valere uno snaturamento di elementi di prova da parte del Tribunale deve indicare con precisione gli elementi che sarebbero stati snaturati da questultimo e dimostrare gli errori di valutazione che, a suo avviso, avrebbero portato il Tribunale a tale snaturamento. Questultimo sussiste quando, senza che occorra assumere nuove prove, la valutazione dei mezzi di prova disponibili risulta, in modo evidente, inesatta. V., in tal senso, sentenza 17 giugno 2010, causa C-413/08 P, Lafarge/Commissione (Racc. pag.I-5361, punti15-17 e giurisprudenza ivi citata).

40. Le ricorrenti sostengono altres che il Tri bunale incorso in un errore nella qualifica zione dei fatti e in un travisamento degli stes si ai punti68 e69 della sentenza impugnata per quanto riguarda la richiesta rivolta dalla
19  V. punti58-63 della sentenza impugnata. 20 V. punti 72-74 della sentenza Akzo Nobel e a./Commis sione, causa C-97/08P (citata alla nota10). 21 V., per analogia, sentenze Stora Kopparbergs Bergslags/ Commissione, citata alla nota6 (punto29), e Akzo Nobel e a./Commissione, causa C-97/08 P, citata alla nota 10 (punto50).

I-19

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MAZK CAUSA C-90/09P

RQ alla GQ di rispettare le norme in materia di concorrenza a seguito dellispezione effettuata nei locali di questultima il 27settembre 2002, in quanto tale richiesta non dimostrerebbe lesistenza di ununit economica. Ritengo che le ricorrenti non abbiano fornito la prova di un errore di diritto o di un travisamento dei fatti da parte del Tribunale. Lemanazione di tale ordine di cessazione, che non contestata dalle ricorrenti, costituisce una prova, ancorch relativa ad un momento successivo allinfrazione, del fatto che la RQ esercitava uninfluenza determinante sul comportamento tenuto sul mercato dalla GQ.

43.Le ricorrenti affermano che il Tribuna le, al punto71 della sentenza impugnata, ha palesemente travisato i fatti, omettendo di in dicare che le attivit della GQ erano state av viate prima dellingresso della RQ nel gruppo, che le attivit della GQ non erano correlate a quella della RQ e che tra il 1993 e il 2004 la RQ aveva tentato pi volte di vendere la GQ. A parere delle ricorrenti, tali elementi costi tuirebbero una prova evidente della mancan za di interesse della RQ nella GQ.

41.Al punto 69 della sentenza impugnata il Tribunale ha dichiarato che lemanazione dellordine era sufficiente di per s a dimo strare che la RQ esercitava uninfluenza de terminante sulla GQ. Tuttavia, tale dichia razione, che in qualche modo fuorviante, non costituisce un motivo per annullare la sentenza impugnata, poich va letta congiun tamente ai punti62 e63 della stessa, che fan no chiaramente riferimento allapplicazione della presunzione controversa ai fatti del caso in esame.

42.Le ricorrenti sostengono inoltre che il Tribunale, nellambito dellesame sommario svolto, unicamente ad abundantiam, ai pun ti 70-76 della sentenza impugnata ha com messo un errore nella propria valutazione in diritto e ha travisato gli elementi di prova contrari prodotti dalle ricorrenti. Date la so lidit e la chiarezza di tali elementi di prova, un osservatore obiettivo ed imparziale rileve rebbe che la GQ era indipendente dalla RQ. I-20

44. Si deve ricordare che, al punto 71 della sentenza impugnata, il Tribunale ha ritenuto che tali affermazioni non fossero sufficienti per confutare la presunzione controversa, in quanto controllante e controllata esercitano spesso attivit diverse e talora le controllanti vendono le proprie controllate. Ritengo che le ricorrenti, con tali asserzioni, non abbiano sufficientemente dimostrato un travisamento dei fatti, in quanto non hanno dimostrato gli errori di valutazione che, a loro parere, avreb bero condotto a tale travisamento. A mio av viso, le ricorrenti, pur facendo valere formal mente un motivo di diritto, sostanzialmente rimettono in discussione la valutazione dei fatti operata dal Tribunale. Inoltre, per quanto riguarda largomento secondo cui il Tribunale non avrebbe rilevato che le attivit della GQ erano state avviate prima dellingresso della stessa nel gruppo della RQ, non vedo quale rilevanza giuridica o fattuale possa avere tale argomento, dato che la RQ ha acquisito linte ro capitale della GQ tra il 1989 e il 1993, men tre linfrazione stata commessa nel periodo compreso tra il 31ottobre 1999 e il 30giugno 2000, quindi molto tempo dopo che la GQ era divenuta una controllata al 100% della RQ.

45.A parere delle ricorrenti, il fatto che al punto 72 della sentenza impugnata il

GENERAL QUMICA E A. / COMMISSIONE

Tribunale abbia fatto riferimento solo a due questioni dibattute durante due riunioni del consiglio di amministrazione della RQ su un periodo di otto anni, tra il 1998 e il 2005, di mostrerebbe in realt lassoluta mancanza di influenza e di intervento da parte della RQ nelle attivit della GQ. Il Tribunale ha rilevato che dai verbali delle riunioni del consiglio di amministrazione della RQ tenutesi fra il 1998 e il 2000 emergono i risultati finanziari della GQ e una delibera relativa alla vendita della partecipazione della GQ nella Silqumica e alla vendita di beni immobili appartenenti alla GQ. Il Tribunale ha dichiarato in base a tale elemento che il consiglio di amministrazione della RQ svolge un ruolo significativo in vari aspetti della strategia della GQ ed esercita uninfluenza determinante sul suo comporta mento, respingendo cos largomento dedotto delle ricorrenti in primo grado secondo cui i verbali delle riunioni del consiglio di ammi nistrazione della RQ tenutesi fra il 1998 e il 2000 si riferiscono unicamente ai risultati i nanziari della GQ22.

della GQ nella Silqumica e alla vendita di beni immobili appartenenti alla GQ, e in as senza di qualsiasi prova che il Tribunale abbia travisato i fatti in questione o violato le norme sullonere della prova, ritengo che largomen to delle ricorrenti relativo al punto 72 della sentenza impugnata debba essere respinto. Le ricorrenti, sostanzialmente, rimettono in discussione la valutazione dei fatti operata dal Tribunale, che, in assenza di travisamento dei fatti, va al di l della competenza di cui dispo ne la Corte nellambito di un procedimento di impugnazione.

46. A mio parere, le ricorrenti nel presente procedimento tentano di sminuire limpor tanza dei riferimenti contenuti nei verbali delle riunioni del consiglio di amministrazio ne della RQ tenutesi fra il 1998 e il 2000 alla vendita della partecipazione della GQ nella Silqumica e alla vendita di beni immobili ap partenenti alla GQ. Poich in primo grado le ricorrenti non hanno informato il Tribunale in merito ai riferimenti contenuti nei verbali in questione alla vendita della partecipazione
22  La GQ si era basata sul mero riferimento ai propri risultati finanziari indicati nei verbali in questione per dimostrare che i suoi dirigenti adottano ed applicano i propri piani strategici e commerciali e si limitano a fornire informazioni generiche alla RQ. Il Tribunale, basandosi sulle prove for nite dalla Commissione nella controreplica in primo grado, relative ai riferimenti, nei verbali in questione, alla vendita della partecipazione della GQ nella Silqumica e alla vendita di beni immobili appartenenti alla GQ, ha quindi conside rato che le prove fornite dalla Commissione suffragavano quanto da essa dichiarato nella comunicazione degli adde biti in ordine allesercizio di uninfluenza determinante.

47.Il Tribunale ha dichiarato, al punto 73 della sentenza impugnata, che il sig.[riserva to] stato sia presidente del consiglio di am ministrazione della GQ fra il 1996 e il 2000 sia membro del consiglio di amministrazione della RQ fra il 1998 e il 1999. Le ricorrenti avevano sostenuto in primo grado che non sussisteva sovrapposizione fra i loro organi allo scopo di confutare la presunzione che la RYPF e la RQ esercitino uninfluenza determi nante sulla GQ. Le ricorrenti ammettono che esisteva di fatto tale sovrapposizione, ma af fermano che essa riguardava una sola persona ed era quindi puramente marginale. Le ricor renti affermano inoltre che la Commissione venuta a conoscenza della sovrapposizione nel corso del procedimento amministrativo, ma non ha tenuto conto di tale circostanza nella comunicazione degli addebiti n nella decisione contestata in quanto elemento ido neo a dimostrare lesistenza di ununit eco nomica tra la RQ e la GQ.

48.A mio parere, le ricorrenti non hanno dimostrato che il Tribunale abbia travisato i fatti in questione o violato le norme in ma teria di onere della prova. Pertanto, gli argo menti delle ricorrenti relativi al punto73 della sentenza impugnata devono essere respinti. Ritengo che per confutare la presunzione I-21

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MAZK CAUSA C-90/09P

controversa, che si basa unicamente sulla de tenzione del 100% del capitale di una societ, sia irrilevante la circostanza che la Commis sione non si sia basata su ulteriori elementi effettivamente idonei a confermare lesistenza di ununit economica.

49. Le ricorrenti ritengono che, al punto 74 della sentenza impugnata, il Tribunale ab bia respinto erroneamente le prove prodotte per dimostrare che solo i dirigenti della GQ decidevano ed attuavano la politica com merciale della societ e largomento secondo cui le informazioni fornite dalla GQ alla RQ riguardavano solo i risultati di bilancio e dei piani strategici o commerciali23. Il Tribuna le, al punto74 della sentenza impugnata, ha considerato che tali argomenti non potevano essere accolti alla luce della giurisprudenza richiamata nella sentenza impugnata24.

23 Le ricorrenti hanno sostenuto in primo grado di avere prodotto, nella loro risposta alla comunicazione degli addebiti della Commissione, prove circostanziate idonee a dimostrare che i dirigenti della GQ agivano formalmente e sostanzialmente come amministratori di tale societ e ne decidevano autonomamente la politica commerciale. Tali argomenti sono stati dedotti per confutare la presunzione controversa. A tal riguardo, le ricorrenti, nella risposta alla comunicazione degli addebiti della Commissione, hanno fatto riferimento a taluni contratti conclusi e firmati dagli amministratori della GQ o dai dirigenti della GQ per la for nitura di materie prime, limmagazzinamento di prodotti, la cooperazione e lassistenza tecnica per la fabbricazione di prodotti nonch accordi collettivi tra i dipendenti e la dire zione aziendale. Inoltre, in primo grado le ricorrenti hanno affermato, per confutare la presunzione controversa, che gli amministratori della GQ redigevano il bilancio annuale della societ e si limitavano a fornire alla RQ informazioni generiche sulle loro attivit. 24 A tal riguardo, rilevo che il Tribunale, al punto 74 della sentenza impugnata, si limita a richiamare la giurispru denza citata in precedenza. Pertanto, ad abundantiam, esaminer tutte le sentenze richiamate dal Tribunale nei punti precedenti della sentenza impugnata, vale a dire le sentenze AEG Telefunken/Commissione, citata alla nota 5 (punto 49); Stora Kopparbergs Bergslags/Commis sione, citata alla nota 6 (punto 26); 27 settembre 2006, causa T-314/01, Avebe/Commissione (Racc. pag. II-3085, punto136); 15giugno 2005, cause riunite T-71/03, T-74/03, T-87/03 e T-91/03, Tokai Carbon e a./Commissione (punto59); 30settembre 2003, causa T-203/01, Michelin/ Commissione (Racc.pag.II-4071, punto290), e 16novem bre 2000, causa C-294/98P, Mets-Serla Oyj ea./Commis sione (Racc.pag.I-10065, punto28).

50. A mio parere, il Tribunale, limitandosi a richiamare la giurisprudenza, ha omesso di esaminare, anche solo sommariamente, se le prove circostanziate prodotte dalle ricorrenti in primo grado fossero idonee a confutare la presunzione controversa. Infatti, dalla sen tenza impugnata sembra emergere che il Tri bunale si basato unicamente sulla giurispru denza citata per concludere che tali elementi di prova non erano atti a confutare detta pre sunzione. Ritengo che la giurisprudenza ri chiamata dal Tribunale nella sentenza impu gnata non corrobori quanto da esso dichiarato al punto74, in quanto tale giurisprudenza fa riferimento soltanto alla possibilit di impu tare ad una controllante il comportamento della controllata nel caso in cui questultima abbia sostanzialmente eseguito le istruzioni impartitele dalla controllante, tenuto conto in particolare dei vincoli economici e giu ridici intercorrenti fra le due societ. Detta giurisprudenza fa inoltre riferimento alla presunzione semplice e alla possibilit per la controllante di confutarla. La giurisprudenza citata non conferma quindi quanto dichiarato dal Tribunale secondo cui le prove prodotte dalle ricorrenti in primo grado non sono ido nee a confutare la presunzione. Data lassenza di altre valutazioni o di altri ragionamenti da parte del Tribunale in ordine alle prove spe cifiche e circostanziate prodotte dalle ricor renti, ritengo che il Tribunale sia incorso in un errore di diritto al punto74 della sentenza impugnata. Il Tribunale non ha fornito alle ricorrenti unadeguata possibilit di confuta re la presunzione, diritto che chiaramente garantito dalla giurisprudenza della Corte25. Inoltre, nella sentenza Akzo Nobel ea./Com P, la Corte, propo missione, causa C-97/08 nendo un approccio caso per caso, ha specii camente evitato di definire a priori in maniera restrittiva o esaustiva le prove che possono essere valutate per stabilire se una control lata determini autonomamente il proprio

25 V. sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, causa C-97/08P, citata alla nota10 (punti63-65).

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comportamento sul mercato. Nella suddetta sentenza la Corte ha dichiarato che devono essere presi in considerazione non solo il ruolo svolto dalla controllante, inter alia, nella definizione della politica dei prezzi e nelle attivit di produzione e di distribuzione della controllata, ma altres tutti gli elementi pertinenti relativi ai vincoli economici, organizzativi e giuridici che legano tale controllata alla societ controllante26. Pertanto, anzich respingere aprioristicamente una determinata categoria di prove in quanto irrilevante al fine di confutare la presunzione controversa, o attribuire una particolare importanza ad unaltra categoria, la Corte, nella sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, causa C-97/08P, ha adottato un approccio globale relativamente agli elementi probatori diretti a confutare la presunzione. Ci non significa che le prove prodotte per confutare la presunzione, una volta esaminate, possano risultare, di fatto, del tutto inadeguate a tal fine.

51.Ne consegue che le conclusioni formu late dal Tribunale al punto74 della sentenza impugnata devono essere respinte. Ai sensi dellart.61 dello Statuto della Corte di giusti zia, quando limpugnazione accolta, la Corte di giustizia annulla la decisione del Tribunale. In tal caso, essa pu statuire definitivamente sulla controversia qualora lo stato degli atti lo consenta, oppure rinviare la causa al Tribu nale affinch sia decisa da questultimo. Nella specie, sono dellopinione che lo stato degli atti consenta di pronunciarsi in via definitiva. Pertanto, a mio parere, la Corte deve statuire definitivamente sulla controversia.

presunzione controversa riguardino le com petenze formali degli amministratori del la GQ e la loro indipendenza nella gestione ordinaria di tale societ. Le ricorrenti hanno inoltre affermato che alla RQ venivano comu nicati solo i risultati finanziari, e non infor mazioni sulla politica commerciale della GQ. A mio avviso, largomento dedotto dalle ricor renti in ordine alle informazioni finanziarie deve essere respinto, in quanto il Tribunale ha rilevato, al punto72 della sentenza impugna ta, che alla RQ venivano trasmesse ulteriori informazioni, diverse dai risultati finanziari della GQ. Inoltre, sebbene gli amministratori della GQ potessero effettivamente disporre di una notevole autonomia formale nella gestio ne ordinaria delle attivit di tale impresa27, e godessero effettivamente di unampia auto nomia formale, il Tribunale ha constatato al punto72 della sentenza impugnata che, in re alt, il consiglio di amministrazione della RQ svolge un ruolo rilevante in vari aspetti essen ziali della strategia della GQ28. Pertanto, dopo avere esaminato tali elementi, ritengo che le ricorrenti non abbiano confutato la presun zione controversa.

53.Le ricorrenti affermano che il Tribuna le, al punto 75 della sentenza impugnata,
27  A mio parere, tale prova non determinante di per s, in quanto pu essere idonea o meno, a seconda delle circo stanze del caso di specie, a confutare la presunzione con troversa. Come rilevato dallavvocato generale Kokott nelle conclusioni relative alla causa C-97/08, Akzo Nobel e a./ Commissione (citata alla nota 10, paragrafi 89 e 90), seb bene istruzioni, direttive o prerogative codecisorie impar tite o esercitate in concreto in materia di fissazione dei prezzi, di attivit produttive o distributive o di analoghi aspetti decisivi per il comportamento sul mercato costitui scano un indizio particolarmente evidente dellesistenza di uninfluenza determinante della societ madre sulla politica commerciale della propria controllata, la loro assenza, tut tavia, non impone alcuna conclusione in merito ad uneven tuale autonomia della controllata. 28  Tali elementi risultano rilevanti alla luce di quanto dichia rato dalla Corte al punto 74 della sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, causa C-97/08P (citata alla nota10), in quanto tutti gli elementi pertinenti relativi ai vincoli eco nomici, organizzativi e giuridici che legano la controllata alla societ controllante sono rilevanti per stabilire se una controllata determini in maniera autonoma il proprio com portamento sul mercato.

52. Ritengo che gli elementi di prova prodot ti dalle ricorrenti in primo grado e menzio nati alla precedente nota23 per confutare la
26 V. sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, causa C-97/08P, citata alla nota10 (punto74).

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CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MAZK CAUSA C-90/09P

dichiarando che il consolidamento da parte delle RYPF dei bilanci del gruppo suffragava largomento della Commissione relativo allesistenza di ununit economica, incorso in un errore di diritto nella qualificazione giuridica del rapporto tra la GQ e la Repsol Italia. Le ricorrenti sostengono di avere dimostrato che il rapporto di rappresentanza non esclusivo tra la GQ e la Repsol Italia costituiva una prova dellautonomia commerciale della GQ.

55. Alla luce di tali elementi, ritengo che il primo motivo delle ricorrenti debba essere parzialmente accolto e respinto per il resto. Il ricorso di annullamento proposto dalle ricor renti dinanzi al Tribunale deve, a mio parere, essere respinto.

BSul secondo motivo

54.A mio parere, le ricorrenti non hanno dimostrato che il Tribunale abbia commesso un errore di diritto o abbia travisato i fatti al punto 75 della sentenza impugnata respin gendo largomento, da esse dedotto in primo grado, secondo cui il rapporto di rappresen tanza non esclusivo tra la GQ e la Repsol Ita lia dimostrava che la GQ era autonoma sotto il profilo commerciale, in quanto palesava un conflitto di interessi tra la GQ e la sua con trollante, dato che un aumento di prezzo im posto alla Repsol Italia, come a tutti gli altri distributori, era stato deciso unilateralmente dalla GQ senza lintervento della RQ e della RYPF. Il Tribunale ha rilevato che il gruppo consolidava i bilanci, condividendo quindi la conclusione raggiunta dalla Commissione nella decisione contestata secondo cui un au mento di prezzo dei prodotti della GQ non costituisce la prova di un conflitto di interessi tra la GQ e le sue controllanti, dato che ogni aumento del fatturato della GQ risultante da un aumento di prezzo dei suoi prodotti de terminerebbe anche un aumento del fatturato della RQ e della RYPF. Ritengo che le ricor renti, in realt, tentino di contestare la valu tazione dei fatti operata dal Tribunale e che il loro argomento relativo al punto 75 della sentenza impugnata debba essere dichiarato irricevibile. I-24

56. Le ricorrenti sostengono che il Tribuna le incorso in un errore di diritto per avere automaticamente esteso alla societ capo gruppo la responsabilit per uninfrazione commessa da una controllata. Ci sarebbe avvenuto attraverso unerrata estensione della presunzione controversa basata sulla capacit della controllante di esercitare uninfluenza determinante sulla propria controllata. In tal modo, in primo luogo, nella specie il Tribuna le ha considerato la RYPF responsabile unica mente in base al fatto che essa non ha dimo strato lautonomia della societ intermedia RQ, la quale a sua volta non ha dimostrato che la controllata GQ fosse effettivamente auto noma. In esito a tale ragionamento, la RYPF stata considerata responsabile dellincapacit della RQ di dimostrare la propria estraneit al comportamento della GQ. In secondo luogo, linterpretazione del Tribunale farebbe s che la responsabilit per le infrazioni commesse da una controllata venga sempre attribuita alla societ capogruppo, senza tenere conto delle circostanze concrete del caso di specie e in particolare del numero di societ interpo ste fra tale controllata e la societ controllan te in questione, della natura di tali societ in

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terposte e delle loro attivit, nonch dei reali legami giuridici ed economici fra tali societ.

57. A questo proposito, le ricorrenti sosten gono che le sentenze Michelin/Commissio ne29 e Akzo Nobel/Commissione, causa 30, non prevedono tale estensione automatica dellesercizio di uninfluenza determinante da parte della societ capogruppo. La causa Mi chelin/Commissione riguardava la possibilit di tenere conto, a titolo di circostanza aggra vante, di ripetute infrazioni di una control lante in relazione al comportamento di varie controllate. Nella causa Akzo Nobel/Com missione, T-330/01, il Tribunale ha attribui to alla capogruppo linfrazione commessa da una societ affiliata unicamente in base al fat to che questultima veniva controllata attra verso una holding pura, la cui unica funzione era detenere il capitale dellaffiliata. Le ricor renti sostengono invece che nella specie la RYPF non n la controllante della GQ, n la detentrice del suo capitale. Peraltro, la RYPF non approverebbe i bilanci annuali della GQ e non nominerebbe i membri del suo organo di amministrazione. Infine, n la natura della RQ n la sua attivit consentirebbero di con statare che essa semplicemente una societ intermedia attraverso cui la RYPF esercita il controllo sulla GQ.

esercitato il controllo non incide in alcun modo sullesame della questione se la con trollante e la controllata costituiscano unu nit economica. Tale approccio sarebbe stato confermato, secondo la Commissione, dal le recenti sentenze del Tribunale Michelin/ Commissione32 e Akzo Nobel/Commissione, causa T-330/0133. In questultima sentenza il Tribunale ha respinto largomento della Akzo secondo cui la presunzione non era applica bile, poich essa era una societ holding che non svolgeva attivit di produzione o di ven dita e in considerazione della natura remo ta o indiretta del suo controllo. Inoltre, a parere della Commissione, lavvocato ge nerale Kokott, nelle sue conclusioni relative alla causa C-97/08 P, Akzo Nobel e a./Com missione34, avrebbe suggerito alla Corte di respingere limpugnazione proposta contro la sentenza Akzo Nobel e a./Commissione, causa T-112/0535, un caso nel quale il con trollo veniva esercitato indirettamente da una capogruppo attraverso societ interposte. La Commissione ritiene inoltre che il secondo motivo sia inoperante, in quanto non sono stati contestati i titoli della sentenza impu gnata che dimostrano come la RYPF costitu isse ununit economica con la GQ.

58.La Commissione osserva che, confor memente alla sentenza Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione31, lesistenza di una catena di societ attraverso le quali viene
29  Citata alla nota24. 30  T-330/01Sentenza 27settembre 2006 (Racc.pag.II-3389). 31  Citata alla nota6.

59. Con il secondo motivo le ricorrenti han no tentato di negare la responsabilit della RYPF per linfrazione commessa dalla GQ nel caso di specie, soprattutto sottolineando il ruolo svolto della RQ rispetto alla GQ, quale il fatto che la RQ nomina i membri dellorga no amministrativo della GQ e approva i bi lanci annuali di tale societ.
32  Citata alla nota24. 33  Citata alla nota30. 34  Citata alla nota10. 35  Citata alla nota6.

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60.Secondo costante giurisprudenza, il di ritto UE in materia di concorrenza riguarda le attivit delle imprese e la nozione di im presa abbraccia qualsiasi soggetto che eser citi unattivit economica, a prescindere dal lo status giuridico del soggetto stesso e dalle sue modalit di finanziamento. La Corte ha inoltre precisato che la nozione di impresa, nellambito di tale contesto, devessere intesa nel senso che essa si riferisce ad ununit eco nomica, anche qualora, sotto il profilo giu ridico, tale unit economica sia costituita da pi persone, fisiche o giuridiche. Qualora un ente di tal genere violi le regole della concor renza, esso tenuto, secondo il principio della responsabilit personale, a rispondere di tale infrazione. Linfrazione al diritto UE in ma teria di concorrenza deve essere imputata in maniera inequivocabile alla persona giuridica alla quale potranno essere inflitte ammende e la comunicazione degli addebiti devessere inviata a questultima. parimenti necessario che la comunicazione degli addebiti indichi in che qualit ad una persona giuridica vengano addebitati i fatti invocati36.

parte di una stessa unit economica, la con trollante pu essere considerata responsabile per uninfrazione commessa dalla controllata, nonostante il fatto che la controllante non sia personalmente implicata nellinfrazione38. Pertanto, accertare se societ di un gruppo facciano parte di ununica unit economi ca fondamentale, inter alia, per quanto ri guarda la questione dellattribuzione della responsabilit per violazione delle regole di concorrenza39. Tale questione stata indub biamente resa meno complessa ed onerosa per le autorit incaricate dellapplicazione delle norme in materia di concorrenza, quale la Commissione, dalla presunzione semplice che la controllante di una societ controllata al 100% eserciti su questultima uninfluenza determinante e che esse formino quindi unu nica entit economica. Infatti, ritengo che la funzione della presunzione controversa, come spiegato dallavvocato generale Kokott nelle conclusioni relative alla causa C-97/08P, Akzo Nobel e a./Commissione40, sia agevo lare lefficace attuazione del diritto della con correnza, promuovendo al contempo la cer tezza del diritto per effetto dellautomatismo della presunzione.
38 V. punto59. 39  Inoltre, conformemente allart. 23, n. 2, lett. a), del rego lamento (CE) del Consiglio 16 dicembre 2002, n. 1/2003, concernente lapplicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli [101 TFUE] e [102 TFUE] (GU 2003, L 1, pag. 1) la Commissione pu, mediante decisione, inflig gere ammende alle imprese quando, intenzionalmente o per negligenza, commettono uninfrazione alle disposi zioni dellart.101TFUE o dellart.102TFUE. Per ciascuna impresa partecipante allinfrazione, lammenda non deve superare il 10% del fatturato totale realizzato durante leser cizio sociale precedente. Pertanto, lindividuazione dellim presa pu presentare un nesso con il livello dellammenda. Peraltro, le ammende inflitte alle imprese possono essere aumentate ai sensi dellart.23, n.2, lett.a), del regolamento n.1/2003 qualora sussistano circostanze aggravanti, come nel caso in cui limpresa commetta uninfrazione identica o analoga dopo che la Commissione o unautorit nazio nale per la concorrenza ne ha dichiarato la responsabilit per uninfrazione allart.101TFUE o allart.102TFUE. V. sentenza 8febbraio 2007, causa C-3/06P Groupe Danone/ Commissione (Racc. pag. I-1331). V. anche punto 28 degli Orientamenti della Commissione per il calcolo delle ammende inflitte in applicazione dellarticolo 23, para grafo 2, lettera a), del regolamento n. 1/2003 (GU 2006 C 210, pag. 2). Lammenda inflitta ad unimpresa pu, in determinate circostanze, essere fortemente aumentata in ragione di una precedente infrazione alle norme in materia di concorrenza commessa da una controllata di un gruppo. 40  Citata alla nota10.

61. evidente che, secondo costante giu risprudenza, una persona giuridica, quale una societ, che non sia stata direttamente coinvolta in uninfrazione pu tuttavia esse re sanzionata, in determinate circostanze, per tale infrazione37. Nella sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, causa C-97/08P, la Corte ha sottolineato che, qualora una socie t controllante e la sua controllata facciano
36 V. sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, causa C-97/08P, citata alla nota10 (punti54-57). 37 V. sentenza AEG Telefunken/Commissione, citata alla nota5 (punto49). V. anche, per analogia, sentenza 11dicem bre 2007, causa C-280/06, ETI e a. (Racc. pag. I-10893, punti40 e segg.).

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GENERAL QUMICA E A. / COMMISSIONE

62. Ritengo che una societ controllante (la RYPF) che detiene il 100% del capitale di una controllata (la RQ), la quale detiene a sua vol % del capitale di unaltra societ (la ta il 100 GQ), sia indubbiamente in grado di esercitare uninfluenza determinante su questultima (la GQ)41 e che debba quindi essere applicata la presunzione semplice secondo cui la control lante (la RYPF) esercita effettivamente tale influenza. Il numero di societ interamente controllate interposte tra una capogruppo e la controllata che ha partecipato allinfrazione delle regole di concorrenza non deve ostare allapplicabilit di tale presunzione. Nei casi concernenti una catena di controllate al %, a mio parere, non possono sussistere 100 dubbi in ordine alla capacit della capogrup po di esercitare uninfluenza determinante su ciascuna delle controllate, e in particolare sul la controllata che ha partecipato allinfrazio ne. Qualora una societ sia interamente de tenuta da unaltra, ancorch indirettamente, occorre applicare la presunzione controversa, dato che, in tali circostanze, la struttura so cietaria, in linea di principio, non decisiva.

64.A mio parere, una diversa conclusione metterebbe a rischio la presunzione semplice e quindi la sua funzione di garantire leffica ce attuazione del diritto della concorrenza, in quanto la controllante potrebbe eludere, attraverso una ristrutturazione societaria, la responsabilit per le infrazioni cui le con trollate hanno preso parte42. Tale ristruttu razione societaria strategica potrebbe inoltre limitare indirettamente il potere della Com missione di irrogare ammende e quindi in debolire potenzialmente leffetto deterrente delle ammende43.

65. Pertanto, ritengo che il secondo motivo delle ricorrenti debba essere respinto.

63. Pertanto, non vedo perch la presunzione controversa non dovrebbe essere applicabile nelle circostanze del caso di specie. Occor re sottolineare ancora una volta che la pre sunzione confutabile. La capogruppo deve avere la possibilit di produrre prove idonee a confutare la presunzione che essa eserciti uninfluenza determinante sul comportamen to delle proprie controllate. Infatti, qualora la controllante capogruppo possa dimostrare che la controllata che ha commesso linfra zione, o una delle controllate interposte tra la controllante e detta controllata, determina autonomamente il proprio comportamento sul mercato, ci spezza la catena di respon sabilit e la capogruppo non pu essere con siderata responsabile per la violazione delle regole di concorrenza.
41  E la RQ.

VSulle spese

66.A termini dellart. 122, primo comma, del regolamento di procedura, quando lim pugnazione accolta e la controversia viene
42  Bench in certi casi sia possibile individuare e quindi smen tire con relativa facilit accordi simulati volti ad evitare lapplicazione della presunzione, ritengo che nella grande maggioranza dei casi tale possibilit non sussista, soprat tutto quando una controllata al 100% sia pi di una societ holding e vengano quindi meno la presunzione e i relativi vantaggi. 43 La finalit deterrente delle ammende irrogate per viola zione delle norme dellUnione in materia di concorrenza e lesigenza di garantire che tale obiettivo non venga messo a rischio dalla ristrutturazione delle imprese sono state recen temente sottolineate dalla Corte nelle sentenze ETI e a., citata alla nota37; 7giugno 2007, causa C-76/06P, Britan nia Alloys & Chemicals/Commissione (Racc. pag. I-4405, punti22-29), e 18dicembre 2008, cause riunite C-101/07P eC-110/07P, Coop de France btail et viande ea./Commis sione (Racc.pag.I-10193, punti96-98).

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CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MAZK CAUSA C-90/09P

definitivamente decisa dalla Corte, questultima statuisce sulle spese.

68. Nella specie, considerato che sia le ricor renti sia la Commissione sono rimaste par zialmente soccombenti nellambito dellim pugnazione, appare opportuno decidere che ognuna delle parti sopporti le proprie spese inerenti al presente grado di giudizio.

67. A norma dellart.69, n.2, del regolamen to medesimo, applicabile al procedimento di impugnazione per effetto del successivo art.118, la parte soccombente condannata alle spese se ne stata fatta domanda. Tutta via, a norma dellart.69, n.3, primo comma, del regolamento stesso, se le parti soccombo no rispettivamente su uno o pi capi, la Corte pu decidere che ciascuna parte sopporti le proprie spese.

69. Per contro, considerato che la domanda di annullamento proposta dalle ricorrenti stata respinta, devessere confermato il pun to2 del dispositivo della sentenza impugna ta nella parte concernente le spese relative al primo grado del giudizio.

VIConclusione

70. Ritengo pertanto che la Corte debba:

annullare la sentenza del Tribunale di primo grado (Sesta Sezione) 18dicembre 2008, causa T-85/06, General Qumica ea./Commissione, nella parte in cui ha dichiarato la General Qumica responsabile in solido con la Repsol Qumica e la Repsol YPF per le infrazioni commesse dalla General Qumica;

respingere limpugnazione quanto al resto;


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GENERAL QUMICA E A. / COMMISSIONE

respingere il ricorso della General Qumica, della Repsol Qumica e della Rep sol YPF diretto allannullamento della decisione della Commissione 21dicembre 2005, 2006/902/CE, relativa a un procedimento ai sensi dellarticolo 81 [CE] e dellarticolo53 dellaccordoSEE nei confronti di FlexsysNV, BayerAG, Crompton Manufacturing Company Inc. (gi Uniroyal Chemical Company Inc.), Crom pton EuropeLtd, Chemtura Corporation (gi Crompton Corporation), General QumicaSA, Repsol QumicaSA e RepsolYPFSA (Caso COMP/F/C.38.443 Prodotti chimici a base di gomma);

ordinare che ognuna delle parti sopporti le proprie spese inerenti al presente grado di giudizio, mentre tutte le spese relative al giudizio di primo grado sono mantenute a carico della General Qumica, della Repsol Qumica e della Repsol YPF.

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SENTENZA 20. 1. 2011 CAUSA C-90/09P

SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione) 20gennaio 2011*

Nel procedimento C-90/09P,

avente ad oggetto limpugnazione, ai sensi dellart. 56 dello Statuto della Corte di giustizia, proposta il 27febbraio2009,

General Qumica SA, con sede in Alava (Spagna),

Repsol Qumica SA, con sede in Madrid (Spagna),

Repsol YPF SA, con sede in Madrid (Spagna),

rappresentate dagli avv.ti J.M.Jimnez-LaiglesiaOate e J.Jimnez-LaiglesiaOate, abogados,

ricorrenti,

* Lingua processuale: lo spagnolo.

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GENERAL QUMICA E A. / COMMISSIONE

procedimento in cui laltra parte :

Commissione europea, rappresentata dai sigg. F. Castillo de la Torre e E. GippiniFournier, in qualit di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,

convenuta in primo grado,

LA CORTE (Prima Sezione),

composta dal sig. A. Tizzano (relatore), presidente di Sezione, dai sigg. J.-J. Kasel, M.Ilei, E.Levits e M.Safjan, giudici,

avvocato generale: sig. J.Mazk cancelliere: sig.ra R.ere, amministratore

vista la fase scritta del procedimento e in seguito alludienza del 29aprile2010,


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SENTENZA 20. 1. 2011 CAUSA C-90/09P

sentite le conclusioni dellavvocato generale, presentate alludienza del 14 settem bre2010,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

Con il loro ricorso, la GeneralQumicaSA (in prosieguo: la GQ), la RepsolQumi caSA (in prosieguo: la RQ) e la RepsolYPFSA (in prosieguo: la RYPF) chiedono lannullamento della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunit europee 18 dicembre 2008, causa T-85/06, General Qumica e a./Commissione (in prosie guo: la sentenza impugnata), con la quale questultimo ha respinto il ricorso da esse proposto avverso la decisione della Commissione 21dicembre 2005, 2006/902/ CE, relativa a un procedimento ai sensi dellarticolo 81 del Trattato CE e dellarti colo53 dellaccordo SEE nei confronti di FlexsysNV, BayerAG, CromptonManu facturing Company Inc. (gi Uniroyal Chemical Company Inc.), Crompton Euro peLtd, ChemturaCorporation (gi Crompton Corporation), GeneralQumicaSA, RepsolQumicaSA e RepsolYPFSA (caso COMP/F/C.38.443 Prodotti chimici a base di gomma) (GU 2006, L353, pag.50; in prosieguo: la decisione controversa), che ha inflitto congiuntamente a tali societ unammenda per la partecipazione ad un insieme di accordi e di pratiche concordate.
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GENERAL QUMICA E A. / COMMISSIONE

I fatti

La GQ una societ di diritto spagnolo che produce taluni prodotti chimici a base di gomma. Essa controllata al 100% dalla RQ, a sua volta controllata al 100% dalla RYPF.

Il 12aprile 2005, la Commissione delle Comunit europee ha notificato alle ricorren ti una comunicazione di addebiti relativa a un procedimento ai sensi dellart.81CE e dellart.53 dellAccordo sullo Spazio Economico Europeo del 2maggio 1992 (GU 1994, L1, pag.3).

Con la decisione controversa la Commissione ha dichiarato la RQ e la RYPF, sotto la denominazione collettiva Repsol, congiuntamente e solidalmente responsabili dellinfrazione commessa dalla GQ.

Al riguardo, la Commissione ha esposto in tale decisione che la societ controllan te pu essere considerata a priori responsabile del comportamento illecito delle sue controllate, nelle quali detiene il 100% del capitale sociale, ma che le possibile capo volgere la presunzione dellesercizio effettivo di uninfluenza determinante su di esse.

La Commissione ha precisato che tale capovolgimento della presunzione non pu ri sultare dallaffermazione che la societ controllante non ha partecipato direttamente allintesa o non era informata della sua esistenza o non ha incoraggiato le sue control late ad adottare un comportamento illecito. La Commissione ha anche considerato che laffermazione secondo cui la RQ e la RYPF non assumevano la responsabilit dellattivit quotidiana n la gestione operativa della GQ non era sufficiente a ribaltare detta presunzione.
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7

Inoltre, la Commissione ha osservato che, nella fattispecie, lamministratore unico della GQ, anche se aveva delegato i suoi poteri relativi alla gestione operativa della stessa, si comportava sempre come collegamento tra la GQ e la RQ mediante il quale le informazioni riguardanti le vendite, la produzione e i risultati finanziari ve nivano comunicati alla controllante. Per di pi, i risultati finanziari della GQ erano consolidati con quelli della Repsol, con la conseguenza che i profitti o le perdite della GQ si ripercuotevano nei profitti o nelle perdite del gruppo.

In tal contesto, la Commissione ha constatato, allart.1, lett.f )-h), della decisione con testata che le ricorrenti avevano partecipato dal 31ottobre 1999 al 30giugno 2000 ad un insieme di accordi e di pratiche concordate relative alla fissazione dei prezzi e allo scambio di informazioni riservate su taluni prodotti chimici destinati al trattamento della gomma su scala dello Spazio Economico Europeo, in violazione dellart.81CE e dellart.53 dellaccordo sullo Spazio Economico Europeo del 2maggio 1992.

Conseguentemente, allart.2, lett.d), di detta decisione, la Commissione ha inflitto, in solido, alla GQ, alla RQ ed alla RYPF unammenda di EUR3,38 milioni.

Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata

10

Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale l8marzo2006, i ri correnti hanno proposto un ricorso sulla base dellart. 230 CE con il quale hanno chiesto il parziale annullamento della decisione controversa.
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A sostegno del loro ricorso esse hanno dedotto tre motivi. Il primo verteva su un manifesto errore di valutazione e su un difetto di motivazione per quanto riguarda la responsabilit in solido delle ricorrenti. I motivi secondo e terzo, di cui non si trat ter in prosieguo in quanto limpugnazione ad essi estranea, riguardavano rispet tivamente diversi errori di diritto che la Commissione avrebbe compiuto nel calcolo dellammenda, nonch su un errore di valutazione, su un difetto di motivazione e su una violazione del principio della parit di trattamento nellapplicazione della comu nicazione in materia di cooperazione.

12

Per quanto riguarda il primo motivo, il Tribunale ha anzitutto ricordato, al punto58 della sentenza impugnata, la giurisprudenza della Corte che deriva dalle sentenze 25ottobre 1983, causa 107/82, AEG Telefunken/Commissione (Racc.pag.3151, pun to49), e 16novembre2000, causa C-286/98P, Stora Kopparbergs Bergslags/Commis sione (Racc.pag.I-9925, punto26), secondo la quale la circostanza che una controlla ta abbia una personalit giuridica distinta non sufficiente per escludere la possibilit che il suo comportamento sia imputato alla societ capogruppo, segnatamente al lorch tale controllata non stabilisce in modo autonomo detto comportamento sul mercato, ma applica essenzialmente le istruzioni che le vengono date dalla societ controllante.

13

Al punto59 della sentenza impugnata, poi, il Tribunale ha osservato che, secondo una giurisprudenza del pari ben consolidata, nel caso specifico in cui una societ capo gruppo controlli al 100% la sua controllata, autrice di un comportamento sanzionabi le, esiste la presunzione relativa che detta societ controllante eserciti effettivamente uninfluenza determinante sul comportamento della sua controllata (con riferimento alla sentenza del Tribunale 27settembre2006, causa T-314/01, Avebe/Commissione, Racc.pag.II-3085, punto136 e giurisprudenza ivi citata), di modo che le due societ costituiscono ununica impresa ai sensi dellart.81CE (con riferimento alla sentenza del Tribunale 15giugno 2005, cause riunite T-71/03, T-74/03, T-87/03 e T-91/03, To kai Carbon ea./Commissione, detta Tokai II, punto59). Spetta quindi alla control lante, che contesta dinanzi al giudice comunitario una decisione della Commissione di infliggerle unammenda per un comportamento commesso dalla sua controllata, ribaltare tale presunzione apportando elementi di prova idonei a dimostrare lauto nomia di questultima; al riguardo il Tribunale si riferito segnatamente alla citata sentenza Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione (punto29).
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14

Il Tribunale ha ancora precisato, al punto60 della sentenza impugnata, che, anche se la Corte aveva richiamato nella detta sentenza Stora Kopparbergs Bergslags/Com % del capitale sociale della missione circostanze diverse dalla detenzione del 100 controllata, ci era stato effettuato al solo scopo di esporre la totalit degli elementi sui quali il Tribunale aveva basato la sua argomentazione nella decisione impugnata nellambito di tale controversia e non per subordinare detta presunzione allesistenza di indizi supplementari.

15

Il Tribunale ha quindi concluso, al punto 62 della sentenza impugnata, che suf ficiente che la Commissione provi che la totalit del capitale di una controllata sia detenuta dalla capogruppo perch sia confermata la presunzione che questultima esercita uninfluenza determinante sul comportamento della controllata sul mercato. La Commissione sarebbe in grado, conseguentemente, di decidere che una societ ca pogruppo tenuta in solido al pagamento dellammenda inflitta alla sua controllata a causa di accordi illeciti ai quali essa ha partecipato, anche qualora sia stato constatato che la societ capogruppo non ha partecipato direttamente a tali accordi, salvo che provi che la sua controllata si comporta sul mercato in modo autonomo.

16

Il Tribunale ha quindi constatato, al punto 63 della sentenza impugnata, che, nel la fattispecie, la Commissione non ha travisato la giurisprudenza della Corte e del Tribunale riferendosi alla detenzione del 100% del capitale di GQ da parte delle sue societ controllanti () allo scopo di imputare a loro gli atti anticoncorrenziali di questultima.

17

Il Tribunale ha poi osservato, al punto65 della sentenza impugnata, che la RYPF e la RQ non gli avevano sottoposto nessun elemento relativo a nessi organizzativi, econo mici e giuridici tra queste e la GQ, idonei a dimostrare lautonomia commerciale ed operativa di tale controllata.

18

Al contrario, il Tribunale ha constatato, al punto66 della sentenza impugnata, che militavano a favore dellesistenza di unentit unica gli elemento posti in risalto dal la Commissione al punto262 della motivazione della decisione contestata, cio che lamministratore unico della GQ fungeva sempre da collegamento con la RQ, che
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la RYPF consolidava i conti della GQ e della RQ al livello del gruppo e, infine, che la RQ e la RYPF avevano risposto congiuntamente alla comunicazione degli addebiti.

19

Inoltre, ai punti68 e69 della sentenza impugnata, il Tribunale ha giudicato che la circostanza che, il 22ottobre 2002, la RQ avesse ordinato alla GQ di cessare qualsi asi pratica idonea a costituire uninfrazione alle regole della concorrenza, in seguito allispezione che aveva avuto luogo nella sede di questultima societ il 27settembre 2002, era sufficiente per s sola a provare linfluenza determinante esercitata dalla RYPF e dalla RQ sulla politica della GQ, non soltanto sul mercato, ma anche per quanto riguarda il comportamento lesivo oggetto della decisione impugnata.

20

Ad abundantiam, il Tribunale ha esaminato ai punti71-76 della sentenza impugnata se, nellambito della decisione impugnata, la Commissione avesse compiuto un errore di valutazione con riferimento agli elementi di prova presentati dalle ricorrenti o se li avesse ignorati a torto, nei termini seguenti:

71 Al riguardo, occorre constatare che la circostanza che lattivit della controllata differisca, anche totalmente, dallattivit del gruppo o ancora la circostanza che la societ controllante abbia tentato di vendere, peraltro senza successo, la sua controllata, non sono idonee a ribaltare la presunzione di responsabilit che grava sulla RQ e sulla RYPF. Infatti, anche se i gruppi di imprese e le holding hanno fre quentemente attivit differenti e cedono talvolta talune delle loro controllate, si gi ritenuto che esse costituissero impresa unica ai sensi dellart.81CE (v., in tal senso, sentenza del Tribunale 27settembre2006, causa T-330/01, Akzo Nobel/ Commissione, Racc.pag.II-3389, punti78 e82).

72 La Commissione, inoltre, in risposta alla domanda di produzione di documenti formulata dalle ricorrenti, ha sottoposto al Tribunale un documento che contiene i verbali del consiglio di amministrazione della RQ dal 1998 al 2000, nei quali figuravano i risultati finanziari della GQ nonch una delibera relativa alla ven dita della partecipazione della GQ nella Silqumica, SA ed alla vendita di beni
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immobili della GQ. Tale documento corrobora per lessenziale le constatazioni svolte dalla Commissione nella decisione [contestata]. Infatti, se il consiglio di amministrazione della RQ interviene in modo significativo in diversi aspetti es senziali della strategia della GQ, come la vendita di beni immobili o la vendita di una partecipazione, riservandosi al riguardo la decisione finale, ne deriva che esso esercita uninfluenza determinante sul comportamento della GQ.

73 Per quanto riguarda largomento vertente sullassenza di sovrapposizioni nel la composizione degli organi delle ricorrenti, va constatato che dalla lettera del 5aprile 2004 inviata dalla GQ alla Commissione e prodotta dalle ricorrenti nella fase precontenziosa risulta che M. [riservato] ha cumulato le funzioni di presi dente del consiglio damministrazione della GQ tra il 1996 e il 2000 e di membro del consiglio di amministrazione della RQ tra il 1998 e il 1999. Occorre del resto osservare che, interrogate sul punto in udienza, le ricorrenti hanno ammesso, almeno implicitamente, lesistenza di siffatta sovrapposizione.

74 Del pari, gli argomenti attinenti alla circostanza che la Commissione non avreb be esaminato nella decisione [contestata] le prove materiali che dimostrano che soltanto i dirigenti della GQ decidevano e attuavano la politica commerciale della societ, senza che la RQ ne venisse previamente informata o potesse dare la sua autorizzazione, non possono risultare efficaci alla luce della giurisprudenza sopra menzionata. Lo stesso pu dirsi per quanto riguarda gli asserti secondo cui le informazioni fornite dalla GQ alla RQ non presentavano rapporti con la politica commerciale, ma bens con i risultati finanziari della controllata.

75 Per quanto riguarda i rapporti intercorrenti tra la GQ e la Repsol Italia, va con statato che la Commissione, nella decisione [contestata], confuta giustamente largomento delle ricorrenti vertente su un asserito conflitto di interessi tra la GQ e le sue societ controllanti rilevando che la RYPF consolida i conti del gruppo costituito da differenti controllate, tra cui la GQ e la Repsol Italia. Inoltre, la Com missione considera del pari giustamente che tali rapporti sono idonei a rafforzare la presunzione dellesistenza di unimpresa unica.
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76 In tali circostanze, si deve concludere, come fa la Commissione al [punto] 264 [della motivazione] della decisione [contestata], che le ricorrenti non sono riusci te a confutare la presunzione di responsabilit delle societ controllanti.

21

Infine, al punto77 della sentenza impugnata, il Tribunale ha precisato che nessuno degli argomenti presentati in subordine dalle societ ricorrenti era idoneo a porre in discussione la decisione contestata.

22

In particolare, ai punti78-83 di detta sentenza, il Tribunale ha dichiarato che, come si pu dedurre dalla giurisprudenza pertinente alla materia, la presunzione di respon sabilit fatta derivare dalla detenzione del capitale si applica non soltanto nelle cir costanze in cui esiste un rapporto diretto tra la capogruppo e la sua controllata, ma anche nel caso in cui, come nella fattispecie, tale relazione indiretta per lesistenza di una controllata interposta.

23

Sulla base dellinsieme di tali considerazioni, il Tribunale, al punto 84 della sen tenza impugnata, ha respinto il primo motivo presentato a sostegno del ricorso di annullamento.

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Il Tribunale, giudicati parimenti infondati gli altri motivi, al punto157 della sentenza impugnata ha integralmente respinto il ricorso.
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Conclusioni delle parti

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Con la loro impugnazione, le ricorrenti chiedono che la Corte voglia:

annullare la sentenza impugnata in quanto ha respinto il motivo vertente suller rore manifesto di valutazione e sul difetto di motivazione per quanto riguarda la responsabilit in solido delle ricorrenti;

annullare gli artt.1, lett.g) eh), e2, lett.d), della decisione contestata nei limiti in cui riguarda la RYPF e la RQ e le dichiara congiuntamente e solidalmente respon sabili per uninfrazione dellart.81, n.1, CE commessa dalla GQ e, in subordine, in quanto tale decisione riguarda la RYPF; nonch,

in entrambi i casi, ridurre la sanzione inflitta in modo appropriato.

26

La Commissione chiede che la Corte voglia:

respingere limpugnazione, e

condannare le ricorrenti alle spese.


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Sullimpugnazione

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Le ricorrenti deducono due motivi a sostegno del loro ricorso, vertenti su errori di diritto riguardanti, rispettivamente, limputazione alla RQ e alla RYPF della responsa bilit per una violazione dellart.81, n.1, CE, commessa dalla GQ.

Sul primo motivo, vertente su errori di diritto riguardanti limputazione alla RQ della responsabilit per una violazione allart.81, n.1, CE commessa dalla GQ

28

Il primo motivo dedotto dalle ricorrenti si articola, sostanzialmente, in tre parti.

Sulla prima parte, attinente alla circostanza che il Tribunale avrebbe applicato a torto la presunzione di influenza determinante di una societ controllante sul comporta mento di una controllata al 100%

Argomenti delle parti

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Secondo le ricorrenti, il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto in quanto ha considerato a torto che, per imputare ad una societ controllante la responsabi lit del comportamento illecito di una controllata della quale essa detiene al 100% il
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capitale sociale, la Commissione poteva accogliere un criterio che non presentava alcun nesso con linfrazione commessa da detta controllata.

30

vero che la sentenza 10settembre2009, causa C-97/08P, Akzo Nobel ea./Com missione (Racc. pag. I-8237), confermerebbe la legittimit dellapplicazione di una presunzione al riguardo. Tuttavia, la Commissione sarebbe del pari tenuta a fornire indizi supplementari per poter ascrivere a siffatta societ controllante il comporta mento della controllata.

31

Conseguentemente, come risulterebbe dalle sentenze del Tribunale 15settembre 2005, causa T-325/01, Daimler Chrysler/Commissione (Racc. pag. II-3319, punto 218), e 26 aprile 2007, cause riunite T-109/02, T-118/02, T-122/02, T-125/02, T-126/02, T-128/02, T-129/02, T-132/02 e T-136/02, Bollor/Commissione (Racc.pag.II-947, punto132), nonch, in una certa misura, dalla sentenza della Corte StoraKoppar bergsBergslags/Commissione, citata, la Commissione non pu essere dispensata dal verificare, in ogni caso, se detta societ controllante abbia esercitato un potere ef fettivo di direzione sulla sua controllata e se questultima abbia applicato nella parte essenziale le istruzioni ricevute.

32

Secondo la Commissione, detta tesi in contrasto con la giurisprudenza consolida ta. Infatti, nelle citate sentenze AEG Telefunken/Commissione, Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione nonch Akzo Nobel e a./Commissione, la Corte avrebbe confermato lesistenza di una presunzione in forza della quale una controllata il cui capitale sociale sia detenuto al 100 % dalla societ controllante segue una politica tracciata dagli stessi organi statutari che stabiliscono la politica di questultima. Ci permetterebbe di ascrivere alla societ controllante la responsabilit per uninfrazio ne commessa dalla sua controllata anche in assenza di indizi di implicazione di detta societ nei fatti che hanno originato linfrazione commessa.

33

Contrariamente a quanto asserito dalle ricorrenti, il ricorso a tale presunzione non presupporrebbe un ribaltamento dellonere della prova, ma equivarrebbe soltanto a fissare qual il livello di prova richiesto per poter ascrivere ad una societ controllan te la responsabilit di attivit collusive nelle quali la sua controllata implicata.
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Giudizio della Corte

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Va preliminarmente osservato che, secondo costante giurisprudenza, la nozione di impresa designa qualsiasi soggetto che esercita unattivit economica, a prescindere dallo status giuridico di tale soggetto e dalle sue modalit di finanziamento (v., in par ticolare, sentenze 28giugno2005, Dansk Rrindustri ea./Commissione, cause riunite C-189/02P, C-202/02P, da C-205/02P a C-208/02P eC-213/02P, Dansk Rrindustri ea./Commissione, Racc.pag.I-5425, punto112; 10gennaio2006, causa C-222/04, Cassa di Risparmio di Firenze ea., Racc.pag.I-289, punto107, nonch 11luglio2006, causa C-205/03P, FENIN/Commissione, Racc.pag.I-6295, punto25).

35

La Corte ha inoltre precisato che la nozione di impresa, nellambito di tale contesto, devessere intesa nel senso che essa si riferisce a ununit economica, anche qualora, sotto il profilo giuridico, tale unit economica sia costituita da pi persone, fisiche o giuridiche (sentenze 14dicembre 2006, causa C-217/05, Confederacin Espaola de Empresarios de Estaciones de Servicio, Racc. pag.I-11987, punto40; Akzo Nobel ea./ Commissione, cit., punto55, nonch 1oluglio2010, causa C-407/08P, KnaufGips/ Commissione, Racc. pag.I-6375, punto64).

36

Qualora tale soggetto economico violi le norme in materia di concorrenza, tenuto, secondo il principio della responsabilit personale, a rispondere di tale infrazione (sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, cit., punto56 e giurisprudenza citata).

37

Per quanto riguarda la questione relativa alle circostanze in cui una persona giuridica che non ha commesso linfrazione possa tuttavia essere sanzionata, deriva da costan te giurisprudenza che il comportamento di una controllata pu essere ascritto alla societ controllante in particolare qualora, pur avendo personalit giuridica distinta, tale controllata non determini in modo autonomo la propria linea di condotta sul mercato, ma si attenga, in sostanza, alle istruzioni che le vengono impartite dalla so ciet controllante, alla luce in particolare dei nessi economici, organizzativi e giuridici
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che uniscono le due entit giuridiche (sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, cit., punto58 nonch giurisprudenza citata).

38

Infatti, ci si verifica perch, in tale situazione, la societ controllante e la sua con trollata fanno parte di una stessa unit economica e formano cos una sola impresa ai sensi dellart.81CE e, pertanto, la Commissione pu emanare una decisione che in fligge ammende nei confronti della societ controllante, senza necessit di dimostrare limplicazione personale di questultima nellinfrazione (v., in tal senso, sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, cit., punto59).

39

Al riguardo, la Corte ha precisato che, con riferimento al caso particolare in cui una % del capitale della propria controllata, la quale societ controllante detenga il 100 abbia infranto le norme dellUnione in materia di concorrenza, da un lato, tale so ciet controllante pu esercitare uninfluenza determinante sul comportamento del la controllata e, dallaltro, esiste una presunzione relativa secondo cui detta societ controllante esercita effettivamente uninfluenza determinante sul comportamento della propria controllata (v. sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, punto60 e giu risprudenza citata).

40

Alla luce di tali considerazioni sufficiente che la Commissione provi che lintero capitale di una controllata sia detenuto dalla controllante per poter presumere che questultima eserciti uninfluenza determinante sulla politica commerciale di tale controllata. La Commissione potr conseguentemente considerare la societ control lante responsabile in solido per il pagamento dellammenda inflitta alla sua control lata, a meno che questa societ controllante, sulla quale incombe lonere di invertire tale presunzione, non fornisca elementi di prova sufficienti, idonei a dimostrare che la sua controllata tiene un comportamento autonomo nel mercato (v. citate sentenze Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione, punto29, nonch Akzo Nobel ea./Com missione, punto61).

41

Quindi, contrariamente a quanto fatto valere dalle ricorrenti, il Tribunale ha giu stamente osservato, al punto60 della sentenza impugnata, che, anche se vero che la Corte ha richiamato, ai punti 28 e 29 della citata sentenza Stora Kopparbergs % del capi Bergslags/Commissione, altre circostanze oltre alla detenzione del 100 tale della controllata, come lassenza di contestazione dellinfluenza esercitata dalla
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GENERAL QUMICA E A. / COMMISSIONE

societ controllante sulla politica commerciale della sua controllata e la comune rap presentanza delle due societ durante il procedimento amministrativo, ci non to glie che siffatte circostanze sono state rilevate dalla Corte soltanto al fine di esporre linsieme degli elementi sui quali il Tribunale aveva basato la sua argomentazione in tale controversia, e non per subordinare lapplicazione della presunzione suddetta alla produzione di indizi supplementari relativi allesercizio effettivo di uninfluenza della societ controllante sulla sua controllata (v., in tal senso, sentenza Akzo Nobel ea./ Commissione, cit., punto62).

42

Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, il Tribunale non incorso in alcun erro re di diritto dichiarando, ai punti59-63 della sentenza impugnata, che, nel caso in cui la societ controllante detenga il 100% delle quote della propria controllata, esiste la presunzione relativa secondo cui tale societ controllante esercita uninfluenza deter minante sul comportamento della propria controllata.

43

Si deve quindi dichiarare infondata la prima parte del primo motivo.

Sulla seconda parte del primo motivo, vertente su errori nella valutazione dellesi stenza di uninfluenza determinante di una societ controllante sul comportamento di una sua controllata al 100%

Argomenti delle parti

44

Le ricorrenti affermano, in primo luogo, che, anche se la Commissione poteva pre sumere lesercizio effettivo da parte della societ controllante di uninfluenza deter minante sul comportamento di una controllata di cui detiene il 100% del capitale, il
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Tribunale avrebbe nondimeno commesso un errore di diritto per quanto riguarda le norme applicabili in materia di prova, limitando eccessivamente la possibilit di ri baltare tale presunzione, introducendo quindi un regime di responsabilit automatica che sarebbe in contrasto con il principio di responsabilit personale.

45

In secondo luogo, per quanto riguarda la valutazione degli elementi di prova presen tati per ribaltare detta presunzione, le ricorrenti asseriscono che gli elementi esami nati dal Tribunale al punto66 della sentenza impugnata non consentono di conclude re che esista ununica entit economica.

46

In terzo luogo, esse sostengono che, ai punti68 e69 della sentenza impugnata, il Tri bunale avrebbe snaturato la comunicazione mediante la quale la RQ, in seguito alli spezione effettuata dalla Commissione, ha intimato a tutte le societ del suo gruppo, tra cui la GQ, di cessare ogni pratica idonea a costituire infrazione, in quanto questa comunicazione non dimostrava che la RQ avesse avuto conoscenza del comporta mento contestato alla GQ.

47

In quarto luogo, gli stessi punti della sentenza impugnata sarebbero del pari viziati da un errore di qualificazione giuridica e di motivazione, in quanto tale comunicazione non era sufficiente a dimostrare lesistenza di ununit economica tra la RQ e la GQ.

48

Per parte sua, la Commissione afferma che, con riferimento al capovolgimento da parte della societ controllante della presunzione dellesercizio di uninfluenza de terminante sulla sua controllata, la citata sentenza Akzo Nobel ea./Commissione ha fornito un certo numero di indicazioni a conferma della legittimit dellargomenta zione svolta dal Tribunale. In tale sentenza, infatti, la Corte avrebbe dichiarato che, per valutare se una controllata determini autonomamente la sua condotta sul merca to, occorre esaminare linsieme degli elementi pertinenti relativi ai nessi economici, organizzativi e giuridici che collegano detta controllata alla sua controllante.
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49

Orbene, secondo la Commissione, le ricorrenti non hanno dimostrato che il Tribuna le abbia commesso errori nella valutazione di tali elementi.

Giudizio della Corte

50

Per quanto riguarda la prima censura vertente sullerrore di diritto che il Tribunale avrebbe commesso riducendo le possibilit per la societ madre di ribaltare la pre sunzione dinfluenza determinante sul comportamento di una controllata della quale detiene il 100% del capitale, va osservato che, al punto65 della sentenza impugnata, tale giudice ha giustamente constatato che spetta alla societ controllante sottoporre alla sua valutazione ogni elemento relativo ai nessi organizzativi, economici e giu ridici tra essa e la sua controllata, idonei a dimostrare che esse non costituiscono unentit economica unica.

51

Dalla giurisprudenza della Corte risulta infatti che, per ribaltare la presunzione se condo cui una societ controllante che detiene il 100% del capitale sociale della sua controllata esercita effettivamente uninfluenza determinante su di essa, spetta a detta societ controllante sottoporre alla valutazione del giudice dellUnione ogni elemento relativo ai vincoli organizzativi, economici e giuridici che intercorrono tra la stessa e la sua controllata, idonei a dimostrare che essi non costituiscono ununica entit eco nomica (v. sentenza AkzoNobel ea./Commissione, cit., punto65).

52

Occorre inoltre precisare che, contrariamente a quanto sostenuto dalle ricorrenti, tale presunzione, alla luce della sua natura relativa, potendo essere ribaltata in ogni fattispecie mediante il ricorso a tutti gli elementi menzionati dal Tribunale, non con duce ad unautomatica attribuzione di responsabilit alla societ controllante, che de tiene la totalit del capitale sociale della sua controllata, il che sarebbe in contrasto con il principio della responsabilit individuale su cui basato il diritto dellUnione in materia di concorrenza.
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53

Conseguentemente, tale censura deve essere respinta.

54

Per quanto riguarda le censure seconda e terza, vertenti rispettivamente su un errore commesso dal Tribunale, in quanto gli elementi esaminati al punto66 della senten za impugnata non consentirebbero di concludere per lesistenza di ununica entit economica e di un travisamento, ai punti68 e69 di detta sentenza, dellintimazione comunicata dalla RQ alla GQ, in quanto questultima non dimostrerebbe che la RQ avesse avuto conoscenza del comportamento addebitato alla GQ, va osservato che esse risultano da unerrata lettura dei punti rilevanti di detta sentenza.

55

Infatti, da una parte, in contrasto con quanto asserito dalle ricorrenti, il Tribunale non ha concluso per lesistenza di unentit economica alla luce degli elementi esaminati al punto66 della sentenza impugnata. Esso si semplicemente limitato a constatare che tali elementi, gi presi in considerazione dalla Commissione al punto262 della moti vazione della decisione contestata, militavano a favore dellesistenza di ununica entit economica e, quindi, non consentivano di ribaltare la presunzione gravante sulla RQ.

56

Dallaltra, ai punti 68 e 69 della sentenza impugnata, il Tribunale non ha dedotto dallintimazione comunicata alla GQ dalla RQ che questultima conoscesse con cer tezza il comportamento lesivo addebitato alla GQ, ma ha considerato che lafferma zione delle ricorrenti, di conferma della comunicazione alla GQ di siffatta intimazio ne, fosse di per s sufficiente a provare che la RQ esercitava uninfluenza determinante sulla politica della GQ.

57

In tal contesto, occorre dichiarare infondate anche la seconda e la terza censura.

58

Con la loro quarta censura, le ricorrenti addebitano sostanzialmente al Tribunale un difetto di motivazione, in quanto esso non avrebbe sufficientemente indicato le ra gioni per le quali, al punto69 della sentenza impugnata, ha dichiarato che la detta
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affermazione delle ricorrenti riguardante lintimazione comunicata alla GQ dalla RQ fosse da sola sufficiente a provare lesercizio di uninfluenza determinante di questul tima sulla politica della GQ.

59

Al riguardo occorre ricordare che, in base ad una giurisprudenza consolidata, la mo tivazione di una sentenza deve far risultare in modo chiaro e inequivocabile il ragio namento seguito dal Tribunale, in modo da consentire agli interessati di conoscere le giustificazioni della decisione adottata ed alla Corte di esercitare il suo sindacato giurisdizionale (v. sentenza 2aprile2009, causa C-202/07P, France Tlcom/Com missione, Racc.pag.I-2369, punto29 e giurisprudenza ivi citata).

60

Nella fattispecie, il Tribunale si limitato a considerare, al punto69 della sentenza impugnata, che la comunicazione con cui la RQ aveva intimato alla GQ di cessare ogni pratica atta a costituire una violazione delle norme in materia di concorrenza, in seguito allispezione che aveva avuto luogo nelle sedi della GQ il 27settembre 2002, era di per s sufficiente a provare che la RQ esercitava uninfluenza determinante sulla politica della GQ, non soltanto sul mercato, ma anche per quanto atteneva al compor tamento lesivo oggetto della decisione contestata.

61

In tal modo, il Tribunale si limitato ad una semplice affermazione di principio, sen za far apparire in modo chiaro e non equivoco i motivi che lo hanno condotto a tale conclusione.

62

Ne deriva che la sentenza impugnata viziata da difetto di motivazione in quanto il Tribunale non ha esposto le ragioni su cui si basa detta conclusione.

63

Ne consegue che tale censura fondata, mentre la seconda parte del primo motivo deve essere respinta quanto al resto.
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Sulla terza parte del primo motivo, vertente su errori di diritto e di motivazione nelle same degli elementi presentati dalle ricorrenti allo scopo di ribaltare la presunzione relativa allinfluenza determinante della RQ sul comportamento della GQ

Argomenti delle parti

64

Le ricorrenti sollevano diverse censure avverso le constatazioni svolte dal Tribunale ad abundantiam, ai punti71-75 della sentenza impugnata.

65

In primo luogo, il Tribunale avrebbe snaturato, al punto71 di tale sentenza, la circo stanza che la GQ esercitava attivit diverse da quelle della RQ, senza contare che esso non avrebbe, a torto, attribuito alcuna importanza ai differenti tentativi compiuti dal la RQ per cedere la GQ a terzi tra il 1993 e2004. Tali elementi, infatti, costituirebbero una prova manifesta dellassenza di interesse della RQ per lattivit della GQ.

66

In secondo luogo, in contrasto con le valutazioni del Tribunale che compaiono al punto72 della sentenza impugnata, il fatto che i verbali delle riunioni del consiglio di amministrazione della RQ facessero riferimento alla GQ soltanto in due occasioni, sul periodo di otto anni protrattosi tra il 1998 e il 2005, dimostrerebbe lassenza totale di influenza e di intervento della RQ nellattivit della GQ.

67

In terzo luogo, secondo le ricorrenti, lesistenza di un accavallamento tra gli organi amministrativi della RQ e della GQ, osservato dal Tribunale al punto73 della sen tenza impugnata, riguardava una sola persona e rivestiva quindi carattere puramente marginale.
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68

In quarto luogo, al punto74 della sentenza impugnata, il Tribunale avrebbe, a torto, respinto senza esaminarli, da un lato, gli elementi che dimostrano che soltanto i diri genti della GQ determinavano e attuavano la politica commerciale di detta societ e, dallaltro, gli asserti secondo cui le informazioni fornite alla RQ dalla GQ riguardava no unicamente i risultati finanziari di questultima.

69

In quinto luogo, per quanto riguarda i rapporti tra la GQ e la societ Repsol Italia, il Tribunale avrebbe del pari commesso un errore, considerando al punto 75 della sentenza impugnata, che il consolidamento dei conti effettuato dalla RYPF al livello del gruppo corroborava la tesi della Commissione, mentre il rapporto di agenzia non esclusivo esistente tra la GQ e detta societ proverebbe lautonomia commerciale del la GQ.

70

La Commissione ribatte che le ricorrenti non hanno dimostrato lesistenza di circo stanze eccezionali idonee a ribaltare la presunzione di esercizio di uninfluenza deter minante della controllante sulla controllata, circostanze di cui il Tribunale avrebbe a torto omesso lanalisi o che avrebbe snaturato. Gli argomenti sollevati al riguardo dalle ricorrenti avrebbero carattere del tutto generale e sarebbero infondati.

Giudizio della Corte

71

Occorre anzitutto ricordare che, secondo costante giurisprudenza, dagli artt.225CE e58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia emerge che il Tribunale il solo competente, da un lato, ad accertare i fatti, salvo il caso in cui linesattezza materiale dei suoi accertamenti consti dai documenti del fascicolo ad esso sottoposti, e, dallaltro, a valutare tali fatti. Una volta che il Tribunale abbia accertato o valutato i fatti, la Corte competente, ai sensi dellart.225 CE, ad effettuare il controllo sulla qualificazione giuridica di tali fatti e sulle conseguenze di diritto che il Tribunale ne ha tratto (v., segnatamente, sentenze 6aprile 2006, causa C-551/03P, General Mo tors/Commissione, Racc.pag.I-3173, punto51; 22maggio2008, causa C-266/06P,
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Evonik Degussa/Commissione, punto72, nonch 3settembre2009, causa C-535/06P, Moser Baer India/Consiglio, Racc.pag.I-7051, punto31).

72

La Corte non pertanto competente ad accertare i fatti n, in linea di principio, ad esaminare le prove sulle quali il Tribunale ha basato il proprio accertamento dei fat ti stessi. Infatti, una volta che tali prove sono state acquisite regolarmente e che i principi generali del diritto e le norme di procedura in materia di onere e di produ zione della prova sono stati rispettati, spetta unicamente al Tribunale pronunciarsi sul valore da attribuire agli elementi dinanzi ad esso prodotti. Tale valutazione non costituisce quindi, fatta eccezione per il caso di snaturamento di tali elementi, una questione di diritto sottoposta, come tale, al controllo della Corte (sentenze General Motors/Commissione, cit., punto52; 21settembre2006, causa C-113/04P, Techni sche Unie/Commissione, Racc.pag.I-8831, punto83, nonch 31gennaio2008, causa C-103/07P, Angelidis/Parlamento, punto46).

73

Nella fattispecie, per quanto riguarda anzitutto le censure vertenti sullasserito sna turamento, al punto 71 della sentenza impugnata, dellesercizio da parte della GQ, gi prima del suo ingresso nel gruppo della RQ, di diverse attivit di questa, nonch dei tentativi della RQ di vendere la GQ tra il 1993 e il 2004, da una parte, e gli asse riti errori nella qualificazione giuridica dei fatti esaminati ai punti72, 73 e75 di tale sentenza, dallaltra, va constatato che, con queste censure, le ricorrenti mirano esclu sivamente a porre nuovamente in discussione la valutazione degli elementi di prova svolta dal Tribunale, contestando il valore che questultimo ha attribuito agli elementi di cui ha tenuto conto nella sua analisi.

74

In tal contesto, poich le ricorrenti non fanno realmente valere n uno snaturamento dei fatti sui quali si basato il Tribunale per pervenire alle sue constatazioni n un errore della qualificazione giuridica di essi, occorre, alla luce della giurisprudenza citata ai punti71 e72 della presente sentenza, accantonare tali censure e dichiararle irricevibili.

75

Per quanto riguarda poi la censura con cui le ricorrenti mirano a dimostrare lin sufficienza, ovvero la contraddittoriet, dellargomentazione del Tribunale, nonch
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lerrore di diritto che questultimo avrebbe commesso nella parte della motivazione della sentenza impugnata relativa al rigetto degli elementi di prova presentati dalle ricorrenti allo scopo di dimostrare lautonomia commerciale e operativa della GQ rispetto alla RQ, va osservato che, al punto74 della sentenza impugnata, il Tribunale non ha esaminato nel merito questi elementi di prova, ma ha respinto i loro argo menti facendo semplice riferimento alla giurisprudenza citata anteriormente nella sentenza impugnata.

76

necessario nondimeno constatare che, lungi dal fornire elementi idonei a escludere tali argomenti senza procedere ad unanalisi specifica di questi ultimi, la giurispru denza menzionata ai punti58-60 di detta sentenza impugnata obbligava in realt il Tribunale, come esso stesso aveva osservato al punto65 di tale sentenza, a valutare ogni elemento relativo ai vincoli di natura organizzativa, economica e giuridica tra la RQ e la GQ, atti a dimostrare che questultima si comportava in modo autonomo ri spetto alla sua societ controllante e che queste due societ non costituivano pertanto ununica entit economica.

77

Siffatta verifica si imponeva a maggior ragione in quanto lautonomia della GQ nellat tuazione della sua politica commerciale apparteneva, come risulta dalla giurispruden za della Corte, allinsieme degli elementi pertinenti che consentivano alle ricorrenti di ribaltare la presunzione di influenza determinante della RQ sul comportamento della GQ, elementi il cui carattere e la cui importanza possono variare a seconda delle caratteristiche specifiche di ciascuna fattispecie (v., in tal senso, sentenza Akzo Nobel ea./Commissione, cit., punti73 e74).

78

Il Tribunale era quindi tenuto a prendere in considerazione e ad esaminare in concre to gli elementi che venivano proposti dalle ricorrenti allo scopo di dimostrare lauto nomia della GQ nellattuazione della sua politica commerciale, al fine di verificare se la Commissione fosse incorsa in un errore di valutazione in quanto aveva considerato tali prove inidonee a dimostrare nella fattispecie che detta controllata non costituiva ununica entit economica con la RQ.
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79

Da quanto precede risulta che, come ha osservato lavvocato generale al paragrafo51 delle sue conclusioni, il Tribunale ha commesso un errore di diritto affermando, al punto74 della sentenza impugnata, che gli argomenti presentati allo scopo di dimo strare lesistenza di siffatta autonomia non potevano risultare efficaci alla luce della giurisprudenza citata senza che si procedesse ad un esame concreto degli elementi invocati dalle ricorrenti.

80

Occorre pertanto accogliere la presente censura, mentre la terza parte del primo mo tivo respinta quanto al resto.

Sul secondo motivo, vertente su un errore di diritto relativo allimputazione alla RYPF della responsabilit per uninfrazione allart.81, n.1, CE commessa dalla GQ

Argomenti delle parti

81

Con il loro secondo motivo, le ricorrenti sostengono che il Tribunale avrebbe com messo un errore di diritto estendendo automaticamente la responsabilit della con trollata, autrice dellinfrazione, alla societ che al vertice del gruppo cui tale control lata appartiene.

82

Giudicando in tal modo, il Tribunale avrebbe reso la RYPF responsabile dellincapaci t della RQ di confutare la propria responsabilit quanto al comportamento della GQ. Ne deriverebbe che la responsabilit delle infrazioni commesse da una controllata sarebbe sistematicamente imputata alla societ controllante al vertice del gruppo cui detta controllata appartiene, a prescindere dalle circostanze specifiche di ciascuna fattispecie, segnatamente il numero di societ interposte, la loro natura o attivit, nonch i loro nessi giuridici e economici.
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83

Secondo la Commissione, la giurisprudenza recente del Tribunale conferma che la presunzione dellesercizio di uninfluenza determinante su una controllata applica bile ad una societ al vertice di un gruppo, anche se il suo controllo su tale societ distanziato e indiretto.

Giudizio della Corte

84

La soluzione del presente motivo richiede che si determini se, ed eventualmente in quali circostanze, la Commissione possa imputare ad una societ al vertice di un gruppo (in prosieguo: una holding), nella fattispecie la RYPF, la responsabilit in solido per uninfrazione al diritto della concorrenza dellUnione commessa da una societ, nella fattispecie la GQ, la cui totalit del capitale detenuta da una societ intermedia dello stesso gruppo, nella fattispecie la RQ, controllata a sua volta al 100% dalla holding.

85

Al riguardo, va osservato che, in conformit alla giurisprudenza costante ricordata ai punti34-38 della presente sentenza, la Commissione pu, in determinate ipote si, emanare una decisione che infligge unammenda per uninfrazione al diritto della concorrenza dellUnione ad una societ senza che sia necessario dimostrare la sua diretta implicazione in detta infrazione, segnatamente qualora una controllata, pur avendo personalit giuridica distinta, non determini in modo autonomo il suo com portamento sul mercato, ma applichi essenzialmente le istruzioni che le vengono im partite dalla societ controllante.

86

In tale contesto, non si pu pertanto escludere che una holding possa essere consi derata solidalmente responsabile delle infrazioni al diritto della concorrenza dellU nione commesse da una controllata del suo gruppo di cui non detiene direttamente il capitale sociale, nei limiti in cui tale holding eserciti uninfluenza determinante sulla detta controllata, anche se indirettamente mediante una societ interposta. Ci ac cade in particolare qualora la controllata non determini in modo autonomo il suo comportamento sul mercato rispetto a detta societ interposta, la quale non agisce
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neanchessa in modo autonomo sul mercato, ma applica essenzialmente le istruzioni che le vengono impartite dalla holding.

87

In tale situazione, infatti, la holding, la societ interposta e lultima controllata del gruppo fanno parte di una stessa unit economica e costituiscono quindi una sola impresa ai sensi del diritto della concorrenza dellUnione.

88

Ne deriva che, come ha osservato lavvocato generale ai paragrafi62 e63 delle sue conclusioni, nel caso specifico in cui una holding detenga il 100% del capitale di una societ interposta che possiede a sua volta la totalit del capitale sociale di una con trollata del suo gruppo, autrice di una violazione delle regole di concorrenza dellU nione, esiste una presunzione relativa che detta holding eserciti uninfluenza deter minante sul comportamento della societ interposta e, indirettamente, mediante questultima, anche sul comportamento della societ controllata.

89

Pertanto, in tale situazione specifica, la Commissione ha il diritto di obbligare in soli do la holding al pagamento dellammenda inflitta allultima controllata del gruppo, a meno che tale holding non ribalti la detta presunzione dimostrando che o la societ interposta o la controllata si comportano in modo autonomo sul mercato (v., analoga mente, citate sentenze Stora Kopparbergs Bergslags/Commissione, punto29, nonch Akzo Nobel ea./Commissione, punto61).

90

Da quanto precede deriva che il Tribunale non ha commesso errori di diritto dichia rando, al punto 81 della sentenza impugnata, che la presunzione di responsabilit derivante dalla detenzione, in capo ad una societ, della totalit del capitale di unaltra societ, si applica non soltanto laddove sussista un rapporto diretto tra la controllante e la sua controllata, ma anche in casi in cui, come nella fattispecie, tale rapporto indiretto considerata linterposizione di unaltra societ. quindi a buon diritto che il Tribunale ha giudicato, in sostanza, ai punti64 e80 di detta sentenza, che le ri correnti potevano essere considerate dalla Commissione solidalmente responsabili,
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segnatamente a causa della partecipazione al 100% della RQ nella GQ e della parteci pazione al 100% della RYPF nella RQ.

91

Il secondo motivo devessere pertanto respinto in quanto infondato.

92

Risulta da tutte le considerazioni che precedono che la sentenza impugnata devessere annullata nei limiti in cui respinge il ricorso proposto dalle ricorrenti diretto allan nullamento della decisione controversa, in quanto, da una parte, il Tribunale non ha esposto le ragioni accolte a sostegno della conclusione secondo cui la comunicazione della RQ che ingiunge alla GQ di cessare ogni pratica idonea a costituire uninfrazione alle regole della concorrenza era, per s sola, sufficiente a provare che la RQ esercitava uninfluenza determinante sulla politica della GQ non soltanto sul mercato, ma an che per quanto attiene al comportamento lesivo oggetto della decisione controversa, e in quanto, dallaltra, il Tribunale ha omesso di esaminare in concreto gli elementi presentati dalle ricorrenti allo scopo di dimostrare lautonomia della GQ nella deter minazione e nellattuazione della sua politica commerciale.

93

Per il resto, limpugnazione deve essere respinta.

Sul ricorso dinanzi al Tribunale

94

Ai sensi dellart.61, primo comma, seconda frase, dello Statuto della Corte di giusti zia, questultima pu, in caso di annullamento della decisione del Tribunale, qualora lo stato degli atti lo consenta, statuire definitivamente sulla controversia. Questo av viene nella fattispecie.
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Argomenti delle parti

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In primo luogo, le ricorrenti sostengono che, in seguito allispezione del 27settem bre2002 nelle sedi della GQ, la RQ ha ingiunto il 22ottobre2002 a tutte le societ del suo gruppo, tra cui la GQ, di cessare qualsiasi pratica idonea a costituire infrazione alle regole di concorrenza dellUnione.

96

Tale circostanza dimostrerebbe che la RQ e la RYPF non hanno partecipato ai com portamenti lesivi contestati alla GQ, non hanno avuto contatti con nessuna delle im prese implicate nellintesa di cui trattasi, non hanno partecipato n allelaborazione delle sue decisioni, n alla loro applicazione, n al controllo della loro attuazione, non sono state informate da altre imprese dei fatti di cui trattasi e, infine, non sono state informate neppure dalla GQ di tali comportamenti.

97

In secondo luogo, le ricorrenti fanno valere che la RYPF e la RQ avevano consegnato alla Commissione, nella fase precontenziosa, un insieme di documenti allo scopo di ribaltare la presunzione di responsabilit che gravava su di esse con riferimento a tali comportamenti, fornendo la prova dellautonomia commerciale e operativa della GQ. Detti elementi di prova sarebbero tuttavia stati erroneamente valutati, o anche ignorati, dalla Commissione.

98

In particolare, la Commissione avrebbe commesso un errore manifesto di valutazione delle prove sostanziali per la circostanza che la GQ avrebbe fruito di totale autono mia nelloperare sul mercato, in quanto i dirigenti di tale societ beneficiavano di una delega totale e di una procura per esercitare tutte le competenze direttive, di gestione e damministrazione. Inoltre, la Commissione non avrebbe osservato neppure che la trasmissione di informazioni dalla GQ alla RQ si limitava a rendere conto dei risultati alla luce dei budget e dei piani strategici o commerciali emanati dai dirigenti della GQ.
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99

Per parte sua, la Commissione sostiene che le ricorrenti non sono riuscite a ribaltare la presunzione di responsabilit gravante sulla RQ.

Giudizio della Corte

100

Per esaminare le presenti censure occorre stabilire se la Commissione abbia com piuto un errore di valutazione non avendo considerato, da una parte, che lordine comunicato alla GQ dalla RQ dimostra che questultima non aveva avuto conoscenza dellinfrazione di cui trattasi, n aveva partecipato a tale infrazione, n aveva indotto la sua controllata a commetterla e, dallaltra, che gli elementi di prova forniti con ri ferimento allautonomia dei dirigenti della GQ nella determinazione e nellattuazione della politica commerciale di questa societ dimostrano che essa stabiliva in modo autonomo il proprio comportamento sul mercato.

101

Al riguardo, per quanto concerne, in primo luogo, lordine impartito alla GQ dalla RQ, va osservato che, come risulta dal fascicolo, detto ordine era di carattere generale, essendo destinato non esclusivamente alla GQ, ma a tutte le societ del gruppo, e che esso stato comunicato due anni e mezzo dopo la cessazione del comportamento anticoncorrenziale addebitato alla GQ.

102

vero che siffatti elementi militano a favore della mancata conoscenza dellinfrazione contestata alla GQ, dellassenza di partecipazione a detta infrazione o, ancora, dellas senza di istigazione a commetterla. Tuttavia, contrariamente a quanto fatto valere dalle ricorrenti, a consentire alla Commissione di infliggere unammenda alla societ controllante non il fatto che tale societ controllante abbia indotto la sua controllata a commettere una violazione delle regole di concorrenza dellUnione, n unimpli cazione diretta della prima in tale violazione commessa dalla seconda, bens il fatto che queste due societ costituiscono una stessa unit economica e formano pertanto ununica impresa ai sensi dellart.81CE (v., in tal senso, sentenza AkzoNobel ea./ Commissione, cit., punti59 e77).
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103

Occorre quindi constatare che, nella fattispecie, la semplice circostanza che la RQ, da una parte, abbia avuto conoscenza dellinfrazione soltanto dopo lispezione del 27settembre 2002 nelle sedi della GQ e, dallaltra, non abbia partecipato direttamen te a tale infrazione, n indotto a commetterla, non idonea a dimostrare che queste due societ non costituiscano una stessa unit economica. Siffatta circostanza non pertanto sufficiente a ribaltare la presunzione di esercizio effettivo da parte della RQ di uninfluenza determinante sulla condotta della GQ.

104

Per quanto riguarda, in secondo luogo, gli argomenti relativi allasserita autonomia dei dirigenti della GQ nella determinazione e nellattuazione della politica commer ciale di detta societ, va osservato che gli elementi proposti al riguardo dalle ricorren ti non dimostrano che la GQ determinasse in modo autonomo il suo comportamento sul mercato e, quindi, che essa non costituisse ununit economica con la RQ. Infatti, anche se vero che taluni documenti presentati dalle ricorrenti dimostrano che nu merose competenze di gestione, direzione e amministrazione della GQ erano state oggetto di una delega a favore dei suoi dirigenti, altri elementi del fascicolo rivelano per contro lesistenza di uninterferenza significativa della RQ su diversi aspetti della strategia oltre che della politica commerciale della GQ.

105

Occorre, al riguardo, anzitutto fare riferimento allattestazione del segretario del consiglio di amministrazione della RQ del 7 giugno 2005, che contiene gli estratti di numerosi verbali del consiglio damministrazione di tale societ, redatti dal 1998 al 2005. Da tale documento risulta che il consiglio damministrazione della RQ in tervenuto in modo significativo, tra il 1998 e il 2000, in taluni aspetti essenziali della politica della GQ, segnatamente allo scopo di autorizzare, il 17aprile 1998, la vendita della partecipazione della GQ nella societ Silqumica SA e, il 28 gennaio 1999, la vendita di beni immobili della GQ.

106

Occorre, poi, constatare che, nella fattispecie, come ha osservato la Commissione al punto262 della motivazione della decisione controversa senza essere in effetti con traddetta al riguardo dalle ricorrenti, lamministratore unico della GQ designato dalla RQ costituiva, per il suo comportamento costante, un collegamento tra le dette due societ mediante il quale le informazioni riguardanti le vendite, la produzione e i ri sultati finanziari venivano comunicate alla RQ.
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107

Infine, per quanto riguarda ancora gli scambi tra i dirigenti della GQ e quelli della RQ, il fatto, confermato dalle ricorrenti stesse, di fornire informazioni sulla fase raggiunta dallesecuzione dei piani strategici e commerciali costituisce un indizio supplemen tare per quanto riguarda lesistenza di un controllo che la RQ operava sulle decisioni elaborate ed eseguite dai dirigenti della GQ.

108

In tale contesto, non presenta, per contro, alcuna pertinenza la circostanza che al cune di queste informazioni riguardassero i risultati finanziari alla luce dei budget annuali della GQ, in quanto ciascuna societ controllante tenuta al consolidamento dei conti al livello del suo gruppo.

109

In tale contesto, occorre concludere che la Commissione non ha commesso un errore di valutazione nel considerare che gli elementi forniti dalle ricorrenti, riguardanti, da una parte, il fatto che la RQ non aveva avuto conoscenza dellinfrazione di cui trattasi, n aveva partecipato a tale infrazione, n aveva indotto la sua controllata a commetterla e, dallaltra, le modalit di determinazione e di attuazione della politi ca commerciale della GQ, considerate congiuntamente agli altri elementi pertinenti nel fascicolo, non dimostrano che questultima determinasse in modo autonomo il proprio comportamento sul mercato e non consentono, pertanto, di ribaltare la pre sunzione secondo cui la RQ esercitava uninfluenza determinante sul comportamento della GQ.

110

Ne consegue che le censure invocate a questo proposito dalle ricorrenti a sostegno del ricorso di annullamento vanno respinte.

111

Occorre pertanto respingere il ricorso di annullamento.


I-61

SENTENZA 20. 1. 2011 CAUSA C-90/09P

Sulle spese

112

Ai sensi dellart.122, primo comma, del regolamento di procedura della Corte, quan do limpugnazione accolta e la controversia viene definitivamente decisa dalla Corte stessa, questultima statuisce sulle spese.

113

A norma dellart.69, n.2, di detto regolamento, applicabile al procedimento di im pugnazione in forza dellart.118 dello stesso, la parte soccombente condannata alle spese se ne stata fatta domanda. Tuttavia, a norma dellart.69, n.3, primo comma, dello stesso regolamento, se le parti soccombono rispettivamente su uno o pi capi, la Corte pu decidere che ciascuna parte sopporti le proprie spese.

114

Nella fattispecie, poich le ricorrenti sono risultate vittoriose per lessenziale nellam bito dellimpugnazione, ma sono risultate soccombenti nellambito del ricorso di an nullamento, occorre statuire che ciascuna delle parti sopporti le proprie spese relative al presente grado di giudizio e che le ricorrenti sopportino la totalit delle spese rela tive al procedimento di primo grado.

Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara e statuisce:

1) La sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunit europee 18dicem bre 2008, causa T-85/06, General Qumica e a./Commissione, annullata nei limiti in cui respinge il ricorso della General Qumica SA, della Repsol Qumica SA e della Repsol YPF SA, diretto allannullamento della decisione della Commissione 21dicembre 2005, 2006/902/CE, relativa a un procedi mento ai sensi dellart.81 del TrattatoCE e dellart.53 dellaccordo SEE nei confronti di Flexsys NV, Bayer AG, Crompton Manufacturing Company Inc. (ex-Uniroyal Chemical Company Inc.), Crompton Europe Ltd, Chemtura
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GENERAL QUMICA E A. / COMMISSIONE

Corporation (ex-Crompton Corporation.), General Qumica, SA, Repsol Qumica, SA e Repsol YPF, SA (Caso COMP/F/C.38.443 Prodotti chimici a base di gomma), in quanto, da una parte, il Tribunale non ha esposto le ra gioni accolte a sostegno della conclusione secondo cui la comunicazione del la Repsol Qumica SA, che ingiunge alla General Qumica SA di cessare ogni pratica idonea a costituire una violazione delle regole di concorrenza, era di per s sola sufficiente a provare che la Repsol Qumica SA esercitava unin fluenza determinante sulla politica della General Qumica SA non soltanto sul mercato, ma anche per quanto atteneva al comportamento illecito ogget to della decisione 2006/902, e in quanto, dallaltra, il Tribunale ha omesso di esaminare in concreto gli elementi presentati dalla General Qumica SA, dalla Repsol Qumica SA e dalla Repsol YPF SA al fine di dimostrare lau tonomia della General Qumica SA nella determinazione e nellattuazione della propria politica commerciale.

2) Limpugnazione respinta per il resto.

3) Il ricorso proposto dalla General Qumica SA, dalla Repsol Qumica SA e dalla Repsol YPF SA dinanzi al Tribunale di primo grado delle Comunit europee respinto.

4) Ciascuna delle parti sopporter le proprie spese relative al presente grado di giudizio e la General Qumica SA, la Repsol Qumica SA nonch la Repsol YPF SA sono condannate alla totalit delle spese relative al procedimento di primo grado.

Firme

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Causa C-155/09

Commissione europea contro Repubblica ellenica


Inadempimento di uno Stato Artt.12CE, 18CE, 39CE e43CE Artt.4, 28 e31 dellAccordo sullo Spazio economico europeo Normativa tributaria Presupposti per lesenzione dallimposta sulle cessioni in occasione del primo acquisto di un bene immobile Esenzione riservata ai soli residenti nel territorio nazionale nonch ai cittadini di origine greca che non risiedono in questultimo alla data dellacquisto

Sentenza della Corte (Prima Sezione) 20gennaio 2011 . . . . . . . . . .

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Massime della sentenza


1. Cittadinanza dellUnione europea Diritto di libera circolazione e di libero soggiorno nel territorio degli Stati membri Imposta sulle cessioni di beni immobili (Artt.18CE, 39CE e43CE; Accordo SEE, artt.28 e31) 2. Cittadinanza dellUnione europea Parit di trattamento Discriminazione in base alla nazionalit Divieto Imposta nazionale sulle cessioni di beni immobili (Artt.12CE, 18CE, 39CE e43CE; Accordo SEE, artt.4, 28 e31) I-65

MASSIME CAUSA C-155/09

1. Viene meno agli obblighi ad esso incom benti ai sensi degli artt. 18 CE, 39 CE e43CE nonch degli artt.28 e31 dellAc cordo sullo Spazio economico europeo uno Stato membro che esenta dallimpo sta sulle cessioni di beni immobili unica mente i residenti permanenti sul territo rio nazionale, mentre i non residenti che hanno lintenzione di installarsi in futu ro su tale territorio non sono esentati dallimposta in parola.

famiglie i cui redditi sono di un livello debole o medio, e non necessaria per limitare la frode fiscale ed evitare gli abusi consistenti nelleludere lobiettivo dellesenzione.

(v. punti45, 46, 59, 63, dispositivo 1)

Infatti, le norme relative alla parit di trattamento vietano non soltanto le di scriminazioni palesi in base alla cittadi nanza, ma anche qualsiasi discrimina zione dissimulata che, basandosi su altri criteri di distinzione, pervenga di fatto al medesimo risultato. Orbene, quanto avviene nel caso di una misura che pre veda una distinzione basata sul criterio del domicilio o della residenza, in quanto tale criterio rischia di operare principal mente a danno dei cittadini di altri Stati membri, considerato che il pi delle volte le persone che non hanno il domicilio nel territorio dello Stato sono, al pari di quel le ivi non residenti, cittadini stranieri. Sif fatta condizione di residenza permanen te non tale da giustificare gli obiettivi, invocati dallo Stato membro di cui trat tasi, consistenti nel facilitare lacquisto di un primo alloggio, prevenire qualsiasi speculazione immobiliare e sostenere le I-66

2. Viene meno agli obblighi ad esso incom benti ai sensi degli artt. 12 CE, 39 CE e 43 CE nonch degli artt. 4, 28 e 31 dellAccordo SEE, uno Stato membro che, in occasione dellacquisto di una prima residenza sul suo territorio, a determi nate condizioni esenta dallimposta sulle cessioni di beni immobili unicamente i propri cittadini o le persone aventi origi ne in tale Stato.

Tale diverso trattamento tra i cittadini nazionali e quelli degli altri Stati mem bri che abbiano lintenzione di installarsi nello Stato membro in questione, espres samente ed unicamente fondato sulla cit tadinanza, costituisce una discriminazio ne diretta vietata dalle citate disposizioni. Obiettivi diretti, da una parte, a facilitare lacquisto di un alloggio per gli emigranti cittadini di detto Stato membro e le per sone aventi la stessa origine nazionale, nonch ad incoraggiarne il ritorno, dato che tale Stato membro avrebbe subito una

COMMISSIONE / GRECIA

forte diminuzione della sua popolazione a causa di una massiccia emigrazione allestero e, dallaltra parte, alla preserva zione dei legami tra i suddetti emigranti ed il loro Stato dorigine non sono tali da provare lesistenza di circostanze oggetti ve, indipendenti dalla cittadinanza delle persone interessate, le quali possano giu stificare una discriminazione come quel la risultante dalla suddetta esenzione, in

quanto esse si fondano sulla cittadinanza stessa delle persone interessate.

(v. punti69-71, 75, dispositivo 1)

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SENTENZA 11. 1. 2011 CAUSA C-155/09

SENTENZA DELLA CORTE (Prima Sezione) 20gennaio 2011*

Nella causa C-155/09,

avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dellart.226CE, proposto il 4maggio 2009,

Commissione europea, rappresentata dai sigg.R.Lyal e D.Triantafyllou, in qualit di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,

ricorrente,

contro

Repubblica ellenica, rappresentata dal sig.P.Mylonopoulos e dalla sig.raV.Karra, in qualit di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,

convenuta,

* Lingua processuale: il greco.

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COMMISSIONE / GRECIA

LA CORTE (Prima Sezione),

composta dal sig. A. Tizzano, presidente di sezione, dai sigg. J.-J. Kasel, E. Levits, M.Safjan e dalla sig.raM.Berger (relatore), giudici,

avvocato generale: sig.J.Mazk cancelliere: sig.raR.ere, amministratore

vista la fase scritta del procedimento e in seguito alludienza del 20maggio 2010,

vista la decisione, adottata dopo aver sentito lavvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,

ha pronunciato la seguente

Sentenza Con il proprio ricorso la Commissione delle Comunit europee chiede alla Corte di dichiarare che:

esentando dallimposta sulle cessioni di beni immobili (in prosieguo: limposta) solo i residenti permanenti in Grecia, ma non esentando i non residenti che han no lintenzione di stabilirsi in futuro nel paese, e
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SENTENZA 11. 1. 2011 CAUSA C-155/09

esentando, a determinate condizioni, dalla medesima imposta solo i cittadini gre ci in occasione dellacquisto di una prima residenza in Grecia, ponendo cos in essere una discriminazione espressa a detrimento dei residenti allestero i quali non sono cittadini greci,

la Repubblica ellenica venuta meno agli obblighi che le incombono a norma de gli artt.18CE, 39CE e43CE, letti alla luce dellart.12CE, nonch degli artt.4, 28 e31 dellAccordo sullo Spazio economico europeo del 2maggio 1992 (GU 1994, L1, pag.3; in prosieguo: lAccordo SEE), in quanto tale Stato membro ostacola leserci zio delle libert fondamentali derivanti da tali disposizioni.

Contesto normativo

Il diritto dellUnione

Lart.12, primo comma, CE, dispone quanto segue:

Nel campo di applicazione del presente trattato, e senza pregiudizio delle disposi zioni particolari dallo stesso previste, vietata ogni discriminazione effettuata in base alla nazionalit.
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3

Lart.18, n.1, CE, prevede che:

Ogni cittadino dellUnione ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, fatte salve le limitazioni e le condizioni previste dai trat tati e dalle disposizioni adottate in applicazione degli stessi.

Lart.39, nn.1-3, CE, recita come segue:

1. La libera circolazione dei lavoratori allinterno della Comunit assicurata.

2. Essa implica labolizione di qualsiasi discriminazione, fondata sulla nazionalit, tra i lavoratori degli Stati membri, per quanto riguarda limpiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro.

3. Fatte salve le limitazioni giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicu rezza e sanit pubblica, essa importa il diritto:

a) di rispondere a offerte di lavoro effettive,

b) di spostarsi liberamente a tal fine nel territorio degli Stati membri,


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c) di prendere dimora in uno degli Stati membri al fine di svolgervi unattivit di lavoro, conformemente alle disposizioni legislative, regolamentari e amministra tive che disciplinano loccupazione dei lavoratori nazionali,

d) di rimanere, a condizioni che costituiranno loggetto di regolamenti di applicazio ne stabiliti dalla Commissione, sul territorio di uno Stato membro, dopo avervi occupato un impiego.

A norma dellart.43CE:

Nel quadro delle disposizioni che seguono, le restrizioni alla libert di stabilimento dei cittadini di uno Stato membro nel territorio di un altro Stato membro vengono vietate. Tale divieto si estende altres alle restrizioni relative allapertura di agenzie, succursali o filiali, da parte dei cittadini di uno Stato membro stabiliti sul territorio di uno Stato membro.

La libert di stabilimento importa laccesso alle attivit non salariate e al loro eserci zio, nonch la costituzione e la gestione di imprese e in particolare di societ ai sensi dellarticolo48, secondo comma, alle condizioni definite dalla legislazione del paese di stabilimento nei confronti dei propri cittadini, fatte salve le disposizioni del capo relativo ai capitali.

Le disposizioni menzionate ai punti 2-5 della presente sentenza, ad eccezione dellart.18CE, sono analoghe a quelle enunciate agli artt.4, 28 e31 dellAccordo SEE.
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COMMISSIONE / GRECIA

La normativa nazionale

Lart.1, n.1, della legge 1078/1980 prevede quanto segue:

I contratti relativi allacquisto di un bene immobile, totalmente ed in piena propriet, da parte di una persona coniugata sono esentati dallimposta sulle cessioni di beni immobili quando lacquirente o il congiunto o i suoi figli minori non hanno alcun diritto di piena propriet, usufrutto o abitazione su unaltra casa o un altro apparta mento sufficiente per le necessit di alloggio della sua famiglia o alcun diritto di piena propriet su un terreno edificabile o su una quota parte di terreno corrispondente alla superficie di un alloggio e sito in una municipalit o comune con una popolazione di pi di tremila (3000) abitanti.

Lart.1, n.3, della stessa legge recita come segue:

Le disposizioni del presente articolo non sono applicabili ai contratti di cessione di beni immobili a titolo oneroso, quando lacquirente non risiede stabilmente in Grecia.

A titolo eccezionale unesenzione accordata in occasione dellacquisto di una casa, di un appartamento, o di un terreno da parte di Greci o di persone di origine greca che hanno lavorato allestero per almeno sei (6) anni e che sono iscritti nel registro municipale nazionale del paese, anche se non hanno la loro residenza permanente in Grecia al momento dellacquisto.
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Lart.1, n.7, della suddetta legge prevede che lesenzione accordata a condizione che limmobile resti di propriet dellacquirente per almeno cinque anni.

10

A norma dellautorizzazione conferita dallart. 1, n. 12, della legge 1078/1980, una decisione ministeriale del 7aprile 2005 ha fissato ad un anno il periodo continuativo minimo di residenza richiesto ad ogni interessato in Grecia.

Il procedimento precontenzioso

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Il 6 dicembre 2007 la Commissione ha inviato alla Repubblica ellenica una lettera di diffida in cui sosteneva che, esentando dallimposta, da una parte, solo i residenti permanenti in Grecia, ma non i non residenti i quali hanno lintenzione di instal larsi in futuro in questo Stato membro, e, dallaltra, a determinate condizioni, solo i cittadini greci in occasione dellacquisto di una prima residenza in Grecia, istituen do quindi una discriminazione espressa a detrimento dei residenti allestero che non sono cittadini greci, il suddetto Stato membro poneva in non cale gli obblighi che gli incombono ai sensi degli artt.12CE, 18CE, 39CE e43CE nonch degli artt.4, 28 e31 dellAccordo SEE.

12

Il 13febbraio 2008, la Repubblica ellenica ha risposto alla suddetta lettera rigettando integralmente gli addebiti della Commissione.

13

Il 23settembre 2008 la Commissione, non convinta da tale risposta, ha inviato un parere motivato alla Repubblica ellenica, invitandola a conformarsi ai suoi obblighi entro un termine di due mesi a decorrere dal ricevimento del parere stesso. Tale Stato membro ha risposto a questultimo il 21novembre 2008 reiterando i termini della sua lettera di diffida.
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Non convinta dalle spiegazioni fornite dalla Repubblica ellenica, la Commissione ha deciso di proporre il presente ricorso.

Sul ricorso

Sul primo addebito, relativo alla restrizione a talune libert fondamentali

Argomenti delle parti

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La Commissione, riferendosi in particolare alla sentenza 13 luglio 1993, causa C-330/91, Commerzbank (Racc.pag.I-4017), fa valere, in primo luogo che, bench il criterio di residenza permanente previsto allart.1, n.3, primo comma, della legge 1078/1980 non implichi necessariamente un trattamento discriminatorio nei con fronti dei cittadini dellUnione, poich si applica indipendentemente dalla cittadinan za degli interessati, ci non toglie che i residenti permanenti in Grecia sono, per la maggior parte, cittadini greci, il che pu permettere di provare il carattere discrimi natorio della disposizione in parola.

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La Commissione sostiene in proposito che la suddetta disposizione esclude dal bene ficio dellesenzione fiscale i non residenti che acquistano in Grecia una prima residen za ai fini della loro futura installazione in questo Stato. Tale disparit di trattamento implicherebbe quindi un trattamento discriminatorio tra i residenti attuali e futuri.
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In secondo luogo, riferendosi segnatamente alle sentenze 15settembre 2005, causa C-464/02, Commissione/Danimarca (Racc.pag.I-7929), nonch 13novembre 2003, causa C-209/01, Schilling e Fleck-Schilling (Racc.pag.I-13389), la Commissione ri corda che lenunciazione in chiave generale dellart.18CE, il quale stabilisce il diritto di ogni cittadino dellUnione europea di circolare e soggiornare liberamente nel ter ritorio degli Stati membri, trova una specifica applicazione negli artt.39CE e43CE. Dal suo punto di vista, secondo la giurisprudenza consolidata della Corte, linsieme delle disposizioni del Trattato relative alla libera circolazione delle persone volto a facilitare, ai cittadini comunitari, lesercizio di attivit lavorative di qualsivoglia natura ed osta ai provvedimenti che potrebbero sfavorirli qualora essi intendano svolgere unattivit economica sul territorio di un altro Stato membro. Disposizioni che impe discano ad un cittadino di uno Stato membro di lasciare il suo Stato dorigine per eser citare il suo diritto di libera circolazione, o che lo dissuadano dal farlo, costituiscono ostacoli a tale libert anche se si applicano indipendentemente dalla cittadinanza dei lavoratori interessati. Fondandosi su tale giurisprudenza, la Commissione sostiene che manifesto che la legislazione greca di cui causa contraria agli artt.18CE, 39CE e43CE, poich rende la situazione delle persone, le quali non risiedano ancora in via permanente in questo Stato membro e si prefiggano di installarvisi stabilmente, meno attrattiva di quella dei residenti permanenti cui accordato il vantaggio fiscale.

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La Commissione precisa al riguardo che sussiste una violazione degli artt. 39 CE e43CE quando si tratta di persone in attivit. Lart.18CE si applicherebbe invece direttamente alle persone non economicamente attive o senza legami con la Grecia, il che, nel caso di specie, concernerebbe segnatamente i pensionati.

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Secondo il medesimo ragionamento la Commissione considera che lart.1, nn.1 e3, primo comma, della legge 1078/1980 contrario agli artt.28 e31 dellAccordo SEE.
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Quanto alla giustificazione della restrizione istituita dalle suddette disposizioni, la Commissione fa valere che essa non pu essere giustificata da nessuno degli obiettivi di interesse generale invocati dalla Repubblica ellenica e che, comunque, contravvie ne al principio di proporzionalit.

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Riguardo allobiettivo diretto a facilitare lacquisto di un alloggio da parte dei residenti ed a prevenire qualsiasi speculazione immobiliare in tale contesto, la Commissio ne sostiene, in primo luogo, che siffatto obiettivo potrebbe essere perseguito anche nei confronti delle persone che acquistano una prima residenza al fine di installar si ulteriormente in Grecia. In secondo luogo, la Commissione fa valere che la legge 1078/1980 non prevede lobbligo per lacquirente di utilizzare il bene immobile ac quistato quale residenza permanente n vieta di affittarlo o di rivenderlo. Orbene, in assenza di un obbligo siffatto, tale obiettivo non pu essere raggiunto e quindi non potrebbe essere utilmente invocato dalla Repubblica ellenica.

22

Peraltro la Commissione fa valere che esistono meccanismi di controllo meno coer citivi per raggiungere i suddetti obiettivi come, ad esempio, la registrazione presso la competente autorit greca delle persone che si installano in Grecia, liscrizione di queste ultime nel registro fiscale, la verifica delle loro dichiarazioni fiscali e la conces sione, con riserva di soddisfare talune condizioni, di un trattamento fiscale di vantag gio. Un sistema di controllo del genere potrebbe inoltre essere completato da dichia razioni sullonore. Di conseguenza il rifiuto di accordare tale esenzione fiscale alle persone che non ancora risiedono in Grecia in via permanente, ma che acquistano un bene immobile in questo Stato membro con lintenzione di installarvisi, andrebbe ben oltre quanto necessario per raggiungere lobiettivo consistente nel prevenire qualsiasi speculazione sui beni immobili in Grecia.

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La Commissione nega il fatto che, in assenza di qualsiasi informazione fiscale relativa allacquirente, sia impossibile ricercare lesistenza, alloccorrenza, di altri beni immo bili appartenenti a questultimo, di modo che non si pu ritenere che la disposizione
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nazionale contestata sia diretta a prevenire lelusione della legge. Essa fa valere in pro posito che, poich si tratta di persone che si sono installate in Grecia, il punto se esse posseggano gi un bene immobile in Grecia o meno non pi difficile da provare per queste ultime che per quelle gi residenti sul territorio nazionale. Poich la dichiara zione fiscale non pu essere considerata un mezzo molto affidabile, niente osterebbe a che le autorit greche chiedano agli acquirenti se siano gi proprietari di un bene immobile in Grecia. La Commissione rinvia al riguardo alla possibilit di iscrizione su registri appropriati, come il catasto recentemente istituito, ed alla facolt di instau rare controlli che permettano di prevenire gli abusi.

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Infine, la Commissione contesta anche largomento invocato dalla Repubblica elleni ca secondo cui il diritto dellUnione non elimina il diritto del legislatore nazionale di subordinare a taluni criteri la concessione di agevolazioni e vantaggi fiscali. Essa fa va lere a tale riguardo che il Trattato non vieta solo il trattamento discriminatorio diretto ma anche, e pi generalmente, le restrizioni alle libert fondamentali nel settore delle imposte dirette. Lart.1, n.3, primo comma, della legge 1078/1980 costituirebbe in contestabilmente una restrizione alla libera circolazione delle persone, poich questa disposizione dissuaderebbe le persone che vivono in altri Stati membri e sono mag gioritariamente cittadini dei medesimi e non cittadini greci, dallinstallarsi in Grecia.

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La Repubblica ellenica contesta lintegralit dellasserito inadempimento facendo va lere anzitutto che, se vero che tanto lart.12CE quanto lart.39CE vietano espres samente qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza, risulta dal complesso delle disposizioni adottate in occasione dei vari interventi del legislatore nazionale, nonch dallesclusione di qualsiasi esigenza di cittadinanza greca quanto ai presuppo sti di concessione dellesenzione fiscale in parola, che la costante volont di questul timo sempre stata quella di accordare tale esenzione non soltanto ai cittadini greci, ma pi generalmente a tutte le persone fisiche aventi la loro residenza permanente in Grecia, indipendentemente dalla cittadinanza.

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La Repubblica ellenica sottolinea al riguardo che una circolare emessa nel 1992, in seguito ad un parere del Consiglio di Stato, per aiutare lamministrazione ad applicare
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correttamente la legge 1078/1980, precisa proprio che le disposizioni contestate di questultima si applicano anche ai cittadini degli altri Stati membri, esattamente alle stesse condizioni dei cittadini nazionali. Inoltre, in forza di una decisione ministe riale del 21giugno 2004, sarebbe previsto che, per fruire della suddetta esenzione, la residenza permanente e lattivit professionale dei cittadini dellUnione potrebbero essere provate grazie alla produzione di dichiarazioni fiscali, attestazioni di enti pre videnziali, contratti di lavoro, documenti relativi allavvio di unattivit, contratti di affitto di alloggi, ecc.

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Successivamente, quanto al principio generale della parit di trattamento tra i citta dini dellUnione che fanno uso del loro diritto di libera circolazione ed i cittadini na zionali posti in una situazione comparabile, quale risulta dagli artt.12CE e18CE, la Repubblica ellenica nutre dubbi sul punto se le restrizioni imposte, in materia di esen zione fiscale, ai cittadini dellUnione debbano essere comparabili a quelle concernenti i cittadini nazionali. Infatti, secondo tale Stato membro, il diritto dellUnione non esige affatto che, per soddisfare lobbligo di unintegrazione totale dei cittadini dellU nione nello Stato membro di accoglienza, questi ultimi siano esentati dallimposta in condizioni equivalenti a quelle applicate ai cittadini nazionali. La Repubblica ellenica precisa che, per fruire dellesenzione dallimposta per lacquisto di una prima residen za, i cittadini nazionali debbono dimostrare che sono riunite varie condizioni e sono tenuti a presentare dichiarazioni fiscali. Orbene, il ragionamento della Commissione condurrebbe, se fosse posto in applicazione, a far beneficiare i cittadini degli Stati membri diversi dalla Repubblica ellenica del medesimo vantaggio di quello concesso ai cittadini dietro semplice dichiarazione, il che non pu essere corretto.

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Infine, circa la giustificazione di cui allart.1, n.3, primo comma, della legge 1078/1980, la Repubblica ellenica precisa che essa applicabile unicamente allacquisto di una prima residenza e quindi ad una categoria molto ristretta di cessioni che rispondono ad una necessit di interesse generale.
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Peraltro, secondo tale Stato membro, la suddetta disposizione giustificata dal fatto che diretta ad agevolare lacquisto di un alloggio da parte dei singoli e, quindi, a sostenere le famiglie. Essa si inserirebbe nel pi generale ambito della politica sociale dello Stato il quale manifesterebbe per tale via la sua sollecitudine nei confronti delle classi medie ed inferiori cui accorda un aiuto allalloggio costituente un vantaggio fiscale di dimensione sociale.

30

Inoltre la decisione ministeriale del 7aprile 2005 avrebbe fissato ad un anno il periodo continuativo minimo di residenza richiesto ad ogni interessato. Questa condizione sarebbe proporzionata, adeguata e necessaria dato che si tratta di una durata ragione vole che permette ad un cittadino dellUnione di acclimatarsi col paese, di adattarsi a questultimo nonch al suo modo di vita e di effettuare unanalisi di mercato per lac quisto di un bene immobile. Tale condizione costituirebbe la garanzia che lacquirente acquisti un primo alloggio al fine di utilizzarlo e che non cerchi di acquistare immobili a scopo di lucro o altro. In mancanza di criteri pi sicuri, il suddetto periodo minimo di residenza sarebbe stato ritenuto opportuno per limitare la frode fiscale e prevenire gli abusi. Peraltro esso non sarebbe cos lungo da mettere in difficolt le persone che aspirano a risiedere in Grecia o dissuaderle dal perseguire i loro progetti di stabili mento futuro sul territorio greco.

31

In proposito la Repubblica ellenica confuta le conseguenze che la Commissione trae dal fatto che non si impone allacquirente alcun obbligo di utilizzare il bene immobile acquistato in quanto residenza permanente e, conseguentemente, alcun divieto di af fittarlo o rivenderlo. Quanto alla rivendita, tale Stato membro sostiene che lasserzio ne in questione della Commissione falsa poich lart.1, n.7, della legge 1078/1980 prevede che lesenzione sia accordata a condizione che limmobile rimanga di pro priet dellacquirente per almeno cinque anni. Il legislatore nazionale, seguendo un approccio realista, non avrebbe fissato criteri rigorosi relativamente allutilizzazione del primo alloggio, tenuto conto del fatto che tanto il centro dellattivit economica quanto la situazione famigliare dellacquirente possono evolvere.
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La Repubblica ellenica ugualmente del parere che le proposte della Commissione concernenti meccanismi meno coercitivi che permettano di raggiungere gli obiettivi di cui alla legge 1078/1980, cio un obbligo di iscrizione nei registri municipali o i scali o un obbligo di dichiarazione fiscale, siano inefficaci. Essa ricorda in proposito che i cittadini dellUnione i quali si installano in Grecia non sono tenuti ad iscriversi in municipio n ad ottenere un numero di matricola fiscale o a presentare dichia razioni fiscali finch non abbiano acquistato un bene immobile. Inoltre le vendite immobiliari non sarebbero state ancora integrate nel sistema informatico del catasto, dato che lattuazione di questultimo ancora in uno stadio embrionale.

33

La Repubblica ellenica conclude che leliminazione del criterio di residenza perma nente renderebbe quindi molto pi difficile il controllo dei presupposti richiesti per fruire dellesenzione dallimposta ed avrebbe eventualmente per conseguenza che le disposizioni rilevanti sarebbero eluse giacch, in assenza di qualsiasi dato fiscale re lativo allacquirente, sarebbe impossibile verificare se questultimo possegga o meno altri immobili in Grecia.

34

Parimenti la Repubblica ellenica disattende come inappropriata la proposta della Commissione consistente nellesigere una semplice dichiarazione dellacquirente al fine di constatare se non sia gi proprietario di un bene immobile in Grecia, dato che una dichiarazione siffatta non offre alcuna garanzia allamministrazione tributaria.

35

Infine, la Repubblica ellenica fa valere che le disposizioni del diritto dellUnione, an che se impongono, nellambito delleliminazione delle discriminazioni in ragione della cittadinanza, restrizioni allesercizio della competenza degli Stati membri in materia fiscale, non eliminano tuttavia il potere del legislatore nazionale di prescrivere criteri concreti per la concessione di vantaggi fiscali, segnatamente quando le esenzioni i scali sono istituite in virt di criteri sociali. Riferendosi alle sentenze Commissione/ Danimarca, cit., e 27gennaio 2000, causa C-190/98, Graf (Racc.pag.I-493), lo Stato membro in parola sostiene che disposizioni anche indistintamente applicabili, che impediscano ad un cittadino di uno Stato membro di lasciare il suo Stato dorigine per
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avvalersi del diritto alla libera circolazione o che lo dissuadano dal farlo, costituiscono ostacoli a questa libert solo se condizionano laccesso dei lavoratori al mercato del lavoro.

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Nella replica la Commissione mantiene integralmente gli argomenti da essa presen tati nel ricorso.

37

Invece, la Repubblica ellenica ritiene nella controreplica che la Commissione non ha tenuto conto dei suoi argomenti relativi alla portata sociale delle disposizioni con testate della legge 1078/1980. Essa considera che la concessione dei vantaggi sociali, senza riflessione n controllo, a tutti i cittadini dellUnione che esercitano il diritto di libera circolazione, da una parte, condurrebbe ad unelusione delle normative na zionali esistenti in materia sociale e, dallaltra, farebbe venir meno la natura sociale degli obiettivi che queste ultime perseguono dal momento che la concessione degli stessi vantaggi sarebbe fondata sulla sola circostanza che le persone le quali hanno esercitato il loro diritto di libera circolazione posseggano la cittadinanza dellUnione.

38

Cos la Repubblica ellenica, riferendosi alle sentenze 24febbraio 1994, causa C-343/92, Roks ea. (Racc.pag.I-571), nonch 1o febbraio 1996, causa C-280/94, Posthuma-van Damme e Oztrk (Racc.pag.I-179), fa valere che le prassi relative allattuazione di obiettivi sociali rientrano nel potere discrezionale conservato dagli Stati membri per definire la loro politica sociale circa la natura e lestensione della tutela sociale posta in essere, fatto salvo il principio che le loro azioni siano proporzionate rispetto allo biettivo perseguito. Pertanto la Repubblica ellenica sostiene che lart.1, nn.1 e3, pri mo comma, della legge 1078/1980 non contrario al diritto dellUnione e sottolinea che gli obiettivi perseguiti da questa disposizione non possono essere raggiunti con mezzi meno restrittivi.
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COMMISSIONE / GRECIA

Giudizio della Corte

39

In via preliminare si deve rammentare che, secondo una giurisprudenza costante della Corte, se pur vero che la materia delle imposte dirette rientra nella compe tenza degli Stati membri, questi ultimi devono tuttavia esercitare tale competenza nel rispetto del diritto comunitario (v., segnatamente, sentenze 4marzo 2004, causa C-334/02, Commissione/Francia, Racc.pag.I-2229, punto21; 18gennaio 2007, causa C-104/06, Commissione/Svezia, Racc.pag.I-671, punto12, e 17gennaio 2008, causa C-152/05, Commissione/Germania, Racc.pag.I-39, punto16).

40

Occorre quindi esaminare se, come fa valere la Commissione, lart.1, nn.1 e3, primo comma, della legge 1078/1980 costituisca una restrizione alle libert di circolazione delle persone consacrate agli artt.18CE, 39CE, 43CE nonch agli artt.4, 28, e31 dellAccordo SEE.

41

Lart.18CE, che stabilisce in maniera generale il diritto per ogni cittadino dellUnione di circolare e di soggiornare liberamente sul territorio degli Stati membri, trova une spressione specifica negli artt.39CE, per quanto riguarda la libera circolazione dei lavoratori, e43CE, con riferimento alla libert di stabilimento (v. sentenze 26ottobre 2006, causa C-345/05, Commissione/Portogallo, Racc.pag.I-10633, punto13; Com missione/Svezia, cit., punto15, e Commissione/Germania, cit., punto18).

42

dunque necessario esaminare, in primo luogo, se gli artt.39CE e43CE ostino ad una normativa nazionale come quella costituita dallart.1, nn.1 e3, primo comma, della legge 1078/1980.

43

Linsieme delle disposizioni del Trattato relative alla libera circolazione delle per sone volto a facilitare, ai cittadini dellUnione, lesercizio di attivit lavorative di
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qualsivoglia natura in tutto il territorio di qustultima ed osta ai provvedimenti che potrebbero sfavorirli qualora essi intendano svolgere unattivit economica sul terri torio di un altro Stato membro (v. citate sentenze Commissione/Danimarca, punto34 e giurisprudenza citata; Commissione/Portogallo, punto 15; Commissione/Svezia, punto17, nonch Commissione/Germania, punto21).

44

Nel caso di specie la Repubblica ellenica fa valere che le disposizioni controverse escludono, quanto ai presupposti per la concessione dellesenzione dallimposta, qualsiasi requisito di cittadinanza greca poich lunica condizione richiesta quella della residenza permanente in Grecia.

45

sufficiente ricordare in proposito che risulta dalla giurisprudenza consolidata della Corte che le norme relative alla parit di trattamento vietano non soltanto le discrimi nazioni palesi in base alla cittadinanza, ma anche qualsiasi discriminazione dissimula ta che, basandosi su altri criteri di distinzione, pervenga di fatto al medesimo risultato (v., in particolare, sentenze 12 febbraio 1974, causa 152/73, Sotgiu, Racc. pag. 153, punto11; Commerzbank, cit., punto14, e 1o ottobre 2009, causa C-103/08, Gottwald, Racc.pag.I-9117, punto27).

46

Ci avviene, in particolare, nel caso di una misura che preveda una distinzione basata sul criterio del domicilio o della residenza, in quanto tale criterio rischia di operare principalmente a danno dei cittadini di altri Stati membri, considerato che il pi delle volte le persone che non hanno il domicilio nel territorio dello Stato sono, al pari di quelle ivi non residenti, cittadini stranieri (v., in particolare, sentenze 29aprile 1999, causa C-224/97, Ciola, Racc.pag.I-2517, punto14; 16gennaio 2003, causa C-388/01, Commissione/Italia, Racc.pag.I-721, punto14, e Gottwald, cit., punto28).
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47

Orbene, alloccorrenza, lart. 1, n. 3, primo comma, della legge 1078/1980 si fonda precisamente su tale tipo di criterio, dato che la disposizione in parola riserva il bene ficio dellesenzione dallimposta unicamente ai residenti permanenti in Grecia. Deve osservarsi al riguardo che, bench si applichi indipendentemente dalla cittadinanza dellacquirente del bene immobile, il criterio della residenza sul territorio nazionale per fruire dellesenzione dallimposta rischia di essere applicato pi particolarmente a detrimento delle persone che non sono cittadini greci. Infatti, proprio questi ultimi avranno stabilito il pi sovente la loro residenza fuori del territorio greco.

48

Pertanto, la suddetta disposizione sfavorisce le persone non residenti in Grecia che ac quistano una prima residenza ai fini della loro futura installazione in tale Stato mem bro giacch non permette a tali persone di fruire dellesenzione in parola dallimposta dovuta allatto dellacquisto di una prima residenza, mentre le persone gi residenti in Grecia le quali acquistano un primo alloggio possono fruire dellesenzione stessa.

49

Dati tali elementi, la disposizione summenzionata ha un effetto dissuasivo per le per sone non residenti in Grecia e che, in virt del diritto di libera circolazione derivante dagli artt. 39 CE e 43 CE, intendono acquistare un primo alloggio in questo Stato membro.

50

Ne risulta che, riservando il beneficio dellesenzione dallimposta percepita in occa sione dellacquisto di un primo alloggio alle persone che risiedono in Grecia in via permanente, lart.1, nn.1 e3, primo comma, della legge 1078/1980 pu ostacolare la libera circolazione dei lavoratori nonch la libert di stabilimento quali garantite, rispettivamente, dagli artt.39CE e43CE.
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Risulta tuttavia da una giurisprudenza consolidata che i provvedimenti nazionali in grado di ostacolare o rendere meno attraente lesercizio delle libert fondamentali garantite dal Trattato possono nondimeno essere giustificati qualora perseguano un obiettivo di interesse generale, siano adeguati a garantire la realizzazione dello stesso e non eccedano quanto necessario per raggiungerlo (v., in particolare, citate senten ze Commissione/Portogallo, punto24; Commissione/Svezia, punto25, e Commissio ne/Germania, punto26).

52

La Repubblica ellenica fa valere, a tal riguardo, che la condizione della residenza per manente giustificata in particolare dagli obiettivi consistenti, da una parte, nel faci litare lacquisto di un primo alloggio da parte di privati nonch nel prevenire qualsi asi speculazione immobiliare e, dallaltra, nel limitare la frode fiscale e nel prevenire gli abusi. Inoltre una condizione siffatta si inserirebbe nel pi generale ambito della politica sociale dello Stato membro interessato, alla luce della quale le prassi nazio nali relative allattuazione di obiettivi sociali rientrerebbero nel potere discrezionale conservato dagli Stati membri per definire la loro politica sociale circa la natura e le stensione della tutela sociale da essi posta in essere, fatto salvo il principio che le loro azioni siano proporzionate rispetto allobiettivo perseguito.

53

Pur supponendo che tali argomenti possano essere invocati per giustificare lostacolo alla libert di circolazione delle persone, si deve constatare che la condizione relativa alla residenza sul territorio greco imposta dallart.1, n.3, primo comma, della legge 1078/1980 non permette comunque di raggiungere gli obiettivi asseritamente perse guiti da questultima e, per di pi, va oltre quanto necessario per raggiungerli.

54

Per quanto concerne, anzitutto, il carattere appropriato della normativa nazionale in parola, se vero che la suddetta disposizione diretta ad evitare che lacquirente di un bene immobile ne tragga un utile e, pertanto, a favorire la prevenzione di qualsi asi speculazione, necessario constatare che la condizione imposta dalla medesima
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non permette di raggiungere lobiettivo perseguito in quanto la legge 1078/1980 non prevede lobbligo, per lacquirente di un bene immobile, di utilizzarlo quale residenza permanente e non gli vieta di affittare il bene stesso. In assenza di un obbligo siffatto, largomento della Repubblica ellenica relativo alla lotta contro la speculazione non pu avere successo.

55

Tale constatazione del pari valida per quanto riguarda largomento fondato sulla politica sociale espressamente invocato dalla Repubblica ellenica, ed incentrato sulla necessit di sostenere le famiglie i cui redditi sono di un livello debole o medio. Dato che non esiste un obbligo come quello menzionato al punto precedente, non risulta che la legge 1078/1980 sia idonea a garantire la realizzazione del suddetto obiettivo in quanto il vantaggio fiscale accordato in occasione dellacquisto di un primo alloggio concesso a tutte le persone che soddisfano la condizione della residenza indipenden temente dalla loro appartenenza alle classi medie ed inferiori. Data tale situazione, non si pu presumere che la finalit non selettiva del vantaggio fiscale in questione soddisfi lobiettivo asseritamente sociopolitico della legge 1078/1980. Peraltro la Re pubblica ellenica non ha dimostrato che lesenzione dallimposta in occasione dellac quisto di un primo alloggio costituisce un vantaggio fiscale di dimensione sociale di retto alle persone rientranti nelle classi sociali pi sfavorite.

56

Successivamente, quanto al giudizio che occorre formulare circa il carattere neces sario della normativa in parola, si deve constatare che gli argomenti dedotti dalla Repubblica ellenica, fondati sullobiettivo diretto a limitare la frode fiscale e ad evitare gli abusi consistenti nellelusione dellobiettivo dellesenzione, ad esempio richiedendo il beneficio di questultima per lacquisto di vari beni immobili, non sono tali da dimo strare che le disposizioni controverse sono necessarie per raggiungere tale obiettivo. Invece questultimo pu ugualmente essere raggiunto se gli acquirenti non hanno alcuna residenza permanente sul territorio nazionale.
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57

Infatti, come fa valere fondatamente la Commissione, esistono meccanismi meno co ercitivi che permettono alle autorit greche di premunirsi affinch lacquirente di un bene immobile rispetti tutte le condizioni richieste per fruire dellesenzione dallim posta, verificando segnatamente che non sia proprietario di un altro bene immobile in Grecia, quali liscrizione nel registro fiscale o nel catasto, lobbligo di dichiarazioni fiscali o di alloggio o lattuazione di controlli effettuati dalle autorit tributarie, com pletate da dichiarazioni sotto giuramento degli acquirenti, laddove costoro sono pe nalmente responsabili per il contenuto e lesattezza delle loro dichiarazioni.

58

Ne consegue che una normativa nazionale come quella di cui allart.1, nn.1 e3, pri mo comma, della legge 1078/1980 va oltre quanto necessario per raggiungere lobiet tivo perseguito.

59

Alla luce di tali considerazioni, occorre constatare che la condizione della residenza permanente di cui allart.1, nn.1 e3, primo comma, della legge 1078/1980, da un par te, non tale da giustificare gli obiettivi consistenti nel facilitare lacquisto di un primo alloggio, prevenire qualsiasi speculazione immobiliare e sostenere le famiglie i cui redditi sono di un livello debole o medio e, dallaltra, non necessaria per limitare la frode fiscale ed evitare gli abusi consistenti nelleludere lobiettivo dellesenzione, tal ch deve concludersi che una siffatta condizione contraria agli artt.39CE e43CE.

60

In secondo luogo, quanto alle persone non residenti in Grecia e non economica mente attive, la stessa conclusione si impone, per quanto riguarda la censura relativa alla violazione dellart.18CE, per identit di motivi (v. sentenze 5luglio 2007, causa C-522/04, Commissione/Belgio, Racc.pag.I-5701, punto72, e Commissione/Germa nia, cit., punto30).
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La Commissione fa anche valere che, a causa dellesistenza delle suddette disposi zioni, la Repubblica ellenica venuta meno agli obblighi incombentile ai sensi degli artt.28 e31 dellAccordo SEE, relativi rispettivamente alla libert di circolazione dei lavoratori ed alla libert di stabilimento.

62

A tale proposito si deve rilevare che le disposizioni che vietano le restrizioni alla liber t di circolazione ed alla libert di stabilimento enunciate negli artt.28 e31 dellAc cordo SEE sono sostanzialmente identiche a quelle previste dagli artt.39CE e43CE.

63

necessario quindi constatare che, esentando dallimposta, in applicazione dellart.1, nn.1 e3, primo comma, della legge 1078/1980, solo i residenti permanenti sul terri torio nazionale, quando invece i non residenti che abbiano lintenzione di installarsi in futuro sul medesimo territorio non sono esentati da tale imposta, la Repubblica ellenica venuta meno agli obblighi incombentile ai sensi degli artt.18CE, 39CE e43CE, nonch degli artt.28 e31 dellAccordo SEE.

Sulla seconda censura, relativa alla discriminazione fondata sulla cittadinanza

Argomenti delle parti

64

La Commissione fa valere che lart.1, n.3, secondo comma, della legge 1078/1980 istituisce una discriminazione espressa fondata sulla cittadinanza, poich solo i cit tadini greci e le persone di origine greca possono fruire dellesenzione dallimposta, e ci anche se non soddisfano la condizione generale relativa alla residenza perma nente in Grecia. Unesenzione del genere non sarebbe in alcun caso riconosciuta ai cittadini degli Stati membri diversi dalla Repubblica ellenica.
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Conformemente al principio generale enunciato allart.12, primo comma, CE, qual siasi distinzione in base alla cittadinanza che costituisca un trattamento discrimina torio a favore dei cittadini greci e a detrimento dei cittadini degli altri Stati membri sarebbe espressamente vietata. I cittadini degli altri Stati membri che si prefiggono di acquistare una prima residenza in Grecia dovrebbero quindi assolvere unimposta che non applicata agli acquisti effettuati dai cittadini greci, il che renderebbe lacquisto di un prima residenza in Grecia meno attrattivo per gli stranieri ed ostacolerebbe conseguentemente il libero stabilimento di questi ultimi in tale Stato membro.

66

La Repubblica ellenica fa valere che lo status di cittadino greco o di greco dorigi ne quale motivo di esenzione dalla condizione della residenza permanente in Gre cia conferma che il presupposto essenziale per fruire dellesenzione dallimposta il luogo di residenza permanente che costituisce il criterio pi obiettivo ed appropriato possibile. La disposizione controversa stata inserita nella legge 1078/1980 in seguito alleliminazione dellesenzione fiscale applicabile allimportazione di divise ed ha per oggetto di facilitare lacquisto di un alloggio da parte delle persone di origine greca e dei greci migranti nonch di incoraggiarne il ritorno in Grecia. Dato che la Repubbli ca ellenica fa parte degli Stati che hanno subito unimportante flessione della popo lazione in ragione di unemigrazione massiccia verso lestero, si ritenuto opportuno accordare alcune facilitazioni, tramite esenzioni fiscali, al fine di incitare i cittadini greci stabiliti allestero a ritornare in Grecia. Tale eccezione specifica e puntuale al servizio di evidenti obiettivi sociopolitici onde preservare i legami esistenti tra i Greci stabiliti al di fuori del territorio nazionale ed il loro Stato dorigine. Tenuto conto, se gnatamente, della dimensione sociale della disposizione controversa e dellobiettivo da essa perseguito, la restrizione criticata dalla Commissione non eccede i limiti di quanto sia proporzionato e accettabile.
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Giudizio della Corte

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Circa il secondo addebito della Commissione, fondato sulla circostanza che lesen zione dallimposta accordata solo ai cittadini greci o alle persone di origine greca, necessario constatare che lart.1, n.3, secondo comma, della legge 1078/1980 effettua una distinzione fondata sul criterio della cittadinanza.

68

Secondo una giurisprudenza costante, infatti, il divieto di discriminazione, sia esso fondato sullart.12CE o sugli artt.39CE o 43CE, impone di non trattare situazioni analoghe in maniera differente e situazioni diverse in maniera uguale. Un trattamento del genere potrebbe essere giustificato solo se fondato su considerazioni oggettive, indipendenti dalla cittadinanza delle persone interessate e adeguatamente commi surate allo scopo legittimamente perseguito (v., in questo senso, sentenza 5giugno 2008, causa C-164/07, Wood, Racc.pag.I-4143, punto13, e 16dicembre 2008, causa C-524/06, Huber, Racc.pag.I-9705, punto75).

69

Nel caso di specie si deve constatare che i cittadini greci e quelli di Stati membri diversi dalla Repubblica ellenica i quali hanno lintenzione di installarsi in Grecia ver sano, relativamente allacquisto di una prima residenza in questo Stato membro, in una situazione comparabile. Orbene, a norma dellart.1, n.3, secondo comma, della legge 1078/1980, il solo elemento idoneo ad operare una distinzione tra la situazione dei cittadini greci o di origine greca e quella dei cittadini non greci, circa il loro diritto di essere esentati dallimposta, la loro cittadinanza. Infatti solo i cittadini greci o le persone di origine greca fruiscono della suddetta esenzione. Dunque tale diverso trat tamento, espressamente ed unicamente fondato sulla cittadinanza, costituisce una discriminazione diretta.

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La Repubblica ellenica fa valere che la suddetta distinzione giustificata segnata mente dagli obiettivi diretti, da una parte, a facilitare lacquisto di un alloggio per gli
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emigranti greci e le persone di origine greca nonch ad incoraggiarne il ritorno, dato che tale Stato membro ha subito una forte diminuzione della sua popolazione a causa di una massiccia emigrazione allestero. Daltra parte, lesenzione prevista alla sud detta disposizione sarebbe del pari giustificata per motivi di politica sociale nel senso che sarebbe diretta a preservare i legami tra i greci emigrati ed il loro Stato dorigine.

71

Tuttavia, queste considerazioni non sono tali da provare lesistenza di circostanze oggettive, indipendenti dalla cittadinanza delle persone interessate, le quali possano giustificare una discriminazione come quella risultante dallesenzione di cui allart.1, n.3, secondo comma, della legge 1078/1980 in quanto esse si fondano sulla cittadi nanza stessa delle persone interessate.

72

Ne consegue che la disparit di trattamento operata tra i cittadini greci o le persone di origine greca ed i cittadini dellUnione che non sono cittadini della Repubblica ellenica, nei limiti in cui lart.1, n.3, secondo comma, della legge 1078/1980 esclude questi ultimi dal beneficio dellesenzione ivi prevista, costituisce una discriminazione vietata dagli artt.12, primo comma, CE, 39CE e43CE.

73

La Commissione fa valere anche che, in ragione dellesistenza della suddetta disposi zione, la Repubblica ellenica ugualmente venuta meno agli artt.4, 28 e31 dellAc cordo SEE, relativi rispettivamente al divieto della discriminazione in ragione della cittadinanza, alla libert di circolazione dei lavoratori ed alla libert di stabilimento.

74

Occorre rilevare in proposito che il divieto della discriminazione in ragione della cit tadinanza di cui allart.4 dellAccordo SEE nonch le regole che vietano le restrizioni alla libert di circolazione ed alla libert di stabilimento enunciate agli artt.28 e31 del suddetto Accordo sono identiche a quelle previste rispettivamente agli artt.12CE, 39CE e43CE.
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Occorre quindi constatare che, esentando a determinate condizioni dallimposta uni camente i cittadini greci o le persone di origine greca in occasione dellacquisto di una prima residenza sul territorio nazionale, la Repubblica ellenica venuta meno agli obblighi incombentile ai sensi degli artt.12CE, 39CE e43CE nonch degli artt.4, 28 e31 dellAccordo SEE.

Sulle spese

76

Ai sensi dellart.69, n.2, del regolamento di procedura, la parte soccombente con dannata alle spese se ne stata fatta domanda. Poich la Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica ellenica, rimasta soccombente, va condannata alle spese.

Per questi motivi, la Corte (Prima Sezione) dichiara e statuisce:

1) La Repubblica ellenica:

esentando dallimposta sulle cessioni di beni immobili, in applicazione dellart. 1, nn. 1 e 3, primo comma della legge 1078/1980, unicamente i residenti permanenti sul territorio nazionale, mentre i non residenti che hanno lintenzione di installarsi in futuro su tale territorio non sono esentati dallimposta in parola, e
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esentando, a determinate condizioni, dalla medesima imposta unica mente i cittadini greci o le persone di origine greca in occasione dellac quisto di una prima residenza sul territorio nazionale,

venuta meno agli obblighi incombentile ai sensi degli artt.12CE, 18CE, 39CE e43CE nonch degli artt.4, 28 e31 dellAccordo sullo Spazio econo mico europeo del 2maggio 1992.

2) La Repubblica ellenica condannata alle spese.

Firme

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Causa C-463/09

CLECE SA contro Mara Socorro Martn Valor e Ayuntamiento de Cobisa


(domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunal Superior de Justicia de Castilla-La Mancha) Politica sociale Direttiva 2001/23/CE Trasferimento di imprese Mantenimento dei diritti dei lavoratori Nozione di trasferimento Attivit di pulizia Attivit realizzata direttamente da un comune mediante lassunzione di nuovo personale

Conclusioni dellavvocato generale V. Trstenjak, presentate il 26 ottobre 2010 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sentenza della Corte (Terza Sezione) 20gennaio 2011 . . . . . . . . . .

I - 97 I - 122

Massime della sentenza


Politica sociale Ravvicinamento delle legislazioni Trasferimenti dimprese Mantenimento dei diritti dei lavoratori Direttiva 2001/23 Ambito di applicazione [Direttiva del Consiglio 2001/23, art.1, n.1, lett.a) eb)] I-95

MASSIME CAUSA C-463/09

Lart. 1, n. 1, lett. a) e b), della direttiva 2001/23, concernente il ravvicinamento del le legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabili menti o di parti di imprese o di stabilimen ti, deve essere interpretato nel senso che tale direttiva non si applica ad una situazione in cui un comune, che affidava la pulizia dei propri locali a unimpresa privata, decida di porre termine al contratto che lo vincolava a questultima e di espletare esso stesso lattivi t di pulizia di detti locali, assumendo a tal fine nuovo personale.

Certamente, unattivit di pulizia pu essere considerata come unattivit che si fonda es senzialmente sulla mano dopera e, pertanto, un gruppo di lavoratori che assolva stabil mente unattivit comune di pulizia pu, in mancanza di altri fattori produttivi, corri spondere ad unentit economica. Tuttavia,

anche necessario che lidentit di questulti ma risulti preservata allesito delloperazione in questione. Orbene, il semplice fatto che lattivit svolta da unimpresa privata e quel la svolta dal comune siano simili, o addirit tura identiche, non consente di concludere nel senso che sia stata conservata lidentit di unentit economica. Infatti, unentit non pu essere ridotta allattivit che le affida ta. La sua identit emerge da una pluralit di elementi inscindibili fra loro, quali il perso nale che la compone, i suoi quadri direttivi, la sua organizzazione di lavoro, i suoi metodi di gestione od anche, eventualmente, i mezzi di gestione a sua disposizione. In particolare, li dentit di unentit economica non pu essere conservata qualora la parte pi rilevante del personale di tale entit non venga riassunta dal presunto cessionario.

(v. punti39, 41, 43 edispositivo)

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CLECE

CONCLUSIONI DELLAVVOCATO GENERALE VERICA TRSTENJAK presentate il 26ottobre 20101

IIntroduzione

1. Il Tribunal Superior de Justicia de Castil la-La Mancha (in prosieguo: il giudice del rinvio) ha sottoposto alla Corte, ai sensi dellart.234CE2, una questione pregiudizia le vertente sullinterpretazione della direttiva del Consiglio 12 marzo 2001, 2001/23/CE, concernente il ravvicinamento delle legisla zioni degli Stati membri relative al mante nimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti3.

Cobisa (Comune di Cobisa), avente ad ogget to pretese della suddetta interessata fondate sul suo precedente rapporto di lavoro con la CLECE. Con il suo ricorso, la ricorrente nel la causa principale impugna il licenziamento intimatole a suo avviso in modo illegittimo, facendo valere, tra laltro, i diritti che la diret tiva 2001/23 riconosce ai lavoratori in caso di trasferimento di azienda.

2.La presente domanda di pronuncia pre giudiziale trae origine da una controversia insorta tra la sig.raMara Socorro Martin (in prosieguo: la ricorrente nella causa prin cipale), una lavoratrice prima alle dipen denze dellimpresa di pulizie CLECE SA (in prosieguo: la CLECE), e lAyuntamiento de
1  Lingua originale: il tedesco. 2  A seguito del Trattato di Lisbona del 13dicembre 2007, che modifica il Trattato sullUnione europea e il Trattato che istituisce la Comunit europea (GU C 306, pag. 1), il pro cedimento di rinvio pregiudiziale attualmente disciplinato dallart. 267 del Trattato sul funzionamento dellUnione europea. 3 GUL82, pag.16.

3. Mediante la questione pregiudiziale solle vata, si chiede in sostanza alla Corte di chia rire se la direttiva 2001/23 si applichi ad una fattispecie nella quale unamministrazione comunale, che aveva in precedenza incari cato unimpresa privata della pulizia dei suoi locali, risolva successivamente il relativo con tratto di appalto per provvedere essa stessa allo svolgimento di tale attivit, impiegando a tal fine esclusivamente lavoratori di nuova as sunzione. In punto di diritto, viene sollevata la questione relativa alla portata dellambito di applicazione del citato atto normativo dellU nione, tenendo presente che in tale contesto la Corte dovr anzitutto stabilire se il presup posto relativo alla conservazione di unentit economica nella sua identit, necessario per il configurarsi di un trasferimento di impresa o di stabilimento, risulti soddisfatto anche nel caso in cui non si verifichi n una cessione di elementi patrimoniali n una riassunzione di dipendenti, bens il trasferimento come tale I-97

CONCLUSIONI DELLAVV.GEN. TRSTENJAK CAUSA C-463/09

consista esclusivamente in una prosecuzione di funzioni.

6.Lottavo considerando di tale direttiva enuncia quanto segue:

IIContesto normativo

La sicurezza e la trasparenza giuridiche hanno richiesto un chiarimento della nozio ne giuridica di trasferimento alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia. Tale chiarimento non ha modificato la sfera di ap plicazione della direttiva 77/187/CEE, quale interpretata dalla Corte di giustizia.

AIl diritto dellUnione4 7.Lart. 1, n. 1, della citata direttiva cos formulato: 4.La direttiva 2001/23 codifica la direttiva del Consiglio 14febbraio 1977, 77/187/CEE, concernente il ravvicinamento delle legisla zioni degli Stati membri relative al mante nimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti5, come mo dificata dalla direttiva del Consiglio 29 giu gno 1998, 98/50/CE6.

a) La presente direttiva si applica ai trasfe rimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti ad un nuovo imprenditore in seguito a cessione contrattuale o a fusione.

5.A mente del terzo considerando della direttiva 2001/23, [o]ccorre adottare le di sposizioni necessarie per proteggere i lavora tori in caso di cambiamento di imprenditore, in particolare per assicurare il mantenimento dei loro diritti.
4 In conformit alle denominazioni utilizzate nel TUE e nel TFUE, lespressione diritto dellUnione viene qui impiegata come nozione globale comprendente il diritto comunitario e il diritto dellUnione. L dove in prosieguo assumeranno rilievo singole norme di diritto primario, ver ranno indicate le disposizioni pertinenti ratione temporis. 5 GUL61, pag.26. 6 GUL201, pag.88.

b) Fatta salva la lettera a) e le disposizioni seguenti del presente articolo, consi derato come trasferimento ai sensi della presente direttiva quello di unentit eco nomica che conserva la propria identit, intesa come insieme di mezzi organizzati al fine di svolgere unattivit economica, sia essa essenziale o accessoria.

c) La presente direttiva si applica alle im prese pubbliche o private che esercitano

I-98

CLECE

unattivit economica, che perseguano o meno uno scopo di lucro. Una riorga nizzazione amministrativa di enti ammi nistrativi pubblici o il trasferimento di funzioni amministrative tra enti ammini strativi pubblici, non costituisce trasferi mento ai sensi della presente direttiva.

BIl diritto nazionale

1.Legislazione

8. Lart.3, n.1, primo comma, della direttiva 2001/23 cos recita:

10. Lart.44 della Ley del Estatuto de los Tra bajadores del 24 marzo 1995 (in prosieguo: lo Statuto dei lavoratori), intesa alla traspo sizione della direttiva 2001/23, prevede, al n.1, quanto segue:

I diritti e gli obblighi che risultano per il cedente da un contratto di lavoro o da un rapporto di lavoro esistente alla data del tra sferimento sono, in conseguenza di tale tra sferimento, trasferiti al cessionario.

9. Lart.4, n.1, primo comma, della direttiva dispone quanto segue:

Il cambio di propriet di unimpresa, di uno stabilimento o di una unit produttiva auto noma della stessa impresa non comporta di per s la risoluzione del rapporto di lavoro, e il nuovo imprenditore subentra nei diritti e negli obblighi del precedente datore di lavo ro attinenti al contratto di lavoro e alla pre videnza sociale, compresi gli obblighi relativi alle pensioni, alle condizioni stabilite dalla normativa specifica applicabile, e, in genera le, tutti gli obblighi in materia di protezione sociale complementare assunti dal cedente.

Il trasferimento di unimpresa, di uno stabi limento o di una parte di impresa o di stabili mento non di per s motivo di licenziamen to da parte del cedente o del cessionario. Tale disposi[zione] non pregiudica i licenziamenti che possono aver luogo per motivi economi ci, tecnici o dorganizzazione che comporta no variazioni sul piano delloccupazione.

11.Il n. 2 del citato art. 44 stabilisce che, [a]i fini del presente articolo, sussiste cessio ne di impresa quando il trasferimento ha per oggetto unentit economica che conserva la propria identit, intesa come insieme di mez zi organizzati al fine di svolgere unattivit economica, sia essa essenziale o accessoria; I-99

CONCLUSIONI DELLAVV.GEN. TRSTENJAK CAUSA C-463/09

tale definizione corrisponde a quella con tenuta nellart.1, n.1, lett.b), della direttiva 2001/23.

III Fatti, causa principale e questione pregiudiziale

2.Il contratto collettivo

13.La ricorrente nella causa principale la vorava alle dipendenze della CLECE come addetta alle pulizie dal 25 marzo 2004. Essa svolgeva la propria attivit lavorativa nei loca li dellAyuntamiento de Cobisa (Toledo), e ci sulla base del contratto concluso il 27maggio 2003 tra le due parti convenute, riguardan te lo svolgimento dei servizi di pulizia nelle scuole e negli edifici cittadini. Dallordinanza di rinvio risulta che per lo svolgimento di tale attivit non venivano impiegate attrezzature particolari.

12. Lart. 14 del contratto collettivo relativo alle attivit di pulizia di edifici e locali della provincia di Toledo, pubblicato nel Boletn Oficial de la Provincia de Toledo n. 269 del 22novembre 2005, prevede quanto segue:

Nel caso in cui unimpresa, presso la quale il servizio di pulizia era prestato da una ditta appaltatrice, assuma in carico personalmente lo svolgimento di tale servizio, non obbli gata a proseguire il rapporto con il persona le che prima svolgeva tale attivit per conto della ditta suddetta, qualora essa proceda alle attivit di pulizia con dipendenti propri; per contro, limpresa in questione tenuta ad as sumere i dipendenti di cui trattasi qualora, per detto servizio di pulizia, debba assumere nuovo personale. I-100

14. Dopo una proroga del contratto, il 9no vembre 2007 lAyuntamiento ha comunicato alla CLECE, altra parte convenuta, la propria dichiarazione di risoluzione di tale contratto di prestazione di servizi di pulizia con effet to al 31dicembre 2007. Il 2gennaio 2008 la CLECE ha comunicato alla ricorrente nella causa principale che essa, a far data dal 1o gennaio 2008, sarebbe entrata a far parte del personale dellAyuntamiento, in quanto tale ente aveva ottenuto laggiudicazione per lo svolgimento del servizio di pulizia nei locali dellAyuntamiento medesimo. Tale ente sa rebbe dovuto subentrare in tutti i diritti e gli obblighi che sino allora avevano disciplinato il suo rapporto di lavoro, secondo quanto di sposto dal vigente contratto collettivo relativo alle attivit di pulizia di edifici e locali della provincia di Toledo.

15. La ricorrente nella causa principale si presentata il 2gennaio 2008 sul suo posto di

CLECE

lavoro presso i locali dellAyuntamiento, dove per non le stato consentito di svolgere la propria attivit. La CLECE non ha ricollocato la lavoratrice in alcun altro posto di lavoro. Dallordinanza di rinvio si ricava inoltre che il 10gennaio 2008 lAyuntamiento, altra parte convenuta, ha assunto alle proprie dipenden ze, attraverso un centro di intermediazione per limpiego creato il 21gennaio 2007, cin que lavoratrici per la pulizia dei propri locali.

dei lavoratori e con la giurisprudenza citata da essa appellante.

18. Nella sua ordinanza il giudice del rinvio esprime dubbi riguardo allapplicabilit del la direttiva 2001/23 alla presente fattispecie. Esso ha perci deciso di sospendere il proce dimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:

16. A seguito del ricorso proposto dallinte ressata contro la CLECE e contro lAyunta miento de Cobisa per licenziamento illegitti mo, lo Juzgado de lo Social No2 de Toledo ha emesso una sentenza con la quale ha ricono sciuto il difetto di legittimazione passiva del comune convenuto ed ha accolto la domanda proposta contro la CLECE, altra parte conve nuta, dichiarando illegittimo il licenziamento e condannando tale impresa, a sua scelta, a ri assumere la ricorrente nella causa principale alle condizioni vigenti prima del suo licenzia mento oppure a versarle un risarcimento di EUR6507,10, con lobbligo, in entrambi i casi, di rimborsare allinteressata le retribuzioni perdute nelle more del procedimento.

Se debba ritenersi inclusa nellambito di ap plicazione della direttiva 2001/23, come de finito dallart.1, n.1, lett.a) eb), di questul tima, lipotesi in cui un Comune riassuma in proprio o prenda in carico lesercizio delle attivit di pulizia dei suoi vari locali, prece dentemente svolte da unimpresa appaltatri ce, per far fronte alle quali esso assuma nuovi dipendenti.

IVProcedimento dinanzi alla Corte

17. In data 26dicembre 2008 limpresa sud detta ha interposto appello contro tale sen tenza dinanzi al giudice del rinvio. Con tale impugnazione la CLECE sostiene, in sostan za, che lAyuntamiento subentrato nel rap porto di lavoro con la ricorrente nella causa principale ai sensi dellart. 14 del contratto collettivo relativo alle attivit di pulizia di edi fici e locali della provincia di Toledo, letto in combinato disposto con lart.44 dello Statuto

19. Lordinanza di rinvio del 20ottobre 2009 pervenuta nella cancelleria della Corte il 25novembre successivo.

20. Il governo del Regno di Spagna e la Com missione hanno presentato osservazioni scritte entro il termine stabilito dallart. 23 dello Statuto della Corte. I-101

CONCLUSIONI DELLAVV.GEN. TRSTENJAK CAUSA C-463/09

21.Poich nessuna delle parti intervenute ha chiesto lapertura della fase orale del pro cedimento, le conclusioni relative alla pre sente causa hanno potuto essere predisposte successivamente alla riunione generale della Corte in data 31agosto 2010.

unamministrazione comunale; e, infine, che gli elementi attivi dellimpresa cedente sono limitati al personale della stessa.

VPrincipali argomenti delle parti

22.Il governo spagnolo reputa che una situa zione quale quella oggetto della causa prin cipale ricada nella sfera di applicazione della direttiva 2001/23, malgrado che la prosecu zione ovvero lassunzione in carico delle atti vit di pulizia non possa essere ricondotta, in senso stretto, sotto la nozione di trasferimen to nel senso proprio del diritto commerciale.

24.La Commissione sostiene invece la tesi secondo cui la direttiva 2001/23 non trova ap plicazione in un caso in cui un Ayuntamiento, che aveva in precedenza affidato lincarico di pulire i propri locali ad unimpresa privata, risolva il contratto e provveda personalmen te a tale attivit di pulizia, qualora il comune suddetto non riassuma una parte essenziale, in termini di numero e di competenze, dei la voratori che limpresa privata aveva destinato allesecuzione dellattivit in questione.

23.A suo avviso, nella fattispecie de qua lAyuntamiento non disponeva del personale necessario per svolgere i servizi di pulizia nei propri locali ed ha quindi dovuto assumere nuovo personale. In un caso siffatto dovreb be trovare applicazione la giurisprudenza della Corte, tanto pi che non vi sarebbero dubbi riguardo a quanto segue: che si ve rificato un trasferimento di funzioni dalla CLECE allAyuntamiento; che viene persegui to il medesimo obiettivo, ossia la fornitura di servizi di pulizia; che lAyuntamiento dispone di una struttura organizzativa stabile ed au tonoma, sebbene le sue finalit siano molto pi ampie di quelle di un semplice servizio di pulizia e questultimo abbia carattere ac cessorio rispetto alle finalit principali di I-102

25. Infatti, la Corte avrebbe in pi occasioni dichiarato che nel settore delle pulizie pu verificarsi un trasferimento nel caso in cui il nuovo datore di lavoro, oltre a proseguire il servizio di pulizia, riassuma una parte del personale impiegato dal predecessore, purch la riassunzione riguardi una parte essenziale, in termini di numero e di competenza, dei dipendenti che questultimo destinava a tali compiti7.
7  Sentenze 11 marzo 1997, causa C-13/95, Szen (Racc. pag. I-1259, punto 23); 10 dicembre 1998, cause riunite C-127/96, C-229/96 e C-74/97, Hernndez Vidal ea. (Racc.pag.I-8179, punto32), e 24gennaio 2002, causa C-51/00, Temco (Racc.pag.I-969, punto33).

CLECE

26. Secondo la Commissione, lordinanza di rinvio non precisa se la ricorrente nella causa principale fosse lunica lavoratrice impiegata dalla CLECE nei locali dellAyuntamiento. Poich questultimo avrebbe assunto cinque lavoratrici per proseguire lattivit che in pre cedenza era stata svolta dallimpresa appalta trice, sembrerebbe probabile che la CLECE utilizzasse un numero simile di dipendenti. In ogni caso dallordinanza di rinvio risulte rebbe che nessuno dei precedenti dipendenti ha continuato ad essere impiegato e che per la pulizia dei propri locali lAyuntamiento ha invece assunto, tramite un centro di interme diazione per limpiego, cinque nuove lavora trici. Ad avviso della Commissione, stanti tali circostanze, non sarebbe stata ceduta unen tit economica, cosicch non sussisterebbe un trasferimento ai sensi della direttiva 2001/23.

VIAnalisi giuridica

direttiva 2001/23 stato per la prima volta sviluppato a livello sovranazionale un sistema di tutela esaustivo volto a garantire i diritti dei lavoratori i cui rapporti di lavoro siano interessati da un trasferimento di impresa, di stabilimento o di parte di stabilimento. La direttiva, che introduce unarmonizzazione parziale delle legislazioni nazionali in materia di rapporti di lavoro individuali, prevede in sostanza che i diritti e gli obblighi del ceden te derivanti da un contratto di lavoro o da un rapporto di lavoro in corso al momento del trasferimento debbano passare in capo al ces sionario per effetto di tale trasferimento. La direttiva mira pertanto a garantire per quanto possibile la prosecuzione in forma invariata del rapporto di lavoro con il cessionario, al fine di impedire che i lavoratori coinvolti nel trasferimento di impresa vengano trattati pi sfavorevolmente per il solo fatto di tale tra sferimento8. Accanto a tale tutela dei lavora tori ispirata ad esigenze di politica sociale, la direttiva 77/187, fondata sulla base giuridica dellart.94CE, era mossa dallintento di assi curare il funzionamento del mercato comune, in quanto nella valutazione del legislatore una diversit dei livelli di tutela dei lavoratori nel caso di trasferimenti di impresa o di stabili mento allinterno degli Stati membri poteva costituire un ostacolo al commercio.

AOsservazioni preliminari

27.Attraverso la direttiva 77/187 che costituisce lantecedente normativo della

8 V., tra le altre, sentenze 18 marzo 1986, causa C-24/85, Spijkers (Racc. pag. 1119, punti 11 e 12); 11 luglio 1985, causa 105/84, Foreningen af Arbejdsledere i Danmark (Racc.pag.2639, punto26); 10febbraio 1988, causa 324/86, Daddys Dance Hall (Racc. pag. 739, punto 9); 25 luglio 1991, causa C-362/89, DUrso e a. (Racc. pag. I-4105, punto 9); 16 dicembre 1992, cause riunite C-132/91, C-138/91 e C-139/91, Katsikas e a. (Racc. pag. I-6577, punto 21); 12 novembre 1998, causa C-399/96, Europices (Racc. pag. I-6965, punto 37); 15 dicembre 2005, cause riunite C-232/04 e C-233/04, Gney-Grres e Demir (Racc.pag.I-11237, punto31); 9marzo 2006, causa C-499/04, Werhof (Racc. pag. I-2397, punto 25); 27 novembre 2008, causa C-396/07, Juuri (Racc.pag.I-8883, punto28); 12feb braio 2009, causa C-466/07, Klarenberg (Racc. pag. I-803, punto 40), e 29 luglio 2010, causa C-151/09, UGT-FSP (Racc.pag.I-7591, punto40).

I-103

CONCLUSIONI DELLAVV.GEN. TRSTENJAK CAUSA C-463/09

28. La direttiva 77/187 stata sovente ogget to di interpretazione da parte della Corte. An che a motivo della molteplicit delle pronun ce di questultima, il legislatore ha introdotto, mediante la direttiva 98/50, cospicue mo difiche alla direttiva 77/187, adeguandone il testo a tale giurisprudenza. Alla fine, per esi genze di chiarezza, la direttiva 77/187 stata ricodificata senza modifiche sostanziali nella direttiva 2001/23. Proprio in ragione di tale dialogo costruttivo tra il legislatore dellU nione e la Corte nella definizione del diritto del lavoro dei rapporti individuali matu rato nellambito delle rispettive competenze istituzionali la precedente giurisprudenza intervenuta in riferimento alla direttiva sosti tuita si rivela un prezioso aiuto per loperatore del diritto nellopera di individuazione della ratio e dello scopo delle singole disposizioni della direttiva 2001/23. Ci vale in particolare per quelle disposizioni di questultima che ne definiscono lambito di applicazione ratione personae, linterpretazione delle quali costi tuisce la materia del presente procedimento pregiudiziale.

principale soddisfi i presupposti normativi astratti contemplati dallart. 1, n. 1, lett. a) eb), della direttiva 2001/23 e dunque ricada nella sfera di applicazione di questultima. Tuttavia, a ben vedere, attraverso la questio ne sollevata il giudice del rinvio desidera in definitiva soltanto sapere se, nella fattispecie de qua, si sia verificato un trasferimento di stabilimento nel senso di cui alla citata diret tiva. Occorre per ricordare che, allinterno del rapporto di cooperazione che contraddi stingue il procedimento di rinvio pregiudi ziale, spetta in linea di principio unicamente al giudice nazionale stabilire, alla luce del di ritto comunitario e delle norme nazionali di trasposizione dello stesso, se risultino soddi sfatti i presupposti per lesistenza, nel singolo caso, di un trasferimento. Pertanto, confor memente a ci, la Corte ha affermato nella sua giurisprudenza9 che, nel compiere tale esame, il giudice nazionale deve prendere in considerazione tutte le circostanze caratteriz zanti loperazione in questione ed effettuare una valutazione complessiva di tutti i singoli aspetti parziali.

BEsame della questione pregiudiziale 30.Rientra invece nella competenza della Corte fornire al giudice nazionale, per via in terpretativa, tutti i criteri pertinenti al fine di consentirgli la suddetta valutazione. Tuttavia, come emerge dalla giurisprudenza in mate ria, la Corte pu, al fine di fornire al giudice nazionale una soluzione utile per la defini zione della controversia dinanzi ad esso pen dente, effettuare un uso estensivo delle pro prie competenze interpretative, ad esempio
9  Sentenza 26 settembre 2000, causa C-175/99, Mayeur (Racc.pag.I-7755, punto52).

1.Considerazioni generali

29. Lodierno rinvio pregiudiziale mira ad ot tenere dalla Corte una pronuncia sulla que stione se la fattispecie oggetto della causa I-104

CLECE

procedendo ad uninterpretazione dei citati criteri riferita al caso concreto ed esaminando singoli aspetti della situazione di fatto portata alla sua cognizione10.

uno stabilimento o una parte di stabilimento, e deve derivare da un contratto11.

31. Sulla scorta di tali considerazioni genera li, mi occuper ora della questione propria mente oggetto del rinvio pregiudiziale, rela tiva allapplicabilit della direttiva 2001/23 ad una situazione quale quella descritta nel quesito sollevato.

a)Cambiamento di datore di lavoro derivante da un contratto

i) Datore di lavoro con veste di pubblica autorit

2.Applicabilit della direttiva 2001/23

32. Come risulta dallart.1, n.1, della diret tiva 2001/23, lapplicazione di questultima subordinata a tre presupposti: il trasferi mento deve comportare un cambiamento di datore di lavoro, deve riguardare unimpresa,
10  Nellesercizio delle sue competenze la Corte non si limita ad enumerare i criteri rilevanti per lesistenza di un tra sferimento di stabilimento, bens spesso interpreta que sti criteri con un approccio riferito al caso specifico. Tale circostanza viene giustamente evidenziata da Moizard, N., Directive transfert et changement de prestataires de services dans la restauration collective, Revue de jurispru dence sociale, 2004, pag.261, e Loibner, G., Betriebsber gang bei Auftrags- und Funktionsnachfolge, Zeitschrift fr Arbeits- und Sozialrecht, 2004, pag. 135. V., ad esempio, sentenza 20 novembre 2003, causa C-340/01, Abler e a. (Racc.pag.I-14023, punto36), nella quale la Corte ha con statato che lesercizio di un servizio di ristorazione ospe daliero non costituisce unattivit fondata essenzialmente sulla manodopera.

33.In via preliminare, occorre brevemente ricordare quella giurisprudenza della Corte secondo la quale il trasferimento di unat tivit economica da una persona giuridica di diritto privato ad una persona giuridica di diritto pubblico ricade, in linea di princi pio, nella sfera di applicazione della direttiva 77/18712. Una siffatta conclusione si impone necessariamente come confermato re centemente dalla Corte nella sentenza UGTFSP13 anche dopo lentrata in vigore della direttiva 2001/23.

34.In tale contesto occorre rilevare che la Corte ha dichiarato la direttiva 77/187 appli cabile anche nel caso in cui un comune, os sia una persona giuridica di diritto pubblico
11  Sentenza Temco, cit. alla nota7 (punto21). 12  Sentenza Mayeur, cit. alla nota9 (punto29). 13  Cit. alla nota8 (punto23).

I-105

CONCLUSIONI DELLAVV.GEN. TRSTENJAK CAUSA C-463/09

che agisce nellambito delle specifiche norme del diritto amministrativo, assuma in proprio determinati servizi in precedenza esercitati nellinteresse del comune medesimo da unassociazione senza scopo di lucro, persona giuridica di diritto privato, semprech lentit ceduta conservi la propria identit14. Di conseguenza, il semplice fatto che le prestazioni di pulizia in precedenza svolte dai dipendenti della CLECE nei confronti dellAyuntamiento autorit dotata di pubblici poteri siano state assunte in proprio da questultimo non costituisce un elemento a sfavore dellapplicabilit della direttiva 2001/23. Peraltro, nella fattispecie oggetto del giudizio a quo neppure sussistono le specifiche situazioni contemplate dallart.1, n.1, lett.c), di tale direttiva.

responsabile dellimpresa, la quale assume le obbligazioni proprie del datore di lavoro nei confronti dei dipendenti dellimpresa stessa15.

36. Coerentemente con ci, la Corte ha inol tre statuito che nella sfera di applicazione del la direttiva ricadono lipotesi in cui unimpre sa trasferisca ad unaltra impresa, mediante contratto, la responsabilit per lesecuzione di lavori di pulizia che essa in precedenza svol geva in proprio16, nonch lipotesi in cui un datore di lavoro, il quale aveva affidato la pu lizia dei propri locali ad una prima impresa, risolva il contratto con questultima e ne con cluda uno nuovo con una seconda impresa ai fini dellesecuzione di analoghi servizi17.

ii) Trasferimento in conseguenza della riso luzione del contratto per lo svolgimento dei servizi di pulizia 37.Tuttavia, di maggior rilievo ai fini della valutazione giuridica della presente contro versia appare la sentenza Hernndez Vidal18, la quale presenta numerosi tratti comuni con lodierna fattispecie. In quella causa la Corte ha statuito che la direttiva deve poter trova re applicazione nel caso in cui unimpresa, dopo aver affidato le pulizie dei propri locali o di parte di essi ad unaltra impresa, deci da di porre fine al contratto che la vincola va a questultima e di provvedere in futuro
15  Sentenze 7marzo 1996, cause riunite C-171/94 eC-172/94, Merckx e Neuhuys (Racc.pag.I-1253, punto28), e Hernn dez Vidal ea., cit. alla nota7 (punto23). 16  Sentenza 14 aprile 1994, causa C-392/92, Schmidt (Racc.pag.I-1311, punto14). 17  Sentenza Szen, cit. alla nota7 (punti11 e segg.). 18  Sentenza Hernndez Vidal ea., cit. alla nota7 (punto25).

35. Per quanto riguarda le modalit caratte rizzanti un trasferimento ai sensi della citata direttiva, occorre in primo luogo constatare che la Corte nella sua giurisprudenza inter preta la nozione di cessione contrattuale in senso ampio, al fine di soddisfare la fina lit della direttiva, che quella di tutelare i lavoratori in caso di trasferimento della loro impresa. Conformemente a ci, la Corte ha statuito che la direttiva si applica in tutti i casi di cambiamento, nellambito di rapporti contrattuali, della persona fisica o giuridica
14  Sentenza Mayeur, cit. alla nota9 (punto57).

I-106

CLECE

personalmente ai lavori di cui trattasi. Poich questa proprio la situazione che si presenta nel procedimento a quo, le considerazioni svolte dalla Corte nella sentenza di cui sopra possono a mio avviso essere senzaltro trasposte al presente caso. Pertanto, come del resto correttamente rilevato dallavvocato generale Geelhoed nelle conclusioni da lui presentate nella causa Abler ea.19, la nozione di cessione contrattuale non va intesa nel senso che il trasferimento debba avvenire esclusivamente in forza di un contratto. Piuttosto, anche un atto giuridico unilaterale, come la disdetta di un contratto relativo alla prestazione di servizi di pulizia, interviene nellambito di un contratto e pu pertanto ricadere nellambito di applicazione della direttiva.

b)Trasferimento di unentit economica

i)Nozione di entit economica

38. Alla luce di tali circostanze, la risoluzio ne da parte dellAyuntamiento del contratto in corso con la CLECE e la successiva assun zione in proprio dei servizi di pulizia in pre cedenza svolti dai dipendenti di tale impresa sono sufficienti per ritenere sussistente una cessione contrattuale ai sensi dellart. 1, n. 1, lett. a), della direttiva 2001/23. Poich dunque nel caso di specie sussiste un cam biamento di datore di lavoro derivante da un contratto, risultano soddisfatti due dei pre supposti necessari per lesistenza di un trasfe rimento di stabilimento.
19 Conclusioni presentate dallavvocato generale Geelhoed il 19 giugno 2003 nella causa Abler e a., sentenza cit. alla nota10 (paragrafo57).

39.Come menzionato allinizio, la direttiva mira a garantire la continuit dei rappor ti di lavoro esistenti nellambito di unentit economica, indipendentemente da un cam biamento del titolare, cosicch il criterio de cisivo per laccertamento dellesistenza di un trasferimento ai sensi di detta direttiva consi ste nel stabilire se lentit in questione conser vi o no la propria identit20. Il trasferimento deve dunque avere ad oggetto unentit eco nomica organizzata in modo stabile, la cui attivit non si limiti allesecuzione di unopera determinata21. Ai sensi della giurisprudenza della Corte, la nozione di entit si richiama ad un complesso organizzato di persone e di elementi che consentono lesercizio di unatti vit economica finalizzata al perseguimento di un determinato obiettivo22.

40.Mediante le modifiche introdotte dal la direttiva 98/50, tale formulazione stata successivamente ripresa pressoch alla lette ra sulla falsariga della definizione svilup pata dalla Corte nellart. 1, n. 1, lett. b), della direttiva sui trasferimenti di impresa,
20  V., in particolare, sentenza Spijkers, cit. alla nota 8 (punto11). 21 Sentenza 19 settembre 1995, causa C-48/94, Rygaard (Racc.pag.I-2745, punto20). 22  Sentenza Szen, cit. alla nota7 (punto13).

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senza per che in tal modo venisse modificato lambito di applicazione della precedente direttiva 77/187, come interpretato dalla Corte23. Tale circostanza viene chiarita dallottavo considerando della direttiva 2001/23. Secondo la norma sopra citata, il trasferimento deve essere riferito ad unentit economica (...), intesa come insieme di mezzi organizzati al fine di svolgere unattivit economica, sia essa essenziale o accessoria, entit la quale dopo il trasferimento conserva la propria identit.

criteri applicati rientrano: 1) il tipo di impresa o di stabilimento di cui trattasi; 2) leventua le trasferimento degli elementi patrimoniali materiali quali edifici e beni mobili; 3) il valo re degli attivi immateriali al momento del tra sferimento; 4) leventuale presa in carico della maggior parte del personale da parte del nuo vo titolare; 5) leventuale trasferimento della clientela; 6) il grado di somiglianza tra le at tivit svolte prima e dopo il trasferimento; 7) la durata di uneventuale interruzione di tali attivit. Tuttavia, tali circostanze costituisco no soltanto aspetti parziali della valutazione complessiva da svolgere e non possono dun que essere considerate isolatamente24.

ii)Criteri generali per la valutazione dellesi stenza di unentit economica

Quanto ai singoli criteri

41. Per valutare se si sia verificato il trasferi mento di unentit nel senso corrispondente alla definizione normativa di cui sopra, de vono essere prese in considerazione tutte le circostanze che contraddistinguono lopera zione in questione. A tal fine la Corte, in una costante giurisprudenza, fa ricorso ad un ca talogo composto complessivamente di sette criteri di valutazione. Pi in particolare, tra i
23  V. sentenza Klarenberg, cit. alla nota8 (punto40).

42.Nella sua giurisprudenza la Corte ha inoltre evidenziato la necessit che, nella va lutazione delle circostanze pertinenti, si ten ga conto, tra laltro, del tipo di impresa o di stabilimento di cui trattasi. A giudizio della Corte, ai singoli criteri utilizzabili per la veri fica dellesistenza di un trasferimento ai sensi della direttiva occorre necessariamente attri buire un peso diverso, a seconda dellattivit esercitata e persino dei metodi di produzio ne o di gestione applicati nellimpresa, nello
24  V., tra le altre, sentenze Spijkers, cit. alla nota8 (punto13); Szen, cit.alla nota7 (punto14); Abler ea., cit.alla nota10 (punto 33), e Gney-Grres e Demir, cit. alla nota 8 (punti33 e34). V. inoltre, in merito allinterpretazione della direttiva sui trasferimenti di impresa valevole nei confronti degli Stati EFTA/SEE, la giurisprudenza (corrispondente al principio di omogeneit nellambito del diritto del SEE) della Corte di giustizia EFTA, ad esempio le sentenze 25settembre 1996, Eidesund [E-2/95, (1995-1996) ECR1, punto 32]; 19 dicembre 1996, Ulstein [E-2/96, (19951996) ECR 65, punto 28], e 14 marzo 1997, Ask [E-3/96, (1997) ECR 1, punto20]. A norma del punto32d dellalle gatoXVIII dellAccordo SEE, la direttiva 2001/23 applica bile anche nei confronti degli Stati EFTA/SEE.

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stabilimento o nella parte di stabilimento di cui trattasi. Poich sotto questo profilo unentit economica pu essere in grado, in determinati settori, di operare senza elementi patrimoniali materiali o immateriali significativi, la conservazione dellidentit di unentit siffatta allesito del suo trasferimento non pu dipendere dalla cessione di tali elementi25.

44.In quella sentenza la Corte ha sintetiz zato la propria giurisprudenza in ununica formula, capace per di convincere per chia rezza e semplicit. In base ad essa, unentit economica, pur se deve essere adeguata mente strutturata ed autonoma, non com porta necessariamente elementi patrimoniali, materiali o immateriali, significativi28. Da tale enunciato possibile trarre le seguenti conclusioni, essenziali ai fini dellanalisi in diritto della presente controversia: se da un lato si possono accettare in funzione del settore economico interessato limitazioni riguardo al requisito dellesistenza di elementi patrimoniali materiali e immateriali, dallaltro resta per invariata la necessit assoluta del carattere strutturato e autonomo dellen tit in questione29.

43.Ci vale in particolar modo per taluni settori economici, come quello delle pulizie, nei quali come constatato dalla Corte nella citata sentenza Hernndez Vidal ea.26 gli elementi patrimoniali, materiali e immateria li, sono spesso ridotti alla loro pi semplice espressione e lattivit si fonda essenzial mente sulla manodopera27. Per tale motivo, in quella pronuncia la Corte ha altres affer mato, in riferimento ad unimpresa di puli zie, che un gruppo organizzato di dipendenti specificamente e stabilmente assegnati ad un compito comune pu, in mancanza di altri fattori produttivi, corrispondere ad unentit economica.
25 Sentenze Szen, cit. alla nota7 (punto18); Hernndez Vidal ea., cit. alla nota7 (punto31); 10dicembre 1998, cause riu nite C-173/96 eC-247/96, Hidalgo ea. (Racc.pag.I-8237, punto31), e UGT-FSP, cit. alla nota8 (punto28). 26  Cit. alla nota 7 (punto 27). V. inoltre sentenze 13 settem bre 2007, causa C-458/05, Jouini e a. (Racc. pag. I-7301, punto32), e UGT-FSP, cit. alla nota8 (punto29). 27  Diller, M., e Grzyb, N., Kurzkommentar zum Urteil in der Rechtssache Abler u.a./Sodexho MM Catering Gesellschaft mbH, Entscheidungen zum Wirtschaftsrecht, 2004, pag.86, e Loibner, G., op. cit. alla nota 10, pag. 135, condividono la valutazione della Corte secondo cui lattivit di pulizia rappresenta unattivit contraddistinta prevalentemente dallimpiego di personale ovvero dallutilizzo della forza lavoro umana.

45.La Corte stessa parte dunque dal pre supposto che i summenzionati sette crite ri da essa enunciati per la sussistenza di un trasferimento di impresa non debbono affatto presentarsi in forma cumulativa. Piuttosto, occorre sempre tener conto della specificit dellimpresa o dello stabilimento che viene in questione e del settore economico interessato. Ci premesso, qui di seguito verranno trattati in maniera approfondita soltanto i criteri che assumono rilievo nel presente procedimento pregiudiziale ed il cui soddisfacimento appa re problematico nella fattispecie.
28  Sentenza Hernndez Vidal ea., cit. alla nota7 (punto27). 29  V. sentenza Jouini ea., cit. alla nota26 (punto31).

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CONCLUSIONI DELLAVV.GEN. TRSTENJAK CAUSA C-463/09

46.Occorre a questo punto applicare tali criteri alla fattispecie oggetto della causa principale.

47. A questo riguardo, necessario che len tit organizzativa esistente prima del trasfe rimento, considerata come tale, continui ad esistere in forma sostanzialmente invariata anche dopo la cessione. Pertanto, il primo punto determinante quello di stabilire se prima del trasferimento esistesse davvero unautonoma entit economica. Di conse guenza, nella fattispecie de qua la valutazione deve avere ad oggetto esclusivamente il grup po degli addetti alle pulizie impiegati dalla CLECE presso lAyuntamiento. Ci premesso, contrariamente a quanto sostenuto dal gover no spagnolo30, nessuna rilevanza presenta la questione se lAyuntamiento in quanto ammi nistrazione comunale soddisfi i requisiti per lesistenza di unentit organizzata in forma autonoma.

dubbio lavorato per conto dellAyuntamien to quale membro di una squadra di perso nale composta da circa quattro addetti alle pulizie31, tenendo presente che, secondo le indicazioni fornite dal giudice del rinvio, per questo lavoro non venivano utilizzate attrez zature particolari. Questultima circostanza lascia presumere che tali dipendenti nello svolgimento della propria attivit facessero affidamento soprattutto sul proprio lavoro manuale; motivo per cui, successivamente alla disdetta del contratto per lo svolgimen to dei servizi di pulizia, non si verificato un trasferimento allAyuntamiento di elementi patrimoniali materiali, come ad esempio im pianti aziendali, macchinari o attrezzature per le pulizie32.

Elementi patrimoniali immateriali

Inesistenza di un trasferimento di elementi patrimoniali materiali e immateriali

49. Per stabilire se sia stata trasferita unen tit economica nel senso di cui alla direttiva, rivestono importanza, oltre agli elementi pa trimoniali materiali, anche eventuali elementi
31  Dalla sentenza dello Juzgado de lo social No2 de Toledo (tri bunale per le cause in materia sociale n. 2 di Toledo) del 13maggio 2008, acclusa al fascicolo trasmesso alla Corte, risulta che varie lavoratrici sono state impiegate per le attivit di pulizia (rubrica II. Circostanze dimostrate, punto 4, pag. 2, del documento originale della sentenza), senza per che ne venga indicato il numero esatto. Per contro, dallatto di impugnazione (Recurso de suplicacin) della ricorrente nella causa principale, datato 1o luglio 2008, proposto avverso la sentenza di cui sopra (pag.8 di 15) si desume che la CLECE disponeva, per i servizi di pulizia nelle scuole e nei locali dellamministrazione comunale, di quattro lavoratrici, sicch il personale impiegato non era molto. 32  V. sentenza UGT-FSP, cit. alla nota 8 (punto 31), nonch paragrafo 39 delle conclusioni presentate dallavvocato generale Sharpston il 6 maggio 2010 in tale causa. Ivi si chiarisce giustamente che, nel settore delle pulizie, vengono in considerazione, quali elementi patrimoniali materiali, impianti aziendali, macchinari e attrezzature.

Elementi patrimoniali materiali

48.Per quanto riguarda in concreto la fat tispecie qui in esame, dagli atti risulta che la ricorrente nella causa principale ha senza
30  V. punto27 delle osservazioni del governo spagnolo.

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CLECE

patrimoniali immateriali messi a disposizione dal precedente datore di lavoro per lo svolgimento dellattivit.

essi concorrano insieme allesercizio di una determinata attivit economica35.

50. Consta dalla giurisprudenza che occorre tener conto di determinati aspetti che, a giudi zio della Corte, identificano uno stabilimento o una parte di stabilimento come entit eco nomica, quali il personale che la compone, i suoi quadri direttivi, la sua organizzazione di lavoro e i suoi metodi di gestione33. Quanto ai primi tre aspetti, che riguardano tutti lor ganizzazione interna di unimpresa, occorre gi qui constatare come nulla indichi che il personale, composto di soli quattro lavorato ri, tra cui la ricorrente nella causa principale, disponesse di quadri direttivi o, ancor meno, di una certa struttura organizzativa.

52. Ad ogni modo, il giudice del rinvio fa pre sente che la ricorrente nella causa principale aveva svolto la propria attivit di pulizia in scuole cittadine ed edifici dellamministra zione comunale. Occorre pertanto ritenere che ciascun lavoratore prestasse in sostanza la propria attivit in modo indipendente da gli altri, ricevendo lincarico di pulire deter minati locali entro un preciso lasso di tempo. lecito pertanto dubitare che nel presente caso risultino soddisfatti i requisiti fissati dal la Corte attinenti al carattere strutturato e autonomo dellentit in questione36, nella misura in cui presumibile che lattivit della ricorrente nella causa principale e quella de gli altri dipendenti fossero in sostanza identi che e mancasse una cooperazione reciproca nellambito di una comunit di lavoro, ele mento questo la cui presenza potrebbe ser vire ad affermare lesistenza di una struttura organizzativa complessa.
35 V. sentenza Klarenberg, cit. alla nota 8 (punto 47), dove si rinvia ai paragrafi 42-44 delle conclusioni presentate dallavvocato generale Mengozzi il 12 febbraio 2009 nella medesima causa. V. inoltre il paragrafo 56 delle conclu sioni presentate dallavvocato generale Sharpston nella causa UGT-FSP, citate alla nota 32. In tal senso anche Willemsen, H.J., Mit oder an 613a BGB und der Wertschpfungsgedanke, Festschrift fr Reinhard Richardi zum 70. Geburtstag, Monaco di Baviera, 2007, pag.477, ad avviso del quale elemento pregnante ed essenziale per li dentit di uno stabilimento o di una parte di stabilimento lorganizzazione del medesimo, vale a dire il nesso finali stico tra i mezzi impiegati in vista di un determinato obiet tivo aziendale. In termini analoghi anche Mller-Bonanni, T., Betriebsbergang ja oder nein? Die aktuelle Rechtsprechung zum Tatbestand des 613a BGB, Neue Zeitschrift fr Arbeitsrecht, supplemento 1/2009, pag. 14, il quale sostiene che un trasferimento di impresa presup pone lacquisizione di un complesso funzionale inteso come organizzazione del lavoro istituita. Lautore parla di acquisi zione, da parte dellacquirente, della fonte di creazione del valore di unazienda. 36  V. paragrafo44 delle presenti conclusioni.

51. Infatti, come risulta dalla sentenza Kla renberg34, la Corte esige una misura minima di organizzazione interna nellimpresa, nel senso che tra i diversi fattori di produzione deve esistere un nesso di interdipendenza e di complementariet che li unisce e che fa s che
33  V. sentenza Szen, cit. alla nota7 (punto15). 34  Cit. alla nota8.

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CONCLUSIONI DELLAVV.GEN. TRSTENJAK CAUSA C-463/09

53. Daltra parte non si pu trascurare il fat to che, di norma, nelle attivit di pulizia la pianificazione e lorganizzazione come pure le competenze acquisite e le cognizioni gio cano un ruolo di gran lunga minore che in altre attivit professionali37. anche questo il motivo per cui le imprese di pulizie non di rado assumono anche manodopera non qualificata. chiaro che tale conclusione non vale per quelle imprese di pulizie specializza te che dispongono di particolari attrezzature e particolari metodi di lavoro. Per unimpresa di pulizie specializzata potrebbero costituire importanti elementi patrimoniali immate riali, ad esempio, lorganizzazione delle fasi di lavoro, calcoli effettuati, la conoscenza di determinati procedimenti di pulizia, metodi di lavoro, abilit acquisite nel trattamento di sostanze nocive o pericolose, solo per nomi narne alcuni.

che nessuno dei predetti tipi di elementi pa trimoniali immateriali sia stato trasferito allAyuntamiento. A prescindere da ci, nulla induce a ritenere che il personale, del quale faceva parte la ricorrente nella causa princi pale, possa essere qualificato come servizio di pulizia specializzato nel senso sopra descrit to. Ci premesso, occorre piuttosto ritenere che per lesercizio dellattivit in questione non fossero necessarie abilit o metodi di la voro particolari. Alla luce di tali circostanze, deve ritenersi mancante anche un trasferi mento di elementi patrimoniali immateriali.

Delimitazione rispetto alla successione nelle funzioni

54. Mancando nel fascicolo elementi in sen so contrario, occorre partire dal presupposto
37 V. le conclusioni presentate dallavvocato generale Geelhoed nella causa Abler ea., citate alla nota19 (paragrafo71). Ivi lavvocato generale ha espresso la propria opinione secondo cui nel settore della ristorazione collettiva per gli ospedali il fattore manodopera svolge un ruolo meno importante che in quelli della pulizia e della vigilanza e comunque non rappresenta in nessun caso il fattore essenziale. Inoltre, secondo lavvocato generale, la ristorazione collettiva per gli ospedali, in quanto attivit, si distingue da quelle di puli zia e di vigilanza sotto un duplice aspetto. In primo luogo, oltre alla manodopera, avrebbero grande rilevanza i mezzi di produzione materiali. In secondo luogo, le competenze acquisite, le cognizioni, la pianificazione e lorganizzazione avrebbero in quel settore un peso notevolmente superiore a quello che le stesse hanno nelle attivit di pulizia e di vigilanza.

55. Mancando un trasferimento di elementi patrimoniali materiali e immateriali, lesisten za di unentit economica nel caso di specie andrebbe in linea di principio negata gi in questa fase dellesame. Nella fattispecie di cui trattasi, poich lAyuntamiento si limitato a proseguire le attivit di pulizia, senza per prendere in carico i lavoratori che prima svol gevano tale attivit, potrebbe parlarsi, in via di principio, di una semplice successione nel le funzioni, la quale, secondo la pi recente giurisprudenza della Corte, non rientra, in

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linea di massima, nella sfera di applicazione della direttiva 2001/2338.

56. Come la Corte ha correttamente afferma to, la portata della nozione di trasferimento di impresa non illimitata39. Il limite estremo di questa interpretazione in senso ampio sta to fissato dalla Corte nella sentenza Szen40, dove essa ha chiarito che la mera circostan za che i servizi prestati dal precedente e dal nuovo appaltatore siano simili non consente di concludere nel senso dellesistenza di un trasferimento di unentit economica. A suo giudizio, infatti, unentit non pu essere ri dotta allattivit che svolge.

un contratto per la prestazione di servizi di pulizia in corso tra essa e una ditta operante nel settore, al fine di provvedere essa stessa alla pulizia dei propri locali, fosse giuridica mente obbligata, in forza della direttiva sui trasferimenti di impresa, a tenere alle proprie dipendenze i lavoratori della citata ditta di pulizie. In quella sentenza la Corte ha svolto la seguente constatazione:

57.Tale giurisprudenza stata confermata dalla sentenza Hernndez Vidal e a., la qua le, come gi menzionato, intervenuta in una causa avente numerosi tratti in comune con quella presente. La situazione di fatto allora in discussione appare simile per il fatto che come nellodierna fattispecie si trattava di stabilire se unimpresa, la quale aveva risolto
38  V. sentenze Szen, cit. alla nota 7 (punto 15); Hernndez Vidal e a., cit. alla nota 7 (punto 30), e Hidalgo e a., cit. alla nota 25 (punto 30). Questo anche lorientamento della dottrina. In proposito v., tra gli altri, Majoros, T., Auftragnehmerwechsel bei Grokche als Betriebsber gang, Das Recht der Arbeit, 2004, pag. 193; Jochums, D., Betriebsbergang: Der EuGH auf Abwegen?, Neue Juri stische Wochenschrift, 2005, fascicolo 36, pag.2585; Davies, P., Taken to the Cleaners? Contracting Out of Services Yet Again, Oxford Journals, giugno 1997, pag.196; Willemsen, H. J., op. cit. alla nota35, pag.477, e Thsing, G., Europi sches Arbeitsrecht, Monaco di Baviera, 2008, punto 168, pag. 168, i quali non considerano la semplice successione nelle funzioni quale trasferimento di impresa ai sensi della direttiva 2001/23. 39  V. la valutazione dellavvocato generale Geelhoed nelle con clusioni da lui presentate nella causa Abler ea., citate alla nota19 (paragrafo61). 40  V. sentenze Szen, cit. alla nota7 (punto15), e Hidalgo ea., cit. alla nota25 (punto30).

Cos, la mera circostanza che i lavori di ma nutenzione effettuati dallimpresa di pulizie e poi direttamente dallimpresa proprietaria dei locali siano analoghi non consente di conclu dere nel senso che sussista il trasferimento di unentit economica tra la prima e la seconda impresa. Infatti, unentit del genere non pu essere ridotta allattivit che le era affidata41.

58. In considerazione dellevidente somi glianza delle circostanze di fatto, mi sembra che tale giurisprudenza possa essere traspo sta al presente caso. La prosecuzione del le attivit di pulizia non di per s sola un fattore determinante, che porti a concludere per lesistenza di un trasferimento di unentit economica, bens costituisce, in accordo con la giurisprudenza della Corte, semplicemente uno tra vari possibili indizi.
41  V. sentenza Hernndez Vidal ea., cit.alla nota7 (punto30).

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CONCLUSIONI DELLAVV.GEN. TRSTENJAK CAUSA C-463/09

Il criterio della riassunzione di una parte essenziale del personale

La giurisprudenza della Corte

59. Lesistenza di una successione nelle fun zioni potrebbe a mio avviso essere even tualmente negata nei limiti in cui il giudice nazionale, nellambito della valutazione com plessiva delle circostanze della causa princi pale che tenuto a svolgere, giungesse alla conclusione che, nel caso di specie, risultano soddisfatti altri criteri che testimoniano de cisamente lesistenza di unentit economica.

che assolva stabilmente unattivit comune pu corrispondere ad unentit economica, si deve necessariamente ammettere che una siffatta entit possa conservare la sua identit al di l del trasferimento qualora il nuovo im prenditore non si limiti a proseguire lattivit stessa, ma riassuma anche una parte essen ziale, in termini di numero e di competenza, del personale specificamente destinato dal predecessore a tali compiti. La Corte moti va il proprio giudizio affermando che, [i]n una siffatta ipotesi, (...) il nuovo imprendito re acquisisce infatti linsieme organizzato di elementi che gli consentir il proseguimento delle attivit o di talune attivit dellimpresa cedente in modo stabile.

60.Tuttavia, contro tale conclusione po trebbe gi ergersi il fatto che manifestamen te nessuno dei quattro o cinque lavoratori in precedenza operanti alle dipendenze della CLECE tra i quali la ricorrente nella cau sa principale ha continuato ad essere im piegato. La circostanza della prosecuzione dellimpiego infatti, ai sensi della giurispru denza della Corte, un indizio importante per lesistenza di unentit economica. A partire dalla sentenza Szen42 la Corte ha afferma to che [nella misura in cui], in determinati settori in cui lattivit si fonda essenzialmente sulla mano dopera, un gruppo di lavoratori
42  V. sentenze Szen, cit. alla nota 7 (punto 21); Hernndez Vidal ea., cit. alla nota7 (punto32); Temco, cit.alla nota7 (punto33), e Hidalgo ea., cit. alla nota25 (punto32).

61. Sebbene tale giurisprudenza, come pure il risultato dellesame degli altri criteri sopra indicati, portino nel caso di specie a negare lesistenza di un trasferimento di unenti t economica nel senso di cui alla direttiva 2001/23, desidero qui di seguito svolgere alcune brevi osservazioni in merito alle sta tuizioni formulate dalla Corte nelle sentenze prima citate. Nellottica di una precisazione di tale giurisprudenza della Corte, le mie consi derazioni mireranno essenzialmente a stabili re in che misura il criterio della riassunzione di una parte essenziale del personale consen ta veramente di trarre conclusioni affidabili quanto al fatto che si verificato un trasferi mento di impresa.

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Svantaggi di un criterio siffatto

qualora sia stata in precedenza gi riassunta una parte essenziale del personale, si avvici na in realt ad un circolo vizioso45 e potrebbe inoltre risultare poco rispondente alle inten zioni del legislatore artefice della direttiva.

62. Occorre anzitutto ricordare che la rias sunzione di una parte essenziale del perso nale costituisce in buona sostanza leffetto giuridico fondamentale prodotto dalla diret tiva 2001/23 ovvero, pi precisamente, dagli atti nazionali di trasposizione della stessa. Infatti, in tal modo si mira appunto a garan tire, in caso di trasferimento di imprese, la continuit dei rapporti di lavoro esistenti per seguita dal legislatore dellUnione43. Pertanto, la circostanza che la Corte sembri aver fatto assurgere tale effetto giuridico anche ad ele mento costitutivo della fattispecie normativa del trasferimento di impresa desta a prima vista perplessit sotto il profilo della corret tezza metodologica delloperazione. Infatti, sotto il profilo tecnico-normativo, un unico e medesimo elemento non pu essere, simul taneamente, un elemento costitutivo della fattispecie disciplinata dalla direttiva 2001/23 ed un effetto giuridico di tale direttiva, a pena di arrivare come gi rilevato dallavvocato generale Cosmas nelle sue conclusioni nella causa Hernndez Vidal ea.44 a risultati illo gici. Infatti, affermare che in conseguenza di un trasferimento di impresa una parte essen ziale del personale viene riassunta soltanto
43  V. paragrafo27 delle presenti conclusioni. 44  V. le conclusioni presentate dallavvocato generale Cosmas il 24settembre 1998 nella causa Hernndez Vidal ea., cit. alla nota7 (paragrafo80). Anche Jochums, D., op. cit. alla nota38, pag.2584, e Viala, Y., Le maintien des contrats de travail en cas de transfert dentreprise en droit allemand, Droit Social, 2/2005, pag.203, fanno presente che il trasfe rimento dei rapporti di lavoro rappresenta leffetto giuridico e non pu dunque essere al tempo stesso elemento costitu tivo della fattispecie. Ad avviso di Loibner, G., op.cit.alla nota10, pag.136, la Corte nella sentenza Abler si sottratta ad un confronto con la questione se la riassunzione del per sonale costituisca un elemento costitutivo della fattispecie del trasferimento di impresa oppure un effetto giuridico di questultimo, in quanto essa non ha attribuito alla forza lavoro umana alcun valore identificativo in rapporto allatti vit di ristorazione ed ha identificato lentit economica con le sole attrezzature.

63.Inoltre, la sopra descritta lettura della giurisprudenza della Corte comporta il ri schio giustamente lamentato dallavvocato generale Geelhoed nelle sue conclusioni nella causa Abler ea.46 di unincongruenza (...) tra la normativa e la giurisprudenza e costi tuisce un invito agli abusi. Infatti, nella misu ra in cui tale orientamento giurisprudenziale viene inteso nel senso che assume rilievo de terminante, tra laltro, la riassunzione di una parte essenziale del personale, si finisce in definitiva per rimettere di fatto lapplicabili t della direttiva alla discrezionalit esclusiva del nuovo datore di lavoro. Costui infatti, pro prio in settori caratterizzati da una prevalen za del fattore lavoro, pu aggirare le norme dellUnione in materia di trasferimento di imprese semplicemente non riassumendo il personale gi alle dipendenze del precedente datore di lavoro. evidente che ci contra sta con la volont del legislatore dellUnione di tutelare i lavoratori nel caso in cui cambi il titolare dellimpresa, e inoltre rappresenta ad dirittura un assurdo incentivo per il datore di lavoro subentrante a liberarsi in questo modo
45 V. anche le conclusioni presentate dallavvocato generale Cosmas nella causa Hernndez Vidal ea., citate alla nota44 (paragrafo80). 46  Conclusioni citate alla nota19 (paragrafo79).

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del maggior numero possibile di lavoratori, se non anche della totalit degli stessi47.

pi avanti, nellambito della ricerca di una corretta interpretazione della giurisprudenza.

64.A mio avviso, per, il modo di vedere sopra illustrato non tiene sufficientemente conto delle statuizioni della Corte riguardanti tale criterio e deriva in ultima analisi da una valutazione affrettata di tale giurisprudenza. Infatti, gi dal tenore dei passaggi decisivi delle pertinenti sentenze risulta che la Corte considera determinante soltanto la riassun zione di una parte essenziale, in termini di numero e di competenza, del personale. Ne consegue che non si tratta di semplici gran dezze numeriche, bens vengono in questio ne anche e soprattutto fattori qualitativi e, in particolare, organizzativi. Di tale aspetto mi occuper in termini pi approfonditi poco
47 Riesenhuber, K., Europisches Arbeitsrecht, Heidelberg, 2009, 3a parte, 24, punto 40, pag. 420, qualifica giusta mente il criterio della riassunzione di una parte essenziale del personale come incongruo, in quanto esso in qualche modo rimetterebbe il perfezionarsi della fattispecie del tra sferimento di impresa alla discrezionalit dellacquirente, il quale in simili casi si troverebbe impropriamente invogliato a non assumere alcun lavoratore. In termini analoghi anche Davies, P., op. cit. alla nota 38, pag. 197, il quale esprime addirittura il timore che lapplicazione di tale criterio possa riverberarsi in danno dei lavoratori. Il medesimo autore, in Transfers The UK Will Have to Make Up Its Own Mind, Industrial Law Journal, giugno 2001, pag. 234, dichiara che non si pu escludere che in simili casi, nei quali vengono in questione esclusivamente attivit basate sulla manodopera, lacquirente si sottragga agli obblighi ad esso incombenti in forza della direttiva semplicemente evitando di assumere i precedenti lavoratori. Tale autore segnala i rischi connessi a tale situazione, tanto pi che i soggetti maggiormente bisognosi di tutela e che dovrebbero poter invocare la direttiva sarebbero a suo avviso proprio i dipen denti delle imprese di pulizie, i quali non di rado operano come manodopera non qualificata.

65.Tuttavia, sembra prima opportuno se gnalare che, ai sensi della direttiva 2001/23, un datore di lavoro non affatto obbligato sempre e ad ogni costo a riassumere tutti i lavoratori48. Vero piuttosto che la direttiva, attraverso lanalitica disciplina da essa dettata, tiene conto altres del principio dellautono mia privata, fondamentale nellordinamento giuridico dellUnione. Nellinterpretare il ci tato atto di diritto secondario occorre sempre assumere anche tale circostanza quale linea guida e limite esterno. Infatti, proprio unin terpretazione eccessivamente estesa della nozione di entit economica, realizzata ad esempio attribuendo rilievo esclusivo al nu mero dei lavoratori concretamente riassunti nel caso di specie, pu portare ad una limita zione sproporzionata dellautonomia privata del datore di lavoro, nel caso in cui a costui venga impedito di strutturare i propri rappor ti contrattuali in conformit ai suoi legittimi interessi. In tale contesto va letta anche la cri tica espressa dallavvocato generale Geelho ed49, il quale ha chiarito in modo convincente come un obbligo incondizionato del datore di lavoro di reimpiegare il precedente personale si porrebbe in contrasto con i principi della libera concorrenza, soprattutto nei settori nei quali la qualit dei lavoratori rappresenta un importante fattore per la qualit dei servi zi prestati. Se ad esempio il nuovo datore di lavoro desiderasse ingaggiare per una deter minata attivit personale in parte nuovo, in quanto le prestazioni dei dipendenti finora
48 V. le conclusioni presentate dallavvocato generale Geel hoed nella causa Abler ea., citate alla nota19 (paragrafo81). 49 Ibidem (paragrafo81).

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impiegati lasciano a desiderare, uninterpretazione eccessivamente estesa della nozione di entit economica impedirebbe eventualmente a tale nuovo datore di lavoro di assumere dipendenti migliori e porterebbe invece ad un trattamento di favore, economicamente poco sensato, verso dipendenti meno bravi.

66. A titolo di conclusione parziale, occorre gi qui constatare che, alla luce delle consi derazioni sopra esposte, in situazioni quali quella oggetto della presente causa il criterio della riassunzione del personale non pu co munque costituire il fattore determinante. necessario piuttosto intraprendere un tentati vo di interpretare correttamente tale criterio, al fine di poterne poi tenere adeguatamente conto nellambito della richiesta ponderazio ne complessiva.

68. Unanalisi della direttiva 2001/23 e delle considerazioni del legislatore che ne stanno alla base mostra che la prosecuzione dello sfruttamento di unorganizzazione aziendale creata dal predecessore, nonch del vantag gio che ne deriva rispetto alla creazione di un proprio centro di attivit o ramo aziendale, rappresenta la ragione ultima ed il fondamen to legittimativo del subentro forzoso dellac quirente dei beni aziendali in tutti i rapporti di lavoro in corso50. Secondo la logica imma nente a tale disciplina, dal nuovo titolare ben si pu pretendere che egli qualora profitti dei valori economicamente essenziali di una zienda, prima posseduti dal precedente pro prietario assuma alle proprie dipendenze anche le persone che ci lavoravano. Dallaltro lato, la tutela dei lavoratori viene garantita in virt del fatto che essi non vengono separati, attraverso strategie di trasferimento di impre se, dalla base del loro lavoro, e precisamente dai suddetti valori economici51.

Tentativo di una corretta interpretazione del la giurisprudenza

69.La giurisprudenza della Corte dimostra che anche questultima muove da tale conce zione della direttiva, ad esempio quando essa
50  In tal senso, Thsing, G., op. cit. alla nota 38, punto 168, pag. 168; Willemsen, J., Erneute Wende im Recht des Betriebsbergangs ein Christel Schmidt II-Urteil des EuGH, Neue Zeitschrift fr Arbeitsrecht, 2009, pag. 292, nonch Jochums, D., op. cit. alla nota 38, pag. 2585. Jochums intende tale disciplina nel senso che il vantaggio economico lorganizzazione esistente giustifica lin vasione nelle libert imprenditoriali dellacquirente per il tramite degli effetti giuridici normativamente imposti. Ml ler-Bonanni, T., op.cit. alla nota35, pag.14, accenna al fatto che il subentro forzoso nei rapporti di lavoro costituisce il corrispettivo del fatto che lacquirente acquisisce unorga nizzazione di lavoro creata da un terzo, risparmiandosi in tal modo lonere di creare una propria struttura. 51  In tal senso si esprime anche Reissner, G.-P., Anmerkung zum Urteil in der Rechtssache C-340/01, Carlito Abler u.a./Sodexho MM Catering Gesellschaft mbH, ZESAR, 3/2004, pag.141.

67.Qualora la Corte dovesse continuare a considerare rilevante tale criterio, sarebbe consigliabile, nellinteresse della certezza del diritto, apportare una precisazione alla sua giurisprudenza riguardante il criterio del la riassunzione di una parte essenziale del personale. A tal fine, la ratio e lo scopo della direttiva sui trasferimenti di impresa costitu iscono il punto di partenza per la riflessione.

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subordina la possibilit di ritenere esistente un trasferimento di impresa al presupposto che lacquirente riceva un insieme di fattori produttivi funzionalmente collegati, il quale gli consenta di svolgere unanaloga attivit economica52.

correlazione contestuale nella misura in cui il numero dei lavoratori disponibili pu offrire unindicazione indiretta in merito al livello di organizzazione. A sua volta, unorganizzazio ne necessaria soltanto qualora sorga il bi sogno di una suddivisione del lavoro, ci che richiede a sua volta una specializzazione set toriale e dunque una competenza. Questul tima circostanza viene evocata per effetto dellinciso riguardante limpiego mirato di tali dipendenti ai fini di una determinata attivit [specificamente destinato (...) a tali compi ti]. Lattribuzione di rilievo fondamentale al numero dei lavoratori acquisiti rappresenta chiaramente la conseguenza di una valutazio ne puramente esteriore.

70.Di per s solo, il trasferimento di una parte essenziale del personale nel senso di cui alla giurisprudenza sopra illustrata non dice molto riguardo alla questione se per lacquirente sussista un simile vantaggio. La vantaggiosit di un trasferimento del perso nale potr di norma essere meglio valutata sulla base della qualit dei dipendenti trasfe riti, vale a dire sulla base della loro compe tenza ed esperienza. Questo il motivo, non ultimo, per cui la Corte afferma che unen tit economica pu conservare la propria identit pur dopo il trasferimento qualora il nuovo titolare dellimpresa riassuma una parte essenziale, in termini di numero e di competenza, del personale specificamente destinato dal predecessore a tali compiti. Il criterio del numero dei lavoratori riassunti riceve un proprio significato in conseguenza del collegamento con il criterio della com petenza, attuato tramite la congiunzione e. Entrambi i criteri presentano una stretta
52 V., tra le altre, sentenze Klarenberg, cit. alla nota 8 (punto48); Hernndez Vidal ea., cit. alla nota7 (punto32); Szen, cit. alla nota7 (punto21); Schmidt, cit. alla nota16 (punto17), e Rygaard, cit. alla nota21 (punto21). Ad avviso di Reissner, G.-P., op. cit. alla nota 51, pag. 141, la Corte verifica sempre se il nuovo titolare continui ad utilizzare i valori economicamente essenziali posseduti dal precedente titolare, comunque questi siano pervenuti in suo possesso.

71. Allacquisizione di dipendenti pu even tualmente essere attribuito valore indiziario, nei limiti in cui certuni di questi lavoratori rappresentino, ad esempio in virt del loro know-how, elementi patrimoniali immateria li53. Tuttavia, la conclusione riguardo allesi stenza di una competenza, fondata sul mero
53  In tal senso chiaramente anche Jochums, D., op. cit. alla nota 38, pag. 2585. Similmente anche la Corte di giusti zia EFTA, la quale attribuisce al criterio quantitativo uni camente valore indiziario, ma soltanto se ed in quanto lazienda si distingua per un elevato livello di competenze specialistiche del suo personale. V. le sentenze, cit. alla nota 24, Eidesund (punto 43), Ulstein (punto 36), e Ask (punto29) (in cases where a high percentage of the per sonnel is taken over, and where the business of the first ser vice provider is characterised by a high degree of expertise of its personnel, the employment of that same personnel by the second service provider may support a finding of identity and continuity of the business. If the work to be performed does not require any particular expertise or knowledge, the taking-over of personnel becomes less indi cative of the identity of the undertaking).

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numero dei dipendenti presenti e/o trasferiti, non ha carattere vincolante, sicch il criterio del trasferimento di una parte essenziale del personale non dovrebbe comunque essere considerato, di per s solo, determinante al fine di valutare se si sia verificato effettivamente un trasferimento di impresa54.

iii)Conclusione parziale

72. Se per si applica tale giurisprudenza se condo il concetto sopra descritto, vale a dire in connessione con il fattore competenza, risulta comunque impossibile affermare che nel presente caso di specie sussista unentit economica, tanto pi che, in primo luogo, nessuno dei lavoratori prima occupati stato riassunto e che, in secondo luogo, non sussi stono elementi per ritenere che il personale fosse in possesso di una particolare compe tenza, sotto forma di abilit o metodi di lavo ro particolari55.

74. Nello specifico, non dato riscontrare la presenza di alcuno degli elementi patrimo niali materiali e immateriali necessari per le sercizio delle attivit di pulizia, che avrebbero potuto indicare lesistenza di unentit eco nomica di questo tipo. Pertanto, non risulta soddisfatto il terzo presupposto necessario per lapplicabilit della direttiva 2001/23 al caso di specie.

c)Rilevanza giuridica del requisito dellassun zione di nuovo personale

73. Alla luce delle considerazioni di cui so pra, nella fattispecie qui in esame non sus siste n sulla base di unapplicazione di retta, n sulla scorta dellinterpretazione qui propugnata della giurisprudenza suddetta, orientata in base alla ratio e allo scopo della direttiva 2001/23 unentit economica ai sensi dellart.1, n.1, lett.b), di tale direttiva, la quale avrebbe potuto costituire loggetto di un trasferimento di impresa.
54 V. Thsing, G., op. cit. alla nota 38, punto 13, pag. 168, secondo il quale il mantenimento dellidentit un concetto tipologico: nessuno di tali criteri costituisce un elemento necessario o un elemento sufficiente per un trasferimento di impresa. 55  V. paragrafo54 delle presenti conclusioni.

75. La valutazione di cui sopra non cambia neppure prendendo in considerazione lulti mo aspetto parziale della questione pregiu diziale proposta. Nel suo quesito in merito allapplicabilit della direttiva 2001/23, il giu dice del rinvio ha fatto espresso riferimento anche alla circostanza che lAyuntamiento ha dovuto prima assumere nuovi dipendenti per poter poi provvedere personalmente alle attivit di pulizia. Tuttavia, n nella direttiva 2001/23 n nella giurisprudenza della Corte viene attribuito alcun rilievo ad un eventuale bisogno dellimpresa di ricorrere a nuove as sunzioni. Pertanto, tale circostanza non pu di per s sola giustificare il riconoscimento dellesistenza di un trasferimento di impresa ai sensi della direttiva. Oltre a ci, il semplice fatto che debbano essere ingaggiati nuovi di pendenti non consente neppure di trarre con clusioni affidabili quanto al soddisfacimento degli altri criteri sviluppati dalla Corte, sopra esaminati in dettaglio. Infatti, la necessit di I-119

CONCLUSIONI DELLAVV.GEN. TRSTENJAK CAUSA C-463/09

nuove assunzioni pu anche essere indizio di una semplice successione nelle funzioni. Ci vale a maggior ragione nel caso in cui come nella presente fattispecie non sia stato ri assunto neppure un lavoratore e venga esclu sivamente reclutata, attraverso un centro di intermediazione per limpiego, nuova mano dopera per attivit identiche sotto il profilo funzionale. Pertanto, proprio in virt di tali circostanze, del tutto correttamente il gover no spagnolo qualifica altres loperazione qui in questione come transferencia de funcio nes (trasferimento di funzioni) tra la CLECE e lAyuntamiento56.

completa57. Ci costituisce unespressione di quellarmonizzazione parziale persegui ta mediante la direttiva, la quale non tesa ad instaurare un livello di tutela uniforme nellintera Unione europea secondo criteri comuni, bens ad estendere anche allipotesi del trasferimento dimpresa la tutela garantita ai lavoratori in modo autonomo dal diritto dei singoli Stati membri58.

76.Il requisito dellassunzione di nuovi di pendenti menzionato dal giudice del rinvio rappresenta unicamente un elemento costitu tivo di una fattispecie prevista da una norma dellordinamento nazionale spagnolo, ossia lart. 14 del contratto collettivo relativo alle attivit di pulizia. In tale contesto occorre ri cordare che, ai sensi dellart.8 della direttiva 2001/23, nonch in base alla costante giuri sprudenza della Corte, resta salva la facolt del legislatore nazionale di adottare norme interne eccedenti quanto previsto dalla citata direttiva, le quali conferiscano al lavoratore, in casi come quello presente, una tutela pi
56  V. punto27 delle osservazioni del governo spagnolo.

77. Di tale facolt ha fatto uso il legislatore spagnolo con lart. 14 del contratto collet tivo relativo alle attivit di pulizia. In base a tale norma, unimpresa la quale intraprenda personalmente attivit di pulizia che in pre cedenza aveva affidato ad unaltra impresa tenuta comunque a riassumere i dipendenti di questultima qualora essa, per lo svolgi mento di tale attivit, debba assumere nuovo personale. Tuttavia, spetta esclusivamente ai giudici nazionali stabilire se e in che misu ra lart. 14 del citato contratto collettivo sia applicabile nel presente caso, in quanto tale norma va oltre quanto disposto dalla direttiva 2001/23 e non trova alcuna corrispondenza nel diritto dellUnione.

78. Sebbene lart. 14 del contratto collettivo non rilevi minimamente ai fini della solu zione della presente questione pregiudiziale,
57 V. sentenze Foreningen af Arbejdsledere i Danmark, cit. alla nota8(punto26); 6novembre 2003, causa C-4/01, Martin ea. (Racc.pag.I-12859, punto41), e Juuri, cit. alla nota8 (punto23). 58  V. paragrafo27 delle presenti conclusioni.

I-120

CLECE

occorre per osservare a margine che, nella sua ordinanza di rinvio, il giudice nazionale ha negato espressamente lapplicabilit del citato art. 14 al caso di specie, richiamando la sentenza del Tribunal Supremo spagnolo del 10dicembre 200859. La Corte vincolata da tale constatazione del giudice del rinvio, la quale riguarda esclusivamente il diritto nazionale.

d)Risultato dellesame

79. Alla luce di quanto sopra esposto, ritengo in conclusione che la direttiva 2001/23 non trovi applicazione ad una situazione quale quella oggetto della causa principale.

VIIConclusione

80. Tenuto conto di quanto sopra esposto, suggerisco alla Corte di risolvere la que stione pregiudiziale sollevata dal Tribunal Superior de Justicia de Castilla-La Mancha dichiarando quanto segue:

Lart.1, n.1, della direttiva del Consiglio 12marzo 2001, 2001/23/CE, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, deve essere interpretato nel senso che tale direttiva non si applica ad una situazione, come quella oggetto della causa principale, nella quale unamministrazione comunale, che aveva in precedenza incaricato unimpresa privata della pulizia dei propri locali, risolva successivamente il relativo contratto di appalto per provvedere essa stessa allo svolgimento di tale attivit, qualora lamministrazione suddetta non riassuma una parte essenziale, in termini di numero e di competenza, del personale prima impiegato dallimpresa privata per questa stessa attivit.
59  V. pagg.5 e6 dellordinanza di rinvio, nonch punti15 e16 delle osservazioni della Commissione.

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SENTENZA 20. 1. 2011 CAUSA C-463/09

SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione) 20gennaio 2011*

Nel procedimento C-463/09,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dellart.234CE, dal Tribunal Superior de Justicia de Castilla-La Mancha (Spagna), con decisione 20ottobre 2009, pervenuta in cancelleria il 25novembre 2009, nella causa

CLECE SA

contro

Mara Socorro Martn Valor,

Ayuntamiento de Cobisa,

* Lingua processuale: lo spagnolo.

I-122

CLECE

LA CORTE (Terza Sezione),

composta dal sig. K. Lenaerts, presidente di sezione, dal sig. D. vby, dalla sig.ra R.Silva de Lapuerta, dai sigg.E.Juhsz e J.Malenovsk (relatore), giudici,

avvocato generale: sig.raV.Trstenjak cancelliere: sig.A.Calot Escobar

vista la fase scritta del procedimento,

considerate le osservazioni presentate:

per il governo spagnolo, dal sig.F.Dez Moreno, in qualit di agente;

per la Commissione europea, dai sigg. J. Enegren e R. Vidal Puig, in qualit di agenti,

sentite le conclusioni dellavvocato generale, presentate alludienza del 26 ottobre 2010,


I-123

SENTENZA 20. 1. 2011 CAUSA C-463/09

ha pronunciato la seguente

Sentenza

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sullinterpretazione dellart.1, n.1, della direttiva del Consiglio 12 marzo 2001, 2001/23/CE, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabili menti (GUL82, pag.16).

Tale domanda stata presentata nellambito di una controversia insorta tra la CLECE SA (in prosieguo: la CLECE), da un lato, e la sig.raMartn Valor nonch lAyunta miento de Cobisa (Comune di Cobisa), dallaltro, avente ad oggetto il licenziamento della sig.raMartn Valor.

Contesto normativo

Il diritto dellUnione

La direttiva 2001/23 costituisce la codificazione della direttiva del Consiglio 14feb braio 1977, 77/187/CEE, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti
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CLECE

di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti (GUL61, pag.26), come modificata dalla direttiva del Consiglio 29giugno 1998, 98/50/CE (GUL201, pag.88).

Il terzo considerando della direttiva 2001/23 enuncia che [o]ccorre adottare le disposizioni necessarie per proteggere i lavoratori in caso di cambiamento di impren ditore, in particolare per assicurare il mantenimento dei loro diritti.

Ai sensi dellart.1, n.1, di tale direttiva:

a) La presente direttiva si applica ai trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti ad un nuovo imprenditore in seguito a cessione contrattuale o a fusione.

b) Fatta salva la lettera a) e le disposizioni seguenti del presente articolo, conside rato come trasferimento ai sensi della presente direttiva quello di unentit econo mica che conserva la propria identit, intesa come insieme di mezzi organizzati al fine di svolgere unattivit economica, sia essa essenziale o accessoria.

c) La presente direttiva si applica alle imprese pubbliche o private che esercitano unattivit economica, che perseguano o meno uno scopo di lucro. Una riorga nizzazione amministrativa di enti amministrativi pubblici o il trasferimento di funzioni amministrative tra enti amministrativi pubblici non costituisce trasferi mento ai sensi della presente direttiva.
I-125

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Lart.3, n.1, primo comma, della citata direttiva dispone quanto segue:

I diritti e gli obblighi che risultano per il cedente da un contratto di lavoro o da un rapporto di lavoro esistente alla data del trasferimento sono, in conseguenza di tale trasferimento, trasferiti al cessionario.

Lart.4, n.1, primo comma, della direttiva 2001/23 formulato come segue:

Il trasferimento di unimpresa, di uno stabilimento o di una parte di impresa o di stabilimento non di per s motivo di licenziamento da parte del cedente o del cessio nario. Tale disposi[zione] non pregiudica i licenziamenti che possono aver luogo per motivi economici, tecnici o dorganizzazione che comportano variazioni sul piano delloccupazione.

Il diritto nazionale

La direttiva 2001/23 stata trasposta nel diritto spagnolo mediante lart.44 del regio decreto legislativo 24marzo 1995, n.1, recante approvazione del testo consolidato della legge sullo Statuto dei lavoratori (Real Decreto Legislativo 1/1995, por el que se aprueba el texto refundido de la Ley del Estatuto de los Trabajadores) (BOE n.75 del 29marzo 1995, pag.9654; in prosieguo: lo Statuto dei lavoratori).
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CLECE
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Lart.44, nn.1 e2, dello Statuto dei lavoratori dispone quanto segue:

1. Il cambio di propriet di unimpresa, di uno stabilimento o di ununit produttiva autonoma della stessa impresa non comporta di per s la risoluzione del rapporto di lavoro, e il nuovo imprenditore subentra nei diritti e negli obblighi del precedente datore di lavoro attinenti al contratto di lavoro e alla previdenza sociale, compresi gli obblighi relativi alle pensioni, alle condizioni stabilite dalla normativa specifica appli cabile, e, in generale, tutti gli obblighi in materia di protezione sociale complementare assunti dal cedente.

2. Ai fini del presente articolo sussiste cessione di impresa quando il trasferimento ha per oggetto unentit economica che conserva la propria identit, intesa come insie me di mezzi organizzati al fine di svolgere unattivit economica, sia essa essenziale o accessoria.

10

Lart.14 del contratto collettivo relativo alle attivit di pulizia di edifici e locali della provincia di Toledo prevede che:

Nel caso in cui unimpresa, presso la quale il servizio di pulizia era prestato da una ditta appaltatrice, assuma in carico personalmente lo svolgimento di tale servizio, non obbligata a proseguire il rapporto con il personale che prima svolgeva tale attivit per conto della ditta suddetta, qualora essa proceda alle attivit di pulizia con dipen denti propri; per contro, limpresa in questione tenuta ad assumere i dipendenti di cui trattasi qualora, per detto servizio di pulizia, debba assumere nuovo personale.
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Causa principale e questione pregiudiziale

11

Il 27maggio 2003 la CLECE, impresa che fornisce servizi di pulizia, ha stipulato con lAyuntamiento de Cobisa un contratto avente ad oggetto la pulizia delle scuole e dei locali comunali, per lesecuzione del quale, a quanto consta, non era necessario lim piego di attrezzature di lavoro particolari.

12

In base a tale contratto, la sig.raMartn Valor lavorava per la CLECE, in qualit di addetta alle pulizie, dal 25marzo 2004.

13

Il 9 novembre 2007 lAyuntamiento de Cobisa ha notificato alla CLECE la propria decisione di risolvere, con effetto al 31dicembre 2007, il contratto che lo vincolava a tale societ.

14

Il 2gennaio 2008 la CLECE ha informato la sig.raMartn Valor che costei, a far data dal 1o gennaio 2008, entrava a far parte del personale dellAyuntamiento de Cobisa, dal momento che era ormai questultimo a provvedere alla pulizia dei locali in que stione. Infatti, secondo la CLECE, in forza dellart.14 del contratto collettivo relativo alle attivit di pulizia di edifici e locali della provincia di Toledo, lAyuntamiento de Cobisa era subentrato alla societ suddetta in tutti i diritti e gli obblighi inerenti al rapporto di lavoro oggetto della causa principale.

15

Il medesimo giorno la sig.raMartn Valor si recata presso i locali dellAyuntamiento de Cobisa, ma non stata autorizzata a svolgervi la propria attivit lavorativa. Quanto alla CLECE, essa non ha ricollocato linteressata in alcun altro posto di lavoro.
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Il 10gennaio 2008 lAyuntamiento de Cobisa ha assunto, tramite una borsa del lavoro, cinque dipendenti per la pulizia dei propri locali.

17

La sig.ra Martn Valor ha quindi proposto dinanzi allo Juzgado de lo Social n.2 de To ledo un ricorso contro la CLECE e lAyuntamiento de Cobisa, al fine di far dichiarare lillegittimit del suo licenziamento.

18

Con una sentenza del 13maggio 2008, lo Juzgado de lo Social n.2 de Toledo ha af fermato che lart.14 del contratto collettivo relativo alle attivit di pulizia di edifici e locali della provincia di Toledo non era applicabile e che, di conseguenza, lAyunta miento de Cobisa era privo di legittimazione processuale passiva. Detto giudice ha inoltre dichiarato che la sig.raMartn Valor era stata licenziata illegittimamente dalla CLECE e ha condannato questultima a reintegrare linteressata alle stesse condizio ni applicate anteriormente al licenziamento ovvero a versarle un risarcimento pari a EUR6507,10. Ciascuna delle due ipotesi comprendeva altres il versamento delle retribuzioni abituali non percepite dalla sig.raMartn Valor.

19

Il 26 dicembre 2008 la CLECE ha interposto appello contro tale sentenza dinanzi al Tribunal Superior de Justicia de Castilla-La Mancha. Con tale ricorso la CLECE deduce, in particolare, che lAyuntamiento de Cobisa subentrato nel rapporto di lavoro concluso con la sig.raMartn Valor, in forza dellart.14 del contratto collettivo relativo alle attivit di pulizia di edifici e locali della provincia di Toledo, letto in com binato disposto con lart.44 dello Statuto dei lavoratori e con la giurisprudenza citata da essa appellante.

20

Il giudice del rinvio osserva come da una sentenza del Tribunal Supremo del 10di cembre 2008, intervenuta a scopo di unificazione della giurisprudenza, risulti in so stanza che le disposizioni di un contratto collettivo nel settore delle attivit di pulizia di edifici e locali non sono applicabili a unimpresa principale la quale svolga unaltra
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e distinta attivit e che, risolvendo un contratto concluso con unimpresa di pulizie, decida di espletare essa stessa la pulizia dei propri locali, in quanto non pu ritenersi che tale impresa principale rientri nellambito di applicazione del suddetto contratto collettivo.

21

In tale contesto, il giudice del rinvio si chiede se si debba considerare ricompresa nellambito di applicazione dellart. 1, n. 1, lett. a) e b), della direttiva 2001/23 una situazione in cui unimpresa principale nel caso di specie un comune decida di espletare con personale proprio la pulizia dei suoi vari locali, qualora tale attivit fos se precedentemente svolta da unimpresa di pulizie in virt di un contratto che stato risolto, la suddetta impresa principale abbia assunto nuovo personale per eseguire tali lavori di pulizia e il contratto collettivo relativo alle attivit di pulizia di edifici e locali, che in una siffatta situazione istituisce un obbligo di subentro, non sia applicabile allimpresa principale in questione.

22

In particolare, il giudice del rinvio chiede se, nella causa principale, si debbano trarre le conseguenze derivanti dallapplicazione dellart.1, n.1, lett.a) eb), della direttiva 2001/23, bench il contratto collettivo relativo alle attivit di pulizia di edifici e locali della provincia di Toledo non sia applicabile allAyuntamiento de Cobisa e tale ente abbia la particolarit di essere un datore di lavoro di diritto pubblico, circostanza questa che fa assumere tratti peculiari ai rapporti di lavoro da esso intrattenuti, con formemente allart.103, n.3, della Costituzione spagnola.

23

In tale contesto, il Tribunal Superior de Justicia de Castilla-La Mancha ha deci so di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:

Se debba ritenersi inclusa nellambito di applicazione della direttiva [2001/23], come definito dallart.1, n.1, lett.a) eb), di questultima, lipotesi in cui un comune
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CLECE

riassuma in proprio o prenda in carico lesercizio delle attivit di pulizia dei suoi vari locali, precedentemente svolte da unimpresa appaltatrice, per far fronte alle quali esso assuma nuovi dipendenti.

Sulla questione pregiudiziale

24

Con la sua questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se lart.1, n.1, lett.a) eb), della direttiva 2001/23 debba essere interpretato nel senso che questultima trova applicazione ad una situazione in cui un comune, che affidava la pulizia dei propri locali a unimpresa privata, decida di porre termine al contratto che lo vincolava a questultima e di espletare esso stesso tali attivit di pulizia assumendo, a tal fine, nuovo personale.

25

Occorre anzitutto rilevare che, ai sensi del suo art.1, n.1, lett.c), la direttiva 2001/23 si applica alle imprese pubbliche che esercitano unattivit economica, indipendente mente dal fatto che esse perseguano o meno uno scopo di lucro.

26

La Corte ha cos dichiarato che la semplice circostanza che il cessionario sia un ente di diritto pubblico, nella specie un comune, non consente di escludere lesistenza di un trasferimento rientrante nellambito di applicazione della direttiva 2001/23 (v. sen tenze 26 settembre 2000, causa C-175/99, Mayeur, Racc. pag. I-7755, punti 29, 33 e34, nonch 29luglio 2010, causa C-151/09, UGT-FSP, Racc.pag.I-7591, punto23).
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27

Pertanto, il fatto che, come nella causa principale, uno dei soggetti interessati sia un comune non osta, di per s, a che la direttiva 2001/23 trovi applicazione.

28

Inoltre, ai sensi del suo art.1, n.1, lett.a), la direttiva 2001/23 si applica a tutti i trasfe rimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti ad un nuovo imprenditore conseguenti a cessione contrattuale o a fusione.

29

A tal riguardo, da una giurisprudenza ben consolidata risulta che la portata della ci tata disposizione non pu essere valutata in base alla sola interpretazione letterale. Date le differenze tra le versioni linguistiche della direttiva in questione e le diver genze tra gli ordinamenti nazionali in merito alla nozione di cessione contrattuale, la Corte ha dato a questa nozione uninterpretazione sufficientemente elastica per rispondere allobiettivo della citata direttiva, che, come emerge dal suo terzo con siderando, quello di tutelare i lavoratori subordinati in caso di cambiamento del titolare dellimpresa (v., in tal senso, sentenza 13 settembre 2007, causa C-458/05, Jouini ea., Racc.pag.I-7301, punto24 e la giurisprudenza ivi citata).

30

La Corte ha cos statuito che la direttiva 77/187, codificata dalla direttiva 2001/23, era applicabile in tutti i casi di cambiamento, nellambito di rapporti contrattuali, della persona fisica o giuridica responsabile della gestione dellimpresa, la quale assume le obbligazioni del datore di lavoro nei confronti dei dipendenti dellimpresa stessa (v. sentenze 7marzo 1996, cause riunite C-171/94 eC-172/94, Merckx e Neuhuys, Racc. pag. I-1253, punto 28, nonch 10 dicembre 1998, cause riunite C-127/96, C-229/96 eC-74/97, Hernndez Vidal ea., Racc.pag.I-8179, punto23).

31

Analogamente, la Corte ha ritenuto che possa rientrare nellambito di applicazione della direttiva 77/187 una situazione in cui unimpresa, che ricorreva ad unaltra im presa per le pulizie dei propri locali o di una parte di essi, decida di porre termine al
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contratto che la vincolava a questultima e di provvedere in futuro essa stessa a tali lavori (v. sentenza Hernndez Vidal ea., cit., punto25).

32

Ne deriva che non pu di primo acchito escludersi che la direttiva 2001/23 sia ap plicabile in circostanze come quelle della causa principale, in cui un comune decida unilateralmente di porre termine al contratto che lo vincolava a unimpresa privata e di espletare in prima persona le attivit di pulizia che esso affidava a questultima.

33

Tuttavia, perch la direttiva 2001/23 sia applicabile, il trasferimento deve riguardare, ai sensi dellart.1, n.1, lett.b), di tale direttiva, unentit economica che conserva la propria identit dopo il cambiamento dellimprenditore titolare.

34

Per poter stabilire se una siffatta entit conservi la propria identit, devessere preso in considerazione il complesso delle circostanze di fatto che caratterizzano loperazione di cui trattasi, fra le quali rientrano, in particolare, il tipo dimpresa o di stabilimento in questione, la cessione o meno di elementi materiali, quali gli edifici e i beni mo bili, il valore degli elementi immateriali al momento della cessione, la riassunzione o meno della parte pi rilevante del personale ad opera del nuovo imprenditore, il trasferimento o meno della clientela, il grado di somiglianza delle attivit esercitate prima e dopo la cessione, nonch la durata di uneventuale sospensione di tali attivit. Questi elementi costituiscono tuttavia soltanto aspetti parziali della valutazione com plessiva cui si deve procedere e non possono, perci, essere considerati isolatamente (v., in particolare, sentenze 18 marzo 1986, causa 24/85, Spijkers, Racc. pag. 1119, punto 13; 19 maggio 1992, causa C-29/91, Redmond Stichting, Racc. pag. I-3189, punto24; 11marzo 1997, causa C-13/95, Szen, Racc.pag.I-1259, punto14, nonch 20novembre 2003, causa C-340/01, Abler ea., Racc.pag.I-14023, punto33).
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35

La Corte ha precedentemente rilevato che unentit economica pu essere in grado, in determinati settori, di operare senza elementi patrimoniali materiali o immateriali significativi, di modo che la conservazione dellidentit di unentit di questo tipo al termine delloperazione di cui essa oggetto non pu, per ipotesi, dipendere dalla cessione di tali elementi (v. citate sentenze Szen, punto18; Hernndez Vidal ea., punto31, e UGT-FSP, punto28).

36

La Corte ha quindi dichiarato che, poich, in determinati settori in cui lattivit si fonda essenzialmente sulla mano dopera, un gruppo di lavoratori che assolva sta bilmente unattivit comune pu corrispondere ad unentit economica, tale entit pu conservare la propria identit anche dopo il suo trasferimento qualora il nuovo titolare dellimpresa non si limiti a proseguire lattivit stessa, ma riassuma anche una parte essenziale, in termini di numero e di competenza, del personale specificamente destinato dal predecessore a tali compiti. In una siffatta ipotesi il nuovo imprenditore acquisisce infatti linsieme organizzato di elementi che gli consentir il proseguimen to in forma stabile delle attivit o di talune attivit dellimpresa cedente (v. sentenze Szen, cit., punto21; Hernndez Vidal ea., cit., punto32; 10dicembre 1998, cause riunite C-173/96 e C-247/96, Hidalgo e a., Racc. pag. I-8237, punto 32; 24 genna io 2002, causa C-51/00, Temco, Racc. pag. I-969, punto 33, nonch UGT-FSP, cit., punto29).

37

A questo proposito, come emerge dal punto31 della presente sentenza, poco importa che la riassunzione di una parte essenziale del personale avvenga nellambito della cessione contrattuale conclusa tra il cedente e il cessionario, oppure sia il risultato di una decisione unilaterale del precedente imprenditore di risolvere i contratti di lavoro del personale trasferito, seguita da una decisione unilaterale del nuovo titolare dellimpresa di assumere la parte pi rilevante del medesimo personale per lespleta mento degli stessi compiti.

38

Infatti, qualora, in caso di riassunzione di una parte essenziale del personale, lesi stenza di un trasferimento ai sensi della direttiva 2001/23 fosse subordinata in modo esclusivo allorigine contrattuale di tale riassunzione, la tutela dei lavoratori, volu ta da tale direttiva, sarebbe rimessa alla discrezionalit degli imprenditori e questi ultimi avrebbero lopportunit, astenendosi dal concludere un contratto, di eludere
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CLECE

lapplicazione della citata direttiva, con conseguente pregiudizio per la conservazione dei diritti dei lavoratori trasferiti che invece garantita dallart.3, n.1, della direttiva 2001/23.

39

Certamente, come risulta dalla giurisprudenza della Corte, unattivit di pulizia, come quella di cui trattasi nella causa principale, pu essere considerata come unattivi t che si fonda essenzialmente sulla mano dopera (v., in tal senso, citate sentenze Hernndez Vidal ea., punto27; Hidalgo ea., punto26, nonch Jouini ea., punto32) e, pertanto, un gruppo di lavoratori che assolva stabilmente unattivit comune di pulizia pu, in mancanza di altri fattori produttivi, corrispondere ad unentit econo mica (v., in tal senso, sentenza Hernndez Vidal ea., cit., punto27). Tuttavia, anche necessario che lidentit di questultima risulti preservata allesito delloperazione in questione.

40

A tal riguardo, dalla decisione di rinvio risulta che lAyuntamiento de Cobisa, al fine di espletare esso stesso le attivit di pulizia delle proprie scuole e dei propri locali, prima affidate alla CLECE, ha assunto nuovo personale, senza riassumere i lavoratori che questultima aveva in precedenza destinato alle attivit suddette, e senza peraltro rile vare alcuno degli elementi patrimoniali materiali o immateriali di tale impresa. In tale contesto, lunico elemento che stabilisce un nesso tra le attivit svolte dalla CLECE e quelle riprese dallAyuntamiento de Cobisa rappresentato dalloggetto dellattivit di cui trattasi, vale a dire la pulizia di locali.

41

Orbene, il semplice fatto che lattivit svolta dalla CLECE e quella svolta dallAyun tamiento de Cobisa siano simili, o addirittura identiche, non consente di concludere nel senso che sia stata conservata lidentit di unentit economica. Infatti, unentit non pu essere ridotta allattivit che le affidata. La sua identit emerge da una pluralit di elementi inscindibili fra loro, quali il personale che la compone, i suoi quadri direttivi, la sua organizzazione di lavoro, i suoi metodi di gestione od anche, eventualmente, i mezzi di gestione a sua disposizione (v., in tal senso, citate sentenze Szen, punto 15; Hernndez Vidal e a., punto 30, nonch Hidalgo e a., punto 30). In particolare, lidentit di unentit economica che come quella in questione nel la causa principale sia fondata essenzialmente sulla mano dopera non pu essere
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conservata qualora la parte pi rilevante del personale di tale entit non venga rias sunta dal presunto cessionario.

42

Ne consegue che, salva leventuale applicazione delle norme di tutela nazionali, la mera ripresa, nella causa principale, da parte dellAyuntamiento de Cobisa, delle atti vit di pulizia precedentemente affidate alla CLECE non pu, di per s, rivelare lesi stenza di un trasferimento ai sensi della direttiva 2001/23.

43

Di conseguenza, la questione sollevata va risolta dichiarando che lart.1, n.1, lett.a) eb), della direttiva 2001/23 deve essere interpretato nel senso che questultima non si applica ad una situazione in cui un comune, che affidava la pulizia dei propri locali a unimpresa privata, decida di porre termine al contratto che lo vincolava a questul tima e di espletare esso stesso lattivit di pulizia di detti locali, assumendo a tal fine nuovo personale.

Sulle spese

44

Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
I-136

CLECE

Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara:

Lart.1, n.1, lett.a) eb), della direttiva del Consiglio 12marzo 2001, 2001/23/ CE, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti, deve essere interpretato nel senso che tale direttiva non si applica ad una situazione in cui un comune, che affidava la pulizia dei propri locali a unimpresa privata, decida di porre termine al contratto che lo vincolava a questultima e di espletare esso stesso lattivit di pulizia di detti locali, assumendo a tal fine nuovo personale.

Firme

I-137

Causa C-382/08

Michael Neukirchinger contro Bezirkshauptmannschaft Grieskirchen


(domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallUnabhngiger Verwaltungssenat des Landes Obersterreich) Trasporto aereo Licenza per lorganizzazione di voli commerciali in pallone aerostatico Art.12CE Condizione attinente alla residenza o alla sede sociale Sanzioni amministrative

Conclusioni dellavvocato generale P. Mengozzi, presentate il 7 settembre 2010 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sentenza della Corte (Grande Sezione) 25gennaio 2011 . . . . . . . . .

I - 143 I - 162

Massime della sentenza


1. Trasporti Trasporti aerei Nozione Trasporto aereo commerciale di passeggeri in pallone aerostatico ad aria calda (Artt.12CE, 49CE, 51, n.1, CE e80, n.2, CE) 2. Diritto comunitario Principi Parit di trattamento Discriminazione in base alla nazionalit Divieto (Art.12CE) I-139

MASSIME CAUSA C-382/08

3. Diritto comunitario Principi Parit di trattamento Discriminazione in base alla nazionalit Divieto (Art.12CE)

1. Un trasporto aereo commerciale di pas seggeri in pallone aerostatico ad aria cal da rientra nel settore dei trasporti e, pi in particolare, in quello della navigazione aerea, contemplato dallart.80, n.2, CE.

Se invero, a norma dellart.80, n.2, CE, i trasporti marittimi ed aerei sfuggono fintantoch il legislatore comunitario non abbia deciso diversamente allap plicazione delle norme del titoloV della parte terza del Trattato, relative alla po litica comune dei trasporti, essi restano nondimeno assoggettati, al pari delle altre modalit di trasporto, alle nor me generali del Trattato. Tuttavia, per quanto riguarda la libera prestazione dei servizi, dallart. 51, n. 1, CE risulta che lart. 49 CE non si applica tal quale al settore della navigazione aerea. Per contro, il trasporto aereo commerciale di passeggeri in pallone aerostatico ad aria calda rientra nellambito di applicazione del Trattato ed pertanto assoggettato ad una norma generale di questultimo quale lart. 12 CE. In effetti, il legislato re comunitario ha adottato svariate mi sure sulla base dellart. 80, n. 2, CE, le quali possono riguardare tale forma di I-140

navigazione aerea. Per quanto riguarda il regolamento n.2407/92, sul rilascio delle licenze ai vettori aerei, dai suoi primi due considerando risulta che lobiettivo perseguito dal Consiglio mediante lado zione di tale regolamento era di definire, entro il 31 dicembre 1992, una politica dei trasporti aerei ai fini della progressiva realizzazione del mercato interno, consi stente questultimo in uno spazio senza frontiere interne in cui garantita la libe ra circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali. Orbene, in tale ampio obiettivo rientra anche, in linea di massima, un trasporto aereo commercia le di passeggeri in pallone aerostatico ad aria calda.

(v. punti19, 21-23, 26, 27, 29)

2. Lart. 12 CE osta ad una normativa di uno Stato membro la quale, ai fini dellor ganizzazione di voli in pallone in tale Stato membro, e sotto comminatoria di sanzioni amministrative per il caso di

NEUKIRCHINGER

inosservanza delle prescrizioni ad essa dettate, esiga che un soggetto residente o stabilito in un altro Stato membro, ti tolare in questultimo di una licenza per lorganizzazione di voli commerciali in pallone aerostatico, abbia una residen za o una sede sociale nel primo Stato membro.

questultimo di una licenza per lorganiz zazione di voli commerciali in pallone, a farsi rilasciare una nuova licenza senza che si tenga debito conto del fatto che le condizioni per il rilascio di questultima sono sostanzialmente identiche a quelle previste per la licenza gi rilasciata a det to soggetto nellaltro Stato membro.

Difatti, da un lato, il criterio distintivo fondato sulla residenza conduce di fatto al medesimo risultato di una discrimina zione fondata sulla nazionalit, dato che esso rischia di operare principalmente a danno dei cittadini di altri Stati membri, nella misura in cui i soggetti non residen ti hanno il pi delle volte la nazionalit di un altro Stato. Dallaltro lato, il criterio distintivo fondato sul luogo della sede so ciale integra, in linea di principio, una di scriminazione fondata sulla nazionalit.

Invero, una siffatta normativa introduce un criterio distintivo che conduce di fatto al medesimo risultato di un criterio fon dato sulla nazionalit, dato che lobbligo imposto da detta normativa riguarda, in pratica, prevalentemente cittadini di al tri Stati membri oppure societ aventi la propria sede in altri Stati membri.

(v. punti34, 37, 44 edispositivo)

3. Lart.12CE osta ad una normativa di uno Stato membro la quale, ai fini dellorga nizzazione di voli in pallone in tale Stato membro e sotto comminatoria di sanzio ni amministrative per il caso di inosser vanza delle prescrizioni da essa dettate, obblighi un soggetto residente o stabili to in un altro Stato membro, titolare in

Vero che linteresse alla tutela della vita e della salute delle persone trasportate e linteresse alla sicurezza della navigazio ne aerea costituiscono innegabilmente obiettivi legittimi. Tuttavia, il fatto che uno Stato membro obblighi una perso na a farsi rilasciare una nuova licenza, senza che venga tenuto debito conto del fatto che le condizioni applicabili per il rilascio di questultima sono in sostanza identiche a quelle previste per la licenza I-141

MASSIME CAUSA C-382/08

gi rilasciata alla persona predetta in un altro Stato membro, non risulta propor zionato ai legittimi obiettivi perseguiti. Infatti, poich le condizioni per il rila scio, nei due Stati membri, delle licenze di trasporto sono sostanzialmente iden tiche, occorre ritenere che i legittimi interessi sopra citati siano gi stati presi

in considerazione in occasione del rila scio della prima licenza nellaltro Stato membro.

(v. punti38, 39, 42, 44 edispositivo)

I-142

NEUKIRCHINGER

CONCLUSIONI DELLAVVOCATO GENERALE PAOLO MENGOZZI presentate il 7settembre 20101

IIntroduzione

IIContesto normativo

AIl diritto austriaco 1.La presente domanda di pronuncia pre giudiziale concerne linterpretazione degli artt.49CE e seguenti nellambito di un ricor so proposto da un cittadino tedesco avverso una decisione di unautorit austriaca che gli ha comminato una sanzione amministrativa pecuniaria per aver violato le disposizioni nazionali relative alla realizzazione di voli in mongolfiera in Austria.

3.Lart. 102 della legge sul trasporto aereo (Luftfahrtgesetz), come modificata (in pro sieguo: lLFG)2, stabilisce, in particolare, che il trasporto commerciale di passeggeri, di posta e/o di merci a mezzo di aeromobi li senza propulsione a motore subordinato allottenimento, da una parte, di una licenza di trasporto, quale prevista dagli artt. 104 e seguenti dellLFG, e, dallaltra, di una licenza desercizio, ai sensi dellart.108 della medesi ma legge, rilasciate dalle competenti autorit austriache.

2.Linteresse che la presente causa suscita il quale ha indotto la Corte a riassegnarla alla Grande Sezione, deliberante previe con clusioni dellavvocato generale, nonch a ri aprire la fase orale consiste nella necessit di stabilire alla luce di quali norme di diritto primario o derivato dellUnione debba essere esaminata la prestazione di siffatti servizi di trasporto.
1  Lingua originale: il francese.

4. In virt dellart.106 dellLFG, la licenza di trasporto rilasciata:

se il richiedente un cittadino di uno Stato parte dellAccordo sullo Spazio economico europeo del 2maggio 19923, risiede in Austria, affidabile e professio nalmente competente;
2  Rispettivamente BGBl n.253/1957 e BGBl. I, n.83/2008. 3 GUL1, pag.3.

I-143

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MENGOZZI CAUSA C-382/08

se risulta garantita la sicurezza dellattivi t esercitata e se dimostrata la capacit finanziaria dellimpresa, e

legge punito con unammenda minima di EUR3630.

se stata fornita la prova che sono sta te stipulate le assicurazioni previste dallart. 164 dellLFG o dal regolamento (CE) n.785/20044.

BIl diritto tedesco

5. Lart. 106 dellLFG precisa anche che, nel caso in cui limprenditore non sia una per sona fisica, limpresa deve avere sede in Au stria e il capitale sociale deve essere detenu to in maggioranza da cittadini di uno Stato parte dellAccordo sullo Spazio economico europeo.

8. Lart.20, n.1, punto2, della legge sul traf fico aereo (Luftverkehrsgesetz)5 prevede la necessit di una licenza desercizio per il tra sporto commerciale di persone o cose a mez zo di palloni aerostatici. Per quanto riguarda le condizioni del rilascio, viene attribuito ri lievo preminente allaffidabilit richiesta in capo ai responsabili del trasporto.

6. A norma dellart. 108 dellLFG, la licenza desercizio viene rilasciata se limpresa di tra sporto aereo titolare di una licenza di tra sporto e se garantita la sicurezza del traffico.

7. Peraltro, in applicazione dellart. 169 del lLFG, lesercizio dellattivit di trasporto aereo commerciale di passeggeri senza le li cenze prescritte dallart.102 della medesima
4  Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio 21aprile 2004, relativo ai requisiti assicurativi applicabili ai vettori aerei e agli esercenti di aeromobili (GUL138, pag.1).

9. Ai sensi dellart. 20, n. 2, di tale legge, la licenza pu essere corredata da prescrizio ni supplementari. Essa deve essere rifiutata qualora ricorrano fatti idonei a far ritenere che la pubblica sicurezza o lordine pubblico possano essere messi a repentaglio, in parti colare quando il richiedente o altre persone responsabili del trasporto non siano affidabi li. La licenza deve essere rifiutata qualora non sia fornita la prova dellesistenza dei mezzi economici necessari per il sicuro esercizio della navigazione aerea ovvero di corrispon denti garanzie. La licenza pu essere altres rifiutata qualora risulti che verranno impie gati aeromobili non immatricolati nel registro
5  BGBl. 2007 I, pag.698.

I-144

NEUKIRCHINGER

aeronautico tedesco o che non siano di propriet esclusiva del richiedente. Equiparati al registro aeronautico tedesco sono i registri di immatricolazione degli Stati ai quali applicabile il diritto della navigazione aerea della Comunit europea.

austriaco di Grieskirchen) ha adottato nei confronti del sig.Neukirchinger un provvedi mento amministrativo sanzionatorio (Straf erkenntnis) che prevedeva unammenda di EUR 3 630, convertibile, in caso di mancato pagamento, in 181 giorni di detenzione so stitutiva. La Bezirkshauptmannschaft Gries kirchen ha considerato come configurante uninfrazione del disposto dellart. 169 del lLFG il volo commerciale realizzato il 19giu gno 2007, in quanto effettuato senza le licenze previste dallart.102 della medesima legge.

IIICausa principale e questioni pregiu diziali

10. Il sig. Neukirchinger, residente a Passau (Germania), gestisce in Germania unimpre sa di voli in mongolfiera. Il 2 marzo 1999 le autorit tedesche gli hanno concesso unauto rizzazione a operare decolli fuori dagli aero dromi per il volo libero con palloni muniti di equipaggio, con partenza da luoghi non pre stabiliti e situati al di fuori delle aree ad alta densit abitativa. Tale autorizzazione contie ne inoltre dettagliate prescrizioni riguardo alle modalit di esecuzione dei voli in pallone e alle caratteristiche di tale mezzo. Il sig.Neu kirchinger successivamente divenuto am ministratore della Bayernhimmel Ballonfahrt GmbH, societ che ha sede in Germania ed ha ottenuto una licenza desercizio rilasciata dalle autorit tedesche il 15aprile 2003.

13. Nel ricorso da lui proposto dinanzi allU nabhngiger Verwaltungssenat des Landes Obersterreich (Austria) avverso questa de cisione, il sig. Neukirchinger ha fatto valere, segnatamente, che il fatto di subordinare lat tivit di voli in mongolfiera allottenimento di licenze di trasporto e di esercizio viola le libert fondamentali previste dal TrattatoCE, e che unimpresa austriaca di voli con aero mobili di questo tipo non avrebbe invece al cun bisogno di ottenere nuovamente siffatte licenze in Germania qualora disponga gi di quelle rilasciate in Austria.

11. Il 19giugno 2007 il sig.Neukirchinger ha effettuato a partire da Wies (Austria) un volo in mongolfiera con il tradizionale battesimo dellaria.

12. Il 22gennaio 2008 la Bezirkshauptmann schaft Grieskirchen (prefettura del distretto

14. Ritenendo che i voli in mongolfiera non costituiscano prestazioni di servizi di tra sporto e rilevando che la gestione di aero mobili privi di propulsione a motore non era armonizzata a livello comunitario, lU nabhngiger Verwaltungssenat des Landes I-145

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MENGOZZI CAUSA C-382/08

Obersterreich ha sospeso il procedimento e ha sottoposto alla Corte le seguenti tre que stioni pregiudiziali:

1) Se gli artt.49 [CE] e seguenti debbano es sere interpretati nel senso che ostano ad una norma nazionale, la quale disponga che un soggetto stabilito in un altro Sta to membro (la Germania) e ivi titolare di una licenza rilasciata in conformit dellordinamento giuridico di quello Sta to per la realizzazione nel medesimo di voli commerciali in mongolfiera, debba avere, per operare voli commerciali in mongolfiera in Austria, la sede o la resi denza in questultimo Stato ().

3) Se le disposizioni degli artt. 102 e, in combinato disposto, 104 e106 dell[LFG] siano incompatibili con lart. 49 CE, nel caso in cui il titolare di una licenza sta bilito in Germania venga sottoposto ad azioni penali amministrative a motivo dellutilizzazione della sua licenza in Au stria e gli venga perci impedito laccesso al mercato, e ci tenendo conto del fatto che, ai sensi dellart.106, n.1, dell[LFG], non si pu ottenere tale licenza n la li cenza di esercizio senza costituzione di una sede separata e/o fissazione di una residenza [in Austria] e senza reiscrizio ne nei registri austriaci di una mongolfie ra gi registrata in Germania.

IVProcedimento dinanzi alla Corte

2) Se gli artt. 49 [CE] e seguenti debbano essere interpretati nel senso che ostano ad una norma di uno Stato membro, in forza della quale il titolare di una licenza per la realizzazione di voli commerciali in mongolfiera stabilito in un altro Sta to membro e autorizzato in conformit dellordinamento giuridico di quello Sta to deve ottenere una nuova licenza per operare voli commerciali in mongolfiera nel [primo] Stato membro, qualora i pre supposti per il rilascio di tale nuova li cenza siano in definitiva sostanzialmente identici a quelli previsti per la licenza gi rilasciatagli nello Stato di origine, ma con lulteriore condizione che il richiedente abbia la sede o la residenza nello Stato membro di rilascio della nuova licenza (nella fattispecie, in Austria). I-146

15. Conformemente allart. 23 dello Statuto della Corte di giustizia, osservazioni scrit te sono state depositate dalla Repubblica dAustria, dalla Repubblica di Polonia e dalla Commissione delle Comunit europee.

16. Con decisione 1o settembre 2009, la Corte ha rinviato la causa dinanzi alla Seconda Se zione. Posto che nessuno degli interessati di cui allart.23 dello Statuto della Corte di giu stizia ha chiesto di poter svolgere le proprie osservazioni orali, la Corte ha deciso di giu dicare la causa senza udienza dibattimentale.

NEUKIRCHINGER

Inoltre, essa ha deciso che la causa sarebbe stata definita senza conclusioni dellavvocato generale.

VAnalisi

17. Il 4febbraio 2010 la Seconda Sezione ha deciso, in applicazione dellart. 44, n. 4, del regolamento di procedura della Corte, di rin viare la causa dinanzi a questultima. La Cor te ha deliberato la riassegnazione della causa alla Grande Sezione, disponendo la presen tazione di conclusioni da parte dellavvocato generale.

20. Ricordo che, in sostanza, lLFG subordi na il trasporto di passeggeri e/o di merci ef fettuato mediante pallone aerostatico ad aria calda da un prestatore stabilito in un altro Stato membro alla condizione che questi sia titolare di licenze di trasporto e di esercizio austriache, il cui rilascio presuppone obbliga toriamente, in particolare, che tale prestatore abbia una residenza o, nel caso di una persona giuridica, una sede sociale in Austria.

18.Il 21 aprile 2010 la Grande Sezione ha disposto la riapertura della fase orale, invi tando i soggetti interessati di cui allart. 23 dello Statuto della Corte di giustizia a pro nunciarsi sulla questione di quale sia, stante il disposto dellart. 51, n. 1, CE, la norma di diritto primario o derivato dellUnione che potrebbe applicarsi, eventualmente, alla libe ra prestazione di un servizio consistente nel trasporto aereo commerciale di passeggeri in mongolfiera.

21. La difficolt principale di tale controver sia consiste nel stabilire se il trasporto aereo commerciale di passeggeri in mongolfiera ri entri nel campo di applicazione delle norme del TrattatoCE relative alla libera prestazio ne dei servizi (artt.49CE eseguenti) ovvero nella sfera di applicazione delle disposizioni del medesimo Trattato relative alla politica comune dei trasporti (artt.70CE - 80CE).

19. Il sig. Neukirchinger, la Repubblica dAustria, lAutorit di vigilanza EFTA e la Commissione europea hanno presentato osservazioni orali in ordine a tale questione alludienza tenutasi il 15giugno 2010.

22. Se ci si attiene ad una definizione gene rale del trasporto come attivit consistente nel portare una o pi persone e/o merci da un luogo ad un altro mediante veicoli, potreb bero sorgere alcuni dubbi quanto allapparte nenza dei palloni aerostatici ad aria calda o delle mongolfiere alla categoria dei mezzi di trasporto. noto in particolare che, a causa I-147

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MENGOZZI CAUSA C-382/08

della loro dipendenza dai venti, e malgrado i progressi tecnici, tali mezzi garantiscono solo in modo approssimativo larrivo al luogo di destinazione programmato6.

giurisprudenza secondo cui questi articoli comprendono anche la libert dei destinatari, segnatamente dei turisti, di beneficiare della prestazione dei servizi8. Nella presente causa, occorre osservare che il volo allorigine della controversia nel procedimento principale, ef fettuato in partenza da un prato situato in una localit austriaca, stato contrassegnato da un battesimo dellaria qualificato come tra dizionale dal giudice del rinvio. Non sarebbe dunque impossibile ritenere che la prestazio ne offerta fosse essenzialmente destinata a ri spondere ad esigenze ricreative, il che potreb be farla rientrare nellambito di applicazione degli artt.49CE e50CE.

23.Nello stesso ordine di idee, si potrebbe parimenti suggerire che, in considerazio ne del carattere tutto sommato marginale dellattivit di voli in pallone, questultima si avvicina di pi alla prestazione di servizi tu ristici che al mercato dei trasporti commer ciali di persone e/o di merci. In proposito faccio osservare che, nella sua recente sen tenza Presidente del Consiglio dei Ministri7, la Corte, chiamata ad esaminare il carattere discriminatorio di unimposta regionale che aveva ad oggetto lo scalo turistico di aeromo bili destinati al trasporto privato di persone e di unit da diporto e colpiva unicamente gli esercenti dei mezzi aventi il loro domicilio fiscale al di fuori del territorio regionale, ha ritenuto di effettuare tale esame alla luce dei soli artt.49CE e50CE, ricordando la propria
6  In uno dei suoi primi romanzi davventura, Cinque settimane in pallone, Jules Verne, evocando, per il tramite di un articolo del Daily Telegraph, il periplo africano che attendeva uno dei suoi eroi, Samuel Fergusson, riferiva enfaticamente: [q]uesto intrepido esploratore (discoverer) si ripromette di attraversare in pallone lintera Africa da est a ovest. Se siamo bene informati, il punto di partenza di questo sorpren dente viaggio dovrebbe essere lisola di Zanzibar, sulla costa orientale. Quanto al punto di arrivo, solo alla Provvidenza dato conoscerlo (J. Verne, Cinque settimane in pallone, viaggio di scoperta di tre inglesi in Africa, Biblioteca di edu cazione e di ricreazione, Hetzel e Cie, Parigi, 1863, pag.8). 7  Sentenza 17 novembre 2009, causa C-169/08 (Racc.pag.I-10821 punti20-28).

24. Sebbene lordinanza di rinvio non sia mo tivata in questo senso, le considerazioni sopra formulate possono spiegare anche perch il giudice del rinvio interroghi la Corte sullin terpretazione dellart.49CE.

25. Tuttavia, tre motivi mi inducono a con siderare che le prestazioni in questione nella causa principale rientrino nellambito della navigazione aerea.

26. Innanzitutto, come indicato, rispetti vamente, dal sig. Neukirchinger dinanzi al giudice del rinvio e dallAutorit di vigilanza
8  Ibidem (punto25 e la giurisprudenza ivi citata).

I-148

NEUKIRCHINGER

EFTA nelludienza dinanzi alla Corte, i palloni ad aria calda rientrano nella categoria degli aeromobili contemplati dalla Convenzione di base dellaviazione civile internazionale, firmata a Chicago il 7dicembre19449. Inoltre, del pari pacifico cos come menzionato dalla Commissione nelle sue osservazioni scritte che, per il periodo dei fatti della causa principale, detti aeromobili erano assoggettati anche alle disposizioni tecniche e alle norme di sicurezza previste dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 15luglio 2002, n.1592, recante regole comuni nel settore dellaviazione civile e che istituisce unAgenzia europea per la sicurezza aerea10, nonch alle condizioni enunciate dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 21 aprile 2004, n.785, relativo ai requisiti assicurativi applicabili ai vettori aerei e agli esercenti di aeromobili11, i cui rispettivi preamboli fanno esplicito riferimento allart.80, n.2, CE, che consente al Consiglio dellUnione europea di adottare misure appropriate per la navigazione aerea,

nellambito del titolo del Trattato riguardante i trasporti.

27. Pertanto, sarebbe a mio avviso incoeren te ritenere che i voli commerciali in pallone aerostatico rientrino, per una parte, nella navigazione aerea e, dunque, nellambito di applicazione delle disposizioni del Trattato relative alla politica comune dei trasporti, mentre, per altra parte, ricadrebbero sotto le disposizioni generali del Trattato relative alla libera prestazione dei servizi.

28.Inoltre, come risulta dal testo della de cisione di rinvio, lattivit del ricorrente nel procedimento principale, qualificata dal giu dice del rinvio come trasporto aereo com merciale di passeggeri mediante un pallone aerostatico ad aria calda, disciplinata, sia in Germania che in Austria, dalle rispettive legislazioni di questi Stati membri in materia di traffico aereo e dalle competenti autorit aeronautiche nazionali.
9 Recueil des traits des Nations unies, vol.1, pag.295. Lalle gato2 di questa convenzione, vertente sulle regole della ria, specifica infatti che i palloni rientrano nella categoria degli aeromobili. Nelle sue osservazioni scritte, la Commis sione definisce un pallone o una mongolfiera nel seguente modo: un aeromobile non azionato da un motore, che sale nellaria per effetto della portanza e si sposta nellatmosfera utilizzando i venti. 10 GUL240, pag.1. Si noti che il regolamento (CE) della Com missione 20 novembre 2003, n. 2042, sul mantenimento della navigabilit di aeromobili e di prodotti aeronautici, parti e pertinenze, nonch sullapprovazione delle imprese e del personale autorizzato a tali mansioni (GUL315, pag.1), adottato sulla base del regolamento n.1592/2002, definiva laeromobile in senso ampio come un apparecchio che pu derivare sostentamento nellatmosfera da reazioni dellaria diverse da quelle contro la superficie terrestre. 11 GUL138, pag.1.

29. Infine, le circostanze della causa princi pale si distinguono da quelle esaminate nella citata sentenza Presidente del Consiglio dei Ministri. Infatti, mentre in questultima causa I-149

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MENGOZZI CAUSA C-382/08

limposta regionale di scalo colpiva soltanto gli esercenti di mezzi di trasporto, e non le prestazioni di trasporto in s considerate12 il che consente di spiegare i motivi per i quali la Corte stata indotta a ricercare le relazio ni tra detta imposta e le disposizioni generali del Trattato relative alla libera prestazione dei servizi13 , le norme dettate dallLFG si ricol legano senzaltro alla prestazione dei servizi di trasporto aereo effettuata mediante palloni ad aria calda.

raggiunto nel quadro della politica comune dei trasporti14.

30. Ritengo dunque che i voli commerciali in pallone aerostatico, come quelli effettuati dal ricorrente nel procedimento principale, rien trino nel settore della navigazione aerea.

33.Riguardo ai servizi di trasporto aereo, lultimo traguardo per la loro liberalizzazione allinterno della Comunit stato raggiunto con ladozione di tre regolamenti del Con siglio in data 23 luglio 1992, comunemente denominati il terzo pacchetto aereo, sulla base dellart.84, n.2, del TrattatoCEE (dive nuto art.84, n.2, del TrattatoCE, a sua volta divenuto, in seguito a modifica, art.80, n.2, CE)15. Questi atti hanno fatto seguito alla dozione del primo e del secondo pacchetto aereo, rispettivamente nel dicembre 1987 e nel giugno 1990.

31. Orbene, in conformit dellart. 51, n. 1, CE, la libera circolazione dei servizi in mate ria di trasporti ricade sotto le disposizioni del titolo del TrattatoCE relativo ai trasporti, tra le quali figura lart.80, n.2, CE.

32. Dalla lettura combinata di queste dispo sizioni la Corte ha desunto che, nel settore dei trasporti, lobiettivo iniziale della progres siva eliminazione delle restrizioni alla libera prestazione dei servizi avrebbe dovuto essere
12 V. punto24. 13  V. punti25 e26.

34. Occorre tuttavia osservare che, in virt dellart. 1, n. 2, del regolamento n. 2407/92 sul rilascio delle licenze ai vettori aerei co stituente parte integrante del terzo pacchetto aereo e vigente allepoca dei fatti della causa principale , il trasporto aereo di passeggeri, posta e/o merci effettuato mediante aeromo bili non motorizzati non soggetto alle dispo sizioni di tale regolamento. Lo stesso articolo
14  V. sentenza 13dicembre 1989, causa C-49/89, Corsica Fer ries (France) (Racc.pag.4441, punto11 e la giurisprudenza ivi citata). 15  Precisamente: il regolamento (CEE) n.2407/92, sul rilascio delle licenze ai vettori aerei (GU L 240, pag. 1); il regola mento (CEE) n.2408/92, sullaccesso dei vettori aerei della Comunit alle rotte intracomunitarie (GUL240, pag.8), e il regolamento (CEE) n. 2409/92, sulle tariffe aeree per il trasporto di passeggeri e di merci (GUL240, pag.15).

I-150

NEUKIRCHINGER

aggiunge poi che [a] tali operazioni si applicano le disposizioni legislative nazionali relative alle licenze desercizio, se esistono, e le disposizioni comunitarie e nazionali relative al certificato di operatore aereo (COA)16.

35. I servizi prestati mediante aeromobili di questo tipo, come quelli forniti dal ricorrente nel procedimento principale, non rientrano dunque nellambito di applicazione del terzo pacchetto aereo, se non, in parte, per quanto riguarda il rilascio del certificato di operatore aereo.

membri (cabotaggio marittimo)18, di una di sciplina nazionale che riservava alle sole navi battenti bandiera greca il diritto di fornire servizi di rimorchio in mare aperto la Cor te ha dichiarato che dal combinato disposto degli artt.51, n.1, CE e80, n.2, CE emerge che i servizi che rientrano nel settore della navigazione marittima, ma che non ricadono nellambito di applicazione del regolamen to n.3577/92 o di altre norme adottate sulla base dellart.80, n.2, CE, restano disciplina ti dalle legislazioni degli Stati membri, nel rispetto dellart.54CE e di altre disposizioni generali del Trattato19.

36. questa, sembra, la ragione per cui la Commissione suggerisce di risolvere le que stioni proposte nellottica dellart. 54 CE o, addirittura, delle disposizioni generali del Trattato, traendo spunto dal punto 26 della sentenza Commissione/Grecia17.

38.In questa fase dellanalisi, si potrebbe essere tentati di limitarsi ad applicare i prin cipi di questa sentenza alla presente causa e dunque a verificare se le condizioni imposte dalla LFG rispettino lart. 54 CE e/o le altre disposizioni generali del Trattato, tra cui, nel la fattispecie, lart.12CE, che vieta le discri minazioni in base alla nazionalit.

37.Infatti, al punto citato di tale sentenza la quale riguardava la compatibilit con il regolamento (CEE) del Consiglio 7dicembre 1992, n.3577, concernente lapplicazione del principio della libera prestazione dei servizi ai trasporti marittimi allinterno degli Stati
16  Lart.2, lett.d), del regolamento n.2407/92 definisce il cer tificato di operatore aereo (COA) come segue: un docu mento rilasciato a unimpresa o a un gruppo di imprese dalle autorit competenti degli Stati membri in cui si dichiari che loperatore ha la capacit professionale e lorganizzazione necessarie ad assicurare lesercizio dei suoi aeromobili per le attivit aeronautiche specificate nel documento stesso in condizioni di sicurezza. 17 Sentenza 11gennaio 2007, causa C-251/04 (Racc.pag.I-67).

39.Occorre tuttavia esaminare in via pre liminare lobiezione sollevata alludienza dalla Repubblica dAustria, secondo la quale lart.54CE non potrebbe trovare applicazio ne nel settore dei trasporti, in quanto questa
18 GUL364, pag.7. 19  Il corsivo mio.

I-151

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MENGOZZI CAUSA C-382/08

disposizione, al pari dellart.49CE, compresa nella parte terza, titoloIII, capo 3, del TrattatoCE, il quale capo, ai sensi dellart.51, n.1, CE, non disciplinerebbe la libera prestazione dei servizi in questo settore.

del diritto derivato dellUnione, al rispetto dellart. 54 CE e di altre disposizioni gene rali del Trattato, presupponendo pertanto, a quanto pare, che tale articolo abbia una portata generale, non circoscritta ai servizi di cui alla parte terza, titolo III, capo 3, del TrattatoCE.

40. Ricordo che, ai sensi dellart.54CE, fino a quando non saranno soppresse le restrizio ni alla libera prestazione dei servizi, ciascuno degli Stati membri le applica senza distinzio ne di nazionalit o di residenza a tutti i pre statori di servizi contemplati dallarticolo49, primo comma, [CE].

41.Il posto occupato dallart. 54 CE nelle conomia del TrattatoCE deporrebbe a favo re della tesi esposta dallAustria, secondo cui questa disposizione non disciplina i servizi ri entranti nei settori della navigazione maritti ma o aerea, al pari delle altre disposizioni che costituiscono il titolo III, capo 3, della parte terza del TrattatoCE.

42. Tuttavia, due elementi mi inducono a ri dimensionare fortemente questa valutazione.

43. Da una parte, come ho gi sottolineato, nella sentenza Commissione/Grecia, sopra citata, la Corte ha subordinato lesercizio della competenza residua degli Stati mem bri in un settore rientrante nella navigazione marittima, non coperto dalle disposizioni I-152

44. Daltra parte, come ricordato in udienza dalla Commissione, posto che, contrariamen te ad altre disposizioni di natura transitoria, lart. 54 CE non stato abrogato in sede di revisione del Trattato CE e che il disposto inalterato di questo articolo compare ormai allart. 61 del Trattato sul funzionamento dellUnione europea (TFUE), questa disposi zione deve poter mantenere un effetto utile. Orbene, se chiaro che, dalla fine del periodo transitorio, le restrizioni alla libera circola zione dei servizi sono state soppresse e che, di conseguenza, lart.54 divenuto irrilevan te per i servizi rientranti nellambito di appli cazione della parte terza, titoloIII, capo 3, del Trattato CE20, esso pu, per contro, conser vare una funzione residua nel settore dei tra sporti. Infatti, posto che lattuazione piena ed integrale della libera prestazione dei servizi richiede, in questo settore, unazione legislati va a livello dellUnione inserita nel quadro del titolo sui trasporti, ne consegue che, fintanto che una siffatta azione non sia stata adottata,
20  Ci sembra del resto evincersi gi dalla sentenza 26novem bre 1975, causa 39/75, Coenen e a. (Racc. pag. 1547, punto8).

NEUKIRCHINGER

o lo sia stata solo parzialmente, le restrizioni alla libera prestazione dei servizi in materia di trasporto non sono ancora state soppresse. Lobbligo enunciato allart.54CE pu, pertanto, mantenere il suo effetto utile.

degli altri Stati membri il trattamento meno restrittivo eventualmente concesso ad uno di essi. In altri termini, riguardo a queste restri zioni indistintamente applicabili, detta dispo sizione non obbliga gli Stati membri ad accor dare ai prestatori di servizi il trattamento che essi concedono ai loro prestatori nazionali, ma si presenta, in qualche modo, come una clausola della nazione pi favorita.

45. Questa disposizione sembra avere un du plice significato, combinando al tempo stesso il principio del trattamento nazionale e quel lo della clausola della nazione pi favorita21. Infatti, tollerando soltanto lapplicazione di restrizioni non discriminatorie, lart.54CE vieta, di conseguenza, tutte le misure discri minatorie in base alla nazionalit o alla resi denza. Ci significa anche che, in attesa della soppressione delle altre restrizioni alla pre stazione dei servizi, gli Stati membri devono accordare allinsieme dei prestatori di servizi
21 Questo duplice significato stato sottolineato da diversi autori. V., in particolare, Draetta, U., Commento allart. 65, in Quadri, R., e a. (a cura di), Trattato istitu tivo della C.E.E. Commentario, Giuffr, Milano, 1965, vol.I, pagg.493 e494; Truchot, L., in Lger, P. (a cura di), Com mentaire article par article des traits UE et CE, Helbing Liechtehahn, Dalloz, Bruylant, 1a ed., Parigi, 2000, pag.477. Occorre tuttavia menzionare che una parte della dottrina desume dal testo della norma suddetta unicamente il divieto di discriminazione (v., ad esempio, Van den Boga ert, S., Practical Regulation of the Mobility of Sportsmen in the EU post Bosman, Kluwer Law International, LAja, 2005, pag. 122) o la semplice reiterazione dellapplicazione del trattamento nazionale [v., tra gli altri, Lugato, M., Com mento agli articoli49-55, in Tizzano, A. (a cura di), Com mentario ai Trattati dellUnione europea e della Comunit europea, Giuffr, Milano, 2004, pag. 415], mentre, allop posto, unaltra corrente dottrinale ritiene che lart. 54 CE contenga solo una clausola della nazione pi favorita (v., in particolare, Goldman, B., ea., Droit commercial europen, Dalloz, 5a ed., Parigi, 1994, pag.273).

46.Se la Corte dovesse condividere questa analisi, la soluzione della prima questione posta dal giudice del rinvio sarebbe agevole. Infatti, non vi alcun dubbio che una legisla zione di uno Stato membro, la quale subordi ni la prestazione dei servizi effettuata da una persona giuridica stabilita in un altro Stato membro alla condizione che questa abbia una sede sociale o risieda nel territorio del primo Stato, costituisce una manifesta violazione dellart.54CE. Del resto, nelle sue osservazio ni scritte, la Repubblica dAustria non cerca in alcun modo di giustificare siffatta disparit di trattamento e sottolinea che una modifica dellLFG volta a sopprimere questa condizio ne dovrebbe essere proposta nellambito della prossima revisione della legge.

47.Per contro, maggiori difficolt sembra sollevare la soluzione della seconda questio ne, tranne, ovviamente, per quanto riguarda la parte di tale questione relativa alla condi zione del possesso di una residenza o di una I-153

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MENGOZZI CAUSA C-382/08

sede sociale, la quale dovrebbe gi costituire loggetto della risposta alla prima questione.

nellambito degli atti adottati sulla base delle disposizioni del Trattato contenute nel titolo dedicato ai trasporti.

48.Cos delimitata, la seconda questione deve portare a stabilire se lobbligo imposto da una legislazione nazionale, come lLFG, ad ogni operatore di voli in palloni aerostatici di essere titolare tanto di una licenza di tra sporto quanto di una licenza di esercizio, sia contrario allart. 54 CE, quandanche questo operatore abbia ottenuto, nello Stato membro in cui stabilito, licenze le cui condizioni di rilascio sono identiche o equivalenti a quelle richieste sul territorio dello Stato membro in cui effettuata la prestazione dei servizi.

51. tuttavia lecito domandarsi se, nel qua dro di un procedimento di rilascio delle sud dette licenze, tale valutazione non debba es sere mitigata.

49. A questo riguardo, pacifico che tran ne evidentemente la condizione relativa al possesso di una residenza o di una sede socia le sul territorio nazionale lobbligo imposto ai prestatori operanti sul territorio austriaco di possedere le due licenze sopra menzionate si applica senza distinzione di nazionalit o di residenza.

52. Quanto allobbligo, prescritto dagli artt.102 e106 dellLFG, di possedere una li cenza di trasporto, le condizioni stabilite per il rilascio di tale licenza eccetto, lo ripeto, quelle relative al possesso di una residenza o di una sede sociale in Austria riguardanti la dimostrazione di adeguate capacit profes sionali e finanziarie, il rispetto delle norme di sicurezza e la prova che i rischi di esercizio sono assicurati, sembrano, almeno in parte, avere gi costituito loggetto di un ravvicina mento delle legislazioni degli Stati membri a livello comunitario.

50. Pertanto, lart. 54 CE non osta, in linea di principio, a un obbligo siffatto, posto che la soppressione delle restrizioni che ne deri vano dovr essere, eventualmente, realizzata I-154

53. Infatti, desidero ricordare che, se certa mente lart.1, n.2, del regolamento n.2407/92 esclude dal suo campo di applicazione, in li nea di principio, le attivit di trasporto aereo effettuate mediante aeromobili non azionati da un motore, esso per precisa anche che a tali operazioni si applicano () le disposizio ni comunitarie e nazionali relative al certifica to di operatore aereo (COA); ricordo inoltre

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che lart.2, lett.d), del medesimo regolamen to definisce tale certificato come un docu mento rilasciato a unimpresa o a un gruppo di imprese dalle autorit competenti degli Stati membri in cui si dichiari che loperatore ha la capacit professionale e lorganizzazio ne necessarie ad assicurare lesercizio dei suoi aeromobili per le attivit aeronautiche speci ficate nel documento stesso in condizioni di sicurezza. In aggiunta, come osservato dalla Repubblica dAustria e dalla Commissione, le norme tecniche e di sicurezza previste dal regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1592/2002, ivi comprese quelle adottate in forza del medesimo e, segnata mente, quelle vertenti sulla certificazione di aeronavigabilit22, si applicano ai palloni ae rostatici. Del resto, quanto alla prova di una copertura dei rischi desercizio, lart. 106 dellLFG rinvia esplicitamente al regolamen to del Parlamento europeo e del Consiglio n. 785/2004, relativo ai requisiti assicurativi applicabili ai vettori aerei e agli esercenti di aeromobili.

dei servizi, malgrado che tale documento at testi, almeno in parte, che detto prestatore soddisfa le condizioni menzionate al para grafo precedente delle presenti conclusioni, violerebbero l art. 54 CE e le disposizioni pertinenti dei regolamenti sopra citati. In fatti, tale rifiuto sarebbe di fatto e in ultima analisi fondato soltanto sul luogo di sede o di stabilimento del prestatore, e sarebbe dunque vietato dallart.54CE23.

55. Tale valutazione mi sembra dover esse re estesa anche in riferimento allobbligo di possedere una licenza desercizio, il cui rila scio sembra interamente subordinato allot tenimento della licenza di trasporto, secondo quanto previsto dallart.108, n.2, dellLFG, e per lottenimento della quale nessuna condi zione supplementare sembra essere imposta al titolare della suddetta licenza di traspor to oltre a quelle stabilite per il rilascio di questultima24.

54.Orbene, in siffatte circostanze, ritengo che le autorit di uno Stato membro che ri fiutassero totalmente di prendere in conside razione la licenza di trasporto rilasciata dallo Stato membro di stabilimento del prestatore
22  Regolamento (CE) della Commissione 24 settembre 2003, n. 1702, che stabilisce le regole di attuazione per la certi ficazione di aeronavigabilit ed ambientale di aeromobili e relativi prodotti, parti e pertinenze, nonch per la certi ficazione delle imprese di progettazione e di produzione (GUL243, pag.6).

56.Aggiungo che un simile approccio non mi sembra in ultima analisi molto diverso da quello adottato dalla Repubblica dAustria
23  Secondo la giurisprudenza, le regole della parit di tratta mento tra soggetti nazionali e di altri Stati membri proi biscono non solo le discriminazioni palesi basate sulla nazionalit, o sulla sede per quanto concerne le societ, ma anche qualsiasi discriminazione dissimulata che, pur fon dandosi su altri criteri di riferimento, pervenga di fatto al medesimo risultato. V., in particolare, sentenza 27ottobre 2009, causa C-115/08, EZ (Racc.pag.I-10265, punto92 e la giurisprudenza ivi citata). 24  N la decisione di rinvio n le osservazioni della Repubblica dAustria menzionano eventuali condizioni supplementari.

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CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MENGOZZI CAUSA C-382/08

nelle sue osservazioni scritte, stante lopinione di tale Stato secondo cui, dato che il procedimento di rilascio della licenza tiene conto dei documenti e delle garanzie gi forniti dal richiedente nel suo Stato membro di origine, la necessit di una licenza sarebbe giustificata25.

59. In considerazione di quanto ho esposto, tale questione deve essere risolta in senso ne gativo. Lart. 54 CE non pu infatti imporre siffatti obblighi agli Stati membri, a pena di invadere le competenze degli organi politici dellUnione che sono incaricati di dare at tuazione alla libera prestazione dei servizi nellambito della politica comune nel settore dei trasporti.

57. Tuttavia, ricordo che la controversia nel procedimento principale non concerne il ri fiuto delle autorit austriache competenti di rilasciare le licenze di trasporto e di esercizio ad un prestatore di servizi senza aver preso in considerazione quella/e ottenuta/e da tale prestatore nel suo Stato membro di stabili mento, bens un provvedimento sanzionato rio per violazione dellLFG a motivo delleser cizio illegale dellattivit di operatore di voli in palloni aerostatici, senza le due licenze richie ste da tale legge.

60.In ogni caso, la soluzione di tale que stione, a mio avviso, non sarebbe diversa se la Corte ritenesse che la compatibilit di una legislazione nazionale come lLFG debba es sere esaminata alla luce non dellart. 54 CE, ma dellart.12CE, il quale vieta, nellambito di applicazione del Trattato, ogni discrimina zione in base alla nazionalit.

58. Orbene, la seconda questione posta dal giudice del rinvio mira, in realt, a sapere se a livello comunitario debba esistere un rico noscimento reciproco completo delle licenze di trasporto e di esercizio rilasciate negli Stati membri agli operatori che esercitano lattivit di trasporto in palloni aerostatici, qualora le condizioni stabilite per il loro rilascio siano giudicate equivalenti.
25 Punto 60 delle citate osservazioni. Occorre tuttavia pre cisare che tali osservazioni riguardano linterpretazione dellart.49CE e non quella dellart.54CE.

61.In primo luogo, ritengo che lapplica bilit di questultima disposizione ad una situazione quale quella oggetto della causa principale non si scontri affatto con ostacoli insormontabili.

62. Infatti, a mio avviso, un simile approccio risulta in particolare dallinterpretazione del punto26 della citata sentenza Commissione/ Grecia.

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63. Esso dovrebbe tuttavia portare la Corte a superare la soluzione adottata nella citata sentenza Corsica Ferries (France), riguardan te i servizi di trasporto marittimo.

regolamento (CEE) n. 4055/8628, ci che si gnificava, pertanto, che gli Stati membri era no legittimati ad applicare norme quali quelle controverse nel procedimento principale29.

64. Ricordo che, in quella causa, la Corte era stata investita della questione se fosse con trario allart. 59 del Trattato CEE (divenuto art. 59 del Trattato CE, a sua volta divenu to, in seguito a modifica, art.49CE) istituire unimposta differenziata, percepita nel 1981 e nel 1982, a seconda che le navi interessate garantissero collegamenti tra la Corsica e la Francia continentale o tra questisola ed un porto situato in un altro Stato membro. Dopo aver ricordato che la libera prestazione dei servizi in materia di trasporto era discipli nata dalle disposizioni del titolo relativo ai trasporti, e non dagli artt. 59 e seguenti del TrattatoCEE26, e che, ai sensi dellart.84, n.2, del TrattatoCEE, il Consiglio poteva decide re se, in quale misura e con quale procedu ra avrebbero potuto essere prese opportune disposizioni per la navigazione marittima27, la Corte ha constatato che, durante il perio do in questione nella causa principale (anni 1981 e1982), la libera prestazione dei servizi nel settore dei trasporti marittimi non era an cora stata attuata, bens era entrata in vigore soltanto nel 1987 a seguito delladozione del
26  Sentenza Corsica Ferries (France), cit. (punto11). 27 Ibidem (punto12).

65. Orbene, occorre rilevare che la Corte non ha esaminato la disciplina l in questione alla luce delle disposizioni generali del Trattato, tra cui in particolare lart.7 del TrattatoCEE (divenuto art. 6 del Trattato CE, a sua volta divenuto, in seguito a modifica, art. 12 CE), conformemente a quanto suggerito in quella sede dallavvocato generale30. Infatti, secondo questultimo, pareva assolutamente chia ro che nel caso di specie non era possibile far valere il divieto di discriminazioni in base alla nazionalit sancito dallart.7 del Tratta toCEE, poich, vista lesclusione dei trasporti dal campo di applicazione delle disposizioni generali del Trattato sulla libera prestazione dei servizi destinate a concretizzare e a rea lizzare il suddetto divieto, ricorrervi sarebbe apparso contrario alleconomia di tali dispo sizioni. In altri termini, lavvocato generale sembrava temere che applicare lart. 7 del Trattato CEE alla causa di cui la Corte era stata investita avrebbe condotto, in sostan za, ad eludere la non applicabilit ai trasporti delle norme generali sulla libera prestazio ne dei servizi, quale prevista dallart. 61 del
28  Regolamento del Consiglio 22dicembre 1986, che applica il principio della libera prestazione dei servizi ai trasporti marittimi tra Stati membri e tra Stati membri e paesi terzi (GUL378, pag.1). 29  V. sentenza Corsica Ferries (France), cit. (punti13 e14). 30  V. paragrafi12 e13 delle conclusioni presentate dallavvo cato generale Lenz nella causa definita dalla sentenza Cor sica Ferries (France), cit.

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CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MENGOZZI CAUSA C-382/08

Trattato CEE (divenuto art. 61 del Trattato CE, a sua volta divenuto, in seguito a modifica, art.51CE), stante che il principio enunciato allart.7 del TrattatoCEE era stato attuato, in materia di prestazione dei servizi, dallart.59 del TrattatoCEE31.

pretazione complessiva che occorre fornire della giurisprudenza della Corte. Cos, secon do questa giurisprudenza, sebbene gli obiet tivi perseguiti dallart.49CE debbano essere realizzati, in materia di trasporti, nellambito della politica comune dei trasporti34 e mal grado che i trasporti marittimi e aerei siano sottratti salvo diversa decisione del Consi glio alle norme del Trattato relative a tale politica comune, essi restano nondimeno sog getti, alla stessa guisa delle altre modalit di trasporto, alle regole generali del Trattato35. difficile immaginare che tale giurisprudenza abbia voluto escludere una cos fondamentale disposizione come lart.12CE dal riferimento operato alle norme generali del Trattato.

66. Non sono certo che il silenzio mantenu to dalla sentenza Corsica Ferries (France) su questo punto debba essere inteso come ac quiescenza alla tesi formulata dallavvocato generale Lenz. Infatti, se vero che il prin cipio generale di non discriminazione, come enunciato allart. 12 CE32, stato effettiva mente concretizzato, per quanto riguarda il settore della libera prestazione dei servizi, dallart. 49 CE, noto che questultimo non si limita allabolizione delle misure discrimi natorie, ma contempla, in senso pi ampio, le restrizioni, vale a dire qualsiasi misura che ostacoli o renda meno attraente lesercizio della libera prestazione dei servizi33. La di stinzione tra, da un lato, le disposizioni gene rali del Trattato, di cui fa parte lart.12CE, e, dallaltro, lart.49CE emerge anche dallinter
31 V. a questo riguardo, segnatamente, sentenze 28 otto bre 1999, causa C-55/98, Vestergaard (Racc. pag. I-7641, punto 17), e 11 dicembre 2003, causa C-289/02, AMOK (Racc.pag.I-15059, punto26). 32 Sul valore di principio generale del divieto enunciato allart.12CE, v. sentenza EZ, cit. (punti89 e91). 33  V., in particolare, sentenze 25 luglio 1991, causa C-76/90, Sger (Racc. pag. I-4221, punto 12); 8 giugno 2000, causa C-264/99, Commissione/Italia (Racc.pag.I-4417, punto9), nonch 29aprile 2009, causa C-518/06, Commissione/Italia (Racc.pag.I-3491, punto62 e la giurisprudenza ivi citata).

67. Ci detto, per quanto concerne, in secon do luogo, linterpretazione dellart.12CE nel contesto di una causa come quella principale, il divieto enunciato da questa disposizione osta senza dubbio a che uno Stato membro subordini lattivit di un prestatore di servizi stabilito in un altro Stato membro alla con dizione che esso possieda una sede sociale o una residenza nel territorio del primo Stato

34  V., in particolare, sentenze 22 maggio 1985, causa 13/83, Parlamento/Consiglio (Racc. pag. 1513, punto 62), non ch 30aprile 1986, cause riunite 209/84-213/84, Asjes ea. (Racc.pag.1425, punto37). 35  Sentenza 4aprile 1974, causa 167/73, Commissione/Fran cia (Racc.pag.359, punto32). V. anche sentenza Asjes ea., cit. (punto45).

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membro36. Peraltro, ricordo che, nelle sue osservazioni scritte, la Repubblica dAustria non ha minimamente cercato di giustificare siffatta discriminazione.

eludere linapplicabilit di questultima di sposizione al settore dei trasporti. Inoltre, come ho indicato al paragrafo 59 delle pre senti conclusioni a proposito dellart.54CE, adottare uninterpretazione della portata dellart. 12 CE che andasse addirittura oltre quella dellart.49CE porterebbe la Corte ad invadere le competenze degli organi politici dellUnione incaricati di dare attuazione alla libera prestazione dei servizi nel settore dei trasporti.

68. Per contro, la portata del divieto di non discriminazione sulla base della nazionalit, enunciato allart. 12 CE, non pu spinger si fino ad imporre agli Stati membri cos come chiesto dal giudice del rinvio nella se conda questione pregiudiziale il mutuo ri conoscimento delle licenze di trasporto e di esercizio rilasciate negli altri Stati membri, quandanche tali licenze attestino il rispetto da parte dei prestatori di servizi di garanzie equivalenti. Infatti, unopposta soluzione ten derebbe ad attribuire allart.12CE una porta ta identica, o addirittura pi ampia, di quella dellart.49CE37 e, pertanto, condurrebbe ad
36 V., a questo riguardo, sentenza 1o ottobre 2009, causa C-103/08, Gottwald (Racc.pag.I-9117, punto28). 37 Ricordo che, per quanto riguarda la compatibilit con lart. 49 CE di una procedura di autorizzazione prelimi nare allesercizio della prestazione dei servizi in uno Stato membro, la Corte afferma che le condizioni alle quali pos sibile ottenere una tale autorizzazione non possono sovrap porsi alle condizioni legali equivalenti gi soddisfatte nello Stato membro di stabilimento. V. sentenza 11marzo 2004, causa C-496/01, Commissione/Francia (Racc.pag.I-2351, punto71 e la giurisprudenza ivi citata).

69.Suggerisco dunque che la Corte risolva rispettivamente la prima e la seconda que stione pregiudiziale dichiarando, da un lato, che lart.54CE o, eventualmente, lart.12CE ostano a che la legislazione di uno Stato mem bro esiga, per la realizzazione di voli com merciali in mongolfiera sul suo territorio, che un prestatore di servizi stabilito in un altro Stato membro abbia una sede sociale o una residenza nel primo Stato membro e, dallal tro, che, salvo per quanto concerne la condi zione relativa al possesso di una residenza o di una sede sociale sul territorio nazionale, n lart.54CE n lart.12CE ostano a che uno Stato membro prescriva che un prestatore di servizi, titolare di licenze per lorganizzazione di voli commerciali in mongolfiera rilasciate nello Stato membro dove stabilito, debba ot tenere nuove licenze nello Stato membro sul territorio del quale sono effettuate le presta zioni di servizi, a condizione che, allatto del rilascio di tali licenze, le autorit competenti di questultimo Stato membro prendano in considerazione le garanzie che il richiedente I-159

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. MENGOZZI CAUSA C-382/08

ha gi fornito nel citato Stato membro di stabilimento.

Germania, non avrebbe comunque mai potu to ottenere tali licenze senza eleggere il suo domicilio professionale in Austria.

70.Quanto alla terza questione pregiudi ziale, il giudice del rinvio si interroga, in so stanza38, sulleventuale incompatibilit con il Trattato delle sanzioni inflitte al prestatore di servizi stabilito in un altro Stato membro che abbia esercitato la sua attivit nel territorio austriaco senza disporre delle licenze di tra sporto e di esercizio richieste dallLFG.

72. Per questo motivo e poich dal fasci colo non consta che il calcolo dellimporto delle ammende inflitte e, a fortiori, il calcolo della detenzione sostitutiva vengano effettua ti, in modo proporzionale, in funzione delle diverse condizioni di rilascio delle licenze che sarebbero state violate il giudice nazionale dovrebbe, conformemente alla giurispruden za, escludere lapplicazione di sanzioni ammi nistrative imposte per una formalit ammini strativa non adempiuta se il rispetto di tale formalit stato reso impossibile dallo Stato membro interessato in violazione del diritto dellUnione39.

71. A questo riguardo, ricordo anzitutto che dal testo delle disposizioni dellLFG risulta che il necessario possesso di una residenza o di una sede sociale in Austria costituisce una condizione di ottenimento delle suddette licenze. Orbene, dato che tale condizione , a mio avviso, incompatibile con lart. 54 CE o, se del caso, con lart. 12 CE, il ricorren te nel procedimento principale, stabilito in
38 Nella formulazione della terza questione pregiudiziale, il giudice del rinvio pone laccento su una condizione in appa renza supplementare per il rilascio delle licenze richieste dallLFG, ossia quella secondo cui il prestatore di servizi deve immatricolare in Austria il pallone aerostatico utiliz zato per il trasporto commerciale di passeggeri sul territo rio di questo Stato membro. Tuttavia, tale condizione non sembra risultare n dal testo delle disposizioni nazionali in questione nel procedimento principale, n dalle circostanze della controversia nel procedimento a quo. Inoltre, le due questioni pregiudiziali precedenti non riguardano tale con dizione, la cui compatibilit con le disposizioni del Trattato neppure stata messa in dubbio dal giudice del rinvio nella sua domanda di pronuncia pregiudiziale. Ritengo dunque che non occorra procedere allesame di questa condizione, cosa che del resto non stata chiesta dal giudice del rinvio.

73.Propongo pertanto di risolvere la terza questione pregiudiziale dichiarando che non deve darsi applicazione a sanzioni ammini strative che siano state inflitte a un prestatore di servizi di voli commerciali in mongolfiera stabilito in uno Stato membro a motivo del fatto che non dispone delle licenze di traspor to e di esercizio richieste dalla legislazione nazionale dello Stato membro di prestazione dei servizi, la quale subordina il rilascio delle medesime alla condizione del possesso di una sede sociale o di una residenza in questultimo Stato membro, in violazione dellart.54CE o, eventualmente, dellart.12CE.
39  V., in riferimento a sanzioni penali, sentenza 6marzo 2007, cause riunite C-338/04, C-359/04 eC-360/04, Placanica ea. (Racc.pag.I-1891, punto69).

I-160

NEUKIRCHINGER

VIConclusione

74.Alla luce delle considerazioni che precedono, propongo di rispondere come segue alle questioni sollevate dallUnabhngiger Verwaltungssenat des Landes Obersterreich:

1) Lart.54CE o, eventualmente, lart.12CE ostano a che la legislazione di uno Sta to membro esiga, per la realizzazione di voli commerciali in mongolfiera sul suo territorio, che un prestatore di servizi stabilito in un altro Stato membro abbia una sede sociale o una residenza nel primo Stato membro.

2) Salvo per quanto concerne la condizione relativa al possesso di una residenza o di una sede sociale sul territorio nazionale, n lart.54CE n lart.12CE ostano a che uno Stato membro prescriva che un prestatore di servizi, titolare di licen ze per lorganizzazione di voli commerciali in mongolfiera rilasciate nello Stato membro dove stabilito, debba ottenere nuove licenze nello Stato membro sul territorio del quale sono effettuate le prestazioni di servizi, a condizione che, allatto del rilascio di tali licenze, le autorit competenti di questultimo Stato membro prendano in considerazione le garanzie che il richiedente ha gi fornito nel citato Stato membro di stabilimento.

3) Non deve darsi applicazione a sanzioni amministrative che siano state inflitte a un prestatore di servizi di voli commerciali in mongolfiera stabilito in uno Stato membro a motivo del fatto che non dispone delle licenze di trasporto e di eser cizio richieste dalla legislazione nazionale dello Stato membro di prestazione dei servizi, la quale subordina il rilascio delle medesime alla condizione del possesso di una sede sociale o di una residenza in questultimo Stato membro, in violazio ne dellart.54CE o, eventualmente, dellart.12CE.

I-161

SENTENZA 25. 1. 2011 CAUSA C-382/08

SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione) 25gennaio 2011*

Nel procedimento C-382/08,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sen si dellart.234CE, dallUnabhngiger Verwaltungssenat des Landes Obersterreich (Austria) con decisione 19agosto 2008, pervenuta in cancelleria il 25agosto 2008, nella causa

Michael Neukirchinger

contro

Bezirkshauptmannschaft Grieskirchen,

LA CORTE (Grande Sezione),

composta dal sig. V. Skouris, presidente, dai sigg. A. Tizzano, J.N. Cunha Rodri gues, K.Lenaerts, J.-C. Bonichot, D.vby, presidenti di sezione, dai sigg.A.Rosas, U.Lhmus, E.Levits, L.BayLarsen (relatore) e dalla sig.raM.Berger, giudici,

* Lingua processuale: il tedesco.

I-162

NEUKIRCHINGER

avvocato generale: sig.P.Mengozzi cancelliere: sig.B.Flp, amministratore

vista la fase scritta del procedimento e in seguito alludienza del 15giugno 2010,

considerate le osservazioni presentate:

per il sig.Neukirchinger, da lui personalmente;

per il governo austriaco, dalla sig.raC.Pesendorfer e dal sig.G.Eberhard, in qua lit di agenti;

per il governo polacco, dai sigg. M. Dowgielewicz e M. Szpunar, in qualit di agenti;

per la Commissione europea, dai sigg.E.Traversa e B.-R.Killmann, in qualit di agenti;

per lAutorit di sorveglianza EFTA, dal sig.X.Lewis, in qualit di agente,

sentite le conclusioni dellavvocato generale, presentate alludienza del 7 settembre 2010,


I-163

SENTENZA 25. 1. 2011 CAUSA C-382/08

ha pronunciato la seguente

Sentenza

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sullinterpretazione degli artt.49CE e segg.

Tale domanda stata proposta nellambito di una controversia insorta tra il sig.Neu kirchinger e la Bezirkshauptmannschaft Grieskirchen (amministrazione distrettuale di Grieskirchen), avente ad oggetto la decisione con la quale tale autorit ha inflitto al predetto ricorrente nella causa principale unammenda amministrativa per il manca to rispetto delle norme disciplinanti lorganizzazione di voli in pallone.

Contesto normativo

La normativa dellUnione

I primi tre considerando del regolamento (CEE) del Consiglio 23 luglio 1992, n.2407, sul rilascio delle licenze ai vettori aerei (GUL240, pag.1), enunciano quanto segue:
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NEUKIRCHINGER

(...) importante definire, entro il 31dicembre 1992, una politica dei trasporti aerei per il mercato interno, in conformit del disposto dellarticolo8A del Trattato;

(...) il mercato interno consiste in uno spazio senza frontiere interne in cui garantita la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali;

(...) nellapplicare al settore dei trasporti aerei il principio della libert di prestare ser vizi occorre tener conto delle caratteristiche peculiari di tale settore.

Lart.1 del regolamento n.2407/92 cos dispone:

1. Il presente regolamento riguarda i requisiti per il rilascio e il mantenimento da parte degli Stati membri delle licenze desercizio relative ai vettori aerei stabiliti nella Comunit.

2. Il trasporto aereo di passeggeri, posta e/o merci effettuato mediante aeromobili non motorizzati e/o aeromobili motorizzati ultraleggeri, nonch i voli locali che non comportano il trasporto tra aeroporti diversi non sono soggetti alle disposizioni del presente regolamento. A tali operazioni si applicano le disposizioni legislative nazio nali relative alle licenze desercizio, se esistono, e le disposizioni comunitarie e nazio nali relative al certificato di operatore aereo (COA).

Il regolamento n. 2407/92 stato abrogato dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 24 settembre 2008, n. 1008, recante norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunit (rifusione) (GUL293, pag.3). A norma
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del suo art.28, intitolato Entrata in vigore, questultimo regolamento entrato in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dellUnione europea, intervenuta il 31ottobre 2008.

La normativa nazionale

La legge 2dicembre 1957 sul trasporto aereo (Luftfahrtgesetz; BGBl.253/1957), come modificata dalla legge pubblicata il 26giugno 2008 [BGBl.I, 83/2008 (in prosieguo: il LFG)], prevede allart.11, n.1, quanto segue:

Gli aeromobili sono veicoli adatti allo spostamento di persone o cose nellaria senza collegamento meccanico con il suolo, potendo essi essere, indifferentemente, pi pe santi dellaria (ad esempio: aerei, alianti, deltaplani, parapendio, ornitotteri, elicotteri, autogiri eparacadute) oppure pi leggeri (ad esempio: dirigibili e palloni liberi).

Lart.102, n.1, del LFG stabilisce quanto segue:

Le imprese che, nellambito delle attivit di trasporto aereo commerciale, intendano trasportare passeggeri, posta e/o merci mediante aeromobili non motorizzati o ae romobili motorizzati ultraleggeri, oppure che intendano effettuare unicamente voli locali non comportanti un trasporto tra diversi campi di aviazione, sono tenute a chiedere al Ministro federale per i Trasporti, lInnovazione e la Tecnologia, ovve ro allautorit eventualmente competente in forza di abilitazione conferita a norma
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NEUKIRCHINGER

dellart.140b, una licenza di trasporto ai sensi degli artt.104 e segg. nonch una licen za di esercizio ai sensi dellart.108.

Lart.104 del LFG prevede quanto segue:

1. La domanda di rilascio della licenza di trasporto deve contenere elementi atti a dimostrare in modo credibile la disponibilit dei mezzi finanziari necessari per la costituzione e lesercizio dellimpresa.

2. La domanda deve inoltre indicare:

a) cognome e nome (denominazione sociale), luogo di residenza (sede sociale) e luogo di esercizio dellattivit dellimpresa;

b) nome, luogo di residenza e cittadinanza delle persone legittimate a rappresentare limpresa;

c) attivit previste (ad esempio: voli locali);

d) (...)

e) zona di volo prevista, vale a dire il territorio nel quale destinata a svolgersi latti vit economica programmata;
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f ) numero di aeromobili di cui si prevede limpiego e modello degli stessi;

g) organizzazione imprenditoriale prevista.

(...).

Lart.106 del LFG dispone quanto segue:

1. La licenza di trasporto deve essere rilasciata:

a) se il richiedente un cittadino di uno Stato parte dellAccordo sullo Spazio eco nomico europeo [del 2maggio 1992 (GU 1994, L1, pag.1)], risiede in Austria, ed affidabile e professionalmente competente;

b) se risulta garantita la sicurezza dellattivit esercitata e se stata dimostrata in modo credibile la capacit finanziaria dellimpresa, e

c) se stata fornita la prova che sono state stipulate le assicurazioni previste dallart.164 della presente legge o dal regolamento (CE) n.785/2004.

2. Nel caso in cui limprenditore non sia una persona fisica, limpresa deve avere la propria sede in Austria e il capitale sociale deve essere prevalentemente detenuto da cittadini di uno Stato parte dellAccordo sullo Spazio economico europeo.
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NEUKIRCHINGER
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Lart.108 del LFG cos formulato:

1. Lesercizio di unimpresa di trasporto aereo pu essere intrapreso soltanto previo ottenimento di una licenza rilasciata, su domanda del titolare della licenza di tra sporto, dal Ministro federale per i Trasporti, lInnovazione e la Tecnologia ovvero dallautorit eventualmente competente in virt di abilitazione conferita a norma dellart.140b (licenza di esercizio).

2. Lavvio dellattivit deve essere autorizzato qualora siano soddisfatti gli obblighi imposti con il decreto di concessione della licenza di trasporto e sia garantita la sicu rezza del traffico. La licenza deve essere rilasciata per iscritto, a pena di nullit.

11

A norma dellart.169, n.1, quarto comma, del LFG, in caso di trasporto aereo com merciale di passeggeri effettuato in assenza delle licenze previste dallart.102 di tale legge viene inflitta una sanzione pecuniaria minima di EUR3630.

Causa principale e questioni pregiudiziali

12

Risulta dalla decisione di rinvio che la Bezirkshauptmannschaft Grieskirchen, con provvedimento amministrativo sanzionatorio in data 22gennaio 2008, ha inflitto al sig.Neukirchinger unammenda di EUR3630, convertibile, in caso di mancato paga mento, in 181 giorni di detenzione sostitutiva.
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13

Allinteressato era stato contestato il fatto di aver effettuato, in data 19giugno 2007, un trasporto aereo commerciale di passeggeri in pallone aerostatico ad aria calda con partenza da un prato nella localit di Wies, a Kallham, nel Land Obersterreich, senza possedere le licenze di trasporto e di esercizio a tal fine necessarie, in contrasto con quanto prescritto, rispettivamente, dagli artt.104 e segg. e108 del LFG.

14

Il sig.Neukirchinger, che titolare di una licenza di esercizio di attivit di trasporto aereo commerciale di passeggeri e merci mediante palloni aerostatici, rilasciata in Germania, ha proposto un ricorso contro il suddetto provvedimento amministrativo dinanzi al giudice del rinvio, facendo valere, in particolare, che la libera circolazione consente a un imprenditore di voli aerei, titolare di una licenza in Germania, di eser citare la propria attivit in Austria.

15

Tenuto conto del fatto che il sig.Neukirchinger si provvisoriamente recato in un altro Stato membro in occasione della fornitura di un servizio, i fatti della causa prin cipale ricadono in linea di massima, ad avviso del giudice del rinvio, nella sfera di applicazione del diritto alla libera prestazione dei servizi.

16

Il giudice del rinvio rileva inoltre che il sig.Neukirchinger aveva ottenuto dal Lan deshauptmann (governatore) del Land Obersterreich, operante in veste di autorit aeronautica competente in prima istanza per il settore di attivit in questione, unau torizzazione generale per il decollo fuori dagli aerodromi con validit estesa a tutto il territorio del Land suddetto per lanno 2008, ai sensi dellart.9 del LFG. Il rilascio di tale autorizzazione implica, peraltro, il riconoscimento da parte dellautorit suddetta della validit della licenza rilasciata al sig.Neukirchinger in Germania.
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Ritenendo che la soluzione della controversia ad esso sottoposta esigesse linter pretazione degli artt. 49 CE e segg., lUnabhngiger Verwaltungssenat des Landes Obersterreich ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

1) Se gli artt.49 [CE] e seguenti debbano essere interpretati nel senso che ostano ad una norma nazionale, la quale disponga che un soggetto stabilito in un altro Stato membro (la Germania) e ivi titolare di una licenza rilasciata in conformit dellordinamento giuridico di quello Stato per la realizzazione nel medesimo di voli commerciali in mongolfiera, debba avere, per operare voli in mongolfiera in Austria, la sede o la residenza in questultimo Stato (art.106 del [LFG]).

2) Se gli artt.49 [CE] e seguenti debbano essere interpretati nel senso che ostano ad una norma di uno Stato membro, in forza della quale il titolare di una licenza per la realizzazione di voli commerciali in mongolfiera stabilito in un altro Stato membro e autorizzato in conformit dellordinamento giuridico di quello Stato deve ottenere una nuova licenza per operare voli in mongolfiera nel [primo] Stato membro, qualora i presupposti per il rilascio di tale nuova licenza siano in defini tiva sostanzialmente identici a quelli previsti per la licenza gi rilasciatagli nello Stato di origine, ma con lulteriore condizione che il richiedente abbia la sede o la residenza nello Stato membro di rilascio della nuova licenza (nella fattispecie, in Austria).

3) Se le disposizioni degli artt.102 e, in combinato disposto, 104 e106 del [LFG] siano incompatibili con lart.49CE, nel caso in cui il titolare di una licenza sta bilito in Germania venga sottoposto ad azioni penali amministrative a motivo dellutilizzazione della sua licenza in Austria e gli venga perci impedito laccesso al mercato, e ci tenendo conto del fatto che, ai sensi dellart.106, n.1, del [LFG], non si pu ottenere tale licenza n la licenza di esercizio senza costituzione di una
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sede separata e/o fissazione di una residenza [in Austria] e senza reiscrizione nei registri austriaci di una mongolfiera gi registrata in Germania.

18

Con ordinanza 21aprile 2010, stata disposta la riapertura della fase orale ed i sog getti interessati di cui allart.23 dello Statuto della Corte di giustizia dellUnione eu ropea sono stati invitati a formulare eventuali osservazioni in merito alla questione di quale sia, stante il disposto dellart.51, n.1, CE, la norma di diritto primario o di diritto derivato dellUnione che potrebbe applicarsi, se del caso, alla libera prestazio ne di un servizio consistente nel trasporto aereo commerciale di passeggeri in pallone aerostatico ad aria calda.

Sulle questioni pregiudiziali

Osservazioni preliminari

19

Come osservato dallavvocato generale ai paragrafi 25-30 delle sue conclusioni, un servizio quale quello in questione nella causa principale rientra nel settore dei tra sporti e, pi in particolare, in quello della navigazione aerea, contemplato dallart.80, n.2, CE.

20

Infatti, in assenza di qualsiasi contraria indicazione nel Trattato CE, la nozione di navigazione aerea ai sensi della citata disposizione deve essere intesa come compren dente altres un trasporto che il giudice del rinvio qualifica come trasporto aereo commerciale di passeggeri in pallone aerostatico ad aria calda. Del resto, come sotto lineato dallavvocato generale al paragrafo26 delle sue conclusioni, anche la Conven zione relativa allaviazione civile internazionale, firmata a Chicago il 7dicembre 1944, include i palloni aerostatici ad aria calda nel proprio ambito di applicazione.
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21

Se invero, a norma dellart.80, n.2, CE, i trasporti marittimi ed aerei sfuggono fin tantoch il legislatore comunitario non abbia deciso diversamente allapplicazione delle norme del titoloV della parte terza del Trattato, relative alla politica comune dei trasporti, essi restano nondimeno assoggettati, al pari delle altre modalit di traspor to, alle norme generali del Trattato (sentenze 4aprile 1974, causa 167/73, Commis sione/Francia, Racc.pag.359, punto32, e 30aprile 1986, cause riunite 209/84-213/84, Asjes ea., Racc.pag.1425, punto45).

22

Tuttavia, per quanto riguarda la libera prestazione dei servizi, dallart.51, n.1, CE risulta che lart. 49 CE non si applica tal quale al settore della navigazione aerea [v., in tal senso, sentenze 13 dicembre 1989, causa C-49/89, Corsica Ferries (Fran ce), Racc. pag. 4441, punto 10 e la giurisprudenza ivi citata, nonch 5 novembre 2002, causa C-467/98, Commissione/Danimarca, cosiddetta sentenza open sky, Racc.pag.I-9519, punto123].

23

Relativamente ad un trasporto aereo commerciale di passeggeri in pallone aerosta tico ad aria calda, quale quello in questione nella causa principale, occorre rilevare come il legislatore comunitario abbia adottato svariate misure sulla base dellart.80, n.2, CE, le quali come osservato dalla Commissione europea possono riguarda re tale forma di navigazione aerea. Tra tali misure rientrano, alla data dei fatti oggetto della causa principale, il regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 15luglio 2002, n.1592, recante regole comuni nel settore dellaviazione civile e che istituisce unAgenzia europea per la sicurezza aerea (GU L 240, pag. 1), nonch il regolamento (CEE) del Consiglio 16dicembre 1991, n.3922, concernente larmoniz zazione di regole tecniche e di procedure amministrative nel settore dellaviazione civile (GUL373, pag.4), modificato dal regolamento (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 20dicembre 2006, n.1900 (GUL377, pag.176).

24

Per quanto riguarda, pi in particolare, le licenze dei vettori aerei, lart.84, n.2, del TrattatoCEE (divenuto art.84, n.2, del TrattatoCE, a sua volta divenuto, in segui to a modifica, art.80, n.2, CE) stato attuato mediante ladozione del regolamento n.2407/92, che era applicabile al momento dei fatti in questione nella causa principale.
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25

Vero che, a norma dellart.1, n.2, del regolamento n.2407/92, il Consiglio ha esclu so dallambito di applicazione di tale regolamento le licenze dei vettori aerei qualora, in particolare, il trasporto aereo di passeggeri venga effettuato mediante aeromobi li non motorizzati, ivi compresa, pertanto, lipotesi di trasporto effettuato mediante palloni aerostatici ad aria calda. Quanto ai trasporti di questo tipo, il Consiglio ha espressamente precisato, alla disposizione suddetta, che essi erano assoggettati uni camente alla normativa nazionale per quel che riguardava le licenze di esercizio, ed alla normativa nazionale nonch a quella dellUnione per quanto riguardava il certi ficato di operatore aereo.

26

Tuttavia, come risulta dai primi due considerando del regolamento n.2407/92, lo biettivo perseguito dal Consiglio mediante ladozione di tale regolamento era di de finire, entro il 31dicembre 1992, una politica dei trasporti aerei ai fini della progres siva realizzazione del mercato interno, consistente questultimo in uno spazio senza frontiere interne in cui garantita la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali. Lobbligo per la Commissione di realizzare, entro questa data, il mercato interno, ivi compreso il settore dei trasporti, era enunciato allart.8 A del TrattatoCEE (divenuto, in seguito a modifica, art.7A del TrattatoCE, a sua volta divenuto, in seguito a modifica, art.14CE).

27

Orbene, in tale ampio obiettivo rientra anche, in linea di massima, un trasporto aereo commerciale di passeggeri in pallone aerostatico ad aria calda, quale quello in que stione nella causa principale.

28

Pertanto, se certo lesclusione disposta allart.1, n.2, del regolamento n.1407/92 si spiega chiaramente con il fatto che le specificit del settore del trasporto aereo non giustificavano lassoggettamento dei trasporti aerei commerciali di passeggeri in pal lone aerostatico ad aria calda come quello in questione della causa principale alle norme dettate dal citato regolamento, ci per non significa che, attraverso tale esclusione, il legislatore comunitario intendesse sottrarre totalmente tale modalit di trasporto dallambito di applicazione del Trattato.
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Risulta dallinsieme delle considerazioni sopra esposte che un trasporto aereo com merciale di passeggeri in pallone aerostatico ad aria calda, quale quello in questione nella causa principale, rientra nellambito di applicazione del TrattatoCE ed pertan to assoggettato ad una norma generale di questultimo quale lart.12CE.

30

Di conseguenza, al fine di fornire al giudice del rinvio una risposta utile, occorre esaminare le questioni sollevate nella prospettiva dellart.12CE, il quale sancisce il principio generale del divieto di discriminazioni fondate sulla nazionalit (v., in parti colare, sentenze 11gennaio 2007, causa C-40/05, Lyyski, Racc.pag.I-99, punto33, e 5marzo 2009, causa C-222/07, UTECA, Racc.pag.I-1407, punto37).

Sulla prima, sulla seconda e sulla terza questione

31

Con le sue questioni prima, seconda e terza, che occorre trattare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se lart.12CE osti ad una normativa di uno Stato membro, come quella oggetto della causa principale, la quale, ai fini dellorga nizzazione di voli in pallone in tale Stato membro, e sotto comminatoria di sanzioni amministrative per il caso di inosservanza delle prescrizioni da essa dettate,

esiga che un soggetto residente o stabilito in un altro Stato membro, titolare in questultimo di una licenza per lorganizzazione di voli commerciali in pallone, abbia una residenza o una sede sociale nel primo Stato membro, e

obblighi questo stesso soggetto a farsi rilasciare una nuova licenza, senza che si tenga debito conto del fatto che le condizioni per il rilascio di questultima sono sostanzialmente identiche a quelle previste per la licenza gi rilasciata a detto soggetto nellaltro Stato membro.
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32

A questo proposito, secondo una costante giurisprudenza, le norme sulla parit di trattamento tra soggetti nazionali e stranieri proibiscono non solo le discriminazioni palesi fondate sulla nazionalit ovvero, nel caso delle societ, sulla sede, ma anche qualsiasi forma di discriminazione dissimulata che, mediante applicazione di altri cri teri distintivi, conduca di fatto al medesimo risultato (sentenza 27ottobre 2009, causa C-115/08, EZ, Racc.pag.I-10265, punto92 e la giurisprudenza ivi citata).

33

In primo luogo, nella misura in cui una normativa di uno Stato membro, quale quella in questione nella causa principale, esige lesistenza di una residenza o di una sede sociale in tale Stato al fine di potervi organizzare voli commerciali in pallone, tale normativa introduce un criterio distintivo fondato, per le persone fisiche, sul luogo della loro residenza e, per le societ, sul luogo della loro sede sociale.

34

Per quanto riguarda, da un lato, il criterio distintivo fondato sulla residenza, questo conduce di fatto al medesimo risultato di una discriminazione fondata sulla naziona lit, dato che esso rischia di operare principalmente a danno dei cittadini di altri Stati membri, nella misura in cui i soggetti non residenti hanno il pi delle volte la nazio nalit di un altro Stato (v., in tal senso, sentenze 29aprile 1999, causa C-224/97, Ciola, Racc.pag.I-2517, punto14; 16gennaio 2003, causa C-388/01, Commissione/Italia, Racc.pag.I-721, punto14, e 15marzo 2005, causa C-209/03, Bidar, Racc.pag.I-2119, punto53).

35

Una siffatta disparit di trattamento pu essere giustificata solo qualora sia fondata su considerazioni obiettive, indipendenti dalla cittadinanza delle persone interessa te e proporzionate allo scopo legittimamente perseguito dallordinamento nazionale (sentenza Bidar, cit., punto54 e la giurisprudenza ivi citata).
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36

Tuttavia, dal fascicolo sottoposto alla Corte non consta lesistenza di una giustifica zione del genere relativamente ad una normativa quale quella in questione nella causa principale.

37

Per quanto riguarda, dallaltro lato, il criterio distintivo fondato sul luogo della sede sociale, esso integra, in linea di principio, una discriminazione fondata sulla nazio nalit, come risulta dalla giurisprudenza citata al punto32 della presente sentenza.

38

In secondo luogo, una normativa di uno Stato membro quale quella in questione nella causa principale obbliga un soggetto residente o stabilito in un altro Stato membro, titolare in questultimo di una licenza per lorganizzazione di voli commerciali in pal lone, a farsi rilasciare nel primo Stato membro una nuova licenza, senza che venga tenuto debito conto del fatto che le condizioni per il rilascio di questultima sono sostanzialmente identiche a quelle previste per la licenza gi rilasciata al predetto soggetto nellaltro Stato membro. In tal modo, una normativa del genere introduce un criterio distintivo che conduce di fatto al medesimo risultato di un criterio fondato sulla nazionalit.

39

Infatti, rifiutando di tener conto della licenza rilasciata nellaltro Stato membro, una normativa del genere impone al soggetto interessato, qualora esso desideri organiz zare voli commerciali in pallone sul territorio del primo Stato membro, lobbligo di adempiere una seconda volta tutte le incombenze necessarie per lottenimento di una licenza. Orbene, lobbligo imposto da questultimo Stato riguarda, in pratica, preva lentemente cittadini di altri Stati membri oppure societ aventi la propria sede in altri Stati membri.

40

Il governo austriaco fa valere che lobbligo di ottenere una licenza rilasciata dalle au torit austriache giustificato dallinteresse di tutelare la vita e la salute delle persone
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trasportate, nonch dallinteresse alla sicurezza della navigazione aerea. Inoltre, il detto governo contesta la constatazione operata dal giudice del rinvio secondo cui le condizioni previste per il rilascio della licenza concessa al sig. Neukirchinger in Germania, da un lato, e quelle valevoli in Austria, dallaltro, sono sostanzialmente identiche.

41

Quanto a tale constatazione, occorre ricordare che la Corte tenuta a prendere in con siderazione, nellambito della ripartizione delle competenze tra i giudici dellUnione e i giudici nazionali, il contesto fattuale e normativo nel quale si inserisce la questione pregiudiziale, cos come definito dalla decisione di rinvio (sentenze 25ottobre 2001, causa C-475/99, Ambulanz Glckner, Racc. pag. I-8089, punto 10, e 13 novembre 2003, causa C-153/02, Neri, Racc.pag.I-13555, punto35). Non spetta dunque alla Corte pronunciarsi su una valutazione quale quella effettuata dal giudice del rinvio in merito alla somiglianza tra le normative dei due Stati membri interessati sotto il profilo delle condizioni di rilascio delle licenze controverse nella causa principale.

42

Quanto alla protezione degli interessi ai quali il governo austriaco fa riferimento, essi costituiscono innegabilmente obiettivi legittimi. Tuttavia, come giustamente osser vato dal governo polacco e dalla Commissione, non risulta proporzionato ai legitti mi obiettivi perseguiti il fatto che uno Stato membro obblighi una persona come il sig.Neukirchinger a farsi rilasciare una nuova licenza, senza che venga tenuto debito conto del fatto che le condizioni applicabili per il rilascio di questultima sono in so stanza identiche a quelle previste per la licenza gi rilasciata alla persona predetta in un altro Stato membro. Infatti, poich le condizioni per il rilascio, nei due Stati membri, delle licenze di trasporto in discussione nella causa principale sono sostan zialmente identiche, occorre ritenere che gli interessi cui il governo austriaco fa rife rimento siano gi stati presi in considerazione in occasione del rilascio della prima licenza in Germania.
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43

Risulta da quanto precede che una normativa quale quella oggetto della causa prin cipale costituisce, in realt, una discriminazione fondata sulla nazionalit, aggrava ta dalle sanzioni amministrative inflitte in caso di mancato rispetto della normativa stessa.

44

Di conseguenza, occorre risolvere le questioni sollevate dichiarando che lart.12CE osta ad una normativa di uno Stato membro, come quella oggetto della causa prin cipale, la quale, ai fini dellorganizzazione di voli in pallone in tale Stato membro, e sotto comminatoria di sanzioni amministrative per il caso di inosservanza delle pre scrizioni da essa dettate,

esiga che un soggetto residente o stabilito in un altro Stato membro, titolare in questultimo di una licenza per lorganizzazione di voli commerciali in pallone aerostatico, abbia una residenza o una sede sociale nel primo Stato membro, e

obblighi questo stesso soggetto a farsi rilasciare una nuova licenza, senza che si tenga debito conto del fatto che le condizioni per il rilascio di questultima sono sostanzialmente identiche a quelle previste per la licenza gi rilasciata a detto soggetto nellaltro Stato membro.

Sulle spese

45

Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
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Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara:

Lart.12CE osta ad una normativa di uno Stato membro, come quella oggetto della causa principale, la quale, ai fini dellorganizzazione di voli in pallone ae rostatico in tale Stato membro, e sotto comminatoria di sanzioni amministrative per il caso di inosservanza delle prescrizioni da essa dettate,

esiga che un soggetto residente o stabilito in un altro Stato membro, titola re in questultimo di una licenza per lorganizzazione di voli commerciali in pallone, abbia una residenza o una sede sociale nel primo Stato membro, e

obblighi questo stesso soggetto a farsi rilasciare una nuova licenza, senza che si tenga debito conto del fatto che le condizioni per il rilascio di questultima sono sostanzialmente identiche a quelle previste per la licenza gi rilasciata a detto soggetto nellaltro Stato membro.

Firme

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Causa C-168/09

Flos SpA contro Semeraro Casa e Famiglia SpA


(domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Milano) Propriet industriale e commerciale Direttiva 98/71/CE Protezione giuridica dei disegni e modelli Art.17 Obbligo di cumulo della protezione dei disegni e modelli con quella del diritto dautore Normativa nazionale che esclude o rende inopponibile per un certo periodo la protezione attraverso il diritto dautore dei disegni e modelli divenuti di pubblico dominio anteriormente allentrata in vigore di tale normativa Principio della tutela del legittimo affidamento

Conclusioni dellavvocato generale Y. Bot, presentate il 24giugno 2010 . . Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 27gennaio 2011 . . . . . . . .

I - 186 I - 203

Massime della sentenza


1. Ravvicinamento delle legislazioni Disegni e modelli Direttiva 98/71 Principio del cumulo della protezione dei disegni e modelli con quella del diritto dautore (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 98/71, art. 17; direttiva del Consiglio 93/98, artt.1, n.1, e10, n.2) I-181

MASSIME CAUSA C-168/09

2. Ravvicinamento delle legislazioni Disegni e modelli Direttiva 98/71 Principio del cumulo della protezione dei disegni e modelli con quella del diritto dautore (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 98/71, art.17)

1. Lart.17 della direttiva 98/71, sulla prote zione giuridica dei disegni e dei model li, devessere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro che escluda dalla protezione del diritto dautore di tale Stato membro i disegni e modelli che siano stati registrati in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro e che siano divenuti di pubblico dominio anteriormente alla data di entra ta in vigore di detta normativa, pur pos sedendo tutti i requisiti per godere di tale protezione.

98/71 che sancisce, in mancanza di ar monizzazione della normativa sui dirit ti dautore, il principio del cumulo della protezione specifica dei disegni e modelli con la registrazione e la protezione del diritto dautore.

Emerge chiaramente dalla formulazione dellart.17 della direttiva 98/71, e in par ticolare dalluso del termine altres che compare nella prima frase di tale articolo, che la protezione del diritto dautore deve essere concessa a tutti i disegni e modelli registrati nello Stato membro o con effet ti nello Stato membro di cui trattasi.

Inoltre, la facolt per gli Stati membri di stabilire lestensione della protezione del diritto dautore e le condizioni alle qua li essa concessa non pu neppure ri guardare la durata di tale protezione, gi armonizzata a livello dellUnione dalla direttiva 93/98, concernente larmoniz zazione della durata di protezione del di ritto dautore e di alcuni diritti connessi.

La volont del legislatore dellUnione di concedere tale protezione risulta inoltre dallottavo considerando della direttiva I-182

A tale riguardo, lart.1, n.1, della diretti va 93/98 prevede la protezione del diritto dautore per unopera letteraria o artisti ca, ai sensi dellart.2 della Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche, per tutta la vita dellautore e sino al termine del settan tesimo anno dopo la sua morte. Lart.10, n. 2, della medesima direttiva dispone

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che tale durata si applica a qualsiasi ope ra e soggetto che sia protetto in almeno uno Stato membro attraverso il diritto dautore alla data del 1o luglio 1995.

possibile lobiettivo dellarmonizzazione delle normative nazionali che discipli nano le durate di protezione del diritto dautore e dei diritti connessi, sancito, in particolare, nel secondo considerando della medesima direttiva, e di evitare che taluni diritti si estinguano in alcuni Stati membri, continuando invece ad essere protetti in altri.

Ne consegue che, in forza dellart.17 del la direttiva 98/71, i disegni e modelli re gistrati in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro e che soddisfano le condizioni di ottenimento della protezio ne del diritto dautore previste dagli Stati membri, in particolare quella relativa al grado di originalit, e per i quali la du rata fissata allart.1 della direttiva 93/98, in combinato disposto con lart.10, n.2, della medesima, non era ancora termina ta, dovevano beneficiare della protezione del diritto dautore di tale Stato membro.

Si deve ritenere che tale ragionamento debba applicarsi anche per quanto ri guarda la rinascita della tutela del diritto dautore per i disegni e modelli prece dentemente protetti da un altro diritto di propriet intellettuale.

(v. punti37-44, dispositivo 1)

A questo proposito, dallart.10, n.2, della direttiva 93/98 risulta chiaramente che lapplicazione delle durate di protezione da questa previste pu avere la conse guenza, negli Stati membri la cui legisla zione prevedeva una durata di protezio ne inferiore, di proteggere nuovamente opere ed oggetti divenuti di pubblico do minio. Questa conseguenza risulta dalle spressa volont del legislatore dellU nione e tale soluzione stata accolta al fine di raggiungere il pi rapidamente

2. Lart.17 della direttiva 98/71, sulla prote zione giuridica dei disegni e dei model li, devessere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro che escluda dalla protezione del diritto dautore, vuoi per un periodo sostanzia le di dieci anni, vuoi totalmente, i dise gni e modelli che, pur possedendo tutti i requisiti per godere di tale protezione, siano divenuti di pubblico dominio ante riormente alla data di entrata in vigore di tale normativa, nei confronti di qualsiasi terzo che abbia fabbricato o commercia lizzato nel territorio nazionale prodotti I-183

MASSIME CAUSA C-168/09

realizzati secondo detti disegni e modelli, e ci a prescindere dalla data di compi mento di tali atti.

In tal senso, la misura legislativa adottata da uno Stato membro deve essere ido nea a conseguire lobiettivo perseguito dalla normativa nazionale e necessaria a tal fine: deve cio garantire il rispetto del bilanciamento tra, da un lato, i dirit ti acquisiti e il legittimo affidamento dei terzi considerati e, dallaltro, gli interessi dei titolari del diritto dautore. Inoltre, occorre verificare che essa non vada ol tre quanto necessario ad assicurare tale bilanciamento.

Per quanto riguarda, anzitutto, la mi sura legislativa che prevede un periodo transitorio riguardante una determinata categoria di terzi per tutelare i loro in teressi legittimi, risulta dai principi del rispetto dei diritti acquisiti e della tute la del legittimo affidamento che lart.17 della direttiva 98/71 non osta a una siffat ta disposizione, purch questultima non abbia leffetto di rinviare per un periodo sostanziale di tempo lapplicazione della nuova normativa di protezione del diritto dautore per i disegni e modelli, in modo da impedirne lapplicazione alla data pre vista da tale direttiva.

A tale scopo, la misura summenzionata pu essere considerata adeguata solo se riguarda una categoria di terzi che possa no avvalersi del principio della tutela del legittimo affidamento, vale a dire coloro che hanno gi compiuto atti di sfrutta mento di disegni e modelli di pubblico dominio alla data di entrata in vigore del la normativa che ha trasposto nel diritto interno dello Stato membro di cui trattasi lart.17 della direttiva 98/71.

In proposito, la valutazione della com patibilit della durata di tale periodo transitorio e della categoria dei terzi con siderata da tale misura legislativa deve essere effettuata rispetto al principio di proporzionalit. I-184

Inoltre, una siffatta misura legislativa do vrebbe limitarsi al periodo di utilizzo di tali disegni e modelli da parte di questi terzi che loro necessario in vista del la cessazione progressiva dellattivit in quanto fondata sulluso anteriore di tali

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disegni e modelli, oppure di uno smalti mento delle scorte. La misura non va ol tre quanto necessario per garantire il bi lanciamento dei diritti considerati se non rinvia il beneficio della protezione del di ritto dautore per un periodo sostanziale di tempo.

In secondo luogo, nel caso di una misu ra legislativa che abolisce la moratoria e istituisce linopponibilit illimitata della protezione del diritto dautore per i pro dotti creati sulla base di disegni e mo delli divenuti di pubblico dominio prima dellentrata in vigore della normativa na zionale recante trasposizione della diret tiva 98/71, risulta da quanto precede che siffatta misura priva di contenuto lart.17

di tale direttiva, dal momento che essa ha come conseguenza quella di impedire, in generale, lapplicazione della nuova pro tezione, cio quella riguardante il diritto dautore. Tale misura non nemmeno diretta a limitare la categoria di terzi che possono avvalersi del principio di tutela del legittimo affidamento. Al contra rio, questultima estende lapplicazione dellinopponibilit del diritto dautore in quanto, secondo tale disposizione, non necessario che il terzo abbia comin ciato a sfruttare tali disegni e modelli prima dellentrata in vigore della norma tiva nazionale recante trasposizione della direttiva.

(v. punti55-60, 64, 65, dispositivo 2)

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CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. BOT CAUSA C-168/09

CONCLUSIONI DELLAVVOCATO GENERALE YVES BOT presentate il 24giugno 20101

1. Il contesto normativo del presente proce dimento costituito dalla direttiva 98/71/CE2 che sancisce, al suo art.17, il principio della cumulabilit della protezione specifica dei disegni e modelli registrati con quella offerta dalla legge sul diritto dautore. Tale disposi zione, infatti, prevede che i disegni e modelli beneficino della protezione della legge sul di ritto dautore fin dal momento in cui il dise gno o modello stato creato o stabilito in una qualsiasi forma.

dalla Cina e commercializzare la lampada Fluida che imita la forma del modello Arco.

4. Con lentrata in vigore della direttiva 98/71 e la sua trasposizione nellordinamento giuri dico italiano, la Flos ritiene che sul modello Arco si debbano applicare i diritti dautore. Essa contesta, quindi, alla Semeraro la produ zione e la commercializzazione della lampada Fluida e domanda al giudice italiano di vietar ne la commercializzazione.

2. La controversia, riguardante la ripro duzione della celebre lampada Arco, frutto dellimmaginazione dei fratelli Castiglioni, vede contrapposte la societ Flos SpA (in prosieguo: la Flos), che dichiara di detenere tutti i diritti patrimoniali relativi a tale lampa da, e la societ Semeraro Casa e Famiglia SpA (in prosieguo: la Semeraro).

5. Nel presente procedimento si tratta quindi di chiarire, in primo luogo, se un disegno o un modello divenuto di pubblico dominio an teriormente alla data di entrata in vigore della direttiva 98/71 benefici della protezione della legge sul diritto dautore.

3.In conformit della normativa nazionale in vigore allepoca, il modello della lampada Arco divenuto di pubblico dominio e la Se meraro ha quindi potuto produrre, importare
1  Lingua originale: il francese. 2  Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 13ottobre 1998, sulla protezione giuridica dei disegni e dei modelli (GUL289, pag.28).

6. In caso di risposta affermativa a tale prima questione, il giudice a quo chiede, in secon do luogo, se il fatto che un terzo abbia legit timamente fabbricato e commercializzato un prodotto che imita la forma di un modello

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divenuto di pubblico dominio incida sul be neficio della protezione del diritto dautore su tale modello e, alloccorrenza, se sia possibi le istituire un periodo transitorio durante il quale tale protezione sia esclusa.

IContesto normativo

AIl diritto dellUnione

7.Nelle presenti conclusioni, proporr alla Corte di dichiarare che lart.17 della diretti va 98/71 devessere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro la quale prevede che i disegni e i modelli dive nuti di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni na zionali di trasposizione di tale direttiva non beneficino della protezione della legge sul di ritto dautore.

1.La direttiva 93/98/CEE

9. La direttiva del Consiglio 29ottobre 1993, 93/98/CEE, concernente larmonizzazione della durata di protezione del diritto dautore e di alcuni diritti connessi3, entrata in vigore il 1o luglio 19954.

10.Tale direttiva prevede la protezione dei diritti dautore di unopera letteraria o artisti ca per tutta la vita dellautore e sino al termine del settantesimo anno dopo la sua morte5.

8. Indicher poi i motivi per i quali ritengo che lart.17 della direttiva 98/71 non osti alli stituzione di un ragionevole periodo transi torio durante il quale i soggetti che avevano potuto legittimamente produrre e commer cializzare un prodotto che imitava la forma di un modello divenuto di pubblico dominio an teriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni nazionali di trasposizione della direttiva possono continuare a commercializ zare tale prodotto.

11. Ai sensi dellart. 10, n. 2, della direttiva 93/98, [l]a durata di protezione di cui alla presente direttiva si applica a qualsiasi ope ra e soggetto che sia protetto in almeno uno Stato membro alla data [dellentrata in vigore
3 GUL290, pag.9. 4  V. art.13, n.1, della direttiva 93/98. 5  V. art.1, n.1, della detta direttiva.

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CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. BOT CAUSA C-168/09

di questultima] ai sensi delle disposizioni nazionali sul diritto dautore o diritti connessi, o che soddisfi ai criteri per la protezione secondo le disposizioni della direttiva 92/100/ CEE[6].

12. Ai sensi dellart. 10, n. 3, della direttiva 93/98, essa lascia impregiudicata lutilizza zione in qualsiasi forma, effettuata anterior mente alla data della sua entrata in vigore. Gli Stati membri adottano le misure necessarie al fine di proteggere segnatamente i diritti ac quisiti dei terzi.

15. Lart.17 di tale direttiva prevede, infatti, che disegni e modelli protetti come disegni o modelli registrati in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro a norma della presente direttiva sono ammessi a beneficiare altres della protezione della legge sul diritto dautore vigente in tale Stato fin dal momen to in cui il disegno o modello stato creato o stabilito in una qualsiasi forma. Ciascuno Stato membro determina lestensione della protezione e le condizioni alle quali essa concessa, compreso il grado di originalit che il disegno o modello deve possedere.

16. Ai sensi dellart.19 della direttiva 98/71, gli Stati membri dovevano conformarsi ad essa entro il 28ottobre 2001.

2.La direttiva 98/71/CE

13. La direttiva 98/71 mira al ravvicinamento delle disposizioni legislative nazionali in ma teria di protezione giuridica dei disegni e dei modelli.

BIl diritto nazionale

14.Segnatamente, tale direttiva sancisce il principio della cumulabilit della protezione offerta dalla normativa specifica sui disegni e modelli registrati con quella offerta dalla leg ge sul diritto dautore.
6 Direttiva del Consiglio 19 novembre 1992, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti con nessi al diritto di autore in materia di propriet intellettuale (GUL346, pag.61).

17.Anteriormente alla trasposizione della direttiva 98/71 nellordinamento giuridico italiano, la legge 22aprile 1941, n.633, sulla protezione del diritto dautore e di altri dirit ti connessi al suo esercizio7, stabiliva, al suo art.2, comma1, n.4, che godevano della pro tezione di tale diritto le opere della scultura, della pittura, dellarte del disegno, della inci sione e delle arti figurative similari, compre sa la scenografia, anche se applicate allindu stria, semprech il loro valore artistico fosse
7 GURI n. 166 del 16 luglio 1941 (in prosieguo: la legge 633/41).

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scindibile dal carattere industriale del prodotto al quale erano associate.

alla predetta data, hanno intrapreso la fabbri cazione, lofferta o la commercializzazione di prodotti realizzati in conformit con disegni o modelli che erano oppure erano divenuti di pubblico dominio.

18.Dopo la trasposizione di tale direttiva nellordinamento giuridico italiano, il decreto legislativo 2febbraio 2001, n.95, recante at tuazione della direttiva 98/718, ha modificato tale disposizione sopprimendo la condizione della scindibilit. Quindi, alla luce di tale mo difica, il n.4 dellart.2, comma 1, della legge 633/41 stato abrogato ed stato aggiunto un n. 10. Ai sensi di tale nuovo paragrafo, sono protette dal diritto dautore le opere del disegno industriale che presentino di per s carattere creativo e valore artistico. Il decre to legislativo 95/2001 entrato in vigore il 19aprile 2001.

20. Tutte queste disposizioni sono state inse rite nel codice italiano della propriet indu striale. In particolare, lart.239 di tale codice riprendeva la moratoria decennale istituita dallart.25bis del decreto legislativo 95/2001. Analogamente, lart.44 del detto codice limi tava la durata della protezione conferita dal diritto dautore al termine del venticinquesi mo anno dopo la morte dellautore, invece del settantesimo anno richiesto.

19. Il decreto legislativo 12 aprile 2001, n. 164, recante applicazione della direttiva 98/719, ha inserito nel decreto legislativo 95/2001 lart.25bis, il quale ha previsto una moratoria decennale decorrente dalla data di entrata in vigore di questultimo decreto, durante la quale la protezione accordata ai di segni e modelli ai sensi dellart.2, comma1, n.10, della legge 633/41 non opera pi soltan to nei confronti di coloro che, anteriormente
8  GURI n.79 del 4aprile 2001 (in prosieguo: il decreto legi slativo 95/2001). 9  GURI n.125 del 31maggio 2001.

21. Nel frattempo, la Commissione delle Co munit europee ha avviato un procedimento per infrazione nei confronti della Repubblica italiana per violazione degli artt.17 e18 della direttiva 98/71, in quanto il periodo di mo ratoria decennale e la limitazione della pro tezione al termine del venticinquesimo anno dopo la morte dellautore erano, a parere della Commissione, contrari a tali articoli.

22.Al fine di conformarsi al diritto dellU nione, la Repubblica italiana ha adottato lart.4, comma4, del decreto legge 15febbra io 2007, n. 10, intitolato Disposizioni volte a dare attuazione ad obblighi comunitari ed internazionali10. Tale disposizione prevede
10  GURI n.38 del 15febbraio 2007.

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CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. BOT CAUSA C-168/09

di portare la durata della protezione del diritto dautore relativo alle creazioni del design industriale a 70 anni e modifica lart.239 del codice italiano della propriet industriale. Ai sensi di tale articolo, infatti, la protezione accordata ai disegni e modelli industriali ai sensi dellart. 2, primo comma, n.10, della legge 633/41, come modificata, non opera in relazione ai prodotti realizzati in conformit ai disegni o modelli che, anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 95/2001, erano oppure erano divenuti di pubblico dominio.

pera di design industriale costituita dalla lam pada Arco e che abbia quindi violato il diritto della concorrenza.

25. La Semeraro ha contestato che il model lo Arco potesse avere di per s un qualsiasi valore artistico, condizione necessaria richie sta dallart.2, comma 1, punto10, della legge 633/41 per poter beneficiare della protezione del diritto dautore. Essa, inoltre, ha negato che vi fosse una qualsiasi identit di forma tra i due modelli di lampada.

IIFatti e causa principale

26. Va precisato che la Semeraro poteva le gittimamente aver copiato il modello di lam pada Arco, in quanto era divenuto di pubblico dominio in conformit della legislazione na zionale in vigore allepoca.

23. La Flos una societ italiana che opera nel settore degli apparecchi di illuminazione di pregio dallinizio degli anni 60. Essa ha di chiarato di detenere tutti i diritti patrimonia li sul noto modello di lampada Arco, creato dai designer italiani Achille e Pier Giacomo Castiglioni.

27. La Assoluce (associazione nazionale delle imprese degli apparecchi di illuminazione) intervenuta a sostegno della Flos.

24. La Flos contesta alla Semeraro di aver im portato dalla Cina e commercializzato in Ita lia il modello di lampada denominato Fluida, che imita tutte le caratteristiche stilistiche ed estetiche della lampada Arco, violando i di ritti dautore che essa afferma di detenere su tale lampada. La Flos ritiene che la Semeraro le abbia causato un danno patrimoniale sullo I-190

28. Previamente al giudizio di merito, la Flos ha proposto un ricorso in via cautelare e dur genza chiedendo il sequestro della lampada Fluida e linibitoria di ogni ulteriore importa zione o commercializzazione di tale lampada da parte della Semeraro.

29. Con ordinanza 29dicembre 2006, il giudi ce italiano ha constatato che la lampada Arco beneficiava del diritto dautore sulle opere di

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design industriale e che il modello di lampada Fluida ne copiava pedissequamente la forma. Pertanto, egli ha ordinato il sequestro delle lampade Fluida e ha vietato alla Semeraro la loro ulteriore commercializzazione. Tale or dinanza stata confermata in appello.

30. Il Tribunale di Milano manifesta i propri dubbi sulla conformit con il diritto dellU nione delle successive modifiche normative intervenute nel corso del procedimento.

essa concessa pu comprendere anche lesclusione della protezione stessa in relazione a disegni e modelli che pur possedendo i requisiti stabiliti per la tu tela stabilita dal diritto dautore dove vano considerarsi caduti in pubblico do minio anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni di legge che introducevano nellordinamento interno la protezione del diritto dautore per i di segni e modelli, in quanto mai registrati come disegni o modelli o in quanto la relativa registrazione era a tale data gi scaduta.

IIIQuestioni pregiudiziali

31.Il Tribunale di Milano ha deciso di so spendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

1) Se gli artt.17 e19 della direttiva 98/71/ CE debbano interpretarsi nel senso che, in applicazione di una legge nazionale di uno Stato membro che in forza di tale direttiva ha introdotto nel suo ordina mento la protezione del diritto dautore per i disegni ed i modelli, la possibilit concessa a tale Stato membro di deter minare autonomamente lestensione del la protezione e le condizioni alle quali

2) In caso di risposta negativa al quesito 1), se gli artt. 17 e 19 della direttiva 98/71/ CE debbano interpretarsi nel senso che, in applicazione di una legge nazionale di uno Stato membro che in forza di tale direttiva ha introdotto nel suo ordina mento la protezione del diritto dautore per i disegni ed i modelli, la possibilit concessa a tale Stato membro di determi nare autonomamente lestensione della protezione e le condizioni alle quali essa concessa pu comprendere anche lesclu sione della protezione stessa in relazione a disegni e modelli che pur posseden do i requisiti stabiliti per la tutela del di ritto dautore dovevano considerarsi I-191

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. BOT CAUSA C-168/09

caduti in pubblico dominio anterior mente alla data di entrata in vigore delle disposizioni di legge che introducevano nellordinamento interno la protezione del diritto dautore per i disegni e mo delli e laddove un soggetto terzo non autorizzato dal titolare del diritto dauto re su tali disegni e modelli avesse gi prodotto e commercializzato nello Stato prodotti realizzati in conformit di tali disegni e modelli.

gi prodotto e commercializzato nello Stato prodotti realizzati in conformit di tali disegni e modelli, ove tale esclusione sia determinata per un periodo sostan ziale (pari a dieci anni).

IVAnalisi

3) In caso di risposta negativa ai quesiti nn.1) e2), se gli artt.17 e19 della diret tiva 98/71/CE debbano interpretarsi nel senso che, in applicazione di una legge nazionale di uno Stato membro che in forza di tale direttiva ha introdotto nel suo ordinamento la protezione del dirit to dautore per i disegni ed i modelli, la possibilit concessa a tale Stato membro di determinare autonomamente lesten sione della protezione e le condizioni alle quali essa concessa pu comprendere anche lesclusione della protezione stes sa in relazione a disegni e modelli che pur possedendo i requisiti stabiliti per la tutela del diritto dautore dovevano considerarsi caduti in pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vi gore delle disposizioni di legge che in troducevano nellordinamento interno la protezione del diritto dautore per i dise gni e modelli e laddove un soggetto terzo non autorizzato dal titolare del diritto dautore su tali disegni e modelli avesse I-192

32.Al pari della Commissione, penso che lart. 19 della direttiva 98/71 non sia perti nente nel presente procedimento. Tale arti colo, infatti, si limita a fissare la data entro la quale gli Stati membri dovevano conformarsi alle disposizioni di tale direttiva, vale a dire il 28ottobre 2001. Ebbene, nel presente proce dimento non si tratta di stabilire se la Repub blica italiana abbia trasposto la direttiva entro i termini.

33. La controversia nella causa principale volta a chiarire se la Semeraro, la quale alle poca aveva legittimamente acquisito il diritto di produrre e commercializzare il modello di lampada Fluida, possa essere costretta oggi ad interrompere tale produzione e commercia lizzazione in quanto la normativa nazionale, che ha trasposto la direttiva 98/71, ha ripri stinato i diritti dautore sul modello Arco, la cui forma stata copiata dal modello Fluida.

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34. In particolare, il giudice a quo domanda se lart.17 di tale direttiva debba essere inter pretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro la quale prevede che i di segni e i modelli divenuti di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni nazionali di trasposizione di tale direttiva non beneficino della prote zione del diritto dautore.

momento in cui il disegno o modello stato creato o stabilito in una qualsiasi forma11 .

37. Tale direttiva non precisa se un disegno o un modello divenuto di pubblico dominio an teriormente alla data di entrata in vigore della stessa possa beneficiare di tale protezione.

35. In caso di risposta affermativa, il giudice a quo si chiede in sostanza se il fatto che un terzo abbia legittimamente acquisito il diritto di produrre e commercializzare un prodotto che imita la forma di un modello divenuto di pubblico dominio incida sul beneficio della protezione del diritto dautore su tale modello e, alloccorrenza, se sia possibile istituire un periodo transitorio durante il quale tale pro tezione sia esclusa.

38. Dato che lart. 17, seconda frase, di tale direttiva prevede che [c]iascuno Stato mem bro determina lestensione della protezione e le condizioni alle quali essa concessa, il giu dice a quo si chiede allora se gli Stati membri dispongano di un certo margine di manovra che consenta loro di escludere dalla protezio ne del diritto dautore il disegno o il modello divenuto di pubblico dominio anteriormente allentrata in vigore della normativa nazionale che ha trasposto la direttiva 98/71.

A Sullapplicazione del diritto dautore ai disegni e modelli divenuti di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore della direttiva 98/71

39. Non penso sia cos, per i seguenti motivi.

36. Lart.17 della direttiva 98/71 prevede che i disegni e modelli protetti come disegni o modelli registrati in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro sono ammessi a beneficiare altres della protezione della legge sul diritto dautore vigente in tale Stato fin dal

40. Dai lavori preparatori che hanno portato allelaborazione della direttiva 98/71 emerge che essa volta ad armonizzare le legislazio ni nazionali in materia di disegni e modelli
11  Il corsivo mio.

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CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. BOT CAUSA C-168/09

affinch diventino compatibili tra loro nei loro elementi essenziali e diventino altres compatibili con il futuro sistema di tutela comunitaria12.

43. Per contro, la durata della protezione del diritto dautore e lapplicazione di questulti ma nel tempo sono state oggetto di armoniz zazione a livello dellUnione europea nella di rettiva 93/98, in vigore allepoca dei fatti nella causa principale15.

41. Viene precisato, inoltre, che il ravvicina mento di tali legislazioni non deve riguardare tutti gli aspetti delle normative nazionali, ma che sufficiente ravvicinare le caratteristiche necessarie per la coesistenza della protezione nazionale specifica con la protezione comu nitaria dei disegni e modelli e, segnatamente, quelle riguardanti la portata e la durata della protezione13.

44.Ai sensi della direttiva 93/98, tale pro tezione dura per tutta la vita dellautore e sino al termine del settantesimo anno dopo la sua morte16. Lart.10, n.2, di tale direttiva prevede, inoltre, che tale durata si applichi a qualsiasi opera e oggetto che siano protetti in almeno uno Stato membro alla data di entrata in vigore della detta direttiva.

42. Viene altres indicato in tali lavori prepa ratori che non v ragione dinterferire con aspetti quali le disposizioni nazionali vigenti in materia di procedure ufficiali e di esame dellesistenza dei requisiti necessari ai fini dellottenimento della protezione14. Per tale motivo, a mio parere, lart.17, seconda frase, della direttiva 98/71 prevede che lestensione della protezione conferita dal diritto dauto re e le condizioni alle quali essa concessa, compreso il grado di originalit che il disegno o modello deve possedere, sono determinate da ciascuno Stato membro.
12 V. punto1.4 della proposta di direttiva del Parlamento euro peo e del Consiglio sulla tutela giuridica dei disegni e dei modelli [COM(93)344def.]. 13  V. punto1.5 di tale proposta. 14 Ibidem.

45. Ritengo quindi che lart.17 della direttiva 98/71 vada letto in combinato disposto con le norme della direttiva 93/98 e, segnatamente, con lart.10, n.2, di questultima.

46. Tale disposizione ha gi costituito ogget to dinterpretazione da parte della Corte in una causa che riguardava il ripristino di diritti dautore su unopera musicale.
15 La direttiva 93/98/CEE stata codificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 12 dicembre 2006, 2006/116/CE, concernente la durata di protezione del diritto dautore e di alcuni diritti connessi (GU L 372, pag.12). 16  V. art.1, n.1, di tale direttiva.

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47. Nella sua sentenza 29giugno 1999, But terfly Music17, infatti, la Corte ha dichiarato che risulta chiaramente da tale disposizione che lapplicazione delle durate di protezione previste dalla direttiva 93/98 pu avere la conseguenza, negli Stati membri la cui legi slazione prevedeva una durata di protezione meno lunga, di proteggere nuovamente opere ed oggetti caduti in pubblico dominio18.

degli Stati membri in tale settore. Nei lavori preparatori la Commissione aveva indicato che tale cumulabilit relativa alla protezione dei disegni e dei modelli era obbligatoria e che ci significava che la normativa naziona le, quando prevedeva che la protezione della legge del diritto dautore non era cumulabile o poteva esserlo solo a determinate condi zioni con la protezione prevista dalla nor mativa specifica relativa ai disegni e ai model li, doveva essere modificata20.

48. La Corte indica che tale soluzione sta ta accolta al fine di raggiungere il pi rapida mente possibile lobiettivo dellarmonizzazio ne delle normative nazionali che disciplinano le durate di protezione del diritto dautore e di evitare che taluni diritti siano estinti in alcuni Stati membri mentre sono protetti in altri19.

51. La cumulabilit della protezione specifica dei disegni e dei modelli registrati con la pro tezione della legge sul diritto dautore non quindi una possibilit offerta agli Stati mem bri, bens un obiettivo da conseguire al fine di porre fine alle disparit esistenti tra le varie normative.

49. Penso che tale giurisprudenza sia appli cabile per analogia alla presente causa. 52.A mio parere, tale obiettivo verrebbe vanificato se si lasciasse agli Stati membri la possibilit di applicare o meno la protezione del diritto dautore ai disegni e ai modelli di venuti di pubblico dominio. Infatti, ci deter minerebbe la conseguenza che un disegno o un modello creato anteriormente allentrata in vigore della direttiva 98/71 potrebbe tro varsi protetto in taluni Stati membri ma non in altri. Continuerebbero a sussistere le di sparit che tale direttiva mira ad eliminare e il commercio tra gli Stati membri ne sarebbe
20  V. art. 18 della proposta di direttiva menzionata alla nota 12.

50. Uno dei principali contributi della diret tiva 98/71 quello di sancire il principio della cumulabilit della protezione specifica dei di segni e dei modelli registrati con la protezio ne della legge sul diritto dautore, al fine di eli minare le disparit esistenti nelle normative
17  Causa C-60/98 (Racc.pag.I-3939). 18 Ibidem (punto18). 19 Ibidem (punto20).

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pregiudicato. Inoltre, ci contrasterebbe con lobiettivo principale della direttiva 93/98 che mira ad armonizzare la durata e lapplicazione nel tempo della protezione del diritto dautore21.

BLincidenza dei diritti che i terzi hanno le gittimamente acquisito sullapplicazione della protezione del diritto dautore sui disegni e sui modelli divenuti di pubblico dominio ante riormente alla data di entrata in vigore della direttiva 98/71

53. La soluzione formulata nella citata sen tenza Butterfly Music sembra lunica in grado di garantire unapplicazione unifor me della direttiva 98/71 in tutto il territorio dellUnione.

56. Abbiamo visto che, a mio parere, la pro tezione del diritto dautore dei disegni o dei modelli ha effetto dal momento della loro creazione, e ci anche se, al momento dellen trata in vigore della direttiva 98/71, essi erano divenuti di pubblico dominio.

54.Alla luce di tali considerazioni, ritengo che lart.17 della direttiva 98/71 debba essere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro la quale prevede che i disegni e i modelli divenuti di pubblico do minio anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni nazionali di traspo sizione di tale direttiva non beneficino della protezione del diritto dautore.

57. Nella seconda e terza questione, il giudi ce a quo si chiede se la soluzione non dovreb be essere diversa, o se, almeno, non si dovreb be istituire un periodo transitorio durante il quale tale protezione sia esclusa, allorch un terzo, quale la Semeraro, ha prodotto e com mercializzato legittimamente un modello che imita la forma di un altro modello divenuto di pubblico dominio.

55. Si tratta ora di chiarire se il fatto che terzi abbiano legittimamente prodotto e commer cializzato un prodotto che copia la forma di un disegno o di un modello divenuto di pub blico dominio incida sullapplicazione della protezione del diritto dautore su tale disegno o tale modello.
21  V. secondo considerando di tale direttiva.

58. La direttiva 98/71 non precisa quale sia lincidenza che potrebbe avere lapplicazione del diritto dautore sui diritti acquisiti da ter zi anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni nazionali di trasposizione di tale direttiva.

59. A mio parere, al fine di fornire al giudice a quo una soluzione utile, occorre, ancora una volta, far riferimento alle disposizioni della direttiva 93/98 che disciplinano le modalit di

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applicazione nel tempo della protezione del diritto dautore, segnatamente al suo art.10, n.3.

momento in cui dette opere erano di dominio pubblico22.

60. Tale disposizione stabilisce che la diretti va 93/98 lascia impregiudicata lutilizzazione in qualsiasi forma, effettuata anteriormente alla data di entrata in vigore della stessa e che gli Stati membri adottano le misure necessa rie al fine di proteggere segnatamente i diritti acquisiti dei terzi.

62. La Corte prosegue indicando che la diret tiva ha sancito la possibilit della reviviscenza dei diritti dautore e dei diritti connessi estin ti, senza pregiudizio degli atti di utilizzazione svolti prima della data della sua entrata in vi gore, e ha lasciato agli Stati membri il compi to di adottare misure destinate a proteggere i diritti acquisiti dai terzi23.

61. Nella citata sentenza Butterfly Music, la Corte, dopo aver dichiarato che lapplicazio ne delle durate di protezione previste da tale direttiva poteva avere la conseguenza di pro teggere nuovamente opere ed oggetti caduti in pubblico dominio, ricorda che ai sensi del ventisettesimo considerando della direttiva 93/98 i diritti acquisiti e le lecite aspettati ve dei terzi sono tutelati nellambito dellor dinamento giuridico comunitario [e che] opportuno che gli Stati membri possano segnatamente prevedere che in determinate circostanze i diritti dautore e i diritti connes si ripristinati conformemente alla presente direttiva non possano dar luogo a pagamenti da parte di persone che avevano intrapreso in buona fede lo sfruttamento delle opere nel

63. La Corte ricorda che le leggi modificati ve di unaltra legge si applicano, salvo deroga, agli effetti futuri delle situazioni nate sotto limpero della vecchia legge. Dal momento che la reviviscenza dei diritti dautore e dei diritti connessi non ha incidenza sugli atti di utilizzazione definitivamente compiuti da un terzo prima della data alla quale interve nuta, essa non pu essere considerata avere effetti retroattivi. La sua applicazione agli ef fetti futuri di situazioni non del tutto esaurite significa, per contro, che essa incide sui diritti di un terzo a continuare nello sfruttamento di un supporto sonoro i cui esemplari gi fabbri cati non siano stati ancora commercializzati e smerciati entro la detta data24.
22  Sentenza Butterfly Music, citata (punto22). 23 Ibibem (punto23). 24 Ibidem (punto24).

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CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. BOT CAUSA C-168/09

64. La Corte ricorda altres che il principio del legittimo affidamento non pu essere esteso fino a impedire, in generale, che una nuova disciplina si applichi agli effetti futuri di situazioni sorte sotto limpero della disci plina anteriore25.

65. La Corte ha poi considerato che la pre visione di un periodo limitato entro il quale i terzi che avessero legittimamente riprodot to e commercializzato supporti sonori per i quali i diritti di utilizzazione erano scaduti in virt della precedente normativa poteva no distribuire tali supporti era conforme alle prescrizioni della direttiva 93/9826. La pre visione di un siffatto periodo rispetta, da un lato, lobbligo imposto agli Stati membri di adottare misure intese alla protezione dei di ritti acquisiti dai terzi e, dallaltro, la necessit di applicare le nuove durate di protezione dei diritti dautore e dei diritti connessi alla data prevista dalla citata direttiva, il che ne costi tuisce lobiettivo principale27.

dire lapplicazione della protezione del diritto dautore ai disegni e modelli e, dallaltra, la ne cessit di garantire i diritti acquisiti in buona fede dai terzi anteriormente alla data di en trata in vigore delle disposizioni nazionali di trasposizione di tale direttiva. La propriet intellettuale , infatti, un settore nel quale de vono coesistere interessi che a volte possono sembrare del tutto contrapposti. essenzia le incentivare la creazione garantendo che le opere, i disegni e i modelli siano protetti da qualsiasi contraffazione. Analogamente, im portante permettere unadeguata concorren za su tale tipo di mercato affinch i cittadini dellUnione possano avere accesso ai benefici della creazione, tanto nel settore della tecno logia quanto in quello dellinformazione o an che del design.

66. A mio parere, il medesimo ragionamento va seguito nel presente procedimento.

68.In conformit della giurisprudenza ri cordata al paragrafo 63 delle presenti con clusioni, lapplicazione del diritto dautore sui disegni o sui modelli divenuti di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni nazionali di tra sposizione della direttiva 98/71 non pu inci dere sulle situazioni definitivamente stabilite anteriormente a tale data. Questo significa, a mio parere, che il diritto dautore di cui gode il modello di lampada Arco non opponibile alle lampade Fluida che sono state fabbricate e commercializzate anteriormente a tale data.

67. Occorre ricercare, infatti, un giusto equi librio tra, da una parte, il rispetto di uno dei principali obiettivi della direttiva 98/71, vale a
25  Ibidem (punto25 e giurisprudenza citata). 26 Ibidem (punto26). 27  Ibidem (punti27 e28).

69. Per contro, dato che gli Stati membri di spongono di una certa discrezionalit nella

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protezione dei diritti acquisiti dai terzi28, le autorit nazionali competenti possono pre vedere un periodo transitorio decorrente dal la data di entrata in vigore delle disposizioni che traspongono la direttiva 98/71, durante il quale i terzi che abbiano legittimamente acquisito il diritto di commercializzare un prodotto che imita un modello divenuto di pubblico dominio prima di tale data possono continuare a commercializzarlo.

concreto la fattispecie per valutare, alloccor renza, la necessit di istituire un periodo tran sitorio durante il quale la lampada Arco non fruisca della protezione del diritto dautore.

70. Nelle sue osservazioni, la Flos indica del resto che sembra ammissibile prevedere una disciplina transitoria che attenui il brusco passaggio alla protezione sulla base del dirit to dautore introdotto dalla implementazione della direttiva 98/71/CE.

73. Abbiamo visto, infatti, che lart.17 della direttiva 98/71 non precisa se la protezione del diritto dautore sia applicabile ai disegni e ai modelli divenuti di pubblico dominio an teriormente alla data di entrata in vigore di questultima.

71. La Corte, nella citata sentenza Butterfly Music, ha precisato che il termine del periodo transitorio devessere ragionevole29. Si tratta, infatti, di tener conto non solo degli interes si legittimi dei terzi in buona fede, ma altres degli interessi dei detentori dei diritti dautore e dellobiettivo perseguito dalla normativa di cui trattasi.

74. Ricordo che, in un primo tempo, la legge italiana di trasposizione della direttiva 98/71 prevedeva un periodo transitorio decennale durante il quale i disegni e i modelli divenuti di pubblico dominio non beneficiavano della protezione del diritto dautore. In un secon do tempo, a seguito del procedimento per infrazione avviato dalla Commissione, il le gislatore italiano ha modificato nuovamente tale legge, la quale attualmente prevede che la protezione del diritto dautore non applica bile ai disegni e ai modelli divenuti di pubbli co dominio anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 95/2001, che ha attuato la direttiva 98/71.

72. Il giudice a quo dovr, a mio parere, te ner conto di pi elementi nellesaminare in
28 Ibidem (punto23). 29 Ibidem (punto27).

75.Alla luce di tali elementi e del silenzio della citata direttiva sullapplicazione del di ritto dautore ai disegni e ai modelli divenuti I-199

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. BOT CAUSA C-168/09

di pubblico dominio, penso che lentrata in vi gore di tale direttiva nellordinamento giuridi co nazionale sia stata idonea a creare in capo alla Semeraro un legittimo affidamento nel mantenimento della normativa nazionale in vigore allepoca, vale a dire nel fatto che tutti i diritti sulla lampada Arco fossero estinti e che, pertanto, essa poteva continuare a pro durre e commercializzare le lampade Fluida.

garantire gli interessi economici delle impre se che, in buona fede, abbiano investito nella produzione di disegni e modelli che imitano quelli divenuti di pubblico dominio anterior mente alla data di entrata in vigore della di rettiva 98/71. Si tratta, infatti, di proteggere quelle imprese che vedono diventare quasi istantaneamente illegale la loro attivit eco nomica a causa della trasposizione di tale direttiva.

76. Gli operatori economici possono legitti mamente aver avuto un dubbio, a mio parere, sullinterpretazione dellart.17 della direttiva 98/71 che propongo alla Corte, vale a dire che i disegni e i modelli divenuti di pubblico dominio anteriormente allentrata in vigore delle disposizioni nazionali di trasposizione di tale direttiva beneficiano della protezione del diritto dautore.

79. Tuttavia, ricordo che tale periodo transi torio non pu nemmeno avere la conseguen za di impedire che una nuova disciplina si applichi agli effetti futuri di situazioni sorte sotto limpero della disciplina anteriore30.

77.Riguardo alla durata medesima del pe riodo transitorio, il giudice a quo si interroga sullopportunit di istituire un termine decen nale, come inizialmente previsto dal legislato re italiano.

80. Nella causa che ha dato luogo alla citata sentenza Butterfly Music, la Corte ha giudica to che un termine di tre mesi durante i quali i terzi, che avevano legittimamente acquisi to dei diritti, potevano distribuire i supporti sonori poteva essere considerato ragionevo le alla luce dellobiettivo perseguito e tenuto conto delle condizioni nelle quali aveva avuto luogo la trasposizione della direttiva 93/98. Tale termine pu sembrare assai breve e se vero, ma nella realt, come rilevato dalla Cor te, quella trasposizione aveva lasciato ai terzi pressoch un anno dopo la data di entrata in

78. A mio parere, la durata del periodo tran sitorio dovrebbe essere abbastanza lunga da I-200

30  Ibidem (punti25 e28).

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vigore di tale direttiva per continuare a commercializzare detti supporti sonori31.

84. Tale termine mi sembra un giusto equi librio tra il rispetto dei diritti che i terzi han no legittimamente acquisito e la necessit di garantire uno degli obiettivi della direttiva 98/71, vale a dire lapplicazione del diritto dautore ai disegni e ai modelli.

81.Riguardo al presente procedimento, un termine di 10 anni su una protezione, dopo la morte dellautore, di 70 anni sembra ecces sivo. Del resto, la Commissione aveva avviato un procedimento dinfrazione nei confronti della Repubblica italiana proprio perch la normativa nazionale prevedeva un periodo transitorio decennale. 85. quindi alla luce delle circostanze del presente procedimento e tenendo conto degli obiettivi delle normative di cui trattasi che il giudice a quo dovr valutare in quale misura la previsione di un ragionevole periodo tran sitorio sia necessaria per garantire la prote zione dei diritti acquisiti dai terzi.

82.Per contro, sono incline a ritenere che il termine di cui ha beneficiato la Semeraro tra il 28ottobre 2001, data alla quale gli Stati membri dovevano conformarsi alla direttiva 98/7132, e il 29dicembre 2006, data alla qua le il giudice italiano ha disposto il sequestro della lampada Fluida e il divieto in capo alla Semeraro di commercializzarla, sia un termi ne ragionevole.

83. Nel corso di tale periodo di poco pi di cinque anni, la Semeraro ha, infatti, potuto produrre e smerciare le proprie lampade.
31  Ibidem (punti27 e28). 32  V. art.19, n.1, di tale direttiva.

86. In considerazione di quanto esposto, ri tengo che lart. 17 della direttiva 98/71 non osti alla previsione di un ragionevole perio do transitorio durante il quale coloro che avevano legittimamente potuto fabbricare e commercializzare un prodotto che imitava la forma di un modello divenuto di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni nazionali di traspo sizione di tale direttiva possono continuare a commercializzare detto prodotto. I-201

CONCLUSIONI DELLAVV. GEN. BOT CAUSA C-168/09

VConclusione

87. Alla luce di tutte le precedenti considerazioni, propongo alla Corte di risolvere le questioni poste dal Tribunale di Milano come segue:

1) Lart.17 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 13ottobre 1998, 98/71/CE, sulla protezione giuridica dei disegni e dei modelli, devessere inter pretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro la quale prevede che i disegni e i modelli divenuti di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni nazionali di trasposizione di tale direttiva non beneficino della protezione del diritto dautore.

2) Lart.17 della direttiva 98/71 non osta alla previsione di un ragionevole periodo transitorio durante il quale coloro che avevano legittimamente potuto fabbricare e commercializzare un prodotto che imitava la forma di un modello divenuto di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni nazionali di trasposizione di tale direttiva possono continuare a commercializza re detto prodotto.

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SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione) 27gennaio 2011*

Nel procedimento C-168/09,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dellart.234CE, dal Tribunale di Milano con ordinanza 12marzo 2009, pervenuta in cancelleria il 12maggio 2009, nella causa Flos SpA contro Semeraro Casa e Famiglia SpA, con lintervento di: Assoluce Associazione nazionale delle Imprese degli Apparecchi di Illuminazione, LA CORTE (Seconda Sezione),

composta dal sig.J.N.Cunha Rodrigues, presidente di sezione, dai sigg.A.Arabadjiev, A.Rosas, U.Lhmus (relatore) e A.Caoimh, giudici,

* Lingua processuale: litaliano.

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SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-168/09

avvocato generale: sig.Y.Bot cancelliere: sig.raL.Hewlett, amministratore principale

vista la fase scritta del procedimento e in seguito alludienza del 22aprile 2010,

considerate le osservazioni presentate:

per la Flos SpA, dagli avv.tiG.Casucci e N.Ferretti;

per la Semeraro Casa e Famiglia SpA, dagli avv.tiG.Floridia e F.Polettini;

per lAssoluce Associazione Nazionale delle Imprese degli Apparecchi di Illu minazione, dagli avv.tiC.Galli, M.Bogni eC.Paschi;

per il governo italiano, dalla sig.raG. Palmieri, in qualit di agente, assistita dal sig.S.Fiorentino, avvocato dello Stato;

per la Commissione europea, dal sig.H.Krmer e dalla sig.raS.LaPergola, in qualit di agenti,

sentite le conclusioni dellavvocato generale, presentate alludienza del 24 giugno 2010,


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ha pronunciato la seguente

Sentenza
1

La domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda linterpretazione degli artt.17 e19 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 13 ottobre 1998, 98/71/CE, sulla protezione giuridica dei disegni e dei modelli (GUL289, pag.28). Tale domanda stata presentata nellambito di una controversia tra la Flos SpA (in prosieguo: la Flos), societ attiva nel settore degli apparecchi di illuminazione di pregio, e la Semeraro Casa e Famiglia Spa (in prosieguo: la Semeraro) per quanto riguarda la violazione dei diritti dautore che la Flos afferma di possedere su un mo dello di lampada denominata Arco.

Contesto normativo

Diritto dellUnione

La direttiva 93/98/CEE
3

La direttiva del Consiglio 29ottobre 1993, 93/98/CEE, concernente larmonizzazione della durata di protezione del diritto dautore e di alcuni diritti connessi (GUL290,
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SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-168/09

pag.9), enuncia, al secondo considerando, che le difformit tra le normative nazio nali che disciplinano la durata della protezione del diritto dautore e dei diritti con nessi possono ostacolare la libera circolazione delle merci e la libera prestazione dei servizi e falsare le condizioni della concorrenza nel mercato comune e che pertanto necessario, nella prospettiva del buon funzionamento del mercato interno, armoniz zare le normative degli Stati membri in modo che le durate di protezione siano iden tiche in tutta lUnione europea.

Lart.1, n.1, della medesima direttiva prevede che lopera letteraria o artistica sia tu telata dal diritto dautore, ai sensi dellart.2 della convenzione di Berna per la tutela delle opere letterarie e artistiche (atto di Parigi del 24luglio 1971), nella versione ri sultante dalla modifica del 28luglio 1979, per tutta la vita dellautore e sino al termine del settantesimo anno dopo la sua morte.

Lart.10 di tale direttiva, intitolato Applicazione nel tempo, cos recita ai nn.1-3:

1. Qualora, alla data di cui allarticolo13, paragrafo1, in uno Stato membro sia gi in corso un periodo di protezione la cui durata sia superiore a quella prevista nella presente direttiva, questultima non ha per effetto di abbreviare tale durata di prote zione in detto Stato membro.

2. La durata di protezione di cui alla presente direttiva si applica a qualsiasi opera e soggetto che sia protetto in almeno uno Stato membro alla data di cui allarticolo13, paragrafo1, ai sensi delle disposizioni nazionali sul diritto dautore o diritti connes si, o che soddisfi ai criteri per la protezione secondo le disposizioni della direttiva 92/100/CEE [del Consiglio 19novembre 1992, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di propriet intellettuale (GUL346, pag.61)].
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3. La presente direttiva lascia impregiudicata lutilizzazione in qualsiasi forma, ef fettuata anteriormente alla data di cui allarticolo13, paragrafo1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie al fine di proteggere segnatamente i diritti acquisiti dei terzi.

In forza dellart.13, n.1, primo comma, della direttiva 93/98, gli Stati membri devono mettere in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessa rie per conformarsi agli artt.1-11 della medesima direttiva anteriormente al 1oluglio 1995.

La direttiva 98/71

Ai sensi del secondo e del terzo considerando della direttiva 98/71, le difformit nella protezione giuridica dei disegni e modelli riscontrate nella normativa degli Stati membri incidono direttamente sullinstaurazione e sul funzionamento del mercato interno per quanto riguarda i prodotti in cui i disegni e i modelli sono incorporati e possono falsare la concorrenza nellambito del mercato interno, ed pertanto neces sario, per il buon funzionamento del mercato interno, procedere al ravvicinamento delle normative nazionali in materia di protezione dei disegni e dei modelli.

A termini dellottavo considerando di tale direttiva, in mancanza di unarmoniz zazione della normativa sul diritto dautore, importante stabilire il principio della cumulabilit della protezione offerta dalla normativa specifica sui disegni e modelli registrati con quella offerta dal diritto dautore, pur lasciando gli Stati membri liberi di determinare la portata e le condizioni della protezione del diritto dautore.
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9

Lart.12 della medesima direttiva, intitolato Diritti conferiti dal disegno o modello, dispone quanto segue:

1. La registrazione di un disegno o modello conferisce al titolare il diritto esclusivo di utilizzarlo e di vietare a terzi di utilizzarlo senza il suo consenso. Costituiscono in particolare atti di utilizzazione la fabbricazione, lofferta, la commercializzazione, limportazione, lesportazione o limpiego di un prodotto in cui il disegno o modello incorporato o cui applicato, ovvero la detenzione di tale prodotto per tali fini.

2. Qualora il diritto di uno Stato membro non consenta di impedire gli atti di cui al paragrafo1 prima della data di entrata in vigore delle disposizioni attuative della pre sente direttiva, i diritti conferiti dal disegno o modello non possono essere fatti valere per impedire la continuazione dei suddetti atti da parte di persone che li abbiano iniziati anteriormente a tale data.

10

Lart.17 della direttiva 98/71, rubricato Relazioni con il diritto dautore, cos dispone:

I disegni e modelli protetti come disegni o modelli registrati in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro a norma della presente direttiva sono ammessi a beneficiare altres della protezione della legge sul diritto dautore vigente in tale Stato fin dal momento in cui il disegno o modello stato creato o stabilito in una qualsiasi forma. Ciascuno Stato membro determina lestensione della protezione e le condizio ni alle quali essa concessa, compreso il grado di originalit che il disegno o modello deve possedere.

11

Lart. 19, n. 1, primo comma, di detta direttiva stabilisce che gli Stati membri do vevano mettere in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla medesima entro il 28ottobre 2001.
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La direttiva 2001/29/CE
12

Lart. 1 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, 2001/29/CE, sullarmonizzazione di taluni aspetti del diritto dautore e dei diritti con nessi nella societ dellinformazione (GUL167, pag.10), dal titolo Campo dapplica zione, dispone, al n.1, che tale direttiva riguarda la tutela giuridica del diritto dau tore e dei diritti connessi nellambito del mercato interno, con particolare riferimento alla societ dellinformazione. Lart.2 della citata direttiva, dal titolo Diritto di riproduzione, dispone quanto segue: Gli Stati membri riconoscono ai soggetti sotto elencati il diritto esclusivo di auto rizzare o vietare la riproduzione diretta o indiretta, temporanea o permanente, in qualunque modo o forma, in tutto o in parte: a) agli autori, per quanto riguarda le loro opere; ().

13

La normativa nazionale
14

La tutela dei disegni e dei modelli accordata in forza del regio decreto 25agosto 1940, n. 1411, recante testo delle disposizioni legislative in materia di brevetti per modelli industriali (Gazzetta ufficiale n.247 del 21ottobre 1940). Nella versione in vigore fino al 19aprile 2001, lart.5 di tale regio decreto disponeva quanto segue: Possono costituire oggetto di brevetto per modelli e disegni ornamentali i nuovi modelli o disegni atti a dare, a determinati prodotti industriali, uno speciale orna mento, sia per la forma, sia per una particolare combinazione di linee, di colori o di altri elementi. Ai modelli e disegni suddetti non sono applicabili le disposizioni sul diritto di autore (...).
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15

Lart.2, primo comma, n.4, della legge 22aprile 1941, n.633, relativa alla protezio ne del diritto dautore e di altri diritti connessi al suo esercizio (Gazzetta ufficiale n.166 del 16luglio1941; in prosieguo: la legge n.633/1941), nella versione in vigore fino al 19aprile2001, sottoponeva la protezione del diritto dautore per i disegni e i modelli alla condizione della scindibilit, in quanto disponeva che godessero della protezione di tale diritto le opere (...), anche se applicate allindustria, semprech il loro valore artistico sia scindibile dal carattere industriale del prodotto al quale sono associate.

16

Lart. 22 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 95, recante attuazione della di rettiva 98/71/CE (GURI n.79 del 4aprile 2001; in prosieguo: il decreto legislativo n.95/2001), entrato in vigore il 19aprile 2001, ha modificato lart.2, primo comma, n.4, della legge n.633/1941, sopprimendo la condizione di scindibilit ed aggiun gendo allelencazione delle opere protette, in un nuovo punto10, le opere del dise gno industriale che presentino di per s carattere creativo e valore artistico.

17

Il decreto legislativo 12aprile2001, n.164, recante attuazione della direttiva 98/71/CE (GURI n.106 del 9maggio2001; in prosieguo: il decreto legislativo n.164/2001), inserendo nel decreto legislativo n.95/2001 un nuovo art.25bis, ha introdotto tran sitoriamente una moratoria decennale a decorrere dal 19aprile 2001, durante la quale la protezione accordata ai disegni e modelli ai sensi dellart.2, primo comma, nume ro10, della legge [n.633/1941] non opera nei soli confronti di coloro che, anterior mente alla predetta data, hanno intrapreso la fabbricazione, lofferta o la commercia lizzazione di prodotti realizzati in conformit con disegni o modelli che erano oppure erano divenuti di pubblico dominio.

18

Tale disposizione stata poi ripresa nellart.239 del Codice della Propriet Industriale (in prosieguo: il CPI), promulgato nel 2005.
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19

Lart.4, n.4, del decreto legge 15febbraio 2007, n.10, recante disposizioni volte a dare attuazione ad obblighi comunitari ed internazionali (GURI n.38 del 15febbraio 2007), convertito con legge 6aprile 2007, n.46, ha in particolare soppresso la mora toria decennale introdotta dal decreto legislativo n.164/2001, modificando lart.239 del CPI. Tale articolo, cos modificato, disponeva quanto segue:

La protezione accordata ai disegni e modelli industriali ai sensi dellarticolo2, pri mo comma, numero10, della legge [n.633/1941] non opera in relazione ai prodotti realizzati in conformit ai disegni o modelli che, anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo [n.95/2001], erano oppure erano divenuti di pubblico dominio.

Causa principale e questioni pregiudiziali

20

Il 23 novembre 2006, la Flos ha citato la Semeraro dinanzi al Tribunale di Milano per aver importato dalla Cina e commercializzato in Italia il modello di lampada de nominato Fluida che, a suo giudizio, imitava tutte le caratteristiche stilistiche ed estetiche della lampada Arco, opera di design industriale sulla quale la Flos ritiene di detenere diritti patrimoniali.

21

Dallordinanza di rinvio risulta che, nel corso del procedimento sommario anteriore al procedimento di merito che ha dato luogo a tale decisione, stato rilevato che la lam pada Arco, creata nel 1962 e divenuta di pubblico dominio prima del 19aprile 2001, beneficiava della protezione del diritto dautore sulle opere di design industriale in base alla legge n.633/1941, come modificata dal decreto legislativo n.95/2001, e che il modello di lampada importato dalla Semeraro ne imitava in maniera pedissequa tutte le caratteristiche stilistiche ed estetiche. Il giudice del procedimento sommario ha pertanto disposto, con ordinanza 29 dicembre 2006, il sequestro delle lampade importate e ha inibito alla Semeraro lulteriore commercializzazione delle stesse.
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22

Quanto al procedimento di merito, il giudice del rinvio rileva che dal momento dellav vio del procedimento principale sono intervenute modifiche normative rispetto alla protezione del diritto dautore per le opere di design industriale, che suscitano dubbi quanto alla loro conformit con la direttiva 98/71 e, in particolare, con il principio di cumulo delle protezioni imposto dallart.17 di tale direttiva.

23

In particolare, il giudice del rinvio si riferisce al riguardo allart.239 del CPI, emenda to dallart.4, n.4, del decreto legge 15febbraio 2007, n.10.

24

Alla luce di tali circostanze, il Tribunale di Milano ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

1) Se gli artt.17 e19 della direttiva [98/71] debbano interpretarsi nel senso che, in applicazione di una legge nazionale di uno Stato membro che in forza di tale direttiva ha introdotto nel suo ordinamento la protezione del diritto dautore per i disegni ed i modelli, la possibilit concessa a tale Stato membro di determi nare autonomamente lestensione della protezione e le condizioni alle quali essa concessa pu comprendere anche lesclusione della protezione stessa in relazione a disegni e modelli che pur possedendo i requisiti stabiliti per la tutela stabilita dal diritto dautore dovevano considerarsi caduti in pubblico dominio anterior mente alla data di entrata in vigore delle disposizioni di legge che introducevano nellordinamento interno la protezione del diritto dautore per i disegni e modelli, in quanto mai registrati come disegni o modelli o in quanto la relativa registrazio ne era a tale data gi scaduta.
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2) In caso di risposta negativa al quesito 1), se gli artt.17 e19 della direttiva [98/71] debbano interpretarsi nel senso che, in applicazione di una legge nazionale di uno Stato membro che in forza di tale direttiva ha introdotto nel suo ordina mentola protezione del diritto dautore per i disegni ed i modelli, la possibilit concessaa tale Stato membro di determinare autonomamente lestensione della protezione e le condizioni alle quali essa concessa pu comprendere anche le sclusione della protezione stessa in relazione a disegni e modelli che pur pos sedendo i requisiti stabiliti per la tutela del diritto dautore dovevano conside rarsi caduti in pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni di legge che introducevano nellordinamento interno la protezione del diritto dautore per i disegni e modelli e laddove un soggetto terzo non autorizzato dal titolare del diritto dautore su tali disegni e modelli avesse gi prodotto e commercializzato nello Stato prodotti realizzati in conformit di tali disegni e modelli.

3) In caso di risposta negativa ai quesiti nn.1) e2), se gli artt.17 e19 della direttiva [98/71] debbano interpretarsi nel senso che, in applicazione di una legge nazio nale di uno Stato membro che in forza di tale direttiva ha introdotto nel suo ordinamento la protezione del diritto dautore per i disegni ed i modelli, la possi bilit concessa a tale Stato membro di determinare autonomamente lestensione della protezione e le condizioni alle quali essa concessa pu comprendere anche lesclusione della protezione stessa in relazione a disegni e modelli che pur possedendo i requisiti stabiliti per la tutela stabilita dal diritto dautore dove vano considerarsi caduti in pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni di legge che introducevano nellordinamento interno la protezione del diritto dautore per i disegni e modelli e laddove un soggetto terzo non autorizzato dal titolare del diritto dautore su tali disegni e modelli avesse gi prodotto e commercializzato nello Stato prodotti realizzati in confor mit di tali disegni e modelli, ove tale esclusione sia determinata per un periodo sostanziale (pari a dieci anni).
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SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-168/09

Sulle questioni pregiudiziali

Osservazioni preliminari

25

La Semeraro e la Commissione europea esprimono dubbi circa la pertinenza dellart.19 della direttiva 98/71 ai fini della soluzione della causa principale, poich tale disposizione si limita a fissare il termine entro il quale gli Stati membri dovevano conformarsi alle disposizioni di tale direttiva.

26

A tale proposito, occorre rilevare che la decisione di rinvio non contiene chiarimenti circa la pertinenza della scadenza del termine di trasposizione della direttiva 98/71 ai fini della soluzione della causa principale. Infatti, nella motivazione della presente domanda di pronuncia pregiudiziale, il giudice del rinvio si riferisce esclusivamente allart.17 di tale direttiva.

27

Pertanto, occorre considerare che le questioni sono state poste essenzialmente con riferimento allart.17 di detta direttiva e, di conseguenza, la Corte pu risolverle rife rendosi a questo solo articolo.

Sulla prima questione

28

Con la sua prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se lart.17 della direttiva 98/71 debba essere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro che esclude dalla protezione del diritto dautore i disegni e modelli che, pur rispondendo a tutti i requisiti per godere di tale protezione, siano o siano divenuti di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni
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FLOS

legislative che hanno introdotto tale protezione nellordinamento giuridico interno di tale Stato, vuoi in quanto mai registrati come disegni o modelli vuoi in quanto la relativa registrazione era a tale data gi scaduta.

29

Il giudice del rinvio prevede cos due ipotesi, vale a dire, da un lato, quella dei dise gni e modelli che, prima della data di entrata in vigore della normativa nazionale di trasposizione della direttiva 98/71, cio il 19aprile 2001, sono di pubblico dominio in mancanza di una registrazione come disegni e modelli e, dallaltro, quella in cui, prima di tale data, essi siano divenuti di pubblico dominio in quanto la protezione derivante da una registrazione ha cessato di produrre i suoi effetti.

30

A tale proposito, anche se la Flos in udienza ha dichiarato di non aver registrato come disegno o modello la lampada oggetto della causa principale, lordinanza di rinvio non fornisce alcuna precisazione a tale riguardo.

31

Occorre quindi risolvere la prima questione tenendo conto delle due ipotesi menzio nate al punto29 della presente sentenza. compito del giudice del rinvio verificare se tale lampada sia stata o meno registrata come disegno o modello.

32

Per quanto riguarda la prima ipotesi, cio quella in cui i disegni e modelli non siano mai stati oggetto di una registrazione in quanto tali, occorre rilevare che, ai sensi dellart.17 della direttiva 98/71, solo un disegno o modello che sia stato oggetto di una registrazione in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro, in conformit delle disposizioni di tale direttiva, pu beneficiare, ai sensi della medesima, della pro tezione concessa dalla normativa sul diritto dautore di tale Stato membro.
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SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-168/09


33

Ne consegue che i disegni e modelli che, prima della data di entrata in vigore della normativa nazionale di trasposizione della direttiva 98/71 nellordinamento giuridico di uno Stato membro, erano di pubblico dominio a causa della mancata registrazione non rientrano nellambito di applicazione di tale articolo.

34

Tuttavia, non si pu escludere che la protezione del diritto dautore per le opere che possono costituire disegni e modelli non registrati possa risultare da altre direttive in materia di diritto dautore e, in particolare, dalla direttiva 2001/29, se ricorrono le condizioni per la sua applicazione, il che deve essere verificato dal giudice del rinvio.

35

Per quanto riguarda la seconda ipotesi, cio quella in cui i disegni e modelli siano divenuti di pubblico dominio in quanto la protezione derivante dalla registrazione ha cessato di produrre effetti, occorre rammentare che, se vero che la prima frase dellart.17 della direttiva 98/71 dispone che un disegno o modello che stato regi strato in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro beneficia altres della protezione della legge sul diritto dautore vigente in tale Stato dal momento in cui il disegno o modello stato creato o stabilito in una qualsiasi forma, la seconda frase del medesimo articolo consente tuttavia agli Stati membri di determinare lestensione della protezione e le condizioni alle quali essa concessa, ivi compreso il grado di originalit richiesto.

36

Daltronde, questa seconda frase non pu essere interpretata nel senso che gli Stati membri abbiano la facolt di concedere o meno la protezione attraverso il diritto dautore per un disegno o modello che sia stato registrato in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro se tale disegno o modello soddisfa le citate condizioni di ottenimento.

37

Infatti, emerge chiaramente dalla formulazione dellart.17 di detta direttiva e, in par ticolare, dalluso del termine altres che compare nella prima frase di tale articolo che la protezione del diritto dautore deve essere concessa a tutti i disegni e modelli registrati nello Stato membro o con effetti nello Stato membro di cui trattasi.
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38

La volont del legislatore dellUnione di concedere tale protezione risulta inoltre dallottavo considerando della direttiva 98/71 che sancisce, in mancanza di armo nizzazione della normativa sui diritti dautore, il principio del cumulo della protezione specifica dei disegni e modelli con la registrazione e la protezione del diritto dautore.

39

Inoltre, la facolt per gli Stati membri di stabilire lestensione della protezione del diritto dautore e le condizioni alle quali essa concessa non pu neppure riguardare la durata di tale protezione, gi armonizzata a livello dellUnione dalla direttiva 93/98.

40

A tale riguardo, lart. 1, n. 1, della direttiva 93/98 prevede la protezione del diritto dautore per unopera letteraria o artistica, ai sensi dellart. 2 della Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche, per tutta la vita dellautore e sino al termine del settantesimo anno dopo la sua morte. Lart.10, n.2, della me desima direttiva dispone che tale durata si applica a qualsiasi opera e soggetto che sia protetto in almeno uno Stato membro attraverso il diritto dautore alla data del 1oluglio 1995.

41

Ne consegue che, in forza dellart.17 della direttiva 98/71, i disegni e modelli registrati in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro e che soddisfano le condizio ni di ottenimento della protezione del diritto dautore previste dagli Stati membri, in particolare quella relativa al grado di originalit, e per i quali la durata fissata allart.1 della direttiva 93/98, in combinato disposto con lart.10, n.2, della medesima, non era ancora terminata, dovevano beneficiare della protezione del diritto dautore di tale Stato membro.

42

A questo proposito, come la Corte ha dichiarato ai punti18-20 della sentenza 29giu gno 1999, causa C-60/98, Butterfly Music (Racc.pag.I-3939), dallart.10, n.2, del la direttiva 93/98 risulta chiaramente che lapplicazione delle durate di protezione da questa previste pu avere la conseguenza, negli Stati membri la cui legislazione
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SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-168/09

prevedeva una durata di protezione inferiore, di proteggere nuovamente opere ed oggetti divenuti di pubblico dominio. La Corte ha osservato che questa conseguenza risulta dallespressa volont del legislatore dellUnione e che tale soluzione stata accolta al fine di raggiungere il pi rapidamente possibile lobiettivo dellarmonizza zione delle normative nazionali che disciplinano le durate di protezione del diritto dautore e dei diritti connessi, sancito, in particolare, nel secondo considerando della medesima direttiva, e di evitare che taluni diritti si estinguano in alcuni Stati membri, continuando invece ad essere protetti in altri.

43

Si deve ritenere che tale ragionamento debba applicarsi anche per quanto riguarda la rinascita della tutela del diritto dautore per i disegni e modelli precedentemente protetti da un altro diritto di propriet intellettuale. Infatti, alla luce del secondo e terzo considerando della direttiva 98/71, la normativa nazionale di trasposizione di questultima direttiva non pu escludere, senza con ci mettere a repentaglio lap plicazione uniforme di tale direttiva nellinsieme del territorio dellUnione e il buon funzionamento del mercato interno per i prodotti in cui i disegni e modelli sono in corporati, la protezione attraverso il diritto dautore dei disegni e modelli che, bench divenuti di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore di tale nor mativa, presentano, a quella data, tutti i requisiti per godere di siffatta tutela.

44

Di conseguenza, occorre risolvere la prima questione dichiarando che lart.17 della direttiva 98/71 devessere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Sta to membro che escluda dalla protezione del diritto dautore di tale Stato membro i disegni e modelli che siano stati registrati in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro e che siano divenuti di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore di detta normativa, pur possedendo tutti i requisiti per godere di tale protezione.
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Sulla seconda e terza questione

45

Con la seconda e la terza questione, che opportuno esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se lart.17 della direttiva 98/71 debba essere interpretato nel senso che osta ad una normativa di uno Stato membro che esclude vuoi per un periodo sostanziale di tempo, cio per dieci anni, vuoi totalmente dalla protezione del diritto dautore i disegni e modelli che, sebbene rispondano a tutti i requisiti stabiliti per godere di siffatta tutela, siano divenuti di pubblico dominio an teriormente alla data in cui tale normativa entrata in vigore, nei confronti dei terzi che abbiano fabbricato e commercializzato nel territorio nazionale prodotti realizzati in conformit di tali disegni e modelli.

46

Per quanto riguarda la rinascita della protezione di un diritto di propriet intellet tuale, cio il diritto dautore, per i disegni o modelli divenuti di pubblico dominio, la Flos, il governo italiano e la Commissione, nelle loro osservazioni scritte, nonch la Semeraro in udienza, sostengono che tale protezione pu far sorgere un conflitto tra, da un lato, gli interessi legittimi dei titolari dei diritti dautore e dei loro aventi diritto e, dallaltro, gli interessi dei terzi in buona fede che si erano avvalsi del fatto che tali disegni e modelli fossero liberi per fabbricare o commercializzare prodotti realizzati secondo questi ultimi.

47

certamente vero che una normativa nazionale di trasposizione della direttiva 98/71, come il decreto legislativo n.164/2001, che ha aggiunto un art.25bis al decreto legi slativo n.95/2001, e lart.239 del CPI, che fissa una moratoria decennale la quale ren de la protezione dei disegni e modelli di cui trattasi inopponibile ad una categoria di terzi che hanno realizzato prodotti secondo tali disegni e modelli prima del 19aprile 2001, pu ingenerare nei terzi fabbricanti di tali prodotti un legittimo affidamento quanto al fatto di poter continuare a sfruttarli.
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48

Tuttavia, per quanto riguarda lapplicazione della protezione del diritto dautore ai disegni e modelli, la direttiva 98/71, a differenza dellart.10, n.3, della direttiva 93/98, non contiene alcuna disposizione esplicita relativa alla sua applicabilit nel tempo per tutelare i diritti acquisiti e il legittimo affidamento dei terzi.

49

In proposito, occorre rilevare che lart.12, n.2, della direttiva 98/71, che riguarda la continuazione degli atti di sfruttamento di disegni e modelli da parte di chi li abbia iniziati anteriormente alla data di entrata in vigore delle disposizioni nazionali di tra sposizione di tale direttiva, riguarda esclusivamente i diritti attribuiti dalla registra zione del disegno o modello, come risulta dalla formulazione stessa di tale disposizio ne, e non pu quindi essere applicato alla protezione del diritto dautore.

50

Tuttavia, la mancanza di una disposizione diretta espressamente a tutelare, a van taggio dei terzi, i diritti acquisiti e il legittimo affidamento per quanto riguarda la rinascita della protezione del diritto dautore prevista allart.17 della direttiva 98/71 non pu escludere lapplicazione del principio del rispetto dei diritti acquisiti e del principio di tutela del legittimo affidamento, rientranti tra i principi fondamentali del diritto dellUnione.

51

A questo proposito si deve ricordare che, in conformit del principio secondo cui le leggi modificative di unaltra legge si applicano, salvo deroga, agli effetti futuri delle situazioni nate sotto limpero della vecchia legge (v., in particolare, sentenze 14aprile 1970, causa 68/69, Brock, Racc.pag.171, punto6; 10luglio 1986, causa 270/84, Li cata/CES, Racc.pag.2305, punto31, nonch Butterfly Music, cit., punto24), gli atti compiuti prima dellentrata in vigore di una nuova normativa continuano a essere disciplinati dalla legge precedente. Quindi, la rinascita della protezione del diritto dautore non ha incidenza sugli atti di sfruttamento definitivamente compiuti da un terzo prima della data in cui tali diritti sono divenuti applicabili.
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52

Per contro, in forza del detto principio, lapplicazione di tale protezione del diritto dautore agli effetti futuri di situazioni non del tutto esaurite significa che essa incide sui diritti di un terzo a continuare lo sfruttamento di un oggetto nuovamente protetto da un diritto di propriet intellettuale (v., in tal senso, sentenza Butterfly Music, cit., punto24).

53

Va altres ricordato che, per giurisprudenza costante, il principio della tutela del legit timo affidamento non pu essere esteso al punto da impedire, in via generale, che una nuova norma si applichi agli effetti futuri di situazioni sorte in vigenza della norma antecedente (v. in tal senso, segnatamente, sentenze 14gennaio 1987, causa 278/84, Germania/Commissione, Racc. pag. 1, punto 36; 20 settembre 1988, causa 203/86, Spagna/Consiglio, Racc.pag.4563, punto19; 22febbraio 1990, causa C-221/88, Bus seni, Racc.pag.I-495, punto35, e Butterfly Music, cit., punto25).

54

Nel caso di specie, lo Stato membro di cui trattasi ha adottato due tipi di misure legi slative volte a tutelare i diritti acquisiti e il legittimo affidamento di una determinata categoria di terzi.

55

Per quanto riguarda, anzitutto, la misura legislativa che prevede un periodo transi torio riguardante una determinata categoria di terzi per tutelare i loro interessi le gittimi, risulta dai principi del rispetto dei diritti acquisiti e della tutela del legittimo affidamento che lart. 17 della direttiva 98/71 non osta a una siffatta disposizione, purch questultima non abbia leffetto di rinviare per un periodo sostanziale di tempo lapplicazione della nuova normativa di protezione del diritto dautore per i disegni e modelli in modo da impedirne lapplicazione alla data prevista da tale direttiva (v., in tal senso, sentenza Butterfly Music, cit., punti23 e28).

56

In proposito, la valutazione della compatibilit della durata di tale periodo transitorio e della categoria dei terzi considerata da tale misura legislativa deve essere effettuata rispetto al principio di proporzionalit.
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57

In tal senso, la misura legislativa adottata dallo Stato membro di cui trattasi deve essere idonea a conseguire lobiettivo perseguito dalla normativa nazionale e neces saria a tal fine: deve cio garantire il rispetto del bilanciamento tra, da un lato, i diritti acquisiti e il legittimo affidamento dei terzi considerati e, dallaltro, gli interessi dei titolari del diritto dautore. Inoltre, occorre verificare che essa non vada oltre quanto necessario ad assicurare tale bilanciamento.

58

A tale scopo, la misura summenzionata pu essere considerata adeguata solo se ri guarda una categoria di terzi che possano avvalersi del principio della tutela del legit timo affidamento, vale a dire coloro che hanno gi compiuto atti di sfruttamento di disegni e modelli di pubblico dominio alla data di entrata in vigore della normativa che ha trasposto nel diritto interno dello Stato membro di cui trattasi lart.17 della direttiva 98/71.

59

Inoltre, detta misura legislativa dovrebbe limitarsi al periodo di utilizzo di tali dise gni e modelli da parte di questi terzi che loro necessario in vista della cessazione progressiva dellattivit in quanto fondata sulluso anteriore di tali disegni e modelli, oppure di uno smaltimento delle scorte.

60

La misura non va oltre quanto necessario per garantire il bilanciamento dei diritti considerati se non rinvia il beneficio della protezione del diritto dautore per un pe riodo sostanziale di tempo.

61

Nel caso di specie, per quanto riguarda la definizione della categoria di terzi rispetto ai quali prevista linopponibilit temporanea della protezione del diritto dautore, le disposizioni del decreto legislativo n.95/2001 e dellart.239 del CPI possono essere considerate adeguate, poich riguardano esclusivamente i soggetti che hanno acqui sito i loro diritti prima dellentrata in vigore delle disposizioni nazionali di trasposi zione della direttiva 98/71.
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62

Per contro, linopponibilit per un periodo transitorio di dieci anni non appare giu stificata dalla necessit di garantire gli interessi economici dei terzi in buona fede, poich risulta che un periodo pi breve sarebbe parimenti idoneo a permettere la cessazione progressiva dellattivit nei limiti delluso anteriore e, a fortiori, a smaltire le scorte.

63

Inoltre, una moratoria decennale della protezione del diritto dautore risulta andare al di l di quanto necessario, poich, sottraendo dieci anni dal periodo di tutela di uno pera cio, in linea di principio, 70 anni dopo la morte dellautore lapplicazione della tutela del diritto dautore rinviata per un periodo sostanziale di tempo.

64

In secondo luogo, per quanto riguarda lart.4, n.4, del decreto legge 15febbraio 2007, n.10, che abolisce la moratoria e istituisce linopponibilit illimitata della protezione del diritto dautore per i prodotti creati sulla base di disegni e modelli divenuti di pub blico dominio prima del 19aprile 2001, risulta, da quanto precede, che siffatta misura priva di contenuto lart.17 della direttiva 98/71, dal momento che essa ha come con seguenza quella di impedire, in generale, lapplicazione della nuova protezione, cio quella riguardante il diritto dautore. Tale misura non nemmeno diretta a limitare la categoria di terzi che possono avvalersi del principio di tutela del legittimo affida mento. Al contrario, questultima estende lapplicazione dellinopponibilit del diritto dautore in quanto, secondo tale disposizione, non necessario che il terzo abbia co minciato a sfruttare tali disegni e modelli prima del 19aprile 2001.

65

Alla luce dellinsieme delle considerazioni che precedono, occorre risolvere la secon da e la terza questione dichiarando che lart.17 della direttiva 98/71 devessere in terpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro che escluda dalla protezione del diritto dautore, vuoi per un periodo sostanziale di dieci anni, vuoi totalmente, i disegni e modelli che, pur possedendo tutti i requisiti per godere di tale protezione, siano divenuti di pubblico dominio prima della data di entrata in vigore di tale normativa, nei confronti di qualsiasi terzo che abbia fabbricato o commercializ zato nel territorio nazionale prodotti realizzati secondo detti disegni e modelli, e ci a prescindere dalla data di compimento di tali atti.
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Sulle spese

66

Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.

Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:

1) Lart.17 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 13ottobre 1998, 98/71/CE, sulla protezione giuridica dei disegni e dei modelli, deves sere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro che escluda dalla protezione del diritto dautore di tale Stato membro i disegni e modelli che siano stati registrati in uno Stato membro o con effetti in uno Stato membro e che siano divenuti di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vigore di detta normativa, pur possedendo tutti i requisiti per godere di tale protezione.

2) Lart.17 della direttiva 98/71 devessere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro che escluda dalla protezione del diritto dau tore, vuoi per un periodo sostanziale di dieci anni, vuoi totalmente, i disegni e modelli che, pur possedendo tutti i requisiti per godere di tale protezione, siano divenuti di pubblico dominio anteriormente alla data di entrata in vi gore di tale normativa, nei confronti di qualsiasi terzo che abbia fabbricato o commercializzato nel territorio nazionale prodotti realizzati secondo detti disegni e modelli, e ci a prescindere dalla data di compimento di tali atti.

Firme

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Causa C-489/09

Vandoorne NV contro Belgische Staat


(domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hof van beroep te Gent) Sesta direttiva IVA Artt.11, parteC, n.1, e27, nn.1 e5 Base imponibile Misure di semplificazione Tabacchi lavorati Fascette fiscali Prelievo unico dellIVA alla fonte Fornitore intermedio Mancato pagamento totale o parziale del prezzo Diniego di rimborso dellIVA

Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 27gennaio 2011 . . . . . . . .

I - 228

Massime della sentenza


Disposizioni tributarie Armonizzazione delle legislazioni Imposte sulla cifra daffari Sistema comune dimposta sul valore aggiunto Base imponibile Provvedimenti nazionali in deroga (Direttiva del Consiglio 77/388, artt.11, parteC, n.1, e27, nn.1 e5) I-225

MASSIME CAUSA C-489/09

Gli artt.11, parteC, n.1, e27, nn.1 e5, della sesta direttiva 77/388, in materia di armoniz zazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari, come modificata dalla direttiva 2004/7, devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale, la quale, preve dendo, al fine di semplificare la riscossione dellimposta sul valore aggiunto e di lottare contro la frode o levasione fiscale connes se ai tabacchi lavorati, la riscossione di tale imposta mediante fascette fiscali in ununica soluzione e alla fonte presso il fabbricante o limportatore di tali prodotti, esclude il dirit to, per i fornitori intermedi che intervengono successivamente nella catena delle ulteriori cessioni, di ottenere il rimborso dellimposta sul valore aggiunto in caso di mancato pa gamento del prezzo dei suddetti prodotti da parte dellacquirente.

tuttavia sufficiente per considerare che tale regime potrebbe avere effetti non trascura bili sullimporto dellimposta dovuta allo sta dio del consumo finale. Infatti, una misura di semplificazione implica, per sua natura, un approccio pi generale rispetto a quello della regola che essa sostituisce, e non corrisponde quindi necessariamente allesatta situazione di ogni soggetto passivo.

Infatti, lart.27, n.1, della sesta direttiva osta soltanto alle misure idonee ad avere effetti non trascurabili sullimporto dellimposta do vuta allo stadio del consumo finale. Orbene, sebbene in alcune circostanze, quali la perdita dei prodotti, la loro svendita o la loro vendita irregolare ad un prezzo diverso da quello al dettaglio indicato sulle fascette fiscali, il pro duttore o limportatore, nellambito del regi me derogatorio menzionato, potrebbe essere tenuto a versare un importo a titolo di detta imposta superiore a quello che sarebbe risul tato dallapplicazione del sistema armonizza to di diritto comune di riscossione dellimpo sta sul valore aggiunto, la mera eventualit che siffatte circostanze si producano non I-226

Inoltre, poich i fornitori intermedi non sono tenuti al pagamento dellimposta sul valore aggiunto sulle cessioni di tabacchi lavora ti, essi non possono chiederne il rimborso, in forza dellart.11, parteC, n.1, della sesta direttiva, in caso di mancato pagamento del prezzo di tali cessioni da parte dellacqui rente. A tal proposito, il fatto che limporto dellimposta sul valore aggiunto versato alla fonte dal fabbricante o dallimportatore me diante fascette fiscali sia compreso, da un punto di vista economico, nel prezzo delle cessioni effettuate a tali fornitori, irrilevan te. Infatti, una simile circostanza non rimette in discussione sotto alcun profilo il fatto che i suddetti fornitori non abbiano alcun debito fiscale sulla base delle norme relative allim posta sul valore aggiunto.

Peraltro, dal momento che, nellambito di un siffatto regime di riscossione semplii cata dellimposta sul valore aggiunto, lim porto dellimposta assolta dal fabbricante o

VANDOORNE

dallimportatore mediante fascette fiscali non legato al corrispettivo realmente ricevuto da ogni fornitore, bens al prezzo dei prodotti allo stadio del consumo finale, il fatto che un fornitore intermedio perda il proprio credito nei confronti della sua controparte contrat tuale non determina alcuna riduzione della base imponibile.

Infine, nellambito di un siffatto regime di semplificazione dellimposta sul valore ag giunto, consentire ad un fornitore intermedio di ottenere il rimborso parziale, o addirittura totale, di tale imposta, quando lacquirente non paga il prezzo delle cessioni, rischiereb be non solo di complicare significativamente la riscossione dellimposta sul valore aggiun to, ma anche di favorire gli abusi e le frodi, mentre la semplificazione della riscossione di

tale imposta e la prevenzione di siffatti abu si e frodi costituiscono proprio gli obiettivi perseguiti da tale regime, conformemente allart.27, n.1, della sesta direttiva. Ne con segue che lesclusione del diritto al rimborso dellimposta sul valore aggiunto per un for nitore intermedio in caso di mancato paga mento del prezzo da parte dellacquirente di tabacchi lavorati ceduti a questultimo costi tuisce una conseguenza inerente a un siffatto regime, che ha come scopo ed effetto, confor memente ai criteri di cui allart.27, n.1, della sesta direttiva, di semplificare la riscossione dellimposta sul valore aggiunto e di lottare contro la frode o levasione fiscale connesse a tali prodotti.

(v. punti30, 31, 38-40, 43, 45, 46 edispositivo)

I-227

SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-489/09

SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione) 27gennaio 2011*

Nel procedimento C-489/09,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dellart.234CE, dallo Hof van beroep te Gent (Belgio) con decisione 17novembre 2009, pervenuta in cancelleria il 30novembre 2009, nella causa

Vandoorne NV

contro

Belgische Staat,

LA CORTE (Seconda Sezione),

composta dal sig.J.N.Cunha Rodrigues, presidente di sezione, dai sigg.A.Arabadjiev, U.Lhmus, A.Caoimh (relatore) e dalla sig.raP.Lindh, giudici

* Lingua processuale: lolandese.

I-228

VANDOORNE

avvocato generale: sig.J.Mazk cancelliere: sig.A.Calot Escobar

considerate le osservazioni presentate:

per la Vandoorne NV, dallavv.D.Blommaert, advocaat;

per il governo belga, dalla sig.raM.Jacobs e dal sig.J.-C.Halleux, in qualit di agenti;

per il governo ceco, dal sig.M.Smolek, in qualit di agente;

per la Commissione europea, dal sig.W.Roels e dalla sig.raM.Afonso, in qualit di agenti,

vista la decisione, adottata dopo aver sentito lavvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
I-229

SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-489/09

ha pronunciato la seguente

Sentenza

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sullinterpretazione degli artt.11, par teC, n.1, e27, nn.1 e5, della sesta direttiva del Consiglio 17maggio 1977, 77/388/ CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme (GUL145, pag.1), come modificata dalla direttiva del Consiglio 20gennaio 2004, 2004/7/CE (GUL27, pag.44; in prosieguo la sesta direttiva).

Tale domanda stata presentata nellambito di una controversia pendente tra la so ciet Vandoorne NV (in prosieguo: la Vandoorne) e il Belgische Staat (Stato belga) in ordine al rifiuto di questultimo di rimborsare a tale societ limposta sul valore aggiunto (in prosieguo: lIVA) relativa a cessioni di tabacchi lavorati che la contro parte contrattuale della Vandoorne non ha pagato.
I-230

VANDOORNE

Contesto normativo

La normativa dellUnione

Lart.2 della sesta direttiva dispone quanto segue:

Sono soggette all[IVA]:

1. le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, effettuate a titolo oneroso allinterno del paese da un soggetto passivo che agisce in quanto tale;

2. le importazioni di beni.

Lart.5, n.1, di tale direttiva prevede quanto segue:

Si considera cessione di bene il trasferimento del potere di disporre di un bene materiale come proprietario.
I-231

SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-489/09


5

Al capo VII, intitolato Fatto generatore ed esigibilit dellimposta, lart. 10 della citata direttiva formulato come segue:

1. Si considera:

a) fatto generatore dellimposta il fatto per il quale si realizzano le condizioni di leg ge necessarie per lesigibilit dellimposta;

b) esigibilit dellimposta il diritto che lErario pu far valere a norma di legge, a par tire da un dato momento, presso il debitore, per il pagamento dellimposta, anche se il pagamento pu essere differito.

2. Il fatto generatore dellimposta si verifica e limposta diventa esigibile allatto della cessione di beni o della prestazione di servizi. ().

Lart. 11, parte C, n. 1, della sesta direttiva, contenuto nel capo VIII della stessa, intitolato Base imponibile, cos dispone:

In caso di annullamento, recesso, risoluzione, non pagamento totale o parziale o di riduzione di prezzo dopo che loperazione stata effettuata, la base imponibile viene debitamente ridotta alle condizioni stabilite dagli Stati membri.

Tuttavia, in caso di non pagamento totale o parziale, gli Stati membri possono dero gare a questa norma.
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VANDOORNE
7

Lart.27 di tale direttiva, contenuto nel capoXV della stessa, intitolato Misure di semplificazione, formulato come segue:

1. Il Consiglio, deliberando allunanimit su proposta della Commissione, pu au torizzare ogni Stato membro ad introdurre misure particolari di deroga alla presente direttiva, allo scopo di semplificare la riscossione dellimposta o di evitare talune frodi o evasioni fiscali. Le misure aventi lo scopo di semplificare la riscossione dellimposta non devono influire, se non in misura trascurabile, sullimporto complessivo delle entrate fiscali dello Stato membro riscosso allo stadio del consumo finale.

()

5. Gli Stati membri che il 1o gennaio 1977 applicano misure particolari del tipo di quelle di cui al paragrafo1 possono mantenerle purch le notifichino alla Commissio ne anteriormente al 1o gennaio 1978 e purch tali misure siano conformi, se si tratta di misure destinate a semplificare la riscossione dellimposta, al criterio definito al paragrafo1.

La direttiva del Consiglio 25 febbraio 1992, 92/12/CEE, relativa al regime genera le, alla detenzione, alla circolazione ed ai controlli dei prodotti soggetti ad accisa (GUL76, pag.1), che si applica ai tabacchi lavorati, allart.6, n.1, prevede che laccisa diventi esigibile allatto dellimmissione in consumo, vale a dire, in particolare, allatto della fabbricazione di tali prodotti o della loro importazione al di fuori di un regime sospensivo.

Lart.10 della direttiva del Consiglio 27novembre 1995, 95/59/CE, relativa alle im poste diverse dallimposta sul volume daffari che gravano sul consumo dei tabacchi lavorati (GUL291, pag.40), formulato come segue:

1. Le modalit di riscossione dellaccisa sono armonizzate al pi tardi nello stadio finale. Nel corso delle tappe precedenti, laccisa in linea di massima riscossa a mezzo
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SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-489/09

di marche fiscali. Gli Stati membri che riscuotono limposta tramite marche fiscali sono tenuti a mettere tali marche a disposizione dei produttori e commercianti degli altri Stati membri. Se invece riscuotono limposta con altri mezzi, gli Stati membri provvedono a che nessun ostacolo amministrativo o tecnico pregiudichi gli scambi tra gli Stati membri.

2. Gli importatori ed i produttori dei tabacchi lavorati sono soggetti al regime di cui [al] paragrafo 1 per quanto riguarda le modalit di riscossione e di pagamento dellaccisa.

La normativa nazionale

10

Lart.77, paragrafo1, n.7, del code de la taxe sur la valeur ajoute (codice belga dellim posta sul valore aggiunto; in prosieguo: il codice IVA) formulato come segue:

Fatta salva lapplicazione dellart.334 della legge programmatica 27dicembre 2004, limposta prelevata per una cessione di beni, una prestazione di servizi o un acquisto intracomunitario di un bene viene rimborsata fino allammontare del relativo importo:

()

7. allorch il credito del prezzo andato interamente o parzialmente perduto.


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VANDOORNE
11

Lart.58, paragrafo1, del codice IVA dispone quanto segue:

Per quanto riguarda i tabacchi lavorati che sono importati, acquisiti ai sensi dellart.25ter o prodotti in Belgio, limposta viene prelevata ogniqualvolta sia dovuto il diritto di accisa belga, in forza delle disposizioni legislative o regolamentari relative al regime fiscale dei tabacchi. Limposta viene calcolata sulla base del prezzo indicato sulla fascetta fiscale, o, se non stato stabilito un prezzo, sulla base imponibile del diritto di accisa.

()

Limposta cos riscossa ha valore dimposta alla quale sono soggetti limportazione, gli acquisti intracomunitari e le cessioni di tabacchi lavorati.

Il Re determina le modalit di riscossione dellimposta applicabile ai tabacchi lavorati e i soggetti tenuti al suo pagamento.

12

Lart. 58, paragrafo 1, del codice IVA era in vigore allepoca delladozione della se sta direttiva. In applicazione dellart.27, n.5, della medesima direttiva, il 19dicem bre1977 il Regno del Belgio ha notificato tale disposizione alla Commissione. Il testo di questa notificazione era del seguente tenore:

B. Pagamento dellimposta in una fase preliminare

1. Tabacchi lavorati

Al fine di facilitare il controllo della riscossione dellIVA in questo settore, limpo sta che dovuta in occasione dellimportazione e della cessione di tabacchi lavorati riscossa contemporaneamente ai diritti di accisa. Al momento dellacquisto del le fascette fiscali da parte del fabbricante o dellimportatore, lIVA , infatti, assolta sul prezzo che sar pagato dal consumatore. Non riscossa alcuna IVA negli stadi
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SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-489/09

successivi, ma ovviamente non pu essere operata alcuna detrazione. La fatturazione di tutte le vendite di tabacchi lavorati deve essere comprensiva di imposta.

13

Il regio decreto 29dicembre 1992, n.13, relativo alla disciplina dei tabacchi lavorati in materia di imposta sul valore aggiunto (Belgisch Staatsblad del 31dicembre 1992, pag.28086), dispone quanto segue:

Articolo1

L[IVA] applicata ai tabacchi lavorati, compresi i surrogati del tabacco, importati, ac quisiti ai sensi dellart.25ter del [codice IVA] o prodotti in Belgio, esigibile contem poraneamente al diritto di accisa.

Limporto dellimposta calcolata ai sensi dellart.58, paragrafo1, del [codice IVA] vie ne corrisposto dal debitore dellaccisa allincaricato della riscossione di tale diritto.

()

Articolo2

In deroga allart.5, nn.8 e9, del regio decreto n.1 relativo alle misure dirette a ga rantire il pagamento dellimposta sul valore aggiunto, le cessioni di tabacchi lavorati sono fatturate ad un prezzo comprensivo di imposta. Inoltre, la fattura contiene la dicitura:Tabacchi lavorati: IVA assolta alla fonte e non detraibile.
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VANDOORNE
14

Lart.6 della legge 10giugno 1997, relativa al regime generale, alla detenzione, alla circolazione ed ai controlli dei prodotti soggetti ad accisa (Belgisch Staatsblad del 1o agosto 1997, pag.19836), prevede che laccisa divenga esigibile allatto dellimmissio ne in consumo, vale a dire, in particolare, allatto della fabbricazione di tali prodotti o della loro importazione al di fuori di un regime sospensivo.

15

Lart.10bis della legge 3aprile 1997, vertente sul regime fiscale dei tabacchi lavorati (Belgisch Staatsblad del 16 maggio 1997, pag. 12105), prevede che laccisa, laccisa speciale e lIVA debbano essere assolte allatto del rilascio dei contrassegni fiscali.

Causa principale e questione pregiudiziale

16

La Vandoorne registrata come soggetto passivo dellIVA per lattivit economica consistente nel commercio allingrosso di tabacchi lavorati. A tale titolo essa inter viene come intermediaria nella catena di commercializzazione di tali prodotti tra i fabbricanti e/o gli importatori, da un lato, e i rivenditori e/o i dettaglianti, dallaltro.

17

A tale proposito, dagli atti risulta che i tabacchi lavorati ceduti alla Vandoorne ai fini dellesercizio delle sue attivit sono gi muniti di fascette fiscali, apposte dai fornitori della stessa in veste di fabbricanti o importatori di tali prodotti, in forza dellart.58, n.1, del codice IVA e delle disposizioni del regio decreto n.13.

18

pacifico che, conformemente allart.2 di tale regio decreto, le fatture relative a tali cessioni effettuate alla Vandoorne contengono la dicitura Tabacchi lavorati: IVA as solta alla fonte e non detraibile e, pertanto, non indicano alcun importo distinto a
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titolo di IVA. Le cessioni di tali stessi prodotti effettuate dalla Vandoorne alle proprie controparti contengono la medesima dicitura e, pertanto, neppure esse indicano al cun importo distinto a titolo di IVA.

19

Nella sua dichiarazione IVA relativa al primo trimestre 2006 la Vandoorne ha chiesto allamministrazione tributaria il rimborso dellIVA relativa a talune cessioni di tabac chi lavorati alla Capitol BVBA (in prosieguo: la Capitol), in seguito alla perdita de finitiva del credito derivante da tali cessioni a causa della dichiarazione di fallimento della suddetta societ il 14marzo 2005.

20

Tale domanda stata respinta dallamministrazione tributaria a motivo del fatto che a fronte di tali cessioni non era stata contabilizzata alcuna IVA, in quanto lIVA relativa ai prodotti in questione era stata assolta dal produttore insieme alle accise, a titolo di prelievo erariale unico, in forza dellart.58, paragrafo1, del codice IVA.

21

Con sentenza 8ottobre 2008 il Rechtbank van eerste aanleg te Brugge (Tribunale di primo grado di Bruges) ha respinto anchesso la domanda della Vandoorne in quanto infondata.

22

Adito in appello, lo Hof van beroep te Gent (Corte dappello di Gand) constata, come gi rilevato dal Belgische Staat, che, nel caso di specie, in applicazione dellart. 58, paragrafo1, del codice IVA e delle disposizioni del regio decreto n.13, non era stato prelevato alcun importo a titolo di IVA nel corso della fase commerciale controversa intercorsa tra la Vandoorne e la Capitol, dal momento che lIVA era stata prelevata integralmente alla fonte presso il fabbricante o limportatore contestualmente al pre lievo delle accise, e che le cessioni effettuate alla prima di tali societ erano accompa gnate da una fattura nella quale lIVA non era indicata quale componente distinta del prezzo, di modo che essa non aveva detratto lIVA. Del pari, la fattura che la Vandoor ne ha rilasciato alla Capitol non esporrebbe lIVA in modo distinto, indicherebbe che questultima stata assolta alla fonte e non detraibile. Orbene, lart.77, paragrafo1,
I-238

VANDOORNE

del codice IVA prevedrebbe soltanto una possibilit di rimborso dellIVA preleva ta per una cessione di beni.

23

Il suddetto giudice si chiede tuttavia se lapplicazione della misura di semplificazione di cui allart.27 della sesta direttiva possa avere la conseguenza di privare un tale for nitore intermedio del diritto al rimborso dellIVA, essendo questultima compresa nel prezzo da esso corrisposto. Infatti, bench il sistema comporti che, allorch il produt tore o limportatore appone le fascette fiscali, lIVA perde la sua identit, innegabile che, in occasione di ciascuna fase commerciale successiva, limporto di tale imposta integralmente pagato senza che il soggetto passivo possa procedere alla sua detrazio ne. Orbene, quando un fornitore intermedio perde il credito che vanta nei confronti della sua controparte contrattuale, egli non potrebbe percepire limporto IVA corri spondente, pur avendo pagato tale medesimo importo IVA al proprio fornitore.

24

In tale contesto, lo Hof van beroep te Gent ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:

Se la normativa belga, in particolare lart.58, paragrafo1, in combinato disposto con lart.77, paragrafo1, n.7, del codice IVA, sia o meno conforme allart.27 della sesta direttiva (), che consente agli Stati membri di adottare misure di semplificazione, e/o allart.11, parteC, n.1, di tale medesima direttiva, che accorda un diritto al rim borso dellIVA in caso di mancato pagamento totale o parziale, per il fatto che essa (...) introduce una semplificazione dellimposizione dellIVA sulla cessioene di tabacchi mediante un unico prelievo alla fonte, e (...) non riconosce il diritto al rimborso dellI VA per la perdita totale o parziale del prezzo ai soggetti passivi che hanno sopportato lIVA su tali tabacchi nelle fasi intermedie.
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Sulla questione pregiudiziale

25

In via preliminare, occorre rammentare che non spetta alla Corte, nellambito del procedimento previsto dallart.267 TFUE, pronunciarsi sulla compatibilit di norme nazionali con il diritto dellUnione. La Corte tuttavia competente a fornire al giudice nazionale tutti gli elementi interpretativi attinenti a tale diritto che gli consentano di pronunciarsi su tale compatibilit per la definizione della causa della quale adito (v., in particolare, sentenze 5luglio 2007, cause riunite C-145/06 eC-146/06, Fendt Italiana, Racc.pag.I-5869, punto30, nonch 9marzo 2010, cause riunite C-379/08 eC-380/08, ERG ea., Racc.pag.I-2007, punto25).

26

In tale contesto, la questione sollevata deve essere intesa nel senso che il giudice del rinvio chiede in sostanza alla Corte se gli artt.11, parteC, n.1, e27, nn.1 e5, del la sesta direttiva debbano essere interpretati nel senso che ostano a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nella causa principale, la quale, prevedendo la riscossione dellIVA, mediante fascette fiscali, in ununica soluzione e alla fonte pres so il fabbricante o limportatore di tabacchi lavorati, esclude il diritto, per i fornitori intermedi che intervengono successivamente nella catena delle ulteriori cessioni, di ottenere il rimborso dellIVA in caso di mancato pagamento del prezzo di tali prodotti da parte dellacquirente.

27

A tal riguardo occorre ricordare che le misure nazionali di deroga di cui allart.27, nn. 1 e 5, della sesta direttiva, consentite allo scopo di semplificare la riscossione dellimposta o di evitare talune frodi o evasioni fiscali, devono essere interpreta te in modo restrittivo e possono derogare al rispetto della base imponibile dellIVA di cui allart. 11 della citata direttiva soltanto nei limiti strettamente necessari per raggiungere tale obiettivo (v. sentenze 10 aprile 1984, causa 324/82, Commissio ne/Belgio, Racc. pag. 1861, punto 29, e 29 maggio 1997, causa C-63/96, Skripalle, Racc.pag.I-2847, punto24). Esse devono inoltre essere necessarie e adeguate alla re alizzazione dello specifico obiettivo che perseguono ed incidere nella misura minore possibile sulle finalit e sui principi della sesta direttiva (sentenze 19settembre 2000, cause riunite C-177/99 eC-181/99, Ampafrance e Sanofi, Racc.pag.I-7013, punto60, nonch 29aprile 2004, causa C-17/01, Sudholz, Racc.pag.I-4243, punto46).
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VANDOORNE
28

Nel caso di specie risulta che, al pari del regime olandese oggetto della causa C-494/04, che ha dato luogo alla sentenza 15giugno 2006, Heintz van Landewijck (Racc.pag.I-5381, punti24, 44, 54 e62), il regime derogatorio istituito dalla normati va nazionale oggetto della causa principale, che consente di riscuotere lIVA mediante fascette fiscali, ha come scopo ed effetto sia la prevenzione di frodi e abusi sia la sem plificazione della riscossione dellimposta, che viene effettuata, grazie a tale regime derogatorio, in ununica fase della catena di commercializzazione dei prodotti, preve dendo che lIVA sia riscossa contemporaneamente ai diritti di accisa, prima che inter venga il fatto generatore dellimposta ai sensi dellart.10 della sesta direttiva. Tale re gime si impernia quindi sul momento dellesigibilit di questultima, in modo che esso coincida con quello della riscossione dei diritti di accisa (v. sentenza 14luglio 2005, causa C-435/03, British American Tobacco e Newman Shipping, Racc.pag.I-7077, punti45 e46).

29

Peraltro, pacifico che, sempre al pari del regime olandese oggetto della causa che ha dato luogo alla citata sentenza Heintz van Landewijck (punto55), il regime in esame, come risulta sia dallart.58, paragrafo1, del codice IVA, sia dal contenuto della noti ficazione effettuata dal Regno del Belgio ai sensi dellart.27, n.5, della sesta direttiva, riportata al punto 12 della presente sentenza, collega limporto dellIVA dovuta al prezzo dei prodotti allo stadio del loro consumo finale, giacch detto importo deter minato in relazione al prezzo al dettaglio che il consumatore deve pagare.

30

A tale proposito va ricordato che lart.27, n.1, della sesta direttiva osta soltanto alle misure idonee ad avere effetti non trascurabili sullimporto dellimposta dovuta allo stadio del consumo finale (v. sentenze 12luglio 1988, cause riunite 138/86 e139/86, Direct Cosmetics e Laughtons Photographs, Racc.pag.3937, punto52, nonch Heintz van Landewijck, cit., punto57).

31

Orbene, sebbene, in alcune circostanze, quali la perdita dei prodotti, la loro svendita o la loro vendita irregolare ad un prezzo diverso da quello al dettaglio indicato sulle fascette fiscali, il produttore o limportatore, nellambito di un regime come quello oggetto causa principale, potrebbe essere tenuto a versare un importo IVA superiore
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SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-489/09

a quello che sarebbe risultato dallapplicazione del sistema armonizzato di diritto co mune di riscossione dellIVA, la mera eventualit che siffatte circostanze si produ cano non tuttavia sufficiente per considerare che tale regime potrebbe avere effetti non trascurabili sullimporto dellimposta dovuta allo stadio del consumo finale (v., in tal senso, sentenza Heintz van Landewijck, cit., punti56-58). Infatti, una misura di semplificazione implica, per sua natura, un approccio pi generale rispetto a quello della regola che essa sostituisce, e non corrisponde quindi necessariamente allesatta situazione di ogni soggetto passivo (sentenza Sudholz, cit., punto62).

32

Ne deriva che un regime come quello oggetto della causa principale non viola i criteri di cui allart.27, n.1, della sesta direttiva e, per le stesse ragioni, non va al di l di quan to necessario al fine di semplificare la riscossione dellIVA e di lottare contro la frode o levasione fiscale (v., in tal senso, sentenza Heintz van Landewijck, cit., punti58 e59).

33

Nelle sue osservazioni scritte presentate nella presente causa, la Vandoorne afferma tuttavia che tale regime in contrasto con gli artt.11, parteC, n.1, e27, nn.1 e5, della sesta direttiva, nella parte in cui esclude il diritto al rimborso dellIVA in caso di mancato pagamento del prezzo. Infatti, consentendo agli Stati membri di istituire un regime di prelievo unico dellIVA alla fonte, in deroga alla regola generale che prevede il prelievo dellIVA ad ogni stadio della catena economica, lart.27 della sesta diretti va autorizzerebbe unicamente misure nazionali di semplificazione della riscossione dellIVA destinate ad evitare la frode o levasione fiscale. Dal momento che qualsiasi eccezione devessere interpretata in modo restrittivo, una siffatta deroga non potreb be invece avere alcun effetto su altre norme relative allIVA, quali quelle che disci plinano il rimborso di tale imposta. Peraltro, la perdita del credito che essa avrebbe sofferto nel caso di specie le causerebbe esattamente lo stesso danno subto da un soggetto passivo normale nei cui confronti trovi applicazione il regime dellIVA fra zionata, poich, nellambito del regime derogatorio in questione, ogni anello interme dio sopporta lIVA compresa nel prezzo pagato al suo fornitore di tabacchi lavorati.
I-242

VANDOORNE
34

Tale argomento non pu essere accolto.

35

Infatti, come emerge dal punto 28 della presente sentenza, pacifico che, nellam bito di un regime come quello di cui trattasi nella causa principale, lIVA relativa ai tabacchi lavorati prelevata, mediante fascette fiscali, in ununica soluzione e, anti cipatamente, alla fonte soltanto presso il fabbricante o limportatore di tali prodotti, contemporaneamente al prelievo dei diritti di accisa, prima che intervenga il fatto generatore dellimposta ai sensi dellart.10 della sesta direttiva.

36

Ne deriva che i fornitori intermedi i quali, come la Vandoorne nella causa principale, intervengono successivamente al produttore o allimportatore nella catena delle ulte riori cessioni di tali prodotti, da un lato, allatto delle cessioni effettuate in loro favore dal loro fornitore, non devono versare alcun importo IVA a monte che possa far sor gere il diritto alla detrazione immediata e integrale di tale imposta ai sensi dellart.17, n.2, della sesta direttiva e, dallaltro, non sono a loro volta debitori di alcun importo IVA a valle, ai sensi dellart.10, n.2, della citata direttiva, allatto delle cessioni effet tuate allacquirente di tali prodotti.

37

In una situazione come quella oggetto della causa principale quindi pacifico che, come stato precedentemente osservato al punto18, le fatture relative a tali diverse cessioni, conformemente allart.2 del regio decreto n.13, riportato al punto13 della citata sentenza, non indicano alcun importo IVA distinto, ma indicano un prezzo che comprende limporto IVA versato dal fabbricante o dallimportatore e recano la dicitura Tabacchi lavorati: IVA assolta alla fonte e non detraibile.

38

Ci considerato, poich i fornitori intermedi non sono tenuti al pagamento dellIVA sulle cessioni di tabacchi lavorati, essi non possono chiederne il rimborso, in forza dellart.11, parteC, n.1, della sesta direttiva, in caso di mancato pagamento del prez zo di tali cessioni da parte dellacquirente.
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39

A tal proposito, il fatto che limporto IVA versato alla fonte dal fabbricante o dallim portatore mediante fascette fiscali sia compreso, da un punto di vista economico, nel prezzo delle cessioni effettuate a tali fornitori, irrilevante. Infatti, una simile circo stanza non rimette in discussione sotto alcun profilo il fatto che i suddetti fornitori non abbiano alcun debito fiscale sulla base delle norme relative allIVA.

40

Peraltro, poich, nellambito di un regime di riscossione semplificata dellIVA come quello di cui trattasi nella causa principale, limporto dellIVA assolta dal fabbricante o dallimportatore mediante fascette fiscali non legato al corrispettivo realmente ricevuto da ogni fornitore, bens, come stato gi constatato al punto29 della pre sente sentenza, al prezzo dei prodotti allo stadio del consumo finale, il fatto che un fornitore intermedio, come quello di cui alla causa principale, perda il proprio credito nei confronti della sua controparte contrattuale non determina alcuna riduzione della base imponibile.

41

Tutto ci premesso, giocoforza constatare che il rimborso a un tale fornitore inter medio dellimporto IVA in caso di mancato pagamento del prezzo da parte dellac quirente delle cessioni di tabacchi lavorati influirebbe in misura non trascurabile, contrariamente a quanto richiesto dallart.27, n.1, della sesta direttiva, sullimporto dellimposta dovuta allo stadio del consumo finale e, pertanto, sulle entrate fiscali del lo Stato membro riscosse a tale stadio. Ci varrebbe a maggior ragione se la domanda di rimborso dellIVA dovesse riguardare lintero limporto versato dal fabbricante o dallimportatore dei tabacchi lavorati, in quanto limposta pagata in anticipo dagli stessi grava interamente sul prezzo fatturato da ogni fornitore intermedio alla sua controparte contrattuale.

42

Orbene, probabile che, come indicato dalla Commissione nelle sue osservazioni, tali prodotti, tenuto conto della loro natura, possano ancora essere venduti ai consuma tori finali, segnatamente, in una controversia come quella di cui alla causa principale, dal rappresentante dellacquirente dichiarato fallito. Cos, non si pu escludere che, contrariamente al principio accolto dal sistema comune dellIVA, i suddetti prodotti siano consumati senza che si sia provveduto a versare allErario una parte, o addirit tura lintero importo, dellimposta dovuta.
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VANDOORNE
43

Inoltre, occorre sottolineare che, nellambito di un siffatto regime, il fatto di consen tire a un fornitore intermedio di ottenere il rimborso parziale, o addirittura totale, di tale imposta, quando lacquirente, adducendo segnatamente il proprio stato di insol venza, non paga il prezzo delle cessioni, rischierebbe non solo di complicare signii cativamente la riscossione dellIVA, ma anche, come affermato nelle osservazioni dei governi belga e ceco, di favorire gli abusi e le frodi, mentre la semplificazione della riscossione dellIVA e la prevenzione di siffatti abusi e frodi costituiscono proprio gli obiettivi perseguiti da tale regime, conformemente allart.27, n.1, della sesta diret tiva (v., per analogia, sentenze Heintz van Landewijck, cit., punti43, 62 e65, nonch 13dicembre 2007, causa C-374/06, BATIG, Racc.pag.I-11271, punto39).

44

Orbene, il mercato delle sigarette, come gi osservato dalla Corte, si presta parti colarmente allo sviluppo di un commercio illegale [v. sentenze 10 dicembre 2002, causa C-491/01, British American Tobacco (Investments) e Imperial Tobacco, Racc.pag.I-11453, punto87; 29aprile 2004, causa C-222/01, British American To bacco, Racc.pag.I-4683, punto72, nonch BATIG, cit., punto34].

45

Ne consegue che lesclusione del diritto al rimborso dellIVA per un fornitore inter medio, come la Vandoorne, in caso di mancato pagamento del prezzo da parte dellac quirente di tabacchi lavorati ceduti a questultimo, costituisce una conseguenza ine rente a un regime come quello oggetto della causa principale, che ha come scopo ed effetto, conformemente ai criteri di cui allart.27, n.1, della sesta direttiva, di sempli ficare la riscossione dellIVA e di lottare contro la frode o levasione fiscale connesse a tali prodotti.

46

Occorre pertanto risolvere la questione sollevata dichiarando che gli artt. 11, par teC, n.1, e27, nn. 1 e 5, della sesta direttiva devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale, come quella oggetto della causa prin cipale, la quale, prevedendo, al fine di semplificare la riscossione dellIVA e di lot tare contro la frode o levasione fiscale connesse ai tabacchi lavorati, la riscossione di tale imposta mediante fascette fiscali in ununica soluzione e alla fonte presso il fabbricante o limportatore di tali prodotti, esclude il diritto, per i fornitori intermedi
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SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-489/09

che intervengono successivamente nella catena delle ulteriori cessioni, di ottenere il rimborso dellIVA in caso di mancato pagamento del prezzo dei suddetti prodotti da parte dellacquirente.

Sulle spese

47

Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.

Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:

Gli artt.11, parteC, n.1, e27, nn.1 e5, della sesta direttiva del Consiglio 17mag gio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, come modificata dalla direttiva del Consiglio 20gennaio 2004, 2004/7/CE, devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale, come quella oggetto della causa prin cipale, la quale, prevedendo, al fine di semplificare la riscossione dellimposta sul valore aggiunto e di lottare contro la frode o levasione fiscale connesse ai tabacchi lavorati, la riscossione di tale imposta mediante fascette fiscali in unu nica soluzione e alla fonte presso il fabbricante o limportatore di tali prodotti, esclude il diritto, per i fornitori intermedi che intervengono successivamente nella catena delle ulteriori cessioni, di ottenere il rimborso dellimposta sul va lore aggiunto in caso di mancato pagamento del prezzo dei suddetti prodotti da parte dellacquirente.

Firme

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Causa C-490/09

Commissione europea contro Granducato di Lussemburgo


Inadempimento di uno Stato Art.49CE Libera prestazione dei servizi Mancato rimborso delle spese relative ad analisi ed esami di laboratorio effettuati in uno Stato membro diverso dal Granducato di Lussemburgo Normativa nazionale che ne esclude la presa a carico mediante rimborso delle spese anticipate per detti esami ed analisi Normativa nazionale che subordina la presa a carico delle cure sanitarie al rispetto dei requisiti da essa fissati

Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 27gennaio 2011 . . . . . . . .

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Massime della sentenza


1. Libera prestazione dei servizi Restrizioni Normativa nazionale relativa al rimborso delle spese mediche sostenute in un altro Stato membro (Art.49CE) 2. Ricorso per inadempimento Prova dellinadempimento Onere incombente alla Commissione Deduzione di elementi che dimostrano linadempimento (Artt.10CE e226CE) I-247

MASSIME CAUSA C-490/09

1. Uno Stato membro viene meno agli obbli ghi incombentigli in forza dellart.49CE non prevedendo, nellambito della sua normativa in materia di previdenza so ciale, la presa a carico delle spese relative ad analisi ed esami di laboratorio effet tuati in un altro Stato membro, mediante rimborso delle spese anticipate per tali prestazioni, ma prevedendo soltanto un meccanismo di presa a carico diretta da parte delle casse malattia.

per i pazienti, sia per i prestatori, un osta colo alla libera prestazione dei servizi.

(v. punti41, 48, dispositivo 1)

2. Nellambito di una procedura dinadem pimento ai sensi dellart. 226 CE, spetta alla Commissione provare la sussistenza dellasserito inadempimento, fornendo alla Corte di giustizia gli elementi neces sari affinch questa ne accerti lesistenza.

Poich lapplicazione di una siffatta disci plina porta ad escludere, di fatto, la presa a carico di analisi ed esami di laboratorio effettuati presso la quasi totalit, se non la totalit, dei prestatori di servizi me dici situati in Stati membri diversi, essa scoraggia, o addirittura impedisce, che le persone soggette al regime di previdenza sociale del suddetto Stato membro si ri volgano a tali prestatori e rappresenta, sia

La mera circostanza che la Commissione non disponga di poteri dindagine in ma teria di inadempimento degli Stati e che essa dipenda, per lesame dei fascicoli, dalle risposte e dalla collaborazione de gli Stati membri non pu permetterle di sottrarsi allobbligo menzionato, se essa non contesta allo Stato membro di essere venuto meno agli obblighi incombentigli in forza dellarticolo10CE.

(v. punti49, 57, 58, 60)

I-248

COMMISSIONE / LUSSEMBURGO

SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione) 27gennaio 2011*

Nella causa C-490/09,

avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dellart.226CE, proposto il 30novembre 2009,

Commissione europea, rappresentata dai sigg.G.Rozet e E.Traversa, in qualit di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,

ricorrente,

contro

Granducato di Lussemburgo, rappresentato dal sig.C.Schiltz, in qualit di agente, assistito dallavv.A.Rodesch, avocat,

convenuto,

* Lingua processuale: il francese.

I-249

SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-490/09

LA CORTE (Seconda Sezione),

composta dal sig.J.N.Cunha Rodrigues, presidente di sezione, dai sigg.A.Arabadjiev (relatore), A.Rosas, U.Lhmus e dalla sig.raP.Lindh, giudici,

avvocato generale: sig.P.Mengozzi cancelliere: sig.B.Flp, amministratore

vista la fase scritta del procedimento e in seguito alludienza del 28ottobre 2010,

vista la decisione, adottata dopo aver sentito lavvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

Con il suo ricorso, la Commissione delle Comunit europee chiede alla Corte di di chiarare che, avendo mantenuto in vigore lart. 24 del codice di previdenza sociale lussemburghese, che esclude il rimborso delle spese delle analisi di biologia medica effettuate in un altro Stato membro, prevedendo esclusivamente la presa a carico di tali analisi attraverso un terzo erogatore, e lart. 12 dello Statuto dellUnione delle casse malattia, che subordina il rimborso delle analisi di biologia medica effettuate in
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COMMISSIONE / LUSSEMBURGO

un altro Stato membro al rispetto integrale dei requisiti di erogazione previsti dalle convenzioni nazionali lussemburghesi, il Granducato di Lussemburgo venuto meno agli obblighi incombentigli in forza dellart.[49]CE.

Contesto normativo

Lart.24 del codice di previdenza sociale lussemburghese, nella sua versione applica bile alla controversia (Mmorial A 2008, pag.790, in prosieguo: il codice di previden zasociale), dispone quanto segue:

Le cure sanitarie sono prestate sotto forma di rimborso da parte della Caisse natio nale de sant [la Cassa sanitaria nazionale lussemburghese, gi Union des caisses de maladie] e delle casse malattia a favore degli assicurati che hanno anticipato le spese, o sotto forma di presa a carico diretta da parte della Caisse nationale de sant; il pre statore di cure non ha in questultimo caso alcuna azione diretta contro lassicurato se non per la quota parte prevista eventualmente a carico di questultimo. Qualora le convenzioni non prevedano diversamente, la presa a carico diretta opera esclusiva mente in relazione alle seguenti prestazioni, servizi e forniture:

analisi ed esami di laboratorio;

(...).

Le parti riconoscono pacificamente che la normativa lussemburghese in materia di previdenza sociale non prevede la presa a carico di analisi ed esami di laboratorio ai sensi dellart.24 del codice di previdenza sociale mediante rimborso delle spese anti cipate dagli assicurati per tali prestazioni.
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SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-490/09


4

Lart.12, primo e secondo comma, dello Statuto dellUnione delle casse malattia, nella sua versione risultante dal testo coordinato applicabile dal 1o gennaio 1995 (Mmorial A 1994, pag.2989, in prosieguo: lo statuto) stabilisce quanto segue:

Le prestazioni e le forniture prese a carico dallassicurazione malattia del Lussem burgo sono unicamente quelle indicate nellart.17 del codice [di previdenza sociale] e che sono inserite nellelenco di cui allart.65 di detto codice o nelle liste del presente statuto.

Le prestazioni sono opponibili allassicurazione malattia solo se erogate in conformit di quanto previsto dalle convenzioni di cui agli artt.61 e75 del codice [di previdenza sociale].

Fase precontenziosa del procedimento

La Commissione ha ricevuto due denunce relative a casi di mancato rimborso di spe se sostenute da pazienti soggetti al regime di previdenza sociale lussemburghese per analisi di biologia medica effettuate in uno Stato membro diverso dal Granducato di Lussemburgo.

In un caso, il rimborso delle spese era stato rifiutato in quanto la normativa nazionale prevedeva la presa a carico delle spese relative a tali analisi direttamente da parte delle casse malattia e quella competente non poteva procedere al rimborso trattandosi di prestazioni per le quali non era prevista una tariffa.
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COMMISSIONE / LUSSEMBURGO
7

Secondo la Commissione, nellaltro caso il rimborso delle analisi del sangue e ad ul trasuoni effettuate in Germania sarebbe stato rifiutato in quanto solo le prestazioni indicate nello statuto potevano essere rimborsate, a condizione che fossero state ef fettuate in conformit dei requisiti previsti dalle convenzioni nazionali applicabili. Lautore della denuncia, in particolare, sarebbe stato impossibilitato a rispettare le condizioni stabilite per ottenere il rimborso delle analisi a causa delle differenze esi stenti tra i sistemi sanitari lussemburghese e tedesco. La Commissione evidenzia, ad esempio, che i prelievi vengono effettuati direttamente dai medici, mentre la normati va lussemburghese prevede che debbano essere eseguiti in un laboratorio separato. In Germania non sarebbe pertanto possibile soddisfare tale previsione.

A seguito delle citate denunce, il 23ottobre 2007 la Commissione ha inviato al Gran ducato di Lussemburgo una lettera di diffida in cui sosteneva che il mantenimento in vigore dellart.24 del codice di previdenza sociale e dellart.12 dello statuto sarebbe incompatibile con lart.49CE.

Con lettera del 17dicembre 2007, detto Stato membro ha risposto alla suddetta let tera di diffida evidenziando di essere consapevole degli obblighi che gli derivano dal diritto dellUnione e che, da un lato, intendeva prevedere una soluzione di carattere generale al problema sollevato dalla Commissione e, dallaltro, intendeva gestire in modo pragmatico i casi isolati che si dovessero presentare sino ad allora.

10

Il Granducato di Lussemburgo ha cionondimeno osservato che ladeguamento agli obblighi succitati comporterebbe svariate difficolt tecniche. Esso ha menzionato, in particolare, limpossibilit per lUnione delle casse malattia di applicare per analogia la tariffa ai fini del rimborso delle spese sostenute allestero, le specifiche condizioni nazionali di rimborso delle spese per analisi di biologia medica oltre al fatto che la modifica dello Statuto rientra nella competenza delle parti sociali.
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11

Non avendo ottenuto alcun impegno definitivo da parte delle autorit lussemburghe si quanto alleliminazione dellasserito inadempimento, il 16 ottobre 2008 la Com missione inviava al Granducato di Lussemburgo un parere motivato, invitandolo ad adempiere agli obblighi incombentigli in forza dellart.49CE entro un termine di due mesi a decorrere dal ricevimento di detto parere.

12

Dopo uno scambio di lettere tra il Granducato di Lussemburgo e la Commissione, nellambito del quale detto Stato membro osservava, in particolare, che le casse ma lattia del Lussemburgo erano state invitate a farsi carico delle spese per analisi di biologia medica effettuate al di fuori del territorio lussemburghese, applicando una tariffa stabilita per analogia sulla base delle tariffe vigenti in Lussemburgo, che lU nione delle casse malattia era stata chiamata a modificare il proprio statuto e che la revisione del codice di previdenza sociale sarebbe stata realizzata non con un prov vedimento isolato, bens a breve nellambito di una riforma generale, detta istituzione ha ritenuto che non fosse stata adottata alcuna norma volta a modificare la normativa nazionale controversa e ha deciso pertanto di proporre il presente ricorso.

Procedimento dinanzi alla Corte

13

Con ordinanza del presidente della Corte 19aprile 2010 stato autorizzato linter vento del Regno di Danimarca a sostegno delle conclusioni del Granducato di Lus semburgo.

14

Poich il Regno di Danimarca ha informato la Corte che rinunciava al suo intervento, il presidente della Corte, con ordinanza in data 14luglio 2010, ha disposto la cancel lazione di tale Stato membro come parte interveniente nella controversia.
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Sul ricorso

Argomenti delle parti

15

Secondo la Commissione, lart. 24 del codice di previdenza sociale e lart. 12 dello statuto comportano uningiustificata restrizione alla libera prestazione dei servizi ai sensi dellart.49CE.

16

Essa osserva che i servizi medici rientrano tra quelli indicati nellart.49CE, che osta allapplicazione di qualsiasi normativa nazionale che abbia leffetto di rendere la pre stazione di servizi tra Stati membri pi difficile della prestazione di servizi puramente interna. La Commissione ritiene altres che, bench il diritto dellUnione non pregiu dichi la competenza degli Stati membri ad organizzare i loro sistemi previdenziali e a determinare le condizioni per lerogazione delle prestazioni nel settore previdenziale, essi devono nellesercizio di tale potere nondimeno rispettare il diritto dellUnione.

17

Il sistema della presa a carico diretta delle spese relative agli esami di laboratorio da parte delle casse malattia non opera nei casi in cui un assicurato soggetto al regime di previdenza sociale lussemburghese si rivolga ad un laboratorio posto al di fuori del territorio del Granducato. Il fatto che la normativa nazionale stabilisce che le sud dette prestazioni possono essere prese a carico solo con tale modalit impedirebbe, infatti, di rimborsare allassicurato i costi derivanti dalle analisi di biologia medica effettuate in uno Stato membro diverso dal Granducato di Lussemburgo.
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18

Orbene, la Commissione ricorda che la Corte ha gi dichiarato che gli Stati membri che hanno istituito un sistema di prestazioni in natura devono prevedere meccanismi di rimborso a posteriori delle cure dispensate in uno Stato membro diverso da quello di provenienza degli assicurati.

19

Anche qualora le autorit lussemburghesi applicassero un meccanismo di rimborso per analisi o esami effettuati in Stati membri diversi dal Granducato di Lussemburgo, le spese relative a tali prestazioni potrebbero comunque essere rimborsate solo qua lora queste ultime siano state erogate nel rispetto integrale dei requisiti previsti in materia dalla normativa lussemburghese. Le prestazioni in oggetto potrebbero essere rimborsate, quindi, solo se effettuate in un laboratorio di analisi separato. Orbene, in Germania, come anche in altri Stati membri, sono per gli stessi medici ad effet tuare tali analisi.

20

Le condizioni per la presa a carico previste dalla normativa lussemburghese intro durrebbero cos una distinzione basata esclusivamente sulle modalit con cui le cure sanitarie vengono erogate allinterno degli Stati membri. In questo modo, un assicu rato soggetto al regime di previdenza sociale lussemburghese otterrebbe o meno il rimborso a seconda dello Stato membro nel quale ha beneficiato delle cure sanita rie. La Commissione osserva che se un assicurato soggetto al regime di previdenza sociale lussemburghese si reca in Francia o in Belgio, dove le analisi vengono pi frequentemente effettuate allinterno di laboratori separati, si vedrebbe accordare il rimborso. La Commissione sostiene, invece, che lo stesso paziente non otterrebbe alcun rimborso qualora si recasse in Germania, come nel caso oggetto di una delle denunce ad essa pervenute.

21

Secondo la Commissione, la Corte ha dichiarato che le condizioni di rimborso delle prestazioni dello Stato membro di iscrizione rimangono opponibili al paziente che riceve le cure in un altro Stato membro, ma non possono essere discriminatorie, n costituire un ostacolo alla libera circolazione delle persone. Orbene, le condizioni previste dalla normativa lussemburghese sarebbero direttamente collegate alle mo dalit con cui gli Stati membri organizzano lerogazione delle cure sanitarie, cosic ch per i pazienti non sarebbe materialmente possibile influenzare in alcun modo le modalit di erogazione di tali cure. La natura delle analisi rimarrebbe daltro canto
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la stessa, indipendentemente dal fatto che vengano effettuate da un medico nel suo ambulatorio, in ospedale o in un laboratorio separato.

22

Lart.24 del codice di previdenza sociale e lart.12 dello statuto avrebbero cos leffetto di dissuadere gli assicurati soggetti al regime di previdenza sociale lussemburghese dal rivolgersi a prestatori di servizi medici stabiliti in Stati membri diversi dal Gran ducato di Lussemburgo e rappresenterebbero pertanto una restrizione ingiustificata alla libera prestazione dei servizi.

23

Quanto ai rischi per il sistema di convenzionamento, legati al fatto che se le pre stazioni dovessero venir rimborsate in base ad una stessa tariffa, sia che essi siano convenzionati o meno i prestatori convenzionati non avrebbero pi interesse ad accettare i prezzi negoziati, la Commissione osserva che il Granducato di Lussembur go non avrebbe fornito alcun elemento di prova a tale riguardo. Il sistema di presa a carico diretta da parte delle casse malattia, inoltre, opererebbe a favore dei prestatori di servizi convenzionati, poich, per ipotesi, i prestatori di servizi non convenzionati non potrebbero neppure proporlo ai propri pazienti.

24

Quanto alle istruzioni impartite alle casse malattia di prendere a carico le spese per analisi di biologia medica effettuate al di fuori del territorio del Lussemburgo, la Commissione ritiene che le prassi amministrative, per loro natura modificabili a piacimento dallamministrazione e prive di pubblicit adeguata, non possono essere considerate quale valido adempimento degli obblighi derivanti del diritto dellUnione.

25

Il Granducato di Lussemburgo ritiene che il rifiuto delle casse malattia di farsi carico delle analisi effettuate in un laboratorio situato in un altro Stato membro contrasti con lart.49CE.
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26

Esso afferma, tuttavia, che gli Stati membri restano competenti in via esclusiva a deci dere in merito allorganizzazione, al finanziamento e allerogazione dei servizi sanitari e si chiede se lobbligo a loro imposto di rimborsare il costo di tali servizi, senza poter effettuare alcuna verifica preliminare, non contrasti con il principio di proporzionali t sancito dallart.5, terzo comma, CE. Detto obbligo danneggerebbe le prerogative di sovranit riconosciute agli Stati membri in questambito e imporrebbe al Granducato di Lussemburgo un cambiamento radicale del suo sistema sanitario.

27

Il suddetto Stato membro osserva, inoltre, che il suo sistema sanitario si fonda sul principio del convenzionamento obbligatorio e delliscrizione a bilancio degli istituti ospedalieri. Esso terrebbe conto di considerazioni di politica sociale garantendo un servizio identico tanto ai cittadini di condizioni modeste, quanto a quelli che dispon gono di risorse considerevoli. Un sistema siffatto pu per essere mantenuto solo se un numero elevato di assicurati vi fanno effettivamente ricorso e il meccanismo della presa a carico diretta da parte delle casse malattia un mezzo per conseguire detto risultato.

28

Orbene, qualora si permettesse agli assicurati benestanti di accedere liberamente ai servizi sanitari degli Stati membri vicini al Granducato di Lussemburgo, la solidariet necessaria ai fini del funzionamento del sistema sanitario lussemburghese verrebbe ad essere compromessa. I prestatori di servizi medici stabiliti allinterno di tali Stati membri si rifiuterebbero cos di sottomettersi alle condizioni risultanti dal sistema di convenzionamento. In effetti, sarebbero stati concessi aumenti tariffari in occasione delle negoziazioni collettive proprio per mantenere le convenzioni con determinati prestatori.

29

Il Granducato di Lussemburgo osserva, tuttavia, che non intende opporsi alla revisio ne delle disposizioni contestate dalla Commissione nel ricorso. Esso intende per ap portare tali modifiche nellambito di una riforma complessiva della materia, in attesa della quale lIspettorato generale della previdenza sociale impartisca istruzioni chiare, precise e vincolanti alle casse malattia, obbligandole a rimborsare le analisi di labora torio effettuate in altri Stati membri, prevedendo, in caso di mancato adeguamento,
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la sospensione, o addirittura lannullamento, della decisione contraria. In tal modo verrebbe garantito il rispetto dellart.49CE.

30

Il Granducato di Lussemburgo conclude pertanto per il rigetto del ricorso della Com missione.

Giudizio della Corte

31

La Commissione contesta al Granducato di Lussemburgo di essere venuto meno agli obblighi incombentigli in forza dellart.49CE non avendo tale Stato previsto, nellam bito della normativa in materia di previdenza sociale, la possibilit di una presa a carico di analisi ed esami di laboratorio, ai sensi dellart.24 del codice di previdenza sociale, effettuati allinterno di un altro Stato membro, sotto forma di rimborso dei costi anticipati dallassicurato per tali prestazioni, ma unicamente una presa a carico diretta da parte delle casse malattia. Essa contesta a detto Stato membro di subor dinare, inoltre, in base allart.12 dello statuto, il rimborso delle spese per analisi di biologia medica effettuate in un altro Stato membro da parte di tali casse necessa riamente al rispetto integrale dei requisiti di erogazione previsti dalle convenzioni nazionali indicate in tale articolo.

32

Occorre innanzitutto ricordare che se pacifico che il diritto dellUnione non pregiu dica la competenza degli Stati membri ad organizzare i propri sistemi previdenziali e che, in mancanza di unarmonizzazione a livello dellUnione europea, spetta alla normativa di ciascuno Stato membro determinare le condizioni di concessione delle prestazioni in materia di previdenza sociale, tuttavia resta fermo che, nellesercizio di tale competenza, gli Stati membri devono rispettare il diritto dellUnione e, in parti colare, le norme relative alla libera prestazione dei servizi (v., in particolare, sentenze 12luglio 2001, causa C-157/99, Smits e Peerbooms, Racc.pag.I-5473, punti44-46;
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13 maggio 2003, causa C-385/99, Mller-Faur e van Riet, Racc. pag. I-4509, pun to100; 16maggio 2006, causa C-372/04, Watts, Racc.pag.I-4325, punto92, e 5otto bre 2010, causa C-173/09, Elchinov, Racc. pag. I-8889, punto40).

33

A tale riguardo, lart.49CE osta allapplicazione di qualsiasi normativa nazionale che abbia leffetto di rendere la prestazione di servizi tra Stati membri pi difficile della prestazione di servizi puramente interna ad uno Stato membro (sentenze 28aprile 1998, causa C-158/96, Kohll, Racc. pag. I-1931, punto 33, e 15 giugno 2010, causa C-211/08, Commissione/Spagna, Racc. pag.I-5267, punto55).

34

Secondo giurisprudenza costante, le prestazioni mediche fornite dietro corrispettivo rientrano nellambito di applicazione delle disposizioni relative alla libera prestazione dei servizi (v., in particolare, citate sentenze Kohll, punto29, e Elchinov, punto36), senza che si debba distinguere a seconda che le cure siano dispensate in ambito ospe daliero o fuori dallo stesso (sentenze 12 luglio 2001, causa C-368/98, Vanbraekel ea., Racc.pag.I-5363, punto41; citate sentenze Mller-Faur e van Riet, punto38, e Watts, punto 86, e 5 ottobre 2010, causa C-512/08, Commissione/Francia, Racc. pag. I-8833, punto30).

35

La Corte ha altres statuito che la libera prestazione dei servizi comprende la libert, da parte dei destinatari dei servizi, in particolare delle persone che devono ricevere cure mediche, di recarsi in un altro Stato membro per ivi fruire di tali servizi (v. sen tenza 31gennaio 1984, cause riunite 286/82 e26/83, Luisi e Carbone, Racc.pag.377, punto 16, e citate sentenze Watts, punto 87; Elchinov, punto 37, e Commissione/ Francia, punto31).

36

Inoltre, il fatto che la disciplina nazionale rientri nellambito previdenziale e, pi in particolare, preveda, in materia di assicurazione malattia, un intervento in natura anzich mediante rimborso non vale a sottrarre i trattamenti medici dallambito di applicazione di tale libert fondamentale (v., in questo senso, citate sentenze MllerFaur e van Riet, punto103; Watts, punto89, e Commissione/Spagna, punto47).
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37

Per quanto riguarda, in primis, il ricorso della Commissione nella parte relativa alla mancata previsione della presa a carico di analisi ed esami di laboratorio, ai sensi dellart.24 del codice di previdenza sociale, mediante rimborso delle spese anticipate per tali prestazioni, occorre osservare, in via preliminare, che esso riguarda unica mente la presa a carico delle cure sanitarie fornite da prestatori di servizi medici non convenzionati con le casse malattia lussemburghesi, mentre nei casi in cui tali cure vengano erogate da un prestatore convenzionato le relative spese sono coperte grazie al meccanismo della presa a carico diretta da parte di dette casse.

38

A tale riguardo, se vero che la disciplina nazionale in materia previdenziale non impedisce agli assicurati di ricorrere a un prestatore di servizi medici stabilito in uno Stato membro diverso dal Granducato di Lussemburgo, resta il fatto che essa non per mette il rimborso delle spese per i servizi forniti da un prestatore non convenzionato nei casi in cui il rimborso rappresenta lunica modalit di presa a carico di tali cure.

39

Orbene, essendo pacifico che il sistema previdenziale lussemburghese si fonda su un meccanismo di convenzionamento obbligatorio dei prestatori, sono prevalentemente quelli stabiliti nel territorio di detto Stato membro ad aver stipulato una convenzione con le casse malattia.

40

vero che le casse malattia di uno Stato membro hanno la facolt di concludere con venzioni con prestatori stabiliti al di fuori del territorio nazionale. Tuttavia, appare in linea di principio illusorio pensare che un numero consistente di prestatori di servizi stabiliti in altri Stati membri siano indotti a stipulare convenzioni con le dette casse malattia, dal momento che le loro prospettive di accogliere pazienti iscritti a tali casse rimangono aleatorie e ridotte (v., in questo senso, sentenza Mller-Faur e van Riet, cit., punto43).
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41

Ne consegue che, nella misura in cui la disciplina lussemburghese oggetto desame porta ad escludere di fatto la presa a carico di analisi ed esami di laboratorio, ai sen si dellart. 24 del codice di previdenza sociale, effettuati presso la quasi totalit, se non la totalit, dei prestatori di servizi medici situati negli Stati membri diversi dal Granducato di Lussemburgo, essa scoraggia, o addirittura impedisce, che le persone soggette al regime di previdenza sociale lussemburghese si rivolgano a tali prestatori e rappresenta, sia per i pazienti, sia per i prestatori, un ostacolo alla libera prestazione dei servizi.

42

Nelle sue difese, il Granducato di Lussemburgo eccepisce che il suo sistema di assi stenza sanitaria rischierebbe di venir compromesso se si permettesse ai suoi associati di avvalersi liberamente di cure sanitarie in altri Stati membri, in quanto in tal caso solo un numero insufficiente di assicurati si rivolgerebbe alle strutture sanitarie in Lussemburgo e queste ultime si rifiuterebbero di accettare le condizioni risultanti dal sistema di convenzione.

43

A tale riguardo, la Corte ha effettivamente riconosciuto, da un lato, che lobiettivo di mantenere un servizio medico-ospedaliero equilibrato ed accessibile a tutti pu parimenti rientrare nel regime di deroghe giustificate da ragioni di sanit pubblica previsto dallart. 46 CE, nella misura in cui un tale obiettivo contribuisca alla rea lizzazione di un livello elevato di tutela della salute (citate sentenze Kohll, punto50; Mller-Faur e van Riet, punti67 e71, e Watts, punto104) e, dallaltro, che non pu escludersi che un rischio di grave alterazione dellequilibrio finanziario del sistema previdenziale possa costituire un motivo imperativo di interesse generale atto a giu stificare un ostacolo al principio della libera prestazione dei servizi (citate sentenze Kohll, punto 41; Mller-Faur e van Riet, punto 73; Watts, punto 103, e Elchinov, punto42).

44

Il Granducato di Lussemburgo non ha tuttavia dimostrato lesistenza di un simile ri schio, n ha spiegato le ragioni per cui il mancato rimborso dei costi relativi ad analisi ed esami di laboratorio effettuati da prestatori di servizi medici stabiliti in un altro
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Stato membro possa considerarsi adatto a conseguire lobiettivo di tutela della sanit pubblica e non ecceda quanto strettamente necessario a tal fine.

45

In risposta allargomento secondo cui gli Stati membri sarebbero costretti a rinun ciare ai principi e alleconomia del loro regime di assicurazione malattia e si ledereb be cos la libert loro riconosciuta di istituire il sistema previdenziale prescelto e di stabilirne il funzionamento, dovendo essi in particolare prevedere, nellorganizzare laccesso alle cure sanitarie, anche il rimborso delle spese per le prestazioni erogate allinterno di un altro Stato membro, la Corte ha dichiarato, inoltre, al punto102 della citata sentenza Mller-Faur e van Riet, che la realizzazione delle libert fondamen tali garantite dal TrattatoCE obbliga inevitabilmente gli Stati membri ad apportare qualche adattamento al loro sistema previdenziale, senza peraltro che si possa ritene re che ne venga compromessa, in tal modo, la competenza sovrana in materia.

46

Peraltro, nel contesto stesso di attuazione del regolamento (CEE) del Consiglio 14giu gno 1971, n.1408, relativo allapplicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavorato ri subordinati e ai loro familiari che si spostano allinterno della Comunit europea (GUL149, pag.2), gli Stati membri che hanno istituito un regime di prestazioni in natura, o perfino un servizio sanitario nazionale, devono prevedere meccanismi di rimborso a posteriori di cure dispensate in uno Stato membro diverso da quello com petente (sentenza Mller-Faur e van Riet, cit., punto105). A tale riguardo, inoltre, nulla osta a che lo Stato membro competente in cui esiste un regime di prestazioni in natura stabilisca gli importi del rimborso che i pazienti cui siano state prestate cure in un altro Stato membro possono esigere, sempre che tali importi si fondino su criteri obiettivi, non discriminatori e trasparenti (sentenza Mller-Faur e van Riet, cit., punto107).

47

Per quanto attiene, da ultimo, alle istruzioni emanate dallIspettorato generale della previdenza sociale ed evocate dal Granducato di Lussemburgo per dimostrare linesi stenza della violazione allegata, sufficiente ricordare che semplici prassi amministra tive derivanti dallapplicazione di tali istruzioni, per natura modificabili a piacimento
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dallamministrazione e prive di pubblicit adeguata, non possono essere considerate valido adempimento degli obblighi del Trattato (v., in particolare, sentenza 13dicem bre 2007, causa C-465/05, Commissione/Italia, Racc.pag.I-11091, punto65).

48

Occorre di conseguenza constatare che, non avendo previsto nel quadro generale del la disciplina del sistema previdenziale, la presa a carico delle spese relative ad analisi ed esami di laboratorio, ai sensi dellart.24 del codice di previdenza sociale, effettuati in un altro Stato membro mediante un rimborso dei costi anticipati per tali prestazio ni, ma unicamente mediante un meccanismo di presa a carico diretta da parte delle casse malattia, il Granducato di Lussemburgo venuto meno agli obblighi incomben tigli in forza dellart.49CE.

49

Per quanto riguarda, in secondo luogo, il ricorso della Commissione nella parte in cui si riferisce allart.12 dello statuto, si deve ricordare che nellambito di una proce dura dinadempimento ai sensi dellart.226CE, spetta alla Commissione provare la sussistenza dellasserito inadempimento, fornendo alla Corte gli elementi necessari affinch questa ne accerti lesistenza (v., in particolare, sentenza 29aprile 2010, causa C-160/08, Commissione/Germania, Racc. pag. I-3713, punto 116, e Commissione/ Francia, cit., punto56).

50

Dallart.38, n.1, lett.c), del regolamento di procedura della Corte e dalla giurispru denza ad esso relativa emerge, inoltre, che il ricorso deve indicare loggetto della con troversia e lesposizione sommaria dei motivi e che tale indicazione deve essere suf ficientemente chiara e precisa per consentire alla parte convenuta di preparare la sua difesa e alla Corte di esercitare il suo controllo. Ne discende che gli elementi essenziali di fatto e di diritto sui quali un ricorso si basa devono emergere in modo coerente e comprensibile dal testo del ricorso stesso e che le conclusioni di questultimo devono essere formulate in modo inequivoco al fine di evitare che la Corte statuisca ultra pe tita ovvero ometta di pronunciarsi su una censura (v. sentenze 21febbraio 2008, causa C-412/04, Commissione/Italia, Racc. pag. I-619, punto 103; Commissione/Spagna,
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cit., punto 32, e 28 ottobre 2010, causa C-508/08, Commissione/Malta, Racc. pag. I-10589, punto16).

51

Occorre osservare, da un lato, per quanto riguarda lart.12 dello statuto, che la Com missione contesta al Granducato di Lussemburgo di subordinare il rimborso delle spese relative ad analisi di biologia medica effettuate in un altro Stato membro al rispetto integrale dei requisiti previsti dalla normativa nazionale in materia. Tali con dizioni sarebbero, secondo la Commissione, manifestamente sproporzionate.

52

A tale riguardo, come rilevato dalla Commissione nel suo ricorso introduttivo, la Cor te ha statuito che le condizioni di erogazione delle prestazioni in materia di previden za sociale, la cui fissazione rimessa agli Stati membri, cos come la determinazione dei limiti della copertura garantita dal regime di assicurazione malattia, rimangono opponibili in caso di cure fornite in uno Stato membro diverso da quello di iscrizione purch non siano discriminatorie n costituiscano un ostacolo alla libera circolazione delle persone, (v., in tal senso, sentenza Mller-Faur e van Riet, cit., punto106).

53

Orbene, ad eccezione di quanto indicato dalla Commissione nella lettera di diffida e nel parere motivato, nonch nel ricorso, ossia che le analisi di biologia medica devono essere effettuate in un laboratorio separato, la Commissione non ha affatto precisato quali siano dette condizioni. Essa non ha nemmeno chiarito, in particolare, quali siano le disposizioni di diritto lussemburghese che le contemplano.

54

La Commissione non ha quindi fornito alla Corte gli elementi necessari per verificare lincompatibilit di tali condizioni con lart.49CE.
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SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-490/09


55

Daltra parte, quanto alla condizione menzionata al punto53 della presente sentenza, si deve necessariamente rilevare che la Commissione non ha individuato le norme di diritto lussemburghese che la prevedono, n ha definito in modo chiaro e preciso la portata esatta di tale condizione e nemmeno ha indicato le prestazioni mediche cui si applica.

56

A tale riguardo, n il contenuto della denuncia presentata dalla Commissione, n le informazioni fornite in occasione delludienza hanno permesso di chiarire questi aspetti.

57

Su questo punto, la Commissione ha osservato in udienza di non disporre di poteri dindagine in materia di inadempimento degli Stati e di dipendere, per lesame dei fascicoli, dalle risposte e dalla collaborazione degli Stati membri.

58

Tuttavia, questa circostanza da sola non sufficiente a permettere alla Commissione di sottrarsi agli obblighi menzionati ai punti49 e50 della presente sentenza.

59

La Corte ha effettivamente stabilito che dallart.10CE discende che gli Stati membri hanno lobbligo di cooperare lealmente ad ogni indagine svolta dalla Commissione ai sensi dellart.226CE e di fornirle tutte le informazioni che essa loro richieda alluo po (v. sentenze 13luglio 2004, causa C-82/03, Commissione/Italia, Racc.pag.I-6635, punto15, e 4marzo 2010, causa C-221/08, Commissione/Irlanda, Racc. pag.I-1669, punto60).

60

Tuttavia, dal fascicolo sottoposto alla Corte non risulta che la Commissione abbia chiesto al Granducato di Lussemburgo di metterle a disposizione la disciplina appli cabile, n che detta istituzione abbia contestato a tale Stato membro di essere venuto meno agli obblighi incombentigli in forza dellart.10CE.

61

La Commissione, da ultimo, non ha neppure dimostrato il carattere restrittivo della libera prestazione dei servizi della condizione menzionata al punto53 della presente sentenza, ma si limitata a richiamare le differenze esistenti tra i vari regimi nazionali
I-266

COMMISSIONE / LUSSEMBURGO

di sicurezza sociale che permarrebbero in assenza di unarmonizzazione a livello di diritto dellUnione (v., in tal senso, sentenze 15gennaio 1986, causa C-41/84, Pinna, Racc.pag.1, punto20, nonch Commissione/Spagna, cit., punto61).

62

In tale contesto, occorre considerare che la Commissione non ha provato che, man tenendo in vigore lart.12 dello statuto che subordina la presa a carico da parte delle casse malattia delle prestazioni e forniture sanitarie al rispetto integrale dei requi siti di erogazione previsti dalle convenzioni nazionali menzionate in tale articolo, il Granducato di Lussemburgo sia venuto meno agli obblighi incombentigli in forza dellart.49CE.

63

Da quanto precede risulta che il ricorso della Commissione, nella parte concernente lart.12 dello statuto, deve essere respinto.

Sulle spese

64

Ai sensi dellart.69, n.3, primo comma, del regolamento di procedura, la Corte pu ripartire le spese o decidere che ciascuna parte sopporti le proprie spese, in particola re, se le parti soccombono rispettivamente su uno o pi capi. Nella fattispecie, poich le parti sono risultate rispettivamente soccombenti su uno o pi capi, si deve disporre che ciascuna di esse sopporti le proprie spese.
I-267

SENTENZA 27. 1. 2011 CAUSA C-490/09

Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara e statuisce:

1) Il Granducato di Lussemburgo, non avendo previsto nellambito della sua normativa in materia di previdenza sociale la presa a carico delle spese re lative ad analisi ed esami di laboratorio, ai sensi dellart. 24 del codice di previdenza sociale lussemburghese nella sua versione applicabile alla con troversia, effettuati in un altro Stato membro, mediante rimborso delle spese anticipate per tali prestazioni, ma avendo previsto soltanto un meccanismo di presa a carico diretta da parte delle casse malattia, venuto meno agli ob blighi incombentigli in forza dellart.49CE.

2) Il ricorso respinto quanto al resto.

3) La Commissione europea e il Granducato di Lussemburgo sopportano le proprie spese.

Firme

I-268

INDICE CRONOLOGICO DELLE DECISIONI PUBBLICATE NEL VOLUME2011

ParteI Giurisprudenza della Corte

Fascicolo 1

Causa C-90/09 P: General Qumica SA e altri contro Commissione europea (Impugnazione Concorrenza Intese Settore dei pro dotti chimici a base di gommaDecisione che constata uninfrazione allart.81CEGruppo di impreseResponsabilit in solido di una so ciet controllante per le infrazioni alle regole di concorrenza commesse dalle sue controllateImputazione alla societ controllante che si trova al vertice di un gruppo) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

I-1

Conclusioni dellavvocato generale J. Mazk, presentate il 14settembre 2010 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

I-5

Sentenza della Corte (Prima Sezione) del 20gennaio 2011 . . . . . . . .

I - 30

Causa C-155/09: Commissione europea contro Repubblica ellenica (Ina dempimento di uno StatoArtt.12CE, 18CE, 39CE e43CEArtt.4, 28 e31 dellAccordo sullo Spazio economico europeoNormativa tri butariaPresupposti per lesenzione dallimposta sulle cessioni in oc casione del primo acquisto di un bene immobileEsenzione riservata ai soli residenti nel territorio nazionale nonch ai cittadini di origine greca che non risiedono in questultimo alla data dellacquisto) . . . . .

I - 65

Sentenza della Corte (Prima Sezione) 20gennaio 2011 . . . . . . . . . . .

I - 68

I-I

Causa C-463/09: CLECE SA contro Mara Socorro Martn Valor e Ayun tamiento de Cobisa (Politica socialeDirettiva 2001/23/CETrasfe rimento di impreseMantenimento dei diritti dei lavoratoriNozione di trasferimentoAttivit di puliziaAttivit realizzata direttamen te da un comune mediante lassunzione di nuovo personale) (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunal Superior de Justicia de Castilla-La Mancha) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Conclusioni dellavvocato generale V. Trstenjak, presentate il 26otto bre 2010 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sentenza della Corte (Terza Sezione) 20gennaio 2011 . . . . . . . . . . .

I - 95

I - 97 I - 122

Causa C-382/08: Michael Neukirchinger contro Bezirkshauptmann schaft Grieskirchen (Trasporto aereo Licenza per lorganizzazione di voli commerciali in pallone aerostaticoArt.12CECondizione attinente alla residenza o alla sede sociale Sanzioni amministrati ve) (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallUnabhngiger Verwaltungssenat des Landes Obersterreich) . . . . . . . . . . . . . . . . . . Conclusioni dellavvocato generale P. Mengozzi, presentate il 7settem bre 2010 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sentenza della Corte (Grande Sezione) 25gennaio 2011 . . . . . . . . .

I - 139

I - 143 I - 162

Causa C-168/09: Flos SpA contro Semeraro Casa e Famiglia SpA (Pro priet industriale e commerciale Direttiva 98/71/CE Protezione giuridica dei disegni e modelli Art. 17 Obbligo di cumulo della protezione dei disegni e modelli con quella del diritto dautoreNor mativa nazionale che esclude o rende inopponibile per un certo periodo la protezione attraverso il diritto dautore dei disegni e modelli divenuti di pubblico dominio anteriormente allentrata in vigore di tale normati vaPrincipio della tutela del legittimo affidamento) (domanda di pro nuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Milano) . . . . . . . . . . . Conclusioni dellavvocato generale Y. Bot, presentate il 24giugno 2010 Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 27gennaio 2011 . . . . . . . . .

I - 181 I - 186 I - 203

I-II

Causa C-489/09: Vandoorne NV contro Belgische Staat (Sesta direttiva IVAArtt.11, parteC, n.1, e27, nn.1 e5Base imponibileMisu re di semplificazioneTabacchi lavoratiFascette fiscaliPrelievo unico dellIVA alla fonteFornitore intermedioMancato pagamento totale o parziale del prezzoDiniego di rimborso dellIVA) (domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dallo Hof van beroep te Gent) . . . Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 27gennaio 2011 . . . . . . . . . Causa C-490/09: Commissione europea contro Grand-Duch de Luxem bourg (Inadempimento di uno StatoArt.49CELibera prestazione dei serviziMancato rimborso delle spese relative ad analisi ed esami di laboratorio effettuati in uno Stato membro diverso dal Granducato di Lussemburgo Normativa nazionale che ne esclude la presa a ca rico mediante rimborso delle spese anticipate per detti esami ed ana lisi Normativa nazionale che subordina la presa a carico delle cure sanitarie al rispetto dei requisiti da essa fissati) . . . . . . . . . . . . . . . . Sentenza della Corte (Seconda Sezione) 27gennaio 2011 . . . . . . . . .

I - 225 I - 228

I - 247 I - 249

I-III

INFORMAZIONI SULLE DECISIONI NON PUBBLICATE

Avviso ai lettori della Raccolta Si informano i lettori che le decisioni della Corte qui di seguito recensite sono reperibili nella loro versione integrale sul sito Curia (http://curia.europa.eu) nella lingua processuale ed in qualsiasi altra lingua eventualmente disponibile.

INFORMAZIONI SULLE DECISIONI NON PUBBLICATE

Ordinanza della Corte (Quinta Sezione) 12gennaio 2011 Eriksen ealtri / Commissione (cause riunite C-205/10P, C-217/10P eC-222/10P) Impugnazione Ricorso per risarcimento danni Conseguenze per la sanit pubblica dellincidente nucleare verificatosi nei pressi di Thule (Groenlandia, Danimarca) Direttiva 96/29/Euratom Mancata adozione da parte della Commissione di misure nei confronti di uno Stato membro 1. Ricorso per inadempimento Diritto di azione della Commissione Esercizio discrezionale Diritto dei singoli di esigere che la Commissione prenda posizione Insussistenza Relazione con il potere della Commissione di concedere esenzioni Insussistenza (Art.226CE; art.141 EA) (v. punti42-43, 56, 67) 2. Responsabilit extracontrattuale Presupposti Illecito Mancato avvio da parte della Commissione di un procedimento per inadempimento Fatto che non costituisce illecito (Artt. 226 CE e 288, secondo comma, CE; art. 141 EA) (v.punti52-53) 3. CEEA Trattato Ambito di applicazione Attivit rientranti in ambito militare Esclusione Conseguenze per la sanit pubblica di un incidente nucleare verificatosi in ambito militare Irrilevanza (TrattatoCEEA) (v.punto66)

Oggetto Impugnazioni proposte contro le sentenze del Tribunale (Quarta Sezione) 24marzo 2010, causa T-516/08, Eriksen/Commissione, causa T-6/09, Hansen/Commissione, e causa T-5/09, Lind/Commissione, con le quali il Tribunale ha respinto in quanto manifestamente infondati in diritto i ricorsi per risarcimento danni diretti ad ottenere il ristoro del danno asseritamente subto dai ricorrenti in conseguenza della manca ta adozione, da parte della Commissione, delle misure necessarie per imporre alla Danimarca di conformarsi alla direttiva 96/29, che stabilisce le norme fondamen tali di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori
I-1*

INFORMAZIONI SULLE DECISIONI NON PUBBLICATE

contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti (GUL159, pag.1) e di applicare tali disposizioni ai lavoratori coinvolti nellincidente nucleare di Thule (Groenlandia), in violazione della risoluzione del Parlamento europeo sulle conseguenze di detto incidente per la salute pubblica, adottata il 10 maggio 2007 [petizione 720/2002, 2006/2012 (INI)].

Dispositivo

1)

Le impugnazioni sono respinte.

2)

I sigg.Eriksen e Hansen nonch la sig.raLind sono condannati alle spese.

Sentenza della Corte (Quinta Sezione) 13gennaio 2011 Media-Saturn-Holding / UAMI (causa C-92/10P)

Impugnazione Marchio comunitario Impedimento assoluto alla registrazione Assenza di carattere distintivo Marchio costituito da uno slogan pubblicitario e composto da elementi singolarmente privi di carattere distintivo Segno figurativo BEST BUY

1. Impugnazione Motivi dimpugnazione Erronea valutazione dei fatti Irricevibilit Controllo da parte della Corte della valutazione dei fatti sottoposti al Tribunale Esclusione, salvo il caso di snaturamento (Art.256 TFUE; Statuto della Corte di giustizia, art.58, primo comma) (v.punto27)

2. Impugnazione Motivi dimpugnazione Motivo dedotto per la prima volta in sede di impugnazione Irricevibilit (v.punto39)
I-2*

INFORMAZIONI SULLE DECISIONI NON PUBBLICATE

Oggetto

Impugnazione proposta contro la sentenza del Tribunale (Quarta Sezione) 15dicem bre 2009, causa T-476/08, Media-Saturn/UAMI (BEST BUY), con cui il Tribunale ha respinto il ricorso di annullamento avverso la decisione della quarta commissione di ricorso dellUAMI 28agosto 2008, che ha respinto il ricorso contro la decisione dellesaminatore recante diniego della registrazione del segno figurativo BEST BUY come marchio comunitario per prodotti delle classi 1, 2, 5-12, 14-17, 20-22, 27, 28, 35, 37, 38 e40-42 Carattere distintivo di un marchio costituito da uno slogan pubblici tario e composto da elementi singolarmente privi di carattere distintivo.

Dispositivo

1)

Limpugnazione respinta.

2)

La Media-Saturn-Holding GmbH condannata alle spese.

Ordinanza della Corte (Sesta Sezione) 18gennaio 2011 Berkizi-Nikolakaki / Anotato Symvoulio epilogis prosopikou e Aristoteleio Panepistimio Thessalonikis

(causa C-272/10)

Art.104, n.3, del regolamento di procedura Politica sociale Art.155, n.2, TFUE Direttiva 1999/70/CE Clausola 8 dellaccordo quadro sul lavoro a tempo determinato Contratti di lavoro a tempo determinato nel settore pubblico Contratti successivi Abuso Sanzioni Conversione in un contratto di lavoro a tempo indeterminato Modalit di procedura Termine di decadenza Principi di equivalenza e di effettivit Abbassamento del livello generale di tutela dei lavoratori
I-3*

INFORMAZIONI SULLE DECISIONI NON PUBBLICATE

1. Politica sociale Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato Direttiva 1999/70 Provvedimenti volti a prevenire lutilizzo abusivo di una successione di contratti di lavoro a tempo determinato (Art.155, n.2, TFUE; direttiva del Consiglio 1999/70, allegato) (v.punti32-33, 37-38, 44-45, 48-49, 51-61, dispositivo 1)

2. Politica sociale Accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato Direttiva 1999/70 Divieto di riduzione del livello generale di tutela offerto ai lavoratori nel settore disciplinato da tale Accordo (Direttiva del Consiglio 1999/70, allegato, clausola 8, punto 3) (v. punti 69, 74, 76-77, dispositivo 2)

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale Dioikitiko Efeteio Thessalonikis Interpretazione della clausola 8, punto 3, dellallegato alla direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, 1999/70/CE, relativa allaccordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato (GUL175, pag.43) Normativa nazionale che istituisce un termine di decadenza per trasformare i contratti di lavoro a tempo determinato in contratti di lavoro a tempo indeterminato.

Dispositivo

1)

Lart. 155, n. 2, TFUE e laccordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999 e allegato alla direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, 1999/70/CE, relativa allaccordo quadroCES, UNICE eCEEP sul lavoro a tempo determinato, devono essere interpretati nel senso che non ostano a una norma nazionale, come lart.11, n.2, del decreto presidenziale 164/2004, recante disposizioni relative ai lavoratori assunti con contratto a tempo deter minato nel settore pubblico, a termini della quale la domanda di un lavoratore diretta a far s che sia convertita in un contratto di lavoro a tempo indeter minato una serie di contratti di lavoro a tempo determinato eventualmente qualificabili come abusivi deve essere introdotta dinanzi allautorit compe tente entro un termine perentorio di due mesi dallentrata in vigore di detto

I-4*

INFORMAZIONI SULLE DECISIONI NON PUBBLICATE

decreto, purch detto termine cosa che spetta al giudice nazionale verii care non sia meno favorevole di quello concernente ricorsi simili di diritto interno in materia di diritto del lavoro e non renda praticamente impossibile o eccessivamente difficile lesercizio dei diritti conferiti dallordinamento giu ridico dellUnione.

2)

La clausola 8, punto3, dellaccordo quadro sul lavoro a tempo determinato deve essere interpretata nel senso che non osta a una norma nazionale come lart.11, n.2, del decreto presidenziale 164/2004, a termini della quale la do manda di un lavoratore diretta a far s che sia convertita in un contratto di la voro a tempo indeterminato una serie di contratti di lavoro a tempo determi nato eventualmente qualificabili come abusivi deve essere introdotta dinanzi allautorit competente entro un termine perentorio di due mesi dallentrata in vigore di detto decreto, sebbene i corrispondenti termini previsti da dispo sizioni legislative nazionali analoghe anteriori a tale data siano stati prorogati, in quanto tale norma non pregiudica il livello generale di tutela dei lavoratori a tempo determinato.

Ordinanza della Corte (Sesta Sezione) 20gennaio 2011 Chihabi ea. / Vandendriessche, in qualit di curatore del fallimento dellAnneessen

(causa C-432/10)

Rinvio pregiudiziale Irricevibilit manifesta

Questioni pregiudiziali Ricevibilit Questioni sollevate senza precisazioni sufficienti sul contesto di fatto e di diritto (Art. 267 TFUE; Statuto della Corte di giustizia, art. 23; regolamento di procedura della Corte, artt. 92, n. 1, e 103, n. 1) (v.punti18-23)
I-5*

INFORMAZIONI SULLE DECISIONI NON PUBBLICATE

Oggetto

Domanda di pronuncia pregiudiziale Rechtbank van eerste aanleg te Antwerpen Interpretazione degli artt.5, 38-41, 43, 177, secondo trattino, 202, nn.1 e3, e221, nn.1 e3, del regolamento (CEE) del Consiglio 12ottobre 1992, n.2913, che istituisce un codice doganale comunitario (GUL302, pag.1) e dellart.199, n.1, del regola mento (CEE) della Commissione 2luglio 1993, n.2454, che fissa talune disposizioni dapplicazione del regolamento (CEE) n.2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario (GUL253, pag.1) Recupero a posteriori dei dazi allimpor tazione o allesportazione Comunicazione al debitore Nascita di unobbligazione doganale in seguito allintroduzione irregolare di merci.

Dispositivo

La domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Rechtbank van eerste aanleg te Antwerpen, con decisione 31maggio 2007, manifestamente irricevibile.

Ordinanza del presidente della Corte 31gennaio 2011 Commissione / ditions Odile Jacob

(causa C-404/10P-R)

Procedimento sommario Accesso ai documenti delle istituzioni Regolamento (CE) n.1049/2001 Documenti riguardanti un procedimento relativo ad unoperazione di concentrazione tra imprese Decisione della Commissione Negato accesso ai documenti Sentenza del Tribunale Annullamento della decisione della Commissione Domanda di sospensione dellesecuzione della sentenza del Tribunale Urgenza
I-6*

INFORMAZIONI SULLE DECISIONI NON PUBBLICATE

1. Procedimento sommario Sospensione dellesecuzione Provvedimenti provvisori Presupposti per la concessione Fumus boni iuris Urgenza Danno grave ed irreparabile Carattere cumulativo Ponderazione di tutti gli interessi in gioco Ordine di esame e modalit di verifica Potere discrezionale del giudice del procedimento sommario (Artt.256, n.1, TFUE, 278 TFUE e279 TFUE; regolamento di procedura della Corte, art.83, n.2) (v. punti19-21)

2. Procedimento sommario Sospensione dellesecuzione Presupposti per la concessione Urgenza Danno grave ed irreparabile Onere della prova (Art.278 TFUE) (v. punti30-31)

3. Procedimento sommario Sospensione dellesecuzione Sentenza del Tribunale oggetto di impugnazione Presupposti per la concessione Danno grave ed irreparabile Prosecuzione di un procedimento amministrativo riguardante il regolamento n. 1049/2001, relativo allaccesso del pubblico ai documenti Insussistenza (Art.278 TFUE; regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio n.1049/2001) (v.punto32)

Oggetto

Impugnazione proposta avverso la sentenza del Tribunale (Sesta Sezione) 9giugno 2010, causa T-237/05, ditions Jacob/Commissione, con cui il Tribunale ha annul lato la decisione della Commissione 7 aprile 2005, (D (2005)3286), in quanto essa nega alla ricorrente laccesso ai documenti relativi al procedimento di controllo del leconcentrazioni n.COMP/M.2978 Lagardre/Natexis/VUP Documenti relativi a procedimenti di controllo delle concentrazioni Eccezione relativa alla tutela degli obiettivi delle attivit dindagine Obbligo dellistituzione interessata di procedere ad un esame concreto ed individuale del contenuto dei documenti oggetto della do manda di accesso.
I-7*

INFORMAZIONI SULLE DECISIONI NON PUBBLICATE

Dispositivo 1) La domanda di provvedimenti provvisori presentata dalla Commissione eu ropea respinta. Le spese sono riservate.

2)

I-8*

PUBBLICAZIONI DELLA CORTE DI GIUSTIZIA DELLUNIONE EUROPEA Raccolta della giurisprudenza della Corte di giustizia e del Tribunale Parti I e II (a partire dal volume 1990): Parte Pubblico impiego (Racc. PI): Insieme Parti I, II e Racc. PI: Prezzi in Lussemburgo, IVA esclusa. Le succitate pubblicazioni sono reperibili presso gli uffici vendita (cfr. terza pagina di copertina). vol. 1954-1994 (collezione) vol. 1995 - vol. 2003 (prezzo unitario) vol. 2004 vol. 2005 - vol. 2011 (prezzo unitario) vol. 1995 - vol. 2003 (prezzo unitario) vol. 2004 vol. 2005 - vol. 2010 (prezzo unitario) vol. 2011 vol. 1995 - vol. 2003 (prezzo unitario) vol. 2004 vol. 2005 - vol. 2010 (prezzo unitario) vol. 2011 EUR 1 850, 170, 190, 250, 70, 80, 100, 110, 205, 230, 300, 350,

Corte di giustizia dellUnione europea Raccolta della giurisprudenza della Corte di giustizia e del Tribunale Parte I Corte di giustizia Fascicolo 20111 Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni dellUnione europea 2012286 pagg.16,2 22,9 cm N. di catalogo: QD-AB-11-001-IT-C ISSN 1831-8363 Prezzo della serie in Lussemburgo (IVA esclusa): 350 EUR