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Aristotele e il Liceo

Cittadinanza e Costituzione

letture

Aristotele Il principio della somma


Per comprendere in che modo si possano evitare le pretese al potere totale avanzate da gruppi particolari che cercano di fare solo il proprio interesse, Aristotele prende in considerazione varie alternative possibili (i poveri, i ricchi, le persone oneste, un tiranno, un singolo uomo competente). Cercando di stabilire fino a quali limiti possano estendersi le esigenze di una maggioranza senza danneggiare le giustificate esigenze di altri gruppi, enuncia il cosiddetto principio della somma, secondo cui lunione degli sforzi comuni pu portare a raggiungere un obiettivo meritevole. La capacit di comprensione dei molti, il valore complessivo di una folla, sarebbe superiore a quella di singoli competenti. Oggi chiamiamo questo concetto intelligenza collettiva.

u darsi che i molti, pur se singolarmente non eccellenti, qualora si raccolgano insieme, siano superiori a loro, non presi singolarmente, ma nella loro totalit, come lo sono i pranzi comuni rispetto a quelli allestiti a spese di uno solo. In realt, essendo molti, ciascuno ha una parte di virt e di saggezza e come quando si raccolgono insieme, in massa, diventano un uomo con molti piedi, con molte mani, con molti sensi, cos diventano un uomo con molte eccellenti doti di carattere e dintelligenza. Per tale motivo i molti giudicano meglio anche le opere di musica e le creazioni dei poeti: questo ne giudica una parte, quello unaltra, ma tuttinsieme gli uomini, tuttinsieme. La differenza che esiste tra gli uomini eccellenti e ciascuno dei molti come quella che dicono esistere tra belli e non belli, tra gli oggetti ritratti con arte e quelli reali, e cio negli oggetti ritratti con arte i vari elementi dispersi sono raccolti insieme, mentre, se si considerassero separatamente, sarebbe certo pi bello di quello dipinto vuoi locchio di costui, vuoi un altro tratto di un altro. Senza dubbio non chiaro se tale diversit tra i molti e i pochi eccellenti possa trovarsi in ogni popolo e in ogni massa: forse, per Zeus, chiaro che in talune impossibile (perch lo stesso ragionamento dovrebbe adattarsi anche alle bestie: e, in realt, in che differiscono, per dir cos, alcuni popoli dalle bestie?), ma riguardo a talune particolari masse di individui, niente proibisce che sia vero ci ch stato detto. Pertanto, in base a tali considerazioni, si potrebbe risolvere la questione avanzata dianzi e quella ad essa connessa, di quali affari, cio, devono essere sovrani i liberi e la massa dei cittadini [] E in realt, uniti tuttinsieme, essi hanno sufficiente discernimento e stando con chi migliore sono di utilit allo Stato, proprio come un cibo non puro mischiato a uno puro rende il tutto pi nutriente di quanto non sia il poco puro: ma presi separatamente, ciascuno di loro immaturo a dare un giudizio.[] In realt sembra assurdo che di affari importanti siano sovrani pi gli uomini dappoco che gli uomini ammodo, e il rendiconto e lelezione dei magistrati sono una cosa di importanza suprema: in talune costituzioni le demandano, come s detto, al popolo, in quanto lassemblea sovrana di tutte codeste operazioni. Eppure fanno parte dellassemblea e sono consiglieri e giudici persone di censo esiguo e di qualsiasi et, mentre lufficio di tesoriere, di stratego e le cariche pi importanti le coprono persone di censo rilevante. Ma si potrebbe risolvere in modo simile anche questa difficolt. Forse pure queste norme sono giuste perch non il singolo giudice, n il singolo consigliere n il singolo membro dellassemblea sono magistrati, ma il tribunale, il consiglio, il popolo: ogni singolo fa parte delle suddette assemblee (intendo cio il consigliere, il membro dellassemblea, il giudice) e quindi a buon diritto sovrana degli affari pi importanti la massa, in quanto il popolo, il consiglio e il tribunale sono formati da molti individui e il censo di tutti questi insieme superiore a quello degli altri che singolarmente o in pochi coprono le altre cariche. Siano dunque queste le nostre precisazioni in proposito.
[Aristotele, Politica, III 11 1281 b 1282 a, trad. it. di R. Laurenti, Roma-Bari, Laterza, 1973, pp. 90-93]

2011 RCS Libri S.p.A./La Nuova Italia A. La Vergata, F. Trabattoni, Filosofia, cultura, cittadinanza