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I pasti in comune e il simposio

La profonda integrazione di Alcmane nella societ di Sparta testimoniata in modo particolare dai
canti dedicati alle varie occasioni rituali, canti di cui i parteni costituiscono solo una parte. Altri
frammenti attribuiti ad Alcmane, per esempio, sono probabilmente tratti da carmi destinati alle
numerose occasioni in cui si celebravano banchetti legati al culto e pasti in comune a cui parte-
cipavano cittadini spartani (T13-T14): tali occasioni caratterizzavano la vita pubblica spartana in
quanto funzionali a corroborare i legami di solidariet e unione tra i membri del corpo civico. Inol-
tre, la Suda (s. v. Axo v) afferma che Alcmane m v r mtixo ao vu ru rtp yr yovr tm v r mtixm v
rm v, essendo assai incline allamore, stato inventore dei canti erotici: in molti frammenti di
Alcmane possibile riscontrare la tematica erotica, che induce a pensare a una produzione desti-
nata al simposio (T15).
1. Alcmane
Il tripode del ghiotto Alcmane
(fr. 9 C.)
Questo frammento, in cui il poeta parla di s in prima persona, descriveva proba-
bilmente la preparazione di uno dei sissizi, i pasti in comune, a Sparta. Laspetto comunitario del pasto
sottolineato dalluso dellaggettivo xoivo e dal sostantivo ooo (il popolo), che indicano appunto
che Alcmane non si rivolge a un gruppo ristretto e privato ma allintera collettivit da cui viene condi-
viso il pasto. Ricordiamo che a Sparta fra gli Spartiati (cos erano definiti i membri della collettivit che
godevano dei diritti politici) vigeva un regime di totale uguaglianza.
metro: alcmani
xoi aoxo toi omom tiaooo xuto
m x rvi <hJh> r oyrip
o rti vuv y oauo, too or aro
rtvro, oiov o aooyo Axov
5 poo0p ioov aroo to toao
E una volta ti dar un tripode panciuto,
dove... metterai;
ma adesso ancora intatto dal fuoco, presto sar pieno
di polenta, quella che il ghiotto Alcmane
5 ama mangiare bollente, dopo il solstizio dinverno;
13
t
Antologia
MELICA ARCAICA
Antologia 84
outi yo pu trtuyrvov ro0ri,
oo to xoivo yo, mar o ooo,
otruri
infatti non vuole le cose elaborate,
ma il cibo comune, come il popolo,
ricerca
(trad. di A. Aloni)
Pasto in comune e peana
(fr. 129 C.)
Il fr. 129 ci testimonia alcune delle occasioni comunitarie in cui era previsto il
canto. Il canto in onore di Apollo (peana) trova la sua naturale collocazione nellambito dei banchetti
comuni dei cittadini (ovorio), nelle varie circostanze in cui tutta la comunit si riunisce per motivi cul-
tuali (la 0oivo, ovvero la festa pubblica) e nelle celebrazioni dei gruppi ristretti devoti al culto di preci-
se divinit (il 0iooo).
metro: vv. 1 e 3 enoplio + v. 2 alcmanio
ooivoi or xoi rv oioooioiv
ovorimv aoo ooituovrooi
arari aoiovo xotopv
nei banchetti e nei tiasi,
fra i commensali dei sissizi
giusto intonare il peana.
(trad. di A. Aloni)
Eros fanciullo
(fr. 147 C.)
In vista del simposio potrebbe essere stato composto il carme da cui proviene
questo frammento, centrato sulla figura di Eros, fanciullo impudente e irresistibile.
metro: esametri cretici catalettici
Aooito rv oux roti, oyo
1
o Em oio aoi aoioori,
ox ra ov0p xooivmv, o p oi oiypi, tm xuaoiioxm.
non Afrodite, ma il folle e insolente
1
Eros che come fanciullo gioca,
sfiorando il sommo dei fiori ma che non me li tocchi del cipero.
(trad. di A. Aloni)
14
t
15
t
1. oyo: laggettivo significa sia folle, violento sia impudente, lascivo, due aspetti della figura di Eros inteso come forza
a cui non ci si pu opporre.
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2. Stesicoro
La Gerioneide
La Gerioneide narrava della decima fatica di Eracle, la cattura dei buoi del mostro Gerione. Il mostro, un
essere spaventoso dotato di tre corpi uniti allaltezza della vita, abitava a Eritia, unisola al di l dellOceano
nellestremo Occidente. Per recarvisi, Eracle utilizza la coppa (or ao) a bordo della quale il Sole compie
ogni giorno il proprio tragitto da Oriente a Occidente. Giunto a destinazione, leroe si scontra in duello con
il mostro e lo uccide. Riportiamo qui in sequenza alcuni frammenti del poema: larrivo a Eritia (T16), luc-
cisione di Gerione, con la celeberrima immagine del mostro che ripiega la testa come un papavero che
cade (T17), e la fine dellavventura, con la restituzione della coppa al Sole da parte di Eracle (T18).
Larrivo a Eritia
(fr. S 8)
(attraverso) i flutti del mare profondo giunsero
allisola splendida degli di,
dove le Esperidi case tutte doro
possiedono.
<vv. 5-7>
(trad. di A. Aloni)
Luccisione di Gerione
(fr. S 15)
Col. II
[...] di odiosa
Morte... [destino]
Avendo intorno alla punta, intinto
nel sangue e nella [...] bile,
5 dolori dellIdra
1
, rovina per gli uomini,
dal collo cangiante; senza rumore il dardo
ingannevolmente si piant nella fronte;
squarci carni e ossa
secondo il volere di un dio;
10 e trapass la freccia
la sommit del capo,
macchi di sangue purpureo
la corazza e le insanguinate [membra.
15 Gerione inclin il capo
di lato, come quando un papavero,
che deturpa il [suo corpo] delicato
subito lasciati cadere i petali,
(trad. di A. Aloni)
16
t
17
t
1. Le frecce dellarco di Eracle erano intrise del veleno dellIdra di Lerna, un mostro dalle innumerevoli teste, ucciso dalleroe
in unaltra delle sue fatiche.
Antologia 86
La fine dellavventura
(fr. S 17)
quando il gagliardo figlio di Iperione
1
sal sulla coppa tutta doro
per attraversare lOceano,
e giungere nellabisso della sacra
notte tenebrosa
presso la madre, la sposa legittima
e i cari figli,
egli verso il bosco ombroso di lauri
si avvi a piedi, il figlio di Zeus
2
...
(trad. di A. Aloni)
18
t
1. Si tratta di Helios, il Sole, figlio del Titano Iperione e di Teia,
figli a loro volta di Urano e Gaia. La moglie di Helios era
Perseide, una figlia di Oceano e Teti; con lei aveva fatto molti
figli, fra i quali la maga Circe, il re della Colchide Eeta (il padre
di Medea) e Pasifae, moglie del sovrano cretese Minosse.
2. Eracle.
3. Ibico
La produzione epico-lirica
Diversi frammenti attribuiti a Ibico mostrano la trattazione di tematiche mitiche in forma metrica liri-
ca, per cui sembrerebbero testimoniare una specifica produzione di carattere epico-lirico simile a
quella stesicorea. Tuttavia lesiguit di questi frammenti non consente di apprezzare i modi in cui
Ibico trattava i miti proposti, ovvero se li sviluppava in modo narrativamente esteso e dettagliato
come Stesicoro, oppure solo di scorcio come gli altri lirici corali. Allo stato delle nostre conoscenze
definire una parte dellopera di Ibico come specificamente epico-lirica giustificabile per laccosta-
mento con Stesicoro gi suggerito dagli antichi, piuttosto che per levidenza testuale a nostra dispo-
sizione.
La fine di Astianatte
(fr. 224 PMG)
Questo frammento si riferisce alla vicenda di Astianatte, figlio di Ettore, gettato
dalle mura di Troia quando la citt viene conquistata.
metro: dattilo-eptriti
aoioo] 0roi ix[rov to]v aryomv
rxtoo0rv Iio[u xtovr
Uccise il fanciullo bello come un dio
scagliandolo dalla rocca di Ilio.
(trad. di G. Guidorizzi)
19
t
e quella dei Molionidi
(fr. 285 PMG)
Qui il poeta si riferisce alluccisione dei Molionidi, i figli di Poseidone Cteato ed
Eurito, gemelli con un solo corpo uccisi da Eracle. In base ai testi greci pervenuti fino a noi, il mito nar-
rato abbastanza raro, il che dimostra molto bene quanta parte del patrimonio mitico arcaico sia anda-
ta irrimediabilmente perduta.
metro: dattilo-eptriti
tou tr ruxiaaou xoou
trxvo Moiovo xtovov,
oixo iooxroou rviyuiou
ootrou yryomto rv mrm
5 oyurm.
Uccisi i giovani dai bianchi cavalli
i figli di Molione:
gemelli cui il capo spuntava
da un unico corpo,
5 nati da un uovo dargento
(trad. di G. Guidorizzi)
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Melica arcaica Ibico 87