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Darwinbooks: L'esercito degli invisibili

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http://www.darwinbooks.it/darwin/fulltextprint/index/BookRelease/Darwin:BOOK_RELEASE:550/fullChapter/1/initPage/15 29/apr/2013 20.52.30 Copyright 2008 by Societ editrice il Mulino

Maria Concetta Chiuri, Nicola Coniglio, Giovanni Ferri L'esercito degli invisibili
Aspetti economici dell'immigrazione clandestina

CAPITOLO PRIMO

GLOBALIZZAZIONE E MOVIMENTI UMANI

Build a fence, theyre going to go over it, under it, around it.
Jim Pederson, candidato democratico al Senato in Arizona, in Economist [2006]

La storia ricca di esempi di migrazioni di massa, a partire da quando i popoli abbandonarono il nomadismo. Quelle dellantichit le ritroviamo persino nei testi sacri delle religioni (per esempio il popolo ebraico in Egitto). Ma c una grande differenza tra le migrazioni antiche e quelle moderne: le prime erano generalmente forzate, mentre le seconde sono state di solito frutto della scelta intenzionale/consapevole dei migranti. In altri termini, nellantichit dominarono i fattori di spinta che rendevano le migrazioni obbligate (per esempio le carestie, la schiavit). Nel mondo contemporaneo, invece, se non si pu dire che le migrazioni forzate siano finite (si veda oltre, in questo e nel cap. 2, la discussione sulle spinte migratorie determinate da crisi nei paesi di origine e sul mercato dei trafficanti di uomini), si pu comunque affermare con certezza che esse rivestono un carattere secondario. Oggi, o pi precisamente dalla seconda met dellOttocento, al contrario, domina la componente intenzionale/consapevole. Ci significa che i fattori di spinta sono sopravanzati da quelli di attrazione. Quali sono i motivi alla radice dellincremento del numero di migranti indotti da ragioni economiche? La risposta va ricercata in quello che indubbiamente rappresenta il pi importante motore di cambiamento delle nostre societ: la globalizzazione, ovvero la straordinaria riduzione di barriere fisiche, tecnologiche e culturali al movimento internazionale di beni e servizi, idee, capitali e, soprattutto, individui. Lobiettivo che ci poniamo in questo capitolo triplice. Nella prima parte verr enfatizzato lo stretto rapporto che esiste tra fenomeno migratorio e globalizzazione, che vede il primo come causa e, allo stesso tempo, conseguenza del secondo.
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I flussi migratori, soprattutto quando assumono dimensioni rilevanti come quelle attuali, impongono forti cambiamenti nelle societ dei paesi interessati: ne cambiano leconomia, la cultura e la stessa identit. La reazione dei governi, in particolare di quelli dei paesi ospitanti, rappresenta il tentativo di resistenza a tali cambiamenti generati dai flussi migratori. Al contempo, la politica non affatto neutrale rispetto alla natura del fenomeno migratorio stesso. Nella seconda parte del capitolo ci occuperemo brevemente della recente tendenza delle politiche migratorie e del ruolo che esse hanno nellirrobustire le file dellesercito degli invisibili, i migranti irregolari. Il capitolo si chiude con unanalisi sulla dimensione del fenomeno dellimmigrazione irregolare nel contesto internazionale ed italiano e sulle problematiche di misurazione di una popolazione, quella dei migranti irregolari, che sfugge alle statistiche.

1. Globalizzazione e movimenti migratori


Il termine globalizzazione definisce quellinsieme di processi che portano ad una maggiore integrazione economica, sociale, politica e culturale tra aree geografiche diverse. I meccanismi alla base di questo processo di integrazione sono di vario tipo: il commercio internazionale di beni e servizi, che trasforma non solo la struttura economica dei paesi coinvolti ma anche le preferenze stesse dei consumatori globali e, pertanto, assottiglia le differenze culturali; il movimento di capitali, alla ricerca di una remunerazione pi elevata, che rende sempre pi uniformi le regole di funzionamento di mercati, sistemi bancari e codici di comportamento; il movimento delle imprese, alla ricerca di opportunit fuori dai confini nazionali legate alla ricerca di nuovi mercati o alla possibilit di un pi economico e razionale utilizzo degli input produttivi (fattore lavoro in primis), che trasferisce tra paesi innovazioni e tecnologie; la migrazione di persone attraverso i confini, spinte dalla speranza di migliorare le proprie condizioni di vita, che riduce le distanze tra paesi di origine e paesi di destinazione. La globalizzazione tutto questo e modifica profondamente i paesi che sono coinvolti in tale processo. I migranti sono il volto umano della globalizzazione: i vettori del cambiamento economico, sociale e culturale.

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Se, da un lato, vero che i flussi migratori sono parte integrante del processo di globalizzazione, importante sottolineare che i due fenomeni si autoalimentano: la maggiore integrazione tra aree geografiche, riducendo i costi talvolta molto elevati della migrazione, induce un naturale aumento del numero di individui che decide di lasciare il proprio paese per cogliere opportunit oltreconfine. La globalizzazione, in altri termini, ingrossa le file dellesercito dei migranti. I flussi di migranti sono in costante crescita: considerando solo i paesi OCSE dal 1998 al 2004, i flussi in entrata sono passati da 4,3 a 6,7 milioni di individui, un aumento del 56% (tab. 1.1). Nel nostro paese laumento dei flussi regolari stato pi pronunciato, +188% passando da 111.000 ingressi nel 1998 a 319.000 nel 2004. anche interessante notare come in molti paesi sia in costante aumento il numero di migranti temporanei; un dato emblematico del contesto attuale delle politiche in alcuni paesi che cercano di raggiungere un equilibrio tra le esigenze dei mercati del lavoro (spesso affamati di migranti) e le pressioni di parte dellopinione pubblica che osteggia il cambiamento inevitabile che le migrazioni permanenti (pi che quelle temporanee) comportano. Un cambiamento che in molti paesi gi in atto, considerando limportanza dimensionale che il fenomeno ha assunto nel tempo. In un numero cospicuo di paesi OCSE, lo stock di migranti supera ormai il 10% della popolazione complessiva (fig. 1.1). Per i paesi per cui le statistiche sono disponibili, lincremento tra il 2000 e il 2004 stato pari al 14% [OCSE 2006]. Tra i paesi europei, lo stock di individui nati allestero raggiunge punte molto elevate per Lussemburgo (33,1%), Svizzera (23,5%), Austria e Germania (13%), Belgio (11,4%), Irlanda (11%), Olanda (10,6%), Grecia (10,3% nel 2001) e Francia (10% nel 1999). Questi dati riflettono, per alcuni di questi paesi, non solo i recenti fenomeni migratori ma anche quelli del passato. In [1] Italia il fenomeno immigratorio, sebbene in forte espansione ,
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di entit ancora modesta se misurato in termini percentuali rispetto alla popolazione complessiva (i cittadini nati allestero rappresentavano, secondo il Rapporto OCSE [2006], il 2,5% della popolazione nel 2001; poco meno di 1,5 milioni di individui). La popolazione straniera al 2005 era pari a circa il 4,5% della popolazione complessiva italiana.

TAB. 1.1. Flussi in entrata di cittadini stranieri in alcuni paesi OCSE (migliaia)
1998 Austria Belgio Danimarca Finlandia Germania Giappone Lussemburgo Norvegia Olanda Repubblica Ceca Repubblica Slovacca Spagna Svezia Svizzera Ungheria Australia Flussi permanenti Flussi temporanei Canada Flussi permanenti Flussi temporanei Francia Grecia Irlanda Italia 174,2 199,2 113,5 38,2 21,7 111,0 1998 189,9 234,1 83,6 22,2 268,0 1999 227,3 262,9 93,0 27,8 271,5 2000 250,5 283,7 107,6 32,7 232,8 2001 229,1 263,5 124,8 39,9 388,1 2002 2003 33,0 33,2 319,3
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1999 72,4 68,5 20,3 7,9 673,9 281,9 11,8 32,2 78,4 6,8 99,1 34,6 83,4 20,2

2000 66,0 68,6 22,9 9,1 648,8 345,8 10,8 27,8 91,4 4,2 330,9 42,6 85,6 20,2

2001 74,8 66,0 25,2 11,0 685,3 351,2 11,1 25,4 94,5 11,3 394,0 44,1 99,5 20,3

2002 92,6 70,2 22,0 10,0 658,3 343,8 11,0 30,8 86,6 43,6 443,1 47,6 97,6 18,0

2003 97,2 68,8 18,7 9,4 601,8 373,9 11,5 26,8 73,6 57,4 4,6 429,5 48,0 90,6 19,4

2004 108,9 72,4 18,8 11,5 602,2 372,0 11,3 27,9 65,1 50,8 7,9 645,8 47,6 96,3 18,1

STATISTICHE BASATE SULLANAGRAFE DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE

59,2 50,7 21,3 8,3 605,5 265,5 10,6 26,7 81,7 7,9 57,2 35,7 72,4 16,1

STATISTICHE BASATE SUL RILASCIO DI PERMESSI DI SOGGIORNO/RESIDENZA O SU ALTRE FONTI DI DATI

92,4 173,2

101,6 194,1

114,6 224,0

138,3 245,1

119,8 340,2

130,2 244,7 221,4 244,7 135,1

150,7 261,6 235,8 245,7 140,1

2004

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Corea Messico Flussi permanenti Flussi temporanei Nuova Zelanda Polonia Portogallo Turchia Regno Unito
USA

48,6 25,3 27,4 5,2 6,5 287,3 654,5 997,3 1.598,5 828,6 2.936,0 1.395,0 4.331,0

42,2 22,7 31,0 17,4 10,5 337,4 646,6 1.106,6 1.948,5 836,5 3.278,8 1.557,5 4.836,3

185,4 41,1 24,2 37,6 15,9 15,9 168,1 379,3 849,8 1.249,4 2.232,3 1.077,2 4.244,3 1.760,5 6.004,8

172,5 35,7 26,1 54,4 21,5 141,1 161,2 373,3 1.064,3 1.375,1 2.471,5 1.314,8 4.757,3 1.930,1 6.687,4

170,9 32,4 24,6 47,5 30,2 61,5 157,6 418,2 1.063,7 1.282,6 2.694,1 1.292,8 4.929,3 1.911,0 6.840,3

178,3 29,1 43,0 30,3 21,0 152,2 406,8 705,8 1.233,4 2.478,9 927,2 3.988,2 1.751,9 5.740,1

188,8

34,0 36,2 36,8 14,1 155,5 494,1 946,1 1.299,3 2.814,5 1.182,0 4.907,7 1.840,7 6.748,3

Flussi permanenti Flussi temporanei


UE-25 (tra i paesi riportati sopra)

+ Norvegia e Svizzera Nord America (migranti permanenti) Totale (permanenti) Totale (temporanei) Totale (temporanei e permanenti)

Note: I dati provenienti dallanagrafe della popolazione residente non sono pienamente confrontabili in quanto i criteri di registrazione differiscono tra paesi. I dati per lOlanda, la Norvegia ed in particolare la Germania includono un considerevole numero di richiedenti asilo. Fonte: OCSE [2006].

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FIG. 1.1. Stock della popolazione straniera e della popolazione nata allestero in alcuni paesi OCSE (il dato si riferisce al 2004 se non altrimenti specificato). Nota: La definizione di immigrato e la relativa misurazione del fenomeno nelle statistiche ufficiali varia da paese a paese. In particolare alcuni paesi, tra cui Stati Uniti, Australia, Canada e altri, presentano statistiche principalmente sulla popolazione nata allestero (dato che essa riflette la popolazione di migranti di prima generazione sia stranieri che cittadini). Altri paesi, come quelli europei, producono principalmente dati sulla popolazione straniera (lesatta definizione e composizione dipende dalla normativa dei singoli paesi, dalle regolarizzazioni ecc.); si veda OCSE [2006] per un approfondimento. Fonte: OCSE [2006].

Quali sono i fattori che inducono un individuo a migrare? La risposta non un mistero: la migrazione motivata dallaspettativa di un miglioramento delle condizioni di vita per s e per la propria famiglia. evidente che la pressione migratoria dai paesi poveri a quelli ricchi maggiore quando coesistono fattori di spinta nei paesi di origine, che rendono le condizioni di vita poco accettabili (povert, elevata disoccupazione, forti disuguaglianze socioeconomiche, restrizioni alle libert individuali ecc.) e fattori di attrazione nei paesi di destinazione, che alimentano la speranza di accedere a buone opportunit grazie alla migrazione (lavoro e salari elevati, pieno riconoscimento delle libert individuali, qualit della vita elevata [2] ecc.) .

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La mera esistenza di fattori di spinta e di attrazione una condizione necessaria ma non sufficiente nel determinare lentit dei flussi migratori in uscita dai paesi poveri. Non tutti coloro che teoricamente beneficerebbero dalla migrazione sono in condizioni di farlo poich tale scelta complessa e, allo stesso tempo, costosa. Fattori come la mancanza di informazioni adeguate, la povert estrema, il forte radicamento sociale nel paese di origine o, talvolta, le stesse politiche migratorie dei paesi di destinazione riducono lentit del fenomeno migratorio. In particolare la relazione tra propensione a migrare e differenza nel livello di reddito tra paese di origine e paese di destinazione non affatto lineare, come possiamo schematicamente vedere dalla figura 1.2 che rappresenta il ciclo di vita dellemigrazione di un ipotetico paese di origine in funzione del reddito medio pro capite (considerando come costante il reddito dellipotetico paese di destinazione).
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FIG. 1.2. Emigrazione e crescita del reddito medio nei paesi di origine.

I tassi di emigrazione dai paesi pi poveri del mondo, a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, non sono tra i pi elevati. In questi paesi, dove gran parte della popolazione vive al di sotto della soglia della povert, sono pochi gli individui e le famiglie in grado di finanziare un progetto migratorio fuori dai confini nazionali. Allaumentare del reddito, la graduale accumulazione di risorse finanziarie consente ad un numero crescente di individui di superare i costi della migrazione. Sono difatti i paesi in via di sviluppo con un reddito pro capite intermedio i principali paesi di origine dellesercito globale dei migranti. La figura 1.2 presuppone lesistenza per i paesi in via di sviluppo di una fascia migratoria (migration band) del reddito entro la quale [3] i flussi migratori sono pi elevati . Cosa avviene se, ipotizzando come fisse tutte le altre determinanti delle migrazioni, nel paese di origine il reddito medio comincia ad aumentare relativamente al paese di destinazione (in virt di un processo di sviluppo economico a cui potrebbe
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contribuire la stessa emigrazione; si veda il cap. 3)? Nonostante la riduzione del differenziale salariale tra i due paesi, che costituisce una delle principali ragioni alla base della migrazione, i flussi in uscita in un primo [4] momento aumentano . Questo avviene principalmente per due motivi. Primo, laumento del reddito, soprattutto se diffuso tra la popolazione del paese di origine, consente a un maggior numero di persone di affrontare limpresa migratoria: la crescita economica rimuove parzialmente, o in toto, la trappola della povert che riduce la capacit (ma non la volont) di migrare. La seconda ragione legata alla riduzione del costo della migrazione: quando i flussi migratori verso un paese divengono via via crescenti e cominciano a formarsi comunit di migranti aventi la stessa origine, i costi individuali della migrazione, sia finanziari che psicologici (legati alla distanza fisica e culturale tra paesi diversi), si riducono in modo significativo. Il ruolo delle reti (o network) migratorie stato ampiamente studiato dalla letteratura economica e sociologica: i familiari e/o connazionali gi presenti nel paese di destinazione svolgono una rilevante funzione di sostegno finanziario, logistico e di informazione per i nuovi arrivati. Ulteriori miglioramenti delle prospettive economiche nel paese di origine innescano, oltre un livello soglia (il

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punto B nella fig. 1.2), una riduzione della propensione a emigrare. Allo stesso tempo, numerosi migranti troveranno conveniente ritornare in patria (migrazioni di ritorno). Ci sar infine una soglia, rappresentata in figura dal punto C, oltre la quale il paese diventer un nuovo polo di attrazione dei flussi di migranti. La figura 1.2 mette in relazione lentit dei flussi in uscita con una sola tra le diverse determinanti delle migrazioni, il reddito nel paese di origine (a parit di reddito del paese di destinazione). Lesatta posizione e forma della curva del ciclo di vita dellemigrazione di un paese, e pertanto la propensione aggregata allemigrazione da quel paese, dipender per anche da altri fattori quali: la distanza geografica e culturale dai principali paesi di destinazione. Una ridotta distanza geografica riducendo il
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costo della migrazione implica, a parit di altri fattori, flussi in uscita pi consistenti (si pensi alle migrazioni tra Messico e USA o tra Albania e Italia). La prossimit rende poco costoso il movimento migratorio e consente frequenti viaggi tra i paesi di origine e di destinazione. Analogo effetto prodotto da conoscenze linguistiche comuni o dal passato coloniale (per esempio flussi migratori dallAlgeria alla Francia, o da Capo Verde e Brasile al Portogallo). Una minore distanza induce uno spostamento del punto A nella figura 1.2 verso sinistra, riducendo pertanto il reddito minimo necessario a innescare processi migratori. La distanza culturale non una misura statica ma generalmente tende ad assottigliarsi nel tempo riducendo i costi delle migrazioni per le ondate successive di migranti. Il meccanismo principale di questa riduzione dei costi della migrazione al crescere del numero di migranti la presenza di network o reti migratorie (per unanalisi teorica sul ruolo attivo delle comunit di migranti nellinnescare ulteriori ondate migratorie si veda il recente lavoro di Coniglio [2004] e la bibliografia l citata); la qualit delle istituzioni nei paesi di origine. La durata del ciclo dellemigrazione dipende notevolmente da come un reddito medio pi elevato si traduce in opportunit economiche e sociali per ampie fasce della popolazione. La qualit delle istituzioni ha sia effetti diretti che indiretti sulla propensione a migrare. Leffetto diretto legato al fatto che un contesto istituzionale pi evoluto, processi decisionali democratici e unadeguata governance delle politiche pubbliche garantiscono di per s un maggior benessere e riducono lincentivo a migrare. Leffetto indiretto dovuto allimportanza di buone istituzioni nellinnescare un processo di sviluppo economico che, ampliando le opportunit, riduce la propensione ad emigrare; il verificarsi di crisi, conflitti e carestie. Eventi estremi come conflitti bellici, rivoluzioni e carestie producono intensi flussi migratori in uscita [Chiuri, De Arcangelis e Ferri 2005]; le disparit economiche interne nei paesi di origine. Unelevata concentrazione del reddito nelle mani di una piccola lite, caratteristica comune a numerosi paesi in via di sviluppo, pu significare una forte pressione migratoria in vaste fasce della popolazione. La migrazione difatti spesso rappresenta lunica via di mobilit sociale;
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la struttura demografica dei paesi di origine (e di destinazione). La scelta migratoria fortemente legata al ciclo di vita dellindividuo. La propensione a migrare raggiunge un picco nella fascia det compresa tra i 15 e i 25 anni. Pertanto, a parit di altre condizioni, paesi con alti tassi di fertilit e con popolazioni giovani presentano tassi di emigrazione pi elevati. A questo effetto diretto si associa un ulteriore effetto mediato dal mercato del lavoro: un crescente numero di giovani che si affaccia sul mercato del lavoro peggiora, almeno nel breve-medio periodo, le condizioni del mercato stesso creando disoccupazione o sottoccupazione che a sua volta incentiva fortemente alla migrazione. Al contempo, tassi di fertilit ridotti ed unelevata et media nei paesi di destinazione aumentano la capacit di assorbimento (e, soprattutto, la necessit) di flussi migratori in entrata; le politiche migratorie nei paesi di destinazione. Il sistema di regole che caratterizza il fenomeno dellimmigrazione gioca un ruolo fondamentale nel determinare i costi e i benefici per i migranti e pertanto lentit dei flussi migratori. Nella prima fase di globalizzazione a cavallo tra fine Ottocento e inizi Novecento, il ruolo attivo di alcuni governi dei paesi del Nuovo Mondo, affamati di lavoro e abbondanti di terre, gioc un ruolo decisivo nellincrementare i flussi migratori. Politiche migratorie restrittive, tipiche dellattuale fase di globalizzazione, al contrario inducono costi aggiuntivi che hanno come esplicito obiettivo la riduzione dei flussi in ingresso. Se da un lato vero che le politiche migratorie influenzano, o meglio cercano di influenzare, la dimensione dei flussi, esse sono determinate dallentit dei flussi passati. In altri termini sono la risposta, come vedremo nel prossimo paragrafo, dei nativi al fenomeno dellimmigrazione. I fattori di spinta e di attrazione mutano nel tempo (e nello spazio), come dimostra il passato non troppo lontano, nel quale il nostro paese era uno dei principali paesi di emigrazione al mondo. plausibile una diminuzione naturale della pressione migratoria verso i paesi sviluppati, ed in Italia in particolare? La risposta certamente no. Lofferta di migranti in forte aumento, come anche il numero dei paesi di origine, molti dei quali nostri vicini nel Mediterraneo (tab. 1.2), con un livello intermedio di sviluppo, popolazioni relativamente giovani e tassi di fertilit alti.

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E anche la domanda di migranti in forte crescita: le economie avanzate, con una struttura demografica sempre pi sbilanciata verso classi di et elevate, necessitano di un copioso afflusso di forza lavoro sia qualificata che non qualificata. difficile pensare a unItalia senza immigrati: la struttura produttiva e gli equilibri sociali del paese sperimenterebbero effetti nefasti. Non sarebbe solo unItalia senza badanti, con il probabile crollo del sistema dellassistenza sanitaria, ma unItalia con interi settori produttivi (dallagricoltura allindustria) in grave crisi produttiva, legata allimpossibilit di sostituire la forza lavoro immigrata con altri lavoratori. Limmigrazione assolve al cruciale compito di oliare un mercato del lavoro sempre pi rugoso e attempato e di apportare al paese una nuova linfa vitale, nuove braccia, nuove menti e nuove idee. I segnali del mercato del lavoro italiano indicano che la capacit di assorbimento di migranti da parte del nostro paese tuttaltro che esaurita: lemergere e lirrobustirsi dellesercito degli invisibili ne piena dimostrazione. Se domanda e offerta di migranti sono robuste e vigorose, come lo sono in questa fase storica, politiche ottusamente restrittive, corrette di volta in volta da inevitabili regolarizzazioni di massa degli irregolari, non possono che essere una risposta inefficace e dannosa.

TAB. 1.2. La pressione migratoria dei nostri vicini: alcuni indicatori


Tasso di fertilit Popolazione totale (n. bambini per donna, (milioni, 2005) 2004)
ITALIA PNL pro capite (migliaia dollari USA, 2005)

Popolazione in et tra 0-15 anni (% popolazione totale) 14,1 27,6 15,8 16,9 14,1 15,8 20,1 19,1 16,8 15,9 18,6 15,4 30,4 33,9 37,6 29,1 30,4 31,5 37,4 26,7 29,5

1,3 2,2 1,2 1,3 1,3 1,4 1,7 1,4 1,2 1,3 1,7 1,2
MEDITERRANEO

57,5 3,1 9,8 3,9 7,7 4,4 2,0 4,2 38,2 21,6 8,2 47,1 32,9 74,0 5,4 3,6 5,9 30,2 19,0 3,6 10,0 72,6

30,0 2,6 2,8 2,4 3,5 8,1 2,8 0,9 7,1 3,8 3,3 1,5 2,7 1,3 2,5 6,2 5,5 1,7 1,4 1,12 (dato 2003) 2,9 4,7

EST E SUD-EST EUROPEO

Albania Bielorussia Bosnia-Erzegovina Bulgaria Croazia Macedonia Moldavia Polonia Romania Serbia e Montenegro Ucraina Algeria Egitto Giordania Libano Libia Marocco Siria Territori Palestinesi Tunisia Turchia
Fonte: Banca Mondiale [2005].

2,5 3,2 3,4 2,3 2,9 2,5 3,3 4,9 2,0 2,2

Oltre ad essere una certezza, secondo chi scrive, lincremento dei flussi migratori in Italia nei prossimi anni anche un augurio. Una riduzione dellimmigrazione rappresenterebbe un segnale preoccupante: la mancata attrattivit del nostro paese potrebbe essere un segnale inequivocabile di un profondo declino economico. Dovrebbe apparire evidente al lettore che la globalizzazione ingrossa le file dellesercito dei migranti. Non affatto una storia nuova. Esattamente un secolo fa, in quellepoca che viene definita come prima globalizzazione, il mondo moderno speriment la prima delle migrazioni libere di massa. Attorno al 1906-08 si raggiunse il picco di emigrazione dal nostro continente verso le sole Americhe (di cui oltre la met verso gli USA) con circa 1,5 milioni di migranti allanno. Tra il 1820 e il 1913 oltre 50 milioni di individui, tra i quali un elevatissimo numero di italiani, lasciarono lEuropa per il Nuovo Mondo [Hatton e Williamson 2005]. C tuttavia una fondamentale differenza tra la globalizzazione di ieri, con la conseguente forte mobilit del
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lavoro che ne scatur, e la globalizzazione di oggi: la reazione dei governi dei paesi ospitanti. Gran parte

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della migrazione di ieri avvenuta in un contesto di quasi totale assenza di politiche di regolamentazione dei flussi in entrata, unimmigrazione libera (e spesso stimolata dai governi stessi dei paesi riceventi). La migrazione di oggi avviene nonostante le politiche migratorie sempre pi restrittive dei paesi di destinazione, come vedremo nei prossimi paragrafi e capitoli.

2. Migrazioni e reazioni dei governi dei paesi ospitanti


La storia dellumanit dimostra chiaramente cambiamento strutturale delle societ in tutti i reagito i governi dei paesi di destinazione componente della globalizzazione ha innescato tra confini nazionali. come la migrazione rappresenti il pi grande motore di loro aspetti (economici, sociali e culturali). Ma come hanno alla continua crescita dei flussi migratori? Nessunaltra dibattiti accessi e partecipati come il movimento di persone

Come visto nel paragrafo precedente, le politiche migratorie sono raramente trascurabili al fine di determinare dimensioni e caratteristiche effettive dei flussi migratori. Ci si verifica unicamente allorch esse sono pienamente liberali e, dunque, non alterano la libera interazione tra domanda e offerta di migranti. Ma generalmente le politiche migratorie sono distorsive. I governi dei paesi di immigrazione (emigrazione) possono attuare politiche di attrazione di immigrati (incoraggiamento allemigrazione) conferendo sussidi o benefici di ordine vario cercando cos di indurre un ampliamento dei flussi al di l dellequilibrio di libero mercato, ovvero possono mettere in pratica politiche restrittive tassando o rendendo, in altro modo, pi difficile limmigrazione (lemigrazione) mirando cos a ridurre gli afflussi (i deflussi). La direzione finora intrapresa dalle politiche stata univoca come si pu vedere dalla figura 1.3. Nel 2001 il 44% dei paesi sviluppati era dotato di politiche migratorie il cui scopo principale era ladozione di misure attive volte alla riduzione dei flussi in entrata o dei livelli di immigrazione, ritenuti troppo elevati. Nel 1976 solo il 17,6% dei paesi sviluppati aveva im
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plementato politiche restrittive. Interessante notare come anche per un crescente numero di paesi in via di sviluppo la tendenza sia verso una crescente introduzione di misure di controllo dei flussi di ingresso (40,3% dei paesi al 2001).

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FIG. 1.3. Obiettivo principale delle politiche migratorie di paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo: la tendenza protezionistica. Fonte: Nostra elaborazione su dati dellOrganizzazione delle Nazioni Unite [2002].

Cosa vi alla base di questo atteggiamento contrario allimmigrazione che sembra dominare la definizione delle
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politiche oggi in vigore? In uno studio recente basato sui dati dellInternational Social Survey Programme e sul World Value Survey, Anna Maria Mayda [2006a] evidenzia come le ragioni alla base di preferenze individuali (e, se prevalenti, collettive) negative verso limmigrazione da parte dei cittadini dei paesi di destinazione vanno ricercate sia nellavversione al cambiamento sociale e culturale (per esempio perdita dellidentit nazionale), sia nelle conseguenze che limmigrazione (soprattutto di lavoratori meno qualificati) comporta sul mercato del lavoro e sulla distribuzione del reddito. Il lavoro di Mayda mette in evidenza come i lavoratori pi qualificati e istruiti siano generalmente favorevoli allimmigrazione, al contrario dei lavoratori in possesso di minori qualifiche. Questo risultato in linea con quanto previsto nella letteratura economica in tema, che evidenzia effetti positivi sui lavoratori qualificati dei paesi di accoglienza e talvolta negativi, anche se di modesta entit, su quelli meno qualificati, potenzialmente diretti concorrenti dei migranti nel mercato del lavoro (si veda il quadro 3.4 per un approfondimento). Gli atteggiamenti contrastanti tra lavoratori qualificati e non qualificati sono prova indiretta di un difforme impatto economico dellimmigrazione di cui sicuramente opportuno tener conto, ma ci non giustifica ladozione di politiche restrittive come quelle attualmente in vigore nei paesi avanzati. La risposta protezionistica inefficiente per almeno tre motivi. Primo, la chiusura dei cancelli implica una rinuncia agli effetti positivi dellimmigrazione che generalmente sono di valore di gran lunga superiore a quelli negativi. Secondo, rendere pi difficile lingresso attraverso politiche restrittive non sembra essere efficace alla luce del forte incremento dellimmigrazione irregolare che

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ne consegue. Infine, le politiche restrittive generano costi elevati, di cui si deve tenere conto, per i migranti, per i paesi di origine e per quelli di destinazione.

3. Lesercito degli invisibili: le determinanti, la dimensione del fenomeno e le difficolt di misurazione


Quanto rilevante il fenomeno dellimmigrazione illegale oggi? Una risposta certa a tale interrogativo impossibile in quanto quella dei migranti illegali una popolazione che sfugge
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alle statistiche ufficiali. Nonostante queste difficolt, alcune stime del fenomeno esistono (per un cenno alle metodologie di misurazione si veda il quadro 1.1). Nella tabella 1.3 sono riportate alcune delle stime effettuate per una serie di paesi OCSE. Non sorprende vedere che sono gli USA il paese maggiormente interessato dal fenomeno con una stima attorno ai 10 milioni di irregolari. Il fenomeno degno di rilievo anche nel nostro paese (circa 700.000 irregolari nel 2002) e in quei paesi del Sud Europa, come Spagna, Portogallo e Grecia, dove la dimensione delleconomia sommersa rappresenta un magnete allingresso di irregolari. La dimensione del fenomeno la prova pi evidente dellinefficacia delle politiche restrittive adottate dai paesi avanzati. Ma perch tali politiche, da sole, non riescono nellintento sperato di fermare i flussi? Lintroduzione di una politica restrittiva in un paese aggiunge un ulteriore costo al gi oneroso investimento migratorio di coloro che intendono trasferirsi in quella nazione. Almeno due condizioni sono necessarie affinch tale strumento funga effettivamente da disincentivo. Innanzitutto, il potenziale migrante deve avere prima di migrare una buona conoscenza della politica migratoria del paese di destinazione e del suo grado di restrittivit.
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TAB. 1.3. Stima della popolazione di migranti irregolari in alcuni paesi OCSE
Numero % della popolazione totale 0,2 0,2 3,6 0,8-1,4 1,1-1,5 1,6 1,2 1,8 3,4 2005 2005 2004 (18) 2004 2005 2005 (4) 2002 (4) 2001 (6) 2001 (3) Anno Metodo di stima

Australia Giappone
USA

50.000 210.000 10.300.000 125.000-230.000 80.000-100.000 690.000 700.000 185.000 370.000

Sistema double card Sistema double card Metodo residuale Capture-recapture Metodo Delphi Regolarizzazione Regolarizzazione Regolarizzazione Regolarizzazione

Olanda Svizzera Spagna Italia Portogallo Grecia

Nota: La cifra in parentesi indica il numero di anni trascorsi dalla precedente regolarizzazione. Il numero di regolarizzati include esclusivamente coloro che hanno fatto domanda di regolarizzazione e va pertanto considerato come una stima minima della popolazione di migranti irregolari. Fonte: OCSE [2006].

QUADRO 1.1.

Le tecniche di misurazione della popolazione clandestina


Il fenomeno dellimmigrazione clandestina o irregolare comporta evidenti problemi di misurazione che hanno ispirato gli studiosi di demografia a sviluppare sofisticati metodi di stima di questa popolazione sfuggente alle statistiche ufficiali. Seguendo Jandl [2004], riportiamo una breve descrizione dei metodi maggiormente utilizzati. Metodo di stima residuale Questo metodo basato su un confronto tra i dati censuari e altre fonti di dati sullimmigrazione. Negli USA, in base ai dati sui migranti e sulla popolazione che emergono nel CENSUS 2000 con i dati del Servizio immigrazione e naturalizzazione (Immigration and Naturalization Service, INS), la Current Population Survey del 2004 e altri dati preesistenti, che stimano la popolazione irregolare al 2004 in circa 10,3 milioni di individui. Per i paesi europei tale tecnica non viene generalmente utilizzata in quanto i dati censuari sottostimano fortemente la popolazione irregolare. Metodi di stima basati sul principio del moltiplicatore Alla base di questo metodo statistico vi lipotesi che la popolazione di irregolari (non osservabile) abbia una relazione stabile con una variabile che, al contrario, pu essere misurata con una certa precisione al pari della popolazione di migranti regolari. La difficolt principale quella di trovare il valore corretto del moltiplicatore, ovvero il rapporto presunto tra il numero di regolari e irregolari. I metodi applicati differiscono principalmente nel

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modo in cui viene identificato tale moltiplicatore. Ad esempio, tale numero pu essere dedotto utilizzando dati sul ricorso degli illegali a servizi sanitari e confrontandoli con quelli dei migranti regolari; utilizzando dati su tassi di nascita e di morte di irregolari e regolari; attraverso metodi indiretti quale il consumo di elettricit o di pane. Metodi di stima Delphi Talvolta si fa ricorso ad osservatori privilegiati per stimare un moltiplicatore appropriato. Tale approccio stato ad esempio seguito in Svizzera dove circa 800 datori di lavoro sono stati intervistati per fornire una stima sulla percentuale di lavoratori irregolari impiegati nel loro settore economico. Anche tale variante non esente da difficolt; per il caso svizzero il numero di irregolari stimati oscilla tra gli 80.000 e i 100.000 a seconda del modo in cui viene calcolata la media dei moltiplicatori fornita dagli intervistati. Il metodo capture-recapture Tale metodo, ideato inizialmente dai biologi, applicato al campo dellimmigrazione, per cui i provvedimenti di espulsione irrogati dalle forze dellordine in un periodo di tempo possono dare delle informazioni basilari per calcolare il rapporto tra popolazione residente straniera regolare e irregolare. Questa la tecnica utilizzata in Olanda, per cui gli irregolari secondo la stima effettuata nel 2004 oscillerebbero tra 125.000 e 230.000. Metodi basati sulle regolarizzazioni In paesi, come lItalia, che fanno frequente utilizzo delle regolarizzazioni, le statistiche degli individui che fanno domanda rappresentano un buon indicatore dellampiezza dellimmigrazione clandestina. Cos, in base al numero di domande presentate a seguito della sanatoria realizzata in Italia nellautunno del 2002, si pu stimare che gli irregolari nel nostro paese nello stesso anno fossero almeno 700.000. Tuttavia, la bont dellindicatore dipende molto dallesatto funzionamento della regolarizzazione. Se non tutte le categorie di migranti regolari ne possono beneficiare, il numero delle domande rappresenta una sottostima del fenomeno. Allo stesso tempo se il provvedimento di regolarizzazione di per s incentiva nuove migrazioni o migrazioni di irregolari presenti in paesi limitrofi la precisione della stima poco attendibile. Metodi basati sul sistema double card Si tratta di una tecnica diffusa in nazioni, quali Giappone e Australia, con sistemi molto sofisticati di controllo degli ingressi e delle partenze, che consentono di verificare la presenza di stranieri sul territorio nazionale oltre il periodo consentito dal visto di ingresso. In base a questa tecnica, la popolazione illegalmente residente in Australia nel 2005 sarebbe pari a 50.000 e in Giappone 210.000.

Sulla base dei risultati della nostra indagine relativa allItalia, illustrati nel capitolo 2, una cospicua parte di individui migra in un contesto di informazione incompleta e approssimativa; pochi difatti conoscono il rischio che affronteranno migrando clandestinamente o sono a conoscenza prima della partenza dellesistenza e del funzionamento della cosiddetta Bossi-Fini. Secondo, il costo imposto dalla politica restrittiva deve esser tale da condizionare e stravolgere i benefici attesi del migrante. La politica restrittiva si incunea tra una domanda di immigrati da parte delleconomia dei paesi di destinazione, e unofferta
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di migranti nei paesi in via di sviluppo, alterando i reciproci vantaggi derivanti dallincontro di domanda ed offerta. La disponibilit di individui provenienti da paesi in via di sviluppo a migrare illegalmente (offerta) crescente in presenza di pi alti differenziali salariali, di minori costi di migrazione e di una minore efficacia della politica migratoria, misurata sia dalla probabilit di fermo che dalla severit della sanzione comminata. Questultima variabile poi ha un effetto che dipende dallattitudine al rischio del clandestino: ad esempio, un aumento nellintensit dei controlli potrebbe sortire degli effetti pi che proporzionali se limmigrato avverso al rischio, proporzionali se neutrale al rischio e pi limitati se un amante del rischio. Di fatto limposizione di barriere non riesce a tamponare le principali determinanti allemigrazione: situazioni sociali ed economiche difficili nei paesi di origine, guerre e carestie, crescita demografica, disoccupazione ecc. Limmigrazione irregolare sarebbe molto limitata se i migranti non avessero alcuna probabilit di trovare occupazione, in altri termini se accanto alla disponibilit a migrare non vi fosse una domanda di lavoratori immigrati illegalmente nei paesi di destinazione. Lincentivo economico ad assumere lavoratori clandestini da parte di un imprenditore in un paese ricco sta nel poter ricevere la stessa mansione di un lavoratore nativo [5] pagandola, per, ad un prezzo pi basso e pari al salario di riserva dellimmigrato. Lincentivo ad assumere immigrati, anche in condizione di irregolarit, maggiore se la societ del paese di accoglienza sperimenta una riduzione nel tempo della forza lavoro, unet media della popolazione sempre pi elevata, settori in espansione, indisponibilit dei cittadini a svolgere lavori poco qualificati. Tuttavia, lincentivo ad assumere clandestini pu ridursi se gli stessi hanno una produttivit pi bassa rispetto ai lavoratori del paese di destinazione, oppure se la sanzione comminata agli imprenditori in caso di assunzione di lavoratori clandestini sufficientemente elevata. Se dunque sia gli immigrati sia gli imprenditori hanno benefici, esiste una ratio anche sotto il profilo economico che giustifica lapprovazione di una normativa che limiti i flussi
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migratori? Il lettore dovrebbe avere a questo punto sufficientemente chiara lidea che, a giudizio di chi scrive, le vaste schiere di immigrati irregolari sono il frutto avvelenato del mancato governo della globalizzazione. Pertanto, ci sembra che la soluzione debba essere trovata in azioni credibili di orientamento dei flussi migratori che tengano debito conto di tutti gli interessi in gioco. Un esempio di ci che non va fatto usare gli afflussi in senso ciclico per smussare le tensioni nel mercato del lavoro nazionale e procedere con frequenti regolarizzazioni degli irregolari. Riservando le nostre proposte alla fine del libro, quello che

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cercheremo di fare nel resto del volume analizzare nel dettaglio gli aspetti pi strettamente economici della condizione di irregolarit degli immigrati. Naturalmente, gli aspetti economici non esauriscono la dimensione del problema. Tuttavia, come ci sforzeremo di mostrare, le distorsioni di natura economica introdotte dallirregolarit e i relativi costi sono sostanziali (si veda il cap. 3) e tali da dover preoccupare non solo i migranti direttamente interessati ma anche i loro paesi di origine nonch lopinione pubblica dei paesi ricchi che li ospitano. Le scelte collettive, non solo in questioni legate alle migrazioni, per essere efficaci devono trovare radici in unadeguata informazione sul problema che si tenta di affrontare. Su questo fronte le politiche per contrastare limmigrazione clandestina scontano una forte difficolt. Come regolare il fenomeno se si conosce molto poco dello stesso? Chi sono i migranti clandestini? Da dove migrano? Quali le ragioni delle loro scelte e quali le loro aspettative? Lobiettivo del prossimo capitolo quello di fornire alcune risposte a questi cruciali interrogativi.

Note
[1] La popolazione straniera residente in Italia , al 1 gennaio 2006, pari a 2,7 milioni secondo i dati pi recenti diffusi dallISTAT. Lincremento rispetto allanno precedente dell11,2%. Si veda per maggiori dettagli ISTAT [2006] (www.istat.it). Un valore leggermente pi elevato (3 milioni) riportato da Caritas/Migrantes [2006], che tiene conto dei dati registrati dal ministero dellInterno, del numero dei minori e di una quota di permessi di soggiorno in corso di rinnovo. [2] In quanto segue, per ragioni di spazio ed opportunit, le principali determinanti dei flussi migratori verranno presentate al lettore in modo discorsivo e senza unaccurata trattazione della relativa importanza di ciascuna delle determinanti. Si rimanda il lettore interessato a maggiori approfondimenti ad alcuni recenti lavori [Clark, Hatton e Williamson 2002; Mayda 2006b; Pedersen, Pytlikova e Smith 2004]. [3] Lesistenza di una migration band stata verificata in numerosi studi. Ad esempio il lavoro di Stark e Taylor [1991], basato su interviste condotte in villaggi messicani, trova una propensione massima a migrare per un livello di reddito attorno ai 3.000 dollari USA. [4] Un simile effetto riscontrabile anche nellesperienza migratoria italiana agli inizi del secolo scorso. Faini e Venturini [1994] trovano evidenza di una maggiore emigrazione in seguito allaumento del livello reale del reddito in Italia. [5] Il salario minimo al di sotto del quale limmigrato clandestino non sarebbe disposto ad offrire il proprio lavoro.
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