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TRATTATO DELLA PITTURA


D
I

LIONARDO DA VINCI
RIPOTTO ALLA SUA VERA LEZIONE SOPRA UNA COPL\ A PENNA DI MANO
D
I

STEFANO DELLA BELLA


CON LE FIGURE DISEGNATE DAL MEDESIMO CORREDATO DELLE MEMORIE PER LA VITA
DELL'AUTORE
E

DEL COPIATORE.

FIRENZE
(

MDCCXCIL
Libraio
E

GIOVACCHINO PAGANI

Pkesjo

{
(

IACOPO GRAZIOLI Stampatore.


Con Approva-^iom

nm

<

I.

I
^

Art/bus ingenuis quaesita est gloria muUis OviD.

yifae brtvitatem posterltatis memiria consoUntur ClCER.

A SUA

ALTEZZA REVERENDISSIMA MONSIGNOR


COLLOREDO
R.

GIROLAMO GIUSEPPE
DE' PRINCIPI
PRINCIPE
in

WALDSEC
DI

MELS

eg.

DEL

S.

IMPERO
S.

ARCIVESCOVO

SALISBURGO

LEGATO NATO DELLA

SEDE APOSTOLICA, PRIMATE DI


ce.

GERMANIA

ec.

^He nel riprodurre alla luce l'Opera insigne di Lionardo da Vinci io abbia desiderato di fregiarla dell'autorevole Nome di Vostra Altezza
'

Reverendissima, niun vi sar che non


,

commendi

il

mio pensiero e non me ne invidii la sorte. Da lungo tempo io nudriva nel cuore la brama di dimoA
%

IV
strare in faccia al

che professava tenuit mia, non ardiva quasi di lusingarmi di potere un aiorno dalla mia bassa condizione sollevarmi alquanto ed avere il favorevole incontro di pubblicamente farmi strada alla di Lei Sacra Per,

Mondo T altissima venerazione all'A. V., ma ben consapevole della

sona, ed al

Trono

in cui Iddio

si

compiaciuto di

collocarla in pr della Chiesa e dello Stato.

Me ne

ha dato per tutto

il

coraggio

il

merito

di
il

Lionar-

do

quale se ai tempi nostri fosse vissuto avrebbe certamente ambito l'alto onore, di farsi Suo familiare per conoscere da vicino
di cuore,
i

stesso tanto stimato dall' A. V.

Rma,

di Lei rari pregi e di

mente e

ed avrebbe preferita la di Lei Coree a quelle nelle quali convers da Artista celebratissimo, e da Filosofo superiore alla sua et nelle cognizioni. Egli, perch di singoiar Genio dorato as,

pirava in tutto alla pi assoluta perfezione


dine
,

e l'or-

la

simetria

la

natura

basi inalterabili d'ogni

bellezza, erano l'unica regola d'ogni suo lavoro nell'

Arti ingenue che


tratto

professava

siccome qualsisia

d'animo signorilmente nobile ed elevato,

che scuoprisse in altrui l' obbligava con dolce incanto ad essergli ossequioso, e protestargli stima
e rispetto.

Come non
,

avrebb'egli perci, indotto

da naturale tendenza procurato ogni mezzo, tenta-

V
ta gni strada per acquistarsi la valida Protezione
di

V. A.

Rma,

la cui faina altro

non suona

al pre-

sente che

un Principe dotato del pi


alla

fino e squiito

gusto in ogni genere d'Arti e di Scienza?


sola

Non

la

grandezza delF animo Suo tien rivolti con sororesa ed attoniti g^l scruardi e che in osfni traccia dall' A. V. se-^iiata ritrova che ammirare nel savio e giusto Governo
,

Germania quella che

de Popoli a Li Terra le menti


tere di

sottoposti;

ma

in

ogni angolo delia

delle pi calte iiaz-oni a Salisburgo


il

sono attratte per considerare come

doppio caratriusi

Sovrano

e di

Vescovo indivisbilmente

nito nella di Lei Sacra

Persona, mirabilmente

esterni nei precisi doveri del Sacerdozio e dell'im-

pero per l'eterno e temporal vantaggio de'Sudditi. Nelle Pastorali Istruzioni niene d' unzione e d' Evangeiica Verit
tole gregge,
,

con

le

quali l'A. V. pasce

l'affida-

propri

figli

ognuno ravvisa un tenero Padre, de' sollecito direttore ed amante e nelle


;

savissime

che detta, ciascheduno discuoore le vedute e i rapporti che un avveduto Legislatore debbe avere, perche i particolari vantaggi degli inleggri

dividui nel bene universale de'molti si rifondano? e sempre pi si confermi ed aumenti il reciproco

amore

del Sovrano coi Popoli ch'ei governa. Se al

dir di Platone felice quel

Regno dove un

Filoso-

VI
fo siede al di lui
ti

governo,
i

tre e quattro volte

bea-

debbono
il

dirsi

Sudditi di V. A.

Rma

che ricol-

ma
te e

della pi sana e pi appurata Filosofia la

men-

petto, porgeloro

dovunque

occasione di con-

seguire quella felicit che nel solo esercizio delle

morali e sociali virt effettivamente consiste. Che dir in fiuti della instancabile di Lei premura perch dalle scuole delle pi sante e pi interessanti
Discipline
si

eliminasse ogni superfluo ritardo di


si

contese e di dispute, perch la sana Filosofia

op-

ponesse alla barbarie della Stoa e del Peripato, e scosso il giogo dell'imponente autorit tenesse per

guida la ragionevolezza e T esperienza, perch il buoncTusto risorcresse necrli studi dell'umane Lettere dietro la scorta degli antichi maestri della
cia e del Lazio?

Gre-

Tutte le illustri Azioni de' di Lei gloriosi Antenati cedono nel loro splendore a quelle che in vantaggio dell'umanit ogni d Ella virtuosamente produce; e troppo lungo ragionamento
sarei io costretto a tenere

quando

credessi oppor-

tuno farne
li

il

confronto, o le benefiche innumerabi-

sollecitudini dell'A. V. in pr de'bubni studi enu-

merar qui volessi, ed i saggi opportunissimi regolamenti a tal uopo diretti individuare; ma non posso a meno di non rammentare e la scelta preziosissima Libreria di cui ha arricchitala Regia sua ahi,

VII

dove, come in delizioso centro, buona parte del giorno quotidianamente Ella pasce Televato Suo spirito; e l'insigne singolarissima collezione di Quadri d'ogni et e d'ogni scuola, indubitato segno di quel fino gusto, che adorna il di Lei grand' animo nato a sentire gli effetti tutti e del vero e del bello in pr della ChieI Genii sa e del Principato della nostra Fiorentina scuola non sono stati certo dimenticati dalla illuminata mente di V. A. Rma e il da Vinci che tiene in essa il primo posto perch capo di essa nella buona maniera glorioso
razione,
.

quasi di s

medesimo per
.

vedersi distinto sopra

molti

altri

nell'opere che Ella di lui possiede,

ed apprezza Questa predilezione poi, con che l'A. V. onora Lionardo nell'opere de' suoi pennelli,

mi

fa

sperare favorevole incontro

nell'of-

ferta

ch'io

da

lui

Le faccio dei Precetti della Pittura medesimo scritti con avvedutezza per gio-

vare a chi ama di darsi a quella s difficile arte, e da me ora riprodotti secondo la vera loro
lezione
>

deturpata
Il

zioni anteriori.

ed alquanto guasta nelle edidi Lei sagace e raro discernimen,

to de' Buoni Studi e delle Belle x^rti, e la prote-

concede con tanto favore e benignit, non meno che la Clemenza


e

zione che ad esse presta

vili

con cui r A. V.
co
la

si

degnata d'avermi nel

numero

de'suoi sinceri servitori giustificheranno al Pubbliretta e

vera ragione che io ho avuto di of-

questo mio qualunque siasi tributo di rispetto e di stima e persuaso che la Sovrana sua mafrirle
;

gnanimit vorr accettarlo con benigna accoglienza, con la pi protenda ed ossequiosa Venerazione mi d l'onore di dirmi
Di Vostra Altezza Reverendissima

Firin\e i6.

Mar^o 1792.

Umilissimo Devotissimo Obbllgatissimo Servltor Francisco Fontani.

PREFAZIONE
DELL' EDITORE.

/Precetti
forse
niin

che Lionardo da Vinci scrisse siili' Arte della Pittura sono stati sempre tanto stimati opportuni per aiutare il genio degli Artisti , che
altro
libro

stato riputato

di

interesse

vantaggio uguale ai

medesimi. Questi^ siccome possono considerarsi quasi per un risultato delle pi serie meditazioni di uri' Artista Filosofo, quat era Lionardo, non scio si sono avuti per superiori a qualunque ecce-^ione dagli intendenti , ma altres per capaci di somministrare de'' nuovi stimoli al genio , non gi d' arrestarlo , od illa-guidirlo . Il celebre Conte Algarotti , uomo del pi fl'.o gusta , e che ad un esatta cognizione dell; Sciente univa una non ordinaria intelligenza delle Belte Arti , nel suo Saggio delld Pittura concorre nel sentimento di quel valemuamo , ;/ quale opinava che a far risorgere ai d nostri la Pittura, una Accademia egli vorrebbe fondare, dove non altro si trovasse che il Libro dei Viaci , un catalog;o de' pregi de' Sovrani Pittori, i Gessi delle pi eccellenti Statue Greche , e i Quadri soprattutto della Camera Ottica Ogni Artista agevolmente combiner con s fatto pensare , ed per questo che desiderando io , per quanto in me , di recar giovamento ai profes'ion d'' uri' Arte che amo , e i di cui pregi io stimo assaissimo , mi sono indotto a nuovamente produrre alla luce un tal
.

libro

Kaffoelle Trichet Du Fresne fit il primo , che riconosciuto il predio grande de Opera , la pubblic in Parigi nel lji, aiutato da due Manoscritti, l'uno di propriet del Sig. Ckanrelou , P altro dtl Sig. Tevsnoi , amendue per assai scorretti e guasti s nella elocuzione , che nei sentimen-

ti ,

bench quello

del

Sig.
,

Cha.itelou
si

donatogli

in

Roma

dal celebre

C'.?-

valier del Pozzo nel 164O.

volesse copia fatta sul Manoscritto origliale

di Lionardo

e verisiminicnte quella

medesima

che un Pittar Milanese nel

X
passar di Firen'^e avea fatta vedere a Giorgio Vasari , disposto a farla stam^ pare magnificamente in Roma Questa scorrezione di testi fu f^i notata dallo stesso Du Fresne nella lettera con cui dirige V Opera al Sig. Pietro Bourdeloc Protomedico della Regina di Si'e:^ia , (juantuncjue e' si lusingasse di aver restituito molto alla sua prima purit , pure : Vi rcirano molch^ paiono desiderare la lima; vi sono molte replite cose, egli scrive che inutili, molti ragionamenti troncati; la dicitura in pi luoghi sregolata , o bench vi sia qualche ordine nei capitoli , non per ta// Manoscritto inoltre del Sig. le qual. si richiede in un' Opera perfetta Chantclou aveva il pregio esser gi stato in mano del Passino , il (piale forse per ridurre i precetti alla pratica vi aveva aggiunte alienante figure fatte a un sottratto di penna e propriamente solo schit^^ate a mo di semplici contorni y, ma il Du Fresne volle che Errard valente Pittore vi aggiungesse e f ombre e gli ornamenti i che gli pareari mancare per rendtr V Opera di maggior lusso ^ con pi. altre figure relative ai precetti dei panneggiamenti , lo che dispiacque estremamente al Russino , il quale con ragione di poi si dolse, sic.
,
.

come
prio

ci

assicura

il
i'

Stg.

Manette

il

giovine

che

suoi

disegni

erano

stati

tatuo alterati coti

lavoro

.,

Non
,

ostanti
tutti

ombreggiargli , che egli non gli riconosceva pi. per proper cali difetti tanto fu il pregio in cui si
i

ehke

r Opera

che

Pittori

curiosi

ansiosamente la ricercarono

ed il Sig. di Chambrai , per far cosa gra'a alla sua nazione, nel medesimo anno 165 1. ne pubblic una versione in Francese , in molti luoghi pi facendo da interpc'.re , secondo che gli parea , di quello che da esatto , e giusto traduttore , con non poco scapito talora del vero sentimento di Lionardo . La prima, ed unica, edirione del Du Fresne intanto era presso di nei in Italia ricercatissitna , e si uvea trai libri piti rari /' Opera del da Vinci
,

quarido'

nei iJiyr

si

ridde riprodotta in Napoli in tutto simile

all' edi-

da quegli di Errard , e nel 7S6. ne comparve una ter^a edizione fatta in Bologna dalla Stamperia delP Instituto delle S:ien-^e , copia servile delle due amccedenti , sebbe II anche meao' nitida delle medesime. Si i Professori che gli intelligenti perci godevano nel veder riprodotta un"" Opera cotanto utile , ma sempre rescava loro da desiderare una miglior legione in infiniti luoghi, perche
tebben
copiati

7Jone Parigina fin negli errori tipografici, rami, che in essa sor: alquanto inesatti,

meno

la bclle:^-[a

deW

intaglio dei

sentimento dell' Autore , n ci si potea avere se non merc di qualche buon testo a penna proveniente non. da qualsisiOi copista , ma da persona- esperta nell'arte,, e che ampiamente conoscesse P inFortunatamente dunque teresse , e r estensione dei precetti che e' trascriveva molti interessantissimi Codici Manoscritti d' ogni geneper le Belle Arti
mei^lio si comprendesse
il
.

fai

re- di-

Canonico- Suddecano Gabbricllo de' Marched Riccarne di , uomo nato a proteggere ogni Scien-^a ,. ed ogni Arte di genio , uno per jorse quale il rinvenni scritto- dal rinomato Incisore Stefano della Bella ,,
propriet del Sig.
istru:^one propria vi

aveva appunto: trascritta l'Opera del da Vinci, e

aveva.

XI
ornata con pccole figure alla sua maniera , riducendo quasi cosi alLi fatica quei precetti che ci meritamente tanto appre-r^aya . La celebrit del nome di un tal copista mi incit a collayonare ben tosto il Manoscritto con

non era solo pii ^ura , ma chi ogni ragionamento piano , e chiaro appariva , ed ooni precetto V era pi distintamente esposto , ed in modo da non dar senso equivoco, siccome spesso avviene negli editi, mi determinai , quando alcun poco d"" o-^io

edizione di Paiigi

trovato che

la

legione di

quello

ni'

avesser lasciato

miei studi

e le. precise

incoinbetit^e

della

Biblioteca

di trascrivere la detta Copia , e stimolai frattanto il valente nostro Pittore , e grande estimatore delle cose di Stefano a dilucidare , ed incidere quegli stessi di lui schi:;:[i e figure con la piti precisa esattezza e verit , siccome fece col maggior impegno per animarmi a riprodurr
re con

Sig. Giuseppe Fabbrini

pi spedita e possibile celerit il libro di Lionardo, ridotto alla Ognuno che per poco sua vert lezione, secondo la Copia del della Bella tra questa mia e le anteriori edizioni , vedr, si ponga a fare il confronto quelle che avvert gi il Du Fresne , siccome efmancante qui tolte affatto
la

fetti deir i^noran-'^a

r di potere

e negligen-^a de' Copisti ; e qualunque intelligente godeuna volta pur soddisfare le giuste sue brame pienamente , e dai lumi che pi chiari gli vengono ora somministrati , ne trarr quel maggior profilo , che un giorno in darno poteva aver luogo appena di desi-

derare

creduto io poi di far cosa che ridondasse in pregio dell' Opera col premettere due Ehi^i Storici, P uno contenerle le memorie per servire alla

Ho

Vita di Lionardo, l'altro di Stefano, con piti varie osserva-^ioni e note ad ambedue, affine di far vie maggiormente conoscere il merito di uomini cos eccellenti nell' Opere loro , e correggere intanto diverse epoche ^ che dai varj
Scrittori

delle

loro
,

poco pi spero
stente nella

si

spcttivi loro ritratti

sono state talora confuse ed alterate , cosicch gesta avr da richiedere di nvtiz^ie spettanti ai medesimi 1 resono stati disegnati /' uno sull' originale di Lionardo esi.

R. Galleria del Granduca


vedersi nel B.

/'
.

altro sul

Quadro

di

Stocade

//

quale pu

Palalo
del

de'' Pitti

Dottor Giovanni Lami esistenti nella Biccardiana , avendo io ritrovati nel Fascio segnato N. 59. alcuni informi sbo-^^i d' una Legione Accademica diretta a provare che l' Arti Belle non manca^ Tono giammai in Toscana ^ an^i in tutta V Italia dal X. Secolo al XIIL,

Tra

gli Scritti inoltre

contro la volgare opinione


e del Baldiniicci
,

accreditata in gran parte dall'autorit del Vasari , ho creduto di far cosa grata ai dilettanti e ntelligeriti di quelle col riunire, il meglio che per me si potuto, quegli staccati pe^i , da quali assai liune pu rhrarre la Stona de"* Pittori , e Scultori di quel s per noi remoto ed oscuro tempo , e col pubblicargli subito doppo i due surriferiti Elogi, col titolo di dissertatone^. La elocuz^ione' medesima del Lami cen servata il pi che si potuto e le di lui stesse riflessioni e noti-^ie da me
, ,

riunite

insieme servono adunque come di Testo

ed ho posto
B
1

in noia quel

xn
pi che ho creduto mestieri aggiungere di mo ad illustrazione maggiore deU\
inieressante materia
Il solo
,

desidirio di giovare a chi

brama

mento ncir Arte della Pittura stato (Quello ad imprendere questa, qualunque siasi, mia fatica , di cui mi chiamer bene ricompensato , quando alcuno dei tanti , che a s nobile e per ogni riguardo pregevole professione si danno , pou ritrarre in suo pr un qual-^,
che vantaggio
.^

impegnarsi con buon riusci' che mi ha specialmcme mosso


d""

ELOGIO STORICO
PER SERVIRE ALLA VITA
D
I

LIONARDO DA VINCI
gran copia illustrarono k Toscana nel Secolo XV. e sul cominciare del XVI. inerita certumenre un assai distinto luogo Lionardo figliuolo naturale di Ser Pi;ro da Vinci, piccolo, ma non ignobil Castello del Valdarno inferiore sul confine del Territorio Pistoiese. Ossia che e' si riguardi come Professore delle Arti belle, nelle quali fu assolnt -mcnt-c eccellente, o come scienziato sommo, e colto Icrrcato, sempre dovunque spiccano sovranamente e il di lui gusto singolare, eia profondit dell' ingegno di che la Natura il volle arricchire , ed un' ania

17 Ra

Geni grandi che

in

Il

ina di null'altro vaga che dell' armonia. Nacque egli nel 145-2 (i), e ad una singoiar bellezza di corpo si viddc in lui accoppiata tal

penetrazione di spirito, tal vivacit di talento, tal forza d'immaginazione, che a qualunque cosa rivolgesse l'animo suo fin da fanciullo, parca onninamente nato per esercitarsi in quella Fu l'atto attender perci all'umane lettere, all'erudizione varia, ed alla arimrnctica ne' primi anni ma solito di presto abbandonare queai quali s'era dato sulle prinje col maggior tragli stessi studj sporto, faceva nascer di s sospetto che e' non sarebbe mai giunto a quella perfezione in qualunque scienza od arte, che dalla grandezza ed estensione delle intellettuali di 'lui facolt pareva esigere si potesse 1 gran talenti per nel variare di oggetti non cane se nel primo loro sviluppo sembra n talora ingiano di natura costanti, egli perch l'inclinazione ad una data professione, per cui son nati, non ha per anche avuto libato il campo di sicuramente esternarsi. Vag, egli vero, nelle sue applicazioni Lionardo, ed ora invogliato della musica am estremamente l'armonica di lei proporzione nel canto, e nel suono, ora della poesia e riusc eccellente improvvisatoincantaro studi ogni suo vezzo re (fi): ma la natura che lo avea disposto per quell'arte che,
.

Quegli che hanno scritto delle coLionardo non sono fra loro cosanti circa r anno in cui egli nacque e perci neppure sull' altre epoche delia di lui vita. Gio Batista Dei celebre Antiquario Fiorentmo tolse per ogni equi(i) se di
,

mini illustri Toscani dal Dott. AntonFrancesco Durazrini pg. 81. in nota,
(i)

Nella

mancanza

assluta

in

cui

voco sopra
della di lui

di ci; e col

tessere l'alber
di

famiglia,
esistenti

merc

autenti-

ancora nella casa del da Vinci ci assicur che e' nicque nel 145. , rilevando una tal not7a dal Catasto di Decima dell' anno 1469. Qj/-tier S. Spirito, Drago, dove anco si annunzia figlio naturale di Ser Piero, il quale fu notaio della Signoria nel 1484. Un tal albero fu pubblicato nel Tom. IL pensieri, della Serie di Ritratti ed Elogi d' uoquel che pu voglia Chi non pu quel che vuol Che quel cha non ^i pu, folle volere; Adunque siggie l'uomo da tenere, Che da quel che non pu suo voler teglia
,

che Memorie

^iamo d'altri monumenti che ci conprovino il genio di poetare in Lionardo riporter un di lui Sonetto conservatoci dal Lomazzo nel suo Trattato della Pite riprodotto dal Sig. tura Lib. 6. C. a Du Fresne e da Monsig. Bottari nelle sue note alia Vita di Lionardo scritta oltre altri. Il Sonetto gradal Vasari concetti, esatta ne la Poeve per sia, ma priva jii quelle frasi che solleticano le orecchie, e piacciono a chi pi cura le parole che la profondit de'
,
,

Per che ogni diletto nostro, e doglia Sta in s, e n, saper, voler, potere; Adunque quel sol pu, che col dovere, Ne trae la ragion fuor di sua soglia

nt

emula
nasse

di lei, tutto

il

bello ne copia,

mai il disegno, ed il formar di comandoilo ad Andrea del Verrocchio (3) , da cui siccome leale uomo ed amico era stato innanzi assicurato della miglior dispo,

non permesse che abbandorilievo, onde il Padre rac-

sizione nel giovane per la pittura. Questa divina arte s'era perduta affatto, non che in Firenze, in tutta l'Italia, nei secoli delquei primi Greci che la barbarie; e Cimabue (4), dietro la scorta di

furon maestri, lasci molto da desiderare nella perfezione, bench non avesse poco sopravanzati i propri La gotfa maniera di quegli per fu viepi esattasuoi precettori mente osservata ed in gran parte corretta da Giotto (5), ma le belle attitudini, le mosse, la vivacit, e quel rilievo proprio e nanon si rinnuovarono che da turale, che danno l'anima alle figure Masaccio (6), il quale dando una buona unione alle sue pitture , e morbidezza alle membra, facilmente fece disapprovare gli artea 1

vennero qua

che

gli

N sempr

che 1' uom pot : da voler quel Spesso par dolce quel che torna amaro*. Piansi gi quel eh' io volsi , poi eh' io l' ebbi Adunque tu , lettor di queste note ,
,

te vuoi esser buono, e agli altri caro, Vogli sempre poter quel ehe tu debbi Verrocchio nacque nel Mugello, l'anno 12^6. Li natura (3) Andrea del prevenne in lui ogni regola dell'arte, nel 1433. Fu egli orefice, in Firenze nella quale poscia istruito da Cimabue apprese la prospettiva bene lavor di musica, fu intagliatore, pittore e scul- divenne pittore, scultore, ed architetto eccellente. Mor nell'anno 1356. moltore Nella Pittura, e Scultura per la to stimato da' suoi, e fu sepolto in S. di lui maniera fu alquanto dura e cruMaria del Fiore in ego di distinziodetta Il Baldinucci sulla autorit di ne e d' onore due MSS. vuole che egli fosse stato sco nacque nella terra di lare di Donatello Mor in Venezia nel () Masaccio Valdama .Superiore nel S. Giovanni del 1488. chiamato l dal Senato per lavo rare in bronzo la statua equestre di Bar1403. da Ser G'ovanni di Simone de'Guitolommeo da Bergamo di detti della Scheggia Egli super nell' Giovanni della pittura tutti coloro che lo de' Cimabui detti anarte (4) che Gualtieri nacque in Firenze di fi precederono, e former sempre il di lui miglia in quei tempi cospicua l'anno massimo elogio il sapersi che tutti i 'pi I240. Esercitossi nella pittura per natucelebri Pittori, che vennero doppo, e ral genio invaghito dell' arte ma vifse fra questi Lionardo da Vinci Fra Barin tempi, ne' quali troppo si era ancora tolommeo Michelangelo, e Pvnffaello si lontani dal raflinato gusto de' buoni seformarono sulle di lui opere Il Vasari coli. Mor nel vuole he egli morisse di 26. anni, ma 1300., e fu seppellito in S. Maria del Fiore Bjldiiiucci dimostra che t-'mior di 41., il
S' a
.

Giotto Bome abbreviato da Ambrogiotto, nacque nel Villaggio di Vespignano luogo del contado Fiorentino
(5)
,

si

sa

in

farti

eh' e' fu

sepolto

nella
rile-

chiesa del Carmine nel 1443 come vasi da sicure memorie.

IV

anteriori, siccome lontani dalla natura. Nato Lionardo per esaminar questa unicamente, e per analizzarne le proporzioni e le bellezze, non cos tosto si accorse che gli facea di mestieri il tenerle dietro ad ogni passo, ed in qualsivoglia variet sua che si propose di riguardarla per unica sua scorta avendo gi compreso che la lentezza con che si progrediva nell'arte a cui s'era appigliato, non d'altronde si dovca derivare che dalla servile imitazisnc degli esposti modelli Guidito pertanto da un cos fatto verissimo ed esscnzial principio stim l'opere alrrL!,ma pi si impegn a studiar la natura in s medesima onde in breve tempo lasci molto indietro a se tutti quegli che 1' avean preceduto per quasi due secoli e tolse alla pittura quella languidezza e quel secco in che si giacca per colpa della barbarie Venuta in fatti V opportunit di porre in pratica quei precetti che ei s' era formati in mente, siccome tante teorie combinate, fino da giovinetto, il di lui Maestro Andrea del Verrocchio gli commesse il colorire un Angelo (7) avente in mano le vesti del Salvatore che e battezzato da S, Giovanni in un suo Quadro, ed in ci talmente vi riusc con successo che lo stesso iVndrca riconosciutosi grandemente superato da Lionardo, e sentitone rossore, si determin d'abbandonare affatto la pittura, confortando intanto il giovane a proUna seguire in quell'arte a che si vedca cos felicemente disposto circostanza per esso co<^ favorevole e decorosa doyca lusing ir molto il di lui amor proprio, che in animo giovinile spesso cagione di ritardo ai propostisi avanzamenti; ma la loJe serv an/.i a Liona-do d'un nuovo stimolo di circospezione e di avvedutezza: ed osservando egli che la natura immensa nelle sue va neri, ossia ne' suoi caratteri, concep che in questo consisfesse l' essenziale dell' che in sosrun/a forarre sua , cio nella perfetta imitazione di essi
fici
, ,
.

mano

il

principale

ornamento

della natura (8).

Non

il

tutto per

(2) TI qUT(!ro in cui Lionarco dipinse predetto Angelo fa allogato al Verrncchio dii Monaci Valombrsani per la loluogo distante cirro Chiesa di S. Salvi ca un miglio al Levante di Firen:^e. Il tempo ci ha invidiato questo monu.Ti;'ito, il qtiale, se ancora esistesse, ci darebbe chiara l'idea della prima maniera del da Vinci (8) A questo indefesso studio di LioBardo si dee la raoltiplice quantit di
il
, .

di

Ktrnno nelle grandiose collezioni e del Re e del Granduca di. Toscana ; Francia
,

e della Libreria Ambrosiana di Milano, per tacere delle altre, e da ognuna di


esse

apertamente

si

scuopre

il

carattere

diligenza, e di estrema esattezza che e cos propria del nostro Artista. Egli, siccome narra il Lomazzo Lib. 3. Gap. 5prov anco a far disegni a pastelli di fi
di

colore,

maniera
e
e'

in

nuova,
oltrech

vi

riusc

quel tempo affitto maravigliosamente,

disegni

di caricature

le

quali

si

inco-

disegnava volentieri sulla car-

V
l' aver ben disegnata una figura contorni, l'averla ben colorita. Una cognizione perfetta delle azioni tutte delle membra del corpo umano, dell'ordine e situazione de' muscoli, delle loro funzioni e forme nella diversa situazione una adeguata notizia delle ragioni occuldi ciaschcdun membro te dell'ombre e de' lumi, e di' loro effetti; un intiero ed assoluto possesso di quell'arte di caratterizzar le passioni che dall' interno dell'anima traspirano al di fuori nei diversi atteggiamenti, sono quel pi che si vuole' assolutamente, per caratterizzare un' artefice degno del nome di Pittore ; e tutto ci apprese mira-

un Pittore

1'

averle

fatti

buoni

bilmente con il continuo esame della natura Lionardo, giammai non contento dell'opere proprie, che giudicava non dover fare in altrui il bramato effetto, se non se quando s'approssimavano alla natura. Su d'una rotella di fico, tipprestatagli un giorno dal Padre ad istanza d'un su contadino, perch vi dipingesse alcuna cosa a capriccio, doppo lunga meditazione si risolv di effigiare un mostro tutto da lui immaginato e nuovo, ma che dovesse incutere orrore in chi lo riguardava. Pieno intanto di questa sua fantasia
tinta, particolarmente allora quando volea ritrarre i suoi primi penneri , perch,vi trovava maggior riposo, e gli par:va pi agevole il rinvenire i conta

tomi,

nella scelta dei quali egli era

molci

to difficoltoso. Qualora

at'.unquc
soli disi

iiOii
,

rimanesser di
sruiioAJ
fr--bb^

lui

che
;

gol

par
a;^li

tutta via 'ervireblx)no questi a^sisi-no


della

pittura
lui
e'
il

no
,

di

quella

incendenti stima che alt


gli

dovuta
perfetti.
essi
il

tanto

E^li

sono in loro stessi vero che mjnca in


cio die
esperti
di
ai

colorito, quel' esttriore

per

ordinario

impone
oltre

meno
il

che io guanto a me pare pi equo ci che ne dice il Vasari cio che Lionardo volendo dar sommo rilievo alle figuombre scure a. re andava tanto con scuri, che cerpi trovare i fondi de' e fossero ombrassero quali cavi reri i che il fer per altri neii, degli pia scuri chiaro, mediante quegli, fosse pi luelio, ed in fine riusciva questo modo tanto tinto che non vi rimasendo chiaro a ve va n pi forma di co.-e fatte per contraftTire una notte, che una fnezja del lume del giorno, ma tutto era per cercar di dare maggior rilievo e di tro,

1'

nell'arte,

ma

Lionardo, per
,

che quanto e'

colorito

sia

bello, non

k per il pi stimabile nelle di lui epepi si vede in quegli la verit delre la natura in tutta la sua forza ed espressione. Il Sig. d' Argentine osserva ma non saprei decidere se cgi> tutta la verit che il colorito delle carnagioni iel ria Vinci pende nel colore di feccia, e che Belle di lui tavole v' del violetto che ne leva l'unione, aggiungendo che i suoi contorni sono alquanto secchi e
,

vare il (ine e la pirfezioneTiell' arte II Vasari stesso in pi d'un luogo ci dice ancora che Lionardo era molto applica.

to a stillare oli , e a decomporre 4:hiinicaraente e minerali ed erbe; e a tale studio ei si dette, a mio credere, per l'estrema sua brama d'esser diligente, e per usare anche le tinte a olia sulle pareti , pratica che sembrava a lui assai confacente, per non staccarsi punto dall usata sua natura! diligeaza ed esattezza di studio
.

taglien'.i

Professori

ne

giudichino,

V!

stanza dove a' suoi lavori attendeva quantica di ramarnottole, locuste, grilli, farialie , ed altre strane spccio ri, serpi, di simili animali, dalla moltitudine de' quali confusa insieme, e variamente adattata ne fc risultare un mostro orribile e spavento* so, che usca di mezzo d'una pietra scura e spezzata, butlando Yclcno dalla gola aperta, fuoco dagli occhi, e fumo dal naso. Parcagli d'aver gi compito il suo intento, perloch avvisato il padre perch mandasse per la rotella, di cui nemmeno pi si ricordava , egli da per se and a prenderla ed appena in sul leggo la vidde esposta da Leonardo ad un certo lume equivoco ed abbaci-

port

alla

nato che si riscosse, e trasse il passo indietro supponendo vivo fino a che fu assicurato dal figlio esser veramente quel mostro dipinto, e che godeva della di lui sorpresa, la quale lo assicurava dell'effetto che avea desiderato in ritrarlo (9). Questo amore d' imitar la natura aveva reso gi celebre Lionardo, ed il Cartone in cui aveva espresso Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre, dove col pennello di chiaro e scuro lumeggiato di biacca fece un prato ricco di infinite erbe con alcuni animali naturalissimi, ed alberi di diversa specie tutto affitto simili ai veri (io), lo avca fatto crescere in credito per modo che ognun bramava d'avere alcuna sua opera e moire ne avrebbe fatte se la incontentabilit sua glielo avesse permesso. Fecondo di idee, ed oltremodo pieno di immaginazione variava spesso oggetto , e raro era che ei tirasse a fine un'opera, siccome avvenne fra l'altre al quadro della Medusa, la cui acconciatura di testa risultante da un'aggruppamento di serpi in strana guisa concertato, lo rende un lavoro> di straordinaria invenzione, bench assai naturale di sommo studio ed esattezza ([i). Si aggiunga a questo che ci diffidava estremamente del,
:

(pj Se peranclie

esista

capriccio'a Pittura
stato fu
possibile
il

del

dove questa da Vinci non mi


,

Ottaviano de' Medici

di
lu

e ifjnoto

dove

passasse

doppo

la di

morte,

rinvenirlo.
a

Ella
il

da

Ser Pietro, secondo che racconta


sari
,

Va-

venduta

certi

prezzo di

100. scudi in

Mercanti pel Firenze ed egli,

(11) ha. Testa della Medusa esste ancora benissimo conservata nella R. Galleria di Firenze , ed molto considerata dajli intendenti. Nella medesima Galle anco il ritratto dello stesso Lionard dipinto di propria mano; una Tavola in grande dove vi non terminata l'adorazione dei Magi, opera assai, ci non pertanto stimabile; ed il Ritratto che e' fece di Raftaelle da Urbino diria vi

no la venderono per 300. al Duca Milano, che l'ebbe in gran pregio.


il

di

(i) Il cartone di cui qui si parla , eri disegno d'una portiera che dovea la-

vorarsi in Fiandra
seta

con

tessuto d'oro e

per mandarsi al Re di Portogallo, Il lavoro non iiccome narra il Vasari fu altrimenti eseguito, onde il Cartona casa d' predetto rimase in Firenze
.

pinto in faccia fino a tutto

il

Collo

di

grandezza poco meno


pi stimabile per
la

del

naturale,

somiglianza dell'ori-

VII

sue forze, e doppo d'aver passati sola testa, nuove e pi perfette idee agevolmente si disgustava di quel che avea cominciato, ne si posoggetti, rca risolvere a terminarlo. Assuefatto inoltre a sceglier dove la fantasia agitata dalla profondit dello spirito avesse la massima parte, non gli sembrava di poter compire quel tanto che rapporti di e' s'era immaginato se non se quando in tutti i suoi et, di qualit, di passione avesse ritrovato nella natura una viva espressione della sua idea. Di qui nasce perci che nei quadri di Lionardo non vi che ricercare in perfezione, mentre ogni di lui figura porta sovranamente espresso quel carattere che ei volea che starei per dire, ra^ppresentasse , frutto di quella filosofia dell'arte eh' e' professava, e dell'indefesso studio sulla natura, che sempre qual
le
,

degli anni interi sopra una sopravvenendo alle prime,

suo modello osservava. Stup in fatti ognuno che vidde il rinomato di lui quadro della Vergine posseduto gi da Clemente VII, in cui non solo ammiravasi una nobile non ordinaria maest animare il volto della Madre del Salvatore tutta contenta di vaghegdivino suo Figlio che aveva in braccio, ma eravi presso una caraffa, che tutta affatto parca di vetro il pi limpido e trasparente, con un mazzo di diversi naturalissimi fiori, e su quelli vedcasi in piccoli globi mirabilmente imitata la rugiada che gi scendeva a stille in varie parti di essa (la). Questa estrema sua diligenza lo ritir sempre inoltre dal dipingere a fresco , dove la pratica esige una pronta speditezza, ed am perci pi l'ideare, e in disegno raccogliere i concetri della sua mente, secondo che
giare
il

vcdca in natura di quello che tirare a compimento totale le opere che avea tra mano. Qualunque testa bizzarra adunque che egli vedesse, qualunque significante fisonomia se gli si presentasse all'occhio, diveniva per esso lui un'oggetto di somrna importanza, n si distoglieva pure un momento dal bene esaminarne ed imprimersene i tratti , ed imitandola tosto o col lapis o con
gli
,

penna non tralasciava la pi piccola minuzia delie minime, cosicch la somiglianza di tali ritratti feriva
la
ginale
za

parti
la

anco

fantasia

che rimarcabile pel colorito,

es-

sendosi reso molto oscuro per

la luiiihe/,-

tempo. Giacomo Barri ntl suo y'^gS' Pittoresco rammenta come esistente nella suddetta Galleria un Quadro
del
forse
la caduta di Fetonte ma una tal cosa gliela dett pi la sua fantasia che la verit Hon vi essendo memoria che vi sia giammai esistito

(12) Tutti quegli che parlano di Lioe lo nardo rammentano questo quadro commendano altamente. Niuno per ci
,

dice in

mano

di

chi
.

passasse

doppo

la

rappresentante

ClttnenteVII Forse egli quel e si ammira medesimo che era vedesi come singolar cosa ^nella Galleria Borghcse in R.oma

morte

di

VTll

poteva osservare (13). II Lomazzo ci assicura ancora che Lionardo seguitava ino al luogo del supplizio i condannati per leggere sul loro volto i moti che il terrore d' una morte vicina vi debbano eccitare; siccome quasi estatico si fermava ad osservare i litiganti fra loro, o gli impegnati in qualche scria questione, per copiare le loro maniere, atteggiamenti, e caratteri sui proprj studj. Anco appostatamentc studiava i mezzi per avere d'avanti agli occhi quello spettacolo eh' e' s'era messo in animo di voler dipingere siccome quando volea rappresentare una radunata di contadini, le risa semplici e naturali de' quali risveUn egli adunque algliassero i medesimi moti negli spettatori cuni di essi invitatigli a desinare, e quando a tavola cominciarodi colui

che

gli

no

come

si

suole

a rallegrarsi

per

mezzo

di racconti e piace-

voli e ridicoli da lui introdotti, si risvegli in essi estremamente tutti ridevano strail buon umore, il brio e l'allegrezza, onde

bocchevolmente. Leonardo intanto studiava


la

i loro sconvolgimenti, volti costituzione loro naturale de' gesti, e i , perloche sbrigatosi da loro disegn a memoria questa s piacevole scena, per cui era

affatto
(13) Le fisonomie pi singolari seno d' erdinario quelle che pi conrribuiscsno a caratteriziare le passioni e il da Vinci perci poneva un assai particolare stu,

ricchita
Iscriioni

l'Inghilterra

di

quelle

famose

dio in cercarle, e trovatole in ritrarle. Una parte appunto di tali suoi studj io

Greche che son conosciute d ! dotti sotto il nome di Marmi AruHdelliani La congettura del lodato Si. Mariette il quale osserva che molte di queste Teste o caricature erano state
.

reputo col

Si;j.

Mariette

il

Giovine che

avanti
del
lui

intagliate
al

da
le

Vinceslao Iloliar,

sia quella Raccolta di teste caricate e di carattere, consistente in 59. Tavole intagliate all'acqua forte nel 1730 dal

mentre era
,

servizio del Conte d'Arun-

fra le

quali

loe
in

tavole che da
nunfiero di cinorigidiiet-

abbiamo disposte
serie,
di

Conte

di

Caylus

ginali di Lionardo. ta dette

luogo
quella

al

CRvare dai disegni oriQuefta ste':-a raccol citato Sig. Miriette di


lettera
,

que
nali

tutte prese
Gii

da' disegni
Artisti

Lionardo

scrivere

interessantissima
al

che

fa

tanto onore

riportata p.el Tomo Pittoriche stampate in Roma dal diligent'ssimo Mon^ig. liottari al numero i?4. pagina 1^0. in Il Irelato suddetto alla una nota alla predttta lettera ci d notizia che il Cardinal Silvio Valenti avea

da Vinci e che IL delle Lettere

desiderano ancora che alcun vaiente incisore impieghi il proprio bulino per ct.municare al pubblico lo molte caricatur di simil genere che diconsi esistiM-e in numero quasi di so, in un Codice dell'Ambroiiana di Milano regalato gi da Galeazzo' Arconati a quella
tanti di disegno
,

illustre

nei

comprati in Olanda gli originali veri di queste teste toccate in penna maravigliosimcnte e che for?e innanzi furono di Temmaso Howard Conte d' Arundel celebre oltre le altre coe per avere ar,

vorrebbe per the la maniera propria di l-ionardo che non sempre si ravvisa nelle stampe diHoUar, il qual per altro nel suo intaglio ha una maniera gustosa, ed una propriet infinita.
Libreria
.

Si

rami

spiccasse pi
,

affatto impossibile, dice il sopraccitato Lomazzo (i4>, stato le risa nel vedere il di lui disegno, quanto era

il

trattener
il

diHicilc

trattenerle a'suoi convitati, per

racconti che avea

latti

loro alla

mensa
Simile in moki de' suoi rapporti Lionardo all' antico Protogegene, le cui opere gareggiavano nella verit dell' espressione con fistessa natura, non ardiva quasi di alzarsi oltre i limiti del vero, e studioso di colpir la natura non di superarla parca che avese se a sdegno quella bellezza sorprendente che nasce dall'ideale cotanPittori, e dal sublime, cos proprio dei pi celebri Greci questa di to dipoi studiata da Michelangiolo, e da Ratiaclle che atreputo io lui scrupolosa imitazione della natura pertanto tribuire si debba quella diligenza estrema la quale si ammira nelle di lui opere, e quella nobile semplicit di belle forme, ma co.

muni, che
che
la

scorgasi ne'suoi quadri, specialmente

sacri,

non meno

e nel nota sua diffidenza e nella distribuzione colorito , troppo necessaria a dover nascere in chi vuol passare dalla semplice im.itazione delle forme a colorirle in modo da nulla Ma essa ra l' unico arrischiare oltre il prescritto dalla natura modello propostosi , essa la norma di ogni suo tratto di lapis, o di pennello, e sembrava allora solo pienamente contento d^' suoi

dei

lumi,

lavori,

quando

Da

avea perfettamente imitata. Firenze intanto, dove s'era applicato ad infiniti


1'

altri stu-

di fra' quali alla

Geometria

alla Statica, all'Idrostatica, alla Scul-

tura, alla Plastica, ed alla Musica, piacque a Lodovico Sforza, che fu soprannominato il Moro, Principe dotato di gran talento, di chiamarlo a Milano (15), indotto daila fama della immensa di lui abilit e fra l'altre nel suonar la Ifra , specie di istrumcnto dallo stesso Lionardo inventato, e simile ad un' Arpe a 24 corb
Trattato della i. Un tal disegno non si sa dove esista, e ne dee rincrescere la perdita mentre doveva esser cosa di sommo pregio. Fra le stampe di HoUar ve ne una intagliata nel 1646. cavata da un disegno di Lionardo esi^tente allora nel Gabinetto del Conte d' Arundel rappresentante alcune teste che
Si
il

(T4)

Veda

di

lui

ostante

dobbiam

dolerci

di

non averlo

Pittura

Lib. a. Gap.

nel suo intiero. (15) Tutti gli Scrittori della "Vita di Lionardo ci fanno certi di questa chia-

ridono., nel
altra
testa

mezzo
in
.

delle quali

avvi un'

profilo coronata di froiiii

Milano, ma il solo Vasari individua l'annoincui questa accadde cio nel T494., tempo in cui Lodovico il Moro assunse il governo di Milano nella minorit di Gian Galeazzo suo Nipote. In annuo di lui stipendio gli.furono assegoati 500. scudi, .pensione' ^lr
mata
di

lui a

" di

qu ercia
del

parte

surriferito

Questa porrebbe forse esicr disegno, ma non

quei tempi
rosa
.

assai

rsg^juardevole

gefaej-

X de (r6). Condcscese tosto il da Vinci alle richieste del Duca, che conosciutolo appena s fitranenrc concep stima dei di lui talenti e maniere che quasi sempre il \olci presso di s, e con esso lui conferiva di quanto spetta all'Arti belle ed ingenue. Venutogli infatti in animo di instisuire un'Accademia di disegno he egli destinava per istruire la Nobilt e Lionardo datosi purea ristabilire il gusto della buona Architsttura che non era molto noto nella Lombardia in breve tempo col si viddero rifiorire sotto la di lui direzione gli antichi regolari ordini , e sbandire per la maggior parte le gotiche confuse e troppo gravi maniere introdotte
,
i

anni innanzi in ogni grandiosa, fabbrica di quelvasta Citta da iMichelino (17) Volle inoltre quel Principe che Lionardo facesse alcun' opera relativa all'arre che porca dirsi sua perch 1' avea non poco nobilitata, e commessegli il fare una Nativit del Signore, in cui super tanto l'universale espcttazione anco degl' intendenti di quel tempo che come cosa straordinaria il Duca la mand all'Imperatore che sent estremo -piacere per un un tal dono (i3). Non am per che Milano sua residenza fosse priva del merito di qualche grandioso lavoro di un tanto abile professore e gli ordin il dipingere nel Convento dei Domenicani, detto la Aladonna delle Grazie, l'ultima Cena del Redentore. Non era giammai toccato in sorte a Lionardo l'intraprendere un* opera cos considerabile , n avuto mai un soggerto che tanto se gli adattasse per esprimervi tutta l' cncgia de' suoi concetti, e Si tratquella espression di natura su cui tanto aveva studiato tava , dice il Marictte , di render sensibile le varie passioni che in quel punto critico (dell'essere stati cio avvertiti gli Apostoli
gi
pili

di cento

la

(16) Il cirato Vasari non solo ci assi cura del trasporto di Lionardo per la musica e pel suono della Lira ma ci d notizia inoltre che egli avea da $ fabbricato un tale strumento, in p;ran parte d' argento, a forma d'un teschio di cavallo, acciocch l'armonia fosse maggiore. Il Sig. Du-Frcsne poi quello che vuole che la detta Lira fosse a 24 corde ed egli che nel tempo stesso attribuisce al da Vinci l'invenzione dell' Arcicimbalo che per la sua doppia estensione il contrabbasso del cimbalo or, , ,
,

e ne' suoi

temni ebbe gran


.

credito nellg

Di lui parla con lode non Loml>Drl3 una sol volta il Lomazzo nel suo tractato della Pittura Quanto al nastro Lio.

nardo poi e^li da sapersi che giammai forse non vi fii meglio lontata Accademia di belle Arti, di quella a cui egli fu fatto presedere in Milano; e se la caduta dogli Sforzeschi non avesse rovinato un s bel pensiero, ivi probabii-

mente sarebbero giunte


gior perfezione

le

arci

alla

majj-

dinario.
(17) Michelino Pittore ed Architetto Milanesc fiori verjo la met del Secolo XIV. ,

(18) Il Quadro della Nativit si dice che esista ancor di presente nella Gallerla Imperiale di Vienna in ottimo stato d conservazione
.

yl

che un di loro tradiro avrebbe il jMaestro ) ro animi ; ed egli lo fece d'una maniera cosi espressiva che quest' opera fu riguardata come un miracolo dell'Arte. In generale la di molto semplice. Ges spo'si/.ione del Quadro, continua egH Cristo rappresentato a sedere nel mezzo, e nel primo posto. La positura tranquilla e piena di maest e domina in tutto il Gli Aposuo contegno una nobile sicurt che imprime rispetto e le loro attistoli al contrario sono in una estrema agitazione tudini son tutte contrapposte, siccome le loro fisonomie tutte vai
,

dovevano egirare

lo-

rie.
il

L'inquietudine, l'amore, la paura, il desiderio ^di penetrare senso del Salvatore si distinguono mirabilmente su' loro volti, ne' loro gesti (rp). L'idee magnifiche di Lionardo erano fortub 1

Di questo celebre Cenacolo, che pu dirsi il capo d'Opera di Lionardo,


(ip)

ne

parlano
,

tutti

gli

Iscoriografi

della

to in cui l'Architetto o Capomaestro de' suoi crediti con ,, segnava le partite Sforza Duca di MiLodovico il Sig.
,

che hanno in qualunque modo ragionato del da Vinci ma universalmente ne compiangono la perdita Decadde infatti dalla sua prima bellezza ben presto questa Pittura, perch Lionardo avendola fatta a olio sopra ad un muro di intonaco forte si anner, e si perde ben presto 1' imprimitura e
Pittura
e quegli
,
.

,,

lano, per l'opere da esso tanto nel suddetto fare leggendosi altrove quanto
,

Duca
,

fatte

Convento

,, ,,

la

pag.

16.

a tergo la

dico, alseguente parti-

torio

ta: Item per lavori fatti in lo Rejetdove dipinge Lionardo gli Apostoli

con una finestra 57. l. 5. dipintura s pregevole ,, Una


,,

come

il

colore, onde ornai

si

disperava di

pili

ognun

sa

circa un secolo doppo era

averne la minima traccia. Nel 1726. fu per ripulita con grandissima cura ed avvertenra onde al presente un poco si gode. Mi giova qui riportare la relazione che ne fece il P. Bibliotecario dei Domeaicani di Milano ad istanza di Monsignor Bottari che la stamp nelle note alla Vita di Lionardo scritta dal Vasari tanto pili che contiene alcune notizie interessanti alquanto Io stato attuale di questa pittura, e lo stesso Lionardo. ,, Quantunque non si sappia precisamen,,te, scrive quel Religioso, quanto impiegasse Lionardo da Vinci ,, tempo celebre dipiotnra da esso fatta ,, nella
, ,

quasi smarrita, e col succedere degli anni talmente s'era guasta, che per
,,

duta forse qualunque speranza di riane curando pi tanto tesocquistarla ro pensarono i Religiosi del mentova, ,

to Convento di alzare e dilatare la la porta del medesimo Refettorio angusta e ed bassa quale era assai il muro tagliando cagione , tal ,, per ed i piedi gambe le tagliate . hanno
,

all'

Immamagine che
e
,

sta

nel

mezzo
a

di
lui
si

Gesii Cristo, ricini


.

degli Apostoli
infatti

come

di

presente
l*

u vede ,, Finalmente per buona sorte

anno

Refettorio dei PP. Domenicani delle Grazie di questa Citt , si sa per di certo che egli nel I49". attual,, mente la dipingeva, leggendosi in un ,, cerco Librlcciuolo esistente nell' Archivio di detto Convento, ed il qual ,, hbricciuolo dinota esser quello appun nel

l"'26. essendo Priore del medesimo Convento il P. Maestro Tommaso Bodi Scri,, na ventura Boldi daCastelnuovo suo mepel rispettabile uomo ,, via vameiisuccessi quale il sapere rito e ,,
,
,

,,

te era

srato Inquisitore
e di

di
vi

Tortona
ia
il

di

Como

Milano

Sig.

XII

untamente secondate da' suol modelli,

tutto

concorreva a ren-

der l'opera d' un' estrema belie/./.n , se non che le due teste di Ges Cristo e di Giuda lo ritardavano dal compirla. Quanto alla prima disperando egli di non poter mai rappresentare il suo pensiero per cui volea che sul volto del Salvatore traspirassero i segni della Divinit, si determin col consiglio di Bernardo Zenaic
,

Pittore ed Architetto suo

Amico

(20) di lasciarla imperfetta,


e che
e

edab,

Ikllotti Pittore Milane, Michelangelo se, che con un 5U0 particolare segre-

to si esib di ricavar fuori un'altra Il sopraddetta dipintura volta la altri Regli e mentovato P. Priore, ligiosi del raedesinio Convento grazio, , samente accettando la sua esibizione ,

,,

fatta fare con prospero successo in parte della stessa dipintura la alcuna del segreto, affilarono del sperienza dipintore [' ,, tutto al dotto eccellente nella quale, siccome ognu impresa feliceniente ne riusc. ,, no ora vede,
,,

Da' medesimi Priore e litigiosi fa In qualche modo riconosciuta del detto


,,

si conserva nel Gabinetto del Pie che su questo il Conte di Caylus ne intagli ad acquaforte la sua bella Carta contentandosi di darcene solamente contornQ il bench 1' originale sia ombrato con la filiggine V'era gi innanzi una stampa intagliata pure all' acquaforte sotto la direzione di Pietro Soutman Scolare del Rubens, che non ha che un chiaroscuro b;ne intesa, ma dif^'ttosissima nel disegno Inoltre Soutman vi ha talmente messa la sua manieravvila pi quella di ra che non vi Lionardo , e n'-n avendo fatta intagliare il che la parte supcriore del quadro
,
.
.

s-i

dipintotela singolare operazione avensiccome costa da ,, do ad es^o regalata ,


,

,.
,,

libri delle
,-

spese,

la

somma

di lire

cin-

composizio:ie manca delia Lionardo, dice il Sig. Masua giazii rictte pi volte citato , ha avuta disgratotale
della
.

ed esso Sig. Bellotti con quecento molta sua finezza comunic a'PP. sud d.etti per ogni evento il segreto.,,
Il

zia

tori

perch ha dato sempre in intagliaLi f tti la prima stampa mediocri


I

Re Francesco

I.

rimase cos colpito

alla vista di tal pittura die si invagh di farla trasportare in Fran.ia, ma inutilmente perch non trov n fra' suoi n trai Milanesi persona che ne assu,

messe

il

che
pia
d'

ei

carico. Egli perci probabile ne facesse fare la bellissima co-

che ancor si vede in S. Germano Auxerre da cui poi il Contestabile di Montmorcnc ne fece firc altra copia
,

per la Cippella del suo Castello d' EscovenS che assai stiaiata, ed ancl-.e il Lomazzo la copi dal fresco originale per la Chiesa di S. Bernaba di .Milano, egualmente che Marco Uggioni pel Convento dei PP Certosini di Pavia- Il Sig. Mariettc nella pi volte citata Lettera ci assicura che rimane ancora il disegno originale di Lionardo di tal Cenacolo,
,

che Uj. del Cena>;olo intagliata a buliIscri no da antico arto(;e anonimo con zione sul d'avanti della tovaglia: Amen dica vubis quia utt'ts ve>trum me trati'nue peggio ruiesr, maiamcnte disegnata incisa siccome la seconda intagliata pur da un' anonimo ali'atcuiforte non ha merito alcuno sopra l'antecedente. Nel Palazzo Vaticano questo stesso Cenacolo rappresentato in arazzo assai ben e tale che ci da una chiara disegnato ma non idea della maniera di Lionardo che malamente conservato per ditetto
, ,

del

tempo.
ed
,

D.;rnardo Zenale Pittore chitetto era nativo di Trevigi


(20)

Ar-

e lavo-

rava nel tempo stesso che Lionardo nel Convento di S Maria delle Grazie Egli fu specialmente eccellente nella proe Paolo Lomazzo nel Lib V. spettiva
.
,

xrif

bozzata solo come eli' era e quanto all' altra ogni d per pi d' un' anno s' era studiaro in fra la plebe di ritrovare una lsonomia che dinotasse l' impercettibil durezza di cuore in Giuda, e l'intimo senso dell'ordito tradimento , non ostante gli immensi gi rima senza tructoj e la cagione della tardanza in cevuti bencti/.j l'opera era attribuita intanto dai Religiosi Domenicani Terminar ma a non al sagace e quasi incontentabile gusto dell' Artefice del svogliatezza medesimo Priore Il del luogo in dissipazione e tatti poco o tuiiia esperto in cose di gusto, e che supponeva forse la pittura una operazione soltanto inanuale, si lagn altamente col Duca, il quale risentitosi alquanto con Lionardo, sebbene, senza la minima asprezza, Io richiese del perch egli non procedesse avanti nell' incominciato lavoro. Siccome accorto uomo il da Vinci comprese tosto che dagli importuni lamenti del Priore del Convento era certo nata nel Principe l' impazienza di interrogarlo' in maniera meno dolce del consueto, per lo che volendo alquanto mordere quel buon Frate: Nasce o Signore y da due teste ^ gli Da quella del Cri sta; ed langO' disse, che l' opera non sa finita tempo eh' io son disperato di trovare qui in terra an modello prop-rio a rappresentare V unione della Divinila con la forma umana, e molto meno da potervi supplire con la mia iimn agin azione Non mi resta dunque che /' esprimer bene il carattere del perverso Giuda ed e pi d' un anno eh' io cerco inutilmente un modello n* luoghi dove abita il popolaccio pih vile ^ e faro de' nuovi tentativi. n ogni caso poi far capitale del ritratto del P. Priore-, che lo merita per la sua i};por.tu?/it e fer la sua poca discrizione (aij. tal face-,
, ,

Gap. 2!. del sua Trattato delFa Pittura ci confessa che aveva pres^-o di se un manoscritto in cui v-era u-n* ajsai pregrevole opera su questa scienza composta dallo Zenale
{zi)

,,

,,

ed egli fubito preso \o stile, grossamente il disegn, e con quello e con


,

le altre pirti
,,
,,

che

egli in rutto

queU"

anno avea diligentemente


varie faccre di sone, andato ai Frati
,

raccolte ia vili, e malvagie per,

Una

tale spirito5a risposta

di

Lio-

comp Giuda

nardo non solo riporrata dal V,i?ari ma dallo stessa Gio. Bae dal Mariette tista Giraldi detto Cinzio nel suo di<;crso sopra Romanzi stampato dal Giolito "^' '554 quale sulla rela-zione di J' Messer Cristofano suo padre che- aveva conversato col da Vinci doppo di avercela riferita prosegue : Avvenne deppo queste parole che un giorno gli ,, venne per ventura veduto uno, che ,, aveva viso al suo desiderio- canforms;,'
,

che pare, che egli ab' bia il tradimento scolpito nella fronQuesta autorit sola quando al,, re. ,, biscerebhe a tre pur ne mancassero
con viso tale
,

'

r quali smentire l'asserzione di coloro senza alcun fond'am-ento spacciarono chs Lionardo ritra'sse di farro il volto del Priore del Convento nell'esprlmer quell di Giuda, cosa assai lontani. an?i oppo-. jta al naturai carattere del da Vinci
,

XIV
zia

do
t

sempre pi comprendenLionardo nell'arte sua, e la profondidello studio che impiegava nell'opere che aveva a nano auil

non pot

Duca

trattener
di

le

risa, e

l'inrclligenza

somma

esso lui anzi la stima , e il fece crescere in pregio e in onore presso tutta la Corte, cui riesci ancora sommamente a grado il vedere nel refettorio stesso in cui avea il da Vinci dipinto

ment per

Cenacolo, nella opposta parete dov' era una Passione di vecchia maniera ritratti al naturale, lo stesso Duca Lodovico con Massiniiliano suo primogenito, e la Duchessa Beatrice con l'altro figlio Francesco in ginocchioni davanti al Crocifsso in cos vaga foggia, e con tanta rassomiglianza, che mai forse si viddero ritratti finiti tanto, e cos somiglianti (22). Queste s fatte operazioni per quanto gli assicurassero per un credito presso gl'intendenti, pure non lo caratterizzavano che per un'uomo di genio, ed eccellente in quell'arte che ei professava; ma allora che il vidde Milano espertissimo nella scienza dell'acque, ed assicurarsi la gloria di primo Idrostatico con i suoi lavori nel Canale di Alartesana dove rese comunicabili fra di otq l'acque dei Fiumi Adda e Tesino, e quelle dei Laghi Maggiore e di Como, non vi fu alcuno che non lo riguardasse come un prodigio della natura e non
il
, , ,

profondesse in gran copia gli elogi commendando la di lui virti sovrumana (23). L'Idrostatica in fatti era una scienza singolarissi,
,

(la) Quasti Ritratti sassistono ancora,

quanto si dice , ma dal tempo, perch ancor


pr
olio sul

guasti
essi

molto
a

dipinti

muro,
La

lo

che ha

assai
.

pregiudi-

cato alle pitture di Lionardo


(2j)
surriferita

considerabilissima impresa addossatosi da Lionardo a che


,

sola

basta ad eternare
,

la

memoria d'un*

fu probabilmente tirata a fine nel 498. tgli fino dalla prima sua giovent si era molto dilettato in disegnare e formar macchine per alzare acque costruir cauali ed altre cose di simile natura e mediante questi suoi ttudj super ogni difficolt che parca frapposta dalla natura ai suoi tentativi. La maggior parte di questi disegoi esiste ancora nella Biblioteca Ambrosiana in un gran volume in foglio Atlantico segnato esteriormente: Disegni di Afacchhif e dell' rti segrete e d' altre (ne di Lionardo da yinci r acuiti da Penipeo Leoni; ed
,

uomo

composto di carte 390. Questi disegni hanno le loro descrizioni di mino dell' autore scritte , secondo 1' ordinario di lui costume, dalla diritta verso la sinistra possono legin modo che non si gere che con l'aiuto dello specchio. Non ma si sa la causa di una tal bizzarria egli certo che nel citato volume vi ed sono degli assai stupendi ritrovati considerabile che vi son fino degli schizzi dei mortati e delle bombe che si costumano adesso. Nel 130. questa raccolta apparteneva a Galeazzo Arconati ed il Conte d' Arundel che ne era in,
,

namoratissimo oflerse allori al possessore nome di Carlo L Re d' Inghilterra fino a 1000. doppie di Spagna. Sarebbe desiderabile che tali stutl) di Lionardo stampe a si rendessero pubblici con le comune vantaggio. Lgli vero che Lionardo siccome quello che scriveva solamente per se usava poche parole e
a
, ,
,

XV
principi assoluti di essa si ma ai tempi di Lionardo ed conobbero perfettamente che mediante i lami e gli studi di D. Benedetto Castelli Monaco Benedettino ,e scolare del gran Galileo ma il penetrante talento del da Vinci ne aveva gi comprese in monte le essenziali Teorie, e se non po' ridurle in pratica fin dalla prima sua giovent in Firenze, siccome aveva gi progettato, lo fece con gran procol porre in canale 1' Arno fino a Pisa (44) fitto in Milano, aumentando nobilmente i vantaggi del commer,

non

cio

la

dovizia a quello Stato.


vie
di
ri-

Le lodi ai gran talenti sono un pungente stimolo per maggiormente operare gran cose, mentre i mediocri contenti quella prima aura che alquanto solletic il loro amor proprio

mangono sulle mosse e si credono d'esser giunti alla meta. L'Anatomia era stata sempre uno dei prediletti studi di Lionardo, perch di buon ora avea compresa la necessit di ben saperla per la. Pittura e Scultura; e nell'opere sue ditatto nulla si scuopre che non sia a norma di essa anzi qualunque mossa delle di lui figure, qualunque scorcio ed ogni atteggiamento indica ovunqne l'estre;
,

Non gli pareva per d'esser giunto a quel fine ch'e's'era proposto: onde contratra stretta amicizia con Marcantonio della Torre (35) eccellente Filosofo in quel tempo e che allora appunto leggeva una tal facolt in Pavia, volle con esso lui su vari suoi dubbi ragionare , e tanto in essa si approfond che non solo scrisse un trattato sul!'
di
lui perizia

ma

in questa scienza.

per

anche

del cavallo, ed proprie parti in compose ancora un' opera rendo tutto all'arti che ei

Anatomia
le

dovi

un'altro su quella dell'uomo disegnanmarita rossa tratteggiata di penna , ma


sulla

Meccanica del corpo umano

rife-

professa/a {26).

non sviluppava
,

tutti

pensieri della sua

tematico insigne
Galileo
.

ed ultimo scolare del

mente, come fa chi scrive per altrui utilit onde alcune delle sue avvertenze sembrano inette ma non peraltro meno vero che merc di tali scrittisi comprenderanno progressi che aveva fatti lo spirito umano a' suoi tempi e quanto 5ra vasta e profonda la mente del nostro
, ,

(25) M. Antonio della suoi tempi gran celebrit

Torre ebbe
di

ai

uomo

nell'

Arte Medica, e fuj'gran seguace


leno
nel

Egli

si

di Gaimpegn moltj?5imo ancora la scienza

richiamare in vita
,

dei'A-

notomia
rale
.

trasandata
lo

da

molto

tempo,
natu-

autore

che era srato guida

a s

stesso
.

n trascur

studio della

storia

nella ricerca delle

pi astratte nozioni

(24) Questa grande operazione progetdal da Vinci, siccome afferma il va sari , fu eseguita circa 200 anni doptata

(a6).Il trattato

to to

sulla

Anatomia

che Lionardo avea scritdell'uomo, corredafatti

di

disegni
,

rutti da lui

sul

na-

po dall'immortal Vincenzio Viviani mat-

turale

era posseduto ai tempi del Va-

XVI a tante occupazioni e s diverse d* indole di oggetto, e di genio mai non si restava Lionardo dall' immaginar juiove opere che decorassero la citt in cui viveva, e che illustrassero Id memoria di Lodovico , il quale ei riguardava come suo par/ialissimo mecenate. Gli cadde adunque nell'animo di proporIn
,

mezzo

Duca che gli permettesse il tare un cavallo in bronzo di straordinaria grandezza con la di lui Statua equestre, qual perpetuo monumento delle sue glorie in Milano. La Scultura non era arte ignora al da Vinci , che ancor giovane avea in Firenze fatte
re al

alquante teste di femmine e putti d'eccellente lavoro in terra al naturale, e col consiglio e con l'opera avea assistito Gio. Francesco Rustici (27) nel getto delle tre Statue che adornano il di sopra della lateral porta di S. Giovanni che guarda la tramontana, laonde avutone l'assenso da quel Principe ne fece prima un piccol modello in cera cos finito e perfetto che era maraviglia a vedersi, quindi il modello grande in terra d'una sorprendente bellezza, ma essendo questo oltremodo grande e colossale, non fu possibile il gettarlo cos sulle prime in bronzo tutto d'un pezzo sari da Francesco Melzi Gentiluomo poi sulla Meccanica tic! corpo umano
.

Milanese e prediletto scolare del da Viii- non se ne ha che un frammento pubblicato ci, ma non si sa di poi se esista al prcgi in Londra molti anni sono dal Sig. sente. Il trattato dell'Anatomia del ca- Cooper Mercante di stanape accreditatisvalio si vuoi disperso fino da quando simo in quella citta, e consiste Jn noLuigi XH. si impadron di Milano, ed ve tavole senza titolo. Monsignor Bot assai da dolersene poich l'opera dotsrri in uiia sua riOtt alia lettera del Sig. veva essere interessantissima. Il l.omaz- Marictte giudica che questo frammen20 nel, grattato dell'arte della Pittura mento sia quel medesimo che neli;^!^. Lib. i. cap. 19. ci assicura che Lionarport a Firenze un Sig. Inglese, e che do fu il principale frai moderni nel da- Francesco Ducei Bibliotecario delia Laumoti convenienti e cor- renziana. col leggerlo merc dello specre ai cavalli rispondenti agli atti che naturalmente chio copi facilissimamente ma vertenfanno, e .l'ra gli antichi super forse lo do questo principalmente sopra punti d stesso Nealce. Lomai/.o volea forse \Idrostatica, e di altre cose filosofiche, re Apelle ohe sicurameMe fii l'unico siccome avverte il Dotr. Anton Franceeccellente fra gli antichi nel dipinger sco Durazzini che lo vidde nell' eredicavalli E\ rammenta un cavallo di ri t Ciurini , non pu mai esser quello lievo fatto da lui di plastica in niarapubblicato dal Cooper, che ha per solo vigliosa maniera e che a sue tempo era oggetto i movimenti del corpo umano, in mano del Cavalier Leone Arretino col modo di disegnar le figure secondo Statuario celebre, e si sa altronde che le regole geometriche, avea fatto a richiesta di Gentile Borri Francesco Rustici Pittore, {2,2) Gio in disegno un libro intiero d'uomini d' Scultore, ed Architetto Fiorentino -fior arme a {>iedi e a cav.illo con 1' espres- circa al T4;C', fu prima scoiare del moti possibili e ^egi sione di tutti Verrocchio, quindi incantato dalle ate degli altri Della sua graiid'opera u-ni trattive del da Vinci messe sotto la
, , i ,
,

xvu

no

venne a spogliare di quel Ducato Lourti dovico il Moro, che senza gran resistenza cede facilmente agli Leonardo In tal circostanza vollero i Milanesi che della fortuna ancora mostrasse al nuovo loro Principe alcun' indizio deli' ingegno del suo particolare, ed egli, quar.tunque assai dolente per la caduta
,

con poderoso
.

esercito

suo benefattore, form di legno un leone tutto al naturale affatto in modo che sembrava vivo , e perch si moveva p^er alquanti passi, eccit sulle prime fin terrore allo stesso Re, ma fa ttoglisi innanzi quel, si ristette, e aperto il seno mostr d'averlo tutto piequale encomi l'artefice siccome eccellente nella Meccanica (29) Partitosi da Milano Luigi, ed in quella citt prevalendo l'amore dell'antico governo del iVloro anzich del nuovo dei Francesi , tutto era in tumulto (30) ed i pi prevedevano essere inevitabile affatto una guerra affine di ristabilire la caln<a; per la qual cosa il da Vinci, uomo naturalmente quieto ed amante di pace, col fiivorc della quale uni-

no

di cigli

loch assai sorprese quel Monarca,

il

f
a
sua direzione
,

e profitt molto dei


in
fatti

suoi

lumi
t
le

statue rapprePrecur^ere in atto di prce ad un dicare in mezzo ad un Fariseo Levita, che furono molto stimate, e sono ancora reputate bellissime. questo gran modello (28) Esisteva

Con la di lui scorc tre soprammentovate


il

get-

pio di S. Giovanni, scalere senza recare

e sottomettervi le alcun nocumento a

quella

vasta

fabbrica.
del

Quanto

al

meri-

sentami

S.

tovato Leone poi da correggersi


sbaglio di
le

uno

memoria
relazione

fuila

quadi Francesco Melzi


,

Lomazzo

il

scrisse

Lib. 2. Gap.

i.

essere

srato

fatto

sncor'a
gi

quando venne
,

in

Xn.

ma

Francesi
nel
la

che

Milano Luiodiavano il
,

titolo di signoria

Moro

volevalo
ri-

vano quasi abolirne


dussero in pezzi
re
,

memoria,

che

si

ed allora forse fu pudisperse anco il primo modella

Io in

cera.

Meccanica era stata uno de' prediletti studj diLionardo, siccome rilevasi fra l'altre dai molti disegni che tuttora esistono nel citato Codice dell' Ambrosiana. Non da tacersi che egli essendo sncor giovine, secondo ci che narra il Vasari, avea fatto un modello
{29) .^nco
col
qur.le

quello per la venuta in Milano di Francesco l, lo che pure indusse in errore il Sig. d' Arcrenville , ed altri. L'ingresso di Luii^i XIL in Milano fu ai 6. d Oce circa a questo temtobre del 1495p fu che il da Vinci il quale nel 1500. torn a Firenze produsse questo nuovo argomento del proprio ingegno (30) Il tiraore che assal i Francesi di
. ,

presto forse dover riperder Milano, che era molto attaccato a Lodovico il Moro ,

port gran pregiudizio a quel Principe , perch non solo fu spogliato di quegli Srati, che egli aveva innanzi usHrpati
al

suo Nipote,
,

ma
,

fu

altres

condotta

pi

volte a
allora

molti

cittadini Fi-

jiirreann.i,

che

governavano

Francia e detenuto nella Fortezza di Loches dove mori nel 1510.


prigioniero
in

renzc .mostrava di volere alzare

ilTem-

XVIIl

scienze fioriscono psns di ricovrarsi seno all.i Patria, da cui mancava da circa s^i anni, contento di avere in Lombardia introdorro il buon gusto, e d'arcrvi lasciati degli eccellenti allievi in pittura, ei in altre arti che appartengono al disegno (51). Con estremo piacere si u.l in Fireni-.e la lieta nuova del ritorno di Lionar-io ed ognuno augura vasi di vedere alcuna di lui eccellente opera, giacche la t'ama dei di lui meriti acquistatisi in Milano lo prenun^iav-a come un prodigio. Appena in fiuti ci vi hi giunto che Servici quali avevano allogata a Filippino (32) l'opera della Tavola dcssinata per l'Aitar maggiore della loro Chiesa della Annunziata, ben volentieri acconsentirono, che egli di consenso dell'altro ertefce ne assumesse il carico, sperando che un quadro di ta! maestro avrebbe aumentato non poco il pregio ed il lustro di quel Santuario in cui doveva aver luogo. Lungo tempo si stetre egli a meditar su mI' opera , ed Religiosi intanto, che per usargli maggior riguardo se lo eran tratto nel proprio convento, sospiravano che vi mettesse mano quando pur finalmente fece un cartone in cui era rappresenrata la Vergine Madre con una S. Anni e l' infante Ges, che per due giorni essendo stato esposto alla pubblica vista , ognuno l'ammir come cosa sovrumana e cfivina. Tutta quella semplicit
Is

camentc

buone

arti

le

in

(31)

pi eccellenti

scolari

del

ili

Vinci furono Francesco Melzi Pittore e Miniatore assai celebre. Cesare S^sto, Bernardo Levino, Andrea Salaino a cui si dice che Lionardo ritoccasse ancora alcuni suoi lavori che sono in pre'jio a Milano, M,iiico Uirnioni ,Gio. Antonio Boi tramo ed altri i quali tanto profittarono nell'Arte della Pittura che, per una certa rassomiglian/.a alla maniera del loro Maestro le loro opere sono state talora credute e stimare per lavori di Lionardo.' Anco Paolo Lomazzo si pu annoverare nel numero di costoro perch si studi di imitarlo con ogni impegno e loavreb be raggiunto se nel fiore della di lui giovcnti sorpreso da una terribile ma'attia agli occhi che lo condusse alla totale cecit, non io avesse tolto alla pittura
, , , ,
, ,
.

guere questo di cui parliamo e' fii chiamato sem,-'re mentre visse Filippino Assai giovane fin nel Carmine la Cappella 'dei Brancacci ( orj di Padronato del Sig. Marchese Cibbriello Riccardi Suddecano del Cupitolo Fiorentino, perch dnppo rin:endio di quella celecon gramiiosa largita ne bre Chiesa
.

curla restaurazione) cominciata a dipingi da Ma-olino, e non del tutto Circa finita da Masiccio per esser morto
gersi
.

1500. prese l'assunto di f.re il quadro che doveva servire per 1' Aitar maggiore dell'Annunziati, ma ne cede l'impeal
si era mostrato rispettanopera, a do la di lui peri/.i nell'Arte Non avendo il da Vinci fatto altro che il cartone

gno

Lionarlo

che

gli

HvoLrIi,ito di

far

tal'

(33) Filippo Lippi nacque in Firenze nel 1460. da un'altro Filippo Lippi che

Religioso del Carmine, anch'esso celebie Pittore , ontle aflnc di distinsi

f poi

ricorsero nuovache cominci una dema posizione del Salvatore dalla Croce sopravvenuto dalla morte nella sua et di 45. anni non pot terminarla
della S.

Anna

Serviti

mente

a Filippino

XIX
e bellezza che possono rendere mjiestoso un volro , tinta vedcasi 1' nel decoroso sembiante di Maria contentissima di vaghcgt^iare umanato Verbo che ella sosteneva in grembo , mentre che a basso riguardava un S. Giovanni piccol fanciullo che scherza-va , con

un'agnella, non senza una giocondit in S. Anna che quasi pareva assorta in estasi dolcissima nel vedere i portenti dell' onnipoVergine insieme e Madre dell' eterno tenza operati nella Figlia Verbo di Dio (ss) Q^ianto pi sembr pertanto ad ogni intelligente persona degno di stupore, e d'ammirazione untai disegno, altrettanto ognuno s'addolor perch Lionardo non color poi la tavola come doveva , o addivenisse ci per la sua naturale incontentabilit o perch alcun nuovo insorto disturbo lo distogliejsc dal condurre alfine l'opera gi disegnata. Si dette egli intanto a ritrarre la Ginevra d' Amerigo Benci giovine donna di straordinaria bellezza , e di significantissima iisonomia ma quantunque un tal ritratto riescisse di un'assoluta perfezione nell'arte, pure non eguagli gian\mai quello che e' fece posteriormente di Lisa uoglie di Francesco del Giocondo, che giusta il parere degli stesartefici pi periti, distinguer il da Vinci per sempre come esattisimo ncli' imitar la natura (34) Per togliere egli primieramente 2
, , , , i
.

6-

(5) Di questo Cartone scrive il Lomaz, Lib 2. Gap. 17. del Trattato del'a P'ura ec. che fu trasferito in Francia, e dove a suo tempo era venuto in mai di Aurelio Lovino e che dagli stUL-si ne erano stati fatti molti disegni .\ftyalmente dicesi che e' sia a Parigi ne, grandiosa raccolta del Re. (34) ^'tratto di questa Lisa detta la Gioconc^ stimabilissimo, al dire del Sig. Mariet per l'estrema sua finitez,
^

te

di

cui ve

n' h

una
in

grestia di S. Celso
a
,

Lionardo e delia stampa intagliata in legno da un'Anoma per di cattinimo a chiaroscuro vo lavoro. In essa la Vergine siede sulle ginc:chia di S. Anna , che si china per prendere Ges Bambino il quale accarezza un uccello. Il secondo poi, che stamp la sUa opera quasi 60. doppo il
,

simile nella SaMilano attribuita quale avvi anco una

Sig. Felibien
ti

Francesco I. pel prezzo di <bo. scudi se si dee prestar fede al P-ltro Dan autore </(/ Tesoro delle MaraVfg ^/ ^''ontainebleu ed attualmenre e^e nella Galleria del Re, unitamente a^^iti ^\^^^ qu,dri nomi,
,
,

za

fu

acistato

da

i.

un

S.

numera oltre Michela con un


, i

gi

riferi-

uomo

in

ginocchioni, 2.

Una
;

S.

Famiglia con un

nati dal Sig. iibie, e dal Sig.

d'Arne

Angelo; 3. un Bacco; 4. La Bella Ferraja 5. un ritratto d' una donna 6. ed un Cristo con un gUbo desso in in mano, probabilmente quel mezza figura intagliato all'acquaforte

SMichele
;

e un'

genviUe
sopra

il

p-jQ

ne' suoi

trattenimenti

dal sojiraccitatoHollar nel

1650.

Il

Sig.

le V'ite

^p/trori Tiartcfnim
ci
,

Flibien

numera

tre-,

5 Giovanni nel

deserto figura ipra -.o.una Vergine in ginocchioni 3. ^ Vergine par"^imcnte


;

inoltre pag. 195. che h a Testa di S. Giovanni fatta da Lionardo ^er CamRjilIo degli Albizi , siccoci

avvisa

con

S.

Anna, qu^

^^^^^^

probabilmen-

me narra i' Borghini, ai suoi tempi trovavasi nel Palazzo del Principe di Con-

XX
quel serio in che naturalmente cade li persona che sta a modello, e ch2 bene spesso pregiudica alla somiglianza, procur che

sempre iti lieta e gentil brigata ella si ritrovasse mentre la ritraeva e di qui ne nasce quel s piacevole e naturai ghigno con cui ella rallegra lo spettatore. Gii occhi, d'cc il Vasari, avevano quei- lustri e quelle acquitrine che di continuo si veggono nel ed intorno ad essi erano tutri quei rossigni lividi vivo e i 5, sottigliezza grandissima si possono fare. Le peli che non senza peli nella carne, per avervi furto il modo del nascere ciglia . dove pi radi, e dove pi tolti, e girare secondo i pori della non potevano essere pi naturali . Il naso con tutte qucl,5 carne le belle aperture rossette e tenere, si vedeva esser vivo. La bocca con quella sua sfenditiira, con le sue fini unite dal ros so della bocca con l' incarnazione del viso, che non colori, ma. Nella tontanella delia gola chi attenpireva veramente ,5 carne tissimamente la guard iva vedeva battere i polsi, e nel vero si pu dire che questa fosse dipinta d'una maniera da far trcma-i reetcmerc ogni gagliardo aiTcice, e sia qul si vuole (35). Urj opera cos finita e perfetta non poteva non recargli credito e fa
, ,

dif

ed intagliato a bulino da G'.o vanni Bu!aiigfcr con gusto di finitezza e


;

giglio, di cui
ta

d,'

ttiraa
del

AlaJonna
ra

siccome pure una Bambino in braccio, epeda Vinci era presso il Marchese
maniera
;

col

cm ce uriastampa intagV Giuseppe Jastcr all'acquiteli ma nou ^i sa dove presentemente e*"^* suddetto qujdro. il (35) Io mi sodo tanto pi vole'^'''
da
servito
,

di Soudis,
.

teneva in scmnio pregio Oltre i fin qui citati Quadri esistenti in Francia il Du Fr^-stie ne ramla

che

della

mceiesima

descriiiof

d<;l

propriet del Sig. di Ciarmois Segretario del Maresciallo di Schomberg rappresentante in mezze figure il giovine Giuseppe che fugj:endo volta le spalle alla disonesta moglie di Putifjt, nel quale l'espressione miraera di

nenta uno che

Vasari in quanto che essa opp'*""'^" ima per far comprendere la mar^"^ ^d Il il vero carattere del nostro Pi*rc sua f^ta Sig. Mariette nella pi volte lettera ci assicura che rAbat''^<=^"^' roculle confessava di aver 0^ impae cP'C a^'^* rato da tal descrizione fatta una fcdel traduzione iirancese .

pudore dell'uno, e la lascivia dell'altra appariscono vivamente ui rebile


il

ed

spettivi

loro volti. Egli parla

purediuna

Flora degnissima d'ogni considerazione, che trovavasi in mano di persona privata in Parigi, siccome ancora d'una Erodiade posseduta allora dal Cardinal Richelieu Carlo Patino avea presso di s un quadro rappresentante una Verpine mezza figura con un Cambino G.

Questo illustre Siciliano figliilP'^*^' ^^" /obbligato ca di Giovanni Paolo, che rr^i)cesi a riritarsi in Francia, quan abbandonarono Messina, av ^'"'^'l' ta la traduzione delle V? *^ djlla pt*""to y?f'
scritte dal

morte non
da
in
il

Vasari, ma ^'^' le dette comp^'v^- ^' di luiElogio futto '^'S.-'P^J


"'^'

una lettera inserita tiJ*^'-"'"'^'^'''^ mese d'Aprile del l"2^

su frallc ginocchia

che ha

in

mano un

giusto estimatore del merito desiderava ardentemente che se gli commettesse il fare alcun lavoro, per cui egli etere per cui si aumentasse il lustro alla nonasse la sua memoria

ma, ed ogni

Era gi pronta l' opportunit mentre appunto trattavasi di dovere ornare la' gran Sala del Consiglio di tresco gi edificata nobilmente col giudizio di Giuliano da S. Gallo, di Simone Pollaiuoli detto il Cronaca , di Lionardo stesso, di Michelangelo Buonarroti, e di Baccio d'Agnolo, perloch Pietro Sederini, allora Gonfaloniere di Giustizia, ed altri de' principali Cittadini deliberarono che una parte di detta- Sala si desse a dipingere a Lionardo, e l'aitra a Michelangelo, giovane allora di i:). anni, ma che avea gi dare non piccole riprove deli' immenso' suo genio , e straordinario talento. (3) Elesse adunque il da Vinci per
stra

Firenze

parte della storia .concernente la rotta di Niccol Piccinino .Capitano del Duca Filippo di A4ilano, e datogli il Salone del Papa in S. Maria Novella per ivi comodamente lavorare, cominci un cartone in cui disegn un gruppo di caval.soggetto di sua pittura
li

e di
,

bia

il

mente
valli
,

bandiera. La rabdeso di vendetta, un nubil furore si discoprivano apertas nel rabbuifato volto degli uomini , che nei moti dei caed era maraviglioso ai vedersi un vecchio soldato il quale

cavalieri armari

che contrastavano una

impaziente della resistenza che i nemici facevano per non cedere il contrastaro stendardo, forte stringendo con una mano l'asta di quello, con l'altra minacciaujlo di ragliar le mani ad ambedue i contrastanti, manifestava tutta quella fierezza di che un'ardito uomo avvezzo al sangue capace. Non meno belle erano le due figure in scorcio combattenti fra le gambe dei cavalli mentre una di esse quasi stesa a terra in atto di rimaner vittima del furore del suo avversario, che le stava addosso, e le era col pugna,

le alla

gola

con

le

gambe

le

braccia sforzavasi
le

di resistere alat-

la

baldanzosa superiorit di chi

procurava

la

morte. Osjni

(36) Michelangelo ide per soggetto del suo quadro l'assedio di Pisa fatta dai Fiorentini, e per render vago il suo

vedere una parte nella bellissima carta miracolosamente intagliata da Marcantonio che conauncmente chiamata Les pensiero effiiji nel suo cartcr.e una trup-_ Griwpeurs; ed un'altra parte si ha pupa di soldati che sentendo suonare all'' re intagiiara da Agestino Veneziano con armi nel campo precipitosamente .escono molta maestria Il Vasari nella Vita dal fiume, dove erano a bagnarsi, per del Baonarrori ci dice che alcuni pezzi jjirsene al combattimento La variet deldi qu-estu cartone esistevano a suo tem!e mosse i diversi atreggiamcnii gli p in Mantova in casa di Messer Uberincontri le combinazioni foimavano ui> to Strozzi, ed erano ivi tenuri con grair tutto d' uu' eitreina bellezza Se ne pu riverenza.
, .
.

\X!I

tcggiarnenro era fiero, ogni


;

con diversi camedesimi maestrevolmente fatti parcaracreri lo sdegno i cavalli loch formava no animati non meno che gli uomini alla zuffa un tutto di una somma naturalezza, e d'una incredibile maestria. Ogni amante della Pittura dee sinceramente dolersi e del non ese che questo pure colf sersi da Lionardo fatto altro che il cartone perduto mentre se questo tanto poandare del tempo si sia (37) t sull'animo dell' immortai Raffaello d' Urbino che doppo d'averlo attentamente esaminato, si determin di abbandonare la stentae di imitare ta e secca maniera di Pietro Perugino suo maestro nell'opere di cos insigne uomo, e che la naturalezza che scuopersc pu dirsi il capo della Fiorentina Scuola, in qual pregio non si
, ,

fsonomia esprimeva

avrebb'egli per darsi qual raodello da imitare , a chi si appiglia a cos nobile arte? Felice essa se non avesse che la sola natura per o-uida, e l'opere pi conformi alla natura per. soli modelli. Correva intanto l'anno 1513-, e tutti gli straordinari ingegni si ripromessero fortune e speranze allorch udirono che il Cardinale

Giovanni de' Medici, amantissimo d'ogni eulta letteratura, e di quanto spetta alle Belle Arti, era stato assunto al soglio Pontificio Le persone aderenti del nuovo di Roma col nome di Leone X Papa tutte corsero a lui, ed il Duca Giuliano fra gli altri fu uno dei primi a muoversi per congratularsi col Parente della suprema conferitagli dignit, e seco volle condurre Lionardo ben conosciuto dal Pontefice, e da lui stimato assaissimo. And il da Vinci dunque col, e siccome la di lui fama" era ornai conta ad ogni eulta persona; ciascheduno bramava di conoscerlo, e di usargli
.

(32) Paolo Lomaz/0 ncll* Jex del Temafterroa che Lionardo pio della Pittura non solo fece il noto cartone della di,

ma a gran del cartone di Michelangelo torto, il nostro eccellente Statuario Baccio Bandineili. Gherardo Edelinck inta,

sfatta

Niccol Piccinino descrittaci dal Macchiavcllo nel Libro V. delle sue ma en'ettivamente la dijiinse ad storie e che perci si staccasse olio sul muro la qual cosa pare che inclini a subite ms egli fuor crederla anco il Vasari non fece che eh' ci dubbio certo d'ogni terminato non ed anco cartone, solo il siccome ci nel il quale esisteva 1549 assicura il Doni in una sua lettera ad
di
, , ,
, ,

parte di questa L. d' la fnse legge Storia, sotto cui Fiamminin pronunzia si co> fin; che guIl cattivo Lionardo . di nome go il
gli

ad

Anversa

una
si

Alberto Loliio,

riportata
al

nel

Tom.
i

III.
f)5
:

dice il Sig. Mariette, che regna farebbe disegno di questa stampa credere che ella fosse intagliata sul dieppure segno di qualche Fiammingo questo disegno pu essere che fosse cavato dal quadro stesso del quale parla il Du Fresne che a suo tempo era del
sto
,

ne!

delle Lettere Pittoriche

Num

S'g. la

Maire, eccellsnte Pittore


.

di

pio'

Non manca
re della

chi abbia ardito di addebitafattasi

spettive

perdita

e di

questo

quelle maggiori atrenzionl che si potevan per lui, desikr:indo insieme di avere alcun monumento dei di lui .s.ipere in genere di Pittura. Fece egli pertanto nella Chiesa di S. Onofrio sulla pa-

uni Verj7ne col bambino Ges di estrema bellezza dipinse in tavola la fis^Iia d' F.rodiade con un manigoldo che le porge la testa di S. Giovanni, e vi us tale espressione, che pochi quadri possono stargli al confronto; e per Baldassarre Turini, Datario di
rete
,

Leone, una

V'err^inc col figlio in


,

braccio in piccola forma,

ma

di-

ligentemente condotta e parimente in altro simile quadro un fanciullo il pi beilo che veder si potesse sia per l'arte, sia per la delicatezza con che egli lo lavor tutto al naturale (38) Circa due
.

pi occupato anni si di quello Chimica nei geniali suoi srndj della Meccanica, e della che in altro, n repuro chq si debba dar fede a coloro i quali, mal di lui prevenuti, scrissero che il Papa avendogli allogata un

vuole

che

Lion;'.rdo

si

rimanesse

in

Roma

ancora !a Vergine che in S. Onofrio, e l'Eretrora nel Padiade la quale oggid si


sussistono
,

(38) Delle Lioiiardo in

mentovate opere

fatte da

pinta u-ni
7,a

Madonna con somma


bambino
grazia

dili^cnin

Roma

ed

artifizio col figlio

brac-

ci,
testa

che con
,

ma
esista
.

non
Si

si

singolare alzava la ha ora notizia del


il

lazzo Birberini

essendosi

smarriti
,

da lui per il Turini al tempo del Vasari erano in Pestia pressa Giulio nipote di Bildassarre. Dell' rodiade vi una srampa d'intaglio all' acquaforte fatta da Giovanni Trayen sotto la direzione di David Teniers e ricavata da un quadro del da Vinci che oggi esiste nella Galleria dell'Imperatore, ma divergo da quello ramnaentato di sopra. NeJ predetto palazzo Birberini vi ancora in altro quadro tino studio di due

Quadri

fatti

due che
"

dove
Bili
ta a

sa

di Bretteuil gi

inoltre che Ambisciatore


in

Sig*

di

Mal-

Rema compr

Firenze due
,

Tel'una
, 1

sre

dipinte in tavola da Lionardo

e esprimente un ritratto di femmina rappresentante una Vergine, il di cui studia origliale disegnato in lapis ros^o e nero era nella celebre raccolta della Vi la de' Signori Vecchietti descricaltra

teste di

Femmine
la

assai

belle;

come
;

nel

disputa di Ges trai Dottori, mezze figure, ammiribile ed un ritratto che dicesi d'una Pieglna di Nipoli In quello de^li Strozzi pure in

palazzo Panfili

ma poi passe in midal B )rgh:ni quale posseil no di Iifiiazio HuuforJ deva pure un modello lavorato dal da Vinci d'alto rilievo in stucco cha ranpresentava un S Girolamo genuflesso con un libro in m^no dentro una grotfatto con miravigliosa intelligenza ta d'amtomia- D' c;^o si veggono in pi
taci
,

Romav'un ritratto d'una fanciulla con piccolo libro in mano, e nella Galleria Niccolini in Firenze avvi uno stupendo ritratto dipinto- in tavola r.-.pprcsentante
una Monaca
in

luoghi delle antiche copie in pittura sulla maniera del Rosso, indizio certo del prex'o grande in che si ebbe un tale

mezza figura
la

al
.

le, diligentissimamente

vorato

natura11 Boc-

za

esattissimo modell'i, della cui esistennon si ha ora pi la minima notizia,


stesso

Lo

chi nelle sue Bellezza di Firenze fa meozione d'un Quadretto di Lionardo che

ste di

Hugford po'sedeva gi due tefemmina in pranlo assai diligentefatte


,

mente

che ora

si

trovano
.

tfA di-

suo tempo vedevasi in ca-a di Matteo e Gio. Batista Bjtti , nel quale eravi dia

segni dell' Elctror Palatino

XXiV
opcr.i,

saputo cho egli s' cim po!;to a stillare olii ed erbe, ne sinistro concetto; poich al Pontefice non era sicuramente ignota la perizia di Lionardo, che per effetto appunto dell' intima sua cognizione dclP arce poche opere tir a fine, disperando quasi delle proprie forze per ben riu:5cirvi Checchessia per altro di ci egli certo che fin dal tempo in cui il da Vinci ed il Buonarroti iurono in concorrenza eletti dal Senato Fiorentino a dover dipingere la Sala del Consiglio, essendo naxa fra loro alcuna gelosia, questa non si dilegu col tempo,- ma si avanzava, e quantunque Michclanc^elo con lo studiar le cose di Lionardo si appropriasse quella sua maniera terribile di disegnare nel che gli doveva esser grato, pur forse non gli fu gran fatto compiacente. Doveva intanto ritornare a Firenze il Buonarroti gi commissionato dil allorPapa ad ordinare e fare la facciata di S. Lorenzo (.39) in di portar;>i gi rimpatriare, ma di ch Lionardo si risolv non Francia, dove lo avea invitato il Re Francesco L, Principe a cui quel Regno dee il risorgimento delle Lettere e dell'Arti, e che avendo vedute in Milano le opere di sj grande artista, form subito il desiderio d'averlo seco, quasi per decoroso ornamento della sua Regia Vi and di fitto il da Vinci ne ebbe l che desiderare di distinzione e di onori. Voleva il Re che egli colorisse augurandosi il cartone della S.Anna che aveva seco portato (40)
e

lorm

di
(;9) Moltissimi sono i disegni che eijtoro di questa Fa(.ciit,i ed gran contrasto per sapere qual veramente sia quello del Buon.irroti Sapr di ci vedaci
, .

il

sentimento

di

Monsignor Bottari espies,

so in

Pittori scritte

nota nel Tomoll. delle Vite de* dal Vasari e da lui ridosrampite a Pxoma alla pag 23,'^, ve {"are ch sia persuaso ctie il die;jao di pianta e alzata farro in acquerello,
,

esprime : ,, Eccole fi tro Bi-II( ri cos Giam Pietro le notizie che ella ,, SI'/. mio Cartone. Lodoil ,, desidera circa prima del 1503. Francia vico Xll. Re di ,, Anna a Liodi S cartone orlino un ,, in Milano dimorante Vinci narJo da
,,
,, ,,
,,

al

servizio di

Lodovico Moro. Ne

fe-

che
sia
il

si
il

conserva nel'a Lbr-ii^ vero di Michelangeli*


,

Crr'iini,

.,
,.

ce Leonardo un primo schizzo che sta pre=so ni Sigj Conti Aroonati di Milano. Dopno il primo ne fece questo secondo pi condotto, ed il prcsentf
.

siccome
V.isari

di lui

modello rammentato dal

quello stesso che anche og^i velefi nel ricetto della Libreria MediceoLaurenziana a Sa(40) Se dobbiamo prestar cartoni delhaitiano Resta tre furono
tia
.

Me

heuch si vede, meno. In Pipoco 503 anni o ,, al)Hii dopLionardo*, dimorando rcn7e poi quaXI!., al Lodovico di la morte p non lo avea mai mandato ne fe,, le ce un terzo compito ricavandolo da questo secondo e lo min lo al Re Fran
coiscrvato
,

come

la

S.

Anna

fatti

da

Liomrdo
,

co^^ a>5

meorre non era per Jui straordinaria molto curioso di loriplicar le sue opere. Qurl Religioso scrivendo a Gio. Pie-

l e ci fii del 1.^15 ^'^- " ^^ ,, ccseo suppono; per che il l\ Resta pren .a

in

ci
si

non

aderendo un' equivoco, abbia di Lionardo se non

e
il

che
qua.-

xxr
di poter con esso rendere ancor pi pregevole la propria Galleria; ma Lionardo sempre lisso nell'animo di farlo, e sen:prc tiri:banrc, e irresoluto, tu sorpreso da un lento malore con sfinimento tale di forze che il ridusse agli estremi della sua vita; perlo'v.h lasciato da parte ogni terreno pensiero non si occup d'altro che del pros-' simo suo abbandono del mondo, e nel d 2. di Alaggio del 1519., trovandosi presso di lui il Re medesimo, che per segno di stima era venuto secondo il solito a visitarlo, neli' al/Tarsi sul letto per

far reverenza al

Sovrano fu
al

assalito da

pochi momenti sopravissc

un parosismo si frte che medesimo (41). 11 Re commosso per d


,,

come ho soprandro chs in Francia Botato, ed il cartone fatto da lui per


,

,,
,, ,,
,,

che
la
zi

Serviti di f'irenze Non cosa nuova detto Religiososbagli relativaaitnil


.

te al da Vinci

basta
a

solo osservare

sua lettera

scritta

Giuseppe Ghcz-

,,

che la si'j. del Tomo 111. delle , Lettere Pittoriche, per convincersi che egli ha tutta alterata la Cronologia deldel nostro Artista e ci per la Vita secondare la stravaganza dell' Armeniquale contro ogni verit asser il ni Lionardo avea dato di>favorevol ciie parere sul giudizio 'dipinto da Michelangelo che fu scuoperto alla pubblica vista la vigilia di Natale del 1542 quando cio il da Vinci era gi morto da 23. e pili anni innanzi, siccome si far noto pi sotto. certa della morte di (41) L' epoca Linardo rilevasi da una lettera autografa di Francesco Melzi che si conserva presso discendenti di Lionardo in Vinci, e che quantunque gi j)ubb!icata daL Dottore Anton Francesco Durazzini credo qui opportuno il nuovamente produrla Ser Giuliano, e Fratelli sya ono,

,,
,,
,,

ritamente, perch sviscerato et ardentissimo amore mi portava gicrnalmenmente. E' dolto a ognuno la perdita di tal' uomo quale non pi in poadesso Iddio onnidesta della natura potente gli conceda eterna quiete. Esso pass della presente vita alli 2. di Maggio con tutti gli ordini della S. Madre Chiesa e ben disposto e
, , : , ;

,,
,,

perch esso
ni.-simo
ile

avea lettera dt-l Cristiache potesse testare e iagli

.,
,,
,,

sciare

il

suo e chi

paresse,

exenf
Re-

pco qriod Eredis


gnicolne
;

snpplcantis

sint

senza la qual lettera non po-

,,
,,

teva

testare

che

valesse,

che

ogni

,,

cosa sarebbe stato perso, essendo cos qua costume, cio di quanto s'ap,

detto Maestro Lio partiene di qua fece testamento, il cjuale vi ,, n?rdo

,,

avrei mandato, se avessi avuto fidata


jicrsona.
le

Io aspetto
a

,,
,,

viene
di

un mio Zio quavedere tr?fercndo s sresa

so

poi

cost

Milano

Io

glielo

dar, ed esso far che aver buon recapito, non trovando altro in qucmcKzo. Di quanto contiene circa ,, sto alle psrti vostre esso testamento in ,, che detto Maestro Lionardo ha in
.,

"Credo siate certificati della randi morte di Maestro Lionardo fratello voe mio quanto ottimo padre, per 9) stro, la CUI morte sarebbe impossibile, che esprimere il dolore che io ho ,, potessi e in mentre che queste mia preso
.

S.

Maria
,
,

Nuova

nelle

mani del Ca-

,,
,
,

,,

,,
,,

marlingo segnato e numerato le carte 4oo.scudi di sole, quali sono a 5. per 100 e alli l d'Ottobre prossie similmo saranno 6. anni passati
, ,

mente

un

poi'.ere

Fiesole

quali

,,
),

membra

sosterranno

insieme, io pos,

seder una perpetua infelicit

me-

distribuito in fra voi. Alsia ,, vucle circa alle parte votro non contiene

XX VI
tale acci^-^cnte accorse ad aiutarlo col sorreggerli lo soavemente spir fra le di lui braccia in et
il

capo,
di

mi

quel-

67. anni

non

senza estremo dolore di ognuno che lo avca conosciuto, e d' ogni estimatore delle belle Arti, le glorie e i pregi delle quali tanto

aument mentre
,, ,,

visse (42)

sire

nfc

pftra

se

non che

vi

offero

,, ,,
,,

vaglio e posso, prontis tutto alle voglie vostre, paratissimo e Simo

quello

e
ta

di
ili

coiuinuo raccomandaiiiomi DiAinbroisa die primo Junii 1559.


.

Datemene

risposta

per

Gondi

,,

Tamquam
Quinto
,

Fratti vestro

Tranciscus Mentius
poi
3I

camera ove strehhe mirto ctn molti suffrog in detta Chiesa ed tltrtve LaKia tutti i suoi libri , ed i strumenti dell' Arte sua a Frace<co da M/Uo gentiluomo di Milano CiH altri legati; facendvlD aii' che esecutre. Lega a favore dei due suoi Servitori a met fer ciascheduno un Giardino fiitr delle mura di Milano ed a fa,
.

Testamento

di Lionar-

Copia giuridica che o si ricava Melii ai di .ui fratelli dal fa mandata auCloux preslui fitto da questo fu che del 1518. , d' Aprile d il 23. Awbuise so Pv;r eBorean Guglielmo da rollato e determina tf eaer sepslto in S. fo ei
dalla
.

400. scudi con do quasi 6 anni e p:i il podere che egli aveva a Fiesole . Il Vasari rtella prima edizione delle tue Vite de'Pittori riporta il seguente Epitaffio fatto ad onore diLiooarJo, e cii consprova la costante tradizione dell' esi

vore de' Firenze


i

suoi fratelli carnali residenti in


lascia

predetti

jiutti decorsi

T'iurentino di detta lictk Aoppo che


C'jrpo

il

suo

ser* egli

morto

nelle braccia

dlI^cFraa-

fosse stato

tre

giorni

intieri nella

Cesco.

Leonardts Vjncivs

Qvid plvra? Djvimvm Ingenivm Divina Ma*;t

EmoRI in SINV R.EGIO MEP.rEP.E ViKTVS ET FORTVNA Iloc MONVMENTVM CONTINGERE CrVISS.
I.mV:;nsi.';

cvkavervkt

Et Gentem Nota est

et
;

Patriam

noscs: tibi gleria et ingens


. i

hac tegiiur nani Leonardus hiimo Perspicuas picturae utr.bras , oleoque colores Illius ante alias dccta manus posn/t . Jmpi imere ilte keminum , divurn quoque corpura in aere

Et

pictis ar.im.im fingere novit eqiiis

Non

sono molti

anni
in

che

per opera
alla

di Giuseppe Cadcs

Roma venne

luce una stampa lavorata all'acqua forte con disegno di sua invenzione, ed incisa con spirito in cui sono espresse le glorie della Pittura con molta energia Vedesi in essa Lionardo clic spira l'anima sua in braccio del RcFraaces:o ,nel di cui volto si mirano espressi tutti quei moti che possono nascere nel' occasione
, ,
.

fanno corona a LionarJo ed al Re AnAl' drea del Sarto , Francesco Sjlviaii il Rosso, e Benvenuto bate Primaticcio
,

Cellini

tutti

ctlebratissimi Artisti

che
,

decorarono la Corte di ebbene in diversi tempi;


perdonabile
all'

quel Monarca

ma

egli

ben
dell'

Autore

1'

anacroismo

avergli tutti rappresentati cerne intcressanti alla morte del da Vinci, (4'2) Perch non manchi alcuna cosa

6'

una

funesta

sorpresa,

ed all'intorno

per che faccia conoscere questo grand*

\'xvn

Leonardo

fa bellissimo di persona, di

soave trstiO e gentile

cosicch con le sue maniere attraeva ogni animo ancorch zotico ai suoi voleri. Nemico d'interesse, impiegava quel tanto che aveva in trattarsi con splendidezza , ed in pascere con liberaliti ogni amico povero, purch virtuoso e di ingegno. Odi sempre qualunque inimicizia , ed am teneramente tutti coloro che mostrarono genio ed inclinazione per le belle Arti, nelle quali gli avd- 2

uomo

egli

da sapersi
e

e'si dette ogni

come non solo premura d'avvantaggiale

re tutte le Belle Arti


le

scienze

con

gio di uti tal tesoro bench Pcmpcn Lconi scultore dtl Re di Spagna ne facefse loro comprendere il valore , e presine
,

pitture e disegni, ma ancora con i trovandosi nella Ambrosiasuoi scritti


,

16. volumi di Manoscritti autografi, Lionardo, contenenti disegni di Miechine, di figure mattematiche mentre in tale scienza valse egli moltissimo, ed altre cose s fatte con le loro spiegazioni scritte in minuto carattere, ed a rovergiusta la scio cio da destra a sinistra consueta maniera del da Vinci. Questi doppo la morte di Francesco Melzi a cui per testamento erana stati legati da Lionardo .rimasero, come suole spesso avvenire per alcun tempo negletti , onde Lelio Gavardi d'Asola parente d' Aldo Manuzio si impadron di 13. d'essi volumi, e concep in s stesso sperania di vendergli a caro prezzo al Granduca Francesco ! de' Medici al quale oggetto egli fece anco apposta il suo viaggio a Firenze L'inaspettata morte di quel Prin-

na

soli 7., lacrono gli altri 6. in mano dei Mazzenti , i quali ne donarono poi uno a Carlo Duca di Savoia , un' altro

di

l'ebbe Ambrogio Figini pittore fnmoso, doppo la cui morte sar probabilmente venuto in mano del Sig. Giuseppe Smit, che compr tutti disegni di esso, ed un terzo il Cardinal Federigo Borromeo che propria andava appunto fermando la Libreria ora detta Ambrosiana- Questo
i ,

contiene
parla

il

trattato

di

Lionardo

in

cui

de' lumi e dell*


e

ombre da
e'

Matte-

matico

da

Pittore

e sarebbe assaissi-

mo

desiderabile
la

che

vedesse pur una


.

volta

luce con altri molti Pompeo Leoni in seguito acquist gli altri tre, che poi venuti in possesso di Gnleaz/.o

Arconati gli regale nel 1*3-. alla medecima Libreria ccn tutto quel'o ch> avea raccolto del da Vinci e gi distribuito in dedici volumi I Conserva,
.

cipe frastorn peraltro l'idee del

Gavardi,

tori

della

che rientrato in s stesso preg Gio. brogio Mazzenti gentiluomo Milanase


ei

A
,

ni-

rrifuioria

d'una
la

Biblioteca vollero eternare la bberalii dell' s eroica


e fccsro che lesse incisa in la quale seguente Lcrizicne
,

eh'

Arce nati,

titrov in Pisa

voler

riporta re a

marmo

Milano questi libri, e restituirgli ai Meizi Poco nulla curarono costoro il pre.

anch'oggi

cfhssa
la

nella

Galleria

delle

Pitture presto

delta Libreria-

Leonardi

ViNct
. .

MaWV

JNGEMO CELFBEF.r.IMI LVGVBRATIONVM VCL>M1NA Xll


.

ET

FIabes

C1V15

Galeaz
InTE'
.
.

Arconatvs
.

OPTIMATnS TVOS Bonari M artivm , cvltor cptimvs PxEPVDIATIS RlGIO . ANIMO QvOS AKGLIAE ReX CFFLRLBAT PRO MsO
. .
.

xx'vin

vantaggi scnzn. invidia, e talora con proprio dispendio. Nelle Corti non procur che la gloria dei Sovrani che egli serviva, e l'utilipcrsu;iso che ogni onesto uomo t dei sudditi, per quanto ei pot cooperare da se, al pubblico ed universale vandee, per quanto
,

Ne

TlBl

AvREIS TANTI
.

TERMII.LE . HjfPANIS VIRI DbES;tT ORVAMFNTVM


.

BlBLlOTHECAE

AmBRO IANAE
.

CONSECRAVIT
.
.

Ne

TANTI'. LARGITORIS DEESStT MEMORIA QvEM SaNGtIS QVEM MORES Magko Federico fvndatori
.

Adstrxngvnt
BlBLlOTHECAE CoNSERV ATORES POSVERE
.

Anno

MDCXXVII
esista
.

Quanto ai sette volumi poi che risi vuole che fosmasero presso Alelzi sero mandati in Spagna al Re Filippo II. che si piccava d' esserne intendente. Fra questi torse era quelT opera di Lionardo che il Lomazzo Libro 2, Gap. 14 dice d' aver letta, come fatta ad istanza di Lodovico Sforza sulla questione se sia pi
i ,

II

Sig.

Du

Fresne

oltre

il

ram-

mentare come
delle Tuilerie
te

esistente- nel

R.

J^alazzo

un Quadro rappresentanin

due
a

cavalieri

atto

di

toglier
,

foria
Sala

due
del

altri

una bandiera

per perte

nubile la

Pittura
assai

la

Scultura

e sareb-

be cosa

un uomo
teri

gioconda a vedere come pienamente inteso di carat.

propriet dell'una e dell'altra Nella predetti Galil quelito leria di Milano contigua alla Biblioteca numerano cinque Quadri del da Vinsi
e

decidesse

Girtene fatto dal da Vinci per Gonsiglio di Firenze e da lui poi colotito scrive d' aver veduti vari (juadri di Lionardo anco in Inghilterra ; e si sa che Serenissimo il Duca di Modena pos-icde di lui una S. Gaterina avente nella destra la palma ed una testa d' un Giovane armato -molforse del
la
, ,

to significante dal

Dtlla Leda

rammestata
della
Pit-

Lomazzo
,

nsl suo

Tempio

ci in

fra'

quali
d'

un'assai

perfetto

ritratto

una Duchessa di Milano , RicharJson d-il e ancora rammentato Arcivescoquell' Galleria di ni.-lla due
profilo
,

vado. Lo Scannelli nel suo Microcosmo Lib 2 Gap. 2. descrive una tavola rappresentante la Goncezione di Maria che dice esi-tere nella Chiea di S Franceco in Milano, forse quella stessa di cui parla il Sormanni ; ed il Lomazzo rammenta una Testa di un Gristo fanciullo ch'ei possedeva e custodiva con estrema gelosia, ma non si sa attualmente dove
Piiixit F/rgillus

non si ha attualmente la minima notizia pur della sua esistenza siccome nepnur si sa cosa alcuna de' due bizzarri di lui disegni di mostri che possedeva lo S. ultore Barella e del famoso disegno del Nettuno da lui fatto per Antonio e che Segni, siccome narra il Vasari venuto in potere di Giovanni GadJi
tura
, ,
,

celebre Letterato e gran raccoglitore d' opere eccellenti s antiche che moderne spettanti all'arti del disegno, merit d' essere decorato di quel noto epigramma.
,

Neptuiium

phixit Homerus
flectit

Dum

niaiis undiioni per

vada

etjuos
;

Mente quidem vates


yiacius st oculis
,

tllum ceitspexit uterque

iureque

viticit

tos

tnggio dei popoli col decoro maggiore dei Sommi Imperanti Stimato ed accarezzato dai grandi niente si insuperb della favorevol fortuna, n si arterrl agli urti della sorte contraria, ma contento di qutir aurea mediocrit che avea sortita nel nascere, am senprc il giusto e l'onesto, uniche regole da lui consulrate in ogni
.

sua azione nel corso del suo viver mortale, cosicch tanto pi chiaro apparve, che mediante i singolarissimi doni e di corpo o di spirito, de' quali l'Onnipotenza il volle ampiamente arricchire, non cerc se non la gloria dell' Arti , e i mezzi di rendersi benemerito dell'umana societ, rispettandone gli inviolabili diritti.
disegni di Lionardo il Vasari fa Tra menzione d'uno rappresentante la Testa d'Amerigo Vespucci diligentemente da d'un' altro esprimente lui disegnata, e quella di Scaramuccia celebre capitano degli Zingari: posseduta gi un tempo da Donato Valdambrini d' Arezzo Canonico di S. Lorenzo di Firenze, come legato fattogli dal Giambullari Canenico
i , ,

stro
di

Arri'^ra

ritrasse per

suo studio

affili

servirsene all'occasione.

ed illustre letterauna che dell' altra non si ha attualmente contezza alcuna. Anco gli altri suoi stuJii e trattati ; ma il il Sig. Canonico Suddecano Gabriello tempo forse permetter ad altri quello Riccardi fra molti originali disegni de' che per me non si potuto fare e il pi celebri Pittori de' quali va ricco ne mondo allora si former un' idea pi possiede uno del da Vinci assai pregecompleta ed esatta dell' immenso sapere vole e che rappreienta una testa tocdel da Vinci la cui memoria sar sempre cara di lapis e lumeggiata con biacca, cara a chi sente amore per le Belle Arti, alcuna forse di quelle tante che il noed ogni sorte di scienza.
i

della stessa Chiesa,


;

to

ma

dell'

Se mi fosse stato concesso, siccome con oy;ni istanza io avea richiesto, d' aver copia dell' opere almeno principali , del nostro Lionardo a vrei avuto un' assai pi spazioso campo per far conoscere la vastit delle sue cognizioni nell; Scienze le. pi sublimi, ed oltre il riprodurre di lui precetti sulla Pittura, avrei unitamente dato alcun saggio de,

Fine

dell'

Elogio di Lionardo

da Vinci.

ELOGIO STORICO
PER SERVIRE ALLA VITA
D
I

STEFANO DELLA BELLA


STefano
della Bella

Ra

dal suo nascere

pare

che

seco portasse

una singolare nobilt di genio, ed una squisita qualit di gusto per le belle arti, onde poi divenne quel cos celebre Disegnatore e Intagliatore che tanto piacque al suo tempo, e tanro ancora diletta

pi perspicaci intendenti Nacque egli ai 17. di Maggio del 1610. da Francesco della Bella, uno di coloro che aiutavano ne' suoi lavori di Scultura Giovan Bologna da Dovai (i), e
'

(i) Giovanni BoloLjna celebre Scliltr.re ca Architetto Fiammingo nacque in Do-

tempi
li,i

rinomato Scultore;

ma

in

Ita-

fu specialmente

dove

e*

si

perfezion

vai intorno

al

1524.,

Statuaria sotto Jacopo

dove y.ppresc la Beuch, per quei

do

aiutato dai consigli ed aiuti di BernarVecchietti Gentiluomo Fiorentino,,

da Dianora Bonaiuti, Coniugi quanto onesti, altrettanto scarsi di beni di fortuna. Avvenne intanto, per gran sventura di quella famiglia, che Stefano appena giunto all'et di trenta mesi rimase privo del Padre per lo che la di lui genitrice a grande stento pot sostenere il peso de' tre figli che le eran rimasti, iniziati gi i due primi per dovere attendere al disegno, e Stetano anch' esso molto
,

dedito ed inclinato tino da' primi anni a somiglianti studi, ed applicazioni. La misera condizione sua inducevala per una parte a persuadergli perch s'appigliassero a qualche arte di pi spedito e meno equivoco guadagno, ma per l'altra non sapeva indursi ad esser loro molesta, ed a violentarne il genio, al quale assai lodenon si oppose al piacere di volmente in fine condescendendo perch attendesse alla Pittura, coopero Girolamo suo maggiornato perch Lodovico suo secondo figlio (z) alla professione deli' Orefice, come e' desiderava, si applicasse e per questa medesima professione destin pure il piccolo Stefano, detcrminata di scuoprirc !Uanto la di lui inclinazione, sviluppate che si fossero' un poco pi in lui le intellettuali facolt col crescere negli anni. Tante provide cure di cos tenera ed avveduta madre meritavano ogni riguardo, e dovevano certo esser secondate da chicchessia nella cura dei figli, ma non rade volte addiviene che l'imperizia dc'maeloro allievi e ritardano il stri, o la noncuranza di avvantaggiare meglio recidon) le concepite speranze progresso dei fanciulli, e
, ,
i

tu in prima raccomandamediocre talento, ed incapace di to Stefano era uomo di men che ben coadiuvare la di lui inclinazione pel disegno, e Gaspero Moa cui fu in secondo luogo afla (3) rinomatissimo impronta rore Granduca nella R. Galleservizio del allora al era e che fidato, ria, poteva bene indirizzare il fanciullo, ma la di lui natura non molto .

nei genitori

Giovan

Batista Fossi a cui

'

propria Casa , e cogeniale per le belle arti , gJi procur protezione ed onori. Di cos illustre ed eccellente Artefice si hanno
cTia sci

ritir nella

di

loro

si

rendesse celebre per opere in-

nie assai

signi

nelle Arti

che hanno per base

il

di-

segno.
(3)

Questo valente incisore elavorato-

pregiate opere s in marmo che in bronzo, ed in ciascheduna di esse si ammira una tal ijrazia sodezza , e risolu
rr.olce
,

coiwe altri re di conj oriundo di Coidr vogliono di Lugano fu a^sai riputato ne'
suoi
le

tempi

zrcne

di
,

ttirodini

nuJi

che

incanta
ai

circa 88. anni


fratelli

principalmente nei mor in eth di 14. d' Agosto del 1608.


,
.

belle

atrentamcnre osservare monete e medaglie coniate nel


,

e basta

F,i

Granducato
zio egli

di

Cosimo

I(

al
il

cui

servi-

visse, per

formare

pi

favo-

(a) Di Girolamo
la

Lodovico
n
si

della Bslsi

del nostro Stcf.no non


,

han-

no precise notizie

ti

che alcuno

concetto dell'assoluta di lui periz'a e maestria anco nelle pi minute finezze dell'Arte.
rcvol

molto pieghevole per adattarsi alle puerili idee, ed a qiiella it.iiIo itcc tiarcuniera con che la piccola et si adesca e concilia rarc ogni di lui vantaggio, e qualunque miniir.o pensiero fesse per La dolente Madre peruinto doppo limessere proficuo al medesimo ghc ricerche lo affid ad Orazio Vanni gioielliere rssai riputato in quel tempo, che esaminata l'indole vantaggicr.a di Stcji.no, il quale correva il deci morcrzo anno della sua et, e conosciuta l'uilo anim con vigorosi sticlinazions estrema di lui al disegno moli di emulazione, lo instru, e subitamente dategli a disegnare di quelle votive figure che in sottilissima piastra d'argento si soglion tirare grossolanamente, e con dozzinale contorno, vi ammiquali indicavano diligenza, ed esattezza non orr certi tratti, dinaria di disegno, onde tanto pi gli prese affetto, e si dcternm di vie maggiormente stimolare un s bel genio, quale ammirava nel fanciullo che senza punto distrarr od attendere, come gli altri fanno applicava di continuo in copiare le bellissime si alle puerili inezie carte di Iacopo Callot (4), che pure allora venivano in luce. Ini singolare la di lui maniera s in tali copie, che in qualunque cosa che di suo proprio ei facesse, poich in vece di cominciare dalla testa, e parte p-irte a meuere insieme l'intiero, ei cominciava dal piede, e seguitando all' ins ccnduceva tutte le pani maravi,
.

e
(4) In

Jacopo Callot

si

jcuopre quan-

to possano l' inclinazione ed il genio, bcncli contrastati da forti opposizioni,

1592- di nobile stirpe in Nanc citt di Lorena e trasportato dal desiderio di vedere coi proprj occhi
egli

Nacque

nel

tiuanto dicevasi delle

bellezze

d' Italia,

ancor fanciullo per ben dae volte scapp dalla propria casa , senza punto cucomodit d' una vita agiata rare le esponendosi fino a mendicar per anzi
,

strada, affise
za
.

di
in

procurarsi

sussistei!-

Trovavasi

Roma

nel

1608., ed

ajutava ne'suo lavori di bulino e all' acquaforte Filippo Thommasin nativo di Troyes quando udito il credito in che per ratta l'Italia ed in gran parte dell'Europa era venuta la scuola di Giulio Parigi di cui parleremo pi sotto si risolv di passare a Firenze dove fatti di sorprendenti progrevsi e lasciata in grjti parte, per le insinua/ioni del iuo Maestro Giulio, che il richiam ad
,

esaminare e seguire la natura in tutte le sue propriet, juella n^aniera trc.ppo grottesca a che e' s'era as'Ui fstto tanla acquist dipoi forra ed onore, che non selo le di lui carte furono avun;a il Giai.duEOiTimo pregio te in stipendi, e lo tenne II. lo ca Cosiino al suo servizio, sicccme amante di avere alla sna Corte uomini valenti in ogni T.-'cppo genere d' Arti e di Scienze presto per fin, di vivere quei giovine con grave danno de' buoni Principe, stadj, ed allora fu che il Callot intorno al 1631. peuf abbandonata Firen,

ze

di

ritornare

alla

Patria

indotto

specialmente dalle persuasioni del Cardinal di Lorena, che gli promesse col ogni maggior vantaggio; ma nell'anno quadragetimo terzo di sua et ai 24 di Marzo del 1655 pass agli eterni riposi, non senza dolore di chi giustamente aspatta\asl per di lui mezzo ulteriori

ornamenti

all'arte eh' ei professava.

XXXMV gliusamcntc, e con la pi opportuna e necessaria prapor?,ione. Er.i mirabile che qualunque testa o trattenimento si facesse in Firencome giostre, tornei, o corse di barberi, a tutte correva Steze tano ansiosamente per osservarne ogni minimo accidente, e tornato a casa, od ni suo negozio disegnava turco con una tale esatterza che rapiva l'animo non solo de'suoi coetanei e compagni, nia altres dei maestri medesimi e d' ognuno che l era usato di frequentare. Michel Angelo Buonarroti (5) il giovane tra gli altri Giovan Batista V^mni (6) figlio del predetto Orazio viddero pi volte con sorpresa i di lui studj, e sentirono rammarico perch si seppelliva un cosi gran talento nella professione d'un'arte in cui il genio non ha che un campo assai limitato ed ang isto per esternarsi, per Io che mossi da virtuosa compassione di lai, e da amor di natura, persuasero la madre, e parenti a volerlo fare applicare alla Pittura, cui sono oggetto di imitazione l'opere tutte della natura, moltiplice e varia in s stessa. Non pi vi volle che il consiglio di due persone s celebri ed universalmente stimate per far s che Stefano immediatamente passasse alla stanza del Vanni per impararvi la Pittura, e questo, Ficcomc eccellente disegnatore, incominci ad istruirlo nei primi e fondamentali precetti, facendogli di sua mano gli esemplari giacche fino allora il giovane non avea disegnato che in forza di naturale inclinazione, od al pi con qualche assistenza di Remigio Cantagallina (7) rino, , ,
,
,

(5) Michelangelo Buonarroti detto il Giovane, perch nipote dell'altro Michelan'^ejo celeb. Pittore, Scultore

Architgtto molto intendente di Belle Arti bench giammai non le professasse, Am egli estremamente bens la Poesia drammatica la quale g'i guadagn una
e Poeta
, ,

fu

to la direzione ili Jacopo da Empoli , dipoi fu discepolo di Cristofano Allori, e fu a?5ai riputato al suo tempo. Mor in Pistoia terminato che ebbe di dipin-

riputazione ne' Reali Teatri dei Principi di Toscana. Il suo Giudzio i Parie , favola in versi rappresentata
singolare
in Firenze nelle nozze del Gran Principe Cosimo la Tancia commedia Rusticale, il Salale d' Ertole Fiera, il la Passatempo ed altre simili sue produ,
, ,

zioni

gran nome presso tutte le colte nazioni te sono in fatti ben capaci di dare una precisa idea a chicchts'a del merito di questo gran letterit9. (6) Ci. Batista Vanni nacque in Firenze nel I599> e portato molto fin diJla puerizia al disegno, prima studi sotgli

meritarono

gere a fresco il Chiostro dei Monaci Olima vctani il d 27. di Luglio del 160 tcconil di lui cadavere fu tumulato, do la disposixione dell' ultima sua volont, nelln Chiesa di S. Francesco di Paola vicina a Firenze fu ir della Porta Romana, (3) Non si sa l'anno preciso delli narinomascita di Picmigio Cantagallina to ingegnere, e non meno celebre per suoi tocchi in penna, che per alcune fra le quali meritano incisioni in rame stima le carte di prsipettive, di scene,
, i

di

macchine
esso
lui

e di

paesi

che

egli

inta-

glia con l'invenzione

di Giulio Parigi.

Ad

ancor

fanciullo,
in

venne

raccomandato il Caliot prima volta eh' ci la Firenze, siccome ad uomo nafu

XXXV
cose tnffcgnere, a cui tratto tratto soleva vago lume, ed nnisue, ed instale occasione ne ricevrea qualche applicato si apclTremodo versale precetto. Docile per natura, ed cui apprese profitt molto Stefano sotto la guida del Vanni, da
n-iato

egli

mostrare

le

gusto della buona maniera di dipingere, ma di l a non molto passo alla stanza di Cesare Bandini (S) pittore d'assai_ vaga vivissiinvenzione, di diligenza estrema, e dotato d'un colorito mo; per il che era tenuto in assai gran pregio, e le d lui opere si avevano in grandissima estimazione Per quante attrattive abbia in s per la Pittura e per quanto comprendeva vi si applicasse con genio il della Bella che gi tutte ne dell' ininvaghito assai siccome pure le sue propriet ed il pregio taglio, si determin di darsi singolarmente a quello, e nell'anno diuassettesimo infatti dell'et sua cominci a lavorare all'acqua forte sulla maniera del Callot, adattatissima a rappresentare anco

ancora

il

in piccole carte

mi

di lui lavori

un copioso numero di piccolissime figure. 1 prifurono un S. Antonino Arcivescovo di Firenze

elevato in gloria (9), in atto di porger ^suppliche per la sua cara citt, la quale anco si vede figurata in lontananza , ed una carta bislunga rappresentante una lauta cena fitta dai Piacevoli (io) eh' ei
,

e
turalmnre portato ad assistere i belli ingegni, e giov egli ancora non poco nostro Stefano che con le di lui al istruzioni avrebbe fatti dei pi rapidi
,

i
e

dell'

espressione,
8. di
,

pel

colorito.

Mor

agli

da tutti

Febbraio del 1658. compianto ma specialmente la quegli che

progressi nella fua puerizia, ma la morte glielo rap beo presto, avendo man-

s'erano posti sotto la sua direzione, perch egli era non solo osato di asMstergli
gli

cato di vivere intorno al i6a2 in et poco pi che sessagtnaria Fra' dicgai che aumentano decoro alla grandiosa rac.

colta di stampe unita alla Libreria llic-

cardi v' un buon numero di tocchi in penna di questo autore, per lo pi rappresentanti varj paesi, assai ben condorti,

nell'arte, ma Tolentieri altres ajutava in ogni loro indigenza e bijogno (9) Di questa carta, che non mi ne parla il riescito per anche vedere Baldinucci nella vita di Stetano, ed gran tempo che divenuta assai rara
.

e da
(8.)

aversi in predio.
in

Nacque Cesare Dandini


,

Firenze
nella

nel

I595-

e fa scoiare
,

prima del Cavaio

lier Cuir.idi

il

quale

instru

pittura con preraura estrema ed affetto, pscia di Cristofano Allori, e quindi di

con lettera del i. scritta al Cavalier Nic, lo prega a far ricerca per acquistargliela con altre che e nomina affine di completar la serie di tutte le stampe del della Bella che ei possedeva. La suddetta lettera la 91. del
Mariette Maggio 1731. col Gabburri
Il

Sig.

in

fatti

Domenico Passignani
se

e da

tutti e' pre-

Tom.
(lo)

II.
I

fra

le

Pittoriche
i

aveva ciascuno nella sua propria maniera. Lediluiopere sono universalmente stimate per l'di pi beilo

quel che

sattezza del disegno, per

la

naturalezza

Piattelli erano ed due compagnie di Giovani Fiorentini dIettanti di Caccia, 1' una emula dell'aitra, e che sovente facevano delle ben

Piacevoli

Principe Gio. Carlo di Toicani dipoi Cardinale Per al parere degli intendenti povere di disegno e sten, tate alquanto nel tocco queste due carte, pure vi si scaopriva un grandissimo genio all'inventare, ed una esactezza nnn ordinaria nei pensieri, superiore all'et dell' Artefice, onde ogni giusto cstimator delle cose ne form subito fivorcvol co.icetro , e procur di incoraggire il giovane, docilissimo per n.itura e degli altrui avvisi esecutore sollecito, a proseguire con impcguo nell' intrapresa carriera. Dolci e lusinghiere sono le attrattive della virt per un'uomo che la rimira in tutto il suo bello, e perci ne agogna il felice possesso; ma allorquando le circostanze d'una maligna fortuna cospirano a ritardargliene l'acquisto, prova in cuor suo non piccol dolore, e sente tale amarezza che csrrem-imente lo angustia V'-dcva Stefano, siccome di talenti dotato e d; genio, quel che gli ficca di mestieri per giungere a q icl segno di perfezione nJla sua arfe, a cui lo spron-iva il desio, e le p-oprie sue torzc gliene riprometfcv.ino agevole il potervi arrivare ; ma la miseria indivisa di lui comivagua non gli permetteva il fare che degli scarsi tentitiv'i, e tali da ;iO!i poter forse gi.vum-ii arrischiare un passo oltre l'odiosa mediocrit. Quegli per che Io incoraggivauo, da pm non equivoci segni conosciuto sicuro il buono di lui riuscimento , coumcnJavano spesso ai Prin<:ipi Medici la virti del giovane, e li di lui inclinazione per 1' intaglio; anzi le prime prove del sno talento s fitti mente piacquero al Principe Don Lorenzo (i i) fratello del Granduca Cosimo li. ,che senza punto
al
,
.

XXXVI dedic

quanto fossero

laute cene
la

gareggiando Insieme
,

nel,

moltiplicir

dovizia
Storia

della

pre la

come
tali

nello sfariO e appar-^ccliio dell*


.

im

bandigione

Una

mane=critta i

(li) Lorenzo figlio di Ferdinando I. e di Catarina di Lcrena nacque nel I599' e per i tratri di sua magnificenza fu molto consid -raro , ed amato da tutti (jli
<

compagnie esistente nella Riccardia na pare che fissi l'epoca del U^ro comiociamcBto nel 1592 e di quella dei Piattelli vi si fa autore e capo un cer,

U'imiiii
d' c?si

di

tilt-nto
in

li

mrrro Ognuno

to Pino Stadcraio

siccome di quella dei


.

Piacevoli Gherardo Venturi

Alunavasl

Parione, l'altra in Mercato Nuovo, ed amenJoe ebbero per protettori dei gran Signori anzi alcuni fino della stessa Real famiglia de' Me liei, e forse l'anno 16^3., tempo in cui Stefano intagli la sopraddescr itta carta era protettore di quella de'Piacevoli il Principe Gio. Carlo, a cui la dedic.

r una

in

un benv:ico Proe la di lui morte, la quale actettore di Novembre dell' anno calile ai 15. 164S. .iddolor estremamente ogni anima seiiMbiie anche in vista della perdita che nella di lui mancanza arevano
trovava
,

lui

fitta le Arti e le Scienze d' an valido appoggio. Noi Codice 46^^- della Classe a:,- 'Ah Libreria Magliabechi, contenente i Ricordi di Paolo Verzoni in tal modo ci si descrive la morte di que-

sto Principe:

inttrno all'ere

1648. a d 15. Sovemkre 13- passe a migitr vifa

XXXVII

propose di assisterlo con la sua protezione ed accordatagli una pensione di 6. scudi il mese, senza alcun' altro obbligo che di studiiire, io mand a Roma, luogo opporsunissimo per apprendervi ogni miglior maniera di gusto nel disegno destinandonel Granducal Palazzo in Piazza Madagli inoltre l'abitazione ma Non ordinaria certo fu la sorpresa di Stefano giunto che ei
esit.ire,
si
;

l"u

dove anco ogni minimo avanzo della antichit amore del bello, e dove in gran copia ad ogni passo
la

in.spira

1'

si

notano

pi ragguardevoli

monumenti

dell' arti

di gusto

imitatrici

della

natura': e datosi tosto a disegnare quel che pi gli sembrava degno ed opportuno all'oggetto de'suoi studj , si pose ad incidere alcune vedute del Campo Vaccino, che continu iino al numero di otto, e in ciascheduna di esse fece quasi vedere gli indubitati
di lui progressi nell'arte; altre otto carte intagli quindi rappresentanti vedute marittime, fece la veduta del Ponte e dell'annessa

Mole Adriana, ora Castel

S.

Angelo,
.

e tanto

aument peE

esse il di lui credito che in somma riputazione crebbe, e gli inSuper egli quasi s stesso tendenti lo commendavano altamente per allorch veduto nel 1653. il solenne ingresso in Roma dell' Ambasciatore PoUacco (io) di propria invenzione disegn e poscia intagli q^'cUa celebre Carta in cui v' espresso l'ordine della cavalcata in quella occasione fatta con tale eccellenza, che ognuno ammir la grandezza de'suoi talenti, ed il Principe suo Mecenate, che ne accett la dedica, god estremamente in vedere il maraviglioso profitto del suo protetto, che nel pregio dell'invenzione,
,

Zio // Serffihsimo Prncipe Don Lorenzo paterno del Serenissimo Granduca Fe'dinando // // quale ricrovjndosi gi malaro del huai mesi, fece far collegio a pia medici, i quali fra f altre cose gli
, ,

soriere del

Rc^no

di Pollonla

primo

ordinarono che pigliasse certo sale chi amalo di Marte, e fattolo venire di fonderia di S. A. lo preie , e si scoperse che
,

G-^ntiluomo di Camera d'Uladislao IV. V'^n^e non fu giammai veduta in R.oma una comparsa cos vistosa e magnifica quanto questa e per tal motivo si memodo eternata rito d' essere in certo
;

per errore si era cambiato un vaso dove era roba mescolata con arsenico, onde /'/ pevera Signore si vtort di veleno, con grandissimo disgusto del Granduca suo Nipote, e di tutta la citt, perch stato un gran Principe amorevole (12) Questo Ambasciatore fu Giorgio Ossolinski Signore d' Ossolin > luogo da cui la di lui famiglia prendeva la sua
,

memoria deali uomini merc la stampa di Stefano. Il disegno di tale stampi si conservar! in casa del SigMariette il giovane, lasciatovi dal della Bella come un pcgna delle sua amicizia nel parnr di Parigi per restituirsi in Italia, siccome egli medesimo afferma in una sua lettera al Cavalier Gabburri. che la 92. del Tomo II. fra le Pittoriche, ed in essa pure ci dice che
nella

denominazione, Conte

di

Thcanin

Te-

Stefano abit in casa del suo Nonno, e per esso lui lavor delle cane eccellenti

Caliot istesso sebbcn non anche Io maestra, e periczione del taglio. Per un' uomo d'alto lignaggio, e che per naturale inclinazione benefico impiega non piccola parte de' proprj averi a fomentare i gcnj giusta la natia loro tendenza non pu risentire in se piacere maggiore e pi puro di quello che prova nel vedere aumentarsi il predio
il
,

del disegno gi superava

cguiigliiisse nella

il decero dell'Arti e delle Scienze, merc dei tratti di benefit cenza che accorda ai diligenti cultori di esse. Questa dolce passione lusinga molto gli animi nobili, e che sentono amore per la virt n vi al mondo o scienza od arte che non debba in buon dato alla protezione dei grandi una non piccola parte delle sue glorie. In ogni secolo infatti la natura dispone certi individui ad essere suscettibili delle impressioni d'un' apparato gusto, e del bel-

lo in s
gli

stesso,
aiuti

ma

se

all'interne

disposizioni

di

loro

mancano

che somministrano ad essi i mezzi opportuni uopo, questi o SI rimangono inerti, o non giungono fino a quel punto di perfezione a che si vedevan disposti. Fu la natura assai favorev-Tole a Stefano; ed al nativo suo genio, aiutato dall' indefessa sua applicazione allo studio , si dee la perfezione a che giunse nell'arte che ei professava ma non sar meno glorioso per il Principe D. Lorenzo de' Medici l'aver somministr.iti degli efficaci mezzi al medesimo ond'ei potesse a proprio talento secondare il suo genio, che forse da pi pressanti circostanze obbligato avrebbe dovuto appigliarsi ad altra professione o non s rapidi sarcbbono stati i di lui avanzamenti Erano intanto quasi tre anni dacch egli dimorava in Roma dove nulla che meritasse riilcssione era sfuggito all'indagatore suo sguardo, anzi avea raccolto in disegno tutto quel pi che gli sembr degno della sua attenzione; quando tornato in Patria voile dare non equivoci segni del suo proftto al suo parzial Mecenate ed al pubblico che molto si promettevano dai di lui talenti e da quella inclinazione che lo avea distinto fin dalla sua prima fanciullezza. Allora pertanto fu che incise il ritrovamento della Immagine di Maria Vergine dell' Impruneta; la stampa del V^iaggio di Giacobbe per andare a visitare il suo figlio Giuseppe in Egitto; la bartaglia degli Amalcciti diversi ornamenti per apparati funebri tre differenti fughe della Santa Famiglia ; il frontespizio per servire all'orazione di Piero Strozzi recitata da lui in S. Lorenzo per l'esequie di Ferdinando li. Inperatorc il d 2. d'Aprile del 1637.; le feste celebrate in Firenze con corse di cavalli nt medesimo anno, pezzo mezzano spartito all'intorno in altri 12. pezzi, ed altre non meno belle e stimare carte; ma
esterni
, ,
.

-,

xxxix

Barone Parigi in qualit d'Ambasciatore per la Corre di Toscana (13), fece egli ogni istanza per andar l, a ci spinco forse dall'amor di conoscere quello, allora s florido Regno, se non anche dal grido grande degli applausi che tributavansi all'opere universalmente ricercate del gii defunto Cailot e che davangli luogo a sperare non
neiroccasione che
i!
,

Alessandro del

Nero dovca

portarsi

ii

fa/orevole incontro. 11 Cardinale di Richclicu (14), uomo d'un genio estrcmamcnre elevato, e ministro dotato di gran virt sebbene non immune dd dei considerabili difetti , e d cui pendeva tutta la Francia, siccome arbitro dell'animo del Re, procurava di favorire ancora le scienze e l'arti, per lo che qualunque sentiva in s amore per quelle, o genio per professarle era animato a trasferirsi col dove parca che il merito si apprezzasse, e se gli promettessero ricompense. Con tali vedute pertanto, assistito dalla liberalit de' Principi suoi naturali, portossi Stefano in compagnia dell'Ambasciatore Toscano a Parigi, ed ivi fatta conoscere la propria perizia ed estrema esattezza s nell'invenzione che nel disegno , in breve tempo acquistossi s fatto credito che

meno
,

nome bastava ad indicare un'uomo sommo nell'arte professava Col infarti fu dove incise la celebre veduta del Ponte di Parigi, carta assai commendata per la sua bellezza; la Processione solita farsi con superbo apparato nel giorno del Corpo del Signore in quella citt la veduta della battaglia di S. Omer con la pianta di detta citt, da lui eccellentemente intagliata
il

di

Kii solo

eh'

ei

una che

(13I Questa Ambasceria cace nel 1637. tal notizia ci assicura l'epoca pre
,

^^ del

i^^^i

lui
la

precurata

riconciliazione

Re con

llegina

Madre

richiatnato

ci-a della gita di Stefano in Francia


si

lo

richiedeva con tanta i>tan2a dal S'g. Mariette il quale voleva tesserne la vita, al Cavalier Gabhurri (14) Giovanni Armando du Plesis Cardinaie Duca di Richelieu nacque in Pa,
.

alla Corte fu nel 1622. creato Cardinale e nel 1624. fu nuovamente stabilito prim Ministro di SfJto e successivamente Capo dei Consigli, e Sopraintendente gene,

rale della
di

riji l'anno

1585.

di lui straordinari ta-

lenti

lo

vunque Vescovo

fecero riguardare con sorpresa doei si trov, e consacrato appena


di

navigazione, e del commercio La di lui prontezza di spirito lo rese superiore ad ogni attacco de' suoi nemici, e il di lui coraggio lo fece
Francia
. ,

Lugon

pi di 20. anni, fu stabilite Segretario di Stato . Diverse vicende l'obbligarono a distrigarsi ben

sua di poco vale a dire nel hoCnell'et

preno dalla Corte, e ritirarsi nel i6[-. in Ayignone dove si occup io iscrivere un libro di controversie sui principali punti della Fede Cattolica In baoemereu.

vincere ogni pi arduo ostacolo s nell* le interno , come al di fuori del Regno arrivare fitte egli avendo di cui glorie al maggior grado di elevazione, cadde gravemente malato sali' entrare dell' inverno del ;64.i., e mor ai 4. di Di-

ccmbre

dell'

anno medesimo nel suo pa-

lazzo in Parigi.

quella della battaglia di Rethel , l'altra rappresentante la partenza d' un' armata con l'equipaggio de'bagagli ; numero tre-' dici stampe, compreso il titolo, contenenti l'inv^enzioni d'amore, e della guerra; la pianta della Citt.\ di Theonville assediata dall'
i6.:;S.
;

nel

armi di Luigi XIII. da ambi le parti della quale vi sono espressi due attacchi di detta citt; la veduta in profilo della stessa citt di Thconville la resa di Perpignano con di una parte la veduta dell'armata del Re di Francia; due carte in lungo, l' una
,
;

rappresentante l'assedio della lioccclia l'altra l'argine di- quella, e per tacere di molte altre fra le quali sono commendabili le cinquantadue piccole carte di femmine esprimenti diverse provincic , e vestite a modo delle medesime con una breve inscrizione a ciascheduna d' essie in lingua Francese, e le undici stampe di Mori e Persiani sopra dei cavalli, con belle vedute di paesi, la celebratissima carta dell'assedio di Arras, per incider la quale fu spedito apposta con assai decoroso trattamento dal Cardinale di Kiallnch potesse cori assoluta esattezza esaminare il posto, chclieu veder l'adiacente campagna, e in tutto simile al vero disegnare ed esporre alla vista inciso uno spettacolo degno de' suoi talenti, e che tanto interessava la gloria del Re Luigi e del Cardinale medesimo, che principalmente avea promossa quella guerra, siccome utilissima alla nazione Francese (15). Queste ed altre insigni
,
,

di
(15) Oltrele sopraccitate carte intagliate da Stefano nel tempo della sua dimora in Francia , sono da annoverarsi ancora

chese di Boisy col titolo ngreable dvci s'tt des figura ec ; 24. piccoli paesi in rondo dedicati al B-iron d' Ormellcs un' Araldo dell' armi di Francia con una le seguenti, cio la battaglia di Rocroy Anguien campagna d' pompa funebre in lontananza ; tJn llocla fatta dal Duca e nel 1644. per h presa di Fiiisburg ca nell'alto della quale sta un Ile con di venti altre piazze in Alemagna ; la figure volanti per l'aria; un Aquila con 1' ali spiegate avente una cartella col battaglia di Nortlingen guadagnata dal Re nel 1645; otto dificrenti battaglie mozto pamah tutrf dedici cartelle col ed esercizi militari col titolo istoriato; t\to\o Nouvfllfs inventens dei Curtouches ; un libro di 6- fogli dedicato al Marche- la coronazione di Clotilie fatta dal Re sei gran pezzi in largo dove Clodovco se di Maulievrier nel di cui titolo altro sono le armi del Cardinale di Richelieu scritto Pace et bello; siccome un vari primo de'quali rappresenta il titolo il di 19. pezzi col titolo, contenente dove scritto: Apertura dei Teatro delesercizi di cavalleria dedicato al Marla gran Sala del palazzo Cardinalizio M'tchese d' Estissac ; 15. Carte compresovi rane, T> ngicovtmed't; la veduta d'un titolo contenenti una raccolta di diil Armata che assedia una Citt con gloria versi pezzi necessarissimi alle fortilcaziod'Angeli in alto, e S. Prospero ehe la ni, dedicate al S:g. Armando de la Por; ; ,

te; quattro stampe


ciate di

in

tondo

con mnrdiffe-

protegge;

il

frontespizio della Storia del


il Gluteo, e^primcnove tono due schiavi

cavallo; 13. rcnti paesi e fantasie dedicate al


a

PoUacchi

Redi
te

Fraocia Luigi
piedistallo
,

Mai-

un

XLl

intendenti, ogni di Ini opere, universalmente tenute in pregio dagli dorato di \m di pi gli aumentavano il credito, n v'era alcuno giusto dicernim.:nto , il quale non augurasse al della Bella for-

tune migliori, ed all'arte, che ei professava con tanto decoro, maggior lustro ed onore. Dedito egli per soltanto a procurare di meritarsi gli onori, non di mendicargli, e ben lontano dal ricercare queir\iura popolare, che nei giudizj spesso si inganna, nuallorch triva in cuor suo gi il desiderio di ritornare in Italia plausibili de' u' occasion favorevole gliene avesse somministrati mezzi , e tali da non dover disgustare coloro, che con obbliganti maniere e servigi aveano acquistato un diritto alla di lui riconoscenza Gli affari di Francia intanto per necessaria conseguenza dell' umane vicende si disponevano a prendere un tutto nuovo aspetto e la morte del Cardinale di Richelicu che avea procurato a quel Regno il vantaggio dell'esser divenuto arbitro del destino d' Europa; l'inalzamento di Mazzarino (i6), uomo di talento, ma, perch troppo favorito dalla fortuna azzardoso e violento; la minorit di Luigi XIV. che di quattro anni e mez7,o cominci a regnare sotto la reg[2enza della Regina Madre Anna d'Austria fece,
.

f
inCBtenati
simili
,

con

uiia

piramide;
il

ed

altri

lavori

come

fregi, armi,

scudi,

che troppo sarebbe lungo

numerare ad

uno ad uno.
(16) Giulio Mazzarini nacque in Piscina nell'Abruzzo ai 14. Luglio dei isa., e fino dai primi anni mo.-tr uno spirito assai elevato, ed un talento non orPropostosi di far fortuna si mai primarii Signari di Roma, e collegatosi coi Cardiiiali Sacchetti e Antonio Barberini nipote d* Urbano Vili., gli riusc nel 1634. d' avere an posto di Aefcrendario dell'una,
dinario
.

Luigi XIV. egli con la Piegina Angsverii il Regno, e ne' primi anni vi riesci felicemente , ma in seguito il popolo trovandosi ppres^o dalle gravezze , ed grandi essendo molto gelosi del' la di lai elevazione , cominciarono a mormorare altamente coRtro quel dispotismo che e' pareva affettare, e ci fu il pretesto delie guerre civili che infestarono
t
ili

iia

neggi sempre con


,

tutto

Regno dal 1646. al 1652. Per il ben due volte fu necessirato in quel temp a scegliersi un ritiro fuori di Fran-

eia,
visse

ma

nel 1653. ritorn a favorito dalia Corte fino


,

al

Paridi, e 1661.,

e deli' altra Segi;aturi quindi fu dichiarato Vice Legato d'Avignone, e Nuazio Straordiiiar o in Francia, dovj non solo si acquist gran cognizione degli affari, ma entr pure nell'amicizia del Cardinale di Richf'i<;u e nell? benevolenza de! Rf Luigi XIII d quale nel l^r. lo nomin al Cnrdioalato lo fece suv.cedfse a Richeiieu nel!;' Segreteri^i vii Stato e lo dichiar ler U'U> degli escwtori del suo ltiia.nt;iiio. Nella mt
, , ,

terapo in cui mor bench nn oltrepassasse l'anno 59. dell'et sua- Universalmente sgli fu pi odiato che amato, e vanno attoriio molte vite scritte di lui piene del pi amiro veleno contro la sua

memoria Il suo corpo fu magnifica mente tumulato nel Collegio delle quattro Nazioni di lui me'le'imf' eretto, e c<s thiamato perch istituito apposta npr edu arvi la siovenr delle quftrro
.

"

ni

conquistate sotto

il

5U0 miiiistero.

xr.ii

ru appoco appoco na;cere tali torbidi ntll' interno del Regno, che in breve tempo si risolverono in aperte terribili divisioni e tumulti. In mezzo ul furore delle ci /ili discordie ben felice si chiam Stefano che invitato innanzi dal nuovo Cardinal Miaistio alfine d* esser Maestro nel disegno del piccolo Re, e stimolato ad accettare una conspicua pensione per intagliare tutte le imprese fatte da Luigi XIII. , erasi schermito dall' accettare 1' impegno , non cos tosto viddc che il nome Italiano mal suonava in Parigi per l'odio grande che si portava al Mazzarino , che cred opportuno profittare del tempo, e secondare il proprio desiderio col ritornare air la Patria; giacch se una volta, merc l'acquistatasi riputazione universale, crasi potuto liberar dalla morte, avea ben luogo di
,

temere e nuovi incontri e~^pericoli. Un giorno infatti veduto egli passeggiare per una contrada da una truppa di gente armata che andava in cerca degli Italiani per toglier loro la vita , fi da quella imnintincate assalito, e gi avrebbe dovuto soccombere alla ferocia di quella masnada se persone di credito e che bene lo conoscevano, non avessero a di lui vantaggrio protestato che e' non
, ,

era Italiano ma B'iorentino, e se egli rinfrancato dal fav>re di quelle non avesse ad alta voce gridato: Io sono Stefano della Bella^ \o che bast per arrestare il furore di quella %Qnri che Io investiva con l'armi, ed era al punto di ucciderlo. Un'incontro cotanto critico, e cos periglioso obblig quasi Stefano a rompere ogni indugio per effettuare la gii concepita risoluzione, e difatto presa egli la strada di Fiandra pass nell'Olanda (17), e ferdoppo mar. )-;i per alquanro tempo in Amsterdam di l giunse undici anni di assenza, in Toscana , dove il presentimento del suo ritorno avea ripieni di giubbilo suoi concittadini che amavano di rivederlo colmo di gloria recar nuovo lustro alla sua patria
,

per quella Citt a cui anelava Stetano, l'oggetto de'suoi dcsiderj solito dire che non si sarebbe mai trovato contento se non se quando ci fosse potuto vivere a suo capriccio frai ruderi, e i sassi di quella Citt, nei cui monumenti antichi ei discuopriva quel tanto che l'arte cmuFirenze.
era
essa
,

Non ma Roma era

(17)
fdrjo

Q'nnto quiTi

si

trattenesse Ste-

ta iscriziane esptimcate esser quelle

ve-

non

facile a
.

potersi

con precisione. Se come ni , quel libro che si ha vc'.lutc e Ptirti di mire col titolo istori-Ito dove fra l'altre cose ivvi un Facchino il t^uale porta una cassa con cer,

individuare vogl'Ooo alcudi lui di otto

dutc
gliato
se

dell'
,

da esso col iotabi'^o'aa supporre che vi rimaacsfu

Ohnila,

per qualche
la
vii

non scarso
sermii

tempo, non
ne

ostante

lai

speditex/.a

suoi lavori, ancorch perfetti e fiaicii

xini
la

della natura

pu con suo vantaggio

trionfare

dell' invidia

Le

quegrazie per de' suoi naturali Sovrani l'obbligarono a frenare Matnas (18) , sto suo trasporto, ed ascritto al servizio del Principe mdiffercnte non ricompensatore del merito , ed ammiratore gran

Corte nonche l' avea ostante quella n-ita di onon fatto rinunziare alle pi certe speranze d'avanzamenti e Cede pertanto il della Bella alle esibizioni con largita in Parigi
delle virtij di Stefano
fu necessitato a rimanersi alla sua repugnanza al di lei fasto,
,

richiamatosi agli usati suoi del suo studi, che lo disponevano s felicemente all'immortalit giuochi deli nome, incise pi carte, come le due rappresentanti gli otto pezzi la Contadina in tempo di notte a lume di torce,
e clemenza fattegli da quel Principe
,

di caccie del

Cervo,

del Cinghiale, dello Struzzo, e d'altri

grossi

animali; le tonti e vedute della Rcal Villa di Pratolino, ed una superba stampa in grande per traverso rappresentante le Scienze per tacere che prestano omaggio all' arme della Casa dei Medici di quelle quaranr celebri carte da giuoco che son certamente dee disegno della comgne sia per l'invenzione, sia per iftaglio piacenza degli intendenti Era gi da qualche^ tempo ritornato in Toscana un giovane della pi grande espettatlva, nativo d'Oudenard in Fiandra, per nome Livio A4ehus (19), il quale per nutii, ,
.

(18) Nacque il detto Principe fi^'io del Gr;induca Cosimo If. e di Maddala-

re che

circa a quel

tempo

infestavano

na d'Austria
ciuilo

nel

1613
non
,

fin

cominci

solo

ad

da unamare e

coltivare OjToi scienza


la

ed ogiai arte beled ingenua, ma a protegq;cre ancora i professori di quelle con l'impegno che f sempre propria della sua Famiglia, Dichiarato Generale dell'armi Toscane, s Governatore della Citt e Stato di Siena si adopr sempre per aumentare
la gloria

della

Toscana
genii

fattosi

Mecena-

di lui nativo paese obbligarono Luii^'i il suo Padre 3 mutare abitazione, e di fa e to si port a Milano con la sua famiglia , procurando che Livio si instradasse, giusta il suo volere, per la pittura sotto la guida di un certo Carlo Fiamminsuo amico- In go, nativo d' Olanda brevissimo tempo profitt molto l'industrloso e diligente giovanetto, ma imdelpegnatissimo a voler veder Roma di Beile genere k cui magnificenza in
,
,

te di quanti
,

o
.

vi sorsero a' suoi

Arti egli avea

sentito

tante

volte
a

par-

tempi o da altri paesi qua venuti, amarono di ttattenervisi Egli mor in Siena
nell'et

lare, si determin d' incamminarsi con la volta, senza altro avere

quel

che

dei

sua di 54. anni, ma la sera Ottobre ilei 6f)y. fu portato il di lui cadavere k Firenze per tumularsi nella Chiesa di S. Lorenzo fra gli altri Principi della Casa Reale. f 19) Intorno al 1630, si vuoi che nacesse Livio Mehus, uno de' pi eccel1^.

pochi suoi lavori, ed un'animo pieno di cera?gio. Giunse egli mendicando indove esibite ad un certanto a 'istoia
,

tn lavorator di
a

liuti

ed
in

altri

sF^umenti
e

cor-ie

alcune vedute
s-

di

paesini
,

di

bittasilie da

toccate

di

lenti pittori del secolo passato.

Legucr-

avere alcun denaro proseguire il viaggio, queste aon

affitie penna per vivere, e


s

to-

ILIV
ralc
n;i

inclinizione al disegno molto

si

dilettava di toccare in pcne

alcune figurine
nelle
stesse

airLi:,o

dclCallor,
della

di

Srcf.mo medesuno

an-

zi

mani

del

B^lla

della abilir di costui, anzi molto inclinato a secondare in lui la naturale tendenza al disegno se gli alie/.ion estremamente , tanto pi che il Principe Mattias indotto dall' indole spiritosa del giovanetto ne aveva presa la protezione fino da quando il vide la prima volta che qua venne mendico , ed avea procurato che Pietro da Cortona (ao)

quando ei trartcnevavi m Francia, le no maestra, per lo che egli in nulla geloso

venutene alquuiite fino da avea riputare opere di ma-

ma

vedute da" Fortecjuerri Capitano dolle Corazze del Granduca che altamente \e comand e prese cura del giovinetto con luceuJoio in casa propria indotto dall'indole vantaggiosa del medesimo, che di s prometteva felicemente. Dovea il F'irtegMcrri tornare pe r al suo ufi/io nel Senese dove era la sua stazione; per lo che avviatosi di raccomandarlo al Prmeiee Mattias Governatore di quello Stato il condussto furon
, , ,
, ,
,

a cui darsi pr proprio so.tent-inienio ventura i! Principe Mattias riseppe intanto che Livio ancor viveva perloch fittolo nuovamente invitare al suo servizio, egli si ritorii in Toscana, dove per consiglio del nostro
(iella

cora
trar

professione
il

da essa Per gran sua

della

B.lla
alla

applirossi
,

gno

Pittura

in

con estremo impecui divenne eccel-

lente in

modo

se

seco a Siena

e presentatolo
i

Cor

primi renze
gli

pr< fessori
a.

pi chiari contrassegni di clemc;nza, specialmente dopte vi fu

ricevuto con
d(.{ in

po
del

d'

aver dati
tjl..'iito

non equivoci
pr')ve

indizj

suo

ordin^rei;li

quel savissimo Princoncorresse al cipe Parea che tutto maggior vantaggio di Livio, il quale
suir istante

da

era staro

dal suo

Mecenate
,

co

Pietro da Cortona
nelle
ca.n^-re
,

affilato an cUe lavorivi


al

allora

a.xgiuntc
affidch
l*

Palaz-

zo Reale
nella

de' Pitti
;

lo

istruisse

Pittura

ma

invidia

di

alcuni

cortigiani recandogli mole-tia lo

indu>se

a capiicciosamcnre partirsi da Firenze senza neprute avere il minimo ri^^uardo al suo Mecenate , a cui nepjiur fece It minimi parola della m^l cun>i^li.it sua gioveniie risoluzione Giunto in Piemonte in ttiniio che non si pensava ad altro che
.

sepoltura nella Chiesa dei Padri Agostiniani della Con grega/i'ne di Mantova, eletta S. Iacopo trj' Fi)s*i (20) Pietro B.'rrettini nacque in Cortona l'anno 159^., e naturalmente portato nella sua fiiiciullez/.a al di:>egiio , am estremamctite d'applicarvisi eser~ citandosi d.4 per ss in copiai dalle stampe o da diie^fii i soggetti che di mano in mino facevangli pi forte im Venutigli quindi l'occasione pressionp di veder lavorare Andrea Comodi Pittor ed invaghito di porsi sotto Fiorentino condotta , ed istruzione fece la di lui si ammirano in vatali ptogressi quali rj lunghi diRfiiia, e di Firenze, e forse pi che altrove nelle celebri Camere
fu
.

2 d' data onorevole

da poter gareuijiare coi dell'arte. M;)r in FiAjosto dell'anno i6fi. e

del Pala/.zo de' Pitti

ila

lui dipinte

sot-

ali

guerra,

per pi di ogni studio, si ri luise finalmente in Milano, dcsiileranio di rivedere i suoi, che amava teucramente, ma iaccrce an-

arruol nella milizia , onde tre anni lisciato da parte

governo del Granduca Ferdinando II , con i pensieri somministratigli dal Buonarroti il Giovane , di cui abbiamo sopra fatta menzione. Mor in Roma, dove fa molto noraco, nell'anno ^3. di
to
il

XLV
che allora appianto lavorava nelle camere del Palazzo dei Pitti, a cui sembrava ano lo ammaestrasse nei piMncipj delia Pittura d'allora molto portato dal genio. Chiese mtanto btclano al Prmcipe suo Signore facolt di potere per certo breve tempo tornare a
,

per deliziarsi nella vista di quelle sue amate antichit , ed avuta licenza d'andarvi col giovane Livio, non pu ridirsi quanta e qual cura ei ne prese, e come ne' due mesi che il tenne presso di se gli fece condurre molte belle invenzioni sulla sua
riveder

Homa

propria maniera, che venute in mano del suo Mecenate gli guadagn irono aumento di grazia, e di favore (ai)- Trai professori delle belle arti raro che non regni una certa animosit ed invidia per cui gli uni quasi temendo degli altri, e supponendo quasi una degradazione propria l'ingrandimento di quegli; dilficilmcnte si aumenterebbe la si comunicano quei lumi per mezzo de' quali medesime. di dell'arti Stefano per non gloria L'apparata virt permesse che nel di lui cuore allignassero semi di cos inetta e vii gelosia, propria solo di quegU spiriti deb >li che non sanno ed unicamente intento a giovainalzarsi oltre l'odiosa med'ocriti allievo fu sempre fedele scorta al medesimo per guidarre al suo Felilo a quella perfezione a che lo vedea disposto dalla natura l'arti quando cultori delle medesime trovassero semi ci sarebbero pre protezione sicura nei grandi, e chi gli dirige nei primi loro passi pi alla gloria e celebrit di quelle avesse riguardo, che ai particolari proprj e privati interessi Ogni secolo in cui non sia mancata la prima, e che i secondi, deposta ogni invidia, abbiano corrisposto alla comune espcttazione, conta degli uomini insigni che fissano dell' epoche gloriose nella Storia dell' arti belle e di genio, che tanto onorano l'umano talento, siccome la privazione e di quella e di questi guida insensibilmente il mondo alla pi sotto il cui impero si perde fino la vera idea depl orabil barbarie
,
.

del bello in s stesso. Fortunatamente per la Toscana


sua et, vnle a dire nel lp. e fu Chiesa di S. Martino, do,

luogo ove

nelle
in

sepolto nella

ve
to

legge un'assai per iscrizione, ed avvi pure


si

lui
il

onorevole
lui

stanze de'Pi'ti fu ncqui'itata 'i Firenze dal S4. Lo, k eultissimo Ca vaiiere Inglese, ed esiste nella celebratissitna
il

<

di

ritrae-

di

lui

rac^ti
ij

in

Londra

;^

Anco

al

naturale

espresso

in

un busto

di

Sitf

Ignazio Hu^;ford possedeva moiri

marmo.
(2!) Una gr^n quantit di tali sru Ij pu vedersi nella R. Galleria di Firenze trai disegni de' pi illustri Pittori. La
serie
poi di

disegni e stu
sa

ora
sua

dove

del M.hus, ma non si sicio passati unitamente a

due
alla
in

studj die

Livi;)

fece suU'

velate li paesi, dipinte manieri degne d'esser avute s-mirno pregio per la loro finitezza
h.-llesime
.

opere

che

Pietro

da

Cortona

dipinse

e perfezione

XLVI
preferiblii-nenfe ad ogni altro d'Italia tntfc le Arti
,

e tutte le Scenzs

furono rithiimate in vita, in ogni tempo si contarono in copia dei validi protettori di esse, e qualunque elevato ingegno trovr n.i Atedici incoraggimento, assistenza, ed onore tre eRcacissime molle per cooperare ai progressi dell' umano talento. Nella sua breve gita a Roma il della Bella avea corrisposto pienamente ai desiderj
,

del Principe Mattias, per lo che tornato in patria

(2:4) fu

destinato

a dovere insrruire nel disegno il Gran Principe che era giunto a quella et in cui poteva adornare ancor di questo s pregiabile fregio il Regio suo animo; e con tale impegno si port nell'onorevole addossatogli impiego, che ben presto si vidJero i frutti della di lui assiduita e perizia , nei disegni che usciron di m;'no di qacl giovane Principe, divenuto amante di tutto il bello che offrono le piii celebri Scuole d' Italia in genere di Pittura. Le onorilcenzc per, ed i continui contrassegni di stima, coi quali era distinto Stefano, non io distolsero punto da' suoi prediletti lavori, anzi nell'Agosto del 1650. essendo accaduto l' attacco del forte di Porto Lungone occupato gi dai Francesi, ma valorosamente riacquistato in quel tempo dilT armi Spagnuole, egli, merc le piante e v^edutc somministrategli da Dionisio Guerrini (34), incise quella celebre carta esprimente l'assedio e resa di quel Porro, che ci dedic al Conte d'Ognat Vicer di Napoli, siccome assist Livio Alehus nell'incisione di qucl-

da

lui

poco doppo
(-23)

Cosimo

(22)

II

ritorno del della Bella da Ro-

vuole che fos>e ai primi del 16,^1,, o pi probabilmente agli ultimi del 1650 ,
si

ma

stituito dall'

anno doppo cio in cui s* era egli qu-j reOlanda abbandonata Pariiji figlio di Cosimo Ferdi.iando II(23) 9 di Vittoria della Rovere nacque il
1*
,

d 14. d' Ai^ost


al

del

164;?.,

successe

Padre nel Governo della To>cana nel l-o. Nella di lui fanciullczr.i mo-rr gran genio per Ojjm buono studio e per le Arti belle, nell'amore delle quali si distinse ancora singolarmente ne' suoi viaggi Ator assai provetto ai 31. d'Ot,
.

tobre del 1^.23 fu Sol.-laro as(24) Dionisio Gui'rrini sai prode e per lun^o tempo milit in Spagna dove dette non equivoche pro,
,

e civile, essendo col giunto ad estere aiuto del Quartiermastro Genitale , Tornato a Firenze contra'jc strette amicizia con Stefano, col quale anco spesso trattenevasi in disegnare di-lle belle invenzioni, finche non fii poi eletto dal Granduca Maestro di campo del quarto di Prato. Al di lui suggerimento, ed agli aiuti di vedute, di piante e disegni comunicati a Stefano, ed a debbono le due carte Bellissisi Livio me li votate all' acquaforte dell' att.icco di Porto Lungone, e della cif di Piombino , la primi dell qu-di fu inragli ita dal della Bu-lla, la seconda lai Mchu , e due freschissime prove delle medesimilitare
, ,

me

possono

vedersi

nella

Cf>Hozione
,

di

stampe

ve
la

(Iella

lua

pratica

oel

iJiscgno

del-

di

lui

esperienza

nell'

Architettura

di Riccardiana propriet d.l pi volte lodato Si^ Cinonico Gabbriello.


esistenti

nella

la

Stampa in cui espresse l'assedio di Piombino, giacche egli quantunque dedicato specialmente alla Pittura non avca niai abbando.

niro quel genio d'inventare, disegnare ed incidere in piccolo sul primo gusto della sua fanciul!e*,ri Lavor ancora il della Bella in quell'occasione le 94. carte esprimenti capricci, schizzi ed abbozzi a vantaggio dei principianti nel disegno, fra le quali vi sono i rinomati quattro togli comcncnti teste di Cammelli, ed il frontespizio istoriato dove un fanciullo che disegna in un'aperta campagna ^ il Tedeschino che fu buffone di Palazzo figurato a cavallo con effigie somigliantissima; le sei gran vedute marittime di
,

Livorno fra le quali il celebre Rame della statua del Granduca Ferdinando I. sopra un gran piedistallo, attorno a cui si veggono legati quattro Schiavi gettati in bronzo dal rinomato Pietro l'acca nel 16.^5.; i quattro Giuochi di carte istorichc uno de' quali rappresenta la Geografia, l'altro le Mctamerfosi il terzo le Recon i respettivi titoli a ciagine , ed il quarto i Regi di Francia scheduno; numero ^2. Caccie intagliate per il Granduca; le sette vedute Teatrali cio una decorazione che rappresenta Firenze la seconda esprimenre un bosco, la terza Venere, la quarta il ma, ,

Cielo, la settima la grotta di Vulcano, invenzioni tutte d'Alfonso Parigi; gli otto rami col titolo di Fregi e Grotteschi, ai quali possono unirsi altre 16. carte contenenti vari ornamenti, fregi, e fogliami, con pi i sei gran pezzi, in uno dei quali avvi intagliato il celebre vaso di marmo dell'orto Mediceo in Roma e gli altri rappresentano vedute d antiche fabbriche Romane e di Paesi, fatti da lui nel 165. il rame rappresentante la Storia di Perilio posto dentro il Toro di bronzo da lui fabbricato, e ricavato dalla Pittura di Polidoro; moltissime carte di rabeschi e teste d'ottimo gusto in piccolo di grotteschi bizzarri con diversi animali e mostri marini cos ben toccati che sono maravigliosi; i B.illetti rapprcsehtati in Firenze per il Principe di Toscana in dodici pezzi in largo, sei dei quali furono intagliati da Stefano dall'invenzione di Giulio Parigi (35);
re, la quinta l'Inferno, la sesta
il
, ; ,

Giulio Parigi cittadine Fiorentina acquist nel suo tempo immenso credito noa solo nella principale sua prfcisione di ingegnere, ma altres nelle
(25"
s

mente pi
sporge sopra

alta
le

un piano col quale due ale in quei tempi


,

Miftematiche E^Ii mo li. e Ferdinando


bilmente
il

fu
II.

che

sotto Cosi-

aument

nota-

Palazzo dei Pitti, il quale 'prinv del lio- non si estendeva pi di quella parte di mezzo che presente-

aggiunte, e con suo disegno ordin molte altre fabbriche, le quali non qui Ad esso si dee opportuno il i)u.n:rare pure il merito di avere in sua casa apcrta una scuvsia .ueila quale ingegnava con ed agli ogni impegno, ei ai in'.ioiuili
.

esteri

l'Architettura

civile

e Militara,

x'Lvni

TS

una raccolta

di diversi soggetti per

ritrattisti

in

numero

di

i6.

carte; Galileo Galili^i in atto di mostrar le stelle Medicee a tre donzelle figurate per tre scienze, e moltissime altre stampe (26),

che
Mattematica e la Meccanica in cui fu eccellente siccome e' fece conoscere nell invenzione, ed esecuzione di molte macrliiue in vane occasioni da lui eseguite perfettamente, (2) Perch per quanto ci dato possa dai curisi sversi una pi esatta lista dell' opere fatte dal nostro Stefano egli e qui da aggiungersi che si hanno incisi da lui i ritratti d' Ora/io Gonzalez, di Margherita Costa, del Principe Francesco di Toscana in ovato con Trofei all'intorno, dell' Imperadore Perdinasdo H- del Granduca Cosimo, e della Granduchessa Margherita d' Orleans una carta esprimente una mostra fatta nella Piazza di Vienna alla presenza dell' Imperatore due carte con arme gentilizia dedicate alla gloria del medesimo Cesa re-, due piccole vedute di paesi, in una delle quali avvi un contadini che porla
, , , ;
, ;

con due cavalli, alcuni giovani, eduna femmina in atto di fuggire; le quattro stagioni dell'anno; diverse figure e paesi

distinti
,

in

otto carte col

titolo Isto-

riato
tri

dove

un uomo

in piedi, ed al-

che disegnano; altre sedici stampe, una delle quali avvi un giuoco di fanciulli, ed in an altra quantit di popolo con Mn cavallo scappato ed una caccia; due gran tondi ne' cjuali vi sono espresse due cr.pre prulio dei Sanil tuario di Loveto con la Vergine fra la nuvole quattro piccali pcizi intugliati dall'invenzione dj Rftiello da Urbino; il Frontespizio dell' Opere Poetiche del Sig. de Marais in",pressoda Er^rico Gras; in quelle del Mercurio di D Virrorio sulle Mercurio e cui si veggono Pllida
in
, ; ;

un paniere sulle spalle nell' e^itrerait un bastone, e nell'altra una persona che porta un fagotto; un piccol soggetto d una femmina sedente che piange con un giovinetto che le lava piedi/ la prospettiva d'una Chiesa in ovato; un piccol fanciullo con una gran mata di
i

schera che
tre

una carta con ha tre bicchieri , intagliata dall' opere di Guido Reni; i quattro Elementi due carte per crnamento da ventarole con alcuni verlo

nasconde;

dell'Opere di Scarrone , cose v' figurata una sedia da cui pende un paniio con l' iscrizione cetatis suae 3'. ,e sulla quale siede u uomo voltato indierio ccn ;uo raoi-.ti e la caDpello; una stampa con stella arme gentilizia d'Alessandro VII. cor mofri uomini sapienti clie stanco ale l' t:crii:ioaa le falde dei detti monti Ha: iter ad supaoi tra itarnpi della Gualberto scritta dal Stc^ria di S, dio.
nuv;Ie
;

l'altro

ove

:ra

l'altra

fanciulli,

uno

de' quali

Padre D. Die^o Franchi ; il frontespizio dei compendio delle Mediiiiiopi del Padre Spinola
titolato
il
;

quello pretneso
,

al

libro in-

C-isi::'}

ovvero
per
.

1'

italin
la

crion-

parte in caratteri, e parte in figure, siccome a modo di indovinelli; il trionfo di Ih morte in lungo ; sei tondi con diversi Satiri ed animali; due appaiati funebri per la Chiesa di S. Lorenzo , in occasione di morte de' Principi; dodici carte di licudi p'"r armi ed imprese con Ceni-auri , Sirene ornamenti di putti
si
. ,

fanti, ed un parterre
intitolata
ra
di
lui
il

Nino Figlio Si molto altro carte

Tragedia hanno ancodi

grandezze rappresentanti che troppo lunga cosa sarebbe il descrivere ma non qui da cmeciersi un di
,

vari

diverse capricci,

lu

rame

intagliato a

b.'Jino

rappresen-

ed altri anim li quadrata ornata

una
di

carta
e

in

figura
festoni
,

tante un uomo in et di 69. anni, senza che se ne sappia il nocne, con sotto
il

cartelle

seguente distico:
,

Exp'iin't r.nctoiis

vfi'.tum

pictura

sed Au.tor
.

Ipse sui vires expriinc ingeiit

XLI'C

numerare, ed in tntic queste a^evoi^ che troppo lungo sarebbe mente si scuoprc dagli intendenti un modello di perfezione per l'incisione in piccolo, preferibile in essa anco al Callot per la p-cntilczza del suo operare. Le di lai figure in fatti hanno tutte U!>i ed una bellezza di carattere sorprendentinobilt che interessa cosicch non vi alcuno fra gli artisti che non l'abbia ammirato e ninno forse lo ha fino ad ora superaro nei suoi capricci pel disegno per l'invenzione, per la prospettiva, e per la maniera arsil
, ,

spedita e del massimo effetto acquistata nell'uso dell'acqua forte per i tocchi, i quali sona de' pi liberi, e de' pi pittoreschi che dare si pos?ano. In una parohi , giusta l'osservazione del Cori (27), Stefano nel suo genero ci che Gherardo Audran fu nel
sai

ti, n

grande, e bench ne' suoi tagli, i quali sono talora corti, minuben distinti fra loro, non siasi punto piccato d' un' estrema, finitezza, ed abbia anco talvolta trascurati i piedi e le mani delle figure, pur non di meno questa sua negligenza infinitamente pi prcgiabilc che il troppo ricercato di Bernardo Piccard La contidi mai assiduit di e interrotta studio nua n applicazione per cominci di tempo in tempo a far sentire nel fisico del della Bel.

la delle considerabili

alterazioni

ed

al

sopravvenire dell'estate dell'

anno 1664. andarono queste aumentandosi a segno, che ognid pi ad una eccessiva debolezza in tutte le membra si aggiungevano de' nuovi assalti alla testa, e dei dolori acerbissimi. Per quanto i medici gli procurassero dei lenitivi e g' indicassero de'compcnsi opportuni al suo male, specialmente insistendo perche si rimuovesse dall' applicare egli ci non ostante non sapeva all'atto distogliersi,
,

e fu in tal circostanza che egli invent sei carte di capricci in for-

Non
quella
in atto

e pure

da
in

passarsi sotto
si

silenzio

sinio di
ta
,

Carta
in

cui

vede

un

Santo

ed

in

Stefano voleva scriverne la vipi lettere infatti dirette al

Vescov

aria con la spada in mano porre in fuga un esercito, rappresentante S Andrea Corsini che disperde le truppe di Niccol Piccinino, lavoro de' pi perfetti che abbia mai quella che esprime la vefatti Stefano duta di Mercato Vecchio assai stimata bench fatta nella sua giovent e meritana d'esser pure rammentati tatti quei rami che nelle stampe paiono acquereilati, una serie de quali fu regalata dal Principe Eageiiio al Sig. Mariette che la teneva per molto cara e pregevole Jl predetto Signore ammiratore grandis-

di

Cavalier Gibburri Io richiede di diverse notizie per dar compimento al suo desiderio; mi non so poi S esegai^se

o se, come credo, privo d' effstt quel di lui s de^no pensiero (-22) Vedi Notizie Istor'tche degli Intagliatori opera di Gio. Cori Gandellini
e'

quanto

meditava
.

sia

rimasto

all'Articolo della Bella , da cui ho presi dei non poc'i lumi relativamente all' Opere di Srefino , delle quali ho sopra fatta nacnzione , e che mi erano, innanzi ignote, essendo difficil cosa l'averne una

coqapleta collezione

ovale, rappresentanti la morte in diverse azioni, cio in atto di mieter la vita a persone di qualunque stato, sesso, ed et cosa piena della maggior tantasia , e vivissima per le strane apparenze dei volti tutti spaventosi e terribili; e fra queste ima ve n'era in atto di gettare a forza dentro a un sepolcro il cadavere d'un uomo tolto allora dal mondo (28), quando a lui stesso convenne cedere alla violenza del male, e pagare il debito, che ognun contrae Un dalla nascita con l'umana natura, ai aa. di Luglio del 1664., non senza grave dolore di chi lo in et di anni 54,. e due mesi avea conosciuto e con rincrescimento grande di tutti i Principi della Casa Medici quali lo riguardavano come un' oggetto di i gran decoro alla Patria, un valido sostenitore dei pregi delle belle Arti, un ornimento singolare della loro Corre (29). Sebbene gli studi assoluti di Stefano fossero rivolti all' intaglio, pure talora quasi per bizzarria e diimprese anco ad attendere alla pittura vertimento, ed in essa tenne una maniera d'assai buon gusto, siccome pu ravvisarsi nel Quadro che di lui esiste iii una delle Camere del Palazzo Reale de' Pitti, esprimente in teli il ritratto al naturale del Granduca Cosimo HI. , allora Gran Principe Ereditario figurato sopra un superbo cavallo (30).
,
,

ma

Di queste sei Carte, cinque sole furono compite da Stefano la sesta e rappresentante la morte che getta il cadavere nel sepolcro fu terminata da
(aS)
, ,

Gio. Batista Galestruzzi discepolo del della Bjlla sul medesimo di lui disegno, il quale di presente si trova con pi di
,

90. altri

disegni originali del medesimo autore nella collezione del piii volte lo-

ha lavorate quale pur v' ebStefano in Pittura e sarebbe in essa be ottima maniera quando vi si fosse apriuscito ecceDente Egli ne conobbe plicato con impegno tutte le bellezze, ed essendo avanzato quasi si dolse di non vi si essere in et esercitato che di fuga ; anzi animand Livio Mehus suo allievo a darsi tutto
(30)

Poche

altre cose pi
,

il

dato Sig. Canonico Suddecano Gabbriello de' Mirchesi Riccardi. (29) Il Ealdinucci ci assicura che nel tempo della sua malattia Stefano ricev continue visite a nome de' Principi suoi Sovrani , e degli aiuti non piccoli dal Principe Cosimo per pi agiatamente provvedere ai comodi della vita segno dell* alta stima ia ch era tenuto Al di lui cadavere fi data onorevole sepoltura nella Chiesa di S. Ambrogio nel ma giorno consecutivo alla sua morte non gli fu apposta memoria alcuna , come parea se gli convenisse per molti riguardi.
,
.

piuttosto

trattare

pennelli

che

il

bulino, solca mostrarsegli poco di s stesso contento e dolevasi di avere occupata la sua vita soltanto in affidare alla carta Ignazio le lunghe sue fatiche e premure Hugford possedeva gi un bellissimo quadretto da lui dipinto a tempera, rappresentante un paese con un Somarello caguidato da un villano , assai grarico zioso; raa non mi noto dove sia passata una tal' opera, degna certamente della pi alta stima per la sua bellezza , e gustosa invenzione. Non si sa che egli si ritraesse altro che in pccolo in quella
,

carta

dove

incise

il

celebre

vaso

del

Il

sempre di un carattere dolce, arfabilc di tratto e maed inoltre circospetto e modesto a segno che esigeva rispetto da chiunque il riguardava lino dalla prima sua fanciullezReligioso, ma senza affettata ostentazione, fu la delizia d'oi'd gnuno che ebbe il vantaggio di trattarlo, e prodigo dc'suoi averi spart con i poreri quel tanto che sopravanzavagli all'onesto suo mantenimento essendo specialmente usato di recare aiuto a coloro che anavano di darsi alla professione di qualunque dell'arti ingenue od anco delle puramente meccaniche ed utili alia societ Nella sua prima gita a Roma assegn a vantaggio della Madre quella pensione che gli aveva accordata la munificenza del Prin^ contento di vivere col il meglio che pot con cipe D. Lorenzo il profitto de' propri lavori. Riconoscente a -hi gli aveva procurati beni e vantaggi largam.ente corrispose ai benefizi mantenendone sempre viva la memoria e doppo il suo ritorno di Parigi avendo comprata una comoda casa in via di Mezzo , non lungi dalla Piazza di S. Ambrogio, che fu la miglior parte della di lui eredit, questa divenne l'albergo di quanti suoi conoscenti venivano dalla Francia, specialmente professori delle belle Arti, i quali am e riguard come fratelli essendo suficientissima raccomandazione presso di lui, l'aver gusto e talento: mentre lontano egli affatto da qualunque specie d'invidia, solita nascere bene suesso fra i professori d'una medesijua arte rispett la virt in chiunque essa a lui si discuoprisse, e le procur, in quanto gli fu permesso, ricom.pense gloria, ed onori.
egli

Fa

nieroso

il

giardino Mediceo che esisteva in Roma; Sig. de Stocade per lo ritrasse al naturale in quel quadro che si conser-

fu poscia intagliato

con assai diligenza da Venceslao Mollar, donde son derivati

poi

tutti

ritratti

che

si

hanno di

va ancora nel R. Palazzo de' Pitti, e che

questo diligentissimo incisore*

Fine dell'Elogio di Stefano deU Bella

i-i

LUI

DISSERTAZIONE
DEL DOTT. GIOVANNI LAMI
RELATIVA AI PITTORI E SCULTORI ITALIANI CHE FIORIRONO
DAL
lOOO AL 1300.
(l)

Mille

e mille volte

mi sono

derando come

e' sia

tra me stesso maravigliato consiaddivenuto che comunemente si creda

essere stata nella nostra Italia, e nella duta , e come morta la pittura dal

Toscana medesima cos pernono, o decimo secolo che non si abbia di lei vestgio, o molto informe almeno e mostruoso sino al finire quasi del decimo terzo, vale a dire sino ai tempi di il quale avendo appresa Giovafi Chnabue l'Arte da alcuni Pittori Greci venuti a Firenze, introdusse una nuova maniera di di,

segnare e dipingere , sicch dipoi a riviver torn questo Artificio, o perduto afiatto , o trascurato in gran parte nei tre secoli divisati. Giorgio Vasari per, accreditato Pittore e grande Architetto non meno che eruditissimo Scrittore, ha con la sua autorit data, a mio credere, occasione a questa volgar credenza, e Filippo Baltinncci nella sua Apologia per Cimabiie e per Giotto, ha confertale pili una non vie ben mata fondata opinione , amendue sfatando le Pitture e Sculture anteriori a quel!' epoca affine di sta^ ,

bilire

il

miglioramento

della Pittura in quel

punto che

e'

s'

eran

(i) Che l'arti della Pittura e Sculcura non venissero mai meno in Italia anco nei secoli che diconsi della barbarie, l'accennarono gi il Maffei, ed il Mu,

mi,
si li

il quale fino dal 1757. aveva mesinsieme dei ben considerabili materiaper formare una Lezione Accademica ,

e tesser
fici

la

Storia intanto di quegli arte-

pi recentemente Monsignor Bottari nelle sue note al Vasari, il FaSig. Cavalier Tiradre della Valle il boschi ed il Sig. Dott. Tempesta nell' Elogio di Giunta Pittore Pisano, inserilatori
,

che

le

avevano esercitate dai

mille al

to nel

Tom.

I.

delle

Memorie

Jstoricbs

di pi utmini illustri Pisani , Opera prmossa dall'amor patriottico di Monsignor

Angelo Franceschi, attuale Arcivescovo di Pisa. Niuno fin qui per l'avea invincibilniente

dimostrato
il

con

l'ultima

molte e varie occupazioni non gli permessero forse il poter dare l'ultima mano a questo suo lavoro, ma riputandolo io interessantissimo ed estremamente opportuno a dar nuovi lumi alla Storia delle Arci, he creduto bnc il produrlo alla luce, riordinandone mal congiunti pezzi, in modo per da non aggiungere o toglier cosa stata gli da lui registrata nelle sue
di lui
i

mille trecento.

Le

evidenza come

Dottor (^iovanni La-

Schede

I.IV

proposti. DalLi mala intelligenza adiinquc celie espressioni di onecine ragguardevoli Autori e senza dubbio natii' quella pcm^>]ice credulit, la quale io in maniera veruna non posso ammettere, per le ragioni che assai forti e convincenti spero tra poco rappresti

sentare. Imperocch

mi son proposto di dimostrare che dal SecoSecolo XIV. al e stata sempre esercitata in Italia la PittuX. lo ra da Pittori Italiani, e bsnchc tra loro molti ne fofisero rozzi ed inculti, ed assai ignoranti, pure ve ne furono alcuni de' si bravi che con tutta giustizia a Cimabne inferiori dir non si possono; e nello stesso tempo andcr toccando ancora qualche cosa de' progressi della Scultura , che ha con la I^ittura tanra aflinit e convenienza che il nostro Mce Unigelo Buonarroti molto saviamcatc afferm essere amcndue quelle Arti un'Arte sola (2).
,

i) genio s ncll.i Pittura Scultura ambedue figlie del disegno, pu creare di pi nobile, e di pi sublime, non debbe c.-sere che l'e-

(2) Ci che
nella

,,
,,

da circa
rei

alla

maggioranza
et

et
,

difl-

che

cult della Scultura


le

Tittura
et

vorte-

(per l'animo ch'io ho sempre


sue dotte,
s,

nuto inverso
,,
,,

spressione dei rapporti possibili della na-

vigliose azioni far


scesse

marache quello cono-

tura , de' suoi effetti , e di tutto quel bello ideale , che , nelle due indicate ar-

,,
I,
,,
),
I,

non che un risultato del bello reale , il qual si rinviene nella natura medesima Ci presupposto ecco veduta chiara la verit del sentimento del nostro immortai Michelangiolo, che siccoti,
.

I,

per il primo servi^iio da lei ricercatomi) esser' abile a satisfarla. Prima ne ringrazierci il Cielo per potermi mostrare nel giudizio vostro tale , quale Voi di me vi promettete e e noR quel che ho io d' essere Imper ritrovandomi io in Roma dove
,

me

eccellente e nell'una e nell'altra, riguardavale come un' Arte sola , sia in rapporto al loro principio, sia in rial loro fine,

1, ,, ,, ,,

una scommessa
giani
della
,

si

fece fra certi corti,

dell'altra

maggioranza dell' una rimessono il dubbio in


,

me

guardo

sebbene i mezzi conperfezione loro respettiva non sieno uniformi In una lettera che (jiorgio Vasari scrisse a Benedetto Varchi il quale lo avea interrogato del suo
ducenti
alla
.

di maniera eh' io Io conferii con il Divino Michelagnolo , il quale dis-

semi per
,,

risposta

destino difficilmente operato


te et dall' altra
.

,,

Essere un fine me da una parne volse riiolvermi


;

sentimento circa
ficolt

la

maggioranza
.Trti
,

e difriscon-

d'ambedue qucMe

si

tra

un pensiero del Buonarroti quasi simile all'esposto dal Lami. Questa si trova per anche inedita con molte altre in un Codice del Sig. Suddecano Iliccirdi segnato N. 1024. e scritto di mano del Cavalicr Giorgio Vasari Nipote dell' autore onde non credo cosa fuor di pro, ;

Pertanto 'io non avessi penniente sato cascare in disubbidienza nel vo,, stro pregarmi, stimandolo in me co,, moda mento, vi avrei mandato un foche voi, come di spiri,, glio bianco,
to purgato, et di scienza pieno, la sentenzia su vi scrivessi , come di me
e degli
,

altri

giudice

migliore. Impe-

posito qui
,1

II

il pubblicarla volere, Mcsser Benedetto


.

mio,

,,

r per quello che provo in tale operazione sento questo, che quello che pi perfettamente si accosta alla na
,

,,

dimandare

me

quello che i inten-

tuia

quello

essere

pi

vicino

ali

LV Sotto nome di Pittura intendo il disegno semplice, e lavoro di contorni, la Pittura adombrata, e co'suoi convenevoli sbattimenti, la Pittura monocrematica , o di un sol colore, come sarebbe fatta con la matita o con l' acquerello i la Pittura a varii
e quegli nel connatura a arti, manuali o scienze, servarla nelle ,, essere, diciamo perfette quelle pi pi della Scul come r Architettura pi a perfezione si tura e pittura vede i suoi lini attendere. .Ma que,,

prima cnu;a che giovano

si

comprende
essa

>,

mi

venti, le tempeste,
,

le
i

granJisereni,
i

,,
, ,
,

ni, le pioggie

baleni

lampi, l'oscura notte , il chiaro giorno, il sole, e gli splendori di quello:

formasi
le

la

saviezza

delle

teste,

>

,,

sta

delia

voler

Scultura non vi parlare , atteso che

prometto
si

appic-

eherebbe
,,

una
si

lite

fra

loro

sgraticcerebbe pennelli in mille anni. Ma parlando mia arte et eccellenza di quel,, della la vi dico che tutte le cose facili che all' ingetjno si rendano , quelle meno artificiose si giudicano essere

che

non

et noi, da' nostri

smortezze et lividezze de' vol ti variansi le carni , cangiansi panni , fassi vivere e morire chi vuole mano dell' Artefice .Figurasi il fuoi> la co, la limpidezza dell' acque dassi anima di colore vivente alle imagini ,, ,, de' pesci, e si fan vive vive le piu, i , ,

con

valendo vedere pigliate una eccellenza della Scultura palla di terra, et formate un viso, una pecora alla quale non avrete a ,, fare, dandogli la rotondit, n lumi, et facto che avrete quc,, n ombre, sto plglierete una carta , e con la pen,, na o con quel che vi pare che se,,
,,

Imper

voi

stesso

Che dir apparire piumosit delle barbe e deU la morbidezza et color loro s vivi , ,, ,, proprj et lustri dipingere , che pi , vivi che la vivezza somigliano che lo Scultore nel duro sasso pelo sopra Mes pelo non pu formare? Oime
,,

me
io

degli uccelli

della

,,
,,

ser

Benedetto mio, dove mi fate voi

,,

,,
,,

? Che quando considero alla divina prospettiva da noi operata non solo nelle linee de' casamenti , colonne, cornici, tempj tondi, dove gli

entrare

,,

,,

,,


,,


,,
si

),
,,

5,

,,

disegnerete il medesimo, e cos et dintornato l'ombrerete un poco de due quello che ha pi similitudiquello vi sar ne di buona forma pi facile a esercitarlo. Perch veggiamo nella professione nostra molti che contornano le cose benisssmo ombrandole le guastano alcuni male dintornan et ombrandole le fanno pa' L'Arte nostra non rcrc un miracolo pu farla nessuno che non abbia disegno grandissimo, perch facciano in UR braccio di luogo una figura di sei parer viva et tonda; che la Scultura perfettamente tonda in s si vede essere Et perch questo disegno et Architettura formata nell'idea si esprime il valore dell'intelletto, nelle carte che si fanno dipingiamo h esse
gni
, , , , ,
, .

,,

ciabattino
,, ,
I,

figurano, che ogni avere in casa tele fiamminghe per la prospettiva de'paesi et colorito vago di quegli dove il moto che soffiando il vento faccia
strafori de' paesi
si si

vede

nella scultura cascare

et sfrondare le

,,
,,
,

foglie degli alberi


,

dove mai fare-

te di rilievo da che man dotta si sia, una figura che mangiando una minesrra calda quella
,

,,
,,

col cucchiaio dalla

cavandola fumicando per la caldezza mi faccia il fiato di quello ,, che volendola mangiare vi soffi per
scodella
,

freddarla? Ha la Pittura il lavorare la in muro tempera , il colorito a olio, che tutti son differenti l'uno dall'altro, sono un arte appartata, e se un pittore difcgna bene, e non ad,, dopri bene i colori ha perso il tem,,
,
,

gli spiriti,

le

vivezze,

fiati

fu-

],

in

tale

[arte

te

ben colorisca e

l.Vt

colori;

per l'iinper le prontc e coni delle monete, per l'uso dell' Archirettura ed altre guise Topografiche, di simil natura. Ciirtc Geografiche e Nel far per l.i storia della Pittura degli accennati tre secoli mi conviene abbatter prima quanto il Vasari ed altri dopo di lui afi

dlsegin

fatti

per

li

statue,

ps' me//.i

rilievi',

ter mail fine suo vanon abbia Ji?e;iio quando faccia beolire the iiissimo; ,, prospettivo sia e non cose, queste ne buonissimo ha fatto poco frutto, e la
,

,,

,,

e tutta insieme una arte srefsa grandissima cosi; dove io risolvo che pochi, vnrii et perfetti siano per i ,,
,

,,

,,

prospettiva ilifcilmeste tirar si pu se il Pittore aon sappia qualche cosi perch dalla piantasi d' Architettura
,

trae et dal
,,

profilo
il

il

lineamento
,

di

quella

Ma

ritrarre le persone vive

di naturale somigliando che inganna ti molti occhi si visto e a'd nostri come il ritratto di Papa ti visto ,, Tiziano, esser messo a una di Paolo ,
, ,

per verniciare, credendolo che passavano quegli tutti ,, che a scul,, yvo gli laccvan di capo, ture non viddi mai far questo, et perch si viit che il disegno paper esser dre dell' una e dell'altra pi nostro che loro atteso che molti scultori eccellentemente operano , che in carta niente non disegnano, et in finiti Pittori che per lucidare un quaquando iianna preso i ,, dro, quello, lo fan parere il medesimo, contorni, ,,, et perch se avessero disegno lo po,
finestra
al

sole

alto

che in queil;i s' lianno a imparare. Risolvendomi che se lastutempo che ho messo a iinpara,, dio et ,, re que' pochi di birlingozzi ch'io fo l'avessi messo, in un' altra scienza ,, vivo canonizzato et non credo che ,, morto Saria, tanto pi a questo secol d'oggi la vediamo ripiena d'ornamennella composizione delle storie che ,, ti si fanno nelle quali mi pare che qusn do un Pittore sia privo dell' invenzio,,

tanti capi,

,,

,,

ne et poesia dove sotto varie forme conduca gli occhi, et l'animo a stu penda maraviglia sia di jjrandissimo vergiamo le fughe de' cavalli ,, grado, antichi nelle storie di marmo non ave,,
;,
,

,, ,,

re la fatica

il

sudore

la

spuma

alle

labbia, ed il lustro de' peli; nen convelluti, l* i vasi, ,, traffa la scultura oro et l'argento, n le gioie, le quali che 1" operano perfettamen,, a quegli ,, te recano negli ornamenti messi d'oro
,,

le

belle pitture

come

gioie

veramen-

te da tutti i belli ingegni in grado, trebbino contraffare mcdcsimimenta siche per non ci essere , goffi et et in pregio per il mondo tenute . mile , VS. Giudichi a suo piacimento , ,, Ora tenuti sono. Vejgiama Miche,, inetti non et fuardi quello che ho detto ,, lagnolo a'd nostri che aunosquadranell' Arte della Pitintereisato come ,, ferri ,con di lore che ha in pratica Di Roma, sana stia e ,, tura fatt licva qua, gli ha ,, re licva qui mio crede* poi a riprova maggior La che sono di que' termini condurre uno re, deirafinit e convenienza di queite ,, alla sepoltura di Giulio 11. Pontefice due arci fra loro si che in ogni temvedendo la Unz scarpeliino quale il o di deche Michtiagnolo p quegli aumenti di bellezza disse a della figura formit che ti son veduti in una di esgli aveva perch obbligo, aveva gli se, sono comparsi tempre ancora nell' fatto conoscere che tveva una virt altra, e quando in un secolo vi sono il gila qual opera ,, che non sapeva stati dei Pittori, non vi pur mancata grandissi,, dizio d'un Pittore di disegno mo fatto avrebbe In somma una mi- la Scultura. ,,
,
, i , ,
, , ,

nima

delle parti

della pittura

un'

LVll

fermarono, cio che


.

quei tempi vi furon Pittura o Sculture, queste per Io pia furono di Greci Artisti, ed alla Grecci maniera Se ingegno e comodit sono le due principali ragioni onde le belle Arti o crescono in pregio, o si nianrengono in fiore, io i quali non vedo che mancasse giammai ingegno agli Italiani neppure in ci la ccdcrono ai Greci; n manc loro coj-nodir doppo i! Secolo X., giacch, per tacere di infinite altre occasioni non vi forse tempo in cui una infinit di Chiese si erigesse dalla Piet de' Fedeli e de' Principi quanto dal mille al mille trecento Egli noto, per non parlar d'altro che della sola Toscana , come in quel giro di tempo fu edificato il Duomo di Pisa , quello di Lucca, di Fiesole, d'Arezzo, e di Siena; fu eretta la Chiesa di S. Miniato ai Monte vicinn a Firenze, e quella d' Ognissanti per non parlare di molte altre, e come nel Secolo XI, nella Citt nosrra furono rifitte, e riabbellite la Chiesa di S Lorenzo, quella di S, Pier Maggiore, di S. Felicita, de'SS. Michele ed Eusebio che pi non esiste (3) , ed alrre pi che potrei commemose in
, ,
.

rare, se un ral qiial limite e brevit non avc-^^i prescritto al mio dire Ora eg'i certo che fin d,il Secolo Vili, e IX. essendosi neili Chiesa suscitata 1' Kresia degli Iconoclnsti o Iconomuchi e.sa fu condannata da! Concilio Niceno IL, il quale obl-lig quasi
.

Crisciani a tenere e venerare

!c

Sacre Immagini

nei loro

Tem-

prc^nmibile che in ognuna delle accennate Chicse si ponessero delle Sa^rc Pitture e Statue, la mancanza delle quali si sarebbe d.ii pi riputata una specie di prevaricazione. Ne mi si dica che k Guerre Civili poterono impedire V esercizio della Pittura in Italia perch se nel tempo che incrudelivano le inique fazioni de' Guelfi, e de' Ghibellini dal 12! 5. fino a tutto il Secolo XiV. forse non mai sorsero innanzi tanti insigni Pittori e Scultori, per qnal ragione si dovr credere che tali Arti non fiorissero nei tempi a questi anteriori? Lo stesso Filippo Baldinucci non pot a meno di non riconoscere una s patente verit , e di non confessare che le Sacre Pitture si sono fute in tutti i
pli;
egli
,

onde

h
o re^taurr.zione (3) Sulla fondazione delle predette Chiese si po<;srfH vedere le memone riportate dal medesimo Lami nella fua Opera: A^emor.ibilia Sanctae
suoi Sigilli, il Richi , ed altri che (rrpp lunao sarebbe quivi aniiovenre Circa le Chiede poi deilMcre Citc d' Itala
>

Ec

oltre
tori

1'

Ughelii

son da vedersi
i

gli

S.tc-

ciesiaeFlorentir.ae/iu

una

cui pubblica ancor.i quantit nen indifterence di antiche


;

particolari di esse, quaU da d'un secolo si co dati o^ni pera


illustrare oeni
t
s

pi
'^.

carte incognite per .'addietro nella Firenze illustrata, il

il

Migliore
nei

Manni

avanzo delltilcro tniiChiprofane che Sdcre

Lrm
sopraffatta dalla franctiezzi del Vasiri sogn esso opere da toresticri e Greci artisti fossero fatte, cosa giammai non asserita da quegli Scrittori, i quali hanno trattato

tcnip'(4),

ma

pure che
dvl
to
y

tali

nnnovellamento
seppiir
si

della

Pittura ai tempi di Ciinal/ne

e di Giot-

eccettui Cennino di

viveva nel

1,^75.

e parlando di

Drea Cenntui da Colle, il quale Giotto dice con espressione assai

strana e ridicola che e' t'imut /' arte del dipngere di Greco in Latino y come se ne avesse fatta una tal qual traduzione (5); ma questo modo di parlare indica piuttosto che si riputasse comune-

maniera de' Pittori Italiani maniera Greca, che realmendei Greci Pittori, dai quali i nostri poi apprendessero la loro arte. Certo che ninno mai fin qui ha potuto ritrovare deliberazione alcuna del nostro Comune, e Consiglio con cui si provi che furono qua chiamati i Greci per dipingere la Cappella de'Gondi in S. Maria Novrella ed a chiunque ben vi rifletta dee fare specie che venuti appena in credito e Cimabiie e GiottOy talmeute si ecliss la gloria dei maestri Greci, che dove per tre o quattro secoli avevano dipinto , scolpito e architettato ogni cosa in Italia, poterono abbattersi, scorarsi e nascondersi tanto, Si esaminino per che pili di loro non si sapesse alcuna novella Vasari epoche confronti la narrazione del o per dir meglio si r di qu:l buon Frate (6) che somministr a lai materia per iscrivela

mente

te frissero in Italia

(4) Nelle N'ovelle Lcrtfrarie di Firenze dell'anno t~67. il Lsrni iii-ei spartir in pi articoli una sua dissertazione , con cui comprova 1' uio coscante n
,

gli

pingere

m.ii
le

interrotto delie Sacre Iinir-agini nels

Orientale che Occidentale , esamina primieramente come e di che materia si facessero uc" tempi antichi le Immagini Sacre ed in secondo luogo quando si incominci. x se neli Chiesa a formarle lii tutto rilievo, assegnando r epoca di queste al Secolo X F,sa molto erudita e pu servire ad illustrare una gran parte delle sacre antiChie.'C
in

ed

essa

chit
(5)

Questa maniera d'esprimersi diCendal


,

imparare a perfe:tamaate dipose a tcrivere un libro in del lavorare a fresca, a temcui tratt pera ed inoltre a cv'a eri a go'fniia come si minia e come in tiirtf i modi si mene d'oro. In e'^so tratt pure de' Mocolori a olio, e del macinare saici quali parl anccri di alcuni segreti dovrebbono esaminarsi da qualcheduno amante delle Belle Arti. L' Autografo d'un tal libro ai tempi del Vasari era tn mano di un certo Giuliano Orefice i;i ma ua copia scritta nel I4]?- S"iena vivente l'autore, si ha in Firenze nella Libreria Mediceo Laurenziana al P!ucco ^8, bisognosa per di riordinazione > per
ru'c
,

si

Vasari nella vita '' di cui il Ctnnirii ti /gnolo G a fitti scolare. E^li nacque in Colie di VaKielta , e nella sus giovent si ^.tit con iia come impecilo a tutli.ir la pittura osserva il detto Vassri , poJc/jt fvrsc mn
,-

nino riportata

esservi

stati

alterati

alcuni

ffcjli

posti

fuor 'd'ordine dal legatore del Codice. (6) In ambedue le edi/.ioni che il Vasari pubblic delle Vite de' Pittori fu aiutaNt Ila prima che' to da due Religioni

quella B due

Tomi

fatta dal Torrenti--

,.*.-

.IX

re tante vite , e vedremo che i da esso immaginati Greci dipingenti in Italia sono affatto ideali e chimerici. Scrive egli che Gicvatiui Cimabnc nacque nel 1340., e che da fanciullo portandosi a scuola per apprender le Lettere da un Religioso Domenicano

Maria Novella, nel veder lavorare Greci Pittori chiamati dal Comun di Firenze, si innamor della loro arte, e si propose di darsi a quella del tutto. Verisimilmentc ci non pot accadere se non tra il 1240., e il lao., spazio che tutta comprende la
in S.
i
,

puerizia e

adolescenza di

C'mabue

Ma
,

la

gran fabbrica di

S.

giusta la confessione meMaria Novella non fu pur cominciata desima del Vasari, che nel 1378. ,0 79., avendosi ancor memoria che vi gett la prima pietra il Cardinal Latino agli 8. d'ottobre, e che tal fabbrica dar quasi pel lungo tratto di circa a 70. anni. Non verosimile adunque che la Cappella dei Toruaqunc venuta poi molto posteriormente in casa Gond fosse terminata di fabbricarsi innanzi al principio del Secolo XIV., e probabilmente intorno al 1330., tempo in cui non v'era pi bisogno di Greci per dipingerla n Cmabue poteva pi da loro apprendere quella divina arte- Il Baldimicc vidde gi un tale nnncronismo e con,
,
,

tro ogni verisimiglianza invent che non fosse fatta nella Chiesa nuova ,
la
:

la

Cappella de' Tornaqunci


fosse lasciata inracra dal-

ma

Chiesa vecchia cosa che non pu dirsi se non da chi non lia considerata la struttura di questa ne ha esaminata la positura delle Chiese vetuste (7). Non pu esser pertanto che Cimabuc
,

h 1
no

r onno
si

1550,

Io

ajsu
,

Pitti-,

Monaco Olverano
,

D. Miniato secondo ci

che

cos
in

pur
piedi

c^ra
la

chiamava?;

fosse

lasciata

legje ntl celebre Priorista di G/wil quale dice: Io iisi ricurdo a questo fropasito sver sentito dire a D. Miniato Pitti Monaco Olivetano.che la prima volta <be Giorgio stamfo quella sua opera, lo aiuti assai, cosa che fu pure avvertita da Monsignor liottari nella Prefazione che annesse all' edizione da lui procurata in Roma l'anno 1759. Nella seconda poi, che (]aella fitta pure in Firenze dai Giun:i nel 15S. in tre Tomi fa assistito ed as5ai aiutato da D Sih-sno Rezzi Monaco Camaldolense , e molto amico di Giorgio. (2) Circa lo sbaglio pr^so dal Baldinucci nell asserire che nella demolizione della Chies? antica di S. Maria Novella
liana di Gio. de' Ricci
, , ,

che

cappella di cui parla il Vasari, po5;on vederii le Osservazioni che giu.nissime fa il Manni tiLll'illustrare il priaio Sigillo del suo fecondo

Tomo,
dcnza.

riducendo
Il

la

cosa all'ultima Cvinelle sue Kctizia

llicha

poi

storiche delle Chiese Fiorentine raccouta , come desideroso egli di rintracciare una <]ualche idea dell'antica Chiesa, ne ri-

trov un piccolo avanz nel sotterraneo Sagr^-sria in una specie di cappcl'a ridotta poi ad uso d'Arrenale, e"^ vidde alcun segno dell' antiche pittare a fresco che cuoprivano le pareti ma gunste in modo da non poter altro ccmprcndere

delU

se

te dipinte

non che due volte parca no essere stain tempo divergo.. Si veda a il
il

cora

Toriio

l,

.dell'Etiuria

Pittrice.

L\ apprendesse
S.

Pittura dai Greci che dipingevano ia Maria Novilla, e senza dubbio v'erano gi de' Pittori Italiiini, dietro ai quali pot egli incamminarsi quand' ei si determin per
il

gusto

della.

genere di professione Racconta Leone Ostieiise che Dcsicero Abate di Monte Casino, il quale poi tu Papa sotto nome di Virtore III., avendo intorno al 1070. fatto fabbricare una sontuosa Basilica, fece venire da Costantinopoli alcuni periti Arrefci di Mosaico per far loro adornare quella Ch:ca. Vennero essi, fecero egregi Aiosaici, abbellirono la nuova fabbrica ; ma il saggio Abate ebbe insieme la cura che molti de'snoi giovani apprendessero quell'arte, cosicch questa rimanesse in Iralia e dagli Italiani si esercitasse Il medeoimo Leofe Ostieuse testilca che lo stesso Desiderio fece apprendere pure ai suoi giovani il lavorare in qualunque maniera tutti i metalli, le pietre, legni, i gessi, e stucchi, sicch la statuaria in Italia ebbe in quel secolo notabile accrescimento, unitamente Il tutte quell'arti che hanno un'intima relazione col disegno. Nel Secolo XI. infatti v'ersno gi in Italia e V arte di ricamare, e l'arte Plumar.i (8) o vogliam dire di tessere con figure e rabeschi, quali sono le sroiTc e gli Arazzi, come ricavasi dal Dn(iingc^ e dall' Erudito Padre D, jMiuro Sarti nel suo libro de veteri' easHa\ anzi qoella stessa Casula Sacra Veronese, la stimo una gran riprova; perch non forse pi antica del medesimo
tal
.

(8) Clic sia antishlf^ima

l'arte

Piuma1'

tnaria

ne

tau

chiard

ceitioionlanza

Icrizione riportata dal Grutero stente in R.oma che dice:

come

csi-

J
VltruT^io

ARTEMIDGllO
Lib
6.

PLUMARIO CONLEGAE
cui
si

Gap.

7.

presso

ta alle

Vergini Gap. 45. Plumaria et


et

acit-

hanno
iivium

Pliit;inrioritin

texcrinae, e Plum.i,

f'ictti/a,
fit
,

omne
nel

Poly-uitum, vel

stragli-

Varrone Prudenzio, e (2orippo e che anco si continuasse nei Tempi pi bassi non si comprova solo dal bionico Farfense ripornto dal Muratori, e dal J.onaftico Anglicano, ma Aiiino nel suo Piamo della nutura dice: Tunica
t^i.i/ise,
;

live ornaiiirae nuin-juam in


,

Monaste-

vero Polymta
sisteva

opere

picttimta

Plunario
.

infra se corpus clatrdebat vir^.-neurn


poi quest'arte
,

Con,

siccome pire net ressero ad opera con fii^ur-.', od anco in ricamo e rapporto di fiirure sepra il velo e la

Mona-tico Anglicano: rio fi^r.t e Antictus de opere Plumario coii^atiis cum Multe ricerche Hodis auri et argentipotrebbono qui farsi e sulla denominazione dar a tale arte, e sul costante uso spcciilmente nel fare Arredi di ejsa ma ci esigerebbe un tropE:clesiastici po lun^o ns^iona mento n qui opportuno, doveniosi per ora solo provare che dal mille al mille trecenti v'era ancora
,

seta,

specie

di

lavoro cliiamito
.

da Eusebio e da Suida T:X:;jt.'Taf(')>) t!x"< trovando! aella Regola di S. Cesario da-

questo genere di arte c'ie csercitavasi con la scorta e guida del diseijno Si veda il Baonirroti nella sua opera ^'yetr.

I.XI

Secolo XI. Di pi ogni popolo e Citr d'iralln ebb; quasi in quel tempo r uso di batter monete sue proprie, nelle quiili si vcdoii^ figare d' uomini e d'animili, che non sono del tatto di.ipregcvoDiplomi e carte pubblisi hanno de' sigilli in cera appesi ai li che, rappresentanti e teste d'uomini, e figure intiere, e talora equestri, ragionevolmente fatte, non meno che de' sigilli in metallo, molte forme de' quali si posson vedere appresso il AlurotoFicoroiii e Domenico Maria Alau^i; si hanno finalmente il r libri, e che delle Pitture e Miniature colle quali si adornavano di Italia quell' Manoscritti et E nei Codici in si vedono (9)
;

e forse inutil fati(9) Troppo lunga ca pe' nostri lettori sarebbe l'acceanar qui tutte le pitture e miniature che in una immensa quantit di Codici esistenti in Firenze si posson vedere e che non mancano d'alcuno indizio s dell'esser opi-ra d'artedci Italiani, s dell'essere sratc fat
, ,

delle quali

cuna

specie

quelle due della tri Codici


incise

miniata, e rappresenta d'animali per tacere miniature tratta da due


,

al-

di
al,

medesima
dell'

II.

Libreria

nel

Tomo L

Etruria

Pittri-

te

nei

tre

secoli

anteriori

Cim.bae.

Affine per di indicarne al une ad unuo ogjjetto di giovare a chi desiierasse di fatte notizie dir che del seolo X. $

ce, e che quantunque non poco secche e goffe, pure hanno alcune parti cha le dispregevoli . Anco nella rendono no Riccardiana tra gli altri Codici scritti in qiKf^ro tempo ve ne ha uno contenente
i i

SS

Libri

della

Scrittura
si

in

cui

al

abbiamo
Codice
te
i

nolla

XXVIl

Medicen-Liurenziana il Pluteo XVII. contenen,

principio

della Genesi

vede una

pit-

quittro

lvaiiijelii

duno
ta
,

de' quali vi
jfaute
,

ini inzi a ciaschedipinta a miniatura


,

a5?ai el

pel

tempii

in

che fu

fit-

l'ininugine dei r..spettivi

Evangelisti
efli^ie

con l'accompagno

de' loro simboli, sicco

me
del

pure nel

line del e

medesimo
della

1'

Vergine Mddre; e nella Riccardiana vi ha un Codiee del medesimo secolo contenente l'opere di Giulio Cesare, la cui prima
Salvatore,
qttelia

lettera miniata a

varii colori,

e
,

rap-

presentn un serpe assai ben disegnato


si

che

ravvolge
,

in

stesso

di

mezzo

a di-

versi fiori
.

frondi e sterpi che Io contor-

nano Del secolo X[. po-^sono vedersi il Codice IV, del Pluteo XVII. contenen
te
in

varie orazioni e preci, diversi simboli degli antichi Cristiani e diverse figure del Salvatore assai vagamente espresse, ed il
il

Saltero
si

tura esprimente l'opere della Creazione, coine la separazione della luce dalle tenebre, la formazione dei luminari maggiori e di Eva , e Iddio e di Adamo sciente sopra una nuvola circondata da due cerchi rossi , sembra accompagnato da quelli maest che gli propria. Del duodecimo secolo poi si ha nella medesimi L breria MediccoLiurenziana al Pluteo XII. Codice XXI. l'Immagine di S- Agostino in piedi avent nella mano sinistra un libro, e con la destra alzata in atto di benedire , siccome nel Codice XX. Pluteo XVII. in un Libro contenente quei Vangeli, che si Ictjgono nella Chiesa in varj tempi dell'anno, vi espressa l'immagiae del Salvatore sedente sopra un'elevato soglio, ed aven,

cui

ammirano

te

nella
la

sini-tra

il

Volume

dei Vangeli, chi

e con

destra alzata a nio' di

be*

Codice XXXVIIl.'dcl medesimo Pluteo contenente una quantica d' Omelie di


diversi
SS-

nedicc; coi quali esempi chiaramente si manifesta che in Italia non si perde giammai l'arte della pittura, e del miniare
nei tre secoli controversi.

Padri

ciascheduna

Iniiiale

IXIT

perci clic spetta alle monete il celebre M.'t\itori nel Tomo II. dell' Antichit Italiche parla delle monete di Adalberto Duca di Toscana nel 905., e in una carta dell'Archivio delle Monache di S. Felicita di Firenze del 963. si rammentano le monete Fiorentine, che ccrtancntc battere non si potevano senza un qualche precedente disegno. Chiunque anzi ha genio di vedere l'impronte delle monete di questi secoli consulti il Fioravanti ^ il Bellini littori, V Argelati , il lodato Muratori, e molti altri eruditi che il delle monete d'Italia hanno scritto, le quali se si confronteranno

con

le

monete Greche
il

durio e

Dticaugc

si

di questi tempi medesimi appresso il Bativedranno di disegno differente da quelle,

argomento certo ancor esso che i nostri Pittori e Scultori la maniera Greca non seguitavano. E giacch della maniera Greca torna qui in acconcio il parlare, mi si conceda il riflettere che il Vasari, pi per opportunit pretese avanzare che tutte le pitr di causa che secondo la verit
,

ture e sculture anteriori a Cimabuc fossero sfatte e cattive, dileggiandole con dire; erano esse di maniera Greca: Il gusto era Grco i dalle quali frasi probabilmente nacque allora il proverbio che dice fatta alla Greca per dinotare una cosa malfatta e deforme. Questa foggia di parlare a me sembra non dissimile da quella con cui suol dirsi: la tale Architettura alla Gotica, bench i Goti non al;biano mai saputo nulla d' essere inventori d' un genere d' Architettura , che cominci in Italia e altrove sul finire del secolo XII.-, ed il tale carattere Gotico o Longobardo, quando ne i Goti, n i Longobardi non ebbero mai un carattere che fosse loro pij proprio che de' Latini di que* secoli , come chiaramente ha dimostr.uo 1' eruditissimo Marchese Scipione Maffei , favorito in ci ancora dal celebre Lodovico Antonio Muratori. Sono queste tutte falsit nate da errori popolari ; perch in quanto a me ho vedute pitture e sculture veramente Greche fatte dopo il mille, le quali sono ass-ii pregevoli o si riguardi il disegno, o la vivezza e nobilt de' colori (io). Le miniature Greche del seco(10) Circa le pittura Crccbe, della miriera appunto di cui paiU qui il Lafiii , due pregevoli pe77.i pos?oiio vedersi nella raccolta di Sirrc Antichit, formata non h.i molto dill' erudir genio del S\g.Ci.nouico SudJ'ecano de* Marchesi Riccardi,
suoi sportelli, dipinto tutto d'oro, e disposto con varie

con

fondo

divisioni a

rappresentare diverse Sacre figure. Nella divisione superierc della parte di mezio vede il Divin Salvatore dipinto in si faccia, in aria assai maestosa, con sopr
le sigle
7c
'

e da. me ordinata. Il primo consiste in ln Tri; t co, o vegliasi dir: in una speeie

xc

cio

fVof

xp'"?"!,

di

Tibernacolo

da chiudersi

con,

vcnte la destra alzata in atto di benedire, e nclU niitr u libre aperto in

lo XI.
ra
,

che

tanto

Sacra Scritnisi vedono nei Codici manoscritti delhi nella Biblioteca Mediceo-Laurenziana, quanto in quelhi
principio del
<

cui

si leiTcre

in cifra

il

Va n>)>'

gelo di
Ao'yoj
,

S
o'

Ciiovann'
v'v

dc

tv

ctpx,>

xa< o Aoyoj

TrpoV tv

sov

x*

o{

)v

Ayoi

Alla deser del

Reden-

tore v' espressa l'immagine della Vergine Madre in profilo, cuoperta da un velo

Trimetunte in Cipro, di Menologio ai 16. di Gingno A basso poi si vede U!i Santo a cavallo armato di asta e <J,il!c si^l , ;hQ vi si vesf'Zono chiare, pare che si d^-Dbi
forse quello di

cui

si

parla nel

leggere
rici

0'

'yiot

As^Lt^rpio?

di

cui
fan

gli sto-

scuro nella Testa e nelle Spalle


si

do

Ecclesiastici

nostri

non

parola

ve

veggono rilucere due


,

stelle

inoro,

ma

quello

stesso

probnbilaicate

del

e innanzi

MP r,
sinistra

vniro si leggono le sigla al siccome dalla cio Mi/np fc

di S.

si vede pure in profilo l'Immagine Giovanni Battista che in un bacile


,

porta in

mano
.

la

propria

sua

festa

v'

l'Epigrafe o aytoi l'uavv)? o BaTl(ffT>i; Nei due spartimenti inferiori rappresentanti quasi due colonnati si veggono le immagini dei dodici Apostoli
in cifra

ciascheduno
'

dei tjuali distinto con V respettivo nome, e fra essi vi sono delle teste assai significanti Procedendo poi innanzi a considerare le espresse figure nello sportello destro si raviniziale del
.

quale si fa menzione nel Triptico Greco Mosco illustrato dal Passeri ncli^appendice al Tom. III. del Tesoro dei Ditfoggia tici commentati dal Goti . Dalla della Pittura e dalla formi delle sigle e dei caratteri ognuno pu agevolmente argomentare che questo Sacro monumenSecolo, del to e sicuramente dell' XI. qual tempo pur l'altro di cui ho promesso parlare Questo che con la sua forma d ma,
.

nifesto indizio d'essere stato parte di

un

dittico,
di
tallo

circondato

all'intorno a

mo-

un Angelo, figura intiera di faccia, con la destra armata di spada che


visa
in

alto

e'
si

tiene alzata al destro braccio sopra cui vale a dire Icgsrono le cifre M.

e sorto vcdesi un M'p^oojX h\'y(^yyyi\Qi aiiimo>o guerncro a cavallo che, in atto ammazza un di correre con ia lancia spaventevole drago che in terra, e da,

cornice da una sottil lamina di medorato, e lavorato a Cesello con eleganza e maestria , ed in tre diversi spartimenti rappresenta varie figure Nella saperior parte si scuoprono due Serafini in atto di adorare la Divinit ed in un'ovato inferiore si veggono sedere
,

gli

attributi

che

lo

accompagnano, non
soprapposta
S.
i

meno che
gio
.

dall' iscrizione

comprende rappresentarvisi un

Gior-

ficale alla

Vescovi in abito PontiGreca son situati nel pi alto del secondo sportello, il primo de' quali distinto con le cifre o a.ytoi Niko proSanti
,

Due

babilmente NotoXotoj, quello for;e distinto col nome di Mjstic, e che mor Patriarca di Costantinopoli nel 930. , e di cui si pu vedere il Billando ai 15 di Alarzo, i^secondo un Giovanni, leggcnlosi Waramente la sigla iJ ma son consunte da! tempo le altre cifre dalle quali si sarebbe potuto comprendere il
,

mensa tre Angeli che apparvero gi ad bramo, e furono da lui ricevuti in ospizio, come si ha nel Gap. XVIII. delmaestoso volto di quello la Genesi. Il che siede in mezzo, come circondato all' intorno di gloria e che stende la destra mano ad un calice ha in tutto la sembianza d'un Salvatore, ne ci dee recar maraviglia mentre per lungo tempo nelspecialmente la Chiesa Greca invalsa fo;opinione che uno di questi Angeli r se il Redentore medesimo ma vi si oppone S. Agcstino , seguitato in ci dalla maga
i , ,
,

gior parte dei Latini Interpetri scrivendo nel libro 16. Cap. 29. della Citt di Dio: Attgflos atitetn fuissf scriptara testatur , ubi hrec non seUtin in kac Genetis libro
,

Dreciso

nome

d tal

S. Vescovo,

che

gesta nerrantur,

vi

rum edam

in

Esisto-

IXIV

dclb nostra Badia (ti) ed altrove, sono forse migliori di quelle di Odcrigi da Gubbio, e di Fr.inco da Bologna clie borirono sul pi-incipio del secolo XIV., e che son celebrati dal nostro Danre Appresso i Sigg. Marchesi Riccardi vi sono alcuni Dittici Greci
,

ubi curi hosp'rtultins latifa ad Hebraeos darc:ur\ per liane, inqut^ eciam qui dem neiicientes liosptio receperunt Aiigclos. Il terzo spartimento poi ci onVe aJ ojservare cinque Santi figura intera col nimbo in Testa lavorato in lamina di metallo dorato, due dei quali sono vestiti d' Abito Vescovile ; quello di
,

Canonico Uindini nel Tom. Indice de'Greci Codici alla


riportand
incisa
di
. l'

I.

d<l suo pag. laS-

mia
della

in

atto

ricever
il

Immagine di Gereda Dio la sua


Codice 23- Plut. VI.

inspirazione

Anco

mezzo
gli

tiene

l'

incen5>?re

nella destra

medesima Biblioteca Mcdiceo-Laurenziana contenente un Evangeliario Greco pare del Secolo XI., ci offre non solo le immagini dei quattro Evangeli,

altri due che son situati alla sinistra sembrano vestiti d'abito monacale, ed Iianiio anibcdat: in mino un ruotolo spiegato il primo, chiuso il 5ec';ndo, ma non mi stato possibile l'indagare con

sti
sii

ma

qua>i tutte

le

operazioni di
es^i
,

Cristo descritteci da

Gcvagamente

miniate ai loro respcttivi luogh, ; e per tacere di mvlti altri b sta oSMrvare il.

Codice

38

del

P'uteo

V.
,

conrenente

certezza a quali Santi Vescovi e Monaci appartengano indivitluatam'jnte ?i fatte immagini , che , pel tempo in cui fu-

e i l.bri di tutto intiero il Purateuci Giosu, de' Gimlici , e iH P.uth,}KT t- rivincersi dello stato in lUi eroni) le arti

ron dipinte, son certamente tali da nOn tempi fli Ciaiabue e di Giotinvidiare
i

dopi
51

(dipendenti dai disegno presjo dti Greci cfso il ubro d^lla il mille. Il ne-

to

e senza

dubbio
ni

mi^^liori

Codici delle due nominate insigni librerie siccome contenenti delle greche miniature assai pregevoli
(il) Quanto

non posso non rarameiitarc


Evangeliario scritto
nel

il

bi'lissimo

Secolo

del

quale parla
rio

il

Montfaucon

nel suo Dia-

Italico Gap. 25., e che er-iite nella in Badia de' nostri Monaci BjneJettini miniate cui si aiumirano otto Tavole con fondo d'ero, quattro delle quali
,

rappresentano i respettivi Santi Evanjelisii, la quinta il Divin Salvatore sedenre in Trono con da un lato la Vert^ine Aladre, e dall'altro il S. Precursore Gio-

preceduto da un^ tavola discinta n cinque spartimenti per rippre^ei t^iv. l* univerale Creazione. Noi primo in fatti e secondo di essi si ve ie il divino Ara cui fjn corona divere schiere tefice sedente maestoso in Trono Angeli d' separare la luce dalle tenebre; nel terzo si scuopre la divisione dell' acque dalla terra, nel quarto la formazione del Cielo e nel quinto appans-e la terra tutta gaia e feconda ridere per l'ameper l' ineguaglianza dei nit delle valli monti, e per la fertilit delle giovani piante gi cariche di maturi frutti La seconda Tavola ci presenta agli occhi la

,
,

vanni
m;i
il

la

sesta

la

Crocifi.-sione
,

la

setti-

vista del

Firmamento

si

veggono

li-

Siiinore risorto

dcPo Spirito d'essere diligentemente osservate per il lavoro E' anco singolare una Catena inedita di l'adri Greci sui quattro Profeti
sione
maiiuiori
te "nel
si^ritta Hcl

e l'ottava l'emisS'.nto, de^jne tutte

gnoreggiare con la loro luce il Sole e la Luna siccome la terza in due diversi
,

del mare spartimenti ci offre la vista ripieno tutto di guizzanti pesci , e della terra tutti variata dalla moltiplice die la animali d' ogni geriH-e il nostro pensiero col rappresentarci la creazione del Masc io & della Fcaimina , la puri < jincc-a pioversit
d'
,

Secolo X( .ed esisten-

Pluteo V. Colice IX. della ceo-Laurcn;;3Ba Ielle cui miniature dette gi al pubblico un saggio il Ccl. Sig.

Medi-

quarta ferma

I.XV cV r.vorio C')c

hanno

bassi

rilic'i

as^ai

Ftinnbili,

vi

a:i

bisj.

rilievo esprimente rn S. Stefano in Bron/.o, pai-irr.cnrc Greco, il qunle assai belio (ic), e per quanto si pu giudicare, con hi loro antichit non oitrcp:issiino il mille- l Greci arrciici dunque non furono si rozzi e golii, quiili ce gli vuol far credere il Vasari, che forse niai non vidde l'opere loro, gi:!cch quelle che ci rimangono appresso gli amanti di tali antichit non hanno ceno che invidiare a Giov^ini Cimabue Ma tornando al proposito, fermato d.i me che n^'tre secoli dopo il mille non tutti i Pittori e Scultori in Italia erano Greci , ma molti, ed pi erano nostri Italiani siccome pure che non tutte le pitture e sculture fatte dai Greci in quell' et erano deformi e mostruose, vediamo ora quali memorie ci restano de' Pittori e Scultori che in quei tempi fiorirono, e dell'opere loro E per rifarmi dal secolo XI. sui principi di quello abbiamo il celebre Crocifisso di S. Miniato al Monte che inclin la testa a S. Gio- Gualberto, dipinto in tavola, che si conserva in o^jii nella Chiesa di S. Trinit (13). Egli il vero che non se ne sa
.

conditi dei quali nello stato d'Innocenza e la luttuosa loro situazione dripo il peccato si reiidon sensibili allo spettarorc nelle tavole sussecutive Un qualche erudito Artista potrebbe su tili ed altri Codici fare delle opnoriuae Okiervarioni per ischiarire molti panri the sono ancor controversi nella Storia della Pittura, il cui gusto fu sempre in ragione della cultura di spirito che si eb,

Pietro, e S. Aultca fiate'li Apostoli esaminata primi di lui dal Gel. ^ion5ig. Fogguii nell' es<;rcitaziotie XX. De Ramail Apostolatu c-A fio D- Petri icir.fre et Piiiseri con nr.olia trud7iene nell'Apfci!S.
-,

dice

a!

Tesoro dc'Dictici del G9ri

illustr in cut

quell'altro singclar
espressa
tiri

monumento
,

la passione dei SS. Quaranta Marnell'acqua [ghiacciata opera per T ar-

teicc della raasiraa difficolt,

ma

eccel'

be nei
(la)

secoli diversi del

mondo

questo bellijsirao avanzo di Sacra Antichit che ancora esiste nella citata raccolta Riccardiana , della quale fpero in breve di dare alla luce un'esat-

Su

lenremente da lui tirata a da far vedere apertamente


risic

fine in

modo
to-

quanto
Grecia

l'arce della

scultura

in

nel

ta descrizione

scrisse

gi

il

Latni un'
nella

erudito
alla

commentario

che

inser

secolo XI. Moltissimi altri monumenti di simil natura ed esistenti nella precitnta raccolta potrei qui rammentare e fra questi una singolarissima Croce Staiona,

Novelle Letterarie

di Firenze l'anno 1743. colonna 418., ed il Gori nel Tomo III. dei Dittici vi fece alcune nuove osservazioni supponendo che avesse servito gi iu antico ad uso di coperta d'alcun
,

le in avofio che in piccoli spartimenti tutte le pi memorande gesta e niisttri del Salvatore rappresenta ma eccederci troppo quella brevit che qui si richie,

sacro libro

e forse degli atti Apostolici.

Lo

Gori illustr ancora, come proprio della medesima raccolta, una parte di un Dittico in Avcrio rappresentante
stesso

de e non farei che conformare con nuovi eserepj l'asserzione del Lami che non ha bisogno di prove uteri'iri (13 Di qut'.ta antichisiima LTsnagine del Salvatore ne parlano lutti gli Strie,

IX VI r autore si sa pzvo che quella Chiesa fa rifatta ed abbellita nel 1013.; ed appunto lo stesso Vasari, facile a contradirsi, scrive nel proemio delle sue vite che sul cominciamento di questo secolo la Pittura riacquist qualche cosa , e cominci da indi in poi a crescere a poco a poco il disegno in Toscana, ed il miglioranicrito di quest'arte. Luca Fiorentino in fatti soprannominato il Santo y il qual si vuole clie molte Immagini della Vergine dipingesse, e che al finire di questo secolo appartenga, fece la Pittura della Madonna dell' Impruneta come si narra in un' antica Leggenda esistente nella Riccardiana , e da me pubblicata con le
; ,

stampe (14); e, come anco


ne Ostiense
in Italia

innan/.i avvisai con l'autorit di Leov'erano de' giovani Monaci che l'arte del ^ Mosaico avevano appresa, ed esercita varala lodevolmente. Che se alle sculture di questo secolo si rivolga l'attenzione noi troveremo la statua del nostro Sigrore in marmo che nella facciata della Chiesa di S. Iacopo, e S. Fgidio dell' Altopascio^ che sicuramente non dispregevole, bench l'altre due statue laterali non sieno della bellezza medesima come si pu vedere ne' rami che di queste antichit feci fare e che pubblicai nella quarta part del mio Odeporico Cos il Volto Santo di Lucca, bench abbia del terribile, pure non volto mostruoso e malfatto , e sono passabili le sculture lavorate intorno al 1061. sotto il Portico del,
.

Cattedrale di S. Martino nella medesima Citt di Lucca; sebbene quelle fatte posteriormente da Niccola Pisano sieno molto migliori. Anco i bassi rilievi che si vedono nella facciata inferiola

re della Basilica di S. Zeno in Verona farti da due Scultori, uno de' quali si chiam GuHermo ^ l'altro T^ccol ^ e che si vogliono Javorati sul finire di questo secolo , fanno chiara testimonianza

tori
il

della

Vita di
^ue

S.

Gio Gualberto, ed
della Cliiesa

cTie la

pittura JuUa tela rpnrfat.i con

Lami

nelle

Memorie

Fiorentina crede che fos?e farta furc da Ildebrando Vescovo di Firenze che silor ed in giS'i parte rifece la Chieja n
.

di ?. Miniato sul

principi del secolo Xf.

tal Sacro Monumento Chiesa Abbaiiale de" Monaci Valombrosani ^ detta di S Trinit fu fatta nel 1671. per rescritto del Granduca Coimo IH., ed in tale occasione ne f fatta un'esatta descrizione dt Ferdina-

traslazione di

alla

d Tacca
cipe
la

che di commissione del Prine


ci
fiece

molto gii.isti per la lunghezza de! tempo dil petto in gi. Chi ama di vedere pi estefanseiite la suddetta relazione consulti il Richa che la riporta quasi per intiero nella secoada Lezioni sulla Chiesa di S. Tri'iita (14) Vedaci il Tom- XFI dell'Opera intitolata DeUtae Eruditcrum ec. in cui riportata la predetta Leggenda, dove si nomina espressamente questo Luca Fiorcntio pitterei autore di quell' Immagine, e si osierTtie le note appostevi
colla iull'a>e, ed
.

Tisitu,

iocanco sapere

dal

Lami

I.XVll

che
ni.

lii

Scnltnra
star

si

Non

esercitava con lode in Italia da Artefici Italiaqui a parlare delle monete battute in Italia in

tempo, n dei sigilli che in copia si trovano, perch cgouno pu vedergli presso i soprannominati autori Argclati Vittori^ Be/iini, Muratori, Aiatmi ed altri, che di proposito hanno
questo
^

parlato di

duodecimo
qu;'.1

fatte cose (15); e venendo a ci che riguarda dico che in Verona si ha un' iscrizione che

il

neccio

testifica

mente
1133.,
hi

il

Chiostro
si

del

Monastero
il

di

S.

nel
v'

come Madonna

legge appresso
S.

Bracciolini;

Benedetto tu dipinto^' ed in Boioona


nel
i

detta di

Luca, che

fu l trasferita

lo.

Leggendovisi in essa Opus Litcae Cancellavi ^z cerramenre non credo d'andare errata supponendo che quel Luca pittore il quale la fece sia il medesimo nostro Luca bauto di Firen/.e,che fosse fip-lio d'uno nominato Cancelliero^ nome che usava allora in Toscana ; poich la pretesa traslazione da Costantinopoli non par vera ed infatti prove di onninamente destiruta (16). In Firenze poi nella Chiesa di S. Tommaso era vi un antico Quadro all'Altare rappresentante il Santo, dipinto nel 1191. da un tal Matchesello Pittor Fiorentino, siccome afferma il Migliore, e intorno a questi tempi furono tatin S. Paolo di Roma, probabilmente ti i Mosaici dagli allievi che appresero l'arte dai Greci, iatti venire di quei Monaci stes a Monte Casino dall'Abate Desiderio. Che se di p;!ri passo vanno tra loro le Selle Arti, la Scultura crebbe in bellezza ed in propriet nel duodecimo secolo, e troviamo infitti che nel 1152, Buouo Scultore ed Architetto lavorava con molta riputazione in ila,
i

(15) Per convincersi della qiiaiiti del lavoro nei metalli efTiii.iti e in (^ue.'to fecole, e ne' due posteriori non vie che osservare musei de^li erud-ri, nei quali
i

ad aver corso conoscere e la

fra

l'

ertere

genti
,

fece

ricchezra e la perizia de' suoi cittadini nell'Arri (i6) Di questa antica Pitturai e dsUa
di
lei

si

bene incisi e con diligenza maggiore di quelle coniate in Grecia nel tempo tesso. Fra quelle b;it\ure io Roma e dai Papi e dal Popido Renano, come pure fra quelle dei diversi Principi e Citt libere, se ne ammirano aUune
sigilli

inconrrJMio

as^ai

volger
S.

credenza

che

essa

sia

opera di
btiiisfime

Monete

b^'tture

in

Ir;,I3

chenon

invidiano certo quiche et psteriorealristoramento dell' Arti E' celebre il Fiorino d'oro fatto coniure d*lla
.

sus LatiDissertaziene ^er anche inedita esistente nella Riccardiana , d retta ncllt prima parte a ricercare se nel ptimo secolo della Chiesa si permettesse culto il delle sacre Immagini , e nella seconda parte a provare che S Luca Evangelista

Luca l'Evangelista ti hnnno osservazinni del L^mi in una


na

p.iammai
di

r.v

fece pitture.

L' erudizione

nostra Repubblica Fiorentina nel 125^., liccome, oltre molti altri Scrittori , narra
il

Villani,

ed

appena

qutsto cominci

che abbonda questo suitro scrprendente e degna certo del piii illustre filologo dei tempi prwsimi ai nostri.
,

LXVIII

1166. fece la Chiesa di S. Andrea di Pistola, nell'architrave della cui porta scolp molte figure; e Bitouanno Scultore e Gitlisrmo fondarono e fecero nel 1174. il Campanile di

Ycmvi (17))

e nel

Pisa, ed il medesimo Btionanno gett nel 11 80. non senza sua lode, e con molta maestria la regia porta di bronzo di quel Duomo; siccome un tal Martino nel 1178. termin il bel Campanile

Zeno Maggiore di Verona. Molte altre di s fatte memorie comprovanti il mio assunto si potrebbono qui da me riportare quali sono i Mosaici che adornano la Cupola di S. Maria in Trate\''ere, ed altre immagini dirimpetto alla Sagrestia di quella narra il Platina Chiesa, come ed il Musanzio ma a s mi richiama il secolo terzodecimo in cui crescono semprepi le tedi S.
,
,

stimonianze certe dc'Pittori, e degli Scultori Italiani. Nella Chiesa de' PP. Domenicani di Siena v' im Quadro d' nna Vergine lavorato nel iati, da un tal Guido Pittore Senese
sotto del quale
si

legge la seguente Iscrizione:

"Me Guido de Senis diebns depinxtt amoenis, Quem Christus lenis ntillix velit avgere foenis

Anno Domini

MCCXXI

(18).

1224. poi Diotifcci Priore della Chiesa di S. Maria Maggiore ^i Firenze col consenso del suo Capitolo vend una Casa posta in Campo Corbolini per pagare un debito a Maestro Fidanza PittoTe, come si ha da una carta del nostro Archivio Capitolare di qaell' anno, e nel seguente anno 1225. Frate Iacopo da Turrita Francescano L-ivor il mosaico della Scarsella dietro 1' Aitar Maggiore

Nel

(17) Da un quilche avanzo d'un antico b-asso rilievo che tuttora conservanel Duomo di Ravenna otto cu: si lefige chiaramente Bohus F- rilevati
,

clic

Btion

dei
la

quale

non
,

si

sa

ne

la

Patria

n da

conJi;:ione

un indivi-

distint da Bonanno IMsaiVo alcuno pare siasi volato a bella posta confondere (rT) Il rame fatto $u questo quadro si pu vedere nel Tom. I. deti'Etruria Pifrrice al Num- IH- preceduto d* una
alTatto
lo

duo

che

maniera di dipingesebbene si trovino nnche delle pitture a olio, e a vernice. Monsignor lattari nelle Giunte alle noie del Primo Tomo del Vasari ramaneatd un'altro quadro di Guido rappresene dice che esitante pure una Vergine steva a suo tempo nell'Oratorio della Compagnia di S. Bernardino in Siena II
sta per lo pi
la

re

di

quei

tempi

medesimo celebre Prelato nello stesso luogo rammenta pure un Diotiselvi pittore , anch'esso Senese di quel tempo, Io che
inaggierraente co.T.prova l'asserzione del nostro autore diligcntissitno nelle sue ri

spicszione
a

in

cui

si

dice esser dipinto

tempera con fondo d'oro sulla tela riportata ropra una tavola di legno Que.

cerche

I.XIX

del nostro

S,

Giovanni, come
:

e' inscgn-i

l'Iscrizione seguente che

vi fu apposta

Aiintis

Ac

Papa., tibi uoutis ctirrebat^ Honori, Federice , tuo quinctus Monarcba decori
^

Viginti quinque Cristi

cnm milU dnceutis


:

Tempora cnrrebant per saecnla citucta manentis Hoc opus incoept lux Mai tiujc duodsua Quod Domini nostri conservet gratta piena
.

Sajcti Francisci

Frater fut hoc operatus


."

lacobus in tali prae cunctis arte probatiis

d;i Turrita sono pure i mosaici flitti in di Giovanni Chiesa S. in Lacerano , e nella Basilica Roma nella Liberiana circa quello stesso tempo; e nel 133, era in Firenze un Pittore chiamato Bartolommeo come si ha da una carta del Nel medesimo anno inoltre Giunta predetto Archivio Capitolare Pittore Pisano dipinse un'Immagine del Crocifsso nella Chiesa d' Assisi per ordine di Frate Elia che vi volle il suo ritratto con questa epigrafe;
, .

Del medesimo Iacopo

Frater Elias fecit fieri. lesti Chriite pie Mi severe precaiitis Eliae Giunta Pisanns me pinxit

Anno Domini MCCXXXVI.


Indictione nona
tal Pittura che molto bella e ben fatta e stata incisa in rame e riportata nel Magazzino Toscano di Livorno (19). Si ha certa notizia inoltre che nel 1340. furono fatti da Toscani Artefici i mosaici della Chiesa di S. Iacopo di Pistoia e intorno al lao.
,

(19) Molte notizie di Giunta possono vedersi nel sopraccitato di lui Elogio fatto dal Sig. Dott. Ranieri Tempesta , ed ancor pi nelle annessevi note. In csse l'autore riporta moki documenti comprovanti il meJesinao assunto dei Lami , e vi si possono conoscere e nomi d'artefici, e lavori dell'arti che prima ci erano ignoti- Alcuno noter forse in

impegno
giire
il

in certi luoghi per avvanta;credito degli Artisti Pisani so-

pra quello che giustamente possono vantare i celebri Artefici figli d'altre cicitabilito presso t di Toscana, ormai
tutte

questo Scritcere

troppo

eiicusiasmo

ed

ma si possono ben le clte nazioni perdonare certi tratti di penna forse un poco avanzati ,a chi sente amore per il decoro della propria Patria , che esige da ooi ojni riguardo.
;

J.X

furono
S.

fitte delle pitture

che in parte ancora


del

si

vedono
al

nella pa-

rere esterna della

Compagnia

Bigullo in faccia

Tempio

di

occasione della Canonizzazione di S. Pietro Martire (20) , fondatore di quella Compagnia , e Siccolo Pisano nello stesso tempo vi pose le tre Statuette che tuttora si ammirano in tre distinte nicchie sopra del primo arco, rappresentante l'una la B. Vergine, nlla cui sinistra v'c S Repatata, e alla destra S. P.er Martire (21), e certamente non son dispregevoli; siccome le dette pitture sono d'una miglior maniera di quella di CimiWtie me-

Giovanni

in

desimo. Anco la celebre Pittura della Vergine Annunziata diil* Angelo che si venera nella nostra Fiien/c par fatta no.i molto doppo che nacque l'ordine dc'oervi ntl 12.^3., e nel nostro belmosaiv.i f-citt :. Andrea lissimo Tempio di S Giovanni si veggono Tafi che molto lavor in tae Ar;ilicio ino dall' anno 1840 (22), epoca appunto della nascita di ( 7:}abue secondo il Vasari; oltre di che si sa che intorno al 1360. iioriva Atargber'tione d'Arezzo
i
, ^

pittore,

ne riport

scultore, ed architetto, che mol:a laude ed approvazioin quest' Arti (23) Che se vorr favellare degli scul.

(ao) Della accennata Compagnia pu vedersi il Richa, il quali; riporta rricl te notizie relative al di lei principio,

tri
ri

Pisani
nella

Tomo
.

I.,

ed

il

citato Vasa-

loro vita

e vsriizioiii. Quanto alle pittare che vi furono fatte, come si orede prima del leo. , o in qne! giro di rc;T>po queste rappresentano due ccl'bri fitti di S rier Alartire avvenuti in Firenze nel tempo
, ,

(aa) Donde il Vasari desumesse che Andrea Tefi lavor moraici di S Giovanni unitamente x ApolenoQtxtzo non
i

f rinvenirlo. Una tal' arte gi si esercitava in Italia da Artcci Italiani pri-

ma

assai

che nascesse

il

che
resia
jiltri

si

combatteva

mano

armat.

l'e-

alcuna notiaia altronde


lonio.

di

Tafi n si ha questo Apol,

dei Patarini, siccome narra fra gli


il

Lami

nelle

la

maniera

sue Lezioni Toscane, della pittura supera ih

bellezza ed in propriet
di quel

tempo

senza eccettuar
,

re lo stesso Giunta (flt) Il Vasari, e l'elo^i-ta Pijano del

qualunque altra neppunon che Cimabue.

Tom. I. N. IV. rame un' immagine della Vergine con numero quattro Santi in atto di veii.;ra^ione, e superiormerte due Angeli e vuoiti che sia Opera dtl Tafi
Neh*
F.truria Pittrice in
si

riporta

Architetto , e Scultore Stccola dicono che un 5". Domenici' ed un altro Santo pongono in mezzo e fan corona ma dacli attributi alla Bo3fa Vergine, cbe accompagnano quelic due S:stue si comprende che 1' una rappresenta S.Pier Martire, e l'altra S Riparata, gi tidella nostra Chiesa Principale. trlare Chi ama di ivere ulteriori notizie s di Niccila che di Gioiumni Pisani veda
celebre
,
,

Vasari, ne il Baldinacti parlano punto dei di lui lavori di Pittura ; e non so se una certa somiglianza di volti che si vuol trovare nella Tavola addetta con quelli de* Mosaici di S- Giovanui possa
il

Ne

aversi

per sufficiente

aur< rit

ripro-

va per icccrtarla cotae opera d'Andrea. (23^ Di Marghentone si veda il Vasari, il quale ne scrisse la vita, ed in essa ci d ancora notizia di multi di lui
lavori in pittura assai stimabili, special-

mente

piccol figure
iiavi

nelle

quali

e*

le

Ale .torie

Istoricbe di

pi itomini

illus-

vuole che

mol:o miglior

maniera

LXXI

Arrotino scultore e artori io trovo che nel 121 6. e ne adoiTi con chitetto fece la fabbrica della Pieve d' Arezzo dopo fece il busco in figure e sculture la bella tacciata; che poco marmo d'Onorio III. Sommo Pontefice, il quale lo somigliava al
March'ioHiie
,

naturale, e adorn di figure in rilievo il fianco di Bologna (24). Egli nel 1221. fece il disegno delle
se di S. Salvador e del

S.

Petronio di

nostre
,

Chiesicco-

Vescovado

e di 5,

Michea

Bertele!}

me nel 1225. Necola Pisano imprese in Bologna a tare in marmo la sepoltura di 5. Domenico adornata di molte figure, e lodata pure dallo stesso Vasari, Opere del medesimo artefice sono pure la Chiesa di S. Zeno di Pistoia, l'accrescimento del Duomo di Volterra, il Pergamo di S. Ciovanni di Pisa, e quello del Duo-

mo

tutto istoriato , n si dee tacere come intorno al 1029. fUCCIO architetto e sculcor Fiorentino rifece la Chiesa di S. Maria Soprarno (25), e di poi scolp il Sepolcro della Fiegina
di

Siena

di Cipro

mirabilmente

istoriato

per situarsi

n'alia

Chiesa

di

S.

Francesco d' Assisi Ed ecco confermato con gli esempi istorici la mia fissata proposizione cio che dal mille fino ai tempi in cui fior Chnabnc
,

che nelle grandi. Loda


lui

egli
,

ancora

la

di

si

perizia

nella
la

soprarturto

scultura e commenda Sepoltura da lui fatta di


nel
di
,

alla

Papa Gregorio con il ritratto


turale
in

marmo

Ve-scorado d' Arezzo quel Pontefice al naopera stimata la mi-

gliore che uscisse dalle sue mani. (24) Anco di Marchionne Arretiiio ci

d molte notizie il Vasari nella vita d' Arnolfo, e parlando della Pieve d'Arezzo ci dice che in quella fabbric?\ eret come si ha da un'iscrizione appostata
,

1216. fu a?sai coprccioso nella variet liell' invenzione . Lo stesso autore paria pure del Ritratto fatto di lai di Onorio ni., dei Bassi rilievi della Chievi
,

nel

legge sepra la porta che d ingre^^so Casa una volta Parrocchiale contigua ed annessa alla Chiesa di S. Maria ma Soprarno si vuol nata la vecchia erronea tradizione del rifacimento e restaurazione della predetta Chiesa L'iscrizione porta Puccio mi Feci e molti antiquari supposero che per errore del tempo invece di Feci si dovesse leggere Fece; ma essa, scrive Munsig. Bottari in una nota alla Vita di Niccola e Giovanaccenna (he ni Pisani scritta dal Vasari che trovatovi dalla ivi si nascose uno corte del Bargello d aolte si ftise ladro
,
,

per non vituperare una gentilduina alla cui posta stava quiv: , poich Fuccit er*
,

sa di S.

Petronio ,e l'altre di lui opeie. Circa questo Architetto e Scultore si dee pur vedere la Relazioae di Giovanni Roadinelli, e le note annessevi che ponijono in chiaro molte cose di lui e specialmente come Marchionne non fece gi la fabbrica ma soltanto la Porta della Pie, ,

un fcmoso

come si ha dal Dante Nasce ora dubbio assai ro'^ionevole perci se mai esistesse il Faccio rammentato dal Vasari come Architetto, e Scultore non mediocre del Secolo XIII. sebbene anco il Bjldinucci
ladro
,

Infern. Cant.

24

tale

lo

voglia, e
Bottari
,

pub
non
il

essere

contnua

ve

d'

Arezzo

Mons.
zione
.

ma

per quella iscri-

(35)

un'antica iscrizione che ancor

Vedi anco

Richa

turonn in iMia sempre Pirtori e Scultori Itailuni che n-.n lasciarono mai perire arti s belle, e se moki rn/.z.anifnte e fiofTajiienrc l'esercitarono, ve ne lurono per alcuni che mollo InidalUbilmenre vi lavorarono, e torse con nianiere le anali rpicHe di Lii/mue non invidiano. Molti e moiri pi ne avrei io potuti arper lo che rimetto rnse non avessi cercata la brevit recare
vi
,

riosi

di

s
^

latte
al

noti/ic a
^

Monsignor

C/^wy/;//,

al

Marchese

Scipio-

ed altri che di tali antichit hanno fatta ne Miiffei Non pretendo per conquesto di derogare in nulspecial ricerca e del egregio e laudatissimo lodato Cimibue del la al mcriro quali meritano bene d'essere considerati come introdutGiotto^ tori d'una pi bella maniera di disegnare, di colorire, di dipingere, e d'imitare il vero della natura onde successivamente la pittura a tanta eccellenza e perfezione arrivata, che quello che in sostanza hanno preteso l'erudito Giorgio Vasari^ e il diligente
Biamclii
.

Filippo

B a Idi u ucci
fi
i

(26)

(26) A torto de e d'invidia

accir^ano e di

ma

'.a

fe-

tiri

de

farlino
iht di

nwfndiie pia
quegli
rf'

di

Pittori

due

sari e Bitlinucci , introduttori d'una nuova nianiei primi presso di noi , quali fudipingere di ra jono e Cimdbnf e Giotto, abbiano inreso
di soiinuire
trui
,

celebri Scrittori l'.iqua>i che per csalcare

nazioni, percht di questi avevano , e pttevano avere pi notizie Clic se e nell'uno e nell* sltro si incontrano talora degli sbagli sia di Cronologia sia di fatti, egli mestie'/l'SC/ini,

citre

e tacere con milizia


e

gli

ale?si

meliti

progi

Le

lodi

che

profondono anco agli ro noti fono un ben sufficiente argomencoto per provare che non sono stati eccetsivameniTiputare, me ji vuol loro
,

esteri Artefici lo-

rammentarsi che e' non cosa facile l'andare immune da essi per chi sen7a traccie anteriori , o molto equivoche almeno, si apre una strada quasi nuova per illustrare le opere degli Artefici e per instruire con notizie isteriche il monri
il
,
,

te

iiolatri delia

nazione a

cui appartetrnn

do

circa ai progressi dello spirito Belle

umano
l'u-

nevano per ragione di nascita , e aara-yiglitni , scrivca Monsig (la

r.elle

Arti
.

che tanto onorano

Bot-

mani natura

FINE.

ELLA PITTURA
pi

TRATTATO

LION ARDO DA VINCI.


1.

giovane debbe prima imparare prospettiva ^ poi le misure d'ogni cosa ^ poi di mano in mano imparare da buon maestro, per asIl poi dal naturale, per confermarsi la suef.irsi a buone membra ^ imparate poi vedere un tempo T opere di mano di cose delle ragiooe ed operare le cose diversi maestri ; poi far abito di mettere in pratica imparate

TL

desiderano di far profitto nelle scienze imitatrici di tutte le ligure dell* opere di natura, debbe essere circa il disegno accompagnato dall'ombre e lumi convenienti al sito dove tali figure sono collocate
II.
i

Lo

studio de' giovani,

quali

Noi eonoschiamo chiaramente chela vista delle pi veloci operazioni che sicno ed in un punto vede infinire forme nientedimeno non comprende se non -una cosa per volta. Poniamo caso tu lettore guardi in una occhiata tutta questa .carta scritta e subito giudicherai quella esser piena di varie lettere ma non conoscerai in quel tempo che le lettere sieno , ne che vogliano dire ; onde ti bisogna fire a parola a parola, verso per verso, a voler aver notizia d'esse lettere. Ancora se vorrai monture all' altezza d' un edifzio, converratti salire a grado a grado, altrimenti fia impossibile pervenire alla sua altezza. E cos dico
Ili.
, ,

a;5:e che la natura ti volge a quest'arte, se vuoi aver vera notizia delle forme delle cose , comincierai dalle particole di quelle e non andare alla seconda, se prima non hai bene nella memoria, ^ ueiia pratica la. prima E se farai altrimenti , gettc>-ai via il tempo o veramence al,

lungherai Io studio
prestezza

ti

ricordo che impari prima la diligenza eh? la

TRATTATO DELLA PITTURA


gli
,

IV. Molti sono

uomini che hanno desiderio ed amore


e

al

disegno^

ma

non

-disposizione
,

questo

fia

conosciuto

ne' putti,
.

quali sono

n mai finiscono con ambre le loro cose V. Non e laudabile il pittore che non fa bene se non una cosa testa , panni , o animali , o paesi , simili parsola , come un' ignudo ticolari imperocch non s grosso ingegno, che voltatosi ad una cosa, e quella sempre messa in opera, non la faccia bt^ne , Vi, La mente del pittore si debbe del continuo trasmutare in tanti discorsi quante sono le figure degli obietti notabili che dinanzi gli appariscono , ed a quelle fermare il passo, e notarle, e far sopra esse regole , considerando il luogo, le circostanze, i lumi, e l'omb-'e VII. Studia prima la scienza , e poi seguita la pratica nata da espittore dee studiare con regola , e non lasciar cosa che 11 sa scienza non si metta alla memoria , e vedere che differenza fra le membra degli animali, e le loro giunture. Vili. Il pittore debbe essere universale e solitario, e considerare ci che esso ve d^ , e parlar seco, eleggendo 1 parti pi ercelkiiti delle specie di qualunque cosa che egli vede, facendo a similitudine dello specchio , il quale si trasmuta in tanti colori, quanti son quegli delle' cose che se gli pongono dinanzi e facendo cos ti parr che sia una sesenza diligenza
,
,

;,

conda natura IX. Quello non fia universale che non am^f egualmente tutte cose che si contengono nella pittura : come se ad uno non piacessero
.
,

le
li

paesi, perche scima che sieno di semplice investig-.zione ,e come disse W noscro Botticello che tale studio era vano, perche col s lo gert.ire una spugna piena di diversi colori a un muro essa lasciava in detto muro una macchia, dove si vedeva un paese. Egli e ben vero che si vedono varie invenzioni di ci che l' uomo vuol cercare in quella, cio teste
,

d'uomini,
simili cose
,

diversi

animali,
il

battaglie, scogli,
delle

mari,

nuvoli,
si

bochi

e fa

come

suono

campanelli quale

pu intendere

che alca quello, che a te pare. Cos, ancora che esse macchie ti diano intenzione, esse non t'insegnano finir alcun particolare, e questo
tal

pittore {ccc tristissimi paesi

X.
giudizj
,

Tu
,

pittore,

il

quale vuoi essere universale, e piacere a diversi

farai in

oscuriia
tali

e di

un medesimo componimento che vi siano cose di grand' gran dolcezza d' ombre , facendo per note le cause di

poca acquista; quando l'opera supera il giudizio dell'operatore , esso operante poco acquista; e quando il giudizio supera l'opera, essa opera mai non finisce di migliorare, se l'avarizia non l'impedisce, XII. Il pittore dee prima assuefar la mano col ritirar disegni di buoni maestri e fatta detta assuefazione , col giudizio del suo precetto,

ombre e dolcezza XI. Quei pittore che non dubita,

DI
re
,

LIONARDO DA VINCI

debbe poi assueHirsi eoi rifar cose di rilievo buone con quelle regole che del rlrrar rilievo si dir. _^ XIII. L'abbozzar dell'istorie sia pronto , ed il membrificare non sia troppo finito. Sta con attenzione solamente a' siti d'esse membra, le quali poi a belTagio, piacendoti, potrai finire. XV. Ricordo a te, pittore, che quando per tuo giudizio, o per altrui avviso, scuopri alcun' errore nell'opere tue, che tu le ricorregga acciocch nel publicar t.d'x.)pcre tu non pubblichi insieme con quelle 1' ignoranza tua E non ti scusare da te medesimo persuadentoti di restau;
, .

perche la pittura noa tua infamia nella succedente tua opera muore mediante la sua creazione, come fa la musica, ma lungo tempo dura, ed il tempo dar testimonianza dell' ignoranza tua. E se tu
te la
,

ti

scuserai d'avere a combattere


a

con
,

la

necessit, e di
se

po

studi -re, e farti vero pittore


si>i()

non incolpare

perche sono li chezze

lo studio della virt e pasto

filosofi
,

che

so-.o

dell'anima e nati ricchi, e perche non gli impedissero

non aver temnon te medesimo, del corpo. Quanti


Jlc

ric-

pi c'inganni che il nostro giudizio in dar sentenza sulle nostre operazioni, e pi ti Vcirranno biasimi de'nemici, che degli amici le sentenze, perche gli amici sono una medesima cosa con teco,e cos ti possono col loro giudizio inginnare. XVI Non rester di mettere fra questi pre(.ttri una nuova invenzione di speculazione, la quale, bench paia piccola, e quasi degna di riso, nondimeno e di grand' utilit a destar l'ingegno a v^ie invenzioni, e questa e: se riguarderai in alcuni muri imbrdttati o pietre di varj mischi, potrai quivi vedere l'invenzione e similitudine di diversi paesi diverse battaglie, e arti pronti di figure, strane arie di volti, e d'abii , ,

haiuo lasciate.. XV. Ninna cosa e che


le

ti

e infinite altre cose;

perche nelle cose confuse l'ingegno


essere di
1'

si

desta

a.

non poca utilit , quando ti troimaginativa , ripetendo li lineamenti superficiali delle forme per 1' addietro studiate , o altre cose notabili di sottile speculazione ed a questo modo si confermano le cose comprese
vi allo scuro nel letto

nuove invenzioni . XVII. Ancora ho provato

andar con

nella

memoria.

XVIiJ. Quando vorrai far buono ed utile studio, usa nel tuo disegnare di fare adagio, e giudicare infra i lumi quali e quanti tengono il primo g ado di chiarezza ; e .cos infra l'ombre, quali sieno quelle che sono pi scure che 1" altre, ed in che mo-io si mescolano insieme, e la quantit, e paragonare T una con i' altra, ed lineamenti a. che parte s' indrizzino, e nelle linee quanta parte vi debba essere per l'uno e per l'altro verso, e dove o pi o meno evidente, e cos larga o SvCtiie , ed in ultimo che le tue ombre e lumi sieno uniti senza tratti o segni, a uso di fumo: e quando avrai fatto l'uso e la mano a quella
i

Al

j(

TRATTATO DELLA T^TTURA


,

verr fatta la pratica ptesto, che tu non te ne avvedrai.' Certa?ncnte non dexe ricusare il pittore, mentre eh' ei disegna o dipingo, il giudizio d: ciascuno,- perche noi conos. hi imo che r uomo , bcnch? non sia pittore, avr notizia delle forme dell'uomo, s'egli gobbo, se ha gran bocca, o gran ma:io, s'egli zoppo, od ha altri mancamenti. E se noi conoschiaino gli uomini poter giudicare rodenostri errori? re della natura, quanto maggiormente potranno giudic u XX. Quello che si d ad intendere di poter riserbare in s tutti, gli effetti della natura, s'inganna, perch la memoria nostra non e di tanta capacit: per ogni cosa vedrai dal naturale. XXI. Il pittore dee cercare d'essere universale, perch gli manca assai dignit, se fa una cosa bene, e 1' altra male: come molti the solo studiano Dell'ignudo misurato, e proporzionato, e non ricercano la sua variet , perche pu essere un uomo proporzionato , ed esser grosso, e'corto, e lungo, e sottile, e mediocre, e chi di questa varieil che merita gran t non tien conto , fa sempre le sue figure in stampa
dll'gftira
ti

XIX.

riprensione
FaclI cosa e all'uomo che si, farsi universale, imperocch animali terrestri hanno similitudine di membia , cio muscoli, nervi, ossa, e nulla si variano, se non in lunghezza , ovvero in grossezza, come sar dimostrato nell'anatomia. Degli animali d'acqua, che sono di molta variet, non persuader il pittore che vi faccia regola. XXIII. Quelli che s'innamorano della pratica senza la diligenza, ovvero scienza, per dir meglio, sono come i nocchieri ch'entrano ir

XXII.
gli

tutti

mare dove
te si

sopra nave senza timone o bussola, che mai non


si
,

hanno

certezza,

vadano. Sempre

la

pratica debbe essere edificata

sopra la

buona

teorica

della quale la prospettiva e guida, e porta: senza quella nienfa bene, cos di pittura, come in ogni altra professione. XXIV. Un pittore non dee mai imitare la maniera d' un altro,

perch sar detto nipote e non figlio della natura ; perch essendo le cose naturali in tanta larga abbondanza, piuttosto si dee ricorrere ad essa natura, che ai maestri, che da quella hanno imparato. XXV. Quaivdo hai a ritrarre dal naturale, sta lontano tre volte la grandezza della cosacche tu ritrai, e farai, che quando tu ritrai, o che tu guardi per tutto il corclic tu muovi alcun principio di linea la dirittura della prinpo" che tu ritrai , qualunque cosa si scontra per
,

cipale linea

XXVI. Nota bene

nel

tuo ritrarre,

come

infra

Pombre

vi

sono

om-

bre insensibili d'oscurit e di figura, e questo si prova per la terza, che dice, che le superficie globulente sono di tante varie oscurit e chiarezze, quante sono le variet dell'oscurit e chiarezze che gli stanno per obietto XXVII. Il lume da ritrarre di naturale vuol' essere a tramontana,

DI
acci

LIONARDO DA VINCI

mutazione .-e se lo fai a mezzo d, tieni finestre impannate, acciocch il sole illuminando tutto il giorno non faccia mutazione. L'altezza del lume debbe essere in modo situata, che ogni corquanto e la sua altezza. po fuccia tanto lunga l'ombra sua per teri-a XXVIII. Le figure di qualunque corpo si constringono a pigliar quel lume nel quale tu fmgi essere esse ligure: cioj'se tu fingi tali figure in campagna, elle son colte da gran sommit di lume, non vi essendo il sole scoperto^ e se il sole vede dette figure, le sue ombre saranno molto oscure, rispetto alle parti alluminate, e saranno ombre

non

faccia

di termini espediti, cos le primitive, come le derivative, e tali ombre saranno poco compagne de' lumi, perche da tal lato allumina l'azzurro dell' aria , e tinge di s quella parte eh' ella vede ^ e questo assai si

manifesta nelle co'^c bianche : e quella parte eh' alluminata dal sole dmiostra partecipare del colore del sole, e questo vedrai molto speditamente, quando il sole cala all'occidente, infra rossori de' nuvoli,
si
ii

nuvoli si tingono del colore che allumina: il qual rossore de' nuvoli, insieme col rossore del sole, fa rosseggiare ci che piglia lume da loro: e la pane de' corpi che non vede esso rossore, resta del color dell'aria; e chi vede tai corpi , giudica che sieno di due colori: e da questo tu non puoi fuggire, che mostrato la causa di tali ombre e lumi , tu non le facci participanti delle predette cause, se n l'operazione tua vana e falsa E se la tua figura in casa oscura, e tu la vegga di fuora ; questa tal figura avr l' ombre sfumate stando tu per ia linea del lume, e quella tal figura avr grazia, e far onore al suo imitatore, per esser lei di gran rilievo, e l'ombre dolci e sfumose, e mas^i Ile in quella parte dove manco vedi l'oscurit dell'abitazione, imperocch quivi sono l'ombre quasi insensibili, e la cagione sar detta al <^iio luogo ,
sicch
essi
.

XXIX. 11 lume tagliato dall'ombre con troppa evidenza sommamente biasimato, onde per fuggir tale inconveniente, se farai corpi in campagna aperta, farai le figure non alluminate dal sole, ma fingi
i

alcuna quantit di nebbia, o nuvoli trasparenti, essere interpositi infra l'obietto ed il sole, onde non essendo la figura dal sole espedita, non saranno espediti i termini dell'ombre con quelle de' lumi XXX. Quando ritrarrai g' ignudi, fa sempre di rirrargli interi, e. poi finisci quel membro che ti par inigliore,e quello con l'altre membra metti in pratica, altrimenti ftresn uso di non appiccar mai bene le membra insieme.- e non usar mai far la testa volta dove il petto, n il braccio andare come la gamba : e se la testa si volta alla spalla destra , fa le sue parti pi basse dal lato sinistro che dall' altro e se ; fai il petto infuori, ft che voltandosi la testa sul lato sinistro, le parti dei lato destro sieno pi alte che le sinistre XXXI. Colui che ritrae di rilievo , si debbe accongigte in modo ta.

6
Je,

TRATTATO DELLA PITTURA


che
l'occhio
della

figura ritratta

sia

al

pari

di

colui

che

ritrae.

vetro grande come un mezzo foglio di carta reale e quello ferma bene dinanzi agli occhi tuoi, cio tra gli occhi e quella cosa che tu vuoi ritrarre, e. poi ti poni lontano con l'occhio al detto vetro due terzi di braccio, e ferma la testa con un instruniento,
,

XXXil. Abbi un

in modo che occhio, e col la appare e pra una carta


,

non

la possi muovere punto Dipoi serra o cuopriti un pennello, o con il lapis, segna su'l vetro quello che di poi lucida con la carta tal vetro, e spolverizzandola sobuona, dipingela , se ti piace, usando bene di poi la
.

prospettiva aerea

XXXI'L I paesi si debbon ritrarre in modo che gli alberi sieno mezzi alluminati, e mezzi on.brati ma meglio e farli quando il sole mezzo occupato . da' nuvoli, che allora gli alberi s'alluminano dal lume universale dei cielo, e dall'ombra universale della terra, e questi son tanto pi oscuri nelle lor parti quanto esse parti sono pi vicine
:
,

alla terra

XXXI V. A
lucida
,

questo lume di notte


,

sia

interposto

il

telaio,

carta-

o senza lucidarla
,

ma

solo un interfoglio di carta

sottile

can-

celleresca

XXXV.
di quelli che

ombre non terminate. Grandissima grazia d' ombre e di lumi


vedrai
le

tue

seggono nella parte di occhi del riguardante vedono la parte ombrosa di tal viso essere oscurata dall'ombre della predetta abitazione, e vedono alla parte illuminata del medesimo viso aggiunta la chiarezza che gli da lo
che
gli

aggiugne ai visi quelle abitazioni che sono oscure,


s'

splendore dell'aria: per la quale aumentazione d ombre e di lumi il viso ha gran rilievo , e nella parte alluminata 1' ombie quasi insensibili : e di questa tale rappresentazione e aumentazione d'ombre e di lumi il viso acquista assai di bellezza. XXXVi, Questa abitazione vuol' essere scuoperta all'aria, con le pareti di colore incarnato, ed i ritratti si facciano di estate, quando li nuvoli cuoprono il sole: o veramente farai le pareti meridionali tant'

non guastino l'ombre, Sempre il pittore deve con-^iderare nella parete , la quale ha da istoriare, l'altezza del sito dove vuole collocare le sue figue star tanto con re, e ci che egli ritrae, di naturale a detto proposito r occhio pi basso che la cosa che egli ritrae quanto detta cosa sia messa in opera pi alta che l'occhio del riguardante, altruncntc l'opealte,

che

raggi

riHe<;si

XXXVIL

ra sua sar reprobabile

XXXVIII. Usa
te
,

di

tenere in

mano un

filo

con un piombo penden-

per poter vedere

gli

scontri delle cose.

Dividi la testa in dodici gradi, e ciascun grado dividi in 12 punti , e ciascun punto in 12 minuti, ed i minuti in minimi, ed i minimi in i.cmiminimi.

XXXIX.

DI LIONARDO DA VINCI
XL.

7
dico che ia

A B

Sia la finestra,

sia

il

punto del lume;

che egli star bene, purch l'occhio stia infra ia parte ombrosa e la luminosa dei corpo che si ritrae il qudl luogo troverai ponendoti infra il punto M , e la divisione che fa l'ombra dal lume sopra il corpo ritratto. XLl. Il lume grande e alto, ma non troppo potente, sar quello che render le particole de' corpi molto grate. XLIi Qatt pittore che avr goffe mani, le far simili nelle sue opere, e cos g interverr in qualunque membro, se il lungo studio non glielo vieia Per (-gni pittore dee guardare quella parte che ha pi brurra nella s-ja persona, ed a quella con ogni srudio far buon riparo. XLlil. Quel pittore che avr cognizione della natura de' nervi quanti e muscoli, e lacerti, sapr bene, nel muover un rrsembro cagione di sgonfiando quali nervi ne siano cagione, e qual muscolo fcT scorare esso nervo e quali corde convertite in sottilissime cartilae non far come molgini ravvolgono e circondano detto muscolo li , the in diversi atti sempre fmno di mostrare quelle medesinfie cose ia

qualunque parte

pittore

si

stia,

braccia

schiene

petti

ed

altri

muscoli

XLiV. Grandissimo
medesimi moti,
e far somigliar
e

difetto

e del

pittore ritrarre

medesime pieghe
le te'>te

tutte

di panni in l'una con l'altra.

ovvero replicare i una medesima istoria,


,

iJebbe il pittore fare la sua figura sopra la regola d' un coroltre ii quale, consunemente sia di proporziorje laudabile di questo far misurare se medesimo e vedere in che parte la sua ^-ersona varia assai, o poco da quella antedetta laudabile: e fafu quella notizia dee riparare con tutto il suo studio ^ di non incorrere ne' medesimi mancamenti nelle figure da lui operate che nella persona sua

XLV.

po natur.de,

bisogna sommamente pugiare , conciossiache egli e mancamento, eh' e nato insieme col giudizio: perche 1' iiima maestra del tuo corpo quella che il tuo propio giudizio, ch_ voritrova
:

con questo viz'o

ti

TRATTATO DELLA PITTURA


ella
si

essa oper nel corti, che qui nasce, che non s brutta figura di femmina^ che non trovi qualche aniante, se gi non fusse mostruosa, e in tutto questo abbi avvertimento grandissimo. XLV'I, Grande errore di quei pittori, i quali ritraggono una cosa di rilievo a un lume particolare' nelle loro case, e poi mettono in opera tal ritratto a un lume universale deii'' aria in campagna , dove tal' aria abbraccia eJ illumina tutte- 1^} parti delle vedute a un medesimo modo ; e cosi costui fa ombre oscure dove non pu essere ombra ; e se pure ella vi ella di tanta ciiiarezza , che e quasi impercettibile ; riflessi, dove e impossibile quelli esser vedun e co-^ fanno XLVII. Dividesi la pittura in due parti principali, delle quali la

kntlen

diletta nell'opere simili a quella


e di

j^orre

il

tuocorpo:

;,

prima

tgura

cio la linea
il

particole.* la

seconda

che distingue la figura de' corpi colore contenuto da essi termini


.

e loro

divide in uc altre parti, cio nella proporzionalit delle parti infra di loro, le quali sieno corrispondenti al tutto, e nel movimento appropriato all'accidente mentale della cosa vide' corpi
si
si muove. XLIX. La proporzione delle membra si divide in due altre part, cio in egualit, ed in moto. Egualit s'intende, oltre alle misure corrispondenti al rutto che non mescoli le membra de' giovani con quelle ne quelle de' grassi con quelle de' magri de* vecchi ne le membra leg-

XLVIII. La figura

va che

giadre con le inette e pigre ed oltre a questo che non facci ai maschi membra femminili in modo che l'attitudini ovvero movimenti de' vecchi non siano fatti con quella medesima vivacit che quegU de' giovani, ne quegli d'una femmina come quegli d' un maschio: facendo che i
:

sia^iO tali che in esse m.embra dimostrino essa valetudine L. Le figure degli uomini abbiano atto proprio alia loro operazione Q modo che vedendole tu intenda quello che per loro si pensa o dice , i quali saranno bene impr,rati da chi imiter i moti de' mutoli, i quali parlano con movimenti delle mani, degli occhi , delle ciglia, e di tutta la persona, nel volere esprimere il concetto dell'animo loro. Ne ti ridere di me , perch io ti ponga un precettore senza lingua , il quale ti abbia ad insegnar quell'arte che egli non sa fare; perch meglio t' insegn-.-r egli coi fatti , che tutti glialrri con. parole. Dunque tu, pittore, dell'una e dell'altra setta, attendi, secondo che accade, alla q-aalit di quegli che parlano , ed alla natura della cosa che ri parla . LI. Non i'dvc li termini delle tue figure d' altro colore che del pro,

movimenti

membri

d'

un gagliardo

prio

campo

con che
il

esse

figure terminano

cio

che non

facci profili

oscuri infra

campo

e la tua figura.

LII. Nelle cose di piccola t del tuo errore

forma non

si

come

delle grandi; e la

pu comprendere la qualiragiojic , che se questa cosa

DI LIONARDO
sa piccola sia fatta

DA VINCI

a similitudine d'un nomo, o d'altro animale, le immensa diminuzione non ponno esser ricavate con quel sue parti per T debito fine dei suo operatore che si converrebbe.- onde non essendo fisuoi errori. Riguarderai per esempio nita, non si possono comprendere
i

da lontano un

uomo

per lo spazio di joo. braccia, e con diligenza giu,

s' egli e mostruoso , o di comune , tuo sforzo non ti potrai persuadere a qualit i vedrai che dar tal giudizio; e la ragione e, che per la sopraddetta distanza quest' uomo diiinuisce tanto, che non si pu comprendere la qualit delie sue parti. se vuoi veder bene detta diminuzione dall'uomo sopraddetto, ponti un dito presso all'occhio un palmo, e tanto alza od abbassa detto dito, che la sua superiore estremit termini sotto la figura che tu riguardi, e vedrai apparire un'incredibile diminuzione: e per questo, spesse volte si dubita circa la forma dell'amico da lontano. Liti. I pittori spesse volte cadono in disperazione d-el loro imitare il naturale, vedendo le loro pitture non aver quel rilievo, e quella vivacit, che hanno le cose vedute nello specchio, ( Vedi il cap. 351) allegando che essi hanno colori che di gran lunga per chiarezza e per oscurit avanzano ia qualit de' lumi ed ombre della cosa veduta nello specchio, accusando ira questo caso la loro ignoranza, e non la raoione , perch non la conoscono Impossibile e che la cosa dipinta apparisca di tal rilievo, die si assomigli alle cose dello specchio bench , i'una e l'altra sia in sua superficie, salvo se fia veduta con un solo occhio; e la ragione questa.due occhi che vedono una eosa dopo l'altra, come A B che vedono m n, la ri non pu occupare inte-

dicherai se quello e bello

o bruito

con sommo

ramente m perche la base dele linee visuali s larga , che vede il : corpo secondo dopo il primo. Ma se chiudi un occhio, come S il cor- I p F, occuper K, perche la linea visuale nasce da un sol punto, e far base nel {.rimo corpo, onde il secondo di pari grandezza non fia mai veduto.
, r

IO

TRATTATO DELLA PITTURA

LIV, Questo universal uso il quale si fa per i pittori nelle faccic molto da esseie ragionevolmente biasimato, imperocch fanno l un'istoria in un piano col suo paese ed edifizj poi alzano un' altro grado , e fanno un' istoria e variano il punto dal primo , e poi la terza e la quarta , in modo che una facciata si vede fatta con quattro punti , la quale somma stoltizia di simili maestri Noi sappiamo che il nuoto posto all'occhio del riguardatore dell'istoria: e se tu volessi dire: come ho da fare la vita d'un Santo compartita in molche tu debba te istorie in una medesima faccia ? A questo ti rispondo porre il primo piano col punto all'altezza dell'occhio de' riguardanti d' essa istoria, e nel detto piano figura la prima istoria grande, e poi di mano in mano diminuendo le figure e casamenti in su diversi colli e pianure, farai tutto il fornimento d'essa istoria. Pel resto delia faccia, o nella sua altezza farai alberi grandi a comparazione delle figure, nuvoli, o uccelli, o Angeli dell'istoria, ovvero al proposito se fossero simili cose: altrimenti non te n'impacciare , che ogni tua opera sar falsa LV. Le figure alluminate dal lume particolare sono quelle che mostrano pi rilievo, che quelle che sono alluminate d.il lume universale, perch il lume particolare, fa lumi riflessi, i quali spiccano le figure dai loro campi, le quali riflessioni nascono dai lumi di una figura che risulta nell'ombra di quella che le sta d'avanti, e l'allumina in parte. Ma la figura posta dinanzi al lume particolare in luogo grande e oscuro non riceve riflesso, e di questa non si vede se non la parte alluminata e questa solo da essere usata ncll' imitazioni della notte con piccol lume particolare LVL I termini de' corpi esigono maggior discorso ed ingegno che che non lineamenti de' membri l'ombre ed i lumi, per causa che sono piegabili , sono immutabili, e sempre sono quei medesimi , ma i siti, qualit, e quantit dell'ombre sono infiniti. LVn. Descrivi quali sieno muscoli, e quali le corde, che mediante diversi movimenti di ciascun membro si scuoprono, o si nascondono, o non fanno n l'uno n l'altro: e ricordati che questa tale azione importantissima appresso de' pittori e scultori , che fanno professione de' muscoli. Il simile farai ad un fanciullo, dalla sua nativit ed insino al tempo della sua decrepit per tutti i gradi dell' et sua quali ingiunture, e membra e in tutti descriverai le mutazioni della grassino o dimagrino. LVIII. Sempre il pittore dee cercar la prontitudine negli atti naturali fatti dagli uomini all'improvviso, e nati da potente affezione de'
delle cappelle,
,
,

loro affetti, e di quegli far brevi ricordi ne' suoi libretti, e poi a' suoi propositi adoperargli , col fare stare un uomo in quel medesimo atto, per veder la ^ualit^ ed aspetti delle membra che in tal atto si ado-

prano

DI

LIONARDO DA VINCI
esser vista

l-t

da una finestra, come appare per cagione de' corpi cos fatti. E se tu vuoi fare in un'altezza una palla rotonda , ti bisogner farla lunga a similitudine d'un uovo, e star tanto indietro ch'ella scorciando apparisca tonda. LX L'ombre, le quali tu discerni con difficult, ed i loro termini non puoi conoscere, anzi con confuso giudizio le pigli, e trasferisci nella tua opera, non le farai f nite , o veramente terminate, sicch la tua opera sia d' ingegnosa risoluzione LXl. 1 putti piccoli si dcbbon figurare con atti pronti e storti quan-

L/X. La pittura debbe

fatti con pigri e lenti movimenti, e ginocchia , quando stanno fermi, i piedi parij, e distanti l'un dall'altro, sieno declinati in basso j la testa innanzi chinata, e le braccia non rroppo distese. LXIII. Le vecchie si debbon figurar ardite, e pronte, con rabbiosi movimenti a guisa di furie infernali , ed movimenti debbono parer pi

do seggono, e nello star ritti con LXII. I vecchi debbono esser

atti

timidi e paurosi.

le

gambe

piegare con

le

pronti nelle braccia e teste, che nelle gambe. LXlV. Le donne si debbono figurare con atti vergognosi

le

gambe

insieme ristrette, traverso


-

le

braccia* raccolte

insieme, teste basse, e piegate in

LXV.

Quella cosa che


la
j

bre: essendo
istoria, farai

qua
pi

detto vicina all'obietto,

priva interamente di luce, tutta tenenotte in simile condizione, se tu vi vogli figurar un* che essendovi un gran fuoco, quella cosa che propinfuoco pi si tinga nel suo colore , perch quelli che

pi

partecipa

della

sua

natura:

e facendo

il

fuoco pendere in color rosso , frai tutte le cose illuminate da quello ancora rosseggiare, e quelle che son pi lontane a detto fuoco, pi. siano tinte del color nero della notte. Le figure che son fatte innanzi al fuoco appariscono scure nella chiarezza d'esso fuoco , perch quella parte d'essa cosa che vedi tinta dall'oscurit della notte , e aon dalla chiarezza del fuoco: e quelle che si trovano dai Iati, siano mezze oscure, e mezze rosseggianti : e quelle che si possono vedere dopo i termini della fiamma , saranno tutte di rosseggiante lume in campo nero. In quanto agli atti, farai quegli, che sono appresso, farsi scudo eoa le mani, e con i mantelli riparo dal soverchio calore, e voltati col viso in contraria parte, mostrando fuggire: quelli pi lontani, farai gran parte di loro farsi con le mani riparo agli occhi offesi dal soverchio

splendore

tu vuoi figurar bene una fortuna, considera e pondera cio quanto il vento soffiando sopra la superficie del mare o della terra, rimove, e porr seco quelle cose che non sono ferme con la massa universale . E per figurar quella fortuna, farai pri-

LXVl. Se
i

bene

suoi

effetti,

ma

le

nuvole spezzate e rotte drizzarsi per

il

corso del vento

accom-

TRATTATO DELLA PITTURA

pagnate dall'arenose polveri levate da' lidi marini: e rami e foglie^ levate per la potenza del vento, sparse per l'aria in compagnia di molte altre cose leggiere: gli alberi ed erbe piegare a terra, quasi mostrar rami storti fuor del naturale loro di voler seguir il corso de' venti, con stato con le scompigliate e rovesciate foglie : e gli uomini che vi si trovano, parte caduti e rivolti per i panni, e per la polvere quasi sieno sconoscinri, e quegli che restano ritti , sieno dopo qualche albero abbracciati a quello, perche il vento uon gli strascini: altri con le mani agli occhi per la polvere chinati a terra ed i panni ed capelli dritti al corso del vento. 11 mare turbato e tempestoso sia pieno di ritrosa spuma infra l'elevate onde, ed il vento faccia levare infra la combattuta aria della spuma pi sottile, a gui^a di spessa ed avviluppata nebbia. I navigli che dntro vi sono alcuni se ne faccia con vela rotta, ed i brani d'essa ventilando fra 1 aria in compagnia d'alcuna corda rotta: alcuni con alberi rotti caduti col naviglio ai traversato e rotto infra le tempestose onde, ed uomini gridando, abbracciare il rimanente del naviglio. Farai le nuvole cacciate da im.petuosi venti, battute nell'alte cime delle montagne , e fra quelle avviluppate e ritorte a guisa o similitudine dell'onde percosse negli scogli: l'aria spaventosa per l'oscure tenebre fatte dalla polvere, nebbia e nuvoli folti. LXVIJI. Farai prima il fumo dell' artiglieria mischiato infra l'aria insieme con la polvere mossa dal movimento de' cavalli de' combattitori la qual mistione userai cos. La poWert? , perche e cosa terrestre e ponderosa, e bench per la sua sottilit ficilm.enre si levi e mescoli infra l'aria, nientedimeno volentieri ritorna a basso, ed il suo sommo montare e fatto dalla parte pi sottile. Adunque il meno fia veduta,
i , , , i
,

C parr quasi del color dell'aria. Il fumo ch-c si mischia infra l'aria polverata, quando poi s'alza a certa altezza, parer oscure nuvole, e vcdrassl nella sommit pi espeditamente il fumo che la polvere , ed il fumo pender in colore azzurro, e la polvere terr il suo colore. Dalla parte che viene il lume parr questa mistione d'aria, fumo e polvere molto pi lucida che dalla opposita parte. I combattenti quanto pi fiano infra detta turbolenza , tanto meno si vedranno , e meno differenza sar da' loro lumi alle loro ombre . Farai rosseggiare i visi e le persone, e 1' aria, e gli archibugieri insieme con quegli che vi sono vicini. E dette rossore quanto pi si parte della sua cagione, pi si perda , e le figure che sono infra te ed il lume essendo lontane parranno oscure in campo chiaro , e le lor gambe quanto pi s'appresseranno
,

alla terra,

meno

sieno

vedute

perche

la

polvere vi pi grossa e

spessa.

se irai cavalli correnti fuori della turba, fai gli nuvoletti di

polvere distanti l'uno dall'altro, quanto pu esser l'intervallo de' salcavalti fatti dal cavallo , e quel nuvolo che pi lontano dal detto lo meno si veda, anzi sia alto, sparso, e raro^, ed il pi presso a il

DI

LIONARDO DA VINCI

13

piena di saettume pi evidente, e minore, e pi denso. L'aria sia piana : e le diverse ragioni: chi monti, chi scenda, qual sia per linea fumo dietro pallottole degli scoppettieri sieno accompagnate d'alquanto ciglia, e capelli, ai di loro corsi, e le prime figure farai polverose ne' con l correnti altri luoghi atti a sostener la polvere. Farai i vincirori^ basse, e caccapelli ch'altre cose leggiere sparse al vento, con le ciglia
t"-

il pie decino contrarie membra innanzi , cio se manderanno innanzi farai alcuno stro, che il braccio stanco ancor esso venga innanzi, e se in caduto , farai il segno dello sdrucciolare su per la polvere condotto^ tarai terra sanguinoso fango ed intorno alla mediocre liquidezza della
,

passati. vedere stampate le pedate degli uomini e de' cavalli che sono a ^"^^7 dietro di Farai alcuni cavalli strascinar morto il suo signore, e tarai lo lascia per la polvere e fango il segno dello strascinato corpo, o ia vinti e battuti palUdi, con le ciglia alte, e la loro corruzione, i tauLe carne che resta sopra di loro , fia abbondante di dolenti crespe grinze partite in arco dalle narici , e ci del naso sieno con alquante cagione di dette Le narici alte terminate nel principio dell'occhio pieghe, e l'arcate labbra scuoprano i denti di sopra. I denti spartiti ir modo di gridare con lamento. Una delle mani faccia scudo ai pauros occhi, volrando il di dentro verso il nimico, l'altra stia a terra a sostenere il ferito busto. Altri farai gridanti con la bocca sbarrata, e fug.
.

genti

molte sorte d' armi infra i piedi de' combattitori , come scualcuni di rotti, lance, spade, ed altre simili cose. Farai uomini morti, ricoperti mezzi dalla polvere, ed altri tutti. La polvere che si mescola con l'uscito sangue convertirsi in rosso fango, e vedere il sangue del suo colore correre con torto corso dal corpo alla polvere. Altri morendo strignere denti stravolgere gli occhi , strigner le pugna alla persona, e le gambe storre. Fotrebbesi vedere alcuno disarmato ed abbat;

farai

tuto dal nemico , volgersi a detto nemico con morsi e graffi , e far crudele ed aspra vendetta. Potriasi vedere alcun cavallo vuoto e leggiero correre con i crini sparsi al vento frai nemici , con i piedi, far molfarsi coperchio to danno e vedersi alcuno stroppiato cadere in terra col suo scudo, ed il nemico piegato a basso far forza per dargli niorte. Potrebbonsi vedere moki uomini caduti in un gruppo sotto un cavallo
,

Vedransi alcuni vincitori lisciare il combattere , ed uscire dalla moltitudine , nettandosi con le mani gli occhi, e le guance coperte di fango fatto dal lacrimar degli occhio per causa della polvere . Vedransi le squadre del soccorso star piene di speranza e di sospetto, con la ciglia aguzze, facendo a quelle ombra con le mani, e riguardare infra la folta ed oscura caligine , e stare attente al comandamento del suo Capitano . Si pu far ancora il Capitano eoi bastone levato , corrente , ed in verso al suo corso mostrare a quegli la parte dov' di loro bisogno. Ed alcun fiume, dentrovi cavalli correnti, riempiendo la circo-

morto

14

TRATTATO DELLA PITTURA


, .

te

stante aequa di turbolenza d'onde di spuma , e d'acqua con frza saltaninverso l'aria , e tra le gambe e corpi de' cavalli E non far nesle

pedate ripiene di sangue . LXVJII. Chiaro si vede essere un' aria grossa pi che l'altra, la quale conf.na con la terra piana , e quanto pi si leva in alto , pi sottile e trasparente. Le cose elevate e grandi, che fiano date lontane, abbiano la lor bassezza che poco fa veduta, perch la vedi per una linea che passa fra l'aria pi grossa continuata . La sommit di detta altezza si prova essere veduta per una linea, la quale, bench dal canto dell'occhio tuo si causi neir aria grossa , nondimano terminando nella somma altezza della cosa vista , viene a terminare in ,^ria molto pi sottile che non fa la sua bassezza: per questa ragione questa linea quanto pi s'allontana da te di punto in punto , sempre muta qualit di sottile pi

sun luogo piano dove non sieno

sottile

aria.

Adunque

tu pittore,

quando

fai

le

montagne,

colle

in colle sempre l'altezze sieno pi chiare che le to le farai pi lontane 1' una dall'altra, fai le alrezze pi chiare, e quanto pi si lever in alto, pi mostrer la verit della forma e del colore LXIX. Perch quest' aria grossa presso alla terra , e quanto pi

che di bassezze: e quanf^;'

leva, pi s'assottiglia, quando il sole per levante riguarderai verso ponente , partecipante di mezzod e tramontana , e vedrai quell* aria grossa ricevere pi lume dal sole che la sottile , perche l'aggi trovano pi resistenza E se il cielo alla vista tua terminer con la bassa pianura , quella parte ultima del cielo fia veduta per quell' aria pi grossa e pi bianca del colore che si la quale corromper la verit vedr per suo mezzo , e parr il cielo pi bianco che sopra ti , perch la linea visuale passa per meno quantit d' aria corrotta da grossi umori. E se riguarderai in verso levante , 1' aria ti parr pi oscura quanto pi s' abbassa , perche in dett' aria bassa i raggi luminosi meno penetrano LXX. Le figure di qualunque corpo pi parranno rilevare e spiccasi
i
.

re dai loro camj'i, dellvi quali essi

campi sieno
nei confini

di

con pi variet che

sia

possibile

delle

color chiari o oscuri, predette figure , co-

me

dimostrato al suo luogo, e che in detti colori sia osservato la diminuzione di chiarezza ne' bianchi , e di oscurit nei colori oscuri LXXl. Nella figurazione delle grandezze che hanno naturalmente le cose anteposte all'occhio, si debbono figurare. tanto finite le prime figure, essendo picciole come l'opere de' miniatori, come le grandi de* pittori: ma le piccole de' miniatori debbono esser vedute d'appresso, e
fia
.

quelle "del pittore da lontano ; cos facendo esse figure debbono corrispondere all'occhio con egual grossezza; e questo nasce perche esse vengono con egual grandezza d'angolo, il che si prova cos: sia l'obietto B C e T occhio sia A e D. E sia una tavola di vetro per la quale

peactiino le specie del

B C

Dico che stando fermo

1'

occhio

la

DI

LIONARDO DA VINCI
l'

1 5

grandezza della pittura fatta per


di

tanto minor figura, quanto il chio A, e debbe essere egualmente finita, E se tu finirai essa figura B C nel vetro D. E. , la tua figora debbe essere nnena finita che la figura B C,

imitazione di esso B E, sar pi vetro

debbe essere vicino ali* oc-

N , fatta su '1 e pili finita che la figura figura fosse fi-. vetro F G, perch se P nita come la naturale B C, la prospettiva sarebbe falsa, perch quanto d'esso alla diminuzione della figura essa starebbe

b
OT

OP,

ma essendo B C diminuito in P , o il finito non si accorderebbe con la distan.-^ za , perch nel ricercare la perfezione del ^ finito del naturale B C allora B C , parP ^ ma tu vorrai rirebbe nella vicinit P P , esso cercare la diminuzione del del finito al vetro nel diminuire B C e par essere nella distanza
bene
,

LXXII. Le
fuse
,

cose finite e spedite


si

si

debbono

far d' appresso:, e le

G. con-

cio

di termini confusi,

diano LXXIII. I colori di che grazia T uno all'altro: e, quando un colore si fa campo dell'altro, sia tale che non pajano congiunti ed appiccati insieme, ancor che fussero di medesima natura di colore, ma sieno varj,cdi chiarezza tale, quale richiede 1' interposizione della distanza, e della grossezza dell'aria:, che fra loro s'inframette e con la medesima regola vada la notizia de' lo,

fingono in parti remote. tu vesti le figure sieno tali che

ro termini, cio pi o meno espediti o confusi, secondo che richiede la loro propinquit o remozione. LXXIV. Il lume tolto in faccia ai volti posti a pareti laterali, le quali sieno oscure, fia causa che tali volti avranno gran rilievo , e massi-

me

avendo

il

lume da

alto

e qucso

rilievo

accade

perch

le

parti

dinanzi di tal volto sono alluminate dal lume universale dell'aria a quello anteposta , onde tal parte alluminata ha ombre quasi insensibilhj^'^ e dopo esse parti dinanzi del volto seguitano le parti laterali, oscurare dalle predette pareti laterali delle stanze, le quali tanto pi oscurano il volto , quanto esso volto entra fra loro con le sue parti : ed oltre d questo seguita che il lume che scende da alto priva di s tutte quelle parti alle quali fatto scudo dai rilievi del volto , come le ciglia che sottraggono il lume all' incassatura degli occhi ed il naso che lo toglie a gran parte della bocca , ed il mento alla gola , e simili altri rilievi LXXV. Le riverberazioni son causate dai corpi di chiara qualit, di piana e scmidensa superficie , i quali percossi dal lume , quello , a si.

militudine del balzo della palla, ripercuote nel primo obietto. LXXVI. Tutti i corpi densi si vestono nelle loro superficie di varie
qualit di

lume e

d*

ombre.

lumi sono di due catnre, l'uno

si

do-

i6

TRATTATO DELLA PITTURA


.

originale, e i' altro derivativo. L'originale dico esser quello che deriva da vampa di fuoco , o dai lume del sole , o aria Lume derivativo fia il lume reflesso. Ma per tornare alla promessa definizione, dico che riverberazione luminosa noa fa da quella parte del corpo che fia volta a' corpi ombrosi, come luoghi oscuri di tetti di varia altezze, d'erbe, boschi verdi o secchi, i quali, bench la parte di ciascun ramo volta al lume originale si vesta della qualit di esso lume nientedimeno sono tant' o.mbre fatte da ciascun ramo l'uno su l'altro, che in somma ne risulta tale oscurit, che il lume vi per niente: onde non possono simili obietti dare ai corpi oppcsiti alcun lume reflesso. LXXVII. I reflessi sieno partecipanti tanto pi o meno della cosa

manda

dove si generano si generano e di

che della cosa che

pi

pulita superficie di quella

LXXVllI, I refiessi delle parti trapposte ombre alluminano o alleviano

quanto la cosa dove che gli genera illuminate che risaltano nelU congii

genera

pi o

meno

la

loro oscurit,

, con pi o meno di chiarezsecondo che le sono pi o Questa tal considerazione messa in opera da molti e molti altri za Ma tu e questi tali si ridono 1' un dell' altro sono che la fuggono dell'altro, metti in opera V uno e V per fuggir le calunnie dell'uno e loro le cause che sieno fa ma nore, cio che , necessarj altro dove son loro colon e reflessi e cos manifesta , la causi veda manifesta la causa dei sa delle cose che non riflettono: e facendo cosi non sarai interamcutc

meno

vicine

biasimato, ne lodato dai va.rj giudizj , i quali, se non saranno d'intera ignoranza , ta necessario che in tutto ti laudino s 1' una che 1' altra setta LXXIX. I reflessi de' lumi sono di tanto minore. o maggiore chiarezza ed evidenza
il
,

quanto

essi

fieno veduti
se
il

in

campi
e

di

minore oscurit: e questo accade, perche


reflesso, allora esso
essi

campo
il

maggiore o pi oscuro che


la

refiesso sar forte

ed evidente per

differenza

grande che hanno

colon

infra loro

ma

se
si
,

refiesso sar

veduto

in campo pi chiaro di lui, allora tal reflesso iispetto alla bianchezza con la quale confina
insensibile

dimostrer essere oscuro e cos tal reflesso sar

Quella parte sar pi chiara o allummata dal reflesso che riceve il lume infra angoli pi eguali Sia il luminoso /2 e i' a ^ sia la parte del cor, .

LXXX.

la quale risalta per tutta , opposita, la quale e ombrola concavita sa. L sia che tal lume, che riflette in F, sia percosso infra angoli eguali, e, non sar reflesso da base d'angoli eguali, come

po illuminata

-i>a

li

mostra 1' angolo e a che tuso che l'angolo a ma.


si

pi
^

ot-

angolo

DI

LIONARDO DA VJNCI

17

minor qualit che Pangolo B. e^Ii ha per base A E che tra gli angoli pi eguali che esso angolo E, e per fia pi chiaro in F che in E ^ ed ancora sar pi chiaro perch saillunjina che V per alla cosa la sesta che dice : Quella r pi vicino , parte del corpo ombroso ar pi alluminata che sar pi vicina al su luminoso LXXXI. I riflessi della carne che hanno lume da altra carne, sono pi rossi e di pi eccellente incarnazione che nissun' altra parte di carne che sia nell'uomo: e questo accade par la 3. a del i..^^ libro, che dice : la superfcie d' ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obietto; e tanto pi quanto tale obietto gli e pi vicino, e tanto meno quanto gli pi remoto e quanto il corpo opaco e maggiore perch essendo grande esso impedisce le specie degli obietti circostanti , le quali quali corrompono le prime specie pi spesse volte sono di color varj corpi sono piccoli: ma non manca che non tin.'^^a pi vicine, quando in riflesso un piccolo colore vicino, che un color grande remoto '"per la
ancor che
sia

AFB

infra gli angoli di

che dice: le cose grandi potranno essere in tanta distanza . che elle parr imo minori assai che le piccole d'appresso. LXXXII. Quel riflesso sar di pi spedita evidenza , il quale veduto in campo di maggiore oscurit , e quel fia meno sensibile , che si vedr in campo pi chiaro: e questo nasce che le cose di varie oscurit poste in contrasto , la meno oscura fa parere tenebrosa quella ch^ pi oscura e le cose di varie bianchezze poste in contrasto , la pi bianca fa parere i' altra meno bianca che non e LXXXlll. I riflessi duplicati sono di maggior potenza che i riflessi semplici , e i' ombre che s' interpongono infra il lume incidente ed essi Per esempio sia A il luminoso.riflessi di poca oscurit i diretti: S N sian le parti d'essi corpi alluminate B sian le parti d'essi corpi alluminati dai reflessi ed il reflcsso A N E il riflesso semplice A il rifksso duplicato. Jl riflesso semplice e detto quello, che solo da uno alluminato e veduto, ed il duplicato e visto da due corpi alluminati, ed il semplice E t; fatto dall'ailuminato B D: il duplicato si compone dall' alluminato. B e dall' alluminato e l'ombra sua di poca oscurit, la quale s' interpone infra il lume incidente N, ed il lume riflesso N S O. LXXXIV. Nissun colore che rifletta nella superficie d' un altro corpo , tinge essa superficie del suo proprio colore , ma sar misto con.
6.^ di prospettiva,
, .
.

ANAS

ANO,

SO

DR,

concorsi

degli altri colori riflessi,

che risaltano nel medesimo luogo;

come sar il color giallo A che rifletta nella pane dello sferico e nel medesimo luogo reflette il colore azzurro B. Dico per questa riflessio, che la percussione del suo concorso tinger lo sferico; e che s'era in se bianco, lo far di color verde, perch provato che il giallo e i' azzurro misti insieme fanno un bclliisimo verde. G

ne mista

di giallo e di azzurro

a
LXXXV.
colore del corpo

TRATTATO DELLA PITTURA


Rari<;<;ime
,
:

volte avviene che i riffessi seno del medesimo per esempio sia o del proprio dove si eongiungono 1' obietto E giallo, riflette che gli addosso il suo sferico e io il quale azzurro, dico che la parte dello sferico, che e colore sia IJ alsi tinger in color verde, essendo percossa da tal riflessione dall' aria o dal sole luminato LXXXVI. Infra '1 riflesso di medesima figura , grandezza , e potenza , quella parte fi dimostra pi o meno potente, la quale terminer in campo pi o meno oscuro.. Le superficie de' corpi partecipano pi del colore di quegli obietti li quali, riflettono ia lui la sua similitudine infra, angoli pi eguali De' colori degli obietti che riflettono le sue similitudini nelle superficie degli anteposti corpi infra angoli eguali, quel sar pi potente,, il quale^ avr il suo raggio riflesso di pi breve lunghezza. Infra i coiori degli obietti , che si riflettono infra angoli eguali , e con qualche dista.nza nella superficie di. contrappoltl corpi , quel sar, pi potente, che sar di pi chiaro colore. QuelTobietto riflette pi intensamente il suo colore, neiranteposto. corpo, il quale non ha intorno a s altri' colori che della, sua specie Ma, quel riflesso sar di pi. confuso colore, che da. vaiii colori d'obietti generato

DFG
BC

..

..

Quel

colore che- sar


e.

pi vicino al riflesso
.

pi. tinger, di se

essa

riflesso, e cos.

converso
pitcore,

operare ne' riflessi dell' cfllgie delle figure delle parti de' vestimenti che sono presso alle parti delle caril colore ni che loro sono pi. vicino.- ma non separare con troppa loro pronunziazione se non bisogna.. LXXXVIL Tutti l colori riflessi sono, di manco luminosit che il lume retto , e tal proporzione ha il lume incidente col lume- riflesso,, quale e quella che hanno in f;a loro le luminosit dalie Loro cause.
tu,
fi,

Adunque

di

termine dei riflessi nel campo pi. chiaro, di esso riflesso, sar, causa, che tale riflesso, terminer in campo pi oscuro dt lui, ed allora esso, riflesso, sar sensibile , e tanto, pi si, far-, eviden-

LXXXVIIl,.

Il

sar pi oscuro,, e cos e converso. .LXJKXIX,. Quando, tu avrai imparato bene prospettiva ,. ed avrai a jnente tutte le membra e l corpi delle cose,, sii vago spesse volte nel tuo andar a spasso, divedere e. considerare i siti degli uomini nel parlare , o
te,

quanto

tal

campo

nel contendere, o nel ridere,, o azzuffarsi insieme, quali atti sieno. in loro , e che atti facciano i circostanti , spartitori , e veditori di esse cose , e quelle notare con brevi segni in un tuo picciol libretto, il qua-

sempre portar teco: e sia di carte tinte, acci non 1 abbi che quelle non son in nuovo as scancellare, ma mutare di vecchio per cose: da. cssera scancellare ^ anzi con grandissima dilig^cnza serbate ,
le
tU: debbi,
,'^

DI
che sono tante non capace a
maestri
rale
.

LIONARDO DA VINCI

19

l'infinite
ritenerle.*

forme ed arti delle cose , che la meraorki onde queste riserberai ccine tuoi autori e

XC. La prima
,

figura nclT istoria farai tanto

e quante braccia tu la figuri l'altre a comparazione di quella j con la regola di sopra XCI. Tanto quanto la parte dell' ignudo

minore che il natulontana dalla prima linea , poi pi


.

parte diminuisce per posare , tanto 1' opposta da parte diminuisce la cresce : cio tanto quanto di sua misura, l'opposta parte sopraccrcsee alia sua misura, ed il bellico mai esce di sua altezza, ovvero il membro virile; e questo abbassamento nasce, perquel piede ch la figura che posa sopra un piede peso loprapposto essendo cos il del fi fa centro mezzo delJc spalle vi l drizza di sopra , uscendo la qual linea fuori della sua linea perpendicolare

da

passa

per

mezzi

superficiali del

corpo

-.

e quella

li-

nea pi si viene a torcere nella sua superiore eflre> mit, sopra il piede che posa ; i lineamenti traversi costretti a eguali angoli si fanno co' loro eflremi pi bassi in quella parte che posa, come appare nabc. XCII. Delle figure che compongono T istorie quella si dimostrer di maggior rilievo la quale sar finta esser pi vicina all' occhio : questo accade per la 2. a del 3.0 che dice: Quel colore si dimostra di maggior perfezione , il quale ha meno quantit d' lo giudica : aria interpofta fra se e 1' occhio che 1' ombre , le quali mollrano i corpi esper quello e sere rilevati 3 si dimollrano ancora pi oscure d" appresso che da lontano , dove sono corrotte dall' aria interpofta fra l'occhio, ed esse ombre: la qual cosa non accade nell'ombre vicine all'occhio, dove esse moftrano i corpi di tanto maggior rilievo , quanto esse sono di
;,

mag-

giore oscurit . xeni. Ricordati, pittore,


gli

quando
,

fai

una

sola figura,

di fuggire

scorci di quella,

delle parti

come

del tutto, perche

tu

avresti

a combattere con i' ignoranza degl' indotti in tal arte ; ma nell' istorie fanne in tutti i modi che ti accada , e massime nelle battaglie, dove per necessit accadono infiniti scorciamenti o piegamenti dei componitori di tal discordia, o vuoi dire pazzia bcstialissima XCIV. Nelle istorie vi debbono esser uomini di varie complessioni, stature, carnagioni, attitudini, grassezze, magrezze, grossi, sottili, grandi, piccioli, grassi, magri, fieri, civili, vecchi, giovani., forticmusco.

io
losi> deboli e
ci

TRATTATO DELLA PITTURA


con jxichi muscoli, allegri, malinconici, e con capelli rice distesi, coni e lunghi, movimenti pronti e languidi, e cosi varii

abiti, e colori, e

XCV.

qualunque cosa in essa istoria si lichiedc. movimeati deli' uomo vogliono essere imparati
1'

dopo

U
e

cognizione delle membra , e del tutto in tutti l moti delle giunture , e poi con breve notazione di pochi segni vedere

membra

attitudi--

avveggano che tu gli consideri ? perch avvedendosene averanno la mente occupata a ts^ la quale avr abbandonato la ferocit dei suo atto , al quale prima era tutta intenta, come quando due irati contendoiio insieme, che u
nei loro

ne degli uomini

accidenti

senza

eh'

essi

si

ciascuno pare aver ragione


glia
,

quali con gran ferocit

muovono

le

ci-

braccia, e gli altri membri, con atti appropriati alia loro iiv tenzion, e alle loro parole; ilche far non potresti,, se tu gli volessi far fingere tal ira, o altro accidente, come riso, pianto,, dolore, am.di portar reco inirazipue, paura ,. e simili: sicch per questo sii vago
e
itf

e con lo stile di argento nota con brevit tali movimenti, e similmente nota gli atti dei ckcoatanti e. l^oro s quando compartizione, e questo t' m segner a comporre l' ist-oric parte, serbalo al tuo mettilo e propoda libretto, avrai pieno il tua

un

libretto di carte ingessate

sito; pd

il

buon

pittore

ha da osservare due cose


della

principali-,
ili
.-

cio
cio,

l'uoe ini-

mo

ed

il

concetto, suo

mente.

che serber

se

,.

il

portantissimo

XCVI. Lo

studio dei campanimenti deiristorir debbc essere d por-,

cio, abbozzate, e prima- saperle bf-.n h-irc re le figure digrossatainente per tutti i versi, e piegamenti, e distendimeivti delle loro mgmbr/a ^ di poi sia presa la discrezione di due che arditamente combattalo Insieiait,

esaminata in varii a^ti , ed in varii ai^petti di poi sia seguitato il combattere dell'ardito col vile e pauroso, e queste tali azioni, e molti altri accidenti, dell'animo, si^no con graadc saminazione e studio speculate.. XCVIi' Dilettis^i il pittore ne'componitrientl dell' istorie della copia e variet, e fuggii il replicare alcuna parte che in essa i'dtxa sia, acciohc la novit ed abbondanza attragga a se e diletti V occhio, del riguardante. Dico dunque che neir istoriasi richiede a'ioro luoghi accadendo, misti gli nomini di diverse effigie , con diverse et ed abiti , ins-knie mescolati

e questa tale invenzione


:

sia

fanciulli ,, cani,, cavalli,, edifici! , campagne, e colli; e sia osservata la dignit, e decoro al principe e al savio , con la separazione dal volgo nemmeno mescolerai li .malenconici e piangenti con gli allegri, e ridenti: che lo, natura d che gli allegri stiano con gli allegri ^ e li ndenil con ridenti , e cosi- per 11 contrario ..

con donne,-.

difetto, ne' pittori Italiani il riconoscersi l' aria e figura dedl' Imperatore, mediante le molte figure dipinte: onde per fuggire tale errore ,, non sicno fatte,, ne ^replicate mai, n in. tutto j^.n^

XCVIIL Comune

DI
in

LIONARDO DA VINCI

21

parte le medesime figure, ne che un volto si veda nell'altra istoria. quanto osserverai pi in una istoria , che il brutto sia vicina ai belio , ed il vecchio al giovine,, ed il debole al forte, tanto pi vaga sar la tua istoria , e i' una per i* alrra figura crescer in bellezza E disegnando qualsivoglia cosa y vopittori perche spessa avviene che gliono, che ogni minimo segno di carbone sia valido, in questo s'ingannano, perche molte sono le volte che Fanimale figurata non hai moed avendo egli fatta belti delle membra appropriati al moto mentale la grata mcrabrifcazvone , e ben finita, gli parr cosa ingiuriosa a

mutare

esse

membra

vuoi fare che la vicinit di un colore dia grazia all'altro che con lui confina, usa quella regola che si -vede fare ai raggi del soie nella composizione dclT arco celeste , i quali colori si generano nel moto della pioggia, perche ciascuna gocciola si trasmuta nella sua discesa in ciascuno dei colori di tal arco j come % dimostrato al suo luogo. Ora attendi, che se tu vuoi fare un eccellente oscurit ^ dai per paragone un eccellente bianchezza , e cos 1' eccellente bianchezza farai eoa la massima oscurit \ ed il pallido far parere il rosso d pi focosa rossezza che non parrebbe per se in paragone del pavonazzo . Evvi un' altra regola , la quale non attende a fare i colori in s di pi suprema bellezza che essi naturalmente sieno, ma che la compagnia loro dia grazia 1' un all'altro, come fa il verde al rosso , e cosi l'opposto, come il verde con l' azzurro Ed evvi una seconda regola generativa di disgrata compagnia , come l'azzurro col giallo che biancheggia, o col bianco e simili , quali si diranno al suo luogo . C. Sempre a quei colori, che vuoi che abbiano bellezza, preparerai prima il campo candidissimo, e questo dico de' colori che sono trasparenti , perch a quei che non sono trasparenti, non giova campo chiaro, e l'esempio di questo c'insegnano i colori de' vetri, i quali quando sono interposti infra T occhio e i* aria luminosa, si mostrano dt eccellente bellezza, il che far non possono, avendo dietro a se r.aria tenebrosa o altra oscurit
,

XCIX. Se

qualunque colore sempre partecipa del meno quanto egli pi vicino o remoto da essa ombra , e quanto esso pi o meno luminoso CU. Delle cose pi oscure che l'aria, quella sL. dimostrer d minor oscurit, la quale fia pi remota r e delle cose pi chiare che Tarla, quella si dimostrer di minor bianchezza, che sar pi remota dall' cchio 1 perch delle cose pi chiare e pi oscure che l' aria , in lunga distanza scambiando colore la cliiara acquista oscurit , e 1' oscura acII

CI.

colore dell'

ombra

colore del suo obietto

e tanto pi o

quista chiarezza

CHI.

color delle cose


,

nor distanza

s perdono secondo che gli occhi, e

interamente in maggior o micosa vedata saraano ia iiiag

TRATTATO DELLA PITTURA


Provasi per la 7.* di questo , che dice ; l'aria giorc o minore iiltezza tanto pi ,0 meno grossa, quanto piacila sar pi vicina o remota dalAdunque se l'occhio e la cosa da lui veduta saranno vicini la terj.-j
. ,

grossezza dell'aria interposta fra l'occhio e la codella cosa veduta da esso occhio. colore sa, impedir assai il se tal' occhio insieme con la cosa da lui veduta saranno remoti dalla terra, allora taP aria occuper poco il colore del predetto obietto: e tante sono 1? variet delle distanze, nelle quali si perdono i colori degli
alla terra, allora

Ma

obietti, quante seno le variet del giorno, delle grossezze o sottilit dell'aria, per le

quali

quante sono penetrano

le

variet alP occhio

dal sole e dall'aria ha le sue perch il bianco per se non nasce questo ombre traenti alP azzurro, e ma ricetto di qu;lunquc colore, e per la 4.* di questo, che colore dice: La superficie d'ogni corpo paitecipa del colore del suo obietto; egli necessario che quella parte della superficie bianca partecipi del
,

specie de' colori dei predetti obietti CIV. L'ombra del bianco veduta

colore delParia suo obietto. CV, Quell'ombra parteciper

pi del nero, che

generer in pi

bianca superficie, e questa avr maggior propenlone alla variet che nissun' altra superficie ; e questo nasce perche il bianco non connumerato infra i colori, ed ricettivo d'ogni colore, e la superficie sua partecipa' pi intensamente de' colori dei suoi obietti che nessun' altra superficie di qualunque, e massime del suo retto contrario, che il neo altri colori oscuri) dal quale il bianco pi remoro per naturo

,(

ra
;ai

e per quello

pare

ed gran diiterenza

dalle sue

ombre

principali

luini principali

CVL

Possibile
,

varie distanze

che un medesimo colore non faccia mutazione in e questo accadei quando la proporzione delle grossezze
dell'aria
die le proporzioni delle stanze che avranno i colon dall'occhio, sia una medesima, ma conversa. Provasi cos: A sia l'occhio, sia un colore qual tu vuoi, posto in

un grado

di

distanza

remoto

dall'

occhio in aria di quattro gradi di ma perch il i. grado grossezza L ha la met pi sotdi sopra A
,

MN

tile

l'aria portando in

essa

il

me-

desimo colore, necessario che tal pi remoto colore sia il doppio aprima: non era che occhio daU'

dunqucgli porremo

due gradi

AF

DI
ed

LIONARDO DA VINCI
,

23
il

TG

discosto dali' occhio

sar

il

colore

nel grado di doppia sottilit alla z.^ in egli n<;ce5sario che sia posto nell'altezza

AVlNL
E,

quale poi alzanJo che sar il grado OINl'N,


e sar, distante

G,

dalT.jOc-

chio tutta la linea A E, la quale si prova valere in grossezza d-aria distaa^^'ijflterpostg da e provasi cosi, bc quanto la distanza colore occupa l'occhio 'l diOe grad vecf A E infra e aria medesima una due gradi e mezzo, questa distanza suflciente a .fare che il colore alzato in E non si varii di sua potenza, perch il grado A C e il graessendo una medesima grossezza d'aria sono simili ed eguali, ed do bench sia eguale in lunghezza al grado FG, non sigrado il alTaria di sopra, delia quale un mezzo grado di digrossezza ia mile stanza occupa tanto il colore, quanto si faccia un grado intiero dell'aria che il doppio pi sottile che T aria che gli confina di sot di sopra calcolando prima la grossezza dell'aria, e poi le distanze, Adunque so.. tu vedrai i colori variati di sito, che non avranno mutato di bellezza^ e diremo cosi per la calcolazione della grossezza dell'aria: il colore colore, posto in aria posta in quattro gradi di grossezza d'aria: E colore si trova in aria d'un grado di grosd.i due gradi di grossezza sezza : ora vediamo se le distanze sono in proporzione eguale, ma e cona due gradi e mezza Il colore E si trova distante dall' occhio verso un grado: questa distanza non scondue gradi, 1' di distanza. Il proporzione, ti bisogna dire. II grado A C cola e quest' che e tra con me fu detto di sopra, simile ed eguale ai grado AF, ed il mezzo simile, na non eguale ai grado AF,. perch solo un grado mezzo grado di lunghezza , il quale vale un grado intiere^ deirara di sopra ^ Adunque la calcolaz.ione trovata satisfa, al proposito, perch A C vale due gradi di grossezza dell'aria di sopra, ed il mezzo gra4Q,^CB ne vale un intiero d'essa aria di sopra, sicch abbiamo tre gradi "in' vaesso luta d'essa grossezza di sopra, ed uno ve n' dentro, cio ne ha grossezza d'iiriur quarto. Seguita: A ha quattro gradi di ancora quattro, cio due altri, che fa quattro. ne ha due, ed che A E ne ha ancora quattro, perch ne tiene due, ed uno la met deli' A C e di quella medesima aria ^ ed uno intero ne di sopra nell'aria sottile che fa quattro. Adunque se la distanza A E non ella re doppia della distanza AG, ne quadrupla dalla distanza staurata dal C D mezzo grado d'aria .grossa, che vale un grado intero" dell'aria pi sottile che gli sta di sopra: e' cos, concluso il nostro pro-

AG,

AG

AF

CD

:.

..

CB

AG

BE

AF

FG

AC

CD

AG

posito, cio che

CVII. D"
te zza
,,

un-

tal

fia

non si varia per varie distanze. colore posto in varie disranre ed eguare- afla proporzione del suo rischiaramento> qua! sar quella
il

colore

HGE

medesimo

delle distanze che ciascuno

d'essi

Provasi r sia che due gradi di distanza

EBCD

sia un-

colori ha dalTocchio che r.o E il medesimo colore


:

gli
sia

vede

po^fcs

dall'

occhio

ii

2,0

che

sia

discosto, q^uac-

J4

TRATTATO DELLA PITTURA


tro gradi
^
-

il

3 .

che

sin

sei

gradi

il

'

che e D sia otto eradi: come mostrano le dehniziom de circoli che si tagliano su la hnea, come si vede sopra la linea A R di poi ARSP sia un grado d'aria sottile : S P E T sia un grado d'aria pi grossa: seguir ch'il primo colore E passer all' occhio per un grado d' aria grossa ES, e per un grado d'aria men gro!sa ed il colore B mander la sua similitudii) A ne all'occhio A per due gradi d' aria grossa, e ed il C la mander per due della men grossa
: ,

.per

tre gradi della grossa, e per tre della

men

quattro della grossa,' ed il colore men grossa e cos abbiamo provato qui tale essere la proporzione delquale e quello della diminuzione de' colori, o vuoi dire perdimenti questo solo gli vede: e accade ne'colole loro distanze dall'occhio che d' altezza ineri che sono di eguale altezza , perche in quei che sono esser regola loro per medesima in arie la di osserva va, guale , non si essi colori che fanno varie occupazioni a rie o^rossezze CVllf. Non si muter il colore posto in diverse grossezze d'aria, quando sar tanto pi remoto dall' occhio l'uno che l'altro, quan1' uno che 1' altro Provasi cos : to si trover in pi sortii' aria grossezza quattro gradi di ha ed il colore bassa , aria se la prima seconda aria occhio e la pi alta abbia , un grado dall' distante sia tre gradi di grossezza, che ha perso un grado, fa che il colore acquil'aria pi alta ha perso due gradi sti un grado di distanza j e quando
e
, , , .

per quattro

della grossa,

per

allora colore ha acquistato due gradi di distanza il abbreviare, se terzo: per il colore il e quale e colore tale il primo s'innalza tanto ch'entri nell'aria che abbia perso tre gradi di grossezza , ed il colore acquistato tre gradi di distanza, allora tu ti puoi render certo , che tal perdita di colore ha fatto il colore alto e remoto
di grossezza, ed
,

quanto

colore basso vicino , perch se l' aria alta ha perduto tre quarti della grossezza dell'aria bassa, il colore nell' alzarsi ha acquistato si trova remoto dall' tre quarti di tutta la distanza per la quale egli i occhio : e cosi si prova l' intento nostro .
il

CIX. Possibile che tutte l-c variet de' colori da una medesima ombra paiano tramutate nel' colore d'es;e ombre. Questo si manifesta
una notte nubilosa , nella quale nessuna figura o color e perche tenebre altro non che privazione di di corpo si comprende mediante la quale tutte le figure e colori dei luce incidente e riflessa corpi si comprendono, egli necessario che tolta integralmente la caumanchi i' effetto e cognzione dei colori e figure dei sa della k-ce
nelle tenebre di
: , ,

corpi predetti '

ex. Molu

DI
ex. Molti sono
tenebrosi
le cose
,

LIONARDO DA VINCI
siti

2/

in s

alluminati,

e chiari

che

si

duriCstrano

ed
in

al

tutto privi di
si

qualunque variet
questo

di colori

e figure del-

della luce interpone, come si vede dentro alle finestre che sono remote dall'occhio, nelle quali solo si comprende una uniforme oscurit assai tenebrosa. Se tu entrerai poi dentro a essa casa, tu vedrai quelle in l cisef forte allaminate, e potrai speditamente comprendere ogni minima parte di qualunque cosa dentro a tal finestra, che trovar si potesse. questa tal dimostrazione nasce per difetto dell'occhio, il quale vinto dalla soverchia luce deir aria, ristringe assai la grandezza delia sua pupilla, e per questo manca assai della sua potenza : e nei luoghi pi. oscuri la pupilla si allarga , e tanto cresce di potenza , quanto ella acquista di grandezza . Provato uel IP della mia prospettiva
dell'aria alluminata che infra le cose vedute e TocchJo
s'
.

che

esse

ritrovano:

avviene

per causa

CXI. Nessuna cosa dimostrer mai il suo proprio colore se il lume e q-jesto si manifesta nei che l'illumina non e in tutto d'esso colore de" quali le pieghe illuminate che riflettono o danno colori de' panni contr.ippostij pieghe gli faono dimostrare il loro vero colore. Il lume alle , r-jedesimo fi la foglia dell'oro nel dar lume i' una all' altra ed il conaltro pigliar lume da un' colore dal . i trario CXil. Nessun termine di colore uniform.e si dimostrer essere eguase non termina in campo di colore simile a lui le Questo si vede manifesto quando il nero termina col bianco , che ciascun colore pare pi nobile nei confini del suo contrario che non parr nel suo mezzo. CXIII. Quando un colore trasparente sopra un' altro color variato da lui , si compone un color misto, diverso da ciascuno de'senUpli- ci che lo compongono. Questo si vede nel fumo che esce dal cammino, il quale quando e incontro al nero d' esso cammmo si fa azurro , e quando s' inalza al riscontro dell'azzurro dell'aria, pare nerettino , E cosi il pavonazzo dato sopra 1' azzurro si fa di color o rosseggiante e quando 1' azzurro sar dato sopra il giallo di viole egli si fa ver, , , , ,

de

ed
si

il

rit

croco sopra il bianco si ' giallo.- ed il chiaro sopra' 1' oscuazzurro , tanto pi bello, quanto il chiaro e i' oscuro saran.

no

pi eccellenti

da notare qual parte d' un medesimo colore si moo quella che ha il lustro stra pi bilia in pittura o quella che ha il lume o quella dell' ombre mezzane o quella dell' oscure ovvero in trasparenza Qui bisogna intendere che colore quelio che si dimanda perche diversi colori hanno le loro beiiezz? in diversa parte di s medesimi e questo ci dimostra il nero, che ha la sua bellezza nelT il ombre, bianco nel lume, l'azzurro, verde, e tan r.ell' ombre mezzane, il giallo e rosso ne' lumi, T oro ne' riflessi e la lacca nclTombie

CXIV, Qui
,

mezzane

26

TRATTATO DELLA PITTURA

colore pi bello nella sua parte alluminata che nell* nasce , che il lume vivifica e d vera notizia della , e T on7bra ammorza ed oscura la medesima bellez<]ualit de' colori za , ed impedisce la notizia d'esso colore ; e se per il contrario il nero pi bello neir ombre , che ne' lumi , si risponde che il nero non

CXV. Ogni
e

ombrosa

questo
,

colore

CXVJ. Quella
pi oscura fa
il

cosa che pi chiara pi apparisce contrario


e
<^

da lontano

eia

CXVII. Se a fia il lume, lume ; E che non pu vedere


nata
si
..

fa

l'alluminato per linea da esso


,

esso

lume

vede solo
.

la parete

allumi-

Essendo cosi: il lume che qual parete diciamo che sia rossa alla cagione, somiglier sua e tinger in rosso la gcnQia. alia pacete, faccia e y e se ^ fia ancora egli rosso, vela

drai
fosse

essere

molto pi
,

bello

che

giallo

vedrai

crearsi

un

3 e se e color can-

giante fra giallo, e rosso, CXVlIL Se noi vediamo la qualit de*^


colori esser conosciuta

mediante
pi

da giudicare che dove

il lume lume quivi

si

*^

vera qualit del colore allu pi tenebre il; colore tinAdunque , gersi nel colore d' esse tenebre tu pittore ricordati di mostrare la ver.t da'
"^^gg^ pi
la

minato,
,

dove

colori in tali par:i alluminate..

CXIX.
olio
se

Il'

verde fatto

dal

rame, ancor che

tal

color

sia

messo

a.

ne va in fumo la sua bellezza, s'egli non subito inverni, ciato: e non solamente se ne va in fumo, ma s' egli sar lavato con una spugna bagnata di semplice acqua comune , si ievar dalla sua tavola, dove dipinto, e massimamente se il tempo sar umido: e questo nasce perche tal verderame fatto per forza di sale,^ il qual sale eoa facilit si risolve ne' tempi piovosi, e massimamente essendo bagnato e larvato con la piedetra spugna . GXX. Se sar misto col verderame l'aloe cavallino ,. esso rerde rame acquister gran bellezza , e pi: acquistarebbe il zafferano, se non; se ne andasse in fumo E di questo aloe cavallino si conosce la bont, che meglio lo riquando esso si risolve nell'acquavite, essendo calda con esso, un'opera solve,, che quando essa fredda E se tu avessi finir verde semplice , e poi sottilmente la velassi con esso aloe risoluto in acqua, allora essa operasi farebbe di bellissimo colore:: ed ancora esso aloesi pu ir.acinare a olio per s , ed ancora insieme coL verde-rame , e e con ogn' altro colore ch2 ti piacesse CXXI. Ancora che la mistione de' colori l'uno con l'altro si stenda verso i' infinito , con rester per 'Questo che io non ne iaccia un jgoco.

DI LIONARDO
d discorso.
gli

DA VINCI

zy

Ponendo prima alquanti colori semplici, con ciascnno di quemescoler ciascuno degli altri a uno a uno, e poi a due a due, ed a tre atre, e cesi seguitando, per fino air intero numero di tutti colori: poi ricomincier a mescolare li colori a due con due , ed atre coti txt, e poi a quattro, cosi seguitando sino al fine; sopra essi due colGri semplici sene metter tre, e con essi tre accompagner altri tre, e poi Colori semplici sei , e poi seguiter tal mistione in tutte le proporzioni quegli sono che non composti, ne si possono comporre pei via domando di mistione d'altri colori, nero, bianco, bench questi non sono messi perche T uno tenebre , T altro luce cio T uno privafra colori zione e i' altro e generativo : ma io non gli voglio per questo lasciare in dietro, perche in pittura sono i principali, conciosiache la pittura sia composta d'ombre, e di lumi, cio di chiaro, e d'oscuro. Dopo il nero 1' azzurro, e giallo, poi il verde e lionato, cio ta. il bianco seguita di poi il morello , cio pavonazzo, ed n , o vuoi dire ocria il s-<Qssa pi non ve n''e in natura e questisono otto colori, che de'quali io cominE sia primo nero e bianco, dipoi nero giallo, e nero e cio la mistione rosso, di poi giallo e nero, e giallo e rosso : e perche qui mi manca
i
.

nella mia opera con , lascer a far tal distinzione quale sar di grand' utilit anzi necessarissimo , e quesra tal descrizione s' intramettera infra la teorica e la pratica CXXII. La superfcie d' ogni corpo ombroso partecipa del colore del suo obietto . Questo lo dimostrano i corpi ombrosi con certezza , conciosiache nissuno de' predetti corpi mostra la sua figura , o colore , se il mezzo interposto fra il corpo ed il luminoso non alluminato . Diremo dunque che se il corpo opaco sar giallo, ed il luminoso sar azzurro , la parte alluminata sar verde , il qual verde si compone di giallo e d' azzurro CXXllI. Il bianco pi ricettivo di qualunque colore che nessun' altra superficie di qualunque corpo che non specchiato. Provasi ci dicendo che ogni corpo vacuo capace di ricevere quello che non possono ricevere i corpi che non sono vacui, diremo per questo che il bianco vacuo, o vuoi dir privo di qualunque colore, ed essendo egli allu-

carta

dice

/'

autore
:

lungo processo

il

minato del colore di qualunque luminoso, partecipa pi d'esso luminoso che non farebbe il nero, il quale simile ad un vaso rotto, che privo d'ogni capacit a qualunque cosa. CXXlV. La superficie d'ogni Corpo parteciper pi intensamente del colore di quell' obietto il quale gli sar pi vicino Questo avviene , perche 1' obietto vicino occupa pi moltitudine di variet di specie le quali venendo a essa superficie de' corpi comporrebbero pi la superficie di tal obietto che non tarebbe esso colore, se bsse rimoto ed occupando tali specie esso colore dimoitra pi integralmente la sua natura
.

in esso corpo opaco.

aS

TKATTATO DELLA ITPTUKA


CXXV. La
la^

lore,

superfcie di queir opaco si' mostrer d pi perfetto coquale avr per vicino obietto un colore simile al suo . Quel colore de' corpi pi si conserva in lunga distanza che sar di maggior quantit. Questa proposizione ci mostra che il viso si faccia oscuro nelle distanze , perche V ombra e la maggior parte che abbia il volto ed 1 lumi son minimi e per mancano in breve distanza ed i jxinimissimi sono loro lustTJ , e questa e ia causa* che restando la part pi oscura , il viso si faccia e si mostri oscuro E tanto piparr trarre in nero , quanto tal viso avr in dosso o ia testa- cosa piiV bianca

CXXVL
,

,.

..

CXXVn.
s-jperfxcie

pittori

per ritrarre

le

di nrezzana oscure, ed in uhimo i lumi principali in piccior i , gli cho in picciola di'?tan-ra son- i primi che si perdono all' occhio CXXVIU. Inira i colori della medesima natura quello manco si varia che meno si- riniuove dall' occliJo. Provasi , perche l'aria che s'interpone inira 1" cecino e la tosa veduta occupa a^uanro la detta cosa.* e se l'aria interposta sar di gran somma, allora la cosa veduta si tinge torte dei colore di tal ana e se 1' aria sar di sottile quantit , aiiora l'obietto sar poco ii-,ipediro. CXAX. Della verdura veduta irr campagna di pari qualit , quella parr essere pi oscura elle sar nelle piante degli alberi e pi chiara si. dincstrer quella dj' prati

delle- carte

cose di rilievo oscurit , e poi

debbono tingere ladar T ombre pi? quali son queluogo


.

Quelle vcraure si amostreranna partecipare pi d' azzurquali saranno di pi oscttra ombrosit ; e questo si prova per la , j-.'i che dice che T azzurro si compone di chiaro e d' oscuro in lunga distanza
ro
le
,

CXXX.

CXXXf. Quella superfcie mostrer meno il suo vero colore , la. quale sar pi tersa e puKta: Questo vediamo nell'erbe de' prati, e nclre- foglie degl' alberi, le quali essendo di pulita e lustra superfcie^ pigliano il lustro nei quale si specchia il sole o l'aria che 1' allumina, e03si in quella pare del lustro sono private dei' naturai colore. CXXXH. Quei corpo pi dimostrer il suo vero coi'ore, del qualeIn- superficie sar mcn pulita e piana Questo si vede ne'' pannilini enelle- foglie dell' erbe ed alberi che sono pelose nelle quali akun lustro non si pu generare , onde per necessit non potendo specchiate gli obietti sol rendono airocchio il suo vero colore e naturale; non essendo quello- corrotto da alcun corpo, che 1' allumini con un colore opposi0-, come quello del rossore dal sole, q^uando tramonta, e tinge i nuveJi del sua proprio colore
,
.

..

GA'XXliL Mai colori^ vivacit, e chiarezza de' paesi dipinti avranno conformit- ccn paesi naturali alluiuinati dal sole , se essi paesi dipinti non saranno ailunainati da. esso soie
i

o.

'

DI

LIONARDO DA VINCf
,

29.

CXXXIV.

quanto essa da esso oriente pi remota. Questo si prova per la 3.^ del 9 che mastra che qual corpo sar manco alluminato dal sole il quale fia di quaper esse? egli lit pi rare. Adunque il fuoco, elemento che viste Tarla pi raro e pi sottile che l'aria, manco ci occupa le tenebre che son so1' aria corpo men e per conseguenza pra di lui che non fa essa aria raro che il fuoco pi s' allumina dai raggi solari che la penetrano, ed si rende alluniinaudo V infinit degli acomi , die per essa s' infondono chiara ai nostri occhi ; onde penetrando per essa aria la specie delle sopraddette tenebre necessariamente fa che essa bianchezza d' aria ci pare azzurra, come provato nella j.^ del io.'" e tanto ci parr di azzurro pi chiaro , quanto fra esse tenebre e gli occhi nostri s interporr mag,

L'aria sar tanto meno partecipante del colore azzurro, e tanto pi oscura, quanto ella pi vicina all' oriente

occhio d di chi lo considera fosse P e guardasse sopra di se la grossezza dell'aria PF, poi declinando alquanto , F occhio vedesse- 1' aria per la linea P S la quale gli parr pi chiara , per esser maggior grossezza d'aria per la linea tutto privata d' azzurro; la qual cosa seguita, perche la h'nea del vedere penetra molto maggior somma d'aria per la rettitudine che per l'obliquo PS, e cosi si persuaso il nostio
gior grossezza
d' aria
.

Come

se

1'

PG

intento
efar d

CXXXV.

Queir

aria scia sar quella

che

acqua, la quale rifletta dalla superficie deli' acqua alP occhio infra angoli eguali, cio che T angolo dell' inei-denza sia eguale ali' angolo della ri
se simulacro

nella superficie dell'

flessione

CXXXVI.
colore > quanto grossezza
ai

Tanto meno dimostrer il mezzo interposto fra

la cosa visibile del


lui

i'

suo naturai occhio sar di maggior

CXXXVII. r campi che convengono air ombre , termini alluminati ed adombrati di qualunque colore

parazione l'uno dall'altro, se ro non debba terminare in. altro colore oscuro , ma molto vario , cio bianco, o partecipante di bianco, in quanto puoi oscuro, o traente ali* oscuro CXXXVin. Quando il colore d' un corpo bianco s' abbatte a terminare in campo bianco, allora i bianchi o saranno eguali, o n t e se saranno eguali , allora quello ch-e ti pi vicino si far alquanto oscuro nel termine che egli fa con esso bianco e se tal campo sar me HaiiGQ che il colore che in lui campeggia , allora il campeggiantc spie
.

ed ai lumi , ed , faranno pi sesaranno pi vari, cio che un colore oscu-

5P

TRATTATO DELLA PITTURA

'^"

cher perse medesimo dal suo differente senz'altro ajuto di termine oscuro J CXXXLY. La cosa bianca si dimostrer pi bianca quando sar in campo pi oscuro a si dimostrer pi oscura che fia in canapo pi bianco il fioccar della neve., la ci ha quale, quando noi la questo insegnato e veggiam.o nel campo dell'aria, ci pajc oscura, e quando noi la veggiaino in .caaTipo di alcuna finestra aperta, per la quale si vede T oscurit dell" ombra di essa casa , allora essa neve si mostrer bianchissima , e la neve d' appreso ci pare veloce^ e da lontano tarda, e la vicina ci pare di continua quantit, a guisa di bfanclic corde,, e la remota ci pare dijcontinua CXI^. ^Df'lle cose d'e^ual ciiiarezza, quella si dimostrer di minor chiarez?;^., ia quale sar veduta i, campo di maggior bianchezza; e quella pa*r pi bianca, che campegger in spazio pi oscuro: e l'incarnata parr pallida in campo rosso, e l pallitla parr rosseggiante, essendo veduta in campo giallo e similmente i colori saranno giudicati quello che non sono medianic i campi che li circondano. {SXLl. Di grandissima dignit il discorso corpi opachi ne' quali campeggiano .-de"* campi perche a quegli si vestiti d' ombre e di lumi conviene avere le parti alluminate ne" campi oscuji| ri , e le parti oscure ne' campi chiari , siccome .| per la figura vien dimostrato. CXLIL Molti sono che in campagna aperta fanno le figure tanto pi oscure , quanto esse #ono pi remote dall' occhio, la qual cosa in .contrario, se gi la cosa perche allora accaderebbe quello che di sotto imitata non fosse bianca
,
.*

si

propone

L'aria tinge pi gli obietti , che ella separa dall' occhio , del suo colore, quanto ella sar di maggior grossezza. Adunque avendo un' obietto oscuro con grossezza di due n^^gHa , ella lo tin1 aria diviso ge pi, che quella che ha la grossezza di un miglio. Risponde qui l'av^ versarlo e dice che i paesi che hanno gli alberi di una medesima specie pi sonposcuri da lontano che d'appresso, la qual cosa non vera se le piante ma sar ben^ vera se i primi saranno eguali e divise da eguali spazi aiberi saranno rari , e vedrassi la chiarezza dei prati che gli dividono , e gii ultimi saranno spessi; come accade nelle rive e vicinit d^' fiumi, che allora con &i vede spazio di ,chiare praterie , ma tutti insieme con-

CXLIIL

giunti

facendo om.bra 1' uno sopra l'altro. Ancora accade che molto maggiore e la parte ombrosa delle piante , che la luminosa , e per le specie che manda di s essa pianta all'occhio, i mostrano in lunga distanza , ed il coiore oscuro che si trova in maggior quantit pi mane cos esso misto porta tiene le sue $pecie che la parte meno oscura con seco U pane pi potente in pi lunga distanza.
,

DI

LIONARDO DA VINCI
,

jr

quei ombre non stimancoscienza danno lor debolissime, e quasi insensibili do il loro rilievo Ed in questo errore sono i ben parlatori senza alcuna
, .

CXLIV. Non sempre buono quel che bello e questo dico per colori, che non senza gran pittori che amano tanto la bellezza del

sentenza

CXLV

II

mare onde^^eiante non ha colore universale, ma


, ,

chi

lo

vede da terra ferma il vede di colore oscuro, e tanto pi oscuro quanto ovvero certi lustri , che si Divi vicino l'orizzonte , e vedesi alcun chiiuore muovono con tardit ad uso di pecore bianche negli armenti, e chi vede il mare stando in alto mare lo vede azzurro: e questo nasce perch
oscuro., perche vi vedi in lui 1 onde che specchiano r oscurit delia terra , e da alto mare paiono azzurre , perche tu vedi nell'onde l'aria aazurra ditali onde specchiata. CXLVI. Li vestimenti neri fanno parer le carni- de' simulacri umani pi bianche che non sono, e li vestimenti bianchi fanno parere le car^

da

terra

il

mare pare

ed i vestimenti gialli le fanno parere colorite e le vesti rosse le dimostrano pallide . CXLVIf. Mai il color dell'ombra di qualunque- corpo non sar vera , n propria ombra , se 1' obietto che 1' adombra non del colore del -orpo da lui adombrato. Diremo per esempio che io abbia una abitadico che se in tal luogo sar zione nella quale le pareti sieao verdi veduto l'azzurro, il quale sia alluminato dalla chiarezza delf azzurro
Hi oscure
, ,
t.

allora

tal

parte

alluminata sar

di

bellissimo azzurro

ombra

sa-

r brutta, e non vera/ ombra di tal bellezza d' azzurro , perch si corrompe per il verde che in lui riverbera : e peggio sarebbe se tal parte tosse tan CXLVni. Ne' luoghi luminosi unifonr.iemente difformi insins alle tenebre quel colore sar pi oscuro, che da esso occhio fia pi remoto... CXLIX. I primi colori debbono esser semplici, ed gradi della lo, i

con i gradi delle distanze si cio che le grandezze dalle cose parteciperanno pi della natura del punto, quanto esse gli saran pi vicine, ed i colori han tanto pi a
vc
,

ro diminuzione insieme

debbono conveni-

partecipare propinqui

del colore dei suo orizzonte

quanto
parte

essi

a quello e
1"

soii

pi*

alluminata che fia interamente; de' corpi ombrosi, fia di minor bellezza che quello alluminato: dunque la prima bellezza de'coori fia ne' principali lumi GLI. L'azzurro dell' aria nasce dalla grandezza del corpo dell' aria-

CL,

Il

colore che

si

trova

infra

la

ombrosa

..

alluminata , interposta fra le tenebre superiori e la terra : L' aria petr se non ha qualit d'odori, o di sapori, o di colori, ma in s piglia. !& similitudini dellt; cose che dopo lei sono ccUucate e tanto sar di pilli* non essendo tenebre, eir azzurro quanto dietro ad essa saranno maggiori essa di troppo, spazio ne di troppa rossezza d' unaidit , e vedesi; lisT
,
,,

TRATTATO DELLA PITTURA


che hanno
,

monrl
stanze

pi

ombre

esser pi beli'
,

e cosi

dove

pi alluminato

che dell'azzurro appiccatogli dell'aria terpone


.

azzurro nelle lunghe dimostrar pi il color del^'monte che infra lui e l'occhio s'in-

i colori che non sono azzurri , quello in lunga distanza parteciper pi d' azzurro il quale sar pi vicino ai nero , e cosi 4i converso, si manterr per lunga distanza ticI suo proprio colore quello il quale sar pi dissimile al detto nero. Adunque il verde delle campagne si trasmuter pi nel!' azzurro che non fa il giallo o il bianco, e
, ,

CLII. Infra

cos per

il

contrario
.

il

giallo e bianco

si

trasmuter

meno che

il

verde

ed

il

rosso

CLin. I coleri posti nell' ombre parteciperanno tanto pi o meno della loro naturai bellezza , quanto essi saranno in maggiore o minore oscurit , se i colori saranno situati in spazio luminoso , allora essi

Me

SI

mostreranno

di tanta
,

maggior

b<;llczza

quanto

il

luminoso

fia

di

mag.

giore splendorw*

L'avversario dir: Tante sono le variet de'colori deli' ombre, quante sono le variet de'colori che hanno le cose adombrate E lO dico che i colori posti ncli' ombre mostreranno infra loro tanta Cninor variet, quanto l'ombre che vi sono situate sieno pi oscure, e
di questo ne 5on testimonj

quegli che dalle piazze

guardano dentro

le

porte de' tempj ombrosi

dove

le

pitture vestite di varj

colori appari-

scono tutte vestite

di

tenebre.

CLIV. Il campo che circonda le figure d qualunque cosa dipinta debbe essere pi oscuro che la parte alluminata d'esse figure, e pi chiaro che la parte ombrosa CLV. Il bianco non colore ma in una potenza ricettiva d'
,

ogni colore Quando esso in campagna alta , tutte le sue ombre soLa superficie d' ogni no azzurre j e questo nasce per la 4. che dice corpo opaco partecipa del colore del suo obietto Adunque tal bianco essendo privato del lume dei sole per interposizione di qualche obietto trasmesso fra il sole ed esso bianco resta per tutto il bianco , che vede il sole e l'aria partecipanre del colore del sole e dell'aria, e quella parte che non e vista dal sole resta ombrosa e partecipante del colore dell'aria: e se tal bianco non vedesse la verdura della campagna insino air orizzonte ne ancora vedesse la bianchezza di tale orizzonte , del senza dubbio esso bianco parrebbe essere di quel semplice colore quale si mostra essere 1' aria. CLVI. Il lume del fuoco tinge o^ni cosa in giallo^ ma questo non apparir esser vero, se non al par.igone delle cose alluminate dall' aria ; e questo paragone si potr vedere vicino al fine della giornata , ed ancora dove in una stanza oscura dia e sicuramc.ifc dopo 1' aurora sopra r obit tro un spiracolo d' aria , ed ancora un spiracolo di lume di candela, ed in tal luogo certamente saran vedute chiare e spedite le
.

loro

DI

LIONARDO DA VINCI

Si

senza tal paragone mai non sar conosciuta la lor difloro differenze . che han pi similitudine fra loro e che fiaii cono-' salvo ne'colori ferenza , soluti, come il bianco dal giallo, il chiaro verde dall'azzurro, perch gialleggiando il lume che allumina l'azzurro, come mescolare insieme az-

Ma

zurro e giallo , giallo con verde

i
,

quali
si

compongono un
.

bel verde

e se

mescoli

poi

fa assai pi bello

CLVII. Quando due lumi mettono in mezzo a s il corpo ombrocio o saranno d' cgual so non possono variarsi se non in due modi
,

potenza, o essi saranno ineguali ; cos parlandosi de'lnmi infra loro: se saranno eguali si potranno variare in due altri modi cio secondo il che sar o eguale, o diseguale loro splendore sopra V obietto eguale sar quando sar in eguale distanza ; disuguale nelle disuguali distanze. In eguali distanze si varicranno in due altri modi cio meno sar 1' obietto alluminato da eguali lumi e splendori in distanza che da lumi eguali in potenza, in confronto dell'obietto opposto, poich l'obietto pure situato con egual distanza fra due lumi eguali in colore ed in splendore pu essere alluminato da essi lumi in due modi, cio o egualmente da ogni parte , o disugualmente ; egualmente sar da essi lumi alluminato , quando lo spazio che re'sta intorno a' due lumi sar d* egual colofc e oscurit e chiarezza disuguali saranno, quando essi spazi intorno a due lumi saranno in oscurit CLVIII. Spesse volte accade V ombra de' corpi ombrosi non esser compagna de' colori de' lumi , e saran verdeggianti l'ombre, ed i lumi rosseggianti ancora che il corpo sia di colore eguale . Questo accade che il lume verr d' oriente sopra T obietto , ed alluminer 1' obietto del
, , :
,

colore del suo splendore, e dall'occidente sar un' altro obietto dal

medesimo lume alluminato


le sar d'

obietto

quaaltro colore che il primo onde con suoi lumi ri,

il

flessi risalta

verso levante , e percuote con i su0 raggi nelle parti del primo obietto a lui volto, e gli si tagliano i suoi raggv e rimangono fermi insieme con i loro colori , e splendori Io ho spesse volte veduto un' obietto bianco , i lumi rossi , e r ombre azzurrcgglanti , e questo accade nelle montagne di ne, .

ve quando

il

sole

si

mostra infuocato.

TRATTATO DELLA PITTURA


CL!X. Quando
,

di color chiaper necessit parr spiccato e remoto da esso campo; e questo accade perche i corpi di curva superficie per necessit si jfanno ombrosi nella parte opposta d' onde non sono percossi da' ragper esser tal luogo privato di tali raggi: per la qual cosa gi luminoji molto si varia dal campo, e la parte d'esso corpo alluminato non teril

corpo ombroso terminer

in.

campo

ro e alluminato

allora

campo alluminato con la sua prima chiarezza , anzi lume del corpo s' interpone un termine del primo campo ed corpo , che Q pi oscuro del. campo , o del lume del corpo rcspettivamentc .
miner mai
fra
il

in

esso,
il

%^a/ac ,^unzAia^a

^a^0

orwra^i?

uSa/ae\ vZua/e'

CLX. Dei campi ra nel campo chiaro

delle figure

cio la chiara
,

del bianco col nero


,

neir oscuro, e Toscuo nero col bianca pare pi

e cos L centrar] 1' uno per 1' altro si mopotente l'uno per T altro strano sempre pi potenti CLXl. De' sempiici colori il primo il bianco . bench i filosofi non accettano n il bianco n il nero nel numero de' colori , perch 1* uno causa de' colori , T altro privazione Ma perch il pittore non pu far senza questi, noi gli metteremo nel numero degli altri, e diremo il bia-nco in questo ordine essere il primo, nei semplici, il giallo il secondo; il verde il terzo, l'azzurro il quarto, il rosso il quinto, il nero il sesto: ed il bianco metteremo per la luce senza la quale nessun colore veder si pu , ed il giallo per la terra , il verde per 1' acqua , V azzurro per r ajia , ed il rosso per il fuoco , ed il nero per le tenebre , che stan sopra 1' elemento del fuoco , perch non v' materia o grossezza dove i raggi del sole abbiano a penetrare e percuotere , e per Se vuoi con brevit vedere la variet di tutti conseguenza alluminare
.
.

prendi de'vetri coloriti e per quelli guarda tutti i coloti d^lla campagna che dopo quello si veggono , e cos vedrai tutti i colori delle cose che dopo tal vetro si veggono essere tutte miste col
i

colori composti

ctalore

e vedrai qual sia il colore , che con tal se sar il predetto vetro di color giallo mistione s' dico che la specie degli obietti che per esso passano ali' occhio poadel

predetto

vetro

accedici,

guasti

DI
sono cosi peggiorare

LIONARDO DA VINCI
all'
,

jy

: e questo peggioramento in tal azzurro e nero , e bianco sopra tutti gli colore di vetro accadcr altri , ed il mcglioramento accader nel giallo , e verde sopra tutti gU le mistiorii de' colori, le altri, e cosi andcrai scorrendo con V occhio questo modo farai elezione di nuove invenquali sono infinite , ed a zioni di colori misti e composti , ed il medesimo si far con due vetri di varj colori anteposti all' occhio , e cos per te potrai seguitare . CLXII. L'azzurro ed il verde non e perse semplice, perch l'azzurro composto di luce e di tenebre , come quello dell' aria , cio Il verde composto nero perfettissimo , e bianco candidissimo d"* un semplice e d'un composto, cio si compone d'azzurro e di giallo. Sempre l coa specchiata partecipa del color del corpo che la specchia e io specchio si ti g in parte del colore da lui specchiato, e partecipa tanto pi 1' uno dell' altro , quanto la cosa che si specchia pi o meno potente che il colore dello specchio , e quella cosa parche pi partecipa del colore d' esso r di potente colore nello specchio
. , ,

come megliorare

specchio
fia

Dei colori

de' corpi quello sar


.

veduto

Adunque si di pi sp'endida bianchezza quello che sar di maggior oscurit Infra i corpi di egual bianchezza e distanza dall' occhio , quello da maggior oscurit si dimostrer pi candido che circondato e per contrario quell' oscurit si dimostrer pi tenebrosa , che fia veduta in pi candida bianchezza. CLXIII. Dei colori di gran perfezione , quello si dimostrer di maggior eccellenza che fia veduto in compagnia del color retto contrario, ed 1' altro il pallido col rosso, il nero col bianco , bench u l'uno n sia colore: azzurro e giallo , verje e rosso , perch ogni colore si conosce meglio nel suo contrario , che nel suo simile, come l'oscuro nel chiaro, il chiaro nell' oscuro Quella co<a che fia veduta in aria oscura e torbida , essendo bianca parr di maggior forma che non . Questo accade , perche come detto di sopra la cosa chiara cresce nel campo oscuro , per le ragioni dianzi assegnate.
. :
.

maggior distanza , che vedr in minor longinquit,


in

Il mezzo che fra rocchio e la cosa vista tramuta essa cosa nel suo colore, come l'aria azzurra, far che le montagne lontane saranno azzurre, il vetro rosso fa che ci che vede l'occhio dopo lui pare rosso,- ed il lume che fanno le stelle intorno ad esse, occupato per la tenebrosit della notte che si trova infra l'occhio e la illuminazione d' esse stelle. CLXIV. Il vero colore di qualunque corpo si dimostrer in quella parte che non fia occupata da alcuna qualit d'ombra, n da lustro, se sar un corpo pulito.

3S

TrxATTATO DELLA PITTURA


Dico che
il

bianco che termina con l' oscuro, fa che in essi termini r oscuro pare pi nero , ed il bianco pare pi candido CLXV. Quella montagna distante dall'occhio si dimostrer di pi beli' azzurro che sar da se pi oscura, e quella sar pi oscura , che sar pi tali boschi coprono assai arbusti dalla alta e pi boschereccia , perche le piante salvatichc il ciclo vede non gli sicch j ancora paree di' sosto, Molto pi osci:re sode' bosoh4 sono in s pi oscure delle domestiche che non pini sono cipressi abeti e faggi gli alberi , , , querele , le no infra s'interpone che lucidit Quella l'occhio ed il , domestici, e gli ulivi. sua cima , sar nero di pi beli' n-ero , che sar pi sottile nella gran azzurro , e cos e com-erso : e quella pianta manco pare di dividersi
.

dal suo

che termina eoa un campo di colore pi simile al suo , e che sacos e converso : e quella parte del bianco parr pi candida meno parranno cos bianche del nero e quelle confine , r pi presso ai parte del nero parr che pi saranno remote da esso scuro : e quella cos parr e bianco al manco oscura pi Yicina sar , pi oscura che bianco. esso qiicUa che sar pi remot.i da CLXVI. A voler mettere questa prospettiva del variare , o perdepiglicrai di cento in re ovvero diminuire la propria essenza de' colori come sono alberi campagna case , , cento braccia cose poste infra la albero avrai un primo vetro fermo quanto al in , ed siti , e uomini , bene e cos sia fermo 1' occhio tuo : ed in detto vetro disegna un aldi poi scostalo tanto per traverso che bero sopra la forma di quello

campo

l'albero naturale confini quasi col tuo disegno, poi coloris.ci il tuo disegno , in modo che per* colore e forma stia a paragone l'uno dell'altro, o che tutti due, chiudendo un occhio, pajano dipinti, e sia detto
e questa regola medesima fa degli alberi secondi, e de' terzi di cento in cento braccia , di vano in >ano , e questi ti servano come tuoi adjutori , e maestri , sempre adorand gli nelle tue opere, dove si appartenghano , e faranno bene sfuggir 1 opera.

vetro

d'

una medesima distanza

trovo per la regola che il secondo diminuisce 4 del primo quan5 do fosse lontano venti braccia dal primo . quale la si dice prospettiva aerea, impeCLXVIL Evvi un'altra , roch per la variet dell' aria si possono conoscere le diverse distanze terminati ne' lero nascimenti da una sola linea , come <ii varj cdificj sarebbe il veder molti edifici di l da un muro , sicch tutti appariscano sopra r estremit di detto muro d' una medesima grandezza , e che 1* uno che i' altro da fi, tu volessi in pittura far parer pi lontano Tu sai che in Vimil aria i' ultime cotvurarsi un* aria un poco grossa son le montagne , per la gran quantit dell', come quella se vedute in l'occhio tuo e dette montagne , pajono azzurre, aria che s trova infra quasi dei color dell'aria , quando il sole per levante. Adunque farsi primo edifcio del suo colore j il pi iontaaQ sopra i detto muro il

IWa

io

DI
Fallo

LIONARDO DA VINCI
,

^j

meno

profilato
sia

e pi azzurro
in l

e quello
fallo

che tu vuoi che

pi

altrettanto
;

meno

profilato

e pi

azzurro

quello

che
fallo
jl

vuoi che sia cinque volte pi lontano , cinque volte pi azzurro ^ e questa regola far che gli edificj che sono sopra una linea , parranno d' una medc&ima grandezza e chiaramente si conoscer quale pi distante , e qual mag,

:^S.

'ia-..
^=-

jfe=r=^^^^-^

giore dell'altro. CLXVIIf. Variansi le misure deiruomo iji cfascun membro , piegando quello pi o meno, ed a diversi aspetti , diminuendo o crescendo tanto pi o ncno da una parte, quant'ellc crescono o diminuiscono dal lato opposto . CLXIX. L' uomo nella sua prima infanzia ha la larghezza delle spalle eguale alla iianghezza del viso , ed allo spazio che dalla giuntura d' esse spalle alle gomita , essendo piegato il braccio , ed simile
allo spazio clic e dal dito grosso della mano al detto gomito , ed sigile allo spazio che e dal nascimento della, verga al mezzo del ginocchio , come pure allo spazio che da essa giuntura dei ginocchio alla giuntura, del piede Ma quando i' uomo pervenuto all'ultima sua altezza - ogni predetto spazio raddoppia la lunghezza sua ; eccetto la lunghezza del viso la quale insieme con la grandezza di tutto il capo fa poca variet : e per questo V uomo , che ha finito la sua grandezza , il quale sia bene proporzionato , - dieci de' suoi volti , e la larghezza delle spalle due d' essi volti ed il resto si dir n.eli' universal misura Ueil* uomo CLXX. I putti piccioli hanno tutti Te giunture sottili, e gli spazi posti fra r uea e 1' altra sono grossi e questo accade perch la Delle sopra le giunture sola senz' altra polpa. , che di natura di nervo , che cinge e lega insieme i' o-jsa , e la carnosit umorosa si trova fra i' una e l' altra giuntura inclusa fra la pelle e l'osso : ma perch l'ossa sono pi grosse nelle guatare che fra le giunture, la carne nel crescere delFuomo viene a lasciare quella superfluit che stava fra la pelle e Tosso, onde la pelle s'accosta pi all'osso, e viene ad assottigliare le membra: raa sopra le giunture , non vi essendo altea che la cartalaginosa e nervosa pelle , non pu disseccare^ e'non disseccando non diminuisce:, onde per queste ragioni i puttini sono sottili nelle giunture e grossi fra esse , come si vede le giunture delle dita , braccia , spalle sottili , e concave ; e 1' uomo per il contrailo esser grosso in tutte le giunture delle braccia , e gambe e dove i puttini hanno iti fuori ^ loro aver di rilievo ^
, :
,

a,

.*

CLXXLFra
ghezza
dall'

gli

uomini, ed
^

puttini trovo
,

una

all' altra

giuntura

gran differenza di. lunimperoch T uomo ha dalla giun-

tura dIlc spalle al gomito

e dal g,oxnito alia

ponu

dai dico grosso ,

TRATTATO DELLA PITTURA


,

un^omtro della spalla all' altro due teste per mezzo , ed il putto [ercho la natura compone prima la grandezza della casa ne hi una
e da

deirintellctto, che quella degli

spiriti

vitali.

ingrossano le loro giunture per tutti loro aspetti "quando si piegano, e tanto pi s' ingrossano quanto pi si piegano, e cosV diminuiscono quanto pi si a<idirizzano, il simile accade delle dita de' piedi , e tanto pi si varieranno quanto esse saranno pi carnose CLXXIIL Le giunture delle spalle , e dell'altre membra piegabili,
dita della

CLXXIL Le

mano

diranno al suo luogo, nel trattato della Anatomia, dove si mostrano le cause de' moti di tutte le parti di che si compone l'uomo. CLXXIV. Sono i moti semplici principali del piegamento fatto dalla giuntura delle spalle , cio quando il braccio a quella appiccato si move in alto , o in basso , o in dietro , bench si potrebbe dire tali moti essere infiniti, perche se si volter la spalla a una parete di muro , e si segner col suo braccio una figura circolare, si sar fatto tutti perche ogni quantit continua divisii moti che sono in essa spalla , quantit continua fatta dai moto del cerchio tal e bile in infinito braccio, il qual moto non produce quantit continua, se essa continuazione non la conduce. Adunque il moto d' esso braccio staro per tutte le parti del cerchio , ed essendo il cerchio divisibile in infinito, infisi
,

nite sono le variet delle spalle. Dico che le mis'ure universali de' corpi

CLXXV.

si

debbono

osser-

vare nelle lunghezze delle figure , e non nelle grossezze , perche delle laudabili e maravigliose cose che appariscono nell" opere della natura, una che mai in qualunque specie un particolare con precisione si somiglia all'altro. Adunque tu imitatore di tal natura guarda ed attendi Piaccmi bene che tu fugga le cose mostruoalla variet de' lineamenti se, come di gambe lunghe, busti corti, petti stretti , e braccia lunghe; piglia dunque le misure delle giunture, e le grossezze nelle qnaii forte varia essa natura , e varierai ancor tu CLXXVI. La necessit costringe il pittore ad aver notizia dell'ossa che sono i sostenitori , e l'armatura della carne che sopra esse si posa, e delle giunture che accrescono e diminuiscono nei loro piegamenti, per la qual cosa la misura del braccio disteso non conf con la misura del piegato Cresce il braccio e diminuisce infra la variet dell' ultima sua estensione e piegamento T ottava parte della sua lunghezza . L* accrescimcnio e l' accortamento del braccio viene dall'osso che avanza fuori ^ella giuntura del braccio , il quale , come vedi nella figura A B fa lungo dalle spalle al gomito , essendo 1* angolo d' esso gomito minor che retto , e tanto pi cresce , quanto tal angolo <limDUisce , e tanto e tanto pi pi diminuisce quanto il predetto angolo si fa maggiore 1' angolo della piegatacresce lo spazio della spalla al gomito, quanto
.
.

DI LIONARDO

DA VINCI

39

>rv

gomito si fa minore che retto, e tanto pi diminuisce quanto esso maggior che retto CLXX V II. Tutte le part di qualunque animale , sieno corrispondenti al suo tutto , cio che quel che corto e grosso deve avere ogni membro in s corto e grosso , e quello che lungo e sottile abbia le membra lunghe e sottili , ed il mediocre abbia le membra della mele desima mediocrit ed il medesimo intendo aver detto delle piante quali non sieno storpiate dall' uomo o da' venti perch queste rimetra d*csso
.

tono giovent sopra vcccliiezza


porzionalit
.

e cos distrutta la sua naturale

pro-

CLXXVIII. La giuntura
nello stringere , ed ingrossa contrario fa il braccio infra
:

del braccio
la

con

la

quando
il

gomito e

i si e questo nasce che nel!' aprir la stendono , ed assottigliano il braccio do la mano si stringe, i muscoli domestici e silvestri si ritirano ed ingrossano , ma i silvestri solo si discostano dall'osso, per esser tirati dal

mano si la mano per tutti suoi vermano muscoli domestici si diinfra il gomito e la mano e quani

sua mano diminuisce viene ad aprire , ed il

piegar della

mano.
Solo
la

CLXXIX.
del piede fat-

diminuzione

ed accrescimento-

della

giuntura

ta neli' aspetta

della sua parte


silvestre
la

'

DEF,
l'

quale cresce

quando
tura
si
,,

angopili

lo di tal giunfa

acuto e tanta dinainuiscc

43
qnr.nto egli
parla
.

TRATTATO DELLA PITTURA


fassi

pi ottus

cio

dalie

giunture

dinanzi

A C B

ti

CLXXX.
CLXXXf.

lafpi le

nocchio e quello
stendersi ingrossa
.

giunture piegabili solo il giche nei piegarsi diminuisce la sua grossezza, e nel di'.

membra che hanno


-=^-

Tutte

le

mernora

dell'

uomo

ingrossano

nei piegamenti
s'

delle loro giunture, eccetto la ;gi;;ntura della gamba. CLXXXII. Le,:piembra dcg'i ,u<pmini ignudi, i quali

affaticano in

diverse azioni

to dove

sole .swno quelle cllt^oprano i loro muscoli da quel lamuscoli muovono (linembro dell'operazioni, e gli altri membri sie..-pi 6 meajQ.-jgtoqtiMati ne^-lo^oumiscolT, secondo che pi -^--: ;..>-" ..,-'' t o rasao s'affaticano*
,

lor

CLXXXIII. Quel
Tcntc e suo naturale sito
degli altri

braccio

sar di

pi

po-

lungo moto

il

quale essendosi mosso dal avr pi potente aderenza


ritirarlo

membri a

nel sito

dove

ei

desidera muoversi . Come T uomo A che muo-' ve il braccio col tratto E , e portalo in contrario sito col moversi con tutta la persona
in

B.

CLXXXIV. La somma
dell'

principal

parte

arte

investigazione
,

de'

componimenti

di

qualunque cosa

e la

seconda parte de'

mo-

vimenti , che abbiano attenzione alle loro operazioni ^ le quali sieno fatte con prontitudine , secondo i gradi dei loro operatori , cosi in pigrizia , come in sollecitudine ; e che la prontitudine di ferocit sia della somma qualit che si
richiede all' operatore di

quella

Come quando

uno debba gettar dardi , o sassi , o altre simili cose , che la figura dimostri sua somma disposizione in tale azione , ed in potenza ed il primo in valetudine la figura A la seconda e
: ,

il

movimento B
,

ma

1'

rimovcr
la

pi

da

la cosa gettata

che non far

B perch anco-

che r uno e 1' altro mostri di voler tirare il suo peso ad un medesimo 'spetto , 1' A avendo volto i piedi ad .^sso aspetto quando si torce o piega, e si rimove da quello in contrario sito,
ra
V

dove
tenza
sito

esso apparec?chia
,

la disposizione

esso

ritorna con

velocit
il

pocomodit al
della
la

(01
.',f/

dove

esso
in

lascia uscir

peso delle sue


in

ni

Ma

questo

medesimo caso

mafigura B
al

avendo

le

punte de' piedi volti

co;rario sito

DI
al luogo

LIONARDO DA VINCI

-41

dove esso vuol tirare il suo peso , si storce ad esso luogo con grande incomodit, e per conseguenza l'effetto e debole, ed il moto partecipa della sua causa , perch l'apparecchio della forza ira ciascun movimento vuol essere con istorcimenti e piegamenti di gran violenza , ed il rirorno sia con agio e comodit , e cos 1' operazione ha buon' effetto perche il balestro che non ha disposizione violenta , il moto del mobile da lui rimosso sar breve, o nulla: perch dove Boa disfazione di violenza non moto , e dove non violenza , essa non pu esser distrutta ^ e per questo V arco che non ha violenza non pu far moto se non acquista essa violenza, e nell'acquistarla non la caccia da s. Cos l'uomo che non si storca o pieghi* non ha acquistato potenza. Adunque quando A avr tratto il suo dardo esso si trover essere storto e debole per <juel verso dove esso ha tratto il mobile, ed acquistato una potenza la quale soltanto vale a tornare in contrario moto, CLXXXV. Non sieno replicati medesimi movimenti in una medesima figura nelle sue membra o mani, o dita n ancora si replichino le medesime attitudini in una istoria E s.e 1' istoria fosse grandissima , come una battaglia , o una uccisione di soldati , dove non nel dare se non tre modi , cio una punta , un roverscio , ed un fendente ; ia questo caso tu ti hai ad ingegnale che tutti i fendenti sieno fatti in varie vedute, come dire alcuno sia volto indietro, alcuno per lato, ed alcuno dinanzi e cosi tutti gli altri aspetti delle medesime tre attitudini; e per questo dimanderemo tutti gli altri , partecipanti d' uno d questi Ma i moti composti sono nelle battaglie, di grande artificio , e di gran vivacit e movimento ; e son detti composti quegli , che una sola figura ti dimostra , come s' ella si vedr con Jc gambe dinanzi , e
: , i , : . , . ,

parte per

il

profilo della

spalla.

di questi

si

dir in altro luo'-o.


,

Nelle giunture delle membra e variet delle loro piegature da considerare come nel crescere carne da un lato, viene a mancar nell altro, e questo s' ha da ricercare nel collo degli animali , perche i loro moti sono di tre nature delle quali due ne sono semplici, ed una composta, che partecipa dell'uno, e delP altro scmplice, dei quali moti semplici l' uno e quando si piega all' una e l'altra spalla, o quando esso alza o abbassa la testa che sopra gli posa. Il secondo quando esso collo si torce a destra o sinistra senza incurvamento , anzi resta dritto , ed avr il volto voltato verso una delle spalle Il terzo moto, che detto composto, quando nel piegamento suo si aggiunge il suo torcimento , come quando V orecchia s'inchina inverso una delle spalle , ed il volto si volta inverso la m.edesima parte , o la spalla opposta col viso volto ai cielo ,
,
,
.

CLXXXVI.

CLXXXVII. Misura
zione
,

e se la

guarderai di

proporzione della lua membrificadiscordante , notala , e forte ti non T usare ncUc figure che per te si compongono , perin tela la

trovi

in

alcuna

parte

42

TRATTATO DELLA PITTURA


comun
vizio
eie'

che questo
a se
.

pittori

di

dilettarsi

di

far

cose
al

simili

CLXXXVIIL
rono
risca

Tutti
cos

membri
il

esercitino
,

qucH' ufizio,
il

quale fu-

destinati

cio che ne' morti


,

e dormienti nessun

vivo

o desto
,

piede

che riceve
,

peso

membro appadell' uomo sia


,

schiacciato

non con
I

dita

scherzanti

se gi

non

posasse

sopra

il

calcagno

moti delle parti del volto ,' mediante gli accidenti mentali, sono molti; de' quali i principali sono ridere, piangere, griammirazione ira , letidare, cantare in diverse voci acute e gravi simili, e delle quali si far menzione, doglia, paura, malinconia, zia, che sono molto simili nella bocca pianto e , e prima del riso , e del nelle fuancie, e serramento d' occhi , ma solo si variano nelle ciglia , e questo tutto diremo al suo luogo , cio delle vae loro intervallo
, , , :

CLXXXIX.

volto, le mani, e tutta la persona per ciascun degli quali a te, pittore , e necessaria la cognizione, se n, la accidenti, de' tua arte dimostrer veramente i corpi due volte morti . Ed ancora ti ricordo che i movimenti non sicao tanto sbalestrati , e tanto mossi , che la pace paia battaglia o morescha d' ubriachi , e sopra il tutto che
riet

che

piglia

il

quale fitta l'istoria sieno intenti con atti che mostrino ammirazione , riverenza , dolore, sospetto, paura, o gaudio secondo che richiede il caso per il quale e fatto il congiunto, o vero concorso delle fic;ure: e fa' che le tue istorie non sieno 1' una sopra l'altra in una medesima parte con diversi orizzonti ,- sicch ella paia una bortefra di mereiaio con le sue cassette fatte a quadretti. CXC. Le parti che mettono in mezzo il globo del naso si variano in otto modi , cio o elle sono egualmente dritte , o egualmente conson disegualmente rette , i." Ovvero cave , o egualmente convesse
circostanti al

caso per

il

nelle parti superiori rette, e di concave, e convesse, sotto concave, 3." Ovvero disopra rette, e di sotto convesse, 4.0 Ovvero sopra concave e di sotto di sopra concave e di sotto rette, 5. O di
2."
,

Ovvero sono

di sopra , di sopra convesse , convessa, 6.^ convesse , e di sotto concave. L'applicatura del naso col ciglio di due ragioni, cio, o ch'ella concava, o eh' ella dritta. La fronte ha tre variet, o ch'ella piana, o ch'ella concava , o eh' ella colma. La piana si divide in due parti, cio o ch'ella convessa nella parte di sopra , o nella parte di sotto, ovvero di sopra e di sotto , ovvero piana di sopra e di sotto . CXCI. In questo caso ti bisogna mandare alla memoria la variet de' quattro membri diversi in profilo , come sarebbe naso , bocca , mento , e fronte . E prima diremo de' nasi , i quali sono di tre sorti , e convesso. De' dritti non ve n' altro c'nc quattro dritto 3 concavo

e di sotto

rette

7.

DI
varieti
,

LIONARDO DA V/NCI
la

43

cio

lungo, corto, alto con

sono

di tre sorti, delle quali alcuni

hanno

punta, e bivD, I nasi coiicavi la canea vita nella parte su-

mezzo, ed alcuni nella parte inferiore. I nasi conmodi, alcuni hanno un gobbo nella parte di sopra, alcuni nel mezzo, alcuni di sotto: gli sporti che mettono in mezzo il gobbo del naso si variano in tre modi, cio o sono dritti, o
periore, alcuni nel
vessi, ancorasi variano in tre

sono concavi, o sono convessi. CXCll. Se tu vuoi con facilit tener a mente un aria d' un volto impara prima dimolte teste , bocche, occhi, nasi, menti, gole, colli, e spalle : e poniamo caso. 1 nasi sono di dieci ragioni : dritto, gobbo, cavo , coi rilievo pi su , o pi gi che il mezzo , aquilino , simo , tondo j ed acuto: questi sono buoni in quanto al profilo In faccia so.

no

di undici

ragioni
sottile

eguali

grossi

in

mezzo

sottili

in

mezzo

la

nell'appiccatura, sottile nella punta e grosso iiell' appiccatura di larghe narici , di strette , di alte , di basse , di buchi scoperti , e di buchi occupati dalla pupta e cos troverai diversit neil' dei ritrarre dal naturale , e metterle altre particole le quali cose tu a mente. Ovvero quando tu dei fare un volto a mente, porta teco un
, : :

punta grossa e

picciol libretto , dove siano notate simili fazioni , e quando hai dato un'occhiata al volto della persona che vuoi ritrarre , guarderai poi in disparte qual naso o bocca se gli assomiglia e fagli un picciolo segno per riconoscerlo poi a casa, e metterlo insieme. CXCIII. Non si facciano muscoli con aspre diffinizioni , ma dolci
,

lumi finiscano insensibilmente nelle piacevoli e


questo nasce
grazia e formosit

dilettevoli

ombre

e di

CXCIV. La

fontanella
,

della gola cade sopra

il

un braccio innanzi
titudine
.

la

fontanella

esce

di
,

essi

piedi
si

piede , e gittando e se la gamba


,

getta in dietro, la fontanella va innanzi

e cos

rimuta in ogni at-

Quella figura, della quale il. movimento non compagno dell'accidente che finto esser nella mente delia figura, mostra le membra non esser obbedienti 3I giudizio d'essa figura , ed il giudizio dell' operatore valer poco-, per dee mostrare tal figura grand' affezzione e fervore, e mostrar che tali moti, altra cosa da quello per cui siano fatti,

CXCV.

non possano

significare.

debbono essere pi o meno evimuscoli secondo la maggiore o minor fatica di detti membii, e mostrar solo quei membri che pi s' adoprano nel moto o azione , e pi si manifesti quello che pi adoperato j e quello che nulla s'adopera resti lento e molle. CXCVII, Quando l'uomo si muove con velocit o tardit, sempre quella parte che sopra la gamba che sostiene il corpo sar pi bassa
degl' ignudi

CXCVI. Le membra

denti nel discoprimento

de''

che r altra

44

TRATTATO DELLA PITTURA


CXCVIII. Quelle
spalle o lari

ucll'uomo, o d'altro animale avran-

maggior diticrenra nell' altezza , delle quali il suo tutto sar di pi tardo moto, seguita il contrario, cio che quelle parti degli delle quali il suo animali avranno minor differenza nelle loro altezze

no

infra loro

tutto sar d pi veloce


Tocale
,

moto

e questo

si

prova
la

per la 9/^ del

dove dice.* Ogni grave que movendosi il tutto verso alcun luogo,

peso per la linea del suo

moto

ce.

moto adun-

guita ia linea brevissima del moto nelle parti laterali d'esso tutto . CXCIX. Dice 1' avversario in quanto alla prima parte di sopra , aon esser necessario che 1' uomo che sta fermo o che cammina con tardo motro , usi di continuo la predetta ponderazione delle membra sopra il centro della graperche molvit che sostiene i! peso del tutto te valte 1' uomo non usa n osserva tal regola, anzi fa tutto il contrario , conciosiachc alcune volte esso si piega [ateralmente , stando spra un sol piede alcuna volta scarica parte del
, , , ,

parte a quella unita, sedel suo tutta , senza dar di s peso

cio suo peso sopra la gamba che non e retta come si moquella che si piega nel ginocchio stra nelle due figure B C . Rispondevi che quel che non fatto dalle spalle nella figura C fatto nel fianco , come si dimostrato a suo
,
,

luogo

ce
ve tutta
suo

L''

estensione del braccio raccolto

muoil

la

ponderazione
del

dell'

uomo
,

sopra
si

piede
in

sostentacolo

tutto

come

mo-

>l

^.

quello che con le braccia aperte va sopra la corda senza altro bastone GCf. Queir animale avr il centro delle gambe suo sostentacolo tanto pi vicino al perpendicolo del centro della gravita , il quale sastra

r di

pi tardi

movimenti

e cos

converso

quello avr il centro de* sostentacoli pi remoto della gravit sua , il quale fia di pi vecentro perpendicolo, del al loce moro . CCIf. Sempre la spall'a dell' uomo che sostiene il peso pi alta che la spalla senza peso e questo si mostra nella figura , per la quale passa la linea centrale di tutto il peso dell' uomo , e del peso da lui
,

portato: il qual peso composto se- non fosse diviso con egual soma sopra il centro della gamba che posa, sarebbe necessit che rutto il composto rovinasse m.a la necessit provvede ch tanta parte del peso natuTa.le- dcir uomo si "eiu. ia u de' Uri , q^uanta la q_uantlt del peso.
.

DI
accidentale

LIONARDO DA VINCI
dall'

4)

che

si
si

questo far

non
che
:

pu

aggiunge se V

opposro

lato

uomo
pi

non

non
lui

s'

abbassa

dal lato suo


partecipi

lieve

piegamento
portato

del peso

piega e tanto accidentale d


si

con

r^^

e questo far
,

non

si

pu

se la spalla

e la spalla lieve laon s'abdel peso non si alza E questo il mezzo che V artificiosa nebassa cessit ha trovato in tale azione.
.

ceni. Sempre il peso dell' uomo che posa sopra una sola gamba- sar diviso con egual parte
opposta sopra il centro della gravit che sostiene . CCIV. L' uomo che si move avr il centro della sua gravit sopra il eentro della gamba che

posa

in

terra.

privazione del moto d qualunque animale , il quale posa i suoi piedi , nasce dalla privazione dell' inegualit che hanno infra loro opposti pesi che si sostengono sopra i loro pesi ce VI. Tanto diminuisce V uomo nei piega-

CCV. La

mento

deli'

uno

de' suoi

lati

quanto

egli

cresce

suo lato opposto , e tal piegatura sar all' ultimo subdupla alia parte che si cs-tcude E di questo si f tra particolar trattato .
ncil' altro
.

CCVil. Tanto quanto


piegabili
si

l'uno de'lat de'membri far pi lungo, tanto la sua parte op-

posta sar diminuita . La linea centrale estrinseca de' lati che non si piegano , ne' membri piegabili, aiai diminuisce o cresce di sua lunghezza CCVllI Sempre la figura che sostiene peso fuor di se e delia linea centrale della sua quantidee gettar tanto peso naturale o accidentale t
,

opposta pesi intorno centro dalla per tutta la


dall'

parte

equiponderanza de' alla linea centrale che si parte dal parte del pie che si posa , e parta
,

che faccia

'

il

soma

del peso
.

sopra

essa

parte

de'

Vedesi naturalmente uno.. che pt^glia un peso dall'uno de' bracci, gittar fuori di s il braccio opposto j e se questo non basta a far i' equiponderanza- vi porge tanto pi peso
piedi
in

terra

posata

di s

medesimo

pieg-indosi
.

resistere all'applicato peso

Si

che si fa sufficiente avede ancora in lino-

che

sia per

cadere ro verselo l'uno de'suoilati laterali,


getta- iafuori
il

che sempre

ixuccio dal l'opposta parte.

40

TRATTATO DELLA PITTURA


,

CCH^. Quando tu Yuoi far 1' uorr.o motore d* alcun peso considera che i moti debbono esser farri per diverse linee cio o di basso o in alto con semplice moto , come fa quello che chinando si piglia il. peso che rizzandosi vuole alzare o quando vuole strascinarsi alcuna cosa dietro, ovvero spingere innanzi, o vuoi tirare in basso con corda che passa per carrucola Qui si ricorda che il peso dell' uomo tira tanto quanto il centro della gravit sua fuori del centro del suo lostentacolo. A questo s'aggiunge la forza che fanno le gambe o schiena piegate nei suo rizzarsi. Mai non si scende p sale , n mai si cammina per nessuna linea che il pie di dietro non alzi il calcagno
, .

,'

CCX.
inegualit
bilico
;

Il

moto

creato

dalla

distruzione

del

billico

cio dall'

suo bilico, e quella


.

imperocch nessuna cosa per s si muove che non esca dal rimove dal detto suo si la pi veloce , che pi si
la
fia
il

CCXI. Se
lato che posa

figura posa sopra

uno

de' suoi piedi, la spalla di


1'

quel
della

sempre

pi

bassa che

altra

e la fontanella
Il

gola sar sopra

mezzo

della

gamba che

posa

medesimo accadcr

Q
jrf,\
ibii
"^

per qualunque linea noi vedremo essa figura, essendo senza braccia sportanti non molto fuori della figura, o senza peso adesso, o in mano , o in spalla o spor-

tamento
dietro
.

della

gamba che non

posa

innanzi

o inessere

CCXII. Le membra nel corpo accomodate con grazia al proposito


(
'

debbono

dell' effetto

che

tu vuoi che faccia la figura : e se tu vuoi fare la figura che mostri in se leggiadria , dei far membri gentili, e distesi, senza dimostrazione di troppi muscoli, e quei p(chi che al proposito farai dimostrare, fgli dolci , cio di poca evidenza ^ con ombre non

J>

massimamente le braccia disnodate cio che nessun membro non stia in linea dritta col membro che s* aggiunge seco . E se il
tinte, e le
,

membra

fianco, polo dell'uomo, si trova, per lo posare fatto, che il destro sia pi alto che il sinistro , farai la

giuntura delia spalla superiore piovere per linea perpendicolare opra il pi eminente oggetto del fianco,
e sia essa spalla destra pi bassa della sinistra , e la fontanella sia sempre superiore al mezzo della giuntura del pie di sopra che posa la gamba : e la gam-

ba che non posa abbia


all'altra

il

suo ginocchio pi basso che

1'

altro

e presso
.:<::':

gamba.
latitudini della testa e braccia

Le

sono

infinite

per non mi csten-

DI
dcr
In

LIONARDO DA VINCI

47

darne alcuna regola. Dir pure che elle sieno facili e grate co p. non pajano pezzi di legno. CCXIII. In quanto alla comodit d'essi membri , avrai a considerare che q lando tu vuoi figurare uno che per qualche accidente si abbia a voltare in dietro, o per canto, che tu non faccia muovere i pievarj storcimenti, acci
di e tutte le

membra

in quella

parte

dove volta
.

la

testa

anzi farai

operare con partire esso svolgimento in quattro giunture , cio quella e se proseguir sui del piede , del ginocchio , del fianco , e del collo la gamba destra, farai il ginocchio della sinistra piegare in dentro , ed alquanto di fuori , e la spaila sinistra sia alil suo piede sia elevato si scontri nei medesimo quanto pi bassa che la destra e la nuca sinistro di fuori del. pie la spalla sinidove volta, noce e luogo la e , stra s.ir sopra la punta del pie destro per perpendicolar linea: e sempre usa , che dove le figure voltano la testa , non vi si volga il petto, che la natura per nostra comodit ci ha fatto il collo che con f icilit pu servire a diverse bande, volendo T occhio voltarsi in. varj siti, ed a questo medesimo sono in parte obbedienti i' altre giunture: e se fai l'uomo a sedere, e che le sue braccia s'avessero in qualche moao ad adoprare in qualche cosa traversa , fa' che ii petto si volga sopra la giuntura dei fianco. CCXiV. Ancora non replicar le membra ad un medesimo moto nella figura la quale tu fingi esser sola cio che se la figura mostra di correr sola , che tu non gli faccia tutte due le mani innanzi , ma una innanzi e 1' altra indietro perche altrimente non pu correre ; e se il pie destro e innanzi , che il braccio destro sia indietro , ed ii sinistro innanzi, perche senza tal disposizione non si pu correr bene. E se gli sar fatto uno che io seguiti, che abbia una gamba, che si getti alquanto innanzi, fa che l'altra, ritorni sotto la testa, ed il braccio superiore scambi ii moto e vada innanzi:, e cosi, di questo si dir, a pieno
,

nei libro de' movimenti.

CCXV. Fra le principali cose importanti che si richiedono nelle figurazioni degli animali, il situar bene la testa sopra le spalle, il busto sopra i fianchi , e i fianchi e spalle sopra i piedi
CCXVI. La
dar di
s

figura che senza

moto sopra

suoi piedi

si

sostiene
.

eguali pesi opposti intorno ai centro del suo sostentacolo Dico perci che scia figura senza moto sar posata soprali suoi piedi si soste rrj

un braccio innanzi ai suo petto, ella dee, gettar tanto peso naturale indietro quanto ne get'a dei naturale ed accidentale in- nanzi e quel medesimo dico di ciascuna parte the sporta infuori dei suo
che
se ella getta

tutto oltre

il

solito.

si lever o porter peso dall'uomo , che non manpi d di se di altrettanto peso che quello che vuole levare, e io por-> ti in opposta parte a quella donde esso leva ii detto peso..

CCXVII. Mai

TRATTATO DELLA PITTURA


CCXVin.
Slcao
,

le

attitudini degli

uomini
dimostri

tal

modo
.

disposti

che con

quelle
atti

si

con le loro membra in V intenzione del loro


le

animo
dignit

CCXIX.
,

si

Pronunzlansi gli variano secondo

degli
specie

le

uomini secondo cio de' maschi

loro et,

e delle

fem-

mine
gli

Dico che il pittore dee notare le attitudini e i moti denati da qualunque accidente immediatamente, e sieno notati o messi nella mente e non aspettar che l'atto del piangere sia fatto fare a uno in prova senza gran causa di pianto , e poi ritrarlo , perch tal atto non nascendo dal vero caso , non sar ne pronto n naturale ma ben buono averlo, prima notato dal caso naturale e poi fare star uno in queli' atto per vedere alcuna parte al proposito , e poi
uomini
, : ,

CCXX.

ritrarlo

Tutti i circostanti di qualunque caso degno d' essere nocon diversi atti ammirativi a considerare esso atto, come quando la giustizia punisce i malfattori e se il caso d'< cosa devota, tutti t circostanti drizzano eli occhi con diversi atti di devozione a b esso caso, come il mos^:rare 1' ostia nel sagrificio , e simili e s' egli caso degno di riso , o di pianto in questo Jion e necessario che tutti ma con diversi movimenti , i circostanti voltino gli occhi a es;o caso e che gran parte di quegli si rallegrino , o si dolgano insieme , e se ii caso pauroso , i xWi spaventati di quegli che fuggono facciano gran dimostrazione <ii timore , e di fuga , con var) movimenti , come si dir nel libro de' moti. CCXXn. Non far mai una figura che abbia del sottile con muscoli di troppo rilievo; imperocch gli uomini latrili non hanno mai troppa ma sono sottili per la scarsit di carne e dove carne sopra 1' o<;sa poca carne non pu esser grossezza di muscoli CCXXilI. I muscolosi hanno grosse 1' ossa , e sono uomini grossi e corti, ed hanno carestia di grasso, imperocch le carnosit de'muscoed il grasso che infra si ristringono insieme It per loro accrescimento ed i muscoli in tali magri esloro si suole interporre non ha luogo
tato stanno
:

CCXXI

sendo in tutto

costretti

infra loro

non potendosi

dilatare

crescono

grossezza , e pi crcscop.o in quella parte che e pi remota da' loro ili estremi, cio inverso il mezzo della loro larghezza e lunghezza. CCXXlV. Ancora che i grassi sieno in se corti e grossi, come gli
anzidetti muscolosi
,

essi

hanno

sottili

niuscoli

ma

la

loro pelle veste


essi
,

molta grossezza spugnosa e vana, cio piena sostengono pi sopra i' acqua che non fanno
nella
y>olie

d' aria;
i

per muscolosi
le
i

grassi

ti

che hanno

tnchiusa

meno
di

quantit d'aria.

CCXXV.
no, o
elle
si

Neil' alzare ed abbassare delle braccia

poppe ipariscode' fianchi nei

fanno

pi

rilievo

il

simile fanno

rilievi

DI

LIONARDO DA VINCI
loro
,

49
,

nel piegarsi in faori o in dentro nei pi variet, e i fianchi, ed il collo

che hanno
colare
.

moti
I

pi

variabili

e di

fanno che nessun' ciltra giuntura cerquesto si far un libro partie le spnile
,

fanclji

CCXXVI.

membri non debbono

aver

nella

giovent

pronun-

ziazQne de' muscoli, perche segno di fortezza attempata , e ne' giovanetti non n tempo, ne matura fortezza: ma siano i sentimenti delle membra pronunziate pi o meno evidenti, secondo che pi o meno

saranno
ti
,

affaticati

e grossi

intrinseche

sempre i muscoli che sono affaticati sono pi alche quegli che stanno in riposo e mai le linee centrali de' membri che si piegaiio stanno nella loro naturale lun,

ghezza

L' ignudo figurato con grand' evidenza di tutti suoi muscoli fia senza moto, perche non si pu muovere, se una parte de' muscoli non si allenta, quando gli opposti muscoli tirano: e quegli che allentano mancano della loro dimostrazione , e quegli che tirano si scuoi

CCXXVII.

prono
cercati

forte

e fannosi evidenti
i

figure ignude non debbono avere loro muscoli riinteramente , perch riescono difficili e disgraziati Per quell' aspetto che il membro si volta alla sua operazione, per quei medesimo fiano i suoi muscoli pi spesso pronunziati. Il muscolo in s pronunzia spesso le sue particole mediante 1' operazione in modo che senza tale operazione in esso prima non si dimostravano CCXXIX. 11 muscolo della coscia di dietro f.i maggior variet nella sua estensione ed attrazione che nessun altro muscolo che sia nell' uomo 11 secondo quello che compone la natica Il terzo quello Il quarto quello della gola delle schiene : Il quinto quello delle li sesto quello dello stomaco spalle che nasce sotto il pomo granato, e termina sotto il pettignone, com.e si dir di tutti, CCXXX. Dove il braccio termina con la palma della mano presso a quattro dita si trova una corda la maggiore che sia nell' uomo , la quale senza muscolo, e nasce nel mezzo dell'uno de' fucili del braccio , e termina nel mezzo deli' altro fucile ed ha figura quadrata , ed larga circa tre dita e grossa mezzo dito e questa serve solo a tenere insieme stretti due detti fucili del braccio acci non si di. ,
.

CCXXVIII. Le

latino

CCXXXI. Nascono

nelle giunture dell'

uomo

alcuni pezzi d' osso

quali
,

sono
le

stabili

nel

mezzo

delle corde
,

che legano

alcune giuntu-
,

re

come
,

rotelle delle ginocchia

e quelle

delie spalle

e de' piedi

le quali

sono in tutto otto , essendovene una per spalla , ed una per ginocchio e due per ciascun piede sotto la prima giuntura dei diti groisi verso il calcagno , e questi si fanno durissimi veYso la vecchiezza
deli'

uomo

TRATTATO DELLA
CCXXXII.
Na<.ce

PITTUflA
il

pomo granato , ed il pcttiil quale pertignone di tre potenze , pernel termina dico ) ; ( tre cio prima il muscolo da corde lunghezza che diviso nella sua poi sesuperiore , e poi seguita una corda larga come esso muscolo questo si di al quale congiungc pi basico la muscolo secondo guita il
un
itiu<!co1q

infra

gnone

seconda corda al Hnc seguita il terzo muscolo eoa la terza corda , la qua! corda congiunta all'osso del pettignone : e queste tre riprese di tre muscoli con tre corde sono fatte dalla natura per il gran moto che h.1 l'uomo nel suo piegarsi, e distendersi con simile muscolo, il quale se fjsse d"ua pezzo farebbe troppa variet nel suo dilatarsi e restringersi nel piegarsi e distendersi dell'uomo, e fa maggior bellezza nel!' uomo aver poca variet di tal muscolo nelle sue azioni , imperocch se il muscolo si ha da distendere nove dita , ed altrettante poi rititarsi non tocca tre dira per ciascun muscolo , le quali fanno poca variet nella loro figura , e poco deformano la bellezza del corpo. CCXXXIIL L' ultimo svoltamento che pu far l'uomo sar nel dimostrarsi le calcagno indietro, ed il viso in faccia: e questo non $i fa, ,

r senza difficolt
abbassasi la spalla
di tale

se

non

si

piega

la
.

gamba ed

che guarda la nuca e la causa fa dimostrata nell' anatomia , e q^uali muscoli primi ed ultimi si muovano CCXXXIV. Delle braccia che s mandano di dietro, le gomita non si faranno mai pi vicine che le pi lunghe dita passino le gomita dell' opposta mano, cio che l'ultima vicinit che aver possano le gomita dietro alle reni, sar quanto e lo spazio che dal suo gomito all' estremo del maggior dito della mano, le quali braccia fanno un quadrato perfetto.

svoltamento

possano traversar le braccia sopra il petto , e che le gomita vengano- nel mezzo del petto e queste gomita con le spalle e braccia fanno u
E.

quanto

si

triangolo equilatero.

dispone alla creazrone del moto con nel moto contrario a quello Iri forza, esso si "piega e torce quanto pu dove vuol generare la percussione, e quivi s'apparecchia nella forza che a lui possibile, la quale conduce e lascia sopra della cosa da lui per1'

CCXXXY. Quando

uomo

si

cossa col

composto. muscoli che muovono il maggior fucile del braccio neir estensione e retrazione del braccio , nascono circa il mezzo dell* osso detto adiutorio, l' uno dietro all' altro ; di dietro nato quello che
del
I

moto

CCXXXVL

estende il braccio, e dinanzi quello che lo piega. Se r uomo pi potente nel tirare che nello spingere , provasi per la 9. ds fondcribiis , dove dice : Infra i pesi di cguai potenza , quello.

DI
si

LIONARDO DA VINCI

Ji

dimostrer pi potente che saia pi remoto dal polo della loro bilancia. Ne segue perci che essendo N B muscolo, %d N C muscolo di potenza infra loro eguali ^ il muscolo dinanzi N C pi poB , perch esso tente che il muscolo di detto fermo nel braccio in C sito pi remoto dal polo del gomito A che non B il quale di l da esso polo, Ma questa forza seme cosi concluso l'intento

non composta , come si propone di voler trattare, e dobbiamo metter pi innanzi. Poi la forza composta quella quando facendosi un operazione con le braccia vi s' aggiunge una seconda potenza
plice
,

peso delle persona, e delle gambe, come nei tirare, e nello spingere, che oltre alla potenza delle braccia vi si aggiunge il peso della persona , e la

dcT

forza della schiena, e delle

voler distendersi,

gambe la quale nel come sarebbe di due ad una colon,

na
nel

che uno
tirare

la spingesse

CCXXXVII.

F altro la tirasse Molto maggior potenza ha T uomo


,

perch nel tirare vi s' che nello spingere aggiunge la potenza de^ muscoli delle braccia che son creati solo al tirare, e non allo spingere, perch quando il braccio dritto , i muscoli che muovono non possono avere alcuna azione nello il gomito spingere pi che si a\ esse V uomo appoggiando la spalla alla cosa che egli vuole rimuovere dal suo sito, nella quale s'adoprano i nervi che drizzano la schiena incurvata, e quegli che drizzano la gamba piega,

"

ta, e siano sotto la coscia, e nella polpa dietro alla gamba, e cos concluso al tirare aggiungersi la potenza delle braccia, e la potente estensione delle gambe, e della schiena , insieme col petto dell'uomo, nella qualit che richiede la sua obliquit ; ed allo spingere concorre il medesimo, mancandogli la potenza delle braccia , perch tanto a spingere

con un braccio dritto senza moto , come avere interposto un pezzo di legno fra la spalla e la cosa che si spinge. CCXXXVIII La carne che veste .le giunture dell'ossa , e l'altre parti air osso vicine crescono e diminuiscono nelle loro grossezze secondo il piegamento o estensione delle predette membra , cio crescono dalla parte di dentro dell* angolo che s genera nei piegamenti de' membri , e s'assottigliano, e si estendono dalla parte di fuori dell' angolo esteriore: ed il mezzo che s' interpone fra l'angolo convesso ed il concavo partecipa di tale accrescimento o diminuzione, ma tanto pi o meno quanto le parti sono pi vicine o remote dagli angoli delle dette
,

giunture piegate.

TRATTATO DELLA PITTURA

CCXXXLK. Impossbile e il voltar la gamba dal ginocchio in gi senza voirar Ja coscia co;i altrettanto moto, e questo nasce perche la giuntura tieir osso del gnc/cchjo ha il contatto dell'osso della cesoia internato e commesso con T osso della gamba e solo si pu muovere tal giuntura innanzi o indietro , nel modo che richiede il camminare e rin ginocchiarsi j tmi non si pu mai muovere lateralmente , perche i contat che compongono la giuntura del ginocchio non lo comportano : imperocch se tal giuntura fosse piegabile e voltabile, come l'osso delP adiutorio che si commette nella spalla , e come quello della coscia che cos le gamsi commette nell'anche, Tuomo avrebbe sempre piegabUi be per i loro lati , come dalla parte dinanzi alla par?c di dietro , e sempre tali gambe sarebbono tolte ed ancora tal giuntura non psi preterire la rettitudine deihi gamba, ed solo piegabile innanzi, e non indietro, perch se si piegasse indietro, 1 uomo non si potrebbe levare in piedi quando fosse inginocchiato , perch nel le<^arsi di ginocchioni, ^ellc due ginocchia, prima si d il carico dei busto sopra l'uno de' ginocchi > e sc.iricasi il peso crell' altro , ed in qacl tempo i' altra gamba non sente altro peso di s medesima onde con facilit leva il ginocchio da terra, e mette la pianta del piede tutta posata alla terra, di poi rende tutto il peso sopra esso piede posato , appoggiando la mano sopra il SA.10 ginocchio ed in un tempo uistende il braccio , il quale porta il petto e la testa in alto, e cosi distende e di izza ia coscia col petto, e fassi dritto sopra esso piede posato lesino eoe ha levato l'al,

tra

gamba

CCXL. Sempre
essa
tirata
.

la

carne piegata grinza dall'opposta parte da cui


si

Il moro semplice detto quello che plicemente, o innanzi, o indietro.

CCXLI.

fa

nel piegarsi

sem-

CCXLII,
razione
si

cos dee

il moto composto detto quello quando per alcuna operichiede piegarsi in gi e in traverso in un medesimo tempo : avvertire il pittore a fare i movimenti composti, r quali sia-

no intfgralmente
posto
trario
,

mediante
col fargli
.

composizioni, cio se uno fa un'atto comtale azione , che tu non f imiti in confare un'atto semplice, il quale sar pi remoto da essa
alle loro
le

necessit di

Azione

I mori delle tue figure debbono essere dimostrativi della quantit della forza quale conviene a quelle usare a diverse azioni coc che tu non faccia dimostrare le medesime forze a quel che lever UH'S b-acchctra, la quale fi conveniente ali* alzare d' una trave. Adun-

CCXLriI.

que fa diverse le dimostrazioni delle furze secondo la qualit de' pesi da loro maneggiati. CCXLI V. Non farai mai le teste dritte sopra le spalle ma voltate ia tra.', erse , a destra o a sinistra , ancorch esse guardino in su o ia
,

DI

LIONARDO DA VINCI
5

gi, o dritto, perch gli necessario fare i lor moti che mostrino vivacir desta e non addormentata . E non fare i mezzi di tutta la persona dinanzi o di dietro , che mostrino le loro rettitudini sopra o sotto agli altri mezzi superiori o inferiori: e se pure tu lo vuoi usare fallo ne' vecchi: e non replicare i movimenti delle braccia , o dijil gambe, non che in una medesima figura, ma neanche nelle circostanti e vicine, se gi la necessit del caso che si finge non ti costr'jjjgesse

CCXLV.
tempo o

Negli atti

atfezlonati

dimostrativi le cose propinque per

la m-.o non per sito s' troppo remota da e<isi dimostratori: e se le predette cose saranno remote, remota debbe essere ancor la mano dei dimostratore ^ e la faccia dei viso volta a ci che si dimostra CCXLVl. Sia variata l'alia de' visi secondo gli accidenti dell'uomo
>

hanno a mostrare eoa

in fatica, in riposo, in pianto, in riso, in gridare, in timore, e cose simili , ed ancora le m&mbra della persona insieme con tutta 1' attitudine die rispondere ali' effigie alterata
.

moto del corpo, ed I moti mentali senza il moto del corpo alcuni col moto del corpo lasciano csderc braccia , mani , ed ogni altra parte che mostra vita: ma i moti mentali con il moto del corpo tengono il corpo con le sue membra col moto appropriato al moto della mente: e di questo tal diil
.

CCXLVjL

Sono alcuni moti mentali senza

Evvi un terzo moto che partecipante dell' quarto che non ne Tuno, n l'altro; e queuno e dell'altro, ed un sti ultimi sono insensati, ovvero dissensati t e si mettono nel capitolo delscorso
si

dir moiiecose

moresche . CCXLVIII. Il moto mentale muove il corpo con atti semplici , e facili , non in qua, ed in l> perche il suo obietto nella mente, la quando in se medesima occupata quale- non muove i sensi
la pazzia

de' buffoni nelle loro

CCXLIX. Quando

il

moto

dell'

uomo
o n
il :

causato
se

to, o tale obietto nasce immediate , che si muove torce prima air obietto

mediante Y obietnasce immediate , quel


le

senso pi necessario, eh'


parte

chio: lasciando stare


nsienae

piedi al

primo luogo, e solo muo/e

occoscie
i'

1'

con

fianchi e ginocchi verso quella


rali

dove

si

volta

oc-

chio, e cos in

accidenti
varj
i

si

CCL. Tanto sono

far gran discorso. moti degli uomini quante sono

le variet

ciascuno accidente in s muove pi o meno essi uomini, secondo che saranno di mai?Por potenza , e secondo 1* et 5 perch altro moto far sopra un mede'simo caso un giovane , che un vecchio CCLI. Ogni animale di due piedi abbassa nel suo moto pi quella parte che sta sopra il piede che alza, che quella la quale sta sopra il piede che po$a in terra : e la sua parte suprema fa il contiaria e questo si vede
:

degli accidenti che discorrono

per

le

loro menti

TRATTATO DELLA PITTURA


uomo quando cammina
sia
,

nei fianchi e spalle dell'


desi.Tio

e negli

uccelli

il

mctut-

cnn la testa sua , e con la groppa. CCLIL Fa' che una parte d' un tutto
se

proporzionata al suo
il

di figura grossa e corta , fa che in so ogni suo membro , cio braccia corte e grosse , le to
:

come

un uomo

medesimo sia mani larghe e


.

grosse, e le dita corte, con le sue giunture nel


cosii

modo

sopraddetto

dell'atto, vesti,' o che tu vuoi figurare: cio che il Re sia di barba, aria ed abiro grave , ed il sito ornato, ed i circostanti stiano con reverenza ammirazione , ed abiti degni e convenienti alla gravit d' una corte reale , e vili disornati ed abietti , e i loro circostanti abbiano similitudine con atti vili e presunil
,

rimanente. CCLIIL Osserva


il

decoro

cio la convenienza
vilt delle cose

sito, e circostanze della dignit

atti

membra corrispondano a tal componimento. Che gli d'un vecchio non siano simili a quegli d'un giovane, e quegli a una femmina a quegli d'un maschio, ne quegli d'un uomo a quegli d'
tuosi
,

tutte

le

un

fanciullo.

CCLIV. Non mescolare una quantit di fanciulli con altrettanti vecchi , ne giovani con infanti , n donne con uomini , se gi il caso che vuoi figurare non gli leg-sse CCLV. Per r ordinario ne' componimenti comuni dell' istorie usa d fare rari vecchi , e separati dai giovani , perche li vecchi sono rari , e i lor costumi non si confanno con i costumi de' giovani, e dove non conformit di costumi non si fa amicizia , e dove non amicizia si fa separazione E dove tu farai componimenti d'istorie apparenti di gravit e consigli , facci pochi giovani , perche i giovani volentieri fuggono i consigli, ed altre cose simili. CCLVL Userai di f^r quello che tu vuoi che parli fra molte persone in atto di considerar la materia eh' egli ha da trattare , e di accommodare in lui gli atti appartenenti a essa materia ; cio se la materia persuasiva, che gli atti s'eno al proposito simili , e se la materia di dichiarazione di diverse ragioni, fi che quello che parla pigli con i due
.

della mano destra un dito della sinistra , avendone serrato i due minori, e col viso pronto verso il popolo, con la bocca alquanto aperta che paja che parli . E se egli siede , che paja che si sollevi alquanto fitto , e con la testa innanzi . E se lo fai in piedi , fallo alquanto chinarsi col petto e la testa inverso il popolo , il quale figurerai tacito , e tutto attento a riguardare l'oratore in viso con atti ammirativi: e fa' la bocca d'alcun vecchio per maraviglia dell'udite sentenze chiusa, e nei bassi tirarsi indietro molte pieghe delle guancie, e con le ciglia alte nella giuntura, le quali creino molte pieghe per la fronte alcuni a sedere con le dita delle mani intessute tenendosi dietro il ginocch o stanco: altri con un ginocchio sopra 1' altro, sul quale tenga la mano, che
diti
:

DI

LIONARDO DA VINCI
la

jt
il

dentro a se riceva il gomito, to barbuto d'alcun vecchio.

mano

del quale

vada a sostenere

m>fo-

figura irata farai tenere uno per i capelli col capo con uno de' ginocchi sul costato , e col braccio destro levare il pugno in alto: questo abbia i capelli elevati , le ciglia basse e strette, ed i denti stretti da canto della bocca arcata , il collo grosso, e dinanzi per il chinarsi all' inimico pieno di grinze CCLVIII. Al disperato farai darsi d'un coltello , e con le mani aversi stracciato i vestimenti e sia una d' esse mani in opera a stracciar la ferita, e farailo con i piedi stanti, e le gambe alquanto piegate, e la persona similmente verso terra con capelli stracciati CCLXIX. Da quel che ride a quel che piange non s varia ne occhi , ne bocca , ne guancie , ma solo la rigidit delle ciglia che s' aggiungono a chi piange , e levansi a chi ride A quello che piange s' mani le stracciar ancora le vesti , e variasi nelle varie cause aggiunge del pianto , perche alcuno piange con ira , alcuno con paura , alcuno alcuno per sospetto , ed alcuno per doglia per tenerezza ed allegrezza alcuno per piet e dolore de' parenti o amici persi : dei e tormento quali piangenti alcuno si mostra disperato, alcuno mediocre , alcuno lagrima , alcuno grida , alcuno sta con il viso al cielo, e con le mani in basso , avendo Je dita di quelle insieme tessute con le altri timorosi spalle inalzate all'orecchie, e cosi seguono secondo le predette cause. Quel che versa ii pianto alza le ciglia nelle loro giunture e le stringe insieme e compone grinze di sopra e rivolta i canti della bocca la gli colui ride ha alti che basso , e e le ciglia aperte e spaziose , CCLX. Ne' putti e ne' vecchi non debbono essere atti pronti fatti

CCLVII.

Alla
e

storto a terra

mediante

gambe. CCLXI. Nelle fcmnine


le

loro

e giovanetti non

debbono

essere atti d

gam-

, perche dimostrano audacia , o al tutto strette privazione d dimostrano vergogna CCLXII. La natura opera ed insegna senza alcun discorso del saltatore, che quando vuol saltare , egli alza eoa impero le braccia e le spalle , le quali seguitando F impeto , si muovono insieme con gran parte del corpo , e levansi in alto , sino a tanto che il loro impeto in s si consumi il qual impeto accompagnato dalla subita estensione del corpo incurvato nella schiena , e nella giuntura delle coscie , delie la qual estensione fatta per obliquo , cio inginocchia , e de' piedi
,
.

be sbandate

o troppo aperte vergogna , e le

nanzi, e air ins, e cosi il moto dedicato all' andare innanzi il corpo che salta, ed il moto d'andare all' ins alza ii corpo, e fagli fare grand' arco , ed aumenta il salto CCLXllI. L'uomo il quale vuol tirare un dardo, a pietra, o alcosa con impetuoso moto , pu essere figurato in due modi princitra
pali, cio

o potr

esser

figurato quando

1'

uomo

si

prepara

alla

crea-

f(>

TRATTATO DELLA PITTURA


zione del
d'esso

moto
.

o veramente (quando
se tu

11

moto

finito

Ma

Io fingerai per la crea-

il lato di dentro d>-'l piede sar con la medesima linea nel petto , ma avr la spalla contraria sopra il piede , cio se

zione del moto, allora

piede destro sar sotto il peso dell' uomo , la spalla sinistra sar sopra la punta d' esso piede destro
il

:^M

.1-

Colui che col tirare vuol ficcare o trarre il cannone in terra alza la gamba opposta al braccio che trae , e quella piega nel ginocchio e questo fa bilicarsi sopra il piede che posa in terra , senza il qual piegamento o storcimento di gambe far non si potrebbe , n potrebbe trarre , se tal gamba non si disten;

CCLXIV.

desse
gli

CCLXV. Le
,

ponderazioni ovvero bilichi departi e


,

uomini si dividono in due Semplice plice e composto


.

cio

sem-

quello
le

fatto

dall'
i

uomo

sopra
dal

suoi piedi

che immobili ,

sempre stando sopra uno de' suoi piedi per linea pet^pendicolarc sopra il centro
,

suo mezzo , e chinandosi centro della sua gravit sta e se pod' esso piede che posa sa sopra i due piedi' egualmente, allora il petto dell'uomo avr il suo centro perpendicolare nel mezzo della linea che misura lo spazio interposto infra i centri d' essi piedi Il bilico composto s' intende esser quello che fa un uomo che sostiene sopra di s un peso per diversi moti come nella figura d' Ercole che scoppia Anteo, il quale sospendendolo da terra infra il petto e le braccia, che tu gli faccia tanto la sua figura di dietro alla linea centrale de' suoi piedi > quanto Anteo ha il centro ai medesimi della sua gravit dinanzi
distanze
il
:
.

sopra diverse

quali esso

uomo aprendo

braccia

con

K
(

V-

piedi

CCLXVL Quando
in piedi

per lungo

stare

T uomo ha stancata la gamba esso manda parte del peso sopra l'altra gamba ma questo tal podove posa
,
:

sare

pita., o neir

uell' et decreveramente in o , uno stanco, perche mostra stanchezza, o poca valetudine di membri , e per sem-

ha da

essere

usato

infanzia

pre

DI

LIONARDO DA VINCI
1' 1'

57

usa senza il quale suo movimento, quando vuol dar si nega o!2;ih moto , percli t] <moto si genera dalT inequalit CCLXVII. Sempre Ife. fTgyre che posano debbono variare le membra , cio che se un braccio/v' innanzi, che l'altro stia fermo, o vada indietro: e se la figura |l6s sopra una gamba, che la spalla che sopra essa gamba sia pi tasi;ehe l'altra, e questo si osserva dagli uomini di buoni sensi , i ^uaH attendono sempre per natura a bilicare V uomo sopra suoi piedi , acciocch non rovini dai medesimi : perche posando sopra un piede, l'opposta gamba non sostiene esso uomo, stanonde necessitata ta do piegata la --rfuale in s come se fosse morta che il peso che e dalle gambe ins mandi il centro della sua gravit, sopra la giuntura della gamba che lo sostiene. CCLXVIII. L' uomo che si ferma sopra i suoi piedi o si caricher ugualmente sopra essi piedi, o si caricher con pesi ineguali Se si caricher ugualmen'c sopra essi piedi, egli si caricher con peso naturale misto con peso accidentale o si caricher con semplice peso naturale Se si caricher con peso naturale mista con peso accidentale , allora gli estremi opposti de'membri non sono egualm.entc distanti dai poli delle giutiture de' piedi ma se si caricher con peso naturale semplice, allora tali estremi di membri opposti saranno egualmente dstanti dalle giunture de' piedi: e cos di questa ponderazione si far un.
principici^ licessario al
. i , ,
,

pre si vede un giovane che sia sano e gagliardo posarsi sopra delle gambe, e se d alqwSmo:' di peso sopra l'altra gamba, esso

una

libro

particolare.

male

Il moto locale fatto dall'uomo , o da alcun altro anisar di tanto maggior o minor velocit , quanto il centro della, loro gravit sar pi remoto o propinquo al centro del piede -dove "si
,
.

CCLXIX,

sostengono
pi to

altezza degli animali di quattro piedi si varia negli animali che camminano, che in quegli che stanno saldi; e tanpi o meno , quanto essi animali son di

CCLXX. La somma

: e questo causato dall'obliquit delie gambe che toccano terra, che innalzano la figura di esso

maggior o minor grandezza

animale quando
ro obliquit
,

tali

gambe
si
-

disfanno

la lo-

e
la

quando
terra

pongono perpendella gros-

dicolari sopra

CCLXXI. Ma r una met sezza e larghezza dell' uomo


ali altra, se
le

membra
e

sar eguale a quella congiunte

non faranno eguali

simili

moti.
salta
in

CCLXXIl. Quando l'uomo


veloce dei calcagno dei piede
,

alto

la testa'

'ti

"tre

volte

pi''

innanzi che

la

punta/del piede

st sprc^'

j8

TRATTATO DELLA PITTURA


volte pi veloce che
si

chi da terra, e due

perch

periore quello

disfanno in un medesimo tempo dove il busto si congiunge

e questo accade , tre angoli , dei quali il sui


.

fianchi

secondo
di dietro

con le coscie dinanzi , il quello dove le coscie di dietro si congiungono con le gambe la gamba dinanzi si congiunge con T osso il terzo dove
Impossibile che alcuna

del piede.

CCLXXIII.
gli aspetti

memoria

possa

riserbare tutti
,

o mutazioni d' alcun membro di qualunque animale si sia Questo caso lo esemplificheremo con la dimostrazione d'una mano. E perch ogni quantit continua divisibile in infinito , il moto dell' occhio che risguarda la mano , e si move dall' A al B si muove per uno spazio A B il quale ancor esso quantit continua, e per conseguente divisibile in infinito ed in ogni parte di moto varia T aspetto -e figura della mano nel suo vedere , e cos far movendosi in tutto il cerchio, ed il simile far la mano che s' inalza nel suo moto , cio passer per spazio che quantit. CCLXXIV. E tu pittore che desideri grandissima pratica , hai da intendere che se tu non la fai sopra buon fondamento delle cose naturali , farai opere con assai poco onore e men guadagno e se la farai buona, l'opere tue saranno molte e buone , con tuo grande onore ed
,
, :

utilit

V opera sta pari col giudizio , quello tristo segno in tal giudizio questo e quando T opera supera tal giudizio pessimo, come accade a chi si maraviglia d' aver si bene operato^ e quando il giudizio supera l'opera, questo perfetto segno. E se il giovane in tal disposizione, senza dubbio questo fia eccellente operatore, ma i^a componitore di poche opere, le quali saranno di qualit che fermeranno gli uomini con ammirazione a contemplarle. CCLXXVI. Noi sappiamo che gli errori si conoscono pi nelF altrui opere , cher nelle sue , per fa che sii primo buon prospettivo di poi abbi intera notizia delle misure dell'uomo, e sii buono architettore,
:

CCLXXV, Quando

cio in

quanto appartiene

alla

forma degli

cdificj

e dell' altre cose

non ricusar ritrarle di naturale ; ma dei tenere uno specchio piano quando dipingi , e spesso riguarderai dentro T

dove

tu

non hai

pratica

opera tua , la quale vi fia veduta per lo contrario , e parr di mano d' altro maestro e giudicherai meglio gli errori tuoi. Ed ancora sar buono levarsi spesso, e pigliarsi qualche solazzo , perch col ritornare tu migliorerai il giudizio," dovecchc lo star saldo nell'opera ti far forte ingannare. CCLXXVII. Quando tu vuoi vedere se la tua pittura tutta insieme ha conformit con le cose ritratte dal naturale, abbi uno specchio, e favvi dentro specchiare la cosa viva , e paragona la cosa specchiata con la tua, pittura, e considera bene il tuo obietto nell'uno , e nell'altro Tu vedi uno specchio piano dimostrar cose che pajono rilevate , e
,

DI
la pittura
il

LIONARDO DA VINCI

jc;

fa il medesimo. La pittura ha una sola superficie, e lo specLo specchio e la pitturi mostra la similitudine medesimo chio delle cose circondata da ombre e lume , e T una e T altra pare assai di E se tu conosci che lo specchio per mezzo de' l dalla sua superticie parere le cose spiccate , ed avendo tu fra i fa ti ombre lineamenti ed
.
.

pi potenti che quello specchio , certo se i lumi tu gli saprai ben comporre insieme, la tua pittura parr ancor essa una cosa naturale vista in un gran specchio. 11 vostro maestro vi mostra il ed i vostri colori ne hanno uno chiaro e i'u^cjro di qualunque obietto

tuoi colori l'ombre ed

che e pi chiaro che le parti aliuminate del simulacro di tale obietto e similmente in essi colori se ne trova alcuno che pi scuro che alcuna oscurit di esso obietto-- onde nasce che tu, pittore , farai le pitture tue simih a quelle di tale specchio quando veduto da un solo occhio , perche i due occhi circondano T obietto minore dell'occhio
,

quale ha pi conformit con la a confusione di quei pitturi i quali vogliono racconciare le cose di natura , come son quegli che imitano un figli jolino d' un anno , la testa del quale entra cinque volte nella sua altezza , ed essi la fanno entrare otto-: e la larghezza delle spalle e simile alla testa, e questi U fanno dupla, riducendo cos un picciol fanciullo d' un anno alia proporzione di un uomo di trent* anni; e tante volte hanno usato e visto usare tal' errore , che V hanno converso in usanza , la quale usanza e tanto penetrata e stabilita nel lor corrotto giudizio, che fan credere lor medesimi che la natura, o chi imita la natura, faccia grandissimi errori a non fare come es-ii fanno. CCLXXIX. La. prima intenzione del pittore fare che una semla

CCLXVUI.

Quella pittura e pi laudabile cosa imitata . Questo paragone

un corpo rilevato e spiccato da esso superfcie piana si dimostri piano: e quello che in tale arte eccede pi gh altri, quello merita maggior lode, e questa tale investigazione, anzi corona di tale scienza, nasce dall' ombre , e lumi , o vuoi diie chiaro e oscuro . Adunque se tu
plice

fuggi

r ombre

tu fuggi la gloria dell' arte appresso

ncbih ingegni

volgo, il quale nulla pi desidera che bellezza di colori, non conoscendo il rilievo. CCLXA'X. Di molta maggiore iiovestigazione e speculazione sono r ombre nella pittura che i suoi lineamenti: e la prova di questo c'ine l'acquisti appresso l'ignorante
i lineamenti si possono lucidare con veli , o verri piani inr occhio e la cosa che si dee lucidare , ma 1' ombre non sono comprese d tal regola, per l'insensibilit de' loro termini , i quali il pi delle volte sono confusi , come si dimostra nel libro dell' ombre e lumi
,

segna

che

terposti fra

CCLXXXI.
turale sito

Il

lume debbe

essere usato

secondo che darebbe


cio se la
fifigi
1'

il

na-

dove
,

fingi essere

la tua

figura
,

al

sole, fa
di tutti

l'ombre oscure

gran piazze de' lumi

e stampinsi

Hi

ombre

6o
i

TRATTATO DELLA PITTURA


corpi in terra
.

circostanti

se la

fi^U'-a. in

differenza da' lumi all' ombre , ed omse la figura sar in casa, fa gran aitferenza da'lumi alPon^bie finestra tguri impannata ed vi abitazione tu , E se bra per terra
e senza fargli
. ,

tempo , fa poca alcun' ombra ai piedi E


tristo

e se ella alluminata bianca , fa. poca differenza fra lumi ed ombre 1' ombre potenti e oscure , e lo rosseggianti e lumi , i dal fuoco , fi o per muri terra i siano terminati e quanper sbattimento dell'ombre E se detta to pi si allontana dal corpo , tanto pi si faccia ampia aria, dall' e parte parte fuoco fa che il dal alluminata , figura fosse potente pi sia quasi del fuoco , e quello lume causato dall' aria , sia E sopra tutto fa che le tue figure dirosso, a similitudine del fuoco alto, cioc quel vivo che tu ritrarrai, da e grande, pinte abbino il lume imperocch le persone che tu vedi nelle strade , tutte hanno il lume di sopra: e sappi che non e cos tuo gran conoscente, che dandogli il lu: : . .

me
-

di sotto

tu

non

oprassi fatica a

riconoscerlo.

CCLXXXll. Foniamo
veduta
_
//
,

che
.

A B

sia

la

pittura

D
,.

-.

*^

E
-

Dico che se tu ti C E comprenderai male la pittura, ed porrai infra o veramente vere massime se sia fatta a olio avr lustro fia perche e quasi di natura niciata quanto pi ti di specchio , e per queste cagioni accosterai al punto C meno vedrai , perch quivi
,

che

sia

il

lume

r/ti

risaltano

raggi

del

lume mandato

dalla finestra

alla pittura

quivi fi.i bene operata la tua porrai infra E e perch quel luoal punto t'appresserai pi vista, e massime quanto go meno partecipante di detta percussione de' raggi riHessi CCLXXXIU. Il punto debbe essere all' altezza dell' occhio di un
.

se

e l'ultimo della pianura che confina col cielo debbe essalvo terra piana col ciclo ser fatto all' altezza d' esso termine della che le montagne sono libere .

uomo comune,

minuta forma naconviene cos scer dall'essere dette cose lontane dall'occhio, essendo impedisce T aria molt' la che infra l'occhio e la cosa sia molt' aria, e evidenza delle forme d' esso obietto , onde le minute particole d' essi pittore, farai corpi fiano indiscernibili e non conosciute. Adunque tu, finite e se altrimenti fale picciole figure solamente accennate, e non sar contro gli effetti della natura tua maestra. La cosa riman rai

CCLXXXIV,

Dico che

le

cose

che parranno

di

picciola per la disranza grande

che

fra

T occhio

e la cosa

la
in

di-

se stanza grande rinchiude dentro a se molt' aria , la molt' aria fa particole minute occhio le all' toglie impedis-e e o rosso corpo , il quale

degli obietti

Poich per esperienza si vede che tutti i corpi sono cirquella parcondati da ombre e lumi, voglio che tu, pittore, accomodi

CCLXXXV.

DI
te

LIONARDO DA VINCI
.

che alluminata , sicch termini in cosa oscura , e cosi la parte del corpo ombrata termini in cose chiare E questa regola dar grande ajuto a rilevare le tue figure CCLXXXVI. Dove l'ombra confina col lume , abbi rispetto dove ella pi chiara che oscura , e dove ella pi o meno sfumosa inE sopra tutto ti ricordo che ne' giovani tu non facci T verso il lume ombre terminate come fa la pietra perch la carne tiene un poco del trasparente , con:ie si vede a guardare in una mano che sia posta infra r occhio ed il sole, perch ella si vede rosseggiare , e trasparire lumi.
.

nosa: e

richiede alla tua carne, farai ivi tu un ombra coi tuo dito, e secondo che tu la vuoi pi chiara o scura , tieni il dito pi presso o pi lontano dalla tua pittura , e quelse

tu vuoi vedere qual'

ombra

si

la

contraffa

CCLXXXVII. Gli alberi e T erbe che sono pi ramificati di sottili rami debbono aver minor sottilit d'ombre , e quegli alberi e quell' erbe che avranno maggiori foglie fiano cagione di maggiori ombre . CCLXXXVlli. Tu non sai potersi fare alcun animale il quale non abbia le sue membra , e che ciascuno per s a similitudine non sia con qualcuno degli altri animali Adunque se vuoi far parer naturale un piglia per la testa animai finto , dato , diciamo , che sia un serpente un mastino di gatto o br^-^co e 1' orecuna di e ponigli gli occhi , chie d' istrice , ed il naso di veltro , e le ciglia di leone , e le tempie ed il collo di testuggine d'acqua. di gallo vecchio LXXXIX. Nelle strade volte a ponente stante il sole a mezzo che quella che volta al sole non d, le pareti sieno in modo aire abbia a riverberare ne* corpi ombrosi , e buona sarebbe T aria senza splendore, allora che fian veduti i lati de* volti partecipare dell' oscurit delle pareti a quella opposte , e cos i lati del naso, e tutta la faccia volta alla bocca della strada , sar alluminata , per la qual cosa r occhio che sar nel mezzo della boera di tale strada vedr tal viso con tutte le faccie a lui volte essere alluminate , e quei lati che sono volti alle pareti de' muri essere ombrosi A questo si aggiunger la grazia d'ombre con grato perdimento, private integralmente da ogni termine spedito per e questo nascer causa della lunghezza del lume che passa infra i tetti delle case, e penetra infra le pareti, e termina sopra* il pavimento della strada , e risalta per moto riflesso ne' luoghi ombrosi dei volti e quegli alquanto, rischiara E la lunghezza del gi detto lume del cielo stimpato dai termini de' tetti con la sua fronte , che sta sopra la bocca della strada allumina quasi insino vicino al nascimento dell' ombre che stanno sotto l'oggetto del volto: e cosi di mano in mano si va mutando in chiarezza insino che termina sopra del mento con oscurit insensibile per
.

:,

qualunque verso

Come

se tal

lume

fosse

A E

Vedi la linea

F E

del

62

TRATTATO DELLA PITTURA


lume che allumina
nea
il

fino

sotto

il

Cy

solo
si

allumina

infin sotto
il

naso , e la liil labbro, e la

linea

A H
il

estende fino sotto


13

mento,

qui

naso rimane trte luminoso, perche veduto

da tutto
^J

lume A

hai a mettere la tua figura in campo chiaro , se sar oscura ; e se sar chiara, mettila in c^mpo oscuro ; e se e chiara e scura

CCXC

Tu

a
l,

Kj^

'<

metti la parte oscura nel campo chiaro, e la parte chiara in campo oscuro. CCXCI. Il lume picciolo fa grandi e terminate ombre sopta i corpi ombrosi I liimi grandi fanno -opra corpi ombrosi picciolc om.

bre, e

di

confusi termini

Quando
,

sar mcluso

e potente lume nel grande e meno come e il sole n^lT aria allora il me-r no potente rester in luogo u' ombra sopra de' corpi da esso alluminati. CCXCII. Grandissimo vizio si dmostra presso di molti pittori.,
.il picciolo

potente,

cio di fare l'abitazione degli uomini

ed altre cirtostanze

in

tal

modo

de' loro abitatori , ancorch, ciie le porte non dumo siano pi vicine all' occhio del riguardante che non e V uorr^o che ia i portici, carichi di', up-s quella mostra voler entrare Abbiamo veduto

che

alle ginocchia

mini, ed una delle colonne di quegli sostenitrici esser nel pugno ^ un che a quella si appoggia ad uso di sortii bastone , e siiiili cose che sono da essere con ogni studio schivate. CCXCIIl. Sono i termini de' corpi di tanta minuta evidenza , che in ogni picciolo intervallo che s'interpone infra la cosa e l'occhio , esso occhio non comprende T effgie dell'amico, o parente, e non lo co-

uomo

nosce, se non per l'abito, e per

il

tutto riceve notizia del tutto insie-

me

con

la

parte.

che si perdono nel discostarsl de' corpi Secondariamente in pi distanza si perdoTerzo la no le ombre che dividono le pani de' corpi che si toccano e de' piedi , e cos successivamente si perdono grossezza delle gambe solo rimane una di modo che a lunga distanza le parti pi minute massa di confusa figura CCXCV. La prima cosa che de' co'ori si perde nelle, distanze il Secondaria il lume , loro parte minima e lume de' lumi lustro perch minore dell'ombra. Terza sono 1' ombre principali , e rimane neir ultimo una mediocre oscurit confusa . CCXCVl. Quando i corpi di convessa superficie terminano sopra il termine altri corpi di egual colore del convesso parr pi oscuro dell' aste 11 termine che quello che col convesso termine terminer

CCXCiV. Le
i

prime

cose
.

ombrosi sono

termini loro

DI

LIONARDO DA VINCI

^3

di grande equigiacenti parr in campo bianco oscurit, ed in campo oscuro parr pi che altra ' sua parte chiaro , ancorch il lume che sopra aste scende sia sopra esse aste di egual chiarezza .

CCXCVII. Sempre
contro
il
,

la

figura

che

si

muove

vento per qualunque linea , non osseril centro della sua gravit con debita disposizione sopra il centro del suo sostenta colo CCXCVIIf, Sia la finestra delle stanze de' pittori fatta d' impannate senza tramezzi, ed occupata di grado in grado inverso i suoi termini di gradi coloriti di nero, in mo-

va

do che

il

termine

de'

lumi non
.

sia

congiunto
del sito

col termine della finestra

CCXCIX. A B
ed
re

la

larghezza
della

posta
le

nella
tutto

distanza
,

carta

C F

dove son
sarebbono
linee

guancie

indietro

AC,
Sicch

portate
.

ed essa avrebbe a staed allora le tempie R delle nella distanza

A F B F

ci

e la differenza
la linea

C
,

ed

R D
linea

si

conclude
la carta

che

C F

e la

D F

per essere pi corta dee

an1'

dare a trovare

dove

disegnata

al la
,

tezza tutta , cio le linee F verit , e si fa la differenza

A
,

ed F B dove come ho detto


se

di

C O

e di

D.
hai

messo un obietto bianco infra due pareti, delle quali una sia bianca e V altra nera , che tu troverai ral proporzione infra la parte ombrosa e la luminosa
da
in-tcndere
,

ecc. Tu
,

A/

sar

del detto obietto , qual fa quella delle predette pareti: e se l'obietto sar di colore azzurro , far

i t\

onde avendo da dipingere farai come Togli il nero per ombrare 1' obietto azzurro che sia simile i nero , ovvero ombra della parete che tu fingi che abbia a riverberare nel tuo obietto , e volendo fare con certa e vera
il

simile

seguita

scienza, userai fare in questo modo Quando tu le tue pareti di qual colore si voglia piglia , un picciolo cucchiaro, poco maggior che quello che s' adopra per nettar l'orecchie, maggiore o minoe secondo le graidi o picciol opere ih
.

fai

che tale operazione s'ha da esercitare, e questo cucchiaro abbia

suoi

64

TRATTATO DELLA PITTURA


,

estremi di cgua! altezza


de' colori

e con,

questo misurerai
:

gradi

delle quantit

che ru dette pareti che e d'un grado di re del grano , e

come sarebbe quando nelle tu avessi fatto le prime ombre di tre gradi d oscurit cioc tre cucchiari rasi , come si fa le misuchiarezza cucchiari tre fossero di semplice nero questi ed un
adopri
nelle

tue mistioni

cucchiaro di biacca, tu avresti fatto una composizione di qualit certa senza alcun dubbio ; ora tu hai fatto una parete bianca , ed una oscuil qual obietto se vuoi ra , ed hai a mettere un obietto azzurro infra loro che abbia la vera ombra e lume che a tal azzurro si conviene , poni da una parte quell'azzurro, che tu vuoi che resti scnz' ombra, e poni da canto il nero , poi togli tre cucchiari di nero, e componigli con un cucchiaro d'azzurro luminoso, e metti con esso la pi oscura ombra .
,

Fatto questo vedi se l'obietto sferico, colonnare, o quadrato, o


si

come

sia, e

se egli

sferico,

tira

le

lince dagli estremi

delle pareti oscu-

obietto sferico, e dove cs^e linee si tagliano nella superficie di esso obietto, quivi infra tanto to^minano le maggiori ombre , infra eguali angoli , poi comincia a rischiare al

centro

di esso

-^

Quella figura si dimostrer di maggior corso la quale stia pi per rovinare innanzi. ^ -P) sat tanto pi 11 corpo che per se si muove il centro veloce, quanto della sua gravit e pi distante dal centro del suo sostcntacolo . Questo e quali senza battimento d' ale o favor degli uccelli detto per il moto e questo accade di vento da se si muovono quando il centro del suo sostentacolo , cio fuori del mezzo della sua residenza fra le due ale ; perch se il mezzo dell'ale sia pi indietro che il mezzo ovvero cenallora esso uccello si mover tro della detta gravit di tutto T uccello meno pi o innanzi , che in basso , innanzi ed in basso ; ma tanto quanto il centro della detta gravit fia pi remoto o propinquo al mezzo delle sue ale , cio che il centro della gravit remoto dal mezzo dell' ale fa il discenso dell' uccello molto obliquo, e se esso centro *iar vicino al mezzo deU',^1? , il disccnso di tale uccello sar di poca
,
i :

7lc^

lascia tanto dell' rare come sarebbe in n o che oscuro quanto, esso partecipa della parete superiore A D il qual colore mischierai con la prima ombra di A E con le medesime distinzioni.

CCCL

['}-, ogni altro caso non dee dar noia al pittore come e' si stia il muro dove esso dipinge e massime avendo l'occhio che riguarda tal pittura a vederla da una finestra, o da altro spiracolo: ovvero curvit di perche l'occhio non ha da attendere alle planitie esse parti, ma solo alle cose che di l da tal parete si hanno a dimo-.
obliquit
.

CCCn.

In questo ed in

strare per

diversi

luoghi
'

della finta
"

campagna

Ma

meglio

si

farebbe
tal

DI LIOxNARDO
tal

DA VINCI

6^

figura

nella

cur-

vit
essa

FRG,

perch in

non sono angoli


cecili. Se vuoi figura o altra co-

far

sa

che apparisca
di

d' al,

tezza

24.

braccia

farai cos.

Figura pri-

ma
la

la

parete

MN
,

eoa
poi

met

deh'
fare

uomo
di

che vuoi
l'altra
la

met

farai
II
.

nel-

volta

Ma
d'
il

fa

prima sul piano


fornoa

una
la

sala la parete del-

che
la

sta

muro
dove
la tua
farai

con
tu

volta
a

hai
,

fare

figura dietro
la

di

poi
essa

ad

parete

figura

dise-

gnata in profilo di che grandezza ti piace


,

e tira
al

le

tue

li-

nce

modo

punto F, e nel cu' elle si taparete


la

gliano sulla

N
si-

R
sul

cos

la
,

figurerai

che militudine con


rete
,

muro

la

pari\

r
la

ed avrai tutte altezze e sporti delfigura


, ,

le

lar-

E.

ghezze ovvero grossezze che si ritrovano


nel

muro
in
,

dritto

MN
for-

faraile

propria

ma
ra

perche nel

fugs

gir del

muro
.

siilL
n>,

la figu-

diminuisce

per

medesima

La

figura
ti

che va nella

volta

bisogna diminuirla, co-

(i6

BRATTATO DELLA PITTURA


se

me
-sjia

ella

fosse dritta
li

Li

ben piana, e
.

sar la figara

quale diminuzione ti bisogna fare in su una che leverai dalla parete N R con ,

le

sue vere grossezze, e ridiminuirle in

una parete

di rilievo

fia

buon

che sempre ne' confini dell' oribre si mishcia pi l'ombra derivativa si misckia col lume, quanto ella pi distante dal corpo ombroso Ma il colore non si vedr mai semplic . Questo si prova per la nona, che dice: La superficie di ogni corpo partecipa del colore del suo obietto, ancora che ella sia superfcie di corpo trasparente; come aria, acqua e simili; perch 1' aria piglia la luce dal sole , e le tenebre nascono dalla privazione d'esso sole. Adunque l'aria si tinge in tanti vari colori quanti son quegli fra i quali ella ' infiamette infra V occhio e loro , perch essa in se non ha colore pi che s' abbia l' acqua , ma l' umido che si mischia con ssa dalla mezza regione in gi quello che l'ingrossa , ed ingrossando, i raggi solari che ri percuotono, l'alluminano, e l'aria, che e dalia mezza regione in su resta tenebrosa e perch luce e tenebre compone colore azzurro, questo l'azzurro in che si tinge l'aria, con tanta maggiore o minore oscurit quanto l'aria e mista con maggiore o minore umidir. CCCV. Usa di fir sempre nella moltitudine d'uomini e d'animali
Avvertisci

modo CCCIV.

lume ed ombra:

e tanto

le

parti delle

loro figure,

ovrero corpi, ramo

pi

oscure

quanto

esse

sono pi basse, e quanro elle sono pi vicine al mezzo della loro moltitudine, ancorch essi siano in se d'uniforme colore: e questo necetsano , perch meno quantit di cielo , alluminatorc de' corpi , vede
ne' bassi spazi
interp-'Sti

infra

detti

animali

che

nelle

parti

supreme dei
la

medesimi spazi. Provasi per lon qui posto dove

fignra

ABCD

posti

per
so-

l'arco del

cielo

universale

allumma-

tore de' corpi a lui inferiori,

NM

no

TRH
spiz:o

corpi. che terminano lo spazio S infra loro interpoito , nel quale


si

vede manifestamente che il sito F (essendo solo alluminato dalla e alluminato da parte del cielo

CD)

minor

parte

del

cielo, di quello

che

sia alluminato il sito E, il quale e veduto dalla parte del cielo A B che

^y

maggiore che

adunque fia pi alluminato in E che in F. CCCVL I campi di qualunque superfii-ie piana di colore e lume uniil

ciclo

CD:

formi

non parranno

separati

da

essa

DI
superficie, essendo

LIONARDO DA VINCI
medesimo colore
e

67

del

lume
e sorti
,

Adunque

per la con,

versa parranno

separali, se saranno

di colore

lumi dvversi

CCX:VI1.
stito

corpi

regolari sono di
,

due

di superficie

curva

ovale

sferica

IVuno de' quali ve, altro circondato di su-

laterata, regolare o irregolare . I corpi sferici , ovvero ovali, pajono sempre separati dai loro campi , ancorch esso corpo sia del coe questo aclore del suo campo, ed il simile accader de' corpi latcrati cade per essere disposti alla generazione dell'ombre da qualcuno de' loro
perficie
:

lati,

che non pu accadere nella superficie piana. CCCVIII. Delle parti di quei corpi che si rimuovono dall' occhio; Dal che quella mancher prima di notizia , che sar di minor figura mancar di sua ulrimi a T fia ne segue che la parte di maggior quantit
il
.

notizia.

Adunque

tu

pirtore

non

finire

piccioli

membri

di quelle

cose che sono molto remote, ma seguita la regola data nel sesto. ed altre cose remote Quanti sono quegli che nel figurar le citt dall'occhio, fanno i termini notissimi degli edifici , non altrimenti che e questo impossibile in natura , se fossero in vicinissime propinquit perch nessuna potentissima vista quella che in s lontaniss-lma distanperch i teririni d za possa vedere predetti termini con vera notizia
,
:

loro superficie , e i termini delie superfinon sono parte alcuna della quantit di cie sono linee , le quali linee essa superficie, ne anche dell'aria che di s veste tal superficie. Adunessi

corpi sono termini delle

provato in geometria Adunque tu, pittore, se farai essi termini spediti e noti, come in usanza, npn sar da te figurata s remota distanza che per tale effetto non si dimostri vicinissima . Ancora gli angoli degli edificj perch son quegli che nelle distanti citt non si debbono figurare il sono conda lontano impossibile vedergli, conciosiach essi angoli

que quello che non


.

parete d'alcuna cosa

invisibile

come

corso di due linee in un punto


indivisibile.

ed

il

punto, non ha parte

adunque

Mostransi le campagne alcuna volta maggiori , o minori che elle non sono , per P interposizione dell' aria pi grossa o sottile dei suo ordinano , la quale s' inframette infra 1' orizzonte e 1' occhio che lo vede. Infra gli orizzonti di egual distanza dall' occhio , quello si dimostrer esser pi remoto , il quale fia veduto infra l' aria pi grossa ) e quello si dimostrer pi propinquo che si vedr in aria pi sottile Le cose vedute ineguali, in distanze eguali si dimostreranno eguase la grossezza dell'aria interposta infra 1' occhio ed esse cose sar li ineguale, cio I' aria grossa interposta infra la cosa minore: e questo si prova mediante la prospettiva de' colori , che fa che una gran monta-

CCCIX.

gna parendo picciola alla misura pare maggiore no all' occhio come si vede che un dito vicino gran montagna discosta dall' occhio,
,

ch.e
ali'

una

picciola vici-

occhio
I

copre
2

una

6S

TRATTATO DELLA PITTURA


CCCX,
,

e diFra le cose di eguale oscurit ^ magnitudine , figura canaminore, che in dimostrer veduta fia stanza dair occhio, quella si po di macrgior splendore o bianchezza. Questo lo insegna il sole veduto dietro alle piante senza foglie , che tutte le loro ramificazioni che si trovano alT incontro, del corpo solare sono tanto diminuite, che elle re-

stano invisibili.

Il simile

sar

un

asta

interposta

fra l'occhio

ed

il

cor-

po solare
I
,

corpi

p;irarelli

posti per

Io dritto, essendo veduti infra

la

neb-

che da piedi . Provasi per s' hanno a dimostrar pi grossi da capo bia li nona , che dice.* La nebbia , o l'aria grossa , penetrata da' raggi somoster tanto pi bianca y quanto ella pi bassa Le cose vedute da lontano sono sproporzionate , e questo nasce , perch laparfe pi chiara manda all'occhio il suo simulacro con pi vigoEd io viddi una donna vcroso raggio che non fa la parte pi oscura sttta di nero con panno bianco in testa , che si mostrava due volte tanto maggiore che la grossezza delie sue spalle , le quali erano vestite di
lari,
si
.

lcro

CCCXI.
delle

Gli edifzj
,

delle

citt

veduti

nebbie
,

e dell* arie ingrossate

dai fumi de'


,

vapori
V.3,

sempre saranno tanto meno noti


la

occhio ne' tempi loro fuochi , o altri quanto sono in minor aliezsotto
all'

per

conversa

.i?anno in

maggior
.

L^aria esser tanto (luanto pi alta

fiano tanto pi spediti e noti , quanto i vealtezza. Provasi per la quarta di questo , che dice: pi grossa, quan,ta pi bassa . e tanto pi sottile i

questo

e diremo

la torjj a

dimostra per essa quarta posta a basso;t Qssct veduta dall' occhio n nell' aria grossa , la quale si divide in quattro gradi , tanto pm grossi , q.uanto sono pi bassi Quanto minor quantit d' aria s' interpone tra r occhio e la cosa veduta , tanto meno il colore d'essa cosa. paiJeci per
si

del colore d' essa aria. Seguita che quanto tnagt^vor quantit fia d' aria interposta intanto pi fra i occhio e la cosa ve'duta aria indell' partecipa colore cosa del essa Dimostrasi Essendo V occhio n al terposta
, . .

cinque specie delle cinque parti della torre a f cio a b e d e Dico che se T aria fosse d' uniforme grossezza , che tal proporzione avrebbe la partecipazione del colore dell'aria che acquiquale concorrono
le
.

sta

lunghezza parte della torre <5,qi3ale la proporzione che ha la 1' aria prova con- la linea s. Ma per la passata , che della linea m quanto -non essere uniforme aelia sua grossezza , ma taoto pi grossa
la'

DI
ella pi bassa
,

LIONARDO DA VINCI
pi necessario che la proporzione dei

<5>

egli

color ia

che l'aria tinge di se le parti della torre b ed /siano di maggior proporzione sopra detta, conciosiache la linea // oltre 1' essere pi lunga che la linea s b passa per T aria , che ha grossezza uniformemente difforme .
raggi solari pcnetratorl degli spiracoli interposti infra le varie densit e globosit de' nuvoli , alluminano tutti i siti dove si taf gliano , ed alluminano anche le tenebre , e ^ *^ che sono tingono di se tutti i luoghi oscuri ~7\v
I
,

CCCXII.

dopo loro,
fra

le

g' intervalli

quali oscurit si dimostrano indi essi raggi solari


l'aria,
fia

-^tTf^^S
|

CCCXlll. Quanto

pi vicina
.

"

air acqua o alla terra , tanto si fa pi grossa Provasi per la 19.* del secondo , che dice : Quella cosa mena si leva che avr in s maggior gravezza, onde ne seguita che la pi lieve pi s' inalza che la grave CCCXIV. Quella parte dell* edifizio sar

;,

^_

manco

evidente

che

si

vedr

in aria

di

converso sar pi 5 e cos nota quella che si vedr in aria pi sottile . Adunque T occhio n vedendo la torre a d ^
esso ne vedr in ogni grado
di bassezza par-

maggior grossezza

manco nota e pi chiara do d altezza parte pm nota


te

ed

in

ogni gra=
chiara.
-

.-T

meno
?i

CCCXV.
ta dair

Quella cosa oscura


,.

la quale sar pi occhio . Seguita per la conversa che la cosa oscura si dimostrer di maggior oscurit la quale si ritrover ipi vicina air occhio Adunque le parti interiori di qualunque cosa posta ncU' aria grossa parranno pi remote da' piedi che le loro sommit , e per questo la radice ba.ssa del

strer pi chiara

dimoremo-

^^..^o^ci^cic: ^^^ - -

:^__
\

monte parr pi lontana che la cima dei medesimo monte , la quale in s pi remota

CCCXVI.
vede
le

L'occhio che

sott-o

di s

vede

la citt

mento

chiaro , perch le vede nell* , aria bassa e grossa: e questo avviene per la passata CCCXVII. 1 termini inferiori dsUc cose remore saranno meno sensibili che i loro termini superiori e questo accade assai alle montagne
in

sommit degli edifizj pi e vede le dette sommit

oscuri

e pi noti

a aria che II loro

gro^<;'i i

nasci-

campo

colli,

le

cime dei

quali

si

facciano

campi

dei

lati

deli'

atxe

TRATTATO DELLA PITTURA


in
1

ed a queste si vedono i termini di sopra perche il termine di sopra pi oscuro , per esser meno occupato dall' aria grossa , la quale sta ne"* luoghi bussi: e questo quello che confond^ i detti termini delle basi de' colli : ed il medesimo accade negli alberi ed edincj , ed altre cose che s' innal1' zano infra V aria spesso alte torri vedute in e di qui nasce che luogo distinto pajon grosse da capo, e sottili da piedi , perch la parte di sopra mostra T angolo dei lati che terminano con la fronte , perch l'aria sottile non te gli cela, come la grossa: e questo accade per la 7.* del primo , che dice che V aria grossa , che s' interpone infra 1' occhio ed il sole , pi lucente in basso che in alto , e dove T aria pi biujca essa occupa all'occhio pi le cose oscure che se tal aria fosse azzurra come si vede in lunga distanza . 1 merli delle fortezze hanno gli spazi loro eguali alla larghezza de" merli , e tuttavia pare assai maggiore lo spazio che il merlo, ed in sostanza pi remota lo spazio occupa e copre tutto il merlo , e tal fortezza suol mostrare il muro dritto e senza merlo. CCCXVllL I termini di queir obietto saranno manco noti, che faiJiontagnc che sono dopo loro
:

spediti

che

le

loro basi

no veduti
lor
si

in

dall' occhio , le quali siano di che covoglia, quella si dimostrer di color pi azzurro, la quale fia di maggior oscurit ^ naturale o occidentale. Naturale quella che oscura da sj accidentale quella che oscura mediante l'ombra che gli

CCCXLX.

maggior distanza Delie cose remote


.

fatta

da

altri

obietti

Quelle parti d'*' corpi che saranno di minor quantit fiaprime delle quali per lunga distanza si perde la notizia Questa accade, perch le specie delle cose minori in pari distanza vengono all' occhio eoa minor angolo che le maggiori , e le cognizioni delle cose remote sono di tanta maggior notizia quanto elle sono di minor quanSeguita dunque , che quando la quantit maggiore in lunga ditit stanza viene all'occhio per angolo minime, e quasi si perde di notizia, la quantit minore del tutto manca della sua cognizione CCCXXI. Quella cosa sar manco nota, la quale sar pi renaota Questo accade , perche quelle parti prima si perdono che dall' occhio sono pi minute , e le seconde meno minute sono ancora perse nella maggior distanza , e cos successivamente seguitando a poco a poco consumandosi le parti, si consuma la notizia della cosa remota, in moe mando che alla fine si perdono tutte le parti insieme col tutto ca ancora il colore per la causa della grossezza dell' aria che s' interpone infra l'occhio e la cosa veduta. CCCXXIL Noi vediamo chiaro che tutte le similitudini delle cose entrano evidenti che ci sono per obietto , cos grandi com.e picciole al senso per la picciola luce dell'occhio. Se per s picciola entrata pas-

CCCXX.

no

le

Dr LIONARDG DA VINCI
sa
la similitudine

?i

grandezza del cielo e della terra , essendo il volto deir uomo fra s grandi similitudini di cose quasi niente , per la che rimane lontananza che la diminuisce, occupa s poca d' essa luce per airiir45res5va incomprensibile ed avendo da passare dalla superficie cio il nervo voto , che pare oscuro , quella spece un mezzo oscuro di color potente , si tinge in quella oscurit della, via, e non essendo giunte air impres5iva pare oscura. Altra cagione non si pu in nessun mudo insegnare su quel punto e nervo che sta nella luce e perche egli e pieno d'un U-:iiore trasparente a guisa d' aria, fa i'ufizio che farebbe u buco fatto la un asse , che a riguardarlo par nero , e le cose vedute per Tarla chiara e scura si confondono nell'oscurit. CCCXXllI. Quella parte del corpo che si rimuove dall' occhio quelli che meno conserva la sua evidenza , e la quale di minor figura. Questo accade ne' lustri de' corpi sferici o colonnari , e nelle men\bra pi sottili de' corpi, come il cervo, che prima si rimane di niandardelle sue gambe e corna che all' occhio le specie ovvero similitudine pi si conserva nelle sue del suo busto , il quale per esser pi grosso l linea.Tienti specie. Ma la prima cosa che si perde in distanza, sono che terminino la superficie e figura. CCCXXIV. La prospettiva, lineale si estende nelT ufizio dille linee visuali a provare per misura quanto la. cosa seconda e minore che la prim.i e la terza che la seconda e cos di grado in grado insino al fine della cose vedute Trovo per esperienza., che. se la cosa secoruia. tanto distante sar dalla, prima quanto la prima discaP-te dallocchio^. che bench infra loro siano di pari grandezza , la seconda fia la. met minore che la prima: e se la terza- cosa sar di pari distanza, dalla seconda iimanzi a. essa fia minore due- terzi , e cos di grado- in grado per pari distanza faranno sempre diminuzione proporzionata ,, purch 1'
della
, :
,

intervallo non
40.

passi

il

numero

di

to. braccia

due quarti di perder due quarti e poi cinque sesti in 6o, braccia e cos di mano in mano far sua diminuzione facendo la parte lontana da te due volte la tua. grandezza, che il farla, una. sola fd gran' ditierenza dalle:
, ,

cia la figura simile a te perder

infra dette venti bracsua grandezza , ed. infra

prime bracria alle seconde.. CCGXXV. Quelle cose le quali fian vedute nella nebbia; s dimostreranno maggiori assai che la loro vera grandezza. nasce , e. questo la perche prospettiva del mezzo interposto^ infra T occhio e tale obietto non- accorda il color suo conia magnitudine di esso obietto , perche, tal. nebbia simile alla confusa aria interposta: infra l'occhio, e T orizzonte;
:

della nebbia

corpo, vicino all' occhio veduto dopo la vicinit'. essere alla, d^^-tanza dell' orizzonte , nel' qualcuna grandissima torre, si dimosrrerebbe. minore, che. ii. predetta; uox-ncD stando, vicino..
in
il

tempo sereno, ed
si

mostra

TRATTATO DELLA PITTURA


CCCXXVL
,-

Quella parte del vicino edifizio si mostra pi confusa^ quale pi remota da terra perch pi nebbia e questo nasce infra l'occhio e la cima dell' edifizio, che non dall' occhio alla sua base. L la tene paralella veduta in lunga distanza infra la nebbia si dimostrer tanto pi sottile quanto ella fia pi vicina alla sua base Questo nasce per la passata La nebbia si dimostrer "tanto che dice pi bianca e pi spessa quanto ella pi vicina alla terra, e per la seconda di questo, che dice: La cosa oscura parr di tanto minor figura quanto ella fia veduta in campo di pi potente bianchezza Adunque essendo pi bianca la nebbia da piedi che da capo necessario che 1* oscurit di tal torre si dimostri pi stretta da piedi che da capo CCCXXV^ll. Negli edifizi veduti in lunga distanza da sera o da mattina nella nebbia, o aria grossa, solo si dimostra la chiaiezza delle loro parti alluminate dal sole, che si trovano inverso 1' orizzonte e le parti dei detti edifizi, che non sono vedute dal sole restano quasi del colore di mediocre oscurit di nebbia CCCXXVIII. Delle cose r^sre nella nebbia o altra aria grossa, o in vapore o in fumo o in distanza che quella fia tanto pi nota
la
,
,

cose sar di eguale altezza quella pare pi oscura che campeggia in pi oscura nebbia , come accade all'occhio h che vedendo a /^ e torri di eguale altezza infra loro, vede e sompi
alta
:

e delle

prima torre in r wz gradi di proe vede fondit nella nebbia sommit della torre di la mezzo b in un sol grado di nebbia , adunque e sommit si dimostra pi oscura che la

mit

della

bassezza di

sommit

della torre h

CCCXXIX.
drittura th? sopra
di se

Sempre

la

gola o altra alcun sporto sar pi oscura che la facSeguita che quel corpo si dimostrer cia perpendicolare di esso sporto pi alluminata che di maggior somma di un medesimo lume sar veduto. Vedi in a che non vi allumina parte alcuna del cielo F K. ed K ed in d il cielo in b vi allumina il ciclo H K ed in e il cielo F K integralmente. Adunque il petto sar di pari chiarezza della fronabbia
.

perpendicolare

te

w\v\

mento.
in

Ma

quello che io

ti

ho a ricordare
si

de' volti

che tu

cons:d::ri

quegU come

in diverse distanze,

perch diverse

DI

LIONARDO DA VINCI
.

qualit d'ombre, e solo restano quelle prime macchie , cio delle incassature dell'

D, e B A.ed altre simili , e nel fine il vi<;o rimane oscuro , perch in quello si consumano i lumi , i quali sono picciola cosa a per la comparazione dell' ombre mezzane qual cosa a lungo andare si consuma la qualit e quantit de'lumi ed ombre principali ,.e in ombra mezzas confonde ogni qualit na. E questa la causa che gli alberi, ed ogni corpo, a certa distanza si dimostrano farsi in se pi oscuri che essendo quei meA.B.CI^.E. Ma poi 1' aria desimi vicino all' occhio che s' interpone infra l' occhio e la cosa , si rischiara , e pende fa che essa cosa in azzurro: ma piuttosto azzurreggia nelT ombre, che nelle parti luminose , dove si mostra pi la verit de' colori. CCCXXX. L' ombre de' corpi generate dal rossor del sole vicino all'orizzonte fian azzurre : e questo uasce per 1' undecima dove si diLa superficie di ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obietce : to. Adunque essendo la bianchezza della parete privata al tutto d'ogni colore, si tinge del colore de' suoi obietti, 1 quali sono in questo caso il soie, ed il cielo. E perch il sole rosseggia verso la sera , ed il cielo azzurro si mostra dove 1' ombra non per T ottava dell' ombra vede il sole Nessun luminoso non vidde che dice "^ mai r ombre del corpo da lui illumina/ to , quivi sar veduto dal eie o adun.

occhio

'

derivativa avr la percussione nella bianca parete di colere azzurro j ed il campo d' essa ombra veduta dal rossore del sole parteciper^ del color rosso CCCXXXI. Il fum.o veduto infra il sole e l' occhio sar chiaro e lucido pi che in alcuna parte del paese dove nasce. Il medesimo fa la
.

que per

la

detta

undecima

1'

ombra

polvere, e la nebbia, ti parranno oscure

le

quali, se tu sarai ancora infra


si
,

il

sole e loio

CCCXXXII. La
quanto pi si leva mnalza, stante essa
,

polvere che pi e chiara


il

leva per

il

corso d'alcuno animale,


,

e cos pi oscura
.

quanto

meno

s'

infra

sole e l'occhio

CCCXXXIIL II fumo pi trasparente ed oscuro inverso gli estremi delle sue globulenzc che inverso i suoi mezzi.
Il

fuir.o

si

muove con
.

tanta

maggior

obliquit, quanto

il

vento

suo motore pi potcats

74

TR ATTATO DELLA PITTURA


.

Sono i fumi di tanti varj colori, quante sono le variet delle cose che lo generano suoi confini sono tanto I fumi non faranno ombre terminate, ed meno noti quanto essi sono pi distanti dalle loro cause e le cose poquanto globi del fumo sono ste doppo loro son tanto meno evidenti quanto sono pi vicini al principio , pi densi e tanto pi son bianchi
i
, :

e pi

azzurri verso

il

fine.

II fuoco ci parr tanto pi oscuro quanto maggior s'interpone infra l'occhio ed esso fuoco.

somma
meno

di

fumo
.

occupate paese confuso a guisa di spessa nebbia, nella quale si vedano fumi in diversi luoghi con le lor fiamme ne' principj alluminatrici delle pi dense globulenze d'essi fumi, e i monti pi alti, pi siano evidenti che le loro radici , come si vede fare nelle nebbie CCCXXXIV. La superficie d' ogni corpo opaco partecipa del colore del mezzo trasparente interposto infra l'occhio ed essa superficie,- e tanto pi, quanto esso mezzo pi denso, e con maggiore spazio s'inil

Dove
il

fumo

pi

remoto

le

cose sono da lui

Fa'

terpone infra l' occhio e la detta superficie pi diI termini de' corpi opachi fiano meno noti quanto saranno gli vede stanti dall' occhio che CCCXXXV. Quella parte del corpo opaco sar pi ombrata o alo al luminoso luminata che f.a pi vicina all' ombroso che 1' oscura
. ,

che r allumina

opaco partecipa del colore del suo obietto, ma con tanta o maggior o minor impressione quanto esso obietto ""sia pi vicino o remoto, o di magg'or o di minor potenza. Le cose vedute infra il lume e 1' ombre si dimostreranno di maggior rilievo che quelle che son nel lume o nell'ombre CCCXXXVI. Quando tu farai nelle lunghe distanze le cose cognite e spedite esse cose non distanti ma propinque si dimostreranno. Adunque nelle tue imitazioni fa' che le cose abbiano quella parte della cognizione che mostrano le distanze. E se la cosa che ti sta per obiet-

La

superficie d'ogni corpo

to sar di termini confusi e dubbiosi

ancora tu farai

il

simile

nel tuo

simulacro

cosa distante per due diverse cause si mostra di confusi e dubbiosi termini , 1' una delle quali che ella viene per tanto picciolo angolo all'occhio, e si diminnisce tanto , che ella fa 1' officio delle cose minime, che, ancorch elle siano vicine all' occhio , esso occhio non pu comprendere di che figura si sia tal corpo , come sono 1' un^ghic

La

, che infra l'ocella si fa spessa e che aria chio e le cose distanti s' interpone tanto d* grossa , e per la sua bianchezza tinge 1' ombre , e le vela della sua

delle dira, le formiche

,o

simili cose

La seconda

DI
bianchezza, e le quale azzurro
fa
.

LIONARDO DA VINCI
d'

7j

l'oscure

un colore

il

quale tra nero e bianco,

CCCXXXVII.

zione dell'esser nate dal sole si confuse orabre parranno involte.


,

Bench per le lunghe distanze si perda la cogninondimeno quelle che saranno allumidi molte cose certa dimostrazione e l'altre nelle di pi renderanno
,

aria acquista parte di grossezza , le streranno pi confuse , e cos per il contrario

perch in ogni grado di bassezza 1' cose che saranno pi basse si dimo.

fi rosseggiare i nuvoli dell'orizzonte , le cose che d' azzurro fiano partecipanti di tal rossore vestivano si la quale render la onde si far una mistione fra l'azzurro ed il rosso campagna molto allegra e gioconda e tutte le cose che fiano alluminate da tal rossore, che fiano dense, saranno molto evidenti, e rosseggeranno e l'aria per esser trasparente avr in se per tutto infuso tal rosseggiamento , onde si dimostrer del color del fiore de' gigli
il

Quando

sole

per

la distanza

si leva o 64 pi occupatrice delle cose che sono dopo lei che nessun' altra parte d'aria: questo nasce per essere ella pi biancheggiante. CCCXXXVIII. Non sian fatti termini ne profili di un corpo che campeggi uno sopra un'altro, ma solo esso corpo per se si spiccher. Se il termine delia cosa bianca si scontrer sopra altre cose bianche, se esso sar curvo, creer termine oscuro per sua natura, e sar la pi oscura parte che abbia la parte luminosa , e se compeggier in luogo oscuro, esso termine parr la pi chiara parte che abbia la parte luminosa Quella cosa parr pi remota e spiccata dall' altra che campeggicr in campo pi vario da s Nelle distanze si perdono prima i termini de' corpi che hanno color: simili , e che il termine dell' uno sia sopra dell' altro come il termine d' una quercia sopra un'altra quercia simile Secondo in maggior distanza si perderanno termini do' corpi di colori mezzani terminati 1' un sopra l'altro, coroe alberi, terreno lavorato, muraglie, o altre rovine di monti o di sassi. Per ultimo si perderanno i termini de'corpi terminati il

Sempre
,

quell'aria che

sta infra

il

sole e la terra,

quando

pone

chiaro nell'oscuro, e l'oscuro nel chiaro. Infra le cose di eguale altezza che sopra l'occhio siano situate, quella che fia pi remota dall'occhio sar pi bassa: e se sar situata sotto l'occhio: la pu vicina a esso oc-ho parr pi bassa , e le laterali paralelle

concorreranno

in

un punto
siti

Manco sono

evidenti ne'
tali

lontani le cose che sono d' intorno ai

fiumi che quelle che da


pi

fiumi e paludi sono remote. CCCXXXIX. Infra le cose di egual spessitudine , quelle che saranno vicine all'occhio parranno pi rare, e le pi remote pi spesse. L' occhio che sar di maggior pupilla vedr T obietto di maggior

76
figura.

TRATTATO DELLA PITTURA


Questo
si

dimostra nel guardare un corpo celeste per un piccio1' ago nella carta che per non poter operare di essa luce, se non una picciola parte, esso corpo pare diminuire tanto d-lla sua grandezza, quanto la parte delia luce che io vede e mancata dal suo tutto L'aria che ingrossata, e s'interpone infra l'occhio e la cosa , ci rende etsa cosa d'incerti e confusi termini , e fa esso obietro pai ere di maggior figura che non Questo nasce perche la prospettiva lineare non diminuisce l'angolo che porta le sue specie ali' occhio , e la prolo spiracolo fatto

con

spettiva de' colori

la

spinge

rimuove
dall'

in
,

maggior
e
1'

d.^^ranza

che

ella

non , sicch magnitudine


.

1'

una rimuove

occhio

altra conserva

la sua

ingrossano 1' aria, e le cose che non sono vedute dal sole restano oscure e confuse , e quelle che dal sole fiano alluminare rosseggiano e gialleggiano, secondo che il sole si dimostra all' orizzonte Ancora le cose cnc da queevidenti , e massime gli edilzi e case sto sono alluminate sono forte della citt e ville , perche le loro ombre sono oscure , e pare che tale loro certa dimostrazione nasca di confusi ed incerti fondamenti , perch" ogni cosa d'un colore, se non e veduta da esso sole. La cosa alluniinata dal sole e ancora alluminata dall'aria, in modo che si creano due ombre , delle quali quella sar pi oscura, che avr la sua linea centrale dritta al centro del sole Sempre la linea centrale del lume primitivo e derivativo fia con la linea ccutralc dell'ombre primitive o derivative . Bello spettacolo fa il sole quando in ponente , il quale allumina
il
. .

Quando

sole in occidente le nebbie

che ricadono

tutti gli alti cdifizi

delle citt, e castella

e gli alti alberi delle

campay^-/<r

"'il''.

..

tinge del suo colore, e tutto il resto da quivi in gi rimane di poco rilievo, perch esendo solamente alluminato dall' aria hanno poca differenza le ombre dai lumi , e per questo non spiccano troppo , e le cose che fra queste pi s' inalzano sono tocche dai raggi solari

gne, e

gli

DI
e come si detto', colore di che tu fai
lor chiaro
si

LIONARDO DA VINCI

77

con

il

tingono nel loro colore, onde tu hai a torre del sole, e quivi ne hai a mettere in qualunque coquale tu allumini essi corpi.
il

Jale

che un nuvolo parr oscuro senza avere nuvolo da. lui separato, e questo accade secondo il sito deli' occhio perch deli' uno vicino si vede solo la parte ombrosa e degli altri si vede 1' ombrosa e la luminosa Infra le cose di egual altezza quella che sar pi distante dall'ocVedi che il nuvolo primo ancor che sia pi baschio parr pi bassa so che il secondo pare pi alto di lui come ci dimostra nella parete

Ancora

spesse volte accade

ombra da

altro
,

il

ragliamento piramide del primo nuvolo basso in A del secondella

do

pi
.

alto

ili

N M

Questo

nasce quando ti par vedere un nuvolo oscuro


pi alto che

...
..

un

nuvolo chiaro per


la cosa dipinta

i raggi del sole o in oriente o in occidente, perch ancora che ella venga all' occhio per quella medesima grossezza deli' angolo , che quella che e pi remota da lei , non par tanto remota quanto quella della remozionc naturale CCCXL. Diciamo : lo dipingo sulla parete una casa che abbia a parere distante u miglio , e di pai io gliene metto allato una che ha la vera distanza di un miglio, le quali cose sono in modo ordinate che la parete taglia la piramide con egual grandezza; nientedimeno mai eoa due occhi parranno di egual grandezza, n di egual distanza.

7^

TRATTATO DELLA PITTURA


parte della pittura sono campi delle campi i termini delle cose naturali che hanno loro curvit convessa sempre si conoscono e le figure di tai corpi essi campi, ancorch colori de' corpi sieno del medesimo colore del
Principalissima
1

CCCXLL
,

cose dipinte
in
in

nei quali

predetto campo . E questo nasce che i termini convessi de' corpi non sono alluminati nel medesimo modo che dal medesimo lume allumi-

nato il campo, perche tal termine molte volte sar pi chiaro o pi oscuro che esso campo. Ma se un tal termine del colar di un tal campo, senza dubbio tal parte di pittura proibir la notizia delift figure di tal termine, e questa tale elezione di pittura e da essere schivata dagf ingegni dei buoni pittori , conciossiachc l'intenzione del pittore e di f^r parere suoi corpi di qua dai campi e nel sopradctro caso accade il contrario, non solo in pittura, ma nelle cose ancor di rilievo CCC^XLII. Prima che tu consideri le figure , se hanno il rilievo che si richiede al sito, ed il lume che 1' allumina ; che V ombre non siano quelle medesime negli estremi dell'istoria che nel mezzo, perch altra cosa e 1' essere circondato dall'ombra', ed altra aver 1' ombra da un solo lato Quelle sono circondate dall' ombra , che sono verso il mezzo dell' istoria perch sono adombrate dalle figure interposte fra loro ed il lume e quelle sono adombrate da un solo lato, le quali sono interposte infra il lume e 1 istoria perch dove non vede il lume, vede l'istoria, e vi si rappresenta l'oscurit d'essa istoria, e dove non vede l' istoria , Tede lo splendor del lume , e vi si rappresenta la sua chiarezza. Secondo che il seminamento, ovvero compartizione delle figure , fia secondo il caso del quale tu vuoi che fia essa istoria Terzo che le figure siano con prontezza intente al loro particolare . CCCXLIII, Quel corpo opaco si dimostrer essere di minor rilievo il quale sar pi distante dall'occhio, e questo accade perch l'aria interposta fra l'occhio ed esso corpo opaco, per esser ella cosa chiara pi che l'ombra di tal corpo , corrompe essa ombra e gli e la rischiara toglie la potenza della sua oscurit , la qual cosa e causa di fargli perdere il suo rilievo.
i :
.

termine di quel membro alluminato parr pi oscuro che sar veduto in campo pi chiaro, e cosi parr pi chiaro che fia veduto in campo pi oscuro E se tal termine fia piano , e veduto in campo chiaro simile alla sua chiarezza, il termine fia insensibile. CCCXLV. I termini delle cose seconde non saranno mai cogniti come i primi Adunque tu , pittore , non terminare immediate le cose quarte con le quinte , come le prime con le seconde perch il termine d'una cosa in un altra di natura di linea mattematica , ma non linea ; perch il termine d' un colore principio d' un altro colore , e non ha da essere per detta linea, perche nessuna cosa s'intramettc inIl
. .
,

CCCXLIV.

DI
fra.
il

LIONARDO DA VINCI

7?

termine di un colore che sia anteposto ad un altro colore se non il termine il quale cosa insensibile d' appresso 5 adunque tu , pittore, non la pronunziare nelle cose distanti.
,

e cose remote dair occhio, solamente le macchie non terminate, ma di confusi termini, e sia fatta 1' elezione di tai figure quando nuvolo , o in sulla sera, e soprattutto guardisi , come ho detto dai lumi ed ombre terminate, perch pajono poi tinte quando si vedono da lontano, e riescono poi opere difficili e senza grazia. E ti hai a ricordare che l'omche per la loro oscurit tu abbia a perdere bre mai siano di qualit il colore ove si causano , se gi il luogo dove corpi sono situati non non disfilar capelli , non dar lumi fosse tenebroso ; e non far profili nelle cose bianche , e che essi lumi abbiano a dinaobianchi se non strare la prima bellezza del colore dove si posano. CCCXLVII. I termini e figura di qualunque parte de' corpi ombrosi male si conoscono nell'ombre, e nc'lumi loro, ma nelle parti interposte infra i lumi e 1' ombre di essi corpi sono in primo grado di

CCCXLVI. Dcbbonsi

per

il

Pittore porre nelle figure

notizia

La prospettiva
parti principali
tratta della
,

la

quale
la

si

estende

nella

pittura

si

divide

ia

tre
le

delle quali
in diverse

prima
di

della
.

diminuzione
.

che fanno

quantit de' corpi

distanze

diminuzione de' colori


.

La seconda tai corpi La

parte quella

terza

che quella che


corpi in

diminuisce la notizia delle figure, e de* termini che hanno

essi

vane distanze

L'azzurro dclTaria e di color composto di luce e di tenebre la luce dico per causa dell'aria illuminata nelle particole dell' umidit infra essa aria infusa Per tenebre dico T aria pura la quale non divisa in atomi , cio particole d' umidit nella quale abbiano a percuo. , ,

vede 1' esempio ncU' aria che s' interpone infra 1' occhio e le montagne ombrose per 1' ombra della gran copia degli alberi che sopra essa si trovano, ovvero ombrosa in quella parte che non percossa dai raggi solari , la qual aria si fa azzurra , e non si fa azzurra nella parte sua luminosa, e molto meno nella parte coperta di neve. Fra le cose egualmente oscure, e di egual distanza , quella si dimostrer esser pi oscura che terminer in pi bianco campo , e cosi per il contrario. Quella cosa che fia pi dipinta di bianco e nero apparir di miglior rilievo che alcun' altra. Per ricordati pittore , di vestire le tue , figure di color pi chiaro che tu puoi che se le farai di colore oscuro, fiano di poco rilievo e di poca evidenza da lontano , e qoesto perch l'ombre di tutte le cose sono oscure; e se farai una veste oscura, poco
i
.

tere

raggi solari

di

questo

si

divario

fia

dal

lume

ali'

ombra

e ne' colori chiari vi fia differenza.

8j

TRATTATO DELLA PITTURA


CCCXLVIII.

Impossibile che la pintura imitata con somma perfezione di lineamenti, ombre, lumi, e colore, possa parere del mcdcsi' mo rilievo qual pare esso naturale, se gi tal naturale in lunga distanza

non
si
:

Provaveduto da un sol occhio Siano gli occhi a b i quali veggano

l'obietto
trali

col concorso delle lince cen-

degli occhi

A C

B C

dico che le

linee laterali di essa centrale


tro a tal obietto lo spazio

vedono

die-

G D
D

k
\ .

chio a vede tutto lo spazio F chio /^ vede tutto lo spazio E. Adunque occhi vedono di dietro all'obietto C i due tutto Io spazio F E per la qual cosa tal obietto C resta trasparente secondo la definizione della trasparenza , dietro la quale niente si nasconde : il che intervenir non pu a quello che vede con un sol occhio un obietto maggiore di esso occhio. E per quello che si e detto possiamo conchiudere il nostro quesito, perch una cosa dipinta occupa tutto lo spazio che ha dietro a s , e per nessuna via possibile veder parte alcuna del campo

e roce T oc-

\_J\

che

la linea
.

sua circonfcrenzialc
pi

ha

die-

tro a s

CCCXLIX. Molto
'

rilievo

mo-

streranno

le

cose nel

campo
.

chiaro e al-

luminato elle neir oscuro La ragione , che se tu vuoi dar rilievo alla tua figura, tu fai che quella parte del corpo ehe pi remota dal lume manco partecipi di esso lume, onde viene a rimanere pi oscura, e termi-

nando

termini ; per la senza grazia , e da lontano non appariscono se non le parti luminose , onde conviene che l'oscure pajano esser del campo medesimo, e cos le cose pajono tagliate, e rilevate tanto meno del dovere, quanto il campo oscuro. CCCL. Le figure hanno pi grazia poste ne' lumi universali che
poi in
,

campo
non

scuro

.,

viene

a cadere

io confusi

qual cosa

se

vi accede riflesso, l'opera resta

ne' particolari e picoioli perch i gran lumi e potenti abbracciano i riappariscono da lontano con lievi de'corpi, e l'opere fatte in tai lumi

grazia
d'

e quelle
,

che sono

ritratte

a lumi piccioli
tali

pigliano gran

somma
da' luo-

ombra

e simili opere fatte

con

ombre mai appariscono


,

ghi lontani altro che tinte CCCLL Sarai avvertito, che ne' luoghi marittimi

o vicini a que-

DI
gli volti alle

LIONARDO DA VJNCI

8i

non faccia il verno figurato negli alberi o prati, come nelle parti remote da essi mari e settentrionali Lrcsti eccetto negli alberi , quali ogni anno gettano foglie CCCLlf. Neir autunno ua.i le cose secondo 1' et di tal tempo cio nel principio cominciano ad impallidir le foglie degli alberi ne' pi vecchi rami, pi o meno secondo che la pianta e in luogo sterile o ferche fanno tutte le sorti degli alberi tile e non far come molti ancorch da s siano egualmente distanti, di una medesima qualit di verde Cos il colore de' prati , sassi e pedali delle predette piante varia sempre perch la natura variabile in infinito CCGLIII. Nella figurazione del vento oltre il piegar dei rami , ed arrovesciar delle foglie inverso 1' avvenimento del vento si dee figurar il rannugolamento della sottil polvere mista con 1' intorbidaparti meridionali,
,
i
.
,

ta aria

CCCLIV. La
cura, pigliando
parte opposta
,

pioggia cade infra l'aria, quella oscurando con lucida

dall'

uno
si

come

da

tal pioggia l' tolto

essa sono di confusi, e pi vicine all'occhio fiano pi note e pi note saranno le cose vedute nella pioggia ombrosa , che quelle della pioggia alluminata . E questo
:

l'ombra dalla vede fare alle nebbie, ed oscurasi la terra acu lo splendor del sole: e le cose vedute di l da non intelligibili termini , e le cose cie saranno
de'
lati
il

lume

del

sole

accade perch

le cose

vedute
cose che
le parti

nell'
si

mi

principati,
e

ma

le

ombrose pioggie, solo perdono luveggono nelle luminose perdono il lui

mischiano con la luminosit dell'alluminata aria, e le parti ombrose sono rischiarate dalla medesima chiarezza della detta aria alluminata : CCCLV. L'ombre de' ponti non saranno mai vedute sopra le loro acque se prima l'acqua non perde i' ufizio dello specchiare per conto di torbidezza. E questo <i prova, perch l'acqua chiara e di superficie lustra e pulita, e specchia il ponte in tutti luoghi interposti infra eguali angoli infra l'occhio ed il ponte, e specchia l'aria sotto il ponte, dor debbe essere l'ombra di tal ponte, il che non pu far l'acqua torbida, perche non specchia, ma ben riceve l'ombra, come farebbe una

me

l'ombra, perch

luminose

si

strada polverosa.

CCCLVL

La La grandezza

prospettiva briglia e timone della pittura. della figura dipinta dovrebbe mostrare a che distanal naturale

za ella veduta. Se tu vedi una figura grande sere dappresso all'occhio


.

sappi che

si

dimostrer

CCCLVn. Sempre
da esso
bilico in su
,

- nella linea centrale del petto che e cos ticn conto del peso accideatale dell' uomo
il

bilico

come

del suo peso naturale.


il

cio, che

Questo si dimostra nello stendere il bracpugno posto nel suo cremo fa 1' ufizio che far si vede al '

Si

TRATTATO DELLA PITTURA


,

contrappeso po-^ro nel!' estremo della stadera; onde per necessit si getta tanto peso di J dall' ombellico quanto il peso accidentale del pugno, ed il calcagno conviene che s' inalzi CCCLVIIL Se vuoi fare una figura di marmo, fanne prima una di terra, la quale poi che sar finita, e secca, mettila in una cassa che sia ancora cnpace,?dopo la figura tratta d'esso luogo, a ricever il marmo Poi messa la che vuoi scolpirvi dentro a similitudine di quella terra figura di terra dentro ad essa cassa, abbi bacchette, che entrino appunto per suoi buchi, e spingile dentro tanto pi:r ciascun buco, che e la parte ciascuna bacchetta bianca tocchi la figura in diversi luoghi d'esse bacchette che resta fuori della cassa tingi di nero , e fa il conin modo che a tua posta si trassegno alla bacchetta , ed al suo buco terra e mettivi il tuo pezzo scontri e trarrai dalla cassa la figura di , di njarmo , e tanto leva dal marmo che tutte le tue bacchette si nascondino sino al loro segno in detti buchi e per poter far meglio questo, fa che tutta la cassa si possa levare in alto, ed il fondo d' essa cassa resti sempre sotto al marmo , ed a questo modo ne potrai levar con i ferri con gran facilit CCCLlX. Dipingi la tua pittura sopra della carta tirata in telajo ben delineata e piana , e poi da una buona e grossa imprimitura di pece e mattone ben pesto : di poi d 1' imprimitura di biacca e giallolino , poi colorisci, e' vernicia d'olio vecchio chiaro e sodo, ed appiccalo al verro b^n piano. Ma meglio far un quadro di terra ben vetriato e l'imprimitura di biacca e giallolino, e poi colorisci, e verniben chiara a esso cia , poi appicca il vetro cristallino con la vernice esso oscura colorito , e poi vetro ma fa prima ben seccare in stufa vernicialo con l'olio di noce ed ambra, ovvero olio di noce rassodato
.

al ole.

"

cia seccare

Metti la tua tela iti telato , e dagli colla debole, e ladi setole, e e disegna e d V incarnazione con pe:iaelli , 1' L' incarnazione sar cosi fresca farai ombra sfumata a tuo modo biacca, lacca, e giallolino: l'ombra sar nero, e majorica , e un poco
,
.

CCCLX.

Sfumato che tu hai , lascia seccare poi o vuoi lapis duro tempo con 1' acqua stata assai ritocca a secco con lacca e gomma gommata insieme liquida, che migliore, perch fa T ufizio suo senza
di lacca
,
.

lustrare

Ancora per fare detta ed inchiostro


,

1'

ombre
e

pi oscure

togli lacca

gommata sopracolori,

con questa ombra puoi ombrare molti

perch trasparente: e pei ombrare l'azzurro, lacca, e diverse ombre, dico perch diversi lumi ombrerai di lacca semplice gommata sopra la lacca senza tcmpeia, ovvero sopra il cinabro temperato e secco. CCCLXL Qnando tu non conoscerai variet di chiarezza o di oscurit infra l'aria
,

allora

la prospettiva

dell'

ombre

fa

scacciata

dalla

DI

LIONARDO DA VINCI

8}

tua imitazione , e solo ti hai a valere della prospettiva della imin'jzionc de' corpi , e della diminuzione discolori, e dei diminuire delia co gnizione delle cose all'occhio contrapposte: e questa fi rarcre una mc-desima cosa pi remota, cio la perdita della cogniziunc della figuraci,

qualunque obietto, senza suo moto, L'occhio non avr mai per la prospettiva lineare se non cognizione della distanza che fa l'obietto ed un' altra cosa mediante la prospettiva de' colon. CCCLXII. Quella parte dell'obietto sar pi alluminata che fa propinqua al luminoso che l'allumina. pi gradi La similitudine delle cose in ogni grado di distanza perde sar tandi potenza, cio quanto la cosa sar pi remota dall'occhio
,
, i

sua similitudine. to meno CCCLXIH. Sia osservata la diminuzione delle qualit de' colori insieme con la diminuzione de' corpi ove si applicano CCCLXIV. Quanto maggiore fa l'interposizione trasparente infra 1' occhio e l'obietto tanto pi si trasmuta il colore dell'obietto nel colore
penetrabile infra l'aria con
la
.

il lum.c, per la linea estende ha il centro del lume e 1' occhio , allora tal obietto fia totalmente privato di lume. CCCLXV. I panni che vestono le figure debbono avere le lor pieghe accomodate a cingere le membia da loro vestite in modo che nelle parti alluminate non si ponga pieghe d' ombra oscura , e nelle lineaparti ombrose non si faccia pieghe di troppa chiarezza , e che menti di esse pieghe vadano in qualche parte circondando le membra da loro coperte, e non con lineamenti che taglino le membra, n con ombre che sfondino pi dentro che non la superficie del corpo vestito , ed in effetto il panno sia in modo adattato che non paia disabitato ,

del trasparente interposto Quando l'obietto s'interpone fra l'occhio ed


si

centrale che

cio che

fare a molti, i quali s'innamorano tanto de' varj aggruppamenti di varie pieghe, che n' empiono tutta una figura , dimenticandosi l'effetto perch tal panno fatto , cio per vestire e circondare le membra con grazia, dove essi si posano, e non l'empire tutte di vensi

come

non vede

paja

un aggruppamento

di

panno spogliato

dall'

uomo,

ti, o vesciche gonfiate sopra i rilievi alluminati de' membri. Non nego gi che non si debba fare alcuna bella falda , ma sia fatta in parte delia figura dove le m.embra infra esse ed il corpo raccolgano e ragunino tal

E sopra tutto varia i panni ncU' istorie come nel fare ad alcuni le pieghe con rotture a facciate, e questo ne' ranni densi ed alcuni panni abbiano i piegamenti molli, e le lor volte non lacerate, ed
panno
. , ,

altri torti

CCCLXVL
gli

Molti
,

amano
,

le

piegature
,

delle falde

de' panni

con

angoli

acuti

crudi

spediti

altri

con
I.

angoli
a

quasi

insensi-

84
bili
,

TRATTATO DELLA PITTURA


altri

luogo di quegli certe curvit che si ritrova pi lontana CCCLXVII. da' suoi costretti estremi si ridurr pi in sua prima natura . Naturalmente ogni cosa desidera mantenersi in suo essere II panno perch di eguale densit e spessitudine , s nei suo rovescio come nel suo dritto, desidera di star piano: onde quando egli e da qualche piega o falosserva la natura della forza in da costretto a lasciare csa planizie quella parte di s dove egli e pi costretto , e quella parte che pi lontana a essi costringimenti troverai ridursi pi alla prima sua natura,
serza alcuni
angoli
,

ma

in

Quella parte

delle pieghe

Esempio sia A B C la piega del panno A B sia il luogo dove esso panno piegato e costretdetto di sopra Io ti proposi che quella parte del panno che era pi lontano ai coto pi nella sua prima natura adunque C stretti estremi si ridurrebbe
cio dello star disteio e
.

ampio

trovandosi pi

lontano
)

la

piega

fia

pi larga

che

in

nessun
di

altro

suo luogo

CCCLXVIII. Ad un fanno non


picf^he, anzi farne solamente dove con ed il resto lasciar cadere semplicemente
se
,

si

dee

dar

confusione

molte

le
,

mani o braccia sono e si debbono ritrarre

ritenute,
di

natu-

usa le pieghe secondo quegli, e rale, cio, va' diversificando a ciascuno villano, o panno fino, o da se sar seta abito , come molti fanno , sopra i modelli le sue pieghe , e non fare sottile, che t'inganneresti forte. corame o coperti di carta,
vorrai fare
di

panno

lana

CCCLXIX, Dove

la

figura scorcia figli vedere

maggior

nunfiero di

pieghe che dove la non scorcia , e le sue membra sieno circondate da pieghe spesse e giranti intorno ad esse membra E sia dove sta l'occhio N manda il mezzo di ciascuno de'circoli pi lontani dall' occhio de' P perche si trova incontro gli mangli mostra dritti loro fini. N
.

Q
,

da per contrario

circondaL'ombre iaterposte infra le pieghe de' panni oscure, quanto pi elle sono pi tanto saranno trioi de' corpi umani rincontro all' occhio con le concavit dove tali ombre son generate: e questo intendo aver detto, quando l'occhio situato infra la parte om,

CCCLXX.

luminosa della predetta figura. CCCLXXI. Sempre le pieghe de' panni situati in qualunque atto suoi lineamenti mostrare l'atto di tal figura, delle figure debbono con in modo che no:x diano ambiguit o confusione della vera attitudine a alcun meme che nessuna piega con 1' ombra tolga chi la considera piega della che profondit la superdentro la bro , cio che paja pi a fcie del membro vestito. E che se tu figuri figure vestite di pi vcbrosa e
la
i :

(l) Nel Codice sopra

cui si fatta l' edizione mancando le figure che si richiedono s in questo paragrafo come nel seguente segnato del numero 369, si creduto bene il non le aggiunger per non ci discostar punto da Stefano della Bella , di cui diimo la igurt cbe vedrassi in uUimOf e eh* supplisce l'accennata mancanzi

DI
stimenti
,

LIONARDO DA VINCI
l'ultim;! veste rinchiuda
la

85

dentro a se le semcarne insieme con quelle, ed i panni vestimento della carne, con tanta grossezza qual si richiede alla moiti'pli<:azione de' suoi gradi Le pieghe de' panni che circondano le membra debbono' diminuire della loro grossezza verso gli estremi della cosa circondata . La lunghezza delle pieghe che sono pi strette alle membra debbono aggrinzarsi da quel lato che il membro per le sue piegature diminuisce, e tirarsi dall'opposta parte della sua piegatura. CCCLXXIl. Specchierassi l'orizzonte per la sesta di questo nel Iaplici

che non paja che

ossa ditali figure,

ma
.

to veduto dall' orizzonte veduto dal lato

e dall' occhio, ~~

come

si

dimostra

1'

orizzonte

/*

qual
-^

lato ancor ve-

duto dall' occhio.


tu
,

^ ^~

Adunque
*"

pittore

che hai a figurare 1' inondazioni dell' ac que, ricordati che da te non sar veduto il colore dell' acqua esser altrimente chiaro o oscuro che si sia la chiarezza o oscurit del sito dove tu sei , insieme misto col colore deli' altre cose che sono dopo te .

^^^

IL FINE,

INDICE
DE' CAPITOLI DI
Gap.
I

QUESTO TRATTATO
.

\F

II.

Vello che dee prima imparare il giovane ^"^ Quale studio debbc essere ne'' giovani
si

III. Qual regola

deve dare

a" putti pittori


.

IV. Noti:^ia del giovane disposto alla pittura V. Precetto al Pittore.

VI . In che modo dee il giovane procedere nel sua s:ud^ Tll. Del modo di studiare. Vili. Avvertimento al pittore .
IX. Precetto
X.

al pittore universale.
pittore debbe essere universale
.

Come

il

XI. Precetto al pittore.

XII. Precetto come sopra

XIII. Precetto dello schifare istorie e figure XIV. Del correggere gli errori che tu scuopri.
xr.

Del

giudizio.

XVI. Modo di destare r ingegno a varie invenzioni. XVII. Dello studiare insino quando tu ti desti, o prima che'

tu ti

addo/ menti allo scuro . XVIII. Che si dee prima imparare la diligeni^a che la presta praticai X I X. Come il pittore debbe esser vago di udire il giudi-^io di ognuno. XX. Che r uomo non si dee fidarsi tanto di s , che non vesfga dal naturale .

XXI. Delle XXII. Dfir

variet delle figure essere universale .

XX IH. Di
XXIV. XXV. XXVI. xxvil.

quegli

che usano

la

pratica

Ss^ar^a

la dc-iigenia

",

ovver

scienza

Del non imitare P un Peltro Del ritrarre dal naturale


,

pittore.

Avvenimento al

pittore.
ritrarre:

XXVII

I.

Come debbe essere alto il lume da Quai lumi si debbono eleggere per
Delle qualit del lume per Del ritrarre g' ignudi.

dal naturale
de""
^

ritrar le figure

corpi.
.

XXIK. XXX. XXXI. XXXII.

ritrarre rilievi natiuali

o finti

Del

ritrarre di rilievo finto

o dal naturale

Modo

di ritrarre col vetro.


si

XXXIII. Come

debbono

ritrarre

paesi

>

9^
Gap,

XXXIV. Del ritrarre al lume di cahdela . XXXV. in che modo si debba riir&rr un
bra, e lumi.

volto

e dargli

grana
,

om.

xxxTi. Del lume dove si ritrae C tRcarna-^ione dei volti xxxvi I. Del ritrar figure per l* istorie. XXXVIII. Per riirarc un ignudo dal naturale, o altro.
XXXIX. Misure e compartimenti
della statua.

ed ignudi

XL. Come il pittore si dee acconciar al lume c&l sito rilievo XLI. Della qualit del lame. 'i\r.\jv XL II. Deir inganno che si riceve nel giudi^io delle rhembrsi XLI II. Che si dee sapere r intrinseca Jorma dell'uomo.
:.

XLlv. Del difetto del XLT. Precetto perch


in

pittore
il

pittore

non

inganni

nelT

ele:^ione

della

figura che fa . XLVI. Difetto de' pittori che ritraggono una cosa di Hliev in casa a un lume , e poi la mettono in campagna a Ha altro lume XLvii. Della pittura e sua divisione ^ XLVI li. Figura, e sua divisione.
abito

XL 1 X. Proporzione di membra L. Dei movimenti e deW opera-^iani varie.


,

LI. Che

si

debbono fuggire
cose picciolc

termini spediti.
si

L1

Che

nelle

non

vedon gli

errri

come
le

nelle

LUI.

grandi Perch la pittura non pu mai parere spiccata


naturali
i

cm*

cose

Liv. Perch

capi
.

soli

delle (igurc

f una sopra
le

l'

altfd cosa da

fuggire Lv. Qual pimira

si

dee

usare- in

far parer
utilit
. ,

cose pi spiccate

Lvi. Quale

pili
i

di discorso
loro

ed

il

lume ed ombre

de''

corpi, o

lineamenti

Lvii. Memoria che si fa daW. autore . LVIii. Precetti di pit:ura . L i X. Come la pittura det?be esser vista da una LX. Dell' ombre . Lxi. Come si debbono figurare putti LX 1 Come si debbono figurare i vecchi LX.I1I. Come si debbono figurar le vecchie LXIV. Come si debbono figurar le donne Lxv. Come si dee figurare una notte Lxvi. Come si dee figurare una fortuna . Lxvii. Come SI dee figurare una battaglia.
. .
.

sola finestra

Lxviii. Del modo di condurre in pittura le cose lontane. Lxjx. Come l'aria si dee fare pi chiara quanto pi la fai finir bassa.

9
Cap.
lxx. a fare ci& le figure spicchino dsl ior camp Lxxi. Dei figurar le grande^e delle cose dif,imc Lxxii. Delle cose finite ^ e delle confuse. Lxxiii. Delle figure che son separate, acciocch non pajaao congiunte, Lxxiv. Se il lume debbe esser tolto in faccia ^ o da parte , e quale d
pi. grai^ia
.

LXXY.
.

Della nverbcra-^ione

ixxvi. Dove non pu esser riverbera-^ione luminosa, De' reflessi . LXxv 1 XXXVIII. De' reflessi de"* lumi che circondano P ombre Lxxix. Dove i riflessi de"" lumi sono di maggior o minor chiare\\a. Lxxx. Qual pari^ del riflesso sar pi chiara Lxxxi. De'' colori riflefsi della, carne. Lxxxii. Dove i riflessi sono pi sensibili. Lxxxiii. De' riflessi duplicati e triplicati Lxxxiv. Come nessun colore riflesso semplice , ma. misto con
. . .

le

specie degli altri colori

Lxxxv. Come rarissime


si

volte

riflessi

sono del colore del corpo dove

LXXXV I. il riflesso. LXXXV II De' colori de"" riflessi LXXXV HI. De' termini de"" riflessi nel suo campo LXXXIX. Del collocar le figure. xc. Del modo et impartir bene a comporre
.

congiungono . Dove pi si vedr

insieme

le

figure fidi-

le istorie.

Tci. xcil. XC2II. XCiv. xcv. XCVI.


.

Del

Modo

porre prima una figura neW istoria del comporre le istorie .


l'

Del comporre

istorie.

Variet d'uomini

nelP istorie
dell'

Deir imparare i muovimenti Del comporre r istorie


. .

uomo

Della variet delt istorie xcv 1 xeviil. Del diversificare /' arie de* volti neW istorie, xcix. Deir accompagnare i colori V uno con l' altro
dia gra-^ia
e.
all' altro
i

e che

F un

Del far

vivi e belli

colori nelle sue

superficie

CU. CHI.

CI. De"* colori dell'ombre di qualunque colore. Della variet che fanno i colori delle cose remote e propinque,
In quanta distan:^a
si

perdono

colori delle cose integralmente.

e IV. Colore dell' ombra sul bianco.


'cv. Qual colore far ombra pi nera evi. Del colore che non mostra variet cvii. Della prospettiva de'' colori

in

varie grosse^^e

aria,

92

Gap.

evi 11. Del colore che non s muta in varie grosse^:^e d' aria i cix. Se i colori varj possono essere o parere di una uniforme oscU' rii , mediante una medesima ombra . ex. Della causa de' perdi rtienti de colori e figure de corpi mediante le tenebre che paiono e non sono exi. Come nessuna cosa mostra il suo color vero se ella non ha lume da un altr simil colore ex II. De^ colori che si dimostrano variare dal loro essere^ mediante i paragoni di' loro campi CXI II. Della mutarjone de'' colori trasparenti dati o messi sopra di.

versi colori

con la loro diversa relazione

ex IV. Qual parte


pittura
.

di

un medesimo
che non

colore

si

mostrer

pi bella

in

cxv. Come
-

ogni

colore

ha

lustro

pi bello

nelle sue

parti luminose che

neW

oscure
chiari.
bella
.

CXVI. Deir

evideii-^a

de colori

piti

cxv II. Qual parte del colore ragionevolmente debbe esser pi CXVIII. Come il bello del colore debb essere ne'' lumi

ex IX. Del color verde fatto dalla rugi^ine di rame, exx. Aumentayione di belle^a nel verderame "*^ cxxi. Della mistione de' colori l'uno con P altro , exxi 1. Della superfcie cf ogni corpo ombroso. cxxili. Quale la superfcie ricettiva di pi colori, cxxiv. Qual corpo si tinger pi del color del suo obietto . ex XV. Qual corpo si dimostrer di pi bel colore . cxxvi. Deir incarnazione de' volti cxxvil. Modo di ritrarre il rilievo ^ e di preparare le carte per questo. xxviil. Della variet di u:i medesimo colore in varie.distan^c dalP occhio. cxxix. Della verdura veduta in campagna. cxxx. Qual verdura parr partecipare pi d* a^urro cxxxi. Quale quella sapercele che meno che P altre dimostra il suo
.

vero colore

cxxx II. Qual corpo mostrer pi il suo vero colore. cxxx HI. Della chiarey^a de'' paesi. ex XX IV. Come la vista penetra maggior somma d'aria per
obliquo
,

retto

che per

cxxxv. Delle cose spicciate neW acqua de'' paesi e prima delParia cxxxvi. Diminu:^ione de'' colori per me^-io interposto infra loro e Pacchio. CXXXTl l. De' campi che si convengono alP ombra ed a' lumi CXXXVIII. Come si dee riparare ^ quando il bianco si termina in bianco]
.

e r oscuro in oscuro CXXX IX. Della natura de'' colori de' campi sopra

quali

campeggia

il

bianco

93

Cap.

cxl. Ve' campi delle figure

cxM.

De'' campi delle cose dipinte. la

cxLii. Di quelli che fingono in campagna pi oscura


.

cosa pi remota

farsi

CXLMI.
CXL
1

De'' colori delle cose remote


.

dall'occhio.

Gradi di pitture cxLV. Dello specchiamento


V.-

colore dclP

acqua del mare veduto da

diversi aspetti

CXLVI. Della natura de^ paragoni cxLvil. Del colore dell' omra di qualunque corpo.

CXLVI II. Della prospettiva de* colori CXL IX. Prospettiva decolori.
CL. De'' colori
.

ne''

luoghi oscuri. \-

cLi.

Da
De^ De^
De""

che nasce
colori
colori

l*

a^iurro nelP aria

cL 1 CL I 1 CL 1

V.

campi
il

delle figure

de''

corpi dipinti
.

CLV. Perch

bianco non colore

CLvi. De'

colori

CLV II. De'' colori de' lumi incidenti e reflessi. CLvi 1 1. De' colori delV ombra CL I X. Delle cose poste in campo chiaro , e perch
.

tal uso utile in

pittura

CLX. De'' campi.

cLx I

De^ colori che risultano dalla mistione dimandano specie seconde.


..

d* altri colori

quali si

CLX II. CLXi 1 1. De" colori CLX IV. cLxv. Del colore delle montagne . CLxvi. Come il pittore dee mettere
colori
.

in

pratica

la

prospettiva

de'

CLxvil. Della prospettiva aerea (ELxviii. De"" varj accidenti delPuomo e proporzione de' membri CLX IX. Delle muta:^ioni delle misure de ir uomo dal suo nassimento al
,

suo ultimo crescimento

CLxx. Come

puttini

hanno

le

giunture

contrarie

agli uomini

nelle

loro gresse-^e

cLxxi. Della differen'^a della misura che fra i putti CLxxil. Delle giunture delle dna. CLxxill- Delle giunture delle spalle, e suoi crescimenti

e gli

uomini

CLXX IV. Delle

spalle.
de''

cLxxv. Delle misure universali

corpi

94
Cap, cixxvi. D^te misure
ci.

XXVII.

del corpo untano, e piegamenti di Della propor^^ionalic delle membra.

membra.

ci-xxvill. Della i^tuntura delle mani col braccio cLxxix. Delie giunture de" piedi e loro ingrossamenti, e diminuzione. CLXXX. Delle membra che diminuiscono quando si piegano , e crescono quando si distendono CLXXX I. Delle membra che ingrossano nella loro giuntura quando si piegano CLxxxil. Delle membra degli uomini ignudi. cLxxxiil. Dei moti potenti delle membra delV uomo
,

CLXXX IV. CLXxxv. CLXxxvi. CLXXXVII. CLXXXV 1 1 CLXXX IX.


.

Del movimento dell uomo. Del variare i movimenti in un istoria. Delle giunture delle membra. Della membrifica\ione delC uomo De moti de' membri dell' uomo
.

De'' moti delle parti del volto.

cxc.

cxci.

De membri e descrii^ione Modo di tenere a niente,

di'

effgie

e del fare

un

effgie

umani

in pr'

filo , solo col guardo cT una sol volta . CXC II. Modo di tener a mente la forma d'un volto. cxciil. Delle belU-.^-[e de' volti. CXC IV. Dcir attitudine. cxcv. De' movimenti delle membra quando si figura

t uomo

cht

siano atti proprj

cxcvi. Dtlle membrifica:^ioni degP ignudi Del moto e corso dell' uomo ed altri animali cxcv 1 cxcviii. Quando maggior differenza d' alte^^^a di spalle nelt
.
.

a-^ione

dell'

uomo
.

cxc I

X.

Risposta cantra
Co/ne
il

muta tutto V uomo dalla sua prima ponderatone quando esso braccio j' estende cci. Deir uomo ed altri animali che nel muoversi con tardit non hanno il centro della gravit troppo remoto dal centro dei
ce.

braccio raccolto

sosientacoli

che porta un peso sopra le sue spalle. ccill. Della pondera'yione delC uomo sopra i suoi piedi cciv. De ir uomo che si muove. ccr. Della bilicatone del peso di qualunque animale sopra le sue g..mbe ccvi. Dei piegamenti e voltamenti dell uomo ce V II. Pt ' piegamenti CCVI II. Del/a equponderan-^a. ce IX. Del moto umano
ce II.
.

D eie uomo

immobile

95

Gap.

Del moto ccxi. Del bilico


ccx.

creato

dalU

dstruyione del bilico

delle figure.

ccxli. Della grafia delle membra . ccxiil. Delle comodit delle membra. tcxiv. D'una figura sola fuor deW istoria . ccxv. Quali sono le principali importahi^e
figura

che

appartengono

alla-

cexvi. Del bilicare il peso intorno al cntro della gravit de' corpi ccxvil. Delle figure che hanno a maneggiare e portar pesi ccxviii. Deir attitudini degli uomini,
.

ccx I X. Variet

d' attitudini

ccxx. Dell' attitudini delle figure. ccxxi. Dell' albioni de" circostanti a un caso notando. ccxxil. Qualit dgl' Ignudi.

ccxxiii. Come i muscolosi son coni e grossi * ccxx IV. Come i grassi non hanno grossi muscoli. ccxxv. Quali sono i muscoli che spariscono ne' movimenti
.

diversi

deW uomo
ccxxv 1
.

Della pronun-^a'^ione de* muscoli

ccxxTii. Che r ignudo figurato con grand' evidenza de"" muscoli fia sen^a moto ccxxv: II. Che le figure isnude non debbono aver i loro muscoli ricer'

cati affatto

^
e raccorci amento de' muscoli.

ccxx IX. Dell' allargamento

ccxxx. Dove si trova corda ne^li uomini sen^a muscoli ccxxxi. De^li otto pe:^y che nascono nel me^:[o delle corde
giunture dell' uomo ccx XXII. Del muscolo che infra
il

in varie

pomo granato, ed
pu far
/'

il

pettignone.

ccxxxiii. Del" ultimo


dietro
.

svoltamento

che

uomo

nel vedersi a

CGXxxiv. Quanto si pu avvicinar r un braccio con l' altro di dietro. ccxxxv. DelP apparecchio della for'^a dciruomo che vuol generare gran
percussione
.

ccxxxvi. Della for^a composta dall'uomo, e prima si dir delle braccia. CCXXXV II. Quale maggior potenza delP uomo , quella del tirare, o
quella dello spingere.

ccxxxviil. Delle membra che piegano, e che officio reste in esso piegamento ccxxx IX. Del voltar la gamba sen^a la coscia .
.

fa.

la,

carne

che la

ccxL. Della piegatura della carne ccxLi. Del moto semplice delf uomo ccxLii. Moto composto. CCXL Ili. Dei moti appropriati agli effetti degli uomini.

9'^

\
ccxLiv. De" moti delle figure . ccxLv. D(f:;!i ani dimostrativi cc:^i.vi. Della variet ae^visi. ccxLvii. De'' moti appropriati alla mente del mobile ccxLvill. Come gli atti mentali muovano la persona
facilit e

in

primo grado

di

comodit

ccxLix. Del moto nato dalla mente mediante l' obietto, ccL. De'' moti comuni ccLi. Del moto degli animali. ccLii. Che agni membro sia proporrjonato a. tutto il tuo corp. ccLiii. Dell' osservan-^a del decoro. CCL IV. Dcir et delle figure. ccLv. Qualit d"" uomini ne* componimenti de IP istorie ccLvi. Del figurare uno che parli con pi persone. ccLvil. Come dee farsi una figura irata. CCLV 1,11. Come si figura un disperato. CCL IX. Del ridere e del piangere e differen-^a loro,
.

CCLX.

Del posare

dt''

putti

CCLXI. Del posare delle femmine e de' giovani CCLX II. Di quei che saltano. CCLXI II. Dell' uomo che vuol tirare una cosa fuor di se impeto CCLX IT. Perch quello che vuol tirare, o ficcar tirando
.

con grand*
il

ferro in

terra

a!rj

Ij

gamba

opposta incurvata

ccLXV. Ponderazione de'' corpi che non si muovono. ccLxvi. Dell'' uomo che posa sopra i due piedi , e che d peso air uno che air altro
.
.

di s pi

ccLXVli. Del posare delle jignre cci-xviii. Delle ponderaponi dell uomo nel fermarsi sopra de''suoi piedi CCLX IX. Del moto locale pili o meno veloce. ccLxx. Dc;::li animali di quattro piedi e eo:::e si muovono . ccLXXi. Della corri.'.ponden-a che ha Li met de IP uomo con f altra. met
,
'

CC.LXXII.

Come

nd. saltar dclP


delle

uomo

in alto

vi

si

trovano

tre

moti,

CCLX XI il. Che imponibile


nmta-t^ioni

che una

memoria

serbi tutti gli aspetti e

membra
d' altrui
.

ccLxxiv. Della pratica cercata con gran sollecitudine dal pittore.

Del giudicare il pittore le sue opere e quelle Ct;Lxxvi. Del giudicare il pittore la sua pittura. Come lo 'specchio maestro de' pittori . ccLxxv 1
.ccLx;^v.
.

CCLXXVIII.

Q Ud

pituita pi laudabile.

il

ccLXviK. Quale

primo

obietto

ed intensione del pittore

CCT,"XX.

97
CAr. ccLxxx. Quale pia importante
neamenti
nella pittura
,

/'

ombra

suoi

li-^

CCLXXX I. ccLxxxil. ccLxxxiir. CCLXXX ir. ccLxxxv. ccLxxxvi. CCLXXXV II. CCLXXXV 1 1 1. CCLXXX IX.
ccxc.

Come si deve dar lume alle fgure Dove deve star quello che risguarda Come si deve porre alto il punto
.

la pittura.

Che le figure picciole non debbono per ragione esser Che campo deve usare il pittore alle sue figure
Precetto di pittura
.

finite

Del fingere un sito selvaggio. Come deve far parere un animale finto De' visi che si debbono fare , che abbino Del
dividere e spiccare le figure da' loro

rilievo

coti,

sra-na'.

campi
.

ccxci. Della di^eren^a de'' lumi posti in diversi siti . ccxc II. Del fuggir P impropor^ionalit delle circostan-^e

ccxcill. De"" termini de'' corpi detti lineamenti, ovvero contorni'. ccxc ir. Degli accidenti superficiali che prima si perdono nel disco^
starsi

de' corpi ombrosi

ccxcv. Degli accidenti superficiali che prima si perdono" nelle distanze. ccxcvi. Della natura de' termini de'' corpi sopra gli altri corpi, ccxcv II. Della figura che va contra 7 vento. ccxcv III. Della finestra dove si ritrae la figura

ccxcix. Perch misurando un viso

poi dipingendolo

in

tal

gran

de^a
ecc.

egli si

dimostrer maggior del naturale.


d""

Se

la superfcie
S'io

ogni corpo opaco partecipa

del color del

obiett

ccci.

Del moto

degli animali

cccil.

A A

fare una figura


spazio
olia

che

si

dimostri

esser

alta braccia

40
f

in
e

di braccia
in piedi

io
.

ed abbia
di

membra

corrispondenti

dritta

ccc 1

fzre una figura


alte^-'^a

nel muro

11 braccia che apparisca d'

di

24.

ccciv. Avvenimento circa l'ombre e lumi.


cccv. Pittura , e lume universale cccri. De' campi proporzionati a' corpi che in essi campeggiano', e prima delle superficie piane d' uniforme colore cccvi:. Pittura di figura e corpo. cccviii. Nella pittura mancher prima di notizia la parte di quel
corpo che sar di minor quantit
.

ccc IX. Perch

una medesima campagna maggiore o minor che non


citt

si

dimostra

alcuna

volta

cccx. Osservc-^ioni diverse.

cccxi. Delle

ed

alrre cose vedute

alT aria grossa.


spiracoli

'

cccxu. De" raggi

solari che

penetrano

li

de'nuvoli.

9^

Cap.cccxiii. Delle cose che P occhio vede


aria grossa
.

sotto

s miste infra

nebbia

ed

CCCXIY. cccxv. CCCXVI. cccxv I I.

Degli edijr^i veduti neW aria grossa . Della cosa che si mostra da lontano Della veduta di una citt in aria grossa

De' termini

inferiori

delle cose remote

CCCXVI

I.

Delle cose vedute da lontano


'.

CCCXIX. Deir ai^'^urro che si mastra essere nt' paesi lontani CCCXX. Quali son quelle parti de' corpi delle quali per distanza mari'
ca la notizia
.

CCCXXI. Perch le cose quanto pi si rimuovono dall' occhio manco si conoscono CCCXX I I. Perch i volti di lontano pajono oscuri. CCCXXI 11. Quali son le parti che prima si perdono di notizia ne' corpi che si rimuovono dalL occhio, e quali pi si conservano CCCXX I V. Dilla prospciiiva lineale CCCXXV. De' corpi veduti nella nebbia . cctxxvi. Deir alte^^a degli edifiy veduti nella nebbia CCCXXVII. Delle citt ed altri edif'^i veduti la sera o la mattina nella
. . .

nebbia

cecxxviii. Perch
che

le

cose

pi
,

alte poste

nella distanza

sono pi oscure

ancorch la nebbfa sia uniforme in grosse^'^a. CCCXX IX. Delle macchie dell'ombre che appariscono ne'' corpi da lontano CCCXXX. Perch su l jar della sera V ombre de' carpi generate in bian. '

basse

co parete sano arj^urre CCCXXXI. Dove pi chiaro il fumo CCCXXXI I. Della polvere. CCCXXXI I I. Del fumo CCCXXKIV. CCCXXXV. CCCXXXVI.
.

CCCXXXV I I. CCXXXVII 1. CCCXXXIX.

Varj precetti di pittura

CCCXL. Perch la cosa dipnta

ancorch ella venga all' occhio per quella medesima grosse-^i^a d' angolo che quella che pi remota di lei , non pare tanto remota quanto quella delU
,

remo-^ione naturale

eccxi.i.

De
Dil Del

e arripi

CCCXH

I.

giudi-^io

che

s""

hx da fare sopra V opera


.

dC

uu

pittore

rilievo delle fgi're remote daW occhio CCCXL il I. eccxLiv. De'' termini de'' membri alluminati CCCXLV. De' termini

99
Gap. cccxLvl. Della incarnatone, e cose remote daW occhio cccxLvii. Varj precetti di pittura. cccxLvili. Perch le cose ritratte perfettamente dal naturale non pajono del medesimo rilievo qual pare esso naturale ciac dalla cccxLix. Vi far che le cose pajano spiccate da'' lor campi
. . ,

parete dove sono dipinte


cccL. Precetto

Del cccm. Del


cccLi.

figurar le parti del mondo. figurar le quattro parti de tempi dclV anno

o parteci~

panii di quelli.

eccLiii. Del vento dipinto. CCCL I V. Del principio d' una pioggia cccLV. Deir ombre fatte da' ponti sopra le loro acque. cccLTi. Precetti di pittura Precetti CCCLV 1 cccLY IH. Della statua CCCL I X. Del far una pittura d"" eterna vernice
.
.

cccLX.

Modo

di colorir in tela

cccLxi. cccLxli. cccLxiii. CCCLX ir.

Precetto della prospettiva in pittura.

Degli obietti. Della diminuy.one

de""

colori e

corpi.
trasparenti
infra

Deir

interposizione de" corpi

occhio

e l

obietto

cccLxv. De' panni che vestono le figure , e lor pieghe C6CLXYI. Della natura delle pieghe de'' panni cccLxYli. Come si debbono far le pieghe de'' panni cccLxviii. Come si debbono fare le pieghe a panni . cccLxix. Delle pieghe de' panni in scorcio.
.

cccLxx. DelP occhio che vede

le

pieghe

de'

panni che clrcendano H

uomo
cccLxxl. Delle pieghe de' panni cccLxxii. Deir orinante specchiato

neW onde

FINE:

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