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Banca d' Italia. Un paese in ritardo. di Carlo Rossi http://chiarodiluna-karl.blogspot.it/2013/06/banca-d-italia-un-paese-in-ritardo.

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Nelle sue recenti Considerazioni finali all' Assemblea ordinaria dei Partecipanti il governatore della Banca d' Italia Ignazio Visco ha sottolineato alcuni tratti strutturali della crisi italiana che purtroppo non trovano adeguato spazio nel dibattito pubblico: "Le origini finanziarie e internazionali della crisi, cui si soprattutto rivolta lattenzione delle autorit di politica economica, non devono far dimenticare che in Italia, pi che in altri paesi, gli andamenti ciclici si sovrappongono a gravi debolezze strutturali. Lo mostra, gi nei dieci anni antecedenti la crisi, levoluzione complessiva della nostra economia, peggiore di quella di quasi tutti i principali paesi sviluppati. Non siamo stati capaci di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici degli ultimi venticinque anni. Laggiustamento richiesto e cos a lungo rinviato ha una portata storica; ha implicazioni per le modalit di accumulazione del capitale materiale e immateriale, la specializzazione e lorganizzazione produttiva, il sistema di istruzione, le competenze, i percorsi occupazionali, le caratteristiche del modello di welfare e la distribuzione dei redditi, le rendite incompatibili con il nuovo contesto competitivo, il funzionamento dellamministrazione pubblica. un aggiustamento che necessita del contributo decisivo della politica, ma essenziale la risposta della societ e di tutte le forze produttive. Le imprese sono chiamate a uno sforzo eccezionale per garantire il successo della trasformazione, investendo risorse proprie, aprendosi alle opportunit di crescita, adeguando la struttura societaria e i modelli organizzativi, puntando sullinnovazione, sulla capacit di essere presenti sui mercati pi dinamici. Hanno mostrato di saperlo fare in altri momenti della nostra storia. Alcune lo stanno facendo. Troppo poche hanno per accettato fino in fondo questa sfida; a volte si preferisce, illusoriamente, invocare come soluzione il sostegno pubblico". Mentre dei vizi e delle insufficienze della politica e dei politici italiani si parla molto, pi o meno appropriatamente, non si dedica la necessaria attenzione alla struttura e alla condotta delle imprese italiane. Alcune sono state "capaci di rispondere agli straordinari cambiamenti... degli ultimi venticinque anni", operano con successo nella economia globalizzata, esportano e puntellano il PIL italiano. Molte altre non sono invece riuscite a rinnovarsi, a finanziarsi senza ricorrere prevalentemente al credito bancario, a raggiungere dimensioni idonee, a innovare prodotti e processi produttivi. Altre ancora hanno vissuto del sostegno pubblico o costituiscono esempi di vero e proprio capitalismo clientelare. Questa parte dell' imprenditoria rappresenta un aspetto importante della crisi italiana. Tra drammi personali e difficolt congiunturali lo spazio per intervenire appare stretto. Visco tocca anche la questione del modello di welfare. Esso diventa sostenibile solo se correttamente applicato il principio di sussidiariet. Chi non ce la fa da solo deve ricevere il sostegno pubblico. Gli altri devono pagare meno tasse, provvedere da s ai propri bisogni e premiare i fornitori di servizi pi efficienti. Dal governatore della Banca d' Italia un efficace richiamo al realismo e all' unit di intenti.