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EWAN CLARKSON. SENTIERI DI GHIACCIO.

Due uomini completamente diversi restano intrappolati in una gelida e selvaggia regione dell'Alaska: uno, Umiak, un eschimese timido e riservato, l'altro, Larse n, un americano ambizioso e sicuro di s. Nessuno dei due si aspettava di stare insieme pi de/ tempo necessario per un brev e volo; ma quando il piccolo Cessna su cui viaggiavano precipita causando la mor te del pilota, Umiak e Larsen si uniscono in una disperata lotta per/a sopravviv enza. Con nessuna possibilit di soccorso e con l'incalzare dell'inverno, la loro unica speranza di sa/vezza intraprendere un pericoloso viaggio attraverso impervie mo ntagne. Dilaniati dalla fame, stremati dal freddo, i due uomini devono dimenticare ogni antagonismo derivante dalla loro diversit di cultura e di razza per combattere co ntro l'ostilit degli elementi e della natura e superare la prova pi dura della lor o vita. 1. BARATTOLO VUOTO, sospinto dal vento, sbatacchi sulle pietre gelide. La breve estate era quasi finita. Gli ultimi raggi del sole coloravano di rosso sangue il mare agitato, e il vento che soffiava da ovest portava l'alito freddo della banchisa. Bench ancora invisibili oltre l'orizzonte, i ghiacci galleggiavano gi sul mare a u na trentina di miglia di distanza, e ben presto, pens Steve Larsen, sarebbero arr ivati davanti alla costa, spingendosi rumorosamente gli uni contro gli altri nel tentativo di soffocare la terra in una cieca stretta mortale. A est si stendeva la tundra selvaggia e sconfinata, cupa e scura, una vasta dist esa dove catene di colline si alternavano a paludi piatte e desolate, la CUi uni ca vegetazione era rappresentata dal trifoglio d'acqua, dall'erioforo e da rari salici assetati di sole e frustati dal vento. Il paesino eschimese - un pugno di casette prefabbricate - sorgeva sul sottile s trato erboso che costeggiava la riva di una striscia di terra che s'inarcava nel mare simile a una zampa d'orso. Il piccolo centro era quasi deserto. La maggior parte degli uomini era ancora via, impiegata nei lavori stagionali, m entre le donne, i bambini e i vecchi si erano trasferiti in campi estivi a racco gliere bacche. Larsen si tir il cappuccio del parka sui capelli cortissimi. Americano di origine svedese, occhi celesti, biondo e dinoccolato, stava avvicin andosi alla mezza et, bench rifiutasse di ammetterlo. Camminando con circospezione tra i mucchi di grasso di balena in decomposizione lungo la linea di marea, Larsen si diresse verso una barca abbandonata. 413 Una volta al riparo dal vento, si accoccol. Era un trUcco che aveva, imparato quando era nel corpo dei Marines, durante i gi orni e le nottj interminabili trascorsi tra i vapori delle umide giungle dall'al tra parte del globo. Ancora adesso, ad anni di distanza, poteva restarsene tranquillamente accoccolat o per ore. Fiss un punto a nord dove una serie di creste piatte s'innalzava con regolarit ver so le colline awolte nella nebbia e gli occhi gli lacrimarono lievemente per lo sforzo. Qualche ora prima aveva camminato per un pezzo su quelle piatte terrazze, antich e spiagge sollevatesi nei secoli sopra il livello del mare, dove per anni gli ar cheologi avevano scavato nello strato di ghiaccio perenne, nel tentativo di rico struire gli usi e i costumi delle popolazioni stanziatesi secoli e secoli prima in quei luoghi. Larsen aveva raccolto una punta di freccia di selce e l'aveva messa in tasca con una certa sensazione di colpa, consapevole di violare la legge che proibiva la raccolta di manufatti indigeni antichi. Quindi diresse lo sguardo verso il mare. Era sulla riva dell'Alaska nord-occidentale, una terra i cui abitanti erano gli

ultimi discendenti di una cultura pi antica sia di quella occidentale sia di quel la orientale. Adesso quella gente veniva allettata in mille modi, costretta a partecipare a un sistema economico aleatorio, all'interno del quale forse non sarebbe stata in g rado di mantenersi, e nel contempo disimparava quelle abilit che le avevano conse ntito di soprawivere molto prima della comparsa dell'agricoltura. Larsen si frug in tasca ed estrasse la punta di freccia. Era minuscola, a forma di foglia, lavorata con estrema maestria, con l'estremit a ncora cos affilata da trapassare la pelle. Era possibile che tutto quello sforzo, quell'ingegnosit e quell'inventiva dovesse ro scomparire come l'ignoto artefice di quella punta di freccia? La cultura esch imese era forse destinata a essere sostituita dallo squallore che la circondava in quel momento? In tal caso sarebbe stato un peccato, tanto maggiore visto che anche lui aveva pensato di poter fare soldi sfruttando quello stile di vita prim a che scomparisse completamente. Bench Larsen preferisse dimenticare gran parte delle sue esperienze militari, e i n particolare i lunghi giorni trascorsi nella giungla in vietnam, tormentato dal la febbre, tuttavia aveva avuto anche dei buoni momenti e l'occasione di viaggia re e, dopo il congedo, quella curiosit verso nuovi lidi era ritornata. Riflettendo, aveva dedotto che sicuramente non era il solo a pensarla in quella maniera e perci aveva impiantato un'agenzia turistica, specializzata in viaggi in luoghi remoti, dimostrando a se stesso di aver visto giusto. Gli affari andavano bene e avrebbe potuto ingrandirsi, ma Larsen aveva preferito non farlo. Perci mandava avanti l'agenzia da solo o quasi, anche se aveva cominciato facendosi ai utare da una ragazza, Sylvie, che adesso era diventata una donna, della quale er a profondamente innamorato. Alcuni mesi prima Larsen era venuto a sapere che il Congresso degli stati Uniti si apprestava a creare un certo numero di nuovi parchi nazionali e di riserve na turali nelle regioni pi remote dell'Alaska, dove gli indigeni - eschimesi e india ni - avrebbero mantenuto i propri tradizionali diritti di caccia e di pesca e co ntinuato a vivere, qualora lo avessero desiderato, secondo il loro stile di vita . Gli era balenata quindi l'idea che un certo numero di americani bianchi molto ab bienti avrebbero potuto essere attratti da un viaggio che offrisse un'esperienza di vita in una regione selvaggia e insieme l'occasione di conoscere direttament e il modo di vivere degli eschimesi. Perci, non appena gli si era presentata l'opportunit, era venuto al nord per indag are sulle possibilit di una combinazione del genere, ma ben presto aveva perso og ni illusione. La zona era troppo inaccessibile, il terreno troppo malagevole, il clima troppo aspro e avrebbe attirato solo persone molto giovani, robuste e avventurose, che per non avrebbero potuto affrontare la spesa. Non trascurabile, inoltre, era la totale assenza di comodit. Larsen aveva Scoperto che persino i turisti pi anziani erano pronti a sopportare notevoli privazioni durante il giorno, purch alla sera sapessero di trovare una b ella doccia calda e un letto morbido. Naturalmente sarebbe stato del tutto impensabile fare certe promesse. E come se non bastasse c'era l'atteggiamento piuttosto riservato della popolazio ne stessa. Senta gli aveva spiegato un eschimese. <Non posso mica ammazzare una foca a coma ndo, specialmente con un mucchio di turisti in doppiopetto che mi soffiano addos so. A lei piacerebbe se, mentre sta riparando la Sua auto davanti a casa, un gruppo di noi si mettesse a guardarla, ridendo e facendo fotografie? Comunque, anche se gli indigeni fossero stati pi cordiali, ci sarebbero stati altri problemi. L'apice estivo della stagione turistica non coincideva con i periodi dell'attivi t venatoria, legati alle stagioni.

Perci Larsen nutriva seri dUbbi a proposito di una simile organizzazione, e a que l punto li espreSse ad alta voce in un messaggio per Sylvie, parlando nel piccol o registratore che si portava sempre appresso. Sylvie, tesoro, penso di essere arrivato alla fine del viaggio nonch delle nostre speranze. QUi non ci sono n trichechi, n orsi polari, n carib e neppure lUpi, per lo meno non nel raggio di un'ottantina di chilometri, e gli eschimesi non sembrano neanche e schimesi, neanche uno ha il parka foderato di pelliccia. La maggior parte di loro sembra indossare un'accozzaglia di indumenti forniti da l governo. Peggio ancora, a loro non interessano n i turisti n vendere oggetti ricordo. Larsen fece una pausa. Esisteva un'ultima possibilit. A una certa distanza in direzione est s'innalzava un'imponente catena di montagn e chiamata Brooks Range, che isolava completamente l'Artico dall'Alaska meridion ale. Nel cuore di quella barriera montagnosa, in un'ampia valle, sorgeva un minuscolo villaggio eschimese: Anaktuvuk. La valle non era accessibile n per strada n per ferrovia. L'unico modo per valicare il passo di Anaktuvuk era in aereo. Tuttavia, meno di quarant'anni prima, un gruppo di eschimesi nomadi si era stabi lito in quella valle per cacciare i carib, le pecore selvatiche e gli orsi. Larsen inoltre, aveva saputo che gli abitanti di Anaktuvuk esercitavano una prof icua attivit collaterale producendo oggetti ricordo che vendevano nei centri abit ati pi a sud. Il pilota dell'aereo noleggiato da Larsen era pronto a trasportarvelo e, se anch e quel posto si fosse rivelato una delusione totale come il paesino sulla costa, almeno Steve si sarebbe trovato a met strada da Fairbanks e da una normale linea aerea per tornare a casa. Larsen schiacci nuovamente il pulsante del registratore. Sar di ritorno fra non molto, ma domani mi dirigo per circa quattrocentocinquanta chilometri verso est, in un posto nelle montagne dove mi dicono che la gente de l luogo intaglia ancora maschere. Te ne porter una. In effetti penso di essere di ritorno in ufficio prima che tu riceva questa cass etta, ma intanto te la spedisco. Ciao! Steve. Spense l'apparecchio e si alz in piedi, percorrendo poi con passo spedito il viot tolo polveroso che conduceva al paesino. Poteva gi udire il debole ronzio dell'aereo che veniva a prelevarlo per condurlo alla pi vicina citt costiera. Il Cessna a quattro posti, vecchio e malconcio, era gi in attesa sulla pista. Certe ammaccature facevano pensare che il piccolo aeroplano avesse volato attraverso un fuoco di sbarramento di palline da golf. Grandine aveva spiegato allegramente il pilota. E frequentissima da queste parti. Larsen rabbrivid. Sapere che il pilota doveva inoltrare a intervalli regolari richiesta del certif icato di navigabilit aerea non lo tranquillizzava pi di tanto. Tibbett, il pilota, era un texano, anche se Larsen non l'avrebbe mai detto: era cos piccolo che avrebbe potuto fare il fantino. Lo trov seduto ai comandi, intento a masticare un mozzicone di sigaro spento che gett via quando lui sal a bordo, ma l'odore stantio rimase. Allora, trovato il Polo Nord? domand. Non sapevo che fosse andato smarrito grugn Larsen. Mi porterebbe da qualche parte dove possa bere un po' di whisky? Dritto come la freccia di un Apache, ragazzo mio rispose Tibbett. Guardi per che le coster caro. Lei sa che, una volta spedita qui, quella roba costa pi di tutto l'oro del Klondi

ke! Larsen lo lasci divagare. Si allacci la cintura di sicurezza tentando di rilassarsi e non dandosi quasi la pena di guardare gi mentre il piccolo aeroplano sobbalzava e ondeggiava trecento metri al di sopra della tundra. Era stanco e affamato e gli sembrava di avere ancora nelle ossa il gelido vento proveniente dal mare. La citt costiera era altrettanto squallida quanto il paesino, soltanto pi animata, pi rumorosa e pi affollata. Tuttavia Larsen fu lieto di essere investito da un getto d'aria calda quando ent r in albergo. Bench l'edificio fosse trasandato e cadente, maleolente di pesce e pancetta fritt a, di umanit non lavata e di lana bagnata, per lo meno offriva letti comodi e cib o saporito. Una volta in camera, steve estrasse dalla sacca da viaggio una bottiglia di whis ky, se ne vers una dose generosa nel bicchiere dei denti e and a stendersi sul let to. Non aveva l'abitudine di bere da solo, ma era meno caro che bere al bar. siccome in Alaska praticamente tutto doveva essere trasportato per via aerea, la vita c ostava quasi il doppio che nel resto degli Stati Uniti. La cena fu gustosa. Larsen scelse una bistecca di renna, soprattutto perch costava la met del manzo. L'aria dell'Artico gli aveva aguzzato l'appetito e mangi abbondantemente. Non avendo voglia n di uscire all'aperto n di rientrare nella solitudine della pro pria stanza, si diresse al bar. Dopo avere ordinato una birra dal prezzo esorbitante, si appoggi al banco guardan dosi attorno. L'aria era densa di fumo e la maggior parte dei clienti erano eschimesi o pescat ori. Un gruppo di bianchi, probabilmente operai del vicino impianto petrolifero, stav a giocando a carte. Il signor Larsen? La voce al suo fianco lo fece trasalire. Lo sconosciuto era pi vecchio di lui, con folti capelli neri, gli zigomi alti e g li occhi neri a mandorla di un eschimese. Era alto, circa un metro e ottanta, e molto magro. Mi chiamo Umiak. Vuol dire baleniera. Ridacchi nervosamente, come se fosse abituato che la gente ridesse alla sua battu ta. steve Larsen rimase in silenzio. Che cosa si doveva dire a un uomo che si chiamava baleniera? Mi scuser. Pi che una richiesta, era un ordine. Ho saputo che parte domattina per Anaktuvuk e il suo pilota non ha niente in con trario a prendermi a bordo. L'eschimese ridacchi di nuovo in modo irritante. Non peso molto e, naturalmente, pagher la mia quota. 416 1 417 Larsen alz le spalle, porgendo la mano. Benvenuto a bordo, signor Umiak! esclam. La stretta dell'altro era forte e il palmo della mano calloso. Aveva le mani da lavoratore, ma l'aria era quella di un capo, con una sicurezza incrinata soltanto dal riso nervoso, che si ripet ancora, sgradevole. Che cosa la spinge in un posto come Anaktuvuk, signor Larsen domand. Per un attimo Steve ebbe la tentazione di rispondere allo sconosciuto che non er ano fatti suoi, ma poi gli venne in mente che forse questi avrebbe potuto rivela rsi utile per entrare in contatto con gli indigeni, e gli spieg la ragione del vi aggio. Umiak rimase un momento in silenzio. Anaktuvuk non ha niente del posto per turisti e, personalmente, spero che non lo diventi mai Potr comprare alcuni esemplari di artigianato locale se trover qual c uno dlsposto a venderli; ma la maggior parte degli abitanti troppo occupata per

perdere tempo a esibirsi davanti a ricchi turisti. Prima che l'americano potesse ribattere qualcosa, Umiak cambi argomento. Il nostro pilota ha l'aria di divertirsi. Fino a quel momento Larsen non aveva notato il piccolo texano. Tibbett era seduto a un tavolo d'angolo, con le maniche della camicia arrotolate sopra i gomiti, sfidando chiunque a battersi con lui a braccio di ferro. Aveva tutta l'aria di aver ingurgitato un bel po' di wh.sky. Umiak si allontan per andare a parlare con qualcun altro. Una ragazza eschimese ne approfitt per scivolare accanto a Larsen e sussurrargli qualcosa in un orecchio. Al rifiuto dell'uomo la ragazza se ne and. L'americano fiss il bicchiere vuoto. Ancora qualche birra e la proposta della ragazza gli sarebbe sembrata troppo att raente per` rifiutarla. Sali in camera. Il whisky fin prima che riuscisse a prendere sonno. IL MATTINO sorse limpido e sereno, ma di un freddo tagliente, come se l'inverno avesse gi proteso i suoi gelidi artigli. Mentre Larsen faceva la pnma colazione, il proprietario dell'albergo gli annunci che Tibbett si era gia alzato ed era uscito, lasciando detto che lo raggiungesse all'aereo. Di Umiak non c'era traccia e cos l'uomo si mise in cammino da solo, sperando che l'aria fresca disperdesse i fumi del whisky che gli annebbiavano ancora la mente . Il pilota, di ottimo umore nonostante i postumi di una sbornia, era intento a st udiare una carta della zona quando Larsen lo raggiunseQuest'ultimo si sporse per osservare anche lUi. Mai in vita sua aveva visto una carta cos priva di punti di riferimento costruiti dall'uomo. ,~ 418 Non si vedevano n citt n villaggi n strade n ferrovie, soltanto un ammasso di montagn e inframmezzate dai nastri tortuosi di innumerevoli corsi d'acqua e, qua e l, da qualche lago isolato. Verso nord si stendeva un immenso tratto di tundra privo di qualsiasi indicazion e e solcato dall'ampia curva del fiume Colville. Noi siamo diretti qui disse Tibbett indicando un punto sulla carta con il sigaro . 11 passo di Anaktuvuk. Niente capolavori architettonici, temo. Soltanto un gruppo di case e di baracche prefabbricate e una pista che finisce n el nulla. siccome l'unico centro abitato per chilometri e chilometri, non possia mo non trovarlo; e anche se fosse cos, finiremmo col trovare la nuova strada per la baia di Prudhoe, dove ci sono i pozzi di petrolio. Lasci cadere una pioggia di cenere sulla carta e la spazz via. Qui gi c' una zona destinata alla riserva di Noatak. Un posto selvaggio, e pi a est ancora peggio: una catena di montagne, la Brooks R ange, chiamata la Porta del Parco Nazionale dell'Artico. La sorvoleremo? domand Larsen incredulo. No, che diavolo! esclam Tibbett. Ce ne staremo da questa parte. Comunque riuscir ad avere una bella vista delle montagne verso sud. Il texano ripieg la carta per poi infilarla in una tasca dello sportello del Cess na. Larsen and a caricare la sacca nel bagagliaio dietro i sedili, ma lo trov quasi in teramente occupato da due scatoloni di cartone. E il carico gli spieg Tibbett. E fortunato, sa, avrebbe potuto essere una muta di cani da slitta. Diede un'occhiata all'orologio, poi scroll le spalle. Capo Umiak dovrebbe essere qui da un momento all'altro.

Pu darsi che sia puntuale oppure no. Il tempo non ha nessuna importanza per questa gente. E davvero un capo?> E chi lo sa? Comanda una baleniera, il che gli conferisce un a certa posizione sociale presso la sua gente. Da queste parti vanno a caccia di balene solo in primavera e cos, per il resto de ll'anno, Umiak lavora per la nuova cooperativa locale, occupandosi della terra e dei soldi degli indigeni. Nessuno dei due ud Umiak avvicinarsi. Con una mano reggeva una sacca da viaggio, con l'altra una latta da quattro litr i. Sal a bordo del Cessna e and a sedersi su uno dei sedili dietro il pilota. Era vestito con una certa eleganza, con abiti pesanti come se andasse a caccia, i pantaloni infilati negli stivali alti al ginocchio e una pesante giacca di lan a allacciata su una camicia di lana blu. In testa portava un berretto con visiera e paraorecchi. Larsen sedette accanto all'eschimese, lasciando il pilota solo davanti. 419 SENTIERI Dl GHIACCIO Il Cessna vibr mentre il motore si scaldava al massimo dei giri, poi il` piccolo aereo prese a correre sobbalzando lungo la pista e s'innalz verso il sole. Gradualmente il rombo del motore parve diminuire a mano a mano che le orecchie d i Larsen si abituavano. Sotto di loro la tundra si stendeva in un'ampia curva fino all'orizzonte, simile a un arazzo dai toni fulvi e marrone, intessuto con fili argentei, cremisi e or o e spruzzato di macchie verde pallido e oliva. Piccoli stagni rotondi brillavano come diamanti, e qua e l il gelo aveva disegnat o sul terreno giganteschi arabeschi a forma di esagono. Umiak sembrava totalmente assorto nella contemplazione del paesaggio, cambiando di tanto in tanto posizione quando qualche particolare del terreno attirava la s ua attenzione. Una volta diede una pacca sul ginocchio a Larsen, indicandogli un punto ed escla mando eccitato: Carib! Larsen aguzz gli occhi, ma non riusc a distinguere niente. L'aereo aveva preso a salire man mano che il terreno s'innalzava sotto di loro. Con i nevai che aumentavano in numero ed estensione l'americano dovette protegge rsi gli occhi dai riflessi del sole. Alla sua destra le montagne si ergevano come un muraglione. Cominciarono a comparire cime isolate sia a nord sia a sud, nere contro il cielo . I sobbalzi dell'aereo divennero sempre pi frequenti e Larsen si sent le orecchie s coppiare mentre il Cessna prendeva sempre pi quota. Di tanto in tanto attraversavano ampie vallate percorse da fiumi serpeggianti tr a le rocce. Verso nord il cielo era di un blu intenso, mentre a est e a sud era pi pallido, q uasi bianco, e le vette delle montagne lontane si perdevano nella foschia. Improvvisamente steve not che il sole era scomparso. Il cielo diventava sempre pi scuro. Quindi la tempesta li colp, avvolgendoli in un velo di fiocchi di neve che si spi accicavano come fuochi artificiali contro il parabrezza del velivolo. Umiak si sporse in avanti gridando al pilota di puntare a nord per uscire dalla tempesta, ma il texano si limit a scuotere la testa, prendendo sempre piU quota. Il primo lampo squarci l'aria e il Cessna ondeggi mentre il fragore del tuono copr iva il rombo del motore. La tempesta era soltanto una perturbazione locale all'interno della zona circond ata dalle cime frastagliate. Un improvviso aumento della temperatura dell'aria intrappolata nella valle, una caduta della pressione barometrica, un vento che usciva turbinando da un abisso senza nome: erano tutti fattori che potevano scatenare una tempesta del genere, che poteva risolversi in breve tempo o trasformarsi in un mostrO infuriato per g iorni e giorni. . Ma a quel punto i chicchi di grandine si aggiunsero al frastuono e, mentre il Ce

ssna riprendeva a salire, violente raffiche di vento cominciarono a spingere ver so sud il piccolo aeroplano. La grandine si fece pi fitta, frammista a una poltiglia di neve bagnata. Sui bordi d'attacco delle ali cominciarono a formarsi incrostazioni di ghiaccio il cui peso costrinse l'aereo ad abbassarsi, per poi sfaldarsi in frammenti dent ellati, permettendo nuovamente all'aereo di riprendere quota. Il pilota lottava risolutamente con i comandi, imprecando, mentre l'aereo sobbal zava e sbandava. Dietro di lui Umiak se ne stava seduto immobile, con la testa china in avanti e la faccia inespressiva. Solo i pugni stretti tradivano la sua ansia. Larsen gett attorno uno sguardo disperato. Ormai si erano addentrati parecchio fra le montagne e, quando riusc a vedere attr averso uno squarcio fra le nuvole, scorse la gigantesca parete nera di un precip izio innalzarsi al loro fianco. All'improvviso ricord di avere letto che in Alaska precipitavano di media quattro aeroplani alla settimana. stranamente non avvertiva nessuna paura, solo un prof ondo rimpianto che la sua vita stesse per finire inutilmente, con tante ambizion i inappagate. "Se devo morire" pens amaramente, "perch proprio senza scopo?" Come in risposta alla sua muta preghiera, la tempesta cominci a placarsi. Neve e grandine si tramutarono in pioggia, le nuvole si fecero meno scure e ben presto i lampi saettarono lontano alle loro spalle. La pioggia diminu, cedendo il posto a una nebbia bianca, simile a bambagia. I tre uomini si rilassarono, poi Tibbett fece un cenno verso sinistra. Probabilmente siamo usciti un po' fuori rotta grid. Tenter di rientrare. Guardatevi in giro. Non ci fu nessun preavviso di pericolo nella nebbia davanti a loro. Il Cessna scivol dolcemente sul pendio di una collina innevata, il fianco tondegg iante di una montagna senza nome sul versante settentrionale della Brooks Range. FU un atterraggio quasi normale e per un momento parve che il pilota riuscisse a d arrestare il velivolo. Ma poi la punta di un'ala urt violentemente contro il fianco della montagna e l'a ereo, ruotando bruscamente, cozz contro una colonna di granito inclinata in avant i, simile a un pugno di rocce frastagliate. ci fu uno strepitio di metallo conto rto quando l'elica falci la roccia. Il pannello dei comandi si deform e il parabrezza and in frantumi. L'ultimo gesto del pilota di fronte alla morte fu di spegnere il motore, riducen do cos il rischio d'incendio. Larsen intravide per un secondo la faccia del texano con gli occhi spalancati e la bocca aperta nell'attimo in cui lo sperone aggettante di granito lo colpiva a lla sommit del capo, fratturandogli il cranio. Dopo 421 di che sent una forza inesorabile scagliarlo in avanti e perse i sensi. Lo sportello dell'aereo si spalanc e una raffica di vento gelido spazz la cabina c on una miriade di particelle di neve gelata. La tempesta aveva ripreso a infuriare. Umiak si sporse a chiudere lo sportello, quindi rimase a lungo seduto in silenzi o, con lo sguardo vigile e tutto il suo essere teso ad ascoltare e a captare un eventuale nuovo pericolo, Quindi rise sommesSamente tra s e s, un profondo riso di gola completamente diverso dalla risatina nervosa alla quale era incline quando si trovava a disagio in compagnia di bianchi. Quella risatina nervosa era un difetto di Cui non andava fiero, ma del quale ave va tentato invano di sbarazZarsi In quel momento rideva non perch ci fosse alcunc h di divertente nella situazione in cui si trovava, ma per la semplice gioia di e ssere ancora vivo. Il pilota era morto, sU quello non v'era alcun dubbio. Quindi Umiak guard Larsen, che era crollato in avanti, trattenuto dalla cintura d i sicurezza.

Al moment dell'impatto doveva aver picchiato la testa, ma Umiak poteva udire il suo respiro pesante. I bianchi erano degli incompetenti quando si trattava di affrontare freddo e pri vazioni, anche quando stavano bene. E quello era ferito, anche se lui non era in grado di giudicare fino a che punto . Doveva aspettare per scoprirlo, ma tutto sarebbe stato pi facile se il suo compag no di viaggio fosse morto. Gli balen un'idea. Strisci davanti e cominci a frugare, dapprima nella cabina, quindi addosso al pilo ta. Quasi subito le sue dita individuarono quello che cercava: il calcio di una rivo ltella infilata nella cintura dei calzoni del morto. Era un'arma modesta, una 38 di marca scadente, ma aveva il caricatore pieno e al meno il texano l'aveva tenuta pulita e ingrassata. Umiak sperava di non doverla usare, ma iluo peso nella tasca della giacca gli di ede un senso di maggior sicurezza. Torn a sedere al proprio posto in attesa che la tempesta passasse. La temperatura, all'interno del piccolo Cessna scosso dalle raffiche di vento, s cese drasticamentee Umiak si raggomitol per tenersi caldo. Accanto a lUi Larsen respirava con maggiore facilit e a poco a poco l'eschimese s i assop. Steve Larsen emise rabbrividendo un profondo respiro. Attorno a lui l'aeroplano vibrava e per un momento credette di stare ancora vola ndo. Quindi i ricordi lo sommerseroe con essi la consapevolezza che il pilota era mor to. Guard verso l'eschimese, rannicchiato al suo posto, ma con la faccia girata dall' altra parte. Anche lui sembrava morto. Di colpo Larsen si sent prendere da una sensazione di furia impotente. ,~ SENTIERI Dl GHIACCIO L'ira svan nell'istante in cui awert un dolore lancinante all a testa. si abbandon ansimando contro lo schienale e vide Umiak che girava la tes ta e lo guardava con aria inespressiva. siamo nei guai dichiar l'eschimese. Lo disse quasi distrattamente, come uno potrebbe dire di avere dimenticato la ch iave di casa. Deve aver preso un brutto colpo alla testa soggiunse. E rimasto svenuto per un bel po'. Larsen era scosso da brividi di freddo e Umiak ricord di avere visto un termos da qualche parte nella cabina. Fortunatamente era intatto e pieno di caff bollente. Ne vers un bicchiere per il compagno, che lo afferr avidamente. Il caff era forte e amaro, ma calm i brividi di steve, che vuot il bicchiere. Dove siamo? domand. C'era una mappa, vero? L'ho guardata prima di decollare. L'eschimese scroll le spalle indicando la tasca dello sportello, vuota. Era l dentro, ma lo sportello si spalancato quando siamo precipitati. Il vento deve averla strappata via. Per un attimo Larsen ebbe paura. Dobbiamo cercarla. Con quella bufera? osserv Umiak indicando fuori. La carta potrebbe essere a trenta chilometri da qui e per di pi ridotta a brandel li dalle rocce. Larsen trasse un sospiro di disperazione poi si lasci prendere dalla collera. Ma lei non sa dove siamo? Maledizione, lei vive qui. L'altro sorrise pazientemente. Nessuno vive qui. Larsen si guard attorno disperato. Allora siamo in trappola.

Dobbiamo uscire di qui e tornare dove c' gente. Un pensiero lo colp. Verranno certamente a cercarci, no? Non appena si accorgeranno della nostra scom parsa, manderanno un aereo o un elicottero. Umiak sospir. Era esattamente come aveva temuto. Quel bianco era identico a tutti gli altri, ansioso di fare qualsiasi cosa, tran ne l'unica sensata e cio di aspettare, di non fare niente, di conservare le energ ie fino al momento opportuno. Finch non cesser la tempesta nessuno verr a cercarci e noi non possiamo muoverci. Meglio riposare, magari dormire, finch la visibilit non sar migliorata. Per quanto tempo, per amor del Cielo? domand l'americano. Forse qualche ora. Oppure un giorno o due. Personalmente, Umiak pensava che potesse trattarsi di una settimana, ma giudic me glio non dirlo. L'altro si calm. Restare nell'aereo era una cosa sensata perch dall'alto era pi facilmente individu abile che non una figura umana. Avrebbero potuto accendere un fal, provocare del fumo usando l'imSENTIE~RI Dl GHI ACCIO bottitura dell~aeroplano e i fili dell'impianto elettrico. La plastica, bruciando, produceva un denso fumo nero. Improwisamente ricord la converSazione avuta con Tibbett alcune ore prima. Secondo il pilota ~Jmiak era una persona di un certo rango nella comunit eschimes e. Ad Anaktuvuk la stanno aspettando, vero? Qualcuno si accorger pure del suo mancat o arrivo, no? Umiak sorrisema il suo sguardo rimase cupo. Non mi aspetta nessunO. Ho deciso di partire solo quando ho saputo che c'era posto sull'aereo. Quanto ad accorgersi che non sono arrivato ... stava per rnettersi a riderema si controll. Un sacco di gente se ne accorger dal Dipartimento Caccia e Pesca alla Forestale, ma suppongo che sentiranno una specie di sollievo a non avermi pi fra i piedi a d are fastidio. Ma la sua gente? insistette Larsen. A volte penso che anche loro preferirebbero che li lasciassi in pace, piUttOstO che avermi sempre addosso a pungolarli e a tormentarli in continuazione perch si battano per i loro diritti. Nonostante la sua insofferenza, a Larsen venne voglia di ridere. Perch mai Umiak aveva assunto un atteggiamento cos totalmente negativo? Era chiara mente una persona istruita, e in un certo qual modo si Occupava anche di politic a. Dove erano dunque andate a finire tutta la sua inventiva e la sua intraprendenza ? Come se l'altro avesse posto la domanda ad alta voce, l'eschimese gli rispose, esternando i propri pensieri di poco prima. A volte, la cosa pi difficile in un'emergenza non fare niente. In quell'istante Larsen ricord il messaggio inciso su nastro e spedito alla sua c ollaboratrice prima di salire sull'aeroplano. Se non fosse arrivato alla data stabilita, Sylvie avrebbe cominciato a fare una serie di telefonate.Era un tipo in gamba. Avrebbe messo in moto le cose, una questione di pochi giorni, e loro erano in gr ado di sopravvivere per quel lasso di tempo. Rassicurato da quel pensiero, rivolse la mente ad altro. Il cadavere del pilota era ancora seduto ai comandi. Che cosa facciamo di lUi? domand. Lo lasciamo dov'. Se non altro blocca lo spiffero. Larsen lanci uno sguardo penetrante all'eschimese, ma questi sembrava perfettamen

te serio e in effetti riscontr da s che l'altro aveva detto una cosa sensata. E poi prosegu Umiak, il suo peso aiuta a mantenere la stabilit dell'aeroplano. Se lo gettiamo fuori, potremmO facilmente rovesciarcicon questo vento. L'americano non ci aveva pensato. Per quanto ne sapevano, potevano essere in una posizione quanto mai precaria, fo rse sull~orlo di un 4~4 precipizio. Finch non fossero riusciti a vedere fuori, non sarebbero stati in grado di scopri rlo. "Rilassati" si disse. "Rilassati e aspetta come dice lui." Gli faceva male la te sta. Umiak aveva gi chiuso gli occhi ed era tornato a rannicchiarsi nella sua posizion e preferita. Larsen tent di imitarlo, ma la mente gli impediva di riposare. All'improvviso si ricord dei due scatoloni stivati nel bagagliaio dietro il sedil e. Che cosa contenevano? Uno era leggero, l'altro pesante. Larsen apr per primo quello leggero: conteneva popcorn, una montagna di sacchetti di popcorn. Sospir! 11 perfetto spuntino durante una partita di baseball, ma con nient'altro da mettere sotto i denti aveva l'impressione che gli avrebbe fatto venire una gr an nausea. Apr il secondo scatolone, seppure con minor ottimismo . Buste di plastica per congelatori! esplose. Maledizione, ma che cosa se ne fa un eschimese di mille sacchetti di plastica as sortiti? Umiak apr un occhio. Aveva un'espressione risentita. Abbiamo scoperto che se lasciamo le polpette in giro nella neve ce le mangiano i cani spieg in tono sarcastico. "Me lo sono meritato" pens Larsen mestamente. Umiak aveva richiuso gli occhi. Senza riaprirli continu a parlare ma con voce calma: Il termine "eschimese" un in sulto per la mia gente. Ce l'hanno appioppato alcuni indiani della foresta particolarmente rozzi e signi fica "mangiatori di carne cruda" . E inesatto e offensivo, proprio come lo intendevano quegli indiani. Noi siamo Inuit, la gente . "Com' suscettibile" pens l'americano. "Comunque, adesso siamo sulla stessa barca, perci tanto vale che cerchi di andare d'accordo." Ad alta voce disse: Non intende vo essere offensivo. Anch'io faccio parte della gente . Non mi sono offeso replic Umiak. Ho solo pensato che le avrebbe interessato saperlo. Tacquero, mentre lentamente il giorno moriva. All'esterno il vento continuava a soffiare. Larsen si strinse maggiormente addosso il giaccone, incroci le braccia e chiuse g li occhi. Per un breve istante avvert ancora il dondolio dell'aeroplano, poi si addorment. STEVE LARSEN Si svegli in preda al panico. Aveva freddo, un *eddo come mai prima in vita sua. Era ancora notte e riusciva a malapena a distinguere la sagoma di Umiak raggomit olato al suo fianco. Trascorsero un paio di minuti prima che si accorgesse che l'aereo non traballava pi. Il vento era cessato. 42s si costrinse a distendere le dita per togliere dal finestrino l'umidit ghiacciata che lo ricopriva: scrutando fuori riusc a stento a intravedere un vago biancore che avrebbe potuto essere sia neve sia nebbia. Appoggiando la guancia al finestrino e guardando all'ins riusciva a vedere un fra

mmento di cielo, splendente di stelle. Larsen tent invano di decifrare l'ora sull'orologio e cominci a massaggiarsi bracc ia e gambe nel tentativo di riattivare la circolazione. A poco a poco si sent meglio e pens di svegliare Umiak, ma, riflettendoci meglio, pens che sarebbe stata una sciocchezza, Perci ingann il tempo continuando a fare es ercizi, flettendo i muscoli e massaggiando le giunture, e a poco a poco cominci a sentire un po' di calore. A un certo punto si accorse che la cabina dell~aeroplano andava lentamente riemp iendosi di una pallida luce grigia. Ha mai assaggiato l'olio di foca, signor Larsen? Steve trasal, quindi sorrise a q uegli occhi neri che lo fissavano solennemente. No. Che sapore ha? Forse le interesserebbe assaggiarlo Umiak si mise a trafficare ne l bagagliaio alle loro spalle: per prima cosa rovesci un sacchetto di popcorn in uno dei sacchetti di plastica per congelatore, quindi vi vers dehcatamente sopra un po' del liquido contenuto nella lattina che aveva portato a bordo. Questo speciale annunci.< Doveva essere un regalo per un mio amico di Anaktuvuk. E olio di oogruk, la foca barbata, che la migliore, ed aromatizzato con quogakun tipo di acetosella. Scosse il sacchetto affinch il popcorn si impregnasse ben bene d'olio. Ecco, proVi disse, ma attento, molto forte. Lo era per dawero. Ma quando Larsen smise di tossire, trov che, dopo tutto, non era poi cos sgradevol eAveva un sapor al tempo stesso piCcante e acre, con un vago gusto di pesce. Con sua grande sorpresa, ben presto si sent sazio e lasci che Umiak finisse il res to del popcorn. Adesso dobbiamo bere dichiar l'eschimese. Il caff era appena tiepido e ce n~era meno di un bicchiere a testa ma ripul la lin gua di Larsen dalla pellicola oleosa. Dopo pochi minuti Umiak apr lo sportello e scese dall'aereo, seguitO dal compagno . Era ormai pieno giorno e Larsen constat che si trovavano in una stretta valle. Sopra di loro le montagne s'innalzavano a una tale altezza da costringerli a get tare indietro la testa per poterne scorgere le vette. Il Cessna era all'ombra, meZzo sepolto dalla neve. Al di l della valle, l'altro versante, quasi privO di neve, spaZzata via dal vent O, era in pieno sole. Un ruscelletto scorreva a fondovalle, luccicando tra 426 banchi di sabbia di un bianco scintillante. L'eschimese tir fuori il bicchiere del termos, e si diresse verso il ruscello, di cendo: Venga, dobbiamo bere . Perch? domand l'americano, quando Umiak gli porse un secondo bicchiere di acqua ge lata. Quando fa freddo bisogna bere molto perch non si suda. E se non si suda, si sovraccaricano i reni e ci si pu cacciare in guai seri. Sarebbe meglio se fosse un po' pi calda borbott Larsen, che per ubbid. Nel frattempo Umiak l'aveva piantato in asso, aveva guadato il ruscello e stava risalendo il versante soleggiato della montagna. Torn quasi subito. Frutta artica annunci, porgendo al compagno una manciata di mirtilli. Lui li fiss con stizza. Mica tanto sostanziosi osserv. Abbastanza, se mangiati in quantit replic Umiak. Sono ricchi di vitamine e minerali, e lo zucchero che contengono le fornir l'ener gia necessaria per resistere al freddo. Continuo a pensare che non ci faranno ingrassare. Agli orsi fanno quell'effetto replic Umiak per poi ammutolire.

Per un attimo Larsen gli lesse la paura negli occhi. Agli orsi, certo ripet Umiak sommessamente. Anche Larsen si sent attanagliato dalla paura. Quella era una terra abitata dagli orsi, una delle ultime roccheforti dei grizzl y, forse il quadrupede pi pericoloso di tutto il continente americano: e loro due erano soli e disarmati. L,ei pensa... secondo lei, ce ne sono da queste parti? domand. L'eschimese esit prima di scrollare le spalle. Difficile rispose. Probabilmente siamo troppo in alto e comunque gli orsi stanno per entrare in let argo. Il pensiero dell'inverno risvegli in Larsen un nuovo timore. Ho riflettuto esord, ansioso di cambiare argomento. Nella posizione in cui si trova, probabile che l'aeroplano resti in ombra tutto il giorno. Se riuscissimo a trascinarlo quaggi, staremmo pi al caldo e sarebbe pi visibile dal cielo. Umiak fece un cenno d'assenso. Prima, per, dobbiamo occuparci del pilota. Unendo i loro sforzi - uno tirando e l'altro spingendo - tirarono fuori Tibbett dall'aeroplano. Umiak gli frug in tasca, trovando quasi subito un accendino che brand con aria di trionfo. Ma non c'era altro che potesse tornare loro utile: un portafogli, qualche spicci olo, un portasigari e un mazzo di chiavi. Umiak leg il tutto nel fazzoletto del pilota e SENTIERI Dl GHIACCIO lo mise da parte. Quindi cominci a spogliare il cadavere. Involontariamente l'americano usc in un'esclamazione di protesta. E improbabile che il nostro amico senta ancora freddo ribatt Umiak con calma. Saremo noi ad avere bisogno dei suoi indumenti. Sono troppo piccoli obiett Larsen. Gli sfili i calzoni spieg Umiak pazientemente, poi li apra dal cavallo alle cavi glie e avr un paio di gambali. Le maniche della giacca e della camicia serviranno per ripararci le mani, i pols i e roba del genere. Ieri sera ha avuto freddo, no? Ne avr ancora di pi. Avremo bisogno di tutti gli indumenti possibili per ripararci. Dopo di che trascinarono il cadavere attraverso la neve fino a un punto dissemin ato di massi. Quando scoprirono una cavit racchiusa fra tre rocce, vi deposero il cadavere, che poi ricoprirono di pietre. Lavorarono in fretta, ciascuno immerso nei propri pensieri. Pi tardi Larsen si sedette su una roccia al sole. La portata del ruscello era lievemente aumentata per via della neve scioltasi al calore del giorno, ma era ancora poco pi di un rivolo che scorreva fra i sassi. A un certo punto Steve lo sbarr con una diga e, scavando via la sabbia e i sassol ini a monte di questa, fu in grado di creare una pozza abbastanza profonda da po tersi lavare. Precedentemente avevano trascinato il Cessna fuori della zona d'ombra e gi per il pendio sino a un tratto di terreno pianeggiante lungo il ruscello. L'ala destra si era spezzata al momento dell'impatto contro il fianco della mont agna. Durante la notte, il vento e il peso della neve avevano completato la frattura e l'ala era rimasta dove si era staccata dal velivolo, a met del pendio. Umiak e Larsen avevano saldamente ancorato il Cessna ammucchiando grosse pietre attorno alle ruote e al piano di coda orizzontale; poi avevano rappezzato il buc o nel parabrezza con un certo numero di sacchetti di plastica tenuti assieme da quasi tutto il rotolo di nastro adesivo in dotazione ai sacchetti.

Non avrebbe resistito a un vento fortissimo, ma era meglio che niente. Dopo che ebbero finito di lavorare al sole, Larsen era in un bagno di sudore, ma nell'attimo in cui era rientrato all'ombra della montagna l'aveva colpito un'ar ia gelida come una tomba. Adesso, mentre Umiak raccoglieva mirtilli dall'altra parte della valle, Larsen s i lav con calma nell'acqua ghiacciata, in parte per rinfrescarsi e in parte per s baraZzarsi di un senso di contaminazione, il marchio della morte. Aveva finito di rivestirsi e stava infilandosi calze e scarpe quando Umiak ritor n. I mirtilli erano grossi e tondi, pieni di succo, ma l'eschimese non era stato tr oppo pignolo e nel sacchetto erano finiti frammenti di foglie, ramoscelli e minu scoli insetti. Dopo aver diviso il raccolto in due parti uguali, Umiak 428 cominci a mangiare, sorridendo quando vide che il compagno puliva coscienziosamen te le bacche. Mangi, mangi lo incoraggi scherzosamente. Foglie, insetti, mirtilli, tutta roba nutriente. Larsen obbed e scopr che il gusto dei frutti di bosco copriva gli altri sapori. Peccato che il ruscello non sia pi grande osserv oziosamente. Avrei fatto un tentativo con la mia canna. Umiak smise di mangiare. Perch, ha portato con s l'attrezzatura da pesca? Larsen annu. Mi porto sempre dietro tutto l'occorrente nella speranza di riuscire anche a pes care un po'. Non un gran che. Una canna telescopica che entra nella sacca da viaggio, un paio di mosche artifi ciali, qualche esca e un assortimento di ami. Ma quass non mi sembra che possano servire a molto. L'eschimese fin i mirtilli. Potrei vedere, per piacere? Larsen and all'aereo e torn con canna, mulinello e due scatole da tabacco piene di un assortimento di esche, piombi, ami e mulinelli. Umiak ignor la canna, ma saggi la resistenza della lenza di nailon e scelse una me zza dozzina degli ami pi piccoli. Posso usarli? Certo rispose l'americano incuriosito. Immediatamente Umiak stacc la lenza dalla canna, tagliandola con i denti in pezzi lunghi poco pi di mezzo metro ciascuno. A ogni pezzo leg un amo, quindi, come se ci avesse ripensato, tagli tutta una seri e di pezzi pi lunghi. Riunito il tutto, si avvi in silenzio attraverso la valle verso la macchia di mir tilli, seguito da Larsen. I bassi cespugli erano ancora carichi di bacche. Scegliendo con cura quelle pi adatte, l'eschimese vi inser gli ami, legando poi l' altro capo del filo a un robusto ramo. Quando non ebbe pi ami, con i pezzi di lenza pi lunghi confezion dei laccioli fissa ndo un capo alle radici contorte dei cespugli e distendendo le trappole ben piat te nel sottile strato di neve che ricopriva il folto muschio che cresceva ai pie di dei cespugli. Larsen stette a osservare in silenzio. Alla fine Umiak indic qualcosa sul terreno che l'altro non aveva notato fino a qu el momento: era sterco, non si capiva bene se di uccello o di mammifero. Pi in l ne scorse dell'altro e poi, quando i suoi occhi si abituarono a distinguer lo, scopr che il terreno sotto i cespugli ne era generosamente cosparso. Pernici bianche spieg Umiak. Devono venire qui regolarmente a mangiare i mirtilli. Spero di prenderne una o due. Si ferm ad apportare alcuni minimi ritocchi alle trappole. Tutto sta nel fare il laccio in misura appena superiore a quella delle loro zamp

e. Se il laccio troppo piccolo, le zampe non entrano neppure, se troppo grande, le pernici entrano ed escono. SENTIERI Dl GHIACCIO Quando verranno? domand Larsen. Stasera, domani, chi lo sa rispose Umiak. Comunque verranno, fintantoch ci saranno ancora mirtilli. Tornando all'aereo, Umiak domand: Ha qualche altra sorpresa nella sua saCca, sign or Larsen? All'improvviso Steve si ricord del suo temperino. Era il tipico coltello multiuso per cui i ragazzini hanno una particolare passio ne, un concentrato di lame e di piccoli accessori. Glielo aveva regalato sua madre quando era entrato nei Marines e, da quando lei era morta, l'aveva sempre tenuto in tasca come suo ricordo. Riluttante e lievemente imbarazzato, lo porse all'eschimese. si era aspettato di essere preso in giro. Invece Umiak guard attentamente il temperino per poi passare a uno studio prolung ato e meticoloso, esaminando ogni lama e ogni accessorio, aprendoli e chiudendol i tutti ripetutamente. A Larsen diede l'impressione di un bambino che ha appena ricevuto un regalo. L'eschimese gli restitu il temperino con tono ansioso: Abbia cura di questo bell' oggetto, signor Larsen. Potremmo averne proprio bisogno . Effettivamente lo usarono subito, trasformando la latta d'olio in un fornello. Dapprima la svuotarono, travasando l'olio di foca in un sacchetto di plastica. Loro intenzione era di riempire la latta di sabbia asciutta raccolta lungo il ru scello, imbevendola poi di benzina. Una volta accesa, sarebbe bruciata con una fiamma regolare. Progettarono il fornello insieme, ritagliando da un fianco della latta una speci e di sportellino, che per lasciarono attaccato su un lato, affinch potesse servire da paravento. Fecero una certa fatica a estrarre la benzina dal serbatoio dell'aeroplano, ma a lla fine riuscirono a travasarne circa due litri in uno dei sacchetti di plastic a. Il fuoco ardeva bene, ma, con dispiacere di Larsen, con una fiamma nera e fuligg inosa. E per via del residuo di olio di foca nella latta spieg Umiak. Fa sempre fumo, tra poco per andr meglio. Una tazza d'acqua calda ci farebbe bene soggiunse. Larsen fu preso da una sensazione di impotenza. Non abbiamo un recipiente in cui scaldarla. Umiak rest seduto per un po' in silenzio, poi si alz e and a gironzolare fra i sass i. Larsen invece rimase dov'era, chino sul fuoco, con le orecchie tese nella speran za di cogliere il ronzio di un aereo. Niente non un suono, tranne il rumore delle pietre smosse dall'eschimese. Le sue fantasticherie furono interrotte da Umiak che ricomparve al suo fianco co n una manciata di ciottoli piatti e rotondi, che cominci a 430 impilare sul fornello. Dopo di che costru l accanto una specie di nido di pietre e muschio, nel quale dep ose un sacchetto di plastica pieno a met d'acqua. Quando giudic che i ciottoli fossero sufficientemente caldi, li tolse con destrez za dalle fiamme usando due pietre piatte scelte a quello scopo e li lasci cadere rapidamente nell'acqua, che si mise a fischiare e a ribollire a mano a mano che i ciottoli sprofondavano. In pochi minuti l'acqua divenne bollente. Umiak immerse il bicchierino del termos nell'acqua e l'offr a Larsen.

La brodaglia non era invitante. I ciottoli erano ricoperti di fuliggine e frammenti neri galleggiavano in superf icie. Larsen scosse la testa. Farebbe meglio a berne un po' insistette Umiak. Meglio bere acqua calda che fredda. Se lei la beve fredda, deve poi bruciare energia per scaldarla, e non pu permette rsi il lusso di sprecarne. L'americano, tuttavia, non si lasci convincere. Era stufo di lezioni di sopravvivenza. A Umiak non era sfuggita la cosa, quindi vuot il bicchiere e rimase seduto in sil enzio. Quel bianco lo deprimeva. Improvvisamente si alz, dirigendosi gi per la valle lungo il corso del ruscello. Alla sua destra le montagne coperte di neve erano in piena ombra, mentre sulla s inistra il sole illuminava il manto bruno fulvo della collina, con i suoi scuri cespugli di mirtilli. Era chiaro che il ruscello doveva uscire dalla valle da qualche parte, ma non c' erano garanzie che si trattasse di un passaggio praticabile. Il paesaggio non gli era estraneo, perch alcuni anni prima era andato spesso a ca ccia fra quelle montagne, seppure pi verso est. Umiak sapeva che, da solo, sarebbe sopravvissuto, mentre la presenza dell'uomo b ianco rendeva le cose pi difficili. Esisteva una differenza fondamentale fra le due razze per quanto riguardava l'at teggiamento nei confronti del mondo che le circondava. Per diecimila anni la sua gente aveva imparato a vivere in armonia su quella ter ra, sforzandosi di trarre il meglio da quanto essa aveva da offrire. A un certo punto gli uomini bianchi, gli stranieri, avevano deciso di non adatta re pi la loro vita ai cicli naturali e si erano messi a lottare contro le forze d ella natura selvaggia, finch adesso era come se avessero costruito un'astronave c he chiamavano civilizzazione. Per, una volta privati dei loro sistemi di sostentamento, non potevano soprawiver e a lungo. Con il passare dei giorni Larsen avrebbe avuto sempre pi bisogno di lui, ma appar iva chiaro che il suo compagno non era ancora pronto ad accettare la cosa. Umiak non sapeva bene come fare a convincerlo senza suscitarne l'ostilit. Lui, invece, non aveva alcun bisogno dell'americano. Quasi senza rendersene conto, tast furfivamente la rivoltella nascosta in tasca. 431 Sarebbe stato facilissimo. Non avrebbe dovuto fare altro che arrivare alle spalle di Larsen e sparargli all a nuca. Sarebbe stato pi generoso che abbandonarlo al suo destino, persino pi generoso che costringerlo ad affrontare il freddo, la fame e il pericolo del congelamento. Un colpo lo avrebbe liberato per sempre da quella terra che sembrava odiare e te mere cos profondanlente. Bench la sua mente vagasse, gli occhi di Umiak erano intenti a osservare. Attravers una traCCia tortuosa e appena visibile lasciata probabilmente da uno sc oiattolo e not alcuni germogli di erica mangiati dalle pernici biancheUn'ombra gu izz attraverso il sole e, scrutando il cielo, Umiak distinse un'aquila che velegg iava ad ali spiegate. Il rapace volteggi un'ultjma volta e scomparve: non c'era nulla che lo attirasse in quella stefile valle. Anche Larsen vide l'aquila, la cui presenza serv soltanto ad accentuare il suo se nso di totale impotenza: senza il minimo sforzo. senza soffrire n la fame n il fre ddo, l'uccello poteva coprire in un giorno una distanza che Larsen avrebbe impie gato un mese a percorrere. Umiak non era pi che un puntolino all'orizzonte e, mentre Larsen l'osservava, sco mparve in una piega del paesaggio. Con la sua scomparsa il silenzio divenne totale. Larsen poteva udire il suono del proprio respiro e il battito del proprio Cuore.

Per spezzare il silenzio, lanci una pietra che rotol con un suono misterioso fra l e rocce. Le montagne rinviarono l'eco, vuota e senza vita. Il tempo passava e Umiak non tornava. Dove si era cacciato quel cretino? Forse aveva aVuto un incidente, era caduto in un anfratto o forse era stato assalito da un orso. Larsen si guard attorno, scrutando le ombre cupe delle mOntagne. Buffo, pens, come persino la compagma di un altro essere umano - anche se antipat ico - fosse di maggior conforto che non la totale solitudine. Ebbe la tentazione di chiamare l'eschimese, ma Porgoglio glielo imped. Poi ud l'aeroplano. Il ronzio era debolis5imo, Larsen alz lo sguardo ma il cielo era vuoto: il velivo lo doveva essere ancora al di l delie montagne. Se durante il suo volo l'aereo non fosse passato esattamente sopra di loro, non li avrebbe mai SCoperti. Doveva attirare perci l'attenzione del pilota e l'unica maniera per farlo era con il fumo. Larsen corse al Cessna e frug freneticamente all'interno alla ricerca di qualcosa da bruciare, Gli capit subito fra le mani la giaCca del pilota e corse via con q uella. Quindi prese il sacchetto in Cui avevano travasatO la benzina e rovesci il poco c he era rimasto sulla giaCCa prima di darle fuoco con l'accendino. La benzina prese fuoco in uno scoppio di fiamme, bruciando con 432 violenza, ma provocando poco fumo. L'olio di foca, invece, provocava fumo e Umiak ne aveva un sacchetto pieno. stev e, allora, torn di corsa all'apparecchio, afferr il sacchetto e ne spruzz il conten uto sul fuoco. A tutta prima l'olio di foca sfrigol, spegnendo parzialmente il fuoco, poi prese a bruciare con una fiamma gialla che provoc una densa fuliggine. Una lenta colonna di fumo sal verso il cielo. Ma dopo qualche istante, con sgomento di Larsen, smise di innalzarsi, appiattend osi in una specie di coltre orizzontale a met del fianco delle montagne, dove l'a ria calda che saliva incontrava l'impenetrabile aria gelida proveniente dalle ve tte. Steve imprec e prese selvaggiamente a calci il fuoco che bruciava ancora senza fi amma ai suoi piedi. Una manica della giacca del pilota, impregnata di olio di foca, riprese ad arder e vivacemente, avvolgendosi poi attorno a una delle gambe di Larsen, appiccandog li il fuoco ai calzoni e ustionandogli la gamba. Spicc un balzo frenetico, ma la giacca rimase avvolta attorno alla gamba e i suoi tentativi di liberarsene non fecero altro che riattizzare le fiamme. Ormai in preda al panico, Larsen scosse la gamba e fortunatamente la giacca sciv ol via. Tuttavia, la stoffa dei suoi pantaloni seguitava a bruciacchiare e solo in quel momento gli venne in mente di spegnere il fuoco con la neve. Saltellando su una gamba sola, si rovesci addosso manciate di neve finch anche l'u ltima scintilla si spense. Quindi si ferm, scoppiando in singhiozzi di sollievo, anche se troppo spaventato per controllare l'estensione delle ustioni. Solo allora si rese conto del silenzio. L'aeroplano se ne era andato. UMIAK segu con gli occhi il corso del ruscello in discesa. Da qualche parte in mezzo a quelle cime frastagliate doveva esserci un passo. Bench si fosse ormai allontanato un bel po' dal Cessna, decise di proseguire. Dopo circa trecento metri, trov un escremento di lupo, raggrinzito e seccato dal vento, e cap che una via di uscita dalla valle esisteva con certezza. Quando si accinse a tornare indietro si sent l'animo pi sollevato.

Continuava a nutrire la tenue speranza di ritrovare la mappa perduta, pur renden dosi conto che le probabilit erano minime. Mentre si guardava attorno ud il rumore di un aeroplano. Il suo primo impulso fu di tornare di corsa al Cessna, ma si controll e rimase in ascolto. Il ronzio proveniva da nord, da una grande distanza al di l delle vette delle mon tagne. Il rumore aumentava e diminuiva a intervalli regolari. L'aeroplano volava in circolo, ed era possibile che stesse cercando loro due. Ma era altrettanto possibile che si trattasse di un velivolo noleggiato da qualc he etologo che prendeva nota del numero 433 SENTIERI Dl GHIACCIO di lupi o da un cacciatore bianco alla ricerca di un orso. Le ragioni di un apparecchio che volasse in circolo da quelle parti erano numero se. Poi mentre ascoltava, il ronzio diminu e alla fine scomparve. Dopo tutto, era quanto mai improbabile che l'aeroplano stesse cercando loro. Tibbett, il pilota, non aveva fatto in tempo a inviare alcun messaggio di soccor so. Nessuno, all'infuori di lui e dell'americano, sapeva dove erano precipitati. A quel punto l'eschimese prese una decisione. Le risorse della valle in cui si trovavano non avrebbero potuto sostentarli a lu ngo, e per lui e Larsen c'era un solo modo di uscirne: a piedi, prima che il fre ddo e la fame 1i annientassero. Superato un costone, dimentic quei pensieri. Un fuoco stava estinguendosi vicino all'aeroplano, mentre Larsen saltellava in g iro, dandosi grandi pacche su una gamba. Umiak si precipit verso di lui. Tra l'arrabbiato e il vergognoso, il suo compagno di sventura gli spieg quello ch e era successo. Umiak non riusciva a capacitarsi che qualcuno potesse essere tanto stupido da sp recare quasi quattro litri di prezioso olio di foca soltanto per provocare del f umo. Quel disgraziato aveva gettato via ci che forse costituiva la loro unica speranza di soprawivenza per il futuro. Per un attimo ebbe la tentazione di ucciderlo su due piedi, per poi abbandonarne il cadavere ai corvi e ai lupi. Invece, SCOppiO a ridere. Dopo tutto, si trattava del tipo di infortunio che aveva fatto ridere lui e il s uo popolo sin dall'alba dei tempi. Se il ghiaccio 5i rompeva e un uomo cadeva in acqua, se una slitta si rovesciava , se un cacciatore si sparava a un piede, non erano motivi di trlstezza, bens di allegria. Adesso, il pensiero di un uomo che appiccava il fuoco ai propri calzoni gli parv e cos comico che rise fino a farsi venire le lacrime agli occhi. Umiliato di essere lo zimbello dello spirito infantile di Umiak, Larsen zoppic di malumore verso il ruscello portandosi dietro la sacca da viaggio, e cominci a ba gnarsi la gamba. L'acqua gelida gli diede sollievo e probabilmente era la cura migliore cui sotto porsi date le circostanze. Dopo di che si apprest a fare una fasciatura con strisce di stoffa ricavate da un a camicia di riserva presa dalla sacca, quando l'eschimese 5i awicin con in mano un mucchietto di muschio morbido e pulito da applicare sull'ustione. Larsen accett quell'offerta di pace, che gli diede subito una sensazione di benes sere. Entrambi erano ansiosi di rompere il silenzio, ma riluttanti a farlo per primi. Dove pensa che ci troviamo? domand Steve alla fine. Ho tentato di scoprirlo rispose Umiak.

Tracci con il dito sulla neve una forma di salsiccia allungata, segnando poi un p unto su 434 entrambi i lati. Questa disse indicando la salsiccia, la Brooks Range, una catena di montagne che divide in due il paese. Noi siamo partiti da qui prosegu indicando il punto a sinistra, e ci siamo dirett i qui e indic l'altro punto. Avremmo dovuto impiegarci pi di tre ore con quel vecchio catorcio, mentre in real t abbiamo volato soltanto per un'ora e mezzo. Il che ci schiaffa dritto in mezzo alle montagne gemette Larsen. Non esattamente ribatt Umiak. Non ancora in mezzo, piuttosto su un fianco. E difficile dirlo, ma penso che ci troviamo verso la parte pi a nord. Se cos fosse, a nord non c' altro che tundra disabitata. Per dirigerci a sud, dovremmo attraversare tutta la catena e, bench ci siano nucl ei abitati lungo i fiumi, faremmo fatica a trovarli. Perch non tornare indietro? L'eschimese scosse la testa. Anche di l ci sarebbero chilometri e chilometri di tundra disabitata da attravers are. Gli unici centri abitati si trovano lungo la costa e non siamo in grado di saper e con una certa esattezza dove. Quindi andremo verso est concluse Larsen. Ma non mi sembra che questa scelta offra molto di pi. Dovremo attraversare le montagne senza nessuna garanzia di incontrare un posto a bitato, anche se riusciremo a sopravvivere. Quanto lontani siamo da un insediamento umano? Duecento, trecento chilometri? Qu anto ci metteremo a raggiungerlo? Umiak sospir. Quante domande! Se riusciremo a spingerci abbastanza lontano, dovremo per forza raggiungere la strada che porta ai pozzi petroliferi della baia di Prudhoe a nor d. Ma non cos semplice. E del tutto impossibile avanzare in linea retta su queste montagne. Riprese a disegnare sulla neve. I fiumi su questo versante scorrono generalmente verso nord per gettarsi in un s olo grande fiume. Ma altri scorrono verso est e ovest per uscire dalle montagne. Supponiamo di seguire il ruscello ai nostri piedi. Quando ne incontreremo uno proveniente da est, seguiremo quello. Un uomo non mai completamente perso se pu seguire un corso d'acqua. Inoltre, troveremo bacche, un po' di cacciagione, riparo e forse legna da ardere lungo le rive. Forse riusciremo persino a pescare con la sua canna: i fiumi non geleranno ancor a per un po'. Ma potremmo impiegarci settimane protest Larsen. E pi ci metteremo, e pi il tempo peggiorer. Non sarebbe meglio aspettare qui qualche giorno ancora? Il pi gentilmente possibi le Umiak mormor: La natura allo stato selvaggio ha tenuto in vita il mio popolo p er diecimila anni. E un buon 435 SENTIERI Dl GHIACCIO posto dove vivere, se ci si attiene alle regole. Inoltre, un paio di anni fa sono andato a caccia a ovest del passo di Anaktuvuk. Prima o poi arriveremo in una zona che ricordo. E poi ci sono capanne sparse e posti dove la mia gente si accampa abitualmente d urante la stagione della caccia.

Chi lo sa.. . potremmo incontrare un gruppo di cacciatori . Larsen rest seduto a lungo in silenzio. Moriva dalla voglia di fuggire da quel paese desolato, di rilassarsi in un bel b agno caldo e di gustare il tepore di un letto comodo e pulito, di affondare i de nti in una buona bistecca e di udire il tintinnio del ghiaccio in un bicchiere m entre ci versava sopra del whisky. Voleva udire il ruggito del traffico e sentire sotto i piedi la solidit dell'asfa lto. Ma il tragitto che li avrebbe condotti fuori della valle e i giorni che avevano davanti lo riempivano di sgomento. si gir verso l'uomo magro e dal colorito olivastro seduto accanto a lui in un sil enzio assorto. Se in questo maledetto posto si vive cos bene, perch la sua gente non ha continuat o a starci? A tutta prima Umiak sembr riluttante a rispondere, poi prese a parlar e sommessamente, con esitazione, come un uomo che ricordi eventi di un lontano p assato. Il paese vasto e la mia gente era poco numerosa. Per secoli vagarono per colline e valli: seguivano i cervi e pescavano nei fiumi e, a seconda delle stagioni, raccoglievano bacche, radici e uova di uccelli. Altri vivevano sulla costa e cacciavano le foche, i trichechi e le balene. Di tanto in tanto s'incontravano per barattare pelli di carib contro olio di bale na o per scambiare le pelli della foca barbata - il materiale migliore per funi e calzature - con quelle di volpe e di lince o con carne che non sapesse di mare . Poi arriv l'uomo bianco. Cacciatori di balene e mercanti di pellicce. In cambio delle nostre fatiche ci offrirono whisky, tabacco, ferro, stoffe e fuc ili. Cos la mia gente si stabil lungo i fiumi e lungo la costa per essere vicina all'uo mo bianco e alle sue merci. E vero che non avevamo bisogno di tutte quelle cose. Ma siamo poi cos diversi da voi? Prima che inventaste l'automobile e la televisio ne nessuno le desiderava a tutti i costi, ma dal momento in cui ci sono state tu tti le hanno volute. E successo cos anche con noi. Adesso siamo diventati pi saggi. Apprezziamo molto quello che l'uomo bianco ha da offrire, ma abbiamo imparato a tenere in giusta considerazione le vecchie usanze e stiamo imparando di nuovo i vecchi mestieri. Gli abitanti di Anaktuvuk erano fra quelli che avevano abbandonato le montagne p er stabilirsi sulla costa. Venticinque anni fa hanno percorso il tragitto all'incontrario. Sono tornati fra i monti e ci sono rimasti. Forse altri seguiranno... 436 :'~ Bruscamente Umiak si alz. Le ombre stanno allungandosi e la notte sar fredda. Propongo di togliere i sedili dall'aeroplano e di prepararci un letto al riparo con la moquette del pavimento. Staremo pi caldi se dormiremo vicini. Se lei non ha obiezioni, naturalmente. si misero al lavoro usando il temperino d i Larsen e gli attrezzi dell'aeroplano, strappando la moquette dal pavimento e l 'imbottitura dai sedili. Rinfrancato dall'attivit, Larsen si sent di umore migliore. Se dormiremo assieme, sar meglio che mi chiami steve scherz. Umiak ci pens su, ma alla fine replic: Non penso sia una cosa appropriata . Come vuole lei rispose steve. Non sapeva bene se sentirsi insultato o divertito. In un modo o nell'altro, non aveva importanza. Mentre lavoravano, la luce and rapidamente scemando.

Tra le cime si ammassarono delle nuvole e in breve tempo le rupi furono avvolte da un spessa nebbia scura che si condens in un rovescio di pioggia gelida per tra sformarsi subito dopo in neve. I due uomini si rannicchiarono al riparo della cabina, mentre la neve andava acc umulandosi sulla fusoliera, una poltiglia grigiastra che in poco tempo divenne c andida a mano a mano che la bufera cresceva d'intensit. Si trattava appena di un assaggio delle condizioni meteorologiche che presto o t ardi sarebbero stati costretti ad affrontare, male equipaggiati e con indumenti non sufficienti, e privi del pi rudimentale riparo. Ben presto la valle fu cancellata dal turbinio dei fiocchi di neve. Poi, di colpo, la bufera cess e il freddo mordente della neve penetr loro fin nell e ossa mentre le stelle splendevano gelide nel cielo senza luna. ERA STRAORDINARIO quanto popcorn potesse ingurgitare un uomo senza sentirsi sazi o. Larsen sperava che non si rivelasse astringente. Aveva gi abbastanza problemi, ci mancava anche quello. Forse i mirtilli, pi le foglie e gli insetti che aveva mangiato assieme, avrebber o aiutato a neutralizzarne l'effetto. Finalmente era comodo, steso cos al buio, e aveva quasi caldo sotto la moquette s trappata dal pavimento dell'aeroplano. Puzzava di muffa e di sporcizia, ma almeno Umiak, che gli dormiva accanto con un respiro regolare e sommesso, non emanava cattivo odore. Che buffo che si fosse cos irrigidito alla proposta di chiamarsi per nome. Aveva sentito dire che gli eschimesi tendevano a essere fin troppo cordiali, ma a lui non era parso che fosse cos. A poco a poco steve prese sonno, nonostante il bruciore dell'ustione alla gamba. Si svegli una volta, mezzo sognando, con l'impresSENTIERI Dl GHIACCI~ sione di avere udito nella notte un rumore di sassi smossi. Regnava un silenziO total~, rotto soltanto dal respiro di Umiak, e Larsen si ria ddorment. Le pernici bianche tomarOnO nella zona dei mirtilli all'alba, prima che i due Uo rnini si svegliassero. Prima una e poi un'altra cominciarono a dibattersi disperatamente, quando inghio ttirono gli ami, e la lenza di nailon le tenne prigioniere. Spaventato, il resto dello stormo vol via e ben presto le pernici prigioniere res tarono immobili. Larsen si svegli riposato, ma affamato. Guard fuori del finestrino e il suo grido svegli Umiak. I due uomini saltarono gi dal Cessna e presero a Correre sulla neve. Come alternativa al popcorn, il pensiero di qualche uccello ancorch fibroso era i nfinitamente appetitoso. Pernice arrosto mormor Larsen estasiato. Bollita lo corresse Umiak. I due uomirJi si fermarono fissandosi con aria di sfida. Umiak, che aveva raccolto tre uccelli, non aveva l'aspetto di uno pronto a molla re facilmente la preda. E pi nutriente, rende di pi ... esord. Senta lo interruppe l'americano. Le faccio una proposta. Me ne lasci arrOstire una sui sassi che dovr scaldare per cuocere il suo lesso, e si tenga le altre due. Umiak acconsent con faccia inespressiva. Soppes i tre uccelli e porse il piU peSante a Larsen. La carne era dura e, bench la pelle fosse bruciacchiata, vicino alle ossa era rim asta semicruda. Larsen aveva divorato la sua pernice prima che Umjak avesse finito di cuocere le sue due. Rimase seduto a Succhiare le Ossa, ancora affamato, mentre l'eschimese cominciav a a pescare peZzi di carne Succulenta dal sacchetto in cui li aveva cotti mandan dOIi gi con sorsate di brodo fragrante.

A Larsen parve che impiegaSSe un secolo a mangiare, mentre il profumo del bollit o lo tormentava al di l di ogni Sopportazione~ Le ombre si erano rimpiccolite e i l sole emanava un tenue tepore mentre illuminava la neve con una luce rosata. Larsen lasci vagare lo sguardo per la valle, colpito dalla bellezza del paesaggio . Ma all'improVvisO aSSunSe un'aria costernata. Oh mio Dio bisbigli. Umiak guard nella direzione indicata dal compagno. Il cumulo di pietre che riCopriva il cadavere del pilota era stato manomesso dur ante la notte, diStruttoe le pietre erano sparpagliate tutt'attorno. Alcuni massi erano cos pesanti cbe era occorsa la forza congiunta dei due uomini per sistemarli al loro posto. Dal tumlo si dipartiva una larga pista di neve battuta che spariva gi nella valle. L'essere che aveva trafugatO il cadaverel'aveva trascinato via con s. Larsen balz in piedi, immediatamente trattenuto dalla mano tremante di Umiak. Non vada lo ammon quest'ultimo. Penso che possa essere molto pericoloso. Perch? domand Larsen. Penso sia stato un orso dichiar il suo compagno. Solo un grizzly, e uno molto grosso, avrebbe potuto spostare quei massi e trasci nare via il cadavere. Steve rimase alcuni istanti in silenzio. Lei crede che l'abbia mangiato? domand. Almeno in parte, s. Guardi! Lontano nella valle alcune macchie nere volteggiavano pigramente in circ olo, alte nel cielo. Corvi osserv Umiak. Hanno scoperto gli avanzi. L'orso avr mangiato a saziet e poi avr tentato di nascondere il resto. Ma sar rimasto di guardia nei paraggi, pronto ad attaccare chiunque si awicini. Allora, cosa facciamo? domand Larsen. Per quello che riguarda il cadavere, nulla. L'orso gli star vicino finch non rester pi niente, cio due o tre giorni al massimo. Deve essere affamato. In genere a quest'epoca dovrebbe essere gi alla ricerca di una tana dove ritirars i in letargo. Questo girovaga ancora per le montagne e perci penso che prima ce ne andiamo, meg lio . Non staremmo pi al sicuro nell'aeroplano? Vede anche lei che cosa ha fatto l'orso con la tomba. Quanto crede che gli ci vorrebbe per entrare nella cabina? Ha ragione convenne L arsen. Andiamocene. Crede che riuscirebbe a smontare il pannello dei comandi? gli domand Umiak. L'altro si strinse nelle spalle. Penso di s. Perch? Potremmo usare i cavi elettrici che ci sono dietro di esso. Penso di potere ricavare una slitta dall'ala spezzata, cos da portarci dietro un po' di combustibile e qualcosa su cui dormire, oltre a tutto quello che pu sembra rci utile. Ma abbiamo bisogno dei cavi elettrici perch il terreno sar quanto mai accidentato e occorrer assicurare il carico alla slitta. E poi avremo bisogno di trainarla. Dovremmo essere pronti a metterci in marcia domani. Se venisse una grande nevicata, potremmo restare intrappolati qui. si misero a l avorare contemporaneamente, e mentre Larsen strappava cavi e fili elettrici dall 'aeroplano, Umiak costruiva la slitta, usando soprattutto il temperino del compa gno. Osservandolo, l'americano non pot fare a meno di restare colpito dalla destrezza dei suoi movimenti, che erano precisi ed essenziali.

438 439 Larsen ripens alla punta di freccia che aveva in tasca, cominciando a ca pire come avesse fatto quella gente a sopravvivere cos a lungo in una regione tan to inospitale. Lavorarono costantemente per tutta la giornata, fermandosi soltanto per l'inevit abile pasto a base di popcorn e mirtilli. A quel punto Larsen era cos affamato che fu ben lieto di mangiare le foglioline e gli altri corpi estranei misti ai frutti. Verso il tardo pomeriggio la slitta era pronta. L'eschimese aveva usato i cavi dei controlli elettrici come funi da traino e, pe r assicurare il carico alla slitta, aveva fatto passare i fili elettrici attrave rso numerosi fori praticati lungo i bordi dell'ala. La mattina avrebbero potuto legarci sopra il loro giaciglio. Una delle sacche da viaggio era stipata di sacchetti di plastica pieni di benzin a. Gli ultimi raggi del sole erano ormai scomparsi dietro le montagne ed era tempo di mettersi al riparo per la notte. Larsen si sent rapidamente invadere dal sonno. L'ustione alla gamba gli dava fastidio, ma era un dolore sopportabile, e almeno il sonno era un sollievo dal freddo e dalla fame. stava giusto addormentandosi q uando ud l'uIulato dei lupi. Balz a sedere, mentre accanto a lui Umiak scoppiava nella sua solita risatma nerv osa. 11 vecchio orso non dormir, stanotte mormor. Un branco di lupi ha deciso di dividere il suo banchetto. Larsen non riusc a riprendere sonno, tentando di distogliere la mente da quanto s tava probabilmente accadendo all'esterno. Non si era mai considerato n un pavido n uno dotato di fertile immaginazione, tutt avia cominciava a risentire della desolazione del luogo. Inoltre, c'era un altro pensiero che lo turbava. Aveva continuamente la sensazione che, per quanto riguardava Umiak, lui, Larsen, era zavorra inutile, un peso di cui sbarazzarsi alla prima occasione. Ovviamente non ne aveva le prove, ma il dubbio lo rodeva. Anche Umiak rest sveglio, crucciato dal pensiero della pistola schiacciata fastid iosamente contro il suo fianco. Avrebbe dovuto parlarne con il compagno fin dall'inizio, ma la diffidenza glielo aveva impedito. Presto o tardi, per, il bianco ne avrebbe scoperto l'esistenza. Come avrebbe reagito? L'arma era l fra loro due, simbolo di potere, e non c'era m odo di sapere se l'americano avrebbe rispettato quel potere o avrebbe tentato di strapparglielo. Gli venne in mente, allora, di gettarla semplicemente via, ma respinse subito qu el pensiero. Avrebbe affrontato la situazione, se e quando si fosse presentata, e su quella n ota filosofica si addorment. L'ALBA Sl ALZb GRIGIA, e mentre i due uomini si apprestavano a mettersi in cammi no cadeva un leggero nevischio. Umiak borbott, lanciando occhiate ansiose al cielo, ma Larsen era impaziente di m ettersi in marcia. A parte i morsi della fame, si sentiva in forma. La grossa vescica formatasi sull'ustione era scoppiata e lui non aveva tentato d i tagliare via la pelle morta, limitandosi a sostituire la medicazione con una b enda pulita. La slitta di fortuna scivolava senza difficolt sulla neve gelata e livellata dal vento. Umiak aveva versato sulla parte inferiore dell'acqua prelevata dal ruscello, che si era subito ghiacciata nell'aria fredda del mattino, ricoprendo l'alluminio d i uno strato protettivo. I due uomini erano d'accordo che avrebbero trainato la slitta a turno. Bench la temperatura fosse di molti gradi sotto zero, il freddo secco raggelava m eno di quanto Larsen avesse temuto. All'inizio fu facile avanzare, poi il ruscello pieg verso nord e, a mano a mano c

he scendevano, il terreno diventava sempre pi accidentato. In quel punto la valle si allargava fra le pareti montagnose e il torrente scorr eva in una piana formatasi attraverso i secoli per i depositi di limo. Ciuffi di erbe palustri crescevano in cupolette irregolari che cedevano sotto il piede e tra cui la neve si era raccolta in uno strato morbido e profondo. Ogni passo si tramutava in un'avventura e in effetti i due uomini incespicarono e caddero ripetute volte. Dopo mezz'ora Umiak sugger di spostarsi pi in alto sul fianco della montagna alla loro destra. Per poterlG fare, dovettero attraversare un centinaio di metri di terreno erboso . Senza bastoni con i quali tastare il terreno, bisognava valutare ogni singolo pa sso. Continuare ad avanzare incespicando significava ritrovarsi spossati e forse anch e con una distorsione a un ginocchio. Progredivano con una lentezza esasperante e Larsen si rese conto che il suo taci to obiettivo di quindici chilometri al giorno peccava di ottimismo. FERMO SU una cengia alta sulla valle, l'orso osserv la partenza dei due uomini. I lupi l'avevano derubato della maggior parte della sua preda e perci era di pess imo umore. Non appena gli uomini scomparvero, l'orso scese nella valle. Dapprima controll il posto dove era stato sepolto il pilota, ma ormai restava sol tanto l'odore di cadavere a stuzzicarlo. si aggir attorno 441 SENTIERI Dl GHIACCIO all'aeroplano abbandonato, ma senza trovarvi niente che lo attirasse. Lamentandosi sommessamente si mise in cammino gi per la valle, seguendo le tracce dei due uomni. UNA VOLTA superato il tratto erboso, Umiak e Larsen avanzarono con maggiore faci lit. La neve indurita era solida sotto i piedi e ricopriva tutti i sassi, tranne i pi grossi. Tuttavia, sul fianco esposto della montagna, il vento soffiava con maggior forza e particelle ghiacciate pungevano loro la faccia mentre avanzavano faticosament e. Alla loro destra la montagna s'innalzava come un muraglione, un baluardo dal qua le il vento sollevava pennacchi di neve. Il cielo era grigio cenere. Da qualche parte davanti a loro doveva aprirsi un valico tra le montagne. Proseguendo la marcia sempre diretti a nord, vedevano la valle estendersi all'in finito, svanendo nel velo nebbioso del pulviscolo di neve sollevato dal vento. Poi, di colpo, comparve una stretta gola che saliva dolcemente e che sembrava of frire un passaggio attraverso le montagne. Un sottile ruscello filtrava attraverso una folta macchia tosata dal vento costa nte mentre entrambi i pendii s'innalzavano scoscesi. Umiak guard la gola con aria incerta. In cima potrebbe non esserci nessun passaggio borbott. C' un solo modo per scoprirlo osserv Larsen. E almeno avremo il vento alle spalle. Il cielo si era leggermente schiarito e aveva smesso di nevicare, ma il vento tr asportava minuscole particelle ghiacciate simili a migliaia di pungiglioni aguzz i strappate ai fianchi delle montagne. La stretta gola formava una sorta di imbuto per il vento, accrescendone l'intens it. Massicce formazioni rocciose ostruivano spesso il passaggio e i due uomini dovet tero attraversare parecchie volte il ruscello o avanzare scivolando precariament e sui ripidi versanti della gola con la slitta che sbandava di lato, andando a p enzolare sotto di loro. Due volte furono costretti a sollevarla e a trasportarla di peso per superare un

tratto accidentato. Alla fine, spossati, crollarono al riparo di una grande roccia, cercando un atti mo di sosta dal soffio gelido del vento. Da bambino ansim Larsen, mi domandavo spesso perch i primi esploratori viaggiavan o generalmente seguendo rotte circolari. Adesso capisco il perch: niente li avrebbe persuasi a tornare indietro riaffronta ndo ostacoli che avevano gi superato. Umiak grugn. A meno che il vento cessi, non possiamo tornare indietro. siamo costretti ad and are avanti e, siccome dobbiamo sbrigarci a trovare un posto per la notte, ci con viene rimetterci in cammino. La salita si fece sempre pi ripida. Davanti a loro c'era una cresta, piatta contro il cielo, ma non appena la raggiu ngevano, ne compariva un'altra all'orizzonte. Ogni passo divenne uno sforzo, con il cavo elettrico che mordeva sempre pi a fond o nella spalla di Larsen e, a mano a mano che il tempo passava, la fame cominci a ossessionarlo. Improwisamente la salita cess. si trovavano in una piccola conca, un anfiteatro n aturale circondato da ogni lato dalle montagne. I due uomini si guardarono attorno sgomenti. ci deve pur essere un passaggio! es clamLarsen. Potrebbe esserci lo corTesse Umiak. Ma non il momento di cercarlo. Dobbiamo trovare un riparo, e in fretta, perch abbiamo un sacco di cose da fare. A Larsen sembrava che in quel posto non esistesse alcuna possibilit di proteggers i dal freddo e dal vento, ma Umiak si era gi messo a cercare fra le rocce e ben p resto lo ud chiamare. Si diresse stancamente in quella direzione, trascinandosi dietro la slitta. Il luogo scelto dall'eschimese non era niente di pi che una fessura tra le rocce, una specie di bara di pietra priva di coperchio, lunga quasi due metri e profon da meno di uno. C'era s e no spazio sufficiente perch i due uomini potessero sdraiarsi uno accanto all'altro. Offriva un certo riparo dal vento, ma ben poco altro. Chiss se riusciremo a chiudere la fessura dall'alto con la slitta? si domand Umiak . Effettivamente ci riuscirono, anche se di sghembo, il che lasciava tutt'attorno una serie di aperture. Umiak si mise subito a chiuderle con l'aiuto di neve e muschio. Vada a raccogliere dei cespugli su cui sdraiarci ordin a Larsen. E porti anche tutte le bacche che trova. Al riparo delle rocce i cespugli crescevano in abbondanza, ma bench i rami fosser o sottili, erano duri e resistenti, e Larsen si graffi mani e polsi. Ogni tanto era contento di smettere per raccogliere bacche rosse e blu. Bench fosse tornato con una grande bracciata di ramoscelli, Umiak non fu soddisfa tto e andarono insieme a raccoglierne altri. Il piccolo rifugio era quasi pieno zeppo quando l'eschimese ci strisci dentro, ro tolandosi sui rami e ridacchiando. Bene, bene annunci. Questa notte faremo una bella dormita. NONOSTANTE la stanchezza e la previsione fiduciosa del compagno, Larsen dorm male , assopendosi di tanto in tanto. Aveva freddo, la gamba gli bruciava e il calore dei loro corpi aveva risvegliato una miriade di minuscoli insetti aggressivi, annidati fra i rami del loro giaci glio. Umiak invece dorm placidamente. 443 SENTIERI Dl GHIACCIO

Non lontano da loro, anche l'orso trascorse la notte sonnecchiando. Pure lui aveva fame e ogni tanto sollevava il muso, annusando l'aria con il naso sCuro. C~era un odore di uomo, di cui aveva paura. Ma c'era anche un lieve sentore dolciastro di putrefazione, lo stesso odore che lo aveva condotto al mucchio di pietre sul fianco della montagna. Per tutta la vita l'orso si era nutrito prevalentemente di vegetali, erba fresca in primavera, radici di pioppi rachitici, corteccia di salici e bacche quando i l raccolto era abbondante Tuttavia, quasi tutti i giorni mangiava un po' di carn e, i piccoli degli uccelli che nidificavano sul terreno, qualche scoiattolo, top i, lemming, talvolta una lepre delle nevi. Di tanto in tanto gli capitava di imbattersi in un cucciolo di carib morto o in q ualche esemplare adulto ferito o ammalato. Una simile preda era un autentico banchetto, e pi avanzato era lo stato di putref azione del cadavere e piU gli piaceva. Adesso l'olfatto gli diceva che un uomo ferito si trovava nei dintorni, ma per i l momento l'orso aveva paura ad avvicinarsi; perci, sopportando la fame, sonnecch iava. C'ERA s una via di uscita o, perlomeno, cos parve. Era poco pi di un solco nella parete della montagna, una breccia nel bordo del ca tino in cui avevanO trascorso la notte. 11 percorso era erto, una specie di scal inata frastagliata di cenge e di rocce, che andava a perdersi nelle nuvole che a Vvolgevano le vette desolate. I due uomini lo fissarono incerti. Per quanto ne sapevano, poteva finire in una parete di roccia invalicabile. E non c'era assolutamente modo di trascinare la slitta, dovevano dunque portarla a braccia. Discussero se andare in avanscoperta, ma poi decisero di mettersi in cammino tra sportando la slitta. Quasi subito Larsen scivol sulle rocce ricoperte di ghiaccio e, cadendo, si fece male a una spalla. Umiak tir fuori i calzoni del pilota morto e ne tagli alcune strisce da avvolgere attorno agli stivali perch avessero maggior presa sul terreno ripido. Anche cos, avanzare era un~awentura Non potevanO arrampicarsi contemporaneamente. Larsen, in testa, avanzava di trenta, quaranta centimetri, quindi si accollava i l peso della slitta mentre Umiak lo raggiungeva. Quindi era il turno dell'eschime5e di reggere il carico, mentre Steve s'inerpica va alla ricerca di un nuovo appiglio per il piede. Alla fine Umiak grid di fermarsi. Fa troppo caldo si lament. Per una volta tanto grugn l'americano. Non una buona cosa ribatt Umiak. Adesso sudiamo, ma poi congeleremOIl vento in cima sar gelido. Si riposarono, mentre Larsen fremeva d'impazienza Dopo una notte di riposo, la g amba gli 444 faceva meno male. Quando aveva cambiato la fasciatura, aveva visto che la ferita era s infiammata e secerneva abbondantemente, ma il siero era limpido e non c'era traccia di suppu razione. Larsen avrebbe preferito lasciare la ferita scoperta, perch si asciugasse all'ari a, ma temeva gli effetti del freddo. Inoltre, la fasciatura gli arrecava un certo sollievo. Ripresero a salire dopo una breve pausa. Il percorso divenne meno difficile e un'ora pi tardi emersero su un altopiano di nude rocce basaltiche, dove il vento li assal con furia selvaggia, strappando qua si loro gli abiti e minacciando di farli cadere. Coprirono gli ultimi metri verso la sommit strisciando.

A tutta prima non riuscirono a scorgere niente: una nebbia gelida turbinava atto rno a loro, mentre il vento pungeva gli occhi e toglieva il respiro. Poi, di colpo, il cielo si rischiar e si ritrovarono a guardare il nastro nero di un torrente che serpeggiava lontanissimo sotto di loro. Di fronte e a sinistra, la montagna precipitava scoscesa, un susseguirsi di rocc e nere spolverate di neve trasportata dal vento, mentre verso sud il fianco dell a montagna digradava dolcemente. Sembrava l'unica via possibile. Dopo l'aspra scalata del mattino, la discesa fu relativamente facile, ma ora, da vanti a loro in direzione est, c'erano altre montagne da superare e altre valli da attraversare: era una distesa infinita di neve, ghiaccio e rocce brulle. Larsen cancell ogni pensiero del futuro e continu ad avanzare faticosamente, perch muoversi era preferibile a stare fermi. Per fortuna il vento era diminuito e il velo di nubi alte e sottili lasciava tal volta filtrare i raggi di un pallido sole. Quando raggiunsero il fiume, scoprirono che era impetuoso anche se poco profondo , e troppo largo per poterlo superare con un balzo. Piuttosto che sguazzare nell'acqua gelida, decisero di risalirlo, nella speranza di trovare un punto dove guadarlo senza bagnarsi i piedi. Mentre superavano un'ansa, quella che sembrava una roccia su un banco di ghiaia prese improwisamente vita e si lev pesantemente in YO10. Larsen osserv l'aquila di mare dalla testa bianca innalzarsi nel cielo, mentre Um iak abbandonava il cavo della.slitta e correva in riva al fiume. Sul banco di ghiaia c'erano gli avanzi di un salmone. L'aquila ne aveva mangiato circa un terzo, ma un paio di chili di carne rosea er ano ancora attaccati alla carcassa. I due uomini fissarono il pesce tremando di eccitazione. Larsen torn di corsa alla slitta per prendere benzina e fornello, mentre Umiak pr eparava una buca nella sabbia e la foderava con un sacchetto di plastica. Subito dopo, pezzi di salmone cuocevano emanando un vapore appetitoso. Il pesce aveva gi deposto le uova e non era quindi dei migliori. Tuttavia la carne era calda e sostanziosa e la divorarono fino all'ultimo pezzo. 445 SENTIERI Dl GHIACCIO L'ODORE di uomo era di nuovo forte. Sulla cima l'orso ne aveva perso le tracce per un po', ma poi le ritrov sul pendi o. Segu gli uomini lungo il torrente e sost per qualche minuto accanto agli avanzi de l salmone. Quindi prosegu fino a un punto dove una specie di ponte di pietre smussate dall'a cqua riduceva l'ampiezza del torrente, permettendo di attraversarlo senza bagnar si, come avevano fatto precedentemente Larsen e Umiak. Aveva ripreso a nevicare e le tracce degli uomini venivano ricoperte dalla neve fresca. La cosa non interessava all'orso, il cui olfatto gli permetteva di individuare u no scoiattolo sotto un metro di neve. I pantaloni del pilota morto emanavano un vago, ma inequivocabile sentore di dec omposizione e, usandoli come fasce per gli stivali, Umiak e Larsen lasciavano di etro di loro una traccia che l'orso era in grado di seguire anche a una settiman a di distanza. Ormai, a meno che non fosse intervenuto qualcosa a distoglierlo, il grizzly avre bbe seguito ovunque i due uomini. A POCHI chilometri in direzione sud-est, Umiak e Larsen stavano apprestandosi a trascorrere una notte che prometteva di essere lunga e scomoda. Il miglior riparo che fossero riusciti a scovare era una roccia sporgente, a met del pendio della montagna. Avevano saltato la cena e, adesso, su suggerimento dell'eschimese, se ne stavano seduti schiena contro schiena, protetti dal freddo da una pila di indumenti e m oquette. Non riuscivano a prendere sonno.

La nevicata fin e le stelle scintillarono candide in un cielo color indaco, per p oi impallidire a mano a mano che strisce lampeggianti di luce verde e bianca ser peggiarono con crescente intensit per il cielo, illuminando le montagne lontane e rivestendole di una vaga luminosit eterea. Spiriti ballerini. LUci del Nord spieg Umiak. Una volta la mia gente credeva che fossero gli spiriti dei morti. Adesso ci hanno spiegato che sono provocati da una tempesta elettromagnetica sop ra la terra, ma questo non diminuisce la loro bellezza. Si mosse, impacciato. Questa valle ci sta portando troppo a Sud. Dobbiamo tentare di dirigerci pi a nord, o finiremo col perderci fra le montagne. Come fa a saperlo? domand Larsen. A quest'ora della notte le strisce di luce scorrono ad angolo retto con i poli t errestri. Larsen assimil la spiegazione. A Umiak non sembrava affatto un'incongruenza che gli spiriti dei suoi antenati f ungessero da ufficiali di rotta ai vivi. Inevitabilmente, il pensiero di Larsen torn all'ignoto davanti a loro, e si doman d per quanti giorni ancora avrebbero potuto soprawivere, per quanto ancora avrebb ero potuto sopportare il freddo e la crescente inedia. Come in risposta ai suoi pensieri inespressi, Umiak disse con voce sommessa: Sol o il presente reale, sa. Il futuro non esiste, come non esiste il passato . Larsen fu colpito dal pensiero di trovarsi nel punto d'incontro tra est e ovest, dove gli spiriti dei morti segnavano la direzione per un viaggio senza fine. Lo spiegamento di luci si affievol e, contemporaneamente, le stelle si rawivarono e le vette delle montagne si fusero con il cielo. Nel silenzio della notte un improvviso rumore fece trasalire i due uomini, immed iatamente all'erta. Il lontano, ma nitido rumore di una pietra che rotolava si ripet. Larsen sent Umiak irrigidirsi e ud il proprio cuore martellargli in petto mentre t endeva le orecchie nell'oscurit. Il rumore si ripet, pi vicino. Qualcosa stava muovendosi pi in alto sulla montagna. Poi, oltre al rumore delle pietre rotolanti, percepirono un suono ansimante, pro fondo e minaccioso. L'eschimese prese a tremare, mentre Larsen si sent le palme delle mani madide di sudore, a dispetto del freddo. Che cos'? domand. Un orso, credo. Umiak deglut. Senta... quando glielo dico io, ma non prima, si metta a urlare a pi non posso. Steve aspett. Trascorsero alcuni secondi, lunghi, eterni, in un silenzio pi profondo e pi terrif icante di tutti quelli provati prima di un attacco vietcong. Aveva lo stomaco contratto dalla paura. Non vi furono altri awertimenti. I due uomini videro l'orso contemporaneamente. Stava awicinandosi dal basso e, di botto, la sua sagoma massiccia si rizz sul ter reno innevato. Adesso! bisbigli Umiak, ed entrambi si misero a urlare a squarciagola. Un attimo prima il grizzly era l e l'istante dopo era scomparso senza rumore, ma non erano in grado di sapere n di quanto n per quanto si fosse allontanato. Man mano che il tempo passava e l'orso non tornava, Umiak si rilassava e smise d i tremare. Larsen allora si sent rassicurato perch l'evidente terrore del compagno lo aveva s concertato. Pareva fuori posto in un uomo che non sembrava spaventarsi facilmente. Larsen sent il bisogno di scoprire il perch di quel terrore.

Mi scusi se glielo dico esord, ma poco fa mi parso spaventato. Umiak rispose con voce bassa, ma controllata. Ho visto con i miei occhi quello che un orso pu fare a un uomo. E cos che ho perso mio fratello. Giocano con l'uomo e lo divorano mentre ancora vivo. A volte, se l'uomo grida, lo mordono, solo per farlo gridare pi forte. 447 SENTIERI Dl GHIACCIO Forse meglio che non sappia troppo lo interruppe precipitosamente Larsen. Pensa che torner? Umiak riflett un momento prima di rispondere. Non per questa notte disse alla fine. si preso un brutto spavento. Penso che si aspettasse di trovarci morti. Come il nostro pilota osserv l'americano. E cos, quello un orso con un debole per la carne umana soggiunse rivolto pi a se s tesso che al compagno. NONOSTANrE la paura, nonostante il freddo, la fame e la scomodit, Larsen dorm. Lo svegli il rombo del tuono e apr gli occhi su un mondo illuminato da una luce mu tevole, mentre nuvole nere turbinavano sul paesaggio desolato. Mettersi in cammino sembrava proprio una follia, tuttavia nessuno dei due era an sioso di attardarsi in quella che avrebbe potuto trasformarsi in una tomba di ro ccia. I preparativi furono brevi. Mangiarono gli ultimi avanzi del popcorn e delle bacche, si fecero una bevanda c alda con la neve sciolta e, dopo essersi crogiolati qualche minuto al tepore del fuoco, si misero in marcia nella semioscurit. Il tuono continuava a brontolare, mentre vividi lampi illuminavano le balze e i picchi che torreggiavano alti sopra di loro. Avanzavano faticosamente in silenzio. A mano a mano che salivano, la neve si faceva sempre pi alta, soffice e appiccico sa, appesantendo gli stivali e accrescendo la fatica di trainare la slitta. Larsen si sentiva debole e stordito. La gamba gli pulsava e a ogni passo una fitta di dolore gli risaliva attraverso il ginocchio fino alla coscia. Quella mattina non aveva cambiato la fasciatura, perch non c'era muschio nel post o dove avevano trascorso la notte. Inoltre, non riusciva a sbarazzarsi della paura dell'orso che, spinto dalla fame , probabilmente stava diventando sempre pi baldanzoso. Larsen si rese conto solo vagamente di avere raggiunto la sommit. si distese pron o sul terreno gelato, respirando affannosamente. Alla fine si riprese abbastanza da mettersi seduto, ma scopr che Umiak era scompa rso. Un panico improwiso lo colse e stava per mettersi a gridare, quando ud un rumore di pietre smosse e l'eschimese ricomparve con un aspetto grave e pensieroso. C' una fenditura nel terreno annunci, un crepaccio che ci sbarra la strada. Sembra abbastanza stretto da poterlo superare con un salto, ma ... Ma che cosa? domand Larsen. Potrei anche sbagliarmi... sotto c' un profondo burrone. Larsen riusc soltanto ad alzarsi e a domandarsi quale immensa forza avesse spacca to la roccia compatta. Il sentiero terminava contro il bordo affilato di un crepaccio che si stendeva s ia a destra sia a sinistra. Il lato opposto sembrava quasi a portata di mano, bench pi alto una trentina di ce ntimetri di quello sul quale si trovavano i due uomini. Dalla loro parte, la liscia parete di roccia s'inarcava sotto i loro piedi, impe dendo di vedere quale profondit raggiungesse il baratro. Mentre Larsen studiava il crepaccio, per uno scherzo dell'immaginazione gli semb r di vederlo allargarsi. Tentarono di usare la slitta a mo' di ponte, ma questa si rivel troppo corta di d

iversi centimetri e corsero il rischio di perdere tutti i loro averi nell'abisso nero. A un certo punto, senza preavviso, Umiak afferr il cavo della slitta e spicc un ba lzo. Atterr dall'altra parte con qualche centimetro di margine, quindi si gir ad aspett are. Larsen spinse la slitta sul precipizio e, quando il veicolo fu sul punto di perd ere l'equilibrio, Umiak tir il cavo, mentre l'altro gli dava un'ultima spinta, me ttendo in salvo i loro averi. Larsen si apprest a saltare anche lui, poi indugi. Se fosse saltato facendo forza sulla gamba ferita, non era sicuro di riuscire a superare il crepaccio. Se invece avesse usato la gamba sana per spiccare il balzo, atterrando avrebbe s battuto su quella ferita. Esit, mentre la fenditura sembrava allargarsi. Stava peT chiedere a Umiak di lanciargli un capo del cavo, quando vide un'espres sione di orrore dipingersi sul volto del compagno. Salti, salti, svelto! url l'eschimese. L'orso! Larsen spicc un salto, superando facilmente il crepaccio e atterrando abi lmente accanto all'eschimese sulla roccia piatta. si gir, convinto di scorgere l' orso, invece niente, c'erano soltanto rocce brulle. Con suo stupore, Umiak scoppi in una risata. A quel punto steve cap di essere stato giocato. Umiak, pensando che il compagno si fosse perso d'animo, aveva puntato sul fatto che la paura dell'orso sarebbe stata pi forte di quella di cadere, e aveva avuto ragione. L'americano non era uno che si arrabbiasse facilmente, n era un violento. Ma il furore contro la propria debolezza pi un intenso risentimento per il modo c on cui Umiak sembrava avere dominato il loro sodalizio fin dal momento in cui l' aeroplano era precipitato ribollirono in lui fino a esplodere. La risata dell'eschimese fu la goccia che fece traboccare il vaso. Con un urlo selvaggio, Larsen si scagli in avanti. I due uomini caddero pesantemente, con Larsen sopra che stringeva il collo di Um iak. Questi infil entrambe le braccia tra quelle dell'avversario e con i pugni chiusi gli sferr un violento colpo al mento. La testa di Larsen scatt all'indietro e Umiak liber le braccia, scagliandolo lonta no. Mentre si rimetteva faticosamente in piedi, l'americano attacc di nuovo, a testa bassa. L'eschimese alz un ginocchio e ud l'aria che usciva dalla bocca dell'altro nell'at timo in cui lo colpiva al diaframma. si trovarono di nuovo a rotolare per terra, con le braccia dell'uno strette atto rno alla vita dell'altro, pericolosamente vicini all'orlo del crepaccio. Bench snello, Umiak era resistente come le cinghie con cui aveva trainato carichi per tutta la vita e inoltre era un lottatore impareggiabile perch la lotta era l o sport nazionale della sua gente. Divincolandosi con tutte le sue forze nella morsa di Larsen, riusc a mettersi pri ma in ginocchio e poi in piedi. Dopo di che, spinse l'avversario su un fianco, per poi sbatterlo a terra. Mentre Larsen si rizzava a sedere, Umiak arretr e la rivoltella gli scivol dalla c intura, cadendo con un rumore di ferraglia sulla roccia. Steve la fiss ottusamente: l'arma, tozza e nera, aveva la canna puntata verso di lui. Un momento prima, all'apice della rabbia, forse l'avrebbe afferrata e usata; ade sso non fece alcun gesto, limitandosi a osservare l'avversario che la raccogliev a e se la ficcava nuovamente nella cintura. Larsen, invece, si arrotol la gamba dei calzoni e tolse la fasciatura che gli pro teggeva la ferita. Era un gesto di sottomissione, un riconoscimento della propria sconfitta.

Umiak stette a guardare impassibile mentre l'altro scopriva la piaga per tampona rla con una manciata di neve, sussultando a tutta prima e rilassandosi poi man m ano che il freddo esercitava un'azione anestetica. Larsen chiuse gli occhi per il sollievo e, quando li riapr, vide accanto a s Umiak che gli porgeva delle bende pulite insieme con un sacchetto di plastica pieno d i muschio, che aveva evidentemente raccolto in precedenza e riposto sulla slitta . Era un'offerta di pace e l'americano la riconobbe come tale. si sent rassicurato, perch un uomo che aveva avuto la previdenza di raccogliere il muschio difficilme nte avrebbe fatto saltare le cervella del proprio paziente. Ma di nuovo si sent umiliato per non averci pensato da solo. La gamba era in pessime condizioni. Il polpaccio era infiammato dalla caviglia al ginocchio e, dove la vescica era s coppiata, adesso c'era un'area di carne viva, che suppurava al centro. Larsen non pot fare altro che fasciarla un'altra volta e sperare che sopportasse la fatica della marcia. Umiak lo fiss incerto: era chiaramente vicino al limite della sopportazione e ave va bisogno di assistenza. Sospir, guardandosi attorno. Nuvole nere avviluppavano ancora le cime. Fino a quando il cielo non si fosse rasserenato, non sarebbe stato in grado di d ecidere da quale parte dirigersi. Nel frattempo, tanto valeva riposare. 450 E un buon tiratore? domand improwisamente Larsen. Umiak alz le spalle. Posso colpire l'occhio di una foca da una sessantina di metri. Era l'enunciazione di un dato di fatto pi che una vanteria. Ma con un fucile. Le pistole servono solo da vicino. Per esempio, contro l'orso sugger Larsen. Umiak rabbrivid. Speriamo di non doverci arrivare. Questa pistola 451 SENTIERI Dl GHIACCIO non impedirebbe a un orso di ammazzarla, servirebbe soltanto a infuriarlo di pi. Meglio usarla contro se stessi. Larsen riflett in silenzio sul significato di quell'osservazione. Alla fine replic: Be', se mai trovasse qualcosa a cui sparare, stia attento a non mancare il colpo. Io non valgo una cicca con le armi da fuoco . Umiak sper di non deludere il compagno, se si fosse presentata l'occasione. Nel frattempo, giudic che l'intera faccenda si fosse risolta in modo quanto mai s oddisfacente. Alzatosi in piedi, cominci a scaricare l'occorrente per accamparsi. Avevano entrambi bisogno di riposo dopo l'ultima fatica. E l'orso? domand Larsen. L'eschimese lanci un'occhiata nella direzione dalla quale erano arrivati. Non si preoccupi, non attraverser il crepaccio. Gli orsi non sanno saltare. I MORSI della fame risvegliarono Larsen qualche ora dopo. Il cielo si era rischiarato, ma il vento artico sibilava ancora fra le rocce. Senza svegliare Umiak, strisci fuori da sotto la moquette e risal la china di na so mmit tondeggiante poco lontana, dalla quale sperava di potere avere un'ampia vist a del terreno che si stendeva davanti a loro. si sentiva pi riposato, ma not tristemente di avere riportato numerose contusioni nella rissa con l'eschimese.

Quel tizio era incredibilmente forte. Tuttavia, Larsen si sent stranamente liberato sia dall'amarezza sia dalla collera e, a ben vedere, Umiak non sembrava il tipo che portava rancore. Larsen raggiunse la vetta verso la quale era diretto e il paesaggio comparve all 'improvviso. Fino a dove riusciva a vedere, montagne si susseguivano a montagne smo a scompar ire in una lontananza indistinta. Tra i monti si snodava una catena di laghetti che si intrecciavano ai nastri arg entei e tortuosi dei corsi d'acqua, scintillanti nella fredda luce nordica. Estesi nevai coprivano i pendii delle montagne, raccolti l dal vento incessante. Per il resto, il terreno era brullo, marrone e arido tranne nelle conche attorno agli specchi d'acqua, dove un tappeto verde e giallo rivelava macchie di tundra . Per un breve momento la bellezza e la grandiosit del panorama gli fecero dimentic are la drammaticit della loro situazione. Adesso capiva perch la regione fosse chiamata la Porta dell'Artico. Fu colto di nuovo dalla disperazione quando si rese conto di quanto cammino rest asse loro da percorrere. In quell'istante ud il rumore secco di un colpo di pistola. Larsen gir sui tacchi, tornando di corsa sui propri passi. UN GUFO! esclam Larsen. Ha sprecato una pallottola per un miserabile gufo! Non un miserabile gufo, un gu fo delle nevi ribatt Umiak ridendo. Quando mi sono svegliato, me lo sono visto l davanti su quella roccia; non potevo mancarlo. Adesso abbiamo un bel po' di carne, e anche buona. Sollev per le zampe il grande uccello che raggiungeva una lunghezza di una sessan tina di centimetri e doveva pesare sui tre chili abbondanti. Umiak cominci a spennarlo con destrezza. Mestiere da donna osserv in tono allegro, ma bisogna arrangiarsi. Mangiarono lentamente, assaporando ogni boccone. La carne era tenera e gustosa. Finalmente sazio, Larsen si lasci andare contro una roccia sospirando. Met gufo era avanzato e, bench Umiak fissasse con occhi pieni di desiderio i pezzi di carne che galleggiavano ancora nel brodo, anch'egli si trattenne dal mangiar ne oltre. Il bollito si congel lentamente nel sacchetto di plastica che i due uomini sigill arono con cura prima di riporlo nella slitta. Quel giorno non fecero molta strada. Verso sera avevano raggiunto il primo dei laghi, dove avevano sperato di pescare qualcosa, ma con loro disappunto l'acqua sembrava priva di vita. Perci si coricarono senza cena. Almeno, il gufo aveva mitigato la loro fame e potevano contare sugli avanzi dell 'uccello per il giorno dopo. Nei due giorni successivi continuarono ad avanzare tra le montagne, seguendo un percorso tortuoso attraverso un labirinto di stretti valichi e seguendo il corso di qualsiasi torrente scorresse pi o meno in direzione est. Due volte, trovandosi davanti il cammino sbarrato da una montagna, dovettero arr ampicarsi su una sella rocciosa. Il tempo si mantenne sereno e, bench il sole splendesse basso sull'orizzonte, i s uoi raggi emanavano un lieve tepore che riscaldava le ossa. La notte rappresentava un sollievo alle pesanti fatiche della giornata, ma in co mpenso portava con s un diverso tormento. Nonostante tutti i loro sforzi per tenersi caldi, il gelo sembrava penetrare lor o fin nel midollo, e trascorrevano numerose ore insonni. La fame, combinata con la mancanza di sonno, li indeboliva ulteriormente, per cu i si sentivano le gambe di piombo e ogni passo richiedeva uno sforzo di volont. Il crepuscolo del secondo giorno li sorprese che avanzavano faticosamente su per una stretta gola, risalendo un ruscello verso la sorgente, con la certezza di a vere davanti un'ennesima montagna da superare.

Il sole era tramontato, la temperatura stava abbassandosi, e disperavano ormai d i trovare un buon riparo per la notte, quando l'americano not una caverna. 452 l 4s3 L'entrata era bassa e tondeggiante, come se in passato fosse stata al largata da un animale, ma la neve accumulata dal vento sulla soglia non recava s egno di impronte. Larsen sbirci cautamente nell'oscurit. Che cosa ne pensa? bisbigli. Umiak si mordicchi un pollice. Potrebbe essere occupata. Da un orso, o da una lince. Meglio assicurarsene prima. Raccolse un sasso per poi lanciarlo il pi lontano possibile all'interno della cav erna. La pietra atterr con un tonfo sordo. Sabbia? domand Larsen. Oppure pelliccia replic il compagno. Lanci un secondo sasso con lo stesso risultato. Tuttavia Umiak esitava ancora e Larsen perse la pazienza. Prima che l'altro potesse trattenerlo, si mise carponi e strisci attraverso l'ent rata. La caverna si allargava subito, tanto che non era pi in grado di toccare le paret i, e lui trasse di tasca l'accendino, pronto a usarlo in caso di bisogno. Il pavimento della caverna era di morbida sabbia asciutta, e l'americano si spos t verso destra fino a tornare in contatto con la parete di roccia. Non sentiva alcun odore di animale, anzi l'aria sapeva di muffa e ricordava quel la dei musei, un odore stranamente familiare che gli richiamava alla mente l'inf anzia. Larsen continu ad avanzare lungo la parete che curvava costantemente verso sinist ra. Evidentemente la caverna non era molto ampia. Di colpo Steve si ritrasse terrorizzato. Aveva toccato una pelliccia. S'inginocchi pietrificato, aspettando e tendendo l'orecchio al minimo segno di vi ta. Poi, con estrema cautela, allung nuovamente la mano. si trattava certamente di un a pelle, o di una pelliccia, ma al tatto era fredda e senza vita. Larsen fece scattare l'accendino e la fiammella si accese, chiara e luminosa. Il cadavere di un uomo avvolto in pellicce giaceva su una pila di pelli di carib. Aveva la faccia nera e grinzosa come il cuoio, con le cavit degli occhi senza sgu ardo puntate al soffitto della caverna. Larsen fiss il cadavere mummificato, domandandosi quanti anni fossero trascorsi d a quando lo sconosciuto era stato composto l. Quindi spense l'accendino e strisci fuori a riferire a Umiak della sua scoperta. Sollevarono insieme la pelle di carib sulla quale era steso il morto e la deposer o delicatamente contro una parete della caverna. Il cadavere, mummificatosi nell'aria asciutta dell'antro, era leggero come una p iuma. Mentre sparpagliavano le altre pelli per prepararsi un giaciglio, Umiak diede un calcio a qualcosa che mand un inconfondibile suono metallico. Era una gamella da un litro, del tipo venduto a migliaia all'epoca 454 SENTIERI Dl GHIACCIO d'oro del commercio delle pelli. Umiak la port fuori trionfante e la riemp di neve, mentre Larsen preparava il forn ello. Alla luce vacillante della fiamma furono in grado di vedere meglio l'interno bui o della caverna.

C'era una lanterna e un sacchetto di pelle di foca che conteneva ancora un resid uo di petrolio denso e catramoso. Inoltre trovarono una pietra focaia e un acciarino, della legna secca e un paio di stivali di pelle di foca foderati di pelliccia, diventati duri come il ferro. C'era anche un coltello fatto a mano con il manico ricavato dalle corna di un ca rib. Si sistemarono per la notte e Larsen si addorment con maggiore facilit del solito. Quando si svegli, trov Umiak indaffarato a tentare di restituire l'antica morbidez za agli stivali di pelle di foca, strofinandoli con il residuo catramoso di petr olio trovato nel sacchetto. La puzza era ripugnante, ma l'uomo non sembrava accorgersene. Una volta osserv, il primo dovere di una donna eschimese, quando si svegliava la mattina, era di prendere gli stivali gelati del marito e di masticarli finch non diventavano morbidi e caldi.Penso che la scuola dell'obbligo abbia cambiato quel le abitudini. Non riesco a immaginarmi le sposine moderne fare una cosa del genere. Comunque, non ce n' pi bisogno tra stufe al cherosene, riscaldamento centralizzato e stivali di gomma. Torn a dedicarsi al proprio lavoro, mentre Larsen lo osservava incuriosito alla s carsa luce che filtrava nella caverna. E sposato, Umiak? Pausa. Una volta lo ero rispose l'eschimese alla fine. Segu un lungo silenzio. Poi Umiak parl di nuovo. Sono morti tutti. Lei e i due bambini. A quell'epoca ero via. Un'epidemia di paralisi infantile. Larsen aveva quasi dimenticato le epidemie di paralisi infantile degli anni '50 e la frenetica ricerca di un vaccino che potesse frenare il diffondersi inarrest abile di una malattia che rendeva flaccidi i muscoli e poteva uccidere. Chiss quante pi vittime aveva mietuto lass con cos poca o forse nessuna assistenza m edica. Umiak aveva finito il trattamento agli stivali. Come vanno le sue mani? domand all'improvviso. Larsen le osserv. La pelle era ruvida e screpolata e nelle pieghe tra le dita c'erano tanti taglie tti, mentre le nocche erano tutte escoriate. Nel suo stato d'animo di depressione generale aveva prestato loro scarsa attenzi one, ma a quel punto si rese conto di fare fatica persino a stendere le dita. Le strofini con questo gli ordin Umiak, spingendo verso di lui il sacchetto di pe lle di foca. Trattenendo il fiato per via del fetore, Larsen obbed. Il sollievo fu quasi immediato, ma al tempo stesso non riusc a sot45s SENTIERI Dl GHIACCIO trarsi a un senso di paura, domandandosi chiss quale infezione stesse introducend o nelle ferite. Era ora di rimettersi in cammino. Era stata loro intenzione portarsi dietro le pelli di carib per proteggersi dal f reddo, ma i peli cadevano gi a ciuffi e le vecchie pelli non conciate si spaccaro no non appena tentarono di arrotolarle. Alla fine le lasciarono in pila come le avevano trovate, deponendovi di nuovo co n riverenza il cadavere del loro guardiano. Invece portarono via la gamella, il coltello, la pietra focaia e l'acciarino e p ersino gli ultimi resti del petrolio puzzolente. Terminati i preparativi per la partenza, Umiak si tolse gli stivali e s'infil i m ukluk di pelle di foca che aveva rimesso in sesto, dicendo a Larsen: Per lei son o troppo piccoli . L'altro annu.

Non sapeva se prenderla come un'espressione di rincrescimento o una semplice con statazione. Non dovrebbe appropriarsi della roba di un morto disse a bassa voce, pi rivolto a se stesso che al compagno. Cosa? domand Umiak. Oh, niente replic Larsen, stavo solo pensando ad alta voce. QUANDO ALL'ALE'~A strisciarono fuori della caverna, i due uomini furono momentan eamente accecati dal riverbero dei raggi del sole sulla neve. Per qualche minuto restarono immobili, con le spalle al sole e proteggendosi gli occhi con le mani. Era un piacere respirare l'aria fresca e pulita dopo quella stantia della cavern a; non c'era vento e il freddo secco era infinitamente pi sopportabile della nebb ia e della neve. si misero in cammino su per la gola, dirigendosi verso la sella in cima alla val le. Alla luce del sole le vette sembravano appiattite contro il cielo. La sella scintillava in lontananza, dando l'impressione di allontanarsi a ogni l oro passo. Nonostante il bruciore e il dolore alla gamba, Larsen si sentiva stranamente viv o. Dopo un po' gli venne mal di testa e si domand se per caso avesse la febbre. Non c'era nulla che potesse fare, se non affrettare il passo. Il cavo della slitta gli mordeva la spalla, gli stivali diventavano sempre pi pes anti, i muscoli delle gambe sembravano restii a obbedirgli e i piedi si rifiutav ano di seguire una linea retta. Una volta cadde sulle ginocchia e, ansimando, attese finch non fu in grado di pro seguire. La sella era ormai pi vicina. Larsen non osava pensare a ci che poteva esserci dall'altra parte: un'altra monta gna, una gola senza uscita, un precipizio invalicabile? Si limitava a concentrar si su ogni passo, sostando quando le forze minacciavano di abbandonarlo completa mente. Ogni volta, Umiak si fermava al suo fianco, aspettando in silenzio. Quell'uomo sembrava indistruttibile, insensibile al freddo e alla fatica. In effetti, anche l'eschimese era lieto di quelle pause per riposarsi. Pi vecchio di Larsen, negli ultimi anni aveva riscontrato che prendeva le cose co n maggior calma, che la vecchiaia cominciava a farsi sentire. si rendeva conto c he Larsen stava male, ma, pur riflettendo sull'opportunit di ritornare alla caver na, immaginava che il compagno si sarebbe rifiutato di farlo. Non gli restava quindi che aspettare il momento in cui l'americano non avrebbe p i potuto muovere un passo. Un vento gelido prese a spazzare la gola, sollevando turbini di neve gelata e pu ngente che accrebbe il loro tormento. Umiak fece scivolare la spalla sotto il cavo della slitta, cercando di sottrarre al compagno quanto pi sforzo possibile. In quel modo finalmente raggiunsero la sommit del valico. Larsen cadde a faccia in gi nella neve, troppo esausto per badare a qualcosa. Ma quando si riprese sufficientemente per rialzarsi e guardare a est oltre la cr esta, fu travolto da un'ondata di gioia, un nodo gli strinse la gola e gli si ri empirono gli occhi di lacrime. La montagna sulla quale si trovavano scendeva con un ripido pendio ricoperto uni formemente di candida neve. In basso si apriva un'ampia valle percorsa da un largo fiume tortuoso che scorre va verso nord. A est sorgeva un altro passo, anch'esso largo e piatto, ricoperto qua e l da macc hie di bassi cespugli di diverso colore, dall'arancione al giallo allo scarlatto . La strada da percorrere era ancora lunga, ma pareva che finalmente fossero uscit i dalle montagne.

Rimasero seduti per un pezzo a riposare, con la schiena appoggiata a una roccia che li proteggeva dal vento e in faccia i raggi di un tiepido sole. Improvvisamente, Umiak s'irrigid, quindi balz in piedi, ridendo di gioia e indican do un punto lontano della valle in direzione nord. Una mandria di carib! grid e a quel punto la vide anche Larsen, un grappolo disord inato di puntini neri che si spostavano con una lentezza apparentemente infinita gi per la valle verso di loro. L'americano, tuttavia, si rese conto che in realt dovevano muoversi molto rapidam ente e prov un tuffo al cuore al pensiero che, molto prima che lui e Umiak avesse ro finito di compiere la discesa, i carib se ne sarebbero andati. Quando espresse i propri timori, l'entusiasmo dell'eschimese si plac. Ma poi lo sguardo di Larsen cadde sulla slitta, il pezzo malconcio di ala 4s7 SENTIERI Dl GHIACCIO che si erano trascinati fin l, e gli venne un'idea pazzesca. si precipit a slegare il rotolo di moquette che si portavano ancora dietro da usare come giaciglio, d ichiarando: Qui bisogna andar gi alla svelta. Mi aiuti a stendere la moquette sulla slitta. Questa volta non scenderemo a piedi, useremo la slitta . Per un attimo Umiak fiss inorridito prima Larsen e poi la china liscia e ripida c he si stendeva ai loro piedi. Avrebbero potuto esserci delle rocce nascoste, dei tratti accidentati, dei cumul i di neve indurita che li avrebbero fatti volare per aria. Le probabilit di restare attaccati alla slitta erano quasi inesistenti. Ma poi un lento sorriso gli illumin la faccia. Se fosse sopravvissuto, quella gita in slitta sarebbe rimasto un ricordo indeleb ile, sarebbe stata un'impresa paragonabile a quella di lanciare una muta di cani su del ghiaccio non ancora solido. Dopo che Larsen si fu steso sulla slitta, con il cavo ben stretto attorno ai pol si e alle mani guantate, Umiak gli si sdrai sopra, afferrandosi al cavo. Pronto? domand l'americano, e il compagno gli rispose con un gemito di assenso. Per i primi metri la slitta scese adagio, mentre il peso di Umiak schiacciava La rsen, rendendogli difficile la respirazione. Quindi acquist velocit. Un vento ghiacciato gel le guance di Larsen, mentre un enorme ruggito gli riempiv a le orecchie e gli occhi si colmavano di lacrime sin quasi ad accecarlo. Dapprima lentamente, poi con sempre maggiore velocit, la slitta cominci a sobbalza re. A Larsen battevano i denti e, nonostante tutti i suoi sforzi, continuava a sbatt ere la testa contro la slitta. Sopra di lui, Umiak lo schiacciava con tutto il proprio peso, comprimendogli le costole con tale forza da fargli pensare che si sarebbero fratturate. Larsen tent disperatamente di respirare. Poi il mondo si tinse di rosso e infine vi fu solo un nero abisso mugghiante nel quale ebbe la vaga impressione di precipitare. Quando torn in s, si ritrov supino mentre Umiak gli strofinava il viso con la neve. Rimase sdraiato, impotente, incapace di parlare, sentendo l'aria gelida raspargl i i polmoni che tentavano di rimettersi a funzionare e udendo il battito martell ante del cuore rimbombargli nelle orecchie. Dopo un po' fu in grado di sedersi. La prossima volta sto io sopra disse rauco, e Umiak gli sorrise con aria di scus a. Rivolsero entrambi lo sguardo al pendio apparentemente perpendicolare della mont agna che torreggiava sopra di loro, quasi increduli di essere riusciti a discend erlo incolumi. La slitta aveva proseguito nella sua corsa per un buon tratto attraverso la vall e e potevano udire da vicino il sommesso mormorio del fiume. Umiak stava riflettendo intensamente. Era certo che i carib fossero diretti a sud, ma non sapeva se il gruppo che aveva

awistato fosse l'avanguardia di una grande mandria che migrava oppure gli ultim i ritardatari. Comunque fosse, la valle era ampia e non offriva ripari dai quali tendere un'imb oscata. In ogni caso, per essere sicuro di riuscire a uccidere almeno un capo, doveva av vicinarsi. Scrut la valle verso sud, alla ricerca di qualche elemento del paesaggio che pote sse essergli utile. A un chilometro scarso a monte, il fiume compiva una grande curva e in quel punt o la valle si restringeva. Umiak riflett che, se i carib avessero proseguito nel loro percorso, avrebbero att raversato il fiume anzich seguirne l'ansa. Se fossero riusciti a trovare un riparo al di sotto della riva, forse avrebbero potuto farne fuori uno mentre tentavano di attraversare il fiume. Umiak lasci la slitta dov'era, gridando a Larsen di seguirlo. Questi tent di fare del proprio meglio, ma avanzava con lentezza esasperante. Alla fine raggiunsero entrambi la prima curva del fiume e si fermarono su un amp io banco di ghiaia, guardando l'altra sponda. Era un posto perfetto per i carib. Dalla riva potevano saltare pi o meno in mezzo al fiume, da dove poi sarebbe stat o loro facile arrampicarsi sul banco di ghiaia. Le acque del disgelo avevano scavato tra i ciottoli del banco una buca, nella qu ale un uomo poteva nascondersi. Innanzi tutto, per, Umiak doveva mandare Larsen nel punto pi lontano dell'ansa da dove, nel caso i carib avessero deciso di girarvi attorno, avrebbe potuto dirotta rli nella direzione giusta. Tuttavia, avrebbe dovuto guadare il fiume, una prospettiva che non lo attirava a ffatto. Bench sapesse benissimo che i carib potevano arrivare da un momento all'altro, si tolse con calma stivali e calze. Non aveva nessuna intenzione di correre il rischio di congelarsi i piedi per via delle calzature fradicie. L'acqua gelida del fiume, bench gli arrivasse soltanto al ginocchio, gli tolse ra pidamente qualsiasi sensibilit ai piedi e fu un sollievo raggiungere l'altra riva , asciugarli strofinandoli vigorosamente e rituffarli nel tepore degli stivali. Quindi non restava altro che aspettare, domandandosi se avesse scelto il posto m igliore. Umiak non osava alzare la testa oltre il livello della riva e perci non riusciva a vedere Larsen. Con la pistola stretta nella destra, rimase steso immobile in ascolto, in attesa del rumore basso e sordo del regolare scalpitio dei carib. Quando infine lo percep, gli parve lontanissimo nella valle, in direzione di Lars en. Fu preso da un'amara delusione, ma poi gli giunse il grido del compagno, una spe cie di lungo ululato lamentoso che riecheggi tra le montagne. 458 4s9 Subito dopo il rumore sordo si trasform in un rombo, una corsa precipitos a che gli piomb addosso quasi prima che riuscisse a prepararsi all'attacco. I carib gli arrivarono sopra, non da sinistra o da destra, ma esattamente sulla t esta, in un turbinio di zoccoli neri in volo che gli fece piovere in faccia e ne gli occhi neve e frammenti di terra gelata, accecandolo temporaneamente e costri ngendolo a rotolare nel fiume. Quando Umiak si rialz quasi in ginocchio, tre carib avevano gi attraversato il fium e. si prepar a sparare stringendo il polso destro con la sinistra, mentre l'indic e si curvava sul grilletto. Nell'attimo in cui una femmina toCCaVa l'acqua, fece fuoco mirando alla testa. L'eschimese vide diversi frammenti bianchi di osso schizzare via dal muso, ma l' animale si limit a scuotere la testa prima d`inerpicarsi sulla sponda opposta. Umiak fece nuovamente fuoco e questa volta la femmina cadde scalciando nell'acqu a bassa. Sulla riva sopra di lui comparve un'altra femmina pronta a saltare e Umiak le sp

ar al fianco, subito dietro la spalla, ma in quello stesso istante la bestia spic c il balzo e il proiettile le pass probabilmente sotto. Disperato, fece fuoco una seconda volta, e vide il proiettile colpire l'acqua im mediatamente sotto la schiena della femmina. Ma poi il carib s'inerpic sU per la sponda e galopp via, apparentemente incolume. Gli restava un solo colpo e, fuori di s, Umiak si guard attorno alla ricerca di un nuovo bersaglio. Con suo grande orrore vide la prima femmina, quella che credeva di avere uCciso, rialzarsi, scuotersi e barcollare in direzione del banco di ghiaia. Di colpo s'impose una fredda calma, e con una certa sicurezza spar l'ultimo proie ttile colpendo la bestia proprio dietro la testa. Il carib barcoll su per la sponda, uscendo completamente dall'acqua, e croll morto. La pistola era scarica: Umiak la fiss per un istante prima di lasciarla cadere ne l fiumeormai mero peso inutile. Non c'era pi motivo di tenerla con s. LARSEN, sotto le coperte e la moquette, era disteso sulla pelle di carib. Era stato Umiak a scuoiare la bestia. All'americano sembrava di avere tutte le ossa rotte. Respirava piano, cercando di non dilatare la cassa toracica. Aveva il polso molto frequente, gli girava la testa e di tanto in tanto dei briv idi lo scuotevano da capo a piedi. Pigramente, quasi con distacco, si domand se si era preso la polmonite. Accanto a lui, l'eschimese era seduto chino sul fornello, sfinito, quasi troppo esausto per rimestare la carne che stava cuocendo nella gamella. Aveva trovato Larsen steso prono nella neve, nel posto dove era crollato dopo l' ultima corsa frenetica per spingere i carib verso la 460 SENTIERI Dl GHIACCIO direzione in cui lui si era appostato. Umiak, quindi, lo aveva mezzo portato, mezzo trascinato fino a quell'ansa del fi ume dove una roccia bassa e sporgente offriva un certo qual riparo dal vento e u n avvallamento opportunamente scavato in un banco di ghiaia asciutta forniva un posto comodo in cui sdraiarsi. Quindi aveva scuoiato e macellato il carib, recuperato la slitta e trascinato la preda fino al luogo prescelto per accamparsi. si trattava di oltre cinquanta chi li di carne e di grasso, inclusa la testa, e di un litro abbondante di sangue. Umiak si era gi rimesso in forze mangiando alcune strisce di fegato crudo e il gr asso dietro i globi oculari, un boccone prelibato che, era convinto, Larsen non avrebbe apprezzato. Il bollito era ormai quasi pronto: la lingua, il cuore e parte del fegato erano stati tagliati sottili e cotti nell'acqua del fiume. Lo stomaco di Umiak era ancora in preda agli spasimi della fame. ci nonostante, per prima cosa vers parte del brodo nel coperchio del termos e lo port a Larsen, mettendolo a sed ere e accomodandogli le mani attorno al bicchiere. L'americano lo vuot con gratitudine, quindi ricadde supino, con gli occhi chiusi, lasciando l'eschimese solo a consumare il lauto pasto. Mentre mangiava, Umiak non smise di riflettere. Un branco di lupi di passaggio nei dintorni avrebbe potuto essere attirato dal s entore di sangue. I lupi non avrebbero rappresentato una minaccia mortale per Larsen e per lui, ma Umiak era preoccupato per la loro provvista di carne. si sentiva esausto e si rendeva conto che non poteva sperare di restare sveglio a fare la guardia per tutta la notte, specialmente dopo quel pasto abbondante. Per il momento, non poteva assolutamente contare sull'aiuto di Larsen, anzi prev edeva che avrebbero dovuto fermarsi a riposare per diversi giorni. Fino allora, il tempo era stato bello e le nevicate, che preannunciavano l'inver

no, piuttosto leggere, tanto da facilitare pi che ostacolare il loro viaggio. Tuttavia una forte precipitazione li avrebbe intrappolati, rendendo loro impossi bile procedere nella neve alta. Finalmente, Umiak si sent sazio. Svegli Larsen e gli diede di nuovo da mangiare, notando poi con soddisfazione che il compagno piombava istantaneamente addormentato un'altra volta. Gli restava un ultimo compito da assolvere prima di concedersi un po' di riposo. Trovata la lenza di Larsen, and a sistemare la testa del carib, con ancora le corn a attaccate, a poca distanza dalle provviste. Assicur un capo della lenza a un corno, vi appese la gamella vuota in maniera tal e che quasi sfiorasse le pietre disseminate lungo la sponda del fiume e infine, dopo aver disposto la lenza attorno alle provviste, ne assicur il secondo capo al 461 proprio piede. Chiunque si fosse awicinato alle provviste durante la nottesi sarebbe impigliato nella lenza, dandogli una tirata al piede e facendo s ferragliare la gamella contro le pietre. A quel punto poteva donnire e infatti, dopo essere strisciato accanto a Larsen, Umiak sprofond istantaneamente nel sonno. L'americano si svegli che era giorno pieno, debole ma lucido, e, per 462 la prima volta da quando l'aeroplano era precipitato, con una sensazione di cald o. La spessa pelle di carib stesa sotto di lui lo proteggeva dal freddo, awolgendolo come un nido confortevole. si sentiva ancora terribilmente rigido e indolenzito , ma finalmente poteva respirare profondamente e i morsi della fame erano scompa rsi. Era invece in preda a una sete tormentosa. Fu questo che alla fine lo costrinse ad abbandonare di malavoglia il giaclgho e, una volta che ebbe trovato il coperchio del termos, a barcollare fino in riva a l fiume. Solo a quel punto. dopo aver vuotato due volte il blcchlere, si accorse dell'ass enza di Umiak e si guard attorno Dunque, alla fineera giunto il momento che tanto temeva Umiak l'aveva abbandonato, lasciandolo con una provvista di cibo, acqua e un letto, a sopravvlvere o a morire... Tuttavia, sembrava che non avesse portato mente con s, allora neanche l'eschimese sarebbe stato in grado di sopravvlvere senza lo stretto necessario. Forse il suo compagno si era soltanto allontanato, ma era incappato in un incide nte e adesso giaceva fento chiss dove. miak! " si mise a gridare. Umla-a-ak.' >L'eco rimbalz dalle montagne schernendolo. ma nessun grido di rispos ta giunse dall'altro Larsen cadde m gmocchio. fissando l'acqua nera di una pozza , e vi vide riflessa una figura macilenta. con le guance incavate ricoperte da u na rada barbetta bionda. Ia faccia di un estraneo. Distolse lo sguardo e risali zoppicando la sponda. Sapeva che avrebbe dovuto cambiare la medicazione alla gamha. ma era troppo apat ico. Cosl, Sl sedette sulla riva con le spalle curve e lo .ssmardo rivolto a nord a f issare il monotono paesaggio gelato. Una forma scura contro la neve si materkllizz in lontananza, spuntando da un'invi sibile depressione del terreno. Era Umiak che avanzava fatlcosamente, ma con passo regolare, cur-o sotto un enor me carico di raml secchn Larsen gli zoppic incontro per alleggerirlo del peso. L'eschimese raddrlzzo la schlena con Ull grugnito e per la prima volta Larsen no t la fatlca sulla faccia del compagno pi vecchio. Si dato da fare comment. Per fortuna che c' qualcuno pronto ad alzarsi a lavorare invece di restare a polt rire tutto il giorno. " Umiak sorrise allegramente.

Speravo che dormisse ancora di pi Aveva bisogno di riposo. Ho dormito proprio bene dichiar Larsen. Quella pelle di carib comodissima. ,~ Perch non restato a letto? Mi sono svegliato con ulla sett!, replico l'americano. E poi mi sono accorto che lei non c'era ... Ha pensato che me ne fossi andato'? " volle sapere Umiak Oh, no! Non stato per q uello protest Larsen. Illa poi esit. Be', per dire la verit, mi pas.sato per la testa. . . >, S'interruppe. Colpa mla ammisc l'eschimese. Non avrei dovuto allontanarmi lasciandola solo. Facciamo un patto'? o'ora in poi. nessuno dei due si allontaner senza dire all'al tro dove va e perch. E pi saggio, avrei dovuto pensarci. Qua la mano propose Larsen. E, di colpo, si sent una fame da lupo. Un'ora pi tardi erano entrambi sazi. Avevano divorato una bella bistecca di carib di mezzo chilo a testa, cotta alla g riglia sulla brace del fuoco di legna, e una gamella d'acqua stava scaldandosi d avanti a loro. Come sarebbe bella una tazza di caff! esclam Larsen. Le posso offrire del t ribatt Umiak. T del Labrador. Prese una manciata di erbe che aveva portato con la legna e, dopo aver strappato le foglie a un ramoscello, le lasci cadere nel termos. Quindi vi vers sopra l'acqua della gamella. Larsen sorseggi cautamente l'infuso. Era fortemente aromatico, ma decise che era di suo gusto. Sa disse con tono sognante, comincio a pensare che quando la caccia era abbondan te, la sua gente non se la spassava mica male, se conosce l'espressione. Non intendo dire che avessero una vita facile, ma avevano quello che c'era di me glio. Umiak rimase seduto per un po' in silenzio, dicendosi che quel bianco era come t utti gli altri, incapace di capire lo splendore del passato. Tuttavia, stava cominciando ad afferrarne il senso ed era importante che lo face sse. La vita era facile, ma anche dura prese a dire. Se un cacciatore si svegliava la nnattina e sentiva che il vento soffiava con fo rza da terra sapeva subito che le foche sarebbero state al largo, e che perci sar ebbe rimasto disoccupato per una settimana o anche pi. Ma quando c'era bel tempo, la caccia aveva la precedenza su tutto. Poteva accadergli di dover aspettare un giorno per vedere comparire una foca, ma poi, se ne uccldeva una grossa, che poteva pesare sui duecentocinquanta chili, doveva trascinarla per sette, otto chilometri sul ghiaccio. Quello era un lavoro pesante. E all'epoca delle migrazioni dei salmoni, si lavorava anche diciotto ore al gior no. Ma la natura dava e noi prendevamo solo il meglio: i cuccioli di carib pi grassi, i salmoni migliori, le bacche pi mature. Dormivamo sulle pelli pi morbide, e le nostre donne indossavano una fortuna in pe llicce pregiate. La vita era bella ed eravamo un popolo felice. Torner a essere cos. S'interruppe ridacchiando. Un saggio, ed era un bianco, ha detto una volta che "un indiano caccia per viver e, mentre un eschimese vive per cacciare". Penso che sia verissimo. Risero entrambi, due uomini di mezza et che stavano scivolando in una piacevole f amiliarit, in un'amicizia che di colpo superava le barriere di razza e di fede. SENTIERI Dl GHIACCIO

Dovremmo spostarci, se se la sente propose Umiak. C' un buon posto per accamparsi a qualche chilometro di distanza nella valle. E pieno di legna secca e anche di bacche. Potremmo riposarci l per un paio di giorni, mangiando e rimettendoci in forze, e ci resterebbe ancora abbastanza carne per il resto del viaggio. IL POSTO SCOVATO da Umiak per accamparsi era lussuoso in confronto ai precedenti . stesero la pelle di carib sopra uno spesso strato di teneri ramoscelli e di mus chio, sotto una lastra inclinata di arenaria che li avrebbe protetti dal maltemp o. Cespugli, salici e ontani secchi, trasportati dalle piene primaverili, fianchegg iavano le rive del fiume, e ben presto un fuoco di rami ardeva in un focolare di pietre. La lucida parte inferiore della slitta rifletteva le fiamme, rinviando il calore nel rifugio. Inoltre, avevano carne e bacche in abbondanza. Ma Larsen stava tutt'altro che bene. Lo sforzo di trascinare la slitta con il suo pesante carico per qualche chilomet ro lo aveva spossato. La sete che lo tormentava e la faccia arrossata erano chiari sintomi di un rapid o rialzo di temperatura. La gamba gli pulsava e gli bruciava, mentre un nuovo ascesso, che stava formando si al di sotto della prima ferita gli doleva atrocemente al minimo tocco. Umiak mise dell'acqua a scaldare nella gamella. Quindi prepar un tampone di stoffa e, non appena giudic che l'acqua avesse raggiun to la massima temperatura sopportabile dal compagno, cominci ad applicare impacch i alla ferita. Per pi di un'ora Larsen rimase steso digrignando i denti. Alla fine si cacci una mano in tasca e tir fuori il temperino. Lo incida ansim, e faccia uscire il pus. L'eschimese prese il temperino, apr la lama pi piccola e controll con il dito: era affilata come lm rasoio. Con mano sicura inser la punta nell'ascesso, incidendo verso il basso. Larsen lanci un urlo quando il pus mescolato al sangue schizz fuori della ferita. Tutto finito dichiar Umiak alzando lo sguardo in faccia al suo paziente, ma Larse n era svenuto. L'eschimese ne approfitt per drenare completamente l'ascesso. Pens anche di inserire nella cavit un tampone di stoffa, ma poi ricord che sua madr e usava la corteccia di salice per le medicazioni. Raccolse in fretta una manciata di virgulti, li scortecci, quindi sminuzz la corte ccia nella gamella. vi un un bicchiere d'acqua e boll il tutto finch si ridusse in poltiglia. Nel tempo impiegato dall'intruglio a raffreddarsi, Umiak separ il liquido dalla p arte pi consistente, dopo di che Larsen riprese i sensi. Non protest quando il compagno applic con destrezza un impacco di poltiglia di cor teccia sulla ferita, ma oppose resistenza quando l'altro gli offr da bere l'amaro decotto di salice. Alla fine, per, gett la testa all'indietro e lo ingoll in un sorso. Poco dopo, calata la febbre, si addorment esausto. si svegli debole, ma ristorato. La ferita aveva un aspetto pi pulito e pi sano e gran parte dell'infiammazione era scomparsa. visto che la cura a base di corteccia di salice sembrava avere effet to, la ripeterono. Trascorsero la maggior parte del giorno dormendo e mangiando, e al mattino comin ciarono a raccogliere le loro cose e a caricare la slitta. Verso met mattina erano pronti a ripartire. La slitta era pi pesante, ma procedevano con facilit: non c'era vento e una legger a foschia attenuava il bagliore del sole basso sull'orizzonte. Il cammino saliva gradatamente su per una successione di dolci colline.

Avanzavano lentamente, ma con regolarit, fermandosi di tanto in tanto per riposar e prima di rimettersi a trainare la slitta. Nessuno dei due lo sapeva, ma stavano nuovamente dirigendosi verso le montagne. UMIAK si era sbagliato a proposito dell'orso. Qua e l, nelle lande desolate e ghiacciate dell'Artico, sparpagliati sulla nuda r occia o sepolti sotto un tappeto di muschio e di felci, ci sono numerosi frammen ti di ossa. Sono tutto ci che resta di uomini morti nell'errata convinzione che i grizzly non siano in grado di arrampicarsi sugli alberi o di saltare. In realt, l'orso non era molto lontano da Umiak e Larsen: era intento ad annusare i dintomi del loro rifugio della notte precedente. Aveva attraversato il crepaccio con disinvoltura e aveva scoperto una comoda via di discesa gi per il pendio della montagna. L'orso aveva trotterellato fino al fiume, aveva bevuto l'acqua gelida, quindi er a avanzato lentamente seguendo la corrente. Giunto al punto dove Umiak e Larsen avevano pernottato, si era trattenuto a lung o, trovando molti pezzetti di ossa e di tendini di carib che avevano attratto la sua attenzione. L'olfatto gli aveva rivelato dell'altro mentre esplorava gli odori che aleggiava no tra le pietre, evocando i ricordi del cadavere che aveva trascinato fuori del cumulo di sassi. Lo stesso odore lo guidava adesso lungo la valle sulle tracce dei due uomini. A5ANO A MANO che il giorno avanzava e i due uomini continuavano a salire, era co mparsa una leggera nebbiolina. Ben presto furono ricoperti da una spessa coltre di nebbia scura e fredda, che l i avvilupp con una miriade di goccioline che si congelavano nel vento gelido. Nono 466 1 467 SENTIERI Dl GHIACCIO stante il movimento e la fatica, il freddo umido sembrava penetrare loro fin nel le ossa. La neve, a quell'altezza, era pi alta e in certi punti il vento l'aveva accumulat a in mucchi nei quali i due sprofondavano fino al ginocchio. Avanzavano faticosamente, a passi lenti e prudenti, costantemente consci che il terreno continuava a innalzarsi davanti a loro. La nebbia impediva la visibilit, avvolgendoli in un silenzio totale. Erano costretti a tendere l'orecchio per cogliere il mormorio sommesso e ovattat o del corso d'acqua accanto a loro. Nessuno dei due parlava, nel tentativo di preservare il minimo di energia necess ario per continuare ad avanzare. A un certo punto, il terreno cominci a inerpicarsi, diventando pi accidentato, e U miak si rese conto che nessuno dei due avrebbe potuto resistere per molto senza una sosta. Poi, del tutto repentinamente, uscirono dalla coltre di nebbia ed entrambi si fe rmarono di botto a scrutare il paesaggio davanti a loro. Tutt'attorno le montagne formavano una sorta di muraglia che proiettava un'ombra cupa e il torrente, pi avanti, si biforcava. Si diressero verso la biforcazione, avvolta nell'oscurit. Nel punto dove un massiccio sperone di roccia s'innalzava contro il fianco della montagna sino a un'altezza di circa trenta metri al di sopra del torrente, l'ac qua spumeggiava lungo uno stretto canale scavato nella viva roccia, fiancheggiat o da una cengia ghiacciata lungo la quale sarebbero potuti passare. La percorsero con cautela, ben sapendo che un passo falso sarebbe stato fatale. Al di l della cengia si apriva una piccola conca. Larsen scivol via da sotto il cavo della slitta, lasciandosi cadere su un masso. E adesso, da che parte? Da nessuna delle due replic Umiak. Per prima cosa ci riposiamo, mangiamo e beviamo. Finalmente avevano provviste a volont. Mangiarono abbondantemente, perch non aveva senso razionare il cibo e ridursi in uno stato di debolezza che avrebbe impedito loro di proseguire. Avevano inoltre preso la precauzione di bollire delle spesse fette di carib prima

di rimettersi in cammino. Gli abiti di Larsen puzzavano, la barba gli prudeva e aveva i capelli sporchi e aggrovigliati. Dopo il pasto, moriva dalla voglia di un bel bagno caldo, di un letto comodo e p ulito, di un cuscino morbido su cui posare la testa. si lasci andare contro la du ra roccia con la sensazione che avrebbe potuto dormire per una settimana. Chiuse gli occhi e si assop, lasciando l'eschimese ai propri pensieri. Anche Umiak si sentiva disperatamente stanco, tuttavia sapeva che dovevano rimet tersi in marcia perch, con il trascorrere dei giorni, le 468 loro probabilit di sopravvivenza diminuivano. A mano a mano che le notti si allungavano, il freddo si faceva pi intenso e il te mpo peggiorava. Adesso poi dovevano affrontare un ulteriore fattore imponderabile. Umiak fiss i due corsi d'acqua: quale dei due - se mai nessuno- li avrebbe condot ti fuori delle montagne? Stava calando il crepuscolo, e pi Larsen si riposava, pi si sarebbe rimesso in forze per affrontare il cammino che avevano davanti. Quella conca era almeno riparata e c'erano posti peggiori dove trascorrere la no tte. Umiak decise che avrebbe risalito in esplorazione uno dei due corsi d'acqua, las ciando a Larsen il compito di scaricare la slitta e fare i preparativi per la no tte. Se fosse stato impossibile procedere lungo quel braccio, avrebbe esplorato l'alt ro la mattina dopo. Una volta presa la decisione, svegli il compagno e gli espose il proprio piano. All'inizio Larsen fece obiezioni, offrendosi di risalire un braccio mentre Umiak esplorava l'altro; ma l'eschimese gli fece notare che in tal modo avrebbero dov uto lasciare incustodite le provviste. Convinto, l'americano stette a guardare il compagno che si allontanava, proceden do con cautela tra i massi ricoperti di ghiaccio lungo il torrente. A poco a poco la sua figura si rimpiccol fino a scomparire dietro il fianco di un a collina. Larsen girovag un po' attorno, incrociando vigorosamente le braccia per rimettere in moto la circolazione, alla ricerca di un posto adatto dove accamparsi per la notte. Sembrava non esserci niente di meglio dello spiazzo piatto sotto la roccia contr o la quale si era appoggiato, perci sleg dalla slitta tutto quello che serviva loro cia giaciglio e lo stese per terra. Fatto questo, si sedette di nuovo, cercando di rilassarsi, ma senza successo. A una cinquantina di metri pi in basso, subito sopra il punto in cui il torrente si restringeva nello stretto canale profondamente scavato nella roccia, l'acqua si allargava in una pozza. Larsen si domand oziosamente se sarebbe stato possibile pescarvi qualcosa. Aveva preso trote in torrenti di montagna simili a quello, pi o meno alla stessa altitudine. Non aveva con s un'attrezzatura da pesca completa, soltanto una canna al lancio e un mulinello a bobina fissa, per aveva un piccolo galleggiante di plastica e un certo numero di mosche artificiali. Da tempo aveva imparato a usare la tecnica di attaccare una mosca a un lungo pez zo di lenza sotto il galleggiante e di lasciarla seguire la corrente. Non si trattava certamente di un sistema corretto, ma era pur sempre un modo di prendere pesci. Ben presto il minuscolo galleggiante segu la corrente attraverso l'acqua della po zza. Il primo lancio non ebbe successo e neppure il 469 secondo, ma al terzo Larsen vari la tecnica lanciando il galleggiante con una serie di scatti.

Quando ritrasse la lenza, la mosca sal verso la superficie e Larsen awert che vi e ra attaccato qualcosa. Un attimo dopo una trota scivol di sbieco attraverso la pozza. Dopo quel lancio i pesci continuarono ad abboccare, e in poco tempo cinque trote erano disposte in bella fila su una lastra di roccia. Larsen continu a pescare, concentrando tutta la propria attenzione sul minuscolo galleggiante che sobbalzava seguendo la corrente attraverso l'acqua gelida e ner a. Non si accorse, perci, che molto pi in basso lungo il torrente qualcosa nel paesag gio si era mosso. Un masso ricoperto di ghiaccio, indistinguibile dalle centinaia di altri sparsi lungo le rive del corso d'acqua si alz lentamente fino a trasformarsi in un monol ito di quasi due metri e mezzo stagliato contro il cielo. Poco dopo, esso si riabbass, spostandosi lentamente attraverso il fiume e su per il pendio. MOLTO piU in alto, su nella valle, Umiak si era fermato a studiare una parete fo rmata da un ammasso di rocce frastagliate, avvolte in un lenzuolo di ghiaccio, d alla cui base sgorgava la sorgente del torrente. Umiak appoggi con delicatezza una mano su una delle pietre, ma la pietra rotol via , trascinandosene dietro altre, e lui indietreggi frettolosamente, visto che l'in tera massa rocciosa pareva muoversi. Tutta la parete torreggiante in precario equilibrio sopra la sua testa era sull' orlo del crollo. L'eschimese si allontan cautamente, ritornando sui propri passi. Dopo qualche metro si ferm, sedendosi su una roccia piatta. La luce stava scomparendo e Umiak sapeva di non potersi attardare. Si tir in piedi sospirando. L'aria stava diventando gelida. Arriv al posto dove avrebbero pernottato, in tempo per vedere Larsen che catturav a all'amo l'ultimo pesce. LE TROTE furono un grande successo, pi ancora del bollito di carib che le segu. Tuttavia la scorta di combustibile stava scemando rapidamente. Ne avevano ancora per quattro giorni al massimo, e la carne, cotta solo a met, er a fibrosa, mentre il brodo, poco saporito, non era affatto appetitoso. Ormai era completamente buio e sotto il cielo sereno il freddo divenne intenso, mentre il gelo penetrava a fondo nel terreno. I due uomini si coricarono, stringendosi l'uno all'altro sotto le coperte. Steve Larsen era stanco, ma il forte dolore alla gamba gli impediva di dormire. Perci rimase steso con gli occhi aperti, fissando la lenta sfilata 470 SENTIERI D} GHIACCIO delle stelle e sforzandosi di non pensare e di non svegliare Umiak. All'improwiso si accorse che la notte andava schiarendosi: le stelle impallidiva no, i cumuli di neve spiccavano contro i pendii scuri e i contorni frastagliati delle rocce si stagliavano nitidi. Non pu essere gi l'alba mormor tra s e s. E la luna disse Umiak al suo fianco, facendo sobbalzare Larsen per la sorpresa. Era convinto che il compagno stesse dormendo saporitamente. Me lo aspettavo riprese Umiak. Fra un giorno o due, se il tempo si mantiene al bello, ci si vedr quasi come di g iorno. Allora cammineremo di notte e dormiremo di giorno, quando fa pi caldo. Per quanti giorni? domand Larsen. E fino a dove? Vorrei saperlo anch'io rispose l'eschimese. Ma una cosa certa. Ogni chilometro ci porta un po' pi vicino e ogni giorno che passa aumentano per n oi le probabilit d'incontrare un gruppo di cacciatori.

In questo periodo dell'anno, la gente di Anaktuvuk va a caccia di pecore nelle c olline. Dobbiamo trovarci pi o meno nella zona destinata a diventare parco nazionale riba tt Larsen. E nei parchi nazionali la caccia proibita. Come far la sua gente a nutrirsi? Oh, penso che continuer ad andare a caccia, pi o meno legalmente. Comunque, ci stato promesso che potremo conservare i nostri tradizionali diritti di caccia, come parte dell'accordo che siamo riusciti a stipulare quando lo sta to scelse questa zona. Non ci siamo mai considerati dei veri e propri proprietari terrieri, piuttosto c ome persone che usavano la terra. Prenda questa regione, per esempio: l'abbiamo usata per diecimila anni e forse pi, e tuttavia incontaminata come quando ci abbiamo messo piede per la prima volt a. Il che non si pu dire di ci che awenuto nella maggior parte degli Stati Uniti. Comunque ci siamo fatti intestare un bel po' di terreni e, senza saperlo, siamo stati saggi, visto che gran parte di essi si trovavano sul tracciato dell'oleodo tto. Per decidere su ogni singolo ricorso, i tribunali avrebbero impiegato anni, perc i la sua gente stata costretta a trattare. Inoltre, abbiamo il diritto di caccia e pesca su tutte le terre di propriet feder ale, il che, per dire la verit, tutto ci che molti di noi pretendono. Larsen rimase in silenzio. stava appisolandosi. Il dolore alla gamba era diminuito, adesso che non ci gravava pi sopra. Si rannicchi pi profondamente nella folta pelliccia di carib sulla quale era distes o. Si era rapidamente abituato al suo penetrante odore 471 animale. In quel momento gli giungeva quasi gradito poich lo associava nella propria mente con il riposo, il caldo e il sonno. Tuttavia, gli sembr che l'odore si facesse pi forte, pi penetrante e fosse reso pi i ntenso da un alcunch di putrido. Forse che la pelle di carib stava cominciando a decomporsi? Il lezzo divenne pi fo rte trasformandosi in una ripugnante zaffata calda. Larsen apr gli occhi. Si era imbattuto nella paura sotto vari aspetti, ma niente l'aveva preparato all a vista che adesso riempiva il suo sguardo: il grizzly era a meno di due metri d i distanza. Per un attimo il terrore gli strinse la gola e sent realmente i peli della barba rizzarglisi in faccia. Il cuore prese a battergli furiosamente. Poi la paura si espresse in un urlo che lacerava i timpani, una specie di squill o di tromba di emozione repressa. 473 L'orso scomparve. Umiak balz in piedi, ancora semiaddormentato. Cosa diavolo succede? domand. L'orso ansim Larsen, che adesso tremava tutto. ci era quasi addosso. L'eschimese tese l'orecchio. Silenzio assoluto. La valle appariva immota e deserta nella pallida luce grigio-azzurra. Non c' un bel niente. Se l' sognato. Larsen sbuff. Non me lo sono sognato. Quel bastardo era l. L'ho visto e ho sentito la sua puzza; maledizione, avrei quasi potuto prenderlo a calci. Le assicuro che quella bestiaccia era pronta a ridurci in poltiglia.

E allora, dov' andato? Al diavolo, non lo so. Penso di averlo spaventato. La cosa non mi sorprende dichiar Umiak. sicuramente ha spaventato me. Trascorsero alcuni minuti, durante i quali i due uomini tesero gli orecchi guard andosi attorno. Quindi l'americano esclam: Eccolo! Vede quella roccia dall'altra parte del fiume? E l, nascosto, che ci osserva . Umiak guard, ma non scorse niente. Non guardi dritto verso la roccia sibil Larsen. Faccia scorrere un po' lo sguardo di fianco, lo vedr con la coda dell'occhio. Umiak fece come gli era stato detto e improwisamente mise a fuoco l'orso. Una mole tutta cosparsa di neve, quasi indistinguibile dagli altri massl sparsi per la valle. Tuttavia, mentre guardava, si accorse che l'orso stava muovendosi, facendo ciond olare lentamente la testa. Ottimo trucco si compliment Umiak. Dove l'ha imparato? Ce l'hanno insegnato sotto le armi. Utile quando si di pattuglia di notte. E adesso, per, cosa facciamo con quel maledetto orso? Credo che sperasse di trova rci stecchiti. Adesso che sa che non lo siamo, aspetter. Finch siamo insieme e svegli, non c' pericolo, penso. Lei pensa ripet Larsen, la cui paura stava cedendo il passo al furore. Perch non lo spaventiamo ancora e non lo cacciamo via? Perch poi non sapremmo dov'. Ha davvero voglia di starsene qui seduto senza sapere se magari quello strisciat o alle nostre spalle? Non era un pensiero gradevole. E se se ne va per conto suo? Se succeder, ci penseremo sugger Umiak. A Larsen cominciarono a bruciare gli occhi per lo sforzo di non perdere di vista l'orso. Una volta distolse lo sguardo, ma fu colto dal panico quando non riusc immediatam ente a localizzare di nuovo la grossa bestia. Si rese conto di comportarsi in maniera irragionevole. 474 l L'orso non aveva nessun motivo di assalirli fintantoch non lo avessero minacciato . Larsen aveva appena cominciato a rilassarsi, quando Umiak gli afferr il braccio b isbigliando: Si sta muovendo . L'americano guard verso la base della roccia, ma l'orso era scomparso, dileguando si nella notte. Cominci l'incubo. Quando la luna cal e l'oscurit s'infitt, i due uomini rimasero seduti svegli nel si lenzio della notte. Le ore trascorrevano lentamente mentre aspettavano. Tremanti di freddo e di stanchezza, guardarono sorgere l'alba, videro la luce be nedetta spandersi furtivamente sulla valle, illuminando il paesaggio deserto. Ma l'orso non ricomparve. IL GIORNO infuse loro nuovo coraggio. Umiak insistette per portare a termine il suo progetto di esplorare la seconda v alle, lasciando a Larsen il compito di fare i preparativi per la partenza. Costui avrebbe preferito accompagnarlo, non nutrendo alcun desiderio di essere l asciato solo, ma l'orgoglio gli imped di esprimere altro che una protesta simboli ca. Se Umiak era pronto ad affrontare l'ignoto solo e disarmato pur sapendo perfetta mente che c'era in agguato un orso affamato, ebbene, anche lui avrebbe fatto alt rettanto. stette a guardare l'eschimese che si allontanava, quindi si lasci cadere su una r occia, dedicando la propria attenzione all'ingrato compito di esaminare la ferit

a. Constat che era pulita e altrettanto poteva dirsi del poco liquido che ne secerne va, ma le sue dimensioni lo fecero inorridire. L'incisione originaria praticata da Umiak nell'ascesso si era talmente allargata e slabbrata che non vi era pi alcuna traccia del taglio. Adesso la ferita si presentava come una cavit ulcerata, dai bordi irregolari. Larsen non sapeva assolutamente che cosa fare per curarla. Tuttavia, la prudenza lo spinse a lavare la fascia sporca nel torrente e poi a s tenderla ad asciugare su una roccia. Aveva appena finito e stava tentando di riscaldarsi le dita gelate, quando scors e un guizzo bianco attraversare di corsa il pendio della montagna. Guard meglio e lo vide ricomparire: era una volpe bianca che fuggiva da una minac cia invisibile. A un certo punto la volpe si ferm, girandosi a guardare gi per la valle prima di s comparire di nuovo. Larsen si domand che cosa l'avesse messa in fuga. Certamente non Umiak che si era allontanato nella direzione opposta. Con una crescente sensazione di disagio, scese ai piedi della pozza d'acqua. Poi, non vedendo niente, si arrampic sulla roccia che sovrastava la gola. Fu allora che, molto pi in basso, ma in movimento verso di lui, 475 scorse la mole ricoperta di pelliccia lunga e folta dell'orso che li aveva p erseguitati sin da quando avevano abbandonato l'aeroplano. Si sent sorprendentemente calmissimo, distaccato, in grado di osservare con inter esse l'animale che avanzava cautamente. Sembrava non avere fretta e di tanto in tanto si fermava a guardarsi attorno pri ma di rimettersi in moto. Larsen perse alcuni minuti preziosi, nella speranza che l'orso potesse deviare l ateralmente oppure ritornare sui propri passi. Improvvisamente gli venne in mente che il grizzly non nutrisse affatto simili in tenzioni. Quando si rese chiaramente conto del pericolo incombente, il suo cervello si mis e a funzionare freneticamente. Con il cuore che gli martellava e la bocca arida, si lasci cadere seduto, tentand o disperatamente di pensare con chiarezza. Sarebbe stato in salvo lass? L'orso sarebbe passato senza annusare la sua presenz a? Oppure gli sarebbe toccato osservare impotente l'animale che faceva fuori le loro ultime prowiste? Peggio ancora, il grizzly avrebbe potuto raggiungere e ass alire Umiak, solo lass tra i dirupi. Di colpo, un odio gelido nei confronti della bestia prevalse sulla sua paura. Sent che il suo unico desiderio era quello di distruggerlo. Per raggiungere il loro rifugio per la notte, l'orso doveva passargli sotto. Se soltanto avesse avuto a portata di mano una pietra abbastanza grossa da tirar gli addosso... invece non c'era niente di pi grosso di un pugno. Tuttavia, forse gli restava ancora tempo sufficiente per scendere dalla roccia e tornare ad arrampicarvisi sopra con un sasso abbastanza pesante. Altrimenti, forse avrebbe potuto metterlo in fuga urlando. Ma non voleva farlo scappare. Quello che voleva era annientarlo sbarazzarsene per sempre. Se soltanto avesse avuto un'arma, una granata, del napalm, uno qualsiasi degli s trumenti di guerra con i quali in passato aveva affrontato il nemico. Di botto gli venne in mente che cosa doveva fare. Scese dalla roccia con estrema cautela. Con il temperino tagli una striscia di tessuto dai calzoni del pilota, poi assicu r la striscia a uno dei sacchetti di plastica contenente la razione di benzina pe r un giorno. Infine, dopo avere inzuppato la striscia di tessuto nella benzina, torn ad arramp icarsi sulla roccia armato di bomba incendiaria e di accendino. L'orso era ancora a una certa distanza, per cui gli sarebbe toccato aspettare. s

tava tremando con tale violenza che gli venne paura di non essere in grado di fa r funzionare l'accendino al momento opportuno, e gli occorse tutta la propria fo rza di volont per rilassarsi. Nel frattempo l'animale si era avvicinato. Adesso Larsen era in grado di vedere il vapore del suo fiato nell'aria fredda; a ncora pochi secondi e 476 SENTIERI Dl GHIACCIO sarebbe stato esattamente sotto di lui. Il pollice destro dell'uomo era appoggiato alla rotellina dell'accendino, mentre con la sinistra teneva saldamente afferrata la bomba incendiaria. Nell'attimo in cui l'orso gli pass sotto, Larsen accese la miccia di stoffa, prot ese il sacchetto di plastica verso l'esterno e verso il basso quindi lo lasci and are, palla d'argento scintillante seguita da un brandello giallo e cremisi. La bomba scoppi esattamente sulla testa del grizzly, dissolvendosi in una doccia di gocce sfavillanti. Per un lungo istante non accadde nulla. L'orso si ferm di colpo, cominciando a rizzarsi sulle zampe posteriori per poi es plodere in fiamme, come un grande fiore che sboccia. Larsen fiss, paralizzato e inorridito, lo spettacolo sotto di s, quella colonna di fuoco danzante. Quindi una coltre di vapore e di fumo gli annebbi la vista e una puzza di pellicc ia strinata gli giunse alle narici. Larsen si rese vagamente conto di un mugghio disperato e delle proprie urla inar ticolate e poi, all'improvviso come era iniziato, il fuoco si estinse. L'orso agonizzante si dimenava, rotolandosi per terra. Alla fine rimase immobile e lui trasse un profondo, tremulo respiro di sollievo. E mentre fissava la carcassa immobile ai suoi piedi, fu travolto da un'onda di g ioia selvaggia al pensiero che la minaccia dell'orso non sarebbe pi stata in aggu ato. Scese stancamente dalla roccia e cominci i preparativi per la partenza. Quando Umiak ritorn, Larsen gli raccont l'accaduto, iniziando dall'awistamento del la volpe in fuga. L'eschimese lo ascolt senza interromperlo e alla fine emise un lungo fischio sbal ordito. Lei matto. Lo sa? Matto da legare! Larsen annu. Al momento mi era parsa una buona idea. Umiak scroll le spalle. Bene, questa sera mangeremo costate di orso, cotte su un bel fuoco. Il passo aperto e dall'altra parte si scende per chilometri. Su, muoviamoci. Vediamo un po' fin dove arriviamo. Poi, di colpo, sbott a ridere. Pazzesco! Arrostire un orso vivo. La migliore che abbia mai sentito! Larsen rimase in silenzio. Il suo stato d'animo di selvaggia euforia si era dissolto e il pensiero della mo rte atroce dell'orso lo nauseava. IL CAMMINO procedeva costantemente in discesa ed era facile avanzare sulla neve indurita dal vento. Su entrambi i lati le montagne si allontanavano sempre pi, facendo s che la valle si trasformasse in un'ampia piana soleggiata. Un fiume diretto a est scintillava in lontananza. A meno che non curvasse bruscamente a nord o a sud, Umiak era convinto che alla fine li avrebbe condotti in salvo. SENnERI Dl GHIACCIO

ci nonostante, si sentiva inquieto. L'antica credenza del suo popolo che portasse sfortuna fare soffrire inutilmente un animale, era profondamente radicata nella sua psiche. Quand'era bambino, un vecchio sciamano gli aveva parlato dei Custodi della Selva ggina, gli spiriti che si prendevano cura di tutti gli animali loro affidati. Gli spiriti tolleravano la caccia perch l'uomo doveva uccidere per sopravvivere, ma avrebbero vendicato qualsiasi maltrattamento inflitto a un animale vivo o mor to. Adesso Umiak si sentiva colpevole, ripensando alla propria esultanza nell'appren dere il destino dell'orso. Alla fine lo aveva lasciato dov'era intatto, in pasto ai lupi e ai corvi, pi meri tevoli di lui del bottino. Non poteva in alcun modo spiegare i propri timori e i propri dubbi a Larsen. In ogni modo, il poveretto aveva sofferto fin troppo. si trascinava al suo fianc o, taciturno, senza lamentarsi, con occhi da sonnambulo. Umiak si domandava se il suo stato fosse dovuto unicamente alle conseguenze dell a paura vissuta oppure a un trauma pi profondo. Le ore trascorsero lentamente e a poco a poco il fiume si avvicin. Il sole era basso all'orizzonte e le loro ombre si muovevano sulla neve dando l' impressione che si allontanassero dai loro corpi man mano che si allungavano. Finalmente raggiunsero il fiume e un banco di ghiaia coperto di neve sul bordo d i una folta macchia di salici. Le foglie erano ormai cadute ma i fusti, alti e fitti, offrivano un minimo di pr otezione dal vento. Umiak tagli stancamente un fascio di ramoscelli e cominci a ripulire uno spiazzo d alla neve. Guard Larsen per chiedergli di aiutarlo, ma lo vide seduto sulla slitta, con lo s guardo spento fisso sulla corrente del fiume e senza neppur minimamente accennar e a scaricare il necessario per dormire. Fu perci Umiak a recidere e a sparpagliare per terra i rami di salice sui quali d istese la pelle di carib. Dopo di che prese Larsen per un braccio, lo fece distendere e, dopo averlo coper to, and a raccogliere legna secca. Quando ritorn, l'americano dormiva profondamente. Umiak cominci a preparare il fuoco, ma scopr di essere fisicamente incapace di com piere quello sforzo: le sue dita si rifiutavano di obbedire al cervello. Onde nere gli attraversarono la vista e ben due volte si sorprese a precipitare in avanti, fermandosi giusto in tempo per non finire lungo disteso sulla ghiaia. Chiamando a raccolta le ultime forze, and a rannicchiarsi accanto a Larsen prima di piombare addormentato. si svegli attanagliato da un freddo pungente. Di fianco a lui,, il suo compagno si agitava lamentandosi nel sonno. Dovevano essere stati i suoi gemiti e i suoi movimenti a svegliarlo. Per un po' Umiak rest steso immobile, tentando di riaddormentarsi, ma i morsi del la fame e un freddo sempre pi intenso lo tennero sveglio. La notte volgeva ormai alla fine e la luna veleggiava alta nel cielo illuminando con il suo brillante chiarore il paesaggio innevato. Umiak not con soddisfazione che ai suoi piedi tutto era pronto per accendere il f uoco.Ricordava vagamente di essere stato lui a preparare il tutto; adesso sarebb ero occorsi solo pochi minuti per accendere una bella fiammata strisci fuori dell e coperte, con i muscoli delle gambe e della schiena che protestavano, attento a non svegliare Larsen. Ammucchi dei ramoscelli attorno al muschio e alle foglie secche e, non appena que sti presero fuoco, vi aggiunse via via prima rametti e poi i rami pi robusti che era riuscito a trovare. Ben presto le fiamme presero a riscaldargli faccia e mani. Umiak sistem la slitta di taglio affinch riflettesse il massimo del calore, riemp l a gamella con l'acqua del fiume e mise alcuni pezzi di carib a cuocere. Nel frattempo acquiet gli spasimi della fame masticando strisce di carne secca. Larsen grid una volta nel sonno, ma senza svegliarsi.

A Umiak venne in mente che forse il compagno avrebbe dormito meglio se avesse av uto lo stomaco pieno, perci, non appena il bollito fu pronto, si sporse in avanti attraverso il fuoco per tirare il dormiente per i piedi. Questi si svegli con un sobbalzo. Apr gli occhi e scorse un mondo fiammeggiante nonch una mole nera che incombeva su di lui. Emise un rantolo di paura, gettando contemporaneamente da parte le coperte. Un istante dopo correva a pi non posso su per la collina, inciampando e cadendo, tirandosi su e riprendendo a camminare barcollando nel disperato tentativo di sf uggire all'orso che lo aveva ossessionato in sogno e che adesso era tornato a fa rlo fuori. Umiak, stupefatto, lo segu con gli occhi. Quindi grid: Larsen, Larsen, ritorni! Larsen, sono Umiak! Alla fine, con suo gran de sollievo, vide l'americano rallentare per poi girarsi e tornare indietro. Umiak non si mosse dal suo posto accanto al fuoco, ma cerc furtivamente il coltel lo. Se Larsen era uscito di senno poteva diventare pericoloso. Larsen, invece, era perfettamente in s, solo impacciato e mortificato. L'ho scambiata per quel maledetto orso, credevo fosse venuto a prendermi. L'eschimese non disse niente, limitandosi a offrirgli una tazza di brodo bollent e con pezzi di carne. L'altro l'accett con gratitudine, lasciandosi cadere accanto al fuoco e ansimando per il gran correre. SENTIERI Dl GHIACCIO Per tutto il giorno non ho fatto altro che vedere quel bestione con la testa in fiamme. Poi l'ho sognato per tutta la notte e, quando lei mi ha svegliato, chinato in av anti sul fuoco... Rabbrivid, quindi si mise un pezzetto di carne in bocca. Umiak rimase in silenzio per un po'. Quando infine parl, lo fece con una sicurezza non completamente autentica. L'orso morto. Lei ha fatto quello che doveva fare, nell'unico modo possibile. Adesso abbiamo via libera davanti a noi, perci lei deve mangiare, dormire, e risp armiare le energie. Basta con le corse sulla neve in piena notte. Larsen fece un cenno d'assenso con la testa. Ben presto, riscaldati e rilassati dal fuoco e dal cibo caldo, entrambi si riadd ormentarono, e quella volta il sonno dell'americano fu profondo e privo di incub i. si svegliarono tutti e due allegri e riposati, e, ancora una volta, con una fame da lupi. Ma nell'istante in cui Larsen si riappoggi sulla gamba ferita, cap di essere nei g uai. Il dolore fu cos lancinante che a stento trattenne un lamento. La sua fuga di mezzanotte era stata deleteria. Ma doveva andare avanti a tutti i costi. Non voleva che Umiak scoprisse che il suo compagno stava nuovamente mettendo a r epentaglio, forse, le loro possibilit di salvarsi. Ogni passo era un dolore terribile, come se la gamba prendesse fuoco a ogni pie' sospinto. Per quanto si sforzasse, non riusciva a non zoppicare e ben presto, nonostante i l freddo, si accorse di avere la fronte imperlata di sudore. Bench la cosa non potesse essere sfuggita a Umiak, questi non fece commenti. Discesero la valle ad andatura regolare, seguendo il fiume, ma costretti di tant o in tanto a lunghe deviazioni per girare attorno a folte macchie di salici. Su entrambi i lati della valle le montagne si innalzavano silenziose e deserte. Nessuna traccia nella neve e non un corvo in cielo. I due uomini erano soltanto due puntini sperduti nel vasto silenzio bianco.

A mano a mano che il tempo passava, la valle si restringeva, diventando sempre p i ripida, con il torrente che scorreva impetuoso. A un certo punto si fermarono costernati dalla vista che si presentava ai loro o cchi: il torrente si gettava s in un fiume, ma in uno che ancora una volta scorre va verso nord. Oltre il fiume, lontano, sull'altro lato della nuova vallata, le montagne si erg evano a picco. Non posso crederci! esclam Larsen. Non posso assolutamente crederci! Ma Umiak non lo ascoltava. Fissava invece intensamente un punto su per la valle. Guardi! gli intim, puntando un dito. Larsen guard attentamente nella direzione indicata. Alcune dozzine di puntolini neri erano disseminati per la piana gelata e, mentre li 480 osservava, scattarono in aria uno dopo l'altro, come tirati da fili invisibili, per poi volteggiare di nuovo a terra. Corvi disse con tono ottuso. E allora? Sono tanti ribatt Umiak con voce sommessa. Soltanto un gran numero di capi abbattuti potrebbe attirarne una tal massa. Improvvisamente afferr Larsen per un braccio. Non vede? domand eccitato. Deve esserci stata di recente una battuta di caccia al carib. Il che significa che la mia gente non pu essere molto lontana. Umiak prese a salire la vallata, aspettando a malapena che Larsen gli stesse die tro. Al di l del fiume poteva vedere l'ampia pista tracciata nella neve dal passaggio dei carib, le macchie di sangue lasciate dagli animali uccisi e resti di interior a sparsi qua e l per il fondovalle. Quando si avvicinarono, i corvi si sollevarono in una nube nera, ma Umiak prest l oro scarsa attenzione. Indic invece due piste gemelle, simili a rotaie, che risalivano la valle. Sono le tracce di un gatto delle nevi grid. Se riusciamo ad attraversare il fiume, possiamo seguirle. Larsen prov una fitta di sgomento. Il fiume, profondo e impetuoso, aveva un aspetto pericoloso. Niente da fare balbett. Non posso attraversarlo. E neanche passarlo a guado. Guardi. Umiak emise un sospiro, costernato alla vista della fasciatura di Larsen, ma poi si strinse nelle spalle e cominci a risalire la valle in esplorazione e dopo un po' fece cenno al compagno di seguirlo. Larsen lo raggiunse, trascinandosi dietro la slitta. L'eschimese stava gi togliendosi gli stivali di pelle di foca. Mi dia i miei vecchi stivali ordin. Sono nella sacca. Larsen obbed e Umiak li infil. Dovrebbero proteggermi dal freddo per un po' comment. Bene, mi salga sulle spalle. Ehi, aspetti un momento! protest Larsen. Su, svelto! grid Umiak. Oppure resti qui. Scelga lei. No, ascolti insistette l'americano. Abbiamo ancora una mezza dozzina di sacchetti di plastica del tipo grande, e anc he del nastro adesivo. Potremmo infilarli ai piedi e guadare il fiume all'asciutto.

Umiak si illumin in volto. Per fortuna che uno dei due ha ancora un po' di cervello. Scelse un tratto dove il fiume era largo e l'acqua bassa, e insieme lo guadarono portando la slitta e tastando prudentemente il fondo. L'acqua non superava mai l'altezza del ginocchio, ma la corrente era cos forte da minacciare di farli cadere. Larsen inciamp due volte, facendo quasi un capitombolo, ma tutte e due le volte r iusc a riprendere l'equilibrio. Alla fine raggiunsero l'altra riva e Umiak mise nuovamente gli stivali di foca. Quindi scosse tristemente la testa, osservando le tracce del gatto delle nevi. Sono di due o anche tre giorni fa calcol. Ormai i cacciatori sono lontani. Peccato che abbiano ucciso soltanto i capi che erano in grado di portare via. Se ne avessero nascosto qualcuno avremmo potuto semplicemente aspettare che torn assero. La pista era in salita, ma potendola seguire si sentivano fiduciosi bench puntass e a nord. Verso il tardo pomeriggio giunsero a un lago. ADESSO 50 dove siamo dichiar Umiak. Larsen rivolse lo sguardo alla superficie ghiacciata del lago, rosata alla luce del sole al tramonto, quindi lo riport sui resti di un fuoco sulla neve calpestat a e sul rettangolo che indicava dove era stata piantata una tenda. I suoi amici devono essersi accampati qui Umiak fece un cenno d'assenso. La notte scorsa, forse. E un posto abituale. Anch'io mi sono accampato qui molti anni fa. Quanto dista? Anaktuvuk? Umiak sorrise allegramente. Ormai non molto. Senta replic Larsen, non sono mica scemo. La sua gente si accampata qui per la notte. Ora, se fossero stati cos vicini a casa avrebbero proseguito, specialmente con un gatto delle nevi. Perci quanto lontano? Centocinquanta chilometri? Umiak assunse un'espressione di grande stupore. Ma no, non cos tanti. Al massimo una sessantina. Larsen si sent sollevato. Sessanta chilometri, con una gamba che minacciava dl cedere da un momento all'al tro rappresentavano un lungo tragitto. Tuttavia, su un terreno non eccessivamente impervio, in un paio di giorni avrebb ero dovuto essere in salvo. Ce l'avrebbe fatta anche a costo di trascinarsi carponi. si sistemarono il pi comodamente possibile. Ma, bench avessero il conforto del fuoco e di prowiste sufficienti a saziarli, La rsen non pot trattenersi dal fare un confronto tra la loro situazione e quella de l gruppo di cacciatori. Gli sembrava di vedere la tenda vivacemente illuminata e riscaldata da una stufe tta a petrolio; un sacco a pelo imbottito di piuma, una cuccuma di caff caldo e d olce e grosse bistecche di carib rosolate nel loro grasso. Umiak doveva avere pensato le stesse cose. Peccato non essere arnvati prima disse mentre mangiavano. Sarebbe stato simpatico incontrare qualcuno. Stufo di me? domand il compagno. L'altro, imbarazzato, balbett: Oh no, signor Larsen, non volevo. . . 482 SENTIERI Dl GHIACCIO L'americano rise.

D'accordo, lo so benissimo cosa intendeva dire. Improwisamente fu colpito dall'atteggiamento cerimonioso di Umiak Mi dica un po' , perch la sua gente cos contraria all'uso dei nom propri? L'eschimese esit. Forse una sciocchezza, una superstizione stupida, se vuole, ma esiste un'antica credenza secondo la quale se si rivela il proprio nome a un'altra persona, ci si mette in suo potere. Larsen fu sul punto di prenderlo in giro, ma poi ricord di avere detto il proprio nome a Umiak all'inizio della loro convivenza perci, virtualmente, in tutto quel tempo, era stato alla merc del suo compagno. Un pensiero sgradevole che non agevol l'arrivo del sonno. Poco dopo l'alba si apprestarono a partire. Umiak si occup di assicurare moquette e pelle di carib alla slitta, mentre Larsen muoveva cautamente qualche passo di prova, stringendo i denti per il dolore. Quindi si misero in cammino, con l'eschimese davanti che avanzava con deliberata lentezza, seguendo le tracce del gatto delle nevi lungo il fiume. A entrambi i lati del cammino le alture torreggiavano su di loro sino a un'altez za di settecento metri. La valle andava gradatamente allargandosi e a un certo punto costeggiarono un se condo lago, pi piccolo. Il fiume finiva l, ma pocs) pi avanti, superata una piccola altura, scopnrono un n uovo corso d'acqua che scendeva lungo il pendio. Larsen era praticamente indifferente al paesaggio che lo circondava, teso ad ava nzare, conscio soltanto della necessit di continuare a camminare, di stare attent o dove posava il piede sinistro e di appoggiare tutto i1 peso sul destro, passo dopo passo. Pertanto non si accorse che il sole era scomparso nella foschia e che le cime de lle colline, prima lontane, sembravano adesso incombere su di loro. Un grugnito dell'eschimese lo ricondusse alla reait. Cosa succede? domand. Umiak accenn con la testa verso est. Bufera in arrivo annunci. Grossa, anche. Ho idea che la fortuna ci stia girando le spalle. Larsen guard attentamente in lontananza. L'orizzonte era oscurato da un velo violetto di nuvole, che s'infitt mentre osser vava. La parte inferiore presentava un rigonfiamento minaccioso, mentre un lampo saett ava lungo un lato. Penso che dovremmo trovare un rifugio borbott. E in tutta fretta sugger Umiak, guardandosi attorno. Alla loro destra, abbastanza vicino, c'era un mucchio di rocce e di massi, e i d ue uomini vi si diressero. Per quanto si sforzasse, Larsen non riusciva a camminare che lentamente. Umiak afferr il cavo della slitta e corse avanti. Il tempo che il compagno impieg a raggiungerlo, lui aveva scoperto una piccola ni cchia tra le rocce, aveva scaricato la slitta e 483 stava incastrandola di taglio a mo' di frangivento, ammucchiandovi contro nu merosi sassi per ancorarla come meglio poteva. Larsen si chin ad aiutarlo, ma l'altro gli fece cenno di no. Stenda pelle e moquette gli url, e ci si sdrai sopra. Per amor del Cielo, non le faccia volar via. Fra un minuto non riusciremo pi a stare in piedi. Raffiche violente stavano gi infuriando attorno a loro. Larsen barcoll, quindi si lanci sul rotolo di moquette. Mentre lo trascinava a ridosso della slitta, vide l'eschimese perdere l'equilibr io e finire lungo disteso nella neve. Umiak non tent neppure di rimettersi in piedi, ma si trascin indietro abbarbicato al terreno. Unite le loro forze, riuscirono a prepararsi il giaciglio e vi strisciarono dent

ro. Una nuova, violenta raffica spazz la valle. La slitta trem e vibr contro le loro schiene, ma rimase al suo posto. Le si rannicchiarono contro, mentre numerosi lampi squarciavano il cielo e i tuo ni riecheggiavano tra le colline. Cominci a nevicare, con i fiocchi trascinati orizzontalmente dal vento che vortic avano attorno a loro colpendoli in faccia come dardi gelati, finch furono costret ti a coprire anche la testa per proteggersi. Larsen era steso accanto alla slitta, Umiak gli giaceva di fianco tremante per i l freddo e la stanchezza, e ansimando cos raucamente che lui obbed all'impulso di abbracciarlo e di stringerlo a s nel tentativo di trasmettergli quel minimo di ca lore che possedeva. Lentamente l'eschimese si rilass e il suo respiro si fece meno ansante, tanto che Larsen pens si fosse addormentato. Attorno a loro l'oscurit aument, mentre il vento urlava e ululava fra le rocce. A tratti un lampo illuminava il paesaggio. Larsen si aspettava da un momento all'altro che il vento strappasse via il loro fragile riparo, ma gradualmente, intontito dal frastuono, si assop. si svegli con la sensazione di soffocare. Respinse la moquette dalla faccia e scopr che erano sepolti sotto una morbida col tre di neve farinosa. Era notte, lo strepito della tempesta era cessato e sopra di loro il cielo era d isseminato di stelle. Esausto, scivol nuovamente nel sonno. Spunt il giorno e con la luce l'americano si svegli. Un nuovo rumore disturbava il silenzio, un raschiare sommesso che a tutta prima lui non fu in grado di identificare. Poi si rese conto che era il respiro di Umiak, poco profondo, affrettato e rumor oso in modo innaturale. Il compagno sembrava addormentato, ma aveva la faccia arrossata e la fronte impe rlata di sudore. In realt Umiak non dormiva. Sentendosi osservato, apr gli occhi sforzandosi di sorridere nel vedere il volto preoccupato di Larsen. Questa volta nei guai ci sono io bisbigli. Larsen annu. si direbbe che si sia preso la polmonite. 484 SENTIERI Dl GHIACCIO Direi anch'io. Mi fa male a respirare. Umiak chiuse di nuovo gli occhi. Mi sta bene. Mi sono agitato troppo, ho sudato e poi ho preso freddo. Alla mia et avrei dovuto stare pi attento. Larsen rimase immobile, appoggiato a un gomito, riflettendo. Umiak aveva urgente bisogno di un medico. Ma se anche avesse osato lasciarlo, ci sarebbero voluti almeno due giorni per tr ovare aiuto, e allora sarebbe stato troppo tardi. Prese in considerazione la possibilit di caricarlo sulla slitta e di trainarlo pe r gli ultimi sessanta chilometri, ma poi pens che anche quell'alternativa lo avre bbe spacciato. Deve lasciarmi qui lo esort Umiak. Non si preoccupi, se rimango steso tranquillo non sto troppo male. Non ha senso che lei resti qui ad aspettare che muoia. Lei non morir affatto! Stia tranquillo e mi lasci pensare. Umiak tent di ridere. Quando andavo a scuola, c'era un pastore presbiteriano che ci insegnava a legger

e, a scrivere e a parlare in inglese. Conosceva un sacco di detti e di proverbi e li citava in continuazione. Uno dei suoi preferiti era: "11 lavoro non ha mai ucciso nessuno". Be', aveva torto. Io sto morendo per il troppo lavoro. Per amor di Dio, non ancora morto sibil Larsen. Adesso stia zitto. Risparmi il fiato e mi lasci pensare. Rivolse lo sguardo alla valle. Il vento aveva spazzato via la neve per larghi tratti. Al di l del fiume il pendio era nero alla luce del primo mattino. Doveva esserci una quantit di legna secca. Avrebbe lasciato Umiak solo per un po' e sarebbe ritornato con tutta la legna ch e fosse riuscito a portare. Cos almeno il compagno sarebbe stato al caldo. Se soltanto avesse trovato il modo di attirare l'attenzione di qualcuno che acco rresse in loro aiuto! Improvvisamente torn a posare lo sguardo sulla collina dall 'altra parte della valle e gli venne un'idea pazzesca. Sapeva che le guardie forestali erano sempre pronte a estinguere gli incendi bos chivi. Met della popolazione locale lavorava tutta l'estate a spegnere gli incendi. Se fosse riuscito ad appiccare il fuoco alla macchia, qualcuno sarebbe arrivato a tutta velocit. "Maledizione" pens, "se necessario, sono pronto a dar fuoco all'intera montagna." Diede una pacca sulla spalla a Umiak, dicendo: Vado a raccogliere un po' di leg na. Non star via tanto . Avevano ancora due sacchetti pieni di benzina. Larsen ne prese uno, controll di avere in tasca l'accendino e un pezzo di cavo co n il quale legare un fascio di sterpi, quindi si mise in cammino attraverso la v alle. Una volta raggiunta la macchia, si accorse che era ancora pi folta di quanto non gli fosse sembrato. Lavor con metodo, preparando con cura i focolai, a intervalli di SENTIERI Dl GHIA CCIO diversi metri, scegliendo i posti pi adatti per sfruttare la leggera brezza che s offiava di traverso verso l'alto. C'erano sterpi in abbondanza e Larsen ne ammucchi la quantit che giudic sarebbe sta to in grado di trasportare dall'altra parte della valle. Sperava che non restasse granch, una volta portato a termine il suo lavoro. Quando tutto fu pronto, pratic un forellino nel sacchetto della benzina e, passan do da una pila di sterpi all'altra, le inzupp ben bene, tracciando una specie di miccia liquida. Una volta che il sacchetto fu vuoto, lo gett sul mucchio pi vicino e fece scattare l'accendino. Gli sterpi stentavano a prendere fuoco e Larsen stette a osservare in attesa ang osciosa le fiamme che si propagavano, diffondendosi per il sottobosco, brillavan o per qualche istante e poi si spegnevano. Finalmente si ud un debole crepitio accompagnato da un tremolio. Le fiamme cominciarono a guizzare e a crescere. si sollevarono scintille e un de nso fumo nero prese a innalzarsi. Per un po' il fuoco si svilupp lungo una linea, ma poi fiumi di fiamme cominciaro no a risalire il pendio. Il calore che andava aumentando aveva creato una propria corrente, le fiamme sfo lgorarono pi alte, poi di colpo l'intero pendio parve esplodere con un ruggito e uno scoppio di calore che fece barcollare Larsen all'indietro. Nuvole di fumo si sprigionarono dalle fiamme, innalzandosi sempre pi in alto finc h torreggiarono molto al di sopra delle vette montuose. Nell'aria limpida sarebbero state visibili a chilometri di distanza.

Convinto di avere fatto tutto il possibile, l'uomo volt le spalle all'incendio, r accolse il fascio di sterpi e si avvi attraverso la valle. A met strada sost un attimo a riposare: il carico era pi pesante di quanto avesse p ensato. Davanti a lui si stendeva un vasto tratto di neve intatta, che gli sugger una nuo va idea. Si diresse al centro della zona innevata e si lasci cadere lungo disteso. Quindi cominci a trascinarsi come un serpente, tracciando una larga curva. Poi un'altra. E un'altra ancora. NON C'ERA RIUSCITO. Larsen, seduto accanto ai tizzoni del fuoco, fissava scoraggiato la collina di f ronte. Brevi scoppi di fiamme fiorivano qua e l sul pendio e un chiarore rossastro indic ava i punti dove il sottobosco bruciava ancora senza fiamme, ma la coltre di fum o era scomparsa, dissolvendosi nel cielo. Aveva cotto gli ultimi avanzi di carne e aveva convinto Umiak a bere un po' di b rodo, ma le ore passavano e non c'era traccia che il loro segnale fosse stato av vistato. Erano tutti e due spacciati. La gamba di Larsen era in un tale stato che era riuscito a malapena a ritorna;e alla slitta incespicando. Non se la sentiva neppure di darvi un'occhiata. Alle sue spalle Umiak dormiva, ma di un sonno agitato e, se possibile, con un re spiro ancora pi affrettato e rumoroso. Di tanto in tanto borbottava nel sonno, ma soltanto nella sua lingua, per cui La rsen non era in grado di capire. Il fatalismo che sembrava avere colpito l'eschimese adesso assal anche Larsen, ch e sent una specie di gradevole sollievo al pensiero che i loro sforzi fossero ter minati. Finalmente non era pi costretto a continuare a camminare. Poi lo ud, debole e lontano: il ronzio di un aeroplano alto nel cielo. si alz lentamente in piedi, scrutando il cielo e guardandosi attorno, con il cuor e che gli martellava follemente e le ginocchia tremanti. Il ronzio si affievol, poi crebbe, finch il velivolo comparve da dietro una cresta , un Piper bimotore di un arancione brillante. Larsen usc barcollando dalle rocce, fermandosi in un tratto innevato e agitando l e braccia mentre l'aeroplano gli rombava sulla testa prima di virare e dirigersi gi per la valle. Per un attimo Larsen credette che stesse per atterrare, ma evidentemente il pilo ta esitava a mettere a repentaglio il carrello. Il Piper scomparve al di l delle cime e lui fu di nuovo solo nel silenzio. Ma ormai sapeva che erano salvi e tent di comunicare la notizia a Umiak, che non parve afferrare. visto che non c'era altro da fare, Larsen torn a raggomitolarsi sotto la moquette. Doveva essersi assopito perch il rombo dei gatti delle nevi era fortissimo quando strisci fuori dal bozzolo di pelle. Larsen guard i veicoli che si awicinavano, pensando di non avere mai visto niente di pi bello in vita sua. L'autista dell'automezzo di testa si ferm. Era un tipo grande e grosso, con gli occhiali da sole e baffi da tricheco. Non sembrava troppo contento di vedere l'americano. Voi due avete provocato un sacco di guai dichiar. Larsen ci pens su un istante. Colpa del tempo ribatt. QUANDO LARSEN si svegli dall'anestesia, trov Sylvie seduta al suo capezzale. Perch non sei arrivata prima? mormor. Sylvie gli pos un dito sulle labbra. Non parlare, riposa. La gamba andr a posto.

Dovranno operarti un'altra volta quando l'infezione sar guarita, ma prima ti port iamo a sud in aeroplano. Larsen chiuse gli occhi. Come sta Umiak? domand. Bene. E molto debole, ma la febbre scesa. Penso che l'abbiano trovato giusto in tempo. Per un tipo molto robusto. "Altro che robusto" pens Larsen rammentando il loro rit orno alla civilt, sballottati sulla slitta trainata dal gatto delle nevi. Come aveva 487 !~

~.~i ,, per un allZico di Joe e lui mGjrahZie mille "

s~zie Larsen teSSIdilei .. Joe. con vOce e. < Sej Pailladmenle imbarazdzute le Suefissan Colpa del cibo dell'uomo bianco replic Umiak, ed entrambi scoppiarono a ridere. Tra l'altro, ho riflettuto. Quando tornerai per acquistare gli oggetti ricordo, forse potremmo organizzare d i andare a caccia insieme. S'interruppe sorridendo. La prossima volta saremo perfettamente equipaggiati. Conosco certi posti per pescare che ti faranno uscire gli occhi dalle orbite. Mi piacerebbe proprio rispose Larsen. Preso in contropiede, scopr di pensarlo veramente. Non aveva pi paura della natura selvaggia e provava gi una vaga voglia di conoscer la di pi. Sottrasse la mano alla stretta dell'amico. Prima che mi dimentichi disse, un piccolo ricordo del nostro viaggio. Infil la mano in tasca e ne trasse il temperino, che lasci cadere nella mano dell' eschimese. Per diversi secondi Umiak lo fiss senza parlare, quindi lo strinse nel pugno. Arrivederci, Joe disse Larsen. Arrivederci, Steve bisbigli Umiak. Sulla porta l'americano si gir per fare un gesto con la mano. L'eschimese stava di nuovo fissando il temperino, rigirandolo amorevolmente nell e mani ferme e forti. Notizie sull'autore EWAN CLARKSON Nato nella contea inglese del Cumberland, Ewan Clarkson, dopo la laurea in scienze, ha fatto per sette anni il veterinario. Ha origine da questa esperienza il suo amore per la natura e per gli animali. Trasferitosi in seguito nel Devonshire, Clarkson ha cominciato a occuparsi di na rrativa e, oltre a Halic: storia di una foca grigia, pubblicata anche da SELEZIO

NE DELLA NARRATIVA MONDIALE e a 11 dono della tempesta che apparir nel nostro pro ssimo numero. l'autore ha scritto numerosi libri e articoli sugli animali docume ntandosi sempre nel migliore dei modi. Per esempio, per studiare il comportamento del lupo grigio americano nel suo amb iente naturale, lo scrittore non ha esitato, insieme a sua moglie Jenny, a trasc orrere un anno nel Minnesota, affrontando i dlsagi di un inverno rigidissimo con trenta gradi sottozero. Da questa esperienza dura, ma non priva di fascino, scaturito un libro di grande interesse. L'autore cominci ad appassionarsi allo studio delle regioni subartiche del Nordam erica e dei suoi abitanti molti anni dopo, quando l'universit di Exeter, consider ando i suoi meriti di scrittore e naturalista, lo invit a presentare una tesi per conseguire cos anche la laurea in lettere. Clarkson scelse come tema per il suo lavoro le regioni ancora selvagge del Norda merica. `Stavo leggendo un testo piuttosto noioso" rammenta l'autore, "quando la mia attenzione si ferm su un paragrafo in cui si diceva che gli aerei da turismo in Alaska precipitavano alla media di due la settimana. Ebbi cos l'ispirazione per scrivere Sentieri di ghiaccio. " Ovviamente Clarkson s ente una maggiore affinit per Umiak, l'eroe eschimese, che non per Larsen. "Provo un grande rispetto per i cacciatori" afferma lo scrittore. "Noi stessi, non mol to tempo fa, eravamo ancora cacciatori; una parte del nostro retaggio che non do bbiamo dimenticare se vogliamo rispettare la natura e gli animali che una volta costituivano la fonte del nostro nutrimento." Oggi, nella sua casetta nel Devons hire, Ewan Clarkson vive in maniera semplice e in perfetta comunione con la natu ra. "Ho tutto quello che mi serve`' dichiara con soddisfazione. "L'orto mi d la f rutta e le verdure; dal fiume prendo il pesce. E poi, naturalmente, ho i miei libri." fine.

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