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Michele Ansani Antonella Ghignoli Testi digitali: nuovi media e documenti medievali

[in corso di stampa in Les historiens et linformatique : un mtier rinventer. Projet ATHIS : Atelier VI. Rome, 4-6 dcembre 2008, Rome, cole franaise de Rome]

1. Riflessioni preliminari 85.000: il numero di pergamene, datate e databili fra IX e XIV secolo, digitalizzate dallArchivio di Stato di Firenze, nellambito di un progetto avviato lormai lontanissimo 19971. Ci che differenzia il caso fiorentino rispetto ad analoghe esperienze di istituti italiani, e che hanno riguardato varie tipologie di fonti da essi tenute in deposito (mappe catastali, carte geografiche, persino sigilli), semplice: quelle 85.000 pergamene sono, dal giugno del 2008, consultabili via web2; senza restrizioni, senza pedaggi per lutente; 85.000 facsimili in fotografia ad altissima risoluzione del fondo Diplomatico, consultabili attraverso un ottimale sistema di navigazione fra schede, descrizioni, regesti, strumenti di corredo. Non si tratta di una novit assoluta: con le stesse tecnologie lArchivio di Stato fiorentino gi da alcuni anni ha riprodotto e messo a disposizione on line uno dei suoi fondi documentari pi importanti e consultati: il cosiddetto Mediceo avanti il Principato3. Promesse e premesse: lera digitale, nellmbito degli studi (dei molti mbiti di studio) sulla documentazione medievale, non pu che essere anzitutto una nuova era dei facsimili, replica grandiosa di una stagione che (soprattutto per gli studi di paleografia, ma non solo)4 savvi con le tecniche di riproduzione foto-tipografica e che ancora oggi (si pensi alle Chartae Latinae Antiquiores) produce opere mirabili. E dunque c un primo punto: si richiedeva, nellillustrare le tematiche del seminario, una valutazione circa lampiezza delle trasformazioni che il ricorso agli strumenti digitali avrebbe sinora introdotto nella pratica storiografica. Il diplomatico fiorentino on line troppo giovane, e troppo isolato per aver prodotto effetti significativi su quella pratica (pratica di studi storici, paleografici, diplomatistici e cos via). Certamente ne produrr: anche, probabilmente (o almeno auspicabile), nella sua dimensione di prototipo5. E in ogni caso, quella che possiamo visualizzare sul monitor anche unedizione: non unedizione critica, non ledizione dei testi; appunto, unedizione di facsimili. Ma, si badi bene, non antologicamente selezionati; non casualmente, a qualche fine (didattico, tipologico-esemplificativo) assemblati. Sono edite le riproduzioni di interi fondi archivistici antichi; ci ha un suo particolare significato, quando si faccia mente locale a una questione risalente ma sempre attuale, quella relativa alla discussa opportunit di accompagnare ledizione critica di testi documentari con la raccolta integrale dei loro facsimili. Avrebbe desiderato di poterlo fare Luigi Schiaparelli, mentre lavorava alla sua edizione dei diplomi di Berengario I; lIstituto storico italiano per il Medioevo gli disse di no6. Se ne parl ai Monumenta Germaniae Historica, prima e dopo le Kaiserurkunden in Abbildungen, con esiti ugualmente negativi. Questioni di vedute, problemi di

costi. Credo lo si possa dire in termini abbastanza definitivi, soprattutto dopo gli studi di questi ultimi anni, promossi in particolare da Peter Rck7: gli aspetti e gli argomenti testuali delle carte medievali (carte in senso stretto, diplomi, litterae, registri) non sempre (anzi, quasi mai) ne esauriscono funzioni e contenuti informativi; e per quanto legittima e con proprio statuto scientifico, unedizione critica del testo (a stampa o digitale) che non contempli la possibilit di vedere il testimone rimane pur sempre unedizione imperfetta. Le descrizioni di scritture, di segni, di spazi resteranno dati soggettivi, offerti dallinterprete-editore alla comunit degli studiosi senza possibilit di verifica. Un altro punto di discussione era previsto dal programma del seminario. Quello relativo alledizione dei testi: si d per scontato, al riguardo, che ledizione documentaria, intesa come pratica storiografica corrente, abbia gi conosciuto mutazioni significative nel suo statuto scientifico accedendo a una nuova e inedita dimensione. La dimensione appunto digitale. Il tema sottintende tuttavia almeno due questioni: la digitalizzazione retrospettiva di edizioni a stampa e quella relativa alle nuove edizioni digitali. La prima pu essere liquidata in poche battute. Baster ricordare che, da alcuni anni, offerta la possibilit di consultare in rete i Regesta Imperii8, o le serie dei Diplomata o delle Leges dei Monumenta9, e altre svariate (e non credo ancora del tutto censite) edizioni di testi dogni natura10, con o senza raffinate modalit di information retrieval. Le edizioni dei Monumenta, per esempio, sono ora indagabili per mezzo di un motore di ricerca che consente di interrogare lintero corpus di testi riprodotti oppure di selezionarne il campo (una selezione che si pu operare tuttavia solo con riferimento a singoli volumi). C dunque un modo nuovo di usare quelle edizioni; ma si tratta comunque e appunto di q u e l l e edizioni: materiali che i medievisti adoperano quotidianamente, da sempre. Tutti i difetti dei Monumenta (penso specialmente alla serie dei diplomata, soprattutto alla luce dei recenti studi di Wolfgang Huschner e di Theo Klzer) sono riprodotti nella loro versione digitale. Se dunque intendessimo valutare queste pur rilevanti imprese in termini di innovazione e di impatto sulla ricerca, ci dovremmo limitare a considerare gli aspetti logistici, economici ed ergonomici della ricerca. Altro il discorso sulle n u o v e edizioni digitali, o edizioni elettroniche, come susava pi di frequente dire ancora una dozzina danni or sono. In primo luogo, occorre sottolineare come il tema sia stato affrontato e discusso in una chiave pressoch esclusivamente teorico-metodologica; si cio ritenuto che la quantit e la qualit di strumenti informatici (memorie digitali, software, linguaggi di codifica) resi disponibili nel giro di pochi anni concorressero a ripensare la natura dei testi, strutture e modelli di edizione, procedure scientifiche, a vagheggiare inediti campi e modalit di collaborazione fra gli studiosi, fra competenze e know-how disciplinari. Edizione come ipertesto, lhyper-edition profetizzata da Charles Faulhaber11; edizioni in forma di data-base, edizioni fluide12, edizioni di testi come 2

terreno per la sperimentazione di schemi di codifica. Ledizione digitale come nuova scienza delledizione, lEditionswissenschaft del XXI secolo. Ad alimentare il dibattito, un ristretto gruppo di studiosi, di diversa provenienza e formazione (non solo medievistica): Faulhaber, Manfred Thaller, Dino Buzzetti, Ingo Kropac, e poi i giovani esponenti della Digitale Diplomatik tedesca: Georg Vogeler, Patrick Sahle, Karsten Uhde13. Le fonti diplomatiche (pi che, per esempio, i testi fluidi di Buzzetti) sono parse (e giustamente, per la loro natura e per le loro regolate o semiregolate e abbastanza regolari strutture funzionali, argomentative, formali)14 un campo di confronto ideale, nellmbito di una tradizione disciplinare diffusa e che, pur non priva di specificit, ha messo allopera strumenti e modelli critico-operativi di lunga durata; pratiche tutte riconoscibili allinterno di una grande tradizione europea di studi che certamente ha nei Monumenta il suo principale e riconosciuto (e ormai un po datato) modello15. Comunque sia, il tema della codifica applicata a testi documentari stato forse eccessivamente sopravvalutato, e in pi occasioni si provato a definirne limiti e portata: si tratti di ricorrere allo schema TEI o di costruirne di diversi mirati alle specificit storico-territorali dei corpora documentari , le procedure derivate non definiscono uninnovazione di metodo, ma piuttosto (e se non altro) uno stimolo alla sua trasparente applicazione16. In generale, sembra di poter dire (e spiace dover dire) che, fin qui, il dibattito sulledizione digitale abbia costituito prevalentemente un pretesto per non occuparsi seriamente dei testi, e della ricerca sui testi. 2. Le edizioni di documenti medievali: riflessioni sullesistente in rete Ogni testo che sia di natura documentaria o di natura letteraria pone il problema dessere prima accertato filologicamente e poi desser messo in una forma adeguata che ne permetta la leggibilit. Ogni testo pone questo duplice ma unico problema in modo sempre diverso, anche se in molti casi analogo. Il tentativo di dar soluzione al problema che ogni testo pone come proprio prende il nome di edizione critica di quel testo. Per essa implicito che sia assicurato se non il rispetto, almeno lintenzione di rispettare le norme elementari di una operazione scientifica, che nel nostro caso sono: lavorare di prima mano sui documenti che si intende editare e allestire una presentazione del testo tale da garantire sia la leggibilit sia la possibilit di verificare sempre, da parte del lettore, ogni singola scelta compiuta dalleditore17. Ledizione critica insomma critica perch permette di misurare a ogni passo la distanza che esiste fra il testimone (o i testimoni) di un testo e il testo edito, di esperire in definitiva una separazione ontologica tra due realt18. Allorigine del testo edito sta infatti una operazione di trascodifica del testimone (o dei testimoni) e del suo sistema di segni grafici e simbolici in un sistema di segni diverso e leggibile: in un testo interpretato se a testimone unico (edizione interpretativa), in un testo ricostruito se a pi testimoni (edizione ricostruttiva). 3

Ora, la neue digitale Editionswissenschaft (Patrick Sahle), che potrebbe denominarsi forse pi propriamente scienza della (o delle) DTD Document Type Definition(s) non apporta novit nella teoria e nella pratica ecdotica, dei documenti medievali almeno. Le pratiche editoriali conosciute per i documenti medievali sono norme convenute di presentazione del testo edito a stampa, regole divenute relativamente stabili non solo per pratiche disciplinari ma anche per tradizioni nazionali, con un evidente sostrato comune dato dalla matrice storiografica che le ha forgiate a met Ottocento; regole, che hanno sopportato eccezioni e subto modifiche nel corso del tempo e che sono tuttaltro che prive di incongruenze anche oggi per il filologo dei testi documentari; il quale, per parte sua, deve essere pronto a operare cambiamenti in nome dei criteri scientifici che abbiamo pi sopra ricordati di accertamento filologico, di leggibilit e di verificabilit del suo operato se la natura del testo in questione, o la sua tradizione, lo richiede19. Fra coloro che ancora oggi scambiano quelle regole di presentazione per la sostanza delloperazione scientifica che l edizione critica, ci sono anche i teorici delledizione digitale dei documenti medievali. Se non fosse cos, non si spiegherebbe perch essi intendano ledizione digitale come una evoluzione necessaria e progressiva, e soprattutto perch insistano a presentare come novit assoluta legata alla nuova scienza il congedo definitivo dallidea che ledizione a stampa sia lunica forma di elaborazione logica ed adeguata dei testi storici20. Da editori di documenti medievali noi sapremmo accorgerci e ce ne accorgiamo bene se il modo di presentare i testi nelle edizioni dei diplomi allestite, per fare un esempio, da Theodor von Sickel presso i Monumenta Germaniae Historica non rappresenti in realt in qualche caso la negazione di principi filologici e critici anche elementari. Ma non a inconvenienti di questo genere che si si allude quando si denuncia in questo campo linadeguatezza delle edizioni a stampa. Si afferma infatti che la prospettiva da cambiare sarebbe quella di identificare ledizione con la sua forma dapparire; che solo con le edizioni digitali si ritroverebbe il puro contenuto saltando la forma, e che solo grazie alle edizioni digitali ci si renderebbe consapevoli della separazione netta fra il contenuto dei saperi e la forma di rappresentazione21. Ora, questo tipo di affermazioni esprime concetti del tutto ovvi per un editore di testi (senza aggettivi), o per chi abbia anche soltanto una volta praticato in modo non meccanico e non posticcio lecdotica di testi, documentari e non. E costituisce in un certo senso la riprova se ce ne fosse bisogno del fatto che il testo che sintende oggetto di una Document Type Definition il Document, appunto gi il testo che un editorefilologo deve avere stabilito come testo da dare in edizione. Certo, si potrebbe osservare che i testi documentari sono assai pi frequentemente e quasi emblematicamente trasmessi in tradizione unica e in tradizione originale e che tale circostanza potrebbe aver determinato una tale semplificazione di prospettiva nei teorici delle edizioni digitali in diplomatica: probabile, ma si converr che ci non pu valere come legittimazione. Daltronde, se vero che la tradizione dei documenti medievali rispetto ai testi di natura narrativa conosce unalta frequenza di originali in tradizione unica, anche vero che conosce situazioni singolarmente complesse di tradizione senza 4

originale: o nelle pi varie forme di copia (da quelle autentiche, alle semplici, alle imitative) o in quella forma di tradizione peculiare, per i documenti del medioevo oggetto della Diplomatica, rappresentata dal falso. A nostro avviso, insomma, la nuova scienza editoriale ne presuppone sempre e, temiamo, inconsapevolmente una vecchia: una filologia che, per i testi documentari, non mai stata trattata distesamente ma solo implicitamente appresa o insegnata attraverso le buone edizioni: quelle realizzate da editori che non identifichino le regole di presentazione dei testi documentari con lallestimento di unedizione dei documenti, e laspetto editoriale della diplomatica con una tecnica. Se dunque in genere nella definizione di edizioni digitali il termine edizione ha un senso ampio di pubblicazione avente oggetti differenti (testi a stampa digitalizzati, riproduzioni digitali di esemplari darchivio, forme miste di database e testi editi), quando in particolare nella stessa definizione il termine digitali sta a indicare lapplicazione ai testi delle procedure dei linguaggi di marcatura, ebbene quelle edizioni non sono ipso facto e per definizione (ovvero perch marcate) edizioni critiche, ergo non testimoniano di una nuova scienza editoriale. Dalle pagine dellArchiv fr Diplomatik, la rivista di diplomatica forse pi autorevole in Europa, senzaltro la pi rappresentativa, nel 2006 veniva con un certo rilievo comunicato il dato che circa 80.000 documenti risultavano ormai pubblicati e disponibili online 22. Per vedere che cosa c attualmente in rete, a pi di dieci anni di distanza dallavvio della nuova scienza della DTD, assumiamo lo stesso punto di osservazione e lo stesso ambito di dati impiegato in quella occasione del 2006: le pagine web della Virtual Library Geschichtliche Hilfswissenschaften23. Esse contengono elenchi di Editionen digitali classificate per nazioni o macroregioni, connotate, ovviamente, con link attivi che permettono di reindirizzare immediatamente il lettore sui loro rispettivi siti web. Sono accompagnate da brevi descrizioni: utili per un verso, perch permettono subito di capire loggetto e il tipo dellimpresa editoriale segnalata (se una digitalizzazione retrospettiva, un database e cos via); inutili per un altro, perch non esprimono mai, neppure in estrema sintesi, un giudizio di merito sulledizione segnalata. Daltro canto tutte queste edizioni gi per il solo fatto di comparire classificate in quelle pagine come tali ovvero come Editionen sono in maniera evidente ritenute almeno testimonianze degne di quei vantaggi del nuovo che tutti noi conosciamo e riconosciamo alle pubblicazioni digitali on line in genere: possibilit di disporre di testi in remoto o di strumenti ausiliari della ricerca (immagini, indici, statistiche) condivisibili, in maniera gratuita il pi delle volte, permanenti e nello stesso tempo aperti, a differenza dei chiusi volumi a stampa, in quanto sempre aggiornabili. Se il numero delle edizioni dal 2006 a oggi sia aumentato, non sappiamo dirlo perch abbiamo scorso quegli elenchi con lintenzione di capire soltanto la natura delle imprese presenti e definite Editionen24. Si tratta di pubblicazioni di natura assai eterogenea. La stragrande maggioranza costituita da digitalizzazioni retrospettive. Ma alle digitalizzazioni di libri-monumenti (edizioni critiche di documenti a stampa digitalizzate, come gi accennato nel paragrafo precedente), si affiancano sullo stesso piano le riproduzioni in formato digitale dei testimoni di testi. presente il progetto Pergamo Puglia per la messa in rete di pergamene digitalizzate di documenti pugliesi25, ma assente, nel momento almeno in 5

cui stiamo scrivendo queste pagine, limpresa esemplare dellArchivio di Stato di Firenze ricordata in apertura26. Anche se, come gi detto nel paragrafo precedente, troppo presto per capire il loro reale impatto nellattivit editoriale, non c dubbio che la comparsa nel nostro laboratorio di storici delle riproduzioni digitali di documenti disponibili sul web ha cambiato in meglio, facilitandolo, il nostro lavoro di confrontatori di testi e di scritture, realizzando il sogno vagheggiato dal padre della diplomatica, Theodor von Sickel, insieme al fondatore della Historische Zeitschrift nonch allievo di Leopold Ranke, Heinrich von Sybel e da loro messo in pratica con la tecnologia a disposizione alla fine dellOttocento non senza oppositori e accesi dibattiti di metodo 27. Dopo le digitalizzazioni retrospettive e le riproduzioni, fanno la parte del leone le banche dati, che sono dei pi svariati tipi e livelli qualitativi: banche per interrogare testi di documenti gi editi (dunque operazioni non qualificabili come critiche, giacch non fondate sullesame diretto dei testimoni); banche, che elaborano non documenti interi ma i loro regesti gi pubblicati; banche integrate da altri testi o immagini, che ammettono queries complesse; banche, che interrogano testi di documenti inediti. In mezzo a tutto questo materiale colpisce la presenza relativamente rara di vere e proprie edizioni critiche di testi documentari pubblicate in maniera digitale. Riguardano perlopi singoli manoscritti documentari, i cartulari come, per esempio, Le Cartulaire blanc de Saint-Denis. Corpora dunque compatti e che contengono un numero finito di testi di documenti elementari, omogenei, per lo stesso destinatario, ben gestibili sul piano del lavoro critico, marcati con una DTD che, per i prodotti dell cole des Chartes com appunto il Cartulaire blanc, viene sviluppata da TEI. Soltanto il Codice Diplomatico della Lombardia Medievale (CDLM) sta da solo in tutta Europa a rappresentare il caso di un codice diplomatico regionale, di considerevole ampiezza, costituito da documenti di natura e provenienza diversa, in edizione critica, ricercabile e indicizzato attraverso la marcatura, realizzato con una originale e propria DTD. Ecco dunque esemplificato quanto gi affermato nel paragrafo precedente: la standardizzazione della DTD (la sua condivisione e universalizzazione) un principio fondamentale, se non il principio fondante, nelle attuali teorizzazioni della digitale Editionswissenschaft ma smentito nei fatti, non osservato nelle poche vere edizioni critiche realizzate digitalmente. Colpisce inoltre che non sia segnalata bench ancora visitabile e non oscurata sul web quella che, a nostro avviso, sarebbe stata una delle pi significative imprese di edizione digitale, se compiuta: ledizione delle Fontes civitatis Ratisponensis (FCR) concepita da Ingo Kropac secondo il metodo ICE (Integrierte Computergestzte Edition) 28. Mentre sono segnalate pubblicazioni digitali che oltre a non fornire alcun valore aggiunto rispetto allesistente a stampa sono la negazione del concetto di edizione critica. Nella sezione dedicata allItalia della Virtual Library la stessa sezione nella quale classificato il Codice Diplomatico della Lombardia medievale per intenderci si legge una indicazione molto attraente, almeno per chi scrive, che invita a portarsi sulle pagine web delledizione digitale dei papiri latini non letterari. Si viene portati cos sulle pagine del The Duke Databank of Documentary Papyri29, dalle quali si accede alledizione digitale in questione30, introdotta dal titolo Die nichtliterarischen 6

lateinischen Papyri Italiens aus der Zeit 445-700, che quello della magistrale edizione critica dei papiri italiani di Jan Olof Tjder del 1955-198231. La speranza che ne sia una digitalizzazione retrospettiva sfuma subito per: sul video compare il testo del primo papiro della raccolta preceduto dallindicazione della data AD 445-46 e di una singolare Location Ravenna ChLA 20,705. Ma anche la sigla ChLA non significa che si tratta della digitalizzazione del volume 20, sempre curato da Tjder, delle Chartae latinae antiquiores, dove in effetti i i papiri furono ripubblicati (e quello in questione con il numero 705) con finalit diverse e peculiari rispetto alledizione critica precedente. Ci che si legge a video il mero testo (in formato word), astratto e svestito dogni segno convenzionale, dogni testo introduttivo e dapparato che in Tjder 1955-1982 lo faceva testo edito criticamente e, in ChLA 20, testo pubblicato in trascrizione semidiplomatica ai fini di uno studio paleografico. Si tratta per di un testo marcato. Marcato infatti ogni singolo verbo, vocabolo, preposizione, congiunzione del testo documentario, che porta un link attivo. Cliccando si apre una finestrina, grazie alla quale lutente apprende che il tempo di quel verbo il piuccheperfetto, il modo il congiuntivo, il caso di quel termine un vocativo, e cos partecipa anche del notevole quanto inane sforzo delleditore digitale di quel testo di inquadrare in un latino scolastico (e di qui, tradurre in inglese) ogni singolo elemento del dettato di quei testi dei secoli V-VIII che, come aveva gi scritto Tjder nellintroduzione alledizione critica e nei diversi lavori preparatori usciti a stampa (qui, manco a dirlo, taciuti in tutti i modi), rappresentavano gi uno stadio avanzato del latino volgare e il crollo dei formulari documentari di et tardo-antica32. Che questa edizione digitale abbia una qualche utilit (di solito si chiama sempre in causa, come ultima, lutilit didattica), assai dubbio. Non ha alcun valore sicuramente come luogo in cui si possa disporre del Volltext dei papiri ravennati, come invece recita la sua rclame nella Virtual Library33: perch inconsapevolmente, come denota la trasandatezza nellesplicitare le fonti (edizione Tjder 1955-1982 e contemporaneamente ChLA), si assume come testo del papiro da marcare ci che gi una sua trascodifica (in trascrizione diplomatica o edizione interpretativa che sia, dalle ChLA o da Tjder 1955-1982). Eppure la Duke Data Bank of Documentary Papyri (DDBDP) viene definita nella sua homepage an electronic edition of nearly 500 papyrus volumes. Siamo nel 2009. Questi testi di papiri documentari sono testi digitali, destinati a permanere purtroppo nel web, ad essere condivisi purtroppo nel web, ad essere segnalati come Editionen nella pagine curate dai teorici pi impegnati nella neue Editionswissenschfat insieme ad altre eterogenee imprese. Fossimo ancora nellera della stampa, testi di papiri, peraltro gi editi, trattati a questo modo non sarebbero mai stati pubblicati. E non sarebbe stato un male. Nellera del digitale, e in siti web di accademici che si propongono alla testa di una nuova scienza di edizione digitale dei documenti medievali, edizioni di questo tipo dovrebbero essere segnalate con una forte nota di censura critica, allaltezza almeno del compito che si voluto assumere. Non pi il tempo in cui come 10 o 12 anni fa imprese del genere erano novissima e tutti noi ritenevamo lecito segnalare come degno dattenzione tutto ci che nel nostro mbito disciplinare si muoveva sul web, sia che si trattasse di esperimenti imperiti che il tempo avrebbe poi dimostrato improvvisati da chi si lanciava nel nuovo soltanto perch 7

non aveva spazi scientifici nel vecchio sia che si trattasse invece di prime prove davvero meditate, e con fondamenti, che avrebbero dimostrato di operare scientificamtente la trascodifica di un testo (lennesima, nella storia millenaria dei testi e delle loro edizioni) da un medium a un altro. Passati ormai pi di 10 anni da allora, un dovere per chi si dedica alla teoria delle edizioni digitali dei documenti medievali uscire finalmente di minorit. Soprattutto un dovere dimostrare che una minorit finita perch esistita davvero.

ll contenuto di questo intervento frutto di una riflessione comune dei due autori, anche se la sua redazione vede distinte responsabilit: a Michele Ansani va accreditato il par. 1; ad Antonella Ghignoli il par. 2. Gli indirizzi di rete cui si rimanda nelle note risultano tutti attivi al 12 aprile 2009. 1 Per lillustrazione del progetto si veda F. Klein, Il progetto Diplomatico dell'Archivio di Stato di Firenze: un archivio digitale di dati e immagini in costruzione, in Reti Medievali Rivista, I, 2000, 1, url: <http://www.storia.unifi.it/_RM/rivista/mater/Klein.htm>. Della stessa si legga anche Il Progetto Diplomatico dellArchivio di Stato di Firenze, in E. Angiolini (cur.), Le pergamene nellera digitale, Atti dei convegni di Spezzano (3 settembre 2004) e di Ravenna (24 settembre 2004), Modena, 2005, pp. 7-15. 2 Si parta da <http://www.archiviodistato.firenze.it/diplomatico/>. 3 Cfr. al riguardo I Medici in rete: ricerca e progettualit scientifica a proposito dell'archivio Mediceo avanti il Principato. Atti del convegno, Firenze, 18-19 settembre 2000, Firenze 2003: i singoli contributi, in formato PDF, sono disponibili anche sul sito web dellistituto, partendo da <http://www.archiviodistato.firenze.it/nuovosito/index.php?id=87>. 4 Cfr. A. Ghignoli, Mit dem photographischen Apparate bin ich von Archiv zu Archiv gewandert. La fotografia e gli studi di diplomatica nel riflesso dellimpresa editoriale delle Kaiserurkunden in Abbildungen (1880-1891), in C. Caraffa (cur.), Fotografie als Instrument und Medium der Kunstgeschichte, Berlin, 2009 (Italienische Forschungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, Max-Planck Institut, I Mandorli, Band 9), pp. 145155. 5 Un progetto affiancabile a quello fiorentino, esito della collaborazione in consorzio (un consorzio aperto) fra svariati istituti archivistici (non solo pubblici) della Mitteleuropa, quello varato con Monasterium (url: http://www.monasterium.net/): a oggi sono, secondo quanto dichiarato, circa 100.000 le riproduzioni digitali accessibili on line e materialmente conservate da moltissimi soggetti, soprattutto da archivi austriaci. 6 Cfr. S. P. P. Scalfati, Carlo Cipolla, Luigi Schiaparelli e la scienza del documento, in G. M. Varanini (cur.), Carlo Cipolla e la storiografia italiana fra Otto e Novecento: Atti del Convegno di studi, Verona, 23-24 novembre 1991, Verona, 1994; anche in Id., La Forma e il Contenuto. Studi di scienza del documento, Pisa 1993, pp. 87-114, testo corrispondente a nota 9. 7 Baster qui un rimando a P. Rck (cur.), Graphische Symbole in mittelalterlichen Urkunden: Beitrge zur diplomatischen Semiotik, Sigmaringen, 1996. 8 Si parta da <http://www.regesta-imperii.de>. 9 Si parta da <http://www.mgh.de/dmgh/>. 10 Delle edizioni documentarie disponibili in rete non mi pare esista un censimento. Su Mnestrel (mdivistes sur le net: sources, travaux et rfrences en ligne), nella sezione dedicata al repertorio delle risorse digitali, in fase di ristrutturazione la rubrica Diplomatique; sicch vi resta disponibile, al momento, soltanto quella riservata ai cartulari: si parta da <http://www.menestrel.fr>. Non pi sistematicamente aggiornata (soprattutto per quanto riguarda le note di commento e di introduzione alle risorse selezionate) la sottosezione della WWW-Virtual Library ( History) dedicata alle Historical Auxiliary

Sciences si parta da <http://www.vl-ghw.uni-muenchen.de> , allestita nel 2000 e curata da Vogeler, Sahle, Enzensberger e Frenz. 11 C. Faulhaber, Textual Criticism in the 21st Century, in Romance Philology, XLV/1, August, 1991, pp. 123-148. 12 Cfr. almeno D. Buzzetti and A. Tabarroni, Database Edition of Non-collatable Textual Traditions, in The Electric Scriptorium: Electronic Approaches to the Imaging, Transcription, Editing, and Analysis of Medieval Manuscript Texts, A Physical and Virtual Conference (Calgary, 10-12 November 1995), url: <http://www.ucalgary.ca/~scriptor/papers/buzzetti.html>; D. Buzzetti and M. Rehbein, Textual Fluidity and Digital Editions, in M. Dobreva (ed.), Text Variety in the Witnesses of Medieval Texts. Proceedings of the International Workshop (Sofia, 21-23 September 1997), Sofia, 1998, pp. 14-39. 13 Non possibile una rassegna bibliografica esaustiva. Ma si leggano (o rileggano) almeno I. Kropac, Medieval Documents, in D. I. Greenstein (ed.), Modelling Historical Data. Towards a Standard for Encoding and Exchanging Machine-Readable Texts, St. Katharinen, 1991, pp. 117-127; Id. Dokumentation und Edition historischer Quellen im MultimediaZeitalter, in G. Klingenstein, F. Fellner und H. P. Hye (ed.), Umgang mit Quellen heute. Zur Problematik neuzeitlicher Quelleneditionen vom 16. Jahrhundert bis zur Gegenwart, Wien, 2003 (Fontes rerum Austriacarum. 2. Abt., Bd. 92), pp. 193-197; Id., Theorien, Methoden und Strategien fr multimediale Archive und Editionen, in K. van Eickels R. Weichselbaumer und I. Bennewitz (cur.), Mediaevistik und Neue Medien, Ostfildern, 2004, pp. 295-316; K. Uhde, Urkunden im Internet - Neue Prsentationsformen alter Archivalien, in Archiv fr Diplomatik, 45, 1999, pp. 441-464 (trad. it. a cura di A. Ghignoli, Documenti in Internet - Forme di presentazione nuove dantichi documenti darchivio, url: <http://scrineum.unipv.it/biblioteca/kuhde.htm>). Molti i contributi sul tema di Patrick Sahle e Georg Vogeler, e quasi tutti disponibili on line: se ne potr operare una selezione partendo dalla cosiddetta homepage degli autori (rispettivamente: <http://www.unikoeln.de/~ahz26/>,<http://www.hgw.geschichte.unimuenchen.de/personen/mitarbeiter/vogeler/publ_vogeler/index.html>). 14 Al riguardo, si vedano alcune osservazioni in M. Ansani, Edizione digitale di fonti diplomatiche: esperienze, modelli testuali, priorit, in Reti Medievali Rivista, 7, 2006/2, url: <http://www.dssg.unifi.it/_RM/rivista/forum/Ansani.htm>. 15 Proprio a Monaco, nel 2004, si tentato (con la partecipazione diretta o indiretta di tutti coloro cui si gi fatto riferimento) un primo collegamento con la Text Encoding Initiative (TEI); cfr. G. Vogeler, Ein Standard fr die Digitalisierung mittelalterlicher Urkunden. Bericht zum Workshop (Mnchen 5./6. April 2004), in Archiv fr Diplomatik, 50, 2004, pp. 23-34; trad. it., Uno standard per la digitalizzazione dei documenti medievali con XML. Cronaca di un Workshop internazionale: Monaco 5-6 aprile 2004, in Scrineum Rivista, 2, 2004, url: <http://scrineum.unipv.it/rivista/2-2004/resoconto-vogeler.html>. Lobiettivo scontato era di costituirne a breve un sotto-gruppo, dedito alla messa a punto di una Document Type Definition (DTD), ovvero di uno schema di codifica, compatibile con quello TEI da un lato, e che dallaltro recepisse esigenze e opzioni dipendenti dalla specificit delle fonti documentarie. nata cos la CEI (Charters Encoding Initiative): ma si dia una rapida occhiata al web-site (partendo da < http://www.cei.uni-muenchen.de/>), e soprattutto alla lista dei marcatori che dovrebbero contribuire a definirne lo standard (la bellezza di 245! E non si sono contati gli attributi associati); si valuti linesistenza di materiali esemplificativi. Un progetto promettente, ma se non abbandonato certamente ristagnante, almeno in apparenza. 16 Si vedano alcune osservazioni al riguardo in M. Ansani, Diplomatica e nuove tecnologie. La tradizione disciplinare fra innovazione e nemesi digitale, in Scrineum Rivista, 1, 2004, url: < http://scrineum.unipv.it/rivista/ansani.html>.

Una presentazione, composta di introduzione, commento, apparati, indici e cos via, secondo lapplicazione consapevole di canoni che si sono venuti creando nellambito di ciascuna filologia. 18 Si tratta di una distanza che non si annulla certamente con la possibilit di disporre, grazie alle attuali tecnologie digitali, di riproduzioni le pi fedeli dellesemplare, le quali, anzi, non soltanto lo riproducono fedelmente come esso ma potenziano, in un certo senso, la sua realt visto che le elaborazioni digitali permettono di vedere ci che locchio nudo non vede: le scritture inferiori. Con la svolta tecnologica non perdono quindi validit neppure le considerazioni che ormai pi di mezzo secolo fa venivano fatte da F. Masai, Principes et conventions de l'dition diplomatique, in Scriptorium, IV, fasc. 2, 1950, pp. 177-193, in merito al valore intrinseco, e non meramente strumentale, di quella operazione primaria, fase di lavoro imprescindibile per chiunque si appresti a lavorare sui testi, che va sotto il nome di trascrizione diplomatica, con la quale si prende consapevolezza di tutti i fenomeni testuali in un dato testimone traducendoli in un linguaggio formalizzato e convenzionale, che in casi eccezionali (testi unici e testimoni antichissimi) potrebbe costituire la forma di presentazione scelta per ledizione critica; un esempio classico e forse unico: la Regula Magistri. Edition diplomatique des manuscrits latins 12205 et 12634 de Paris, d. Dom H. Vanderhoven et F. Masai avec la collab. de P.B. Corbett, Bruxelles, 1951 (Publications de Scriptorium; III). 19 In merito si veda A. Bartoli Langeli, L'edizione dei testi documentari. Riflessioni sulla filologia diplomatica, in Schede medievali, n. 20-21, 1991, p. 116-131. E in particolare, sul tema della inadeguatezza del modo di tradurre nelle tradizionali presentazioni editoriali dei documenti medievali i simboli grafici (o meglio sul tema del condizionamento storiografico allorigine di tradizioni editoriali consolidate), si veda P. Rck, Fnf Vorlesungen fr Studenten der cole des Chartes. II. Reproduktion, Edition, Regest: Techniken und Ideologien, in E. Eisenlohr u. Peter Worm (cur.), Arbeiten aus dem Marburger hilfswissenschaftlichen Institut, Marburg an der Lahn, 2000 (Elementa diplomatica, 8), pp. 261-274. Rck, peraltro, vedeva nella forma di un kommentiertes Bild (p. 264) ovvero di una riproduzione accompagnata da commentario verbale finalizzato a sottolineare i passaggi fondamentali dellargomentazione un modo adeguato di pubblicare criticamente i testi di quei documenti medievali particolarmente solenni di simboli grafici sostenendo ci, e in modo stringente, a partire da un piano di problemi prettamente diplomatistici, storici e paleografici, senza il presupposto della presenza di una tecnologia digitale e di una tecnologia digitale del web. Che esse possano come sappiamo, ovviamente essere una ottima soluzione per la realizzazione di un kommentiertes Bild, unaltra questione. 20 Cito, traducendo, da un passo della relazione di Patrick Sahle, Historische Quellen in der digitalen Welt, tenuta il 29 settembre 2000 al convegno degli storici tedeschi di Aachen: Das disparate Bild, das ich eben gezeichnet habe, liee sich klarer zeichnen, wenn man einen grundstzlichen Perspektivenwechsel vornimmt, der von der Identifikation der Edition mit ihrer Erscheinungsform absieht und den Blick statt dessen auf die Inhalte lenkt. Wir mssen uns von dem Gedanken verabschieden, die gedruckte Edition sei die logische und adquate Aufbereitungsform eines historischen Dokumentes. Tatschlich ist sie in einem komplexen und vielschichtigen Reprsentations- und Erschlieungsproze nur eine unter vielen mglichen Formen der Verffentlichung . Il testo della relazione messo a disposizione in rete sulla pagina personale dellautore: v. supra, nota 13. 21 Cfr. supra, nota precedente. 22 G. Vogeler, Vom Nutz und Frommen digitaler Urkundeneditionen, in Archiv fr Diplomatik, 52 (2006), p. 453. Documenti, qui, sono intesi in senso di Urkunden: ovvero documenti singoli, elementari (Attilio Bartoli Langeli), non unit documentarie complesse come, per esempio, i registri. 23 Gi citata supra, nella nota 10. 24 Sullaggiornamento sporadico e la segnalazione non sistematica, si gi detto: v. supra, nota 10. La dichiarazione di ultima modifica della pagina dedicata alle edizioni Virtula Library. Historischen Hilfswissenschaften, Urkundeneditionen, Regesten etc., url: <http://www.vl-ghw.lmu.de/chartularia.html > - suona Letzte nderung: 19.08.2008. 25 Un progetto di digitalizzazione di pergamene di archivi ecclesiastici e privati pugliesi, url: < http://www.pergamopuglia.it/>, ancora in via di completamento. Lo sviluppo informatico del progetto a cura di una ditta, Unocom snc, e presuppone lo scaricamento del plug-in DjVu di Lizardtech.

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Le 85000 pergamene del Diplomatico fiorentino sono consultabili on line dal 12 giugno 2008 (cfr. supra, nota 24 per lultimo aggiornamento della VL), giorno della sua presentazione ufficiale presso lArchivio di Stato di Firenze: Diplomatico fiorentino sul Web: le pergamene dei secoli VIII-XIV, a cura di Francesca Klein e Stefano Vitali, con interventi di Daniela Grana, Salvatore Settis, Tullio Gregory, Antonella Ghignoli (url: <www.archiviodistato.firenze.it>). La forma di presentazione delle riproduzioni digitali fiorentine, funzionale alla loro leggibilit (grazie anche alla possibilit di zoom ad altissima risoluzione), integrata dinamicamente con un database e un format di ricerca avanzata, con la possibilit di leggere i regesti dei documenti selezionati, digitalizzati anchessi in formato immagine dagli strumenti di corredo manoscritti dellArchivio, frutto delle ricerche del Consorzio Forma presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. 27 Cfr. Ghignoli, Mit dem photographischen Apparate bin ich von Archiv zu Archiv gewandert cit., p.146. 28 Url:<http://www.fcr-online.com>. In sostanza, unedizione integrata fra riproduzioni digitali ad alta risoluzione del registro e trascrizione diplomatica (talvolta semidiplomatica) del testo, a fronte. Dal 1996, anno di inizio del progetto, a oggi dei 37 registri della citt di Regensburg soltanto uno completato; una decina hanno pagine dedicate, visibili online ma dichiarate in lavorazione; il resto, dichiarato in lavorazione e non visibile. Il 2006 lanno in cui pare interrompersi il tutto. 29 Url:<http://www.perseus.tufts.edu/hopper/collection.jsp?collection=Perseus:collection:DDBDP>. 30 Url: <http://www.perseus.tufts.edu/hopper/text.jsp?doc=Perseus:text:1999.05.0140>. 31 J. O. Tjder, Die nichtliterarischen lateinischen Papyri Italiens aus der Zeit 445-700, voll. I-III, LundStockholm, 1955-1982. 32 Emblematica, la struttura del contenuto linkato al termine cautio che compare nel papiro del 510 (Pap. Tjder 48-49 A-B), un inventario di documenti, per lo pi cautiones appunto: costituita da percentuali delle occorrenze della parola cautio nei papiri e da questa sconcertante sequenza di lemmi inglesi a sua traduzione: wariness, precaution, caution, heedfulness, circumspection ; non uno, come si vede, d lautentico significato di cautio in questo contesto, come definizione di una tipologia documentaria. 33 Die Duke Databank of Documentary Papyri enthlt auch die Privaturkunden aus dem Ravennater Archiv als Volltexte, die in einen Corpus des Lateinischen eingebunden sind.

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