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COSCIENZA, REALTA E ALTRE QUISQUILIE (finito il 7 luglio 12) di Gianfranco La Grassa 1.

Scrisse Marx, nel Manifesto del 1848, che cruciale era il passaggio alla classe rivoluzionaria di una piccola parte della classe dominante, in particolare di una parte degli ideologi borghesi, che sono riusciti a giungere alla intelligenza teorica del movimento storico nel suo insieme. Nel 48 era da poco completata o quanto meno da poco se ne potevano vedere apprezzabili risultati la decantazione del Terzo Stato in borghesia (classe proprietaria dei mezzi di produzione) e classe operaia (quella poi anche detta Quarto Stato), costituita dai proprietari di semplice forza lavoro venduta quale merce dietro salario; vendita di cui Marx vide la crescente libert di contrattazione, allepoca ancora ostacolata da una serie di intralci. Questultima classe era appunto considerata quella rivoluzionaria, quella che avrebbe oggettivamente costituito il soggetto portatore della trasformazione del capitalismo in socialismo (primo stadio) e comunismo, conclusione del processo di liberazione da ogni sfruttamento delluomo sulluomo, con piena libert di ogni individuo in merito alla scelta consapevole di attivit consone alle proprie prerogative e preferenze. Non era prevista la fine della competitivit interindividuale e tra gruppi, dellambizione, della tendenza a mostrarsi i primi, ecc., ma si pensava sarebbero venute meno con la fine del controllo privato dei mezzi di produzione da parte di particolari individui o gruppi, controllo che consentiva loro di appropriarsi del prodotto ottenuto da una rilevante quota del lavoro (il pluslavoro) erogato dalla maggioranza degli altri individui (appropriazione in varie forme storicamente specifiche, di cui lultima era appunto il plusvalore in quanto profitto) le condizioni oggettive che di tali ineliminabili caratteristiche umane fanno la molla della prevaricazione, del conflitto estremo portato fino al desiderio di schiacciante predominanza sugli altri ottenuta con i mezzi pi abietti, fra cui la violenza, luccisione, loppressione, ecc. (oltre allinganno e raggiro con malevola astuzia, alla menzogna, alla finzione di amicizia spesso conclusa con il tradimento, e via dicendo). La lotta intersoggettiva avrebbe invece contribuito al progresso della cooperazione con stimolo allinventivit e alla rimozione di ogni conformistico ostacolo nei confronti della novit. A met 800, alla fine (almeno in Inghilterra) della prima rivoluzione industriale (1760-1840 allincirca), Marx consider laffermazione del capitalismo che, in una prima fase transitoria verificatasi nei secoli precedenti, era stata promossa dalla borghesia mercantile, poi per infeudatasi e quindi incapace di terminare la transizione alla nuova formazione sociale quale risultato di un processo i cui portatori soggettivi furono i manifattori divenuti industriali, inizialmente artigiani dotati di saperi produttivi, in parte intrecciatisi con la piccola nobilt di campagna (la gentry). Si tratta di quei capitalisti (proprietari privati delle condizioni oggettive della produzione) che possiedono le capacit direttive (le potenze mentali della produzione, per dirla con Marx) delle unit produttive dotate di macchine (fabbriche) di grandezza crescente e che impiegavano eserciti operai (nel senso stretto del termine) via via pi numerosi. Il movimento rivoluzionario, per innescarsi, aveva quindi bisogno che una parte degli ideologi appartenenti alla nuova classe dominante (borghesia) passasse al proletariato, termine con cui si denotava tale classe operaia. Negli anni 60 e 70 del XIX secolo, nei vari studi e letture degli economisti classici e di altre correnti, dei verbali degli ispettori di fabbrica (personaggi di fronte a molti dei quali i tecnici odierni fanno la figura dei fessi), ecc. che, attraverso la scrittura di migliaia di pagine, condurranno a Il Capitale (il cui unico volume pubblicato, in fase rifinita e definitiva, da Marx stato il primo libro), il grande pensatore acquisisce la consapevolezza del processo di centralizzazione dei capitali, che non conduce semplicemente alla mera forma di mercato definita monopolistica (questa una semplificazione compiuta dalleconomicismo marxista successivo) bens ad un nuovo rapporto sociale, poich, com ben noto, il capitale non cosa ma rapporto sociale. La propriet capitalistica si separa dalle potenze mentali della produzione, divenute

prerogativa di particolari gruppi di lavoratori salariati di tipo direttivo. Le due classi antagonistiche fondamentali restano, come denominazione, borghesia e proletariato. Tuttavia, la prima comporta ormai soltanto la propriet, cio il mero controllo, dei mezzi produttivi tramite il possesso di maggioranze nelle societ per azioni in cui sono inglobate le unit produttive (fabbriche); Marx non usa in genere la denominazione di impresa, implicante un mutamento concettuale. Il secondo il lavoro collettivo, in cui direzione ed esecuzione tenderebbero a divenire un corpo lavorativo unico, sia pure differenziato e stratificato al suo interno. Questa nuova configurazione avrebbe dovuto comportare un mutamento nellindividuazione delle due classi fondamentali (presunte antagonistiche); diciamo, anzi, che sarebbe stato indispensabile riconsiderare il modello sociale semplicemente duale. Non averlo fatto ha indebolito la intelligenza teorica del movimento storico nel suo insieme, con gravi ripercussioni sulla prassi rivoluzionaria del secolo successivo e sulla sua corretta interpretazione. Marx sembra prendere atto del mutamento del soggetto rivoluzionario (dalloperaio in senso stretto al lavoratore collettivo cooperativo), ma la sua analisi al riguardo procede a sprazzi, in modo tutto sommato incerto, e senza trarre da simile evento lo stimolo ad un radicale ripensamento della concezione espressa nel passo del Manifesto citato allinizio. Kautsky, in ci seguito da Lenin, prende atto che il reale processo sociale di sviluppo capitalistico non conduce affatto al lavoratore collettivo (dallingegnere allultimo manovale); anzi, i possessori delle potenze mentali della produzione, quandanche salariati, restano quello che adombra la definizione leniniana: specialisti borghesi, di cui il proletariato (la mera classe operaia in senso stretto) non pu fare a meno, senza per considerarli nemmeno quali effettivi alleati, piuttosto semmai avversari piccolo-borghesi, con tendenza ad acquisire (o imitare) i modi e costumi di vita dei capitalisti (proprietari). Nella sua concretezza ben diversa dalla stupidit del molto successivo movimento sessantottardo, che ha voluto fingere la proletarizzazione dei quadri tecnici e specialistici per semplificarsi i compiti pseudo-rivoluzionari Lenin afferm che gli operai dovevano tenere sempre ben puntato il fucile contro questi individui, una volta messo in moto il processo rivoluzionario. Dalla realistica valutazione di come si andata effettivamente sviluppando la centralizzazione del capitale (cio la formazione dei rapporti sociali nel cosiddetto capitalismo monopolistico), sia Kautsky, quando non era un rinnegato, sia Lenin trassero la convinzione di unaccentuazione del tema trattato da Marx in merito alla piccola parte degli ideologi borghesi staccatasi dalla borghesia perch riuscita a giungere alla intelligenza teorica [corsivo mio, in quanto frase molto significativa in polemica con i semplici praticoni] del movimento storico nel suo insieme. Da simile concretezza nasce lidea leniniana del partito, di cui gi scrissi molti anni fa; e non mi ripeto ora perch certe polemiche non sono oggi pi produttive di effetti. Ricordo solo che gli antileninisti (tipo la Luxemburg, quella che lo stesso grande dirigente bolscevico defin unaquila che spesso volava basso come unanatra) si sono strappati i capelli di fronte a questa concezione, poich la sedicente avanguardia del proletariato (ormai considerato soltanto nella veste di classe operaia) doveva secondo costoro nascere ed enuclearsi, per movimento spontaneo, allinterno di questultimo. Questa diatriba si riprodusse pure nei gruppastri del post-68 con le tesi del partito quale avanguardia esterna (m-l) o invece interna (operaisti e movimentisti vari) rispetto al proletariato. Sia esternisti che internisti hanno fatto una brutta fine; quindi lasciamo perdere, acqua che non macina pi. 2. Se quellacqua, ormai sporca, non macina pi (e non deve macinare, altrimenti ci si prende il tifo o la dissenteria), lo scorrere della stessa per un secolo abbondante non ha nulla da insegnarci? O almeno farci pensare? Credo di s, se si sposta il tiro. Il problema dellavanguardia (esterna o interna) non ha pi interesse perch, se intendiamo il proletariato come classe operaia in senso stretto, possiamo ben dire che non ci sono state rivoluzioni proletarie; semmai contadine, ma certamente dirette da gruppi organizzati, dotati spesso di una visione dinsieme e mossi da interessi

(non parlo di quelli materiali soltanto!) ben diversi da quelli delle masse in scomposta agitazione. Tali gruppi hanno condotto i movimenti lungo percorsi indicati e seguiti con forte determinazione, in modo senza dubbio consapevole, che hanno tuttavia avuto sbocchi impensati, del tutto diversi da quelli voluti, e non ancora valutati adeguatamente nei loro risultati sociali complessivi. La classe operaia nei paesi avanguardia dello sviluppo capitalistico; non certamente unitario com stato sempre considerato, ma con cesure e trasformazioni, anchesse non indagate n comprese ha mostrato di essere la meno rivoluzionaria di tutta la storia. Solo nel passaggio dalla condizione contadina a quella propriamente operaia, il disagio implicato dallo stesso ha provocato momenti di radicalizzazione del conflitto (detto di classe); poi si avuta una sorta di riappacificazione e di riconduzione del conflitto in questione entro lalveo della riproduzione della formazione sociale detta capitalistica. I cambiamenti radicali interni a questultima nellepoca del suo ormai definitivo affermarsi ad es. il pi volte da me segnalato (ma teorizzato solo approssimativamente) mutamento del capitalismo borghese in quello dei funzionari del capitale sono stati causati dallazione di altri gruppi sociali e non hanno affatto condotto al condensarsi delle condizioni di possibilit relative alla solo agognata transizione al socialismo; pur se piccoli rimasugli di passatisti continuano a sognare in tal senso. Del resto, limpossibilit per i marxisti di capire che cos realmente accaduto era inscritta almeno in parte nellignoranza del concetto di impresa quale unit o cellula del tessuto sociale; e non semplicemente nella sfera strettamente produttiva, bens in quella che si pu definire in senso lato economica. Lunit dellimpresa consiste nella sintesi operata dalle strategie del gruppo di vertice; questultimo ha spesso la propriet del pacchetto azionario di comando, ma tale fatto in genere occulta la caratteristica imprenditoriale decisiva rappresentata dal controllo tramite lazione strategica. La propriet al massimo un supporto strumentale non inessenziale n accidentale, ma pur sempre subordinato alluso che ne fanno gli agenti di dette strategie. Se i marxisti sulla scia di Marx che ha visto la fase della prima rivoluzione industriale con il passaggio dallo strumento alla macchina, con il moltiplicarsi delle fabbriche, ecc. non hanno afferrato la differenza tra impresa e unit produttiva di tipo meccanico (la fabbrica ottocentesca appunto), i liberal/liberisti non hanno in fondo molto da insegnarci, essendo rimasti allidea del soggetto (con prevalenza di quello consumatore su quello produttore) che agisce in un libero mercato. Il massimo che sono riusciti a teorizzare la funzione di innovazione dellimprenditore (Schumpeter), concetto comunque distante da quello di stratega; o la necessit dellintervento correttivo dello Stato (Keynes), in cui non si comunque usciti dal mero economicismo con il gioco della domanda complessiva (di beni di consumo come di investimento) carente rispetto al risparmio nei sistemi opulenti del movimento dei saggi di interesse in relazione allefficienza (logicamente marginale) del capitale investito, ecc. ecc. Il concetto, pur ancora elaborato in modo rudimentale, di conflitto tra strategie rompe, o inizia a rompere, questa intelaiatura costrittiva, sia che la si guardi dal punto di vista marxista o invece liberale. In effetti, con il conflitto strategico viene in primo piano la politica. Non nel senso banale del pubblico che sarebbe superiore al privato; o dello Stato (soggetto mistico di tutti i beoti antiliberisti privi di una qualsiasi consapevolezza del problema) che impone ai singoli individui la volont suprema del (soltanto immaginario) rappresentante della collettivit (certuni la pensano cervelloticamente quale comunit); una collettivit inesistente, teorizzata da ideologi che fanno il gioco dei gruppi dominanti impadronitisi delle leve del potere. La politica lapprestamento di un campo di lotta, favorevole alla disposizione su di esso delle forze di cui ogni agente strategico in possesso, allo scopo di effettuare le mosse pi confacenti ad acquisire la supremazia sugli avversari. Ogni agente strategico agisce in cotesto senso; e ognuno si muove cercando nel contempo di svolgere funzione di orientamento di un dato gruppo sociale pi o meno precisamente configurato e strutturato che, in genere inconsapevolmente (nel senso che la consapevolezza spetta allagente strategico), si scontra con altri. Il risultato della lotta non quindi determinato.

Non intendo qui allungare troppo il discorso, da farsi in sede pi appropriata; comunque, mi sembra evidente che le mosse della politica appartengono ad ogni sfera sociale: a quella che indichiamo come economica o a quella ideologica e culturale o alla politica nel senso appunto degli apparati pubblici e dello Stato in primo luogo. La politica, in quanto conflitto tra gruppi, comportante serie successive di mosse strategiche (per la supremazia), un misto di azioni nelle diverse sfere sociali. Per comprendere la relativa superiorit degli agenti in movimento nella sfera economica o invece di quelli attivi nella sfera che passa per politica vera e propria (il pubblico e lo statale), ecc. indispensabile unanalisi delle differenti congiunture e della configurazione delle forze in campo in ogni congiuntura; considerando tali forze e la configurazione dei loro rapporti su diversi piani, dal pi strettamente locale fino al livello pi globale (mondiale), di gran lunga pi rilevante e denso di effetti. Certamente, un lavoraccio, che lascia da parte il primato delleconomia (magari della finanza) o invece quello della politica in quanto apparati dello Stato, e altre semplificazioni. Il primato sempre delle strategie, delle necessit oggettive inerenti ad una data supremazia da conseguire, cui si ricollegano le mosse degli agenti che ne sono i portatori soggettivi; con prevalenza in date congiunture (o fasi di una congiuntura) degli agenti economici, in altre invece degli agenti politici o ideologici e culturali, sempre comunque intrecciati fra loro, pur mutando la strutturazione e gerarchia dellintreccio. Restare alla dominanza delleconomia (o addirittura finanza) o della politica (gli apparati pubblici o statali), ecc. il modo di nascondere la portata reale e i reali agenti in campo della politica, in quanto conflitto tra strategie (per la supremazia), che permea le varie sfere sociali, semplici condensazioni di organizzazioni di varia natura: imprese per la sfera economica, apparati vari dellamministrazione pubblica e statale (sfera politica), TV, giornali, apparati della comunicazione e informazione, scuola e organismi culturali vari (per la sfera della formazione ideologica), e via dicendo. Il tutto supportato da gruppi di pressione, lobbies, centri pi specificamente indirizzati alle elaborazioni strategiche, ecc. 3. Vi forse un altro punto, pi astratto ancora, da dover sondare con maggiore sistematicit di quanto non sia in grado di fare, in particolare in questo scritto. Se il movimento storico nel suo insieme il risultato di azioni incrociate mosse dal conflitto tra strategie in vista di una supremazia da conquistare, lo sbocco del movimento in questione largamente imprevedibile nel lungo periodo; a distanza ravvicinata (pu trattarsi anche di molti anni) diventa possibile qualche previsione azzeccata assai allingrosso. Quando passa unintera epoca storica, di decenni o pi, il quadro del tutto mutato rispetto a quanto agognato da coloro che hanno messo in moto determinati processi sia pure di grande ampiezza e visione complessiva. Gli effetti storici dell89 francese o del 17 sovietico sono buoni esempi a tal proposito. Di solito, quando si tratta di afferrare il comportamento umano e analizzare le condizioni del prodursi di suoi effetti particolari, si discute intorno al rapporto tra coscienza e spontaneit; in altre contingenze, ci si avvolge in dotte considerazioni circa linterazione tra ragione e volont, mossa da passioni. Oppure, ci si sposta verso una riflessione intorno alla relazione che viene a istituirsi tra il soggetto agente e loggetto (la realt) su cui esso opera. In linea di principio mi attengo al presupposto dellesistenza di qualcosa di esistente, e di saldo nella sua esistenza, al nostro esterno. Spesso si ritiene che questo qualcosa, loggetto reale, sia dotato di struttura interrelazionale tra suoi elementi isolabili, struttura conoscibile per gradi (approssimazioni successive), magari mediante schemi costruiti in base ad ipotesi preliminari soggette a prova. E la prova consisterebbe nel valutare il successo o meno conseguito dallazione mossa da quelle ipotesi. Naturalmente, lazione nasce dalla conoscenza (supposta) della presunta struttura interrelazionale di cui costituito loggetto reale indagato. Qualcuno pensa di superare la dicotomia soggetto/oggetto riducendo in sostanza questultimo allidea che di esso ha il primo, sia pure attraverso contorte disquisizioni tese ad allontanare il sospetto che egli sia affetto da pura fantasia idealistica. In altri casi, ci si attiene alla

considerazione che nelle azioni in societ il soggetto incide con la sua opera sulloggetto, trasformandolo. Loggetto quindi influisce con la sua realt sul soggetto, imponendogli (in un certo senso) di esercitare la sua attivit conoscitiva al fine di rendersi conto delle condizioni obiettive entro cui deve agire; ma poi il risultato dellazione implica il mutamento delloggetto per cui si richiede la ripetizione del processo. Detto scherzosamente, il soggetto non munito di rete da pesca nelle cui maglie catturare il pesce (loggetto) per poi cuocerlo e mangiarlo; cerca invece di prendere il guizzante e sgusciante animale a mani nude, il che comporta il continuo suo schizzare nellacqua per ripresentarsi, sornione e maligno, allappuntamento con il soggetto prenditore. Innanzitutto, il soggetto non un soggetto, ma un insieme plurimo di agenti in conflitto tra loro. A seconda degli specifici caratteri attribuiti al conflitto e alle sue poste in gioco, detti agenti sono singoli individui o gruppi, pi o meno numerosi, di individui uniti fra loro (con conflitti interni minori) per il conseguimento di determinati scopi, sempre tenendo conto che il fine ultimo laffermazione di una supremazia; quandanche ci non comporti violenza e metodi bellicosi, mettiamo ad es. la vittoria in una contesa sportiva e similari. Limpresa un gruppo in lotta con le altre nel luogo denominato mercato, cos com gruppo uno Stato nel conflitto, armato o non armato, con altri Stati. Le classi definite nel caso del marxismo con riferimento alla propriet (controllo) o meno delle condizioni oggettive necessarie a produrre sono gruppi, di cui si suppone la contesa per assumere posizione preminente in vista di obiettivi determinati: da quelli redistributivi (tipo lotta sindacale per le retribuzioni, ecc.) a quelli di rivoluzionamento dei rapporti sociali di produzione, comportanti allora mutamenti radicali in merito al suddetto controllo dei mezzi produttivi. La coesione, senza la quale non vi gruppo ma solo caotico assemblaggio di individui, richiede lacquisizione di una serie di elementi-base, non sempre possibile; e non soltanto per incapacit degli agenti soggettivi ma spesso per immaturit della situazione detta oggettiva. Innanzitutto, occorre quel gruppo (di vertice) che Marx defin nel Manifesto come capace di intelligenza teorica del processo storico nel suo insieme. E indispensabile indicare le coordinate (oggettive) che delimitano i gruppi nella loro lotta in un determinato campo di suo svolgimento. Lintelligenza del campo, implicante la sua costruzione in base alla presupposizione delle coordinate in questione, fondamentale per individuare i gruppi in quanto sintesi di varie posizioni individuali, sintesi capace di costituirli in effettivi agenti collettivi nel conflitto. Althusser ebbe una vaga intuizione del problema quando sostenne che le classi non sono come squadre di calcio che entrano in campo gi formate, ma si formano invece in quel campo tramite la loro lotta. Per mantenere unaderenza ai principi dottrinali del marxismo che indicavano in borghesia e proletariato le due classi in lotta egli si avvoltol a mio avviso in contraddizioni e soprattutto scadde nel movimentismo facendo della lotta di classe una sorta di principio taumaturgico un deus ex machina che guida le danze nel processo storico implicante la lunga e indeterminata transizione dal capitalismo al comunismo; quel processo, insomma, che viene denominato socialismo. Per Marx (e i marxisti) questultimo era il primo stadio del comunismo, quindi una vera formazione sociale gi definitivamente installatasi (e irreversibile) mentre nella teoria althusseriana diventa (e ci mi sempre apparso comunque un passo avanti) il processo di transizione stesso, che pu conoscere arresti e involuzioni. Tuttavia, partendo dallidea di un processo senza soggetto n fine si arriva secondo me, in definitiva, ad erigere il processo stesso a soggetto mentre il fine sarebbe la tendenza al comunismo, per quanto la tendenza in questione possa rimanere senza conclusione a tempo indefinito. Penso sia meglio partire dalla supposizione che il processo storico qualcosa di reale a noi esterno ma di fatto inconoscibile in s perch flusso caotico, indistinto, disomogeneo, ecc. Nel magma fluido e incandescente incontriamo determinate parti che ci appaiono composte di un materiale pi denso, formante quei grumi detti fatti; la densit dei grumi la rilevanza dei fatti non appare a tutti nello stesso modo e con la stessa densit, talvolta nemmeno nello stesso tempo. In ogni caso, per agire, ci si deve formare, cio strutturare, un campo di apparente solidit e

durevolezza. La strutturazione esige una selezione degli elementi (di grumi/fatti) da stringere in relazione onde trarre da questultima un significato, del tutto indispensabile per impostare poi unazione, che pu anche essere rappresentata dal suo procrastinarla in quanto non si ritiene possibile attuarla in quella data congiuntura. Il gruppo si forma a partire dallazione di quello che sar, per tutta una fase storica o almeno allinizio della stessa, il suo vertice, quello che Marx indic come parte degli ideologi borghesi in grado di giungere allintelligenza teorica del processo storico nel suo insieme; quello che in Lenin fu il partito in quanto avanguardia del proletariato, ecc. Lintelligenza teorica pur sempre la scelta (selezione) dei grumi/fatti da interrelare in quella struttura che il campo su cui si intende svolgere la lotta; e la struttura del campo indica, per ogni gruppo che riesca a formarsi, lindividuazione dei suoi avversari (principali, secondari, possibili alleati temporanei, ecc.) con cui condurre la competizione secondo modalit varie e di diversa portata storica. In un certo senso, il conflitto forma i vari gruppi in lotta e delimita il campo di svolgimento di questultima. Linizio non per rappresentato dalla lotta stessa (come pensava Althusser); linizio il magma fluido e incandescente in cui siamo immersi ed in cui intravediamo, in modo caotico e anche incerto, parti di materiale che ci appaiono pi dense a mo di grumi (fatti). Dati nuclei i vertici con intelligenza teorica, ecc. iniziano a solidificare, con evidente carattere di aleatoriet, il terreno delimitando campi ritenuti pi consoni alla lotta per affermarsi, gli uni in conflitto con gli altri (con le opportune alleanze, compromessi, rotture delle alleanze e dei compromessi, ecc.); cos agendo, ognuno dessi contribuisce alla (apparente) stabilizzazione e solidificazione del campo (o dei campi) del o dei conflitti e alla formazione degli altri nuclei di ulteriori gruppi in lotta in quei campi. Non la lotta che forma i contendenti (considerati classi secondo una data corrente teorica, in base al controllo dei mezzi produttivi, ecc.); gli agenti sono nuclei coagulatisi per comune intelligenza teorica del processo, sono cio piccoli gruppi di individui riunitisi per selezionare nel magma fluido in cui sono immersi le parti che appaiono loro pi dense e degne di essere utilizzate quali elementi di costruzione della struttura (relazione tra gli elementi in questione) solida e stabile, caratterizzante il campo in cui svolgere il conflitto. 4. I nuclei sono gli effettivi agenti (soggetti) del processo; e loggetto reale, in senso proprio, il magma fluido e caotico, non conoscibile nel senso attribuito solitamente a questo termine. Anche in tal caso vi sono nel marxismo barlumi di consapevolezza di tale problema; ad es. in quella fra le Tesi su Feuerbach, in cui Marx afferma che per conoscere la realt non ci si deve limitare ad interpretarla, ma bisogna trasformarla. In realt, non detto che la si trasformi; limportante che si riesca ad intervenire su di essa, pur se loperazione si concludesse con linsuccesso del tentativo di trasformazione. Inoltre, non si riproduce loggetto (il concreto) nel cammino del pensiero, come pensava Marx; limportante riuscire a costituire quel nucleo (di vertice) del soggetto agente (il gruppo sociale) uno dei soggetti agenti, quindi con un suo punto di vista in grado di delimitare strutturalmente il campo (costruito per solidificarsi il terreno sotto i piedi) su cui combattere il conflitto con gli altri soggetti agenti, dotati di altri punti di vista e selezionanti elementi diversi per la costruzione dei campi di lotta (anchessi quindi differenti fra loro). Certamente, per, il nucleo di cui si parlato non ancora sufficiente, pur se necessario. Non si forma alcun gruppo (sociale), in quanto soggetto agente, se non sussiste il nucleo (con intelligenza teorica, ecc.). Altro materiale deve tuttavia essere recuperato. Una delle condizioni rappresentata dalla presenza di quelle che vengono dette le masse. Esse sono insiemi, ammassi piuttosto caotici, di individui classificabili come appartenenti a gruppi sociali diversi. La formazione delle masse, sempre in movimento, avviene in contingenze particolari, in cui il disagio si scatena e propaga in una o pi formazioni particolari (in genere si tratta dei vari paesi). Per quanto il disagio possa diffondersi presso la maggioranza di una determinata popolazione, le cosiddette masse in movimento rappresentano sempre una minoranza, di solito pure esigua in rapporto al totale della popolazione in oggetto. In assenza di queste masse in movimento e del

disagio crescente di ulteriori vasti strati sociali i nuclei direttivi di cui si parlato non possono agire secondo il significato proprio del termine. Tuttavia, in senso lato, da considerarsi azione anche lanalisi indispensabile alla delimitazione e solidificazione (strutturale) del campo e allindividuazione delle potenziali forze in campo, cio degli strati sociali che dovrebbero essere pi acutamente investiti dal disagio in particolari congiunture, pur esse da analizzare e fissare nelle loro pi essenziali coordinate spaziali e temporali. Con una certa approssimazione, i nuclei (direttivi) sarebbero da paragonarsi alla ragione, mentre le masse, soprattutto in movimento, rappresenterebbero le varie passioni che la ragione dovrebbe incanalare verso uno o pi scopi ben determinati. In realt, il problema mi pare porsi in modo meno semplice e definito. Intanto, le cosiddette masse quelle in agitazione pi o meno scomposta; e con loro gli strati sociali investiti dal disagio in date congiunture si muovono per motivazioni che comportano stimoli molto immediati, rabbiosi, quasi istintivi, di solito non durevoli e sensibili allo sconforto, con abbandono del movimento, alle prime difficolt (magari provocate da qualche repressione convincente). Le passioni non hanno tale carattere di labilit e di rapido alternarsi di esaltazione furiosa e di cedimento della decisione ad agire. Inoltre, sono dotate di scopi solidamente prefissati e perseguiti, pur quando carente lanalisi razionale delle condizioni di possibilit di unazione condotta per realizzarli. Condizioni che sono per lappunto il campo in cui si combatte il conflitto, la mobilitazione di specifiche forze e la loro organizzazione e disposizione nel campo, lindividuazione di tappe intermedie implicanti un dato percorso temporale, durante il quale pu certo accadere che le passioni si acquietino e la ragione si senta appagata dal minimo raggiunto, magari perch si teme la sconfitta continuando il conflitto; oppure perch i nuclei direttivi vengono cooptati e risucchiati nel vecchio ordine, ritenendosi pienamente soddisfatti di tale risultato. Ecco allora il modo di porsi la costruzione del partito da parte del vecchio bolscevismo leninista. Certamente, la specifica organizzazione rispondeva ai criteri invalsi nellepoca in cui si pensava allo scontro tra borghesia e proletariato (classe operaia). Tuttavia, linsegnamento ha carattere pi generale. La sedicente avanguardia della classe (il partito appunto) era in fondo costituito dai nuclei direttivi (potenzialmente almeno) di cui ho discorso. Era evidente che i primi, poco numerosi, individui facenti parte di tali nuclei erano per formazione culturale, nella loro grande maggioranza, intellettuali formatisi allinterno delle classi dominanti (o degli strati sociali medioalti), erano cio quegli ideologi di cui parla Marx nel passo citato allinizio. Non erano dunque semplicemente portatori della necessaria ragione analitica, senza la quale con vi la costruzione del campo della lotta, ecc. ecc. come gi sopra chiarito. Erano appunto anche portatori di un punto di vista (detto allepoca di classe), di unideologia comportante il consolidarsi e rafforzarsi di una passione: sentirsi parte decisiva di un processo storico (di emancipazione dallo sfruttamento), in quanto compreso nel suo insieme. Caduta quella passione specifica, ovvio che altre dovranno prenderne il posto, poich senza di esse resta lanalisi, presunta oggettiva, delle coordinate strutturali della societ in cui dati nuclei (direttivi) si muovono. Tali nuclei sono per soltanto in formazione, con caratteri di forte labilit e di facile dispersione ad opera della forza dellabitudine connessa al predominio del vecchio ordine; anzi, spesso, sono assorbiti in questultimo e dai dominanti di quella particolare formazione sociale (paese). Dunque, non che i nuclei direttivi rappresentino la ragione (organizzatrice e orientante) mentre le masse, e i loro movimenti, sarebbero espressione delle passioni da organizzare e orientare. Queste ultime, invece, nascono e si sviluppano nei nuclei stessi accanto alla ragione e, di fatto, la coadiuvano. Ci che coinvolge le masse e le fa entrare in agitazione senza la quale, del resto, non si pu parlare in senso proprio di masse il disagio, pi o meno forte, pi o meno rabbioso e pi o meno simile ad ebollizione tumultuosa e caotica, nascente dal processo storico in certe congiunture. Dal semplice disagio delle masse, per quanto forte sia, non nasce la passione (o le passioni), non nasce lideologia che serve ad alimentare, e fornire impulso, alla ragione analitica;

pu invece risultarne uno scoordinamento, una disorganizzazione crescente, che blocca a lungo la possibile nascita dei nuclei direttivi. Nella concezione leninista del partito, tra i vertici (quelli giunti allintelligenza teorica, ecc.) e le masse (proletarie e contadine) doveva situarsi un anello di congiunzione, rappresentato da gruppi di proletari pi coscienti dei compiti (storici) della classe. Tale coscienza non era in definitiva nullaltro che lideologia della rivoluzione proletaria mondiale, dellemancipazione definitiva dallo sfruttamento con il passaggio, mai avvenuto, al socialismo e comunismo. Era una passione, certamente favorita dalla particolare congiuntura che, una volta superata, ha condotto alla conclusione disastrosa del processo presunto rivoluzionario ma nutrita soprattutto dai vertici, dai nuclei direttivi; una passione che alimentava la ragione analitica, mentre questultima dava veste di necessit storica allorganizzazione e orientamento del processo. Dalle masse, in movimento in quella determinata congiuntura storica, proveniva soltanto generica energia che andava ad alimentare i nuclei direttivi sovietici; processo poi sclerotizzatosi e condensatosi nella costituzione di un gruppo dirigente piuttosto chiuso in se stesso e poco permeabile. 5. In definitiva, per riassumere, loggetto reale, saldo nella sua indipendenza al di fuori della nostra coscienza, dovrebbe essere pensato (supposto, presunto, ecc.) quale fluido magmatico, in cui si scorge o si crede di scorgere qualche grumo (fatto) di condensazione. Allo scopo di agire, dati gruppi tentano di costituirsi in nuclei direttivi, in agenti soggettivi che orientano il processo oggettivo (del fluido). Il tentativo non pu esimersi dalla costruzione di un campo, strutturato e consolidato (e dunque stabile per dati periodi di tempo), con elementi (alcuni grumi) trascelti dallinsieme e messi tra loro in relazione secondo configurazioni specifiche, e sempre ipotetiche. Nel campo, i diversi agenti soggettivi, cio i vari nuclei direttivi, entrano in conflitto per la supremazia, tentando di orientare date masse quando per queste si costituiscono come tali entrando disordinatamente in movimento a causa di contingenze storiche di disagio sociale al fine di organizzare determinate forze da disporre in campo nel modo pi appropriato per vincere. Non esiste il semplice rapporto soggetto/oggetto, qualsiasi sia poi la teorizzata relazione tra i due e la primazia o delluno o dellaltro, con laffannosa ricerca di superare la dicotomia e di fondere i due elementi in una unit (magari definita dialettica, termine che spesso viene usato solo per confondere ulteriormente le idee e darsi la patina di profondo pensatore). In realt, vari sono i soggetti poich si tratta degli agenti che hanno poteri decisionali in un conflitto, cio dei nuclei direttivi (formati o in formazione), ognuno dei quali ha un punto di vista, opera un certo taglio della realt supposta, trasceglie elementi per costruire (strutturando) un campo di solidit su cui disporre le forze per lottare con gli altri. Pure gli oggetti sono dunque da declinarsi al plurale se ci si riferisce a detti campi; altrimenti ci si deve rapportare al qualcosa a noi esterno, la cui esistenza simpone attraverso il finale dopo periodi di tempo di lunghezza variabile a seconda dei settori di mondo (naturale, sociale, ecc.) in cui si agisce insuccesso dellazione dei soggetti. Questi ultimi, dunque, andranno dissolvendosi nella forma presa in date epoche storiche; altri e diversi si formeranno in epoche successive mediante le solite modalit (conflittuali) gi indicate per sommi capi. Prima della costituzione del campo e della disposizione e orientamento delle forze nel campo, i nuclei direttivi non sono tali in senso effettivo; sono solo tentativi di formazione degli stessi, unione di piccoli gruppi di individui uniti da una data direzione assegnata allanalisi del fluido e alluso di determinate categorie teoriche senza per pi la pretesa di poter giungere allintelligenza teorica del processo storico nel suo insieme in modo definitivo e certo, credenza da abbandonare perch conduce infine alla delusione paralizzante ogni volont di riprovare per orientarsi nel flusso solidificandolo, appunto tramite quelle categorie, in campi provvisori su cui confliggere. I nuclei, per formarsi, devono perci assumere un punto di vista nellelaborazione di una teoria adeguata alla conduzione del combattimento. La ragione analitica, secondo cui si viene costruendo la teoria e il campo da essa strutturato, deve trovare nel contempo impulso dalle passioni. Essa poi senzaltro le

orienta, le dirige ad uno scopo, non le lascia in balia del mare procelloso come nave senza nocchiero cos come accade invece al movimento delle masse, gonfio di disagio, rabbia, tendenza prevalentemente distruttiva (non indirizzata alla creazione del nuovo) e tuttavia le orienta, organizza e dirige dopo che esse hanno fornito limpulso alla formulazione teorica. Questultima, dunque, non mai mera intelligenza del processo storico nel suo insieme, una intelligenza asettica, oggettiva, spassionata. Essere lucidi nellanalisi non significa essere spassionati, bens contemperare limpulso con il suo imbragamento, che sempre ha da essere temporaneo ed aperto a periodici successivi impulsi (passionali). Ragione e passione, elaborazione teorica e tensione della volont e della decisione nellagire, analisi rattenuta, quasi a bocce ferme, e forte carica interiore che spinge alla realizzazione di un ideale, ecc. vanno insieme, si spronano a vicenda, senza che una preceda laltra quale sua premessa. E le ragioni e le passioni sono molte, si raggrumano nella formazione di pi agenti soggettivi (nuclei direttivi) che lottano fra loro; ognuno dessi ha un suo scopo da conseguire. Ogni scopo viene vestito di abiti ideologici, e ogni gruppo costituitosi in agente ha una sua pi o meno elaborata articolazione teorica con cui costruire i campi di battaglia e le forze in lotta da orientare per affermare la sua direzione di marcia, sintesi appunto di volont ideale e di analisi spassionata delle condizioni di possibilit per la vittoria del proprio campo. Dietro ci sono gli interessi, detti materiali, non me ne sono dimenticato. Tuttavia, questi sono semplice materia bruta; nessuno si costituisce in autentico agente soggettivo in quanto effettivo nucleo direttivo impastando soltanto questultima. Chi si limita a tale lavoro non ottiene nulla di stabile e vincente nel lungo periodo; costruisce sulla sabbia delleffimero o le sue calzature si appesantiscono nel fango impedendogli infine ogni movimento. Linteresse va forgiato con gli strumenti rappresentati dallanalisi del campo e dallo sprone ad uno scopo ideale; ed acquista efficacia forma produttiva di effetti duraturi quando tali strumenti entrano in simbiosi fra loro, interagendo virtuosamente nel perseguimento di prospettive realizzabili. Daltronde, quelle che indico come passioni forti cariche anche emotive indirizzate a finalit determinate non nascono per pura volont e decisione di singoli individui. Dobbiamo supporre che il fluido magmatico venga, in date fasi (storiche), attraversato da correnti incrociate che si vanno formando; esse si urtano fra loro, sollevando nello scontro una serie di increspature (onde) sulle pi alte delle quali i vari agenti tentano di salire, in conflitto fra loro, per acquisire la posizione suprema (il potere maggiore). Lo ripeto: gli agenti sono obbligati a stabilizzare il campo del loro conflitto. Teorie (intelligenza teorica) e ideologie sono strumenti di tale modalit stabilizzante dellazione; tanto pi dati gruppi sono stimolati a forgiarli e a utilizzarli (divenendo effettivi soggetti agenti, nuclei direttivi secondo quanto ormai si detto pi volte) quanto pi le correnti, formandosi, seguono precise direzioni incrociate di incanalamento dentro il fluido della realt e sollevano creste (onde) pi alte. La fase storica attuale, ad es., mi sembra di preparazione alla formazione delle correnti; gi esistono, ma spesso si confondono fra loro pi che urtarsi e incresparsi, per cui anche gli agenti sono ancora informi, i gruppi si fanno e disfano con facilit. Quelli che sembrano gi costituiti si muovono troppo scopertamente per i loro interessi materiali, privi di qualsiasi capacit di sollecitare passioni e di promuovere elaborazioni teoriche atte a solidificare e stabilizzare il campo del conflitto. Solo alcuni gruppi residuali mantengono simulacri di passioni e ragione analitica, di ideologie e formulazioni teoriche ormai cristallizzate, inerti, spesso anzi in putrefazione. E necessario dare per scontato che le modalit stesse secondo cui si costituiscono gli agenti (i nuclei direttivi) proprio in quanto essi tendono a stabilizzare ci che incessante movimento allo stato fluido comportano infine la cristallizzazione e la morte di passioni e ragione, di ideologie e teorie. Altra conclusione necessitata che non esistendo il soggetto in relazione ad un oggetto (comunque questa relazione venga pensata ed elucubrata), bens sussistendo il conflitto incrociato tra molti agenti in un fluido magmatico, a periodi ricorrenti attraversato da correnti incrociate

sempre gli agenti (i gruppi, i nuclei direttivi, ecc.) saranno alla fine delusi dalla realt che sono convinti di aver creato con la loro azione; da qui che poi nascono lagnose autocritiche, sensi di colpa, ecc. E allora possibile dire (imprecisamente ma significativamente) che la Storia si presa gioco della volont, delle decisioni, dei desideri, di chi aveva combattuto per affermare una certa direzione di sviluppo della societ. La delusione appartiene solo a coloro che ancora ragionano in termini di soggetto agente e di oggetto reale da trasformare (o conservare). Nulla di pi lontano da quanto si svolge nel conflitto tra pi agenti, che solo in esso e in mezzo ad un fluido in magmatico sobbollimento con periodiche onde in sollevazione pi o meno alta e impetuosa e in direzioni variabili agiscono; ma ognuno secondo determinate sue passioni e determinate sue comprensioni della realt. 6. Certuni per si lamenteranno: mancano i dominati, le masse oppresse, sfruttate, ecc. Tutti termini che vanno in certi casi utilizzati direi di impiegare sempre meno oggi, almeno nei nostri paesi a capitalismo detto avanzato, quelli di oppressi e sfruttati con la precisa consapevolezza che si tratta tuttavia della ben nota notte in cui tutte le vacche sono nere. La loro capacit orientativa scarsa; solo alcuni religiosi messianici possono sentirli come termini ancora significativi. In realt, certamente vi sono, nellambito delle diverse societ qualunque sia il criterio con cui delimitiamo le loro varie partizioni gruppi minoritari di individui che hanno maggiori poteri di decisione in merito a scelte di pi acuto impatto nelle societ in questione (e nelle loro partizioni). Tuttavia, per lunghi periodi storici e in date ampie partizioni della societ, la presenza di maggiori poteri decisionali provoca soltanto conflitti minori, sempre riassorbibili e mutabili a seconda di specifiche contingenze. In specifiche fasi o congiunture, e con particolare impatto in alcune partizioni (spaziali) della societ, si sollevano alte onde di conflitto che conducono a scontri acuti legati a sconnessioni e sconvolgimenti di speciale rilievo prodottisi in quelle partizioni. In tal caso appare pi netta la divisione tra minoranze decisionali e maggioranze prive di simili poteri. E in queste ultime che si vanno accumulando correnti di forte tensione nate dal disagio, malcontento, senso di impossibilit di continuare la vita secondo i moduli fino ad allora seguiti, ecc. Si formano cos le masse, perch solo in simili condizioni di movimento che si pu sensatamente utilizzare un termine simile, denotante tuttavia un ammasso informe di individui, un corpaccio collettivo acefalo, mosso da primitive e confuse passioni (dire aspirazioni mi sembra gi tanto, le aspirazioni sono in realt ingannevolmente attribuite alle masse da gruppi ristretti in agitazione al loro interno). Senza dubbio, solo in momenti simili che si vanno accumulando le energie necessarie a pi epocali cambiamenti sociali (dei generi pi svariati e cui non attribuire caratteri specifici fin dal primo momento). Tuttavia, si tratta di unenergia libera, sfrenata, priva di concentrazione sufficiente e di indirizzo significativo. E come lenergia che si scatena in un forte temporale; si dice che in un qualsiasi fenomeno atmosferico del genere (e nemmeno assai raro ed eccezionale) si libera unenergia paragonabile a quelle delle prime bombe atomiche. E energia che si sfoga nelle pi svariate direzioni: o non provoca nulla oppure danni considerevoli a cose, animali, persone, ecc. Per avere un senso costruttivo, lenergia deve essere incanalata; occorrono quindi condutture e larrivo a punti di sua presa. Per riferirmi solo a quella duso domestico, alla presa possono essere collegati strumenti vari: frigoriferi, televisori, aspirapolvere, computer e via dicendo. Lenergia in s conta poco, conta lo strumento (inventato e costruito da qualcuno) per raccoglierla e utilizzarla allo scopo di conseguire uno scopo preciso, quello per cui lo strumento stato ideato e creato. Lenergia, liberatasi nel movimento da cui si formano le masse, o si sfoga in senso distruttivo oppure viene utilizzata dai gruppi qui indicati quali nuclei direttivi, gli agenti soggettivi che si muovono con costruzione di campi, disposizione delle forze in campo, ecc. secondo quanto gi detto sopra. I nuclei direttivi non si formano per dallenergia scatenatasi nella formazione delle masse; questa mera immaginazione di intellettuali che conducono il movimento al disastro, o rozza ideologia imbastita da furfanti profittatori della situazione. I nuclei devono in qualche misura

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essersi gi formati (questa fu la positivit del partito bolscevico, anzi del suo gruppo dirigente); indubbiamente, per la loro formazione, necessario che si siano create nel flusso magmatico del qualcosa di reale a noi esterno correnti in incrocio ed urto , con incresparsi di onde di una certa altezza. Sono comunque i nuclei direttivi ad innestare nella presa di corrente la spina di particolari apparecchiature, di dati strumenti operativi, destinati ad usi specifici per conseguire finalit determinate. I gruppi costituenti detti nuclei, gli agenti soggettivi, gi lo sappiamo, utilizzano teorie e ideologie, ragione analitica e passioni, per indirizzare lenergia presa verso la realizzazione di quelle finalit. Manca tuttavia un anello: la corrente pu arrivare alla presa, cui si innester la spina della strumentazione, attraverso fili conduttori. E qui che nella concezione leninista del partito secondo cui lavanguardia nasceva comunque accanto alle masse proletarie, non certo spontaneamente da esse si era pensato al formarsi dei fili conduttori in quanto anello di congiunzione tra lenergia scatenata dal temporale di massa e la presa cui si doveva innestare lazione della suddetta avanguardia. Tale anello, come gi ebbi modo di dire in un vecchio articolo del 1970, era rappresentato dagli elementi pi coscienti del proletariato, identificato, lo ricordo sempre, con la classe operaia (nel senso stretto del termine, non il lavoratore collettivo cooperativo, coordinamento di mansioni direttive ed esecutive). Oggi, si dimostrato innanzitutto storicamente ma poi, almeno per quanto mi riguarda, anche come coscienza teorica del problema lessenziale (strutturale) non rivoluzionariet della, solo presunta, classe operaia; esistono gli operai, certo, non la classe cos come la intendeva Marx in base ad una precisa, e ben scientifica, analisi fondata sulla propriet (controllo) delle condizioni oggettive della produzione, sulla teoria del valore e plusvalore, ecc. Ecco perch chi oggi riduce Marx ad un filosofo (minore) non rivivifica lopera di quel pensatore, per la sua epoca rivoluzionario; semplicemente se ne serve per le sue fissazioni di intellettuale fuori della realt, unita allambizione di una carriera universitaria costruita civettando con la rivoluzione (in attesa di crescere, di et e di potere accademico, per accedere a ben altre cariche concesse agli ideologi dei dominanti, usando un linguaggio elementare). Con il fallimento della rivoluzione proletaria non della Rivoluzione dOttobre, che ha prodotto effetti rilevantissimi nel mondo, semplicemente non quelli voluti dagli agenti soggettivi, dai nuclei direttivi della presunta classe operaia il fluido magmatico del reale sembra oggi pi quieto ed uniforme, non attraversato da quelle correnti incrociate di cui ho parlato. Per questo, il blog C&S ha deciso di abbandonare le cariatidi, le ossificazioni, di un morto passato, assumendo posizioni del tutto provvisorie ma di una provvisoriet supposta piuttosto lunga in termini storici al fine di instaurare, ove possibile, un dialogo con altre forze che si riallacciano intanto alla difesa di prospettive riconducibili al mantenimento di una autonomia nazionale, cio relative a partizioni specifiche nellambito della societ mondiale. E stata presa, con la dovuta cautela, questa strada perch quella di una societ globale, basata sulla mera libert dei commerci, unita alla generica e informe multiculturalit (per questo la destra liberista si confonde con il falso progressismo buonista della sinistra), solo il passepartout della predominanza statunitense. Come intuizione, ma sempre da accettare con cautela, pensiamo che le nuove correnti incrociate, e in urto crescente nel fluido magmatico del reale, andranno prendendo forma in quel coacervo di strati e segmentazioni sociali, tuttora molto confuso e non troppo conosciuto, indicato con il termine di ceti medi, giustamente definito un concetto-ripostiglio. Non intendo dire di pi, altrimenti parlerei a ruota libera. Ho solo fatto qui un iniziale tentativo di liberare il campo dai cadaveri di morte concezioni, che non sono solo quelle di mia personale appartenenza (marxismo e comunismo), bens, e direi ancora peggiori, pure quelle degli ideologi dei dominanti ( pre e sub), dei decisori, ormai gruppi di zombi, purtroppo per tuttaltro che vicini a trovare i loro seppellitori. Sono questi a imperversare nel mondo, e lo faranno ancora a lungo, almeno secondo le possibili previsioni.

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