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Bertrand Louart

IL NEMICO L UOMO

Adattamento e digitalizzazione di Belva64

Introduzione
Occorrono pi che mai al giorno doggi, limpostazione e la qualit della ricerca teorica e pratica nel solo compito storico che attende adesso chi vuol vivere e non pu: La negazione radicale della societ capitalistica neomoderna, ultima formazione storica di una serie ingloriosa di societas scelerum. Se il compito pu sembrare troppo ambizioso o troppo universale, va pure tenuto in conto che quando un mondo si viene a trovare nel punto di disfacimento e di rovina quale quello che abbiamo dinanzi, il troppo sparisce da tutti gli altri luoghi e va a risiedere nel centro della decadenza che avanza. Indugiare su questioni di dettaglio e sul dettaglio del dettaglio stato un sano esercizio di ozio in altri tempi, e c da augurarsi che lo torni a diventare in futuro, ma per lintanto dobbiamo tristemente constatare che non ce ne pi il tempo e che la mutata oziosit, oramai solo pi un iperattivo blaterare inessenzialit, gioca eccome una parte importante nella partita dei conflitti, ma non dalla nostra parte. Il discorso sulla Scienza, nel corso di questo secolo, si man mano sempre meno preoccupato in maniera inversamente proporzionale ai viventi, della propria immagine, di macellare quello che sempre stato, pi discretamente, il discorso della Scienza, fino ad assumere le sembianze di un monologo nel deserto in cui era progredito. Chiunque abbia frequentato istituti distruzione cosiddetti superiori, - e oggi con laccumulazione coatta di massa, da quelle parti devono ormai passare quasi tutti sa bene quanto conoscenza e sofia siano termini antiquati per designare unancor pi antiquata condizione definibile e comprensibile solo attraverso i canoni della sua assenza. Fra la stanca noia di chi insegna non si sa bene perch, paga per il lesso a parte, e la noia irrequieta di chi apprende non si sa bene cosa, vi la distanza colmata dal flusso della scienza e della tecnica. Ma anche della loro storia, della loro geografia, della loro lingua e pi in generale di tutti i loro affari. Tutte cose che forse presentano un qualche loro interesse, ma che sembrano non indurre pi neanche quel surrogato chiamato genuino entusiasmo, nel venire percepite dai viventi come un solo monocorde ronzio che separa il primo neon di un asilo prefabbricato dallultimo in un Centro Tumori. La cosa pi seccante di per s, andata ultimamente aggravandosi con lintroduzione di un secondo ronzio, proveniente dalla Comunit scientifica attraverso i suoi agenti massmediatici, che recentemente si prodigata a spiegare con i crismi della modernit il perch e il per come del primo: si tratterebbe dellautonomizzazione della cultura oggettivata nelle cose prodotta dai saperi e dalle tecniche: a un bel momento gli uomini avrebbero perso il controllo delle loro macchine e dei loro strumenti che da mezzi si sarebbero transustanziati in fini. Non ci sono pi padroni e servi, datori di lavoro e salariati, oppressori e oppressi, bens un unico stato di dipendenti del macchinario prodotto certo dalla storia dellintelligenza di specie, ma che ora si emancipato, rendendo addirittura inadeguata la comprensione umana e costringendoci a ridefinire il nostro orizzonte di senso, segnato non pi dal 2

che cosa la tecnica pu fare per noi. Non a caso, poi, questi annunci vengono accompagnati dalluso ossessivo della particella pro-nominale ci, tanto cara a Heidegger e ai suoi pensierini sul Dasein, sul che cosa poteva esserci da fare con la tecnica nella Germania degli anni Trenta. La funzione, in seguito sempre pi importante di ci stata duplice. In primo luogo la falsa accomunazione dinteressi contrapposti fino al grottesco (ci dobbiamo preoccupare del livello del debito pubblico e se ce la faremo a entrare in Europa), sintetizzata nella maniera icastica di G. Agnelli, al termine di un buon periodo di profitti aziendali e prima di una neo recessione, con lannuncio: La festa finita, dobbiamo rimboccarci le maniche. In secondo, la propaganda sfacciata di tale falso, la sua "comunicazione" ossessiva sul modello pubblicitario di cui divenuta l'essenza nella seconda met del secolo, fino a farlo divenire a tal punto odioso da rendere altrettanto odiosa, per "attrazione", l'accomunazione in quanto tale. (I lavori di ristrutturazione e di riammodernamento dovevano partire dal Sacr-cur). Cosicch ci troviamo davanti ad un passo epocale e sorprendentemente irreversibile, ci sentiamo impotenti al cospetto della superiore potenza della tecnica, ci vediamo spaesati in un mondo che da Lei stato fatto sparire e, nonostante le tonnellate di ansiolitici, ci ritroviamo atterriti e angosciati all'idea di abituarci a tirare la carretta senza che vi sia pi un senso e una storia. Nelle parole dell'esistenzialista nazista questa condizione che dovrebbe bellamente accomunarci, nel tripudio del tous ensemble, ci viene rivelata senza troppe smancerie: Ci che veramente inquietante non che il mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica. Di gran lunga pi inquietante che l'uomo non affatto preparato a questo radicale mutamento del mondo. Di gran lunga pi inquietante che non siamo ancora capaci di raggiungere, attraverso un pensiero meditante, un confronto adeguato con ci che sta realmente emergendo nella nostra epoca. Com' noto, secondo Heidegger i significati del tempo usati nel pensiero comune e nella scienza (la databilit e la misura scientifica del tempo) sono quelli del tempo inautentico poich rimandano all'esistenza gettata fra le cose del mondo, che si preoccupa solo dell'attenzione per la vana riuscita nelle vicende riservate dal destino, cosicch l'esistenza autentica pu darsi solo nell'esistenza consapevolmente angosciata che vede l'insignificanza di tutti i progetti e gli scopi dell'uomo, perch tanto prima o poi "bisogna morire'. Tale insignificanza, rendendo ogni progetto equivalente e fungibile nel suo `grado zero'; a qualche significato dovr pur rimandare, se non altro per non fare del mondo un repartino, e in effetti Heidegger ce lo rivela: trattasi dell'essere-perla-morte. Il tempo autentico della vita deve avere il coraggio di guardare in faccia alla possibilit del proprio non-essere di sentire langoscia-per-la-morte e conseguentemente di accettare la propria finitezza e negativit. Com' purtroppo altrettanto noto, tutto il pensiero occidentale della seconda met del secolo ruota intorno a queste quattro balle tautologico - nichiliste, dilatate da una moltiplicazione di corollari e sottopunti portati da "originali" contributi fino alla degenerazione della sintesi nel pensiero unico neomoderno GUARDA-TACI-CREPA. Nell'invarianza vi per qualcosa di tragicamente nuovo. Il fine e il senso storico che Heidegger si proponeva con il suo esistenzialismo coraggioso, proiettato verso la morte e fondato sull'assenza di 3

fini e significati storici, salta agli occhi dello studente pi somaro: dare un fumo di credibilit alla guerra di riscatto della Germania rimasta indietro nelle posizioni del capitalismo mondiale, allorch gi allora si presentava incredibile il riuscire a mandare al macello milioni di persone in nome di "valori" da un pezzo caduti in disgrazia. (E la mostruosit dei campi di sterminio ha dovuto farsi cos mostruosa perch le conseguenze dell'ideologia dell'essere-perlamorte o erano radicali fino all'abnorme o avrebbero preso pernacchie.) Ora, l'ideologia del dominio, dopo aver provato a convincerci che non c' pi, essendo sparita con le altre nell'indimenticabile morte delle ideologie, concentra le sue davvero inesauribili risorse nel martellamento del suo ultimo battage: la tecnica, sorpresa sorpresa, si au-to-no-miz-za-ta, se n andata per i fatti suoi, la stanza del manovratore vuota e la macchina corre come impazzita a velocit sempre maggiore, senza che umano possa pi esercitare alcun controllo. I reclami non che siano proibiti, sono impossibili, perch alla guida non c' pi alcuna classe al potere, ma una cosa che ne ha preso il posto, non si spegne pi e non sopporta pi la pochezza umana che ne sa molto meno di Lei; ora si autoregola. Siamo nel tempo dell'automazione: aggiorniamoci e rassegniamoci. Non essendo uomini in carne ed ossa a riprodurre il rapporto di potere, ma apparecchi che sinfilano da s la propria spina nella propria presa, ci toccher per il Nuovo Tempo, rivedere criticamente i frettolosi giudizi sugli asini che volano, i cammelli e le crune degli aghi, fino a quelle astrazioni pi recenti che vorrebbero la terra girante intorno al sole contro ogni concreta evidenza. Anche il linguaggio non avendo pi alcunch da attrarre e recuperare dovr imparare a darsi un contegno da s. L'autonomia delle cose esige il proprio rinnovamento prima di tutto a parole. Non sar fra molto che il correttore ortografico dell'ultimissimo word n. sconsiglier, poich obsoleta, l'espressione rincoglionimento organizzato", per suggerire in sua vece una pi moderna mutazione antropologica". Una buona ragione che consiglia la pubblicazione del libro quella data dalla necessit di fronteggiare l'esasperato processo di banalizzazione della vita concreta ripartendo dal suo ovvio momento negativo. Piantare alcuni paletti di banalit incontrovertibili. Come nel gioco delle tre carte, cos nel neomoderno tutti conoscono lo stupido trucco, ma un dispositivo distupidimento riesce a far cortocircuitare il riconoscimento pi scontato. Che cosa successo a Hiroshima il 6/8/1945, quale significato ha avuto per la storia del potere e delle sue rincorse, quale senso ha avuto per la storia della nostra specie che da quel momento non poteva nemmeno pi pensarsi se non in obbligato antagonismo con la prima - per la prima volta in termini acrata, non per il gusto o per il giusto ma per giocoforza -, ebbene che cosa non si poteva pi far finta di non sapere dopo quel giorno, in realt non si sa e non se ne parla proprio, se non nei termini di un avvenimento, o come dicono i neomodernisti di un evento. Data fra le date, come l'assassinio di Kennedy e la finale di Champions League, sfiga fra le sfighe, quella volta toccato ai musi gialli, in altre ha detto male ai visi pallidi, in altre ancora ai pellerossa, per tacere dei negroni, spettacolo fra gli spettacoli "in esterni" come l'aereo a 4

reazione e l'uomo sulla luna. L'oblio generalizzato di un fatto del genere, delle sue implicazioni cos profonde e davvero irreversibili, a meno che non lo si voglia spiegare con l'inconscia rimozione collettiva degli eventi particolarmente dolorosi, cui non danno pi credito neanche parenti e fans di Jung, ha da comprendersi solo con la messa in opera di un dispositivo di ancora maggior potenza tecnica della bomba stessa. Ma che qualitativamente inferiore, regressivo o meglio regressista poich incorpora l'ideologia di un divenire minus che, come una Fenomenologia dello Spirito in rewind, ambisce a che il frutto si faccia pianta e poi seme. Ovviamente ci pu avvenire solo ad un livello di astrazione esasperata quale quello della binarizzazione dell'esperienza concreta che vada a lacerare prima ed erodere poi la definizione pi ridotta della vita che si riesca a immaginare. Il Capitale, la cosa personificata dalla cosificazione della persona deve alimentarsi, i vasi sono per forza comunicanti nonostante la chimera dell'autonomia, la tanto decantata comunicazione serve davvero a qualcosa, sicch la virtualizzazione o banalizzazione del vaso vivo risponde all'esigenza di dare un pieno astratto alla crisi di carenza del suo svuotamento concreto. Questo processo in atto da un bel po' di tempo e per ancora nessun miracolo tecnologico riuscito a far dimenticare la semplice, fin banale, categoria impiegata dall'intelligenza per illustrarlo: la composizione organica del capitale, con cui la teoria dell'accumulazione intendeva l'aumento della massa dei mezzi di produzione a paragone della massa della forza-lavoro che li anima. A questo punto simpone per un'avvertenza nel rapporto banalitbanalizzazione che s il rapporto fra quel che indispensabile e fluido e ci che complica attraverso la semplificazione forzata della complessit (ovvero il passaggio degli umani da uno stadio di banalit ad uno superiore), ma solo ed esclusivamente nella sua determinazione storica. Hiroshima stata il luogo di epilogo di una storia di accrescimento del dominio e della potenza tecnica che era necessaria per riprodurlo, oltre il quale il senso di quell'in-cremento svanito in quanto tale, con la raggiunta possibilit della Distruzione Totale del proprio mondo. Dopo non si poteva pi incrementare quel desiderio di controllo e di potenza di origine animale, e a cui l'originaria banalit dell'auto-conservazione aveva imposto un arresto definitivo. Dopo, per autoconservarsi, il dominio ha dovuto inaugurare l'epoca del de-, andando per in tal modo incontro, come evidenziano i recenti equilibrismi del Decostruzionismo nel cercare di dare un fondamento all'Amministrazione, ad una contraddizione insolubile con la propria natura. Dopo Hiroshima, la banalizzazione servita a puntare i fucili contro la banalit della fine di ogni incremento di potenza e contro le nuove banalit che, a un livello superiore, i viventi dovevano affrontare per organizzare l'esistenza in un quadro completamente immutato, dove dominio, potere e gerarchia che pure erano stati cos importanti nelle loro visioni del mondo e per cos tanto tempo, erano di fatto divenuti categorie inservibili, escrescenze insensate e nocive per la salvezza. Negli anni dell'ultima grande contestazione della societ, un luogo comune goscista, se non radical-chic, ripeteva fino allo stucchevole che anche fare la pasta era politico. 5

Il pensiero dialettico sa da sempre che nelle grandi sciocchezze la verit sta nella loro esagerazione. E non tanto per i neo-tumori che si vanno a deglutire con i pastoni a base di soia e mais transgenico contenuti ormai in tutti i cibi. Quanto piuttosto perch partire per un carrello dell'ipermercato o per un carromerci verso un Campo o per una campagna di Russia non presenta pi significative differenze psicotiche. La tariffa scontata unificata per tutte le fasce orarie e per tutto il territorio. La constatazione che il nemico l'uomo rimanda pertanto a una ben triste banalit, la vita degli uomini stritolata e soffocata dall'espansione dell'autocrazia economica arrivata a fare i conti con le "scorie umane" che non riesce a smaltire del tutto e che costituiscono una minaccia sempre incombente di inquinamento, quando non di catastrofe, per la sua organizzazione sociale. Questa espansione non pu fermarsi, nella natura del modo di riproduzione capitalista, tant' che nonostante le massicce dosi di ideologia propinate con lo Spettacolo e il Neo-moderno, la concretezza della contraddizione si fa sempre pi acutamente dolorosa: occorre togliere il respiro all'umano, ma a muovere le macchine asfissiatrici sono pur sempre gli asfissiati che poi quasi quel che si voleva dire centocinquant'anni addietro concludendo che lo sviluppo della grande industria produce innanzitutto i propri seppellitori. Daltra parte con Il nemico luomo si allude alla mediazione autoritaria che viene posta attraverso la banalizzazione insita ne "l'Uomo", quello delle grandi dichiarazioni e delle pi grandi mistificazioni, un tipo astratto fattosi ipostasi e non un uomo in carne ed ossa vivente. Ancor pi precisamente, nell'ideologia neomoderna, Dio che si fatto Cristo, senza pi Dio e senza pi Cristo, l'ultrametafasico portatore di un messianismo senza redenzione. Qui la banalizzazione al suo apice, la semplificazione non potrebbe essere pi contorta, dunque pi completa: per le dispute di Ario sulle diverse nature non salir al rogo pi nessuno. Perch ci stanno gi quasi tutti. Gli altri, i meneurs del gioco sociale, quelli che continuano a combinare la macchina con le "risorse umane, ci tengono molto a che l'ideologia dell'Uomo e dell'Apparato, in tutti i suoi fantasmagorici sviluppi tenga banco nella circolazione delle opinioni. E di sicuro non occorre un grande acume teorico per vedere che tra l'ineluttabile incombenza di un sistema di macchine cinico e fatale, e l'ingombrante presenza di macchine che incorporano la conoscenza capitalizzata a fini di potere da alcuni uomini per lo sfruttamento di altri uomini, tra questi due sguardi sulla faccenda, c' uno scarto che si chiama guerra civile. Il problema dell'abbattimento del capitalismo, sempre pi impellente a dispetto e a conferma dell'isteria con cui viene gridato che non esiste pi, non d'altronde disgiunto da quello della macchinosa eredit di disastri che lascia. Questo senz'altro il primo grande scoglio che la transizione rivoluzionaria dovr affrontare e se vero che la maggior parte dei problemi viene risolta strada abbattendo e non nella loro problematizzazione, se vero che la maggior parte dei problemi della societ mercantil-spettacolare sono falsi problemi posti solo per ostacolare il suo superamento, altres innegabile che l'errore nell'impostazione e nel metodo, in questa particolare materia, gi stato in passato e pu essere sempre fatale. Certo la macchina va distrutta alla 6

radice nella sua epistemologia tecnocratica ed in questo la tradizione luddista una strada gi tracciata davanti. Certo la tabula rasa degli strumenti forgiati negli ultimi due secoli pu andar bene solo per fantasie nevrotiche da iperalienazione. All'idiotismo rustico impossibile prima che sciocco pensare di tornare. Quel poco che per fin d'ora si pu dire che la negazione del delirio tecnologico dovr portare ad una sintesi superiore che sceveri quel che per l'immediato tempo a venire dev'essere conservato e quel che va definitivamente abbandonato, che sappia attraverso la ragione bonificare i guai combinati dal razionalismo e ancor pi in generale che sia in grado di rovesciare l'atteggiamento conoscitivo verso le persone e le cose esattamente di centottanta gradi, come ultimo omaggio alla memoria dell'era del calcolo. Il punto di partenza obbligato il deragliamento non di un ammasso di cavi e ferraglia, ma del rapporto di sfruttamento dell'uomo sull'uomo e sulla natura, che ha condotto alla degenerazione attuale della vita intubata nella visione delle sue ipostasi: l'Uomo e la Natura. Ovvero le sue negazioni materializzate in chimera. Ovvero quel che ha da essere negato. Secondo Fourier, che aveva appreso l'arte di un sano realismo negli anni in cui si dedic a fare il rappresentante di commercio, il lavoro socialmente ben ordinato avrebbe avuto per effetto che quattro lune avrebbero illuminato la notte terrestre, che il ghiaccio si sarebbe ritirato dai poli, che l'acqua del mare non avrebbe pi saputo di sale, e che gli animali feroci sarebbero entrati al servizio degli uomini. Il richiamo a un'opera che lungi dallo sfruttare la natura, in grado di sgravarla dalle creature che dormono latenti nel suo grembo, lungi dall'essere, come vuole critica borghese, una simpatica fantasticheria romantica; dava gi allora l'allarme su quale era la vera questione all'ordine del giorno per i viventi. Differirla tanto a lungo, come amaramente si pu constatare, ci ha portato all'illuminazione dei 40 satelliti di Tele+, all'effetto serra, alla desertificazione accelerata del pianeta e al tamagotchi. Forse stato all'inizio del secolo che vi sono state le ultime ingenuit sul che cosa avrebbe fatto l economia mercantile con la tecnica. Per esempio, Dolf Sternberger, a proposito dei mutamenti dei paesaggi nel secolo XIX aveva da osservare, ma gi dall'orlo del precipizio, che la natura, pur segnando il passo davanti alla civilizzazione tecnica, non era ancora precipitata in un abisso ignoto e informe, poich la caratteristica del paesaggio non rimasta la mera costruzione del singolo ponte o del tunnel, ma che il fiume o il monte si sono fatti da parte non come un vinto al cospetto del vincitore, ma come una potenza amica. Il treno di ferro che imbocca i cunicoli scavati nei monti, sembra tornare al suo luogo dorigine, l, dove riposa la materia di cui anch'esso fatto. Immagine che cerca faticosamente di resistere e di rappresentarsi qualcosa di diverso dallo sventramento delle valli e dai dissesti idrogeologici per consentire di arrivare in TA V un'ora prima per fare cose che risulta vergognoso fare un'ora dopo. D'altra parte quando Marx prefigurava con logica stringente che persino le differenze naturali di specie, come le differenze di razza etc. possono e debbono essere storicamente soppresse non vi era forse gi la lucida consapevolezza della necessit di un radicale rovesciamento di prospettiva, del pericolo a cui andava incontro la nostra specie, senza una 7

drastica resa dei conti, di lasciare quella "storica soppressione" appannaggio dei piani quinquennali di una Novartis e di una Monsanto? Queste banali considerazioni non hanno peraltro niente a che vedere con una nostra particolare inclinazione al catastrofismo, essendo al contrario la catastrofe insita da sempre nel concetto di Progresso e nell'avanzamento in concreto delle sue applicazioni tecniche. Noi ci "limitiamo" a trovare il mondo, che due secoli di dominazione capitalista ha preparato per il nostro tempo, disprezzabile da cima a fondo, con l'unica eccezione costituita da chi lo trova altrettanto disprezzabile e ha intenzione di vedere se vi qualche rimedio che possiamo escogitare insieme. Si tratta piuttosto dellaccertamento dello stato di fatto al quale ha condotto difilato lo "scontro sul cambiamento" cio l'impossibilit storica da parte del rapporto di potere, in conseguenza delle forze evocate e scatenate con il modo capitalista, di conservarsi nel vecchio senso della conservazione e di dover essere costretto a cambiare ininterrottamente l'unica cosa che sapeva e che poteva: il colore del cartellino rosso che lo mandava fuori dal Campo. Gli effetti speciali cromatici dello Spettacolo non potevano daltra parte reggere a lungo da soli la parte e cos negli ultimi anni stata aperta una fase che abbiamo chiamato Neomoderno, la quale, in forte continuit con la precedente se ne differenzia in un dettaglio: non ci sono pi neppure quelle due pietose immaginette, non c' pi niente. Questo non significa che gli spettacoli non ci siano e non proseguano a volume sempre pi alto nei loro cascami, ma che non pi decisiva la loro credibilit. Che gli spettatori dovranno imparare a tenere il capo verso il soffitto, e non verso lo schermo, e a trovarvi qualcosa che abbia senso, per la precisione la sua fine. Confidiamo di non offendere l'intelligenza di chi legge, permettendoci di sottolineare che l'impresa di gestire una simile organizzazione sociale pu riuscire solo in un modo. Con tanta, tanta, tanta Polizia. E non solo la "vecchia" Polizia delle armi e dell'ordine pubblico, che resta pure molto importante, ma anche con una nuova che vada ad attendere a quello che nel niente organizzato i viventi possono ancora fare: nascere, mangiare ed ammalarsi. Bombardamenti chirurgici, cibi transgenici e medicina biotecnologica. Come chiunque sa, le industrie militari, alimentari e mediche sono quelle che, alla radice, provano e stritolano la nostra sottospecie di sopravvivenza, ma sono pure quelle dove nel contempo si concentra quasi per la totalit la cosiddetta ricerca e la ancor pi cosiffatta sperimentazione di tecnologia avanzata. Come dire che il discorso della tecnologia il discorso delle tecniche di polizia e comunque, se residualmente vi sono ancora altre tecniche, esse indietreggiano. Il caso di quel bimbo torinese fatto partorire dopo appena sei mesi di gravidanza dalla madre caduta in coma irreversibile, con il dispiegamento delle apparecchiature pi all'avanguardia e delle disumanit pi all'avanscena che lucidavano le loro vetrine, illustra fino in fondo tutti i prodigi dell'intubamento ab origine. Ma anche i discorsi sull'illustrazione non scherzano. Ma anche quel grandioso luminare del primario di Neo-Natologia, quel cardinale, quel giornale sembravano proprio convinti nelle loro interviste e nelle loro previsioni (le speranze di "vita" che da veri intenditori della medesima concedevano al 8

piccolo sventurato) di commentare, chi con competenza, chi con lo stupore del profano, un'opera del Beato Angelico. L'etimologia vuole andare all'individuazione del vero significato della parola. Almeno, per cos dire etimologicamente, perch ogni dizionario spiega che questa un'illusoria considerazione dell'etimologia, mentre invece il vero significato dovrebbe considerare una ricostruzione a ritroso della storia della parola fino alla forma pi antica e documentata. Insomma, vero e storia sarebbero alternativi, ancorch resti incontestato che "tymon, neutro sostantivato dell'aggettivo tymos, volesse dire vero. Cos, sapevamo che nella lingua di Platone la parola "tecnica" derivava da hxis nou" che significava padronanza della mente. Nella nostra neo-lingua, ci aggiorna il medico neo-natologo, dovremo sapere che invece vuol dire spadroneggiare con la demenza, cos come dovremo sapere che il discorso che viene fatto su di essa, la tecnologia, un labirinto unicursale da un'incubatrice all'altra attraverso degli incubi che si chiamano in splendida armonia tautologica: meraviglie tecnologiche. Quanto a noialtri, di fronte a questa gimkana a-storica da un nuovo dover sapere ad un altro per competere alla palma del criminale o del cretino pi riaggiornato, preferiamo, se ri- si deve proprio, rivalutare i fasti della Santa Ignoranza. Per giunta, se non c' forse pi bisogno della vecchia presa di coscienza, capace di segnalare l'irrazionalit dell'oppressione, di sicuro nell'immediato tempo a venire avremo problemi a sufficienza con l'oppressione dell'irrazionalit che divenuto il terreno delle operazioni di offensive, di resistenze e di controffensive di cui abbiamo una sola certezza storica, per tutta a nostro favore: che saranno diverse da quelle precedenti ma saranno anche le stesse. In tale ambito, per converso, l'ignoranza del pi piccolo particolare costerebbe certo pi cara della sua conoscenza pi approfondita.

Primo capitolo

IL NEMICO L'UOMO
TUTTO NON ALLA FINE CHE ORDINE E ARMONIA
La degradazione delle condizioni di vita viene ormai risentita nella sua unit ed universalit come la pi grande minaccia che pesa attualmente sulla sopravvivenza dell'umanit. Questa minaccia costituisce anche la smentita pi categorica della vitalit di un sistema che pretendeva, attraverso la libert del commercio ed il progresso scientifico e tecnico, di assicurare l'esistenza di tutti. Pertanto, davanti ai progressi sempre pi evidenti del disastro, tutti i poteri stabiliti hanno risentito in questi ultimi anni l'urgenza di istituire un largo "consenso". Il grande show eco-mediatico del "Vertice della Terra" a Rio de Janeiro nel giugno del 1992 non aveva altro obiettivo che illustrare di fronte al mondo intero come nessuno pi indicato dei dirigenti e delle istituzioni attuali per porre un termine alle nocivit1 che la loro incoscienza e i loro interessi dalla vista corta avevano generato. Che era gi come ammettere implicitamente la loro responsabilit in questa situazione. Altri, non meno avidi di "consenso", desiderarono tener conto pi rigorosamente delle contingenze e cancellare dalla confessione di questa responsabilit ogni possibilit di inferirne una qualsiasi colpevolezza (solita solfa). I firmatari dell"Appello di Heidelberg" 2 credettero necessario ricordare a tutti i capi di Stato e di governo in quel momento riuniti che la scienza, la tecnologia e l'industria che costituiscono la base dello sviluppo economico e sociale i cui benefici, come ognuno pu constatare ogni giorno, sono universalmente spartiti, non sono in definitiva, nella misura in cui sono gestiti in maniera adeguata, in alcun modo responsabili del disastro. Questo testo, commissionato dalle generose industrie chimiche e farmaceutiche3, ci dice insomma che tutte le istituzioni di cui i firmatari fanno parte o sono i rappresentanti (oltre agli scienziati, stato firmato anche da uomini politici, scrittori, artisti e alcuni preti) sono, se non perfette, perlomeno fuori discussione e che non la contestazione di queste istituzioni, strumenti indispensabili, che porr rimedio ai problemi, ma proprio al contrario, il rafforzamento considerevole dei loro mezzi. Di conseguenza, se le nocivit che colpiscono il mondo creato dall'uomo non trovano la loro origine nei difetti degli strumenti o delle istituzioni che si costruito per trasformarlo fino a questo punto, del tutto evidente che provengono dall'uomo stesso. In effetti, proprio l'uomo che troppo sensibile agli argomenti pseudo-scientifici, che incapace di basare il proprio giudizio su criteri scientifici, che fonda le sue decisioni su dati falsi o inappropriati 10

e che infine si comporta in base a pregiudizi e a ideologie irrazionali. Gli uomini devono ammettere che in un mondo che non pu riformarsi se non rafforzandosi, [...] la causa delle loro sofferenze dentro di loro, come una tara che li rende incapaci alla felicit 4. Fortunatamente la Scienza, come un nume tutelare, l che veglia con la sua Chiesa, composta di scienziati il cui sguardo obiettivo e indipendente sa gi distinguere e sapr ben presto estirpare i germi di irrazionalit nell'animo umano... Pierre-Gilles de Gennes, premio Nobel della fisica nel 1991 e firmatario dell"Appello di Heidelberg", conferma5: Nella nostra epoca c' davvero bisogno di una educazione scientifica di base per tutti i bambini, poich saranno chiamati a prendere decisioni sulla societ cos gravi che, se le prendono con gli attuali criteri dell'opinione, si va al disastro. Bisogna, in effetti, aver davvero la testa piena di pregiudizi e di una ideologia irrazionale per non vedere che il pianeta attualmente minacciato dall'incoscienza delle generazioni future, e che solo una educazione scientifica di base, dispensata dalla generazione dei de Gennes, lei che pienamente cosciente delle sue responsabilit come provano le eccellenti condizioni di vita che ha realizzato, permetter di inculcare in loro il rispetto per l'inestimabile eredit dei suoi predecessori. Ben pi che le sorprendenti conclusioni enunciate sopra, piuttosto il positivismo e il tono tranchant di certezza che emana dall"Appello di Heidelberg" ad aver scandalizzato in seguito i media: che brutto modo di dire quelle cose! I firmatari dell'appello sono stati vittime del loro stesso zelo nell'esporre troppo chiaramente quali erano gli interessi che volevano difendere, ossia quelli dei loro datori di lavoro, nel travestire troppo grossolanamente i loro nemici reali Mica cos che si fabbrica del "consenso"! Sono molti i commentatori che non si sono sbagliati nel vedere che questo appello non era diretto essenzialmente contro gli ecologisti propriamente detti - che non rimettono per nulla in discussione il progresso scientifico, tecnico, industriale ed economico e aspirano al contrario a divenirne i cogestori illuminati - ma piuttosto che, attraverso quegli ecologisti, era diretto contro l'opposizione alle nocivit e contro la diffidenza verso la scienza e l'industria, che ogni giorno sempre di pi si radica presso le popolazioni. Non stato dunque tanto il merito di quest'appello ad aver indignato i media quanto la sua forma brutale e maldestra che mostrava un po' troppo chiaramente chi difendeva cosa dietro la buffonata del "Vertice della Terra". Perch quanto al merito, senza arrivare a divinizzare la scienza, tutto quel mondo (industriali, scienziati, giornalisti, ecologisti, uomini di Stato) decisamente d'accordo nel dire che effettivamente il nemico l'uomo. Secondo costoro, sono le sue colpevoli passioni che, responsabili dei disordini attuali, lo rendono incapace alla felicit che pure la nostra societ e le sue meravigliose istituzioni non cessano di promettergli. Tutto sarebbe ordine ed armonia, se non ci fosse ancora e sempre l'uomo. L'industria e l'economia, aiutate dalla scienza e dalla tecnica, hanno fatto del loro meglio per soddisfare 11

i capricci stravaganti dei consumatori. Sono loro che, usando ed abusando in modo "irrazionale" di queste istituzioni, hanno messo il pianeta in questo stato. E adesso, ecco che non vogliono pi i rifiuti che hanno prodotto! Questo audace rovesciamento della realt non semplicemente un pezzo di ideologia che partecipa alla giustificazione ed all'apologia dei poteri costituiti. Il fatto di considerare che nell'uomo che si trovano tutti i peccati, i vizi e i pregiudizi irrazionali che vengono a corrompere il bell'ordinamento della sua societ non certo nuovo. Quel che nuovo, la potenza materiale di cui dispongono le istituzioni esistenti per realizzare le loro ambizioni: queste mobilitano ora la totalit dell'attivit sociale su tutto il pianeta (il mercato ha imposto a livello mondiale i rapporti mercantili tra gli uomini), tutto ci che gli individui fanno determinato, e partecipa che lo vogliano o no, ad accrescere la potenza e gli effetti delle istituzioni esistenti. La questione che alla fine pone l'esistenza delle nocivit in una tale situazione di sapere quali tra gli uomini o tra le loro istituzioni e strumenti debbano essere di nuovo trasformati e quali debbano raggiungere una perfezione tale da non poter pi nell'avvenire riformarsi se non rafforzandosi; in breve si tratta ancora e sempre dell'eterna "questione sul cambiamento" che si pone di nuovo nel momento in cui coloro che credevano di averla liquidata ci pensavano di meno. L'organizzazione sociale attuale ritiene di avere sufficientemente provato attraverso i suoi risultati, che trova molto buoni, la sua vitalit e la sua quasi-perfezione, le manca semplicemente qualche mezzo supplementare per venire a capo di alcuni "fastidi residuali" la cui responsabilit incombe sulle debolezze umane. Si tratta precisamente, guarda che bella combinazione, di rafforzare le eccellenti strutture attuali, di approfondirne le fondamenta, di estenderne gli effetti. Tutti i pericoli denunciati dai media consentono cos di giustificare la nostra organizzazione sociale, di renderla necessaria. La perfezione di questo mondo dimostrata dagli stessi disordini che sembravano dovergli essere imputati 6 lAppello di Heidelberg non dice nulla di diverso. Non resta che esaminare dove tutto ci ci conduce...

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L'APOLOGIA DELLA TECNICA


Molto evidentemente - li si sar riconosciuti - quando gli scienziati parlano di uomini, parlano di s, e di quel che sono diventati per raggiungere quella famosa oggettivit scientifica disincarnata che considera la soggettivit umana come un ostacolo per l'acquisizione di conoscenze. Ma la soggettivit che hanno in questo modo ricacciato non manca di rispuntare inopinatamente da altre parti: quando parlano di uomini, di come sono, secondo loro, gli uomini, non fanno che proiettare la propria "parte cattiva" rifiutata; quando parlano degli uomini come vorrebbero che fossero, vi proiettano la loro pretesa "parte buona" totalmente illusoria. E in ci si vede che per costoro la diversit delle sensibilit, le differenze tra individui, la variet delle opinioni, non sono una ricchezza, ma piuttosto un flagello che necessario combattere perch fonte di conflitti, di controversie, di rimessa in discussione; per farla breve, una fonte di errori, di attriti, un ostacolo al buon funzionamento di quello che concepiscono come una macchina sociale. Si pu avere l'illustrazione di questi concetti nella rivista "Science et Vie" che riunisce visibilmente i pi puri rappresentanti di questo spirito scientifico ottuso che considera la tecnica come il non plus ultra dei rapporti umani. Nel numero di settembre del 1992 di questa rivista si pu leggere un articolo intitolato "Colpa della Scienza?" dove un firmatario dell"Appello di Heidelberg" espone le ragioni della sua adesione a quel testo. J. C. Pecker, astrofisico, professore al Collge de France, riconosce ingenuamente, in quel testo, di aver vanamente tentato di far di un'erba un fascio dei diversi attacchi concomitanti lanciati contro la Scienza da i fanatici del paranormale, le sette sbocciate dalla New Age, e i sinceri ecologisti fra cui vi sono molti scienziati ben consapevoli della complessit dei problemi sul tappeto, dopodich dice la sua sui vari problemi menzionati nel contesto dell"Appello di Heidelberg". Dalla messa a punto della bomba atomica nel 1945, prima incoraggiata, ma poi, una volta che l'avevano costruita, combattuta dagli scienziati che avevano partecipato al "Progetto Manhattan", si sa che costoro non sono molto portati per le questioni di ordine politico. In seguito, con la decomposizione dell'universit, le cose non hanno fatto che peggiorare. In effetti, raramente si sar potuto vedere un essere che si pretende fornito di ragione aver cos poca comprensione del mondo in cui vive. Raramente si sar potuto vedere un uomo dedicato alla conoscenza essere cos ignorante delle relazioni viventi tra le cose di cui parla. Ma in fondo, questo J. C. Pecker ben un "uomo di scienza", e allora ascoltiamolo attentamente, poich il puro prodotto della sua epoca. Se viene costretto a constatare che nel corso di questo secolo si verificata una trasformazione fondamentale, ossia che la Scienza, poco tempo fa, per il grande pubblico fu l'annuncio dell'et dell'oro. Essa divenuta portatrice di apocalisse, unicamente per spaventarsi della reazione del pubblico (guru, New Age e oroscopi) di fronte ad una simile evoluzione, piuttosto che della direzione che prende la sua propria attivit. In effetti, la Scienza ha tradito le speranze che gli uomini avevano riposto in lei, e questo scienziato non vuole 13

capire n il come n il perch. Costui non vede, negli attacchi di cui fatta oggetto la Scienza, che la manifestazione dell'irrazionalit fondamentale dell'uomo, troppo incline ad ascoltare la propria soggettivit piuttosto che la propria ragione. Non arriva a considerare questa famosa soggettivit umana anch'essa come un fatto oggettivo e, nelle sue differenti, manifestazioni, come espressione di fatti oggettivi. Per lui la soggettivit umana non ha ragione d'essere, un semplice difetto, un errore - senza causa n origine - nella natura umana. Ma questo errore, questo difetto inesplicabile gli serve per spiegare tutti gli errori e tutti i difetti degli uomini e del loro mondo. Sicch dal loro fallimento, giunge alla conclusione che sono gli uomini ad aver tradito la Scienza e le istituzioni che l'hanno messa in opera e non il contrario. In questo egli non fa che applicare il metodo scientifico, il quale definisce la propria oggettivit contro la soggettivit umana: l'osservatore o lo sperimentatore scientifico deve restare esterno ai processi che studia, non deve intervenire personalmente nel loro svolgimento, n fare intervenire il proprio giudizio personale nella loro interpretazione; la conoscenza scientifica si definisce dunque come qualcosa che indipendente dagli interessi umani dai quali fa letteralmente astrazione. I. Prigogine e I. Stengers nella conclusione del loro lavoro La Nouvelle Alliance (Gallimard, 1979) non temono d'altra parte di dichiarare: In questo modo la scienza si afferma oggi come scienza umana, una scienza fatta da uomini per gli uomini. ... la metamorfosi concettuale della scienza con le sue implicazioni, il tentativo di parlare del mondo [...] senza mettere al centro del loro sistema il soggetto umano definito dalle sue categorie intellettuali, senza sottomettere i loro propositi al criterio di cosa possa pensare, legittimamente, un tale soggetto. Questa scienza fatta da uomini per gli uomini che tuttavia non sottomette i propri discorsi a quel che pu pensare legittimamente un tale soggetto proprio la versione modernizzata della scienza del dominio che si mette adesso all'ascolto poetico (sic) degli interessi umani... per emanciparsene ancora maggiormente: non potendo pi tenere un atteggiamento sprezzante, essa deve adesso stare tra gli uomini, da nemica. Gli scienziati sono davvero incapaci di comprendere come l'attivit umana trasformi il mondo, visto che per loro la Storia il luogo dove si scatena tutta l'irrazionalit dell'uomo. A maggior ragione, quelli che hanno pi interiorizzato il metodo scientifico ricacciando totalmente ogni soggettivit, sono incapaci di comprendere in cosa la Scienza, la loro attivit, aumentando considerevolmente i mezzi e la potenza di tutte le attivit umane, abbia contribuito notevolmente a trasformare il mondo e a farne quello che attualmente, e come tutto quello che il metodo scientifico si permesso di disprezzare in teoria sia a sua volta disprezzato in pratica dalle applicazioni della Scienza con una forza demoltiplicata dalla potenza che stata impiegata per metterle in opera. Ma il signor Pecker conclude: Siamo seri! Se ci sono delle soluzioni, si trovano in un attacco razionale al problema. Controllo della demografia, prima di tutto. 14

Ma anche soluzioni tecniche ai problemi dell'inquinamento.... Tutto chiaro: l'uomo che di troppo e le macchine che non sono abbastanza. Pertanto, la miseria generale e le immense distruzioni che si vedono ai giorni nostri, non sono stati la Scienza n i "veri scienziati" ad aver contribuito a perpetrarli: ... la catastrofe di Chernobyl legata ad una mancanza di competenza e di senso di responsabilit dei tecnici locali: mette in evidenza la stupidit delle persone che credono di sapere ma che non sanno veramente!. Un altro, certamente pi competente visto che si tratta di B. Goldschmidt uno dei "padri" del programma nucleare francese 7 conferma: Chernobyl? Uno straordinario ed eccezionale incidente. Non si mai al riparo dalla stupidit umana. Viene detta cos l'ultima parola: quando va tutto bene, grazie alla Scienza che, come un nume tutelare, ha istruito gli uomini, e quando dice male, per colpa degli uomini che hanno voluto fare di testa loro, quegli imbecilli! E in effetti, ora pi nessuno al riparo dalla stupidit dei nuclearisti come il signor Goldschmidt. "Errare umano" dice il proverbio; "per eliminare l'errore, basta quindi eliminare l'uomo" conclude la Scienza. Ma attenzione, ci mette in guardia Pecker, mica che non importi quali uomini: Gli struzzi [coloro i quali osano dubitare della Scienza] cominciano cercando dei responsabili, mai se stessi, certo: ma gli studiosi, la scienza, i tecnocrati, i politici.... Quanto non abbiamo dato retta ai nostri lucidi scienziati, ai nostri tecnocrati disinteressati e ai nostri onesti uomini politici che ci mettevano continuamente in guardia contro gli innumerevoli rischi che facevamo correre alla biosfera con la nostra incoscienza! Ma noi, cittadini e consumatori irresponsabili, abbiamo voluto fare di testa nostra e abbiamo costretto tutte queste brave persone che volevano il nostro bene a costruire centrali nucleari, industrie chimiche e tutte quelle cose inquinanti e pericolose. Ecco un saggio della "lucidit" e dello "sguardo razionale" d Jean Claude Pecker, gli stessi probabilmente che lui e quelli che hanno firmato l'Appello di Heidelberg desiderano veder diffondersi in tutta l'umanit affinch i suoi problemi possano essere risolti... Se ne converr, il compito di questi scienziati non semplice, il signor Goldschmidt lo testimonia: La radioattivit per l'energia atomica quello che la gravit per l'aviazione. Non so se l'uomo potr mai abituarsi alla radioattivit come si abituato alla gravit (sic). Si ha un bello spiegare, non si riesce a rassicurare. Eh s, come convincere l'uomo, questo essere profondamente egoista, che lui non niente e che le centrali nucleari, le macchine sono tutto, che la sottomissione incondizionata alle "necessit tecniche" della produzione di merci il solo modo per raggiungere la vera felicit? Perci, davanti alle difficolt crescenti che incontra questo mettersi al passo, conclude, un po' inquieto: Il timore del moderno pu vincere. L'obbiettivo della Scienza in effetti di elaborare delle soluzioni tecniche per eliminare tutti i fattori "irrazionali e imbarazzanti" legati alle incertezze 15

dell'esistenza, e si sa con quali mezzi il capitalismo da due secoli ha potuto prodigarsi meglio di chiunque altro per realizzare quella che appare adesso come un'UtopiaA: le famose "leggi del mercato" hanno ovunque rotto i legami di dipendenza personale che costituivano il tessuto delle diverse comunit, ma emancipando cos gli individui dalle relazioni tradizionali, spesso opprimenti e limitate, non hanno fatto altro che sottometterli alla potenza sociale diventata autonoma, indipendente da ogni controllo pubblico - l'Economia mercantile poich la sua molla (il denaro) si trova in mani private. Questi rapporti sociali fanno dell'esistenza umana una merce (lavoro salariato) e implicano la distruzione di tutte le vecchie forme in cui questa esistenza aveva ancora tutto il suo valore d'uso, non essendo ancora stata ridotta a volgare mezzo, ad una risorsa da sfruttare, essendo ancora un fine in s. La contropartita di questa reificazione, della riduzione dell'uomo a una semplice cosa, che nella societ il comportamento degli individui diventa sempre pi oggetto di una gestione puramente tecnica: poco importa quale sia la sua personalit, quali siano i suoi gusti o attitudini, quello di cui ha bisogno, quello che prova o desidera l'individuo dal momento che la sua forza-lavoro pu essere impiegata l dove necessaria alla produzione. sulla base di questa manipolazione puramente tecnica dell'uomo che la societ industriale ha potuto conseguire dei cos grandi risultati, anch'essi puramente tecnici (aumento della produzione, molteplici invenzioni e scoperte etc.). ai primi successi di questo metodo che si deve anche la degradazione senza precedenti della condizione della classe operaia nel XIX secolo. E alla sua applicazione su grande scala che si deve altres la barbarie senza precedenti delle due guerre mondiali. Ed ai suoi sviluppi pi moderni che si deve infine la degradazione senza precedenti delle condizioni di vita in questa fine del XX secolo.

Secondo A. Lalande (Vocabolario della filosofia), l'Utopia l dovnon si tenuto conto n di fatti reali, n della natura dell'uomo, n delle condizioni di vita. Si tratta proprio della societ attuale.

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LA DISTRUZIONE DELLA RAGIONE


Dopo la fine della seconda guerra mondiale, una nuova "scienza" spicc il volo, si trattava della cibernetica, inventata da Norbert Wiener nel 1942. Dopo trent'anni di guerre e di barbarie, la guerra fredda ostruisce l'orizzonte e le armi atomiche promettono nuovi olocausti ben pi micidiali dei campi di sterminio nazisti o dei bombardamenti di intere citt da parte degli alleati. Wiener porr all'attenzione il ruolo della "comunicazione" come mezzo per lottare contro le gerarchie e le organizzazioni rigide, per ristabilire i legami tra i cittadini e per porre grazie ad essa un termine all'entropia, ai disordini generati da questi anni di barbarie. Questa nuova utopia sociale, come anticip il padre della cibernetica, avr due tratti distintivi: da una parte sar un'organizzazione sociale interamente imperniata attorno alla circolazione dell'informazione, d'altra parte le macchine, in particolare le macchine per comunicare, vi giocheranno un ruolo decisivo8. Per Wiener, dopo anni di conflitti in cui non era stata possibile alcuna discussione tra gli uomini, si trattava di ricostruire i canali attraverso i quali potesse rinascere questa discussione, ma facendo in modo che questa non potesse di nuovo sboccare in conflitti e in disordini che mettessero in pericolo la societ. Occorreva dunque instaurare una mediazione tra gli interlocutori, mediazione che, per impedire i conflitti, non potesse schierarsi da una parte n essere interessata; in breve, una mediazione che sia oggettiva ed indipendente dagli interessi umani, vale a dire una mediazione tecnica. L'idea centrale di Wiener che la minaccia di distruzione del legame sociale non pu essere eliminata dagli uomini perch sono proprio loro e le loro organizzazioni rigide e gerarchiche ad essere responsabili di questa distruzione. Pertanto, l dove gli uomini sono impotenti a dirimere il conflitto, le macchine i computer e gli altri sistemi di regolazione automatica devono dar loro il cambio, ristabilire e gestire la comunicazione all'interno della societ al fine di evitare nuovi disordini e nuovi conflitti. Certo Wiener, sorta di "anarchico razionale" abbastanza originale, in lotta contro il capitalismo, il comunismo, la Chiesa e l'Esercito 9, era pieno di buone intenzioni e desiderava prima di tutto salvaguardare una pace cos duramente acquisita e cos precaria. Ma le strade dell'Inferno sono lastricate di buone intenzioni, ed egli fu in definitiva il principale fondatore di quella "ideologia della comunicazione" di cui la nascente societ dello spettacolo aveva bisogno. In effetti, ben lontano dal lottare contro le cause reali degli anni di barbarie da cui la civilt era appena uscita, che trovavano la loro radice nella riduzione dell'uomo ad un oggetto o ad una forza manipolabile tecnicamente dalle istituzioni, Wiener e la sua "ideologia della comunicazione" arrivano al contrario a rafforzarli, a dar loro una forma ancora pi impersonale, ancora meno identificabile non vi sar mai pi posto per un capo conosciuto n per un'ideologia chiara10. La cibernetica non altro che l'apologia della tecnica. Non solo consacra la superiorit della macchina sull'uomo, ma in pi, considerando l'uomo come un semplice emettitore e ricevitore di informazioni, 17

fornisce "democraticamente" a ognuno i mezzi per ridursi da s all'oggetto tecnicamente manipolatile dalle sue macchine. Se essa tende effettivamente in certe circostanze a lottare contro le vecchie forme di organizzazione rigidamente gerarchiche, non per emancipare gli uomini dall'autorit, ma al contrario per mettere ogni individuo in fase diretta con il potere che concepisce, distribuisce ed organizza la rete dalle "macchine per comunicare". E ancora ultimamente, il nuovo governo americano si faceva promotore di una rivoluzione nel modo di comunicare proprio nello spirito dell'inventore della cibernetica, volendo creare una vasta rete di "autostrade di dati" sulla scala dell'intero paese11. Questa apologia della tecnica e la prodigiosa svalorizzazione delluomo che essa implica raggiunsero quasi immediatamente le vette che le spettavano presso i discepoli della cibernetica. Lo stesso anno in cui G. Orwell scriveva 1984, Padre Dominique Dubarle dichiarava 12": Possiamo sognare un tempo in cui la macchina per governare arriverebbe a porre un rimedio - in bene o in male, chi lo sa? - all'insufficienza oggi palese delle persone e degli apparati abituali della politica. Negli anni `70, il prof. Forrester, inventore delle memorie dei computer e matre penser informatico del Club di Roma, dichiar che ormai i sistemi sociali erano troppo complessi per essere diretti da uomini e che la mente umana, capace solo (sic) di argomentare, di discutere e di fare approssimazioni, era ormai inadatta all'interpretazione dei fenomeni sociali13. Poi, malgrado i folgoranti progressi dell'informatica, si stati giocoforza costretti a riconoscere che nessun computer, neppure se programmato da "intelligenza artificiale", ancora in grado di fare le misere piccole cose di cui "soltanto" capace il cervello umano. Nondimeno, sulla base delle idee dei nostri cibernetica, il computer ha trovato la sua utilit: serve da garanzia scientifica agli argomenti di ogni sorta di esperti e specialisti allo scopo, azzittendo ogni discussione, di fare ingoiare ancor pi facilmente le loro approssimazioni. Certo, n Padre Dubarle n il prof. Forrester ignorano che le loro macchine per governare dovranno essere programmate e che le decisioni dei loro computer rifletteranno le idee politiche dei loro programmatori. Ma per costoro il problema non quello. La loro idea che, proprio come la traiettoria degli atomi in un gas, il movimento degli individui nella societ e le evoluzioni della societ sono retti da leggi scientifiche, in base alle quali, una volta che siano esattamente conosciute, basterebbe istruire dei computer affinch questi, grazie alla loro potenza di calcolo ben superiore, come si sa, a quella della mente umana, e grazie a quella specie di onniscienza conferita loro dalla vasta rete di telecomunicazioni, siano in grado di governare razionalmente la societ. Padre Dubarle riconosce per che alcuni fattori sarebbero suscettibili di rendere forse radicalmente infruttuosa la manipolazione meccanica delle situazioni umane, poich occorrerebbe, affinch la sua macchina per governare potesse adeguatamente riuscire in questo gioco che il governo di uno Stato, una sufficiente incoscienza della massa dei compagni di squadra, destinata ad essere sfruttata dai giocatori esperti, i quali possono del resto organizzare un dispositivo di paralisi della coscienza delle masse; oppure una 18

sufficiente buona volont per rimettersi ad alcuni meneurs de jeu, arbitrariamente privilegiati, con l'obbiettivo della stabilit della partita. Cos, questa famosa soluzione tecnica non farebbe in fin dei conti che riprodurre la divisione del mondo esistente nel 1948 tra ideologia totalitaria e democrazia rappresentativa! Sembra che la tecnica dominasse la politica gi da molto tempo!!! Se certamente l'idea della macchina per governare abbastanza ridicola e non fa che riflettere l'incoscienza dei suoi promotori e la loro crassa ignoranza della vita, resta il fatto che, nella misura in cui effettivamente tutti i rapporti sociali diversi da quelli mercantili sono spariti, sono essenzialmente le "necessit tecniche" legate alla produzione, l'acquisizione e il consumo di merci che determinano la traiettoria degli individui atomizzati, sicch alla fine sono proprio le macchine che governano la societ; sono le cose che dominano gli uomini. Questa apologia della tecnica dunque in perfetto accordo tanto con le ideologie totalitarie che con l'ideologia liberale; quest'ultima sembra anche darle tutta la sua efficacia: ognuno libero di usare ed abusare della propria propriet privata, dal che ne consegue che tutti i rapporti sociali si riducono a delle operazioni tecniche (scambi mercantili), anche la "mano invisibile" del mercato pu venire assistita dall'intelligenza artificiale dei computer programmati per la gestione dei rapporti sociali reificati senza per questo attentare alla "libert di circolazione delle merci e degli uomini." Tutti gli interessi che sono alla base della societ mercantil-spettacolare convergono verso una gestione puramente tecnica degli esseri e delle cose. Il principale lavoro di tutte le istituzioni fino ai nostri giorni stato quello di ridurre ogni attivit vivente, la cui natura di essere capricciosa e imprevedibile dal momento che il prodotto di lotte e animata da contraddizioni, a dei ritmi meccanici, le cui principali caratteristiche sono di essere regolari, ripetitivi e prevedibili in quanto risultanti da rapporti di forza determinati una volta per tutte in modo da stabilire leggi immutabili e rassicuranti. La tecnica, come concepita attualmente, non ha altra funzione che eliminare ovunque la soggettivit, cio l'affermazione autonoma del soggetto vivente e umano, dell'individuo, piegandola al profitto dell'oggettivit, cio della sottomissione incondizionata a ci che esiste, all'ordine stabilito, alle potenze e necessit che lo dirigono. Essendo fondate sulla diffidenza verso l'uomo, le istituzioni non possono, per definizione, considerarsi le responsabili dei loro fallimenti e dei mali che generano. Al contrario, esse sono naturalmente portate a trovarvi i motivi per rafforzare il postulato su cui si fondano: l'uomo che ha abusato B dei suoi strumenti, nell'uomo che si trovano le perversioni. Quindi solo con l'aiuto delle istituzioni o di macchine nuove e pi perfezionate che si potr dunque venir a capo di queste perversioni, cio disciplinare i diversi aspetti dell'attivit vivente riducendola a degli stereotipi, dei ruoli pi o meno vari, ma in ogni
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La Riforma nata dalla corruzione della Chiesa. La corruzione della Chiesa non nulla di fortuito, non un semplice abuso di potenza e di autorit. Parlare di abuso un modo molto comune di designare una corruzione; significa presupporre che il sostrato buono, la cosa in s perfetta, ma che le passioni, gli interessi soggettivi e soprattutto la volont accidentale degli uomini hanno ridotto questa bella cosa ad un mezzo e che basta dunque bandire queste contingenze. In questo sistema, la cosa in s viene fatta salva ed il male considerato come a lei esterno. Quando si abusato di una cosa in modo fortuito, non che nel dettaglio: ma tutt'altra cosa che un male importante e generale in una cosa cos importante e generale come una Chiesa (Hegel, Filosofia della Storia).

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caso chiaramente identificabili dagli esperti e facilmente manipolabili dai tecnici e dai burocrati - che parlano allora di "integrazione" e di "inserimento". Quel Pecker provveder una volta di pi all'illustrazione delle sue concezioni. Alla fine della sua perorazione, egli riassume in un paragrafo la sua concezione dell'Uomo e della Scienza. E edificante: Che noi abbiamo credenze contraddittorie, egoismi locali, non dovrebbe, in questa Babele della civilt, impedire la lucidit. La paura, almeno, potrebbe unire gli uomini (sic). Il metodo scientifico, uno sguardo razionale sui problemi che ci troviamo di fronte, costituiscono il solo metodo unificatore possibile, il solo che possa evitare i conflitti, le sette, gli egoismi, i nazionalismi, i fanatismi. Si noter la precisione del vocabolario che sostiene la coerenza del ragionamento: le opinioni e le idee degli uomini sono niente di pi che credenze, l'affermazione dei loro gusti, dei loro desideri o dei loro interessi sono niente di pi che egoismi; con simili premesse ogni discussione, ogni opposizione di interessi o di idee, ogni conflitto possono essere identificati automaticamente nel loro contrario, come fossero il prodotto di sette e di fanatismi. Allora effettivamente, in un tale contesto, l'unica politica possibile consiste nel mantenere la gente nella paura (G. Orwell, 1984) affinch, grazie al regno della Scienza, tutto alla fine non sia altro che ordine e armonia... L'eliminazione quasi completa di ogni genere di conflitto nella societ, la sparizione quasi totale di ogni possibilit di scontro degli uomini con la realt concreta costituiscono in effetti il principale successo riportato dalla Scienza. Ma non proprio questo stesso risultato all'origine degli egoismi, dei fanatismi e di tutte le forme di intolleranza, visto che gli individui non hanno pi la possibilit di formare i propri gusti, le proprie idee, la propria personalit se non attraverso le mediazioni imposte da un'attivit sociale fuori dal loro controllo, visto che gli uomini non hanno pi alcun rapporto vivo fra di loro e con il loro mondo, visto che essi stessi e il loro mondo si impoveriscono e appassiscono di giorno in giorno con la generalizzazione delle separazioni implicata dalla soppressione di ogni conflitto e di ogni scontro reale nella societ attraverso "il solo metodo unificatore possibile"? Dal momento che le condizioni sociali dell'esistenza degli individui sono fuori discussione perch, quali che siano le conclusioni a cui costoro possono pervenire, la trasformazione di queste condizioni resta comunque fuori dalla loro portata ognuno viene indotto a trovare, per le umiliazioni e miserie che subisce quotidianamente da parte di una societ che si sviluppa fuori da ogni controllo, delle giustificazioni e delle cause tanto pi illusorie e fallaci per la ragione che questa societ ha appunto bisogno, affinch continuino a coesistere nel suo seno interessi sempre pi contraddittori senza per questo entrare in conflitto, di dissimular loro la sua realt, la sua vera natura dietro lo spettacolo di quello che vorrebbe essere.

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Perci, da una parte, il disprezzo che questa societ nutre verso gli individui sempre pi chiaramente manifestato a costoro con lo sviluppo della potenza dell'Economia e dello Stato e dall'accrescimento delle loro esigenze dementi, mentre da un'altra parte, imperativo per la sopravvivenza di una simile societ che questo disprezzo sempre pi evidente non pervenga chiaramente alla coscienza degli individui affinch questi non siano tentati di porvi radicalmente termine. Per questo, necessario ad ogni costo disappassionare i contrasti, evitare i conflitti e tutti gli scontri in cui le persone potrebbero riscoprire la propria potenza individuale e collettiva di giudizio e di azione, riprendere fiducia in se stessi attraverso la discussione e la messa in comune delle proprie forze. qui che la tecnica - che non che l'applicazione delle scoperte scientifiche interviene come mediazione, come mezzo per isolare gli individui gli uni dagli altri, come mezzo per dividerli orientando la loro fiducia verso degli oggetti, delle macchine ben regolate piuttosto che verso gli altri individui i cui caratteri vari e mutevoli sono fonte di incertezze e in ultimo oggetti da cui diffidare. Ovunque disprezzato e isolato da tutti, ognuno non pu che ripiegarsi su se stesso, trincerarsi dietro alle differenti forme offerte dallo spettacolo di questo pregiudizio chi tiene in s un tale uso della tecnica: il pericolo da coloro che sono diversi; il nemico, l'uomo. Da qui, si sviluppano il razzismo e l'intolleranza, e l'incapacit di fronteggiare la realt sociale (creata mantenuta e utilizzata da questa stessa societ) cagiona la perdita del giudizio, della logica e spinge del tutto naturalmente verso delle credenze irrazionali. Detto altrimenti, le applicazioni della Scienza hanno ai giorni nostri come diretta conseguenza la distruzione della ragione in tutta la societ. Certi scienziati14 si rendono perfettamente conto di questa evoluzione: Ci allontaniamo sempre pi velocemente dall'ideale di un "buon senso" e di una razionalit, che portino a tutti padronanza del reale, felicit e saggezza. Ma non per deplorarla: davanti alle scelte e alle incertezze economiche e sociali di un mondo in piena mutazione scientifica e tecnica, chi non "evaso" per qualche istante dalla modernit? Come dolce far finta di credere alle predizioni del proprio oroscopo.... Perch se questi signori hanno perso la Ragione, resta loro ancora la Fede, e daranno la caccia agli eretici fino all'Inferno se necessario...

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CRITICA DELLA TECNICA


Viviamo in un'epoca in cui ogni progresso tecnico comporta inevitabilmente una regressione umana: mai gli uomini hanno disposto di mezzi cos potenti per dominare la propria esistenza e le proprie condizioni, e tuttavia, nella misura in cui questi mezzi crescono in potenza, l'arbitrio si manifesta nella vita degli individui con sempre pi forza ed estensione attraverso la distruzione di tutte le condizioni che permettevano un'esistenza libera e indipendente. Ben lontano dall'aiutare l'uomo a trasformare la propria condizione, la tecnica si trasformata in mezzo di avvilimento generalizzato: gli individui rispettano di pi le cose e ci che esse rappresentano come loro "necessit tecniche" di quanto rispettino se stessi con i propri desideri e passioni. Alla fine, il progresso tecnico non nulla se non sostenuto e diretto dal progresso nella coscienza della libert (Hegel). Il metodo scientifico sperimentale, il solo che possa evitare i conflitti, ha dunque portato la prova che l'assenza di conflitti non pericolosa, fatale: la sparizione di tutti gli scontri nella natura o nella societ implica una separazione totale tra gli elementi che grazie ai loro rapporti conflittuali costituivano l'unit organica della vita. Implica dunque inevitabilmente la morte, perch la vita non si sviluppa seguendo leggi fisse e determinate: essa animata dalle contraddizioni; il suo motore il conflitto, la lotta tra principi opposti. Il capitalismo, con l'aiuto del metodo scientifico, riuscito ad eliminare i conflitti in tutti gli aspetti della vita umana per mezzo della generalizzazione delle mediazioni tecniche: gli individui sono liberi di realizzare la propria soggettivit ma unicamente attraverso la produzione o il consumo di merci, perch ogni altro modo di soddisfare i desideri, implicando necessariamente un conflitto con la natura o gli altri uomini, fa entrare in scena il negativo che interviene a contrastare, intralciare e alla fine impedire questa realizzazione. Ma le conseguenze di questo successo fanno apparire, in ultimo, questo risultato come se fosse il peggior scacco che gli uomini abbiano subito nella realizzazione della propria soggettivit: in assenza di contraddizione la sensibilit si arrugginisce, i desideri vengono svuotati del loro contenuto, la loro realizzazione si riduce a una semplice apparenza che tappezza la superficie di cose insignificanti ed effimere, la vita abbandona la cerchia delle creatura e il mondo, malato a causa della separazione e dellinvecchiamento prematuro, si imbruttisce e si decompone a una velocit ancora maggiore. Questa "vittoria" mostra dunque attraverso i suoi aspetti negativi (le nocivit) quali sono i limiti al di l dei quali l'eliminazione dei conflitti ed il loro rimpiazzo con delle operazioni tecniche, ben lungi dall'apportare pi sicurezza e benessere, si rovesciano nel loro contrario e non provocano ormai che rovina e desolazione. 22

Che cosa adesso sembra utile da stabilire da dove derivi la contraddizione in base a cui, per la prima volta nella storia dell'umanit, tutti gli strumenti della sua emancipazione sono infine riuniti e il loro impiego conduca all'esatto contrario del perch sono stati cos assiduamente ricercati e utilizzati. Quel che comporta a questo punto, non la tecnica particolare che serve a (ri)produrre una data situazione e le sue contraddizioni, ma piuttosto proprio la situazione, le contraddizioni a partire dalle quali un tale impiego della tecnica si imposto storicamente al punto da divenire universale nella nostra epoca. Per l'uomo appena uscito dall'animalit della preistoria, il timore dei conflitti trova la sua origine nella scarsit dei beni indispensabili alla propria sussistenza che presenta, ad ogni alea e ad ogni incertezza, il rischio di conseguenze dolorose, se non mortali. Sicch, per l'uomo, ancor pi che le bestie feroci o le condizioni naturali, il peggior nemico l'uomo: lo straniero, lo sconosciuto, l'altro si presenta a lui in primo luogo come un avversario nella lotta per la sopravvivenza, capace, per garantire la propria sussistenza, di appropriarsi a suo scapito dei beni gli sono necessari. Questa mancanza di fiducia dell'uomo in se stesso, ovvero tanto il dubbio sulle proprie capacit personali di impadronirsi e di impossessarsi della propria esistenza attraverso i conflitti, quanto la sfiducia verso i propri simili C, la separazione che sta all'origine di tutte le altre separazioni. Ed lo sviluppo della contraddizione che rappresenta questa separazione all'interno dell'uomo stesso a determinare tutta la storia fino ai giorni nostri. In effetti, se i beni sono rari, vuol dire che non sono ancora prodotti socialmente, dall'attuale cooperazione e coordinazione su grande scala delle attivit umane; attivit che necessitano di quella fiducia reciproca a cui si arriva attraverso l'antagonismo ragionato degli interessi individuali. In altre parole, per far fronte immediatamente alle condizioni primitive, per sopravvivere giorno per giorno, gli individui sono portati alla diffidenza, se non addirittura all'ostilit reciproca, mentre invece la realizzazione del fine che hanno in comune e che all'occorrenza perseguono separatamente, necessiterebbe al contrario di fiducia e di cooperazione. Di conseguenza, fintantoch la padronanza sociale dei mezzi e delle condizioni necessari alla produzione della loro vita non copra la totalit degli aspetti della loro esistenza, ossia fino a quando sussista un aspetto non domato a partire
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Il denaro l'espressione concreta di questa sfiducia, e l'operazione tecnica dello scambio mercantile ci che permette di sormontarla, di fondare un'economia nel contempo su di essa e malgrado essa. Qualsiasi moneta ha valore solo perch un insieme di individui gliene d uno: solo attraverso la mediazione tecnica, il simbolo astratto della moneta, ogni individuo d fiducia a tutti gli altri per dare al suo lavoro un valore, un'utilit sociale, poich ritiene di non poter dare direttamente fiducia agli altri per ricevere spontaneamente, in cambio della sua attivit, i beni di cui ha bisogno (secondo il modo del potlatch, per esempio). Sono anche famose le tendenze bellicose degli uomini. Tuttavia questo non viene ad invalidare la tesi perch in guerra il compito chi assale di sottomettere a s l'avversario, di imbavagliare posizione. La guerra un modo per tagliare il nodo gordiano, delle relazioni politiche e sociali allorquando siano cos aggrovigliate da venirne paralizzate. una soluzione tecnica a problemi considerati sotto un punto di vista essenzialmente tecnico: il modo per sormontare le contraddizioni che altrimenti risultano insolubili allinterno del quadro definito dalle istituzioni stabilite. Non solo la guerra uno dei principali motori dell'innovazione tecnologica, ma ogni periodo di grandi scontri bellici vede generalmente la creazioni di nuove istituzioni sempre pi potenti ed estese... che a loro volta generano delle contraddizioni ancora pi profonde e universali.

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dal quale le conseguenze delle loro attivit possono sfuggire di mano, rivoltarsi contro di loro e rimettere cos in questione la totalit dell'esistenza, gli uomini cercheranno di disciplinare ogni attivit vivente, di eliminare le contraddizioni, di abbattere tutte le resistenze e le opposizioni provenienti dalla natura e dagli uomini a causa dei rischi che l'esito incerto di questi conflitti facevano sulla loro sopravvivenza15. Questo all'origine dello sviluppo delle tecniche, il che vuol dire che sui privilegiati quei rapporti con la natura (tecnologia) e con gli uomini (istituzioni) i cui effetti, fissati una volta per tutte da un rapporto di forza determinato, sono prevedibili mediante delle leggi e non lasciati ai rischi delle lotte. Per impedire un conflitto, basta mantenere separate le parti suscettibili a scontrarsi. Creare separazioni, imporre mediazioni, fossilizzare i rapporti di forze, questo , sempre e ovunque, il prodotto delle operazioni della tecnica. La specializzazione del potere probabilmente la pi antica istituzione, ovvero la prima tecnica utilizzata su grande scala nei rapporti sociali. Infatti, che cosa vi di meglio dell'autorit per far tacere antagonismi e impedire i conflitti? Poich detiene la forza, essa impone la sua legge e pone fine a tutte le lotte. Le istituzioni, che siano morali, religiose giuridiche o politiche, non sono dunque delle semplici sovrastrutture ideologiche (Marx). Sono certo il prodotto dei rapporti di forza esistenti nella societ, ma la loro funzione appunto di evitare che le forze in opposizione entrino in conflitto aperto e finiscano cos col paralizzare ogni attivit sociale. Contenendo gli antagonismi, sormontando le contraddizioni con l'aiuto di operazioni tecniche; in breve costituendo una mediazione tra gli opposti interessi, possono recuperare l'attivit degli individui e farla servire a scopi pi generali. Mantenendo in questo modo la fluidit dei rapporti sociali, riescono a fondare una societ, a realizzare l'unione degli individui attorno ad un interesse generale, con l'aiuto di ci che dovrebbe al contrario dividerli: i loro interessi dalla vista corta. In quanto mediazioni, le istituzioni modificano prima di tutto la percezione dei rapporti di forza nella societ, e da questo fatto traggono una effettiva potenza che riposa sulla forza dell'illusione. L'istituzione di un potere separato era dunque stata fondata per proteggere l'attivit sociale dalla paralisi che sarebbe stata inevitabilmente provocata dalle manifestazioni disordinate ed arbitrarie della soggettivit degli individui che componevano la societ. Arrivata adesso in questo modo al culmine della sua potenza - nessun "fattore soggettivo" pu ormai, alla base come al vertice, ostacolare il suo cammino - l'arbitrio, il disordine e la paralisi provengono dalle stesse istituzioni che dovevano proteggerla da ci. Non sono pi le capricciose passioni umane che minacciano l'attivit sociale, ma proprio al contrario l'attivit sociale emancipata da ogni controllo che stritola ogni individuo. L'arbitrio della potenza sociale che si propaga fuori da ogni controllo, funesta ogni giorno attraverso gli incidenti stradali, le radiazioni di origine nucleare, l'inquinamento di origine industriale dell'aria, dell'acqua e degli alimenti etc. La "crisi", il disordine, l'instabilit delle condizioni dei (soprav)viventi sono la conseguenza diretta della competizione a cui si dedicano le diverse lobby che si dividono l'esistenza degli individui, e all'interno di queste lobby i diversi capitali 24

che si dividono i mercati corrispondenti. I pretesi "bisogni" dei consumatori o utenti, ridefiniti dopo ogni bilancio contabile, giustificano ogni sorta di pianificazioni e di distruzioni, uno sconvolgimento completo e costante bench ogni volta proclamato come definitivo e sufficiente, ma in ogni caso irreversibile dellesistenza degli individui. L"interesse generale" non fatto ormai che di una infinit di mali particolari, la "stabilit delle istituzioni" economiche e sociali si realizza nella precariet e nel timore permanente del declassamento. La modernizzazione sfrenata, il rinnovamento tecnologico incessante nella nostra epoca segnano l ultimo stadio dello sviluppo della societ di classi, dell'organizzazione sociale fondata sulla neutralizzazione dei conflitti e l'eliminazione di ogni discussione tra gli interessi in contraddizione che sono allorigine dell'attivit sociale. il punto in cui questa societ, al fine di garantire la propria sopravvivenza a dispetto di tutti, tenta di emancipare la tecnica dall'uomo, visto che lui e lui solo - a causa della sua eccessiva sensibilit e della sua irriducibile soggettivit, ovvero nient'altro che debolezze e limiti estranei alle macchine - ad essere il vero ostacolo al buon funzionamento del macchinario industriale, che persegue come solo obbiettivo l'accrescimento indefinito della propria potenza fuori da ogni necessit socialmente definita, cio fuori da ogni razionalit. Non c' quindi a rigore pi alcuna soluzione ai problemi della societ all'interno del quadro delle sue istituzioni, poich sono loro in quanto tali, la tecnica che rappresentano, il tipo di rapporto sociale che implicano ad essere principalmente all'origine di questi problemi. Perseverare nel quadro che propongono non pu che aggravare la situazione, e tutte le buone intenzioni del riformismo sono automaticamente destinate a rovesciarsi nel loro contrario. Soltanto una rimessa in discussione radicale dellordine stabilito, il rovesciamento dei rapporti sociali che implica, vale a dire l'abolizione di tutte le separazioni, le mediazioni, le rappresentazioni e in definitiva le tecniche che, con le costrizioni che impongono agli individui, non permettono pi loro di controllare direttamente l'attivit sociale n quindi la loro esistenza personale, potr superare definitivamente queste contraddizioni. A partire dal momento in cui la totalit dell'esistenza umana diventa l'oggetto dell'attivit sociale, lo sviluppo della tecnica e delle istituzioni, fino ad allora condizione effettiva per il progresso della civilt attraverso la circoscrizione dell'attivit vivente disordinata, si rovescia nel suo contrario: tentare di ridurre la diversit delle manifestazioni del vivente per limitare i suoi "effetti indesiderabili", mentre le basi della sua riproduzione allargata sono alla fine teoricamente e praticamente stabilite e che quindi il suo sviluppo e la sua espansione sono ora totalmente controllabili nei loro effetti e nelle loro conseguenze tanto sociali che ecologiche, equivale in conclusione a combattere e a distruggere la totalit dell'attivit vivente. In altre parole, nel momento in cui questo dominio abbraccia la totalit di questa attivit, arriva di fatto a paralizzarla completamente, e ci che fino ad allora serviva a preservare la vita diventa il principale mezzo per diffondere universalmente la morte, proprio mentre gli uomini possiedono adesso i mezzi 25

per dirigere, per organizzare la totalit dell'attivit del vivente di modo che le conseguenze di tale attivit non arrivino pi ad opporsi alla possibilit e alle condizioni della sua stessa esistenza. Le diverse nocivit che minacciano oggi universalmente la presenza della vita sulla Terra non trovano altra origine se non nel fatto che ogni possibilit e ogni condizione per una vita libera si sono infine riunite e che solo la necessit di conflitti, di lotte, di discussioni e della contraddizione degli interessi che questa libert implica viene ancora respinta perch prima la situazione era rovesciata: finch la totalit delle possibilit e delle condizioni di vita non erano il prodotto dell'attivit sociale, tutti i conflitti costituivano una minaccia per l'esistenza umana le cui basi erano ancora tanto precarie. La critica della tecnica in senso lato, in quanto rapporto sociale il cui scopo di eliminare ovunque i conflitti, dunque all'ordine del giorno. La tecnica, lo si scopre adesso, diventata un modo per mantenere separato quello che pure deve restare insieme, di fare in modo che coesistano nella societ degli interessi sempre pi in opposizione senza che per questo si scontrino. Oltre che il dominio della tecnologia propriamente detto, questo riguarda anche tutto ci che serve alla societ da utensile per produrre se stessa, ossia le varie istituzioni politiche, economiche e sociali. Questo discorso conduce direttamente a ridefinire il contenuto della politica, riprendendo questo termine nel suo senso quasi originale. La politica, come si ricorda, nata nelle citt della Grecia antica, dalla necessit di mantenere insieme ci che pure sembrava dover restare separato, cio di costruire una citt malgrado le opposizioni di interessi tra gli individui e le lotte tra le classi. In breve, la politica era l'arte di utilizzare la soggettivit umana, le passioni e gli interessi necessariamente in opposizione delle persone, per edificare una comunit. La tecnica e la politica sono cos due mezzi complementari di acquisizione e di esercizio di un potere sulla natura e sull'uomo. La prima ha lo scopo di sottomettere a s le cose o gli esseri, di farne degli oggetti passivi, trasformandoli essenzialmente con la costrizione. La seconda, considerando il loro carattere di soggetto dotato di attivit propria, ha lo scopo di ottenere la cooperazione delle cose o degli esseri per un obiettivo comune, tentando di stabilire un equilibrio tra i differenti interessi in opposizione all'interno di una situazione data. La prima cerca di istituire un rapporto di forza determinato. La seconda cerca di utilizzare i rapporti di forza esistenti. Ma nei due casi, necessario comprendere i rapporti di forza esistenti per poterli trasformare, il che implica una conoscenza chiara e precisa della logica dei conflitti, detta anche della dialettica. Se la tecnica e la politica hanno avuto finora l'obiettivo di eliminare i conflitti creando delle mediazioni, delle macchine e delle istituzioni, nondimeno la conseguenza logica della loro applicazione , per reazione, la scoperta e l'apprendistato della logica dei conflitti. Ma coloro che mettono in opera le mediazioni non sono gli stessi che fanno l'apprendistato della dialettica: i primi cercano di preservare la loro esistenza dai conflitti per non dover in questi rischiare la vita; i secondi sono spinti, talvolta loro malgrado, a rischiare la 26

propria esistenza nei conflitti per poter preservare la vita. Gli uni vogliono preservare la forma e le sue apparenze con l'aiuto di mediazioni tecniche sempre pi perfezionate, gli altri sono costretti a preservare il contenuto, la cosa in quanto tale, ed in questo modo a rimettere in discussione il "progresso" che viene loro imposto. Invece di fossilizzare i rapporti di forza, la dialettica dovrebbe permettere di conservare il loro carattere fluido organizzando questa fluidit, creando degli equilibri dinamici. La logica dei conflitti dovrebbe permettere di fondare la tecnica e la politica sull'utilizzo dei conflitti e non gi sulla loro repressione. Non si tratta di una nuova disciplina scientifica, ma piuttosto di qualcosa che va al di l della scienza, dove la conoscenza e le sue applicazioni, la teoria e la pratica, non sono pi separate perch non sono pi il fatto privato di un pugno di specialisti incontrollabili, ma sono diventati veramente il prodotto sociale dell'insieme di individui organizzati la cui principale preoccupazione dirigere l'impiego, l'effetto e le conseguenze della messa in opera delle proprie forze per garantire la loro esistenza, per essere "signori e padroni" della propria vita ed in questo modo vivere liberi. L'uomo sar allora davvero un animale politico (lo "zoon politikon" degli antichi greci), un essere la cui principale attivit di organizzare le cose e gli esseri, di creare degli insiemi costituiti di legami organici (e non pi meramente meccanici); in breve di creare ovunque la possibilit e le condizioni dello sbocciare di tutte le attivit viventi che sono l'essenza della vita. Ho voluto mettere qui in evidenza la necessit pratica di alcuni lavori che si possono definire teorici. Il loro fine semplicemente di comprendere per poter trasformare nel momento in cui se ne presenter l'occasione. Se in questa esposizione si trovano gi presenti i materiali e le basi per i lavori presentati come necessari, da una parte proprio perch, all'opposto del lavoro universitario e del suo questionare astratto, essi sono stati considerati da un punto di vista essenzialmente pratico: pur avendo il desiderio tenace di comprendere il mondo, non potevo fare diversamente - bisognava anche (soprav)viverci - non avendo d'altronde la possibilit di perdermi in congetture oziose o in approfondimenti di dettagli come molta gente pagata per pensare e che questo non assolutamente interessata alla soluzione dei problemi la cui "discussione" all'infinito costituisce la paga per il lesso. Le costrizioni che una tale situazione impone (e che una certa pigrizia viene ad aggravare), fanno si che rapidamente si ricerchi di preferenza una maniera di porre i problemi che contenga gi in s la loro soluzione e che permetta in tal modo di articolare facilmente largomentazione e la discussione sulle contraddizioni che animano l'oggetto cos come esiste in concreto. Daltra parte infine, non volevo impegnarmi in lavori di una simile portata senza far vedere che, non potendo forse trattarli da solo, avevo almeno la possibilit, gli strumenti teorici effettivi per intraprenderli. Al "tutto ci che esiste merita di perire" della dialettica hegeliana1, che pure cos ben s'attaglia alla nostra epoca, io preferisco di gran lunga il "ogni cosa 27

contiene in se stessa il germe della propria dissoluzione e della propria ricostruzione rivoluzionaria". Tutti coloro che vorranno aiutarmi in questi lavori su questa base compreso l'apportarvi la contraddizione - saranno i benvenuti.

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Secondo capitolo

IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA MOSTRI


Quelli che studiano l'ereditariet sono dei selvaggi in questo senso, che si voltano per contemplare delle meraviglie, ma non osano contemplare dei progetti. Nella pratica, niente abbastanza folle per fondare delle leggi o dissertare sui dogmi dell'eredit psichica, il cui stesso gergo viene utilizzato di rado ai giorni nostri, salvo che per fini particolari, quali far avanzare la ricerca o opprimere i poveri.16 Dal 1944, anno della scoperta della funzione di supporto del DNA per l'ereditariet genetica, la biologia molecolare si d cura di descrivere il vivente come un gigantesco computer di cui il genoma sarebbe il programma. Si noti che i computer e la cibernetica sono stati inventati durante quegli anni Quaranta che hanno visto gli albori di ben altre tecnologie tecniche che solo la societ industriale poteva mettere all'opera. Cos, saltano adesso agli occhi gli immensi progressi compiuti dalla scienza nella comprensione del vivente tutto il contrario di quel che sperava Lewis Mumford in Tecnica e Civilt (1950). Cos il genio (sic) genetico tende a vedere nell'uomo - e a maggior ragione in tutti gli altri esseri viventi - solo pi un'immensa accumulazione di tare genetiche e di predestinazione a diverse malattie. Chi in effetti non ha predisposizione genetica a delle malattie generate dalle condizioni di vita completamente nuove create dal mondo moderno? Varie nocivit e diversi inquinamenti, l'ambiente deteriorato e condizioni di lavoro deleterie, materiali e sostanze mai viste sulla terra, modi di produzione e di distribuzione delle derrate diventati misteriosi a forza di successive complicazioni etc. Quale genoma pu restare insensibile allo sconvolgimento permanente di tutto ci? E in realt, quali esseri viventi sono adatti al modo di produzione industriale? La vicenda di "mucca pazza" illuminante al proposito: se i bovini non riescono, senza danni, a mangiare cadavere di pecora, non colpa dell'industria agroalimentare che non fa altro che nutrirli di quello che in fondo (nell'astrazione del calcolo scientifico-economico) non che aggregato di proteine; la spiegazione scientifica dice che non colpa di nessuno, ma che si tratta di quello strano prione che migra clandestinamente da una specie all'altra, a meno che, alla fine dei conti, non sia colpa del patrimonio (sic) genetico degli animali che non fa abbastanza buoni controlli alle sue frontiere, dal momento che tutti gli aggregati della carne, sia bovina che umana, non vengono contaminati in egual misura. 29

Come potrebbe la miserabile visione scientifica del vivente, materializzandosi nella tecnologia - i nocivi procedimenti dell'industria - non impoverire il vivente e le condizioni dov'egli si sviluppa per farle alla fine somigliare a un programma di computer, per farle alla fine entrare nei suoi modelli di simulazione numerica, allo scopo di ridurle al calcolo e alla manipolazione economica? E come un tale software, scritto in tutt'altre condizioni, che gli conferivano tutt'altro ruolo, potrebbe funzionare correttamente senza provocare delle malattie inedite e atipiche, una depressione generale del sistema immunitario (sindrome da immunodeficienza acquisita) di detti esseri viventi? Ecco cosa la Scienza non arriva a comprendere, ma tuttavia si prodiga a risolvere, correggendo al pi presto gli errori e le imperfezioni pi evidenti della Natura, che non esistono se non ai suoi occhi ciechi davanti all'unit organica del vivente. A questo punto, diventa inquietante vedere tanti ricercatori sparsi per il mondo accanirsi a trovare il gene dell'intelligenza; si tratta di una pericolosa tara da estirpare in fretta? Forse dobbiamo allora, modestamente, suggerire a questa brava gente di studiare pi attentamente il proprio genoma, affinch scoprano che cosa fa loro irrimediabilmente difetto? Oltretutto, dovrebbero avere sottomano un campione di quel che cercano, e perlomeno a questo proposito non abbiamo nulla da temere. La riproduzione della specie umana medicalmente assistita sembra gi sopprimere spontaneamente la principale tara dell'essere umano, cio di aver potuto fino a quel momento fare a meno dell'industria medica per procreare e sostenere la propria esistenza biologica. Quali anomalie ci riservano ancora tali manipolazioni? Quali chimere stanno per venir fuori da una simile aberrazione? Come in tutto quello che l'industria fa, le considerevoli libert ch'essa si prende in quello che si incarica di produrre e che pretende in tal modo di offrirci, vanno a parare a colpo sicuro ad una perdita incommensurabile di autonomia. Ma in che maniera coloro che stravedono per l'autorit delle leggi della natura e del mercato, quand'anche temperate dall'ideologia dei diritti dell'uomo - la fede nella benevolenza dell'autorit dello Stato - potrebbero anche solo immaginare l'autonomia? Questa la capacit che possiedono tutti gli esseri viventi di determinare da s le proprie condizioni di vita, trasformandole attraverso la propria attivit. Per gli uomini, e la capacit di agire secondo le necessit e i desideri che sono stati riconosciuti come propri, indipendenti da regole di condotta suggerite da un'autorit esterna. la condizione della libert dell'uomo che, attraverso lo sforzo della propria riflessione, si d principi della propria azione. Ma un simile atteggiamento sfugge al calcolo e alla manipolazione dei nostri tecnologisti; riconoscerne l'esistenza li obbligherebbe all'attenzione e alla discussione con gli uomini e con la natura, che non sono altro che perdita di tempo e di energia, in luogo degli ordini e dell'obbedienza a cui sono abituati. Le condizioni dell'autonomia che offre ancora la natura: ecco contro quale insopportabile dittatura la societ industriale mobilita tutte le sue forze. Il suo problema quello di far sparire questa autonomia che le fa ombra, affinch l'esistenza della merce diventi una questione di vita o di morte per gli esseri umani.

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Gli organismi geneticamente modificati (OGM) sono i primi avamposti in questo dominio, non tanto perch siano oggetto di brevetti e diritti di propriet d'altronde gli agricoltori sono gi stati espropriati delle loro sementi grazie alla legislazione europea -, ma piuttosto in ragione delle probabili conseguenze della loro generalizzazione. Infatti, queste piante vengono rese pi resistenti alle aggressioni dell'ambiente naturale (virus, parassiti etc.). Chi abbia fatto un giro per le campagne, frutto del lavoro millenario dei contadini, avr potuto valutare a che punto esse sono ostili all'industrializzazione. C' stato bisogno di distruggerne le siepi, livellarne gli affossamenti, sterminarne le specie inutili, fra cui quella dei contadini, per fare piazza pulita per le macchine e per la coltura intensiva; in breve, di preparare un terreno favorevole alle epidemie, alle sovrappopolazioni di parassiti e altri guasti ai quali possono rimediare solo altri componenti sempre pi tossici. Ecco come l'eredit storica dell'attivit umana, il patrimonio comune sul quale fondata ogni autonomia, viene annientato a profitto del razionalismo morboso dell'onnipotenza astratta. Per sterilizzare definitivamente questo milieu ancora troppo restio, cosa vi di meglio che esacerbare la competizione fra le specie sopravviventi, impegnandole in una corsa allo sviluppo delle resistenze e in un'escalation dell'aggressivit? Certi scienziati sostengono che gli esseri viventi sarebbero sottomessi alla legge bronzea della lotta per la vita (struggle for life secondo i darwinisti). Per quanto concerne l'homo conomicus e i suoi automi, sembra adesso evidente che la guerra di tutti contro tutti con tutti i mezzi possibili, la competizione economica che infuria su tutto il pianeta, sia la lotta contro la vita. Ci risulta difficile precisare in dettaglio le conseguenze di tutti questi progressi, poich "allo stato delle attuali conoscenze" secondo la formula consacrata degli esperti, nessuno sa evidentemente alcunch sull'utilizzo e sugli effetti di queste nuove tecnologie. D'altra parte chi si preoccupa di questi piccoli inconvenienti? Il sapere che la tale o la talaltra cosa pericolosa e quindi da non realizzare pu forse servire da spia per la sua redditivit? E poi non proprio bello fare la spia. Molto meglio laissez-faire, laissez-aller la novit tecnologica per il mondo. ben pi redditizio inventare dopo gli eventuali rimedi, protesi e grucce da vendere in milioni di esemplari di cui si possono decantare perinde ac cadaver gli innumerevoli vantaggi dei diversi modelli; significa essere efficienti e realisti ed cos pi facilmente possibile atteggiarsi da servitori dell'Umanit per reclamare nuovi crediti. Non sono un uomo d'affari, disse lo scienziato con uno sguardo curioso. Sono un servitore dell'Umanit. E allora disse Dalroy perch non fate mai quello che il vostro padrone vi dice di fare? (G. K. Chesterton, L'osteria volante, 1924). Ad ogni modo bisogna convenire che le attuali conoscenze - per non parlare di quelle del passato - sono veramente poca cosa rispetto a tutte le sperimentazioni piene d'insegnamento che si abbatteranno su di noi nell'avvenire. Dopo gli anni Quaranta e i loro vari campi di concentramento, si constata che il Progresso esige dei luoghi sempre meno angusti per spalancarsi la via e aprire dei campi nuovi per la produzione di beni e servizi di cui sarebbe infondato contestare i benefici17.

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Partita dall'osservazione della Natura, per confinarsi in seguito nel laboratorio, la Scienza ritornata alla natura; in effetti, la sperimentazione scientifica si fa adesso a grandezza naturale. E allo stato attuale delle conoscenze: siamo tutti le sue cavie. Esaminiamo dunque fin da adesso lo stato futuro delle conoscenze con l'aiuto del Comit Consultatif National d'Ethique (CCNE). Poich la conoscenza genetica gi presente in ognuno dei nostri miliardi di cellule, stoccate nel loro DNA, certo non ancora decodificata dai computer dell'industria farmaceutica, ma ancora per poco - per cos poco che questa conoscenza si pu dire esista gi allo stato virtuale. Si hanno dunque fin da ora delle buone ragioni per parlare dell'ignoranza, ovvero il disprezzo della conoscenza genetica, per essere in anticipo liberati dalla preoccupazione di sapere che cos' in realt questa conoscenza, chi la produrr e la utilizzer e per farne che cosa. Cosicch, con rigorosa tecnologica, si parla in seguito di destino - la concatenazione necessaria delle cose - e di responsabilit - l'obbligo di assumersi le conseguenze dei propri atti - per non esaminare chi vuole rendere tutto ci necessario e a quali fini. Eppure, malgrado tutte queste acrobazie, si costretti a rimarcare che non resta gran cosa della libert che sensato difendere con tali ragionamenti. Ma non si arriver lo stesso fino al punto di concludere: Lannuncio di questa riuscita (la clonazione di embrioni umani) ha provocato talvolta reazioni molto violente, specialmente in Francia, nel mondo scientifico e medico. Fra le innumerevoli questioni che solleva questa manipolazione, consideriamone una soltanto: i dibattiti cosiddetti etici a cui si prestano i ricercatori non saranno forse un modo di dare il cambio" a un'opinione pubblica inquieta per predisporla meglio davanti ad un fatto compiuto18 avrebbe certamente apprezzato questa bella applicazione della logica della deragione da parte di quella agenzia di giustificazione statale che il CCNE. Noi vi vediamo all'opera il tratto dominante di ogni propaganda totalitaria: l'inversione del reale che dice quel che deve avvenire, che espone le sue intenzioni e nel contempo se ne difende, per dare in anticipo la prova della sua competenza a evitare il peggio ch'essa sa ben prevedere, dal momento che e lei che lo prepara. Ma tanto la propaganda dei primi sistemi totalitari dava degli ordini, quanto quella dei sistemi totalitari democratici s'accontenta di suggerire e informare. Lungi dal vivere sotto la dittatura di un'ideologia siamo piuttosto sotto quella della tecnologia, il sistema della produzione industriale che tende a produrre la nostra esistenza e le sue condizioni nella sua totalit e che non e altro che Ideologia materializzata. Cos, la sua propaganda si vuole soprattutto non rigida, vuole essere al contrario un semplice indicatore delle tendenze che si scontrano in seno alla societ industriale per dividersi i mercati, cio la nostra vita. Ma allo stesso modo che la propaganda totalitaria non e fatta per essere creduta, bens semplicemente per essere presente e imporre a tutti il silenzio, la societ industriale non pretende pi di farsi amare e nemmeno di suscitare simpatie; gi riuscita a rendersi sufficientemente indispensabile per imporre a ciascuno di arrendersi alle proprie condizioni. Udirete, venerabili idealisti, dichiarare che dobbiamo fare la guerra all'ignoranza dei poveri, quand'e piuttosto alla loro scienza che dovremmo fare la guerra.19

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Terzo capitolo

L'ETICA DELLA PAURA


In quest'ora di silenzio, l'Europa si stava gi disegnando: un piano inclinato di paesi devastati, abitato da trib che si dilaniavano fra di loro, grazie all'opera di scienziati che dosavano freddamente le loro mescole di sentimenti. 20 La critica del mondo moderno che vogliamo qui esporre ben lungi dall'essere senza prospettive; i contorni di quello che vogliamo difendere si disegneranno nella misura in cui ci spingeremo avanti con pi precisione nella qualificazione dei tratti propri di questo mondo e, insieme, nella critica generale delle tanto innumerevoli quanto miserabili compensazioni che lo stesso mondo offre generosamente nella sua assenza totale di prospettiva. Occorre ora prendere pi specificamente in considerazione il sistema totalitario democratico, dove la tecnologia s' sostituita all'ideologia, la dipendenza materiale verso le merci generate dalla produzione industriale alla polizia politica, e dove dunque la propaganda presenta sotto una simpatica luce la separazione, lo spossessamento, e l'alienazione, secondo la tecnica dell'inversione che le consueta: (Pubblicit) "Niente potr pi separarvi" Telefonini Itinris Di sicuro, un tale sistema totalitario non ha niente di cos coercitivo come i sistemi nazisti o stalinisti. 0gnuno libero di esprimersi nella pi grande indifferenza; ognuno fa quel che vuole nella pi totale inconseguenza. E in questo che il sistema democratico: mette a profitto la buona volont di tutti per accrescere il rumore e il caos grazie ai quali gli individui creano l'impotenza generale. In tal modo, sotto apparenze cangianti e mascheramenti vari, alla fine della fiera tutti finiscono col vivere dappertutto pi o meno alla stessa maniera, a ripetere gli stessi gesti e le stesse opinioni stereotipate, indotti dalla frequentazione delle medesime merci. Sembra questo l'orizzonte insuperabile dell'immaginazione sociale: poich ogni aspetto dell'esistenza il prodotto dell"idolo sociale", il senso del possibile completamente paralizzato da ci che esiste, impressionato dall'unit fittizia del mondo moderno. Noi viviamo in un'epoca di reazione, di regressione della coscienza sociale. L'insoddisfazione verso la vita non cessa di crescere, ma la collera che da questa scaturisce non si attacca che a dei dettagli e non vuole soprattutto connettere e mettere insieme gli altri capisaldi per la critica del mondo nella sua totalit. 33

L'insoddisfazione spinge le popolazioni non a rimettere in discussione l'ordine sociale, ma al contrario a rivendicare irriverentemente e irosamente presso le autorit delle catene pi robuste e meno pericolose da indossare; delle illusioni meno fragili e pi durature per quelli che hanno paura. La ragione molto semplice: tutti sono coinvolti, a diverso titolo, nella produzione e nel traffico di merci adulterate, poco importa che si tratti di agricoltori, di postini, di professori, di medici etc. Nessuno pu pi criticare alcunch senza innanzitutto mettere in discussione il proprio ruolo nel mondo moderno, soprattutto senza riconoscere la propria complicit nella conversione di certe realt nel loro surrogato, e poi il tempo, ammesso che ne si abbia, non si pu laisser-passer. E soprattutto nessuno potrebbe affermare, il mero affermare solo un momento, una critica globale del mondo moderno, senza dover, sul momento e successivamente, sostenerla praticamente nella propria esistenza, privandosi di tutto quello che ha riconosciuto come nefasto, esiliandosi cio in questo caso su un'isola deserta. Attraverso tutti i compromessi cui obbliga la vita quotidiana (con l'uso dell'elettricit nucleare, dell'automobile, del telefono etc...) il mondo moderno si infiltrato nella vita di ognuno e paralizza ogni spirito critico nei suoi confronti: obbliga a riconoscere nel contempo l'aspetto nocivo di ogni cosa che produce e ad accontentarsene e a trovare vantaggiosi i palliativi tecnici che fornisce alle separazioni e agli spossessamenti che, d'altra parte, impone ovunque (l'automobile, merce vedette, il modello di questa trasformazione radicale della vita quotidiana). Sicch il criticare questo mondo pur continuando a viverci che appare agli occhi dei pi come paradossale, contraddittorio e adesso, ci mancava, persino schizofrenico, cos tanto la catena delle determinazioni tecniche imprigiona tutto lo spazio sociale, che pi nessuno immagina la propria esistenza senza il concorso del macchinario industriale. Ognuno si prodiga quindi a far coesistere pacificamente dentro di s e intorno a s tutto e il contrario di tutto nella pi allegra indifferenza verso le contraddizioni che possono conseguirne. Come su Internet, dove le verit pi comprovate coesistono con le menzogne pi spudorate in mezzo ad un confusionismo a ruota libera, a tal punto la mediazione che costituisce questo macchinario ha tolto ogni senso ai segni che veicola D. L'adesione delle popolazioni alla modernit sembra tanto pi frenetica quanto la realt sociale non lascia pi, in apparenza, altra scappatoia; perch annienta tutte le antiche forme di autonomia delle persone e dissolve le comunit e perch fornisce anche agli individui cos atomizzati le droghe, compensazioni mercantili e spettacolari a quella perdita. Per coloro che non vogliono sfuggire al mondo moderno, la totalit della loro esistenza viene cos da questo facilmente presa in consegna. E sono quindi le macchine che vivono di quella vita che gli uomini lasciano loro...
Esempio di questo mutamento e della dissoluzione e derealizzazzione del pensiero che ne consegue: Hakim Bey, Taz, zone temporaneamente autonome, Ed. Shake, 1997.
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La degradazione delle condizioni dell'autonomia, offerta attraverso lo spettacolo delle nocivit e della decadenza dei costumi ha come funzione essenziale quella di spandere una sorta di terrore diffuso. Viene cos mostrato come, irrimediabilmente, il vecchio mondo edificato dagli uomini si sfalda, come tutto quello ch'essi fanno per se stessi condannato e vano, come a loro volta sono corrotti diventando corruttori per la loro sete di comodit, di ricchezza, di gloria o di potere. Tutto ci mostrato come se una tappa fosse stata superata, come se un nuovo mondo stesse per prendere il posto del vecchio e un uomo nuovo stesse per fare la sua comparsa; un mondo interamente artificiale e industriale, abitato da uomini per i quali niente ha pi importanza n significato, per i quali i valori che orientano la loro esistenza sono materializzati nei segni e nelle rappresentazioni di volta in volta alla moda secondo il volere del macchinario industriale e ridefiniti periodicamente per mantenere la necessit economica. Il mondo e gli uomini dell'Automa dove il movimento tutto; quanto ai fini politici, molto semplicemente non ce ne sono21. Ma noi facciamo una previsione... questo uno stato delle relazioni sociali che non sembra realizzato che molto marginalmente, ancorch la mentalit che lo ispira tenda a contaminare pressoch tutte le sfere della societ. Perch questo terrore diffuso fa il suo effetto, che non tanto quello di mantenere la gente nella paura22, quanto piuttosto quello di banalizzare il pericolo e in questo modo svilire radicalmente l'esistenza. Di questo sono testimoni il cinismo, la frenesia di godimento e l'estetica morbosa dei pi moderni. Obbligando ciascuno alla coesistenza pacifica con il pericolo, assuefacendo tutti alla follia di un mondo ormai fuori controllo, agitando in continuazione la minaccia del caos e mostrando compiacentemente il suo avanzamento, l'annuncio di ogni nuova catastrofe o - che lo stesso - dei nuovi progressi della tecnologia, il terrore ha soprattutto come effetto quello di spezzare le difese psicologiche dell'individuo, facendogli prendere chiaramente coscienza dello spossessamento e dell'impotenza generale e di farlo abdicare da quel che gli resta del giudizio e della volont nell'affermazione di questo giudizio, verso e contro tutto. Pi che le sostanze tossiche versate dall'industria, lo stritolamento della coscienza individuale, la perdita di ogni autonomia nel rapporto con l'idolo sociale che provoca delle devastazioni, le quali generano a loro volta quell'abbandono e quella rinuncia che rende disponibili alla malattia, preparando la sparizione delle difese dell'individuo. La lotta contro la vita il crimine commesso in comune che fonda la comunit nel mondo moderno. Figurarsi poi se poteva mancare un filosofo 23 per porre i fondamenti di questa "etica della paura" che, secondo i progressisti, dovrebbe stare alla base del "principio di precauzione" in tutto quello che la societ industriale mette 35

all'opera: Idealmente, converrebbe poter conoscere le conseguenze indirette delle nostre azioni sulla natura dentro e attorno di noi per poterle valutare moralmente. Ora, questo sapere ci inaccessibile. Bisogna quindi trovare un palliativo a questa ignoranza con quello che Hans Jonas chiama "l'euristica della paura". [secondo la quale] Diventa moralmente obbligatorio immaginare le conseguenze raccapriccianti che potrebbero conseguire alle nostre decisioni (al fine di prevenirle)24. Hans Jonas (1903-1993) sembra proprio essere il primo ad aver teorizzato, se si pu dire, questo pezzo d'ideologia del progressismo, e in questo senso i suoi discorsi sono particolarmente rivelatori della mentalit delle persone sovrasocializzateE. L'identificazione dell'individuo con la potenza che lo domina il tratto caratteristico di questa ideologia: H. Jonas parla sempre della "nostra potenza" quando menziona la societ industriale. Costui sa perfettamente che l'accrescimento di questa potenza tecnologica conduce al disastro dell'umano, all'annientamento di ogni libert e autonomia, ma preferisce considerare ci non come la conseguenza logica e inevitabile di una potenza che sfugge a ogni controllo umano, ma come una semplice eventualit fra le tante, dal momento che una specie di soprassalto morale, di grande paura o di "rivolta cittadina", potrebbe, forse, in ogni caso manifestarsi e venire come per incanto a umanizzare lo spossessamento... Insomma, il crollo della civilt non considerato qui che come spauracchio, come una sorta d'Inferno destinato a farci trovare se non proprio buono almeno non cos cattivo il Paradiso della societ moderna. Questo signore, e altri con lui, preferisce dunque preoccuparsi di tutto questo come di un'eventuale conseguenza indiretta per non dover prendere in esame, qui e ora, chi fa cosa della "nostra potenza", per non dover mai guardare in faccia che cos' il mondo moderno e fino a che punto la catastrofe solamente a lui... In tutto questo contesto, la potenza gioca un ruolo complesso e in parte paradossale. Fonte del paventato disastro, nel contempo il solo mezzo per eventualmente impedirlo, poich occorre precisamente la mobilitazione incondizionata di quel medesimo sapere da cui scaturisce la funesta potenza. Combattendo l'effetto, noi rafforziamo la causa. [...] Dapprima al nostro servizio, questa potenza si alla fine imposta come nostra padrona. Bisogna che giungiamo ad esercitare su di essa un controllo di cui non siamo ancora capaci, ancorch questa potenza sia interamente opera del nostro sapere e del nostro volere. Chiunque abbia un po' di buon senso non paralizzato dal rispetto per la potenza e l'autorit ne conclude che sarebbe poco assennato preoccuparsi delle
Utilizziamo qui i termini di "progressista" e di "sovrasocializzazione" nel medesimo senso usato nella nuova traduzione di Industrial society and its future pubblicata in Francia dalle edizioni dell'Encyclopdie des Nuisances, 1998 di Thodore Kaczynski. (Esiste anche una traduzione in italiano pubblicata da Stampa Alternativa con il titolo Manifesto di Unabomber, La societ industriale e il suo futuro, 1997 [N.d.T.}).
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conseguenze invece che delle cause, cio di tentare di riformare questa potenza dominatrice invece di combatterla in quanto nuovo sistema d'oppressione. Ma il nostro filosofo sembrava avere qualche lacuna in materia di concetti come quello di alienazione. A meno che si trattasse pi banalmente di leggerezza: La predizione in forma di monito, secondo la quale la pressione crescente di una crisi ecologica mondiale comporterebbe il sacrificio non solo dei livelli di vita materiale, ma anche delle libert democratiche fino a non lasciar rimanere alla fine che una tirannia che si proponga come unica salvezza, mi valsa l'accusa di, pensare alla dittatura per meglio risolvere i nostri problemi. [...] Effettivamente io ho detto che una simile tirannia sarebbe preferibile al disastro, e che dunque lavrei approvata moralmente nel caso in cui questo genere di alternativa si presentasse.[...] Abbiamo verificato come anche nei sistemi coercitivi pi totalitari, la capacita di libert degli individui si anima invincibilmente e vivifica la nostra fede nell'uomo. Con questa fede, abbiamo il diritto di sperare non senza ragione, che - fino a quando vi saranno degli esseri umani - l'immagine di Dio continuer a vivere con loro nella segreta attesa dell'ora della sua venuta. 25 Se la fabbricazione del sapone incompatibile con la fratellanza, tanto peggio la fabbricazione del sapone, non per la fratellanza. Se la civilizzazione non pu conciliarsi con la democrazia, tanto peggio per la civilizzazione, non per la democrazia. Certo meglio fare a meno del sapone che della compagnia. Molto evidentemente saremmo disposti a sacrificare tutti i nostri cavi, tutte le nostre ruote, tutti i nostri sistemi, tutte le nostre specialit, tutta la nostra scienza fisica, tutta la nostra finanza forsennata, per una mezzora di quel piacere che abbiamo conosciuto con dei compagni in una taverna. Non dico che questo sacrificio sar necessario; dico solo che sar facile. 26 Se ci siamo un po' attardati a prendere in considerazione questa misera letteratura perch quel che ci sembra davvero nuovo in questo trentesimo anniversario del Maggio `68, l'apparizione di una specie di intellighenzia dalle pretese e dalle velleit di rivolta. Gli addormentatori adesso s'indignano del sonno troppo profondo che si estende al corpo sociale. Rischiano di ritrovarsi disoccupati e, in concreto, si riciclano prontamente in disinteressati provocatori. Quelli che si sono creduti i consiglieri illuminati dei governi, senza mai vederne la cecit, ecco che tutt'a un tratto scoprono terrorizzati la vacuit dei principi e i misfatti dei potenti. Giusto perch non sanno pi che pesci prendere, voltano lo sguardo verso colui che i loro padroni hanno sempre disprezzato: il cittadino, a questa cosa pubblica che ha rimpiazzato l'uomo 27. Lo invitano premurosamente a correr dietro alle macchine dell'alienazione, a impadronirsi delle istituzioni dello spossessamento per farne degli "strumenti di resistenza", cio per dare la vernice "cittadina" che mancava alla regolazione del caos nella societ industriale.

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Tali suggestioni sembrano gi trovare una sorta di eco presso i poteri pubblici, costretti, dopo aver negato la loro colpevolezza in diversi casi (sangue contaminato, mucca pazza etc.), a diluire con il consenso la loro responsabilit in quelle a venire28. Certi intellettuali avevano gi da un pezzo qualche velleit critica, ma su due o tre dettagli: fissazioni da specialisti che pensano che i loro colleghi si sbaglino, attivit compensativa alla loro sottomissione di tutti i giorni che li faccia sembrare originali, se non addirittura eccentrici, agli occhi dei loro allievi. In buona sostanza rimestano un'accozzaglia di idee confuse che non hanno mai avuto il coraggio di approfondire, n preso la briga di raccordare con quelle altre del tempo in cui era pi facile farlo, cio del tempo in cui esisteva un movimento di contestazione della societ. Queste velleit che si sono dileguate in un baleno, o che hanno fatto bene le fusa per dei decenni trovano adesso da riciclarsi nel militantismo istituzionale o nelle belle pose intellettuali. Cos un Thuillier, che vede bene che c' qualcosa di marcio nella societ industriale, risale fino al XII secolo per trovare l'origine della tecnologia e della scienza moderna, ma occulta completamente il XX secolo e i suoi sconvolgimenti critici e rivoluzionari tanto nella societ quanto nella tecnica, per concludere in modo menzognero: Come mai se sono andati tutti questi anni senza che vi sia stata una contestazione pi radicale? Ripetiamolo, stato necessario aspettare il 1999 perch il mugugno cominciasse a trasformarsi in autentica rabbia... 29 Questi filistei sono infatti i pi ferventi apostoli del modernismo; vogliono denunciarne i difetti, gli inconvenienti o gli abusi senza considerare la perdita di libert e di autonomia che questo genera, vale a dire il centro della questione. Non arrivano a questa critica perch sono costretti dalla paura delle sue conseguenze, ora fin troppo evidenti in quanto minacciose, per il funzionamento del sistema, sicch costoro s'arrestano alla superficie della critica, essendo paralizzati dal rispetto verso questo sistema da cui dipende interamente la loro esistenza. Sono degli idealisti nel senso pi disprezzabile del termine: per non aver il coraggio di guardare in faccia la realt, si trastullano con illusioni d'accatto. Il loro senso del possibile atrofizzato a tal punto che non sono pi in grado di comprendere le possibilit che si sono giocate nella storia, n di riuscire, come i goscisti, ad immaginarsi altro che il peggio, finendo cos con l'aggrapparsi agli ideali pi miserabili, a una modernit dal volto umano...

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Quelli che non hanno mai voluto le rivoluzioni quand'erano possibili, si dichiarano apertamente "ribelli" nel momento stesso in cui il tempo delle rivoluzioni finito. Dal momento che il capitalismo e la tecnologia hanno unificato il pianeta e laminato le coscienze sotto la loro benevola tutela, anche la questione sociale non verte pi sul senso che gli uomini possono dare alla loro esistenza, ma unicamente sulla direzione che questa deve prendere all'interno del mondo moderno. Perci tutti questi intellettuali riescono giusto a passare per "ribelli" - innanzitutto davanti al loro specchio - proprio perch sono fondamentalmente dei riformisti e perch non pi permesso a nessuno di parlare seriamente di rivoluzione facendo loro ombra. La societ industriale si resa in grande parte indispensabile e i valori che la fondano, con le sue merci, hanno colonizzato gli spiriti al punto che pi nessuno osa immaginare qualcos'altro che un diverso modo di gestione del macchinario, ma mai la sua rimessa in discussione radicale. Il politically correct, nella sua versione europea, si manifesta nella falsa coscienza della sinistra che milita per il "servizio pubblico", il "Welfare State", l"Europa sociale", ma che nel contempo vede nell'Unione economica europea, nella mondializzazione del mercato e nelle tecnologie, dei vettori del Progresso, ancorch traviati dai malvagi capitalisti. Insomma, vogliono coniugare la disintegrazione sociale e le tecniche pi moderne del controllo e dell'alienazione, in altre parole aspirano ad una sovrasocializzazione ancora pi spinta; proprio come i fanatici del progresso tecnico credono di poter trovare delle soluzioni ai problemi provocati da quello stesso progresso attraverso un ricorso ancora pi intensivo alle tecniche. Di fronte a questi progressisti, ci sono poi i liberali, ovvero i promotori delle forme pi brutali e arcaiche d'integrazione degli individui al capitalismo. Infatti, queste sono le due facce della stessa falsa moneta della societ moderna: i liberali distruggono con il rullo compressore dell'Economia e delle tecnologie gli antichi rapporti sociali e le comunit, mentre i progressisti integrano gli individui in tal modo atomizzati, nella societ industriale grazie all'aiuto dello Stato e di quelle stesse tecnologie. Quindi questi due fratelli nemici partecipano tutt'e due alla ricomposizione del paesaggio sociale in Europa e ci si pu porre la questione di sapere fino a che punto questo balletto pseudo-critico possa integrare le rivendicazioni e l'insoddisfazione legate alla modernizzazione. Fino a che punto e sotto quali forme, costoro possono recuperare il disagio legato alla sovrasocializzazione per farlo partecipare alla sovrasocializzazione stessa? Di questo punto e di queste forme non sono forse piuttosto dei meri indicatori? Un Bourdieu, per esempio, un'autentica nullit, ma ha scoperto la nicchia, ha saputo creare il mercato e sfruttarlo ben bene. Ve ne sono gi di pi moderni che seguono le sue orme con delle merci adulterate meno grossolanamente.

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Terzo capitolo

TECNOLOGIA CONTRO CIVILT

GENESI DELLA TECNOLOGIA


La potenza, come una pestilenza desolante, inquina tutto quello che tocca; e l'obbedienza, flagello d'ogni genio, virt, libert, verit, fa schiavi gli uomini e, della complessione umana, un automa meccanizzato. Percy Bysshe Shelley Technology all'origine una parola che designa semplicemente una tecnica particolare; il termine tecnologia un anglicismo che si imposto per designare le tecniche pi moderne: si parla spesso di tecnologia spaziale per designare la fabbricazione e l'uso dei missili, ma non si parlerebbe di tecnologia a proposito di falegnameria, d'idraulica, o di muratura se non nel caso di utensili o di materiali che facciano intervenire un elemento di queste tecniche di punta (per esempio, una macchina a funzionamento digitale, dei pezzi normalizzati o dei materiali nuovi). Noi registriamo quest'uso, utilizzando questa parola nel significato che le rester per designare il complesso industriale e tecnico proprio della nostra epoca e l'ideologia del progresso materiale che l'accompagna. La tecnologia un insieme di tecniche, di utensili e di macchine, di organizzazioni e di istituzioni, e anche di rappresentazioni e di ragionamenti, prodotti grazie a una conoscenza scientifica molto avanzata di certi aspetti della natura e degli uomini. Questa conoscenza pu arrivare a questo grado di padronanza e di precisione specializzate solo grazie ai prodotti tecnologici che i suoi precedenti avanzamenti hanno permesso all'industria di mettere a punto. Per esempio, le manipolazioni genetiche sono inimmaginabili senza conoscenze molto specialistiche di biologia molecolare, che a loro volta non possono essere acquisite senza l'aiuto di un'apparecchiatura complessa che metta in opera una padronanza molto raffinata della fisica, della chimica etc. Cos, ogni tecnologia mette in opera delle tecniche molto diverse con una grande precisione, e dunque lo sviluppo tecnologico induce un coordinamento fra i diversi settori industriali, la standardizzazione delle tecniche e dei prodotti, la regolazione precisa degli scambi, e tutto ci, a sua volta, induce lo sviluppo delle tecnologie attraverso le nuove capacit di produzione e gli elementi base 40

standardizzati e ricombinabili a piacere di cui si dota in tal modo la produzione industriale. All'inizio dell'era tecnologica, con l'apparizione dell'industria nucleare e aeronautica, lo Stato aveva anzitutto assicurato in maniera autoritaria e volontaristica questo coordinamento su grande scala dei diversi settori industriali necessari alla produzione delle armi nucleari e dei loro vettori. Adesso, il movimento di concentrazione dei capitali in grandi societ dalle attivit diversificate, persegue in maniera autonoma, sullo slancio, questa unificazione del sistema tecnologico su scala planetaria con la mondializzazione degli scambi mercantili. In questo senso la tecnologia uno stadio superiore della tecnica, in primo luogo perch, partendo dalle forme precedenti ha acquisito delle basi peculiari, ma soprattutto perch si creata da quel momento in avanti, in qualche modo, un mondo che le proprio. Fino ad allora la tecnica era essenzialmente empirica, generata dalla pratica delle arti e dei mestieri, dal Neolitico fino al secolo dei Lumi, poi metodica, con lo sviluppo delle conoscenze scientifiche del secolo XVII fino all'inizio del secolo XX. Durante questo -ultimo periodo, la ricerca scientifica aveva pochi rapporti diretti con le applicazioni tecniche, che erano soprattutto affare degli ingegneri. La scienza aveva per scopo principale la comprensione del mondo fisico e la descrizione della natura, la ricerca si effettuava congiuntamente all'insegnamento nelle universit e negli istituti. La scienza non era allora che la base teorica su cui si poggiavano gli ingegneri per mettere in opera le tecniche e controllare le loro applicazioni industriali. solo verso la met del secolo XX che la ricerca scientifica stata sempre pi strettamente legata allo sviluppo delle tecniche, nello stesso tempo in cui i suoi metodi erano applicati allo studio del vivente, dell'uomo e della societ. Lo Stato si dapprima assunto il suo finanziamento e in seguito la sua organizzazione per orientarla pi specificamente verso conoscenze direttamente operative e applicazioni tecniche 30. A partire da allora, in realt, ogni sapere nuovo deve servire ad accrescere il potere sulla natura e sugli uomini per le istituzioni che sono i suoi accomandanti. Bisogna riconoscere che la tecnica uno degli aspetti decisivi della storia del secolo XX, finora relativamente trascurato dalle diverse correnti della critica radicale della societ. La maggior parte della critica sociale ha sempre considerato che gli avanzamenti scientifici e tecnici erano alleati ideali del processo di emancipazione, e non ha mai immaginato che, in quanto creatori di nuove servit, facessero del dominio una cosa insormontabile 31. L'affermazione corrente secondo la quale la tecnica vale per l'uso che se ne fa evita proprio che si ponga la questione politica di sapere chi mette a punto la tecnica e per farne esattamente cosa, e fa passare i mezzi tecnici come politicamente neutri, come se essi non inducessero alcuna costrizione nell'organizzazione delle attivit umane: non per niente gli stalinisti hanno sostenuto il programma elettronucleare francese che implica per la sua sicurezza e il suo funzionamento un potere forte e centralizzato che la forma politica del potere che costoro hanno sempre ammirato. La tecnologia - etimologicamente scienza degli strumenti - dunque la tecnica scientifica, cio il discorso razionale (logos) applicato all'organizzazione della produzione (tkhn). Ma per "discorso razionale", occorre qui intendere il 41

discorso della ragione astratta delle scienze e del calcolo economico, la cui obbiettivit vuole considerare solo le qualit primarie della materia - degli oggetti provvisti di una certa quantit di energia sotto forma di massa e di moto - e non; considera gli interessi e le passioni soggettive degli uomini che come una specie di irrazionalit, tutt'al pi sfruttabile dalla pubblicit per mettere meglio in moto la massa delle sue merci. La tecnologia dunque anche un'ideologia, La logica di un'idea (H. Arendt), e quest'idea che arriva a determinare tutte le attivit sociali che la tecnica (e lo scambio mercantile sul quale il capitalismo vuole fondare tutti i rapporti sociali in questo senso un atto puramente tecnico, dove entrano nel conto solo il freddo interesse, lo spietato denaro contante e nessuna considerazione umana) pu realizzare, in qualche modo automaticamente, tutti i valori ai quali gli uomini aspirano, tutto il Bene auspicabile. Al contrario delle religioni che predicavano la passivit e la rassegnazione, tutte le ideologie si sono pretese scientifiche, perch il loro scopo di mobilitare l'attivit umana in vista della realizzazione in Terra delle loro idee. Vogliono esercitare un'azione effettiva sul mondo, sicch partono dalla conoscenza scientifica della realt che, attraverso la sua obiettivit, arriva a trasformare effettivamente le condizioni esistenti e, nel contempo, pretende di lasciare le questioni politiche nelle mani di quelli che ne determinano l'uso. La tecnologia l'Ideologia Materializzata per eccellenza, essa ha soppiantato tutte le altre perch , immediatamente, la materializzazione in azione e l'attivit che materializza la ragione astratta, cio la visione e i presupposti metafisici della scienza sulla natura e sugli uomini, visione e presupposti che sono stati, sotto sotto, il fondamento di tutte le ideologie particolari. Essa il compimento dell'ideale scientista nato con il capitalismo, secondo il quale il mondo regolato da leggi precise e rigorose di cui la scienza pu "strappare il segreto alla natura" per ammaestrare gli uomini e rendere cos alla fine razionali la loro esistenza e il loro comportamento. Essa, non vede il progresso in termini etici e politici, ma in termini esclusivamente materiali e tecnici: come organizzare razionalmente gli uomini per accontentarli? Ora, la questione storica e sociale per eccellenza quella del progresso. Quale vita merita di essere vissuta e quale mondo vogliamo abitare? Quali mezzi sono compatibili con questi fini? alla risposta a queste questioni politiche che l'uso e lo sviluppo della tecnica dovrebbero essere subordinati. Ma il mondo moderno non vuole sentir parlare di queste questioni, dal suo punto di vista la tecnologia ha una risposta a tutto perch la tecnica accresce l'efficacia e il rendimento nell'ordine materiale, il solo che vuole, per l'appunto, considerare la ragione astratta. Le tecnologie non hanno altro fine che il proprio sviluppo indefinito, l'unico che pu materializzare e in tal modo giustificare i valori del progresso che le tecnologie stesse rappresentano. A questa concatenazione circolare, dove l'uso della tecnologia giustificato dai calcoli molto rigorosi della ragione astratta, e l'uso della ragione astratta a sua volta giustificato dai risultati molto particolari della tecnologia, si riconosce la mano dell'ideologia, che considera della realt solo quello che le sue visioni semplificatrici consentono di comprendere, e i cui ragionamenti superficiali non 42

hanno che disprezzo per la vita; questi rappresentano, secondo l'espressione di Marx per qualificare l'Economia politica capitalista; che di quelle visioni l'unica origine, il rinnegamento compiuto dell'uomo. L'umanit non , in effetti, n efficace n redditizia - i tecnologisti ce lo ricordano con ognuna delle loro invenzioni che mirano a sostituirsi alla natura e alle facolt umane - e la vita non si riduce a materia et ad informazione in movimento - come stanno a testimoniare le nocivit che saltano fuori dalla messa in opera di una tale concezione. Qualcuno di voi di sicuro si dice ancora che la macchina lo libera. Essa lo libera provvisoriamente, in una maniera, in una sola, ma che sfugge alla sua immaginazione; essa lo libera, in qualche misura, dal tempo; essa gli fa guadagnare del tempo!. tutto. Guadagnare del tempo non sempre vantaggioso. Quando si va verso il patibolo, per esempio, preferibile andarci a piedi.32

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PEZZI D'IDEOLOGIA
Le tecnologie pretendono di soppiantare quanto a precisione ed efficienza molti saper-fare e tecniche antiche, ma in realt questo accade perch, prima, sono state soppresse le possibilit di mettere in opera queste ultime in un modo indipendente. Si pensi al pletorico e ancor pi opprimente apparato regolamentare che oggi sotto il pretesto dell'igiene, della sicurezza, e della protezione sociale certo non impedisce ma complica considerevolmente le attivit produttive pi semplici (per esempio: per portare delle uova di giornata al mercato, occorre che siano datate da una macchina elettronica certificata e legalmente controllata...), rendendole cos alla sola portata di un impresa e, pi in generale, riservandole ad un'organizzazione industriale, la sola in grado di integrare tutti gli obblighi legati alla produzione di massa, alla distribuzione su grande scala, e alla gestione nelle norme vigenti... con per conseguenza la perdita di qualit dei prodotti (adulterazioni e surrogati), la propagazione di nocivit (mucca pazza, diossina etc.), l'aumento delle resistenze batteriche (salmonellosi, listeriosi etc.) e altre "patologie atipiche" dalle origini oscure. Adesso che l'automazione si estesa alla stragrande parte dell'apparato di produzione, i poveri sono spossessati dei loro mezzi d sussistenza autonoma, di quello che prima potevano ricavare dalla loro libera attivit combinata con quella della natura. Perci, la loro "esclusione", che non nient'altro che una disoccupazione forzata all'interno del sistema, a sua volta possibile solo perch la stessa produzione industriale fornisce loro a basso prezzo surrogati di alimenti33. Costoro sono cos, al pari dei plebei dell'antichit romana, cacciati via dalle loro terre a causa del basso prezzo del grano importato dai quattro angoli dell'impero e dell'estensione dei latifondi, non avendo pi altra prospettiva che il pane e i divertimenti, ridotti a una massa di manovra disponibile per tutte le manipolazioni e le barbarie.., aspettando che la decadenza provochi la caduta dell'Impero 34. Quello che esisteva un tempo indipendentemente dall'industria e dallo Stato (piccoli mestieri, solidariet di vicinato etc.) non ha dunque oggi pi diritto legalmente di esistere; il che non significa che tutto ci sia formalmente proibito, ma in maniera pi sottile che, nel momento in cui la legge pretende di regolamentare tutto, lo Stato di occuparsi di tutto e le autorit di dimostrare la loro competenza in tutto F, tutto questo non entra pi in alcun quadro giuridico. Il diritto ha cambiato natura, non pi, come una volta, un quadro che definisce certi limiti della vita sociale, tende ora a dettare a ciascuno il modo di lavorare e di comportarsi in societ; pretende di regolare i rapporti fra gli uomini nello stesso modo in cui le leggi fisiche si applicano agli elementi di una macchina, e, col pretesto di proteggere le persone da loro stesse, riduce la loro libert e le consegna all'arbitrio burocratico.
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Con come contraccolpo l'incremento dei ricorsi giuridici contro le autorit per "reati sine culpa": La gente non sopporta pi di pensare di essere vittima della fatalit s'indigna un deputato ne "Le Monde" del 30 aprile 1999. Non sar mica perch non ha pi il piacere di sperimentare alcuna libert? Si deve intendere per "reati sine culpa" quei grandi o piccoli disastri cagionati dall'esigenza economica di svolgere attivit pericolose, a cui il diritto riconnette una responsabilit oggettiva in capo all'impresa.: che li ha provocati, con il solo obbligo di risarcire i danni (in Italia la nube tossica di Seveso ne fu l'esempio pi clamoroso). Con tale meccanismo una buona copertura assicurativa consente di mettere tranquillamente a repentaglio le vite stesse degli "sfortunati" che si imbattono in queste necessit produttive [N.d.T.].

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Ogni attivit individuale, ogni lavoro realmente produttivo compiuto in vista di acquisire una certa indipendenza nei confronti dell'economia mercantile (cos come consentivano una volta l'agricoltura e l'artigianato, che sono le basi di ci che gli economisti chiamano l'economia informale) tende pertanto a divenire impraticabile; la societ industriale ne ha fatto una corv, nel senso che questo termine aveva nel Medio Evo ossia - essendo sottoposto a imposte, contributi, obbligazioni e svariati controlli, o al contrario lavoro in nero e dunque nonprotetto - un lavoro gratuito che i servi e i plebei dovevano al signore e un compito faticoso, funzione subalterna del processo di produzione industriale. Quanti falegnami fanno solo dell'Ikea su misura, per esempio, allorquando la produzione dei mobili detti "tradizionali" largamente automatizzata. Per mantenere l'indispensabile coesione di un "tessuto sociale" reso cos sempre pi evanescente, il medesimo Stato di diritto si vede obbligato ad imporre autoritariamente la "solidariet", che ha peraltro reso impossibile, mentre l'industria del tempo libero e della cultura ricostituisce una socialit, un'autenticit e una natura sintetiche (di Disneyland in Center Parcs). Perch in realt, questa societ cos democratica, cos liberale e cos aperta non tollera niente che le sia esterno, nessun modo di vivere che non entri pi o meno nelle sue statistiche, nelle sue regolamentazioni e nei suoi sistemi assicurativi; niente su cui, attraverso quel racket della protezione che il sostegno di tutte le mafie, gli speculatori e i burocrati non possano avere, in definitiva, l'ultima parola. Attualmente, la scolarit prolungata, gli stage e l'assistenza sociale, sono i metodi impiegati ad oltranza per mantenere una parte sempre pi importante della popolazione lontano dalla produzione, fintantoch rimane una forza produttiva non necessaria che occorre demobilitare G: questi metodi sono a carico dello Stato e sono presentati come riuscita sociale, espressione del "benessere". Attraverso questi procedimenti, i giovani, i disoccupati e in generale gli esclusi, vengono tagliati fuori dai circuiti della produzione ma conservati come consumatori. La mondializzazione ha provocato un aumento delle spese sociali a detrimento delle altre necessit significative dello Stato, come per esempio l'effettivo poliziesco e l'acquisto di armamenti. Piuttosto che ricorrere alle imposte, gli strateghi del potere hanno sviluppato delle politiche di atomizzazione delle forze produttive inutili, attraverso la scappatoia dell'aiuto a delle associazioni "non a scopo di lucro" finanziate dallo Stato, per mezzo di donazioni private incentivate da uno sgravio fiscale. In buona
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In francese dmobiliser che vuol dire sia smobilitare, restituire alla vita civile, che demotivare, privare di ogni combattivit. Per una rigo rosa traduzione in italiano sembrato necessario il ricorso ad un nuovo termine: demobilitare. Va inteso nel senso di mobilitare l'intelligenza e l'energia degli individui assemblati in masse verso l'adattamento alla fine dei conflitti e l'accettazione totale dell'inane e delle sue vicende. La fine dei conflitti coniugata con la fine del senso (o pi precisamente con la riduzione ad uno del senso: quello di campare nella sua assenza) integra peraltro la prescrizione per eccellenza dell'attuale tempo neomoderno: vivere, se cos ancora si pu dire, in armonia con la macchina e in ottemperanza ai suoi dispositivi, senza rompere i coglioni ma soprattutto senza chiedersi il perch, non perch sia inane chiedersi il perch, ma perch il perch l'inane. Quest'ambizione, al cui confronto impallidiscono quelle delle tirannie e delle satrapie delle epoche precedenti, e che adesso sta dispiegando tutto il suo armamentario, negli ambienti accademici viene chiamata ora ultrametafisica, ora decostruzionismo. (cfr. Bello come una prigione che brucia, 415, 1998) [N.d.T.].

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sostanza, si tratta per lo Stato di cedere la gestione dei servizi sociali e della riqualificazione d'individui a delle organizzazioni inoffensive di volontari, o a dei collettivi che inquadrino giovani, disoccupati etc., in modo da sviluppare un'economia intermedia che neutralizzi gli inutilizzabili del mercato globale del lavoro. Quest'economia chiamata a svilupparsi negli anni a venire (in Francia, l'economia sociale rappresenta pi del 6% delle occupazioni). 35 L'ideologia del progresso materiale lascia credere che le macchine e le tecnologie all'ultimo grido sono sempre pi efficaci delle precedenti. Ma nessuno si prende mai la briga di verificare con precisione la realt di quel che non altro, invero, che una petizione di principio. Si preferisce piuttosto darsi daffare a sopprimere ogni punto di paragone che permetterebbe di cogliere precisamente qual il genere di efficacia di cui le tecnologie sono capaci, qual il modo molto particolare in cui "razionalizzano" le attivit umane 36. Mentre la produzione si automatizza, le macchine utensili pi semplici da mettere all'opera e il cui uso implicava un vero saper-fare tendono a scomparire a beneficio di un'apparecchiatura pi complessa, zeppa di elettronica difficilmente riparabile, ma che si combina a meraviglia con i materiali tecnologici e che soprattutto non necessita di alcuna competenza particolarmente approfondita. L'efficacia dell'utensileria tecnologica risiede essenzialmente, lo si vede tutti i giorni, nell'indipendenza del suo funzionamento nei confronti del personale che essa impiega essenzialmente per funzioni subalterne di manutenzione e riparazione dell'apparato produttivo, di gestione dei flussi dei fattori produttivi e di promozione dei suoi prodotti. La manodopera intercambiabile, e le sue competenze effimere o inesistenti non possono ostacolare, l'adattamento dell'apparato di produzione alle sollecitazioni e alle fluttuazioni del mercato, non quindi alla domanda sociale di per s, ma, attraverso la pubblicit e la moda, alla speculazione che vi viene fatta sopra, resa pi agevole dallo spossessamento e dalla perdita del senso del reale dei salariati, generato ovunque d'all'uso intensivo delle tecnologie. Il lavoro di fabbrica o di ufficio, dove l'individuo non altro che una funzione, un ingranaggio nella macchina che l'impresa, dunque divenuto il modello dei rapporti sociali, quello attraverso cui gli individui e le istituzioni percepiscono adesso ogni attivit sociale: nel contempo sia attraverso delle categorie parcellari (cittadino, consumatore, salariato, contribuente, utente etc.) impiegate dalla burocrazia per dividere i problemi e gestirli meglio, sia attraverso la volont degli individui di identificarsi con una di queste forme della rappresentazione sociale diffusa dallo spettacolo. Per esempio, quando dei salariati rivendicano un maggior "riconoscimento" nel loro lavoro, chiedono in tal modo di essere meno maltrattati e anche una "rivalorizzazione dell'immagine" che i loro superiori gerarchici e le altre autorit rimandano loro di loro stessi. Lo stesso vale per il "rispetto" che reclamano talvolta gli abitanti delle banlieu in seguito ai reportage televisivi che ritengono calunniosi nei propri confronti. I rapporti sociali e l'attivit degli individui sono ormai solo pi, infatti, percepiti e analizzati nei termini diffusi e fatti andare di moda dalla rappresentazione sociale, perch non esiste pi comunit a misura d'uomo nella quale queste attivit possano assumere un senso per la persona in quanto tale. Cos l'individuo atomizzato, che effettua un lavoro parcellare con 46

laiuto si competenze effimere, non ha altra che ricercare un senso per la sua esistenza nella societ nel suo insieme, ma questa astrazione gli lascia solo la possibilit di identificarsi con le sue rappresentazioni, di diventare egli stesso un'immagine nello spettacolo sociale. Il ciclo chiuso e, in generale, la razionalizzazione che viene operata con l'automazione tende a sopprimere ogni lavoro vivo a vantaggio della manipolazione di segni che pretendono di rappresentare la realt. Le conseguenze disastrose di una tale perdita del senso del reale dell'attivit umana si mostrano in tutta la loro mostruosa assurdit nelle attivit a diretto contatto con la natura, nell'agricoltura e nell'allevamento industriali 37 . Ma le persone realiste ci assicureranno che ad ogni modo l'uomo ordina, la macchina esegue; in effetti proprio quel che i nostri sensi ci fanno immediatamente percepire e ci si limita a far spallucce davanti a chi sostiene che la realt un'altra, che la macchina che detta all'uomo il suo impiego. I professori che insegnano l'uso delle macchine a comando digitale e informatico, per esempio, ripetono a gara che non bisogna lasciarsi dirigere dalla macchina volendo solo cos ricordare che occorre sempre verificare gli ordini che le vengono dati e non lasciarsi andare ad avere fiducia a priori nelle regolazioni effettuate precedentemente. Come un automobilista pu nel contempo essere padrone della condotta del suo veicolo ed essere asservito al suo uso sociale, ecco un'esperienza pur comunemente molto condivisa, ma dalla quale l'abitudine alla ragione astratta impedisce di trarre il minimo insegnamento. Come una macchina automatica, per l'investimento che rappresenta, il volume di produzione che implica, i bassi prezzi ai quali costringe gli altri produttori e in tal modo i propri detentori, fa s che quelli che la mettono in opera non, abbiano altra possibilit che utilizzarla secondo le necessit tecnico-economiche non solo che essa impone, ma che presuppone in virt della propria mera esistenza, ecco quel che nessuna valutazione tecnica, nessun calcolo economico, nessuna sperimentazione scientifica possono afferrare. Ma si vede anche come la ragione astratta delle scienze si protegge da ogni valutazione oggettiva, non dai propri risultati che sono sempre l'oggetto di rigorosi calcoli -, ma delle proprie conseguenze pratiche, concrete e reali, che ognuno pu verificare ogni giorno con i propri occhi, senza l'aiuto di alcun esperto, di alcuno strumento di misura sofisticato, n di alcuna conoscenza specialistica, ma solo con un po' di curiosit e spirito critico derrate, certamente, che non possono essere prodotte industrialmente 38. Il punto di vista da cui formuliamo il nostro giudizio critico sulla tecnologia dunque molto semplice: quello della ragione concreta che non considera isolatamente i fatti e i fenomeni, e non guarda solo alle conseguenze apparenti e immediate degli atti, ma anche al contesto sociale e storico in cui sono apparsi e che d loro il loro senso, cio il significato che possono avere per gli uomini e, nel contempo, la direzione verso cui possono indirizzare gli avvenimenti ulteriori. Significa sostenere che, contrariamente al metodo scientifico, la cui "obbiettivit" applicata alle scienze umane identicamente il

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punto di vista del pi freddo dei mostri freddi, dell'autorit e del dominio dello Stato e dell'Economia, niente di quel che umano ci estraneo. In questi scritti e in quelli che seguiranno, andremo pertanto a rievocare le condizioni storiche e sociali che hanno concorso alla genesi delle tecnologie e alla nascita della societ industriale di cui vediamo oggi la tendenza a unificarsi mondialmente in un sistema totalitario tecnologico. Esporremo in seguito alcune conclusioni a cui la ricognizione di questi fatti ci conduce necessariamente nella misura in cui noi non ne vogliamo sapere di questo mondo e intendiamo decisamente opporci al suo completamento.

GENESI DELLA TECNOLOGIA


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Dallo scoppio della prima alla fine della seconda Guerra Mondiale, il capitalismo ha traversato una crisi maggiore: il sistema ha dovuto lottare contro tutte le possibilit emancipatrici che il proprio sviluppo tecnico ed economico anteriore aveva fatto sbocciare. Ha dovuto trovare le forme politiche e tecniche per neutralizzare queste possibilit, per esso critiche e rivoluzionarie. D'altra parte il laissez-faire, il laissez-aller, l'anarchia capitalista generava periodicamente crisi sempre pi devastanti. Dopo aver fatto il giro del pianeta ed essere cos tornato su se stesso, il liberalismo metteva in concorrenza il capitale non pi contro le economie locali, ma contro se stesso. Il capitalismo doveva mettere fine a queste tendenze autodistruttive, alla dispersione nell'impiego dei suoi mezzi e all'incoscienza sui propri scopi1. Per questo, non ha pi fatto della politica un'arte, ma una semplice tecnica; non ha pi fatto della tecnica un semplice mezzo, ma uno scopo politico39. Si allora impadronito dell'apparato dello Stato per farne un mezzo di regolazione del mercato e di coordinazione dei diversi settori industriali, aspettando che la concentrazione dei capitali che si realizzata in seguito sotto l'effetto dello sviluppo tecnologico e delle interdipendenze e complementariet che genera fra i diversi settori industriali - vi provvedesse da s. In seguito, la storia mondiale diventa sempre pi la storia della tecnica40. La classe operaia era, all'inizio del secolo, una, forza sociale considerevole che stata prima neutralizzata con l'annientamento delle rivoluzioni russa e tedesca, poi recuperata nei sistemi totalitari, nella lotta nazionalista contro questi regimi (seconda Guerra Mondiale e guerra fredda) e per quel che interessava alla sopravvivenza del capitalismo (accesso ai beni di consumo, Welfare State etc.). Il movimento operaio rappresentava una minaccia tanto pi grande giacch i mezzi di produzione avevano raggiunto uno sviluppo tale che l'uniformit dei mezzi tecnici allora realizzata rendeva possibile alla classe operaia impadronirsene e metterli in opera per proprio conto. Come osserva Simon Weil nel 1934: La macchina-utensile [ha] prodotto, soprattutto prima della guerra, il pi bel tipo forse di lavoratore cosciente che sia apparso nella storia, ossia l'operaio qualificato41. La standardizzazione degli oggetti tecnici, la semplicit e la polivalenza delle macchine-utensili, l'educazione e la qualificazione di una parte degli operai rendevano allora possibile l'appropriazione e la riorganizzazione con una finalit di emancipazione dell'apparato di produzione creato dal capitalismo. Per disinnescare definitivamente queste potenzialit rivoluzionarie, il sistema capitalista si adoperer da quel momento a sopprimere la classe operaia e a complicare il sistema tecnico della produzione, per affidarlo alle sole mani degli specialisti che lo prevedono e lo dirigono, tecnici, esperti e gestori. L'automatizzazione della produzione non ha altro scopo che fare in modo che il capitale faccia a meno dei produttori; la volont di realizzare l'autonomia della tecnica nei confronti degli uomini. Per il capitalismo, il solo modo di sopprimere radicalmente la separazione fra il lavoratore e il suo prodotto e di superare la contraddizione con le conseguenze sovversive che questa 49

rappresenta. Cos, tutte le tecniche nuove apparse all'epoca della seconda Guerra mondiale, e che costituiscono adesso quelle che si chiamano correntemente le tecnologie, hanno come carattere specifico il limitare le possibilit di intervento dell'uomo in quanto soggetto nel funzionamento della macchina. Si tratta di una trasformazione che va contro tutto lo sviluppo tecnico precedente. L'automatizzazione, nelle sue diverse forme, dalla meccanizzazione allargata alle macchine pilotate da computer, rappresenta, paragonata a tutta l'utensileria tradizionale di cui la macchina-utensile era il perfezionamento pi compiuto, un salto qualitativo nettamente regressivo nei rapporti fra l'uomo e la macchina. Infatti, la macchina-utensile si limitava ad assistere l'uomo nella sua attivit, lasciandogli ogni libert per organizzarla a modo suo (quel che ha suscitato il fiorire di creazioni originali, come ne testimone l'Art Nouveau e le sue ricerche di forme organiche), mentre le macchine automatiche si sostituiscono a questa attivit riducendo l'uomo al ruolo di servente della macchina, obbligandolo a pianificare da cima a fondo la creazione, l'approvvigionamento di materie prime e la distribuzione della produzione. Non dunque tanto una produzione che bisogna organizzare a misura d'uomo, ma dei flussi che occorre gestire all'altezza di un sistema economico che, nella misura in cui questo genere di macchina si generalizza, sconvolge i rapporti fra imprese concorrenti ed alleate, accelera gli scambi e tende, a sua volta, a sfuggire ad ogni controllo umano. Il compito dell'operaio consiste solo pi nell'alimentare, provvedere alla manutenzione e sorvegliare la macchina che ha sostituito il lavoro vivo e i saper-fare di numerose decine di persone, mentre gli ingegneri che pianificano questa produzione automatizzata e la sua distribuzione su grande scala non possono pi permettersi molta originalit: le loro merci prodotte in massa devono piacere al maggior numero di persone per essere smaltite facilmente. L'automazione dunque una tecnica che tende ad applicarsi a tutto l'apparato di produzione, standardizzando l'organizzazione e i prodotti a monte e a valle delle macchine automatiche, e da ci comincia ad imporre questi caratteri alla societ nel suo insieme: l'uniformazione dei prodotti disponibili sul mercato forma il gusto per un'estetica che tende allo spoglio ornamentale e alla funzionalit. (Basta sfogliare un catalogo Ikea per vedere che l si vende, piuttosto che mobili o oggetti, un "modo di vita" giovane e all'avanguardia.., superficiale e vuoto che corrisponde bene alla perdita di ogni competenza reale generata dalla banalizzazione di un simile modo di produzione).

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DA GUERNICA A HIROSHIMA
La seconda Guerra Mondiale il crogiolo da cui uscito il complesso industriale e sociale della tecnologia. E, infatti, partendo dalle lotte contro le forme politiche del totalitarismo che vanno a disporsi nel "mondo libero" gli elementi del totalitarismo tecnologico. Il fascismo, quell'arcaismo tecnicamente attrezzato e lo stalinismo, quella burocrazia tecnocratica, sono i primi regimi moderni ad aver trattato i problemi di ordine politico come compiti essenzialmente tecnici: al governo degli uomini, hanno sostituito l'amministrazione degli individui atomizzati, degli uomini ridotti alla condizione, di cose (dai movimenti di massa ai campi di concentramento) 42. I regimi totalitari hanno fondato la loro potenza politica sopra degli uomini desocializzati, degli individui desolati43, al tempo stesso moralmente per l'esperienza della prima Guerra Mondiale, ideologicamente per l'annientamento dei movimenti rivoluzionari e socialmente con la crisi economica e la disoccupazione di massa. Questi regimi, rispetto alle forme antiche della democrazia borghese, si sono rivelati superiori nel potersi liberare da ogni preoccupazione circa il "bene pubblico"l'amministrazione degli interessi contraddittori in seno alla societ per concentrarsi esclusivamente sull'accumulazione della potenza, suscitando l'adesione frenetica delle masse al loro esaltante movimento per la conquista del mondo. In questa lotta per fare incetta di potenza, che si prolungher ben aldil della seconda Guerra Mondiale con la "guerra fredda", la sua corsa agli armamenti e al prestigio tecnologico (dai missili intercontinentali ai viaggi sulla Luna), i mezzi tecnici si sostituiranno progressivamente, ovunque e in ogni dominio, ai fini politici e inversamente le realizzazioni politiche cominceranno ad essere definite solo pi come messa in opera su grande scala di gadget tecnologici. Ed nel mondo libero che infine si realizzer il completamento della ricerca di potenza assoluta iniziata dai sistemi totalitari e di cui avevano solo sognato, prima di loro, tutte le forme di dominio. Per la prima volta, con il Manhattan Project, un'organizzazione sociale ed industriale stata creata di tutto punto - e sotto il segreto militare - con lo scopo preciso e unico di produrre un oggetto tecnico che superi, e di gran lunga, ogni misura e ogni controllo umano: la bomba atomica 44. (Quattro fabbriche per la separazione degli isotopi dell'uranio che impiegano diverse decine di migliaia di persone, sono state costruite in luoghi tenuti segreti e pi di 2.000 ricercatori, tecnici e militari hanno lavorato alla messa a punto della Bomba a Los Alamos). Questo tipo di organizzazione in seguito diventato il modello per la ricerca scientifica e tecnica, la base per lo sviluppo dell'industria nucleare in particolare, e per tutta l'industria tecnologica, strettamente legata alle attivit militari. E questa nuova organizzazione della produzione trasformer a sua volta profondamente i rapporti sociali.

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LA SCIENZA E IL BUON SENSO DI ROBERT J. OPPENHEIMER


Il 16 luglio 1945, a Alamogordo nel deserto del New-Mexico, la prima bomba atomica esplode. Al termine di questo esperimento, Oppenheimer vide venire verso di lui Bainbridge, il fisico responsabile del test, che a mo' di commento gli profer semplicemente: Adesso siamo tutti dei farabutti. Oppenheimer stesso converr che nessuno aveva fatto allora osservazione pi pertinente. Nel momento in cui il governo americano gli domanda come utilizzare la Bomba contro il Giappone, egli firmer, con altri tre studiosi, il testo seguente: Le opinioni dei nostri colleghi scienziati sull'impiego di queste armi [la bomba atomica] non sono unanimi: esse vanno dalla proposta di una dimostrazione puramente tecnica fino all'utilizzazione militare concepita allo scopo di provocare una resa. [....] Noi ci sentiamo pi vicini a queste ultime vedute; non possiamo proporre alcuna dimostrazione tecnica suscettibile di mettere fine alla guerra; non vediamo alcuna alternativa accettabile (sic) all'impiego militare diretto. Per quel che concerne gli aspetti generali dell'utilizzazione dell'energia atomica, chiaro che noi, in quanto uomini di scienza, non abbiamo alcun diritto di propriet. E vero che siamo fra il ristretto numero di cittadini che hanno avuto 'occasione di riflettere lungamente su questi problemi durante gli ultimi anni. Non possiamo aspirare, tuttavia, a nessuna competenza particolare per quanto attiene alla risoluzione dei problemi politici, sociali o militari provocati dall'avvento della potenza atomica. Nel momento in cui questi signori si lavano le mani in anticipo degli atti che hanno consigliato, Lo Szilard, che nel 1939 con la mediazione di Einstein aveva avvertito il governo americano della possibilit dell'esistenza presso i nazisti di ricerche sulla Bomba, fa circolare una petizione fra i fisici, che conta di indirizzare al presidente Truman per impedire il suo impiego militare diretto. Egli tenta di ottenere le firme dei ricercatori di Los Alamos, ma si scontra con Oppenheimer, direttore scientifico di questo centro di ricerche, il quale reputa che sia inappropriato da parte di uno studioso utilizzare il suo prestigio per fare dichiarazioni politiche... Pi avanti Oppenheimer dirige lo sviluppo delle armi atomiche (bomba A) preconizzando il loro impiego a fini tattici, come sostegno sul campo alle operazioni militari. Eppure si oppone alla messa a punto delle armi termonucleari (bomba H) molto pi potenti, ma che intralciavano lo sviluppo della bomba A e relegavano ogni armamento nucleare alla funzione senza gloria di dissuasione e di terrore. Edward Teller, che dirige le ricerche sulla bomba H, arriva nel 1951 a mettere a punto il principio del suo funzionamento. Oppenheimer, davanti all'ingegnosit della cosa, esclamer allora: It's technically sweet! (tecnicamente sublime!); Quando vidi come farla, mi apparve chiaro che 52

occorreva almeno tentare di realizzarla. Il solo problema che restava sarebbe stato quello del suo impiego. [...] Restava solo da sapere come affrontare il problema militare, politico, e umano una volta che l'arma fosse stata disponibile45. proprio l, formulato fin dalle origini, il principio di ogni sviluppo tecnologico... Alla fine della seconda Guerra Mondiale, il totalitarismo, nella sua forma pi rozza e pi brutale, il fascismo, era vinto. Ma Hiroshima e ancor prima i bombardamenti massicci di citt tedesche e giapponesi da parte degli Alleati senza altro scopo strategico se non quello della demoralizzazione delle popolazioni civili - non fa che illustrare quanto in realt ha vinto moralmente lo stesso fascismo che aveva ingaggiato le ostilit con Guernica. Cos, la fine dei campi di concentramento nazisti non significava per niente la fine del terrore di massa; con la bomba atomica e la corsa agli armamenti nucleari quest'ultimo si estende in un baleno al pianeta intero, determinando come conseguenza fra le popolazioni un salto qualitativo nell'indifferenza di fronte alla loro sorte. La corsa agli armamenti e l'equilibrio del terrore sono la prima manifestazione dell'autonomia del processo tecnologico di fonte agli esseri umani: quando degli strateghi ben al riparo nei loro bunker giocano al computer con degli scenari che implicano milioni di morti in qualche giorno di guerra nucleare e fanno conoscere simili calcoli al mondo, viene notificato a ogni essere umano quanto poco egli conta adesso all'interno del complesso statal-militarindustriale, il macchinario che pu cos segnare la sua sorte in pochi istanti 46. Con la Bomba, per la prima volta nella storia, il potere dello Stato non esiste pi solo in quanto potere politico, ma principalmente in quanto potenza tecnica di annichilimento del soggetto politico (cittadini, societ e nazione) da dove derivava un tempo la propria legittimit. In tal modo, questo potere si reso indipendente dalle popolazioni da cui adesso ha solo pi l'incarico, ossia deve gestirne le "risorse umane" al meglio delle necessit tecniche imposte dall'economia mondializzata. Con il Manhattan Project, era dunque appena nata la societ industriale, una organizzazione sociale generata dalla organizzazione industriale della produzione sotto l'egida delle tecnologie. Questa societ si evolve a piacimento delle necessit economiche e tecniche legate al funzionamento del suo macchinario; l'esistenza degli uomini vi sussunta tanto materialmente quanto ideologicamente dalla produzione di massa che occupa tutto lo spazio sociale; i rapporti sociali si riducono a degli atti tecnici, scambi mercantili e comunicazione di informazioni. Infine il suo scopo essenziale - quello al quale tutti i mezzi sono subordinati - non il rinnovamento n l'arricchimento della vita umana, ma una produzione di oggetti tecnici con cui il sistema accresce in continuazione la sua potenza e estende il suo impero sulla totalit delle condizioni della vita in Terra.

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BIBLIOGRAFIA E RIFERIMENTI

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"Le Monde" del 3 giugno 1992. "Le Monde" del 19 giugno 1992. 3 "Le Monde" del 19 giugno 1992. 4 "Le Monde" del 29 dicembre 1992. 5 "Le Monde" del 3 giugno 1992.
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M. Bounan Science et vie", n. 908, maggio 1993 M. Bounan Science et vie", n. 908, maggio 1993. 8 P. Breton, L'explosion de la communication, Ed. La Dcouverte, 1989. 9 P. Breton, L'explosion de la communication, pag.221. Ed. La Dcouverte, 1989. 10 G. Debord, Commentari... , Ed. Grard Lebovci, 1988. 11 "Le Monde diplomatique", n. 470, maggio 1993. 12 Le Monde", 28 dicembre 1948. 13 Cfr. P. Breton, L'explosion de la communication, pag. 222. Ed. La Dcouverte, 1989. 14 "Le Monde", 25-26 aprile 1993. "Le Parascienze in televisione intervista di C. Manuel (psicologo) e A. Partensky (ricercatore al CNRS etc.). 15 Si veda F. Engels, Ludwig Feuerbach,1888. 16 G. K. Chesterton, Come non va il mondo, 1924 17 O. J. Salomon, Le destin technologique, 1992 18 La Recherche, n. 260, dicembre 1993 (p. 1319). H. Arendt 19 G. K. Chesterton, Come non va il mondo, 1924 20 George C. Glaser, Secret et violence, 1951 21 H. Arendt, Il sistema totalitario 22 Orwell, 1984 23 Hans Jonas, Principio di responsabilit, un'etica per la civilt tecnologica, 1979, trad. it. Einaudi, 1993. 24 D. Bourg, Hans Jonas e l'ecologia, in "La Recherche" n. 256, luglio-agosto 1993 25 Hans Jonas, Per un'etica del futuro, 1985 26 G. K. Chesterton, Come non va il mondo, 1924 27 Darien, Il ladro 28 Vedere il volantino Della democrazia geneticamente modificata, riguardante la conferenza di consenso sugli OGM che si svolta nel mese di giugno 1998 (Association Contre la Technologie et son Monde c/o ACNM, BP 178, 75967 Paris Cedex 20). 29 Pierre Thuillier, La grande implosion, 1995
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Sulla storia dell'istituzione scientifica, si veda J.J. Salomon, Science et politique, 1970. Miguel Amoros, O en sommes-nous? Pour servir claircir quelques aspects de la pratique critique en ces temps malades febbraio 1998. 32 Georges Bernanos, La libert per fare cosa?, 1947 33 Si veda di Venant Brisset, Tant quil est encore temps... Libre opinion sur l'agricolture, l'tat et la Confederation Paysanne, ottobre 1988. Riassunto in un articolo apparso in "Campagne solidaires" d dicembre 1998. 34 Si veda di A. Koestler, Spartacus, 1945, i discorsi di Marco Crasso nella quarta parte, cap. IV. 35 Miguel Amoros, A che punto siamo, 1998 36 Si veda un esempio particolarmente illuminante di tutto ci in: ]eanMare Mandosio, L'effondrement de la Trs Grande Bibliothque Nationale de France, Ed. EdN, 1999. 37 Si vedano le Osservazioni sull'agricoltura geneticamente modificata e sul degrado delle specie, Ed. E.d.N., 1999. 38 Su il declino continuo dell'intelligenza critica e del senso della lingua al quale hanno condotto le riforme scolastiche imposte da trentanni si veda Jean-Claude Micha, L'einseignement de l'ignorance et ses conditions modernes, Ed. Climat, 1999. 39 Sulla fine del liberalismo, si veda Karl Polanyi, La grande trasformazione, Einaudi, 1974 40 Miguel Amoros, A che punto siamo, 1998 41 Simone Weil, Riflessioni sulle cause della libert e dell'oppressione sociale, Adelphi, 1997. 42 Si veda di S. Tchakhotin, Le viol de foules par la propagande politique, 1939. Occorre osservare che l'autore voleva organizzare una propaganda progressista che avrebbe ripreso gli stessi metodi di condizionamento delle masse per identificazione riflessa ad un movimento politico usati dalla propaganda fascista che egli voleva combattere. 43 Si veda di H. Arendt, Le systme totalitaire, 1951, in particolare la fine del capitolo Idologie et terreur: L'uomo desolato si trova circondato da altri uomini con cui non pu stabilire dei contatti, o alla cui ostilit esposto. 44 Per un'analisi della nostra esistenza sotto il segno della bomba, si veda Gnther Anders, L'uomo antiquato, Bollati Boringhieri, 1997. 45 Le citazioni sono estratte dal libro di Michel Riva!, Robert Oppenheimer, Ed. Flammarion, 1995. Biografia interessante perch, sebbene molto rispettosa del "grand'uomo", lascia nondimeno chiaramente trasparire il suo sfrenato opportunismo. 46 Si veda di L. Mumford, Le mythe de la machine, 1967, in particolare i capitoli 9 (La nuclation de la puissance) e 10 (La nouvelle mgamachine) del volume II.