Sei sulla pagina 1di 22

massimo

micucci

Crisi e Movimenti antagonisti


Bisogna andare al di l della discussione impaniata tra correnti e personalismi delle primarie, che ha scosso il Pd. In un paese mortificato, arrabbiato e stanco lOpa azzardosa del rottamatore Renzi ha scosso e continua a scuotere gli animi. La crisi politica non solo una crisi di invecchiamento ma di paradigmi. La sinistra riformista non ne ha ancora uno comune e subisce quello prevalente nella sinistra radicale o neo radicalismo cosiddetto anti-politico. La teorizzazione pi coerente di questo orizzonte quella di Toni Negri. Per i rivoluzionari integrali laffermazione delle reti ha portato allImpero diffuso che sottomette le moltitudini, includendole anche con la loro resistenza. Si riarticola cos il sistema caratterizzato dalla repubblica proprietaria ma si diffonde la spinta ad accedere ai beni comuni. Per i riformisti la novit delle societ a rete crea invece nuovi contrappesi ed opportunit, un conflitto tra apertura e chiusura, ma non sanno dirli, n renderli credibili ed efficienti se non riproponendo vecchie formule. A tuttora i riformisti ed i liberali non hanno trovato una parola per declinare la loro risposta, gli antagonisti si, con ipotesi diverse. Alle elezioni Municipali seguite ai referendum ed in parte alle recenti politiche i radicali antagonisti, sono arrivati pi forti. La lunga marcia di Grillo ha fatto leva su questa chiave e le tesi radicali di ogni confessione si son trovati comodi. Non una vera risposta n una risposta giusta, ma una risposta forte. Del resto sono nate da questa reazione tanto Occupy Wall Street, che i Tea Parties e gli indignados, persino il caudillismo di Chavez, tanto la primavara araba che il consenso nazionalista di Putin. Esiti e propositi diversi , ma convergenti. E questa anche la base del successo di sentieri diversi come quello dei partiti di Pirati o del Movimento 5 stelle: antagonismo verso lesistente, descritto in modo univoco per i suoi fallimenti, e levocazione di un futuro minaccioso, la necessit della indignazione e ricerca di alterit politiche e pratiche. Paura e ribellione. Accanto ad una crisi incrociata della rappresentanza e della decisone democratica nelle societ complesse.

Lorigine della crisi, il rinnovarsi ed il diffondersi dei problemi, per i pi colti, sta nella propriet privata che lo Stato deve assicurare dalla sua nascita. Se lo Stato, la Re-pubblica (Toni Negri) la propriet capitalistica, questa opposta alla Res Communis. Ci vero, secondo questa tesi, anche dove sembra sciogliersi listituzione tradizionale. Oggi questo istituzionale si diffonde tra i produttori nella societ delle reti. Uomini e donne connessi sono continuamente attivi e perci produttivi, schiavizzati dal debito, flessibili ed emarginati, ma comunicanti, piegati e pure consapevoli. Questo porta in s resistenze inesorabilmente diffuse al sistema. alle isitituzoni alla Res Pubblica.

La sinistra diversamente statalista


Secondo la parte pi tradizionale della sinistra, o del radicalismo antiliberista, la crisi dovrebbe invece spingere a far tornare tutto pubblico nelle mani della politica-stato attraverso partiti rinnovati, austeri e benevoli. La commistione insana tra partiti e Stato un difetto interno emendabile, con una nuova classe politica, pi interattiva grazie alla rete, meglio formata. Una nuova scuola-palestra (vedremo pi avanti) che il Partito neo-socialdemocratico immaginato da Fabrizio Barca. Monaci, giudici e carabinieri debbono controllarne la bussola valoriale. Questo Stato deve stabilire la redistribuzione della ricchezza facendo di pi e meglio, ad esempio facendo politiche industriali, gestendo quasi-tutto, ma meglio di quanto sia stato finora. Alla guida stanno i sindacati politici di stato che definiscono scelte e paradigmi sociali ed economici (un governo che crei posti di lavoro cit. S. Camusso), e negoziano il reddito indipendentemente dai produttori e dal mondo attraverso il sistema fiscale. L stanno gli eredi dei pretori dassalto della natura difesa dalle guardie, i magistrati annisettanta, tutori del bene comune che decidono sulla politica industriale, dicono persino ai bimbi come resettare le loro relazioni familiari. Preti, femministe di senonoraquando, nutrizionisti di stato diranno poi come e quanto il corpo debba comportarsi, esporsi, riprodursi e da quali orifizi e cosa e quanto ne debba entrare o uscire per tutelare il bene comune. Altrimenti, si minaccia, sar la catastrofe.

La sinistra meno romantica, ma pi antagonista culturalmente, non ha mai dato questa risposta leninista e statalista ma, allora come oggi, in parte (minoritaria) situazionista, in parte anarchica. Evoca i commons e i commoners (attori diretti della costituzione del potere dal basso sui beni comunie). Protestatari, anticrescita, legati inesorabilmente al corpo da liberare e da opporre, al desiderio ed alla natura, i benecomunisti di oggi rinfrescano la biopolitica per ragioni fondate. Evocano, predicano, registrano reti e pratiche di resistenza (anche dure) contro la violenza istituzionale retificata. Convinti che le politiche neoliberiste abbiano creato una contraddizione insanabile, un fallimento di sistema. Questo tipo di antagonismo abbastanza lontano dalle riesumazioni del comunismo storico, ma vicino al suo antico spirito comunitario. Pi Negri, Piperno, meno Vendola quasi nulla PDCI o, men che mai, lSPD ed Hollande. Tuttavia lanalisi che fanno non da sottovalutare, non lontana dallo spirito del tempo e non nemmeno senza seguaci. Tutti i movimenti che abbiamo evocato e persino molti dei risultati elettorali puntano in questa direzione. Tra laltro si dicono lontani dalla tecnica della rappresentanza democratica che delega ai partiti, spesso non votano o votano contro. Lobiettivo laccesso diretto ai beni comuni, non proprietari che finora avevano definito asservendole le nostre identit. Anche su questa crisi di rappresantanza i neo-antagonisti sono pi forti e il resto della sinistra simpalla subendo loffensiva della vocal minorities

Il benecomunismo nella Carta di Intenti


Non stupisce allora, ma allarma, trovare nel titolo e nello sviluppo della Carta di Intenti sottoscritta da Vendola, Bersani e Nencini lidea del benecomunismo, che un p il precipitato politico di questa elaborazione! Vedere la confluenza tra queste ipotesi abbastanza agghiacciante non perch aberranti in s, ma perch ne rafforza le ragioni e la forza politica immettendole e santificandole nel circuito della politica istituzionale. Ne lItalia bene comune , accanto ad affermazioni ormai di buon senso (su immigrazione, i diritti dei gay, il lavoro) lunit nellantagonismo alle soluzioni liberiste da cui bisogna uscire, si condivide la lotta

allindividualismo segnato tout court dal marchio di fabbrica del cadavere di Berlusconi. La carta condiziona il merito al bene comune ed alla solidariet. La libert torna ad essere un di cui per evitare sorprese. Persino lanalisi dei benecomunisti pi coerenti vede naturalmente la contraddizione sugli esiti, ma i firmatari si tengono uniti. Fino a che morte o Berlusconi non li ha separati Siamo lontanissimi dalla ispirazione democratica e liberal (pi che socialdemocratica) sia dellItalia paese Normale che della Bella politica. Anni luce dalla terza via clintoniana e blairiana. Quando Dalema ricordava ai partiti dellinternazionale che nessuna della forze innovative al governo nel mondo si diceva socialista. Uqndo si incontrava con Blair e con Clinton

Il tradimento dei capitalisti verso i liberal


Questo spirito antiliberale in parte responsabilit dei liberali. In Italia non hanno mai condotto politiche di liberalizzazione e le hanno spesso evocate. Cos oggi si vedono rifiutare il budino senza averlo mai fatto assaggiare. Ovunque arretrano perch non hanno capito il mondo che avevano contribuito a cambiare. Il liberismo, dove c stato, ha perso in parte per il suo successo. In verit la sconfitta dovuta non ad una coerenza ma ad un tradimento interno. Il cambiamento di paradigma della societ della informazione, la crescita competitiva delloriente ha incontrato ahim la risposta anticoncorrenziale e conservatrice dei grandi capitalisti (che Zingales definisce dei cronys). Il Big Business, atterrito o presuntuoso, ha catturato e piegato le regole della libera concorrenza, obbligando lo stato a salvare le banche, trasformandosi in Capitalismo di Stato, consentendo di violare il mercato e imporsi ai consumatori e risparmiatori uccidendo il carattere innovativo della concorrenza e limitando la libert. (v.Zingales). La forza del capitalismo pu riprendersi attingendo a regole e contrappesi che diano forza alla societ nei confronti di una economia che cattura i regolatori.

Lalternativa benecomunista
Se allarghiamo lo sguardo, le descrizioni del panorama post crisi dei benecomunisti radicali di casa nostra, lo diciamo provocatoriamente, sono talmente drammatiche da ricordare a volte i vanaggiamenti anti-tecnologici di Ted Kacinszky, poi ricopiati nella folle apocalisse razzista di Breivik. Ricorrono quasi tutti i Nimby formats (No tav, No Tap, No gas, No Oil, No wind), fino alla simpatia esplicita verso il radicalismo religioso anti occidentale. Tutte resistenze ai beni privati e pubblici in nome dei beni comuni. Non tutte egualmente esecrabili, ma tutte nemiche di ogni ipotesi costruttiva e speranzosa nel progresso. In questo senso la lacrime di cui parla Negri si vedono molto meglio della risata cui allude nel finale di Comune . La critica ai liberisti accomuna invece tutti i nemici dellicona Renzi, che ormai unica parvenza di liberale di sinistra dopo Blair che sia ancora alloffensiva. Una critica che somiglia, vero, alle accuse di Berlusconi contro i comunisti: un nemico che non esiste pi evocato per auto riconoscersi. Ma talmente forte, diffusa, radicata nel senso comune di tutto loccidente che pu vincere perch ha gi vinto in molte occasioni. C dunque un problema di credibilit e sopravvivenza per la idea stessa di libert individuale, per il mercato ed il capitalismo attarrata dalla crisi e dalla sua gestione comunicativa e dunque politica Non una caso che nei discorsi e nel suo ultimo libro il Sindaco di Firenze se non osa ricordare la sua opposizione al referendum sullacqua e la sua ottima esperienza con Publiacqua fa diversi esempi di privatizzazione delle responsabilit dei cittadini.

Tutto nasce da quei referendum


Cosa unisce oltre a questa critica assiomatica, il benecomunismo di Vendola, de Magistris e Franco Piperno nello scontro con lIstituzione diffusa? Cosa li tiene insieme nel conflitto contro lindividualismo proprietario? Cosa unisce gli emarginati, gli indignados, il ceto medio perseguitato dalle tasse, gli insorgenti singoli e aggregati? E dove mai il riformismo europeo, moderatamente statalista o liberale pu incontrarsi con questa opposizione ontologica? Quando accaduto? Nella carta scritto a parole di fuoco: I referendum del 2011 hanno affermato il principio dellacqua come bene non privatizzabile. Lenergia, il patrimonio culturale e del paesaggio, le infrastrutture dello sviluppo sostenibile, la rete dei servizi di welfare e formazione, sono beni che devono vivere in un quadro di programmazione, regolazione e controllo sulla qualit delle prestazioni. La difesa dei beni comuni la risposta che la politica deve a un bisogno di comunit che tornato a manifestarsi. I referendum della primavera del 2011 ne sono stati unespressione fondamentale. tramontata lidea che la privatizzazione e lassenza di regole siano sempre e comunque la ricetta giusta. Lidea-forzata che aria, acqua e via via energia, infrastrutture, conoscenza, e domani la sicurezza etc sono beni comuni che debbono per ci essere pubblici, cio innanzitutto non gestiti da privati, ma da quel compound di sindacati e burocrati che la pubblica amministrazione ed il mondo delle aziende pubbliche Con i paraocchi delle ideologie dominanti difficile vedere il comune, anche se ovunque intorno a noi. Al di l della propriet, al di l del pensiero unico liberalcapitalista c il bene comune. E Toni Negri in Comune-Oltre il Pubblico e il Privato ma nella carta di intenti starebbe benissimo. Per tutti a colpa del liberismo, della finanza e del capitale, e dunque di Monti e del suo mondo, come fu di Berlusconi. In quella Carta Monti innominabile, perch al centro c lindisponibilit dei beni comuni non

privatizzabili. Europa, pareggio di bilancio, peso del debito, libert di impresa, liberalizzazioni, attrazione di investimenti restano sullo sfondo.. sono considerati equivoci da chiarire e sono evidentemente in contraddizione con questa linea. Persino la spiegazione Bersaniana della sconfitta indugia sullaver pagato la fedelt a Monti ( cio al capitalismo europeo) I referendum ed in particolare quello sullacqua stato il punto di svolta unitario dallanti-berlusconismo al benecomunismo. Preparata , annunciata, strutturata come operazione politica e comunicativa coerente, di lunga lena quella battaglia si servita del framework antiberlusconiano per affermarsi e restare come framework interpretativo tradizionale. Acqua bene comune, naturale, indisponibile, ma contesa dalla propriet come laria, il corpo. Argomenti biopolitici il corpo umano fatto sopratutto di acqua , neo statalisti: non pu essere guidata dal profitto La svolta ha unito idealmente, giustizialisti, chiesa dei poveri, sindacato dei dipendenti pubblici, sinistra radicale ecologisti e dirigenza del PD in una visone comune, un missione sentita dalla maggioranza del popolo. Creata la cornice, il consenso diventato uno tsunami. Ai partiti di opposizione interessava poco dellacqua, molto la priorit del ventennio: abbattere Berlusconi. E stata la fine del Bersani delle lenzuolate. Lo stesso leader ragionevole che convinceva i suoi corregionali della giustezza della privatizzazione della azienda locale di gestione delle acque, si accodato per cacciare Berlusconi. Ha votato contro il capitalismo, gli investimenti ed il mercato per abbattere il Caimano. Un passo indietro rispetto al Partito Comunista Cinese, rispetto alla Cuba di Fidel dove il servizio idrico gestito anche da privati. La conversione di Bersani avvenuta per ragioni tattiche, ma la tattica pu danneggiare e segnare drammaticamente la strategia e indirizzarla. Nella carta c il contrario di quelle liberalizzazioni. Lacqua ha indicato la via. I naviganti hanno intenzioni diverse ma seguono la stessa onda. Le sofisticate sintesi programmatiche che vengono confezionate dai residui socialdemocratici europei alla DAlema sono roba per palati fini di cui gli indignados possono infischiarsi. Vendola e De Magistris, si muovono da

tempo in questa direzione , con costanza e coerenza. Il sindaco Arancione portato al potere dai litigi e primarie pre-rottamazione stato il primo a dare vita al forum dei beni comuni. Su questa linea, non pi partitica ma di movimento diretto per i beni comuni in politica si ricompattano da Pancho Pardi, a Rodot con la iniziativa di una nuova forza politica. Ma ci son anche gli antagonisti di ogni tipo anarchici compresi. Tra gli architetti dellacqua bene comune ci sono da Grillo a tre quarti della Chiesa. I non violenti, gli arancioni immaginano per i beni comuni soluzioni di governance pi o meno come quelle indicate da Grillo.. o un ritorno della democrazia di quartiere. In un forte intervento , anche se un p fan, Franco Piperno (ex PotOp) , ha teorizzato anche la gestione comune della sicurezza su base di quartiere (in verit questo qualcosa che gi si vede nelle moltitudini di Napoli e si chiama Camorra nda).

La forza del Benecomunismo e le illusioni dei (vecchi) riformisti


Sfugge ai democratici la forza di queste ipotesi e quanto lalleanza a tre lo rinforza. Necessariamente contraria ad una ricerca esperienzale complessa e insieme pragmatica, come quella che Renzi propone forzando schemi e luoghi della definizione politica . Per queste ragioni Lantirenzismo una forza trascinante che si lega in modo sbagliato alla disaffezione dalla politica tradizionale, che vedr un gran successo delle radicalizzazioni, una astensione alta, un rischio fortissmo di ingovernabilit . La linea individuata dalla Carta non un massimo comun denominatore per uscire dalla cirsi, ma un minimo comune multiplo per accedere al potere. Esclude le cose dellagenda Monti, non perch ha una idea migliore, ma perch esclude il realismo e lo rinvia nel ghetto emergenziale, non ne parla al popolo (come i tecnici) e non vuole ascoltarlo, ma illuderlo e accenderlo con un orizzonte benaltrista. Lunica possibilit alternativa se c proprio il Re Nudo di Matteo..una controffensiva egualmente radicale e corsara perch mette in questione la credibilit dei vecchie dei nuovi profeti. Acquisisce la voglia generalizzata di

liquidare il sistema politico inefficiente, ma assumendo la responsabilit , non dando la colpa al nemico. Per queste ragioni di fondo la rottamazione proposta degli uomini, dei modi e delle idee finora lunica linea di riscatto. Non a caso se i riformatori radicali hanno delle idee diverse e dallo spirito antiliberale e credibili queste sono le idee vituperate e negate di Renzi, di Zingales, di Giannino. Al centro ci sono debito insostenibile e mancata crescita. Change Wall Street invece di occupy . Senza affrontare insieme e radicalmente i due aspetti non si va da nessuna parte. Questo politica e comunicazione, non tecnica DAlema ricorda spesso di essere a capo del FEPS , in questa esperienza si scontrano idee diverse. Diamo uno sguardo a caso a come i partiti pi dinamici guardano a s stessi Good capitalism rests on two inter-related building blocks: fairness understood as receiving ones proportional deserts for the contribution that has been made; and the co-dependence of public and private, individual and society. A truly competitive market is one where entrepreneurs, capitalists, businesses and workers win rewards that are proportional to their contribution no more, no less (Hutton). Rebuilding Britains economy around long-term investment, a more productive workforce and competition on quality goods and services is a project which fits the austerity of our time. Sono le idee del Laburismo futuro di Milliband Non contro la ricchezza, ma contro la povert. Niente che si possa trovare nella Carta

Il riflesso condizionato delle Cayman e/o la politica da Sindaco


Il sussulto simbolico contro la finanza, gli hedge funds, licona negativa delle Cayman scagliata contro il giovane finanziere Serra, un alieno seriamente riformista che scava anche col suo successo dentro al capitalismo di connivenza , che crede in un capitalismo far senza piegare le regole, una clamorosa manifestazione di subalternit al capitalismo clientelare comune a tutto lo schieramento politico che ha rovinato lItalia. Senza un radicalismo del cambiamento possibile il riformismo morto. Senza un nuova fiducia affidata e nuovi attori, non resta che la resistenza benecomunista o il rilancio illusorio di un welfare prosciugato. Negare questa esigenza di radicale rottura, affermare invece lesigenza di un cambiamento nella continuit, corrisponde a tenersi la bandiera rossa dopo Tien An Men. Bersani e DAlema al di l del loro contributo, della loro esperienza, si condannano alla inservibilit se vanno per formule e antichi geroglifici. La resipiscienza di Dalema tardiva e tattica. Non un compito facile e non detto che ci si riesca subito. Si deve ripartire dalle persone e dalla loro vita per riabilitare la politica. Ci vogliono atti, linguaggi e persone credibili, ci vuole un sindaco, non solo come leader, un creatore di comunit e non un caso che finalmente la risposta venga dalla storia dei Sindaci. Quanto stupido banalizzare tutto col berlusconismo e la scusa della cmunicazione . Rieditare gli slogan contro luomo solo al comando. Il mandato a un sindaco dItalia sarebbe la vera cura, ma tutti saffrettano ad escluderla. Per ora Matteo libero, dunque in parte solo, ma suscita simpatie aggrega intelligenze che si erano allontanate e cerca qui il suo peso. Non facile davanti a tutti coloro che hanno una visione realistica c una montagna di pregiudizi insormontabile. Eppure quello dei sindaci stato per decenni lunico filo tra politica e persone in questo deserto. La politica da Sindaco fatta di idee, ma anche di vicinanza, di capacit di governare la realt urbana (anche essa metafora della modernit costruttiva e del cambiamento sostenibile). Una politica che parli con i suoi elettori costantemente in nome di una speranza, di una combinazione

riformista audace che si riconnette al presente e dimostri quel che ancora da dimostrare: che esiste una via diversa da quella dellantagonismo consolatorio, illusorio, distruttivo e catastrofista. Una via che coniughi la bellezza e la libert. Senza se senza ma..quel che cera nella premessa del Pd. Come avvenne nel secolo scorso, nellepopea dei primi sindaci di sinistra che furono capaci di imporre la chiusura del centro storico al traffico per poi far si che se ne appropriassero anche i commercianti ostili. Una politica che ascolta i lavoratori, ma sfida i sindacati in nome dei cittadini, che sulle pensioni sceglie in nome di quei nonni che preferiscono il bene dei nipoti. Solo Il pirata Renzi pu far saltare il tappo e la catena che lega Bersani al fortissimo neo-radicalismo di sinistra. Sbagliano quanti avvertono nella rottamazione un horror vacui. Non importa quanto incerte siano una serie di questioni, ma necessario un salto che ci avvicini al mondo con speranza senza passare dal giogo pauperista, moralista, caudillista, che ci propongono quelli che si ritrovano con i benecomunisti. Loro malgrado , ma non a loro insaputa

E Il Partito Secondo Barca?


Visto che si parla di ri-fissare a sinistra le regole e lorientamento di quello che, secondo il neoiscritto Fabrizio Barca e lex renziano Civati ormai il vecchio PD, provo a fare qualche riflessione sulle sue 50 pagine dopo averle lette, non studiate. Poich si annunciato di voler fare questo partito rifondato assieme a Sinistra ecologia e libert dico subito la mia sul documento Barca e sullipotesi Barca, che per la verit si un p eclissata dopo le improvvide uscite nel pieno della crisi politica. Mettiamo da parte il peccato di presunzione di iscriversi ad una Facolt presentando prima la tesi di laurea conclusiva assieme all laspirazione al Rettorato.. Alla base del documento c un giudizio delle esperienze di governo e delle ragioni della crisi, un giudizio asimmetrico su: le criticit dello Stato socialdemocratico e le aberrazioni dei sostenitori dello Stato minimo. Le basi su cui si basa questa critica asimmetrica dellesistente politico nelle 50 pagine. Se posso brutalmente riassumere: la crisi originata dalle politiche neoliberiste, cui bisogna contrapporre politiche pubbliche di programmazione territoriale. La mancanza di un buongoverno dipende si da una esigenza non troppo definita di riforma della Pubblica Amministrazione ma soprattutto dal rapporto malefico tra partiti e stato. Per avere politiche pubbliche virtuose occorre una nuova classe dirigente ed un partito di sinistra, organizzato, democratico, aperto che sia palestra di decisori pubblici e di partecipazione. A guidare questa educazione, pi ateniese che spartana, coppie di sentimenti e presupposti etici pi che programmatici. Ma parliamo di buon governo e parliamo di persone, di libert e responsabilit verrebbe da dire e invece no La motivazioni per militare in un partito si ritrovano in una dimensione civile per coppie di tensioni egoismo-spirito pubblico, indipendenza e imitazione. I valori non includono n la libert individuale, n la felicit, se non collocati entro regole di finalit sociale e sono descritti in un addendum politico quasi tutti a ridosso dei valori costituzionali che pure finora non hanno esaltato le giovani generazioni e non consolano pi le vecchie.

Il partito-palestra, i militanti e gli iscritti, i funzionari.


Lo sforzo non banale di circoscrivere il ruolo delle reta (reazione condivisibile alle idiozie delle scimmie in pigiama) fuorviante e minimalista. Cos limprovvido ricorso al termine di catablepismo per definire e respingere la commistione perversa tra Stato e Partiti, indica il dito (una pur drammatica verit) ma non la luna. Abbondano gli artifici geometrici e verbali, (lo Stato Italiano solo arcaico? Solo i partiti sono solo statocentrici?) pur di non ammettere che leccesso inefficiente di stato nella vita delle persone ad avere rovinato ed imbolsito lo pubblica amministrazione, leconomia, le persone stesse, la dimensione comunitaria e ad aver incoraggiato laffratellamento perverso con il sistema dei partiti. Il problema europeo e occidentale dello spostamento delle risorse e della innovazione ad est mette in difficolt piuttosto lo Stato che non il mercato globale. La domanda allora pi radicale: un problema alla portata della semplice decisione pubblica? La speranza disperata nelle regole, che da noi sono spesso procedure sovrapposte e ridondanti, sbocca nellidea di un nuovo potere che frena il male, (parafrasando Cacciari a sua insaputa). Il Partito come potere che educa ad una nuova vita nelle condizioni possibili, appare una toppa peggiore del buco . Lidea di un capitalismo cui si consente la libert di intrapresa entro regole pi restrittive sta favorendo il dilagare del turbo capitalismo controllato dallo stato. La Cina la dimostrazione: dallipotesi di acquisto di Telecom alle joint venture sulle risorse africane . Le domande di pragmatiche Blair sul New Statesman restano inevase: Basta riaffermare che siamo dalla parte di chi soffre? Basta respingere le politiche di austerit e riunificare tutto questo in un partito moralmente pi saldo? Basta tornare alla tradizione del confronto tra destra e sinistra. O non si tratta di far meglio, di dire come rispondere per crescere, come far leva sulle libert dei cittadini, sulle conoscenze diffuse grazie alla rete, alla tecnologia, alla conoscenza in forme nuove. Come rafforzare e vivificare le enormi risorse, il capitale umano e sociale della societ a rete?

Internet (come appare a Fabrizio Barca) non solo un importantissimo tool per la trasparenza e la collaborazione, ma gran parte del nostro ecosistema sociale. I cittadini possono collaborare, conoscere, competere senza limiti on-line ma anche offline. Eserciti di makers non aspettano pi che sia lo stato o il mercato a decidere la loro sorte..creano collaborano, vendono acquistano e distribuiscono senza troppi permessi. Possiamo parlare di egoismo senza parlare anche dellaltruismo gratutito tra le spinte a produrre, collaborare, fare? Lultimo libro di Chris Anderson ipotizza una nuova rivoluzione industriale che parte proprio dalle aree degradate dei vecchi sistemi industriali e lancia la sfida Laboratori di tutto il mondo unitevi

Che partito, per quale societ


Un partito non ha nulla di meglio da fare se non discutere le politiche pubbliche per togliere a questi e dare a quelli che non ce la fanno (giustamente nda), lasciando per molto a quelli che non ci provano? Un partito contemporaneo guarda avanti. Senza cedimenti modaioli, liniziativa politica dei fondatori di Facebook e Linkedin con la formazione FWD.us una piattaforma di mobilitazione politica single issued (la riforma delle immigrazione) per ora svolta in collaborazione con tutte le forze politiche. E una modalit politica stimolante. Una formazione contemporanea deve incoraggiare il nuovo, definire anche il limite della politica, collaborare con tutti, spingere (e sfidare) in avanti sia il pubblico che il privato. Non ostacolare, ma favorire il meglio di ci che la societ produce ed aiutare chi in difficolt. Una societ ed un sistema che aiutano ad aiutarsi, con formazione, semplificazione, ambienti e regole non discriminatorie e leggere. La lettura che fa Fabrizio Barca della crisi del liberismo, definito minimalismo, finisce comunque per mettere sempre al centro il ruolo delleconomia pubblica. In verit la critica interna che cita di alcuni economisti liberisti riguarda lidea di un mercato unruled non regolato mette al centro regole che garantiscano proprio la competizione non lintervento dello stato. Non minimalismo chiedere ridimensionamento e ridefinizione del ruolo e delle funzioni dello Stato adatto ad una societ intelligente. Un partito moderno deve prendere atto della necessit oggettiva di ridefinire e limitare linvasivit dello stato e dei partiti e rivitalizzare la presenza della societ con uno stato amico. Se lo Stato si occupa di quasi tutto come impedire che i partiti ne siano catturati e a loro volta che gli interessi catturino partiti e stato? Se le societ partecipate dal dopoguerra dellIRI ad oggi sono passate da 1000 a 8000. Se ci sono 25.000 membri di CDA .Se ci sono municipalizzate con pi dipendenti delle nostre Multinazionali (quotate) come lEnel come evitare che il bravo compagno venga segnalato che il senatore impeccabile e anti-casta faccia una

raccomandazione. colpa loro, cerchiamo dei Superman o un sistema diverso? Poi c il tema della libert di mercato, vera, che le regole debbono garantire il cui dinamismo condizione della forza propulsiva del capitalismo. Ad una mia tweet-richiesta ma la libert di mercato un valore? Barca cortesemente risponde solo con regole molto restrittive che garantiscano la concorrenza. O la pensa come Zingales o quel solo denuncia un arrire pense. Dunque il Il tema che un partito dovrebbe sollevare quello del contributo della societ alla politica e di una riapertura di spazio di comunicazione e potere tra le due Insomma non pi Big Government (vorrei vedere come se non ammazzando tutti di tasse nda) n Big Society, ma Smart Society, con uno stato smart, capace di spendere meno per fare meglio e capire dove intervenire e dove lasciar crescere. Di qui anche una classe dirigente che non sia un nuovo ceto politico. In questo quadro ci sta e come quello che Barca chiama sperimentalismo democratico, la possibilit per la politica e lamministrazione di provare e di sbagliare, accrescendo le libert dei cittadini, con un atteggiamento per non dirigista, o neo-programmatore, ma di umilt, limite, di apertura e partecipazione verso le reti di esperienze. Qualche esempio: il piccolo comune del sud da cui spesso scrivo ha costruito una Ippovia e pista ciclabile con i fondi europei. Sar certamente rintracciabile su Open-coesione, tutti ne sono orgogliosi, ma tutti sanno che per fare la manutenzione ci devonogi pensare i cittadini. Per farla funzionare ci vorrebbe un sistema turistico e di comunicazioni coerente, a questo pi che a costruire la pista dovrebbe pensare lo Stato. Ma adesso in che modo lo stato riconoscer il loro sforzo? Dove si attaccher in uno scenario di abbandono delle terre questo piccolo progetto? Come si fa a garantire questo per centinaia di migliaia di progetti ? Un giovane artista che viene dal mondo della moda, Pep Marchegiani sta avendo un certo successo ri-producendo parte delle sue opere pop con la

logica del merchandising su vari supporti. Non una lira dallo stato e gi fattura qualche milione. Se avesse aspettato il mercato dellarte ne avrebbero, forse, goduto i frutti galleristi e nipoti post mortem. A che servono le regole delle strutture pubbliche dellarte i minkia-musei che espongono chi paga, o chi indicato da quegli impresari funebri che sono i galleristi. La start up di questo artista sta dando lavoro a tanti ex dipendenti di imprese dellabbigliamento fallite e lo fa senza soldi pubblici. La ostilit del sistema, dellinformazione, della fiscalit fa di tutto per ammazzare le vere start up, o meglio leconomia creative, mentre si decide a quali start up deve andare un pugno di lenticchie. Una forza politica, un partito, una pubblica amministrazione come aiuta? Programmando la nostra creativit? Come riconosce il fisco il valore aggiunto del lavoro dei cittadini, come inventa soluzioni assieme a loro? E come si limita? Come apprende il che fare? Come da e conquista fiducia? In una palestra a parte o nella societ? Un partito che sia vicino a quel che accade nella societ non pu ignorare la politica del mondo, n fare politica senza cogliere la straordinaria occasione data dalla tragica vita dei cittadini: bastano politiche di scuola? Si pu pensare un partito neo ideologico invece che post-ideologico? Sul piano fiscale, industriale etc occorre raccogliere le idee dei cittadini non solo per dirigerli, ma per scoprire insieme nuove risposte. Presto dovremo arrivare anche a scelte oggi non immaginabili per fronteggiare lemergenza sociale e le vecchie divisioni ci sembreranno una follia. Daccordo che un partito abbia forme definite, procedure democratiche anche se flessibili e leggere, che debba anche formare alla vita pubblica e alla partecipazione, ma il momento della decisione complesso, non prerogativa esclusiva delle istituzioni. I cittadini imparano sempre di pi a chiedere la soluzione dei loro problemi dagli altri cittadini invece che da realt istituzionalizzate la mobilitazione cognitiva in atto ovunque, come negli esempi che ho detto ed ha molteplici ragioni e fini. Dunque ben venga un sistema partecipato, aperto, con regole certe, ma che non pretenda di limitare il meglio a chi titolato a decidere cio al militante iscritto e palestrato.

Il punto che non si pu guardare n pensare ad un partito se non si pensa la societ , e dietro ad ogni idea di riforma o rinascita dei partiti c una idea di societ , di Stato, di futuro. Per questo la discrasia tra le proposte politiche di Renzi e le sue intenzioni sul PD non casuale e non risolvibile sul piano volontaristico comprensibile, ma superficiale spingere Renzi ad imitare Blair, senza affrontare il problema del ruolo di un partito nazionale ed europeo ai tempi della societ della informazione. In verit soprattutto dal libro Oltre la Rottamazione si traggono molte indicazioni. Innanzitutto lorigine nazionale e lorizzonte europeo. Il primo stato un aspetto che ha caratterizzato i partiti popolari assi prima della divisione del mondo in sfere ideologiche contrapposte e del progressivo arricchimento della societ civile.I due partiti principali nacquero dall humus delle reti si auto- assistenza territoriali e a questo debbono le fortune e persino le lunghissime sopravvivenze Cos rifondare un ruolo nazionale della politica , o come dice Barca, un buon governo, non pu prescindere dalla societ liquida, informazionale, dal sistema a rete che informa leconomia e la societ. Oggi tutto avviene sotto il segno della complessit e soprattutto in piena crisi della rappresentanza, della delega che ha caratterizzato il sistema italiano dei partiti post fascisti davanti agli enormi cambiamenti globali degli anni 70 (v.Aldo Schiavone Non ti delego). La risposta data in altre realt si coagulata attorno a leadership affini alla potenza innovativa delle ristrutturazioni in atto (dalla Thatcher a Blair fino a Sarkozy e Berlusconi) della globalizzazione, delle reti multiformi di responsabilit politica. Come si costruisce un entit politico decisionale collettiva e ancora Il governo della complessit il rebus attuale. Cos una forza politica oggi? Orienta? Unisce? Forma ? Organizza?

Partito e Leadership
Come pu darsi lorganizzazione se non a reti, se non con una logica di adesione alla leadership e non ad una gerarchia. Non so nemmeno se il termine lites abbia lo stesso senso. Chiariamo pure che il leader non uomo solo al comando, ma una distinzione a contrario, timida. Il berlusconismo non s affermato solo per via di Berlusconi, ma per colmare lo iato tra il terrore sacro che gli Italiani avevano di dare agli uomini delle istituzioni responsabilit piene, sindrome post fascista, ed una eseigenza di decisione ed efficacia. La stessa che port la sinistra a pensare fascista anche lipotesi di Craxi. Il leader personale esiste in natura e nel mondo da sensore e diventa quasi inevitabile con lavvento della TV e della politica spettacolo e post ideologica. Negarlo come ricostruire in vitro , al meglio una societ che non c pi. Per questo chi respinge sdegnato questa impostazione e invoca la responsabilit colettiva in alternativa alla leadership finisce per cadere nella brace del coerrentismo personalista che selezione sulla fedelt . Il leader usa strumenti democratici e personali per affermare una linea e raporesenta gli uomini e le donne che la condividono e vogliono affermarla, le loro azioni e verifiche sono importanti piu delle parole nella societ governata e in quella che si autogoverna. Se invece la,democrazia di partito fa avanzare sulla base non di azioni , ma di militanza e fedelt, come ipotizzano turchi e spartani, sar correntismo, sguardo introverso, logica del nemico dentro e fuori. Questo nel partito colluso con il Big Governament non si pu ricostruire solo con la formazione, lesercizio, il metodo. Bisogna cedere controllo alla societ e alla pratiche sociali, accogliere i linguaggi e i tempi dellimpegno contemporaneo, che non solo militanza, volontariato, presenza tra le vocal minorities, ma ascolto del sociale, ricerca del buono diffuso e del meglio esistente. Questo perch conoscenza e soluzione dei problemi non possono essere affidati tutti alla politica e allo Stato. I cittadini cercano sempre pi soluzioni da altri cittadini, creano, elaborano, inventano lavori. Un partito

che voglia migliorare il paese deve essere fatto di questa pasta, di questa societ attiva, con due condizioni leggerezza e tempestivit In verit tutti i temi principali sono stati affrontati da Renzi e dai suoi sia nelle idee presentate alla Leopolda, sia nel corso della agenda quotidiana: dallaccesso al lavoro, alla legislazione lavorista, alle priorit di investimento, dal tema delel grandi opere a quello delle gestione pubblica o privata delle utilities ( lazienda dei Trasporti di Firenze, dallIMU su cui non attacca Berlusconi, al tema della giustizia e quello della qualit dellinsegnamento. Affermazioni secche, auto evidenti esemplari che assumo a volte una valenza tattica, subito smentita e che fa riferimento pi alla constituency non militante che a quella militante. Una impostazione che guadagna fuori dai recinti, soffre il divario tra sovraesposizione e funzione, ma coltiva pi di prima anche in territori ostili ed ormai libera dalla accusa dellintelligenza col nemico senza scendere nellantiberlusconismo Con quale formazione politica si concilia questo? Sono in molti ad immaginare geometrie (Barca pi Renzi, Cuperlo pi Barca, disgiunzione del segretario dalla premiership) che rassicurino pi il ceto politico e sono molti a anche a temere che il ridimensionamento dei partiti e del finanziamento. Ecco per che quando veniamo a contenuti sostanziali torna chiaro che non si pu pensare un partito a prescindere da una idea di societ di rappresentanza e di democrazia. Lo chiarisce molto bene Aldo Schiavone nel libro non ti delego: la crisi riguarda la democrazia rappresentativa sempre pi delegata ai partiti, ormai in crisi per la rivoluzione informazionale e globale, ed una esigenza crescente di partecipazione e decisione popolare. Il compromesso (efficacissimo) della delega non basta pi, non basta affidare la mediazione la definizione degli orizzonti del popolo al rappresentante , ai rappresentanti. Il popolo vuole decidere o pensa di essere (ma non c differenza) pi informato di muoversi usando ben pi di un telecomando. Respingere questa novit ha trasformato la politica in cliques. Quella sulla forma partito appare una discussione impossibile da fare senza risolvere il problema dellassetto costituzionale ed elettorale, senza un

nuovo statuto della democrazia in Italia ( e in tutto loccidente) . Una riforma elettorale sostanziale come il doppio turno ed il semi- presidenzialismo possono spazzare via questo sistema dei partiti ridimensionando il ruolo dello stato e della politica nelleconomia. Certo si riapre il fronte dei contrappesi, e tra questi le garanzie dai conflitti di interesse e pu essere affrontato. Sarebbe la rimessa in discussione di un intero ceto pubblico, diventata necessaria anche per ragioni economico sociali e di salvezza democratica. Il problema non la casta , ma la societ e il ruolo esorbitante del ceto pubblico Anche qui la questione pi radicale in un mondo di crisi di ci che Istituzionale, della rappresentanza tradizionale. Una forza politica che voglia riproporsi e governare la complessit non pu essere anarchico- tribale, ma neppure gererchico-tradizionale. Le radici sempre invocate, e importanti, sono ormai buon concime organico o sono catene? Leadership, decisione, autogoverno coerente, Stato strategico e societ attiva si tengono nelle forme, con la creazione di una classe dirigente pi diffusa, pi colta e meno elitaria, forgiata nelle scuole ma anche attraverso i mille modi della educazione informale, la esperienza professionale. Si pu essere in una forza politica, come rete autonoma, come single issue movement, come realt territoriale, come persona semplicemente e rivendicare spazio, ascolto, ma anche usare la rete di un partito per ascoltare, comprendere, registrare le opinioni e gli interessi diversi e poi scegliere assumendo una responsabilit non subendo o mediando il consenso dei militanti pi attivi. Da qui da una idea della societ che ha delineato , dovr ripartire comunque anche Renzi. Se gli verr consentito. Massimo Micucci Giugno 2013 / Roma