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IL FOGLIO

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quotidiano

Sped. in Abb. Postale - DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO

ANNO XVI NUMERO 255

DIRETTORE GIULIANO FERRARA

SABATO 29 OTTOBRE 2011 - 1,30

Rock the Shabaab

Il Kenya allattacco del jihad somalo, per conto di Obama e Sarkozy


Per evitare una nuova Libia, Francia e America si limitano allappoggio aereo e logistico (proprio come in Libia)

CONTRO LITALIA GAGLIOFFA


Lincanaglimento italiano, il guardonismo come programma di governo e lindignazione daccatto hanno buoni antidoti letterari. Si chiamano Gadda, Valeri, La Capria, Parise, Montale, Arbasino

OGGI NEL FOGLIO QUOTIDIANO

AUSTERIT? NO, GRAZIE


Lettera al Foglio di Berlusconi. S a responsabilit, autonomia, libert: austerit no. Il piano per lo sviluppo, la tutela dei non garantiti, laumento della ricchezza. I licenziamenti facili non esistono

LILLAZIONE
INGIUSTIZIE ESEMPLARI. Lelio
Luttazzi aveva trasferito la sua tragedia in un film. Eccolo (inserto I) AI DOPPIATORI, grandi clandestini di cinema e tv che escono dallombra (inserto IV)

ntidoti letterari allingaglioffimento italiano cercansi. Non rassegnati al guardonismo come programma di governo, al popolo viola che invoca pi intercetDI

NICOLETTA TILIACOS

Il progetto di una buffer zone


Roma. Le truppe keniote, sconfinate in Somalia da due settimane, hanno avuto ieri i primi scontri a terra con il principale obiettivo delloffensiva, i jihadisti di al Shabaab. Nel frattempo, con i suoi jet di fattura americana, lesercito di Nairobi continuava la sua campagna martellante sulle posizioni dei guerriglieri islamici. La campagna anti Shabaab iniziata il 16 ottobre, allinsaputa (assicurano diplomatici americani al New York Times) del presidente Obama, che due giorni prima aveva avvisato il Congresso di un nuovo impegno militare in Congo permettendo a Michele Bachmann lilluminante gaffe Obama ci ha mandato in Libia, ora vuole mandarci pure in Africa. Loffensiva sembra una replica della campagna libica: dalla parte di Nairobi ci sono i droni NICOLAS SARKOZY americani non quelli della nuova base segreta etiope di Arba Minch, dice la Casa Bianca smentendo il Washington Post e un supporto logistico francese. Washington e Parigi negano la presenza sul terreno (aggiungendo involontariamente affinit con loperazione libica Odyssey Dawn). Se dal Pentagono ci vanno cauti gli Shabaab sono tenaci nelle guerre di logoramento e lultima volta che gli americani entrarono nel paese, devastato dalla carestia, si fin con un Black Hawk atterrato in piena Mogadiscio i francesi si muovono con meno rossori. Il loro interventismo, infatti, ha trovato una giustificazione iniziale nella necessit di liberare lagente segreto Denis Allex e la paraplegica Marie Dedieu, rapiti (in circostanze differenti) in Somalia. LEliseo ha subito allestito una piccola guerra francese, inviando una squadra della Direction gnrale de la scurit extrieure (Dgse) e ordinando al Commandement des oprations spciales (Cos) di perlustrare la costa sud, vicino Ras Kamboni. Mentre i commando francesi attaccavano i rapitori di Marie Dedieu unoperazione attribuita alla marina keniota altri militari francesi atterravano a nord in cerca dei carcerieri di Allex. Nonostante lesito infelice (la donna morta e il commando settentrionale tornato sui suoi passi), le due operazioni hanno fornito un pretesto a un interventismo francese che non si certo affievolito: come ha ammesso il colonnello Thierry Burkhard, gli aerei francesi trasportano tutto ci che serve ai kenioti a ridosso del confine somalo. E, per quanto Parigi si nasconda dietro alla distinzione labile tra operazioni anti pirateria e attacchi anti Shabaab, c chi, come il portavoce dellesercito somalo Emmanuel Chirchir, non riesce a non dirlo: la marina francese sta bombardando la costa, soprattutto vicino alla roccaforte jihadista di Chisimaio. Cosa vuole Nairobi Il Kenya ha un obiettivo preciso: creare una buffer zone a ridosso del confine, in territorio somalo. Dopo due missioni a Mogadiscio, i kenioti hanno incassato un assenso di massima da parte dellevanescente governo somalo (che per preferirebbe limitarsi alla messa in sicurezza del confine). Per raggiungere in fretta lobiettivo servirebbe un sostegno deciso di Francia e Stati Uniti, prima che la reazione degli Shabaab (e dellalleata al Qaida) faccia impantanare il blitz keniota. Intanto, i soldati di Nairobi avanzano per decine di chilometri ogni giorno, nonostante le piogge.

tazioni per tutti, alleditore Laterza che scambia le trascrizioni delle intercettazioni medesime sui quotidiani per patrimonio di conoscenza da difendere, al divismo gomorrismo come surrogato della politica e della letteratura; e assediati da ex cannibali democratici oggi indignati, da femministe immaginarie alla Michela Marzano, da gnostici da supermarket alla Vito Mancuso, da moralisti da San Raffaele alla De Monticelli, invochiamo soccorso da vecchi padri e zii e zie che potrebbero salvarci, come, sia pur dubbioso, auspicava Longanesi. Magari con qualche salutare choc, se non altro stilistico, e gi non sarebbe poco. Quali letture, allora, quali lampi di stampa contro lingaglioffimento italiano? Quali salvagente nel grigio mare di carta, in senso letterale o formato iPad? Camillo Langone ha scritto sul Foglio: Ma davvero in tanti leggevano Gadda negli anni Sessanta? Leggo Accoppiamenti giudiziosi (sontuosamente rieditato da Adelphi) e mi scopro dislessico, mi perdo nelle frasi, mi si incrociano gli occhi. Poi per, piano piano, applicandomi, comincio a gustare le parole, il vocabolario favoloso. E il pensiero di un uomo raro, misogino, egoista, antisociale, un Houellebecq dei tempi suoi. Come mi piace quando descrive la sottile estorsione degli altruisti (che cos appunto si chiamano perciocch intendono beneficare gli altri con le palanche degli altri). Nella premessa Langone ottimista (Gadda negli anni Sessanta lo conoscevano in pochissimi, credo che oggi si legga molto di pi, opina il critico Raffaele Manica). Ma di certo lIngegnere in blu merita il blasone di usbergo contro i corrivi e sicura ginnastica per cervelli rattrappiti. Non per caso la sua bestia nera era Ugo Foscolo (poeta andato a male, lo definiva) colpevole di abuso recidivo dellaggettivo vergine: Tutte vergini per lui. Ci sono pi vergini nei versi del Foscolo che in tutta la storia della Roma antica. Nelle Grazie, poi, sono vergini anche i quadrupedi. Vergini gli uomini, vergini le donne, vergini che si salvano a nuoto, vergini a cavallo, vergini le cavalle, vergine la cerva di Diana. E Diana stessa, e le Muse. E Minerva. Nessuno si salva dalla verginit. Per il Foscolo non pare mai voler incontrare il martirio (coltellata del rivale per le vergini). Ha sempre tentato di adire

donne maritate e soprattutto maritate di condizione agiata. Linclinazione a predicar bene e razzolar male, a immaginarsi abitatori (vergini) di Parnasi virtuosi pronti a franare alla minima contrariet sugger a Gadda anche il breve racconto, contenuto proprio in Accoppiamenti giudiziosi, intitolato La gazza ladra. Protagonista la signora Campanini, mecenatessa e benefattrice, alla quale piacevano i ragazzi intelligenti anche quando la loro intelligenza aveva preso una brutta piega: quella, cio, di scrivere, o peggio, di pubblicare dei versi. Lospitalit di tipo intellettuale della dama si applica con sollecitudine al bruno e nerocchiuto professore di liceo Lello Citara, accolto nel morbido e caldo salotto Campanini come nellanticamera della gloria. Un triste giorno, per, in quella casa sparisce per sempre il braccialetto di diamanti della mecenatessa, e anche se non si pu esser certi che il colpevole sia il poeta Citara, succeder che alla delicata e vorremmo dir fragile qualit de suoi versi verr meno lindipensabile patronato, anzi madrinato della signora Campanini. Gadda grande antropologo della gaglioffagine italiana, era per questo refrattario allincasellamento (al critico Cesare Cases, che in epoca di neoavanguardia lo arruolava a sinistra, rispondeva: Il Cases vorrebbe che il Gadda fosse socialista, ma il Gadda non socialista). Al gi citato Longanesi possono invece ricorrere le annoiate/i dal piagnisteo stile 27esima ora (il blog del Corriere della Sera che riesce a concentrare e incellophanare tutto il luogocomunismo sussiegoso del femminile oppresso, maltrattato e bistrattato, nella stessa home page in cui compaiono fondamentali gallerie fotografiche sugli spacchi da brivido delle star). La citazione per stomaci forti (astenersi Nadia Urbinati). Roma, 18 agosto 1944. Oh, le donne che si occupano di politica. Che tristezza! che pena! Incontriamo la signora A. Ci parla della Causa, delle sezioni che crescono, del povero P. e piange. Non ha pi un minuto di tempo; deve correre di qua e di l, non ha neppure unora per dormire! Dio mio, sono in ritardo! mi attendono al Partito E voi, voi cosa fate? ci domanda distrattamente, senza aspettare la nostra risposta. Scompare. Che strega! dico. Poveretta, soffre tanto, dice Soldati. Ma che ha fatto? Era lamante del povero P., quello che morto laltro giorno Ma suo marito non in prigione? S, soffre anche per lui, dice Soldati con molta seriet (Leo Longanesi, Parliamo dellelefante, Longanesi (segue a pagina quattro) & C.).

LODE

Non solo Vespa

Tutte le morose del Cav. (pi merendine e sanbittr)


Le confidenze ancora inedite a Minzolini, le feste per Rossella, Sallusti vola alto
Non solo Vespa, non solo Questo Amore. Tutti vogliono ripetere il grande successo del conduttore di Porta a Porta, tutti, infatti, sono pronti a raccontare gli amori

COME NASCE LA LEOPOLDA


Ieri la marcia su Firenze, oggi su Roma. Il Pd a un ganzo di 36 anni?

ntendiamoci: il Matteo Renzi che da ieri sera ha ricominciato a mollare scappellotti ai vecchi volti del vecchio establishment del vecchio Partito democratico non
DI

CLAUDIO CERASA

Non solo interessante e utile, il Dizionario Analogico della Lingua Italiana di Donata Feroldi e Elena Dal Pra (Zanichelli, 960 pagg., 59 euro), anche divertente. Lo presenta e lo spiega benissimo Valerio Magrelli, su Repubblica: quante volte, mentre stiamo esponendo un concetto, la parola che serve a esprimere il nostro pensiero ci sfugge, malgrado sappiamo che esista? Ed ecco appunto lutilit dellanalogico, che ci aiuta a trovare quello che l per l non sappiamo, non ricordiamo, le parole che abbiamo sulla punta della lingua, ma sulla punta sfortunatamente restano. Cercate Parola, per esempio, e scoprirete un mondo. Non solo i sinonimi come motto, termine, vocabolo, voce o lemma. Ma da qui, locuzione, polirematica e sintagma. E da essi, ancora, la sillaba, che il termine Parola lo compone, la linguistica, che la studia, il semiologo, che se ne occupa, uno strumento come il libro, che la riguarda, fino ai modi di dire che ne derivano, come dare la parola. Bello, no? C tutto, nel dizionario, compresi i termini che riguardano le arti, le scienze, la geografia, perfino la politica. Cercando Monti, per esempio, a me venuto fuori Sla.

nasce solo sulla spinta di quella famosa definizione di successo (Rottamazione) che negli ultimi mesi ha contribuito ad amplificare ogni suo tentativo di stuzzicare, di spaventare, di incalzare e di stimolare (e a volte di fare incazzare) i grandi dinosauri del maggior partito dopposizione. Chiunque conosca il mondo del Pd sa che la vera ragione per cui il gran rottamatore oggi pu permettersi di fare la voce grossa con le vecchie glorie del suo stesso partito non va ricercata nel provocatorio lessico adottato dal primo cittadino fiorentino ma va individuata piuttosto in un passaggio della biografia renziana. Un passaggio spesso trascurato dai detrattori del sindaco fiorentino ma senza il quale il Renzi, che oggi promette di tirar fuori dalla sua tre giorni di kermesse le idee giuste per dare corpo (e possibilmente anche volto) al suo big bang, non avrebbe mai trovato la forza di lanciare la sua sfida ai vecchi gattopardi del partito. Quel passaggio risale a una data particolare in cui Renzi riuscito a compiere la stessa impresa che sta cercando di realizzare in questa fase della sua vita: candidarsi alle primarie senza avere la certezza di vincere le primarie, sfidare le vecchie correnti senza avere la certezza di non essere da loro quotidianamente cannoneggiato e provare a sbaragliare la concorrenza sapendo che in caso di insuccesso lunica strada che gli resterebbe da percorrere sarebbe quella che lo accompagnerebbe verso la porta duscita. In quelloccasione in quel famoso 15 febbraio del 2009 in cui Renzi sfid i vecchi apparati del Pd candidandosi contro tutti i pronostici alle primarie fiorentine, dopo un ostruzionismo mai visto prima in vita mia, dopo che mi cambiarono le regole in corsa in modo scandaloso a Renzi riusc il capolavoro di diventare a trentatr anni il sindaco della seconda capitale dItalia. Bisogna partire proprio dalla conquista di Firenze per capire il senso della marcia sul Pd di Bersani (non male tra laltro come coincidenza che la kermesse della Leopolda cada nellanniversario della marcia su Roma: 28 ottobre) e bisogna partire da

quello che successe nellinverno di tre anni fa per comprendere qualcosa di pi sulle intenzioni del sindaco di Firenze. Perch nasce qui e non tanto in televisione, non tanto nelle interviste sui giornali, non tanto nelle pagine dei libri il profilo competitivo del sindaco di Firenze: nasce dalla clamorosa rupture del 2009, dal consenso maturato in questi anni in citt (tutte le rilevazioni demoscopiche certificano un gradimento per il sindaco intorno al 65 per cento); nasce dallintenzione di rappresentare in chiave moderna il pensiero del sindaco (e quasi santo) Giorgio La Pira (sul quale Renzi ha scritto la sua tesi di laurea), e nasce soprattutto dalla stessa identica voglia di cavalcare unidea che fino a oggi per Renzi si rivelata vincente. Unidea semplice: non limitarsi a raccogliere consensi nel proprio bacino elettorale ma provare ad allargare gli orizzonti per rubacchiare voti anche lontano dal proprio partito. Renzi sa che oggi i (suoi) sondaggi dicono che per conquistare la leadership non c altro modo se non coinvolgere nella sua corsa non solo i delusi dal centrodestra ma anche molti di quegli elettori (in Italia sono circa il 40 per cento) non intenzionati a dare il loro voto ad alcuna delle varie parti politiche in campo e anche nel 2009, quando Renzi sconfisse alle primarie Lapo Pistelli e Michele Ventura, la forza del sindaco fu quella di imporsi alle urne grazie a un elettorato composto per il 79,8 per cento da persone che in tasca non avevano alcuna tessera di partito. Ebbene s, si pu dire che sar questo il senso della tre giorni leopoldina di Renzi: allargare il Pd. Un concetto che verr tradotto da chi non ama il sindaco e gli rimprovera la visita bipartisan a Arcore, con una frase del tipo: Renzi si spostato troppo a destra per essere un candidato spendibile per il centrosinistra. Ma un concetto invece che per i vecchi sostenitori dellidea che il Pd debba essere una grande casa aperta, capace di attrarre tanto le anime del centrosinistra quanto le forze in uscita dal centrodestra, suoner invece in un modo molto diverso: come lunica salvezza per il progetto del Pd, come lultima scialuppa per il nostro partito, o ancora meglio tanto per parafrasare Bersani semplicemente come lunico modo per dare ancora un senso a questa storia democratica.

di Silvio Berlusconi che come scrive Bruno Vespa nellarco dei suoi sessantanni di vita sessuale non mai stato monogamo. Non solo Vespa, non solo Questo Amore. Comincia da par suo Augusto Minzolini che al best seller di Vespa oppone Lui e lAmore. Un long seller destinato a una forte polemica con il collega: Perch, si chiede Minzolini, Vespa racconta solo sessantanni? Vogliamo far credere che nei primi quindici anni Lui sia stato con le mani in mano?. Non solo Vespa, anche Lui e lAmore. Con uno stile freddo e sorvegliato, col consueto smalto da Squalo, Minzolini carpisce pi di uninformazione sui trascorsi birichini del premier. E se questi a Vespa aveva dato i dettagli delle cene eleganti, il combattivo direttore del Tg1, pur soavemente tentato dal Cav. che gli ha detto: Caro Augusto, se tu non fossi gi fidanzato, mi fidanzerei con te subito, non ha esitato a raccontare le merendine stuzzicanti di Berlusconi con le sue morose. Non solo Vespa, anche Lui e lAmore. Forse scioccanti le dichiarazioni di Berlusconi incalzato da Minzolini. Ebbene s, erano tutte maggiorenni. Inflessibile, Minzolini: Dica la verit, presidente, proprio maggiorenni?. Ancora pi disarmante la risposta del premier: Ero fanciullo e timido assai. Avevo bisogno di una nave scuola. Non solo Vespa, anche Lui e lAmore. Il libro di Minzolini, a maggior gloria del mercato, entra prepotente in classifica. Ed sempre la Mondadori ad aggiudicarsi lonore della pubblicazione. Il libro di Minzolini, infatti, esce nella collana diretta da Sandro Bondi, ormai novello Vittorio Sereni. Non solo Vespa, anche Lui lAmore. E scappato un refuso ma stato proprio Bondi a voler sottolineare come Berlusconi sia lamore e ad avvalorare ci ha portato sul tavolo del comitato editoriale i messaggi di felicitazione e rallegramenti firmati dai pi importanti autori del catalogo quali Angelino Alfano, Maurizio Lupi, Fabio Volo e Maurizio Sacconi. Non solo Vespa, anche Lui e lAmore. Latmosfera festosa non stata certo macchiata dalla vistosa assenza di un qualunque biglietto di un qualsiasi Giulio Tremonti ormai passato alla Rizzoli. Felicit, in compenso, per il messaggio di Andrea Camilleri: Apprezzo il lodevole lavoro di Minzolini. Let propria delle congiunzioni carnali quella dei dodici o tredici anni al massimo. Non posso dimenticare le virt di Ignazia a Zupparedda al mio paese e i suoi squisiti sfincioni dopo ogni incontro. Non solo Vespa, non solo Minzolini. Cene, amori ed eleganze varie non possono sfuggire a un viveur qual Carlo Rossella. Ed cos che il celebrato autore di Vodka offre alla lettura del severissimo comitato editoriale Mondadori il suo nuovo libro. E assai pi meglio dei Buddenbrook, ha subito detto Laura Donnini, direttore generale della nota casa editrice, prima ad avere il privilegio della lettura. Il titolo scelto da Rossella, di concerto con Riccardo Cavallero, direttore del gruppo, Bitterino. Non solo Vespa, anche Carlo Rossella. Cos come con Vespa, Berlusconi stato prodigo di aneddoti anche con Rossella: Non solo buono il bitter. Ma fa anche benissimo. Abbiamo avuto riscontri ottimi con ogni sorta di accostamenti. Prenda le tartine guarnite con il carpaccio di beccacce, quelle cacciate da Lavitola. Ecco, il bitter la morte sua. Meglio del Valpolicella. Non solo Vespa, anche Alessandro Sallusti. Con voce rotta dalla commozione, Renata Colorni in persona, direttore della prestigiosa collana dei Meridiani, ha dato lannuncio: Abbiamo finalmente il nuovo Truman Capote. Sallusti ci ha consegnato il manoscritto di Colazione al Twiga. Grandi applausi hanno accompagnato lavviso mentre, sulle note di Moon River, una gigantografia di Berlusconi stampata su tela si srotolava sulla facciata esposta a sud del palazzo di Segrate. Questo solo amore.
Questo numero stato chiuso in redazione alle 21

entile direttore, bisogna stare attenti alle parole, come sapete voi del Foglio. Austerit non fa parte del mio vocabolario. Responsabilit s, autonomia s, libert s, ma austerit no. La polemica sui licenziamenti facili figlia di una cultura ottocentesca che ignora i cambiamenti del mercato mondiale ed oltraggiosa per lintelligenza degli italiani: gi ora nelle aziende con meno di 15 dipendenti, dove lavora circa la met degli occupati, non vige la giusta causa. E se ora il governo si propone di intervenire sui contratti di lavoro, seguendo la strada indicata dal disegno di legge presentato dal senatore dellopposizione Pietro Ichino, solo per aumentare la competitivit del Paese, aprire nuovi spazi occupazionali per le donne e per i giovani, e garantire a chi perde il lavoro laiuto della cassa integrazione per trovare una nuova occupazione. Di fronte al compimento di una fase critica e turbolenta, e dopo che in Europa il nostro e altri governi hanno chiesto e ottenuto impegni finanziari a difesa delleuro, dando assicurazioni sulle riforme e un calendario impegnativo per la loro realizzazione, si va purtroppo dipanando una campagna fatta di ipocrisie e falsit, che tende a rovesciare come un guanto il senso delle cose. Ci siamo impegnati per la crescita, per lo sviluppo, per pi efficaci regole di concorrenza, di competitivit, di mobilit sociale, non per deprimere leconomia e rilanciare la lotta di classe, che come ho detto in Parlamento finita da un pezzo. La rete di protezione sociale, in specie sul tema del lavoro, tutto sommato abbastanza solida in Italia, e nessuno vuole sfilacciarla. Il problema di ridurre le cattive abitudini, scongiurare unestensione abnorme del lavoro precario, offrire un futuro qualificato ai giovani e alle donne rimuovendo solo e soltanto le rigidit improprie che impediscono lallargamento della base occupazionale e produttiva, per avvicinarci agli obiettivi del Trattato di Lisbona sulla partecipazione al mercato del lavoro, purtroppo ancora lontani. Gli imprenditori del XXI secolo non sono i padroni delle ferriere dellOttocento, non si svegliano al mattino con limpulso di liberarsi di manodopera per gonfiare profitti. E i lavoratori sono titolari di forza contrattuale e di diritti, non schiavi sociali. Non dobbiamo sottometterci alla caricatu-

ra di noi stessi. Il lavoro cambiato. Sono cambiati i bisogni e le aspettative sociali. Il lavoro socialmente tutelato ha le sue ragioni, ma gli investimenti in ricerca e in sviluppo, il rischio dimpresa e il ruolo delle politiche pubbliche si misurano con la capacit di competere produttivamente in una dimensione infinitamente pi grande e varia che nel passato, di rendere il lavoro unutilit sociale di cui andare orgogliosi, una scala da salire per vedere meglio lorizzonte, non un buco in cui ripararsi. Sono cose che anche la migliore cultura riformista di una grande filiera di tecnici del diritto del lavoro, al di l delle diverse appartenenze, ha sempre coerentemente sostenuto. Siamo tutti chiamati a un grande senso di responsabilit nellinteresse dellItalia e dellEuropa. Mi affido al senso della realt dei sindacati, a una resipiscenza di senso comune nelle opposizioni, e soprattutto allintelligenza paziente, tendenzialmente infinita, del nostro popolo. Abbiamo un orizzonte stretto e ravvicinato per varare alcuni provvedimenti in favore del lavoro e dello sviluppo, capaci di rimettere in moto la produzione di ricchezza nel manifatturiero e nei servizi, in particolare capace di restituire orgoglio e fiducia al Mezzogiorno italiano, e diciotto mesi di serio e responsabile lavoro prima del compimento della legislatura. Avvilire il tutto in manovre di concertazione corporativa, in giochi di palazzo e di vecchia politica, non la soluzione auspicata dalla maggioranza degli italiani. Possiamo e dobbiamo fare di meglio. Siamo europei e liberi cittadini di unUnione cha ha battuto un colpo sonoro nellultimo vertice di Bruxelles, lItalia ha dei vincoli ma anche dei vantaggi da sfruttare. Rimettere in moto la macchina demagogica del catastrofismo e del pessimismo pu essere listinto politicista di pochi, ma non deve essere la pratica dei molti, nella maggioranza e perfino nellopposizione, che si rendono conto della necessit di crescere. Stimolata a dovere, in un nuovo clima di cooperazione che non ha alternative, leconomia italiana, che dipende dal funzionamento del sistema politico e dal comportamento della societ civile, pu vincere anche questa sfida. Io ci scommetto fiducioso. Altro che austerit. Cordiali saluti Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio dei ministri

Contro il paradigma declinista


Serve anche pensare fuori dagli schemi, stile Krugman o Posen

l fanatismo dellApocalisse, come lo chiama Pascal Bruckner, nemico giurato dellantiumanista ideologia della Terra, ha aggiunto al suo vocabolario escatologico unaltra espressione: i licenziamenti facili. Che la usino come schermo i sindacati e i partiti del no, ovvio. Sembra invece un autogol se entra nel lessico del governo. Nota Franco Bruni sulla Stampa: Menzionare la facilitazione del licenziamento dei lavoratori a tempo indeterminato inutilmente provocatorio. E nella provocazione cade Tito Boeri, studioso dei mercati del lavoro imperfetti, il quale ora sostiene che ci vuole flessibilit solo in entrata, al contrario di quel che hanno invocato a pi riprese il neo presidente della Bce, Mario Draghi, e il neo governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Errori di comunicazione, dunque, che richiedono probabilmente un vero rovesciamento di prospettiva. Perch il dibattito pubblico viziato da un equivoco di fondo, una debolezza analitica dalla quale derivano a cascata fraintendimenti e

confusioni. Che cos la politica del rigore? Un percorso purificatorio che coinvolge lintera societ? Forse per i penitenti della grande regressione ascetica, i seguaci della decrescita felice alla Latouche. Per tutti gli altri, per la gente comune che lavora, appare come un incubo da day after: il Grande gelo, lAusterit. In realt, si tratta di un percorso a ostacoli (ieri lo spread Btp/Bund salito oltre i 384 punti e il rendimento del Btp decennale ha battuto ogni record dallintroduzione delleuro) e per buona parte sconosciuto, il passaggio a nord ovest che apre una nuova strada, una gigantesca, e quindi ardua, riconversione del modo di lavorare, di consumare, di vivere, provocata non dalla natura autodistruttiva del capitalismo, ma dal fatto che miliardi di uomini, usciti dalla fame e dalla sudditanza, vogliono i nostri stessi diritti e il nostro stesso benessere. Per questo, dobbiamo produrre cose nuove che piacciano al mondo, organizzare diversamente il lavoro, rimboccar(segue a pagina tre, nel box) ci le maniche.

Viaggio al centro dello stimolo


La spesa di Obama non una panacea, ma qualcosa lha risolto
New York. Il concetto di stimolo contiene la disputa filosofica fra Keynes e Friedman, la scommessa politica di Barack Obama, i piani economici di quelli che aspirano a disarcionarlo dalla guida degli Stati Uniti, contiene il dilemma del ruolo dello stato nelleconomia ed allorigine di tutte le sottomanifestazioni di insofferenza allassetto delleconomia e alla sua relazione con il potere politico. Il genere dont tread on me, libertario e dorientamento individuale, considera lo stimolo alleconomia il peccato originale di uno stato ipertrofico e dirigista che fagocita la libert dei cittadini. Meglio sarebbe stato un catartico fallimento, argomentano molti a destra. Il richiamo anarchico, primordiale e confusamente cialtrone di Occupy (Occupy Wall Street era solo lorigine, ora ci si accampa un po ovunque: segno che lenfasi pi su Occupy che su Wall Street) invece il rigurgito verso un provvedimento striminzito che ha restaurato lo status quo quando prometteva di inaugurare un new deal. Stimolo piano emergenziale e insieme assetto morale di un paese che di fronte alla crisi finanziaria intervenuto da una parte per ristrutturare il settore, dallaltra per tentare di rilanciare leconomia reale. Stimolo lalfa ma non lomega di un alfabeto greco, per lappunto che si conclude con i dati sulloccupazione, la crescita del pil, i consumi, laccesso delle imprese al credito, il mercato immobiliare e gli altri indicatori fondamentali. Stimolo il perno esplicito o implicito di qualunque argomentazione che si sia affacciata sullarena pubblica dopo lautunno terribile del 2008, sia che provenga dagli accusatori dello stimolo fallito sia che venga sbandierato da chi dice che senza-sarebbe-statopeggio. Peggio di cos? La disoccupazione ferma sopra al 9 per cento, quota fatidica che le previsioni della Casa Bianca dicevano sarebbe stata contenuta nel corso (segue a pagina tre) del 2011.

ANNO XVI NUMERO 255 - PAG 2

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 29 OTTOBRE 2011

Lettere rubate
Vincere lincubo del costume di Halloween senza incorrere nel circo materno-giudiziario
Gentile dottor Robert Mapplethorpe, le scrivo in merito alla sua richiesta di fotografarmi nudo su un piedistallo dacciaio dopo essere stato dipinto doro come quella che muore in
DA

Quanto ci piace il Tg3 non imparziale, ma alla Curzi, di Bianca B.


Roma. Non per niente due mesi fa a Venezia Gianni Pacinotti, nel suo film Lultimo terrestre, ha scelto il Tg3 per annunciare larrivo dei marziani sulla terra, con Maria Cuffaro che recita se stessa. E non per niente Sandro Curzi, il direttore dello storico Tg3-Telekabul telegiornale di parte, s, ma viva la faccia un giorno del 1992 decise di intrattenere i telespettatori con laneddoto della sonda spaziale che toh, guarda caso, aveva dallo spazio rilevato sulla Terra, e solo sulla Terra, segnali di intelligenza e Curzi aveva lanciato laugurio che lintelligenza si diffondesse sempre pi e prendesse il sopravvento sulla barbarie. E insomma il Tg3 di fatto un po marziano (mezzanotte spaccata di commento ai fatti, non pi notiziario e non ancora talk show) e un po terrigno (lavoratori, caschetti e minatori, scuole, studenti e sindacati). E chiss che barbarie extraterrestre devessere sembrata, al Tg3, non tanto laccusa di faziosit lanciata in Vigilanza dal pidiellino Alessio Butti ch a Butti si potrebbe dire, come ha fatto una volta Bianca Berlinguer allUniversit di Salerno, che nessuno di noi potr mai essere obiettivo, pur cercando di essere corretto quanto la frase buttata l dal presidente Rai di centrosinistra Paolo Garimberti, gi pilastro di Repubblica e gi bersaglio per un Pd che gli ha rimproverato il silenzio sui vari tormentoni Rai (Santoro, le nomine, le telefonate tra Mauro Masi e Silvio Berlusconi). Esiste un problema Tg3, lo ammetto, ha detto Garimberti, un problema che si pone in termini di distinzione tra opinioni e notizie, ma non in termini di completezza di informazione. E ti credo che Bianca Berlinguer si detta stupefatta. Opinioni e notizie: e allora forse bisognerebbe far notare a Garimberti, quando parla di lanci non obiettivi, che lopinione, oggi, sempre pi spesso fa notizia pi della notizia. E se vero che, come ha detto Bianca Berlinguer a sua discolpa, il Tg3 ha sempre dato spazio a tutte le opinioni, pure vero che per fortuna non si mai vista Bianca Berlinguer nascondere lopinione che si era fatta e pazienza se Ignazio La Russa si offende, si toglie il microfono e se ne va, e se lo stesso fa Antonio Di Pietro. Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3, aveva scommesso sul notiziario che si faceva approfondimento notturno senza prolissit, e oggi il Tg3 di Bianca si muove sicuro tra un ospite non scontato (e a volte sconosciuto), il libro del giorno e un collegamento con Giovanna Botteri (imitata a Parla con me, lanno scorso, per la sua obamamania). Problema, il Tg3, dice Garimberti, ma non si capisce come possa essere problema un tigg che va allincasso negli ascolti e che, in maggio, nel dopo elezioni, sfiorava il 13,82 per cento di share. Il direttore Bianca, allora, passeggiava per lo studio con il suo passo da generale darmata, come ha scritto Stefano Di Michele, e si capiva che la sua formula per un pubblico attento alla politica non aveva bisogno di patenti (ipocrite) di imparzialit. Non pi il curziano tg della gggente, il Tg3, ma al filo rosso con Curzi che il Tg3 rende omaggio, tanto che, a un certo punto, nelledizione della sera, arriva sempre in video qualche faccia da piazza. E in questi giorni amari come se si vedesse aleggiare in redazione, sorridente, il Curzi che fumava la pipa e allegramente rivendicava il suo essere Telekabul. (In questo quadro non sembrerebbe cos importante unesemplare punizione del direttore del Tg1 Augusto Minzolini, ndd). Marianna Rizzini

Vite parallele
Adrian divent famoso dopo un villaggio dei Paran, James diede lesempio sul politeismo
Adrian Cowell Nacque il 2 febbraio 1934. Nacque a Tangshan, la citt nel nord della Cina che sarebbe stata colpita dal pi disastroso terremoto del XX secolo. Il padre era un uomo daffari. La famiglia rientr in Inghilterra alla vigilia della guerra. A Cambridge, dove studiava, Adrian fond una gioiosa societ dedicata al vino e al cibo. Nel 1956 si imbarc in unimpresa congiunta delle citt universitarie di Cambridge e Oxford, la Far Eastern Expedition, che si proponeva di raggiungere per via di terra in Land Rover la Birmania. Adrian si assunse il compito delle riprese cinematografiche. David Attenborough, al ritorno, gli insegn come montare il materiale girato. Fu quello uno dei primi documentari trasmessi dalla televisione, per i quali la Bbc sarebbe diventata famosa. Adrian Cowell aveva scoperto una vocazione e trovato una professione. Part per documentare in Amazzonia lopera dei famosi e avventurosi fratelli Villas Boas, Orlando e Claudio, difensori degli indios. Con loro penetr in zone della foresta dove gli uomini bianchi non erano mai stati, document la vita degli indios in un film intitolato The Heart of the Forest(1960). Trasmesso in mezzo mondo, il film contribu al primo successo politico dei Villas Boas, che lanno successivo riuscirono a fare dichiarare riserva intangibile la regione del fiume Xingu. Poi fu di nuovo loriente. Nel 1964, da un passo a quota cinquemila penetr in Tibet con un missionario attivista, loperatore Chris Menges e un gruppo di guerriglieri anticomunisti tibetani. Nel film Raid in Tibet document limboscata a un convoglio militare cinese. Ancora con Mengs visse in Birmania con il popolo shan e il suo esercito popolare. In due documentari avrebbero denunciato il coinvolgimento dei militari birmani nelle raffinerie e nel traffico delleroina. Intanto richiamato in Brasile dai Villas Boas entr con loro in un villaggio dei Paran, il popolo che non aveva avuto contatti con i bianchi se non con un esploratore inglese che non era soravissuto per raccontare la sua avventura. I Paran si mostrarono vigili ed elusivi. Con il documentario La trib che si nasconde Cowell vinse una serie di premi importanti. La causa degli indios era diventata la sua causa. In una serie di film impressionanti raccont il processo di distruzione della foresta. In Mountains of Gold lasci il mondo civile senza fiato seguendo i cercatori doro nella loro vita da insetti sulla Serra Pelada. E morto a settantasette anni. James Hillman Nacque il 16 aprile 1926. Nacque ad Atlantic City, nel New Jersey. A diciotto anni prest servizio nei reparti sanitari della marina degli Stati Uniti. Nel 1946 incominci un lungo percorso di studi in Europa. Dal Trinity College di Dublino pass alla Sorbona di Parigi, per approdare allUniversit di Zurigo e al C. G. Jung Institute, della quale prestigiosissima e settaria istituzione divenne in pochi mesi un direttore. Nel 1966 cominci a prendere parte attiva ai convegni di Eranos ad Ascona, sul lago Maggiore dove da decenni si radunavano i maggiori studiosi delle religioni, alla ricerca di una visione sincretistica e, sulla scorta degli insegnamenti junghiani, archetipica della civilt. Presto si rese per conto di essere uscito dallortodossia. Jung non era pi il maestro assoluto, ma un maestro, lultimo di una lunga teoria di pensatori che partendo dai presocratici erano venuti elaborando lidea stessa di una psicologia archetipica. Le posizioni irritarono gli junghiani. Nel 1969 Hillman lasci listituto di Zurigo per dedicarsi attraverso alla Spring Publications alla propagazione della sua concezione politeistica della realt. Gli archetipi erano i modelli pi profondi del funzionamento psichico, come radici dellanima che governavano le prospettive attraverso cui gli individui vedevano se stessi e il mondo. Erano i modelli su cui si fondavano i miti che ancora vivevano e agivano nella psiche. Il ritorno di Hermes, Pan e compagnia fu molto gradito ai lettori . Nel 1978 si risolse a tornare negli Usa dove i vecchi dei parevano pi arzilli. A Dallas, in Texas, fond lInstitute of Humanities and Culture. E morto gioved 27 ottobre.

ANNALENA

Goldfinger a gambe aperte ripresa di schiena. A parte il fatto che ho sentito il dermatologo che mi diceva che la pittura doro pu provocare eritemi e gravissime forme di disidrosi e quindi vorrei una copertura assicurativa, a parte questo io quel giorno l non posso. Pu spostarmi al 22? Cordiali saluti Gene Gnocchi Gene Gnocchi, Linvenzione del balcone Larte contemporanea di una madre prevede anche luminose idee sui travestimenti per Halloween dei propri figli, affinch non sfigurino alle feste con banali abitucci da vampiro, ma esprimano tutta la loro originalit con costumi stupefacenti, pensati e meglio se cuciti dalle mamme nei momenti di quiete (dentro lascensore che si bloccato fra un piano e laltro, di solito), e biscotti appena sfornati a forma di fantasma, pipistrello, fiotto di sangue. Per questo quando ho letto dellingorgo per lapertura di un negozio qui a Roma, a Ponte Milvio, con la gente nei sacchi a pelo dalla notte prima, ero certa fossero tutte madri determinate, in fila per un vestito da scheletro ballerino, da mummia bohmienne, da sposa cadavere, da disoccupato furioso (in America hanno venduto molti costumi da sfollati della Grande guerra). Si comprano i vestiti, spendendo qualunque cifra, ma in incognito, si corre a casa, ci si chiude in una stanza e si staccano tutte le etichette, poi si scuciono lievemente gli orli, si aggiunge un pezzetto di filo che spunta, ci si siede accanto alla macchina da cucire (se non ne avete una, noleggiatela), si spargono ritagli di stoffa per terra (potete tagliuzzare qualche vestito vecchio, o anche nuovo non importa) e si chiamano i bambini: tesoro caro, vieni a provare il vestito amorevolmente fatto a mano dalla mamma. E importante che la farsa venga messa in atto fin dallinizio, per evitare figuracce con le madri falene che svolazzano intorno ai figli delle altre per fare il terzo grado e denunciarne abitudini scandalose (tipo: il pesto pronto, la televisione a qualunque ora, il biberon a cinque anni, e altre simili macchine del fango, tipiche del circo maternogiudiziario). Dopo il vestito, si tratta solo di fingere di avere appena sfornato, gorgheggiando e chiamando gli uccellini sul davanzale, ognuno per nome, dolcetti a tema: quindi fare sparire lo scontrino e il cellophane e bruciacchiare i dolcetti lievemente con la funzione grill del microonde. Ero quindi sinceramente convinta che la fila da Trony fosse una fila femminile e carbonara di madri inadeguate in cerca di un costume da lupo mannaro americano a Londra a cui strappare il segno della taglia, invece ho scoperto che era una ressa di schiavi in fila per liPhone scontato. Gente omologata, conformista, pecoroni, facce tristi, senza luce negli occhi, gente sbagliata, succube degli oggetti, dormivano in piedi come i cavalli, fermi ore e ore in fila per un Ipad (alcuni pi fantasiosi almeno fingevano di svenire per passare avanti). Gente senza futuro, presa solo dalle offerte, dai consumi, dal bisogno di possedere per esistere, poveretti, che orrore, stupide comparse di una vita non loro (cose ascoltate e lette in giro, giudizi scandalizzati, magari scritti con un Mac a prezzo pieno, su quelle diecimila persone in fila, paragonabili soltanto al disprezzo che le madri falene provano per le madri che scongelano lasagne pronte il venerd sera). Ma Steve Jobs non era un genio? Luomo del futuro, un rivoluzionario, la fame, la voglia, la follia, un guru, un faro, un eroe, una leggenda, la mela, la semplicit, e facciamo tutti parte di una grande comunit, e con liPod nelle orecchie ci verranno grandi idee. Cercare di avere un pezzo di sogno con un po meno soldi, evidentemente, non va bene. O li si possiede per nascita, i sogni, oppure leffetto quello cafone di noi madri-Trony alle feste di Halloween: il premio per miglior costume da mostro lo vincono le nostre naturali occhiaie.

Morti violente e funerali compassati in diretta. E la nuova tv post mortem


G
iudizi e morali lasciano il tempo che trovano, dal momento che la tv come un dinosauro che quando ha fame mangia quel che trova, senza andare per il sottile e se da qualche parte il cibo abbonda, ci mette le radici e ci torna, con tutta la pachidermica pesantezza. Stiamo parlando della morte in tv, che in buona sostanza, nei pur virtuali indici dascolto della televisione italiana dinizio stagione, ha sbaragliato la concorrenza, ha generato una risonanza formidabile nelle nostre comuni relazioni da bar o da salotto diventando argomento principe, luogo del confronto, repertorio del citazionismo. E soprattutto ha praticamente sancito un nuovo genere televisivo, potente e inizialmente selvaggio, come capita quando il fenomeno avviene per induzione e non per preparazione. E la tv post mortem, non la stessa che a lungo sera vaticinata nelle tracce del fanta-showbiz, quando simmaginava che prima o poi la materia assoluta e terribile sarebbe diventata quello della spettacolarizzazione della morte, dellomicidio-suicidio in diretta, insomma della tv serial killer, carnefice per spietati motivi dascolto. Previsione miope, in effetti, in tempi nei quali il filtro del politicamente corretto uno dei pi facili da sbandierare da chiunque voglia proporsi come paladino del public interest, difensore dei principi basilari della dignit e delleducazione. E dunque lo spettacolo splatter della morte in diretta appartiene a una concezione reality della tv come imitazione esasperata della vita nelle sue possibili manifestazioni cretine o drammatiche che siano che si sta rapidamente sclerotizzando, per come progressivamente prende meccanicit, prevedibilit e banalit. Invece qui si parla dal basso, si parla del tiranno giustiziato davanti ai telefonini di barbari ribelli che sfogano lira, si parla dellesoterico guru dellera tecnologica che si accommiata in unapparente ascensione al cielo, si parla del giovanissimo e scatenato campione di motociclismo che per un atroce scherzo del destino finisce maciullato dai colleghi e istantaneamente esplode come modello trasversale sotterraneo dellultimo possibile formato dindividualismo italiano, quello in groppa al cavallo rombante. Il voyeurismo deflagrato subito al cospetto di questi tre eventi ravvicinati s quello dellattimo fatale, dello sbrindellato fotogramma che immortala come muore una celebrity, come passa dalla sua condizione di potere alla disarmata caducit della sua fine esposta. E s il looping di poche immagini, riproposte migliaia di volte secondo la stessa logica di ripetizione additiva che, ad esempio, governa il climax della techno music. Ma quello il momento scatenante, il contenuto della notizia destinata a trasformarsi in ossessione per 48-72 ore. La forma, il suo dispiegarsi estetico, la sua accessibile consumabilit, sta tutta nel dopo la violenza del distacco, dellesecuzione, dellincidente, del trapasso. Sta nella decenza delladdio, nella composizione e descrizione del dolore, nella rappresentazione di come gli interessati, coloro che hanno voce in capitolo, interpreteranno la partecipazione alla teatralizzazione delle esequie. E la trionfale televisione dei funerali, che batte con distacco quella lenta e appiccicosa dei Grandi Matrimoni. Davanti a telecamere che gareggiano nellinscenare il corretto, rispettoso distacco, la morte in tv diventa un lungo fiume tranquillo a cui devolvere pomeriggi, versando lacrime nei momenti opportuni (quando parte la canzone di Vasco per Simoncelli, ad esempio), spiando come la morte ci renda tutti pi simili anche tra noi vivi, nellimbarazzo con cui si destreggiano le proprie espressioni e la propria presenza. Ed ecco che la tv cos si reinventa, sulla spinta tutta dal basso dei bisogni popolari, come formidabile fattore di pacificazione. Che poi, secondo chi lha studiata, uno dei motivi per cui titolare della fortuna che non smette di alimentarla. Stefano Pistolini

Io, cattolico pacelliano, dico al card. Ravasi che ad Assisi ha sbagliato atei
A
l direttore - Da tempo il cardinal Ravasi porta avanti il celebre Cortile dei gentili. Con successo mediatico non indifferente. Il cardinale non trover mai sulla sua strada oppositori urlanti e giornalisti acidi. Flirta con il mondo, nel senso evangelico del termine, e questo gli procura amici, a destra e a manca. Non , lui, come altri, un cattolico oscurantista. Poco fa al Corriere si tifava per la sua elezione a cardinale di Milano. Come successore di quel cardinal Martini che piace tanto in via Solferino perch contrario alla Humanae vitae e alla disciplina bimillenaria della chiesa. Ravasi insomma, piace alla gente che piace. Il perch si pu capire facendo un salto nel sito dedicato al Cortile dei gentili, in cui campeggia una citazione di padre Turoldo, quel prete che un giorno stracci in pubblico il rosario, perch, a suo dire, superstizione del passato. Eccola: Fratello Ateo, nobilmente pensoso, alla ricerca di un Dio che io non so darti, attraversiamo insieme il deserto. Di deserto in deserto andiamo oltre la foresta delle fedi, liberi e nudi verso, il Nudo Essere e l dove la parola muore abbia fine il nostro cammino. Non ho nulla da dire contro il fratello ateo, anche se non userei la maiuscola; moltissimo, per contro lidea che Dio si sia rivelato, a me, credente, perch io non abbia nulla da dire su di Lui. Moltissimo contro un confuso irenismo che sacrifica Cristo stesso dietro termini astrusi, fintamente poetici, ma chiaramente non cristiani. A me sembra che se i preti e i cardinali non additano Cristo, non servono a niente. Ma andiamo al sodo. Il 27 aprile, durante la giornata di Assisi, che forse il poverello che part per convertire il Sultano, stenterebbe a comprendere, Ravasi ha invitato degli atei, su suggerimento di Benedetto XVI. Idea interessante se per dire che ci che pu essere terreno di confronto non sono le fedi ch quella cristiana in un Dio geloso e ben differente dagli dei delle genti , ma la comune umanit che ci caratterizza tutti. Per, tra atei ed atei, ci sono comunque differenze. Ravasi, giustamente, le fa. Per, a mio modo di vedere, allopposto di come dovrebbe. Ha invitato, per esempio, non Marcello Pera o Giuliano Ferrara, che un bel po di strada insieme ai credenti la hanno fatta e la fanno di continuo, con luso della ragione, ma Julia Kristeva e Remo Bodei. Perch Ferrara e Pera, direbbe subito qualcuno, sono schierati politicamente. Sbagliato: anche Bodei e Kristeva lo sono, e molto apertamente: a sinistra. Non questo, dunque, il punto. Il fatto che per Bodei e Kristeva Ravasi nutre una certa simpatia che per gli altri soggetti citati non ha. Dovuta a cosa? Un cardinale, con degli atei, difficilmente concorder su Dio. Per potrebbe trovare punti di accordo, almeno, sulluomo. La relazione della Kristeva ad Assisi, infatti, porta un titolo eloquente: Regole per un nuovo umanesimo. Peccato solo che quellumanesimo contempli la liberazione sessuale, il divorzio, laborto e la biologia che emancipa le donne. Tutte cose che per un credente sono lesatto contrario di un vero umanesimo. Nella lunga trattazione della Kristeva, in pellegrinaggio verso che cosa non si sa, compaiono lelogio del materialista Diderot, del feroce anticristiano Voltaire, di Rousseau, persino del marchese de Sade e del femminismo della de Beauvoir. Conditi, vero, con citazioni di Dante, san Francesco e santa Teresa dAvila, purtroppo non compresi e storpiati. Compaiono poi affermazioni esilaranti, del tipo: Non c pi un Universo; la ricerca scientifica scopre e indaga continuamente il Multiverso. A cui si aggiunge la conclusione, anchessa molto dogmatica e definitiva: non dobbiamo avere paura di essere mortali. Kristeva quindi d per certo che esista il Multiverso (pura ipotesi filosofica, sperimentalmente indimostrabile, sorta con lunico fine di negare Dio) e che invece sia una sciocchezza limmortalit dellanima. Infine la Kristeva afferma che tale Multiverso, certamente spoglio di Dio e di senso, sarebbe circondato di vuoto (come tutta la nostra esistenza). Nessuna possibilit di dialogo, dunque: la Kristeva ha le idee molto chiare e le esprime senza tentennamenti e senza quei dubbi che tanto gli piacciono nei credenti. Andr meglio, si pu pensare, con Remo Bodei. Mi sono cercato un po dei suoi scritti, per capire da dove partire, se un giorno mai mi invitassero ad Assisi come esponente del vecchio cattolicesimo pacelliano, come avrebbe detto Giovanni Guareschi. Non ho trovato nulla. Neppure un chiodino cui appendere una piccolissima speranza. Bodei, infatti, non solo ateo; ma anche favorevole allaborto, soprattutto nei paesi in cui il problema di limitare le nascite, causa una presunta bomba demografica. Bodei uno che mette spesso i puntini sulle i: per esempio insiste spesso sulla malvagit degli atei devoti che strumentalizzano la religione, in quanto dimostrano interesse verso di essa (Avvenire, 22 ottobre 2011). In una lunga intervista sullUnit, del 19/6/2005, poi, attaccava violentemente lespressione ratzingeriana dittatura del relativismo, per affermare: Una tale dittatura non c, n potrebbe essere imposta a qualcuno. La verit, continuava Bodei, che la chiesa folle a opporsi alla selezione della specie, schierandosi contro laborto e la diagnosi pre impianto: La cultura laica vanta delle ottime ragioni e malgrado tutto non deve lasciarsi mettere nellangolo. Deve passare alloffensiva, come dicono Giorello e Salvadori. Senza atteggiamenti beceri o contundenti verso la chiesa, che fa il suo mestiere. Ma il punto questo: la chiesa invade uno spazio neutro che a garanzia di tutti. Perci bando alle timidezze dei laici, via via divenuti subalterni o addirittura devoti. Quello che non si capisce nella posizione di questi ultimi, ma anche in quella dei cattolici, il rifiuto del buon senso. Ad esempio, come si fa a rifiutare la diagnosi prenatale? Non si pu obbligare una donna a far nascere da un embrione un figlio gravemente malformato. Se un bambino malformato, insomma, bisogna ucciderlo. Fa parte dellumanesimo, contro il cattolicissimo rifiuto del buon senso. Vogliamo continuare? Per Bodei gli atei devoti Pera, Ferrara e Fallaci, per quanto riguarda la loro posizione sul referendum del 2005, sono patetici ed arroganti; proibire la ricerca sulle staminali embrionali (leggi: uccisione di embrioni umani, ndr) un atto di oscurantismo; la chiesa sempre indietro, come dimostra il Sillabo (bellissimo documento che condannava il comunismo ben prima che facesse oltre 100 milioni di morti), per cui quando occorre, bisogna combattere doverose battaglie; la chiesa, ormai, non pi frenata dalla Dc, tracima aiutata dallattivismo dei devoti neocon Se incontrassi Bodei, sempre che non sia alloffensiva, mi sa dire caro cardinale, da dove partire, nel dialogo? Perch io, mi perdoni, sono un cattolico senza buon senso, che, per dirne una, non ucciderebbe mai suo figlio, sano o malato che fosse, sia perch crede in Dio, sia perch lo ha visto con quello strumento laicissimo che si chiama ecografo. Basterebbe questo, se ho capito bene, per farlo imbestialire Francesco Agnoli

Ma questo lo spirito di frontiera della corte dei gentili


C
aro Francesco, hai diritto di dire la tua di cattolico fervente e intelligente e intransigente, in ogni senso tridentino, hai diritto anche al tono aspro dellinvettiva. I giornali che si dicono laici comminano silenzio, oscuramento e isolamento a posizioni come questa che tu esprimi; un giornale laico senza bisogno di dirlo pu e deve invece darti la giusta ospitalit. E una risposta in dissenso. Ho una piccola consuetudine con il cardinal Ravasi, niente di impegnativo per lui, e lo stimo. Ha intensi rapporti dufficio con la vanit del mondo, non pu non rischiare perfino qualche frivolezza, qualche sofisma letterario, qualche semplificazione che crede utile alla causa. Ma un uomo di chiesa e di cultura che lavora con il Papa e per il Papa, forte delle sue idee e, credo, consapevole della distanza fra dibattito e magistero. Per il magistero non e non pu essere una prigione. E non esistono protocolli di un saggio dialogo rispettoso del dogma. A me il dogma, la teoria delloggettivit del dogma, sembra nel mondo di oggi una risorsa di libert, come a te. La vanificazione della ragione e dellontologia, della percezione stessa della realt dellessere, una moda filosofica vestita di varie acconciature fenomenologiche, di molti metodologismi che portano certi intellettuali atei a dire le stupidaggini che tu imputi, non senza ragione, ad alcuni testi della Kristeva e di Bodei. Ma Ravasi spiega bene, nel saggio introduttivo alla raccolta sul Cortile dei gentili appena edita da Donzelli, lo spirito di frontiera che lo anima. Hai la bont o la distrazione sufficienti per accostarmi a Marcello Pera, ben altri titoli accademici e ben altro percorso personale. Lasciami da solo, e tieni conto che per me in generale essere invitato o non essere invitato lo stesso, magari con una leggera preferenza per la seconda variante. Mio fratello, che spiritoso, una volta che ero di malumore, mi disse: Caro Giuliano, non ti invito pi a cena perch vedo che ti offendi. Ma questo solo un piccolo particolare personale. Seguirono e seguiranno numerose cene. Per il resto, comprensibile che tu ti senta adirato, e che scagli contro il cardinale la tua pietra cristiana, ma dovendo parlare e ascoltare, e lo si deve in certe delicate funzioni intellettuali al servizio della cattolicit, non si pu parlare con il solo Jrgen Habermas e ascoltare solo lui. Anche le persone mostruosamente erranti sotto il profilo a noi caro della morale cattolica o delletica razionale, su temi come leugenetica o laborto, possono detenere tesori o comunque patrimoni di cui una chiesa che non del mondo, ma nel mondo agisce e predica, deve tenere conto con vigile capacit percettiva. Figuriamoci noi che siamo laici non consacrati. Stammi bene con tutta la tua splendida energia, e beata perfidia. Giuliano Ferrara

PICCOLA POSTA
di Adriano Sofri

Gentile Corrado Formigli, dopo limprovvisa ed esuberante citazione del mio nome nellultima parte della scorsa Piazza Pulita mi preme solo informarla che non sono libero, ma tuttora detenuto (bench a domicilio, e con un guinzaglio ormai lasco). Cordiali saluti.

Il piccolo principe
di Pierluigi Diaco

PREGHIERA
di Camillo Langone

Mea culpa, per minima culpa. Un paio di settimane fa ho cambiato abitudini potatorie: non comincio pi a bere alle undici (ora della lettura dei giornali) bens alluna (ora di pranzo). Ed ecco che un troppo tempestivo studio del Censis segnala la diminuzione dei consumi di alcol. Non proclamo di essere innocente, mi limito a chiedere le attenuanti: il mio contributo alla causa si leggermente ridotto ma resta senzaltro superiore alla media. Gli italiani bevono meno e bevono peggio: meno vino e pi beveroni. Sapendo da Roger Scruton che il vino corrisponde alla civilt (La distinzione fra paesi civilizzati e non civilizzati corrisponde a quella fra i luoghi in cui si beve vino e quelli in cui non se ne beve) risulta evidente che siamo di fronte allennesimo segnale di entropia e imbarbarimento. E una crisi epocale, non so che cosa farci, a parte versarmi un bicchiere extra.

Quando gli indignados saranno invecchiati toccher ai cribbios del Cav.


M
anca poco due settimane, un paio di mesi poi anche la parola indignati, con il suo succedaneo internazionale, indignados, andr riposta tra le care memorie. Laddove, come in una poesia gozzaniana, giacciono girotondi e onda e pantera e infinite altre (casta, quanto ancora durer?) le parole si consumano, e si stanno consumando proprio quando tutti sembrano usarle. E cos, bla-bla-bla, si legge che il nuovo album dei Negrita indignato e che i poliziotti della Dia, in (sacrosanta) protesta alla Camera, si autodefiniscono ironicamente in-Dia-gnados: quando una parola si fa troppo di massa, finisce col non indicare quasi pi niente. Perci lepica degli indignati volge lessicamente al termine. Allora occorre attrezzarsi in anticipo per gli indignati tutti e per i meno indignati pure. Possibili alternative? Il passaggio logico sarebbe quello restando ferma lindignazione a furibondi. I furibondi assediano il Parlamento, per esempio, gi un titolo facile da immaginare su Repubblica. Magari, con astuta strategia mirante a creare scompiglio nel campo avverso, potrebbero figurare come i furiBondi, cos da costringere lex ministro, in versi o in prosa, a uscire allo scoperto e a precisare che lui, con la faccenda, nulla ha da spartire. Naturalmente, come succede a sinistra, ogni disputa lessicale appassiona pi di una reale: perci, se gli indignati di gran rabbia si faranno furiBondi, quelli bersaniani dovrebbero optare per un pi riflessivo stizziti, anche se non escluso, a quel punto, che gli ex popolari di Fioroni, considerando troppo estrema la parola dordine, e magari dintesa con Bonanni, potrebbero per la loro componente scegliere la felice definizione di seccati e vien facile immaginare la titolazione, in un momento di scontro particolarmente accesso nel Pd: I seccati contro gli stizziti: siamo indignati. I finiani dovrebbero nel doveroso superamento della sigla Fli, onestamente pi evocativa di un rubinetto che gocciola che di una forza allattacco planare sui risentiti, con il senso tanto di moderazione quanto di autoconsiderazione che li contraddistingue; quelli di Casini, elegantemente accompagnati a LCdM, saprebbero in tutta tranquillit presentarsi in piazza quali crucciati. Ma a questo punto, a vetero indignati superati, non esclusa la sorpresa pi grande. Rimessa un po di benzina nel motore, deciso a seppellire lontano dal mausoleo di Arcore la salma dellinfelice Pdl, il Cav. sta maturando il colpo di genio: rifondare il partito un Forza Gnocca buono anche di gioved, cos, per togliersi dai piedi unincombenza, per poi entrare maoisticamente nel grande fiume del risentimento e dellindignazione nazionale. E dunque da par suo (non volendo lalleato bossiano contaminarsi con lidioma nazionale, si accontenterebbe di un virile e padano gulp! gulpiani padani: meglio non si pu) gettare nella mischia le squadrette esacerbate dei militanti del centrodestra: i cribbios!. Ovviamente, con Stracquadanio alla testa. (sdm)

Con amore estremo ed estremo amore Marco Simoncelli salito sul podio pi alto scrivendo, senza volerlo, una delle pagine pi romantiche, drammatiche e commoventi del nostro costume nazionale. Laltro ieri, a Coriano, la meglio giovent italiana, quella che ha deciso di sostituire la (anti)politica con le passioni, le emozioni e i sentimenti, ha dato lultimo saluto al suo messia laico, a quel ragazzo dolce e diverso da tutti gli altri che, sacrificando se stesso in una pista di vibrazioni e sensazioni senza limiti, ci ha restituito il pi grande insegnamento cristiano: la morte serve a resuscitare i vivi. E cos sia. E cos stato. Marco volato in cielo, in punta di piedi, neanche una esitazione, un avvertimento, un urlo, perch stavolta da lass gli stata commissionata la sua ultima partita, quella per ricongiungersi alla destra del padre. Una partita che, se giocata con coraggio e consapevolezza, si trasforma magicamente in testimonianza, in esempio, in verit. Laltro ieri, a Coriano, in nome e per conto di Marco, risorta una generazione di ragazzi e ragazze che in alcuni modelli disinvolti e puliti del talento italiano riconosce se stessa e la sua leadership.

ANNO XVI NUMERO 255 - PAG 3

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 29 OTTOBRE 2011

EDITORIALI
Il Cav. e il paradosso Tremonti
N con lui n senza di lui. E poesia, ma in politica conta la logica

Le ragioni e i torti di Bini Smaghi e le attese di Cav. e Sarko


Roma. Non sono costretto a dimettermi: al finto Umberto Bossi che interveniva su Radio 24, Lorenzo Bini Smaghi ha risposto come avrebbe fatto al vero Senatr.
DI

STEFANO CINGOLANI

ec sine te, nec tecum vivere possum. Il ministro dellEconomia che prende le distanze dalla politica economica del governo di cui fa parte, ma non prende nemmeno in considerazione lipotesi delle dimissioni; e il presidente del Consiglio che isola il suo ministro dellEconomia, lo costringe in una imbracatura le cui corde si chiamano Renato Brunetta e Paolo Romani, eppure non intende (o non pu) licenziarlo. Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi sono seduti sulla stessa montagna di guai e di responsabilit, dunque non si sopportano ma non si lasciano, non possono separarsi ma nemmeno riescono a convivere pacificamente. Il paradosso , a suo modo, una categoria della politica, ma anche i paradossi politici, pretendono, prima o poi, un risarcimento logico. Se il neurologo Oliver Sacks avesse conosciuto il ministro dellEconomia che non vota la legge di bilancio che pure porta la sua firma com capitato a Tremonti non troppi giorni fa forse ne avrebbe fatto uno dei suoi celebri casi clinici: dalluomo che scambi se stesso per un cappello, al ministro che scambi se stesso per il suo nemico. Un dettaglio autodistruttivo, materia da analisi freudiana: latto mancato, il lapsus dazione. Berlusconi, che sar pure unanomalia, ma da funzionalista qual rispetta sommamente i principi elementari della logica, mantiene Tremonti nella sua posi-

zione perch sa di dover rispettare gli equilibri di potere che la politica gli impone nel rapporto con il suo fedele e indispensabile alleato leghista, Umberto Bossi. Ma a quale categoria codificata dalla psicanalisi appartiene il ministro che invece di piegarsi o dimettersi fa telefonare nelle redazioni dei giornali affinch si sappia quanto poco egli condivida le scelte di indirizzo economico che entro pochi giorni i suoi stessi uffici tecnici saranno chiamati a trasformare in provvedimenti di legge? Laccordo di Bruxelles stato firmato senza di lui (e suo malgrado), si sa. Eppure il ministro che governa Bilancio, Tesoro e Finanze resta il personaggio decisivo per attuare gli impegni presi da Berlusconi con lEuropa. Senza di lui non si fa niente. E il suo atteggiamento, i suoi dinieghi, si prestano a ogni interpretazione. Se non materia per Oliver Sacks, allora viene il dubbio che possa essere vero quanto gli attribuiscono i malevoli. Tremonti coltiva un progetto malsano: rimanere da solo, oggi, in piedi tra le macerie per sedere lui, un domani, sul trono di Palazzo Chigi. Chiss. Il mistero rimane, come pure il paradosso. Ma con una differenza: se il mistero potrebbe anche restare per sempre insoluto, il paradosso, in quanto tale, non pu durare per sempre. Nec sine te, nec tecum vivere possum, in politica, non funziona.

Il parere dei servizi giuridici della Bce non lascia adito a dubbi: Il mandato scade il 31 maggio 2013. Le dimissioni devono essere il risultato di un esercizio di libera volont, non influenzato da qualsivoglia pressione politica. La forma conta e formalmente la posizione di LBS ineccepibile. Senza dimenticare il criterio dellindipendenza, scritto nero su bianco nei trattati, al quale si aggiungono reputazione e credibilit agli occhi dellopinione pubblica e dei mercati, secondo i legali dellEurotower. Dunque, Bini Smaghi ha ragione in punta di dottrina e di etica professionale. Anche se qualche dubbio sulle regole resta legittimo, perch la Bce nasce con un peccato originale, consumato nella notte del 3 maggio 1998, con il patto della staffetta. Al vertice, la Francia voleva fin dallinizio un proprio uomo. E leredit dellaccordo tra Franois Mitterrand e Helmut Kohl: la sede in Germania, il comando a un francese. Wim Duisenberg aveva gestito bene la transizione, era il candidato naturale, appog-

giato dai tedeschi. Ma Jacques Chirac batte i pugni e lolandese viene costretto a dichiarare che a met mandato, nel 2003, per ragioni personali, lascer il testimone a Jean-Claude Trichet, governatore della Banque de France. Certo, una colpa per quanto grave non basta a marchiare per sempre listituzione. Eppure, proprio lesperienza di questo decennio ci mostra quanto opaca sia la realt. Nel 2000 la magistratura parigina apre uninchiesta sul crac del Crdit Lyonnais, il pi grave scandalo bancario europeo, un intreccio di politica e finanza. Dovera Trichet? Nel gennaio 2003 viene rinviato a giudizio, proprio quando matura la staffetta con Duisenberg. E con Christian Noyer, vicepresidente della Bce, destinato a prendere la poltrona di Trichet allHtel de Toulouse a Parigi. I due grand commis si erano gi scambiati il posto di direttore generale del Tesoro nel 1993, entrambi uomini vicini al centro liberale di Valry Giscard dEstaing e protetti di Edouard Balladur. Tecnici s, per non apolitici. Ma veniamo allattualit. Il 9 settembre scorso, quando Jrgen Stark getta la spugna di fronte allacquisto di titoli di stato dei paesi in difficolt (tra i quali i Btp italiani), il ministro delle Finanze, Wolfgang Schu-

ble, nomina in un batter docchio il suo fidato consigliere Jrg Asmussen, nonostante abbia la fama di socialdemocratico. E il 16 febbraio, quando Axel Weber, orripilato dalla deriva lassista che sta prendendo a suo parere la politica monetaria in Europa, se ne va sbattendo la porta della Bundesbank per non diventare complice (e mettersi in pista per la plancia di comando in Deutsche Bank), Angela Merkel sceglie senza colpo ferire il suo ascoltato consigliere Jens Weidmann. Nicolas Sarkozy non pu sopportare che nessun francese faccia parte del comitato esecutivo. Non solo orgoglio, ma difesa degli interessi nazionali: la Francia spera che laccordo tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy sul caso Bini Smaghi venga rispettato al pi presto possibile, hanno detto ieri fonti diplomatiche francesi. I capricci di Sarko e i sospetti tedeschi aumentano la pressione. A questo punto, in gioco lequilibrio interno e la capacit operativa della banca, proprio nel momento in cui passa nelle mani di Mario Draghi. E il rigoroso rispetto della forma, nella sostanza, rischia di diventare una ripicca. Bini Smaghi sostiene che non avrebbe potuto accettare la posizione di direttore

generale della Banca dItalia, una chiara diminutio. Le dimissioni possono essere solo volontarie, argomenta LBS, se vengono chieste per onor di patria, ebbene quel senso di responsabilit va tenuto in adeguata considerazione. E tuttavia, il modello francese non esattamente un comportamento ideale. Tanto meno attaccarsi alla poltrona per avere solo e soltanto quella di governatore. I parlamentari lo fanno? Nel loro caso (ragioni di opportunit o di etica personale a parte) il mandato nasce da un voto popolare. Per un public servant proviene da una nomina governativa (come ha ricordato senza mezzi termini Silvio Berlusconi a Porta a Porta e ribadito ieri su Canale 5, Bini Smaghi lasci, ha detto il premier), anche se irrevocabile fino al termine del mandato. Bini Smaghi, dunque, ha ragione a met. La norma dalla sua parte, la realt gioca contro di lui. E poi c quella telefonata del 18 giugno scorso con il presidente francese e lincauta promessa. Roma rispetti gli impegni, dice Parigi. I patti vanno mantenuti anche quando sono scellerati? Un dilemma morale irrisolvibile. Tanto pi se si accetta la realpolitik che guida le relazioni internazionali e gli uffici pubblici, un mondo in cui i problemi vanno risolti, non creati.

I benefici dello stimolo fermi al bivio fra economia e banche


PER I LIBERAL IL PIANO DI OBAMA ERA DEBOLE, PER I CONSERVATORI HA FALLITO. LA FILOSOFIA ALLA PROVA DEI NUMERI
(segue dalla prima pagina)

Le balle facili
La sfida per la mobilit sociale e la solita retorica catastrofista

icenziamenti facili lespressione der dellUe si annuncia una nuova resintetica e allo stesso tempo terroriz- golazione dei licenziamenti per motivi zante utilizzata per aizzare lopinione economici nei contratti di lavoro a tempubblica contro unannunciata riforma po indeterminato per le aziende in cridel mercato del lavoro. Lespressione, si. Non una proposta da marziani, in un smaccatamente falsa e grettamente con- paese che secondo lOcse ha un tasso di servatrice, fa parte del solito armamen- protezione dei lavoratori pi alto deltario retorico catastrofista: quello per cui la media, e addirittura inusitato per le grandi imprese le Borse non scen(quelle in cui vale dono ma crollaLa sfida sul lavoro larticolo 18). La pono sempre, per cui una razionalizzazioLa consapevolezza () della necessit lemica anti riforma ne della spesa pub- di dare risposte convincenti e tempestive in poi conservatrice blica da record di- primo luogo a chi, come i lavoratori meno di uno status quo venta pi cupamen- garantiti e le generazioni pi giovani, vede che tutti, da Bankite austerity, e le messe in discussione le prospettive del pro- talia agli economisti norme per rafforza- prio futuro, rappresenta oggi una sfida per pi liberal, non mancano di definire re la contrattazione tutti ineludibile. Giorgio Napolitano disastroso. Senza aziendale si trasforDal messaggio letto ieri in apertura del flessibilit in uscita, mano in regole per VI Congresso nazionale del PdCI infatti, le imprese trasferire i dipenhanno ovviato denti scomodi (come da titolo della Stampa dopo lappro- alle rigidit aumentando il turnover di vazione dellarticolo 8 della manovra), e lavoratori a tempo determinato. Risultatutto insomma concorre a fare macelle- to: il divario tra ipergarantiti (perlopi ria sociale. Ma che sia falsa la storia del anziani) e iperflessibili (giovani) enorlicenziamento facile, brandita ieri in me. Garantire pi mobilit sociale ogpiazza dalla Cgil, evidente: nella lette- gi lunico modo per fare fiducia alle forra di impegni inviata dal governo ai lea- ze vitali del paese e creare ricchezza.

La faccia triste della primavera araba


La rivolta nel sud della Tunisia un segnale grave per la transizione

idi Bouzid, la citt in cui ha avuto inizio la rivoluzione tunisina, sotto assedio: in fiamme il municipio, la sede del governatore, assaltate la caserma della polizia e la sede di Ennahda, coprifuoco. E la prima rivolta contro la rivolta araba. La scintilla della protesta stata la decisione dellufficio elettorale di cancellare sei seggi al partito Petizione popolare per la libert (Ppl), il terzo nelle urne dopo Ennahda, per irregolarit nei finanziamenti dallestero. Il leader del Ppl, il tycoon televisivo Hachmi Hamdi, ha ritirato i suoi 19 deputati restanti dalla Costituente (alcuni hanno disobbedito) e ha chiamato a manifestazioni contro Ennahda. A eccitare i manifestanti loriginale creatura di Hachmi Hamdi, che non s mai mosso da Londra ma ha costruito il successo della sua lista

incrociando trasmissioni infuocate della sua Tv Libre con lalleanza con i signorotti locali del partito di Ben Ali. A Sidi Bouzid ha raccolto 48 mila voti, contro i 16 mila di Ennahda, sommando il populismo alla rete clanica degli ex gerarchi locali, sotto la copertura dellideologia laica della tradizione. Questo nella Tunisia pi profonda, a parziale smentita del ruolo portante di Internet e a conferma, invece, della centralit politica delle emittenti private. Potrebbe succedere anche in Egitto: lesplosione del consenso nei confronti dei partiti dellislam politico non risolve, ma anzi rende drammatico, il problema della riconversione politica dei referenti locali dei regimi, che hanno gestito il territorio per mezzo secolo. Unoperazione che vede i partiti laici del tutto sprovveduti.

Doveva essere loccupazione, appunto, il segno che lelettrochoc dello stimolo firmato da Obama nel febbraio 2009 aveva rianimato il paziente e questo riprendeva a camminare da solo. La primavera e poi lestate hanno portato soltanto sintomi di recessione double-dip e altri malanni, leggermente alleviati dai dati sulla crescita economica del terzo trimestre dellanno pubblicati gioved: da luglio a settembre leconomia cresciuta del 2,5 per cento, dato modesto in assoluto, ma si tratta pur sempre di una velocit doppia rispetto a quella proiettata sulla base dei dati del trimestre precedente. La grande domanda politica ed economica a questo punto : lo stimolo ha funzionato? Oppure, con la formula inversa preferita dalla Casa Bianca: i 787 miliardi di dollari recuperati fra spesa pubblica e tagli fiscali hanno arginato una crisi che sarebbe stata anche pi devastante? In questo bivio si apre il conflitto delle interpretazioni economiche (le controprove di unipotetica ricetta differente non ci sono) ma si dipana anche il giudizio sulla presidenza Obama: sulle scelte di politica economica che il presidente passer, nel bene o nel male, alla storia. I conti del Congressional Budget Office dicono che in due anni e mezzo al solo stimolo vanno attribuiti fra 0,6 e 2 milioni di nuovi posti di lavoro, una forchetta che la Casa Bianca conferma con una certa enfasi, dicendo che nei fatti i posti di lavoro totali creati sono 3 milioni e mezzo. Vale a dire poco meno dei 3,65 milioni previsti dal capo designato del consiglio economico presidenziale, Christina Romer, e da Jared Bernstein, referente di Joe Biden per leconomia, dieci giorni prima che il ticket sinsediasse alla Casa Bianca. Nella curva disegnata dallufficio del Congresso il 2011 doveva per essere lanno ruggente, quello dove lo stimolo avrebbe dovuto produrre lo scatto decisivo per poi mettere i conti su una china di lenta ma costante ripresa; non andata esattamente cos e infatti il dato effettivo sulloccupazione non collima con le visioni del Congresso, che a oggi prevedevano una diminuzione del tasso di disoccupazione dell1,3 per cento: nel febbraio 2009 era di poco superiore all8 per cento, ora oltre il 9. In un paper entusiasticamente intitolato La fine della grande recessione, Alan Blinder, economista di Princeton e consigliere economico di Clinton, diceva che la disoccupazione nel 2011 sarebbe stata attorno al dieci per cento, ma senza lo stimolo sarebbe stata oltre il 16. Il keynesiano Blinder nellagosto del 2009 scriveva sul Washington Post che lAmerica ormai vedeva la luce in fondo al tunnel: Quella che sei mesi fa sembrava uneconomia in caduta verso labisso ora uneconomia che tende al miglioramento. E allo stimolo va attribuita almeno una parte del merito. Due anni pi tardi Blinder si unito al vasto coro di chi gi dalla prima ora considerava la spesa una cosa buona e giusta, ma quello stimolo in particolare troppo piccolo per dare alleconomia tramortita gli strumenti

per tornare a camminare. Il premio Nobel Paul Krugman stato ed il pi vociante oppositore interno del piano di Obama: E largamente diffusa lopinione che considerazioni di carattere politico abbiano reso il piano debole e con pi tagli fiscali del necessario. Un compromesso che Obama ha accettato nella speranza di ottenere un consenso bipartisan. In altre parole: il presidente non si fidato degli economisti

per lortodossia keynesiana, fermamente convinta che la spesa diretta generi lavoro e ricchezza, mentre il surplus nelle tasche generato dai tagli alle tasse tenda, in tempi di emergenza, a finire pi nei risparmi che negli investimenti. Il mastodontico capo del National Economic Council, Larry Summers, diceva alla fine del 2008 che in questa crisi fare troppo poco molto pi rischioso che fare troppo; anche dopo il suo

Paul Krugman stato il pi vociante oppositore interno del piano della Casa Bianca. La confusione fra il bailout delle banche e lo stimolo alleconomia reale ha gettato unombra sullintera operazione, ma lausterit non era la via. I paper che dimostrano che cosa ha funzionato
e ha approvato un piano senza arte n parte soltanto per sfoggiare la grisaglia dellunit nazionale. La seconda ragione per cui Krugman ha bacchettato lAmministrazione il salvataggio delle banche: leconomista di Princeton si fatto in quattro per spiegare che il bailout, il consolidamento finanziario, la ristrutturazione delledificio di Wall Street una cosa molto diversa da un piano di risanamento delleconomia reale, nonostante Obama abbia presentato per motivi squisitamente politici, sospetta Krugman le due manovre come intimamente connesse. E il concetto che la coscienza dei liberal ha ribadito anche ieri sul New York Times in versione islandese, smontando il mito dellausterit. I tagli fiscali erano il fumo negli occhi ritorno a Harvard, in ogni intervista o intervento pubblico non ha mai mancato di ricordare quanto piccolo, troppo piccolo sia stato lo stimolo. Lironia della crisi finanziaria consiste nel fatto che stata causata dalleccesso di confidenza, dai troppi prestiti e dalla spesa eccessiva, e sar risolta soltanto accrescendo la confidenza, i prestiti e la spesa, ha scritto di recente. Il chiaroscuro del dibattito fra analisti lo specchio del clima che si creato nella formazione originaria della squadra economica della Casa Bianca, una line up che si sgretolata nel tempo. Chi ha concepito il piano di risanamento non pi alla Casa Bianca: non c Romer, non c Summers, non c Peter Orszag, non c nemmeno Austan Goolsbee. Tutti hanno lasciato per ragioni plausibili, ma, come scrive Ron Su-

Contro il paradigma declinista


(segue dalla prima pagina)

Un tale cambiamento passa attraverso un nuovo patto sociale visto che quello sottoscritto dai baby boomer non regge pi: il posto fisso con salario sempre crescente, appartiene al passato, come le pensioni e gli ammortizzatori sociali pagati da operai e impiegati che un tempo erano la maggioranza della societ. Un discorso analogo si dovrebbe fare per le tasse, perch le tre riforme, del lavoro, delle pensioni e del fisco, sono intimamente collegate. In questa grande transizione, occorre pensare fuori dagli schemi e lacerare il velo del dj vu. Ieri sul Corriere della Sera, anche sulla scorta di provocazioni intellettuali come quella di Adam Posen eccentrico banchiere americano che siede nel board della Banca centrale inglese , Lucrezia Reichlin, gi capo economista della Bce, ricordava che la Banca centrale europea mantiene un ruolo relativamente marginale e quindi (), rimane assente quello che esiste in altri sistemi finanziari, cio un garante di tutto il debito dellarea monetaria. Invece Paul Krugman, premio Nobel per lEconomia, nella sua colonna sul New York Times, ieri esaltava il coraggio degli islandesi che hanno lasciato fallire la

loro banca e non per questo sono finiti in rovina, al contrario. Naturalmente si pu sorridere dellesempio lillipuziano. E non esistono ricette valide per tutti. Anche se la crisi bancaria dei primi anni 90 in Scandinavia (caso studiato in tutte le scuole), dimostra che la discontinuit, a costo di subire pesanti perdite momentanee, preferibile allo sterile continuismo: meglio far pulizia che gettare la polvere sotto il tappeto. La Svezia ha tirato la cinghia, ha nazionalizzato le banche e, una volta purgate, le ha rivendute, ha tagliato a met la copertura delle pensioni e dello stato sociale, poi tornata a crescere, realizzando la piena occupazione e aumentando la ricchezza personale e nazionale. Gli scandinavi non si sono fatti assordare dalle trombe del giudizio. E non si fanno incantare dalle sirene della crescita zero, neppure gli americani, quanto meno quelli che riescono a sfuggire al circo mediatico. Nonostante tutte le previsioni di Cassandra Roubini, gli Stati Uniti non sono ricaduti in recessione, anzi stanno ripartendo di nuovo. Vedremo se dura e se basta, ma questa una valutazione razionale, non il delirio autodistruttivo che annebbia le menti e inaridisce gli spiriti. (s.ci.)

skind in Confidence men, il libro pi discusso dellanno a Washington, il presidente ha sviluppato una sua teoria economica. E mano a mano che questa teoria si scontrava con i numeri dei suoi adviser, questi hanno iniziato ad abbandonare la nave. Nella disputa fra i modelli macroeconomici non semplice quantificare quanti posti di lavoro e quale fetta dei consumi sia da attribuire al piano di risanamento, ma non si pu negare che lo stimolo qualcosa abbia prodotto. Semmai i problemi derivano dal modo in cui lo stimolo stato speso. Se si esce dallimpalpabile terreno della modellizzazione e si esplora sul campo il prodotto della stimolazione emerge tutta la confusione delliniziativa obamiana. Le pi accurate ricognizioni empiriche sono state fatte dagli analisti del think tank Mercatus (nomen omen) Garett Jones e Daniel Rothschild, che hanno messo in luce le miopie e le inefficienze di un programma di risanamento che dipinto sulla carta appare salvifico e applicato hic et nunc mostra brutture ben circostanziate. Nei report dei due economisti ci sono progetti aziendali gonfiati a dismisura per ricevere sovvenzioni pi alte, inefficienti divisioni del lavoro per poter dichiarare un maggior numero di dipendenti, soldi che possono essere spesi soltanto per materiali superflui e altri sotterfugi che ricordano la famosa battuta pronunciata da Milton Friedman davanti a un cantiere: Se sono i posti di lavoro quello che volete, dovete dare a questi operai dei cucchiai, non dei badili. Attraverso 1.300 interviste a imprenditori che hanno goduto dello stimolo, Jones e Rothschild hanno dedotto che soltanto il 42 per cento dei beneficiari di soldi pubblici hanno effettivamente assunto disoccupati. La maggior parte delle aziende ha semplicemente attinto dai competitor. A questo va aggiunta lassenza di un piano strategico che facesse presa sul tessuto economico reale. Il caso Solyndra, azienda di pannelli solari finanziata dallo stato e poi fallita miseramente, solo uno dei tanti esempi di business del settore energetico che hanno incamerato denaro pubblico a suon di miliardi restituendo soltanto poche migliaia di posti di lavoro. Il settore automobilistico andato decisamente meglio, perch ha saputo trasformare il rapporto fra soldi pubblici e iniziativa privata in una virt. LAmministrazione stata debole anche sugli strumenti che ha creato per rendere pi fluido il mercato del lavoro: come ha notato il Wall Street Journal, il portale jobs.gov, creato per far girare meglio e pi velocemente le offerte soltanto lanacronistica e collosa copia di quello che il privato monster.com fa da dodici anni. Il dibattito sugli approcci economici e sulla sensatezza teorica dello stimolo ben lontano dallessere concluso; ma le discrepanze dei dati delleconomia reale suggeriscono una verit semplice spiegata dagli analisti di Mercatus: C un gap enorme fra la teoria e la pratica. E per Obama le cose non sono andate lisce su nessuno dei due fronti.

Linchino di Sarko
Le mezze verit del presidente sullo strano abbraccio allamica tedesca

IL FOGLIO

quotidiano

opo il viaggio al termine della notte di Bruxelles, Nicolas Sarkozy che taceva da otto mesi ha parlato: gioved, unintervista di unora e un quarto su Tf1 e France 2, unoperazione verit vista da 11 milioni di francesi. E in ottima forma, ha ritrovato la comunicativa di un tempo, a tratti ancora convince. Ma non lha detta tutta. E difficile confessare al popolo che per un secolo ha avuto con la Germania relazioni tumultuose che finita quella pari dignit che poteva esserci fra De Gaulle e Adenauer, fra Giscard e Schmidt, fra Mitterrand e Kohl e che il motore franco-tedesco, oggi, ha cilindri e potenza molto pi oltre il Reno che al di qua. In Europa si imposta la linea della Kanzlerin confortata dalla schiacciante maggioranza incassata al Bundestag: Sarkozy non ha potuto che prendere atto che il gigante economico anche gigante politico. Ha voluto lo stesso presentarsi come salvatore delleuro e dellEuropa: per essere credibile ha dovuto evocare la Merkel e les

amis allemands, dire che insieme i due leader condurranno processi di armonizzazione e convergenza fiscale, costruiranno una vasta area economica in grado di competere in tutto il mondo. Persa la battaglia perch la Bce fosse prestatrice di ultima istanza e leva per la crescita, Sarkozy si inchinato allegemonia anche culturale della Germania. Di suo Sarkozy ha aggiunto un soprassalto di spirito europeista, lUnione una famiglia, la caduta di Atene avrebbe spinto la speculazione ad attaccare lItalia nella convinzione che neanche lei sarebbe stata difesa con conseguenze esplosive. Per il resto Sarko non sarebbe stato nemmeno tanto male. Ha detto che per difendere il modello sociale europeo serve ritrovare la crescita, combattere lassistenzialismo, investire in innovazione e ricerca. E che mai bisogna cedere alle pressioni della strada. Del suo personale destino, non ha parlato. Ma in realt ha detto tutto: scalpita per essere rieletto. E si vede.

etterato cresciuto alla scuola di Ungaretti e di Giuseppe De Robertis, Leone Piccioni raccoglie in questa antologia curata da Alfiero Petreni alcuni saggi su autori che negli anni hanno acquisito lo statuto di classici o che lottano tra le lusinghe del mercato editoriale. Ci sono i grandi come Carlo Emilio Gadda, che il 10 maggio 1950 si confessa gratissimo del gentile e profondo interessamento accordato ai suoi libri, e di un giudizio che sembra peccare di scarsa severit. Piccioni ne aveva fatto un ritratto esemplare: Chi abbia con lui familiarit lo descrive timidissimo e riguardoso fino allo scrupolo, cerimonioso e schivo; chi legge certe sue pagine avverte il tumultuoso disordine di una macchina ad altissimo potenziale, o lira distruttrice ma persuasiva di un vulcano in eruzione. C Tommaso Landolfi, altro grande scrittore ombroso e sprezzante, uno che diceva mai avuto la forza di tollerare gli altrui sbalzi di umore, un genio surreale che nel 1962 escogit per le copertine dei suoi libri il risvolto bianco per desiderio dellAutore. Riscattato dal giudizio di Sapegno e Pancrazi, che ne avevano bollato il gioco dellintelligenza arida, Landolfi viene esaltato da Piccioni per la chiave ironica

LIBRI
Leone Piccioni VECCHIE CARTE E NUOVE SCHEDE (1950-2010) Nicomp, 224 pp., 16 euro e allucinata che fa da contrappunto alla crudelt dei suoi racconti. E poi c Ennio Flaiano, altro sarcasmo contro la disperazione, Mario Luzi, lermetico di vera chiarezza, Eugenio Montale, che si commuove alle poesie della figlia del comandante del suo battaglione, morto sul fronte, e accetta nel 1972 di andare in tv, purch i suoi versi di Satura fossero letti da Piccioni. C Emilio Cecchi, scrittore ardito e nuovo oggi completamente dimenticato, e Anna Maria Ortese, che si credeva dimenticata e invece si scopre ricchissima. Piccoli saggi critici sono dedicati a Piero Chiara o a Marta Morazzoni, senza dimenticare Domenico Rea, La Capria, Tobino, Comisso, Delfini e Quaran-

totti Gambini, tutti autori di prima grandezza ma di varia tenuta e diversa solidit. Piccioni non eccede mai nel giudizio. Conserva sempre una sua pacata bonomia da divulgatore di qualit, da sacerdote della cultura di massa. Una vera chicca sono poi le Memoriette di Piccioni, mini antologia di racconti e apologhi in quarantadue pagine, stampata dalleditore fiorentino Pananti in trecento esemplari. Cercate di procurarvele se avete voglia di gustare alcune battute memorabili. Troverete Montale, che di Ungaretti diceva non lo leggo senn mi sciupo; o Vincenzo Cardarelli che non voleva essere chiamato maestro e che un giorno, giocando a carte con Vincenzo Talarico, decret: Lei, Talarico, coltiva per lo scopone un amore non corrisposto; riaffiora Carlo Carr che, trasandato comera, a Cortina fu preso per un barbone e si trov in mano un obolo. Alberto Burri, malato di enfisema in una villa sul mare in Costa Azzurra, confessa di aver provato a dipingere il paesaggio, ma il quadro mi venuto tutto nero. Mentre un galante Giuseppe Ungaretti, alla studentessa che gli chiedeva let durante una festa ad Harvard, replica: Dipende dallintenzione con la quale me lo chiede.

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ANNO XVI NUMERO 255 - PAG 4

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 29 OTTOBRE 2011

Valzer industriale/1
Candidati, grandi elettori e outsider per la successione a Marcegaglia. Nomi e novit
Roma. E due. Dopo lambizione espressa di recente da Alberto Bombassei a succedere a Emma Marcegaglia alla presidenza di Confindustria, ieri stato Giorgio Squinzi a svelare, in unintervista al Sole 24 Ore diretto da Roberto Napoletano, la disponibilit a guidare la confederazione di viale dellAstronomia. In verit sono in ballo pure Andrea Riello e Riccardo Illy, candidati rispettivamente dalla federazione del Veneto e del Friuli, anche se non sono al momento tra i favoriti. A sostenere Squinzi c in particolare Marcegaglia, che anche negli scorsi giorni ha organizzato incontri informali per sostenere il patron della Mapei ed ex presidente di Federchimica, mentre la struttura confindustriale s dichiarata neutra rispetto ai contendenti in alcuni incontri interni. Bombassei invece pu contare al momento sullappoggio dellassociazione di Torino presieduta da Gianfranco Carbonato (vicino al Lingotto) e di quella del Piemonte capitanata da Mariella Enoc, oltre che sulle federazioni di Bergamo, Varese, Verona e Cremona. Il patron di Brembo ha pure il sostegno di Luca Cordero di Montezemolo e Franco Bernab (presidente di Telecom). Lincognita maggiore linfluente Assolombarda, presieduta da Alberto Meomartini, che non schierata ma propenderebbe per la soluzione Squinzi. Nulla deciso comunque a Milano, cos come nella capitale: il presidente degli imprenditori di Roma e del Lazio, Aurelio Regina, e Luigi Abete non hanno ancora esternato. C per chi dice che Regina conti di avere una vicepresidenza nel caso di vittoria di Squinzi, mentre Abete non disdegnerebbe la soluzione Bombassei. Le scelte, per, devono ancora essere compiute. La partita avr anche un carattere politico, o meglio sindacale. Lex presidente di Federchimica, Squinzi, pur essendo accreditato di vicinanze con il centrodestra, ha sempre cercato la collaborazione della Cgil: la firma di contratti unitari nel settore chimico sono la testimonianza di questa politica, scarsamente apprezzata dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Il ministro, invece, su questi aspetti trova maggiore sintonia con Bombassei, che una volta alla presidenza di Confindustria potr lavorare a un eventuale rientro del gruppo Fiat nel sistema confindustriale. In ampi settori della base associativa, oltre ad assistere a unaltra uscita di peso dalla confederazione come quella di Enrico Bracalente di Nero Giardini, si nota spaesamento e frammentazione, dice un componente del nord-est al vertice di Viale dellAstronomia: Si mutuano pratiche tipiche della politica di palazzo come quella di dichiarare pi ai giornali che alla base. Il riferimento sia a Squinzi che a Bombassei. Michele Arnese

La signora delusa per la scarsa attenzione verso di lei


Al direttore - Per Bini Smaghi sarebbe pronta una soluzione ponte. A Messina. Maurizio Crippa Al direttore - Il Cavaliere se la cavata unaltra volta. La lettera di intenti approvata dalla Unione europea pu essere, nello stesso tempo, un programma di fine legislatura oppure un manifesto elettorale, robusto e chiaro, se si andr a votare in primavera. E soprattutto servir a dimostrare che una eventuale maggioranza di centrosinistra (sempre pi ostile alle indicazioni di Bruxelles) porterebbe il paese in rotta di collisione con la strategia europea. E quindi direttamente al default. Giuliano Cazzola S. Ha fortuna e si anche messo ad aiutarla. Era ora. Al direttore - Le mando quanto scrisse nel 1982 Joseph Ratzinger nel suo saggio Elementi di teologia fondamentale (Morcelliana, ristampa 2005, pagina 79). La Chiesa patisce oggi per il contrasto dei partiti, delle idee che in essa si agitano, e per i cristiani sar sempre pi difficile orientarsi, distinguere i veri dai falsi profeti. Il nostro problema intimamente legato al discernimento degli spiriti. Uno dei metodi fondamentali per riuscire a distinguere potrebbe essere cos espresso: l dove non c la gioia e si spegne lhumour, certo non v lo Spirito di Ges Cristo. E, viceversa: la gioia un segno della grazia. Chi sereno dal fondo del suo cuore, chi ha sofferto e non ha perso la gioia, non pu essere distante dal Dio dellevangelium, la cui prima parola, alla soglia della Nuova Alleanza, suona cos: rallegrati. Ugo Sergio Ravalico Formidabile maestro di buonumore. Al direttore - Berlusconi si deve dimettere immediatamente. Il Times di Londra non usa mezzi termini nel suo editoriale di prima pagina e spara ad alzo zero contro il presidente del Consiglio italiano. LEuropa nauseata da questo clownesco primo ministro la cui noncuranza, irresponsabilit e codardia politica ha tanto esacerbato la crisi attuale. Farebbe bene ad andare a farsi una risata anche a Porta Pia (ambasciata UK), prima che le loro ghignate, unite a quelle francesi e tedesche, ci sommergano definitivamente. David Tornabene Il Times di Murdoch, che ha i suoi problemi. Perdoniamoli. Ho parlato laltra sera al telegiornale di Jon Snow a Channel 4. Dopo una passatina di un secondo sulle dimissioni che non arrivano, abbiamo discusso di questioni serie. Non si preoccupi. Al direttore - Se Lei va in onda su RaiDue al posto di Santoro pago il canone e lascio la mancia. In bocca al lupo! Stefano Cicetti Al direttore - Mi trovo spesso in auto ad ascoltare Prima Pagina per avere una panoramica delle notizie dai quotidiani di ogni tendenza politica. In realt i conduttori della trasmissione sono per la maggior parte di sinistra con una visione di parte veramente insopportabile dai microfoni di una emittente pubblica. Alla consueta parzialit ieri mattina la giornalista della Stampa Antonella Rampino ha aggiunto un pizzico di censura nei confronti suoi e del suo giornale. Un ascoltatore chiede cosa significhi la foto pubblicata sul Foglio, e la giornalista risponde pressappoco cos: normalmente non leggo gli articoli di Giuliano Ferrara perch sono dei sogni accattivanti verso il suo editore Berlusconi, leggerli significherebbe perdere tempo. Domenico Ciappelloni La signora delusa per la scarsa attenzione nei suoi confronti. Perdoniamola. La noia genera scortesia.

La Giornata
* * * In Italia
IL CAV. SULLEURO: E LA NOSTRA MONETA, LA NOSTRA BANDIERA. Il premier in una nota ha fatto sapere: E per difendere leuro dallattacco speculativo che lItalia sta facendo pesanti sacrifici. Leuro lunica moneta al mondo senza un governo comune, senza una banca di ultima istanza, per questo oggetto di attacchi speculativi. In precedenza, agli stati generali del commercio estero, aveva detto, fra laltro: Leuro non ha convinto nessuno. Poi la precisazione: Le mie parole sono state interpretate maliziosamente. Il premier sulle misure presentate in Europa: Lopposizione non potr sottrarsi dal sostenerle. La polemica sui licenziamenti figlia di una cultura ottocentesca. Napolitano ha incontrato Bini Smaghi, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, pur specificando di non aver esercitato alcun pressing per le dimissioni del banchiere richieste dalla Francia. Anche Berlusconi in mattinata era tornato a chiedere un passo indietro di Bini Smaghi: E una situazione spiacevole. Il governo non ha responsabilit. Il leader della Lega, Umberto Bossi, ha incontrato il sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, che ha detto: Con Bossi non c mai stata guerra. Il pm del caso Mills denuncia Berlusconi. Alfredo Robledo ha chiesto cinquecentomila euro di risarcimento per le dichiarazioni del premier nel 2006. Berlusconi disse che la procura milanese era inerte e parl di pervicace volont accusatoria e di uso politico della giustizia. La progettazione del Ponte sullo Stretto non si fermer dopo la mozione che ha cancellato i finanziamenti pubblici. Lo ha fatto sapere la presidenza del Consiglio. Borsa di Milano. FtseMib -1,78 per cento. Leuro chiude in ribasso a 1,41 sul dollaro.

Alta Societ
Weekend a Lodi. Festa col tout-Milan della tv per il vernissage di Giorgio Restelli. Belle foto americane alle pareti. Bellissime fanciulle in sala.

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Cara Unit, ma perch dai spazio solo a una versione del Pd?
C
aro Francesco Cundari, ma perch? Insieme con il nuovo direttore dellUnit, Claudio Sardo, avete impresso al quotidiano fondato da Antonio Gramsci una svolta che gli ha restituito autorevolezza e personalit. Ma non tutte le svolte portano nella direzione giusta e c qualcosa, nella nuova versione, che suscita domande. Ne una dimostrazione molto esplicita leditoriale con cui, ieri, attaccavi (attaccavate) duramente la lettera del Cav. allEuropa, la quale a vostro avviso ben lungi dallessere una dichiarazione dintenti lequivalente di una chiamata alle armi elettorale, uno strumento di riposizionamento del Pdl nel solco di una destra radical-liberista allamericana. Ora, se linvettiva diretta al centrodestra, essa colpisce obliquamente lo stesso centrosinistra e tradisce la tentazione di resuscitare una sorta di old Labour. Perch nella lettera c ammiccante sintonia con una serie di proposte che lo stesso Pd ha fatto proprie e che, alla nascita del partito, ne hanno addirittura definito lidentit, attraverso parole dordine quali merito, competizione, ed Europa. Ed proprio lEuropa il perno della riflessione che Cundari impone al Pd: quellEuropa rispetto alla quale i democratici si sono sempre fatti un vanto di essere interlocutori credibili (pi credibili, dicono, del Cav.), interpreti sinceri (pi del Cav.), e in fondo padri legittimi (ch in Europa ci siamo arrivati con Prodi, Ciampi e compagnia, mica con il Cav., il ragionamento). Dunque, il contrordine compagni del nostro caro Cundari questo: non pi lEuropa come orizzonte politico, ma lEuropa come grimaldello della Bce e delle destre (copyright Stefano Fassina, responsabile Economia del Pd). Forse una piccola rinfrescata alla memoria pu essere utile. Parliamo di mercato del lavoro: estremismo neoliberista la proposta del parlamentare pd Pietro Ichino, che nella sostanza supera lattuale dualismo proprio con la flessibilit in uscita? O la proposta del radicale Marco Beltrandi, anchegli eletto nelle file del Pd, di alzare da 15 a 30 dipendenti la soglia delle imprese investite dallarticolo 18, scagionando dunque molte pmi italiane? Ed liberismo lemendamento Morando sulla spending review per censire e tagliare la spesa pubblica, fatto proprio orrore dallo stesso centrodestra? E teapartismo alzare let pensionabile, liberalizzare i servizi pubblici come voleva fare il governo Prodi col ddl Lanzillotta, riconoscere la natura industriale del servizio idrico e cercare lapporto dei privati come consentirebbe la proposta depositata dal Pd, primi firmatari Bersani e Franceschini, a novembre 2010? E peccato liberalizzare gli orari dei negozi, incluse domeniche e festivi, o consentire lavvio immediato di stabilimenti produttivi con autocertificazione e controlli ex-post, come sta scritto nelle idee e proposte per la crescita del febbraio 2011? Perch se tutto questo delle due luna: o il liberismo giavazzianamente di sinistra, oppure il Pd pullula dinfiltrati. In entrambi i casi, il dibattito meriterebbe lattenzione che non trova, per esempio, sullUnit. Sul vostro quotidiano, per dire, non vi stata traccia n dei giovani curdi, i trentenni giavazziani del Pd, n del manifesto di idee riformatrici di Nicola Zingaretti (pubblicato due giorni dal Foglio). Insomma: non sembra esserci interesse, anzi sembra esserci fastidio, per quel pezzo di Pd che si definisce riformista. Se davvero lobiettivo culturale della vostra Unit quello di un Pd old labour, allora la cosa meriterebbe di essere resa esplicita. Ricondurre il Pd sui binari dei Ds una prospettiva implicitamente accarezzata da Bersani nellintervista di ieri sul Messaggero, quando sollecita un confronto coi moderati riconoscendoli, cos, lontani dal suo partito una prospettiva politica legittima. Ma, ci permettiamo di dire, anche una prospettiva rischiosa per il Pd e per tutto il paese.

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IL FOGLIO

Nel mondo
UN ISLAMISTA ATTACCA LAMBASCIATA AMERICANA A SARAJEVO. Luomo, vestito con una tuta mimetica, ha ferito due poliziotti, prima di essere fermato e arrestato. Secondo alcuni testimoni, avrebbe gridato Allah Akbar. Il leader politico musulmano Bakir Izetbegovi ha detto che nessuno ha il diritto di danneggiare le nostre buone relazioni con lAmerica. Il tribunale dellAja contatta Saif al Islam attraverso intermediari. Il procuratore capo Luis Moreno-Ocampo potrebbe fermare un volo con cui il secondogenito di Gheddafi raggiungerebbe un paese africano che non aderisce allo statuto di Roma. E stato designato lerede al trono saudita. E il principe Nayef bin Abdul-Aziz al Saud, gi vicepremier e ministro dellInterno. Il presidente americano, Barack Obama, si congratulato con il re Abdullah per la scelta dellerede al trono di Riad. Cambia la legge di successione inglese. Il vertice del Commonwealth, a Perth, ha deciso che gli eredi avranno pari diritti per la corona, finora riservata al primo erede maschio, e che si potr diventare monarca anche qualora si sposi una donna cattolica. In Tunisia, iniziano le consultazioni per la nascita di una coalizione di governo. Al partito islamico Ennahda mancano 19 seggi per poter governare da solo. Editoriale a pagina tre Vogliamo una no fly zone in Siria. Lo ha chiesto lopposizione durante una manifestazione nella citt di Kafr Nabl. Secondo lopposizione siriana, i militari di Damasco hanno ucciso ieri 37 persone. Il nipote di Stalin querela un giornalista russo, Vladimir Pozner, per aver detto in televisione che il massacro di Katyn, nel 1940, era stato autorizzato da suo nonno.

Come salvarsi da noiosi TQ ed egregi vari mai usciti dal gregge


(segue dalla prima pagina)

Valzer industriale/2
Io, confindustriale disilluso, sto con Marchionne. Parla limprenditore Dino Fenzi
Milano. Liberista, liberale, marchionniano. Si presenta cos Dino Fenzi, milanese, classe 1941, presidente (lamministratore delegato il figlio) di unazienda leader mondiale nei sigillanti per la lavorazione del vetro. Ma anche presidente di Federvarie, lassociazione che raggruppa categorie industriali di vario genere sotto il cappello di Confindustria nonch presidente di Vitrum, la fiera di un settore dove il made in Italy, crisi o non crisi, tiene botta. Liberale, liberista, e con il gusto di votare contro. Fu lunico, a met anni Novanta, a votare contro leuro in Confindustria: E i fatti mi danno ragione. Come potevamo pensare di competere alla pari con i tedeschi senza garantire la libert dimpresa?. Fenzi fu anche lunico a votare contro lelezione dellattuale presidente, Emma Marcegaglia, ora in scadenza del mandato: Mica ce lavevo con lei. Gran brava ragazza, ma senza sprint. Beh, ora qualcosa ha combinato. O no? Per me non si mica resa conto del pasticcio che ha combinato sullarticolo 8 della manovra che ha allargato il campo dei contratti aziendali. Lei aveva una sola preoccupazione: riportare al tavolo la Cgil di Susanna Camusso. E cos ha accettato laccordo cos come glielhanno scritto loro. Marchionne ha ragione. Bisognava rompere il tab dei contratti nazionali. Ma ci voleva coraggio. Ma cos che la pensano gli industriali? Bisogna distinguere: ormai Confindustria sempre pi una sorta di Confimpresa, dopo che ha accolto, anche per motivi di budget, le societ di servizi, pubbliche e private. Ma la base resta manifatturiera. E quella base molto vicina a Marchionne, il capo azienda di Fiat che ha lasciato la confederazione degli industriali, abbandonata gioved anche da Enrico Bracalente di Nero Giardini. Il futuro di Confindustria? Io penso che non si pu fare assieme lobby e dirigere loggetto delle pressioni della lobby. Il nostro lavoro devessere un altro. Quale? Far capire alla gente che un paese come il nostro ha un futuro solo se mantiene viva la sua capacit di far manifattura e di competere. Parla cos Dino Fenzi della Fenzi spa: un migliaio di dipendenti, nove stabilimenti in sette paesi (tra cui Cina e Canada oltre a mezza Europa), 250 milioni di fatturato quasi tutti, l86 per cento, fuori Italia. Ma almeno una volta avr chiuso in rosso? Mai. Mi viene male solo a pensarlo. Anche nel 2009, lanno nero di Lehman Brothers, una crisi superata facendo nuovi investimenti, in Russia e in Cina. A debito? Mai preso una lira dalla banca. Ugo Bertone

Insopportabile? Benissimo, allora ecco Franca Valeri, in Toh, quante donne! (Lindau), soave e perfido antidoto al piagnisteo femmi-conformista: Io farei meglio a tapparmi la bocca quando vado in giro. Ieri in un luogo di riunione ho detto una cosa esageratissima. Si parlava delle cose che fanno pi tristezza e chi diceva i funerali che partono dagli ospedali, chi ledilizia periferica, specie com adesso, chi le regie dei classici e io ho detto una comunit femminile. Allora una signora si proprio infastidita e ha strillato che farei meglio a non fare la spiritosa. Ha detto anche che tante mie colleghe, attrici intendeva, hanno cominciato a prendere coscienza e ha citato la ragazza Fonda, Jane. Sono i casi in cui viene spontaneo dire bella forza con quel fisico, quel padre, quel fratello e tutto sommato anche quellex marito . Errore: la donna sola, le parentele non contano e il fisico abolito, del resto Jane fortunatamente si imbruttita (effettivamente adesso meglio il padre belle vecchio, anche se dal mio punto di vista viziato sempre stato meglio. Ci sarebbero poi Giuseppe Prezzolini, Ennio Flaiano, Mino Maccari. Cattivissimi a prescindere, fin troppo tirati per la giacca da ogni parte, pozzi di san Patrizio di un disincanto a rischio di macchiettismo. E allora rischiano di non funzionare pi, perch cose che nascono come deflagranti nota ancora Manica si trasformano in figurine innocue, come le puttane tettone di Fellini. Eppure non resistiamo e segnaliamo, sollecitati da recenti fatti di cronaca, una delle Modeste proposte scritte per svago di mente, sfogo di sentimenti e tentativo di istruzione pubblica degli italiani di Prezzolini (Sellerio). In particolare, la Sesta modesta proposta per un premio a chi distrugge di pi durante le pubbliche dimostrazioni: Laltro giorno una dimostrazione antifascista nella capitale ha messo in frantumi le vetrate della libreria e bruciato unautomobile in Piazza Colonna. Il ripetersi di queste insufficienti azioni di politica democratica mi ha suggerito che siano dati dei premi agli autori, purtroppo incogniti, di queste manifestazioni di libert e di cultura politica. E infatti incredibile che dopo vari anni di avvertimenti di questo genere, dati dal popolo fremente di giustizia sociale ai vili possessori di automobili e agli impertinenti proprietari di negozi, che ancora non hanno chiesto di essere nazionalizzati e trasformati modernamente in impiegati dello Stato, vi siano ancora delle persone che osano lasciare sulle piazze il segno oppressivo della loro ricchezza in forma di automobile, e abbiano limpudenza di pubblicare e di vendere dei libri per diletto e istruzione delle classi privilegiate invece che dei libri per listruzione delle masse. Speriamo che nessuno lo prenda sul serio. Va invece presa sul serio la mite invettiva di Raffaele La Capria contro il concettismo di sinistra e di destra, quello estremista e quello terzomondista. Il concettualese sessantottesco, femminista gay o ecologico. Il concettume letterario, sociologico e psicologante. La concettistica tardopopulista, e vetero-protestataria. La concettosit neoanticapitalista e quella post-antimodernista, e cos via (La mosca nella bottiglia, Rizzoli). Ma forse lo scrittore italiano pi ontologicamente scorretto Goffredo Parise. La Capria, che per la raccolta Gli irregolari (Liberal libri) fece un ritratto dellauto-

re dei Sillabari a partire dal racconto Antipatica, descrive cos il Parise refrattario al canone dellimpegno, nei suoi stessi anni rappresentato da Pier Paolo Pasolini (sono consigliati, il racconto di Parise e il saggio di La Capria, prima e dopo la lettura del manifesto della Generazione TQ, scrittori trenta-quarantenni vogliosi di guerriglia intellettuale, artistica e politica, in piazze, librerie, luoghi di transito, con: letture, interventi multimediali, conferenze e seminari, azioni simboliche). Scrive La Capria: Cosa si dicono il personaggio-Parise e il personaggio-Pasolini nella finzione del racconto? Questultimo chiama Parise al telefono, dice che si rivolge a lui come persona notoriamente progressista (lespressione chiusa da virgolette), sicuro che non avrebbe rifiutato un contributo per alcuni fuggiaschi spagnoli che si trovavano in Italia perch perseguitati dal regime franchista. Cos facendo avrebbe dato una mano al processo di rivoluzionarizzazione che si compiva in quel Paese. Anche processo di rivoluzionarizzazione chiuso dalle virgolette Parise voleva attraverso luso di questi luoghi comuni esprimere tutta la sua antipatia, appunto, per una mentalit e un modo di pensare allora (e spesso ancor oggi) molto diffusi, e la sua irritazione nel vedere che anche un intellettuale del livello di Pasolini vi si adeguava. Linsofferenza per il linguaggio di questo tipo era, in Parise, non solo umana, ma artistica Perci, mentre il personaggio-Pasolini esprime cos la sua richiesta al telefono, il personaggio-Parise prov antipatia immediata, e replica, per dispettosit e provocazione, che lui non si considera progressista, non sinteressa di politica e non crede che ogni azione umana unazione politica, e perci non intende dare alcun contributo ad alcun fuggiasco. Guarda, pensaci, perch questo tipico lapsus; significa che tu sei qualunquista, per non dire fascista, risponde laltro, ed la risposta prevista, e direi quasi attesa al varco dal perfido Parise, che a sua volta ribatte con voce semplice e quasi umile (e cio, con perfida compunzione): Pu darsi, non me ne intendo Ce ne voleva di coraggio, negli anni Settanta, quando fu scritto questo racconto a scrivere non me ne intendo. Parise un toccasana per chi voglia trovare sollievo da certi progressismi corrivi. Dalle sue risposte ai lettori del Corriere della Sera (tra il 1974 e il 1975), ecco alcuni esempi, ancora attuali. Al lettore Ravaioli di Faenza, che sembra Margherita Hack e che lo ringraziava per il suo libero pensiero, libero da chiese di tutti i tipi, specialmente quella di preti e monache parassiti la cui presenza rende triste lItalia, Parise risponde: Anchio come come la stragrande maggioranza degli italiani, sono battezzato, signor Ravaioli. Sono laico, ma battezzato. Come dire: di mamma ce n una sola. Dunque preti e monache, incluse campane domenicali e vecchie che vanno a messa allalba non soltanto mi piaccio-

no ma mi danno allegria, guardi un po. Perch questo il mio Paese, con preti, monache, campane domenicali e vecchie che vanno a messa allalba. Alla signorina di Pavia, anticipatrice di Corrado Augias, che, avendo letto il libro inchiesta Sesso in confessionale (uscito nel 1973, autori Norberto Valentini e Clara Di Meglio, quel libro nasceva da centinaia di registrazioni di colloqui tra finti penitenti e sacerdoti) vuole denunciare lignoranza, larretratezza e la volgarit del nostro clero, Parise risponde: Io invece lho trovato unignobile spiata. Vede, signorina, spiare sempre una cosa orribile: dovrebbero averglielo insegnato. Da orribile diventa miserabile se, dentro il confessionale essendo in due, uno sa di spiare e laltro non sa di essere spiato. Ancora pi miserabile se il frutto della spiata viene reso pubblico e venduto col nome (certamente non bello) di Denuncia. Da queste porcherie ne escono male tutti; il confessore allocco, la spia e anche chi legge. Ma la spia peggio di tutti. Che cosa tremenda. E a unaltra lettrice che lo compulsa sul problema del sesso, lo scrittore risponde che del problema del sesso rimbomba il mondo e il rumore banale, tanto pi banale e noioso in quanto artificiale e coatto (come si dice in psicoanalisi). E noioso soprattutto perch il problema del sesso non un problema, ma uno slogan che inventa il problema e che, in mille modi, con la scusa di risolverlo, fa fiorire unimmensa e ramificata e volgarissima industria. Poi noiosissimo perch il sesso non affatto un problema (cio qualcosa che si pu risolvere) bens un mistero. E i misteri, o non si risolvono affatto o si risolvono da s senza alcuna applicazione e in modo, appunto, misterioso. Pi classico lesercizio proposto dal critico Alfonso Berardinelli, il quale dice che da quando esistono il capitalismo e la borghesia la migliore cultura italiana antimoderna. Come antidoto allingaglioffimento italiano propone quindi lantimoderno Montale, un classico della poesia che stato lidolo della sinistra ma che in realt era un liberale che non credeva nemmeno nella libert. In Auto da f, la raccolta dei suoi saggi critici uscita nel 1966, Montale va contro lo sviluppo, la crescita, il progresso, perch sente lo sviluppo dellindustria culturale e della democrazia di massa come una minaccia radicale per lindividuo. Montale viene celebrato. Ma chi ha voglia di discutere e di prendere sul serio, cio alla lettera, le sue idee? Individualismo, tradizionalismo difensivo, pessimismo apocalittico, aristocratismo culturale, diffidenza per lo sviluppo delle tecnologie comunicative e per la democrazia culturale: Montale scorretto da tutti i punti di vista. Non in Auto da f ma in Diario del 71 e del 72 (Mondadori) scegliamo la poesia intitolata Al Congresso, perfetta per i darwinisti di MicroMega: Se luomo linventore della vita / (senza di lui chi se naccorgerebbe) / non ha luomo il diritto di distruggerla? // Tale al Congresso il detto dellegregio / preopinante che mai mosse un dito / per uscire dal gregge. Legregio che non esce dal gregge ossimoro

riservato al tipo del laicista militante, che Montale non digeriva. In unintervista a Giulio Nascimbeni, citata sempre nel Diario, il poeta genovese puntualizza che il laicismo, in s rispettabile, quando inteso come religione diventa una sciocchezza, gonfio di superbia. Agli occupanti del Teatro Valle, il centro sociale pi chic dEuropa, se non del mondo, sentiamo di dover segnalare questa considerazione di Nicola Chiaromonte su cinema e teatro assistiti dallo stato: Qui lo stato non fa altro che ripetere una situazione corporativa, che la stessa creata a suo tempo dal regime fascista e che si perpetua nel clima di mafia totale in cui viviamo: una perpetua connivenza di bande politiche, sociali, artistiche, letterarie. Pi lievemente ma non meno ferocemente, Alberto Arbasino anticorpo infallibile contro lingaglioffimento scriveva nel 2000 su Repubblica, a proposito di sovvenzioni alla cultura ( puramente voluto ogni riferimento alla pice parigina di Romeo Castellucci, Sul concetto di volto nel figlio di Dio, con un immenso Cristo di Antonello da Messina che fa da sfondo maltrattato a un vecchio incontinente, ripetutamente pulito dal figlio sempre pi infastidito): Il sindaco di New York, Rudolph Giuliani, dopo aver visto al Museo di Brooklyn la foto artistica di una Ultima Cena con dodici apostoli neri intorno a una Ges nera e nuda, si propone di formare una commissione per sorvegliare le sovvenzioni di fondi pubblici a queste forme di speculazioni commerciali. In California la storia si ripete da anni, col famoso Crocefisso a bagno nella pip darte, con le Madonne darte che mostrano il sedere, con i Cristi darte alla moda sadomaso da pornoshop di cultura. E nel mondo della canzone, non passa giorno senza provocazioni e trasgressioni sempre su Ges Cristo, la Madonna e il Papa. Il Papa spesso anche nelle installazioni e negli allestimenti, in posizioni per lo pi imbarazzanti. Quanti decenni sono passati, da quando Paolo Poli faceva Rita da Cascia al cabaret, mentre le borchie piramidali sui nastri di pelle nera non si usavano in tutte le sfilate di prt-porter per la casalinga Ora si parla solo di sovvenzioni e di finanziamenti. Senn, niente trasgressioni. N galleristi, n curators, n iniziative, n cooperative, n eventi da non perdere. Soldi, soldi. () Se qualche artista di speculazione si provasse a provocare scandali da reddito con sberleffi alla religione islamica o ebraica, lo Stato e le Regioni e le Province e i Comuni sarebbero tenuti a sovvenzionare le operazioni? O il Ministero e gli Assessorati riceverebbero qualche protesta dalle comunit non cattoliche? () Ma se gli artisti e i cantanti trasgressivi facessero le prossime trasgressioni su Buchenwald o su Maometto, per fare cassetta, e mettessero un gran rabbino o un imam al posto del Papa, nelle provocazioni, come regolarsi col Politically Correct e coi soldi?. Per finire in bellezza, allora, niente di meglio, come livre de chevet in questi tempi noiosi, degli arbasiniani Paesaggi italiani con zombi (Adelphi). Dal dizionarietto finale prendiamo, a caso, la voce Cene: Attenzione alle cene. Pericolosissime. Una volta erano tuttal pi delle beffe, e venivano anche sbeffeggiate. Per, man mano, molti momenti conviviali si sono rivelati micidialissimi: saut e souffl daffari finiscono per intercettazioni e tribunali. Vi costeranno carissimi. Nicoletta Tiliacos

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INNAMORATO FISSO
di Maurizio Milani

Ieri una donna anziana mi guarda e mi fa: Sa che lei ha proprio laspetto di un nomade, ma di quelli proprio completi?. Io: La ringrazio, ma questo non razzismo?. Lei: Non penso, anzi il contrario: io sono fidanzata con uno del Leoncavallo. Io: Come si chiama?. Lei: Carlone. Io: Lo lasci, dei servizi segreti. A quel punto il tram si fermato e quella linea stata soppressa. Pochi passeggeri? Non penso, il tram era pieno.

IL RIEMPITIVO
di Pietrangelo Buttafuoco
Niente male che il Santo Padre chieda scusa per le Crociate. Ma non lha fatto certo per gareggiare in progressismo, ogni giorno ne arriva una nuova ma vogliamo sperare che abbia prevalso la memoria del sangue e magari abbia svegliato quel passo di Umano troppo umano, precisamente quello che cos recita: I crociati combatterono qualcosa di fronte a cui sarebbe stato pi conveniente per essi prostrarsi nella polvere una civilt rispetto alla quale persino il nostro secolo Diciannovesimo potrebbe sembrare povero, molto tardo. Niente male, il vecchio Nietzsche, vero?

ANNO XVI NUMERO 255 - PAG I

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 29 OTTOBRE 2011

LILLAZIONE
Un magistrato che male interpreta unintercettazione, un innocente che finisce in galera, una vita che si spegne. Lelio Luttazzi aveva trasferito la sua tragedia in un film. Eccolo
di Camillo Langone

unico indizio contro di lui poteva essere Una zebra a pois, la canzone composta per Mina nel 1960. In effetti il testo pareva scritto sotto acido, lLsd che dicono facesse volare elefanti rosa davanti agli occhi dellassuntore, ma sono cose che a quellaltezza cronologica succedevano forse in California, certo non a Roma, e poi bastava informarsi meglio e si sarebbe scoperto che Lelio Luttazzi della psichedelica canzoncina aveva scritto solo la musica mentre il testo (Una zebra a pois / me lha data tempo fa / uno strano maragi) era da addebitarsi a Dino Verde, paroliere napoletano che di l a poco si sarebbe inventato il Dadaumpa delle gemelle Kessler. Erano tempi in cui la fantasia non dipendeva da carburanti proibiti, per prendere la tintarella di luna e vedere il cielo in una stanza bastavano droghe tradizionali quali Stefania Sandrelli, caff, sigarette, vino. Soprattutto vino per quanto riguarda il triestino Luttazzi, che invece i ventisette giorni di carcere che gli spezzarono la vita se li fece per della cocaina che non aveva mai visto n conosciuto. Chi sapeva che Lelio Luttazzi nel 1972 aveva girato un film? Non voleva ricordarselo nemmeno lui. La moglie Rossana scopr la pellicola durante un trasloco, dentro una scatola di latta, e il marito minimizz: E una cosa di qualche anno fa. Non se ne mai parlato perch una storia contro un giudice. Di fronte alle insistenze alz la voce come non era solito fare: Lo sai che cosa mi ricorda. Non parlarmene pi. Lillazione torn nella scatola dove dorm per decenni: qualche mese fa lo hanno riesumato, restaurato a Bologna con la supervisione di Cesare Bastelli, storico direttore della fotografia di

ducia questa s davvero datata nella psicoanalisi mentre pi di Berto ci sarebbe voluto De Maistre: Linnocenza rara, ed il timore della pena che permette alluniverso di godere della felicit che gli destinata. Siamo tutti potenzialmente sadici, narcisisti ed esibizionisti, e quando abbiamo la sensazione che per il nostro cattivo comportamento nessuno ci punir ecco che lo diventiamo effettivamente. Dei giudici il problema quindi lirresponsabilit che una Costituzione non saprei se pi maligna o pi idiota ha garantito loro (articolo 101, I giudici sono soggetti soltanto alla legge, ovvero a niente, perch le leggi son, ma chi pon man ad esse?). Come finisce il film? Mica lho capito. A un certo punto spunta una villa misteriosa, del fumo che non doveva esserci, musichette da thriller, episodi di trance perch negli anni Settanta la seduta spiritica fuori porta era di moda, ci andava pure Romano Prodi. Per sbrogliare la matassa provo a leggermi il soggetto che per risulta molto differente dal girato. Diciannove pagine battute a macchina che pi del film raccontano lautore, un imprevisto Luttazzi intellettuale di sinistra, ebbene s. Il vocabolario inconfondibile e inequivocabile: il giudice, lodiato giudice, viene definito un marito repressivo e ottuso capace di affermazioni stronzamente conservatrici e retrive. Ritrovo lamato Luttazzi da smoking solo quando descrive un personaggio femminile come donna da letto. Da quant che non sentivo questa magnifica espressione? Estratto il Dvd, chiuso il soggetto, mi venuta una gran voglia di rivedere il Luttazzi del sabato sera, cravatta nera e fiore allocchiello. Per fortuna adesso c YouTube dove digitando Studio Uno 1966 saltano fuori tre minuti e trentotto secondi di un numero strepitoso con le Kessler che ci si domanda: anche lavesse usata,

Pi che una storia contro un giudice, una storia contro tutti i giudici. Sar proiettato per la prima volta domani a Roma
Pupi Avati (lintera parabola di Luttazzi sembra un soggetto avatiano), cos domani, 30 ottobre, alle 17 sar proiettato per la prima volta, al Teatro Studio dellAuditorium di Roma. La sera stessa, ore 22, verr programmato su Rai Cinque e anche lontano dalla capitale si potr vedere un film che , pi che una storia contro un giudice, una storia contro tutti i giudici. Io lho visto in Dvd. Se fossi ostile al personaggio parlerei di cinematografia datata ma essendo un simpatizzante parler di vintage. E cinema da camera ma non Polanski, per dire un altro che ha visto il sole a sbarre. Per la lentezza svagata, la recitazione straniante, il cip cip degli uccellini, i primi minuti possono far venire in mente certi film di Rohmer girati nella Francia del sud e sarebbe un bel complimento per il 1972 soprattutto lanno del Fascino discreto della borghesia e la parte del giudice sembra scritta per Fernando Rey. Insomma uno si aspetta il Luttazzi di Antonello Falqui e si ritrova un Luttazzi stile Luis Buuel. Potere di quei maledetti ventisette giorni in una cella fetida, col cesso che aveva un buco cos piccolo che dovevi prendere la mira. A parte linizio dalle parti di un Foro Italico circondato dal verde come credevo fosse possibile solo nellanteguerra, tutto si svolge in una campagna romana anchessa non ancora urbanizzata ma in procinto di. Il regista e protagonista compare subito ed quasi irriconoscibile, con la barba brizzolata, le camicie depoca e un piglio polemico molto settantiano che obbliga a rivedere lidea corrente di un Luttazzi disimpegnato e frivolo, spesso coltivata da Luttazzi stesso. Aldo Grasso ha scritto che nellinterpretazione dellAvventura di Antonioni non centrava niente, nulla aveva da spartire con gli intellettualismi del regista. Non aveva ancora visto Lillazione dove invece gli intellettualismi non mancano, si parla di Camus, si fanno battute sulla psicanalisi, si scrive a macchina sotto il manifesto esistenzialista di Juliette Grco. E non centra il calarsi nel ruolo perch qui il ruolo non esiste, il film senzaltro autobiografico e Lelio Decio (lo stesso numero di lettere, le ultime due identiche) anche nei dettagli: gli occhialoni da vista, la propensione naf per il vino, con lelogio di quello senza bisolfito e quindi puzzolente ma tanto genuino, la compiaciuta pigrizia di un uomo che si sempre definito oblomoviano, refrattario alla fretta, alla competizione. Dice la sua

Studio Uno 1966, un numero strepitoso con le Kessler. E ci si chiede: anche lavesse usata questa cocaina, emb?
questa cocaina, emb? Un musicista-umorista (alla bisogna anche ballerino) di tale ineguagliato livello doveva andare in onda a prescindere. Leleganza bellezza, lo stile bellezza, e la bellezza esiste per essere ammirata, non per essere invidiata, quindi faccio mie le parole di Papa Paolo III: Gli uomini come Benvenuto, unici nella lor professione, non hanno da essere obbligati alle leggi. E nel caso di Cellini si ipotizzava un reato ben pi grave: di sangue, non di polvere. Luttazzi, unico nella sua professione, doveva essere lasciato in pace pure se fosse stato un trafficante di droga, invece un uomo incapace di ammirazione fece esattamente il contrario: lo sbatt in galera anche se non trafficava in niente. Ventisette giorni di isolamento a Regina Coeli a cui sono seguiti quarantanni di autoisolamento perch qualcosa gli si era rotto dentro. Scarcerato e prosciolto in fase di istruttoria, non ci fu nemmeno bisogno del processo per constatarne linnocenza: bastava ascoltare bene le intercettazioni (allora gi in auge per il torbido piacere di guardoni e ascoltoni). E una mattina del 1970, mi alzo molto tardi e la mia governante mi dice che mi ha cercato Walter Chiari, un amico carissimo. Ha telefonato da Bologna e mi prega di chiamare un numero di telefono, lui tanto che ci prova ma non riesce a farlo. Alzo il telefono, dallaltra parte risponde una voce roca: Pronto E io: Qui Luttazzi. Ha detto Walter di chiamarlo perch lui da Bologna tanto che ci prova. Risposta: Va bene. Ha bisogno di qualche cosa? E io: Di che cosa? E lui: Lo chieda a Walter. Chiudo. Dopo due mesi vengo arrestato. Walter sniffava davvero e di giorni se ne fece settanta ma reag meglio. Emarginato dalla Rai si butt nelle prime televisioni private, pur di lavorare accett ingaggi di ogni tipo, si fece nuovi amici, conquist nuove donne, non si diede per vinto. Lelio invece era troppo innocente, troppo perbene, troppo figlio di una maestra elementare che dopo essere rimasta anzitempo vedova lo aveva cresciuto sul Carso in un decoro certo non alieno da sacrifici, e il trauma non lo super mai. Lillazione la lingua che batte dove il dente duole. Avrebbe dovuto smettere di rimuginarci, doveva fottersene, godersi la Siae, guardare avanti e suonare il pianoforte come lui sapeva fare, meravigliosamente a orecchio. Non avrebbe dovuto farsi condizionare per il resto dei suoi giorni dallerrore di un intercettatore sordo.

Sanremo 2009, Lelio Luttazzi al pianoforte con la cantante Arisa sul palco del Teatro Ariston nella serata dei duetti
donna cinematografica: Ama lazione: bere e fare lamore. Gli attori sono poco o per nulla conosciuti, probabilmente amici (il film a basso costo), lunica faccia nota ai non cinefili potrebbe essere quella di Mario Valdemarin, bel tenebroso nato e cresciuto nella Venezia Giulia e allora da?). Solo diciannovenne ovvero nel 1942, in pieno conflitto, al Politeama Rossetti di Trieste partecip in qualit di pianista o direttore dorchestra (dellepisodio circolano varie versioni) a un variet organizzato dal Guf, il Gruppo universitario fascista. Stella della serata era il cantante Ernesto Bonino, quasi coetaneo (lItalia era un paese per giovani), che a fine spettacolo gli chiese un brano da inserire in repertorio. Detto fatto. Luttazzi, studente di giurisprudenza, butt gi le parole sul manuale di diritto privato e subito dopo aggiunse le note. Era nato Il giovanotto matto che Bonino incise nel 44. Nel 45 in Italia le cose non funzionavano poi cos male, nonostante le bombe e le invasioni arriv a casa Luttazzi una busta con dentro un assegno: 350.000 lire di diritti dautore, grosso modo 13.000 euri di oggi. Notare che alla Siae non era nemmeno iscritto, il destinatario della simpatica somma: quando non esistevano i computer le chiacchiere andavano pi lente epper le concretezze correvano pi veloci, bast mettere una firma per incassare i soldi, sbarazzarsi dei libri universitari e diventare musicista professionista. Lillazione, dicevo, ha colonna sonora firmata da Gianni Ferrio anche se avrebbe potuto pensarci benissimo il padrone di casa che negli anni precedenti aveva musicato Risi, Monicelli, Pietrangeli, Mattoli, Mastrocinque, ma ormai Oblomov aveva preso il sopravvento. Ogni tanto nel casale dove si svolge la storia, nel soggiorno dove si raccoglie il gruppetto eterogeneo nella prospettiva di una compravendita immobiliare, risuonano anche i dischi di Louis Armstrong, che al giudice non piace: La solita storia dei negri oppressi. Sorpresa: lodioso, losco, insinuante magistrato un destro, un razzista, un uomo dordine che ce lha con i sovversivi. Noi da almeno ventanni siamo abituati ai giudici di sinistra ma al tempo di Luttazzi i giudici erano di destra. Non cambia nulla: ecco quello che mi ha insegnato o forse semplicemente ricordato Lillazione. Non cambia nulla: fascistoide o comunistoide la carcerazione preventiva sempre carcerazione preventiva rimane. Non cambia nulla: e se non cambia nulla significa che il problema non politico bens umano. Non umano dal punto di vista del carcerato, che pure, ma da quello del giudice, disumanizzato dalla terrena onnipotenza che la legge e la consuetudine gli assegna. Non avere nessuno sopra di s, se non, e solo formalmente, quellente inutile rispondente al nome di Consiglio superiore della magistratura, farebbe perdere la testa a chiunque. Sar un caso ma Il giudice di Fabrizio De Andr degli stessi anni del film. Fu nelle notti insonni / vegliate al lume del rancore / che preparai gli esami / diventai procuratore / / giudice finalmente, / arbitro in terra del bene e del male. Si sa che i poeti vedono dentro la realt meglio di chiunque altro e chi ha ascoltato anche solo una volta la tristissima canzone ispirata allAntologia di Spoon River non potr mai entrare sereno nellaula di un tri-

Un Luttazzi stile Buuel. Il regista e protagonista compare subito: quasi irriconoscibile, con barba brizzolata e camicie depoca
probabilmente un amico pure lui. La musica del vecchio sodale Gianni Ferrio. Esiste una foto dove sono insieme, il vicentino a qualcosa che somiglia a un organo elettrico, il triestino al pianoforte, mentre eleganti e sorridenti accompagnano la cantante Jula de Palma. Luttazzi addirittura fuma, cosa oggi impensabile in qualsivoglia studio (chi stato lultimo a fumare in televisione? Marco Pannella?). Erano quindi gli anni della libert e della gioia di vivere, prima dei ventisette giorni e della barba lunga. Erano anche gli anni dei bei soldi, che nelle tasche del nostro eroe cominciarono ad affluire molto presto, copiosi e non troppo sudati (daltronde, si mai visto un Oblomov che su-

Sorpresa: lodioso, losco, insinuante magistrato un destro, un razzista, un uomo dordine che ce lha con i sovversivi
bunale, neanche disponendo di un alibi di ferro o di un reo confesso come controparte. Per cui non sono troppo daccordo con Luttazzi quando nel film rovescia contro il giudice spregevole un testo di Giuseppe Berto: E una mia vecchia idea che tutti coloro che abbiano responsabilit sociali, insegnanti, medici, sacerdoti, poliziotti, magistrati e via dicendo, andrebbero psicanalizzati prima di venir immessi nella professione. Una psicanalisi addirittura discriminante perch certe tendenze negative che fanno parte della natura di ciascuno di noi, sadismo, volont di potenza, narcisismo, esibizionismo, alle volte ci spingono a scegliere professioni dove possano meglio soddisfarsi. Emerge una fi-

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IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 29 OTTOBRE 2011

di Massimo Boffa

mmanuel Carrre ha appena scritto un libro formidabile su un formidabile soggetto, Eduard Limonov (Limonov, P. O. L. diteur). Carrre ben noto al lettore italiano: pubblica da Einaudi (L per uscir con Adelphi), un autore super branch, si divide con successo tra la letteratura e il cinema (il film pirandelliano La moustache stato premiato a Cannes nel 2005), abile a stuzzicare le corde dellerotismo, come sa chi ha apprezzato il vertiginoso racconto Facciamo un gioco, pubblicato sul Monde nel 2002. E probabile invece che, a quello stesso lettore, il nome di Limonov dica assai meno, e comunque difficile che se ne sia fatto unidea precisa: per alcuni, infatti, un tipo poco raccomandabile, un provocatore, un fascista, difensore delle cause politiche pi torbide per altri il pi geniale scrittore russo vivente, una sorta di Louis-Ferdinand Cline del comunismo e del post comunismo. Per Carrre, come minimo, deve trattarsi di una delle personalit pi interessanti in circolazione, visto che gli ha dedicato un libro di quasi 500 pagine. E difficile che uno scrittore scriva per giunta con tanta empatia su un altro scrittore. Tra i casi recenti pu venire in mente Saul Bellow e il suo affettuoso ritratto di Allan Bloom (Ravelstein), ma quella era la storia di unamicizia tra due uomini che avevano condiviso idee ed esprit de finesse. Qui si tratta di altro. Qui c uno scrittore francese, palesemente insoddisfatto del senso comune ideologico

anche un grande seduttore. La sua vita costellata di passioni ardenti e patetiche, senza contare le decine di ragazze, sempre pi giovani, che entrano ed escono dal suo letto, soddisfacendo per qualche tempo la sua inesauribile brama di affetto, lasciandolo poi invariabilmente solo a contemplare il proprio ego ferito (Non ho paura delle donne difficili. Le scelgo apposta). Il crollo dellUrss la svolta della sua esistenza. Eduard per non mai stato un democratico: nel 1989, mentre tutti salutavano la primavera dei popoli, ha preferito scrivere un toccante testo sui piccoli gesti damore che Elena e Nicolae Ceausescu, mano nella mano, si scambiano nel celebre filmato del loro processo-farsa seguito dalla fucilazione. Tornato a Mosca, trova il paese demoralizzato e in balia degli speculatori. I caotici anni di Boris Eltsin, la miseria, lascesa degli oligarchi, lumiliazione della grande potenza e delle sue gloriose memorie gli appaiono una catastrofe insopportabile e decide di buttarsi in politica. Nel 1994 fonda il giornale Limonka (la granata) e il Partito nazionalbolscevico, allestrema destra (o allestrema sinistra?) del panorama russo: i nazbol sono qualche centinaio di giovani, forse un migliaio o due, e Limonov li guida in manifestazioni patriottiche per le strade di Mosca e San Pietroburgo; non sono i vecchi nostalgici del comunismo, sono ragazzi inquadrati secondo uno stile militare e punk, che manifestano tutta la loro avversione contro i nuovi ricchi e contro la politica filo occidentale del paese. Nella sua passione per le cause perse, Limonov andr anche a combattere al fianco dei serbi, prima

Emmanuel Carrre ha appena scritto la sua biografia, qualcosa di simile a ci che Sartre aveva fatto con Genet
dentro il quale si accomodata la propria cultura, che vorrebbe dire ai suoi contemporanei: guardate che le cose chi sono i buoni e chi sono i cattivi sono pi complicate di come le vedete voi. Impressionato dalla lettura, sono andato a trovare a Mosca il vecchio Limonov, che mi ha confermato: Mi sembra che Carrre abbia voluto fare con me qualcosa di simile a ci che Jean-Paul Sartre, negli anni Cinquanta, aveva fatto con Jean Genet: lapologia di un uomo che lopinione dominante considerava un criminale. Parlando di me, in realt ha inteso porre qualche problema ai francesi e mostrare che legittimo un punto di vista diverso dal loro. Poi, magari, ci sono anche ragioni pi intime. Carrre la Russia, sovietica e post sovietica, ce lha nel sangue: non solo la conosce, ma la sente, avendo a lungo vissuto a contatto con quel mondo. Sua madre, infatti, la celebre storica (e accademica di Francia) Hlne Carrre dEncausse, uno dei maggiori studiosi di storia e cultura russa. E quando Emmanuel scrive di cose russe, come gi successo in passato, si percepisce la civetteria di chi ha familiarit con gli aspetti esotici dellargomento. Su di un intellettuale parigino, per di pi, che ha il sentimento un po malinconico di vivere in una parte di mondo dove da tempo sembra non succedere granch, la figura di Limonov, la sua vita romanzesca e avventurosa teppista in Ucraina; idolo dellunderground sovietico; barbone e poi maggiordomo di un miliardario a Manhattan; scrittore alla moda a Parigi; soldato perduto nei Balcani; e ora, nellimmenso bordello del post comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di desperados esercita la fascinazione del barbaro che ha energia da vendere. Se c una vita davvero spericolata, infatti, quella di Eduard Savenko, in arte Limonov, nato cittadino dellUrss dalle parti di Kharkov sessantotto anni fa. In questo senso, stato un uomo fortunato: ha avuto il destino che ardentemente sognava nei suoi vagabondaggi giovanili, quando immaginava di combattere, armi in pugno, per qualche causa estrema, rivoluzionaria o criminale. Dopo avere abbandonato la bohme newyorchese e parigina, che aveva fatto di lui il pi atipico degli esuli sovietici, si immerso in una frenetica attivit politica e militare, con lintento di creare la propria leggenda. E andato a combattere a fianco dei serbi nellex Yugoslavia, dei separatisti russi in Moldavia, degli abchazi nel Caucaso. E poi, in qualit di fondatore e presidente del Partito nazional-bolscevico, uno dei tanti gruppuscoli di opposizione che hanno agitato la scena post sovietica, si messo a organizzare giovani attivisti in nome di unideologia che combinava socialismo e nazionalismo, aggiungendo al proprio curriculum anche due anni di carcere per traffico darmi. Ma soprattutto Edichka Limonov riuscito a evitare ci che pi gli ha sempre ripugnato: diventare

Del 1989 un suo testo sui piccoli gesti damore che Elena e Nicolae Ceausescu si scambiano durante il processo
a Vukovar poi a Sarajevo. Tutta quellideologia occidentale dellesportazione dei diritti umani gli appare infatti come una riedizione del colonialismo dantan: le stesse buone intenzioni, gli stessi imbrogli (e Carrre, alla faccia di BHL, commenta: Questo argomento relativista non mi incanta, ma non ho niente di solido da opporgli). Naturalmente difficile immaginare un personaggio pi irritante. Con le sue pose istrioniche, la sua scrittura perennemente esibizionista, le sue intemperanze politiche che mescolano fascismo e comunismo, Limonov guardato con fastidio da tutta lopinione pubblica russa moderata e liberale. Del resto, come dare loro torto di fronte a pagine in cui lestetizzazione della guerra raggiunge vette insopportabili (Siete mai andati in giro per una citt in carro armato, assieme a giovani belve? Il ferro delle armi si infiamma sui corpi. No, non ci siete andati? Be, allora siete delle mezze seghe, niente di pi)? Eppure Limonov uno di quei rari scrittori nelle cui pagine vibra unintensa e autentica esperienza di vita e di pensiero. Anche per questo trova ascolto in Russia ben al di l della piccola cerchia dei suoi seguaci. E seduce i lettori non certo in virt di unideologia primitiva, ma mettendo a nudo il proprio cuore. Negli anni di Putin, Limonka e il Partito dei naz-bol sono stati chiusi, ai sensi della legge sullestremismo. Ora lattivit politica di Edichka ha cambiato timbro, diventata pi rispettabile: insieme a Garry Kasparov, uno degli animatori di Strategia 31, il movimento che, il trentunesimo giorno del mese, organizza manifestazioni per la libert di espressione a Mosca sotto il monumento di Majakovskij e in altre citt della Russia. In quelle occasioni, capita che finisca un paio di giorni in cella, poi esce e ricomincia. E avversario di Putin senza riserve, e vorrebbe sfidarlo alle prossime elezioni presidenziali. La cosa a Carrre pare bizzarra. In fin dei conti dice lo scrittore francese (che, tra parentesi, ammira Putin come uomo di stato: ecco un intell parigino che non indulge ai triti luoghi comuni anti putiniani, chapeau) i due hanno qualcosa in comune: avventurieri entrambi venuti dal nulla, condividono il culto della virilit e lidea che il crollo dellUrss sia stata la pi grande catastrofe geopolitica del Novecento. Ma nessuno pretende da Limonov uneccessiva coerenza ideologica e, a scanso di equivoci, Edichka ci ha lasciato uno dei pi feroci ritratti delluomo del Cremlino (in italiano nel volume Russian attack, pubblicato da Salani nel 2010). Perch vuole scrivere un libro su di me? aveva chiesto Limonov a Carrre. Perch una vita appassionante aveva risposto una vita romanzesca, pericolosa, una vita che ha preso il rischio di mescolarsi con la storia. E laltro: S, una vita di merda.

Eduard Limonov a una manifestazione del Partito nazional-bolscevico a Mosca (foto Reuters)

IL RUSSO ESTREMO
Idolo dellunderground sovietico, barbone a New York, capo del Partito nazional-bolscevico. Ritratto di Eduard Limonov, poeta maledetto
un rispettabile signor scrittore, magari di quelli con laura mondana del ribelle. Gli scrittori non sono gente interessante, ama dichiarare, e il romanzo un genere defunto. Eppure Limonov uomo di lettere fino al midollo. Nella sua vita ha scritto un migliaio di poesie, una quindicina di libri che oggi sono tra i pi letti dallirrequieta giovent del suo paese e che hanno innovato la lingua letteraria russa, svariati saggi, reportage giornalistici. E non lascia praticamente passare giorno senza riempire di note e appunti i suoi quaderni. Se mi si chiedesse il modello di uno scrittore veramente serio, direi Giulio Cesare: ha fatto cose molto interessanti e ne ha scritto sulla base della propria esperienza. Anche Limonov non scrive che di s. I suoi romanzi, tutti in prima persona, compongono un esuberante diario della deve avere sempre accompagnato Limonov nella sua continua ricerca di nuove reinvenzioni di s come personaggio. Ecco, ad esempio, cosa scriveva, nel 1998, ormai famoso, nellintroduzione a una raccolta delle sue opere (cito dal bel libro di Mauro Martini Oltre il disgelo): Allinizio della mia attivit letteraria nel lontano 1966 in qualit di giovane poeta, mi proponevo di lasciare dopo di me un unico, geniale volumetto in brossura. Volevo essere un oscuro Lautramont, vivere segretamente e morire giovane, il diavolo sa se di tifo o di qualche altra schifezza (). Ed eccomi qui, alla venerabile et di cinquantacinque anni, costretto a scrivere lintroduzione alle Opere scelte. Che orrore. Limonov lascia lUrss nel 1974, come Aleksandr Solgenitsin. Ma che differenza: uno era gi il pi famoso dei dissidenti, espulso dal proprio paese su decisione del Politburo; laltro se ne va perch la vita moscovita comincia a stargli stretta e smania confusamente per qualcosa di diverso. Era appena stata approvata una legge che consentiva agli ebrei di espatriare e Eduard, che ebreo non , come molti altri riesce a farsi confezionare dei documenti falsi. Del resto, dissidente non lo stato mai. Lunderground degli anni Sessanta una rivolta esistenziale, non politica: ci si rifiuta di entrare in una delle tante carriere sovietiche, si disdegnano i funzionari dellUnione degli scrittori, meglio leggere le proprie poesie nei vari circoli informali, ci si ubriaca, si organizzano delle serate musicali, si vive in un sottosuolo di falliti che non pubblicheranno mai, non incideranno dischi, non esporranno i propri dipinti in una vera mostra, ma si manterranno integri e onesti. Ha imparato a cucire pantaloni e tanto gli basta per sbarcare il lunario. Si esagera molto quando si dipingono come totalitari gli anni di Breznev. LUrss a quellepoca era piuttosto un grande bordello dove, con un po di furbizia e pur di non prendersela direttamente col regime, si poteva facilmente navigare negli interstizi e cercare di sfuggire al destino mediocre che la societ offriva a tutti. Eduard si immagina come un dandy: giovane, sfrontato e ha appena soffiato a un apparatcik della cultura la ventenne Elena, che passa per essere la ragazza pi bella e sofisticata della citt. Elena e lui, per alcune stagioni scrive Carrre sono i re della bohme moscovita. Se mai esistito, verso il 1970, nel pi grigio del grigiore brezneviano, qualcosa come un glamour sovietico, i due ne sono stati lincarnazione. Sbarcheranno insieme a New York, ma Elena finir presto vittima delle proprie illusioni: book fotografici, impresari senza scrupoli, fiumi di cocaina, passer da un letto allaltro senza riuscire a sfondare n nella moda n nel teatro n nel cinema. Quanto al povero Edichka, per lui saranno cinque anni di vita miserabile e sublime. Non ama i mostri sacri del dissenso ed cordialmente ricambiato dalla trib degli esuli russi: Solgenitsin per lui un vecchio rincoglionito; quando Andrej Sacharov riceve il premio Nobel, scrive che lUrss s un posto grigio e noioso, ma non quel campo di concentramento descritto dagli avversari; quanto a Josif Brodskij, invidia il suo status immeritato di poeta di successo e, dopo la sua scomparsa, nel Libro dei morti, ne scriver con patetica soddisfazione: Lui congelato per sempre nella medesima forma, mentre io continuo a raccogliere stranezze nella mia biografia. La sua discesa agli inferi newyorchese raccontata nel pi straziante dei suoi libri, Sono io, Edichka, un autoritratto politico-sentimentale, dove ce n per tutti: per lAmerica, per il capitalismo, per il jet set di Manhattan, per le fisime dei liberal e dei radical, nei cui party si imbuca per fare il guastafeste, mentre conduce una vita da clochard e si umilia nei lavori pi servili fino alla scena madre in cui il suo ardente bisogno di tenerezza lo conduce a trovare, nei bassifondi della luminosa citt, lamore di uno sconosciuto proletario nero che, mentre lo scopa, gli sussurra allorecchio: Baby, my baby, you are my baby. Far fatica a trovare un editore: MacMillan rifiuta il manoscritto, che giudica troppo negativo (effettivamente, un libro la cui ultima frase : Affanculo tutti!), Lawrence Ferlinghetti vorrebbe un finale pi spettacolare, tipo lomicidio di qualche personalit famosa. Finalmente lo pubblica, nel 1980, il francese Jean-Jacques Pauvert, con il titolo che lo render famoso nel mondo: Il poeta russo preferisce i grandi negri (in Italia uscir da Frassinelli nel 1985). Ormai arrivato alla notoriet, Eduard si

Ha combattuto a fianco dei serbi nella ex Yugoslavia, dei separatisti russi in Moldavia, degli abchazi nel Caucaso
sua vita, dei suoi pensieri e soprattutto dei suoi umori. Del resto, quello della fusione dellarte con la vita il mito letterario per eccellenza, soprattutto quando si incarna nel sovrano disprezzo riservato alle piccole soddisfazioni del mestiere. In una recente mostra sui protagonisti dellunderground moscovita degli anni Sessanta, si poteva vedere una foto del giovane Eduard, poco pi che ventenne, in una posa da Rimbaud appena sbarcato dalla provincia alla conquista di Parigi: sguardo trasognato e, al tempo stesso, una smorfia di sufficienza indirizzata verso il grandaffaccendarsi dei colleghi. Certo, c sempre il rischio di sopravvivere al proprio mito e questo pericolo

Non scrive che di s. I suoi romanzi, tutti in prima persona, compongono un esuberante diario della sua vita e dei suoi umori
trasferisce a Parigi, dove trascorrer il decennio pi tranquillo della propria vita. Scrive quasi un libro allanno, tra cui il bellissimo Ladolescente Savenko, romanzo autobiografico di formazione ambientato nella provincia sovietica (tradotto in italia da Salani nel 2005 col bizzarro titolo Eddy-baby ti amo). Si guadagna da vivere collaborando con il giornale Lidiot international, accanto a rompiscatole di talento come Jean-Edern Hallier e Michel Houellebecq. E si getta a capofitto nella tormentata storia damore con la cantante Natasha Medvedeva, sorta di Amy Winehouse russa, morta anni dopo per overdose (nel 2003 le dedicher un libro, Domare la tigre a Parigi). Edichka infatti

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IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 29 OTTOBRE 2011

LORIGLIATORE DEL VENTENNIO


I rapporti riservati di prefetti e questori sugli insulti al Duce. Un catalogo di stupidit sbirresca
di Stefano Di Michele

uce Annoi. Cera indubbiamente del genio petroliniano, in Marsiliani Valzanica Eugenio fu Alessandro. Antifascista come in oggetto. Recita il rapporto del Prefetto del Carnaro, dicembre 1934, XII E. F., che al sunnominato stato inflitto il provvedimento della diffida a norma dellart. 164 del Tu delle Leggi di Ps per avere nella sua qualit di muratore della Impresa Compensum tracciato sulla facciata della fabbrica stessa la seguente iscrizione Duce Annoi con evidente scopo di denaturare, denigrandolo, il motto fascista Duce, A noi cos che, invece del romano e maschio avanzare, tutto si mutava in un deprecabile sbadigliare. E un vero enigma si trov invece ad affrontare la Regia Questura di Viterbo, settembre 1942, XX E. F. (agli sgoccioli siamo). Dal rapporto di S. E. il Prefetto avendo in oggetto Mattioli Valentina di Giuseppe e di Egidi Giuseppina, nata a Viterbo il 28 marzo 1911, interpretazione antifascista alla parola Corelli. E qui lenigma alla cui soluzione collabora (e viene da evocare la canzone della Tosca di Luigi Magni, tremate lo stesso, cagatevi addosso) un funzionario della IX Zona dellOvra. I fatti essendo il rapporto di S. E. piuttosto lungo e non meno ingarbugliato. Scena del crimine, la scuola del quartiere Porta della Verit, dove era stato notato ripetutamente scritto sui muri il nome Corelli. Non immediatamente le volpi questurine avevano inteso il sovversivo progetto legato alla scritta vergata con gesso bianco

mano seppur col braccio teso, romanamente salutando. Si pregia di significare il Sig. Questore, appunto, di aver dato pronta disposizione affinch sia perlustrata tutta la Via Cassia fino a Roma, a cercar scritte disfattiste come quella rinvenuta a 50 metri circa dal bivio pel quale si entra in Acquapendente venendo da S. Lorenzo Nuovo: nientemeno Mussolini capo birbaccione, che fa quasi tenerezza, rispetto a molte altre. Comunque, manipoli di appuntati lungo tutta la statale, a ravanare tra fratte e svincoli alla ricerca di proclami disfattisti. Era tutto un correre, uno spiare, un riferire. Al cinema Moderno, a Lecce, mentre dal Film LUCE veniva riprodotto un discorso di S. E. il Capo del Governo, si udiva un rumore sconcio, emesso dalla bocca. La sacrale pernacchia, per capirsi a tutto schermo, a tutto scherno. A Nuoro nellabitato di Lotzorai, frazione di Tortol, fu imbrattata con un unico lancio di una manata di sterco di bue la linea facciale sinistra della testa del Duce stampigliata sul muro esterno. A Via Nazionale, a Roma, sputano su un manifesto dello stesso se ne accorse un passante, percep il rumore caratteristico prodotto dal getto di uno sputo per! che orecchio intervenne la Guardia di Ps Pistrin Armando, addetto al Reparto Ciclisti e Motociclisti, che ebbe a constatare che il manifesto in corrispondenza del mento e fin sul risvolto della giacca della immagine era imbrattato da detta sostanza. A Bolzano i locali Carabinieri reali indagano su uno sconcio: a una foto apparsa sul Corriere della Sera, erano stati oscurati con matita bleu gli

Ventanni di surreali indagini, dalla Regia Questura di Viterbo che indaga sulla parola Corelli ai maiali del convento di Bolzano
cos che nessuno aveva fermata la propria attenzione su di essa, avendo tutti ragione di ritenere che si trattasse del nome di un alunno sul cui conto i compagni avessero motivo di scherzo. E invece, colpo di scena: Il 10 corrente mese, per, il Federale riferiva al Questore che detta parola aveva un carattere politico perch scandita nelle lettere che la compongono, veniva a significare crepi-ormai-repentinamentee-liberi-l-Italia, con evidente allusione al Duce. A Bolzano, invece, dieci anni prima. Un frate del locale convento dei Cappuccini, certo Garcoff Paolino, poco cristianamente va a fare la spia ai fasci, ha riferito confidenzialmente allUfficio Politico presso il Comando della 45a Legione Mvsn, denunciando che il domestico del convento, Augscholl Luigi di Giuseppe e di Urthaler (in oggetto), per esprimere i suoi sentimenti di irriducibile avversione allItalia e alle Personalit dello Stato, aveva assegnato ai quattro maiali da lui allevati nel convento i nomi seguenti: 1) Vittorio Emanuele; 2) Principe Ereditario; 3) Mussolini; 4) Prefetto. E dunque, proposta di assegnazione al confino, avanza il Prefetto giustamente offeso per laccostamento suino. Il poveretto si difende, affermando tra laltro di governare due maiali, anzich quattro. Smentito dal frate spione, nel convento si trovano quattro maiali, non due, col concorso degli sbirri locali, circostanza questultima accertata da agenti della locale R. Questura e bisogna solo immaginarli, i poco volenterosi graduati, bussare al convento per verificare tanto lesatta contabilit, quanto la precisa identit delle povere bestie. C del tragico e c del comico e il comico persino a volte sul tragico prevale in Duce truce, un intrigante libro appena uscito di Alberto Vacca (Castelvecchi, 18 euro). Quasi un catalogo della stupidit, verrebbe da dire. Il fenomeno della delazione, nel Ventennio fascista, pervase a fondo la societ italiana e permise al Regime di controllare e reprimere ogni manifestazione di dissenso politico, tramite lapparato poliziesco dello Stato, costituito dalle questure, dallArma dei Carabinieri e dallOvra, scrive Vacca nella prefazione. E tutto un ribollire, in quei cinquemila rapporti, di pregiomi informare, pregiomi comunicare, pregiomi significare (cos, quale involontaria evocazione di Tot: Lei mi significa?), un vorticare di capimanipoli, caporali (memorabile uno scontro riportato da S. E. il Prefetto di Reggio Emilia, ove uno ebbe a dire che il grado di caporale era riservato ai coglioni, un secondo che faceva rilevare che anche S. E. il Capo del Governo rivestiva il grado di caporale, laltro che a rigor di logica conclusione replic dunque che ANCHE MUSSOLINI ERA COGLIONE, in maiuscolo nel prefettizio rapporto: meglio che in un film di Mario Monicelli), militi, commissari, agenti, regi carabinieri, questori, centurioni della Riserva della Milizia di

La pernacchia al cinema, le corna di cervo sul manifesto. Lopposizione delle meretrici e il quadro di S. E. nel bordello
occhi e la bocca del DUCE; con forbice, poi, era stata tagliata a forma romboidale la parte corrispondente agli organi genitali e sotto la vignetta era stata scritta, pure con matita bleu a carattere stampatello, la parola porco. Ad Aosta, addirittura, alcuni genieri non potuti ancora identificare, appartenenti al X Reparto misto Genio di stanza a S. Desiderio Terme, dipendenti dal I Reggimento Genio di Torino e in forza al X Settore di Copertura G. a F. di Aosta (guarda tu le complicazioni lessicali, ndr), staccarono dalla parete del predetto albergo e infransero una targa in gesso raffigurante lEccellenza il Capo del Governo. Ben pi misterioso laccadimento in una trattoria di Savignano, vicino Cuneo, come lArma informa e riservomi. Dunque, da comitiva otto giovani che stava nel locale veniva lanciato tozzo pane quadro Duce, frantumandone vetro e viene da chiedersi (e verrebbe da indagare) piuttosto a quanto risaliva il pane che smerciavano l alla trattoria Italia. Molto meglio i baffi e le corna fatti col carbone ai ritratti del Duce, che con diverso materiale come accadde a Tricesimo, vicino Udine, dove unoppositore di forte tempra e fortissimo stomaco, munito di un barattolo che aveva riempito di sterco ed orina e di un pennello () imbratt con quella materia immonda, tutti gli stampi a colore nero impressi sui muri, sulle colonne e portici che vedeva durante il suo cammino, riproducenti leffigie di S. E. il Capo del Governo. LArma di Catania segnala invece che il giovane fascista Parrinello Francesco Antonino, pur di salda fede, sfregiava, per spavalderia, lEffige di S. E. Starace e del Capo del Governo apparse su una rivista. Perci, rapporto sul disdicevole episodio ai danni delle due prefate Eccellenze. C molto da ridere capolavori di comicit, questi resoconti di piccola sbirreria: cos ossessionatamente dettagliati, da far involontariamente trapelare sempre il comico che incartava il dramma nazionale. A Firenze, negli uffici della Direzione dei Tramways Fiorentini, commentava limpiegato Cappelli Ugo il discorso tenuto da S. E. il Capo del Governo allAssemblea Quinquennale del Regime, e riferendosi specialmente alla parte riguardante il progresso demografico, traeva motivo per richiamare i colleghi scapoli da che mondo mondo, in qualunque ufficio si aggirano scassacazzi del genere. Il Cappelli si rivolge a Berretti Ubaldo, nel chiedergli se aveva rilevato come erano stati definiti nel discorso stesso coloro che non vogliono figli. Non lo aveva rilevato pare. Se ne era bellamente fregato. Il Cappelli: Legga e veda che sono chiamati idioti. Il Berretti: Idiota sar lui. Poi, interrogato dagli sbirri lestamente avvisati, prover a spiegare di aver detto Idiota sar lei, riferendosi al collega dufficio. Comunque sia lo scapolo Berretti avrebbe avuto ragione in entrambi i casi.

Un manifesto, affisso a Como durante il regime fascista, con le regole che i pedoni devono osservare per la strada (foto Archivi Alinari)
incursioni in trattorie, bettole, case private, bordelli, officine, uffici. Strade, vicoli, piazze. E pure scuole e conventi, come si visto. E salumerie. La signora Barbieri Natalina fu Angelo e di Fabiani Angela ebbe deprecabili tentazioni. Dal rapporto di S. E. il Prefetto di Siena: La donna in oggetto giorni fa trovandosi in una salumeria mentre la proprietaria del negozio affettava del salame si permise di fare delle odiose e sboccate allusioni. Queste, in sostanza: Vorrei affettare la fava a Mussolini. Non meno odiosa e sboccata, diciamo, lallusione che a Bologna nel 1932 e sempre lEccellenza prefettizia declama e comunica il Brusa Angelo di Sebastiano e Baroncini Antonia, come segnalato dal Commissario Capo di Ps di Imola, e in relazione alla preannunciata visita di S. E. il Capo del Governo al Sommo Pontefice. Disse il Brusa, nellosteria di sua propriet a Imola: Domani Mussolini va a tirare una sega al Papa ma la faccenda molto singarbugli, avendo a testimoniare il camerata Sig. Falconi Francesco, Segretario Politico del Fascio di S. Patrizio di aver inteso dire invece: Mussolini in divisa domani va a fare un bocchino al Papa, mentre il diretto interessato ebbe a significare, fornendo testimonianza di avventori e cameriera, di aver pi patriotticamente commentato: Il Papa non fa nemmeno un pompino al Duce. E insomma, tra un tira o molla (quasi in senso letterale), linciavere il suo bel da fare, uno scolaro di undici anni, mentre trovavasi nella scuola elementare di Borgomarina fu sorpreso a disegnare un teschio umano con sotto le iniziali M. B.. Si allude? Certo che s, secondo S. E., dato che il bimbo e i suoi fratelli vivono in ambienti politicamente malsani, trattandosi di famiglia allogena di sentimenti slavofili. E deplorevole episodio accadde pure presso la scuola elementare nella frazione di Ospedalicchio, del Comune di Basta Umbra. La maestra ha la bella pensata di chiedere da chi era stata istituita lOpera Nazionale Balilla. Lalunno Asciutto Gustavo di Aureli, anni 12, rispose: STO BECCAMORTO DI BENITO MUSSOLINI (tutto in maiuscolo sar per meraviglia, sar per ostentata indignazione nel rapporto di S. E. il Prefetto di Perugia). Pur se il babbo del pargolo, come accerta lArma dei Ccrr (Carabinieri reali), di sicura fede, iscritto al Pnf dal novembre 1921, praticamente unantemarcia, una la soluzione: QuestUfficio riterrebbe opportuno proporlo per il ricovero in un Istituto di correzione. Comunque, di padre in figlio, una famiglia in decisa evoluzione. Parecchio operative e piuttosto arzille, a quanto pare, risultavano le puttane. Segnala S. E. il Prefetto di Genova che una di esse, entr nellosteria di Via A. Volta 38 di Genova-Sestri, gestita da Sannazzaro Luigia, e di chiacchiera in chiacchiera si lament della sua condizione, perch (disse testualmente in dialetto genovese) U l quel gundun (preservativo) di Mussolini () Trattasi di prostituta di infimo rango, per la quale, come tante altre del suo livello, il turpiloquio forma abituale di espressione. S. E. il collega di Firenze pregiosi (diciamo cos, magari cos avr detto) significare che: Il I corrente il Prof. S* A* di Giovanni, nato a C* (Trapani) e qui residente, insegnante di educazione fisica presso lOnb, presentatosi alla locale R. Questura, denunzi che poco prima recatosi nella casa di tolleranza sita in questa Via delle Carrozze n. 3 si era trattenuto con la prostituta meglio in oggetto generalizzata, la quale con parole e frasi volgari, aveva manifestato la sua avversione al Duce e al Fascismo lamentando le forti tasse che era costretta a pagare () ed inveendo contro S. E. il Capo del Governo con le parole farabutto, mascalzone, ladro e defraudatore dellesistenza della povera gente. Ammanettata fu, la povera bocca-di-rosa antimussoliniana di suo, invece, risulta esemplare puttaniere e pure spia, lillustre Prof. dellOnb. Ci provavano le prostitute a volte a comportarsi da buone fasciste, ma lesito non risult smagliante. S. E. il Prefetto di Venezia segnal, nel marzo del 1933: La sera del corrente verso le ore 22:45 il suindicato individuo si present nella casa di tolleranza situata in S. Marco n. 1615, condotta da T* A* fu T* di anni 39 da G* (Pavia). Dato lo stato evidente di ubbriachezza in cui versava, la T* invit il F* ad uscire dalla casa, ma egli invece si assise su di una sedia e alle insistenze della donna rispose con le seguenti parole: And alla malora voialtre e Mussolini e el quadro che gav appiccato al muro. E in effetti, il capoccione del Duce sul muro abbordellato figurava. Sopraggiunse in quel momento un pattuglione di Agenti di Ps e va a sapere quale accurata inchiesta (o quale impellente esigenza) li aveva condotti in massa al bordello: insomma, al solito, manette per il poveretto. Ma non finisce qui: poteva mai stare il Duce in mezzo al casino (quello)?, si impensierirono gli sbirri. Sia mai: Duce era, mica tenutario. Non essendo decoroso che il quadro di S. E. il Capo del Governo fosse esposto nella casa di meretricio suindicata si provveduto che fosse immediatamente tolto. A volte, era lindole poetica a far scattare lallarme, alcuni versi satirici offensivi per le Alte Gerarchie del Regime come con gran spreco di maiuscole nota S. E. il Prefetto di Napoli proponendo il confino, in attesa delle Superiori determinazioni, per tale Cacace Ignazio, impiegato, e tale Pernice Carlo, avvocato, persino tesserato al Pnf, sorpresi con alcuni versi che il verso appunto facevano a un immaginario discorso di Achille Starace: Con profonda emozione e con animo lieto / Vi annunzio, o camerati, che il Duce ha fatto un peto / Un peto formidabile, unico, ultrapossente / Quanto di pi assordante, quanto di pi fetente. E avanti cos, in lode al ducesco rimbombare, fino alla determinazione finale: Questo del nuovo Impero il nuovo inno sar / E pel peto del Duce eia eia alal. Soltanto diffidata da S. E. il Prefetto di Roma del resto, poteva vantare due fratelli maggiori iscritti al Partito, e cinque minori alla Gil una donna trovata con unardita poesiola nel portafoglio, onestamente ben pi feroce del fatal peto. Ecco il testo, in rapporto allegato: Se allorch fu concepito il Duce / Rosa illuminata da divina luce / avesse dato al fabbro predappiano / anzich la fica, il deretano, / lavrebbe avuto in culo solo lei / e non tutto il popolo italiano. E fu denunciata da un suo coinquilino e il Sig. Questore di Roma ne d informazione Gattegna Anita, in Astrologo, di Israele e Emilia Di Porto, la quale non solo faceva riunire nella propria abitazione quindici o venti persone di razza ebraica, per banchettare fino a tarda ora e per ascoltare la radio di Londra, ma con unefficace battuta regolava tutti i conti aperti con i vari dittatori vaganti per lEuropa: Ci vorrebbe che la vedova di Franco scrivesse a Donna Rachele Mussolini che suo marito morto al funerale di Hitler. Il problema di quelli addetti alla protezione sociale del Duce, era che il Duce stava appunto dappertutto. Sui manifesti, sulle cartoline, sui giornali, sui calendari, santini vari, cinegiornali tutti, muri delle case in buona parte e busti, bassorilievi, capocce di diverso formato. Gesso, marmo e travertino. Carta e metallo e legname autarchico. Praticamente indifendibile, pur con larga disposizione di sbirri e spie, tanta grazia cos largamente diffusa. La grandezza di rapporti e relazioni e telegrammi, e tutta nella scrittura degli autori a volte quasi una gaddiana invenzione, a non saper con esattezza come trattare la questione. Illuminante il telegramma dei Carabinieri di Termini Imerese, aprile 1943, a offesa arrecata al Dux aviatore. 19 corrente Termini Imerese (Palermo) locali Dopolavoro G. Lo Faso Via Mazzini, veniva rinvenuto calendario recante effigie DUCE tenuta volo deturpata da baffi et barba nonch da corna tipo cervo fatti ma-

Vorrei affettare la fava a Mussolini, lo scontro a Imola tra sega e pompino, i genitali del Duce ritagliati dal Corriere
dente non ebbe seguito e i presenti finorono col bere in comune una bottiglia pur se il Brusa in cella fin lo stesso, in attesa delle determinazioni di codesto On.le Ministero. Ora, a parte le pi ovvie considerazioni genere: a Mussolini lo prenderei a schiaffi, non sarebbe meglio che tagliaste le palle al Duce?, gli caverei gli occhi con la punta del coltello, quel bischero che non capisce una sega (sempre Quello), sono due teste di cazzo (Quello pi il Fhrer), un burattino che si trucca con uninfinit di vestiti, mi mangerei la coratella di Mussolini sono registrate storie che sfiorano a volte il dramma, ma pi spesso il surreale. Molto mise in sospetto il Prefetto del Carnaro, che doveva

Con profonda emozione e con animo lieto / vi annunzio, o camerati, che il Duce ha fatto un peto.... Duce, annoi!
tita. Il viso presenta inoltre taglio senso verticale. Indagasi per scoprire autore. E i colleghi Ccrr di Viterbo, sempre su un dopolavoro: Il 5 corrente, verso le ore 14, in contrada Montecalvello, territorio della popolosa frazione di Grotte S. Stefano, comune di Viterbo, il manovale ferroviario Cerci Luigi, di anni 17, trovandosi in quel Dopolavoro, asportava, con una lametta di rasoio Gilett (Gilette), gli occhi da una effige del Duce (cm. 98x70), a stampa, portante in basso la dicitura: Saluto al Duce, appesa a una parete del ritrovo () Il responsabile, associato alle locali Carceri Giudiziarie, stato messo a disposizione della Regia Questura di Viterbo. La quale Questura, a sua volta, mica stava con le mani in

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SABATO 29 OTTOBRE 2011

di Marianna Rizzini

a vita segreta sotto al pavimento: il sottotitolo di un film di animazione giapponese uscito nelle sale (Arietty), ma anche la definizione perfetta per chi lavora nel doppiaggio (pensiero assolutamente partisan di cronista proveniente da famiglia che c dentro fino al collo). I Simpson in America sono stati salvati dai doppiatori dopo essere stati minacciati dai doppiatori, hanno scritto i giornali citando le orde di fan angosciati dalla possibile morte prematura degli omini gialli, e quasi c da dare ragione ai doppiatori quando dicono che al doppiaggio si fa caso solo se qualcuno dice basta. Nel caso Simpson cera aria di rottura con la casa produttrice Fox, roba da fermare per sempre la serie di cartoni in onda da ventitr stagioni. Mesi di patema danimo per Homer e Burt, e un accordo sul filo del baratro che prevede una riduzione salariale in cambio di una percentuale sulla vendita dei gadget e dei dvd. Anche in Italia, a un certo punto, il disagio delle voci fino ad allora anonime era emerso alla superficie 1998, obiettivo contratto nazionale, doppiatori a braccia conserte, dialoghisti fermi, film di Natale in bilico (o si trova una soluzione o gli spettatori dovranno cominciare a imparare linglese, dicevano i comunicati). Ma oggi non pi cos vero che i doppiatori popolino un mondo dombra, e anzi il doppiaggio diventato quasi di moda scuole (e scuole-bufala), festival e siti di memorabilia, divismo per intenditori e sempre pi

Cristiana Lionello. Sharon Stone, Cate Blanchett e Melanie Griffith tra le attrici che doppia

ton, Kathleen Turner, Goldie Hawn e Charlotte Rampling), quasi quasi otteneva, nellambiente, una piccola fama para-hollywoodiana. I fan iniziavano a raccogliersi in gruppo (e nel 2010 si appreso con stupore che un manipolo di fan del film Ghostbusters, datato 1984, da anni rende periodicamente omaggio ai doppiatori italiani degli acchiappafantasmi con serate a tema, simulazioni, video amarcord e interventi di esperti). Agli esordi, invece, i doppiatori erano attori conosciuti e prestati a quella nuova disciplina doppiaggio artigiano, non ancora arte nata in Italia attorno al 1930, anno di arrivo dei primi film sonori, di difficolt tecniche e di opposizione politica (il fascismo non vedeva di buon occhio le pellicole straniere e la perdita di terreno dellitaliano rispetto agli idiomi doltralpe e doltreoceano). Si sapeva gi che cosera il doppiaggio, anche se fino ad allora lindustria americana aveva girato pi versioni dei film una inglese, una francese, una italiana per poi piazzarli sul mercato europeo (agli albori di Stanlio e Ollio, per esempio, Stan Laurel e Oliver Hardy si autoreplicavano in italiano). Le major americane di allora Paramount, Mgm, Fox cercavano soluzioni meno dispendiose delle trasferte degli attori italiani a Joinville, sede di un importante stabilimento di produzione di versioni internazionali dove si facevano i nomi di Tina Lattanzi, di Paolo Stoppa, di Amilcare Pettinelli e della piccola Miranda Bonansea (voce italiana di Shirley Temple, poi ridoppiata da Ilaria Stagni ragazzina).

Al Festival del cinema di Roma, con il Gran premio e il Gal, tappeto rosso anche per chi recita lontano dal set
gente che va dai doppiatori a chiedere come si fa a diventare doppiatori, ed inutile dire studiate recitazione, il doppiatore prima di tutto un attore, ch gli aspiranti doppiatori spesso pensano il contrario. Complice il gemellaggio con il Festival del cinema di Roma attualmente in corso, il Gran premio internazionale del doppiaggio d in questi giorni un tappeto rosso a doppiatori, adattatori, direttori e tecnici, per una volta alla ribalta con la propria faccia. Si sfila davanti al pubblico come agli Oscar, si fanno scommesse sulle nomination, ci si fa intervistare al Villaggio del cinema, ci si attarda nel bookshop per il dibbbattito, come direbbe Nanni Moretti (e il primo novembre, allAuditorium, i doppiatori saranno protagonisti di un gal, con proclamazione dei vincitori nella varie categorie, dal doppiatore protagonista al non protagonista, dal tecnico al direttore alladattatore). Vero che, purtroppo, al netto dei suddetti momenti di successo in chiaro, e al netto dei rari reportage, dei blog dedicati e degli studi di cultori (da Antonio Genna a Gerardo Di Cola), di doppiaggio si parla soprattutto se qualcuno fa un errore (voci e dialoghi smaccatamente sbagliati, ma lo spettatore casuale purtroppo non se ne accorge, dicono i puristi del mestiere, preoccupati per landazzo di prezzi e tempi che spesso non favoriscono il doppiaggio perfetto). Vero pure che, fuori dalluniverso degli addetti, al doppiaggio di solito non si fa caso se tutto va bene (versione italiana che rispetta o addirittura migliora loriginale). E il bello e il brutto del doppiaggio: quello che stato fatto deve sparire per far vivere al meglio quello che in origine stato pensato (dal regista, dallo sceneggiatore, dallattore). C un cambio di passo, ch oggi non tutti, alludire la parola doppiaggio, dicono in automatico, non senza nota di disprezzo, che i film andrebbero visti in lingua originale cosa che di solito accadeva fino a pochissimo tempo fa. Forse perch ora il doppiatore si tira sempre pi spesso fuori dalla condizione di abitante del mondo segreto sotto il pavimento, vuoi perch ha recitato con la sua faccia al cinema (Francesco Pannofino), vuoi perch ha presentato uno show (Pino Insegno), vuoi perch ha doppiato Russell Crowe (Luca Ward), vuoi perch fa parte di una famiglia che fa dinastia (gli Izzo) vuoi perch entrato nel mito come chi ha doppiato (Cristiana Lionello, voce di Sharon Stone), vuoi perch fa mito a s (Oreste Lionello) vuoi perch ha un suo sito web molto cliccato (Alessandro Rossi). Ma un emergere in superficie ancora intermittente. Per il resto del tempo, il doppiatore continua a inserirsi, non visto, nella vita del mondo visibile fatto dai volti degli altri (le voci degli altri sono affidate a militi ignoti, soleva dire un doppiatore autoironico). In Spagna devessere diverso, pensava qualche doppiatore a fine anni Ottanta, immaginando una Madrid dove i suoi omologhi prestatori di voce non erano costretti,

I primi esperimenti nellestate 1932: Si lavorava al buio, senza guida sonora, occorrevano riflessi immediati, ritmo e memoria
Ma verso il 1980, un po per lavvento delle tv commerciali che aprivano nuovi campi (i telefilm), un po per slancio di alcuni guru della scena romana, che il doppiaggio si rinnova. Si parlava, allora, di un paio di mostri sacri del mestiere, formidabili talent scout. Si parlava dellarte del doppiaggio dai dialoghi alla direzione insegnata da Fede Arnaud. Un personaggio che nei racconti appariva mitologico. Si sapeva poco del suo passato remoto, forse perch, si cap poi, non era facile, alla fine del 1979, raccontare un passato come il suo. Fede Arnaud era nata nel 1921, aveva vissuto i suoi primi ventanni sotto il fascismo, ed era stata, prima della guerra, aiuto regista e responsabile del settore sportivo femminile alluniversit. In guerra aveva soccorso i feriti durante il bombardamento di San Lorenzo, non aveva cambiato fronte, era andata in montagna nel 44, come raccontano rare cronache, e si era fatta catturare per trattare con un capo partigiano, suo collaboratore su un set prima della guerra, il rilascio di quattro prigionieri fascisti. Poi Fede Arnaud era stata una giovanissima donna comandante tra i perdenti (a Sal). Personaggio di grande carisma nato in anni difficili, Fede Arnaud era per tutti la Fede Arnaud del Dopoguerra, quella del talento tra set e moviole: amica di Cesare Zavattini e Gino Sensani, direttrice di produzione, aiuto-regista e sceneggiatrice, dialoghista e direttrice dei doppiatori di Clark Gable, William Holden e Gary Cooper, intransigente e generosa (cos disse di lei la doppiatrice Rosalba Oletta), rigorosa e capace di slanci inattesi (cos la definivano i colleghi pi giovani). Fede stata una maestra che ha fatto del doppiaggio unarte e a me ha insegnato tutto, ha detto Ilaria Stagni in unintervista a Patrizio Longo, e di Fede, cos la chiamano nelle sale di doppiaggio, senza cognome come i veri miti, tutti ricordano lincredibile genialit da direttore (film pi citati degli ultimi due decenni di carriera: Easy rider, Amadeus, E.T, Lattimo fuggente, Goodmorning Vietnam, Round midnight, Harry ti presento Sally, Il colore viola. Resta, nella memoria dei doppiatori italiani, la traccia di un percorso collettivo che scorre parallelo alla vita ufficiale del cinema: i primi esperimenti Nellestate del 1932 (sul suo sito Alessandro Rossi riporta le parole di Franco Schirato, direttore artistico della Fotovox: Si lavorava al buio, senza nessuna guida sonora. Occorrevano memoria pronta, riflessi immediati, disposizione al ritmo). Poi le prove del secondo Dopoguerra (dalle performance di Emilio Cigoli, voce di Clark Gable in Via col Vento, di Gregory Peck e di Humphrey Bogart, a quelle di Cesare Barbetti, voce di Robert Redford). Poi il boom dei doppiatori anni Settanta-Ottanta (tra cui Ferruccio Amendola, voce di Robert De Niro). E forse un bene che nessun tappeto rosso riesca a togliere al doppiatore la sua aria clandestina.

Luca Ward: lattore ha doppiato fra gli altri Russell Crowe, Keanu Reeves, Pierce Brosnan

Ilaria Stagni, voce italiana di Scarlett Johansson, Winona Ryder, Jennifer Lopez

LE VOCI DEGLI ALTRI


Lode ai doppiatori, clandestini di cinema e tv che escono dallombra Come i bimbi che salivano sul trespolo per doppiare la sorella di E.T.
ogni volta, a spiegare il perch e il percome del mestiere a interlocutori vagamente prevenuti e comunque sostenitori a oltranza del cinema in lingua originale. Era il 1988 e in Spagna Pedro Almodvar, non ancora star globale, metteva al centro del suo Donne sullorlo di una crisi di nervi unattrice-doppiatrice fidanzata con un collega. Il doppiaggio, nel film, pareva un lavoro normale e non cos oscuro, quasi come andare in ufficio, e i frequentatori delle sale di doppiaggio romane tirarono allora un sospiro di sollievo: finalmente il mondo sa chi siamo, pensavano guardando la faccia meravigliosamente perplessa di Carmen Maura formidabile nel ruolo della doppiatrice lasciata dal compagno con un messaggio in segreteria telefonica e assediata da amiche e nemiche pi disastrate di lei. re, poi, il mestiere. Il pap degli altri faceva lingegnere, il farmacista, larchitetto, il venditore di jeans. La mamma degli altri faceva la professoressa, il funzionario, la cassiera nella salumeria avita, la casalinga, la guida turistica. Era pi o meno il 1980, la scuola elementare era agli albori e cera chi non sapeva bene come spiegare ai nuovi compagni che lavoro facessero i propri genitori. Doppiaggio, si dichiarava con baldanza, non prevedendo che il compagno avrebbe subito detto: E che lavoro ?. Doppiaggio. Voleva dire: pap, che fa anche lattore in tourne, spesso d la voce ad altri attori a Roma. Voleva dire: mamma sta seduta a un tavolo pieno di pulsanti, d indicazioni ai doppiatori da un microfono stop-and-go e li guarda da un vetro che sta dietro a una porta imbottita, sormontata da una scritta rossa lampeggiante come quelle delle radio. Stanno incidendo, se entri in sala devi smettere di respirare, aveva detto scherzando un colleghi delluno o dellaltro genitore, ma lo scherzo non era autoevidente al piccolo intruso, ch a respirare senza fare sbuffi rilevabili in registrazione ancora ancora si riusciva, e per si doveva prendere atto che qualsiasi scartocciamento di caramella o cambio di posizione sul divano in pelle provocavano il famigerato brusio. Rifacciamola, diceva allora qualcuno al di l dal vetro, ed ecco i doppiatori costretti a ripetere la scena per colpa dellinvolontario battito dali motivo per cui il piccolo spettatore, per evitare rogne, nove volte su dieci preferiva restare al di qua della porta, dove i rumori del mondo viaggiavano senza amplificazione e senza provocare rifacimenti. Loro, i doppiatori, con gli occhiali sul naso e i piedi su un trespolo, parevano compagni di scuola e invece era come un set e peggio che sul set: un gran lavoraccio, una grande prova, grandi battutacce, a volte una noia mortale. Il pap degli altri faceva lingegnere e agli altri non capitava di salire su uno sgabello al buio, davanti a un leggio, per provare quello che la maggior parte dei figli di doppiatore parevano entusiasti di provare: provino per voci di bambini nei film. E un lavoretto facile, dicevano gli adulti, unora, ti diverti e metti via qualche soldino per quando sei grande. Pareva facile: dire ciao pap mentre la bimba bionda sullo schermo diceva hello dad. Ma cera quellincomprensibile meccanismo chiamato sinc: andare in sincronia, iniziare a parlare nel momento esatto in cui parlava la biondina boccoluta. Perch fino a ciao pap ci si arrivava, ma poi cerano altre cose da dire, velocissimi, e se si perdeva il sinc dallaltra parte del vetro lo vedevano subito e bisognava rifare tutto daccapo. Non preoccuparti, arriva lassistente e ti d un pizzicotto quando devi parlare, era la rassicurazione data ai candidati durante il provino per la bambina interpretata da Drew Barrymore in quello che allora appariva un film avveniristico con le feste di Halloween, le pizze recapitate a domicilio, le bici volanti e lextraterrestre buono (poi si scopr che era E.T.). Qualche giovane aspirante doppiatore, gi esperto, indossava anche la cuffia per sentire linglese originale della piccola Barrymore. Cerano (ed erano molti) bambini a loro agio nel recepire il pizzicotto che dava il la, a loro agio nel riprodurre riso e pianto dei piccoli americani sullo schermo, a loro agio nel diventare bravi in quello che, lo si capiva, per loro era gi una futura professione, come nella bottega artigiana dove larte passa dai padri ai figli (non senza rotture di scatole). A Cristiana Lionello, da adolescente, tocc in sorte di ripetere ben cinquantesei volte una scena di Manhattan per volere di suo padre Oreste, doppiatore di Woody e in quel momento direttore (daltronde Lionello si divertiva a inseguire i piccoli frequentatori di sale di doppiaggio facendo la voce di Gatto Silvestro e quelli correvano spaventati e divertiti come davanti a un clown). Poi cerano i bambini che di sinc e risate recitate non capivano granch, non ci mettevano la testa, si facevano prendere da rabbia o timidezza e alla fine si scocciavano non poco a ripetere le battute. Eppure in quel doppiano riferito al mestiere dei genitori si era riversato un po di orgoglio da pioniere (un mestiere che nessuno conosce: pareva roba avventurosa). Tempo dieci anni, e tutto cambia il doppiaggio negli anni Novanta cominciava ad avere la sua ribalta, e ai figli di doppiatori capitavano cose strane. Ci fu lepisodio della signora che al mare, alla cassa, mentre il genitore di nome Oreste (Rizzini) ordinava una birra con focaccia, si mise a chiedere con insistenza ma lei ha doppiato il prete di Uccelli di Rovo?. Succedeva poi che le compagne di classe volessero risentire al telefono la voce del Michael Douglas sex symbol e che lamico intell con velleit giornalistiche pretendesse di interrogare il genitore sullevento vocale rappresentato dal suo doppiaggio di Gerard Depardieu nel film Cyrano de Bergerac (a quel punto capitava che il genitore doppiatore burlone gli dicesse che preferiva essere intervistato per lorrido Eric Forrester di Beautiful). Tutti i genitori-doppiatori, in verit, chiamati in causa dagli amici dei figli, non si sottraevano e qualche anno fa Ilaria Stagni, parlando della sua infanzia con due guru del doppiaggio, raccontava di essere stata cresciuta da una mamma che la sera, invece delle favole, le leggeva So-

I ricordi partisan del cronista con famiglia informata dei fatti e le traversie di Cristiana Lionello diretta da suo padre
Il doppiatore come protagonista sullo schermo: era un ossimoro e anche un ritratto per difetto, ch il dare voce in assenza di corpo vuol dire essere attori due volte (lo spiegano, con parole sempre diverse ma con la stessa certezza in mente, i doppiatori interpellati dalla doppiatrice e produttrice Ilaria Stagni nel documentario Larte del doppiaggio, uscito nel 2009. Il doppiaggio che precede e segue il palco o il set, che lo affianca e lo migliora: Alberto Sordi inizi doppiando lOliver Hardy di Ollio e trasformando la voce del comico da tenore a basso. Vittorio De Sica parlava di doppiaggio come di una palestra. Marlon Brando, come dice Luca Ward in unintervista a TV7, ci guadagnava a essere doppiato dal grande Peppino Rinaldi. Renato Izzo, in controtendenza con chi vede nella grande prova dattore sul palco lanticamera del buon doppiaggio, diceva che attori si nasce e doppiatori si diventa, e non facile. E come lavorare con la cera, dice Pino Colizzi nellintervista a Ilaria Stagni: a seconda del volto la tua voce deve prendere questa o quella forma. Come con la cera, s, ma vallo a spiega-

Alberto Sordi inizi doppiando Ollio. E Marlon Brando ci guadagnava quando a parlare era Peppino Rinaldi
gno di una notte di mezzestate facendo tutte le vocine. La vendetta, per il genitore doppiatore trattato da juke-box (ci fai questo? ci fai quello?) arriv molti anni dopo quando gli riusc di essere ubiquo (aveva dato voce nel giro di due giorni sia a George W. Bush sia a Bin Laden in due speciali giornalistici post 11 settembre. Non era tuo padre, Bush?, Ma che dici, suo padre era Bin Laden, commentavano i colleghi in redazione. E il doppiatore finalmente poteva spiegare con i fatti quello che alla gente non entrava in testa: la voce data allattore non era la sua voce di tutti i giorni, ma voce studiata, pensata e recitata. Sottotraccia, negli anni Novanta che il doppiaggio diventa a suo modo cult. Erano ormai lontani gli esordi (le prime sale di doppiaggio nella mitica Fonoroma degli anni Trenta) e ci si avvicinava al panorama di oggi (decine di societ: tra le altre la Sefit-Cdc, Cvd, Cinedoppiaggi, Pumaisdue, Multimedia network, Bibi.it, S.a.s.). Il divismo (di nicchia) si consolidava, e Melina Martello, bionda ed elegante doppiatrice di grandi attrici (tra le altre Diane Kea-

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SABATO 29 OTTOBRE 2011

IL QUALUNQUISTA INTELLIGENTE
Checco Zalone sa ridere anche di Saviano. I maestrini provano a stroncarlo ma non ci riescono
di Mariarosa Mancuso

artiamo senza girarci intorno. Dallimitazione di Roberto Saviano. Viviamo nel paese del non lho visto ma ne parlo, te lo spiego, quasi quasi ci scrivo su un belleditoriale (ultimo caso, le psicologhe Maria Rita Parsi e Silvia Vegetti Finzi interpellate su Quando la notte, il film di Cristina Comencini vietato ai minori di 14 anni: tutte e tre schierate contro la censura a prescindere; nel frattempo i censori al cospetto di cos autorevoli pensatrici ci hanno ripensato). Quindi in materia gi esiste un ricco catalogo di opinioni orecchiate. Chi ha sentito dire che Checco Zalone dopo Jovanotti e Giovanni Allevi sta preparando uno sketch su Saviano storce il naso per leso martirio e leso impegno, poi attende il ritorno di Serena Dandini sul divano-format (e si ostina a chiamarlo programma di satira, che lo dovrebbe passare la mutua oops! volevamo dire il servizio pubblico). Chi non ha intenzione

il bambino africano adottato, dopo scambio con liPad, ha un abbecedario appeso nella cameretta, dove si legge A come Armani, C come Chanel, D come Dolce, G come Gabbana). Menzione speciale per chi ricorda il pugliese di fresca immigrazione a Milano, che usa la cocaina come stucco per riparare il rubinetto del bagno (tanti saggi di sociologia urbana riassunti in una scena fulminea). Lode per chi cita una o pi canzoni, anche prese dal vecchio repertorio come La mazurka della tette grosse, a imitazione dellorchestra spettacolo Raul Casadei. Le canzonette infatti non sono un intervallo, o un ricordo di Zelig quando Checco era quello con la maglietta rosa. Ma un modo per sbeffeggiare in contemporanea due linguaggi: Me ne sbattu dea ragazza di Ipanema, cantata sulla musica della ragazza di Ipanema, fa godere due volte. La taranta del centro destra non solo una serie di rime scurrili sui nomi delle ministre. E anche un atto di giustizia verso una musica che dice Checco dopo dieci minuti fa imbestialire,

I critici che col primo film dicono di aver riso solo una volta, tranne poi convertirsi al secondo, temendo la sindrome Tot
di guardare Checco Zalone n oggi n mai, n a teatro n in tv, approva la scelta e anzi te la spiega con parole sue (perfino peggio del caso precedente, mette voglia di usare il metodo zanzaresco di Giuseppe Cruciani: contraddirli anche se dicono la stessa cosa che hai detto tu cinque minuti prima). Chi non riesce neppure a sopportare lidea di unaccoppiata Zalone-Saviano, prima segnala la circostanza come se fosse roba di tutti i giorni come se lItalia fosse diventata un paese di irriverenti, oltre che di poeti, santi, precari e pensionati poi cambia argomento e fa a brandelli lo spettacolo. Intitolato, con un colpo di genio: Resto Umile World Tour. Troppe parolacce, perdio. E per avete sentito gli applausi? In platea sanno perfino le parole delle canzoni, cantano in coro Gli uomini sessuali (ci saranno gli estremi per unaccusa di omofobia? informarsi presso lArciGay). Checco Zalone da solo riempie i Palasport e lArena di Verona. A Milano ha fatto il tutto esaurito per due serate. A Bari sono impazziti (per forza, nato a Capurso, erano tutti parenti e parenti dei parenti, fino al settimo grado). A Firenze pure, per, si tenevano la pancia dal gran ridere: e allora come la mettiamo? Il pubblico e la critica civettuola, come scrive Andrea Scanzi sul Fatto Quotidiano, non bastano a incassare con il film Che bella giornata quasi quanto La vita bella di Roberto Benigni, classificandosi appena dopo il Titanic di James Cameron. I francesi avrebbero fatto a Checco Zalone e al regista Gennaro Nunziante un monumento (come lo hanno fatto a Dany Boon per Bienvenue chez les Chtis). Da noi, un bel po di sopraccigli alzati, anche da parte degli addetti ai lavori che distribuiscono Nastri dargento o David di Donatello. E dei critici che guardando Cado dalle nubi dicono di avere

Lunico bipolarismo riuscito in Italia riguarda la satira: ognuno fa battute sulla parte politicamente avversa, e siamo a posto cos
figuriamoci ascoltarla una notte intera come vorrebbero gli assessori al turismo (era la Pro Loco, una volta, almeno il concetto era chiaro). Ce n anche per il jazz, certo. Non vero che lo hanno inventato i neri nei campi di cotone per alleviare le sofferenze della schiavit. I neri sono stati ridotti in schiavit DOPO che avevano inventato il jazz. Per punizione. Checco il jazz lha suonato e lo conosce, quindi lo pu dire: sono come le barzellette antisemite raccontate dagli ebrei. Lo spettacolo ha la sua band di musicisti i Mitili Ignoti e le sue ballerine con ombelico in vista, tanga e pennacchietti da Oba Oba. Molto pi carine, eleganti, brave a cantare: si chiamano Seconda chance, perch sono le ragazze scartate da Tarantini nei suoi casting festaioli. Il duetto a Cuba italiano in gita turisticosessuale, serata rovinata dallannuncio in tv che Fidel sta male spiega con parole semplici e inequivocabili la differenza tra dittatura e democrazia. In democrazia uno pu scopare quanto gli pare, anche nei giorni di lutto nazionale, mentre le mignotte cubane non la danno per rispetto, quando si ammala Fidel. Rocco Papaleo fa lo speaker, bevendo Cuba Libre: Non cambiate canale, tanto ne abbiamo uno solo. Fa da cornice allo show la fidanzata di Checco che si vuole far sposare a tutti i costi, mentre lui tira fuori una foto di Henry Ford e spiega: Le donne sono come le macchine: le esci dal concessionario e valgono il 30 per cento in meno. Lo stesso quando le esci dalla chiesa. Ceder a precise condizioni: mi preparerai il borsone per andare a giocare a calcetto, e se di notte il bambino mi sveglier, a piangere sarete in due. Maremoto a Porto Cervo spiega che le canzoni benefiche vengono sempre brutte, giacch si fanno dopo le catastrofi, in fretta e furia. Bisogna farle in anticipo, e

Con lautore di Gomorra mira alle gigantografie che fan da sfondo, al tono serioso da paladino delle giuste cause televisive
riso solo una volta in due ore. Tranne poi convertirsi di botto al secondo film, temendo il ripetersi della sindrome Tot (e ora non pi come una volta, che bisogna frugare negli archivi polverosi: tutte le nostre sciocchezze sono a portata di clic su Internet). Andrea Scanzi, sempre lui, in qualit di critico non civettuolo accusa Checco Zalone di volgarit didascalica (vorr dire volgarit elementare?) e di essersi guadagnato letichetta di comico scorretto sbertucciando gli intoccabili Nichi Vendola e Roberto Saviano. Non una parola sulla parodia: fa ridere? fa sbadigliare? scortica? accarezza? lusinga? (o forse bisogna consultarsi con la corrente del Pd di riferimento per esprimere unopinione?). Basta avere osato peraltro mettere insieme i due non rende un gran servizio a Roberto Saviano, che invoca lordine, il rigore e le manette molto pi spesso di quanto faccia il compagno e poeta Nichi Vendola per suscitare disapprovazione. Compagni non rispondete alle provocazioni si diceva una volta, nascondendo la spranga nel giubbotto. Tocca ripetersi, quindi. Spiegano i teorici e senza i teorici ci saremmo arrivati lo stesso che il grado zero della comi-

Donne, gay, neri, sinistra, destra, buoni sentimenti, eroi, nazionale cantanti e cantanti tout court: nessuno rimane illeso
Checco offre il suo contributo con la partecipazione straordinaria di Al Bano (quello vero), che tira fuori tutta la sua voce per garantire: In Sardegna / torner la fregna. Non pago di avere corrotto il cantante pi per famiglie che c con una rima indecente, arriva una specie di double take, la risata in due tempi dei comici americani. Checco si gira verso il pubblico e sussura, in un a parte: Lunico in Italia che non sa cosa vuol dire fregna. Una piaga, una calamit sono i compaesani che lo appaludono. Bossi junior detto Il trota viene inchiodato alla sua afasia con un siparietto da querela: i nostri preferiti. Donne, gay, neri, sinistra, destra, buoni sentimenti, eroi, nazionale cantanti, e cantanti tout court: nessuno rimane illeso. A Gianni Morandi che era in platea allarena di Verona, Checco Zalone disse dammi la mano no non ti muovere dal posto che ci arrivi lo stesso. Ogni cinque minuti lo spettatore rassicurato: Tranquilli, le volgarit arriveranno. Un pensiero anche ai bambini: So che poi crescerete, e imparerete molte altre parolacce, ma non dimenticatevi di chi vi ha insegnato le basi. C di che consolarsi, anche se il Bagaglino ha chiuso i battenti.

Checco Zalone. Il comico pugliese ha concluso nei giorni scorsi il suo Resto Umile World Tour in giro per lItalia
cit coincide con il malcapitato che scivola sulla buccia di banana. Una piccola sciagura ma pur sempre una sciagura, c il rischio di rompersi losso del collo. Quindi per definizione la comicit non rispetta nulla: non limpegno civile, non la lotta contro la camorra, non la vita grama di chi vive sotto scorta, non le minoranze etniche, non le femmine che sono laltra met del cielo, neppure le divinit che stanno lass (nessuna esclusa, giusto per togliere di mezzo lequivoco: Io offendo la tua, che sei per la libert di parola; tu non offendi la mia, che sono per il taglio della mano). Non mai garbata, tranne in certi film italiani che non fanno ridere, e che bisogna chiamar commedie senn il produttore e gli attori si seccano. Dovrebbe bastare, ma c dellaltro. Parecchio altro: Checco Zalone troppo intelligente per mirare alla persona di Roberto Saviano. Mira con precisione da cecchino al linguaggio di Saviano, in particolare al suo linguaggio televisivo, pi in particolare ancora al suo stile Vieni via con me. Mira alle gigantografie che fan da sfondo, al tormentone perch vi dico questo?, a quel tono serioso da paladino delle giuste cause televisive (dopo che strenuamente Fabio Fazio ha combattuto per andare in onda assieme a te, non sono tollerate leggerezze di sorta). Mira alla trappola delle preghiere esaudite si versano pi lacrime per le preghiere esaudite che per quelle respinte, ricordava Truman Capote citando Santa Teresa dAvila). Saviano ha avuto la celebrit che da giovane reporter non osava neppur sognare, ma non una vita normale da trentenne e il successo da godere come se lo gode Paolo Giordano (qualche volta lo si potrebbe ricordare, e magari impegnare Saviano in conversazioni letterarie, senza partire sempre dalla camorra per arrivare alla camorra). Mira alle paginate che Repubblica mette a disposizione di Saviano (con il nome agente che accanto alla firma ricorda la propriet letteraria). E pazienza se ogni tanto accaduto nel caso di Nicolai Lilin capita di fare lelogio delleducazione criminale. La gigantografia della vittima o del colpevole sul muro, il commento dellesperto in studio, lannuncio ora ascoltiamo lintercettazione sono un format. Consunto ma sempre format, e come tale suscettibile di satira. Non centrano niente con la persona, i suoi guai, le conversazioni da scortato a scortato con Salman Rushdie, nei saloni dove si assegna il premio Nobel. Dovrebbe essere chiaro, anzi non ci dovrebbe neppure essere bisogno di spiegarlo. Purtroppo lunico bipolarismo riuscito in questo paese riguarda la satira: nel senso che ognuno fa battute sulla parte politicamente avversa, e siamo a posto cos (tanto lEuropa su questo non ha da ridire). La parodia di Roberto Saviano (lasciamo le imitazioni ai comici di meno talento) tra i momenti sublimi dello spettacolo Resto Umile World Tour, assieme allo sberleffo canterino a Don Verz (sgridato al telefono da Berlusconi, perch tra tante ricerche non ce n mai una utile a risollevare lormai cedevole orgoglio virile) e alla canzone benefica Maremoto a Porto Cervo. S, c anche Nichi Vendola con laureola e la falce e martello in oro applicate sulla tunica bianca, che entra in scena sulle note di Jesus Christ Superstar (laureola di lampadine di accende a ogni s e per provarla viene buono se solo lo sapessi io sussulterei). S, ci sono anche un paio di canzoni brasiliane da sballo. Facciamola breve, si ride per due ore e il giorno dopo resta la mascella dolorante. Certo, pieno di parolacce e scurrilit. Allegre e felici, pronunciate a piena voce o sussurrate in musica come farebbe Checco dei Mod, uno stile canzonettistico che deve al Maalox pi di quanto debba al pathos: Crampi, dal mio culo tra un minuto sono tuoni e lampi. Per i principianti e per i timidi iscritti al corso Zalone 101 ci sono le variazioni su Chopin andate in onda alla Radio Svizzera, Rete 2: il canale che propone cultura e musica classica, per intenderci. Dove Checco Zalone, presentato come vincitore del concorso pianistico Chopin suonato con lorganetto Bontempi racconta episodi poco noti della vita del musicista polacco in terra pugliese. Nel corso avanzato bisogna dimostrare di conoscere almeno un film di Checco Zalone, preferibilmente Cado dalle nubi (il secondo, Che bella giornata ha incassato di pi, ma a noi rimasta una nostalgia per il primo, pi ruspante e oltraggioso). E bisogna ripassarsi le battute sui gay. Non colpa loro se invece della coppia di cromosomi XY hanno la coppia D&G. La battuta ricorda Sacha Baron Cohen in Bruno:

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SABATO 29 OTTOBRE 2011

La guerra delle garanzie

di Sandro Fusina

llesposizione di Milano del 1906, il padiglione dellAmministrazione del debito pubblico ottomano (Opda) non fu tra quelli che attrassero grandi folle. Non era molto imponente e aveva nel titolo debito, la parola che pi faceva orrore alla piccola borghesia del nord Italia, tormentata dalla paura di perdere quel poco di rispettabilit e di benessere conquistati a fatica e che le crisi ricorrenti sembravano minacciare di continuo. In realt, quello dellOpda era, dal punto di vista delliniziativa economica, tra i padiglioni pi promettenti di tutta la manifestazione. I visitatori vi si potevano informare sulle prospettive di investimento in quellimpero ottomano che, dopo essere stato per un paio di decenni una specie di cava da cui chiunque, stato estero o privato straniero, poteva portare via ricchezza, era diventato proprio grazie allAmministrazione del debito un buon luogo per investire lavoro, ingegno e capitali. Chi quattro anni prima, allEsposizione internazionale dArte decorativa moderna di Torino, era rimasto a bocca aperta davanti ai fantastici padiglioni costruiti in un liberty che rileggeva la Secessione viennese alla luce dellart nouveau francese, sapeva che lautore, larchitetto friulano Raimondo dAronco, aveva fatto la sua fortuna proprio a Costantinopoli, e proprio allombra dellOpda, per la quale aveva costruito (in stile neo ottomano e in collaborazione con larchitetto turco di origine francese Alexandre Vallaury) il prestigioso palazzo della sede centrale sul Bosforo. Se comprensibile che in mezzo a tante attrazioni esotiche come il quartiere del Cairo il padiglione dellOpda passasse inosservato a chi non avesse interessi economici specifici, meno spiegabile come mai unistituzione complessa, originale e incisiva come lAmministrazione del debito pubblico ottomano sia stata tanto trascurata e sottovalutata dagli storici, sia della politica sia delleconomia. I pochi che pure la ricordano la classificano tra gli episodi consimili nella storia dellimperialismo occidentale. Fino agli anni Cinquanta dellOttocento, il governo ottomano riusc a gestire il deficit di bilancio senza ricorrere direttamente al credito straniero, usando vari metodi come labbassamento del tenore delloro e dellargento monetati e lemissione di obbligazioni e banconote di dubbia legittimit. Tuttavia i capitali stranieri, non insensibili agli alti interessi offerti dal governo, entravano nel paese attraverso lintermediazione dei banchieri di Galata, il quartiere di Istanbul dove erano concentrate le attivit finanziarie. Perlopi greci, armeni, ebrei o in generale levantini, i banchieri di Galata avevano spesso legami diretti con gli istituti di credito stranieri o avevano aperto filiali nelle capitali occidentali. Prendevano a prestito allestero e prestavano al governo, ricavando importanti profitti. In questo modo il governo pagava pi caro il denaro, ma non doveva ricorrere direttamente al prestito straniero, e poteva quindi evitare di pagare un prezzo politico. Era consuetudine infatti che i prestatori internazionali, per acquistare obbligazioni, pretendessero concessioni politiche spesso imbarazzanti. La Porta temeva poi soprattutto leventualit di un intervento militare

COSI IL DEBITO PUBBLICO INGHIOTTI LIMPERO OTTOMANO


Il gran vizir Mustapha Rashid Pasha, a lungo ambasciatore a Parigi, fu il primo a sfidare il monopolio dei banchieri di Galata e a chiedere prestiti direttamente ai paesi stranieri. Da l in poi fu tutto un precipizio

facciale e a un interesse del sei per cento. Garantiva il prestito il tributo dellEgitto, depositato direttamente dal Khediv a Londra. Con la garanzia in cassaforte, il governo britannico pot sostenere sul mercato laffidabilit delle obbligazioni turche. Da un punto di vista finanziario il passo fu un successo, in quanto il governo turco riusc a ottenere a Londra capitali allinteresse effettivo del 7,9 per cento, contro i tassi dal dodici al diciotto per cento praticati dai banchieri di Galata. Quei tassi non erano per dettati da pura avidit, ma dalla scarsit di circolazione di liquido nellimpero e soprattutto dalla esasperante necessit che i banchieri avevano di ungere le ruote ai pi vari livelli dellamministrazione pubblica perch i tempi del rimborso non si allungassero troppo. Ma le necessit della guerra imposero di lanciare un nuovo prestito gi lanno seguente. Poich questa volta i cinque milioni di sterline richiesti erano destinati in toto a finanziare la guerra e ad acquistare armamenti in Europa, gli alleati francesi e inglesi garantirono completamente e direttamente il debito: questa volta le obbligazioni furono piazzate al 102,6 per cento del valore facciale, con un interesse del 4 per cento. A sua volta il governo turco garantiva gli inglesi con il tributo egiziano e le imposte doganali della citt di Smirne e della Siria. Come ebbe a dire uno dei pochi storici che si occup alla fine dellOttocento delle vicende del debito pubblico ottomano, le cattive abitudini si prendono presto ma molto difficile liberarsene. La Porta prese a finanziare il deficit con nuovi prestiti, garantiti sempre peggio e proposti a tassi dinteresse sempre pi alti. Non si trattava pi di necessit impellenti di guerra, i prestiti servivano a finanziare nuove linee ferroviarie, a fare fronte ai costi spropositati di unamministrazione corrotta e inefficiente e non ultimo a finanziare il lusso di una corte incapace di contenersi. Per prendere colore questi freddi discorsi finanziari hanno bisogno di fondali e di quinte. Fino a ora abbiamo intravisto solo la guerra di Crimea che nonostante la carica suicida a cavallo della brigata dei seicento di Balaklava contro i cannoni russi, nonostante i racconti di Sebastopoli di Lev Tolstoj, nonostante il romantico corpo di spedizione dei bersaglieri del regno di Sardegna e il colera del generale Alessandro La Marmora fu un episodio dei tempi moderni, con le truppe trasportate in navi a vapore e il fotografo Roger Fenton che si aggirava per accampamenti e campi di battaglia per documentare, per la prima volta nella storia, una guerra mentre si combatteva e si moriva ancora. E si intravedono, in trasparenza del mitico tributo egiziano, i riflessi di quel canale di Suez che avrebbe cambiato per sempre la geometria dei rapporti commerciali e che, costruito dai francesi, avrebbe sancito per mezzo secolo, grazie a una furba operazione finanziaria, il predominio economico della Gran Bretagna. Ma gli anni in cui, con una ragionata operazione di ingegneria finanziaria, si avvia quel debito ottomano destinato a diventare colossale e in Crimea si argina il sogno russo di tracimare nel Mediterraneo a spese dellimpero ottomano, e Ferdinand de Lesseps traffica per scavare il suo canale, sono gli stessi anni (uno pi uno meno) in cui la principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso, spossata dalle rivoluzioni e dalle repressioni, tenta una vita

La Porta temeva soprattutto leventualit di un intervento militare delle potenze creditrici in caso di difficolt a onorare il debito
delle potenze creditrici in caso di difficolt a onorare il debito. Fu il gran vizir Mustapha Rashid Pasha, che era stato a lungo ambasciatore a Parigi, a decidere di sfidare il monopolio dei banchieri di Galata. Nel 1850 firm un prestito per cinquantacinque milioni di franchi. Liniziativa gli cost la carica e il governo turco denunci il contratto. Ma gi nel 1854 le necessit della guerra di Crimea costrinsero il governo a rivedere la posizione. Per la prima volta, con il sostegno degli alleati francesi e britannici, limpero turco ricorse al prestito internazionale. In Gran Bretagna furono messe in vendita obbligazioni per tre milioni di sterline allottanta per cento del valore

Sono gli anni in cui vanno di moda i pittori orientalisti e gli oggetti dartigianato e antiquariato ottomano riempiono i salotti
nuova in una valle sperduta a nord di Ankara. Con la figlioletta attraversa a cavallo in corteo lAnatolia e la Siria per andare a visitare Gerusalemme, e visita harem dogni sorta e ogni dimensione. Li descrive, forse per la prima volta, con gli occhi di una donna che ha visto davvero e non con gli occhi dellimmaginazione turbata dei poeti romantici, che sembrano non poter pi vivere e scrivere se, per qualche mese o qualche anno, non si perdono tra le medine, le valli e i deserti dellimpero ottomano in disfacimento. Sono gli anni in cui Emilio Dandolo, per cercare di dimenticare la morte del fratello Enrico, varesino caduto per la Repubblica romana, scende il Nilo per fini-

Amedeo Preziosi (La Valletta 1816-Istanbul 1882), Donne ottomane (collezione privata)

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re a inebriarsi con pipe dhashish e uri terrene su una barca a valle di Khartum. Sono gli anni della gran voga dei pittori orientalisti, quando gli oggetti dartigianato e antiquariato ottomano e islamico riempiono i salotti perfino nelle citt di provincia, e le cartelle dei prestiti ottomani le cassaforti degli investitori di mezza Europa. Il governo di Istanbul non aveva gli strumenti adeguati per redigere bilanci attendibili dellandamento fiscale e finanziario. Per essere appetibili, le obbligazioni dovevano essere garantite con entrate certe e liquide, esigibili senza spese ulteriori, come il tributo egiziano del 1854 e 55. Garanzia perfetta, soprattutto quando, come nel 1855, era a sua volta garantito da una solida banca inglese. Quelle condizioni erano per irripetibili. Di anno in anno le obbligazioni venivano piazzate a un valore molto pi basso di quello facciale, con interessi molto alti, anche superiori al nove per cento. Secondo un osservatore (Caillard, The Truth about turkish finances, 1885), il sistema con cui era stilato il bilancio illustrava i mali della decentralizzazione finanziaria nella loro forma pi acuta. Limpero ottomano era diviso per scopi amministrativi in 31 vilayet o province. Ognuna di queste presentava un proprio bilancio redatto in modo fantasioso e approssimativo, ma sempre con lintenzione di pagare meno imposte alle casse dello stato. Il governo, che pure mancava di metodo e di competenza, non poteva che calcolare il bilancio complessivo sui dati inattendibili, sia per incapacit sia per dolo, dei vilayet. Per risolvere il problema non bastarono i successivi provvedimenti di razionalizzazione del sistema finanziario, n la creazione di una banca di stato, la Banque imperiale ottomane, con il privilegio esclusivo di emettere banconote, il compito di tenere i conti del governo, a Istanbul e dovunque vi fosse una filiale della banca, di raccogliere le imposte nei vilayet periferici e di fornire al governo prestiti a breve termine. Tutto questo non bast ad avere la meglio sul marasma fiscale. Anno do-

Amedeo Preziosi, Danza di dervisci

zantino che il sistema baco da seta e gelso fu importato dalla Cina e in Europa. La produzione della seta aveva avuto nel corso dei secoli alti e bassi. Tra il 1850 e il 1860 era per aumentata al ritmo del 15-20 per cento allanno, in seguito allavvento in Europa della pebrina, la malattia provocata dal parassita Nosema bombycis che portava alla morte il cento per cento delle larve nate da uova infettate. Quel flagello era arrivato infine anche nellimpero. Non era bastato importare bachi giapponesi indenni, n cercare di applicare i sistemi di cura scoperti da Pasteur. Inoltre la situazione commerciale si era aggravata, poich lapertura del canale di Suez permetteva di riversare in occidente grandi quantit di seta cinese a buon mercato. LOpda invit Louis Pasteur in persona ad avviare un programma di risanamento e, soprattutto, apr a Bursa, fin dal Medioevo il maggior centro di produzione e di commercializzazione della seta, una efficientissima scuola per diffondere le tecniche moderne di allevamento. Il risultato fu che gli allevamenti si diffusero rapidamente in tutto limpero, mettendo i produttori in grado di beneficiare dellesplosione della richiesta mondiale di seta grezza che si verific negli anni Novanta del Diciottesimo secolo. Da un punto di vista quantitativo la tassa sugli spiriti non fu altrettanto importante. La legge islamica non permetteva il consumo di bevande alcoliche. Tuttavia latteggiamento delle autorit oscillava nel tempo tra la proibizione assoluta e il riconoscimento implicito della produzione di vino attraverso una tassa sulluva messa a fermentare. La tassa era stata tolta, per ricomparire come tassa sul consumo in locali e ristoranti, che potevano servire alcol purch si trovassero almeno a duecento metri prima e cento poi da unistituto religioso. Anche in questo caso, semplicemente con la resistenza e il contrasto alla corruzione e allinefficienza amministrativa, lOpda riusc a aumentare il gettito di circa il centocinquanta per cento. E trov il modo di razionalizzare, facendo venire esperti ittiologici dallEuropa per censire la popolazione ittica e insegnare metodi

Il 1875 fu lanno dei disastri. In diverse province il raccolto fu scarso, ai limiti della carestia. Poi vennero le inondazioni e pure le epidemie
po anno, linteresse reale delle nuove emissioni aumentava. In una situazione di sofferenza, dopo che la Bio aveva assunto il carico di tutte le finanze dellimpero, con il compito di tesoriere e di ufficiale pagatore, il governo ottomano riusc a piazzare di nuovo un prestito di quaranta milioni di sterline. I commentatori internazionali che lo considerarono un successo non tennero abbastanza conto del fatto che le obbligazioni al cinque per cento erano state piazzate al 43,5 per cento del loro valore nominale, portando cos linteresse reale intorno all11,5 per cento, il pi alto mai pagato dal governo turco. Un ventennio di uso improduttivo dei prestiti, per importare beni militari o beni di consumo, non aveva fatto che ingrossare il debito in modo preoccupante. Il 1875 fu per limpero un anno disastroso: in diverse province un raccolto particolarmente scarso minacci carestie. Il governo dovette intervenire inviando derrate alimentari. Poi fu la volta di inondazioni catastrofiche, quindi tocc alle epidemie. Il governo si trov di fronte a spese impreviste. Non solo: le calamit ridussero di molto il gettito delle imposte e assottigliarono i famosi tributi tanto apprezzati a Londra come garanzia del debito. Il 6 ottobre 1875 il gran vizir dichiar default parziale nel pagamento degli interessi dei debiti stranieri. Scoppiarono anche disordini nelle province balcaniche della Bosnia e dellErzegovina, mentre in Bulgaria ci fu una repressione feroce che cost allimpero turco la simpatia della Gran Bretagna. La Russia, che aveva fomentato i disordini, evit di intervenire finch non si garant la neutralit dellAustria e della Gran Bretagna. LAustria si assicur il possesso della Bosnia e dellErzegovina, la Gran Bretagna si accontent della promessa che la Russia non avrebbe toccato Costantinopoli e soprattutto lEgitto, dagli inglesi considerato cosa loro dopo lacquisto della maggioranza del pacchetto azionario del Canale di Suez. La guerra dur quasi un anno. Per la Turchia, gi in affanno, fu un immenso sforzo finanziario che non evit un tracollo immane. La pace venne siglata al Congresso di Berlino, alla corte dellonnipotente cancelliere Otto von Bismarck. Nei Balcani, conquistati in due secoli di spedizioni vittoriose, alla Turchia non sarebbero rimaste che la Tracia e lAlbania. La Gran Bretagna avrebbe fatto poi in modo che non si formasse la progettata grande lOpda lamministrazione diretta, la receipt e lesazione, per mezzo di propri agenti, delle imposte cedute al servizio del debito. Aveva il potere di nominare e licenziare gli impiegati che erano considerati statali. Il governo era anche tenuto a fornire allOpda, nellesercizio della sua amministrazione, tutta lassistenza generale compatibile con le istituzioni esistenti e a provvedere alla protezione militare per garantire la sicurezza delle sedi principali e dei servizi locali. LAmministrazione era largamente indipendente dal governo ottomano. Il quale poteva mandare un commissario alle sedute regolari dellAmministrazione ed esaminare i libri contabili, ma non poteva interferire con le operazioni. In caso di disaccordo tra il governo e il consiglio, decideva un panel darbitrato che consisteva in quattro membri (due nominati dal consiglio e due dal governo e un quinto scelto dagli stessi arbitri, se necessario). Per i termini del decreto, alla Opda venivano assegnate le entrate derivanti dai monopoli dei sali e dei tabacchi, i francobolli e le marche da bollo, la tassa sugli spiriti, la tassa sul pesce, il dazio sulla seta di certi distretti, il tributo della Bulgaria, le entrate della Rumelia orientale e il surplus delle entrate di Cipro fino allestinzione completa del debito. Poich il governo ottomano continuava a prendere prestiti allestero, il controllo dellAmministrazione sulle risorse delleconomia ottomana sarebbe continuato fino allo scoppio della Prima guerra mondiale, agendo come uno stato nello stato e controllando circa un terzo delle entrate dello stato. Ispirato dalle attuali vicende finanziarie internazionali, Murat Bilal, professore assistente presso il dipartimento di Economia dellUniversit di Istanbul, ha pubblicato uno studio intitolato The Political Economy of Ottoman Public Debt (Tauris Academic Studies prodotto dalla casa editrice I. B,. Tauris Publishers, Londra-New York, 2010). Scrive Bilal: Nella letteratura, lOpda spesso descritta semplicemente come un agente ufficiale dei capitalismi occidentali. Un approccio di questo genere considera il capitalismo occidentale come unentit monolitica e trascura il fatto che differenti gruppi capitalisti, anche della stessa origine nazionale, potessero avere interessi conflittuali su una serie di questioni. I membri dellOpda erano nominati direttamente dalle organizzazioni dei creditori dei paesi interessati. Quindi erano responsabili prima di tutto di fronte ai creditori. Non c dubbio che i rappresentanti erano sotto linfluenza del loro governo, talvolta addirittura scelti con cura dallo stesso governo. Ma talvolta entravano in conflitto con la politica generale del loro governo per proteggere gli interessi degli investitori. Ora gli interessi degli investitori erano strettamente legati ai buoni risultati delleconomia ottomana e non potevano essere soddisfatti da intenzioni di pura rapina. Il fallimento di diversi paesi debitori non ha prodotto che fasci di carta straccia, valigiate di obbligazioni destinate a ingiallire in un ripostiglio. La creazione dellOpda aveva significato una differenza vistosa con le intenzioni del Trattato di Berlino, che aveva raccomandato alla commissione finanziaria dellAmministrazione di basarsi sulla protezione diretta dei paesi interessati. Non era stato solo il timore di interventi militari a informare il decreto di Muharren. La Porta ottomana era consapevole che non avrebbe potuto rimettere in piedi leconomia con le sue sole forze. Nei primi mesi del 1881 la situazione finanziaria era grave come al solito. Secondo una valutazione del Crdit Lyonnais, le entrate di giugno per lanno in corso erano stimate sotto i dieci milioni di lire turche, con un deficit di almeno tredici milioni. Il palazzo aveva avuto difficolt a pagare gli stipendi. Allo sciopero del personale avevano aderito persino i cuochi di corte. Lunico modo di intervenire su questa realt era di riformare una burocrazia disorganizzata, disonesta, disattenta. Daltra parte la concessione allOpda del diritto di esigere certe tasse non costituiva una perdita di sovranit, pi di quanto lo fosse la concessione a un privato di esigere certe tasse, pratica molto diffusa nel passato non solo nellimpero ottomano e forse ancora non del tutto scomparsa. I risultati furono allaltezza delle aspettative. Lintroito pi importante ceduto allOpda fu il monopolio sul sale. Era stato creato nel 1862, ma funzionava a stento. Limpero era molto ricco, sia di saline marine sia di miniere, ma il successo del monopolio era compromesso soprattutto dal contrabbando. Esisteva un piccolo contrabbando locale, praticato dai lavoratori delle saline e delle miniere, molto difficile da controllare, ma era diffuso anche un grande contrabbando internazionale, reso redditizio dallinsufficienza della rete ferroviaria e statale. Per combatterlo, lOpda si era assicurata la produzione del sale di Creta e di Samos, grandi fonti di rifornimento dei contrabbandieri, i quali per non si erano lasciati scoraggiare e avevano cominciato a rifornirsi a Cipro e in Crimea. Il traffico clandestino nel Mar Nero fu tuttavia minato da unepidemia di colera che permetteva il controllo sistematico delle navi in alto mare per garantire la quarantena. I contabili dellOpda poterono constatare con soddisfazione che in un anno le entrate erano aumentate del cinquanta per cento. Nello Yemen per i nomadi attaccavano regolarmente le carovane del sale per sparire immediatamente nel deserto da cui erano spuntati allimprovviso. Nella partita doppia di quella filiale lontana dellOpda la voce imposta sul sale era pi efficenti di pesca, la pesca nelle acque di Costantinopoli e adiacenze. Combinata con la razionalizzazione del monopolio del sale, la pesca praticata con sistemi pi moderni increment le esportazioni di pesce conservato. Il capolavoro dellOpda fu per loperazione che port alla fondazione della Socit de la Rgie cointeresse des Tabacs de lEmpire Ottoman. Il decreto di Muharrem riconosceva allOpda il diritto di trasferire i diritti dei monopoli del sale e del tabacco a terzi. LOpda mantenne il monopolio del sale, poco ambito e difficile, mentre per il tabacco assegn una concessione trentennale a un consorzio di banche con alla testa lImperial ottoman bank. Fu fondata cos la celebre Socit de la Rgie che fino alla guerra mondiale e oltre avrebbe inviato i propri graditissimi prodotti dovunque in Europa e in America. Il motivo per il quale lOpda aveva rinunciato a gestire in prima persona un monopolio cos redditizio era la difficolt di evitare le frodi fiscali. I produttori privati mettevano fascette fiscali di terza categoria ai prodotti di prima ed erano pronti a corrompere con somme equivalenti allo stipendio di un anno persino i funzionari dellOpda. Era meglio che la produzione di tabacco fosse completamente gestita dal monopolio. Per la gestione di unimpresa di tali dimensioni lOpda non aveva i mezzi e gli strumenti. Come non aveva i mezzi per contrastare in modo efficace lo spropositato volume del contrabbando. Per questo aveva favorito la concessione al consorzio di banche, ottenendo il pagamento fisso annuale di 750 mila lire turche. Grazie allimpresa dellOpda, la Porta si trov ad avere un accesso molto facilitato al credito internazionale. Ma che questo bastasse a frenare il rapido declino di un impero che per un paio di secoli aveva minacciato lesistenza stessa della civilt europea non si pu dire.

Il trattato chiedeva alla Turchia un comitato internazionale che gestisse le risorse dellimpero destinate alla copertura del debito
Bulgaria e che loccupazione russa in Bulgaria non durasse troppo a lungo: il tributo bulgaro era buona garanzia del prestito. Il trattato di Berlino si occupava ovviamente anche del debito ottomano. I nuovi stati indipendenti nei Balcani sarebbero stati responsabili di una quota parte del debito. La delegazione russa accett che il debito contratto dalla Turchia prima della guerra avesse la precedenza sullindennit di guerra. Ma soprattutto nel trattato si raccomandava alla Turchia di creare un comitato internazionale che gestisse le risorse dellimpero destinate alla copertura del debito. Nel 1881 il sultano Abdulhamid II eman il decreto di Muharren che fondava Opda. Con il decreto, il sultano contava di assicurarsi nuovi prestiti, e sperava anche di evitare di mettere le finanze pubbliche direttamente nelle mani delle potenze straniere, come le potenze europee avevano proposto nel congresso di Berlino del 1878. Nonostante i patenti legami che i membri dellOpda avevano con i loro governi, lOpda era dichiaratamente privata. Il consiglio era costituito da due membri francesi, da un membro austriaco, uno tedesco e uno italiano, un membro del governo turco e un membro in comune tra Gran Bretagna e Olanda. I membri stranieri erano designati dalle banche, dai possessori di bond e, nel caso dellItalia dalla Camera di commercio di Roma. Il decreto di Muharren assegnava al-

LAmministrazione del debito pubblico prese provvedimenti lungimiranti ma insufficienti a evitare il declino
molto vicina allo zero. La partita doppia, finora sconosciuta nellimpero e usata prima solo dalla Banca ottomana, peraltro di recente formazione, non fu che una delle innovazioni di tecnica commerciale introdotte dallOpda che contribuirono a promuovere la svecchiamento delle istituzioni e furono alle radici della Turchia repubblicana e moderna. La tassa che cre allOpda pi problemi e contrasti con lamministrazione pubblica fu proprio quella che sulla carta doveva essere la pi promettente. Il bollo sui contratti commerciali era stato introdotto nellimpero solo nel 1862. Ma poich era assurdamente alto, non aveva fatto che confermare la tradizione coranica a stipulare i contratti commerciali sulla parola. I commercianti stranieri che ricorrevano a contratti scritti erano inoltre esenti dal bollo. Tutto il lavoro dellOpda fu di convincere lamministrazione ad abbassare vistosamente limposta del bollo, di renderlo obbligatorio almeno negli atti pubblici e di abolire lesenzione per gli stranieri. Poich sotto questo ultimo aspetto gli interessi dei commercianti stranieri si trovarono in conflitto con quelli dei detentori di titoli di stato, il contrasto tra lOpda e le rappresentanze commerciali straniere illustra in modo chiaro il meccanismo della sostanziale indipendenza dellOpda da interessi stranieri che non fossero quelli dei creditori del debito pubblico. Come noto, fu attraverso limpero bi-

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I NIPOTI DEI BUDDENBROOK


Liti tra eredi, tra padri e figli: le grandi famiglie delleditoria tedesca sono un buon soggetto da romanzo

Una scena di Buddenbrooks di Heinrich Breloer (2008), film tv tedesco tratto dal romanzo di Thomas Mann

di Andrea Affaticati

ualche settimana fa, in occasione della Fiera del libro di Francoforte, i critici tedeschi hanno scritto entusiasti che finalmente sono tornate sulla scena letteraria le saghe familiari di ampio respiro. A dire il vero una constatazione un po curiosa, visto che negli anni passati il filone stato ampiamente rappresentato, soprattutto attraverso le storie di grandi famiglie ritrovatesi a fare i conti con il regime comunista nella Ddr (una su tutte: La torre di Uwe Tellkamp, tradotta anche in italiano da Bompiani). Insomma, pi che di una riscoperta, si pu parlare di una tenuta del soggetto, di questo sguardo rivolto al passato per realizzare, attraverso vicende familiari, anche grandi affreschi storico sociali della Germania. Quello che invece si potrebbe definire pi nuovo un genere di romanzo familiare, meno ambizioso sotto il profilo letterario, ma in compenso per quanto involontariamente senza soluzione di continuit tra finzione e realt. Quasi delle opere in progress, dove il romanzo stesso giusto un tassello. E il caso del nuovo libro della terribile Charlotte Roche (autrice di Zone umide, romanzo che avrebbe voluto incitare a un nuovo genere di femminismo, senza pi pudori verso il proprio corpo). Il titolo del suo nuovo libro Schogebete, parola composta di non facile traduzione. Tenendo per conto dellargomento prediletto dallautrice, si potrebbe giocare di fantasia e suggerire a un eventuale editore italiano Preghiere del basso ventre. Per quanto in questa nuova fatica letteraria Roche prenda spunto dalla famiglia, in particolare dalla tragica morte di tre suoi fratelli nel 2001 in un incidente stradale, non smette per di approfondire il tema del piacere fisico. Inutile dire che il libro finito subito ai primi posti delle classifiche dei bestseller dello Spiegel. Successo dovuto, non ultimo, al vespaio di rancori, dolori, rimostranze che ha scatenato tra i familiari, e di cui i giornali hanno puntualmente informato i lettori. Il patrigno, con il quale Roche non parla da anni, si

detto costernato, accusandola di aver cercato di impossessarsi dei verbali di quel tragico incidente; la madre, nel frattempo trasferitasi in Africa dove lavora per una onlus, non ha parole. Nemmeno deve averle, visto che la figlia ha rotto anche con lei. La scrittrice si detta choccata dalla reazione dei parenti, perch questo libro stato un modo per superare il trauma. I tedeschi, grandi estimatori della buona letteratura, non disdegnano tuttavia quella, diciamo, pi di intrattenimento. Lo dimostra il caso Roche e lo conferma la soap opera, cos stata soprannominata, dei Neven DuMont. Un cognome che rimanda a una delle dinastie di editori tra le pi antiche in Germania. Giusto qualche giorno prima dellapertura della Fiera di Francoforte, il patriarca Alfred Neven DuMont presentava e le testate del gruppo DuMont Schauberg (in tutto quattordici, tra queste anche la Frankfurter Rundschau, la Hamburger Morgenpost e la Berliner Zeitung) recensivano il suo romanzo Die Rckkehr des Vaters (Il ritorno

Il libro di Neven DuMont, proprietario di un gruppo di 14 testate: una storia che rimanda ai forti contrasti con lultimogenito
del padre). Storia di un ottuagenario che il giorno del quarantaduesimo compleanno del figlio stimato funzionario di banca, felicemente sposato con prole irrompe dal nulla nella vita dello stesso, scombussolandola non poco. Il figlio lo aveva sempre creduto morto, e invece il genitore non solo vivo e vegeto, ma anche molto pi affascinante e vitale del figlio. Il vecchio Neven DuMont giura di aver scritto la storia prima della grande rottura con lultimogenito Konstantin. Ma se da un lato si sarebbe tentati di credergli gli affari di famiglia dei DuMont, per lo meno fino allanno scorso, sono sempre stati protetti da una rigorosa cortina di riservatezza dallaltra non si pu non riconoscere nelle due figure protagoniste del romanzo padre e figlio in carne e ossa. Gi lidea di scrivere un romanzo che ha per soggetto due personaggi che sembrano la fotocopia di Neven DuMont senior e junior suona di per s bizzarro, se poi ci si aggiunge che il patriarca reale risulta molto pi sveglio dellerede, non ci vuole n una simpatia particolarmente forte per Freud e nemmeno una vena di cinismo eccessivamente sviluppata per trarre delle conclusioni. Anche perch, a volerla dire tutta, non che al patriarca mancassero altri soggetti familiari per distrarsi dalla routine. Lui stesso nipote del famoso pittore di corte dellOttocento Franz von Lenbach (con tanto di museo a lui dedicato a Monaco), mentre la moglie Hedwig una principessa Auersperg, un casato au-

striaco che sotto gli Asburgo ebbe un ruolo rilevante in campo militare. Bastava che guardasse linfilata di ritratti di avi che pendono dalle pareti della sua villa a Colonia, una vera e propria pinacoteca araldica. Il fatto che per Neven DuMont senior la famiglia pare essere uninesauribile fonte di ispirazione. Non la prima volta che la usa come soggetto, e non la prima volta che il pi giovane dei suoi figli non ne esce proprio benissimo. E stato cos anche per il libro precedente. Gi in quelloccasione i giornali sottolinearono il ritratto poco edificante che il padre aveva fatto del figlio, e Neven DuMont senior si era premurato di assicurare allultimogenito che il personaggio del romanzo non aveva nulla a che vedere con lui. Konstantin allora laveva tranquillizzato, dicendogli di non preoccuparsi, che lo sapeva. Questa volta invece, il rampollo potrebbe mostrarsi assai meno comprensivo, anche perch le cose tra lui e il padre si sono guastate di brutto. Diversamente dal libro di Roche, quello di Neven DuMont nelle classifiche non ancora entrato. Sar perch i lettori seguono appassionatamente la vicenda sui giornali e il libro per molti solo uno dei tanti tasselli che compongono il puzzle di questa dinastia, della quale si occupa quasi quotidianamente la stampa. Tre sono i figli di Alfred Neven DuMont: due maschi, Markus e Konstantin, e una femmina, Isabella. Da dodici generazioni limpresa passa da padre in figlio (ovviamente il primogenito). E cos era scontato che fosse Markus a succedere un giorno al padre alla guida del gruppo DuMont Schauberg. Unimpresa di tutto rispetto, con un fatturato di 711 milioni di euro, 4.200 dipendenti e partecipazioni, oltre che nella carta stampata, anche in molte televisioni private. Solo che Markus aveva ereditato i geni del nonno Lenbach, voleva fare lartista, e cos si era ribellato. Si dice che frequentasse compagnie poco raccomandabili, che avesse cominciato a drogarsi. Sta di fatto che nel 1995 Markus, non ancora trentenne, muore. A quel punto il padre si concentra su Konstantin, mentre la figlia Isabella non viene nemmeno presa in considerazione. Konstantin personaggio dalle mille idee, spesso per troppo strambe, difficilmente concretizzabili. Il padre lo manda a studiare in America, nellOregon, dove frequenta la facolt di Giornalismo. Una volta tornato, nel 1994, viene introdotto nel gruppo. Il passaggio di consegne deve avvenire in modo graduale, cos Konstantin si occupa di singole testate, ne diventa direttore amministrativo e solo nel gennaio del 2009 viene finalmente ammesso ai piani alti del quartier generale di Colonia, viene cio eletto nel consiglio di amministrazione della DuMont Schauberg. Oggi i giornali scrivono che le ambizioni del padre sono state fatali per entrambi i figli maschi. Troppe pressioni, troppe

aspettative, troppa poca attenzione alle inclinazioni dei ragazzi. Insomma una storia in perfetto stile Buddenbrook. Konstantin cerca di mostrarsi allaltezza delle aspettative ed esagera. Quasi subito manifesta manie di grandezza e una sospetta sicurezza nelle proprie capacit (i giornali annotano ironici: Neanche avesse frequentato Harvard). Gi poco tempo dopo aver messo piede nellazienda, Konstantin dice di sentirsi pronto per i piani alti. Ma una volta che ci si insedia inizia il deragliamento. Vuole rivoltare il gruppo come un calzino, e visto che nessuno gli d retta, inizia a scrivere numerosi blog, tutti sotto pseudonimo. Blog nei quali fa autocoscienza oppure esprime giudizi tuttaltro che benevoli sullazienda di famiglia. Le voci allinterno del gruppo sono sempre pi preoccupate, gli altri membri del consiglio di amministrazione parlano con il vecchio Neven DuMont, lo spingono infine a intervenire. Deve allontanare il figlio che sta creando gravi danni di immagine (fra i tanti danni, non si stancano di ricordare i giornali, quello di usare lo stuzzicadenti durante una cena ufficiale). Neven DuMont senior, che nel gruppo riveste la carica di presidente del consiglio di sorveglianza, per un po cerca di fargli scudo, ma alla fine deve cedere e lo scorso dicembre lo mette alla porta. Konstantin reagisce rabbioso. Si sente un incompreso: si era speso per il ritorno a un giornalismo di qualit, dinchiesta, aveva grandi progetti su come trasformare le edizioni on line in galline dalle uova doro. Peccato che, a sentire gli altri amministratori, le sue idee fossero del tutto irrealizzabili. Konstantin minaccia di farsi liquidare la sua quota per fondare un nuovo giornale ma, a mano a mano che passa il tempo, le sue proteste, le sue rimostranze, le sue minacce diventano sempre pi flebili. In un recente articolo dello Spiegel, il vecchio Neven DuMont si chiedeva che cosa mai avessero sbagliato lui e la moglie con questo ragazzo. Lavevano viziato troppo? C in questa vicenda anche un altro risvolto amaro, che il vecchio fa fatica a mandare gi. Un tempo gli sarebbe bastato telefonare ai vari Bucerius (fondatore della Zeit), Augstein (Spiegel), Nannen (Stern) e chiedere loro di chiudere un occhio sulle impertinenze del ragazzo: la cosa sarebbe finita l. Ora, invece, lunico ad aver avuto un minimo di riguardo stato Mathias Dpfner, il grande capo dellAxel Springer Verlag. Ledizione di Berlino della Bild stata clemente. In compenso, per, andata gi ancora pi pesante ledizione locale di Colonia. Sar perch concorrente diretta del tabloid Express di propriet del gruppo DuMont, e si sa che in questi casi la regola : mors tua vita mea. Neven DuMont si dovuto rendere conto di essere ormai lultimo di quella generazione di editori e direttori di testate che hanno contribuito alla rinascita del

giornalismo tedesco nel Dopoguerra. Una cricca, come spesso veniva definita, dove per vigeva un minimo di fair play. Oggi invece ci sono solo pescecani, constata amaramente. Insomma, al vecchio Neven DuMont non solo tocca fare i conti con la propria famiglia che perde i pezzi, ma anche con quella pi allargata dei grandi editori della carta stampata, che nellultimo decennio si allevata in seno un nido di serpi. Una constatazione che, giusto qualche settimana fa, ha avuto lennesima conferma. A sperimentarlo sulla loro pelle sono stati gli eredi di Erich Brost e Jakob Funke, fondatori del gruppo editoriale Waz. Un gruppo che, con 1,1 miliardi di euro di fatturato e 17 mila dipendenti, si colloca dopo lAxel Springer Verlag, ed una potenza soprattutto nelle testate regionali e nel mercato dei mass media dellEuropa dellest. Ciononostante, la Waz naviga da tempo in acque non proprio tranquille. Tra le cause di queste difficolt ovviamente i risvolti della crisi, la rivoluzio-

Guerra di successione alla Waz: morti i due fondatori, prevalgono gli screzi familiari. E il timone passato alle donne
ne dei media on line, ma anche gli screzi familiari. Morti Funke e Brost, le quote del gruppo sono state suddivise al cinquanta per cento tra gli eredi dei due fondatori. Peccato che tra i due rami esista una incompatibilit di fondo. I Brost sono sempre stati cristianodemocratici, mentre i Funke socialdemocratici. Essen, la citt dove la Waz ha il suo quartier generale, si trova inoltre nel Nordrhein-Westfalen, Land che fino al 2005 stato la roccaforte dellSpd. Questa differenza politica si fatta sentire negli anni anche sullamministrazione del gruppo, bloccandone strategie di consolidamento e di espansione. Cos, per mettere fine a questa guerra intestina, ora che anche la vedova Brost morta, gli eredi di questo ramo hanno deciso di vendere le loro quote, e la figlia di Jakob Funke, Petra Grotkamp, e suo marito Gnther si sono offerti di riscattarle per un controvalore di 470 milioni di euro. Un prezzo non certo da capogiro, ma accettabile. Laccordo era gi in dirittura darrivo, quando dun tratto si messo di mezzo Dpfner, facendo sapere che lAxel Springer Verlag era interessata a comperare parti del gruppo Waz, per esempio le partecipazioni nellEuropa dellest, ma anche tutta la Waz, per un ammontare di 1,4 miliardi di euro. Per i Grotkamp, che pensavano di avere gi le quote dei Brost in tasca, stata una doccia fredda. Il loro rappresentante legale ha replicato seccamente: Visto lo stile della casa, mi chiedo se non sia il caso di scrivere una lettera al-

la signora Friede Springer proponendole lacquisto da parte nostra dellHamburger Abendblatt e di altre testate. Incursioni di questo tipo normalmente le fanno gli squali dellalta finanza. I giornali per settimane si sono chiesti il perch di questa intromissione. Dpfner non affatto interessato alla Waz, dunque, cos deducono, voleva solo far salire il prezzo del pacchetto azionario in vendita. Un ragionamento che non fa una piega, ma il settimanale Zeit, al quale questa spiegazione parsa forse troppo semplice, s preso la briga di scavare un po pi a fondo. E qualcosa ha trovato. Una decina di anni fa, il figlio adottivo del vecchio Brost, Erich Schumann, aveva tentato unoperazione simile a danno dellAxel Springer Verlag. Schumann era andato direttamente da Friede Springer per proporle una fusione dei due gruppi. Dpfner allora non era ancora amministratore generale, ma era gi membro del consiglio. Che si tratti di una vendetta servita fredda per essere stato bypassato? Friede Springer aveva declinato la proposta, Schumann non si era arreso subito. Cera voluto lintervento deciso di uno dei soci della Waz Se Friede Springer contraria, allora questa fusione non si fa per farlo desistere. Il socio che allora prese le parti di Friede era Petra Grotkamp. La signora Springer le fece pervenire un biglietto nel quale la ringraziava e si diceva fiduciosa di poter contare sulla sua parola. E cos fu. Chiss che, dopo lincursione di Dpfner, Friede abbia ricambiato il favore. The times they are a-changin, anche se qualcosa del vecchio fair play che un tempo contraddistingueva la famiglia degli editori potrebbe essere sopravvissuto. E vero che nel frattempo non c pi la cricca, che al posto loro sono arrivati i manager, gli squali. Ma anche vero che alla testa dei grandi gruppi sono arrivate, nel frattempo, tutte donne. Alla coppia Friede Springer e Petra Grotkamp si infatti aggiunta Isabella Neven DuMont. Il patriarca, infine, si risolto a rimpiazzare Konstantin con la figlia. Forse questa rivoluzione potrebbe dargli anche lo spunto per il prossimo romanzo di famiglia.

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SABATO 29 OTTOBRE 2011

di Fabiana Giacomotti

i bei tempi in cui ci si poteva permettere di ammalarsi di sindrome da acquisto compulsivo e si applaudivano le sue vittime letterarie, le Rebecca Bloomwood e le Bergdorf Blondes che spendevano diecimila dollari in un abito da sera prt-porter, i negozi di abbigliamento si chiamavano boutique, definizione appena esotica e un po burina, da benessere di fresca acquisizione come in effetti era, e lestrazione del portafoglio dalla borsa shopping, esotismo doltremanica che rendeva la caccia allabito e il suo pagamento un atto dinamico ben prima che voluttuoso. Footing, jogging, shopping: le finte bionde vanziniane, non a caso, lo praticavano in scarpe da ginnastica e jeans, tenuta casual che veniva sparigliata dallabbinamento di una pelliccia di visone selvaggio montata a canne, lunga fino ai piedi, e una profusione di orecchini e braccialetti tennis in brillanti, a mo di monito per le commesse del quadrilatero milanese e del corso Italia di Cortina e di segnalazione alle altre finte bionde. Negli anni dello shopping compulsivo, il trattamentoPretty Woman (ci spiace, non abbiamo niente per lei, accompagnato da una scrollatina di spalle e un sorrisetto di sufficienza) era infatti lincubo delle avventizie del centro citt e lo spettro delle titolari di carte di credito a limite fisso e contenuto: le incerte si premunivano adottando tenute eclettiche, apparentemente non-

vane designer sarebbe disposto a pagare, che in effetti quanto fanno i marchi pi affermati organizzandovi delle serate con dj set e vetrina dedicata durante le giornate di Pitti Uomo), e per il cliente finale, che nessuno oserebbe definire consumatore perch tale solo quando compra yogurt e detersivi, non abiti da sera, un motivo in pi per frequentare il concept store. Il capo di ricerca, che sfumatura semantica superiore alla mera, abusata tendenza in quanto presuppone sia da parte del buyer sia del cliente un impegno, se non proprio culturale, almeno di conoscenza delle tecniche di costruzione di un abito e dellevoluzione della moda nei mercati emergenti, infatti diventato uno degli elementi differenzianti della socialit serale, il momento in cui le signore confrontano carriera, mariti, bambini e la propria riuscita in ognuno di questi campi. Sono i momenti in cui sfoggiare il nome dello stilista turco Zeynep, del serbo Dusan Paunovic o, appunto, dellinglese Mary Katrantzou, lunica forse carissima in un panorama altrimenti esclusivo solo in termini di gusto, offre vantaggi apprezzabili, evidenti anche dallespressione di disappunto di chi continua invece a comprare le borse del marchio globale, quello che si trova identico a Roma come a Shanghai e che il concept store tiene non tanto per fare cassa ma per garanzia, cio per dimostrare al cliente smarrito, incerto sul proprio gusto e le proprie capacit di scelta, che qualunque oggetto comprer in quel negozio sar comunque un acquisto riuscito.

Lo shopping ha superato il proprio limite di scambio commerciale per trasformarsi in momento culturale, quasi mistico
chalantes, che avrebbero dovuto dare limpressione di uneleganza non studiata, trasandata, naturale, e che naturalmente testimoniavano con sicurezza il contrario. Adesso che le commesse sfaccendate ammiccano ai passanti dietro le vetrine e la crisi dei consumi ha reso baldanzosa e rispettata anche la casalinga di Baggio (quartiere dellultima periferia di Milano, ancora negli anni Cinquanta infestato dalla malaria, ma ognuno pu sostituirlo con la zona equivalente della sua citt), lo shopping ha superato il proprio limite di scambio commerciale, denaro contro abito o scarpe, per trasformarsi in un momento culturale, quasi mistico: la shopping experience. Nella stagione dellausterit imposta o anche solo autoindotta non si compra pi, decisione volgare e anacronistica: si fa unesperienza di acquisto. Non si entra nel negozio di abiti e accessori e si tolgono vestiti dagli appendiabiti per provarseli: si entra in contatto con pezzi unici in un concept store, punto vendita caratterizzato dalla completa eterogeneit rispetto al negozio tradizionale in termini di gestione, superficie e merceologia che offre una pluralit di suggestioni, provenienti sia dalla variet di prodotti esposti, sia dallarchitettura stessa dellambiente, secondo definizione dei nuovi manuali di marketing, che a rifletterci avrebbe potuto essere applicata senza la bench minima variazione anche allemporio di sementi, camicette in popeline di cotone e saponi del New Jersey da cui alla met dellOttocento Fletcher Harper inizi lavventura editoriale che attualmente porta il nome di Harpers Bazaar o agli empori del Klondike della corsa alloro disegnati da Carl Barks, linventore di Paperon de Paperoni. Sono differenze importanti, quelle fra la boutique e il concept store, che pongono il titolare su un piano a cui il bottegaio tanto disprezzato da Balzac nel suo Trattato della vita elegante non avrebbe mai osato ambire: quello di docente, addirittura di officiante di una liturgia che viene celebrata fra pareti spoglie e pavimenti in resina, poltroncine di design e luci a faretto collocate da un light designer ingaggiato per decine di migliaia di euro allo scopo di allungare le ombre (e le gambe) delle clienti quando si osservano angosciate nello specchio. Sfumature di linguaggio, quindi di stile, di senso e di prezzo che nelle settimane buie del dibattito sulle pensioni rendono preziosi acquisti anche da pochi euro avvolgendoli in metri di carta velina, imbustandoli in sacchetti di carta rigida, lucida e preziosa, che nessuno oserebbe infatti chiamare sacchetti bens shopper, nella sua declinazione inglese, e quindi sigillandoli come scrigni con nastri, fiocchi, chiudipacco adesivi e non persino una rosa fresca tagliata, come nel concept store gourmet-floreale che va moltiplicandosi in tutta Italia, Au nom de la rose, un network dalle pareti trattate a calce in cui le rose multicolor, a gambo medio, che un tempo si

Se vi trovate a passare da Lodi fermatevi al Moc-Temple of enthusiasm, troverete insieme galleria darte e store di moto
Talvolta una questione di contiguit, per cui anche una tavola da surf o un chiodo di pelle acquistano in standing dallesposizione accanto a un Mimmo Paladino o a un Keith Haring, che quanto accade per esempio nellimmenso MocTemple of enthusiasm di Lodi, galleria darte e store di moto e moda di Giulio Gipponi che un paio di sere fa ha celebrato se stesso e la prima mostra di fotografie di Giorgio Restelli in un tripudio di facce televisive, ma ovvio che orientarsi nella scelta e nei linguaggi non sia evidente senza le chiavi daccesso a cui provvede il concept store certamente pi di tanti siti e blog di mero volontariato estetico. Ancora una volta, il famoso villaggio globale troppo globalizzato per chi sia impegnato altrove durante la giornata, e pochissimi gli indirizzi online che, come il newyorkese askandyaboutclothes.com (parlate di vestiti con Andy.com), raccolgano furiosi scambi di commenti e osservazioni fra banchieri su temi come lo spessore massimo accettabile della riga della camicia, la caratura del brillante sui gemelli da sera o lo spessore della martingala, il tutto in orario di lavoro. Mentre ogni giorno risulta pi ovvio che, contrariamente a quanto sosteneva John Kenneth Galbraith, il confronto sullutilit del bene voluttuario non un concetto antitetico ma un elemento discriminante nella decisione di acquisto, i marchi di moda e degli stessi concept store investono decine di migliaia di euro nellevoluzione costante del traffico sui propri siti. Daltronde, non potrebbe essere altrimenti quando si tenta di offrire unesperienza non esclusiva, altro termine defunto con gli anni Ottanta, ma comunque riservata e speciale perfino nellacquisto su Internet, che per il solito Luisaviaroma di Andrea Panconesi, per esempio, un affare da qualche decina di milioni di euro, ormai superiore a quello realizzato nel negozio accanto alla basilica di Santa Maria del Fiore. Le-retail experience, anzi la shared experience, lesperienza condivisa, come scriveva di recente una delle pi importanti consulenti mondiali del settore, Uch Okonkwo, in un manuale dedicato appunto al lusso on line, diventata lultima barriera per i marchi che tentano di far quadrare il cerchio, cio di mantenere unaura di lusso, di servizio ad personam e di unicit, in un contesto democratico e al tempo stesso impersonale come il web: ladesione massiccia dei brand come Gucci, Prada o Pucci ai social network, in cui team di ventenni postano messaggini twitter e aggiornamenti Facebook costanti, ha appunto la funzione di momento aggregante ben prima che di suggerimento di acquisto. Il fine ultimo sempre quello, si intende, ma per raggiungerlo, il direttore creativo di Gucci Frida Giannini offre gratuitamente ai suoi followers, i suoi sostenitori, i suoi fedeli, persino una compilation iTunes. Musica, non borse o tacchi a stiletto: unesperienza, insomma, e innanzitutto culturale.

Il taglio della torta in occasione del 33 anniversario (1931-1964) della Standa (foto Archivi Alinari)

ARIDATECI LA STANDA
Cera una volta la mamma che faceva la spesa al supermercato, oggi quella stessa cosa si chiama esperienza dacquisto e si fa al concept store
sarebbero acquistate solo presso i banchetti degli ambulanti a mazzi di venti per cinque euro, vengono vendute in secchiellini di metallo e confezionate lungo un tempo minimo di quattro minuti da graziose fanciulle in grembiulino verde ed eloquio soffuso che spargono nelle shopper rigide petali profumati prima di consegnarli allacquirente con uno scontrino a cui finisce per non fare caso, stordito dal profumo spruzzato di continuo e da tutto quellarmeggiaapplicazione ideale, e la sua offerta una tentazione lecita in quanto apparentemente sontuosa, in realt estremamente contenuta. I concept store di moda del Terzo Millennio, oltre allinevitabile banco del caff (il coffee corner, naturalmente) in cui propongono miscele sconosciute, macarons a imitazione dei parigini Ladure o cupcakes con glassa color fucsia, vendono infatti gadget nipponici identici da Milano a Istanbul; libri di fotografia e di moda pi che libri darte, tendenzialmente impegnativi; riproduzioni fotografiche di valore e qualit variabile; quaderni ad anelli con copertine a stampe Seventies; diari in pelle martellata e in colori pastello simili alle autentiche ma irraggiungibili Smythson; cd di musica lounge, non troppo impegnativa a sua volta; pesanti cinture a catena; braccialetti e borse a tracolla da uomo; spiritose paperelle di gomma per session autoerotiche nella vasca di casa; portavasi di ceramica smaltata color oro o nero da location zeffirelliana; pantofole marocchine in cavallino stampato a motivo zebra; caramelle multicolor in puro zucchero e additivi a forma di teschio o di fallo e infine pochi, costosissimi abiti di tendenza esposti sopra sontuosi manichini di design a scopo dattrazione, e in questo apparentabili alla Luisona del Bar Sport di Stefano Benni, la pastarella farcita conservata sotto la campana di vetro da tempo immemorabile persino per gli habitus e pronta ad esplodere malignamente nella bocca di chi si avventurasse nellassaggio. Quel che differenzia la Luisona dagli spettacolari abiti a serra fiorita di Mary Katrantzou o dalle scarpe di Christian Loubutin la durata espositiva: eterna la prima, infinitesimale la seconda. Da Colette, concept store della rue Saint Honor di storicit appena inferiore allantesignano del genere, il milanese Corso Como 10, durante la settimana della moda gli abiti esposti al primo piano, cio sopra i gadget effettivamente smerciati alla massa di modaioli in transito e in nota spese che affolla il pianterreno, cambiano quotidianamente, e non perch vengano venduti. Talvolta, in realt, non sono comprati neanche in origine. Mentre nei concept store pi sofisticati il cliente non si avvicina nemmeno alla cassa, ma consegna la carta di credito su un vassoio direttamente alla sale manager (la vecchia commessa delle boutique post contratto di flessibilit, dunque elevata e premiata sul piano semantico) che la ritira con un sorriso su un vassoio sostituendola con una tazzina di t aromatizzato al gelsomino perch chi paga continui a vivere lesperienza sensoriale che gli stata promessa, il proprietario dello stesso concept store applica non di rado ai fornitori condizioni che lo Shylock del Mercante di Venezia avrebbe trovato eccessivamente dure. Un mese fa, seduta alla sfilata di Ermanno Scervino, ho ascoltato uno dei pi grandi commercianti di abbigliamento del sud Italia, proprietario di una di queste boutique di evoluzione semantica e che in effetti non si deve definire commerciante ma buyer, raccontare nei particolari al collega allibito e certamente invidioso come, ormai, acquistasse solo le collezioni dei nomi pi importanti e sicuri, quelli a cui avrebbe comunque dovuto assicurare un ordine minimo garantito pena lesclusione, gestendo quindi il resto del magazzino, una buona met, totalmente in conto vendita. Che poi questa sia la strategia pi sicura per mettere una piccola azienda o un creativo al debutto in ginocchio, al buyer

Oggetti anche da pochi euro avvolti in metri di carta velina, imbustati non in sacchetti ma in shopper, sigillati come scrigni
re fra gambi, nastri, candele accese e leccalecca alla rosa venduti al banco. Si alterano i costumi, le idee, la vita, il mondo: non sha da alterare la lingua? scriveva Edmondo De Amicis difendendo la legittimit duso di termini come consomm, ascenseur e habill nellIdioma gentile, trattato di linguistica divulgativa di vedute forse eccessivamente ottimiste se si considera che venne scritto nel 1934, cio solo due anni prima che il Minculpop desse il primo giro di vite al multiculturalismo lessicale. Ora che linglese ha assunto la funzione di pezza dappoggio e giustificativo di attivit socialmente riprovevoli come lacquisto esibito, il concept store ne diventato la sua

Qualche costosissimo abito di tendenza. E linevitabile banco del caff, gadget nipponici, cd, quaderni, pantofole marocchine
in questione interessa meno dellacqua minerale in bottiglia di design che vende a dodici euro e cinquanta per settantacinque centilitri o alle cinture a centoventi euro che spaccia a chi non pu permettersi una giacca di Givenchy a milleottocento ma vuole comunque fare la sua bella esperienza di acquisto e uscire dal negozio con la shopper nuova e sigillata. Per il designer emergente la sola apparizione accanto a marchi affermati continua daltronde ad essere una pubblicit pi efficace di una pagina su una rivista (pur di entrare nello store pi ricercato e importante dItalia, Luisaviaroma di Firenze, un fatturato da media azienda equamente suddiviso fra negozio reale e virtuale, online, un gio-

ANNO XVI NUMERO 255 - PAG X

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 29 OTTOBRE 2011

SPETTATORI PER UNA SETTIMANA

CINEMACINEMACINEMA
LA PEGGIORE SETTIMANA DELLA MIA VITA di Alessandro Genovesi, con Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi

scelti da Mariarosa Mancuso


st come unopera mondo, compilando una piccola mappa a uso dello spettatore. Parecchia pittura, fiamminga, ma non solo, dalla Lezione di anatomia di Rembrandt (prima scena, quando un cadavere viene smembrato in cerca dellanima) a Vermeer (ogni volta che entra in scena la bella Margherita), passando per Hieronymus Bosch, quando il molliccio e spelacchiato Belzeb si rivela asessuato davanti, e con una codina dietro. Parecchia filosofia, non di quella che insegna a vivere. Un patto diabolico scritto con sangue e svarioni ortografici. Abbiamo provato a descrivere questo Faust come la controparte nera di Lalbero della vita di Terrence Malick: usurai e brama di potere contro tramonti e piedini di bambini, terra e sporcizia contro cielo e candore. Abbiamo provato di tutto per convincervi a vedere il film, ultimo capitolo in una tetralogia del potere cominciata con Hitler, Lenin e HiroHito (anche Larca russa, passeggiata di unora e mezza allHermitage, non niente male). Abbiamo provato ad attirarvi riferendo che Sokurov non dimentica lo smalto fango di Chanel. Abbiamo provato, appunto. Perch la sintesi magnifica e convincente era sullHollywood Reporter: Taking highbrow to the edge of slapstick. Cultura alta e comicit da cinema muto.

i maltrattano gravemente le vecchiette. Si toccano le tette a Monica Guerritore, madre della futura sposa, sbagliando stanza e scambiandola per la fidanzata (molti complimenti alla signora se non son rifatte al tavolo della colazione dove limbarazzo si potrebbe scolpire con il coltellino del burro). Si strapazzano cani con nomi da cristiani, festeggiati il giorno del compleanno con limmangiabile gulash della padrona di casa. Siete avvertiti. Del resto la serie britannica The W o r s t Week in My Life (dal 2004, due stagioni da sette episodi, pi uno speciale natalizio in tre puntate) circola con la targa: A comedy of embarassment and errors. Segno che chi lha scritta aveva presente la comedy of manners dalle commedie di Shakespeare a Oscar Wilde, ai recenti The Office o Modern Family e lha incrociata con la legge di Murphy: Tutto quel che pu andar male andr male. Completa di corollario: Quel che non pu andar male, andr male lo stesso. Finalmente si ride, non solo per lincomprensibile gomitolo di pa-

role sputacchiato da Alessandro Siani, il testimone dello sposo, ogni volta che apre bocca. La scena si svolge sul Lago di Como, e anche a non essere leghisti un po di novit lacustre non fa male. Alessandro Genovesi aveva scritto per Gabriele Salvatores la sceneggiatura di Happy Family (da un suo copione teatrale). Meglio tardi che mai, capiamo che il problema in quel film era il regista, scarso della prontezza utile alla comicit. E gli attori, diretti come se stessero recitando chiss quale dramma: a ripulire un po dai birignao Fabrizio Bentivoglio ha provato Francesco Bruni in Scialla! (Stai sereno), ma son proprio incrostati. Fabio De Luigi lo sposo, con al seg u i t o u n a pazza che vuol mandare a monte il matrimonio, per la scopata di una notte mai dimenticata. Antonio Catania e Monica Guerritore i genitori della sposa (quelli dello sposo sono una sorpresa prima del finale). Cristiana Capotondi la fidanzata. Non sembra di avere registrato battute su Berlusconi, e neanche sui precari. Da qui laccusa di film fuori dal mondo (ma davvero credete che alle prove della cerimonia i fidanzati parlino di Tremonti?). A proposito: il regista Alessandro Genovesi veste la tonaca del prete che non tollera ritardi.

Popcorn
Steven Spielberg non aveva mai sentito il nome di Tintin fino a che un recensore francese scrisse che I predatori dellarca perduta somigliava ai fumetti di Herg, allanagrafe (belga) Georges Remi. Non essendo un bambino francofono, non cera motivo perch conoscesse gli albi del giovane reporter con il ciuffo e i calzoni alla zuava. Il paragone lo colp, and a leggersi sacri ai tintinofili (in Francia e non solo puntigliosi come i fanatici della Terra di Mezzo, delle cronache di Narnia, di Star Wars e naturalmente di Indiana Jones) e fu preso da passione. Cos noi, per amore del regista (e perch Le avventure di Tintin Il segreto dellunicorno era laltro ieri in anteprima al festival di Roma, e da ieri nelle sale italiane) abbiamo passato due ore in compagnia dellavventuroso ragazzino. Di un tipetto che fa il cronista e risolve misteri, del suo candido fox terrier Milou, del Capitano Haddock, degli investigatori in bombetta Tompson & Tomson, uno con la p e laltro senza. Non si pu dire che il film non sia un bello spettacolo, pieno di inseguimenti in luoghi esotici e con una comicit da ragazzini cresciuti prima della Seconda guerra mondiale (ci fu per Herg anche unaccusa di collaborazionismo, e da decenni la gauche francese si tormenta: Posso essere di sinistra anche se mi piace Tintin? anche se gira da uomo bianco per le colonie? anche se nei suoi fumetti gli indigeni parlano come i baluba?). Il combattimento sulla nave dei pirati grandioso, il cattivo Sakharine fa venire i brividi a qualsiasi ragazzino nella fase vieni avanti, fellone. Agli altri sembra il fratello gemello del regista, a dispetto del fatto che sotto la tuta e i sensori della performance capture cera lattore Daniel Craig. Nella tecnica usata sta uno dei problemi. Non ricordiamo un solo film riuscito davvero, rielaborando al computer le facce e i movimenti degli attori. La raccontiamo facile, ma non lo : per questo Steven Spielberg ha voluto come compagno di giochi e produttore Peter Jackson, in pausa da Tolkien (siccome la saga incombe, al prossimo film si scambieranno i ruoli). Fanno eccezione alla regola lo scimmione Cesare e Gollum di Andy Serkis: ma nessuno dei due, con rispetto parlando, era umano. Gli umani erano plasticosi in Polar Express di Robert Zemeckis, anno 2004, e sono plasticosi anche nel 2011 e con gli occhialini del 3D. Lo one man show del Capitano Haddock nel deserto, mentre Tintin gli toglie la bottiglia e Milou lo fa bere (ha ragione il cane, per mandare avanti la trama), dura troppo a lungo. Fanno pi simpatia umana i personaggi fabbricati con la sola animazione. Secondo problema: Herg disegnava le avventure del reporter saccheggiando il cinema popolare americano. Film come La rosa purpurea del Cairo nel film di Woody Allen. O il King Kong di cui era innamorato il giovane Peter Jackson. Vero che nessuno inventa mai niente, ma a volte il circuito chiuso del riciclo (chiamateli matrimoni tra consanguinei, che rende bene lidea) produce film stanchi. Ed pure un po incestuoso.

FAUST di Alexandr Sokurov, con Johannes Zeiler, Anton Adasinsky, Isolda Dychauk, Hanna Schygulla

bbiamo provato a descrivere il Faust (Leone doro a Venezia) come unopera mondo. Uno di quei film ma vale anche per certi romanzi (il copyright della formula lo detiene Franco Moretti fratello di Nanni) stratificati e avvolgenti, che seguono solo le proprie regole. Film che hanno lhorror vacui, quindi riempiono allinverosimile ogni inquadratura, anche in profondit: sfondo, primo piano, primissimo piano, una controscena nellangoletto, o un dettaglio incongruo che si somma agli altri. Uno di quei film che non risparmiano sui dialoghi, concedendosi anche il lusso della lingua adatta: Alexandr Sokurov un regista russo, ma il suo Mefistofele lo ha voluto nel tedesco di Goethe. La colonna sonora deve combattere, per riuscire a farsi sentire: Wagner in questi casi dimostra tutta la sua utilit. Oh gioia, finalmente un film massimalista: la rarefazione sar anche elegante come gli arredamenti bianchi e acciaio, ma qualche volta fa rimpiangere i ninnoli e i soprammobili della nonna. Avevamo provato a descrivere questo Fau-

RIPESCAGGI
BAR SPORT di Massimo Martelli, con Claudio Bisio, Giuseppe Battiston, Antonio Catania, Angela Finocchiaro MATRIMONIO A PARIGI di Claudio Risi, con Massimo Boldi, Biagio Izzo, Massimo Ceccherini, Anna Maria Barbera MELANCHOLIA di Lars von Trier, con Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling UNA SEPARAZIONE di Aschar Farhadi, con Sareh Bayat, Sarina Farhadi, Leila Hatami, Kimia Hosseini

l bar anni Settanta, dal primo romanzo di Stefano Benni uscito nel 1976 (Feltrinelli ancora lo ristampa, nel 1997 uscito il sequel, Bar Sport Duemila). La recitazione anni Settanta, fatta eccezione per Teo Teocoli che assieme a Vito sta una spanna sopra gli altri. Perfino la regia anni Settanta, figuriamoci le luci e la scenografia. Se vi viene il magone a vedere lalbero dei boeri, il flipper che va in tilt, il mago del flipper con i guanti da guida, il moroso appena lasciato che chiede al barista cento gettoni, tanti ne servono per convincere la morosa a ripensarci, il film per voi. E per chi si emoziona a sentir nominare Gloria Guida e il suo film La liceale, e per chi riesce a ridere vintage, da Settimana Enigmistica o da Palestra dei Lettori, un tanto a freddura e pazienza se sono riciclate. Per esempio, guardando uninsegna quella del Bar Sport appunto che non si accende mai, e quando si accende fa cortocircuito. Modernariato a parte (con un flashback che torna allinfanzia, in Italia la parola regista e la parola scrittore rimane sempre con nostalgia) il passaggio allo schermo non risulta indolore. Eppure Stefano Benni si fatto pregare a lungo, prima di cedere i diritti ad amici fidati. Troppo sotto il tallone filologico dello scrittore Benni vuole rileggere e approvare le interviste, ora le concede solo via e-mail, come quella su Vanity Fair per prendere le giuste decisioni.

assimo Boldi, imbonitore su TeleLecco Sat dove promuove il materasso Dormi e Ciula, si fa la sua via crucis durante il primo quarto dora. Parti basse asciugate con il phon (ha la peggio lasciugacapelli), bassottino scodinzolante scambiato per un piedino, ricerca affannosa di un bagno a Parigi. Pi avanti, il lato B di Massimo Boldi sar insidiato da una maschera di Pinocchio con il naso in erezione. Pagati i pegni, Matrimonio a Parigi va via veloce, accumula gag, spara battute con ritmo sconosciuto ai cinepanettoni. Fa bene a Massimo Boldi essere tornato tra le tv ruspanti, come quando faceva Max Cipollino. E fa bene al film prepanettone aver arruolato Anna Maria Barbera alias Sconsy. Lattrice non vuole essere identificata con il personaggio, ma la venditrice di lingerie con una passione per gli abiti da sirena che ricordano la Mabilia dei Legnanesi ha lo stesso modo di parlare per svarioni. Abbackingham palace o abito da sangria, quando le dicono che labito da cocktail costa troppo. Si concede anche un dfil alla Pretty Woman. Vale la legge dei panorami parigini: da qualunque finestra si vede la Tour Eiffel. Ma la signora di provincia ha le sue idee: La facevo pi slanciata. Cameo simpatico per Rocco Siffredi, nella parte di uno stilista con sciarpetta arcobaleno che agli aperitivi di gala serve le patatine dello sponsor.

rriva laltra Grande Depressa di Cannes, dopo la gothic rockstar Cheyenne in This Must Be The Place di Paolo Sorrentino. La fresca sposa Kirsten Dunst (tre film alle spalle come fidanzata trascurata di Spider Man) tanto infelice da non temere la fine del mondo. Sarebbe un sollievo per le sue paturnie, che includono lo sdraiarsi nuda nei boschi. Il matrimonio si festeggia in campagna, dalla sorella Charlotte Gainsbourg: bella magione, ma cos difficile da raggiungere che la limousine stretch non riesce a fare la curva. Neppure gli invitati sono di buonumore, specialmente i genitori della sposa: Charlotte Rampling anche pi acida di quando, in Perdona e dimentica, metteva paura perfino al pedofilo. I primi dieci minuti sono sublimi, come erano sublimi i primi dieci minuti dellAnticristo, nella loro oscenit ritmata da Lascia chio pianga di Handel. Poi, il disastro (nell Anticristo, cerano perfino gli animaletti parlanti). O il mezzo disastro, come in questo caso, che segue le splendide cartoline dallApocalisse girate al rallentatore, con louverture del Tristano e Isotta di Wagner: per la seconda volta prendiamo atto che il ralenti pu anche non essere un mezzuccio da dilettanti in cerca di effetti. La sposa corre nel prato fradicio, acchiappata da legacci e radici. I pianeti pericolosamente si allineano, piovono uccelli candidi.

er lavare e cambiare un vecchio malato di Alzheimer la badante iraniana deve chiedere lumi alla polizia coranica: s sono sola in casa, no non posso chiamare un vicino, certo si tratta di unurgenza, i parenti rientrano la sera tardi. La figlia piccola gi a sua volta con il velo, ne producono di comodissimi con lelastico guarda la mamma e le dice: Non dir niente a pap. Basta per bandire tutti i discorsi che attorno al velo ricamano sofismi. Basta per celebrare il talento di un regista quasi quarantenne che segna una svolta nel cinema iraniano, liberandolo da Abbas Kiarostami e dal neorealismo. C un terzo velo, nel film. Plissettato, in nuance con lo spolverino e morbidamente appoggiato sui capelli rossi, appartiene a Simin, tanto benestante da decidere di emigrare con marito e figlia. Se solo il marito accettasse di lasciare a Teheran lanziano genitore. Per questo Simin chiede il divorzio da Nader: nella prima scena li vediamo davanti al giudice, mentre cercano di far valere le rispettive ragioni. Parlano e parlano, pi nervosamente che in About Elly, dove un gruppo di amici partivano per il fine settimana con fuoristrada e borse Vuitton. In quel film cera un gran colpo di scena verso la met, quando lo spettatore era sul punto di uscire. In Una separazione la struttura pi complessa. Per chi lha scritta e recitata, non per lo spettatore subito risucchiato in questa storia dove tutti hanno torto.

THIS MUST BE THE PLACE di Paolo Sorrentino, con Sean Penn, Frances McDormand, Judd Hirsch, Eve Hewson

Una benda per occhi e un vibratore sono i gadget del Festival


A FEW BEST MEN TRE UOMINI E UNA PECORA di Stephan Elliot, con Kris Marshall (fuori concorso) Nel racconto La sovrana letFESTIVAL DI ROMA 2011

AMICI DI LETTO di Will Gluck, con Mila Kunis, Justin Timberlake, Patricia Clarkson, Richard Jenkins

on sto cercando me stesso. Sono nel New Mexico, non in India. La rock star cinquantenne ha ancora le labbra scarlatte e le unghie smaltate. Da grande depresso, Cheyenne ha idee precise sul mondo: la piscina vuota serve per giocare a squash con la moglie pompiera, alle antipatiche del supermercato bisogna bucare il cartone del latte, le ragazze rock & roll devono sposare timidi camerieri di tavola calda, affidabili e di lunga tenitura. Frasi magnificamente scritte, pronunciate da Sean Penn con voce in falsetto, lunghe pause, una cadenza a lungo studiata eppure naturalissima. Cheyenne cerca laguzzino di suo padre in campo di concentramento, dopo che il genitore morto. Giureremmo di aver sentito a Cannes, quando lex rock star entra nellappartamento apparecchiato a lutto, con dolenti in kippah e candelabri a sette braccia, la frase: Non sapevo che mio padre fosse ebreo. Sean Penn merita lOscar, oltre alla nostra ammirazione. Sappiate per che in italiano Cheyenne ha una voce pi virile, Paolo Sorrentino ha deciso cos. La forza del personaggio fa dimenticare la trama minima, quasi una serie di comiche intelligenti e sottili. Aveva lo stesso problema Lamico di famiglia: protagonista azzeccatissimo, finale incerto. Quando Sorrentino trover uno scrittore di trame allaltezza del suo occhio, nessuno lo fermer. Gi cos, in Italia non ha rivali.

trice, Alan Bennett fa pronunciare alla regina Elisabetta un paio di battute contro lAustralia, terra di pecore e domeniche pomeriggio. Facile capire la puzza sotto il naso dei britannici, che laggi a suo tempo deportarono i criminali. Questo il retroscena. In scena, il matrimonio di una ereditiera degli antipodi (ramo politica) con un inglesino che si porta dietro tre testimoni del genere combinaguai. Animalisti astenersi: la pecora viene ripetutamente e fantasiosamente violata. Olivia NewtonJohn (di Grease) la madre della sposa, che balla macarena e YMCA. Lo sceneggiatore Dean Craig di Funeral Party, la migliore farsa funeralizia di sempre. HOLLYWOOD BRUCIATA RITRATTO DI NICHOLAS RAY di Francesco Zippel (Extra) Anche questo film aveva il suo gadget, meno divertente del vibratore rosa che accompagnava Hysteria. Una benda per locchio, segno distintivo di Nicholas Ray. Prima, quando ancora guardava con due occhi azzurri, raccontava cos Giovent

bruciata: Avevo fatto tre film per le tasse e la pagnotta, ne volevo uno che mi piacesse. Cerano sei Guerra e pace in preparazione, quindi decisi di raccontare i giovanotti della porta accanto. A presentarlo cera Stewart Stern, sceneggiatore del film con James Dean e Sal Mineo. In onda su Studio Universal il 7 novembre. LA BRINDILLE di Emmanuelle Millet, con Christa Thret (Alice nelle citt) La ragazza sviene al lavoro. Allospedale le dicono: E incinta di sei mesi. Lei non se nera accorta, o almeno cos dice. E non ha neanche un filo di pancia. La sistemano in un foyer per ragazze madri (siamo in Francia, dove queste cose funzionano). Dar il figlio in adozione. Trama da spot a favore dei contraccettivi. Se solo non durasse come un vero film. Mariarosa Mancuso

Le previsioni di ieri sulla godibilit dei film della Festa di Roma sono largamente confermate dai primi titoli. Risate esplosive per A Few Best Men di Stephan Elliot (pronunciarlo Stefn per darsi arie da insider): suo lintramontabile Priscilla, la regina del deserto e il delizioso Matrimonio allinglese. Tanya Wexler (regia) e Stephen e Jonah L i s a D y e r (sceneggiatura) non li conoscevamo, ma non hanno deluso le fervide attese per Hysteria, commedia su un fatto storico: linvenzione del primo massaggiatore elettrico per curare lepidemia disterismo tra le donne vittoriane. E inutile sentirsi superiori allignoranza scientifica dallora. Ecco Maggie Gyllenhaal, che ha visto il film

per la prima volta a Toronto: Dopo le risate si sentiva nello scafato pubblico festivaliero il disagio, limbarazzo per il tema. Nemmeno oggi facile dire Cerano medici che facevano ditalini a donne sessualmente frustrate. E pensare che il celebre saggio di Anne Koedt, Il mito dellorgasmo vaginale, risale al 1970. Repetita iuvant. Era facile scrivere il fantastico copione torcibudella, secondo i Dyer, marito e moglie. Limmagine di seriosi dottori in panciotto e pince-nez che masturbano femmine fino allorgasmo piuttosto comico di suo, specie se lo definiscono parossismo per il sollievo di agitazione, nervosismo e senso dattesa. Nessuno degli autori sembra conoscere Betty Dodson, la sessuologa femminista e dadaista, ancora trattata da molti come un freak, che ha presentato a migliaia e migliaia di donne estasiate lHitachi Wand, la Cadillac dei vibratori moderni. Unantropologa amica della Gyllenhaal importa carrettate di vibratori in Africa, per donne con mutilazioni vaginali. E particolarmente difficile godere senza la clitoride, dice Maggie. Hanno proprio bisogno dellelettrodomestico! Ai maschi che si sentono minacciati dal potenziale sostituto, Dyer consiglia: Abbracciate la tecnologia!. Come diceva il poeta e commediografo Arnold Weinstein, It takes the pressure off a guy.

erza commedia sulla friendship with benefits, o relazione fuckbuddy. Siamo nel territorio pi delicato delle scaramucce tra i sessi: a letto, tra amici, si dicono cose che con un progetto di fidanzamento non si pronuncerebbero mai. Lei, disinvolta: Tieni pure accesa la luce, non mi importa se mi vedi la cellulite. Risposta di lui: Credo che terr addosso i calzini, tanto non voglio fare buona impressione. Si imparano anche altre cose da Amici di letto, che spesso e volentieri fa il contropelo alla solita commedia romantica (quella dove i due si innamorano prima di scopare, per intenderci). Perch non fanno mai vedere cosa succede dopo? chiede lei. Lo fanno, si chiama porno risponde lui. Non lo scopriamo adesso, che il porno delle donne la commedia romantica: ma avere una battuta di film per dirlo evita noiose discussioni a cena. Dirige Will Gluck, regista di Easy Girl, film sparito dalle sale troppo presto perch scattasse il passaparola: una ragazza si fingeva non pi vergine per darsi un tono, e finiva nei guai (il pi divertente: gli imbranati della scuola le offrivano soldi per simulare una seduta di sesso selvaggio, rialzando le proprie azioni). Splendidi Patricia Clarkson (mamma sessantottina), Richard Jenkins (genitore con lAlzheimer), Woody Harrelson gay sbrigativo e old fashion: da rimorchio al club, non da famiglia e diritto alladozione.

ANNO XVI NUMERO 255 - PAG XI

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 29 OTTOBRE 2011

ANNO XVI NUMERO 255 - PAG XII

IL FOGLIO QUOTIDIANO

SABATO 29 OTTOBRE 2011

LA PARTITA INFINITA
Stasera Inter-Juventus, parentesi sul campo nel duello a carte bollate che dura dal 2006 Moratti e gli Agnelli, tifosi di classe e da bar: ogni altro antagonismo si risolve, questo no
di Beppe Di Corrado

nter-Juventus non finisce mai. Questa la prima di unaltra serie: si ricomincia senza aver mai finito, perch questa partita c stata anche quando non s giocata, figurati adesso. Cinque anni dopo Calciopoli c il pallone, ci sono le polemiche che covano, c la rivalit storica e soprattutto recente, c un clima da attesa perenne. Calcio, s. E poi? Qualcuno lo chiama ancora derby dItalia perch lo : insieme fanno oltre il 50 per cento dei tifosi dellintera serie A. Non basta, ovvio. Inter-Juventus oggi nei tribunali e in Lega calcio esattamente quanto sul campo di San Siro. Si gioca di continuo, ogni giorno perch le partite a carte bollate non hanno supplementari, n rigori: vivono nella rivalit eterna e nellaltrettanto eterno gioco del rinfaccio. LItalia ci casca sempre: la questione dello scudetto 2006 lo sfondo che finora ha trasformato uno degli appuntamenti popolari pi sentiti dellanno, di ogni anno, in una palude giuridico-amministrativa da azzeccagarbugli. Una vergogna che rischia di far sembrare signorile e divertente lo sfott pi triviale delle curve. I gol di Boninsegna, Rossi, Platini, Ronaldo, Ibrahimovic sono stati per troppo tempo una questione da burocrati del pallone. Il campionato del 2006 conteso non pi sul terreno, ma in ogni Aula di ogni grado di tribunale. Prescritto lipotetico reato dellInter che avrebbe potuto o dovuto lasciare non assegnato quello scudetto: questo dice la cronaca, quella di questestate. Le telefonate di Facchetti che secondo la Juventus coinvolgevano anche lInter nel sistema delle pressioni su arbitri e Federazione sono state scoperte tardi. La legge legge, perfetto. Prescrizione prescrizione, ottimo. Il problema qui non sono le sentenze o i capisaldi

di cinque anni fa. La cronologia per c. Ci sono le origini dellodio, c lo sviluppo, ci sono gli aneddoti, c il sapore. C quello che un professore di storia popolare riassumerebbe cos: Capo e coda della lunga vicenda hanno una cosa in comune: la Juve che vince 5 scudetti fra il 1931 e il 1935, i nerazzurri che fanno lo stesso tra il 2006 e il 2010 (con il primo titolo a tavolino). In mezzo c Meazza mito dellInter che a fine carriera passa in bianconero, e il 9-1 del 61 con 6 gol di Sivori (record): lunico gol nerazzurro fu di Sandro Mazzola, talento della Primavera schierata da Angelo Moratti per protesta contro la Federcalcio di Umberto Agnelli e la sua revoca di uno 0-2 a tavolino per i nerazzurri. Poi tutti gli anni Sessanta, la Grande Inter di Moratti padre e di Herrera, che incarna il potere con il manager Allodi, moderno in tutti i sensi. Arrivano i Settanta, domina la Juventus, i nerazzurri vincono uno scudetto ogni dieci anni, pi o meno. Ci sono due 4-0 a San Siro per la Beneamata, nel 79, stagione del tricolore, e nell85, ma i successi juventini non si contano (il bilancio del derby 95 a 67 per i bianconeri, 51 i pareggi). Il presidente dellInter Pellegrini, imprenditore dei cibi precotti, viene irriso come il cuoco degli Agnelli perch rifornisce anche il nemico. Lo zenit della rivalit si raggiunge per negli anni 90. Nel 98 lInter di Ronaldo rimonta 8 punti alla Juve nel girone di ritorno, nonostante una serie di decisioni arbitrali molto discusse a favore dei bianconeri. Nel big match di Torino Ceccarini non d un rigore clamoroso agli ospiti per fallo di Iuliano sul Fenomeno, la Juventus vince 1-0 e si invola verso lennesimo titolo. Niente sar pi uguale. La pagina pi nera dellInter recente, il 5 maggio 2002 allOlimpico, significa un altro scudetto, insperato, per i rivali. Due club, due mondi troppo lontani, simboleggiati in qualche modo da Lippi in panchi-

Nellaltro scontro, tutti hanno ragione e tutti torto: lInter a tenersi il trofeo, la Juve a dire che la prescrizione non assoluzione
dellordinamento giuridico. Tutto a tavolino: ricorsi, controricorsi, decisioni, carte, documenti. Il pasticcio vero che cos tutti hanno ragione e tutti torto: lInter che si tiene quel trofeo, la Juve che pu dire che la prescrizione non unassoluzione. Sembra la politica. E, molto pi semplicemente, lItalia. Gli Agnelli contro i Moratti, i Moratti contro gli Agnelli come Guelfi contro Ghibellini: battute, frecciate, accuse. Buoni contro cattivi, dove non gli uni e gli altri si scambiano i ruoli a seconda del tifo, non della cronaca n tantomeno della storia. Non c una verit: c una versione per ognuno che diventa verit di parte. Ogni volta che si parla di Juventus-Inter o di Inter-Juventus, da cinque anni viene tirata fuori questa storia: Moggi e il post Moggi, lo scudetto degli onesti o lo scudetto di cartone. Il calcio un dettaglio: dov? Cos? Qualcuno si ricorda quant finita lultima sfida tra queste due squadre? La partita il pretesto per parlare di questa grande storia molto italiana: una commedia dellarte che non fa ridere, semmai fa venire un senso di noia da chiacchiera da bar. Tanto non se ne esce e non se ne uscir: per i tifosi della Juventus gli scudetti saranno sempre 29 e non 27. Moggi o non Moggi, Calciopoli o non Calciopoli, sentenze o non sentenze, sono convinti che i campionati siano stati vinti sul campo. I tifosi dellInter, invece, considerano roba loro i trofei vinti a fine estate, con la penalizzazione di Juve e Milan. La gente non cambier certo idea per una decisione del Consiglio federale. La Figc avrebbe dovuto pensarci prima, invece di chiudere in fretta quella stagione convinta che cos si sarebbe risolto tutto. La velocit ha prodotto un mostro giuridico-burocratico che ha distrutto molte pi cose di quanto abbia fatto lo scandalo di Calciopoli. Perch alimenta rivendicazioni di chiunque, perch banalizza a dato statistico qualcosa che di statistico ha poco: il pallone non un conto preciso. Due pi due nel pallone pu fare tre o cinque, perch i sentimenti e il tifo sono in grado di rendere un risultato diverso da quello considerato reale per convenzione. Il tifoso parla di se, di ma, di pali, di traverse, di rigori dati e fuorigioco fischiati a vanvera: il punteggio per lui tiene conto anche di questo. Allora uno zero a zero si trasforma in un due a zero virtuale che resta nella memoria collettiva e non negli archivi. E il brutto e anche il bello del cal-

Quando Brera lo defin il derby dItalia, non era ancora successo quasi nulla. Non aveva visto Calciopoli e gli scudetti revocati
na e Cannavaro in campo: formidabili con la Juve, fallimentari con lInter, tra sospetti e recriminazioni. Il conto si salda nellestate del 2006. Calciopoli manda in B la Juve di Moggi che si appena presa il 29esimo titolo, poi assegnato allInter. La storia nerazzurra cambia di colpo, quella bianconera vive la stagione pi buia. Ibrahimovic e Vieira si trasferiscono a Milano. Da allora guerra, strisciante o dichiarata. Vecchie e nuove dirigenze non resistono alla tentazione della battuta cattiva, il fair play una finzione passeggera. Il (pen)ultimo terreno di scontro sono i cori bianconeri contro Balotelli, che non c pi. Anni di fuoco prima di oggi. Cio di questo nuovo inizio. Inter-Juventus vale pi di ogni altra, pi di Milan-Inter, pi di Juventus-Milan, pi di Roma-Lazio. E una specie di questione identitaria, una sfida infinita che puoi portare ovunque. Nelle citt, nelleconomia, nella finanza, nella societ, nella musica, nel cinema. C sempre un Inter-Juventus e questanno di pi. C Fassino (sindaco di Torino e juventino) contro Pisapia (sindaco di Milano e interista). Fiat contro Saras in economia, Ramazzotti contro Ligabue nella musica, Travaglio (Juventus) contro Lerner (Inter) nel giornalismo militante, Chiabotto (Juve) contro Canalis (Inter) nello showbiz, Stefano Boeri (Inter) contro Gino Zavanella (Juve) nellarchitettura. Vuoi altro? C, per forza. Virtualmente o realmente in questo paese potresti trovare infiniti derby dItalia: un interista e uno juventino che rivaleggiano ci sono anche a ogni semaforo di ogni singola citt vicina o lontana a Milano o Torino. Ci sono nelle redazioni dei giornali, anche. Certo. Ogni altro antagonismo si risolve, Juventus-Inter no. Piace anche a chi non n interista n juventino: ci si ritrova come in un paese dove al cinema ridanno gli spezzoni delle salite del Giro con Coppi e Bartali. Ci si divide anche se non si tifa n per luno n per laltro. Siamo noi, semplicemente. Il pallone ti consegna lopportunit di detestare un altro. Vederli scannarsi per un rigore negato, per una spinta, per un gol regalato un piacere inimmaginabile. Coinvolge tutto. Ci sono mogli che somatizzano linterismo o lo juventinismo del marito tanto da farsi venire la bile quando il vicino avversario apre la porta di casa. Buonasera faccia di culo. Sono novanta minuti eterni. Che cosa c di meglio? Che cosa c di pi orgogliosamente italiano?

Claudio Marchisio e Wesley Sneijder in Juventus-Inter dello scorso anno a Torino (foto Ansa)
cio: tutto quello che le carte bollate che dal 2006 viaggiano tra Milano, Torino e Roma non comprendono. Cos come ora, Juventus-Inter non durer mai pi 90 minuti. Per ridarle umanit da calcio, ci vuole un arbitro che commetta un errore. Uno grave, uno da veleno. Perch pi bello il sospetto di una burocratica e inutile certezza. San Siro stasera pu dare questo. Il primato del pallone sulle chiacchiere. Si gioca per vincere: la Juventus prima in campionato come non succedeva (in serie A) proprio dal 2006, lInter che fatica, ma che sempre lInter di questi ultimi anni. Cio to regole e giustizia. Qualcuno forse ricorder: lui era lallenatore dellArezzo che fece una rimonta straordinaria nel campionato 2006-2007 di B. Sembrava spacciato, invece, arriv a giocarsi tutto allultima giornata. La Juve, la Juve retrocessa che aveva gi vinto il campionato da diverse giornate, perse in casa con lo Spezia, cio con la squadra che contendeva allArezzo di Conte la salvezza. Risultato: liguri salvi, toscani in C. Per colpa della Juve. Antonio parl: Rispetto tanto i tifosi juventini, ma ho poco rispetto per la squadra. Retrocedere cos fa male, per mi fa capire cose che gi sapevo. Nel calcio si parla tanto, tutti sono bravi a parlare, adesso sembrava che i cattivi fossero fuori e che ci fosse un calcio pulito, infatti siamo contenti tutti, evviva questo calcio pulito. Conte ha ingoiato la cattiveria della Juve post Calciopoli, per non ha potuto resistere al richiamo dellamore quando gli hanno chiesto di tornare. E cambiato qualcosa, comunque. Questa nuova Juve non come laltra nuova Juve. La storia dello scudetto 2006, per lallenatore, la garanzia: la dirigenza attuale non regalerebbe come ha fatto la precedente n la retrocessione n quel successo. Ora lotta anche per riprenderseli. Lotta contro lInter, sempre. Contro una squadra e un club che invece non ha avuto bisogno di cambiare: Moratti cera, Moratti c. Moratti che nei confronti di quel campionato di cinque anni fa non ha mutato giudizio: lo considera roba sua senza dubbi. Sono anni ormai che Moratti s stancato di fare il ricco iellato, giudicato troppo signore per vincere nel mondo del pallone. Gli scudetti e la Champions vinti gli hanno gonfiato il petto. Finalmente, s. E diventato pi cinico. Se ne frega se qualcuno gli rinfaccia che ha cominciato a vincere quando ha preso gli ex juventini Ibrahimovic e Vieira. Basta, pensa. Basta, dice. Basta significa anche che questanno ha scientificamente pensato di tirare il fiato. Si vende. Etoo e non solo. Moratti stato lo sceicco bianco del calcio europeo per tanto tempo: ha speso per provare a vincere e per perdeva, poi ha continuato a spendere per vincere e ha vinto. Ora si calma. Non si pu essere come mister Paris Saint-Germain e mister Manchester City. Non pi tempo per noi. N per lItalia, n per lInter. Moratti arretra: per dieci anni rimasto uguale a se stesso, convinto che lamore, la storia, il passato di una famiglia che fece grande una squadra, fossero abbastanza per avere applausi e gloria, per sentirsi dire grazie anche se non vinceva mai e di fronte aveva quei cannibali pallonari dei milanisti. Luomo romantico che in una sera apr la cassaforte di famiglia per riprendersi quello che era suo c ma non si vede pi. Dentro di s ha ancora il piacere di pensare che una grande giocata, un calciatore che fa spettacolo, una partita da grandissima squadra siano sufficienti per tornare a casa la sera e pensare che in fondo il presidente uno che mette i soldi per far divertire gli altri, che ha un dovere morale nei confronti dei tifosi che pagano il biglietto. Per anni ha avuto delle serpi in seno che gli hanno rovinato la vita e la sua creatura. Dove non si vedevano, ma dove contavano, ci sono state troppe persone che lhanno picconato: consiglieri, paraconsiglieri, vecchie glorie che succhiavano dalla mammella gratificante di un signore troppo ricco e troppo generoso. Poi cambiato molto. Praticamente tutto: lui, lallenatore, Branca. Stop. Pi i consiglieri fidati: il figlio Angelo Mario e Stefano Filucchi. Poca gente, poche parole. Anche questo fa parte del cinismo. Quello che senti questanno anche nelle parole: si lamenta senza pi troppi pudori dei torti arbitrali. Il rigore dato al Napoli a San Siro lha fatto infuriare molto pi di quanto abbiano fatto le polemiche con la Juventus e con Andrea Agnelli nei mesi scorsi. Anche questo fa derby dItalia. Anche questo, perch dentro questa partita ci finisce tutto. Per troppi anni non stata la stessa: lInter troppo forte e la Ju-

San Siro pu dare il primato del pallone sulle chiacchiere. I bianconeri in testa alla classifica, come non succedeva dal 2006
pi forte degli avversari, almeno sulla carta, almeno come organico, almeno come abitudine recente alla vittoria. La Juve, questa Juve, ha la faccia giovane e un po esagitata di Antonio Conte che da quel 2006 usc due volte travolto. Di tutte le vittime che ha fatto Calciopoli, lui la pi nascosta, ma forse la peggiore: fregato due volte, appunto. Prima accusato di essere figlioccio di Moggi, bambolotto usato per curare gli interessi della Cupola a Siena (quando arriv la prima volta come viceallenatore); poi retrocesso per colpa di una partita scandalosa per davvero, figlia di una societ e una squadra che hanno voluto far credere a tutti di essere pulite, serie, diverse e invece non hanno garanti-

Conte, prima accusato di essere figlioccio di Moggi, poi retrocesso (con il suo Arezzo), proprio per colpa della Juve
ve troppo debole. Questanno la classifica dice il contrario, anche se la realt fa pensare che il livello sia invece comunque simile. Ecco perch un nuovo inizio. La rivalit trasferita solo sui banchi della giustizia non potr mai arrivare a far godere quanto quella sportiva. Quando Gianni Brera lo defin il derby dItalia, non era ancora successo quasi nulla. Nel 1967 voleva descrivere una rivalit acerrima, come quella tra due squadre della stessa citt. Ma non aveva visto Calciopoli, gli scudetti revocati, il fallo di Iuliano su Ronaldo, quello degli interisti su Buffon, i cori contro Balotelli e tutto il resto, compreso lultimo capitolo delle carte bollate e dei ricorsi contro lassegnazione dello scudetto