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Sommario

CARATTERI DEL CENTRO STORICO DI


SANT’ANDREA DI CONZA
(AVELLINO)

Giuseppe Mazzeo

SOMMARIO

CAPITOLO 1
RELAZIONE STORICO-TECNICA

CAPITOLO 2
DOCUMENTAZIONE BIBLIOGRAFICA, ICONOGRAFICA E CARTOGRAFICA

CAPITOLO 3
DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 1


CAP. 1 - Relazione storico-tecnica

CAPITOLO 1
RELAZIONE STORICO-TECNICA

1.1 Principali dati relativi al Comune di Sant’Andrea di Conza

Superficie territoriale (kmq) 6,44


Densità (ab./kmq) 317
Densità media nella provincia di Avellino (ab./kmq) 157
Centri presenti 1
Altri nuclei 0
Popolazione residente al Censimento 1991 2.042
Popolazione residente nel centro 1.955
Popolazione residente in case sparse 47
Popolazione residente al 1997 1.990
Popolazione residente al 1998 1.951
Popolazione residente al Censimento 2001 (risultati provvisori) 1.930
Popolazione residente al 2002 1.900
Altitudine minima (m) 420
Altitudine massima (m) 854

1.2 Le origini del centro1

L’atto di nascita di S.Andrea di Conza nel sec. XII al tempo dei Normanni è
storicamente documentato. Nel febbraio del 1161 il Conte Gionata di Conza con
munifico gesto donò alla Chiesa di S.Maria dell’Episcopato di Conza la Chiesa di S.
Andrea con l’annesso Casale e territorio. L’Arcivescovo vi stabilì la sede e vi costruì un
palazzo, l’episcopio, che fin dall’origine ebbe forma di fortezza-castello, munito di torri
e protetto dalla conformazione naturale del luogo.
L’Università di S.Andrea da quel momento fu regolata, anche sul piano civile, giuridico
e amministrativo oltre che religioso, dagli Arcivescovi-feudatari fino alla soppressione
della feudalità. Nei secoli successivi gli Arcivescovi costruirono a S. Andrea anche il
monumentale Seminario Metropolitano con l’annessa procattedrale “S.Michele”.
Le trascrizioni più antiche del documento di donazione si hanno nel Castellano, autore
dell’inedita Cronista Conzana, nell’Ughelli e nel Lupoli. Il Castellano e il Lupoli
dichiarano di riportare il documento direttamente dall’originale dell’Archivio
diocesano, andato purtroppo perduto. Vito Acocella attesta di averlo trascritto dalla
copia conservata nell’Archivio di Stato di Napoli, anch’essa perduta con l’incendio, che
nell’ultimo conflitto mondiale distrusse tutto il complesso delle pergamene antiche.
Sull’autenticità dell’atto di donazione e del relativo documento gli studiosi oggi sono
tutti concordi. Se qualche perplessità fu espressa in passato, la critica moderna, sulla
scia del Di Meo, è intervenuta a fugare ogni ombra di dubbio.
Per ricostruire l’origine remota di S. Andrea bisogna risalire all’alto Medioevo, diversi
secoli prima della suddetta data. Personalmente ho compiuto ricerche e studi per
individuare l’arco cronologico dell’insediamento abitativo originario, seguendo un
filone storiografico, d’indiscusso valore critico, che da Paolo Diacono, il famoso storico

1 Malanga M., (1993).


CAP. 1 - Relazione storico-tecnica

dei Longobardi, giunge fino al nostro F. Scandone.


Il Castellano, nella Cronista Conzana, scrive: “La terra di S.Andrea ... anticamente era
del Contato (leggi Contea, n.d.r.) di Conza posta dentro il territorio di essa, edificata
come credo da cittadini conzani in occasione d’agricoltura, o per dir meglio in villa seu
casale di Conza, che mi persuado fosse stata consistente in un poco rianetto di alcuni
pochi cittadini in un luogo, nel quale vi era, conforme hoggidì si dice la Chiesa di
S.Andrea...”.
Il nucleo di agricoltori, riuniti intorno all’antica Chiesa di S.Andrea, ha tutto il sapore
dell’evento protostorico, che il Castellano registra, dichiarando di recepirlo dalla viva
fonte della tradizione locale. Secondo i dati della mia ricerca, questo evento va
collocato nelle vicende storiche della dominazione longobarda in Italia.
Occupata l’Italia del nord e parte del centro, i Longobardi iniziarono la penetrazione
nel sud. L’una dopo l’altra, le fortezze principali caddero nelle loro mani, tra il VI ed il
VII secolo: Spoleto, Benevento, Salerno. Nel 625 anche Conza dovette soccombere e i
Longobardi, riconoscendo il valore strategico dell’antico capoluogo di una colonia
romana, la elessero capitale di un gastaldato insediandovi gli “arimanni”.
Le nostre terre, ancora una volta teatro di dure battaglie, subirono le tristi conseguenze
delle devastazioni, dei saccheggi e dello spopolamento. I Longobardi iniziarono il
processo di ripopolamento delle terre ed è a questo punto che s’inserisce il particolare
storico che interessa l’origine di S. Andrea. Si tratta dell’insediamento dei Bulgari,
registrato nel capitolo V della Historia Langobardorum di P. Diacono. Lo storico
molisano D’Amico ha pubblicato due pregevoli monografie sulla trasmigrazione dei
Bulgari in Italia, alle dipendenze dei Longobardi ed ha approfondito il loro
stanziamento nelle nostre terre, applicando rigorosamente le prove che gli provengono
dalle varie scienze ausiliarie della storia: la diplomatica, la toponomastica, la filologia,
l’antropologia, l’etnografia.
Nel contesto di una ricerca puntuale e minuziosa emerge, tra i criteri fondamentali per
l’individuazione dei luoghi popolati dai Bulgari, l’origine antica della devozione a
S.Andrea Apostolo, che i Bulgari diffusero nei centri del loro insediamento. Il D’Amico
osserva che i Longobardi occupavano con i propri notabili, gli “arimanni”, le città e i
borghi maggiori, nel nostro caso Conza, mentre ai capi dei dipendenti Bulgari, gli
“aldioni”, assegnavano i “vichi” e i “casali”. Tra questi ultimi il D’Amico cita
espressamente il “Casale di S. Andrea di Conza”.
La devozione a S.Andrea Apostolo si rivela, pertanto, quel profondo amalgama delle
remote origini storiche, che, unico patrimonio religioso e spirituale in tempi di triste
desolazione, garantì alla comunità santandreana il sostegno e la forza per configurare
una propria identità, distinta dalla metropoli. L’atto di donazione del conte Gionata di
Conza nel 1161 non fece altro che ratificare questa identità culturale-religiosa anche a
livello civile, giuridico, amministrativo.
Il toponimo, S. Andrea di Conza, con una sorta di concentrazione semantica e
storiografica, trasmette e custodisce fedelmente i due momenti fondamentali
dell’origine: la genesi dalla metropoli e la devozione a S. Andrea Apostolo.

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 3


CAP. 1 - Relazione storico-tecnica

1.3 Altri cenni storici

Sorto nell’XI secolo (alcune fonti tra l’VIII-IX sec.), è ubicato nell’alta valle dell’Ofanto
lungo la via Appia (SS 7) ed è situato tra il Monte Calvo e la Cresta Cesina sotto il
costone roccioso della Serra la Serpa. Il centro di Sant’Andrea di Conza è stato, nel
Medio Evo, strettamente legato al vicino centro di Conza della Campania, essendo
stato fondato da alcuni abitanti del contado conzano, forse a seguito di uno dei
terremoti che colpirono Conza e che costrinse moti abitanti ad abbandonarla, i quali
hanno edificato le prime costruzioni ed una chiesetta dedicata all’Apostolo Andrea che
ha dato il nome a tutto il casale.
La contea di Conza nell’XI-XII secolo, in particolare sotto i Normanni, è stata una delle
più estese comprendendo tutta l’alta valle dell’Ofanto che del Sele ed anche parte della
valle del Calore (come il Gastaldato di Montella); pertanto anche l’Archidiocesi di
Conza è sempre stata molto importante e potente.
Nel XII (1161) il conte normanno Gionata di Balvano offre a Santa Maria dell’episcopio
di Conza la chiesa di Sant’Andrea situata tra il territorio della città di Conza e il castello
di Pescopagano. Scopo di tale donazione è di assicurare agli arcivescovi un feudo con il
“potere civile misto e criminale”e di costituire le rendite per il vitto “dei chierici al
servizio della chiesa di Conza”.
Da allora e sino alla soppressione della feudalità (fine XVIII sec.) il casale di
Sant’Andrea è stato sotto il dominio della Mensa Arcivescovile di Conza. Non tutti gli
arcivescovi hanno accettato nei secoli successivi anche il potere temporale, cosicché il
paese è stato assoggettato a varie signorie.
Probabilmente nel XIII secolo è stato realizzata nella parte alta del borgo una
costruzione fortificata (nucleo originario dell’Episcopio) che ha poi subito numerose
ristrutturazioni in varie epoche.
Fu feudo dei Poncelly, dei Del Balzo, dei Gesualdo. In quest’epoca (fine XV secolo) vi
vivevano 55 famiglie per un totale di circa 300 abitanti.
Dal XVI secolo (in particolare nel 1536 e nel 1560) gli arcivescovi hanno riaffermato la
giurisdizione civile trasferendo la loro sede da Conza nel castello che è diventato così,
Episcopio. In questo periodo sono stati arcivescovi Girolamo Muzzarelli, Ercole
Rangone, Fabrizio Campana, Gaetano Caracciolo e Francesco Nicolai.
Il XVI e il XVII secolo hanno caratterizzato l’impianto urbanistico del centro, a seguito
di una crescita rilevante. L’impianto attuale è lo stesso derivato da quelle
trasformazioni, caratterizzate da diversi tipi edilizi, dalla cinta muraria intorno al centro
nella quale si aprivano ampie pote di cui una ancora visibile (Arco della Terra). Nel
centro vennero costruiti un palazzo vescovile ed una cattedrale, così come in tutti i
centri che facevano parte del vescovato. Nel centro funzionava anche un Seminario.
In questi due secoli è accertato anche un notevole incremento della popolazione: nel
1669 gli abitanti erano 1200 e nel 1732 erano cresciuti fino a 1350.
Un vescovo in particolare, Michele Angelo Lupoli, legò il suo nome al restauro del
Seminario e del Palazzo Vescovile, e una bella lapide ne ricorda l’opera.
Alla fine del XVIII secolo l’arcivescovo Ignazio Andrea Sambiase ha rinunciato alla
giurisdizione baronale del feudo che è stato incorporato al Regio Demanio con
Dispaccio del novembre 1791 e con sentenza definitiva del 1808.
Nel febbraio 1799, alla instaurazione della Repubblica Partenopea Sant’Andrea venne
inserito nel cantone di Pescopagano inserito nel dipartimento dell’Ofanto con capitale
Foggia.
Con la costituzione dell’Unità d’Italia (1860) Sant’Andrea come altri centri dell’Alta

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CAP. 1 - Relazione storico-tecnica

Irpinia e dell’area del Vulture, ha visto vari episodi di brigantaggio e di rivolte


contadine.
Il centro di Sant’Andrea di Conza porta impresso nella sua struttura la presenza
secolare della Chiesa. Nella parte monumentale che chiude a monte il centro antico
sono presenti, infatti, il Seminario con la Chiesa di San Michele, il Palazzo Vescovile,
attuale sede comunale, e la rovine di un convento, a formare una piccola cittadella
religiosa, unica nella sua complessità tra i centri dell’Alta Irpinia.

1.4 Caratteri del territorio

Il centro di Sant’Andrea di Conza è situato in provincia di Avellino ad 80 chilometri


verso est dal capoluogo. Il suo territorio è a diretto contatto con le province di Potenza
e di Salerno e si collega con il resto dell’Irpinia tramite il confine con Conza della
Campania.
Territorialmente il centro è molto piccolo, estendendosi per soli 6,44 kmq, ed è di tipo
collinare con variazioni altimetriche tra il punto più basso e quello più alto che
raggiunge i 440 metri (da 420 a 880 metri s.l.m., a monte del centro) con il centro abitato
stesso posto a 665 metri.
Il centro abitato è attraversato dalla S.S. n. 7; a valle è servito dalla strada a scorrimento
veloce Ofantina e dalla ferrovia Avellino – Rocchetta S.Antonio, con scalo a Conza o a
Calitri.
La vegetazione è caratterizzata da seminativi e da boschi cedui.
L’area geografica nel quale il centro si situa è individuata come Alta Irpinia. È un’area
gravitante amministrativamente sul centro di Sant’Angelo dei Lombardi e che,
ultimamente, ha visto crescere i due centri di Lioni e di Calitri.
L’Alta Irpinia ha subìto nel 1980 un violento terremoto che ha distrutto interi centri
abitati ed ha spazzato via un tessuto urbano e sociale spesso arcaico ed arretrato.
In seguito a questo evento si sono innescati meccanismi nuovi come la ricostruzione
post-terremoto ed il processo di industrializzazione che, lungi dall’essere terminati,
hanno determinato numerosi cambiamenti nella situazione economica e sociale
dell’area.
All’interno di questa area il centro di Sant’Andrea si pone con caratteristiche tali da
renderlo un caso unico: danni non disastrosi alle strutture abitative e sociali e nulli agli
abitanti, un tessuto produttivo basato sull’artigianato e sul commercio, un’alta
incidenza del terziario nel complesso del mondo produttivo e, in prospettiva, il
recupero di un ruolo produttivo industriale autoctono, la rivitalizzazione del centro
storico in chiave residenziale, di attrazzature e turistico, la valorizzazione culturale del
centro.
Questo quadro viene ad essere confermato esaminando le caratteristiche proprie del
centro il quale, storicamente, ha sempre presentato una diversità notevole di valori
dominanti rispetto ai centri vicini. Mentre in questi prevalevano valori ed attività
legate al mondo rurale e contadino, Sant’Andrea, mancando di territorio agrario
sufficiente, sviluppava valori ed attività orientate in direzione urbana con la presenza
di attività artigianali specializzate nella lavorazione della pietra, del legno e del ferro, e
di attività legate alla presenza del Seminario e di altre istituzioni religiose.
Questo ruolo, d’altro canto, ha raggiunto livelli ben più elevati di quanto pensabile in
rapporto alla grandezza del centro. Infatti, come scrive il prof. Renato Cristiano nella
relazione al P.R.G. “nel passato, tanto la maggiore segregazione geografica di tale ‘area
interna’, quanto la strategica collocazione di Sant’Andrea rispetto alle principali linee

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 5


CAP. 1 - Relazione storico-tecnica

di comunicazione verso l’esterno, ponevano il centro su un livello di elevata


qualificazione, come testimoniano eloquentemente i principali monumenti
architettonici che spiccano nel suo tessuto urbano”.
In prospettiva, invece, lo spostamento a valle delle attività e la nascita estensiva di
industrie e servizi in tutta la zona, riducono il peso complessivo del centro di
Sant’Andrea di Conza e lo sfavoriscono se viene a mancare una politica di rilancio
funzionale ed economico.

1.5 Caratteri del centro urbano

Il Comune di Sant’Andrea di Conza presenta, dal punto di vista insediativo, caratteri


di accentuata concentrazione degli abitanti nel nucleo urbano. Non presenta altri nuclei
e non ha fenomeni rilevanti di residenti in case sparse sul territorio.
Questo è dovuto, probabilmente, alla dimensione estremamente ridotta del territorio
comunale e al tipo di attività prevalente della popolazione (terziario e artigianato) che
non conferisce all’agricoltura la stessa importanza che essa possiede nei centri vicini.
Dalla valle dell’Ofanto il centro si presenta compatto e allungato sul fianco della
collina, in posizione dominante, ma senza asperità. Esso, infatti, sfrutta la parte meno
acclive della collina e non si spinge nelle zone meno favorevoli all’insediamento. La
cittadella ecclesiale, ovvero la parte monumentale del centro, posta nella parte più alta
e con il resto del paese ai suoi piedi, non si discosta da un modello urbano classico che
si rifà all’acropoli greca.
Nel centro si possono individuare due percorsi privilegiati: quello antico nord-sud che
collega la parte monumentale con la valle dell’Ofanto e quello che ha contraddistinto lo
sviluppo moderno del centro, in direzione est-ovest, lungo la S. S. 7 Appia. Questo
sviluppo si è per fortuna realizzato senza stravolgere il centro storico e senza provocare
la perdita della compattezza del centro urbano.

1.6 Il terremoto del 1980 e le successive azioni di recupero

Il sisma del 1980 ha colpito il centro di Sant’Andrea di Conza in maniera diversa da


quanto avvenuto nei centri che la circondano. Pur essendo uno dei comuni più
prossimi all’epicentro del sisma i danni agli edifici residenziali e non si sono
manifestati nella quasi totalità sotto forma di cedimenti strutturali localizzati piuttosto
che sotto forma di crolli totali.
Ciò ha reso necessario impostare il recupero del centro sulla base di azioni di
manutenzione straordinaria e di consolidamento strutturale piuttosto che di
demolizione e ricostruzione di singoli edifici o di ambiti urbani, anche se per i casi più
complessi si è reso necessario agire con azioni di tal genere.
La mancanza di crolli generalizzati ha consentito la conservazione del tessuto del
centro storico caratterizzato dalle vie strette e tortuose e dall’arroccamento intorno al
polo monumentale dell’Episcopio e del Seminario. Tale tessuto rappresenta uno dei
più caratteristici dell’Alta Irpinia.
L’intervento di recupero attuato all’indomani del terremoto consente una prima
valutazione degli effetti determinati dalla ricostruzione.
La quasi totalità degli edifici posizionati nelle zone 1 e 2 del centro abitato, così come
delimitato dal Piano di Recupero, risulta riparato o ricostruito. Si può sostenere che tale
piano, adottato il 27 giugno 1982 con delibera n. 64, e successivamente modificato in

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CAP. 1 - Relazione storico-tecnica

alcun sue parti, ha prodotto nel complesso risultati positivi, anche se risente di una
certa limitatezza nelle previsioni d’intervento, imputabili allo stato di emergenza nel
quale esso è stato adottato.
Scriveva nella relazione di accompagnamento al Piano il prof. Renato Cristiano:
In definitiva si è prescelta, in contrapposizione ad astratte e dannose azioni
“radicali”, una operatività incentivata dalle possibilità di miglioramento
residenziale offerti dalla tipologia d’intervento: operatività modesta ma sicura e che
proceda senza abdicazioni nei confronti della sicurezza, né nei confronti della
salvaguardia ambientale. È in sostanza ispirata ad un richiamo indispensabile alla
responsabilità locale.
La definizione delle unità minime d’intervento (assunte solo in prima istanza
corrispondenti alle particelle catastali) con i relativi riflessi sulle possibilità di
adeguamento sismico delle strutture statiche e sulla riorganizzazione funzionale
degli alloggi e, in taluni casi, la stessa scelta, in una gamma di potenziali
interventi, di quello più confacente alle esigenze dell’operatore (fino a giungere
anche alla ristrutturazione urbanistica), costituiscono esemplificazioni rilevanti e
significative del richiamo alla responsabilità locale. L’intreccio o la tessitura fitta e
quasi inestricabile, in uno alla estrema parcellizzazione della proprietà, non
consentiva del resto altra soluzione, pena, come detto, l’astrattezza e l’inattuabilità
dell’intervento.
L’obiettivo del recupero del patrimonio edilizio degradato si è fondato su un preciso
intendo programmatico: quello di assicurare all’operazione una logica interna e di
favorire, nel contempo, una decisa e globale azione, principalmente di adeguamento
edilizio, ma anche, in misura non marginale, di ristrutturazione urbanistica.
Infatti, se risulta evidente l’attenzione e la particolare tensione verso la
riattivazione della zona urbana che allo stato mostra segni molto preoccupanti di
abbandono e di conseguente irreversibile degrado –principalmente per lo
svuotamento di abitanti e di attività determinatesi a seguito del sisma– si è inteso
anche superare, attraverso un’azione generalizzata (anche se altrettanto puntuale),
una contestualità di interventi e di ricostruzione e di adeguamento nel resto del
territorio insediato del paese. La definizione progettuale dell’intervento pubblico,
data la delicatezza del contesto ambientale e la necessità del pieno controllo formale
dei risultati, non attiene tanto l’ambito urbanistico, quanto quello architettonico.”

Risulta quindi evidente che se da un lato lo “strumento” Piano di recupero si è


dimostrato un elemento efficace per la ricostruzione totale del centro storico, per la sua
dimostrata snellezza operativa, d’altro canto ha mostrato i propri limiti, in particolare:
− nel mancato controllo formale degli interventi attuati;
− nel mancato controllo sull’uso dei materiali.
Si è verificato, in sostanza, che la mancanza di una progettazione-previsione di tipo
“planovolumetrico” ha generato in molti casi degli stravolgimenti tipologici-
volumetrici degli edifici riattati, la cui sola giustificazione è da ricercarsi nella necessità
di occasionali progettazioni di tipo speculativo, svincolate da un chiaro e coerente
disegno di Piano.
Il mancato controllo dell’uso dei materiali ha d’altro canto prodotto uno
stravolgimento ambientale nel centro storico, dove alla sostituzione indiscriminata di
elementi architettonici e decorativi, si è aggiunto l’uso di materiali estranei dal dubbio
impatto ambientale.
Se queste sono le “critiche” al vecchio Piano di Recupero bisogna comunque
sottolineare che lo stesso ha contribuito in maniera positiva, con interventi di

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CAP. 1 - Relazione storico-tecnica

ristrutturazione urbanistica, alla ridefinizione di una serie di spazi pubblici e ad un


ridisegno complessivo del centro storico.
Si ritiene che in questo caso il disegno previsto dal vecchio Piano di Recupero vada
completato e potenziato, specialmente in quelle aree del Centro Storico che sono in uno
stato d’abbandono o in quelle zone dove sono in corso opere iniziate e non ancora
concluse.

1.7 La Variante al Piano Regolatore Generale del 2003 e il Centro Storico

Il 7 luglio 2003 il Consiglio Comunale di Sant’Andrea di Conza ha adottato la Variante


al Piano Regolatore Generale. Tale Variante interessa tutto il territorio del Comune e
detta nuove regole per il Centro Storico.
Il Centro Storico di Sant’Andrea di Conza ha mantenuto pregevoli caratteri di integrità
nel tessuto, nelle volumetrie e nella conformazione complessiva. Esso è un elemento di
grande ricchezza culturale che va tutelato e valorizzato, anche alla luce dei danni che
tali strutture hanno subìto in altri centri dell’Alta Irpinia colpiti dal terremoto del 1980
e che lo rende una testimonianza da preservare quale memoria storica del territorio.
La qualità ambientale del centro abitato passa attraverso una azione che coinvolge sia
l’ente pubblico che i cittadini.
Essa è da realizzare attraverso una azione di manutenzione continua del verde
(pubblico e privato), delle strade, delle opere pubbliche, dei beni immobili appartenenti
ai privati e attraverso l’uso di materiali e di procedure di maggiore durevolezza e
qualità complessiva.
È ipotizzabile l’uso di strumenti quali l’incremento degli indici urbanistici in presenza
di progetti di edilizia residenziale che adottino innovazioni dal punto di vista della bio-
architettura e del contenimento energetico.
A distanza di 19 anni dal terremoto, nonostante la ricostruzione sia quasi terminata,
continua la fuga dal centro storico dei suoi abitanti e delle poche attività commerciali
esistenti, il tutto all’interno di un contesto urbano dotato di uno stock di edilizia
residenziale largamente superiore al numero delle famiglie residenti, che
continuamente emigrano in altre aree urbane del paese.
Al di la delle questioni dei rapporti e delle scelte sociali, è necessario fare anche delle
valutazioni di carattere economico. Il sottoutilizzo del patrimonio abitativo nel centro
storico e il continuo abbandono induce ad una serie di considerazioni e di scelte
operative finalizzate all’attivazione di strumenti atti alla sua rivitalizzazione ed alla sua
salvaguardia. Di seguito sono riportati gli elementi cardine che guideranno l’azione sul
Centro Storico
Nuova perimetrazione
I confini della Zona A vanno estesi in modo da comprendere il corso Battisti fino a
piazza Pallante, il corso d’Annunzio fino a piazza Aldo Moro e via San Marco fino alla
Croce.
L’uso dei materiali
All’interno della Zona A deve essere consentito solo ed esclusivamente l’uso di
materiali tradizionali e locali, in modo da attuare, nel corso dei prossimi anni una lenta
e graduale sostituzione dei materiali non confacenti.
Bisogna inoltre demandare ad un Piano del Colore la scelta degli interventi sulle
facciate, in modo da attuare interventi coerenti in tutta la zona A riducendo l’area di
discrezionalità nella loro scelta, cosa che spesso ha prodotto e produce fenomeni di
incoerenza ambientale molto grave.

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CAP. 1 - Relazione storico-tecnica

Sarà comunque compito del presente Piano introdurre delle limitazioni e regolare
preventivamente l’uso dei colori, in attesa del definitivo Piano del Colore.
Gli interventi ammissibili
Il Piano dovrà prevedere solo operazioni di adeguamento tecnologico delle residenze e
dovrà indicare i casi nei quali è ammesso il cambio di destinazione d’uso. Vanno anche
considerati alcuni interventi di allineamento prospettico su alcune quinte urbane.
Obiettivo degli interventi è creare le condizioni che portino alla riscoperta dell’area,
quale momento di riappropriazione culturale e di affermazione della propria identità
storica-collettiva, materializzata nella struttura urbana del nostro Centro Storico.
All’interno del Centro Storico, vanno quindi previsti interventi miranti all’inserimento
di attività non inquinanti, quale piccole botteghe artigianali e commerciali, tali da
innescare processi di rivitalizzazione, viste anche le enormi potenzialità turistiche che
questo possiede. Per tale operazione vanno predisposti strumenti normativi di Piano
che consentono l’attivazione di tale processo.
Interventi di ristrutturazione urbanistica
Il disegno degli interventi di ristrutturazione urbanistica del P.R. in atto va senz’altro
completato e potenziato.
Bisogna comunque integrarlo con operazioni di ristrutturazione urbanistica del tutto
nuove e con altre operazioni miranti al ripristino di talune “situazioni” che con
interventi poco accorti hanno stravolto alcune aree in Zona A. Per esempio, vanno
riproposte le storiche scalinate in pietra locale di Via Roma, dell’Arco della Terra e di
altre zone del Comune, con mirati interventi di arredo urbano. Lo stesso intervento
attuato nel giardino dell’Episcopio merita qualche riflessione!
Bisogna quindi attuare una serie di scelte e di operazioni di ricucitura tra Centro
Storico e l’area urbana venutasi a costruire negli ultimi 30 anni.
Gli orti urbani
Al di là dei giudizi che si possono dare su alcuni interventi di ristrutturazione
urbanistica realizzati, il centro storico di Sant’Andrea era caratterizzato dalla presenza
al suo interno di “orti urbani” e di aree verdi che ne caratterizzavano fortemente la
propria originalità.
Le zone del Centro Storico che ancora mantengono tale caratteristiche sono oramai bel
poche, per cui una azione di salvaguardia va rivolta verso queste aree (ad esempio,
quelle alle spalle di via Seminario Vecchio, gli orti urbani di via Garibaldi e di via De
Sanctis che ancora conservano il tipico rapporto “gotico” tra lotto urbano-orto, come si
evince dalla lettura delle mappe catastali).
A nostro giudizio, infatti, non è pensabile che il “recupero” si fermi solamente alle
quinte urbane che ne delimitano l’intorno, ignorando ciò che c’è all’esterno. Il recupero
va inteso come salvaguardia delle preesistenze, quale testimonianza storica da
conservare, attraverso interventi di ricomposizione di quegli elementi che ne
caratterizzano la specificità.
La zona monumentale
Il complesso Episcopio-Seminario-Convento costituisce l’area monumentale di
Sant’Andrea. Gli interventi realizzati nel corso degli anni hanno portato al ripristino
strutturale e funzionale del Seminario e dell’Episcopio e all’inserimento nel giardino di
quest’ultimo di una struttura teatrale all’aperto.
La ristrutturazione definitiva della Chiesa di San Michele, la sistemazione del campo
dei Seminaristi ed un intervento di recupero del complesso Conventuale e dell’annessa
Chiesa di Santa Maria della Consolazione risultano preminenti, visto la stato di totale
abbandono e di disfacimento strutturale in atto da decenni.
Tale operazione va integrata e completata con la realizzazione della zona a Parco

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 9


CAP. 1 - Relazione storico-tecnica

Urbano dell’area della Fonte, all’interno di un disegno complessivo che mira ad


innescare processi di rilancio economico per l’intero paese.
Il percorso dei mulini
La notevole presenza d’acqua nel territorio di Sant’Andrea ha reso possibile, nel corso
dei secoli passati, la realizzazione di numerosi mulini, all’interno e all’esterno del
centro abitato, situati lungo un percorso “d’acqua”, che partiva dall’area della Fonte e
attraversava il centro urbano fino al mulino della Forma. Su tale percorso venivano
alimentati sei mulini e le fontane pubbliche, compresa la Cascata dell’Episcopio.
Ancora oggi è possibile ammirare i resti del Mulino della Fonte e quello della Forma
con la loro tipologia ad acquedotto pensile ad arcate che realizza il salto dell’acqua
capace di generare una forza motrice per far ruotare la macina posta ai piedi del salto.
Tracce di altri due mulini sono ancora visibili vicino al fiume Arso. Anche in questo
caso, come nei due precedenti, si propone il loro recupero quali esempi di “archeologia
pre-industriale”, all’interno di un progetto di rivitalizzazione turistica del nostro
Comune.

1.8 Le indicazioni per la Zona A e per l’area monumentale

Zona A
I confini della zona A, relativa alla parte del centro urbano più antica, vanno
ridisegnati in modo da comprendere il corso Cesare Battisti fino a piazza Pallante e il
corso D’Annunzio fino a piazzale Aldo Moro.
In essa va inserita anche via S.Marco fino alla Croce.
Dalla precedente delimitazione va esclusa l’area prospiciente via Monacacchio.
All’interno della zona A le prescrizioni di piano devono consentire un controllo stretto
delle trasformazioni possibili, ammettendo solo quelle necessarie all’adeguamento
tecnologico delle residenze e delle altre destinazioni d’uso e imponendo, in caso di
opere di manutenzione, l’uso di materiali tradizionali rispetto al complesso urbano.
Tali materiali (legno, pietra, mattone, intonaco, ...) potranno essere utilizzati in
combinazione con materiali moderni allo scopo di incrementarne le prestazioni, purché
esternamente sia visibile il materiale tradizionale. Si pensi, ad esempio, alle serrande,
tradizionalmente in legno, e alla diffusione dell’alluminio; tali materiali possono essere
usati in combinazione purché esternamente sia visibile il legno.
L’uso di tali materiali composti rappresenta anche una sfida all’artigianato
santandreano.
Particolare cura andrà posta nella realizzazione e nella gestione degli spazi pubblici, la
cui conformazione e i cui materiali devono contribuire alla qualità complessiva
dell’intorno urbano.
La zona A sarà una zone satura dal punto di vista della residua capacità insediativa, ad
esclusione di specifici episodi che comporteranno un incremento della capacità stessa
allo scopo di uniformare la linea architettonica del centro.
Il Centro Culturale Monastero
Il recupero edilizio, mediante restauro e ristrutturazione edilizia, dell’area conventuale
rappresenta il principale elemento di rilancio culturale che la Variante intende offrire
alla cittadinanza di Sant’Andrea. La struttura, una volta realizzata, potrà rappresentare
il quarto polo culturale del centro, accanto all’Episcopio, alla Fornace e al Seminario,
permettendo la costruzione di una rete di spazi nei quali impostare una seria politica
culturale impostata su due filoni principali: la riscoperta dell’artigianato e delle
tradizioni santandreane da attuare mediante mostre temporanee e permanenti e

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 10


CAP. 1 - Relazione storico-tecnica

attività di formazione che precludano alla rinascita delle attività produttive; la


proposizione di attività culturali primarie nel panorama nazionale ed internazionale,
allo scopo di inserire il centro nel circuito culturale.
“Tradizione e innovazione” potrebbe quindi essere lo slogan della rete degli spazi
urbani dedicati alla cultura.

1.9 Tradizione ed innovazione: commercio, artigianato, turismo

La presenza di una forte struttura artigianale e commerciale può rappresentare un


elemento su cui basare il rilancio e la rivitalizzazione del Centro Storico e del Comune.
A questo proposito la presente Variante al PRG lancia l’idea della costituzione di un
consorzio tra le strutture commerciali di Sant’Andrea. Tale consorzio potrebbe dotarsi
di un logo (ad esempio, “PASSEGGIANDO PER NEGOZI A SANT’ANDREA”) da
utilizzare per pubblicizzare sia i singoli esercizi commerciali che il comune nel suo
complesso, inteso come una sorta di “centro commerciale urbano”. Tale logo,
appoggiato anche dall’Amministrazione Comunale potrebbe valorizzare la particolare
situazione di Sant’Andrea che presenta una discreta concentrazione di esercizi
commerciali, differenziati anche rispetto alla gamma merceologica in vendita, situati in
una struttura urbana che si è mantenuta generalmente integra e che costituisce un
luogo piacevole di incontro.
Del consorzio dovrebbero far parte esercizi commerciali, esercizi di che svolgono
attività di ristoro ed artigiani.
Questi ultimi in particolare, potrebbero avere un ruolo rilevante per la qualificazione
del logo e per una più generale rivitalizzazione del centro storico del Paese.
Spostatesi all’esterno del centro abitato le attività artigianali potrebbero tornarvi
aprendo atelier e strutture espositive e di vendita disseminate nel centro abitato, in
modo da reinserire in esso la presenza forte di questo settore. Tale azione potrebbe
anche spingere la nascita di piccole attività artigianali di qualità localizzate
direttamente nel centro abitato il cui sviluppo potrebbe essere favorito anche dalla rete
degli spazi culturali che si dovrà costruire attorno al futuro Centro Culturale da
insediare nell’area conventuale.
Il consorzio potrebbe agire in maniera mirata per pubblicizzare la struttura
commerciale del paese e per spingere verso Sant’Andrea nuove fette di potenziali
clienti. A questo scopo esso potrebbe patrocinare iniziative autonome in determinati
periodi dell’anno (settimane di sconti, settimane dedicate a determinati prodotti, …) e
potrebbe sponsorizzare altre iniziative che si svolgono a Sant’Andrea come, ad
esempio, l’Estate Culturale, i Sabati della Medicina, le Feste Padronali e di quartiere,
dando, infine, un supporto alla Pro Loco per l’organizzazione di iniziative culturali di
richiamo, quali mostre, spettacoli, rappresentazioni.

Allo stesso scopo il PRG ipotizza, tra le destinazioni d’uso insediabili nel Centro
Storico, anche quella turistica, attuabile tramite la nascita di bed&breakfast.

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 11


CAP. 2 - Documentazione bibliografica, iconografica e cartografica

CAPITOLO 2
DOCUMENTAZIONE BIBLIOGRAFICA, ICONOGRAFICA E CARTOGRAFICA

2.1 Bibliografia

AA.VV., (1978), Pro-cattedrale San Michele - S.Andrea di Conza, Calitri.

=, (1978), “Sant’Andrea: un’estate diversa”, Il Mattino, 27 agosto.

= (p.s.), (1989), “Sant’Andrea di Conza - Se il Comune scommette sulla cultura”,


Itinerario, dicembre, p. 116.

Acocella V., (1927), Storia di Conza, Benevento.

Acocella V., (1951), Storia di Calitri, Napoli.

Amministrazione Comunale di Sant’Andrea di Conza, (1980), L’Episcopio e le iniziative


culturali, Quaderni della Biblioteca Comunale “Francesco Pallante”, Avellino.

Basile F., (2002), “Il Campanile di San Michele”, Il seminario, anno VI, n. 4, p. 7.

Bellino M., Mazzeo G., (2003), Veriante al Piano Regolatore Generale di Sant’Andrea di
Conza, dattiloscritto.

Cassese D., (1993), La cascata dell’Episcopio tra storia, scritti e speranze, il crogiolo -
supplemento a “Politica Irpina”, agosto 1993.
Il palazzo arcivescovile, denominato episcopio perché residenza episcopale, già
fortilizio a difesa degli abitanti del feudo di Sant’Andrea dagli inizi del 1300, fu
sede di numerosi arcivescovi sin dalla metà del 1500.
A seguito dei numerosi terremoti verificatisi, soprattutto di quelli disastrosi del 31
luglio 1561, dell’8 settembre 1694, del 20 marzo 1731 e del 16 dicembre 1857, gli
arcivescovi hanno provveduto a far restaurare il palazzo feudale di Sant’Andrea,
adattandolo meglio per la loro residenza.
Luigi Limongelli nel suo “Pulcinella di Paese”, ha voluto ricordare l’arcivescovo
Salvatore Nappi il quale portò a compimento, nel 1897, i lavori di restauro al
palazzo arcivescovile.
“Monsignor Nappi - Arcivescovo di Conza e Amministratore Perpetuo di
Campagna d’Eboli - incuteva nella cittadinanza il più largo e il più profondo
rispetto”.
“L’Arcivescovo però amava l’arte e aveva larghissime vedute”
“Egli volle anche un giardino - certo non come quello Vaticano, accanto, alla
cupola di Michelangelo ed alle altre grandiosità del Bramente e del Sangallo - e nel
giardino una cascata d’acqua azzurra avviata in un letto di pietra viva a scalini,
limitati da due sponde con mascheroni e ornati di disegni egiziani”.
“I lavori di scalpello continuavano a ritmo accelerato, gli operai erano - tra maestri
e discepoli - numerosi. Un largo angolo del giardino era totalmente stipato di sassi
squadrati, di sassi in lavorazione, di sassi abbozzati. Dirigeva i lavori il famoso
Michelangelo d’Angola - il re degli scalpellini locali - che io ricordo ancora” (1842-
CAP. 2 - Documentazione bibliografica, iconografica e cartografica

1925).
Il comune di Sant’Andrea di Conza, con atto di compravendita in data 10 giugno
1976, acquistò, dalla Curia Arcivescovile, l’antica residenza arcivescovile e
l’annesso giardino.
Il terremoto del 23 novembre 1980 ha distrutto l’opera costruita prima con molto
amore e poi abbandonata.
Le Amministrazioni comunali, alternatesi dal 1980 ad oggi, hanno provveduto a
ricostruire il castello-palazzo arcivescovile con l’annesso teatro e a rendere ancor
più splendido il giardino attiguo.
(…)

Chiusano G. (1983), La cronista con zana, da un manoscritto di D.A. Castellano del 1689-91,
Calitri.

Cignarella R., (2001), “Sant’Andrea di Conza: quale futuro?”, il Seminario, anno V, n. 3,


pp. 1-2.

Cinquegrani A., Pennarola R., (1989), “Paese mio”, La Voce della Campania, novembre,
pp. 6-11.

Comunità Montana Alta Irpinia, (1993), Itinerario nella storia nella memoria, CRESM
Campania, Lioni.

Consiglio Nazionale delle Ricerche, (1981), Ricostruire … dove, come?, CNR, Progetto
finalizzato geodinamica.

CRESM, Studio di Progettazione Grafica Canale, (….), Progetto “Comunicare l’Ambiente”


- Verde Irpinia, CRESM, Lioni.

Cuozzo E., (1979), “I feudatari dell’Alta Irpinia nel Catalogus baronum: i Balvano”,
Civiltà Altirpina, anno IV, fasc. 4, luglio - agosto (?).

D’Angelis L., (2002), “La pro-cattedrale di San Michele - ripresi i lavori di restauro”, il
Seminario, anno VI, n. 1, pp. 1-2.

De Rosa V., (1987), “Sant’Andrea di Conza - Restauro d’autore a San Domenico”, Il


Mattino, 29 marzo, p. 27.

Gargano G., (1977), Ricerche storiche su Conza antica, Edizione dell’Amministrazione


comunale di Conza.

Iannicelli M., De Liseo R., (1989), “S.Andrea: ricordi e leggende - Li cunti antichi”, il
crogiolo - supplemento a Politica Irpina, n. 1, maggio, p. 3.

Lamanna P., (2001), “Centoquaranta anni fa i briganti di Crocco occupavano


S.Andrea”, il Seminario, anno V, n. 3, p. 4.

Laviano F.P., (1926), La vecchia Conza e il castello di Pescopagano, Trani.

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 13


CAP. 2 - Documentazione bibliografica, iconografica e cartografica

Lo Sasso M., (1997), “Il recupero della ex-fornace di laterizi a S.Andrea di Conza”,
Costruire in laterizio, n. 56, pp. 104-109.

Malanga M., (1989), “Al tempo dei Longobardi - Le origini remote di S.Andrea di
Conza”, il crogiolo, aprile, p. 3.

Malanga M., (1989), “L’Alta Irpinia e l’Alta Valle dell’Ofanto dalla preistoria alla
storia”, il crogiolo - supplemento a Politica Irpina, n. 2, giugno, p. 3.

Malanga M., (1993), “Un paese, un’origine: Sant’Andrea di Conza”, Altirpinia, 15 marzo
1993, p. 3.

Martino G., (2002), “L’Amministrazione municipale nell’800”, Il seminario, anno VI, n.


4, p. 3.

Mazzeo G. (a cura di), (2003), Vocazioni territoriali e sviluppo turistico in Campania,


DIPIST, Università di Napoli Federico II, Elio de Rosa Editore, Napoli.

Monnier M., (1965), Notizie storiche documentate sul brigantaggio nelle province napoletane
dai tempi di Fra Diavolo sino ai giorni nostri (1862), Arturo Berisio Editore, Napoli.
(p. 73) I briganti [di Carmine Crocco] si ritirarono [da Melfi e Lagopesole]
saccheggiando ancora Monteverde, Carbonara [Aquilonia] e Calitri. L’arcivescovo
di Conza fece loro una magnifica accoglienza a suono di campane e benedisse nel
nome di Dio la loro sacra falange. Dopo di che diminuiti e scoraggiati gli uomini di
Crocco si aggirarono per qualche tempo sulle rive dell’Ofanto, aggredendo i
viaggiatori.

Pallavicini R., (1989), “Irpinia, cattedrali e container”, l’Unità, 1 dicembre, p. 19.

Piccininno P.M.L., Pironti A., Bellino A., (2000), Gli stemmi degli arcivescovi di Conza,
Edizione a cura del Comune di Sant’Andrea di Conza.

Piccioli T., (1977), “Storia del feudo di Conza e del paese di Sant’Andrea”, Storia
Illustrata, n. 233, aprile, p. 12.

Picone G., (1989), “A Sant’Andrea di Conza la Fondazione dedicata all’attore - Nel


nome di Bruno Cirino una città per il teatro”, Il Mattino, 10 novembre.

Pisano G. (1990), “A Sant’Andrea di Conza un anfiteatro nel segno di Cirino -


L’inaugurazione e un convegno nel cratere!, Il Mattino, 31 marzo, p. 14.

Roselli P., (2003), “Il Convento: quale futuro?”, Il seminario, anno VII, n. 1, p. 7.

Russoniello M.D., (1978), “Storia del nostro paese attraverso le amministrazioni


comunali - I parte”, la fonte, anno II, n. 1-2, gennaio giugno, pp. 21-24.

Russoniello P. (a cura di), (1987), Tre documenti per la storia religiosa e civile di S.Andrea di
Conza, dattiloscritto.

Russoniello P., (a cura di), (1988), Michele Solimene Giurista e Patriota (1795-1864): scritti.

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 14


CAP. 2 - Documentazione bibliografica, iconografica e cartografica

Soprintendenza ai B.A.A.A.S. di Salerno e Avellino, Amministrazione Comunale di


Sant’Andrea di Conza, (1989), Il recupero del centro storico di Sant’Andrea di Conza,
Quaderni di Restauro, Soprintendenza ai B.A.A.A. S. di Salerno e Avellino.
[Premessa - Mario De Cunzo] - Le case di Sant’Andrea di Conza sono state più
resistenti rispetto a quelle di altri centri limitrofi, per l’impiego di pietrame
squadrato e buone tecniche costruttive, nonostante che Sant’Andrea si trovi in una
delle zone maggiormente sismiche d’Italia.
Un gruppo di edifici, tuttavia, forse perché composto da unità immobiliari troppo
accavallate tra loro, forse per la discontinuità e la frantumazione nel tempo di
rifacimenti e riparazioni, ha avuto nel terremoto del 1980 parecchi danni. È
un’insula che segue il tortuoso tracciato delle vie, tra S. Domenico e la piazza
Umberto I. Gli abitanti di quest’insula per restaurare le proprie case si sono rivolti
alla Soprintendenza affidandole la progettazione e l’esecuzione dei lavori. Infatti la
legge per la ricostruzione delle zone colpite dal sisma, n. 219/81, ha consentito la
“delega” al Comune e ad altri Enti.
Per la Soprintendenza è stata un’esperienza molto interessante. Nessuna
Soprintendenza in nessuna parte d’Italia ha fatto una cosa del genere. Il risultato è
stato buono: le case sono state pronte in tempo relativamente breve, segno che il
lavoro svolto insieme tra proprietari, Soprintendenza e Comune è la formula
migliore nell’interesse della tutela dei beni culturali.
Ora che le case sono restaurate ci si dedica al recupero dell’architettura di più
grandi dimensioni, ai “monumenti”, che hanno avuto più danni degli edifici di
abitazione. Sono restauri più difficili e complessi per le morfologie atipiche che non
consentono formule semplici di intervento.
I monumenti sono tanti, chiese, seminario, episcopio, convento; il Provveditorato
alle OO.PP., la Curia Diocesana, la Soprintendenza, il Comune fanno ognuno la
loro parte. Intanto Sant’Andrea continua, senza averla mai interrotta, nemmeno
per il terremoto, a svolgere e sviluppare la propria attività culturale. Il teatro, la
musica, i dibattiti sono sempre presenze vivaci, perpetuando una tradizione che qui
è antica di secoli. Una tradizione che lega Sant’Andrea non solo al proprio intorno
territoriale caratterizzandola con un ruolo preciso ed interessante, ma a tutti i
centri anche lontani di intensa elaborazione culturale.

Speranza P., (1989), “S.Andrea: effimero ma di qualità”, Itinerario, agosto, p. 96.

Tarullo A., (1995), Un giorno andato, stralci di cronaca e di storia dell’Irpinia, Il Girasole,
Calvizzano (NA).

Verderosa A., (1996), “Dai silicati dell’argilla al silicio delle tecnologie informatiche e
telematiche”, tracce di architettura, anno II, n. 10, ottobre, pp. 6-10.

Vitale A., (1986), “Archeologia industriale - La Fornace di Sant’Andrea di Conza”,


Ofanto, luglio-dicembre, anno IV, nn. 3-4.

Zollo A., (1996), “The Irpinia Earthquake: Evidence for a Complex Normal Faulting”,
The Safe City - Proceedings of the Italian - Japanese Symposium on Earthquakes, Eruption and
Civil Defence, Napoli - Messina, febbraio, pp. 117-120.

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 15


CAP. 2 - Documentazione bibliografica, iconografica e cartografica

La “Terra di S.Andrea” nel 1691, disegno a penna di G.P. Fusco, particolare (da
Soprintendenza ai B.A.A.A.S., 1989).

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 16


CAP. 2 - Documentazione bibliografica, iconografica e cartografica

IGM - foglio 186 I SE, edizione 1955, scala 1; 25.000.

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 17


CAP. 2 - Documentazione bibliografica, iconografica e cartografica

Regione Campania, Cartografia ex Cassa del Mezzogiorno, foglio 451, edizione 1990,
scala 1:50.000.

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 18


CAP. 2 - Documentazione bibliografica, iconografica e cartografica

Perimetrazione della Zona A nella Variante al PRG del 2003. Cartografia del 1998.

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 19


CAP. 2 - Documentazione bibliografica, iconografica e cartografica

Edifici ed elementi di rilievo storico architettonico.


1 Seminario Metropolitano e Chiesa di San Michele
2 Episcopio
3 Convento francescano di S.Maria della Consolazione
4 Chiesa di San Domenico
5 Congrega
6 Fontana di Piazza Umberto I
7 Arco della Terra
8 Casa D’Angola
9 Croce
10 Chiesa di Sant’Antonio
11 Chiesa di Santa Sofia - resti
12 Fornace
13-14 Mulini

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 20


CAP. 3 - Documentazione fotografica

CAPITOLO 3
DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

Seminario Metropolitano e Chiesa di San Michele2

Il Seminario Metropolitano e la Chiesa di S.Michele appartengono alla Curia


Arcivescovile di S. Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia. Il complesso ha un
notevole valore storico-artistico per il significato avuto nel passato come centro di
formazione spirituale e culturale non solo per i paesi facenti parte dell’antica diocesi di
Conza, ma anche per i centri limitrofi sui quali l’Arcivescovo di detta diocesi esercitava
il compito di metropolita (la metropolia, da cui l’aggettivo “metropolitano” per il
Seminario, sta ad indicare un territorio formato da un insieme di diocesi coordinata dal
vescovo della sede episcopale stabilita per questo ruolo dal Romano Pontefice).

I lavori di costruzione dell’edificio furono iniziati nel periodo in cui fu Arcivescovo


Gaetano Caracciolo (1682-1709). Furono continuati dal successore Francesco Nicolai
(1709-1751) e da Giuseppe Nicolai, arcivescovo dal 1731 al 1758, il quale ebbe a cuore in
modo particolare la formazione della biblioteca che arricchì di molte opere. Essendosi
in seguito, per infiltrazioni di acque della fonte soprastante, sviluppata una frana
proprio sul posto ove era edificato il Seminario, l’Arcivescovo Michele Arcangelo
Lupoli (1818-1831) dovette far abbattere l’edificio e farne costruire un altro in terreno
più solido che fu inaugurato nel 1826 e che corrisponde all’ala principale del complesso
attuale. Il Seminario fu successivamente ampliato con un’ala trasversale unita ad
angolo retto nella parte sud-orientale dell’edificio. Questa, iniziata da Mons. Gregorio
De Luca, arcivescovo dal 1850 al 1878, fu portata a termine nel 1885 dall’arcivescovo
Salvatore Nappi (1879-1896).
In questo secolo ad opera di Mons. Giulio Tommasi (arcivescovo dal 1922 al 1936) fu

2 Soprintendenza BAAAS Salerno e Avellino, (1989).


CAP. 3 - Documentazione fotografica

ricavata una capiente cappella negli ambienti al piano terreno a destra dell’ingresso
principale.

Architettonicamente il Seminario è un edificio compatto con un impianto planimetrico


molto regolare. La struttura, in muratura di pietrame, ha i cantonali in pietra squadrata
a faccia vista. Le facciate sono semplici con una scansione regolare delle finestre
caratterizzate al piano terra da cornici e davanzali aggettanti in pietra. L’elemento
decorativo più significativo è il portale in pietra dell’ingresso che si sviluppa in altezza
inglobando l’epigrafe dedicatoria di Mons. Lupoli (“MICHAEL ARCHANGELUS
LUPOLI ARCHIEPISCOPUS COMPSANUS A FUNDAMENTIS P. A. MDCCCXXVI”)
il suo stemma arcivescovile e la sovrastante finestra.
Le dimensioni dell’edificio sono notevoli in quanto ha una superficie coperta di circa
1900 mq. e si sviluppa su due livelli, per una altezza di 10 metri con un volume di circa
20000 mc.
La chiesa di S. Michele, attigua al Seminario, ha un impianto a navata unica con una
volta a botte lunga 13 m. e larga 8.50 m. terminante in un presbiterio a pianta quadrata
(8.50 X 8.50 m.) con l’abside semicircolare.
La chiesa fu iniziata da Gaetano Caracciolo. Mentre si scavava fu scoperta una grotta
simile a quella di S. Michele sul Gargano, che fu ingrandita e rinforzata e che diventò la
cripta della chiesa.

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 22


CAP. 3 - Documentazione fotografica

L’arcivescovo Caracciolo, per abbellire la chiesa, fece dipingere sei tele dal pittore
napoletano Andrea Miglionico, discepolo di Luca Giordano. Successivamente la chiesa
ha subito gravi danni a causa soprattutto dei movimenti franosi che interessano la
parte alta del centro abitato.
Michele Arcangelo Lupoli fu il primo a far eseguire radicali restauri. Essi portarono
alla distruzione della cripta soggetta a continue infiltrazioni di acque provenienti dalla
vicina sorgente.
Gregorio De Luca (famoso per l’ospitalità concessa al brigante Crocco e alla sua banda),
viste le precarie condizioni statiche dell’edifìcio, lo demolì e lo fece ricostruire in sito,
arricchendolo di preziosi arredi lignei finemente intagliati ed intarsiati, quali il pulpito,
il coro e i confessionili, nonché di nuovi altari marmorei.
La chiesa fu colpita dal terremoto del 7/6/1910, che procurò gravissimi danni. Fu in
seguito restaurata a cura dell’arcivescovo Nicola Piccirilli, che resse la diocesi dal 1904
al 1918. Altri restauri furono eseguiti nel 1936 dall’arcivescovo Giulio Tommasi e negli
anni Sessanta dal Genio Civile a seguito soprattutto dei danni riportati nella seconda
guerra mondiale.
L’edifìcio si presenta attualmente in uno stile neoclassico sia nella facciata esterna, tutta
in pietra locale squadrata a due ordini sovrapposti ripartiti da lesene con capitelli
compositi e terminante con un frontone triangolare, sia nella decorazione interna ricca
di pregevoli stucchi. Al centro della facciata è situato lo stemma marmoreo di Mons.
Gregorio De Luca. La copertura del presbiterio è costituita da una imponente cupola
decorata a cassettoni.
La torre campanaria, situata esternamente nella parte posteriore della chiesa, è a base
quadrata con struttura in muratura di pietrame con cantonali in pietra squadrata. Nella
parte alta, conclusa da una cupoletta, si ritrova lo stile neoclassico della chiesa con
lesene sormontate da capitelli compositi ai quattro angoli.

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 23


CAP. 3 - Documentazione fotografica

Il terremoto del 23/11/1980 ha procurato al complesso monumentale del Seminario e


della contigua chiesa ingenti danni accentuati dalla particolare situazione
idrogeologica del terreno di fondazione. Si sono avuti infatti assestamenti delle
fondazioni, crolli parziali, ampie lesioni alle murature, alle volte e agli archi, rottura
degli architravi e delle piattabande. I danni più gravi ed estesi si sono avuti nella parte
centrale ed al 1° piano del Seminario e nella zona presbiteriale ed absidale della chiesa.
Notevole è anche il danno alle finlture ed agli infissi già particolarmente degradati
prima del terremoto.

Episcopio3

In considerazione del fatto che a Sant’Andrea gli Arcivescovi hanno avuto sia il potere
religioso che civile, il nucleo originario dell’attuale Episcopio è stato edificato
probabilmente nel XIII sec. con funzione difensiva. Il castello-palazzo ha subito nel
corso dei secoli numerose ristrutturazioni determinate sia dai danni causati dai
numerosi terremoti avvenuti, che dalle diversificate esigenze d’uso da parte degli
Arcivescovi.
In particolare gli interventi principali sono stati nel XVI sec. per opera dell’arcivescovo
Girolamo Muzzarelli, nel XVIII sec. dagli arcivescovi Michele Arcangelo Lupoli e
Salvatore Nappi e nel XX sec. dall’arcivescovo Nicola Piccirilli.
Nel XVIII sec. nella corte (alle spalle del palazzo) è stato realizzato un giardino pensile
con una fontana monumentale a cascata in pietra locale di notevole valore artistico e

3 Soprintendenza ai BAAAS di Salerno ed Avellino (1989).

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 24


CAP. 3 - Documentazione fotografica

con un belvedere sull’intero paese.

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 25


CAP. 3 - Documentazione fotografica

L’Episcopio, che è una massiccia costruzione a C nella quale due ali delimitano una
corte chiusa con davanti un muro di cinta, ha un piano seminterrato e due piani fuori
terra sul lato che guarda verso il paese, mentre ha un solo livello fuori terra dal lato
prospiciente la corte in quanto quest’ultima risulta essere a quota più alta rispetto a
quella del Largo Castello.

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 26


CAP. 3 - Documentazione fotografica

La costruzione è stata realizzata, a partire dalle fondazioni di circa 1,2 m., in muratura
calcarea collegata con malta di calce e sabbia e nella parte in elevazione lo spessore dei
muri è di circa 0.90 m. al piano terra e da 0.60 a 0.70 m. al primo piano. Del periodo
medievale si sono conservate alcune strutture a piano terra. Le strutture orizzontali
erano, prima del terremoto del 23/11/80, in travi di legno (o di ferro laddove erano
state eseguite recenti ristrutturazioni) incastrate nella muratura con il tavolato ed il
massetto. Al piano seminterrato esistono degli ambienti voltati a crociera, mentre al
piano terra ed al primo piano i soffitti sono piani tranne in quei casi dove vi erano delle
controsoffittature (ad “incannucciata”) a volta a botte ribassata.
Il tetto a padiglione aveva la struttura portante lignea ed il manto di copertura in
coppi.
I prospetti sono ricchi di numerosi ed interessanti particolari quali i portali, le cornici
delle finestre e la caratteristica “romanella” che anticipa la copertura.
L’Episcopio ha subito consistenti danni con il terremoto del novembre ‘80 anche per le
condizioni di semiabbandono nel quale era rimasto negli ultimi anni: è crollata buona
parte della copertura e della muratura portante del primo piano con gli elementi
strutturali orizzontali ad essa connessi, mentre l’ala destra era già parzialmente
distrutta.
Il progetto di restauro, redatto dall’ing. Antonio Morano,che ne ha curato anche la
direzione dei lavori, è stato finalizzato a realizzare nell’Episcopio un centro di servizi
socio-culturali comprensivo anche della sede comunale. A tal fine si è provveduto ad
una riorganizzazione degli ambienti interni, pur nel rispetto dell’antico assetto
distributivo. L’ala destra dell’originario complesso è stata riedificata in struttura
metallica, in modo da realizzare un organismo indipendente dal nucleo principale,
mentre il corpo centrale è stato consolidato. Il muro di cinta è stato parzialmente rifatto
sempre con pietre a faccia a vista.
Particolare cura è stata posta nella scelta delle rifiniture per le quali si è fatto uso solo di
materiali tradizionali (ad esclusione dell’ala destra) ed al restauro e ricollocazione in
sito degli elementi architettonici e decorativi in pietra. La sistemazione del giardino ha
privilegiato il suo nuovo uso pubblico: sono stati realizzati, oltre ad un teatro
all’aperto, dei percorsi pedonali pavimentati in mattoni e pietra, delle aiuole e degli
spazi verdi alberati. Nel giardino un ruolo fondamentale è stato mantenuto dalla
bellissima fontana monumentale il cui restauro [è stato di recente completato].

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 27


CAP. 3 - Documentazione fotografica

Il Convento dei Francescani riformati S.Maria della Consolazione4

I documenti che parlano dell’antico Convento dei Padri Francescani, situato in


S.Andrea di Conza, non sono molti perché con la soppressione governativa avvenuta il
17/2/1861 gli atti dell’archivio sono stati distrutti o dispersi.

Sono stati, tuttavia, trovati documenti risalenti al 25/11/1607 quando si è stabilita la


costruzione nella Terra di S. Andrea di un Convento di francescani. Di certo si può
affermare che nel luogo dove è sorto il Convento già vi era un edificio di culto e
precisamente la Chiesa di S. Maria della Neve.
Dall’analisi dello stato di fatto e dalla consultazione di foto e documenti antichi si può
fare una descrizione del complesso conventuale.

4 Soprintendenza ai BAAAS di Salerno ed Avellino (1989).

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CAP. 3 - Documentazione fotografica

Il Convento dei Frati Minori con le sue rendite occupava buona parte della zona a
monte di S.Andrea. Si affacciava su di una spianata erbosa, a mò di terrazza, e vi si
accedeva tramite due sentieri gradonati.
Al piano terra c’erano la cucina con i depositi, al primo piano il refettorio e la biblioteca
ed al secondo piano c’era il dormitorio dei frati. Il tutto era completato da una Chiesa,
da un chiostro, da un orticello retrostante la sacrestia e da un boschetto riservato ai
frati per fare la legna. Sotto il pronao della Chiesa c’era il cosiddetto “Calvario”, cioè
un insieme di 5 croci lignee che ricordavano la Crocifissione di Gesù che poi è stato
trasferito alla periferia del paese dove tuttora si trova.
Soprastante il pronao c’era la “Cantoria” con un bellissimo organo andato perduto a
cui si accedeva tramite una scala di legno posta all’interno della Chiesa. La Chiesa,
dedicata a S. Maria della Consolazione, aveva una sola navata con sei cappelle munite
di altari ed alle spalle dell’altare principale, sollevato e separato da una balaustra, vi
era un coro ligneo portato, successivamente, alla Chiesa del Purgatorio.
In seguito alla soppressione il Convento è passato alla famiglia Quaglietta di
Pescopagano che lo ha adattato a proprio piacimento. La Chiesa, invece, era del
Municipio di S. Andrea di Conza a cui spettava al manutenzione ordinaria e
straordinaria, come attestano i documenti risalenti agli anni 1913-1915. Dopo il 1930 la
Chiesa non è più stata utilizzata a fini di culto a causa di molte calamità non solo
naturali...
“La sacra pietra di quei santi altari,
Le benedette lapidi tombali
Usate furon per coprir le fogne’”...
Nel 1951 il Sig. Franco Quaglietta, proprietario per successione della Sig.ra Lucia
Quaglietta in Laviano, ha venduto a favore del sig. Francesco Martino
...”Appezzamento di terreno seminativo e pascolo alberato con fabbricati
rurali...nonché la restante parte semidiruta dell’ex Monastero...”
Il Convento, rimasto disabitato per diversi anni, è stato affittato dal nuovo proprietario
ad alcuni contadini del paese, che lo hanno utilizzato come abitazione e depositi
agricoli sino al 1980. Dopo il terremoto i ruderi del Convento sono stati acquistati dal
Comune di S. Andrea di Conza con l’intenzione di consolidarlo e riutilizzarlo per

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CAP. 3 - Documentazione fotografica

attività ricreativo-culturali (…).

Chiesa Madre di San Domenico5

La Chiesa Madre, sita nel centro antico di S.Andrea, si configura come episodio
architettonico di notevoli proporzioni rispetto alla volumetria degli edifici circostanti,
essendo inserita organicamente tra la fitta rete di stradine ed il Largo denominato
“Chiesa Matrice”.

5 Soprintendenza ai BAAAS di Salerno ed Avellino, (1989).

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 30


CAP. 3 - Documentazione fotografica

Probabilmente rimpianto originale della navata centrale risaliva al XIII secolo, mentre
le navate laterali furono edificate fra il XVII ed il XVIII secolo. Alla metà del XIX secolo
risalgono invece i due Cappelloni dedicati a S. Andrea e a S. Emidio.
Nel 1691 il Castellano nella sua Cronista Conzana riferisce che: “... vi è anche la chiesa
parrocchiale, che il parroco ha il titolo di arciprete e vi sono sei preti partecipanti, un
diacono, un suddiacono, e quindici chierici... Il titolo della parrocchia è S. Domenico:
ha due congreghe (del Rosario e dell’Immacolata), tredici benefici ecclesiastici...”.
L’Arcivescovo Giuseppe Nicolai nel 1733 ha consacrato l’altare in onore della Vergine
Addolorata situato sulla parete della navata laterale destra. Lo stesso Arcivescovo ha
dotato la chiesa di preziosi arredi e dell’imponente cantoria per l’organo in legno
intagliato e marcato con al centro lo stemma episcopale, collocata in controfacciata ed
oggi completamente perduta a causa degli ultimi eventi sismici.
Il terremoto del 7 giugno 1910 ha danneggiato in parte il sacro edificio che è stato
restaurato per interessamento dell’arciprete Michele Giorgio. A quest’epoca risalivano i
medaglioni raffiguranti i dodici apostoli e lo stemma del paese, dipinti da Angelo
Metallo e disseminati lungo le pareti della navata maggiore della chiesa.

Caratteri del Centro Storico di Sant’Andrea di Conza –settembre 2003 31


CAP. 3 - Documentazione fotografica

La chiesa in pianta appariva come una grossa aula rettangolare ripartita in 3 navate con
ai lati i corpi quadrati dei 2 simmetrici cappelloni laterali. Le navate erano scandite da
quattro arcate a tutto sesto sorrette da pilastri a pianta rettangolare. L’edificio si
concludeva con un’abside rettangolare. I due cappelloni laterali, dedicati ai santi
protettori Andrea Apostolo ed Emidio Vescovo e Martire, che determinavano una sorta
di transetto, erano coperti da una cupola a base circolare.

Il corpo della navata centrale, con copertura a tetto a doppia falda, era più alto rispetto
ai due corpi laterali simmetrici con copertura ad una falda. Il campanile, a pianta
quadrata 5x5 m., si compone di tré livelli che si concludono in sommità con un corpo
ottagonale in pietra squadrato per un’altezza complessiva di oltre 15 m. dal piano
stradale. Esso si propone come un elemento emergente sia in rapporto all’insieme
architettonico dell’edificio, sia a quello dell’intorno urbano, rappresentando così un
punto di riferimento paesaggistico del nucleo storico di Sant’Andrea di Conza.
Il terremoto del 23/11/80 ha causato danni ingenti distruggendo totalmente la navata
centrale e quella laterale destra adiacente al campanile e compromettendo gravemente
la navata sinistra. Il restauro [ha comportato] il consolidamento, oltre che del

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CAP. 3 - Documentazione fotografica

campanile, anche della navata laterale sinistra e dell’adiacente cappellone inserendole


in un nuovo “sistema” compositivo e funzionale; il tutto contenuto entro i limiti del
perimetro preesistente. Obiettivo fondamentale del progetto [era] anche la
ricollocazione di reperti iconografici e di arredo fisso e mobile di cui l’edificio era
particolarmente ricco e che sono stati recuperati nell’immediato dopoterremoto e
restaurati dalla Soprintendenza.

Arco della Terra

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CAP. 3 - Documentazione fotografica

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CAP. 3 - Documentazione fotografica

Casa D’Angola

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CAP. 3 - Documentazione fotografica

Resti della Chiesa di S.Sofia

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CAP. 3 - Documentazione fotografica

Fontana di Piazza Umberto I

Corso Garibaldi - balconata coperta con archi in pietra

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CAP. 3 - Documentazione fotografica

Corso Mazzini - portale

Mulino in via Sant’Antonio

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