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03 ottobre 2012

Cliente irreperibile, il compenso lo paga sempre l'Erario


L'Erario deve liquidare all'avvocato il compenso per le prestazioni svolte in favore del soggetto ammesso al gratuito patrocinio rimasto irreperibile, senza che risulti necessaria la previa declaratoria di irreperibilita' da parte del tribunale. E' sufficiente, infatti, la mera irreperibilita' di fatto. Lo ha stabilito la sesta sezione civile della Corte di cassazione, con la sentenza n. 15601 del 17 settembre 2012. Nel caso di specie, un legale ha assunto le difese di un uomo di nazionalit rumena al quale era stato concesso il gratuito patrocinio. Al termine del procedimento l'imputato si reso totalmente irreperibile e la parcella rimasta insoluta. A nulla sono valse le ricerche del legale, che pure si erano indirizzate in ogni dove (istituti penitenziari, Comune di Roma, Consolato di Romania). Preso atto della totale irreperibilit dell'assistito, il legale si rivolto al Tribunale competente al fine di ottenere la liquidazione del compenso a carico dell'Erario ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002. Il giudice adito, tuttavia, ha rigettato l'istanza sostenendo che nessuna dimostrazione risultava che il professionista avesse esperito inutilmente tutte le procedure per il recupero del credito professionale. Secondo il giudice di prima istanza, infatti, l'avvocato, al fine di ottenere il rimborso del compenso da parte dello Stato, avrebbe dovuto preliminarmente attivare il procedimento monitorio per il recupero delle somme, attesa l'insufficienza dell'irreperibilit solo sostanziale (e non dichiarata) per ottenere il rimborso da parte dell'Erario. L'avvocato non ha condiviso il verdetto, motivo per il quale si rivolto alla Corte di legittimit alla quale sono state evidenziate le criticit della sentenza impugnata. Nel dettaglio si tacciata di erroneit della sentenza laddove il giudice ha escluso che l'irreperibilit sostanziale del debitore (ex assistito) potesse equipararsi a quella ritualmente dichiarata nel corso del procedimento penale (facendo leva sul concetto di irreperibilit presunta ex articolo 161, comma 4 del codice di procedura penale), evidenziando, altres, le iniquit di una tale disparit sotto il profilo dell'aggravio dei costi per il recupero del credito. La Corte di cassazione, richiamata la normativa e rispolverati alcuni precedenti, ha deciso di accogliere il ricorso, per l'effetto annullando la sentenza di rigetto dell'istanza volta al recupero del compenso, facendo salvo il diritto di credito del legale nei confronti dello Stato. Nella sentenza viene affermato come la condizione di irreperibilit del patrocinato alla quale il D.P.R. n. 115 del 2002, all'articolo 117, subordina la liquidazione degli onorari e delle spese di difesa a carico dell'Erario, debba ricollegarsi ad una situazione sostanziale e di fatto indipendente dalla pronunzia processuale di irreperibilit. In altri termini, ai fini dell'accoglimento dell'istanza il debitore non deve necessariamente essere stato dichiarato irreperibile, essendo sufficiente che lo stato di irreperibilit sopravvenga nel momento in cui la pretesa creditoria diventi azionabile, tale da impedire l'espletazione di qualunque procedura per il recupero del credito professionale. Nel silenzio del legislatore, che, in effetti, non dice cosa debba intendersi per irreperibilit, e in assenza di richiamo agli articoli 159, 160 e 161 del codice di procedura civile (che, invece, disciplinano compiutamente irreperibilit accertata o presunta), deve ritenersi incongruo,

oltre che iniquo, addossare al legale gli oneri aggiuntivi discendi dalle spese da sostenere per attivare un procedimento monitorio della cui inutilit gi si a certi. Se cos non fosse, osserva la Corte di Cassazione a chiusura del proprio ragionamento, si giungerebbe al paradosso per cui l'avvocato che non sia in grado di ricorrere al decreto ingiuntivo (attesa la sostanziale impossibilit di reperire il debitore), resterebbe privo di ogni tutela. Copyright - Riproduzione riservata (Sentenza Cassazione civile 17/09/2012, n. 15601)