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Vaccacopyright. DR.

Il cazzotto nellocchio

I testimoni e gli interpreti Pochi mesi dopo la visita di Gennaro, richiesto dai compagni del collettivo del carcere, Gramsci espose sistematicamente la sua analisi della situazione Italiana e illustr la proposta politica della Costituente. Evidentemente aveva deciso di rendere esplicito il suo dissenso sulla politica del terzo periodo e sulla svolta. Il tema merita una riconsiderazione principalmente per due ragioni: perch rappresenta la proiezione politica delle analisi e della elaborazione teorica sviluppate nei Quaderni del carcere, e perch le testimonianze che ne hanno tramandato la memoria e la letteratura che ne ha codificato linterpretazione non appaiono del tutto persuasive. Com noto, una parte dei compagni presenti a Turi reag duramente allesposizione di Gramsci, per cui egli decise di sospendere le conversazioni e sub un breve isolamento 1. Ma quello su cui opportuno tornare a riflettere il significato della sua proposta, poich essa ci aiuta a comprendere meglio la genesi politica e i nessi che legano fra loro i principali temi del programma di ricerca dei Quaderni. Punto di partenza obbligato sono le testimonianze coeve alla proposta della Costituente, prima fra tutte quella di Umberto Terracini. Trasferito nel carcere di Castelfranco Emilia, dal quale poteva comunicare pi facilmente con il Centro estero del partito, il 2 novembre 1931 egli scrisse allarmato:

Nella lettera del 19 gennaio 1931 Tania dava una sommaria notizia degli incidenti avvenuti pochi mesi prima, ma poi aggiungeva: Mi stato raccontato che [Antonio] ha una benefica influenza sui suoi compagni; quando lora daria e si trovano nel cortile, egli sempre allegro e scherza con tutti; sempre al centro dellattenzione e attorniato dagli altri, porta con s le riviste e le utilizza durante il passeggio. T. Schucht, Lettere ai familiari. Prefazione di Giuliano Gramsci. Introduzione e cura di Mimma Paulesu Quercioli, Editori Riuniti, Roma 1991, pp. 98 e 99.

Corre e si rafforza, con quali ripercussioni potete immaginare, tra i nostri gruppi nelle carceri la voce che Antonio dissenta radicalmente dalla linea del Partito. Egli passato alla Concentrazione, dicono gli elementi pi impressionabili e meno capaci. Non ho ancora potuto incontrare alcuno che abbia parlato direttamente con Antonio: non posso quindi precisare il suo pensiero che forse noto a voi. Tuttavia certo che sul tema delle prospettive che Antonio si urtato coi compagni di Turi e precisamente sullevenienza del periodo di transizione. Egli non lo esclude (credo, anzi, che lo ammetta). Questo il punto centrale della discussione in tutte le carceri ininterrottamente 2. Come lui stesso avvertiva, Terracini non poteva dire nulla sul merito della proposta della Costituente e su ci la sua lettera rinvia implicitamente a quella scritta a Togliatti il 5 maggio 1930, nella quale, argomentando il suo dissenso sulla svolta, aveva ricordato che nella primavera del 28, durante la permanenza in cella con Gramsci ai tempi del processone, anche Antonio affermava che, in caso di crisi del fascismo, lipotesi pi probabile non sarebbe stata la rivoluzione proletaria, bens il ritorno della borghesia al metodo democratico e quindi il riaprirsi di un periodo di transizione 3. Ma molto significativa la testimonianza che di questo si discutesse ininterrottamente nelle carceri, perch su quel punto si era determinata limposizione della nuova linea del Comintern al PcdI ed ovviamente essa strideva con quanto i quadri pi convinti della strategia di Lione avevano imparato a pensare. Il modo in cui la proposta della Costituente veniva recepita e discussa origin il suo assorbimento nella problematica della transizione formulata nel 1924-1926. Il documento pi significativo, al riguardo, il Rapporto di Athos Lisa, che ha fornito gli elementi principali per le ricostruzioni storiografiche successive. A Turi egli era stato uno degli oppositori pi determinati della Costituente e, uscito dal carcere in seguito allamnistia, espatriato in Francia, agli inizi del 33 fu chiamato dal Centro estero a riferire sugli avvenimenti del 30 4. La definizione
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U. Terracini, Sulla svolta. Carteggi clandestini dal carcere 1930-1932 , a cura di A. Coletti, La Pietra, Milano 1965, pp. 71-72. 3 Op. cit., pp. 15-18. 4 Cl. Natoli, Gramsci in carcere: le campagne per la liberazione, il partito, lInternazionale (19321933), in Studi Storici, 1995, n. 2, pp. 314-315. Athos Lisa scrisse un primo Rapporto, indirizzato a Togliatti, il 13 febbraio 1933; quindi, per incarico di Togliatti, il 23 marzo present alla segreteria un Rapporto pi circostanziato che fu messo agli atti e conservato in archivio. Esso venne pubblicato da Franco Ferri, in Rinascita del 12 dicembre 1964 e ripreso tal quale nelle Memorie. Queste vennero pubblicate, postume, nel 1973 (A. Lisa, Memorie. In carcere con Gramsci, Prefazione di U. Terracini, Feltrinelli, Milano 1973). Il Rapporto del 23 marzo 1933 ripubblicato da pagina 82 a pagina 95. Il primo Rapporto stato pubblicato da P. Spriano, in appendice a Gramsci in carcere e il partito, Edizioni de lUnit, Roma 1988, pp. 150-154.

della Costituente come il cazzotto nellocchio risale appunto al suo Rapporto e non di poco conto che in esso, come nelle testimonianze pi tarde di altri oppositori della Costituente e, in seguito, nella ricostruzione di Paolo Spriano, il cazzotto appaia rivolto contro il partito anzich contro il fascismo 5. Comunque, il modo in cui Lisa riassume il pensiero di Gramsci assai poco convincente. Egli presenta la Costituente negli stessi termini dellAssemblea repubblicana del 1924-1926. La critica di Gramsci alla svolta sarebbe stata motivata principalmente dalla debolezza estrema a cui il fascismo aveva ridotto il partito e quindi dallimprobabilit che si verificasse una crisi dissolutiva del fascismo. Ma la crisi del 29 avrebbe generato un crescente distacco dei contadini dalla monarchia e della piccola borghesia dal fascismo, ricreando le condizioni di una lotta per legemonia del proletariato su di essi. Soltanto nel contesto politico di una repubblica democratica il partito comunista avrebbe potuto ricostruire lunit del proletariato (industriale e agricolo) e attrarre le classi medie dalla sua parte, conquistandole gradualmente allobiettivo della rivoluzione proletaria. Dinanzi alla crisi del regime e forse ad una guerra esso quindi avrebbe dovuto agire seguendo i canoni del periodo di transizione e avere una duplice prospettiva: quella della rivoluzione democratica come mezzo della rivoluzione socialista. Esso non doveva aver timore di far propria la parola dordine della Assemblea repubblicana, unendosi ai partiti della Concentrazione antifascista ed anzi anticipandoli. Infatti, interpellato da Lisa circa il momento in cui la parola dordine avrebbe dovuto essere lanciata, Gramsci avrebbe risposto: Io penso che, col peggioramento delle condizioni economiche, in Italia avremo una serie di agitazioni popolari di piazza con carattere sporadico, ma con una certa continuit. Questo fermento nella classe lavoratrice segner il momento in cui la Costituente diverr realizzabile in Italia. Ma questa parola dordine deve essere agitata dal partito immediatamente. Nello stendere il Rapporto richiestogli Lisa appare confortato dal convincimento di esporre un pensiero contrastante con quello del partito; tanto che, dopo aver menzionato la decisione di Gramsci di sospendere per sei mesi le
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Si veda, per esempio, la testimonianza di Angelo Scucchia, in Mimma Paulesu Quercioli (a cura di), Gramsci vivo nelle testimonianze dei suoi contemporanei , Feltrinelli, Milano 1977, pp. 219-222; P. Spriano, op. cit., p. 52.

conversazioni fra compagni a seguito dei contrasti che la sua proposta aveva suscitato, conclude la prima parte della sua esposizione con espressioni di tono sarcastico: Cos nacque e mor la questione della Costituente a Turi di Bari mentre rimasta viva nel pensiero del compagno [Gramsci] tanto che nellottobre del 1932 [poco prima che Lisa uscisse dal carcere ndr.] egli me ne parlava con lo stesso profondo convincimento e lo stesso entusiasmo del 1930. Meritano quindi attenzione le sue critiche alla Costituente, che egli pure riferisce: Lanalisi del compagno [Gramsci] prescindeva da ogni valutazione sui rapporti dinterdipendenza fra leconomia Italiana e quella degli altri paesi capitalistici, sulle conseguenze inerenti allacutizzazione della crisi economica mondiale come i fenomeni di radicalizzazione della classe lavoratrice, dello sfaldamento di categorie sociali costituenti la base di alcuni partiti politici pseudoproletari (socialdemocrazia), sullinfluenza dello sviluppo delleconomia sovietica ecc. 6 Il Rapporto di Athos Lisa non pu essere considerato una fonte autentica del pensiero di Gramsci come invece generalmente si fatto dalla storiografia sul Pci. Per comprendere il significato della Costituente la fonte vera sono i Quaderni del carcere. In essi tutti i motivi del pensiero gramsciano menzionati da Athos Lisa hanno uno sviluppo originale e molto pi complesso di quanto il Rapporto non registri. Questo costituisce, invece, un documento significativo delle semplificazioni con cui Gramsci trasmetteva il suo pensiero a compagni quasi tutti di cultura molto elementare, delle cautele con cui cercava di scuoterne la mentalit massimalistica, senza porsi in aperto contrasto con la linea del partito; e soprattutto del modo in cui il suo pensiero poteva essere recepito da un operaio socialista giunto al PcdI con i Terzini nel 1924, caduto nella primavera del 27 e in carcere per circa sei anni prima di scrivere il Rapporto7. Infatti mi pare evidente che, nellesposizione fattane dal Lisa, lanalisi che sottende la proposta della Costituente e la concezione del periodo di transizione riflettano gli schemi con cui un quadro politico piuttosto elementare poteva aver recepito, a suo tempo, la strategia di Lione; cos come le sue critiche alla Costituente ricalcavano lanalisi e la strategia buchariniane
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Lisa, Memorie cit., pp. 81-90. P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano. II. Gli anni della clandestinit, Einaudi, Torino 1969, pp. 110 e 281.

del VI Congresso dellInternazionale Comunista che, evidentemente apprese quando gi era in carcere, non potevano essere state recepite se non in modo altrettanto stereotipato. Di ben altro spessore appare lunica testimonianza sulla Costituente pubblicata prima che il tema divenisse oggetto di storiografia: larticolo di Giuseppe Ceresa, In carcere con Gramsci, compreso nel volume collettaneo curato da Togliatti nel 1938. Com noto, insieme a Ercole Piacentini, Ceresa era stato il compagno pi vicino a Gramsci nel carcere di Turi e forse quello che meglio ne aveva assorbito il pensiero se, come risulta da una tarda testimonianza del Piacentini, Gramsci gli avrebbe affidato il compito di illustrarlo al Comintern e al Partito subito dopo la sua liberazione ottenuta grazie allamnistia 8. Forse Togliatti aveva avuto modo di conoscere il Memoriale consegnato a Mosca da Ceresa nel 1933, di cui parla il Piacentini, e perci affid a lui il compito di scrivere i suoi ricordi su Gramsci a Turi. Tuttavia, secondo la testimonianza dello stesso Piacentini, gli avrebbe chiesto di espungere dalla sua trattazione il tema della Costituente perch contrario allimpostazione del Fronte popolare e di scrivere qualcosa che si poteva accettare 9. Nella versione pubblicata larticolo di Ceresa mostra segni evidenti di un editing fatto probabilmente dallo stesso Togliatti. Ma, paradossalmente, ci lo rende ancor pi significativo: anche se presenta il pensiero di Gramsci come omogeneo, se non addirittura anticipatore della politica dei Fronti popolari, lo scritto mostra unaffinit con le note dei Quaderni evanescente, invece, nel Rapporto di Athos Lisa e forse inattingibile anche da Ceresa se Togliatti non ci avesse messo le mani. Secondo Ceresa, Gramsci combatteva aspramente lidea del Comintern che la crisi economica avrebbe generato un distacco automatico delle masse dal fascismo e quindi si sarebbe potuto far leva sulla loro miseria per abbattere, insieme, fascismo e capitalismo. Inoltre, sosteneva che la prolungata paralisi della lotta di classe imposta dal fascismo rendeva necessario contrastarlo con parole dordine democratiche, non con lobiettivo della rivoluzione proletaria: il fascismo () ha ricacciato il proletariato e tutto il popolo italiano su delle posizioni pi arretrate; il processo della lotta di classe in Italia si svilupper,
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G. Vacca, Appuntamenti con Gramsci, Carocci, Roma 1999, p. 92. Ivi.

dunque, sulla linea della conquista delle libert distrutte dal fascismo. Le parole dordine che il Partito avrebbe dovuto agitare dovevano mirare a ristabilire una situazione democratica indispensabile per lo sviluppo delle lotte di classe. Nelle parole di Ceresa risuonano chiaramente i concetti del Corso sugli avversari, lanalisi togliattiana sul fascismo come regime reazionario di massa e la tattica dellinfiltrazione dei militanti comunisti nelle sue organizzazioni collaterali: Il fascismo ha bisogno di controllare le grandi masse, di imbrigliarle nelle proprie organizzazioni reazionarie per influenzarle continuamente con la sua demagogia, ma limmissione sempre pi grande delle masse nelle organizzazioni fasciste, porta ad una modificazione della struttura ideologica di queste: il nucleo primitivo fascista sar sempre meno in grado di assimilare queste masse e ne verr in una certa misura sommerso, specialmente se i compagni nostri sapranno regolare la loro azione intelligentemente. La lotta di classe si manifester dunque nelle forme pi varie, pi impensate. Ma, come ho cercato di dimostrare nella introduzione alla raccolta degli scritti di Togliatti sul fascismo, lanalisi togliattiana del fascismo degli anni Trenta era del tutto affine a quella sviluppata nei Quaderni; ladesione di Gramsci allinfiltrazione dei comunisti nelle organizzazioni di massa del regime, lanciata dal PcdI con la svolta, era gi stata registrata dal Rapporto di Gennaro 10; e il fatto che il pensiero di Gramsci venisse adattato alla strategia dei Fronti popolari senza tuttavia presentarlo come unadesione ad essa non pu sorprendere, n risultare una forzatura. Come vedremo, il messaggio trasmesso da Gramsci al partito nel 1953 e nel 1937, nel quale raccomandava la parola dordine della Costituente, era motivato dalla percezione dellinadeguatezza della politica dei Fronti popolari come base di una lotta per legemonia; ma, com noto, nel 34-35 anche Togliatti aveva manifestato preoccupazioni analoghe per i limiti del programma e la concezione puramente difensiva del Fronte popolare 11. Il silenzio sulla Costituente appare volto, quindi, ad evitare il riaprirsi di una discussione che nel 1935 aveva presentato dei rischi per lorientamento del Centro estero del partito e nel 37 poteva averli per i suoi
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Cfr., in questo volume, p. 000. G. Vacca, La lezione del fascismo, in P. Togliatti, Sul fascismo, Laterza, Roma-Bari 2004, pp. LXXXIX-CXIV e CXXXII-CXXXVII.

rapporti con il Comintern, piuttosto che una manipolazione del pensiero di Gramsci. Sul tema avremo modo di tornare in conclusione del capitolo. Qui sembra opportuno sottolineare invece come, con la pubblicazione dellarticolo di Ceresa, il dissenso di Gramsci sulla svolta venisse reso pubblico, e sul periodo di transizione si facesse conoscere cautamente un pensiero stridente con gli indirizzi del Comintern negli anni della tattica classe contro classe (1929-1934) e difforme anche dalla correzione parziale operatane dal VII Congresso dellInternazionale. Infatti, passando ad illustrare la strategia gramsciana della lotta al fascismo, Ceresa cos proseguiva: Linvolucro reazionario potr essere spezzato, in principio qua e l, poi le falle saranno pi grandi; la reazione sar forse costretta a fare delle concessioni poich la pressione delle masse potr giungere ad influenzare una parte di quegli stessi dirigenti fascisti che vivono pi a contatto con i lavoratori. Nello stesso tempo si avr unattivazione delle correnti di opposizione antifascistaborghese e il passaggio allopposizione delle correnti fiancheggiatrici che cercheranno di trarre dei vantaggi dalla ripresa del movimento delle masse contenendo per questo movimento entro i limiti dello stato borghese. Si pu dunque parlare di un passaggio diretto dalla dittatura fascista alla dittatura del proletariato? No; non se ne pu parlare senza cadere nello schematismo. Con le ultime affermazioni il dissenso di Gramsci sulla politica del terzo periodo era dichiarato apertamente e lassimilazione del suo pensiero a quello di Togliatti sembra volta ad evitare il riaprirsi delle vecchie dispute sul modo di intendere la tattica di fronte unico. N lomissione della Costituente poteva lasciare dubbi sul fatto che Gramsci non avesse condiviso le parole dordine del Partito. Infatti, larticolo di Ceresa si concludeva con laffermazione che, per Gramsci, la parola dordine adeguata alla lotta antifascista era ancora da trovare12. I dissensi sulla svolta e la proposta della Costituente passarono dalla memorialistica alla storiografia con la Storia del Pci di Paolo Spriano. Nel secondo volume, che abbraccia gli anni della clandestinit e venne pubblicato nel 1969, egli vi dedic un capitolo intitolato significativamente Gramsci e il cazzotto nellocchio. Le fonti su cui egli basava linterpretazione della Costituente sono principalmente memorialistiche e, fra esse, soprattutto quelle
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G. Ceresa, In carcere con Gramsci, in AAVV, Gramsci, Edizioni italiane di cultura, Parigi 1938, pp. 116-119.

anche da noi utilizzate. Tuttavia, larticolo di Ceresa non veniva analizzato; Spriano lo citava in nota considerandolo collimante con la testimonianza di Athos Lisa, sebbene omissivo del dissenso di Gramsci con le prospettive del partito in quel periodo. Di Lisa, invece, valorizzava il Rapporto del marzo 33 e utilizzava ampiamente anche le memorie allora inedite, scritte probabilmente subito dopo quella pubblicazione 13. Spriano prende alla lettera il Rapporto di Lisa e lo considera complementare alle note dei Quaderni. Ritiene di leggervi una correzione sostanziale, rispetto al 24-26, quando, secondo linterpretazione della crisi Matteotti e della strategia di Lione avanzata nel primo volume della Storia del Pci, la preoccupazione di un intermezzo democratico dopo il fascismo avrebbe indotto il partito a sottovalutare la forza del fascismo. Tuttavia il termine di paragone della Costituente rimane lAssemblea Repubblicana del 24-26; il confronto con i Quaderni evocato ma non svolto; nella proposta della Costituente Spriano non ravvisa nessuna sostanziale revisione ideologica. Qui, egli scrive, la questione della guerra di posizione non appare abbia la rilevanza teorica che assumer successivamente nelle note del carcere []. Il discorso di Gramsci appare un discorso strettamente tattico [], strumentale si direbbe oggi []. Tutto fa ritenere infatti che Gramsci [] consideri anchegli la situazione italiana se non certo esplosiva almeno in movimento, aperta a crisi politiche destinate a porre in grave difficolt il regime. appena il caso di notare lincongruenza del riferimento alla guerra di posizione. Infatti, Spriano scrive non solo che secondo il Rapporto di Lisa - alla fine del 32 Gramsci sosteneva ancora con piena convinzione la parola dordine della Costituente, ma aggiunge anche che nel 35 laveva ribadita a Sraffa perch la raccomandasse al partito 14. Se dunque fino al 35 vi sarebbe stata continuit con la strategia del 24-26 a quando risalirebbe lapprofondimento teorico del guerra di posizione? Ma, sulle aporie della interpretazione di Spriano avremo modo di tornare. Va invece osservato come essa abbia inaugurato una tradizione storiografica destinata a divenire una vulgata, tanto che nella cronologia della vita di Gramsci preposta alledizione critica dei Quaderni (la cronologia pi accurata fra quelle che
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Cos sembra da quanto scrive Terracini nella Prefazione al volume. Spriano, Storia del Partito comunista italiano cit., pp. 283 e 285.

accompagnano le edizioni gramsciane) scritto che, in opposizione alla svolta, Gramsci, sviluppando la sua politica del periodo Matteotti, prevede una fase democratica e suggerisce la parola dordine della Costituente 15. N, tornando sullargomento nel 77 (due anni dopo la pubblicazione delledizione cronologica dei Quaderni) Spriano svilupp il tema della guerra di posizione nei Quaderni; anzi, semplificando ulteriormente la sua ricostruzione, la Costituente presentata come la ripresa delle convinzioni del 1926 circa la fase intermedia, ossessionata dalla possibilit che la borghesia [fosse] in grado presto di sostituire al governo fascista un governo di tipo giolittiano. La fonte sempre il Rapporto di Athos Lisa, sebbene ora se ne segnali levidente schematismo. E la duplice prospettiva gramsciana resta segnata dalla visione strumentale della democrazia e dal pesante settarismo che avrebbe contraddistinto il PcdI fino allevento liberatorio dei Fronti popolari e del patto di unit di azione del Psi16.

Il problema della fase intermedia nel 1924-1926 Per verificare lanalogia del paragone fra la Costituente e la strategia di Lione ci sembra opportuno prendere in esame innanzitutto la genesi e il significato della parola dordine dellAssemblea repubblicana. Com noto, essa rispondeva alla traduzione in linguaggio storico italiano della tattica di Fronte unico, della parola dordine governo operaio e contadino e della bolscevizzazione dei partiti comunisti, decise dal IV Congresso e dal III Esecutivo allargato dellInternazionale. Per Gramsci un periodo di intensa elaborazione teorica e strategica, che va dallestate del 23 alla primavera del 24 e dar i suoi frutti pi maturi nel Congresso di Lione (gennaio 1926). Lapprofondimento del bolscevismo e la conoscenza diretta della Russia sovietica e dellInternazionale lo confermano nel convincimento della validit universale dellesperimento russo, ma al tempo stesso gli forniscono la prova e la chiave esplicativa della debolezza del Comintern. Questa origina dal modo di funzionare del suo
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A. Gramsci, Quaderni del carcere. Edizione critica dellIstituto Gramsci a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino 1975, p. LXV. 16 Spriano, Gramsci in carcere e il partito cit., pp. 50-52.

centralismo e dal fatto che nessun partito comunista era ancora riuscito a mettere radici nel proprio paese. Inoltre, lacuirsi del contrasto fra il PcdI e il Comintern, che Bordiga mostrava di voler spingere fino alla rottura, costringe Gramsci a vincere la precedente inerzia 17. Subito dopo il III Esecutivo allargato (giugno 1923) egli annota: La tattica del Fronte unico, impostata con abbastanza precisione dai compagni russi sia tecnicamente che nellindirizzo generale per le sue applicazioni pratiche, non ha trovato in nessun paese partito e uomini che sapessero concretarla (). Evidentemente tutto ci non pu essere casuale. C qualche cosa che non funziona in tutto il campo internazionale e c una debolezza e una deficienza di direzione. La quistione italiana deve essere vista in questo quadro18. Il primo documento significativo della traduzione in linguaggio storico italiano della politica del Comintern , com noto, la lettera allEsecutivo del partito del 12 settembre 23 nella quale egli propone lindirizzo e il titolo del nuovo quotidiano che lInternazionale aveva deciso di far nascere per sostenere la fusione con i massimalisti. I suoi punti salienti riguardano il modo in cui in Italia si pone lalleanza fra operai e contadini (la questione meridionale come questione nazionale) e la necessit di specificare la forma dello Stato che meglio si attagli ad un governo operaio e contadino: Io propongo come titolo LUnit che sar un significato per gli operai e avr un significato pi generale, perch credo che dopo la decisione dellesecutivo allargato sul governo operaio e contadino, noi dobbiamo dare importanza specialmente alla questione meridionale, cio alla questione in cui il problema dei rapporti tra operai e contadini si pone non solo come un problema di rapporti di classe, ma anche specialmente come un problema territoriale, cio come uno degli aspetti della questione nazionale. Personalmente io penso che la parola dordine governo operaio e contadino debba essere adattata in Italia cos: Repubblica federale degli operai e contadini 19. Le ragioni per cui la tattica di Fronte unico pone lesigenza di specificare la forma dello Stato non si esauriscono nelle particolarit della questione contadina. Il motivo principale per cui il partito deve avere una propria parola
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Laccusa di inerzia rispetto alla linea di Bordiga venne formulata da Togliatti nella lettera a Gramsci del 1 maggio 1923. Cfr, P. Togliatti, La formazione del gruppo dirigente del PCI nel 1923-1924, Prefazione di Paolo Spriano, Editori Riuniti, Roma 1984, IV Edizione, pp. 53-60. 18 A. Gramsci, La costruzione del Partito comunista 1923-1926, Einaudi, Torino 1971, p. 457. 19 A. Gramsci, Lettere 1908-1926, a cura di Antonio A. Santucci, Einaudi, Torino 1992, p. 130.

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dordine statale che in Italia al potere il fascismo e, sebbene linvolucro politico del suo governo sia ancora parlamentare, esso si affermato con la violenza e, dal governo, continua ed intensifica la distruzione delle organizzazioni delle classi lavoratrici e della democrazia 20. Le condizioni politiche per unificare le classi lavoratrici, assumerne la guida e preparare la rivoluzione proletaria non ci sono e possono essere create solo se il partito far propria la prospettiva di una rivoluzione democratica: Il fascismo [ha] posto in Italia un dilemma molto crudo e tagliente: quello della rivoluzione in permanenza e della impossibilit non solo di cambiar forma allo Stato, ma semplicemente di mutar governo altro che con la forza armata 21. La vittoria del fascismo, la sua peculiarit di movimento politico munito di unorganizzazione armata volta a sopprimere gli avversari, la rapida trasformazione autoritaria che esso imprime allo Stato inducono Gramsci ad unamara autocritica: La scissione di Livorno (il distacco della maggioranza del proletariato italiano dalla Internazionale comunista) stata senza dubbio il pi grande trionfo della reazione 22. Ma la ricomposizione unitaria del proletariato italiano non pu essere concepita nei termini della fusione tra il PcdI e i massimalisti, come chiede il Comintern; essa implica invece la revisione della strategia del partito per cogliere le debolezze del fascismo che non aveva saputo vedere nel 21-22 e guidare le forze che possono distaccarsene. Infatti, cos come il Comintern continua a ritenere rivoluzionaria la situazione mondiale, Gramsci pensa che in Italia il fascismo non si possa stabilizzare e lipotesi pi probabile quella di una sua crisi dissolutiva a breve termine. Ma, per mettersi nelle condizioni di imprimervi il proprio segno, il partito deve formulare una previsione realistica del suo probabile svolgimento, e darsi una tattica appropriata. Lipotesi pi probabile che la crisi del fascismo sfoci in una rivoluzione democratica. Il PcdI deve quindi elaborare parole dordine adeguate perch essa possa approdare alla rivoluzione proletaria. Deve sviluppare, cio, una strategia di transizione adatta alla situazione italiana ed a tal fine la parola dordine governo operaio e contadino non sufficiente:
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Vacca, La lezione del fascismo cit., pp. XXIII-XXV. Togliatti, La formazione cit., pp. 152-153. 22 Ivi, p. 102.

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Nel campo politico occorre stabilire con esattezza delle tesi sulla situazione italiana e sulle possibili fasi del suo sviluppo ulteriore. [] Io credo che ad una ripresa [proletaria] il nostro partito sar ancora in minoranza, che la maggioranza della classe operaia andr con i riformisti e che i borghesi democratici liberali avranno ancora da dire molte parole. Che la situazione sia attivamente rivoluzionaria non dubito e quindi entro un determinato spazio di tempo il nostro partito avr con s la maggioranza; Ma se questo periodo forse non sar lungo cronologicamente esso sar indubbiamente denso di fasi suppletive, che dovremo prevedere con una certa esattezza per poter manovrare e non cadere in errori che prolungherebbero le esperienze del proletariato23. Non di poco conto che, nel corso di questa ricerca, compaia per la prima volta il concetto di egemonia del proletariato. Com noto, quando Gramsci scrive, da Vienna, la lettera per la fondazione de lUnit, sta preparando il piano del primo numero della terza serie de LOrdine Nuovo 24. Esso apparve nel marzo del 24. Oltre al celebre editoriale Capo, a Lenin, da poco scomparso, era dedicata una biografia tradotta dal russo ma palesemente interpolata e adattata da Gramsci alla situazione italiana. Il testo al quale egli attingeva era lintroduzione di Zinoviev al primo volume delle sue Opere, comprendente uno schizzo di storia del bolscevismo scritto in polemica con Trockij 25. Loriginalit politica del bolscevismo, scriveva Zinoviev, consiste nel fatto che, per primo, nella storia internazionale della lotta delle classi, esso aveva sviluppato lidea dellegemonia del proletariato e () posto praticamente i principali problemi istituzionali che Marx ed Engels avevano prospettato teoricamente. Lidea dellegemonia del proletariato, proseguiva Zinoviev, appunto perch concepita storicamente e concretamente, ha portato con s la necessit di ricercare alla classe operaia un alleato: il bolscevismo ha trovato questo alleato nella massa nei contadini poveri. Adattando il testo alla situazione italiana, Gramsci aggiungeva che, in tal modo, era stato stabilito teoricamente e praticamente lufficio storico della classe contadina, mentre il socialismo internazionale non era riuscito ancora a farlo. Egli richiamava la sconfitta del 20 e le responsabilit del Psi per non aver voluto mobilitare il proletariato italiano a
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Ivi, pp. 199-200. G. Somai, Gramsci a Vienna. Ricerche e documenti 1922-1924 , Argalia Editore, Urbino 1979, pp. 53-54. 25 L. Paggi, Le strategie del potere in Gramsci, Tra fascismo e socialismo in un solo paese. 1923-1926, Editori Riuniti, Roma 1984, pp. 43-44.

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sostegno delloccupazione delle fabbriche. Ma, cosa forse ancora pi importante, nella genealogia del concetto di egemonia del proletariato Gramsci isolava il saggio del luglio del 1905, Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica , nel quale Lenin, elaborando lesperienza della prima rivoluzione russa, non solo aveva introdotto per la prima volta il concetto, ma aveva anche elaborato una teoria della transizione alla dittatura del proletariato come rivoluzione democratica e socialista, sintetizzandola nella parola dordine della Dittatura democratica degli operai e dei contadini. La formula manifestava palesi oscillazioni fra limposizione della direzione della classe operaia ai contadini e laiuto ad essi prestato perch potessero assolvere una funzione rivoluzionaria che da soli non avrebbero potuto sostenere. Gramsci propendeva per questultimo, onde lalleanza fra operai e contadini era prospettata come un blocco paritario, nel quale la guida del proletariato industriale era giustificata dalla sua collocazione nelleconomia capitalistica, ovvero dalla sua modernit: direzione della citt sulla campagna basata sulla soggettivit politica del proletariato nel suo insieme 26. Il concetto di egemonia del proletariato del 1924 non o non ancora la concezione della politica come egemonia che Gramsci svilupper nei Quaderni. Esso viene introdotto per elaborare una teoria della transizione adatta alla situazione italiana nella quale la rivoluzione in permanenza, che gi nel 1920 Gramsci aveva criticato come anacronistica 27, era resa attuale dalla presenza del fascismo. Ma lenfasi che egli pone sui passaggi intermedi non limitata allItalia, invece inserita in una riflessione pi ampia sulle differenze morfologiche fra Oriente e Occidente, per cui nellEuropa Centrale e Occidentale lesperimento russo non poteva essere semplicemente imitato, doveva essere, invece, profondamente reinterpretato: NellEuropa Centrale ed Occidentale lo sviluppo del capitalismo ha determinato non solo la formazione di larghi strati proletari ma anche e perci creato lo strato superiore, laristocrazia operaia con i suoi annessi di burocrazia sindacale e di gruppi socialdemocratici. La determinazione, che in Russia era diretta e lanciava le masse nelle strade allassalto rivoluzionario, nellEuropa Centrale e
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Vladimir Ilic Ulianof, in LOrdine Nuovo, Terza Serie, Anno I, n. 1, marzo 1924, pp. 2-4; A. Di Biagio, Legemonia leninista, ricerca inedita per lEdizione nazionale degli scritti di Gramsci. 27 A. Gramsci, Due rivoluzioni, in Id., LOrdine Nuovo 1919-1920, a cura di Valentino Gerratana e Antonio A. Santucci, Einaudi, Torino 1987, pp. 569-574.

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Occidentale si complica per tutte quelle superstrutture politiche, create dal pi grande sviluppo del capitalismo, rende pi lenta e pi prudente lazione della massa e domanda quindi al partito rivoluzionario tutta una strategia e una tattica ben pi complesse e di lunga lena di quelle che furono necessarie ai bolscevichi nel periodo tra il marzo e il novembre 1917 28. La distinzione morfologica fra Oriente e Occidente, e la declinazione della transizione in chiave di egemonia del proletariato presuppongono una complessit del processo rivoluzionario che, per quanto riguarda lItalia, incrocia innanzitutto il tema della fusione fra il PcdI e il partito massimalista. La tattica di Fronte unico, stabilita dal III Congresso dellInternazionale, individuava nella conquista della maggioranza del proletariato, rimasta fedele alla socialdemocrazia, il compito prioritario dei partiti comunisti e il fondamento della preparazione politica della rivoluzione. Nel corso del '23 Gramsci si era sempre pi convinto che il fascismo fosse investito da un processo di dissoluzione 29 e, per inserire attivamente il proletariato in esso, riteneva indispensabile la sua riunificazione in un unico partito: tenendo fermo lobiettivo dellalleanza fra operai e contadini, i comunisti gli avrebbero impresso un indirizzo rivoluzionario, onde il rischio di una rinascita del vecchio Barnum socialista poteva essere evitato. Come abbiamo gi visto nella lettera per la fondazione de lUnit la proiezione politica dellalleanza fra operai e contadini era la parola dordine Repubblica federativa degli operai e dei contadini. stato giustamente messo in rilievo limpulso che a questa riflessione aveva dato il Comintern, nel corso del 23, dedicando particolare attenzione alla questione contadina con la creazione del Krestintern e trasformando in senso federativo lo Stato sovietico al fine di regolare le disuguaglianze dello sviluppo fra i venti Stati che davano vita allUrss30. Ma la morfologia dellOccidente (di cui, pur con le particolarit del dualismo Nord-Sud, lItalia faceva parte) spingeva Gramsci ad enfatizzare la complessit e la specificit del processo. Anche la riunificazione PcdImassimalisti era quindi oggetto di un paragone che metteva in luce soprattutto le differenze con lesperimento russo. Il 1 marzo del 24, approfondendo lanalisi del fascismo, Gramsci riproponeva lobiettivo della Repubblica
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Togliatti, La formazione cit., pp. 196-197. G. Somai, Gramsci al Terzo Esecutivo Allargato (1923): i contrasti con lInternazionale e una relazione inedita sul fascismo, in Storia Contemporanea, anno XX, 1989 n. 5, pp. 805-824. 30 L. Paggi, op. cit., pp. 151-160.

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federativa degli operai e dei contadini 31 e tre settimane dopo metteva a fuoco il problema della fusione con i massimalisti dando alla tattica di Fronte unico il senso di una idea limite. Il concetto di egemonia del proletariato oltrepassava quello puro e semplice dellalleanza fra operai e contadini perch, per realizzarla concretamente, il PcdI doveva assumere i problemi fondamentali dello Stato e della formazione economico sociale della nazione italiana. Operai e contadini erano considerati i possibili protagonisti di una razionalizzazione delleconomia italiana in chiave produttivistica, risolutrice della fragile unit e della debole competitivit della nazione. In agosto, in piena crisi Matteotti, Gramsci scriver: La crisi italiana pu solo essere risolta dal proletariato. Solo inserendosi in una rivoluzione europea e mondiale il popolo italiano pu riacquistare la capacit di far valere le sue forze produttive umane e ridare sviluppo allapparato nazionale di produzione. Il fascismo ha solo ritardato la rivoluzione proletaria, non lha resa impossibile: esso ha contribuito anzi ad allargare e approfondire il terreno della rivoluzione proletaria, che dopo lesperimento fascista sar veramente popolare32. Lunit politica del proletariato, leva della rivoluzione popolare, era iscritta in questa prospettiva e presentava la sua stessa complessit dovuta alle molteplici articolazioni della societ civile dei paesi dellEuropa occidentale. In questi la classe operaia era inserita da tempo nei gangli vitali del sistema egemonico e non avrebbe potuto essere n sottratta ad esso con la forza, n manipolata rapidamente nella configurazione politica: Faremo noi unalleanza per il governo soviettista coi massimalisti, cos come i bolscevichi lhanno fatto coi socialdemocratici di sinistra? Mi pare che se la situazione si verificher essa non sar tanto favorevole a noi come era ai bolscevichi. Bisogna tener conto della tradizione del PS, dei legami trentennali che ha avuto con le masse: ci non si pu risolvere n con le mitragliatrici n con piccole manovre alla vigilia della rivoluzione. un grande problema storico, che pu essere risolto se fin da oggi ce lo prospettiamo in tutta la sua ampiezza e se fin da oggi ne iniziamo la soluzione []. La tattica del Comintern della conquista della maggioranza del PS []unidea limite e un indirizzo, non certo una cosa che si possa praticamente realizzare 33.
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Togliatti, La formazione cit., pp. 223-227. Gramsci, La costruzione del Partito comunista cit., p. 31. 33 Togliatti, La formazione cit., pp. 246-247.

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La conquista della maggioranza del proletariato, fedele alla socialdemocrazia, pu avvenire solo nel corso del processo rivoluzionario, che in Occidente cosa di lunga lena e di estrema complessit. Il tema posto da Lenin con la tattica di Fronte unico era quello di una lotta per legemonia, allinterno della classe operaia, fra comunisti e socialdemocratici. Negli stessi termini il problema era vissuto anche dalla socialdemocrazia nei confronti del bolscevismo poich i due contendenti partivano da visioni generali opposte del capitalismo, delle sue sorti e dei compiti della classe operaia. Per il bolscevismo la guerra imperialistica e la rivoluzione di Ottobre avevano dato inizio ad una nuova epoca storica, caratterizzata dalla crisi generale del capitalismo. Questa poteva essere risolta solo dalla rivoluzione proletaria, divenuta storicamente attuale. Il compito del proletariato era, quindi, quello di accelerarla. La socialdemocrazia, invece, non considerava la guerra come inizio della crisi finale del capitalismo e puntava ad assumere un ruolo determinante nella sua stabilizzazione, assegnando al proletariato il compito di imprimervi il segno di una civilizzazione democratica sia pure limitata ai paesi pi sviluppati. Impostata in questi termini la lotta fra socialdemocrazia e comunismo non poteva risolversi che con la vittoria delluna o dellaltro. Ma, come lotta per legemonia, non avrebbe dovuto trasformarsi in scontro militare come avvenne, in molti casi, fin dai primi anni Venti. In ogni caso, non era questa lopzione di Gramsci e non fu la linea dei comunisti italiani, che fino al X Plenum dellInternazionale continuarono a concepire il duello con la socialdemocrazia in termini di egemonia. Ad ogni modo, fra la vittoria dei laburisti in Inghilterra e lo sciopero generale del 26, fra la crisi Matteotti e lo spostamento a sinistra della situazione francese, matura in Gramsci lidea che la stabilizzazione relativa stia per finire e, nel corso del 26, egli formuler previsioni pi radicali di quelle avanzate dal Comintern nel V Congresso (1925) 34. I segni di una fine prossima della stabilizzazione relativa riguardavano innanzitutto lItalia dove Gramsci, fin dal marzo del 24, vedeva riaffacciarsi il tema della Costituente. In Nascita e avvento del fascismo Angelo Tasca ha documentato come e perch, nella crisi del dopoguerra, si fosse formata una mistica della
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G. Vacca, Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca , in Ch. Daniele (a cura di), Gramsci a Roma, Togliatti a Mosca. Il carteggio del 1926, Einaudi, Torino 1999, pp. 123-128.

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Costituente che aveva contagiato non solo le formazioni politiche nuove, dai Fasci di combattimento alla Associazione Nazionale Combattenti, ma anche una parte delle forze liberali e socialiste (i socialisti indipendenti di Bissolati), il partito repubblicano, il partito radicale, lUnione Italiana del Lavoro (nazionalsindacalisti) e financo la massoneria. Secondo Tasca essa non riusc ad imporsi per responsabilit del Partito socialista, che dopo averla sostenuta fino al 18, nel 19 le contrappose la mistica dei soviet (Alla mistica della Costituente, si cerca di opporre la mistica dei Soviet, senza che n luna n laltra giungano a prender corpo. Non si oppongono come una realt vivente ad unaltra realt, ma come ombre ad altre ombre che occupano tutto lorizzonte politico e che chiudono, a destra come a sinistra, tutte le strade che portano al potere). Il punto saliente del suo saggio nella dimostrazione che alla dissoluzione della compagine nazionale originata dalla guerra nessuna forza o coalizione di forze era in grado di dare una risposta. Come scrisse Pietro Nenni in Storia di quattro anni, non ci fu corteo o fiaccolata in cui non si parlasse di Costituente (). Ognuno le dava il significato che voleva. Era tutto ed era nulla, o meglio, poteva essere tutto e fu nulla 35. Il fatto che nel marzo del 24, richiamando la situazione del 19, Gramsci suggerisse al PcdI di far propria la proposta della Costituente dice chiaramente quanto gli apparisse imminente la decomposizione del fascismo. D'altronde, la lettera che ci accingiamo ad analizzare degli stessi giorni in cui, nel secondo numero dellOrdine Nuovo terza serie, compariva il celebre articolo Contro il pessimismo, nel quale la critica della scissione di Livorno, a cui gi abbiamo accennato, era formulata in termini ancora pi radicali: Fummo - bisogna dirlo - travolti dagli avvenimenti, fummo, senza volerlo, un aspetto della dissoluzione generale della societ italiana, diventata un crogiuolo incandescente dove tutte le tradizioni, tutte le formazioni storiche, tutte le idee prevalenti si fondevano qualche volta senza residuo 36. Nella lettera a Scoccimarro e Togliatti del 1 marzo 24, con evidenti accenni autocritici non solo rispetto alla breve storia del PcdI, ma anche a quella del
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A. Tasca, Nascita e avvento del fascismo, introduzione di Sergio Soave, La Nuova Italia, Firenze 1995, pp. 73-84. La citazione di Nenni a p. 78. 36 Togliatti, La formazione cit., p. 357.

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socialismo italiano, Gramsci distingueva capitalismo e fascismo, e proponeva di esaminare attentamente la possibilit di collegarsi allopposizione liberale prendendo in seria considerazione la prospettiva della Costituente, rilanciata da Giovanni Amendola: Noi dobbiamo prospettare tutte le probabili soluzioni che lattuale situazione pu avere, e per ognuna di queste soluzioni probabili dobbiamo fissare delle direttive. Ho letto, per esempio, il discorso di Amendola che mi pare molto importante: c un accenno in esso che potrebbe avere degli sviluppi. Amendola dice che le riforme costituzionali ventilate dai fascisti pongono il problema se anche in Italia non sia necessario scindere lattivit Costituente dalla normale attivit legislativa. probabile che in questo accenno sia contenuto il germe delle direttive politiche dellopposizione nel futuro Parlamento: il Parlamento, gi screditato ed esautorato per il meccanismo elettorale da cui sorto, non pu discutere di riforme costituzionali, ma ci pu essere fatto solo da una Costituente. probabile che la parola dordine della Costituente ridiventi attuale. La traduzione in linguaggio storico italiano della parola dordine governo operaio e contadino si arricchiva cos non solo di una prospettiva statale (la Repubblica federativa degli operai e dei contadini), ma anche di una parola dordine democratica per il governo del paese. Il nostro partito, scrive Gramsci, non ha un programma immediato, che si fondi sulle prospettive delle soluzioni probabili che lattuale situazione pu avere. Noi siamo per il governo operaio e contadino, ma cosa significa ci concretamente in Italia? Oggi? Nessuno saprebbe dirlo, perch nessuno si curato di dirlo. La parola dordine della Costituente poteva consentire al partito di superare le sue carenze strategiche e programmatiche, e di riaprire al proletariato la possibilit di giocare le sue carte nella crisi del fascismo: La situazione attuale deve avere una soluzione politica: quale forma pi probabile che tale soluzione rivesta? possibile pensare che si passi dal fascismo alla dittatura del proletariato? Quali fasi intermedie sono possibili e probabili? Noi dobbiamo fare questo lavoro di esame politico, dobbiamo farlo per noi e dobbiamo farlo per le masse del nostro partito e per le masse in generale. Io penso che nella crisi che attraverser il paese avr il sopravvento quel partito che meglio avr capito questo processo necessario di transizione 37.

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Togliatti, La formazione cit., pp. 245-246.

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Poche settimane dopo, le elezioni politiche mostrano lisolamento del fascismo. Eletto deputato, Gramsci rientra in Italia e fa la sua prima grande prova affrontando la crisi Matteotti. La reazione del paese, latteggiamento di tutti i partiti antifascisti e lo sbandamento iniziale del fascismo lo inducono a concludere che il regime fascista entrato in agonia. I comunisti partecipano allAventino ma propongono lo sciopero fiscale e la mobilitazione delle masse per risolvere in senso antifascista il dualismo di poteri a cui tende la situazione. Ma i rapporti di forza sono estremamente sfavorevoli, per cui, scrive Gramsci il 13 agosto, noi possiamo prevedere solo un miglioramento politico della classe operaia, non una lotta vittoriosa per il potere. LAventino non disposto a sfidare il fascismo nel timore che nella crisi intervengano le masse operaie e contadine dandole un segno rivoluzionario. Al tempo stesso il PcdI non pu separarsi dagli altri partiti antifascisti perch rischierebbe lautodistruzione. Deve manovrare per cercare di cambiare la situazione e combattere su due fronti: contro il fascismo e allinterno del campo antifascista, per smascherare la subalternit dellAventino al fascismo e cercare di attrarre la maggioranza del proletariato - che per ora attende la soluzione della crisi dallAventino - dalla sua parte38. La proposta che, alla vigilia dellapertura del Parlamento, il partito elaborer quella dellAntiparlamento; una proposta duplice, poich era destinata anche a legittimare il rientro dei comunisti in Parlamento se, come era pi che probabile, gli altri partiti antifascisti lavessero rifiutata. Una proposta debole, perch mirava a distinguersi dal blocco delle opposizioni, sostanzialmente impotente e attendista (i partiti dellAventino si affidavano alle iniziative della Corona) e ad avere una tribuna parlamentare da cui condurre la lotta su due fronti. Realistico era invece il timore che, se le opposizioni non fossero rientrate in Parlamento, il Pnf avrebbe potuto trasformarlo in una Costituente fascista39. Ad ogni modo, la crisi Matteotti chiarisce in maniera inequivocabile il costituentismo del 24-26. La Costituente presuppone una crisi dissolutiva del fascismo per il distacco delle forze che nel 22 lo avevano sostenuto. Lelemento scatenante individuato nella crisi della piccola

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Gramsci, La costruzione del Partito comunista cit., pp. 28-39. P. Spriano, Storia del Partito comunista italiano, I, Da Bordiga a Gramsci, Einaudi, Torino 1967, pp. 405-408; A. Gramsci, La costruzione del Partito comunista cit., p. 37.

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borghesia, base di massa del movimento fascista40. La previsione che liniziativa resti nelle mani dellopposizione liberale; ladozione di parole dordine di tipo costituente mira quindi a intervenire in una situazione creata da altre forze e dominata da esse per riaprire la prospettiva della conquista della maggioranza del proletariato e preparare la rivoluzione proletaria. del tutto evidente che non si crede ad una rivoluzione democratica guidata dalle forze intermedie, e, per esserne il protagonista, il proletariato non pu concepirla altrimenti che come transizione alla propria dittatura. La lotta si dirige contro il fascismo, ma al tempo stesso tende a smascherare gli altri partiti antifascisti per imporre legemonia del proletariato. Lelaborazione del 23-24 riceve una sistemazione organica nelle Tesi di Lione (agosto 1925). In esse, malgrado avesse risolto a proprio favore la crisi Matteotti, linstabilit del fascismo ribadita. La strategia della rivoluzione italiana fissata nella parola dordine Assemblea repubblicana sulla base dei Comitati operai e contadini; controllo operaio sullindustria; terra ai contadini. Viene proposto un chiarimento sulle parole dordine transitorie: nella situazione data il proletariato deve avere obbiettivi parziali di carattere politico, non solo economico; fra questi rientrano parole dordine come la Costituente repubblicana, lAntiparlamento ed altre ancora, che non si possono prevedere perch saranno dettate dalle diverse situazioni che si potranno creare. Ma la previsione generale sempre quella di una crisi del fascismo nella quale gli obiettivi transitori non rappresentano vere e proprie tappe intermedie: non configurano formule di governo in cui il proletariato si possa riconoscere, bens parole dordine di agitazione politica volte a conquistare legemonia nella lotta su due fronti di cui abbiamo parlato. In questa tipologia rientra anche la parola dordine governo operaio e contadino poich lunica forma di governo corrispondente alla conquista del potere non pu che essere la dittatura del proletariato41. In conclusione, il costituentismo del 24-26 appare strettamente legato alla percezione dellinstabilit del fascismo, allipotesi di una sua imminente crisi dissolutiva, alla possibilit che, pur nelle condizioni enormemente pi complesse di un paese europeo occidentale come lItalia, la
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Gramsci, La costruzione del Partito comunista cit., pp. 30-32. Gramsci, La costruzione del Partito comunista cit., pp. 495-498 e 510-513.

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crisi generi un processo analogo a quello delle due rivoluzioni russe del 1917. Nel corso del 26 questo dispositivo analitico e strategico sar ulteriormente affinato sulla base di una lettura della crisi mondiale che, come abbiamo gi detto, induce Gramsci a contestare la nozione stessa di stabilizzazione relativa. Il tratto pi significativo della sua riflessione nel convincimento che, per questo, la tattica di Fronte unico sia giusta ma insufficiente: il riaprirsi di una situazione potenzialmente rivoluzionaria dovrebbe spingere non solo i partiti comunisti dei paesi europei periferici come lItalia, ma anche quelli di paesi centrali, come la Cecoslovacchia e la Francia, ad elaborare strategie di transizione basate su parole dordine statali e di governo adeguate alle particolarit nazionali di ciascun paese: Per tutti i paesi capitalistici si pone un problema fondamentale, quello del passaggio dalla tattica del fronte unico, inteso in senso generale, ad una tattica determinata, che si ponga i problemi concreti della vita nazionale e operi sulla base delle forze popolari cos come sono storicamente determinate 42. A cominciare dalla fondamentale opera di Spriano, nella storiografia sul Pci si sedimentata una critica alle posizioni gramsciane del 24-26 articolata sui punti seguenti: egli aveva una visione errata della situazione capitalistica mondiale, sopravvalutava linstabilit del fascismo (non percepiva la via duscita della soluzione totalitaria), e aveva una concezione strumentale della democrazia. Se i due primi giudizi si basano su dati di fatto incontrovertibili, il terzo presenta invece evidenti aporie. Non si pu criticare la visione gramsciana della democrazia alla luce della propria: lapproccio anacronistico e non pu costituire un criterio storiografico poich contrappone essere e dover essere. Nel periodo considerato la strategia del potere gramsciana quella bolscevica, sia pure tradotta in linguaggio storico italiano. La forma statale a cui egli pensa quella proposta nella lettera per la fondazione de LUnit, in cui delinea un modello di democrazia soviettista adatto allItalia. La traduzione della formula governo operaio e contadino in quella di Repubblica federale degli operai e contadini presentata come unottima
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A. Gramsci, Un esame della situazione italiana, Rapporto al Comitato Direttivo del PcdI del 23 agosto 1926, in Id., La costruzione del Partito Comunista cit., p. 123. Lettera a Terracini del 27 marzo 1924, in Togliatti, La formazione cit., p. 261.

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preparazione

ideologica

di

un

regime

dei

soviet

caratterizzato

dallaccentramento politico dato dal partito comunista, controbilanciato dalla sua decentralizzazione amministrativa e dalla colorazione delle forze popolari locali43. Ovviamente la democrazie dei soviet in regime di partito unico non ha nulla a che spartire con la democrazia liberale e, se si considera questa il paradigma della democrazia, si pu tranquillamente sostenere che Gramsci non fosse n un pensatore, n un politico democratico. Ma considerare strumentale la sua posizione nei confronti della democrazia liberale non ha n senso logico, n senso storiografico: il confronto presupporrebbe una omogeneit di concezioni della democrazia, fra Gramsci e i suoi critici, che invece non si d.

Rivoluzione passiva, guerra di posizione, egemonia. Memorie e testimonianze sono ovviamente preziose, ma, per definire la Costituente della fine del 30, la base filologica sono i Quaderni del carcere, non altro. Anche Spriano ne consapevole; per, come abbiamo visto, anzich inoltrarsi nellanalisi di questi, si limita alle testimonianze e finisce per prospettare un quadro interpretativo palesemente contraddittorio. Per Gramsci, come per qualunque altro leader comunista, la politica nazionale si definiva in rapporto alla situazione internazionale. Nel 26 il punto di arrivo della sua riflessione sulla fase intermedia non riguardava solo lItalia ma anche gran parte dellEuropa occidentale e centrale. Dire che nel 30 egli non avesse operato ancora nessuna sostanziale revisione ideologica 44 equivale ad affermare che la sua analisi della situazione mondiale era la stessa del 24-26. Inoltre, dal 28 lInternazionale aveva radicalizzato la visione della crisi generale del capitalismo e lanciato la politica del terzo periodo. Se Gramsci, che nel 26 era giunto, come abbiamo visto, a rifiutare la stabilizzazione relativa in nome della attualit della rivoluzione, nei quattro anni successivi non avesse operato alcuna revisione non si vede perch avrebbe dovuto
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Gramsci, Lettere 1908-1926 cit., p. 131. Vedi nota 14.

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opporsi tanto decisamente alla svolta. Daltro canto, limmagine del cazzotto nellocchio non evoca certo lo scenario dell agonia del fascismo, bens quello della sua forza. Infine, il rinvio dellapprofondimento del concetto di guerra di posizione ad un non ben definito periodo successivo allautunno del 30 logicamente incongruente e filologicamente infondato: perch, come abbiamo gi ricordato, lidea della Costituente non viene abbandonata dopo gli scontri con i compagni di Turi ma tenuta ferma fino agli ultimi mesi di vita di Gramsci; e perch, come ben presto vedremo, lelaborazione del concetto di guerra di posizione, cos come degli altri concetti strategici dei Quaderni con i quali esso fa sistema (rivoluzione passiva ed egemonia), li percorre fin dallinizio della loro stesura. N di poco conto che le note che segnalano i mutamenti di paradigma pi significativi nel pensiero di Gramsci si addensino nellautunno-inverno del 30 e nella primavera del 32, cio nei periodi in cui a Turi la discussione sulle prospettive del partito in Italia e sulla proposta della Costituente fu pi intensa. Per chiarirne il concetto il punto di partenza ci sembra dunque lanalisi del fascismo sviluppata nei Quaderni. Il tema molto vasto e ci limiteremo ai punti salienti: Il fascismo come agente europeo della rivoluzione passiva seguita alla sconfitta della rivoluzione proletaria, ma anche variante italiana di quel processo di adattamento dellEuropa allamericanismo che, in risposta alla crisi del 29, appare destinato ad imporsi anche nel vecchio continente. Che questa analisi sia sviluppata in polemica con la strategia del Comintern e con il modo con cui essa veniva applicata dal PcdI affiora continuamente e dalle pi diverse angolazioni in tutto lo svolgimento dei Quaderni. Ma, per esemplificarne i tratti distintivi, forse il luogo pi significativo il par. 35 del Q. 15 intitolato Passato e presente. Storia dei 45 cavalieri ungheresi . La nota databile al maggio 33 e si trova non a caso nel quaderno dedicato ad elaborare e generalizzare il concetto di rivoluzione passiva. Essa sintetizza la trasformazione politica realizzata dal fascismo e, a differenza dagli anni 20, Gramsci ora ne sottolinea non linstabilit, ma la forza. Questa scaturisce dallessere riuscito a distruggere le vecchie forme di organizzazione delle masse, sostituendovene altre volte a neutralizzarne liniziativa e a controllarle. Non pu sorprendere che questa occupazione del popolo-nazione sia stata 23

attuata da una minoranza in quanto essa riuscita ad imporre una sua politica di massa; n si pu considerare questo un tratto di sua debolezza e disorganicit: un popolo di per s sempre disposto allazione, non manipolabile n condizionabile da una forza usurpatrice un puro fantasma del passato, cio di una situazione democratica precedente che stata distrutta. Nelle maglie dello Stato totalitario loccupazione del popolo-nazione prosegue e si rafforza a meno che le forze antagonistiche non siano capaci di contrapporle una politica altrettanto efficace. Anche nellepoca delle masse la storia teatro di minoranze attive; ci che cambia il criterio del successo, ora dipendente dalla loro capacit di sviluppare una politica per le moltitudini. Lepisodio dei 45 cavalieri ungheresi risale alla guerra dei Trentanni ed una citazione dai discorsi parlamentari di Ettore Ciccotti. Esso narra della capacit di quella piccola formazione militare di tiranneggiare le Fiandre per oltre sei mesi approfittando della demoralizzazione del popolo causata della guerra. Usandolo come metafora di quanto era avvenuto in Italia nel 22 Gramsci scrive: Non si capisce che in ogni situazione politica la parte attiva sempre una minoranza, e che se questa, quando seguita dalle moltitudini, non organizza stabilmente questo seguito, e viene dispersa, per unoccasione qualsiasi propizia alla minoranza avversa, tutto lapparecchio si sfascia e se ne forma uno nuovo, in cui le vecchie moltitudini non contano nulla e non possono pi muoversi e operare. Ci che si chiamava massa stata polverizzata in tanti atomi senza volont e orientamento e una nuova massa si forma, anche se di volume inferiore alla prima, ma pi compatta e resistente, che ha la funzione di impedire che la primitiva massa si riformi e diventi efficiente. Tuttavia molti continuano a richiamarsi a questo fantasma del passato, lo immaginano sempre esistente, sempre fremente, ecc.45. Non chi non veda il parallelismo con lanalisi togliattiana del fascismo degli anni 30 che evidentemente aveva continuato a giovarsi della collaborazione fra loro precedente larresto di Gramsci46, e dei suggerimenti filtrati dallepistolario che abbiamo documentati nel primo capitolo. Ma quello che qui interessa chiarire il concetto di rivoluzione passiva in cui lanalisi del fascismo si iscrive. Com noto, esso fa coppia con quello di guerra di posizione ed anzi
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Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 1789. Vacca, La lezione del fascismo cit.

24

il suo doppio. La prima osservazione da fare che essi compaiono fin dalle prime note dei Quaderni e risalgono al 1930. Gramsci introduce il concetto di rivoluzione passiva nel par. 44 del Q. 1 intitolato Direzione politica di classe prima e dopo landata al governo . Esso verr rielaborato nel Q. 19, costituendo il nucleo principale dellanalisi del Risorgimento. Il concetto di rivoluzione passiva tratto, com noto, dal Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799 di Vincenzo Cuoco, ma impiegato in un senso un po diverso da quello che il Cuoco vuole dire 47. Per stabilirne la definizione conviene soffermarsi sulla elaborazione successiva. Nella sua generalizzazione (giugnoluglio 1933) il concetto costituisce un criterio di interpretazione di ogni epoca complessa di rivolgimenti storici che si sviluppino in assenza di altri elementi attivi in modo dominante48. Esso serve a comprendere come sotto un determinato involucro politico necessariamente si modificano i rapporti sociali fondamentali e nuove forze effettive politiche sorgono e si sviluppano, che influiscono indirettamente, con la pressione lenta ma incoercibile, sulle forze ufficiali che esse stesse si modificano senza accorgersene o quasi 49. Il concetto indica quindi le modalit di svolgimento di processi di trasformazione che avvengono sotto la direzione delle classi dominanti tradizionali perch le classi antagonistiche non sono riuscite a prevalere, e tuttavia i mutamenti che esse avrebbero potuto promuovere hanno un valore oggettivo, per ragioni derivanti dalla storia mondiale hanno una forza incoercibile e quindi si impongono; ma avvengono sotto la direzione delle vecchie classi dirigenti, che li adattano ai loro interessi e alla perpetuazione del proprio dominio. Tuttavia, nella situazione che cos si crea, germinano nuove forze attive che a loro volta tendono ad imprimere il proprio segno al mutamento complessivo, facendo emergere nuove forme di contrasto e nuove alternative. Il concetto di rivoluzione passiva indica quindi un mutamento morfologico del processo storico mondiale, caratterizzato da una soggettivit delle masse che si pu condizionare e dirigere in un senso o in un altro, ma non si pu sopprimere. Nella sua generalizzazione il concetto si applica a tutta lepoca moderna e, per quanto attiene al periodo fra le due guerre, presuppone una (temporanea?)
47 48

Gramsci, Quaderni del carcere cit., pp. 41 e 2011. Ivi, p. 1827. 49 Ivi, pp. 1818-1819.

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subordinazione

del

movimento

comunista

internazionale

alla

direzione

capitalistica del processo storico mondiale. Ma in questa sede non occorre estendere lanalisi anche a questi temi. invece opportuno volgerci subito al concetto di guerra di posizione, che della rivoluzione passiva il complemento. Se, in una formulazione non ancora elaborata 50, questo compare nel febbraio-marzo 1930, il concetto di guerra di posizione viene introdotto nel novembre dello stesso anno. Il contesto quello degli Appunti di filosofia seconda serie. Il par. 10 del Q. 7, in cui il concetto introdotto, intitolato Struttura e superstruttura, e fa parte delle note dedicate alla critica delleconomismo: nel caso specifico, la concezione dello sciopero generale di Rosa Luxemburg. Largomentazione svolta adoperando come metafora quanto era avvenuto nellarte militare durante la prima guerra mondiale, nella quale la guerra di posizione, basata sulla potenza industriale dei paesi belligeranti e sulla mobilitazione di tutta la popolazione maschile in grado di combattere, aveva prevalso sulla guerra manovrata, riducendola ad elemento parziale e suppletivo della strategia militare. Gramsci osserva che la stessa riduzione [doveva] avvenire nellarte e nella scienza della politica, almeno per ci che riguarda gli Stati pi avanzati 51. La sua complementarit al concetto di rivoluzione passiva esplicitata nel par. 236 del Q. 8, scritto nellaprile del 32, quando erano ripresi i colloqui politici con i compagni presenti a Turi. Ma su questo paragrafo, cruciale per lanalisi del fascismo, torneremo fra breve. Ora opportuno soffermarsi sul par. 16 del Q. 7, coevo del par. 10 gi esaminato (novembre-dicembre 1930). Esso intitolato Guerra di posizione e guerra manovrata o frontale, e, non essendo stato rielaborato in nessuno dei quaderni speciali (avrebbe potuto essere ripreso ed eventualmente rielaborato nel Q. 10), ci consegna il pensiero definitivo di Gramsci sulla guerra di posizione. Nel par. 10 egli aveva osservato che la rivoluzione russa era stata lultimo episodio di guerra manovrata: vale a dire, un processo cominciato come rivoluzione democratica e trasformatosi poi in rivoluzione proletaria attraverso un colpo di Stato52 non sarebbe pi stato possibile; quindi
50

La sua prima formulazione quella di rivoluzione senza rivoluzione. Gramsci, Quaderni del carcere cit., pp. 41 e 1775. 51 Ivi, p. 860. 52 Nella lettera del 9 febbraio 1924 a Togliatti e Terracini, Gramsci aveva caratterizzato latto conclusivo della rivoluzione russa del 1917 in un colpo di Stato. Togliatti, La formazione cit.,

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si doveva pensarne unaltra forma. Nel par. 17, dedicato a criticare la concezione di Trockij (come abbiamo visto nel capitolo precedente, proprio in quel periodo egli aveva ottenuto il permesso di leggerne l Autobiografia e probabilmente ad essa si riferiva), Gramsci scrive che Lenin, lanciando nel 21 la tattica di fronte unico, aveva compreso che occorreva un mutamento dalla guerra manovrata, applicata vittoriosamente in Oriente nel 17, alla guerra di posizione che era la sola possibile in Occidente. Egli riprende quindi la riflessione del 24 su Oriente e Occidente in termini divenuti celebri: In Oriente lo Stato era tutto, la societ civile era primordiale e gelatinosa; nellOccidente tra Stato e societ civile cera un giusto rapporto e nel tremolio dello Stato si scorgeva subito una robusta struttura della societ civile. Lo stato era solo una trincea avanzata, dietro cui stava una robusta catena di fortezze e di casematte; pi o meno da Stato a Stato, si capisce, ma questo appunto domandava una accurata ricognizione di carattere nazionale 53. Appare evidente che Oriente e Occidente sono, nel pensiero di Gramsci, categorie morfologiche, non geopolitiche. Infatti, dopo la prima guerra mondiale e la rivoluzione di Ottobre, il passaggio alla guerra di posizione non riguarda solo lEuropa ma larte e la scienza della politica in generale. Nel brano citato il punto saliente lenfasi sulle specificit nazionali della lotta politica e su ci dovremo tornare. Per comprendere il significato delle due nuove categorie introdotte da Gramsci fra il febbraio e il novembre del 30 conviene analizzare prima lo slittamento semantico del concetto di egemonia che nei Quaderni tiene insieme rivoluzione passiva e guerra di posizione, illuminandone la complementarit. Anchesso compare per la prima volta nel par. 44 del Q. 1 (febbraio 1930), ma non pi legemonia del proletariato del 24-26; la nozione molto pi ampia di egemonia politica e viene introdotta per sottolineare la necessit che essa sia conquistata prima dellandata al governo: nella societ civile e non attraverso il potere statale, altrimenti in questultimo
p. 187. 53 Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 866.

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prevarrebbe necessariamente il dominio. Anche il concetto di egemonia politica introdotto nellanalisi del Risorgimento e si riferisce alla capacit dei moderati di conformare lo Stato unitario allesercizio permanente della loro direzione sullintera societ. Ma assume subito il valore di un nuovo paradigma, di un concetto generale di carattere al tempo stesso euristico e strategico: Ci pu e ci deve essere una egemonia politica anche prima dellandata al governo e non bisogna contare solo sul potere e sulla forza materiale che esso d per esercitare la direzione o egemonia politica 54. Loggetto della guerra di posizione dunque il raggiungimento

dellegemonia politica prima dellandata al potere; il suo teatro la societ civile; lepicentro, la lotta politica nazionale. Rispetto al 24-26 lequilibrio fra internazionalismo e autonomia nazionale si spostato ulteriormente a favore di questultima e la traduzione in linguaggio storico italiano delle parole dordine del Comintern rivela non solo una radicale opposizione alla politica del terzo periodo, ma anche la convinzione di dover andare oltre Lenin: nelladattare la strategia del Comintern alle particolarit nazionali non pi sufficiente introdurre parole dordine transitorie specifiche, necessario riformulare la rivoluzione proletaria in un progetto di trasformazione della vita nazionale di lunga lena. Infatti, Gramsci non si limita a ribadire la validit della tattica di fronte unico abbandonata totalmente dal Comintern dal 28, ma afferma la necessit di rielaborarla profondamente, sviluppando il tema della egemonia politica che Lenin aveva solo intuito: Questo mi pare significhi la formula del fronte unico () solo che Ilici non ebbe tempo di approfondire la sua formula, pur tenendo conto che egli poteva approfondirla solo teoricamente, mentre il compito fondamentale era nazionale, cio domandava una ricognizione del terreno e una fissazione degli elementi di trincea e di fortezza rappresentati dagli elementi di societ civile 55. Non necessario ripercorrere qui lo sviluppo del concetto di egemonia nei Quaderni; sufficiente sintetizzare linnovazione che esso rappresenta nel pensiero di Gramsci. A tal fine il punto di riferimento principale il par. 52 del Q. 8 (febbraio 1932), in cui egli scrive:
54 55

Ivi, p. 41. Ivi, p. 866.

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La guerra di posizione, in politica, il concetto di egemonia, che pu nascere solo dopo lavvento di certe premesse e cio: le grandi organizzazioni popolari di tipo moderno, che rappresentano le trincee e le fortificazioni permanenti della guerra di posizione56. Il pensiero sviluppato nel par. 7 del Q. 10, dove si pu misurare, forse, meglio che in qualunque luogo dei Quaderni, la sua distanza dal concetto di egemonia del proletariato. opportuno sottolineare che lequazione guerra di posizione-egemonia si iscrive nel ripensamento e nellaccantonamento definitivo del concetto di rivoluzione permanente, in quanto anacronistico: esso superato dai mutamenti intervenuti negli ultimi sessantanni sia nella societ civile dei paesi sviluppati, sia nei rapporti internazionali. Essi sono strettamente intrecciati. molto significativo che Gramsci adoperi, a questo punto, lespressione egemonia civile. Dopo aver ricordato che il concetto della cosiddetta rivoluzione permanente [era] sorto prima del 1848, come espressione scientificamente elaborata delle esperienze giacobine dal 1789 al termidoro, egli scrive: La formula propria di un periodo storico in cui non esistevano ancora i grandi partiti politici di massa e i grandi sindacati economici e la societ era ancora, per dir cos, allo stato di fluidit sotto molti aspetti: maggiore arretratezza della campagna e monopolio quasi completo dellefficienza politico statale in poche citt o addirittura in una sola (Parigi per la Francia), apparato statale relativamente poco sviluppato e maggiore autonomia della societ civile dallautorit statale, determinato sistema delle forze militari e dellarmamento nazionale, maggiore autonomia delle economia nazionali dai rapporti economici del mercato mondiale ecc. Nel periodo dopo il 1870, con lespansione coloniale europea, tutti questi elementi mutano, i rapporti organizzativi interni e internazionali dello Stato diventano pi complessi e massicci e la formula quarantottesca della rivoluzione permanente viene elaborata e superata nella scienza politica nella formula di egemonia civile 57. La guerra di posizione prende il posto della guerra manovrata perch linterdipendenza economica si enormemente sviluppata e la societ civile sempre pi intrecciata alla societ politica; le masse sono stabilmente organizzate e questo dato sopravvive anche alle sconfitte della rivoluzione proletaria; la parte sconfitta viene subordinata alla parte vincitrice perch non
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Ivi, p. 973. Ivi, p. 1566.

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ha saputo imporre la sua egemonia, ma non pu essere disorganizzata oltre un certo limite, non pu essere ricacciata nella polverizzazione ed atomizzazione caratteristiche di unepoca storica ormai superata; vittorie e sconfitte sono quindi reversibili e tutto dipende dalle capacit egemoniche dei contendenti. Il nodo cruciale della lotta per legemonia il nesso nazionale-internazionale; ma, prima di accingerci ad indagarlo, conviene esaminare lanalisi gramsciana della situazione mondiale degli anni Trenta.

Il secolo americano Laspetto pi significativo, al riguardo, il ridimensionamento, nei Quaderni, del concetto generale di imperialismo
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e lemergere, fin dalle prime note del Q. 1,

dellamericanismo come forza egemonica mondiale. Prima di esaminarlo ci sembra per opportuno richiamare lanalisi della crisi economica del 29-32 sia perch lamericanismo indagato anche come la risposta pi efficace alla crisi, sia perch linterpretazione catastrofica di essa alla base della nuova strategia del Comintern e quindi costituisce il principale bersaglio critico di Gramsci. Anche il tema delle crisi economiche compare subito nei Quaderni, ma inserito nella rielaborazione del rapporto fra struttura e superstruttura ( Appunti di filosofia prima serie) e gi questo molto significativo. Ancor pi rilevante il fatto che, rielaborando quelle note due o tre anni dopo, quando la crisi al culmine dei suoi effetti distruttivi, Gramsci respinga la possibilit di crisi catastrofiche per principio. Posta la domanda se le crisi storiche fondamentali [siano] determinate immediatamente dalle crisi economiche, egli risponde: Si pu escludere che, di per se stesse, le crisi economiche immediate producano eventi fondamentali; solo possono creare un terreno pi favorevole alla diffusione di certi modi di pensare, di impostare e risolvere le quistioni che coinvolgono tutto lulteriore sviluppo della vita statale 59.
58

Come concetto euristico-strategico il termine compare una volta sola per denotare il carattere retorico passionale dellimperialismo italiano e riguarda la politica coloniale di Crispi. Gramsci, Quaderni del carcere cit., pp. 45-46 (febbraio-marzo 1930). 59 Ivi, pp. 459 e 1587.

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Come noto il rifiuto del determinismo economico caratterizza lintero sviluppo del pensiero gramsciano ed una riflessione del tutto simile a quella ora citata era gi stata sviluppata nella Relazione al Direttivo del partito del 2 agosto 26 60. Ma la differenza fondamentale che mentre allora quella riflessione era volta a sostenere la necessit di parole dordine transitorie atte ad accelerare il processo della rivoluzione proletaria ispirato ancora allesperimento russo, nei Quaderni Gramsci la inserisce nellelaborazione della teoria generale dellegemonia e ricomprende le crisi economiche nel concetto pi complesso di crisi storiche. Infatti, quando nel febbraio 33 affronta direttamente il tema della crisi del 29, egli giunge alla conclusione che il crollo della borsa di New York rappresenti solo una delle clamorose manifestazioni dello svolgimento critico di un processo molto pi lungo e complesso: Tutto il dopoguerra, scrive, crisi, con tentativi di ovviarla, che volta a volta hanno fortuna in questo o quel paese, nientaltro. Anzi, egli aggiunge, per alcuni (e forse non a torto) la guerra stessa una manifestazione della crisi, anzi la prima manifestazione; appunto la guerra fu la risposta politica e organizzativa dei responsabili. Sgombrato il campo dal catastrofismo economico (Lo sviluppo del capitalismo stato una continua crisi se cos si pu dire, ovvero, le crisi economiche sono la fisiologia dello sviluppo capitalistico, che generano soluzioni diverse al riequilibrio dei rapporti di forza e lintroduzione di innovazioni tecnologiche che mutano la composizione organica del capitale, allargano i consumi e consentono la ripresa dellaccumulazione) egli giunge a formulare una teoria generale di carattere storico-politico delle crisi , che offre anche una spiegazione delle guerre ben diversa da quella teorizzata dal bolscevismo: Una delle contraddizioni fondamentali [della societ attuale] questa: che mentre la vita economica ha come premessa necessaria linternazionalismo o meglio il cosmopolitismo, la vita statale si sempre pi sviluppata nel senso del nazionalismo, del bastare a se stessi ecc. Uno dei caratteri pi appariscenti della attuale crisi niente altro che lesasperazione dellelemento nazionalistico (statale nazionalistico) nelleconomia 61.
60

Nei paesi a capitalismo avanzato la classe dominante possiede delle riserve politiche ed organizzative che non possedeva per esempio in Russia. Ci significa che anche le crisi economiche gravissime non hanno ripercussioni immediate nel campo politico. La politica sempre in ritardo e in grande ritardo sulleconomia. Gramsci, La costruzione del Partito comunista cit., p. 121. 61 Gramsci, Quaderni del carcere cit., pp. 1755-1757.

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La contraddizione fra il cosmopolitismo delleconomia e il nazionalismo della politica assume il valore quasi di una legge di movimento dellepoca contemporanea, a datare da quando si era formata una economia capitalistica mondiale, mentre i protagonisti della politica internazionale erano rimati gli Stati nazionali e le vecchie lites in essi dominanti. Dalla incapacit o dallopposizione di queste ultime ad adeguare gli spazi della politica al cosmopolitismo delleconomia avevano origine, quindi, anche le guerre. Questa dinamica era stata gi abbozzata nelle Tesi sulla situazione internazionale del Congresso di Lione, verosimilmente influenzate dai lavori del V Esecutivo allargato (marzo 1925) che aveva posto nuovamente laccento sulla stabilizzazione del capitalismo, anzich sulla sua precariet 62. Molto pi economicistica, invece, era lanalisti delle crisi svolta da Bucharin nel Rapporto al VI Congresso che aveva costituito la base della politica del terzo periodo. Ad ogni modo, labbozzo delle Tesi di Lione non sviluppava quella intuizione nella direzione che Gramsci segue nei Quaderni grazie ad una ripresa ed a uno slargamento del liberismo che aveva ispirato i suoi scritti negli anni della guerra63. Di conseguenza la teoria delle crisi dianzi citata mette al centro dellattenzione gli Stati Uniti che, sebbene investiti violentemente dal versante finanziario della crisi, appaiono il paese pi capace di innovazione tecnologica (il taylorismo), gi orientato verso nuove forme di regolazione delleconomia (alti salari e alti consumi, cio il fordismo) che consentono loro di superare la crisi e di avviare una trasformazione del capitalismo industriale anche oltre i loro confini64. Il paragrafo 34 del Q. 7, in cui queste considerazioni sono sviluppate del febbraio-marzo 1931, ma il focus sullamericanismo acceso fin dal febbraiomarzo del 30 ed individua negli Usa il protagonista della rivoluzione passiva a scala mondiale. Lamericanismo - si domanda Gramsci - pu essere una fase intermedia dellattuale crisi storica? La concentrazione plutocratica pu determinare
62

una

nuova

fase

dellindustrialismo

europeo

sul

modello

A. Agosti, La Terza Internazionale. Storia documentaria, II, 1924-1928, 1, Editori Riuniti, Roma 1976, pp. 67-70. 63 G. Vacca, Gramsci, in Dizionario Biografico degli Italiani vol. 58, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2004, pp. 413-415. 64 Gramsci, Quaderni del carcere cit., pp. 882-883.

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dellindustria americana? Il tentativo probabilmente sar fatto, egli risponde, e richiama lattenzione sui processi di razionalizzazione produttiva, lintroduzione del sistema Bedeaux e del taylorismo che sono in corso anche in Italia 65. Due mesi dopo, prendendo spunto da unintervista di Pirandello con Corrado Alvaro, d una risposta affermativa alle domande citate e pone la dialettica fra Usa ed Europa al centro della scena mondiale. Il suo atteggiamento del tutto favorevole alla diffusione dellindustrialismo americano: Il problema questo: se lAmerica, col peso implacabile della sua produzione economica, costringer e sta gi costringendo lEuropa a un rivolgimento della sua assise economico-sociale, che sarebbe avvenuto lo stesso ma con ritmo lento e che invece si presenta come un contraccolpo della prepotenza americana, se cio si sta creando una trasformazione delle basi materiali della civilt, ci che a lungo andare (e non sarebbe molto lungo, perch nel periodo attuale tutto pi rapido che nei periodi passati) porter a un travolgimento della civilt stessa esistente e alla nascita di una nuova 66. Nel Quaderno 22, scritto a Formia nel 1934, rielaborando le note sparse sullamericanismo Gramsci caratterizza il rivolgimento delle basi materiali della civilt originato dalla sua trasmissione allEuropa, Unione Sovietica compresa67, una rivoluzione passiva paragonabile a quella che aveva caratterizzato let della Restaurazione 68. La ragione principale per cui esso ha assunto questo ruolo che lamericanismo e il fordismo risultano dalla necessit immanente di giungere allorganizzazione di una economia programmatica, che superi il vecchio individualismo economico 69. Questo passaggio, reso inevitabile dallavvento della societ di massa e dal crescente grado di interdipendenza delleconomia mondiale (i due fenomeni segnano nellinsieme il tramonto definitivo della civilt liberale), non pu avvenire sotto la direzione del movimento comunista per il carattere primitivo, economico-corporativo e inespansivo dellUrss staliniana (il carattere rozzo e violento delleconomia di comando, il cesarismo staliniano e lintroversione

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Ivi, p. 70. Ivi, p. 296. 67 Ivi, pp. 489-493, 2164-2169. La prima stesura della nota (paragrafo 52 del Q. 4), del novembre 1930. 68 Ivi, p. 2140. 69 Ivi, p. 2139.

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isolazionistica a datare dallinizio della pianificazione) 70. Nel processo mondiale guidato dallamericanismo il comunismo internazionale dunque una forza subalterna; ma la trasformazione in corso risponde in definitiva alla necessit di imbrigliare la soggettivit delle masse originata dal ciclo storico post-1870 ed esplosa nel dopoguerra. Lobiettivo non pu essere perseguito senza sviluppare, nel contempo, nuove forme di regolazione delleconomia che favoriscano lindustrializzazione, la crescita e la redistribuzione della ricchezza. In Europa, dove limpatto della rivoluzione dOttobre non stato riassorbito e la pianificazione sovietica rappresenta una sfida pressante, lorganizzazione di uneconomia programmatica promossa dallo Stato e guidata dalle classi dirigenti tradizionali. Il processo ha quindi chiaramente il carattere di una rivoluzione passiva. Essa assume tratti peculiari nel fascismo italiano, ma riguarda tutto il vecchio continente ed connesso al passaggio dalla guerra manovrata alla guerra di posizione in politica: NellEuropa dal 1789 al 1870 si avuta una guerra di movimento (politica) nella rivoluzione francese e una lunga guerra di posizione dal 1815 al 1870; nellepoca attuale, la guerra di movimento si avuta politicamente dal marzo 1917 al marzo 1921 ed seguita una guerra di posizione di cui il rappresentante, oltre che pratico (per lItalia), ideologico, per lEuropa, il fascismo 71.

La crisi dello Stato. Le vie del fascismo Come abbiamo visto la crisi del 29 inserita in un ciclo storico che data dalla guerra e iscritta nella categoria delle crisi storiche, con cui Gramsci vuol fugare ogni ombra di determinismo economico. La crisi storica si manifesta complessivamente come crisi dello Stato e il terreno delezione per indagarla lItalia. Naturalmente questa non fa parte a s, ma di un contesto europeo e mondiale. Infatti, la crisi storica del dopoguerra declinata in termini generali ed crisi di egemonia. Inizialmente viene analizzata per rapporto alla Francia (par. 48 del Q. 1, del febbraio-marzo 1930 intitolato Il giacobinismo a rovescio
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G. Vacca, Lanalisi dellUrss staliniana in Id., Appuntamenti con Gramsci, Carocci, Roma 1999, pp. 207-228. 71 Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 1229.

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di Carlo Maurras); ma lesempio francese serve a formulare il concetto generale di crisi dello Stato come crisi di egemonia: Lesercizio normale dellegemonia nel terreno divenuto classico del regime parlamentare, caratterizzato da una combinazione della forza e del consenso che si equilibrano, senza che la forza soverchi di troppo il consenso, anzi appaia appoggiata dal consenso della maggioranza espresso dai cosiddetti organi dellopinione pubblica []. [Ma] nel periodo del dopoguerra lapparato egemonico si screpola e lesercizio dellegemonia diviene sempre pi difficile [permanentemente difficile e aleatorio corregge Gramsci nella rielaborazione del par. 27 nel Q. 13]72.

La crisi di egemonia si manifesta nei rapporti fra rappresentanti e rappresentati e quindi come crisi dei partiti e crisi di governabilit; ma si riflette in tutto lorganismo statale. Con evidente riferimento al dopoguerra Gramsci ne sintetizza le cause, che sono diverse da paese a paese ma manifestano tratti comuni nei rapporti tra societ civile e societ politica (masse e Stato): In ogni paese il processo diverso, sebbene il contenuto sia lo stesso. E il contenuto la crisi dellegemonia della classe dirigente, che avviene o perch la classe dirigente ha fallito in qualche sua grande impresa politica per cui ha domandato o imposto con la forza il consenso delle grandi masse (come la guerra), o perch vaste masse (specialmente di contadini e di piccoli borghesi intellettuali) sono passate di colpo dalla passivit politica a una certa attivit e pongono rivendicazioni che nel loro complesso disorganico costituiscono una rivoluzione73. I fenomeni descritti riguardano la vita interna dello Stato, ma sono inseriti nel processo mondiale dominato dal contrasto fra il cosmopolitismo delleconomia e il nazionalismo della politica. Gli assetti internazionali del dopoguerra non lhanno sanato, anzi lhanno persino aggravato; e i due movimenti politici nuovi originati in Europa dalla guerra, il bolscevismo e il fascismo, non lo possono risolvere perch appaiono entrambi, sebbene contrapposti, economicocorporativi. Dallangolo di visuale della storia mondiale la crisi appare quindi un processo dissolutivo dello Stato-nazione, un fenomeno di lungo periodo che per si intensifica ed offre la chiave interpretativa della storia europea attuale.
72 73

Ivi, p. 59. Ivi, p. 1603.

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Come abbiamo visto nel primo capitolo, Gramsci considera Croce il leader intellettuale del revisionismo e della rivoluzione passiva. Interpretandone lattivit in chiave europea egli la considera rappresentativa di tendenze diffuse nei principali paesi del vecchio continente e attribuisce al suo operato un significato sempre pi regressivo poich sarebbe rivolta a distaccare gli intellettuali tradizionali dalla vita dello Stato, favorendo cos le divisioni e linvoluzione autoritaria della borghesia. Gramsci considera ci catastrofico per lo Stato moderno: Oggi si verifica nel mondo moderno un fenomeno simile a quello del distacco tra spirituale e temporale nel Medio Evo: fenomeno molto pi complesso di quello dallora, di quanto diventata pi complessa la vita moderna. I raggruppamenti sociali regressivi e conservativi si riducono sempre pi alla loro fase economico-corporativa mentre i raggruppamenti progressivi e innovatori si trovano ancora nella fase iniziale appunto economico-corporativa; gli intellettuali tradizionali, staccandosi dal raggruppamento sociale al quale avevano dato finora la forma pi alta e comprensiva e quindi la coscienza pi vasta e perfetta dello Stato moderno, in realt compiono un atto di incalcolabile portata storica: segnano e sanzionano la crisi statale nella sua forma decisiva 74. Che la borghesia regredisca sempre pi alla fase economico-corporativa significa che torna alla concezione dello Stato come pura forza. Dagli inizi del Novecento essa non pi capace di espandersi n allinterno dello Stato, n internazionalmente75; anzi, si disgrega e le frazioni dominanti tornano alla pura politica di potenza: La classe borghese saturata: non solo non si diffonde, ma si disgrega; non solo non assimila nuovi elementi, ma disassimila una parte di se stessa (o almeno le disassimilazioni sono pi numerose delle assimilazioni) 76. Il fenomeno conseguenza e causa, al tempo stesso, del distacco degli intellettuali tradizionali, elaboratori dei valori etico-politici della borghesia (intesa come classe economica) e quindi dei valori universali della sua civilt. Per quanto riguarda il proletariato, invece, il tema riguarda la sua incapacit, nellunico Stato in cui al potere, di creare i suoi intellettuali (lintellettuale
74 75

Ivi, pp. 690-691. (Novembre-dicembre 1930). Ivi, p. 1637. 76 Ivi, p. 937. Novembre-dicembre 1930.

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nuovo, specialista + politico 77), ovvero il suo modello di egemonia. La rozzezza del marxismo sovietico, linefficacia pianificatrice delleconomia di comando e lisolazionismo staliniano78 dimostrano che questo compito non stato (o non stato ancora) assolto, onde la soluzione alla crisi generale dello stato non pu essere data dai raggruppamenti progressivi e innovatori. Daltro canto, che lUrss sia ancora in una fase economico-corporativa si spiega con i caratteri del potere bolscevico, che, per larretratezza del paese in cui la rivoluzione proletaria era avvenuta, aveva dovuto assolvere anche il compito di manomettere leconomia79. Nel caso del proletariato la fase economicocorporativa dello Stato si caratterizza nel modo seguente: Se vero che nessun tipo di Stato non pu non attraversare una fase di primitivismo economico-corporativo, se ne deduce che il contenuto dellegemonia politica del nuovo gruppo sociale che ha fondato il nuovo tipo di Stato deve essere prevalentemente di ordine economico: si tratta di riorganizzare la struttura e i rapporti reali tra gli uomini e il mondo economico e della produzione. Gli elementi di superstruttura non possono che essere scarsi e il loro carattere sar di previsione e di lotta, ma con elementi dipiano ancora scarsi: il piano culturale sar soprattutto negativo, di critica del passato, tender a far dimenticare e a distruggere: le linee della costruzione saranno ancora grandi linee, abbozzi, che potrebbero (e dovrebbero) essere cambiati in ogni momento, perch siano coerenti con la nuova struttura in formazione 80. Gli schemi della riproduzione allargata del secondo volume del Capitale, su cui si basa la pianificazione sovietica, sono in realt molto pi poveri di elementi di piano di quanto non sia la regolazione fordista. Il fenomeno ovvio se si pensa ai contesti storici diversi in cui essi si inseriscono: lasiatismo russo ed il carattere militare del sistema politico sovietico, a fronte dellindustrialismo pi progredito del mondo che si sviluppa in un ambiente libero dalleredit feudale della vecchia Europa81. Ma proprio per questo la necessit immanente di giungere allorganizzazione di uneconomia programmatica, di cui la struttura del mondo pregna, procede sotto la direzione della borghesia pi moderna, mentre il movimento comunista appare un comprimario, decisivo
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Ivi, p. 1551. Vacca, Lanalisi dellUrss staliniana cit. 79 Lespressione risale alla lettera a Togliatti e Terracini del 9 febbraio 1924 (manomettere il governo industriale), Togliatti, La formazione cit., p. 187. 80 Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 1053. Dicembre 1931. 81 Ivi, pp. 70-74 e 2140-2147.

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perch punto di riferimento di sterminate masse operaie e contadine in tutto il mondo, ma subordinato. Tornando allItalia ed al modo in cui in essa opera il distacco degli intellettuali tradizionali dalla borghesia, raccoltasi ormai stabilmente intorno al fascismo, la crisi dello Stato rivela il suo nucleo essenziale nella decomposizione della sovranit territoriale personificata nello Stato nazione moderno: Oggi lo spirituale che si distacca dal temporale e se ne distingue come a se stante, un qualcosa di disorganico, di discentrato, un pulviscolo instabile di grandi personalit senza Papa e senza territorio. Questo [processo di] disintegrazione dello Stato moderno pertanto molto pi catastrofico del [processo storico] medievale che era disintegrativi e integrativo al tempo stesso82. Le categorie adoperate per caratterizzare la crisi dello Stato

(spirituale/temporale) riecheggiano lanalisi del Concordato, abbozzata poco prima. Essa tiene conto anche di quello firmato dal Vaticano con il Reich il 29 giugno 1929, ma si diffonde soprattutto sui Patti Lateranensi. Il Concordato interpretato come capitolazione dello Stato moderno, poich contiene il riconoscimento di una doppia sovranit, su uno stesso territorio statale. Lallargamento delle basi del consenso, che il fascismo ottiene in cambio, ne aggrava la capitolazione al Vaticano, poich lo Stato riconosce implicitamente di non poterlo ottenere con mezzi propri. Inoltre, il Concordato scinde il ceto intellettuale fra la casta sacerdotale, a cui sono riconosciuti privilegi soprattutto nellambito delleducazione delle classi popolari e della piccola borghesia, e gli intellettuali laici e laicisti, che si vedono privati del monopolio della cultura e delleducazione che lo Stato moderno aveva sottratto alla Chiesa. La cosa pi grave che la loro lotta contro la casta, per salvare la loro autonomia e la loro funzione, ne provoca il distacco dallo Stato in nome di una visione intellettuale e morale alternativa a quella in cui esso ora si riconosce. Cos facendo, essi affermano solo che il cos detto Stato unitario non pi tale, che in esso esiste una scissione molto grave. Essa resa ancor pi acuta dal fatto che lo Stato stesso la sanziona, sdoppiandosi nelleticit delle leggi scritte e applicate, e in quella delle coscienze che quelle
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Ivi, p. 691.

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leggi intimamente non riconoscono come efficienti e cercano sordidamente di limitare e svuotare di contenuto etico nellapplicazione 83. Se il fenomeno per cos dire intensificato dalle necessit dello Stato totalitario fascista, tuttavia esemplifica gli aspetti fondamentali della crisi dello Stato presenti in tutta Europa. Ad ogni modo, il fascismo consolida ormai il suo potere e sar esso a dover fronteggiare limpatto della crisi sullItalia. Se lamericanismo e il fordismo contengono gli elementi per superarla, sar il fascismo a doverne apprendere la lezione. La categoria di rivoluzione passiva implica che esso potrebbe riuscirci: Si avrebbe una rivoluzione passiva nel fatto che per lintervento legislativo dello Stato e attraverso lorganizzazione corporativa, nella struttura economica del paese verrebbero introdotte modificazioni pi o meno profonde per accentuare lelemento piano di produzione, verrebbe accentuata cio la socializzazione e cooperazione della produzione senza per ci toccare (o limitandosi solo a regolare e controllare) lappropriazione individuale e di gruppo del profitto. Nel quadro concreto dei rapporti sociali italiani questa potrebbe essere lunica soluzione per sviluppare le forze produttive dellindustria sotto la direzione delle classi dirigenti tradizionali, in concorrenza con le pi avanzate formazioni industriali dei paesi che monopolizzano le materie prime e hanno accumulato capitali imponenti84. Ci pare molto significativo che questa nota sia stata scritta nel maggio del 32, in concomitanza e forse a commento del Convegno di Ferrara 85: il corporativismo la politica economica con cui il fascismo potrebbe pilotare lItalia verso una forma di economia programmatica che non metta in discussione i rapporti di potere fondamentali fra le classi. E, sebbene esso non si concretasse in istituzioni determinate e in indirizzi univoci e decisi 86, Gramsci lo prende sul serio e lo studia attentamente.
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Ivi, pp. 493-495. Gramsci si diffonde sui conflitti fra intellettuali cattolici e laici e sullazione del Vaticano contro questi ultimi, su cui si veda ora G. Verucci, Idealisti allindice. Croce, Gentile e la condanna del SantUffizio, Laterza, Roma-Bari 2006. 84 Ivi, p. 1228. 85 Il secondo Convegno di studi sindacali e corporativi, promosso da Giuseppe Bottai, ministro delle Corporazioni, si tenne a Ferrara dal 5 all8 maggio 1932 ed passato alla storia soprattutto per lo scontro sulla tesi della corporazione proprietaria, avanzata da Ugo Spirito nella sua relazione. La ricostruzione storica pi approfondita di esso in G. Santomassimo, La terza via fascista. Il mito del corporativismo, Carocci, Roma 2006, cap. 4, pp. 141-180. 86 A. Aquarone, Lorganizzazione dello Stato totalitario, Einaudi, Torino 1965, cap. III e IV; Santomassimo, op. cit., cap. 3 e 6.

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Le prime considerazioni sul corporativismo compaiono in una nota databile fra il dicembre del 29 e il febbraio del 30, poco dopo il crack della borsa di New York. In essa Gramsci ipotizza che, attraverso lattuale corporativismo, il fascismo possa realizzare una modalit di direzione delle masse e delleconomia pi avanzata e pi omogenea, rispetto al dualismo Nord-Sud, di quella esercitata dalle classi dirigenti nellet giolittiana 87. Dello stesso periodo il par. 135 del Q. 1, il primo dedicato allAmericanismo, che Gramsci comincia ad analizzare proprio in relazione al corporativismo. Per i problemi affrontati in questo capitolo il suo maggiore interesse nella individuazione delle alternative che potrebbero emergere nel fascismo per far fronte alla crisi. Gramsci prende spunti da due volumi di N. Massimo Fovel, Rendita e salario nello Stato sindacale, del 1928, e Economia e corporativismo, del 1929, di cui aveva avuto notizia da un articolo di Carlo Pagni, A proposito di un tentativo di teoria pura del corporativismo, apparso nella Riforma Sociale del settembre-ottobre 1929. Come Gramsci ricorda, nel 1919 Fovel aveva cercato di collaborare allOrdine Nuovo ed ora scriveva sul Corriere Padano di Ferrara sostenendo il corporativismo come premessa allintroduzione in Italia dei sistemi industriali americani. In una nota della primavera del 31 lo definir un noto avventuriero della politica e delleconomia 88, ma proprio per questo dedica particolare attenzione ai suoi scritti perch Fovel potrebbe avere dietro di s (praticamente, non solo teoricamente) delle forze economiche che lo sorreggono e lo spingono. Quali potessero essere sfugge ancor oggi alla critica storica; ad ogni modo, intorno al Corriere Padano ruotavano i sostenitori della versione pi dirigistica del corporativismo e ad alcuni di loro, cominciando da Guido Colamarino, che insieme a Nello Quilici dirigeva il giornale, era ben nota lesperienza torinese dei Consigli come possibile soluzione ai problemi della modernizzazione industriale 89. Ci che mi pare interessante nella tesi del Fovel, scrive Gramsci, la sua concezione della
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Gramsci, Quaderni cit., pp. 35-36. Gramsci scrive che lattuale corporativismo, con la sua conseguenza della diffusione su scala nazionale del tipo sociale rappresentato dagli attuali organizzatori sindacali e dai partiti politici, istituiva una rete di collegamenti tra masse e Stato in modo pi sistematico e conseguente di quanto non avesse potuto fare il vecchio sindacalismo, realizzando cos uno strumento di unit morale e politica fra il Nord e il Sud. 88 Ivi, p. 755. 89 Santomassimo, La terza via fascista cit., pp. 68-73.

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corporazione come un blocco industriale-produttivo autonomo, destinato a risolvere in senso moderno il problema dellapparato economico in senso accentuatamente capitalistico, contro gli elementi parassitari della societ che prelevano una troppo grossa taglia sul plusvalore, contro i cos detti produttori di risparmio. Gli sembra quindi di trovare in Fovel un sostenitore del fordismo collimante con le posizioni sostenute nelle note sparse sullAmericanismo poi raccolte nel Quaderno 22: La produzione del risparmio dovrebbe essere [] funzione dello stesso blocco produttivo, attraverso un accrescimento della produzione a costo decrescente, attraverso la creazione di una pi grande massa di plusvalore, che permetta pi alti salari e quindi un pi capace mercato interno e un risparmio operaio e pi alti profitti e quindi una maggiore capitalizzazione diretta nel seno stesso delle aziende e non attraverso lintermediario dei produttori di risparmio che in realt sono divoratori di plusvalore. Gramsci non crede che il fascismo possa promuovere una politica economica effettivamente produttivistica poich stato concepito per esercitare una compressione coercitiva permanente dei salari: Lerrore del Fovel consiste nel non tener conto della funzione economica dello Stato in Italia e del fatto che il regime corporativo ha avuto origini di polizia economica, non di rivoluzione economica. Tuttavia non esclude che le corporazioni possano creare le condizioni in cui le innovazioni industriali possano essere introdotte su larga scala, perch gli operai n possono opporsi a ci, n possono lottare per essere essi stessi i portatori di questo rivolgimento. Neutralizzata la classe operaia, il conflitto si sposta quindi nel campo della borghesia, fra industria e agricoltura, capitale finanziario e capitale industriale, industrie innovatrici e industrie stazionarie. improbabile che esso si manifesti in modo aperto e radicale. Infatti, il sistema corporativo volto a tutelare e moltiplicare i produttori di risparmio, non a razionalizzare e promuovere lo sviluppo industriale. La sparizione dei redditieri, in Italia una condizione del rivolgimento industriale, non una conseguenza, ed difficile che il fascismo ponga in essere una politica economia mirata a tale obiettivo. Ma non si pu escludere che, sotto la pressione della crisi economica mondiale, il regime corporativo, nato in 41

dipendenza di questa situazione delicatissima, di cui bisogna mantenere lequilibrio essenziale a tutti i costi, per evitare unimmane catastrofe, potrebbe procedere a tappe piccolissime, insensibili, che modifichino la struttura sociale senza scosse repentine: anche il bambino meglio e pi solidamente fasciato si sviluppa normalmente90. Gramsci dedica perci molta attenzione al dibattito sul corporativismo che si sviluppa con intensit crescente fra il 31 e il 34. In particolare, lattenzione ai fautori del corporativismo integrale motivata dalla percezione che in Italia gli sviluppi di una economia programmatica possano assumere limpronta dello Stato corporativo e non essere impediti dalla sua evoluzione. Gli scritti di Ugo Spirito lo spingono ad approfondire i fondamenti teorici delleconomia classica, con risultati decisivi per lelaborazione della filosofia della prassi 91. Attraverso gli accesi contrasti fra i teorici del corporativismo, prevalentemente giuristi e filosofi, e gli economisti, fra sindacalisti e corporativisti, egli segue i conflitti fra le diverse anime del fascismo e annota le alternative della sua politica economica. Lipotesi che nelle maglie del sistema corporativo si facesse strada una risposta produttivistica alla crisi non era infondata: Mussolini stesso ne sembrava seriamente tentato 92. Ma, quando la crisi travolge lapparato industriale e il mercato azionario, il fascismo imbocca unaltra via, pi tradizionale e pi simile a quella seguita da altri paese europei: con la creazione dellIri, dellImi e la nazionalizzazione delle maggiori banche pone le basi delleconomia mista. Tuttavia, anche questa soluzione rappresenta un passo significativo verso uneconomia programmatica. Inoltre, essa non solo non preclude le possibilit di una politica economica produttivistica, ma, secondo Gramsci, la rende pi probabile e necessaria. Il sistema che il governo italiano ha intensificato in questi anni - scrive fra il febbraio e il marzo del 1934 - pare il pi razionale ed organico, almeno per un gruppo di paesi, ma quali conseguenze potr avere?. Assumendosi la garanzia dei risparmiatori, lo Stato viene ad essere investito di una funzione di primordine nel sistema capitalistico poich concentra il risparmio da mettere a disposizione
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Gramsci, Quaderni del carcere cit., pp. 123-126. T. Maccabelli, Gramsci lettore di Ugo Spirito: economia pura e corporativismo nei Quaderni del carcere, in Pensiero economico italiano, 1998, n. 2, pp. 73-114. 92 Santomassimo, La terza via fascista cit., pp.171-175.
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dellindustria e dellattivit privata, come investitore a medio e lungo termine. Ma, una volta assunta questa funzione, per necessit economiche imprescindibili, pu lo Stato disinteressarsi della produzione e dello scambio?. Gramsci ritiene di no e pensa che esso sar condotto necessariamente a intervenire per controllare se gli investimenti avvenuti per il suo tramite sono bene amministrati. Si capisce, quindi, perch le discussioni teoriche sul sistema corporativo, che costituisce linvolucro politico-ideologico in cui il sistema Beneduce inserito, siano cos aspre e quali siano gli interessi in gioco. Gramsci prevede che lo Stato non si potr limitare a puntellare lassetto economico esistente fermandosi alla nazionalizzazione delle perdite e al salvataggio di banche fallite ed industrie decotte: il puro controllo non sufficiente. Non si tratta infatti solo di conservare lapparato produttivo cos com in un momento dato; si tratta di riorganizzarlo per svilupparlo parallelamente allaumento della popolazione e dei bisogni collettivi. Quindi formula lipotesi che si possa riaprire il problema di una riforma agraria e di una riforma industriale che il fascismo era riuscito finora ad eludere: Se lo Stato si proponesse di imporre una direzione economica per cui la produzione del risparmio da funzione di una classe parassitaria fosse per divenire funzione dello stesso organismo produttivo, questi sviluppi ipotetici sarebbero progressivi, potrebbero rientrare in un vasto disegno di razionalizzazione integrale: bisognerebbe perci promuovere una riforma agraria (con labolizione della rendita terriera come rendita di una classe non lavoratrice e incorporazione di essa nellorganismo produttivo, come risparmio collettivo da dedicare alla ricostruzione ed ad ulteriori progressi) ed una riforma industriale, per ricondurre tutti i redditi a necessit tecnico-industriali e non pi a conseguenze giuridiche del puro diritto di propriet. Naturalmente non detto affatto che la strada prescelta dal fascismo sar questa, anzi, pi probabile che, monopolizzando la funzione del risparmio, lo Stato assuma pi direttamente che in passato il compito di puntellare lalleanza fra loligarchia finanziaria ed industriale e la piccola borghesia, su cui poggia il blocco storico del fascismo93. Ma proprio perci Gramsci vede aprirsi una partita fondamentale, nella quale, se le opposizioni sapranno sviluppare una politica che condizioni le scelte del fascismo in senso produttivistico, operai e contadini potrebbero tornare in gioco.
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Gramsci, Quaderni del carcere cit., pp. 2175-2177.

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Lidea della Costituente Le alternative del fascismo dinanzi alla crisi non riguardano, ovviamente, solo la politica interna, ma anche la politica estera. Com noto, per Gramsci la prima non che una combinazione di politica interna e di politica internazionale, condizionata in definitiva dalla robustezza delleconomia nazionale e dalla capacit delle classi dirigenti di farne la leva della collocazione del paese nella gerarchia internazionale94. Nella situazione del 30-32 ricreare le condizioni di un intervento attivo delle masse vuol dire, quindi, sviluppare uniniziativa che condizioni anche la politica estera del fascismo. Sotto questo profilo lalternativa che esso ha fra il rafforzamento della tendenza a fare dellItalia un fattore di equilibrio del concerto europeo e una politica di espansione coloniale che invece potrebbe sconvolgerlo. Le due linee sono entrambe presenti nel fascismo fin dal 1923 e se la prima presuppone una riforma del capitalismo italiano che sostenga le ambizioni europee del fascismo, la seconda comporta invece la conferma della sua fragilit e quindi della subalternit internazionale del Paese, ribadita pur di preservare gli equilibri interni del compromesso risorgimentale. Il problema definito nei suoi termini essenziali fin dalle Tesi di Lione, nelle quali, dopo aver analizzato la politica economica del fascismo, Gramsci e Togliatti avevano scritto: Coronamento di tutta la propaganda ideologica, dellazione politica ed economica del fascismo la tendenza di esso allimperialismo. Questa tendenza la espressione del bisogno sentito dalle classi dirigenti industrialiagrarie italiane di trovare fuori del campo nazionale gli elementi per la risoluzione della crisi della societ italiana. Sono in essa i germi di una guerra che verr combattuta, in apparenza, per lespansione italiana ma nella quale in realt lItalia fascista sar uno strumento nelle mani di uno dei gruppi imperialisti che si contendono il dominio del mondo 95.

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Questa concezione riassunta nel modo pi emblematico nel paragrafo 68 del Q. 14 (pp. 1728-1730), scritto nel febbraio 1933. 95 Gramsci, La costruzione del Partito comunista cit., p. 497. Si veda, sul tema, T. Detti, Gramsci e la politica estera del fascismo. Una polemica del 1926 con LUnit , in Studi Storici, 1975 n.1, pp. 155-181.

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Sebbene fosse fra le potenze vincitrici della prima guerra mondiale, lItalia fascista rivendicava una revisione degli assetti europei di Versailles e perseguiva una politica di penetrazione economica nellarea danubiana e balcanica, e di espansione coloniale in Africa. Nellanalisi del PcdI luna e laltra ne facevano un focolaio di guerra poich sfidare gli equilibri europei direttamente o attraverso la politica coloniale comportava il rischio di provocare una nuova guerra mondiale96. Nel 32, completata la conquista della Cirenaica, il fascismo accelerava la preparazione della guerra di Abissinia. Nel settembre, citando il discorso di Lord Balfour alla conferenza di Washington (23 dicembre 1921), Gramsci annotava le ragioni geopolitiche per cui, in caso di guerra lItalia non poteva che essere subalterna di qualunque alleanza avesse fatto parte 97. Il 4 maggio e il 3 giugno precedenti Dino Grandi, ministro degli Esteri dal 1929, aveva esposto alla Camera e al Senato le linee strategiche attuali della politica internazionale del fascismo impostando la questione Italiana - scrive Gramsci come questione mondiale da risolversi necessariamente insieme alle altre che costituiscono lespressione politica della crisi generale del dopoguerra, intensificatasi nel 1929 in modo quasi catastrofico, e cio: il problema francese della sicurezza, il problema tedesco della parit di diritti, il problema di un nuovo assetto degli Stati danubiani e balcanici. In questo scenario la questione italiana si riassume nella legittimazione internazionale di un colonialismo tardivo, motivato dallo squilibrio fra la pressione demografica e le risorse interne del Paese e dallirrigidirsi dei rapporti internazionali a causa della chiusura della valvola dellemigrazione, del dilagante nazionalismo economico e della crisi del commercio internazionale. Gramsci confuta aspramente le concezioni con cui si tenta di giustificare la politica coloniale del fascismo e cio tanto lo slogan delle colonie di popolamento, quanto la tesi che esse possano contribuire a risolvere la debolezza strutturale del capitalismo italiano. Non si ha esempio, egli scrive, nella storia moderna, di colonie di popolamento; esse non sono mai esistite. Lemigrazione e la colonizzazione seguono il flusso dei capitali investiti nei vari paesi e non viceversa. Daltro canto, la questione demografica non deriva dalla povert naturale dellItalia, bens dalla politica
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Togliatti, LItalia fascista, focolaio di guerra (febbraio 1927) e Per comprendere la politica estera del fascismo italiano (maggio 1933), in Id., Sul fascismo cit., pp. 50-55 e 83-92. 97 Gramsci, Quaderni del carcere cit., pp. 1999-2000.

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economica delle sue classi dirigenti, dalla loro incapacit di accrescere la ricchezza nazionale e di razionalizzare la composizione sociale del Paese: La ricchezza nazionale condizionata dalla divisione internazionale del lavoro e dallaver saputo scegliere, tra le possibilit che questa divisione offre, la pi razionale e redditizia per ogni paese dato. Si tratta dunque essenzialmente di capacit direttiva della classe economica dominante, del suo spirito di iniziativa e di organizzazione. Se queste qualit mancano, e lazienda economica fondata essenzialmente sullo sfruttamento di rapina delle classi lavoratrici e produttrici, nessun accordo internazionale pu salvare la situazione Il problema rinvia allunificazione economica del paese, avvenuta, secondo Gramsci, pi per spinte internazionali che interne 98. Di conseguenza si era formato un blocco storico nel quale lo Stato [], intendendo per stato [] non solo lamministrazione dei servizi statali, ma anche linsieme delle classi che lo compongono e lo dominano [], costa troppo; e non possibile pensare che, senza un mutamento di questi rapporti interni, la situazione possa mutare in meglio [se] internazionalmente i rapporti mutassero. Mentre la discussione sul corporativismo fa emergere con forza il problema di una politica produttivistica, la politica macroeconomica del regime prosegue secondo le linee tradizionali: la politica del debito pubblico [] aumenta continuamente il peso della passivit demografica, proprio quando la parte attiva della popolazione ristretta dalla disoccupazione e dalla crisi. Al modo in cui Grandi imposta la questione italiana pu quindi essere osservato che la proiezione nel campo internazionale [] pu essere un alibi politico di fronte alle masse del paese99. Tanto nella politica estera, quanto nella politica interna, prevale lelemento demagogico, connaturato al fascismo, che nel primo caso alimenta il rischio di pericolose avventure e nel secondo ne conferma il carattere di capitalismo nascente, evidenziato nelle Tesi di Lione. Il corporativismo sembra quindi non oltrepassare i confini di unabile politica culturale 100. Tuttavia limpatto della crisi mondiale pu divaricare le componenti del blocco di potere raggruppatosi intorno al fascismo, e Gramsci pensa a come si
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Ivi, pp. 132-133: la celebre nota su La concezione dello Stato secondo la funzione produttiva delle classi, del maggio 1930. 99 Ivi, pp. 1989-1991. 100 Santomassimo, La terza via fascista n. 7, pp. 101-105.

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dovrebbero aggiornare gli indirizzi strategici del suo partito. Come gi nelle Tesi di Lione, la sua una visone di lungo periodo che mira a modificare le basi del compromesso risorgimentale proiettando le masse operaie e contadine nella traiettoria di un nuovo cosmopolitismo. Il moto politico che condusse allunificazione nazionale e alla formazione dello Stato italiano - scrive nella primavera del 32 - deve necessariamente sboccare nel nazionalismo e nellimperialismo militaristico? Si pu sostenere che questo sbocco anacronistico e antistorico, egli risponde, cio artificioso e di non lungo respiro []. Lespansione moderna di ordine finanziario-capitalistico. Nel presente italiano lelemento uomo o luomo capitale o luomo lavoro. Lespansione italiana pu essere solo delluomo lavoro. Sotto questo profilo non solo la classe operaia ma anche le masse contadine sono interessate ad un mutamento del modello di sviluppo economico e sono le sole classi che possano inquadrarlo nella prospettiva di un nuovo ordine economico mondiale. Dalla crisi del 29 Gramsci ne vede emergere la necessit, avvertita dalle lites pi consapevoli del mondo capitalistico. Lesigenza di superare il contrasto fra il cosmopolitismo delleconomia e il nazionalismo della politica, non riguarda solo le economie nazionali, ma anche leconomia mondiale nel suo insieme e i teorici pi radicali del corporativismo, come Ugo Spirito, ne sembrano convinti. Se come filosofo e teorico delleconomia Gramsci non gli risparmia critiche feroci, tuttavia prende sul serio il corporativismo integrale come un segno dei tempi tanto della situazione italiana, quanto della situazione internazionale: La tendenza rappresentata dallo Spirito e dagli altri del suo gruppo - scrive nel marzo del 1932 - un segno dei tempi. La rivendicazione di una economia secondo un piano e non solo nel terreno nazionale, ma su scala mondiale interessante di per s, anche se la sua giustificazione sia puramente verbale. segno dei tempi; lespressione ancora utopistica di condizioni in via di sviluppo che, esse, rivendicano leconomia secondo un piano 101 Non le avventure coloniali, bens linserimento in questa prospettiva risponderebbe allinteresse dellItalia. Ma il suo protagonista non luomocapitale, luomo-lavoro: il popolo italiano quel popolo che nazionalmente pi interessato a una moderna forma di cosmopolitismo. La
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Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 1077.

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nazione italiana rappresentata davvero solo dal popolo lavoratore e dai suoi intellettuali. Non solo loperaio ma il contadino e specialmente il contadino meridionale. La prospettiva, dunque, un cosmopolitismo di tipo nuovo: Il cosmopolitismo tradizionale italiano dovrebbe diventare un cosmopolitismo di tipo moderno cio tale da assicurare le condizioni migliori di sviluppo alluomolavoro italiano, in qualsiasi parte del mondo egli si trovi. Non il cittadino del mondo in quanto civis romanus o in quanto cattolico, ma in quanto produttore di civilt. In tal senso si pu sostenere che la tradizione italiana si continua dialetticamente nel popolo lavoratore e consiste nel collaborare a ricostruire il mondo economicamente in modo unitario [] non per dominarlo egemonicamente e appropriarsi del frutto del lavoro altrui, ma per esistere e svilupparsi appunto come popolo italiano 102. Che per trasformare la struttura della societ italiana fosse necessario cogliere un nesso internazionale favorevole non era una novit, bens un elemento originario della strategia gramsciana formulato con chiarezza, come abbiamo visto, fin dal 24. Se, per, allora egli pensava in termini di rapida dissoluzione del fascismo e attualit della rivoluzione mondiale, nove anni dopo la situazione era completamente mutata. Tanto a livello internazionale, quanto in Italia, dominava una rivoluzione passiva e lauspicato concorso dellItalia alla ricostruzione unitaria delleconomia mondiale avrebbe dovuto inserirsi in un processo internazionale guidato dalle lites capitalistiche pi avanzate. Non si trattava dunque di accumulare le forze per la rivoluzione proletaria, ma di saper prevedere e cogliere i passaggi pi auspicabili di tale eventuale percorso per farvi intervenire le masse operaie e contadine. La previsione pi ottimistica su cui Gramsci basa le sue ipotesi politiche che, per impulso degli Stati Uniti, il processo di globalizzazione delleconomia mondiale venga ripristinato. In tal caso si sarebbe sviluppata anche la sua regionalizzazione e lEuropa ne avrebbe potuto essere il polo pi importante. A queste previsioni il proletariato internazionale avrebbe dovuto uniformare i suoi indirizzi e quello italiano agire efficacemente perch lItalia contribuisse alla regionalizzazione delleconomia
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Ivi, pp. 1987-1988.

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europea. Nel celebre par. 68 del Q. 14 (febbraio 1933), unico luogo dei Quaderni in cui Gramsci faccia riferimento esplicito a Stalin, con evidente richiamo alla critica dellottobre 26 alla sua visione del socialismo in un solo paese egli riprende il tema della nazionalizzazione dei partiti comunisti in termini innovativi. Riafferma, in polemica con Trockij, che il teatro della lotta per legemonia quello della politica nazionale (il punto di partenza nazionale ed da questo punto di partenza che bisogna prendere le mosse) e riprende il tema dellegemonia facendo riferimento alle Due tattiche, come aveva fatto nella biografia di Lenin nel marzo 24; ma, riconoscendo il nucleo di verit della teoria della rivoluzione permanente, ribadisce che la prospettiva del proletariato internazionale e non pu essere che tale, onde, nella ricognizione nazionale decisivo stabilire la combinazione di politica interna e politica estera che il proletariato deve far propria (occorre studiare esattamente la combinazione di forze nazionali che la classe internazionale dovr dirigere e sviluppare secondo la prospettiva e le direttive internazionali. La classe dirigente tale solo se interpreter esattamente questa combinazione, di cui essa stessa componente e in quanto tale appunto pu dare al movimento un certo indirizzo in certe prospettive), e precisa: Una classe internazionale [il proletariato, ndr.] in quanto guida strati sociali strettamente nazionali (intellettuali) e anzi spesso meno ancora che nazionali, particolaristi e municipalisti (i contadini), deve nazionalizzarsi, in un certo senso, e questo senso non daltronde molto stretto, perch prima che si formino le condizioni di uneconomia secondo un piano mondiale, necessario attraversare fasi molteplici in cui le combinazioni regionali (di gruppi di nazioni) possono essere varie103. Questo nuovo approccio al nesso nazionale-internazionale non poi cos singolare; anche i sostenitori del corporativismo integrale avevano lambizione di tracciare una via valida non solo per lItalia, ma per lEuropa 104. Il Rapporto di Gennaro analizzato nel capitolo precedente conferma che, come gi aveva testimoniato Athos Lisa, quello che Gramsci apprezzava della svolta era la decisione di infiltrare i sindacati fascisti per orientare in senso conflittuale le manifestazioni di disagio o di aperto scontento operaio che in essi
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Vedi nota 98. Santomassimo, La terza via fascista cit., capitoli 4 e 5.

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affioravano. Lindirizzo a cui Gramsci pensa, al riguardo, chiaramente tracciato fin dalla prima percezione delle alternative del corporativismo. I comunisti avrebbero dovuto cercare dinfluenzare le discussioni interne ai sindacati fascisti favorendo le innovazioni tecniche e organizzative di tipo americano perch questo avrebbe potuto condizionare levoluzione del sistema corporativo in senso produttivistico e al tempo stesso accrescere il peso degli operai della grande industria. significativo che egli richiami in proposito lesperienza dellOrdine Nuovo, la consideri emblematica del fatto che storicamente fossero stati gli operai, in Italia, i portatori delle nuove e pi moderne esigenze industriali, e ricordi che Agnelli laveva capito, tanto da tentare di assorbire lOrdine Nuovo e la sua scuola nel complesso Fiat 105. Nella primavera del 1933, commentando il dibattito fra i difensori del ruolo insopprimibile dei sindacati nellordinamento corporativo (Rossoni e Bottai per tutti) e i sostenitori della corporazione proprietaria (Spirito, Volpicelli e i collaboratori della rivista Nuovi studi di diritto, economia e politica, da essi diretta) Gramsci adombra la possibilit di contrapporre al corporativismo di Stato del fascismo una forma di corporativismo societario aperta alla crescente influenza della classe operaia 106. Infatti, riconosce giusta lintuizione di Ugo Spirito che, ove mai il classismo fosse davvero superato dal corporativismo [o] da una forma qualsiasi di economia regolata e programmatica, le vecchie forme sindacali nate sul terreno del classismo [dovrebbero] essere aggiornate, ci che potrebbe anche voler dire assorbite dalla corporazione []. Se si parte dal punto di vista della produzione e non da quello della lotta per la distribuzione del reddito, egli prosegue, evidente che il terreno sindacale deve essere completamente mutato. Tuttavia la soluzione non pu essere quella proposta dallo Spirito (la soppressione dei sindacati) perch bloccherebbe levoluzione dei processi lavorativi, impedendo le innovazioni tecnologiche e produttive che pure si vorrebbero favorire. La soluzione rappresentata dai delegati di reparto eletti dalle squadre di lavorazione, scrive Gramsci rievocando lesperienza torinese del 19-20, per cui
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Gramsci, Quaderni del carcere cit., p. 2156. Sulla contrapposizione fra il corporativismo di Stato e il corporativismo societario cfr. Ph. C. Schmitter, Ancora il secolo del corporativismo ?, in A. Maraffi (a cura di), La societ neocorporativa, Il Mulino, Bologna 1983, pp. 45-86.

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nel complesso rappresentativo tutti i mestieri hanno un rilievo, pare sia finora la migliore trovata. possibile infatti riunire i delegati per mestieri nelle questioni tecniche e linsieme dei delegati sulle questioni produttive 107. Questo significa arricchire la funzione del sindacato nella duplice direzione di attore della redistribuzione dei redditi e protagonista di una ricomposizione delle mansioni in fabbrica in posizione dialettica ma cooperativa con il management, in chiave produttivistica: una prospettiva incompatibile con il sindacalismo coatto e il corporativismo di Stato fascisti, che individua negli operai e nei managers i protagonisti della riforma industriale. Una versione del corporativismo societario basata sulla rimodulazione dellautonomia industriale e delliniziativa storica della classe operaia della grande impresa. Come abbiamo visto, una svolta produttivista delleconomia italiana richiederebbe sia la riforma industriale, sia la riforma agraria, ovvero lintervento simultaneo nella crisi delle masse operaie e contadine. Ci presuppone leliminazione del fascismo e il ripristino della democrazia. Questa la prospettiva adombrata nella parola dordine della Costituente. Specificarne i contenuti in base ai Quaderni del carcere vuol dire, in definitiva, inquadrarla nellelaborazione della teoria dellegemonia. Non tema da svolgere compiutamente in questa sede. Per chiarire le differenze fra la Costituente del 1930-1932 e lAssemblea Repubblicana del 1924-1926 ci pare sufficiente lanalisi della crisi, dellamericanismo e del fascismo che fin qui abbiamo a grandi linee ricostruito. Guerra di posizione, rivoluzione passiva, egemonia scandiscono un mutamento di paradigma che riflette i cambiamenti della situazione mondiale. Il tema allordine del giorno in Italia non la preparazione della rivoluzione proletaria. La costruzione del socialismo in un paese solo procede avendo accantonato, se non fatto cadere definitivamente, la prospettiva della rivoluzione mondiale. La scena internazionale polarizzata dalla crisi economica e dallemergere dellegemonia americana. Il fascismo si pu combattere prendendo atto della sua forza. Esso si compenetrato a tal punto con leconomia, la societ e lo Stato, che pu essere sfidato solo strategicamente, inserendosi nelle divisioni che attraversano il blocco dominante e facendo leva sulla sua incapacit di risolvere la questione
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Gramsci, Quaderni del carcere cit., pp. 1796-1798.

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italiana e la crisi dello Stato. La Costituente del 1930-1932 non , quindi, la ripresa della politica del periodo Matteotti. Proviamo a definirla rileggendo il Rapporto di Athos Lisa alla luce dei Quaderni e soffermandoci sulle poche note in cui il tema esplicitamente toccato. Come tutte le testimonianze attestano, interpellato sulla strategia del partito Gramsci non dichiarava mai ai compagni che essa era sbagliata. Sviluppava, invece, le sue analisi e illustrava lidea del cazzotto nellocchio formulandola in un linguaggio che essi potessero far proprio. Ci comportava renderla compatibile con la retorica della transizione in cui essi si erano formati. Se la politica del terzo periodo postulava la ripresa imminente dellonda rivoluzionaria e prospettava una lotta ravvicinata per il potere, Gramsci ribatteva che i rapporti di forza e le condizioni in cui i pochi militanti comunisti erano costretti a lottare non consentivano di concepire in termini ravvicinati labbattimento del fascismo e la conquista del potere. Ma certo non poteva contestare lidea della rivoluzione proletaria e della dittatura del proletariato perch li avrebbe disorientati e disarmati. Il Rapporto di Athos Lisa deve essere quindi riletto tenendo conto di queste condizionalit e cercando di distinguere le idee che rimandano allelaborazione dei Quaderni da quelle adattate alla mentalit dei militanti comunisti a cui Gramsci si rivolgeva. La prima cosa da annotare che la Costituente, a differenza dellAssemblea repubblicana, non iscritta nella prospettiva di una transizione successiva alla caduta del fascismo, bens come piattaforma unitaria di tutti i partiti antifascisti per sviluppare la lotta contro il fascismo al potere. Gi solo per questo, la Costituente doveva risultare indigesta almeno ai compagni di cultura politica pi elementare del collettivo di Turi. Ma ancora pi distanti dalla loro mentalit dovevano risultare gli obiettivi della Costituente: sebbene Gramsci ribadisse che essa era un mezzo e non un fine (che doveva essere utilizzata per svalutare tutti i progetti di riforma pacifica dei partiti intermedi, dimostrando alla classe lavoratrice italiana come la sola soluzione politica in Italia [risiedesse] nella rivoluzione proletaria), anche dalla testimonianza di Athos Lisa traspare che la transizione adombrata non era quella del 24-26: nella situazione creata dal consolidamento del fascismo si trattava di sbloccare la lotta politica e di affermare l egemonia del proletariato (il partito deve far sua prima degli altri 52

partiti in lotta contro il fascismo la parola dordine della Costituente) non per la conquista del potere ma nella lotta per la democrazia: La Costituente rappresenta la forma di organizzazione nel seno della quale possono essere poste le rivendicazioni pi sentite della classe lavoratrice, nel seno della quale pu e deve svolgersi, a mezzo dei propri rappresentanti, lazione del partito108. Lisa ricorda che a sostegno della sua proposta Gramsci citava il primo punto del programma di governo dei bolscevichi, che comprendeva la Costituente 109. Ci pare illuminante il modo in cui Gramsci ne aveva scritto il 17 novembre del 1917: tre anni di guerra avevano immesso le masse italiane nella vita sociale e nella lotta politica. Lesigenza di inserirle nella vita dello Stato era sempre pi avvertita e per il dopoguerra Gramsci formulava lidea di una Costituente che, secondo lesempio russo, stabilisse le condizioni nuove in cui borghesia e proletariato devono proseguire la lotta di classe, fino a quando la realt economica sia diventata tale da permettere lavvento del socialismo. La Costituente corrispondeva allobiettivo di rifondare le basi della vita nazionale in modo riformistico: Si tratterebbe di arrivare alla Costituente e alla esatta discriminazione delle forze sociali senza passare attraverso la rivoluzione 110. Ci sembrano gli stessi termini in cui Gramsci riprende il tema nei Quaderni. Egli parla esplicitamente di Costituente in due luoghi e in entrambi fa riferimento al 1919. Il primo il par. 83 del Q. 8 scritto nel marzo del 32, in cui commenta il discorso pronunciato da Giolitti a Dronero il 12 ottobre 1919. In quelloccasione lo statista piemontese, con levidente proposito di allargare linterlocuzione con i popolari e i socialisti riformisti, aveva formulato la proposta di riformare larticolo 5 dello Statuto per attribuire al Parlamento il potere di decidere la guerra. La riforma lavrebbe dovuta fare il Parlamento stesso, assumendo una funzione costituente. Gramsci obiettava che questo era un modo per svuotare la proposta della Costituente - agitata, in quellanno, come abbiamo visto, da quasi tutte le forze politiche - facendo del Parlamento il luogo dun nuovo
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Lisa, Memorie cit., pp. 87-88. Oltre le testimonianze di Lisa, di Scucchia e di Ceresa prese in considerazione nel testo, altre testimonianze importanti, sul tema della Costituente, sono quelle di Giovanni Lai e Bruno Tosin, consultabili in Paulesu Quercioli (a cura di), Gramsci vivo cit., pp. 203-209 e 226-230. 109 Lisa, Memorie cit., p. 89. 110 Gramsci, La citt futura 1917-1918, a cura di S. Caprifoglio, Einaudi, Torino 1982, p. 445.

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compromesso fra le classi dirigenti tradizionali anzich quello del loro rinnovamento. Il punto da sottolineare che, per avere effettivamente questo ruolo, secondo Gramsci la Costituente doveva scaturire da una effettiva agitazione politica popolare: I giolittiani vogliono una Costituente senza la Costituente, senza cio lazione politica popolare che legata alla convocazione di una Costituente: vogliono che il normale Parlamento funzioni come una Costituente ridotta ai minimi termini, edulcorata, addomesticata111. Due mesi dopo dedicava al tema una riflessione pi approfondita, elencando i motivi per cui le elezioni politiche del 1919 avevano avuto il valore di una Costituente. Il suffragio universale maschile e la legge elettorale avevano obbligato i partiti a raggrupparsi: in tutto il territorio, per la prima volta, si presentano gli stessi partiti con gli stessi (allingrosso) programmi []. In uno stesso giorno, tutta la parte pi attiva del popolo si pone le stesse quistioni e cerca di risolverle nella sua coscienza storico-politica. Era venuto cos alla luce un complesso di elementi unificatori del popolo-nazione, primo fra tutti la consapevolezza, maturata dalle grandi masse attraverso lesperienza della guerra, dellimportanza che ha anche per il destino di ogni singolo individuo la costruzione dellapparato governativo oltre allaver posto una serie di problemi concreti, generali e particolari, che riflettevano lunit popolare-nazionale. Perci, conclude Gramsci, si pu affermare che le elezioni del 1919 ebbero per il popolo un carattere di Costituente 112. Nella rielaborazione del Q. 19 il titolo del paragrafo si intitola, significativamente, Momenti di vita intensamente collettiva e unitaria nello sviluppo nazionale del popolo italiano. Gli esempi riportati ci pare chiariscano bastevolmente lidea della Costituente del 1930-1932. Il fascismo, ormai costituitosi in regime, si combatte rimuovendo la polverizzazione e linerzia politica forzata delle masse. Il terreno dello scontro riformistico, non rivoluzionario, democratico, non proletario. Se il proletariato vuole riattivare le condizioni della lotta per il socialismo, deve battersi per rimuovere loccupazione politico-militare del territorio nazionale perpetrata dal fascismo. La sua ricomposizione politica
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Gramsci, Quaderni dal carcere cit., p. 989. Ivi, pp. 2004-2005.

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parte della ricomposizione unitaria del popolo-nazione, che, fin quando occupato e soggiogato dal fascismo, anche polverizzato, reso localistico e spoliticizzato. Lunit proletaria lalleanza di operai e contadini. Gi per il proletariato industriale contrapporre efficacemente la prospettiva del corporativismo societario al corporativismo di Stato presuppone il ripristino e il pieno funzionamento della democrazia. A maggior ragione essa necessaria per sviluppare lalleanza con i contadini e aprire il varco al loro intervento nella vita politica da protagonisti. Riforma industriale e riforma agraria stanno assieme e non si possono conseguire senza lintervento simultaneo delle masse operaie e contadine. Se si aggiunge che la quistione contadina in Italia (anche) una questione territoriale, appare evidente che la parola dordine della lotta di classe contro il fascismo non possa essere che la Costituente. Essa concepita come latto di nascita della nazione democratica e, nellagitazione delle forze antifasciste, costituisce la semina che la prepara. Non il varco della rivoluzione proletaria non solo perch questa non allordine del giorno, ma perch rivoluzione passiva e guerra di posizione registrano una mutamento morfologico della politica: la lotta politica lotta per legemonia; la lotta al fascismo si conduce con i dispositivi della guerra di posizione; il terreno in cui essa pu esplicarsi come lotta per legemonia il terreno della democrazia che si sviluppa.

Epilogo In un colloquio con Paolo Spriano dellaprile 1967 Sraffa testimoni che anche nel 1935, a Formia, Gramsci aveva insistito sulla parola dordine della Costituente113 e a quel colloquio aveva fatto riferimento Spriano senza tuttavia citarlo nel secondo volume della Storia del Partito comunista italiano . Alla fine del 1970, nel terzo volume, egli pubblic una lettera di Montagnana a Togliatti, del 27 aprile 1937, nella quale era scritto:

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Spriano, Gli ultimi anni di Gramsci in un colloquio con Piero Sraffa , in Il Contemporaneo, supplemento mensile di Rinascita, 14 aprile 1967.

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Parlando con p. ho appreso che lamico ha formulato stavolta in modo pi netto la sua antica idea dellAssemblea costituente. Ha detto che il fronte popolare in Italia lAssemblea costituente114. Interpellato ancora una volta da Spriano, Sraffa aveva confermato che anche in questo caso era stato lui il messaggero della raccomandazione al partito e che Gramsci gliela aveva affidata durante il loro ultimo colloquio, avvenuto nella clinica Quisisana il 25 marzo 1937115. In un primo momento Spriano aveva individuato erroneamente in Grieco lautore della lettera a Togliatti. Che invece fosse Montagnana lo chiar sette anni dopo in Gramsci in carcere e il partito. Qui cerc anche di precisare meglio il significato della Costituente alla luce delle discussioni che si erano svolte nellUfficio politico del partito fra il 35 e il 37. Studiando le carte Sraffa, nel 1998, ritrovai la prima stesura del colloquio dellaprile 1967 e, fra le correzioni che Sraffa aveva apportato al resoconto di Spriano, la pi significativa riguardava proprio la Costituente. Spriano aveva scritto che, secondo il ricordo di Sraffa, anche a Formia nel 1934-1935 Gramsci insisteva sulla parola dordine della Costituente come quella che avrebbe meglio consentito unazione politica efficace del partito allindomani della caduta del fascismo. Sraffa aveva corretto il testo di suo pugno, precisando che quella parola dordine riguardava la lotta al regime fascista presente, non quella che si sarebbe aperta dopo la sua caduta 116. La precisazione suggerisce una evidente discontinuit con le parole dordine transitorie del 24-26. Ma non fu questo il senso in cui Spriano prov ad approfondirla n nel terzo volume della Storia, n in Gramsci in carcere e il partito. Nella versione pubblicata del colloquio con Sraffa il riferimento al 35 cade e resta invece quello al 37. Ma la visita di Sraffa a Formia nel gennaio del 35 cera stata ed plausibile che Gramsci gli avesse chiesto gi allora di raccomandare al partito la parola dordine della Costituente. Lo si ricava dalla discussione svoltasi nel Comitato centrale del PcdI a fine ottobre 1935 e dalla corrispondenza di Togliatti con Grieco, dello stesso periodo. Siamo subito dopo linizio della guerra dAbissinia e pochi mesi dopo il VII Congresso
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Spriano, Storia del Partito comunista italiano, vol. III, I fronti popolari, Stalin, la guerra, Torino 1970, p. 150. 115 Ivi, nota 1. 116 G. Vacca, Sraffa come fonte di notizie per la biografia di Gramsci , in M. Pivetti (a cura di), Piero Sraffa. Contributi per una biografia intellettuale , Carocci Editore, Roma, 2000, p. 63.

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dellInternazionale. Togliatti suggerisce di applicare la politica di Fronte popolare sviluppando la linea, gi consolidata, dellinfiltrazione delle organizzazioni di massa del regime per collegarsi alla opposizione fascista al fascismo. Fra i partiti antifascisti era molto diffuso il convincimento che la guerra dEtiopia avrebbe incrinato il consenso al fascismo e i comunisti - che tuttavia non sopravalutavano le possibilit di una sua crisi - sostenevano la necessit di estendere lopposizione antifascista a quella che prevedibilmente si sarebbe coagulata allinterno del fascismo stesso. Scrivendo, da Mosca, allUfficio politico del partito Togliatti escludeva che, a tal fine, la parola dordine dellAssemblea costituente fosse utile: Anche la parola dordine della Costituente oggi non mobilit n organizza le masse e non vale la pena di sciuparla per organizzare i diversi capi e gruppetti di emigrati. Sono gli stessi argomenti che lo avevano visto tiepido sul patto di unit di azione con i socialisti, nel 34, in base alle conclusioni raggiunte nellanalisi del fascismo degli anni Trenta. Nella discussione del Comitato centrale la Costituente non venne nominata; ma la lettera di Togliatti la prova della sua presenza nella riflessione e nei dibattiti del gruppo dirigente. Cosa ancora pi importante, essa dimostra che quella parola dordine, rifiutata sulla base di valutazioni congiunturali e non strategiche o di principio, era collegata alla lotta al regime fascista presente e non alla competizione che si sarebbe potuta sviluppare fra i partiti antifascisti dopo la sua caduta117. Saranno espliciti, invece, i riferimenti a Gramsci nel 1937, quando, alla vigilia del rinnovo del patto di unit di azione, la Costituente divenne oggetto di dibattito con i socialisti. Come abbiamo visto, interrogando Togliatti sullultimo messaggio di Gramsci, Montagnana affermava che egli aveva formulato in modo pi netto la sua antica idea della Costituente perch laveva collegata al Fronte popolare. Spriano osserva che ora, diversamente dal 35, il dibattito sulla Costituente legittimato e, sebbene nessuno citi Gramsci espressamente, nellUfficio politico del luglio 37 la sua proposta discussa con vari accenti e sfumature. Egli ritiene che il nesso fra Costituente e Fronte popolare, suggerito dallo stesso Gramsci, dimostri il maturare di una visione pi ampia della fase intermedia e il ricongiungimento, dopo il VII Congresso del Comintern e
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Spriano, Storia del Partito comunista italiano cit., pp. 50-53.

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lesperienza dei governi di Fronte popolare in Francia e in Spagna, del pensiero di Gramsci con quello di Togliatti e dellUfficio politico del partito. Nella sua ricostruzione lanalisi della Costituente si conclude, quindi, con la riaffermazione del suo carattere di parola dordine transitoria che, malgrado gli sviluppi originati dalla virata antifascista del 35, restava quello degli anni Venti 118. La correlazione con i Quaderni, che abbiamo ricostruito nellessenziale, suggerisce, invece, unaltra chiave di lettura. Quando Gramsci afferma che il fronte popolare in Italia la Costituente a noi pare che egli intenda sottolineare linsufficienza di una formula nata per sbarrare la strada al fascismo in paesi in cui esso non era al potere, in una realt in cui il fascismo era invece solidamente installato da quindici anni. Daltro canto, anche Togliatti, nei mesi precedenti il VII Congresso, aveva criticato il carattere difensivo e la povert programmatica del Fronte popolare in Francia, e agli inizi del 37 le difficolt dei governi di Fronte popolare crescevano tanto in Francia quanto in Spagna, dove da sei mesi infuriava la guerra civile. Alla luce dei Quaderni, la proposta della Costituente sembra dunque rivolta ad emancipare la lotta per la democrazia dalle aporie della fase intermedia. Il nesso guerra di posizione egemonia riassume una concezione della lotta per il potere definitivamente affrancata dal modello bolscevico. Se si vuole, una ricerca parallela a quella sviluppata da Dimitrov119 e da Togliatti nel 1936, culminata nel saggio Sulle particolarit della rivoluzione spagnola , in cui venivano abbozzati i caratteri di una democrazia di nuovo tipo. Ma, sia con la teoria dellegemonia sviluppata nei Quaderni, sia con la concezione della democrazia di nuovo tipo, siamo oltre i confini della fase intermedia e delle parole dordine transitorie 120.

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Spriano, Gramsci in carcere e il partito cit., pp. 90-99. Cl. Natoli, Fascismo Democrazia Socialismo. Comunisti e socialisti tra le due guerre, Franco Angeli, Milano 2000, pp. 139-154. 120 Vacca, La lezione del fascismo cit., pp. CXXIX-CXLVIII.

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