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Federico Sollazzo: totalitarismo, democrazia, etica pubblica

La societ modernizzata fino allo stadio dello spettacolare integrato contraddistinta dall'effetto combinato di cinque caratteristiche principali che sono: il continuo rinnovamento tecnologico; la fusione economico-statale; il segreto generalizzato; il falso indiscutibile; un eterno presente. [G. Debord, Commentari sulla societ dello spettacolo] I. Il libro di Federico Sollazzo, Totalitarismo, democrazia, etica pubblica [1] oltre ad essere ben argomentato e ben scritto, ha il merito di riportare la nostra attenzione su temi che senza nessun timore possiamo definire essenziali. Il libro si propone di affrontare argomenti complessi e densi dal punto di vista umano ed ermeneutico ed diviso in tre grandi sezioni: Filosofia Morale, Filosofia Politica ed Etica. Il testo [costruito come un percorso in cui la storicit degli eventi segna il susseguirsi delle argomentazioni] pre-pone il fenomeno del totalitarismo come elemento di partenza e punto dirradiazione per sviluppare tutte le argomentazioni successive. Riteniamo sia dunque metodologicamente corretto, partire proprio dall'analisi di Sollazzo su questargomento per sviluppare poi le nostre argomentazioni critiche. Il libro si apre con questaffermazione: Il crollo dei regimi totalitari non ha certo segnato il superamento della problematica del controllo totale sugli individui, del dominio, ma un mutamento della forma e dei modi di attuazione dello stesso, un suo perfezionamento. Queste dinamiche rendono necessario il ricorso a un nuovo strumento concettuale, del quale fondamentali riferimenti, fra gli altri, sono i termini sistema e Impero [2]. La tesi sostenuta che tra il vecchio totalitarismo e il nuovo vi sia continuit e che la differenza consista nell'uso di nuove forme di manipolazione linguistico-concettuale, con relativa alterazione della memoria storica tese a realizzare un nuovo modello di controllo sociale che non ha pi interesse a realizzare unadesione fideistica all'ideologia quanto piuttosto: All'instaurarsi di un regime di conformismo che risulti, senza spargimenti di sangue, impossibile da rifiutare, criminalizzando coloro che ne tentano il rigetto. Cos ogni uomo risulta coinvolto nella struttura di questo nuovo potere autototalitario, la cui legittimit dipende, come in un circolo vizioso, dall'adesione ad esso da parte dei cittadini [3]. Lipotesi della continuit supportata dalla presenza nella societ contemporanea di fenomeni degenerativi della capacit di pensare autonomamente al di fuori di uno schema ideologico. Appoggiandosi prima al concetto di Marcuse di sistema e poi a quello di NegriHardt di Impero (ma analizzando anche Horkheimer, Adorno e Habermas), Sollazzo sottolinea lelemento di passaggio dall'epoca dei totalitarismi alla nostra: Prende corpo cos la transizione dalla societ della disciplina a quella del controllo (gi prefigurata nei lavori foucaltiani sul concetto di biopolitica), il cui scopo rimane quello di dare norme alla vita, prescrivendo i comportamenti normali e normalizzanti e quelli

deviati e devianti; tale normalizzazione avviene non tramite limposizione delle regole, bens tramite la loro interiorizzazione, esse vengono infatti veicolate e addirittura legittimate dall'industria della comunicazione e dello spettacolo, generando un complesso dispositivo di immagini e di idee che producono le opinioni e regolano il discorso pubblico (ovviamente tali processi sono supportati da uno sviluppo tecnologico, giunto oggi al livello dellinformatizzazione che, lungi dall'essere alcunch di neutrale, contribuisce ad una nuova definizione della condizione umana). Quindi il potere assorbe la vita e per mezzo di essa si riproduce. Ed in questa nuova forma di controllo, LImpero si avvale di un risultato ereditato dagli stati nazionali: la riduzione della moltitudine a totalit ordinata, a popolo [4]. II. Il quadro delineato molto fosco. Il pensiero della persona si dilegua in unaccorta manipolazione finalizzata a una docile e rassegnata accettazione dell'iper-consumismo. Il potenziale emozionale delluomo annichilito, la biopolitica [5] con il suo intento di gestire direttamente i fenomeni della vita permea tutta la modernit e giunge fino a noi con il suo potenziale di controllo e i suoi piani di eugenetica sociale. La libert della persona limitata dal contrasto tra potenze (l'Autore si appoggia qui sapientemente al lavoro di Bobbio [6]) ideologiche, economiche e politiche. Lorizzonte della tecnologia imposto dagli interessi multinazionali simpone come elemento di omologazione e di stordimento. La deresponsabilizzazione e lomologazione del pensiero (sino alla sua scomparsa) configurano il nostro tempo con conseguente e immediata distruzione dello spazio pubblico: Insomma che si tratti di forze trascendenti (come la religione) o di forze secolari, immanenti (come la natura, la storia, lestremizzazione della ratio tecnico-scientifica o, pi prosaicamente, lautorit delle istituzioni, il capitale trasformato in virt) delegare a esse le decisioni etico-politiche delluomo, significa aprire le porte a dinamiche deresponsabilizzanti che determinano la rinuncia alla partecipazione e alla costruzione della societ, lasciando tale compito a quei sedicenti poteri superiori. Non a caso Hannah Arendt definisce il totalitarismo come la distruzione dellidea di spazio pubblico, [] proprio leclissi di questo spazio pubblico che priva gli uomini della possibilit di un confronto dialogico sui principi normativi della vita pubblica [7]. Di fronte a queste circostanze, Sollazzo rinnova la necessit di porre un limite al Prometeo definitivamente scatenato [8] e questo limite, pu nascere solo rimettendo al centro delletica luomo e il suo carattere unico di persona [9], con i suoi bisogni [10] e le sue necessit materiali e spirituali. Per far questo, sar necessario riporre la massima attenzione al linguaggio [11] ed alla sua manipolazione, preparando il terreno per unetica del discorso che per realizzare pienamente il carattere dialogico dellagire comunicativo sviluppi sempre pi diffusamente il pensiero critico [12]. Compito della filosofia - richiamandosi al pensiero di Patoka - sar allora quello di: Opporsi allordine del giorno, alla supina accettazione dellesistente, a quelle contingenze secondarie (poich la contingenza primordiale quella della finitudine umana) che pretendono docilit, obbedienza, subordinazione. La filosofia, insomma deve

essere una filosofia del notturno che, in quanto tale, si oppone a tutte le potenze affermative e positive che vogliono lassoggettamento della possibilit alla realt [13]. L'Autore compie con il suo libro il tentativo di essere fedele agli ideali di una filosofia che si fa carico di un pensiero critico, autonomo, che permetta di uscire dall'indifferenza nei confronti della propria e dellaltrui esistenza. III. In estrema sintesi, a nostro avviso, il limite del libro consiste nel non aver integrato nei ragionamenti sulle origini del totalitarismo e sulla sua attualizzazione alcune riflessioni che riteniamo fondamentali e che abbiamo inserito principalmente nel nostro La peste emozionale [14] e che si sviluppano in forma rizomatica in tutto il nostro lavoro critico [15]. Si tratta di sviluppare anche in chiave contemporanea le intuizioni di S. Freud, W. Reich, E. Fromm, A. Miller, J. Lacan e di tutti quei teorici che hanno messo in evidenza la presenza di una vera e propria pedagogia nera, dalla quale non ci siamo ancora liberati. Tuttavia, per affrontare i temi che condividiamo con l'Autore e per cercare di tracciare delle vie duscita, assolutamente necessario formare delle quipe che riuniscano le competenze e le esperienze pi eterogenee e che accolgano tra i loro membri specialisti provenienti da ogni parte del mondo. Mai come oggi, il potere del singolo enormemente diminuito e la sua potenzialit e profondit ermeneutica ridotte al minimo. Non sar possibile andare avanti senza una visione integrata e collegiale, necessariamente multidisciplinare, una visone collettiva, pluralistica. Nell'attesa di questo lavoro epocale, un libro come quello di Sollazzo pu aiutarci a chiarificare i ragionamenti sui quali costruire le basi per un avvenire che speriamo duri a lungo. Termini Imerese, Gennaio 2013 [1] F. Sollazzo, Totalitarismo, democrazia, etica pubblica. Scritti di Filosofia morale, Filosofia Politica, Etica, Aracne, Roma 2011. [2] Ibidem, p. 17. [3] Ibidem, p.18. [4] Ibidem, pp. 31-32. [5] Ibidem, p. 84. [6] Ibidem, p. 149. [7] Ibidem, p. 88. [8] Ibidem, p. 87. [9] Ibidem, p. 86. [10] Ibidem, p. 165.

[11] Ibidem, p. 156. In particolare il punto n. 10 dellelenco di G. Zagrebelsky citato. [12] Ibidem, pp. 178-179. [13] Ibidem, p.19. [14] Cfr. P. Piro, La peste emozionale, luomo-massa e lorizzonte totalitario della tecnica. Un seminario, alcuni saggi e materiali per uno schizo-umanesimo, Mimesis, Milano 2012. [15] Si vedano in particolare: P. Piro, Le occasioni delluomo ladro. Saggi, polemiche e interventi tra Oriente e Occidente, Mimesis, Milano 2012; Id., Non c tempo per luomo. Una discesa nel maelstrm della tecnica, La Zisa, Palermo 2012; Id., Marginalia. Brevi annotazioni di un lettore vivo, Petite Plaisance, Pistoia 2012. * Pietro Piro (Termini Imerese, 1978) uno studioso attento alle dinamiche di disumanizzazione radicale del nostro tempo. I suoi pi recenti lavori sono: Francisco Franco. Fenomenologia di un dittatore (2013); Il dovere di continuare a pensare (2013). Ha tradotto e introdotto J. Ortega y Gasset, Appunti per un commento al Convivio di Platone (2012) e S. Ramn y Cajal, Psicologia del Don Quijote e il Quijotismo (2012) e curato la postfazione a J. Ortega y Gasset, Meditacin de la Tcnica (2011). Dottorando di Ricerca in Sistema dei Partiti e Comunicazione Politica presso lUniversit di Enna Kore e la UNED di Madrid, svolge attivit di ricerca presso il fondo filmico della Filmoteca Espaola di Madrid.

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