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Lessico e traduzione

Traducibile e intraducibile.

riv.IV.13

Traduzione fra culture. Realia Si pu tradurre non solo in una lingua diversa, ma anche nella stessa lingua (traduzione infralinguistica), e in questo caso il punto darrivo rappresentato da uno strato cronologico o stilistico diverso, come tradurre un testo di unaltra epoca in lingua attuale, ecc.1 Anche la trasformazione stilistica o di registro una traduzione infralinguistica: ad es.
io non credo che avrei mai posto in essere la tipologia di comportamenti dellon. Papa 2

vale come
non mi sarei mai comportato come lui / non avrei mai fatto le cose che ha fatto lui;

per chi parla un avvocato, e per di pi un parlamentare, quindi ama ammantare il proprio discorso di espressioni pi tecniche e pi solenni, che per equivalgono in tutto e per tutto alla traduzione pi colloquiale qui riportata. Volendo affrontare il problema della traducibilit in una lingua diversa da quella di partenza essenziale tener conto del materiale tratto dalla vita reale, poich il modo di vivere di un popolo e la sua vita sociale dettano la nascita spontanea di forme espressive che poi, trasposte nella letteratura, diventano portatrici di valori, o di mentalit, a volte molto difficili da tradurre. Queste forme espressive, spontanee, entrano nel vocabolario e finiscono per caratterizzare il patrimonio linguistico.
[] idea ormai accettata che una traduzione non riguarda solo un passaggio tra due lingue, ma tra due culture, o due enciclopedie. Un traduttore non deve solo tenere conto di regole strettamente linguistiche, ma anche di elementi culturali, nel senso pi ampio del termine.3

Ogni cultura ha, ovviamente, un proprio e originale bagaglio e porta con s idee, usi, concetti, oggetti, che sono denotati da parole speciali, tipiche. Si tratta in sostanza, da un punto di vista pi specificamente lessicale (lessicografico), della cosiddetta .4 Di questa fanno parte, anzi costituiscono parte notevole, i cosiddetti realia. Due studiosi bulgari, Sergej Vlahov e Sider Florin, autori di un volume dedicato a ci che normalmente viene considerato o definito intraducibile,5 in un altro saggio affermano:
In ogni lingua ci sono parole che, senza distinguersi in alcun modo nelloriginale dal contesto verbale, ci nondimeno non si prestano a trasmissione in unaltra lingua con i mezzi soliti e richiedono al traduttore un atteggiamento particolare; alcune di queste passano nel testo della traduzione in forma invariata (si trascrivono), altre possono solo in parte conservare in traduzione la propria struttura morfologica o fonetica, altre ancora occorre sostituirle a volte con unit lessicali daspetto del tutto diverso o addirittura composte, nel senso di create apposta. Tra queste parole sincontrano denominazioni di elementi della vita quotidiana, della storia, della cultura ecc. di un

Cfr. U. Eco, Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione, Milano, RCS Libri, 2003, pp. 162 sgg. On. Maurizio Paniz, intervista a RaiNews, 29.6.11, 13.28. 3 U. Eco, op. cit., p.162. 4 L. Barhudarov, Jazyk i perevod, Moskva, IMO, 1975, pp. 94 sgg. 5 Vlahov S., Florin S., Neperevodimoe v perevode, Moskva, Vysaja kola, 1986.
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certo popolo, paese, luogo, che non esistono presso altri popoli, in altri paesi e luoghi. Queste parole nella teoria della traduzione hanno ricevuto il nome di realia.6

I realia (in latino, neutro plurale, le cose reali) si vorrebbero contrapporre alle parole, considerate non materiali, non tangibili. In questaccezione, la parola indica gli oggetti della cultura materiale. Realia per oggi, come termine linguistico, non indica solo oggetti, ma appunto segni, parole, e precisamente quelle parole che denotano oggetti e concetti specifici, caratteristici di ogni particolare civilt, tipici o esclusivi della cultura materiale o spirituale di un popolo, della sua eredit storica. Consideriamo le difficolt e gli aspetti particolari che si manifestano nel momento in cui, in una traduzione, si affronta la questione di elementi, linguistici o concettuali, tipici di una lingua o del suo sfondo culturale. soprattutto in tali casi che la traduzione, come ovvio, non si pu accontentare dei dati forniti dal dizionario, ma deve tener conto del contesto culturale, situazionale, ecc., anche ammesso che il dizionario sia in grado di fornire risultati adeguati: dal punto di vista lessicografico, infatti, la ricerca di equivalenti per questi elementi della lingua difficoltosa o (almeno in linea teorica) impossibile, perch un corrispondente di pari valore semantico pu mancare. Il processo traduttivo, invece, provoca la messa in atto di strategie che consentono comunque, a livello comunicativo, di risolvere la maggior parte dei problemi, manipolando il concetto nella forma che pi conviene, servendosi dei mezzi della lingua darrivo. Per superare questi ostacoli, si ricorre ad espedienti non rigidamente definiti, che il traduttore sceglie in base ad una sua scelta o propensione personale non seguendo regole fisse; oppure si rinuncia in partenza ad intervenire sulloriginale, trasportandolo tale e quale nella lingua darrivo. Poich infatti impossibile piegare ogni singolo caso a regole, ci si pu soltanto avvalere di alcune strategie per rendere elementi o strutture tipiche di una lingua in unaltra lingua. Quindi, parole o fenomeni linguistici specifici e particolari possono non avere unequivalenza precisa. Testi intraducibili, invece, in pratica non esistono, o perlomeno opportuno partire dalla convinzione che la traduzione sia comunque possibile: la traducibilit dipende certo dalla buona padronanza della lingua di partenza, ma in particolar modo della lingua madre (unautentica traduzione, del resto, di regola possibile solo nella propria lingua madre), dalla conoscenza delle due culture, dallimmaginazione e dalla capacit di intuizione linguistico-letteraria di chi traduce. C chi sostiene limpossibilit della traduzione in linea di principio, perch lequivalenza semantica assoluta nelle diverse lingue non esiste: casa e presentano nelle due lingue una serie di tratti distintivi che mettono in ombra il significato fondamentale comune (costruzione per abitazione). Naturalmente, si tratta di una petizione di principio, perch non solo il lessico tecnico o specialistico corrisponde quasi sempre in modo pressoch totale, ma la terminologia in genere, anche quella della vita quotidiana, pu presentare una serie di corrispondenze: marted e sono completamente sovrapponibili, cos come mignolo e . Il fatto che una parola non esista non del resto un impedimento. Lequivalenza pu presentarsi sotto altre forme: se si dovesse cercare un corrispondente diretto di pollice in russo, si scoprirebbe che non c, ma viene sostituito egregiamente dalla combinazione , che funziona allo stesso modo, significando non un grosso dito, ma il dito grosso, e quindi di fatto la traduzione esatta. 7
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Vlahov S., Florin S., Neperovodimoe v perevode. Realii, in Masterstvo perevoda 1969, a cura di K. ukovskij, Moskva, Sovetskij pisatel, 1970, p. 432. 7 Litaliano poi complica le cose, distinguendo addirittura fra dito grosso della mano (pollice) e del piede (alluce).

I realia sincontrano forse soprattutto nella letteratura artistica in quanto rappresentano elementi del patrimonio locale e storico. I due studiosi danno una precisa definizione di realia:
[...] parole (e locuzioni) della lingua nazionale che rappresentano denominazioni di oggetti, concetti, fenomeni tipici di un ambiente geografico, di una cultura, della vita materiale o di peculiarit storico-sociali di un popolo, di una nazione, di un paese, di una trib, e che quindi sono portatrici di un colorito nazionale, locale o storico; queste parole non hanno corrispondenze precise in altre lingue.8

Funzione della traduzione. Strategie di traducibilit Gli autori di Neperevodimoe v perevode affermano:
La connotazione, e quindi anche il colorito, fa parte del significato, e di conseguenza tradotta alla pari con il valore semantico della parola. Se non si riusciti a farlo, se il traduttore riuscito a trasmettere solo la nuda semantica dellunit lessicale, per il lettore della traduzione la perdita di colorito si esprime in una percezione incompleta dellimmagine, ossia, in sostanza, nel suo travisamento.9

Indubbiamente sono molti i parametri da tenere in considerazione quando ci si pone davanti ad un elemento da tradurre; conoscere a fondo la tipologia di testo sulla quale si sta operando, il tipo di realia e il suo ruolo nella cultura emittente e in quella ricevente (non esiste una quota uniforme di parole straniere nei vari dizionari nazionali; ci sono culture pi inclini ad assorbire parole delle culture estranee e altre meno) e infine la volont del traduttore di costringere il lettore a superare una pigrizia mentale a vantaggio di una pi ampia conoscenza del mondo sono pressoch fondamentali. Infine non va trascurato il lettore modello, ossia il lettore target a cui rivolto il testo10. Sta al traduttore optare per una maggiore o minore visibilit della cultura originaria del testo. Il traduttore-interprete, spesso, lanello della catena di comunicazione da cui dipende la conservazione o leliminazione dei dati della realt della cultura emittente, quindi il suo lavoro fondamentale anche se molto spesso la sua presenza scomoda: in traduzione il suo intervento deve essere sentito in maniera minima per evitare il rischio di modificare lintento delloriginale. Il lavoro di questo mediatore culturale atipico; si tratta di un lavoro centrale e periferico allo stesso tempo: centrale perch il suo lavoro essenziale per mettere in comunicazione le varie parti del mondo; periferico per la necessit di una sua invisibilit nel testo. Per quanto riguarda i procedimenti di trasmissione dei realia in unaltra lingua, bisogna distinguere fra traduzione e trascrizione. Nel caso della traduzione implicito il tentativo di appropriarsi dellelemento estraneo facente parte di una cultura altra. Nel caso della trascrizione, invece, c il tentativo di mantenere lelemento estraneo attraverso i mezzi propri (nel caso della trascrizione dal russo allitaliano avverr la traslitterazione del lemma dal cirillico russo allalfabeto latino).

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Op. cit., p. 438. Vlahov e Florin, Neperevodimoe..., 1970, p. 121. 10 Cfr. B. Osimo, Corso di traduzione, Modena, Guaraldi Logos, 2000, p. 35.

Ci sono poi dei casi di appropriazione mediante ladattamento di realia stranieri. Si crea una parola nella lingua ricevente che per, sostanzialmente, si modella sopra la struttura anche fonetica della parola originaria. E il caso dei , tipici tortini ripieni russi, che in estone si chiamano pirukas, o del tedesco Walkre, che presente in italiano come Valchiria e in russo come . Si tratta sostanzialmente di prestiti adattati. Passando alla traduzione dei realia, esistono varie possibilit, varie modalit di appropriazione. Il primo metodo consiste nel creare un neologismo che spesso corrisponde ad un calco di formazione, vale a dire che con materiale della lingua ricevente si forma una parola semplice o composta traducendo alla lettera gli elementi che formano lespressione nella cultura ricevente. Ad esempio: linglese skyscraper diventa in russo e in italiano grattacielo11, il latino nominativum diventa in russo (). Esistono poi i mezzi calchi: si tratta dei casi in cui solo una parte dellespressione viene trasferita nella lingua ricevente, laltra rimane in quella di partenza, eventualmente adattata foneticamente e graficamente. Ad esempio: il tedesco Dritte Reich riprodotto in italiano con Terzo Reich, in russo con . Il neologismo semantico, invece, si differenzia dal calco per lassenza di un legame etimologico con la parola originale. E una parola, o un insieme di parole, creato dal traduttore che permette di rendere il contenuto di senso dei realia. Questa tipologia viene chiamata anche calco semantico. Una sorta di calco concettuale si ha nel caso del russo , che viene reso in italiano con lavoratore dassalto.
Cos alla fine dellOttocento compaiono in russo le espressioni (gvozd sezona), (gvozd vystavki), dove , sul modello del francese clou, accanto al significato fondamentale di chiodo acquista anche quello traslato di momento di maggiore richiamo (della stagione e dellesposizione negli esempi citati). Luso di y (utka), anatra, nel significato di voci infondate deriva dal francese canard, che ha sia il significato concreto di anatra, sia quello traslato di voce, diceria12.

Recentemente anche il russo, sullesempio dellinglese mouse, ha esteso alla parola che significa topo il significato di cursore, creando quindi il neologismo (che in tal modo risulta un omonimo di topo). Unaltra possibilit molto sfuttata, quando si deve affrontare la traduzione di realia, la sostituzione con realia della cultura ricevente. Potrebbe essere il caso di bustarella o mazzetta per tradurre il russo . Vlahov e Florin sostengono che questatteggiamento porta ad uninaccettabile sostituzione del colorito del prototesto con un colorito proprio, ma evidentemente in molti casi pu essere ammesso.
Capitano [...] situazioni paradossali in cui gli analoghi pi prossimi di realia estranei alla cultura ricevente sono realia, spesso pure estranei, spesso internazionali ma vicini, comprensibili al lettore e in una misura o nellaltra privi del colorito, perci sono preferiti.13

E necessario per sottolineare che non esiste una strategia traduttiva in assoluto migliore o peggiore di unaltra. Sta al traduttore, in base alla sua esperienza e conoscenza di entrambe le lingue e culture, operare la scelta migliore. E evidente che far proprio il reale tende ad appiattire le

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Kasatkin L., Krysin L., ivov V., Il russo, Firenze, a cura di N. Marcialis e A. Parenti, la Nuova Italia Editrice, 1995, p. 162. Kasatkin L., Krysin L., ivov V., op. cit. 13 Vlahov S., Florin S., Neperevodimoe, 1986, p. 101.

diversit culturali, a falsare la realt, per rendere comprensibile un testo senza nessuno sforzo di accettazione delle diversit. Esiste poi una traduzione approssimativa dei realia; questa permette di tradurre il contenuto dellespressione in modo vago ma il colorito locale viene perso perch introdotta unespressione priva di connotazione, di stile neutro. Secondo questo principio, per esempio, il piatto russo pu diventare una minestra di cavoli : ma non si capir innanzi tutto che si tratta di cavoli cappucci (e non di cavolfiori), e poi come sia preparata e con che aspetto si presenti; la nostra pizza, in passato, poteva essere resa in russo semplicemente con , che si poteva intendere come una specie di focaccia 14: e quindi ancora una volta per rendere familiare il termine si sacrificava ci che rendeva tipico e unico il Unespressione in una lingua si pu quindi spiegare con il materiale della lingua in cui ci si accinge a tradurre a scapito per, a volte, della fluidit e dellimmediatezza che si ha nella lingua di partenza. Un aspetto importante che riguarda i realia, valido per ogni traduzione, : se sincontra un elemento di realia o un nome proprio, la prima domanda da porsi in che cultura, in che lingua abbia origine: pu non appartenere n alla lingua di partenza n a quella di arrivo, bens a una terza, e allora il problema quale di queste forme scegliere.
Ad es., in molta narrativa sovietica si trova la parola aul, per indicare il villaggio di alcune popolazioni del Caucaso o centroasiatiche. Visto che lautore russo ha adottato il prestito, che far il traduttore italiano? User lo stesso prestito aul, dando un connotato esotico al testo, ma introducento una difficolt di comprensione, oppure, dato uno sguardo al dizionario russo, semplificher il compito del lettore, traducendo villaggio? Ogni soluzione ha ragione di essere, ma il traduttore si dovr interrogare sui propri principi traduttivi. Sembra comunque abbastanza logico che, se lautore ha voluto inserire nel proprio testo un elemento estraneo, per sottolineare unambientazione esotica, questa intenzione vada conservata, piuttosto che cancellata (e qui si render necessaria la famigerata noticina a pi di pagina).

Nomi propri e di persona. Un altro aspetto (altro settore di 15) che conferisce ad un testo una connotazione culturale, quello dei nomi propri, sia riferiti a persone, sia riferiti a cose, luoghi, ecc. Si potrebbe proporre, perci, di assimilare i nomi propri ai realia, in quanto anchessi, nella loro maggioranza, costituiscono un prodotto tipico della cultura. In apparenza la traduzione dei nomi propri di persona non un problema poich oggi usualmente non vengono tradotti. Si direbbe un fenomeno che appartiene al passato, quando, per esempio, quasi sempre i nomi di scrittori, artisti o personaggi storici venivano adattati alla lingua e alla cultura ricevente: Carlo Dickens, Leone Tolstoi, Gustavo Flaubert, Volfango Amedeo Mozart, Goffredo di Buglione, ecc. In realt tale pratica ancora parzialmente ma largamente in uso. Innanzi tutto, n il lettore, n il traduttore moderno sono minimamente disturbati da nomi come Achille o Agamennone in una traduzione dellIliade, e non sentono la necessit di ripristinare la forma originale greca; cos pure non si trova nulla a ridire su Don Chisciotte o Amleto, anzi una traduzione italiana in cui sincontrassero le forme Hamlet o Don Quijote forse apparirebbe strana. Ma ci avviene anche in altri casi. Per esempio, lo scrittore Tolstoj noto, nella cultura angloamericana, col nome proprio

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Naturalmente, quando pizza denotava un fenomeno esotico, tipico; oggi la pizza globalizzata, e si porta dietro il suo nome in tutto il mondo: in russo . 15 L. Barhudarov, op. cit., p. 95.

Leo (Leo Tolstoy), che non la traduzione di Lev, che significa leone (in inglese lion), ma ne la versione onomastica, ossia il nome proprio inglese (derivante dal latino leo)16. Fenomeno analogo si riscontra nella resa di alcuni nomi di altre lingue. Il nome russo Vladimir viene adattato alla fonetica, per esempio in italiano diventa Vladimiro, Leningrad cambia in Leningrado cos come Hamlet in Amleto. Analogamente, il nome Vasilij facilmente pronunciato, sia in italiano, sia in inglese e in francese, con un raddoppiamento della s che dovrebbe rendere la s sorda, e tale raddoppiamento si riflette anche nella grafica adottata specialmente dalle edizioni non scientifiche: Vassili. Da questo punto di vista, latteggiamento favorevole alladattamento, alla comodit, a scapito di versioni pi filologiche. Un esempio opposto: notissimo il romanzo Anna Karenina, ma forse non altrettanto noto che il cognome della protagonista, in qualsiasi lingua occidentale, sarebbe Karenin, ossia uguale a quello del marito. In francese, tedesco, italiano, spagnolo, inglese, dove i cognomi non si declinano per genere, il titolo del romanzo ispirato agli stessi criteri di accettabilit, e non di adeguatezza, potrebbe legittimamente essere Anna Karenin.17 La dicitura Karenina sembra obbedire alla tendenza attuale alla conservazione dei nomi nella forma originale, tendenza per non perfettamente coerente: qualche anno fa si scriveva Raissa Gorbaciova,18 ma oggi la signora Putin, e non Putina. In ogni caso, il problema della resa dei nomi senzaltro attuale, se si leggono le considerazioni di Umberto Eco sulle diverse traduzioni del suo Il nome della rosa.19

Il nome proprio, il diminutivo, il patronimico Il nome di persona russo formato da tre componenti: nome (, imja), patronimico (, otestvo), cognome (, familija). La maggior parte di questi nomi trae origine dalla tradizione cristiana, greca o latina, mentre altri sono di origine slava o scandinava. Ognuno di questi imja, ovvero ogni nome proprio, ha almeno un diminutivo, che il modo in cui chiamata normalmente la persona in ambiente famigliare, oppure fra amici o ancora in ogni caso in cui ci sia confidenza, oppure un rapporto di subordinazione 20. Quindi parlare dei nomi russi non sarebbe completo senza prendere in considerazione i diminutivi che sono una parte molto rilevante della lingua russa. I russi adorano utilizzare con profusione i diminutivi che spesso diventano vezzeggiativi, in particolare in famiglia o con gli amici. Molte persone registrate allanagrafe con un certo nome vengono in effetti chiamate non con il nome ufficiale, ma con un diminutivo. I diminutivi possono derivare da una abbreviazione del nome. Spesso si prende il nucleo del nome, ossia la sillaba tonica, oppure linizio, e si aggiunge una desinenza -a/ -ja.
, diventa
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In italiano invece, come per il russo, si verifica la corrispondenza tra leone nome comune di animale e il nome proprio Leone. 17 Cfr. anche il francese Anna Karenine, che non la forma femminile, ma Karenin scritto alla francese. 18 Adattamento fonetico, di fronte alla traslitterazione Raisa Gorbava. 19 Cfr. U. Eco, op. cit., pp. 175-177. 20 Ossia nei confronti del subordinato; questi sono diventati nella prassi veri e propri nomi abbastanza neutri: per esempio, se la padrona si rivolge alla sua cameriera con un diminutivo del nome, sar, piuttosto che per un motivo affettivo, per una questione duso.

Naturalmente, ogni nome pu avere pi diminutivi, sia nella forma sintetica (), sia con laggiunta di ulteriori suffissi diminutivi (///). Certi diminutivi, per di pi, posso arrivare a prendere delle connotazioni pi affettuose come per , altri pi intimi come . Questo fenomeno cos diffuso nella lingua russa dato dalla ricchezza di suffissi che questa lingua offre e permette la continua creazione di parole21. E importante notare: quand che nella traduzione in unaltra lingua le eventuali connotazioni, che assumono le forme gi discusse in precedenza, vanno perse? Sovente, infatti, un lettore straniero non riesce a captare dalla traduzione le varie sfumature di affetto, intimit, disprezzo che sono insite nel diminutivo usato. Luso dei peggiorativi, pressoch assente in italiano, in russo spesso presente in letteratura come nella vita quotidiana. Per di pi accade che il lettore (che non conosca il russo) abbia un senso di smarrimento e confusione nel trovarsi di fronte ad un numero cospicuo di nomi che in realt sono tutti riferiti ad un unico personaggio. Per restare nellambito dei diminutivi, ad esempio, nel racconto Due ussari di L. N. Tolstoj, Elizaveta viene chiamata dagli altri personaggi e dal narratore stesso con altri nomi derivati dal suo nome di battesimo:
Lizoka, ti potremmo cercare un fidanzato, uno di questi bravi ussari! disse lo zio. [] Lizanjka, per stasera potresti mettere il vestitino di mussolina di lana. [] Polozov aveva voglia di stare da solo per pensare a Liza, che gli era sembrata una creatura straordinariamente pura.22

In Anna Karenina, la figlia maggiore del principe Oblonskij, che una bambina, chiamata (diminutivo di ), ma il padre si rivolge a lei con il vezzeggiativo , che di per s non tanto facilmente riconoscibile, e comunque al lettore italiano direbbe ben poco. E cos via. Di qui le difficolt di decidere se e come trovare delle soluzioni accettabili nella traduzione, sempre tenendo conto che il traduttore in simili casi pu fare assegnamento solo sulle sue capacit di intuito e inventiva. Nel caso di , per esempio, si offre spontanea la possibilit di evitare lappesantimento prodotto dalla riproduzione del nome traslitterato, col semplice ricorso a un incrocio linguistico come Taniuccia, dove verrebbe tradotto solo il suffisso. Ma si tratta ancora una volta di scelte personali. Altra peculiarit dei nomi russi sono i patronimici; aggiunti di seguito al nome di battesimo, indicano il nome del padre, modificato con un suffisso, che d il significato di figlio di: solitamente -/ -/ - per i figli maschi e -/ - per le figlie femmine. A titolo desempio risulterebbe significare Maria, figlia di Pietro. Il nome seguito dal patronimico individua la persona in maniera meno equivoca. Ma innanzitutto, oggi nella vita quotidiana la coppia nome-patronimico usata come forma di cortesia. Limportanza delluso del patronimico pu essere intuita dal fatto che fino allOttocento i cognomi non venivano utilizzati nelluso corrente: si preferiva servirsi dei patronimici.

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Cfr. oltre, p. (controllare pag. !). Tolstoj L., I due ussari, in I cosacchi e altri racconti, trad. di L. de Nardis, Milano, Mondatori, 1996. La traslitterazione scientifica sarebbe Liza, Lizoka, Lizanka.

Nella lingua colloquiale pi disinvolta, o per dare un senso di informalit o cordialit, anche il patronimico subisce una sorta di contrazione ( al posto di , anzich ). In tali casi la traduzione diviene molto difficoltosa: un livello di registro equivalente potrebbe essere una combinazione di cordialit, rispetto e sinteticit come Sora Rosa e simili. Tuttavia pochi contesti si prestano ad una simile operazione, poich da valutare se legittimo luso di forme dialettali nella specifica traduzione. Luso di caratteristiche dialettali per rendere il colorito locale da considerare con molta attenzione e prudenza; ma Leone Pacini Savoj, a proposito della sua traduzione dei racconti di Gogol, dichiara senza tropp remore:
[] ho cercato, nei limiti del possibile, di rispettare la tecnica dello stile gogoliano []. Se mi si accuser di aver condito la prosa di spezie fiorentine, mi si perdoni, pensando agli ucrainismi del Gogol (eppoi lUcraina sul parallelo della Toscana).

Naturalmente, si tratta sempre di considerazioni assolutamente personali.

I nomi propri: traduzione, adattamento e altri problemi. Per quanto concerne poi i nomi propri di cosa, Bruno Osimo nel suo Corso di traduzione23 propone ad esempio di distinguere i nomi di enti, istituzioni, ecc. Ad eccezione degli enti internazionali che hanno una variante ufficiale in pi lingue (per esempio Unione Europea, Union Europenne, European Union, Europische Union ecc.; in russo, ), la traduzione del nome proprio di un ente pu creare confusione. Per esempio, pu essere azzardato tradurre i nomi delle universit che al loro interno contengono un toponimo (University of California, Washington University, Universit degli Studi di Milano, ) perch se anche nella maggior parte dei casi il toponimo si riferisce al luogo in cui sorge luniversit, non sempre cos. Per esempio University of California, tradotto alla lettera, pu dare lidea (falsa) che in California esista quella sola universit. Tradurre Washington University come Universit di Washington pu ingenerare confusione: questuniversit non a Washington ma nel Missouri.24 Poich non la sede universitaria ad essere indicata, potrebbe quindi essere intitolata a George Washington: in tal caso, volendo, potrebbe essere resa con Universit Washington; in russo, la differenza diverrebbe sosanziale: anzich . Infine, un aspetto importante, gi ricordato, che riguarda i realia in generale e anche i nomi propri, valido per ogni traduzione, : se sincontra un elemento di realia o un nome proprio, la prima domanda da porsi in che cultura, in che lingua abbia origine: pu non appartenere n alla lingua di partenza n a quella di arrivo, bens a una terza, e allora il problema quale di queste forme scegliere (cfr. sopra,). Successivamente la scelta verte tra: - traslitterare oppure trascrivere la grafia originaria;
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Osimo B., op. cit. Osimo B., op. cit., p. 56.

- tradurre oppure adattare la grafia originaria; per poco consigliabile trascrivere o traslitterare il nome seguendo le regole della lingua mediatrice, ovvero di quella in cui scritto il testo. Per esempio, il nome della capitale dellEstonia Tallinn in epoca sovietica era scritto alla russa e veniva trascritto in italiano con la grafia Tallin, cosa fondamentalmente errata, visto che in estone (scritto con alfabeto latino) qui usata la doppia n: questo era quindi il modello da seguire.25 Altrettanto, anzi peggio, diremo per il 26 a Mosca, centro dell'azione in un romanzo di Martin Cruz Smith, dal titolo Gorky Park, e in un film omonimo tratto dal romanzo: di entrambi stata fornita una versione italiana, il cui titolo non dato tradotto in italiano (come sarebbe normale) Parco Gorkij, n nella trascrizione (traslitterazione) dal russo Park imeni Gorkogo, ma riportando pari pari il nome inglese Gorky Park, come se il nome originale fosse quello.27 E importante notare: quand che nella traduzione in unaltra lingua le eventuali connotazioni, che assumono le forme gi discusse in precedenza, vanno perse? Sovente, infatti, un lettore straniero non riesce a captare dalla traduzione le varie sfumature di affetto, intimit, disprezzo che sono insite nel diminutivo usato. Luso dei peggiorativi, pressoch assente in italiano, in russo spesso presente in letteratura come nella vita quotidiana. Per di piaccade che il lettore (che non conosca il russo) abbia un senso di smarrimento e confusione nel trovarsi di fronte ad un numero cospicuo di nomi che in realt sono tutti riferiti ad un unico personaggio. Per restare nellambito dei diminutivi, ad esempio, nel racconto Due ussari di L. N. Tolstoj, Elizaveta viene chiamata dagli altri personaggi e dal narratore stesso con altri nomi derivati dal suo nome di battesimo:
[...] Lizoka, ti potremmo cercare un fidanzato, uno di questi bravi ussari! disse lo zio. [...] Lizanjka, per stasera potresti mettere il vestitino di mussolina di lana. [...] Polozov aveva voglia di stare da solo per pensare a Liza, che gli era sembrata una creatura straordinariamente pura.28

In Anna Karenina, la figlia maggiore del principe Oblonskij, che una bambina, chiamata (diminutivo di ), ma il padre si rivolge a lei con il vezzeggiativo , che di per s non tanto facilmente riconoscibile, e comunque al lettore italiano direbbe ben poco. E cos via. Di qui le difficolt di decidere se e come trovare delle soluzioni accettabili nella traduzione, sempre tenendo conto che il traduttore in simili casi pu fare assegnamento solo sulle sue capacit di intuito e inventiva. Nel caso di , per esempio, si offre spontanea la possibilit di evitare lappesantimento prodotto dalla riproduzione del nome traslitterato, col semplice ricorso a un

Diverso il caso di quando una forma tradizionale esiste nella lingua darrivo, ed naturale usare questultima: il caso della Moldavia, che nelloriginale Moldova e in russo : useremo la forma Moldavia non perch desunta dal russo, ma perch questo il nome che esisteva in italiano. 26 . . 27 In Le origini della Russia di G. Vernadsky, Firenze, Sansoni, 1965 (tradotto in italiano dallinglese), p. 113, leggendo di una campagna militare contro Costantinopoli nel 626, si scopre che lesercito varo-slavo port fino al Golden Horn delle navi, che furono distrutte dalla flotta bizantina: ebbene, chiaro che il Golden Horn non altro che quello ben noto in italiano come Corno dOro, quella foce di fiume o braccio di mare che si addentra nella parte europea di Costantinopoli: mantenendo la denominazione inglese, il traduttore d limpressione che il toponimo originale (bizantino, cio greco) sia Golden Horn! 28 Tolstoj L., I due ussari, in I cosacchi e altri racconti, trad. di L. de Nardis, Milano, Mondatori, 1996. La traslitterazione scientifica sarebbe Liza, Lizoka, Lizanka.

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incrocio linguistico come Taniuccia, dove verrebbe tradotto solo il suffisso. Ma si tratta ancora una volta di scelte personali. In altri casi, il personaggio nominato con tutte le possibili varianti: nome, diminutivo, patronimico, cognome, ecc.. Sempre in Anna Karenina, il principe Oblonskij viene presentato nella prima pagina come , : notiamo per inciso che gi il diminutivo Stiva per il comune lettore italiano non immediatamente riconducibile, per il suo aspetto grafico-fonetico, a Stepan; ma nelle pagine successive il personaggio diviene semplicemente , per ritornare nelle conversazioni fra amici. Allinizio del cap. V, in rapida successione troviamo: , , ancora , , . chiaro che tutti questi nomi (fra laltro, mescolati a quelli degli altri personaggi) debbano produrre un po di sconcerto. Per la scelta traduttiva sarebbe utile tenere in considerazione la frequenza con cui queste varianti e diminutivi vengono utilizzati ed il valore della frequenza stessa. Infatti di fronte ad una cospicua variet di nomi riconducibili ad un unico personaggio (frequenza), si pu scegliere di selezionare solo i pi frequenti nel testo, al fine di agevolare la lettura. Alcuni traduttori hanno estremizzato questa possibilit chiamando il personaggio sempre ed in ogni contesto con un unico nome o cognome. Un altro espediente dei traduttori quello di fornire un elenco di personaggi con nomi e varianti molto spesso allinizio del volume. Questo potrebbe essere un aiuto ad un lettore smarrito allinterno di un romanzo pieno di nomi, cognomi, diminutivi, nomignoli e patronimici, ma anche costituire un impaccio nella lettura che sarebbe continuamente interrotta per tornare allelenco. Va tenuto in seria considerazione che tutte queste tecniche e strategie modificano, volontariamente o no, lopera originale. La scelta di migliorare o meno loriginale spetta al traduttore stesso. In realt, il comportamento da adottare nei confronti dei nomi propri, diminutivi, vezzeggiativi o familiari, un tema ancora da risolvere. Il fatto che queste questioni traduttive non vengano oggigiorno affrontate denota forse che non sono ritenute dei problemi concreti. La scelta compete quindi sempre al traduttore che deve tener conto del proprio scopo, ovvero avvicinarsi al lettore medio moderno. Lui stesso deve conoscere bene, o almeno cercare di raffigurarsi, la tipologia del ricevente della sua traduzione. Se si rivolge ad un ideale lettore che gi conosce la letteratura russa si pu permettere di trascurare alcune particolarit, ma se ha a che fare con un lettore comune ogni delucidazione utile per la comprensione. Il traduttore deve in ogni caso essere in grado di inserirsi tra le due mentalit, quella di partenza e quella darrivo, e di vivere un confronto continuo tra le due lingue e tra i due modi di esprimere una stessa cosa ma spesso in modo diverso, tenendo conto delle divergenze, e tenendo conto che queste sono, nella maggior parte delle volte, pi frequenti delle affinit.

anticipati lanno scorso (3) argomenti del I LM

traducibilit: dizionari e testi ampliamento e integrazione degli inventari lessicali fra diverse lingue: uso intensificato di prestiti e calchi. scandire scansire scannerizzare realia

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rendere al meglio delle strutture tipiche di una lingua in unaltra. diminutivi intraducibili realia * prestito (ev. trasl.) prestito adattato Valkre > Valchiria Bastille > Bastiglia neologismo (calco di formazione) skyscraper > grattacielo, , body-guard > mezzo calco der dritte Reich > il Terzo Reich , neologismo semantico (calco sem.) > lavoratore dassalto clou, canard, mouse analogia NB! pizza > torta, pasticcio ampliamento (sviluppo) cavolo cappuccio per NB <--> cavolo <--> cavolo cappuccio descrittiva > minestra di cavoli NB Percorso inverso da spiegazione a prestito: quando il fenomeno sconosciuto, si tenta di spiegarlo; se diviene pi noto, riprende il suo nome
prestito trad. usuali (con traslitteraz.) (con adattamento) trad. descrittiva, parafrasi, ampliamento, trasformazione

: pop, : car : trojka : vodka : valenki : - : kopejka : versta

pope; prete zar troika, troica; *slitta vodka, vodca; *wodka29 --rublo copeca, copeco, kopek30 versta (pl.-e)

prete ortodosso russo, sacerdote ortodosso sovrano (re, imperatore) russo tiro a tre acquavite (russa) stivali di feltro (unit monetaria russa) centesimo (di rublo) (chilometro)

Non si pu neanche dire che, una volta stabilita la forma da usare (o che si vuole usare), qusta debba essere mantenuta in tutte le occasioni: come in ogni traduzione, pu essere pi opportuna una variante o laltra a seconda del contesto o della situazione. Si pensi anche al fatto che ogni parola pu avere pi traducenti: pu essere uomo o persona, si pu rendere con uomini, persone, gente Vlahov e Florin! catalogazione Altri realia? : : , mio caro/cara, tesoro mio (D), carino/a cfr. chou, , (v. anche diminutivi) caro mio, caro Lei (! D)
Wodka da considerare errato: la grafia riproduce il polacco wdka, oppure influenzata dal tedesco (dove notoriamente v pronunciato /f/, mentre per riprodurre il suono /v/ si usa la w : cfr. Dostojewski, Majakowski, ecc. 30 Forma che si incontra nelle traduzioni antiche.
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(v. diminutivi) - () contrazione da , ; tono di affettato servilismo, oggi pi spesso di scherzosa ironia: -, -, -?, -!, - - ? -. - -, , . (v. Patronimico e derivati da nomi: pi realisti del re...) ! 2 ... . , ! , . .
(. , )

Alice vs Anja E interessante registrare i diversi approcci dei traduttori (di cultura diversa, ma non questo lessenziale) verso un determinato testo dorigine. Seguendo lesposizione che ne fa Jampolskaja31, prendiamo in esame la traduzione dellopera di Lewis Carroll Alices Adventures in Wonderland32 ad opera di Masolino DAmico33, per la versione italiana, e la versione russa di Vladimir Nabokov.34 Gi i nomi dei personaggi della favola inglese chiariscono le diverse scelte traduttive operate. DAmico predilige lasciare invariati i nomi propri traducendo nel corrispettivo italiano soltanto i nomisoprannomi incomprensibili per un lettore con una scarsa conoscenza della lingua inglese; cos abbiamo Alice, Mary Ann, Mabel, Ghiro, la Finta Tartaruga, Pat, Bill Lucertolina, Coniglio Bianco, il Cappellaio, il Gatto del Cheshire, la Lepre Marzolina e via dicendo. Il traduttore russo, invece, sceglie di trasportare la sua opera nella cultura russa. Traduce cos tutti i nomi e soprannomi con corrispettivi russi o, nel caso non esistano, opta per nomi tipici e ancorati culturalmente con un forte valore folkloristico. Alice diventa Anja, Mary Ann cambia in Maa, mentre i servitori del Coniglio Bianco, Pat e Bill the Lizard, si trasformano in Petka e Jaka-Jaeritsa che corrispondono ai nomi Ptr e Jakov nella forma diminutiva e spregiativa usata un tempo in Russia dai signori per chiamare la servit (ma non si pu non notare che la scelta di questi diminutivi sembra dovuta allassonanza di Petka con Pat e allassonanza interna di Jaka con Jaeritsa). Anche per quanto concerne lampia gamma di realia presenti nella favola gli approcci dei traduttori sono differenti. Per Masolino DAmico, Alice rimane una ragazzina inglese che mangia marmellata di arance, studia Guglielmo il Conquistatore e nomina Shakespeare come il pi famoso letterato.
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Cfr. Lasorsa C., Jampolskaja A., La traduzione alluniversit, Roma, Bulzoni, 2001, pp. 19-21. Carrol L., Alices Adventures in Wonderland, Oxford, Oxford University Press, 1982. 33 Carroll L., Alice nel paese delle meraviglie, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1985. 34 Nabokov V., Anja v strane udes, Moskva, Sovetskij kompozitor, 1991.

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Per Nabokov, al contrario, Anja russa a tutti gli effetti: mangia confettura di fragole ( /klubninoe varene), il pasticcino e il gelato di panna ( /pirook i slivonoe moroenoe), studia a scuola la storia di Napoleone, che non rappresentativo della storia russa, ma comunque immediatamente comprensibile anche a ogni piccolo lettore russo. Alice nella traduzione italiana, rimanendo anglosassone, parla in inglese mentre Anja, russa tout court, parla nella sua lingua.35 Le due scelte sono entrambe opinabili o accettabili, ci che varia la percezione del testo dal parte del lettore. Nel primo caso egli pu immaginare lorigine britannica dellopera originale e contestualizza la vicenda in un ambiente a lui non proprio, accettandone i connotati di esoticit; nella traduzione russa il lettore si riconosce e percepisce il testo pi direttamente grazie a quegli elementi culturali che sono propri della sua terra. Naturalmente la prima versione pi prossima al testo di Carroll rispetto alla seconda, ossia Alice rimane la stessa ragazzina immaginata dallautore con tutte le sue caratteristiche e abitudini. Si pu concludere dicendo che la traduzione italiana opta per un maggior rispetto delloriginale a scapito del ricevente, mentre Nabokov sceglie di agevolare il lettore perdendo lalone inglese della storia. Si noti che si tratta di un testo scritto originariamente per bambini, e quindi Nabokov lo ambienta in un contesto pi accessibile al lettore infantile.

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Lasorsa C., Jampolskaja A., op. cit., p. 21.

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