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Michele Ansani Sulledizione digitale di fonti documentarie1 [Edito a stampa in Medioevo in rete tra ricerca e didattica, a cura di Roberto

Greci, Bologna 2002, pp. 35-46. Michele Ansani. Distribuito in formato digitale da Itinerari Medievali]

1. Vi un punto sul quale ragionevole unimmediata chiarezza: lassunzione di strumenti digitali (il computer, la rete, nuove modalit di editing, i linguaggi di markup, la scrittura ipertestuale, innumerevoli pacchetti software) nellequipaggiamento quotidiano del medievista al lavoro sulle fonti non equivale affatto alla messa in liquidazione del metodo (o dei metodi) della ricerca, soprattutto quando essa finalizzata alledizione di corpora documentari pi o meno omogenei e rilevanti sul piano quantitativo. Sembra ragionevole affermare, infatti, che se allorizzonte dello studioso-editore appaiono gi ora nuove (e innovative, e per certi aspetti potenzialmente pi efficaci) soluzioni editoriali, ben lungi dallessere messo in gioco il tradizionale (ove per tradizione sintende naturalmente una linea di saperi, pratiche, comportamenti che si progressivamente affinata nel corso dei secoli) bagaglio metodologico, lo strumentario intellettuale, la sensibilit che vanno dispiegati quando di fronte a un documento (anche il pi apparentemente innocuo sul piano critico-diplomatistico) ci si pone con lintenzione di renderlo accessibile, mediante ledizione, alla comunit degli interpreti2. Daltra parte, v forse
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Si d per scontato che il lettore di queste pagine possegga conoscenze minime intorno ai linguaggi di markup (SGML, HTML, XML) e alla cosiddetta teoria della codifica. In caso contrario, si consiglia di integrarne la lettura con quella (perlomeno) di G. G IGLIOZZI, Il testo e il computer. Manuale di informatica per gli studi letterari, Milano 1997. Si veda anche, in generale, Computing in Humanities Education. A European Perspective, edited by K. DE SMEDT - H. GARDINER - E. ORE T. ORLANDI - H. SHORT - J. SOUILLOT W. VAUGHAN, Bergen 1999, disponibile online al seguente indirizzo: <http://www.hd.uib.no/AcoHum/book/>, soprattutto i capp. 2 (European studies on formal methods in the humanities) e 3 (European studies on textual scholarship and humanities computjng). Per il tema qui sviluppato, alcune (sotto certi aspetti gi superate) riflessioni in M. ANSANI, Diplomatica (e dplomatsti) nellarena digitale, in Scrineum. Saggi e materiali on line di Scienze del documento e del libro medievali, 1, 1999, <URL: http://dobc.unipv.it/scrineum/ansani.htm> comparso anche, in versione ridotta, su Archivio Storico Italiano, CLVIII, 2000, n. 584 (disp. II), pp. 349-379. 2 A. BARTOLI LANGELI, Ledizione dei testi documentari. Riflessioni sulla filologia diplomatica, in Ledizione di testi mediolatini. Problemi metodi prospettive (testi della VIII settimana residenziale di studi medievali, Carini, 24-28 ottobre 1988), Palermo, Officina di studi medievali, 1993 (Scrinium. Quaderni ed estratti di Schede medievali, 15 = Schede medievali, 20-21, 1991), pp. 116-131, alle pp. 127 e ss.

oggi una maggiore disponibilit generica se non generale nei confronti dellinformatica e delle sue applicazioni in campo umanistico; e sempre meno inutile, rispetto a quanto non si ritenesse un quarto di secolo addietro, potr apparire un suo consapevole impiego anche a supporto delle pratiche di edizione documentaria; meno inutile, sintende, di quanto non ritenesse Alessandro Pratesi in un seminario romano del 19743. Meno inutile, ma certo non decisivo; e daltra parte lo rimarcava Robert-Henri Bautier nella medesima circostanza le mirabolanti prestazioni del calcolatore difficilmente potranno mai surrogare il controllo e lesperienza del materiale di lavoro che solo un apposito addestramento e un lungo tirocinio garantisce allo studioso4. La prestazione che conta sar sempre garantita dallesperto medievista; la sua capacit di interloquire con gli specialisti delle tecnologie digitali, o la sua scaltrezza e flessibilit e tendenziale autonomia nella scelta di soluzioni informatiche adeguate non potranno che consolidare il baricentro della riflessione: il digitale andr comunque pensato in funzione dei testi, e non i testi in funzione del digitale. 2. Sebbene le definizioni non siano sempre chiare e coincidenti, e sebbene le realizzazioni (o le sperimentazioni) esibiscano una notevole variet di impianto e di soluzioni (oltrech di obiettivi), certo che fra le parolechiave pi attuali nellambito della formulazione di progetti di ricerca o dellallestimento di servizi in ambito latamente umanistico goda di una particolare preminenza la nozione di digitalizzazione. Biblioteche digitali, archivi digitali, musei digitali; dove digitale pu essere, di volta in volta, sinonimo di virtuale, iper-mediale, multi-mediale e viceversa5. A che cosa ci si riferisca, occorrer precisare di volta in volta. E uguali distinzioni necessario operare, per una meno folta platea di potenziali utenti, allorquando si discorre di edizioni digitali6.
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A. PRATESI, Limiti e difficolt delluso dellinformatica per lo studio della forma diplomatica e giuridica dei documenti medievali, in Informatique et Histoire Mdivale. Communications et dbats de la Table Ronde CNRS, organise par lcole franaise de Rome et lInstitut dHistoire Mdivale de lUniversit de Pise (Rome, 20-22 mai 1975), presents par L. Fossier, A. Vauchez, C. Violante, Roma, cole franaise de Rome, 1977, pp. 187-190. 4 R.-H. BAUTIER, Les demandes des historiens linformatique: la forme diplomatique et le contenu juridique des actes, in Informatique et Histoire Mdivale, cit., pp. 179-186. 5 Confusione terminologica e lessico fluttuante sono rilevati da R. RIDI, Gli incerti confini delleditoria digitale, in La fabbrica del libro. Bollettino di storia delleditoria in Italia, VI, 2000, n. 2, p. 2-6; disponibile online in ESB Forum, al seguente URL: <http://www.burioni.it/forum/ridi-confini.htm>. 6 evidente come, nelle sperimentazioni condotte da singoli studiosi o di istituzioni, risultino ibridati e integrati certi prodotti tradizionalmente ancorati a specifiche attivit disciplinari o di servizio; ne sortiscono oggetti inediti, nella loro virtualit, che Zorzi propone di saldare riprendendo Genet nella nozione di metafonti, da sviluppare proprio in riferimento agli archivi consultabili on line, vale a dire a quella nuova tipologia di documentazione immateriale che viene crescendo tra le mani degli storici che alla

Vediamo dunque, in una rapida rassegna, quali sono le tendenze pi significative7. Lesperienza certo pi nota costituita da quei volumi dei Monumenta Germaniae Historica che la prestigiosa istituzione ha, negli scorsi anni, deciso di digitalizzare e di commercializzare su dischi ottici (CD-ROM), inaugurando il catalogo degli elektronische-MGH8. Nessun approdo telematico, nessun libero accesso ai testi da terminali connessi allInternet; scelta degli stessi su base antologica; qualche funzionalit automatica di ricerca garantita dal software installato sui dischi. Siamo qui di fronte, semplicemente, a un processo di riproduzione, su supporto diverso, di materiali scientificamente elaborati secondo i parametri di una grande scuola, solo rimessi in circolazione abbinati a strumenti di ricerca automatica e allapposito software. Un discorso identico pu essere fatto per lannunciata prima release dei Registres et lettres des papes del XIII e del XIV secolo, la cui riproduzione elettronica commercializzata da Brepols (cos come quella degli MGH cui si accennava) ricade sotto legida scientifica, oltre che dellcole Franaise, dellInstitut de Recherche et dHistoire des Textes, e riguarda i registri di tre pontificati (Giovanni XXII, Benedetto XII e Urbano V), per complessive 12.000.000 parole9.
riproduzione in formato immagine dei documenti accompagna trascrizioni o edizioni critiche, strumenti informativi (regesti, descrizioni e inventari archivistici, etc.), banche dati, bibliografie, saggi e altri materiali miscellanei, come anche strumenti di ricerca sempre pi affinati (motori, e softwares dedicati) (A. ZORZI, Documenti, archivi digitali, metafonti, in Archivi e computer 3, 2000, pp.274-29l, disponibile anche in rete al seguente URL: <http://www.archiviodistato.firenze.it/atti_map/zorzi.htm>. 7 Non mancano siti in cui risorse e iniziative risultino repertoriate: mi limito a segnalare le pagine di Mnestrel (Mdivistes sur linterNet / Sources, Travaux, Rfrences EnLigne), iniziativa varata nel 1998 dallquipe della rivista Le Mdiviste et lOrdinateur, collegatasi poi ad altri centri e istituzioni, destinate a raggruppare edizioni e riproduzioni on line di testi documentari: URL <http://www.ccr.jussieu.fr/urfist/menestrel/meddiplo.htm>, e la sotto-sezione Historische Hilfiwissenschaften Diplomatik cui si accede dalla sezione Historjschen Hilfiwissenscbaften / Historischen Grundwissenschaften della Virtual Library Geschichte, curata da vari medievisti tedeschi <URL: http://www.vl-ghw.uni-muenchen.de diplomatik.html>. 8 Si veda lapposita pagina nel sito aperto dagli MGH: <http://www.mgh.de/emgh/>. 9 Altri casi analoghi si potrebbero citare: per esempio, quel Thesaurus Diplomaticus (Brepols 1994) che incorpora la Table Chronologique des Chartes et Dipkmes imprims concernant lbistoire de la Belgique, monumentale opera curata da Wauters sulla documentazione relativa al Belgio anteriore al 1350 , la cui responsabilit editoriale fu ricoperta dalla Commission Royale dHistoire e dal Comit national du dictionnaire du Latin mdival - Cetedoc (Lovanio); cf. G. DECLERQ - P. DEMONTY - K. NAESSENS - G. TRIFIN, Linformatisation de la Table chronologique dA. Wauters. Mthodologie du nouveu rpertoire des documents diplamatique belges antrieurs 1200, in Buletin de la Commission Royale dHistoire, 153, 1987, pp. 223-302. O, di recente, ledizione elettronica de Gli atti del Comune di Milano nei secoli XII e XIII, a cura di C. MANARESI M.F. BARONI - R. PERELLI CIPPO, Milano 2000, convertita in formato PDF e distribuita su due dischi dallUniversit degli Studi di Milano, con lobiettivo di offrire, accanto alledizione a stampa una consultazione pi rapida e funzionale.

Prodotti di natura non dissimile sono stati affidati allInternet; la principale differenza identificabile nellincompletezza delle sillogi, in una sorta di provvisoriet aperta a ulteriori sviluppi sia con rispetto alle tecnologie impiegate, sia per quanto riguarda il formato adottato. Indubbiamente, lutilizzo di materiali gi editi a stampa rientra soprattutto in unottica di collaudo di tecnologie e formati, in un ambito piuttosto di informatica applicata che di ricerca storico-documentaria sostenuta dallinformatica. Per frsi unidea di queste tendenze e delle difformi fisionomie che configurano, si vedano il Codex Dip lo maticus Saxoniae Regiae10, il Diplomatarium Norvegicum11, ma anche il Codice Diplomatico Istriano12. Naturalmente, riteniamo tutte queste tipologie di elaborazione digitale di testi documentari scarsamente significative in una dimensione strettamente disciplinare; a rigor di logica, una versione digitale o elettronica di raccolte documentarie ben note e ampiamente circolate a stampa, di omogenee collezioni cui sono destinati interi palchetti delle sale di consultazione nelle grandi biblioteche o in biblioteche specializzate, potrebbe rientrare in quella categoria di oggetti assumibili come componenti di una biblioteca o di un archivio digitale. Altro ancora il discorso relativo alla digitalizzazione degli archivi o di fondi darchivio. Pur nelle diverse strategie informatiche adottate, lipotesi attorno cui si sono mosse e investite ingenti risorse in ambito archivistico affianca, alla riproduzione di fonti manoscritte, quella degli strumenti (antichi inventari, regesti e cos via) che si sono storicamente cumulati nelle sedi di deposito mediante il lavorio di generazioni di archivisti13. Alcune esperienze illustri sono state sviluppate proprio in Italia: a Firenze, dove alla digitalizzazione del Mediceo avanti il Principato14 si
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Si parta da <http://www.tu-dresden.de/isgv/Codex/Homepage.htm>. Il progetto stato avviato dallInstitut fr Schsische Geschichte und Volkskunde di Dresda. Nellintroduzione alla versione internet del Codex si specifica (correttamente) come non delledizione dei testi si tratti, bens dellacquisizione in formato digitale del materiale a stampa e della sua elaborazione mediante un software commerciale <URL: http://141.30.44.214/ Codex/hilfe.htm>. 11 Diplomatarium Norvegicum. Dokumentasjonsprosjektet: Middelaldermateriale: <http://www.dokpro.uio.no/diplom_field_eng.html>. Con questo data-base interrogabile in linea possibile operare ricerche sui volumi I-XXI delledizione a stampa (22 volumi pubblicati fra il 1840 e il 1972) del Diplomatarium. 12 Il sito (non pi aggiornato dal 1997), a cura di F. Colombo, consultabile al seguente URL: <http://dschsun3.univ.trieste.it/rsg/cdi.htm1>. 13 Si vedano, al riguardo, le riflessioni di F. VALACCHI, I siti web come strumenti per la ricerca archivistica, in Archivio Storico Italiano on line, 2002, allURL <http://www.storia.unifi.it/asidspt/ASI/Testi_online/valacchi,htm>. 14 Descrizione del progetto in F. KLEIN, Una fonte documentaria on line: il fondo Mediceo avanti il principato, relazione presentata al convegno di studi I Medici in rete: ricerca e Progettualit scientifica a proposito dellarchivio Mediceo avanti il Principato, Firenze,

aggiunta ed quasi a compimento quella del Diplomatico15, e a Lucca, dove pure lArchivio di Stato ha messo in cantiere lacquisizione digitale del fondo pergamenaceo. Con ciascuna di queste imprese avremo a disposizione un archivio digitale di dati e immagini. Ancor meno ovviamente, in questo caso, avr senso parlare d edizione digitale, sebbene la fonte il supporto che contiene il testo o quei testi e che insieme ad esso o a essi diplomatisticamente viene definito documento risulti (virtualmente) attingibile liberamente e telematicamente insieme al corredo di strumenti, indici, repertori cui si accennava. 3. Se digitale dunque attributo che si presta di frequente alla banalizzazione o allequivoco quando accompagnato a un sostantivo semanticamente forte (archivio, biblioteca), se da ci che o viene considerato archivio o biblioteca digitale non pu tuttora sortire una tassonomia convincente, tanto meno nitida e priva di ambiguit ci pare la nozione di edizione digitale. Si iniziato a parlare, nel mondo tedesco, di Digitale Editionwissenschaft16, ma con scarsa eco da questa parte delle Alpi e tra gli addetti ai lavori di antiche osservanze. Ma cosa , in fondo, unedizione digitale? Pu esistere davvero una via alledizione critica di fonti documentarie che esibisca la propria specificit nel digitale? Ci si pu davvero aspettare, in questambito, un contributo di innovazione decisivo, tale da ritenere che in un futuro prossimo o remoto gli standard metodologici bene o male condivisi dalla comunit scientifica attiva nello studio e nelledizione di cartari, diplomi, registri, archivi mutino in standard organizzati intorno al trattamento digitale? E di quali elementi potrebbe consistere questo standard destinato alla condivisione? Occorre sgombrare il discorso da ogni possibile elemento di confusione. Le series degli MGH sottoposte a conversione elettronica non vanno considerate alla stregua di edizioni digitali, a meno che edizione non sia inteso qui come sinonimo di pubblicazione. Lo stesso discorso naturalmente vale per le Lettres des papes; e, a maggior ragione, per quanto riguarda le Anglo-Saxon Charters on the Web, dove i pochi testi (edizioni provvisorie, per lo pi) consultabili rappresentano una parte pressoch
Archivio di Stato, 18-19 settembre 2000: gli atti sono in linea al seguente URL: <http://www.archiviodistato.firenze.it/atti_map/>. Per consultare larchivio digitale, si parta da <http://www.archiviodistato.firenze.it/Map/>. 15 Cf. F. KLEIN, Il progetto DiplomaticodellArchivio di Stato di Firenze: un archivio digitale di dati e immagini in costruzione, in Reti medievali. Iniziative on line per gli studi medievistici, URI <http://www.storia.unifi.it/_RM/rivista/mater/Klein.htm>. 16 Si parta, per una ricognizione biblio- e webliografica, da Virtual Library Geschichte - Sektion: (Digitale) Editionstechnik <URL: http://www.uni-koeln.de/~ahz26/v1/editech. htm>, curata da Patrick SAHLE; dello stesso SAHLE, cf. Digitale Edition (Historischer Quellen) - einige Thesen (Juli 1997), al seguente URL: <http://www.unikoeln.de/~ahz26/da- teien/thesen.htm>.

irrilevante delliniziativa, che sembra mirata a costituire soprattutto (sebbene non esclusivamente) uno strumento di lavoro per lquipe di ricerca17. In questo caso, i testi messi in rete sono in semplice formato HTML, e non mostrano perci alcuna caratteristica di sofisticata elaborazione. Lesito finale della ricerca , ancora, ledizione cartacea, la cui consultazione verr integrata con quella dei materiali confluiti nel sito. A tuttoggi, lunico serio tentativo di dar vita a un modello di edizione digitale (nel senso di iniziativa editoriale originale e autonoma, pensata esclusivamente nel suo formato elettronico e non costituente se non in minima parte una duplicazione di precedenti collezioni di fonti), fondata sulla prescrizione di procedure automatizzate, che integra livelli diversi di trattamento elettronico del materiale testuale con la produzione di fac-simili digitali e modalit avanzate di information retrieval, rappresentato dalle Fontes Civitatis Ratisponensis (FCR)18. La graduale realizzazione del progetto, di cui sono scientificamente responsabili Ingo H. Kropa! e Heinrich Wanderwitz, avviene a cura del team organizzato intorno al Forschungsprojects Integrierte Computergestutzte Edition (ICE)19, operativo sin dai primi anni 90. Non importa, qui, descrivere nel dettaglio gli aspetti specifici e innovativi delliniziativa; baster intanto ricordare come oggetto delledizione digitale sia la documentazione prodotta della Reichstadt di Regensburg nel medioevo, e come liniziativa si connoti per una forte interdisciplinariet, implicando la partecipazione a livello operativo di storici, archivisti, informatici. FCR costituisce, in sostanza, un complesso sistema informativo basato su Kleo20, e ha comportato la messa a punto di un interfaccia per il web21.
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Cf. Anglo-Saxon Charters on the World Wide Web. A website maintained on behalf of the British Academy - Royal Historical Society. Joint Committee on Anglo-Saxon Charters on a server at Trinity College, Cambridge, UK: URL: <http://www.trin.cam. ac.uk/chartwww/>. 18 Fontes Civitatis Ratisponensis. Geschichtsquellen der Reischsstadt Regensburg *0NLINE*, hgs. I. H. KROPA" H. WANDERWITZ, accessibile al seguente URL: <http://www.fhg.kfunigraz.ac.at/fcr/>. 19 Cf. I. H. KROPA", Ad Fontes oder: Von Wesen und Bedeutung der Integrierten Computergesttzen Edition, in H. Ebner - H. Haselsteiner - I. Wiesflecker-Friedhuber (Hg.), Geschichtsforschung in Graz. Festschrift zum 125-Jahr-Jubilum des Instituts fr Geschichte der Karl-Franzens-Unjversjtat Graz, Graz 1990, pp. 465-482; cf. anche S. BOTZEM - I. KROPAC, Integrated Computer Supported Editing. Approches and Strategies, in Historical Social Research, 16/4, 1991, pp. 106-115. La documentazione del progetto consultabile online a partire dal seguente URL: <http://www-fhg.kfunigraz.ac.at/ice/>. 20 Cf. M. THALLER, The Historical Workstation Project, in J. SMETS (ed.), Histoire et Infrmatique. Actes du V Congrs History and Computing, 4-7 Septembre 1990, Montpellier, Montpellier 1992; ID., Kleio. A database system, Max-Planck Institut fr Geschichte, St. Katharinen 1993. 21 Cf. il paper di H. KURSHEL, Sources and Knowledge the FCR Core System: <URL: http://www-fhg.kfunigraz.ac.at/fcr/public/glasgow/kurschel.htm>, presentato alla XII International Conference of the Association for History and Computing: The Dissemitiation of Knowledge, Glasgow June 30 - July 3, 1997. bene tuttavia segnalare

Per quanto occorra affermare come si tratti di unesperienza decisamente innovativa e originale, non si pu evitare di sottolinearne alcune carenze di fondo, cos riassumibili. Il limite principale sembra consistere proprio nelladozione di Kleo, il che significa limpiego di procedure standardizzate ma specifiche di quel software; la codifica dei dati secondo un criterio di neutralit, programmaticamente in grado di soddisfare molteplici esigenze disciplinari, in realt limitata a fenomeni rilevanti sul piano paleografico e ortografico. Soprattutto, lo standard di codifica incompatibile con la sintassi SGML o derivata da SGML, e con le applicazioni che si stanno ormai imponendo nella prassi di elaborazione digitale di materiali testuali. Caratteristiche che fanno di Kleo (e di FCR) un modello difficilmente esportabile o imitabile22. 4. Lesempio delle FCR, e dellelaborazione teorica abbinata a sviluppo di tecnologie denominata Integrierte Computergesttzte Edition, mostra come sia forte la tendenza a spostare il baricentro della ricerca sullinformation technology, lasciando abbastanza sguarnito (o dato eccessivamente per scontato) il fronte di quella storico-documentaria. Il materiale consultabile e interrogabile sullInternet non sembra da valutare nel senso di un salto di qualit, dal punto di vista delle funzionalit delledizione e degli strumenti di controllo e di interrogazione dei testi. certamente vero che lobiettivo di una maggiore trasparenza delle procedure anche di talune definibili come critiche, a livello di trascrizione pare raggiunto. Ma pu essere questo lunico, o il principale punto di svolta, tale da giustificare lassunzione del digitale e della connessa application of formai methods combining rulebased automata procedures with the application of an editors special knowledge come ragione e fondamento di un nuovo metodo di edizione critica o filologica?23 Quasi che a uninterdisciplinariet organizzata intorno alla sintesi digitale (ci che si realizza nel contempo un sistema esperto e un archivio virtuale di fonti originali rese disponibili per ogni

che on me sono accessibili e consultabili solo delle versioni dimostrative; lopera circola soprattutto su CD-ROM, e ci pare in contraddizione con quanto affermato dallo stesso KROPAC, Electronical Documentation vs. Scholarly Editing?, relazione presentata al convegno Cit.: URL <http://www-fhg.kfunigraz.ac.at/fcr/public/glasgow/kropac.htm>. 22 Cf. le osservazioni di R. MINUTI, Internet e il mestiere di storico. Riflessioni sulle incertezze di una mutazione, disponibile su Cromohs, 6, 2001: 1-75 <URL: http://www.cromohs.unifi.it/6_2001/rminuti.html>, 29-30 (ora anche a stampa, in lingua francese: R. MINUTI, Internet et le metier dhistorien. Rflexions sur les incertitudes dune mutation, Collection critures lectroniques, PUF, Paris 2002). 23 Cf. Computing in Humanities Education cit. alla nota 1.

tipo di analisi) debbano cedere il passo le singole tradizioni disciplinari, destinate a mutare identit e statuto24. Altre e forse pi accessibili tecnologie possono consentire di esplorare soluzioni effettivamente migliorative, nellambito di pratiche di ricerca ancorate alla tradizione ma aperte alle suggestioni dellinformatica. Certamente, una edizione digitale potr diversificarsi nei confronti di una edizione a stampa, potr non essere mimetica di quella, dovr anzi connotarsi per una certa irriproducibilit nella forma tradizionale. E allora due sembrano gli snodi attraverso cui una pur modesta innovazione potr affermarsi e diffondersi sino a divenire pratica corrente per cultori della scienza del documento impegnati in iniziative editoriali: la moltiplicazione dei percorsi daccesso alle fonti, e una codifica delle informazioni testuali pi mirata, non neutrale ma ritagliata sulle specificit delle strutture documentarie e delle metodologie analitiche proprie della tradizione disciplinare. Difatti, solo le esigenze analitiche della ricerca possono fornire, oltre alle motivazioni euristiche, i criteri di adeguatezza per uneventuale rappresentazione digitale del testo. Ledizione digitale si giustifica pienamente solo se pu fornire soluzioni a problemi difficilmente affrontabili in modo diverso25. 5. Rinuncer a svolgere compiutamente il primo dei due punti. Chiaramente, moltiplicare i percorsi daccesso alle fonti significa anzitutto dare vita a unarchitettura ipertestuale tanto pi complessa quanto pi ampio sar lo spettro dei testi e degli strumenti di corredo messi a disposizione26. Pi
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Cf. K. UHDE, Urkunden im Internet Neue Prsentationsformen alter Archivalien, in Archiv fr Diplomatik, 45, 1999, pp. 441-464; trad. it. Documenti in Internet. Forme di presentazione nuove dantichi documenti darchivio, a cura di A. Ghignoli, in Scrineum 2, 2000, URL <http://scrineum.unipv.it/kuhde.htm>. Osservazioni critiche su questa deriva in M. ANSANI, La tradizione disciplinare fra innovazione e nemesi digitale, relazione-quadro della sezione La documentazione presentata al I workshop nazionale di studi medievali e cultura digitale, Medium-evo. Gli studi medievali e il mutamento digitale, Firenze, 21-22 giugno 2001; gli atti sono in corso di pubblicazione sul web-site del workshop: URL <http://www.sroria.unifi.it/_PIM/Medium-Evo/>. 25 D. BUZZETTI, Ambiguit diacritica e markup. Note sulledizione critica digitale, in Soluzioni informatiche e telematiche per la filologia, Seminario di studi, Pavia, 30-31 marzo 2000, disponibile partendo dallURL <http://dobc.unipv.it/dipslamm/pubtel/Atti2000/ dino_buzzetti.htm>. Cf. anche ID., Rappresentazione digitale e modello del testo, in Il ruolo del modello nella scienza e nel sapere (Roma, 27-28 ottobre 1998), Contributi del Centro Linceo Interdisciplinare Beniamino Segre, n. 100, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1999, pp. 127-161. 26 Si pu utilmente verificare, al riguardo, larchitettura del Codice Diplomatico Bresciano (secoli VII-XII) <URL: http://scrineum.unipv.it/CDB/cdbhome.htm>, progetto Sperimentale avviato nel 1999 e confluito poi nel Codice Diplomatico digitale della Lombardia medievale (secoli VIII-XII), entrambi a cura di Michele Ansani: URL <http://scrineum.unipvit/CDLweb/indexhtm>

delicato e complesso un discorso sulla codifica, poich inevitabilmente finiscono per convergervi diversi livelli: quello della modellizzazione del testo, quello dellindicizzazione e della ricerca automatica, quello della presentazione su web dei documenti. Chiaramente, sul piano diplomatistico la teoria della codifica non impone un ripensamento circa loggetto danalisi, studio, edizione. Anzi, lapplicazione di progressive e comunicanti griglie di marcatura del testo documentario si ricordi, oltretutto, che col termine testo gli specialisti definiscono una precisa porzione della scrittura documentaria classicamente intesa potrebbe essere unoperazione del tutto indolore; a patto, naturalmente, che esse siano limitate a definire le meta-informazioni con riferimento alle partizioni formali e strutturali del documento pi comuni, e a reinglobarvi quelle relative alle funzioni personali giuridico-documentarie, nonch evidentemente a stabilire criteri uniformi per la normalizzazione dei nomi di persona, di luogo, delle istituzioni. Una griglia di questo genere potrebbe essere definita neutra, in quanto applicabile senza che sia prescritta una gerarchia ineludibile e perfetta di forme e funzioni a tutti i documenti; ma neutra non , poich non farebbe che convertire e tradurre secondo una sintassi standardizzata (SGML/XML) le categorie analitiche messe a punto dalla tradizione disciplinare. Assai meno indolore, difatti, risulterebbe ladozione di una tabella (una DTD) come quella TEI27, ancorata sostanzialmente pur con le numerose estensioni che ne consentono limpiego per descrivere diversi genera di oggetti manoscritti e testuali28 ai testi letterari. Di difficile realizzazione, al momento, parrebbe anche lipotesi di dar vita a uniniziativa analoga, internazionalmente coordinata e progettata, capace di mettere a disposizione uno standard ampio, utilizzando come necessario punto di partenza il Vocabulaire de la Diplomatique29. Daltra parte, per quanto ovviamente la condivisione degli strumenti operativi sia un obiettivo auspicabile per la comunit scientifica internazionale e interconnessa degli studiosi che si riferiscono a una disciplina e a una tradizione di saperi e di metodologie, occorre anche tenere
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Informazioni esaurienti sul web-site ufficiale della TEI, allURL <http://www.teic.org/>. Ma si veda, soprattutto, L. BURNARD - SPERBERG-MCQUEEN (eds.), TEI Lite: An Introduction to Text Encoding for Interchange, <http://www-tei.uic.edu/orgs/tei/intros/ teiu5.tei>, trad. it.: TEl Lite: introduzione alla codifica dei testi, URL <http://crilet.let.uniroma1.it/sgml/teilite.htm>. 28 Cf. per esempio R. GARTNER and L. BURNARD, A TEI extension for the description of medieval manuscripts, e N. FINKE, TEI Extensions for Legal Text, relazioni presentate alla Text Encoding Initiative Tenth Anniversary User Conference, November 14-16, 1997, Brown University Providence; gli abstracts sono disponibili on line partendo dal seguente URL: <http://www.stg.brown.edu/conferences/tei10/abstracts.html>. 29 Commission Internationale de Diplomatique. Comit International des Sciences Historiques, Vocabulaire International de la Diplomatique, ed. Ma MILAGROS CRCEL ORT, Valncia 1994. Si vedano al riguardo le riflessioni di ANSANI, Diplomatica (e diplomatisti), cit. alla nota 1, pp. 350-352 della versione a stampa.

conto delle differenze e delle discontinuit (temporali, territoriali, funzionali) che loggetto della manipolazione digitale (le scritture documentane, nel nostro caso) esibisce; e non sempre il ricorso a ununica DTD, a ununica griglia (per quanto ampia ed esaustiva), a ununica tabella di marcatori pu rivelarsi scelta efficace e premiante. Si pu viceversa immaginare che, sulla base di una sintassi comune, i modelli di codifica si diversifichino finendo per coincidere con esperienze e modelli documentari storicamente e territorialmente definiti e che, di volta in volta, costituiscono il fulcro dellindagine e dellattivit di edizione. Importante non cadere nella trappola della descrizione e ri-codifica di tutti i dati che il documento tramanda: il rischio delle ridondanze e della sovra-codifica (o iper-codifica) andrebbe evitato, in quanto pare illusorio pretendere che la codifica digitale metta a disposizione materiali trattati in modo da fornire seguendo evidentemente percorsi di interrogazione pre-orientati risposte per ogni possibile interesse di ricerca30. 6. Detto ci, rimane sempre aperta una questione di fondo. In che modo unedizione digitale seriamente condotta nel senso che ai procedimenti intellettuali tradizionali abbini luso consapevole degli strumenti digitali di un testo, o di un corpus di documenti, pu migliorare il contesto di una ricerca che si avvalga di quelle scritture, o che sia mirata piuttosto a ricostruire le condizioni, la prassi giuridica e istituzionale di cui quelle scritture costituivano un riflesso? Riprendiamo ancora laffermazione di Buzzetti riportata sopra: Ledizione digitale si giustifica pienamente solo se pu fornire soluzioni a problemi difficilmente affrontabili in modo diverso. In effetti, sappiamo che per le fonti darchivio, per la documentazione notarile o di cancelleria, non v quasi mai necessit di dar conto di una tradizione complessa o tanto meno fluida (salvo casi davvero eccezionali, il testo riprodotto in copia conforme alloriginale); il documento il testo , in sostanza, da considerare un unicum31. E raramente, per un diplomatista, le varianti ortografiche e linguistiche esibite da copie tarde rispetto alloriginale (bench segnalate in appositi apparati di note) costituiscono materiale di riflessione particolarmente significativo; al contrario, naturalmente, di inserzioni o modifiche del dettato intervenute in redazioni successive del testo (anche quandesso fosse autenticato), che naturalmente rendono la scrittura sospetta dessere falsificata. Ma un discorso puramente teorico: difficilmente si sono conservati insieme loriginale genuino e la copia falsificata. Lo spazio dilatato delledizione digitale, quando occupato dalla trascrizione critica di due o pi testimoni
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Alcune osservazioni in M. ANSANI, Un passaggio complicato: ledizione di,fonti storiche in rete, in il documento immateriale. La ricerca storica ai tempi dei Web, a cura di Guido Abbattista e Andrea Zorzi (= Lindice dei libri del mese, maggio 2000; Dossier n. 4), disponibile on line al seguente URI: <http://lastoria.unipv.it/dossier/ansani.htm> 31 Cf. BARTOLI LANGELI, Ledizione dei testi documentari, cit. alla nota 2.

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dello stesso testo, pu senzaltro risolvere problemi tipografici e di impaginazione del materiale; ma la manipolazione elettronica e la moltiplicazione dei testi tanti testi quanti ne sono storicamente esistiti o sopravvissuti non offrono alcun supporto rilevante e decisivo allecdotica e al metodo dedizione (semplicemente, mettono a frutto una tecnologia diversa rispetto a quella tradizionale). Non sono che esempi. Fondamentalmente si dovr porre un problema di economia delledizione digitale. Non tanto nel senso di abbattimento dei costi di stampa (da ridislocare alla voce attivit di ricerca); piuttosto nel senso di una progettualit che per risultare efficace non sia limitata a questo o a quel fondo darchivio, a questo o a quel singolo registro o cartulario o libro. Perch risultino rilevanti e auspicabili oltrech economiche iniziative di edizione elettronica di poniamo singoli protocolli notarili, o di un liber iurium, o di sillogi documentarie di scarsa entit, occorre che esse entrino a far parte di una rete, di un sistema informativo che consenta un dialogo fra oggetti resi discretamente omogenei grazie alla codifica oggetti dunque manipolati adottando standard compatibili e aperti. Occorre in sostanza riformulare nel contesto delle nuove tecnologie un principio tipico della rivoluzione documentaria abbinata alla rivoluzione informatica: significativa la massa dei dati che pu essere elaborata e controllata dalla macchina, e immessa nel circuito telematico in forma di corpus di testi editi e completi di propri strumenti di consultazione. Prodotti autonomi, dunque, edizioni integrate e disponibili a ulteriori incrementi. Questo potr marcare la differenza con la tradizione, in un certo senso rivitalizzandola.

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