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Cultura

Le guerre del pallone


Il fondamentalismo islamico ha gettato la sua ombra sui mondiali sudafricani. Ma il football, da Mussolini a Lukashenko, da lungo tempo uno strumento di propaganda interna, diplomazia internazionale e catalizzatore di dissenso e crisi politiche
Lo sport scrisse George Orwell, una guerra senza spari
di Paolo Sidoni

l messaggio inequivocabile: Che sorpresa sar quando in un incontro tra Stati Uniti e Inghilterra, trasmesso in diretta, si sentir in uno stadio pieno di spettatori il rumore di unesplosione. Apparsa su un sito jihadista e rilanciata dalla Cbs, la minaccia ha fatto perdere il sonno agli organizzatori dei Mondiali di calcio sudafricani, che proprio da questo evento si aspettavano un rilancio del Paese, arrovellato da mille tensioni e problemi. Il preludio alla massima competizione calcistica era gi stato funestato dagli incontri di qualificazione dellanno scorso tra Egitto e Algeria. I violenti scontri scoppiati tra le opposte tifoserie si propagarono in un batter docchio attraversando il Mediterraneo per giungere alle bainlieu parigine, teatri di lotte intraetniche suscitate dal calcio. Quando un gioco coinvolge miliardi di persone, smette di essere semplicemente un gioco: la scintilla di guerre, sommosse e rivoluzioni; affascina e coinvolge non solo ogni sorta di disperati, ma anche capi di stato, dittatori e terroristi. Lanalogia orwelliana si rivela insomma inferiore alla realt, dove dal campo di gioco si pu finire su quello di battaglia, per passare dal calcio a un pallone al dito premuto sul grilletto dun fucile. Lesempio pi eclatante si verific durante i match di qualificazione ai Mondiali del 70, che opposero lHonduras allun68

dici di El Salvador. Nella partita di andata, la sconfitta a Tegucigalpa della squadra salvadoregna fu vissuta in maniera talmente parossistica dai suoi tifosi che una di essi, la diciottenne Amelia Bolanos, si tolse la vita sparandosi un colpo di pistola al cuore. Alla giovane, elevata al rango di martire ed eroina nazionale, vennero tributati solenni funerali di Stato. La tensione and incrementandosi via via sempre pi e, in pochi giorni, dai tafferugli si pass a quella che venne battezzata guerra del ftbol, con gli eserciti e le aviazioni dei due Paesi che si scontrarono in battaglia. Al costo di alcune migliaia di morti e solo grazie allintervento dellOrganizzazione degli Stati Americani, dopo 4 giorni si giunse finalmente al cessate il fuoco. Certo, lincontro calcistico fu solo la scintilla che fece esplodere una grave crisi che covava da parecchio tempo, quella dei numerosi contadini salvadoregni sconfinati da generazioni nellHonduras e qui insediatisi nei terreni incolti lungo i confini. Ma la guerra del ftbol non certo lunico esempio di come il gioco del calcio riesca a degradare fino allestremo generando emergenze e tensioni politiche. Di fronte allarena calcistica di Zagabria, si leva un gruppo statuario di soldati che porta liscrizione Ai tifosi di questa squadra, che hanno iniziato la guerra con la Serbia in questo stadio il 13 maggio 1990. Allesplodere dei nazionalismi locali nellex Jugoslavia, la par-

tita che si disput tra la Dinamo Zagabria e la Stella Rossa di Belgrado rimane in effetti uno dei momenti iconici nella guerra dei Balcani, dopo il quale le tifoserie indossarono le divise dellesercito e delle formazioni paramilitari. E furono parecchi, in quel conflitto, che combatterono e morirono con lAk47 imbracciato e lo stemma della squadra del cuore cucito sulla manica delluniforme. Per le emozioni che capace di suscitare, grazie allenorme sviluppo internazionale che ha conosciuto, il gioco del pallone rappresenta lo sport che pi dogni altro riesce a piegarsi alle esigenze della propaganda politica. Il primo a comprenderlo fu Mussolini. Il Mondiale disputato in Italia e vinto dagli Azzurri nel 34 procur al regime unindubbia risonanza internazionale, dando limpressione di un sistema politico efficace e dun Paese al suo interno ormai completamente pacificato. Sono i medesimi obiettivi di vetrina che ogni Paese ospitante la Coppa del Mondo si prefigge, compresa, con le debite differenze, lArgentina della giunta militare Videla con i suoi Mondiali del 78. La selezione italiana continu a vincere: la medaglia doro alle Olimpiadi di Berlino 36 e, ancora una volta, i Mondiali successivi che si tennero in Francia due anni pi tardi. A quel punto gli italiani credettero seriamente che il superuomo di stirpe italica vagheggiato dal regime fosse ormai opera in via di compimento. Il calcio costitu quindi un

elemento della massima importanza nella fabbrica del consenso mussoliniana, ma presentava anche alcuni effetti collaterali. In particolare il tifo, che acuiva in maniera esasperata i campanilismi locali, di certo non graditi al fascismo intento a compattare lo spirito nazionale. Era comunque convinzione diffusa negli anni Trenta limportanza che gli sport popolari assumevano per il controllo delle masse. Con estrema chiarezza, nei suoi diari, Joseph Goebbels scrisse che una sconfitta calcistica ha pi effetto sul morale della popolazione della presa di una citt sul fronte orientale. Anche altri dittatori cercarono di utilizzare, con esiti alterni, il football per la miglior gloria dei propri regimi. NellEstado Novo del portoghese Antonio de Olveira Salazar il football ebbe un ruolo di rilievo. La squadra del Benfica, divenuta negli anni 50 una stella di primo piano del calcio internazionale, venne scelta come simbolo vincente della dittatura. Ma non c colore politico che possa vantare lesclusiva nelluso di questo strumento. Anche lEst comunista non si fece sfuggire loccasione che il football poteva offrire a livello politico. Durante i giochi olimpici del 1952 lungherese Matyas Rakosy intim ai calciatori della sua nazionale di impegnarsi per segnare un gol contro limperialismo. A sua volta il guardiano del popolo albanese Enver Hoxha, a seguito dello strappo con Mosca causato del nuovo corso antistaAREA - Giugno 2010

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La Nazionale italiane vincitrice dei Mondiali del 1934, schierata di fronte al palco del Duce; a destra, dallalto, Nelson Mandela; i funerali di Stato per la ragazza suicida in Salvador; gli scontri fra tifosi egiziani e algerini che si diffusero poi nelle banlieu parigine

linista di Nikita Kruschov, si risolse a utilizzare il pallone per dimostrare a tutto il mondo la sua ortodossia, dando il via a una serie di amichevoli non solo con i Paesi comunisti revisionisti come la Cina, ma addirittura con quelli dellodiata area Nato. E neanche lultimo dittatore europeo, il bielorusso Aleksandr Lukashenko, riuscito resistere al fascino della tribuna calcistica da usare a mo di podio politico. Se oggi in Europa gli scontri calcistici hanno ormai cessato di accendere passioni violente che nella politica trovano le loro scaturigini, per lAfrica e il Medio Oriente rivestono invece unimportanza di rilievo. Non certo un caso che nel 1957, tra i punti sui quali venne decisa la costituzione della Confederation Africaine de Football, quello della lotta allapartheid avesse unenfasi particolare. O che lanno successivo una delegazione di algerini, che giocavano nel campionato francese, si rec presso il governo provvisorio di Tunisi per costituire una squadra che rappresentasse a livello internazionale le istanze indipendentiste
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dellAlgeria, ancora sotto il controllo coloniale di Parigi. Dal canto suo Gamal Abd el-Nasser, divenuto capo di governo, venne nel contempo nominato presidente onorario della squadra dellAl Ahly; cos come lOlp ritenne opportuno istituire la propria nazionale parecchio tempo prima di ottenere lattuale autonomia amministrativa. In fin dei conti un incontro internazionale significa spesso una copertura mediatica che nessun altro evento capace di ottenere. Il fatto che nellambito della Fifa siano rappresentati duecento e otto Paesi, sedici in pi dellOnu, la dice lunga Lidea che lo sport sia in grado di contribuire a edificare e consolidare unidentit nazionale molto meno illusoria di quanto, a prima vista, potrebbe apparire. La Dinamo Kiev per gli ucraini, il Barcellona per i catalani, lAtletico Bilbao per i baschi, oppure il Celtic per i cattolici irlandesi, hanno rappresentato il medesimo tipo di brama autonomista. Aspirazioni che sono valse tanto per i Paesi che furono interessati al processo di

decolonizzazione, quanto per le nuove entit nazionali emerse dal crollo dellUnione Sovietica. Pavel Katchatrian, segretario generale della Federazione Armena Calcio, dichiar nel 95 che nonostante quanto era successo, cio la perdita di tante case e di tante vite, gli uomini negli spogliatoi hanno la possibilit di essere un Paese. Lo sport possiede dunque una vocazione naturale in grado di trasfigurare una nazionale di calcio nella nazione stessa. Nelson Mandela ha sostenuto che: Il calcio una delle attivit pi unificanti che il suo Paese possieda. E non si tratta certo di una metafora. Saranno allora i prossimi Mondiali loccasione per il

Sud Africa di farsi notare nel panorama internazionale per quanto di positivo l esiste? O rappresenteranno una platea televisiva per pubblicizzare attraverso i satelliti la jihad globale presso miliardi di spettatori? In uno dei tanti video diffusi da Osama bin Laden, lo sceicco del terrore, ricorda una fantasia onirica che gli venne raccontato da un suo adepto: Ho visto in sogno che giocavamo a calcio contro gli americani. Quando la nostra squadra arrivava in campo, erano tutti piloti!. Piloti, ovviamente, suicidi. Quando si parla di calcio, insomma, sembra proprio che in gioco ci sia molto pi dun semplice pallone.
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