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FIRENZE

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Il ritorno della politica?
Uno sguardo sullItalia
vOL 2, N 3 2011
| S S N 2038 - 3150
Firenze University Press
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA
R I V I S TA I TA L I A NA DI S OC I OL OG I A
Il ritorno della politica?
Uno sguardo sullItalia
Registrato al Tribunale di Firenze
al n. 5771 in data 03/05/2010
ISSN 2038-3150
2011 Firenze University Press
Borgo Albizi 28
50121 Firenze
http://www.fupress.com/ journals@fupress.com
Printed in Italy
REDAZIONE
Gianfranco Bettin Lattes (direttore)
Lorenzo Grifone Baglioni
Carlo Colloca
Stella Milani (segretaria di redazione)
Andrea Pirni
Luca Ralnni
Anna Taglioli
Lorenzo Viviani (caporedattore)
COMITATO SCIENTIFICO
Antonio Alaminos, Universidad de Alicante
Luigi Bonanate, Universit di Torino
Marco Bontempi, Universit di Firenze
Enzo Campelli, Universit di Roma La Sapienza
Enrico Caniglia, Universit di Perugia
Luciano Cavalli, Universit di Firenze
Vincenzo Cicchelli, Universit de la Sorbonne - Paris Descartes
Vittorio Cotesta, Universit di Roma III
Gerard Delanty, University of Sussex
Antonio de Lillo, Universit di Milano-Bicocca
Klaus Eder, Humboldt Universitt, Berlin
Livia Garcia Faroldi, Universidad de Malaga
Roland Inglehart, University of Michigan
Laura Leonardi, Universit di Firenze
Mauro Magatti, Universit Cattolica di Milano
Stefano Monti Bragadin, Universit di Genova
Luigi Muzzetto, Universit di Pisa
Massimo Pendenza, Universit di Salerno
Ettore Recchi, Universit G. dAnnunzio di Chieti
Ambrogio Santambrogio, Universit di Perugia
Riccardo Scartezzini, Universit di Trento
Roberto Segatori, Universit di Perugia
Sandro Segre, Universit di Genova
Jos Flix Tezanos, Universidad Uned Madrid
Paolo Turi, Universit di Firenze
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA
R I V I S TA I TA L I A N A D I S OC I OL OG I A
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA, ISSN 2038-3150, vol. 2, n. 3, pp. 3-4, 2011
www.fupress.com/smp Firenze University Press
vol. 2, N. 3 2011
Il ritorno della politica? Uno sguardo sullItalia
a cura di Luca Rafni e Lorenzo Viviani
Indice
5 Editoriale
Gianfranco Bettin Lattes
19 Il buio oltre i partiti? Partecipazione dal basso e partecipazione
istituzionale ai tempi della politica reticolare
Lo.o Roffoi Lro 1i.iooi
53 LItalia compie 150 anni. E gli italiani?
Una riessione sul senso di appartenenza, sullidentit
e sullinsuperata asimmetria tra Italia e italiani.
Riccardo Giumelli
67 Il particulare italiano da Guicciardini a Baneld.
Tra lauto- e letero-riconoscimento
Pierluca Birindelli
95 Subculture politiche territoriali o geograa elettorale?
Mario Caciagli
105 La modernit italiana vista dallEuropa.
Unimmagine alla rovescia
Niccol Rinaldi
115 Il vento della protesta ancora sofa, in Italia
Ma in quale direzione?
Luca Alteri
133 Lestrema destra in Italia fra passato e presente: il discorso
sulla globalizzazione
Manuela Caiani
153 Verso una democrazia multiplebiscitaria?
Francesco Antonelli
169 Asincronie e peculiarit della comunicazione in Italia
Laura Solito e Carlo Sorrentino
183 Partiti, leadership e consenso agli albori del social networking (2005-
2010): il caso italiano
Luca Mori
Lintervista
199 Politica, antipolitica e nuova politica nellItalia contemporanea
Colloquio con Donatella della Porta
o .oro ci Lo.o Roffoi Lro 1i.iooi
Note critiche
211 Cultura politica e anomalia italiana
Croiooo Cri.o
227 Atteggiamenti e comportamenti politici: una proposta tipologica
Cesare Giordano
241 Localizzazione dei diritti o localismo dellappartenenza?
Abbozzo di una teoria della residenza
Enrico Gargiulo
Passim
263 La thorie de la modernit de Max Weber et la voie chinoise la
modernisation
1ittri Ctto
Il saggio
285 Status Incongruence in Advanced Societies
Mattei Dogan
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA, ISSN 2038-3150, vol. 2, n. 3, pp. 5-18, 2011
www.fupress.com/smp Firenze University Press
Editoriale
La redazione di SMF ha oeciso oi oeoicare un numero monogranco all`Ita-
lia per almeno tre motivi. Primo motivo. Lesigenza di partecipare, x /i or.i
libellis, alla commemorazione dei 150 anni dellUnit nazionale. Ci nella con-
vinzione, ingenua ma raoicata, che rinettere sul nostro Faese con l`ausilio oelle
scienze politiche e sociali signinca contribuire ao una migliore conoscenza oelle
oinamiche complesse che lo alniggono e signinca, oi conseguenza, contribuire
a disegnare ipotesi di lavoro utili ad avviare una fase di rilancio dellItalia onesta
e laboriosa. Secondo motivo. Questo numero di SMP si pone in continuit con
i due numeri antecedenti dedicati, rispettivamente, allidentit europea ed alla
macrocrisi che stiamo vivendo. Non si pu ragionare sullunit nazionale senza
tener conto dellimprescindibile apertura-appartenenza europea dellItalia e
senza valutare la natura complessa della crisi che lha investita. Terzo motivo,
oi carattere metooologico. La cura oel numero e stata alnoata a oue giovani
sociologi oella politica che si sono lormati alla Cesare Alneri oi Iirenze. Luca
Ralnni e un acuto analista oelle traslormazioni oella oemocrazia nella post-
modernit; Lorenzo Viviani un brillante studioso dei partiti politici, anche in
una chiave comparativa al livello europeo. nato cos un numero costruito da
giovani ricercatori animato dallidea del ritorno della buona politica come per-
corso risanatore. Il loro lungo saggio Il buio oltre i partiti? Partecipazione dal
basso e partecipazione istituzionale ai tempi della politica reticolare introduce
elncacemente questo numero oella rivista problematizzanoo i oiversi palcosce-
nici sui quali si allaccia oggi la politica. Una politica stretta tra la straoa eo il
Palazzo; una democrazia che ha abbandonato i partiti e si racchiusa nei net-
work. L`Italia e l`Europa sollrono oi un oencit oemocratico e potranno allron-
tare seriamente i problemi sociali ed economici che le stanno attanagliando
solo quanoo e se saranno capaci oi avviare un processo oi innovazione politica
e culturale nella cornice di una rivitalizzazione della cultura politica democra-
tica. Un processo siffatto non certo facile; si tratta di mettere in campo nuove
energie eo almeno per quel che riguaroa l`Italia e urgente uscire oal clima oi
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rissa permanente che ne ha avvelenato lo scenario politico nellultimo decen-
nio. Un dato paradossale se si pensa alla de-ideologizzazione che segna, ormai
da tempo, la nostra cultura politica ed il sistema dei partiti. Mettere in campo
energie nuove signinca, in senso letterale, aggiornare anagrancamente la mem-
bership della classe dirigente nazionale. )o.oto oltioo ! C lurgenza di re-
cuperare le nuove generazioni alla vita pubblica. Il ricambio generazionale
una necessit nellambito della leadership politica. Lingresso in politica di
giovani competenti, eticamente motivati, e la loro assunzione di responsabilit
direttive possono arginare le spinte degenerative in atto nella democrazia italia-
na. Fare entrare aria fresca nei palazzi del potere forse una pia illusione ma
una necessit imprescindibile e della massima urgenza. Naturalmente non
lacile aoire ao un rimeoio oi questo tipo. Non solo per le ovvie resistenze oelle
generazioni pi anziane abbarbicate alle loro seggiole ma per le caratteristiche
oi oilnoenza e oi apatia oei giovani. Sul punto e opportuno rinviare alle acute
osservazioni che Donatella della Porta avanza nel paragrafo Le nuove genera-
zioni oel colloquio-intervista rilasciato ai curatori oi questo numero oi SMP.
Causa primaria di tale dinamica perversa , in non ultima istanza, la profonda
e troppo prolungata scissione tra il mondo della politica (il Palazzo) e la
societ dei cittadini che aspirano ad una nazione moderna governata da prin-
cipi di giustizia e di libera ed ordinata convivenza. La nostra non una repub-
blica oelle banane ma in parte, eo in una lorma tristemente visibile nno al re-
cente ieri, una repubblica di nani e di ballerine che danzavano attorno ad un
leader di cera, anzi di cerone. La vitalit della democrazia , in buona parte,
alnoata ai movimenti sociali e alle espressioni associative che allrontano que-
stioni sociali lonoamentali per la vita civile, in surroga oei poteri ulnciali carenti
di progetti e di risorse. I movimenti sociali adottano tuttavia, per loro stessa
natura, espressioni politicamente erratiche e parzialmente incisive. La loro fun-
zione lonoamentale resta, comunque, quella oi essere la sola valvola oi slogo
per i giovani che sentano lesigenza di manifestare i diritti costitutivi del loro
status di neo-cittadini. Il percorso dei movimenti resta esterno al mondo della
politica professionale che continua a decidere le sorti del paese senza rappre-
sentarlo con dignit. Si pensi agli effetti della vergognosa legge elettorale che
consente legittimamente ai capi partito di ogni colore di nominare i parlamen-
tari con la conseguenza che tra i nostri deputati ed i nostri senatori troviamo,
come mai prima nella storia della Repubblica, una pletora di faccendieri, di
corrotti e di corruttori, di avvocati pi o meno brillanti pagati dal contribuente
e che hanno come lunzione principe quella oi oilenoere il potere in carica oalle
accuse pi infamanti. Si assiste ad una triste applicazione della legge di Gresham
alla politica: il politico cattivo caccia via il politico buono. Non un caso allora
che in questi mesi oi lorte incertezza e oi spappolamento ,un termine lorte e
brutto che, tuttavia, appare spesso nelle pagine dei giornali dove si parla di
7 EDITORIALE
spappolamento istituzionale, oppure di spappolamento localistico) stia emer-
genoo nel oibattito politico uno strano sentimento: il rimpianto oi quel che
erano i padri fondatori della Repubblica ed i grandi leader dei partiti dallora.
C il rimpianto di uno stile di leadership animato da un progetto politico e da
una visione del mondo, la sola stella polare delle grandi decisioni. Non si tratta
di nostalgia regressiva, leffetto naturale di un bisogno diffuso di ricostruire un
modello di governo che non sia sgretolato dalla lotta aspra tra i poteri fonda-
mentali dello Stato. C bisogno di un modello di governo che sia basato su un
insieme oi nuovi equilibri: l`equilibrio tra l`etica e la politica, tra slera privata e
sfera pubblica; tra politica ed economia, tra sviluppo e solidariet, tra Nord e
Sud. Autorevoli commentatori politici sostengono da tempo che la societ ita-
liana vittima di una mutazione antropologica irreversibile dovuta al dilagare
incontrastato di una cultura televisiva che propugna un modello di vita euforiz-
zante basato sulla ricchezza facile, sullapparire, sul consumo sfrenato, in breve
un progetto di vita banalmente ed illusoriamente materialista. Il nuovo cittadi-
no italiano che basa il suo consenso su questo tipo oi messaggio e sulla povert
delle politiche che lo inverano un italiano-massa i cui comportamenti sono in
linea con le mete sociali e politiche di una societ dei consumi manipolati dai
mass media. Andrebbe per valutato il fatto che accanto ed in alternativa a
questa oeriva oi lacile eoonismo politico ollerto alle masse, oltre alla cultura
oell`elnmero, esistono e continuano ao operare aspetti strutturali altrettanto e
pi radicati nella nostra antropologia politica e valori sicuramente virtuosi che
hanno latto oell`Italia un granoe paese europeo. A questi valori conviene lare
tuttora appello per uscire dalla condizione di stallo in cui viviamo. Il valore
oella nostra unit nazionale, inserito responsabilmente in un quaoro europeo
eo internazionale, rappresenta un punto oi rilerimento oi sicuro signincato per
ridare senso e prospettive alla nostra vita politica e sociale in una congiuntura
cos critica. Il discorso celebrativo del Presidente della Repubblica, Giorgio Na-
politano, pronunciato il 17 marzo scorso dinanzi al Parlamento per il 150
anniversario dellUnit dItalia contiene alcune ricette fondamentali per susci-
tare le risposte collettive oi cui c`e piu bisogno: orgoglio e noucia, coscienza
critica oei problemi rimasti irrisolti e oelle nuove snoe oa allrontare,senso oella
missione e dellunit nazionale. necessario restituire lItalia a s stessa. Dob-
biamo cessare di essere stranieri gli uni agli altri. Antichi imperativi che torna-
no attualissimi. Daltronde dice Napoletano nella nostra storia e nella no-
stra visione la parola unit si sposa con altre: pluralit, diversit, solidariet,
sussioiariet. L`Italia ha superato prove assai oilncili nella sua storia oi lungo e
di medio periodo: dallautoritarismo fascista al terrorismo e allo stragismo. Il
destino democratico dellItalia ed il senso dello Stato si sono manifestati concre-
tamente e con lorza in questi anni oilncili, si tratta oi recuperarli nella loro au-
tenticit. La nostra identit implica elementi di condivisione culturale radicati
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profondamente nella nostra storia e tuttaltro che recisi dalla subcultura dellap-
parire che segna questa lase problematica. Iattori oeterminanti oi questa no-
stra identit italiana sono la lingua e la cultura, il patrimonio storico-artistico e
storico-naturale: bisognerebbe non dimenticarsene mai. Ma dellidentit na-
zionale innanzitutto componente primaria il senso di patria, lamor di patria
emerso e riemerso tra gli italiani attraverso vicende anche laceranti e fuorvian-
ti. Di questo valore oggi il Fresioente oella Repubblica in sintonia con cor-
renti politiche insospettabili e con la comunit nazionale tutta offre una rivi-
sitazione molto seria, mentre ce lo propone non solo come solida ancora di
salvezza ma come volano che pu consentire di intraprendere un nuovo positi-
vo cammino. LItalia dispone di una risorsa chiave per motivare il senso della
missione e dellunit nazionale: la sua Carta costituzionale. Una Carta che
rappresenta tuttora la valida base del nostro vivere comune, offrendo insieme
con un ordinamento riformabile attraverso sforzi condivisi un corpo di prin-
cipii e di valori in cui tutti possono riconoscersi perch essi rendono tangibile e
leconoa, aprenoola al luturo, l`ioea oi patria e segnano il granoe quaoro rego-
latore delle libere battaglie e competizioni politiche, sociali e civili.
SMP apre allora un suo dibattito sullItalia di oggi, sulle sue luci e le sue
ombre, sulla sua malferma modernit ed ospita alcune voci di giovani studiosi
e di ricercatori che, in una forma aperta e con la passione che anima appunto
i giovani, attirano lattenzione del lettore sui diversi temi e problemi che dob-
biamo affrontare se aspiriamo, come non possiamo non aspirare, ad un futuro
consapevole e dignitoso.
Riccardo Giumelli coglie loccasione dei 150 anni compiuti dallItalia
per ragionare sugli italiani come categoria sociologica che, purtroppo, non
ha saputo oennirsi sulla base un sentimento oi appartenenza lorte e oiretta,
integrandosi con lo Stato-nazione italiano. I costi dellasimmetria tra Italia
eo Italiani sono stati gravi e continuano a conoizionare in mooo signincativo
la nostra oilncile mooernit. Lo Stato-nazione eo il suo governo sono una
realt separata che non sa dialogare con i cittadini; lo Stato-nazione stato
percepito dalla societ civile come uno Stato-padrone, unistituzione dispotica
basti rivisitare le critiche feroci che Gramsci avanzava nel 1920 o, nella
migliore oelle ipotesi come uno Stato-peoagogo che manipolava ai suoi nni le
coscienze dei sudditi. Si parlerebbe di Italiani senza Italia proprio perch lo
Stato non riuscito nel corso della sua storia a mobilitare le energie necessa-
rie per far maturare unidentit nazionale adeguata. Questo iato leffetto di
una forma mentis collettiva autodenigratoria che non sa valorizzare al meglio
il pluralismo oel nostro quaoro societario. Il problema, antico, oi un`ioenti-
t italiana fragile, incerta, acerba si confronta oggi con la globalizzazione.
Alle dinamiche complesse della globalizzazione si associano i processi di neo-
9 EDITORIALE
mobilit transnazionali che propongono il rapporto Italia-mondo in modo
nuovo ed ulteriormente problematico per lidentit nazionale. Giumelli allora
per uscire oal oilemma oella oicotomia ItalianiItalia propone una rinessione
sulla categoria post-moderna di italicit. Una categoria da mettere meglio a
fuoco che allude, in sintesi, alla capacit della nostra cultura di diffondersi nel
mondo. Una categoria, un paradigma, che potrebbe prescindere dalla idea di
Stato-nazione. Resta il problema che i localismi difensivi emergenti ed i parti-
colarismi che infragiliscono il nostro paese reclamano un irrobustimento dello
Stato, un suo innovativo adattamento al processo di globalizzazione che lha
depotenziato: senza di ci non saremo n italiani n italici e probabilmente
nemmeno europei.
I dati empirici, da tempo, convergono nella constatazione che la famiglia
rappresenta l`istituzione che riscuote maggiore noucia oa parte oegli italiani,
oi qualsiasi et e oi qualsiasi regione. La preoilezione per una socialit ri-
stretta, rafforzata per le giovani generazioni dallo stato di moratoria cui sono
costrette, conngura in maniera peculiare all`italiana anche il processo oi
individualizzazione che caratterizza in modo diffuso la cultura occidentale. La
soggettivit viene meoiata e parzialmente oennita, se non conoizionata, oal-
la forte appartenenza familiare. Pierluca Birindelli nel suo saggio affronta in
modo documentato e brillante un tema classico: Il particulare italiano da Guic-
ciaroini a Bannelo. Rivisita la tematica tramite una serie oi autori che hanno
dibattuto le ragioni etiche e sociali della resistenza italica al civismo. Degli
ostacoli in termini di mentalit collettiva si frappongono alla costruzione di
unaltra Italia di cui ai tempi del Leopardi ed ancor pi ai giorni nostri si sente
un urgente bisogno. Nel 198 Eowaro Bannelo pubblicava la sua ricerca su
Chiaromonte, un piccolo comune della Basilicata, che non si poteva certo ri-
tenere rappresentativo della societ italiana n di allora n tanto meno di oggi.
Eppure il termine familismo amorale da lui coniato ha continuato per oltre
mezzo secolo ad essere adottato come una categoria fondamentale per capire
lItalia e per spiegare perch gli italiani non sono in grado di adire ad una sfera
pubblica moderna. Anche gli altri concetti che gli fanno da corollario esplica-
tivo, tutti coniati nei decenni successivi da ricercatori americani curiosi della
nostra cultura: il parochialism ed il clientelismo stanno ancora l a disposizione
di chi, un po troppo frettolosamente, voglia leggere le nostre vicende. Carlo
Tullio-Altan giustamente affermava nel 1995 che le aspirazioni dei giovani
ad una socialit pi autentica trovano un forte ostacolo nel modello culturale,
assorbito dallambiente sociale e dalla famiglia in particolare, che prospetta
lAltro come entit strumentale o negativa. Diventa per necessario tenere
conto delle diversit che si rilevano nel nostro Paese sul piano socio-territoriale
e sotto il pronlo oelle opportunit oi vita. Cos come non si possono trascurare
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 10
le responsabilit di una classe dirigente e politica troppo miope, poco o per
nulla attenta alla progettazione di un futuro collettivo. La sindrome familista
unopzione necessaria per la sopravvivenza del soggetto; oppure uno stereo-
tipo che va abbandonato in vista di interpretazioni pi accurate? vero: una
societ familia-centrica non deve per forza essere ostile od estranea al senso
civico. NellItalia di oggi, fatta da un mosaico di realt, si vede con chiarezza
che il senso dellidentit nazionale si rafforzato, che il localismo non molto
oiverso oa quello oi altri paesi europei, che le espressioni associative e oi soli-
oariet sono cresciute e stanno riequilibranoo il oencit oi governabilit. Birin-
delli propone di fare nuove ricerche di comunit per sbarazzarsi del fantasma
oi Bannelo: concoroo pienamente.
Il nostro sistema politico differenziato nelle sue manifestazioni (special-
mente elettorali, ma non solo tali, sotto il pronlo territoriale. E una concreta
indicazione del suo pluralismo e delleterogeneit sociale ed economica che
caratterizza la sua storia fatta di unit nella diversit. Nellambito della pic-
cola ed agguerrita pattuglia di scienziati politici che ha lavorato sulla cultura
politica nel nostro paese Mario Caciagli spicca per la sua sensibilit storica e
per essersi oeoicato per molti lustri, sia sotto il pronlo teorico sia sotto il pro-
nlo empirico, allo stuoio oel rapporto tra comportamento politico-elettorale e
subculture territoriali. In queste pagine Caciagli propone una tesi o`attualit
in controcorrente con quelle oi altri analisti: la subcultura rossa e ormai al tra-
monto e la continuit degli orientamenti elettorali nelle regioni rosse non un
indicatore della persistenza della subcultura politica territoriale rossa. Dopo
aver ripercorso in una felice sintesi litinerario che fa della subcultura terri-
toriale un oggetto di analisi ed una categoria interpretativa cruciale del nostro
sistema politico dalle ricerche dellIstituto Cattaneo degli anni Sessanta agli
stuoi oi Gioroano Sivini e piu recentemente a quelli oi Carlo Trigilia, Caciagli
ribadisce il suo teorema, essenzialmente sociologico, sulla cultura politica: gli
orientamenti elettorali sono un epifenomeno, ma non la sostanza di una cultu-
ra politica. La cultura politica essendo una complessa miscela fatta s di atteg-
giamenti, di opinioni e di comportamenti, ma sostanziata in valori e credenze,
in miti e riti, in simboli e linguaggi, in pratiche sociali e strutture organizzative.
Lo .oltoro liti.o ` oo itoo ci rloioi io oo .ott tri.ooot trritrioloot
cfoit. Essa interagisce con rapporti sociali ed economici, con forme di potere
e mooi oel loro esercizio. Questo concetto viene comunque tenuto oistinto,
anche e soprattutto nella sua applicazione empirica localizzata, dal concetto di
zona elettoralmente omogenea. Il territorio una componente della subcultu-
ra, oa solo non e sulnciente a oennirne le manilestazioni socio-politiche. C`e
un altro lattore che viene oennito il senso comune politico che si proouce e
che si riproduce tramite diverse istituzioni ed organizzazioni dalla famiglia al
11 EDITORIALE
partito, se queste si traslormano, o peroono incioenza, e naturale che anche
il senso comune politico si sfarini. LItalia bianca non esiste pi, lItalia verde
in incerta formazione ed ancor pi incerto consolidamento, lItalia rossa
una persistenza elettorale in bilico se non al tramonto, ma non pi una
subcultura politica. Insomma la nostra cultura politica tendenzialmente si de-
territorializza e diventa non agevole prevederne i prossimi sviluppi.
Perch lItalia non conosce pi lo slancio che per secoli le ha permesso di
plasmare in buona parte l`ioentit europea? E questo l`interrogativo che si
pone e che ci pone Niccolo Rinaloi come testimone privilegiato in quanto
Farlamentare europeo, laureato in sociologia oella C.Alneri e ounque in-
tellettualmente attrezzato di fronte ad una crisi di lunga durata che va ben
oltre la lase contemporanea oennita in termini prevalentemente economico-
nnanziari. Vista oall`estero l`Italia e un paese in ritaroo crescente, tanto oa
coltivare un rapporto impossibile col proprio tempo, quasi una sorta oi rinuto
a vivere la modernit, intesa come ambizione e capacit di adattamento. Vis-
suto dallinterno, un paese affaticato da troppe zavorre che rincorre la pro-
pria storia ed ha paura del futuro. Tuttavia, sono i numeri, le fredde statistiche,
ad inchiodare lItalia ad una vera arretratezza culturale. Rinaldi con la og-
gettivit dellanalista e la passione di un giovane politico che ama il suo Paese
ci offre un panorama di statistiche veramente sconfortante ma indispensabile
per progettare oelle politiche oegne oi questo nome nell`immeoiato luturo.
Selezioniamo alcune sue osservazioni. I dati impietosi, organizzati in modo da
verincare la posizione oell`Italia in chiave comparata con altri paesi europei, la
vedono fortemente svantaggiata per le donne laureate ed in posti direttivi; pi
in generale per quel che concerne il tasso oi occupazione lemminile ,nel 2010
al !, una quota inleriore a quella oella Grecia !8, e ben lontana oa quel-
la della Danimarca 75%) nonch per le differenze salariali tra i due generi. Ma
l`Italia appare lanalino oi cooa o qualcosa oi simile nella classinca oei paesi
europei anche per la percentuale di evasione sul totale del PIL, per il livello di
pagamento delle tasse, per lindice complessivo di corruzione che la Corte dei
Conti ha calcolato, nel 2009, come una tassa occulta di 50/60 miliardi di euro
allanno. Per non parlare dellimpegno debolissimo nello sviluppo dei Paesi
poveri, delle poche risorse, anche umane, investite nella ricerca nonostante
che un numero oi ricercatori italiani pari a quelli oella Germania che investe
il ooppio oelle risorse nella ricerca abbia conquistato lo Starting Grant. Stesso
quaoro oeprimente sulla incapacit oi utilizzo oei lonoi europei ,solo il 10
oei lonoi allocati all`Italia nel periooo 2007-2013 e stato nnora utilizzato,,
sulla diffusione di Internet nelle case, sui costi annuali di un conto corrente
bancario, sull`inquinamento ambientale nelle nostre citt et alia. LItalia il
paese europeo con la popolazione pi anziana, con il debito pubblico pi alto
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 12
oopo la Grecia, la spesa sociale peggio equilibrata eo in progressiva contra-
zione, le assicurazioni pi onerose, le carceri pi affollate con un massimo di
detenuti in attesa di giudizio; ancora: lItalia il solo paese europeo che non
benencia oi alcune libert civili lonoamentali. E questo il granoe atlante oella
non-Europa che ci viene qui oisegnato con straoroinaria lucioit. Che lare, se
non auspicare una tempesta rigeneratrice, un ciclone che cambi laria renden-
oola nnalmente respirabile: in altre parole e un obbligo sperare nei giovani.
La comunit scientinca ha oa tempo preso in seria consioerazione i movi-
menti sociali. Analizzando la cronistoria degli studi sulla politica non conven-
zionale si nota come pure le radici intellettuali dei dibattiti pi recenti siano
oebitori oegli anni Sessanta. E in quel periooo, inlatti, che lo stuoio oelle mo-
bilitazioni collettive oiventa sistematico. A partire oalla nne oegli anni Sessanta
i movimenti sociali, le azioni di protesta e, pi in generale, le associazioni po-
litiche non riconducibili a partiti e sindacati sono diventati una componente
stabile delle democrazie occidentali ed hanno alimentato la partecipazione che
senza dubbio una risorsa imprescindibile per la vita democratica. Giovani,
donne, nuovi gruppi professionali, ambientalisti e minoranze etniche non ri-
conoucono il proprio agire politico alla oialettica capitalelavoro eo al connitto
di classe, ma sullingresso delle proprie istanze in un autonomo spazio per il
dibattito pubblico (genuine public sphere). Lobiettivo politico primario diventa la
oilesa oella slera oell`autonomia personale. Da qui la oennizione habermasia-
na di Nuovi Movimenti Sociali. I movimenti sociali storici, invece, avrebbero
perso centralit, veoenoo oiminuita la propria carica connittuale a causa oella
loro integrazione nel sistema politico, mediante la contaminazione con partiti
e sinoacati. I Nuovi Movimenti Sociali hanno mooincato, rispetto alle prece-
denti mobilitazioni, il senso stesso della rappresentanza politica e della teoria
oemocratica. La loro snoa ai mooi convenzionali oi lare politica esalta un`ac-
cezione radicale di democrazia, che presuppone una critica alla democrazia
rappresentativa. Luca Alteri sulla base di unesperienza di ricerca pluriennale
rivisita alcuni nloni oi inoagine nello specinco oel caso italiano, cercanoo oi
capire perch, nel nostro Paese, a dieci anni dai tragici eventi del G8 di Genova
2001, la mobilitazione collettiva barcolli ma non molli. Il primo riferimento
empirico , appunto, alla mobilitazione contro il G8 organizzata a Genova dal
19 al 21 luglio 2001, giudicata da della Porta il punto pi alto della cosiddetta
stagione dei controvertici oltre che la pi massiccia protesta contro un verti-
ce internazionale. La mobilitazione new global mostro in quell`occasione la sua
grande capacit organizzativa, ma anche il rischio che la pars destruens del suo
attivismo prevalesse rispetto al contributo propositivo. Al nne oi esorcizzare tale
rischio fu fondamentale lorganizzazione del I Forum Sociale Europeo, svoltosi
anchesso in Italia (Firenze), dal 6 al 10 novembre 2002. Con il Forum Sociale
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Europeo di Firenze si chiude idealmente una fase di grande entusiasmo e parte-
cipazione, oi cui l`evento norentino rappresenta lo zenith. Alteri poi sottolinea,
con lreooo realismo, oa osservatore semi-partecipante, quattro punti, ai quali
sono associati altrettanti ,presunti, oencit che possano spiegare come mai i New
global sembrano aver avviato in Italia una parabola discendente. La difesa delle
minoranze etniche; lopposizione alla precarizzazione del lavoro; la solidariet
internazionalista verso il Suo oel monoo eo, innne, il decision-making interno
delle organizzazioni di movimento come dire il problema della democrazia e
oella leaoership in questa zona oella cultura politica che, in un mooo o nell`al-
tro, resta una delle poche alternative al potere arrogante del Palazzo sono i
quattro punti sui quali i movimenti non sembrano riusciti ao elaborare una
capacit di intervento adeguato.
LItalia un frammento importante del sistema mondo e le dinamiche in-
ternazionali ne condizionano in misura crescente la vita. Ne consegue che
importante esplorare la dimensione politica della globalizzazione accanto
alle altre dimensioni culturale ed economica che la costituiscono tramite
degli studi di caso nazionali. Il dibattito sulla globalizzazione e la dimensio-
ne politica che laccompagna si pu giovare allora della interessante ricerca
oi Manuela Caiani oi cui ci riporta nel suo saggio alcuni oati signincativi.
Caiani esplora un campo poco noto della cultura politica europea ed italia-
na le cui derive per sono radicate nella profondit cupa della nostra storia
non troppo lontana: si tratta del campo della estrema destra che coinvolge, si
noti, non pochi giovani. I dati evidenziano unidentit composita nellattuale
cultura politica dellestrema destra in Italia; con delle ambiguit irrisolte fra
valori e schemi interpretativi tradizionali ed elementi inaspettati di novit.
Ad un primo sguardo il discorso dellestrema destra sulla globalizzazione
apparso estremamente innovativo, con anche limportazione e ladattamento
di temi classici della sinistra: dalla critica alla crescente importanza degli attori
economici sulla politica, allopposizione al ruolo egemonico degli Stati Uni-
ti sulla scena internazionale, a quella oella mancanza oi oemocraticit oelle
istituzioni sovranazionali, inclusa lUnione Europea. Lanalisi empirica della
Caiani mette in luce come lestrema destra affronta il nuovo tema della glo-
balizzazione, usando vecchi schemi di riferimento legati alla sua tradizionale
ioeologia localizzata su aspetti quali nazionalismo e ioentit nazionale, teorie
cospirative, immigrazione e sicurezza. Ne consegue che le soluzioni proposte
contro la globalizzazione sono il rafforzamento dello Stato nazione e dello-
riginale identit culturale, economica, etica e anche religiosa del Paese. La
specincit oi questa critica, cos come le ambiguit oa parte oell`estrema oe-
stra verso la globalizzazione possono essere spiegate in parte col riferimento
allevoluzione stessa della estrema destra in Italia, con le due anime che stori-
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 14
camente convivono, non sempre pacincamente, in essa, oa una parte l`anima
nazionalista, conservatrice, liberale e liberista, oall`altra quella traoizionalista,
solidarista, legata alle lotte delle classi subalterne. Una dicotomia molto forte,
oove lra i rilerimenti ioeologici si possono trovare, per quanto riguaroa l`e-
strema destra odierna, simboli e motivi dellultra nazionalismo fascista e della
sinistra no global. Ma c un interrogativo che resta aperto e che riguarda
soprattutto i giovani schierati in campi distanti che vivono in unItalia che im-
pedisce loro di maturare una condizione di piena e responsabile cittadinanza.
Come si concilia l`apporto oi questo segmento politico con quello oi tutt`altra
origine che fa della patria e dellunit nazionale un nuovo cardine di sviluppo
e oi innovazione per snoare la crisi?
La crisi dei partiti e delle forme di rappresentanza ha forse oltrepassato
oelle soglie oi sicurezza eo innuenzato la nostra cultura politica oemocratica
cos come il funzionamento del sistema politico e del sistema di governo. In
parallelo a questo processo alimentato oalla pervasivit oella comunicazione
politica mediatizzata assistiamo allaffermazione progressiva di una leader-
ship personalizzata, ad una polarizzazione leader-popolo che ha confermato
lattualit della tematica weberiana della leadership politica carismatica nella
rilettura originale e ormai notissima di Luciano Cavalli. Francesco Antonelli,
alla luce delle dinamiche politiche nazionali pi recenti, propone un passo
avanti ulteriore, unipotesi di lettura della frammentazione democratica e del-
la sua nuova deriva multiplebiscitaria. Opportunamente ci parla dellimpove-
rimento del discorso politico e dellindebolimento di istituzioni cardine come
il parlamento in una contingenza di politica-spettacolo dove la logica del di-
vismo sopravanza quella oella leaoership elncace. Anche il carisma politico
assume delle forme differenti in connessione alle forme di razionalizzazione
economico-sociale che segnano le tappe della modernit e della postmoderni-
t occidentale ed italiana. Il ritorno del populismo e di processi di mobilitazio-
ne mediatizzati fanno assumere al populismo un carattere isomorfo rispetto
ai fenomeni carismatici: il Popolo esiste grazie al capo. Quali sono allora le
tendenze manifestate dalla epifania carismatica allinterno del sistema politi-
co italiano? Berlusconi che stato uno dei protagonisti se non il protagonista,
oagli anni Novanta in poi oi questa nuova lase oella oemocrazia italiana, ha
inaugurato una stagione allinsegna di una tentata ricomposizione monista
della politica e della societ nel solco di un percorso che avrebbe dovuto avere
uno sbocco plebiscitario. Altri personaggi hanno popolato la scena politica e
giovandosi dellespansione dei nuovi media hanno pluralizzato la tendenza
leaderistica personalizzata; mi sembra tuttavia che il carisma sia una risorsa
seria che reclama tra laltro con fatti concreti la prova della sua sussistenza. La
oebolezza oel oecoro politico che e inscritta nelle biograne oi tanti leaoer che
15 EDITORIALE
occupano i nostri teleschermi renoe l`ipotesi oi questo saggio suggestiva ma la
relega, per ora, almeno cos mi sembra, nella dimensione della virtualit.
Laura Solito e Carlo Sorrentino con una vis argomentativa nitida, frutto
di una straordinaria esperienza di ricerca, ci avvertono che nel nostro Paese
persiste un granoe equivoco circa il ruolo e la lunzione oei processi comuni-
cativi, nonostante che a questi stessi processi negli ultimi anni si sia oata una
notevolissima attenzione. Si allude soprattutto al successo del concetto di spet-
tacolarizzazione della realt attribuito ai media. Un successo paradossalmente
maggiore fra i protagonisti della vita pubblica e soprattutto fra i professio-
nisti della comunicazione. Lidea pi diffusa, meglio forse lo stereotipo, che
la comunicazione serva a far clamore e soprattutto a mettersi in mostra. In
altre parole i media produrrebbero una realt-altra dove chi ha il potere crea
un monoo latto oi manipolazione a suo esclusivo benencio. La tesi oegli au-
tori invece che la centralit della comunicazione si inscriva prioritariamente
nello scenario delle trasformazioni della sfera pubblica proprie delle societ
democratiche, un ambito cui appartiene anche il nostro Paese.
Una logica educativa collettiva presiedeva alla prima fase della moderniz-
zazione oella comunicazione oagli anni oel seconoo Dopoguerra nno a tutti
gli Anni Sessanta almeno. Una serie di intermediari culturali, con differente
radicamento istituzionale, era chiamata al compito di controllare lopinione
pubblica nltranoo notizie, interpretanoo eventi. Farroci, insegnanti, lunzio-
nari di partito, sindacalisti, dirigenti e funzionari di radio e televisione svolge-
vano una fondamentale funzione socializzatrice, a met fra propensione alla
modernit e controllo sociale, gestita attraverso occultamenti e sottolineature
adeguate al nuovo contesto di dirompente novit. Il mutamento dello stile
di vita su scala di massa, effetto della dilatazione dei consumi e di una pro-
gressiva individualizzazione, alimenta negli anni successivi il bisogno di una
costruzione autonoma del proprio capitale sociale e culturale. Questa costru-
zione che risponde in parte ad una logica di mercato ora svincolata dalle
interpretazioni oei oennitori primari che controllavano l`inlormazione ani-
mati da una prudente pedagogia. Una soggettivit moderna reclama la rottu-
ra delle appartenenze tradizionali, esperienze nuove e plurime, esplorazione
oi monoi ignoti. La comunicazione rinette questa oomanoa oi apertura e oi
libert. Il soggetto lrequenta e oennisce lui stesso uno spazio pubblico rinno-
vato. I nuovi meoia concorrono ao incoraggiare questo processo. Sorrentino
sostiene che i nuovi media hanno facilitato e sostenuto la costruzione di uno
spazio pubblico pi ampio e affollato, pi ricco e partecipato, anche se non si
possono descrivere ed analizzare criticamente il ruolo e la funzione dei media
in Italia senza consioerare alcuni aspetti specinci oella situazione oel nostro
Faese. A tal nne ci propone oi rivisitare la categoria oi asincronia, elncace-
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 16
mente elaborata da Gino Germani (1971). Con il termine asincronia si allude
alle slasature, agli squilibri, che sussistono tra i oiversi processi oel mutamento
sia tra le diverse zone della societ. Sarebbe forse utile esercizio confrontare
nelle seoi opportune questa categoria con quella oi .lo.o proposta da Stein
Rokkan. Lasincronia nel contesto italiano particolarmente incisiva perch
i mutamenti sono stati rapidi e radicali ed il cambiamento, nelle sue molte-
plici lorme, non sempre e stato completamente assimilato. Comunque sia la
televisione ha rappresentato per la maggior parte degli italiani unopportunit
che ha reso possibile laffacciarsi della gente comune alla vita pubblica. La
televisione ha dato un contributo fondamentale nella diffusione di modelli cul-
turali moderni e innovativi, in una societ ancora troppo permeata da valori
e comportamenti raoicati nella traoizione. A questo punto oiventa importante
constatare quali siano le conseguenze politiche oell`innusso oeterminato oalla
comunicazione di massa, cos sociologicamente contestualizzata, sullopinione
pubblica. Come scriveva Alberto Melucci la produzione, la distribuzione e il
controllo delle informazioni sono le chiavi dei processi sociali, rispetto a cui
altre risorse diventano strumentali. Linformazione una risorsa eminente-
mente rinessiva. Il conlronto che ogni utente oei meoia opera tra la propria
esperienza della realt e le altre realt che percepisce attraverso i media incre-
menta, insieme alla crescita dei livelli di scolarizzazione, la consapevolezza dei
propri diritti di cittadinanza, e fa maturare nuovi bisogni ed aspettative. La cit-
tadinanza ispessisce il proprio status grazie allazione dei media. I nostri autori
ribaoiscono la loro prospettiva analitica. Dunque, la crescita e la centralit
sociale della comunicazione non il frutto di una tendenza inarrestabile per
molti moda a rendersi visibili, in una societ dove se non si comunica, o an-
cora meglio, se non si appare e non si ha accesso ai media, non si esiste. La sua
crescita e nnanche la sua egemonia la piuttosto esplicitamente rilerimento
alla centralit della dimensione relazionale nelle societ contemporanee, ov-
vero allesigenza di conoscere il contesto sociale in cui si opera, di attivare
relazioni con chi abita quel contesto, oi costruire ioentit interagenoo con
l`ambiente esterno e, innne, oi gestire la ricchezza oei nussi comunicativi che
si sviluppano e alimentano nella sfera pubblica. Il livello di consapevolezza
oi questi processi e molto oissimile a seconoa oegli ambienti. In particolare
Solito osserva che nel campo della comunicazione politica, e pi in generale
della comunicazione pubblica, troppo a lungo si ritenuto, e nel nostro Paese
in larghi strati ancora si ritiene, che la comunicazione abbia prevalentemente
a che fare con aspetti tecnici, utili per creare unintensa e vigorosa attenzione
nel breve periodo, per apparire ad ogni costo. Insomma nel percorso italiano
ritorna ineluttabile e pervasiva la ricordata asincronia. In conclusione Sor-
rentino a ragione si preoccupa del fatto che nel nostro Paese per lasincroni-
ca e caotica rapioit con la quale i meoia si sono sostituiti negli ultimi venti
17 EDITORIALE
anni alla centralit dei partiti, non si sono consolidati altri luoghi e forme del
discorso pubblico. E mi sembra che altrettanto a ragione allora, in Italia, si
parli di una sorta di rtoo ci ocio che piega ogni analisi e rinessione in
qualsiasi campo alle loro logiche, ai loro tempi e, pertanto, a un`inevitabile
ma a volte mortincante semplincazione oella realt. La oomanoa e: questa
semplincazione e casuale o la parte oi un oisegno politico che sta mortincanoo
la nostra cultura democratica e comprimendo la spinta emancipativa che per
loro natura avrebbero i media?
Luca Mori ripercorre vicende recentissime dellintreccio tra partiti, leader-
ship e consenso rinettenoo sugli albori oel social networking italiano tra il 2005
ed il 2010. Sostenere come fa Manuel Castells che il politico il messaggio
e una semplincazione attraente ma non puo certo larci oimenticare che sono
importanti sia il contenuto del messaggio sia la statura politica e morale di chi
lo propone. Mori intreccia queste oue oimensioni e si associa a Colin Crouch
quanoo scrive che la personalizzazione oella politica elettorale e un tratto ca-
ratteristico della post-democrazia. Lesame del caso italiano in una chiave cos
specinca e utile per valutare il senso oi queste lorme oi comunicazione politi-
ca, peraltro non particolarmente nuove sulla scena della democrazia media-
tizzata. Signincative appaiono le osservazioni che approoano a tipologie oil-
ferenziate di leader dei vari schieramenti dentro e fuori dal Parlamento. Resta
vero che i social networks ed i blog non responsabilizzano adeguatamente i
politici di professione, un gruppo ormai troppo autoreferenziale, di fronte ad
un`opinione pubblica che percepisce con tragica chiarezza il oencit oi leaoer-
ship e le limitate capacit di governo che restano il problema dei problemi in
questo lrangente cos critico.
Mi sia consentito chiuoere queste note con il ricoroo oi Mattei Dogan: un
maestro della sociologia politica europea ed internazionale e un caro amico.
Dogan, oa stuoioso generoso quale e sempre stato, appena inlormato oella
nascita di SMP mi ha incoraggiato con entusiasmo e pochi mesi dopo mi
ha inviato un suo saggio per testimoniare la sua noucia e la sua amicizia. Lo
pubblichiamo in questo numero sull`Italia, un paese che Dogan amava molto,
dove ha insegnato e vissuto a lungo con grande piacere. SMP lo saluta cos,
con ammirazione per la sua opera vastissima, originale frutto della sua inesau-
ribile versatilit ed impegno ad aprire nuove frontiere di ricerca; ma lo saluta
anche con tanto affetto. Mi d dolore sapere che non lo rivedr pi muoversi
con lagilit di un elfo buono e geniale tra i diversi tavoli che componevano
il suo studio luminoso, nellattico parigino di Boulevard Arago 72. Amava la-
vorare a pi imprese contemporaneamente: su ogni tavolo cresceva un saggio
oeoicato ao un tema oillerente oa quello che era nato e maturava, in tempi
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 18
che lui dosava sapientemente, su un altro tavolo. E ti parlava di ognuno come
se si trattasse oelle aiuole oi un giaroino ralnnato che solo lui sapeva coltivare.
Alimentava cos la sua straordinaria creativit. Nell ultima telefonata mi ha
raccontato con puntualit e passione del suo progetto di un dizionario di ec-
cellenza degli scienziati sociali contemporanei. La Fondation Mattei Dogan,
nata nel 2001, aveva progettato un Dictionary of Eminent Social Scientists (DESSA)
basato su autobiograne. Le cose anoavano bene eo era molto contento oelle
adesioni che aveva riscosso in tutto il mondo. Il dizionario, opera in progress,
consultabile in rete digitando http://dessafmd.org/auteurs-sciences-sociales.
php?langue=fr, ma reclama un ulteriore impegno. Mi auguro che questa im-
presa cos importante venga completata perche era quello che lui oesioerava
con lorza eo e questo lorse il mooo migliorare per onorare la sua memoria.
Gianfranco Bettin Lattes
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA, ISSN 2038-3150, vol. 2, n. 3, pp. 19-51, 2011
www.fupress.com/smp Firenze University Press
Il buio oltre i partiti?
Partecipazione dal basso e partecipazione
istituzionale ai tempi della politica reticolare
Lo.o Roffioi Lro 1i.iooi
1
Pliti.ol orti.iotio i li.io o c r. f troofrootio. Pro.ti., oo.t, oooio ooc ol
f orti.iotio or ./ooio. Io t/i orti.l, o t/ ooi f o .riti.ol ooot f t/ ottro f ./oo
affecting institutional political actors (mainly political parties) and bottom-up forms of participation in the
Itolioo .otxt, o oool, to oor iotrooot iolootc t fll t/ o otoo iotitotiool cooio
ooc otto-o orti.iotio: rioor, l.tio ooc orti.ioti.-clioroti. r.. Bt/ iotrooot
rco. oooioo ooc oooi.olot ff.t io tro f ooroot f .itio: t/, fto oor t o
or iotrooot f oooiolotio ooc ,ooli. litioiotio t/oo iotrooot f orti.iotio.
Introduzione
Nellultimo decennio in Italia vi stato un profondo processo di mutamento
politico. La snoucia nei conlronti oelle istituzioni e oei soggetti traoizionali
della partecipazione (partiti e sindacati) si tradotta in pulsioni antipolitiche e
nello sviluppo di risposte populiste, personalistiche e pseudocarismatiche, ma
anche in una lunga stagione di sperimentalismo partecipativo che, sviluppatosi
attraverso un movimento erratico e ondivago, tra fasi di entusiasmo collettivo
e lasi oi rinusso, ha conootto al consolioamento oi una pluralit oi pratiche oi
partecipazione dal basso.
Limpegno civico, sociale e politico si riversato in una pluralit di forme,
oilncilmente sintetizzabili e riconoucibili a un oenominatore comune, ma che
insieme contribuiscono a comporre un fermento partecipativo dalla sicura ri-
levanza, sul piano qualitativo e quantitativo, la cui comprensione costituisce
un elemento centrale per cogliere, in tutta la sua complessit, le trasforma-
zioni della cultura politica italiana. Tale sperimentalismo partecipativo, non
intercettato dai partiti, rappresenta una risposta alternativa, e in certe sue
1
L`articolo e lrutto oi una rinessione conoivisa. Luca Ralnni ha scritto i paragran terzo e quinto, Lo-
renzo Viviani i paragran seconoo e quarto. I paragran primo e sesto sono stati scritti congiuntamente.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 20
espressioni un movimento complementare, a quel lenomeno culturale, prima
ancora che politico, oennibile berlusconismo, la cui estensione e la cui por-
tata vanno ben al oi l oel rilerimento alla ngura oel Fresioente oel Consiglio.
Il berlusconismo racchiude tendenze tipiche della parabola postdemocratica,
comuni a tutte le democrazie avanzate (la personalizzazione e la mediatiz-
zazione della politica, le derive populiste, in primis), coniugandole con tratti
tipici della cultura politica italiana (il particolarismo, il clientelismo, lo scarso
senso oello Stato,, connguranoo una via italiana alla postoemocrazia, che la
esemplinca e allo stesso tempo ne raoicalizza alcuni caratteri. I partiti oi cen-
tro-sinistra, ambiguamente oscillanti tra la riproposizione di unanacronistica
forma-partito pesante e una rincorsa al modello del partito del leader,
hanno alimentato la deriva postdemocratica, assecondando forme, peraltro
poco riuscite, di mediatizzazione e di personalizzazione della leadership
2
.
Facendo riferimento alla teoria di Manin, la campagna elettorale del 2001,
in Italia, pu essere interpretata come la consacrazione del trionfo della de-
mocrazia del pubblico sulla democrazia dei partiti (Manin 2010). A un
oecennio oi oistanza oa quello scenario oi inizio millennio, si intraveoe l`emer-
sione pubblica oi un terzo paraoigma, quello oella oemocrazia reticolare, che
veoe i nuovi meoia oigitali allermarsi come strumento centrale ai nni oella co-
municazione e della partecipazione politica: due dimensioni che sempre meno
sono analizzabili come autonome e indipendenti luna dallaltra, ma che, al
contrario, si intrecciano in maniera inscindibile (Mosca 2009).
I Social Network, in particolare, sembrano essere strumenti di comunica-
zione in sintonia con i nuovi repertori di partecipazione e di comunicazione,
che questi stessi tenoono a plasmare, in lorma pluricentrica eo orizzontale.
Non sono le nuove tecnologie che trasformano le forme del coinvolgimen-
to politico, piuttosto, si puo inoiviouare un`alnnit elettiva tra la rete, intesa
come infrastruttura digitale, e la rete intesa come metafora e orizzonte possi-
2
Si tratta di un elemento ben colto da Colin Crouch, in riferimento alla campagna elettorale
del 2001 che ha visto la contrapposizione tra Silvio Berlusconi e Francesco Rutelli. Un altro
aspetto del degrado della comunicazione politica di massa la crescente personalizzazione
oella politica elettorale. |...| La promozione oelle presunte qualit carismatiche oel leaoer oel
partito, le foto e gli spot della sua persona in pose adeguate e convincenti prendono sempre
piu il posto oel oibattito sulle questioni e gli interessi in connitto. La politica italiana e stata a
lungo immune oa questo lenomeno, nno al 2001, quanoo Silvio Berlusconi ha organizzato
lintera campagna elettorale del centro-destra alle elezioni politiche attorno al suo personaggio,
oisseminanoo ovunque sue gigantograne opportunamente ringiovanite, in lorte contrasto con
lo stile assai pi partitocentrico che lItalia aveva adottato dopo la caduta di Mussolini. Invece
oi usare questo argomento per contrattaccare, l`unica risposta immeoiata oel centro-sinistra e
stata ioentincare un inoiviouo abbastanza lotogenico tra i suoi leaoer allo scopo oi imitare il piu
possibile la campagna di Berlusconi (Crouch 2003: 34-35).
21 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
bile dellorganizzazione sociale e politica. Al di l di ogni ingenuo determini-
smo, la politica online non il regno della partecipazione permanente, libera,
spontanea, ma un lenomeno segnato oa ambivalenze, che rinettono gli attuali
trend di mutamento sociale e politico. Nondimeno, la rete il principale luo-
go oi sperimentazione oi nuove lorme e nuovi signincati oella partecipazione
(Mosca, Vaccari 2011)
3
.
Le mobilitazioni odierne sembrano porsi in continuit con le forme e con
i contenuti caratterizzanti la stagione del movimento altermondialista, ripor-
tandone i temi, prettamente globali, su un piano locale e nazionale: si pensi alle
questioni oei beni comuni, oei oiritti, oella lotta alla precariet ,infra Alteri). Si
tratta di una politica che coniuga la rivendicazione di valori postmaterialisti
e orientati alla qualit oella vita privata e pubblica con la sperimentazione oi
pratiche di mobilitazione dal basso, sia in forma apertamente protestataria e
connittuale ,contro istituzioni e partiti, sia oi autorganizzazione ,al oi luori oi
istituzioni e partiti). Rivendicare un agire politico al di fuori dei partiti non
signinca, in se, rinutare a priori il oialogo e il conlrontoconnitto con i soggetti
istituzionali, ma sicuramente signinca non consioerarli i principali relerenti.
Il lermento partecipativo che sta avvenenoo, sotto questo aspetto eo e que-
sto il massimo elemento di novit non pu essere letto come sintomo di anti-
politica. Al contrario, sembra rappresentare un ritorno alla politica, che inverte il
treno prevalente negli ultimi oecenni e che si rinette, se non in una scomparsa,
3
Altri contributi, in questo numero, rinettono criticamente sull`ambivalenza oelle oinamiche
di mutamento che caratterizzano i sentieri della comunicazione e della partecipazione nellera
delle reti. Luca Mori sottolinea come il web 2.0 offra una pluralit di strumenti di partecipazio-
ne e di deliberazione, ma al tempo stesso possa favorire inedite possibilit di personalizzazione,
particolarmente evioenti in lenomeni come il blog e i MeetUp oi Beppe Grillo, e quinoi oel
Movimento Stelle. In questo caso una straoroinaria partecipazione online riuscita a co-
niugarsi con forme strutturate di partecipazione ffio (manifestazioni, assemblee territoriali,
e innne nascita oi Liste Civiche,, ma il carattere reticolare oell`esperienza e associato a una
spiccata tenoenza alla centralizzazione oei nussi comunicativi sulla ngura oel leaoer. Irancesco
Antonelli, nel suo articolo, suggerisce che lavvento dei media digitali non conduce a un supera-
mento della democrazia plebiscitaria, piuttosto a una forma di democrazia pluriplebiscitaria,
favorita da una molecolarizzazione della sfera pubblica che permette la creazione di spazi
comunicativi, oeliberativi e partecipativi segmentati, e quinoi una pluralizzazione oei leaoer
carismatici di riferimento. Ci, peraltro, non avviene in maniera omogenea per tutti i segmenti
della popolazione ampliando la separazione tra una parte della popolazione, giovane, istruita,
presente online, che popola il web 2.0, e una parte della popolazione pi anziana, meno istrui-
ta, che continua a inlormarsi sui telegiornali oelle televisioni generaliste. Se questi ultimi resta-
no maggiormente legati alle tradizionali forme di mobilitazione di tipo partitico o mediatico, i
primi esprimono un processo di mobilitazione cognitiva (Dalton 1984) e sono i protagonisti
di un processo di trasformazione delle culture politiche di lungo periodo, e dellelaborazione di
una politica oltre il sistema politico ,Alteri, Ralnni 2007,.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 22
in una rioennizione oei treno oi personalizzazione. Le manilestazioni piu rile-
vanti ,come quella per la oignit oelle oonne Se non ora quanoo,, cos come
la campagna referendaria del giugno del 2011, non sono state caratterizzate
dal protagonismo di leader di partito o di movimento (pronti a tradurre la po-
polarit raggiunta nella mobilitazione in risorsa utile ai nni oella canoioatura
alle elezioni). Le mobilitazioni recenti, soprattutto, non si differenziano solo per
il ruolo centrale svolto dalla rete (anche nel caso di mobilitazioni precedenti,
come i Girotondi, la rete svolge un ruolo determinante, cfr. Mascio 2008) e per
l`ampia partecipazione che ottengono, ma per il loro pronlarsi come mobili-
tazioni prettamente dal basso e reticolari, ovvero come mobilitazioni a carattere
virale, che raccolgono ladesione dei cittadini a titolo individuale. Si osserva
lemersione pubblica di uno sperimentalismo partecipativo e civico che da anni
cova sotto le ceneri della politica mediatica, agendo da luogo di sperimenta-
zione di una nuova concezione della politica, orizzontale e dal basso, che al
rapporto diretto della massa con un leader contrappone una relazione retico-
lare tra i cittadini e una pluralit di soggetti collettivi di forma e natura diversa.
Insieme, questi elementi convergono nell`inoicare la presenza, lorse aooirittura
maggioritaria, di una modernit politica italiana, per anni soffocata, e che sem-
bra oggi trovare piena espressione. Una modernit che schiude le possibilit di
una partecipazione politica individuale nelle forme di coinvolgimento, ma pie-
namente collettiva nei contenuti. Una forma di partecipazione, insomma, che
sembra assumere tratti compiutamente moderni, nei termini della modernit
rinessiva oi cui parlano Beck ,2000, e Giooens ,199!,.
In questo contributo si propone una rinessione critica oelle traslormazioni
oella politica in Italia, analizzanoo quanto e come la personalizzazione, la
mediatizzazione e la privatizzazione della politica, da un lato, la ricostruzio-
ne dellimpegno politico mediante nuovi soggetti e nuovi repertori di azione,
dallaltra, costituiscano due macroprocessi che, con un movimento dialettico,
hanno contribuito a ridisegnare le forme della politica in Italia, non necessa-
riamente in lorma antipartitica, ma sicuramente oltre i partiti. In questa
prospettiva si analizzeranno le dinamiche di trasformazione della forma e del
ruolo dei partiti e se ne ripercorrer sinteticamente i luoghi, gli attori, gli stru-
menti. Ci concentreremo, quinoi, sugli strumenti che il ceto politico, soprat-
tutto di centro-sinistra, ha implementato per ricostruire in forma nuova i lega-
mi, sempre pi deboli, con i cittadini e la societ civile, sia nella vita di partito
sia nella vita amministrativa delle citt, con lobiettivo di colmare il gap, via
via sempre pi profondo, tra dinamiche politiche istituzionali e partecipazione
dal basso. Le primarie perseguono lobiettivo di allargare la partecipazione ai
processi di selezione del ceto politico, i r.i ort.ioti.-clioroti.i si pro-
pongono come strumenti di inclusione dei cittadini nei processi decisionali,
soprattutto a livello locale. Si tratta di sperimentazioni che meritano di essere
23 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
studiate con attenzione, poich rappresentano, potenzialmente, strumenti di
ricucitura oel legame, ao oggi assai snlacciato, tra partiti e istituzioni, oa un
lato, singoli cittadini e soggetti della societ civile, dallaltra, nonch strumenti
di sintesi, capaci di contribuire alla ricostruzione di spazi di deliberazione e di
partecipazione, invertendo la tendenza alla frammentazione della sfera pub-
blica e oei repertori partecipativi. Come veoremo, tuttavia, il ricorso a questi
strumenti accompagnato da una serie di criticit, che ne ridimensionano il
ruolo innovativo.
Sulla politica in crisi e sulla crisi dei partiti
Il sentimento antipolitico appare e scompare nella politica italiana in corri-
spondenza dei momenti di crisi del sistema, sociale, politico, economico, come
spia di un processo di trasformazione, in particolare della politica, incompiuto
o colpevolmente ritardato. Lantipolitica come manifestazione evidente di
un eccesso di vischiosit del mutamento politico rispetto alle dinamiche del
mutamento sociale, in cui le basi sociali della democrazia si trasformano, men-
tre gli attori oella politica non oirigono ma persistono. L`antipolitica, ounque,
come fenomeno ciclico, con livelli di maggiore intensit in corrispondenza di
un sistema politico non in grado di rispondere alle domande che emergono
dalla societ, con istituzioni che non offrono adeguata risposta (Marletti 2002).
Si tende cos a creare una frattura nellambito della rappresentanza politica
stessa, fra imprenditori del dissenso e lite autoreferenziali. Lantipolitica , da
sempre, un`etichetta sotto la quale si celano piu realt, spesso in contraooizione
(Mastropaolo 2005). Se proviamo a declinare il sentimento antipolitico, trovia-
mo che alla sua radice possono esserci allo stesso tempo una critica alla troppa e
alla poca politica nella societ, una critica alla politica come spazio istituzionale
di governo a fronte di una superiorit del privato (la societ civile, nel suo
signincato piu esteso, , e una critica alla politica come incapacit oi rappre-
sentanza politico-istituzionale delle idee, e degli interessi dei cittadini (Daalder
1992). Tuttavia, in un periodo di crisi occorre sempre richiamare la differenza
fra populismo, che si presenta come moto reattivo allinterno di un sistema de-
mocratico, seguendo schemi ideologici antielitari e antisistema (Meny e Surel
2001: 2!9,, e oemocrazia con un leaoer ,Cavalli 2001,. Se l`appello alla equi-
voca e ambivalente parola popolo fa riferimento ad una contestazione anti-
establishment, che agita la politica, la prospettiva weberiana di una democrazia
con un leader si pone come la risoluzione di una tensione di crisi, non nellam-
bito di un generico e anti-politico appello al popolo, ma verso la realizzazione
di un processo di personalizzazione della politica e della leadership di vertice,
in cui vengono superati gli intermediari partitici, ancorati a interessi particolari
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 24
e incapaci di rappresentare il bene comune, anche perch condizionati dalle
esigenze di riproduzione e salvaguardia delle proprie lite.
Un`antipolitica ambivalente che, per semplincare, puo essere riconootta a
diverse tipologie, tra cui unantipolitica attiva e una passiva, e al tempo stes-
so unantipolitica /lit l.l e una oo l.l ,Mete 2003: 3!o,. Ai nni oi questa
analisi, possiamo inoicare l`esistenza oi un`antipolitica come rinuto generale,
caratterizzata da apatia e passivit, generata da disincanto e marginalit nella
slera pubblica, e alternativamente un`antipolitica attiva, intesa come rinuto
non della politica tout court, ma di un particolare assetto della politica, dei suoi
attori, delle sua modalit attuali. Unantipolitica attiva e una passiva, sulla
base di una centralit o perifericit socio-culturale, alla base di una nuova
lrattura politica, quella tra integrati eo esclusi nello spazio politico contem-
poraneo, entrambi in opposizione al piano tradizionale della rappresentanza
politica (Kitschelt 1997). Con cause e obiettivi diversi, e con diverse prospetti-
ve, e conseguenze, per la democrazia. Entrambe, tuttavia, alimentate pi che
da masse politicamente orientate, dallazione di contro-lite. Del resto anche
la galassia dellantipolitica partecipa della dimensione del potere politico, e,
secondo un paradosso solo apparente, il fenomeno dellantipolitica general-
mente associato allantipartitismo (Mudde 1996; Poguntke, Scarrow 1996).
Anche in questo caso si puo ioentincare un rinuto tout court oel partito po-
litico come strumento di partecipazione dei cittadini - sia come ridondanza
rispetto ad altri strumenti (diretti) di partecipazione, sia come vero e proprio
rigetto -, oppure come un rinuto selettivo oei partiti esistenti, principali in-
diziati dei vizi della politica e ritenuti incapaci di cogliere e rappresentare
le fratture della societ (Daalder 1992). La critica ai partiti ha origine con
la nascita stessa dei sistemi politici (democratici e non). Nella critica classica
alle organizzazioni politiche (da Roma al Medioevo, dal dibattito sulla nascita
oegli Stati uniti nno all`allermarsi oelle oemocrazie oi massa, ritornano con
regolarit giudizi negativi sulla natura disgregante delle fazioni. E i principali
capi oi accusa sono sempre riconoucibili a temi quali: oivioere il popolo, lo-
mentare la cura di interessi parziali, non perseguire il bene comune, occupare
la sfera pubblica (Compagna 2008). Chi dice organizzazione dice tendenza
alloligarchia, scriveva Michels (1911), e descriveva come il processo di istitu-
zionalizzazione fosse responsabile nel tempo del formarsi di oligarchie, e della
progressiva sostituzione oei nni originari oell`organizzazione oi partito con la
propria sopravvivenza. La stessa avversione verso la casta non una inven-
zione n post-moderna, n post-democratica. Nel 1902 Ostrogorski criticava
lorganizzazione intesa come macchina di partito a cui imputava la degene-
razione oligarchica (per lappunto di casta) e il potere personale contrapposto
alla partecipazione oei cittaoini alla cosa pubblica. Dunque, il tema la parte
dello studio sociologico della democrazia, e, anzi, la particolarit di una sua
25 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
assenza o marginalit sembra contraddistinguere la stagione della democrazia
dei partiti di massa come una eccezione. Una eccezione messa in discussione
almeno dagli anni Settanta, e lacuna da colmare sia come impianto teorico di
riferimento, sia come ricerca empirica.
Se lantipolitica passiva e lantipartitismo tout court sono fenomeni latenti e
cronici dei sistemi politici, pi interessanti appaiono le dinamiche dellantipo-
litica attiva, oalla snoucia verso i partiti, e verso la classe politica, al ruolo oegli
imprenditori dellantipolitica (e la loro possibile dinamica di contro-lite). Un
fenomeno ancor pi interessante, e controverso, se declinato sul caso italia-
no. Gli ultimi venti anni della politica italiana sono stati contraddistinti, con
momenti oi maggiore o minore intensit, oa nussi oi sentimento antipolitico.
Fur con le oillerenze storiche e sociali che hanno segnato questo periooo, se
valutiamo il lenomeno antipolitico oel biennio 1992-1993 con quello oi oggi,
possiamo provare a evidenziare alcune regolarit. Allinizio degli anni Novan-
ta la corruzione si e conngurata come l`epilenomeno oi un malessere generale,
oovuto alla ormai conclamata nne oella ragion o`essere oi un sistema politico
nato oopo il connitto monoiale e congelato nel bipolarismo imperletto oella
Guerra fredda. Un sistema politico incapace di rinnovarsi perch bloccato
oalla contingenza oella propria riproouzione, oa quella classica eterogenesi
oei nni che ha portato la classe politica in particolare negli anni Ottanta a
inseguire il consenso e la propria sopravvivenza, di fatto ipotecando parte del
futuro economico del paese. Una condotta accompagnata e aggravata dalla
trasformazione dei partiti, non pi strumenti di integrazione di massa, non pi
espressione di fratture di classe o di religione, costretti ad ampliare le proprie
basi sociali e a cercare attivamente il consenso varcando i tradizionali ter-
ritori oi caccia. Complice la nne oelle ioeologie, i partiti mainstream si sono
mossi in unottica postmoderna (Von Beyme 1996), ancorando la propria
legittimazione, e le proprie risorse, alle istituzioni, e al tempo stesso curando la
propria sopravvivenza tramite il potere, piuttosto che raggiungere il potere per
dirigere la societ (Katz, Mair 2009). Partiti che progressivamente muovono
dalla societ alle istituzioni, dismettendo la funzione di mediazione sociale e
politica, per divenire semi-agenzie dello Stato, altrimenti riconducibili a public
utilities (Van Biezen 2004). Da strumenti di politicizzazione delle fratture pre-
senti nella societ, e da canali che istituzionalizzano la partecipazione, i partiti
divengono parte integrante del potere pubblico, da cui esercitano un controllo
del potere di nomina, di patronage, nelle istituzioni (Di Mascio 2011). Partiti
in via di de-ideologizzazione, la cui penetrazione nei meandri della ammini-
strazione (le degenerazione partitocratica) non pi legittimata da riferimenti
ideologici, da appartenenze collettive in grado di anestetizzare e risolvere
il distacco tra la classe politica e i cittadini. Per di pi, venute meno le gran-
di narrazioni collettive dei partiti, emerge progressivamente lincapacit della
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 26
classe politica oi rioennire i contenuti oella rappresentanza politica, a lronte
della maggior complessit delle linee di divisioni sociali, e il superamento dei
tradizionali blocchi sociali di riferimento. I partiti, ma un discorso analogo
potrebbe essere avanzato per i sindacati, non rappresentano pi, o meglio
rappresentano solo una parte ,oi solito quella piu anziana, e quella piu struttu-
ralmente tutelata, oella societ, non aggregano e non nltrano piu le oomanoe
sociali, inserendole in un disegno organico di rappresentanza (Pizzorno 1996).
Tenoono a spostare la rappresentanza politica in nnzioni, o manipolazioni,
di rappresentativit. E al tempo stesso, anche nella fase di output del sistema,
la slera oi governo, mostrano limiti oi elncacia e elncienza, snoati oall`eco-
nomia, dalle istituzioni sopranazionali, e dagli interessi che si auto-tutelano,
nel oeterminare le scelte oi governo ,Mattina 2010,. Non solo quinoi l`auto-
referenzialit e la nuova e vecchia corruzione della classe politica (della Porta e
Vannucci 2007). Ma il venir meno di un patto fra cittadini e politica, e il lento
affermarsi di un nuovo rapporto fra eletti ed elettori, in molti casi improntato
non alla partecipazione ma al legame personale, personalistico quanoo non
clientelare (Caciagli 2009). Crisi dei partiti come strumenti di partecipazione e
ioentincazione, ma anche crisi oella capacit oi governo. Un cortocircuito che
sfocia nellaccrescersi della reazione antipolitica dei primi anni Novanta, nella
Lega, nei referendum, in Forza Italia (Tarchi 2003). Un fenomeno che tuttavia
e accompagnato non solo oal rinusso nel privato tout court (come avvenne ne-
gli anni Ottanta), ma anche da una spinta opposta, testimoniata dallo spirito
civico che alnora oa un impegno coltivato non nella politica ma nella slera
oei rapporti tangibili. Nell`associazionismo, in cui e possibile e gratincante
misurare la partecipazione senza posticipare al futuro il raccolto del proprio
impegno. Nella sfera calda dei rapporti personali. Non sempre elemento vir-
tuoso per la qualit oella oemocrazia, anche se propeoeutico al risveglio oi un
legame sociale che si solioinca, lra le persone, lra le classi, e proouce capitale
sociale, risorsa preziosa della sfera pubblica e della democrazia stessa.
La lase politica attuale appare viziata oalla transizione innnita, che ha le
sue origini proprio nella oilncile gestazione oella politica negli anni Novanta
(Bull e Rhodes 1997; Ignazi 2002; Biorcio 2003). Da una parte il sistema poli-
tico e partitico dopo venti anni non ancora approdato ad una geometria
stabile. Berlusconi, limprenditore dellantipolitica si ormai istituzionalizza-
to, e ha promesso ma non realizzato la de-istituzionalizzazione del sistema
politico ed economico precedente. E, nellottica di una leadership carismatica,
si potrebbe quinoi obiettare la scarsa proouzione oi risultati, e la non traslor-
mazione del sistema. La stessa leadership politica ha ottenuto consenso ma
non ha generato noucia, ponenoosi quinoi nell`alveo oi una proposta populi-
sta pi che nella prospettiva di leadership carismatica (Mastropaolo 2011). Il
posto e la lunzione oelle ioeologie sono stati cos sottoposti a snoa, con esiti in
27 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
entrambi i casi non risolutivi, prima da una ostilit alla sfera pubblica da parte
oella societ civile, quinoi oalla politica oell`antipolitica oi una leaoership
che ha posto se stessa come ideologia dominante (Berlusconi). Questo pro-
cesso non compiuto oi traslormazione ha la sua raoice, per quanto si tenoa
a sottovalutarne la perourante portata rivoluzionaria, ancora in quel lontano
,eppure vicino, 1989 in cui e nnito il Novecento e la sua geometria esatta oelle
ioentit sociali e politiche. Da quella oata in poi ,ma anche prima se ne intra-
veoevano i segnali, si registra, in Italia e in Europa, una oilncolt a strutturare
una rappresentanza politica in grado di tenere insieme interessi diffusi, iden-
tit lrammentate, in altre parole una mooernit oiversa oa quella costruita e
cristallizzata negli anni del Dopoguerra.
Per comprendere il mutamento politico dellItalia occorre osservare che la
politica, e i partiti, si trovano ad affrontare una fase di mutamento della strut-
tura delle opportunit, costituite dalla societ in cui operano, dalle istituzioni
e innne oalle oinamiche oi competizione proprie oei suoi attori ,Raniolo 200!,
200,. Il rapporto tra politica e societ, il reciproco innuenzarsi oel mutamen-
to sociale e politico, rappresentano le chiavi daccesso alla comprensione delle
traslormazioni oella stessa oemocrazia. Le ioentit sociali nglie oella mooerni-
t industriale, le fratture e le opposizioni classiche del secolo della democrazia
oi massa ,Lipset e Rokkan 19o7,, si lanno entrambe oai connni porosi e labili.
I gruppi sociali si lrammentano in un caleiooscopio oi rinessi lrammentati oi
inoivioui sempre piu alle prese con la opportunit, e la oilncolt, oi costruire il
proprio s e il proprio senso nella vita, nel lavoro, nelle relazioni sociali, nelle
relazioni umane (Beck 2001; Bontempi 2007). Senza lausilio e la mediazione
di forme comunitarie, senza la naturale aspettativa di una mobilit sociale
ascendente, senza orizzonti politici e sociali integrati in una dimensione col-
lettiva, senza innne il collante oi ioentit politiche, la societ si oisintegra, e gli
interessi pi forti capaci di auto-rappresentarsi sulla scena pubblica margina-
lizzano inevitabilmente gli interessi dei pi deboli, altrimenti riconducibili a
interessi lrammentati o non in graoo oi esercitare una qualche lorma oi pres-
sione. Una societ, e quinoi una slera politica, che oivioe i gruppi sociali sulla
base di una nuova frattura: gli integrati, coloro che hanno le risorse, il capitale
umano, relazionale, culturale ed economico per sfruttare londa individuale
oella liquelazione oella mooernit, e gli esclusi, coloro che invece sono, o si
ritengono, marginali alle nuove snoeopportunit, e che cercano le proprie
zattere di salvataggio in comunit immaginarie, utopie di sicurezza a cui ap-
penoere la propria sensazione oi esclusione. Una societ oi questo tipo non la
a meno della politica, ma richiede alla politica stessa una nuova capacit di
rappresentanza collettiva. Una democrazia esposta alla polverizzazione degli
intermediari tradizionali non pu infatti difettare di forme di aggregazione e
rappresentanza di interessi, di culture politiche, di organizzazioni territoriali
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 28
di partecipazione, della formazione e del ricambio della classe dirigente. No-
nostante il lamento della crisi, ancora nessuno ha dimostrato come possibile
il funzionamento di una democrazia senza i partiti. Affermazione che non
equivale al oato per cui la oemocrazia oeve essere oei partiti, e la partecipa-
zione unicamente strutturata dai partiti. La sfera pubblica riaperta, sia nelle
oinamiche oi accesso verticale alla slera oecisionale, sia in quelle orizzontali oi
partecipazione politica, si arricchita, anche in Italia, di nuove forme e con-
tenuti dellagire collettivo. Tuttavia, perch continua a crescere il dato della
snoucia nei conlronti oei partiti? In Italia, come nel resto oelle oemocrazie
europee, la crisi dei partiti porta con s il paradosso di soggetti al tempo stesso
troppo deboli nella societ e troppo forti nelle attribuzioni di potere. E al tem-
po stesso si chiede non solo la democrazia dei partiti, ma la democrazia nei
partiti. Partiti (e sindacati) in crisi di legittimazione, ancora pi che di poteri,
si devono confrontare con i problemi della selezione della classe politica, che
non solo democrazia dei processi decisionali, ma anche o soprattutto
qualit e lormazione oella elite, il loro ricambio anche in senso generazionale,
il superamento del metodo della cooptazione (in particolare dei vertici della
societ civile). Inoltre, insieme al dato organizzativo, ormai dirompente il
tema della riforma del sistema istituzionale, con la possibilit dei cittadini di
sanzionare loperato dei partiti e dei leader sulla base dei contenuti dellagire
di governo. Come avviene nei livelli locali, in cui il rapporto con la politica
(e con i suoi vertici) pi diretto, personalizzato, il rapporto con la comunit
locale e costante, la verinca oella capacit oi governo e quotioiana. A partire
dalla Legge 81 del 1993 i nuovi sindaci sperimentano non solo una leadership
personalizzata, ma rioenniscono la stessa ioentit oei partiti locali, e realizza-
no nuove lorme oi governance locale ,Segatori 2003,. In questo senso, l`esame
delle societ democratiche contemporanee mette in evidenza come lantipoli-
tica trova terreno fertile dove si incrinano le forme tradizionali di legittimit,
e con queste la capacit oi una reale responsabilizzazione e rappresentanza
nei confronti degli elettori. Un processo che tuttavia non mette in discussione
la noucia nella oemocrazia ,Linz 2002,, che nella sua realizzazione pratica
necessita di una declinazione, in cui la dimensione partecipativa, la dimensio-
ne oella oemocrazia con un leaoer, si pongono come snoa e opportunit alla
rioennizione oei contenuti oella oemocrazia rappresentativa.
Le trasformazioni della partecipazione dal basso
Il declino degli iscritti ai partiti di massa ha favorito la nascita di un associa-
zionismo autonomo oai partiti, e quinoi oi un`ineoita lorma oi partecipazione
sociale, che raccoglie e valorizza le istanze partecipative che non si indirizzano
29 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
pi nei canali tradizionali (La Valle 2006). A partire dagli anni Novanta osser-
viamo, inoltre, una rapioa oillusione oel lenomeno oei comitati oi quartiere.
Questi nascono a livello micro, raccogliendo le proteste dei cittadini nei
confronti di un progetto urbanistico riguardante larea, per esprimere la con-
trariet rispetto alla presenza di immigrati, ecc. Il carattere single-issue e di tipo
prevalentemente protestatario oi queste mobilitazioni spinge gli osservatori
ad attribuirvi letichetta NIMBY (Not in My Back Yard), per sottolinearne il
carattere reattivo ed egoistico. Se allassociazionismo sono attribuite virt ci-
viche, e, in particolare, la capacit di mobilitare e riprodurre il capitale sociale
(Putnam 1993), i comitati sono considerati una conseguenza perversa della
lrammentazione e il segno oel rinuto oel conlronto e oel oialogo ,Bobbio, Zep-
petella 1999). La diffusione dei comitati, si sostiene, il segno dellerosione del
capitale sociale nonch dellantipolitica, conseguenza della perdita di capacit
della politica di conciliare e integrare interessi e punti di vista contrastanti. In
realt, le ricerche evidenziano lo sviluppo di una dimensione progettuale e
proattiva, che non si limita alla difesa dellinteresse micro, ma, al contrario, si
apre allelaborazione comune su temi prettamente pubblici. Ne sono testimo-
nianza, come ricoroa Donatella oella Forta nell`intervista realizzata in questo
stesso numero della rivista, la tendenza, ampiamente diffusa, alla nascita di
coordinamenti dei comitati, che agiscono, nelle grandi citt, in forma unitaria,
e i raccordi che si creano tra comitati sorti in territori diversi e in opposizione
a progetti diversi, come lAlta Velocit in Val di Susa o il Ponte sullo Stretto di
Messina (della Porta, Piazza 2008). Nellambito del multiforme mondo dei co-
mitati, quinoi, si sviluppano lorme oi partecipazione oi tipo proattivo, ben piu
capace di generare capitale sociale rispetto a una parte del mondo associativo,
autooennitosi volontariato oel lare, che abbanoona la lunzione oi oc..o.,,
assume una oeclinazione esplicitamente apolitica, e, soprattutto, nnisce talvol-
ta per mutuare logiche e modalit di azione proprie della sfera del mercato.
Prendendo a prestito le categorie habermasiane, possiamo affermare che,
al pari oei partiti, anche una parte signincativa oel monoo oell`associazio-
nismo si oistacca oal monoo oella vita aoottanoo nnalit e linguaggi pro-
pri del sistema, lasciando ad altri soggetti collettivi lazione emancipatoria
nellambito della sfera pubblica. La tendenza alla trasformazione ontologica
dei partiti e di parte del mondo associativo spiega la capacit di attrazione dei
movimenti come ambiti di elaborazione di una politica dal basso e, soprattut-
to, lo sviluppo di nuovi attori collettivi, capaci di intercettare le istanze di par-
tecipazione in ambienti informali e non strumentali, che offrono spazi liberi di
dibattito pubblico. I movimenti sono impegnati su una pluralit di tematiche:
lambiente, la pace, i diritti dei migranti, i beni comuni, la riforma della de-
mocrazia, ecc. Il fenomeno pi rilevante dellultimo decennio il movimento
altermondialista, movimento dei movimenti che non si basa su unidentit
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 30
forte e univoca, ma intimamente pluri-identitario e aperto. Raccoglie espe-
rienze diverse (dallassociazionismo cattolico ai movimenti di matrice mar-
xista) e le sintetizza in maniera sincretica. per sua natura transnazionale.
Porta a pieno compimento il principio della rete, come forma organizzativa e
come lorma mentale, tanto che lo sviluppo oi questo nuovo movimento e stret-
tamente legato allutilizzo delle rete telematica, che contribuisce in maniera
determinante a riplasmare i repertori di azione di comunicazione (Balocchi,
Ireschi, Ralnni 2007-2008,. Se i comitati oi quartiere nascono su base locale,
sono single-issue e tematizzano una singola li.,, il movimento new global (del-
la Porta, Mosca 2003; De Nardis 2003) transnazionale, reticolare, aperto e
plurale, abbraccia una pluralit di tematiche e ha come oggetto pi generale
laffermazione di una nuova concezione della politica e della pratica democra-
tica, che, come vedremo, si esprime tramite una richiesta di riforma partecipa-
tiva delle istituzioni, ma ancor prima messa in pratica nelle modalit demo-
cratiche interne ai movimenti, che superano il vecchio assemblearismo, con le
sue empasse decisionali e le sue inevitabili derive leaderistiche, e affermano una
pratica di democrazia deliberativa (Ceri 2003). Il movimento dei movimenti
ha oue anime: quella reattiva, che si esprime in eventi oi protesta contro i ver-
tici internazionali, o in mobilitazioni oi tipo connittuale contro la realizzazio-
ne oi granoi opere ,centrali nucleari, alta velocit, aeroporti militari,, e quella
proattiva, che si esprime nellelaborazione di progetti e proposte, in merito alla
tutela ambientale e alla questione oei beni comuni, alla giustizia sociale, alla
riforma democratica delle istituzioni locali, nazionali, sopranazionali.
La stagione del movimento altermondialista vive, in Italia, un momento
centrale tra il 2001 e il 2002, anni del controvertice a Genova e del Social
Forum Europeo di Firenze. Si tratta dello stesso periodo che avevamo pre-
cedentemente individuato come il culmine simbolico del processo di media-
tizzazione e di personalizzazione della politica e di distacco dei partiti dalla
societ civile e oalla politica oal basso. A partire oa quel momento, i temi e
i repertori elaborati nellambito del movimento dei movimenti trovano appli-
cazione in una pluralit di esperienze di partecipazione dal basso (le campa-
gne per l`acqua pubblica, culminate nel recente relerenoum, le mobilitazioni
oei precari, le esperienze oi consumerismo politico, i Gas e i progetti oi nliera
corta, ecc,. Il movimento oei movimenti rappresenta in oennitiva un om-
brello comune sotto il quale rientrano mobilitazioni locali ,in omaggio al ce-
lebre motto dei movimenti, pensa globale e agisci locale) e transnazionali,
comitati e associazioni con scopi, natura, forma organizzativa e modalit di
mobilitazione oiverse. Tra queste, anche in Italia, rientrano le associazioni
attive nellambito del consumerismo politico (Forno, Tosi 2009). Botteghe
oel commercio equo e solioale, gruppi oi acquisto, progetti oi nliera corta,
distretti di economia solidale: sono forme di mobilitazione auto-organizzate,
31 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
in cui lautonomia rispetto alle istituzioni si associa a un repertorio di azione
proattivo, che non rinuta a priori il conlronto con la politica istituzionale. Si
tratta di forme di impegno sociale e politico che possono essere considerate
emblematiche di una partecipazione oltre la delega, che vede lattivazio-
ne di cittadini critici (Norris 1999), protagonisti di unindividualizzazione
della politica, ovvero di un rapporto con la politica sempre pi autonomo e
indipendente da partiti e sindacati, e, con lavvento della politica online, anche
dalle organizzazioni di movimento. Questi cittadini, infatti, partecipano in
forma silenziosa, informandosi, comunicando e deliberando su blog, Social
Network, lorum online, e sono protagonisti oi lorme oi nash activism ,Earl,
Kimport 2011): termine che indica la possibilit di partecipare a mobilita-
zioni e campagne in forma istantanea e immediata, a distanza, senza che
sia necessario impiegare tempo e denaro. La partecipazione individualizzata
acquista visibilit in maniera alterna, in una pluralit oi lorme oi azione col-
lettiva, pi o meno estemporanee, ma sembra nondimeno capace, in alcune
fasi, di saldarsi in mobilitazioni ffio, ampiamente partecipate. Emblemati-
che, in tal senso, sono le mobilitazioni degli Iociooc in Spagna e le proteste
degli universitari in Italia, avvenute al di fuori dei partiti, lontane dai media
tradizionali, senza la presenza di leaders immediatamente riconoscibili. In
entrambi i casi lutilizzo della rete stato determinante, ma la protesta, lungi
oal restare connnata online, ha riempito le piazze.
La moltiplicazione degli spazi e delle forme della partecipazione ha come
risultato una dinamica di frammentazione: sempre pi politica dei partiti, po-
litica mediatica e politica dal basso sembrano seguire dinamiche autonome e
inoipenoenti. La consapevolezza oi questo treno sottost alla promozione oi
una serie di tentativi di ricucire il divario tra il mondo della politica istituzio-
nale e partitica e quello oella politica oal basso, sia su iniziativa oei partiti
e delle istituzioni sia su iniziativa della societ civile, con risultati ambivalenti.
Si tratta, delle primarie e dei processi partecipativo-deliberativi: strumenti di
un possibile nuovo raccordo tra istituzioni, partiti e cittadini, in un contesto
segnato da un appiattimento dei partiti sulla dimensione istituzionale e da
una tendenza degli stessi a sviluppare rapporti privilegiati con lobby e poteri
privati; da una forte tendenza alla personalizzazione della politica, anche a li-
vello locale; da una frammentazione delle forme partecipative in una pluralit
oi soggetti. Una oelle nnalit associabili a questi strumenti e quella oi ollrire
ineoite possibilit oi coinvolgimento, seppur limitate e puntuali, a quella vasta
schiera di cittadini interessati alla politica ma non attivi in forme di parteci-
pazione convenzionale. Si tratta oei cittaoini critici, che rinutano una mo-
bilitazione partitica, ma che sono mobilitati cognitivamente, e sviluppano un
rapporto inoiviouale con la politica. Ma questi strumenti sono ellettivamente
in grado di promuovere la partecipazione dei cittadini, di recepire le richieste
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 32
di partecipazione dal basso, di generare empowerment e di alimentare il capitale
sociale? E sono strumenti che permettono a partiti e amministrazioni locali di
riconquistare noucia e legittimit?
Personalizzazione della politica: le primarie
Nelle democrazie contemporanee, la politica diviene con sempre maggiore in-
tensit candidate-centered, personalizzata, e presidenzializzata (Poguntke, Webb
2005). Un processo che si osserva anche nelle democrazie tradizionalmente
ancorate a sistemi elettorali di tipo proporzionale, alla rappresentanza par-
lamentare, dove la crescita del ruolo dellindividuo cresce a detrimento del
collettivo, della ideologia e della organizzazione, ossia in direzione non solo
diversa, ma avversa, ai partiti politici (Hazan, Rahat 2010: 12). Oltre i par-
titi, quinoi, ci possono essere i partiti stessi, se l`organizzazione, le lunzioni
e i poteri oi questi ultimi non sono lossilizzati nella lorma storica oel partito
di massa. Allinterno dei processi di mutamento dei partiti, pu essere inse-
rita la democratizzazione delle procedure di selezione della leadership, uno
dei possibili strumenti che intervengono a modernizzare un processo interno,
e tramite questo la natura stessa oei partiti. Le elezioni primarie sono tali
perch avvengono prima delle elezioni vere e proprie (Fabbrini 2002: 19),
e rappresentano temporalmente il momento in cui avviene la nomina o la se-
lezione degli aspiranti candidati di un partito alle cariche pubbliche, secondo
regole che stabiliscono chi pu candidarsi e chi pu partecipare alla elezione.
Le primarie costituiscono una proceoura attraverso la quale i canoioati sono
selezionati direttamente dagli iscritti/elettori, in elezioni supervisionate dalle
istituzioni piuttosto che dai leader di partito in riunioni e convenzioni (Ran-
ney 1980,, riconoucibili, quinoi, a un metooo oi selezione, una votazione in
vista di una elezione (Valbruzzi 2011: 283). Tuttavia, le primarie, dal punto
di vista sociologico, rappresentano un campo di ricerca interessante non solo
come meccanica di elezione. Le primarie sottintendono alla trasformazione
della relazione fra eletti e elettori, e al tempo stesso offrono lopportunit di
valutare come muta la selezione della leadership. Le primarie, o meglio le
ragioni che ne determinano la scelta, non attengono alla ingegneria elettorale,
ma al rapporto tra mutamento sociale e mutamento politico, al processo di
personalizzazione e al mutamento del partito politico come attore della de-
mocrazia. Di fatto le primarie coinvolgono due diverse categorie di elettori,
non pi rappresentabili con i tradizionali cerchi concentrici descritti da Du-
verger per il partito oi massa. La prima e quella oegli attivisti, ossia coloro
che si mobilitano nelle primarie in quanto iniziativa oi partito, con un pronlo
identitario pi netto, e con una maggior disposizione rispetto alle regole e alle
33 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
oecisioni ,anche le inoicazioni, oei partiti. La seconoa e quella oegli elettori,
reali o potenziali, la cui partecipazione assume il pronlo oi una scelta perso-
nale, come tale espressione oi processi ormai maturi quali la personalizzazio-
ne della politica, una mobilitazione con caratteri cognitivi, unappartenenza
leggera. Lapertura a elettori intermittenti nel processo di selezione della
leaoership, necessita quinoi oell`esame oi una possibile ambivalenza, ma non
oi un`aporia, oelle primarie. In questo senso, le primarie legittimano i partiti
sulla base di una nuova relazione fra lite e cittadini, o alternativamente li in-
deboliscono, dal momento che una pi ampia partecipazione abbassa il livello
oi ioentincazione e oi lealt verso i partiti stessi?
La scelta di adottare le elezioni primarie deve essere collocata nei singoli
contesti sociali e politici, nonch nella particolare condizione dei partiti, nel
tipo e nel grado di personalizzazione della politica e della leadership, e nella
struttura istituzionale di ogni singolo paese. In altri termini, il paradosso delle
primarie cessa di essere tale se viene inserito nella struttura delle opportunit
politiche oi un paese, compito che spetta alla sociologia politica, per verincare
se le primarie sono uno strumento dei partiti, per rilegittimarsi, o dei cittadi-
ni, per incioere sulle scelte un tempo appannaggio oelle oligarchie, o innne
oella leaoership per autonomizzarsi oal partito apparato. In questo senso, la
democratizzazione della selezione della leadership in Italia avviene seguendo
un processo inverso rispetto a quello sperimentato nel sistema politico che le
ha viste nascere: gli Stati Uniti. Questo perch le primarie possono servire per
scopi solo apparentemente simili, dal momento che il loro esame empirico
mette in luce oue oiversi tipi oi prospettive. La prima e quella oella legittima-
zione di un processo di selezione stabilito a monte dalle strutture intermedie di
partito, in cui le primarie hanno una valenza celebrativa esterna, e quinoi non
di selezione, ma di consacrazione popolare. La seconda prospettiva inve-
ce quella oi una selezione vera e propria, in cui il risultato non e prestabilito
da accordi allinterno del partito, anzi le indicazioni del gruppo dirigente del
partito pu essere sovvertito da un elettorato svincolato da lealt gerarchiche.
Le varianti delle primarie non appartengono solo alle modalit tecniche di co-
struzione del selectorate e di caratteristiche delle candidature. Esiste una diversa
lettura del ricorso alle primarie come modalit partecipativa e selettiva. Pi
in generale utile osservare attentamente come e perch le primarie nascono
nel sistema politico a cui tradizionalmente sono associate: gli Stati Uniti. Una
lettura supernciale vuole che negli Stati Uniti i partiti non si siano mai carat-
terizzati come fenomeno organizzativo e identitario di massa, e che la politica
sia personalizzata come fenomeno connaturato alla societ americana. La-
nalisi di Melchionda (2005) sulla progressiva introduzione delle primarie nel
sistema americano mostra come anche la politica americana fosse in realt
oominata oa organizzazioni oi massa, per quanto non ioeologiche, con or-
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 34
ganizzazioni per ampi tratti impegnate in funzione integrativa, in particolare
degli immigrati, con partiti nella piena disponibilit di potere di veri e propri
boss. Una organizzazione burocratica che assolveva al compito della selezione
della leadership nelle o/-fllc ro, altrimenti ioentincabili come i luoghi e
le pratiche delle oligarchie di partito, che avevano (e hanno) continuo bisogno
di legittimazione del proprio potere.
Il tema della selezione del leader come forma di democrazia manipolata
ad opera dei partiti rappresenta bene una fase storica della presidenza ameri-
cana, in cui la selezione del partito passa dalla party machine, e in cui il partito
politico americano assume il connotato oi partito oi quaori, o meglio oi boss.
Fartiti che sono ioentincati come istituzioni oi reclutamento oi un personale
politico democratizzato, proveniente da tutti gli strati della scala sociale (Pa-
squino 1991: oo,, e come tale responsabili oi una lrammentazione oel corpo
sociale e della stessa corruzione della leadership, di cui si indicano le medio-
cri qualit necessarie per conquistare la maggioranza
4
. La comparazione fra
modelli di mutamento sociale, trasformazione dei partiti e introduzione delle
elezioni primarie, consente quinoi oi cogliere a pieno l`ambivalenza oi tale
strumento, in particolare nelle democrazie europee, e con ancora maggiore
peculiarit nel caso italiano. Il primo punto che merita di essere affrontato
che le primarie vengono introootte sulla base oi una snoa, esterna, o esterna
4
La sociologia classica si e interessata a lungo oi questo tema, con esperienze oi ricerca conootte
direttamente negli Stati Uniti, e in particolare Max Weber (1918-1919) ha affrontato il processo di
trasformazione della democrazia americana ad opera del professionista della politica e della party
machine. Il partito politico e il nuovo prolessionista oella politica, per quanto passibili oi critiche,
diventano per Weber lo strumento storicamente necessario per passare da una democrazia delle
oligarchie controllata dai notabili, a una democrazia plebiscitaria in cui il popolo sceglie il leader e
lo ioentinca con la causa ,Cavalli 1987: 2,. In relazione al possibile allermarsi oi leaoer naturali,
liberati dalla dipendenza nei confronti dei notabili, Weber osserva che la trasformazione dei partiti
macchina aveva determinato una trasformazione della selezione dei Presidenti a partire dalla
elezione di Andrew Jackson nel 1828. In seguito, in effetti, si pu osservare leffettivo superamento
dei notabili e laffermarsi di una democrazia plebiscitaria dopo il 1840, in un processo di continuo
mutamento oel rapporto tra sistema oei partiti e selezione oella carica politica oi vertice, nno alla
successiva affermazione della presidenza imperiale (Schlesinger 1980). Non solo limpatto di
variabili istituzionali, ma in corrispondenza di particolari situazioni di crisi economiche, militari,
e di politica estera, il Presidente tende ad assumere sempre maggiori poteri, senza cambiamenti
costituzionali ma mooincanoo l`equilibrio variabile nella articolazione oei poteri oelle istituzioni, e
contribuenoo a oiversincare la stessa natura e lunzione oei partiti, con la progressiva introouzione
del partito del Presidente. Per comprendere limpatto delle primarie sul sistema americano, e il
signincato oa attribuire a tale strumento, occorre quinoi capire la natura che assumono i partiti in
quel contesto storico e sociale, e capire la natura oi quelle organizzazioni politiche rappresentate
come partito oi quaori ,Epstein 19o7,, club o super Facs ,Alorich199, Heioar 2003,, per lo piu
attivi dentro le arene parlamentari (Green 2002; Cox e McCubbins 2005).
35 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
alle lite dominanti, e alle oligarchie di partito. Negli Stati Uniti, si possono
individuare tre diverse fasi di richiesta di democratizzazione tramite primarie.
Una prima fase faceva seguito alla necessit di alternanza e ricambio interno
al Partito democratico negli Stati del Sud, un surrogato di alternanza, (Cam-
pus e Fasquino 2003,, alla met oell`Ottocento. Una seconoa lase risponoeva
alla necessit di democratizzare il sistema delle convenzioni per la scelta del
candidato Presidente, sostenuta dal Prri. rfro o.oot fra 800 e 900,
in nome di una contestazione alla degenerazioni del sistema oligarchico dei
partiti. Innne la terza, e oecisiva ,perche seguita oalla traslormazione oel si-
stema di nomination), fase, in nome della contestazione interna alle scelte della
convenzione del Partito democratico del 1968, in una fase di trasformazioni
sociali e di spinta in chiave anti-establishment da parte della base dellelettora-
to oemocratico. Le primarie quinoi come spinta esterna ai partiti intesi come
apparato dirigente, in ordine alla democratizzazione, ma anche alla destrut-
turazione del potere interno, tradizionalmente appannaggio dei boss locali e
nazionali. Tuttavia, il ricorso alle primarie puo verincarsi in ragione oi una
sconntta elettorale, quanoo l`esigenza oi rinnovare la classe oirigente impone
ai partiti di aprirsi ai propri iscritti, come nel caso delle democrazie europee.
In questo quaoro, il caso oell`Italia rappresenta invece un processo tanto inu-
suale quanto soggetto a lasi contraooittorie. L`introouzione oelle primarie per
legittimare una leaoership senza partiti, il caso oi Frooi nel 200, si conngura
come unelezione primaria di tipo acclamativo, ossia una competizione il
cui risultato principale non e la selezione, gi ellettuata oai partiti, quanto la
necessit di acclamare e legittimare una leadership, senza e oltre i partiti. A
questo tipo oi primarie, aperte a tutti i cittaoini, con solo una vaga previsione,
mai resa ellettiva, oi un albo oegli elettori, e quinoi seguito il caso oi primarie
pi o meno competitive nei diversi contesti locali, per lelezione dei sindaci,
dei presidenti di provincia o di regione. La scelta di elezioni primarie aperte
ha inoltre contraddistinto una fase di trasformazione dellofferta politica, con
la nascita del Partito democratico, e la scelta di inserirle nello Statuto, come
mito fondativo. La domanda, tuttavia, se le primarie possono essere uno
strumento top-down, e se e quanto sono realmente strumentali a processi oi oe-
mocratizzazione interna, o alternativamente al tentativo di legittimazione ex
post, una forma rituale di consolidamento attraverso un consenso pi ampio,
che segue una decisione maturata e presa nelle tradizionali fucine di costru-
zione della classe dirigente: i partiti. Selezione e legittimazione possono essere
effetti comuni, ma non necessariamente sovrapponibili, delle primarie, con
tipologie oi leaoership selezionate oai caratteri oiversi, sia per pronlo socio-
biogranco, sia per stile stesso oi leaoership. Sulla base oi questa oistinzione e
quinoi possibile ipotizzare, e provare empiricamente, l`esistenza oi una plura-
lit di elezioni primarie, con caratteristiche divergenti in relazione al tipo di
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 36
personalizzazione, al rapporto tra partiti e candidati, e al tipo di competitivit.
Primarie con effetti diversi, e al tempo stesso primarie con presupposti diversi.
In entrambi i casi primarie che incidono non solo sulla selezione della leader-
ship, ma sulla organizzazione, e sui poteri del partito stesso. Del resto, autori
come Leon Epstein e Austin Ranney, di fatto riconducevano la selezione dei
candidati ad unattivit privata dei partiti, un processo extralegale, e una
intraparty issue ,Hazan, Rahat 2010: !,, ounque una oelle lunzioni proprie oel
giardino segreto della politica, una delle ultime dopo che i partiti hanno
perso il connotato di integrazione sociale, e con esso non solo la capacit iden-
tincante, ma la stessa possibilit oi nltrare e aggregare le oiverse oomanoe che
derivano dalla societ. Tuttavia, il tema delle elezioni primarie, che costituisce
parte rilevante del reclutamento politico e della formazione e selezione della
leadership, ma ovviamente non lo esauriscono, si pone al centro del dibattito
fra coloro che sostengono che i sistemi di selezione sono strumentali a deter-
minante nnalit politiche, ossia che sono aoottati in quanto corrisponoenti a
particolari obiettivi stabiliti oagli attori politici ,in questo caso i partiti,, e colo-
ro che, in una prospettiva neo-istituzionalista, considerano che i diversi metodi
non solo rinettano la politica, ma abbiano il potere oi orientarla e mooincarla
(Hazan, Rahat 2010: 5).
I processi partecipativo-deliberativi
La stagione delle sperimentazioni partecipativo-deliberative, in Italia, inizia
nella prima met oell`ultimo oecennio, sotto l`innusso oei Social Iorum Mon-
diali ed Europei, che danno impulso ad uno sperimentalismo partecipativo il
cui obiettivo e alnancare eo integrare le istituzioni rappresentative con ineoiti
spazi aperti alla partecipazione e alla oeliberazione oei cittaoini, al nne oi
sopperire con nuovi strumenti all`inoebolimento oi quelli traoizionali ,come i
Consigli di Quartiere, nati come risposta istituzionale a una richiesta di parte-
cipazione dal basso nei territori, ma che, presto ridotti a una sorta di mini-con-
sigli comunali, hanno perso il loro ruolo di collettori istituzionali della parteci-
pazione oal basso,. Un seconoo obiettivo e quello oi riequilibrare gli strumenti
di .rooo. territoriale introdotti negli anni Novanta (dai Patti Territoriali ai
Piani Strategici), sbilanciati a favore degli interessi organizzati, improntati alla
elncaciaelncienza piuttosto che all`aumento oella legittimazione oemocrati-
ca e funzionali alle esigenze del ceto politico di governare societ complesse
in un contesto oi scarsit oi risorse cognitive eo economiche. In questa lase,
lo strumento maggiormente adottato il Bilancio Partecipativo (BP) (cfr. Sin-
tomer e Allegretti 2009), strumento caratterizzato da una forte carica sim-
bolica, che, tuttavia, raramente in Europa si traduce in processi realmente
37 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
traslormativi. Se il BF nasce in Brasile nei quartieri oegraoati oelle metropoli
brasiliane, quale strumento oi oemocratizzazione, oi riqualincazione urbana
e di giustizia sociale, nelle democrazie consolidate lobiettivo rivitalizzare la
partecipazione dei cittadini comuni e ricostruire capitale sociale in contesti
segnati oa un tessuto sociale lrammentato e snlacciato. Quasi mai, tuttavia,
la partecipazione supera la soglia oell`1 oei resioenti e si verincano spiccati
processi di autoselezione, a sfavore di immigrati, giovani, donne, e sul piano
socio-politico, a favore dei soggetti gi politicamente attivi. Insomma, pi che
nuovi canali a disposizione dei cittadini comuni, se ne aprono di ulteriori
per chi gi partecipa; le assemblee di BP non aggiungono molto ai tradizionali
consigli oi quartiere, alle consulte e alle arene negoziali e oi .rooo., e non
riescono, se non in minima parte, ad attirare cittadini comuni. La tendenza
alla riproduzione delle vecchie logiche, negoziali e strumentali, attenua il
carattere innovativo dei processi, inibisce un percorso di sviluppo collettivo
e sortisce un elletto paraoossale: esperienze la cui nnalit oovrebbe essere la
ricucitura oel rapporto tra ceto politico e cittaoini, sono viste oa questi ultimi
come un esercizio di stile dei primi, come uno strumento retorico di ricostru-
zione simbolica del consenso, o, peggio, come uno strumento di manipola-
zione, al punto di rafforzare la percezione dei politici come autoreferenziali.
Lassenza di una reale volont da parte del ceto politico di cedere parte del
proprio potere, la scarsa risposta oa parte oei cittaoini comuni, le oilncolt
incontrate nello spostare l`attenzione oalle questioni micro a una prospet-
tiva pi ampia, fanno in modo che le esperienze italiane di BP si chiudano in
meoia oopo tre anni, tanto che alla nne oello scorso oecennio si poteva gi
parlare oi rinusso oell`esperienza, in un contesto in cui l`attenzione si sposta
progressivamente verso altri strumenti, il cui tratto comune lo spostamento
oell`enlasi oalla oimensione partecipativa a quella oeliberativa.
I tratti che oenniscono la seconoa generazione oi processi, oennibili par-
tecipativo-deliberativi sono i seguenti:
La de-ideologizzazione. Emerge la consapevolezza che affermare la demo-
crazia partecipativa quale prassi oroinaria oi governo e un`utopia irrealiz-
zabile, seguenoo la quale si rischia oi alimentare ulteriormente il oistacco
con i cittadini, che chiedono agli amministratori, accusati di essere autore-
ferenziali, risposte concrete. Se le basi sociali e culturali della democrazia
sono deboli, non perseguendo lideale partecipativo che si rafforza la de-
mocrazia, ma ricostruenoo il legame nouciario tra cittaoini e istituzioni e
tra gli stessi cittadini. I processi di seconda generazione si propongono,
quinoi, oi aprire spazi oi inlormazione, consultazione e oeliberazione, la-
vorendo un avvicinamento dei cittadini allamministrazione.
La tenoenza a privilegiare processi puntuali, nnalizzati a progetti specinci
,la riqualincazione oi una piazza, un quartiere, un`ex area inoustriale, la
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 38
oennizione oel piano oi governo oel territorio, o rivolti a un target partico-
lare (i giovani, gli immigrati, ecc), superando limpostazione generalistica
di processi come il BP.
Il metodo della porta aperta (Bobbio, Pomatto 2007), ovvero il principio
della apertura dei processi a tutti gli interessati, tradottosi in spiccati feno-
meni oi auto-selezione, sempre piu e alnancato oa un criterio alternativo,
ovvero il campionamento statistico della popolazione, il cui obiettivo rac-
cogliere un microcosmo chiamato a deliberare in ambienti protetti. La
base giustincativa oel processo si sposta oalla quantit oei partecipanti alla
qualit oelle interazioni proootte.
I riferimenti allideale partecipativo (di matrice sudamericana) lasciano
quinoi il posto ai rilerimenti all`ioeale oeliberativo ,i cui rilerimenti sono
nordamericani e nordeuropei). La concezione deliberativa della democra-
zia, sottostante alla creazione di inedite arene deliberative (Bobbio 2002)
sposta le fondamenta della legittimit democratica dal momento del voto
,o oel compromessonegoziazione, a quello oella oeliberazione pubblica.
I processi partecipativo-oeliberativi, altamente strutturati, oenniti oa pro-
ceoure stanoaro e lonoati su ralnnate tecniche oi lacilitazione, si propon-
gono oi creare un ambiente artinciale che attenua ,e ioealmente cancella,
le differenze di risorse tra i partecipanti, ricreando le condizioni per una
deliberazione autentica, ovvero uno scambio di argomentazioni fondato
esclusivamente sulla forza della migliore argomentazione
5
e non su pretese
di potere (Habermas 1996)
6
.
La geograna oelle sperimentazioni si sposta oa territori e contesti politi-
ci socialmente e politicamente periferici, come Grottamare (AP) e Pieve
Emanuele (MI), in cui il progetto partecipativo al centro di una strategia
di legittimazione da parte di un nuovo ceto politico (Sintomer, Allegretti
5
Il riferimento normativo alla forza della migliore argomentazione da un punto di vista so-
ciologico, risulta oecisamente problematico, in quanto ancorato a un richiamo alla razionalit,
seppur declinata nei termini della razionalit comunicativa, che mal si adatta, nel mondo reale,
ad essere applicata a situazioni caratterizzate da una incertezza radicale (Pellizzoni 2007),
ovvero a una complessa sovrapposizione di pluralit cognitiva e valoriale. Se tale complessit
stata ampiamente tematizzata nel oibattito teorico sulla oemocrazia oeliberativa, la questione
spesso risulta allrontata solo in maniera supernciale oagli stuoiosi e ancor piu oai promotori
di processi deliberativi. Che le pratiche deliberative realizzate nella pratica presentino ampi
limiti non si spiega solo con le oilncolt oi avvicinamento oelle esperienze concrete al mooello
ideale, ma in primo luogo proprio con ladesione acritica a un modello teorico affascinante ma
sociologicamente debole.
6
Tra i processi partecipativo-deliberativi pi utilizzati in Italia vi sono i Sondaggi Deliberativi,
gli Electronic Town Meeting, le Giurie di Cittadini. Per una panoramica sul caso italiano cfr.
Bobbio 2007; Pecoriello e Rispoli 2007; Bobbio e Pomatto 2007.
39 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
2009) a contesti istituzionalmente strutturati, in cui partiti e ceto politico di
governo vantano un buon livello di strutturazione e una base di consenso
ancora solioa, seppur sottoposta a snoe. E il caso oelle regioni rosse ,clr.
Ramella 200o, Ilorioia 2008, Ireschi, Ralnni 2008,, in cui la promozione
di dispositivi partecipativo-deliberativi pi che una connotazione di rottu-
ra assume la funzione di sostituzione/integrazione dei canali partecipativi
tradizionali, proponendosi come un misto di continuit/innovazione ri-
spetto alle dinamiche partecipative preesistenti.
Con la costruzione di arene deliberative si cerca di ricreare, in un ambiente
micro, artinciale e protetto, le conoizioni per una oeliberazione autentica. Cio
a partire dal presupposto che la deliberazione pubblica una componente cen-
trale della democrazia, che favorisce la trasformazione reciproca delle preferenze
e oei punti oi vista, e quinoi l`integrazione oegli interessi e che le oemocrazie con-
temporanee, a seguito del progressivo decadimento del dibattito nellambito della
sfera pubblica, si siano ridotte al solo principio della delega e dellaggregazione
degli interessi. Se la deliberazione pubblica, intesa idealmente come scambio di-
scorsivo in condizioni di libert e uguaglianza, in cui prevale non il potere, ma la
sola forza del migliore argomento (Habermas 1996), a livello macro (della sfera
pubblica generale) distorta dalla manipolazione e dalle distorsioni introdotte
dagli interessi politici ed economici, a livello micro si possono creare le condi-
zioni per un maggiore avvicinamento alle condizioni ideali. Si tratta dellidea che
sta alla base del Sondaggio Deliberativo (SD) (Fishkin 1991), che non si limita a
chieoere a un campione oi esprimersi su una questione, ma lo invita a prenoere
parte a un processo della durata di una giornata o due, che permetta di ampliare
la conoscenza sul tema, anche grazie allintervento di esperti con diverse opi-
nioni, e di confrontare/trasformare le opinioni mediante uninterazione delibe-
rativa. Al termine oell`evento il mini-popolo esprimer quella che puo essere
considerata lopinione che lintera popolazione avrebbe se avesse la conoscenza
aoeguata per esprimere un`opinione inlormata e non supernciale. Naturalmente,
il valore oemocratico oei SD non oeriva oall`elletto che questo ha sulle poche
centinaia di partecipanti che vi prendono parte, ma dalla connessione della deli-
berazione micro con la slera pubblica piu ampia, e quinoi con i cittaoini, che
possono assistere alle dinamiche di confronto e di scambio tra cittadini comuni
che sono, per, stati messi in grado di approfondire gli argomenti trattati, analiz-
zandone i diversi aspetti e confrontando la pluralit di prospettive.
Se processi come le Giurie di Cittadini, il SD e lElectronic Town Meeting
(ETM); si propongono di favorire una forma di deliberazione in senso forte,
la cui necessaria pre-condizione la limitazione del numero dei partecipan-
ti, diverso il caso di processi come il Dibattito Pubblico (DP), esperienza
francese (Fourniau, Tafere 2010), che ha trovato in Italia alcune interessanti
applicazioni in Toscana (Floridia 2009) e in Liguria (Bobbio 2010), e che si
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 40
propone di promuovere una deliberazione in senso debole, favorendo le-
spressione delle opinioni e il confronto di cittadini e stakeholders, movimenti e
comitati, in vista della realizzazione di unopera pubblica altamente impattan-
te. Il confronto tra i diversi punti di vista e la possibilit di presentare progetti
alternativi, si pone lobiettivo di individuare il progetto su cui vi pu essere un
maggiore accordo, ed eventualmente i criteri di compensazione per chi subir
dei disagi o dei danni. Ancora diverso il caso di processi come il Barcamp e
lOpen Space Tecnhology (OST) (Aicardi, Garramone 2009), che valorizza-
no, come elemento fondante, la massima destrutturazione delle modalit inte-
rattive. Non vi sono limiti alla quantit oei partecipanti, e questi possono par-
tecipare nelle modalit che preferiscono al dibattito, dividendosi in gruppi e
cambianoo gruppo quanoo vogliono. Obiettivo nnale non e il raggiungimento
del consenso, ma la verbalizzazione di tutti i pareri espressi, che il promotore
dellevento si impegna a tenere in considerazione.
Cio che accomuna tutti questi strumenti e, seconoo la letteratura, la ca-
pacit di promuovere tre virt: civica, cognitiva e politica (Pellizzoni 2005;
Giannetti 2007), ovvero di accrescere il capitale sociale, favorire laccesso alle
informazioni e il confronto tra diversi saperi e punti di vista, aumentare la
legittimit oelle oecisioni assunte in conseguenza oella qualit oella parteci-
pazione attivata.
La promozione di processi partecipativo-deliberativi pu, effettivamente,
dare un contributo importante alla ricostruzione dei rapporti tra cittadini e
istituzioni, creando spazi di confronto tra interessi e punti di vista altrimenti re-
ciprocamente chiusi. Sotto questo aspetto, i processi partecipativo-oeliberativi
possono assumere alcune delle funzioni che i partiti politici non sembrano pi
in grado di svolgere correttamente: costruire un legame tra amministrazione
e cittadini, aggregare gli interessi, offrire spazi di confronto e di approfondi-
mento, ma anche spazi di comunicazione tra la pluralit di attori collettivi che
caratterizzano oggi la vita sociale e politica (associazioni, movimenti, comitati,
ecc.,, e per questa via rappresentare un`arena oi selezione oel ceto politico,
alternativa e complementare a quella partitica.
Il rovescio della medaglia rappresentato dal rischio che la rilegittimazione
del ceto politico e la ricostruzione del legame con i cittadini avvenga non sulla
base di reali processi di empowerment e di ampliamento degli spazi partecipativi
e discorsivi, ma sulla base di aperture puramente simboliche. Addirittura, vi
il rischio, ampiamente segnalato nella letteratura, che i nuovi strumenti, cre-
anoo arene artinciali, restringano, in realt, gli spazi oella partecipazione re-
ale, neutralizzino le forme spontanee di partecipazione. La realizzazione di
processi di partecipazione in vitro, di cui le istituzioni detengono il potere di
agenda e di setting, oecioenoo se, quanoo, come, avviare un processo oelibera-
tivo (Dryzek, Shlosberg; Regonini 2005), realizza, nella migliore delle ipotesi,
41 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
operazioni di Market Testing, se non di controllo e manipolazione (Pellizzoni
2007, oella Forta 2008,. E quanto puo accaoere, in particolare, nel caso oei
processi fondati sulla selezione di un campione statistico della popolazione,
che si pongono lobiettivo di coinvolgere i cittadini comuni, normalmente au-
toesclusi dai processi potenzialmente aperti a tutti, che come sappiamo vedo-
no l`accesso oi una ristretta quota oi cittaoini attivi, ma cos lacenoo escluoono
i cittadini pi attivi e competenti sul tema oggetto della discussione, come gli
attivisti dei comitati, che non sono inclini a trasformare le proprie preferenze
e, al contrario, sono mossi dalla volont di imporre il proprio punto di vista,
mentre lideale della deliberazione pubblica prevede un pacato scambio di
opinioni tra cittaoini, che puo avvenire solo quanoo tra i partecipanti non vi
sono opinioni forti. Se il cittadino partisan, come ben argomentato da
Diane Mutz ,200o,, e incompatibile con lo status oi oeliberante, in quanto
titolare oi opinioni lorti, e quinoi non suscettibili oi traslormazione, questi
deve rimanere fuori dallarena deliberativa (Hendriks 2006). Leffetto para-
dossale che essere un cittadino competente, informato e politicamente attivo
non sia piu consioerata una qualit ma un ostacolo, mentre, al contrario, il
buon cittadino, coincidendo con il buon deliberante, colui che ha giudizi
scarsamente lormati in quanto meno interessato, e quinoi maggiormente pro-
penso a trasformare le proprie opinioni deliberando in maniera spassionata.
In questi termini si spiega la centralit attribuita oalla letteratura sui processi
partecipativo-oeliberativi alla ngura oel cittaoino comune
7
. Lapertura di
processi partecipativo -deliberativi aperti ai cittadini comuni, in poche parole,
puo lacilitare la neutralizzazione oei soggetti portatori oi connitto, ollrenoo
al tempo stesso alle amministrazioni una nuova forma di legittimazione. Una
legittimazione apparentemente lorte, in quanto lonoata sul mito oella par-
tecipazione diretta dei cittadini. Nella realt si tratta della partecipazione di
qualche centinaio oi cittaoini, oepoliticizzati e ripoliticizzati in setting delibe-
rativi in cui il controllo nelle mani dei promotori, o meglio dei consulenti e
dei professionisti della partecipazione che li gestiscono, garantendone, in linea
teorica, la neutralit, oltre che la scientincit ,Ireschi, Ralnni 2008,.
In Italia la regione pi allavanguardia nella promozione di processi par-
tecipativo-deliberativi la Regione Toscana, che, nellambito della legge
69/2007 Norme sulla promozione della partecipazione alla elaborazione
oelle politiche regionali e locali, ha nnanziato oecine oi processi partecipati-
vi, soprattutto su scala locale. La scelta di privilegiare i processi fondati sulla
7
Che poi sono tali nno a un certo punto, in virtu oi un processo oi autoselezione che tenoe a
sovraprappresentare persone interessate alla politica, con un livello di istruzione superiore alla
media, di et relativamente avanzata, e politicamente vicini allamministrazione che promuove
il processo (Cellini, Freschi, Mete 2010).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 42
selezione statistica dei partecipanti, anche per lindirizzo espresso dallAuto-
rit per la partecipazione, ha favorito forme di partecipazione depoliticiz-
zata e individualizzata e, in alcuni casi, lesclusione attiva di movimenti e
comitati
8
. La pretesa scientincit oi processi maggiormente localizzati sulla
oimensione oelle tecniche e oegli strumenti che sui suoi signincati politici, oel
resto, rende centrale il ruolo dei consulenti, mentre il coinvolgimento attivo,
in prima persona, del ceto politico locale, non sembra una priorit. Lenfasi
posta sugli aspetti lormali e la previsione oi nnanziamenti, ha posto in secon-
do piano la fornitura di un sostegno in termini di competenze e di formazio-
ne, incentivando gli enti locali a partecipare ai bandi con progetti disegnati
e gestiti da consulenti esterni, a scapito dei progetti in cui gli amministratori
si impegnano a gestire con risorse interne il percorso
9
. Con questo metooo
non si favorisce la diffusione di una cultura partecipativa tra amministratori
e dirigenti, ma la crescita dei soggetti attivi nella progettazione e nella faci-
litazione oei processi partecipativi, che sviluppano uno specinco expertise e
oiventano partner abituali oella Regione e oegli enti locali. In questo mooo,
se negli anni Novanta alla ngura oel politico oi prolessione si e contrapposta
quella oel tecnicoprolessionista, oggi emerge una terza ngura, quella oel
professionista della partecipazione, a testimonianza di come la diffusione
della retorica partecipativa-deliberativa non contribuisca a un ritorno della
politica, ma ao alimentare una concezione scientincista e tecnocratica oel-
la politica, incapace di ricucire il rapporto tra partecipazione istituzionale e
partecipazione spontanea.
Nei primi anni di applicazione della Legge non sono mancati esempi posi-
tivi, in cui la realizzazione di un processo partecipativo ha favorito lo sviluppo
di processi virtuosi tra i cittadini e ha contribuito a promuovere una cultura
partecipativa nella pubblica amministrazione, e quinoi elletti che vanno al oi
l del singolo evento. A un livello complessivo, tuttavia, il risultato pi evidente
appare la costruzione di una strategia simbolica di legittimazione, che si ac-
compagna ad un impetuoso sviluppo del settore delle consulenze in materia
di partecipazione.
8
Si veoa, a titolo esemplincativo, il caso oel percorso partecipativo realizzato oal Comune oi
Frato ai nni oella reoazione oello Statuto oel Territorio ,Cellini, Mete, Ralnni 2011,. Comitati
e movimenti, oel resto, sin oalle prime tappe oel processo oi oennizione oella Legge avevano
espresso perplessit sulla concezione della partecipazione sostenuta dalla Giunta regionale, pi
concentrata sulla oimensione oella qualit oella oeliberazione che sull`inclusivit oei processi.
9
Lo scambio di strumenti e metodi risultato assai sottodimensionato al di l di alcuni convegni
e seminari, clr Irpet 2011. Un`impostazione oiversa, in tal senso, e quella seguita oalla Regione
Emilia-Romagna, anchessa promotrice di una Legge sulla partecipazione L. 3/2010, che pone
in primo piano lo scambio delle pratiche.
43 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
Conclusioni
Nella rinessione qui proposta si e cercato oi sottolineare l`ambiguit intrin-
seca che caratterizza i due principali strumenti individuati per rivitalizzare
la pratica democratica a livello locale (i processi partecipativo-deliberativi) e
il soggetto della rappresentanza politica per eccellenza, il partito politico (le
elezioni primarie). Sia le primarie sia i processi partecipativo-deliberativi, in
elletti, possono assumere lorme, signincati e obiettivi oiversi: entrambi sono
stati usati come strumento oi ratinca e oi legittimazione oi scelte gi ellettua-
te e come strumento simbolico del consenso, ma anche per favorire spazi di
partecipazione reale. Cio, in qualche caso, e successo quanoo l`incontro tra
lo strumento di partecipazione top-down e la partecipazione dal basso ha
favorito una dinamica trasformativa in itinere, per esempio conducendo alla
scelta oi un canoioato oiverso oa quello sostenuto ulncialmente oal par-
tito, o a percorsi oi partecipazione in parte oivergenti rispetto a quelli ioeati
dai promotori di un processo partecipativo (in merito agli attori coinvolti, alle
modalit interattive, ecc). Dal punto di vista sociologico, entrambi i processi
stuoiati ollrono quinoi molteplici e oiversi possibili richiami.
Le elezioni primarie, in primo luogo, affermano la dimensione della parteci-
pazione, come estensione della sfera degli iscritti, da tempo ormai in contrazio-
ne nel dato numerico e sempre meno rilevanti nelle funzioni tradizionalmente
associate al partito sul territorio. Aumentare la partecipazione allinterno dei
partiti oecreta la nne oei cerchi concentrici previsti oalla sociologia classica
dei partiti di Duverger, ossia la divisione dei ruoli fra iscritti, simpatizzanti ed
elettori, per ridisegnare un pi ampio, e pi indistinto, partito degli elettori. In
secondo luogo la democratizzazione, ossia lestensione dei diritti degli iscritti,
aderenti, simpatizzanti ed elettori, paradossalmente eppure in controtendenza
rispetto al venir meno oella lunzione ioentincante oei partiti ,e oella politica,.
Come osservano gli stessi autori del cartel party (Katz, Mair 1995; 2002; 2009), la
strategia del partito di ampliare i meccanismi di democrazia interna un tenta-
tivo di ricostruire legittimit alla classe politica, in un contesto di individualizza-
zione della membership, in cui si amplia la partecipazione, ma al tempo stesso si
atomizza il ruolo dei singoli iscritti. Cittadini virtualmente titolari di pi diritti
nei conlronti oel partito, ma oi latto con meno elncacia interna. In terzo luogo
la selezione, ossia la nnalit apparentemente piu evioente oella introouzio-
ne delle elezioni primarie. La selezione della leadership che stabilisce una tra-
slormazione stessa oelle biograne oei leaoer, la struttura oelle carriere politiche,
e che al tempo stesso stabilisce un legame fra leader e elettori sottratto, o reso
meno controllabile, da parte del partito apparato. Questultimo aspetto intro-
duce una ulteriore dimensione delle elezioni primarie, ossia il rafforzamento
della dinamica della personalizzazione. Nei partiti in cui il collante identitario
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 44
della ideologia non svolge pi una funzione coagulante, n legittimante della
classe politica, la leadership assume un ruolo non solo preminente rispetto alla
organizzazione di partito, ma tende a divenire simbolo e programma stesso di
un nuovo processo di rappresentanza politica. La personalizzazione della po-
litica comporta anche possibilit di costi negativi, in specie alla legittimazione
dei rappresentati e al venir meno del controllo della formazione della classe
oirigente e oel suo operato ,Karvonen 2010: ,. In questo senso le primarie
divengono uno strumento facilitatore di un processo che ha le sue basi sociali
nel piu ampio processo oi inoivioualizzazione, e oi scomposizione ,e oilncile
ricomposizione) dei gruppi sociali espressioni delle tradizionali linee di frat-
tura politicizzate nella democrazia di massa. Quindi, strumenti istituzionali,
trasformazioni sociali, nuovi imprenditori della politica (i leader, al posto delle
oligarchie dei partiti), concorrono nel determinare la trasformazione non solo
dei partiti, ma della stessa rappresentanza politica, di fatto introducendo la
personalizzazione della politica e della leadership di vertice al centro della de-
mocrazia del pubblico (Manin 2010). Pur essendo ancora un campo di ricerca
ampiamente da esplorare, e pur essendo listituzionalizzazione delle primarie
in Italia (nel centro sinistra e, per contagio, nel centro-destra) ancora soggetta a
possibili rioennizioni, tuttavia le ricerche nn qui conootte conlermano la molte-
plicit, e l`ambivalenza oi questo strumentoprocesso. Il caso oell`Italia, come
si cerca oi argomentare in questo saggio, veoe sperimentare oue spinte, oppo-
ste e al tempo stesso coesistenti. Da una parte la necessit di nuove pratiche
di partecipazione, i tentativi di introdurre strumenti di nuova legittimazione
della politica e delle sue classi dirigenti. Dallaltra permangono invece i resi-
dui, pur resistenti, della stagione della democrazia di massa, con i suoi attori,
i suoi luoghi e i suoi tempi. Una tensione oi oilncile armonizzazione, in specie
dove al ruolo del partito tradizionale si contrappongono due diverse soluzioni:
la leadership; il ruolo degli eletti nelle istituzioni. Gli anni Novanta e il primo
oecennio oel Duemila hanno visto la contrapposizione oi questi oue mooelli,
interpretati a seconoa oel graoo oi resistenza oegli attori traoizionali, quinoi
con una sorta di frattura fra centro-destra e centro-sinistra. Nel primo caso con
laffermazione del partito del leader (Calise 2006; 2010), e nel secondo caso con
un protagonismo del partito nelle istituzioni, non pi coordinato dal partito,
ma al tempo stesso restio ad unattribuzione di potere verticale alla leadership.
Nella lase attuale emergono spinte contrastanti in oroine al oennitivo supera-
mento dei partiti politici come organizzazioni burocratiche di massa. Perch la
leaoership non si e rivelata interamente capace oi oecostruire la rete ramincata
di interessi parziali della classe politica non di vertice (Cavalli 2011). Perch, al
tempo stesso, anche la classe politica non di vertice avverte la necessit di una
nuova legittimazione. Nonostante i tentativi di resistenza, non si prospettano
primarie di acclamazione o di consacrazione successive a una manipolazione
45 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
da parte delle oligarchie dei partiti, e il paradosso di uno strumento proposto
dai partiti pu portare alla trasformazione dei partiti stessi. Ma la capacit tra-
sformativa e transazionale della leadership, non esce taumaturgicamente dalla
introduzione di uno strumento.
I temi dellindividualizzazione e della depoliticizzazione si affermano con
chiarezza anche nello studio dei processi partecipativo-deliberativi, anche in
questo caso rivelanoo una oiscrasia tra nnalit ulnciali ,maggiore trasparen-
za e apertura da parte delle amministrazioni, ampliamento della partecipazio-
ne oei cittaoini, ricostruzione oel capitale sociale, e nnalit reali ,rallorzamen-
to del controllo sulla societ). Se i processi partecipativi come il BP venivano
gravati da una eccessiva politicizzazione da parte dei promotori, al punto
di riporre aspettative eccessive nei processi attivati, le nuove generazioni di
oispositivi partecipativo-oeliberativi nniscono per conngurarsi come processi
oepoliticizzati ,Ireschi, Ralnni 2008,, il cui oibattito, non a caso, veoe pro-
tagonisti esperti di studiosi e practicioners pi che attivisti e militanti. Lenfasi
posta prioritariamente sulle dinamiche interne ai processi (le interazioni tra
i partecipanti, e in particolare le trasformazioni delle preferenze allinterno
del processo), mentre assai minore lattenzione che si pone sul rapporto tra
deliberazione micro (la deliberazione che avviene nellambiente protetto e ar-
tinciale oell`arena oeliberativa, e oeliberazione macro ,il oibattito pubblico
che avviene nellambito della sfera pubblica generale, e che vede protagonisti
pubblici e contropubblici,, e quinoi tra partecipazione ortif.iol ,quella costrui-
ta artincialmente raounanoo qualche centinaio oi cittaoini comuni in eventi
partecipativi singoli e altamente strutturati) e partecipazione reale ,quella che
nella quotioianit veoe protagonisti movimenti, associazioni, comitati e singoli
cittaoini,. Il rischio, in oennitiva, e che, nella trattazione oi tematiche caratte-
rizzate oa connitti prolonoi e oa interessi in gioco prolonoamente oivergenti,
pi che colmare il divario tra sistema politico e sfera pubblica generale, si crei
una slera pubblica artinciale, lrutto oi un raccoroo oiretto tra istituzioni e sin-
goli cittadini, che evita il confronto con chi esprime dissenso.
Sotto questo aspetto i processi partecipativo-oeliberativi asseconoano le oe-
rive tecnocratiche e postdemocratiche, piuttosto che un progetto di democra-
tizzazione oella oemocrazia e si conngurano come strumenti oi tecnopolitica
(Rodot 2004), sancendo il passaggio dai politici di professione, soggetti cen-
trali oella oemocrazia oei partiti, ai prolessionisti oella partecipazione, ngura
tipica di una concezione della politica di tipo neo-manageriale, che si preoccu-
pa di sondare e di persuadere il cittadino-utente (Paapadopulos, Warin 2007),
piuttosto che di coinvolgerlo in forma piena nei processi decisionali, avviando
processi di empowerment (cfr. Sintomer, Allegretti 2009: 70).
Risultati assai piu interessanti emergono oa quei processi in cui il rilerimen-
to meno rigido allideale deliberativo, di cui si assume una concezione soft,
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 46
aperta quinoi a lorme oi interazione oiscorsiva oiverse oallo scambio razionale
oi argomentazioni, e, in particolare, aperte all`espressione oel connitto oa parte
dei gruppi organizzati. il caso del Dibattito Pubblico recentemente utilizzato
a Genova per favorire un ampio processo di confronto sui possibili tracciati
della nuova autostradale (Bobbio 2010). I cittadini hanno potuto avere accesso
ai progetti, confrontare e proporre loro stessi progetti alternativi, attraverso una
pluralit di forme e canali (assemblee pubbliche, pagina web, ecc), senza che vi
fossero a priori forme di esclusione di alcuni soggetti a favore di altri. Nella sua
imperfezione, il DP si discostato dallideale deliberativo puro, pur favorendo
forme di confronto discorsivo, e al tempo stesso non si limitato a riproporre
la classica forma assembleare, tipica delle assemblee pubbliche non strutturate,
e anche oi molti Bilanci Fartecipativi. Ha costituito, in oennitiva, un compro-
messo tra ideale deliberativo e ideale inclusivo, che nelle forme partecipative
tradizionali e nei processi deliberativi come le Giurie di Cittadini o gli Electro-
nic Town Meeting erano sembrati mutuamente escludenti
10
.
In uno scenario che appare oggi come mai instabile, nonostante siano pas-
sati quasi venti anni oalla traslormazione oel sistema politico italiano, ele-
zioni primarie e processi partecipativo-deliberativi costituiscono un possibile
rimedio alla frammentazione sociale e politica (e forse anche economica e
geogranca, oell`Italia se si inseriscono in un piu generale processo oi rioenni-
zione degli attori e delle istanze sociali che emergono nella sfera pubblica, ma
che, nella loro nuioit oi statu nascenti, trovano oilncolt oi aggregazione e oi
rappresentanza politica.
La reticolarit di cui oggi si compone la societ e la politica pu trovare
una sintesi riconosciuta e legittimata nella selezione della leadership, ma lo
stile di leadership adatto a interpretare la complessit sociale non sempre co-
stituisce la premessa per la costruzione di un partito del leader. In parallelo,
la rilegittimazione pu trarre linfa da unapertura dei processi decisionali al
coinvolgimento diretto dei cittadini e delle espressioni della societ civile, e
quinoi oal riconoscimento che la societ, oggi, si esprime politicamente in
una pluralit di forme e di modalit di azione, al di fuori del criterio della
rappresentanza. Lanalisi delle dinamiche sociali e politiche caratterizzanti
lItalia allinizio del nuovo decennio rivela uno scenario ricco e composito, in
cui, tuttavia, i promettenti segnali di rinnovamento sembrano ancora messi
in ombra dalla riproduzione delle vecchie liturgie. Possiamo forse concludere,
10
Ci dimostra che il modello della democrazia deliberativa pu essere un valido punto di
rilerimento per innovare la quantit e la qualit oella partecipazione, purche si superi l`impo-
stazione tecnocratica e il riouzionismo ,pseuoo, scientinco nno a oggi prevalente, e quinoi l`il-
lusione di dare una risposta ai limiti della democrazia facendo ricorso a pratiche di ingegneria
costituzionale.
47 I L BUIO OLTRE I PARTITI?
citando Pareto, che la circolazione delle lite bloccata da una persistenza
degli aggregati pi forte dellistinto delle aggregazioni? Primarie e processi
oeliberativi sono inlatti strumenti le cui promettenti potenzialit si sacrinca-
no sullaltare della riproduzione del ceto politico che in Italia, come laraba
fenice, riesce sempre a risorgere dalle sue ceneri.
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SOCIETMUTAMENTOPOLITICA, ISSN 2038-3150, vol. 2, n. 3, pp. 53-66, 2011
www.fupress.com/smp Firenze University Press
LItalia compie 150 anni. E gli italiani?
Una riessione sul senso di appartenenza, sullidentit
e sullinsuperata asimmetria tra Italia e italiani
Riccardo Giumelli
If Itol, io !011 o.o 150 ,or lc, t/oo /o lc or Itolioo. S t oro/ro t/ titl f t/i or,
o iotrco. oi./i.ol, t/ ico t/ot Itolioo /o. o ciffrot o. Oo.iol,, o oill tr, t roc,
rf.tio o t/ o f oloio t o .ll.ti. icotit,, io or .o t/ Itolioo o, io tio f looliotio
r, ottr, l.oliotio. T/ rfxio ooot Itolioo icotit,, r Itoli. o o or io t .oll it, .o fro
the extraordinary and special change due to the global processes that deconstruct the socio-political systems of
ootio-tot .rotc o, t/ Trot, f Jt/olio io 16!8, o/i./ occ t/ T/irt, 1or` Jor. Io .o.lo-
io, o/ot iotrt o i t/ .oltorol icotit, i io.roiol, ./oro.tric o, r. f /oooo, o.t
ooc ,ool ooilit, t/ot o lor r.oi, o t/, cic fr o lo tio, trritriol oorrir ooc ooocori.
La democrazia presente non contenta pi gli animi degli onesti. Essa non
rappresenta ormai che un abbassamento dogni limite, per far credere daver
innalzato gli individui: mentre non si fatto che linteresse dei pi avidi e pi
potenti. Da per tutto lo stesso fenomeno. Si veda, ad esempio, nel campo
degli studi, la minore severit di criteri intellettuali.[] La severit per il mi-
nimo necessario di coerenza e di onest in politica pure decresciuta. Nelle
elezioni trionfa il danaro, il favore, limbroglio; ma non accettare tali mezzi
considerato come ingenuit imperdonabile.[]
Tutto cade. Ogni ideale svanisce. I partiti non esistono pi, ma soltanto
gruppetti e clientele. Dal parlamento il triste spettacolo si ripercuote nel paese.
Ogni partito scisso.[] Tutto si frantuma. Le grandi forze cedono di fronte
a uno spappolamento e disgregamento morale di tutti centri dunione. Oggi
uno e a oestra, oomani lo ritrovi a sinistra, ma questa vecchia scena oella
politica vien complicata dal fatto che, se indaghi, ci vedi del brutto sotto, ed
pi grave perch nessuno ha pi sensibilit per accorarsene e criterio per
conoscerne il valore.
Cos scriveva Giuseppe Prezzolini in un editoriale intitolato Che fare?, alla
vigilia oelle celebrazioni oei cinquant`anni oall`Unit o`Italia, nella rivista let-
teraria La Voce, oi cui era lonoatore e oirettore. Farole quanto mai attuali,
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 54
situazioni senza tempo oa sempre al nanco oegli italiani . Una oomanoa alla
quale provare continuamente a risponoere: Che fare?
Ed oggi, nel momento in cui si scrive
1
, sembra che poco sia cambiato. LI-
talia non cresciuta, o meglio non maturata. Probabilmente, a partire dal-
le parole oi Frezzolini, alquanto lontane nel tempo, essa rimane uguale a se
stessa nella sua incompiutezza: un Italia clientelare, trasformista, dalla scarsa
coscienza nazionale, dove prevalgono gli interessi particolari ecc.
Tuttavia, riteniamo sia lecito guardare ai fatti italiani anche in altro modo.
Le verit raccontate oal granoe giornalista possono essere alnancate oa altre,
che presuppongono, al contrario, unItalia radicalmente trasformata, e con lei
gli italiani, nel corso dei decenni. Verit che non entrano necessariamente in
connitto tra loro.
Introoucenoo uno oegli argomenti chiave oi questo scritto, possiamo aller-
mare, con ragionevole oecisione, che quello che non e cambiato oa allora e
il rapporto tra governanti e governati, tra chi si fa rappresentante dal potere
politico oemocratico e i rappresentati. Un rapporto oilncile, complesso, latto
di mutua sospettosit, di reciproco sfruttamento per il proprio interesse, di
logiche che sluggono a quelle ioealtipiche oella rappresentanza politica oi uno
stato moderno.
Ciononostante, oicevamo oi un`Italia, intesa come spazio geogranco e socio-
politico, mutata prolonoamente oa quel 1911 raccontato oa Frezzolini. Alcuni
momenti oiventano latali per il paese, successivi al 17 marzo 18o1, quanoo si
proclama il Regno o`Italia o al 1870, quanoo, con la presa oi Roma, la citt
viene annessa e ne diventa capitale lanno successivo. Innanzitutto, la prima
guerra mondiale, che non aveva raccolto del tutto e diffusamente gli entusiasmi
patriottici degli italiani che combattevano per la nuova patria. Molti morirono
,oltre 800.000, per quella penisola, per renoerla ancora piu lorte eo unita, oi
fronte al nemico straniero; anche se in molti restava il dubbio se valesse la pena
cessare di vivere per essa. Quel momento fu fatale, come lo fu il ventennio fa-
scista e ancora piu gli eventi oel post 8 settembre 19!3. Una oata quest`ultima
che assume unimportanza in grado di trascendere gli eventi storico-politici.
La questione ioentitaria nazionale, inlatti, sembra svelarsi nella oistinzione oel
popolo italiano dallo straniero, cio dagli eserciti degli Alleati e tedesco che
nel territorio italiano si muovono. In altre parole gli italiani colgono la loro
1
Nell`anno oelle celebrazioni oei centocinquant`anni oall`Unit o`Italia. Tuttavia, anoanoo a
guardare gli anniversari dellUnit dItalia nel 1911 e nel 1961, al di l dello scritto di Prezzolini
con il quale abbiamo iniziato, hanno avuto oecisamente intenoimenti oiversi rispetto a quello
attuale, caratterizzati oal contesto socio-culturale nel quale si svolgevano: nel cinquantesimo
lorgoglio nazionalista la faceva da padrone, nelle celebrazioni del secolo, indubbiamente la
crescita economico e lo sviluppo industriale.
55 L ITALIA COMPIE 150 ANNI . E GLI ITALIANI?
differenza, si sentono essi stessi stranieri rispetto a chi sta percorrendo il loro
territorio. Tutto ci appare come unidentit di contrasto: sono in quanto non sono
come loro (Bechelloni 2003). Questo elemento lo si pu ritrovare nel corso del-
le guerre di indipendenza, caratterizzate pi da un sentimento di liberazione
dallo straniero austro-ungarico, che da una forte volont di unione nazionale.
Gli eventi della Resistenza, la formazione dei grandi partiti di massa dopo la
nne oella Seconoa guerra monoiale e successivamente il miracolo economico
mutano il paese. LItalia cresce come pochi altri. attraversata da straordinari
processi di modernizzazione. La produzione e i consumi aumentano enorme-
mente e nel contempo diviene meta turistica per eccellenza. Nel 1957 entra
in vigore la Comunit economica europea, di cui lItalia paese fondatore.
In quegli anni oi entusiasmi il paese sar spaccato oa oue partiti principali: la
Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, che per non incarnano idee e
sentimenti di natura nazionalista. Il partito fascista viene, infatti, bandito dalla
stessa Costituzione, in quanto portatore oelle oisgrazie oel passato, relegato
ad errore di percorso nella costruzione dellItalia unita; fatto che genera una
sorta di confusione, mescolata alloblio, sui motivi reali che lo hanno legato,
negli anni di pi ampia diffusione popolare, agli italiani, come ben descritto
da Sergio Romano (1994).
Gli italiani cambiano, ovviamente, si alfabetizzano sempre pi, aumenta
la classe media e con essa il tempo dedicato al consumo. La lingua italiana si
diffonde, la produttivit cresce rapidamente, nuovi attori sociali come le don-
ne e i giovani assumono grande rilevanza. Aumenta il pluralismo ideologico-
politico e culturale. Insomma gli italiani mutano mutando lItalia e viceversa,
come normale che sia, in un processo continuo ed intrecciato.
Abbiamo oetto pero che la relazione tra la classe politica e quella oei citta-
dini elettori rimane invariata. Cio, la relazione alla base del processo di State
building sembra immutare nel corso del tempo, con un carico di conseguenze
negative per la percezione della coscienza nazionale e civile e nel sentimen-
to di appartenenza degli stessi italiani. Sembrerebbe logico e sincero pensare
gattopardianamente che anche se lItalia e gli italiani sono cambiati, poi alla
nne tutto cambia per non lar cambiare niente, lacenoo in mooo che quella
distanza tra italiani e Italia rimanga immutata.
E per questo che molti pensano e allermano che gli italiani non abbiano
un`ioentit, o meglio che ne abbiamo troppe, quinoi nessuna, sostenenoo te-
staroamente che essi, oggi, oopo centocinquant`anni non siano stati ancora
fotti. Ma e oa questo punto che bisogna partire, o meglio ripartire, per meglio
comprenoere quella relazione cos oilncile, provanoo ao inquaorarla sotto uno
sguardo nuovo.
A DAzeglio, non sappiamo se per lui fortunatamente o meno, stata attri-
buita la frase storica abbiamo fatto lItalia, adesso facciamo gli italiani. Sen-
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 56
za voler sviscerare momenti, latti, situazioni topiche oel Risorgimento, quello
che a noi interessa e il signincato prolonoo oi tali parole, che ancora riverbe-
rano sulla maggior parte oegli articoli oei quotioiani, i cui autori continuano a
domandarsi furiosamente come mai, a cos tanti anni dallUnit, non si possa
ancora dire di aver fatto gli italiani.
In tutto questo sta un equivoco oi lonoo, oimenticato, o meglio che molti,
a nostro avviso, non vogliono vedere perch altrimenti salta tutto, cade lim-
palcatura costruita prima oi aver architettato l`eoincio. Tutto oeve essere rove-
sciato, l`Itolio oo.ro oo ` toto fotto li itoliooi .i o or toti, cio unidentit
ce lavevano. Non si tratta presuntuosamente di proporre astrazioni critiche
oecostruttive, quanto rivelare errori oi natura epistemologica che purtroppo
sono diventati di senso comune anche nei pi esperti. Il punto di vista che nel
18o1, nnalmente, gli italiani avevano latto, in un mooo o nell`altro, l`Italia.
Gli architetti dellItalia unita sono, piuttosto che diffusi movimenti collettivi
sparsi sul territorio italico, ambiziosi individui che riconoscono le condizioni
adatte in un momento particolarmente favorevole. Si comprende che giunta
lora di scacciare il nemico/straniero austro-ungarico da terre che si sareb-
bero rese libere per la borghesia illuminata, in particolare, del Nord. Cavour
e Napoleone III a Plombiers decidono arbitrariamente, secondo interessi di-
plomatici strategici, i connni tra Irancia e lutura Italia, attraverso promesse
dintervento e concessioni in termini di territori come il nizzardo.
LItalia nasce dallalto e, cos, come marchiata a fuoco, verr vista e per-
cepita. Ad un Risorgimento caldo, come lo intende Giorgio Ruffolo nel suo
libro Uo o tr loo (2010), fatto di passioni, di movimenti popolari dif-
fusi, di sentimenti di partecipazione, prevale un Risorgimento freddo, frutto
del calcolo, dellinteresse e della contingenza. LItalia diventer Stato senza
essere effettivamente una nazione, come molti si apprestano a dire; cio senza
quel sentimento oi oestino comune che avrebbe oovuto caratterizzare gli ita-
liani. Lo stesso signincato originale oi Risorgimento, viene traviato. La parola,
utilizzata per la prima volta dal gesuita Saverio Bettinelli nel suo Risorgimento
c`Itolio oli toci, oll orti oi .tooi c il Mill che risale al 1775, rimanda
non tanto ao una genesi politica, strategica e militare, come poi alla nne sar,
ma ao una oimensione esistenzialereligiosa come la Resurrezione. A questo
signincato se ne accompagna un altro oalla natura piu letteraria, come quello
oescritto oa Gioberti, Alneri e oa Leoparoi nella sua poesia Il Ririoot.
Non solo, ma lItalia diventa lincarnazione di modelli politico-culturali
diffusi nel XIX secolo che, a parte una ristretta lite borghese ed illuminata,
non le appartengono del tutto. Si tratta di modelli che provengono soprattutto
oalla Irancia e oagli Stati Uniti: quello oel centralismo amministrativo, che
si manifesta nellidea di un popolo, una nazione, un territorio governato da
istituzioni rappresentative dei cittadini. E poi il modello economico liberale-
57 L ITALIA COMPIE 150 ANNI . E GLI ITALIANI?
capitalistico di impronta anglosassone, anchesso importato, via via diffusosi
con i nuovi processi industriali e di modernizzazione.
L`Italia appare conlormarsi a quanto succeoe oa altre parti, asseconoanoo
modelli vincenti che si pensa avrebbero potuto portare maggiore benessere nel
territorio peninsulare. Tuttavia, le cose non stanno esattamente cos.
Il paradigma dello Stato-nazione, come uscito dal Trattato di Westfalia
(1648) e consolidatosi nei secoli successivi, pare non adattarsi a situazioni e
persone della penisola.
Il regno sabaudo, promotore dellUnit, viene visto, specialmente nel Mez-
zogiorno, come un padrone che ne sostituisce un altro, cio un potere stra-
niero, costituitosi nazionalmente e che presto impone nuove tasse, la leva e la
scuola. Si tratta di situazioni che daranno vita al brigantaggio come forza di
resistenza a costrizioni che niente hanno a che vedere con il senso di appar-
tenenza delle popolazioni meridionali al nuovo Stato. Le guerre al brigantag-
gio, oal 18o0 al 18o, procureranno un numero oi vittime elevatissimo: quasi
9.000 le fucilazioni
2
. Di questo Gramsci scriveva nel 1920: lo stato italiano e
stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco lItalia meridionale e
le isole, squartanoo, lucilanoo, seppellenoo vivi i contaoini poveri che scrittori
salariati tentarono dinfamare col marchio di briganti. Certo si stava facen-
do gli italiani in senso moderno, secondo le indicazioni forestiere, ma di essi,
oi chi lossero stati nno a quel momento, poco interessava. La spaccatura tra
governanti e governati non poteva che aumentare, con la conseguenza di le-
gittimare la lormazioni oi poteri parastatali, come le mane, in graoo oi gestire
piu elncacemente le situazioni locali.
pertanto ingenuo pensare che le istituzioni italiane non siano riuscite
a lare gli italiani nel mooo nel quale avrebbero voluto perche non ne han-
no avuto le capacit, oppure perch non se ne sono interessate. piuttosto
lopposto: se ne sono interessate troppo, facendo diventare lazione di Stato
eccessivamente pedagogica.
Gli italiani hanno ben imparato, forse anche troppo, la lezione. Sanno
come si oovrebbe essere italiani nel senso mooerno, anzi, quanoo intraveoono
nel comportamento dei connazionali gli atteggiamenti che contrastano con
quanto e stato loro insegnato, sono in graoo oi oimostrare una vis polemica e
critica eccezionale. Lo stesso non si puo oire per quanto riguaroa il mettere in
pratica le regole: vivono come se fossero italiani ma in fondo non lo sono. Lo
sport prelerito oi tutto un popolo non e il calcio, ma quello oi parlarsi male
addosso, attraverso forme di auto-denigrazione che non conoscono eguali.
Sembrano, quinoi, gente che sa come oovrebbe comportarsi ma che per un
2
Un numero assolutamente superiore alle vittime delle guerre dIndipendenza.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 58
motivo o per l`altro non pratica quanto sostiene. Sarebbe semplicistico oire
che succede anche in altri paesi, e pu darsi che sia in parte vero, ma le punte
di massima auto-critica e auto-delegittimazione vengono raggiunte soprat-
tutto in Italia, come anche ci ricorda il Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, seppur sotto unottica pi ottimista, non bisogna prendere alla
lettera e sopravvalutare una tendenza alla critica eccessiva, una certa forma di
autodenigrazione che forse fa parte del carattere degli italiani
3
.
Eppure gli italiani presi singolarmente sono straordinari individui, come
pure ci ricorda il grande giornalista Luigi Barzini: le virt necessarie per
oivenire il capo oi qualsiasi cosa in Italia, capo oi un convento, oi un canile
municipale, oi una cosca manosa, oi un mercatino oi lrutta e veroura, oi una
stazione ferroviaria, o il sindaco di un villaggio di montagna, sono tali che,
in quasi ogni altro paese, potrebbero lare lacilmente oi un uomo un ministro
degli Esteri, il favorito nellalcova della regina, il capo di stato maggiore o il
presidente della repubblica, ma come in molti non smettono di dire, insieme
proprio non riescono a starci. Oppure anche come ironicamente ricorda Gior-
gio Gaber: secondo me gli italiani sono pi intelligenti degli svizzeri. Ma se si
guarda il reddito medio procapite della Svizzera, viene il sospetto che sarebbe
meglio essere un po pi scemi. Prevalgono linteresse particulare, le invidie,
le gelosie. Si prelerisce lo straniero lontano al vicino rivale, al quale, citanoo
Manzoni, meglio far torto che patirlo.
Tutto questo la pensare che un`ioentit nazionale italiana non ci sia, o
meglio che il progetto sia malamente compiuto. C chi
4
intende rilanciare,
a partire da un fallimento evidente, magari costituendo una sorta di Partito
oella nazione con scopi etici, legalitari, oi sobriet, con l`intento quinoi oi eli-
minare difetti e vizi cronici degli italiani. Oppure c chi sostiene che non pi
possibile continuare testaroamente su questa straoa, come Aloo Schiavone nel
suo testo Itoliooi oo Itolio ,1997,: l`ioea, ripetuta nno a oiventare un luogo
comune, che il nostro compito sarebbe di ricostituire proprio adesso, con tanto
ritardo e dopo tanti appuntamenti mancati, nel cuore di una crisi mondiale
oi quest`esperienza, una vera nazione nel senso lorte, storico, oella parola
mi sembra completamente insensata: un anacronismo illogico. La riprova
,se ve ne losse bisogno, e che, al oi l oi qualche esercitazione retorica, questa
prospettiva non riesce a mobilitare energie n pensieri. Bisogna rassegnarsi:
quel treno e perouto, e per sempre. Il oestino oell`Italia e oella sua unione
dipende da come sapremo sottrarre la nostra identit allo scacco dello Stato
che avrebbe dovuto rappresentarla e proteggerla. Da come sapremo impedire
3
Napolitano: un`Italia oivisa sarebbe insignincante, Jori.o Oi, 12 marzo 2011.
4
Ferdinando Adornato Partito della Nazione per costruire lItalia, 21/05/2010 da Il Cottio
59 L ITALIA COMPIE 150 ANNI . E GLI ITALIANI?
ad un fallimento cos grave che ci appartiene, perch esprime il lato debole e
oscuro del nostro passato di trascinare con s anche la parte migliore di noi,
quella che e stata capace oi imprese intellettuali e civili uniche nell`itinerario
dellOccidente, e forse dellintera umanit. In altri termini: se riusciremo ad
utilizzare ancora una volta in mooo vantaggioso quell`insuperata asimmetria
fra italiani e Italia, autentica croce della nostra storia.
Linsuperata asimmetria fa pensare che forse dovremmo cominciare a ve-
dere le cose da un diverso punto di vista.
Abbiamo detto che gli italiani ci sono sempre stati, certo sono cambiati nel
farsi dellItalia, ma ci che li caratterizza profondamente una forma mentis,
una visione delle cose del mondo, unattitudine verso la realt, che non pu
essere ricercata a partire soltanto dal 1861. Gli italiani unidentit ce lavevano
e ce lhanno tuttoggi: unidentit costruitasi sulle differenze, sui pluralismi,
sui rapporti personali, su una visione estetica della vita, sullintraprendenza
commerciale, sulluniversalismo romano e cattolico, ecc. lo stesso Ruffolo
che ci ricorda, nel suo bel libro Qoooc l`Itolio ro ooo or too (2004), che
gli italiani sono ngli oel loro passato e oei granoi cicli vincenti ,Roma antica,
le Repubbliche Marinare, i Comuni e le Signorie) e perdenti (il periodo mo-
derno) che hanno attraversato la penisola. Ancora nel 1600 il reddito medio
oei vari Stati italiani era superiore oi piu oella met oi quello oegli altri Stati
europei. Duecento anni dopo e pi era relativamente lo stesso, se non diminu-
ito mentre quello oegli Stati europei era piu che triplicato.
Non vogliamo qui approlonoire ipotesi economiche su tale crisi, quanto
mettere laccento su un altro fattore, a nostro avviso, ben pi determinante.
Gli italiani e lidentit italiana si contraddistinguono innanzitutto cultu-
ralmente, perch, necessario ricordarlo, lidentit nazionale non coincide
necessariamente con quella culturale. Gli italiani colgono il loro senso oell`ap-
partenenza non tanto alle istituzioni ma ad un modo di essere, che ha radici
millenarie, straordinariamente complesso che da sempre li caratterizza. Ma
proprio per questo tutto appare piu sluggente. Il latto che gli stessi italiani
oicano oi non avere un`ioentit e il sintomo oi essere oominati oa quel come
se di cui dicevamo, perch lidentit riconoscibile solo se cristallizzata con il
sentimento nazionale. Non sentono di averla perch utilizzano un paradigma,
continuamente peoagogizzato, quello oello Stato-nazione, che a loro non ap-
partiene, indipendentemente, necessario ricordarlo, dalle posizioni ideolo-
giche di riferimento. E pertanto se tale architrave della modernit non viene
praticato, si genera frustrazione, rassegnazione e oblio.
Il contesto ooierno non e piu lo stesso nel quale il paraoigma westlaliano ha
avuto luogo. Si tratta di ripartire da un passaggio depoca, nei termini del socio-
logo italiano Alberto Melucci, verso un nuovo paraoigma, quello oettato oai pro-
cessi culturali oella globalizzazione, che rioennisce ioentit collettive, inoiviouali
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 60
e senso di appartenenza. Un passaggio che necessita di essere compreso, seppure
nella sua oilncolt, attraverso slorzi cognitivi eo intellettuali laticosi e snancanti.
E alla luce oi tutto questo, senza voler approlonoire i signincati oella glo-
balizzazione, i quali possono essere chiariti oa un`ampia bibliograna, che una
rinessione piu attenta sul tema oell`ioentit italiana, la cosiooetta italianit,
diventa indispensabile.
Lidea di fare gli italiani, abbiamo detto, seguiva modelli forestieri, secondo
teorie sociologiche oi natura lunzionalista che tentavano, nnalmente, oi porre
la collettivit su assetti razionali e positivistici, sotto il controllo della legge e
verso un progresso luminoso, che non poteva che portare maggior benessere
e prosperit. La storia ci ha insegnato che cos non stato, nuovi fenomeni
sono apparsi mostrando societ meno impermeabili, pi incerte, frammentate
e insicure. Finch il mondo stato diviso dai due blocchi: liberale e comu-
nista, tali problemi sono rimasti come sepolti dalla stessa contrapposizione,
cio dalla presenza del nemico che compattava. Caduto il muro di Berlino e il
comunismo, il monoo cambia, come pure le nuove conngurazioni ioentitarie
che lo abitano. La globalizzazione diventa fatto evidente, alimentata dai nuovi
mercati sempre piu globali, oa una nnanza senza limiti territoriali, oa nuove
tecnologie oella comunicazione, oa sistemi oi trasporto sempre piu elncaci. A
poco valgono le speculazioni intellettuali: globalizzazione s o globalizzazione
no, si tratta di un evento che esiste e che non bussa alla porta chiedendo di
entrare, ma piuttosto che elimina gli ostacoli che incontra. La globalizzazione
, esiste e con essa bisogna confrontarsi.
In questo senso oiventa sempre meno chiaro quale possa essere il ruolo oe-
gli Stati-nazione, e lo stesso internazionalismo viene messo in crisi da processi
transnazionali, che mooincano gli assetti oi partenza ma che proceoono verso
nuove entit a prescindere degli stessi Stati-nazione (formazione di nuovi enti
sub-nazionali e sovranazionali, processi migratori, ONG, nnanza e specula-
zioni creative, social network, ecc).
Se cos , come noi crediamo, si tratta di comprendere, partendo dalle tesi del
politologo americano Samuel J. Huntigton che le nuove identit si aggregheran-
no culturalmente e trasnazionalmente. Scrive infatti: laccresciuta importanza
dellidentit culturale in larga parte il risultato della modernizzazione socioe-
conomica verincatasi sia a livello inoiviouale, oove alienazione e oisorientamen-
to creano il bisogno di pi strette identit, sia a livello sociale, dove laccresciuta
forza e le maggiori potenzialit delle societ non occidentali stimolano il risve-
glio delle identit e delle culture autoctone (Huntington 1997)
5
.
5
Fer un`ulteriore spiegazione oi questo lenomeno si rimanoa anche al testo oi chi scrive,
(2010), L Soorc Itoli.. `o.i rioti cl .olitio, Liguori, Napoli.
61 L ITALIA COMPIE 150 ANNI . E GLI ITALIANI?
La deterritorializzazione e la costruzione reticolare, attraverso forme co-
municative tecnologicamente pi avanzate, sono sempre pi situazioni diffuse
(Castells 2009).
Il rapporto stretto tra territorio, istituzioni e popolo, che si condensa nel
concetto oi nazione, oi quel sentimento oi un comune oestino, in Italia non ri-
esce ad attecchire. I propositi elitisti, come abbiamo visto, si sono scontrati con
quelli piu popolari. L`Italia e quinoi stata latta, per quanto possibile, oa con-
sapevolezze che emergevano dal basso anche e soprattutto, come detto, nella
relazione con lo straniero, nel sentimento oi comunanza nelle oilncolt, nelle
famiglie che si fanno imprenditrici e danno luogo al miracolo economico.
Se oggi, come ci oice Wollgang Reinharo ,2010,, lo Stato mooerno ha qua-
si cessato oi esistere, in quanto ha oelegato gran parte, volente o nolente,
dei suoi poteri ad istanze intermedie, regionali, sub-regionali oppure a livello
sovranazionale, in un mooo oltretutto oilncilmente riconoucibile ao una go-
vernabilit che deriva dalle vecchie categorie del diritto, allora esso diviene, in
quanto ancora sopravviver anche se non si sa per quanto tempo un ente in
concorrenza con altre istanze perche: in nn oei conti, c`e ovunque una classe
statale la cui esistenza dipende dalla sopravvivenza dello Stato (i.i: 105-106).
Riassumenoo quanto nn qui scritto, il senso oell`appartenenza non e tanto
quello oennito oal mooello oello Stato-nazione ma oa uno pensato cultural-
mente. In questo senso potremmo veoere l`Italia e la sua ioentit con altri
occhi, attraverso una rioennizione stessa oelle categorie oel tempo e oello spa-
zio. Innanzitutto, lItalia e la sua cultura nel corso della lunga storia, senza la
cesura risorgimentale, che pone un prima e un dopo. Ma anche lItalia e la sua
cultura presente nelle culture oel monoo, lrutto non solo oi segni e signincati
che si muovono ormai globalmente, ma anche del lavoro degli italiani alleste-
ro: residenti, emigrati, oriundi, che nel corso degli anni hanno trasformato il
contesto nel quale sono anoati a vivere portanoo in oote elementi culturali oi
grande valore.
Ecco allora un grande tema, importante pezzo di un puzzle che stiamo
provanoo a costruire: quello che emerge oai lortissimi lenomeni oi mobilit
italica nel monoo. Non intenoiamo quinoi, visto che utilizziamo uno sguaroo
lungo sulla storia, solo gli eventi della grande emigrazione post-unitaria, sep-
pur fondamentali, ma una mobilit pensata in un arco di tempo pi ampio e
che comprende segni, simboli e non solo persone.
Se tuttavia guardiamo al tema dellemigrazione italiana, con gli occhi del
paradigma Stato-nazione, nei cosiddetti nodi di diaspora Stati Uniti, Ca-
nada, Brasile, Argentina, Francia, Germania, Svizzera, Australia, ecc. , esso
assume una rilevanza oebole. Con questo vogliamo oire che il tema oell`emi-
grazione ha sempre poco interessato le istituzioni politiche ma anche gli italia-
ni dItalia, pi propensi a pensare che uno Stato debba occuparsi soprattutto
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 62
oi loro e non oi chi sta luori oai connni. Lecito e legittimo se consioeriamo
che oi questo si oeve occupare uno Stato mooerno. Eo e oltremooo com-
prensibile, se non giustincabile, che la classe oirigente italiana, al tempo oelle
granoi emigrazioni tra la nne `800 e gli inizi oel `900, si sia voltata oall`altra
parte. Abbia cioe latto nnta oi niente, come si trattasse oi un elletto collaterale
inevitabile, oa nasconoere, in quanto inoizio poco promettente per un nuovo
paese che voleva imporsi a livelli internazionale tra quelli che contavano. Cos
gli italiani spesso vennero lasciati soli al loro destino di emigranti. Le epopee
transoceaniche sono raccontate e documentate in ogni salsa, ma di loro, di
questi emigranti ci si occupava al massimo nno al momento oell`arrivo. Dopo
non interessavano pi, cerano altri italiani da fare in Italia.
Non e necessario in questa seoe ripercorrere storicamente e sociologica-
mente le relazioni tra governanti e chi, mosso dal desiderio di una vita mi-
gliore, era emigrato. Tuttavia, oggi non si puo prescinoere oall`oblio nel quale
quegli eventi importanti sono nniti e con loro le conseguenze straoroinarie
sulla costruzione dellItalia stessa: le rimesse che tornavano e il dinamismo
culturale che le partenze e i ritorni davano a territori ancora poco percepiti,
come ad esempio il Mezzogiorno, da un assente Stato italiano.
In sintesi, se guaroiamo quello che siamo non solo a partire oa quanto av-
venuto oopo il 18o1 ma anche oa quanto accaooe e accaoe luori oai connni
nazionali, ormai divenuti straordinariamente permeabili, perch riteniamo
che unidentit italiana nella sua rappresentazione culturale non pu essere
delimitata dalle frontiere di Stato. Essa pi ampia, mobile, reticolare, glocale
perche ovunque nel globo in graoo oi rioeterminarsi localmente, lormanoo
nuclei di diversa grandezza sparsi nel mondo. Le identit sono culturali perch
rinnegano la concentrazione nazionale, ma si fanno in divenire, sono processo.
Si pu essere anche daccordo con lidea espressa dallasserzione l dove
arriva la sua cultura, ecco i veri connni oi un paese, lrase proiettata presso
lArchivio di Stato di Torino in occasione dellottantesimo Congresso Interna-
zionale della Societ Dante Alighieri, promotrice della lingua italiana a tutte
le latitudini. Ciononostante, bisogna stare attenti a non sovrapporre tale idea
con quella vecchia maniera oi uno Stato o meglio oi un impero lortemente
ancorato ad un territorio, comprendente uno o pi centri e poi delle periferie,
che si espanoe attraverso un`irraoiazione culturale oal centro nno a connni
chiari e segnati. Le frontiere, a nostro avviso, non risultano facilmente distin-
guibili e pi che parlare di direzioni centro-periferia e viceversa, dovremmo
pensare i dinamismi culturali nel concetto pi ampio e complesso di rete, fatta
di nodi in grado di dare il loro apporto in relazione con altri.
E per questo allora che lorse la oebolezza italiana oiventer la sua lorza.
La mancanza strutturale di Stato-nazione diventer labilit di sapersene
sbarazzare facilmente. Non ha corazze addosso da togliersi ma solo vestiti,
63 L ITALIA COMPIE 150 ANNI . E GLI ITALIANI?
magari ralnnati, che possono tornare utili nelle piu varie occasioni. L`Ita-
lia, seppure dicono non avere unidentit, non ha bisogno, come ha fatto
la Francia, di un ministero sullidentit stessa, in previsione di una possibile
crisi dettata da spinte globalizzatrici. Bench i due paesi abbiamo culture e
lingue non troppo oissimili, per quanto riguaroa il senso oi appartenenza
al proprio Stato partono da assunti diversi. I francesi hanno una consape-
volezza della loro cittadinanza nazionale, si riconoscono nel sentimento di
comunanza che in Italia e sempre mancato. E per questo che non hanno
avuto bisogno di emigrare, la Francia li aggrada. Agli italiani forse lItalia
sta stretta in quanto mossi oa ioee universalistiche, oppure, all`opposto, sta
granoe perche gi appagati oa ioentit localmente oennite come quelle che
garantivano Comuni e Signorie.
Allora, se il contesto e questo, non possiamo piu parlare semplicemente oi
italianit, nel senso di una identit riferita ad un modello paradigmatico na-
zionale. Essa non c`e o almeno e oeluoente. E, come poc`anzi e stata oennita,
un treno perso. E per questo che, muovenoo oa un punto ao un altro oel no-
stro percorso, abbiamo bisogno oi nuove parole per oennire nuovi paraoigmi.
Il termine Itoli.ito
6
ci viene incontro. Il suo signincato ha a che veoere con
quanto scritto nnora. Implica un`ioea culturale che tiene in consioerazione
non solo, ovviamente, gli italiani dItalia e i residenti allestero ma anche gli
oriunoi, gli italonli ,cioe coloro che con la cultura italica hanno a che lare e ne
sono stati o ne vengono socializzati) per non parlare poi degli immigrati, che
cominciano ad agire e pensare italicamente.
LItalicit un modo di interpretare le cose del mondo, perch le sue radici
sono straordinariamente profonde e pervadenti, perch hanno intriso con la
loro ricchezza gran parte dei territori di tutto il globo. Essa non avrebbe niente
oa invioiare ao una lrancite o altro. Fer meglio lar capire riportiamo questo
esempio signincativo. Una volta una signora oi Montreal, ourante un con-
vegno organizzato da Globus et Locus e dalla Fondazione IULM, disse: mi
vesto italiano, ho una casa ricca di arredamenti italiani, ma non parlo italiano.
Posso ritenermi italiana o no?. La risposta stata ovviamente che non era
italiana, ma italica. Allo stesso tempo un collega francese, ascoltando la frase
vesto francese, ho cultura francese, mangio francese ma non parlo francese
avrebbe risposto lei non francese e a nessuno sarebbe venuto in mente di
fare la differenza tra francese e franco o franciliano
7
.
6
Termine coniato oa Fiero Bassetti eo aoottato nei termini che qui argomentiamo anche
dallAccademia della Crusca.
7
Atti del Seminario, Cl.olio liooo itoliooo: fc rtti.. `o l`itolioo cli itoliooi, oo l`ito-
lioo cli itoli.i`, Universit IULM, Milano, 6 luglio 2006.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 64
Esiste nel mondo una community di 250.000.000 di italici
8
, che spesso, sep-
pur agendo localmente, fanno rete tra di loro, piuttosto che con lItalia, attra-
verso un`innnita serie oi siti internet, che rappresentano associazioni oi italiani
allestero, spesso divisi per zona di provenienza o di arrivo (Giumelli 2010). Gli
italici luori oai connni nazionali hanno ben altra consapevolezza oella cultura
italica. E ce lhanno a prescindere dalla loro conoscenza linguistica dellitalia-
no che forse hanno appreso come seconda e terza lingua.
Una volta, proprio visionanoo, alcuni oi questi siti, all`interno oi un lorum,
cera scritto non si sa mai dove si possono trovare gli italiani con sicurezza.
Dipenoe oa chi li cerca, quanoo e perche: io oevo ammettere che li trovo sem-
pre altrove. Forse si ha la necessit di un altrove per diventare italiani. Molti
italiani si sentono, o meglio scoprono oi essere italici, proprio luori oai connni
nazionali. Lambito nazionale diventa di ostacolo, con le sue leggi, le sue rego-
le, il suo normativismo regolatore di natura razionale-tecnicistica.
Ma esiste unortodossia italica? Cio ne esiste una come per litalianit,
che abbiamo imparato, come detto, ma che non sappiamo mettere in pratica?
E molto oilncile sostanziare l`ioentit italica come qualcosa oi chiaro, limpioo,
solido, perch, al contrario, essa si muove, muta, bench mantenga delle pro-
prie peculiarit. Gli italiani sono tradizionalmente legati a un tipo di organiz-
zazione di stampo comunale-rinascimentale, oltre ad una solida ed esauriente
esperienza compiuta nellambito delle citt-Stato. Il modello regionalista del
Rinascimento trova espressione anche per mezzo di una tensione verso luni-
versale e quinoi verso il cosmopolitismo. Si pensi all`universalismo cattolico, a
quello oi Lorenzo oe` Meoici, oppure a quello oi Machiavelli, oi Leonaroo oa
Vinci, ma anche di Mazzini. Gli italiani, unici forse in Europa, fanno fatica,
ancora oggi, a riconoscersi in una cultura che loro percepiscono come una
cultura arretrata: quella appunto creata nel oopo Westlalia. E tutto questo,
e naturalmente altro, che fa pensare ad elementi distintivi e caratteristici.
L`Italia post-mooerna potrebbe sembrare migliore oi quella mooerna, ma
anche qui tutto pare muovere oal latto che gli esseri umani sono i soli costruttori
della loro storia. Si potrebbe anche pensare che lItalia sia divenuta essenzial-
mente post-moderna senza essere moderna. Gli esseri umani, tuttavia, devono
scorgere le possibilit negli interstizi, comprenoere quanoo le situazioni sono ri-
sorse e quanoo problemi, cogliere i momenti propizi per lare le scelte necessarie.
Certo, lo fece Cavour, malgrado gran parte della popolazione non fosse poi cos
partecipe, ne quanto meno interessata. Ma il risultato politico oella mooernit
italiana, a centocinquant`anni, pone lorti interrogativi. E la rinessione e oggi piu
necessaria che mai, proprio in un momento nel quale lorze oisgregatrici sembra-
8
Dati stimati da Globus et Locus (www.globusetlocus.org).
65 L ITALIA COMPIE 150 ANNI . E GLI ITALIANI?
no smembrare il progetto dellItalia unita, preferendo localismi difensivi, barrie-
re erette contro la complessit oilagante, per ristabilire quell`oroine pacinco che
caratterizzava le societ non contaminate dalla mobilit, dal caos esistenziale e
sistematico oella vita quotioiana al quale opporre un oroine oa creare e ricreare.
LItalia post-moderna e italica oltrepassa i localismi impermeabili e oltre-
passa l`Italia stessa, ma progetti politici chiari non emergono, quanto piuttosto
la consapevolezza oella loro oilncolt. Il grioo Italici uniamoci, appare an-
cora lontano, gli echi si spengono in lretta. Ma oa qui possiamo partire.
E a chi nel 2011 festeggia i 150 anni dellItalia unita, bisogna ricordare che
gli italiani ne compiono molti di pi.
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Il particulare italiano da Guicciardini a Baneld
Tra lauto- e letero-riconoscimento
Pierluca Birindelli
Io 158 Ecoorc Booflc` T/ Mrol Boi f o Bo./oorc S.it, orotc oo ioto coot ooo
Itolioo ooc frio .ilit. T/ ciot .otrc o oorol fooilio`, t/ /, xloootr, .o.t f
t/ or/. T/ coot rooio o. T/ Jori.oo ./lorl, iotrrtotio f rioi`oio i io oll li/li-
/c o oito/. Exoocio t/ oool,ti.ol f.o, ioilor xloootio fr t/ Itolioo .iol, .ooi. ooc
liti.ol oo./oorco .oo o tro.c for orlir: t/ looc f lf-iotrt` o, Lo Bottito Jlorti; r t/
orti.olor` o, Coi..iorcioi. T/ rrototio f t/ Itolioo tro.torol (.oltorol., ooo. f .i.i.o
c.lc .r t/ .otori ooc it frt olo t t/ icotit, lf-r.oitio i.o o, Itolioo t/ol..
Ool, oftroorc, oit/ t/ tro.l ot f t/ to/io t/ Crooc Tor, t/i ci.tio o.o ort r t/
Itolioo /tr-r.oitio rotc o, `rt/ro Eoroo ooc `rt/ Jori.oo. J/o oo icotit, fotor
o.oir o cool r.oitio` fr o./ lo /itri.ol tio, it o.o o t, o .orciool iot f t/
ioci.icool ooc .ll.ti. rrototio f o l. T/ o/ cfoc ciffrot ooc .otrotio t/ t/r
t/oo Booflc fo. oot/r oto.l: t/ r/tri.ol or f t/ xrio oorol fooilio`. Cotro.t-
io oo ooc ooll, ff.ti. ,ot/ti. /ro, o.iol, o t/ rolt f c t/rti.ol iotrrtotio,
o t/ ol, /roooti.ol ot/ t to/. T t/i oc, it i o.or, t f/t` io t/ oo ror./ flc: o
otioooir oill o.r oocroio t/ oorroti. c.i. .otro.tc t/ro/ t/ t/oro/i. or.otio
f o ror./r o/ iot t/ flc ooc rooio t/r fr o ,or. If it i .lor t/ot o .oo c ottr
t/oo Booflc, it i ol .lor t/ot /./ oot tr, t c . T/r i oo occitiool oorrir fr t/ o/
iotoc t r oltrooti. rocio f t/ Itolioo ocroiotio r.: t/ oi/t` f t/ Itolioo
.iol rolit,, xrio.c ot/ frt/ooc ooc t/ro/ t/ ocio, toc t riofr. t/ fooiliti.-orti.olorit
iotrrtotio. Mlcio tt/r t/ tro.torol ooc .oltorol oro./ o.icio oo, oorti. rrio
o./ooio o o t/ ol, .o fr /olf o .otor, f t/rti.ol ioo.
J/i r.o Itolio, ci clr tll, oo. ooo o../ir io roo toto, oo cooo ci r-
.io., oo orcll! (Dante Alighieri).
L`Itolio ` oo.ro .o lo lo.ioi, oo.ro l.r oll troc, . oo.ro troff ol frtir, i
roti .o .ol. . Ooto tc.o .ooo .r./roi io.oo, . .`` .ito ooiooio oi,
oo oo rcio ci.ilioo;. ooo oo r /, ` .oo, cll`oltr ciffco, . i .oi cll
tot, or lr, ooo l r / (Johann Wolfgang von Goethe).
L`Itolio .o o.ooti r.// .i o i fi. I fi lo.roo, ooo, .roo. C/i fo lo foro ci
ooocor o.ooti l`Itolio o i foroi, ./ oo fooo oollo, oco lo co (Giuseppe
Prezzolini).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 68
L`Itolio .oto ltr 50 oilioi ci ottri. I iri tooo ol ol..oi. (Orson Welles).
L`itolioo ` oo l trorcioori. Mi io.roo toot ./ f oo l orool (Carlo
Tullio-Altan).
Dal Baretti al furbetto dellarmadietto
Negli ultimi secoli molti illustri italiani e stranieri da Dante Alighieri a Orson
Welles; da Johann Wolfgang von Goethe a Prezzolini hanno espresso opinio-
ni comuni sullItalia e gli Italiani. Senza pretendere di ricostruire il fl ro di
queste ioentincazioni, ne oi cimentarsi in una pretenziosa ontogenesi nlogene-
tica dellHo Itoli.o, e opportuno, nonoimeno, proporre alcune rinessioni che
permettano una connessione oelle interpretazioni pre- e post-banneloiane. La
pubblicazione oell`inoagine oi Eowaro Bannelo The Moral Basis of a Backward
Society (1958) suscit, ha continuato a suscitare e suscita tuttora un fervente
dibattito nella comunit dei sociologi italiani e stranieri. Dal mio punto di
vista si tratta di una discussione circoscritta nel tempo storico dal secondo
dopoguerra, o poco prima, a oggi e nellambito disciplinare sociologico, nel-
le sue varie declinazioni, e politologico. Ampliando
1
e prolungando lo sguardo
sociologico, si intravedono valide ragioni per cui come scrive Bagnasco nella
sua prelazione alla quarta pubblicazione oel libro in Italia ,200o, oi Bannelo
non ci si libera facilmente.
Nel 1768 Giuseppe Baretti scrive An Account of the Manners and Customs of
Itol,; oit/ Oor.otio o t/ Mito/ f So Tro.lr, oit/ Rorc t t/ot Cootr,:
la risposta seccata
2
alla descrizione di terribile arretratezza delle condizioni
economiche, morali e civili dellItalia (soprattutto meridionale) date dal chi-
rurgo Samuel Sharp, in Lttr fro Itol, (1767). Lincipit completo afferma:
1
Lapertura alla letteratura e alla narrativa indispensabile per comprendere limmaginario
collettivo degli italiani: opere come la Di.ioo Coocio, I roi i, e Pinocchio, per limitarsi
agli esempi piu signincativi, sono essenziali per la comprensione oei tratti connotativi prolonoi
della societ e cultura italiana, e non soltanto.
2
Frobabilmente, molti critici oi Bannelo sottoscriverebbero questo passaggio oel Baretti ,oalla
traduzione Di oci .tooi c`Itolio): Pochi libri sono cos ben accetti alla maggior parte dellu-
manit come quelli che abbonoano oi calunnie e invettive .|.| Gli uomini s`invaghiscono oi
ci che meraviglioso nei modi e nei costumi come negli eventi; e uno scrittore di viaggi che
aspiri alla celebrit nel proprio paese e generalmente quanto basta per portare in patria oa
oltre i connni oi quei materiali in abbonoanza per gratincare in un sol colpo la malignit e
lamore della novit predominanti in tanti dei suoi lettori .[] Cos si spaccia agli sprovveduti
il lalso per il vero, e cos si mantengono gli uomini in quella ristrettezza oi pensiero e in quei
pregiuoizi campanilistici che oovrebbe essere il nobile nne oel viaggiare e oei libri oi viaggi oi
curare (2003: 11-12).
69 I L PARTICULARE ITALIANO DA GUICCIARDI NI A BANFI ELD
Mr. Sharp has said, that the Italians place all their young ladies in convents,
and leave them there until they marry or take the veil; and the same thing has
been repeatedly asserted by several protestant travellers. [] But why do these
folks take so much pains to circulate this falsehood in their respective countries?
Is it ignorance, or is it malice? I will suppose that they mean nothing else, but
to make their young country-women in love with their several reformations,
which allow of no convents, and keep them as much as possible from taking
the left turn towards popery.
Il Baretti scrive a un amico le ragioni per cui desidera replicare a Sharp.
Vo rispondere ad uno dun certo Samuello Sharp, cio ad un Viaggio che
costui ha stampato, in cui strapazza lItalia soverchiamente, trattando tutti gli
uomini nostri di becchi, di fanatici e dignoranti, e tutte le nostre donne di
puttanacce e di superstizione
3
.
Tralasciando lanalisi della risposta barettiana allanglosassone prote-
stante che d del cornuto ai nostri progenitori, poich ci allontanerebbe
oagli obiettivi oi questo contributo, passiamo oirettamente all`inoagine oel
Bildungsfahrt noroeuropeo tra il Seicento e il Settecento. A partire oa questo
periodo e proseguendo per buona parte dellOttocento, la formazione degli
intellettuali europei e, generalmente, delllite sociale, si completava con il
Grand Tour: unimmersione nella cultura Italiana alta e popolare
4
. Erava-
mo siamo? un paese diverso, fremente, emozionante: inevitabilmente
lo sguardo dei nordeuropei intercettava i tratti esotici della vita italiana di
allora e oi ora. In questi viaggi oi lormazione la visita a Santa Croce spesso
si combinava allinserimento in un mercato pulsante o in una locanda promi-
scua. I diari di viaggio, cos, si riempivano di annotazioni sui nostri costumi
dellepoca, sul nostro carattere nazionale. LItalia era perci una sorta di
laboratorio a cielo aperto, loriero oi inoagini etnogranche sui generis che, nel
tempo, costituiranno i rudimenti della moderna antropologia culturale.
Il programma del viaggio
5
pianincato sulla ricerca oelle raoici culturali
europee, oella classicit e oel vivo rinesso rinascimentale si traslormava ben
presto in unosservazione sulla contemporaneit del popolo italiano: les sau-
3
Lettera a Iacopo Taruln in Epistolario, a cura di L. Piccioni, Bari, Laterza, 1936, vol. I: 349.
4
Per una ricostruzione dettagliata del regard loign (Lvi-Strauss 1983) letterario vedi Luzzi
,2002, e Squillaci ,2000,.
5
In taluni casi dal viaggio di formazione scaturisce la creazione di un Bildungsroman. Johann
Wolfgang Goethe, infatti, al ritorno dallItalia inizia a scrivere Gli anni di apprendistato di Wilhelm
Meister (1796).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 70
.o c l`Eor. Limmagine dellitaliano primitivo viene delineata, pertanto,
anche dai viaggiatori del Grand Tour. Dal Settecento lo sguardo dell/o f.to
nordeuropeo, del futuro cittadino a pieno titolo della modernit in senso
anglosassone, inimmaginabile in Italia, secondo lopinione di alcuni sociolo-
gi italiani che contempleremo pi avanti si posa in maniera continuativa
sullhomo naturalis del meridione, costruendo il mito dellitaliano refrattario ad
ogni norma, anarchico pi che libero, vitale oltre che sanguigno e sanguinario,
in preda ad un permanente loi-foir morale, giuridico, comportamentale
,Squillaci 2000,. L`ioeale romantico oi un`Italia passionaria, ribelle e oecaoen-
te alimenter gli scritti di Stendhal nelle Chroniques italiennes e di M.me de Stal
in Crioo o l`Itoli, eo e proprio quest`ultimo romanzo-saggio che lancia in
Europa il mito dellItalia e degli Italiani
6
.
Il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani di Leopardi (1824, le cita-
zioni da unedizione del 1991) ha come interlocutore implicito proprio Corinne:
con questo oialogo a oistanza inizia a penetrare per la prima volta in Italia la
locuzione carattere nazionale coniata nellambito della pubblicistica france-
se che va oa Montesquieu a Voltaire a M.me oe Stael. Gli altri termini comuni
delle due opere physique e moral possono essere tradotti in inglese dalla cop-
pia concettuale nature e nurture. La variabile chiave per comprendere gli attributi
morali, oggi culturali, era l`elemento geogranco-climatico: uomo oel Noro e oel
Sud. Secondo Leopardi, il clima mite avrebbe indotto gli italiani a condurre una
vita prevalentemente sociale ,nella piazza, nel corso, etc., e, quinoi, a concen-
trarsi sugli aspetti visibili dellidentit
7
. Lo sbilanciamento sul versante esteriore,
sempre secondo Leopardi, avrebbe sminuito il culto della vita interiore: luomo
italiano oel tempo avrebbe avuto, pertanto, oilncolt nella costruzione oi un Io
profondo, slegato dalle interazioni e coltivato nella solitudine domestica e
la problematicit nellattivare una conversazione interiore avrebbe determinato
una oilncolt oi conversazione con l`Altro tout court. sempre Leopardi ad anti-
cipare in maniera sorprendente la principale chiave di interpretazione sociologi-
ca della societ italiana, ovvero lassenza di una societ stretta: una ruling class,
una borghesia consapevole del proprio ruolo storico.
6
Un interessante parallelo odierno rintracciabile, con le opportune differenze di spes-
sore culturale, in Uocr t/ To.oo Soo oi Irancis Mayes: il libro-guioa ,e nlm oi successo,
di tante americane che visitano la Toscana. In precedenza Ritratto di Signora, Camera
.o .ito sempre lo sguardo di una protagonista femminile alla ricerca della passione
e oella sensualit a costituire la rappresentazione letteraria e nlmica oella Toscana e oi
Firenze nel mondo.
7
E interessante, a questo riguaroo, un altro libro cult che ho visto in mano a molti studenti
americani in Italia: Lo ollo foro di Beppe Severgnini, che si cimenta nella costruzione di un mot-
to nazionale italiano: Mangiar bene, comprar qualcosa, mostrarsi molto eo eccitarsi un po`.
71 I L PARTICULARE ITALIANO DA GUICCIARDI NI A BANFI ELD
Il poeta di Recanati osservava, gi allora, lassenza in Italia di un ceto mo-
tore del processo di modernizzazione, cio una borghesia illuminata che im-
ponesse lethos allintero corpo sociale e che si assumesse la responsabilit di
scandire le regole non scritte, ma socialmente stringenti e condivise, le moral
basis che costituissero il tono di unintera nazione.
Sempre seguendo Leopardi, la base morale rappresenta lhumus culturale
per la formazione di un controllo e autocontrollo sociale, indispensabile alla
strutturazione di una societ moderna. Questi fondamenti promuoverebbero
una sorta di universalismo, atto al contenimento dellatteggiamento opposto,
ovvero il particolarismo, che e questo e il primo punto essenziale oi questo
saggio era gi stato ben inoiviouato e cos nominato verso la nne oel Rina-
scimento, molto prima oell`inoagine oi Bannelo e oelle note oi viaggio oel
Grand Tour.
Seconoo la prospettiva sviluppata in queste rinessioni, oeclinare il lamili-
smo amorale nellespressione pi sobria e di maggior generalit particolari-
smo, permette assieme ad altri passaggi analitici e rispettive conclusioni
di uscire dalle secche di un dibattito sociologico che dura oramai da un lustro.
Linvettiva leopardiana contro chi faceva tuono e maniera da se, seguen-
do luso e il costume proprio massimizzando, cio, linteresse privato (pro-
prio, del proprio nucleo familiare, della propria corporazione) a dispetto di
quello collettivo si lega in maniera sorprenoente alle interpretazioni oi Ban-
nelo. Quinoi, oa una parte l`interpretazione socio-culturale italiana, elncace-
mente sintetizzata dal guicciardiano particulare, affonda nei secoli, dallaltra il
seconoo punto essenziale oi questo contributo e un`attribuzione inoigena,
in altre parole ce la siamo detta-data da noi stessi. Lidea di una mancan-
za strutturale di senso civico, pertanto, appartiene innanzitutto al momento
dellauto-riconoscimento identitario. Solo in un secondo tempo tale rappre-
sentazione entra a far parte delletero-riconoscimento nordeuropeo e molti
anni dopo nordamericano
8
. Dalle analisi proprie oella letteratura nlosonca,
psicologica e antropologica, sappiamo bene che quanoo un tratto ioentitario
ottiene tale doppio riconoscimento, diviene un tpos, un punto cardinale
delle auto-rappresentazioni individuali e collettive di un popolo, contribuendo
alla costituzione di una Weltanschauung italica (antica e moderna).
Introouco anche il terzo spunto rinessivo oel saggio: l`espressione lami-
lismo amorale, oltre a posseoere la suooetta lorza storica, e elncace eo evo-
cativa. Lo studioso che intende sostenere tesi diverse deve, necessariamente,
misurarsi con la potenza retorica oi questa lamigerata locuzione e, con im-
8
ovvio che i due momenti di auto- ed eteroriconoscimento sono sociologicamente inscindi-
bili, ma necessario alla nostra indagine tenerli analiticamente, ovvero, retoricamente separati.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 72
maginazione sociologica, tentare oi costruire espressioni altrettanto alnlate.
A tal nne, e necessario ,ma non sulnciente, oar battaglia sullo stesso campo
di indagine: una or.,, un questionario pur ben congegnato e ineccepibile
dal punto di vista metodologico; pur ripetuto nel tempo (longitudinale) e cor-
roborato oa altre inoagini conootte in altri paesi ,comparativo, oilncilmente
scalzer i oispositivi narrativi costruiti attraverso le osservazioni etnogranche
di un ricercatore che va sul campo e che ci rimane per un anno.
Il resoconto narrativo , infatti, il primo e pi potente strumento interpre-
tativo e conoscitivo di cui gli esseri umani come soggetti socio-culturalmente
situati fanno uso per conferire senso alle proprie esperienze di vita (Bruner
1990, 1991)
9
. L`essere umano e stato traoizionalmente oennito o li/o,
animale ootato oi ragione, oggi puo essere oennito, piu concretamente, come
animale simbolico: prima oi quello che potrebbe essere chiamato il logos po-
steriore oella comprensione scientinca e oella relativa proouzione scritta, c`e il
logos anteriore del discorso narrativo. La gente racconta storie dalla creazione
oel monoo, molto prima oi cominciare a costruire la nsica matematica. Il oi-
scorso, larticolazione delle parole (logos) ci che distingue luomo da tutte le
altre specie animali. Nella misura in cui il logos del racconto precede il logos del
discorso teoretico, lo o li/o oella nlosona greca potrebbe essere traootto
come animale narrante.
Se queste osservazioni venissero conoivise, la comunit sociologica italiana
non dovrebbe attendere ancora a lungo un lustro un lasso di tempo pi che
sulnciente come tanti Vlaoimiri eo Estragoni: l`auspicio e che Gooot si rechi
nel meridione dItalia e faccia uno studio di comunit l Thomas 8 Znanie-
cki, o l coniugi Lyno perche se e chiaro che si puo lar meglio oi Bannelo,
pure chiaro che bisogna provarci.
L`ultima consioerazione oi questo saggio piuttosto banale ma che, tutta-
via, pare necessario ribadire riguarda il peso della realt vissuta in prima
persona e della sua rappresentazione nellopinione pubblica attraverso i me-
dia, sia a livello nazionale sia locale.
Camminanoo ovunque in Italia ,Noro, Suo e Centro, s`inciampa lrequen-
temente in validi indicatori di familismo e particolarismo: ad esempio, mentre
termino la stesura oi questo saggio nella Biblioteca Nazionale oi Iirenze, su
50 dei circa 200 armadietti in cui si ripongono cartelle e borse, si trova af-
nsso il seguente messaggio: Iurbetto oell`armaoietto? Convertiti alla buona
educazione: molla la chiave. Nel febbraio del 2007 il direttore della bibliote-
ca alnggeva ovunque l`avviso Chiavi oegli armaoietti: Ricoroiamo ai Sig.
9
Per gli stessi motivi, le storie possono essere adoperate proprio per indagare sui valori (Mar-
radi 2005).
73 I L PARTICULARE ITALIANO DA GUICCIARDI NI A BANFI ELD
utenti che le chiavi degli armadietti, al momento delluscita, devono essere
lasciate sempre al loro posto. Lasportazione delle stesse verr sanzionata con
l`esclusione oalla biblioteca. Alla nne oel 2011 il risultato oell`avviso e piut-
tosto oeluoente. Ma, sin oai tempi oi Orazio, sappiamo quanto siano poca
cosa le leggi non supportate dal costume. Dubito di trovare un annuncio per
il furbetto dellarmadietto in una biblioteca di Berlino, Amsterdam, Parigi,
Londra, Helsinki etc. Ed palese il peso della cultura di un popolo in tutto
ci: LItalie est le pays o le mot furboest loge (Pierre-Jean Grosley 1764).
Consioeranoo che cinquanta chiavi sottratte paiono piu la norma che l`ec-
cezione
10
, un utente su quattro oella Biblioteca Nazionale oi Iirenze puo es-
sere oennito un lurbetto oell`armaoietto. La questione e oiventata scottante
solamente nell`ultimo anno, oata la oiminuzione oi nnanziamenti pubblici per
la biblioteca. Il problema, a quanto pare, viene risolto, con un oiscreto esborso
nnanziario, cambianoo le serrature oegli armaoietti. Il 12 ottobre oel 2010 si
svolta una manifestazione di protesta promossa da ricercatori e intellettuali
norentini contro i tagli oel nnanziamento alla biblioteca. Il contributo gover-
nativo stanziato permetterebbe di garantire lapertura solo sino al prossimo
marzo
11
, se gli utenti oella biblioteca, lra i quali ci sono potenzialmente pure
gli intellettuali che hanno organizzato la protesta, non si portassero le chiavi
oegli armaoietti a casa, la situazione nnanziaria sarebbe leggermente miglio-
re. Lascio la Biblioteca Centrale di Firenze perch c troppo caldo, la prima
vera ondata di freddo in Italia e gli utenti sono in maniche di camicia, per
rimanere in tema di sprechi.
Ancora sul peso storico del concetto di particolarismo
Faralrasanoo un`elncace proposizione contenuta in un saggio oi Alno Mastro-
paolo (2009), In principio non era Bannelo
12
: inlatti, l`inizio oi questa storia
non pu essere contrassegnata dalla venuta dello studioso nordamericano in
Italia. Si puo pensare come l`inizio oi un nlone oi stuoi, ma allora oeve essere
chiaro che ci stiamo muovendo nel campo della storia della disciplina e non
della storia tout court. A meno che non si voglia sancire una sorta di singolare
10
Sono le informazioni ricavate chiacchierando con un impiegato della Biblioteca. Gli ho
subito proposto unintervista. I passaggi burocratici lautorizzazione del direttore etc. mi
hanno fatto subito desistere.
11
La Nazionale salva. Fino a Marzo, Corriere Fiorentino, 6 ottobre 2010.
12
Il politologo, al contrario, inoivioua proprio nel libro oi Bannelo la partenogenesi oell`inter-
pretazione lamilista e particolarista oella societ italiana. Si rimanoa a questo saggio per una
precisa ricostruzione dei contributi di studiosi statunitensi sul caso italiano.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 74
autonomia della disciplina e stiamo parlando della sociologia

dalla realt
storica sociale
13
, la locuzione pi appropriata : In principio era Guicciardi-
ni, oppure In principio era Leon Battista Alberti.
Leon Battista Alberti, tra il 1433 e il 1441, scrive un trattato: I liori cllo fooi-
glia ,1972,. L`architetto norentino, consioerato espressione sublime e completa
dellumanesimo rinascimentale, intende con masserizia larte di organizzare
la famiglia luogo strumentale e affettivo al tempo stesso come unazienda.
Secondo Alberti le famiglie che si reggono con la roba, gli amici e le buone
relazioni con lautorit non formano mai una .i.ito, per quanto riguaroa la
politica, essa serve a portare via qualche licenza, altrimenti e consioerata un
problema da aggirare: Non si scorge mai, assolutamente mai, nellopera di
Leon Battista Alberti, un grappolo di famiglie, che giungano a formare una
.i.ito, una societ (Tullio-Altan 1986: 23).
Il Discorso leopardiano d corpo e peso alla cultura, ai costumi, alla
contrapposizione Nord-Sud, ma soprattutto alla famiglia tratteggiata da Leon
Battista Alberti e al paese del tornaconto personale che Francesco Guicc-
ciardini (1576) chiama il orti.olor. , infatti, Guicciardini a estendere per pri-
mo lombrello semantico del termine particolare
14
in questa oirezione: una
13
L`altra separazione, inopportuna per un`interpretazione sociologica proncua, e l`annosa oi-
visione in due grandi bande: strutturalisti e culturalisti. Con una metafora contemporanea,
come tentare di capire lagire sociale dividendo il software dallhardware. Questi due grandi
gruppi si oivioono in ulteriori sottogruppi: chi conta ,quantitativi, e chi narra ,qualitativi,, chi
macro, chi micro, chi (addirittura) meso; chi lavoro e chi consumo; e via dicendo,
su piani diversi: cattolici .ro marxisti; locale, globale e glocale; chi sta per il capitale sociale e
chi per quello economico, in una sorta oi regressione innnita che talvolta pare allontanarsi, nei
libri come nelle aule, dai maestri della sociologia che si sono dati da fare sia per riunire (Bour-
oieu che, oltre a quello sociale eo economico, mette in campo il capitale culturale e simbolico,,
sia per tenere distinte pratiche che dovrebbero appartenere a sfere diverse (Max Weber sulla
scienza e sulla politica). Forse il sociologo del 2011 dovrebbe smettere di sentirsi cos a suo agio
nei panni di Guelfo o di Ghibellino.
14
Per Aristotele il termine particolare aveva a che fare con la conoscenza umana: A noi risulta-
no dapprima chiare ed evidenti le cose nel loro insieme; e solo in un secondo momento lanalisi
ci consente di individuarne gli elementi e i princpi. Perci bisogna procedere dalluniversale
al particolare (Fisica I, 1: 20-25). la medesima contrapposizione partitiva tutto/parte che
ritroviamo in Cicerone: Non mi sono infatti riproposto una trattazione rigorosa e metodica,
e neppure mi riprometto di parlare di tutto, senza omettere alcun particolare (De re publica, I:
XXIV). In generale i romani davano al termine particolare unaccezione di residualit rispetto
al tutto. In Dante presente la contrapposizione particolare/universale: S come la natura
particulare e obeoiente a la universale, quanoo la trentaoue oenti a l`uomo, e non piu ne meno, e
quanoo la cinque oita ne la mano, e non piu ne meno ,Co.i.i, I: 7,9,. E, quinoi, il Guicciaroini
a introourre i signincati legati a comportamenti particolaristici` intesi nell`accezione mooerna.
75 I L PARTICULARE ITALIANO DA GUICCIARDI NI A BANFI ELD
modalit di comportamento legata alla difesa dei propri interessi personali
15
.
Gli esseri umani tratteggiati dal Guicciardini che adotta un approccio
weberiano ante litteram sono inclini al particulare nei due sensi: sia economico,
sia oi lama e reputazione ,classe e ceto,. Lo storico norentino consioera
proprio questo spirito oel tempo e non altre lorme oi ioealismo o oi
universalismo il vero pilastro per la costruzione di una vita sociale e civile
tesa verso la modernit. Lanalisi guicciardiana si concentra sui comporta-
menti adeguati, spesso legati a una strategia dellapparenza, necessari per
vivere in una realt sociale e politica percepita come mutevole e instabile. La
ricchezza e la reputazione sono indicatori basilari di status per la famiglia,
e lamicizia (oggigiorno: il capitale sociale) intesa in maniera strettamente
utilitaristica, cio in funzione delle esigenze di posizionamento sociale. Avver-
so al pronunciarsi sulle regole del comportamento umano, il Guicciardini
suggerisce la discrezione (capacit di discernere) come unica bussola per
orientarsi in una realt sociale precaria, frammentata, variabile. La discrezio-
ne sarebbe larma che consente agli esseri umani di adeguarsi alla fortuna: il
Guicciaroini e, quinoi, pure un latalista. L`autore oei Ricordi riconosce al pari
di Machiavelli il valore della dissimulazione per luomo politico, ma non per
una progettazione politica che evaoa il qui eo ora oel particolare: Guicciaroini
non crede nel valore superiore dello Stato. In un mondo antesignanamente
post-mooerno, cioe lrammentato e impreveoibile oggi oiremmo liquioo
per Guicciardini bisogna limitarsi a difendere il proprio particolare. La morale
guicciardiana consiste nella ricerca dellutilit universale solamente attraverso
quella particolare.
Leopardi loda il pragmatismo guicciardiano e la sua capacit di muover-
si al oi qua oi una scienza oella politica separata oall`uomo. Ma il poeta oi
Recanati, alla nne, se ne oiscosta prolonoamente con un `o..o: Gli usi e i
costumi in Italia si rioucono generalmente a questo, che ciascuno segua l`uso
e il costume proprio, qual che egli sia ,182!1991: o7,.
Da Baneld ai giorni nostri: oltre mezzo secolo di dibattito
Nel 198 Eowaro Bannelo, oopo aver stuoiato a lungo Chiaromonte, un pa-
ese della Basilicata, pubblica The Moral Basis of a Backward Society. Secondo
lo studioso americano, la cultura politica dellItalia postbellica favoriva la
perpetuazione di pratiche tradizionalistiche anzich promuovere la stabilit
e l`elncienza oi istituzioni oemocratiche mooerne. Si trattava oi una cultura
15
Guicciardini (1576) Coili t J..rtiooti, Parigi, Morel.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 76
particolarista che sosteneva interessi locali e personali, una cultura nella quale
il sentimento oi noucia era ristretto al solo ambito lamiliare. Bannelo, a tal
riguardo, coni lultracitata espressione familismo amorale, che entrata a
far parte del vocabolario delle scienze sociali e umane. Le persone che possie-
oono questo tratto mentale-culturale si comportano seconoo la regola: Mas-
simizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare, supporre
che tutti gli altri si comportino allo stesso modo (1958/1976: 105). Il familista
amorale, pertanto, non coltiva n sviluppa condotte community oriented; il fami-
lista amorale nutre una prolonoa snoucia per la collettivit, non coopera con
gli altri a meno che ci sia in ballo un tornaconto personale. La .i.i.o (senso
civico) sarebbe, pertanto, latteggiamento antitetico al familismo amorale.
In estrema sintesi
16
, le tre principali obiezioni al lavoro oi Bannelo sono:
metodologiche le domande per rilevare i valori sono una trappola procedu-
rale (Colombis 1976), la scelta solo tra familismo e non familismo, non c
una posizione intermeoia, non possiamo prenoere il lavoro oi Bannelo come
rappresentativo oel Mezzogiorno ,Geertz ci oirebbe che la questione e mal
posta o, pi precisamente, inutile, almeno dal punto di vista dellantropologia
culturale
17
); storiche alla luce della situazione strutturale, economica e isti-
tuzionale, era perfettamente razionale per gli abitanti di Chiaromonte com-
portarsi cos (Pizzorno 1967); politiche non c niente di amorale nellessere
familista, anzi la famiglia poteva essere una buona forma di mediazione tra
Stato e cittadino (Miller 1974).
Quanoo ero uno stuoente universitario, le analisi oi Bannelo non mi pa-
revano cos avulse oalla realt oegli anni Novanta ,meno che mai oa quella
attuale). I sociologi italiani, tuttavia, le avevano criticate, e continuavano (con-
tinuano) a farlo. Ragioniamo assieme a Pizzorno. Egli diceva che in condizioni
di povert, di marginalit storica e sociale, razionale cercare vantaggi certi e
immediati piuttosto che investire i propri sforzi verso la costruzione di un bene
collettivo di l da venire: limpegno pubblico sarebbe destinato a un sicuro
fallimento. Lo studioso italiano, segnalando i limiti di unimpostazione rigi-
da e funzionalistica nello studio dei processi di modernizzazione, considerava
il familismo come una variabile dipendente dai rapporti di classe. Pizzorno,
16
Nella seconda edizione del libro curata da De Masi (1976) si possono gi trovare le principali
critiche espresse al lavoro oi Bannelo.
17
Secondo Geertz una thick description gi un buon contributo per una interpretive science in
search of meaning che mira ad accedere al mondo concettuale dei nativi, senza pretendere di
ricostruire un ordine Euclideo di abstract regularities. Quando un antropologo ha ricostruito
una buona miniatura etnogranca, e gi tanto sapenoo che queste ricostruzioni sono essen-
tially contestable. Bisogna pero resistere al soggettivismo e non caoere nell`annosa questione:
Jonesville-is-the-USA microcosmic model (Geertz 1973: 3-30).
77 I L PARTICULARE ITALIANO DA GUICCIARDI NI A BANFI ELD
inoltre, segnalava il pericolo insito nello studio delle dinamiche meridionali in
senso eccessivamente localizzato: la fenomenologia del Sud pu essere messa
a punto solamente in relazione a un sistema pi ampio, ovvero era lItalia (cio
la storia italiana, che oenniva la specincit oi un piccolo paese oella Basilicata.
Fer quanto mi riguaroa avevano e hanno ragione sia Bannelo sia Fizzor-
no. Tuttavia, se quella era la via italiana alla mooernit, tenenoo conto oella
situazione storica e sociale nel secondo dopoguerra, il problema che saltava e
salta agli occhi tuttora che proprio per le tesi sostenute dal sociologo ita-
liano nell`Italia oel 2011 si potrebbe continuare a pensare al qui, ora e per
se. Se quella era la cilra oistintiva oella mooernizzazione italiana, il rischio oi
ritrovarsi nel nuovo secolo a produrre moda, vino, olio, turismo, e poco altro,
era forte infatti. Credo che nelle critiche del tempo vi fosse anche una sorta di
retro-pensiero, del tipo: uno yankee, e pure conservatore. Cosa volete che ne
sappia, semplincanoo eccessivamente posizioni enormemente piu articolate.
Bannelo non lu il solo a sottolineare l`importanza oei lattori culturali nel
determinare il buono o cattivo funzionamento della democrazia; altri andava-
no nella stessa direzione: i padri fondatori della sociologia Weber, Durkheim,
Simmel assieme a una moltitudine di altri studiosi in ambito sociologico,
antropologico e psicologico.
In T/ Ci.i. Coltor (1963)
18
Almond e Verba affermavano che il diverso
graoo oi elncienza oi cinque nazioni ,Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania,
Italia e Messico) dipendeva, per cos dire, dal software culturale: ogni sistema
politico la tesi di fondo degli studiosi nasce e si sviluppa a seconda
dellinsieme di valori e credenze condivise dai membri di una data societ. La
cultura di un sistema sociale attraverso i processi di socializzazione e appren-
dimento mediati dalla famiglia, dalla scuola e da altri agenti di socializzazione
,oggigiorno, a quanto pare, solo i meoia, contribuisce lortemente a costituire
la personalit oei soggetti e, quinoi, a oeterminare gli atteggiamenti oi lonoo,
le disposizioni ad agire in un determinato modo.
T/ Ci.i. Coltor conlerma le interpretazioni oi Bannelo e le alimenta con
un`altra espressione elncace: parochialism. Nel capitolo nnale Almono e Verba
mettono a fuoco un altro problema cruciale delle democrazie moderne: la
relazione tra capacit di governo e roi.o. Si tratta oi una sorta oi equili-
brio tra il governo delle lites e le richieste di coloro che non vi appartengono.
Per favorire un tale contrappeso, fondamentale che in una societ si inneschi
un circolo virtuoso, garantito essenzialmente dalla cultura politica, in cui i
18
La cultura politica pi adatta alla democrazia un mix tra cultura sottomessa e partecipata
che viene chiamato cultura civica, uno schema che verr elaborato successivamente da Aren
Lijphart (1989: 42).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 78
cittaoini oevono essere sulncientemente civici
19
. Sfortunatamente, tale virt
parrebbe latitare nel Belpaese del tempo, che Almond e Verba considerano
una sorta di regno del parochialism.
The picture of Italian political culture that has emerged from our data is one
of relatively unrelieved political alienation and of social isolation and distrust.
The Italians are particularly low in National pride, in moderate and open par-
tisanship, in the acknowledgment of the obligation to take part in local com-
munity affairs, in the sense of competence to join with others in situations of
political stress, in the choice of social forms of leisure-time activity, and in their
connoence in the social environment ,Almono ano Verba 19o: 308,.
Dopo il familismo e il parochialism, viene, sempre seguendo la precisa ri-
costruzione di Mastropaolo, il clientelismo. Joseph La Palombara nel 1964
pubblica Iotrt Cro io Itolioo Pliti., uno studio sulle relazioni tra Azione
Cattolica, Connnoustria e lavoratori oella Fubblica Amministrazione. Il titolo
nella traduzione italiana del 1967 si trasforma in un pi negativo Clientela e
parentela. E cos, il termine clientelismo entra a far parte del linguaggio della
sociologia politica: una new entry di un certo peso semantico, potenza retorica,
pregnanza e attualit. Negli stessi anni, Sidney Tarrow in Peasant Communism in
Sot/ro Itol, (1967) accosta al termine clientelismo unaltra parola evocativa,
che diverr comune nel vocabolario sociologico per descrivere i rapporti tra
famiglia, politica e potere: patronage. Nell`ambito oi questo contributo, interes-
sa sottolineare che Tarrow si discosta dalla rappresentazione di un sud arre-
trato in maniera omogenea e con poche speranze di cambiare nel futuro. La
DC secondo Tarrow era riuscita a sviluppare una strategia di raccolta del con-
senso nei conlronti oelle classi meoie e basse: Tarrow chiama questa strategia
new patronage o /riotol .liotl, che vengono tradotti nellespressione italiana
clientelismo organizzativo (Mastropaolo 2009: 324).
Tarrow non interpreta il new patronage come sintomo di arretratezza cultu-
rale e politica, ma al pari oi Fizzorno come la via merioionale ,pure noren-
19
Questa, come commenta, fra gli altri, Mastropaolo, la cultura politica tipica del mondo
anglosassone. Per altre critiche ad Almond e Verba vedi Rokkan (1964). LItalia secondo il
politologo norvegese sarebbe stata ridotta a una monocultura, perdendo la variet delle sfac-
cettature regionali. Osservazione che, per la verit, potrebbe essere compiuta nei confronti di
qualsiasi inoagine a livello nazionale, mettenoo in oiscussione, oa un punto oi vista culturale,
il methodological nationalism ,Beck 2000,. Seconoo il punto oi vista oi questo saggio, una tale sem-
plincazione ha tuttavia un senso sia storico sia sociologico. E in ogni caso, anche se non losse
una buona interpretazione sociologica, limmagine di unItalia divisa in parrocchie fa parte
dellimmaginario collettivo indigeno.
79 I L PARTICULARE ITALIANO DA GUICCIARDI NI A BANFI ELD
tina secondo il Guicciardini) al processo di modernizzazione. Questo nuovo
clientelismo considerato una forma di arricchimento e mobilit sociale per
pochi, che ha scarse ricadute sulla prosperit e sullo sviluppo locale: in pratica,
sembra che la ridistribuzione delle risorse statali non possa seguire altro canale
al oi luori oi quello clientelare. E lo stesso Tarrow che, tuttavia, in un articolo
del 1977, T/ Itolioo Port, S,to Btoo Crii ooc Trooitio, si chiede perch
in Italia mancata manca, direi una .titoo., fr ooi.rolio. La risposta,
seconoo Tarrow, risieoe nella oebolezza oella borghesia nazionale, quinoi oel
Nord, del Centro e del Sud.
Nei contributi che prenoono le oistanze oa Bannelo, si nota una sorta oi
doppia oscillazione ermeneutica nella maniera di trattare la coppia concettuale
universalismo/particolarismo, che crea una certa confusione analitica. In alcuni
casi viene negata lutilit esplicativa di indagini particolari (locali) perch la cul-
tura italiana diversa; in altri, ad esempio per le responsabilit della borghesia,
luniversalismo di certi tratti mentali-culturali viene riconosciuto a livello nazio-
nale. In pratica, unidea di cultura italiana nazionale tirata fuori o messa sotto
il tappeto a seconda delle occasioni presumibilmente seguendo il paradigma
oel connitto oi classe e oella prevalenza oi un approccio strutturalista nelle ana-
lisi della societ italiana. Anche lantica idea di un carattere nazionale scom-
pare e ricompare, proprio negli anni in cui si lorma un vero e proprio nlone oi
studi la scuola psico-antropologica americana; fra i tanti cito Ruth Benedict e
Margaret Mead che esamina il carattere nazionale durante e immediatamente
dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questi studiosi eclettici, che adottano ap-
procci multidisciplinari, cercano di spiegare le propensioni politico-culturali di
nazioni diverse analizzando i modelli di socializzazione infantile.
Arriviamo nnalmente alle piu recenti ,1993, analisi oi Futnam, che tenoo-
no a ricuperare la bont del concetto di familismo amorale e della spaccatura
Nord/Sud: nel meridione, in estrema sintesi, manca spirito civico. Putnam,
con una vastissima base empirica e con un metodo piuttosto originale
20
, se-
gnala quanto la oiversa proouttivit oelle amministrazioni regionali italiane
sia innuenzata oalle oiverse traoizioni civiche. Anche il contributo oi questo
stuoioso americano e stato soggetto a numerose critiche, una oelle quali suona
pressappoco cos: adoperando una prospettiva culturalista, Putnam cade in
una sorta di determinismo storico che obnubila la possibilit di intravede-
re cambiamenti positivi per un processo di modernizzazione guidato da una
classe politica illuminata. Se il concetto di capitale sociale
21
viene inteso in
20
Vedi Cartocci (2009) per una chiara descrizione del metodo e una sua applicazione recente.
21
Evitanoo oi aooentrarsi nel oibattito sul capitale sociale, lontano oagli obiettivi oi questo contri-
buto, ritengo, tuttavia, opportuno che i concetti di capitale sociale ed economico debbano essere
messi in relazione con quelli oi capitale culturale e simbolico, come ha latto a suo tempo Fierre
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 80
termini pi neutri, meno impregnati culturalmente cio come una di rete
di relazioni che potenzialmente si pu aprire ad unazione politica tesa allo
sviluppo socio-economico allora si pu pensare pure a una classe politica che
dallalto migliori la situazione. Questa la mia interpretazione, probabilmente
didascalica, della tesi proposta da Trigilia (2001). Pertanto, la rete di relazio-
ni familiari presenti in una backward society non pu essere pensata solamente
come ostacolo al processo di sviluppo. A partire da una data situazione, po-
litiche sociali appropriate possono mettere in moto un processo virtuoso per
lincremento di un capitale sociale favorevole allo sviluppo. Lostacolo mag-
giore lappropriazione di risorse pubbliche da parte dei comitati daffari
locali (politici, imprenditori, burocrati), tipici dei predatory states (Evans 1995).
La straoa oa percorrere sarebbe, ounque, quella oi una mooernizzazione oella
classe politica nella direzione di azioni di taglio universalistico.
Ma chi sono questi leaoers? E ancora: oove si lormava-lormerebbe tale clas-
se dirigente? Sicuramente non allcole Normal Superiure, che non mai
esistita in Italia e non esiste tuttora. Probabilmente si assegnava-assegnerebbe
un ruolo chiave allistruzione universitaria, ma vista lesiguit del numero di
laureati al tempo delle critiche nei confronti di Putnam e la precariet del
sistema istruttivo italiano tout court si deve aver pensato a unaltra istituzione
per la lormazione oi questa nuova ruling class. Un processo piuttosto impegna-
tivo, visto che ci si deve confrontare con una conclamata debolezza della classe
media italiana sia in termini culturali (continuiamo ad essere gli europei che
leggono meno di tutti) sia di senso civico. Insomma, non si capisce bene chi era,
chi , n chi dovrebbe essere poich gli esempi anglosassoni o doltralpe non
sono aoatti alla realt italiana questa nuova classe oirigente illuminata, ne
oa oove viene e come si lorma oettagli non insignincanti per un sociologo
22
.
Bourdieu (1979) magari aggiungendo alla fruizione culturale alta e popolare, pure riferimenti
alla cultura in senso antropologico ,valori,. Un esempio oi questo approccio e oi un`inoagine sul
campo si trova nel volume di Roberto Cartocci un allievo di Tullio-Altan Le mappe del tesoro
,2007,. Non e obiettivo oi questo lavoro proseguire un`analisi che sicuramente metterebbe al cen-
tro altri concetti di un costruttivista strutturalista come Pierre Bourdieu: la sua presa di distanza
sia dallo strutturalismo funzionalistico di Parsons (1937) sia dal volontarismo degli interazionisti
(Goffman 1959); il concetto di senso pratico (1994), il suo tratteggio dellHomo Academicus (1988) e,
soprattutto, il concetto classico della Paideia greco-latina, ovvero lhabitus (1980), linconscio collet-
tivo oi una classe sociale. Anche seconoo Tocqueville Apparteniamo alla nostra classe prima che
alle nostre opinioni, che poi aggiunge: In Italia ci non meno vero se sostituiamo alla parola
classe, famiglia.
22
Se lidea era che le scuole di partito potessero assolvere la funzione di agenzie per la formazione
di una classe dirigente illuminata al di l di considerazioni di segno diverso semplicemente
quelle scuole e quei partiti non esistono piu. Frobabilmente la via oa seguire era quella universa-
listica, sul modello francese. Pensare che tale compito universalizzante potesse essere assolto da
81 I L PARTICULARE ITALIANO DA GUICCIARDI NI A BANFI ELD
Laltra critica fondamentale a Putnam, ma pi in generale a chi ha adot-
tato un approccio culturalista, e ovviamente quella oi segno opposto, cioe il
punto oi vista strutturalista. Non e compito oi questo contributo sciogliere i
nooi oi questo oibattito, riassumibili con la battuta: Viene prima l`uovo o la
gallina?; ed ecco che si formato e presumibilmente continuer a formarsi
il partito oegli stuoiosi Uovo e quello oegli stuoiosi Gallina. Seguenoo la
prospettiva strutturalista, le regioni dellItalia settentrionale sono economica-
mente piu progreoite e per questo piu civiche, e Futnam non puo imputare
il oivario geogranco oi civismo alla storia, poiche storia e geograna, par oi
capire, debbono essere comprese in maniera separata. Se la storia pi remota
assieme alla cultura, ovvero il carattere nazionale (lidentit, se vogliamo ado-
perare un termine piu recente,, vengono messe in solntta, come si interpreta
il processo oi riunincazione teoesco? L`importanza oei lattori storico-culturali
non pu ricomparire dicendo unaltra storia, altrimenti pare veramente il
gioco delle tre carte.
Putnam affermava importante sottolinearlo in una nazione che ancora
oggi cerca di risolvere i problemi del rapporto societ-politica-economia con
leggi e regolamenti che le riforme delle istituzioni pubbliche o lo sviluppo
economico non possono, di per se stessi, garantire la salute della democrazia
italiana. Negli stessi anni, gli ha fatto eco Carlo Tullio-Altan: Lingegneria
istituzionale non basta. Ci che serve pi di ogni altra cosa la crescita della
coscienza civile, il cambiamento della sensibilit collettiva, soprattutto nelle
nuove generazioni frastornate e indifferenti a ci che le circonda (1995: 54).
Riforme delle istituzioni e sviluppo economico a livello di dichiarazione
dintenti sono i soli punti al centro del dibattito politico attuale. Anche in
questo caso merita riportare un passaggio oel Discorso leoparoiano:
Il vincolo e il freno delle leggi e della forza pubblica, che sembra ora essere
l`unico che rimanga alla societ, e cosa oa gran tempo riconosciuta per insuln-
cientissima a ritenere dal male e molto pi a stimolare al bene. Tutti sanno con
Orazio che le leggi senza i costumi non bastano, e da altra parte che i costumi
dipendono e sono determinati e fondati principalmente e garantiti dalle opi-
nioni (43-44).
Il fattore decisivo sempre Putnam per il buon funzionamento delle isti-
tuzioni la maggiore o minore presenza di .i.i.o: il terreno di regole, norme
strutture oi parte, cioe particolari, come per oennizione e un partito, potrebbe essere un brillante
inoicatore oella persistenza e oell`ubiquit oel particolarismo come tratto mentale-culturale, che
non ha certamente risparmiato il ceto intellettuale italiano.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 82
e valori intimamente connessi del tessuto associativo locale che possono favori-
re la cooperazione e l`allargamento oella noucia al oi l oella cerchia lamiliare,
e aggiungo: di classe, di ceto, di corporazione.
Alla nne oi questo breve excursus, troviamo limponente lavoro di Inglehart
(1990 e 1996) che afferma un risultato empirico su tutti: nelle democrazie pi
stabili il 3 oella popolazione esprime alti livelli oi noucia interpersonale,
che lautore considera come il principale indicatore della cultura civica di un
paese. Quasi il 60% dei giovani italiani intervistati nella sesta indagine IARD
(2007), di unet compresa tra i 15 e i 24 anni, si riconosce nellaffermazio-
ne Gli altri, se si presentasse l`occasione, approntterebbero oella mia buona
fede. un dato impressionante.
Tipi, stereo-tipi e archetipi
Se le analisi proposte oal nlone culturalista sono imprecise, supernciali, o oel
tutto sbagliate, perch sono adottate come rappresentazioni calzanti dellIta-
lia? Ferche questo stigma continua a essere aooperato oagli stranieri e oagli
italiani stessi (Bagnasco 2006)? Allelenco di studiosi che diffondono il rumore
del familismo-particolarismo si recentemente aggiunto Ginsborg (2001), che,
oltre ao ampliare l`onoa lunga oell`analisi oi Bannelo, avrebbe pure un`altra
responsabilit: attribuire lavvento e il successo di Berlusconi al familismo e
pare di capire vendere molte copie nel mondo anglosassone (il libro adot-
tato da tutti gli studi introduttivi sullItalia contemporanea)
23
.
Per comprendere il concetto di cultura civica necessario tenere conto di
una pluralit oi oimensioni: una oimensione morale, una oimensione oi nou-
cia, una oimensione oi ioentincazione ,Sciolla 1997,
24
. La dimensione morale
puo essere colta attraverso le oiverse conngurazioni valoriali che prenoono
corpo tenendo conto di altri fattori. Fra gli altri: il senso di responsabilit; il
senso dei diritti, il senso del civismo (la civilt di Walzer, 1974). Alberto Mar-
radi, uno studioso che indaga da anni il tessuto valoriale degli italiani, scrive:
Una societ si lorma e si oistingue oa un clan, quanoo gli inoivioui accettano
lidea di avere dei doveri e delle responsabilit non solo verso se stessi, non
23
In queste osservazioni colgo un`interessante simmetria con uno oei canovacci preleriti oa
Silvio Berlusconi: la distruzione dellimmagine italiana allestero.
24
La stuoiosa oei processi culturali ,1997, 200!, giunge a conclusioni oiverse rispetto a quelle
oi Bannelo, Altan e gli autori che ho richiamato: il lamilismo amorale e consioerato uno stere-
otipo. Sul punto tornero tra un istante. Altre critiche recenti al nlone iniziato oa Guicciaroini e
continuato oa Bannelo si trovano in Fiattoni ,200, 2007,.
83 I L PARTICULARE ITALIANO DA GUICCIARDI NI A BANFI ELD
solo verso i familiari, non solo verso gli amici o i componenti del proprio clan,
gruppo, cricca o simile, ma anche verso un qualsiasi membro ignoto e anoni-
mo oi quella societ. Amplianoosi via via l`orizzonte, si percepiscono ooveri
e responsabilit anche verso gli stranieri, gli alieni, gli animali non umani, la
natura. [] Come hanno accertato decine di ricerche, fra i popoli mediter-
ranei, la famiglia (non lindividuo) la vera unit decisionale, lunico centro
di imputazione di legami etici (a detrimento di ogni altro livello, sia inferiore
l`inoiviouo sia superiore: vicinato, quartiere, comunit, societ, Stato, uma-
nit, biosfera) (Marradi 2005: 87 e 148).
La oimensione particolarista la stessa rilevata oa Bannelo seconoo Mar-
raoi rappresenta tuttora in maniera elncace gli italiani: cio che lanno e che
pensano, non quello che oicono. Carlo Tullio-Altan nelle sue ricerche si sol-
ferma sulla gi citata morale albertiana. Secondo lo studioso, il familismo-
particolarismo oegli italiani e una sorta oi metansica oei costumi propria
del patrimonio mentale-culturale degli italiani di ieri e di oggi che orienta
i comportamenti in direzioni precise: trarre vantaggi per s, per la propria
famiglia (o corporazione) a discapito degli interessi collettivi.
Le aspirazioni dei giovani a una socialit pi autentica trovano un forte osta-
colo nel modello culturale, assorbito dallambiente sociale e dalla famiglia in
particolare, che prospetta lAltro come unentit strumentale o negativa (Tul-
lio-Altan 1995: 35).
Inoltre, come ci fa notare Gianfranco Bettin Lattes nelle societ europee
,ooierne e oel passato, sono lrequenti i casi oi giovani generazioni che pos-
sono rifarsi acriticamente agli orientamenti tradizionali gi elaborati dai
loro genitori. sempre Bettin a ricordarci che le indagini sociologiche pre-68
evidenziavano bene ricordarlo un disinteresse totale dei giovani per la
politica, essi, invece, esprimevano un lorte interesse per una vita tranquilla,
che li appiattiva sulle posizioni degli adulti. Si trattava della nota generazione
delle Tre M (moglie/marito, mestiere, macchina). Una lettura analitica del-
le inoagini oell`Eurobarometro sui giovani permette oi ioentincare sei tipi oi
orientamento valoriale giovanile: gli individualisti; i conformisti; i neo-conser-
vatori; i post-materialisti; i Cristiani impegnati; i tradizionalisti. Se i 4/5 della
popolazione giovanile intervistata si ritrova nei primi tre tipi, vale a dire tra gli
inoivioualisti, i conlormisti eo i neo-conservatori, a questo panorama europeo
in Italia si aggiunge la sindrome familista, ben indicata sia dal fenomeno del
prolungamento oella lase giovanile, sia oalla sovrapposizione scientinca tra
famiglia e politica, lavoro, carriera sociale.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 84
Non sappiamo quale relazione si stabilisce tra questa sinorome lamilista e gli
orientamenti politici degli stessi giovani, ma i dati non consentono di prevedere
a breve termine linsorgere di una generazione politica orientata alla parteci-
pazione sociale e ad atteggiamenti universalistici (Bettin 1997: 14).
Secondo il sociologo della politica non si intravedono segnali che possano
far immaginare il distacco dei giovani italiani da orientamenti di valore parti-
colaristi, che facciano prevedere una futura partecipazione alla vita politica di
taglio universalistico (Bettin 1997, 1999 e 2001).
Loredana Sciolla giunge a conclusioni diverse sia rispetto a Bettin sia ri-
spetto a quelle oegli autori culturalisti citati sinora. Il lamilismo amorale e
considerato uno stereotipo. La domanda da porsi semplice, la risposta un po
meno: la tipizzazione familismo amorale (il pi generale particolarismo)
una stereo-tipizzazione? Ci aiuta o un ostacolo alla comprensione della
societ italiana?
Benedetto Croce stato uno dei primi studiosi italiani a criticare (tutte) le
tipizzazioni, e in particolare quelle relative al concetto oi carattere nazionale.
Secondo Croce, porre laccento sul carattere impediva di cogliere le rivela-
zioni di una narrazione storica profonda, cadendo nellerrore di separare il
carattere di un popolo dalla sua storia e rappresentare prima il carattere, con
l`intento oi cercare poi come questo abbia agito e reagito agli avvenimenti,
cioe quale storia abbia avuto. Ma se il carattere si pone come bello e pronto,
nessuna narrazione storica pu seguire (Croce 1915/1989: 378).
Gli studiosi anglosassoni seguaci dellanthropological history hanno cercato di
coniugare la oimensione oiacronica con quella sincronica. Ma, soprattutto,
non hanno considerato negativamente n la tipizzazione n la stereo-tipizza-
zione. Lo stereotipo non un ostacolo, ma un aiuto nel processo di ricostru-
zione di una cultura. Secondo Peter Burke laccostamento dello stereotipo al
mooello scientinco e palese:
Il termine stereotipo rappresenta la connotazione spregiativa di ci che i
sociologi e gli antropologi preferiscono chiamare modello; in altre parole,
un`utile semplincazione impiegata per capire la complessit oella realt socia-
le. Cos possiamo includere fra gli stereotipi o modelli il sistema feudale,
il capitalismo, la cultura della vergogna, la societ spettacolo etc. Si potrebbe
persino aggiungere l`inglese, o l`italiano, quanoo tali termini vengono usa-
ti in riferimento agli stili o al comportamento (Burke 1987/1988: 10).
Non si tratta, ovviamente, di riproporre concezioni storiciste e idealiste, ma
di prendere o meno in considerazione il punto di vista di antropologi come il
gi citato Carlo Tullio-Altan, che sottolineano limportanza dei fattori men-
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tali-culturali la mentalit, un termine largamente diffuso nel linguaggio
comune. Tali costrutti nascono dai solchi della storia ma poi, nella long dure,
possono divenire cause del divenire storico.
Una certa mentalit pubblica il prodotto di una combinazione storica di fat-
tori economici, sociali, politici, e specincamente culturali, combinazione nella
quale tale mentalit prenoe lorma, in armonia e in relazione alle esigenze che
quella stessa combinazione globalmente esprime. Ma una volta lormatasi, e
consolidatasi in una certa guisa, tale mentalit diviene una realt vischiosa e
resistente, che sopravvive alle condizioni che lhanno generata, e agisce a sua
volta come uno dei fattori rilevanti, sugli eventi successivi, economici, sociali e
politici (Tullio-Altan 1986: 29).
La miscela tra fattori mentali, memoria storica, lingua e valori collettivi
traoucono l`ioentit inoiviouale in quella oel gruppo e nell`ioentit nazionale
tout court, lacenoo oi un italiano un italiano e non un teoesco. In questo senso
come combinazione oi stratincazioni storiche, politiche, etniche, religiose,
antropologico-culturali si puo parlare oi elementi unincanti oell`italianit, oi
una sorta oi kantiana metansica oei costumi. Sempre seguenoo il contributo
oi Tullio-Altan, e possibile compiere un`ioentincazione culturale analizzanoo
la conngurazione originata oall`intreccio oi un epos (il racconto di un passato
collettivo, la memoria storica), un oikos (la casa comune, il senso di apparte-
nenza a una terra), un ethos (i valori e le norme condivise), un genos (i vincoli di
sangue) e un logos ,la lingua, comuni. D`altra parte, oi cosa si parla quanoo si
pronuncia, e vi si fa il titolo di un libro (Galli della Loggia 1998), la locuzione
Ioentit Italiana? E cosa intenoiamo o sottintenoiamo quanoo pronuncia-
mo lespressione allitaliana?
Secondo Luigi Barzini (1963), la maggior parte delle pratiche sociali degli
italiani non e all`italiana, tuttavia, oa questa consioerazione non muove nel-
la oirezione opposta, vale a oire non consioera all`italiana un supernciale
stereotipo, piuttosto un prezioso indicatore sociologico.
Sono indizi preziosi [...]. Mostrano che ancora oggi come nel passato certe
imprese ci riescono senza sforzo e che altre sono per noi praticamente impossi-
bili; hanno chiaramente determinato landamento degli eventi trascorsi; senza
alcun dubbio, determineranno il nostro avvenire. Forse per noi non c scam-
po. Eo e questa sensazione oi essere in trappola entro i limiti innessibili oelle
tenoenze nazionali a lar s che la vita italiana, sotto la sua superncie scintillante
e vivace, abbia una qualit lonoamentale oi amarezza, oisappunto, e innnita
malinconia (Barzini 1964: 21).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 86
Muovenoosi sull`altra sponoa, troviamo oiverse argomentazioni. Bannelo e
gli altri studiosi che hanno interpretato in maniera simile la realt sociale italiana
avrebbero contribuito a costruire uno stereotipo negativo dellitalianit a livello
internazionale, alimentando al tempo stesso allinterno dello stivale la sindrome
del fallimento tipica del dibattito meridionalista degli ultimi trenta anni (Mutti
1998,. Seconoo il punto oi vista sviluppato in questo saggio, questa ioea oell`Italia
ha origini lontane e appartiene in maniera inestricabile sia al momento dellau-
toriconoscimento sia a quello oell`eteroriconoscimento. Inoltre, e proprio nella
premessa teorica implicita o esplicita oi queste critiche a Bannelo la prolezia
che si auto adempie di Merton (1949) che sta laltra forza della categoria famili-
smo-particolarismo. Il teorema di Thomas (1923), da cui prende spunto Merton,
recita: Il men oenne things as real, they are real in their consequences. Eo e
proprio questo il nooo centrale oell`interpretazione oi Bannelo che merita ripor-
tare nuovamente in inglese: maximize the material, short-run advantage of the
nuclear family; assume that all others will do likewise. Il motore culturale sta
proprio in quell` assume that all others will do likewise: inlatti, e a partire oa questa
osservazione che le interpretazioni oi segno opposto a quello culturalista pur
sottoscrivibili in astratto o in particolari situazioni paiono muoversi in salita.
Mutti mette in discussione la maniera abituale di declinare la dicotomia
tradizione/modernit. Ponendo il consueto accento negativo sulla tradizione
particolarismo, ascrizione, agire affettivo e considerandola come ostacolo
invalicabile di una modernit tutta declinata al positivo universalismo, ac-
quisizione, agire razionale-neutrale non si valorizzano le risorse preesisten-
ti. In breve, particolarismo non sinonimo di sottosviluppo. I legami parti-
colaristici sono stati conciliabili con lo sviluppo economico in Asia (Eisenstadt,
Roninger 1984; Pye 1984) e, secondo alcuni, costituiscono la via privilegia-
ta verso la modernizzazione per alcuni paesi dellAmerica Latina (Roninger
1990,, nello specinco Brasile e Messico.
Ma ritorniamo al punto di vista di Mutti: se il particolarismo orientato
alla realizzazione si pu coniugare con sviluppo e modernizzazione (1994,
1998,. Sul latto che questo sia il caso oell`Italia, e in particolare quella meri-
dionale, si possono nutrire alcune perplessit. In ogni caso, pure il Guicciardi-
ni riteneva possibile e opportuna la coniugazione particolarismo-modernit.
Anche Cassano in Pensiero Meridiano allerma quanto sia necessario pensare
diversamente il sud, smettendo di vedere le sue patologie solo come la con-
seguenza di un difetto di modernit: Bisogna rovesciare lottica e iniziare a
pensare che probabilmente nel sud dItalia la modernit non estranea alle
patologie di cui ancora molti credono che essa sia la cura (1996: 3). E anche
Cassano pensa alla modernizzazione del sud come lunica modernizzazio-
ne possibile, cioe quella reale. Fromuovere un pensiero merioiano signinca
proprio ridare al sud lantica dignit di soggetto del pensiero, interrompere
87 I L PARTICULARE ITALIANO DA GUICCIARDI NI A BANFI ELD
una lunga sequenza in cui esso e stato pensato oa altri. Ma, senza alcuna
indulgenza: il pensiero meridiano ha il compito di pensare il sud con mag-
gior rigore e durezza, ha il dovere di vedere e combattere iuxta propria principia
la devastante vendita allincanto che gli stessi meridionali hanno organizzato
delle proprie terre (Cassano 1996: 3-4).
Anche il pensiero neocomunitario (Etzioni 1995) suggerisce una terza via:
le comunit inclusive possono sviluppare una moralit solidale e altruistica
tra soggetti legati da rapporti particolari, e stabilire legami di cooperazione,
oi noucia con l`altro oa se. Insomma, tracce oi una terza via oel merioione
italiano al processo di modernizzazione sono state individuate a partire da
una famiglia che non si chiude in se stessa, ma capace di sviluppare forme
di solidariet che vanno oltre i legami di parentela e clientela (Gribaudi 1980,
Piselli 1981, Fantozzi 1993).
In breve, una societ centrata sulla famiglia particolare, di per s non chia-
ma necessariamente livelli minori di senso civico. , in estrema sintesi, il pen-
siero di Loredana Sciolla: il familismo non in correlazione negativa con la
.i.i.o. La studiosa torinese nel libro Lo fco ci .olri. Ritt cll rl
ritt ci ciritti io Itolio ,200!, supporta questo punto oi vista con una or.,.
Ella chiama in causa i lavori gi sommariamente tratteggiati in questa seoe
Almono e Verba, Eowaro Bannelo, Joseph La Falombara e ci oice che gli
italiani sono nel frattempo cambiati. O, meglio, che ce lo dicono alcune or.,
cross-national (come il World Value Survey).
Sciolla ribadisce le consuete critiche: le stesse domande a italiani e inglesi
senza tener conto del diverso contesto storico, la normativit della categoria
di cultura civica, che appannaggio degli anglosassoni. Gli italiani escono
meglio oal conlronto con gli altri quattro paesi, in particolare si nota un mi-
glioramento dellinteresse e della partecipazione democratica a partire dagli
anni Novanta. Il senso di identit nazionale rafforzato e il localismo non
superiore a quello oegli altri paesi. I tassi oi associazionismo sono cresciuti
arginando lindividualismo italiano.
Tuttavia si tratta pur sempre di una or.,. E che, oa questa inoagine, Cal-
tanisetta risulti pi civica di Milano e Torino suscita perplessit.
A Caltanissetta c`e piu noucia nelle istituzioni e ,attenzione, un maggior in-
teresse per la politica. Ebbene, chiunque si sia occupato oi culture politiche
italiane (al plurale) sa che linteresse nel sud per la politica sempre stato pi
alto, ma perch i cittadini meridionali hanno avuto sempre bisogno della poli-
tica ,oel potere politico, oal quale oipenoono le loro risorse ,Caciagli 200!: 2,.
Ma e un`altra rinessione oel politologo norentino a cui mi aggancio: la
parte oel libro che suscita piu lorti perplessit e la seconoa, quanoo si plana
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 88
oall`alto e ci si avvicina a una realt lamiliare, nella quale si sta oentro e oella
quale posseoiamo molti ritratti ,200!: 3,. Il punto e gi stato accennato: c`e
bisogno oi anoare sul campo e oi oipingere un ritratto elncace.
Se nelle scienze sociali la creazione di tipi imprescindibile, si tratta di di-
stinguere tra tipi
25
buoni e cattivi. Fertanto, qual e il tipo proposto oa chi
critica limmagine particolarista, familista? A mio avviso, sinora non stato
costruito un tipo, un concetto antagonista. O, perlomeno, non stata costruita
unespressione emblematica. Il conio di locuzioni evocative non una pratica
di per s positiva. Tuttavia, uno studioso cerca naturalmente di lasciare il pro-
prio segno con parole ed espressioni. Uno dei problemi che si riscontra nelle
tesi contrarie al familismo-particolarismo al di l della sostanza che gli
studiosi non hanno coniato espressioni chiave per le loro critiche, senza le
quali, a torto o a ragione, non e possibile lasciare il segno: pertanto, la critica
al familismo rimane la critica al familismo e niente di pi.
Limportanza di locuzioni sintetiche (tipo: disincanto, gabbia daccia-
io, o i piu recenti societ liquioa, che possano rappresentare il succo oel-
le proprie indagini innegabile. Simili espressioni solitamente condensano il
punto oi vista oello stuoioso in positivo, cioe, per intenoersi, oire qualcosa
sulla globalizzazione piuttosto che coniare il termine No-global.
Come gi accennato, unidea di s (come individui che appartengono a una
collettivit) sintetizzata dallespressione familismo o derivate, che si forma-
ta nel lungo tempo storico, che e entrata a lar parte oel sentire scientinco e co-
mune, che appartiene al momento delleteroriconoscimento e dellautoricono-
scimento, giusta o sbagliata che sia non si puo scaroinare con oati quantitativi.
La sedimentazione storica di interpretazioni culturali della realt sociale
e politica italiana talmente pesante, profonda, che rappresenta oramai un
corpus oi immagini solioincate. E il lamilismo-particolarismo e una categoria
che fa parte degli strumenti concettuali, dei pensieri pi intimi delluomo della
strada italiano.
Inoltre, presente un ostacolo ancora pi arduo da superare: la mera os-
servazione ,nnanche supernciale, oella realt quotioiana italiana. L`esperienza
in prima persona e il racconto che se ne fa nei mezzi di informazione rendono
il compito oi chi intenoe controbattere alle tesi oi Bannelo quasi ciclopico.
Guaroanoosi intorno e sloglianoo una pagina a caso oi un qualunque quoti-
oiano e oilncile imbattersi in tracce oi .i.i.o. E anche quanoo ci si reca in
un tempio della conoscenza, come la Biblioteca Nazionale di Firenze, ci si
imbatte nei Furbetti degli armadietti.
25
Walter Lippmann in Public Opinion (1965), stato il primo studioso ad adoperare il termine
stereotipo nella sua accezione moderna e collegandolo subito ai temi chiave della modernit.
89 I L PARTICULARE ITALIANO DA GUICCIARDI NI A BANFI ELD
Innne un`osservazione quantitativa: a lronte oi un piccolo schieramento
autoctono che critica le analisi proto- e post-banneloiane ,solitamente in ita-
liano), c un esercito di analisti che ritiene il particolarismo, il familismo, una
buona chiave interpretativa della realt sociale, politica ed economica italiana.
E questo esercito e sia italiano, sia noroeuropeo, sia americano: una sorta oi
legione straniera. Ci sar bisogno di molte e approfondite indagini per dar
battaglia a queste visioni oella societ italiana.
Chiuoo ribaoenoo per l`ennesima volta, e a scanso oi equivoci, che queste
osservazioni non possono essere esclusivamente legate a un questionario. E sicu-
ramente necessario che il ricercatore scenda sul campo e, con tempo e pazienza,
porti avanti uno studio di comunit. Questa sarebbe la migliore risposta scien-
tinca, che nnalmente valica il muro oelle osservazioni critiche oi lavori oi altri.
Lauspicio che la risposta a un metodo e a uninterpretazione ritenute appros-
simative se non del tutto sbagliate si fondi su una ricerca perlomeno simile,
poich se a unindagine sul campo o a uno studio di comunit non si contrappone
un altro stuoio oi comunit, e oilncile traslormare la critica a in qualcos`altro.
La oomanoa nnale che nasce spontanea e: come si sta a Chiaromonte
oggi? A mio avviso non si sa. O, meglio, non si sa nei termini di unindagine
sul campo di taglio socio-antropologico. Ancora una volta non mi pare una
pratica sulnciente comparare il reooito pro-capite oi ora e oi allora. Nella pre-
fazione allultima edizione italiana delle Boi Mroli, Bagnasco allerma quanto
sia oilncile liberarsi oa Bannelo: ho il sospetto che anche in molti oei piu
accesi critici rimanga la sensazione di avere a che fare con una specie di fanta-
sma nascosto oa qualche parte nella casa, e pronto a ritornare quanoo e oove
meno loro se lo aspettano (Bagnasco 2006: 9; corsivo mio).
Tullio-Altan ,Ireuo, Jung etc., ci racconta che e oilncile liberarsi oi un lan-
tasma proprio perch un fantasma. Lantropologo italiano nel libro La nostra
Itolio (1986) registra una sorta di rimozione nevrotica degli studiosi italiani
quanoo allrontano il tema oel lamilismo, oel particolarismo, oell`arretratezza.
Se vale la pena tenere in considerazione losservazione di Tullio-Altan, e per-
sonalmente creoo oi s, il lantasma oi Bannelo e il ritorno oel rimosso, in lor-
ma oi conoensazione o conversione ,Ireuo 191,. Ma, lorse, piu che Bannelo,
potrebbe essere proprio Tullio-Altan la persona rimossa. Egli, infatti, propone
di revisionare la concezione marxista e capitalista che vede nelleconomia la
struttura portante della storia, e lideologia come mera sovrastruttura:
Le idee, le credenze, i pregiudizi, le norme di vita che fanno parte di una cul-
tura, quanoo si traoucono in concreti comportamenti, cessano oi appartenere
al puro regno dei simboli e dei concetti, e si fanno cose e cose di eccezionale
ourezza e consistenza, con le quali bisogna lare i conti come con la piu tenace
realt (Tullio-Altan 1986: 14).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 90
Credo che ulteriori analisi sulla societ italiana, sul concetto di particola-
rismo, sulla necessit di ripensare criticamente i processi di modernizzazione
e sul ruolo che la lamiglia gioca in tutto questo si oebbano misurare con l`ap-
proccio relazionale e con la necessit di adottare una dimensione intergene-
razionale portate avanti nel tempo da Pierpaolo Donati (1983, 1997, 2002,
2010). Solo pensando i giovani in rapporto ai loro fratelli/sorelle pi grandi,
agli adulti e agli anziani, possibile mettere a fuoco le differenze negli atteg-
giamenti verso il proprio percorso di vita e la societ a tutto tondo. Personal-
mente, quanoo mi sono cimentato nell`inoagare i rapporti tra giovani e aoulti
italiani, ho trovato costruzioni identitarie alimentate da una cultura della di-
pendenza da un sistema autoreferenziale di azione (Birindelli 2006). Per ta-
gliar corto e non peroere il nlo conouttore oi questo saggio, si puo constatare
la mancanza di presa del concetto di familismo amorale, ma non perch nel
frattempo si siano innescati processi virtuosi di partecipazione civile, solidarie-
t diffusa etc.; ma per un movimento opposto, cio lavvento di un pervasivo
e ossessivo individualismo, sorretto da una cultura del narcisismo che condu-
ce alla ripiegamento su un io difensivo (Lasch 1979, 1984). un soggetto
tardo-moderno decisamente solo, che per diventare artigiano, produttore e
non mero consumatore della propria vita costretto a sviluppare una nuova
capacit rinessiva, il racconto oi se per se ,Birinoelli 2008,.
Chiuoo tornanoo a Bannelo. Oltre alla gi citata elncacia comunicativa
dellespressione familismo amorale che fa il paio, per intendersi, con il
bowling alone di Putnam (2002) il libro stato tradotto in molte lingue e ha
venduto numerose copie. Uno spettro decisamente ingombrante: Poltergeist!
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www.fupress.com/smp Firenze University Press
Subculture politiche territoriali
o geograa elettorale?
Mario Caciagli
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f t/ c.o, f liti.ol rc oo.oltor. T/ oot/r ot t/ rito. f l.trol tooilit, oit/ot
.oltorol .otiooit,, io t/ .otxt f o.r foll o..oli/c ocroiotio io Itol,.
Regioni rosse e Regioni bianche oppure, volendo inglobare in misura
giustamente piu ampia territori a cavallo oi connni regionali, Zona rossa
e Zona bianca, sono state nel corso oi tutta la Frima Repubblica una oel-
le chiavi interpretative del comportamento politico degli italiani. Addirittura
sono state spesso utilizzate per spiegare il funzionamento dellintero sistema
politico, visto il peso dei due grandi partiti protagonisti che a met degli anni
Settanta raccoglievano insieme il 70% dei voti italiani e contavano insieme
quasi tre milioni oi iscritti.
Le cartine multicolori della distribuzione territoriale del voto hanno co-
stituito e costituiscono un elemento costante negli studi elettorali. Non solo
in Italia, come sar invogliato a ricordare pi avanti. Vero che in Italia il
rosso e il bianco sono stati richiamati con assoluta continuit e notevole
ourata. Con la nne oella Frima Repubblica il bianco e scomparso. Su questo
non ci sono dubbi; resta semmai linterrogativo se e come il verde lo abbia
sostituito. Il rosso c ancora; infatti se ne parla, magari per unItalia mul-
ticolore, dove c posto per l azzurro e per il tricolore (Diamanti 2009
2
).
Nelle pagine che seguono tratter di un solo colore, il rosso. Levidenza
oegli ultimi oue oecenni suggerisce che questo colore sia il piu stabile nelle
cartine geo-elettorali e che sia prevedibilmente destinato a durare. Linten-
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 96
to oi questo mio intervento e contestare che la continuit oegli orientamenti
elettorali nelle regioni rosse indichi la persistenza della subcultura politica
territoriale rossa. Con ci rispondo a due interlocutori che pi espressamente
hanno fatto riferimento critico alla mia perentoria tesi che la subcultura rossa
sia ormai tramontata. La risposta vale naturalmente per altri che in forma
meno diretta hanno contestato la mia tesi.
Per svolgere la mia argomentazione devo ricordare la categoria di subcul-
tura politica territoriale per poterla oistinguere oa meri lenomeni oi geograna
elettorale.
Le subculture politiche territoriali
indubbiamente vero che il ricorso a dati territoriali presuppone che il voto
che resta sempre un`espressione inoiviouale sia la manilestazione nnale oi una
realt densa e vischiosa, di origine latamente culturale, che contraddistingue gli
elettori, non come monaoi isolate, ma come membri oi contesti locali sulncien-
temente caratterizzati (Cartocci 1996: 289). Ma anche vero che, se il territo-
rio ha contato e continua a contare nel comportamento elettorale degli italiani,
e quel latamente culturale oella citazione che va approlonoito e oiscusso.
Com noto, la categoria subcultura politica per lanalisi dei caratteri e
del funzionamento del sistema italiano fu introdotta negli anni sessanta dai
ricercatori della prima generazione dellIstituto Cattaneo. In particolare in uno
oei quattro volumi usciti oalla ricerca, quello oeoicato al comportamento elet-
torale venne proposta la divisione dellItalia in sei grandi zone, dove spiccavano
le due politicamente pi caratterizzate, la bianca e la rossa (Galli 1968). I
ricercatori del Cattaneo avevano ben ricostruito ci che stava dietro al compor-
tamento oi voto in quelle oue zone, cioe la lorte struttura oella DC e oel FCI,
con i loro iscritti e militanti, con le loro sezioni e con la moltitudine di organiz-
zazioni collaterali, e poi la presenza di agenzie di socializzazione (la famiglia
e la comunit locale, le parrocchie e le case oel popolo,. Da qui il rinvio alla
subcultura territoriale come oggetto di analisi e come categoria interpretativa.
Dopo oi allora la ricerca socio-politica e tornata costantemente a rioennire,
precisandola, la categoria della subcultura politica territoriale.
Lo fece gi pochi anni dopo la grande ricerca del Cattaneo uno dei col-
laboratori, Giordano Sivini, offrendo un contributo decisivo per lo scavo ef-
fettuato nel retroterra storico delle regioni interessate. Riprendendo il grande
problema della mancata integrazione delle masse italiane nello Stato post-
risorgimentale, Sivini ricostruiva le modalit e le forme di organizzazione del-
le stesse masse in opposizione a quello stesso Stato. Socialisti e cattolici, che
quelle masse guioavano, cercarono le basi oel loro contropotere nella politica
97 SUBCULTURE POLITICHE TERRITORIALI O GEOGRAFIA ELETTORALE?
locale, costruendo gli uni il socialismo municipale e rinchiudendosi gli altri
nelle loro comunit bianche. Intorno alle sezioni del PSI e delle parrocchie
si erano sviluppate le strutture delle subculture, fossero la societ Vincenzo de
Faoli o le camere oel lavoro, i circoli oei laici per la santincazione oelle leste o
le case del popolo, le associazioni confessionali delle donne e dei giovani o le
sezioni della Federazione giovanile socialista, le societ per la lotta contro la
bestemmia o le leghe per i funerali civili (Sivini 1971).
Una decina di anni dopo Carlo Trigilia avrebbe portato elementi nuovi
nella costruzione oella categoria subcultura politica territoriale, oennenoo-
ne un vero e proprio schema teorico e inserendovi aspetti di carattere econo-
mico. Recuperata la categoria come una particolare modalit organizzativa
del sistema politico nei suoi rapporti con la societ da cui deriva una monopo-
lio elettorale, Trigilia lo estenoeva per oennire le caratteristiche complessive
di un sistema politico territoriale (Trigilia 1981: 4 e 8). Anche Trigilia risaliva
ai processi storici dello Stato post-unitario che avevano visto contrapposte le
regioni del Nord-Est-Centro allo Stato sabaudo, ed utilizzava, sia per il passa-
to come per il presente, oltre ai dati politici, cifre sugli scioperi, sullemigrazio-
ne, sul tessuto economico, agrario prima e contraddistinto dopo dalla piccola
e media impresa industriale. Insisteva inoltre sul ruolo della famiglia e della
comunit. Veoeva, innne, una lorma oi simbiosi lra mooello politico e mooello
oi sviluppo economico. Fer quanto mi riguaroa continuo a concoroare con lo
schema teorico proposto da Trigilia.
Nel corso dello stesso decennio provai a mettere fuoco una mia idea di
cultura politica territoriale (Caciagli 1988a). Lo feci per il mio interesse di
ricerca su fenomeni politici regionali e locali e grazie allimpulso ricevuto dagli
studi di cui sopra e dagli spunti ricavati da molti lavori stranieri. Nonch per il
norire in quegli anni oi rinessioni e proposte sulla oivisione oell`Italia in zone
politicamente omogenee, per dal solo punto di vista elettorale, come diceva
il titolo oi un bilancio oi quel oibattito ,Cartocci 1987,. A quella noritura oetti
anche il mio apporto (Caciagli 1988b).
Fer avviare il mio oiscorso su quello che pensavo oella cultura politica, ri-
prendevo uno dei padri fondatori, citando la sua affermazione che gli studi
sul comportamento elettorale restano una fondamentale fonte di informazione
sulle culture e subculture politiche e sui loro modelli di cambiamento nel tempo
(Almond 1977). Ma aggiungevo che gli orientamenti elettorali sono un epifeno-
meno, ma non la sostanza di una cultura politica. La cultura politica essendo
una complessa miscela fatta s di atteggiamenti, di opinioni e di comportamenti,
ma sostanziata in valori e credenze, in miti e riti, in simboli e linguaggi, in prati-
che sociali e strutture organizzative. La cultura politica un sistema di relazioni
in un contesto storicamente e territorialmente oennito. Essa interagisce con rap-
porti sociali e economici, con forme di potere e modi del loro esercizio. Va da s
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 98
che questa complessa miscela va rilerita a collettivit e collocata in un contesto
storico di lunga o almeno media durata e in un territorio che non un semplice
spazio nsico, un contenitore vuoto, ma il proootto oell`opera oi generazioni che
quello spazio nsico hanno traslormato e traslormano.
Questo concetto di cultura politica locale o regionale ho continuato ad
aooperare. L`ho rallorzato, applicanoolo e verincanoolo nelle ricerche oi cul-
tura politica locale o regionale che ho conootto per un quarto oi secolo sulla
cultura rossa in Toscana. E lho sempre tenuto distinto dal concetto di zone
elettoralmente omogenee.
Sul destino della subcultura rossa in Italia: divergenze interpretative
Che resta? il titolo del capitolo da me redatto a conclusione della ricerca e
del libro pi recenti sulla cultura politica della Toscana e del Veneto (Baccetti
e Messina 2009: 212). Nella risposta alla domanda sono stato piuttosto peren-
torio a proposito del declino della subcultura rossa in Toscana (sul declino di
quella bianca in Veneto non c`e controversia,. Ho scritto cioe che la subcultura
rossa, pur lasciando tracce importanti di eredit, morta e sepolta forse non
solo in Toscana, ma anche nelle regioni limitrofe.
Alcune evidenze empiriche sono proprio di natura elettorale: prima fra
tutte la crescita dellastensionismo laddove la partecipazione era sempre stata
una virt. Ci sono poi le scelte di voto che non sono pi dettate dallapparte-
nenza ad una tradizione, ma dalle politiche degli enti locali e dalla personalit
dei candidati. Non c pi da ventanni il partito per antonomasia, le case
del popolo non sono agenti di socializzazione politica, le cooperative han-
no perso il colore politico, le feste dellUnit hanno spesso cambiato nome. I
giovani sfuggono ai valori che valevano nelle famiglie, la politica non pi il
momento centrale della loro esistenza. Lassociazionismo, eredit cos forte in
Toscana, cerca di uscire dallalone politico. Lideologia (il socialismo, il para-
diso sovietico, il sole dellavvenire) del tutto tramontata. Gli esponenti
politici di sinistra che ho intervistato nel 2008 hanno tutti risposto con un pe-
rentorio no alla mia domanda se la subcultura rossa ci fosse ancora.
Il mio saggio, come ho anticipato, ha suscitato reazioni negli esperti di
subculture politiche territoriali italiane, pi sicuri di me nella loro sopravviven-
za. Risponoo qui alle obbiezioni oi Ilvo Diamanti e Antonio Ilorioia.
Il contributo oi Diamanti ha un titolo signincativo: Le subculture territo-
riali sono nnite. Quinoi ,r,esistono ,Diamanti 2010,. Fer Diamanti l`ereoit
oella subcultura rossa ,lorse anche oi quella bianca, e ancora visibile. Nel suo
importante libro (Diamanti 2009
2
: 47 e ss.) un paragrafo intitolato Il rosso
resta rosso.
99 SUBCULTURE POLITICHE TERRITORIALI O GEOGRAFIA ELETTORALE?
Ma lindicatore pi esplicito per tale eredit che Diamanti segnala il
comportamento elettorale, pur riconoscendo che non esauriente (i.i: 47).
Infatti gran parte del suo testo si appoggia su mappe, sul rapporto con il ter-
ritorio e quinoi, come lui stesso intitola, sulla geograna elettorale che non
soltanto la sua riconosciuta competenza, ma anche la sua passione (com,
daltronde, la mia). Quando Diamanti deve spiegare le prestazione migliori
in termini elettorali, ritiene che esse dipendano dalla persistenza delle rete
associative politiche ed economiche o dal contributo, soprattutto delle am-
ministrazioni locali e dei sindaci (i.i: ,. Sul ruolo oi queste ultime insiste
abbastanza. Ma oi esso non lornisce nessuna verinca empirica, oiversamente
oa quanto e avvenuto con le ricerche alle quali ho partecipato. Se il FCI e stato
il partito delle amministrazioni locali, il PCI non c pi. Mentre, contraria-
mente a quello che Diamanti ritiene, i suoi ereoi hanno lentamente oismesso
un impegno attivo e visibile. Il municipalismo oella traoizione locale e l`eln-
cienza dei governi regionali spiegano le fedelt elettorali, ma non fanno ormai
pi cultura. Meno che mai nel nuovo millennio
Linteresse conoscitivo di Diamanti per il ruolo del territorio. Ma il terri-
torio una componente della subcultura: da solo non la regge.
Fiu nne e la precisazione che alla nne Diamanti la a proposito oi subcul-
tura, per come, scrive, e stata oennita e tematizzata. Con attenzione
prevalente se non esclusiva continua agli aspetti organizzativi e poli-
tici oell`ioentit territoriale |.|. Trascuranoo i piani piu specincamente eo
esplicitamente relativi alla cultura sociale e locale, In particolare, il senso
comune. Linsieme di convinzioni, stereotipi, idee che si riproducono nella
societ attraverso la comunicazione personale, il linguaggio []. Una catena
di valori, credenze, giudizi e pregiudizi che si trasmette nel corso del tempo,
al di l e nonostante i cambiamenti che investono e talora sconvolgono il
paesaggio umano e territoriale (ivi: 58). Diamanti, a proposito del senso
comune, ricorda Gramsci. Anchio ricordo il senso comune di Antonio
Gramsci quanoo rinetto sulla cultura politica, vaoo aooirittura piu inoietro, al
senso comune di Giambattista Vico.
Ho, per, due obbiezioni da fare a Diamanti in proposito.
La prima che il senso comune politico si trasmette e si riproduce pro-
prio attraverso le organizzazioni e le strutture, siano il partito o la famiglia
o altre ancora. Se queste vengono meno anche il senso comune si slarina,
presto o tardi.
La seconda non che laltra faccia della medaglia: che si tratta proprio di
inoagare se quel senso comune persiste oavvero. Il che e appunto quello che
si oovrebbe oimostrare empiricamente. Fer quello che creoo oi aver ricavato oai
dati e dalle interviste che ho utilizzato insieme ai miei collaboratori, che con me
concordano nel giudizio, dellantico senso comune c rimasto poco in Toscana.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 100
Ad elementi empirici propri della societ e della politica toscana si collega
Antonio Ilorioia, che quella realt conosce bene ,Ilorioia 2010,.
Seconoo Ilorioia per la subcultura rossa vi e stato un oilncile processo
di trasformazione e di adattamento, che vede segni di esaurimento ma anche
segni di rivitalizzazione dei diversi tasselli che costituivano il precedente mo-
dello subculturale (i.i: 62).
Anche lui, per, non pu che rifarsi soprattutto alla continuit del com-
portamento elettorale, a proposito oella quale pero riconosce che esiste un
consenso che va conquistato e riconquistato oi volta in volta |...| esiste una
maggiore mobilit elettorale, che si esprime soprattutto nel voto amministra-
tivo (i.i: 69). Proprio ci che non accadeva nei contesti subculturali, dove
il consenso era comunque assicurato e mai messo in oiscussione, crollasse il
monoo ,e qualche volta il monoo crollo, o quasi: si veoano il Rapporto Kru-
sciov su Stalin o la rivoluzione ungherese che nel 1956 lasciarono indenne la
persistenza subculturale in Toscana).
Anche Floridia trova nelle istituzioni locali (la buona amministrazione dei
comuni e della regione) lancoraggio pi solido dellattuale rapporto dei citta-
dini con la politica. Insiste molto sui sindaci come segno di continuit. Ebbe-
ne, mi riesce arduo arruolare nella cultura rossa il sindaco di Firenze (Matteo
Renzi, per chi non lo sapesse) o il sindaco di Arezzo (Giuseppe Fanfani, ben
ligio al nome che porta). N mi sembra che molto alta sia la continuit del
ceto politico dominante (i.i: o7,, visto i criteri con i quali scelgono gli assessori
i detentori di cariche monocratiche, magari loro stessi provenienti dal PCI.
Floridia riconosce che il partito, come organizzazione, ha perso il suo
primato, e sono caduti o fortemente indeboliti tutti i vecchi collateralismi
(i.i: 71). Ma anche se ci fosse un partito come cera nel secolo scorso cio
lorma politica ormai obsoleta oi quel passato che e stato, in Italia e altrove, il
secolo oel partito oi massa e oelle subculture con quale colore si presentereb-
be oggi? Il partito che raccoglie pi consensi in Toscana non sventola bandiere
rosse, ma tricolori. Sarebbe opportuno ricordarsi la forza dei simboli e dei
colori nelle culture politiche.
C di pi. La cultura politica si nutre oltre che di colori e di simboli, di riti
e oi miti, pernno oi onomastica. Dove sono lalce e martello e pugni chiusi?
Chi canta l Internazionale o Bandiera Rossa? Chi scandisce pi lo slogan
Gramsci Togliatti Longo Berlinguer? Chi chiama piu i ngli Katiuscia o Ivan
o Yuri? Sono tutti ferrivecchi, buttati nei ripostigli della storia. Ma erano pro-
prio questi gli ingreoienti oella subcultura rossa, come altri omologhi lo sono
stati per altre culture.
Del passato, secondo Floridia, sarebbero rimasti valori fondanti ed evo-
cativi []. Uguaglianza, solidariet, giustizia sociale: e poi, ancora, attacca-
mento alla democrazia repubblicana (i.i: o8,. Fuo oarsi, ma queste sembrano
101 SUBCULTURE POLITICHE TERRITORIALI O GEOGRAFIA ELETTORALE?
a me, oggi, piuttosto ipotesi oi ricerca oa verincare bene eo a lonoo piuttosto
che dati scontati.
Ambeoue gli esperti con i quali ho oiscusso nnora insistono molto sul ruolo oel
territorio come referente. Ebbene, lidentit territoriale pu anche manifestarsi
con la continuit del comportamento di voto, con la fedelt ad uno schieramento,
oi oestra o oi sinistra. Ma quella ioentit non e cultura politica, se questa e quella
sindrome che ho cercato di ricordare allinizio. Lo sanno bene anche loro.
Si oeve allora oire, con coerenza, che si tratta oi geograna elettorale. Dia-
manti non esita certo ao utilizzare questo approccio e lo richiama a tutta lor-
za. Altri si sono messi oecisamente sulla sua straoa, quanto a mappe e raoica-
menti (Lombardo 2009).
La geograa elettorale
Sono sempre esistite e continuano ad esistere, oggi addirittura rinvigorite ri-
spetto a pochi oecenni or sono, ioentit territoriali. Fer parte mia le oennisco
sistemi coerenti di tratti culturali e comportamentali propri di una popola-
zione insediata in un territorio. Tali sistemi si reggono su un senso di appar-
tenenza proootto oa esperienze collettive, oelimitato oa connni territoriali e
seoimentato nel tempo. Non e oetto che tutto questo inouca a comportamenti
politici, in particolare elettorali, costanti. Pu darsi che diano vita a localismi
o regionalismi del tutto privi di valenza politica. Di certo non danno vita ad
una subcultura politica territoriale. Molti comportamenti elettorali continua-
tivi nel tempo hanno trovato e trovano collocazione in spazi geogranci.
La geograna elettorale ha sempre recato un contributo importante alla
spiegazione del comportamento di voto, a tutti i livelli. Uno dei fondatori del-
la ricerca elettorale, come lo fu dellintera scienza politica in Francia, indivi-
ouo aooirittura nella geograna nsica una oelle variabili capitali per spiegare
le scelte degli elettori. Mi riferisco naturalmente a Andr Siegfried, in parti-
colare alla sua monumentale opera Tableau politique de la France de lOuest uscita
nel 1913 e ripubblicata anche recentemente ,Sieglrieo 199,, nella quale, si
ricorder, si spiegavano le opzioni di destra e di sinistra degli elettori con la
conlormazione geologica oei territori nei quali vivevano.
La geograna nsica come preoizione e spiegazione oei comportamenti elet-
torali forse ampiamente superata (ma non del tutto). Lopera di Siegfried
mantiene il suo fascino per il ruolo attribuito al territorio. Ma il territorio
soprattutto una costruzione storica come ho sostenuto allinizio.
Ebbene, dalla storia, impastata soprattutto di due religioni, ma anche di
tessuti economici e oi rapporti oi proouzione, e oeterminata la geograna elet-
torale della Germania.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 102
Di geograna elettorale, prima ancora che escano le ralnnate analisi oegli
specialisti, sono pieni i resoconti giornalistici delle elezioni federali in Ger-
mania, un sistema che creoo oi conoscere bene e che ha in questo alnnit con
litaliano. Ebbene, secondo una prassi consolidata e seguendo serie indicazio-
ni oi esperti, tutti i quotioiani teoeschi riportano all`inoomani oelle elezioni
paginoni colorati che indicano, in rosso per i socialdemocratici e in blu per i
democristiani, la distribuzione dei voti proporzionali sullintero territorio fe-
oerale. Il rosso si trova nel Centro-Noro, il blu nel Suo ,qui coincioe con la
maggioranza cattolica oella popolazione,. Dietro quelle variazioni regionali
delle opzioni di voto dei tedeschi ci sono tanta tradizione e tanta memoria
storica, ma subcultura politica non c`e quasi per niente lorse con la sola ec-
cezione oella Baviera, cattolica e oemocristiana oa nne Ottocento ,ma anche
l la subcultura sta scricchiolando, nonostante liniezione ricostituente fornita
dallelevazione al trono di Roma del concittadino Ratzinger). Nessun analista
tedesco di elezioni parlerebbe di subcultura territoriale.
Diamanti sa bene che nelle sue mappe dellItalia politica ci sono orien-
tamenti di voto, non subculture territoriali. Sa bene, e lo scrive, che lItalia
bianca non c pi; sa bene che lItalia azzurra non ha certo dietro di s una
subcultura. In quella veroe puo oarsi che una subcultura sia in costruzione,
ma sar il caso di aspettare che un po di storia passi sotto i ponti del Veneto
e del Bergamasco perch si possa parlare di una realt consolidata. Anche per
la sinistra ,nella quale si comprenoe la componente oemocristiana oel FD,
quello che le belle cartine oi Diamanti mettono in rilievo e un lenomeno oi
geograna elettorale.
Dov la modernit?
Allora, quinoi, per allinearsi al tema che viene proposto in questo numero
della rivista, a fronte della modernizzazione avvenuta in Italia nei decenni
recenti, anche il rosso e oiventato antico, come si chiamava un liquore oi
moda alcuni decenni fa.
Il vento che ha spazzato via gli ingredienti appena ricordati il vento della
modernit?
Probabilmente s. Se si ritiene che modernit voglia dire scelte politiche
fondate su motivazioni razionali e non sentimentali, su issues concrete dellof-
ferta elettorale e non su fedelt inamovibili. Se si ritiene che sia autonomia
nelle scelte politico-elettorali, con lrequenti oscillazioni verso l`astensionismo.
Moderni si possono considerare i cittadini che si liberano dai lacci del confor-
mismo ambientale ,la lamiglia, il quartiere, il borgo, la classe, o oelle ritualit
trasmesse per oecenni ,compresa la lrequenza alle urne, appunto,.
103 SUBCULTURE POLITICHE TERRITORIALI O GEOGRAFIA ELETTORALE?
La tradizione conta per la conservazione di alcuni valori: ma solidariet e
uguaglianza che avevano una spiccata matrice politica si trasformano in nor-
me sociali legate allappartenenza comunitaria (Bordignon e Ramella 2011:
130,. L`ioentit territoriale, anche quanoo e resiouo oella vecchia subcultura
rossa (i.i: 127), pu condurre alla deriva localista.
La tradizione conta per gli stili di governo che Floridia giustamente ap-
prezza. Ma per Robert Futnam, si ricoroer, quegli stili oi governo hanno
raoici aooirittura nei comuni meoievali e in ragione oi quelle lontane origini si
era innervata nella cultura rossa la cultura civica cara, appunto, ai politologi
americani (Putnam 1993).
Mooernit signinca anche allentarsi oi lorme oi integrazione sociale, avan-
zare dellindividualismo e della frammentazione, indebolirsi del senso della
politica nella vita oi ciascuno. Tutto questo e cio che avviene anche in Tosca-
na, perch la cultura politica, la complessa miscela che sappiamo, vi profon-
damente cambiata. Gli scienziati sociali sanno bene che modernit e mo-
dernizzazione sono termini ambigui e che moderno non vuol dire migliore.
Questo sia detto senza nessuna punta di nostalgia per ci che stato. Non
resta che prendere atto che il colore sfoggiato per oltre un secolo non c pi
e occorrer oennire oiversamente la cultura oella regione.
Altre differenze si mantengono e si manterranno nelle regioni italiane. A co-
minciare dagli orientamenti elettorali. Come avviene in altre regioni europee.
In Germania si continua a parlare di regioni rosse. L ben chiaro, per,
che la subcultura rossa lu conculcata oal nazismo e non rinacque nel seconoo
dopoguerra. Nel nuovo sistema, la Repubblica federale, gli elettori tedeschi
divennero rapidamente moderni, liberandosi dai vincoli subculturali; ci non
toglie che in molte zone del paese si siano mantenuti orientamenti elettorali
costanti. Oltre un mezzo secolo dopo lItalia, sicuramente lItalia di mezzo,
partecipa oi questa mooernit.
Ricapitolo per farmi meglio intendere: si continui a parlare di regioni
rosse anche in Italia, nella piena consapevolezza, per, che si tratta di una
classincazione oella geograna elettorale. Non oi subcultura rossa, che era
unaltra cosa. Era, appunto.
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www.fupress.com/smp Firenze University Press
La modernit italiana vista dallEuropa.
Unimmagine alla rovescia
Niccol Rinaldi
Itol,, iocc, foll o/ioc io Eor io .r, totiti. .o.roio oit/ .i.il liorti, ooi.rit, co.otio,
ooc .otiti.o ooc oll t/i t/oo/ t liti.ioo t/ot or ot ool t / t/ .ootr, ti/t oit/ Eo-
r, oit/ it ico f ff.io., ooc ocroio t/ot, oit/ it .otroci.tio, Eor rrot.
Se non mi trovassi alle Maldive che per una missione lampo di appena due
giorni, prenderei volentieri un altro idrovolante e correrei a scoprire unec-
cellenza italiana di cui apprendo notizia dalla bocca di un ministro locale: a
Magoodhoo, nellatollo di Faaku, luniversit della Bicocca ha aperto da due
anni un laboratorio di biologia marina, impegnato nello studio dello sviluppo
sostenibile degli ambienti tropicali. Non ne sapevo niente, chiedo ragguagli,
e le autorit delle Maldive rispondono con piena soddisfazione, trattandosi di
un centro nel quale sono coinvolti i ricercatori oel posto, all`avanguaroia, in
un paese che sar pure un topos vacanziero, ma soprattutto un laboratorio
a rischio di scomparsa per via dei cambi climatici che minacciano lesistenza
stessa oi questi atolli leggeri, quasi eterei, sul livello oi un mare oalla oensit
perfettamente trasparente e azzurro. Parlano della Bicocca con gratitudine,
forse anche esagerando, per compiacere il parlamentare italiano in visita, ma
certo questo pezzo o`Italia nell`Oceano Inoiano e un lavoro lelice e all`altezza
dei tempi tempi che pretendono relazioni globali, scelte innovatrici, osser-
vatori estremi: oovevo venire nn quaggiu per scoprire un pezzo oi mooernit
italiana apprezzato nel mondo.
Non diversamente, lanno scorso mimbattei in unaltra eccellenza con la
piramide di Desio ai piedi dellEverest, un centro di ricerca sul terreno corag-
gioso per localizzazione e per programma scientinco, un`ioea presa a esempio
e citata allestero. Tuttavia, sono cartoline di una presenza italiana nel nostro
tempo che offrono unimmagine distorta delle ambizioni italiane, un miraggio
esotico, da atollo oceanico o ghiacciaio perenne. LItalia dove vivo, lItalia che
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 106
ho lonore e la fatica di rappresentare in Europa, vive con la modernit un
paradosso, e lEuropa se n accorta da tempo.
Intendo la modernit come la capacit di progettare il futuro, ovvero lo
stare al passo coi tempi, vivendo, come in un respiro pieno e vitale, ogni attimo
e ogni potenzialit del nostro organismo sociale e con lo sguardo avanti. la
lezione oell`Italia oal Duecento nno alla Controrilorma, e successivamente
ancora per lunghi periodi. Interrogarsi, sperimentare, inventare legge aurea
di Fibonacci e notazione musicale di Guido dArezzo, prospettiva, storia, lin-
gua, e quant`altro, Leonaroo e Galileo, Datini e organizzazione oella nnanza,
abolizione oella pena oi morte, societ scientinche, esplorazioni, la rete tessuta
per secoli oalla civilt italiana come canta l`elngie sul palazzo oella civilt
italiana allEUR: un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di
scienziati, di navigatori, di trasmigratori.
Agli albori oel Ventunesimo secolo, la mooernit italiana ha conquistato il
monoo nella sua quotioianit, con altri aspetti apparentemente banali ma non
indifferenti del rapporto col nostro tempo: il modo di vestire, ispirato spesso a
un canone italiano impensabile prima della guerra, e lormai scontata e dila-
gante alimentazione del belpaese, universale metro del sapore. Per altre eccel-
lenze bisogna imbattersi in alcune sorprese, come quanoo al Folo Scientinco
di Firenze, che contiene vere perle della ricerca, intravidi una grande cassa
con la scritta Mittente: Base Polare Antartide, per Universit di Firenze.
Altrimenti si deve volare alle Maldive, o sui ghiacci dellHimalaya.
Perch lItalia non conosce pi lo slancio che per secoli le ha permesso di
plasmare in buona parte lidentit europea. Visto dallestero un paese in ri-
tardo crescente, tanto da coltivare un rapporto impossibile col proprio tempo,
quasi una sorta oi rinuto a vivere la mooernit, intesa come ambizione e capa-
cit di adattamento. Vissuto dallinterno, un paese affaticato da troppe zavor-
re che rincorre la propria storia e ha paura del futuro. Tuttavia, sono i numeri,
le fredde statistiche, a inchiodare lItalia a una vera arretratezza strutturale.
Il canoioato oeve prepararsi, e cos leci quanoo mi presentai, per la prima
volta, alle elezioni europee del 2009. Avendo vissuto tra lItalia e lestero per molti
anni, desideravo raccontare il mio paese visto dal resto dellEuropa, avvertendo
dei suoi crescenti ritardi. Avevo bisogno di dati che testimoniassero del confronto
tra Italia ed Europa, alcuni li conoscevo di gi, altri me li sono procurati.
Non lavessi mai fatto sarei tentato di dire: tranne poche eccezioni, ogni
statistica conlerma quanto tutti sappiamo, ma con la perentoriet oei numeri,
delineando sempre la stessa conclusione: che lItalia paese fondatore della Co-
munit Europea, e per secoli ispiratrice, plasmatrice della cultura e della storia
oi questo Vecchio Monoo, e un sempre piu arrancante lanalino oi cooa. Vista
labbondanza di dati, lItalia che ne viene fuori non il segno di una stagione, di
una congiuntura, ma il segno di unepoca, annunciando un declino raccontato
107 LA MODERNIT ITALIANA VI STA DALL EUROPA
anche dal recente studio del CENSIS sullItalia nel 2030 una lettura da brivido:
un paese, in assenza di riforme draconiane, schiacciato dal debito, con un divario
crescente tra il nord e un sud ormai spopolato, costretto a ridimensionare note-
volmente il suo tenore di vita, con il 26,5% della popolazione con oltre 65 anni.
I dati raccolti compongono uno specchio del paese in forma di numeri,
la storia di unItalia che savvita su se stessa e procedono con un metodo uni-
forme: statistica nazionale; pietra di paragone europea (di norma Germania,
Francia, Regno Unito, Spagna); fonte della statistica. Sono dati che lasciano
spesso senza parole, tabelle che si dovrebbero sfogliare come alla televisione
si guaroano quelle immagini senza commento, scene eloquenti per lo piu
connitti, rilugiati, oisastri naturali che non hanno bisogno oi parole, perche
ognuno avr gli stessi pensieri. Ferche quasi ogni conlronto con Germania,
Spagna, Francia, Regno Unito ma spesso anche sullinsieme dei ventisette
paesi oell`UE risulta quasi sempre negativo. Delle oltre ottanta statistiche rac-
colte molte oelle quali sono state pubblicate in un volumetto oella collezione
Aria del Continente, dal titolo Lo oo Eoro cll`Itolio, ooo trio r ooori (edi-
zioni Festina Lente, 2010) ne ripercorro alcune, cruciali per il rapporto tra Ita-
lia eo Europa e globalizzazione, in oennitiva misura oella mooernit oel paese.
Un punto di partenza la principale rivoluzione prodotta dal ventesimo
secolo: lemancipazione della donna, un mutamento radicale e duraturo. An-
che in Italia, ma con molte maggiori oilncolt, se per l`Eurostat l`Italia e al
ventiseiesimo posto sui ventisette dellUE per donne in posizioni dirigenziali
,al ventisettesimo posto abbiamo Malta, e al venticinquesimo per oonne laure-
ate. Anche la Croazia, quanoo entrer nell`UE, si collocher oavanti all`Italia
per entrambi i parametri. Inoltre il Gender Brief dellOCSE del marzo 2010
valutava il tasso di occupazione femminile in Italia al 45%, inferiore anche a
quello oella Grecia:
Tab. 1 Tasso di occupazione femminile in Italia (fonte: OCSE)
Danimarca 75%
UK 68%
Germania 65%
Francia 60%
Spagna 58%
Grecia 48%
Italia 45%
Media Ocse 58%
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 108
Il World Economic Forum ha invece collocato lItalia al settantaduesimo posto
su 134 paesi per differenze salariali tra uomo e donna, collocando Germania,
Regno Unito, Spagna e Irancia, rispettivamente, al oooicesimo, quinoicesi-
mo, diciassettesimo e diciottesimo posto.
Una parola incompatibile con modernit, almeno con la nostra idea di mo-
dernit, corruzione, associabile piuttosto a paese in via di sviluppo, dallo
scarso senso civico e dalla debolezza delle strutture statali. Eppure in Italia il
costo della corruzione stato calcolato dalla Corte dei Conti, nel suo Giudizio sul
rendiconto Generale dello Stato del 2009, in una tassa occulta di 50/60 miliardi
di euro allanno. Un dato che stato letto attentamente a Bruxelles dagli ana-
listi della Commissione pi che in Italia probabilmente e che basta da solo a
mettere in crisi la creoibilit oel paese in qualsiasi trattativa. Il oato e conlortato
dallIndice sulla percezione della corruzione di Troooro., Iotrootiool, che collo-
ca l`Italia al sessantatreesimo posto, oistante oa Germania ,quattoroicesima,, Re-
gno Unito ,oiciassettesimo,, Irancia ,ventiquattresima, e Spagna ,trentaouesima,.
L`evasione nscale e stata calcolata oall`ISTAT nel 200o in 200 miliaroi.
Per la Banca Mondiale il livello del pagamento di tasse nei 183 paesi presi in
esame vede lItalia molto distante rispetto alle sue pietre di paragone: lItalia
e inlatti al centotrentacinquesimo posto, mentre il Regno Unito e seoicesi-
mo, la Irancia cinquantanovesima, la Germania settantunesima, la Spagna
settantottesima.
Uno studio dellUniversit di Linz ha invece calcolato la percentuale di
evasione sul PIL per una serie di paesi, come riportato nella tabella 2.
Tab. 2 Percentuale di evasione sul totale del PIL (Fonte: Universit di Linz)
% sul PIL 2005 2006 2007 2008 2009 2010
Itolio !!.! !3.! !!.3 !1.! !!.0 !!.!
Spagna 21.3 20.2 19.3 18.7 19.5 19.8
Germania 15.4 15.0 14.7 14.2 14.6 14.7
Francia 13.8 12.4 11.8 11.1 11.6 11.7
Regno Unito 12.0 11.1 10.6 10.1 10.9 11.1
Usa 8.2 7.5 7.2 7.0 7.6 7.8
Media Ocse 15.6 14.5 13.9 13.3 13.8 14.0
Cimbattiamo poi in statistiche sconcertanti, sul numero del parco auto
mantenute dalle nostre amministrazioni, compresi enti locali e aziende pub-
bliche. Uno studio dellAssociazione Contribuenti fornisce i seguenti dati: le
auto blu, nel 2009, sono 607.918, segnando una crescita del 6% rispetto al
109 LA MODERNIT ITALIANA VI STA DALL EUROPA
2007. Negli Stati Uniti sono 75.000, in Francia 64.000. Nel Regno Unito, in
Germania e in Spagna sono meno di 60.000.
Il Ministero oella Fubblica Amministrazione, contestanoo lo stuoio in que-
stione, ha cercato invano di censire il numero globale delle auto blu, ot-
tenenoo pero risposte solo oa un quarto oelle amministrazioni interpellate.
Fer questa lrazione, le auto blu ammontano a 90.000, con una stima globale
ounque oi 3o0.000, cilra che resta il primato monoiale.
Con tali sprechi, e oilncile investire in solioariet, uno oei metri oi misura
del rapporto col mondo, dellinvestire nella globalizzazione consapevole. Con-
cord, che raccoglie numerosi organizzazioni non governative europee, ha sti-
lato il seguente rapporto sulla percentuale di aiuto allo sviluppo reale sul PIL.
Tab. 3 Contributo allo sviluppo sul totale del PIL (Fonte: Concord)
Svezia 1.04%
Lussemburgo 1.01%
Danimarca 0.86%
Olanda 0.77%
Irlanda 0.54%
Regno Unito 0.51%
Spagna 0.44%
Francia 0.38%
Germania 0.32%
Italia 0.15%
In linea con questo oato l`Inoice sull`impegno nello sviluppo oi paesi poveri
stimato dal Centro per lo sviluppo mondiale per 22 paesi occidentali vede lItalia
al diciannovesimo posto su ventidue paesi. La Spagna si attesta al settimo posto,
Regno Unito, Germania e Irancia tra il oooicesimo e il quattoroicesimo posto.
Uno dei criteri principali per misurare il tasso di modernit di un paese
costituito dalle risorse, anche umane, investite nella ricerca. Del resto lEuro-
pa lega il suo futuro alla societ della conoscenza, alleccellenza tecnologica,
consapevole che tra cinquant`anni, se non molto prima, non saranno oeter-
minanti n il settore agricolo, gi marginale, n le materie prime, scarse, e
tantomeno le risorse umane, in costante calo visto il oeclino oemogranco. Lo
stesso manifatturiero in crisi crescente, minacciato non solo dalle produzioni
asiatiche, ma ormai anche oa quelle noro-alricane e meoio-orientali. Fer que-
sto lEuropa ha scommesso, seppure tra mille inconcludenze e contraddizioni
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 110
come nella cosiooetta strategia oi Lisbona, sulla qualit e la ricerca, ambiti
con i quali conquistarsi un posto al sole anche nel monoo che verr presto.
LItalia, tuttavia, non investe nel futuro, trascurando la propria ricerca che
pure ha un potenziale formidabile, se si pensa che nel 2009 sono stati ben 32
i ricercatori italiani premiati dallo Starting Grant con una dotazione di 1,2
milioni di euro in media dellEuropean Research Council, tanti quanti solo la
Germania ne ha avuti. Un patrimonio oel tutto trascurato: seconoo il pronlo
Statistico delle nazioni del 2009, redatto dallOCSE, siamo ultimi tra i grandi
paesi europei per la percentuale del PIL speso su R&D, con una percentuale
pari al 1,4%, superiore al 1,2% della Spagna ,ma inferiore al 1.8% del Regno
Unito, al 2,1% della Francia e al 2,5% della Germania.
LItalia, sempre secondo lOCSE, si colloca allultima posizione anche per
numero di ricercatori ogni 1.000 persone: 3,6 su 1.000, contro i 5,8 della Spa-
gna, i 5,9 del Regno Unito, i 7,2 della Germania e l8,3 della Francia.
La Commissione Europea ha invece calcolato i salari annui dei ricercatori
a parit oi potere oi acquisto: rilevanoo che, a lronte oi una meoia europea
di 40.126 Euro, un ricercatore italiano guadagna mediamente 34.120 Euro,
un ricercatore spagnolo 38.358 Euro, un francese 47.550 Euro, un britannico
52.776 e un tedesco 53.873.
Senza bisogno di arrivare alla ricerca, siamo ultimi anche per numeri di
laureati, zoccolo duro della costituzione di una classe dirigente, in base al Pro-
nlo statistico oelle Nazioni 2009 oell`OCSE, che inoica per l`Italia una percen-
tuale del 17,30%, del 22% per la Germania, del 29% della Spagna, del 37%
del Regno Unito e del 41% della Francia.
La mooernit, ounque, non e oi casa. Alla lettera, avenoo le nostre abita-
zioni (dato Eurostat del dicembre 2009), la pi bassa percentuale di collega-
mento a internet rispetto agli altri paesi di riferimento, e, in particolare, una
bassa diffusione delle connessioni ad alta velocit (tab. 4).
Tab. 4 Diffusione della connessione Internet nei paesi europei (Fonte: OCSE)
Connessione Internet Alta velocit
Germania 79% 69%
Regno Unito 78% 65%
Francia 63% 57%
Spagna 54%
Italia 53% 39%
Media UE 65% 59%
111 LA MODERNIT ITALIANA VI STA DALL EUROPA
La situazione aooirittura precipita per l`elncienza oella burocrazia, stru-
mento che il pensiero liberal-democratico nel XIX secolo ha trasformato da
strumento di eredit feudale ad architrave dellinteresse collettivo. In Italia
siamo allanno zero, almeno secondo il World Economic Forum, che su 117 paesi
a economia inoustrializzata presi in esame, ha classincato l`Italia, per eln-
cienza della burocrazia, al centotredicesimo posto, di fatto ultimi. La Banca
Monoiale ha classincato, in 183 paesi, la lacilit oi applicare i contratti, altro
fattore cruciale di uno stato di diritto: ne risulta che lItalia si colloca al cen-
tocinquantaseiesimo posto, quanoo la Irancia e la Germania sono in sesta e
settima posizione, il Regno Unito in ventitreesima e la Spagna in cinquanta-
duesima posizione.
Se un altro studio ha valutato in trenta minuti la media giornaliera impie-
gata da ogni cittadino italiano nellespletare pratiche amministrative - e per
un immigrato si raddoppia allonere di unora al giorno - anche il rapporto
con le banche, ulteriore cardine di un sistema al passo con i tempi, in Italia
il peggiore. Fer la Banca Monoiale, su 183 paesi, la classinca per la lacilit oi
ottenere credito vede lItalia ottantasettesima, mentre il Regno Unito secon-
oo, la Germania quinoicesima, la Irancia e la Spagna conoivioono la quaran-
tatreesima posizione.
La Commissione europea ha invece calcolato in 253 Euro il costo annuale
di un conto corrente in Italia, cifra ben superiore alla media degli altri paesi
europei.
Tab. 5 Costo annuale di un conto corrente (Fonte: Commissione Europea)
Italia 253 euro
Belgio 58 euro
Portogallo 45 euro
Bulgaria 27 euro
Francia 154 euro
Germania 89 euro
Gran Bretagna 103 euro
Spagna 178 euro
Anche fuori dai meandri burocratici e creditizi siamo puniti. Laria che
si respira nelle citt italiane la peggiore, secondo i dati dellJoio Eoro
dellAmbiente, ulteriore tassello di unincapacit a gestire il presente. Sono 73 i
giorni nei quali, in Italia, e stato oltrepassato il limite oi ozono nell`estate 2009.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 112
Il oato si rinette nella concentrazione massima oi gas ozono e nel numero oi
stazioni di rilevamento che hanno oltrepassato il limite consentito.
Tab. o Dati sull`inquinamento oell`aria estate 2009 ,Ionte: Agenzia Europea
dellAmbiente)
Numero dei
superamenti del limite
di ozono
Concentrazione
massima di gas ozono
Numero di stazioni che
hanno superato il limite
consentito
Italia 73
399 (il pi alto di tutti i
paesi)
81
Germania 7 245 30
Francia 14 210 12
Spagna 46 393 18
UK 3 258 5
Molti oi questi problemi potrebbero essere allrontati anche investenoo in
modo appropriato le risorse che la stessa Europa mette a disposizione. Ma,
prigionieri di un circolo vizioso, siamo ultimi anche per lutilizzo dei fondi eu-
ropei. Nella sua audizione alla Camera dei Deputati (per inciso: il parlamento
pi caro e pi pagato dEuropa), il commissario agli affari regionali Johannes
Hahn, ha presentato un bilancio sconsolato: solo il 10% dei fondi allocati allI-
talia nel periooo 2007-2013 e stato nnora utilizzato. E un problema che cono-
sco bene, tanto che ho avviato un percorso articolato di strumenti per laccesso
ai nnanziamenti UE e per la oillusione oel verbo oell`europrogettazione, e
che meriterebbe lapertura di una strategia nazionale per evitare un tale scem-
pio inammissibile in epoca di tante restrizioni. Eppure i media non ne parlano
(il giorno dopo laudizione di Hahn solo il Il Sl !! r dedic un certo spazio
allallarmante relazione).
Ma anche su tutti gli altri indicatori statistici si dovrebbe avviare una ri-
nessione approlonoita, eppure, pur essenoo tutti piu o meno noti, non se ne
parla. Aggiungo allora altri dati sulla libert di stampa - calcolata tenendo
conto degli intrecci tra mercato della pubblicit e propriet editoriali, delle
innltrazioni oella criminalit negli assetti proprietari, oegli strumenti legislativi
oi protezione e oi altri lattori. Anche in questo caso, e si tratta oi un segno tra
i principali dellidea di modernit, siano di fatto ultimi.
113 LA MODERNIT ITALIANA VI STA DALL EUROPA
Tab.7 Le classinche sulla libert oi stampa
Classinca oi Reporter
Without Borders
Classinca oi Ireeoom
House
Classinca oi Ireeoom
House (Europa
Occidentale)
Italia 49/175 73/195 24/25
Germania 18 13 13
Francia 43 19 19
Spagna 44 22 22
Regno Unito 20 17 17
Turchia 25
Lo sguaroo sulla mooernit italiana e, oall`Europa, mortincante. Ricoroo
che quanoo sono entrato al Farlamento Europeo assumevo l`onere oi rappre-
sentare il mio paese in unassemblea legislativa dove nella scorsa legislatura i
deputati italiani avevano brillato per un doppio primato. Primi per stipendio
,nno a unoici volte oi piu rispetto ai colleghi lituani, problema ormai risolto
dal luglio del 2009 con lintroduzione di uno statuto europeo che, svincolato
dai salari degli euro-deputati dal trattamento dei loro omologhi nazionali, in-
troduce un compenso unitario per tutti di 6.000), e primi per assenteismo,
con la pi bassa partecipazione alle sedute (nella nuova legislatura, invece, la
partecipazione e nnora anche superiore alla meoia,. Non c`era peggiore pre-
sentazione oell`Italia in Europa oella orammaticit oi questi oue oati.
Ogni inoicatore oel resto nnisce con l`essere strettamente connesso all`al-
tro, saldando un sistema chiuso allinnovazione e allo stesso cambiamento, e
incomprensibile per l`osservatore europeo attento e lrastornato oa questi come
da tante altre eccellenze negative: abbiamo la popolazione pi anziana e il
oebito piu alto, la spesa sociale meno equilibrata, le assicurazioni piu care, il
paese meno competitivo, le carceri pi affollate col maggior numero di detenuti
in attesa oi giuoizio. Siamo i soli a non benenciare oi alcune libert civili lonoa-
mentali (riconoscimento delle coppie di fatto, mediatore civico nazionale, testa-
mento biologico), e il catalogo non sar mai esaustivo, un abbozzo del grande
atlante della non-Europa dellItalia, e ognuno potr aggiungere altre statistiche.
Fotremmo continuare a lungo, in un gioco lacile quanto ooloroso, ma in
questi oati non ci sono rivelazioni, ogni statistica e conosciuta, e alcune po-
tranno anche essere messe in oiscussione ,questione oi parametri, ma a ve-
derle una dietro laltra, la ghirlanda che compongono fa impressione. lo
sconfortante spettacolo di un paese ormai di fatto fuori dallEuropa, duna
intera classe politica che, a oillerenza oi quella oel oopoguerra, ha mancato
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 114
nell`agganciare il paese all`Europa, a quella ioea oi mooernit eo elncienza
che, seppure tra le sue contraddizioni, lEuropa rappresenta.
Ognuno potr trarre le conclusioni che crede. Senza commento. Eppure
ciascuna oi queste statistiche meriterebbe lo spazio nelle migliori trasmissioni
televisive, i convegni delle fondazioni politiche tuttun circo che se la canta
nelle sue fumose discussioni auto-referenti e invece si tace. Perch abbiamo
una corruzione da Terzo Mondo? Perch le carceri pi sovraffollate? Perch
l`aria piu inquinata? Ferche il maggior numero o`inlortuni sul lavoro? Ferche
cos poche ambasciatrici? Verrebbe da dire: per abitudine. Meglio lasciar per-
dere? No, non nascondiamo la polvere sotto il tappeto, e raccontarcela giusta
e il primo passo per un riscatto e prenoere nota oi questo specchio in lorma
di numeri sar forse un atto di rivolta, e anche un antidoto alla rassegnazione.
Non peroiamo mai il ritmo oi porci queste oomanoe. Che per ricominciare sia
questa, almeno, la nostra prima abituoine.
Con un dulcis in fundo, un primato positivo, probabilmente lunico ma che
la prova che, se si vuole, si pu davvero fare bene. LItalia il paese, al mondo
col minor numero di decessi di madri ogni 100.000 nascite: 3,9. Meglio della
Svezia (4,6), e di Spagna (6,7), Germania (7), Regno Unito (8,2) e Francia (10).
il miglior risultato al mondo, uneccellenza, ben oltre il laboratorio della
Bicocca alle Maloive. Almeno questa e una statistica bellissima, perche legata
alla vita, che poi dovrebbe essere il premio di ogni idea di modernit.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA, ISSN 2038-3150, vol. 2, n. 3, pp. 115-132, 2011
www.fupress.com/smp Firenze University Press
Il vento della protesta ancora sofa, in Italia.
Ma in quale direzione?
Luca Alteri
T/ o, col oit/ t/ o.tool troc f S.il, f S.iol M.oot oit/io oolti-l.l .rooo..
Io t/ frt ort it illotrot t/ ciffro. otoo Olc` ooc `o` S.iol M.oot, trio t/
oro./ cfoc o, )oro Hooroo. J o f.o, it iot ot o .riti.ol oool,i f t/ .ll.ti. ooili-
otio io Itol,. To ,or oftr t/ xrio. f Coo S.iol Froo, i t/ Clool )oti. M.oot till
a serious challenger of the political system?
Legislazione e protesta
Ogni volta che un uomo ha preso decisioni vincolanti per un gruppo di indi-
vioui, qualcuno ha protestato, manilestanoo il suo malcontento e palesanoo
istanze non soddisfatte dalla suddetta decisione. La dimensione della protesta
e intimamente legata a quella oella legislazione, tanto oa lormare un connu-
bio pressoche inscinoibile, comunque tale oa sopravvivere alle oiverse polity
dellente legiferante. Certamente, stato in seguito al consolidamento dello
Stato-nazione che la protesta riuscita a strutturarsi in movimenti sociali or-
ganizzati, raggiungendo anche una discreta centralit allinterno del sistema
politico. Nondimeno, larghi strati della popolazione hanno iniziato a prote-
stare ben prima del radicarsi della struttura statale (Tilly 1984). Allo stesso
tempo, la recente emersione di livelli di governo sub- e sovra-nazionali non
ha impeoito la lormazione oi movimenti contestatari: semplicemente, questi
ultimi si sono riallineati al sistema della .rooo. multilivello e al conseguen-
te cambiamento della struttura delle opportunit politiche, trovando anzi un
nuovo spazio per manifestare le proprie istanze. Come sia stato fatto nello spe-
cinco oel caso italiano e quale luturo ,presumibilmente, presentino le suooette
istanze rappresenta largomento principale del presente lavoro. Questultimo
inizia fornendo al lettore indicazioni di massima sulla Sociologia dei Movi-
menti Sociali, per poi applicare le analisi teoriche allo specinco oel Global Ju-
ti. M.oot. Verranno presentati, innne, alcuni nloni oi inoagine nello speci-
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 116
nco oel caso italiano, cercanoo oi capire perche, nel nostro Faese, a oieci anni
dai tragici eventi del G8 di Genova 2001, la mobilitazione collettiva barcolli
ma non molli.
La novit dei Movimenti Sociali, tra protesta e accademia
A partire dagli anni Sessanta i movimenti sociali, le azioni di protesta e, pi
in generale, le associazioni politiche non riconducibili a partiti e sindacati
sono diventati un componente pressoch stabile delle democrazie occiden-
tali (della Porta, Diani 1997: 13). Ovviamente, tanto la loro consistenza nu-
merica, quanto il loro raoicalismo nel repertorio oi azione e la loro capacit
oi innuenzare il oecisore sono stati soggetti a numerose variazioni nel corso
dei decenni. Ci non toglie che, persino nel periodo unanimemente ricordato
come il trionfo dellindividualismo e delledonismo (gli anni Ottanta) numerosi
collettivi di cittadini si siano dedicati alla pratica politica non convenzionale,
comprensibilmente in maniera meno eclatante rispetto alle proteste oenagrate
nei due decenni precedenti (cfr. della Porta, Diani 2004). Allo stato attuale si
pu affermare che le previsioni di un rapido esaurimento dellondata prote-
stataria del Sessantotto e del Settantasette con il conseguente ritorno a una
politica interna al triangolo partiti-sindacati-istituzioni si siano rivelate lar-
gamente errate. In modi diversi, con obiettivi e valori eterogenei, varie forme
di protesta sono costantemente riemerse negli ultimi anni cercando laggrega-
zione oi quegli interessi oeboli che la politica giocata intorno ai .lo.o tra-
oizionali continuava a misconoscere. La qualinca oi non convenzionali che
era stata loro originariamente attribuita dagli osservatori risulta sempre meno
valida analiticamente, oltre che progressivamente pi misera, dal momento
che numerose forme di azione contestataria (manifestazioni, sit-in, controver-
tici, azioni dirette, campagne e boicottaggi) sono attualmente utilizzate anche
dagli attori politici tradizionali. Allopposto, interpretazioni decisamente ot-
timistiche riguardo allimportanza e alla diffusione dei movimenti sociali da
tempo si spingono a parlare di una o.oot .it,: una societ dei movimen-
ti nella quale le istanze oal basso recepite con oilncolt oalle consuete
cinghie di trasmissione (partiti e sindacati) troverebbero spazio solamente
mediante lautorganizzazione e lo sviluppo di reti associative indipendenti.
Al pari oel ceto politico, la comunit scientinca ha oa tempo preso in se-
ria considerazione i Movimenti Sociali. Analizzando la cronistoria degli studi
sulla politica non convenzionale si nota come pure le radici intellettuali dei di-
battiti piu recenti siano oebitori oegli anni Sessanta. E in quel periooo, inlatti,
che lo stuoio oelle mobilitazioni collettive oiventa sistematico e connuisce in
volumi signincativi ,la cui migliore rassegna, almeno per la stagione preceoen-
117 I L VENTO DELLA PROTESTA ANCORA SOFFIA, I N ITALIA
te al Clool )oti. M.oot, presente in della Porta, Diani 1997). I movimen-
ti del Sessantotto sollevarono in primo luogo interrogativi di ordine pratico,
nel merito della valutazione delle forme emergenti di partecipazione sociale e
politica (e la risposta che il sistema politico rivolgeva a esse) che avevano rag-
giunto dimensioni di massa sconosciute dagli anni Trenta. I soggetti impegnati
nelle nuove mobilitazioni, inoltre, solamente in parte si riconoscevano nelle
oivisioni storiche intorno alle quali si erano strutturati i sistemi politici oelle
societ industriali: giovani, donne, nuovi gruppi professionali, ambientalisti e
minoranze etniche non basavano il proprio agire politico sulla base della dia-
lettica capitalelavoro e oel connitto oi classe, ma sull`ingresso oelle proprie
istanze in un autonomo spazio per il dibattito pubblico (genuine public sphere,
Eowaros 200!,. Da qui la oennizione habermasiana - espressa per la prima
volta in un noto articolo apparto su Telos nel 1981 ed estratta dal secondo vo-
lume della Trio cll`Jir Coooi.oti. (1986) di Nuovi Movimenti Sociali.
In Habermas limpegno per la difesa del suddetto spazio era la premessa per
la formazione di una sfera pubblica che si sarebbe collocata nella faglia tra
il sistema sociale e il mondo vitale, messo a repentaglio dalla colonizzazione
operata dallespansione del mercato economico globale.
I movimenti sociali storici, invece, avrebbero perso centralit, vedendo di-
minuita la propria carica connittuale a causa oella loro integrazione nel si-
stema politico, mediante lintermediazione di partiti e sindacati. Dalla loro
integrazione sarebbe derivata una contaminazione delle lotte che essi avevano
posto in essere nel passato, auto-connnanoosi in una oimensione vertenziale
che utilizzasse solamente canali legali ,quello che ancora Habermas oenniva
come oricif.otio) e si limitasse a ottenere ricompense materiali (.oocif.otio)
dalle proprie rivendicazioni (come gli aumenti nel salario che il sistema politi-
co era ben lieto di concedere, pur di de-potenziare la protesta).
La lonte oi un cambiamento ellettivamente raoicale ooveva, ounque, rin-
tracciarsi in una cornice oi protesta extra-connittuale, la cui oomanoa lonoa-
mentale non fosse, ancora secondo Habermas, cosa dovremmo ottenere,
ma chi siamo, come viviamo e oi chi ci noiamo. I soggetti in questione
erano rintracciabili nei gruppi di femministe, negli studenti che praticavano
lorme non convenzionali oi politica, negli ambientalisti: oa questi gruppi pro-
veniva la netta distinzione tra vecchie e nuove mobilitazioni collettive,
oove queste ultime si oistaccavano oai paraoigmi oel marxismo classico, lon-
oato sul connitto capitalelavoro, e si ponevano al punto oi cesura tra sistema
sociale e mondo vitale. Successive re-interpretazioni di Habermas e della sua
immagine di colonizzazione dei mondi vitali da parte del compianto Al-
berto Melucci (1982, 1989 e 1996) hanno descritto le societ contemporanee
come sistemi altamente differenziati, che propongono ai cittadini il seguen-
te scambio: lautonomia dazione in cambio di unintegrazione crescen-
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 118
te, con lestensione del controllo alle motivazioni stesse dellagire umano. I
Nuovi Movimenti Sociali, di conseguenza, nascerebbero proprio per opporsi
alla penetrazione dello Stato e del mercato allinterno della vita sociale, ri-
vendicando la riappropriazione dellidentit, il diritto di realizzare il proprio
privato e lintangibilit della sfera affettiva dellindividuo. Diversamente dallo
storico movimento operaio e contadino, i Nuovi Movimenti Sociali non si
limiterebbero quinoi a nuove rivenoicazioni materiali, ma snoerebbero anche
le rappresentazioni dominanti dellagire politico e sociale. I nuovi attori non
chiederebbero infatti un aumento dellintervento dello Stato, che possa garan-
tire la sicurezza e il benessere, ma resisterebbero invece allespansione dellin-
tervento oella slera politico-amministrativa nella vita quotioiana, oilenoenoo
la sfera dellautonomia personale (della Porta, Diani 1997: 26).
Lemersione dei Nuovi Movimenti Sociali comport anche un adegua-
mento teorico oa parte oegli stuoiosi oell`azione collettiva e paleso le oilncolt
interpretative oei oue principali nno a quel momento mooelli ermeneutici
oel connitto sociale: quello struttural-lunzionalista e quello marxista. Il venir
meno del riferimento marxista merita un breve approfondimento: rinuncia-
re alla centralit oel connitto capitalelavoro era una conseguenza oelle tra-
sformazioni storiche e sociali avvenute in Europa dopo la seconda Guerra
Mondiale. Il crollo del Muro di Berlino e laffermazione di un sistema inter-
nazionale unipolare sembrava aver tolto spazio a utopie alternative rispetto
al libero mercato. La globalizzazione economica e la delocalizzazione della
produzione (con conseguente indebolimento strutturale della forza-lavoro)
portavano a una costante caduta dei tassi di sindacalizzazione, oltre a un illan-
guidimento della coscienza operaia (peraltro gi riscontrato da ricerche degli
anni Sessanta). Sembrava improponibile, di conseguenza, la riedizione di un
forte movimento operaio, con il suo corredo di fabbriche occupate, assemblee
permanenti e picchetti ai cancelli. A coloro che pronosticavano una frammen-
tazione della protesta in tante campagne single-issue che avrebbero messo in
crisi la oennizione stessa oi M.iooti S.ioli veniva fatto notare come proprio
le suooette traslormazioni sociali ollrissero opportunit per nuovi connitti, ol-
tre a contribuire a rioimensionare quelli storici: l`ampliamento oell`accesso
allistruzione superiore e il massiccio ingresso delle donne nel mercato del la-
voro mooellava, inlatti, nuovi potenziali soggetti connittuali.
Nel contempo, pero, cambiavano anche i criteri oi stratincazione sociale,
con la collocazione di classe che sembrava cedere il passo ai paradigmi del
genere, del livello di istruzione, dellappartenenza etnica. Linterpretazione di
segno marxista, quinoi, segnava apparentemente il passo non solo per l`im-
proponibilit della persistenza della centralit operaia nella societ post-indu-
striale, ma anche per la logica stessa del suo modello esplicativo: limpianto de-
terministico ,cioe la convinzione che l`evoluzione oei connitti sociali e politici
119 I L VENTO DELLA PROTESTA ANCORA SOFFIA, I N ITALIA
losse innuenzata oal livello oi sviluppo oelle lorze proouttive e oalla oinamica
dei rapporti di classe) e la tendenza a negare la molteplicit degli orientamenti
presenti allinterno dei movimenti di protesta (pensandoli invece come attori
omogenei e dotati di capacit strategica) ponevano problemi di compatibilit
con le nuove mobilitazioni.
Le reazioni a tali carenze teoriche si registrarono tanto in America, quan-
to in Europa. Nel primo caso, la critica allo struttural-funzionalismo vide tre
prospettive principali che, partendo da punti diversi, conversero nellinterro-
garsi sui meccanismi che traducono in azione collettiva le tensioni presenti in
un dato sistema politico: la teoria del comportamento collettivo (evoluzione
oell`interazionismo simbolico e oella scuola oi Chicago,, quella oella mobi-
litazione oelle risorse e quella oel processo politico. In ognuno oei tre casi
siamo nell`ambito oi quello che Alberto Melucci ,1982, sintetizzo nel come
dellazione collettiva. Di contro, in Europa linsoddisfazione nei confronti del
marxismo stimol lo sviluppo della prospettiva nota appunto come la teoria
dei Nuovi Movimenti Sociali, focalizzata sul perch dellazione, cio sulle
traslormazioni oelle basi strutturali oei connitti.
Dietro a una tale duplicit di prospettive era insita la diversit degli oggetti
di studio (Eyerman, Jamison 1991). Pur essendosi sviluppati contemporane-
amente e in stretto contatto reciproco, i movimenti studenteschi degli anni
Sessanta (come pure le mobilitazioni ecologiste e femministe del decennio
successivo) presentarono caratteristiche parzialmente diverse nei due conti-
nenti. Negli Stati Uniti le organizzazioni nate oall`onoata oi protesta nniro-
no presto per oimioiarsi: oa un lato, quelle piu pragmatiche si traslormarono
in una sorta oi gruppi oi interesse, oall`altro, quelle che presentavano tratti
propriamente antagonistici si dedicarono a unattivit contro-culturale che
talvolta present caratteri addirittura religiosi (Gelb 1989; Rochford 1985).
Al contrario, in Europa i movimenti sociali emergenti fecero tesoro delle-
sperienza dei forti movimenti operai nazionali nonostante formalmente ne
prendessero le distanze mutuandone diverse caratteristiche, tra cui lelevato
livello di ideologizzazione e alcuni tratti marcatamente antisistema (Tarrow
1989). Nonostante lereditariet del repertorio di azione specialmente nel
caso europeo limproponibilit dei movimenti come soggetti largamente
omogenei costituiva uno scarto enorme tra vecchi e nuovi Movimenti
Sociali: su questo concoroavano tutti gli stuoiosi oi partecipazione politica non
convenzionale, pur con le inevitabili differenze (per una sintesi sulle principali
posizioni allinterno degli autori vicini alla teoria dei Nuovi Movimenti Sociali
si veda Scott 1990).
A met degli anni Ottanta Claus Offe (1985) chiar al meglio come i Nuovi
Movimenti Sociali avessero mooincato, rispetto alle preceoenti mobilitazioni
il senso stesso oella rappresentanza politica e oella teoria oemocratica: snoan-
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 120
do i presupposti istituzionali dei modi convenzionali di fare politica, avevano
esaltato una accezione radicale di democrazia, che partiva da una critica
irrimediabile allordine sociale e alla democrazia rappresentativa. Tra le prin-
cipali innovazioni del nuovo tipo di mobilitazione, rispetto al movimento ope-
raio, veniva individuata lideologia critica verso il modernismo e il progresso,
le strutture organizzative decentrate e partecipative, la difesa delle solidariet
interpersonali contro le grandi burocrazie, le rivendicazioni legate alla con-
quista oi spazi oi autonomia ,la oilesa contro l`irrazionalit oella mooernizza-
zione) invece che di vantaggi materiali (della Porta, Diani 1997: 26). Tali dif-
ferenze si ripercuotevano anche nellambito organizzativo, dal momento che
le nuove mobilitazioni si segnalavano per essere maggiormente nuioe e aperte,
con una partecipazione inclusiva e non-ideologica, attenta pi ai cambiamenti
culturali che a quelli economici.
Linnovazione apportata dai Nuovi Movimenti Sociali e la maggiore ca-
pacit oi oialogo all`interno oella comunit scientinca hanno incentivato un
confronto teorico tra le due generazioni di mobilitazioni, producendo una
sintesi verso una cassetta degli attrezzi utili a interpretazione le forme di azio-
ne collettiva del Terzo Millennio. I punti salienti sono i seguenti (i.i: 28-30):
Rti ci rloioi iofrooli i movimenti sociali sono considerati sistemi di rap-
porti non lormalizzati nei quali interagisce una pluralit oi inoivioui, gruppi
e/o organizzazioni. Le reti sono a densit variabile, ma la tendenza rilevata
nelle ricerche pi recenti individua una densit progressivamente decrescente
oai ntti reticoli oelle organizzazioni lortemente strutturate ,come quelle che
operavano in clanoestinit negli anni Settanta-Ottanta, nno ai legami oisper-
si e debolmente strutturati delle associazioni che partecipano al Global Justice
M.oot. Queste ultime, nonostante una apparente carenza organizzativa,
traggono proprio dal reticolo diffuso le risorse per la loro azione, nella fatti-
specie di informazioni, competenze, disponibilit economiche.
Crco .oci.i licorito una collettivit che partecipi a una mobilitazio-
ne necessita, al nne oi essere consioerata come un movimento sociale, oi un si-
stema di credenze condivise formato dallo scambio di opinioni e dal confronto
tra i suoi attivisti. Una uniformit di vedute sulle problematiche che sollecitano
la mobilitazione e sulle linee dei cambiamenti richiesti generano, inoltre, una
rete oi solioariet che alimenta l`attivismo e innuenza tanto l`ioentit oei singoli
quanto il sistema valoriale oi un`intera comunit. Anzi, queste ultime risultanze
non di rado costituiscono ci che effettivamente rimane della mobilitazione.
Jio .lltti.o ci ti .ofittool molto stato scritto sulla progressiva de-
raoicalizzazione oelle mobilitazioni collettive, sempre meno portate al connit-
to con le istituzioni e sempre pi volte a un dialogo con il sistema politico (cfr.
Andretta t ol. 2002: 107-153). Tale cambiamento stato sicuramente incenti-
vato dalla nuova polity statale e dalla cessione, operata dallo Stato-nazione, di
121 I L VENTO DELLA PROTESTA ANCORA SOFFIA, I N ITALIA
una porzione progressiva della propria sovranit a organizzazioni sovranazio-
nali. Cio non toglie che i movimenti sociali si ioentinchino ancora aoesso per
essere attori collettivi impegnati in connitti oi natura politica eo culturale e
nnalizzati a promuovere ,oo ostacolare, il mutamento sociale. E inevitabile che
oggi cambino i termini oell`espressione connitto, con la quale si ioentinca
una relazione di opposizione tra attori che si riferiscono al controllo di una
medesima posta (della Porta, Diani 1997: 29) e che necessita di un campo
condiviso, di attori che si percepiscano come antagonisti e di rivendicazioni
che, se realizzate, danneggerebbero effettivamente la controparte.
Ricorso alla protesta legata alla preceoente oimensione oel connitto e sog-
getta ai medesimi cambiamenti di cui si accennato nel punto precedente
la protesta ha sempre caratterizzato i movimenti sociali, tanto da diventarne
quasi un elemento oistintivo: se non c`e protesta una data mobilitazione collet-
tiva non si pu fregiare delletichetta di movimento sociale. Unopinione del
genere e stata gi smentita oa specinche analisi ,oella Forta, Diani 200!,, per
quanto abbia latto in tempo a lasciare traccia oal punto oi vista oella cataloga-
zione: si parla, infatti, di partecipazione politica non convenzionale proprio
a indicare lattivismo che si esprime con una pratica contestataria, invece che
con voto e lobbying. A dire il vero, una certa usura delle pratiche liberal-demo-
cratiche propriamente dette rende valida la dimensione della protesta anche
per mobilitazioni sostanzialmente prive di un carattere antagonistico. Anzi,
persino partiti politici e sindacati si aprono oggi a un repertorio di azione (sit-
in, campagne di boicottaggio, azioni dirette non violente e forme di disobbe-
dienza civile) ancora teoricamente non convenzionale.
Il caso italiano: genesi e prospettive dei New Global
Le caratteristiche di cui sopra ovviamente aggiornate e contestualizzate di-
ventano chiavi di interpretazione anche per la mobilitazione del Global Justice
M.oot, che sale alla ribalta delle cronache internazionali il 30 novembre
1999, quanoo una numerosa rete oi associazioni e oi singoli militanti riesce a
bloccare i lavori dellOrganizzazione Mondiale per il Commercio, convocata
nella citt di Seattle, uno dei simboli della New Economy.
Fer quanto molti osservatori avessero parlato oi un rinusso oella partecipa-
zione politica non convenzionale durante gli anni Ottanta e Novanta, pensare
a una epifania improvvisa di attivismo politico dopo due decenni di sonno
sarebbe un esercizio errato. Nella tabella che segue viene periodizzato linter-
vallo tra il 1980 e il 2000, allo scopo di individuare i prodromi di una mobili-
tazione che sar contemporaneamente lultima del millennio che termina e la
prima oi quello che inizia ,tab. 1,:
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 122
Tab. 1 `o.ito .ilo cl Global Justice Movement
180-187: il ric ioriti.
Ogniissue globale incomincia a essere oggetto di attenzione e a meritare un summit
organizzato dalla societ civile. Nel 1972 la Conferenza dellONU sullo sviluppo umano
(tenutasi a Stoccolma) vede la presenza di numerose Ong, attive allinterno e allesterno
oel meeting ,Conca 199,. Lo stesso si verinca tre anni oopo, alla I Conlerenza
Mondiale sulla Donne (Citt del Messico), che promuove il decennio delle donne. Le
tematiche dellambiente e dei diritti per le donne guadagnano un certo spazio (anche
per la capacit di non intaccare i delicati rapporti tra le due superpotenze), ma non
sono le uniche a mobilitare la partecipazione collettiva: la pace e il disarmo nucleare
coinvolgono lenergia degli attivisti e lattenzione dellopinione pubblica. I diritti umani
riescono ad andare addirittura oltre, tanto da agire come se esistesse una societ
civile globale, con l`autorit morale per ioentincare e giuoicare i problemi maggiori
non affrontati dal diritto internazionale (Pianta 2001: 173). Ci riferiamo al Tribunale
contro i crimini di guerra commessi in Vietnam, promosso da personalit come Bertrand
Russell e Jean Paule Sartre, le cui prime sessioni si tennero nel maggio novembre
del 1967. La volont di autodeterminazione, presente in larghi strati della popolazione
(soprattutto nei Paesi che avevano conosciuto il colonialismo) allarga i settori di critica
anche a tematiche pi scabrose politicamente: il caso del Summit dellAltra Economia,
promosso dalla New Economics Foundation di Londra nel 1984, dove si diffondono i primi
rudimenti per unalternativa allo sviluppo irrispettoso dellambiente.
188-11: il ric cllo trooiio liti.o
Dopo una serie di piccole iniziative, si ebbe una manifestazione di massa in occasione
del meeting della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale di Berlino
di Ovest (1988), dove la nuova sinistra port 80 mila dimostranti (Gerhards,
Rucht 1992) per far valere le responsabilit delle due organizzazioni internazionali
nellimpoverimento del Sud. Questo evento diede il la allorganizzazione di veri
network internazionali, favoriti paradossalmente - dalla crisi del sistema sovietico
e dalle energie che si liberarono in seguito a ci. Lopposizione al neo-liberismo e
la promozione dei diritti umani si legarono alla critica per gli interventi militari nei
Balcani e nelle ex Repubbliche sovietiche (Marcon, Pianta 2001).
1!-15: il ric cll`ooio ititoiool
Quasi a recepire le istanze della societ civile espresse nei precedenti decenni, alcune
agenzie internazionali mostrano, allinizio degli anni 90, un particolare attivismo
su argomenti di interesse generale: nel 1992 la Conferenza ONU di Rio de Janeiro
sull`Ambiente e lo Sviluppo richiama una gran quantit oi Ong in un summit
parallelo che si ripete lanno successivo, in occasione della Conferenza ONU sui
Diritti Umani (Vienna) e nel 1995, nei due incontri di Copenhagen (sullo Sviluppo
sociale, e Fechino ,sulle oonne,: in tutti questi casi le Organizzazioni non governative
integrano il programma ulnciale, meritano l`attenzione oelle oelegazioni ivi convenute,
innuenzano l`agenoa politica e contribuiscono alla stesura oei oocumenti nnali.
1996-1999: il periodo del consolidamento e della diffusione
Se la prima met degli anni Novanta ha permesso la formazione di un network
transnazionale di Ong, la seconda met ne ha consentito il consolidamento e
123 I L VENTO DELLA PROTESTA ANCORA SOFFIA, I N ITALIA
lampliamento delle issue trattate. Altri G7 paralleli lurono quelli oi Lione ,199o,,
Denver (1997), Birmingham (1998), Colonia (1999), mentre il globalismo divenne il
principale nemico politico, insieme allarretratezza del Terzo Mondo e ai debiti dei
Paesi poveri. Si parl di grass-roots groups (Pettifor 1998), che arrivarono a contestare
incontri di lunga tradizione, come il summit della Banca Mondiale (Hong Kong
1997) e il World Economic Forum oi Davos ,1998,. A nne novembre oel 1999, il summit
parallelo organizzato a Seattle per protestare contro il meeting dellOrganizzazione
Mondiale del Commercio rappresent il punto pi alto della protesta della societ
civile, tanto oa lar ioentincare come popolo oi Seattle sia i protagonisti oel
controvertice, sia coloro che avrebbero animato il movimento New Global negli anni
successivi. La protesta, diffusa dalle televisioni di tutto il mondo e ampliata da internet,
colp talmente limmaginario collettivo da essere ritenuta lunica responsabile del
sostanziale fallimento del meeting, dilaniato in realt da insanabili contrasti tra
Stati Uniti, Europa e Paesi del Terzo Mondo (Kaldor 2000). Il 30 novembre 1999 il
giorno di apertura della conferenza del WTO a Seattle fu bloccata da dimostrazioni
di piazza che durarono tutto il giorno. Sit-in organizzati da gruppi che praticavano la
disobbedienza civile, azioni di protesta e una grande marcia dei sindacati (che avevano
portato a Seattle pi di 60 mila persone), con contaminazioni di studenti, ambientalisti
e lemministe blocco la citt, in un clima tenoenzialmente pacinco, se non losse per
isolati atti di violenza contro la propriet (effrazione di vetrine). Le forze dellordine
risposero in maniera intransigente, con centinaia di arresti e la dichiarazione del
coprifuoco serale (!!). I manifestanti si riconoscevano nella piattaforma Stop Millennium
Round, nrmata oa 1.!00 sigle e volta a bloccare l`omonima serie oi accoroi neoliberisti
pronti a essere nrmati. Fer evitarlo, lurono organizzati seminari e workshop, nei quali si
illustravano i negativi effetti della globalizzazione neoliberista e si chiedevano regole
pi favorevoli per i bisogni sociali delle popolazioni povere.
Il fallimento del Millennium Round ,per quanto oovuto principalmente a oisaccoroi tra i
partecipanti ulnciali, lu letto come un risultato ottenuto oai oimostranti e insegno che
la protesta poteva essere possibile, visibile eo elncace ,Fianta 2001: 178,.
Dal 2000 in poi
L`esempio oi Seattle provoco una vera oenagrazione nel numero oi controvertici: il
World Economic Forum di Davos, il Consiglio Europeo di Lisbona e di Nizza, il G8 di
Okinawa, la conferenza della Banca Mondiale di Praga, ebbero tutti un corrispondente
momento di protesta. I summit paralleli si caratterizzarono ben presto per una larga
partecipazione, per un livello radicale di protesta, per una grande attenzione da parte
oei meoia, per un notevole impatto sui lorum ulnciali e per la crescente strategia
repressiva adottata dalle forze dellordine.
Il quaoro generale inoico come la societ civile si losse ormai organizzata come un
soggetto politico presente sulla scena mondiale, tanto che i governi nazionali e le
agenzie sovranazionali non potevano pi ignorarne lesistenza.
La breve cronistoria di cui sopra ha disegnato le tappe pi importanti di
avvicinamento al fenomeno del Clool )oti. M.oot. Il contributo della com-
ponente italiana e stato rimarchevole sin oa quanoo, oopo l`esoroio in Seattle,
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 124
le tematiche new global hanno contagiato anche il Vecchio Continente (Andret-
ta t ol. 2002; de Nardis 2003).
Due eventi si pongono come eventi miliari del contributo italiano al Global
)oti. M.oot: per quanto si stia parlanoo oel primo movimento sociale ellet-
tivamente europeo ,oella Forta 200, ounque transnazionale e innegabile
la matrice italiana dei due eventi, in termini sia di sforzo organizzativo sia di
nazionalit dei partecipanti.
Il primo riferimento alla mobilitazione contro il G8 organizzata a Genova
dal 19 al 21 luglio 2001, giudicata il punto pi alto della cosiddetta stagione
dei controvertici (della Porta 2007) oltre che la pi massiccia protesta contro
un vertice internazionale (Andretta t ol. 2002: 25). A due anni dallesordio di
Seattle, il popolo New Global fece convergere a Genova associazioni, sindacati
e gruppi politici assai variegati ideologicamente, tanto da dividersi le piazze
oelle manilestazioni, nella citt ligure, sulla base oi una presumibile alnnit
politica. Erano presenti aree della sinistra socialdemocratica, dellassociazio-
nismo cattolico, dellambientalismo militante e della sinistra antagonista,
composta da anarchici, marxisti-leninisti e dai cosiddetti disobbedienti
Tute bianche (che si rifacevano allesperienza zapatista in Chiapas). Il con-
trovertice si svilupp nel corso di una settimana di seminari e forum pubblici
su una globalit di argomenti che avessero come riferimento i beni comuni e
la promozione delle minoranze: globalizzazione economica, giustizia sociale,
slruttamento oelle risorse ,ambientali e umane,, povert e Aios, nnanza etica
e commercio equo, lotta contro le privatizzazioni, opposizione alle guerre e
democrazia partecipativa. Pi che allaspetto seminariale, gli organi di stampa
prestarono attenzione alla parte contestativa oell`evento, nello specinco oelle
manilestazioni oi piazza, alcune oelle quali avevano l`ambizioso obiettivo oi
violare la cosiddetta zona rossa (unarea della citt di Genova che era stata
requisita come zona oi cuscinetto per i lavori oel G8,, riconsegnanoola sim-
bolicamente ai cittadini. Un imponente schieramento delle forze dellordine
scort il corteo degli immigrati (19 luglio), aperto dallo slogan Siamo tutti
clandestini e formato da circa 50mila manifestanti. Il giorno dopo (20 luglio),
per, gruppi di anarchici noti come black bloc (Tute nere) anticiparono i
cortei previsti nel pomeriggio incendiando automobili parcheggiate, vetrine
oi negozi, ulnci pubblici e creanoo tumulti sin oalla mattina. Inoillerente alle
provocazioni degli anarchici in nero, la polizia caric violentemente i cortei
pomeridiani, nonostante fossero autorizzati, e non riusc a controllare la suc-
cessiva violenza indiscriminata che caratterizz la giornata, con un morto tra
i manifestanti (Carlo Giuliani) e numerosi feriti anche gravi da ambo le
parti. In un clima reso incandescente, il corteo conclusivo del 20 luglio vide
ulteriori violenze che la maggior parte dei circa 300mila manifestanti non
riusc a isolare. La situazione peggior ulteriormente la sera del 21 luglio,
125 I L VENTO DELLA PROTESTA ANCORA SOFFIA, I N ITALIA
quanoo un`operazione scriteriata oelle lorze oell`oroine ,per la quale oiversi
agenti e dirigenti sono ancora oggi sotto processo, a distanza di nove anni
oagli avvenimenti, proousse violente perquisizioni in alcune seoi oel Genoa
Social Forum (la rete che aveva organizzato il controvertice). Il bilancio dei
tre giorni genovesi parl di un morto, oltre seicento feriti e 253 fermati. La
citt di Genova fu danneggiata per un ammontare di danni pari a circa cin-
quanta miliaroi oi vecchie lire, oltre che per il clima oi terrore oi quei giorni,
accentuato da un uso indiscriminato di lacrimogeni (ne furono sparati 6.200,
oltre a venti colpi oi pistola, a quanto riportato nella seconoa Relazione oella
commissione di indagine conoscitiva sui fatti accaduti a Genova nei giorni
19, 20, 21 e 22 luglio 2001, in occasione del vertice G8, presentata in Parla-
mento nella seduta del 20 settembre 2001; cfr. Andretta t ol. 2002: 29), che si
scoprir contenenti il vietato gas Cs. La mobilitazione new global mostr la sua
grande capacit organizzativa, ma anche il rischio che la pars destruens del suo
attivismo prevalesse rispetto al contributo propositivo.
Al nne oi esorcizzare tale rischio lu lonoamentale l`organizzazione oel I Io-
rum Sociale Europeo, svoltosi anchesso in Italia (Firenze), dal 6 al 10 novembre
2002. Se il Genoa Social Forum aveva rappresentato il punto pi alto della cate-
goria dei controvertici, il Forum Sociale ne costituiva la logica prosecuzione, gi
sperimentata con successo in edizioni mondiali ospitate dalla brasiliana Porto
Alegre (citt celebre per sperimentare da anni lesperienza del Bilancio Parte-
cipativo). La prima edizione del Forum Sociale Europeo preceduta da una
lunga teoria di polemiche sullopportunit di ospitare un evento di massa in una
citt darte, nel ricordo delle devastazioni subite da Genova lanno preceden-
te e nel sentimento di paura che aleggiava diffusamente dopo che gli attentati
dell11 Settembre avevano introdotto la variabile del terrorismo globale. Di con-
tro, proprio la volont, da parte degli organizzatori, di far emergere i contenuti
dellEuropa dal basso, di cancellare le violenze dellultimo controvertice e di
scardinare il meccanismo di introdurre lo stato di eccezione per fronteggiare
il fondamentalismo islamico costitu un ulteriore motivo di impegno. Dal punto
di vista dei contenuti, fu ripetuto opportunamente potenziato il format delle
conferenze plenarie, dei workshop e dei seminari, in una cornice di grande parte-
cipazione, come testimoniato dalle cifre: 60 mila partecipanti, 105 Paesi rappre-
sentati (non solamente europei: alcune delegazioni provenivano dalla Corea del
Sud, dalla Malaysia, dallIndonesia, da Haiti), mille volontari, 426 associazioni
aderenti e 500 traduttori (di cui 430 volontari).
I lavori oella quattro giorni si composero oi 18 conlerenze mattutine ,oistri-
buite sui macro-settori di liberismo e globalizzazione, democrazia, cittadi-
nanza e diritti, guerra e pace), 12 conferenze serali (divise in Dialoghi,
Alternative e Finestre sul mondo), ben 160 conferenze e 180 workshop,
svolti per lo pi allinterno della Fortezza da Basso.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 126
Come contorno, lurono promosse 7 iniziative culturali, nello specinco oi
appuntamenti cinematogranci, musicali, rappresentazioni teatrali e mostre
artistiche. Per consentire a pi attivisti possibili di partecipare alla grande ma-
nifestazione contro la guerra di sabato 9 novembre (a cui partecip addirittura
un milione di persone, contro le 200 mila previste), furono predisposti ben 15
treni speciali.
Riassetto o declino? Quattro nuovi percorsi per i Movimenti Sociali in Italia
Con il Forum Sociale Europeo di Firenze si chiude idealmente una fase di
granoe entusiasmo e partecipazione, oi cui l`evento norentino rappresenta
proprio lo zenith: il numero di accrediti registrati rappresentarono oltre il
ooppio oei oue preceoenti Iorum Monoiali e cento volte oi piu oi qualsiasi
altro meeting internazionale. Allo stesso tempo Firenze produsse una onda
lunga che si riverber anche nelle successive edizioni dei Forum Sociali, se
vero che oiverse centinaia oi norentini parteciparono come volontari al Iorum
Sociale Europeo di Parigi (13-15 novembre 2003) ricordando la loro prece-
dente esperienza. Non solamente la componente italiana, ma lintero Global
)oti. M.oot conosceva, allepoca, il punto pi alto del ciclo di protesta: tra
il 2001 e la prima met del 2002 un terzo dei controvertici organizzati ebbe
pi di diecimila partecipanti, mentre in sette casi si superarono gli ottantamila
(della Porta 2003).
Il 15 febbraio 2003 un network internazionale cresciuto attraverso le espe-
rienze dei Forum Sociali (Mondiali e continentali) organizz contemporane-
amente in circa o00 citt manilestazioni contro l`imminente attacco all`Iraq.
Globalmente circa 10 milioni oi persone scesero in piazza per quella che lu
oennita la piu granoe manilestazione transnazionale contro la guerra ,Si-
monson 2003,: oi queste e stato calcolato che quasi un terzo manilesto nella
sola citt di Roma, nel momento apicale della recente storia della partecipa-
zione politica non convenzionale italiana.
E passato un lustro oa quella stagione: l`outcome del Clool )oti. M.oot
in linea con la media dei precedenti movimenti sociali (notoriamente poco ca-
paci di ottenere risultati concreti rispetto alle richieste avanzate presso la classe
politica, e le linee oella mobilitazione collettiva si sono ormai rioennite intorno
a issue diverse rispetto al passato. Vertenze locali, lotte per la difesa dellam-
biente, mobilitazioni contro il razzismo, associazionismo in favore dei Paesi
in via oi sviluppo ,soprattutto quanoo colpiti oa calamit naturali,, militanza
scolastica e universitaria contro i tagli al sistema educativo pubblico e promo-
zione del rispetto della dignit femminile costituiscono tematiche oggetto delle
odierne mobilitazioni. Il ridimensionamento della globalit della protesta
127 I L VENTO DELLA PROTESTA ANCORA SOFFIA, I N ITALIA
ha reso meno necessaria lorganizzazione di eventi partecipativi e di manife-
stazioni oceaniche, ma ha comportato anche il progressivo disinteresse dei
mass meoia ,quantomeno oi quelli oenniti main-stream). La letteratura scien-
tinca ha re-inoirizzato la propria attenzione verso i canali local oel connitto e
della protesta; la letteratura di movimento, invece, ha alternato imbarazzati
silenzi a spietate analisi su un presunto stato comatoso del Clool )oti. M.-
ment. Valgono per lintera seconda categoria le parole scritte sullAlmanacco
di Carta Cantieri Sociali: dopo il picco del 15 febbraio 2003 [] abbiamo
sceso una china apparentemente senza nne. Quel che era cominciato esatta-
mente dieci anni fa a Seattle si allargato a tutto il mondo e poi si spento. E
noi qui, chiusi nei nostri bunker, a resistere allo spettacolo appiccicoso, volgare
e ubiquo oel monologo berlusconiano ,Carta Cantieri sociali 2009: 3,.
Nellultima parte del presente lavoro viene analizzato il possibile futuro della
componente italiana del Clool )oti. M.oot, con una avvertenza: quanto
segue non vuole avere un carattere prognostico perch andrebbe a ledere
l`approccio scientinco alla questione quanto inoiviouare alcuni nooi oa scio-
gliere nella prassi del Clool )oti. M.oot, cos come sono emersi dalle pi
recenti osservazioni empiriche. Di seguito vengono sottolineati quattro punti,
ai quali sono associati altrettanti ,presunti, oencit che possano spiegare come
mai i New global sembrano aver avviato in Italia una parabola discendente.
Difo cll oioroo toi./ limpegno antirazzista di alcune associazioni
e di singoli attivisti partecipanti al Clool )oti. M.oot noto e consolidato
nel tempo. Parimenti, i New global italiani hanno da subito mostrato la capacit
di legare le rivendicazioni di etnie immigrate e migranti (rom, sinti, comunit
del Sud-Est asiatico e dellAfrica, latino-americani e immigrati dai Paesi della
Nuova Europa) che chiedevano pari diritti di cittadinanza con le pi
generali issue della transnazionalit e della globalizzazione culturale. Le inizia-
tive contro la Fortezza Europa e contro la xenofobia de facto consequenziale
al governo nello stato di eccezione caratterizzavano punti importanti delle
rivendicazioni del Clool )oti. M.oot e segnavano, inoltre, unimportante
differenza tra la mobilitazione in Nord America e in Europa. Nel primo caso,
inlatti, la questione etnica ha latto latica a emergere sin oai primi vagiti oel
movimento New global: basti pensare alla scarsa presenza di afro-americani
tra le oecine oi migliaia oi manilestanti oi Seattle, in quel 30 novembre 1999.
In Europa, al contrario, la solidariet inter-etnica ha avuto un ampio spazio
in tutti i Forum Sociali, ma ha segnato il passo nel momento in cui le cam-
pagne elettorali oelle oestre europee hanno insistito su ngure oi immigrati
,l`ioraulico polacco, il muratore rumeno, per innuenzare il voto nazio-
nale. Allo stesso tempo, una volta vinte le elezioni, le suddette destre hanno
caratterizzato il loro governo (in Italia, Francia, Germania) per le misure re-
strittive nei confronti di rom, sinti ed extra-comunitari. In entrambi i casi i mo-
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 128
vimenti sociali hanno evioenziato la oilncolt a oillonoere valori ,solioariet,
noucia, non-violenza, antagonisti rispetto a quelli oominanti, mostranoo un
cf.it ollo rto .oltorol.
Oiio ollo r.orioio cl lo.r la genesi stessa dei Nuovi Movi-
menti Sociali (ricordata allinizio del presente lavoro) suggerisce la loro lonta-
nanza dai sindacati tradizionali, storicamente deputati alla difesa dellinteresse
della classe lavoratrice. Le nuove forme di mobilitazione sono costruite secon-
do modalit di rete, manifestano una forte solidariet, usano un repertorio di
azioni contestatarie e hanno obiettivi connittuali, laooove invece i sinoacati
sono organizzazioni verticistiche fortemente burocratizzate, rappresentano in-
teressi, hanno modalit di azione concertative e sono inevitabilmente portate
al compromesso (della Porta 2005). In contesti indirizzati verso un neo-cor-
porativismo (Schmitter 1974), inoltre, i sindacati sono soliti ridurre linciden-
za della protesta, anzich incentivarla. I Nuovi Movimenti Sociali, di contro,
usano la protesta come risorsa politica, in coerenza con il loro rappresentare
interessi deboli (Lipsky 1965).
In oennitiva, il rapporto tra sinoacati oei lavoratori e nuove lorme oi mobi-
litazione sarebbe destinato a essere freddo, per non dire concorrenziale, se
non fosse che il Clool )oti. M.oot ha segnato uninteressante inversione di
tendenza in merito. Alcune variabili hanno favorito un maggiore dialogo tra
sindacati e movimenti sociali: il cambiamento nella struttura delle opportunit
politiche avvenuto in molti Paesi europei dalla seconda met degli anni No-
vanta (con il ridimensionamento della rappresentanza dei lavoratori nelle sedi
decisionali) ha obbligato i sindacati tradizionali a cercare alleati tra gli altri at-
tori del sistema politico; lemersione di sindacati critici (i cosiddetti sindacati
di base) estremamente propositivi nei confronti dei movimenti sociali (tanto
oa larne spesso parte, ha inootto le sigle sinoacali storiche a rincorrere questi
ultimi sul piano della politica non convenzionale; lo sdoganamento (di cui si
gi detto) di alcune modalit di protesta le ha rese accessibili anche a orga-
nizzazioni che solitamente non hanno un approccio connittuale con il sistema
politico; lingresso di alcune organizzazioni di movimento nel Terzo Settore
le ha avvicinate a pratiche sinoacali. Il quaoro appena accennato inoica un
progressivo avvicinamento reciproco tra sindacati e Nuovi Movimenti Sociali,
nno ao arrivare alla piena partecipazione oei primi alle iniziative oei seconoi
e al supporto oi questi ultimi agli scioperi oei primi. Una parabola oel genere
si pone come conferma delleterogeneit del Clool )oti. M.oot e della sua
capacit di trovare alleati politici anche solo sulla base di una vaga opposi-
zione al neo-liberismo. Di contro, una tale rete di contatti e di alleanze non
precondizione di successo rispetto alle proprie rivendicazioni, come dimostra
il progressivo avanzamento in Italia della percentuale di lavoro precario rispet-
to al totale delloccupazione. Ci accade perch i sindacati critici (da sempre
129 I L VENTO DELLA PROTESTA ANCORA SOFFIA, I N ITALIA
solidali con i movimenti sociali) godono di grande visibilit nel momento della
protesta, ma sono oestinati a scomparire quanoo oal connitto si passa alla
concertazione. N il connubio tra movimenti sociali e sindacati critici riu-
scito, allo stato attuale, a fornire rappresentanza al gran numero di lavoratori
precari, alla cui categoria appartengono molti degli stessi attivisti New global.
il caso oi parlare, in questo caso, oi oencit nell`ollerta organizzativa.
Slicorito iotrooioolito .r i Soc cl ooc mentre il Clool )oti. M.-
ment perdeva densit in Italia, nel sub-continente latino-americano i partiti, i
sindacati e i movimenti sociali anticapitalisti guadagnavano consensi e, in al-
cuni casi, raggiungevano le posizioni apicali del sistema politico. Come primo
effetto, il progetto statunitense di estendere a tutto lemisfero il piano di unarea
di libero scambio (Ftaa in inglese, Alca in spagnolo) veniva abbandonato, men-
tre la solidariet tra Paesi latino-americani permetteva di aiutare lArgentina
a emanciparsi dai prestiti del Fondo Monetario Internazionale e consentiva
a Cuba di uscire parzialmente dallembargo a cui laveva costretta il bloqueo
statunitense. In Italia i movimenti sociali (almeno nella parte preminente) mo-
stravano una certa oilnoenza verso i cambiamenti in Latino America, sottoli-
neanoone soprattutto i lati critici. Nello specinco, veniva stigmatizzato il latto
che le forze progressiste adesso al potere avessero lobiettivo principale dello svi-
luppo economico, da raggiungere attraverso un maggiore controllo sulle risorse
interne e accordi commerciali non pi sbilanciati in favore delle multinazionali
agro-alimentari. Laccusa che veniva rivolta ai governi in carica era di ignora-
re le popolazioni indigene, assolutamente contrarie alla logica sviluppista e
attente, invece, al perseguimento del ooo .i.ir (il vivere bene che si riferiva
a un equilibrio tra comunit umana e Pachamama, Madre terra). Secondo
questa interpretazione, se i governi neo-liberisti oegli anni Ottanta e Novanta
avevano cercato oi eoincare in Latino America una societ oel lavoro salariato
senza democrazia (Negri, Cocco 2006), londata progressista avrebbe rischiato
oi alimentare un connitto culturale tra i governi progressisti e comunit inoi-
gene localiDa uninterpretazione del genere (che tralascia come molti statisti
progressisti erano stati eletti anche con i voti delle comunit indigene) deriva
sia il gi ricordato scetticismo di molti attivisti italiani verso le nuove esperienze
di lotta e di governo in Latino America, sia il conseguente rischio di restare
esclusi oai laboratori oi teoria e prassi politica ollerti oa quel sub-continente
negli ultimi anni. Gli attivisti italiani rischiano, cio, un cf.it ci .iio liti.o.
D.iio-oo/io iotro cll rooioioi ci o.ioot` un ulteriore ele-
mento merita un approfondimento: la pratica della democrazia interna negli
attori politici collettivi che partecipano al Clool )oti. M.oot. Tale aspetto,
a dire il vero, ha costituito un primo elemento di critica che ha indotto alcune
aree del movimento ad abbandonare i Forum Sociali e a costruire luoghi di in-
contro alternativi. Alcuni commentatori bene hanno sintetizzato la questione:
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 130
Abbiamo alcuni motivi per sentirci a disagio. Gran parte delle leadership delle
organizzazioni della societ civile globale sembrano essere auto-proclamate e
non alnoabili, agli occhi oei loro membri, molti oei quali sono oi latto inattivi
e limitano il proprio impegno alla nrma oelle petizioni via e-mail. E oa notare
anche che, se vediamo immense folle di persone che manifestano contro il
WTO o partecipano ai lorum alternativi, tra questi episooi l`attivit e conootta
da un ristretto numero di Ong. Ci rende possibile che i partecipanti alle ma-
nifestazioni si muovano sulla base di una piattaforma politica decisa altrove.
E oilncile giuoicare tutto questo oemocratico o persino politico, mentre ha
pi un odore [reek] di management burocratico di eventi partecipatori. Ma ci
signinca renoere le persone |.| consumatori oi scelte oecise altrove ,Chan-
dhoke 2002: 48).
Del resto, i movimenti sono chiamati a far vivere al loro interno gli idea-
li oemocratici che essi vorrebbero realizzare nel monoo luori: per questo
motivo
quanoo il oecision-making |interno| lunziona particolarmente bene, puo oi-
ventare anche un simbolo e una concreta manifestazione del tipo di relazioni
politiche e sociali che il movimento sta provando a organizzare nel mondo,
oltre lo stesso movimento (Coy 2003: VII).
Nel caso opposto evidente, invece, che le organizzazioni di movimento
presentino un oencit oi oemocrazia interna.
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Lestrema destra in Italia fra passato e presente:
il discorso sulla globalizzazione
Manuela Caiani
T/ oio f t/i orti.l i t oiri.oll, ct.t ooc .oor t/ rl.oo. (ooc fro, f t/ ti. f
looliotio io ri/t oio xtroit ci.or, f.oio o t/ Itolioo xtro ri/t ooc o/oiio
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Repubblica, 1 Febbraio 2009,.
Globalizzazione ed estrema destra: introduzione
Globalizzazione e crescita dellestremismo di destra rappresentano entrambi
lenomeni signincativi oella politica europea oel Ventunesimo secolo ,Muooe
2004: 1). I processi di internazionalizzazione vengono citati da diversi studiosi
come una delle cause della recente mobilitazione dellestrema destra in Euro-
pa, come reazione verso i cambiamenti strutturali, economici e culturali da
cui la modernit caratterizzata (Heitmeyer 1992; Mudde 2000, 2007; Mny
e Surel 2000) e antieuropeismo e nazionalismo sono considerati due elementi
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 134
cruciali della nuova destra populista (Mudde 2007; Kriesi t ol. 2006). Bertz
(1994) interpreta lodierna estrema destra come un populismo tardo moder-
no, altri come una reazione al post-materialismo (es. Minkemberg 1992: 56-
58), e Ignazi (1994) parla di una contro rivoluzione silenziosa, caratterizzata
fra gli altri fattori dallo sviluppo di una nuova tendenza culturale, il neoconser-
vatorismo (i.i: 245). Tuttavia, bench lopposizione di sinistra alla globalizza-
zione e allintegrazione europea (come una forma regionale di globalizzazione)
sia abbondantemente conosciuta e studiata (es. della Porta t ol. 2006), la ricerca
scientinca sulla critica proveniente oall`estrema oestra e stata nnora piuttosto
scarsa (per importanti eccezioni si veda Mudde 2004; Simmons 2003). Tutta-
via sembra rilevante chieoersi come l`estrema oestra risponoa alle snoe oella
globalizzazione, non ultimo perch i processi di sovranazionalizzazione/dena-
zionalizzazione di ogni tipo contrastano con i miti centrali della destra radicale,
come nazionalismo, xenofobia e identit nazionale (Wagemann 2007). Inoltre,
lestrema destra ha unimportante capacit di agenda setting sulla scena politica,
specie su alcuni temi sensibili per lopinione pubblica, di cui la globalizzazione
un esempio (della Porta 2011). Secondo alcuni studiosi (Rydgren 2005) lo stesso
norire oi simili partiti oi estrema oestra populista in svariati paesi oell`Europa
occidentale negli anni recenti sarebbe riconducibile, pi che a fattori strutturali
oi innuenza sui sistemi politici, a una oillusione contagiante crossnazionale
di certi tipi di frames (come ad esempio i frames anti-immigrazione, la nozione di
etnopluralismo, Rydgren 2008: 737 e 745).
In questo articolo esamineremo come l`estrema oestra
1
in Italia reagisce
alla globalizzazione, guardando in particolare al discorso (frames) elaborato su
questo tema oa parte oi organizzazioni oi estrema oestra oi vario tipo, partiti-
che e non. Iaremo questo analizzanoo, attraverso una frame analysis, le caratte-
ristiche generali oel oiscorso politico oi questi gruppi, usanoo principalmente
loro documenti organizzativi come fonte dei dati
2
. Confrontando empirica-
1
Nonostante il oibattito ancora aperto sulla oennizione concettuale e terminologica ,che va al
oi l oegli obiettivi oi questo articolo,, questa lamiglia politica ,estrema oestra, oestra raoicale,
e oennita in letteratura oa alcuni comuni attributi ioeologici quali nazionalismo, esclusivismo,
xenofobia, la richiesta di uno Stato forte, olfor ./oo.ioio, revisionismo e valori conservatori
(Mudde 2007: 21) e di solito associata empiricamente a varie forze partitiche, come, in Italia,
Movimento Sociale- Iiamma Tricolore, Iorza Nuova, Azione Sociale ,connuito nel Fopolo
oella Libert il 29 marzo 2009,, Ironte Sociale Nazionale ,connuito ne La Destra il 2 novembre
2008,, e ,in alcune classincazioni, Carter 200: 19, anche Alleanza Nazionale e Lega Noro ,ma
sull` attribuzione contestata oi questa ultima si veoa Ignazi 200o: o1,. In questo articolo usere-
mo in modo interscambiabile i termini estrema destra e destra radicale.
2
Questo articolo riporta alcuni dati del caso italiano raccolti nellambito del pi ampio pro-
getto di ricerca VETO sulla radicalizzazione dellattivismo politico in Italia, Germania e Stati
Uniti, cooroinato oa Donatella oella Forta all`Istituto Universitario Europeo e nnanziato oa
135 L ESTREMA DESTRA I N ITALIA FRA PASSATO E PRESENTE
mente il discorso di alcune organizzazioni di estrema destra (scelte fra partiti
e movimenti politici, nno a gruppi violenti subculturali,, ci interrogheremo
ounque sulle seguenti oomanoe: Quanto e importante la globalizzazione ri-
spetto ad altri temi nel discorso dellestrema destra? Quali sono le principali
issues alle quali la globalizzazione viene rilerita ,issues economiche, politiche,
culturali)? Quali le soluzioni suggerite dalle organizzazioni di estrema de-
stra per lar lronte alla globalizzazione e quale il noi e il loro costruito nel
oiscorso in relazione a questo tema?. Una particolare attenzione verr posta
ad osservare in che misura elementi caratteristici dellideologia della (vecchia)
estrema destra legata al fascismo (es. Eatwell 1996) riemergano nel discorso
dellodierna estrema destra (neofascista) sulla globalizzazione. Guardando alla
rilevanza e alle forme assunte dal discorso dellestrema destra in Italia sul-
la globalizzazione, sottolineeremo somiglianze e differenze nelle strategie di
framing dei differenti tipi di organizzazione, osservando la modernit, ma an-
che la non-mooernit oel mooo in cui l`estrema oestra inquaora il tema oella
globalizzazione e alcune contraddizioni emergenti di una identit lacerata
oi cui il oibattito su questo tema sembra essere un catalizzatore. Lo stuoio si
basa su una frame analysis condotta su diversi tipi di documenti organizzativi
(giornali di partito, riviste mensili, archivi di forum di discussioni online) in un
periodo dal 2000 al 2006 per un totale di 2.500 frames analizzati.
Nei prossimi paragran, oopo aver presentato la metooologia oella ricer-
ca, passeremo allanalisi empirica dove descriveremo le caratteristiche del di-
scorso dellestrema destra sulla globalizzazione, cos come i principali temi,
attori, alleati e oppositori a cui esso viene riferito nella elaborazione della dia-
gnosi, prognosi e motivazione allazione. Esploreremo cos il legame (Snow et
ol.198o, oi questo tema con altri ,piu traoizionali, frames dellestrema destra,
osservando che, guardando ai frames usati dallestrema destra italiana in rela-
zione alla globalizzazione, emerge una complessa identit in cui convivono
,non sempre pacincamente, vecchi valori e schemi interpretativi eo elementi
innovativi. I nostri dati indicano, infatti, che se la diagnosi delle organizzazioni
di estrema destra sulle conseguenze (negative) della globalizzazione si ispira a
tematiche sociali e oi oilesa oelle classi subalterne, rinettenoo temi e linguaggi
che sembrano vicini a quelli oella sinistra, tuttavia, nelle soluzioni oa aoottare
per combattere la globalizzazione il riferimento ad un ritorno ai valori tra-
dizionali e a un forte nazionalismo nativista. In ogni caso osserveremo anche
oiverse conngurazioni oi frames riguardo alla globalizzazione nelle varie or-
START (centro di eccellenza per lo studio del terrorismo), Universit del Maryland. Ringrazio
Donatella oella Forta e Clauoius Wagemann per aver permesso l`utilizzo oi questi oati e per
gli utili suggerimenti.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 136
ganizzazioni, con un`attenzione a specinci aspetti oel processo ,piu orientata
alle conseguenze economiche e politiche della globalizzazione nel discorso
partitico, e piu a quelle culturali nel caso oegli skinheads) a seconda del tipo di
gruppo. Infatti, il discorso sulla globalizzazione sembra emergere come il ca-
talizzatore di contraddizioni interne allodierna cultura politica della estrema
destra in Italia, riconducibili (in parte) alle radici stesse della sua storia con la
convivenza di due anime, una pi liberale legata al mercato e una pi sociale
(Wetzel 2009: 342).
La ricerca: scelte, dati e metodo
Se tradizionalmente le spiegazioni per lo sviluppo dellestrema destra guar-
dano a fattori macro-strutturali (es. teorie della competizione etnica, basate
sulle ri.oo., ecc., per una panoramica si veda Mudde 2007), indicando ad
esempio lestrema destra come reazione alla globalizzazione per le perdite
economiche derivanti da essa, o linsicurezza in una societ post industriale,
questo stuoio si propone oi guaroare empiricamente a che posto questi pro-
blemi abbiano nell`immaginario, ovvero nella retorica oi queste organizza-
zioni (della Porta 2011).
In particolare, in questo articolo ci localizziamo su come l`estrema oestra
reagisce alla globalizzazione, guardando ai frames (cornici), come variabili in-
tervenienti fra caratteristiche del contesto e scelte organizzative (ioic.). Come
stato osservato, infatti, lo scontento, le risorse, e le opportunit politiche non
sono semplicemente l fuori nel mondo esterno, ma necessitano di essere co-
gnitivamente percepite, costruite, oennite, e meoiate nel oiscorso pubblico, in
una parola inquaorate, per oivenire la base per l`azione politica ,Snow et al
1986; Gamson e Modigliani 1989; Koopmans e Statham 1999; Rydgren 2003).
I frames sono ounque gli schemi interpretativi che aiutano a oare un signin-
cato alla realt: spesso prodotti dalla leadership organizzativa per mobilitare i
potenziali aoerenti essi lorniscono il necessario equipaggiamento per i sin-
goli attivisti, all`interno oel quale collocare la propria azione ,Snow t ol. 1986;
Gamson 1988; Snow e Benford 1988). Inoltre i frames chiariscono le identit
dei contendenti, distinguendo un noi da un loro (Tilly 2003) e tracciando
connni lra i oue gruppi, spesso preconoizioni per l`azione violenta ,Manoel
2002). Di conseguenza lanalisi dei frames guarda al processo di attribuzione di
signincato, oanoo voce agli stessi attori protagonisti ,oella Forta 2011,.
Nella nostra ricerca, per la frame analysis dei documenti delle organizzazioni
di estrema destra, abbiamo utilizzato un codebook standardizzato, composto di
variabili quantitative e qualitative ,Wagemann 2011,. La oistinzione oi Snow
e Benford (1988) fra i tre tipi di frames diagnostici (che corrispondono alla iden-
137 L ESTREMA DESTRA I N ITALIA FRA PASSATO E PRESENTE
tincazione oi certe occorrenze o latti come problemi sociali,, prognostici ,in-
dicanti possibili strategie per risolvere detti problemi): e motivazionali (vale a
oire motivazioni per agire sulla base oi questa conoscenza, e l`ioea oi Iran-
zosi (2004) di una story grammar, basata sulle connessioni attore-azione-oggetto,
ha ispirato il nostro proceoimento e le variabili rilevanti per la cooinca oel
discorso politico delle organizzazioni. Lunit di analisi (il frame) stata, infatti,
distinta analiticamente nei seguenti elementi e variabili: lattore-soggetto
3
, il
contenuto specinco ,issue)
4
, lazione
5
, lattore- oggetto, lattore- alleato e nemi-
co
6
. Froceoenoo in questo mooo abbiamo ottenuto un oatabase relazionale
che ci permette di collegare ogni frame diagnostico, prognostico e motivazio-
nale, con gli attori rilevanti ,alleati o nemici, e con il tema specinco a cui il
frame si rilerisce. Froceoenoo in questo mooo possiamo ricostruire il oiscorso
oell`estrema oestra legato a specinci attori eo temi
7
.
Se le ricerche sullestrema destra si sono concentrate per lo pi su partiti
e elezioni (Norris 2005; Carter 2005), nel presente studio includiamo gruppi
appartenenti sia alla sfera istituzionale che non, prestando la nostra atten-
zione al fatto che lestrema destra odierna lontana dallessere una famiglia
uniforme in alcun paese europeo (Mudde 2007), tantomeno in Italia, dove gli
esperti parlano di destra plurale (Caldiron 2001). Riguardo alla selezione
oei casi, abbiamo quinoi scelto tre organizzazioni, rappresentative oelle prin-
3
La variabile attore e costituita oa oltre 200 specinche categorie oi attori ,es. classe politica
oomestica, il governo, i sinoacati,. Inoltre accanto ao essa e possibile cooincare ulteriori spe-
cincazioni, come ao esempio il nome oella specinca organizzazioneistituzione ,es. il partito
oella Rilonoazione Comunista, e i cosioetti qualincatori linguistici, vale a oire la oescrizione
che oell` attore in questione viene latta ,aggettivi, avverbi, ecc., nel oiscorso oell`estrema oestra.
4
La variabile tema oel oiscorso e costituita oa oltre 7o categorie, sottotemi specinci ,es. abor-
to, sistema economico nazionale, corruzione politica,, che sono stati ioentincati come possibili
aree oel oiscorso oell`estrema oestra tramite un pre-test eseguito su oocumenti oi questi gruppi.
I vari sotto temi sono stati successivamente riaggregati in macro categorie (politica, immi-
grazione, globalizzazione, issues socio-economiche, valori conservatori, vita interna allestrema
destra, storia e identit nazionale).
5
Riguardo alla variabile azione, tre categorie (is/will/should) sono usate per indicare se
il frame descrive una situazione presente (o passata); se esso fa una previsione di uno scenario
futuro; o se conteneva impliciti od espliciti richiami allazione come proxy dei tre tipi di frames
diagnostici, prognostici e motivazionali.
6
La distinzione fra attore-soggetto, oggetto e alleato si riferisce alla posizione gramma-
ticale di un attore nel discorso (es. lattore alleato colui che menzionato come attore che
sostiene/ in favore di/aiuta lattore soggetto).
7
Se ad esempio si esamina lattore agente della globalizzazione, tutte le informazioni rela-
zionali riguardo alle (a) possibili azioni oi questo attore, (b) possibili oggetti che nel discorso
oell`estrema oestra sarebbero innuenzati negativamente o positivamente oalle sue azioni, e
(c) suoi possibili alleati e nemici, sono rilevate.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 138
cipali aree del milieu di estrema destra nel paese: un partito politico (costituito
da Fro `o.o, oi cui abbiamo analizzato il giornale ulnciale Foglio di Lotta), un
movimento politico neofascista (costituito da un network di movimenti politici e
gruppi che si aggregano intorno al forum di discussione online Cooroto 1irtool,
di cui abbiamo analizzato tutte le discussioni in archivio), e un gruppo skinhe-
ad (costituito dal 1ot Frot S/io/oc, una delle pi longeve e violente organiz-
zazioni skinhead in Italia, EUMC 2004, di cui abbiamo analizzato la rivista
lIofr.it). Tenendo conto dei limiti imposti dalla reperibilit del materiale,
per ciascuna oelle oue pubblicazioni cartacee abbiamo campionato quattro
numeri per anno (dal 2000 al 2006), dove tutti gli articoli contenuti sono sta-
ti analizzati (per un totale di 623 articoli); mentre tutti i contributi presenti
nellarchivio del forum di discussione online sono stati analizzati interamente
per gli anni 2005 e 2006
8
. Oltre al problema della reperibilit, la selezione di
fonti di tipo diverso stata dovuta alle differenti strategie di comunicazione
dei differenti gruppi (alcuni gruppi semplicemente non hanno alcun prodot-
to pubblicato in cartaceo ma prediligono pubblicazioni online). In ogni caso
abbiamo comunque mirato a selezionare solo lonti usate per interagire con il
pubblico e non per consumo interno (della Porta 2007).
Lestrema destra Italiana e la globalizzazione: quante diverse minacce?
Nonostante lestrema destra non sia spesso associata alla protesta anti-globa-
lizzazione, i nostri oati inoicano una rilevante presenza oi questo tema nel
oiscorso oelle organizzazioni italiane analizzate, senza signincative oillerenze
lra i oiversi tipi oi gruppo ,ng. 1,. La globalizzazione viene trattata in !9 oei
frames nel oiscorso oel partito politico, nel 3 in quello oel gruppo skinheao
e in 1! in quello oel movimento politico.
Inoltre i dati evidenziano che il tema della globalizzazione viene discusso
con ricchezza oi slumature nel oiscorso oell`estrema oestra e inquaorato
secondo varie prospettive: dagli aspetti economici del fenomeno (43% di tutti
i frames sulla globalizzazione, a quelli politici ,!o, e, innne, culturali ,10,
,ng.2,, inlatti seconoo le organizzazioni oi estrema oestra la globalizzazione
oei mercati non ha solo conseguenze economiche, ma innuenza anche il con-
testo socio-culturale e politico (FN, Maggio, 2002). Qui si riscontrano delle
differenze fra i diversi tipi di gruppi, essendo la globalizzazione interpretata
8
La lunghezza degli articoli trovati nel giornale e mensile varia da una a tre colonne, mentre
i contributi presenti nel forum online variano da 1 a 7 frasi. Nell articolo le seguenti abbre-
viazioni verranno usate per riferirsi alle citazioni dalle fonti: FN= Forza Nuova; VFS= Veneto
Fronte Skinhead; CV=Camerata Virtuale.
139 L ESTREMA DESTRA I N ITALIA FRA PASSATO E PRESENTE
soprattutto in termini economici (e politici) nel discorso dellestrema destra
politica (sia essa istituzionale e non) (50, 2% dei loro frames sulla globalizzazio-
ne), mentre soprattutto gli aspetti culturali del processo vengono enfatizzati
nel discorso delle organizzazioni subculturali (65,2%).
Fig. 1. Principali temi nel discorso delle organizzazioni di estrema destra in Italia
Iig.2. Issues specinche oel oiscorso oelle organizzazioni oi estrema oestra sulla
globalizzazione
* N di frames totali sulla globalizzazione (totale delle sotto-issues) =620 (100%)
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 140
Tuttavia, al oi l oi queste oillerenze, oai nostri oati emerge che quanoo il
tema del dibattito la globalizzazione, il discorso dei vari gruppi di estrema
destra presenta alcune comuni caratteristiche.
Se consioeriamo quali categorie oi attori vengono menzionate piu oi lre-
quente nel oiscorso sulla globalizzazione ,inoillerentemente oalla loro posi-
zione come attore soggetto, alleato o oggetto, ,ng. 3,, possiamo notare che, in
generale, la globalizzazione viene descritta (e spiegata) dalle nostre organizza-
zioni con numerosi riferimenti alla teoria cospirativa, tipica del tradizionale
apparato ideologico dellestrema destra (Tateo 2005). Spesso infatti gli agenti
della globalizzazione sono presentati come un misterioso attore (loro), ov-
vero come una coalizione di forze economico politiche (es. le istituzioni in-
ternazionali politiche e nnanziarie,. La globalizzazione e oescritta come una
non meglio specincata potenza straniera, un sistema oscuro volto a creare
una indifferenziata, atomizzata, societ consumista, una strategia per il
dominio del mondo, un complotto per mischiare e distruggere le razze
(1FS, Luglio 200,. Sono inoltre molto lrequenti i rilerimenti a una misteriosa
oligarchia (indicata come oligarchia potente, elite globale, lobbies della
globalizzazione, piovra globalizzante), cos come a imprecisati attori eco-
nomici ,es. alta nnanza internazionale, i poteri lorti, i poteri nnanziari,
gli speculatori, mercanti internazionali), descritti per lo pi con aggettivi
direttamente legati ad un elemento centrale dellideologia di estrema destra,
cio la nazione (es. apolidi).
Fig 3. Attori pi importanti (alleati e nemici) nel discorso dellestrema destra sulla
globalizzazione
* Primi 12 tipi di attori pi ricorrenti su 200 categorie (primi 12= 53,5% sul totale
degli attori)
141 L ESTREMA DESTRA I N ITALIA FRA PASSATO E PRESENTE
Oltre al gruppo oei cospiratori, ci sono altri attori che ricorrono lrequen-
temente come nemici nel discorso dellestrema destra sulla globalizzazione,
similmente nei tre gruppi analizzati. Si ritiene, infatti, che le forze della glo-
balizzazione abbiano alleati, sia a livello nazionale sia a livello internazionale
(Simmons 2003). Innanzi tutto i capitalisti Americani (il braccio armato della
globalizzazione, 1FS, Giugno, 2004)
9
, descritti come un potere imperialisti-
co e arrogante |...| causa oi molti pericoli per il monoo, quinoi le ititoioi
iotrooiooli, ,il WTO, l`IMI, la Banca Monoiale,, ioentincate nel oiscorso
dellestrema destra come criminali anonimi senza paese n nazione (FN,
Marzo 2003), che, con temi e linguaggio simile alle critiche mosse dalla sini-
stra radicale, vengono accusate di avere un comportamento criminale por-
tando avanti una politica neo-colonialista con lutilizzo dello strumento del
debito pubblico per affamare i popoli del mondo (FN, Maggio 2002)
10
. Sono
poi molti i riferimenti alle ititoioi Eor, alla Europa tecnocratica di Ma-
astricht, alla Europa massone e relativista, che, sotto il controllo oella n-
nanza internazionale e degli USA, aiuta, attraverso le sue politiche la distru-
zione oelle specincit oelle nazioni europee. Innne, la .lo liti.o ooiool
(ugualmente di destra e di sinistra), i politicanti nostrani, che similmente
vengono considerati pilotati dalle forze della globalizzazione
11
, e che invece
oi oilenoere gli interessi nazionali, aprono i connni alle multinazionali e agli
immigrati che danneggiano la cultura nazionale tradizionale. Altri alleati
della globalizzazione vengono considerati i sindacati, che, insieme alle forze
di sinistra, hanno completamente abbandonato i lavoratori agli effetti negativi
della globalizzazione economica
12
. E da ultimo, gli stessi no-global, oenniti nel
discorso dellestrema destra come pupazzi e alleati delle forze della globa-
lizzazione (FN, 2002). Essi vengono, infatti, criticati per proporre le soluzioni
sbagliate contro la globalizzazione, la globalizzazione dei diritti, ideologie
troppo internazionali e chiaramente anti-nazionali, per essere unopposizio-
ne falsa e poco pericolosa, in una parola, in simbiosi culturale e operativa
con i poteri lorti oella nnanza internazionale ,CV, Gennaio 200,.
9
Di lrequente citati in combinazione con gli ebrei ,elite sionista, e i massoni.
10
E l` IMI, non piu i governi a oecioere natura eo entit oella legge nnanziaria, a imporre
licenziamenti e ristrutturazioni industriali, a ordinare privatizzazioni e tagli ai servizi (FN
Maggio 2002).
11
In particolare la coalizione di centro destra ad essere aspramente criticata per i suoi rap-
porti di buon vicinato nelle relazioni transatlantiche con il nemico Usa [...] favorendo in
questo mooo una posizione suboroinata oell` Italia ,CV, Iebbraio 200o,.
12
Oggi le sinistre hanno sposato il sistema borghese e i valori capitalistici, si sono votate al
neoliberismo e allineate alle oligarchie della globalizzazione e ai potentati economici (FN
Marzo 2003).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 142
Al contrario, per tutti e tre i gruppi, i veri oppositori della globalizzazione
sono loro, i nazionalisti, le lorze oi estrema oestra ,si veoa ng. 3,, ricorrenti
lrequentemente come attore ,positivo, nel oiscorso sulla globalizzazione, oe-
scritti spesso come valorosi combattenti che non piegano la testa [...], le uni-
che forze che proteggono le vittime del complotto della globalizzazione (VFS,
Giugno 2005). Questo emerge soprattutto nel discorso del gruppo subcultura-
le, che enfatizza laspetto del loro ruolo di guerrieri della strada delle forze
di estrema destra, una risoluta e vitale giovent dedicata alla lotta contro il
non senso dei valori moderni; mentre, nel discorso partitico, la descrizione
dellestrema destra passa attraverso il riferimento a concrete azioni politiche
proposte contro la globalizzazione soprattutto economica (come lottare per
la creazione di posti di lavoro).
Se, in generale, ad un primo sguardo il discorso sulla globalizzazione da
parte delle organizzazioni di estrema destra, pu sembrare estremamente mo-
oerno e, talvolta sorprenoentemente simile a quello portato avanti oai grup-
pi di sinistra antagonisti, tuttavia, unanalisi dettagliata mostra che lestrema
destra affronta il nuovo dibattito sulla globalizzazione, usando vecchi schemi
di riferimento legati alla sua tradizionale ideologia (es. Eatwell 2003), dallul-
tranazionalismo (per esempio il tema xenofobo viene usato sia per la critica
alla globalizzazione economica che culturale, si vedano le prossime sezioni), al
mito della decadenza e rinascita alle teorie cospirative. Questo aspetto emer-
ge e viene confermato considerando in dettaglio (attraverso la nostra ana-
lisi qualitativa, il mooo in cui vengono inquaorati i presunti elletti oella
globalizzazione.
Globalizzazione economica ed estrema destra: in difesa delle classi (nazionali)
subalterne
J Roo ioi..oti o looioi, olori .o.ol.o.io ltr oottr.ot oooi./ioi .o .ritt:
1i. io offtt`, H ./it oo ooto`, frott .oti.`. Uoo oo.ooro ooot ff.o.
ioiioti.o rooioto ci oilitooti ci .oo Pooc co ol.ooi ttri ci Fro `o.o, Ci.ot
`oiool, Jio S.iol Fioooo Tri.lr, r riloo.ior il roloo cllo .oo [...].
13
I nostri dati mostrano che la globalizzazione economica viene fortemente
stigmatizzata nel discorso dellestrema destra, soprattutto in termini di sicu-
rezza sociale e lavoro, che vanno persi in tempi di globalizzazione (VFS
Gen.-Feb. 2005). Si parla infatti spesso, con accenti critici, di crescente insta-
13
Manichini impiccati a Roma show della destra antisfratti, la Repubblica, 13-03-06.
143 L ESTREMA DESTRA I N ITALIA FRA PASSATO E PRESENTE
bilit oei mercati, oumping, nessibilit oel lavoro, slruttamento oei la-
voratori, delocalizzazione di imprese, precariet e persino di solidariet
con i paesi del terzo mondo [] che vengono sfruttati dalle multinazionali
(FN Maggio-Giugno 2004). I maggiori nemici del discorso sono multinazio-
nali come Nike e General Motors, e frames motivazionali invitano ad azioni di
protesta come il boicottaggio contro i prodotti delle corporations (ibidem).
La rivendicazione principale di favorire la giustizia sociale e il pieno impie-
go. Tuttavia, in altri frames, queste argomentazioni che sottolineano le con-
seguenze di precariet sociale ed economica della globalizzazione, vengono
combinate con proposte contro la globalizzazione orientate ad un marcato
protezionismo economico e a una concezione di welfare sciovinista (Mudde
2000,. Irequenti sono i rilerimenti oel oiscorso che enlatizzano la necessit oi
un rafforzamento dello Stato nazione e delloriginale identit nazionale,
culturale e economica e appelli vengono fatti per policies protezionistiche per
l`italia, cos come per uno Stato autosulnciente ,IN, Marzo 2003,. Le soluzio-
ni sono rivendicate nel nome del popolo italiano e dei lavoratori italiani,
delle famiglie italiane (le vittime della globalizzazione che ricorrono pi di
lrequente nel oiscorso, veoi ng. 3,, per le quali si lanciano campagne e inizia-
tive politiche (come la campagna del 2006 del Mutuo Sociale, per dare una
casa di propriet a cittadini italiani che non riescono ad averla ai prezzi di
mercato)
14
. Una particolare attenzione sulla necessit di difesa delle piccole
imprese nazionali, artigiane, la famiglia tradizionale, le comunit tra-
dizionali, con i loro valori e legami tradizionali sono considerate la base
morale della nazione.
Ma gli effetti economici della globalizzazione sono combinati anche con
un altro elemento: limmigrazione (si veda anche Mudde 2004), il cui dibat-
tito lascia emergere (di nuovo) delle contraddizioni e ambiguit nel discorso
dellestrema destra, non pienamente risolte nei documenti. Seguendo largo-
mentazione delle organizzazioni analizzate, infatti lo sfruttamento dei paesi
del terzo mondo della globalizzazione neoliberista a favorire limmigrazione
internazionale. Come conseguenza gli immigrati sono forzati allimmigra-
zione e sono sfruttati nellEuropa occidentale, come una sorta di moderni
schiavi a cui neppure i oiritti oi libert oi base sono garantiti. In questo
senso in alcuni riferimenti accade che il discorso di estrema destra diventi in
favore degli immigrati, per estensione dei popoli arabi, persino la solidariet
con i palestinesi viene allermata quanoo si parla oi globalizzazione, non tanto
in chiave traoizionale ,anti-semita,, quanto per il latto che la lotta oei palesti-
14
Altri esempi sono la campagna per l`acquisto Compra solo italiano, o l`iniziativa oel Na-
tale Italiano per comprare regali per le famiglie italiane indigenti (cfr. www.ForzaNuova.it).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 144
nesi viene considerata come una battaglia contro la modernit e la globalizza-
zione, e ounque contro l`impero USA. Tuttavia, gli elletti oi questa schiavitu
moderna vengono poi esaminati non nei termini dei diritti degli immigrati,
ma in base alle loro presunte conseguenze sugli italiani e la societ italiana, e,
in linea con le teorie che indicano la presenza di ri.oo. e di competizione
etnica per spiegare lo sviluppo dellestrema destra, gli immigrati sono visti
mettere ancora pi a rischio la sicurezza sociale e di lavoro gi precaria a
causa della globalizzazione, sfruttare lo stato sociale e avere un vantaggio
competitivo sugli italiani. Non sono solo vittime ounque, ma anche lra i be-
nenciari oella globalizzazione stessa.
Globalizzazione politica: Uniamoci in Europa contro lEuropa Unita
Broxll oo iotoc .o.cr ooo oi oc iotr.oti io cifo cli iotri ooiooli
[...]. Lo .ooiio oro ` l trooot c.iiool ootr.loooti, oo ltt co
ooo, ott oc iorr i .lri li iotri ci oti tri ooroi c ootiooiooli (FN,
Settembre 2003,.
Un altro aspetto riguarda la globalizzazione politica, la cui interpretazio-
ne getta luce su una aggiuntiva tensione nellestrema destra fra presente e
passato. Qui il tema dellintegrazione europea (come una forma regionale di
globalizzazione) predominante nei documenti delle organizzazioni. Infatti,
nel loro discorso, la globalizzazione non solo porta alla perdita di identit
dei popoli, ma a limitazioni alla sovranit degli Stati-nazione (FN, maggio
2002). LUnione europea viene considerata (e sempre descritta con connota-
zioni negative) come un superstato totalitario, una dittatura, un corpo
estraneo, un potere distante e oppressivo dei popoli europei, uno stato
centralizzato, cos come, con riferimento alle sue policies, una unione orien-
tata al mercato, che condiziona le scelte economiche e politiche delle nazioni,
servenoo gli interessi oella nnanza internazionale, invece che i reali bisogni oei
paesi. Fer questo un ritorno ao un maggiore potere oello Stato-nazione viene
oi lrequente invocato
15
. Tuttavia, nonostante la sua opposizione allUnione
Europea, l`estrema oestra non rinuta l`ioea oi Europa oi per se. Al contrario,
questi gruppi, quasi unanimamente, auspicano la ri-creazione oi una nuo-
va Europa, basata su la sua gloriosa storia del passato [il passato romano
15
Per esempio secondo lestrema destra LUnione Europea ha effetti devastanti a livello do-
mestico, in quanto aumenta la oisoccupazione, oanneggia la competititivit oelle piccole
imprese, porter alla chiusura di molte aziende, e allinvasione dei prodotti stranieri.
145 L ESTREMA DESTRA I N ITALIA FRA PASSATO E PRESENTE
imperiale], che sia grande e forte, indipendente dagli USA, con un solo
esercito Europeo che possa essa stessa diventare una forza di difesa contro
la globalizzazione (VFS, Maggio-Giugno 2004). Questa nuova Europa viene
descritta come una Europa dei popoli europei (con richiamo ad una conce-
zione forte ed etnicamente determinata di demos europeo), una Europa degli
stati sovrani, nuova e differente rispetto allattuale Unione Europea, che
unisce le nazioni solo sotto il pronlo economico, in graoo oi salvare la sua
storia, cultura e tradizioni millenarie. In relazione allintegrazione europea
l`estrema oestra italiana sembra ounque preoiligere un micronazionalismo
di regioni native, ad un modello statista e centralizzato di federalismo, soste-
nenoo in questo mooo quello che viene chiamato neorazzismo oelle oilleren-
ze al posto di un razzismo gerarchico in favore della superiorit di una razza
o di un paese su unaltro (Tateo 2005).
Emerge inoltre una implicita contraddizione nel dibattito dellestrema
oestra sulla globalizzazione politica. Anche se questi gruppi sono lortemente
contrari alla globalizzazione e alla sovra-nazionalizzazione della politica, essi
diventano, nei loro frames, in altre parti del discorso, come imprenditori
della transnazionalizzazione stessa della famiglia dellestrema destra. Infatti,
al nne oi resistere la globalizzazione e oi proteggere gli Stati nazione, sono
numerosi i riferimenti del discorso che propongono di unire le forze dei mo-
vimenti nazionalisti Europei, dei movimenti patriottici europei (come essi
stessi si autooenniscono,, chieoenoo contatti e cooroinamento lra le oppo-
sizioni nazionali europee, e anche lanciando concrete iniziative politiche e
campagne crossnazionali. Esempi sono la campagna europea per il boicot-
taggio dei prodotti delle multinazionali amercane
16
, o il convegno dal titolo
La nostra Europa: popoli e tradizione contro banche e usura, organizzato
nel marzo 2009 a Milano con lo scopo di radunare i rappresentanti e seguaci
dei principali partiti dell estrema destra europea, dal British National Party al
Fronte Nationale lrancese, nno al National Demokratische Partei tedesco
17
, o ancora
ladesione di alcuni partiti di estrema destra italiani allAlleanza dei Movimen-
ti Nazionali Europei, coordinamento fondato nel ottobre del 2009 da parte di
vari partiti di estrema destra radicale in vari paesi europei, con lintento di dar
vita ad un gruppo politico nel Parlamento Europeo. Come stato notato per
i movimenti di sinistra (della Porta e Caiani 2006), le istituzioni europee, oltre
ao essere sempre piu oi lrequente bersaglio oi un oiscorso critico, rappresen-
tano evidentemente, anche per lestrema destra, loccasione per la creazione
16
[] Stiamo facendo consultazioni fra i vari leaders dei movimenti nazionalisti europei, con
lobiettivo di estendere la campagna di boicottaggio, iniziata in Italia, ad un livello continentale
[...] (FN, Marzo 2003).
17
`oi/io c`Eoro io orri. o Miloo, la Repubblica 25 Marzo 2009.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 146
oi reticoli e ioentit europee. Rimane il problema per questi gruppi oi come
conciliare questo nuovo bisogno con la loro ioeologia nazionalista.
Globalizzazione culturale: AntiMcdonaldizzazione e perdita dei valori tradizionali
Lo Froo.io jci circioi oll Boolio} roroto r oi ori, l ttr ci tott l
.otrocciioi i folliooti ci ol ti ci .ito roci.oto, lo .ito ooltiroiol, ./ i
roi ci tr oociolito .rroor iorr o tott il iooto (1FS, Gennaio- Febbra-
io-Marzo, 2006,.
Un terzo aspetto riguarda la critica alla globalizzazione culturale. Qui, sono
lrequenti i rilerimenti che sottolineano come la globalizzazione rappresenti
lomogeneizzazione culturale dei popoli europei, la creazione di un uni-
co sistema di valori [...], basati sullindividualismo, legualitarismo, e luni-
versalismo, e quinoi oi un unico sistema oi traoizioni, oilluso in tutto il
mondo e funzionale al potere delle forze della globalizzazione. Gli scenari
futuri prospettati sono anchessi drammatici, poich si avverte che le diffe-
renze etniche, culturali e religiose dei popoli del mondo verranno distrutte e
i popoli annientati. Secondo le argomentazioni dellestrema destra rilevate
nell`analisi, la globalizzazione signinca la oistruzione oelle specinche culture
e laffermazione del modello americano di societ. Infatti nel discorso delle-
strema destra la globalizzazione non rappresenta solo lappiattimento delle
differenze culturali su ununica cultura, ma anche, in aggiunta, su una cultura
sbagliata (Mudde 2004), vale a dire la cultura occidentale, basata sui valori
del materialismo e del consumismo [...], uso di droghe e edonismo (VFS,
2006) opposti ai valori naturali della famiglia, della tradizione, dellautorit
e della fede (FN, 2000). Se per i gruppi subculturali la globalizzazione cultu-
rale vista soprattutto come americanizzazione del mondo e appiattimento
su valori materialisti della societ americana, nel discorso dellestrema de-
stra partitica sono presenti in particolare preoccupazioni morali. Le soluzioni
proposte sono il ritorno ai valori tradizionali, cos come agli antichi usi e
costumi, considerati alla base di una societ sana.
Tuttavia, c anche un altro aspetto che (soprattutto nel discorso dei gruppi
subculturali) viene spesso legato al tema della globalizzazione culturale, ed ,
ancora una volta, il tema dellimmigrazione e delle minacce di una societ
multiculturale. Infatti una societ multi-etnica (o anche multi-razziale come
spesso viene oennita, e ritenuta necessariamente anche una societ multi-
connittuale e multi-razzista ,un`utopia etnomasochista creare una societ
a-razziale, dove cio il concetto di razza non gioca pi alcun ruolo e non ha
piu alcun signincato, 1FS, Maggio 2004). Questo, nei frames delle organiz-
147 L ESTREMA DESTRA I N ITALIA FRA PASSATO E PRESENTE
zazioni di estrema destra, porterebbe alla perdita dei tradizionali legami co-
munitari e conseguentemente ad una societ pi propensa al comportamento
criminoso di vario tipo; sarebbe inevitabilmente una societ fallimentare,
come i recenti disordini delle Banlieues francesi (come indica la citazione ripor-
tata allinizio del paragrafo), dimostrerebbero.
Conclusioni: Estrema destra in Italia e globalizzazione, unidentit lacerata?
Riassumendo, guardando ai frames del discorso i nostri dati confermano che
la globalizzazione una issue rilevante per lestrema destra (partitica e non), e
permettono inoltre di andare al di l della mera osservazione di una generale
opposizione alla globalizzazione oa parte oi queste lorze politiche, specincan-
oo invece le motivazioni e le oimensioni rispetto alle quali le critiche emergo-
no. I dati evidenziano infatti che il tema della globalizzazione viene discusso
e inquaorato con ricchezza oi slumature nel oiscorso oelle organizzazioni
di estrema destra italiane analizzate: dalle conseguenze negative di un sistema
economico globalizzato, allimmigrazione internazionale e lemergere di una
societ multiculturale, alle minaccie della globalizzazione per i valori tradizio-
nali, ai cambiamenti politici negli Stati nazione. Se questo permette un esame
critico di alcuni fattori chiave molto diffusi nelle spiegazioni dellestremismo di
destra (es. Dietmar 2009), daltro canto la nostra analisi del discorso dellestre-
ma destra sembra poter offrire risultati interessanti anche nel contesto della
ricerca sulla rappresentanza democratica data la critica che essa manifesta e
i reali effetti in termini di politiche che ha, anche senza partecipare in coa-
lizioni governative (Lefkofridi e Casado-Asensio 2010: 3; Minkeberg 2001).
Infatti, come stato sottolineato, lideologia e la propaganda di partiti e mo-
vimenti oi estrema oestra puo innuenzare il frame del pensiero delle persone
(Rydgren 2003: 52) offrendo una teoria guida in situazioni incerte, frames in
cui un set piu o meno articolato oi orientamenti xenolobi puo essere inqua-
drato in una maniera pi coerente, e un potente strumento per interpretare
problemi politici non risolti (ibidem: 53). Inoltre, gli studi elettorali evidenzia-
no che l`estrema oestra emerge ,e ha successo, quanoo esiste una nicchia per la
mobilitazione (Pappas 2008) e vengono offerti frames ideologici per strutturare
le attitudini latenti della popolazione (Rydgren 2003).
Inoltre, se nella nostra comparazione per gruppi, abbiamo voluto estende-
re la conoscenza oescrittiva sul oiscorso oell`estrema oestra e quinoi oel suo
potenziale richiamo in termini di reclutamento al di l della letteratura par-
titica sulla destra radicale (della Porta 2007), la nostra analisi ha messo in luce
che pur essendo il tema della globalizzazione ugualmente importante per i di-
versi tipi oi gruppi, emergono comunque oelle specincit. In particolare, i oati
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 148
mostrano che oiverse conngurazioni oi frames riguardo alla globalizzazione, e
una oiversa attenzione a specinci aspetti oel lenomeno emergono a seconoa
del tipo di gruppo con una critica pi rivolta alle conseguenze economiche
e politiche di essa nel discorso del partito e del movimento politico (ma anche
culturale, ad esempio in termini di perdita dei valori tradizionali e religiosi) e
una opposizione pi orientata sulle conseguenze culturali (es. in termini di im-
migrazione) nel discorso del gruppo subculturale. Questo conferma che, nello
sviluppare i loro frames, le organizzazioni cercano di fatto di rendere il loro
discorso allettante per diverse cerchie di potenziali sostenitori, la cultura dei
quali ounque innuenza e costringe il raggio oegli argomenti potenzialmente
utilizzabili (Johnston e Noakes 2005, della Porta 2007).
Innne, se gli stuoi oi approccio costruzionista guaroano al oiscorso ,oell`e-
strema destra) come ad un luogo della costruzione dellidentit di estrema
oestra, esploranoo come il signincato si proouce nel oiscorso stesso ,Ierber
1998: 48), i nostri dati rivelano, in relazione al dibattito sulla globalizzazio-
ne, la presenza di una identit composita nellattuale cultura politica dell
estrema destra in Italia; con delle ambiguit irrisolte fra valori e schemi inter-
pretativi tradizionali e elementi innovativi. Se, infatti, ad un primo sguardo
il discorso dellestrema destra sulla globalizzazione apparso estremamente
innovativo, con anche importazione e adattamento di temi ticipi della sinistra
(della Porta et al 2006) (dalla critica alla crescente importanza degli attori eco-
nomici sulla politica, allopposizione al ruolo egemonico degli Stati Uniti sulla
scena internazionale, a quella per la mancanza oi oemocraticit oelle istitu-
zioni sovranazionali, inclusa lUnione Europea) tuttavia, una pi dettagliata
analisi ha messo in luce che lestrema destra affronta il nuovo tema della
globalizzazione, usando vecchi schemi di riferimento legati alla sua tradizio-
nale ioeologia localizzata su aspetti quali nazionalismo e ioentit nazionale,
teorie cospirative e immigrazione e sicurezza. In particolare abbiamo visto
che le soluzioni proposte contro la globalizzazione sono il rafforzamento dello
Stato-nazione e delloriginale identit culturale, economica, etica e anche
religiosa del paese.
Le specincit oi questa critica, ma anche le ambiguit oa parte oell`estrema
destra verso la globalizzazione possono essere spiegate in parte col riferimento
allevoluzione stessa della (estrema) destra in Italia, con le due anime che sto-
ricamente convivono, non sempre pacincamente, in essa, oa una parte quella
nazionalista, conservatrice, liberale e liberista, oall`altra quella traoizionalista,
solidarista, legata alle lotte delle classi subalterne (Cardini 2009)
18
. Una di-
18
Caroini: non hanno alnnit con chi sta al governo, la Repubblica 01022009, intervista
a Cardini, storico e saggista. Sulla rilevanza e la peculiarit dellesperienza italiana della cosid-
149 L ESTREMA DESTRA I N ITALIA FRA PASSATO E PRESENTE
cotomia molto forte, dove fra i riferimenti ideologici si possono trovare, per
quanto riguaroa l`estrema oestra ooierna, simboli e motivi oell`ultra naziona-
lismo fascista e della sinistra no global, come sottolinea un rappresentante
di Azione Giovani siamo per la tradizione, contro luso delle droghe, contro
i matrimony gay e lambiguit che distrugge la famiglia [...]. Ma scordatevi
lidea del nostalgico che va in processione a Predappio, la destra oggi altro.
A noi piace Ratzinger e chi oilenoe la sua terra, per questo siamo sempre
dalla parte dei Palestinesi [] ma anche di Che Guevara
19
. Una identit
lacerata ounque, come viene oescritta oallo storico e saggista Caroini in ri-
ferimento ai giovani della destra radicale che si riesce a padroneggiare con
oilncolt ,ibid.) e che, come indicano i nostri dati, sembra ri-acutizzarsi nel
conlronto con le nuove snoe oella globalizzazione. Globalizzazione ,eo inte-
grazione europea) essendo infatti (anche) un progetto neoliberale che pro-
muove la mobilit oel lavoro e il multiculturalismo costituiscono una snoa per i
partiti di estrema destra: come riconciliare posizioni economiche pro-mercato
con linsoddisfazione per la minaccia alla sovranit nazionale e il tradizionali-
smo culturale? (Lefkofridi e Casado-Asensio 2010).
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19
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SOCIETMUTAMENTOPOLITICA, ISSN 2038-3150, vol. 2, n. 3, pp. 153-168, 2011
www.fupress.com/smp Firenze University Press
Verso una democrazia multiplebiscitaria?
Francesco Antonelli
T/ oio f t/i or i t oool, t/ troofrootio f olio ooc ./oriooti. /oooo io .o-
toror, .iti ooc, io orti.olor, io Itolioo .it,.
The argument is that the effects of diffusion of new technologies and structural changes in the function-
io f .iol ,to or .ocio t io.roc frooototio f co.ro.,. Iotoc f t/ trocitiool
./oriooti. locr c.rioc o, Jor, o fo. o oooor f locr o/ or cir.tl, ool t t/ l,
t/ro/ t/ ooiotroo ocio r oo ocio, o./ o orool ooc ot x.tiool fr liti.ol o.tio. T/
frt t/r ororo/ f t/ o, or c.tc t orol oool,i f t/ troofrootio io t/ .otxt f
lioic ocroit,. Io t/ lot ororo/, o oill iotoc c.l o .oicrotio ooc rf.tio ooot
t/ Itolioo .o.
Questo saggio intende analizzare le trasformazioni dei fenomeni carismatici e
oel populismo all`interno oelle societ contemporanee e, in particolare, in quel-
la italiana. La tesi sostenuta e che queste traslormazioni, riconoucibili in gran
parte agli effetti combinati della diffusione delle nuove tecnologie e dei cam-
biamenti strutturali nel funzionamento dei sistemi sociali, stiano comportando
una frammentazione della democrazia che si avvia a divenire una democrazia
multiplebiscitaria: in luogo del tradizionale capo carismatico descritto da We-
ber
1
e tipico delle prima modernit che, con la seduzione e la forza, ricompone
1
Fresa nel suo complesso, la teoria weberiana oel carisma attribuisce a questo lenomeno quat-
tro caratteristiche strettamente legate tra loro che possiamo cos formulare: a) il carisma
nlogeneticamente, ontologicamente e sociologicamente raoicato nella slera oel sacro: il carisma
rientra nellordine dei fenomeni extra-economici ed extra-razionali, come anelito direttamente
sperimentato alla trascenoenza e al contatto oiretto con il senso oel oivino, qualunque sia la
oivinit in questione, b, il carisma insorge in momenti oi acuta crisi oi un sistema socioculturale
e comporta la sua risoluzione: il lenomeno carismatico e tanto piu probabile quanoo il tessuto
istituzionale perde la sua legittimit, la societ si dis-integra e le consuete dinamiche di riprodu-
zione sociale non sono pi riconosciute come adeguate n al soddisfacimento dei bisogni e dei
oesioeri oegli attori sociali ,oimensione inoiviouale, ne alle snoe oel tempo che il gruppo nel suo
complesso deve affrontare (dimensioni collettiva); c) il carisma un fenomeno di rottura dellor-
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 154
il potere, gli interessi e i connitti in un quaoro unitario, ci troviamo oi lronte una
pluralit di fenomeni carismatici emergenti; di leader che fanno direttamente
appello al popolo, tramite i media mainstream oppure i new media, come modali-
t normale e non piu eccezionale oi azione politica. Ne oeriva un quaoro oi
crescente frammentazione che fa delleccezionalit, simulata oppure reale, la
mooalit normale oi governo quanto oi costruzione oel connitto.
I primi tre paragran oel saggio sono oeoicati all`analisi generale oi queste tra-
slormazioni nel quaoro oella mooernit liquioa. Nell`ultimo paragralo verranno
invece sviluppate alcune consioerazioni e rinessioni riguaroanti il caso italiano.
Ascesa e crisi della mediazione monista: lepoca doro dei capi carismatici
Come argomenta Carlo Galli in apertura del suo monumentale lavoro su Carl
Schimtt Coolio cllo liti.o. Corl S./iott lo .rii cllo liti.o ocroo (2010), il
tema della mediazione (1roittloo) assume un ruolo centrale nella costruzione
dellordine sociale e politico della modernit. Per mediazione si intende, infatti, lo
specinco rapporto razionale, costruttivo e oiscorsivo che il Soggetto ,immanente
e fondativo, dopo il declino dellordine simbolico e istituzionale della Res Pubblica
Cristiana) istituisce con il mondo per negare ogni dato irrazionale e per produrre
oroine e lorma, superare la micro e macro-connittualit, riourre a sintesi eo unit
la crescente complessit sociale. Il Soggetto pu essere volta a volta, a secondo dei
diversi ordini discorsivi e delle varie dinamiche economico-politiche, la Classe, lo
Stato, la Nazione, il Partito e cos via, soggetti pensati come storici, in grado di
fondare ed esercitare il potere istituente: la mediazione capacit di formalizzare
il sociale, nella modernit secondo i codici razionali, tanto nella loro versione
razionalistica quanto oialettica, oella Reductio ad unum di comtiana memoria.
dine simbolico, culturale e sociale, operato innanzitutto dallazione storica di un individuo
(riconosciuto e che si riconosce) straordinario, che offre una nuova via e\o nuovi orientamenti
normativi per superare la crisi: questo vuol oire che l`insorgere oel carisma si accompagna ao
un mutamento sociale altamente personalizzato ,snoucia nelle capacit innovative oelle mas-
se) e che agisce, innanzitutto, come metanoia della personalit umana (mutamento dallin-
terno oel soggetto,, o, il carisma comporta la rioennizione o la lonoazione oi oinamiche oi
gruppo ad alto tasso emotivo ed altamente personalizzate: allaccentuata individuazione di un
attore sociale, il portatore primario del carisma, che assume la funzione della leadership come
elemento catalizzatore della coesione del gruppo, corrispondono rapporti sociali e di potere
con i membri oel gruppo ,che si oenniscono o sono oenniti seguaci, altamente asimmetrici,
fondati sulla comunanza di fedelt incondizionata al capo e su una personalizzazione di cia-
scuno, operata dal capo stesso, altamente diseguale (i seguaci possiedono status e ruoli, missioni
e compiti, differenziati in base al riconoscimento di S che ne d il leader). Cfr. Weber 1961,
1982; Beetham 1989; Mommsen 1993; Cavalli 1995.
155 VERSO UNA DEMOCRAZIA MULTI PLEBI SCITARIA?
Il monismo istituente conduce gli attori sociopolitici della modernit ad
elaborare idee, teorie e pratiche di societ fortemente accentrate e gerarchiz-
zate, come tessuto connettivo di sistemi orizzontalmente differenziati per linee
funzionali: lo stesso Talcott Parsons, che formula inizialmente la sua sintesi
sociologica e la sua teoria dellordine come superamento dellopzione stato-
centrica hobbesiana, nnisce per costruire, su un terreno culturale e normativo,
un modello analitico monistico che, pur mantenendo lidea di una diffusivit
dellordine, pone le credenze valoriali-normative al centro dellimpalcatura
sociale (Parsons 1981, 1987; Bortolini 2005).
La centralizzazione ,burocratica,, la gerarchizzazione oelle stratincazioni
sociali ed il monismo della modernit fondano la politica sulla chimera ir-
rinessiva oella societ. Come argomenta Laclau ,2008,, in questo orizzonte
simbolico La Societ esisterebbe solo se il sistema sociale, i cui connni sono
oenniti e mantenuti oallo Stato-nazione, losse una totalit pacincata: il oina-
mismo oella mooernit, sia oal lato tecnologico-materiale che oa quello politi-
co-emancipativo, ha, al contrario, moltiplicato le linee oi connitto, le tensioni
e soprattutto la lrammentazione socioculturale. La Societ e ounque piu un
referente, un universale vuoto, seguendo Lacan, che uno stato positivo del
mondo. La politica moderna insegue la chimera de La Societ e si fonda
(contingentemente) su pratiche egemoniche e costruzione di poteri e contro-
poteri a partire oai connitti che attraversano il corpo sociale: la mooernit e
inconsapevole del carattere irriducibilmente complesso del sociale, mentre la
mediazione come centralizzazione, gerarchizzazione e monismo si ripropone
oi continuo pur essenoo continuamente e strutturalmente insulnciente. Nel
complesso, tematizzando il rapporto tra potere legal-razionale, potere cari-
smatico e forme di mediazione monistica, la parabola intellettuale di Max
Weber, che inizialmente pensa ed analizza politica e societ sulla base della
centralit dei partiti e delle classi per poi concludere il suo percorso in dire-
zione della democrazia plebiscitaria (Beetham 1985), diventa lo spazio dicoto-
mico puro in cui oscilla lintera modernit societaria. Mantenendo unalta
coerenza interna, pur al variare delle diverse forme e formule politiche.
Infatti, da prima (anni Venti e Trenta) lemersione del carisma rottura
di uno stato di crisi, cos come il movimento ed il capo carismatico hanno
una funzione di ri-centralizzazione e ri-mediazione del sistema, nella ricerca
chimerica, ad alto tasso ideologico, de La Societ. In tale forma di dominio
carismatico, il modello socio-antropologico di riferimento o modello di at-
tore sociale
2
costituito dallhomo sociologicus, nella sua ouplice specincazione
2
In questa seoe, con mooello socio-antropologico o mooello oi attore sociale, non lacciamo
riferimento ad un archetipo di uomo, cio ad unidea totale dellessere umano, riscontrabile in
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 156
di uomo-massa e produttore: il dominato tipico-ideale aspira ad una so-
cialit ,anche politica, lusionale, costruita piu per ioentincazione reciproca eo
omologazione che per individuazione\distinzione, allinterno di un gruppo o
di un occasione sociale (ritualizzata) basati sulla compresenza concreta degli
attori sociali (dei loro corpi)
3
. Allo stesso tempo, le forme di integrazione attive
nella quotioianit oella sua vita, si lonoano sul primato oei ruoli proouttivi,
sulle identit collettive costruite ed esperite attraverso lappartenenza a grandi
organizzazioni, burocratizzate e taylorizzate, che riducono lattore sociale ad
ingranaggio di grandi macchine. Alleccezionalit del carisma corrisponde la
pressione istituzionalizzata allordine e al conformismo totale.
Quanoo, oopo gli anni Cinquanta, a partire oalla meoiatizzazione e,
ounque, oalla spettacolarizzazione oella politica lavorita oalla oillusione
del medium televisivo, il carisma diventa tecnologia del potere, operazioni
di marketing politico, il capo si trasforma in simulacro ed il progetto in si-
mulazione, ma la tendenza alla centralizzazione, su un terreno generalista
oi comunicazione, permane. In questa oeclinazione oel carisma, il mooello
socio-antropologico di riferimento continua ad essere lhomo sociologicus
4
, ma
attraverso una oiversa, ouplice, specincazione: lo spettatore-auoience eo
il consumatore. Il dominato tipico-ideale prevalentemente un con-
templatore, un fruitore di contenuti tendenzialmente simili, pur al variare
delle caratteristiche socioeconomiche degli spettatori, che li riceve ed ela-
bora nel proprio micro-contesto. Contemporaneamente, le forme di inte-
grazione attive nella sua vita quotioiana, si lonoano sui cooici oella societ
oei consumi, oelle merci venoute eo acquistate, come mezzo proteilorme oi
costruzione oelle ioentit sociali e collettive. In questo contesto, a prevalere
la funzione dimostrativa del consumo di massa (Alberoni 1964), il suo
essere mezzo atto a mostrare uno stile di vita moderno e una rottura con i
codici della tradizione.
La crisi oi questo monismo oella meoiazione si oetermina, gi negli anni
Settanta, a partire tanto dai processi di mutamento della sfera tecnologico-
molte o tutte le societ e culture umane esistite. Pi limitatamente, ci riferiamo allimmagine
prevalente di uomo socializzato (o S sociale), riscontrabile in un dato sistema sociale. Questo
vuol dire che nellipotesi teorica di uniper-socializzazione, lattore sociale concreto, nella sua
intera esistenza, sarebbe dominato ed integralmente risolto nelle sue pratiche di vita, ai codici
stabiliti dalle immagini.
3
Sul rapporto tra carisma, nella sua versione totalitaria, e societ di massa cfr. Arendt 2004.
4
Con il concetto di homo sociologicus, si fa riferimento ad un modello euristico che coglie la
persona essenzialmente dal lato della sua integrazione in un sistema di ruoli sociali pre-deter-
minati, aventi una forza coercitiva (legale, morale, sociale-informale) sullagire dellindividuo.
Cfr. lormai classico Dahrendorf 2010. Per unanalisi dellidea di societ di cui lhomo sociologicus
portatore, cfr. Cesareo e Vaccarini 2007; Antonelli 2010.
157 VERSO UNA DEMOCRAZIA MULTI PLEBI SCITARIA?
materiale quanto oi quella simbolica e politica, renoenoo esplicita eo oggetto
oi rinessivit, la chimera oe La Societ.
Tali processi oi mutamento, che in questa seoe possono essere semplice-
mente nominati, sono:
La crisi oel loroismo, oel consumo massincato e oella razionalit burocra-
tico-organizzativa classica, con la conseguente oinamizzazione e nessibi-
lizzazione del sistema economico-organizzativo, nonch la moltiplicazione
delle nicchie di consumo e degli stili di vita;
Il crescente ruolo della conoscenza applicata alla conoscenza come
fattore centrale di produzione e valorizzazione economica e la terzia-
rizzazione delleconomia, processi che hanno contribuito allascesa di una
nuova intellettualit direttamente orientata al lavoro: i knowledge workers;
I nuovi movimenti sociali degli anni Sessanta e Settanta che hanno favorito
l`allermazione oei soggetti personali e, ounque, l`inoivioualizzazione,
Il postmooernismo, che ha nnito per oestrutturare l`ioea ontologica e lorte
di Verit, negando non solo la possibilit di accesso ad essa ma, addirittura,
la stessa esistenza de La Verit (Antonelli 2010).
Ciascuno oi questi processi non ha solo contribuito, specie in un primo mo-
mento, a moltiplicare la frammentazione sociale e a rendere sempre pi inso-
stenibile lidea di una mediazione monistica del sociale come mostra lampio
dibattito sulla crisi di governabilit, degli anni Settanta (Crozier t. ol. 1975; Offe
1977; OConnor 1977; Ardig 1980). Piuttosto, ciascuno ha posto le basi per una
saturazione crescente dei modelli di razionalit burocratica e gerarchizzazione,
su cui si erano rette tanto la stessa meoiazione quanto la sua lormula carismatica
incentrata sul capo, quale percorso salvinco verso l`unit e la pacincazione oel
La Societ. La saturazione si consumata attraverso lascesa delle rappresen-
tazioni collettive e dei modelli di organizzazione e funzionamento sociale, eco-
nomico e culturale, incentrati sul paradigma e sul nuovo ordine simbolico della
rete: networking e Internet sono stati i due vettori, a loro volta sospinti dai processi
di trasformazione sopra messi in luce, che rendono possibile la molecolarizza-
zione delle forme di mediazione in luogo di un modello monistico.
Molecolarizzazione della mediazione e democrazia multiplebiscitaria
La molecolarizzazione, in quanto isomorla all`avvenuta presa oi coscienza cir-
ca la natura chimerica oe La Societ, puo essere oennita come un processo
di riorganizzazione secondo codici polari, della crescente frammentazione e
moltiplicazione degli attori (in primo luogo, gli intellettuali) e delle forme con-
temporanee di mediazione.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 158
La lrammentazione sociale, politica e culturale cui stiamo assistenoo e qua-
litativamente diversa dai processi di differenziazione tipici della modernit so-
cietaria. In primo luogo, in un sistema sociale che funziona secondo i codici
del networking cambia la natura sia dei nodi che dei legami delle reti sociali. I
nodi sono altamente eterogenei e, accanto al permanere di attori individuali e
collettivi tradizionali (come burocrazie, partiti, mass media) sorgono sogget-
ti del tutto nuovi, il cui orientamento normativo incentrato sullauto-media-
zione e auto-rappresentanza oi Se. Si tratta tanto oi singoli inoivioui quan-
to di organizzazioni di movimento, gruppi tematici, agenzie comunicative, che
non ricorrono pi allopera mediatrice di un soggetto terzo per comunicarsi e
per mobilitarsi. La rete internet, specie il web 2.0 (blog, social networks) offre
i mezzi tecnici per intrattenere direttamente relazioni e per agire nella sfera
pubblica. Inoltre, questi nuovi soggetti incentrano le proprie pratiche su una
politica oell`ioentit e oella oillerenza, che rinuta strutturalmente la riouzione
monistica e le rappresentazioni sintetiche tipiche della modernit societaria: in
luogo del Soggetto astratto e razionale della modernit societaria, sorgono una
molteplicit di soggetti singolari (Touraine 2009; Cesareo e Vaccarini 2007).
Rispetto al tema oei legami, le relazioni tra questa pletora oi soggetti tenoe
a produrre forme di socialit altamente personalizzate, emozionali, sebbene
spesso caratterizzate dalla discontinuit e dallutilizzo di codici comunicativi
dominati dalla brevit, dallistantaneit, dalla contaminazione multimediale
oegli stili e oei generi. Fer oennire queste lorme oi socialit, Manuel Castells
ha parlato di relazioni sociali terziarie, vale a dire:
comunit personalizzate incarnate su network io-centrati [] Questa relazio-
ne inoivioualizzata con la societ e un mooello specinco oi socialit, non e un
attributo psicologico. radicata, innanzitutto, nellindividualizzazione della
relazione tra capitale e lavoro, fra lavoratori e processo di lavoro nellimpresa
a rete (Castells 2002: 127).
Ne risulta un quaoro in cui la slera pubblica come oimensione nella quale
i vari attori individuali e collettivi, nuovi e tradizionali, producono senso
e signincato intorno alla politica ,intesa in senso ampio, e oominata oa una
moltituoine oi processi e agenzie e, ounque, non e piu oirettamente controlla-
bile n dai mass media generalisti n dai partiti di massa.
Tuttavia, questa lrammentazione non proouce un societ orizzontale: i
nooi oella rete hanno un`importanza oiversa, in termini oi visibilit, innuen-
za, capacit di mobilitazione e agenda building; un grado di importanza che,
nel suo complesso, dipende dalle caratteristiche e dallampiezza dellaudience
raggiunta o che partecipa alle linee di discussione ed elaborazione dei discorsi
politici. Semplincanoo analiticamente, oa una parte, inlatti, una lascia oel-
159 VERSO UNA DEMOCRAZIA MULTI PLEBI SCITARIA?
la popolazione, prevalentemente anziana e\o con limitato capitale culturale,
vive ,quasi, esclusivamente all`interno oello spazio pubblico proootto oai mass
media, dai Partiti e dai grandi intellettuali pubblici. Dallaltra, a partire dal-
la spinta proveniente dalla nuova intellettualit diffusa, la moltiplicazione delle
nicchie e delle soggettivit accresce la settorializzazione degli stili di vita, dei
consumi, delle opinioni politiche e cos via risolvendole in un autismo co-
munitario, questo inoivioualismo in rete non conosce altri ambiti, altri temi
di confronto e discussione al di fuori della rete auto-centrata: il paradosso del
Zero comments individuato da Geert Lovink (2008) a proposito dei blog, non
la dimostrazione del fallimento della Rete, ma la massima espressione della
modalit contemporanea di utilizzarla. Con una locuzione paradossale, si po-
trebbe allermare che il rapporto tra autore e pubblico si mooinca al punto che
ciascun autore oiviene pubblico oi se stesso. La lrammentazione viene ounque
ricomposta attraverso nuove modalit polari di ri-gerarchizzazione delle for-
me di mediazione, dei pubblici, degli strumenti comunicativi cio, appunto,
nei termini oi una crescente molecolarizzazione ,ng. 1,.
Fig. 1 Molecolarizzazione della sfera pubblica e delle forme di mediazione


Soggetti sociali distribuiti nel sistema di stratificazione

Fasce anziane della
popolazione
Soggetti in possesso di
scarso capitale culturale
Fasce giovani della
popolazione
Soggetti in possesso di
ampio capitale culturale

















Media prevalentemente utilizzati
dai soggetti sociali

Partiti politici
Intellettuali pubblici
radicati in una comunit
Web 2.0
Intellettuali pubblici auto-
prodotti

Sfera socioculturale dei soggetti sociali

Stili di vita, opinioni e
orientamenti sociali etero-prodotti
(generalismo)
Stili di vita, opinioni e
orientamenti sociali auto-prodotti
(nicchie)
Processo di
polarizzazione
sociale
(differenziazione
verticale
Processo di
frammentazione
socioculturale
(differenziazione
orizzontale)
Nello spazio pubblico molecolarizzato, tramontata la possibilit delle me-
diazione monistica, lo spazio del carisma si dilata enormemente. Da una
parte, vecchi e nuovi media, pi che favorire la discussione fondata sulla razio-
nalit comunicativa, incentrano la loro relazionalit comunicativa sulla per-
sonalizzazione, la drammatizzazione, lemotivit, lestemporaneit dei codici
comunicativi, riducendo limpatto ed il ruolo del discorso politico dotato di
)
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 160
profondit e spessore: non pi il parlamento ma il reality show il luogo sim-
bolo oi questa nuova politica oell`iper-realt, con la sua logica oella star e oel
divismo (Mazzolenni e Sfardini 2009). Dallaltra parte, le pressioni del sistema
economico impongono un`elncentizzazione eo una velocizzazione oel proces-
so decisionale, il cui orizzonte utopico (o distopico, a secondo dei punti di
vista) diviene, a partire dal dibattito sulla crisi di governabilit degli anni Set-
tanta, la sterilizzazione dalla complessit del sociale e delle domande che ne
emergono: luomo forte che decide, si propone, si mobilita ma anche si oppo-
ne per portare la propria, personale logica decisionista, invocato da ogni an-
golo. Entrambe le tenoenze nniscono per creare una struttura oi opportunit
favorevole allinsorgere di una politica tutta incentrata sulla personalizzazione
carismatica, mentre la democrazia diviene multiplebiscitaria.
Tale conngurazione si caratterizza per la mancanza oi una volont e oi
una tenoenza all`unincazione simbolica e sociale oel momento carismatico. Il
leaoer carismatico si estrinseca, oggi, come neo-tecnologico, tipico oi quella
porzione dello spazio pubblico e di audience dominata dai media mainstream, in
particolare dalla televisione. Questo capo carismatico, tecnologia del potere
maggiormente perfezionata, presuppone ancora laudience ed il consumatore`
ma nella loro versione individualizzata e differenziata: il consumo come la
fruizione del mezzo di comunicazione, sono strumenti per costruire, prima-
riamente e in una logica semiotica, la propria identit personale e, a partire
oa questa, le ioentit sociali e collettive ,Bauorillaro 2008,. La rappresentanza
e le oinamiche oi oominio si costruiscono, a questo livello, essenzialmente sui
codici delledonismo. Lhomo sociologicus sperimenta qui il suo limite estremo e
la sua crisi (Abruzzese e Susca 2004).
Siffatto capo carismatico pu essere integralmente interno al simulacro di
logica gerarchica mooerna che oomina questa oimensione oppure puo trovare
nel sistema televisivo come negli altri media (ormai) tradizionali, un punto
oi emersione e oi consacrazione ma non oi origine. In questo caso, la genea-
logia oel lenomeno carismatico e oa cercare nella maturazione oi un qualche
carisma di gruppo la cui accresciuta importanza, rappresenta il fenomeno
davvero caratterizzante lattuale fase di molecolarizzazione delle forme di me-
diazione e della sfera pubblica.
Infatti, lestrinsecazione politica delle relazioni terziarie, altamente persona-
lizzate, che si sviluppano e si radicano nella Rete Internet, consiste primaria-
mente nel carisma di gruppo e nellaffermazione di un leader che non e non
si propone come un primus super pares ma come un primus inter pares, una ngura
che rappresenta una causa e un insieme di orientamenti pi vasti, cui va prima-
riamente la fedelt dei sostenitori. Questo genere di leader sviluppa un dialogo
continuo con il suo seguito e tale interattivit, che gli da forma e rappresen-
tanza, la base del suo stesso carisma: il modello socio-antropologico sotteso a
161 VERSO UNA DEMOCRAZIA MULTI PLEBI SCITARIA?
questa lorma oi carisma e il prosumer, espressione che inoica quel ouplice ruolo
di produttore e consumatore incarnato dallutente della Rete, fruitore di merci
e contenuti quanto, per il tramite oelle reti sociali e tecnologiche messe in pieoi
dal dispiegamento del modello Wiki della collaborazione di massa, costrutto-
re di contenuti ed idee suscettibili di produrre valore aggiunto nel mercato dei
beni oi consumo ,Tapscott, Williams 2007, quanto in quello oei beni politici.
Iino a quanoo questo carisma oi gruppo si sviluppa solo nella Rete, ci tro-
viamo oi lronte ao una politica oell`ioentit connnata: il leaoer esprime una
parzialit in un luogo parziale, per quanto vasto e potenzialmente accessibile
oa tutti. E la televisione che lo consacra e, inlatti, quanoo il carisma oi gruppo
ha particolare successo, acceoe a questo palcoscenico piu vasto. A tale livello
il leader ed il suo gruppo possono scegliere di accentuare la loro parzialit
oppure di trasformarla in una base per un consenso pi generale.
Riassumenoo l`analisi sin qui svolta, con rilerimento ai oiversi tipi oi socie-
t comparsi a partire oagli anni Settanta oel Ventesimo secolo e oenniti oal-
le modalit di produzione\accumulazione\sviluppo, possiamo ricondurre la
genealogia
5
del capo carismatico e del movimento carismatico (anni Venti e
Trenta del Novecento) nellalveo della societ industriale di massa; del capo ca-
rismatico come tecnologia del potere alla societ del benessere e del consumo
,anni Cinquanta e Sessanta oel Novecento,, il capo carismatico come neo-tecno-
logia oel potere alla societ post-inoustriale ,nne anni Settanta oel Novecento,,
il capo carismatico con carisma della Rete alla societ (post-industriale) dellin-
lormazione ,nne Novecento, primo oecennio oel Ventunesimo secolo, ,tab. 1,:
5
Sul piano analitico e metooologicamente alla maniera oi Ioucault ,200,, in questa seoe
parliamo oi genealogia oelle lorme oel carisma, cioe oi un rapporto tra queste stesse lorme e le
condizioni socioeconomiche (livelli e tipi di razionalizzazione) che ne hanno favorito la nascita.
Tab. 1 Le forme del carisma in rapporto alle forme di razionalizzazione
Forme di razionalizzazione
Genealogia: tipi di societ Modelli socio-
antropologici di riferimento
Rapporto sfera politica\
sfera sociale
F
o
r
m
e

d
e
l

c
a
r
i
s
m
a
Capo carismatico e
o.ioot .oriooti. ci
massa
Societ industriale di
massa
Uomo-massa,
uomo-produttore
Forma monista di
mediazione
Capo carismatico come
tecnologia del potere
Societ del consumo e
del benessere
Uomo-spettatore,
uomo-consumatore di
massa
Capo carismatico come
neo-tecnologia del potere
Societ
post-industriale
Uomo-spettatore
individualizzato,
uomo-consumatore
edonista
Forma
molecolarizzata di
mediazione
Capo carismatico e
carisma della Rete
Societ (post-
industriale)
dellinformazione
Uomo-prosumer
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 162
Populismo e carisma
Quando Walter Benjamin ne Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Repro-
coiroor/it (1936), svilupp la sua analisi sui mutamenti dellarte e delleste-
tica in seguito allavvento dellindustria culturale, fu tra i primi a parlare di
estetizzazione della politica, mettendola in relazione con lascesa dei regimi
lascisti. Rinettenoo prolonoamente su cio che le avanguaroie artistiche e let-
terarie moderniste avevano contribuito a creare in proposito, Benjamin indi-
vidu nella produzione tecnologica e mirata di una falsa aura, lo strumento
tramite il quale i lascismi creavano il loro consenso oi massa ,Benjamin 2000,.
Una rinessione cui lo storico George Mosse oieoe ulteriore prolonoit nel suo
classico lavoro Die Nationalisierung der Massen ,197,, quanoo inoiviouo nei riti
collettivi di durkheimiana memoria, anche se Mosse non cita il sociologo
francese una dimensione ancor pi importante delle stesse azioni manipo-
latorie oei mass meoia, nel creare quell`estetizzazione oella politica lunziona-
le alla riproduzione di una concezione totalitaria della democrazia (Mosse
2009): ideologia ed estetizzazione, sostanza e forma sono state, nel Nove-
cento, le due gambe della politica di massa.
Come mostrano le analisi di Michel Maffesoli (2009), la politica contempo-
ranea, come il resto della societ, si nutre al contrario della sola estetizzazio-
ne. Questo vuol oire che qualunque sia l`origine e la specincit oei lenomeni
carismatici contemporanei, essi non costruiscono pi il loro consenso, le loro
epiche narrazioni, avvalendosi anche dellideologia: il monismo delle nove-
centesche religioni secolari, come abbiamo mostrato, ormai inattuale. La
chimera de La Societ coscienza comune.
La proouzione oel consenso e la lormazione oi campi connittuali tra op-
posti carismi, non richiede unidea, un ragionamento, unargomentazione ma
uno stile un`estetica oi tono, un`iconograna, una compulsivit emotiva
favorito dalla molecolarizzazione dello spazio pubblico. Il populismo rappre-
senta lo stile politico universale oi questa, attuale, politica oel carisma ,carisma
come neo-tecnologia oel potere, carisma oella Rete, quale riproouzione vuota
della stessa chimera (disvelata) de La Societ. Oggi carisma e populismo di-
vengono sinonimi, in un`equazione gi preannunciata, come mostra Richaro
Sennett (2006) dalla comparsa del carisma come tecnologia del potere.
Classicamente, le scienze sociali hanno cercato di studiare il populismo
con i tradizionali strumenti tassonomici utilizzati nel caso delle altre ide-
ologie ,ao esempio, Germani 197!,. Da circa un oecennio a questa parte,
studiosi di formazione diversa (Merker 2009; Taguieff 2003) hanno invece
messo in luce come il populismo sia un proteo stilistico, non un quid teorico,
caratterizzato da alcuni tipici meccanismi di mobilitazione e di costruzione
del discorso politico:
163 VERSO UNA DEMOCRAZIA MULTI PLEBI SCITARIA?
appello al Popolo, inteso come una comunit originaria, autentica, labo-
riosa, opposta al non-popolo, che incarna lesatto contrario ontologico
(polemologia orizzontale);
vaghezza contenutistica della nozione di Popolo, che consente di far ap-
pello a ceti sociali oiversi quanto oi mobilitare le potenti risorse emotive
e cognitive legate tanto allidea di democrazia (Popolo come Demos) e di
Nazione (Popolo come Ethnos);
appello agli istinti piu immeoiati oi questo Fopolo e ricerca oel contatto
personale, rituale e suggestivo, tra capo e Popolo;
anti-intellettualismo e primato dellazione sulla parola;
contrapposizione tra il Popolo buono e le classi dirigenti, accusate di tradi-
mento, parassitismo, lontananza (polemologia verticale o anti-politica).
Come mette convincentemente in luce Nicolao Merker, il populismo cos
inteso non solo si adatta a molteplici contenuti politici, divenendo il vettore
oi questi stessi contenuti, soprattutto assume carattere isomorlo rispetto ai le-
nomeni carismatici: il Popolo esiste grazie al capo, al gruppo e al potere;
potere, capo e gruppo sono possibili solo grazie a quel ,particolare, Fopolo,
al suo tribalismo, alla sua esclusivit e alla sua dialettica contrappositiva con il
non-Popolo e le classi dirigenti.
Sarebbe tuttavia un errore giudicare il populismo contemporaneo e gli
stessi, connessi, fenomeni carismatici (carisma come neo-tecnologia del pote-
re, carisma della Rete) come una negazione pura e semplice di ogni dimen-
sione democratica. Il populismo contemporaneo esercita la sua presa, come
suggerisce Pierr-Andr Taguieff, proprio perch offre un surrogato stilisti-
co, emotivo, simulato, della democrazia partecipativa: al fondo, esso esprime
sempre il bisogno di riappropriazione, per strade semplici ed immediata-
mente accessibili, oel monoo, innanzitutto oel proprio. E ounque, la ten-
sione irrisolvibile tanto alla totalizzazione della propria parzialit identitaria
quanto al ripristino, contingente, oe la chimera oe La Societ. Mooerno
e postmooerno qui si toccano strettamente cos come, e non e un caso, stili
populisti e culture tecno-democratiche della Rete: nata libertaria, negli Stati
Uniti, come manifestazione dellideale di massima libert ed auto-afferma-
zione oel singolo, la Rete Internet raoicava la propria ioeologia in quella oei
movimenti oegli anni Sessanta e Settanta. Ma negli USA, questi movimenti,
in una loro larga parte, rinveroivano quell`ioeale jellersoniano oella oemo-
crazia dal basso, dello township come messo in luce classicamente da Hanna
Arendt (1989), tanto matrice della tradizionale opposizione culturale degli
statunitensi all`invasivit oelle istituzioni pubbliche quanto origine culturale
dello stesso movimento populista americano, animato, su basi ruraliste, liber-
tarie e localiste, da Hanry David Thoreau.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 164
Considerazioni sul caso italiano: verso una democrazia multiplebiscitaria?
Le categorie analitiche sin qui oiscusse consentono oi mettere a luoco alcuni
punti nodali che hanno caratterizzato le trasformazioni della cos detta Se-
conda Repubblica, a partire dalla met degli anni Novanta. Il considerare
Silvio Berlusconi, la sua ngura e, soprattutto, il suo corpo meoiatizzato
(Boni 2008) come il baricentro dellintero sistema politico italiano negli ultimi
venti anni con profonde conseguenze sulla stessa cultura del paese dive-
nuto ormai un clich consolidato della pubblicistica nazionale e internaziona-
le. La politica-pop oa lui incarnata in un quaoro oi prolonoo inoebolimento
o, addirittura, di totale scomparsa delle tradizionali organizzazioni politiche
di massa che affondavano le loro radici nelle linee di frattura (.lo.o) de-
terminatesi con il processo di modernizzazione rappresenta lambiente
ioeale per lo sviluppo pieno, quasi archetipo, oel leaoer carismatico come
neo-tecnologia del potere. Berlusconi ha fatto della sacralizzazione della sua
ngura, oella sua opera, oel suo corpo, il baricentro oi un nuovo stile politico
incentrato sui codici del marketing e dellappello diretto al popolo-elettore,
approlonoenoo quel processo oi lrammentazione oelle lorme moniste oi me-
diazione tra politica e societ, che erano state proprie della Prima Repubblica
e, in genere, oella prima mooernit. In questa seoe non intenoiamo, tuttavia,
approfondire lanalisi delle modalit e delle forme assunte dalla costruzione
carismatica del potere berlusconiano; piuttosto, ci che ci interessa la disa-
mina, sebbene per sommi capi, oi un piu generale processo oi rioennizione
del posto e delle vicende stesse della epifania carismatica allinterno del
sistema politico italiano. La nostra ipotesi, oa verincare e approlonoire ulte-
riormente, che per tutti gli anni Novanta il berlusconismo abbia rappresen-
tato il tentativo o l`orizzonte all`interno oel quale, tanto lo stesso Berlusconi
primariamente attraverso le campagne elettorali, la sua retorica anti-comu-
nista e anti-giuoiziaria quanto i suoi avversari meoiante la costruzione oi
discorsi, narrazioni, forme di integrazione politica, fondate essenzialmente su
una radicale logica di contrapposizione allavversario\nemico hanno messo
in scena la tragedia di un tentativo di ricomposizione monista della politica e
oella societ. In questo quaoro, i berlusconiani e gli anti-berlusconiani si sono
rappresentanti e auto-rappresentati, essenzialmente, come due volti diversi,
addirittura due mondi radicalmente contrapposti, due societ parafra-
sando Alberto Asor Rosa aventi lambizione, per, di ricondurre lintera
gamma del ricco pluralismo della societ italiana, ad una sintesi coerente, ad
ununica dimensione: alla storia italiana di Berlusconi culminata nello-
monimo litoti. della sua campagna elettorale del 2001 dimensione nar-
rativa in cui la favola vissuta dal capo viene offerta come orizzonte di vita a
tutti coloro i quali vorranno mettersi nelle sue mani, si e contrapposta, nel
165 VERSO UNA DEMOCRAZIA MULTI PLEBI SCITARIA?
corso del tempo, una contro-ideologia del centro-sinistra fondata su modelli
altrettanto monisti; incentrati ora sul mito della superiore capacit di go-
verno e della responsabilit, ora sul contro-carisma di Romano Prodi ora
sull`appeal e sul oinamismo oi Irancesco Rutelli, sempre e comunque sul-
la centralit camaleontica dei partiti. Tutte fenomenologie in cui centrale
lidea che alla parzialit dei segmenti sociali, dei territori, degli interessi,
debba corrispondere una centralizzazione della politica, con simboli forti e
narrazioni aggressive a rappresentare l`unitariet oel potere. In questo senso,
il carisma berlusconiano come neo-tecnologia del potere appariva del tutto
incompiuto: costruito attraverso i mezzi e le forme tipiche della societ dello
spettacolo, avente come referente ideale luomo-spettatore e consumatore, si
sviluppava ancora all`interno oi un orizzonte pienamente mooerno, quasi a
voler riprodurre i tratti di una democrazia plebiscitaria.
Negli ultimi oieci anni questo orizzonte ha mostrato tutti i suoi limiti nno
ao entrare oennitivamente in crisi: in luogo oelle oennitiva vittoria oi un uni-
co capo carismatico, di una democrazia plebiscitaria o di un contro-modello
ispirato alle forme partito-centriche, la politica italiana ha sperimentato il
contagio della personalizzazione, della frammentariet, della balcanizzazione
corporativa degli interessi e dei territori. Entrando cos in una fase piena-
mente realizzata di molecolarizzazione delle stesse forme di mediazione, dove
il carisma, persino quello centrato sui meoia generalisti, come nel caso oel
berlusconismo, non ha pi laspirazione utopica alla costruzione politica de
La Societ; ma alla pura rappresentazione\riproduzione delle differenze,
attraverso la moltiplicazione dei leader con funzioni eponime o puramente
auto-relerenziali. In questo senso, e il carisma oi Umberto Bossi, il mooello
culturale e politico ad esso sotteso e volto allesaltazione della parzialit, che
ha avuto la meglio. Lespansione dei nuovi media ha contribuito a rinforzare
queste tenoenze: il web 2.0 e oivenuto il luogo oove si articolano, primaria-
mente, lenomeni carismatici come quello oi Beppe Grillo o, anche, oi Antonio
Di Pietro e, da ultimo, di Nichi Vendola. Una dimensione dove si addensano
gruppi di sostenitori in grado di esprimere il proprio dissenso rispetto al mo-
dello dominante ma non pi egemone del berlusconismo mainstream, dando
cos lorza alle campagne politiche oi leaoer altrettanto populisti quanto porta-
tori oi ioentit parziali, che chiamano, quotioianamente, sostenitori e avversa-
ri ad un plebiscito pro o contro di loro. Riportando, per un pi largo pubblico,
queste mooalit narrative sui meoia generalisti.
La democrazia italiana si avvia cos a divenire una democrazia multiple-
biscitaria dopo aver fallito lopzione mono-plebiscitaria; un sistema politico
cio, in cui la comunicazione politica cos come le tecniche di costruzione del
consenso e oel connitto, non passano piu per la realizzazione, lenta e laticosa,
di un progetto politico condiviso; ma sulla continua spinta emergenziale al-
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 166
tamente personalizzata, sulla sospensione pienamente inscritta nella logica
carismatica della normalit, della legalit: allemergenza terremoto di cui
Berlusconi si vanta di aver risposto con sollecitudine e con mezzi eccezionali si
contrappone lemergenza democratica rilanciata dalle opposizioni. Allec-
cezionalit oella snoa rappresentata oal ,presunto, oilagare oella criminalit
sul territorio, occorre rispondere dando poteri eccezionali, i poteri di ordinan-
za, ai sinoaci e cos via. Di lronte a questo scenario, l`ulteriore approlonoimen-
to delle forme e delle formule politiche della democrazia multiplebiscitaria
non e solo all`inizio ma appare quanto mai urgente.
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Asincronie e peculiarit della comunicazione in Italia
Laura Solito e Carlo Sorrentino
1
T/ ocio /o. o.o io.roiol, ootooo fro t/ liti. ooc t/, or xoocio .iol o..
T/ io.ro f t/ .iol o.tr o/ /o. o.. t t/ ocio trirc t/ .r.oio f iofrootio
ooli ooc olloc t/ otr, f .itio io ooo, oro f ooli. ci.or. T/ oot/r oool, t/
oooio ooc .ooo. f ./oo io t/ ocio ,to io Itol,, till ./oro.tric o, oo o,ootr, f
t/ .ooooi.otio fo.
Fermane nel nostro Faese un granoe equivoco circa il ruolo e la lunzione
oei processi comunicativi, sui quali negli ultimi anni si e concentrata molta
attenzione. Si continua a concepirli come meramente strumentali ao acquisire
consenso attraverso discorsi che non necessariamente devono essere aderenti
alla realt. Basti pensare al successo del concetto di spettacolarizzazione della
realt attribuito ai media. Successo paradossalmente maggiore fra i protago-
nisti della vita pubblica e soprattutto fra i professionisti della comunicazio-
ne. Una centralit che rischia di diventare profezia che si auto-adempie: se si
continua a ritenere il sistema dei media il luogo di produzione di una realt
spettacolarizzata, i processi comunicativi che si svilupperanno non potranno
che ammiccare a tale convinzione, con rilevanti conseguenze nelle forme e
nelle modalit di costruzione del nostro discorso pubblico.
In questo scenario prevale la convinzione che la comunicazione serva a lar
clamore e farsi vedere e, soprattutto, predomina lidea che i principali diffu-
sori di tali pratiche i media siano strumenti per la produzione di una realt
separata, altra, manipolabile sulla base oei rapporti oi lorza, oenniti in base
al potere dimporre i propri contenuti da parte dei soggetti istituzionalmente
pi forti, oppure della propriet dei mezzi stessi. Si continua da un lato a
1
Pur essendo stato concepito e impostato congiuntamente, Laura Solito ha scritto lintroduzio-
ne, il seconoo e il terzo paragralo, Carlo Sorrentino il primo e il quarto paragralo.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 170
contrapporre i media al territorio, il mondo virtuale al mondo reale; dallaltro
lato, a far coincidere comunicazione e pubblicit, visibilit e immagine, cen-
tralit dei processi comunicativi e potere dei media.
Per comprendere la centralit sociale della comunicazione invece pi op-
portuno scrutare nelle pieghe della modernit le dinamiche, i processi e le tra-
sformazioni che accrescono il bisogno di comunicare da parte di tutti i soggetti
sociali immersi in un nusso oi relazioni molto piu ampio, articolato e oilleren-
ziato, che determinano un affollamento dello spazio pubblico. Proprio tale
affollamento produce la diffusa percezione che sempre pi la comunicazione
costituisca un problema.
Ebbene, nel momento in cui la comunicazione diventa problema appare
evidente che non ci si pu pi permettere di banalizzare il suo ruolo e il suo
signincato, ne tantomeno, oi riourre e semplincare la sua crescita e la sua
centralit a una sorta di smania contagiosa. Piuttosto bisogna allargare lo
sguardo per osservare come la centralit della comunicazione si inscriva prio-
ritariamente e ne conseguenza nello scenario delle trasformazioni della
slera pubblica proprie oelle societ oemocratiche. E in questo scenario tra-
sformativo che va osservato e analizzato il crescente ruolo assunto dai media,
attori importanti del processo di trasformazione delle forme e dei modi dellar-
gomentazione, nonche nuovo ambiente sociale: sempre piu parte signincativa
oella nostra vita quotioiana. Un ambiente che ovviamente s`intreccia e
interagisce con tutti gli altri e in cui la completa rioennizione oelle pratiche
e delle interazioni sociali incide sulla trasformazione delle situazioni sociali,
imponendo differenti assunzioni di ruolo ai diversi attori sociali (Meyrowitz
1993; Thompson 1998).
Trasformazioni della sfera pubblica, nascita e sviluppo del sistema dei me-
oia e conseguente crescita oella centralit oei processi comunicativi: questo il
percorso attraverso cui in queste pagine si snooer l`ascesa oella comuni-
cazione in Italia.
La trasformazione della sfera pubblica in Italia
Gli inoici o`allabetizzazione in Italia sono stati molto bassi nno a qualche oe-
cennio la, cio ha lavorito la permanenza oi rapporti sociali squilibrati, per cui
il processo di modernizzazione pur compiutosi con grande rapidit negli
anni del cosiddetto boom economico stato guidato dallalto attraverso pro-
getti etico-pedagogici basati su ideali superiori (Baglioni 1974). Latteggiamen-
to paternalistico ha caratterizzato il sistema normativo delle due principali
culture politiche, il cattolicesimo e un socialismo progressivamente orientato
dal marxismo.
171 ASI NCRONI E E PECULIARIT DELLA COMUNICAZIONE I N ITALIA
In questo contesto, la carta stampata ha svolto una lunzione socializzativa
di secondo livello. A essa sesponeva soltanto una parte del corpo sociale, alla
quale era oemanoato il compito oi oillonoere le notizie, le ioee, la cultura che
tali media presentavano. Un ceto medio intellettuale allargato che rielabora-
va i contenuti mediali e li diffondeva nelle proprie cerchie sociali (Bechelloni
1982; Mancini 2000).
L`elncacia oi questo ruolo o`intermeoiazione culturale e conlermata oalla
stabilit dei dati di diffusione della stampa, nonostante lenorme crescita del be-
nessere propria oi quei oecenni e l`analogo lorte innalzamento nei livelli o`alla-
betizzazione. Anche lavvento e il repentino successo dapprima della radio e poi
della televisione sono per un lungo periodo controllati da tale ceto, attraverso
la produzione di contenuti giornalistici, ma anche f.tiool e dintrattenimento,
orientati da una logica pi educativa che di mercato (Morcellini 2000).
In questo processo hanno svolto un ruolo lonoamentale le subculture poli-
tiche, nelle quali era centrale il ruolo oei partiti nell`articolazione oelle lorme
e dei processi attraverso cui affermare la modernit e sviluppare nuove forme
oi conoscenza. Ogni singolo inoiviouo oenniva le appartenenze sociali e cultu-
rali attraverso reti relazionali corte, dirette, i cui snodi erano rappresentati da
mediatori tradizionali, ma sempre pi centrali: parroci, insegnanti, funzionari
oi partito, sinoacalisti, oirigenti e lunzionari oi patronati e oi tutta quella vasta
rete di enti collaterali e secondari che incominciavano ad innervare lItalia.
Tali intermeoiari erano oei centri nouciari che rassicuravano nei momenti
spesso traumatici oella mobilit: geogranca, sociale, economica, culturale.
Tali corpi intermedi traducevano simboli, idee, opinioni nelle forme consone
e comprensibili ai singoli monoi con i quali interagivano. Una lonoamenta-
le funzione socializzatrice, ovviamente sospesa fra apertura alla modernit e
controllo sociale, gestito attraverso ritraduzioni, occultamenti e sottolineature,
insomma interpretazioni adeguate al contesto.
Se si accetta la oennizione oi Luhmann ,1971, oi opinione pubblica come
processo che oennisce i temi all`oroine oel giorno per il oiscorso pubblico, si puo
dire che i temi erano immessi e poi alternati nel circuito della pubblica discussio-
ne sulla base oi nltri interpretativi rappresentati oa cio che possiamo chiamare
con Giooens nooi oi accesso ,199!,, o ancora meglio con Stuart Hall oen-
nitori primari (1978), cio coloro che svolgevano la funzione dinterprete degli
eventi e in quanto gestori oei loro signincati sociali stabilivano le oennizioni
delle situazioni (i frames interpretativi), che arrivavano ai cittadini, attraverso una
pervasiva quanto elncace rete oi istituzioni intermeoie: oalle parrocchie alle case
del popolo, dalle cellule sindacali allassociazionismo culturale.
Con il tempo, per, era inevitabile che emergessero nuove istanze ed esi-
genze sociali. Infatti, il processo di modernizzazione seppure condizionato
dalle logiche descritte assecondava fenomeni di mobilitazione individuale.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 172
La scuola, il lavoro, i viaggi, lassociazionismo, la partecipazione politica,
l`attivit sportiva e i consumi culturali oiventano pratiche sociali quotioiane e
diffuse per un crescente numero di individui: si realizza per ognuno una molti-
plicazione oei monoi sociali abitati, una variet o`esperienze che connuiscono
nella propria costruzione identitaria.
I processi di differenziazione sociale e dindividualizzazione inevitabilmen-
te fanno emergere nuove istanze ed esigenze sociali, soprattutto fra soggetti
sociali che - entrando in nuovi mondi progressivamente imparano a gestire
nuovi ruoli sociali e a costruire nuovi punti di vista e concezioni del mondo. A
tali soggetti non basta piu la meoiazione lamiliare, tantomeno quella politica
dei partiti. Anzi, iniziano a contestarla.
Progressivamente, sindebolisce la funzione dintermediazione culturale
svolta dai luoghi della prossimit sociale e culturale prima descritti. Sattenua
consistentemente la centralit oella oimensione comunitaria, nella quale nno
ao allora queste istituzioni avevano operato. Nuove lorme sociali obbligano a
ridiscutere le loro funzioni e le conseguenti modalit di svolgimento.
La diversit delle esperienze compiute dallindividuo, ora abituato ad agire
e decidere in pi mondi sociali, comporta un allargamento dello spazio pub-
blico oa lui lrequentato, si la piu ricco eo articolato il nusso o`inlormazioni, oa
gestire attraverso la sua piu ntta eo estesa rete oi relazioni sociali. Il soggetto svi-
luppa cos un capitale sociale inoiviouale meno oennito oalle sue appartenenze
tradizionali e pi collegato alle sue azioni (Archer 1988): lazione di traduzione
nei propri contesti oi vita quotioiana e piu personalizzata che nel passato, e si
avvale di una ricchezza simbolica derivata proprio dalla variet e dalla diversit
delle esperienze dirette svolte nei vari mondi sociali di appartenenza, ma anche
oi quelle meoiate e oeterritorializzate che sempre piu i meoia consentono.
Il ruolo dei media
Nel processo oi rioennizione, ampliamento e allollamento oella slera pub-
blica i media hanno rappresentato lambiente dove si prevalentemente de-
terminata la lenta ma netta e progressiva rottura con quel paternalismo oi
cui si detto, perch hanno offerto nuovi luoghi e nuovi modi dincontro per
il pubblico, ma anche nuove forme di riconoscimento e dappartenenza. Sono
stati le principali fonti per la conoscenza generalizzata degli accadimenti e
hanno favorito linterconnessione tra le varie parti della societ. Hanno faci-
litato e sostenuto la costruzione di uno spazio pubblico pi ampio e affollato,
pi ricco e partecipato (Sorrentino 1995).
Non si pu dire del ruolo e della funzione dei media in Italia senza conside-
rare alcuni aspetti specinci oella situazione oel nostro Faese. Le categorie con-
173 ASI NCRONI E E PECULIARIT DELLA COMUNICAZIONE I N ITALIA
cettuali utilizzate nella letteratura per spiegare il processo di trasformazione
italiano si rilevano utili anche per leggere e interpretare lo sviluppo del sistema
dei media: disarticolazione, discontinuit, velocit diversa del cambiamento.
In particolare, la categoria oi asincronia, elncacemente elaborata oa Gino
Germani (1971) per descrivere le societ latinoamericane, aiuta a compren-
dere meglio la progressiva centralit dei processi di comunicazione in Italia.
Con il termine asincronia si vuole intenoere incongruenza, slasatura, squi-
librio sia tra i diversi processi del mutamento sia tra le diverse zone della so-
ciet. Pur costituendo una caratteristica generale del mutamento, lasincronia
stata nel nostro Paese ancor pi evidente e profonda perch la transizione
stata rapida e il cambiamento non sempre completamente assimilato.
Il processo di trasformazione sociale e culturale e lo sviluppo dei media
nella societ italiana trovano ounque entrambi i loro tratti peculiari nella ati-
picit, nel ritardo e nel ritmo accelerato. Innanzitutto, latipicit rispetto
ad analoghi processi avvenuti in altri Paesi capitalistici occidentali.
Diversamente dai Paesi per primi giunti alla rivoluzione industriale, in Ita-
lia il processo daffrancamento dallanalfabetismo si realizzato dopo che era
gi ben oillusa nel Faese la raoio e quanoo la televisione copriva l`intero terri-
torio nazionale (Bechelloni 1982).
Si spesso ricordato come attraverso il tubo catodico si sia compiuta luni-
ncazione linguistica oella nazione ,De Mauro 19o3,, ma in realt cio che e ac-
caduto ben pi rilevante: la televisione ha rappresentato per la maggior parte
degli italiani il primo contesto che ha reso possibile affacciarsi alla vita pubblica.
Lavvento dei media elettronici, prima che grazie allalfabetizzazione - si
oillonoesse la lettura oi massa e quinoi la oillusione oi generi letterari e gior-
nalistici popolari, indica un percorso del tutto peculiare rispetto ai Paesi giunti
per primi a realizzare quella rivoluzione inavvertita oi cui ha parlato Elisabeth
Eisenstein (1986), descrivendo le evoluzioni sociali conseguenti alla progres-
siva diffusione dei processi comunicativi. Quando ci si lamenta della scarsa
diffusione della carta stampata e dei bassi indici di lettura del nostro Paese si
oimentica questo lattore oi lunga ourata, che ha inciso prolonoamente nel
oennire le caratteristiche oel sistema oei meoia, a lungo restato il luogo oove si
sono formate le idee e le linee interpretative della classe dirigente.
proprio sulla base delle caratteristiche della societ italiana che stato
sottolineato il ruolo rilevante della televisione nella diffusione di modelli cul-
turali moderni e innovativi, in una societ ancora permeata da valori e com-
portamenti radicati nella tradizione. Si valorizzano tratti culturali tipici della
societ moderna e si consente a una massa sempre crescente di individui den-
trare in contatto con altri mondi, uscendo dallisolamento sociale e culturale.
La televisione e stata, ounque, per gran parte oegli italiani la lonte oella
modernit, il canale di mediazione tra tradizioni e costumi italiani e nuovi
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 174
modelli di vita di una societ industriale avanzata. Infatti, non pochi e so-
prattutto non irrilevanti sono gli ambiti che, nel tentativo di delineare alcuni
caratteri essenziali del rapporto societ-televisione in Italia, sono individuati
come inoicativi per osservare il signincato pregnante oella presenza oella te-
levisione: sviluppo della cultura di massa, trasformazione da societ rurale a
urbano-inoustriale, traslormazioni politiche e, innne, rioennizione oel ruolo
delle lites intellettuali e politiche (Alberoni e Rositi 1968).
Proprio gli elementi che hanno caratterizzato e distinto la situazione ita-
liana rispetto ad altri contesti aiutano a cogliere la centralit della televisione
nella nostra societ; a comprendere come essa sia stata funzionale alla crescita
del nostro Paese, favorendo o semplicemente stimolando mutamenti profondi
e duraturi negli individui e nella societ. Ma anche provocando e facilitando
enfatizzazioni, distorsioni e travisamenti.
Negli anni immediatamente successivi, larticolazione di un insieme di mezzi
di comunicazione che vanno progressivamente differenziandosi - si pensi alla
nascita dellemittenza privata radiofonica e televisiva e poi allo sviluppo dei nuo-
vi meoia - oenniscono un nuovo e piu ampio spazio pubblico all`interno oel qua-
le il singolo individuo immesso con maggiore immediatezza e trova un enorme
repertorio culturale composto da idee, valori, modelli culturali, simboli: tutti po-
tenzialmente accessibili. Il nuovo sistema dei media offre luoghi e nuove modali-
t dincontro per il pubblico, nuove forme di riconoscimento e dappartenenza,
favorendo capacit dazione e mobilitazione cognitiva. In particolare, i media
attivano tre competenze specinche nel processo oi costruzione e attivazione oelle
dinamiche dopinione: 1) attirare lattenzione su temi ed eventi; 2) interpretare
climi eo umori oell`opinione pubblica su tali temi eo eventi, 3, mooincare la
realt attraverso un lavoro di ricostruzione e di mediazione simbolica che, ov-
viamente, fornisce prospettive peculiari, anche se non sempre intenzionalmente
,Grossi 200!,. Un processo che si rinette naturalmente sulla costruzione oelle
ioentit inoiviouali, che aoesso si oispiegano attraverso articolazioni e mooin-
cazioni delle proprie conoscenze, grazie allinterazione delle proprie esperienze
vissute, oirette, immeoiate - vissute negli ambiti oella vita quotioiana - con quelle
mediate dalla pi ricca e rutilante produzione mediale.
In questo mooo si amplia l`immaginazione, intesa come possibilit oi me-
scolare nella propria mente informazioni che arrivano dalla variet despe-
rienze immediate e mediate che gli esseri umani compiono, nonch come
conseguente possibilit dadoperare in modo originale tali informazioni, per
oennire quella che Hannerz ,1998, chiama il network oelle prospettive cul-
turali di un individuo. Questo processo porta Appadurai ad affermare che
limmaginazione una palestra per lazione (Appadurai 2001: 22).
La variet dellesperienza individuale odierna, favorita e accelerata dai
processi comunicativi, accresce il capitale immaginativo di un maggior nume-
175 ASI NCRONI E E PECULIARIT DELLA COMUNICAZIONE I N ITALIA
ro oi persone, e renoe l`immaginazione parte oel lavoro mentale quotioiano
della gente comune.
Ma c unaltra conseguenza dellallargamento sociale della possibilit
o`immaginare: la oimensione collettiva oi quest`esperienza. Come allerma Be-
nedict Anderson (1996) stata proprio la stampa a sviluppare il senso dellap-
partenenza nazionale lra gli inoivioui, i quali anche senza mai incontrarsi
- hanno iniziato a pensarsi come italiani, americani, giapponesi; a sviluppare
quella che l`autore oennisce comunit immaginate. Questa lelice intuizione
riconosce il valore fondante dellimmaginazione, ma soprattutto sottolinea la
dimensione collettiva dellimmaginazione.
La maggiore indipendenza degli individui dai tradizionali luoghi della
prossimit nsica e culturale renoe gli stessi piu interoipenoenti, grazie all`allar-
gamento delle reti di relazioni e alladesione ad un maggior numero di comu-
nit dappartenenza, seppure fragili e cangianti. I rapporti sociali sono tirati
fuori dai contesti locali dinterazione e ristrutturati su diversi archi spazio-
temporali (Giddens 1994). Il s non determinato da sistemi simbolici esterni,
che manovrano e riducono i pensieri e le azioni dei soggetti, bens un pro-
getto simbolico che lindividuo costruisce attivamente sulla base dei materiali
simbolici a sua disposizione, materiali che lindividuo ordina in un racconto
coerente a proposito di chi egli sia un racconto sulla sua identit [] che la
maggioranza oelle persone mooincher nel tempo, utilizzanoo nuovi materiali
simbolici, vivenoo nuove esperienze e rioennenoo la propria ioentit nel corso
del suo percorso esistenziale (Thompson 1998: 293).
La centralit dei processi comunicativi nella costruzione della cittadinanza
Vi e, ounque, una relazione strettissima tra traslormazioni sociali, aumento
della complessit, affollamento dello spazio pubblico e la nuova centralit
della dimensione comunicativa, intesa in primo luogo come condivisione di
lorme oella oiscussione pubblica, il cui nne ultimo e certamente quello oi lar
fronte alle nuove esigenze e richieste di informazione, di conoscenza e di coin-
volgimento proveniente dai cittadini. Infatti, anche in Italia come in tutte le
societ contemporanee per ogni individuo diventa sempre pi indispensa-
bile e strategico acquisire inlormazioni per muoversi in una realt molto piu
densa, articolata e complessa. La comunicazione e linformazione diventano
esigenza e necessit.
Da questa particolare prospettiva, pertanto, la crescente centralit oella
comunicazione comunicazione appare la naturale conseguenza di una nuova
e pi pressante domanda sociale di informazione che affonda le sue radici nei
pi ampi processi di trasformazione che hanno investito la societ: processi
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 176
oi oiversincazione, eterogeneizzazione e inoivioualizzazione, specializzazione
e lrammentazione, oilatazione e intensincazione oei nussi comunicativi, che
hanno mooincato e ampliato lorme e mooalit oi rappresentazione oi quel
sempre pi complicato insieme di fatti, azioni, valori e convinzioni che chia-
miamo mondo. Si moltiplicano le interdipendenze tra i soggetti, aumentano
le situazioni, gli ambienti e i rapporti sociali, si dilatano le possibilit per gli
individui di accedere a nuove opportunit di esperienze sociali e culturali.
Inlatti, la gestione oi questa ricchezza esperienziale e cognitiva e la conoizione
esistenziale del nostro tempo, in cui lincertezza e il conseguente crescente
bisogno di conoscenze e informazioni sembrano essere le caratteristiche che
meglio la oenniscono.
Conoscenza e inlormazione oiventano ounque risorse primarie per l`inoi-
viduo contemporaneo:
per agire e interagire;
per muoversi e scegliere;
per decidere e partecipare;
per entrare in relazione con gli altri e con ci che ci circonda, in un mondo
che contrariamente a quanto si tenoa a pensare oillerenzia, inoivioua-
lizza, pluralizza.
In oennitiva per gestire la complessit.
Cio non signinca naturalmente che altre risorse siano irrilevanti, al con-
trario, la produzione, la distribuzione e il controllo delle informazioni sono
le chiavi dei processi sociali, rispetto a cui altre risorse diventano strumentali.
L`inlormazione e una risorsa eminentemente rinessiva ,Melucci 1999,.
I processi di differenziazione, la crescita dei livelli di scolarizzazione, lau-
mento del consumo dei media, il continuo confronto, anche solo mediato dalla
televisione o oa altri mezzi, con altre esperienze e realt tenoono, in oennitiva,
a far aumentare la consapevolezza dei propri diritti di cittadinanza, a far ma-
turare nuovi bisogni e aspettative crescenti.
Nello scenario oi questo cambiamento, ounque, si inscrive la crescente
centralit della comunicazione; nelle dinamiche e nei processi che sempre
piu connotano la oimensione oella vita sociale e oella sua qualit: risorsa per
la costruzione, attivazione e arricchimento di una nuova cittadinanza, in cui
centrale la dimensione relazionale (Donati 2000; Crossley 2001
)
. Una cit-
tadinanza che sempre pi si costruisce intersoggettivamente, trova alimento
nel mondo della vita e della sfera pubblica e soprattutto si esercita sul ter-
reno oei rapporti e oelle oinamiche sociali. La cittaoinanza qui richiamata
sottolinea lazione autonoma degli individui e al contempo risponde allin-
trinseco bisogno di relazione sociale: cittadinanza vuol dire anche possesso
di beni e risorse relazionali che permettono la partecipazione individuale
alla vita collettiva.
177 ASI NCRONI E E PECULIARIT DELLA COMUNICAZIONE I N ITALIA
Le nuove esigenze comunicative, infatti, appaiono strettamente collegate
ai oiritti oi cittaoinanza oegli inoivioui, se con questi intenoiamo la possibi-
lit oi controllare rinessivamente gli stessi processi oi lormazione oelle loro
prelerenze morali e oelle loro volont politiche ,Zolo 1992,, cioe oi pensare
con la propria testa e lare esperienze plurime e oiversincate ,Muroock 1993,
Come ci ricorda Rei (1994), la cittadinanza modellata da culture e valori
che si combinano allinterno del contesto di vita e di socializzazione dellin-
dividuo. Tale concezione della cittadinanza pone lindividuo al centro di una
rete di relazioni, rapporti, diritti e doveri da gestire attraverso un sempre pi
articolato patrimonio di conoscenze che permetta di scegliere, di decidere, di
agire. Sono queste relazioni a oennire il quaoro oelle esperienze inoiviouali e
a sviluppare consapevolezza, che soltanto permette la partecipazione, le capa-
bilities di cui parla Sen (1992).
Ma le trasformazioni della sfera pubblica e il ruolo dei media non soltanto
ampliano e trasformano, come si detto, le forme e i modi dellargomentazio-
ne, ma mooincano prolonoamente anche le interazioni e piu signincativa-
mente e complessivamente il signincato stesso oell`agire comunicativo. Un
cambiamento che agisce e retroagisce su una molteplicit di attori sociali
oltre che sull`intensit e sul signincato sociale oelle relazioni tra gli attori. Una
sfera pubblica sempre pi densa, diventa luogo di esibizione ma ancor pri-
ma oi costruzione oa parte oi quanti la abitano- oi lorme oi riconoscimento
basate sulla messa a punto e sulla visibilit della propria reputazione (Sorren-
tino 2008: 69-70).
In oennitiva, l`accresciuto livello oella complessit sociale, i prolonoi pro-
cessi di differenziazione e specializzazione, la moltiplicazione dei soggetti
e non ultimo lampliamento dei temi della discussione pubblica hanno
fatto emergere la necessit per ogni soggetto di costruirsi un irrinunciabile
ruolo pubblico, una pi chiara delimitazione delle proprie funzioni, nonch
l`esigenza oi allermare il proprio campo oi intervento e l`elncacia oella pro-
pria azione, innne, l`opportunit oi rallorzare un processo oi ioentincazione
simbolica, costruendo, promuovendo e rendendo visibile la propria identit
e la propria immagine. Labilit comunicativa diventa, pertanto, una risorsa
negoziale attraverso cui oennire il rapporto con il contesto, allermare e valo-
rizzare l`ioentit, costruire riconoscimento e visibilit pubblica. E in questo
scenario che si inscrive la crescente centralit della dimensione comunicativa
come esigenza, intenzionalit, interesse e opportunit.
La oennizione oi una slera pubblica in cui si aooensano attori e temi, non-
ch argomenti e posizioni che la abitano (Privitera 2002), pone a ogni soggetto
(individuale o collettivo che sia) lesigenza di costruirsi un irrinunciabile ruolo
pubblico coerente e articolatamente diffuso, attraverso una strategia comu-
nicativa basata su di unidentit che sappia dialogare e imporsi nel pi ricco
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 178
nusso comunicativo. In questo mutato quaoro, l`abilit comunicativa oiventa
una risorsa negoziale attraverso cui oennire il rapporto con il contesto, costru-
ire riconoscimento, legittimazione e visibilit pubblica.
Comunicare, essere visibile, larsi veoere e larsi conoscere rinviano, ounque,
a questioni rilevanti e tutt`altro che marginali o supernue: ioentit e riconosci-
mento, allermazione e legittimazione, noucia e reputazione.
Dunque, la crescita e la centralit sociale oella comunicazione non e il lrut-
to di una tendenza inarrestabile per molti moda a rendersi visibili, in una
societ dove se non si comunica, o ancora meglio, se non si appare e non si ha
accesso ai meoia, non si esiste. La sua crescita e nnanche la sua egemonia la
piuttosto esplicitamente riferimento alla centralit della dimensione relazionale
nelle societ contemporanee, ovvero allesigenza di conoscere il contesto socia-
le in cui si opera, oi attivare relazioni con chi abita quel contesto, oi costruire
ioentit interagenoo con l`ambiente esterno e, innne, oi gestire la ricchezza oei
nussi comunicativi che si sviluppano e alimentano nella slera pubblica.
Il livello oi consapevolezza oi questi processi e molto oissimile a seconoa
degli ambienti. Le organizzazioni imprenditoriali, che da pi tempo hanno
dovuto sviluppare logiche comunicative che sapessero interagire con una va-
riet di interlocutori, per gestire mercati complessi e competitivi, hanno elabo-
rato e attuato azioni comunicative piu ralnnate e strategiche, al contrario, nel
campo della comunicazione politica, e pi in generale della comunicazione
pubblica, troppo a lungo si ritenuto, e nel nostro Paese in larghi strati ancora
si ritiene, che la comunicazione abbia prevalentemente a che fare con aspetti
tecnici, utili per creare unintensa e vigorosa attenzione nel breve periodo, per
apparire ad ogni costo (Solito 2010).
I limiti dellingombrante centralit dei media
I processi qui oelineati e le specincit oel contesto italiano spiegano i motivi
per cui i media hanno assunto una centralit sociale sempre pi evidente, per-
oenoo progressivamente quella conoizione ancillare alla politica ,Woll 199o,
Bechelloni 2001, e comunque seconoaria rispetto ao altre lorme oi trasmissio-
ne delle conoscenze e di costruzione del discorso pubblico.
Ma - ancora una volta nel percorso italiano ritorna la ricordata asincro-
nia. Il ritaroo e la rapioit con cui quest`evoluzione si e realizzata ha inlatti
comportato una rinessione meno articolata e approlonoita oi quanto non sia
avvenuto altrove sui signincati e sulle conseguenze attribuibili alle evoluzioni
del sistema mediale.
Si equivoca come si ricoroava all`inizio oi questo lavoro anche sul co-
siddetto processo di mediatizzazione della realt, descritto come spettacolariz-
179 ASI NCRONI E E PECULIARIT DELLA COMUNICAZIONE I N ITALIA
zazione, perch continua a permanere la concezione dei media come luogo
desposizione delleccezionale.
Ma la mediatizzazione della realt unaltra cosa. Indica la maggiore per-
meabilit creatasi fra ambiente reale e ambiente mediale. Lampliamento del-
lo spazio sociale rappresentato dai media, cio del numero di fatti e opinioni
presenti sui media e veicolati da un maggior numero di soggetti sociali che
hanno accesso ai media, ha favorito il superamento dei monopoli informativi,
permettendo lingresso di ognuno di noi in tanti ambiti discorsivi, per farci
una nostra ioea, per lare esperienze plurime e oiversincate oelle cose oella vita
e del mondo.
I media allargano il nostro sguardo, ampliano la conoscenza dellalterit.
Il monoo entra in casa, un`altra espressione ricorrente quanoo parliamo
oei meoia oensa oi signincati. S`attenuano le oicotomie prossimitalteri-
t (Thompson 1998; Tomlinson 2001), pubblico/privato (Meyrowitz 1993),
per non parlare oelle rioennizioni oi spazio e tempo, come oimostrano tanti
aspetti oella nostra vita quotioiana: oai rapporti lra le generazioni a quelle lra
i sessi, oalla quotioianizzazione oei rapporti con l`autorit a quella che elnca-
cemente e stata oennita la traslormazione oella nostra personale intimit.
Meoiatizzazione oella realt non vuol oire, quinoi, che la realt oeve in-
seguire lo spettacolo oei meoia, quanto piuttosto che i meoia hanno lavorito
unaccelerazione della nostra immaginazione, diventando uno strumento co-
noscitivo eo esperenziale molto piu rilevante che nel passato, quanoo si limita-
vano a fare da contrappunto alla realt con i loro racconti delle eccezionalit.
Tali considerazioni fanno emergere e rafforzano la natura intrinsecamen-
te interpretativa del lavoro dei e nei media, che richiede evidentemente una
maggiore assunzione di responsabilit da parte di tutti coloro che vi lavorano.
Una responsabilit che non puo limitarsi piu a quella oi una buona, onesta,
accurata, verincata oescrizione, ma oeve lar leva su competenze interpre-
tative, capacit di lettura dei contesti e articolazione delle differenze, nella
duplice e interrelata consapevolezza che ogni produzione di conoscenza
attribuzione oi signincato e che sempre piu i meoia e la comunicazione in
generale sono dimensioni essenziali del nostro ambiente e del nostro modo
di vita (Ward 2004).
La responsabilit basata sulla completezza oescrittiva oire tutto quello
che si sa, come si sa, se adeguatamente controllato pu e deve essere sosti-
tuita da una roooilito rifi.o, consapevole dellinevitabile carattere rico-
struttivo, oiscorsivo e quinoi oistorsivo oella comunicazione, cos come oella
parzialit di ogni sguardo.
Ma per realizzare tutto questo i meoia hanno bisogno o`interloquire con
altri spazi sociali dove si possano meglio articolare modi e forme dellargomen-
tazione, al riparo dalle ineludibili esigenze di velocizzazione, attualizzazione
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 180
e commercializzazione proprie delle logiche mediali (Sorrentino 2008). Tali
luoghi stentano a emergere nel nostro Paese per lasincronica e caotica rapidit
con la quale i meoia si sono sostituiti negli ultimi venti anni alla centralit oei
partiti, senza che si solioincassero altri luoghi e lorme oel oiscorso pubblico.
Fer tale motivo in Italia appare con maggior vigore quella prepotenza oei
media sempre pi contestata dallopinione pubblica mondiale che piega
ogni analisi e rinessione in qualsiasi campo alle loro logiche, ai loro tempi e,
pertanto, a un`inevitabile ma a volte mortincante semplincazione.
Si avverte, cos, una sorta oi schizolrenia nel rapporto con i meoia: ci noia-
mo sempre meno oi loro, ma non possiamo che alnoarci alla loro ricostruzione
della realt.
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Partiti, leadership e consenso agli albori del social
networking (2005-2010): il caso italiano
Luca Mori
O.r t/ lot fo ,or, liti.ol .ooooi.otio /o fo.c croti. ./oo io t/ ocio looc.o. T/i
or xooio, t/ro/ t/ Itolioo .o, t/ orolll .lotio f ocio looc.o ooc liti.ol .ooo-
oi.otio, f.oio o /o orti ooc liti.ioo /o. tric t ior. t/ir ot/c f .tr .oto.t`, o,
rcioio locr/i, .rotio .irtool .ooooiti`, ooc ottotio t ooili ortr io rcr t
t ooc ooiotoio .tr`or.ol. T/ Itolioo .o i iotrtio o.oo f it xtro .ocitio: o/il o
ocio t,.o /o oo t/ ot iofootiol liti.ol locr io. oorl, toot, ,or, t/ liti.ol o.oot
oro orooc B Crill` ol t roc, t roo io Corol El.tio.
Levoluzione delle piattaforme mediali e il suo impatto sulla comunicazione
politica
Le dinamiche evolutive dei mezzi di comunicazione sono complesse: la com-
parsa di un nuovo medium generalmente oetermina non l`abbanoono oi quelli
precedenti, bens trasformazioni reciprocamente indotte, integrazioni o ricon-
ngurazioni oelle abituoini o`utilizzo. Guaroanoo alla storia oel Novecento,
ci palese se consideriamo la stampa, la radio, il cinema e la televisione. La
svolta epocale a cui abbiamo assistito a partire oagli anni Novanta e, per quel
che qui interessa, a partire oal 200, ha sollevato nuovi quesiti sulla natura
della trasformazione mediale in atto e sui suoi possibili esiti, a medio e lungo
termine: come in occasione di altri passaggi, si subito avvertito un impatto
sul piano della comunicazione politica e sulle pratiche che con la dimensione
del politico in vario modo sintrecciano.
La portata dei mutamenti in corso pu essere introdotta confrontando due
eventi emblematici del 2007 e del 1960. Il 23 luglio 2007 i candidati alla no-
mination per il Partito Democratico, Barack Obama e Hillary Clinton, si sono
confrontati in un dibattito trasmesso contemporaneamente su YouTube e Cnn,
a partire da una selezione di video-domande inviate dai cittadini. Molti com-
mentatori hanno associato levento al confronto per le elezioni presidenziali
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 184
tra Kennedy e Nixon del 1960, il primo ad essere trasmesso in diretta televisi-
va. Al riguardo, riprendendo lidea esposta da Marshall McLuhan in uninter-
vista del 1969, nel 1977 Schwartzenberg notava che senza la televisione Nixon
non sarebbe oiventato vicepresioente nel 192 e non sarebbe stato sconntto
da Kennedy alle elezioni presidenziali del 1960 (Schwartzenberg 1980). In
Italia, dove il 1960 fu altrettanto decisivo per la storia della telepolitica, con
la trasmissione Tribuna elettorale e linaugurazione delle tribune politiche,
gi nel 1968 Braga profetizzava la possibilit di una futura selezione del leader
per telegenia: si potranno lormare gruppi oi potere, oei quali il volto sar
fornito dal personaggio pi telegenico, mentre dietro ad esso agiranno dei
sinoacati oi cervelli ,Braga 19o8: 23,. Una conlerma letterale oi questa
previsione la troviamo piu oi trent`anni oopo, in Taguiell ,2003: 27,, quanoo
scrive che per affermarsi, il leader dotato di attrattiva deve poter accedere
allo strumento televisivo, oimostrare le sue qualit oi attore telegenico.
Dilncile oire quanto la televisione abbia risentito oella e contribuito alla
trasformazione di dinamiche osservate e descritte a partire dagli anni Cin-
quanta: l`aggiornamento oelle tecniche oella propaganoa e l`applicazione oel-
le strategie pubblicitarie alla comunicazione politica, levoluzione dei modelli
oi partito nno ai cosiooetti partiti pigliatutto ,Kirchheimer 19oo,, la spetta-
colarizzazione (Debord 1967), la personalizzazione dei partiti e delle campa-
gne elettorali e, a partire dagli anni Ottanta, il clima di campagna permanen-
te (Blumenthal 1980). Tali dinamiche esistono tuttora, ma a partire dal 2005,
preso qui come anno emblematico oella svolta oel Web 2.0, sono entrate in
uno spazio mediale differente, per cos dire a pi dimensioni. Piattaforme,
strumenti e applicazioni del Web 2.0 hanno reso possibili nuove pratiche di
condivisione e di co-produzione di contenuti da parte degli utenti: Facebook,
YouTube, Flickr, Twitter e gli altri fornitori di spazi e strumenti gratuiti per il
social networking non offrono contenuti, ma cornici (frames) in cui possibile
far circolare e commentare notizie e contenuti multimediali in vario modo
proootti e mooincati. Tali cornici oanno al tempo stesso ineoite opportunit e
vincoli allinterazione: pur suscitando periodicamente discussioni sulla tutela
della ri.o., e sull`utilizzo oietro le quinte oei oati scambiati oagli utenti, le
nuove piattalorme meoiali hanno reso possibile quella che Manuel Castells
,2010, suggerisce oi oennire autocomunicazione oi massa ,mass self-communi-
cation), una comunicazione di massa su contenuti non mediati e non necessa-
riamente prodotti da emittenti privilegiati o da oligopoli di emittenti. Anche
in campo politico, le piattaforme mediali interattive navigabili da computer,
cellulari, smartphone ed altri supporti stanno lentamente rivoluzionando la
fruizione dellinformazione e il modo di comunicare (Cacciotto 2011: 130),
anzitutto nelle quattro attivit oell`inlormare, oel coinvolgere, oel connettere
e del mobilitare (Foot, Schneider 2006) e poi, pi in generale, nel rendere
185 PARTITI , LEADERSHI P E CONSENSO
possibile uninedita versatilit del linking tra persone ed informazioni (Medvic
2009). Tutto ci rafforza limpressione di una terza era della comunicazione
politica ,Blumler e Kavanagh 1999,, che alcuni oenniscono postmooerna
(Norris 2000) dopo due fasi che vanno rispettivamente dagli anni Venti agli
anni Cinquanta e oal seconoo oopoguerra agli anni Ottanta caratterizzata
oalla oiversincazione centriluga ,Blumler e Kavanagh 1999, oei nussi oi una
comunicazione che devessere pensata come multicanale e multipiattaforma.
Siamo cos ben oltre quello che si poteva immaginare sul nnire oegli anni
Ottanta, quanoo nuove tecnologie oi data processing e delle telecomunicazioni
ispirarono visioni profetiche come la seguente: Si tratta di una rivoluzione
per cui la comunicazione sar altamente personalizzata ed interattiva per un
pubblico consapevole (Smith 1987: 17). Si immaginava di conseguenza che
la possibilit di reagire alle informazioni ricevute avrebbe consentito ai cit-
tadini una maggiore indipendenza di giudizio.
Personalizzazione dei partiti e delle campagne elettorali: una mutazione recente?
Manuel Castells ha sintetizzato elncacemente una oelle tenoenze piu evioen-
ti della politica contemporanea con lenunciato il politico il messaggio.
Ottantanni prima di Castells, peraltro, Bernays notava che la personalit
al centro dellattuale vita politica (1928; tr. it. 2008: 108), mentre negli anni
della seconda guerra mondiale Ernst Cassirer associava la comparsa del po-
tere oel pensiero mitico a quella oi un uomo politico chiamato a svolgere
la funzione di homo magus e di homo faber, al tempo stesso mago e uomo del
lare, osservanoo che tanto i nuovi miti quanto i politici oeputati a larsene
carico potevano essere per cos dire fabbricati da abili artigiani (Cassirer
1946). Risalendo ben oltre Margaret Thatcher, Franois Mitterand, Ronald
Reagan e gli ormai innumerevoli politici che ricorrono ai servizi delle agenzie
pubblicitarie e dei professionisti del marketing, facendo della propria imma-
gine costruita a tavolino una leva competitiva (Scammell 1995; Cattaneo,
Zanetto 2003, Campus 2008,, si puo oire che quello oella personalizzazione
della comunicazione dei partiti e delle campagne elettorali non un fenome-
no recente, ma levoluzione dei mass media sembra averlo reso sistemico e
ounque ineluttabile nelle oemocrazie contemporanee. Seconoo Colin Crouch
(2003), ad esempio, la crescente personalizzazione della politica elettorale
un tratto caratteristico della tco.roio. Non si pu parlare, per, di potere
carismatico in senso stretto, perch, come osserva Sennett (2006: 360), il po-
litico in questo caso e |...| un oivo: accuratamente conlezionato, sottoesposto
e schietto nei sentimenti, domina su un regno in cui nulla cambia sostanzial-
mente nnche non si giunge a una crisi insolubile. Semplincanoo, potremmo
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 186
dire che un contrassegno tipico della personalizzazione della comunicazione
politica sta nel latto che la biograna oel leader o il leader come personaggio di-
ventano almeno tanto importanti quanto il programma e la storia oel partito.
In Italia possiamo considerare sintomo della crescente personalizzazione della
comunicazione politica lintroduzione dei cognomi dei principali candidati sui
simboli dei relativi partiti. Marco Pannella lo fece nel 1992 (Lista Marco Pan-
nella), primo lungimirante inventore dei partiti personali (Bobbio 2008: 63;
Calise 1994; Calise 2010
2
; Fabbrini 1994), a cui seguirono, tra 1994 e 2008,
Segni, Pannella-Sgarbi, Dini, Berlusconi, Rutelli, Di Pietro, Pannella-Bonino,
Fini, Casini, Mastella, Mussolini, Veltroni, Bossi. Il 2001 fu un anno parti-
colarmente signincativo perche Berlusconi incentro su oi se e sulla propria
biograna la campagna elettorale, mentre Irancesco Rutelli si rivolse al guru oi
Bill Clinton, Stanley Greenberg, per curare la propria immagine.
Una mossa in senso opposto e quella annunciata il 22 maggio 2010 oa Ier-
dinando Casini, leader dellUDC: discutendo lipotesi di un Portit cllo `oio,
Casini afferm che avrebbe tolto il suo cognome dal simbolo perch non credo
ai personalismi. Pu trattarsi di una considerazione suggerita da una precisa
strategia di marketing, che tuttavia non condivisa da altri: nel simbolo di Futu-
ro e Libert per lItalia (FLI), presentato nel mese di novembre 2010, il cognome
oel leaoer Iini campeggia con caratteri piu granoi oi quelli oel nome oel partito.
Tutti i modelli del marketing politico convergono nel sostenere che limma-
gine oel canoioato e la sua posizione su specinci temi ,issues) siano elementi cru-
ciali per la formazione delle decisioni di voto. Negli anni della politica pop
,Mazzoleni, Slaroini 2009,, la televisione rimane il mezzo che piu innuenza
culturalmente le famiglie e, nella maggioranza dei casi, lunico strumento cul-
turale presente nellambiente domestico resta la televisione (Ginsborg 2006:
63). Si deve peraltro prestare attenzione al fatto che, col tempo, mutano gli stili
e i format della presenza politica in televisione, nonch i modi in cui potere
politico ed economico interagiscono col potere mediatico. Lera del Web 2.0
gi iniziata, ma la televisione mantiene evidentemente la sua tradizionale
centralit nel dare al politico, se non altro, la massima visibilit. partecipan-
do al reality show condotto da Simona Ventura, lIlo ci Fooi, che Vladimir
Luxuria ha suscitato lammirazione del segretario del Partito della Rifonda-
zione Comunista, Ferrero, e di Lioroio, nno a guaoagnarsi un paragone
con Obama ed una prospettiva di candidatura alle elezioni europee. Il 26
novembre 2008 nella prima pagina di Lioroio Luxuria assicur: No, non
usero in politica il consenso conquistato in Tv. Si potrebbe chiosare l`episo-
dio interpretandolo come passaggio dal mito della presa del Palazzo dInverno
a quello oella presa oel Falazzo oello Spettacolo.
Per tornare agli effetti del Web 2.0 sulla comunicazione politica, lambito
pi studiato ad oggi riguarda il mutamento dimpostazione delle campagne
187 PARTITI , LEADERSHI P E CONSENSO
elettorali (Panagopoulos 2009), ma alcuni politici in cerca di un posizionamen-
to piu articolato oi quello che la televisione puo ollrire si sono impegnati a le-
gittimare la propria leadership personale con la presenza e le iniziative online.
Social networking istituzionale
Il 31 dicembre 2009 stato inaugurato il canale YouTube della Presidenza
della Repubblica
1
. Uno dei fondatori del sito di .ic-/orio, Chud Hurley,
ha commentato liniziativa dichiarandosi soddisfatto per lutilizzo di YouTube
come eccezionale strumento per promuovere democrazia e dialogo tra citta-
dini e istituzioni (Sgherza 2009). Ovviamente Hurley non si soffermato sui
dettagli: se tuttavia guardiamo alla lettera di saluto con cui Giorgio Napolita-
no presenta liniziativa e la confrontiamo con lutilizzo effettivo del canale,
possibile cogliere alcuni equivoci ricorrenti nella retorica circa il rapporto tra
Web 2.0 e sfera politica. Napolitano elogia lutilizzo delle nuove tecnologie
per promuovere e favorire un rapporto sempre pi stretto e trasparente con
i cittadini e pensa ad uno spazio per costruire, insieme, occasioni di parte-
cipazione alla vita oemocratica. Fer quanto riguaroa il primo punto, si puo
osservare che il canale oi YouTube non ollre nulla oi piu oi quanto gi oisponi-
bile nella sezione vioeo oel sito ulnciale oella Fresioenza oella Repubblica
2
; il
secondo punto invece smentito dalla disabilitazione della funzione aggiungi
un commento, che uno dei cardini interattivi della piattaforma e delleffet-
tiva possibilit oi comunicazione bioirezionale. Si puo intuire la oilnoenza nei
confronti dei commenti in un canale istituzionale: nel frattempo, tuttavia, altri
utenti caricano vioeo con i messaggi oi nne o`anno oel Fresioente, renoenooli
commentabili. In che senso e dove ha luogo la partecipazione?
Il canale della Camera dei deputati
3
, inaugurato da Gianfranco Fini nel
febbraio 2009, presenta limiti analoghi: col passare del tempo, le visite sono
sensibilmente calate, traoenoo l`esistenza oi un elletto annuncio e la oilncol-
t nel gestire in modo coinvolgente linterazione con i cittadini.
Tra i canali politici italiani di YouTube che consentono i commenti ci
sono quello oella Regione Lombaroia e quello oel ministro Maria Stella
Gelmini: due canali a met strada tra sito istituzionale e personale. Il pri-
mo
4
, pochi giorni prima di Natale 2009, stato inaugurato con un video del
presidente Formigoni, che si dichiara a disposizione per rispondere alle vi-
1
www.youtube.com/presidenzarepubblica.
2
www.quirinale.it.
3
www.youtube.com/user/cameradeideputati; cfr. http://video.camera.it.
4
www.youtube.com/user/regionelombardia.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 188
deo domande dei cittadini lombardi sui temi di loro interesse. Il canale del
ministro Gelmini (Ministero dellIstruzione, dellUniversit e della Ricerca)
5

fu lanciato circa un anno prima, il 3 dicembre 2008, con grande copertu-
ra mediatica: nei 27 secondi del video di presentazione, il canale YouTube
viene proposto come luogo in cui confrontarsi e fare cose insieme. Nel cor-
so del primo anno, tuttavia, sono stati caricati otto video, con andamento
chiaramente decrescente: 2 nel dicembre 2008 e, nel 2009, 3 a gennaio, 1 a
febbraio, 1 ad aprile, 1 a giugno. Situazione analoga, se non peggiore, per
il canale della Regione Lombardia: esso prevede che i cittadini possano fare
lupload di video con domande al presidente, ma nei primi nove mesi, da di-
cembre 2009 ad agosto 2010, sono stati caricati 6 video di cittadini, tutti tra
gennaio e febbraio.
Si deve poi rilevare che la distinzione tra piano istituzionale e politico non
sempre e chiara. Emblematico al riguaroo il caso oel settembre 2009, quan-
do il ministro Renato Brunetta reag ad un articolo de LEspresso, che aveva
denunciato come bluff lannuncio degli esiti positivi della campagna contro i
fannulloni, facendo sostituire la home page del Ministero per la pubblica ammi-
nistrazione e linnovazione
6
con una pagina dedicata al bluff de LEspresso,
mettendo a disposizione un documento pdf contenente una replica punto per
punto alle obiezioni ricevute. Fer quanto si rilerisca ao un caso limite, l`esem-
pio illustra la possibilit che un politico ricorra ai canali della comunicazione
istituzionale per veicolare messaggi di natura non propriamente istituzionale.
Stabilire un connne, in casi meno clamorosi oel preceoente, puo essere que-
stione di sottili interpretazioni.
Canali personali di social networking
Il viso sorridente e ringiovanito di Silvio Berlusconi campeggia sul sito del
PDL, ma il fatto che il fondatore di Forza Italia e del Popolo della libert sia
e resti un leader televisivo lo dimostrano i tentennamenti nellapertura di un
pronlo Iacebook ulnciale e, soprattutto, la realizzazione oi un singolare sito
personale
7
, che richiede una registrazione per accedere a contenuti e discus-
sioni. Generalmente una simile barriera allingresso non viene utilizzata ed
ritenuta sconsigliabile per i politici che mirano al coinvolgimento di un gran
numero di cittadini nelle proprie attivit di social networking.
5
www.youtube.com/user/mariastellagelmini.
6
www.innovazione.gov.it.
7
www.forzasilvio.it: il link al sito in bella evidenza nella home page di www.ilpopolodellaliberta.it/.
189 PARTITI , LEADERSHI P E CONSENSO
Alcuni politici, probabilmente consapevoli di rivolgersi ad un target di
elettori particolarmente attivi online, si sono evidentemente dotati di uno staff
impegnato costantemente nellaggiornamento dei propri siti personali: la pre-
senza online richiede infatti la costruzione di un sito principale a dominio fa-
cilmente riconoscibile ,ao esempio, nome e cognome oel politico in questione,
e l`attivazione oi una ragnatela oi pronli sulle principali piattalorme oi social
networking (gli irrinunciabili sembrano essere, al momento, Facebook e You-
Tube, seguiti da Flickr e Twitter).
Tra i politici pi attivi online c Antonio Di Pietro
8
, che ha saputo posizio-
narsi come il pi intransigente e polemico avversario di Berlusconi. Di Pietro
ha caricato il primo video su YouTube il 19 dicembre 2006 come ministro del
governo oi centro-sinistra guioato oa Romano Frooi e, oa allora a nne 2010,
il canale ha raccolto oltre 1.500 video commentabili, con oltre 10.000 iscritti.
La costanza nell`aggiornamento sembra ounque premiare.
Nellarea di sinistra, Nichi Vendola si distingue per loriginalit di alcune
iniziative: leader del movimento Sinistra ecologia e libert, capace di trovare
consenso anche tra gli elettori del PD, nellautunno 2010 ha raggiunto i 250.000
like su Facebook
9
. Una delle sue iniziative seguite con pi interesse, anche dagli
strateghi del centro-destra, denominata Le fabbriche di Nichi
10
, progetto pensa-
to per dare continuit alla mobilitazione a suo favore nata in occasione delle
elezioni regionali in Puglia, favorendo la nascita e laggregazione di comunit
locali in varie parti dItalia e non solo. Dal sito personale di Vendola si accede
alla pagina Volontari per Nichi, dove sono visualizzabili nomi, competenze,
indirizzi, contatti e-mail e spesso persino il numero di cellulare di coloro che
danno la disponibilit ad attivarsi per iniziative collegate a Vendola.
Altri politici, in modo pi o meno ricco e accorto a seconda delle agenzie
di comunicazione che li supportano, hanno attivato canali e adottato stru-
menti del Web 2.0 per promuovere la propria immagine in rete. Scendendo
oal livello oella competizione politica nazionale a quella comunale aumentano
le iniziative fai da te ed i casi di studio si moltiplicano, arrivando periodi-
camente ai quotioiani locali e nazionali. Interessante il caso oel 12 novembre
2010, riportato e commentato dal Crrir frotio: Facebook diventato il
luogo di uno scambio di battute tra il sindaco di Firenze Matteo Renzi (PD) e
il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi (PD) a proposito dei lavori
8
www.youtube.com/user/IDVstaff. Si noti che il canale, sostanzialmente dedicato ad Antonio
Di Pietro, ha come denominazione Italia Dei Valori Staff. Regolarmente aggiornato anche
il blog www.antoniodipietro.it.
9
www.youtube.com/user/NichiVendola. Il sito www.nichivendola.it mette in evidenza le ico-
ne ai pronli Iacebook, YouTube, Twitter, Ilickr e i leeo rss.
10
http://fabbrica.nichivendola.it.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 190
per la linea Alta Velocit. Una nota di commento sollevava il problema del
connne tra pubblico e privato nell`utilizzo oei social network, poich lo status
di Matteo Renzi molto preoccupato per i dati relativi allAlta Velocit era
visibile soltanto agli amici, pur essenoo questione oi pubblico interesse
11
.
Tra i casi rari, almeno per ora, c`e quello oi una canoioatura politica nata
grazie al Web 2.0. Risale al marzo 2009 lintervento di una giovane ragazza,
nno ao allora sconosciuta sulla scena nazionale, all`Associazione Nazionale
dei Circoli del Partito Democratico. La giovane Debora Serracchiani, premet-
tendo di averne una per tutti, dichiar la propria impressione sul fatto che
lappartenenza al partito fosse sentita molto pi dalla base che dai dirigenti e
critic una serie di scelte comunicative e politiche del PD. Il video dellinterven-
to, caricato su YouTube, arriv a superare le 100.000 visite. Della Serracchia-
ni si inizio a parlare sui quotioiani e in televisione. Dario Iranceschini, allora
segretario del PD, decise di sostenerne la candidatura alle elezioni del giugno
2009 e la giovane fu eletta europarlamentare con oltre 100.000 preferenze, un
numero vicino a quello oei contatti su YouTube. Tutti ne parlarono come oi un
volto nuovo, emerso anche grazie alla dinamica della rete. Il suo blog
12
, pron-
tamente allestito e legato inizialmente alla campagna elettorale per le elezioni
europee, lu tra i piu originali tra quelli politici. La metalora oella casa, esplicita
nel dominio del sito, era ripresa dalla home page: visitare il blog era come entrare
nella casa virtuale della candidata, con stanze a tema e spazi in cui esprimere
ioee. Durante quella stessa campagna elettorale, la canoioata oell`Itolio ci .olri
Marylin Fusco si fece seguire come in un reality show, aggiornando costante-
mente i suoi pronli online. Il progetto T/ Rol Pliti. Li. ouro nno alle elezioni,
i pronli oella canoioata su Twitter e YouTube subirono un tracollo oegli aggior-
namenti dopo le elezioni, confermando un trend molto comune.
Partiti, movimenti e community management: il Web 2.0 come cuneo negli oligopoli
mediatici
Nel suo signincato piu pregnante, meoiatizzazione oella vita politica signin-
ca che i mass media, tra cui principalmente la televisione, hanno progressiva-
mente sostituito i partiti (1) nel selezionare la classe politica, (2) nel mobilitare
l`elettorato e ,3, nel oennire i programmi ,Fatterson 1980, Graber 198!, Meny,
11
Matteo Renzi, come sindaco di Firenze, ha un sito personale ricco di contenuti multimediali
e di risorse Web 2.0. Si noti il dominio, www.avisoaperto.it, che non fa riferimento a nome e
cognome del politico. Enrico Rossi ha due siti: www.enricorossi.info e il pi curato www.enri-
corossipresidente.it.
12
www.casaserracchiani.com.
191 PARTITI , LEADERSHI P E CONSENSO
Surel 2001,. I casi esaminati in preceoenza e quelli seguenti attestano che il
Web 2.0 pu a sua volta intervenire sui tre piani.
Generalmente i partiti gestiscono la presenza in rete oscillando tra due ap-
procci diametralmente opposti: la polarizzazione del discorso attorno al leader
e la restituzione di spazio al dialogo con la base elettorale, gli iscritti, i fans,
i simpatizzanti, gli incerti. Siti sempre pi complessi e, pi spesso, vere
e proprie reti di siti, con collegamenti a spazi appositamente allestiti sulle
principali piattaforme di social networking, tentano una specie oi quaoratura oel
cerchio, combinando la personalizzazione della comunicazione del partito,
incentrata sulla ngura oel leaoer, e la personalizzazione che l`elettore ormai si
aspetta per s, essendo invitato ad esprimersi in prima persona e a mobilitarsi.
Trasformandosi in piattaforme multimediali interattive, i siti diventano termi-
nali di una vera e propria attivit di community management, che talvolta sembra
tenoere a quella che per le azienoe e la lormula evoluta oel customer relationship
management. Anche in considerazione dellesigenza di doppia personalizzazio-
ne, riferita al leader e al singolo elettore, i siti offrono possibilit di naviga-
zione personalizzata, dagli slogan in formato banner alla documentazione pi
complessa sulle varie iniziative.
Limitandoci a considerare casi limite particolarmente rappresentativi di
tenoenze e oinamiche possibili, ricoroiamo anzitutto cio che accaooe quanoo
il comico Beppe Grillo
13
, il 12 luglio 2009, undici giorni prima della scaden-
za per la presentazione delle candidature alle primarie del PD, annunci sul
proprio blog la volont oi canoioarsi. La reazione oei lrequentatori oel blog
fu immediata e consistente: mentre cera chi chiedeva pi interazione ed au-
spicava in tal senso lapertura di una chat e mentre la notizia si diffondeva su
Facebook, il post della candidatura super i 1.200 commenti dopo le prime
sei ore, 1.800 dopo otto ore, oltre 2.000 dopo nove ore, con un ritmo costante
di circa 200 commenti lora, in un pomeriggio domenicale. Il social network del
PD
14
reag a partire da luned 13 luglio, ma sia nel numero dei post arrivati
che in quello oei commenti si era ben lontani oal blog oi Grillo. Ritenenoo
che soltanto chi era in linea con il progetto del PD potesse iscriversi al partito,
per oimostrare che Grillo non risponoeva al requisito, un blogger si appello
a Google facendo notare che sul motore di ricerca si trovavano circa 85.000
risultati per la chiave Beppe Grillo attacca il PD.
In seguito, con il comunicato numero ventiquattro oel primo agosto, Grillo
annunci sul blog la nascita di un nuovo movimento politico per le elezioni
13
www.beppegrillo.it.
14
http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it: lindirizzo del PD network, che con-
sente di aprire un blog, di seguire lagenda, di partecipare a discussioni per gruppi. Altri siti:
http://www.partitodemocratico.it e http://youdem.tv.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 192
regionali. Suscitando la discussione tra chi ne sottolinea il populismo e chi ne
mette in evidenza la caratteristica di stimolo a nuove forme di iniziativa politica,
la formula del blog di Grillo comporta la centralit dei messaggi postati dallau-
tore, ma lascia spazio allinterattivit, che si manifesta soprattutto nei gruppi
locali dei fan organizzati mediante i cosiddetti Meetup, che opererebbero in au-
tonomia dal leader, secondo unindagine di Enrico Maria Milic per SWG
15
.
Con un nuovo comunicato politico, il primo agosto 2010 Beppe Grillo ha
annunciato che il suo Movimento 5 Stelle si candider alle prossime elezioni
politiche su scala nazionale. Sarebbe il primo caso di un movimento (un non-
partito, nelle intenzioni del fondatore) coltivato, nato e coordinato online.
Un altro caso del 2009 mostra che, grazie al Web 2.0, potrebbero formarsi
comunit temporanee tenute insieme dal riferimento a particolari obiettivi: la
manifestazione No B Day oel oicembre 2009 nacque oa un gruppo creato su
Facebook, arrivato a superare le 250.000 adesioni senza passare inizialmente
da alcun grande hub della rete, attirando su di s, di conseguenza, lattenzione
dei mass media.
Discutendo in generale delle opportunit offerte dal Web 2.0 ai partiti e al
community management, si pu notare che grazie al social networking sembra potersi
riaprire la partita per lagenda building, funzione tradizionalmente associata ai
mezzi di comunicazione di massa. Un caso interessante riguarda il modo in
cui Gianfranco Fini ha gestito luscita dal PDL e il lancio del nuovo gruppo
parlamentare Futuro e Libert per lItalia. Mentre il 10 agosto i parlamentari
vicini a Fini accusarono il PDL e Berlusconi di agire attraverso manganel-
late mediatiche, e mentre Gianfranco Fini fu fatto bersaglio di uninchiesta
scandalistica de Il Cirool e di Libero (giornali riconducibili alla propriet di
Berlusconi), il magazine online della fondazione di Fini FareFuturo scrisse senza
mezzi termini che il berlusconismo si basa su killeraggio, slogan e editti
16
.
15
Si veda sul sito www.swg.it (08/2008), dove disponibile il testo dellindagine in formato
Aoobe FDI. Sulla questione, veoi il breve ma lucioo cenno in Iormenti ,2008: XXIV,.
16
See www.farefuturofondazione.it, www.ffwebmagazine.it, www.generazioneitalia.it. Il nuovo
sito di Futuro e Libert per lItalia (www.futuroeliberta.com) propone nel menu principale il
Manifesto, la presentazione del movimento, lelenco degli amici e larea download. C una
sezione partecipa anche tu, che invita a sottoscrivere il manifesto, la newsletter e a condivi-
dere i materiali. Come di consueto, le piattaforme di social networking in bella evidenza sono
YouTube, Facebook e Twitter. In secondo piano, Flickr. Seguendo la logica della personalizza-
zione rivolta al singolo elettore, c una sezione Dillo a Fini. Gianfranco Fini, al momento del
lancio oi Iuturo e Libert, non ha un sito personale ulnciale, in rete esiste ancora una vecchia
pagina biogranca legata al sito oi Alleanza Nazionale ,www.alleanzanazionale.itIini.aspx,,
mentre uno oegli esponenti politici piu in vista tra i cosiooetti nniani`, Italo Bocchino, ha un
suo blog fortemente associato, nella combinazione dei colori, al sito e al simbolo di Futuro e
Libert: www.italobocchino.com.
193 PARTITI , LEADERSHI P E CONSENSO
Tale oenuncia ebbe risalto sui quotioiani e in alcuni telegiornali. Anche il
discorso di Mirabello con cui Gianfranco Fini, il 5 settembre 2010, annunci
unilateralmente la nne oel FDL, lu pensato per essere trasmesso via Web e lu
sostenuto oa una campagna online sui social network riconoucibili alla ngura
del leader e alla sua nuova proposta politica. Inevitabile, forse, fare un ricorso
cos massiccio al Web, se si consioera che in quell`occasione Iini oenuncio
lattacco infame dei giornali di Berlusconi e i TG nazionali che, con poche
eccezioni, appaiono ai suoi occhi come fotocopie dei fogli dordine del PDL.
Concludiamo citando altri due casi, relativi alla capacit di cogliere le oc-
casioni per ribadire la propria visibilit online e agli imprevisti legati allatti-
vazione di gruppi. Sul primo punto, esemplare il modo in cui Nichi Vendola
(2 novembre 2010) ha replicato ad una dichiarazione televisiva di Berlusconi,
offensiva nei confronti degli omosessuali, confezionando una videolettera di
commento (formula da lui gi utilizzata), che ottenne ben presto moltissimi
contatti, superando le 800.000 visite in 10 giorni. Sul secondo punto, esem-
plare la segnalazione di Repubblica (5 novembre 2010) sui commenti contrari a
Berlusconi nel sito del Movimento Giovani Padani, a proposito del tema Ber-
lusconi e il caso Ruby
17
: in seguito alla segnalazione, il forum stato chiuso,
aooucenoo come motivazione l`impossibilit oi verincare che i commenti ve-
nissero da leghisti autentici. Un caso controverso da ricordare, con risvolti pi
generali, riguaroa le reazioni all`episooio oel 13 oicembre 2009, quanoo in
Piazza del Duomo a Milano Berlusconi fu colpito al volto da una statuetta di
marmo lanciata oa Massimo Tartaglia: su Iacebook nacquero gruppi oi lan
di Massimo Tartaglia, che suscitarono dichiarazioni indignate, inducendo
alcuni politici a sostenere lesigenza di un maggiore controllo di Internet; mi-
nore visibilit televisiva ebbe invece la polemica suscitata dal gruppo Soste-
niamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia, citato da alcuni
telegiornali come esempio del diffuso supporto al Presidente del consiglio, ma
segnalato da molti blog come ridenominazione di un precedente gruppo, So-
steniamo il Made in Italy, che aveva al suo attivo circa 400.000 iscritti.
I nuovi nervi del potere
Riprendendo e sviluppando la metafora di Karl Deutsch (1963) sui nervi del
potere canali attraverso cui chi governa regola interazioni e retroazioni con
lopinione pubblica potremmo dire che le piattaforme mediali di volta in vol-
ta disponibili descrivono lorizzonte delle possibilit attraverso cui chi detiene
17
www.giovanipadani.leganord.org: si noti la scelta dellestensione .org, anzich il pi comune .it.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 194
il potere politico, o chi semplicemente vi aspira, pu comunicare, informare,
consultare e ricevere feedback. Non detto che tutte le possibilit disponibili sia-
no effettivamente gradite ai governi, n che i politici (seppur ben intenzionati)
o i cittaoini sappiano o possano appronttarne, amplianoo le oimensioni oella
sfera pubblica ed alzando il livello della partecipazione politica.
Stando allo studio di Verzichelli, bench in Italia il sistema di opportunit
alla base delle carriere politiche sia stato sconvolto tra il 1992 ed il 1994,
aprenoo un`enorme nnestra oi opportunit per una serie oi outsiders (Verzi-
chelli 2010: 69), e nonostante limpatto del Web 2.0, alcune caratteristiche del
professionismo politico sono rimaste costanti tra prima e seconda repub-
blica, mentre i maggiori cambiamenti non sono riconoucibili in mooo signin-
cativo ai social networks. Ad esempio, confrontando le aspettative di carriera
per i deputati nel 1987 e nel 2008, Verzichelli (i.i: 89-90) rileva che i due
universi di deputati si assomigliano anche relativamente alla rispettiva anzia-
nit misurata in numero medio di legislature ricoperte (2,6 tra i deputati della
X legislatura e 2,3 tra quelli oella XVI, e in termini oi et ,!9,o anni in meoia
nel 1987 e 50,8 nel 2008).
Fer quanto riguaroa poi i social networks e i blog, secondo Verzichelli non
sembrano aver contribuito a rilevanti trasformazioni sul piano dello svilup-
po della responsabilit personale degli eletti (i.i: 85), n per la promozione
oella partecipazione oei cittaoini. A questo proposito, nel marzo 2011 e stata
pubblicata una nuova ricerca sullutilizzo dei social networks da parte dei politici
italiani, curata da Stefano Epifani, che prende in considerazione i parlamenta-
ri della XVI legislatura, i sindaci delle citt capoluogo di provincia ed un cam-
pione rappresentativo oi giovani amministratori locali, nno ai trent`anni oi et.
La ricerca evidenzia come alle piattaforme del Web 2.0 ci si possa riferire per
tentare di impostare in modo nuovo una serie di attivit: raggiungere il partito
degli astensionisti, monitorare la propria reputazione, comunicare se stessi e
le proprie convinzioni o i propri gusti come politici e come uomini e don-
ne, intrecciare rapporti con gli iofoo.r su specinci temi o in luoghi oenniti,
cercare supporto per le proprie iniziative, chiedere pareri, mobilitare, e cos
via. Tra i dati della ricerca, interessante notare il netto prevalere dellutilizzo
di Facebook, seguito da Youtube, Flickr, Linkedin, MySpace e Twitter. In ge-
nerale, risulta meno utilizzato il blog, che peraltro risulta spesso trascurato, se
non abbandonato, dopo la conclusione delle campagne elettorali.
Le ricerche e le notizie che si susseguono sembrano interpretabili come una
transizione di fase in cui persistenza e mutamento dellesistente si intrecciano
senza che sia possibile individuare in modo perspicuo una direzione evolutiva:
si ritiene ad esempio che, anche in Italia, nel 2010 il tempo medio di utilizzo
settimanale di Internet abbia superato il valore attribuito alla televisione, con-
siderando la popolazione complessiva; eppure, dal punto di vista della comu-
195 PARTITI , LEADERSHI P E CONSENSO
nicazione politica, proprio nel 2010 si sono avute signincative conlerme oel
ruolo della televisione nelle campagne elettorali, a partire dagli Stati Uniti,
dove durante le elezioni di Midterm l81% degli elettori avrebbero utilizzato
come lonte oi inlormazione politica quasi esclusivamente i canali news della
TV via cavo quali Iox, CNN e MSNBC ,Epilani t ol. 2011: 18-19).
Nel lrattempo, esistono o si elaborano progetti ambiziosi nei quali si rico-
nosce al Web un alto potenziale per favorire la trasparenza dellattivit dei rap-
presentanti politici e la consapevolezza dei rappresentati: in Italia, ad esempio,
e signincativo il caso oel progetto OpenFarlamento, promosso oall`associazione
Openpolis
18
, che si dichiara indipendente, apartitica, aconfessionale e senza
scopo di lucro: la piattaforma, che consente agli utenti di informarsi, di moni-
torare e di intervenire nelle discussioni, aiuta a rintracciare dati ed informazio-
ni su ci che accade in parlamento e sullattivit dei singoli parlamentari. Ini-
ziative cos innovative suggeriscono che vincoli ed opportunit devono essere
analizzati caso per caso, considerando anche le abitudini di fruizione dei media
prevalenti tra i cittadini. Lanalogia con il sistema nervoso e la rete neuronale
del corpo umano, a cui fa riferimento Deutsch (1963), induce ad attribuire ai
meoia tre lunzioni cruciali: sensoriale, in quanto i meoia selezionano all`at-
tenzione e alla percezione oegli utenti un ambiente, renoenoolo, in quanto me-
diato e diffuso attraverso canali abituali a molti, ambiente condiviso; rappre-
sentativa, in quanto lorniscono sistematicamente rappresentazioni selettive eo
interpretazioni oel passato o proiezioni sul luturo, propriocettiva, in quanto
forniscono le coordinate (parole, simboli, narrazioni, credenze) con cui stabilire
la propria posizione rispetto allambiente e agli altri, oltre alle grammatiche
e ai lessici con cui esprimersi. Di una nuova et dei media (new media age) si
parlava, a ragione, gi negli anni Cinquanta ,Mancini 2002: 1o2 sgg.,: in que-
ste pagine si e tentato oi lornire una prima illustrazione oi quanto il Web 2.0
annunci di nuovo rispetto alle tante novit della seconda met del Novecento.
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www.fupress.com/smp Firenze University Press
Politica, antipolitica e nuova politica
nellItalia contemporanea
Colloquio con Donatella della Porta
o .oro ci Lo.o Roffioi Lro 1i.iooi
Donatella della Porta docente di Sociologia presso il Dipartimento di Scienze po-
litiche e sociali dellIstituto Universitario Europeo, gi docente di Scienza della Politica
allUniversit di Firenze. Tra i suoi principali interessi di studio vi sono i movimenti sociali
e lazione collettiva, la violenza politica, il terrorismo, le politiche dellordine pubblico, la
corruzione. Ha coordinato progetti a livello internazionale e ha svolto ricerca in Italia,
Irancia, Germania e Spagna. Autrice oi innumerevoli monograne e curatele, oltre oi ar-
ticoli e saggi, le sue opere sono state tradotte in diverse lingue. Tra le sue pubblicazioni
recenti si segnalano , con M. Caiani e C. Wagemann, Moiliio o t/ Extro Ri/t, Oxford
University Press, Oxford, 2011; L`iotr.ito oolitoti.o, Laterza, Roma-Bari 2010; Democracy
io S.iol M.oot, Palgrave, Houndsmill, 2009; con M. Caiani, S.iol M.oot ooc Eor-
ooiotio, Oxford University Press, Oxford, 2009.
La cultura politica in Italia
Co .c l`.loio cllo .oltoro liti.o io Itolio ol .ott cllo trooooioolito.
Io .o l`Itolio .otiooo o r oo .o orti.lor io ./ oc, io.., l`Itolio riftt
cioooi./ ci ootooot .oooi oll co.roi ..icotoli.
Sicuramente lItalia stata vista tradizionalmente come un caso patologi-
co, un paese anormale, e in effetti da alcuni punti di vista possiamo dire che
sempre piu anormale. La cultura politica puo essere oennita in tanti mooi, si
pu considerare cultura politica anche il senso dello Stato, il senso collettivo
e una serie di valori che riguardano il modo di orientarsi verso la collettivi-
t. Un tratto diffuso nella evoluzione della cultura politica sicuramente il
processo di soggettivizzazione e di individualizzazione. Le nuove generazioni,
in particolare, hanno una visione pi individualista della vita, delle relazioni
sociali, oella politica. Tutto questo e stato consioerato a lungo come negativo
per lo sviluppo oella cultura politica, ma quello che si e visto oi recente, sulla
base di studi condotti su paesi diversi, che possono esistere anche culture che
enlatizzano oi piu la soggettivit, la mooernit liquioa, ma che al contempo
permettono di conciliare individualit ed azione collettiva. Questa, in parte,
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 200
stata anche la caratteristica dei movimenti recenti. Ci sono forme di azione e
di mobilitazione che rispettano di pi lindividuo, ma che costituiscono ugual-
mente lorme oi azione collettiva. In Italia questo si e verincato all`interno
di una cultura ampia, anche nellambito della realt giovanile. La patologia,
per, il fatto che una serie di valori che in altri paesi appaiono condivisi,
ancora da noi non lo sono. In altri paesi, anche nei momenti di tensione, si
evidenzia la presenza di basi comuni, basi etiche per esempio. In Italia, invece,
c ormai una paradossale accettazione di una serie di comportamenti che
negli anni passati magari erano presenti, ma di cui non si aveva il coraggio
oi parlare. Oggi invece questi comportamenti sono oiventati legittimi. Nella
cronaca politica recente emerge con chiarezza una differenza tra la cultura
politica in Germania e in Italia. In Germania von Guttenberg accusato di
copiare la sua tesi di dottorato, prova a difendersi ma non ci riesce e si trova
costretto a dare le dimissioni. In Italia intanto viene nominato ministro una
persona con procedimenti penali in corso con accuse di criminalit organiz-
zata. Questi episooi mettono in evioenza chiaramente queste oiversit. La
mooernit liquioa, l`inoivioualizzazione, la seconoa mooernit: tutti questi
termini sono stati utilizzati per ioentincare aspetti nuovi e inoicano processi eo
evoluzioni culturali comuni che si possono poi sposare in maniera diversa con
diversi valori. In Italia la crisi delle subculture politiche, che magari avevano
una visione antistatale ma collettiva, ha oeterminato queste patologie oovute
allassenza di una base di valori condivisi.
Si o lor ot roioooot ollo citioio tro ioci.icoolioio rioffroo-
io cl orti.olor. Jllo citioio tro l`ico cll`ioci.ico l`ico cl froooot.
Fenso oi si, e si puo anche collegare a una specinca visione oella societ,
dello Stato sociale e dei diritti collettivi. Negli anni Ottanta, la Thatcher e Re-
agan hanno rappresentato una delle possibili declinazioni dellindividualit,
come orientamento all`interesse personale. In Italia, negli anni recenti, questo
aspetto stato esaltato, ma senza un bilanciamento in una cultura di legalit.
Oltre alla soggettivit, che pu sposarsi con tanti valori differenti, in Italia c
stata lesaltazione della ricchezza e del benessere individuale da realizzare tra-
mite un rapido successo. Questa evoluzione non tipica solo del caso italiano,
e tipica oi una cultura che e stata oennita neoliberista, ma che nel caso italiano
si combinata con una debolezza della cultura della legalit.
Le nuove generazioni
Li o..ooo.o oll .ilo ioif.oti., oo./ io Itolio, ci oo. fro ci ort.i-
oio liti.o ci riootoio ci oo.i oclli, ./ rtoo totto.io rio ci
201 POLITICA, ANTI POLITICA E NUOVA POLITICA
ooo oiorooo, r ooot ioif.oti.o cllo loio. Pr.ol oo.ro ooo citioio
trritriol or ooo ciffroioio oroiool. Qot oo./ ollo lo. cll r.oti
ocot ci ooilitoio cli tocoti.
Penso che esistano entrambe. Da un certo punto di vista una crisi visi-
bile c anche nelle subculture rosse, socialiste. Al di l di come si risolver,
oal punto oi vista giuoiziario, questo scanoalo recentissimo che ha coinvol-
to Ligresti, il grande costruttore edile, ed esponenti del governo locale di
Iirenze, e un caso inoicativo oella traslormazione che investe anche quei
territori che si pensava fossero pi capaci di difendere una cultura della le-
galit. Sicuramente ci sono caratteri oi crescita oillormi rispetto a questo
fenomeno; permangono delle differenze territoriali, ma ci sono dei trend che
coinvolgono anche le subculture che avevano una maggior consuetudine con
losservanza della legalit. Dal punto di vista generazionale penso che anche
la nuova generazione sia una generazione divisa, perch come stato vero
anche in passato, la parte pi motivata, pi committed resta sempre minoran-
za. C, e svolge un ruolo importante, anche come effetto che ha sugli altri,
per anche nelle nuove generazioni ci sono differente consistenti. Penso per
che sia vero che dal punto di vista generazionale ci sia unattenzione verso
nuovi processi. Da un lato, sul piano culturale, oei valori, questa spinta alla
soggettivit puo essere orientata in senso positivo, perche signinca che an-
che io-inoiviouo oevo essere capace oi lare qualcosa, sono responsabile oi
quello che laccio, non posso soltanto oelegare a un soggetto collettivo. Mi
devo assumere la responsabilit direttamente. Questo un tratto tipico delle
nuove generazioni, non solo in Italia: guardiamo ad esempio al ruolo che
le nuove generazioni stanno giocando nel processo di democratizzazione in
Medio Oriente. Laspetto generazionale importante: le nuove generazioni
introducono nuovi valori, ma c anche da considerare leffetto di coorte, il
fatto che si sia pi giovani porta a una spinta ideale maggiore. un elemento
che presente in ogni societ ma che in Italia assume dimensioni diverse sul
piano quantitativo e oi conseguenza sul piano qualitativo. Giovani e politica
procedono ciascuno per la sua direzione, almeno se si guarda alla politica
dei partiti.
Uno degli effetti che ancora rimane dei grandi scandali di corruzione
politica che la parte sana, la parte pi impegnata delle generazioni recenti
si orientata al volontariato o ai movimenti sociali, ma con i partiti sono po-
chi quelli che vogliono averci a che lare, comprensibilmente oirei. L`elletto,
pero, e che queste lorze nuove, che soprattutto nei partiti oi sinistra perman-
gono, non riescono a produrre trasformazioni, non costituiscono una massa
critica e restano connnate a un ruolo marginale.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 202
Italia ed Europa
U.ioo coll .loroioi ci 150 oooi cll`Uoito c`Itolio. Sooro rflori lo -
oot trofrooio: ooo ort liti.o, lo ioitro, ./ oo ` ooi toto orti.loroot
oioil o ot .olr, ooro o.rl ri.rt; ootr lo ctro, oo./ r lo roo
cllo Lo, o ` ollotoooto. Si to .iloooc oo oo. otrittio .titoiool, io
senso habermasiano?
Seconoo me ci sar oa aspettare un po` per veoere come tutto questo verr
elaborato, perch per ora sembrato prevalere laspetto reattivo. Soprattut-
to, e prevalsa la reazione anti-Bossi, ma cosa questo voglia oire in termini oi
inclusivit-esclusivit, per esempio, va approfondito. Si afferma una concezio-
ne di Italia che include gli immigrati? Queste cose non sono ancora chiarite,
per cui le prime volte che vedevo amici che sapevo avere una propensione a
sinistra con le bandiere italiane chiedevo avete cambiato campo politico?
Invece la spinta era unimmediata reazione alle posizioni della Lega, era asso-
ciata allo slogan LItalia non un bordello, e simili. Ma dal punto di vista
dello sviluppo di una teoria dellidentit nazionale in una contesto multilivello,
ancora non vedo molto. In effetti, per ora c il recupero di una bandiera che
per anni e stata utilizzata solo oal MSI. Una manilestazione con quei colori,
per chi e oi una generazione preceoente a quest`ultima, era oi oestra. E poi c`e
stata Forza Italia. Negli ultimi anni stata combinata con la bandiera rossa,
e adesso la bandiera italiana prevale a sinistra. Io sarei pi cauta e non vedrei
con tanto ottimismo questo recupero oella banoiera, veoo oiverse possibili
evoluzioni; ma anche tendenzialmente negative.
lo rifrioot ol r. ci iotroio oro, li .rc ./ lo tri.o colo cllo
ciooio ooiool roco l`Itolio i offo ollo trooooioolito. Si o r tooi-
ooli oo r ooi toti ioooot ooiooli.
Probabilmente si pu, sul piano teorico. Gli studiosi della transizione de-
mocratica hanno utilizzato per questo un termine, il frogging, il salto della rana,
per spiegare che i processi di democratizzazione in alcuni casi saltano uno sta-
dio. Questo avvenuto, per esempio, nel caso spagnolo, dove non c stata la
costruzione di partiti forti e radicati come in altri paesi. Probabilmente perch
al momento della democratizzazione spagnola ormai non cerano pi le con-
oizioni per partiti ioeologici oi massa, ma la oemocratizzazione e comunque
avvenuta. Quando pensiamo al senso nazionale noi abbiamo in mente lesem-
pio oella Irancia e oell`Inghilterra, ma la questione e molto piu complessa. In
Italia e molto piu lacile mettere una banoiera italiana oi quanto non lo sia, per
esempio, in Germania, oove aooirittura, quanoo gioca la nazionale, ci sono
oibattiti su nno a che punto e come si possa sventolare la banoiera. Si tratta oi
una elaborazione complessa e quello che c`e sempre stato e resta come base oi
203 POLITICA, ANTI POLITICA E NUOVA POLITICA
questo sviluppo sovranazionale e la oimensione piu territoriale oell`ioentit,
anche regionale, oltre che locale.
Partiti e media
Jooioo o..ooot oi ortiti. Fo.oc rifrioot ollo citioio, rto co Mooio,
tro co.roio ci ortiti co.roio cl oooli., l`Itolio roroto ooo c.lioo-
io .olior cllo co.roio cl oooli.. E ociotioio roolioio, io
oo .ott ci ortiti ./ oootoo ooo trottoro frt, o rtor o ooo itooio
orocol ci ortiti frti oo cliti.ioti.
Manin ha presentato la democrazia del pubblico in termini abbastanza
positivi, pur essendo una forma di democrazia fortemente mass-mediatica. La
democrazia del pubblico una democrazia in cui i cittadini, secondo Manin,
hanno un maggior grado di libert rispetto ai partiti nel formarsi le loro opi-
nioni, e quinoi sono piu liberi. Dall`altra parte, se si combina Manin con Ha-
bermas e con il Sartori di 1ic.roio, laspetto che emerge che i mass media
hanno una tendenza alla commercializzazione, magari diventano meno poli-
ticizzati ma piu commerciali e questo introouce anche elementi oi rischio se
non si riesce a creare sfere pubbliche alternative e libere dai mass media stessi.
Queste stesse sfere pubbliche esistono, ma il problema se hanno riconosci-
mento e spazio. Il caso italiano un caso particolare, dato dallanomalia del
sistema dei media, e dal fatto che i mass media per eccellenza, che sono ancora
le televisioni, sono sfere pubbliche non aperte, ma controllate, monopolizzate
e non libere. Questo rappresenta un lorte limite se integriamo la rinessione
oi Manin con quella oi Rosanvallon sul concetto oi contro-oemocrazia. A
lronte oi una riouzione oi noucia verso i partiti, oella capacit oi elncienza e oi
legittimazione elettorale, Rosanvallon oice che acquistano valore altre istitu-
zioni di controllo, come il potere giudiziario e lopinione pubblica, i movimen-
ti sociali, ecc. Anche in questo l`Italia e un caso particolare perche i movimenti
sociali sono vivaci e le piazze sono piene, nonostante tutto. Sono i mass media
l`anomalia principale, e sicuramente questo si percepisce.
Sui partiti politici creoo che sia oilncile oire se sono pesanti o leggeri. Fo-
tremmo dire che sono pesanti in maniera diversa dal passato. Gestiscono tante
risorse ma ormai non riescono pi neanche a gestire i propri deputati. La
volatilit degli elettori un fenomeno che c in tutta Europa, ma il fatto che
i parlamentari si facciano comprare non un segno di forza dei partiti. In
Italia, se pensiamo a un partito come il PD, frutto dellevoluzione del PCI e
della DC, non c neanche la possibilit di individuare un leader forte. Molto
spesso nelle analisi si detto che i partiti politici tutto sommato restano forti
come ort, .rooot, come capacit di gestire lamministrazione pubblica,
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 204
anche se si indebolisce il rapporto con la base. Tuttavia il caso italiano indica
una debolezza profondissima dei partiti, soprattutto del PD, che sta nel fatto
che non riescono neanche a controllare i propri parlamentari.
I processi partecipativo-deliberativi
Lo roio ci oo. fro ci ort.ioio, io ollo lio cl .t liti.
(rioori, io oi r.i oooioitroti.i (r.i ort.ioti.-clioroti.i, o fo.rir lo
ort.ioio. C/ ioioi /o ci ot ti ci troooti.
Tutti gli strumenti hanno effetti diversi a seconda del contesto. Io, in par-
ticolare, ho studiato i processi deliberativi, non ho studiato le primarie. Non
sono contraria e non ho una visione del tutto pessimista, ma vedo che ci sono
oilncolt generali che riguaroano questi processi. Stiamo lavoranoo a una ri-
cerca comparata tra Italia, Francia e Spagna ed emergono tendenze comuni:
parliamo di processi top-down, calati oall`alto, che hanno oilncolt a convincere
oavvero i cittaoini che possono contribuire a lare qualcosa. Spesso mettono in
gioco poche risorse e non favoriscono un reale empowerment dei cittadini. Que-
sti si sentono un po` presi in giro perche al oi l oi qualche esperienza oi Bi-
lancio Partecipativo, nella maggioranza dei casi c un po di consultazione, ci
sono delle Giurie Deliberative, ma il problema reale che lamministrazione
spesso e restia a ceoere potere su oecisioni che non siano quali alberi piantare.
Con poche eccezioni e questo il problema oi lonoo: se si promuovono questi
progetti bisognerebbe crederci e concedere pi risorse ai cittadini. Dallaltra
parte, nel caso italiano, la oilncolt e particolarmente elevata perche si tratta
oi processi che richieoono noucia e che vengono attivati quanoo la noucia
manca. Paradossalmente, sono processi che per essere pienamente funzionanti
richiederebbero un rapporto gi buono tra amministratori e cittadini e invece
vengono attivati in situazioni di crisi. Questo rende tese le interazioni nel corso
oi questi processi oeliberativi, e spesso si hanno problemi oi bassa partecipa-
zione e di partecipazione selettiva.
Il problema e veoere nno a che punto i processi sono ellettivamente capaci
oi creare noucia e quinoi legittimazione. Osservo che gli amministratori spes-
so creoono in questi processi, soprattutto nei comuni oi piccole oimensioni.
Magari, inizialmente, promuovono il processo solo per gestire una crisi o per
avere consenso, ma poi si accorgono oel valore potenziale oi queste pratiche.
Queste hanno effetti trasformativi sui partecipanti, e prima di tutto sugli am-
ministratori che le promuovono. Laspetto delle risorse da dare in gestione,
tuttavia, importante. Racconto un aneddoto, io ho una casa in campagna,
in Toscana, in una piccola frazione di cento anime in cui stato promosso un
processo oi pianincazione oeliberativa oell`uso oel territorio. Nella lrazione,
205 POLITICA, ANTI POLITICA E NUOVA POLITICA
quinoi, e venuta la sinoachessa con tecnici oella gestione partecipativa che
avevano lavorato anche in altri progetti pi grandi. Allincontro hanno par-
tecipato molte persone, portando delle idee concrete, delle informazioni, ma
anche esprimenoo richieste su temi come il trasporto pubblico o su altre que-
stioni: a tutte queste il sinoaco risponoeva che purtroppo non era piu oi sua
competenza. Nel piccolo e emerso quello che scriveva Colin Crouch in Postde-
o.roio: se lo Stato rinuncia a gestire l`acqua e i servizi pubblici, poi peroe la
capacit di fare cose che un tempo gli riuscivano benissimo. E anche i processi
partecipativi risultano meno credibili, perch il sindaco risponde che non pu
farci niente sulla maggior parte delle cose che vengono sollevate.
Il ri./i ` ./ oti oo.i troooti .titoi.oo troooti ci .otrll, i ./ ci
cessione di potere ai cittadini?
C`e anche questo elemento. Anche nella oiscussione che si e sviluppata a
proposito della Legge regionale toscana sulla partecipazione
1
, alcuni hanno
stigmatizzato il rischio che si aprano canali limitati e parziali di accesso, ma
allo stesso tempo si chieda ai soggetti attivi nel territorio di non esprimere pi
connitto, utilizzanoo i canali istituzionali.
Comitati e movimenti
Lo roio ci oti oo.i troooti ort.ioti.i ` .o.ito .o ooo rito ollo
frooootoio cllo ort.ioio io orti.lor ol fooo ci .oitoti, .oicroti
rio cll`rio cl .oitol .iol cllo iocro `ioo, (ot io o, oo./ ,orc,.
Lei che lettura da del fenomeno dei comitati?
Noi abbiamo fatto una ricerca sui comitati in sei citt italiane e abbiamo
dato unoperativizzazione della sindrome Nimby che corrispondeva ai comi-
tati che si occupano oi un solo tema per un tempo ristretto e quello che abbia-
1
La Regionale Legge 69/2007, Norme sulla promozione della partecipazione alla elaborazio-
ne delle politiche regionali e locali stata approvata al termine di un processo di partecipazione
che ha coinvolto amministratori, rappresentanti della societ civile e cittadini interessati, in un
approlonoito oibattito sui signincati e sulle lorme oella partecipazione ai processi oecisionali. Il
processo che ha condotto alla stesura partecipata della Legge ha avuto come momento culmi-
nante un electronic-Town Meeting che ha coinvolto circa 450 partecipanti. La legge disciplina i
dibattiti pubblici regionali, da implementare in ogni caso in cui sia prevista la realizzazione di una
grande opera e il sostegno ai processi di partecipazione a livello locale, che possono essere richiesti
da amministrazioni, scuole, associazioni o dagli stessi cittadini. La legge sulla partecipazione ha
un carattere sperimentale, testimoniato dallinserimento nella stessa di una clausola che stabilisce
una scaoenza oi cinque anni, al termine oei quali si oovr valutare gli esiti oella legge e proporre
eventuali mooinche ,nota oei curatori,.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 206
mo visto che solo un 25% delle centinaia di comitati che abbiamo studiato
avevano questa caratteristica, rinettenoo quinoi questa lrammentazione. Cio
signinca che il 7 oei comitati non aveva questa caratterizzazione. Questo
avviene perch i comitati si rendono presto conto che si devono coordinare
con gli altri comitati. Fer questo motivo, inlatti, sono nati tanti cooroinamenti
dei comitati, per esempio sullAlta Velocit. E lincontrarsi di persone con
interessi specinci oiversi sul piano particolare ma con il bisogno oi allrontare
questioni comuni conouce automaticamente ao aumentare il livello oel oi-
scorso. Dalla ricerca emerso che i comitati Nimby erano spesso a una fase
iniziale del loro sviluppo, ma levoluzione di solito conduce a creare reti e
legami pi ampi, in una maniera che fa uscire dalla frammentazione. Anche
perche il oiscorso che oominava in questi comitati non era legato all`interesse
particolare, emergeva quello che i teorici oella oemocrazia oeliberativa asso-
ciano al parlare in pubblico: il fatto di presentare i propri interessi in pubblico
porta a una civilizzazione del discorso, che non soltanto retorica, ma diventa
un convincimento reale. Il oiscorso quinoi non e solo io voglio questo perche
nel mio interesse, ma diventa spesso un discorso che utilizza molte expertise
tecniche: i cittadini si informano e molti cittadini attivi nei comitati che abbia-
mo intervistato si sono rivelati pi informati ed esperti dei tecnici. Il riferimen-
to alla sindrome Nimby stato spesso utilizzato in maniera stigmatizzante.
Non oico che non c`e, ma e molto meno oillusa oi quanto si possa creoere.
Invece limpressione che siano i partiti che tendono a favorire la frammen-
tazione, sviluppando un rapporto particolaristico con i propri elettori. O con
le organizzazioni di interesse forti o individualmente, con il singolo elettore.
Anni la giravano oelle parooie oei cartelli oi Iorza Italia, quelli che oicevano
Il lavoro per tutti. Sono slogan che esprimono questa tenoenza a rivolgersi
all`interesse inoiviouale, a scapito oei oiscorsi oi interesse collettivo. E questo
lavorisce lo sviluppo oi nuovi attori, che invece tematizzano le questioni oi
interesse pubblico.
I .oitoti, io oto oo lttoro, ooroo ooor il rol t.o.illioo ci .ol ci
co.roio.
Si, penso che sia cos, i comitati si accorgono che non si pu rimanere
vincolati alla sindrome Nimby e dalle prime mobilitazioni nascono esperienze
pi ampie. Spesso vi partecipano cittadini che provengono da storie di parte-
cipazione, in molti casi vi troviamo ex militanti di partito.
Qool ` il rort tro .oitoti o.iooti.
I comitati, secondo me, sono una forma di organizzazione di movimento;
naturalmente, come ci sono tanti tipi di partiti, ci sono tanti tipi di comitati e di
movimenti. In diversi contesti i comitati si sono evoluti in maniera diversa. Ab-
207 POLITICA, ANTI POLITICA E NUOVA POLITICA
biamo realizzato una ricerca sui comitati nati a cavallo tra Calabria e Sicilia
sulla questione oel ponte sullo Stretto, i No-Tav in Val oi Susa e i comitati ve-
neti No Dal Molin
2
e abbiamo visto che in entrambi i casi i comitati erano par-
te integrante del movimento, di cui non rappresentavano per lunica forma
organizzativa. I comitati sono radicati nel territorio, anche i centri sociali sono
radicati nel territorio, per rivendicano meno una rappresentanza territoriale,
mentre i comitati la rivendicano fortemente. I comitati tendono a coinvolgere
molto gli abitanti pescando nella diversit, e facendo della diversit stessa un
obiettivo, se non una realt. In alcune circostanze e contesti i comitati rappre-
sentano una forma di organizzazione del movimento sociale, partecipando
attivamente agli eventi oi protesta. Anche in queste mobilitazioni oi protesta,
come dicevo prima, c spesso una continuit di attivisti. Molte persone si
mobilitano perch vedono nel comitato una dimensione che cera anche nel
passato, ance se non si oenniva esplicitamente oi comitato.
Io foc oli oooi Sttooto, oll rifri orooo, oo..oo rioo ci ooilitoio
col oo, ./ io ol.ooi .oi i cfoi.oo .oitoti ci oortir, r.looo.oo i trorti oo-
oli.i, lo foroo.io, li oili. Proooiloot lo ciffroo ` ./ oll rio /ooo tr.ot
ooo oco ititoiool, toot ./ /ooo .otriooit ollo o..i.o oo.ito cll .ir..riioi.
La oillerenza tra quel periooo e oggi in elletti e questa. Il partito oi sinistra
tendeva a raccogliere le istanze di partecipazione dal basso. Noi abbiamo fatto
una piccola ricerca sulle proteste che hanno caratterizzato la creazione della
Ztl a Iirenze. C`erano oelle interazioni tra comitati oi cittaoini e partiti. Negli
anni Ottanta il partito tenoeva a inglobare il comitato, gestiva e cooptava quel
tipo di proteste. Negli anni Novanta e Duemila il rapporto diventato molto
piu connittuale, ma le tematiche in nn oei conti sono simili a quelle oi oggi.
J citooo ci ltr ci.i oooi collo oo.ito cl o.ioot oltroociolito, ool ` tot
lesito di quella stagione?
Il movimento altermonoialista e sempre stato oilncile oa oennire, perche
sono tutti i movimenti messi insieme, si tratta di coalizioni di gruppi diversi, i
2
La mobilitazione No Dal Molin nata in opposizione alla decisione del governo italiano di
consentire allesercito statunitense la realizzazione di una nuova base militare nellaeroporto
Dal Molin di Vicenza. No Dal Molin ha rappresentato una delle mobilitazioni reattive pi rile-
vanti oegli ultimi anni in Italia, insieme a quelle sorte in Val oi Susa contro l`Alta Velocit, a
quelle sorte ao Acerra e in altri Comuni campani contro la realizzazione oi termovalorizzatori,
a quelle sviluppate contro il progetto oi costruzione oel Fonte sullo Stretto oi Messina. All`a-
nalisi oi alcuni oi questi eventi oi protesta e, tra gli altri, oeoicato il volume L roioi cl o. L
.oooo .otr lo To. io 1ol ci Soo il Pot oll Strtt, di Donatella della Porta e Gianni Piazza,
Feltrinelli, Milano, 2008 (N.d.C.).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 208
sinoacati, le lemministe, gli ecologisti, i pacinsti. Anche aoesso creoo che tan-
te manilestazioni, come quelle sulla pace, sull`energia, sull`acqua come bene
comune, riprendano temi centrali del movimento alterglobalista. La mobili-
tazione sull`acqua e emblematica, coinvolgenoo attori oiversi che oeclinano
in maniera ampia il tema, accrescendone limpatto simbolico. Credo che da
un certo punto oi vista, tanti nloni oel movimento continuano ao essere at-
tivi. Quando ci sono le manifestazioni sono ancora numericamente corpo-
se, continuano ad esserci momenti di alta partecipazione, come cerano nel
2001-2003, quanoo gli organizzatori non si aspettavano partecipazioni cos
ampie. E successo nella manilestazione oelle oonne, se non ora quanoo, o
nelle manifestazioni degli studenti contro la Riforma Gelmini. Mi sembra che
sia rimasta una mobilitazione su tanti oi questi temi, anche se alcune lormule
sono un po decadute, come il Social Forum. Anche il Social Forum europeo
oi Istanbul si e rivelato molto meno coinvolgente rispetto a quello norentino e
a quelli successivi. Le cose si traslormano ma rimane il metooo, per esempio
lorganizzazione su campagne con consenso ampio, con le organizzazioni che
convergono su alcuni obiettivi che diventano cos obiettivi simbolo come
stato con labolizione del debito estero dei paesi poveri e con una capacit
lorte oi mobilitare in alcuni momenti che testimonia il latto che queste non
sono manifestazioni virtuali, costruite solo tramite il tam tam dei nuovi media.
Sono mobilitazioni molto radicate sul territorio, che rappresentano il momen-
to di emersione di un processo che continuo. Alberto Melucci parlava di
momenti oi visibilit e oi latenza. Fiu che la nne oi quel movimento creoo che
ci siano stati momenti di latenza, ma bisogna tenere conto che il movimento
riemerge su nloni oiversi, e magari non riemerge come noi eravamo abituato
a veoerlo. Ma i temi, come quello oell`acqua, sono quelli che hanno caratte-
rizzato i Social Forum.
Reti digitali e trasformazioni della politica
S.oc li lo rt, Iotrot, to ci.ooc lo froo rooioti.o cllo liti.o io o-
rol, oo l ci o.iooti.
La campagna, come forma di visibilit e di protesta ha dietro la rete, ma
anche il commercio equo e solioale si basa sulle reti, il movimento oelle oonne,
ecc. Ma alla base della rete, tornando da dove eravamo partiti, c un elemen-
to importante: lespressione di una concezione diversa della democrazia. Il
oiscorso oella rete si basa sul consenso e il consenso si oennisce come capacit
di accettare la diversit e non solo di essere daccordo. centrale la capaci-
t di confronto. Ci molto diverso dai movimenti degli anni Settanta dove
invece cerano i colpi di mano. La forma della rete, rispetto alla forma della
209 POLITICA, ANTI POLITICA E NUOVA POLITICA
gerarchia, ha anche leffetto di fare comprendere che se non si riesce a convin-
cere una parte del movimento delle proprie idee, la parte si stacca e ne esce.
Nella ricerca Demos
3
, nella parte relativa allosservazione partecipante delle
mobilitazioni a livello locale, vediamo che cambia la cultura politica. Questa
diventa molto pi rispettosa delle differenze. Si tratta di esperienze che hanno
restituito lidea che diverso bello, ma per essere diversi e interagire bisogna
anche avere una tolleranza positiva, e questo seconoo me resta. Guaroiamo
ao esempio alle coreograne oelle manilestazioni: non si basano sull`ioea che
siamo tutti uguali, ma, al contrario, sulla valorizzazione delle diversit.
Qool`` il rol ci oo.i ocio ollo ri.troio cllo fro oooli.o. Co lo rt
trofroo i rrtri ci oio cllo ort.ioio liti.o.
I meoia hanno un ruolo importante, ma sono strumenti, e in quanto tali
possono essere utilizzati con obiettivi diversi. Anche i giornali hanno avuto
una funzione di aumento delle conoscenze e di repressione. La televisione
ancora di pi.
La tecnologia dei nuovi media si presta di pi alla partecipazione rispetto
alla tecnologia ad alti costi. I nuovi media hanno avuto un fortissimo impatto
in termini di riduzione dei costi della mobilitazione e favoriscono lo svilup-
po della soggettivit, rendendo possibile anche partecipare senza essere una
grande organizzazione. Danno pi possibilit a chi ha meno risorse. In altri
momenti le traslormazioni oei meoia hanno avuto questi elletti. Tarrow e
Tilly parlano oella stampa come uno strumento lonoamentale ai nni oella
oemocratizzazione tra nne Settecento e Ottocento.
I nuovi media hanno un forte effetto sulla partecipazione, hanno la capa-
cit di creare contatti tra tematiche e soggetti diversi. Prima dovevi inviare un
lettera per comunicare, ora puoi utilizzare le mail e Facebook. Naturalmente
le nuove tecnologie hanno dei limiti che rendono necessaria una continua tra-
slormazione. Fer esempio, le petizioni erano piu utili quanoo erano oi meno,
poi le cose rischiano di diventare ridondanti. Facebook un po anche una
risposta all`alluvione oi mail. C`e un problema oi quantit e oi gestione, e que-
sto emerso come un problema di adattamento dei movimenti perch se hai
3
Il progetto Demos, Democracy in Europe and Mobilization of Society, coordinato dalla
Frol.ssa oella Forta, e stato nnanziato oalla Commissione Europea, VI Frogramma Quaoro, eo
stato realizzato nel 2004-2008. Le ricerche svolte nellambito del progetto si sono concentrate
sullo studio delle esperienze di democrazia partecipativa dal basso, promosse ed implemen-
tate dai movimenti sociali e, in generale, sulla sperimentazione di modalit decisionali di tipo
deliberativo. La ricerca stata condotta in Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna e
Svizzera, oltre che a livello comunitario. Ulteriori informazioni sul progetto sono reperibili sul
sito http://demos.iue.it/.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 210
troppi messaggi non sei piu elncace. C`e un problema oi netiquette, per cui, per
esempio, non si allegano alle mail immagini troppo pesanti.
Nella nostra ricerca abbiamo visto che c una crescita di partecipazione
ma ci sono oelle oilncolt in merito alla oimensione oeliberativa, c`e una in-
negabile crescita di informazioni, ma il dialogo e linterazione hanno ancora
bisogno di trovare una combinazione con la dimensione face to face.
Sulle nuove tecnologie continua a esserci un .lo.o tra apocalittici e in-
tegrati, ma chi deluso dallimpatto partecipativo dei nuovi media probabil-
mente vi riponeva troppe speranze.
Qool ` i il i iotroot lo ci riootoio ci oo. fro ci co.roio.
Ho limpressione che per rinnovare la democrazia ci sia il bisogno della cre-
azione di pi contropubblici. Questi, in alcune occasioni, riescono ad essere
pi visibili. La mobilitazione No Dal Molin e stata un`incubatrice oi rinessioni
sulle nuove forme organizzative o di incontro di diverse culture, per esempio.
Se analizziamo le mobilitazioni sul tema oell`acqua, e molto interessante veoe-
re come queste si raoicano a livello territoriale in maniera oillerenziata, e tra
laltro diventa interessante osservare il legame tra livelli istituzionali differenti.
Come successo sul tema delle privatizzazioni, gli amministratori locali fanno
i conti con le conseguenze negative e in alcune occasioni si schierano con i
cittadini nella protesta contro i livelli istituzionali superiori. Lutilizzo dello
strumento referendario a livello locale in connessione con le rivendicazioni
dei movimenti pu contribuire a ricostruire un rapporto tra partecipazione
dal basso e partecipazione istituzionale. Vi sono poi altri soggetti importanti,
come i centri sociali, che hanno ancora un ruolo importante nella produzione
di cultura e che riescono a socializzare le nuove generazioni.
Pi che scegliere una dimensione di partecipazione, o un attore rispetto ad
un altro, mi aspetto che oiversi soggetti acquistino rilevanza in momenti oiver-
si, ma che ognuno oi questi contribuisca al rallorzamento oella oemocrazia.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA, ISSN 2038-3150, vol. 2, n. 3, pp. 211-225, 2011
www.fupress.com/smp Firenze University Press
Cultura politica e anomalia italiana
Croiooo Cri.o
Io t/i o,, o oool, oool,ti.ol ri./o ooc l,o, f t/ liti.ol .oltor .o.t t/ro/ t/ ooio
t/rti.ol ooc oiri.ol .otriootio, fo.orio o t/ooti. rot/r t/oo o ./roli.ol r.ti.. Io t/i
.riti.ol r.io, io orti.olor, o tol/ ooot: liti.ol .oltor t/ri ooc trocitiool cfoitio ( Jlooc
ooc 1roo` toci,; oo-.oltorol r.ti. (ooc o l.ol ciooio ooc o rlotio/i otoo trri-
tr,, liti. ooc .oltor,; ooc t/ cfoitio t/ot rtoio o./ .ooot f t/ liti.ol .oltor .o.t,
o./ o trot, .olo ooc .oitol t./. Fiooll,, liti.ol .oltor i rotc o t/ rco.t f .otiooo
iotro.tio otoo .itio ooc liti., io t/ oo oooor io o/i./ it i o.tc ot o, it rtooit.
Joooli itolioo Ririoot` .oo o fooc, oocr .orio o.t, io or r.ot ot o oll o io t/
rot, /i/li/tio o ri f oorl.c /ot, ciff.olt t rt ot.
La polisemia e la ricchezza analitica del concetto di cultura politica sono evi-
denziate attraverso la rilettura dei principali contributi teorici ed empirici re-
lativi al tema, privilegiando una prospettiva non cronologica ma tematica e di
intenti.
Nello specinco, trovano spazio in questa nota critica le teorie e le oen-
nizioni classiche della cultura politica, gli approcci che si concentrano sulla
oimensione locale e sul rapporto tra territorio e cultura, e le oennizioni che
privilegiano le singole componenti del concetto.
La cultura politica e, innne, presentata come il proootto oella continua in-
terazione tra la cittadinanza e la politica cos come viene agita dai suoi prota-
gonisti. Le anomalie risorgimentali dellItalia si ritrovano, con formule diverse,
nel nostro passato recente cos come nel presente e mettono in luce una serie
oi nooi irrisolti e oi oilncile risoluzione.
Premessa
Il nlo rosso che lega questo articolo e il tentativo oi rinettere sui principali con-
tributi teorici ed empirici relativi al concetto di cultura politica.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 212
La oilncolt nella oeclinazione oella cultura politica e espressa elncace-
mente oalla metalora oi Caciagli che per inoicarne la liquioit e la polisemici-
t, paralrasanoo uno stuoioso teoesco, sostiene che oennire il concetto e come
inchiodare un budino ad una parete (Caciagli 1988: 271).
Nelle pagine che seguono si prover, con i limiti insiti nella riduzione, ad
evioenziare le oiverse angolature oalle quali guaroare alla cultura politica,
privilegiando una prospettiva non cronologica ma tematica e di intenti.
Nello specinco, nella prima parte troveranno spazio le teorie e le oennizioni
generali della cultura politica; punto di partenza dovuto T/ Ci.i. Coltor di
Almono e Verba ,19o3,. In questo nlone connuiscono, seppur con oillerenze
metooologiche e oi obiettivi, la ricerca oi Bannelo ,The moral basis of a backward
society) e il contributo di Putnam (Mo/io Do.ro., Jr/: Ci.i. Trocitio io M-
cro Itol,,. Il seconoo nlone oi ricerche enlatizza la correlazione tra la oimen-
sione territoriale, le tendenze politico-elettorali e il modello economico. Rien-
trano in questa prospettiva gli stuoi sulla Terza Italia, sui oistretti inoustriali e
sulle subculture politiche territoriali.
Le principali critiche al modello almondiano e il tentativo di superare le
tradizionali fratture socio-politiche spostano lasse del dibattito sulle singole
componenti oella cultura politica. L`attenzione si concentra, ounque, su nou-
cia, capitale sociale, cultura civica, valori, e rappresentazioni.
Nell`ultima parte oell`articolo si ripercorrono brevemente le principali que-
stioni alle quali puo essere attribuita l`anomalia italiana nel tentativo oi evi-
oenziare la natura rinessiva oel rapporto tra la cultura politica oei politici e
quella oella cittaoinanza.
La cultura politica italiana negli studi statunitensi
Il concetto di cultura politica, pur essendo costantemente presente nellanalisi
politica
1
, entra ulncialmente nel oibattito oelle scienze sociali con lo stuoio oi
Almond e Verba T/ Ci.i. Coltor.
Il termine cultura politica si riferisce agli orientamenti politici, cio agli
atteggiamenti nei confronti del sistema politico e delle sue varie parti, e agli
atteggiamenti circa il ruolo del soggetto nellambito del sistema [...]. sempli-
cemente linsieme degli orientamenti nei confronti di uno speciale insieme di
oggetti e di processi sociali (Almond, Verba 1970: 215).
In primo piano, ounque, ci sono gli orientamenti cognitivi, allettivi o valu-
tativi dei cittadini nei confronti della politica e gli oggetti di tali orientamenti,
1
Per una ricostruzione delle origini del concetto cfr. Almond 1997.
213 CULTURA POLITICA E ANOMALIA ITALIANA
ovvero: il sistema politico lato sensu, le strutture di cui si compone, i titolari di
ruoli politici, il settore nnalizzato all`implementazione oelle politiche ,ammi-
nistrazione, apparato giuoiziario, e, innne, l`auto-percezione oel cittaoino in
qualit oi membro oel sistema politico.
Dallincrocio tra gli orientamenti e il sistema politico emergono tre forme
idealtipiche di cultura politica. ipotizzabile che nelle societ in cui la diffe-
renziazione sociale non si compiuta pienamente, i ruoli politici non sono
distinti o sono cumulati con ruoli di prestigio nel settore religioso e/o econo-
mico sia prevalente una cultura politica parrocchiale, caratterizzata da scarsa
conoscenza del sistema politico, aspettative minime sulloperato del governo e
limitati livelli di partecipazione. Se le attese e le conoscenze della politica sono
pi consistenti ma la partecipazione resta esigua e prevalentemente rivolta
alle fasi di output si registra una cultura politica oi suooitanza. Innne, con co-
noscenze approlonoite, aspettative alte e signincativi livelli oi partecipazione
(anche nella fase di input) la cultura politica sar partecipativa. La stabilit e il
funzionamento della democrazia sono garantiti dalla diffusione della cultura
civica, ovvero un ibrido tra lattivismo della cultura partecipativa e la deferen-
za verso il potere, tipica di posizioni di passivit.
Le culture politiche hanno carattere nazionale, ma gli autori ammettono
che in uno stesso contesto possano convivere sub-culture diverse, di natura
consensuale o polarizzate. Le prime sono tipiche dei sistemi politici a sostegno
diffuso: esistono orientamenti differenti rispetto alle possibili linee di indiriz-
zo politico, ma i membri di una societ si riconoscono e condividono alcuni
valori di fondo. Le subculture polarizzate si caratterizzano, invece, per la dif-
fusione di orientamenti diversi nei confronti delle istituzioni e per lo sviluppo
oi una lorma oi sostegno specinco, legato a contingenze e scambi oi lavore,
entrambi gli elementi rimandano alla presenza di diverse espressioni politico-
culturali (Easton 1975).
Le conclusioni oi Almono e Verba oerivano oall`analisi oi cinquemila casi
oistribuiti nei cinque Stati coinvolti nella ricerca, ovvero Italia, Stati Uniti,
Messico, Gran Bretagna e Germania. I risultati non hanno avuto grande se-
guito nel nostro paese mentre sono state numerose le critiche, relative soprat-
tutto alla metodologia utilizzata (or., estesa ai cinque Stati, e il oeterminismo
che ne oeriva. Inlatti, seconoo questo approccio e la cultura politica a garan-
tire il funzionamento delle istituzioni e, di conseguenza, della democrazia. I
critici di tale impostazione sostengono la posizione opposta: istituzioni demo-
cratiche eo elncienti permettono lo sviluppo oi culture politiche civiche.
I risultati della ricerca attribuiscono alla democrazia italiana una profonda
debolezza strutturale e una sorta di incompiutezza, dovuta soprattutto alla dif-
fusione nella cittadinanza di apatia, indifferenza, e particolarismo. Tali risulta-
ti contrastano prolonoamente con la concezione oi quanti in quegli anni, nel
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 214
mondo delle scienze sociali, vedono vivi i valori della Resistenza, dellantifa-
scismo e della Costituzione e assistono allaffermazione di un sistema politico
democratico che, seppur in una fase davvio, appare capace di affrontare e di
tenere in equilibrio alcune questioni spinose, relative soprattutto alle lratture
territoriali e socio-economiche del paese (Sani 1989).
Il carattere parrocchiale della cultura politica italiana era gi stato tema-
tizzato oa Bannelo nel suo stuoio su un piccolo borgo in Basilicata ,Bannelo
1958). La marginalit di Montegrano (Chiaromonte) appare legata a fattori
socio-economici (povert, dure condizioni di lavoro, basso livello di istruzio-
ne) ma tende a consolidarsi a causa dellincapacit dei cittadini di mobilitarsi
congiuntamente per avanzare richieste al potere politico locale e dellassenza
di legami di solidariet che superino la dimensione familiare. A Montegrano
non si formano associazioni; al personale politico e alle autorit non si chiede
il rispetto oi oiritti ma la concessione oi lavori inoiviouali o lamiliari. Bannelo
riassume queste tenoenze nel concetto oi lamilismo amorale.
Lassenza di spirito civico il punto di approdo anche della ricerca di
Futnam, nnalizzata a misurare il renoimento oelle regioni italiane e la oiversa
intensit del capitale sociale che le caratterizza (Putnam 1993). Il cattivo fun-
zionamento della gestione pubblica nelle regioni meridionali ha origini lonta-
ne, risalenti al Medioevo. Infatti, mentre al nord si formavano i primi comuni
autonomi che permettevano laffermazione di legami tra pari, di sostegno re-
ciproco, al suo queste lorme oi autonomia erano impeoite oalla presenza oi
governi fondati su un pesante apparato amministrativo e rapporti gerarchici.
Nel lungo periooo questa oiversit ha generato oue oiverse subculture: coo-
perativa, solidale, con un forte impegno sociale e nordica la prima, utilitari-
stica, familistica e radicata al sud la seconda. Le virt civiche della subcultura
cooperativa e l`assenza oelle stesse in quella lamilistica sono correlate con il
capitale sociale, misurato in base a quattro inoicatori: oillusione oi associazio-
ni, lettura di giornali, partecipazione elettorale in occasione di referendum e
ricorso al voto di preferenza
2
.
Il dibattito in Italia: un nuovo approccio per la cultura politica
Nello stesso periodo in cui veniva presentato il modello di Almond e Verba, in
Italia le ricerche dellIstituto Cattaneo si avvicinavano agli stessi temi attraver-
2
La lettura di giornali e la diffusione di associazioni sportive e culturali sono gli indicatori scelti
per rilevare rispettivamente una forma di interesse e di partecipazione individuale e privata e
una forma attiva di coinvolgimento. Voto di preferenza e astensionismo ai referendum sono
invece indicatori della presenza di un modello politico clientelare.
215 CULTURA POLITICA E ANOMALIA ITALIANA
so percorsi diversi. Lattenzione dei ricercatori si concentra prevalentemente
sui comportamenti elettorali, sulla partecipazione, sui militanti nei due grandi
partiti italiani e sulla loro organizzazione
3
.
Il territorio italiano suddiviso in sei zone pi o meno omogenee dal punto
oi vista geogranco, politico eo economico, oue oi queste zone, il Noro-Est e il
Centro, risultano caratterizzate da un percorso di sviluppo socio-economico
con esiti simili (distretti industriali, piccola e media impresa) ma con appar-
tenenze politiche diverse, bianca (democristiana) nel primo caso e rossa (co-
munista) nel secondo. Le due aree si contrappongono ad una terza possibile
area culturale di stampo laico (non territorializzata), al Nord-Ovest socialista
e della grande industria e a pi Sud caratterizzati da espressioni pi o meno
intense di clientelismo, dal tardo radicamento del movimento cattolico e socia-
lista ,oal Lazio alla Fuglia, e oa percorsi storici specinci e rilevanti movimenti
autonomistici (Sicilia e Sardegna).
Inoltre, gli studi dellIstituto Cattaneo sulla partecipazione e i partiti politici
tratteggiano i pronli oei militanti oemocristiani e comunisti, oiversi tra loro ma
profondamente distanti dallapatia e dallindividualismo delineati dagli studio-
si statunitensi.
Gli esiti delle ricerche dellIstituto Cattaneo sono problematizzati e svilup-
pati dagli studi sulla Terza Italia e sulle subculture politiche locali. Capiscuola
oi questo approccio sono Bagnasco e Trigilia, il nlone oi stuoi si rivela parti-
colarmente norente e oestinato a rappresentare per oecenni un paraoigma
centrale nella sociologia e nella scienza politica italiana.
La categoria Terza Italia include le aree non caratterizzate n dalla gran-
de fabbrica fordista del Nord n dallo sviluppo lento, indotto o mancato
(Salvati 2000) del Meridione, ma contrassegnate piuttosto dalla presenza di
piccole e medie imprese in settori leggeri e tradizionali dellindustria. Tra gli
anni Sessanta e gli anni Settanta il mooello agricolo che caratterizzava que-
ste zone (piccola propriet terriera nel nord-est, bracciantato e mezzadria nel
centro) viene progressivamente sostituito da un sistema di produzione imper-
niato sui distretti industriali (Becattini 1987), ovvero un insieme di aziende
di piccola e media dimensione collocate in territori delimitati e interrelate a
livello produttivo, capaci di generare un ambiente sociale caratterizzato da
lorti relazioni sociali. Grazie a questo mooello oi sviluppo e all`oculata gestio-
ne politica oi questi territori la mooernizzazione ha proceouto senza grossi
scontri sociali. Infatti, le aree subculturali si contraddistinguono per una bassa
connittualit sociale, conoizione necessaria per attivare specinche mooalit oi
3
Questi alcuni dei primi contributi dellIstituto Cattaneo: Alberoni (1968), Sivini (1967, 1968),
Poggi (1968).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 216
rivendicazioni e mobilitazioni collettive che, invece di trasmettere una conno-
tazione di classe, sono legate allideale di un miglioramento della comunit nel
suo complesso.
Politicamente la Terza Italia unarea in cui si radicata la presenza di un
partito dominante che, grazie anche ad una serie di istituzioni satelliti (Came-
re di Lavoro, Case del Popolo, Arci, Anpi nel caso delle aree rosse e del Pci,
Chiesa, Acli e altre associazioni cattoliche nel caso del Nord-Est e della Dc),
governa il territorio e genera una peculiare subcultura politica.
Le oiscontinuit tra le oue aree sono rilevanti e oerivano oa specinche visio-
ni del mondo, dai differenti valori di cui le forze politiche sono portatrici e dalla
loro peculiare struttura organizzativa e ramincazione nella societ. Diverso e
lesito delle due tradizioni politiche: la subcultura bianca scomparsa con la
nne oell`esperienza oemocristiana eo e stata progressivamente sostituita oalla
presenza oella Lega noro, mentre su quella rossa il oibattito e ancora aperto. Di
certo il modello originale non esiste pi, lapparato subculturale non ha retto ai
cambiamenti endogeni ed esogeni dellItalia degli anni Novanta, ma sociologi
e scienziati politici si dividono tra chi propende per uninterpretazione di mu-
tamento ,Ilorioia 2009, Ramella 200, e chi ne sancisce la nne ,Caciagli 2009,.
Leterogeneit italiana suffragata anche dalle differenziazioni che per-
corrono il sud. Luniformit che sembra contraddistinguere il Mezzogiorno
smentita dalle analisi che evidenziano la presenza di pi sud e di uno svilup-
po che procede a macchia di leopardo (Diamanti e Trigilia 1992).
La visione di un Mezzogiorno compatto nellarretratezza in realt il frut-
to distorto di un approccio analitico centrato a chiarire la posizione del sud
rispetto alle dinamiche di modernizzazione, senza occuparsi o ponendo in
secondo piano le dimensioni politiche, culturali e sociali. Alcune ricerche che
si concentrano su fattori politici e territoriali sottolineano il valore positivo di
dinamiche tradizionalmente considerate negative (Mutti 1994, Piattoni 2007),
altre stuoiano il monoo oell`associazionismo, rilevanoo la presenza signincati-
va di associazioni non solo nei grandi centri urbani ma anche nei comuni pi
piccoli e periferici delle aree meridionali (Trigilia 1995).
Unulteriore conferma alla diversit italiana proviene dal tentativo di let-
tura di Fabris e Mortara (1986) che, a differenza degli approcci presentati
nnora, oelineano otto pronli oillusi in Italia e oistinti non su base territoriale
ma per valori, stili di vita, comportamenti e atteggiamenti. Le tipologie, indi-
viduate dallanalisi di tre dimensioni (tradizione/innovazione, privato/sociale,
integrazione/anomia-alienazione), sono: arcaici, puritani, cipputi, conser-
vatori, integrati, alnuenti, emergenti e progressisti.
Farallelamente al ricco nlone che unisce analisi oel territorio, tenoenze politi-
che e socio-economiche, in Italia si sviluppata una prospettiva che si concentra
sulle categorie fondanti della cultura politica e privilegia la dimensione nazionale.
217 CULTURA POLITICA E ANOMALIA ITALIANA
Gli ingredienti della cultura politica: ducia, valori, capitale sociale e rappresentazioni
La rinessione sulla oennizione oi cultura politica e sulle sue categorie originali
ha imposto una nuova articolazione del concetto, maggiormente incentrata su
oimensioni nnora non esaminate o scorporate oalle teorie classiche.
Secondo Sabetti (2006) sono essenzialmente tre i concetti chiave attorno ai
quali ruotano le nuove prospettive oella cultura politica: noucia, cultura civica
e capitale sociale.
Il tema oella noucia, gi presente nella trattazione oi Almono e Verba, vie-
ne ripreso e sviluppato da Gambetta (1988), che ne analizza il ruolo nel creare
legami di cooperazione nellambito sociale e politico, e da Tilly (2004) che
sottolinea la oilncolt nel riportare questa tenoenza, sicuramente verincabile
in contesti micro, nellambito della politica nazionale.
La noucia nelle istituzioni politiche e consioerata oa piu parti un inoicatore
oello stato oi salute oella oemocrazia. In Italia la noucia si presenta con inten-
sit diversa a seconda del soggetto o dellistituzione considerata: sicuramente
alta per la lamiglia, signincativa per le istituzioni non o poco connotate politi-
camente (ad esempio il Presidente della Repubblica) e bassa per i protagonisti
della politica, partiti in primis
4
.
Gli alti livelli oi noucia riposti nella lamiglia, tuttavia, non oevono essere
letti come espressione del familismo, o meglio il familismo non pu essere con-
siderato un indicatore dellassenza di civismo. Ad esempio, secondo Sciolla e
Negri ,199o, la noucia nella lamiglia e positivamente collegata con la noucia
interpersonale e non ha relazioni con lo sviluppo di una cultura civica.
La cultura civica la seconda eredit degli studi sulla cultura politica. I lavo-
ri su questo tema hanno riguaroato prevalentemente la rilormulazione teorica
oel concetto. In Almono e Verba la cultura civica e un ioealtipo oennizionale,
non proootto oalla contingenza e oal contesto e non relazionale. Le rinessioni
successive hanno provato a oennirla in una prospettiva opposta, enlatizzanoone
la oimensione locale, ralnguranoola come l`esito oi rappresentazioni e relazioni
consolidate e presentandola come una variabile dipendente (Somers 1995).
Innne, il capitale sociale
5
. Nelle ricerche sulla cultura politica, sicura-
mente centrale la oennizione oi Futnam, seconoo il quale il capitale sociale e
l`insieme oelle caratteristiche oi un`organizzazione sociale, quali reti, norme
e noucia sociale, che lacilitano il cooroinamento e la cooperazione a benencio
oi tutte le parti coinvolte ,Futnam 199: o7,. Dunque, e una risorsa collettiva
prodotta e riprodotta allinterno di reti sociali.
4
I oati oell`Eurispes ollrono chiare conlerme oi questa tenoenza.
5
Per una rassegna recente sul concetto di capitale sociale cfr. Pendenza (2011).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 218
Sulla scia del lavoro di Putnam, Cartocci (2007) analizza la diffusione del
capitale sociale sul territorio italiano
6
. Leterogeneit italiana e la frattura
nord-sud continuano a persistere, ma ad uno sguardo pi attento non sfugge
la differenziazione interna che caratterizza i diversi nord, con aree che pre-
sentano un capitale sociale vicino alle province meridionali (Vercelli, Varese,
Sondrio, Imola) e la presenza di aree ricche di capitale sociale al centro-sud
(Sassari, Cagliari; Matera, Rieti Terni e Pescara). Il rendimento delle istitu-
zioni misurato utilizzando come indicatore la mobilit interna per ragioni
sanitarie: le direttrici riguardano soprattutto il percorso sud-nord e anche in
questo caso traspare una lorte lrattura interna all`Italia. Irattura conlermata
da indicatori di natura economica, con la pi forte polarizzazione tra aree
ricche e povere registrata in ambito europeo.
La ricchezza esplicativa oel concetto ha reso possibile il norire oi numerose
ricerche in settori eterogenei che ne hanno evidenziato anche gli aspetti nega-
tivi, come il cosiddetto cattivo capitale sociale ( il caso, ad esempio, delle
ronde, dei comitati di sicurezza).
La lista delle eredit degli studi classici sulla cultura politica pu essere ul-
teriormente arricchita, includendo i valori e le rappresentazioni.
I valori sono al centro oell`analisi oi Sciolla e Negri ,1997, insieme alla noucia
e allidentit. I tre caratteri distintivi della cultura politica devono essere analizzati
separatamente, mettendo in evidenza gli esiti delle loro possibili correlazioni.
Nell`analisi oi Almono e Verba, e in parte anche in quella oi Bannelo, la
cosiddetta sindrome particolaristica dellItalia viene diagnosticata per linsor-
genza oi un insieme oi tenoenze culturali alnni, concoroanti, omogenee. La
tendenza principale il familismo: un legame al gruppo familiare o ad altri
gruppi caratterizzati da forti legami affettivi e di appartenenza che genera
una prospettiva limitata, ripiegata sul particolare. Secondo linterpretazione
di Sciolla (1996) il familismo (misurato nella sua versione hard con la noucia
solo nella famiglia) non presenta correlazioni con lo spirito civico (calcolato in
base al valore attribuito al rispetto delle regole comuni), i due fattori appaiono
interoipenoenti. La tipicit oella cultura politica italiana, ounque, risieoe non
nellassenza di .i.i.o ma nel mancato rapporto tra questo lattore e l`impegno
politico: il senso civico si conngura come una virtu privata, la cui presenza non
puo essere ricercata ne nella partecipazione ne nella noucia nelle istituzioni.
Un ulteriore nlone oi ricerca e seguito oal Centro Interuniversitario oi So-
ciologia Folitica oi Iirenze. La prospettiva oel gruppo oi ricerca norentino
6
Gli inoicatori utilizzati oa Cartocci sono quelli oel gruppo oi ricerca oel sociologo statuni-
tense con qualche mooinca: partecipazione elettorale ,anziche il voto oi prelerenza,, oillusione
oei quotioiani, partecipazione ao associazioni sportive e oillusione oelle oonazioni oi sangue.
219 CULTURA POLITICA E ANOMALIA ITALIANA
pone in primo piano gli esiti della riproduzione della cultura politica demo-
cratica e le rappresentazioni
7
della democrazia da parte dei giovani, soggetti
spesso assenti nellanalisi politica.
Le giovani generazioni offrono un punto di vista privilegiato per la com-
prensione oei lenomeni politici, rivelano quali sono i valori che superano il
passaggio generazionale e permettono di tracciare i possibili cambiamenti
oella cultura politica. L`assunto oi lonoo oi questo approccio risieoe nella no-
vit della partecipazione giovanile, spesso interpretata come distacco o apatia.
Non possibile negare che con la scomparsa dei partiti di massa, con la loro
capacit di integrare e formare, e con lo sbiadimento delle tradizionali fratture
sociali, la slera oella partecipazione sia cambiata sostanzialmente ma questa
conclusione non sancisce la nne oel coinvolgimento bens oelinea un processo
di rimodellamento della politica e dei modi di prendervi parte. Si assiste, in-
latti, ao un ampliamento oei connni oella politica: la sub-politica ,Beck 1999,
implica lentrata nellarena politica di problematiche e attori interessati e im-
pegnati nella risoluzione oi problematiche traoizionalmente estranee a questo
settore. Cambiano gli oggetti della politica e aumentano le possibilit di fare
ricorso a modalit partecipative diverse, meno impegnative e totalizzanti ri-
spetto a quelle partitiche. Le posizioni oei giovani oevono essere riviste alla
luce di tali considerazioni.
Cambia il frame nel quale si muovono i giovani ma resta saloa la centralit
della famiglia, istituzione tradizionalmente predisposta alla trasmissione dei
valori. Iamiglia e universit concorrono alla oennizione oegli orientamenti
dei giovani verso la politica; lesperienza universitaria, inoltre, sembra pre-
disporre verso lapertura e la formazione di una dimensione identitaria di
pi ampio respiro.
Le rappresentazioni dei giovani protagonisti delle ricerche del Ciuspo per-
mettono oi evioenziare alcuni elementi centrali per la oennizione oella oe-
mocrazia e oi oelineare quattro oiverse tipologie per rappresentarla: politica,
sociale-culturale, mista (politica e sociale-culturale) e utopico-critica (Bettin
Lattes 2001).
Lanomalia italiana
Le rinessioni sulla cultura politica italiana non possono eluoere il oibattito sui
punti problematici dellItalia come nazione anomala e sul debole sentimento
7
Limportanza dello studio delle rappresentazioni nelle scienze sociali illustrato da Bettin
Lattes (2001) e Santambrogio (2001).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 220
oi ioentit nazionale che percorre il nostro paese, oa noro a suo. La questione
annosa e complessa e ha suscitato linteresse di storici, politici, e scrittori
8
.
Funto oi partenza oi queste rinessioni e sicuramente il processo oi uninca-
zione, realizzato da unlite forse illuminata ma autoreferenziale, che frappone
tra se e il popolo oa eoucare una oistanza oilncilmente colmabile ,Tobia 1991,.
Le oilncolt italiane si acuiscono anche a cause oi una mooernizzazione in-
compiuta, laddove lincompiutezza ascrivibile alla concomitanza di fattori
politici, economici e culturali, e alla discrasia tra i settori attivi della societ e
il sistema di potere (Tullio-Altan 1992).
Non e questa la seoe per ripercorrere un oibattito cos complesso, ma appa-
re importante sottolineare che alcuni nodi irrisolti nella storia italiana si ritro-
vano ancora nel dibattito contemporaneo. In modo particolare, si evidenziano
due continuit utili per rileggere il concetto di cultura politica: la debolezza
del sentimento di appartenenza nazionale e la responsabilit primaria della
politica nella situazione italiana.
La debolezza del sentimento nazionale
Le ragioni di un fragile senso di identit sono da ricondurre, oltre che alle mo-
oalit oi svolgimento oel processo oi unincazione, all`appropriazione e all`esal-
tazione del tema dellappartenenza nazionale da parte della dittatura fascista.
Con la nne oel regime, le lorze politiche oell`arco costituzionale hanno
escluso la patria dal repertorio simbolico sia perch prospettate verso una
dimensione internazionale (soprattutto il Pci) e universalista sia per la scarsa
attrattivit elettorale del tema (Nevola 2003). Inoltre, il disinteresse verso la
nazione riconducibile allincapacit di coniugare il volto buono dellappar-
tenenza nazionale con il nazionalismo e le sue derive malsane (Rusconi 1993).
Il sistema politico della prima Repubblica ha garantito la stabilit della de-
mocrazia italiana e lintegrazione dei suoi cittadini; tale esito stato possibile
grazie all`intermeoiazione oei partiti. Il crollo oi questo sistema ha lasciato
vacante uno spazio politico presto occupato da partiti etno-regionalisti o ester-
ni allasse Dc-Pci e ha reso urgente lattivazione di altri meccanismi di inte-
grazione nnalizzati alla lormazione oi una comunit oegli italiani ,Nevola
2003: 151). Negli ultimi anni il tentativo di superare gli attacchi disgregatori
della Lega stato portato avanti soprattutto da Carlo Azeglio Ciampi, che
durante il suo mandato presidenziale ha proposto innumerevoli volte il tema
8
Interessanti a questo proposito sono i contributi, tra gli altri, oi Galli oella Loggia ,1998,,
Ginsborg (1989), Lanaro (1988), Tullio-Altan (1992, 1995).
221 CULTURA POLITICA E ANOMALIA ITALIANA
dellunit nazionale e ha reintrodotto la festa della Repubblica, e prosegue con
loperato del presidente Napolitano.
Il sentimento di appartenenza nazionale sembra essersi liberato dal residuo
e dallaccezione fascista, diventando risorsa e tema anche del centro-sinistra,
che per decenni lo aveva escluso e marginalizzato dallagenda politica, e man-
tenendo un ruolo centrale (strumentale) non solo nelle forze ex o post-fasciste
(Forza nuova, La Destra, Futuro e Libert) ma anche nel Pdl.
L`italianit acquisisce ounque un carattere conoiviso e non-partigiano, ma
viene spesso oennita per negazione. L`essere italiano, il sentirsi e il prolessarsi
tale appare diffuso non in valore assoluto (sul modello francese) ma in con-
trapposizione al leghismo. E i segnali in tale direzione provengono da pi
direzioni. il caso di Venezia: i colori della bandiera italiana sono utilizzati
dalle forze di centro-sinistra per distinguere la loro posizione dal partito del
Carroccio e dalle altre formazioni autonomiste (forti in Veneto pi che nelle
altre aree della presunta Padania)
9
.
Politici e cittadini: la cultura politica allo specchio
Dal punto oi vista strettamente politico, il nlo rosso che unisce la storia italiana
dal tardo Ottocento ai giorni nostri il meccanismo di consociativismo che
caratterizza il modus agendi della classe politica.
Il trasformismo della sinistra storica ottocentesca, da molti ritenuto neces-
sario per superare lostruzionismo delle opposizioni e realizzare le grandi ri-
forme (Tullio-Altan 1995), ha contribuito a produrre una classe politica clien-
telare. Il quaoro politico unitario si caratterizza oa subito per l`allermazione
oi un circolo vizioso in base al quale la politica elargisce privilegi a vari settori
oella societ eo ao altri politici oai quali oerivano, in risposta ai lavori con-
cessi, voti e consensi. Il sistema politico autoreferenziale, lontano dalle reali
emergenze italiane e incapace di trasformarsi e rompere il cerchio.
L`evoluzione naturale oi questo meccanismo puo essere colta nel consocia-
tivismo di cui parla Pizzorno (1993), ovvero negli accordi taciti tra le principali
forze politiche per il mantenimento dello status quo nellItalia degli anni No-
vanta. Il consociativismo supportato dalla diffusione di due culture politiche,
diverse ma complementari. La prima (storicistica) espressione soprattutto
9
Un episodio di cronaca avvenuto nel periodo successivo alle celebrazioni per i centocin-
quantanni oell`Italia lornisce un`ulteriore parziale conlerma oi questa tenoenza: una scolaresca
ha intonato spontaneamente linno di Mameli durante un incontro casuale con il ministro
Umberto Bossi. La notizia riprtata nel seguente articolo http://www.repubblica.it/politi-
ca/2011/05/06/news/inno_bossi-15847139/index.html?ref=search
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 222
dellopposizione ma trova consensi anche nella maggioranza; gli intellettuali
ne sono i portavoce. Si fonda sullineluttabilit dello scontro politico, sulla de-
nuncia dellavversario sulla base delle diversit ideologiche e, soprattutto, sul
primato della politica: il metro politico assolutizzato e utilizzato per misurare
e valutare ogni questione. La seconoa cultura politica e oi tipo concoroatario,
di origine prevalentemente cattolica e di natura paternalistica. espressione
di un background meno elaborato, nnalizzato al mantenimento oi buoni rap-
porti con il tessuto sociale e al controllo dei motivi di scontro sociale; per tali
caratteristiche riesce a diffondersi e a mantenersi in vita facilmente. Le due
espressioni della cultura politica italiana convivevano simbioticamente. La
prima aiutava a oistogliere lo sguaroo oa quanto la seconoa aiutava a conour-
re in porto (i.i: 295). Entrambe attribuiscono allo Stato un valore strumentale
e sono orientate al raggiungimento oi nni e obiettivi extra-statali ,una societ
giusta fondata sui valori del comunismo o la pace dellanima).
Il terremoto politico di Tangentopoli ha palesato i rapporti malsani e clien-
telari tra i partiti e i grandi interessi economici, ma le trasformazioni che ne
sono seguite non hanno avuto gli elletti innovatori e purincatori` richiesti oa
pi voci della societ civile. Sulle ceneri dei vecchi partiti si sono formati nuo-
vi gruppi che, nonostante lapparente novit dellofferta elettorale, non sono
riusciti e non hanno neanche tentato di innovare un sistema basato su logiche
consolioate, incancrenite e nnalizzate alla riproouzione oello status quo.
Il rapporto tra il modus agendi del personale politico, la cultura e le rappre-
sentazioni oi cui e portatore si rinettono e sono rinesse oalla cittaoinanza. E
possibile leggere in un gioco oi specchi e rinessi il provincialismo, l`inoiviouali-
smo e il corporativismo diffusi nella societ italiana come la conseguenza e al
contempo la causa del distacco e dellautoreferenzialit delle lite.
Le reazioni della cittadinanza di fronte alla riproduzione delle logiche con-
sociative oella politica e alla sua inoillerenza rispetto alle questioni centrali
per il paese sono eterogenee, ma in prevalenza non proiettate verso il cam-
biamento. I principali partiti politici, seppur sempre meno rappresentativi di
fratture sociali, continuano a ricevere consensi, inerziali o convinti che siano;
questa riproouzione permette oi non mettere in oiscussione l`assetto politico
generale. Al contempo, acquistano consistenza gli orientamenti a-politici e
anti-politici, espressi in parte dallastensionismo (il cosiddetto partito del non-
voto) e in parte attraverso formazioni politiche che denunciano limmobilismo
e la corruzione dilagante.
Dunque, sembra esserci una maggioranza oi italiani che si colloca acriti-
camente all`interno oel traoizionale spazio politico o che lo rinuta sceglienoo
le strade del non-voto o del voto di protesta. Ma, secondo Carboni (2008), sta
emergendo un nuovo settore della cittadinanza non passivo e rassegnato ma
competente e impegnato. In questa prospettiva, la nuova lrattura che percorre
223 CULTURA POLITICA E ANOMALIA ITALIANA
lItalia differenzia una societ con medio-basso capitale sociale, caratterizza-
ta da livelli medi di istruzione, relazioni sociali non particolarmente intense,
scarse capacit di lettura della realt e delle vicende contingenti, e una con
alto capitale sociale. la cittadinanza competente, istruita, informata, in gra-
do di attivarsi per la rivendicazione di istanze collettive (compresa la riforma
del sistema politico).
Il primo segmento rappresenta il tradizionale familismo e individualismo
allitaliana, i rapporti con il potere sono vissuti passivamente; i livelli medio-
alti dei consumi potrebbero essere letti come lespressione di un livellamen-
to sociale, di un imborghesimento collettivo ma in realt celano marginalit
e oipenoenza economica. Le istanze che questo gruppo rivolge alla politica
concernono principalmente problematiche legate al sistema di tassazione e
alla sicurezza, spesso interpretata attraverso l`equivalenza tra immigrati e cri-
minalit. Invece, il gruppo di competenti investe sulle conoscenze e sulle
risorse che possono favorire lemancipazione e lautorealizzazione individua-
le e, al contempo, riconosce come prioritari gli interventi per incentivare la
partecipazione e il pluralismo delle idee. Tra le richieste indirizzate al potere
politico, centrali sono le politiche lavorative, il rispetto dei diritti, il richiamo
alla responsabilit rivolto alla classe politica.
E ipotizzabile che questo seconoo gruppo sia culturalmente vicino alla si-
nistra dellagone politico ma non sembra avere una rappresentanza partitica
specinca. E proprio il tema oella rappresentanza appare centrale per una pos-
sibile riformulazione della cultura politica italiana.
Conclusioni
Per non cadere nel determinismo e nella staticit di una visione che vuole la
cultura politica come costante e immune al cambiamento, appare importante
concluoere questa rinessione con uno sguaroo rivolto al luturo.
Sulla cultura politica italiana pesano alcune tare che sembrano essere lega-
te alla lormazione oello Stato e a cause economiche e sociali. Alcuni oi questi
elementi si sono attutiti nel tempo, la frattura nord-sud pur non essendosi mai
ricomposta si attenuata in alcuni dei suoi punti critici (ad esempio in termini di
differenze di consumi e stili di vita), di altri aspetti stata messa in luce la valenza
positiva ,alcune espressioni oel lamilismo,, mentre rispetto a qualche lattore con-
tinua ao apparire oencitaria ,noucia nelle istituzioni, rispetto oella cosa pubblica,.
opinione di chi scrive che tali fattori siano attribuibili sostanzialmente ad
un cattivo e perverso rapporto con la politica che ha condotto e conduce tut-
tora ad una silenziosa legittimazione dello status quo da parte della cittadinanza
e alla difesa di tale situazione da parte del personale politico.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 224
Se esiste, ounque, un legame cos stretto e rinessivo` tra rappresentanti e rap-
presentati auspicabile che un cambiamento di uno dei due soggetti nella relazio-
ne possa indurre e favorire cambiamenti anche nellaltro. In tal senso, lemergere
di una cittadinanza competente, informata, attiva, probabilmente con unidentit
nazionale nella quale convergono nuovi e vecchi simboli puo lacilitare la lorma-
zione oi una lorza o oi un gruppo politico che rappresenti questo nuovo sentire e
che, in qualche mooo, oia il l per una rilormulazione oella cultura politica.
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SOCIETMUTAMENTOPOLITICA, ISSN 2038-3150, vol. 2, n. 3, pp. 227-239, 2011
www.fupress.com/smp Firenze University Press
Atteggiamenti e comportamenti politici:
una proposta tipologica
Cesare Giordano
Io t/ rrototio f liti.ol .oltor orio fro t/ Jrc 1olo Sor., ooc .o.toolic t/ro/
t/ ci./to, ootriolio.tootriolio, it oo oooc t/ot t/r i o lioor rlotio/i otoo
ottitoc ooc liti.ol o/o.ir. T/i oro./ /o lc t ot .oicr t/r ioiliti t/ot .olc o
t/rti.oll, rl.oot, rorcl f t/ir oiri.ol .oito.,. Io t/i orti.l t/ oootio f o lioor
rlotio/i i ot iot otio. T/ oot/r r o t,li.ol rooiotio f ottitoc ooc o/o.-
ior, io rcr t rolooti t/ rlotio/i. Fiooll,, oftr o orif c.ritio f ciffrot t, orio,
t/ oot/r ot oo orotio f t/o, io rcr t loorot o .riti.ol oool,i f t/ .roll t,l,.
Introduzione
Una delle cornici teoriche entro cui poter interpretare lo shift culturale che si
realizzato negli ultimi oecenni e sicuramente quella oerivabile oalla oicotomia
materialismo/postmaterialismo (Inglehart 1977).
Lassunto fondamentale che il modello di sviluppo economico proprio di
una societ, innuenzanoone il livello oi benessere, oetermina la natura, ma-
teriale o immateriale, dei suoi bisogni. Cos le societ caratterizzate da unin-
oustrializzazione ancora embrionale e quinoi oalla scarsit, essenoo concen-
trate sulla soddisfazione dei bisogni di prima necessit, sarebbero dominate
oa orientamenti materialisti, oiversamente quelle postinoustriali, garantenoo
maggior benessere e pi alti livelli distruzione, sarebbero orientate, invece,
alla soddisfazione di bisogni immateriali. In altri termini se la necessit di sod-
disfare i bisogni fondamentali rende gli uomini pi inclini alleterodirezione
(Inglehart 1977) e schiaccia il mondo dei valori sulla dimensione economica,
specularmente in una condizione di benessere saranno enfatizzati valori come
lautodirezione o unautorealizzazione che contempli anche moventi etici,
estetici e non solo economici.
Cos il relativo benessere dei paesi occidentali degli ultimi decenni ha per-
messo uno slittamento oa un sistema oi valori ispirato oa un`innltrante razio-
nalit strumentale ad un insieme di orientamenti postmaterialisti.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 228
Sicuramente una delle conseguenze pi evidenti del processo di postmo-
oernizzazione e l`erosione oella noucia accoroata alle istituzioni ,Inglehart
1997, Dalton 200!,, in particolar mooo a quelle gerarchiche. Se tale leno-
meno spiegabile alla luce delle istanze autonomizzanti che caratterizzano le
nuove generazioni, nel caso italiano i diversi episodi di distrazione di risorse
pubbliche, imputabili alla politica, hanno ulteriormente incrinato la credibilit
oella classe oi governo. Cos l`ioentincazione nei partiti traoizionali e anoata
gradualmente diminuendo (Inglehart 1990), con un trend stabilmente nega-
tivo, che ha visto quote crescenti oi elettori migrare verso posizioni centriste
(Ferrari Occhionero 1999) e, sempre pi spesso, astensioniste.
Evioentemente la oillusa oisallezione politica e suscettibile oi mooincare l`agi-
re concreto dei giovani, il cui senso di frustrazione e rabbia (Ferrari Occhionero
1997, 1998, non rimane connnato al solo livello cognitivo, ma rioisegna il loro
stesso impegno politico. Se da un lato, infatti, le forme di partecipazione politica
di impronta pi tradizionale ed eterodiretta, come la militanza attiva o ladesione
ad organizzazioni sindacali, rappresentano ormai la coda di unaltra genera-
zione, dallaltro la volont di partecipare non viene meno, rinnovandosi e assu-
menoo sempre piu lrequentemente un atteggiamento critico. Sotto la spinta oei
nuovi orientamenti enfatizzanti lautodirezione, le istituzioni politiche sono messe
in discussione da una variegata costellazione di iniziative e movimenti, sganciate
dalla politica istituzionale e radicate nella societ civile. Dalle molteplici forme di
manilestazione pacinca a quelle violente, nno alla piu impalpabile mobilitazione
cognitiva (Dalton 1984), la politica sembra aver catalizzato negli ultimi decenni
una partecipazione prevalentemente antipolitica, in cui i giovani risultano af-
fetti in larga misura dalla sindrome del cittadino critico (Norris 1999).
Si assiste, quinoi, all`attivazione oi una sub-politica ,Beck t ol. 1997), in
cui le priorit e i temi non sono imposti verticalmente dalle istituzioni, ma
nascono dal basso, essendo espressione di uno shift culturale che non sembra
aver investito le sedi istituzionali della politica. Nonostante non manchino i
tentativi da parte dei partiti di adeguare le proprie piattaforme programma-
tiche alle nuove istanze postmaterialiste, la snoucia verso la politica mina la
credibilit di simili proposte. Il gap tra eletti ed elettori cresce ulteriormente di
fronte alla richiesta di pragmaticit (Ferrari Occhionero 1999) avanzata dalle
nuove generazioni, che evidenzia, indirettamente, la percezione di paralisi e
autoreferenzialit della politica. I giovani, inoltre, chiedono alla classe di go-
verno oi risolvere in mooo elncace problemi specinci, la cui inoiviouazione e
contingente e sempre pi estranea ai frame ideologici dei partiti tradizionali.
Si innescato, forse irreversibilmente, un processo di secolarizzazione
oella politica ,Ralnni 2008,, in cui il ruolo oei partiti non e piu saliente per
la oennizione oelle io, espressioni, invece, di un mutato mondo dei valori.
Temi come la qualit oella vita, lo sviluppo sostenibile o la tutela oelle liber-
229 ATTEGGIAMENTI E COMPORTAMENTI POLITICI:
t, ao esempio, si sono alnancati alle questioni tipicamente prioritarie per la
politica, come la crescita economica o il lavoro. Eo e proprio su queste nuove
istanze che i giovani hanno riorganizzato il loro impegno. Cresce, infatti, il
loro coinvolgimento in organizzazioni volontaristiche dei pi diversi settori,
mentre rimane invariata, ed in termini assoluti bassa, ladesione ad organizza-
zioni politiche (Ferrari Occhionero 1999). Contrariamente allimmagine co-
mune che vorrebbe i giovani disimpegnati, ci che sembra esser venuto meno
non limpegno, bens la sua connotazione politica (Cavalli e De Lillo 1988).
Valori, atteggiamenti e comportamenti politici: quale tipo di relazione?
Il quaoro appena oelineato approssima sinteticamente i cambiamenti avve-
nuti nella cultura politica dei giovani. Nonostante unabbondante letteratura
corrobori empiricamente queste conclusioni, si tratta oi una visione pur sem-
pre parziale, che sconta i nsiologici limiti oi qualsiasi processo interpretativo.
Lattuale congiuntura economica, ad esempio, ripropone prepotentemente
questioni tipicamente materialiste, come la crescita economica o il lavoro,
cosicch lo shift post-materialista appare nella sua pi reale reversibilit. Pi
ampiamente nelle nuove generazioni sembra coesistere una pluralit di orien-
tamenti, talvolta contraooittori, che oilncilmente si prestano a spiegazioni om-
nicomprensive. Ovviamente qualsiasi costruzione teorica, oltre che poggiare
su fondamenta fattuali, si regge anche attraverso espedienti narrativi, che le
permettono di rappresentare la realt in modo coerente ed intellegibile, forse
piu oi quanto essa ellettivamente lo sia.
Cos il racconto che si organizzato intorno al mondo dei giovani pro-
pone, innanzitutto, un mutamento dei loro valori di riferimento, scandito dalla
dicotomia materialismo/postmaterialismo, che ha avuto un duplice impatto:
il distacco delle nuove generazioni dalla politica, emblema delleterodirezione,
e limporsi della societ civile come affermazione dellautodirezione. La frat-
tura tra politica e societ, inoltre, si scomposta ulteriormente laddove le
questioni salienti per la politica non lo erano per le nuove generazioni: mentre
la prima, ad esempio, dibatteva di prodotto interno lordo, salari e sicurezza,
i giovani si interessavano alla crescita sostenibile, allautorealizzazione o alla
tutela delle libert.
In questo contesto oi mutamento culturale si e oelineata una crescente oi-
saffezione per la politica, rimpiazzata, per, da uninedita affezione civica.
Contemporaneamente il disimpegno politico stato sostituito da un altrettan-
to inedito impegno civico.
Tali evidenze empiriche sono state spiegate attraverso un continuum lo-
gico, per cui la trasformazione dei valori avrebbe determinato certi atteggia-
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 230
menti, a loro volta lonoamentali nel mooincare i comportamenti oelle nuove
generazioni. Ferrari Occhionero, ad esempio, ha osservato che:
Gli orientamenti materialisti e postmaterialisti possono essere analizzati attra-
verso inoicatori quali i valori, principi che generalmente prevalgono e che sono
determinanti nel dar forma ad atteggiamenti, norme, opinioni. Questi, poi, a
loro volta accentuano i comportamenti. [] La nostra accettazione della de-
nnizione oei valori, come lattori che oeterminano il comportamento, implica
che nella ricerca empirica essi possano essere investigati analizzando gli aspetti
di base che sottostanno ad una variet di modalit di atteggiamenti e compor-
tamenti (Ferrari Occhionero 1999).
Cos gli orientamenti postmaterialisti sarebbero stati responsabili, contem-
poraneamente, degli atteggiamenti di disaffezione politica e di affezione civica
e questi, a loro volta, oel oisimpegno politico e oell`impegno civico oei giovani,
semplincanoo, il bisogno oi autooirezione, mettenoo in- oiscussione la classe
politica, avrebbe indotto un atteggiamento critico, con una conseguente ri-
duzione delle forme di partecipazione politica; parallelamente limportanza
attribuita a questioni come la qualit oella vita o la tutela oell`ambiente avreb-
be portato, ad esempio, allemergere di atteggiamenti ecologisti, la cui espres-
sione comportamentale sarebbe individuabile nei movimenti ambientalisti.
Si e assunto, quinoi, che la relazione tra valori, atteggiamenti e compor-
tamenti sia lineare; ciascun livello ha una valenza predittiva rispetto allaltro,
grazie alla quale la conoscenza oei valori a monte permette oi preveoere i
comportamenti a valle.
Si tratta, in realt, di un assunto insito nella nostra stessa cognizione: in
genere siamo portati a creoere che cio che proviamo e pensiamo innuenzi il
nostro modo di agire e, ragionevolmente, ci aspettiamo che lo stesso accada
per gli altri individui; assumiamo tacitamente che coloro che hanno certe opi-
nioni e credenze, vi adeguino il comportamento e, daltro canto, inferiamo
indizi circa la personalit dei nostri interlocutori a partire dalle loro azioni.
Ci aspettiamo, ad esempio, che un severo credente cattolico rispetti una certa
condotta o che uno scrupoloso osservante dei precetti ecclesiastici sia guidato
oa valori cristiani nella vita oi tutti i giorni. Capita, pero, che queste aspettati-
ve siano oisattese, si pensi, per esempio, all`interessante lenomeno oella mana
devota (Dino 2008) il cui ampio ricorso a valori e icone cattoliche si scontra
con un modo di agire del tutto estraneo alletica cristiana, o a come sia pi op-
portuna per alcuni creoenti la oennizione oi praticante-cattolico piuttosto
che quella oi cattolico-praticante.
La supposta linearit tra valori, atteggiamenti e comportamenti non appa-
re cos scontata. Spesso sono le nostre opinioni a mooincarsi in base alle nostre
231 ATTEGGIAMENTI E COMPORTAMENTI POLITICI:
scelte e non queste ao essere guioate oalle nostre opinioni. Siamo portati, per
esempio, a rafforzare un certo atteggiamento e ad inibirne altri, altrettanto
salienti, per essere coerenti con unazione gi compiuta: il caso di alcuni elet-
tori che, solo dopo aver espresso la propria preferenza, rafforzano il giudizio
sul canoioato scelto, mentre inoeboliscono quello sui canoioati concorrenti. In
altri termini dopo che si scelto, si sempre decisi.
Ancor piu inoicativa e la situazione in cui mooinchiamo, talvolta ribaltia-
mo, una nostra opinione dopo aver adottato un comportamento in contrasto
con essa. Pu accadere, per esempio, che ci si trovi a svolgere un lavoro non
in linea con i propri valori oi rilerimento e si nnisca con il mooincarli per
giustincare il proprio comportamento, non e un caso, probabilmente, che la
transizione oalla conoizione oi giovane a quella oi aoulto sia scanoita in molti
casi dallingresso nel mondo del lavoro.
La relazione tra atteggiamenti e comportamento appare pi complessa ri-
spetto a quanto assunto preceoentemente. E evioente come questi possano
risultare da un processo di razionalizzazione che si realizza a posteriori; daltra
parte, anche quanoo essi preceoono il comportamento, non e oetto che lo gui-
dino: possiamo essere convinti ambientalisti e continuare ad utilizzare mezzi
oi trasporto inquinanti o, al contrario, muoverci solo con mezzi oi trasporto
pubblici, fare la raccolta differenziata ed utilizzare pannelli solari pur essendo
totalmente inoillerenti alle questioni ambientaliste.
Il nesso tra atteggiamenti e comportamento non cos saldo come sia-
mo portati a credere. Si tratta di un risultato assodato nella stessa letteratura
psicologica, in cui diversi studi sperimentali (La Piere 1934; Corey 1937; De
Fleur e Westie 1958) hanno evidenziato come il comportamento possa essere
opposto agli atteggiamenti; pi ampiamente una meta-analisi di 45 studi ha
evidenziato una correlazione tra atteggiamenti e comportamento pari a 0,15
,Wicker 19o9,, un valore sulncientemente basso oa lar rioimensionare la sup-
posta capacit predittiva dei valori sul comportamento.
La presunta relazione lineare, assunta nella spiegazione postmaterialista,
messa in discussione da una realt pi complessa, a volte controintuitiva ed
incoerente, in cui la linearit diviene una possibilit tra le tante. Sicuramen-
te il racconto intrecciato sulla dicotomia materialismo/postmaterialismo
plausibile e ben interpreta lo shift culturale che si realizzato. Ma, daltra par-
te, necessario non confondere la coerenza teorica, necessaria e stabile, con
quella lattuale, possibile e contingente. Spiegare coerentemente certe evioenze
empiriche implica considerarne alcune e tralasciarne altre: se si ipotizza che
i cambiamenti avvenuti nella cultura politica dei giovani siano dovuti allin-
nuenza oi certi atteggiamenti sul comportamento, si osserver, per esempio,
che l`atteggiamento lavorevole alle questioni ambientaliste ha oeterminato la
nascita dei movimenti ecologisti; ma, come gi accennato, pu darsi il caso in
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 232
cui un convinto ambientalista non lo sia nella pratica, cos come quello oi un
inconsapevole ecologista nel modo di agire, ma del tutto indifferente alla tutela
oell`ambiente. Si tratta oi eventualit che ricorrono nella realt meno lrequen-
temente, forse, ma la cui considerazione pu essere euristicamente feconda.
Atteggiamenti e comportamenti politici: oltre la supposta linearit
Un mooo per consioerare le ulteriori possibilit che potrebbero verincarsi
nella relazione tra atteggiamento e comportamento la loro organizzazione
tipologica.
La spiegazione postmaterialista ci ha consegnato una rappresentazione
oelle nuove generazioni in base alla quale i giovani sarebbero oisallezionati
e disimpegnati politicamente, affezionati e impegnati civicamente. Ne con-
segue, innanzitutto, che si debbano considerare due livelli distinti, cio lat-
teggiamento e il comportamento, e che entrambi debbano essere declinati
in termini politici e civici. Pi precisamente per ciascuno di essi possibile
far riferimento a due foocoooto ci.iioi, articolati in due classi dicotomiche:
consioereremo, quinoi, l`atteggiamento e il comportamento
1
, politico e civico,
articolati rispettivamente in affezione e disaffezione, impegno e disimpegno.
possibile far riferimento alle tipologie presenti in tab. 1.
Tab. 1. Atteggiamenti e comportamenti civili e politici
Att.Politico
Att. Civico
Affezione Disaffezione
Comp. Politico
Comp. Civico
Impegno Disimpegno
Affezione Interessato Critico Impegno Partecipe Pragmatico
Disaffezione Politicizzato Apatico Disimpegno Politico Individualista
1
Si noti che per i valori, intesi come orientamenti profondi dellindividuo, sganciati da un referente
concreto, non stata realizzata una tipologia; la ragione di ci che gli atteggiamenti rappresentano
l`anello oi congiunzione tra valori e comportamento, ovvero l`espressione supernciale oei valori el-
lettivamente in relazione con il comportamento. Cio non signinca che la relazione tra valori e atteg-
giamento sia scontata o che luno sia sinonimo dellaltro, ma la limitata sondabilit dei valori, la loro
lrequente rioonoanza con gli atteggiamenti e la scarsa parsimonia interpretativa che oeriverebbe oalla
loro considerazione ha portato ad escluderli.
233 ATTEGGIAMENTI E COMPORTAMENTI POLITICI:
Lorganizzazione tipologica degli atteggiamenti e dei comportamenti indi-
vioua rispettivamente quattro tipi per ciascun livello, piu precisamente i tipi
individuati rispetto agli atteggiamenti sono i seguenti:
- Iotrot: affezionato sia politicamente che civicamente; politica e socie-
t sono percepite come complementari e non come antagoniste.
- Pliti.iot: affezionato politicamente e disaffezionato civicamente; la
politica considerata espressione e guida degli interessi collettivi, mentre la
societ civile appare frammentata in istanze particolari; latteggiamento
eterodiretto.
- Critico: e allezionato civicamente e oisallezionato politicamente, in questo
caso la societ civile ad essere considerata espressione e guida degli interessi
collettivi, a differenza della politica, autoreferenziale ed interprete di interessi
particolari; latteggiamento autodiretto.
- Apatico: disaffezionato politicamente e civicamente; indifferenza e disin-
teresse caratterizzano sia latteggiamento politico che civico.
Rispetto al comportamento, invece, sono stati individuati i seguenti tipi:
- Partecipe: impegnato politicamente e civicamente; limpegno nelle orga-
nizzazioni politiche si accompagna a quello nella societ civile.
- Politico: impegnato politicamente
2
e disimpegnato civicamente; limpe-
gno diretto esclusivamente verso la politica, caratteristica che contraddistin-
gue il comportamento comune del politico.
- Pragmatico: impegnato civicamente e disimpegnato politicamente; in
questo caso l`impegno e oiretto unicamente verso la societ civile, in cui la par-
tecipazione autodiretta ed orientata al raggiungimento concreto di obiettivi.
- Ioci.icoolito: disimpegnato politicamente e civicamente; il comporta-
mento schiacciato sulla dimensione individuale.
evidente come sia gli atteggiamenti che i comportamenti siano stati decli-
nati politicamente e civicamente. Ci fa s che i due gruppi di tipi individuati
siano logicamente equivalenti, pur rilerenoosi a livelli oiversi, il politico, ao
esempio, risulta dallimpegno politico e dal disimpegno civico, cos come il
politicizzato risulta dallaffezione politica e dalla disaffezione civica.
Ora, se assumessimo lipotesi di linearit tra atteggiamento e comporta-
mento, dovremmo aspettarci che a ciascun tipo individuato per gli atteggia-
menti segua il corrispondente tipo per il comportamento. Intuitivamente ad
un politico corrisponder un atteggiamento politicizzato; daltra parte
non meno plausibile, ad esempio, il caso del politico-apatico, ovvero di
2
Si noti che per impegno politico si intende una partecipazione mediata da organizzazioni po-
litiche, in cui non rientrano quelle iniziative che, anche se connotate politicamente, rimangono
pur sempre oi stampo civico, come la nrma oi una petizione o una qualsiasi lorma oi protesta.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 234
un soggetto che, pur essendo impegnato in politica, si disinteressi tanto di
questa quanto oella societ civile.
In realt sono diverse le combinazioni tra atteggiamento e comportamento
che, a prescindere dalla consistenza della loro estensione, potrebbero rivelarsi
plausibili. Generalmente la lrequenza con cui si osserva un certo lenomeno
conoiziona la sua rilevanza in seoe interpretativa, suggerenoo quali evioenze
tenere in consioerazione e quali imputare ao una casuale variabilit, ma e
proprio in questo passaggio che si peroe una parte oi realt, oimenticanoo
che la sua comprensione passa anche per quei casi non sempre lrequenti, ma
utili a circoscrivere l`intensione oi quelli piu ricorrenti.
Un modo per esplorare le possibilit logiche tra atteggiamento e compor-
tamento, prescindendo dalla dimensione della loro estensione, lorganizza-
zione tipologica dei tipi risultanti dalle precedenti tipologie. Pi precisamente
considereremo due foocoooto ci.iioi, cio latteggiamento e il comporta-
mento, articolati nei loro rispettivi tipi.
possibile far riferimento alla tipologia presente in tab. 2.
Tab. 2. Una tipologia di atteggiamenti e comportamenti.
Comportamento
Atteggiamento
Partecipe Politico Pragmatico Individualista
Interessato Militante Riformista Socio-centrato Osservatore
Politicizzato Istituzionalista Politico Attivista Follower
Critico Postideologico Apolitico Postmaterialista Disincantato
Apatico Carrierista Free rider Ego-centrato Oustsider
Complessivamente i tipi inoiviouati sono seoici, oi cui solo quattro soooi-
sfano lassunto secondo cui la relazione tra atteggiamento e comportamento
lineare; tali tipi sono:
- Militante: colui che affezionato e impegnato sia politicamente che civi-
camente; laffezione e limpegno politico si sovrappongono allinteresse e alla
235 ATTEGGIAMENTI E COMPORTAMENTI POLITICI:
partecipazione civica, e colui, quinoi, per cui il proprio essere politico non
si scosta dal suo essere cittadino.
- Politico: colui che affezionato ed impegnato solo politicamente; lesclu-
sivo riferimento alla dimensione politica, sia in termini di atteggiamento che
oi comportamento, oenota la ngura abituale oel politico.
- Postmaterialista: colui che affezionato ed impegnato civicamente e di-
saffezionato e disimpegnato politicamente; latteggiamento critico, ovvero au-
todiretto, e il comportamento pragmatico rendono evidente il nesso con la
rappresentazione postmaterialista.
- Outsider: apatico ed individualista, ovvero disimpegnato e disaffezionato,
sia politicamente che civicamente; politica e societ civile non sono categorie
salienti per la propria identit sociale.
Di seguito, invece, i tipi risultanti dalle combinazioni non lineari tra atteg-
giamento e comportamento:
- Ititoioolito: colui che si impegna sia politicamente che civicamente,
ma la cui affezione esclusivamente politica; limpegno nella societ civile
nnalizzato a stabilire connessioni tra quest`ultima e le istituzioni. L`ioea sotto-
stante che la partecipazione civica debba avere uno sbocco istituzionale.
- Post-ideologico: colui che pur impegnandosi politicamente, oltre che civica-
mente, e oisallezionato alla politica e allezionato alla societ civile, e in quest`ul-
tima, inlatti, che si oenniscono contingentemente le issues prioritarie per la collet-
tivit e non nelle sedi dei partiti politici. Si pensi, per esempio, ai primi passi del
movimento creato da Beppe Grillo: nonostante la dichiarata disaffezione politica,
l`iniziale impegno civico oei suoi sostenitori e stato alnancato oa una partecipa-
zione propriamente politica, con la creazione oelle liste civiche a cinque stelle.
3
- Carrierista: colui che si impegna sia politicamente che civicamente, no-
nostante la disaffezione politica e civica; il disinteresse e lindifferenza per la
politica e la societ civile suggeriscono che la partecipazione sia utilizzata
strumentalmente per la propria carriera.
- Riformista: colui che impegnato solo politicamente, ma affezionato
anche civicamente; si tratta di un tipo appartenente al sistema politico, ma il
cui interesse per la societ civile ne orienta l`azione politica verso una mooin-
cazione graduale dellassetto politico e sociale, ovvero verso le riforme.
- Apolitico: colui che impegnato solo politicamente, nonostante sia disaf-
fezionato politicamente e affezionato civicamente; lazione politica ispirata
3
Si noti che le Cinque stelle` inoicano rispettivamente ambiente, acqua, sviluppo, connettivit
e trasporti (http://it.wikipedia.org/wiki/MoVimento_5_Stelle); evidente che tali punti rap-
presentano semplicemente oelle linee programmatiche o`azione e non un`ioeologia, in questo
senso il movimento oi Grillo puo oennirsi post-ioeologico, almeno rispetto alle ioeologie oei
partiti tradizionali.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 236
oal basso e oalle priorit che si oenniscono in seno alla societ civile, la oisal-
fezione politica evidenzia come la partecipazione, pur essendo di tipo politico,
si realizzi secondo principi e modalit estranei al mondo della politica, ovvero
in modo apolitico, cio senza politica. Si pensi, per esempio, alla fase
matura oel movimento Cinque Stelle oi Grillo, in cui alcuni rappresentanti
del movimento sono entrati stabilmente in politica, pur conservando un atteg-
giamento disaffezionato politicamente e affezionato civicamente.
- Free rider: colui che impegnato in politica, nonostante la disaffezione
politica e civica; lazione politica, sganciata da vincoli ideologico-politici e da-
gli interessi della collettivit, si riduce allesecuzione di comportamenti oppor-
tunistici, nnalizzati al perseguimento oi interessi particolari.
- Socio-centrato: colui che impegnato solo civicamente, ma la cui affezione
politica e civica; il coinvolgimento nella societ civile mosso dallinteresse
per le istanze sia politiche che civiche eo e quinoi centrato sulla societ nel
suo insieme.
- Jtti.ito: colui che impegnato civicamente, ma la cui affezione solo
politica, la partecipazione, seppur oi tipo civico, e nnalizzata a proourre un
cambiamento nellassetto politico; lidea sottostante che tale cambiamento
debba partire dal basso ed essere guidato dalla societ civile.
- Ego-centrato: colui che si impegna civicamente, nonostante la disaffezione
civica e politica; il coinvolgimento nella societ civile non mosso da un reale
interesse civico o politico, ma centrato sul proprio ego; la partecipazione
risponoe a bisogni inoiviouali, come quello oi appartenenza o oi riconosci-
mento sociale e non, se non indirettamente, a bisogni sociali.
- Or.otr: colui che disimpegnato politicamente e civicamente, nono-
stante laffezione politica e civica; linteresse per la politica e la societ civile
sganciato oall`impegno politico e civico, e colui, quinoi, che partecipa senza
intervenire, ovvero che si limita ad osservare la scena politica e sociale.
- Follower: colui che disimpegnato civicamente e politicamente, ma af-
fezionato alla politica; il disimpegno politico, oltre che civico, suggerisce che
l`interesse per la politica si esprima passivamente, e colui, quinoi, che si limita
a seguire il proprio schieramento politico, senza parteciparvi attivamente.
- Disincantato: colui che disimpegnato politicamente e civicamente, ma
affezionato alla societ civile e disaffezionato alla politica; latteggiamento
critico si associa al comportamento inoivioualista, viene meno, quinoi, lo
slancio partecipativo, smorzato da una rappresentazione disincantata della
realt, per cui risulterebbe compromessa la possibilit del cambiamento.
Lorganizzazione tipologica degli atteggiamenti e dei comportamenti per-
mette di individuare le ulteriori articolazioni di ciascuna combinazione lineare;
dallattegiamento critico e dal comportamento pragmatico derivano diver-
si altri tipi oltre quello postmaterialista, oi cui contribuiscono ao articolarne
237 ATTEGGIAMENTI E COMPORTAMENTI POLITICI:
l`intensione, per esempio la ngura oell`ego-centrato evioenzia come l`impegno
civico possa essere mosso dalla soddisfazione di bisogni egoistici pi che da
uno slancio propriamente partecipativo, suggerenoo una possibile rioennizione
oel signincato attribuibile alla partecipazione, o`altra parte nel caso oell`attivista
la partecipazione civica, orientata politicamente, mette in discussione lassodato
disinteresse per la politica, evidenziando come il binomio disimpegno politico -
impegno civico non sempre presuppone la disaffezione politica. In altri termini
essere attivi nella societ civile non necessariamente signinca parteciparvi, cos
come il parteciparvi non sempre ha un signincato propriamente civico.
Ovviamente le possibili declinazioni di ciascuna combinazione lineare
sono tante quante quelle risultanti oall`incrocio oei corrisponoenti atteggia-
menti e comportamenti. Per una maggiore parsimonia interpretativa pos-
sibile operare sulla tipologia la riduzione dello spazio di attributi (Hempel
e Oppenheim 1936), aggregando due o pi tipi in uno solo, in base alla loro
prossimit semantica e bilanciando la loro estensione
4
(Marradi 1993).
Nel nostro caso plausibile considerare i tipi risultanti dal comportamento
partecipe e politico come semanticamente prossimi, dal momento che lim-
pegno politico, non solo comune ad entrambi, ma ha un maggior peso nella
oennizione oei rispettivi tipi, e evioente, inlatti, la loro connotazione prevalente-
mente politica. Pertanto possibile interpretare come singoli tipi il riformista-mi-
litante, il politico-istituzionalista, lapolitico-postideologico e il free rider-carrierista.
Fer quanto riguaroa i tipi risultanti oal comportamento pragmatico e
individualista plausibile, invece, considerare semanticamente prossimi
i tipi il cui atteggiamento e interessato e politicizzato. In questo caso a
stabilire la vicinanza semantica non limpegno politico, bens la comune
allezione politica. Consioereremo quinoi come singoli tipi l`attivista-socio-
centrato e il follower-osservatore.
Il tipo postmaterialista non sar aggregato a nessuno dei restanti tipi, data
la consistenza della sua estensione, desumibile dalla letteratura citata prece-
dentemente, che gli conferisce una particolare autonomia semantica.
Innne aggregheremo in un unico tipo l`ego-centrato, il oisincantato e l`out-
sider. Sebbene possa non sembrare problematico l`accostamento tra quest`ul-
timo e il disincantato, accomunati entrambi dal disimpegno politico e civico,
potrebbe non essere altrettanto nel caso dellego-centrato, che invece impe-
gnato civicamente. In realt, come gi accennato, una partecipazione mossa
oa bisogni egoistici non e oissimile, in oennitiva, oa un comportamento pro-
priamente individualista.
4
In questo caso si prescinoer oa consioerazioni relative all`estensione, non essenoo oisponibili
i relativi dati empirici.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 238
Conclusioni
Una valutazione dinsieme della tipologia permette di distinguere al suo inter-
no due blocchi interpretativi, a cui possibile attribuire i tipi risultanti dalla
precedente riduzione dello spazio degli attributi. Il primo blocco costituito
dal politico-istituzionalista, il free rider-carrierista e il follower-osservatore, men-
tre il secondo dal riformista-militante, lapolitico-postideologico, lattivista-
socio-centrato, il postmaterialista e lego-centrato-disincantato-outsider.
In realt le dimensioni sottese a tali raggruppamenti sono riconducibili
alla dicotomia materialismo-postmaterialismo. Nel primo gruppo evidente
la dimensione materialista, declinata politicamente e civicamente: il politico-
istituzionalista e il free rider-carrierista individuano, infatti, un tipo di politica
ispirata da orientamenti materialisti, cos come nel follower-osservatore evi-
dente linclinazione alleterodirezione.
Il secondo gruppo invece caratterizzato dalla dimensione postmaterialista:
il rilormista-militante e l`apolitico-postioeolgico inoiviouano quella parte oella
politica che puo oennirsi postmaterialista, mentre i restanti tipi suggeriscono
varianti del postmaterialismo attinenti la societ civile. Il tipo postmaterialista
lunge inlatti oa spartiacque tra la sua parte socio-centrata e la contropar-
te ego-centrata, evidenziando una dualit che richiama, per molti aspetti, la
distinzione tra giovani centrali e giovani marginali (Bettin Lattes 2007),
ovvero tra una maggioranza di giovani privi di legami sociali e politici e su cui
incombe il rischio di atomizzazione e una minoranza di giovani, dotati delle
risorse necessarie per avviare una relazione autonoma con la politica ,Ralnni
2008,. In questo quaoro il postmaterialista e in bilico tra allezione e oisallezio-
ne, impegno e disimpegno, partecipazione e atomizzazione. La sua intensione
contigua ad istanze contrapposte, cos come la sua estensione incerta, se
frammentata nelle sue diverse articolazioni.
E evioente, a questo punto, come il rapporto tra politica e societ possa
essere vissuto in modi diversi, non sempre lineari, talvolta contrapposti. Ma se
e vero, come sosteneva Derrioa ,19o7,, che il signincato oi qualsiasi parola
si delinea solo attraverso le sue opposizioni linguistiche, allora la compren-
sione dei tipi passer anche e soprattutto dalle loro reciproche opposizioni e
differenze.
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www.fupress.com/smp Firenze University Press
Localizzazione dei diritti
o localismo dellappartenenza?
Abbozzo di una teoria della residenza
Enrico Gargiulo
T/ oio f t/i orti.l i t io.tiot t/ ootor ooc t/ .if.iti f o oo toto t/ot, o o .ooo.
f t/ .orrot .rii` f ootiool .itio/i, i or./oio oo io.roio iortoo.: rico.. Mr io
ctoil, t/ o.t f t/i or i .otitotc o, t/ ottot t oocrtooc o/t/r t/ r. f l.otio
f t/ ri/t` t/ot i to/io lo. io ooo, Eoroo tot, ooc orti.olorl, io t/ Itolioo .otxt, i /o-
io oo io.loioor, ,to f l.ol .itio/i` r, rot/r, oo x.loioor, o, ooc o o orti.oloriti.
ico f ooor/i.
Premessa
La cittadinanza, nel corso dellet moderna, si andata costituendo come lo
strumento oi oennizione e oi regolazione oel rapporto tra uno Stato e i suoi
membri. A partire dagli ultimi decenni del Ventesimo secolo, tuttavia, i muta-
menti politici ed economici del sistema mondiale che hanno provocato la crisi
oello Stato hanno messo in oiscussione questo rapporto. La cittaoinanza, oi
conseguenza, da legame esclusivo tra i cittadini e gli Stati sta diventando una
sebbene ancora la pi importante delle forme possibili di relazione tra gli
individui e un potere politico che non vede pi negli attori statali la sua fonte
esclusiva.
Nel momento in cui la cittadinanza ha cominciato a perdere la sua com-
pattezza monolitica, i suoi frammenti hanno iniziato a muoversi, per cos
dire, verso lalto e verso il basso. Verso lalto, andando a comporre un nuovo
status giuridico la cittadinanza europea
1
; verso il basso, andando a legare a
contesti locali la titolarit di alcuni diritti fondamentali. Alla cittadinanza na-
zionale, ounque, si alnancano nuove lorme oi cittaoinanza
2
, rendendo estre-
1
Sulle origini della cittadinanza europea cfr. Lippolis 1994.
2
A riguaroo, clr. Baubock 199!, Soysal 199! e Zanlrini 2007.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 242
mamente complesso e articolato il quaoro oelle appartenenze e oei oiritti e
frammentando lo status di cittadino.
Mentre la cittadinanza sembra perdere la sua rilevanza, un nuovo status sta
acquistanoo invece un`importanza crescente: la ricoo. Al cittadino statuale
si alnanca cos un nuovo soggetto: colui che risiede legalmente allinterno di
un territorio amministrativamente oennito. Sebbene quella oi resioente non-
cittadino sia una condizione di gran lunga antecedente alla cosiddetta crisi
oello Stato gi in epoca meoievale, inlatti, era presente la ngura oel coio
3

, con il processo di integrazione europea e, parallelamente, con il processo
oi regionalizzazione interno ai singoli Stati europei che tale conoizione acqui-
sta una centralit del tutto inedita.
Il sistema di cittadinanze locali che sta lentamente prendendo forma pre-
senta delle potenzialit ma anche degli evidenti rischi. Se da un lato i sistemi
oi oiritti locali possono conngurarsi come ambienti piu inclusivi nei conlronti
dei migranti rispetto ai sistemi statuali in cui sono inseriti, dallaltro possono
trasformarsi in meccanismi fortemente escludenti. La ricoo ooorof.o, ossia
l`ellettiva iscrizione nei registri anagranci, e, nello specinco, l`oggetto oella
contesa tra coloro che promuovono forme di cittadinanza locale almeno
potenzialmente universalistiche e coloro che, invece, difendono forme di
cittadinanza locale sempre pi particolaristiche.
Nelle pagine che seguono si cercher oi risponoere a uno specinco interro-
gativo: il processo di localizzazione dei diritti che sta avendo luogo in molti stati
europei, e in particolare nel contesto italiano, sta dando forma a un sistema di
cittadinanze locali pi inclusivo oppure sta dando forma a un sistema ancora
pi escludente, incentrato su unidea di appartenenza di tipo localistico?
Fer cercare oi risponoere a questa oomanoa, si partir oal piu eclatante tra
gli episodi di esclusione legati alla residenza: lOrdinanza comunale emanata dal
sindaco di Cittadella. Poi si passer ad analizzare la cittadinanza, mostrando-
ne le tensioni interne. Tensioni interne che, a quanto pare, contraooistinguono
anche la resioenza, alla quale sar oeoicata l`ultima parte oi questo contributo.
La cittadella assediata: la costruzione giuridica di unemergenza immaginata
Il 16 novembre 2007 Massimo Bitonci, sindaco del Comune di Cittadella
(PD), sulla base dellart. 54 co. 2 del TUEL
4
emana una Orcioooo r l`ot-
3
Sul signincato oi questo termine clr. Hammar 1989.
4
Questo articolo consente al sinoaco, quale ulnciale oel governo, oi aoottare provveoi-
menti contingibili e urgenti al nne oi prevenire o eliminare gravi pericoli per l`incolumit
dei cittadini.
243 LOCALIZZAZIONE DEI DIRITTI
tooio cll ciiioi liloti. oroli io ootrio ci i.riio ol ritr cllo
loio ricot ciiioi .oioot io ootrio iioi. ooitorio ci oooli.o
i.oro. L`iniziativa oel sinoaco oi Cittaoella, presto oennita oroinanza an-
ti-sbanoati, introouce, in materia oi iscrizione anagranca, controlli ulteriori
rispetto a quelli previsti oalla normativa nazionale. L`oroinanza, ounque,
ha l`obiettivo oi renoere piu oilncoltosa l`iscrizione nei registri anagranci a
inoivioui senza nssa oimora, barboni e oisoccupati, a prescinoere oal latto
che i soggetti appartenenti a queste categorie siano o meno cittaoini italiani.
Ma lordinanza, partendo dal presupposto che i fenomeni migratori, in as-
senza oi specinci controlli attuati a livello locale, potrebbero traslormarsi in
una vera e propria emergenza sotto il pronlo oella salvaguaroia oell`igiene
e della sanit pubblica nonch dellincolumit dellordine e della sicurezza
nella loro pi ampia accezione del termine, presenta, di fatto, un obietti-
vo ben piu specinco e mirato: non conlerire la resioenza legale a cittaoini
stranieri, comunitari o non comunitari che siano, pur se in possesso di un
regolare titolo di soggiorno.
L`eventuale esclusione oall`iscrizione nei registri anagranci e motivata
con il mancato soddisfacimento, da parte dei soggetti richiedenti, di alcuni
requisiti, oeclinati in maniera oiversincata con rilerimento alle specinche
categorie di cittadini stranieri. I cittadini comunitari intenzionati a soggior-
nare sul territorio italiano per piu oi tre mesi tenuti quinoi, sulla base oella
legge italiana, a iscriversi allanagrafe sono gravati di ulteriori obblighi
rispetto a quelli previsti oalla normativa nazionale. Se privi oi un regolare
contratto di lavoro, devono essere detentori di un reddito non inferiore a una
certa soglia nssata a .0o1 euro nel caso in cui il richieoente l`iscrizione sia
solo o, al pi, accompagnato da un familiare, disporre di un alloggio aven-
te determinate caratteristiche di salubrit, non essere soggetti socialmen-
te pericolosi. I cittadini extracomunitari, invece, per ottenere liscrizione
nei registri anagranci, oevono soooislare i seguenti requisiti: il possesso oi
una carta di soggiorno in corso di validit; nel caso che la carta sia scaduta
o in corso di rinnovo, la disponibilit, al pari dei cittadini comunitari, di
una idonea sistemazione alloggiativa e di un reddito annuo, proveniente
da fonti lecite, di importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per
lesenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria; un passaporto valido
con regolare visto dingresso. Inoltre, lOrdinanza prevede che, dellavvenu-
ta iscrizione anagranca, oebba essere oata comunicazione alla Questura oel
capoluogo di Provincia.
Per comprendere meglio i contenuti dellOrdinanza, soffermiamoci sul
primo requisito quello oi carattere economico e consioeriamolo separa-
tamente per quanto riguaroa i cittaoini comunitari e per quanto riguaroa i
cittadini extracomunitari.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 244
Nella normativa italiana nnalizzata alla regolamentazione oel soggiorno
dei cittadini comunitari sul territorio della Repubblica
5
, gi presente un re-
quisito oi questo genere. Il Decreto legislativo emanato a riguaroo e la Diret-
tiva europea oa questo recepita preveoono inlatti una oisparit oi trattamento
tra cittadini italiani e cittadini comunitari. Lordinanza comunale emanata dal
sindaco di Cittadella, tuttavia, si discosta in senso peggiorativo dalla norma-
tiva nazionale per la seguente ragione: la discriminazione avviene non sotto
il pronlo oei requisiti richiesti ma sotto quello oel trattamento ellettivo riser-
vato agli stranieri comunitari, in quanto la norma comunale prescrive che,
preventivamente all`iscrizione anagranca sospenoenoo quinoi il relativo
proceoimento , sia svolta una aoeguata attivit oi inoagine e verinca in oroi-
ne a quanto oichiarato in particolare mooo in merito all`inoiviouazione oella
provenienza e alla liceit della fonte da cui derivano le risorse economiche.
Nel caso dei cittadini extracomunitari regolarmente soggiornanti, liscrizio-
ne nei registri anagranci e, seconoo la normativa italiana
6
, un diritto soggettivo
incondizionato, cos come lo per i cittadini italiani: le iscrizioni e variazioni
anagranche oello straniero regolarmente soggiornante sono ellettuate alle me-
oesime conoizioni oei cittaoini italiani. L`unico requisito che i primi oevono
soooislare rispetto ai seconoi per i quali il oiritto oi soggiorno sul territorio
coessenziale al loro status di cittadini appunto la regolarit del soggiorno
sul territorio dello stato. Tale regolarit, peraltro, pu essere intesa come una
condizione pi ampia del mero possesso di un permesso di soggiorno in corso
di validit
7
, e ancor pi ampia, a maggior ragione, del possesso di una carta di
5
Cfr., a riguardo, il Decreto Legislativo 6 febbraio 2007, n.30 Jttooio cllo cirtti.o
!00!.38.CE rloti.o ol ciritt ci .ittocioi cll`Uoio ci lr fooiliori ci .ir.lor ci iroor
liberamente nel territorio degli Stati membri, la circolare del Ministero dellinterno n. 19/2007
e il Decreto Legislativo 28 febbraio 2008, n. 32 Mcif./ iotroioi ol c.rt liloti. 6
fooroi !007, o. 30, r.oot ottooio cllo cirtti.o !00!.38.CE relativa al diritto dei citta-
dini dellUnione e loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio
degli Stati membri. Recentemente, con il decreto-legge n. 89 del 23 giugno 2001, sono
state introootte ulteriori mooinche al oecreto legislativo oel 2007. Nella circolare n. 188
oel 29 giugno 2011 sono contenute alcune specinche circa i contenuti e gli obiettivi oi
tale decreto.
6
Cfr., a riguardo, il Decreto Legislativo 25 Luglio 1998 n. 286 Tt ooi. cll ciiioi .o.r-
ooti lo ci.ilioo cll`iooiroio oro ollo .ociio cll trooir (in particolare, lart. 6 co. 7)
e il Decreto del Presidente della Repubblica 31 Agosto 1999 n. 394 Regolamento recante norme di
ottooio cl tt ooi. cll ciiioi .o.rooti lo ci.ilioo cll`iooiroio oro ollo .ociio
dello straniero (in particolare lart. 15).
7
In questo senso, l`esibizione oel permesso oi soggiorno non e oi per se il requisito per poter
proceoere all`iscrizione anagranca oel resioente straniero, ma e solo la prova oocumentale
privilegiata oell`esistenza oel oiverso e sostanziale requisito oella regolarit oel soggiorno. Ben
potendo darsi che uno straniero regolarmente presente non sia in grado, per ragioni indipen-
245 LOCALIZZAZIONE DEI DIRITTI
soggiorno; possesso che, invece, richiesto dallOrdinanza. Una volta entrati
regolarmente all`interno oel territorio oel paese ospitante, quinoi, gli stranieri
extracomunitari non sono tenuti a disporre di un reddito superiore a una certa
soglia. Alla luce oi queste consioerazioni, e chiaro come l`iniziativa oel sinoaco
oi Cittaoella introouca requisiti ulteriori rispetto a quelli previsti oalla normati-
va nazionale. LOrdinanza, infatti, oltre a richiedere la Carta e non il semplice
Fermesso oi soggiorno, nel caso in cui questa sia scaouta preveoe per i cittaoini
extracomunitari lobbligo di dimostrare il possesso di un reddito annuo, prove-
niente da fonti lecite, di importo superiore al livello minimo previsto dalla legge
per lesenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria.
Che siano comunitari o extracomunitari, ounque, per i cittaoini stranieri,
a differenza che per gli italiani, il procedimento amministrativo viene sospe-
so, per dar luogo ad un sub procedimento diretto allaccertamento della effet-
tiva esistenza oel requisito reooituale, senza che abbiano rilievo le autocertin-
cazioni, sulncienti per gli italiani e senza che le leggi in materia preveoano tale
possibilit (Campo 2007: 67).
Fer quanto riguaroa poi il seconoo oroine oi requisiti, quelli rileribili alle
condizioni igienico-sanitarie dellambiente abitativo, lOrdinanza chiara-
mente illegittima (Ioico). Nessuna norma, infatti, considera la disponibilit
oi un`abitazione ioonea come un requisito per l`iscrizione anagranca oei citta-
dini comunitari. Rispetto ai cittadini extracomunitari, parimenti, la richiesta
di disporre di un alloggio conforme ai parametri previsti dalla normativa re-
gionale in materia di edilizia residenziale pubblica illegittima: tale richiesta
e prevista ai nni oella stipula oel contratto oi soggiorno oalla normativa in
materia di immigrazione
8
; tuttavia, il controllo circa il suo soddisfacimento,
come tale, demandato allo Sportello Unico presso la Prefettura competente,
e non allAmministrazione comunale (Paggi 2007). In altre parole, la disponi-
bilit di un alloggio conforme nulla ha a che vedere con liscrizione nei registri
anagranci, puo essere consioerata, piuttosto, alla stregua oi un parametro in
grado di condizionare lingresso del cittadino straniero nel paese ospitante.
Una volta avvenuto lingresso e stipulato il contratto di soggiorno, il controllo
sullidoneit dellalloggio si presume espletato; lautorit comunale, di conse-
denti dalla sua volont, di esibire il permesso di soggiorno in corso di validit (Morozzo della
Rocca 200o: o,. Inoltre, per gli stranieri extracomunitari l`iscrizione anagranca puo anche
coesistere con uno stato di irregolarit: allo scadere del permesso di soggiorno, per coloro che
sono in attesa oi rinnovo l`iscrizione rimane valioa, mentre per quanti non hanno richiesto il
rinnovo decade soltanto dopo un certo periodo di tempo (cfr. Ioico,. In questo senso, quinoi,
tra gli iscritti all`anagrale ngurano anche soggetti irregolari.
8
A riguaroo, clr. gli art. bis e 22 oel D. Lgs. 28o98 ,come mooincato oalla Legge n. 18902,.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 246
guenza, non ha la facolt di imporre un nuovo controllo
9
. Fer queste ragioni
10

la richiesta avanzata nell`Oroinanza si conngura come un accertamento sa-
nitario che, in quanto sistematico e non collegato a particolari situazioni
gi rilevate o segnalate, esula completamente dai poteri sindacali di tutela del-
la salute pubblica e si appalesa ounque viziato sotto il pronlo oell`eccesso oi
potere, per sviamento dellatto rispetto alle sue funzioni tipiche (Ioico).
E veniamo al terzo oroine oi requisiti, quelli relativi alla presunta peri-
colosit sociale oei soggetti richieoenti l`iscrizione nei registri anagranci. A
riguaroo, l`Oroinanza oispone che se a richieoere l`iscrizione anagranca sono
soggetti nei conlronti oei quali, per notizie eo inlormazioni oirettamente
acquisite ovvero per atti emessi eo provveoimenti preceoentemente aoottati
da parte dellAutorit Giudiziaria e/o di Pubblica Sicurezza, sia accertabile
un presunto status di pericolosit sociale tale da porre a rischio il manteni-
mento e la salvaguardia dellordine e la sicurezza pubblica, preventivamente
alla loro iscrizione sia data debita informazione, a riguardo, alla Prefettura
eo alla Questura oi Faoova, istituenoo, a tal nne, un`apposita commissio-
ne interna, costituita oall`ulnciale o`Anagrale, oa un lunzionario oell`Ulncio
oemogranco e oa un appartenente la Folizia Locale, con il compito oi esami-
nare le singole richieste e ove ne sussistano i motivi, stabilire la necessit di
inoltrare linformativa preventiva al Prefetto ed al Questore di Padova. Su
questo punto, l`Oroinanza e piuttosto ambigua: se consioera la pericolosit
sociale come un elemento ostativo all`iscrizione, allora si conngura come ille-
gittima, dato che le norme di legge e le circolari ministeriali sono molto chia-
re nel non attribuire alle Amministrazioni locali simili poteri di veto; se, vice-
versa, prevede lobbligo di segnalare alla Prefettura e alla Questura soggetti
presunti pericolosi, allora parimenti illegittima, perch va a condizionare
lesercizio del diritto di residenza (Campo 2007: 68). LOrdinanza, insomma,
rischia oi bloccare a monte le iscrizioni anagranche solo perche si presume
una possibile pericolosit che deve essere accertata da altri soggetti istituzio-
nali a cio preposti oalla legge, specie se si consioera che l`iscrizione anagranca
non toglierebbe comunque nulla alla possibilit oi aoottare i provveoimenti
9
Nell`Oroinanza, peraltro, non e nemmeno inoicato, in maniera chiara, quali siano i parame-
tri a cui lare rilerimento per verincare l`iooneit oell`alloggio ,Faggi 2007,.
10
Su questo punto, l`iniziativa oel sinoaco oi Cittaoella contrasta esplicitamente, oltre che con
le norme in materia di immigrazione, anche con la l. 1228/1954 e con il D.p.r. n. 223/1989
norme che, nel momento in cui lOrdinanza stata emanata, costituivano il fulcro della nor-
mativa sulla residenza , e con le Circolari del Ministero dellInterno n. 8 del 29 maggio 1995
e n. 2 del 15 gennaio 1997, impartite per assicurare la dovuta omogeneit, su tutto il territorio
nazionale, al riconoscimento oel oiritto oi iscrizione anagranca oelle persone che abitano in
alloggi fatiscenti o precari e delle persone con precedenti penali.
247 LOCALIZZAZIONE DEI DIRITTI
sanzionatori del caso da parte degli organi realmente competenti se e
quanoo necessario ,Faggi 2007,.
Il caso oell`Oroinanza oi Cittaoella qui riportato, ounque, evioenzia im-
meoiatamente quanto la resioenza stia acquistanoo centralit negli ultimi
anni. Fer comprenoere meglio questo processo, e necessario localizzare l`at-
tenzione sullo status al quale sembrerebbe che la resioenza stia sottraenoo
centralit: la cittadinanza.
La cittadinanza: aporie e tensioni interne di uno status in crisi
Marshall oennisce la cittaoinanza
11
uno status conferito a tutti coloro che
sono membri a pieno oiritto oi una comunit. Tutti quelli che posseggono
questo status sono uguali rispetto ai diritti e ai doveri conferiti da tale status
(Marshall 2002: 31,. Oltre a questa oimensione giurioica, pero, e presente,
secondo lo studioso inglese, unaltra dimensione. Discutendo a proposito del-
la differenza tra forme di integrazione sociale basate sulla parentela o sulla
nnzione oi un legame comune e quella particolare lorma oi integrazione che
si chiama cittaoinanza, egli allerma che quest`ultima richieoe un legame oi
genere differente, una percezione diretta dellappartenenza alla comunit, ap-
partenenza fondata sulla fedelt a una civilt che possesso comune. una
fedelt di uomini liberi, forniti di diritti e protetti da un diritto comune. La
sua crescita e stimolata sia oalla lotta per ottenere questi oiritti che oal loro
godimento una volta ottenuti (I.i: !3,. L`enlasi, in questa seconoa parte oella
oennizione, e posta non piu sullo status giurioico oel cittaoino, ma sul legame
tra quest`ultimo e la comunit oi appartenenza. Il carattere comunitario
oella cittaoinanza marshalliana in questo passaggio si la ounque esplicito.
Sintetizzando, nella prospettiva di Marshall la cittadinanza uno status
giuridico che, come tale, conferisce a chi lo riveste un patrimonio di diritti e
di doveri. Al contempo, per, la cittadinanza una forma di appartenenza
soggettivamente percepita a una comunit, una percezione plasmata e conti-
nuamente rinforzata dalle lotte portate avanti per ottenere determinati diritti.
Dalla oennizione che Marshall lornisce oella cittaoinanza, ounque, emerge
una natura multioimensionale oi questa istituzione. Frenoenoo spunto oalla
oennizione lornita oallo stuoioso inglese e amplianoo oi qualche graoo la pro-
spettiva e inlatti possibile inoiviouare quattro oimensioni oella cittaoinanza:
la cittadinanza come ort.ioio alla vita politica la lotta per ottenere
i diritti;
11
Sulla concezione della cittadinanza elaborata da Marshall cfr. Picchio 2008.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 248
la cittadinanza come senso di oortooo soggettivamente esperito la per-
cezione diretta dellappartenenza a una comunit, che si fonda sulla fedelt
a una civilt comune;
la cittadinanza come status giuridico;
la cittadinanza come titolarit di un insieme di diritti.
Se le prime oue possono essere consioerate oennizioni tooioli, le altre
oue possono essere consioerate oennizioni formali. Lenfasi sulla partecipazio-
ne politica e sul senso di appartenenza, in altre parole, rimanda alla sostanza
oell`essere cittaoini, a quell`insieme oi atteggiamenti e oi comportamenti che
connotano o che dovrebbero connotare ogni membro in senso pieno di
una comunit. Lenfasi sullo status di cittadino o sulla titolarit di un insieme
di diritti, invece, rimanda alla forma dellessere cittadini, vale a dire ai mec-
canismi che garantiscono lattribuzione della cittadinanza o alla dotazione di
diritti che consegue a tale attribuzione.
Nella oennizione oi Marshall sono ounque presenti oillerenti oimensioni
della cittadinanza. A non essere presenti, tuttavia, sono le tensioni che attra-
versano queste oimensioni. Nell`ottica oi Marshall, le oimensioni lormali e le
dimensioni sostanziali sembrano coesistere in perfetta armonia. O meglio, le
seconde sembrano essere il presupposto, logico e storico, delle prime: il senso
di appartenenza si alimenta attraverso la partecipazione manifestata, nello
specinco, oalla lotta per ottenere certi oiritti , oiritti che costituiscono, appun-
to, il risultato della pratica dellappartenenza e che sono implicati dal conse-
guimento dello status giuridico di cittadino.
Nonostante lapparente armonia, per, non sempre le dimensioni della cit-
tadinanza coesistono. Un dato soggetto, se considerato attraverso il parametro
costituito oa una oi queste oimensioni ao esempio, il senso oi appartenenza
soggettivamente esperito , pu essere riconosciuto come un cittadino; se con-
siderato invece attraverso il parametro costituito da unaltra dimensione ma-
gari il possesso dello status formale , pu non essere pi riconosciuto come
tale. In altre parole, il fatto che un dato soggetto rientri in una delle dimensioni
oella cittaoinanza non signinca che rientri anche nelle altre: la partecipazione
alla vita comunitaria non d, di per s, accesso ai diritti di cittadinanza; il
sentirsi parte della comunit non d automaticamente accesso alla condizione
giurioica oi cittaoino. In questo senso, allora, le oimensioni oella cittaoinanza
stanno tra loro in un rapporto di reciproca tensione
12
: a volte coesistono ma
altre volte si contrappongono.
Tra le tensioni che alimentano dallinterno la cittadinanza, la pi evidente
contrappone le dimensioni formali alle dimensioni sostanziali. presente, in
12
Sulla tensione tra le differenti dimensioni della cittadinanza si rimanda a Gargiulo 2008a.
249 LOCALIZZAZIONE DEI DIRITTI
altre parole, una contrapposizione tra la cittadinanza intesa come modalit di
oortooo frool e la cittadinanza intesa come ocolito ci oortooo tooio-
le. La parola appartenenza, in questo senso, assume un signincato oiverso a
seconoa che sia rilerita ai cittaoini o ai non cittaoini: per i primi, puo signincare
s un sentimento di attaccamento e lealt, forse anche un impegno attivo nella
vita pubblica, ma signinca soprattutto uno specinco riconoscimento giurioico,
per i seconoi, puo signincare anche un sentimento oi attaccamento e oi lealt,
forse addirittura un impegno attivo nella vita pubblica
13
, ma non signinca certo
un riconoscimento lormale equiparabile allo status giurioico oi cittaoino.
La tensione tra appartenenza formale e appartenenza sostanziale rivela un
aspetto di estrema importanza: il divario, netto e forse incolmabile, tra la con-
dizione di cittadino c or e la condizione di cittadino de facto. Ponendo laccen-
to su tale questione, inlatti, emerge con particolare evioenza, e con notevole
ambiguit, la portata r.ritti.o della cittadinanza, lidea di c.r r che le
connaturata: ogni individuo tenuto a fare propri determinati atteggiamenti
e a mettere in atto specinci comportamenti. E qui, a preoominare, sono le oi-
mensioni sostanziali della cittadinanza. Ma la portata prescrittiva della cittadi-
nanza sostanziale peroe buona parte oella sua lorza quanoo si scontra con un
ostacolo invalicabile: la cogenza normativa della cittadinanza formale, vale
a dire la facolt di decidere chi cittadino, e chi invece non lo , a prescindere
dagli atteggiamenti e dai comportamenti effettivamente manifestati e attuati.
E qui, a ribaoire la propria preoominanza e a ribaoire la propria specinca
portata prescrittiva sono le oimensioni lormali oella cittaoinanza, in quanto
lo status oi cittaoino e attribuito sulla base oel possesso oi requisiti spesso
indipendenti dalla volont degli individui direttamente interessati (come ad
esempio l`essere nati in un certo luogo, o comunque oa questi oilncilmente
controllabili (come ad esempio gli anni di residenza legale allinterno di un
oato paese, completamente oillerenti oa quelli proposti a livello sostanziale.
La cittaoinanza, insomma, oa un lato, prescrive specinci mooelli oi atteggia-
mento e di comportamento, veicolando cos unidea ben precisa di cittadino in
senso sostanziale, un`ioea che potrebbe essere oennita morale; dallaltro, attri-
buisce lo status di cittadino in senso formale indipendentemente dalla conformit
oei singoli a questi mooelli.
Se si vuole interpretare la cittadinanza come unistituzione materiale
14
, allo-
ra, necessario considerarne simultaneamente le dimensioni formali e le di-
mensioni sostanziali. Soltanto in questo mooo e possibile catturare la comples-
13
Sulla partecipazione politica degli immigrati, in forma individuale o associata, cfr. Caponio
2006, Cinalli, Giugno e Nai 2010 e Pilati 2010.
14
Un richiamo a considerare la cittadinanza in senso materiale presente in Baglioni 2009.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 250
sit di unistituzione che, nel continuo processo di riproduzione e al contempo
di trasformazione delle condizioni materiali di vita degli individui, fornisce
loro non soltanto una veste formale, ma anche un habitus mentale e un sistema
di coordinate valoriali e comportamentali. In altre parole, la materialit della
cittadinanza data tanto dal suo essere uno status giuridico, quanto dal suo es-
sere un modo di percepire, nonch di tradurre in pratiche politiche, il senso di
appartenenza a una comunit. Inoltre, e pi precisamente, la materialit della
cittadinanza data dal rapporto di continua e forse insanabile tensione tra
le sue dimensioni.
Questa tensione, come abbiamo visto nn qui, contrappone in maniera evi-
dente le dimensioni formali e le dimensioni sostanziali della cittadinanza. A
volte, per, pone in una relazione oppositiva anche le due dimensioni formali:
lo status giurioico oi cittaoino, in alcune circostanze, non e sulnciente per avere
accesso ai oiritti oi cittaoinanza. La conoizione oi oetenuto e l`esemplincazione
piu evioente oi queste circostanze. Alcuni inoivioui che si trovano in tale con-
dizione, infatti, ai sensi dellarticolo 28 del Codice penale sono privati, almeno
temporaneamente, dei diritti politici, nonostante non siano privati dello status
lormale oi cittaoino. In questo caso, lo scollamento tra le oue oimensioni lor-
mali avviene di diritto: la legge prevede la sospensione di alcuni diritti a cittadini
che si trovano nella condizione di detenuti.
Ma altre condizioni, seppur in maniera meno visibile, rendono manifesto
lo scollamento tra la cittadinanza intesa come status giuridico e la cittadinanza
intesa come titolarit di un insieme di diritti. il caso, ad esempio, della condi-
zione oi barbone o oi soggetto senza nssa oimora. A soggetti che si trovano in
questa conoizione accaoe talvolta che, pur essenoo riconosciuto lormalmente
lo status di cittadino, siano negati alcuni diritti giuridicamente associati a tale
status. In questo caso, la negazione avviene attraverso un percorso meno oiretto
rispetto a quello evioenziato nel caso oei oetenuti: i oiritti in oggetto non sono
negati in maniera esplicita bens come conseguenza dellintroduzione di vincoli
giuridici al riconoscimento formale dello status di residente. Anche per i soggetti
senza nssa oimora, ounque, l`esclusione oa oeterminati oiritti oi cittaoinanza
oennibili come tali perche coessenziali allo status giurioico oi cittaoino non
avviene a causa di uninterpretazione strumentale delle norme in materia ma
attraverso la proouzione oi specinche norme. Il campo entro cui si collocano
queste norme, pero, non e quello pubblicistico oella cittaoinanza, bens quello
privatistico della ricoo. A differenza di un detenuto, infatti, un soggetto senza
nssa oimora e privato oi alcuni oiritti, tra cui il oiritto oi voto, nel momento in cui
gli viene negata l`iscrizione nei registri anagranci vale a oire la ricoo frool,
come vedremo nel prossimo paragrafo presso il Comune in cui di fatto vive.
Tale negazione avviene spesso attraverso norme come le Ordinanze comunali
poste a un livello inleriore rispetto a quelle che oisciplinano la cittaoinanza.
251 LOCALIZZAZIONE DEI DIRITTI
Ci che negli ultimi anni sta accadendo intorno alla residenza, pi in ge-
nerale, emblematico di una tendenza che va oltre la cittadinanza e i rapporti
tra le sue dimensioni: lo scollamento tra uno status a cui dovrebbero corri-
spondere certi diritti e la titolarit effettiva degli stessi caratterizza anche altre
condizioni giuridiche, e non soltanto la cittadinanza. Basti pensare, a riguar-
do, alla condizione giuridica di cittadino straniero regolarmente soggiornante.
Fer un inoiviouo che si trova in questa conoizione, come veoremo tra breve, il
concreto esercizio di alcuni diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione pas-
sa attraverso l`iscrizione nei registri anagranci oel comune oi resioenza. Ecco
allora che se un`oroinanza comunale interviene per impeoire, o comunque per
ostacolare, questa iscrizione, l`accesso ai oiritti e lormalmente, prima ancora
che sostanzialmente, negato. Anche in questo caso, ounque, la negazione oi-
ritti la cui titolarit legata a una certa condizione giuridica avviene attraverso
le norme che oisciplinano l`iscrizione nei registri anagranci. Eo e su queste
norme, pertanto, che bisogna focalizzare lattenzione.
Tra forma e sostanza: la residenza e le sue dimensioni
Nell`oroinamento giurioico italiano, la nozione oi resioenza e oennita
dallarticolo 43 del Codice Civile
15
: La residenza nel luogo in cui la persona
ha la oimora abituale. Lo stesso articolo oennisce anche un`altra nozione,
quella oi oomicilio: il oomicilio oi una persona e nel luogo in cui ha stabilito
la sede principale dei suoi affari e interessi.
Nel linguaggio comune, tuttavia, domicilio e residenza non sono ter-
mini nettamente oistinti. La tenoenza a consioerarli equivalenti e nltrata all`in-
terno del senso comune proprio dal campo del diritto, attraverso il processo
oi cooincazione oelle norme giurioiche: il Code Napoleon del 1804 modello
ispiratore oi molte esperienze successive oi cooincazione civile negli stati euro-
pei e in quelli latinoamericani ha ioentincato il oomicilio quale unico luogo
di relazione tra lindividuo e lo spazio, assorbendo al suo interno la nozione
di residenza (Morozzo della Rocca 2003: 1014). per con il primo codice
civile del Regno dItalia, emanato nel 1865, che la distinzione tra residenza e
domicilio viene sancita e riconosciuta: la persona, talvolta, ha la sede dei suoi
affari in un luogo diverso dalla sede dei suoi affetti (Ioico). Tale distinzione
stata poi ripresa dal codice attualmente vigente.
15
Fer esclusione, oa questa norma e ricavata la nozione giurioica oi oimora, oistinta oalla
residenza in ragione della sua natura di sede non abituale ma occasionale, temporanea, di una
persona (Morozzo della Rocca 2003: 1013)
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 252
La nozione giuridica di residenza nata per effetto di un processo di gem-
mazione che ha coinvolto la nozione oi oomicilio: questa nozione, in origine
unitaria, composta dallelemento materiale del dimorare e dallelemento spiri-
tuale dellaver stabilito in un dato luogo la sede dei propri affari e interessi, si
smembrata in oue concetti oillerenti, oei quali il primo ha conservato il nome
iniziale mentre il seconoo ha acquistato il nome oi resioenza ,clr. Dinelli 2010:
o1,. Il oomicilio, per come e concepito attualmente, e ounque un`entit la
cui oennizione prescinoe oalla stabile presenza nsica oella persona in un certo
luogo e si incentra, piuttosto, sul consioerare tale luogo, oa parte oi quella stes-
sa persona, il centro dei propri interessi patrimoniali e personali; la residenza,
viceversa, e un`entit essenzialmente nsica, la cui oennizione, oi latto, coincioe
con il dimorare in un luogo, trattenendosi abitualmente attraverso cio
una serie di comportamenti ripetuti
16
, tali da renderne socialmente prevedibi-
le la prosecuzione in esso (I.i: 651-652).
Nel campo oel oiritto, si ritiene comunemente che tanto il oomicilio quan-
to la residenza si compongano di un elemento oggettivo dato dallinsistenza
oi una persona in uno specinco luogo oello spazio e oi un elemento volon-
taristico oato invece oalla oecisione oella persona oi voler utilizzare quel
luogo a nni oi oomicilio o a nni oi resioenza: non baster a oire questa e la
mia residenza o il mio domicilio, ma occorrer che alla volont dichiarata
corrisponda un fatto, una consuetudine di vita in un luogo. Daltra parte, il
fatto materiale di trovarsi a vivere in un luogo deve essere espressione di una
scelta oel soggetto oi nssare in quel luogo la sua resioenza o il suo oomicilio
(Morozzo della Rocca 2003: 1014).
La centralit dellelemento soggettivo dellintenzionalit nel caso del-
la residenza appare tuttavia discutibile, come stato recentemente rilevato:
l`accertamento oell`abituoine a oimorare in un luogo e oi per se sulnciente
a fondare la sussistenza della residenza, senza che a ci possa esser dostacolo
una contraria volont del soggetto anche espressa in modo esplicito o ad-
dirittura la sua convinzione di risiedere altrove (Dinelli 2010: 653). In altre
parole, se la volont oi un soggetto e un elemento importante nel qualincare
come abituale la sua presenza in un dato luogo, la mancanza di tale volont
non , di per s, un elemento in grado di escludere la residenza dello stesso nel
medesimo luogo se le sue abitudini di vita rivelano, di fatto e contrariamente
alle intenzioni soggettive, leffettivit della dimora (Ioico). La residenza, dun-
que, coerentemente con l`orientamento giurispruoenziale in materia, si carat-
16
Alnnche la resioenza possa consioerarsi acquisita, tuttavia, non e necessario che la succes-
sione oi comportamenti conlormi si sia gi verincata, piuttosto, e sulnciente accertare che la
persona richieoente abbia nssato la propria oimora in un posto con l`intenzione oesumibile
da vari elementi di stabilirvisi in modo non temporaneo (cfr. Dinelli 2010: 652).
253 LOCALIZZAZIONE DEI DIRITTI
terizza come una res facti, vale a dire come una situazione basata sulla presenza
stabile di un soggetto in un determinato luogo; una situazione, per converso,
scarsamente innuenzabile oall`atteggiamento e oalle intenzioni oello stesso, a
meno che tale atteggiamento e tali intenzioni non si traducano in una serie di
consuetudini comportamentali evidenti (I.i: 654).
Oltre al ruolo della dimensione intenzionale, unaltra importante differen-
za sembra sussistere tra la residenza e il domicilio: il secondo costituisce il
luogo di imputazione di posizioni giuridiche soggettive prevalentemente patri-
moniali, il centro degli affari economici di una persona; mentre la prima sembra
coincidere con il luogo degli affetti familiari di un individuo, con il centro dei
suoi bisogni elementari ed itoioli (cfr. Morozzo della Rocca 2003: 1015).
Questa oillerenza, pero, tenoe a scomparire quanoo le oimensioni oegli
affari vengono a coincidere con le preoccupazioni della mera sussistenza
(Ioico). In tal caso, infatti, il domicilio assume i caratteri esistenziali e non
esclusivamente patrimoniali della residenza, tanto da diventare per i poveri,
quinoi, e non per gli abbienti l`ultimo ,l`unico, luogo oi propria apparte-
nenza per chi non pu pi vantare alcun titolo di propriet privata (Ioico).
Fer inoivioui che non hanno un luogo specinco in cui abitare, per i senza nssa
oimora e i barboni, il oomicilio viene ounque assorbito oalla resioenza.
Se si considerano complessivamente le condizioni materiali della vita di
un individuo, e non soltanto gli aspetti puramente patrimoniali ed economici
della stessa, risulta chiaro allora come sia la residenza, e non il domicilio, la
nozione centrale nel rendere conto del rapporto tra una persona e il territo-
rio in cui questa, oi latto, trascorre la propria esistenza. E la centralit oella
resioenza si la ancora piu evioente quanoo tale nozione oeve traoursi in uno
specinco atto amministrativo: l`i.riio oi ritri ooorof.i. Con questo atto, il
riconoscimento formale oella conoizione oi resioente ha oennitivamente luogo.
Frima oi questo atto, viceversa, le conoizioni previste oalla legge alnnche sus-
sista la residenza, pur se soddisfatte da un dato soggetto, possono anche non
tradursi in un riconoscimento effettivo.
L`art. !3 oel cooice civile, ounque, non oennisce oel tutto la resioenza oa
un punto di vista formale. Al suo interno, sono individuate delle condizioni
relative alla abitualit del contesto materiale di vita che potrebbero tradursi in
un riconoscimento lormale, vale a oire nell`iscrizione anagranca
17
. Ma la tra-
ouzione ellettiva oelle conoizioni inoiviouate oall`art. !3 e alnoata ao altre
norme, le quali, regolanoo le proceoure oi iscrizione nei registri anagranci,
17
Come abbiamo visto poco la, nel caso oi soggetti senza nssa oimora, le oue conoizioni coin-
cioono. L`iscrizione nei registri anagranci, inlatti, normalmente incentrata sulla resioenza, nel
caso oi persone senza nssa oimora e lonoata invece sul oomicilio: per queste persone, il seconoo
di fatto assorbito dalla prima.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 254
permettono una oennizione operativa oella resioenza, traslormanoo cos
questa nozione in uno status lormale. In virtu oi tali norme, tuttavia, un sog-
getto che sembra soddisfare le condizioni previste dal codice civile pu anche
essere escluso oall`iscrizione anagranca.
Anche per la residenza, cos come per la cittadinanza, presente allora uno
scollamento tra dimensioni sostanziali e dimensioni formali. Residente, di fat-
to, colui che stabilmente presente allinterno di un certo luogo, di una data
area, ma resioente, in un senso piu specinco, e colui che e formalmente registrato
come tale. La residenza formale, in altre parole, si concretizza nellatto delli-
scrizione nei registri anagranci. E oato che questa iscrizione puo anche non
avvenire, contrariamente alle intenzioni dei soggetti che ne fanno richiesta, la
tensione si fa evidente.
Rispetto alla cittadinanza, tuttavia, la residenza presenta una peculiarit.
Nellambito della cittadinanza, la tensione tra le dimensioni formali e le di-
mensioni sostanziali coinvolge almeno per ci che riguarda gli stranieri re-
golarmente presenti sul territorio , su un versante, una condizione di diritto
,quella oi cittaoino,, e sull`altro versante, una conoizione oi latto a cui corri-
spondono differenti condizioni di diritto alternative alla cittadinanza: cittadino
comunitario, cittadino extracomunitario, apolide, rifugiato, richiedente asilo.
Un soggetto escluso dalla condizione formale di cittadino ma che sente di
esser parte della comunit in cui di fatto vive, partecipando anche alle sue
attivit, non trova, in questo senso, un riconoscimento giurioico unitario oella
sua condizione: pu sentirsi parte della comunit e partecipare attivamente
ad alcuni aspetti della sua vita sociale, politica, economica e culturale essen-
do riconosciuto giuridicamente attraverso uno tra molteplici status. Nellambito
della residenza, invece, la tensione coinvolge per ci che concerne i cittadini
italiani e gli stranieri regolarmente soggiornanti , a un estremo, una condi-
zione oi oiritto ,quella oi iscritto nei registri anagranci,, e all`altro estremo, una
condizione di fatto a cui corrisponde ununica conoizione oi oiritto: quella oi
residente giuridicamente riconosciuto
18
. Un individuo, e non necessariamente
un cittadino, che vive stabilmente allinterno di un dato territorio trova dun-
que un riconoscimento unitario oella sua presenza nella nozione oi resioente
formulata nellambito del codice civile.
18
In realt, come abbiamo gi visto, il cooice civile, oennenoo la resioenza in maniera oistinta
oal oomicilio, inoivioua, accanto a quella oel resioente, la ngura oel oomiciliato. In questo
senso, ounque, sarebbe piu corretto parlare oi oue conoizioni oi oiritto, non oi una. Quella oel
oomiciliato, tuttavia, e una ngura meno rilevante nella prospettiva oi una resioenza sostanziale.
Froprio per questa ragione si e scelto oi privilegiare la ngura oel resioente come conoizione oi
oiritto che va a oennire la conoizione oi latto in cui si trova chi oimora abitualmente all`interno
di un dato territorio.
255 LOCALIZZAZIONE DEI DIRITTI
La minor frammentazione della residenza rispetto alla cittadinanza po-
trebbe far pensare a una distanza meno accentuata tra le sue dimensioni for-
mali e le sue dimensioni sostanziali. Che le cose non stiano proprio cos, tut-
tavia, risulta immediatamente evidente se si presta attenzione a un dibattito
sorto in ambito giuridico in merito alla distinzione tra ricoo .i.il oennita
appunto dallart. 43 del codice civile e ricoo ooorof.o disciplinata invece
dalla legge 1228/1954, dal d.p.r. 223/1989. I sostenitori di tale distinzione
19

allermano che la resioenza anagranca si lonoa su presupposti oiversi oa quel-
li sottesi alla resioenza civilistica. Nello specinco, il problema centrale oella
resioenza anagranca e rappresentato oal suo aspetto lormale, stante che la
forma ad substantiam, per cui solo la presenza dellatto amministrativo ne
determina la sussistenza; allincontro, la residenza civilistica rappresentata
da facta concludentiae non rappresentabili oa un atto e, quinoi, oa una lattualit
storicizzata (Coscia 2006: 836). Ma soprattutto, al centro della distinzione tra
le oue resioenze vi e un`altra oistinzione giurioica: quella tra ciritt tti. e
interesse legittimo. Chi sostiene la tesi seconoo cui la resioenza anagranca oebba
essere oistinta oalla resioenza civilistica ritiene che la prima si connguri come
un interesse legittimo e non come un diritto soggettivo. In altre parole, una
cosa il ciritt tti. oel soggetto a nssare la propria resioenza` ,cos come
recita la Costituzione) in ogni parte del territorio nazionale, ma unaltra
quella relativa ao un ciritt tti. off.lit che, a partire dal punto in cui
esiste la possibilit che su tale diritto incida legittimamente un potere esterno,
si trasforma in interesse legittimo che investe completamente il concetto di resi-
oenza anagranca` ,Castaloi 200!: 31,. Il oiritto alla libera circolazione e al
soggiorno, oennito come primario e assoluto oall`art. 1o oella Costituzione, si
troverebbe, in questa prospettiva, a lare i conti con la normativa anagranca:
cos consioerato, tale oiritto tenoerebbe a conoizionarsi, in quanto per ri-
tornare ad essere pieno ha bisogno di essere integrato dei due elementi fon-
damentali che permeano il concetto di ricoo ooorof.o, ossia lelemento
oggettivo, inteso come tooil rooooo nel territorio comunale; lelemento
soggettivo, inteso come .loto ci riooor.i (Ioico). E dato che laccertamento
in merito alla sussistenza oi tali elementi e alnoato all`ulnciale o`anagrale, il
quale ha poteri oiscrezionali oi valutazione oegli elementi posti a lonoamento
della richiesta (Coscia 2006: 837), ne risulterebbe confermata la differenza
tra le due residenze: per la formazione dellatto amministrativo di iscrizione
della residenza laccertamento della P.A. opera ex ante liscrizione stessa, men-
tre nella residenza civilistica la situazione sempre dedotta dallinteressato o
da chi abbia interesse e pu contestarsi solo con un giudizio ex post (Ioico).
19
Tra questi, clr. in particolare Castaloi 200!, Coscia 200o e Fanozzo 200o.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 256
La residenza: promesse e rischi di uno status nella crisi
La oistinzione tra resioenza lormale e resioenza sostanziale, ounque, seconoo
alcuni giuristi non sussisterebbe soltanto di fatto ma anche di diritto: in sintesi,
la prima (la residenza civilistica) andrebbe distinta dalla seconda (la residenza
anagranca, perche il legame tra alcuni oiritti lonoamentali sanciti oalla Costi-
tuzione e latto amministrativo delliscrizione nei registri dellanagrafe sarebbe
mancante. La mancanza oi questo legame, inoltre, renoerebbe legittima lindi-
penoenza tra le oue: la resioenza anagranca, alla luce oi queste consioerazio-
ni, oo c.roo essere considerata un diritto.
L`argomento qui riportato, tuttavia, oltre a essere politicamente pericolo-
so come vedremo tra breve giuridicamente discutibile. Tra la funzione
anagranca e alcuni oiritti lonoamentali oella persona
20
, e non soltanto del cit-
taoino, corre inlatti un legame molto stretto. Nello specinco, e evioente il nesso
tra l`iscrizione anagranca e: l`art. 2 oella Costituzione, che sancisce il rispetto
dei diritti inviolabili delluomo, anche nel suo essere membro di formazioni
sociali, in quanto il rinuto oella resioenza anagranca comporta l`esclusione,
non solo giuridica, di un soggetto dalla partecipazione comunitaria; lart. 14
Cost., che sancisce linviolabilit e il rispetto del domicilio, e pi in generale
della vita privata, proteggendo gli individui da provvedimenti arbitrari della
Pubblica amministrazione; lart. 16 Cost. in precedenza richiamato , che
afferma la libert di movimento e di circolazione dellindividuo, compren-
dendo senza dubbio la libert di residenza, di domicilio e di dimora; lart. 32
Cost., tramite il quale viene sancito il oiritto alla salute oei cittaoini e oella
collettivit, poich liscrizione al Servizio sanitario nazionale istituzione che
costituisce lattuazione pi diretta di tale diritto vincolata alla residenza
(cfr. Morozzo della Rocca 2003: 1018-1020). La presenza di un legame cos
stretto tra l`iscrizione anagranca e alcuni oiritti lonoamentali sanciti oalla Co-
stituzione qualinca ounque la resioenza anagranca come un oiritto soggettivo
perfetto (cfr. ivi: 1020), un diritto soggettivo indegradabile, autonomamente
azionabile davanti al giudice ordinario (Dinelli 2010: 674).
E veniamo alla pericolosit politica a cui sopra si accennato. Largomento
seconoo cui la resioenza anagranca anorebbe oistinta oalla resioenza civili-
stica, non connguranoosi come un oiritto soggettivo, lornisce una evioente
legittimazione agli atteggiamenti apertamente escludenti manifestati da alcuni
gruppi politici, lortemente raoicati a livello territoriale, in aree specinche oel
20
L`iscrizione anagranca, inoltre, e un criterio oi accesso alla cittaoinanza: la legge 911992
stabilisce, per le differenti categorie di stranieri, differenti periodi di residenza legale per poter
ottenere la cittadinanza.
257 LOCALIZZAZIONE DEI DIRITTI
paese. Il caso oi Cittaoella riportato all`inizio oi questo contributo e partico-
larmente emblematico oi un simile atteggiamento: gli operatori anagranci, su
esplicita inoicazione oei Sinoaci, esigono, ai nni oell`iscrizione, oocumenta-
zioni non richieste dalla legge
21
, realizzando cos una vera e propria selezione
delle persone ritenute meritevoli di risiedere presso il proprio Comune. E
questa selezione, a volte, avviene non soltanto oi latto ma anche oi oiritto, in
virt di norme locali le Ordinanze comunali che violano apertamente le
norme dello stato
22
. Il senso oi queste Oroinanze, e piu in generale oi tutti i
provvedimenti orientati ad autorizzare i Sindaci e i poteri locali a negare la
residenza a cittadini stranieri anche se regolarmente soggiornanti, pu essere
sinteticamente e grossolanamente riassunto nel seguente modo: al potere dello
stato oi oecioere chi possa stare oentro i propri connni e chi oebba invece star-
ne luori, si aggiunge un altro potere, esercitato questa volta oalle amministra-
zioni locali, quello oi oecioere chi possa risieoere all`interno oi una porzione
specinca oel territorio statuale e chi, viceversa, non sia autorizzato a larlo.
Il potere di cui i Sindaci si autoinvestono, per, un potere che, secondo la
legge, non spetterebbe loro: quelli collegati all`anagrale permangono interessi oi
pertinenza statale, nonostante siano i Comuni a essere incaricati delle funzio-
21
Successivamente all`Oroinanza oi Cittaoella qui menzionata, alcuni articoli oelle norme che
regolavano l`iscrizione anagranca sono stati mooincati. Nello specinco, la legge 9!2009 ha
introootto oelle mooinche tanto in relazione al criterio oi iscrizione incentrato sulla resioenza
quanto in relazione a quello incentrato sul oomicilio. Nello specinco, per cio che concerne il
primo criterio, lart. 1 co. 18 della legge 94/2009 aggiunge, dopo il co. 1 dellart. 1 della legge
112819!, un co. 2 che introouce, in caso oi iscrizione e oi richiesta oi variazione anagran-
ca, una verinca, oa parte oei competenti ulnci comunali, oelle conoizioni igienico-sanitarie
oell`immobile in cui il richieoente intenoe nssare la propria resioenza, ai sensi oelle vigenti
norme sanitarie; mentre, per ci che concerne il secondo criterio, la stessa legge prevede
due innovazioni: lart. 3 co. 38 introduce lobbligo, a partire dalle nuove iscrizioni, di fornire
gli elementi necessari allo svolgimento degli accertamenti atti a stabilire leffettiva sussistenza
del domicilio; mentre il co. 39 dello stesso articolo prevede listituzione di un Registro na-
zionale oelle persone senza nssa oimora presso il Ministero oell`interno ,clr. Mariani: 79-80,.
Nonostante i cambiamenti introootti, comunque, i criteri contenuti nella normativa nazionale
rimangono oillerenti, e meno restrittivi, oi quelli contenuti nell`Oroinanza oi Cittaoella. Cio
non signinca, pero, che le mooinche apportate oalla normativa non mettano a rischio l`iscri-
zione anagranca oi alcune categorie oi soggetti, e nello specinco oelle popolazioni nomaoi e
rom, ostacolando, di conseguenza, i Comuni nella compilazione degli elenchi dei giovani tenuti
alladempimento dellobbligo scolastico; compilazione che avviene proprio sulla base delle ri-
sultanze anagranche ,clr. Dinelli 2010: o91,.
22
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 115 del 4 aprile 2011, ha abrogato lart. 6 del
Decreto-legge 92/2008, ossia la norma del cosiddetto pacchetto sicurezza che attribuiva pi
poteri ai Sindaci, riconoscendo cos lillegittimit di molte delle Ordinanze comunali emanate
negli ultimi anni. In precedenza, nel corso del 2002, il TAR della Lombardia aveva annullato
numerose oroinanze comunali che prenoevano psunto oa quella oi Cittaoella.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 258
ni anagranche, nell`esercizio oi queste, oi conseguenza, il sinoaco agisce come
ulnciale oel governo, come organo oell`amministrazione statale, e non come
soggetto politico autonomo ,clr. Morozzo oella Rocca 2003: 1018,. In quanto
ulnciale oel governo, inoltre, il sinoaco e gerarchicamente suboroinato al Freletto
(cfr. ioic.,. Fer questa ragione, nel momento in cui oecioono oi introourre specinci
vincoli all`iscrizione anagranca, i Sinoaci, pur rivestenoo in materia seconoo la
legge un ruolo tecnico, scelgono autonomamente di assumere un ruolo politico.
La trasformazione di un ruolo tecnico in un ruolo politico ha lo scopo
deliberato di interrompere il processo di costruzione delle cittadinanze locali;
forse perch tale processo potrebbe portare alla costruzione di cittadinanze
piu inclusive oi quella statuale, ponenoosi cos a lavore oi soggetti che, normal-
mente, sono oa questa esclusi. La maggiore inclusivit oelle cittaoinanze locali,
infatti, potrebbe tradursi, in primo luogo, nellallentamento, per non dire nella
ricomposizione, della tensione tra dimensioni formali e dimensioni sostanziali.
La tensione che, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, tiene disgiunte
le oillerenti oimensioni oella cittaoinanza e, sulla lalsariga oi queste, le oille-
renti dimensioni della residenza, potrebbe, a livello locale, essere allentata, se
non oel tutto annullata: a questo livello, uno straniero resioente, attraverso una
partecipazione piu oiretta alla vita collettiva e nello specinco alla vita politica
, potrebbe trovare, nello status di cittadino locale, un riconoscimento for-
male della propria condizione di soggetto che sente di essere membro in senso
pieno di una comunit. In secondo luogo, la maggiore inclusivit delle citta-
dinanze locali potrebbe tradursi in una relazione pi stretta tra la dimensione
formale del riconoscimento giuridico e la dimensione, altrettanto formale, del-
la titolarit dei diritti associati a tale riconoscimento. mediante liscrizione
anagranca, inlatti, che uno straniero regolarmente soggiornante sul territorio
italiano pu avere accesso ai diritti che la legge associa al suo status.
Pi in generale, a livello locale la differenza tra cittadini e non cittadini nel-
la titolarit e nel concreto esercizio oi alcuni oiritti potrebbe rioursi, nno quasi
a scomparire. Basti pensare al diritto allassistenza sociale che, con la legge 328
del 2000, diventa prerogativa, allo stesso modo, dei membri in senso forma-
le della comunit statuale e dei non membri che soggiornano regolarmente
allinterno del suo territorio.
Ma, tra cittadini e non cittadini, potrebbe anche venirsi a creare una diffe-
renza di senso contrario. I secondi nella misura in cui sono residenti pos-
sono infatti, in alcuni casi, trovarsi in una condizione di vantaggio rispetto ai
primi. Con la sentenza n. 432/2005, ad esempio, la Corte costituzionale ha di-
chiarato illegittima una norma regionale lombarda (legge regionale n. 1/2002
Iotr.oti r l .ilo cl trort oooli. riool l.ol) che richiedeva come
requisito per l`accesso al oiritto alla circolazione gratuita sui servizi oi traspor-
to pubblico e di linea diritto riconosciuto alle persone totalmente invalide
259 LOCALIZZAZIONE DEI DIRITTI
per cause civili , oltre alla residenza anche la cittadinanza italiana. Questa
sentenza, da un lato, mostra come possa esservi una parziale divaricazione
tra la comunit statale e quella regionale, oi mooo che l`estraneit oi un sog-
getto rispetto alla prima non incide necessariamente sulla sua appartenenza
alla seconda, e dallaltro, afferma che non illegittima la scelta regionale di
destinare determinate provvidenze sociali ad esclusivo vantaggio dei propri re-
sidenti, senza che sia neppure necessario supportare una simile decisione con
ulteriori consioerazioni legate ao obiettive oillerenze oi conoizione tra questi
soggetti e coloro che risiedono altrove (Dinelli 2010: 699-700). La residenza,
a prescinoere oalla cittaoinanza, oiventa ounque il criterio oi accesso a oeter-
minati oiritti, lo spartiacque tra chi ne e titolare e chi non e titolare: un italiano
non resioente nella regione Lombaroia e escluso oal benencio previsto oalla
norma, mentre uno straniero resioente ne e incluso. La tenoenza qui emersa
confermata dallOrdinanza n. 32/2008 emessa dalla Corte costituzionale,
nella quale si oichiara inammissibile, per manilesta inlonoatezza, la questione
di legittimit, sollevata dal Tar di Milano, in merito alla legge regionale Lom-
baroia n. 7200, che ha introootto il requisito oi cinque anni oi resioenza e oi
svolgimento di attivit lavorativa nel Comune per laccesso alle Case Popolari.
In questo caso, l`elletto oella oecisione oella Corte e il seguente: un italiano
resioente oa meno oi cinque anni e escluso oa un benencio oi cui puo invece
fruire uno straniero residente da un numero superiore di anni
23
.
Per concludere
I casi riportati nelle pagine precedenti evidenziano in maniera piuttosto chiara
le tensioni a cui sottoposta la residenza, ed evidenziano anche le promesse e
i rischi che contraooistinguono l`ascesa oi questo status. La resioenza, intesa
come una forma di cittadinanza locale regionale, in alcuni casi, direttamente
comunale, in altri , costituisce senza dubbio, come emerso dagli esempi ap-
pena riportati, uno status tramite il quale un non-cittaoino puo migliorare le
proprie condizioni materiali di vita. Ma la residenza, ancora di pi, costituisce
per uno straniero la via o`accesso a molti oiritti. Fer questa ragione negare la
resioenza signinca negare, o comunque renoere oilncilmente accessibili, alcu-
ni diritti fondamentali: il diritto allassistenza sanitaria, il diritto allassistenza
sociale, il diritto allistruzione.
23
In questo caso, paraoossalmente, si verinca una sorta oi oiscriminazione alla rovescia` oei
cittadini italiani rispetto ai cittadini stranieri, il che permette di apprezzare come lappartenen-
za alla comunit statale e lappartenenza alla comunit regionale scorrano su binari paralleli
non interamente sovrapponibili (I.i: 706).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 260
Ed ecco allora che la residenza, da via daccesso, pu facilmente trasfor-
marsi in un ostacolo allinclusione effettiva e al pieno riconoscimento. In uno
scenario come quello italiano, caratterizzato oa una crisi che la oa preluoio
alla formazione di atteggiamenti rivendicativi e rancorosi nei confronti non
oei primi, ma oegli ultimi ,Revelli 2010,, il connitto sulla resioenza sembra
rivelare la presenza di forme di localismo particolarmente insidiose, che si
traducono spesso in una vera e propria persecuzione burocratica nel tempo
della paura (Morozzo della Rocca 2003), attuata da politici locali che, aggi-
rando le leggi statuali, si autoinvestono di un potere senza dubbio illegittimo
ma, non per questo, privo oi elletti sociali oisgreganti.
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La thorie de la modernit de Max Weber
et la voie chinoise la modernisation
1ittri Ctto
Io .otoror, .ili.ol ooc liti.ol coot t/r i o oic .oot io r.oiio t/ roio rl f
C/ioo oit/io t/ oit lool or. T/i rooc .otrolit, ioco. t rf.t o /itri.ol ooc .iol
r. t/ot /o. /oc t/ ./io oo, t ocroiotio. T/ oool,ti.ol ot/ /r rc o. fro
t/ oorioo t/r, f ocroiotio ooc fro o .otoror, oool,i t/ot /o. oocrlioc it ooio
/oriti. lioit. T/ orti.l t/o otlio o ./oro.triti. fotor f ./io ocroiotio.
Introduction
Il nest pas possible de rduire la complexit de lhistoire de la pense sociale
ou XXe siecle oes lormules synthetiques. A lortiori s`il s`agit o`un sujet stric-
tement lie la pratique economique et politique comme celui oe la mooerni-
sation. Toutelois, ann oe s`orienter oans la pluralite oes positions presentes, on
pourrait alnrmer qu`au XXe siecle on passe oe la theorie oe la mooernisation
unique oe Max Weber la theorie oes multiples mooernisations proposee par
S. N. Eisenstaot. La theorie weberienne est celle o`un monoe unique oomine
par lhgmonie occidentale. La thorie dEisenstadt est celle dun monde
post-occidental et pluriel.
Pendant ces dernires annes il y a eu un profond changement de la per-
ception de la Chine en Europe. On passe de ladmiration la peur, de la
fascination au sentiment dtre menac par les marchandises et les immigrs
chinois. Mais en Europe, comme partout dans le monde, force est de recon-
natre aujourdhui le changement de rle de la Chine parmi les grandes puis-
sances politiques ou XXIe siecle. Si on a encore oes ooutes quant au lait que
le XXIe sera le sicle chinois dans lhistoire de lhumanit, il ny en a aucun
sur le lait que la Chine, apres le siecle oe l`humiliation, a repris la place
qu`elle avait oans le monoe avant l`expansion coloniale oe l`Occioent ,Ger-
net 2005: 106). On fait des spculations sur un monde deux (la Chine et les
Etats-Unis o`Amerique, ou sur un monoe oesormais unique pour souligner la
forte intgration des deux conomies, amricaine et chinoise.
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 264
Dans lhistoire, il y a des signes forts dintrt des europens pour la Chine.
Cela commence avec Marc Folo qui evoque le mythique Chatai. Flus taro,
avec la construction dun systme mondial des rapports de commerce dans les
siecles XVI-XVIII oes relations oilnciles soit oe type culturel, soit oe type eco-
nomique se oeveloppent. L`Histoire oe la Compagnie oe Jesus et oe l`ouvre
de Matteo Ricci donne lide de la complexit et des limites existantes dans
les possibilits des relations entre lEurope et la Chine. Il faut rappeler gale-
ment les expressions dadmiration prononces par Leibniz, A. Smith, I. Kant,
Hegel et beaucoup o`autres. La Chine a inquiete` beaucoup les europeens:
on la pense comme la oouceur oe ses soies et on l`analyse, avec Montesquieu,
comme le pays ou oespotisme oriental`. Ennn, ces limites sont renlorcees par
histoire de la domination europenne, amricaine, mais aussi japonaise et
russe, ce que les chinois oenomment le siecle oe l`humiliation`.
Il nest pas ncessaire de comparer lEurope, lOccident la Chine pour lire
l`histoire oe leurs mooernisations car il s`agit o`unites analytiques non compa-
rables en raison soit de leur dimension, soit du dcalage des deux histoires. Il
faudrait prendre des units plus petites et plus homognes (voir dans ce sens
Pomeranz, 2000) ou procder par une voie beaucoup plus complexe. Cest ce
secono parcours que je vais suivre. En prealable, il est utile oe laire relerence
lanalyse de la modernit propose par Max Weber. Dans un second temps,
aprs avoir dcrit le type idal de la modernit, janalyserai les caractres de la
modernisation chinoise.
La modernit selon Max Weber
Lanalyse wbrienne part dun problme commun lhumanit: la souf-
lrance perue comme injuste par les hommes. Fuisque c`est l le point lon-
oamental oe toute societe, il convient o`apporter une reponse la question
suivante: pourquoi le bonheur, la lelicite sont-ils si oilnciles atteinore alors
qu` l`inverse o`autres cumulent le pouvoir, le bonheur et la lelicite? Quel est
le mrite de ces derniers?
Tenter oe reponore ces questions necessite oe recourir la rationalisation,
ce que Weber appelle aussi la theooicee. Des reponses oillerentes selon les civi-
lisations (occidentale, chinoise et indienne) sont alors penses pour rsoudre
le problme commun. Ces rationalisations sont construites sur diffrentes
premisses metaphysiques: l`harmonie pour le chinois, le neant pour les
indiens; ltre pour les occidentaux.
Ici, on releve un probleme en ce qui concerne la theorie oe la mooernite
propose par Weber. Dans les Essais sur la sociologie des religions il est clair que
la rvolution axiale (Jaspers 1949; Eisenstadt 2003) sest droule pendant
265 LA THORIE DE LA MODERNIT DE MAX WEBER
le premier millenaire avant J. C., avec son apogee vers l`an 00. Weber, qui
utilise ou materiel theologique provenant oe la revolution axiale concernant
la civilisation occidentale, transpose de 1500-2000 annes la production de ses
effets, attribuant la rvolution protestante, et en particulier au calvinisme,
la rationalisation occioentale qui proouit la mooernite. Dans cette perspec-
tive, il lauorait expliquer ce que sont les 1 ou 20 siecles entre la revolution
axiale et la revolution protestante et calviniste. Mais, en oennitive il convient
o`abanoonner l`explication weberienne qui attribue au calvinisme et l`etique
protestante le rle de cause de la modernit.
Ce qu`il laut retenir oe l`explication weberienne c`est que Weber a propose
une ide oe la mooernite lonoee sur onze caracteristiques. 1, La science au
niveau oe oeveloppement que nous reconnaissons aujouro`hui comme valioe
,Weber oiscute les proouctions scientinques oe la Chine et oe l`Inoe mais,
tout en reconnaissant leur niveau, il ne pense pas qu`elles soient o`un niveau
comparable celui atteint par la science occioentale`,, 2, Les arts: la musique,
l`architecture ,le gothique,, 3, L`imprimerie qui, meme si elle a ete inventee en
Chine, est devenue en Occident un moyen de diffusion des nouvelles et des
journaux periooiques, !, L`aoministration privee et publique: le lonctionnaire
de profession est la pierre angulaire de lEtat moderne et de lconomie mo-
oerne, , La politique, l`Etat, la constitution, le parlement, o, Le capitalisme
en tant que organisation rationnelle ou travail lormellement libre, 7, La
separation entre aoministration oomestique et entreprise, 8, Le socialisme
rationnel; 9) La bourgeoisie; 10) Le proltariat; 11) Le lien entre science,
technologie et production.
On a beaucoup discut sur cette conception de la modernit. Il est utile
o`examiner quelques relormes oe la these weberienne avant oe mettre en
avant les critiques qu`on a lui aoressees. S. N. Eisenstaot lait, selon nous, avan-
cer la thorie de Weber en lui donnant toutefois un sens tout fait diffrent.
Une autre rforme de la thse de Max Weber celle dA. Martinelli, partir
dune ligne dj trace par Eisenstadt cherche clairement comprendre la
thorie de la modernit dans le contexte de la socit globale.
En suivant le programme de la modernit dans la reconstruction de S. N.
Eisenstadt
1
, on consioerera que:
1, La mooernite elabore une vision ou progres historique et oe l`histoire
comme le lieu oe la realisation oe son programme culturel. Cela implique
un changement radical face leschatologie chrtienne. Lhistoire devient
le thtre unique des vnements humains. Il y a un changement de direction
1
On peut trouver la reconstruction du programme de la modernit dans Eisenstadt (1994:
25-45).
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 266
de la tension humaine du monde cleste au monde terrain; on pourrait ajouter
qu`il s`agit ici o`une lormulation oillerente, en mots mais pas oans son sens,
du concept wbrien de lascse intramondain. 2) Dans le cadre du progrs
historique on construit le concept oe l`autonomie et oe l`emancipation
inoiviouelles. 3, Dans sa globalite, ce processus est oennit en termes oe
valeurs universelles
2
, raison, science et technologie. On a mme t ten-
t dassimiler science et technologie et de les confondre avec les valeurs
ultimes: cest- dire fondre Jrtrotioolitot et o./rotioolitot. 4) Dans le
contexte du romantisme on a galement tendance accentuer lautono-
mie oes emotions et la specincite oes collectivites primoroiales. , Le pre-
sent et le futur arrivrent par cette voie sentrelacer plus troitement. 6)
Avec le regard vers le futur on cherche construire un nouveau ordre
social dans le prsent. 7) Dans ce nouvel ordre social, il y a la possibilit
dune participation active des groupes sociaux. 8) De nouvelles valeurs
universelles naissent ainsi qu`une conception cosmopolitique du monde et de
la societe. 9, Ennn on elabore une conception qui alnrme l`existence o`un
pass communautaire de lhumanit.
La traouction politique oe cette conception oe la societe et oe l`humanite
est encore plus importante. Ses caracteristiques politiques sont:
Le concept de responsabilit des gouvernants face aux gouverns.
L`elaboration o`un concept oe societe oans la quelle se realise une crois-
sante autonomie de diffrents centres culturels et surtout [le] changement des
rapports entre centre et priphrie. Les priphries ne sont pas passives face
au centre mais elles investissent les centres par leurs questions en interrogeant
les rles et les fonctions du centre.
Les conceptions de base face la tradition et lautorit changent. Le
politique ne se legitime plus par la traoition mais par l`innovation.
On institutionnalise l`ioeologie oe la citoyennete, la question oe la repre-
sentation politique et oes sujets qui ont le oroit o`y acceoer.
La politique n`est plus pensee comme une lorme oe oomination oe l`homme
par l`homme mais comme un projet qui cherche mettre ensemble egalite,
libert, justice et autonomie, solidarit et identit.
Ennn, il y a une graouelle oisparition oes elites oe type traoitionnel et
une croissante accentuation oes criteres oe l`acquisition et oe la realisation
individuelles.
Un probleme theorique se pose quano ce programme est conlronte oes
societes oillerentes oe celle qui l`a proouit. Meme en Europe, o`ou le pro-
2
Eisenstaot n`explique pas oans ce passage quelles sont ces valeurs, il s`agit oes valeurs oe
lautonomie de la personne, de la libert, de lgalit, etc.
267 LA THORIE DE LA MODERNIT DE MAX WEBER
gramme est parti et o les conditions des socits europennes ntaient pas
tant oillerentes les unes oes autres, on n`a pas eu une unique mooernisation.
En effet, on a eu diffrentes voies de modernisation et donc diffrentes mo-
oernisations. plus lorte raison a arrive quano le programme oe la mooer-
nite rencontre oes societes encore plus raoicalement oillerentes oe celle qui
la produite.
Il y a l un trait mis au jour par F. Braudel (1969). Quand une socit est
en contact avec une autre, elle en prend certains aspects mais pas tous. Les
echanges techniques et les connaissances sont absorbees mais pas les mythes ni
les narrations touchant lidentit. Tout cela se produit au moment du contact
du programme de la modernit avec les cultures et les civilisations africaine,
asiatique et chinoise. De l le concept oe mooernite multiple ou oe lamille
des socits modernes.
Dans les oernieres annees oe sa vie Eisenstaot a mooine encore son ap-
proche de la modernit en prenant conscience de la production de la socit
globale et a alors formul le concept de multiples modernits dans une ge
de globalisation.
Pour mieux comprendre cet aspect de la thorie de la modernisation on
peut se relerer entre autre l`ouvre o`A. Martinelli, Global modernities
,200,. Dans son ouvre Martinelli cherche oonner une liste oes traits oe la
mooernite, oennir son concept oe societe mooerne, il analyse en meme
temps la formation des modernits comme produits de la socit globale. Il
s`agit et en ecrivant cela, j`en prenos la responsabilite oe comprenore que
dun cot il y a la formation dune socit globale, cest--dire une socit
unique oans un monoe base sur un systeme o`interoepenoances, et oe l`autre
cot, ces interdpendances sont constitues par des socits diffrentes. Elles
sont modernes mais nont pas les mmes traits. Si on pense le concept, le type
idal oe la mooernite comme structure oans la quelle il ooit y avoir tous les
traits inoiques par Weber ou par Eisenstaot, maintes societes ne pourraient
pas se caractriser comme modernes. Mais par le processus de slection
dont Braudel a fait lanalyse, ces socits prennent certains traits du pro-
gramme de la modernit et en cartent dautres. Elles peuvent prendre,
par exemple, le lien lort entre science-technique-proouction et reluser les
elements politiques oe la mooernisation. La mooernite, en outre, n`est pas
seulement le libre march et la dmocratie mais aussi le march (un certain
march) et la dictature ou, encore, le totalitarisme. La conception wbrienne
oe la mooernite, au contraire, impliquait la copresence oes traits que nous
avons rsums ci-dessus.
Qu`en est-il plus precisement oes critiques aoressees la conception webe-
rienne de la modernit?
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 268
Quelques critiques de la conception wbrienne de la modernit
Des critiques oe la vision weberienne oe la mooernite sont proposees par I.
Braudel, K. Pomeranz, J. Goody.
Dans son essai Exooio or/oo t .oitolio (1!50-1650, Braudel recons-
truit la formation du march mondial dans les deux sicles aprs la dcou-
verte oe l`Amerique. Il precise en premier lieu le sens oe la revolution ou
XV-XVI sicle: cette fois, le monde entier est notre espace, la scne thtrale
immense mettre en cause. La modernit, cest la premire unit du monde,
le globe terrestre saisi oans une aventure commune, si lragile que soit encore
cette vie communautaire. Dun univers cloisonn, nous voil parvenus un
monoe qui teno l`unite. Il y avait jusque-l plusieurs planetes, il n`en sub-
siste plus qu`une seule, qui le reunit toutes, ou ou moins essaie oe les reunir
toutes ,Brauoel 1997, 380,. Il ne s`agit pas o`une ouvre simple. Apres ce
dbut lhomme a mis des sicles dcouvrir et inventorier la prison o il vit
et oont il essaie aujouro`hui oe lranchir, ennn, les limites ,i.i, 381).
Cette ouvre a ete realisee par l`Europe. L`Europe a triomphe sur les che-
mins liquioes ou globe qu`elle a relies les uns aux autres, creant son pront
lunit maritime du monde (i.i, 383).
Mais pourquoi l`Europe et pas les autres? Fourquoi l`Europe, et non pas
telle autre civilisation, ou mme telle culture? (ibidem,. Fourquoi pas les Arabes
ou les Chinois? En effet, beaucoup dautres auraient pu le faire. Ils en avaient les
moyens et l`experience. En Asie et oans l`Ocean Facinque on avait l`experience
dextraordinaires aventures sur la mer. Mais en fait deux civilisations seulement
aurait pu oisputer l`Europe la victoire qu`elle allait remporter, l`Islam et la
Chine (ibidem,. La these oe Brauoel ce propos est que l`Islam ne l`a pas lait
cause des ses succs. Il possdait dj un march mondial, contrlait les voies
caravanires et navait pas besoin daller au de l de son monde. En Chine, aprs
les voyages du XV sicle et son vaste programme pour lhgmonie des voies
maritimes en Asie
3
, tout sarrte brutalement, avec la ncessit, pour les Ming,
de porter leur effort vers le Nord et les dserts de Mongolie, do recommence,
oangereuse, la poussee oes nomaoes. C`est contre eux que Fekin est restaure
comme capitale oe la Chine au prix oe gigantesques corvees ,1!21, ,i.i, 384)
4
.
En conclusion, lEurope sest impose du fait des inactions dautrui
(ibidem).
3
Et quelqu`un ,Menzies 2002, oit aussi oe l`Atlantique la oecouverte oe l`Amerique laite par
l`expeoition organisee par Zheng He. Sur les voyages oes Chinois oans les Oceans au XV siecle
voir Dreyer (2007).
4
Braudel juge tel vnement comme trange pisode vrai dire et peu claire (Braudel 1997,
384).
269 LA THORIE DE LA MODERNIT DE MAX WEBER
LEurope construit pendant des sicles une thalassocratie, un pouvoir et une
hgmonie sur la mer. Sur la mer, lEurope organise un systme dchanges sur
la longue distance. Mais il sagit dun change ingal. En effet, ces changes ne
se font mmes pas sur un pied dgalit: le marchand dEurope est linferieur
(i.i, 388,. L`Europe n`a rien qui peut interesser les asiatiques, saul l`argent. Le
niveau de la technologie est plus lev en Chine et en Inde. On prend des pro-
duits de lartisanat chinois et on paye avec de largent issu des mines de lAm-
rique, on preno oes epices en Inoe et on paye oe la meme laon ,i.i, 400). Sil
est vrai que l`Europe grace son systeme o`echanges a vecu au oessus oe ses
possibilites, ce ne sont pas les asiatiques qui penoant ces oeux siecles on paye
mais les travailleurs des mines amricaines. LAsie conclut Braudel na pas
livr ses trsors, elle les a changs. LOccident les a donc pays, et souvent fort
cher. Il lui a lallu aliener, au pront oe l`Extreme-Orient, une part notable oes
tresors` que l`Amerique, elle, allait lui procurer, non sans mal ,i.i, 388)
5
.
Donc, selon Braudel un capitalisme mondial existait aux XVI-XVIIe sicles
et, pourtant, il na pas t invent par la rvolution protestante dont parle
Weber. A ce propos on pourrait utiliser la position de Braudel pour dfendre
la thse wbrienne. Il ne sagit pas encore du capitalisme industriel mais de
la formation dun capitalisme ou des capitalismes fonds sur lchange. Le
capitalisme et l`inoustrie oans le sens inoique par Weber, c`est--oire lonoes
tous les deux sur le travail formellement libre, nont pas encore t cr.
Aussi, la critique oe Brauoel met en question une partie oe la these oe Weber:
la these selon laquelle il y aurait une relation oirecte entre la revolution pro-
testante et calviniste et le capitalisme. En ellet, les oonnes historiques utilisees
par Brauoel evoquent un capitalisme qui se oeveloppe partir oe plusieurs
centres et dans ces centres, la religion dominante nest pas le protestantisme.
Mais comme jai dj dit la force de la thse de M. Weber est ailleurs, dans
l`ioentincation oes caracteres oe la mooernite.
La thorie wbrienne de la singularit et de lexceptionnalit de lOc-
cioent est connrmee, o`une laon ironique et paraooxale, par K. Fomeranz
,2000, oans son ouvre sur la granoe oivergence
6
. En effet, dun cot Pome-
5
Le mtal jaune du Nouveau Monde et surtout le blanc, cest la possibilit pour lEurope de
vivre au-dessus de ses moyens, dinvestir au-del des limites des son pargne. Un immense coup
de fouet stimule alors ses changes (Braudel 1997, p. 410).
6
Fomeranz lonoe son analyse sur les quatre necessites qui sont la base oe la theorie malthu-
sienne oe la population: 1, nourriture, 2, nbres pour le vetement, 3, energie pour se rechauller
et pour la proouction, !, materiaux pour les batiments qui, tous, oemanoent l`usage oe la terre.
Comme la terre nest pas inpuisable, il faut considrer comme une forme de rationalisation
la solution de ce problme par les diffrentes socits. Si cette hypothse est correcte, alors
l`interpretation economique oe la mooernite proposee par Fomeranz est ou meme type que
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 270
ranz comme bien o`autres auteurs tels que Brauoel, Wallerstein et Goooy
rejette l`ioee selon laquelle oes processus pre-capitalistiques ont eu lieu uni-
quement en Occioent, oe l`autre cote il soutien que la granoe oivergence
entre la Chine et lOccident au XIX sicle est produite par la rvolution indus-
trielle anglaise. Il serait ennn la 1io Britoooi.o, la base de lexceptionnalit et
oe l`unicite oe l`Occioent. La nouveaute ici est que le capitalisme inoustriel
nait en Angleterre et ensuite se diffuse dans toute lEurope et les Etats-Unis
o`Amerique, puis au niveau global.
Sur un plan methooologique Fomeranz conteste les approches webe-
riennes qui expliquent l`origine oe la mooernite par oes lacteurs endognes.
Mais en mme temps il refuse les thories fondes sur les facteurs exognes et
propose un mixte oes lacteurs enoogenes et exogenes pour expliquer l`origine
de la grande divergence entre lOccident et la Chine.
Le point central de lapproche propose par Pomeranz est la thse mal-
thusienne du rapport existant entre la croissance de la population et la terre
disponible pour rpondre aux besoins primaires de la vie humaine (alimenta-
tion, vtements, nergie pour se chauffer, matriaux pour construire des abris,
etc.). Il construit une thorie de la globalisation de lconomie diffrente du
systme mondial de lconomie de I. Wallerstein en utilisant les rsultats
de la comparaison entre certaines rgions de lEurope occidentale et certaines
oe la Chine, ou Japon et oe l`Inoe. En ellet, il pense qu`on ne peut pas laire
de comparaisons entre Occident et Chine, par exemple, car il sagit dunits
non homogenes et incomparables. Le niveau economique oes unites qu`il a
choisies est ioentique et pourtant on peut comparer ces oillerentes regions oe
la Granoe Bretagne et oe la Chine. Il ne suppose pas que entre les oillerentes
regions ou monoe il y a ,il y avait, un equilibre, comme le suggerait le mooele
propos par A. Smith. Au contraire, parmi les facteurs de la globalisation de
lconomie, il considre soit laction des Etats, soit la coercition impose aux
peuples inoigenes oe l`Amerique et, apres leur oisparition, aux esclaves oepor-
tes oe l`Alrique en Amerique.
Des Ameriques, en ellet, les pays europeens oans un premier temps le For-
tugal et lEspagne, puis les pays du nord prennent des denres alimentaires
,nouvelles, et surtout oes metaux qu`ils n`ont pas, ou en quantite insulnsante.
Mais il laut ajouter un autre lacteur pour que la mise en valeur oes metaux soit
possible grande chelle: le recours de lconomie chinoise lutilisation de la
monnaie metallique ,l`argent,, sans lequel le marche oes metaux precieux ,or
et argent) serait rest au niveau des biens de luxe pour les classes dirigeantes
celle oe Weber. En ellet, il parle oe rationalisation economique et Weber oe rationalisation oe
toute la socit.
271 LA THORIE DE LA MODERNIT DE MAX WEBER
europeennes. Le recours oe l`economie chinoise la monnaie metallique a lait
oe l`argent un moyen universel oes echanges economiques et a alimente une
demande dargent non seulement par les classes suprieures chinoises mais
aussi par toute la population. En meme temps que les nouvelles oenrees ali-
mentaires oe l`Amerique prenaient la voie oe l`Europe, les metaux precieux
(surtout largent) prenaient la voie de lAsie. Ici, on changeait largent avec les
produits de lartisanat chinois de luxe (mais aussi indien et japonais), avec des
produits agricoles bruts (coton) et avec des denres alimentaires (th, pices di-
verses) et on les vendait en suite en Europe. Le rseau commercial mondial
est tenu ensemble par les demandes de biens divers mais aussi par des domina-
tions sur des peuples et par une hgmonie sur les mers (voire Braudel).
En conclusion on peut oire qu`aux XVI et XVII siecles s`est creee une eco-
nomie monoiale integree, oans la quelle les oillerentes regions ou monoe impli-
quees ont oes roles oillerents, oe suboroination ou oe oomination. Dans cette
conomie mondiale et ici on rencontre la thse centrale de Pomeranz il ny
a pas un seul centre, mais il y en a beaucoup. On ne peut pas comprendre les
conjonctures globales avant le XVIIIe sicle en terme dun systme mondial
centr sur lEurope [comme le dit la thse de Wallerstein]; au contraire, on a un
monoe polycentrique sans un centre oominant ,Fomeranz 2000: !,.
On est au cour oe la reconstruction historique oe la mooernite et ou ca-
pitalisme proposee par Fomeranz: jusqu`au XVIIIe siecle la structure eco-
nomique oes regions oeveloppees europeennes et oes regions oeveloppees
chinoises et japonaises etait plus ou moins la meme. De plus, ce qui est arrive
en Europe lindustrialisation pouvait arriver aussi en Chine et au Japon
(pas en Inde, o, pour des raisons religieuses et sociales, on a construit des
socits agricoles). En outre, la Grande Bretagne, lEurope et lOccident au-
raient pu prendre le parcours suivi par la Chine et non lindustrialisation.
Fourquoi y-a-t-il eu en Granoe Bretagne ,et apres en Europe et en Occioent,
lindustrialisation? Quelles sont donc les raisons de la grande divergence
entre Occident et Orient?
Pour rpondre on doit revenir lconomie globale des sicles prcdents.
Dans ces sicles, lEurope mais surtout la Grande Bretagne voit sa popu-
lation augmenter sans en payer le prix. En ellet, elle n`a pas sulnsamment
de terres pour la production des crales, pour le pturage; elle na pas de
terres sulnsantes pour proouire le bois necessaire oes usages pluriels ,chaul-
fage, construction de btiments, etc.). La Grande Bretagne naurait pas pu
dvelopper une conomie industrielle si sa force ouvrire proto-industrielle
avait du soccuper de procurer les aliments indispensables pour rpondre aux
besoins primaires de la population. En Chine et au Japon cest toujours la
thse de Pomeranz la force ouvrire doit se charger de produire les denres
alimentaires pour une population en continuelle croissance et ne peut ainsi
SOCIETMUTAMENTOPOLITICA 272
pas tre utilise pour le dveloppement de lindustrie. En Grande Bretagne,
au contraire, ce travail est accompli par les peuples amricains, par les esclaves
oeportes en Amerique, par les peuples oes colonies anglaises. Le bilan energe-
tique oes peuples europeens est positil parce qu`ils consomment oes oenrees
alimentaires produites par dautres.
Benenciant o`organisations sociales plus ou moins ou meme niveau, si non
plus avancees en Chine, les anglais lont lructiner les innovations technolo-
giques en comptant sur la lorce ouvriere proto-inoustrielle, qui est capable
non seulement dutiliser les innovations mais aussi den produire de nouvelles.
A ce lacteur humain, il laut ajouter un lacteur ecologique: la Granoe Bre-
tagne a oes ressources energetiques proches oes usines inoustrielles. La Chine
et le Japon ont un systme de transport trs avanc la premire en intgrant
oes routes oe terre et oes neuves, le oeuxieme en utilisant oes routes maritimes
mais ils ne russissent pas transporter les nergies dun cot lautre du
pays. En outre, ces energies ne sont pas sulnsantes pour une population qui,
grce aux progrs du XVIII sicle, est en forte croissance. Il y a ainsi une
oillerence ecologique l`origine oe la granoe oivergence entre Chine et
Occioent: avoir ou pas oes ressources energetiques et les avoir proches oes
lieux de production.
Le miracle britannique et europeen aurait ennn ete proouit par oes lac-
teurs exognes (denres alimentaires et matires premires) et par des facteurs
endognes (technologies, charbon, force ouvrire proto-industrielle), imposs
par la violence de laction de ltat (monopole de la violence sur la force ou-
vriere interne et coloniale, oomination oes granoes routes oceaniques,.
La divergence avec la thorie de Max Weber est forte mais Pomeranz par
une .i /.lio arrive au meme resultat: justiner l`unicite et l`exceptionnalite
de la voie occidentale de la modernit
7
.
La critique oe Goooy vis vis M. Weber, mais aussi vis vis Brauoel, est
que cette theorie oe la mooernite privilegie le point oe vue europeen et occi-
dental. De plus, selon Goody, Weber a cherch fonder la singularit et lex-
ceptionnalite occioentales tanois qu`il lallait rechercher les aspects communs
7
Comme pour des raisons despace, on ne peut pas faire une longue analyse de cette thorie,
on ooit se limiter seulement quelques remarques. La Chine, qui aujouro`hui a un oevelop-
pement oe type capitalistique et inoustrielle, aurait ou resouore, la meme maniere oe l`Eu-
rope ou oe laon oillerente, les questions qui naissaient ou rapport entre population et terre
oisposition. Aujouro`hui on a resolu, bien que avec oe granos oommages l`environnement
(Wang Hui 2006: 161 e 190), les problmes de transport dune rgion lautre des ressources
necessaires pour l`inoustrialisation. Mais si l`on a pu le laire