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PARAMITA

QUADERNI DI BUDDISMO

IL PRANAYAMA DEL MONACO


TIBETANO
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Parecchi anni fa mi trovavo nel Ladach, un paese a nord del Cachemire, chiamato Piccolo Tibet. Stavo visitando il Gompa di Tikse, ed ero salita assieme ad un monaco che mi faceva da guida, sul tettoterrazza che dominava limmensa vallata sottostante. Ammiravo estasiata quel paesaggio fantastico, quando unimmagine terribile mi costrinse a puntare il dito verso lorizzonte: un fiume era straripato e le sue acque terrose correvano veloci alle spalle di due forme bordeaux. Erano due monaci che si muovevano in direzione del Gompa, lentamente, ignari del pericolo che stavano correndo. La mia guida comincio ad agitarsi, ad urlare e in un baleno informo lintero monastero. Il trambusto sulla terrazza fu immediato, commovente: alcuni monaci suonavano trombe a perdifiato, altri sventolavano bandiere colorate; tutti erano impegnati ad attirare lattenzione dei due fratelli che camminavano giu, in fondo alla valle. Gli sventurati non capivano! Ma i richiami che si ingigantivano proporzionalmente allallargarsi del fiume, divennero cosi potenti e intensi da raggiungerli. I due si voltarono e, alla vista del fiume, corsero confusamente prima a destra, poi a sinistra, ancora a sinistra, a destra, e alla fine si
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fermarono a guardare verso di noi. Fu allora che con uno spirito strategico che sapeva di miracolo i monaci riuscirono a guidarli verso un cammino sicuro: con trombe e bandiere si schierarono sul lato sinistro della terrazza e, mentre lacqua fangosa ingoiava la parte destra della vallata, incitarono i due ad una corsa disperata sino al villaggio, al sicuro. Abbracci, baci, risa e pianti salutarono il loro arrivo. Lintero villaggio partecipo dai balconi, dalle finestre e dai tetti delle case alla felicita dei monaci e fu meno triste lingresso in paese del fiume che, senza furia, si riverso nelle strade, isolando abitazioni e monastero. Ci sarebbero voluti almeno due giorni di lavoro per ricongiungere il Gompa al villaggio, ma ora che il piu grande dei problemi era stato risolto, tutto diventava piu semplice. Fu cosi che per la prima volta i monaci infransero la regola secondo la quale nessuna donna poteva essere ospitata in monastero. Grande privilegio per me, che ebbi loccasione di vivere due giorni intensi, indimenticabili. Le giornate scorrevano allinsegna di rituali emozionanti: il rituale della preghiera, il rituale del pranzo, quello del the. Incredibile il saluto allalba: i monaci anziani salivano in terrazza coperti di grandi mantelli rossi, cappelli gialli, enormi come pagode e suonando conchiglie bianche o lunghissime trombe. Gli allievi piu giovani eseguivano al ritmo del respiro movimenti con le braccia, rotazioni del busto, slanci dei piedi in una forma di yoga dinamico, molto piu veloce di quello a cui ero abituata, ma dove il respiro era allo stesso modo la guida di ogni movimento.

Paramita, Quaderni di Buddismo, ott.dic. 89

Ancor piu incredibile quel tramonto che segno uno dei momenti piu importanti del mio cammino Yoga: in unatmosfera da favola, udii uno strano gorgoglio, simile al suono di uno strumentolo seguii, era la voce di un monaco che, chiuso nella sua cella, recitava Mantra. La melodia mi inchiodo vicino alla porta. Nonostante facessi ricorso alla mia esperienza di Hatha Yoga, lunga di anni, non riuscivo a seguire il ritmo del respiro di quel monaco, che pareva non interrompersi mai, che comunicava unenergia sempre crescente. Da quel giorno mi costrinsi ad un lavoro piu attento sul pranayama , che mi chiari definitivamente il significato del respiro come veicolo del prana, lenergia vitale, il principio della vita e della coscienza che permea luniverso tutto. Pranayama e infatti il controllo delle energie individuali e cosmiche attraverso il respiro: yama significa controllo, regolazione, ma ayama significa senza controllo, o meglio superamento del controllo, tramite la coscienza dellatto che si compie. Pranayama e percio una parola con un duplice significato, una parola che indica come attraverso lautocontrollo si arriva prima alla consapevolezza, poi al superamento dellio, che si integra infine nella coscienza cosmica, la dove lo scambio armonico tra lio e il mondo fluisce senza bisogno di controllo. Nellinspirazione lenergia cosmica entra in noi, nellespirazione lenergia individuale esce da noi ed entra a far parte del cosmo che ci circonda. Cosi, attraverso il respiro, noi scambiamo continuamente con lesterno e prendiamo coscienza di essere parte del tutto. La fase inspiratoria, Puraka, rappresenta la vita; il trattenimento, Kumbaka, rappresenta la coscienza

della pienezza di vivere la vita. La fase espiratoria, Rechaka, rappresenta la morte simbolica: il trattenimento a polmoni vuoti. Bahya Kumbava, rappresenta la coscienza del vuoto, della morte: morire per poi rinascere ad ogni nuovo atto inspiratorio. Il monaco ladaki meditava in Sabija pranayama, la ripetizione di un Mantra sul respiro, la coscienza di un seme (bija), che si sviluppa e cresce. Laccompagnare il respiro recitando un Mantra libera la mente da ogni pensiero terreno ed aumenta notevolmente la capacita respiratoria: lespansione del respiro diviene espansione della coscienza. E questa la via che ci offre lo Yoga attraverso le innumerevoli tecniche di Pranayama, innumerevoli come le possibilita che luomo ha di cambiare.