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la Repubblica

DOMENICA 26 MAGGIO 2013

60

R CULT

ILMUSEO DEL MONDO


MELANIA MAZZUCCO
FOTO DI BASSO CANNARSA

LARTISTA

Antonio Pisano detto il Pisanello (1395 1455 circa), pittore, medaglista e miniatore. Per le sue opere realizzate nel XV secolo, come i grandi affreschi, stato considerato il maggior artista tardogotico italiano, venerato da umanisti e intellettuali

KLEE Ad Parnassum (6 gennaio)

BEATO ANGELICO Annunciazione (13 gennaio)

KOKOSCHKA La sposa del vento (20 gennaio)

ACHEROPITA Il Santissimo Salvatore (27 gennaio)

POLLOCK Full Fathom Five (3 febbraio)

RAFFAELLO Ritratto di Leone X (10 febbraio)

BCKLIN Lisola dei morti (17 febbraio)

DI COSIMO La morte di Procri (24 febbraio)

MONDRIAN Lalbero grigio (3 marzo)

CORREGGIO Giove e io (10 marzo)

MATISSE Violinista alla finestra (17 marzo)

GIOTTO Resurrezione di Lazzaro (24 marzo)

DE STAL Footballeurs (31 marzo)

LEONARDO Uomo vitruviano (7 aprile)

CZANNE La montagna SainteVictoire (14 aprile)

TIEPOLO Leducazione di Maria (21 aprile)

BURNE-JONES Il destino compiuto (28 aprile)

redici metri e venti centimetri dal pavimento. Laffresco sullarco esterno della cappella Pellegrini svetta a unaltezza siderale, che rende i particolari invisibili allocchio e trasforma la scena in un arazzo multicolore. Eppure, laffresco brulica di dettagli. Quando guardo unopera destinata ai soffitti e alle cupole di una chiesa o di un palazzo, irraggiungibili una volta smontati i ponteggi, non posso impedirmi di chiedermi per chi, davvero, dipinga un artista. Per chi esibisca la propria bravura, invenzione, intelligenza. Per i committenti che, pagando, vogliono il meglio? Per gli assistenti? I fedeli, il pubblico? Per Dio? Antonio di Puccio, detto Pisanello, dipinge per il piacere della bellezza e per la gloria dunque anche per se stesso. Bench fosse coetaneo di Beato Angelico (e questaffresco coevo di quelli del convento di San Marco), non poteva essere pi diverso dal frate di Fiesole. Quanto quello era mistico e spirituale, tanto Pisanello era laico, profano e immerso nel tumulto del mondo. Il diminutivo imposto al suo nome non inganni: era il pittore pi lodato del suo tempo, venerato dagli umanisti e dagli intellettuali. Trascinato dal successo su e gi per lItalia da Pavia a Venezia, da Roma a Ferrara, da Mantova a Milano, fino a Napoli e oltre chiamato a tutte le corti, conteso da condottieri, papi e marchesi, fin per identificarsi con gli aristocratici suoi protettori, e per impelagarsi nelle lotte che dilaniavano Verona, la citt in cui era cresciuto e in cui aveva casa, madre e figlia. I Veneziani gli confiscarono i beni, costringendolo a un dorato esilio. Pisanello rimase fedele soltanto alla sua pittura raffinata e gradevole alla vista quanto complessa nella concezione e nellesecuzione. San Giorgio il casto cavaliere errante che libera la principessa e trafigge il drago. La sua storia, una delle pi romanzesche del Martirologio cristiano, echeggia fiabe e miti dellantichit e del Medioevo da Perseo e Andromeda fino a Parsifal e Bors. Nel XIII secolo Jacopo da Varazze, nella Legenda Aurea, ne fiss per sempre scenario e protagonisti. Un drago dal fiato pestilenziale ammorba il lago della citt di Silena, in Libia. Per placarlo, ogni giorno gli abitanti gli danno in pasto due montoni. Quando il bestiame scarseggia, estraggono a sorte le vittime umane. La prescelta la figlia del re, che viene condotta al lago per essere divorata. Ma sopraggiunge Giorgio. Sfida il drago, lo sconfigge, gli mette il guinzaglio, lo conduce in citt, converte gli abitanti e prosegue verso la Palestina, dove subir il martirio. Tutti i pittori hanno sempre raffigurato la scena chiave: il combattimento col drago. Del resto la pi drammatica, e anche la pi significativa, che si presta a letture allegoriche e perfino politiche: il Bene sconfigge il Male, il cristianesimo il paganesimo (o lislam). Pisanello no. Fa una scelta che noi abituati a ogni demistificazione narrativa sottovalutiamo. Ma allora doveva parere di unaudacia sconfinata. Infatti, dubitando che il soggetto restasse oscuro, appose in basso una didascalia esplicativa: SANCTUS GIORGIUS. Pisanello dipinge un momento trascurabile della vicenda. San Giorgio che coraggiosamente ha appena rifiutato il consiglio della Principessa di mettersi in salvo infila il piede sinistro nella staffa e si accinge a salire a cavallo.

Sorpreso prima della battaglia Il San Giorgio profano di Pisanello


Un gesto prosaico. Che per crea sospensione, attesa, poesia. Chi guarda deve riconoscere, nella novit della rappresentazione, la storia ben nota. Pisanello fornisce tutti gli elementi, ma si concede la massima libert: fantasticheria, idealizzazione e crudo naturalismo trovano un miracoloso equilibrio. Laffresco diviso in due parti dallarco ogivale che fungeva da ingresso alla cappella Pellegrini, nobile e ricchissima famiglia di Verona che l aveva la sua tomba. Ha sofferto per le infiltrazioni dacqua ed stato staccato e spostato, prima di ritrovare la definitiva collocazione. Gli inserti dargento sulle armature, loro e parti di colore sono cadute. A sinistra, appena leggibile, c il deserto e il drago: ossa, crani e carcasse animali, avanzi delle sue vittime, giacciono sulla sabbia. Al centro, il lago. A destra, la civilt e gli eroi. Dalla pinnacolare citt gotica in cui si riconoscono forse edifici reali uscito il triste corteo, scortato da un drappello di guerrieri esotici. Fra loro un turco e un arciere mongolo (le cui asiatiche fattezze Pisanello aveva gi disegnato dal vero). Un cavallo ha le froge tagliate: crudele usanza orientale per permettergli di respirare meglio nella corsa, che Pisanello aveva studiato nel seguito di qualche sovrano straniero, durante i soggiorni a corte. Sopra il re, cavalcioni di un mulo bardato e riconoscibile per il mantello dermellino, incombe un patibolo: i cadaveri di due impiccati offrono una sorta di danza macabra, lugubre monito alla vanit del potere. Un corvo gracchia, mentre larcobaleno preannuncia la redenzione. Sulla destra, lo scudiero di Giorgio gli porge la lancia; la principessa, altera e impassibile, ci offre la fronte alta, lacconciatura a balzo, il sublime profilo, e un lussuoso abito di broccato con lungo strascico. Due imponenti cavalli uno visto di fronte, uno da tergo creano illusione di profondit. Anche i cani sono pronti: lo spaniel fiuta le tracce, e il levriero, con la museruola e un prezioso collare di pietre preziose, freme guardando il lago. E Giorgio l, trasognato, malinconico, i biondi capelli come unaureola, il piede nella staffa, e le labbra socchiuse, come prendesse il respiro prima di affrontare la battaglia. Socchiuse, s. Perch forse dal basso non si vedevano: ma Pisanello dipinse perfino i suoi denti. Essi rappresentano per me una lezione: di etica, e di stile. Forse nessuno intuir quanti disegni, quanto studio, quanti ripensamenti precedono un capolavoro come questo. Ma tu dipingerai i denti di Giorgio, le narici dei cavalli, il collare di un cane e la calza di un impiccato, con ogni cura. La stessa con cui hai disegnato per anni aironi, linci, conigli, cervi, avvoltoi, perfino tessuti. Osservare ogni cosa del mondo, perfezionarsi, osare. Tutto conta, nientaltro conta. Questo significa essere un artista.
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DEGAS
La stiratrice (19 maggio)

OKEEFFE
Black Iris (12 maggio)

GRNEWALD
Crocifissione (5 maggio)

LOPERA
Pisanello: San Giorgio e la Principessa. Verona, Chiesa di SantAnastasia, 1437-38. Nella foto grande, un particolare

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