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IMMANUEL KANT Kant nasce nel 1724 a Konigsberg, capoluogo della Prussia Orientale di allora dopo aver trascorso

una vita dedita al pensiero e alla speculazione filosofica. Sin dalla giovane et riceve una formazione scientifica, con la quale ritiene come uniche vere scienze: matematica fisica (philosophia naturalis) branca della filosofia Possiamo dividere la sua speculazione filosofica in 3 periodi principali: scientifico Storia universale della natura e origine del cielo spiega la formazione delluniverso, originatosi a partire da una nebulosa primitiva (= teoria Kant-Laplace). Esclude cos la presenza di Dio come causa finale. Riprende inoltre il concetto di monade nato in Liebniz come atomo spirituale e lo classifica invece come atomo materiale, ovvero come sostanza e fonte di energia. Precritico (inizia a porre le basi che lo avvieranno poi al criticismo vero e proprio) inizia lo studio della metafisica, ponendosi come prima domanda ma la metafisica una scienza? Ritiene dunque che lesistenza di Dio oggetto di fede e non di una dimostrazione razionale. per questo che classifica la metafisica come la scienza che studia i limiti della ragione umana . Dunque i problemi che deve trattare la metafisica sono quelli che si limitano ai confini dellesperienza delluomo. Forma e principi del mondo sensibile e intellegibile opera con la quale segna la soluzione critica al problema di spazio e tempo. Qui distingue tra: Conoscenza sensibile(=apparenza): dovuta alla passivit/ricettivit del soggetto, ovvero come la cosa appare in relazione al soggetto. Ha per oggetto il fenomeno. Bisogna distinguere anche tra materia, che la sensazione (=modificazione dellorgano di senso, ovvero se il mio organo di senso viene altera to testimonia la presenza delloggetto, che causa la mia sensazione) e forma, ovvero la legge che ordina il contenuto sensibile. Dal confronto di molteplici apparenze, fatto dallintelletto, nasce lesperienza. Conoscenza intellettuale: una facolt del soggetto, ha per oggetto la cosa stessa cos come pensata, ovvero come un noumeno. La forma costituita da spazio e tempo ( impossibile infatti pensare una cosa senza collocarla nel tempo e nello spazio). Questi non derivano dalla sensibilit, ma sono intuizioni dette pure (a priori), cio condizioni soggettive e necessarie alla mente umana per coordinare tutti i dati sensibili in virt di una legge. Critico nasce con la pubblicazione dellopera Critica della ragion pura con la quale viene posta la base del criticismo. Hume ha risvegliato Kant dal dogmatismo (accettare unopinione senza interrogarsi), portandolo al criticismo (= interrogarsi sul fondamento dellesperienza) e chiarendo: Possibilit: condizioni che permettono lesistenza dellesperienza. Validit: legittimit che la caratterizza. Limite: punto oltre il quale si cade in errore. Cos la filosofia Kantiana del criticismo si identifica anche come filosofia del limite, ovvero ermeneutica della finitudine. Ovvero accettare i limiti il fondamento della ragione umana . Kant e le correnti letterarie/filosofiche che hanno influito sul suo pensiero: Hume lha risvegliato dal dogmatismo portandolo alla dottrina del criticismo. Illuminismo e rivoluzione scientifica non pienamente daccordo con il pensiero illuminista, infatti per accertare il valore della metafisica istituisce un tribunale della ragione a cui convoca la ragione stessa, sottoponendola ad una critica, cio ad un esame che accerti le sue capacit d i conoscere, ovvero lestensione dei limiti delle sue conoscenze. Da questo suo pensiero nasce il concetto di Ragione Pura, ovvero della facolt che aspira a conoscere indipendentemente da ogni esperienza, cio la facolt con cui si vuole fare metafisica. Empirismo Kant condivide lo scetticismo, ma solamente quello metafisico, anche se ritiene che non possiamo astenerci dalla ricerca di ci che c al di l dellesperienza.

La Critica della ragion pura


La teoria Kantiana dei Giudizi Kant, per arrivare alle radici della scienza, apre la sua opera con il concetto di giudizio, ovvero lunione di un predicato ad un soggetto. Egli afferma che, perch ci sia la scienza, necessario che i giudizi siano: Fecondi (=estendono la conoscenza) Universali e necessari Esistono dunque 3 tipi di giudizi: 1. I giudizi sintetici a priori, consistono nellunione di un predicato ad un soggetto, in cui il predicato dice qualcosa di pi rispetto al soggetto, sono fecondi, e poich a priori, sono universali e necessari non derivano dallesperienza (es. tutto ci che accade ha una causa). 2. I giudizi analitici a priori, consistono nellunione di un predicato ad un soggetto, in cui il predicato non fa altro che esplicitare ci che gi contenuto nel soggetto, e poich sono a priori, sono universali e necessari,

ma non fecondi, ovvero non estendono la conoscenza, in quanto non ampliano il nostro precedente patrimonio conoscitivo (es. i corpi sono estesi). 3. I giudizi sintetici a posteriori, consistono nellunione di un predicato ad un soggetto, in cui il predicato dice qualcosa di nuovo rispetto al soggetto (servendosi dellesperienza), sono dunque fecondi, particolari e non necessari (es. i corpi sono pesanti). Da questa concezione filosofica di Kant si pu dedurre che: la scienza fondata sullesperienza, ma lesperienza stessa ha alla base dei principi inderivabili dallesperienza stessa (= giudizi sintetici a priori che sono dunque la spina dorsale della scienza). Cos lo scienziato Kantiano certo a priori di tali verit, e pu ricercare le cause e altri fondamenti scientifici sulla base dellesperienza. Cosa intende Kant per rivoluzione copernicana? Per rivoluzione copernicana Kant intende il rovesciamento del rapporto tradizionale tra il soggetto e loggetto. Infatti come Copernico vedendo che non riusciva a spiegare i movimenti degli astri facendoli girare attorno allosservatore, li ha spiegati facendo girare losservatore intorno ad essi: cos la ragione se vede che i suoi concetti non riescono a regolarsi sulle cose, cio a conoscere con sicurezza come le cose sono in s stesse, deve ammettere che le cose siano regolate dai suoi concetti, cio deve limitarsi a conoscere ci che essa stessa per mezzo dei suoi concetti a priori mette nelle cose. Per tanto il vero oggetto della ragione non sono pi le cose in s stesse, bens ci che la ragione stessa ha messo nelle cose. il soggetto che modella i dati dellesperienza mediante le proprie strutture conoscitive e quindi da esso che occorre partire per comprendere come costituita la conoscenza scientifica. Kant enuncia 3 facolt principali della conoscenza: Sensibilit la facolt con cui gli oggetti ci sono dati intuitivamente attraverso i sensi e tramite le forme a priori di spazio e tempo. Intelletto la facolt attraverso la quale pensiamo i dati sensibili tramite i concetti puri o categorie. Ragione la facolt attraverso la quale, andando oltre lesperienza, cerchiamo di spiegare globalmente la realt mediante le idee (= forme a priori) di anima, mondo e Dio. La sua opera Critica della Ragion Pura pu essere sostanzialmente divisa in due tronconi: la dottrina degli elementi (elementi puri o a priori) + estetica trascendentale + logica trascendentale (analitica/dialettica) la dottrina del metodo (metodo della conoscenza stessa) Kant, con il termine trascendentale, indica ci che precede qualsiasi esperienza e che ne la condizione, cio che rende possibile la conoscenza della realt fenomenica (dunque sinonimo di a priori o di puro). Questo termine conserva lo stesso significato di universalit che aveva nella filosofia scolastica (nella quale i trascendentali = propriet universali, erano unum, verum e bonum), ma tale significato, invece di contrassegnare delle realt esistenti in s, quali lessere e le sue propriet, contrassegna le forme proprie della ragione, cio del soggetto conoscente. Kant infatti non si interessa della conoscenza degli oggetti, ma del nostro modo di conoscere gli oggetti reso possibile dalle forme a priori.

LESTETICA TRASCENDENTALE
(studia la sensibilit e le sue forme a priori, ovvero spazio e tempo). La sensibilit ritenuta recettiva, in quanto non genera i proprio contenuti, ma li accoglie, ma anche ritenuta attiva in quanto organizza il materiale sensibile. Le forme a priori della sensibilit sono: spazio forma del senso esterno, il fondamento del disporsi delle cose luna accanto allaltra tempo forma del senso interno, il fondamento dei nostri stati interni secondo un ordine di successione. Dunque, se non tutte le cose sono nello spazio (es. sentimenti), tutte le cose sono per nel tempo, poich tutti gli oggetti dei sensi cadono nel tempo. Spazio e tempo attraverso i filosofi: Locke spazio e tempo derivano dallesperienza / Kant spazio e tempo non possono derivare dallesperienza, in quanto sono i presupposti dellesperienza (presupposto = non deriva da altro). Newton spazio e tempo sono come scatole vuote / Kant non si pu conoscer qualcosa di un oggetto reale se non c un oggetto reale. Dunque non sono contenuti vuoti, ma quadri mentali attraverso i quali uniamo la conoscenza. Liebniz spazio e tempo sono concetti esprimenti i rapporti tra le cose N.B. Per giustificare che spazio e tempo sono forme a priori: ci che noi conosciamo non corrisponde alla realt effettiva, noi cojnosciamo solo il mondo come appare (es. lenti tutti gli uomini hanno lenti dello stesso colore, dunque la conoscenza valida per tutti allo stesso modo). La conoscenza infatti universale perch tutti gli uomini hanno le stesse forme a priori (intuizioni pure di spazio e tempo).

Spazio e tempo hanno realt empirica nel senso che, rispetto allesperienza, cio al fenomeno, sono reali, ma rispetto alle cose in s hanno idealit trascendentale, cio esistono solo nella mente delluomo come sue forme appunto trascendentali. Lestetica fonda la matematica come scienza. La matematica si divide in aritmetica e geometria. Laritmetica tratta il tempo, la geometria le propriet dello spazio. Spazio e tempo sono dunque le condizioni che permettono alla matematica di essere una scienza pura, universale e necessaria (es. retta). Spazio e tempo sono i cardini della matematica.

LANALITICA TRASCENDENTALE
(studia lintelletto e le sue forme a priori, ovvero le categorie). Logica Kantiana studia il rapporto dellintelletto con gli oggetti come forme della conoscenza, cio determina lestensione e la validit della conoscenza a priori degli oggetti. Lanalitica studia gli elementi del pensiero (intelletto) al fine di determinarne luso nel loro rapporto con gli oggetti. Kant dimostra che essi (elementi del pensiero) possono essere applicati solo agli oggetti di esperienza. Logica Aristotelica studia i concetti, i giudizi e i sillogismi prescindendo dal loro rapporto con loggetto. Secondo Kant, sensibilit ed intelletto sono entrambi indispensabili alla conoscenza perch senza sensibilit nessun oggetto ci verrebbe dato e senza intelletto nessun oggetto verrebbe pensato. I pensieri senza contenuto (intuizioni) sono vuoti, le intuizioni senza concetti (categorie) sono cieche (Critica della Ragion Pura). Concetto mentre le intuizioni sono affezioni (cio sono passive), i concetti sono funzioni (cio sono operazioni attive). Le operazioni attive consistono nellordinare o nellunificare diverse rappresentazioni sotto una rappresentazione comune. Categoria i concetti puri sono le categorie, ovvero quei concetti basilari della mente che rappresentano le supreme funzioni unificatrici dellintelletto. Le categorie di Kant sono a priori e permettono allintelletto di collegare tra di loro le intuizioni empiriche (fondate sullesperienza, che sono gi parzialmente riunificate nello spazio e nel tempo). Le categorie sono di 4 tipi: quantit qualit relazione modalit Come Kant deduce la tavola delle categorie La funzione dellintelletto essenzialmente quella di giudicare, cio di unificare tra loro le rappresentazioni empiriche mediante i giudizi sintetici a priori. I giudizi dellintelletto per non sono pi quelli della matematica che si limitano a calcolare rigorosamente gli aspetti quantitativi delle rappresentazioni. Essi (i giudizi dellintelletto) collegano tra loro rappresentazioni diverse, certo dei loro asp etti quantitativi, ma secondo un ordine pi complesso espresso dalle leggi della fisica. Ci che permette tali giudizi, ossia ci che collega tra loro in modo universale e necessario le rappresentazioni empiriche sono i concetti puri dellintelletto (categorie). Questi per tanto sono delle condizioni a priori dei giudizi di cui le rappresentazioni empiriche costituiscono la materia. Essi sono ci che nel giudizio sintetico a priori costituisce il legame appunto a priori tra il soggetto e il predicato, cio tra le rappresentazioni empiriche. La deduzione trascendentale (= dimostrazione della validit della tavola delle categorie e del loro uso). Il problema perch le categorie, che sono forme soggettive della nostra mente, pretendono di valere anche per gli oggetti, ossia per una natura che, materialmente, non lintelletto a creare? Per le forme della sensibilit, spazio e tempo, il problema non si presenta in quanto luomo non pu concepire nulla se non attraverso queste forme, ma per quanto concerne le categorie, non per nulla evidente che gli oggetti debbano sottostare ad esse. La deduzione trascendentale Le categorie sono funzioni a priori del soggetto conoscente. Ora, vanno giustificate, nella loro pretesa di riferirsi a priori agli oggetti dellesperienza. La deduzione trascendentale di Kant dimostra che lintelletto stesso ad essere lautore dellespe rienza. Questo non vuol dire che lio crei lessere delle cose: infatti lio conoscente sempre finito e passivo, nel senso che pu solo ricevere la materia della conoscenza attraverso le impressioni sensibili e non pu mai produrre da s. Ci che lintelletto produce la forma oggettiva del materiale sensibile e cio non il suo essere in s, ma il suo essere come appare, cio come fenomeno. Conoscere qualcosa significa congiungere una molteplicit di rappresentazioni sotto una categoria, ma questa operazione non pu partire dagli elementi che vanno congiunti perch in tale caso si tratterebbe solo di un legame empirico, a posteriori, bens deve precederli. Questa operazione dovuta esclusivamente alla spontaneit dellintelletto, il quale rappresenta a priori lunit sintetica del molteplice, dalla quale dipende poi la possibilit di ogni sintesi empirica, cio la sintesi non il risultato della congiunzione, ma la condizione preliminare di ogni congiunzione e coincide con lappercezione originaria dellio penso consiste dunque in una pura funzione sintetica della conoscenza. Esso non altre identit se non la coscienza della sintesi delle rappresentazioni e permane sempre lo stesso. Non lio empirico o psicologico

perch questo riceve solo affezioni sensoriali, non il modo con cui unificarle, che suo e solo suo. Questo io penso universale e unico per tutti, non una sostanza, o un animo, ma la pura funzione sintetica del pensare. proprio grazie a questa unit sintetica costituita dallio penso che si pu parlare di validit oggettiva delle nostre conoscenze a priori. Gli schemi trascendentali Se la sensibilit e lintelletto sono due facolt eterogenee quale sar lelemento mediatore concreto che fa s che lintelletto posso applicare alla intuizioni i propri concetti a priori? dottrina dello schematismo. Schema rappresentazione intuitiva di un concetto ed prodotto dalla facolt pura dellimmaginazione (cio da quella facolt che d allintelletto limmagine per la sua applicazione al molteplice sensibile fornendo dunque una regola alla sensibilit). /\ come stato possibile disegnare questo triangolo? Noi abbiamo lo schema del triangolo che esiste solo nel nostro pensiero. Sensibilit e intelletto operano insieme Lunica mediazione possibile tra i concetti (o categorie) e le intuizioni pu funzionare solo a livello delle pure forme a priori della nostra mente. Noi sappiamo che la forma a priori di tutti i fenomeni il tempo. Dunque le categorie possono applicarsi ai fenomeni per il fatto che esse si unificano con la forma temporale dei fenomeni. Se il tempo condiziona gli oggetti, lintelletto, condizionando il tempo, condizioner gli oggetti. Per tanto gli schemi sono declinazioni a priori del tempo secondo delle regole che si riferiscono di volta in volta alle categorie (categoria pi importante = relazione). Lo schema della sostanza la permanenza reale nel tempo/Lo schema della causa il reale che una volta posto sempre seguito da qualcosa daltro/Lo schema della comunanza ne d la simultaneit delle determinazioni reciproche delle sostanze. Siccome lintelletto e il fenomeno non sono rappresentazioni dirette perch eterogenee, serve un intermezzo che dia forma sensibile allintelletto e forma trascendentale al fen omeno. Lo schema dunque il mediatore che d una dimensione formale ai dati empirici e una dimensione sensibile alle categorie. Schema trascendentale (categorie calate nel tempo) prodotto dallimmaginazione produttiva che modella il tempo in modo da renderlo aderente alle categorie, costringendo le sensazione a disporsi secondo una certa forma. Lo schema della causalit la successione perch solo alle esperienze che possono essere ordinate secondo questo schema temporale pu essere applicato il principio causale. Lo schema della sostanza la permanenza nel tempo, dato che i fenomeni ai quali applicabile questo schema possono essere considerati manifestazione di una sostanza. I principi dellintelletto puro I principi dellintelletto puro sono quelle regole di fondo tramite cui avviene lapplicazione delle categorie agli oggetti. Kant divide questi in 4 principi corrispondenti ai 4 tipi di categorie: 1. Assiomi dellintuizione (categorie della quantit) 2. Anticipazioni della percezione (categorie della qualit) 3. Le analogie dellesperienza (categorie di relazione) 4. I postulati del pensiero empirico in generale. Questi principi costituiscono al tempo stesso le leggi supreme dellesperienza e gli assiomi di fondo della scienza, in particolare fondano la fisica come scienza. Lio legislatore della natura riassume il senso profondo della rivoluzione copernicana. Infatti Kant afferma che lintelletto non attinge le sue leggi dalla natura, ma le prescrive ad essa. Le categorie funzionano solo in relazione al fenomeno, ovvero il conoscere, per Kant, non pu estendersi al di l dellesperienza (le categorie non hanno dunque un uso trascendentale, ma solo legato agli oggetti empirici). Kant distingue dunque tra il fenomeno e la cosa in s (noumeno). Questul timo infatti non pu divenire, per definizione, oggetto di unesperienza possibile. Il noumeno ha dunque 2 significati: positivo oggetto di unintuizione non sensibile che potrebbe essere invece propria di un ipotetico intelletto divino dotato di intuizione intellettuale. Negativo concetto di una cosa in s al di l della nostra sensibilit, esperienza, che non possiamo dunque conoscere, ma di cui dobbiamo supporre lesistenza.

LA DIALETTICA TRASCENDENTALE
(studia la ragione e le sue forme a priori, ovvero le idee) Finora Kant ha dimostrato come sia possibile il sapere scientifico, nellestetica con la matematica e nellanalitica con la fisica. Con la dialettica invece si propone di analizzare e smascherare i ragionamenti fallaci della metafisica. Dialettica nella tradizione Platone scienza delle idee/Stoici si identifica con la logica/Aristotele significato negativo (costruire ragionamenti su premesse che sembrano probabili, ma non lo so sono).

La metafisica secondo Kant nasce dal bisogno delluomo di voler procedere oltre i dati esperienziali e di tendere allincondizionato e alla totalit. Lidea di incondizionato si specifica in 3 idee particolari o idee trascendentali le quali sono le forme a priori della ragione. Kant le chiama idee nel senso che non c nulla nella realt dellesperienza di adeguato. Come il sillogismo consiste nel riportare una conoscenza (conclusione) sotto le sue condizioni (premesse) cos la ragione mediante le idee trascendentali riporta le conoscenze dellintelletto alla totalit delle loro condizioni, cio allincondizionato, per mezzo dei suoi raziocini. Le conoscenze dellintelletto possono essere ricondotte ad unit in 3 modi (=idee trascendentali, ovvero i concetti puri della ragione): 1. il mezzo con cui si compie la prima unificazione lidea di anima, la quale esprime lunit incondizionata di tutte le conoscenze relative al soggetto. 2. Lidea di mondo, che esprime lunit incondizionata di tutte le conoscenza relative alloggetto 3. Lidea di Dio, denominata da Kant ideale della ragione, esprime lunit incondizionata di tutte le conoscenze in generale. Queste 3 idee sono espressioni diverse, ma connesse, di quellunica tendenza allincondizionato o allassoluto che propria della ragione. La pretesa di conoscere scientificamente gli oggetti di queste 3 idee, cio di usare queste 3 idee non solo per unificare le conoscenze fornite dallesperienza, ma anche per conoscere oggetti in s esistenti oltre lesperienza , individua che la metafisica cade in errore e quindi non scienza. Kant prende dunque in considerazione, per dimostrare la fallacit della metafisica come scienza, le tre scienze che ne costituiscono lossatura: Psicologia razionale Idea di anima: non possibile per luomo conoscere lio qual in s stesso, ovvero lio noumenico, ma solo lio quale appare a noi stessi tramite le forme a priori, ossia lio fenomenico. Cosmologia razionale idea di mondo: mondo = totalit dei fenomeni cosmici, la totalit dellesperienza non mai unesperienza, perch noi possiamo sperimentare questo o quel fenomeno, non la serie completa dei fenomeni (si cade nelle antinomie conflitti della ragione con s stessa). Teologia razionale idea di Dio. La tradizione ha dimostrato le cosiddette prove dellesistenza di Dio che Kant raggruppa sotto 3 classi e ne individua i limiti: 1. Prova ontologica lesistenza di Dio, secondo Kant, qualcosa che possiamo constatare solamente per via empirica, e non dunque dedurre per via puramente intellettiva. Tanto vero che, una volta descritta la natura di una realt qualsiasi in tutti i suoi caratteri, ci si pu ancora chiedere se esista o meno. Dunque impossibile se cerca di ricavare una realt da unidea e contraddittoria. 2. Prova cosmologica se qualcosa esiste, deve esistere anche un essere assolutamente necessario. Con questa affermazione si cade di nuovo nella prova ontologica, in quanto lesistenza di un essere assolutamente necessario coincide con lidea di Dio, che non pu dunque non esistere. falsa poich ancora una volta si pretende di far scaturire da puri concetti delle esistenze. 3. Prova fisico-teologica tratta dellordine delluniverso e dellinnalzamento ad una mente ordinatrice e causa. Anche questa affermazione cade nella prova ontologica, in quanto si identifica la causa ordinante con lessere necessario (cadendo nella cosmologia) e cadendo a sua volta nella prova ontologica. Kant afferma dunque che le idee hanno funzione regolativa, ovvero che non possono essere usate per conoscere gli oggetti cui si riferiscono, servono per ad indirizzare la ricerca umana verso quella completezza ideale che esse incarnano. Dunque, con la dialettica, Kant d vita ad una nuova concezione di metafisica, intesa come scienza dei concetti puri, ovvero come una scienza che abbraccia le conoscenze che possono essere ottenute indipendentemente dallesperienza. La divide inoltre in due filoni: Metafisica della natura studia i principi a priori della natura Metafisica dei costumi studia i principi a propri dellazione morale.

La critica della ragion pratica LANALITICA


(Kant studia il dovere). Kant distingue in questopera due tipi di ragion pratica: la ragion pura pratica, che non ha bisogno di essere criticata in quanto il suo comportamento completamente legittimo e la ragion empirica pratica, che viene sottoposta a critica poich essa ha la pretesa di costituire essa sola il motivo determinante della volont. Alla base della Critica della ragion pratica vi la persuasione che esista nelluomo una legge morale a priori valida per tutti e per sempre. Kant non ha dubbi sullesistenza di questa legge, dalla quale derivano: libert dellagire (=lex essendi della morale, se non sono libero non sono nemmeno responsabile delle mie azioni). validit universale e necessaria della legge La legge della morale indipendente dagli istinti e dagli impulsi: se luomo fosse solo sensibilit agirebbe sempre per istinto, se fosse invece solo ragione, seguirebbe sempre la santit etica (=perfetta adeguazione alla legge). La legge della morale infatti si gioca allinterno di una tensione bipolare tra ragione e sensibilit. questa bidimensionalit che fa s che lagire morale prenda la forma severa del dovere e si concretizzi in una lotta permanente tra la ragione e gli impulsi egoistici. Come la Critica della ragion pura, la Critica della ragion pratica si divide in due parti fondamentali: La dottrina degli elementi (Analitica e Dialettica elementi della morale) Dottrina del metodo (modo in cui le leggi morali possono accedere allanimo umano. Es. Educazione, esempi) Secondo Kant vi sono due tipi di principi pratici che regolano la nostra volont: 1. Massime prescrizioni di valore puramente soggettivo, cio valide esclusivamente per lindividuo che le fa proprie. 2. Imperativi prescrizione di valore oggettivo, ossia che vale per chiunque. Gli imperativi di dividono a loro volta in due tipologie fondamentali: Imperativi ipotetici prescrivono dei mezzi in vista di determinati fini, seguendo la formula sedevi. Questi si specificano a loro volta in regole dellabilit e in consigli della prudenza. Imperativi categorici sono comandi non subordinati a nulla, ma del tutto incondizionati, cio puri o a priori come le categorie della ragion teoretica. Solo gli imperativi categorici conferiscono valore morale alle azioni (es. non uccidere). Limperativo categorico si identifica con la ragione stessa, e la ragione stessa il fondamento della morale. Kant afferma agisci in modo da trattare lumanit, sia nella tua persona sia in quella di ogni altre, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo (Metafisica dei costumi). La legge morale considerata formale, in quanto non ci dice che cosa dobbiamo fare, ma come dobbiamo fare ci che facciamo (il motivo determinante dellazione non la materia, ma la forma). Nasce cos il senso kantiano di dovere per il dovere, ovvero dovere non per un secondo fine, nemmeno per la felicit, ma per il dovere stesso. Se infatti la legge morale ordinasse di agire in vista di un fine si ridurrebbe a un insieme di imperativi ipotetici e comprometterebbe, in primo luogo, la propria libert. La volont per aderire alla legge morale deve essere libera di farlo o anche di non farlo. Tu devi quindi puoi non farlo. Colui che compie il proprio dovere moralmente meritevole proprio perch libero anche di non compierlo. Il tedesco esprime il dovere morale con il verbo sollen (=essere tenuti) diverso dal verbo mussen che significa dovere nel senso di essere costretti. Per tanto luomo dotato di libert si sottrae al determinismo delle leggi fisiche (=naturali) e si rivela appartenente al mondo della libert, che il noumeno. Inoltre luomo risulta essere la causa delle proprie volizioni. Posso essere condizionato da mille fattori fisici e psichici, esterni ed interni, a compiere o non compiere unazione, posso essere costretto a far e o non fare una certa cosa, ma nessuna forza al mondo pu costringermi a volere o non volere una certa cosa. Nasce da qui il cosiddetto rigorismo kantiano, ovvero il carattere severo della morale critica, il dovere per il dovere, che esclude dal recinto delletica ogni emozione o sentimento. La volont la stessa ragione in quanto pratica, cio capace di dirigere le azioni. La volont buona non altro che la volont di compiere il proprio dovere indipendentemente da svantaggi o danni e dunque la ragione in quanto obbedisce alla legge morale. Poich la legge morale una legge razionale, nellobbedire ad essa la ragione obbedisce a s stessa, cio legge di s stessa, autonoma. Anche nella critica della ragion pratica avviene la rivoluzione copernicana: Kant infatti ha posto nelluomo e nella sua ragione il fondamento delletica, al fine di salvaguardarne la piena libert e purezza, al contrario dei filosofi (racchiusi da lui in una tabella con le loro corrispettive teorie) che posero nella storia il fondamento del dovere in forze esterne alluomo e alla sua ragione. Fa dunque delluomo lunico legislatore del suo comportamento.

DIALETTICA
(Kant studia il sommo bene). Kant sostiene che, non potendo la felicit erigersi a motivo del dovere, perch in tal caso metterebbe in forse lincondizionatezza della legge etica, il sommo bene verso cui luomo tende sempre laddizione di virt e felicit. Da questa affermazione nasce lantinomia della ragion pratica: Antinomia in questo mondo virt e felicit non sono mai congiunte. Questa antinomia si basa sul fatto che o il desiderio di felicit deve essere la causa della massima della virt o la massima della virt deve essere la causa efficiente della felicit. La prima tesi indubbiamente falsa perch cadiamo in una morale eteronoma, ovvero esterna a s stessa, per la seconda tesi invece non possibile nellambito fenomenico che la virt determini la felicit, ma non possiamo escludere che questo legame (virt-felicit) venga stabilito in ambito noumenico da Dio. Kant definisce dunque tre postulati, esigenze interne della morale, come fondamentali: Limmoralit dellanima poich solo con la santit si pu raggiungere il sommo bene, e poich questa non realizzabile nel nostro mondo, si deve ammettere che luomo disponga di un tempo infinito grazie al quale possa progredire allinfinito e alla santit. Esistenza di Dio per la realizzazione del sommo bene, cio la felicit proporzionata alla virt, deve esistere Dio, che fa s che la felicit corrisponda al merito. La libert devi dunque puoi, ovvero se esiste la morale deve esistere per forza anche la libert, in qu anto essa la condizione stessa delletica. Kant sostiene infine che sia la morale a fondare le verit religiose e non il contrario (ribaltamento del modo tradizionale di intendere il rapporto morale-religione).

Critica del giudizio


(Kant studia il sentimento). Secondo Kant il sentimento rappresenta unesigenza umana, ci che permette, nel soggetto, lincontro tra i due mondi: quello dellintelletto e della ragione, della conoscenza e della morale. Distingue per due tipi di giudizi: Giudizi determinanti giudizi conoscitivi e scientifici (oggettivi e scientificamente validi) studiati nella Critica della ragion pura, cio quei giudizi che determinano gli oggetti fenomenici mediante le forme a priori (spazio, tempo e 12 categorie). Giudizi riflettenti giudizi sentimentali, che si limitano a riflettere su di una natura gi costituita mediante i giudizi determinanti e ad apprenderla o interpretarla. Questi costituiscono dunque un bisogno che tipico di quellessere finito che luomo. Questi possono essere estetici o teleologici a seconda di come viene articolato il principio di finalit. Nella Critica del giudizio con il termine estetica si indica la cosiddetta dottrina dellarte e della bellezza. Kant dunque, dopo aver chiarito il concetto secondo il quale non possibile argomentare sul bello (infatti non si pu dare alcuna regola oggettiva del gusto), in quanto non sia possibile spiegare perch qualcosa bello, offre quattro definizioni di bellezza: 1. Secondo la qualit il bello loggetto di un piacere senza alcun interesse (contemplativo e disinteressato). 2. Secondo la quantit il bello ci che piace universalmente, senza concetto. 3. Secondo la relazione la bellezza la forma della finalit senza scopo di un oggetto. 4. Secondo la modalit il bello ci che, senza concetto, riconosciuto come un oggetto di un piacere necessario. I caratteri del giudizio estetico sono il disinteresse e la pretesa delluniversalit. Secondo Kant infatti la bellezza deve essere concepita come qualcosa che deve essere condiviso da tutti. Per capire questo concetto necessario distinguere tra il significato di piacevole e di piacere estetico. Il piacevole ci che piace ai sensi nella sensazione d luogo a giudizi estetici empirici, scaturienti dalle attrattive delle cose sui sensi e legati alle inclinazioni individuali e dunque privi di universalit. Il piacere estetico il sentimento provocato dallimmagine o forma della cosa che consideriamo bella d origine a giudizi estetici puri, scaturienti dalla sola contemplazione della forma di un oggetto e dunque universali poich non sono soggetti a condizionamenti di vario tipo. Il piacere estetico necessario in quanto indipendente dalle caratteristiche e dai gusti individuali e dunque permette di formulare giudizi di gusto che siano universali. Kant fa inoltre una successiva distinzione tra: Bellezza libera appresa senza alcun concetto Bellezza aderente implica il riferimento a un determinato modello o concetto. Anche nellestetica si parla di rivoluzione copernicana, in quanto Kant sostiene che il bello non una propriet oggettiva o ontologica delle cose, ma il frutto di un incontro del nostro spirito con esse, cio qualcosa che nasce solo

per la mente e in rapporto alla mente. Infatti affinch le belle forme si traducano in bellezza necessaria la mediazione della mente. Se la bellezza risiedesse negli oggetti e quindi nellesperienza, essa perderebbe la propria universalit e non sarebbe pi qualcosa di libero in quanto verrebbe imposta a noi dalla natura. Kant introduce il concetto di sublime, inteso come un valore estetico prodotto da qualcosa di smisurato o di incommensurabile e distingue due tipi di sublime: Il sublime matematico nasce in presenza di qualcosa di smisuratamente grande (es. montagne, ghiacciai, galassie, sistema planetario). Di fronte a queste realt ci sentiamo dispiaciuti perch non riusciamo ad abbracciarne limmensit e dallaltra parte anche compiaciuti perch la nostra ragione p ortata ad innalzarsi allidea di infinito. Il sublime dinamico nasce in presenza di strapotenti forze naturali. Inizialmente avvertiamo un senso della nostra piccolezza materiale e in seguito un vivo sentimento della nostra grandezza ideale. Il sublime differisce dunque dal bello in quanto questultimo provoca consonanza e forma armonica, mentre il sublime provoca fremito e commozione. Il finalismo Secondo Kant lunica visione scientifica del mondo quella meccanicistica, ovvero basata sulla categoria di causa-effetto, ma nella nostra mente vi una tendenza a scorgere nella natura lesistenza di cause finali . La finalit non per un dato verificabile, ma soltanto un nostro modo di vedere il reale. Noi non possiamo mai fare a meno di misurarci con la considerazione teleologica poich il meccanicismo non in grado di offrire una spiegazione soddisfacente e totale dei fenomeni naturali. Kant lascia intendere che il finalismo, escluso nel fenomeno, pu risultare valido per la cosa in s, ma nonostante ci si rifiuta di procedere oltre la scienza. Il principio di finalit non produce nuove conoscenza, ma serve per ordinare le conoscenza gi acquisite e in virt di tale ordine indica allintelletto la via lungo la quale procedere per acquisirne di nuove, per tanto un principio euristico, cio che serve a trovare nuove conoscenze prodotte da altre facolt.