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MATERIALE INTEGRATIVO DI

IN GRECO
Antologia di testi epigrafici e letterari
a cura di
RICCARDO PEZZANO
2
Indice
Callimaco un autore post moderno? .................................................3
(Testo greco, traduzione e commento di Aitia, 1, 1-16; Epigrammi, 48 e 61)
Plutarco, La Virt e il Vizio.....................................................................8
(Testo greco integrale, traduzione, commento e nota biografica)
3
CALLIMACO E UN AUTORE POST MODERNO?
Un noto studioso
1
ebbe a definire Callimaco (310/300-dopo il 245 a.C.) come post
filosofico, nel senso che tale autore non ha pi n crede in schemi teoretici che gli
consentano di interpretare e di padroneggiare la realt e per ci stesso si allontana con
scetticismo dalluniversale e rivolge tutto il proprio interesse al particolare. In sostanza:
per Callimaco la poesia non ha un valore morale o educativo o, men che meno, politico e
come tale la propria arte non ha altra misura che non sia larte stessa.
Poesia dotta questa di Callimaco e anche umoristica. Lumorismo callimacheo va
forse interpretato in due direzioni:
1. la sua erudizione viene impiegata, umoristicamente, per divertire gli ascoltatori e i
lettori narrando di cose straordinarie o proponendo miti sconosciuti e magari in
urto con le opinioni comuni pi radicate;
2. Callimaco ama atteggiarsi nei confronti della realt analizzandola con gli occhi di
un bambino, raccontando con lingenua seriet infantile fatti e miti in cui egli non
crede pi.
Callimaco ottiene cos un effetto di duplice prospettiva: da un lato racconta delle
cose e dallaltro strizza gli occhi al lettore che suppone compiaciuto del gioco che egli sta
tessendo. Come quando, per esempio, nellInno ad Apollo (vv. 105-113) dice che il dio lo
aveva ammonito di non scegliere per la sua poesia i sentieri troppo frequentati e battuti,
ma di percorrere una propria via originale e innovativa per quanto angusta. Qui Callimaco
si esibisce in unevidente citazione dellEsiodo de Le opere e i giorni (vv. 287 ss.), solo che
non dice nulla circa la mta delle due vie. In Esiodo la via stretta porta alla virt e quella
larga al vizio (situazione analoga a quella mitologica di Eracle al bivio). In Callimaco
invece questa valutazione morale non c. Sceglie la via stretta perch vuole che si giudichi
la sua poesia solo col metro dellarte, che si giudichi larte con larte al di fuori di qualsiasi
considerazione storica, filosofica, politica, sociologica e via dicendo.
Torniamo allumorismo di Callimaco. Le due componenti umoristiche callimachee
convergono in ununica direzione a formare un poeta per il quale lumorismo consiste
nellessere aristocraticamente superiori alla materia trattata, distaccati da essa. Questo gli
garantisce lopportunit di agire sul testo poetico come un burattinaio che muove a
piacimento le proprie creature senza venir coinvolto nelle loro vicende, pronto a
maneggiarle con ironia come a non prendere sul serio neppure se stesso.
Voltaire diceva che Ariosto tratta la sua materia poetica scherzando. E noi vediamo
in quel riferimento allo scherzare non lindicazione di una canzonatura, ma la chiara
allusione al sereno e distaccato atteggiarsi di Ariosto nei confronti della sua creazione
poetica. Cos anche per Callimaco. Ma c forse ancra qualcosa da sottolineare.
Come nellAriosto giocarono a formare la materia del suo Orlando furioso le letture
dei classici (Orazio, Virgilio e Ovidio in particolare), quelle dei romanzi cavallereschi
italiani, francesi, spagnoli e la personale esperienza cortigiana, cos in Callimaco
fondamentale la rivisitazione del panorama letterario della grecit a partire da Omero e
Esiodo come fondamentale la sua caratura di poeta cortigiano alla corte dei Tolomei.
Dati questi presupposti, come si pu arrivare a definire Callimaco come autore post
moderno?
Il termine post moderno gode oggi di notevole e inflazionata popolarit.
Limpressione che lo si riferisca un po a tutto ci che piace a chi lo adopera. Se invece si
intende il post moderno come una vera e propria categoria spirituale, allora si possono
fare alcune osservazioni.
E noto che il passato ci condiziona e preme su di noi in modo pi o meno
avvertibile. Proprio di tutte le avanguardie fare i conti col passato per toglierlo di mezzo:
1
B.Snell, Il giocoso in Callimaco, in La cultura greca e le origini del pensiero europeo, Torino
1963, pp. 369-386.
4
cos i futuristi dicevano abbasso il chiaro di luna per polemizzare contro lalbagia
poetica dannunziana e non che allora imperava. Lavanguardia distrugge dunque il
passato e va avanti, magari approdando in letteratura alla pagina bianca. Quando per
lavanguardia arriva a questo punto non pi oltrepassabile, ecco che rispunta allorizzonte
il passato che in qualche modo costringe di nuovo a fare i conti con lui. Ma in che modo?
Non in modo innocente, certo, perch non sarebbe pi possibile, ma con ironia, cio in
modo post moderno.
Immaginiamo latteggiamento post moderno come quello di un uomo che, in una
conversazione salottiera con persone colte, voglia colpire lattenzione dei suoi avveduti
ascoltatori impegnati a parlare di donne e sappia che non pu farlo dicendo: <<La donna
capace di civettare col primo venuto, a condizione che gli altri la guardino>>, perch sa
che essi sanno che lui sa che questa frase lha gi detta Oscar Wilde. Non gli rimane che
dire: <<Come dice Oscar Wilde, la donna capace di civettare col primo venuto, a
condizione che gli altri la guardino>>. In questo modo luomo evita di parlare in modo
innocente e diretto e sar brillantemente intervenuto nella conversazione. Gli interlocutori
per parte loro sapranno di avere di fronte un uomo di chiare reminiscnze letterarie.
Luomo e i suoi interlocutori avranno cos retto la sfida del passato, cio con la cosa gi
detta e che non si pu eliminare n ripetere pedissequamente, avranno con
consapevolezza e piacere intellettuale giocato al gioco dellironia e saranno ancra una
volta riusciti a parlare di donne
2
.
A questo punto come si pu sfuggire alla tentazione di definire post moderno
Callimaco?
Riportiamo qui di seguito tre testi callimachei che possono fornire elementi a
rincalzo della tesi sostenuta nelle righe precedenti. Il primo passo la parte iniziale del
celebre prologo degli Aitia, poema in quattro libri di distici elegiaci, destinato alla
etnografica, antropologica, antiquaria, filologica ed errabonda indagine delle cause (da qui
il titolo) di feste, tradizioni, culti, appellativi diffusi nel mondo greco mediterraneo.
In realt lesordio degli Aitia ha poco a che vedere con la materia erudita che sar
oggetto dellopera, perch innesca una brillante polemica letteraria contro i Telchini,
mitica stirpe di fabbri-maghi, sorta di demoni delle miniere, residenti in varie localit del
Mediterraneo e particolarmente a Creta e a Rodi, proverbialmente gelosi della propria
arte, invidiosi di quella altrui e astiosi a tal punto da gettare il malocchio su chi ritenessero
loro temibile concorrente. Questa specie di gnomi fegatosi e irascibili rappresenta i
detrattori della poesia callimachea, che la tradizione individua negli epigrammisti
Asclepiade e Posidippo, nel filosofo peripatetico Prassifane di Mitilene e nel direttore della
biblioteca dAlessandria Apollonio Rodio
3
. Noi moderni non siamo in grado di spendere
una parola definitiva sulla vera identit dei Telchini, per la critica che rivolgono a
Callimaco chiara: il poeta-filologo di Cirene non ha le risorse per comporre un poema
organico, di largo afflato e argomento eroico; se oltrepassa la misura di pochi versi un
poeta perso, che non ha la stoffa necessaria per reggere uno sforzo poetico sublime e
protratto. Callimaco ribatte dicendo che non di limite suo intrinseco si tratta, ma di
deliberata e consapevole scelta poetica: egli intende programmaticamente evitare di
percorrere le vie dei predecessori perseguendo loriginalit che scaturisce dalla brevit
pregnante, pura e levigata di versi in grado di rappresentare realt inedite grazie a
inaspettati spostamenti del punto di vista (accredita ironicamente il suo sguardo poetico
2
Per queste considerazioni sono evidente debitore di U.Eco, Postille al Nome della rosa, Alfabeta
n. 49, giugno 1983.
3
La critica dei Telchini compatibile con posizioni peripatetiche: fra i nomi citati non pare dunque
fuori luogo quello del filosofo Prassifane. Nella Poetica Aristotele afferma che lopera letteraria-
anche se la tragedia il genere letterario che sta esaminando- imitazione di unazione completa,
intera, grande, degna e il mito trattato deve essere uno solo.
5
come quello di un bambino -aoi- innocente di fronte al gran teatro del mondo) come pure
in grado dincantare il lettore con il potere evocativo dei nomi (citare Mimnermo
suggestiona il cultore di lirica arcaica con rimembranze emotive), di divertirlo con le note
pungenti di un umorismo figlio di arguta intelligenza e del gusto della sotterranea
citazione, del nascosto rimando letterario (a questo servono le criptiche allusioni a Filita di
Cos, al mito iliadico dei Pigmei, al ricordo erodoteo dei Massageti come avversari dei
Medi).
Callimaco, Aitia, 1, 1-16
Hovto0i oi Trivr raituouoiv ooiog,
vgior oi Mouog oux ryrvovto ioi,
rivrxrv ou rv orioo oigvrxr g ooig
... o rv aooi gvuoo iiooiv
... geo, rao o rai tut0ov riooe 5
aoi otr tev o rtrev g orxo oux oiyg
4
.
... xoi Trioiv rye toor uov ...
... tgxriv gao raiotorvov,
...oiyootio oo xo0rxri
...aou tgv oxgv oavio Oroooo
5
10
toiv or ouoiv Mivro oti yuxu, oi xoto ratov
gori ...g ryog o oux roioor yuvg.
...rai Ogixo oa Aiyuatoio artoito
oioti Huyoiev goorvg yrovo,
Mooooyrtoi xoi oxov oiotruoirv ra ovoo 15
Mgoev ogoovior o eor riotroi.
6
4
<<Da ogni parte i Tel chi ni borbottano contro l a mi a poesi a, i gnoranti , essi che non nacquero cari
al l a Musa, perch non sono ri usci to a portare a termi ne un uni co poema conti nuo [cel ebrando?] o i
re i n mol te mi gl i ai a di versi o gl i [anti chi ?] eroi , ma per un breve tratto svol go i l mi o racconto
come un bambi no, anche se non sono poche l e deci ne dei mi ei anni >>.
Ng ior, concordato con Tri vr, aggettivo da vg i, vg ioo. Eyr vovto aoristo da
yi yvooi mentre ri vrxrv, variante di r vrxrv, congiunzione causale che regge g vuoo, aoristo da
o vu e, il cui complemento oggetto costituito da r v o rioo oigvrxr . Atr qui usata come
congiunzione comparativa.
5
<<E ai Tel chi ni i o [di co] questo: razza che sa rodersi i l f egato, [mentre i o sono?] di pochi versi ;
ma la feconda Legislatrice abbassa di molto la grande [quercia?];>>
Sono versi molto tormentati dal punto di vista testuale perch lacunosi. In ogni caso pare
attendibile che i Telchini, cio i denigratori di Callimaco, si rodano per linvidia della sua fama e del
suo successo. E tradizionale limmagine dellinvidioso che rimane vittima del suo stesso peccato
capitale. Com noto linvidia lunico vizio che non procura piacere a chi lo alimenta dentro di s,
ma solo frustrazione e rodimento. La feconda (o avio) Legislatrice (Orooo o) la dea Demetra
e cos si intitola unelegia di Filita di Cos, grammatico e poeta contemporaneo di Callimaco. Se si
accetta la proposta di integrazione ou v tg v oxg v (la grande quercia) si otterrebbe un senso
pressa poco di questo tenore: lesile elegia di Filita intitolata La feconda Legislatrice supererebbe in
qualit poetica la massiccia quercia , cio unignota e ponderosa opera (per altro non pervenutaci)
dello stesso Filita sulla storia della sua patria, cos come lesile spiga, simbolo dellalimentazione
mediterranea, supera la ghianda, cibo primitivo e proprio delle bestie.
6
<<E del l e due opere, che Mi mnermo si a dol ce l o hanno di most rat o i [ versi ] t orni t i con f i ne
l evi gatezza, non l a grande donna. Dal l Egi tto f i no ai Traci vol i pure l a gru che gode del sangue dei
6
Riportiamo qui di seguito due dei sessantadue epigrammi di Callimaco che la
tradizione ci ha consegnato e che sono probabilmente una piccola percentuale di una ben
pi vasta produzione epigrammatica andata perduta. La brevitas connaturata
allepigramma corrisponde in modo pieno alla poetica callimachea ed per questo che
Callimaco pratic lungamente questa tipologia poetica.
Il primo epigramma lironica dedica di uno scolaretto che accompagna una
maschera di Dioniso con la bocca aperta secondo liconografia del tempio dedicato a
Dioniso nellisola di Samo
7
. Limmagine non ignota alla poesia ellenistica e consente a
Callimaco, ormai affermato maitre penser del Museo di Alessandria, una sorridente
allusione agli esordi della sua carriera, quando giovane di belle, e per il momento deluse,
speranze faceva il maestro elementare nei sobborghi di Alessandria dEgitto, annoiandosi
in sbadigli pi generosi della bocca aperta della maschera dionisiaca, mentre gli allievi
ripetevano in coro a memoria e per lennesima volta un verso delle Baccanti euripidee.
Callimaco, Epigrammi, 48
Euo0igv gtrito oioou rr Eio o Mixxou
toi Mouooi oi or Iouxo oxe roooov
ovt oiyou ryo oeov
8
. Eye o ovo tgor xrgve
Pi gmei e i Massageti getti no pure da grande di stanza f recce contro l uomo dei Medi : gl i usi gnol i
sono pi dol ci cos >>.
Mimnermo, grande poeta lirico del VII sec. a. C. da un lato autore di elegie finissime,
dallaltro di un poema epico dal titolo Smirneide sulla storia della citt di Smirne: Callimaco intende
dire che la misura della grandezza poetica di Mimnermo lhanno data gli eleganti e brevi distici
elegiaci, non il tradizionale (e torrentizio?) repertorio epico della Smirneide. A meno che la grande
donna non voglia indicare la Nann, raccolta di poesie per la flautista amata da Mimnermo
frammiste a materiale mitologico e storico. Per noi una cosa significativa e parla a favore del gusto
callimacheo: le elegie di Mimnermo, sia pure in modo largamente incompleto, ci sono giunte, mentre
della Smirneide e di Nann non abbiamo pressoch nulla. Ai ... g ori (congettura del Rostagni) i
versi xoto rato v torniti con fine levigatezza espressione in cui si pu apprezzare la
preposizione xoto a indicare lidea di conformit, in questo caso di un verso a una misura di sottile
eleganza. Per inciso Koto rato v il titolo, noto dallAppendix Vergiliana, di una raccolta non
pervenutaci di poesie brevi pubblicata da Arato di Soli. Eoi oor aoristo da oioo oxe. Ad un
combattimento fra gru e Pigmei si allude in Omero, Iliade, 3, 3 ss. mentre i Massageti sono una
popolazione nomade iranica in movimento tra Mar Caspio e Lago dAral, citati da Erodoto, Storie,
1, 209-214 quali bellicosi avversari dei Persiani: in ogni caso lampio volo delle gru e lipebolica
traiettoria dei dardi sono immagini metaforiche con cui Callimaco esprime il suo biasimo estetico per
il clangore della poesia epica tradizionale e ripone tutta la sua compiacenza nei pi amabili usignoli,
cio per la misura poetica breve, sottile, levigata, vero balsamo per le orecchie del lettore. Hr toito e
o iotru oirv sono due ottativi desiderativi.
7
Eliano, La natura degl i ani mal i , 7, 48 parla di un iconografia di Dioniso con la bocca aperta
(osservazione ripresa da Plinio il Vecchio, Storia naturale, 8, 57-58) cui prestano attenzione pure
Eratostene, fr. 28b e Euforione, fr. 19 Powell. Inoltre un epigramma dedicatorio del genere
appartiene alla produzione di Asclepiade, AP, 6, 308: uno degli ingredienti precipui della poetica
callimachea il gusto di scrivere testi che contengano allusoni e rimandi ad altri testi.
8
<<Si mo f i gl i o di Mi cco, dedi candomi al l e Muse, chi edeva successo negl i studi ; e quel l e come
Gl auco di edero un gran dono i n cambi o del pi ccol o>>.
7
xrioi tou Eoiou oiaoov o toyixo
aoiooiev Aiovuoo ragxoo oi or ryouoiv 5
iro o aoxoo , touov ovrio roi.
9
Il testo che riportiamo qui di seguito un epigramma funerario dedicato a un non
altrimenti noto Menecrate di Eno. Siamo ormai in una letteratura di genere, ovvero di
fronte a un testo non certo pensato per essere iscritto su una lasta tombale, ma per essere
letto ad alta voce, svolgendo comodamente il rotolo papiraceo. E ancra una volta
Callimaco non tradisce la sua poetica, non sfugge cio alla tentazione della colta allusione
a un passo dellOdissea omerica per trovare la giusta tonalit ironica con cui condire i versi:
il suo un epigramma sepolcrale dedicato a un etilista che ha trovato nel vino un
infallibile aiutante nellavviarlo allultimo passo.
Callimaco, Epigrammi, 61
Aivir (xoi ou yo eor) Mrvrxotr, oux rti aouu
go0o Ti or, rivev eotr, xotriyoooto
'H o to xoi Krvtouov o oi araervo uavo
g0rv, o or tgev oivo rri aoooiv
10
.
Hitri to imperfetto con valore mediale da oi tr e. Aioou participio presente da oi oei
mentre r oooov aoristo sempre da oi oei. E qui evidente la citazione omerica (Iliade, 6, 234 ss.)
del celebre passo in cui Glauco scambia le sue armi doro con quelle di bronzo di Diomede. Citazione
ironicamente gustosa perch abbassata dalle vette della poesia epica alla pi banale prosaicit della
dedica di uno scolaretto.
9
<<Io i nvece qui su me ne sto, a bocca aperta i l doppi o di quel l o di Samo, tragi co Di oni so che
ascol ta ragazzi ni , ed essi reci tano sacra l a chi oma e i o ho i l mi o prof i tto>>.
Tg or avverbi o di stato i n l uogo deri vato dal pronome di mostrati vo o or, g or, to or.
Krgve perfetto da oi ve. Iro o ao xoo citazione di una battuta pronunciata dal dio
Dioniso (v. 494) nelle Baccanti di Euripide, tragedia della quale evidentemente gli zelanti scolari
erano obbligati a mandare a memoria e ripetere collettivamente estratti dei passi ritenuti dal maestro
pi significativi. Ovrio (profitto, vantaggio, guadagno) ha la stessa radice della voce verbale
o vi vgi.
10
<<Menecrate di Eno (perch anche tu sei qui ), non eri ancra i n gamba? Chi ti ha f atto f uori ,
cari ssi mo ami co? Quel l o che ha f atto f uori anche i l Centauro? E arri vato da me i l sonno f atal e e
l o sci agurato vi no gl i ene d i l pretesto >>.
Ai vir, vocativo da oi vio, indica probabimente chi cittadino di Eno, citt greca sulle coste
della Tracia in prossimit delle foci del fiume Ebro. 'Oor avverbio di stato in luogo; aouu
variante di aou . Ae otr vocativo di uno dei superlativi ricollegabili ad o yo0o e regge il genitivo
partitivo ri vev. Kotriyo ooto aoristo da xotryo ooi. Lavverbio interrogativo g , rafforzato
dalla particella o, introduce una interrogativa indiretta (cfr. in latino la funzione di nonne/num/-ne).
Hraer vo participio perfetto da un verbo (radice -ao) non attestato al presente, ma solo
allaoristo (r aoov) e al perfetto (ar aeoi). 'H0rv aoristo da r ooi. Il vino capace di
abbattere anche un centauro dotto rimando al passo di Omero, Odissea, 21, 293-298 nel quale
Antinoo, il leader dei Proci, deride la pretesa di Odisseo in veste di mendco di partecipare anchegli
alla gara dellarco bandita da Penelope, affermando che il vino a oscurargli la mente come la oscur
al centauro Eurizione. Racconta il mito che durante le nozze di Piritoo, re dei Lapiti, con Ippodamia,
uno degli invitati, il centauro Eurizione, competamente ebbro, prov a violentare la novella sposa
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PLUTARCO, LA VIRTU E IL VIZIO
Com noto, la produzione letteraria di Plutarco comprende due grandi sezioni: da
una parte le ventidue coppie di biografie che costituiscono le Vite parallele , dallaltra
unottantina di scritti che, per inveterata e convenzionale consuetudine, sono indicati col
titolo latino di Moralia, cio Scritti morali . Tale consuetudine si spiega col fatto che lo
studioso bizantino Massimo Planude raccolse e riordin nel XIII secolo queste opere in un
unico manoscritto, che fece iniziare proprio con i testi di carattere morale. In realt nei
Moralia ci sono anche scritti retorico-epidittici, antiquarii, di psicologia umana e animale,
filosofia, pedagogia, politica, teologia, storia naturale, retorica, poetica, letteratura, ma
indubbio che la sezione delle opere di argomento etico sia quella pi corposa e di maggior
successo fra i lettori.
E ancor oggi opinione prevalente che il testo qui proposto, ovvero La virt e il vizio,
sia autonomo, frammentario e incompleto; che sia stato incluso nel corpus delle opere
genuine e integre in quanto promemoria che Plutarco aveva labitudine di prendere per
comporre in un secondo momento i suoi scritti; che manifesti evidenti limiti stilistici e
chiari difetti di struttura imputabili proprio allapprossimazione e provvisoriet di
appunti presi nel corso di lunghe e accurate letture
11
.
Leventuale lettore di questo opuscolo si trova per, al di l di ogni prevenzione, di
fronte a un testo che mal si concilia con la trascuratezza che sarebbe lecito attendersi da
annotazioni, chiose o note prese da Plutarco al solo scopo di fissare concetti ritenuti
importanti o esempi, aneddoti e citazioni giudicati adatti allillustrazione di una
particolare tesi. Anche ammettendo che abbozzi e annotazioni possano esibire frasi
eleganti o periodi improntati alla prosa darte, per difficile che tutta questa cura formale
si estenda per pagine di seguito. Sorge dunque il dubbio che non ci si trovi di fronte a
abbozzi e annotazioni, ma che si abbia a che fare o con frammenti di opere che hanno una
redazione definitiva o con parti di un unico scritto che viene diviso nel corso delle
travagliate vicende della trasmissione testuale e che diviso arriva allet di Massimo
Planude e quindi fino a noi.
In La virt e il vizio Plutarco esprime la sua convinzione che la saggezza (phrnesis),
intesa nel senso di prudenza pratica e giudicata parte integrante della filosofia, costituisce
larte pi alta, perch in grado di sottrarre ogni uomo al dominio della fortuna e del vizio e
di guidarlo alla virt, che sola pu garantire una vita felice e serena. Il benessere infatti
non sta solo nelle cose esterne n dipende dalla fortuna, ma riposto essenzialmente nella
capacit del singolo individuo di trovare nel proprio intimo quelle risorse spirituali in
grado di proiettare un raggio di gioia e piacevolezza sul mondo attorno a lui.
La virt e il vizio non si configura come un dialogo di imitazione platonica n come
un vero e proprio trattato filosofico, ma tradisce la sua natura di declamazione, ovvero di
esercizio di scrittura e di lettura, usuale nelle scuole di retorica dellet imperiale, per
insegnare ai giovani a affrontare un argomento e a svolgerlo nella maniera pi
accattivante possibile per il pubblico. Di scolastico Plutarco mantiene la tendenza a dare
uno spazio forse eccessivo agli artifici stilistici, ma non lirrilevanza degli argomenti
troppo spesso proposti ai ragazzi delle scuole di retorica come prove di composizione. C
in questo scritto, specie nella descrizione di vizi e virt e dei loro effetti, qualcosa della
diatriba di derivazione cinica. Tuttavia la capacit tecnica della prosa plutarchea di variare
alternando citazioni a esempi, di sollecitare lattenzione del lettore o dellascoltatore con
provocando una furibonda zuffa fra Lapiti e Centauri che si concluse con la sconfitta di questi ultimi
costretti a rifugiarsi sulle pendici del Pindo.
11
Plutarco stesso ricorda la sua abitudine di prendere appunti delle letture in La serenit interiore, 464 E.
Sul tradizionale giudizio di incompletezza e mediocre livello dei sei opuscoli plutarchei si veda K. Ziegler,
Plutarco, Brescia1965, pp.113,117, 119 ss., 166, 176.
9
similitudini, proverbi, aneddoti, apoftegmi, di ironizzare in tono confidenziale e mai
risentito su taluni paradossi del comportamento umano, lo avvicina allandamento del
lgos philosophoumnos quale svolgono Favorino e Massimo di Tiro.
Non ci sono in La virt e il vizio pensieri di siderale pregnanza e straordinario
ingegno, ma non per questo si deve supporre una scarsa attitudine di Plutarco alla
profondit speculativa. E semplicemente un autore che obbedisce qui a una vocazione
didattica e insieme divulgativa. Didattica sia perch il suo testo rientra nel genere
letterario della declamazione che tipica delle scuole di retorica, sia perch ha una
trasparente intenzione epidittica (dimostra come la filosofia sia lunica valida terapia per
controllare le passioni e attutire i colpi della fortuna) e protrettica (esorta e stimola allo
studio della filosofia che conduce allapprendimento della virt, la vera garanzia per una
vita felice e serena). Divulgativa perch il suo testo presuppone la tradizione culturale
greca, acquista il sapore di un repertorio del sapere antico, non costretto per allinterno di
un sistema filosofico, ma riportato alla pi modesta e confidenziale dimensione di un
amabile conversare sulle comuni esperienze della vita quotidiana di ogni uomo.
La virt e il vizio probabilmente, come s detto, unopera giovanile. Gi in essa
comunque chiaro latteggiamento ideologico del Plutarco maturo: se da un lato non
rinnega la tradizione culturale ellenica, che guarda con ammirazione e di cui subisce in
modo irresistibile il fascino, dallaltro lato mantiene pur sempre come guida e riferimento
costanti la realt e la vita quotidiana del suo tempo. Plutarco non ha nulla degli snobistici
pregiudizi di chi vagheggia let classica come esemplare e perfetta di fronte alla prosaica
grossolanit del presente, ma non si preclude nemmeno il tentativo di reperire nel passato
quei modelli che, riveduti e corretti, possano imprimere nuovi significati alla sua epoca.
Egli tende a assumere le caratteristiche di uno scrittore che scientemente si propone di
diventare il tramite fra la cultura elaborata dalla Grecia classica e la cultura del tempo a
venire. Per questo La virt e il vizio non un opuscolo di filosofia che riproponga pari pari
tesi stoiche o ciniche o peripatetiche, ma unopera che semmai le presuppone, per
esortare, senza facili moralismi, crude invettive, risentiti rigorismi, a uno stile di vita cui la
ragione suggerisca sempre misura, decoro, integrit morale e dal quale derivino serenit e
soddisfazione. Inutile aggiungere che poi il Cristianesimo a segnare i tempi nuovi e a
dettare in ambito etico coordinate sostanzialmente diverse da quelle cui Plutarco si attiene.
Bisogna per altro ricordare che nellUmanesimo e nel Rinascimento, quando si rinviene nei
testi classici la spinta a un rinnovamento totale delluomo nei suoi rapporti con se stesso,
gli altri, la realt esterna e Dio, proprio Plutarco uno degli scrittori pi letti e amati,
perch la sua opera viene intesa come una sorta di enciclopedia dei valori del mondo
classico. Sono pochi gli autori, e non necessariamente i pi grandi, che riescono come
Plutarco a fissare e a trasmettere alle generazioni successive e fino a noi quellimmagine,
certo stereotipata, semplificatrice, oleografica e inesatta, ma indubbiamente suggestiva,
della classicit come lepoca che rinviene il proprio fondamento etico e ideologico in
princpi quali larmonia, lequilibrio interiore, la ragionevolezza, la dignit, lurbanit dei
modi, il senso del dovere, la solidariet civica
12
.
12
La pubblicazione nel 1872 del saggio di F. Nietzsche, La nascita della tragedia, ha certo segnato una
rottura nei confronti della tradizionale concezione della classicit di stampo hegeliano e winckelmanniano.
Tuttavia la distinzione fra il dionisiaco e l apollineo (che si attua in una conflittualit permanente di
coppie opposte come caos-cosmo, finito-infinito, istinto-ragione e cos via) si armonizza nella tragedia attica
di V sec.a.C. che dimostra la complementarit di Dioniso e Apollo, suggerendo la conclusione che i loro
rispettivi mondi siano contrapposti solo in apparenza. Oggi si tende a interpretare il mito greco come
lesperienza di una totalit che attutisce, compendia e in definitiva annulla gli elementi conflittuali. Per
queste considerazioni si veda E. Corsini, Lo Stato come perfetta tragedia, Sigma 1-2, 1976, pp. 3-42, part. p.9 e
n. 4.
10
NOTABIOGRAFICA
Plutarco nasce presumibilmente qualche anno prima del 50 d.C. a Cheronea, piccolo
centro nella Beozia occidentale quasi ai confini con la Focide, sotto limperatore Claudio.
La sua famiglia antica e illustre. Stando a quanto egli stesso racconta, il padre Autobulo
un greco con un rigoroso senso della gravitas romana e discreta cultura filosofica. Il
nonno, Lampria, una gran brava persona come pure un signore piuttosto eccentrico che
ama coltivare discipline scientifiche e umanistiche, gode di una memoria notevolissima e
sfoggia unarguzia intelligente. Gli vogliono un gran bene Plutarco e i suoi due fratelli
Timone e Lampria. Della madre, per il fatto che mor giovane pi che per consolidato e
ellenico pregiudizio patrilineare, non si possiedono notizie apprezzabili.
Plutarco studia a Atene. Segue le lezioni del filosofo accademico Ammonio.
Quando diventer famoso gli ateniesi gli concederanno la cittadinanza onoraria. Secondo
il costume culturale dellepoca, come tutti i rampolli promettenti di illustre e danarosa
famiglia, compie alcuni viaggi. Conosce la Grecia, poi va in Egitto e, forse, in Asia Minore.
Fra il 75 e il 90, risiede pi volte a Roma, incaricato forse di qualche missione politica, ma
pi probabilmente per seguire e tenere lezioni e conferenze. Si succedono allimpero
Vespasiano, Tito e Domiziano. Riceve la cittadinanza romana con il gentilizio di Mestrio:
suo patrono infatti Lucio Mestrio Floro, consolare sotto Vespasiano e poi proconsole
dAsia sotto Domiziano. Stringe rapporti di fervida amicizia con Quinto Sosio Senecione,
questore in Acaia, console nel 99, protagonista della seconda guerra dacica, di nuovo
console nel 107 e amico e consigliere del giovane Adriano, il futuro imperatore. A
Senecione Plutarco dedica le Vite parallele, le Questioni conviviali e I progressi nella virt.
Sempre a Roma Plutarco in amichevoli rapporti con Caio Minucio Fondano, console nel
107 e proconsole dAsia sotto Adriano nel 124-125 d.C. Nelloperetta morale Il controllo
dellira Plutarco fa di Minucio Fondano uno dei protagonisti del dialogo attribuendogli la
parte principale in qualit di sostenitore del metodo pi affidabile per vincere liracondia e
controllarla. Si annoverano fra i suoi amici romani anche Nigrino e Quieto Avidio, cui
dedica rispettivamente gli scritti Lamore fraterno e La lenta punizione da parte di Dio, e
Aruleno Rustico, il filosofo stoico condannato a morte in occasione di una purga sotto
Domiziano.
Dopo il 90 Plutarco torna a Cheronea e vi si stabilisce in permanenza. Non abbiamo
notizia di altre lunghe permanenze lontano dalla citt natale. La sua vita acquista
caratteristiche diametralmente opposte a quella brillante, girovaga, sempre sotto le luci
della ribalta dei neosofisti: unesistenza divisa fra gli studi, le lezioni a una cerchia molto
ristretta di allievi, le conversazioni con gli amici e gli affetti familiari. Sua moglie
Timossena, sposata intorno al 70, colta, cosa davvero insolita per una donna greca. Come
il marito scrive. E probabilmente lei lautrice dellopuscolo Sullamore degli ornamenti che
Plutarco raccomanda a Euridice, la destinataria dei suoi Precetti coniugali. La coppia ha
cinque figli, Autobulo, Cherone, Plutarco, Soclaro e Timossena. Ne perde ben tre, due
maschi, Soclaro e Cherone, e Timossena, lunica figlia. Plutarco e la moglie riescono a
sopportare il dolore con laiuto della fede: sono entrambi iniziati ai riti dionisiaci e credono
nellimmortalit dellanima.
Dal 95 e per non meno di ventanni Plutarco duumviro sacerdotale a Delfi: ha
il compito di organizzare i giochi pitici, presiedere le riunioni dellAnfizionia e occuparsi
dei vari servizi liturgici e sacerdotali. Gli abitanti di Delfi e Cheronea gli erigono un
monumento rendendo pubblica la lode della sua onest e mitezza. Le uniche cariche
pubbliche le riveste nella sua citt. E arconte eponimo, sovrintendente delledilizia
pubblica, telearco, cio magistrato di polizia, e forse beotarca. La Suda, un lessico
bizantino, dice che Traiano lo insign della dignit di consolare nominandolo consigliere
del proconsole dAcaia. Sincello, cronista bizantino, dice che Plutarco fu procuratore, vale
a dire rappresentante del fisco della provincia dAcaia nei primi anni dellimpero di
11
Adriano. Non sono notizie in s e per s inverosimili, ma strano che nelle sue opere
Plutarco, in tutti gli altri casi di amicizie pubbliche e cariche ufficiali cos prodigo di
particolari, non ne faccia cenno. Il dubbio pertanto rimane.
Plutarco muore poco dopo il 120. Per altri nel 125 o addirittura nel 127. In ogni caso
imperatore Adriano. Ci pervenuta solo una parte dei suoi scritti e sono comunque 260
titoli in 320 libri circa: la vita a Cheronea fu davvero proficua sotto il profilo letterario e
certo non turbata dallangoscia della pagina bianca.
HEPI APETHE KAI KAKIAE (100b-101e)
1. To i o tio ooxri 0roi vriv to v o v0eaov, ou x ou to og aou 0roi vovto xoi
aoco ovto tg v 0ro tgto (xo0 r outo yo r xoctov ou te v uo v r ctiv, g xoi
aooxic xouotiorvoi xoi aurttovtrc r rtrev rtro rtooovouciv), o gv o
ov0eaoc ovooioeciv r routou 0rotgto, toutgv g rc0gc te ceoti aocarcouco
cuvrri xoi arictrri, xoi xo0riyvurvgv ric to ceo oux ro aoiv cxroovvuc0oi.
touto og touto toic aoyociv uaoov roaoto touc aoouc, ec, ov oixioc ryooc
arioevtoi xoi ag0oc ovooaooev xoi gotev cuvoyoyeciv, gorec iecorvouc. to
o gorec gv xoi ioec oux re0rv rctiv, oo touvovtiov o ov0eaoc toic ari outov
aoyociv goovgv xoi oiv ecar rx agygc tou g0ouc aocti0gciv.
oi0orvou or auoc yroetroc oixoc iorc0oi,
xoi aoutoc goiev xoi ooo oaotro xoi ouvoic, ov to oao tgc ugc rg yg0oc
oaou xoi arviov xoi uygv xoi ygoc roec xoi aocgvec aoc ruxoiov xoi
aootgto toaou rouciv.
2. Oc yo oeoto tievoc rueoric xoi oxio aoiri, tou o Ayicou to ceo ieo
aovgov rroioou
vetou xotoctoovto uccivov ooc,
oute rt ortgc xoi oioito aoco xoi ioc ouaoc rcti xoi raitragc, g or xoxio xoi to
oao oivorvo xoi aoutrg xoi crvo iyvurvg uago xoi voutieog xoi
oucaocorxto aorri toic xrxtgrvoic.
Outoc oxoioc rv oyoo voirtoi
raov o ovoig toc 0uoc, tico0ioc,
yuvg xotri aovtev, raitottri, ort ori
xoitoi yuvoixoc ou orae c ov tic oaooyrig aovgo c ovg ev, g ovooaooov aoc or
tg v r outou xoxi ov ou x r cti yoo rvov o ao riiv g og aoyo tev o ri c0oi xoi
o voaou rc0oi yrvo rvov xo0 ou to v, o o ri cuvoixou co toi c cao yvoic xoi
aocaruxui o vu xte xoi r0 g r ov
12
ruri otr oooio xoi ee ygoi oexrv,
orio cuvrxogoc ouco oi ooovriov xoi aoutrgc cuvoriavoc uao ivrioc xoi
cuyxoitoc oouvgo, ovtici xoi rivoic xoi gotuaioic rxxoatouco tov uavov xoi
oio0riouco. xoi yo o xo0ruoouci tou ceotoc uavoc rcti xoi ovoaoucic, tgc or ugc
atoioi xoi ovrioi xoi toooi oio oriciooioviov.
Otov or vuctoovto g uag og,
oaou uao tev rvuaviev
gci tic oute or xoi 0ovoc xoi ooc xoi 0uoc xoi oxoocio oioti0gci. r0 grov
rv yo re raouco xoi cucgotiorvg aoc rtrouc g xoxio oucearitoi xoi
aooxouatri to ao0g, xoi ou aovtoaoci toic ooic rxoioeciv routgv o ovtitrivri
xoi ortoi aooxic rv or toic uavoic oaouyouco oooc xoi voouc xoi aoetote
yrvorvg tou oroirvoi tr xoi oioric0oi, aocov rai0uiov xivri xoi raovryriri to
xoxo g0rc xoi o xo octov. "gti tr yo r airiri i yvuc0oi," e c gciv o Ho tev, xoi
e cric o 0r couc aocr rtoi xoi ao rec ou orio c o ar rtoi, o aoou ouco tou
aoovoriv ec ovuctov rctiv rioeoic xoi ocociv ric ouoriov goovgv ouor trrieciv
tou r ai0uou vtoc trrute civ, o o xivri v o vov xoi oioyioi vriv to ao 0g xoi to
vocg oto ouvor voic.
3. Hou toi vuv to g ou tg c xoxi oc r cti v, ri gooou to o r ivov xoi to o uaov go
ou to xrio go o tooi o go g cui o toi c r v yo tg c coxo c g oovoi c g tou ce otoc
ruxocio xoi uyirio eov xoi yrvrciv oioeci tg or ug oux rctiv ryyrvrc0oi yg0oc
ouor oov roiov, ov g to ru0uov xoi ooov xoi 0oorov ecar roov g
yogvgv oxuctov uaoogtoi, oo xov uaorioiocg tic raic g tric, outg tou
ovtiooc rxoyricgc ecar rv ruoio caioooc cuvru0g xoi cuvrtoo0g.
4. A0oir uciov, cuvoyr oyuiov, oixooori ariaotouc, ragcov ovooaooev tgv
oixiov xoi recte v tgv aoiv ov g to ao0g tg c ug c xotoctorcgc xoi tgv oagctiov
aoucgc xoi oev xoi ovtioev oaoogc coutov, oivov oig0ri c aurttovti xoi oixe
ri aocrric xoi citio xoi oo xoiioxoi c rtoioric xoi oucrvtrixoi c, g ctryouci
gor evvurvoic oo aocoio0riorvoic ua oute v. ou oo c touc vocou vtoc oti te v
eotev to xo0oietoto xoi aoutrrctoto oucroivouci xoi oioatuouci xoi
aooitouvtoi aocrovtev xoi ioorvev, rito, tgc xocrec rtoooucgc xoi
avru otoc gctou xoi yuxr oc oi otoc r yyrvor vou xoi 0ro tgtoc oi xri oc,
o vocto vtrc o tov ito v r ai tue xoi xooo e oi ouci xoi o crvi ouciv r c0i ovtrc
toioutgv o oyoc raoiri tg ug oio0rciv. outoxgc rcg, ov o0gc ti to xoov xoyo0ov
rcti tugcric rv arvio xoi ocirucric xoi tov oaoyovo iov xoi ioietgv ouorv gttov
13
oyoagcric g tov rai ctotgyioic xoi gyrovioic ou iecg iocogcoc ogoec, oo
aovtoou g v gorec o0gcg xoi oao aovtev ruovri cr aou toc aoouc ruryrtou vto
xoi arvio aoo g rive vto xoi ooo tiervov xoi oooio g 0ovourvov.
LAVIRTU E IL VIZIO
1. I vestiti danno limpressione di riscaldare chi li indossa, mentre ovviamente non
sono caldi in s e per s n emanano calore (perch di per s ciascuno di essi freddo, e
questo il motivo per cui spesso chi soffre il caldo e chi ha la febbre continua a cambiarne
uno con laltro), ma la veste che, aderendo al corpo, trattiene e conserva il calore che
luomo emana da s, e rinserrandolo nel corpo non gli permette di disperdersi. Cpita
proprio la stessa cosa nelle vicende umane e questo inganna la maggior parte della gente
dandole a credere che la vita sar felice se ci si circonda di ampie case e si ammassa un
gran numero di schiavi e ricchezze. Invece una vita felice e serena non proviene da
qualcosa di esterno a noi, ma al contrario luomo che rende piacevole e gioiosa la realt
intorno a lui, quasi che piacere e gioia scaturiscano dal suo carattere come da una fonte
13
.
Se il fuoco acceso, pi maestosa la casa a vedersi
14
,
e pi piacevole la ricchezza e pi splendenti fama e autorevolezza, se si possiede la gioia
che proviene dallanima. Anche ristrettezze economiche, esilio e vecchiaia si sopportano
con facilit e senza acredine se si sopportano col conforto di un carattere dolce e mite.
2. Come infatti i profumi danno un buon odore a mantellacci logori e vestitucci
sbrindellati, mentre il corpo di Anchise secerneva fetido sudore
che gi per la schiena gli intrideva il manto di tessuto finissimo,
15
cos ogni condizione, ogni genere di vita privo di tristezza e piacevole quand in
compagnia della virt, mentre il vizio, se si mescola a cose in apparenza splendide, di
gran valore e nobili, le rende penose, nauseanti e moleste per chi le possiede.
Nellagor lo considerano felice;
ma quando apre la porta di casa, tre volte sventurato:
la moglie domina incontrastata, d ordini, sempre in armi.
16
Eppure non sarebbe difficile sbarazzarsi di una cattiva moglie per chi un uomo vero e
non uno schiavo; contro il proprio vizio invece non possibile inoltrare istanza di ripudio,
trovarsi allistante liberi da guai, recuperare tranquillit e il pieno possesso di se stessi, ma
il vizio, che ha messo le radici nelle viscere e l cresce notte e giorno,
brucia senza bisogno di fuoco e vota a prematura vecchiaia,
17
13
Qui Plutarco riecheggia Zenone di Cizio (336/5-264/3 a.C. circa) il fondatore dello stoicismo. Cfr. H.
Von Arnim, Stoicorum Veterum Fragmenta, I, Lipsiae 1903, p. 50.
14
Citazione dal Certame fra Omero e Esiodo , 274, operetta anonima databile allincirca al IV sec. a. C. E un
verso caro a Plutarco: ritorna anche nel dialogo Sullamore, 762 D.
15
Citazione dal Laocoonte di Sofocle. Cfr. Nauck, TGF
2
, n 344.
16
Probabile citazione da Menandro (342/1-291/0 a.C.). Cfr. Kock, CAF , III, fr. 302.
14
pesante compagno di viaggio per la sua protervia, esoso commensale per la sua golosit e
fastidioso compagno di letto, perch spezza e guasta il sonno con pensieri, preoccupazioni
e invidie. E infatti quel po che si riesce a dormire sonno e riposo solo per il corpo, ma
per lanima non sono che angosce, incubi e inquietudini provocati dalla superstizione.
Quando mi prende langoscia mentre vengo vinto dal sonno,
io sono distrutto dai sogni
18
dice un tale: lo riducono in questo stato invidia, paura, rabbia e intemperanza. Di giorno
infatti il vizio getta uno sguardo al di fuori di s, conforma la propria attitudine alle altre e
cos si inibisce, nasconde le proprie inclinazioni, non si abbandona del tutto ai suoi
impulsi, ma spesso vi resiste e li combatte; nel sonno invece si sottrae ai comuni freni
inibitori e alle leggi, lontanissimo dal provare paura e ritegno, eccita ogni capriccio,
risveglia la propria perversione e dissolutezza. Cerca infatti di unirsi alla madre, come
dice Platone
19
, e porta alla bocca cibi proibiti e non si astiene da nessuna azione, godendo
di violare la legge il pi possibile posseduto com da allucinate suggestioni che non
approdano a alcun piacere n allappagamento del desiderio, ma hanno solo il potere di
eccitare e inasprire le sue passioni e patologiche perversioni.
3. Dov dunque che il vizio piacevole se niente in lui comporta tranquillit, gioia,
autosufficienza, imperturbabilit, serenit? Una buona e tonica condizione fisica suscita e
origina i piaceri della carne. Nellanima invece non possibile che germoglino gioia e
felicit costanti, se calma, sicurezza e determinazione non sono presupposte come fondo
o come bonaccia non battuta da onde, ma anche se le sorride una qualche speranza o
soddisfazione, lanima rimane sbito scombussolata e sconvolta, perch esplode il suo
tormento come una tempesta a ciel sereno.
4. Accumula oro, ammassa argento, costruisci portici, riempi la casa di schiavi e la
citt di debitori: se non spegni le passioni dellanima, se non metti fine ai tuoi insaziabili
desideri e non ti liberi di paure e inquietudini, tu versi lentamente del vino a uno che ha la
febbre, offri del miele a un bilioso, prepari pietanze e manicaretti per gente che soffre di
coliche e dissenteria e che non pu digerire alimenti del genere o venirne rinvigorita, ma
ne quasi uccisa. Non vedi che gli ammalati vomitano, sputano e rifiutano i cibi pi fini e
squisiti se glieli si offre e si cerca di farglieli mangiare a forza, e poi, quando ritorna la
salute e si ristabiliscono respirazione regolare, sangue dolce e temperatura normale, si
tirano su dal letto e si mettono a mangiare con piacere e gusto pane comune con
formaggio e crescione? E il buon senso che suggerisce allanima una disposizione del
genere. Sarai autosufficiente se capisci cos la perfezione morale: vivrai signorilmente
nella ristrettezza, sarai come un re e ti piacer una vita lontana da incombenze ufficiali e
riservata non meno di una impegnata in alti incarichi militari e civili. Se diventi un filosofo
la tua vita non sar sgradevole, ma imparerai a vivere gustando la vita indipendentemente
dal luogo e dalle circostanze in cui tu ti venga a trovare. Ti far piacere essere ricco perch
potrai fare del bene a molta gente come pure essere povero perch non avrai molti fastidi,
e ti far piacere essere conosciuto perch sarai stimato, come pure essere sconosciuto
perch non sarai invidiato.
17
Citazione da Esiodo, Le opere e i giorni, 705. La donna cui si riferisce il testo esiodeo una moglie
cattiva, ingorda, avida, della quale -dice Esiodo- non c nulla di peggio al mondo. Plutarco cita lo stesso
verso (vedi infra ) in La brama della ricchezza, 527 A.
18
E citazione di un ignoto autore della commedia nuova. Cfr. Kock, CAF , III, Adesp. n 185.
19
Citazione da Platone, Repubblica, 571 C in cui il soggetto lelemento ferino e selvaggio
(to 0gieoro xoi oyiov) presente nella psiche individuale e che si contrappone allelemento razionale e
equilibrato (to oyiotixov xoi grov). Plutarco cita questo stesso passo platonico anche nelloperetta
morale Come constatare i propri progressi verso la virt, 83 A.