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Z A N Z I

CATARSI E PALINGENESI DI UNA FORMA


A CURA DI

GIAN RUGGERO MANZONI

FEDERICO ZANZI
CATARSI E PALINGENESI DI UNA FORMA
A CURA DI

GIAN RUGGERO MANZONI

10 NOVEMBRE - 02 DICEMBRE 2012 PESCHERIE DELLA ROCCA LUGO (RA)

COMUNE DI LUGO A S S E S S O R A T O A L L A C U LT U R A
IN COLLABORAZIONE CON

F O N D A Z I O N E C A S S A D I R I S PA R M I O E BANCA DEL MONTE DI LUGO

TESTO CRITICO GIAN RUGGERO MANZONI C U R A C ATA L O G O OSCAR DOMINGUEZ FOTOGRAFIA C R I S T I A N O M AT U L L I ALLESTIMENTO ARCHITETTO ANDREA BARTOLINI GIORDANO BASSI ELABORAZIONE GRAFICA MC ARTI GRAFICHE

CATARSI E PALINGENESI DI UNA FORMA Catarsi (dal greco katharsis = purificazione) un termine utilizzato per indicare il rito di pulizia, di depurazione, di mondazione che si ritrova in diverse concezioni religiose al fine di liberarsi da una colpa o, pi semplicemente, da un peccato. La purificazione da una contaminazione considerata negativa (miasma) nellantichit poteva riguardare sia un avvenimento spirituale che materiale. Nella filosofia e nel linguaggio religioso occidentali il termine ha assunto, in seguito, un significato spiccatamente simbolico, direi unicamente metafisico-spirituale, a partire da Platone, nella cui speculazione filosofica detta parola si riferisce alla liberazione dellanima dalle angosce. Del resto per Socrate, maestro di Platone, la Catarsi era il risultato del dialogo, quello condotto secondo le regole dellarte dellaristocratica sofistica, che con uno stringente susseguirsi di domande e risposte portava allo svincolarsi da quelle croste del sapere presuntuoso che crede di possedere verit definitive non volendo fare mai i conti col dubbio. In arte, invece, il termine ha assunto, nel tempo, il significato di liberazione estetica tramite processi di continua ricerca del Bello quel Bello che scagiona luomo e lumanit da un possibile male psicologico cio quelliter liberante dallalienazione e dalla nevrosi. Palingenesi (dal greco palin = di nuovo, e gnesis = creazione, nascita - quindi = ci che nasce di nuovo, che rinasce) termine duttile, utilizzato in teologia, filosofia, biologia, nelle scienze sociali e psicologiche. Per la prima volta lo si ritrova nella filosofia Stoica per indicare la rinascita delluniverso dopo la sua distruzione avvenuta attraverso il fuoco (ekpyrosis). Del resto il concetto di Palingenesi, gi usato nella letteratura ellenistica con significati diversi dagli attuali, venne ripreso dallo Stoicismo per indicare la restituzione ad una forma o il ristabilimento di una forma (rinascita) del cosmo dopo la sua ricorrente ciclica distruzione (LApocalisse continua, come continua la rinascita nella Luce, cos ha pi volte asserito il filosofo francese Jean-Luc Marion, trovandomi daccordo). Ho tenuto a precisare, con valenza accademica, il significato dei due termine che appaiono nel titolo di questa mia presentazione perch, in essi, dimora ci che stata e ci che ancora la continua ricerca artistica (e umana) di Federico Zanzi, cio un irreversibile addentrarsi nel proprio Essere, inseguire, in esso, le tante manifestazioni della (sua) poiesis, liberarle, per quindi dare forma rigeneratrice sia al gesto pittorico sia alla propria condizione esistenziale. Quale monaco chiuso nel suo studio (la vecchia casa che fu dei suoi nonni), partito da una scrupolosa e quasi ossessiva necessit di tradizione e maestria tecnico-esecutoria, mutuata dalla nostra Storia dellArte, pratica che a volte ha raggiunto risultati formalmente eccelsi, Zanzi, in questi ultimi tempi, ha trovato, via via, una sua pi netta e originale connotazione espressiva in quella dimensione in cui il Sublime diviene Antisublime (come avrebbe potuto fermare su carta Francesco Arcangeli), ma, per antitesi nellassoluto, o, meglio, negli assoluti (per assolutizzazione dellidea nel molteplice), ritrovarsi in un ulteriore Sublime, cio ricrearsi, nel negativo (per il come Zanzi tratta il rappresentato, cio per come lo martorizza, macerandone le componenti positive al fine di creare altri profili figurativi), in una dimensione ulteriormente elevata e nobile, che del pittorico, rivolto alla pi netta essenza, sta facendo sigillo ed elezione. Lattuale opera del nostro giovane pittore romagnolo rientra, perci, in quel filone definito della Nuova o Neo Figurazione che nel secolo scorso ci ha regalato personalit come Giacometti, Bacon, Freud e molti altri giganti della rappresentazione plastica e del pennello, per restringendo tale aspetto, nella raffigurazione messa in atto da Zanzi, a una componente prettamente legata alla memoria, al genius loci, al familiare, allaffettivo, al ricordo particolare, quindi allelaborazione di quel microcosmo amoroso, a noi oltremodo vicino, al fine di trasformarlo in un totale, coinvolgente lidentit di tutti noi. Perci un processo inverso a quel globalizzante che ormai domina in arte, cos che dal minimo, in accezione verticale, si vuole giungere a un non luogo e a un non spazio, regno della poesia, che consegna limmagine allimperituro, al perpetuo, perci al divenire. Infatti per Federico Zanzi quel che deve essere fatto il ritrovare la capacit dinvestire tutta la realt dellesistente nella traccia oserei sempre pi elementare, nellimpronta pi semplice dun segno, e in quel cromatismo che ferma tale gesto, per poi sfumarlo, trasformandolo in un quadro nel quadro, in un esclusivo nel generale, in una zoomata esplicativa, in tessere congiunte e aggiunte formanti linsieme visivo. E perch questo sia possibile occorre, appunto, accettare altri modi dessere in vita, quindi nel luogo in cui ci si muove e in cui la scena appare, per poi rituffarsi in un nuovo comporre per asimmetrie e

fuori campo, concedendosi a una funzione predominante dellevocativo, a un ritorno continuo al rimembrato, al rivissuto, allanalisi del ci che stato, e che perdura ad essere (cio in quel presente perenne che definisce il gesto artistico di alto livello). Cos limmagine nasce non in conseguenza di unelaborazione sistematica, ma per improvvisi sbalzi, per repentine riprese, per irrazionali ritorni, tramite pennellate nervose che incastonano, in contropartita, velature ricercate e puntigliosi e risolventi elementi decorativi, quale diario visionario, quale racconto per tavole che si dipinge basandosi, appunto, sul personale, sullintimo, sullimpressione, per poi proiettare linsieme nellarchetipia del nostro comune sentire e sentirci. Ed ecco come le opere di Zanzi vanno a rivelare un interesse, quel tanto morboso, ma affrancante, per lambiguit che in s dovrebbe sempre contenere la trama figurativa, e il discorso riguardante lumano e le infinite diversit che lumano in s contiene. Ecco la poetica di questo artista, che, come poi io sostengo da sempre, ha fatto della vita arte, e dellarte vita. Perci alienazione, malattia, morte, quali componenti sempre presenti e da esorcizzare (indubbiamente i tre elementi che definiscono la condizione delluomo contemporaneo), al fine di ritrovare quella sorta di Eden che supera lelaborazione del lutto, un lutto (e ci lo si deve intendere pi che bene) non tanto dovuto alla perdita di una persona cara, quanto di una condizione edificante, ideologicamente propulsiva, passionale, altamente sociale, condivisa, che ha caratterizzato periodi importanti dellevoluzione umana, ma che ora pare sprofondata in un infero abominevole, dissociante, solipsistico, egoistico, tragicamente cupo. Non rimane che dire che arte dallegoria, quella odierna di Federico Zanzi, che va dal privato al generale, mantenendo, in tale percorso, tutta quella incisivit e talentuosit tecnico-formale che ce lo ha fatto conoscere come pittore dallanatomia di precisione, dal capzioso perdersi nellindagare un reale corporeo in accezione classica, dallo schematizzare la figura umana tramite sfumati e incarnati di rilievo, e quale esecutore di sfondi divelti e scrostati, in cui le membra uscivano ed escono con puntiglio assillante, cos che di palestra se n fatta, e di uomini, lui uomo riflesso in loro, ne ha vissuti, e perdura a viverne, ritrovando quellessere unico che contiene noi tutti. Quindi pittore esistenziale, il nostro, ai limiti della patologia estetica, che oggi, nella scarnificazione dei volti e dei tratti, ha trovato la sua misura, cos come nella ricerca spasmodica e mai accomodante della torbida interiorit, che spesso ci vive, ha codificato il suo virtuosismo, sempre altalenante tra linsegnamento scientifico di Cezanne (lultimo degli Antichi e degli Impressionisti, nonch primo dei Moderni) e un Espressionismo rivisitato in chiave naturalistica, in cui il descrittivo rimane, quale solido appiglio con la tradizione. Del resto Zanzi uomo soprattutto della tradizione (e ben vengano artisti che non la scordano e che la fanno sempre e appunto rivivere), rivisitandola e ridefinendo quelle categorie simboliche che lhanno determinata e la determinano, e sostenendo che ogni giudizio sul mondo si radica sul vissuto individuale, su quel rigurgito di senso, e proviene da quellorizzonte di coordinate da cui discendiamo e di cui siamo/restiamo testimoni. Infatti con la tradizione, come poi ha detto il filosofo Gadamer, si instaura un rapporto dialogico vivente, come quello tra un io e un tu. Non a caso, in assenza di tale condizione dialettica (tra passato e presente), parlare della tradizione significherebbe solo parlarsi addosso, infatti fare/ farsi delle domande implica, sempre, linteresse ad ascoltare le risposte, in modo che il fenomeno delludire (Hn), nella fattispecie dellascoltare la lezione di un vissuto dinsieme, crea lappartenenza (Zugehrigkeit). E Zanzi sa bene questo. Accogliere in s la tradizione significa conoscere le traiettorie di senso del presente, significa consultarla, creando quellinterscambio tra ci che stato e lora un adesso che diviene filtro critico della coscienza storica, percorso teoretico, in cui il dialogo tra quel che pare andato/ morto/finito (e lo ripeto: quale parvenza, ma non quale essenza) assume le sembianze della nostra immagine presente, fuoriuscendo dai musei della memoria, suggerendoci, ora sottovoce, ora con tono pi sostenuto, la nostra valenza, la nostra attuale configurazione, personale e sociale. Lungo sarebbe il discorso, ma mi fermo qui. Federico Zanzi sta divenendo una presenza assodata, e ci basta, in primo luogo per lui, ma anche per noi, essendo larte, oltre che un altrove da investigare, anche coscienza stabile di una condizione, perci risultanza che trasforma il singolo in un composito, e viceversa, accettando la torsione di uno stato (quello appunto umano dal quale mai nessuno riuscito a fuggire), ma anche beneficiando dellequilibrio dovuto alla consapevolezza raggiunta in esso non appena si deciso di vivere, poi di narrare/narrarlo. Gian Ruggero Manzoni

Le tue mani 60x30

Dalila 28x35

Conversazione 80x80

Berdondini Giovanni 30x40

Primo giorno senza te 20x20

Ragazza sul cavallo a dondolo 100x150

Ritratto di ragazza D.V. 40x40

Donna con capelli bianchi 30x25

Donna con camicia a fiori 50x70

Ritratto di B. Zanzi 25x30

Ritratto di Alberto Mingazzi 25x30

Manara Edda I 25x30

Ragazza che ride 30x40

Ritratto di Emanuele G. 30x30

Ragazza incinta 70x100

La camicia azzurra 30x30

Ritratto di Berdondini Giovanni 30x40

Ritratto di Manara Edda 36x40

Benedetta 50x50

Il vuoto 130x260

Ritratto di famiglia 130x260

Ritratto di Tina Baldassarri 40x40

Manara Edda I I 49x54

Le ore 28x34

Donna che ride 16x25

Federico Zanzi nato a Faenza nel 1978 Vive e lavora ad Alfonsine Viale stazione, 9. www.federicozanzi.it Ringraziamenti: Avvocato Giovanni Corelli Grappadelli Giordano Bassi e a tutti coloro che hanno reso possibile questo evento