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Gentili lettori, la recente scomparsa di Luigi Pareyson priva la filosofia italiana del dopoguerra ad oggi di uno dei suoi

pi significativi autori e interpreti. Un vuoto che dagli allievi di allora agli studenti degli ultimi suoi corsi allUniversit di Torino percorre intere generazioni di filosofi con il senso ineludibile di una perdita. Una perdita che per insieme presupposto di una presenza nuova. Con la scomparsa di un filosofo ci che vien meno, di fatto, lagire del pensiero, il suo prodursi e svilupparsi in un tempo e in uno spazio determinato. A questa inattivit, che solo di un preciso momento temporale, subentra ora, pi vigorosa, la forza vivificante dellinterpretazione, che d al pensiero, accumulatosi in un certo tempo e in un certo spazio, la sua originariet e storicit, il suo contenuto inesauribile di verit. Di questo processo, Pareyson stesso ha dato una testimonianza esemplare di vita e militanza filosofica lungo tutto lo sviluppo del suo pensiero ermeneutico, dal personalismo ontologico degli inizi della sua speculazione fino alle pi recenti teorizzazioni sul pensiero tragico e sullontologia della libert. E con le sue stesse parole che voremmo qui, pertanto, appropriandoci del concetto dinterpretazione che ne sta alla base, congedarci dal filosofo e aprirci nuovamente alla sua opera.

Prima caratteristica del pensiero ermeneutico chesso insieme avvolgente e penetrante: problemattizzante e universalizzante al tempo stesso. Da un lato sottopone il suo campo dindagine a interrogatori cos stringenti da farne emergere senza posa problemi sempre pi urgenti e ineludibili. Dallaltro sa coglierne la verit e scoprirne il senso, portandolo a un grado di chiarificazione capace di interessare e coinvolgere ogni uomo. [...] Il pensiero filosofico ermeneutico in senso pieno, perch al tempo stesso interpretazione dellesperienza e interpretazione della verit, n pu essere luna cosa senza esser laltra: esso ontologico e rivelativo e insieme storico e personale, indissolubilmente. [...] Il futuro, a parer mio, propizio al pensiero ermeneutico cos inteso, ma non sembra favorevole a quelle forme di ermeneutica che intendono fare a meno della verit. Linterpretazione, si dice, non Da Pensiero ermeneutico e pensiero tragico (1986), interpretazione di qualcosa: non esistono cose o fatti in AA. VV., Dove va la filosofia italiana, a cura di J. o verit da interpretare, ma solo interpretazioni e Jacobelli, Laterza, Bari 1986, qui pp. 135-137.

interpretazioni di interpretazioni. Penso che ci non sia conforme al concetto dinterpretazione, la quale o interpretazione di qualcosa o non : linterpretazione che dissolve in se stessa ci chessa ha da interpretare, e che quindi vi si sostituisce, cessa con ci stesso di essere interpretazione. Non resta allora che il diffluire dellesperienza, di per s indifferente e privo di distinzioni possibili, senza conflitti e senza drammi, anzi confortevole e consolatorio, ben lontano dal pensiero tragico che sannida nel cuore stesso del pensiero ermeneutico. Il clima dellinterpretazione, tenuta a un arduo compito di comprensione, e perci di attingimento e di fedelt, quello del rischio, e quindi dellangoscia e del dubbio. Anzi, se si pensa che lunico accesso possibile alla verit la libert, la quale si esercita con un atto che pu essere s di consenso e di accettazione, ma anche di negazione e rifiuto, risulter che lambiente dellinterpretazione quello drammatico del conflitto e della contraddizione. Il pensiero ermeneutico, nella misura in cui si richiama a unontologia della libert, strettamente connesso con il pensiero tragico. La natura della libert di essere abissale e ambigua: essa per un verso non suppone che se stessa e per laltro sempre al tempo stesso positiva e negativa. Porla al centro del reale significa portare nel cuore della realt la duplicit e il contrasto: supporre un fondamento che si nega sempre come fondamento e puntare sullinseparabilit di positivit e negativit. Il che invita a riconoscere la tragicit insondabile e profonda ch insita nella realt stessa.

SOMMARIO

5 PROFILO 5 Ricordo di Luigi Pareyson

42 La filosofia come sapere storico 43 Heidegger: la guerra e la colpa 44 Empirismo logico a Costanza

7 SAGGIO 7 Lo "stupore della ragione" in Schelling

44 Tradizione ed emancipazione 45 Eugen Fink: mondo e finitezza 46 In cerca del Dio assente

5 SCHEDA 13 L'Istituto Universitario Europeo di Firenze

46 La metamorfosi della ragione ermeneutica 48 Questioni di esperienza 48 I giorni dell'arte

15 AUTORI E IDEE 15 Deleuze-Guattari: che cos' la filosofia? 16 Amerindiadi: i miti del Nuovo Mondo 16 Forza e diritto 17 L'ontologia dell'etica 18 L'idealismo oggettivo di Hsle 19 Rozanov 19 Rorty: i filosofi e la filosofia 21 Wittgenstein in analisi 21 Emmanuel Lvinas: il pensiero dell'altro

49 Il sentire del senso 49 Topografia dell'anima estetica 50 Hlderlin. Colloquio internazionale 52 Il pluralismo metodologico 52 I rami d'oriente: la ricerca comparativa in Italia 53 Hegel e il sapere matematico 55 Hegel a Wroclaw

56 CALENDARIO

59 DIDATTICA 23 TENDENZE E DIBATTITI 23 Attualit degli antichi 24 La societ tra conflitto e paura del vuoto 25 Io, Tu, l'Altro, Noi: il "terzo" nell'etica contemporanea 27 La mente ed i suoi limiti 27 La bellezza del conoscere 28 I molti e l'uno 29 I cicli di Vico 65 RASSEGNA DELLE RIVISTE 63 NOTIZIARIO 59 La filosofia e le "storie" della filosofia 61 Interventi, proposte, ricerche 61 Convegni

33 PROSPETTIVE DI RICERCA 33 Filosofia medievale islamica 33 Leconomia della morale 34 Corrispondenza tra Leibniz e Arnauld 35 Realt individuali 36 Ramsey e Wittgenstein 36 Sulla banalit del male 37 Il piacere della vita 38 Scritti e carteggi di Kant 38 Pensare al Medio Evo

41 CONVEGNI E SEMINARI 41 Spinoza e l'idealismo tedesco

PROFILO

PROFILO Lultima volta che vidi Luigi Pareyson fu il sabato 23 marzo 1991. Fu a Rapallo, dove egli viveva ormai da anni, sebbene la famiglia stesse a Milano, e da dove egli si muoveva sempre meno. Quindici giorni prima della scomparsa di Pareyson telefonai a Rapallo e, dal figlio, venni a sapere che era ricoverato allospedale di Milano per accertamenti. Gi nella visita che gli avevo fatto qualche anno fa, Pareyson aveva escluso ogni viaggio allestero (io lo invitavo a farmi visita a Bruxelles), ma da allora in poi si era mosso sempre meno anche in Italia, a causa dellaggravarsi delle sue condizioni di salute: il fegato malato e un diabete galoppante, che lo costringevano a farsi tre iniezioni quotidiane di insulina, accorciavano drasticamente la sua giornata e riducevano drammaticamente le sue forze gi prima che si abbattesse su di lui lultima sciagura: la perdita, alla fine del 1990, di unamatissima figlia. Questo lutto lo aveva precipitato in uno stato di prostrazione in cui non riusciva pi a lavorare, n a scrivere articoli, richiestissimi, per il Giornale, n, soprattutto, a continuare il suo libro Ontologia della libert, giunto a met stesura. Anche per questo motivo, disse, aveva scelto di star solo. Sebbene infatti le visite degli amici gli facessero piacere, doveva per il resto economizzare al massimo le proprie forze, se voleva conservare qualche chance di portare a termine i lavori di Sossio intrapresi. Lo stesso Annuario Filosofico, la prestigiosa rivista da lui diretta per leditore Mursia, che soleva uscire allinizio dellanno, era questa volta rimandato allautunno. Cercai di portare il discorso sullOntologia della libert, in cui si concentra la sua ultima filosofia e della quale aveva pubblicato gi nellAnnuario alcuni impressionanti capitoli: Filosofia ed esperienza religiosa (1985), La filosofia e il problema del male (1986), e un Discorso temerario, Il male in Dio (1988). Di che cosa parlavano e avrebbero parlato i prossimi capitoli? Degli eoni; innanzitutto delleone della caduta; poi, ancora, sulla via del riscatto, della restauratio - perch il sacrificio di Cristo non pu essere vano - delleone della separazione del bene dal male, necessaria appunto per poter passare a quello del riscatto vero e proprio. Il libro articolato in tre fasi, che sono fasi storiche anche se pongono il problema di non facile soluzione della simultaneit degli eoni. La prima fase quella dello stupore del mondo, della creazione; la seconda quella del peccato, della caduta e del male che ci scatena; la terza quella della filosofia e della libert. Un aperu di questa filosofia della libert, Pareyson lo anticip gi nella lezione cos intitolata con cui si conged, il 27 ottobre 1988, dalluniversit di Torino (dove ha avuto allievi come Vattimo, Eco e Givone, rimastigli fino allultimo affezionati). Si chiudeva cos, in modo grandioso, una delle carriere pi gloriose di un professore di filosofia che era anche, come raramente capita, un vero filosofo. Pareyson ha dato infatti contributi fondamentali alla storia della filosofia che si intrecciano con quelli originali da lui dati allesistenzialismo, continuato in un personalismo ontologico; al ripensamento dellidealismo, con studi su Fichte e soprattutto Schelling, che sono allorigine dellattuale riscoperta del filosofo tedesco; allestetica dellidealismo e allestetica tout-court, con un trattato che il solo capace di tener testa allestetica crociana; e infine allermeneutica, prima di imboccare definitivamente, sulle orme appunto di Schelling (ma anche pi a monte, di Plotino e dei mistici tedeschi), la via di un recupero, non dogmatico ma strettamente filosofico, del cristianesimo e del suo mito. Qui mito per da intendersi non nel senso riduttivo di arbitrio o travestimento di fatti o eventi naturali, bens nel senso appunto schellinghiano della rievocazione della catastrofe cosmica ed esistenziale per cui luomo stato sbalzato fuori dellunit edenica con lessere e lasciato in preda a forze che gli si sono presentate come figure mitologiche (Verra). La necessit del ricorso al mito, come arte e religione, deriva, per Pareyson, dal fallimento stesso dellodierna filosofia, pienamente laicizzata e razionalizzata, dalla sua incapacit di dare adeguatamente Giametta conto del dolore e del male, che dunque costretta a sminuire e a occultare. Male e dolore sono invece ben presenti nel mito, ed l che la filosofia deve cercarli. Deve quindi rinunciare alla pretesa di smitizzare a ogni costo e anzi attingere ampiamente al mito recuperando la propria natura mitica originaria, che pur sempre la fonte inesauribile di ogni discorso che sia veramente importante e decisivo per lumanit. La filosofia diventa cos ermeneutica del sapere preesistente, di cui chiarire e universalizza gli intimi significati, offrendoli alla partecipazione umana. Questo passaggio della filosofia dellessere alla filosofia della libert richiama da vicino quello di Schelling dalla filosofia dellidentit alla filosofia della rivelazione. E come quello di Schelling fu criticato gi ai suoi tempi, cos questo di Pareyson criticato, in particolare dalla scuola metafisica di Padova (ma i metafisici sono fanatici), come tradimento, abbandono della filosofia dellessere, che lunica filosofia. Ma Pareyson ribatte che il ritrovamento del cristianesimo, con la filosofia della libert che vi inerisce, un portato proprio della filosofia dellessere, giunta ad una crisi che non offre alcuna alternativa. Solo il cristianesimo, per lui, in grado di rispondere ai problemi comportati dallateismo e dal nichilismo a cui tale crisi ha messo capo. Il conformismo dogmatico, leggi il cattolicesimo, per complice, per Pareyson, della libert esclusivamente laica in detta crisi.

Ricordo di Luigi Pareyson

SAGGIO PROFILO PROFILO Lunico cristianesimo oggi possibile, deve includere in s lanticristianesimo e lateismo come problemi interni, e deve aver dunque un carattere problematico, conflittuale e drammatico. Lateismo di Feuerbach e il nichilismo di Nietzsche vi sono inclusi per necessit. In questo senso, sia Kierkegaard sia Dostoevskij diventano fondamentali, indispensabili, proprio per la loro apertura sulla negativit. Quando si dice infatti, come dice la filosofia dellessere, che la realt perch , che essa non ha un fondamento, si dice anche che la realt appesa alla libert, che essa vertiginosamente sospesa sullabisso della libert. E questo linsegnamento di Plotino e di Schelling che Pareyson ha fatto suo, attraverso unelaborazione e una sintesi altamente originale. Il libro in cui tali risultati sono racchiusi - risultati che a differenza dei pur grandiosi svolgimenti posteriori sono da tutti accettati -
Luigi Pareyson scomparso a Milano l8 settembre 1991. Nato a Piasco (Cuneo) nel 1918, aveva insegnato dal 1952 al 1988 allUniversit degli Studi di Torino, occupando prima la cattedra di Estetica, poi quella di Filosofia Teoretica. Allievo di Augusto Guzzo, esponente dello spiritualismo cristiano, attraverso il filtro dellesistenzialismo Pareyson era approdato a posizioni che lo collocano nellambito dellermeneutica. In La filosofia dellesistenza e Carlo Jasper (1940), primo studio italiano sullesistenzialismo nel suo complesso, e in Studi sullesistenzialismo (1943) veniva riconosciuto a questa prospettiva filosofica il merito di aver affermato lesigenza personalistica, e il limite di averlo fatto in modo inadeguato, permanendo il legame - di ascendenza hegeliana - tra finito e infinito.

Verit e interpretazione, che filosofia classica e che non esitiamo a definire il capolavoro di Pareyson. In esso lautore trasforma il maligno prospettivismo nietzscheano, avvelenatore della vita e negatore della verit, in una grande e travolgente celebrazione della verit appunto e della capacit delluomo di tendervi e conquistarla con i suoi nobili sforzi, in modo sempre storico e personale ma non per questo meno solido e valido. Filosofando con unispirazione e un furore di verit senza pari nella nostra epoca, Pareyson risolve con sicurezza tutti i problemi risultanti dalla secolare opera di demistificazione, che si possono esemplificare nella domanda: come conciliare la coscienza storica con lesigenza speculativa? Con la morte di Pareyson vien meno un grande modello e un grande sostegno agli studi filosofici, non solo italiani.
definita dal nulla come assenza di fondamento ontologico della realt, applicata prima che alluomo a Dio, che fondamento a s inconcusso, e della cui esistenza Pareyson non dubita. Sul piano della filosofia dellinterpretazione ne consegue che Pareyson non dubiti affatto dellesistenza di una verit, per quanto essa si manifesti ermeneuticamente. La prospettiva tragica che connota soprattutto gli ultimi sviluppi della riflessione pareysoniana - si veda, fra laltro, Letica di Pascal (1966), Il pensiero etico di Dostojevski (1967), Verit e interpretazione (1971) - deriva, dunque, dalla tensione tra essere e nulla, verit e suo nascondimento, tensione implicita nella categoria della libert che definisce il divino.

In Esistenza e persona (1950) lincommensurabilit di questi due termini il presupposto a partire dal quale si esaminava la possibilit di unindagine sulla realt delluomo. Caratteristica essenziale di questultimo, come viene specificato in Estetica: teoria della formativit (1954) la formativit, atteggiamento che si specifica nellarte. Successivamente Pareyson aveva accentuato laspetto ontologico del suo personalismo, sottolineando il carattere interpretativo del legame intercorrente fra luomo e lessere. La dimensione teologica in cui si colloca la sua filosofia dellinterpretazione pone Pareyson in una posizione affatto peculiare rispetto tanto al filone esistenzialista, quanto a quello ermeneutico. Nei confronti del primo, la categoria della libert,

Opere di Luigi Pareyson (in volume)


Lesistenzialismo di Karl Barth Sansoni, Firenze 1939 La filosofia dellesistenza e Carlo Jaspers Loffredo, Napoli 1940; nuova ed. col titolo Karl Jaspers, Marietti, Casale Monferrato 1983 Studi sullesistenzialismo Sansoni, Firenze 1943, 1950, rist.1971 Vita, arte, filosofia Edizioni dellIstituto di Filosofia della Facolt di Lettere dellUniversit di Torino, Torino 1947 Fichte Edizioni di Filosofia, Torino 1950; nuova ed. aumentata, Mursia, Milano 1976 Esistenza e persona Taylor, Torino 1950, 1960, 1966; nuova ed. Il Melangolo, Genova 1985 Lestetica dellidealismo tedesco Edizioni di Filosofia, Torino 1950 Il verosimile nella Poetica di Aristotele Tipografia La Salute, Torino 1950 Libert e peccato nellesistenzialismo Pro Civitate Christiana, Assisi 1952 Unit della filosofia Edizioni di Filosofia, Torino 1952. Traduzione inglese: The Unity of Philosophy, in Cross Currents, IV, I, Fall 1953 Estetica: teoria della formativit Edizioni di Filosofia, Torino 1954; 2 ed. Zanichelli, Bologna 1960; 3 ed. Sansoni, Firenze 1974. Traduzione romena: Estetica. Teoria formativittii, Univers, Bucarest 1977 LEstetica giovanile di Goethe Viretto, Torino 1957 LEstetica preclassica di Goethe Viretto, Torino 1958 Lestetica di Paul Valry Viretto, Torino 1959 Il concetto di abitudine Viretto, Torino 1959 Lestetica di Goethe e il viaggio in Italia Viretto, Torino 1960 Lestetica di Novalis Viretto, Torino 1961 Lestetica e i suoi problemi Marzorati, Milano 1961 La prima estetica classica di Goethe Gheroni, Torino 1963 Lestetica di Schelling Giappichelli, Torino 1964 Letica di Kierkegaard nella prima fase del suo pensiero Giappichelli, Torino 1965 Teoria dellarte. Saggi di estetica Marzorati, Milano 1965 I problemi dellestetica Marzorati, Milano 1966. Traduzione portoghese: Os Problemas da Esttica , Martins Fontes, So Paulo, 1984 Conversazioni di estetica Mursia, Milano 1966. Traduzione spagnola: Conversaciones de esttica, Visor, Madrid 1988 Letica di Pascal Giappichelli, Torino 1966 Filosofia e ideologia Edizioni di Filosofia, Torino 1967 Il pensiero etico di Dostoievski Giappichelli, Torino 1967 Lestetica di Kant Mursia, Milano 1968; nuova ed. aum. 1984 Liniziativa morale Giappichelli, Torino 1969 Verit e interpretazione Mursia, Milano 1971, 1972, 1981 Essere e libert Giappichelli, Torino 1970 Letica di Kierkegaard nella Postilla Giappichelli, Torino 1971 Lesperienza artistica: saggi di storia dellestetica Marzorati, Milano 1974 Schelling. Presentazione e antologia Marietti, Torino 1975 Schellingiana rariora Bottega di Erasmo, Torino 1977 Etica ed estetica in Schiller Mursia, Milano 1983 Filosofia della libert Il Melangolo, Genova 1989

PROFILO SAGGIO Spesso Schelling affida la profondit dei suoi pensieri a stenza ma anche lessenza, Schelling distingue con cura immagini ardite e suggestive, che non si possono consi- lestasi razionale, in cui il concetto da considerarsi derare come semplici espedienti esornativi destinati a squisitamente filosofico. La ragione si rende conto che mitigare lastrusit del discorso filosofico o come meta- malgrado ogni suo sforzo non riesce di per s a raggiunfore pi o meno superflue piacevolmente disseminate in gere la realt, perch i suoi movimenti sono puramente un contesto rigorosamente concettuale, essendo piutto- concettuali: persino lestrema prestazione a cui fa ricorsto esse stesse concetti grandiosi e profondi, in cui so, quella di pensare lessere come necessariamente sincarna quasi corposamente quellalta e robusta fanta- esistente, non giunge a offrirlo di fatto, ma ne fornisce sia speculativa che tipica di Schelling e che tanto soltanto lidea, la quale quindi, pur sembrando una colpisce il suo lettore. Davvero Schelling era un uomo soglia, in realt una barriera, e non tanto le apre un ingegnoso e profondo che balenava in acutezze: fra passaggio quanto piuttosto le segna un confine. E dunle sue mani quelle immagini, nella cui impotenza sanni- que la ragione stessa che, colpita dalla vanit dei propri dano concetti elevatissimi, spesso vertiginosi, sono co- tentativi e dallinesorabilit del proprio smacco, e ormai me tanti colpi di sonda in quello che egli chiamava il accertatasi che lesistenza realmente tale solo fuori dal grande enigma dellessere. pensiero, appunto per trovarla varca la propria frontiera Una di tali immagini lo stupore della ragione, espres- ed esce da se stessa. sione efficacissima e insieme sconcertante, che si con- Ora proprio nellestasi cos concepita che dato inconnette strettamente con quella teoria di un passaggio della trare, come suo momento essenziale, lo stupore della filosofia negativa alla filosofia positiva che rappresenta ragione. Il corso naturale della ragione va dal poter il culmine dellitinerario filosofico di Schelling e il essere, ch il suo punto di partenza e il suo contenuto, supremo messaggio del suo pensiero. Il mio intento non allessere stesso, anzi allessere necessario, ch il suo dintraprendere una discuspunto darrivo o la sua idea sione su questa teoria, che di ultima e suprema. Qui giunta per s esigerebbe una trattaessa, insoddisfatta dellideazione tanto pi estesa quanto lit e desiderosa di realt, epi adeguata alla complessit sce da s e rovescia la propria dellargomento, bens soltanidea,e nel puro esistente, nel to dillustrarne un aspetto, per mero atto desistere, esperialtro estremamente significasce che cosa sia veramente tivo, quello appunto dello stuuna trascendenza. Sinora sepore della ragione, sul quale ra svolta unicamente da se pochissimi ragguagli ha forstessa, traendo ogni cosa dal nito lo stesso Schelling e poca proprio fondo, s che nulla le di Luigi Pareyson attenzione hanno portato gli si presentava che non avesse interpreti, eccettuati forse i pi un viso consueto e un aspetto membro del Comitato scientifico recenti e profondi. familiare. Ora invece, uscita dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Sar bene precisare anzitutto da se stessa, prevenuta nelle che questo concetto compare proprie attese, e per presto soltanto nella cosiddetta Inche arrivi gi sempre troptroduzione di Berlino, e quinpo tardi; avventuratasi in una di riflette la posizione di landa sconosciuta, trova il poSchelling nel primo periodo del suo insegnamento ber- sto gi occupato da una presenza insolita, e diversa, linese, caratterizzato dalla dualit delle filosofie. La quella del puro esistente, che non ha nulla di concettuale, filosofia negativa e la filosofia positiva convivono come e anzi il diretto contrario di unidea; e di fronte ad esso filosofie distinte, il cui reciproco rapporto sta in un rist, come sbalordita e smarrita, paralizzata e senza contrasto fra luna e laltra e in un passaggio dalluna parola, non pi colpita dal proprio insuccesso che da quel allaltra. Il contrasto consiste nel fatto che la filosofia volto nuovissimo e imprevisto. E questo il momento negativa si muove, senza uscirne, sul piano dei puri dello stupore, dal quale la ragione riesce a riaversi solo concetti, mentre la positiva prende le mosse dallesisten- quando trova la forza di capovolgersi, e di riprendere il za e quindi si svolge sul piano della realt: esse sono cammino con una totale inversione di rotta, che lavvia reciprocamente indipendenti, nel senso che il termine per i floridi sentieri della filosofia positiva: allora essa si iniziale della filosofia positiva che n la prima familiarizza con il puro esistente al punto di dargli un necessitata a trapassare nella seconda, n la seconda nome e riconoscervi lessere stesso. tenuta a farsi precedere dalla prima. Il passaggio ha il Tracciato cos a grandi linee lambito nel quale si presencarattere duna vera e propria svolta, la quale consiste in ta lo stupore della ragione, necessaria ora una maggiore un salto, poich si tratta di ricominciare dal principio approssimazione, per la quale giova rifarci direttamente partendo dallesistenza reale, e in un rovesciamento, ai testi principali sullargomento. Il puro esistente - dice poich lessere esistente da cui muove la filosofia posi- Schelling - ci da cui quello che potrebbe provenire dal tiva il contrario dellidea dellessere cui mette capo la pensiero viene abbattuto [ niedergeschlagen], ci dinanfilosofia negativa. zi a cui il pensiero ammmutolisce [verstummt], ci a cui Ora questo atto straordinario ci che Schelling chiama la ragione stessa sinchina [sich beugt]; giacch il penestasi, termine nel quale sarebbe ingiusto ravvisare unil- siero ha a che fare solo con il concetto, con la possibilit, legittima intrusione della mistica nella filosofia, perch con la potenza: ove questa eliminata, il pensiero non ha il pensiero di Schelling schiettamente speculativo e alcun potere [kein Gewalt]. Nella sua pura sostanzianemico della Schrmerei. Dallestasi mistica, che a parer lit ed essenzialit, secondo la sua pura natura, la ragione suo pretende di conoscere esteticamente non solo lesi- pone soltanto lesistente; e nellatto di porlo come

Lo stupore della ragione in Schelling

PROFILO SAGGIO immobile [regunglos], come stupefatta [erstarrt], quasi significato che alla meraviglia egli non faccia pi cenno attonita; ma resta stupefatta davanti allessere solo per nellatto di riproporre lestasi nell Introduzione di ottenere con questa sottomissione [Unterwerfung] il suo Berlino. Il fatto che per lui la meraviglia acquista un vero ed eterno contenuto come realmente conosciuto. significato sempre pi hamanniano, inteso come elavaImpotenza, mutismo e sottomissione della ragione sono zione a ci che v di grande e divino nella realt e come i concetti che balzano subito con evidenza da questi testi attenzione al carattere miracoloso dogni menomo aspetshellinghiani: tre aspetti dellestasi intesa come lunico to del reale, il che invita a concepirla come aperta ed atteggiamento che la ragione pu assumere rispetto esplicita ammirazione e considerarla pi come una pieallesistente, il quale appare, in corrispondenza con nezza rasserenante che come una scossa inquietante. Ora quelle tre reazioni, rispettivamente come lincomprensi- non propriamente questo che Schelling intende quando bile, linaccessibile, lirriducibile. Non meno evidente allude allo stupore della ragione estatica, il quale gli il fatto che questi tre aspetti Schelling li rivela in comune appare piuttosto come un incantesimo a cui strapparsi, con altri filosofi, s che essi, pur ricevendo nel suo un torpore da cui uscire, uninerzia da cui liberarsi, e pensiero uninflessione del tutto nuova, non sembrano quindi come uno stato elementare e inferiore, piuttosto costituirne loriginalit. lontano dalla maturazioLannichilimento e limne richiesta da quellepotenza della ragione saltante senso del meraidea ampiamente diffusa viglioso in cui lamminella tradizione mistica; razione il coronamenlammutolimento del to e la vetta, s che sempensiero - di fronte alla bra ragionevole conclunuda esistenza che, priva dere che proprio nel concom dogni elemento cetto di stupore, cos diconcettuale, non offre alstinto da quello di meracun appiglio al discorso, viglia, risiede ci che la ragione resta senza panellestasi originale e rola, zittita da ci che per caratteristico di conto suo non ha nulla da Schelling. dire - rientra nella teSi pu dire anzi che lematica del silenzio largastasi stessa sidentifica mente sviluppata dalla con lo stupore, al quale tradizione neoplatonica; del resto si possono faconcetto notoriamenta pacilmente ricondurre gli scaliano la sottomissioaltri suoi aspetti. Anzine, che anche Schelling tutto lo stupore trova la potrebbe considerare un sua incarnazione vivendsaveu de la raison ch te nellimmagine fornita al tempo stesso la dernidal significato etimolore dmarche de la raison. gico dellestasi, come exCon queste tradizioni stasis, esser fuori di s: Schelling anzi talmente in preda allo stupore che congeniale che lo sche fuori di s, nella posimatismo del negativo che zione di chi stato colpisi fa positivo, in esse difto da qualcosa di cos fusamente applicato, gli sorprendente da restarne riesce spontaneo: limpofulminato e impietrito, in tenza della ragione couna condizione di stordime un suo denudamenmento che lo lascia inteto, che lungi dallimporedetto e inebetito, in uverirla la riduce alla sua no stato di sopore per cui Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling purezza e autenticit; vi non pi padrone di s, (disegno a gesso di August von Kloeber, 1842) sono oggetti di fronte a ma come posseduto da cui il silenzio stesso si fa parlante, n c parola pi una forza estranea. Questo quanto si pu ricavare dal eloquente di quella muta; la sottomissione, punto finale passo citato, ove a descrivere la ragione estatica si della filosofia negativa, diventa per la filosofia positiva trovano, accanto allefficace espressione latina quasi strumento di conquista e via al possesso. attonita, i termini tedeschi regungslos e erstarrt, che Non si pu dunque dire che risieda in questi concetti la significano rispettivamente immoto e stupefatto, novit di Schelling. Laspetto che invece mi pare del entrambi con una sfumatura, il primo alludendo ad una tutto originale, e per di pi tale da rappresentare les- mancanza di reazione, cio alla paralisi per tramortimensenza stessa della ragione estatica, lo stupore. Si dir to, e il secondo dando lidea sia di irrigidimento sia di che, al contrario, proprio questo laspetto meno origi- torpore. In secondo luogo, facile ravvisare nellimponale, rientrando in una tradizione frequentissima, che tenza, nel mutismo e nella sottomissione tre aspetti della risale addirittura a Platone e Aristotele, come ricorda lo ragione colta da stupore, cio sconcertata da qualcosa di stesso Schelling, il quale, la prima volta che propone il cos inconsueto da risultare inconcepibile, inafferrabile concetto di estasi, nella Conferenza di Erlangen, lo e irriducibile, e da lasciarla come intontita, paralizzata e connette con quello di meraviglia. Ma non senza strappata a se stessa: istupidita di fronte allincompren-

PROFILO SAGGIO sibilit del puro esistente, donde la sua impotenza; folgorata dallapparizione del puro esistente al punto da restare a bocca aperta, donde il suo mutismo; medusata dalla trascendenza del puro esistente cui non le resta che inchinarsi, donde la sua sottomissione. Ma come accade che il puro esistente susciti nella ragione una reazione tanto poco consona con la natura? Il puro esistente qualificato dallessere assolutamente privo di concetto: non ha in s alcuna essenza di cui sarebbe lesistenza, n prima di s alcuna potenza di cui sarebbe la realizzazione; anzi di per s viene prima di ogni essenza o possibilit, e in generale prima di ogni pensiero. Per coglierlo come tale bisogna prospettarlo in questa sua caratteristica inconcettualit, per un verso non precorso da alcun concetto e per laltro anteriore ad ogni concetto, non proceduto da nulla e proprio perci precedente tutto, indipendente dallidea e quindi eccedente lidea. Ora, la ragione comprende soltanto ci a cui pu arrivare con una mediazione concettuale, che pervenga allesistenza a partire dalla potenza, dal concetto, dallessenza: trovarsi di fronte la nuda esistenza, che prescinde totalmente da questi termini, non solo nel senso che non ne segue, ma addirittura nel senso che li precede, significa per essa scontrarsi con qualcosa dinsolito, di eccezionale, che sovverte tutte le sue abitudini e non pu non apparirle inusitato e strano, che sconvolge il corso normale delle cose e porta lo scompiglio nelle sue procedure consuete, che insomma la riempie di confusione e di smarrimento, in una parola, di stupore. Se poi si pensa che nella sua inconcettualit il puro esistente lessere in quanto intransitivo, indubitabile, immemorabile, altri elementi si avranno a giustificare lo stupore della ragione di fronte ad esso. A differenza della potenza, che transitiva in quanto tende a trapassare nella realt, il puro esistente intransitivo: esso non prima possibile e poi reale: esso gi l, irrevocabilmente esistente. C quanto basta a spiegare lo stupore della ragione, la quale non ha tempo di sopraggiungere che gi se lo trova davanti: immediato, e quindi recalcitrante ad ogni mediazione. Non preceduto dalla regione delle possibilit n introdotto dal sentiero dei concetti, il puro esistente sinnalza solitario e inaccessibile come una rupe scoscesa in un deserto inabitabile e impervio. Lassenza di un alone di possibilit spiega poi un altro carattere del puro esistente: la sua indubitabilit. Dubbio c quando vi sono due o pi possibilit; ove queste manchino, non c posto che per lindubitabile. Questo nuovo carattere della nuda esistenza non fa che aumentare la natura enigmatica e recondita, e quindi accrescere lo stupore della ragione; per questa fonte di stupore assai meno lincerta oscillazione dei possibili, fra i quali il pensiero pu sempre orientarsi, che non un volto sfingeo e misterioso, che folgora il pensiero con lo scorcio di insondabili profondit. Un ulteriore carattere spetta al puro esistente come tale da procedere tutto non preceduto da nulla: limmemorialit. Esso il prius assoluto, rispetto al quale ogni cosa posteriore, anche se sembra logicamente precedente. Prima dellessere non c nulla: tutto il resto viene dopo. Esso non ha un passato, o, meglio, non ha altro passato che se stesso. Anzi, esso stesso il passato, il passato assoluto, lantecedente di ogni cosa: in una parola, limmemorabile . Esso precede persino il possibile, rispetto al quale solitamente ogni cosa appare come posteriore o futura. Ora, come pensare limmemorabile, che in quanto tale anteriore al pensiero? Il pensiero con cui lo si dovrebbe pensare bisognerebbe presuppoglierlo, il che contrario allassunto: lessere che precede il pensiero non pu certo essere pensato da un pensiero che precede lessere. Pu la ragione districarsi da questa difficolt? Di fronte a questo essere non preceduto da nulla, senza fondamento, la ragione vacilla, come colta da capogiro: come se le si aprisse davanti una voragine, giacch linfondatezza appare come un abisso, la Grundlosigkeit come un Abgrund. Si raggiunge qui il punto culminante, forse la nota pi propria, dello stupore della ragione: la vertigine che la coglie sullorlo dellabisso. Sembra opportuno, a questo punto, raccogliere e analizzare i passi analoghi e le dottrine affini che si trovano in altre opere di Schelling, per chiarire ulteriormente lo stupore della ragione nelle sue modalit assodate sin qui: lo stato della ragione torpida e inerte perch inebetita e come posseduta da una realt insolita e immediata, e lo stato della ragione colta da vertigine davanti allinfondatezza senza fondo dellessere immemorabile. Per quanto riguarda il torpore, si dovr ricordare che anche il monoteismo dellumanit primitiva, di cui Schelling parla nella Filosofia della mitologia, ha un carattere estatico. Si rammenti il passo schellinghiano in merito. Non nel senso duna filosofia che fa cominciare luomo dallottusit e stupidit animale, ma nel senso che i Greci indicarono con diverse espressioni molto significative come e , e altre, cio nel senso che la coscienza occupata e per cos dire colpita da Dio, lumanit primitiva si trova in uno stato di non libert, colpita da una specie di stupor (stupefacta quasi et attonita) e posseduta da una potenza estranea, e da lei posta fuori di s, cio fuori dal proprio potere. La descrizione non potrebbe essere pi calzante. Lo stupore della ragione si pu dunque paragonare allo stato dellumanit primitiva nel suo cieco teismo o inconscio monoteismo, che Schelling trova ben caratterizzato con le parole greche citate, le quali si convengono a chi, appunto perch percosso da Dio, caduto in una specie di stupor, come assai opportunamente egli dice in latino, ad evitare ogni possibile confusione con la meraviglia o lammirazione degli pi evoluti, e a mettere in evidenza laspetto di stolidit e sbalordimento, stordimento e insensatezza, ebetudine e smemoraggine, incoscienza e tardit che ho cercato di condensare nel concetto di torpore, senza tuttavia confonderlo con lottusit (Stumpfheit) e la stupidit (Sinnlosigkeit) tipica degli animali. Lumanit primitiva come colpita (, geschlagen) e potremmo dire ammaliata e affascinata da Dio, come invasa e occupata e dominata da lui (eingenommen, behaftet, beherrscht), da lui posseduta e afferrata (bemchtigt, ergriffen) come da una potenza aliena che la spossa di s e del proprio potere. Si tratta di una coscienza estatica, che da una parte posseduta da un principio superiore e dallaltra immersa in uno stato di inconsapevolezza, s che il riconoscimento di quel principio superiore non espresso in unesplicita affermazione teorica, ma risulta dalla stessa sostanza e natura e realt delluomo. Per un verso, dunque, lo stupore dellumanit primitiva la reazione di fronte a una realt riconosciuta come superiore. Non a caso Schelling, da buon orientalista, ricorre alle note interpretazioni del termine ebraico Elohim, la cui radice fatta risalire a un verbo che in arabo ha il significato di stupore e il cui plurale fatto rientrare nei nomina maiestatis. Portatrice e custode dun inconsapevole monoteismo lumanit primitiva

PROFILO SAGGIO pervasa da un brivido religioso, che congiunge il timore e la venerazione con tutti gli aspetti della meraviglia, dallo stupore allammirazione. Ma per laltro verso lo stupore dellumanit primitiva una specie di sapere incosciente, una forma di coscienza torpida e sonnolenta, che pi che possedere il suo oggetto ne a sua volta posseduta, o, meglio, che possiede il suo oggetto solo nella forma dellesserne posseduta, cio pi nel senso desserne coscienza che in quello daverne coscienza. Di fronte a Dio, lumanit primitiva non in stato di libert: Dio che simpadronisce di essa, che la domina e soggioga, che per cos dire la sequestra e conquista per farne la sede della propria affermazione. Ma questo impossessamento della coscienza da parte di Dio pure una coscienza, sia pure assonnata e silenziosa, di lui: la coscienza possiede Dio non meno di quanto Dio non possieda la coscienza. Ora, lanalogia dellumanit primitiva, il cui stupore si manifesta dunque in un brivido religioso e in una coscienza muta, pu servire per caratterizzare meglio lo stupore della religione di fronte al puro esistente. Ne nasce non solo particolarmente rilevata liriducibilit del puro esistente, che la ragione non pu nemmeno tentare di aggredire e comprendere, ma anche ben precisata la funzione conoscitiva dello stesso torpore della ragione stupefatta. Come la coscienza muta dellumanit primitiva, cos il tacito sopore della ragione estatica un caso dintuizione cieca, cio duna forma di conoscenza in cui laspetto positivo, quello per il quale essa raggiunge e afferra il suo oggetto - se di oggetto si pu parlare per qualcosa di inoggettivabile - procede di pari passo con laspetto negativo, quello per il quale il suo oggetto la colpisce e in qualunque modo laccieca. Non sar male insistere sul carattere captativo di questa reazione per la quale la ragione piomba in uno stordimento che non per il fatto dassopirla la priva della sua capacit: prensile anche se non vigile. Forse tutta la conoscenza ha un carattere per cos dire teoplettico: forse le operazioni e i discorsi della ragione hanno un senso solo in quanto muovano da una conoscenza profonda inconscia muta, ma non per questo meno genuina, perch connaturata, da un possesso cieco immobile inerte, ma non per questo meno autentico, perch originario. Se a un approfondimento del torpore della ragione servita lanalogia del monoteismo originario, quale analogia potr illustrare la vertigine della ragione? Su questo punto sembrerebbe inevitabile da parte di Schelling un rinvio alla mistica. Ma non alla mistica chegli fa ricorso, bens al razionalissimo e criticissimo Kant, che in una pagina non meno giustamente famosa che solitamente trascurata parla precisamente del baratro della ragione. Secondo Kant per la ragione umana un vero abisso lidea dellessere necessario, cio il pensiero, al tempo stesso inevitabile e intollerabile, di un sostegno di tutte le cose a sua volta non sostenuto da nulla; ci chegli rende evidente con laudace e drammatica personificazione dellessere supremo nellatto dinterrogarsi sul proprio fondamento, dicendo a se stesso: Io sono dalleternit alleternit, fuori di me nulla che io non voglia; ma io donde sono?. A questo pensiero, afferma Kant, tutto sprofonda sotto di noi, e la massima come la minima perfezione ondeggia senza stabilit davanti alla ragione speculativa. Si tratta dunque, per Kant, duna specie di deliquio colto alla stato iniziale, che provoca un senso dinstabilit. Tutto ondeggia e vacilla: il terreno sotto i piedi, le idee davanti alla mente, le distinzioni dinanzi al giudizio; tutto tende a svanire: concetti e parole, pensieri e discorsi, consapevolezza e speculazione; e su ogni cosa si stende, postilla Schelling, il silenzio e limportanza della ragione annichilita. Si ritrovano qui gli aspetti gi considerati dello stupore della ragione: che cos questo abisso se non ci dinanzi a cui la ragione tace, da cui essa inghiottita, rispetto a cui essa non pi nulla, non pu nulla? Ma la vertigine descritta da Kant va pi a fondo, e indica il punto pi alto dello stupore in quel misto di attrazione e repulsione che si suol provare sullorlo di un abisso, il quale ispira per un verso un senso di terrore e raccapriccio, ed esercita per laltro una vera e propria seduzione, s che non possiamo impedirci di continuare a rivolgervi il nostro sguardo intimorito. Al misto kantiano di orrore dellabisso e fascinazione del precipizio Schelling aggiunge una sua pennellata col dire che di fronte al baratro la ragione muta, paralizzata e impotente si sente inghiottita (verschlungen) da esso, come sul punto di precipitarvi. V di pi. La vertigine porta la ragione sulle sublimi vette del pensiero e nelle profondit abissali dellessere, l ove la ricerca dellorigine, spingendo allestremo linseguimento dellulteriorit, finisce col rasentare il nulla; s chessa trova la sua migliore espressione nella domanda ultima e suprema, la pi radicale e vertiginosa di tutte, che Schelling raccoglie da Leibniz e consegna a Heidegger non senza conferirle gi unintonazione precocemente esistenzialistica: perch lessere piuttosto che nulla? Il riconoscimento della possibilit anzi dellinevitabilit di questa domanda, che Schelling non esita a definire piena di disperazione, suppone in lui una concezione profondamente tragica della vita, la quale, allinizio semplice spunto dissimulato dallottimismo idealistico, va via via scoprendosi nel suo pensiero, soprattutto attraverso la mediazione dei Weltalter, ove essa erompe impetuosamente in modo definitivo. Dio regna su un mondo di orrori, egli dice. Sol che si badi a quanto c di spaventoso nel mondo naturale e nel mondo umano, si concluder per un verso che i prodotti della vita inorganica sono manifestamente figli dellangoscia, del terrore e della disperazione, e che il sigillo del dolore impresso sul volto di tutta la natura e sul viso degli animali, e per laltro che i primi fondamenti della vita umana son fatti di lotte mortali, di terribile tristezza, dunangoscia che spesso arriva alla disperazione. Una melanconia profonda e insopprimibile presente in ogni vita, langoscia il sentimento fondamentale dogni creatura vivente, lnfelicit costitutiva dellesistenza, la sofferenza universale, giacch altrettanto doloroso essere che non essere, anzi ogni dolore proviene dallessere. Il senso ultimo della vertigine della ragione dunque lorrore dellessere, sublime e tremendo insieme, il raccapriccio per lorribile mondo dellessere. In quella domanda estrema ed esitenziale, nella quale tua res agitur, risuona s lorrore del vuoto, il terrore davanti al nulla da cui emerge lessere e che continua a fasciarlo con la sua ombra, ma ancor pi lorrore dellessere, in cui lenigmaticit delluniverso, la contingenza del mondo, la gratuit del reale, il dolore dellesistenza si congiungono inestricabilmente a costituire lunico oggetto duna reazione cos profondamente rivelativa. Un ultimo punto resta da considerare, ed che il concetto di stupore, essendo lunico in grado di qualificare lestasi della ragione, anche il solo che contenga la chiave per comprendere il passaggio dalla filosofia negativa alla

PROFILO SAGGIO filosofia positiva, e quindi possa fornire linterpretazione da dare del pensiero schellinghiano, se cio si tratti dun persistente razionalismo o dun dichiarato irrazionalismo, o non piuttosto duna filosofia che faccia consistere la propria originalit nel sottrarsi a quellalternativa. Non si scordi che sul passaggio dalla filosofia negativa alla filosofia positiva esiste in Schelling un osservatorio privilegiato: la sua dimostrazione dellesistenza di Dio, la quale, com noto, non consite nel dimostrare che Dio esiste, ma nel provare che lesistente Dio. Essa consta perci di due procedimenti, la cui articolazione illustra quel passaggio rivelando quanto vi incida lo stupore della ragione. La prima procedura, puramente razionale e a priori, consiste nel definire il concetto di essere necessario, e culmina con largomento ontologico, inteso non pi come lassurda impresa di trarre da tal concetto la sua esistenza, ma come una felice introduzione alla filosofia positiva. A tal fine bisogna per rettificarne la conclusione, la quale non potr essere che Dio esiste necessariamente, beninteso se esiste. Quel se esiste non pu alludere che che al puro esistente; e con questa idea la ragione ha compiuto un passo decisivo, il quale, anche se non la conduce alla realt e le impone pur sempre la necessit dun salto, tuttavia la trasporta sullultima spiaggia, al margine estremo del proprio processo e in vista del reale. Quellidea un' idea specialissima, diversa da tutte le altre: concetto senza concetto anzi anteriore al concetto, esistenza senza essenza anzi essenza a se stessa, anzi idea che non idea anzi il contrario dun idea: pensarla impresa disperata, tant vero che la ragione ne esce stremata, e per cos dire boccheggiante. Il fatto che il puro esistente non si pu pensare; anzi, solo come impensabile pu essere linizio della filosofia positiva. Ma proprio perci esso non dipende pi dalla filosofia negativa. E qui che interviene la soluzione di continuit, con la quale il puro esistente si stacca dalla mera ragione e la filosofia positiva pu prendere il suo avvio. La seconda procedura a posteriori, e consiste nella ripresa del discorso razionale dopo il salto dellestasi. Essa ha inizio con lo sforzo della ragione che, per rimettersi in cammino, cerca di strapparsi dal torpore e di riemergere dallabisso, e, intendendo avvolgere e permeare quella stessa realt che lha impietrita, raccoglie le forze per recuperare in una lucida consapevolezza lunit dellessere e del pensiero. Lestasi ha fornito la mera esistenza senza essenza, che non ha n nome n concetto, un qualcosa che non Dio, ma pu diventarlo, una volta che si giunga a darvi un nome e a ravvisarvi non solo lessere, ma il signore dellessere. E proprio quanto fa questa procedura, la quale penetra lopacit del puro esistente riscattandolo dalla sua anonimia e attribuendogli il concetto della divinit; ci che Schelling esprime col dire che Dio non , come molti credono, il trascendente, ma il trascendente fatto immanente, cio lesatto contrario di quanto intende la vecchia metafisica impiantata sul principio della priorit dellessenza sullesistenza. Rispetto alla filosofia negativa questo procedimento ha una direzione inversa, giacch muove non dallidea ma dalla realt, e ha un carattere diverso, giacch ha a che fare non con la pura ragione e i meri concetti, ma col fatto e con lesperienza. Le due parti della dimostrazione schellinghiana dellesistenza di Dio sono dunque la definizione del concetto, che spetta alla filosofia negativa, e la denominazione dellesistente che tocca alla filosofia positiva. Fra questi due processi razionali opposti e diversi, v una vera e propria soluzione di continuit: lestasi e lo stupore della ragione. E il silenzio che divide i due discorsi, la paralisi che separa i due movimenti, il sonno che distingue le due veglie, la vertigine che divarica i due versanti, il sopore che delimita le due consapevolezze. Rivediamone brevemente le caratteristiche. E un momento critico, altamente drammatico: un istante di sospensione assoluta, in cui su ogni cosa si stende un alto e pauroso silenzio: la ragione, abbandonata alla sua nuda natura, colta da un fremito come di orror sacro, sentendo oscuramente limpressionante vicinanza del significato ultimo delle cose, prossima a cogliere il senso dellenigmaticit del reale e la fonte del dolore dellesistenza; in un supremo e culminante abbandono, essa accede allessere, il quale, nellatto stesso che la paralizza con la sua irriducibilit e la sconvolge con la sua ulteriorit, le si rivela, consegnadosi alla sua coscienza muta. Si hanno ormai gli elementi essenziali per interpretare questa soluzione di continuit, che meriterebbe piuttosto il nome di cesura, e quindi il carattere del pensiero schellinghiano. A me sembra che un semplice sguardo basti a escludere sia uninterpretazione razionalistica che, sminuendo la portata della cesura, lascerebbe inspiegata la dualit delle filosofie e il risoluto antihegelismo di Schelling, sia uninterpretazione irrazionalistica che, esagerando lincidenza della cesura, riterrebbe il riconoscimento duna sconfitta della ragione come sufficiente a viziare alla base ogni nuovo discorso, abbandonandolo cos alla fede o al sentimento, in una forma di esigenzialismo psicologico o religioso del tutto estraneo ai propositi e ai risultati di Schelling. Unesatta misurazione della cesura possibile solo mettendo in evidenza nel testo schellinghiano il concetto di stupore della ragione. Lo stupore della ragione un attimo di sospensione, non cos pronunciato e definitivo da rappresentare una rottura n cos tenue e istantaneo da non dar luogo che a una mera prosecuzione. Esso rappresenta un intermezzo, in cui linterruzione brusca e persino violenta non irreversibile, e per quanto sconvolgente e traumatica non si trasforma in scissura. La ragione simmerge certo nel torpore, ma non vi si seppellisce, e certamente discende nellabisso, ma non vi sprofonda: il suo stupore solo una pausa, ma non tanto da ridursi a una sosta rapida e fugace, ed certo una svolta, ma non tanto da avviare un processo completamente eterogeneo. Lo stupore della ragione divide il corso del pensiero e il discorso filosofico in due: da un lato il cammino sicuro della ragione autonoma, che non cos trionfale da non sottomettersi, alla fine, allirriducibile trascendenza di ci che essa nel pensiero raggiunge come idea e nellestasi consegue come esistenza; dallaltro il cammino della ragione soggetta al reale, la quale non cos docile e corriva da appiattirsi sulla realt stessa, senza cercare di penetrarla col pensiero e di ritrovarvisi con una congenerit che sola rende possibile ogni grado della conoscenza. Ma si tratta davvero di due discorsi separati, o non si tratter piuttosto dun solo grande discorso razionale e filosofico, che non si potr forse definire come unico in quanto scandito in due fasi differenziate, ma che certamente merita il nome di unitario, perch le sue due parti girano intorno a quello stesso stupore della ragione che li spartisce come due battenti ruotano intorno al loro perno? Cos prospettato, lo stupore della ragione non sarebbe soltanto il cardine in cui simperniano le due

PROFILO filosofie, ma addirittura il fuoco centrale dellintera filosofia nel suo discorso razionale unitario: lo spiraglio che le fa intravedere la sorgente stessa del reale, il nesso che la vincola allorigine traendone sostanza e alimento, il rapporto originale e fondamentale con lessere. Ben a ragione esso pu considerare come lelaborazione ultima e pi matura di quello che sotto varie forme sempre stato il cuore della filosofia schellinghiana: lintuizione intellettuale, la Mitwissenschaft , il non sapere sciente, lestasi; che non sono tanto una conoscenza intuitiva quanto piuttosto un rapporto ontologico, cio il fatto originario e imprescrittibile che luomo coscienza dellessere. Nellinsieme del pensiero schellinghiano non si sa se laccento cada pi sulla totalit articolata e avvolgente del discorso razionale, che, per quanto violentemente interrotto e costretto a invertire la rotta, riprende con pazienza e pacatezza il suo filo, o pi sullincidenza dellinterruzione, che, in quanto rispettivamente culmine e inizio delle due fasi, contiene forse lanima ispiratrice e motrice dellintero corso. Ci che conta che Schelling si mostra interessatissimo a mantenere insieme i due termini: per un verso egli non pu fare a meno dellintuizione intellettuale, della conscientia, della scienza centrale e congenere, della dotta ignoranza, dellestasi, dello stupore, e per laltro verso la sua vocazione la chiarezza della ragione, la fatica del concetto, la trasparenza razionale dellesperienza; s che i due termini, lungi dallevaporarsi luno nella fantasia e laltro nellastrazione, rappresentino, uniti, la completezza della filosofia. Alla pienezza del pensiero sono per Schelling egualmente e indivisibilmente necessari la solidariet fra concetto ed esperienza e il carattere teoplettico e intenzionale della ragione, la razionalit del discorso e lapertura dellessere. E sono tanto lapertura dellessere che la disponibilit allesperienza che conferiscono alla ragione quel carattere duttile e penetrante che in Schelling la rende capace di affrontare le zone oscure del reale, come la natura e la storia, linconscio e il mito, e i regni del positivo, come la scienza, larte, la religione, permeandoli e dominandoli in modo pi efficace di quanto abbia potuto fare lidealismo, in obbedienza non meno allesigenza di concretezza che al dovere di critica razionalit che caratterizzano, entrambi, la filosofia.

Conferenza tenuta originalmente il 17 dicembre 1979 all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici , successivamente stampata in A.A. V.V., Romanticismo, esistenzialismo, ontologia della libert, Milano, Mursia, 1979, pp.137-180

Berlino, Unter den Linden (incisione del 1840 circa)

PROFILO SCHEDA Salendo la tortuosa strada che dalla piana di Firenze porta 1976. Da allora lUniversit si molto ampliata, con allarroccata Fiesole, s'incontra un poggio, dove si ha il lammissione annuale di circa cento nuovi ricercatori e privilegio di ammirare tanto le plastiche forme degli con laumento delle funzioni amministrative, tanto da edifici religiosi e civili fiorentini, quanto le turrite sago- necessitare di altre sedi; a quella originaria si sono me delle costruzioni di quella che fu una delle ultime aggiunte: la Villa Schifanoia (la villa di delizie dallo roccaforti etrusche. Qui sorge la Badia Fiesolana, un scenico giardino allitaliana, dove la leggenda vuole che complesso monastico che evoca innumerevoli richiami Boccaccio abbia ambientato la cornice delle novelle del storici e offre sfaccettate suggestioni artistiche: dallu- Decameron), la Villa il Poggiolo (dove hanno sede gli manesimo dei Medici, alle volte e ai capitelli che ricorda- archivi della Comunit europea, tra cui il fondo Altiero no gli sfondi del Beato Angelico, fino al chiostro di Spinelli) e il Chiostro del Convento di S. Domenico stampo michelozziano e alla Chiesa di S. Domenico che (dove nelle ex-celle dei frati hanno ora il loro studio i fu rimaneggiata su una precedente costruzione gotica, di cosiddetti Jean Monnet-Fellows, ricercatori post-dotcui rimane traccia nei pochi marmi della sua facciata torato e professori che godono di una borsa di ricerca policroma. Questi retaggi culturali, uniti ad un paesaggio della durata di un anno). che vive in equilibrio con la presenza delluomo, creano Ma come si accede allI.U.E.? Bisogna innanzitutto dire una sorta di cornice estetica che non si limita per a che lattivit accademica dellIstituto viene svolta seconcircoscrivere gli echi del passato, quanto invece a poten- do la suddivisione in quattro dipartimenti (Storia e Civilziare le prospettive del presente futuro. Infatti, proprio t, Scienze Economiche, Scienze Giuridiche e Scienze nella Badia Fiesolana (in precedenza adibita a collegio, Politiche e Sociali) e in due Centri (Centro di Politica gestito dai Padri Scolopi) che ha ora sede lIstituto Europea e Centro di Ricerca sulla Cultura Europea). Alla Universitario Europeo, lorganizzazione internazionale domanda di ammissione - che per gli italiani scade di studi post-laurea che viene annualmente intorno alla fine di finanziata dai dodici Paesi memgennaio - segue una prima seleI luoghi della filosofia: bri della Comunit Europea e zione (a livello nazionale), opeche ha attualmente alla presirata in certi casi dai docenti delLIstituto denza il francese Emile Nel, lUniversit, in altri dai governi ex-segretario generale della Universitario Europeo centrali, sulla base dei titoli preCommissione delle Comunit sentati - a partire dalla laurea - e europee. del piano di ricerca che si intendi Firenze Dallantica struttura autosuffide svolgere. Una volta superata ciente dellabbazia medioevaquesta prima fase, si viene conle, la Badia si cos trasformata vocati per un colloquio orale nella moderna organizzazione perlopi in inglese - in cui si di Marina Calloni di un campus di ricercatori espone il proprio progetto scieneuropei e non, provenienti da tifico. Se si viene accettati, si diverse esperienze scientifiche, dispone allora di una borsa di intellettuali e culturali, dove il ricerca della durata di tre anni, principio dellapprendimento nel caso in cui si voglia conseviene strettamente unito a quelguire il dottorato di ricerca, e di lo della socializzazione interpersonale (spirito che si un anno, se si vuole ottenere solo il master. Il titolo di trasfonde poi anche nellasilo multinazionale messo a dottore di ricerca, rilasciato dallI.U.E. a seguito della disposizione dellIstituto a favore dei figli dei ricercatori, discussione di una dissertazione scritta al termine dei tre dei professori e del corpo amministrativo). La provenien- anni di lavoro, a norma di legge equipollente allo stesso za da Paesi diversi rende infatti necessario un continuo titolo conseguito nelle Universit italiane, ovvero il dotsforzo reciproco per lintesa sui programmi di ricerca, torato europeo viene automaticamente riconosciuto dalle connotazioni scientifiche spesso molto eterogenee. dallo Stato Italiano (il che non implica per un successivo La difficolt dellinterazione linguistica viene invece accesso privilegiato alla vita accademica nazionale). facilmente superata sia dalluso comune di una lingua, Lattivit di ricerca si svolge attraverso seminari settimalinglese (in cui si tengono la quasi totalit dei seminari nali, tenuti dal corpo docente dellUniversit (composto e delle dissertazioni), sia dalla conoscenza di almeno due da professori - non soltanto europei - che vengono assunti lingue da parte dei ricercatori. E un po come se si con contratti della durata massima di otto anni), e attravivesse a Babele tutti i giorni, col pregio per di verso discussioni e conferenze su quei temi che vengono intendersi: a Firenze si pu cos vivere in un luogo scelti come ambito specifico di ricerca, spesso a carattere extraterritoriale, pur circondati da un paesaggio pretta- interdisciplinare. I supporti didattici, ma soprattutto tecmente toscano. La creazione dellUniversit Europea nici, vengono principalmente offerti dallorganizzazione venne decisa il 19-4-1972, con la firma di una convenzio- di corsi di lingue, da tirocini e missioni allestero e da una ne sottoscritta dai sei Paesi fondatori della Comunit biblioteca assai rifornita e completamente informatizzaeuropea, che prevedeva listituzione di un organismo ta. La ricerca e la consultazione di libri e di periodici (che internazionale avente lo scopo di promuovere ed estende- hanno naturalmente il pregio di provenire da Stati diverre lintegrazione europea, soprattutto a livello cultural- si) diventano pertanto assai facili e veloci, grazie anche scientifico. LI.U.E. prese per vita solo nellautunno allassistenza di un gruppo di bibliotecari europei assai

PROFILO qualificato e aggiornato anche sui pi recenti sviluppi della computerizzazione bibliotecaria. Ma questi possono per a loro volta fare affidamento sullaltrettanto preparato gruppo dei tecnici del centro di calcolo che con la loro assistenza permettono anche il funzionamento di un servizio-dati per ricerche di carattere quantitativo. Nel panorama italiano, ma anche europeo, lI.U.E. indubbiamente un esperimento che, nonostante la cornice idilliaca del paesaggio e la qualit dei servizi offerti, presenta tuttavia problemi e limiti. Lintegrazione cultural-scientifica non infatti cos facile da attuare, molto spesso a causa delle diverse formazioni personali dei ricercatori e docenti, altre volte per gli enormi stimoli che continuamente arrivano da esperienze differenti, ma che senzaltro rendono pi difficile una selezione dei dati ed un percorso coerente della ricerca individuale. Il continuo incremento delle informazioni che si ricevono, col conseguente aumento degli influssi esterni, non infatti sempre proficuo per la concentrazione e la ricerca, a meno che non venga adeguatamente filtrato da un rigoroso piano generale dei propri percorsi danalisi. Rispetto al passato, negli ultimi anni lI.U.E. si trasformato sotto il profilo della sua complessiva struttura di ricerca; infatti da organismo internazionale pensato perlopi in termini di centro-studi sulla questione dellintegrazione europea, si convertito in luogo di ricerca su temi che non sono prettamente attinenti alle specifiche problematiche delle nazionalit del vecchio continente, ma che spesso prendono anche spunto - o partono - dalle analisi condotte oltre-Oceano, oppure prendono in esame un pi vasto panorama europeo. Linterscambio culturale dellIstituto va comunque ormai al di l dei confini della Comunit europea; si infatti deciso di offrire borse di studio a ricercatori provenienti dai Paesi dellEst, della durata di un anno (secondo altre modalit di partecipazione vengono per accolti anche studiosi di altri continenti, dai sudamericani, ai cinesi fino ai nuovi zelandesi). Alla base sta per un progetto di politica culturale pi esteso: partecipare, o comunque promuovere la costituzione dellUniversit del Centro-Europa, che dovrebbe essere composta da centri di ricerca situati in alcune delle maggiori citt dei Paesi dellex-blocco comunista. Lungo il suo percorso culturale, lesperienza dellI.U.E., pur con tutti i suoi limiti, ha comunque potuto mostrare in modo paradigmatico che la cultura non pi pensabile se non in termini di comunicazione interpersonale e di scambio di dati e di competenze specifiche fra ricercatori provenienti da ambiti del sapere avanzato, soprattutto a livello transdisciplinare e transnazionale.

Villa Schifanoia, sede dell'Istituto Universitario Europeo.

TENDENZE E DIBATTITI

TENDENZE E DIBATTITI

Attualit degli antichi


Nel ventesimo secolo molti dei problemi che preoccupavano gli antichi greci risultano curiosi, se non addirittura incomprensibili. Per questo gli sforzi degli studiosi si sono spesso concentrati nel contrastare questa impressione, mostrando invece come alcuni problemi contemporanei siano strettamente legati al sapere antico, come peraltro dimostra la presenza di nuclei propri del pensiero greco nei moderni dibattiti. E questo il caso dellattesa monografia sulla filosofia di Socrate di Gregory Vlastos, Socrates: ironist and moral philosopher (Socrate: satirico e filosofo morale, Cambridge University Press, New York 1991). Nicholas Denyer nel suo libro Language, thought and falsehood in ancient greek philosophy (Linguaggio, pensiero e falsit nellantica filosofia greca, Routledge, London 1990) cerca invece di focalizzare il problema della falsit allinterno del pensiero greco. In questo sforzo di chiarificazione convergono anche altri recenti studi: Ancient concepts of philosophy di William Jordan (Antichi concetti della filosofia, Routledge, London 1990), Plato in the italian Renaissance di James Hankins (Platone nel Rinascimento italiano, 2 voll., Brill, Leiden 1991 ) e The greek philosophical vocabulary di J.O. Urmson (Vocabolario della filosofia greca, Duckworth, London 1990). Da rilevare infine, accanto a queste tendenze prevalentemente esegetiche, sforzi di attualizzazione di una riscoperta del platonismo da parte del pensiero matematico, in connessione soprattutto allo sviluppo della teoria dei frattali e a quella del caos, una ulteriore testimonianza questa di come il platonismo sia riuscito a mantenere attraverso i tempi molto del suo potere intellettuale e ideologico.

Gregory Vlastos, uno dei pi eminenti studiosi di filosofia classica, ha dedicato parecchi anni ad esaminare lintero corpus della filosofia platonica. Ora ha deciso di rivolgere il suo interesse al pensiero socra-

tico. Lopera di Vlastos non delude e riflette le sue pi specifiche virt: padronanza dei testi, acuta capacit argomentativa, chiarezza nellesposizione, buon senso, generosit di spirito. Socrate appare come il pensatore che ha inaugurato quella linea di pensiero che considerata il caposaldo della filosofia classica. E compito difficile quello di cercare di chiarire qual leffettivo pensiero di Socrate sulla felicit, sulla virt, sulla conoscenza e sulle loro reciproche relazioni, in quanto la ricerca deve essere condotta sui testi di pensatori influenzati dal suo pensiero. Socrate viene descritto da Vlastos principalmente come un innovatore morale. Nella lista classica della quattro virt morali (temperanza, giustizia, saggezza e coraggio, cinque se si include la piet) egli prende una direzione decisamente nuova riguardo le prime tre. La temperanza non solo una moderazione delle passioni; implica invece una perfetta coincidenza del desiderio con la nostra conoscenza del bene totale. Per quanto riguarda la giustizia la posizione di Socrate oltrepassa laccezione comune che essa corrisponda a ci che dovuto a ciascuno. Per Socrate la giustizia sembra racchiudere piuttosto la nozione di beneficenza: il nostro pi alto dovere quello di fare il bene degli altri. Queste due nozioni rivoluzionano ci che si intende per felicit. Vlastos esamina tutte le varie interpretazioni della relazione tra felicit e virt; rifiuta linterpretazione che considera la virt come strumentale alla felicit, ma si oppone anche alla visione secondo cui esse coincidono. Ammettendo che la virt un costituente della felicit, Vlastos conferma laffermazione cruciale di Socrate, che considera la virt come una componente assoluta della felicit, a differenza di altre componenti, come per esempio la salute o la ricchezza, che possono diventare dannose a meno che non siano in presenza della virt. Ma ci che sorprende non tanto questa sua concezione, quanto il fatto che Socrate riteneva che questo suo modello di vita, cos spontaneo per lui, potesse valere alla stessa maniera per tutti gli individui. Per Socrate, infatti, ci che ci separa dalla giustizia la comprensione vera di ci che noi realmente vogliamo. A questo proposito Vlastos sottolinea come la concezione della giustizia

non possieda un senso puramente contemplativo e disincantato; essa implica invece la nozione di beneficenza. Inoltre, legando il principio della benevolenza agli essere divini, assegna la virt della giustizia alla sanzione divina. Per quanto riguarda la saggezza e la conoscenza razionale Socrate sostiene che esse si ottengono attraverso la formulazione di argomentazioni ed il loro successivo confronto. Il procedimento che egli usa si basa esclusivamente sugli argomenti e sulle credenze dellinterlocutore, senza lintroduzione di tesi estranee, come invece procede Platone. A questo proposito Vlastos mostra come la fede filosofica nellargomentare e nel ragionamento sia diventata propria di tutte le scienze grazie a Platone, non a Socrate. In questo senso egli sottolinea la differenza tra Socrate, filosofo prettamente morale, e Platone, filosofo generale, che ha applicato questo metodo dindagine a tutte le branche del sapere. Con Platone largomentazione razionale diventa un passe-partout. Vlastos accentua ulteriormente la differenza tra Platone e Socrate a favore di questultimo, specie quando evidenzia il fatto che a differenza di Socrate per Platone la conoscenza filosofica non la si pu ricercare in un individuo qualunque semplicemente dialogando, perch essa ha bisogno di una speciale preparazione, facendo in tal modo della filosofia unattivit dlite. Nellambito delle ricerche circa i problemi che hanno effettivamente travagliato il pensiero greco si iscrive il libro di Nicholas Denyer, Language, thought and falsehood in ancient greek philosophy, che si propone di chiarire la tematica del falso. Questo problema, cos come era concepito dai greci, assente dal pensiero contemporaneo, e venne risolto da Platone. Lo studio di Denyer appunto un tentativo di analisi della risposta platonica a questo problema, partendo dalla genesi del problema nei predecessori di Platone fino alla sua risoluzione nel Sofista, passando attraverso la Repubblica, il Cratilo ed il Teeteto. Oltre Platone si dirige invece lanalisi che James Hankins svolge nel suo Plato in the italian Renaissance, prendendo di mira gli scritti neoplatonici e mettendo in evidenza come i pensatori di questo periodo coglievano e interpretavano la filosofia classica. Hankins

TENDENZE E DIBATTITI
mostra come i primi umanisti cercassero di conciliare la filosofia platonica con il cristianesimo solo per cercare di difendere in maniera calcolata e cinica gli studia humanitatis dallaccusa di paganesimo. Solo pi tardi pensatori come Bessarion e Ficino furono animati da un autentico desiderio di fondere leredit classica con quella pagana. Lo studio di William Jordan, Ancient concepts of philosophy, e quello di J.O. Urmson, The greek philosophical vocabulary, mostrano una differente, ma collegata tensione nellaffrontare il mondo greco nella sua globalit pratico-teorica. Il primo analizza le concezioni proprie della filosofia greca, i suoi scopi e i suoi temi principali, il genere di persone che se ne occupavano e la vita che questi conducevano. Il secondo invece vuole essere esplicitamente una guida per coloro che possiedono gi una conoscenza del greco, inoltrandosi con ampio raggio danalisi allinterno del linguaggio dei filosofi greci. Infine da segnalare una recente ripresa del platonismo allinterno del pensiero matematico, che sta suscitando aspre polemiche nel mondo accademico. Dal 1980 due interessanti aree della matematica, la teoria dei frattali e quella del caos, sono servite a sostenere il ritorno del neoplatonismo. I frattali vengono intesi come entit splendidamente misteriose, che pare manifestino una vita propria, e che perci sembrano dimostrare che la matematica non un sistema inventato dalluomo, ma un mondo preesistente di struttura platonica, che viene semplicemente indagato dalluomo (vedi per esempio Roger Penrose, The emperors new mind, 1990). Alcuni teorici del caos hanno proposto di bandire la nozione di disordine assoluto, sostenendo che per quanto una situazione possa apparire caotica, pu sempre essere determinata da regole anche se molto complesse. Il neoplatonismo dopo un periodo di successo con Georg Cantor, venne definitivamente messo in discussione da pensatori come Poincar e Kroneker. La fede in questa teoria sub inoltre un duro colpo tra gli anni 60 e 70 , allorch non solo cadde la credibilit del formalismo, ma anche del platonismo, permettendo alle scienze matematiche di essere rifondate e di potersi sviluppare. Al di l di tutto questo, ci che crea meraviglia il rilevare come il platonismo sia riuscito a mantenere pressoch inalterata la sua carica denergia intellettuale, anche dopo le numerose critiche ricevute durante i secoli passati. V.R.

La societ tra conflitto e paura del vuoto


Di teoria del conflitto e delle strategie di compromesso applicate allinterno delle societ moderne si occupa il libro di Luc Boltanski e Laurent Tavenot, De la justification (La giustificazione, Gallimard, Parigi 1991). Nei termini di unanalisi pi specificamente sociologica si propone invece il saggio di Olivier Mongin, La peur du vide. Essai sur les passions dmocratiques (La paura del vuoto. Saggio sulle passioni democratiche, Seuil, Parigi 1991).

Apollo, frontone occidentale del tempio di Zeus a Olimpia (460 a. C. circa)

Nella sua recensione (Le Monde, 23 agosto 1991) allo studio di Luc Boltanski e Laurent Tavenot, Paul Ricoeur si sofferma sulloriginalit della metodologia impiegata per disegnare il quadro di una societ composta da una pluralit di regimi dazione dotati di una propria coerenza e che forniscono la struttura di riferimento delle relazioni umane. Importa notare come questa pluralit sia limitata, nel senso che risulta condizionata da una serie di regole e di modelli che orientano le relazioni sociali. Sono, ad esempio, le regole funzionali sottomesse al principio dellutilit che presiedono al funzionamento della citt industriale, mentre la citt civile vive nel riferimento al principio di subordinazione dellinteresse privato a quello collettivo. Per evidenziare gli specifici modelli di legittimazione di ciascuna citt, sui quali a loro volta si fondano le procedure di regolazione dei conflitti, gli autori procedono ad una lettura incrociata dei testi classici della tradizione filosofica e teologica con i manuali di ordine pi pratico e operativo, destinati a coloro che possono essere definiti i funzionari della vita pub-

TENDENZE E DIBATTITI
blica: i quadri intellettuali, industriali e sindacali. Nella struttura funzionale della citt del commercio la concorrenza degli operatori che configura lordine interno del sistema. La logica specifica di questo ambito raggiunge la sua evidenza teorica nellopera di Adam Smith che costituisce la grammatica fondamentale delle trattazioni manualistiche. Ogni singola citt si organizza secondo un proprio ordine di legittimazione, aperto tuttavia tanto alla contestazione interna, che al conflitto con ordini differenti. E proprio nel confronto critico sollecitato dallesistenza di altri mondi sociali che si genera la necessit teorica e pratica di un compromesso. In un compromesso ci si mette daccordo per comporre, ossia per sospendere il contenzioso, senza che questo sia stato regolato attraverso il ricorso ad una prova in un solo mondo. La possibilit di abitare una pluralit di mondi del resto costitutiva della persona; se vero che le istanze ordinatrici di ciascuna citt hanno una dimensione supra-individuale, spetta comunque ai singoli identificare, di volta in volta, la specificit e la legittimit delle regole stesse e la loro eventuale trasformazione attraverso lo strumento razionale del giudizio. Una riflessione aperta sul destino delle democrazie quella proposta da Olivier Mongin, direttore di Esprit, nel suo libro: La peur du vide. Essai sur les passions dmocratiques. E con le immagini e le metafore del cinema e della pubblicit che Mongin prova a disegnare la cartografia particolareggiata delle emozioni contemporanee. Trovarne i segni nella vita pubblica diventa sempre pi problematico: la caduta dei sistemi di riferimento ideologici, il carattere sempre pi competitivo delle relazioni umane in una societ che si organizza secondo il modello dellimpresa, sono gli elementi che portano alla diserzione dello spazio sociale e allinaugurazione di utopie del privato, di ambiti di vita sottratti al conflitto. Le fantasie idilliache della pubblicit, la celebrazione di stili di vita dove tutto corre come un lungo fiume tranquillo, rappresentano - per Mongin - le forme elementari di unidentica volont utopica che ha lambizione di liberare i corpi e le menti dalla sofferenza e dal male, come anche dalla violenza e dai conflitti della storia. Il deserto, celebrata metafora del semplice e dellincontaminato, il luogo di una privatezza che torpore e fuga dalle realt, chiusura autodistruttiva della comunicazione. Le passioni private sono oggi ai limiti del deserto, separate dalle passioni storiche che fino a ieri davano loro un linguaggio, senza di esse - conclude Mongin si soli, completamente soli, e la passione amorosa diventa a sua volta una impossibile utopia. La famiglia stessa ha perso le sue tradizionali caratteristiche di luogo solidale e protettivo a favore dellazienda, che si afferma come un circolo familiare deputato a intervenire allesterno [...] una trib vincente che valorizza la solidariet amicale o marziale e che riannoda i legami attraverso il funzionamento gerarchico, a cui la famiglia ha apparentemente rinunciato. Alla chiusura privatistica delle passioni corrisponde una percezione ostile dello spazio pubblico, luogo della falsit e del tradimento. Il sentimento pi conseguente diviene la paura. Diagnosi precisa della societ francese, il libro di Mongin non indica prognosi; linvito a riarmonizzare la sfera privata e la vita pubblica, a ripensare a quali condizioni sia ancora possibile la cittadinanza, rinvia il problema ad una dimensione che non soltanto sociologica e rinnova la problematica esigenza di ricercare il filo dArianna del Politico. E.N. pronomi personali (io, tu, lui, noi), gli sdoppiamenti (alter ego), le marche oppositive (medesimo-altro). Dal convegno di Gargnano e dalla rivista Aut-Aut possibile trarre un primo bilancio di questi rapporti incrociati. Comune la convinzione che nellepoca della secolarizzazione e della consumata Modernit due topoi del pensiero filosofico siano estremamemte compromessi: lidea del soggetto come unit compatta e autocentrata e lideale della relazione allalterit nei termini di analogia, simmetria, sdoppiamento o dicotomia. Corale la critica ai tentativi di ridurre la comunit in comunione, lamicizia in rapporto fra uguali,lincontro con Altri in ingiunzione dallesterno, oppure in assimilazione appropriante dallinterno. La pointe di questo atteggiamento consiste nel considerare ingenua ed astratta la prospettiva dualistica, che non consentirebbe alcuna attivit di giudizio. E il ricorso alla mediazione impersonale della legge che consente di dirimere i conflitti in seno ai rapporti sociali; lasimmetria fra me e te che evita rispecchiamenti narcisistici o deliri di onnipotenza e che apre alla fecondit dellamicizia; la presenza dura e anonima di un mondo in comune che permette agli individui di stagliare come ombre su un muro la propria singolarit. Non un caso allora che molti ripartano da questo punto per ripensare le scansioni del vivere insieme. Tra i saggi presentati in Aut-Aut, quello di Jacques Derrida (Politiche dellamicizia) rivendica la priorit della mediazione sullimmediatezza dellalleanza nellamicizia: prima ancora di qualsiasi investimento di responsabilit ci si trova a rispondere davanti a qualcuno di qualcosa. Siamo presi - cos scrive Derrida - in una sorta di curvatura eteronomica e asimmetrica dello spazio sociale. Questa coimplicazione originaria in virt di unasimmetria mediatrice la condizione del rispetto e della misura dellalterit. Il terzo testimonia sempre di una legge che viene a interrompere la vertigine della singolarit. Dal canto suo Pier Aldo Rovatti (Soggetto e alterit) riprende alcune tesi dellultimo Paul Ricoeur sulla passivit come alterit e le interpreta come un indebolimento e destabilizzazione dei pronomi in gioco. Per Ricoeur, lio affetto da una natura ambigua, da una sensibilit ricettiva capace al limite di sfaldarne la solidit. Ora, per Rovatti, questo coefficiente di passivit va letto come alterazione insita nel soggetto stesso: su questa linea di alterazione/ alterit che lio incontra lAltri, il tu e laltro, lamico silenzioso. Sulla base di questa fragilit e passivit comune che espone luno di fronte allaltro sono possibili gli incontri che, al contrario dellimmedesimazione, si svolgono sotto il registro della reciproca asimmetrica esposizione. Su tale polimorficit del soggetto e della sua mobilit contemporanea ha insistito anche Alessandro Dal Lago, mentre, su un versante pi attento alla filosofia dellazio-

Io, Tu, lAltro, Noi: il terzo nelletica contemporanea


Per vie traverse, ma convergenti nel proposito di ripensare a fondo la tematica del vivere-insieme, si fa strada, da qualche tempo, nella riflessione filosofica quella che si potrebbe chiamare la problematica del terzo, il ricorso cio a una istanza anonima, neutra, che spezzi e trasformi la vertigine dei dualismi. Due recenti iniziative si situano su questa linea: il convegno internazionale La comunit, organizzato da Laura Boella a Gargnano (6-9 giugno 1991), al quale hanno partecipato fra gli altri A. Civita, A. Dal Lago, E. Franzini, G. Raulet, J. M. Vaysse, Hauke Brunkhorst), e il recente fascicolo della rivista Aut-Aut (n. 242, marzo-aprile 1991), incentrato sui temi del rapporto duale e bifrontale del soggetto con lalterit (interventi in particolare di J. Derrida, F. Ciaramelli, P. A. Rovatti). Un contributo al problema dellaltro ci viene anche, per altro verso, dal libro di Renato Troncon, La filosofia dellinquietudine (Guerini e Associati, Milano 1991).

Assume sempre pi consistenza nel dibattito europeo la revisione critica di tanti binomi oppositivi (io-tu, individuocollettivit, medesimo-altro) particolarmente presenti nella riflessione eticopolitica degli anni 70/80. Che una certa insofferenza verso gli sdoppiamenti e le simmetrie proprie di una determinata stagione della riflessione etica, in particolare francese, si sia delineata da tempo, un dato appurato. E nuova invece, o meglio recente, linsistenza e la chiarezza con cui questo atteggiamento critico promuove il rilancio di alcune tematiche fondamentali del vivere-insieme, quali lamicizia, la sollecitudine, la comunit. Radice di questa riflessione ramificata per interessi e prospettive, la tematizzazione di unistanza terza, anonima, non compromessa con i

TENDENZE E DIBATTITI
ne si pronunciato Fabio Ciaramelli (Nota sullultimo Ricoeur), cercando di stringere i tipici nodi ricoeuriani, tempo-racconto, tempo-creativit, testo-azione, attorno al laccio della problematica del soggetto collettivo anonimo. Anche se Ricoeur ha disatteso il proposito, annunciato un tempo, di lavorare alla questione fondamentale della pensabilit del soggetto collettivo come creativit e prassi, Ciaramelli legge Ricoeur alla luce del problema della creativit e dellautoreferenzialit di un soggetto politico anonimo, particolarmente in sintonia con alcune preoccupazioni condivise da Claude Lefort e Cornelius Castoriadis. Lo stesso Castoriadis allinizio di giugno, in un convegno parigino dal titolo: Ecriture et vrit, ha rivendicato il carattere anonimo e neutro dellagire politico ad opera di una collettivit corale, i cui soggetti si costituiscono agendo e non sono mai dati prima dellagire comune. Sulla problematica del terzo lavora da tempo Laura Boella, in particolare nellambito della sua interpretazione del pensiero di Hannah Arendt. Nel suo intervento al convegno di Gargnano Boella ha messo in luce come i rapporti di amicizia siano inassumibili sotto il registro della vicinanza e della dualit. Nei rapporti a due ne va sempre di qualcosa daltro, che prescinde dai pronomi e dal loro gioco, ne va del mondo comune, di quella dimensione neutra che condizione necessaria dellagire e del vivere insieme. Il mondo comune lorizzonte condiviso dalla pluralit delle opinioni dei soggetti, ma in nessun caso si riduce alla loro somma. La doxa non la semplice opinione ma il fatto che il mondo, sfondo comune, appare diversamente: esso dokei moi, mi appare cos e non altrimenti. Su questo sfondo ciascuno pu rendersi visibile nella sua unicit, rendendo visibile la sua appartenenza a un mondo comune. Gli individui senza questo mondo terzo che si frappone fra me e laltro si cascherebbero addosso - ricorda Boella, citando la Arendt - come persone intente a una seduta spiritica senza un tavolino in mezzo. Proprio insistendo sul carattere neutro e anonimo del mondo comune Boella si ricollegata alla ligne Bataille, Blanchot, Weil sotto il profilo della comunit impossibile. Questi autori infatti considererebbero anacronistica e astratta la politica come dialogo vivente e comunit organica e si richiamerebbero alla radicale messa in questione delle filosofie della coscienza e della volont attraverso lintroduzione di unistanza terza anonima (lessere per la morte di Bataille, lagire non agente di Weil). Anche se di diversa impostazione problematica, merita qui citare un interessante contributo alla questione dellaltro, dellaltrove e della sua comprensione, quale ci viene fornito dal recente libro di Renato Troncon, La filosofia dellinquietudine (Guerini e Associati, Milano 1991), che assume linquietudine come figura direttiva di ogni manifestazione dellalterit. Voler essere altrove, o voler essere altro, la condizione pi caratteristica delluomo. Quieta non movere - dicevano gli antichi! Ma la pulsione contraria, il cambiare ovunque il luogo di tutto, le relative forme di vita e di comportamento, disegnano, per Troncon, la scena originaria della costituzione non della sola soggettivit, ma della concreta umanit. E parlare di umanit non , secondo lautore, una circostanza qualsiasi, ma un vero atto di giustizia. Abbandonato a una critica dellumanesimo come naturalismo, circoscritto ma anche limitato negli studi specialistici, privato della materialit dellazione e del sentimento, luomo, per taluni aspetti, pare essere una vittima della stessa filosofia e dei

Ren Magritte. Il capolavoro o il mistero dell'orizzonte. (raccolta Arnold Weissberger, New York)

TENDENZE E DIBATTITI
filosofi. Attraverso cinque capitoli dedicati a Johann Gottfried v. Herder, Heinrich v. Kleist, Helmuth Plessner, Arnold Gehlen e infine Giambattista Della Porta, Troncon sviluppa lidea che luomo n riposa, n , in generale, presso se stesso, mentre, come avrebbe detto proprio Helmuth Plessner, piuttosto accanto, dietro o anche oltre se stesso. Le stazioni del pensiero dellinquietudine sono naturalmente diverse, forse persino contraddittorie. Agli autori citati cos affidato il compito di mettere ordine, di mostrare anzitutto due scenari poeticofilosofici, quello della letteratura di viaggio (il Journal di Herder, del 1769), e quello della filosofia della danza (Kleist e il suo scritto sul teatro delle marionette, del 1810, ma anche la danza espressiva ed estatica degli Anni Venti in Germania). In secondo luogo, di mostrare come gli antichi motivi di una filosofia dellinquietudine siano, nel Novecento, prima confluiti e poi siano stati riscritti nel contesto di una filosofia della biologia umana. Su tutto questo Troncon innesta le categorie della filosofia di Gehlen e di Plessner. Chiude la trattazione un capitolo dedicato agli studi di fisiognomica del napoletano Giambattista Della Porta. Alla fisiognomica fu storicamente affidata la difesa e lorganizzazione della significativit del corpo: a questo proposito che Troncon parla di anatomia ideale. In essa convergono gli interessi di discipline diverse, dalle arti figurative alla letteratura, dalla fotografia al teatro, dalla caratterologia alla letteratura artistica. Per questa via Troncon propone cos una filosofia del corpo come filosofia delle istituzioni, nel senso globale ed esaustivo che fu di Plessner e di Gehlen. Istituzione , in questa prospettiva, concretizzazione dellaltro, dunque instabilit e comunque apertura, ma anche ordinamento e struttura, regole del gioco, gerarchia, tradizione, proiezione verso il futuro. Filosofia ora loccupazione, mediante la parola discorsiva, con la generalit dei luoghi nei quali luomo viene a trovarsi: a fare, sentire, conoscere, in breve a relazionare se stesso a s, a decentrare se stesso, secondo punti di vista che rendano significativo il tutto delluomo, lunit di corpo, spirito, anima, il loro regime e la loro costituzione. Un compito che si pu immaginare non affidato ai soli filosofi. In conclusione ci sembra qui opportuno segnalare un libro di Robert Legros, Lide dhumanit (Grasset, Parigi 1991), in cui lautore interroga il rapporto radicamento/sradicamento nella storia delle idee a proposito della definizione possibile di umanit. Richiamandosi alla Arendt, egli sostiene che nel mondo contemporaneo il dualismo radicamento in una tradizione/sradicamento dalla natura, non rappresenta unalternativa; attraverso lintroduzione di mondo comune i termini possono invece trovare una loro articolazione feconda. Al di l del binomio oppositivo, la nozione di appartenenza a un mondo comune, storicamente determinato, permette di concepire come unica, veritiera condizione di esistenza umana la pluralit in un orizzonte comune. F.M.Z. maticali che si possono formare nel linguaggio naturale. Ma per loro come se non si potessero capire proprio quelle frasi che meglio esprimerebbero la soluzione del problema della coscienza. Di tutti gli artifici che hanno ampliato la nostra capacit di comprensione, il primo e il pi rilevante proprio quello legato al linguaggio stesso. Ma Chomsky e Fodor hanno sempre negato il fatto che il linguaggio possa accrescere il potere del nostro cervello. Per Chomsky la nostra capacit discorsiva dimostra semplicemente che noi possediamo un potente meccanismo innato per acquisire il linguaggio, ma il potere linguistico rimane tutto nel cervello; tutti i concetti che possiamo esprimere si trovano nel cervello fin dalla nascita. Nonostante la sua posizione rigida e restrittiva, McGinn cerca di dare nel suo libro espressione e discussione ad alcuni problemi inevasi sulla coscienza. Egli afferma ad esempio che la coscienza possiede una struttura nascosta, la quale sistematicamente inaccessibile sia dal punto di vista della prima persona, attraverso il soliloquio e lintrospezione, sia da quello di una terza persona, rappresentata dalla scienza. Ma ci che complessivamente colpisce del lavoro di McGinn che, nonostante limpegno dichiarato nel titolo, egli sembra ancora molto lontano da una risoluzione del problema della coscienza, se non altro perch ormai da tempo risaputo che con i soli concetti che appartengono alla filosofia tradizionale della mente non possibile dare risposta alle domande circa la coscienza ed il libero volere. V.R.

La mente ed i suoi limiti


Per la scienza della mente le scoperte si sono notevolmente accelerate in questi ultimi anni grazie allenorme quantit di dati forniti dalle nuove tecnologie, soprattutto grazie alle simulazioni al computer che hanno permesso un ordine e un allargamento delle idee e dello spazio logico dei modelli da analizzare. Al giorno doggi si possono seriamente considerare delle ipotesi che pochi anni fa sarebbero state giudicate come inconcepibili. Questo nuovo potere che deriva dallo sviluppo della scienza del computer stato esplorato con entusiasmo da una nuova generazione di teorici e di sperimentalisti. I filosofi tuttavia hanno generalmente reagito a questo entusiasmo in maniera negativa. Non uneccezione lultimo saggio di Colin McGinn: The problem of consciousness: essays towards a resolution (Il problema della coscienza: saggi per una risoluzione, Blackwell, Oxford 1990), che appare come una delle prese di posizioni pi radicali e daltra parte permette di fare il punto sugli ultimi sviluppi di questa scienza.

La tesi centrale di Colin McGinn che il problema della coscienza o del libero volere per noi assolutamente insolubile. Una tesi che McGinn corregge apparentemente, aggiungendo che anche se il nostro cervello non atto a comprendere questi ardui problemi, non si deve per questo inferire che la nostra mente un oggetto intrinsecamente misterioso. Certo che per coloro che sostengono una scienza della mente questa tesi risulta imbarazzante, non tanto perch con essa si afferma lesistenza di fenomeni che in linea di principio rimangono al di fuori della comprensione umana, quanto perch si arriva a questo verdetto pessimista semplicemente dopo un misero esame delle opportunit offerte dalla nuova scienza, senza prendere in considerazione gli abili metodi messi a punto per espandere la mente, scaricando molto del suo lavoro su macchine disegnate e costruite proprio per questo scopo. Il pensiero nichilistico di Thomas Nagel e di Jerry Fodor importante per capire la posizione di McGinn, che vi si rif apertamente. La nozione di chiusura cognitiva, sviluppato in The problem of consciousness da McGinn, ci che Fodor chiama confine epistemico (The modularity of mind, 1983). A sua volta il pensiero di Fodor richiama quello di Noam Chomsky, che considera la mente umana come dotata di limiti: il problema del libero volere sarebbe semplicemente oltre questi limiti. Sia Chomsky che Fodor accettano la capacit della mente umana di analizzare grammaticalmente frasi, e quindi presumibilmente di capire tutte le infinite frasi gram-

La bellezza del conoscere


E una questione classica per la riflessione estetica quella relativa al valore euristico dellesperienza estetica stessa; pi recente invece lindagine sulle valenze estetiche della ricerca scientifica. A cavallo fra queste due prospettive, S. Chandrasekar, Verit e bellezza. Le ragioni dellestetica nella scienza (trad. di L. Sosio, Garzanti, Milano 1991), Aldo Trione, Lostinata armonia. Filosofia ed estetica fra 800 e 900 (Laterza, Roma-Bari 1991) e Franco Rella, Lenigma della bellezza (Feltri-nelli, Milano 1991) tematizzano la questione dei rapporti fra bellezza, essere e verit.

E senza dubbio molto antica lidea che il vero sia anche bello; che la bellezza abbia, cio, un riscontro sul piano conoscitivo. Sulla base del legame ontologico fra la nozione di verit e quella di bellezza, Platone riconosce a questultima valore gnoseologico e ontologico: amando la bellezza di un corpo si pu arrivare ad amare la bellezza delle idee, elevandosi cos dal

TENDENZE E DIBATTITI
mondo delle apparenze sensibili, luogo della molteplicit delle opinioni e della loro relativit, al mondo delle idee, fonte della certezza del sapere scientifico. A ben vedere il presupposto platonico ancora vivo e vegeto e agisce, neppure troppo dissimulato, dietro le quinte delle argomentazioni di Subrahmanjan Chandrasekar, astrofisico, premio Nobel nel 1983. Almeno da Galileo in poi, la semplicit di una teoria scientifica, ovvero la sua economicit nella spiegazione dei fenomeni naturali, considerata un valore sul piano epistemologico; sufficiente riconoscere, come hanno fatto molti scienziati, - e come appare, daltronde, naturale al senso comune - che questa semplicit anche bella, perch esprime larmonia del cosmo, e il gioco fatto. Il passo ulteriore, sul piano metodologico, consiste nellaffermare che questa bellezza, cos naturale, sia il criterio decisivo non solo per scegliere fra una teoria e unaltra, ma addirittura per dar vita a una teoria; passo gi compiuto anchesso da vari scienziati e da Chandrasekar stesso. Ci di cui occorrerebbe far questione, per, proprio il carattere naturale dellesperienza estetica, che poggia sulla convinzione di un monismo ontologico del bello (e del vero). Questa impostazione rimanda a una metafisica della bellezza, come sostiene Franco Rella, in cui lindagine ontologica approda a un ben diverso ruolo della bellezza. Questa nozione rimanda non alla certezza dellunit del reale, ovvero del logos, al di l delle apparenze sensibili, ma allesperienza della differenza, dello scollamento fra pensiero ed essere, volere e fare, fra intenzione, azione ed effetto; lesperienza, insomma, della discontinuit fra gli enti nel loro rapporto con il soggetto. In questo senso la dimensione propria della bellezza, osserva Rella, quella del tragico; la bellezza, di fronte al logos universalizzante e oggettivante, si pone come enigma, e tale deve rimanere fintantoch la si voglia pensare. Larmonia che Aldo Trione ripropone, analizzando la funzione poietica, ostinata proprio perch insiste sulla differenza, non va oltre essa: la ricerca della visione organica, che guida ogni atto creativo, si esercita nella multiformit delle differenze di cui intessuto il reale. Anche per Trione, dunque, la questione estetica ha a che fare con quella della costituzione dellEssere, e quindi con la questione della verit. La funzione della poiesis assume un ruolo centrale nel rapporto fra soggetto e mondo, organo di una logica poietica che, nascendo dalla ragione e dai suoi calcoli, recupera il senso che la nozione di mekan aveva presso gli antichi Greci. Non si tratta qui di una visione conciliata e organica del reale; n, daltro canto, data la dimensione creativa della poiesis proposta da Trione, della centralit del soggetto: il carattere meccanico della poiesis rimanda piuttosto alla sua origine combinatoria, nella risignificazione degli eventi che in essa accadono. Lostinata armonia, n imposta al reale, n rinvenuta in esso da un soggetto che si d come tale, la tensione proveniente dalla cosmologia simbolica che viene a configurarsi nellesperienza estetica; cosmologia oggetto di una scienza della natura, di cui la logica poetica fa parte con pieno diritto, allo stesso titolo di quella discorsiva. F.C. to nel quadro di un discorso scientifico e non meramente doxastico, occorreva, insomma, ammettere nel discorso scientifico ci che Parmenide voleva tener fuori, il molteplice, introducendo la categoria di diversit. Parricidio inutile - verrebbe da dire seguendo linterpretazione di Ruggiu - in quanto frutto di un fraintendimento del detto parmenideo da parte di Platone e della tradizione filosofica a lui successiva. Parmenide, in altri termini, non avrebbe espunto dalla propria determinazione dellEssere il molteplice - operazione compiuta piuttosto da Zenone e Melisso - ma lo avrebbe incluso, tentando di dare ad esso un senso. Quella che Parmenide riceve dalla dea vorrebbe dunque essere una spiegazione scientifica, contrapposta a quella doxastica dei mortali, che riguarda tuttavia il medesimo oggetto, la realt del molteplice. Parmenide non intenderebbe affatto negare questultima, ma spiegarla in modo diverso; lapproccio esplicativo del discorso scientifico non si differenzierebbe pertanto da quello dellopinione per ci di cui si parla, ma per come lo si fa. Secondo il Parmenide di Reale e Ruggiu, illusione allora non il mondo sensibile, con la pluralit e il divenire, ma il modo in cui i mortali lo spiegano, attribuendo divenire e molteplicit al continuo trasmutarsi luno nellaltro di essere e nulla; laddove invece i due termini rimangono irriducibili luno allaltro, poich lessere , il nulla non . Emanuele Severino, cui Ruggiu riconosce un debito interpretativo, recensendo il Poema sulla natura prende le distanze; il suo ritorno a Parmenide, seppure in forma diversa da quella platonica, vuole essere ancora un parricidio: che Parmenide abbia gi detto ci che nei suoi frammenti leggono Reale e Ruggiu - lillusoriet della spiegazione del molteplice e del divenire data dai mortali - anzich ci che la tradizione filosofica gli ha attribuito - lillusoriet del molteplice e del divenire stesso - per Severino, secondo quanto possiamo arguire da questi frammenti, questione non decidibile in via definitiva a livello storiografico. Ne una riprova il fatto che nellinterpretazione di Ruggiu Parmenide diventi quasi un predecessore di Platone per quanto riguarda lintroduzione della categoria della diversit. Peraltro, tale introduzione di per s non risolve i problemi del rapporto fra luno e i molti. A questo riguardo, come osserva Maurizio Migliori, risulta pi proficuo insistere sulla dottrina dei principi: lUno e la Diade, di ascendenza pitagorica, superiori alle idee stesse. Migliori a questo proposito accoglie le indicazioni della scuola di Tubinga - di cui recentemente disponibile una chiara e puntuale disamina critica ad opera di Domenico Pesce, Il Platone di Tubinga (Paideia, Brescia 1990) - e sostiene la necessit di integrare le posizioni espresse nei dialoghi platonici con le dottrine non scritte. E questa quella che viene definita la struttura di soccorso del dialogo, per cui

I molti e l'uno
La nuova edizione dellopera di Parmenide, Poema sulla natura (presentazione, traduzione con testo a fronte e note di Giovanni Reale, introduzione e commentario filosofico di Luigi Ruggiu, Rusconi, Milano 1991) un evento editoriale rilevante non solo dal punto di vista dello studio storico della filosofia, ma anche da quello delle prospettive teoretiche che lopera di Parmenide apre e che, con questa nuova edizione, si aprono su Parme-nide. A questo proposito, per quanto riguarda in particolare il rapporto fra la concezione parmenidea e Platone, si segnala il commentario al Parmenide platonico di Maurizio Migliori, Dialettica e verit (prefazione di Hans Krmer, introduzione di Giovanni Reale, Vita e pensiero, Milano 1991) e quello al Sofista, di Gennaro Sasso, Lessere e le differenze (Il Mulino, Bologna 1990). Su queste tematiche, infine, da ricordare la raccolta di saggi a cura di Virgilio Melchiorre, Luno e i molti (Vita e pensiero, Milano 1990).

Riguardo al Poema sulla natura va anzitutto sottolineato come limpostazione del saggio introduttivo e del commento di Luigi Ruggiu voglia aderire fortemente al testo curato da Giovanni Reale; pi che nella forma di unermeneutica, il lavoro dei due curatori sembra quasi volersi proporre come unesegesi, caratterizzata dalla compenetrazione del punto di vista filologico con quello filosofico. La novit di questa interpretazione consiste nientemeno che nella valutazione del ruolo che a Parmenide stato assegnato dai filosofi successivi, in primo luogo da Platone, e che conseguentemente lEleate si trovato a ricoprire nella storia del pensiero. Non da oggi, correnti anche lontane fra loro del dibattito filosofico intorno a Parmenide tematizzano anzitutto il suo rapporto con Platone e vedono in esso levento cruciale per la nascita della filosofia occidentale. Un rapporto, quello tra i due filosofi, tradizionalmente riconducibile alla celebre immagine del parricidio: per poter condurre un discorso rigoroso sulla realt sensibile, occorreva infrangere il divieto parmenideo e ammettere nellanalisi filosofica la categoria del divenire, e quindi quella del nulla. Perch il pensiero potesse essere ricondot-

TENDENZE E DIBATTITI
stricabilmente connesso con quello che nella filosofia del Novecento muove dalle posizioni dellermeneutica di ascendenza heideggeriana. A questo medesimo ambito di discussione appartiene la riflessione sul Sofista platonico che Gennaro Sasso svolge nella sua ultima opera, Lessere e le differenze. La tesi di Sasso tanto esplicita quanto poco collimante con la tradizione interpretativa: il Sofista, vero e proprio trattato di ontologia, contiene la dichiarazione, ma non lautentica dimostrazione, della differenza. In questo senso la posizione di Sasso quasi speculare a quella di Reale e Ruggiu: non solo Parmenide, ma neppure Platone, pur volendolo, riescono a fondare le categorie della diversit, non riuscendo ad abbandonare la concezione assoluta del non-essere (e dellEssere) affermata dallEleate. Lintroduzione da parte di Platone - o gi di Parmenide, secondo la lettura di Reale e Ruggiu - della categoria della diversit, fintantoch la si consideri un genere accanto agli altri (essere, quiete, movimento, identit), anzich il loro presupposto, rende irresolubile il rapporto fra lunit e la molteplicit; su questa base la stessa dottrina dei principi, a parere di Sasso, non fa che riproporre, su un altro piano, le difficolt della dottrina delle idee, per risolvere le quali essa era stata introdotta. F.C.

I cicli di Vico
Non solo in Italia la figura e lopera di Vico sono oggetto di rinnovato interesse. Si segnala anzitutto una nuova pubblicazione delle Opere (a cura di Andrea Battistini, Mondadori, Milano 1990), a cui si affianca la raccolta di saggi di Ernesto Grassi, Vico and Humanism. Essays on Vico, Heidegger and Rhetoric (Peter Lang publishing, New York 1990 di prossima pubblicazione presso l'editore Guerini e Ass. a cura dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici) e lopera critica di Antonio Verri, Cicli storici e rivoluzionari. Da Vico a Rousseau (Congedo, Lecce 1990). Una chiara panoramica sullattualit della filosofia vichiana ci offerta oggi dal volume a cura di Antonio Verri, Vico e il pensiero contemporaneo (Milella, Lecce 1991), che raccoglie le relazioni e gli interventi presentati in occasione del convegno internazionale: Vico e il pensiero contemporaneo, tenutosi presso lUniversit di Lecce nei giorni 9-10-11 novembre 1989 (interventi di Tagliacozzo, Pons, Verri, Franchini, Martano, Manno, Tessitore, Vallone, Controneo, Rigo-bello, Pieretti, Signore).

Testa di filosofo identificato con Parmenide.

esso deve necessariamente essere sorretto dal lavoro dialettico fra maestro e allievo. La lusinghiera prefazione di Hans Krmer, il primo esponente della Scuola di Tubinga, non casuale: il testo di Migliori infatti un ponderoso commentario del Parmenide, dove le scelte teoretiche dellinterprete innervano un analitico lavoro di decostruzione del testo platonico. Unopera che riveste dunque un notevole interesse dal punto di vista della storiografia filosofica, stante la puntuale disamina dello status quaestionis e lampia discussione che Migliori, come sottolinea Reale, ha aperto con quasi tutta la letteratura critica moderna relativa al Parmenide. In riferimento a queste tematiche opportuno richiamare lattenzione sulla raccolta di saggi curata da Virgilio Melchiorre, pubblicata anchessa, come il testo di Migliori, dal Centro di Ricerche di Metafisica dellUniversit Cattolica di Milano. La

figura di Parmenide campeggia sullo sfondo di questi saggi, divisi in una sezione di percorsi teoretici e in una di percorsi storiografici, a segnare un cammino ideale che va dallEleate (Luigi Ruggiu) a Hegel (Valerio Verra), passando per Platone (Giovanni Reale), Aristotele (Enrico Besti), Plotino (Pietro Prini e Vittorio Mathieu), Tommaso (Alessandro Ghisalberti), Cusano (Aldo Bonetti), Kant (Virgilio Melchiorre), Fichte (Aldo Masullo e Francesco Moiso). Filo conduttore il tema del rapporto fra lUno e i Molti come rapporto di fondazione; centro teoretico, la questione ontologica, sia quando lUno si coniuga con lEssere - come vuole Platone, e come rifiuta Aristotele - sia quando ci non avviene; questione ontologica, dunque, che si pone nei termini della pensabilit e della dicibilit dellUno, in quanto origine dei Molti. Ne scaturisce un dibattito sulle problematiche parmenidee e platoniche ine-

Per capire cosa distingue ledizione delle Opere di Giambattista Vico, curata da

TENDENZE E DIBATTITI

Ren Magritte. Il capolavoro o il mistero dell'orizzonte. (raccolta Arnold Weissberger, New York)

Illustrazione da Principi di scienza nuova di G.B. Vico (Napoli 1744).

TENDENZE E DIBATTITI
Andrea Battistini, dalle molte altre ancora in commercio, quali siano i criteri di scelta fondamentali, la prospettiva teorica e metodologica adottata, le opzioni di fondo che la contraddistinguono, occorre preliminarmente rendere conto delle presenze e delle assenze. Per esplicita ammissione del curatore stesso, i testi esclusi che fanno maggiormente sentire la loro mancanza sono il De antiquissima, le Orazioni inaugurali (di cui uscita ledizione critica nel 1983 a cura di Gian Galeazzo Visconti), il Diritto universale e le Istitutiones Oratoriae (la cui edizione critica del 1989 a cura di Giuliano Crif). Esclusioni che vengono giustificate essenzialmente da due motivi. Il primo che la collana accoglie testi eminentemente letterari e, dunque, Vico viene proposto come un classico della cultura, di cui vengono presentati lopera maggiore (la Scienza nuova nelle sue due estreme edizioni), la produzione autobiografica (la Vita e le numerose lettere) e gli scritti pi vicini alla sua attivit professionale (rappresentati da quelle orazioni che cronologicamente vanno dal De ratione fino al De mente heroica). Il secondo motivo, pur legato al primo, di carattere editoriale: leventuale inclusione delle altre opere, a partire dal Diritto universale, avrebbe notevolmente ampliato lopera ben oltre i due voluminosi tomi, gi fin troppo densi di pagine e di righe, con cui si presenta. Tutto ci sinquadra perfettamente nel particolare approccio teorico e metodologico avanzato da Battistini: un approccio definibile come retorico-antropologico, secondo il quale lintero sforzo teorico vichiano va letto come un poderoso tentativo di indagare e di ricercare le origini e la natura dellumanit attraverso un movimento teso a penetrare il profondo strato di sedimentazioni che si sono sovrapposte. Vico, in tal senso, pu essere considerato come uno dei padri fondatori di quelle scienze che studiano la cultura umana in senso antropologico, in quanto in tutta la sua opera egli si dimostra perfettamente consapevole di voler evitare sia quellatteggiamento ottusamente positivistico, fatto di disprezzo razionalistico per le credenze e le superstizioni dei primitivi, come se esse fossero completamente prive di senso, sia quellatteggiamento manifestamente illusorio, secondo il quale dietro la lettera dei miti e dei racconti arcaici si celerebbe una sapienza nascosta che sarebbe possibile attingere nuovamente. Il filosofo della Scienza Nuova, che indaga le origini dellumanit dietro la lettera delle narrazioni bibliche e mitiche attraverso le ricostruzioni etimologiche, che si serve dellanalisi psicologica per ricercare il senso del linguaggio elementare dei popoli primitivi, necessita di strumenti interpretativi, stilistici, formali e metodologici che non siano affatto desumibili da un sistema di significazione governato da regole che seguono i principi della logica e della ragione. Per questo Vico sembra stabilire una sorta di principio di corrispondenza tra metodo di indagine e oggetto di ricerca, principio secondo il quale per la descrizione dellinfanzia dellumanit il metodo logico e geometrico di derivazione cartesiana si dimostra del tutto inattendibile; occorre piuttosto tutta la forza della fantasia, dellimmaginazione, della memoria, in una parola, della retorica. La retorica non estranea alla filosofia, piuttosto ne fa parte; poich la retorica larte di persuadere proponendo argomenti validi, essa veicolo di verit, tuttavia di una verit che vive nel discorso e nel linguaggio, che ha quindi bisogno del consenso di coloro a cui si rivolge. Daltra parte il parlar figurato e metaforico, il bel parlare in concetti, costituisce per Vico la forma originaria e pi propria del linguaggio umano. Tutto ci, secondo Battistini, d allintera opera vichiana il senso di una grande enciclopedia di tipo barocco e fa di Vico, secondo la definizione suggerita da Meinecke, un perfetto Barockmensch, laddove si parla delle notevoli risorse connettive dellingegno (soprattutto nella Scienza nuova) e del valore della prudenza nel discorso civile (soprattutto nel De ratione), laddove vengono assemblati i pi diversi materiali secondo quellars combinatoria che procede per accostamenti analogici, caratterizzata da forme simboliche, allegoriche, poetiche, fantastiche, governata dalla lucida capacit dellingegno di accostare anche le cose apparentemente pi lontane e disparate. Una tale caratterizzazione dellopera e del pensiero di Vico riscontrabile anche nella raccolta di saggi dedicata da Ernesto Grassi a Vico e allumanismo. Il volume, che raccoglie scritti della riflessione filosofica di Grassi dal 1969 ad oggi, offre lopportunit di seguire da vicino i temi e i termini principali del suo pensiero, che si focalizza soprattutto intorno alla interconnessione tra lumanesimo e il pensiero di Vico, la retorica, da lui intesa come forma peculiare di conoscenza filosofica, e la riflessione di Heidegger. Come in molte altre sue pubblicazioni, anche in questi scritti americani Grassi pone in relazione i due motivi fondamentali della sua lunga e interessante riflessione: da un lato il profondo interesse e la viva attenzione nei confronti della tradizione dellUmanesimo italiano, dallaltro lincontro con la meditazione heideggeriana, che ha profondamente influenzato larticolazione interna del suo pensiero. Nei suoi lavori sul pensiero rinascimentale, contrariamente alle interpretazioni dominanti, Grassi ha sempre messo in evidenza limportanza della parola poetica e retorica nella letteratura di quel movimento e ha considerato la figura della metafora non solamente dal punto di vista strettamente letterario, ma nella sua pi generale e genuina prospettiva filosofica. E ci gli ha permesso di stabilire uno stretto legame con luniverso del linguaggio poetico heideggeriano (quello dellultimo Heidegger), la sua profonda meditazione sulla parola poetica che si approssima allEssere, malgrado - sostiene Grassi - Heidegger abbia male interpretato, o addirittura completamente trascurato, quel movimento. Da qui emerge anche la centralit della figura di Vico, dal cui pensiero Grassi trae la convinzione dellimportanza della connessione tra retorica e filosofia, intese come forme originarie del conoscere umano. Pi legato a unimpostazione di tipo storico-filosofico il lavoro di Antonio Verri, che riprende e attualizza accanto alla figura emblematica di Vico quella di Jean-Jacques Rousseau. Cosa hanno oggi da dire questi due pensatori al nostro tempo? Qual il terreno di incontro tra Vico e Rousseau? Quali sono le ragioni profonde e la validit del loro accostamento? Tali le questioni fondamentali che lautore affrontaa nel suo volume, in cui ricostruisce con rigore critico e speculativo sia i momenti salienti della riflessione dei due pensatori, sia una ben documentata e aggiornata storia della critica. Lattualit di Vico e Rousseau oggi innegabilmente fuori discussione, poich la loro comune e costante preoccupazione rivolta ad indagare e a seguire le sorti delluomo, a tornare sempre con inesauribile convinzione a considerare globalmente il rapporto tra luomo e la storia, con tutto ci che tale rapporto comporta. Se da parte di Vico lopposizione al cartesianesimo e allo scientismo del suo tempo si pone sul piano soprattutto teoretico, investendo la sfera della cultura, anche se con scarsi riflessi sul piano dellazione, da parte sua lopposizione di Rousseau alle stesse correnti culturali, cui si aggiunge per motivi storici anche una pi lucida critica allo spirito dei Lumi, si esprime in una forma totale, che non riguarda singoli aspetti del sapere o della conoscenza, ma investe lintera civilt in ogni sua componente: intellettuale, sociale, ideologica, politica, morale e cos via. Diversamente da quello vichiano, il pensiero di Rousseau ha avuto un impatto maggiore sul piano storicopolitico, la sua connessione con gli ideali della Rivoluzione dellOttantanove evidente e diretta, avendo avuto unimmediata influenza sul corso storico. In Vico e Rousseau la concezione della storia, potremmo dire la loro filosofia della storia, tuttavia animata da un nucleo tematico similare: il corso delle vicende storiche, sia esso ciclico o no, segue un cammino per il quale luomo e la sua piena realizzazione sono al centro di questo processo. Entrambi ricostruiscono la storia della civilt partendo dalluomo e dal suo stato originario, dalla incivilt, dalla barbarie. Dalle sue origini naturali luomo segue poi un cammino contrassegnato da leggi che ne caratterizzano le fasi di passaggio secondo un ordine storico che per Vico riproduce fedelmente quello che presiede alle trasformazioni della mente umana: senso, fantasia e ragione, le tre et degli dei, degli eroi e degli uomini; per Rousseau segue le fasi: stato naturale, corruzione della civilt e nuovo ordine politico e sociale, ispirato secondo i principi di ragione e libert. G.P.

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Ren Magritte. Il capolavoro o il mistero dell'orizzonte. (raccolta Arnold Weissberger, New York)

Illustrazione da Principi di scienza nuova di G.B. Vico (Napoli 1744).

Dioscuride e uno studente. Illustrazione dal De Materia Medica di Dioscuride (1229).

PROSPETTIVE DI RICERCA

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Filosofia medievale islamica


Di Islam si sente oggi molto parlare. Oliver Leaman, con il volume An Introduction to Medieval Islamic Philosophy (Cambridge 1985), oggi uscito in edizione italiana, (La filosofia islamica medievale, Il Mulino, Bologna 1991), permette di entrare in contatto con le tematiche fondamentali della filosofia islamica medioevale: dalla creazione alla conoscenza divina, dal conflitto tra ragione e rivelazione al problema dellimmortalit dellanima. Lautore delinea inoltre il panorama dei rapporti che si intrecciano tra la filosofia islamica e il pensiero greco e la tradizione ebraica, articolando lindagine in due direzioni: il riferimento ai testi e lanalisi delle posizioni delle figure principali, al-Frbi, Avicenna, al-Ghazli, Averro.

Il fine che ho perseguito in questo libro non stato solo di descrivere alcuni aspetti della filosofia islamica, ma anche di suscitare interesse per il problemi, le argomentazioni e le idee filosofiche pi diffusi nel mondo islamico medioevale. Oliver Leaman infatti, senza voler fornire un resoconto esaustivo e complessivo dellepoca storica e dei principali esponenti del pensiero islamico, desidera discutere alcune delle tematiche fondamentali della filosofia islamica, analizzando le argomentazioni di alcuni dei filosofi pi importanti e collegando tali argomentazioni con la tradizione greca, ottenedo cos una affascinante combinazione e una duplice attenzione, una filosofica e laltra storica. Prendendo le mosse dallesame di alcuni dei principali aspetti della religione e della storia dellIslam, da Maometto al Corano, dalla distinzione tra Sunniti e Sciiti a quella tra Ashariti e Mutaziliti, Leaman fornisce le basi per affrontare il ruolo problematico assunto dalla filosofia nellIslam. Il musulmano infatti deve solo mantenersi aderente al Corano, alle Tradizioni del Profeta e dei suoi Compagni e alle opinioni dei primi quattro Califfi. Le problematiche pi astratte possono venir affrontate per mezzo del klam, che perfettamente in grado di articolare analisi teoretiche su concetti quali potere, Dio e libert. La filosofia invade

il terreno del klam, ma rivendica, grazie ai suoi metodi e al rigore delle sue conclusioni, un maggior grado di certezza. Il volume, la cui traduzione italiana curata da Massimo Campanini, articolato in tre sezioni: unampia introduzione in cui Leaman presenta il mondo islamico; una prima parte in cui, partendo dallattacco di al-Ghazli alla filosofia, vengono esaminati tre problemi fondamentali: Dio e la creazione del mondo, limmortalit dellanima e lintelletto attivo, Dio e la conoscenza dei particolari; una seconda parte in cui si approfondisce una questione fondamentale tanto sul piano della filosofia quanto su quello della teologia islamica: unazione giusta perch Dio lo dice, oppure Dio la definisce giusta perch essa tale di per se stessa? Queste problematiche permettono a Leaman di delineare il rapporto che esiste tra ragione e rivelazione nella filosofia islamica ed esplorarne talune implicazioni nel campo della teoria politica. Un approccio alla filosofia islamica, quello di Leaman, che risulta essere innovativo sotto due punti di vista: sia nella sintesi critica delle pi recenti interpretazioni della filosofia islamica, che si discostano dalle direttrici di questo studio, sia per linserimento di un pensatore ebreo, Mos Maimonide, il cui pensiero viene rivisitato proprio in relazione ad alcuni dei temi principali della filosofia islamica. Il volume risulta quindi non tanto un manuale di storia della filosofia islamica medioevale, quanto piuttosto un testo di stimolo allapprofondimento e alla comprensione di un ambito di pensiero e di area di civilt altri rispetto alla cultura occidentale. P.M.

Leconomia della morale


E per la prima volta disponibile in traduzione italiana la celebre opera di Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali (a cura di Adelino Zanini, Istituto dellEnciclopedia Italiana, Roma 1991), indispensabile per la comprensione dellopera del filosofo inglese, al di l delle ben pi note teorie economiche.

Il fatto che si siano attesi pi di duecento

anni dalla prima edizione (1750) della Theory gi di per s indicativo di quanto la ricezione del pensiero di Adam Smith abbia privilegiato di questo autore gli aspetti economici; in Italia in particolare, dove la Ricerca sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni era gi stata tradotta fra il 1790 e il 1791. La reductio economicista del sistema smithiano, che abbraccia etica e diritto, politica ed economia, oltre che a una sua mutilazione porta a deformare linterpretazione delle sue singole parti, e a difficolt nel comprenderne i nessi e le articolazioni. Significativa stata la tendenza a vedere unevoluzione nel pensiero di Smith fra due posizioni tra loro inconciliabili, che in un primo tempo lo vedono, in campo etico, teorico della simpatia (nella prima edizione della Teoria dei sentimenti morali), poi sostenitore dellegoismo utilitarista in campo economico (nella Ricerca sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni). Le revisioni della Teoria, importanti ma, a questo proposito, non decisive, gi sarebbero sufficienti a respingere lipotesi di una contraddizione; il problema si pone, piuttosto, nei termini di ricondurre lutilitarismo delleconomista nel quadro delle riflessioni del filosofo sulla natura umana. A questo scopo la Teoria indispensabile, e d la misura dello spessore filosofico delle riflessioni di Smith, anche dal punto di vista dei riferimenti storiografici. La dimensione teologica presente in Shaftesbury e Hutchenson riemerge, e viene giocata contro lutilitarismo humeano: virt, giustizia, sentimenti morali non si fondano sullegoismo, ma su un altruismo disinteressato, frutto della simpatia, posta in noi da un essere superiore. Lanalisi psicologica, che Smith sviluppa in un ampia casistica, e sulla quale egli fonda la sua etica, si inserisce dunque in una teodicea: la simpatia lo strumento che lEssere superiore ha fornito alluomo per raggiungere il bene e la felicit, mantenendo il pi possibile alluniverso la sua armonia. La simpatia fa cogliere allindividuo se stesso nellaltrui prospettiva. Essa consiste, in altri termini, nella capacit di giudicare se stessi con gli occhi altrui, in qualit di giudici imparziali, e su questa base valutare sentimenti e azioni. Il criterio di giudizio morale, per quanto oggettivo ed

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empirico, non dunque arbitrario, perch filtrato dalla dimensione intersoggettiva, acquisita dallIo interiore giudicante. Ciascuna coscienza, in linea di principio, per Smith in accordo con tutte le altre in forza dellarmonia stabilita dallEssere superiore; di fatto Smith ammette che possa darsi contrasto fra le valutazioni delle coscienze individuali. E questa una crepa nella teodicea smithiana, ed essa trapassa dallambito etico a quello economico, la cui continuit con il primo, peraltro, consiste proprio nel permanere, nelluno e nellaltro ambito, della prospettiva teleologica. Fra la riflessione della Teoria e le dottrine esposte nella Ricerca non solo non c discrasia, ma intercorre addirittura un rapporto di fondazione: grazie alla situazione determinata dai sentimenti morali possibile che vadano a buon fine le azioni egoistiche. Dal punto di vista dello sviluppo concettuale nelle singole opere, lottimismo e la fiducia nellordine provvidenziale, esposti nella Teoria dei sentimenti morali, e sui quali si fonda il laissez faire smithiano, sono, insomma, logicamente anteriori allutilitarismo che, secondo la Ricerca su natura e cause della ricchezza delle nazioni, regge le azioni dellhomo oeconomicus, le quali si inseriscono nellarmonia di questordine. Se ci non accade - e Smith vede in modo lucidamente impietoso, esaminando i problemi della lotta fra le classi, come ci spesso non accada - questo frutto di una difficolt intrinseca allimpostazione propriamente filosofica della riflessione di Smith, non a un contrasto fra le sue teorie eticopsicologiche e quelle economiche. F.C.

Gottfried Wilhelm Leibniz. Disegno a matita di Adolph Meuzel.

Corrispondenza tra Leibniz e Arnauld


Sebbene non sia mai stato considerato tra i grandi filosofi, Antoine Arnauld stato non di meno un pensatore che ha potentemente influenzato lo sviluppo del pensiero nel diciasettesimo secolo. Questo quanto Robert C. Sleigh cerca di mettere in rilievo nel suo saggio: Leibniz and Arnauld: a commentary on their corrispondance (Leibniz e Arnauld: un commento alla loro corrispondenza, Yale University Press, London, 1990). Il pensiero di Arnauld si inserisce nella riflessione seicentesca sul significato del razionalismo, formulando brillanti critiche sia agli argomenti di Cartesio sulla distinzione mente-corpo, sia al Discorso sulla metafisica (1686) di Leibniz.

Gottfried Wilhelm Leibniz e Antoine Arnauld si conobbero a Parigi nel 1670. Nel 1680 Leibniz fece recapitare ad Arnauld una copia del suo Discorso sulla metafisi-

Antoine Arnauld. Incisione di G. Edelinck

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ca. Nacque cos unintensa corrispondenza tra i due, nel reciproco tentativo di migliorare le argomentazioni contenute nel Discorso. Il carteggio mostra la grande abilit critica di Arnauld nel riuscire a cogliere con precisione il cuore di un argomento filosofico e indicarne i punti deboli. Egli sinteressa soprattutto alla teoria leibniziana della sostanza individuale e alle sue implicazioni circa lesistenza della libert umana e anche di quella divina. Alle considerazioni di Arnauld tese a mostrare come la nozione di concetto individuale implichi di fatto una necessit fatalistica, Leibniz replica che una decisione come quella di Cesare di attraversare o meno il Rubicone, non una decisione necessaria, ma certa. Dare consistenza a questa affermazione, soprattutto rispetto alle nozioni di sostanza, predicazione, esistenza e creazione divina stato per Leibniz un compito assai complesso. Robert C. Sleigh nel suo saggio non evita nessuna delle complessit del pensiero leibniziano; attraverso una minuta analisi fornisce la possibilit di penetrare nelle varie strategie sviluppate da Leibniz, nel tentativo di soddisfare le critiche mosse da Arnauld. In particolare egli distingue la tesi secondo cui ciascuna sostanza individuale possiede essenzialmente delle propriet dalla tesi che un individuo possiede intrinsicamente delle propriet. Accettando la prima tesi, Leibniz cerc di evitare la seconda. Nellintroduzione al volume Sleigh mostra anche un certo interesse per il dibattito sul come si debba fare storia della filosofia e quali canoni si debbano seguire, un dibattito presente in particolare nellambiente filosofico anglo-americano. Egli distingue due metodologie nella storia della filosofia, filosofica e esegetica. Pur rimanendo estraneo a ogni intento polemico, egli si schiera per questultima tendenza metodologica, ritenendo come scopo principale della storia della filosofia quello di spiegare in modo chiaro e dettagliato il pensiero di un filosofo, nel massimo rispetto delle fonti. La prima tendenza considerata da Sleigh pi valutativa, spesso degenerante in una chiusa metafisica, anche se qualche volta illuminante. Auspicando una maggiore vicinanza tra esegetica storica e filosofica, egli rileva comunque negli ultimi dieci anni nellambito della filosofia anglo-americana unattenzione pi scrupolosa al testo e pi sensibilit al contesto storica. V.R.
scontro la traduzione dellultima opera di Willard Van Orman Quine, Quidditates (a cura di L. Bonatti, Garzanti, Milano 1991) che si rif proprio a Meinong. Le posizioni di Quine, le loro radici nella tradizione filosofica europea e il dibattito su di esse, sono al centro delle opere di Michael Dummett, Alle origini della filosofia analitica (trad. di E. Picardi, Il Mulino, Bologna 1991), Giovanna Borradori, Conversazioni americane (Laterza, Roma-Bari 1991) e Franco Restaino, Filosofia e postfilosofia in America (Franco Angeli, Milano 1991).

Realt individuali
Prima traduzione di unopera giovanile di Alexius von Meinong, Empirismo e nominalismo. Studi su Hume (a cura di R. Brigatti, Ponte alle Grazie, Firenze 1991) dove sono gi presenti alcuni spunti del successivo realismo ontologico meinongiano. A ci fa ri-

La figura di Hume lapprodo storico e teorico della connessione fra empirismo e nominalismo, che il giovane Alexius von Meinong mette a fuoco in Empirismo e nominalismo e che funger, fra laltro, come punto di riferimento polemico nelle successive fasi della sua riflessione, che porteranno alla teoria degli oggetti. La categoria di oggetto, la pi generale e fondamentale, non si identifica con quella di fenomeno, ma ha piuttosto un valore logico e ontologico, in quanto si riferisce anche a oggetti mentali, quali gli enti numerici o immaginari; ci perch ogni atto conoscitivo consiste in un atto di intenzionamento verso un oggetto che lo trascende. Al di l delle ulteriori partizioni meinongiane della categoria oggetto, gli assunti antiempiristici e antinominalistici della teoria degli oggetti sono evidenti: gli oggetti, ovvero la realt, non si limitano alla classe degli oggetti dellesperienza. Il carattere di universalit di nomi e concetti, ovvero i caratteri comuni e unificanti di una classe di fenomeni rispetto a ciascun fenomeno nella sua singolarit, si fonda, infatti, su una realt, quella delloggetto in quanto tale, che ha un essere cos e cos, che non deriva da un procedimento astrattivo, come credono gli empiristi. Proprio il ruolo e il valore dellastrazione sono il filo conduttore della ricostruzione meinongiana del percorso che porta da Locke a Hume: se il primo, a parere di Meinong, non chiarisce leffettiva portata dellastrazione, Berkeley la nega recisamente, rifiutando lesistenza di idee generali al di fuori dei nomi che le indicano. A dispetto di ci, secondo Meinong, lempirismo e il nominalismo berkeleyano non hanno ancora raggiunto la posizione di massima radicalit: la possibilit, ammessa da Berkeley, di un pensiero senza determinazione, lascia aperto uno spiraglio al concettualismo. E invece Hume a portare lempirismo alle sue estreme conseguenze nominalistiche, negando recisamente una distinzione fra nome e idea, e sostenendo che solo latto linguistico, cio la nominazione, produce idee generali. Meinong rifiuta il nominalismo degli empiristi attaccando proprio questa posizione humeana; la teoria degli oggetti il naturale sviluppo di questo rifiuto e di questo attacco.

Eppure, stando a Willard Van Orman Quine, il nominalismo di Hume meno radicale di quanto creda Meinong, nella misura in cui mantiene il dogma della distinzione fra proposizioni analitiche e proposizioni sintetiche, cio fra proposizioni che esprimono soluzioni dipendenti solo da idee, e altre che presuppongono invece il ricorso allesperienza. La distinzione fra proposizioni analitiche e sintetiche, dunque, fa anzitutto appello a unistanza esperienziale che Quine giudica dogmatica, in quanto presuppone la riduzione delle strutture logiche a un dato, lesperienza, ritenuto unico e ultimativo sul piano ontologico. In questo modo si fa torto alla indeterminatezza del riferimento della struttura semantica, che non pu rifarsi a unistanza estranea a essa. Quine sostenitore di una visione olistica del significato, secondo cui la conoscenza umana totalmente interna agli atti linguistici in cui si esprime, e solo in via subordinata viene a contatto con una realt di esperienza; esiste perci la possibilit, a parere di Quine, di costruire ontologie alternative. La distinzione fra proposizioni analitiche e sintetiche ripropone, dunque, a dispetto di Hume, unimpostazione nientaffatto nominalistica, con una realt ontologica universale e dei concetti che la esprimono. A dar ragione a Quine, peraltro, interviene anche il fatto che dallattacco realista di Meinong si salva, in Hume, proprio la distinzione fra proposizioni analitiche e sintetiche. Quella di Quine intende dunque porsi come una radicalizzazione del nominalismo empirista, con unimpostazione di relativismo ontologico che non lascia spazio, sul piano ontologico stesso, a una fondazione della scienza. Di questa, a parere del pragmatista Quine, il fondamento e la giustificazione devono essere cercati altrove: nella sua utilit come mezzo di comprensione e trasformazione della realt. Una posizione, quella di Quine, che, soprattutto nelle conseguenze esplicitate da alcuni seguaci - si pensi a Donald Davidson - rasenta, dal punto di vista gnoseologico, il solipsismo: il problema linguistico finisce per riguardare un atto di comprensione privato. La soluzione adottata per uscire da questo impasse la presupposizione di ununiformit della comprensione nei soggetti che comunicano, basata su una supposta universalit, fondata sulla funzionalit pragmatica dei criteri semantici di ciascun parlante. Una soluzione debole questa, a parere di Michael Dummett; la presupposizione di questa universalit resta una petitio principii, che tenta di spiegare la riuscita dellatto linguistico con la pratica dellatto linguistico stesso. Quello del rapporto fra linguaggio e realt da sempre, del resto, un problema capitale della filosofia analitica e oggi appare nel panorama statunitense come il tema discriminante tra essa e la filosofia continentale, di ispirazione specialmente derridiana, come emerge dallanalisi di Franco Restaino e dalla raccolta di

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colloqui (fra gli altri, con gli stessi Quine e Davidson, nonch con Hilary Putnam) di Giovanna Borradori. Nel senso comune della cultura statunitense la riflessione dei derridiani afferisce allarea della critica letteraria pi che a quella della filosofia professionale; la loro impostazione, di cui Richard Rorty lesponente pi illustre, post-analitica proprio per il fatto che al problema del rapporto fra linguaggio e realt sostituisce quello del rapporto fra testo e testo, e la realt viene, per cos dire, respinta ai confini dellindagine. Questo offre per il destro per due ordini di considerazioni: anzitutto che la distinzione tra la filosofia analitica e quella post-analitica meno netta di quanto risulti dalle mappe di appartenenza dei singoli pensatori. In secondo luogo, viene cos verificata la tesi di Dummett, relativa allerroneit di considerare quelli della filosofia analitica problemi propri della tradizione filosofica americana: al contrario, essi hanno la loro radice, come dimostra la linea di continuit fra Meinong, Frege e Russel, nelle ricerche logico-epistemologiche europee della seconda met dellOttocento, e nel fecondo dibattito con le odierne correnti dellermeneutica. F.C. do, per esempio, in logica la distinzione, ormai classica, tra paradossi logici e paradossi semantici e mostrando come i primi si possano eliminare senza far ricorso alla complessa teoria degli ordini e allassioma di riducibilit di Russell. Per quanto riguarda la filosofia del linguaggio, egli invece si adopr per eliminare il riferimento a entit teoriche allinterno delle teorie scientifiche, proponendo cos un indagine di tipo neo-empirista. Propose anche una teoria soggettiva della probabilit, che cercava di tener presente la credenza parziale di un individuo in presenza di differenti opzioni. Quasi tutti i suoi scritti sono stati raccolti postumi da Richard Braithwaite in The foundations of mathematics and other logical essays (1931). Nel 1922 apparve la traduzione inglese di Ramsey del Tractatus logicus-philosophicus di Ludwig Wittgenstein e nellanno seguente venne pubblicata una sua lunga nota critica al Tractatus, che anche al sua prima sostanziale pubblicazione di filosofia. Quellestate Wittgenstein invit Ramsey in Austria, ed insieme iniziarono a lavorare per migliorare e chiarire i passi e i concetti pi ambigui del Tractatus, modifiche apparse poi nella seconda edizione. In queste loro discussioni, ci che entrambi tenevano sempre ben presente erano le teorie dei Principia mathematica di Whitehead. Lobiettivo che questopera si proponeva di ridurre passo dopo passo tutta la matematica alla logica pura, venne di fatto proseguito da Wittgenstein, con la sua indagine sul vero logico, e da Ramsey che cerc di rendere attuabile questo disegno attraverso una correzione dellarchitettura difettosa dei Principia. La proposta di Ramsey in tal senso apparve in Proceedings of the London Mathematical Society (1925) e venne accettata come canonica, anche se non fu facile difendere il suo logicismo contro il formalismo di David Hilbert e lintuizionismo di L.E.J. Brouwer. Pur lavorando a un medesimo progetto, Wittgenstein e Ramsey si sono trovati ad analizzare gli stessi problemi da punti di vista indipendenti ed opposti. Per esempio il paradosso di Russell circa la propriet della non-auto-applicabilit, risolto da Ramsey distinguendo i paradossi logici da quelli semantici, mentre Wittgenstein afferma che tali contraddizioni non devono preoccupare, dato che trovandosi di fronte a tali situazioni non si devono tirare delle conclusioni, ma trasformarle semplicemente in regole. Singolare linfluenza delle ricerche di Ramsey sulla probabilit come modo di giudizio, riprese parzialmente successivamente da von Neumann e Morgenstern nel libro Theory of games and economic behavior (1944) e da L.J Savage in The foundations of statistics (1954). Questa stessa teoria fu anche sviluppata dal matematico italiano Bruno de Finetti nello stesso periodo, ed ora fa parte della teoria delle decisioni impiegata in discipline professionali come la medicina. La Ramsey Collection esistente allUniversit di Pittsburgh contiene ancora interessanti saggi non pubblicati. A testimonianza dellinteresse che il suo pensiero sta suscitando a livello internazionale, stato reso noto che i saggi filosofici non ancora pubblicati appariranno nel prossimo anno in un volume che sar pubblicato a Bologna a cura di Maria Carla Galavotti, mentre leconomista Margaret Paul, sorella di Ramsey, sta preparando unimportante biografia sul fratello. V.R.

Sulla banalit del male


Il riaccendersi dellinteresse, in Italia, attorno al pensiero di Hannah Arendt un fatto ormai acquisito. La traduzione in lingua francese di tre testi della pensatrice ebraica conferma una tendenza che vuole sollecitare una nuova riflessione sulle categorie della filosofia politica. I testi in oggetto sono: Le concept damour chez Augustin (Il concetto di amore in Agostino, Ed. Deux Temps Tierce, Parigi 1991), testo di cui prevista la prossima pubblicazione in lingua italiana a cura di Laura Boella), Auschwitz et Jerusalem (Ed. Deux temps Tierce, Parigi 1991) e H e i c h m a n n Jerusalem. Rapport sur la banalit d u ma l (Heichmann a Gerusalemme. Rapporto sulla banalit del male, Gallimard, Parigi 1991).

Ramsey e Wittgenstein
E recente la nascita di un certo interesse per il pensiero di Frank Plumpton Ramsey, tra i primi ad apprezzare ed esporre il Tractatus logicus-phil o s o p h i c u s (1921) di Ludwig Wittgenstein, mentre avanz critiche di fondo ai Principia mathematica (1910-13) di A. N. Whitehead e di B. Russell. Si segnala la pubblicazione di due suoi saggi: Philosophical papers (Scritti filosofici, a cura di D. H. Mellor, Cambridge University Press, New York 1990) e On truth: original manuscript materials (19271929) from the Ramsey collec-tion at the University of Pittsburg (Sul vero: materiale manoscritto originale (1927-1929), proveniente dalla raccolta degli scritti di Ramsey allUniversit di Pittsburg, a cura di Nicholas Rescher e Ulrich Mayer, Kluwer, Dordrecht 1990 ), e di un saggio sul suo pensiero: The philosophy of F. P. Ramsey (La filosofia di F.P. Ramsey, University Press, Cambridge 1990).

Nonostante la morte prematura, avvenuta a ventisette anni, Frank Plumpton Ramsey (1903-1930) ha lasciato parecchie idee profondamente innovative nei suoi lavori, spaziando dalla filosofia alla logica, dalla matematica pura alla teoria delle probabilit, dalla teoria delle decisioni alleconomia. Studi e insegn a Cambridge e si dedic brillantemente a molte discipline, ponen-

Di carattere pi schiettamente teorico, Le concept damour chez Augustin, pubblicato in Germania nel 1929, costituisce la tesi di laurea di Hannah Arendt negli anni che la vedono intellettualmente e sentimentalmente legata a Martin Heidegger. Il ruolo del desiderio, il rapporto con il prossimo e con Dio, la funzione dellamore nella vita sociale, sono i temi affrontati in questo studio che per certi versi sembrano annunciare i percorsi di riflessione seguiti pi tardi da Lvinas. Auschwitz et Jerusalem e Eichmann Jerusalem rappresentano la raccolta in volume degli articoli usciti rispettivamente nellAufbau, giornale in lingua tedesca pubblicato negli U.S.A, e nel New Yorker. Si tratta di scritti di carattere militante, nel significato letterale del termine, essendo nellinsieme animati dallintento di rendere possibile una applicazione della teoria politica sul terreno della realt storica. In conformit con lidea che il giudizio politico ha una originaria determinazione etica, si tratta per la Arendt di comprendere, nellorizzonte della storia, come sia stato possibile il totalitarismo nazista, quanto la possibilit dellOlocausto diventare un fatto e un atto ordinario nelle menti di tanti mediocri burocrati. Riflettendo sulla banalit del male, Hannah Arendt non cerca affatto di banalizzarlo, come sovente le

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stato rimproverato; pi forte delloffesa rimane lesigenza di comprendere. Come la miope normalit di Eichmann, questo funzionario dello sterminio, possa arrivare a concepire ed a organizzare labominio, trova forse una prima risposta nellaffermazione dellufficiale nazista: il linguaggio amministrativo il solo che conosca. Misurarsi con la terrificante opacit della contingenza, interrogarla con gli strumenti di un pensiero che rifiuta la sicurezza di un modulo interpretativo invariante, mantenere ferma lesigenza di lucidit, ci che lega questi testi con lopera maggiore della Arendt. E.N.
Sebastiano Gentile, Olschki, Firenze 1991), indica un interesse, non solo filosofico, per una prospettiva squisitamente rinascimentale, che coniuga riflessione metafisica e considerazioni su aspetti elementari della vita quotidiana.

Il piacere della vita


Lattenzione che si avverte nei confronti del pensiero di Marsilio Ficino, testimoniato dalla prima traduzione italiana, del Liber de voluptate, (Del piacere, a cura di Piero Cigada, 2 voll., Philobyblon, Milano 1991), dalla traduzione del De vita (a cura di Albano Biondi e Giuliano Pisani Edizioni biblioteca dellimmagine, Pordenone 1991) e dalledizione critica del primo libro dellEpistolarum familiarum, Lettere I (a cura di

Che la vita coincida con la ricerca speculativa un dato di fatto assodato per un gran numero di filosofi; meno scontato , invece, che la ricerca speculativa voglia essere un viatico per la vita quotidiana, un tentativo di spiegazione non solo del suo senso profondo, ontologico o escatologico, ma anche dei singoli fatti, apparentemente isolati e casuali nella loro caducit. Lo sguardo del filosofo sa invece trovare, per essi, il filo conduttore che li inscrive nel grande ordine del cosmo, la cui chiave di comprensione data a Marsilio Ficino da Platone. Per Ficino, per, quella platonica una prospettiva appartenente a una dimensione sapienziale, sedimentata in un corpus di testi e autori ampio e variegato, pi che circoscrittaalla dottrina del filosofo di Atene. Cos nel platonismo ficiniano Platone il punto di arrivo di una sapienza molto pi antica, presente nei poeti teologici, nellorfismo, nel pitagorismo e nellermetismo; se la traduzione latina dei dialoghi platonici uno dei lasciti spirituali pi importanti fra quelli che Ficino ha consegnato alla cultura occidentale, va sottolineato che es-

sa solo il momento di un progetto pi ampio, che emerge dal primo dei dodici libri dellEpistolario che contengono, fra laltro, brevi trattati filosofici. Attraverso il tentativo di porre su basi nuove, rispetto alla Scolastica, lunione tra religione e speculazione filosofica, il platonismo di Ficino traccia le linee fondamentali del platonismo rinascimentale, che si impone a partire dal tardo Quattrocento: lunit del cosmo e lo sfondo teologico che la giustifica, il carattere animato delluniverso, garantito dallanima in posizione di copula mundi, grado mediano fra i cinque (corpo, qualit, anima, angelo, Dio) in cui si ripartisce la totalit dellEssere. Da questi assunti Ficino deriva la convinzione relativa allesistenza di unarmonia nelluniverso, governato da una ragione di stampo pitagorico, e alla connessione di ciascuna delle sue parti, dove il moto degli astri legato in modo biunivoco, al corso degli eventi della vita delluomo, il quale a sua volta, proprio per questo, pu influire sullandamento generale del cosmo mediante pratiche magiche. Il De vita evidenzia alcuni di questi aspetti, e la rivalutazione scientifica dellastrologia qui compiuta si svolge attraverso la commistione fra un impianto filosofico a cui appartengono Platone, Agostino, Cusano, e prescrizioni relative alla cura del corpo e della psiche, dove le nozioni di medicina empi-

Manoscritto di astronomia del XIV secolo (St. Nicolaus-Hospital, Berukastel-Kues an der Mosel)

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rica si mescolano a quelle di una psicologia che affonda le sue radici nellastrologia. Un ancor pi diretto e evidente riflettersi dei presupposti filosofici sulle prescrizioni pratiche, relative questa volta al campo etico, presente ne Il libro del piacere, che espone le giustificazioni filosofiche, valide non solo per Ficino, dellideale di vita ascetico: esiste, oltre a una gerarchia fra i piaceri corporei - soggetti allopinione e al relativismo culturale e individuale - una loro netta distinzione da quelli dellanima, che sono scientifici, cio oggettivi, in quanto validi per chiunque abbia unanima e una ragione. Tale distinzione si fonda sul fatto che luomo ha il dominio dei piaceri dellanima ed invece schiavo nei confronti di quelli del corpo. Lautonomia come dominio del proprio io interiore quindi il fine dellideale ascetico che, per questa strada, vuole per essere dominio - nellindipendenza da esso - di ci che esterno allio. Se facile sorridere degli esiti pi ingenui di tale applicazione di presupposti filosofici ai momenti della vita quotidiana, dal punto di vista culturale vale la pena riflettere su quanto, dellodierna produzione editoriale relativa ai consigli sul vivere bene, non abbia a suo fondamento presupposti ideologici di carattere generale, che trascendono la banale ovviet dei consigli stessi; presupposti che, considerati dal punto di vista pi specificamente filosofico, sono spesso molto meno giustificabili, una volta evidenziati, di quelli del platonico Ficino. F.C. quelle di carattere pi strettamente privato, tra i corrispondenti di Kant troviamo i nomi di matematici come Lambert, Bernoulli, Eulero, di scrittori come Wieland e Schiller, Lavater, e naturalmente di filosofi: Salomon Maimon, Fichte, Herder, Jacobi. E con costoro che Kant intrattiene una spesso occasionale, ma rigorosa conversazione filosofica, tendente a chiarire e a sviluppare le trame del proprio progetto critico; ne troviamo il disegno in una lettera del 1766 a Mendelssohn, dove viene prospettata la possibilt di una metafisica rinnovata, corretta dallo scetticismo e regolata dallesperienza che contiene i dati necessari alla ragione. Le lettere, che accompagnano cronologicamente la stesura dellopera maggiore, diventano dei preziosi commentari della stessa e, grazie anche al preciso apparato critico, permettono di seguire la genesi e la diffusione del pensiero kantiano allinterno dellIlluminismo tedesco. La preoccupazione di Kant di essere correttamente inteso e valutato, come pure la disponibilit ad accettare i suggerimenti e le critiche per rivedere gli elementi del proprio sistema sono particolarmente evidenti nelle missive inviate ai suoi discepoli Schultz e Herz. E con il convincimento del rigore del proprio lavoro, unito ad una naturale disponibilit che Kant scrive a Herz: Non considero le obiezioni razionali nellunica prospettiva di una loro confutazione, continuo invece a riflettere su di esse e ad esaminarle costantemente accordando loro il diritto di farmi recedere dalle opinioni precedentemente stabilite e sostenute. Kant cosciente della difficolt di risolvere i problemi insiti nel suo progetto di un sistema metafisico rinnovato. Se tra la stesura della Critica della Ragion Pura (1780) e la sua pubblicazione intercorrono quasi dieci anni perch il filosofo riflette sulle contraddizioni che necessariamente sorgono allinterno delle sue tesi metafisiche, per concludere che le antinomie sono intrinseche alla natura stessa della ragion pura. Il crescente interesse e il consenso sorto attorno alla sua opera lo convinceranno della solidit del progetto. Per lormai famoso professore di Knigsberg inizia un periodo di intensa attivit pubblica che lo vede protagonista dei dibattiti intellettuali in seno allAufklrung. Gli articoli, le conferenze, le occasioni in cui viene sollecitato a portare il suo autorevole contributo sono sempre pi numerosi. Alcuni dei pi importanti scritti di questo periodo che va dal 1784 al 1796, nel quale Kant si trova impegnato ad esporre e a precisare i temi del proprio sistema, sono riportati ora nella recente raccolta critica: Scritti sul Criticismo. Si tratta, per la maggior parte, di saggi che hanno gi conosciuto lattenzione del pubblico degli studiosi di Kant: contributi importanti per il chiarimento di temi svariatissimi, a volte soltanto accennati nellopera maggiore. Fa eccezione lampio scritto indirizzato contro le tesi leibniziane di Eberhard, intitolato: Su una scoperta secondo la quale ogni nuova critica della ragion pura sarebbe resa superflua da una critica pi antica, finora mai tradotto. Si scopre un Kant vivacemente battagliero nel difendere le proprie tesi, arrivando a sostenere apertamente la funzione vitale della polemica filosofica: Questa tendenza, o piuttosto questimpulso, dovrebbe essere riguardato come una delle tante disposizioni benefiche e sagge della natura, la quale se ne serve per tentar di distogliere luomo dalla grande infelicit causata dalla decomposisizione del suo corpo vivente. Mentre si fanno pi pressanti le preoccupazioni per la salute, di cui abbiamo leco frequente nelle lettere del periodo, con onesta soddisfazione che Kant guarda retrospettivamente al proprio lavoro: Non ho mai, in nessun momento, cercato di costruire delle illusioni, n ho provato a scovare delle ragioni speciose per rappezzare il mio sistema, ho preferito lasciare passare degli anni per arrivare ad una una comprensione perfetta che potesse soddisfarmi pienamente. Se c orgoglio intellettuale in questa affermazione, esso temperato dallinterrogativo sollevato in Che cosa significa orientarsi nel pensare? Quanto penseremmo, e quanto giustamente, se non pensassimo, per cos dire, in comunione con altri, ai quali comunichiamo i nostri pensieri, ricevendone i loro?. In primo luogo la libert di pensare - dir Kant - libert di esprimersi pubblicamente; la comunicazione non un esito, ma la condizione necessaria del pensiero. E.N.

Pensare al Medio Evo


Gi nel titolo dellimportante saggio di Alain de Libera: Penser au Moyen Age (Seuil, Parigi 1991), subito evidente un duplice intento: ricostruire il significato che aveva il pensare nelluniverso medioevale e interrogarsi su cosa significhi oggi pensare alla tradizione culturale e religiosa del medioevo. Unesplorazione storica che dunque un invito a riconsiderare un momento capitale nella storia del pensiero, quello che vede la nascita degli intellettuali al tornante tra il Tredicesimo e il Quattordicesimo secolo.

Scritti e carteggi di Kant


Si segnalava nel numero 3 di questa rivista la pubblicazione di una scelta di lettere di Immanuel Kant curata da O. Meo (Epistolario filosofico 1761-1880). Recentissima la traduzione francese dellintero epistolario kantiano: Immanuel Kant, Correspondance (trad. franc. di M.C. Challiol, M. Halimi, V. Sroussi, N. Aumenier, M.B. Delaunay e M. Marcuzzi, Gallimard, Parigi 1991), tratto dalla classica edizione tedesca dellAkademieausgabe. In ambito italiano si segnala con il titolo: Scritti sul criticismo (Laterza, RomaBari 1991) la pubblicazione di alcuni importanti saggi del filosofo di Knigsberg a cura di Giuseppe De Flaviis.

Bench lattivit epistolare non fosse particolarmente coltivata da Immanuel Kant, la cui flemma era tale che egli poteva lasciar trascorrere anche un anno prima di rispondere ai suoi, meno negligenti, corrispondenti, rimane comunque impressionante la lista dei personaggi con i quali il filosofo di Knisberg intratteneva scambi epistolari. Tolte le lettere ai familiari e

Per questopera di ricostruzione dellideale filosofico di una nuova classe di intellettuali, nata attorno alle universit, Alain De Libera, da storico delle idee, procede ad una riesamina dellaristotelismo in Occidente, rivalutando quella tradizione scolastica che, nei registri culturali e scolastici di oggi, ha la sarcastica collocazione che gli aveva dato Rabelais: Tra il 1480 e il 1550, in effetti - sostiene De Libera - sotto il duplice patronato delleleganza letteraria e della semplicit della fede, sono stati definitivamente demoliti dieci secoli di sforzi intellettuali. La rilettura critica dello stu-

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dioso francese mostra come la storia dellaristotelismo sia in larga misura la storia di un prestito culturale che lOccidente cristiano deve allIslam, nella cui tradizione filosofica il pensiero greco ed ellenistico avevano trovato una prima elaborazione. Il modello di una filosofia capace di tradursi in discorso volgare, la trasformazione del sapiente in docente, sono eredit che i filosofi universitari ricevono dalla cultura araba, come del resto la figura stessa del filosofo contemplativo ricalcata su quelle di Avicenna, Farabi e Ghazali. In effetti, attraverso linsegnamento degli intellettuali, dei filosofi di professione, la filosofia paradossalmente si deprofessionalizza, comunica ed entra a far parte di altri linguaggi: religiosi, poetici e politici. De Libera ne misura gli effetti su tre terreni: quello della morale sessuale, dellideale di felicit intellettuale, rappresentato da Dante, e quello dellascesi, illustrato da Meister Eckhart. Entrambe le personalit rappresentano lemergere cosciente di una nuova forma di nobilt, quella intellettuale. Se la figura di Dante, intellettuale totale e massimo esponente dellaristotelismo radicale, non una novit, originale il ruolo che De Libera assegna al pensiero di Meister Eckhart, a cui viene rifiutato lepiteto di mistico: il suo ideale di ascesi conduce infatti al disinteresse e alla libert dello spirito che riconciliano ragione e rivelazione. Nel campo della morale sessuale, lemergenza di un sistema coerente e di una compiuta visione filosofica delluomo non soltanto rinvenibile attraverso i documenti lasciati dalla censura, ma - questa la tesi paradossale dellautore - esse sono promosse dalla opera stessa del censore che, condannando, forza le tesi a divenire esplicite e a scoprire il loro progetto filosofico: Per noi la censura un operatore storico. E questa che trasforma un enunciato in tesi. Per molti versi sono tesi provocatorie, nel senso migliore, quello di aprire il dibattito sul significato che la cultura medievale conserva per lattualit. I motivi di riflessione sono molti. A fronte del riemergere preoccupante degli integralismi religiosi e della violenta opposizione tra le culture, diventa importante rinnovare la conoscenza dei legami e delle comuni eredit di Occidente ed Islam. In questa prospettiva, riflettere sulla presenza e il significato del religioso allinterno della comunit, accedere alle sue forme di discorso e di razionalit, questo - ribadisce De Libera - possibile tornando innanzittutto ad interrogare il pensiero medievale. E.N.

Portale (part.) 1170 circa. Arles, Saint - Trophine.

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Sedicente immagine del giovane Spinoza (anonimo, 1660 circa).

CONVEGNI E SEMINARI

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Spinoza e lidealismo tedesco


Si svolto a Hannover il 2 e 3 novembre 1991 il primo convegno della Spinoza-Gesellschaft, dedicato al tema: Spinoza e lidealismo tedesco, in cui sono stati discussi, suddivisi in sezioni specifiche, i rapporti di Spinoza con Kant, Fichte, Schelling e Hegel.

Nel secolo dellarchiviazione, come stato chiamato il nostro, in tempi di edizioni storico-critiche dei classici e di rinuncia alle grandi teorizzazioni a favore di un atteggiamento ermeneutico, non pi necessario prendere partito a favore di un pensatore per aderire ad una societ filosofica che porta il suo nome, o per riunirsi a convegno sotto le sue bandiere. E sufficiente disporre del senso della filologia, unito ad un interesse storico-filosofico. E stato questo il clima in cui si svolto il convegno di Hannover, che ha tenuto fede alle sue promesse ed stato una riunione, poco interessata al vasto pubblico, di specialisti, che non hanno cercato di evitare lo specialismo. Questioni di dettaglio, precisazioni meticolose, divagazioni hanno caratterizzato il convegno, ed in particolare le discussioni. Quando Reiner Wiehl (Heidelberg), nella sua relazione di apertura, ha sviluppato lidea di un triplice significato del concetto kantiano di casualit, ha messo certo in luce loriginalit di Kant che, a differenza dei suoi predecessori, ha colto nel determinismo filosofico di Spinoza non il rapporto della necessit con la libert, bens con la casualit. Tuttavia la relazione di Wiehl non toccava qualcosa di veramente fondamentale, ma piuttosto un aspetto particolare, un puro problema sistematico. Questa impostazione veniva confermata e rafforzata dallintervento di Marco Ivaldo (Napoli), dedicato a Fichte. Questi, accusando Spinoza di dogmatismo, gli ha tuttavia concesso una metafisica reale, sentendo per la mancanza di una parallela giustificazione gnoseologica e indicando lulteriore carenza di una mediazione tra la sostanza Una ed assoluta e la molteplicit degli attributi. Ma con questo stato davvero liquidato Spinoza? Evidentemente no, ed attorno a questa acutizzazione polemica del proble-

ma si sono orientati tutti gli interventi, a partire dai saluti al convegno di Manfred Walther. Questi, presidente della SpinozaGesellschaft, parlando delle difficolt incontrate in Germania dalla lettura di Spinoza, ha affermato che nessun tedesco ha mai saputo iniziare dallo Spinoza autentico. Se si aggiunge che la risalita oltre Kant andrebbe intesa, secondo un giudizio accademico corrente, come una ricaduta in qualcosa che superato, appare allora anche la dissimulata forza esplosiva dellargomento del convegno. La congiunzione presente nel titolo in realt una disgiunzione, quellaut-aut di cui gi gli innovatori idealisti erano anche troppo consapevoli e che si era vestito dei panni di una secca alternativa: se il nostro sistema non fosse la verit, non resterebbe altro che lo spinozismo. Da una contrapposizione di questo tipo si tenuta del tutto lontana la suddivisione organizzativa delle relazioni. Alla critica di Spinoza ha fatto seguito la critica della critica. La separazione corrente tra il sobrio interesse storico e lattualizzazione impegnata si mostrata, in questa circostanza, unillusione. Peter Rohs (Mnster), preoccupato nel suo intervento di sostenere Spinoza contro Kant, ha replicato aspramente allidea emersa nella discussione che la filosofia seria vada praticata solo come storia della filosofia, insistendo, con gran parte del pubblico schierato dalla sua parte, sul fatto che bisogna sforzarsi di percepire i filosofi del passato come partner di un dialogo vivente. Fino al 1933 la Germania fu allavanguardia negli studi su Spinoza. Leliminazione degli ebrei e della loro cultura venne vissuta anche dal punto di vista degli studi spinoziani come un sacrificio, senza che dopo il 1945 si ritornasse per agli antichi risultati. Diversamente in Francia e in Italia, dove si pu invece parlare di una rinascita della ricerca dedicata a Spinoza, di cui hanno dato conto Marco Ivaldo e Pierre Macherey (Parigi). Macherey ha colto loccasione per discutere, attraverso Hegel, alcune incomprensioni di Spinoza. Contro il punto di vista del compimento spinoziano del cartesianismo egli ha fatto valere il concetto di dualista inconseguente. In generale, nelle differenti appropriazioni da parte della filosofia

tedesca si sarebbe trattato pi di nuove creazioni di pensiero che di una ricezione di Spinoza - con leffetto di uno snaturamento, nel quale un esperto stenta a riconoscere il proprio Spinoza. Klaus Hammacher (Aachen) ha affrontato il tema del rapporto tra Fichte e Spinoza, collegando la teoria dellintersoggettivit di Fichte con la dottrina degli affetti di Spinoza con lintento di cogliere un punto nevralgico nel pensiero filosofico: lobbligazione alla prassi. La questione, posta da Hammacher attraverso la discussione degli aspetti insoddisfacenti del concetto di inibizione, suona allincirca cos: in che modo la moralit pu diventare realmente obbligante? Ci che possiamo imparare da Fichte che linibizione si presenta anzitutto laddove incontriamo le esigenze di un altro. In Spinoza la figura dellaltro assente, tuttavia essa potrebbe spiegare la sua deduzione degli affetti della ragione, cos come potrebbe chiarire la decisione di agire moralmente anche in assenza del concetto di libert del volere, il che toglierebbe il suo carattere paradossale alla coesistenza in Spinoza di una dottrina della libert individuale e di un determinismo filosofico. Lintervento di Hammacher stato forse lunico da cui risultato che lanalisi e la ricerca di chiarimenti specialistici non esauriscono i motivi che hanno condotto alla fondazione di una SpinozaGesellschaft. Laddove si discute limportanza pratica di una filosofia, si fondamentalmente certi della sua modernit, come ha implicitamente confermato Manfred Walther rinviando alle posizioni del socio-psicologo americano Fritz Heider. Questi intende le proprie ricerche circa i principi secondo cui ci attribuiamo reciprocamente colpa e responsabilit come uno sviluppo genuino di quanto stato iniziato da Spinoza. Lattrazione permanente esercitata da Spinoza sarebbe giustificata proprio, secondo Walther, dalla connessione reperibile nel suo pensiero tra fondazione filosofica e riflessione sulla societ, sul diritto e sulla politica. Questo lascia ben sperare per il futuro a tutti coloro che, pur privi di unappartenenza scientifica di scuola, si sentono da sempre toccati dalla strana metafisica del famigerato ebreo (cos si esprimeva Leibniz dopo

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avergli fatto visita allAja). In ogni caso, il prossimo congresso internazionale spinoziano si terr nel settembre 1992 a Lipsia: durante la riunione dei partecipanti al convegno di Hannover questo sembrato un obbligo del momento: dei 160 iscritti a questo primo incontro, solo un terzo proveniva dalle regioni della ex-DDR. M.M. ha preso le mosse dal carattere narrativo di ogni storiografia e dalla constatazione della necessit di rendere storiche le narrazioni attraverso determinate modalit della costituzione del senso. Contro la tendenza post-moderna a rendere coerente, attraverso procedimenti retorici, la costituzione del senso delle narrazioni, Rsen ha fatto valere lesigenza di razionalit sollevata in generale dalla storiografia a partire dal XVIII secolo, nella misura in cui essa intende sviluppare le proprie interpretazioni in maniera scientifica, cio attraverso un procedimento regolato metodicamente. Rsen ha posto la questione se la narrazione storico-filosofica sia contraddistinta dal fornire una forma di coerenza razionale alle pretese di verit e di razionalit che sono state sollevate dalle filosofie del passato. Kurt Flasch (Bochum) ha invece sostenuto il concetto di una storiografia filosofica conseguentemente storicizzante. Non gli universali storici, che in ogni epoca vengono intesi in modo diverso, bens le concrete condizioni storiche, come ad esempio le tradizioni di scuola, hanno coniato le idee della filosofia in modo tale da rendere necessario lo studio di tali condizioni per chi intenda dare un giudizio sullattivit di un pensatore, considerata allinterno del suo contesto reale. Storicizzazione conseguente significa, dal punto di vista metodico, prendere le mosse dai testi in quanto documenti, per caratterizzarli attraverso la loro posizione cronologica, il loro rinvio ad altri testi e la determinazione della distanza del loro linguaggio concettuale rispetto al nostro, e per tener fermo alla particolarit delle relazioni che si producono - non pi la rappresentazione di una totalit, dunque, bens il documento singolo, lautore, lepoca. Il legame di ogni filosofia con il tempo viene fondato da Josef Simon (Bonn) in base alla dipendenza della filosofia da segni che solo in un periodo determinato significano qualcosa in maniera indubitabile, ma il cui significato diventa dubbio non appena essi trapassano in altri segni. Bernhard Waldenfels (Bochum) ha rifiutato tanto la disgiunzione di K. Acham tra criteri sistematici del giudizio e fatti storici, quanto il concetto di J. Rsen di una formazione storiografica del senso, rinviando al contrario da un lato a strutture storiche - come ad esempio la polis greca - che costituiscono una provocazione per la filosofia, ma che non sono universali, dallaltro ai processi di formazione del senso nella storia stessa, le cui condizioni sono loggetto della ricerca dello storico; la narrazione dello storico potrebbe del resto acquisire coerenza anche attraverso le problematiche che emergono in diversi contesti della discussione storica, senza per questo annunciare qualcosa come la verit. Basandosi sul caso concreto della filosofia del Rinascimento, Cesare Vasoli (Firenze) ha mostrato come un concetto normativo di filosofia possa indurre a misconoscere la funzione di un movimento culturale allinterno della storia della filosofia. Se si concepisce ad esempio la filosofia come teoria dellessere (cos Kristeller sotto linflusso di Heidegger), o se si separano, come fa Gilson, le ides dalle lettres, si contester che sia esistita una filosofia specifica del Rinascimento, ed un autore come Ficino verr scomposto e diventer da una parte un umanista, dallaltra un filosofo di provenienza scolastica (Field). Se si ammette invece che il Rinascimento abbia trasformato la filosofia, si scoprir invece ad esempio nella retorica degli umanisti una critica del linguaggio, che si riferisce in Valla a concetti centrali della metafisica, e si osserva in generale che attraverso gli umanisti si trasformato il rapporto della filosofia con il proprio presente e con lantichit. In base ad un esempio tratto dalla storia della storiografia filosofica, Gregorio Piaia (Padova) ha poi mostrato come le categorie della storiografia filosofica stessa possano venire criticate storicamente. Quando in Pierre Coste, nel XVII secolo, il termine moderni assume per la prima volta la connotazione di riflessione attraverso il metodo e attraverso ampie conoscenze, si esprime lautocoscienza storica dei cartesiani, che ammettono i filosofi dellantichit solo in quanto propri predecessori, escludendo i filosofi medioevali. Il chiarimento di questo contesto fonda storicamente una rielaborazione della categoria di moderno. Diversi tra i partecipanti hanno delineato una possibile funzione della storiografia filosofica, ma su questo tema non si sviluppata una discussione. Secondo H. M. Baumgartner la storiografia filosofica mette a disposizione del pensiero del presente un potenziale critico, anche nel senso che attraverso essa vengono messi chiaramente in risalto il condizionamento storico e la provvisoriet del filosofare. Wolfgang Bialas (Berlino) attribuisce ai propri studi su Hegel una funzione critica nel contesto politico della exDDR. Karl Acham ha affermato di attendersi dalla storia della filosofia non solo nuove prospettive di ricerca, ma anche un contributo allautoconoscenza umana attraverso lo specchio del passato. Con questo ultimo scopo, orientato in base alla prassi, Tilman Borsche (Hildesheim) ha dedicato i propri studi al tentativo di Cusano di relativizzare il conflitto politico-religioso con i musulmani - e con ci la propria azione politica - attraverso riflessioni teoretico-razionali. K. Flasch ha preso le mosse dal fatto che il passato viene adattato in maniera irriflessa a valutazioni e regole linguistiche attuali. Lo storico pu confermare la comprensione del passato di volta in volta corrente, ma anche turbarla e correggerla, attraverso la presentazione di documenti tralasciati o attraverso una nuova caratterizzazione di documenti gi conosciuti. Lintenzione di essere utili nel presente guida la posizione storica dei problemi e la ricerca dei documenti. Tuttavia una storiografia cos intesa non arbitraria, essa piuttosto sostituisce lideale di obiettivit con criteri di control-

La filosofia come sapere storico


La Filosofia come sapere storico stato il tema di un convegno tenutosi il 12 e 13 ottobre 1990 presso la Ruhr-Universitt di Bochum, durante il quale filosofi e storici hanno discusso il problema delle premesse filosofiche e delle funzioni della storia della filosofia.

Per quanto riguarda le premesse con cui deve fare i conti chi scrive la storia della filosofia, stato anzitutto discusso il problema se esse vadano pensate come qualcosa che in linea di principio invariabile, come un fondamento trascendentale, antropologico o sistematico, o piuttosto se non siano esse stesse qualcosa di storico, se non siano dunque condizioni mutabili, tanto dal lato delle filosofie del passato, quanto da quello dellattuale orientamento degli storici della filosofia. Per Hans Michael Baumgartner (Bonn) premesse antropologiche e trascendentali sono implicite in ogni storia della filosofia che - dopo Hegel - non intenda assicurarsi in maniera speculativa della propria adeguatezza: cos, ad esempio, lidea dellumanit come principio trascendentale della storiografia in generale; lorientamento in base alla costellazione antropologica di individuo, natura e societ, che viene sempre interpretato dal punto di vista di una specifica cultura; lattenzione per le condizioni socioculturali delle filosofie del passato e per la loro struttura interna argomentativa e concettuale; il concetto dei grandi filosofi (Jaspers), che hanno progettato qualcosa di nuovo, significativo e suscettibile di sviluppare nuovi effetti; infine, quelle determinazioni che vengono da noi sviluppate come idee regolative, ma che non possiamo n concepire compiutamente, n dissolvere del tutto, in quanto la storia della filosofia si presenta sempre come qualcosa di plurale e viene sempre di nuovo riscritta. Poich non possibile giungere attraverso la ricerca storica pura ad una decisione circa le pretese di verit sollevate dalle filosofie del passato, e dato che il conflitto tra teorie e proposte di soluzione dei conflitti ci obbliga a determinare la validit delle teorie - cos Karl Acham (Graz) - le filosofie del passato devono venire anche messe a confronto (accanto alla loro considerazione storica) con sistemi assiomatici di riferimento. Nel suo intervento Jrn Rsen (Bielefeld)

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labilit e di fecondit dei documenti . M.M. e del Socialismo. Anzi, rispetto alla Kriegsideologie, Heidegger procede ad un approfondimento e ad una radicalizzazione dellantagonismo nei confronti di tutta la cultura non tedesca. Secondo gli stereotipi della ideologia della guerra, egli continua ad interpretare la guerra come lotta decisiva fra storicit tedesca e mancanza di storicit dei nemici della Germania. Si tratta, per Heidegger, di liquidare una volta per sempre, la concezione romana e moderna della verit come rectitudo (pensiero calcolante e organizzazione del dominio delluomo sulla natura) per ricostruire laletheia della grecit originaria (la verit come disvelamento dellessere). Nella sua prospettiva la guerra annuncia la morte del Cristianesimo e di tutti i suoi surrogati: la democrazia, il socialismo, il pacifismo, la felicit universale, ovvero la felicit dei pi. Si tratta di ideali tutti ispirati dalla pretesa di rimuovere dallesistenza il pericolo, il rischio, lincertezza, ideali tutti caratterizzati dal mito della sicurezza che ha rivelato definitivamente la sua vacuit e inconsistenza, appunto col primo conflitto mondiale. Gi in Essere e Tempo alcune categorie appaiono centrate proprio su quelle che sono le parole chiave della Kriegsideologie: comunit, fedelt, destino. Si comprende cos il pathos della fedelt a ci che da ripetere, fedelt che caratterizza lesistenza autentica, mentre quella inautentica persegue soltanto quegli ideali del moderno che si esprimono nei termini di tecnicizzazione della vita e perdita della storicit nella dimensione impersonale del Si. Lanalisi dellesistenza inautentica finisce cos col configurarsi come critica della modernit, nonostante lassicurazione di Essere e Tempo, di volersi mantenere lontano dallatteggiamento moralizzante della filosofia della cultura. In effetti, la dimensione pubblica del Si, sidentifica in Heidegger con la Gesellschaft, che era stata il bersaglio polemico principale di tutta la cultura tedesca dal 1914 in poi. La stessa categoria centrale della cura (Sorge), sembra avere la sua genesi nella ideologia della guerra: la sicurezza, di cui la Sorge lantitesi, costituisce, come si

Heidegger: la guerra e la colpa


AllIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, dal 10 al 14 giugno, Domenico Losurdo ha tenuto un seminario sul tema: La guerra e la colpa: la cultura tedesca e il bilancio di due conflitti mondiali, il cui intento stato quello di operare una contestualizzazione storico-politica del pensiero di Heidegger che ne rivelasse i legami profondi col nazismo.

Il punto di partenza per questa analisi non il 1929, ma il 1914, lanno cio in cui si diffonde in tutta Europa quella che Thomas Mann ha definito lideologia della guerra (Kriegsideologie), vale a dire, lesaltazione della guerra bella e meravigliosa che, in modo particolare, impregna larga parte della cultura e della filosofia tedesca. Di questa generazione di intellettuali che aderiscono massicciamente allideologia della guerra, alcuni riescono a staccarsene in modo pi o meno radicale, giungendo, in casi rari ed isolati, a una lucida autocritica: cos Thomas Mann. Altri, pur continuando ben oltre il 1918 ad esser ispirati dalla Kriegsideologie, non varcano tuttavia la soglia fatale del Nazismo: il caso di Karl Jaspers. Non invece il caso di Martin Heidegger che, non solo varca questa soglia, ma continua a giustificare fino alla fine, pur nellambito di una tormentata reinterpretazione, il suo rapporto col Nazismo. Il 1914 infatti in Germania lanno del trionfo dellidea di una comunit (Gemeinschaft) forgiata dalla guerra, nella quale ciascuno si sente stretto in unit con la nazione tedesca, pronto ad affrontare il sacrificio e la morte per essa. Proprio questo tema della comunit, centrale nella Kriegsideologie di quellepoca, fortemente presente in Heidegger, in contrapposizione alla societ (Gesellschaft) e in stretto rapporto col tema del destino (Geschick) e della morte (Tod). Il ricorrere del tema del destino in rapporto a quello di comunit serve a chiarire il significato, decisamente antiuniversalistico, in cui Heidegger intende la comunit. Si tratta di una comunit fortemente radicata nel suolo e nei legami di sangue che stringono insieme il popolo (Volk) nella sua irriducibile peculiarit storica. Il Dasein, lEsserci, si oppone in Essere e Tempo alla Gattnung, al genere: luomo sempre hic et nunc, cio la sua esistenza sempre storica. Heidegger condanna lo Spirito perch questo indice di universalismo, al quale egli invece oppone la storicit intesa come radicamento nel suolo (Bodenstellt). In tal modo il concetto di comunit in Heidegger si oppone nettamente agli ideali universalistici della Rivoluzione francese

Martin Heidegger

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detto, un altro dei pi significativi bersagli polemici della Kriegsideologie. A questa quotidianit come securitas, Heidegger oppone un sentimento originario costitutivo dellanima occidentale, che comporta custodia della tradizione e volont di futuro: questo sentimento appunto la cura, che non soltanto la struttura dellesistere, ma si lega fortemente al tema della angoscia e della decisione che nell attimo apre all essere per la morte. Non si tratta soltanto di tonalit affettive tipiche di un contesto bellico, ma dellappello al riconoscimento della vacuit del mito della sicurezza di fronte alla necessit della morte e quindi al sacrificio per la nazione tedesca, cio la fondazione filosofica del coraggio e del cameratismo dei soldati al fronte, che nasce, secondo Heidegger, non dallentusiasmo, ma dalla meditazione solitaria e angosciosa sulla morte, in cui si avverte in qualche modo la voce dellessere che chiama al proprio destino. G.De R. dettagliati studi storico-critici, che hanno messo in luce la presenza di diverse fasi di sviluppo e di posizioni filosofiche e politiche differenziate allinterno del movimento. Con empirismo logico sintende caratterizzare il movimento sorto nei circoli intellettuali di Vienna, Praga, Berlino e Varsavia, che gi negli anni Trenta aveva assunto le dimensioni di una corrente filosofica di livello internazionale. Nato nelle grandi citt dellEuropa centrale, il movimento neo-empiristico, che si ricollega alla tradizione empirista di Bacon, Hume e Stuart Mill, e che fa ampio uso delle tecniche dellanalisi logica e linguistica sviluppate da pensatori come Frege, Peano, Russel e Wittgenstein, ha per esercitato la sua influenza soprattutto sulle filosofie anglosassoni, ritornando cos, per cos dire, alla propria matrice culturale e linguistica originaria. Nonostante il grande valore assegnato dai neo-empiristi alla chiarezza del linguaggio, al carattere unitario della terminologia ed alla trasparenza logica, il loro pensiero d luogo ancora oggi a conflitti interpretativi. Un esempio di problemi controversi offerto dalla diversa interpretazione nei circoli di Vienna e Berlino dei concetti di analitico e sintetico, di a priori e a posteriori, che sono stati appunto materia di discussione nel convegno di Costanza per Michael Friedman (Chicago), Richard Creath (Tempe) e Don Howard (Lexington). In particolare, Friedman ha messo in risalto il fatto che in alcuni empiristi logici si darebbe la ricerca di una sorta di terza via tra una posizione di matrice kantiana ed una pi propriamente empiristica: cos ad esempio sia Carnap che Reichenbach lascerebbero spazio ad un a priori relativizzato. Rifacendosi alla concezione neo-empirista della filosofia - non pi opera di un sapiente o di un erudito isolato, ma unimpresa che il frutto di una cooperazione con le diverse scienze e di un lavoro di critica reciproca - Gereon Wolters (Costanza) ha messo in luce come la cooperazione critica e la sua condizione, la chiarezza del linguaggio, siano due componenti essenziali della razionalizzazione e della modernizzazione introdotte dai neo-empiristi in filosofia. Wolfgang Spohn (Bielefeld) si ricollegato, con la propria teoria probabilistica del processo di causazione, allidea della connessione tra causalit e verosimiglianza sviluppata da Reichenbach nella sua tarda opera The direction of time (La direzione del tempo). Le suggestioni sviluppate da Felix Mhlhlzer (Monaco) nella direzione di un concetto adeguato dellequivalenza cognitiva tra le diverse teorie vanno collegate alle prime proposte teoriche in questo senso avanzate da Reichenbach, e pi tardi da Quine. Tra gli ospiti donore del convegno, oltre a Maria Reichenbach, moglie di Hans Reichenbach, e ad alcuni famigliari di Carnap, vi erano due grandi della filosofia di matrice empiristica e analitica, i cui inizi filosofici sono strettamente legati al Circolo di Vienna e al neo-empirismo berlinese. Il primo, W. V. Quine (1907), che va annoverato tra i pi influenti filosofi analitici del momento, trascorse da studente un periodo a Vienna, Praga e Varsavia, dove ebbe modo di incontrare gli esponenti del nuovo indirizzo filosofico e logico, ed elabor nei decenni successivi, in un confronto costante con il suo maestro Carnap, la concezione di un empirismo naturalistico, che coincide per diversi aspetti con lidea di Neurath di un empirismo radicale, liberato da ogni residuo non legittimato dallesperienza. Il secondo, Carl Gustav Hempel (1905), che inizi la sua tesi di laurea con Reichenbach e fu poi assistente di Carnap, si opposto con decisione allidea che lempirismo logico appartenga al passato: le critiche al neo-empirismo coglierebbero nel segno quando si rivolgono al progetto di Schlick e Carnap di stabilire norme assolute della razionalit; ma le idee di Neurath per una filosofia della scienza pragmatica e naturalistica, che tenda ad una analisi empirica della scienza, non solo resterebbero ancora valide, ma acquisterebbero col tempo maggiore attualit. Il convegno di Costanza stato il primo di una serie di incontri dedicati al neo-empirismo, che si terranno nel corso dei prossimi due anni a Costanza e a Pittsburgh. La collaborazione tra i due Centri di filosofia e storia della scienza dar luogo ad uno scambio dei materiali presenti nei rispettivi archivi: in quello americano sono disponibili tra laltro scritti e lettere di Carnap, Reichenbach, Ramsey e Feigl, mentre a Costanza possibile accedere ai lasciti di Ernst Mach e Hugo Dingler. M.M.

Empirismo logico a Costanza


In occasione del centenario della nascita di Rudolf Carnap, Hans Reichenbach e Edgar Zilsel si recentemente svolto a Costanza un convegno dedicato allempirismo logico e organizzato dal locale Zentrum Philosophie und Wissenschaftstheorie (Centro di filosofia e teoria della scienza). Ospiti del convegno sono stati W.V. Quine e C.G. Hempel, due tra i maggiori rappresentanti delle attuali filosofie di indirizzo neo-empiristico e analitico.

Il centenario della nascita, ricorrente nel 1991, di Rudolf Carnap , Hans Reichenbach e Edgar Zilsel pu forse rappresentare loccasione per un bilancio storico-critico e teoretico circa le attuali prospettive di quellindirizzo filosofico che, denominato inizialmente neo-positivismo o anche positivismo logico, ora pi conosciuto come neo-empirismo o empirismo logico. Labbandono del termine positivismo per la caratterizzazione di questo orientamento filosofico esprime tra laltro la tendenza al distacco da una immagine negativa del movimento neo-empiristico introdotta nella cultura tedesca, non da ultimo, dalle critiche di pensatori come Adorno, Horkheimer e Marcuse. Daltra parte, negli ultimi dieci/quindici anni limmagine della filosofia del Circolo di Vienna, della Societ berlinese per la filosofia empirica e di altri analoghi raggruppamenti neo-empiristici si in Germania via via differenziata e arricchita di nuovi elementi, grazie alla pubblicazione di testi degli esponenti del movimento (molti dei quali usciti nella serie Circolo di Vienna/Scritti sullempirismo logico delleditore Suhrkamp di Francoforte) e di

Tradizione ed emancipazione
Invitato da Werner Schneiders e Claude Weber per conto della Bibliothque Nationale Luxembourg, un folto gruppo di studiosi si riunito, dal 30 giugno al 3 luglio 1991, al castello di Vianden per un colloquio internazionale sul tema: Tradition et mancipation. Attraverso gli interventi dei partecipanti stato fatto il punto sul rapporto tra tradizione e emancipazione, tra peso del passato e innovazione nella ricerca sullIlluminismo.

Raramente capita di trovare riunito in un ambiente suggestivo quanto il castello di Vianden, alla frontiera tra Lussemburgo, Belgio e Germania, un pubblico affiatato di docenti, ricercatori, intellettuali e studenti, convenuti per misurarsi con una serie di questioni che, senza esser cospirative, sono sentite come molto urgenti dalla critica: Quanto tradizionalista stato lilluminismo? Quanto emancipatorie le sue richieste? Nelle sue linee teoriche, la tradizio-

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ne stata tematizzata dallormai celebre lavoro su Innovation und Folgelast (1972) di Rainer Specht, presente al convegno con un intervento su Funktionen der Tradition; e per l emancipazione ha avuto valore paradigmatico la ricerca sulla condizione della donna nel XVIII secolo, come si visto fin dal saggio dapertura di Werner Schneiders, Das philosophische Frauenzimmer. Due le prospettive di ricerca: da una parte la filosofia della politica, linterpretazione dei fenomeni di emancipazione nel quadro delle tradizioni costituite - per fare un esempio: Jacques DHondt ha ritessuto il filo con le discussioni del bicentenario ed ha parlato della rottura costituita dalla Rivoluzione Francese, muovendo dalla prospettiva della tradizione dei Lumi; dallaltra la storia delle fonti, lindividuazione di punti di contatto tra i filosofi e il loro passato - per fare un esempio: Norbert Hinske ha seguitolevoluzione del pensiero di Kant rispetto alla Querelle des Anciens et des Modernes. Il catalogo bilingue, in francese e in tedesco, preparato da Claude Weber e Frank Grunert per la mostra di libri su Tradition et mancipation (Bibliothque Nationale, Fonds des imprims anciens, Luxembourg 1991), allestita nel castello di Vianden, ha messo a disposizione una traccia squisitamente erudita per seguire gli argomenti affrontati dai relatori. Naturalmente largo spazio era dato alla filosofia di Wolff e dei wolffiani, da una parte liberatoria innovazione, nel solco di Leibniz, dallaltra saldamente legata alla tradizione della scolastica. Se ne sono occupati Jean Ecole (La doctrine wolfienne de la ncessit et son enracinement dans la tradition), Piero Pimpinella (Von der Dichtkunst zur sthetik. Die Emanzipation der Sinnlichkeit im 18 Jahrhundert), Martin Fontius (Eine Debatte ber die Aufklrung im Jahrhe 1767). Notevoli, inoltre, i contributi sui canali della trasmissione delle innovazioni proposti da Hanspeter Marti (Die Schweizer Zeitschrift in der ersten Hlfte des 18 Jahrhunderst. Gelehrtes Rarittkabinett oder Plattform der Aufklrung?) e Joseph Kohnen (Emanzipationsversuche im Knigsberger Verlagswesen). Decisamente stimolante infine la sezione dedicata allemancipazione della donna, aperta da Genevive Rodis-Lewis (Vers lmancipation de la femme au XVIIme sicle), seguita da Germaine Berg-Goetzinger (su Die Ehelosen di Therese Huber), Simone Zurbuchen (sullidea di tolleranza) e Katrin Tenenbaum (che ha legato lemancipazione degli ebrei - si veda il saggio di C.W. von Dohm su Die brgerliche Verbesserung der Juden - a quella delle donne - il saggio di T. G. von Hippel su Die brgerliche Verbesserung der Weiber). La questione centrale, come stato qui argomentato, che i Lumi hanno aperto gli spazi per lemancipazione solo di determinati soggetti, escludendone altri - si tratti delle donne o degli ebrei - e in ci risiede un limite, che equivale a una ricaduta nelle tradizionali discriminazioni. Non a caso il dibattito sullemancipazione stato poi riaperto dallaffascinante relazione di Emmanuel Bulz sulla filosofia dellebraismo (Tradition et mancipation - Tensions et complemntarits dans le judasme moderne). Tra i contributi di filosofia della politica, Jean-Jacques Tatin-Gourier e Karlfriedrich Herb hanno studiato le resistenze dei lettori devoti e tradizionalisti di Jean-Jacques Rousseau, e Reinhard Brandt quelle di Kant in quanto lettore di Locke, mentre un contributo sulla Francmaonnerie, reflet des contradictions des Lumires stato proposto da Pierre A. Bois. Ha chiuso il convegno una conferenza di Herbert Schndelbach su Kultur und Kulturkritik, che ha ricostruito il dibattito sulla concezione della storia nel secolo XVIII da Dilthey a oggi. Non resta che attendere gli atti, che usciranno a cura di Werner Schneiders e Claude Weber presso leditore Hitzeroth di Marburgo. R.P. quanto al suo fine. Questo invito, proveniente dalle opere presenti nel Nachlass di Eugen Fink, stato accolto dai partecipanti al convegno, salutati dal rettore della Pdagogische Hochschule di Friburgo, R. Denk, e dal direttore del Seminario statale di pedagogia scolastica, J. A. Meyer. Ha aperto il convegno R. Bruzina (Universit del Kentucky) con un intervento che ha ripercorso passo dopo passo i temi dellanalisi del mondo di Eugen Fink negli anni 19281938. Guardare dietro le quinte dellessere-nel-mondo significa sviluppare accuratamente la trasformazione interna della problematica fenomenologica del mondo, in modo da scongiurare una sua troppo precipitosa fissazione ontologica, ma anche mantenendone il significato ontologico. Risulta qui chiara limportanza che bisogna ascrivere ai numerosi appunti di ricerca e progetti di Fink reperibili nel Nachlass e riguardanti la sua collaborazione con Husserl. Appare quanto mai raccomandabile una pubblicazione di questi quaderni di appunti, estremamente istruttivi per quanto riguarda la storia del movimento fenomenologico. Jos Javier San Martin (Universit di Madrid) e Hans Rainer Sepp (Freiburg) hanno offerto, con i loro interventi rispettivamente Sul concetto di mondo nella rielaborazione di Fink della VI Meditazione cartesiana e Sul concetto di mondo in Husserl e Fink, un contributo rilevante per un approfondimento della comprensione del problema fenomenologico del mondo. In primo piano la trasformazione da parte di Fink della questione husserliana della fondazione a partire dal mondo-della-vita nei suoi Abbozzi per una nuova prima Meditazione (193132), sviluppata da Javier San Martin sotto i titoli: rappresentazione del mondo, ritaglio del mondo, pre-datit del mondo e datit del mondo, con lintento di mettere in rilievo la priori originario del mondo, il sapere riguardante il mondo come la luce pi interna del nostro comprendere. Sepp ha presentato lopposizione tra le interpretazioni del concetto di mondo in Husserl e Fink alla luce dei concetti contrastanti di orizzonte totale e di ambito temporale, ha identificato gli elementi di una critica di Husserl nel percorso creativo di Fink ed ha messo alla prova quei tentativi di mediazione, che presentano una possibilit reale e una prospettiva ragionevole di passaggio solo attraverso un mutamento del quadro dellanalisi intenzionale, e attraverso lintroduzione di una metafisica non speculativa e dellego fenomenologizzante allinterno del problema fenomenologico del mondo. In un difficile confronto con il principio ontologico di Heidegger, Renato Cristin (Universit di Trieste) ha tentato, nel suo contributo: Labissalit del mondo. Osservazioni sui concetti di fondamento e di abisso nellinterpretazione del mondo di Fink e Heidegger, di pensare il fondamento (Grund) come abisso (Abgrund). Il mon-

Eugen Fink: mondo e finitezza


Si tenuto dal 28 al 30 settembre 1990, presso la Pdagogische Hochschule di Freiburg, un convegno internazionale organizzato dallo Eugen Fink-Archiv con il sostegno della Deutsche Forschungsgemeinschaft sul tema: Mondo e finitezza in Eugen Fink. Loccasione immediata di questo convegno stata la pubblicazione, a cura di F. A. Schwarz, delle lezioni tenute da Eugen Fink a Friburgo nel semestre estivo del 1949, raccolte ora sotto il titolo: Welt und Endlichkeit (Mondo e finitezza, Knigshausen und Neu-mann, Wrzburg 1991).

In queste lezioni Eugen Fink si proponeva di sviluppare, partendo da uninterpretazione della problematica kantiana del mondo (della dottrina delle antinomie) e ripercorrendo la trasformazione che questa subisce nellopera di Martin Heidegger (nel saggio sullopera darte), un concetto non metafisico di mondo, esemplificato anzitutto sulla scorta dellopera di Friedrich Nietzsche, ma fissato in seguito attraverso un ritorno agli inizi della filosofia occidentale. Lintima conoscenza che Fink aveva della fenomenologia di Edmund Husserl, testimoniata incisivamente dalla sua rielaborazione delle husserliane Meditazioni cartesiane, e la sua interiore affinit con i contenuti delle opere di Heidegger, ma soprattutto il suo decennale interesse per Kant, delineano un ambito filosofico di discussione in cui la problematica fenomenologica del mondo doveva essere messa alla prova tanto riguardo alla sua origine,

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do come fondamento che d essere si presenta rispettivamente nelle figure dellevento e nel simbolo del gioco, indagate da Cristin in un circostanziato confronto che ha messo in luce parallelismi e limiti dellanalogia. Oltre ai contributi di Milan Uselac e Antonio Rivera Garcia (Universit di Madrid), nel convegno sono stati discussi gli importanti interventi di M. Richir (Collge International de Philosophie, Parigi - Universit libera di Bruxelles) su Mondo e fenomeni e di Algis Mickunas (Universit dellOhio) su La differenza cosmica. Richir ha ripreso lidea fondamentale di Fink della connessione tra spazio, tempo e fenomeno ed ha indagato i tre concetti operativi di mondo: orizzonte, radura (Lichtung) e fenomeno. Qui Richir ha introdotto una doppia questione: 1) la questione circa il mondo come idea dellorizzonte simbolico dellesperienza e 2) la questione circa lorizzonte del fenomeno stesso del mondo. Muovendo dalla terza Critica kantiana, egli ha proposto, nel modo di una libera meditazione, di pensare i fenomeni del mondo rispettivamente come correlato di una schematizzazione allinfinito priva di concetti e di una riflessione estetica senza concetto, per avvicinarsi da questo punto di vista alla problematica della radura ( Lichtung ) e del nascondimento (Verbergung) e della loro interpretazione cosmica in Fink. Richir ha posto in primo piano loccupazione simbolica dellinconscio fenomenologico attraverso cieche essenzialit. Un passo ulteriore ha condotto ad una nuova valutazione dellapparenza trascendentale (transzendentaler Schein) in quanto coazione a pensare i fenomeni del mondo come un tutto, come totalit essenziante. La differenza cosmica messa in rilievo da Fink in Welt und Endlichkeit stata oggetto dellintervento di Mickunas. Questi ha indagato, prevalentemente in rapporto alla problematica del tempo, lorigine della cosificazione della fenomenalit del fenomeno. Il tentativo di pensare la differenza tra cosa e mondo ha condotto Mickunas ai concetti di campo strutturale e di movimento spazio-temporale come deformazione e ristrutturazione dellevento. Il convegno si concluso con una tavola rotonda per il prossimo incontro del 1992, che sar dedicato al tema della filosofia delleducazione in Eugen Fink. G.van K. del pensiero di Ricoeur, cos pure come molte delle lucide e pazienti repliche del filosofo, trovano nel suo ultimo saggio quasi una ripresa, uno svolgimento, una risposta. E certo che gli atti non rendono il clima particolare del convegno di allora e cio uno spazio fecondo di dialogo e di incontro tra ex-allievi di Ricoeur, ora maturi studiosi tesi tra eredit e innovazione (non era forse Simmel a riferirsi alleredit intellettuale lasciata da un maestro agli allievi come denaro contante?); neppure sono riportate le lunghe e meticolose discussioni post-intervento, incoraggiate dallo stesso Ricoeur. Tuttavia questi atti costituiscono una fonte importante a cui attingere per cogliere lo svolgimento interno del pensiero di Ricoeur e leterogenea influenza da lui esercitata su campi e autori di discipline differenti. Il volume infatti diviso in tre sezioni: la prima, Hritages, mira a rintracciare la genesi delloriginale riflessione filosofica dellautore, con particolare riguardo per le fonti (il rapporto con Dilthey, trattato da Jocelyne Dunphy; leredit fenomenologica, evidenziata da Franoise Dastur, specialista di Husserl e di Heidegger); la seconda parte, Epistmologie et hermnutique, ha un intento dialogico, poich fa interloquire lermeneutica di Ricoeur con le scienze umane (si veda lintervento di Charles Reagan), con lepistemologia (di cui si occupato Jean Ladrire, uno dei partecipanti pi attivi e polemici del convegno), con la narratologia (tema dellintervento di David Carr, teso a esplicitare il fondo ontologico della narrazione). Sono comunque le due ultime sezioni: Lhermnutique loeuvre e Horizons, a porsi come prospettive lungimiranti sullultima produzione filosofica di Ricoeur. Qui gli interventi hanno infatti portato su due aspetti del pensiero ricoeuriano: il carattere enciclopedico e lesigenza assai pi importante di una riflessione etica. Lungo il primo asse si situano i tentativi di mettere in opera/allopera alcuni assunti teorici di Ricoeur; si veda per esempio lintervento di Domenico Jervolino teso ad un rilancio, nella filosofia politica e nella prassi, delle considerazioni etiche presenti in Du texte laction, e a reinterpretare in chiave di etica della liberazione, la poetica della volont degli scritti degli anni 50. Su un altro piano, Jean Greisch, uno degli organizzatori del convegno, ha riproposto lermeneutica di Ricoeur nella particolare metamorfosi della filosofia della religione. Lungo il secondo asse si sono orientate le proposte teoretiche di alcuni partecipanti, intese ad approfondire e oltrepassare alcune tematiche ricoeuriane su un versante etico. Eil caso, per esempio, delle nozioni di identit narrativa, di promessa, di responsabilit, che stanno al centro dellultima riflessione dellautore. A questo proposito si veda larticolo di Ricoeur: Le juste entre le lgal et le bon (Esprit, n. 9, settembre 1991) ed il commento di Vincent

Le quattro giornate di studio, sotta la direzione scientifica di Giancarlo Penati, hanno voluto fornire un approfondimento di alcuni esempi di ricerca di Dio del pensiero occidentale, nel senso dellonto-teologia e della mistica, mettendo in luce anche i caratteri della condizione delluomo di oggi che sembrano rendere questi esempi insufficienti. Il corso si articolato in due momenti: lanalisi dellateismo e della ricerca di Dio a) nel pensiero contemporaneo e b) nella tradizione filosofica. Francesco Botturi ha affrontato la questione della teologia dellazione nella filosofia cristiana del 900, in riferimento a M. Blondel, a Marchal e a De Finance. Giancarlo Penati ha invece preferito accostarsi al tema, evidenziando le diverse risposte date al problema di Dio da Nietzsche (Nietzsche e la morte di Dio: antecedenti e valutazioni), da Heidegger (Dio in Heidegger: crisi o rinnovamento dellonto-teologia? Agnosticismo, o nuova mistica della Parola e ricerca del Dio divino?) e da Maritain (Compresenza e sintesi di postmodernit positiva e tradizione: le tre saggezze di J. Maritain). La seconda parte del corso stata aperta da Alessandro Ghisalberti che ha analizzato diverse tematiche teologiche proprie del Medioevo: dalla mistica (Alle radici della mistica: la teologia negativa di Dionigi Aeropagita), al rapporto tra Dio e felicit (Dio come fine delluomo: felicit terrena e felicit eterna in Tommaso dAquino), allargomento ontologico (Limpossibilit della negazione di Dio: una rilettura dellargomento ontologico di Anselmo dAosta). Domenico Bosco ha infine affrontato le questioni relative allateismo libertino e alla posizione di Malebranche a proposito del male. P.M.

Le metamorfosi della ragione ermeneutica


Escono ora gli atti del convegno internazionale: Paul Ricoeur: les mtamorphoses de la raison hermnutique (Cerf, Parigi 1991), tenutosi a Cerisy-la-Salle dal 1 al 11 agosto 1988. Riferimento obbligato per chi voglia inoltrarsi nella complessa geografia ermeneutica di questa originale figura filosofica.

In cerca del Dio assente


Il servizio formazione permanente dellUniversit Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha organizzato dal 14 al 17 settembre un corso residenziale a Castelnuovo Fogliani (Piacenza) su: Ateismo e ricerca di Dio nella tradizione filosofica e nel pensiero contemporaneo.

Il dcalage temporale fra lestate dello svolgimento del convegno e la pubblicazione degli atti nellestate del 1991 permette uno strano sguardo a ritroso, o, se si vuole, uno sguardo al futuro prossimo, particolarmente illuminante se si tiene presente la pubblicazione nel 1990 dellultima opera di Paul Ricoeur: Soi mme comme un autre. In una parola: molte delle discussioni alimentate dai dubbi e dalle critiche dei partecipanti nei riguardi di alcuni tratti

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Paul Ricoeur

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Descombes alla nozione di s come un altro (Le pouvoir dtre soi, in Critique, n. 529/530, giugno/luglio 1991). Su questa linea si espresso Richard Kearney, proponendo di stringere il nesso fra immaginazione poetico-metaforica e tropismo verso la vera vita nel mondo post-moderno, insistendo in particolare sulle nozioni di promessa e di fedelt, gi presenti in Temps et rcit e in Du texte laction. Da parte sua, Peter Kemp ha voluto invece rivendicare il rapporto tra racconto ed azione in un orizzonte aristotelico - particolarmente presente nellultimo Ricoeur - che ha al suo centro le nozioni di virt e di eccellenza. In definitiva, questa scansione tra eredit, rilancio, nuovi orizzonti, permette di cogliere in atto la fecondit teorica ed i possibili cantieri di applicazione della lunga ed elaborata frequentazione di Ricoeur con la storia, il pensiero e, non ultima letica, dellermeneutica contemporanea. F.M.Z. romantica, sulla coppia Erlebnis-Erfahrung (esperienza vissuta-esperienza) tra Ottocento e Novecento, su alcuni percorsi del nostro secolo caratterizzati dalla difficolt di considerare lesperienza nei termini di una pacifica modalit di rapporto delluomo con il reale. In un contesto dindagini altamente qualificato e significativo, possibile indicare, in maniera puramente esemplificativa, alcuni dei contributi che possono testimoniare dellampiezza e profondit dei temi trattati: M. Bollacher si occupato del concetto di esperienza nella filosofia della storia di J. Herder, richiamandone anche la matrice antropologica di un sapere non scomponibile; S. Givone ha sottolineato la possibilit di connettere la diagnosi nietzscheana sullesito della modernit con il primo romanticismo, sia pure in forme estremamente complesse; B. Nedelmann ha insistito sulla distinzione rigorosa attuata da G. Simmel tra i processi di Erleben e le situazioni di Erlebnis; G. Cacciatore ha analizzato il ruolo che il concetto di empiria storica ha nei tentativi di realizzare una filosofia materiale della storia operati da Droysen a Dilthey, da Meinecke a Troeltsch; R. Bodei ha ricostruito alcuni dei modi dordinare certi aspetti dellesperienza che caratterizzano rilevanti itinerari teorici della modernit; H. Dubiel si impegnato a chiarire alcuni tratti della storia della Teoria Critica francofortese in rapporto anche con le elaborazioni, fornite da questultima, dellesperienza storica; G. Mattenklott ha riflettuto sullestetica del labirinto e la curatrice del volume; V. E. Russo, ha da parte sua ricordato come ogni comprensione storica necessiti di categorie gnoseologiche capaci dindividuare il fitto tessuto di passato e futuro che definisce lo specifico qualitativo di ogni momento dellaccadere. U.F.
De Grada, autori tutti legati in maniera rilevante, anche se per motivi diversi, alla biografia filosofica e alla militanza artistica di Formaggio.

Questioni desperienza
LAssociazione per gli scambi culturali italo-germanici ha organizzato alla fine del 1989 un Colloquio su Il concetto desperienza dallet idealistico-romantica al presente, le cui relazioni e comunicazioni sono state ora raccolte, a cura di Valeria E.Russo, nel volume: La questione dellesperienza (Ponte delle Grazie, Firenze 1991).

In Esperienza e povert (1933) Walter Benjamin ha sottolineato come le quotazioni dellesperienza siano precipitate soprattutto in una generazione come quella uscita dalla prima guerra mondiale, travolta dalla contingenza radicale dei tempi, ammutolita dalle sue conseguenze. Nel corso di questo secolo una tale condizione di mutore coatto non ha smesso di angustiare generazioni duomini sempre pi espropriati della propria esperienza, in forme spesso sottilmente violente, dettate dai ritmi dello sviluppo della tecnica. Sulla base della convinzione che i concetti devono rinnovarsi continuamente, riuscendo a portare gli elementi che li compongono fino alla prossimit di altri concetti, in una sorta di operazione di raccordo, libera da pregiudiziali dogmatiche e da chiusure che bloccano la sperimentazione intellettuale, i partecipanti al convegno si sono impegnati in un lavoro di approfondimento del concetto desperienza, considerato come uno dei luoghi teorici pi importanti del pensiero moderno e contemporaneo. Concentrando ovviamente lattenzione sullambito culturale di lingua tedesca, vari studiosi italiani tedeschi si sono confrontati allinterno di orizzonti disciplinari diversificati (filosofico, sociologico, letterario, psicanalitico), articolando momenti di riflessione sul concetto desperienza nellet idealistico-

I giorni dellarte
Alla Fondazione Corrente di Milano stata recentemente presentata una raccolta di saggi di Dino Formaggio, I giorni dellarte (Franco Angeli, Milano 1991). Il volume, che fa seguito e completa unaltra raccolta, pubblicata quasi contemporaneamente, Problemi di estetica (Aesthetica edizioni, Palermo 1991), riunisce in contesti problematici comuni scritti pubblicati in epoche diverse, ripercorrendo in modo significativo unampia parte della riflessione estetica dellautore, giungendo fino ai nostri giorni e lanciando importanti segnali per la comprensione dellumanit dellarte nel momento in cui luomo si avvia alla svolta del secolo. Alla presentazione del volume hanno partecipato, oltre allautore, Fulvio Papi, Attilio Rossi, Gabriele Scaramuzza, Raffaele

La ricerca che fin dal 1938, in pieno clima idealistico e spiritualistico, Dino Formaggio conduce in campo filosofico quella di una metariflessione volta a fondare su basi scientifiche una possibile idea di Estetica come teoria generale della sensibilit e teoria speciale dellesperienza artistica. Questo il filo rosso che lega la presente raccolta di scritti, redatti in epoche e in occasioni culturali diverse. Una serie di riflessioni, che sviluppandosi tra il puro teorizzare e un concreto immergersi nel mondo vivente del fare artistico alternano momenti di approfondimento teorico a pragmatiche considerazioni storico-critiche su movimenti darte emergenti nella cultura di un epoca, a trattazioni di particolari problemi concreti di certi orientamenti dellarte contemporanea. Tra gli altri, un aspetto sembra emergere in particolare da queste analisi: la rivalutazione della tecnica artistica come fattore strutturale determinante, come potenza corporea e lavorativa, costitutiva non solo del mondo dellarte, ma di qualunque esperienza sensibile e artistica. E su questo sfondo problematico che Fulvio Papi ha introdotto brevemente la presentazione di questi scritti di Formaggio, tracciando opportunamente i contorni dellitinerario di pensiero che ne sta alla base. Una scheda - come Papi stesso ha definito questa sua introduzione - che ha avuto il merito di fissare sinteticamente i punti cardini di questo pensiero, in primo luogo lidea regolativa di artisticit da una parte e quella di esteticit dallaltra, la prima che definisce la legge di campo del farsi tecnico dellarte, la seconda che apre allambito della comunicazione corporea nelle sue tre valenze, intuitiva, immaginativa, memorativa. Attilio Rossi ha voluto invece ripercorrere alcune tappe biografiche della lunga frequenza che lega la sua attivit artistica alla ricerca estetica di Formaggio. Sono cos emersi i tratti di quello che si potrebbe definire un dialogo ininterrotto tra un pittore e un filosofo di fronte ai gravi interrogativi dellarte contemporanea, in primo luogo la necessit che simpone nel fare artistico di una ridefinizione della materia. Ad una definizione dello scientifico nella riflessione estetica di Formaggio si rivolto lampio e documentato intervento di Gabriele Scaramuzza, che ha inteso ricostrire teoreticamente lo sviluppo di pensiero che caratterizza tale riflessione. A questo proposito Scaramuzza ha preso spunto dai due scritti che costituiscono lesordio teorico di Formaggio: Arte e tecnica (1938) e Delacroix di fronte al problema dellarte (1939), in cui si tentava, anche se in modo ancora incompleto, di postulare la presenza della scientificit nel teorizzare vivente, facendo in particolare ricorso agli autori

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francesi di estetica - cosa che allepoca fu registrata con un certo interesse da F. Papini. Ci che innanzitutto veniva qui proponendosi era una consapevole rottura con ogni entusiasmo romantico, con ogni idealismo e spiritualismo, per riportare larte sul terreno concreto della materia e del fare artistico. Questa impostazione avrebbe ben presto portato Formaggio ad una progressiva costruzione della scientificit dellEstetica su fondamenti fenomenologici e alla conseguente assunzione del metodo fenomenologico, opportunamente liberato da istanze soggettivistiche o idealistiche, come base rigorosa per una possibile instaurazione epistemologica dellEstetica. Ci conferiva allEstetica un posto particolare allinterno delle scienze delluomo, venendo ad assumere un ruolo preliminare metodico di superamento di ogni atteggiamento naturalistico, quanto di ogni obiettivismo scientifico. Sono questi in particolare i temi centrali di unaltra raccolta di saggi, pubblicati tra il 1945 e il 1990, riuniti ora sotto il titolo: Problemi di estetica, che vanno a completare il contesto teorico in cui si dipana la ricerca di Formaggio. Ad esso di fatto si riallacciato lo stesso Dino Formaggio nel suo intervento, ribadendo come la scientificit propria dellEstetica, il suo statuto epistemologico, possa essere ottenuto solo sulla base di unautonomia di campo e di unautonomia metodica dellestetica che la sottragga, come gi ammoniva Giulio Preti, da ogni dissoluzione in letteratura e poesia. In definitiva si tratta di mantenere il campo estetico distinto dal piano della critica letteraria e artistica, come pure da quello delle ricerche sulle poetiche. Su questi presupposti si fonda appunto la pi recente riflessione estetica di Formaggio, volta a uno studio delle correnti estetiche impegnate sul versante scientifico, al fine di mettere in luce laffinit che lega arte e scienza. Qui i riferimenti sono Thom, Prigogine, Petitot, Kuhn, da cui Formaggio trae gli spunti necessari per una riconferma della interdisciplinariet dellEstetica dal punto di vista della sua inclinazione verso la scienza. R.R. colpire la riduzione dellesperienza al gi esperito, del sentire al gi sentito. E da sottolineare che la morte del senso non comporta necessariamente la morte dei sensi: non comporta cio una freddezza del sentire, un prevalere dellelemento logico-razionale nei confronti di quello affettivo-sensibile. Contrapposizione, questultima, tanto frequentata, quanto, a questo proposito, fuori luogo: la reificazione del senso determina, infatti, un suo apparente primato nellillusoria immediatezza di una comunicazione globale fra gli individui. Immediatezza illusoria e primato apparente del senso ci che appunto viene realizzato dai media, espressione di esperienza comunicativa del sentire reificato; i media e non si innestano sui sensi, potenziandoli e amplificandone la portata, ma li trapiantano o li creano, come gi Condillac aveva ben capito. Il fatto che questi sensi, questo sentire, siano atti inautentici nella loro impersonalit, sintomo della dimensione alienata di questa affezione non comunicativa. E un processo che raggiunge il suo culmine negli anni Sessanta, ma che ha le sue radici ben pi lontano: tutta la cultura occidentale, con lidentificazione di affettivit e effettualit, che caratterizza la dimensione del gi sentito, trova le sue condizioni nel sentire economico del Settecento e dellOttocento e, ancora pi in l, presso gli antichi Greci, nel primato dellatto sulla potenza, della forma sulla materia. Tuttavia nellultimo capitolo, proprio a partire dal dualismo tra lelemento apollineo e quello dionisiaco, Perniola trova in una serie di forme del sentire una possibile redenzione della dimensione del gi sentito nella vita filosofica. Il testo di Perniola, come lautore stesso tiene a sottolineare, vuole essere una rivalutazione del pensiero stoico e di quello neostoico, incarnato, in particolare, nella figura di Leibniz; una rivendicazione della cateria del logos cui inerente, in una prospettiva materialistica, la nozione di asthesis - contro quella platonica del nous. Un recupero, dunque, della ragione scientifica del razionalismo secentesco e illuminista, contro lesaltazione romantica e idealistica della categoria del non pensato. Umberto Eco ha messo in dubbio che la religione estetica della vita, piuttosto che il sentimento amoroso, possano davvero restituire allindividuo, attraverso una mana liberatrice, la sua dimensione originaria, quella di unaffettivit non reificata. Se cos stessero le cose, obietta Eco, se la possibilit di liberazione fosse davvero effettuale, allora la dimensione del gi sentito perderebbe il suo carattere di necessit, la sua consustanzialit al sentire, e priverebbe cos lanalisi della condizione umana del suo carattere tragico. Contro Perniola che, difendendo lintento unitario del proprio testo, nega lesistenza di una soluzione di continuit fra lanalisi - come stata definita - adorniana o habermasiana del primo capitolo e la soluzione proposta al termine dellopera, Eco vi legge, dunque, una sorta di contraddizione di fondo. Paolo Fabbri si piuttosto soffermato sullo stile filosofico di Perniola, sul suo argomentare per figure; di questopera, Fabbri ha sottolineato la preminenza che assumono il carattere comunicativo e quello processuale dellesperire affettivo, valorizzandone lhic et nunc in una radicale adesione allesistenza e allesistente, al di fuori di qualsiasi forma di trascendenza, sia essa, in quanto desiderio, un tendere al futuro o, in quanto nostalgia, un tendere al passato. La gioia insita in questa adesione allesistente estremamente solipsistica e chiude dunque la comunicazione. Da questo punto di vista, ha sostenuto Fabbri in risposta a Eco, questa adesione non appare certo un superamento della dimensione tragica dellesistenza, dal momento che non appare allorizzonte alcuna speranza di liberazione, alcuna prospettiva di conciliazione. F.C.

Topografia dell anima estetica


Nel maggio del 1990, presso la Certosa di Pontignano, sede dei convegni dellUniversit di Siena, si tenuto un congresso internazionale di estetica, organizzato da Maria Grazia Marchian. A distanza di un anno vengono pubblicati gli atti con il titolo: Le grandi correnti dellestetica novecentesca (Guerini e Associati, Milano 1991). La raccolta, piuttosto voluminosa, rappresenta unutile guida lungo i crocevia, gli snodi, gli intrichi della riflessione estetica contemporanea.

Il sentire del senso


E stato presentato il 18 giugno 1991 al Circolo Carlo Rosselli di Milano il testo di Mario Perniola, Del sentire (Einaudi, Torino 1991). Contro la riduzione del sentire a sensologia, allesperienza affettiva reificata, al gi sentito, Perniola propone un sentire cosmico, che ha le sue radici nel sentire teatrico degli antichi dei. Al dibattito, presieduto da Pierluigi De Stefano, hanno partecipato, insieme allautore, Um-berto Eco e Paolo Fabbri.

Nel suo libro Mario Perniola ripercorre tutti gli aspetti del sentire, per arrivare a

La densa introduzione e la cura certosina di Maria Grazia Marchian eludono,in un certo senso, la classica presentazione di una raccolta di contributi eterogenei per tema e prospettiva: gi il volume presenta alcuni bilanci e resoconti della situazione della riflessione estetica in Italia, in Europa, nei paesi dOltre Oceano. Si trattato anche - per la curatrice - di definire le linee di un discorso che intreccia discorsi e racconti, logoi e mythoi e che voglia raccogliere nel laccio delle parole lo stile, laura di questo convegno come la realizzazione, per una volta, di una civitas, di una cittadella spirituale di contrade e dialetti eterogenei e che nello stesso tempo partecipi della medesima pubblica attivit di dialogo. Il convegno di Pontignano testimonia di fatto di una certa topografia dellanima estetica contemporanea, poich raccoglie molteplici interventi di autori di lingua e civilt molto distanti (europei, orientali, mediorientali) tracciando i luoghi geografici e intellettuali della attuale ricerca estetica. Gli atti contemplano, a seconda del caso, le tre lingue adottate al

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convegno, non per suggerire un elemento di confusione bens per segnalare ben pi profondi intrecci, asimmetrie, convergenze e lontananze che alimentano la stessa qualit della ricerca. Tre i momenti decisamente significativi di questi atti: il primo di carattere istituzionale-formativo concerne il progetto italiano di coniugare gli sforzi nel mondo della cultura per incentivare le iniziative didattico-istituzionali nel campo della ricerca estetica (dottorati interni e stranieri, convegni, bollettini periodici, ricerche comparate e interdisciplinari). Il secondo momento coincide con unoccasione, quella di un incontro fecondo fra diverse generazioni di estetologi italiani (padri, figli, nipoti) che ha permesso una messa a punto delle problematiche, delle scuole, degli orientamenti della ricerca estetica italiana contemporanea. In questo senso le eredit, gli svezzamenti , le autonomie e i ripudi dellet adulta hanno messo in circolo il pensiero. Cos Anceschi ha ricevuto il duplice contributo di Benassi e di Gentili; altri come Morpurgo-Tagliabue hanno esposto le loro posizioni coltivate con gli anni. Gli interventi di Givone, Amoroso, Russi hanno rilanciato alcune tematiche cruciali quali il rapporto fra Italia e Europa, autonomia e eteronomia della poesia, nesso fra filosofia dellarte e estetica. Il terzo contributo ha voluto farsi promotore di un dialogo polifonico con culture diverse, intrecciando confronti con le preoccupazioni teoriche di storie culturali eterogenee. Si pensi solo che una traduzione in compendio del volume di questi atti annunciata in cinese a cura della Sichuan Aesthetics and Art Research Association della Repubblica Popolare di Cina. F.M.Z. che lintero progetto della tragedia nei suoi vari abbozzi si fonda sul tentativo di Hlderlin di trovare una legittimazione alla morte volontaria di Empedocle, Jamme individua in tre fonti principali i motivi che hanno dato adito alla nascita dellopera: la leggenda di Empedocle come viene tramandata da Diogene Laerzio, linflusso della figura di Rousseau e della sua concezione della natura nella caratterizzazione delleroe tragico, la ripresa di motivi della simbolica cristiana. Lanalisi delle prime due stesure mostra, secondo Jamme, lincapacit di Hlderlin di rendere tragico il destino di Empedocle, cio di configurare in senso drammatico la conciliazione di Empedocle con gli agrigentini e al contempo la morte volontaria delleroe nel cratere dellEtna come un evento unitario, identico. In queste stesure la tragedia di fatto non perviene al suo compimento, poich il destino delleroe e il destino dellepoca rimangono tra loro privi di mediazione. Sar invece tema specifico della terza stesura e del cosiddetto Grund zum Empedokles la ricerca della conciliazione tra destino individuale ed epocale nellazione storica delluomo. Empedocle viene in tal senso posto da Hlderlin come personificazione del destino del suo tempo, e quanto pi in unepoca di crisi, di profondo rivolgimento, il destino si radicalizza in un singolo uomo, tanto pi questi deve soccombere alla necessit dei tempi. Gettandosi nellEtna Empedocle salda la propria azione al divenire storico, portando in tal modo a compimento il proprio destino tragico e con esso lintero significato della tragedia. Alla tarda produzione poetica di Hlderlin, per lo pi gli inni e le elegie a partire dal 1799-1800, si sono rivolti nei loro interventi Luciano Zagari e Ugo Ugazio. Zagari ha individuato il fondamento delle tarde composizioni poetiche di Hlderlin nel superamento del tempo lineare storico in favore del divenire ciclico della natura, con la conseguente apertura ad una concezione a spirale del poetico, frutto di un faticoso approfondimento concettuale e filosofico di quel periodo, che portava il poeta ad afferrare lunit del divenire solo nel trapassare necessario e significativo delle fasi storiche. Con questo Hlderlin intendeva ricostituire lidea di rivoluzione come funzione temporale. Lo stesso ideale greco veniva coinvolto in questa revisione storico-filosofica della poesia, divenendo ora modello di un divenire che perdita del proprio carattere originario, acquisizione di ci che ad esso risultava estraneo e tentativo di recuperare ad un livello pi alto la spinta originaria. Di una medesima riproposizione dellideale di grecit si fatto portavoce anche Ugazio, che ha ripreso sostanzialmente le considerazioni di Heidegger sulla tarda poesia hlderliniana. Non interpretare filosoficamente o sentimentalmente la poesia di Hlderlin, ma pensare il poetato della poesia, stata la proposta interpretativa mossa da Ugazio. Questo significa innanzitutto pensare la migrazione dello spirito poetico dalla Grecia allEsperia come presupposto per un nuovo inizio, un inizio altro, che non accade nella serie degli eventi legati al primo, ma pensa, fondandolo, ci che i Greci, sul loro suolo, non hanno potuto pensare, pensa cio lessere come evento: questo diviene ora il presupposto per iniziare a comprendere i Greci e la storia dellOccidente. Jean-Pierre Lefebvre ha spostato lattenzione sul campo della ricerca storicobiografica per tentare di fornire una base concreta alla produzione poetica di Hlderlin tra il 1801 e il 1807. Si tratta del periodo che va dal dicembre 1801 al luglio 1802, in cui Hlderlin si reca in Francia, soggiornando alcuni mesi presso il Console di Amburgo a Bordeaux. La quasi totale mancanza di documenti biografici ha sollevato le ipotesi mitico-liriche pi svariate su questo oscuro periodo della vita del poeta. Nella sua ricostruzione storico-biografica Lefebvre ha richiamato lattenzione dei critici su due eventi fondamentali. Si tratta da una parte della lunga attesa di Hlderlin a Strasburgo per ottenere il visto dingresso in Francia e la conseguente, apparentemente assurda deviazione per Lione nel viaggio di andata verso Bordeaux, dallaltra del periodo di composizione e del ritardo che sub la pubblicazione del poema Friedensfeier (Festa di pace), nonostante fosse da tempo ultimato, e del vero evento storico che dette spunto a questa composizione. Il passaggio per Lione deve essere probabilmente giustificato dallannuncio della visita del Console Bonaparte in quella citt, previsto per i primi giorni del gennaio 1802. Hlderlin apprese la notizia sicuramente a Strasburgo e non volle perdere una tale occasione, anche se poi lincontro non si avver per via del ritardato arrivo del Primo Console a Lione (11 gennaio), che non concili con i quattro giorni di permesso di soggiorno in quella citt ottenuti da Hlderlin. Per quanto riguarda invece lepoca di composizione di Friedensfeier, risulterebbe secondo Lefebvre che la rielaborazione in poema pindarico operata da Hlderlin nellautunno del 1802, poco dopo il suo rientro dalla Francia, di un frammento del poema risalente al febbraio 1801, comunemente messo in relazione con la pace di Lunville, appunto di quegli anni, deve essere riferita a un evento storico di significato ben pi ampio per la Francia, quale solo la pace di Amiens con lInghilterra e insieme le leggi del Concordato potevano offrire. Allinsieme di questi eventi deve essere dunque fatto risalire il motivo che sta alla base del poema. Il fatto poi che esso non venisse subito pubblicato una conseguenza del medesimo fatto storico. Quando il poema fu ultimato era gi troppo tardi; le condizioni storiche erano di nuovo mutate e la guerra era ripresa. La storia aveva smentito ogni pronostico di una festa di pace per gli uomini. Su un altro versante della ricerca critico-biografia va invece posto lintervento di D. E. Sattler ,

Hlderlin. Colloquio internazionale


Organizzato dal Goethe-Institut di Torino, in collaborazione con lIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli e con il Dipartimento di Ermeneutica dellUniversit di Torino, si tenuto nei giorni 16 e 17 maggio 1991 un Colloquio internazionale dedicato a Friedrich Hlderlin, che ha toccato vari aspetti dellattuale ricezione della sua opera: dalla critica dellIlluminismo al rapporto antichit-modernit, dallideale di rivoluzione al concetto di tragedia, alla metaforica del linguaggio poetico.

Ha aperto i lavori Christoph Jamme (Bochum) con una relazione centrata sulla ricostruzione della tragedia La morte di Empedocle attraverso le sue tre stesure, dal cosiddetto Frankfurter Plan fino al commento teorico dellautore stesso sul fondamento della tragedia, il Grund zum Empedokles. Muovendo dal presupposto

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Friedrich Hlderlin all'et di 72 anni. Disegno di Louise Keller.

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promotore e curatore delledizione storicocritica francofortese delle opere di Hlderlin. Nodo problematico delle considerazioni di Sattler stata una interpretazione dellAntigone di Sofocle nella versione e nel commento teorico della tragedia ad opera di Hlderlin, con lintento di metterne in evidenza alcuni caratteri della follia con cui viene descritta Antigone con con quelli di cui fu preda Hlderlin nella seconda met della sua vita. Ad una ricostruzione del concetto di Erinnerung (ricordo/interiorizzazione) come motivo fondante della concezione storico-filosofica della poesia di Hlderlin si rivolto lintervento di Domenico Carosso. La Erinnerung essenzialmente luogo interiore di una storia altra rispetto a quella che ha condotto al presente reale, un luogo in cui si raccoglie tutto ci che il presente liquida come storicamente divenuto e immutabile. A contatto con il sentimento totale della vita, che la Erinnerung rende possibile interiorizzando ci che pareva dissolto, il presente si infinitizza sempre di pi. Questo mantenersi aperti nel presente finito verso un presente infinito ci che permette ora lincontro con il divino: ricordare coincide qui con il dimenticare, con la Vergessenheit dionisiaca. Di carattere critico-storiografico lintervento infine di Riccardo Ruschi, che ha preso in considerazione un periodo specifico della formazione di Hlderlin, i primi anni di universit a Tubinga e le reazioni filosofiche del giovane seminarista al dibattito sullilluminismo, che allepoca accompagnava e pi spesso condizionava la ricezione dei testi kantiani, soprattutto in ambito teologico. Una ricostruzione del clima culturale presente allo Stift di Tubinga, nonch dei presupposti storico-culturali, sociali e religiosi con cui fino a quel momento si era sviluppata la formazione del giovane Hlderlin, permette a Ruschi di individuare la fondamentale domanda filosofica che assilla Hlderlin nei primi anni di studi alluniversit di Tubinga. Si tratta della dimostrazione razionale dellesistenza di Dio e dellimmortalit dellanima. A questo proposito Hlderlin sembra optare per una concezione che non riproduce passivamente le considerazioni che notoriamente Kant aveva svolto sul tema. Piuttosto, alla luce della lettura approfondita dei testi spinoziani e di quelli relativi al cosidetto Pantheismusstreit (disputa sul panteismo), il giovane studente di Tubinga si appropria di quella concezione dellindimostrabilit di Dio che accomunava a questo proposito la dottrina kantiana alla critica della religione e della morale positiva di Friedrich Heinrich Jacobi. Ne scaturisce una posizione originale, che ha il suo centro di forza nellimmediatezza dellesperienza divina, unica fonte autentica di conoscenza di Dio, e che a conferma di ci chiama in causa uno dei fondamenti della teologia supranaturalista, il contenuto di verit insito nei miracoli di Cristo descritti nella Bibbia. Forte di queste considerazioni Hlderlin si rivolge ora alla formulazione di un concetto dilluminismo che tende a rivalutare il fondamento sensibile della critica della conoscenza, avviandosi con esso a ripercorrere criticamente quel processo di estraneazione e dominio della natura che fonda la civilt moderna. R.R. questione del pluralismo metodologico in filosofia. Il convegno si propone di stabilire innanzitutto, dopo una approfondita analisi della situazione di fatto, in che modo si possa oggi porre il problema del metodo in filosofia. La pluralit dei metodi non significa necessariamente una sovrapposizione di uno sullaltro, ma talvolta ci si trova di fronte ad un intrecciarsi di metodologie che denunciano la complessit del contesto cui ci si riferisce. Il convegno quindi si propone di affrontare i problemi della compatibilit o della limitazione reciproca dei metodi. Continuit metodologica oppure rottura? Univocit o pluralismo metodologico? Gli interrogativi verranno confrontati anche con analoghe problematiche emergenti a livello del pensiero scientifico, delle scienze umane in generale e in connessione con lo status quaestionis nellattuale dibattito filosofico. La complessificazione generalizzata della realt in cui siamo immersi impedisce di fatto ogni assolutizzazione di una sola prospettiva metodologica, sollecitando invece lintegrazione e la compresenza di diverse metodologie per indagare proprio la complessit e la ricchezza dellesperienza contemporanea. G.P.

Il Pluralismo metodologico
La questione del Pluralismo metodologico in filosofia al centro del convegno organizzato dalla cattedra di Filosofia Morale in collaborazione con il Dipartimento di Ricerche Filosofiche della II Universit di Roma Tor Vergata, che si svolger nei giorni 24, 25 e 26 ottobre 1991, con ladesione della Societ Filosofica Italiana.

Nel momento in cui vengono meno la validit universale del metodo trascendentale, le pretese idealistiche di un sapere assoluto e lambizione obiettivistica dello scientismo, sulla scena filosofica contemporanea cominciano ad affacciarsi alcune prospettive interpretative che tematizzano ampiamente il pluralismo delle metodologie e delle prospettive di ricerca. Almeno a partire da Martin Heidegger, la filosofia contemporanea ha messo radicalmente in discussione lidea dellunivocit e dellassolutizzazione del metodo filosofico. Lermeneutica filosofica di Hans-Georg Gadamer, che di qui si diparte, insieme ad altri pensatori e ad alcune correnti di pensiero ad essa legati (si pensi a Ricoeur, a Derrida, alla decostruzione e al pensiero debole) hanno in seguito ulteriormente approfondito il distacco, ponendo al centro della propria posizione non solo la pluralit degli orizzonti interpretativi, ma anche il pluralismo delle metodologie di indagine filosofica. La situazione della filosofia contemporanea pare, dunque, sempre pi caratterizzarsi per un pluralismo dei metodi di ricerca, tuttavia senza il prevalere di uno di essi. Lo statuto metodologico della filosofia si presenta quindi come un problema quanto mai suggestivo, aperto e complesso, un tema che stato anche affrontato negando persino la possibilit del suo stesso statuto. Alcune recenti posizioni di anarchismo metodologico, come certamente noto, sono state avanzate anche nel campo dellepistemologia contemporanea di Paul Feyerabend. La problematica del convegno trova un singolare spunto di riflessione in ci che Paul Ricoeur (la cui presenza al convegno dovrebbe peraltro essere assicurata) chiama rottura metodologica, espressione che, presso di lui, indica limpossibilit di continuare a portare avanti la ricerca sulla realt umana con il metodo trascendentale e la necessit, quindi, una volta esperite tutte le possibilit offerte dal trascendentalismo, di passare al metodo ermeneutico. Rottura metodologica ed anarchia metodologica rappresentano, per, solo due delle numerose prospettive a partire dalle quali possibile affrontare la articolata

I rami doriente: la ricerca comparativa in Italia


Due appuntamenti estivi nella cheta Toscana, volti allincontro di due universi, Oriente e Occidente, segnano il passo della ricerca comparativa nella filosofia estetica: il primo congresso Siena-Kyoto ( 7-13 giugno 1991) a Siena e il convegno Il bosco sacro, Percorsi iniziatici nellimmaginario artistico e letterario a Monteporzio Catone (5-8 settembre 1991) sono loccasione di un intrico complesso, ma orientato di discorsi, favole, esperienze e metodi interdisciplinari. Una breve intervista con la professoressa Maria Grazia Marchian, dellUniversit di Siena-Arezzo, organizzatrice del primo dei due convegni e lei stessa relatrice al secondo, ci permette di rintracciare le linee programmatiche delle due manifestazioni.

Lincontro italo-giapponese di Siena e gli interventi interdisciplinari di Monteporzio infoltiscono un gi fitto sottobosco di tematiche, approcci, preoccupazioni, confronti differenziati per aree culturali e prospettive di ricerca. Ma questo lavoro sotterraneo e polimorfico si rivela fecondo per ci che viene denominato filosofia della cultura, quellapproccio cognitivo unificato volto a istituire confronti fra i diversi segmenti culturali delle civilt occidentale e orientale. Alla luce di questi rilievi abbiamo posto a Maria Grazia Marchian queste due do-

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Hokusai: Great Wave Off Kanagawa

mande: Signora Marchian, Lei una studiosa e teorica del pensiero comparativo. Come intende il lavoro interdisciplinare per quanto riguarda in particolare il confronto fra culture differenti? Lo intendo - ci viene risposto - come una conoscenza fondata dei segmenti culturali presi via via. In altre parole: come uno slittare, con precisione e insight da un segmento allaltro, come uccelli in volo fra luno e laltro ramo di un unico albero di conoscenza. Il lavoro avviato qui a Siena iniziato da troppo poco tempo per dare gi frutti maturi. Abbiamo incominciato a prendere coscienza delle differenze, il che assolutamente inevitabile in quanto tale diversit costituisce un problema nel settore delle arti, delle scienze umane, piuttosto che in quello delle scienze naturali e delleconomia, dove metodi e obiettivi di ricerca partecipano di standards in una certa misura comuni. Come mai Lei ha scelto per la sezione di scienze umane del convegno il titolo Nature and artifice? Per quanto perplessi fossero i nostri colleghi giapponesi, il convegno ruotato implicitamente o esplicitamente attorno al rapporto natura/artificio: pensi alla relazione antropologica di Raveri di Venezia sulle tecniche di automummificazione di certi asceti nipponici, oppure al confronto fra la pittura di Leonardo e quella cinese Sung in merito allidea di natura e di catastrofe ciclica nella relazione di Saito di Kyoto e ancora alle riflessioni di Nakagawa Hisayasu sulla natura e sullartificio in Diderot, per non dimenticare poi lintervento di Adriana Boscaro sugli spinosi

problemi della traduzione non solo di una lingua orientale ma del suo stile e della sua tecnica narrativa. Gi da queste brevi risposte si pu cogliere quanto lestetica debba alla riflessione sui nessi natura/arte e sul rapporto fra arte e artificio: la ricerca comparativa offre un campo variegato e concreto di prospettive, di agganci, di analogie, particolarmente fertile per linterrogazione sul bello, sullarte, sullappartenenza delluomo alla natura. Su questa linea, il convegno su Il bosco sacro ha proposto itinerari differenziati (letterari, filosofici, pittorici) per segnalare gli sviluppi delle scienze esoteriche e lunit universale della mitologia: riti, culti, iniziazioni, il carattere sacrale di certe topografie spirituali, testimoniano, nellintreccio dei discorsi del convegno organizzato da Marina Maymone Siniscalchi e da Cesare Nissirio, la presenza di un ancestrale albero mitico. Ci pare opportuno segnalare infine, in questo contesto, lampio respiro culturale che caratterizza la recente collana Mille Gru, curata da Adriana Boscaro per Marsilio, il cui preciso obiettivo culturale quello di proporre una rosa di classici della letteratura giapponese, tradotti e commentati da una piccola comunit di specialisti della lingua e della storia nipponica. F.M.Z.

bre Prefazione alla Fenomenologia dello Spirito, Girolamo Cotroneo ha dedicato il suo annuale seminario (6-9 maggio 1991) di approfondimento del pensiero di Hegel allIstituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli.

Hegel e il sapere matematico


Ad alcuni nodi problematici della cele-

Che Girolamo Cotroneo abbia voluto dedicare molta parte del suo seminario alla chiarificazione della critica hegeliana della matematica, quale emerge prepotentemente nelle pagine della Prefazione, frutto della convinzione che la contestazione di Hegel al sapere matematico sia il documento pi importante dellincapacit della matematica stessa, o meglio della filosofia matematizzante, di poter essere fondamento della Verit. Sebbene sia largomento kantiano della cosa in s a segnalare indirettamente lindomabilit di certi problemi conoscitivi e limpossibilit di risolverli dentro la griglia concettuale del meccanicismo matematizzante, solo con Hegel che la scienza dimostra di non poter venire a capo della frattura tra epistme e tchne. In quanto la matematica solo il nostro pensare la cosa, non il movimento della cosa stessa, essa un operare esteriore. Nella matematica il vero si costituisce come vero solo perch ha espulso arbitrariamente da s ogni elemento negativo. Se la filosofia riconcilia entrambi i momenti particolari dellesserci e dellessenza, la matematica, invece, costruisce la propria verit espellendo il lato interiore della cosa, il lato non quantificabile. La sua evidenza si paga al prezzo della soppressione dellelemento

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Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Dipinto di Jack Schlesinger, 1825 circa.

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pi essenziale della cosa, del suo lato concettuale ed effettuale. Tuttavia, non solo la matematica ad esprimere nel campo del sapere le caratteristiche del pensiero dogmatico. Lidealismo post-kantiano non si liberato dal formalismo perch ha continuato a contrapporre alla conoscenza compiuta e distinta la monotonia e luniversalit astratta dellAssoluto. Schelling il campione di questo punto di vista della filosofia per il quale la considerazione della distinzione dei particolari costituenti lintero sprofonda immediatamente nellaffermazione ingenua e fatua secondo cui lAssoluto un tutto eguale. I vivaci moniti di Hegel contro Schelling sono rivolti, di fatto, contro una concezione dellAssoluto che proprio perch precipita le differenze nellabisso della vacuit, non sa guardare allo Spirito come a quella potenza che guadagna la sua verit solo a patto di ritrovare s nellassoluta devastazione. Compito della Prefazione, il cui scopo teoretico quello di stabilire un nesso tra Fenomenologia e Logica, consiste infatti nel lumeggiare la natura precipua dellAssoluto, mettendone in risalto la sua essenza di intiero che si completa mediante il suo sviluppo. Lunit dialettica non mantiene il negativo di fronte a s, bens affonda in esso come in se stessa. Il negativo non nemmeno un momento della Verit, quasi che questa si potesse separare da esso, ma la Verit passata attraverso se stessa: il suo sviluppo. In tale movimento lo Spirito riscatta il proprio scacco solo in quanto conserva la memoria della sua negazione: Anzi lo spirito questa forza solo perch sa guardare in faccia il negativo e soffermarsi presso di lui. La mediazione la cifra dellAssoluto come Spirito, come automovimento dellintero che nella sua costituzione la critica vivente sia dellastrattezza dellintelletto, che separa senza congiungere, sia dellassoluta indifferenza, che eguaglia tutto a s, prescindendo dalle forme differenziate del molteplice e mortificando la distinzione nellimmediatezza della statica uniformit. Proprio questa domanda intorno alla problematica voracit dello Spirito quanto il seminario di Cotroneo ha lasciato in eredit: che ne della libert dello Spirito e delluomo, se lo Spirito fagocita nel procedere metodico del concetto ogni determinazione, ogni possibilit, la Vita stessa? G.L.D.D.
stata dettata da ragioni storiche ed insieme attuali: storiche, poich Hegel esercit una notevole attrazione sugli studenti polacchi presenti alle sue lezioni; attuali, per lattesa di nuovi sviluppi sociali e politici nei paesi dellEuropa dellEst.

Hegel a Wroclaw
Si svolto a Wroclaw in Polonia il convegno annuale della Internationale Hegel-Gesellschaft e dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, dedicato al tema: Hegel nella storia della sua ricezione. La scelta di Wroclaw, citt legata nel passato, con il nome di Breslavia, alla storia politica e culturale tedesca, come sede del convegno

Nel suo saluto al convegno in qualit di rappresentante della presidenza della societ il filosofo di Rotterdam Heinz Kimmerle ha potuto a buon diritto proclamare, con Hegel: Lo spirito del mondo, se c qualcosa di simile, ha dato in questo momento di nuovo uno scossone. Ed ha ricondotto tutto ci alla politica di Gorbaciov, circoscritta dalle espressioni Glasnost e Perestrojka. Anche prescindendo dai suoi risultati, il tentativo di un incontro scientifico internazionale tedesco-polacco (ed anche tra tedeschi dellEst e dellOvest) a Wroclaw, citt caratterizzata da una complessa tradizione di rapporti culturali tra i due popoli, senzaltro degno di nota. In questo senso il teologo di Tubinga, Hans Kng, ha auspicato nel suo intervento che alla rilevante attivit di sostegno dellamicizia culturale tedesco-francese segua ora una analoga conciliazione tedesco-polacca, che porti a rapporti di buon vicinato culturale. Il filosofo Karol Bal, attivo a Wroclaw, ha espresso nel suo discorso di saluto laspettativa che il congresso possa avere leffetto di stabilire un ponte che aiuti a superare le divisioni tra le parti del continente europeo che sinora sono rimaste separate, ma anche tra le diverse Societ hegeliane. Egli ha anche dichiarato di aspettarsi dal convegno quantomeno un contributo al superamento delle macchie bianche nella carta geografica della cultura europea, e ha sottolineato energicamente il significato che ebbe un tempo Breslavia per la Germania e che pu avere oggi Wroclaw per la Polonia. A questo proposito egli ha menzionato - per quanto riguarda Hegel - i suoi allievi, Carov (a cui stata dedicata la relazione di Christine Weckwerth) e Hinrichs, attivi nellallora Breslavia, e ha citato Lasalle, sepolto a Wroclaw, a cui sono stati poi dedicati gli interventi di W.R. Beyer, presidente onorario della societ hegeliana, e di T. Bautz. Bal ha inoltre rinviato a Breslavia come luogo dove si dispiegato linflusso di Flleborn, Garve e Theodor Mommsen, che hanno insegnato nella citt allora appartenente alla Germania, ma anche a Breslavia come luogo di nascita di Christian Wolff, Dietrich Bonhffer, Edith Stein e del celebre studioso dellermeneutica e interprete di Hegel, Hans-Georg Gadamer. Oltre ai circa cento polacchi che hanno studiato presso Hegel e che hanno esercitato una forte influenza sulla storia culturale polacca, Bal ha poi ricordato la nuova intensa attivit di studio su Hegel nella seconda met del nostro secolo, iniziata in particolare da Tadeusz Kronski e Bronislaw Baczko e sviluppata dagli attuali specialisti di Hegel: Zbignew Kuderowicz, Andrzej Walicki, Ryszard

Panasiuk e Marek Siemek (e qui Bal ha modestamente taciuto il proprio nome). Durante il convegno sono state presentate 180 relazioni, divise in circa 40 tra sezioni e sedute plenarie. Si discusso delle fonti filosofiche di Hegel, nel senso pi ampio del termine, ma anche, ancora una volta, del suo rapporto con la rivoluzione francese ( Martin Bondeli , Berna-Bochum; Davor Rodin, Zagabria); si parlato poi della scuola hegeliana nel XIX secolo, ed in particolare dei giovani hegeliani, ad esempio di Feuerbach (Gabriel Amengual, Palma de Mallorca) e di Marx; non sono stati tralasciati neanche temi particolari, come linfluenza dellhegelismo sul neokantismo (Helmut Holzey, Zurigo). Molti interventi hanno indagato leffetto di Hegel in diversi paesi; una particolare attenzione stata dedicata al tema dellinflusso di Hegel in Polonia. Tra i tanti interventi su questo tema, il pi importante stato quello di Zbigniew Kuderowicz, che si domandato se la storia dellinfluenza di Hegel sulle figure di Stefan Garczynski, Josef Kremer, Karol Libelt, Zygmut Helcel, Josef Ignaci Kraszewski, ma in particolare sulla filosofia della storia e dellazione di August Cieszkowski e sulla filosofia della creazione di Edward Dembowski, rappresenti una continuit nellortodossia con il pensiero di Hegel, o se non sia piuttosto una deformazione produttiva e via via pi autonoma delle premesse hegeliane di partenza. Nel senso di una medesima deformazione produttiva va interpretato anche lintervento di Marek Siemek che, con il titolo: Hegel: luniversalismo e il potere del particolare, si interrogato sul significato del concetto hegeliano di libert per il nostro presente. Per Siemek il celebre detto hegeliano secondo cui la filosofia il proprio tempo, colto attraverso il pensiero, va inteso nel senso che nella sua filosofia non solo il suo tempo, ma proprio anche il nostro viene colto attraverso il pensiero. Per questo aspetto la nottola di Minerva, attraverso il cui volo Hegel vede simbolizzato il ritardo della filosofia, inizia il suo volo tanto tardi, da poter scorgere la luce del giorno allalba. Dallanalisi, basata su Hegel, delle societ dellEuropa dellEst risulta, per Siemek, che il primato della politica sulla societ civile e la liquidazione del diritto astratto hanno condotto alla bancarotta del socialismo reale. Per il ripristino di questi ambiti (societ civile e diritto) si pu allora ricorrere allaiuto di Hegel. Con la sua critica dellemancipazione a favore di un riconoscimento reciproco delleguaglianza e dellalterit, Heinz Kimmerle ha preso posizione contro Kant, Hegel e Marx, e si riferito a Jacques Derrida, da cui ha tratto spunto per affermare che il riconoscimento reciproco significa qualcosa di pi delluguaglianza giuridica. Forse il grande interesse per la sezione del convegno dedicata a Derrida (J.-M. Ripalda, V. Rhle, entrambi di Madrid; H.-C. Lucas , Bochum; P.U. Philipsen, Berlino) stato anche lespres-

DIDATTICA

DIDATTICA

a cura di Riccardo Lazzari

La filosofia e le storie della filosofia


Riallacciandoci alla rassegna dei nuovi manuali di storia della filosofia per le scuole, svolta nel numero 3 di questa rivista, segnaliamo qui luscita di due importanti lavori sul pensiero del 900, che si rivolgono alle universit e che sollecitano una riflessione sui compiti pi generali della storiografia filosofica. Alla celebre Storia della filos o f i a in tre volumi di Nicola Abbagnano si affianca ora un quarto volume (Storia della filosofia, IV, Utet, Torino 1991, pp. 964), che reca ancora lindicazione del nome del filosofo recentemente scomparso, ma la cui esecuzione stata affidata allallievo Giovanni Fornero, che si avvalso della collaborazione di F. Restaino e L. Lentini. Antimo Negri ha curato per la Casa editrice Marzorati la pubblicazione dei primi due volumi di unopera prevista in cinque volumi e dedicata ai protagonisti del pensiero filosofico e scientifico contemporaneo (Novecento filosofico e scientifico. Protagonisti, vol. I, pp. 884, vol. II, pp. 930, Marzorati, Milano 1991).

Non si trattava di un impegno facile, aggiornare con un quarto volume, dedicato interamente al pensiero contemporaneo, la Storia della filosofia di Nicola Abbagnano, unopera che per le sue doti di completezza dellinformazione e di equilibrio nellinterpretazione dei filosofi ha conosciuto unamplissima diffusione nelle Facolt universitarie di filosofia. Da essa Abbagnano aveva gi tratto un manuale che, in una recente versione rinnovata e aggiornata grazie anche alla collaborazione di Giovanni Fornero, ha trovato in questi ultimi anni una larga fortuna nei licei (cfr. Nicola Abbagnano, Giovanni Fornero, Filosofie e filosofie nella storia, in tre voll., Paravia, Torino, 1a ediz. 1986). Il quarto volume delledizione maggiore della Storia della filosofia, a cui Abbagnano aveva atteso negli ultimi tempi, ma la cui effettiva esecuzione dellallievo e collaboratore G. Fornero, ha suscitato alcune prese di posizioni negative da parte di filosofi e studiosi, che non vi hanno ritrovato quelle caratteri-

stiche di apertura intellettuale sulla totalit dei fatti filosofici e di equilibrio nella trattazione della materia, nella valutazione degli autori e delle correnti, che invece contraddistinguevano i precedenti volumi scritti dal maestro. In un articolo dai toni polemici: Un paese senza filosofia. Bobbio, Del Noce, Garin, Geymonat: chi li ha visti? (Corriere della sera, 9 giugno 1991), Emanuele Severino accusa esplicitamente Fornero di avere svolto una lunga compilazione, da cui stata sistematicamente esclusa ogni informazione sulla filosofia italiana contemporanea, che risulterebbe dunque declassata rispetto a quella straniera. Se sono stati riservati alcuni riferimenti ai filosofi italiani, questi compaiono per lo pi solo in bibliografia o solo in quanto studiosi del pensiero di filosofi stranieri. In realt, dalla lettura del volume curato da Fornero deriverebbe limpressione che non hanno lasciato alcuna traccia nel pensiero contemporaneo filosofi come Spirito, Calogero, Garin, e inoltre Bobbio, Rensi, Paci, Preti, oppure Guzzo, Bontadini, Del Noce e molti altri tra cui lo stesso Abbagnano (fa eccezione solo Pareyson). Il risultato che da questa Storia della filosofia ... risulta che la filosofia italiana pi recente non ha dato alcun contributo allavanzamento del pensiero filosofico. Con la sostanza di questa critica, cio di far sparire la filosofia italiana contemporanea dallopera di Abbagnano, si dichiara daccordo anche Ludovico Geymonat nella sua replica: Cari colleghi, nessuno un profeta in patria (Il sole 24 ore, 16 giugno 1991), in cui il filosofo dichiara come recentemente, dinanzi al compito di aggiornare il suo manuale per i licei, gli fosse sembrato importante includervi anche i nomi dei maggiori esponenti del pensiero italiano contemporaneo del dopoguerra; un compito analogo egli se lo porrebbe se dovesse aggiornare la grande Storia del pensiero filosofico e scientifico della Garzanti, in considerazione del contributo tuttaltro indifferente fornito dai filosofi italiani allavanzamento del pensiero filosofico-scientifico del nostro secolo. Lesclusione da parte di Fornero della filosofia italiana contemporanea risalirebbe, secondo Geymonat, alla moda, diffusa quanto mai oggi in Italia, per cui tutti i meriti vanno riconosciuti ai Paesi coloniz-

zatori non pi di lingua francese come una volta, ma di lingua americano-inglese. La difesa di Fornero contenuta in due prese di posizione: in una presentazione delle finalit del suo lavoro (Sole 24 ore, 9 giugno 1991: la pagina interamente dedicata alle Storie della filosofia) e in una replica diretta alle accuse di Severino (Sole 24 ore, 30 giugno 1991). Le argomentazioni di Fornero gravitano nella sostanza intorno a due punti. In primo luogo egli sottolinea come Abbagnano (che aveva approvato il piano e lesecuzione dellopera) non ritenesse opportuno - lui vivente - di collocare se stesso e i suoi amici o ex-colleghi cattedratici nella propria storia della filosofia. Ci non toglie che in futuro i suoi allievi potranno parlare anche di Abbagnano e della filosofia italiana del dopoguerra. Ma, precisa Fornero, non abbiamo alcuna intenzione di collocare, accanto a Gadamer, Popper e Derrida, tutti i fratelli filosofi dItalia: la Storia della filosofia infatti costruita per autori e correnti di rilievo internazionale e intende dare rilievo pertanto solo a quelle figure di filosofi che hanno oggettivamente inciso sulla problematica contemporanea. Emerge qui il secondo punto delle argomentazioni di Fornero: lespressione filosofia contemporanea non va intesa semplicemente come sinonimo di filosofia odierna. La scelta di omettere dal IV volume la trattazione del pensiero di alcuni autori italiani nasce dallesigenza di distinguere dalla filosofia contemporanea ci che, per ora, pi cronaca che storia vera e propria. Al di l dei toni polemici e a tratti risentiti di questo botta e risposta fra Severino e Fornero, ci sembra di cogliere qui un punto meritevole di approfondimento: quello che riguarda i confini, quanto mai difficili da stabilire perch mobili, tra ci che ancora soltanto attualit e ci che deve e pu trovare una collocazione in una storia del pensiero contemporaneo, la quale non pu peraltro prescindere dagli apporti non marginali dei filosofi italiani del dopoguerra. Il dibattito suscitato dalla pubblicazione del IV volume della Storia della filosofia di Abbagnano, ha dato adito ad altri interventi sulle recenti iniziative in campo editoriale dedicate alla storia della filosofia, fra cui si segnalano due recensioni di

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Studente nel proprio studio. Incisione del 1660 circa.

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Umberto Galimberti e di Maurizio Ferraris (Sole 24 ore, 9:6 giugno 1991) dei recenti manuali di E. Berti e di E. Severino (sui quali abbiamo gi riferito nel numero 3 della rivista). Cogliendo una medesima occasione, Antimo Negri ha presentato i caratteri e le finalit di Novecento filosofico e scientifico. Protagonisti, i cui primi due volumi sono gi in libreria. Lobiettivo principale di questopera stato quello di immetterci, con i protagonisti del pensiero filosofico e scientifico del Novecento..., in un mondo delle cose e degli uomini che, nonostante la sua vastit, con i grandi mezzi di comunicazione di massa, diventato, tuttavia, un villaggio globale. Per la verit non si tratta di due mondi da separare o da contrapporre, giacch si tratta di un unico mondo fondamentale e la conoscenza del mondo delle cose comporta quella del mondo degli uomini o, per dirla in una formula pi energica, lantropologia cosmologia e la cosmologia antropologia. Se la filosofia vuole essere comprensione del tutto, essa peraltro esige (secondo le parole di Ugo Spirito, che Antimo Negri richiama) una corona di scienziati concordi, da ultimo intenti allo stesso compito antropologico: quello, socratico, di conoscere luomo. A ciascuno dei Protagonisti del pensiero filosofico-scientifico del 900 stato riservato un capitolo monografico curato da uno specialista e articolato in tre momenti: un profilo critico, una nota bio-bibliografica, una scelta di testi. Ciascun filosofo riceve pertanto una trattazione autonoma, anche quando questa risulta inserita in un insieme di capitoli organizzati con riferimento ad una corrente o a un problema e preceduti da un breve discorso introduttivo. La materia complessiva appare distribuita in due parti: 1. Correnti ed itinerari teoretici; 2. Filosofia: altre sue forme, tematiche, dimensioni. Particolare attenzione stata dedicata alla scelta dei testi, alcuni dei quali presentati per la prima volta in traduzione italiana. (della scienza, delleconomia e del diritto), sia presente in tutti gli indirizzi del triennio. A questo proposito Evandro Agazzi rileva come non si sia trattato soltanto di liceizzare gli istituti tecnici, e in generale di qualificare in senso fortemente culturale la scuola secondaria, ma anche di rispondere alla crescente domanda di filosofia che, nei sondaggi di opinione effettuati fra i giovani, risulta essere la disciplina pi richiesta. E ovvio che il ruolo della filosofia nel nuovo ordinamento degli studi superiori non pu ridursi a quella vecchia immagine che la vedeva come una sorta di coronamento della formazione umanistica. Oggigiorno il giovane si sentir interessato alla filosofia nella misura in cui verranno poste in evidenza e analizzate situazioni antinomiche nelle quali egli si sente coinvolto a vari livelli della sua esperienza individuale, sociale, culturale; nella misura in cui verr portato alla consapevolezza delle ragioni di tali difficolt, alla riflessione sulla complessit delle valutazioni e dei presupposti, quasi sempre inespressi, che sottostanno alle varie alternative che egli stesso si propone, o che gli vengono proposte dai canali della comunicazione sociale (...); nella misura in cui verr aiutato a comprendere le conseguenze implicite nelle diverse posizioni e nelle scelte alternative che potrebbe compiere. In quanto poi la filosofia pu riflettere sui fondamenti delle varie discipline, non per prevaricare sulla loro specificit, ma ponendosi in un certo modo al servizio di queste discipline, essa corrisponde in pieno alle esigenze della formazione del giovane, consentendogli di sfruttare per davvero e a fondo il contributo culturale dei vari saperi. Alla domanda diffusa di motivare e di giustificare limportanza della filosofia nei curricoli degli studi, Luciana Vigone risponde mettendo in luce il significato etico e formativo della filosofia nel mondo odierno, dove si richiede anzitutto che i giovani acquisiscano in primo luogo la capacit di apprendere nonch di ragionare eticamente. Se vero che lempirismo utilitarista risulta nocivo allistruzione e alle stesse professioni, la scuola non pu rinunciare al compito di far acquisire ai giovani un atteggiamento razionale di fondo e una coscienza morale matura. Lassunto fondamentale dellintervento di L. Vigone la convinzione che linsegnamento filosofico non si deve limitare a trasmettere pensieri, ma deve avviare a filosofare, a pensare. Sotto questo profilo fare filosofia non questione di et, bens di capacit di riflettere su ci che si ritiene importante: che la filosofia possa svolgere un ruolo centrale fin dalle prime fasi del processo educativo, una tesi che L. Vigone mutua dallindirizzo inaugurato da Matthew Lipman, della Columbia University, e ormai noto come Philosophy for Children. A questo proposito lautrice richiama le esperienze svolte da E. Martens di Amburgo (cfr. Auf dem Marktplatz: Forum Philosophie, Computer-Denken, a c. di D. Birnbacher, Th. H. Macho, E. Martens, ed. Schroedel, Hannover 1990) e a Graz, in Austria, da Daniela Camhy (cfr. D. Camhy, Wenn Kinder Philosophieren, ed. Leykam, Graz 1990). La parte conclusiva dellarticolo dedicato a disegnare unipotesi di curriculum liceale di filosofia che mantiene come punto di riferimento lattuale scansione storica dei programmi.

Convegni
LAssociazione per la Ricerca e l'Insegnamento di Filosofia e Storia ha programmato, in collaborazione con lUniversit di Torino, un convegno nazionale per laggiornamento degli insegnanti sul tema: Fenomenologia ed esistenzialismo. Il convegno si svolger a Brescia dal 20 al 22 marzo 1992, presso la Camera di Commercio, via Luigi Einaudi 23.

Interventi, proposte, ricerche


Nelleditoriale di apertura del n. 1 di Nuova Secondaria (15 settembre 1991, anno IX, Editrice La Scuola), Evandro Agazzi affronta il problema del significato della presenza della filosofia nei curricoli della nuova secondaria superiore. Sullo stesso numero della rivista, Luciana Vigone, segretario generale della Societ Filosofica Italiana, affronta il problema della specificit dellinsegnamento filosofico nei licei.

E noto come il progetto di riforma della scuola secondaria superiore approntato dalla Commissione Brocca prevede che la filosofia, come tale o come filosofia di...

Il calendario di massima dei lavori il seguente: venerd 20 marzo: inizio dei lavori alle h. 9.00 con Presentazione da parte di Giancarlo Conti, presidente dellAssociazione; h. 9.15 - Psicologismo, antipsicologismo e origini della fenomenologia (Ettore Casari); h. 10.15 - La fenomenologia come metodo filosofico (Giovanni Piana); h. 15.00 - Fenomenologia e psicologia (Stefano Poggi); h. 16.00 - Lapproccio fenomenologico ai valori (Reiner Wiehl). Sabato 21 marzo: h. 9.00 - Heidegger dalla fenomenologia allanalisi esistenziale (Valerio Verra); h. 10.00.- Il concetto di mondo della vita in Husserl (Giuseppe Semerari); h. 15.00 - era stata prevista, prima della sua improvvisa scomparsa, una relazione di Luigi Pareyson sul tema: Jaspers dalla teoria delle intuizioni del mondo alla filosofia dellesistenza; h. 16.00 - Lultimo Heidegger (Gianni Vattimo). Domenica 22 marzo: h. 9.00 - Filosofie dellesistenza e cultura italiana (Antonio Santucci); h. 10.30 - tavola rotonda conclusiva con la partecipazione di tutti i relatori, presieduta da Pietro Rossi, sul tema: Leredit della fenomenologia e dellesistenzialismo. Per iscriversi al convegno (per il quale stato richiesto lesonero ministeriale) occorre versare . 40.000 sul C.C. postale 12808259 intestato a A.R.I.F.S. (c.p. 103 25100 Brescia) e inviare domanda di iscrizione, su apposito modulo e con acclusa ricevuta del versamento, a A.R.I.F.S. - casella postale 103 - 25100 Brescia. Per informazioni telefonare al 030/57341 dalle 18 alle 19 dei giorni feriali (esclusi i prefestivi). Agli iscritti verranno inviate informazioni su alberghi e ristoranti. Il termine delle iscrizioni il 15 dicembre.

DIDATTICA
Si svolto a Lubecca (RFT) dal 26 al 28 settembre il convegno regionale dellAssociazione degli insegnanti di filosofia sul tema: filosofia politica nel quadro europeo.

Hanno preso la parola H.C. Rauh (Sulla politicizzazione della filosofia nella DDR), E. Martens ( Democrazia e filosofia. Socrate e Rorty), Rohbeck (La filosofia politica di H. Arendt), Schneider-Valand (Nazionalit e sovranazionalit come problema filosofico), R. Brandt (La filosofia politica dellilluminismo), W.F. Haug (La filosofia politica nel terzo Reich), R. Schrnder (Il significato e i compiti della filosofia in Germania). Informazioni: Fachverband Philosophie, Landesverband Schleswig-Holstein, Faru Jutta Khler, Adolfplatz 1, D-2400 Lbeck.

Organizzato dalla Societ Filosofica Romana e dal Dipartimento di Filosofia e teoria delle Scienze Umane dellUniversit di Roma La Sapienza si svolto a Roma nei giorni 4-5-6 aprile un convegno che aveva come proposito quello di discutere i problemi connessi allinsegnamento della filosofia nella scuola media superiore e nellUniversit. Hanno preso parte al convegno filosofi italiani (Franco Bianco, Giuseppe Semerari, Pietro Rossi, Carlo Sini) e filosofi stranieri, rappresentanti delle maggiori aree culturali dellEuropa: la Francia con Paul Ricoeur, lAustria con Rudolf Haller, lInghilterra con Brian MacGuinnes.

Ha aperto i lavori Franco Bianco che ha sottolineato la sollecitazione proveniente dagli insegnanti di filosofia della scuola secondaria a ripensare insieme con i colleghi dellUniversit i problemi della ricerca e della didattica della filosofia. Ricorda cos che questo il cuore stesso della filosofia nella sua origine socratica, dove il rapporto dialogico, nella parit dei dialoganti, manifesta lintrinseca unit di ricerca filosofica e di insegnamento della filosofia. Questultimo non deve essere inteso, infatti, come trasmissione di nozioni in s compiute, ma come sollecitazione a riflettere. Rudolf Haller ha iniziato la sua relazione ricordando la trasformazione che nei secoli ha subito il ruolo della filosofia, che da madre di tutte le scienze sembra ora avviarsi sulla via del tramonto, avendo perso la sua rigorosit. Di fronte allodierna anarchia dei sistemi filosofici, il filosofo austriaco propone di partire dal relativismo, non per per rimanere in una giungla di opinioni, ma per aiutare lo studente ad orientarsi in essa, a fare delle scelte proprie alla luce della giustificazione, lunico criterio che rende una teoria vera. Secondo Giuseppe Semerari, invece, il punto di partenza dellinsegnamento filo-

sofico non pu che essere la meraviglia, madre della filosofia. Ha raccontato cos la sua esperienza di studente, di insegnante di liceo e di professore di filosofia allUniversit; ha ricordato lopera decostruttiva del testo di scuola che ha appreso dal suo insegnante liceale, del groviglio di opinioni che si trasmettono nei testi scolastici a discapito di quello che ha veramente detto lautore. Le sue indicazioni sono dunque di partire dalla vita e da ci che ci circonda, secondo linsegnamento socratico a cui siamo debitori prima di essere degli storici della filosofia. Pertanto linsegnante potr direttamente dirigere lattenzione verso lopera di un filosofo del nostro mondo, e a partire da l allargare poi in un orizzonte storico le problematiche. Completamente diversa la prospettiva di Pietro Rossi, che difende linsegnamento storico della filosofia, non perch sia ancora valida la teoria idealistica gentiliana, ma perch nonostante tutto lunica forma di insegnamento che permette una certa rigorosit. La prospettiva sociologistica o psicologistica, che son pur andate di moda alcuni anni fa, a suo avviso riescono solo a creare degli sbandati alla luce di una pretesa concezione dei bisogni delladolescente. E allora evidente che la filosofia non deve essere insegnata in tutti i curricula, ma rimanere terreno di specialisti o di futuri specialisti, che apprendono come accostare leredit che ci stata tramandata. La prima giornata si conclusa con una relazione di Brian McGuinnes, che ha trattato dei problemi connessi alla scissione dellinsegnamento sistematico dai problemi storici della filosofia, e con unampia discussione sullinsegnamento universitario della filosofia nei diversi paesi rappresentati. La seconda giornata stata dedicata ai problemi della nuova scuola. Beniamino Brocca, presidente della Commissione per la riforma dei programmi della scuola secondaria superiore, ha illustrato i nuovi programmi che prevedono linsegnamento della filosofia in ogni tipo di scuola: come filosofia della scienza sar infatti introdotta anche negli studi tecnici. Lorenzo Vigna del Ministero della Pubblica Istruzione ha presentato da una parte la storia della normativa didattica della filosofia, dallaltra leffettiva realizzazione di tale insegnamento come si pu appurare dai concorsi per il reclutamento degli insegnanti e dagli esami di maturit. Giancarlo Conti , Gianna Di Caro , Annalisa Miletti, Elena Picchi Piazza, rappresentanti di varie associazioni degli insegnanti, hanno poi presentato le loro proposte riguardo alla necessit di un continuo aggiornamento degli insegnanti, riguardo alle finalit e ai metodi dellinsegnamento della filosofia. In ultimo stata presentata una mozione che sottolinea larretratezza delle proposte ministeriali rispetti ai dibattiti che in questi anni si sono svolti nelle Universit sullargomento. Dalla discussione emerso un certo malcontento fra gli insegnanti, che hanno ribadito come impegno dellinsegnamento del-

la filosofia la formazione umana e civile dei giovani. Come insegnare filosofia stato poi il tema di una tavola rotonda a cui hanno partecipato Paolo Casini, Carlo Cellucci, Ugo Perone, Armando Rigobello e Anna Scheri Costantini. Centro della discussione sono stati i nessi problematici tra storicismo e insegnamento della storia della filosofia. Paolo Casini ha evidenziato il lungo cammino dellemancipazione delle scienze dalla filosofia. Egli ritiene che la filosofia non pu essere praticata a prescindere da questo evento, ma aggiunge che lemancipazione non totale e che troppo spesso lo scienziato ignora gli aspetti storico-metodologici delle teorie odierne. Compito dellinsegnamento filosofico allora di non avviare a degli specialismi, ma di infondere cultura ai futuri specialisti. Carlo Cellucci ha sottolineato laspetto ideologico dello storicismo, che tuttaltra cosa dalla storia della filosofia. Armando Rigobello ha evidenziato come anche linsegnamento della storia della filosofia parta dal presente e dalla problematica propria per sospenderla e incontrare laltro da s e ritrovare poi se stessi alla fine. Ugo Perone propone, per evitare ogni dogmatismo nellinsegnamento, un punto di equilibrio che salvi alcuni contenuti essenziali della filosofia, come per esempio il problema della verit e tutte le problematiche nascenti dal confronto con lattualit. ma questo non pu essere insegnato che in uno sfondo storico (non storicistico). Hanno concluso il convegno due relazioni teoriche, quella di Paul Ricoeur e quella di Carlo Sini, che hanno discusso i complessi rapporti tra filosofia e storia della filosofia. Ricoeur ha affermato che la storia della filosofia fa parte integrante della filosofia stessa, a patto per di non dare una valenza univoca al concetto di storia della filosofia, come per esempio fa Heidegger. Nella storia della filosofia possibile invece cogliere la polisemia profonda che emerge nei sistemi ogni volta diversi. La filosofia vive della tensione tra lambizione alla verit, che vuole cogliere in sistema tutto il reale, e la storicit che ridimensiona queste pretese. Occorre dunque che si rifletta storicamente, ma si sappia pensare filosoficamente. Conclude con indicazioni pratiche per linsegnamento, dove a suo avviso lesperienza storica agevola a rendere trasparente la propria pre-comprensione. Carlo Sini, infine, sottolinea la differenza tra la storia della filosofia e la tradizione della filosofia, tra cultura filosofica e paideia filosofica. La storiografia, che nata con lenciclopedismo, sembra negare e dimenticare le sue stesse origini storiche che la relativizzano. Pi originaria invece la tradizione filosofica, che stata affidata prima alla parola ed in seguito alla scrittura, Lindicazione di Sini pertanto di approfondire questa differenza, per ritrovare la paideia, che si serve del passato per il futuro; allora le grandi teorie sono da abbandonare per abitare le pratiche filosofiche. P.C.

NOTIZIARIO

NOTIZIARIO

A partire dal 1 gennaio 1990, il Dipartimento di Filosofia e Scienze Umane dellUniversit di Macerata sede di un progetto triennale, finanziato dal CNR, che prevede nuove ricerche coordinate di un gruppo di studio sulla vita, la opere, il pensiero, le fonti , la fortuna di BARUCH SPINOZA. Di tale gruppo, coordinato da F. Mignini, fanno parte F. Biasutti, G. Saccaro Battisti, J. Levi, O. Proietti, L. Spruit, G. Totaro. Oltre a costituire un programma di ricerca autonomo, il Progetto Spinoza rappresenta anche il contributo italiano ad un programma internazionale a cui partecipano ricercatori francesi e olandesi. Tale programma ha come obiettivo la pubblicazione di una nuova edizione critica integrale delle opere di Spinoza, indici e concordanze di tutte le opere, documenti inediti o rari relativi al filosofo. Nel quadro di questo progetto, lattivit degli studiosi italiani si propone le seguenti finalit: una nuova edizione critica del Tractatus de intellectus emendatione, con traduzione italiana a fronte e commento; una nuova edizione e ricostruzione storica della genesi e della trasmissione delle Adnotationes al Tractatus theologicopoliticus; una nuova edizione critica del Compendium grammatices linguae hebreae; ricerche sulle fonti averroistiche ed ebraiche del pensiero spinoziano; ricerche sulla fortuna di Spinoza nel Settecento italiano; ricerche di archivio ad Amsterdam sullambiente e sulla vita di Spinoza; preparazione di indici e concordanze del Tractatus de intellectus emendatione, dellEpistolario, del Tractatus theologicopoliticus.

dedicato allinfluenza di Beccaria sulle odierne concezioni di politica criminale, e Cesare Beccaria tra Milano e lEuropa (Cariplo-Laterza, Milano-Roma-Bari 1991), volume collettivo che porta lattenzione, fra laltro, sulla formazione filosofica e sulle teorie economiche di Beccaria. Da segnalare, infine, nel quadro dellEdizione nazionale delle opere di Cesare Beccaria, la pubblicazione dei primi due volumi degli Atti di governo, a cura Rosalba Canetta (Mediolanea, Milano 1991).

Allet di novantanni, il 21 giugno, scomparso il filosofo e sociologo HENRY LEFEBVRE. Allievo di Maurice Blondel negli anni Venti, poi marxista, Lefebvre stato lincarnazione tipica dellintellettuale engag. Marx, Hegel, poi Nietzsche i suoi punti di riferimento. Autore di Le materialisme dialectique negli anni Trenta, nel 1936 fu tra i fondatori della rivista Lesprit. Fra i testi pi importanti, Critica della vita quotidiana (del 1947, tradotto in italiano nel 1961) in cui, ponendo la dimensione della quotidianit come luogo di nascita e verifica dei criteri dellindagine storica e dellazione politica, critica lappiattimento, verificatosi negli epigoni degli annalisti, delluna e dellaltra sulla micro-storia, con la rinuncia a trovare per essa un senso e una logica interpretabili. Fra le altre sue opere tradotte in italiano, Sociologia di Marx, La fine della storia.

Simone de Beauvoir aveva accolto con molto scetticismo, allepoca, la lettura di questa intervista che sembrava in molti punti sconfessare lopera e il percorso di ricerca sartriano: Ci di cui Sartre innanzitutto non si reso conto - valutava la Beauvoir - che Victor laveva portato a rinnegarsi. Giudizio eccessivo, forse, anche se tra le righe di questi colloqui si pu leggere la sconfessione dellateismo, una riflessione nuova sui fini messianici del marxismo o dellebraismo. Conclusioni che tuttavia non valgono come testamento spirituale di Sartre, che sarebbe scomparso di l a poco, quanto piuttosto come trattazione a due voci, dove viene fatta salva la differenza tra gli interlocutori, dei temi morali che erano al centro della riflessione dellultimo Sartre: il rapporto tra morale e politica, la contraddizione tra le idee di scacco e di speranza.

Allet di 87 anni morto a Tubinga il pedagogo e filosofo OTTO F. BOLLNOW. Nato a Stettino nel 1903, studi matematica e fisica prima di dedicarsi alla filosofia. Come successore di Eduard Spranger, fu chiamato nel 1953 alla cattedra di filosofia dellUniversit di Tubinga. Il suo impegno primario fu la correzione della filosofia dellesistenza ( Existenz-philosophie , 1943), che egli condusse anche attraverso una critica dellesi-stenzialismo francese, arrivando a proporre una immagine delluomo, fortemente segnata dallimpegno verso ci che per luma-nit si rivela come un possibile positivo.

Risveglio di interesse per la figura e lopera di CESARE BECCARIA, non solo come giurista - da segnalare una nuova edizione del Dei delitti e delle pene, a cura di Alberto Burgio e con la prefazione di Stefano Rodot (Feltrinelli, Milano 1991), che ripropone lopera nelledizione critica di Gianni Francioni - ma anche come economista e uomo di governo. Si segnalano la pubblicazione di Cesare Beccaria and Modern Criminal Police (Giuffr, Milano 1991) atti di un convegno organizzato dal Centro nazionale di prevenzione e difesa sociale,

Ancora due eventi editoriali che hanno per oggetto la figura e il pensiero di JEANPAUL SARTRE. La sua biografia illustrata viene presentata nella classica serie della Pliade da Annie Cohen-Solal: Album Jean-Paul Sartre (iconografia scelta e commentata, Gallimard, Bibliothque de la Pliade, Parigi 1991), mentre una interessante intervista del filosofo curata da Pierre Victor, suo ultimo segretario, proposta dalle edizioni Verdier di Rieux en Val, unitamente ad un breve saggio di Benny Levy: Jean-Paul Sartre . Lespoir maintenant. Les entretiens de 1980 (JeanPaul Sartre. La speranza adesso. Le interviste del 1980).

Poesia, scienza, critica letteraria e mineralogia: gli interessi di ROGER CAILLOIS attraversano il mare magnum della cultura e sembrano specchiarsi in una rifrazione infinita, come certi minerali di quarzo. Sulla figura di questo intellettuale eclettico, compagno di strada di Bataille, affascinato naturalista alla ricerca della sintassi delle forme, si concentrano una serie di eventi culturali. LUniverso di Roger Caillois il titolo di un omaggio critico che ha avuto luogo alla Sorbona a cura di Paul Verdevoyes, Laurent Jenny e Michel

NOTIZIARIO
Maffesoli. In questa occasione sono stati trattati i temi del rapporto di Caillois con le scienze umane, i suoi studi di mineralogia e la sua attivit di appassionato scrittore delle pietre. Due esposizioni hanno dato forma e raccolto i materiali della sua attivit di ricerca, coniugando arte e natura, accostando i saggi di Caillois ai minerali raccolti nei suoi viaggi di studio. Si segnala infine luscita nelle librerie di un libro di interviste a cura di Jeannine Worm, Entretiens avec Roger Caillois (Interviste a Roger Caillois, Ed. de la Diffrence, Parigi 1991) e ledizione del carteggio con Jean Paulhan: Correspondance Jean Paulhan-Roger Caillois 1934-1967 (Corrispondenza tra J. Paulhan e R. Caillois 1934-1967, Cahiers Jean Paulhan n. 6, Gallimard, Parigi 1991). Repubblik Deutschland (Una repubblica di Germania, 1990) per difendere il concetto di nazione (Philosophische Rundschau, n. 38, 1991). Per Bubner i nuovi processi nellEuropa dellEst mostrano che il desiderio di libert non pu essere nel concreto slegato da forme di vita storiche. Sul piano politico queste forme di vita sono appunto le nazioni. Se lautodeterminazione deve avere un significato politico, deve esserci unindividualit che determini se stessa. Bubner propende significativamente in questo verso la posizione di Henrich. Il concetto di patriottismo costituzionale, che Habermas ha nuovamente rimesso in discussione, appare a Bubner come un concetto vuoto. pensiero estetico soprattutto allopera nei pensatori postmoderni. Come concetto opposto egli utilizza quello di anestetica, mancanza di sentimento, a cui mira la cosiddetta moderna societ della cultura.

Ristabilire il luogo e il ruolo della FILOSOFIA CABALISTICA allinterno della vicenda filosofica occidentale il non ultimo intendimento del saggio di Marc-Alain Ouaknin, Concerto pour quatre consonnes sans voyelles. Au-del du principe didentit (Concerto per quattro consonanti senza vocali. Oltre il pricipio didentit, Balland, Parigi 1991). Era stato Blanchot a sottolineare come il carattere fondamentale del pensiero ebraico fosse lerranza, lesigenza di un percorso del sapere che non si chiudesse con il raggiungimento di una verit stabilita, ma che facesse valere lidea del cammino come movimento giusto verso una verit nomade. La lingua ebraica si scrive senza vocali; spetta al lettore il compito di ricostruire le parole accostando le vocali alle consonanti, ricostituendo la pluralit del senso secondo lordine variabilissimo delle possibilit. Lo stesso processo - rivela MarcAlain Ouaknin - si rinnova nellesegesi del testo. In ebraico esistono delle consonanti in attesa di diventare vocali. Soltanto il nome di Dio non tollera vocali e si sottrae al gioco infinito dellinterpretazione. Un viaggio attraverso il linguaggio ed il testo della Torah, con incursioni nella filosofia classica e contemporanea, quello a cui invita Ouaknin, rifiutando le fissazioni dogmatiche che hanno voluto separare due tradizioni culturali che non possono che arrichirsi nel confronto, perch - spiega lautore - nel giusto mezzo delle culture che nasce la ricchezza.

Non esiste in TURCHIA una filosofia islamica. Nelle Universit turche si pu constatare la presenza di un alto numero di studentesse e di un ancor pi rilevante numero di donne tra i docenti. E non solo: una donna siede alla presidenza della Societ Filosofica Turca (Neue Zrcher Zeitung, 24 gennaio 1991). Izmir lunica Universit della Turchia in cui venga insegnata Filosofia islamica, che tuttavia ha un carattere prettamente storico-filosofico e tratta in particolare lepoca doro del pensiero islamico, cio filosofi come Ibn Sina (Avicenna) e Ibn Ruschd (Averro). Difficile trovare in questo un interesse apologetico, quanto la prova dellesistenza di una genuina filosofia islamica allinterno del sistema odierno del pensiero. Per il resto la filosofia viene insegnata in Turchia esattamente come da noi. Molti docenti di oggi hanno studiato in Europa o in America, o si sono formati presso i tanti docenti turchi che hanno compiuto i loro studi allestero. Vi fu un periodo che in Turchia insegnavano anche professori stranieri, come fu il caso di Joachim Ritter (19531955). In ogni modo una filosofia islamica che si occupi specificatamente dei problemi teologici dellislamismo non rappresenta un particolare interesse per i filosfi turchi: il loro impegno filosofico assorbito piuttosto dalla teoria dei diritti delluomo.

I filosofi tedeschi prendono posizione riguardo alla questione dellUNITA TEDESCA. L evento epocale della (ri-)unificazione tedesca deve rappresentare, secondo Rdiger Bubner (Tubinga), una provocazione per il pensiero. Bubner prende spunto dalla recensione di un recente scritto di Jrgen Habermas: Die nacholende Revolution (La rivoluzione riparatrice, 1990) e da uno di Dieter Henrich: Eine

WOLFGANG WELSCH (Bamberga) ha pubblicato una raccolta di saggi con il titolo: sthetisches Denken (Pensiero estetico, Reclam, Stuttgart 1990). Il significato attuale del pensiero estetico per Welsch risultato di quella tradizione inaugurata da Kant, che vede la realt sempre pi come immaginaria, estetica. Lestetica viene conseguentemente compresa facendo ricorso al concetto aristotelico di aisthetica, in quanto tematizzazione di percezioni di ogni tipo. La condizione elmentare dellestetico dunque la capacit di percezione, vale a dire al contempo capacit di sentimento e di giudizio. Welsch vede il

La svolta presa dalla rivista DEUTSCHE ZEITSCHRIFT FR PHILOSOPHIE di Berlino Est un chiaro indizio del profondo cambiamento in atto nella ex-DDR, nonch dei molti problemi che un tale cambiamento ha causato in campo culturale. Fondata nel 1953 da un gruppo di eminenti filosofi, Arthur Baumgartner, Ernst Bloch, Wolfgang Harich e Karl Schrter, negli anni dello stalinismo la rivista venne risucchiata sempre di pi dalla propaganda ufficiale della filosofia marxista-leninista, divenendo organo di pubblicazione del SED, che con le sue istituzioni e i suoi membri fin con il condizionare considerevolmente la struttura della rivista. A molti collaboratori indesiderati, non conformi alla linea ufficiale della rivista, fu vietato di pubblicare, se non addirittura di esercitare la loro professione intellettuale, o, come nel caso di Harich, primo direttore della rivista, costretto nel 1956 a essere internato per pi anni in un reclusorio. Tra questi esclusi sono da annoverare anche HansPeter Krger, che gi negli anni 70 faceva parte di un gruppo di opposizione allinterno del partito e che oggi stato riabilitato come direttore dellIstituto centrale dellallora Accademia delle Scienze della DDR, Peter Ruben, che agli inizi degli anni 80 fu politicamente messo al fresco, e Camilla Warnke, che solo grazie a una massiccia protesta dei colleghi occidentali pot godere di un minimo di esistenza intellettuale tra gli storici. Loriginaria ampiezza che nella sua fase iniziale aveva caratterizzato la Deutsche Zeitschrift, grazie anche al contributo di Bloch e Lukcs, and sempre pi perdendosi negli anni successivi. Con il condizionamento dogmatico subentr allora una quasi totale chiusura nei confronti degli sviluppi di pensiero e della produzione letteraria filosofica internazionale, in particolare tedesco-occidentale. I recenti rivolgimenti nella parte orientale della Germania hanno ora codotto la rivista a una svolta: nel novembre 1989 un gruppo di giovani e impegnati redattori si sostituito, non senza difficolt, ai membri del vecchio collegio direttivo, tra i quali Erich Hahn, Alfred Kosing, Wolfgang Eichhorn, Herbert Hrz, Manfred Buhr. Da allora la rivista si progressivamente trasformata da un organo dellideologia marxista-leninista a rivista specialistica di settore, con intendimenti di indipendenza e di pluralismo teoretico, aperto a posizioni controverse. Questa trsformazione stata cos repentina che lodierna Deutsche Zeitschrift nella sua ultima veste editoriale corrisponde gi allo standard occidentale.

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a cura di Silvia Cecchi

ARCHIV FR GESHICHTE DER PHILOSOPHIE

Vol. 72, n.3/1990 Walter de Gruyter, Berlin ber die Reception eines aristotelischen Begriffes bei Thomas von Aquin , di K. Hedwig: il concetto aristotelico di alter ipse e loriginale ricezione medievale che esso ha avuto, con particolare riferimento a S. Tommaso. Giordano Bruno, Matthias Aquarius und die eklektische Scholastik, di P. R. Blum: tradizionalmente Giordano Bruno appare come il filosofo platonico, seguace di Raimondo Lullo, polemico nei confronti dellaristotelismo e della scolastica. Ma, prendendo spunto dalle tesi di Charles Schmitt, Bruno si lascia piuttosto definire, pur tra molte cautele, uno scolastico eclettico, la cui filosofia muove da metodi e problemi della scolastica. Unipotesi da verificare attraverso la considerazione del pensiero del domenicano Aquarius. Berkeleys philosophy of geometry, di D. Jesseph: la riflessione di Berkeley sulla filosofia della geometria appare come un caso emblematico delle difficolt dellapplicazione dellepistemologia empiristica alla conoscenza matematica.

Thomas von Aquin Lehre von der Liebe als menschlicher Grundleidenschaft, di P. Oesterreich.

dello spirito profondo della sua opera. Rflexions sur lide de la guerre dans la philosophie prsocratique, di J. Freund: rassegna del pensiero presocratico sulla guerra, includendo tra i presocratci anche i sofisti. Le partage des philosophes, di P. Soulez. Relativit et quanta: leurs mutuelles exigenses et les corrlations dEinsteinPodolsky-Rosen, di O. Costa de Beauregard.

ZEITSCHRIFT FR PHILOSOPHISCHE FORSCHUNG

Vol. 44, n. 3/1990 Klostermann, Frankfurt a/M Das Wort sie sollen lassen stahn. Zur edition und Interpretation philosophischer Texte, erlutert am Beispiel Kants, di R. Brandt. Teleologie: chance oder Belastung fr die Philosophie, di J.E. Pleines: largomentazione teleologica ed il suo significato per la filosofia attraverso Kant, Goethe, Schelling, Hegel, Aristotele. Schellings metaphysikkritische Sprachphilosophie, di H. Rosenau. Moral und Verwirklichung, di P. Kleingeld: riflessione su alcuni temi della Critica della ragion pratica e sul suo nesso con la filosofia della storia kantiana. Philosophische berlegungen zu Menschenwrde und FortpflanzungsMedizin, di B. Schne-Seifert.

REVUE DE METAPHYSIQUE ET DE MORALE

Anno 95, n.1, gennaio/marzo 1991 A. Colin, Paris Tema della rivista il libro di J. L. Marion: Rduction et donation. Recherches sur Husserl-Heidegger et la phnomnologie (Paris, PUF 1990), a cui sono dedicati i seguenti articoli: Quatre principes de la phnomnologie, di M. Henry; LAppel et le Phnomne , di F. Laruelle; Lhermneutique dans la phnomnologie comme telle, di J. Greisch; Rponses quelques questions, di J. L. Marion; Le sujet en dernier appel, di J. L. Marion. Les causes de la mort, di B. Saint-Sernin: recensione di A. Fagot-Largeault: Les causes de la mort. Histoire naturelle et facteurs de risque (Paris/Lyon, Institut interdisciplinaire dtudes pistmologiques 1989). Complication et singularit, di C. Frmont: recensione di G. Deleuze: Le pli (Paris, Ed de Minuit 1989).

THEOLOGIE UND PHILOSOPHIE

66, n.1/91 Herder Verlag, Freiburg, Basel, Wien Die franzsischen Minorittsbischfe auf dem 1. Vatikanum, di K. Schatz. Charisma Versuch einer Sprachregelung, di N. Baumert: il termine Charisma nella teologia: cenni allo sviluppo semantico dalla grecit al XVII secolo ed il rapporto con le questioni teologiche. Moore-Stze, Regelfolgen und antiskeptische Strategien in Wittgensteins ber Gewissheit, di H. Lauterbach. Zur Krise der Mystagogie in der alten Kirche, di C. Jacob.

REVUE DE METAPHYSIQUE ET DE MORALE

Anno 95, n.4, ottobre/dicembre 1990 A. Colin, Paris Tema monografico della rivista: la guerra. Le stratge militaire, di L. Poirier. Le droit de letat et le devoir de lindividu, di O. Pfersmann: la questione etica ed il problema della guerra nucleare; la necessit di estendere il regime democratico. Clausewitz ou loeuvre inacheve: lesprit de la guerre, di A. Philonenko: lopera sistematica di Clausewitz si colloca allinterno della cultura dellidealismo: esame

LES ETUDES PHILOSOPHIQUES

ottobre/dicembre 1990 PUF, Paris Tema della rivista: psicologia e filosofia. Le problme de lintentionalit de la conscience:vcu intentionnel ou esse in-

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tentionale?, di L. Millet: le analisi di Husserl sullintenzionalit della coscienza. Une approche profane de la psycologie clinique, di M. Jouhaud. Le corp comme tranger intime , di F. Rouger: il corpo rappresenta una sorta di Crux phenomenologica e le difficolt circa unesatta interpretazione della corporeit emergono in Husserl anche a livello lessicale; sia nella teoria dellesistenza, sia nellanalitica del Dasein, neppure Heidegger prende in considerazione il fatto dellesistenza corporea. A partire da queste difficolt viene esaminata la molteplicit delle dimensioni ontologiche del corpo , il concetto di corpo trascendentale e la sua apertura al mondo. La fausse reconnaissance, le pressentiment et linquitante tranget, di A. Vinson: Freud, Bergson e la concezione del presentimento. Jan Patocka, critique de Husserl, di J. Sivak: una lettura metafisica della fenomenologia husserliana. Tema monografico della rivista: Descartes, Spinoza, Leibniz. Les sens trompeurs. Usage cartsien dun motif sceptique, di J.P. Cavaill: Cartesio e le argomentazioni scettiche sui sensi ingannatori; lutilizzo delle armi scettiche per criticare lo scetticismo stesso. Lhabitude, activit fondatrice de lexistence actuelle dans la philosophie de Spinoza, di L. Bove. La substance compose chez Leibniz, di J. F. Chazerans. La Phnomnologie aujourdhui, di A. Himy: questioni di fenomenologia in M. Henry, Phnomnologie matrielle (PUF, Paris 1990).
REVUE PHILOSOPHIQUE DE LA FRANCE ET DE LETRANGER REVUE PHILOSOPHIQUE DE LOUVAIN

Vol.89, Febbraio 91 Linstitut suprieur de philosophie Louvain La Neuve Gli articoli di questo numero sono il risultato di un progetto, promosso e voluto dal presidente dellInstitut suprieur de philosophie, Jean Ladrire, centrato sul tema: critique du modle industiel de dveloppement; questo progetto si sviluppato attraverso seminari, ricerche, incontri tra il 1986 ed il 1989 che approdano ora alla rivista: la prima parte dedicata al tema della societ industriale, la seconda al tema della societ moderna. De la critique de la socit indistrielle la critique de la modernit,di J. Landrire: le motivazioni che hanno ispirato la tematica in oggetto, il modello industrial, la prospettiva filosofica relativa a questo tema. Le modle industriel comme modle nergtique, di A. Berten: natura e tecnologia della societ industriale. Matrise, marchet societ industrielle, di P. Van Parijs: le modalit economiche connesse alla societa industriale. La critique du modle industriel comme histoire de la raret, di H. Achterhuis; Le genre vernaculaire ou la nostalgie de la traditions, di A. Berten: entrambi questi articoli sono dedicati al pensiero di Ivan Illich, uno dei critici pi radicali della societ industriale. Modernit et postmodernit: un enjeu politique, di A. Berten: il dibattito relativo alla modernit ed alla postmodernit nella filosofia attuale. La pense de Rawls face au dfi communautarien, di P. Ireogbu; Au-del de la critique communautarien du libralisme? Da Alasdair MacIntyre Stanley Hauerwas, di J Van Gerwen; Ltre de lhumain. Notes sur la tradition communautarienne, di J.M. Chaumont: questi tre articoli fanno il punto sulla critica della societ moderna, quale proviene dai pensatori communautariens contemporanei.

n.2, aprile/giugno 1991 Tema della rivista: caos, filosofia, mitologia. La philosophie du chaos, di A. Boutot: principi della teoria moderna del caos nelle sue implicazioni epistemologiche e filosofiche. Philosophie et mythologie dans la dernire philosophie de Schelling , di M. Maesschalck. Traduction nouvelle des Meditationes de Descartes, di J.L. Chedu: la nuova edizione delle Meditationes de prima philosophia (1641), curata da M. Beyssade (Paris, Le livre de poche 1990).

LES ETUDES PHILOSOPHIQUES

gennaio/marzo 1991 PUF, Paris Tema della rivista: fenomenologia e psicologia cognitiva. Husserl et les sciences cognitives, di H. L. Dreyfus: lo sviluppo della teoria dellintenzionalit e lanticipazione husserliana della psicologia cognitiva; il solipsismo metodologico come preludio allintelligenza artificiale. Husserl et la thorie reprsentationelle de lesprit, di R. Mc Intyre: recensione critica del libro di H.L. Dreyfus: Husserl, intentionality and cognitive Science (Cambridge, A. Bradford Book 1982). Lpiphnomnologie de Husserl , di H.L. Dreyfus: risposta al precedente articolo di Mc Intyre. Le concept husserlien de nome, di R. Bernet. Quelques remarques sur la lecture cognitiviste de Husserl, di E. Rigal.

REVUE PHILOSOPHIQUE DE LA FRANCE ET DE LETRANGER

n.3, luglio/settembre 1991 Tema della rivista: Charron, Pascal, Huet. Lhorizon philosophique de Pierre Charron, di M. Adam. Pascal critique des philosophes, Pascal philosophe, di H. Bouchilloux: qual il rapporto tra Pascal e la filosofia? E possibile individuare, nella molteplicit di interessi, scientifici, apologetici, teologici, che animano i Pensieri, una riflessione propriamente filosofica , critica pi che sistematica? Descartes censur par Huet, di G. Malbreil. Phrases nominales nonciatives et phrases verbales, di G. Stahl.

REVUE PHILOSOPHIQUE DE LOUVAIN

Vol. 89, maggio 1991 Linstitut suprieur de philosophie Louvain La Neuve La transformation de la philosophie de Platon dans le Prologos dAlbinus, di A. B. Netschke-Hentschke: lintroduzione ai dialoghi platonici di Albinus testimonia una solida interpretazione sistematica, se-

REVUE PHILOSOPHIQUE DE LA FRANCE ET DE LETRANGER

n.1, gennaio/marzo 1991 P.U.F., Paris

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condo la quale i dialoghi platonici sarebbero fonte di un insegnamento completo che tende a Dio come fine supremo. Essai sur le dveloppement historique de la voie phnomnologique , di M. Maesschalck: la fenomenologia posthusserliana e il ritorno di Merleau-Ponty a una posizione metafisica della coscienza. Linspiration aristotlicienne de la mtaphysique de Bergson, di R. Waszkinel: lo scritto di Bergson dal titolo Quid Aristoteles de loco senserit fondamentale per comprendere il punto centrale della metafisica positiva bergsoniana, cio la questione del tempo come dure relle. Bibliographie de Paul Ricoeur (19851990), di F. Vansina. Lactualit de la pense politique hglienne selon Henri Denis, di G. Gerard: recensione di H. Denis: Hegel penseur politique (Lousanne, lAge dHomme 1989). La critique du langage comme thique philosophique. A propos dun livre rcent, di M. Maesschalck: recensione di J. P. SaintFleur: Logiques de la reprsentation: Essai dpistmologie wittgensteinienne (Louvain-La-Neuve, Academia 1988). Travaux rcents sur la pense du XIII sicle, di F. Van Steenberghen. Hennigfeld: gi nella filosofia greca sul linguaggio era presente il conflitto tra naturalit ed arbitrariet del rapporto tra parole e cose; S. Agostino, la cui posizione emblematica dellatteggiamento medievale sul problema del linguaggio, eredita tale conflitto e vede da un lato la parola umana come puro segno che non contribuisce alla conoscenza delle cose, dallaltro la produzione del linguaggio interiore come fonte della pi alta immagine della Trinit divina e del Verbum Dei. Cusano nel suo scritto Idiota de mente giunge ad una sintesi di questa dualit. Le kantisme de la thorie cantorienne de linfini, di A. Bachta: il legame CantorKant a proposito della definizione delle condizioni di possibilit ed esistenza dellinfinito. Nelle pagine finali della rivista figura il Bollettino di studi hobbessiano per il 1989. concept of authenticity, di D. BertholdBond: una delle questioni centrali di Essere e Tempo, questione oscura e lungamente dibattuta fra gli studiosi, costituita dal rapporto tra essere inautentico ed essere autentico. Questo problema viene qui rivisitato alla luce del pensiero di Kierkegaard in una chiave di lettura heideggeriana. Kants first analogy revisited, di G.E. Buessen: questimportante argomentazione della Critica della ragion pura kantiana viene riesaminata al fine di dimostrare, contrariamente ai recenti esiti della critica, che tale argomentazione non risulta n confusa, n incompleta, come generalmente si crede. Prudence and providence: on Hobbess theory of practical reason, di A.S. Hance. From philosophy to politics:on Nietzsche s ironic metaphysics of will to power, di E. Parens: il pensiero politico di Nietzsche e il legame essenziale con la sua filosofia a partire da Al di l del bene e del male. To tell a good tale: kierkegaardian reflections on moral narrative and moral truth, di J.S. Turner. Ist die Naturphilosophie eine abgelegte Gestalt des modernen Geistes?, di R. Wahsner: la filosofia della natura ha ancor oggi un senso? The other comes to teach me: a review of recent Levinas publications, di R. Gibbs: recenti pubblicazioni in lingua inglese di antologie di Lvinas.

REVUE INTERNATIONALE DE PHILOSOPHIE

n. 175, 4/90 e n. 176, 1/91 Universa, Wetteren Questi due fascicoli della rivista contengono una serie di articoli dedicati alla Critica del giudizio (1790-1990). La rflexion dans lsthtique kantienne, di J. F. Lyotard; Kants Reflexionen zur sthetik. Zur Werkgeschichte der Kritik der sthetischen Urteilkraft, di M. Frank; Nomologie et anomie: lecture de deux antinomies, di V. Zanetti; Quelques remarques sur la composition de la Dialectique de la facult de juger tlologique, di J. Kopper; Nature song, di J. Sallis; Aesthetic liberalism: Kant and the ethics of modernity, di A.J. Cascardi: la funzione etica dellarte a partire da un ripensamento della categoria di liberalismo estetico che Kant fonda nella Critica del Giudizio in contrasto con i convenzionali tentativi dellestetismo liberale di stabilire il valore della letteratura e delle arti; Kant, community and the evil poem, di S. Kemal: la relazione tra soggetto e comunit nel giudizio estetico da un punto di vista morale; Kants Logik der Synthesis , di G. Funke; Kant und Wittgenstein, di C. Stetter; Der bergang vom Bestimmt-Bestimmenden zum freien Schema in Kants Kritik der Urteilskraft, di F. Kaulbach.

ARCHIVES DE PHILOSOPHIE

Vol. 54, n. 2, aprile/giugno 91 Beauchesne, Paris Du libre arbitre selon S. Thomas DAquin, di M. Corbin: due definizioni di libert, inconciliabili tra di loro, hanno dato forse origine alle posteriori divisioni della Chiesa; in accordo con la Patristica e la teologia, libert il solo potere di dire s a Dio; in accordo con Aristotele ed il razionalismo la libert facolt indifferente al s ed al no. Le temps du souffrir. Remarques critiques sur la phnomnologie de Michel Henry, di J. Pore. Lesthtique de John Dewey et le contexte urbain, di W. J. Gavin: i differenti aspetti della nozione di contesto, riferita a Dewey; la biografia del filosofo, considerata con particolare attenzione al passaggio da un contesto agricolo (Vermont) ad uno urbano (New York); la filosofia di Dewey come riflessione critica sulle preoccupazioni ed i valori di una comunit specifica; le concezioni di Dewey applicate a la citt come contesto e le nozioni di spazio e tempo. Verbum-Signum. La dfinition du langage chez S. Augustin et Nicolas de Cues, di J.

J.B.S.P.

Vol 22, n. 2, maggio 91 University of Manchester, Manchester Tema della rivista: psicoanalisi, emozione e mito. Phenommenology and psychoanalysis: the hermeneutical mediation, di R. Sundara Rajan: lermeneutica come possibile medium tra fenomenologia e psicoanalisi. La referenza fenomenologica come modo per descrivere lesperienza psicoanalitica di essere nel mondo; lanalogia tra le libere associazioni della psicoanalisi e la riduzione fenomenologica; lepoch psicoanalitica. Accanto a queste analogie, vengono anche riscontrati elementi di differenza, in particolare nel concetto di riflessione. Governance by emotion, di R. T. Allen: limportanza dellemozione nellagire umano. La proposta di una versione modificata della tavola di Stephen Strasser sulla relazione tra azione ed emozione.

MAN AND WORLD

Vol.24, n.2, aprile 91 Dordrecht, Boston, London Kluwer Academic Publishers A kierkegaardian critique of Heideggers

RASSEGNA DELLE RIVISTE


Husserl and Hume: overcoming scepticism?, di R. T. Murphy. Heidegger and myth: a loop in the history of Being, di L. J. Hatab: le connessioni tra il pensiero post-filosofico di Heidegger ed il mito pre-filosofico greco. Heraclitus: Heideggers 1944 lecture held at Freiburg University, di M. S. Frings: il recupero heideggeriano del fondamento della logica nel pensiero presocratico. Moral imagination, objectivity and practical wisdom, di J. Jacobs: immaginazione morale nella letteratura e nella filosofia contemporanea. Eliminative materialism and substantive commitments, di M. T. Nelson. Nietzsches use of atheism, di R.A. Roth: bench limmagine di un Nietzsche sostenitore dellateismo venga generalmente accolta, tuttavia innegabile il suo profondo interesse per la religione. Per comprendere questa apparente contraddizione occorre compiere una reinterpretazione dellateismo nietzscheano tenendo presente il contesto in cui si sviluppa il suo pensiero, delineando accuratamente la differenza tra morte di Dio ed ateismo, esaminando le sue dichiarazioni di ateismo alla luce dellateismo nella storia della filosofia, con particolare riguardo a Schopenhauer. Kierkegaardian transitions: paradox and pathos, di M. J. Ferreira. Deconstructing Lonergan , di R. H. McKinney. Reply to McKinney on Lonergan: a deconstruction, di J. L. Marsch. Reply to Chmielewski: cooperation by definition, di D. Gordon: replica allarticolo di P. J. Chmielewski, Economic partecipation: the discours of work (International philosophical quarterly, XXX, 1990, pp 331-342).
RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA

possibili punti di incontro tra la dottrina della causalit di Aristotele e quella dellindiano Sankara. Habermas on Heideggers Being and Time , di R. C. Scharff. How is philosophy possible?, di T. W. Schick: in polemica con le tesi di Rorty circa limpossibilit della filosofia speculativa, larticolo vuole dimostrarne la possibilit come visione coerente e comprensiva del mondo. Reply to Davies: creation and existence, di W. F. Vallicella: replica a B. Davies, Does God create existence? (comparso nella medesima rivista XXX/1990, pp. 151-157). Reply to Gordon: discourse at work, di P. S. Chmielewski: replica agli interventi di D. Gordon comparsi sulla medesima rivista (XXX/1990, pp. 331-342 e XXXI/1991, pp. 105-108). Reply to Vallicella: Heidegger and idealism, di Q. Smith: replica ad una serie di interventi di Vallicella comparsi su questa ed altre riviste su Heidegger.

JOURNAL OF THE HISTORY OF PHILOSOPHY

Vol. XXIX, n. 1, gennaio 91 Washington University, St. Louis THe intelligible world-animal in Platos Timaeus, di R. D. Parry. Spontaneity and the generation of rational beings in Leibnizs theory of biological reproduction, di D. C. Founke. Corpuscles, mechanism and essentialism in Berkeley and Locke, di M. Atherton: le posizioni contraddittorie che emergono allinterno delle opere dei due filosofi a proposito del meccanicismo corpuscolare. John Stuart Mill on induction and Hypotheses, di S. Jacobs: seguendo un cammino opposto a quello della maggior parte degli studiosi, larticolo vuole tentare un recupero accurato delle oscillazioni interne allopera di Stuart Mill a proposito dei metodi scientifici. E opinione comune che Mill sia, da un punto di vista epistemologico, un induttivista. Ma la sua visione della natura sembra piuttosto fondarsi sul concetto di ipotesi come origine delle leggi scientifiche. Humes Of miracles, Peirce and the balancing of likelihoods, di K.R. Merrill: il metodo humeano come applicazione del calcolo delle probabilit e lavversione di Peirce al metodo di Hume.

Anno LXXXII, n. 2-3, aprile/settembre 90 Vita e Pensiero, Milano I metodi della metafisica platonico-accademica generalizzante ed elementarizzante nei libri M e N della Metafisica di Aristotele, di E. Cattanei. Giustino martire, il primo platonico cristiano, di G. Girgenti: tradizionalmente si suole far cominciare la filosofia cristiana con Giustino, il primo che tenta di giustificare la fede anche in maniera razionale. Figlio dellintreccio di questepoca tra pensiero greco, mondo romano, religione giudaica e cristiana, egli approda al Cristianesimo facendo tesoro dei complessi motivi culturali che animano il suo tempo e che trovano risonanza nel Dialogo con Trifone, opera a cui Giustino affida il racconto del suo itinerario filosofico. A questultimo aspetto dedicata lanalisi di questo articolo, che propone anche unattenta disamina delle posizioni degli studiosi in proposito. La dignit delluomo da Kant ad Hegel, di M. Paolinelli: linterrogazione sulla Bestimmung delluomo presente nella riflessione di Kant, Fichte ed Hegel; il tratto comune rappresentato proprio dalla convinzione che la filosofia, attraverso lindividuazione di tale Bestimmung, colga il senso della dignit umana. Le relazioni divine secondo S. Tommaso DAquino. Riproposizione di un problema

INTERNATIONAL PHILOSOPHICAL QUARTERLY

Vol. XXXI, n. 2, giugno 91 Fordham University, New York Charles S. Peirces theory of infinitesimals, di H. Levy. Sartre and political legitimacy, di P. Knee: una riflessione sul pensiero politico maturo di Sartre; anarchismo, al di l di qualsiasi riferimento di ordine storico, forse il termine migliore per definire la sua riflessione politica, sia prebellica, sia postbellica, quando linfluenza sartriana ben presente negli slogans studenteschi del 1968. Two varieties of temperance in the Gorgias, di H. J. Curzer: uninterpretazione di Gorgia 506 c-509 c a proposito della distinzione tra temperanza con saggezza e temperanza senza saggezza. Kants Apotheosis of Genius, di T. S. Quinn: la dottrina del genio in Kant, nel suo rapporto con la teoria del gusto, ed il confronto con Schiller. Causality: Sankara and Aristotle, di M. Dhavamony: divergenze, convergenze e

INTERNATIONAL PHILOSOPHICAL QUARTERLY

Vol. XXXI, n. 1, marzo 91 Fordham University, New York Kant, teleology and sexual ethics, di V.M. Cooke: il ruolo della dottrina delle teleologia per letica kantiana e le implicazioni di etica sessuale. The postmodern flavor of Blondels method, di F. Long: le tematiche postmoderne presenti nellopera di Blondel; il problema della percezione dellermeneutica postkantiana; la questione sul luogo del S; la sfida della vita umana di fronte alla scienza contemporanea.

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e prospettive di indagine, di G. Ventimiglia: larticolo si propone, alla luce di un confronto diretto con i testi del filosofo, di mostrare linadeguatezza degli studi sulle relazioni divine in S. Tommaso. Ateismo e societ, di F. Rossi: resoconto del IX Congresso di studi di filosofia della religione in Italia dal titolo Ateismo e societ, svoltosi a Perugia 3-5 Ottobre 1990. La seconda parte del fascicolo dedicata ad una serie di scritti che ricostruiscono il pensiero neoscolastico italiano e vuole essere anche un omaggio alle figure di G. Bontadini e S. Vanni Rovighi recentemente scomparsi. La disputa sulle origini della neoscolastica italiana. Salvatore Roselli, Vincenzo Buzzetti e Gaetano Sanseverino, di H.M. Schmidinger; La neoscolastica italiana dalle sue prime manifestazioni allenciclica Aeterni Patris, di G. F. Rossi; I centri tomisti a Roma , Napoli, Perugia, ecc., di H.M. Schmidinger; La neoscolastica italiana, di A. Molinaro, Giuseppe Zamboni, di A. Pertoldi; Gemelli- Olgiati, di G. Cenacchi; Umberto Padovani, di A. Bonetti; Gustavo Bontadini, di V. Melchiorre; Sofia Vanni Rovighi, di M. Sina Cornelio Fabro, di A. Pieretti. zo (Adelphi, Milano 1988). La mediterraneit del filosofare, di S. Buscaroli. La ricerca nel campo delle scienze pedagogiche, di G. Giugni. t, di E. Berti; La verit sotto condizione, di S. Natoli; Il vero, il falso, linsignificante, di R. Thom; Il vero ed il falso: ossia il probabile, di I. Scardovi; Il vero ed il falso. Filosofare dopo Hegel e Marx, di D. Losurdo; La verit come categoria fondamentale della filosofia, di V. Hoesle; Vero e falso nella scienza, di M. Ageno; Vero, falso e surrogati, di F. Barone; La verit come consenso, di K.O. Apel; Il vero ed il falso. Logiche del consenso e del dissenso, di R. Bodei; La verit nella prospettiva delle scienze naturali, di E. Bellone; La verit nella prospettiva della storia della scienza, di P. Rossi; Il vero ed il falso, di U. Galimberti; Di una triplice navigazione alla verit, di A. Poppi. La leva di Archimede e il fantasma di Platone, di V. Meattini: il concetto di verit nel pensiero di Rorty. Appunti sul rapporto filosofia-scienza, di G. De Crescenzo: la concezione evoluzionistica della conoscenza scientifica.

LA RAGIONE POSSIBILE

Anno I, n. 2, dicembre 1990 Bagatto Libri, Roma Tema di questo fascicolo: tempo della natura, tempo della storia. Il sogno di una cosa. Riflessioni intorno alla filosofia della storia, di D. Ferreri: riflessione sullattuale statuto della filosofia della storia attraverso unanalisi di tipo archeologico. Il linguaggio tragico della storia in Hlderlin, di P. Vinci: la tematica della filosofia della storia in Hlderlin dallIperione ai grandi inni. Note sulla filosofia della natura e della storia in Schelling e Hegel, di R. Finelli. La concezione comptiana della storia e la biologia dell800, di S. Mariani. Paradigmi e capricci, di G. Iorio Giannoli.

RIVISTA DI ESTETICA

Anno XXX, n. 34/35, 1990 Rosemberg & Sellier, Torino Tema della rivista: Romanticismo e filosofia. Frhromantik, ermeneutica, decostruzionismo, di H. G. Gadamer: sul rapporto Gadamer-Derrida. Grazia e spirito creatore in Schiller, di E. Franzini. Lestetica di Schleiermacher e il romanticismo, di P. DAngelo: la tesi, di origine diltheyana, secondo cui Schleiermacher sarebbe il filosofo dellestetica della Romantik appare oggi decisamente problematica, anche alla luce delle considerazioni di Wellek che, proprio a partire da presupposti diltheyani, mette in luce la scomparsa di motivi romantici nelle sue tarde lezioni di estetica. La proposta dellarticolo non tuttavia quella di contrapporre rigidamente ad un giovane Schleiermacher romantico un maturo Schleiermacher sistematico, quanto piuttosto problematizzare in senso teorico e storico sia lestetica di Schleiermacher, sia lestetica romantica, unestetica che ha il suo proprio valore nella tensione alla sistematicit che la caratterizza. Soltanto evitando di considerare lestetica di Schleiermacher come lestetica del romanticismo possibile procedere ad una revisione delloriginalit della sua proposta. Anima e destino nella simbolica del sogno di G. H. Schubert, di C. Sandrin. Metafora e realt in Friedrich Schlegel: verso una simbolica elementare, di F.

IL CONTRIBUTO

Anno XV, n. 2, aprile/giugno 1991 Editoriale B.M. Italiana, Roma Il postmoderno nella filosofia italiana oggi, di P. A. Rovatti. Nichilismo come cifra del moderno? Le tradizioni alternative, di E. Berti: la scuola di pensiero dominante nel panorama filosofico contemporaneo farebbe capo al nichilismo postmoderno di origine nietzscheana e heideggeriana; tenendo presente lambito della filosofia pratica, larticolo si propone di individuare unalternativa al nichilismo postmoderno nella tradizione aristotelica che nel corso della seconda met del nostro secolo fiorita in Europa ed in America. Fenomenologia e psicologia: il corpo, di C. Gambacorta: a partire da un articolato confronto delle relazioni che sia in campo filosofico, sia in campo psicologico e psichiatrico, sono state messe in luce tra la fenomenologia di Husserl e la moderna psicologia, viene esaminata la tematica del corpo vissuto nella riflessione di MerleauPonty. Idea della metafisica, di F. Bazzani: recensione di A. Lagan: Idea della metafisica (Gangemi, Roma-Reggio Calabria 1990). Romanzo e modernit, di C. Tugnoli: recensione di M. Kundera: Larte del roman-

Appunti sulle Lezioni rodaniane, di L. Lattarulo: rensione di F. Rodano, Lezioni su servo e signore (Editori Riuniti, Roma 1990). Natura del servo, natura del signore, di L. De Fiore: riflessione sul testo di F. Rodano sopracitato e su quello di C. Napoleoni, Cercate ancora (Editori Riuniti, Roma 1990). Note di viaggio verso la Turingia, di M. Riedel (1989).

NUOVA CIVILTA DELLE MACCHINE

Anno IX, n. 2, 1991 Nuova ERI, Roma Questo numero della rivista contiene gli interventi del convegno sul tema: Il vero ed il falso: filosofare oggi, svoltosi allinterno del decimo ciclo di conferenze dal titolo: Cosa fanno i filosofi oggi?, ( Cattolica 1989). Del problema dellattualit del metodo della quaestio per la discussione filosofica odierna si sono occupati i seguenti articoli: Il dogma del divenire e la fine della verit, di E. Severino; Prometeo e Sisifo, di H.G. Gadamer; La concezione logica del vero e del falso, di M. L. Della Chiara; Il vero ed il falso nella prospettiva dello psicologo, di P. Bozzi; Vero, falso e liber-

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Cuniberto. Sistematica estetica: la casa, il libro, di P. Kobau: lelaborazione kantiana della moderna nozione di sistema non ha soltanto delle valenze filosofiche, ma apre anche delle prospettive storico-sociali, ancor pi evidenti se si pensa al primo movimento romantico; la sistematicit di tipo critico e progressivo proposta da Kant implica unimportante apertura della filosofia al dibattito critico-letterario. E in questottica che si pu cogliere il trapasso da unestetica come filosofia del bello, quale si d nella terza Critica kantiana, ad unestetica come filosofia dellarte, sviluppata storicamente. Il Signore delle Potenze. Compimento e crisi del romanticismo tedesco nellultimo Schelling e in Bachofen, di G. Moretti. Palingenesi e mito in Friedrich Hlderlin, di M. Cometa: le suggestioni herderiane che alimentano la poesia di Hlderlin. Liturgie del linguaggio poetico. Pietismo e misticismo biblico nella formazione lirica del giovane Hlderlin, di R. Ruschi: una ricostruzione dei presupposti storicosociali, culturali e religiosi che stanno alla base non solo delle primissime composizioni poetiche di Hlderlin, ma dellintera opera letteraria del poeta. Le arti: un bilancio di fine secolo, di R. Barilli; Le arti alla fine del millennio, di G. Dorfles: entrambi gli articoli sono dedicati ad un bilancio della contemporaneit artistica e ad una ricerca dellinizio della modernit. Se Barilli, prendendo le mosse dal 1789, individua nei concetti di implosione ed esplosione i due versanti dellarte moderna, Dorfles rimanda ad una sorta di neomodernit tesa a recuperare la naturalit del corporeo che rifiuti lelettronica ed il meccanicismo come fattori fondamentali di unarte davanguardia In chiusura del fascicolo viene presentato un testo di Georg Friedrich Meier, allievo e volgarizzatore dell Estetica di Baumgarten, dal titolo: Introduzione ai fondamenti primi di tutte le scienze belle (1754). Benjamin, di G. Bruno. Il socioletto nella fiction e nella teoria, di P.V. Zima: ripresa di una sociologia del testo. Immagine e nome proprio: uno studio sulle silhouettes dei dasaparecidos, di M. Del Valle Ledesma. Lepocalit del logos e la perenne rimemorazione dellorigine, di F. Bosio. Senso, Significato, Significativit, di V. Welby. Il carteggio Rossi- Landi-Morris, di S. Petrilli. Il Linguaggio tra Platone ed Orwell, di A. Ponzio: analisi di N. Chomsky: La conoscenza del linguaggio. Natura, origine ed uso (Il Saggiatore, Milano, 1985). Bio-logia vs semio-logia. La proposta di Giorgio Prodi, di C. Caputo. Metafore epistemiche del tempo e dello spazio: M. Bachtin, K. Mannheim e i modernisti, di I. M. Zavala. La profondit del superficiale di G. Pranzo. Il paesaggio sonoro, di F. Degrassi. Ragioni e regioni della filosofia del linguaggio, di G. Mininni. Nominalismo e critica della lingua in Franz Brentano, di L. Albertazzi.

IDEE

Anno V, nn.13-15, gennaio/dicembre 1990 Milella, Lecce Tema della rivista: la genesi del senso. Materialit e semiotica in Hjelmslev, di C. Caputo Senso e significato in Michail Bachtin, di A. Ponzio: il problema del senso rappresenta un aspetto centrale della riflessione di Bachtin, soprattutto per quanto riguarda la sua differenza con il significato. Il problema del senso si apre alla ricerca metalinguistica di Bachtin ricostruita in questo articolo. Semiosi iconica e comprensione della Terra, di E. Riverso: luso linguistico della parola terra ed il riferimento ad unicona nella quale entra una moltitudine di cose osservate e percezioni.Il carattere di Mediazione dellicona per la denotazione: origini. Il problema dellorigine ed il rimando husserliano alla parola vissuta, di M. Signore. Senso e analogia nel metalinguaggio di Victoria Welby, di S. Petrilli. Genesi del senso e differenza sessuale: figure, orizzonti, nomi, di P. Calefato: la costruzione del femminile. Icona e reversibilit del senso, di A. Biancofiore: la nozione di icona e lopera di Grard de Nerval Aurlia. Estetica metastabile, di C. Gandelmam: le opere darte pi importanti del nostro secolo: la realizzazione nella derealizzazione e derealizzazione nella realizzazione Trasparenza e riflessione in Walter

AESTHETICA

30, dicembre 1990 Centro Internazionale Studi di Estetica Il presente volume porta come titolo: Pensare larte e prende occasione dallomonimo seminario, tenutosi a Palermo, dal 14 al 15 Dicembre 1990, promosso dal Centro Internazionale di Studi di Estetica nel decennale della sua fondazione. Estetica e filosofia critica, di E. Garroni: lautore invita a pensare lestetica non tanto come una filosofia dellarte, ma come un uso critico del pensiero che ha nellarte non un oggetto epistemico che la definisca specificamentee dappertutto, ma un referente esemplare e privilegiato. Questo il senso della riflessione estetica fin dalle sue origini. Hlderlin e il divenire come trapasso, di E. Grassi: interpretazione del frammento di Hlderlin del 1790 dal titolo Divenire come trapasso, da cui emerge un concetto di metafora come significato speculativo di fondo; il divenire, e quindi il metapherein originario, artistico e fantastico, di ci che appare, rappresenta uno degli aspetti fondamentali ed antihegeliani della riflessione del poeta tedesco, riflessione che si lega anche alle tesi di Novalis. Pensare la poesia, di A. Trione.

STUDI KANTIANI III, 90

Pisa, Giardini editori e stampatori Kant e limmaginazione conoscitiva nella Critica del Giudizio, di S. Marcucci. Limmaginazione in Kant. Aspetti della seconda edizione della Critica della Ragion pura (1787), di G. Severino. Il Saggio di una critica di ogni rivelazione di J. G. Fichte e la filosofia pratica di Kant, di G. Rotta. William Hamilton e il criticismo kantiano. La rifondazione della filosofia del senso comune, di M. Napolitano. From Kant to Marx. A note on the interpretation of the gnoseological relatioship of subject and object, di M. Cekic. Sulla metafisica kantiana dellanalogia, di S. Marcucci: analisi di P. Faggiotto, Metafisica e dialettica in Kant (Cusl Nuova Vita, Padova 1988) e dello stesso, Introdu-

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zione alla metafisica kantiana dellanalogia (Massimo editore, Milano 1989). genza di una nuova idea di ragione che pu essere definita neoilluminustica e la cui validit si pone essenzialmente su un piano metodologico. E in questaottica che vengono quindi riproposti i profili di pensatori neoilluministi, come Abbagnano, Bobbio, Geymonat Rossi-Landi, Preti, che rivestono il ruolo di un intellettuale seminatore di dubbi, misurato e circospetto, capace di valutare gli argomenti prima di pronunciarsi, che non decide mai a guisa di oracolo dal quale dipende, in modo irrevocabile, una scelta perentoria e definitiva. La seconda parte della rivista dedicata ad unampia analisi di alcuni momenti cruciali del dibattito epistemologico in Italia; viene inoltre presentato un saggio inedito di Giulio Preti sul problema dellimmanenza. Nicola Abbagnano tra esistenzialismo e neoilluminismo, di A. Quarta. Norberto Bobbio ideologo del neoilluminismo. Per una rilettura di Politica e cultura, di M. Quaranta. Bobbio e la scienza politica in Italia, di A. Mancarella. Aspetti del neoilluminismo di Ludovico Geymonat, di A. Stomeo. Lepoch di Husserl in Ferruccio RossiLandi, di A. Ponzio. Sulla semiotizzazione della priori. Rossi-Landi e Hjelmslev, di C. Caputo. Il parlare comune come lume storiconaturale della riproduzione sociale, di G. Mininni: ricostruzione del percorso speculativo di Rossi-Landi come sintesi ed integrazione organica di filosofia analitica oxoniense, dialettica marxista, dottrina del segno di ispirazione peirceiana e morrissiana; lelaborazione di un progetto teorico fondato sulle nozioni di parlare comune e riproduzione sociale". Materiali per una storia dellepistemologia in Italia, di M. Castellana: in un clima di rinnovato interesse per una ricostruzione delle vicende della filosofia della scienza italiana, particolarmente importante appare il ruolo della rivista Analisi (19451947) come centro di dibattito dei rapporti tra scienza e filosofia. Sigma: conoscenza e metodo, di G. Sava: la breve, ma importantissima, vicenda editoriale della rivista Sigma (1947.1964). Filosofia e cultura ne Il Politecnico di Elio Vittorini, di S. De Siena. Metodi e immagini della scienza nel Centro di studi metodologici di Torino (19451952), di A. Quarta. Il principio di immanenza nel dibattito filosofico italiano degli anni Trenta: il confronto tra Giulio Preti e Carmelo Ottaviano, di F. Minazzi. Manoscritto inedito di Giulio Preti sul problema dellimmanenza, a cua di F. Minazzi.

LA CULTURA

Anno XXVIII, n.2, luglio/dicembre 1990 Le Monnier, Firenze Il Regno e la Legge. Longobardi, Romani e Franchi nello sviluppo dellordinamento pubblico (secoli VI-X), di S. Gasparri. Il Philedonius di Franciscus van den Enden e la formazione retorico-letteraria di Spinoza (1656-1658), di O. Proietti: unanalisi del Philedonius appare importante per una ricostruzione storico-biografica di un periodo cruciale della formazione spinoziana, la scuola latina che il filosofo attraversa tra il 1656 ed il 1661. Sulla genesi dellIstituto italiano di studi storici: la ricerca del primo direttore, di G. Sasso Histoire de ltre et rvolution politique. Rflexions sur un ouvrage posthume de Heidegger, di N. Tertulian: riflessione sulla pi importante opera heideggeriana dopo Essere e Tempo, lopera pubblicata postuma: Beitrge zur Philosophie. Fichte, Hegel e la rivoluzione francese, di F.S. Trincia: fisionomia logica dei concetti di contratto e di rivoluzione nel Beitrag fichtiano. Ricordo di Harold Cherniss, di M. Isnardi Parente. Contributo per rettificare i giudizi del pubblico sulla rivoluzione francese (1792).

AUT AUT

242, marzo/aprile 1991 La Nuova Italia, Firenze Politiche dellamicizia, di J. Derrida. Soggetto e alterit, di P.A. Rovatti: in riferimento al precedente testo di Derrida viene svolto lesame delle riflessioni sullamicizia di P. Ricoeur contenute in Soi-mme comme un autre (Seuil, Paris 1990). Il poliedro di scrittura: Joyce e Vico, di G. Gabetta: limpatto della filosofia di Vico su Finnegans Wake di Joyce. Lermeneutica di Gadamer in Italia, di V. Verra: lermeneutica senzaltro la protagonista della filosofia italiana degli anni Ottanta, bench la penetrazione del pensiero di Gadamer in Italia sia senzaltro anteriore. Pi in particolare la riflessione gadameriana ha consentito inizialmente di entrare in possesso di strumenti di critica allastrattezza della coscienza storica ed estetica e poi di cogliere in maniera sempre pi esaustiva ed approfondita il valore universale dellermeneutica per la filosofia. Di qui lincontro ricco e stimolante con la riflessione sul linguaggio e le successive aperture alle problematiche della decostruzione, del nichilismo, del postmoderno, tematiche recentissime e intrinsecamente connesse allermeneutica. Breve excursus su trentanni di filosofia italiana. Gadamer: lumanismo tra memoria e promessa, di M. Ferraris. Dimenticare Foucault?, di E. Greblo: panoramica sulla recente Foucault reinaissance. Ipseit, alterit e pluralit. Nota sullultimo Ricoeur, di F. Ciaramelli: a partire dai testi pi recenti di Ricoeur, si procede allesame della questione della pensabilit del soggetto dellagire collettivo; questa questione, al tempo stesso ontologica e politica, rappresenta sia il presupposto dellanalisi ricoeuriana del rapporto temporacconto, sia lorizzonte entro cui si colloca il superamento di una soggettivit come dire io. Nota su Agnes Heller, la filosofia e il postmoderno, di L. Boella: analisi della figura intellettuale di Agnes Heller. un testo di A. Heller dal titolo: La modernit pu sopravvivere?.

IL PROTAGORA

Anno XXVIII-XXIX, gennaio 1988/dicembre 1989 Istituto di Filosofia, Universit degli Studi, Lecce Come spiega nella premessa Antonio Quarta, questo fascicolo della rivista contiene una serie di saggi dedicati ad alcuni studiosi italiani il cui comun denominatore rappresentato dallapertura ad esperienze speculative particolarmente rilevanti maturate fuori dallItalia; ci in nome di una dichiarata consapevolezza dellinsufficienza delle risposte della cultura italiana postbellica ai problemi di un mondo in rapida evoluzione. Particolarmente rilevante per questi intellettuali, nonostante la diversit degli esiti a cui approdano le rispettive riflessioni, appare il peso attribuito alla conoscenza scientifica nelle sue ampie implicazioni filosofiche e culturali, a cui si lega non soltanto il desiderio di una ridefinizione analitica e precisa di limiti e validit dei concetti filosofici, ma anche lemer-

RASSEGNA DELLE RIVISTE


nologia di Husserl, la logica come teoria dellindagine proposta da Dewey. Alla luce di questo esame, lattuale trasformazione della filosofia si d come un filosofare dal basso che pone un nuovo rapporto tra formazioni ideali, scientifiche, logiche e processi esistenziali, facendo svolgere ai primi una funzione di autochiarificazione dei secondi, in quanto da essi derivati, ed indagando i processi esistenziali stessi allinterno del loro orizzonte. La filosofia di oggi pensa in termini di processi esistenziali, quali possibilit e contingenza, temporalit, negativit e relazionalit, ed impegnata a cogliere i cambiamenti prodotti verso le cose e nei rapporti interpersonali alla luce di tali orientamenti. Sul piano del problema della verit questa nuova metodologia filosofica implica una sfida al modo sacrale di intendere la verit e questultima si propone come criterio di organizzazione delle relazioni ontologiche dellesistente, alla luce del riconoscimento, gi proposto da Kierkegaard, che tra Essere ed esistente non esiste n un rapporto di natura creaturale, n di natura posizionale, n di differenza ontologica, ma lEssere si d attraverso le relazioni che lesistente instaura con se stesso e con gli altri; cio la proposta di una ontologia delle relazioni. Sul concetto di oggetto fisico, di E. Bitsakis: partendo dalle tesi che i micro-oggetti sono delle entit fisiche, indipendenti dallosservatore e dagli strumenti scientifici, viene analizzato il concetto di oggetto fisico. Il problema della comunicazione, di E. Melandri: il problema della comunicazione, quale si d nella teoria dellespressione di Darwin e Wundt; la concezione ermeneutica fondata sul ruolo dellascoltatore/ interprete di Anton Marty; gli apporti delle recenti ricerche di filologia classica e la comunicazione totale del teatro. Genealogia del tempo moderno. Ipotesi su Kant ed Hegel, di G. Barletta: lipotesi interpretativa qui delineata prende le mosse dal riconoscimento dellassoluta centralit del problema del tempo in Kant; abbandonando ogni prospettiva di ipostatizzazione di stampo logicistico e metafisico, il tempo si d come intuizione, forma fondamentale, Anschauung, ed inaugura la visione moderna epistemico-rappresentativa del tempo, un tempo che si propone come possibile struttura dellesistenza in quanto condizione universale ed oggettiva. Tuttavia lapprodo alla seconda Critica implica una perdita dellonnipervasivit del tempo, in quanto Kant, per salvare lincondizionatezza dellimperativo morale, si vede costretto a negare la temporalit della ragion pratica. La frattura che si determina in Kant tra piano fenomenico e piano morale comporta lo sforzo hegeliano di saldare essere e dover essere attraverso una filosofia come sistema che si dia e si sappia come filosofia del tempo. Di qui la necessit di trasformare il tempo da a piori logico a storia, concreta materia umana razionalizzata su un piano teorico. Tempo, Storia, Concetto sono quindi i cardini su cui si imposta il superamento hegeliano della concezione puramente logicistico-formale del tempo kantiano. Sartre critico di Kant, di F. Scanzio. La fiamma e la lampada. Riflessioni sul pensiero di E. Severino e sul nichlismo in Occidente, di M. De Paoli. Attualit della filosofia, di G. Scibilia: resoconto del convegno: Filosofia, conoscenza, verit, svoltosi a Pavia il 17-18 maggio 1990. Il Problema del realismo nella fisica contemporanea, di M. Centrone. Schelling: filosofia e mitologia, di C. Tatasciore: recensione di F. W. Schelling, Filosofia della mitologia, a cura di L. Procesi (Milano, Mursia 1990); F. Moiso, Vita, natura, libert. Schelling (1795-1809) (Milano, Mursia 1990); G. Riconda, Schelling storico della filosofia (1794-1820) (Milano Mursia 1990). Nella sezione Universit e Scuola appaiono inoltre: Normalit e rivoluzione in filosofia, di B. Coppola. Sullidentit culturale dellinsegnante di filosofia nelle scuole medie superiori, di F. Papi.

TEORIA

n. 2, ottobre 1990/X Pisa, ETS Questo fascicolo dedicato al tema: logica e filosofia del linguaggio. La teoria aristotelica dellapodissi, di V. Sainati: introduzione a An. Post., A: la questione dei principi, loriginario modello matematico della scienza aristotelica, il problema delle scienze fisiche, la composita struttura teorica di An. Post.,A. Remarks on analogy, di N. C. A. da Costa: studio sul ragionamento induttivo, con particolare attenzione al ragionamento analogico; secondo lautore ogno tipo di inferenza induttiva pu essere ricondotta ad un ragionamento analogico. Alla luce di queste osservazioni viene inoltre presa in esame la nozione di analogia di Haraguchi. Semantica aristotelica e sillogistica modale, di M. Mariani: preso atto di una sostanziale assenza negli studi aristotelici recenti di riferimenti precisi alla sillogistica modale, ritenuta forse troppo confusa in relazione ad alcuni concetti centrali di ontologia e semantica, larticolo si propone di chiarire i significati di alcune nozioni di semantica aristotelica e sillogistica modale, con particolare riferimento ai concetti di de dicto e de re Linterpretazione costruttiva dellimplicazione, di E. Moriconi: il connettivo dellimplicazione nella teoria dei tipi di Martin Lf. Diagonalization and fixed points,di G. Tonella. Su psicosemantica, di C. Marletti: recensione di J. A. Fodor: Psicosemantica. Il problema del significato nella filosofia della mente (Bologna, Il Mulino 1990). Some remarks on the linguistic turn, di A. Peruzzi. Priors disease, di G. Usberti.

EPISTEMOLOGIA (Vol. 13, n. 2. 1990,

Tilgher, Genova) propone, tra gli altri, un articolo di A. Grnbaum, Perch le affinit tematiche fra eventi non dimostrano la loro connessione causale, che critica la teoria freudiana delle connessioni di significato, inficiando la stessa teoria del transfert. Segnaliamo anche nello stesso numero un articolo di F. Minazzi su Popper: Riflessioni critiche sulla filosofia di Popper.

PARADIGMI

MARX CENTOUNO (Anno VII, n. 4, feb-

Anno IX, n.26, maggio/agosto 91 Brindisi, Schena Editore Trasformazioni della filosofia e verit, di G. Semerari: lautore si propone di esaminare la trasformazione della filosofia dei nostri tempi a partire da tre situazioni teoriche, che hanno avuto un ruolo fondamentale nel mettere in atto questa trasformazione: alcuni postulati sul linguaggio delle Philosophische Untersuchungen di Wittgenstein, il problema dellindividuazione e le sue conseguenze nella fenome-

braio 91, Edizioni associate, Roma) presenta un inedito di L. Althusser dal titolo: Solitudine di Machiavelli. Nel numero successivo della stessa rivista (Anno VII, n. 5, maggio 91) viene proposta una riflessione su Althusser con larticolo di G. Lock: Teoria generale e statuto della filosofia. Un confronto fra le elaborazioni di Althusser e del marxismo analitico.

GIORNALE DI METAFISICA (Anno XII, n.

2, maggio/agosto 1990) propone un articolo di G. A. Roggerone su Rousseau: Emile:

NOVITA' IN LIBRERIA

AA.VV Hegel e la comprensione della modernit Guerini, Milano giugno 1991 pp.120, L. 18.000 La Scienza della logica rappresenta il punto pi alto della comprensione hegeliana della modernit. Il volume raccoglie quattro diverse prospettive di interpretazione del significato di moderno. AA.VV Dio e la Filosofia a cura di Daniele Goldoni Guerini e Ass., Milano luglio 1991 pp.176, L. 26.000 I limiti che la cultura moderna e illuminata ha tracciato fra teologia e sapere sono scossi oggi da movimenti che avvengono non solo allinterno della riflessione teologica, ma anche dalle crisi che investono le interpretazioni del mondo offerte dal moderno antropocentrismo e dalla secolarizzazione. Queste crisi lasciano di nuovo allo scoperto le enigmaticit dellantico nesso tra Dio e la filosofia. AA.VV. Quaderno di Filosofia 1 Guerini e Ass., Milano giugno 1991 pp.128, L. 20.000 AA.VV. La tolrance Autrement, Paris luglio 1991 pp.221 La molteplicit degli interventi persegue un progetto comune: quello di un umanesimo eretico teso ad affrancarsi dallortodossia dei dogmi ed abbracciare unattitudine generalizzata di tolleranza del diverso. AA.VV. La questione dellesperienza a cura di Valeria E. Russo Ponte alle Grazie, Firenze luglio 1991 pp.230, L. 25.000 La raccolta monografica dedicata allapprofondimento di uno dei pi importanti luoghi teorici del pensiero moderno e contemporaneo: il concetto di esperienza. Il libro contiene 22 interventi di studiosi italiani e tedeschi ed ordinato secondo differenti ambiti tematici e disciplinari (filosofico, sociologico, letterario, psicanalitico) e segue una rigorosa scansione temporale: Let idealistico-romantica, Erlebnis ed Erfahrung tra Ottocento e Novecento, Percorsi novecenteschi.

Abbagnano, Nicola Storia della Filosofia Vol.IV. La filosofia Contemporanea Utet, Torino giugno 1991 pp.964, L. 110.000 Goodman, Russel B. American philosophy and the romantic tradition Cambridge University Press, Cambridge luglio 1991 pp.174, 27.50 Il pi grande impulso del pensiero americano non deriva dalla teologia puritana, n dalla scienza empirica, ma da un particolare genere americano di Romanticismo. Questo modo di sentire riporta Goodman, attraverso Cavell, a Emerson, Thoreau e di conseguenza a William James e a John Dewey, quando assimilarono le correnti del pensiero europeo da Kant a Wittgenstein. Ansell-Pearson, Keith (a cura di) Nietzsche and modern german thought Routledge, London luglio 1991 pp.336, 40 Questa raccolta di saggi riflette lurgenza di un serio interesse, da parte di filosofi, sociologi e teorici della politica, verso la collocazione di Nietzsche nella tradizione kantiana. Gli autori esaminano i rapporti tra Nietzsche, Kant e la tradizione post-kantiana. Aune, Bruce Knowledge of the external world Routledge, London giugno 1991 pp.256, 35 Axelos, Kostas Mtamorphoses Ed. de Minuit, Paris maggio 1991 pp.192, FF 78 Dal paesaggio mitico della Grecia arcaica fino a quello della tecoscienza. Le metamorfosi culturali del nostro mondo, cicli di crisi e di rinnovamento, ci permettono di riflettere sul presente e di interrogarci su quelle a venire. Barret, T.H. Li Ao: Buddhist, Taoist or Neo-confucian? Oxford University Press, Oxford giugno 1991 pp.192, 20 Li Ao generalmente riconosciuto come un precursore del neoconfucianesimo, nondimeno si stabilito che egli stato influenzato anche dal buddismo.

Questo libro esamina le ragioni storiche della reputazione di Li Ao, a partire da unattenta analisi del Fu-hsing shu, lopera che ha maggiormente influenzato il primo neoconfucianesimo. Bayer, Oswald Autoritt und Kritik. Zu Hermeneutik und Wissenschaftstheorie Mohr, Tbingen giugno 1991 pp.224, DM 60 Beck, Elke Identitt der Person. Sozialphilosophische Studien zu Kierkegaard, Adorno und Habermas Knigshausen und Neumann Wrzburg, agosto 1991 pp.152, DM 36 Beckmann, D. (a cura di) Humangenetik Segen fr di Menschheit oder unkalkulbares Risiko? Lang, Frankfurt a.M., giugno 1991 pp.328, DM 58 Benjamin, Andrew Art, mimesis and the avant-garde: Aspects of philosophy of difference Routledge, London giugno 1991 pp.320, 12.99 Berman, David Berkeley Cassel, London maggio 1991 pp.160, 16.95 Uno studio sulla vita di George Berkeley (1685-1753), conosciuto quasi esclusivamente per il suo insegnamento, forse superfluo e incomprensibile. Ma come lautore dimostra, gran parte della sua vita stata influenzata da interessi religiosi, sia pratici che speculativi. Bernard, J. - Kelemen, J. (a cura di) Zeiche, Denken, Praxis. sterreisch-ungarische Dokumente zur Semiotik und Philosophie. In Kooperation mit dem Institut fr Philosophie der Ungarischen Akademie der Wissenschaften, Doxa Library GS/ISSS, Wien giugno 1991 pp.452, S 380

Bianca, Mariano Saggio sul male Pontecorboli Editore, Firenze giugno 1991 pp.139, L. 22.000 La natura del male, le ragioni della sua presenza tra gli uomini, le sue forme e le rappresentazioni culturali della potenza del male, indagate alla luce di una prospettiva antropologica. Bicca, Luiz Marxismus und Freiheit. Versuch einer Bestimmung mglicher Verhltnisse auf der Grundlage der Philosophie Ernst Blochs Schwbische Verlagsges,Tbingen giugno 1991 pp.320, DM 34 Bollino, Fernando Ragione e Sentimento: Idee estetiche nel Settecento francese Editrice Clueb, Bologna giugno 1991 pp.305, L. 30.000 Nel Settecento francese si assiste, da pi parti, al tentativo di una ricostruzione del mondo in cui tutto messo in gioco simultaneamente: la ragione, la sensibilit, limmaginazione, persino il senso. Allinterno di questo progetto, la ragione e il sentimento non vanno viste come polarit irriducibili ma come presenze complementari e necessarie al programma di costituzione delluomo moderno. Su questo sfondo vanno a collocarsi quei processi della riflessione estetica, analizzati da Bollino, intesi a fondare il sistema moderno delle belle arti, a definire le idee di genio, di gusto, di imitazione, a indagare la specificit dei linguaggi artistici, ed ancora in questo ambito che si determinano quei fenomeni di rottura che portano il segno della nostalgia (la poetica delle rovine) e dellutopia (larchitettura visionaria). Bourassa, Steven C. The aesthetics of landscape Belhaven Press, London luglio 1991 pp.256, 32 Sviscera lidea della bellezza del paesaggio dal punto di vista filosofico, artistico, psicologico, storico e architettonico. Offre una struttura per lanalisi estetica del paesaggio e conclude con una teoria metaestetica, discutendo come potrebbe essere applicata alla progettazione e al design. Bourdieu, Pierre La responsabilit

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degli intellettuali Laterza, Roma-Bari luglio 1991 pp.105, L. 19.000 Una critica originale e rigorosa della attuale produzione filosofica, sociologica, estetica, con un vibrato richiamo alla responsabilit dellintellettuale. Dal punto di vista metodologico, tale responsabilit coincide con la necessit mettere in discussione e di collocare nel proprio contesto innanzitutto il soggetto stesso che conduce lindagine, e i suoi strumenti critici. Braidotti, Rosi Patterns of dissonance: A study of women and contemporary philosophy Polity Press, London giugno 1991 pp.250, 35 La prima parte di questo libro esamina la filosofia contemporanea francese elaborata da uomini come Foucault, Derrida e Deleuze. La seconda parte riguarda pensatrici femministe europee e statunitensi, soffermandosi in particolare sul lavoro di Irigaray, Daly e Le Doueff. Breil, Reinhold Hnigswald und Kant. Transzendentalphilosophische Untersuchungen zur Letztbegrndung und Gegenstandskonstitution Bouvier, Bonn maggio/giugno 1991 pp.241, DM 68 Broadie, Sarah Waterlow Ethics with Aristotle Oxford UP, New York giugno 1991 pp.496, $ 45 Unesposizione esauriente e uninterpretazione della teoria etica aristotelica sviluppata nellEtica Nicomache e in quella Eudemia Brooke, Roger Jung and phenomenology Routledge, London giugno 1991 pp.204, 30 Brooke prende i concetti fondamentali della psicologia analitica e li reinterpreta in chiave fenomenologica, proponendo una nuova lettura degli scritti di Jung. Buchheim, Thomas Eins von Allem. Die Selbstbescheidung des Idealismus in Schellings Sptphilosophie Meiner, Hamburg maggio 1991 pp.229, DM 86 Linteresse di rendere comprensibile al pensiero lampia totalit del reale si risolve per la filosofia non solo in una sconfitta che deriva dalla mancanza di capacit, ma inoltre lede la verit interna di ci che definiamo realt. Questa prospettiva inserisce il libro nella continuit e al culmine dellultima filosofia di Schelling. Buckle, Stephen Natural law and the theory of property Clarendon Press, Londra maggio 1991 pp.344, 35 Fornisce una prospettiva storica sulle filosofie politiche di Locke e Hume, identificando continuit nello sviluppo della teoria politica del diciassettesimo e diciottesimo secolo. Dimostra che la teoria del senso morale di Hume fu un tentativo di puntellare il diritto naturale con una psicologia morale adeguata. Burkhart, Holger Sprachreflexion und Transzendentalphilosophie Knigshausen & Neumann, Wrzburg maggio/giugno 1991 pp.280, DM 68 Caadaev, Petr Prima lettera filosofica Il Melangolo, Genova luglio 1991 pp.48, L. 8.000 E la prima delle otto lettere filosofiche che Petr Jakovlevic Caadaev scrisse tra il 1829 e il 1831. Provoc la chiusura della rivista sulla quale apparve nel 1836, la condanna allesilio del direttore e la dichiarazione ufficiale di pazzia per lautore. In questa lettera Caadaev denuncia larretratezza e la sterilit culturale russa e ne indica la causa nella mancanza di rapporti con lOccidente. Cadava, E. (a cura di) Who comes after the subject? Routledge, London luglio 1991 pp.256, 35 Offre un panorama esaustivo delle opinioni dei pensatori francesi contemporanei, a riguardo della questione del soggetto nella prospettiva filosofica, politica, storica e psicoanalitica. Carboncini, Sonia Transzendentale Wahrheit und Traum. Christian Wolffs Antwort auf die Herausforderung durch den Cartesianischen Zweifel Frommann-Holzbog, Stuttgart, agosto 1991 pp.290, DM 92 Cattepoel, Jan Dmonie und Gesellschaft. Soren Kierkegaard als Sozialkritiker und Kommunikationstheoretiker Alber, Freiburg maggio 1991 pp.300, DM 68 Cayla, Fabien - Chisholm, R Sellars, W. Routes e droutes de lintentionnalit. La correspondance R. Chrisholm, W. Sellars Eclat, Combas maggio 1991 pp.80, FF 65 Lanalisi del carteggio ChrisholmSellars dove si dibatte il problema dellintenzionalit. Celada Ballanti, Roberto Libert e mistero dellEssere: Saggio su Gabriel Marcel Tilgher, Genova giugno 1991 pp.205, L. 27.000 Libert e mistero dellessere definiscono le estreme polarit entro cui si aduna la meditazione di Gabriel Marcel. La libert attesta la presenza originaria dellessere, che la sollecita nel mentre che le si affida. La rivelazione dellessere dunque consegnata alliniziativa della persona che sappia disporsi allascolto dellappello ontologico. E in forza di tale vincolo di essere e libert che la prospettiva filosofica di Marcel si emancipa dal razionalismo per recuperare il senso agostiniano della libert: aspirazione a liberarsi, tensione al bene che trova il suo compimento nella Plenitudo della fruitio Dei. Coffa, J.A. The semantic tradition from Kant to Carnap to Vienna Station Cambridge U.P., luglio 1991 pp.464, 35 Una storia della tradizione semantica in filosofia, dai primi dellottocento sino allincarnazione nel lavoro del Circolo di Vienna. Cozzoli, Leonardo Il significato della bellezza. Estetica e linguaggio in Kant Mucchi Editore, Modena maggio 1991 pp.116, L..15.000 Per Kant la bellezza sempre segno (della conoscibilit del mondo, della destinazione morale delluomo, della tendenza umana alla socialit); un segno da leggersi, da parte delluomo giusto, non secondo la via universale-oggettiva del concetto, ma attraverso la via universale-soggettiva del sentimento. I prodotti delle belle arti costituiranno allora un linguaggio sui generis , del quale autore il genio come logoteta. Crau, Anne Kommunikative Vernunft als entmystifiziertes Schicksal. Denkmotive des frhen Hegel in der Theorie von Jrgen Habermas Hain, Frankfurt a.M. maggio/giugno 1991 pp.225, DM 74 Dallmayr, Fred Life-world, modernity and critique: Paths between Heidegger and The Frankfurt School Polity Press, London giugno 1991 pp.220, 29.50 Indirizza il dibattito tra coloro che difendono la metafisica tradizionale e i suoi legami con lavvento della modernit, e coloro che rigettano questa concezione argomentando a favore di un sistema post-moderno. Il libro si sofferma su un confronto tra Heidegger e la Scuola di Francoforte e ne indaga i rapporti. Debray, Regis Cours de mdiologie gnerale Gallimard, Paris maggio1991, pp.395, FF 120 Il potere di trasformazione, positivo e negativo, della parola, del dire umano il punto di partenza per la ricerca di una pragmatica della parola. Dilman, Ilham Philosophy and the philosophic life: A study in Platos Phaedo Macmillan Acad. and Prof., Londra maggio 1991 pp.176, 35 Una discussione della concezione filosofica di Socrate nel Fedone; un tentativo di cogliere il rapporto tra ci che conosciamo attraverso la ragione e i nostri sensi; una lotta per vivere unesistenza in cui la verit spirituale trionfi sullego. Dosse, Franois Histoire du Structuralisme. Tomo I, Ed. de la Dcouverte, Paris giugno 1991 pp.490 Storia e bilancio degli anni 45/66 quando la moda intellettuale per eccellenza era lo strutturalismo; quando Lacan, Foucault, Althusser, in campi diversi, si dividevano il monopolio della verit. Lautore ha voluto rendere il clima e la cronaca del tempo raccogliendo numerose testimonianze e interviste di filosofi e intellettuali di ieri e di oggi. Double, Richard The non-reality of free will Oxford UP, New York giugno 1991 pp.256, $ 26 Una monografia che propone una teoria sul libero arbitrio e la responsabilit morale che si identifica con il compatibilismo gerarchico (esposta da filosofi come Neely, Watson, Levin e Dennett) come la spiegazione pi plausibile del libero arbitrio. Drechsler, G. - Khn, R. Menschenbild, Individualitt, Wertoptionen. Aspekte politischer Philosophie Krmer, Hamburg, agosto 1991 pp.64, DM 19,80 Drescher, Johannes Glck und Lebensinn. Eine religionsphilosophisce Untersuchung Alber, Freiburg maggio/giugno 1991 pp.400, DM 98 Che cosa devo fare perch la mia vita abbia un senso? Come dal senso prevalente dellagire si ricavi la felicit perfetta. Alla domanda se tale obiettivo, soprattutto relativamente alla morte, sia raggiungibile in qualche modo, vengono opposte tutte le concezioni di questa possibilit e la speranza come accesso al possibile raggiungimento della felicit. Duby, George Lhistoire continue Odile Jacob, Paris giugno 1991 pp.221 Lautore rilegge la storia della Nouvelle Histoire attraverso il prisma della propria biografia di studioso, a partire dal 1942 fino ai giorni nostri. Il libro riprende il primo tentativo di autobiografia spirituale tracciato nel precedente Essais dego-histoire del 1988. Dttmann, Alexander Garcia Das Gedchtnis des Denkens. Versuch ber Heidegger und Adorno Suhrkamp, Frankfurt a.M., agosto 1991 pp.280, DM 44 Che tra il pensiero e il nome esista una relazione, che la dialettica negativa abbia qualcosa a che fare con il nome di Auschwitz e il pensiero di s con il nome Germania, rimanda alla portata filosofica che Heidegger e Adorno conferirono allevento, come fondazione e colpa della storia.

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Ebert, Theodor Dialektiker und frhe Stoiker bei Sextus Empiricus. Untersuchungen zur Entstehung der Aussagenlogik Vandenhoeck und Ruprecht Gttingen, agosto 1991 pp.350, DM 84 Eells, Ellery Probabilistic causality (Cambridge studies in probability, induction and decision theory) Cambridge UP, luglio1991 pp.448, 30 Lautore esplora e affina le concezioni filosofiche correnti sulla causalit probabilistica. In una teoria probabilistica della causa, le cause aumentano le probabilit dei propri effetti, anzich averne bisogno come sostengono le tradizionali teorie deterministiche. Elders, Leo (a cura di) Edith Stein Leben, Philosophie, Vollendung. Abhandlung des Internationalen Edith-Stein-Symposiums, Rolduc, 2.-4. November 1990 Naumann, Wrzburg giugno 1991 pp.280, DM 34,80 Eming, Knut Idee und Logos. Studien zum Umkreis von Platons Phaidon Meiner, Hamburg maggio 1991 pp.160, DM 58 Con linterpretazione analitica di Platone, la sua filosofia delle idee viene nuovamente sospinta al centro di una critica logico-ontologica. Il punto di vista di Platone viene messo a confronto e giustificato con i moderni criteri logici. Engel, Pascal The norm of truth: Introduction to the philosophy of logic Harvester Wheatsheaf, giugno 1991 pp.224, 35 Lautore introduce lo studente alla filosofia della logica, offrendo unalternativa alla moderna filosofia della logica inglese e trattando largomento come una branca della filosofia della scienza. Si sofferma sulle teorie e sui concetti elaborati dalla logica formale. Fazio, Domenico M. Nietzsche e il criticismo Quattroventi, Urbino aprile 1991 pp.217, L.. 34.000 Una ricostruzione storico-critica delle tappe della formazione filosofica del giovane Nietzsche che consente, da un lato, di evidenziare gli influssi delle filosofie del ritorno a Kant e, dallaltro, di esplicitare i motivi teoretici sottesi alle critiche nicciane alla dialettica di Hegel, mostrando un Nietzsche insolito e da conoscere. Fetzer, J.H. (a cura di) Definitions and definability. Philosophical perspectives. Kluver Acad. Publ., Lancaster luglio 1991 pp.328 Gli scritti riusciranno interessanti ad ognuno, filosofo o studioso, che voglia comprendere meglio la natura del linguaggio e il processo della ricerca filosofica. Feyerabend, Paul Dialoghi sulla conoscenza Laterza, Bari luglio 1991 pp.120, L.18.000 In forma di fantasie platoniche, due brillanti dialoghi nei quali lattivit conoscitiva si scompone e ricompone continuamente in quella primaria peculiarit umana che la comunicazione: di idee, ma anche di sentimenti, passioni, di desideri, di speranze. Fietze, Katharina Spiegel der Vernunft. Theorien zum Menschsein der Frau in der Anthropologie des 15. Jhdts Schningh, Paderborn, agosto 1991 pp.189, DM 58 Figal, Gnther Martin Heidegger Phnomenologie der Freiheit Hain, Frankfurt giugno 1991 pp.428, DM 48 Filmer, Robert Patriarca ou le puvoir naturel des rois; Observations sur Hobbes a cura di P. Tierry LHarmattan Ecole normale superieure de Fontenay luglio 1991 pp.204, FF 110 Teorico del potere monarchico del XVII secolo, Filmer noto nella storia della filosofia politica per la sua posizione assolutamente contraria alla teoria del diritto naturale e della democrazia politica. Formaggio, Dino I giorni dellarte Franco Angeli, Milano luglio 1991 pp 219, L. 30.000 Una raccolta di saggi che abbraccia oltre un trentennio (1957-1990) dellattivit filosofica di Formaggio, che dal 1838 si sviluppa soprattutto nel senso di una costante ricerca dei possibili fondamenti dellestetica come disciplina autonoma, nella consapevolezza dei problemi che coinvolgono la natura e lumanit dellarte allinterno delle contraddizioni della cultura contemporanea. In questorizzonte di pensiero vengono presi in esame alcune figure fondamentali dellarte moderna, Goya, Van Gogh, Picasso, Klee, nonch alcune situazioni concrete del fare artistico. Formaggio, Dino Problemi di estetica Aesthetica edizioni, Palermo giugno 1991 Il volume raccoglie una serie di quindici saggi, scaglionati tra il 1945 e il 1990, che segnano un cammino di ricerca volto a fissare i confini di campo e di metodo dellEstetica come teoria generale della sensibilit e teoria speciale dellesperienza artistica, confini che ponevano questa disciplina allinterno delle scienze delluomo. Sostenuta da un metodo fenomenologico allargato lEstetica si pone, nella riflessione di Formaggio, in funzione antidogmatica e antinaturalistico-pragmatica, come attitudine analitica, in grado di comprendere le esperienze della sensibilit e dellarte nellintero ciclo del loro farsi storico e dei loro movimenti. Formenti, Carlo Piccole apocalissi. Tracce della divinit nellateismo contemporaneo Cortina Editore, Milano luglio 1991 pp.193, . 23.000 Lateismo, deriva teologica della cultura occidentale, religione senza Dio e religione delluomo che ignora i suoi stessi presupposti teologici. Il libro di Formenti ne analizza i miti, le rivelazioni, i messaggi di salvezza. Conoscerli fondamentale per evitare che si smarriscano nel deserto del nichilismo politico e morale, nel disincanto senza valori e principi. Fox Bourne, Henry Richard The life of John Locke (1876) Thoemmes Press, London giugno 1991 pp.1096 (2 vol.), 88 Una biografia di J.Locke che verte sul lavoro di Locke come filosofo. Il libro cerca di collocare i suoi lavori filosofici nel contesto della sua vita. Lautore narra gli studi di Locke ad Oxford, la sua avversione per lo scolasticismo e il ruolo dei suoi interessi medici e scientifici. Franzini, Elio Fenomenologia. Introduzione tematica al pensiero di Husserl Franco Angeli, Milano luglio 1991 pp. 121, L. 20.000 Vengono qui presentati, in una sintesi chiara ed esauriente che ne rispetta il senso filosofico, i temi principali della fenomenologia di Edmund Husserl, pensatore che si pone come fondamentale crocevia teorico della filosofia del Novecento. La fenomenologia prende infatti avvio dallesigenza di fondare, o rifondare, la possibilit delle scienze nel loro rapporto con la filosofia. I nuclei teorici della fenomenologia aprono pertanto lorizzonte su cui si confronta lintera filosofia contemporanea, da Heidegger a Merleau-Ponty, da Adorno a Derrida. Freadman, Richard Reinhardt, Lloyd On literary theory and philosophy: a cross-disciplinary encounter Macmillan Academic and Professional London luglio 1991 pp.246, 35 Analizza i rapporti tra la teoria letteraria contemporanea e la filosofia analitica. Tra gli argomenti trattati: lio, letica, linterpretazione, il linguaggio e le caratterizzazioni della filosofia analitica e continentale. Fuchs, Josef Fr eine menschliche Moral. Grundfragen der theologischen Ethik. Band 3: Die Spannung zwischen objektiver und subjektiver Moral Herder, Freiburg, agosto 1991 pp.208, DM 39 Gadamer, Hans-G. Vernunft im Zeitalter der Wissenschaft. Aufstze Suhrkamp, Frankfurt a.M. agosto 1991 pp.168, DM 16,80 Gadamer, Hans-Georg Il Dramma di Zaratustra Il Melangolo, Genova luglio 1991 pp.56, L. 8.000 Gadamer analizza in questo breve ma densissimo saggio il ruolo che Cos parl Zaratustra svolge nellitinerario filosofico di Nietzsche. Nel dramma di Zaratustra Gadamer vede profilarsi la tragedia stessa del suo autore, i grandi temi della sua filosofia e le irresolubili contraddizioni che pongono al lettore di oggi. Galenus, Claudius On the therapeutic method: books I & II a cura di R.J. Hankinson Clarendon Press, London luglio 1991 pp.304, 35 Uno dei testi classici pi letti nel Medioevo e nel Rinascimento; questo libro rappresenta la quintessenza delle concezioni di Galeno sulla natura, la genesi, le giuste classificazioni e la cura delle malattie. Gardeya, Peter Platons Parmenides. Interpretation und Bibliographie Knigshausen und Neumann Wrzburg, agosto 1991 pp.54, DM 26 Garnham, Alan The mind in action: A personal view of cognitive science Routledge, London giugno 1991 pp.160, 25 Questopera interdisciplinare delinea e persegue unanalogia tra mente e computer, al fine di formulare una spiegazione scientifica comparata del modo in cui la mente lavora. Psicologia, filosofia e intelligenza artificiale, sono le discipline chiamate a sostegno della tesi. Gatens, Moira Feminism and philosophy: Perspectives on difference and equality Polity Press, London maggio 1991 pp.200, 29.50 Unanalisi delle relazioni tra filosofia e pensiero femminista. Adottando un approccio storico, lautrice esamina sia le critiche femministe alle concezioni filosofiche, sia i modi attraverso i quali la teoria femminista pu essere guidata dallanalisi e dal dibattito filosofico. Gatzenmeier, Matthias Einfhrung in die Ethik. Argumentationstheoretische Rechtfertigung von Normen Wissenschaftsvlg., Mannheim giugno 1991 pp.150, DM 19,80 Generali, Dario (a cura di) Antonio Vallisneri: epistolario Volume I: 1679-1710

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Franco Angeli, Milano giugno 1991 pp.656, L. 70.000 Geymonat, Ludovico La Vienna dei paradossi Il Poligrafo, Padova maggio 1991 pp.206, L. 32.000 Il dibattito teorico che ha caratterizzato lattivit filosofica e scientifica del Circolo di Vienna, analizzato criticamente da Ludovico Geymonat, che del Circolo viennese stato un brillante allievo. In un conclusivo e finora inedito saggio, lautore elabora la sua proposta di razionalismo critico, che fa propria lesigenza di rigore che stata alla base della riflessione epistemologica del Circolo di Vienna. Giannini, Umberto La Rflexion quotidienne: vers une archologie de lexpression Ed. Alinea, Paris maggio 1991 pp.200, FF 139 Gold, Peter Darstellung und Abstaktion. Aporien formaler sthetik Hain, Frankfurt giugno 1991 pp.350, DM 88 Gray, John - Smith, G.W (a cura di) J.S. Mills On liberty in focus Routledge, London maggio 1991 pp.320, 40 Questo volume raccoglie per la prima volta Sulla libert di J.S. Mill e una selezione di saggi di eminenti studiosi come Isaiah Berlin, Alan Ryan, John Reeds, C.L. Ten e Richard Wollheim. Griffiths, A.Ph. (a cura di) Wittgenstein. Centenary essays Cambridge University Press, Cambridge luglio 1991 pp.250, 11 Quattordici relatori esaminano limportanza dellinfluenza di Wittgenstein sul pensiero contemporaneo. Haskar, Vinit Persons and morals: Indivisible selves and practical life Edinburgh University Press, Edinburgh giugno 1991 pp.240, 27.50 Sostiene che i presupposti nella nostra vita etica e pratica dovrebbero esercitare uninfluenza su ci che pensiamo delle persone e della identit personale. Lautore difende lindivisibile punto di vista dellio attraverso losservazione della schizofrenia e di altre patologie della personalit. Haslett, David Ethics and economic systems Clarendon Press, London luglio 1991 pp.224, 20 Analizzando i sistemi economici da un punto di vista filosofico, questo studio indaga tematiche etiche per differenti tipi di sistemi economici. Lautore considera i vantaggi e gli svantaggi dei sistemi trattati e discute su possibili compromessi accettabili. Hayoun, Maurice-Ruben La Philosophie mdivale juive P.U.F., Paris maggio 1991 pp.128, FF 34 Il panorama del pensiero ebraico medievale da Saadia Gaon fino ai filosofi della Spagna del XV secolo. Heinzmann, Richard Philosophie des Mittelalters Kohlhammer, Stuttgart maggio 1991 pp.192, DM 20 Herbstrith, W. (a cura di) Denken im Dialog. Zur Philosophie Edith Steins Attempto, Tbingen giugno 1991 pp.200, DM 29,80 Hespe, Fr. - Tuschling, B. (a cura di) Psychologie und Anthropologie oder Philosophie des Geistes. Beitrge zu einer Hegel-Tagung in Marburg 1989 Frommann-Holzboog, Stuttgart giugno 1991 pp.700, DM 235 Hodgson, David The mind of matters. Consciousness and choice in a quantum world Oxford UP, Oxford giugno 1991 pp.500, 50 Contro la concezione rigorosamente meccanicistica del cervello, viene elaborata lipotesi che la mente importi, spaziando su argomenti come la coscienza, la ragione informale, i computer, levoluzione, lindeterminatezza dei quanti e la non-localit. Holzhey, H. (a cura di) Ethischer Sozialismus. Zur politischen Philosophie des Neukantianismus Suhrkamp, Frankfurt a.M., agosto 1991 pp.280, DM 18 Humboldt von, Wilhelm La diversit delle lingue a cura di Donatella di Cesare, Laterza, Roma-Bari maggio 1991 pp.370, . 55.000 Per la prima volta tradotto in italiano il classico di Humboldt che segna linizio della filosofia del linguaggio contemporanea e che, grazie alla recente riscoperta, destinato ad aprire nuove prospettive agli studi linguistici. Una premessa di Tullio De Mauro, lampia introduzione della curatrice e lutile apparato critico bibliografico ne fanno unedizione di riferimento per gli studiosi del grande linguista tedesco. Hyman, J. (a cura di) Investigating psychology. Sciences of the mind after Wittgenstein Routledge, London luglio 1991 pp.240, . 35 I saggi raccolti in questo volume furono scritti da filosofi convinti che le ricerche di Wittgenstein nel campo della psicologia filosofica siano di precisa importanza per la corrente psicologia sperimentale. Jardine, Nicholas The scenes of inquiry. On the reality of question in the sciences Clarendon Press, London luglio 1991 pp.264, 27.50 Lautore propone un radicale mutamento di interesse negli studi filosofici, storici e sociologici delle scienze: dal fornire risposte e fissare dottrine, allinterrogarsi ed affrontare problemi. Analizza inoltre le conseguenze di un tale mutamento. Jones, Peter (a cura di) The science of man in the Scottish Enlightenment: Hume, Reid and their contemporaries Edimburgh University Press, Edinmburgh luglio 1991 pp.224, 9.95 Una raccolta di saggi che tenta di fornire nuove interpretazioni dellIlluminismo Scozzese e dei suoi pensatori di spicco. Gli scritti di Hume, Reid e altri studiosi del diciottesimo secolo, sono analizzati in modo da gettare luce sia sulle concezioni che esprimono, sia sul contesto in cui furono scritti. Jordan, Mark D. (a cura di) Medieval philosophy and theology: vol.1 University of Notre Dame Press, luglio 1991 pp.256, 23.95 Primo volume di un periodico annuale dedicato agli studi originali di filosofia e di teologia. Sostenendo un rilevante numero di argomenti, cerca di stimolare il dibattito oltre i confini disciplinari tradizionali, confrontando le metodologie scolastiche e la tradizione. Kant, Immanuel Scritti sul criticismo a cura di Giuseppe De Flaviis Laterza, Bari giugno 1991 pp.340 Gli scritti raccolti in questo volume offrono un complesso preziosissimo di materiali sulle tesi principali del kantismo e sono una fonte insostituibile di chiarimenti in merito a questioni diverse, affrontate o solo toccate nelle opere maggiori. Kierkegaard, Sren La ripetizione Un esperimento psicologico di Constantin Constantius Guerini e Ass., Milano luglio 1991 pp.192, L. 28.000 Terzo degli scritti pseudonimi di Kierkegaard, La ripetizione pu essere definito al contempo una storia damore, un saggio filosofico e unopera buffa. La storia damore riferita da uno psicologo sperimentale, cui il giovane protagonista si confida, diventando un saggio filosofico, arricchito dal senso dironia di cui il narratore dotato. Da qui lopera buffa. King, Peter The life of John Locke, with extracts from his correspondence, journals and commonplace books (1830) Thoemmes Press, giugno 1991 pp.994 (2 vol.), 88, Una biografia che ci presenta la vita di John Locke, per quanto possibile attraverso i suoi stessi occhi. Il lettore scopre come le sue opposizioni distintive derivino dalla riflessione sugli eventi del suo tempo. I semplici fatti della vita di Locke sono integrati dalla sua corrispondenza e da alcuni estratti dai suoi diari e manoscritti. Knowles, D. (a cura di) Explanation and its limits Cambridge UP, Cambridge giugno 1991 pp.315, 11 La presente raccolta di nuovi saggi esplora la natura della spiegazione e della causalit, proponendo uno stimolante dibattito ad ampio raggio su una questione secolare che ha interessato filosofi e scienziati, cio la natura epistemologica della propria ricerca. Kullmann, Wolfgang Il pensiero politico di Aristotele Guerini e Ass., Milano giugno 1991 pp.144, L. 24.000 Cinque lezioni che trattano dettagliatamente alcuni temi del pensiero politico di Aristotele di estremo interesse perch alla radice di molte problematiche attuali, come luguaglianza o la diseguaglianza degli uomini, il ruolo della guerra o laggressivit delluomo. Lamb, David Discovery, creativity and problem-solving Avebury, New York luglio 1991 pp.200, $ 30 E opinione comune a molti filosofi, che la creativit e la scoperta scientifica andrebbero escluse dallanalisi filosofica. Questo libro afferma il contrario e suggerisce che possibile uno studio razionale della creativit. Sono esaminati vari approcci alla creativit e alla scoperta. Lambert, J.Karel (a cura di) Philosophical applications of free logic Oxford University Press, luglio 1991 pp.288, 32 Una raccolta di saggi che discutono lapplicazione della logica libera agli argomenti filosofici. Le tematiche trattate spaziano tra la definizione di una teoria logica, la metafisica e la filosofia della religione. Lavater, Johann Caspar Lichtenberg, Georg Christoph Lo specchio dellanima. Pro o contro la fisiognomica, un dibattito settecentesco a cura di Giovanni Gurisatti Il Poligrafo, Padova maggio 1991 pp.220, L. 32.000 Nella seconda met del Settecento, gli studi di Lavater avevano riproposto, in termini religiosi e metafisici, lantica scienza di leggere il volto quale specchio dellanima. Contro lentusiasmo per la fisiognomica scende in campo lilluminista Lichtenberg, scienziato e filosofo. Le sue argomentazioni polemiche che utilizzano le armi critiche del buon senso e della satira inaugurano un dibattito ricco di implicazioni tanto sul piano estetico e gnoseologico quanto su quello letterario e del costume.

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Lefebvre, Henri The production of space Blackwell Publishing, Londra giugno 1991 pp.400, 12.95 Lvinas, Emmanuel Entre nous Grasset, Paris maggio 1991 pp.312, FF 125 Il libro di Lvinas ritorna sulle questioni cardinali della filosofia: la vita, la morte, la conoscenza, non dimenticando i problemi di argomento politico, quali i diritti delluomo. Livingston, Donald W. Martin, Marie (a cura di) Hume as a philosopher of society, politics and history University of Rochester Press, Rochester giugno 1991 pp.188, 29.50 Una collezione di saggi, inizialmente pubblicati nel Diario della storia delle idee, che esamina il lavoro di Hume come filosofo della societ, della politica e della storia. I fondamenti della filosofia di Hume sono collocati nel suo primo libro Trattato sulla natura umana. Loewer, Barry; Rey, Georges (a cura di) Meaning in mind: Fodor and his critics Blackwell Publ., Londra giugno 1991 pp.336, 37.50 Durante gli ultimi ventanni Jerry Fodor ha sviluppato una teoria sugli stati mentali intenzionali e i loro correlativi sintatticamente strutturati. Questo libro contiene una serie di disamine e verifiche delle teorie di Fodor, condotte dai suoi critici; costituisce una risposta al criticismo dello stesso Fodor. Lohmann, Georg Indifferenz und Gesellschaft. Eine kritische Auseinandersetzung mit Marx Suhrkamp, Frankfurt/M. giugno 1991 pp.380, DM 48 Il saggio tenta di ricavare in uninterpretazione critico-rappresentativa del Capitale il modo in cui Marx analizza la costituzione dello stato di indifferenza dello specifico capitalistico, ma dimostra anche quanto tale indifferenza sia avversa alla critica marxiana della societ capitalistica. Lorenzen, Max O. Metaphysik als Grenzgang. Die Idee der Aufklrung und ihre Vollendung durch Immanuel Kant Meiner, Hamburg giugno 1991 pp.368, DM 96 I problemi della filosofia pratica derivanti dallidea di illuminismo costituiscono il punto di partenza decisivo del pensiero di Kant. Nella risposta a questa domanda di universale importanza sta il punto centrale del suo sitema filosofico. Ludlam, Thomas Logical tracts: Comprising observations and essays illustrative of Mr. Lockes treatise upon the human understanding (1790) Thoemmes Press, London giugno 1991 pp.114, 28, Un libro riguardante il ruolo della Ragione in teologia. Include argomenti come la filosofia del Senso comune di Reid e Stewart, il ruolo delle idee astratte nel ragionamento e la proposta di Locke nei Saggi di rendere dimostrabili le teorie etiche. Luserke, M. (a cura e con unintroduzione di) Die aristotelische Katharsis. Dokumente ihrer Deutung im 19. und 20. Jahrhundert Olms, Hildesheim, agosto 1991 p.446, DM 78 Interpretazioni psicologiche, psicoanalitiche, pedagogiche, oltre alla critica letteraria e teatrale, accostate a lavori di filologia tradizionale (tra cui i classici dellinterpretazione catartica) e filosofici. Lthe, Rudolf David Hume. Historiker und Philosoph Alber, Freiburg giugno 1991 pp.200. DM 34 Il libro presenta la filosofia di David Hume come il fondamento di una scienza empirica delluomo e analizza la dipendenza sistematica della riflessione filosofica e dellesperienza storica in tutta lopera di Hume. Lyons, David In the interest of the governed: A study in Benthams philosophy of utility and law Clarendon Press, London maggio 1991 pp.176, 20 Basato su uno studio dei pi importanti lavori di Jeremy Bentham, questo libro offre una reinterpretazione delle sue principali dottrine filosofiche, del suo principio di utilit e della sua analisi del diritto. Marcos y Marcos, Milano settembre 1991 pp. 497. Raccolta di saggi (fra gli altri, di Giorello, Magnani, Petitot, Toth) il cui intendimento anche quello di mostrare come la matematica abbia spesso fornito paradigmi conoscitivi per la riflessione gnoseologica. Makkreel, Rudolf A. Dilthey. Philosoph der Geisteswissenschaften Suhrkamp, Frankfurt giugno 1991 pp.440, DM 64 Contrariamente alla tendenza diffusa di separare i primi scritti psicologici di Dilthey dagli ultimi, ermeneutici e storici, il presente saggio cerca di dimostrare la loro sostanziale continuit. Malcolm, John Plato on the self-predication of forms: early and middle dialogues Clarendon Press, London luglio 1991 pp.240, 27.50 Uninterpretazione dei primi dialoghi platonici; afferma che i pochi esempi di autopredicazione in essi contenuti, sono accettabili solo come affermazioni concernenti gli universali e che conseguentemente Platone non suscettibile di essere confutato attraverso largomento del terzo uomo. Mall, Ram A. Buddhismus Religion der Postmoderne? Ed. Collage Peter Herwig Hildesheim giugno 1991 pp.130, DM 25 Questa analisi del (primo) buddhismo di Ram A. Mall rappresenta fra le numerose pubblicazioni sul tema come qualcosa di particolare: partendo dallidea degli iniziati allessenza di questa religione, Mall elabora una spregiudicata analisi critica di estrema precisione, che allo stesso tempo esposizione e interpretazione, dellinsegnamento di Buddha, soprattutto nei suoi aspetti etici e psicologici. Marchesi, Angelo Filosofia e Religione. Una integrazione possibile Unicopli, Milano maggio 1991 pp.182, L.. 22.000 La problematica filosofica relativa al rapporto che intercorre tra lesistenza concreta delluomo e lEssere assoluto e divino viene ripercorsa in una esposizione storico-critica. Lindagine di Marchesi intende dimostrare la possibilit teoretica di un convergente e costruttivo rapporto tra quello che viene indicato come orizzonte filosofico e quello che, reciprocamente, viene chiamato orizzonte religioso. Marchian, Grazia (a cura di) Le grandi correnti dellEstetica moderna Guerini e Ass., Milano giugno 1991 pp.480, L. 58.000 Lopera, unica nel suo genere per la vastit e limportanza dei contributi, una ricognizione delle scuole e dei protagonisti dellestetica novecentesca valutata criticamente da studiosi provenienti da ogni parte del mondo. Markova, Ivana Foppa, Klaus (a cura di) Assymetries in dialogue Harvester Wheatsheaf, luglio 1991 pp.256, 35 Questa raccolta di saggi esplora linterazione tra il liguaggio e i suoi diversi contesti psicologici e sociali. Lopera riguarda soprattutto il ruolo del linguaggio nellaccertazione e nella trasmissione del sapere. Matilal, Bimal Krishna Perception Clarendon Press, Londra giugno 1991 pp.452, 15 Presenta la visione filosofica Nyaya e la esamina criticamente contro quella del suo oppositore tradizionale, la versione buddista del fenomenalismo e dellidealismo. Lautore afferma che Nyaya non affronta solo le tradizionali critiche buddiste, ma anche quelle dei moderni rappresentazionalisti dei dati sensoriali. Mc Allester Jones, Mary Gaston Bachelard, subversive humanist: texts and readings University of Wisconsin Press, luglio 1991 pp.192, $ 29.95 Unintroduzione agli scritti di Bachelard sui rapporti tra scienza, poesia e coscienza umana. Il libro contiene estratti, cos~ come saggi critici che esaminano lo sviluppo del suo pensiero e chiarificano il suo legame con la rivoluzione intellettuale comunemente associata a Foucault e Derrida. McGinn, Colin The problem of consciousness. Essays toward a resolution Basil Blackwell, Oxford giugno 1991 pp.232, 30 Il problema della coscienza nel mondo materiale. Lautore sostiene che credere nellesistenza della coscienza non inficia il naturalismo ateistico, anche se al momento la coscienza possa essere spiegata in termini di scienze fisiche. Il problema, egli dice, di tipo concettuale. Meinwald, Constance C. Platos Parmenides Oxford UP, New York giugno 1991 pp.224, $ 24 Questo saggio propone una nuova soluzioone allannoso dilemma della cosidetta met ginnica del Parmenide platonico. Lautore dimostra che lopera serve a introdurre una metafisica che nasce dai problemi comunemente legati ai dialoghi centrali di Platone, istituendo un collegamento con le opere successive. Mersch, D. - Nyri, J.C. (a cura di) Computer, Kultur, Geschichte. Beitrge zur Philosophie des Informationszeitalter Passagen-Vlg., Wien giugno 1991 pp.168, S 280 Meyerson, Denise False consciousness Clarendon Press, Londra giugno 1991 pp.192, 25

Lyotard, Jean-Franois Leons sur lanalitique du sublime. Kant, Critique de la facult de juger , Paragraphes 23-29 Galile, Paris giugno 1991 pp.294, FF 205 Magnani, Lorenzo Epistemologia applicata. Conoscenza e metodo nelle scienze prefaz. di Fulvio Papi Marcos y Marcos, Milano luglio 1991 pp. 334. Il volume, che compendia organicamente testi gi apparsi su varie riviste e testi inediti, mette a fuoco problemi epistemologici di pi generale interesse filosofico. Le tematiche spaziano dal rapporto fra lepistemologia e lintelligenza artificiale, a quello fra antropologia e conoscenza matematica, allindividuazione di modelli epistemologici del sapere psicoanalitico, in un panorama di riferimenti filosofici che va da Kant, Hegel e Marx a Poincar e Gdel. Magnani, Lorenzo (a cura di) Conoscenza e matematica introduz. a cura di Fulvio Papi

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Lautore adopera le tecniche della filosofia analitica per sviscerare il concetto marxista di falsa coscienza; sostiene che il marxismo connesso allidea di un credo motivato e che tale idea filosoficamente difensibile. Micinski, Boleslaw Diligence philosophique Ed. Noir sur blanc, Paris maggio 1991 pp.183, FF 116 Raccolta di saggi del filosofo, critico darte e poeta polacco. Millar, Alan Reasons and experience Clarendon Press, London luglio 1991 pp.240, 27.50 Un certo pensiero filosofico moderno tende a considerare lesperienza sensibile come un tipo particolare di abito proposizionale. Lautore argomenta contro questa concezione, interpretando lesperienza sensibile come una sorta di stato psicologico. Esamina inoltre la natura della fede a partire da questi presupposti. Morell, Thomas Notes and annotations of Locke on the human understanding (1794) Thoemmes Press, London giugno 1991 pp.130, 30 Questi appunti e annotazioni furono scritti su richiesta della regina Caroline, ma rimasero in forma di manoscritto fra le carte di Morell fino alla sua morte avvenuta nel 1784. Nel libro sono inclusi chiarimenti sulla terminologia di Locke, spiegazioni sulle tematiche centrali e sul criticismo sostanziale. Moretto, Giovanni Giustificazione e interrogazione. Giobbe nella filosofia Guida Editori, Napoli giugno 1991 pp.220, L. 30.000 La nostra tradizione di pensiero ha una duplice radice, greca e giudaicocristiana. In entrambe queste radici vive lidea che lesistenza umana sia segnata dalla tragedia del male. Da qui prende spunto Moretto per indagare il problema del male e del negativo con cui, nella sua storia millenaria, la filosofia si confrontata. Mller, Karl Otfried Prolegomeni a una mitologia scientifica trad. di Luciano Andreotti Guida Editori, Napoli giugno 1991 pp.250, L. 30.000 Il saggio affronta il tema della comprensione storica del mito. Mller mostra come nella mitologia compaiano sempre due elementi indissociabili: il fatto realmente accaduto, e storicamente riscontrabile, e una pura rappresentazione del pensiero. La comprensione storica, per Mller, non si arresta dinanzi al contenuto ideale del mito; la mitologia scintifica accede, nelle pagine di questo libro, alla comprensione della rappresentazione mitica interrogando la religiosit degli antichi e penetrando nella sfera del loro puro pensiero. Nicole, Pierre Discourses: Translated from Nicoles Essays by John Locke with important variations from the original french (1828) Thoemmes Press, London giugno 1991 pp.274, 32, I Saggi sulla morale di Nicole consistono di tre discorsi. Quando Locke lesse i Saggi, ne fu talmente colpito che li tradusse in inglese. I temi di Nicole, il ruolo della ragione nella religione, le debolezze umane e larmonia sociale, furono tutti considerati da Locke di perenne interesse. Noica, Constantin Six maladies de lesprit contemporain Critrion, Paris maggio 1991 pp. 234, FF 125 Il sentimento dellesilio, la noia metafisica e la coscienza del vuoto come sintomi di altrettante malattie dello spirito. ffenberger, Niels Zur Vorgeschichte der mehrwertigen Logik in der Antike (Zur modernen Deutung der aristotelischen Logik IV) Georg Olms, Hildesheim giugno 1991 pp.172, DM 44,80 Ophir, Adi Platos invisible cities Routledge, London giugno 1991 pp.240, 35 Una lettura della Repubblica di Platone, una delle opere che pi hanno influenzato la nascita della filosofia occidentale. Lautore mira a fornire una base per un riesame dei rapporti fra filosofia e politica. Osler, Margaret J. (a cura di) Atoms, pneuma and tranquillity: Epicurean and stoic themes in european thought. Cambridge University Press, maggio 1991 pp.288, 32.50 Uno studio dellinfluenza che epicureismo e stoicismo, due filosofie della natura e della natura umana elaborate in epoca classica, hanno esercitato sullo sviluppo del pensiero illuminista europeo nei campi letterario, filosofico, religioso e scientifico. Papadis, Dimitrios Die Seelenlehre bei Alexander von Aphrodisias Introduzione di Olof Gigon Lang, Frankfurt a.M. giugno 1991 pp.391, DM 100 Parrochia, Daniel Le Rel Bordas, Paris maggio 1991 pp. 191, FF 58 Il reale, fisico, metafisico e antropologico in tutte le sue rappresentazioni. Perronet, Vincent A second vindication of Mr. Locke (1738) Thoemmes Press, London giugno 1991 pp.158, 34, Nel 1736 Perronet pubblic la sua prima Difesa di Mr.Locke, difendendo Locke dallaccusa, diretta da Browne ed altri, di incoraggiamento degli scettici e dei miscredenti. In questa seconda Difesa, Perronet replica a Butler e alle critiche simili di Andrew Baxter e Isaac Watts Pierre-Jean, Simon Histoire de la sociologie P.U.F., Paris giugno 1991 pp.534 Prezioso per gli studiosi, utile per gli studenti, questo libro si preoccupa di ricercare le origini della sociologia al di l della data ufficiale di nascita, scovandone le tracce in Platone e in Montesquieu. Si sofferma a lungo sullopera dei padri fondatori e prosegue fino alla scuola di Chicago. Pippin, Robert B. Modernism as a philosophical problem: On the dissatisfactions of european high culture Basil Blackwell, London maggio 1991 pp.224, 35 La cultura europea recente si interessata largamente allidea di modernit. Questo libro verte sul contributo filosofico a tale aspetto della cultura; percorre le insoddisfazioni espresse nel lavoro di Nietzsche, Hegel e Heidegger, cos come le argomentazioni di Adorno e Habermas. Platts, Mark Moral realities. An essay in philosophical psychology Routledge, London maggio 1991 pp.288, 35 Una metafisica descrittiva della morale, che cerca di svelare il modo in cui la critica filosofica ha mal identificato listituzione della moralit. Lautore si rif alle classiche filosofie morali di Hume, Mandeville e Nietzsche. Pldinger, W. - Wagner, W. (a cura di) Ethik in der Psychiatrie. Wertebegrndung - Wertedurchsetzung Springer, Berlin, agosto 1991 pp.244, DM 48 Unindagine sul ruolo dellantropologia e della metafisica nel ricavare sia il mondo etico, i principi medici e il loro mutare, sia i problemi pratici che si presentano a una persona responsabile nella prassi quotidiana. Postl, Gertrude Weibliches Sprechen. Feministische Entwrfe zu Sprache & Geschlecht Passagen-Vlg., Wien giugno 1991 pp.336, DM 47,20 - S 330 Poulain, Jacques (a cura di) Critique de la raison phnomnologique: la transformation pragmatique Cerf, Paris maggio 1991 pp. 248, FF 150 Gli atti del Convegno di Vienna (10-13 maggio 1985), dove riprendendo linterrogazione husserliana vengono interrogate la possibilit e la necessit ontologica di confrontare la vita umana al problema della verit. Poulaine, Jacques LAge pragmatique ou lExperimentation totale LHarmattan, Paris maggio 1991 pp. 232, FF 130 Priest, Stephen Theories of the mind Penguin Books, Londra giugno 1991 pp.240, 6.99 Esamina le concezioni dei filosofi sulla filosofia della mente. Il libro affronta inizialmente il dualismo, la tradizionale concezione secondo cui mente e corpo sono realt totalmente separate, e percorre poi il comportamentismo, il materialismo, il funzionalismo, le teorie del doppio aspetto e la fenomenologia. Prouvost, Gry Catholicit de lintelligence mtaphysique: la philosophie dans la foi selon Jacques Maritain Ed. Tqui, Rennes maggio 1991 Putallaz, Franois-Xavier La Connaissance de soi au XII sicle. De Matthieu dAquasparta Thierry de Freiberg Vrin, Paris maggio/giugno 1991 pp.444, FF 295 Ravera, Marco Introduzione al Tradizionalismo francese Laterza, Bari luglio 1991 pp.210 Il libro presenta una chiara ed efficace esposizione storiografica del tradizionalismo francese e dei suoi maggiori protagonisti: J. de Maistre, L. de Bonald, F. de Lamennais. Renner, R.G. (a cura di) Denken, das dieWelt vernderte. Schlsseltexte der europischen Geistesund Wissenschaftsgeschichte Herder, Freiburg, agosto 1991 2 voll., pp.384 ciascuno, DM 78 Rhode, Wolfgang Schopenhauer huete. Seine Philosophie aus der Sicht naturwissenschaftlicher Forschung Schuble, Rheinfelden maggio 1991 pp.250, DM 92 Risse, W. (a cura di) Thesaurus Logicus. Microfiche-Edition zur Geschichte der Logik Georg Olms, Hildesheim giugno 1991 DM 9.180 Questa edizione in microfilm ripercorre in modo esauriente e originale circa 200 dei pi importanti lavori sulla storia della logica dallinizio dei libri a stampa fino a tutto il XVIII secolo. Roberts, Richard From Hegel to Heidegger: Explorations in the afterlife of religion The Bristol Press London maggio 1991 pp.176, 19.95

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Una raccolta di saggi sul pensiero filosofico tedesco da Hegel a Heidegger, dalla tecnica interdisciplinare e di orientamento teologico. Il volume esplora la vita ultraterrena della religione, in unepoca di ambiguit in cui ogni cosa tende a divenire diversa dal proprio io apparente. Rohs, Peter Johann Gottlieb Fichte C.H. Beck, Mnchen giugno 1991 pp.190, DM 22 La presente introduzione al pensiero di Fichte dimostra che la sua filosofia dellio, spesso a torto pensata come soggettivismo e individualismo, un tentativo, ancora oggi affascinante, di fondare e di giustificare la spontaneit, la creativit e la coscienza di s come fonte dellumanit. Rorty, Richard Philosophical papers. Vol.1: Objectivity, relativism and truth Cambridge UP Cambridge giugno 1991 pp.236, 27,50 Questa raccolta di saggi di Richard Rorty, scritti negli anni 80 e ora pubblicati in due volumi, affronta alcuni dei temi che dividono i filosofi analitici anglosassoni e i filosofi contemporanei francesi e tedeschi, proponendo qualcosa di simile a un compromesso. Rorty, Richard Philosophical papers. Vol.2: Essays on Heidegger and others Cambridge UP Cambridge giugno 1991 pp.250, 27,50 Secondo volume della raccolta di saggi di Richard Rorty, in cui vengono portati avanti i temi del primo, nel contesto dei dibattiti sulla recente filosofia europea incentrata sullopera di Heidegger e Derrida. Rutherford, R.B. The Meditation of Marcus Aurelius: A study Clarendon Press, London giugno 1991 pp.304, 14.95 Questo studio cerca di facilitare al lettore moderno lapproccio alle Meditazioni, spiegando il loro retroterra storico e filosofico, percorrendo i nodi fondamentali del pensiero di Marco Aurelio e riportando i dettagli stilistici della sua prospettiva intellettuale e morale. Sandkhler, J. - Ptzold, D. (a cura di) Die Wirklichkeit der Wissenschaft. Probleme des Realismus Meiner, Hamburg giugno 1991 pp.203, DM 30 Sandvoss, Ernst R. Philosophie, Selbstverstndnis, Selbsterkenntnis, Selbstkritik Wiss. Buchges., Darmstadt giugno 1991 pp.252, DM 38 Sartre, Jean-Paul - Levy, Benny LEspoir maintenant: les entretiens de 1980 Verdier, Rieux en Val giugno 1991 pp. 104, FF 85 In queste interviste dellultimo periodo, Sartre tenta di ripensare il concetto di inizio . Scalia, Gianni Tra avanguardie e altre cose discorsi di ordinaria letteratura, politica, filosofia Il Poligrafo, Padova giugno 1991 pp.224, L. 35.000 Il saggio costituito da un insieme di interventi provocatori su questioni e personaggi centrali nellodierno dibattito politico-culturale. Dal problema storico-teorico delle avanguardie novecentesche, la riflessione di Scalia si sposta su quelle tematiche letterarie particolarmente sensibili ai risvolti filosofici e politici via via sollevati dalle posizioni dei pi significatici matre penser come Roland Barthes e Edmond Jabs. Scheler, Max Von der Ganzheit des Menschen. Ausgewhlthe Schriften. Liebe, Ethik, Erkenntnis, Leiden, Zukunft, Realitt, Soziologie, Philosophie A cura di Manfred S. Frings Bouvier, Bonn giugno 1991 pp.283, DM 38 Schrift, Alan Nietzsche and the question of interpretation Routledge, London luglio 1991 pp.256, 35 Questo studio lega Nietzsche alla tradizione ermeneutica, affermando che una certa tensione nelle sue osservazioni sullinterpretazione anticipa lermeneutica pluralista alternativa ad Heidegger. Schwabe-Hansen, Elling Das Verhltnis zwischen transzendentaler und konkreter Subjektivitt in der Phnomenologie Edmund Husserls W. Fink, Mnchen giugno 1991 pp.250, DM 58 Schwabe-Hansen interpreta la fenomenologia come un tipo a se stante di filosofia trascendentale, rendendola plausibile sulla base di unampia e precisa lettura di Husserl. Seager, William Methaphysics of consciousness Routledge, London giugno 1991 pp.256, 35 Questa monografia delinea una concezione fisicalista del pensiero mentale, indipendente dalle correnti teorie mente-cervello. Esplora la nozione di sopravvenenza come le ragioni di un fisicalismo plausibile che richiede meno ricerche della spiegazione fisica dei processi mentali. Searle, John Rogers Pour ritrer les differences: rponse Derrida Eclat, Combas 1991 pp. 24, FF 30 Larticolo di Searle che ha inaugurato la polemica con J. Derrida sullinterpretazione del pensiero di Austin. Sebba, Helen - Bueno, Anibal A. Boers Hendrikus (a cura di) The collected essays of Gregor Sebba: truth, history and the imagination. Louisiana State University Press, luglio 1991 pp.480, $ 29.95 Questa raccolta di saggi tutti pubblicati tra il 1950 e il 1981, riflette la disparit degli interessi di Gregor Sebba. Tra le materie trattate vi sono la filosofia, la storia delle idee, la letteratura e larte. La maggior parte delle argomentazioni riguardano la creativit e la ricerca del vero. Sheehan, J.J. - Sosna, M. (a cura di) The bounsaries of humanity. Human, animals, machines University of California Press, Berkeley giugno 1991 pp.264, $ 35 Eminenti studiosi di sociobiologia e di intelligenza artificiali uniscono la propria riflessione a quelle di filosofi, storici e scienziati sociali. I curatori del volume, nel brano introdotti, analizzano il dibattito. Sichirollo, Livio (a cura di) Il resistibile declino dellUniversit Guerini e Ass., Milano luglio 1991 pp.192, L. 28.000 Una raccolta di scritti di P. Calamandrei, B. Croce, G. De Carlo, P. Piovani, G. Pasquali, G. Pugliese Carratelli, E. Renan, E. Weil. E un fatto forse poco noto che dagli anni Venti la polemica sullUniversit si indirizzasse contro una struttura massiccia e sgretolata a un tempo. Studiosi, docenti, educatori che nella situazione attuale individuano i sintomi di una ben prevedibile catastrofe, si richiamano alla riflessione di chi, nel passato, aveva riconosciuto i segni premonitori del disastro e li aveva denunciati a chiare lettere. Singer, Peter A companion to ethics Basil Blackwell, London luglio 1991 pp.560, 40 Questo volume, composto da quarantasette articoli, ricopre lintero campo delletica, dalle origini della materia, attraverso le grandi tradizioni etiche, sino alle teorie su come dovremmo vivere. Si sofferma su specifiche questioni etiche e sulla natura delletica stessa. Snare, Francis Morals, motivation and convention: Humes influential doctrines Cambridge University Press, Cambridge maggio 1991 pp.344, 30 Uno studio sulla continua influenza delle opinioni di Hume sulla filosofia morale e su quella politica. Il libro in parte un esegesi critica delle dottrine incisive e provocatorie di Hume contenute nel terzo libro del Trattato sulla natura umana; pone in rilievo limportanza di questo dibattito per la filosofia contemporanea. Sosa, Ernest Knowledge in perspective: Selected essays in epistemology Cambridge University Press, Cambridge maggio 1991 pp.320, 30 Sin da Platone i filosofi si sono posti una domanda fondamentale: qual lambito e quale la natura della conoscenza umana? In questo volume il filosofo Ernest Sosa ha raccolto dei saggi a riguardo, scritti nellarco di venticinque anni. Tutti i pi importanti argomenti dellepistemologia contemporanea sono trattati. Spinnici, Paolo Il significato e la forma linguistica. Pensiero, esperienza e linguaggio nella filosofia di Anton Marty Franco Angeli, Milano giugno 1991 pp.344, L. 35.000 Sterenly, Kim The representational theory of mind. An introduction Basil Blackwell, Oxford giugno 1991 pp.256, 37,50 Il libro illustra e sostiene una teoria fisica dellintelligenza in due parti: la prima consiste nellesposizione e nella difesa di una delle principali teorie contemporanee della sesnsibilit umana (teoria funzionalista della mente), la seconda considera opposizioni e obiezioni. Stewart, M.A. Studies in the philosophy of the scottish Enlightenment Clarendon Press, London maggio 1991 pp.336, 14.95 In questa serie di saggi sulla filosofia scozzese nellet di Hutcheson e Hume, si sottolinea limportanza delluso di fonti storiche originali e dello studio del contesto, come chiavi dellinterpretazione filosofica. La raccolta include ricerche sulla prima educazione scientifica e religiosa di Hume.

Strauss, Leo Le testament de Spinoza: crits de Leo Strauss sur Spinoza et le judaisme a cura di A. Barraquin e M. Depadt-Ejchenbaum Cerf, Paris luglio 1991 pp. 359, FF 240 La tesi sostenuta da Strauss che la comprensione del problema ebraico inerisce a una nuova lettura del Trattato teologico-politico di Spinoza. Tallis, Raymond The explicit animal. A defence of human consciousness MacMillan Acad. and Prof., Londra giugno 1991 pp.320, 35 Il testo fornisce un quadro completo delle attuali teorie materialiste della coscienza e sostiene che i tentativi di sistemare o eliminare lesperienza soggettiva sono mal concepiti. La coscienza viene considerata la base di una nuova visione, quella delluomo esplicito. Tester, Keith Animals and society. The humanity of animal rights Routledge, Londra giugno 1991

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pp.208, 30 Il saggio fornisce un resoconto esauriente dei rapporti fra uomini e animali e tenta di sollevare questioni di ampia portata sulla filosofia, la storia e la politica dei diritti animali. Thielen, Helmut Revolution des Glaubens. Religionsphilosophische Versuche ber Befreiung Prefazione di Kuno Fssel Argument, Hamburg giugno 1991 Track, Joachim Philosophie im 20. Jahrhundert Kohlhammer, Stuttgart giugno 1991 pp.220, DM 29 Traversa, Guido Lunit che lega luno ai molti. La Darstellung in Kant Japadre Ed., Roma maggio 1991 pp.268 Trutmann, Bruno Der unbekannte Gott. Eine kritische Aufeinandersetzung mit dem offiziellen Gottesglauben Rasch und Rhring, Hamburg giugno 1991 pp.208, DM 28 Trcke, Christoph Violenza e tab. Percorsi filosofici di confine Garzanti, Milano maggio 1991 pp.141, L. 16.000 La raccolta di saggi di Trcke che affronta temi apparentemente disparati come il concetto di non-violenza, letica ambientalista, il rispetto per la vita, la teoria degli archetipi junghiana e il rapporto tra Freud e la religione, rifiuta lapproccio interdisciplinare per puntare sugli elementi di intersezione che percorrono tutti questi temi. Largomentazione di Trke lucida, volutamente polemica nel demistificare i luoghi comuni e le banalit rassicuranti di tante nobili posizioni che, per un malinteso assolutismo morale, si sottraggono al compito di pensare. Untersteiner, Mario La fisiologia del mito Bollati Boringhieri, Torino giugno 1991 pp.564, L. 42.000 Lautore ripercorre il cammino dal mito al logos indagando soprattutto le relazioni tra mito e religione, tra due manifestazioni dello spirito che si differenziarono quando i miti presero uno sfondo storico, o si colorirono di un intento etico, allegorico o eziologico. Vallentyne, Peter (a cura di) Contractarianism and rational choice. Essays on David Gauthiers Morals by agreement Cambridge University Press, luglio 1991 pp.352, 35 Morals by agreement(1986) di David Gauthier, offre una completa e suggestiva teoria contrattuale della moralit. In questa antologia, alcuni filosofi della politica e della morale forniscono un esame critico della teoria di Gauthier e dei suoi tre programmi principali. Vasilyuk, F. The psychology of experiencing Harvester Wheatsheaf, giugno 1991 pp.258, 40 Sostiene che lesperienza sensibile, un lavoro della persona nel mondo, conferma la posizione dellio rispetto al mondo; costituisce una replica alle epistemologie del disgiuntivismo e suggerisce modi in cui i singoli individui possono rimediare ai propri mali. Verene, Donald Phillip The new art of autobiography: an essay on the Life of Giambattista Vico written by himself Clarendon Press, London luglio 1991 pp.280, 30 Uno studio sull autobiografia di Vico. Questo libro colloca lopera nello sviluppo del genere autobiografico; lautore afferma che Vico fa del racconto della propria vita unapplicazione filosofica alla storia umana. Tale racconto considerato in rapporto alle Confessioni di Agostino e ai Discorsi di Cartesio. Virno, Paolo Opportunisme, cynisme et peur: ambivalence du dsenchantement Eclat, Combas 1991 pp. 64, FF 55 Unanalisi della modernit e delle malattie sintomatiche del disincanto. Waxman, Wayne Kants model of the mind Oxford UP, Oxford giugno 1991 pp.352, 35 Questa monografia propone una nuova interpretazione delle concezioni kantiane sulla percezione umana e la conoscenza, cos come vengono impostate nella prima parte della Critica della ragion pura. Weatherford, Roy The implications of determinism Routledge, Londra giugno 1991 pp.240, 35 Weatherford intreccia temi metafisici, etici, religiosi, del senso comune e della fisica quantistica, dando luogo al quadro pi chiaro possibile del problema in tutte le sue forme. Wellmer, Albrecht The persistence of modernity: Aesthetics, ethics and postmodernism Polity Press, maggio 1991 pp.200, 35 Unanalisi delle dimensioni estetiche, etiche e filosofiche dellera moderna; questo libro discute il lavoro di figure come Adorno, Peter Burger, Habermas e Jean Francois Lyotard. Per tutto il testo lautore argomenta a favore di un riesame degli scopi della diffusione della cultura. Wenzel, Harald Die Ordnung des Handelns. Talcott Parsons Theorie des allgemeinen Handlungssystems Suhrkamp, Frankfurt a.M. giugno 1991 pp.528, DM 68 Weymann-Weyhe, Walter Leben in der Vergngichkeit. ber die Sinnfrage, die Erfahrung des Anderen und den Tod Patmos, Dsseldorf giugno 1991 pp.192, DM 29,80 Whitford, Margaret Luce Irigaray. Philosophy in the feminine Routledge, Londra giugno 1991 pp.304, 35 Introduzione al pensiero e allopera di Luce Irigaray. Pensandola come una filosofia della differenza sessuale, Margaret Whitford suggerisce che si tratti di unopera di filosofia al femminile. Wiggins, David Needs, values, truth Blackwell Publishing, Londra giugno 1991 pp.380, 14.95 Una raccolta di dieci saggi che ricoprono i territori delletica, della metaetica, della filosofia del linguaggio e della logica. Tra i tanti argomenti toccati vi la controversa questione del cognitivismo in etica. Wilhelms, Gnther Sinnlichkeit und Rationalitt. Der Beitrag Alfred Lorenzers zu einer Theorie religiser Sozialisation Kohlhammer, Stuttgart giugno 1991 pp.238, DM 74 Al centro della ricerca c linterrogativo sulle possibilit di tramandare il mondo simbolico religioso e le tradizioni nella situazione culturale e sociale odierna. Wils, J.-P. - Mieth, D. (a cura di) Ethik ohne Chance? Erkundungen im technologischen Zeitalter Attempto-Vlg., Tbingen, agosto 1991 2 ed. ampliata e riveduta pp.294, DM 36,80 Wilson, Fred Empiricism and Darwins science Kluwer Acad.Publ., Lancaster luglio 1991 pp.368 Difende un certo empirismo e la teoria darwiniana sullorigine delle specie attraverso la selezione naturale. Witzany, G. (a cura di) Zur Theorie der philosophischen Praxis Die Blaue Eule, Essen giugno 1991 pp.147, DM 38 Wood, Allen W. Hegels ethical thought Cambridge UP, Cambridge giugno 1991 pp.315, 30 Notevole esposizione della teoria etica che sta alla base della filosofia hegeliana sociale, politica e storica. Wren, Thomas E Caring about morality: Philosophical perspectives in moral psychology Routledge, Londra giugno 1991 pp.208, 30 Si tratta di uno studio di filosofia morale che cerca di mettere in dubbio gli assunti filosofici che puntellano gli aspetti psicologici e motivazionali della moralit. Lautore propone la sua teoria della cautela morale che una tendenza a pensare la realt in termini morali. Zimmermann, Rainer E. Selbstreferenz und poetische Praxis. Entwurf zur Grundlegung einer axiomatischen Systemdialektik Junghans, Cuxhaven giugno 1991 pp.115, DM 28 Zingari, Guido Leibniz, Hegel e lidealismo tedesco Mursia, Milano 1991 pp.229, L. 30.000 Il libro indaga in maniera approfondita i rapporti tra Leibniz e lIdealismo tedesco e in particolar modo tra il pensatore di Hannover e lo Hegel della Scienza della logica. Tali rapporti vengono affrontati secondo il duplice andamento dellinflusso e della ricezione concentrandosi soprattutto sui temi della logica formale, della filosofia della matematica e della scienza.