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L'energia nucleare

LUIGI SERTORIO
Dipartimento di Fisica Teorica - Università di Torino
Agosto 2002

Riassunto
Mentre la transizione al nucleare è ad uno stadio avanzato in Francia e
in Belgio, gli Stati Uniti sono rimasti ancora largamente dipendenti dalla
sorgente petrolifera. La difesa americana del proprio accesso privilegiato
a questa sorgente si sta mostrando, oramai in tutto il mondo, cruenta,
come era stato anticipato dagli osservatori più attenti.
Un futuro accesso su larga scala alla sorgente nucleare da parte degli
Stati Uniti porterà con sè problemi di ristrutturazione sociale e
industriale, legati al fatto che la rete di distribuzione elettronucleare
è diversa dalla rete del petrolio. Inoltre i problemi di sicurezza e non
proliferazione sono destinati a crescere nel tempo, implicando anche gli
altri paesi.

1 Le sorgenti energetiche
La più importante fonte di energia per l'uomo è l'energia solare. Questa fonte di energia ha
accompagnato la specie umana dalla sua comparsa sulla Terra in poi, per tutto il percorso della
sua evoluzione. E' questo percorso che ha suscitato in Vernadskij il concetto di noosfera. (V.I.
Vernadskij, La biosfera e la noosfera, Sellerio 1999). Con noosfera si intende la dinamica della
biosfera dominata dalla specie umana, e la specie umana dominata dall'intelletto.
L'uso dell'energia fossile è un fenomeno recentissimo; il carbone è importante da circa due
secoli, il petrolio da un secolo. E' da discutere se il pezzetto di storia dei paesi tecnologicizzati ed
energivori stia dando un contributo globale positivo o negativo alla crescita dell'intelligenza della
specie umana.
I passi compiuti nei millenni precedenti, che hanno separato macroscopicamente la specie
umana dalle altre specie viventi, furono lo sviluppo dell'agricoltura e dell'allevamento degli
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animali, la navigazione, l'uso dell'energia cinetica dell'acqua e dell'aria che circolano


perennemente nella dinamica del clima. Il legno è stato fino all'ottocento il materiale dominante
nell'arte di costruire case, navi, carrozze, e inoltre il combustibile per quelle attività produttive
che necessitano del fuoco, cioè di temperature superiori a quelle caratteristiche degli organismi
viventi. Nell'ottocento c'è lo sviluppo della fisica chimica, nel novecento lo sviluppo della fisica
nucleare. Questi eventi aprono la porta all'utilizzo di energia contenuta in riserve fossili. Le
sorgenti sono il carbone e alcune molecole formate da carbonio e idrogeno (kerosene, C10 H22 ;

metano, CH4), energia fossile chimica; e poi l'uranio e il torio, energia fossile nucleare. Si
utilizzano energie di legame che sono nel caso chimico dell'ordine di grandezza dell'elettronvolt,
eV, nel caso nucleare del milione di elettronvolt, MeV. Scale superiori di energia sono state
esplorate in laboratorio, per esempio mille MeV, cioè il GeV, e oltre, ma si è visto che a quelle
energie non ci sono tipi di legami che possano estrinsecarsi in esplosioni o combustioni; quindi le
riserve di energia si fermano alla scala del nucleare. Ovviamente non tutte le molecole e non tutti
i nuclei sono fatti in modo tale che la loro energia di legame possa essere estratta, cosa che può
avvenire appunto sotto forma di esplosione o di combustione controllata. Dalla risorsa fossile che
sta in miniera alla sua presentazione in forma di combustibile c'è di mezzo la sapienza chimica e
nucleare. La produzione di combustibile chimico è relativamente facile, non per niente è stata
scoperta per prima; la produzione di combustibile nucleare è molto più difficile.
Si noti infine che è sempre più facile creare il fenomeno dell'esplosione che quello della
combustione. Il controllo della combustione ed il suo uso richiedono l'invenzione di macchine e
motori. Un esempio interessante è quello della fusione nucleare. La bomba H è stata realizzata
mezzo secolo fa, il reattore a fusione non esiste ancora.

2 Come viaggia l'energia


Il carbone viene trasportato con navi e treni. Il petrolio con navi e oleodotti. Il viaggio finale,
verso i piccoli distributori, in camion-cisterna. Il metano viaggia in condutture, fino all'utente
finale. L'utente finale utilizza il combustibile con strumenti (motori, per produrre lavoro,
bruciatori, per produrre calore) di bassa tecnologia. Le barre di combustibile nucleare viaggiano
per mare, e sulla terra su treno o camion, fino all'utente intermedio, che è la centrale
elettronucleare. Infatti il combustibile nucleare non è adatto agli usi minuti, siano essi bruciatori o
motori. La combustione nucleare è un processo complesso, che avviene nel cuore del reattore,
poi l'utente intermedio, cioè la centrale elettronucleare, utilizza il calore erogato dalla reazione
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nucleare controllata per creare lavoro, trasforma il lavoro in corrente elettrica, infine incanala la
corrente nella rete diffusa. (Qui più che di lavoro sarebbe corretto parlare di potenza, visto che si
tratta di processi continui; un conduttore elettrico trasmette potenza). Per certi usi non va bene il
combustibile chimico portato fino al piccolo utente, ma è preferibile la distribuzione nella forma
di corrente elettrica. Questo avviene se l'utente finale è un apparecchio elettrico o elettronico. Per
produrre energia elettrica occorre un generatore; per far girare l'asse del generatore occorre un
motore, in generale una turbina. La turbina può essere azionata dalla combustione di metano o
gasolio e questo tipo di turbina è un motore endotermico; oppure da vapor d'acqua ad alta
temperatura prodotto a monte, il motore esotermico. Il caso più importante è quello in cui il vapor
d'acqua è ottenuto dall’erogazione di calore nell'interno del nocciolo di un reattore nucleare. Con
l'eccezione dei mulini a vento o ad acqua, c'è sempre una combustione a monte di ogni macchina
erogatrice di energia. Nell'automobile la combustione avviene nel motore che e' posizionato a
pochi centimetri dal passeggero. Nel caso della spina elettrica la combustione avviene molto
lontano, poi ci sono i cavi elettrici che portano l'energia fino all'utente.
Nota per i fisici. Per le reazioni chimiche la temperatura di esplosione e la temperatura di
combustione nei motori sono simili. Nel caso delle reazioni nucleari la temperatura di esplosione
e la temperatura del fluido attivo nelle turbine sono diversissime, ossia la temperatura di
esplosione è almeno mille volte più alta. Pertanto la turbina endotermica a gasolio è una
macchina efficientissima, il reattore nucleare è inefficientissimo.

3 Cosa fa l'utente con l'energia?


C'è il grande utente, la fabbrica, lo stato, e il piccolo utente, il singolo cittadino.
Questo mix di utenze costituisce la dinamica degli individui, delle nazioni, e dell'interazione fra
nazioni. L'individuo usa energia per riscaldare, refrigerare, cucinare, azionare strumenti elettrici,
per muoversi con mezzi di trasporto privati. Poi entrano in gioco la fabbrica, lo stato, l'insieme di
stati. In certe nazioni, per esempio, il trasporto privato è dominante, in altre nazioni non esiste, in
altre nazioni ancora c'è invece un rapporto opportuno fra trasporto privato e pubblico. In certi
paesi l'erogazione di energia elettrica è considerata un servizio complicato e difficile da
realizzare, di interesse collettivo, e pertanto è gestita dallo stato. In altri paesi codesta operazione
collettiva è minima o non esiste.
La fabbrica è, in senso astratto, quella macchina in cui entrano sia energia che materiali (le
materie prime) ed escono manufatti. Una grande varietà di manufatti, che vanno, tanto per fissare
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le idee, dall'automobile ai biscotti. La proporzione fra privato e pubblico nella gestione delle
fabbriche varia fra paese e paese.
Quando l'energia era unicamente energia solare tutti gli uomini in tutti i paesi si trovavano in
una condizione di parità. Le differenze nel progredire erano dipendenti dalla geografia e dalla
storia degli studi, dell'efficienza dei loro schemi di vita associativa. L'accesso all'energia fossile
crea immediatamente delle disparità fra paesi dovute alla irregolare distribuzione delle miniere e
al diverso grado di capacità tecnologica nell'utilizzarle. Il concetto di qualità di vita scivola verso
il concetto di capacità di acquisto; questa è assai diversa fra un paese e un altro e non ha più
niente a che vedere con la civiltà dei vari paesi. Il dizionario multilingue dell'economista è fatto
di tabelle e interconnette merci, non concetti.

4 L'energia costa
Se io vado al mare, e ricevo i raggi del sole sulla mia pelle e respiro la brezza marina e nuoto
nell'acqua pura e trasparente (chissà) non pago per il sole, per la brezza, per il tepore. Pago solo
indirettamente per essere lì a godere di fenomeni naturali ed eterni se ho scelto di alloggiare in
un hotel di lusso, o se sono stato costretto ad alloggiare in tale hotel. Ma in tutti gli altri casi, cioè
quelli dell'energia fossile, i frutti dell'energia li pago. Anche l'utente intermedio, il produttore di
energia elettrica, per esempio, paga. Ci sono vari stadi a cui riferirci per fare i conti.
C'è l'acquisto del materiale grezzo in miniera. Chi ha questo materiale lo vende, chi non ce l'ha
lo compra. Per esempio alcuni paesi hanno giacimenti petroliferi, altri no; analoga disparità esiste
per i giacimenti uraniferi.
C'è la trasformazione del materiale grezzo in combustibile utilizzabile. Questo processo è
relativamente facile, nel caso della distillazione del petrolio, è molto difficile e complesso per il
combustibile nucleare, e complesso vuol dire costoso.
C'è il costo per la sicurezza delle varie operazioni alle quali va incontro il combustibile fossile,
dall'estrazione al consumo finale. Il petrolio proviene da processi organici, e quindi in linea di
principio è compatibile con la biosfera. La produzione di CO2, quella che si forma nella
combustione di metano e petrolio è dannosa perché è subitanea, nella scala dei tempi geologici,
ma di per sé la CO2 è biocompatibile. Per questo si evita di parlare di costo del dopo uso, o costo
ambientale. I costi ambientali colpiscono le generazioni successive alle generazioni che li creano,
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e l'etica corrente li ignora. I minerali uraniferi provengono dal tempo della formazione del
sistema solare, sono di provenienza cosmologica, non geologica. I prodotti delle reazioni nucleari
indotte dall'utilizzo dei combustibili nucleari, siano essi per uso militare o civile, sono
incompatibili con la biosfera. Questa incompatibilità si manifesta sia con l'emissione di radiazioni
nucleari che sono distruttive per le macromolecole costitutive degli organismi viventi, sia con
tossicità diretta. L'aspetto nuovo, sconosciuto nel mondo della chimica, è la durata nel tempo
delle emissioni di radiazioni nucleari. Queste durate, o tempi di dimezzamento, sono variabili da
nucleo a nucleo, ma in taluni casi sono più lunghe dei tempi rilevanti per la specie umana, per
esempio la durata della civiltà mediterranea. Per quanto riguarda la tossicità, il torio è letale se
assorbito in piccolissima quantità, e il plutonio, che non esiste in natura ma è creato nelle
manipolazioni nucleari, batte tutti, è la sostanza più tossica che si conosca a tutt'oggi. Ci sono
fisici che hanno lavorato per anni col plutonio, in laboratorio, e stanno benissimo; ma che ci
siano tonnellate di plutonio in giro per il mondo non va niente bene, e questo è un problema non
scientifico ma geopolitico. Questo perché il plutonio è materiale privilegiato per i bombardieri,
serve nella costruzione delle bombe H. Penso che questa distinzione fra rischio nel laboratorio,
che può essere minimizzato, e pericolo militare, che può essere massimizzato, incomincia ad
essere capita. Insomma, non ha senso parlare di rischio in astratto.
Mettendo assieme tutte queste osservazioni si dovrebbe capire che il costo della protezione dai
rischi connessi al combustibile nucleare è dunque altissimo. Il ritardo nell'introduzione dei
reattori breeder (formatori di plutonio) non è dovuto alla lentezza degli studi sulla sicurezza
tecnica della macchina, che è soddisfacente, ma al rischio connesso alla gestione del plutonio,
strano materiale che è al tempo stesso output civile e input militare. Non è della fisica che non ci
si fida, ma dell'uomo.
Nota. In questa analisi possiamo fin dall'inizio escludere la discussione del caso italiano, che è
irrilevante nel contesto mondiale, anche se rilevante per noi cittadini di un paese "spettatore".
L'Italia non ha miniere uranifere. I paesi che hanno miniere uranifere hanno anche speso molti
soldi per sviluppare la tecnologia dei reattori, nella speranza di usarli poi con profitto. Se l'Italia
avesse sviluppato la tecnologia dei reattori nucleari avrebbe poi cercato di venderli ai paesi che
ne hanno bisogno in quanto proprietari di miniere uranifere, per esempio alla Francia o agli
Stati Uniti, i quali però, saggiamente, se li erano già costruiti in proprio. Va un po' a vendere
vasi a Samo. Che poi lo si volesse o non lo si volesse, ci fu a tagliar corto il veto americano, in
nome della dottrina generale della non proliferazione la quale vuole che il club nucleare sia il
più ristretto possibile, e l'Italia non è nella lista.
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Le centrali nucleari costano molto care rispetto a cosa? Rispetto alle centrali a gasolio che sono
la vera bonanza dell'elettroproduttore, naturalmente finché si utilizza il petrolio che c’è in casa.
Per poco che si faccia pagare l'energia elettrica lui ci guadagna sempre. Il metano e il petrolio
infatti spuntano fuori dal suolo quasi da soli. Poi scorrono bene nelle condutture, e infine mettono
in moto le turbine che fanno girare l'asse dei generatori di corrente elettrica in una maniera che è
facile da regolare in funzione del carico dell'utenza. Se si vuole spostare la centrale è facile, se la
si vuole smantellare quando è obsoleta è anche facile. E' facile capire che per molti decenni il
petrolio ha creato molto più denaro di quanto ne sia stato speso per estrarlo e metterlo in
funzione.
Invece per la centrale nucleare tutte queste cose vanno diversamente. Una centrale nucleare è
costituita da un nocciolo dentro il quale si scalda il fluido del circuito primario; uno scambiatore
di calore connette il circuito primario col circuito secondario, quello che esce dal contenitore
blindato e va nella sala contigua ad alimentare la turbina che aziona il generatore; il terzo circuito
infine scambia calore fra l'uscita della turbina e l'ambiente esterno. L'adeguamento al carico è
complesso, ma questo è il problema minore. L'apparato non è tutto qui. il reattore è solo un anello
di una catena di eventi. Il combustibile che arriva non è una cosa domestica come una conduttura
che porta il gas. E' fabbricato in stabilimenti che sono sotto sorveglianza militare; infatti il
processo di arricchimento è necessario sia per costruire le bombe che per costruire il
combustibile, cambia solo, nei due casi, il grado di arricchimento; dunque è necessario tenere le
due operazioni separate, e all'uopo occorrono precauzioni forti, cioè militari. Questo è infatti uno
dei punti cruciali nel sempre più grave problema geopolitico della non proliferazione.
Mettiamo che questa sicurezza sia garantita al livello locale della singola fabbrica di
combustibile. Ogni ingegnere sa che il rischio di un impianto e il costo della sua costruzione sono
inversamente proporzionali. Supponiamo che rischio sia minimo, cioè che si sia speso molto nella
fase di costruzione. Dopo di ciò il combustibile nucleare viaggia sotto scorta d'alta sicurezza
fino al reattore che lo utilizzerà. Anche qui il buon reattore è quello che costa caro. Giunto al
reattore il combustibile finalmente incomincia a "lavorare". Una volta all'anno il reattore è
fermato (per questo le centrali sono grappoli di reattori) le barre sono estratte ancora caldissime e
radioattive, vengono riposte in vasche speciali, e si ricarica il reattore con le barre fresche. Le
barre spente restano lì, nel recinto sorvegliatissimo della centrale: è troppo pericoloso rimetterle
in viaggio verso centri di raccolta ed eventuale rigenerazione. Tutta questa descrizione assume
che il progetto della centrale sia stato perfetto e che soprattutto la gestione della centrale sia nelle
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mani di uomini di altissima dottrina e moralità, e la loro attività sia protetta da insidie sia interne
che esterne. Ma siamo solo al transiente iniziale.
Dopo alcuni decenni di utilizzo della centrale, gli anni nei quali l'energia crea attività e quindi
denaro, arriva il momento in cui tutto il corpo della centrale, una massa spropositata di cemento
armato, è stata attraversata da radiazioni al punto che non è più agibile, deve essere
"decommissionata". Con questa parola si indica una specie di rottamazione. Prima viene spenta la
macchina, però il nocciolo resta caldo ancora per molto tempo. Poi il tutto viene sepolto con
procedimenti abbastanza ben codificati, bara di cemento prima, poi trasporto di cumuli di rocce e
terra per coprire il blocco di cemento utilizzando dei bulldozer radiocomandati. Poi questa zona
la si recinta, e la si protegge con truppe fedeli o meglio con batterie di missili intelligenti
posizionati con arte. Questo per molto tempo, diciamo per sempre sulla scala della lunghezza
della vita umana. Possibile? Sono poche, e relativamente giovani le centrali nucleari esistenti,
quindi sul problema della rottamazione si parla poco. Ma il problema c'è ed è serio. Qualcuno (E.
Teller) ha proposto di fare le centrali in pozzi profondissimi. Il decommissionamento è in tal caso
facile: con astute esplosioni, del tipo usato dai minatori, si fanno franare le pareti del pozzo.
L'idea da una parte va bene dall'altra va male, perché rende macchinoso il raffreddamento nel
regime di funzionamento, cioè il ciclo di Carnot della turbina. Ecco perché le centrali o sono
poste in riva al mare o dotate di quelle mastodontiche torri di raffreddamento, che disperdono
calore nell'atmosfera. Insomma i paesi che costruiscono centrali, poverelli loro, quante grane; gli
altri andranno da loro a comprare l'energia elettrica bell'e fatta. Subiranno le pressioni del
mercato, che più che mercato è geopolitica poco pacifica.
Consideriamo dunque la fase transiente del dopo, e pensiamo a centinaia di centrali, quelle che
ora ci si propone di costruire, dopo il loro decommissionamento, con le loro montagne di terra di
copertura, e i recinti, e le batterie di missili ad eterna protezione. Ed anche, li vicino, le tombe
delle scorie del combustibile spento, stessi missili, per sempre. Invece dei terroristi che oggi
pullulano sulle strisce geografiche percorse dagli oleodotti ci saranno le nuove generazioni di
terroristi adeguati alla nuova situazione. Quanto costerà all'umanità tutto questo? Niente, se si
esclude come al solito dal conteggio ciò che pagheranno le generazioni future.
Naturalmente prima che arrivi questa fase del dopo c'è da discutere quello che c'è in mezzo, il
periodo di tempo in cui la risorsa estratta dalla miniera uranifera produce denaro.
Tutte queste noiose nozioni tecniche sono necessarie per capire non come è fatta la dinamica
economica consumista che si alimenta di energia fossile, questa la sa descrivere meglio
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l'economista, ma per capire il perché di certe scelte, le scelte dettate dalla tecnica appunto, ossia
ciò che l'economista da solo non sa spiegare.

5 Il benessere petrolifero
Esiste l'accesso facile? Per il petrolio la risposta è si, ovvero spesso, ovvero talora. Qui infatti si
passa dalle nozioni tecniche all'uso pratico, cioè dal domino della scienza rigorosa a quello della
politica. I giacimenti di carbone, di petrolio e di metano sono posizionati in luoghi diversi,
appartengono a nazioni diverse, e possono essere facili o difficili da sfruttare. Per esempio la
Germania nell'ottocento aveva il carbone in casa, con accesso facile, e la capacità tecnica per
utilizzarlo. L'America all'inizio del novecento si è trovata il petrolio in casa con accesso facile, e
la capacità per utilizzarlo. Altri paesi avevano il petrolio ma non sapevano usarlo, o non
l'avevano proprio, che sapessero o non sapessero usarlo. In tutta la storia della specie umana si è
verificato questo fenomeno che sembra essere deterministico: quando un gruppo di uomini scopre
una risorsa nuova, dal ferro, al marmo, ai diamanti, ecc., la sfrutta più che può, e si avvantaggia
più che può; quando lo sfruttamento raggiunge un livello maturo, nel senso del mercato, entra in
azione un meccanismo di controllo e di limitazione, dettato dall'istinto di preservazione del più
forte, non dalla saggezza dei deboli, i quali anzi vorrebbero partecipare al privilegio, accelerando
così l'esaurimento delle risorse.
Per quanto riguarda il petrolio, la disparità geografica-temporale è stata vistosa. Il petrolio
infatti, rispetto al carbone è più flessibile quindi si articola più velocemente nel paese che per
primo lo possiede e lo utilizza. Flessibilità, per esempio, vuol dire che può azionare motori a
combustione interna piccolissimi o grandissimi, dal tagliaerba all'aeroplano alla corazzata, e così
via, una grande varietà di azioni. Azioni vuol dire movimento, movimento vuol dire consumo,
consumo vuol dire denaro. Col carbone non era così facile. Per fissare le idee sulla disparità
geografica temporale, osserviamo che all'inizio del novecento l'automobile in Europa era per i
ricchi, in America per tutti, nel resto del mondo per nessuno. D'altra parte col carbone
funzionavano già da tempo le ferrovie che erano più evolute in alcuni stati europei che in
America.
Per alcuni decenni, in America, l'energia, cioè il petrolio, fu speranza, fu nuova frontiera. Il
petrolio era lì, facile, pronto a moltiplicare l'azione degli uomini più intraprendenti. L'energia
fossile creò dei valori. L'America fu esempio di vita libera, realizzò la struttura sociale della
democrazia. Questo avveniva negli anni in cui gli uomini coraggiosi erano più rappresentativi
degli uomini prepotenti.
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Ma l'energia estratta da miniera porta con sé anche un altro aspetto. Fino a che l'uomo vive di
energia solare l'unità di misura delle sue azioni è il proprio metabolismo (circa 100 watt). Questo
crea dei limiti all'interazione fra l'uomo e il resto della biosfera; limiti vuol dire regole sociali.
Nota. Il consumo energetico USA diviso per il numero dei cittadini supera il valore del
metabolismo di un fattore cento. Il superamento di questi limiti implica la scomparsa delle regole
corrispondenti. La scomparsa delle regole, che erano dettate dalla natura, ha permesso la
formazione di modi di vivere e di strutture di agglomerazione del denaro anomale, grosse e
prepotenti anziché intelligenti. L'intelligenza del singolo rimane, la scienza tuttora progredisce.
Ma a fianco degli uomini portatori di questo progresso è anche cresciuta la parte di società che
costituisce il suo opposto, quella parte che è non più democratica, non più libera, non più
creativa. All'interno dell'America la dinamica fra le due anime continua a creare confronti. Ma
all'esterno quella che appare non è l'anima creativa, è l'anima militare.
Non si è mai visto nella storia della specie umana che un paese che si trovasse ad avere degli
strumenti di prevaricazione superiori a quelli posseduti dagli altri paesi si astenesse dall'usarli, nel
nome della gentilezza o della spartizione del privilegio. E l'America usa il privilegio del potere
militare per proteggere il privilegio economico, liberamente, usando armi competitive non appena
esse fluiscono dalle fabbriche. Anche senza poter leggere i segreti della progettazione e
costruzione bellica, che sarebbe spionaggio, possiamo dall'esterno, magari con un certo sforzo,
utilizzando conoscenze di ingegneria non tanto banali, vedere la dinamica che nasce dalle loro
azioni. Il tempo tipico per progettare e realizzare un nuovo strumento di guerra, per esempio un
aereo, un missile, ecc., che parzialmente si innesta su un modello precedente, è di circa sette
anni. L'intervallo di tempo può variare a seconda del grado di innovazione del nuovo strumento.
Corrispondentemente con questi ritmi sullo scenario internazionale si osservano puntualmente gli
aggiornamenti nella definizione dei bersagli da colpire e nella metodologia di guerra.
Lo sfruttamento delle risorse petrolifere ha raggiunto il livello maturo, e la strategia americana è
passata alla fase in cui è necessaria l'imposizione del controllo dell'estrazione a vantaggio della
propria preservazione. Naturalmente questo controllo solo formalmente è simile a quello adottato
per esempio per controllare il flusso dei diamanti dalle miniere del Sudafrica, piccolo traffico
piccola imposizione. Il traffico del petrolio è enorme ed esige enorme violenza. E la potenza
militare americana è appunto enorme e può sostenere operazioni belliche quasi continue. Ma le
distruzioni causate dall'attuazione del progetto di preservare un privilegio minerario petrolifero
inesorabilmente si ripercuotono sulla qualità della vita di tutti i paesi. Possiamo dire a questo
punto che il petrolio sta incominciando a distruggere denaro anziché crearlo.
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Questo è lo scenario globale nel quale dobbiamo considerare la transizione dal regime
petrolifero al regime nucleare.

6 Il benessere nucleare
Il nucleare civile nasce scientificamente nel 1942 a Chicago con la prima reazione a fissione
controllata per opera di Fermi, e penetra nella dinamica energetica americana vari anni dopo con
una crescita lenta. Il motivo è che il petrolio è la risorsa favorita perché è molto più flessibile, è
presente sul territorio americano, oppure ci arriva con flussi ben collaudati, ed il suo uso è
famigliare. Durante i primi cinquant'anni del novecento il petrolio ha ormai strutturato l'economia
americana e in questa struttura l'energia nucleare si inserisce male. Il nucleare non solo è molto
meno flessibile, ma costa molto di più, se paragonato al facile accesso al petrolio a cui gli Stati
Uniti allora erano abituati. Questo alto costo in generale è destinato a durare.
Nota. La tecnologia dei reattori a fissione è oramai stabilizzata da molto tempo, non ha senso
sperare in ipotetiche drastiche innovazioni tecniche che la possano rendere significativamente
meno costosa; pertanto il costo di un impianto dipende quasi unicamente dal grado di sicurezza
voluto. La macchina a fusione nucleare controllata è ancora nella fase di ricerca e quindi non si
può parlare del costo di un reattore a fusione; però può essere interessante osservare che la
macchina a fusione è teoricamente instabile. All’opposto, la macchina a fissione è teoricamente
stabile, ossia il peggio che le può succedere è lo scioglimento del nocciolo, fenomeno terribile
ma non esplosivo. Nei reattori a fissione con sodio liquido nel circuito primario ed acqua nel
circuito secondario, è il caso del Superphoenix, c'è il rischio teorico di esplosione nel primo
scambiatore di calore (vedere § 4), ma si tratta di esplosione chimica, non nucleare. Peraltro
questo rischio c'è, e la sua minimizzazione è uno dei contributi al costo dei breeders tradizionali.
Tornando al mix petrolio-nucleare, si può obiettare che Francia e Belgio sono nazioni più
nuclearizzate dell'America e che questo sorpasso del nucleare sul petrolio è avvenuto senza
nessun trauma. Ma è ovvio. Queste nazioni hanno una storia economica molto diversa: non
avevano risorse petrolifere e all'opposto avevano risorse uranifere, nelle colonie; quindi la loro
strada fu chiara e vantaggiosa. (Ma vale la pena ricordare che non fu facile per la Francia rifiutare
il veto americano; ci volle tutta l'astuzia e il coraggio di de Gaulle).
Ora, altri cinquant'anni dopo, all'inizio del duemila, l'economia energivora americana è ormai
matura, anzi decadente, cioè vicina ai limiti dell'inefficienza burocratica, e il nucleare appare
come il salvatore del consumismo. Ma osserviamo prima di tutto che l'alto costo del nucleare è
intrinseco, e la bonanza petrolifera degli anni d'oro non tornerà mai più nel futuro. Per quanto
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riguarda il futuro vicino è probabile che la dirigenza americana abbia capito che l'energia
nucleare va bene come coadiuvante dell'energia petrolifera, ma con una crescita lenta, per salvare
l'equilibrio del funzionamento della macchina economica consumista interna. A questo scopo è
necessario un mix opportuno di petrolio e nucleare, col petrolio che deve durare il più a lungo
possibile. E' un po' come l'alimentazione energetica dell'uomo: occorre la respirazione e
l'ossigeno, il petrolio, ma anche l'assunzione di proteine, il nucleare. Il nucleare va bene per gli
usi pubblici, collettivi, il petrolio va bene per quelli privati, individuali. I trasporti su strada
potranno elettrificarsi, gradualmente; poi, magari, con l'idrogeno come combustibile il trasporto
privato potrà parzialmente salvarsi. Il condizionamento degli ambienti abitativi potrà
elettrificarsi, anch'esso gradualmente, dopo aver risolto, peraltro, grossi problemi dovuti alla
distribuzione diffusa delle abitazioni su un territorio molto grande, problemi che per esempio i
paesi europei hanno in misura minore. Se la transizione avvenisse bruscamente il tessuto della
società americana sarebbe stracciato.
Questo trasferimento dal privato al pubblico è ostile alla tradizione democratica americana che
nacque con caratteri di individualismo e di solidarietà nelle piccole comunità. Ma purtroppo è
vero che l'individualismo creativo è difficile da trovare mentre l'acquiescenza è facile da indurre.
Ahimè si basa su questo degrado democratico la speranza di prosecuzione del benessere
americano.
Dopo queste premesse passiamo finalmente a considerare l'ipotetica America che abbia
affrontato nel migliore dei modi il mix petrolio-nucleare e goda di gran benessere. Sarà molto
difficile far accettare al popolo privilegiato la presenza sempre crescente di siti radioattivi, i
cimiteri delle scorie e dei reattori a fine vita. Quindi l'autarchia geografica nucleare per gli
americani è indesiderabile, e questo apre delle nuove prospettive geopolitiche. Per esempio ci
sarà la tendenza a posizionare i siti radioattivi in zone povere e deboli della Terra. Questo
proporrà nuove ribellioni, nuove prevaricazioni, e in conclusione un nuovo terrorismo. E questo
è ciò che il nucleare avrebbe dovuto alleviare. E' proprio difficile pensare che il nuovo disagio
nucleare sia minore del presente disagio petrolifero.
Gli Stati Uniti cercano di imporre un certo ordine mondiale; i perturbatori non sono nemici in
grado di fare la guerra. Non esiste nessuno stato che possa fronteggiare il potere militare
americano. La punizione è indirizzata a stati che sono individuati come contrabbandieri del
petrolio, pirati intenzionati ad aumentare i propri armamenti, in particolare quelli nucleari. E'
lunga la lista degli stati insidiatori del regolare funzionamento degli affari americani.
Contrabbandieri, pirati, filibustieri, terroristi, ribelli, ecc., esistono da sempre, e sembra che la
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loro esistenza esprima una dinamica ineliminabile nella storia dell'uomo. L'Inghilterra mandò
truppe sul territorio americano a riportare l'ordine e imporre l'ubbidienza ai rivoltosi americani,
che però vinsero in sanguinose battaglie, e sono ricordati come eroi dagli americani d'oggi.
Ancora prima, il contrabbando navale, al tempo degli imperi coloniali, accompagnò la decadenza
o la nascita di diverse dinastie regnanti, quando si combatteva con pugnali e moschetti, e le palle
di cannone erano bocce sferiche di pietra. Chi era il buono, chi era il cattivo? Ora , a tanti anni di
distanza, vediamo con diversa prospettiva storica quegli eventi. Con il contrabbando petrolifero
oggi si muore molto più crudelmente e in più gran numero. Naturalmente chi bombarda dice che
il buono è lui, chi si prende le bombe dice l'opposto.
Il contrabbando nucleare potrebbe mettere a rischio l'America stessa. Certamente la dirigenza
americana è conscia di questo e le strategie della politica estera americana di punizione
preventiva lo stanno dimostrando. E se si riducessero i consumi energetici? Non è ovvio che una
semplice riduzione dei consumi da parte americana possa servire ad allontanare il pericolo della
proliferazione, o pirateria, nucleare. Infatti oggi economia di consumo vuol dire forza politica, e
un nuovo stato consumatore e forte potrebbe svilupparsi altrove e prevalere a sua volta. Sarà
dunque necessaria una disgiunzione fra il potere militare e i consumi interni, cosa difficilissima
da accettare volentieri. Ma dovrà essere così, anzi sta avvenendo proprio questo. Possiamo
prevedere un'America tirchia nella vita sociale e sempre più forte militarmente? Questa non è una
speculazione teorica, è la direzione visibile in cui marciano le azioni del presidente degli Stati
Uniti oggi in carica. Il regime di alimentazione energetica nucleare più sarà pulito e sicuro più
sarà legato ad una società burocratica e militare.

7 La biosfera
La transizione dal regime petrolifero a quello nucleare su larga scala non può essere discussa in
modo astratto, solo con il linguaggio della tecnologia oppure solo con quello dell'economia; è un
fenomeno che coinvolge diverse nazioni in diversi modi e dobbiamo capire che l'orchestrazione
globale del regime nucleare è nelle mani del paese più forte, che quindi si fa portatore dell'ordine
mondiale, e che altro potrebbe fare?
Abbiamo visto che è interesse dell'America che questa transizione sia lenta. Questa transizione
opera sulla dinamica economica consumista che assomiglia molto ad una struttura piramidale,
dove il vertice della piramide rappresenta la massima concentrazione di denaro e la base è il
popolo dei piccoli consumatori. Di queste piramidi ce ne sono molte e spesso le basi si
intersecano. Questo tipo di struttura tende all'inefficienza ma non all'instabilità; ossia il vertice
1

può franare un po' qua e là, come una montagna di sabbia che funziona proprio in questo modo
caotico che però conserva una certa forma di tipo frattale, insomma non ha la caratteristica di
rompersi. Rompersi è proprio di un organismo di grande complessità funzionale, insomma un
organismo vivente.
Sembra strano non attribuire alla dinamica consumista globale la proprietà di essere vivente:
apparentemente sembra vivissima, e contrapposta ai quasi-morti popoli poveri.
Questa osservazione porta a dei pensieri che vanno molto lontano, verso il capire cosa è che si
può dire vivo nella grande struttura della biosfera (Vernadskij). Lo stato stazionario della biosfera
è quello, eterno, che riceve energia dai fotoni emessi dal Sole e riemette la stessa quantità di
energia di nuovo sotto forma di fotoni, quelli emessi dalla Terra verso lo spazio cosmico. Il Sole
emette radiazione ad alta temperatura, cioè di alta qualità termodinamica, la Terra emette
radiazione di bassa temperatura, cioè di bassa qualità termodinamica. Questo salto di qualità è
sfruttato dagli organismi viventi per esistere. Tutte le molecole elementari che entrano negli
organismi viventi e vengono strutturate dal motore della fotosintesi in molecole più complesse,
carboidrati, più complesse ancora, proteine, infine assemblee di alta struttura con capacità
funzionali ancora più elevate, gli animali, alla fine, dopo un certo periodo di vita individuale
decadono, si decompongono in molecole elementari, e ritornano tutte all'appuntamento
rinnovatore della fotosintesi. Questo processo può essere formalizzato nel linguaggio della
ecobiofisica. Come sempre nella storia dell'uomo, tali fenomeni erano stati intuiti in forma
poetica da sempre, ma stanno diventando scienza solo oggi. Lo stato stazionario è il portatore
della vita della biosfera, e può durare tanto quanto può durare il Sole. Ma esistono anche
condizioni transienti. E' nota l'esistenza di grosse porzioni della crosta terrestre formate da gusci
di animaletti marini la cui esistenza sembra essere stata finalizzata appunto a formare gusci,
conchiglie, insomma a compiere alcune reazioni chimiche coinvolgenti carbonio, calcio,
ossigeno, prendendo molecole da una parte e sedimentandole in forma di carbonati da un'altra.
L'opera di questi organismi non compie ciclo, è un processo a perdere. Sono altri organismi
superiori quelli che continuano ad evolversi in armonia coi cicli formanti tutti insieme lo stato
stazionario. Ora sembrerebbe che la società consumista sia finalizzata a creare reazioni chimiche
che terminano in scorie depositate nella sfera inorganica. Queste scorie non sono ancora in tale
quantità da riempire fondali marini e poi sollevarsi come montagne a seguito di movimenti
tettonici. Ma hanno una cosa in comune con le conchiglie: sono parte di un non-ciclo, nascono ed
agiscono apparentemente solo per produrre massa fossile dal punto di vista fisico e montagne di
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denaro in poche mani dal punto di vista sociale e politico. Questo è il grado di non-vita della
società consumista.
So che ci sono persone che pensano che si possa parlare di una società intelligente sganciata dai
vincoli di vita offerti dalla biosfera terrestre, che ad essi appare troppo restrittiva, colonizzando
altri pianeti. Leggo i loro scritti con una certa angoscia, come nel vedere quel tipo di film gialli in
TV dove di passo in passo si sente l'arrivo del multiplo eccidio finale; la conclusione è assurda,
non è qualcosa di riconoscibile e redimibile, come avviene nei gialli interessanti e divertenti.
Penso che la comprensione della biosfera sia la massima sfida che possa essere offerta
all'intelligenza umana poiché la biosfera è l'intelligenza globale di cui l'uomo è una parte. La
conoscenza dell'uomo crescerà sempre, dove sempre vuol dire fino a che esisterà il Sole, e quindi
la biosfera non la conosceremo mai del tutto perché la parola fine arriverà solo alla morte del
sistema solare. Il dies irae sarà la fine del Sole e là vedremo chi ha pensato bene. Magari i
terrestri avranno lanciato nello spazio il loro ultimo messaggio verso altri esseri, altri potranno
leggerlo e provare ammirazione o pietà per noi.
Restando nella biosfera cerchiamo di capire cosa è contenuto nel regime stazionario, e non nel
transiente consumista della conchiglia fossile. Prima di tutto lo stato stazionario globale è stabile;
è il singolo organismo che è instabile, muore. Questo avviene perché la vita è un fenomeno
irreversibile, dissipativo, insediato in un contesto fisico-chimico, la sfera inorganica, che è
governata a sua volta da equazioni irreversibili. I fenomeni dissipativi non lineari possono
contenere instabilità o più precisamente cambi di stabilità. I cambi di stabilità che possono
esistere all'interno dello stato stazionario globale creano e disfano nicchie ecologiche. Le nicchie
ecologiche sono stati dinamici locali, che attingono a risorse variabili, a differenza della biosfera
globale che attinge sempre e unicamente all'energia di radiazione dal flusso solare che è quasi
costante. Diverse nicchie possono interagire fra loro ma non fino al punto di fondersi. Le nicchie
si formano attorno a risorse nuove. Queste fasi di novità creano intelligenza, antiuniformità.
In conclusione le proprietà della biosfera sono l'equilibrio globale, la persistenza, e la ricchezza
di struttura.
Invece il futuro degli uomini alimentati dall'energia nucleare va nella direzione opposta,
l'uniformità, la dirigenza burocratica. Lo stato stazionario della biosfera lascia ricordi; il
transiente energivoro lascia residui.
La nostra eredità scientifica portava con sé soprattutto la conoscenza di aspetti della natura
"esterni" all'uomo sia nel microscopico che nel macroscopico. Molecole, atomi, nuclei, non li
abbiamo fatti noi, possiamo studiarli, ma non farne degli altri. Così è anche per i pianeti, e le
1

stelle. All'opposto nella biosfera terrestre l'uomo è sia esterno che interno. E sembra che l'uomo
stia producendo delle modifiche alla dinamica della biosfera prima di avere capito con sufficiente
rigore come questa dinamica funziona, anzi inventando il diabolico concetto che qualche governo
abbia il potere di imporre di ignorarla.

8 Conclusione
Come può un uomo che muore di un cancro dovuto alle radiazioni assorbite lamentarsi, dato
che, statisticamente, muore molto meno di chi sceglie di fumare o andare in automobile
sull'autostrada? In questo modo si scopre che la normativa sulle dosi massime consentite ha in sé
una componente soggettiva, che è il grado di attaccamento dell'uomo alla vita. Si può trovare una
categoria di persone di riferimento che si dedicano ad azioni da loro volute con libera scelta, e
socialmente accettate, che implicano una incidenza di morte elevata. Conseguentemente la dose
massima nella normativa di protezione dalle radiazioni può essere riconsiderata e fatta salire. In
diversi paesi l'attaccamento alla vita può essere diverso, in altri paesi, poi, lo strumento tecnico-
giuridico della normativa neanche esiste. Creare delle normative per interfacciare il mondo della
scienza applicata, l'ingegneria, la farmacologia, ecc., con il mondo degli affari è cosa buona fino
a che ci si riferisce ad attività controllabili entro i singoli paesi con l'applicazione delle leggi
esistenti. Ma l'alimentazione energetica nucleare fuoriesce largamente da questa definizione; è un
progetto che già alla partenza porta con sé una storia di grandissime tensioni internazionali. Non
può certamente essere controllato mediante l'applicazione del vecchio strumento della normativa.
E' dunque necessario fare un passo avanti, cioè è necessario che per iniziativa dei paesi civili si
decida di studiare la formulazione di leggi internazionali che regolino il posizionamento dei siti
radioattivi e la loro tutela. L'impresa sarebbe ardua perché naturalmente i paesi deboli, governati
da dittature, neanche se lo chiedono cosa siano i siti radioattivi, e potrebbero essere portati ad
accettare leggi a loro sfavorevolissime. Poi se in ritardo se ne accorgono e si lamentano troppo,
saranno individuati come terroristi.
Tuttavia se si discutesse apertamente una legge internazionale che implica la responsabilità dei
governi e non solo dei tecnici, si inizierebbe un approfondimento di idee istruttivo. Si vedrebbe
chi propone cosa e si potrebbero forse portare alla luce dei progetti che si stanno sviluppando
all'oscuro.
Ma il modo giusto di pensare all'energia nucleare è di non avere bisogno dell'energia nucleare.
Il progetto di aumentare l'estrazione di energia dalle riserve nucleari serve a prolungare
1

l'esistenza della società consumista. Spiegare ai consumisti che per prolungare il loro benessere è
opportuno forse consumare meno è tempo sprecato perché il bello del regime consumista è che il
piccolo consumatore gode, e chi ha il controllo del processo di erogazione dei beni di consumo
diventa sempre più potente, e quindi non può permettere che diminuisca il suo privilegio, basato
sia sulla crescita del numero dei consumatori, che sull'estensione dei loro modi di consumare. Da
questo meccanismo segue necessariamente che l'ammettere che sia realtà l'arrivo del danno
ambientale, ossia pensare che il futuro debba essere una delle variabili della dinamica economica,
è cosa dalla quale bisogna rifuggire come Sant'Antonio dal demonio.
D'altra parte perché si dovrebbero rieducare i consumatori onde prolungarne l'esistenza? E quali
consumatori si dovrebbero rieducare? Tutti? Non ha senso. I paesi forti nel preservare il proprio
privilegio castigano i paesi deboli, e lo fanno spiegando ai deboli che questa è l'applicazione di
una etica di valore universale, che è per il loro bene, perché poi, dopo, il consumismo verrà esteso
pure a loro. Non so quante persone hanno capito che lo stato di guerra quasi continua e
geograficamente diffusa è la dimostrazione che la realtà è il contrario di quanto promesso. Eppure
le informazioni ci sono. ( Noam Chomsky, 11 Settembre le ragioni di chi?, Marco Tropea Editore,
2002).
Ma allora è vero che deve essere preoccupazione primaria quella di prolungare l'esistenza di
alcuni paesi consumisti che già per conto loro stanno escludendo il futuro dall'insieme delle loro
responsabilità? La società consumista concepisce il futuro unicamente come conquista, quindi
deve farsi dei nemici, inventandoli se non ci sono. Che sia nata come un bene e poi sia diventata
un male lo si è capito, ed è vero che bisogna fermarla. Ma non con la sua stessa logica che è
quella della guerra. Non ci sono contrasti da inventare, è un pensiero più profondo quello che si
deve inventare. Si tratta di imparare a fare ciò che sa fare la biosfera: strutturare, anziché
espandere.
Quindi il discorso è un altro; e non sta più in queste pagine.
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Il gatto e la volpe

Da alcuni giorni ricevo chiamate telefoniche e mail di amici e amiche costernati e sdegnati per le notizie televisive,
gli articoli, le interviste in favore delle proposte del governo sul ritorno delle centrali elettronucleari in Italia. Cerco
di capire da cosa nasca questa mestizia o perplessità diffusa e credo di poter dire che ciò può essere interpretato come
un segnale buono, e spiego perché.

Oramai moltissimi cittadini, dai lavoratori dipendenti disoccupati ai benestanti a rischio di perdita del benessere,
vedono che la fede che nutrivano nell'economia consumista si sta trasformando in sfiducia grave. La fede che dal
grande mondo che ci circonda emergano sempre nuove risorse, sempre nuove occasioni da sfruttare onde curare i
nostri mali locali, i nostri errori, la nostra insipienza, è svanita: stanno male anche in USA, dove vivono gli uomini
liberi e democratici, stanno male anche in Cina, dove vivono gli uomini ubbidienti comunisti. La vita del sistema
globale è dura, non fa regali. Come è possibile che il governo prometta energia facile, sicura, a basso costo e quindi,
in virtù dell'equazione "energia uguale consumo uguale soldi", prometta scenari di felicità ventura? Quale è il buon
segnale?

Che Pinocchio si è fatto furbo e non crede al gatto e la volpe che gli propongono di marinare la scuola e partire per il
paese dei balocchi. Il gatto è l'agile presidente del consiglio che
Approfondisci l'argomento
decide, la volpe è il gruppo di illustri scienziati inaspettatamente
filonucleari che garantiscono, e i balocchi sono i dieci o venti Nucleare:
gigawatt elettronucleari che ci aspettano, sono lì dietro l'angolo fra
Firma la petizione online
dieci anni.
Il nucleo. Monia Benini

Diecimila volte grazie. Marco Finelli


Incominciamo a parlare della volpe, gli illustri professori
Un accordo fuorilegge. Redazione
universitari indulgenti o apertamente filonucleari. I loro interventi
sono fondati su testi universitari di fisica e tecnologia nucleare e Cento
su Watt per il prossimo miliardo di anni. Prof. Luigi
Sertorio
rapporti ufficiali declassificati, ossia spurgati dalle informazioni
sensibili dal punto di vista della progettualità militare o della protezione finanziaria, quelle che i governi tengono per
sé, e dunque dicono cose ben note che rientrano nell'ortodossia scolastica: la verità "ex libris" che faceva infuriare
Galileo. Vero che gli ingegneri nucleari di anno in anno perfezionano i loro progetti nella direzione della sicurezza;
vero che i reattori autofertilizzanti e subcritici sono un interessante campo di ricerca ben nota fin dal tempo di Fermi
e tuttora in attesa di conclusione, la cosiddetta "IV generazione"; e infine è noto ai geologi da alcuni secoli, non da
ieri, che i depositi di sale sono in generale siti geologici testimoni di grande stabilità fisico-chimica. Tutto ciò sulla
carta è inattaccabile e chi lo dice fa bella figura accademica. Ma questa è l'informazione "permessa" non è quella
"importante".
Questa distinzione è chiara per taluni esperti ma ora sta entrando intuitivamente nella mente di molti. Molti
incominciano a capire che l'eccellenza scientifica in un certo campo è bene che continui a esercitarsi là dove è nata e
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dove è garante di sé stessa.

Passiamo al gatto. Molti incominciano a capire che vincere le elezioni non coincide con capire la realtà
internazionale. Le domande importanti sono molto lontane dalle promesse facili. E' vero che fra dieci o vent'anni i
nostri figli saranno affrancati dalla dipendenza dal petrolio comprato all'estero? Dove sono le risorse uranifere sul
territorio italiano, quelle che ci daranno il benessere autarchico prossimo venturo? Se fosse vero che l'Italia ha tali
risorse perché il nostro paese non ne è mai stato esportatore? Chi pagherà la costruzione delle raffinatissime nuove
centrali elettronucleari? Lo Stato italiano, cioè noi cittadini laboriosi.
Verso quale Stato straniero possessore di miniere di materiale uranifero e militarmente potente, tale da imporsi come
unico gestore del processo di arricchimento isotopico, saranno versati i soldi dei futuri cittadini italiani utenti del
servizio elettronucleare? Chi sa prevedere quale sarà il costo del combustibile nucleare fra molti decenni, in tempi
ben lontani dalla responsabilità del nostro governo attuale, costo che dipenderà da imprevedibili squilibri e tensioni
internazionali nelle quali l'Italia sarà, come oggi, paese spettatore ma non attore? Abbiamo finalmente capito che il
costo del barile di petrolio non dipende dalle leggi della fisica né dalla reale vita di lavoro dei singoli cittadini, ma da
eventi come guerre di invasione e controllo sui paesi ricchi di giacimenti o alternativamente capovolgimenti violenti
di governi, mirati agli stessi propositi avventurosi di possesso. Perché mai il costo del grammo di uranio dovrebbe
essere stabile e pacifico? Pacifico? Dal processo di arricchimento necessario per le centrali elettronucleari vien fuori
l'uranio impoverito che si usa per fare i proiettili perforanti, usatissimi nelle "missioni di pace", appunto. I
filonucleari ci mostrano i depositi sotterranei dei residui radioattivi nello stato americano del Nevada; andranno
laggiù le nostre scorie? Certamente non saranno affidate alla camorra, o almeno vogliamo ben credere, ma saranno
rigorosamente e responsabilmente protette per sempre. Gli abitanti del Nevada le scorie non le vogliono e cercano
con tutte le loro forze di difendersi politicamente, ma non lo si dice. Tale ricovero avverrà forse gratis in virtù di
qualche ipotetico trattato internazionale? All'opposto pagheremo l'affitto del sito (da trovare) per un tempo
indeterminato, ma non lo si dice.

E infine la domanda più importante. Chi può dimostrare con ragionevole credibilità che il PIL italiano fra
quarant'anni sarà sostenuto da dieci o venti gigawatt di erogazione elettronucleare, chi ha fatto tali calcoli? Suvvia,
quale ministro delle finanze al mondo sa fare tale previsione? O sono semplici estrapolazioni a partire dal ben poco
glorioso consumismo attuale che ha concentrato il denaro in poche mani e impoverito le nazioni fino al punto del
collasso che è in atto? Non parlateci di "nucleare" e di "rinnovabili" a sostegno dell'utopia del consumismo, parlateci
di "non consumismo" cioè della realtà.
I cittadini vogliono capire se chi li governa sa rispondere a queste domande che riguardano il futuro della vita
democratica. E non hanno strumenti per esigere queste risposte. Di qui il malessere, la ribellione, e il pericoloso
distacco fra cittadini pensanti e istituzioni.
Ma forse questo è un bene: Pinocchio volta le spalle al gatto e alla volpe e decide di tornare a scuola. Parliamo
dunque della scuola. Se la lasciamo vivere vediamo che ha tanto da insegnarci. Nella rete interconnessa delle
università di tutto il mondo la comprensione del meccanismo della fotosintesi è avanzata enormemente rispetto a ciò
che si sapeva nei primi decenni del novecento; la fotosintesi è la realizzazione naturale del concetto di lavoro
fotochimico. Del flusso dei fotoni provenienti dal Sole ciò che non va in lavoro va in calore e dal calore partono i
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venti le correnti oceaniche e tutta la macchina del clima. Di ciò che dico si sannno dare valutazioni numeriche frutto
di geniali intuizioni teoriche e raccolta di dati sperimentali molto raffinati da circa vent'anni. Gli scienziati stanno
capendo come funziona l'ecosfera terrestre. Pinocchio ha tantissimo da studiare. La potenza estraibile dal flusso
solare e incanalabile nelle attività della società umana è oggetto di studio quantitativo, non solo più di generica
contemplazione. Da lì si deve partire per valutare la "portanza" dell'ecosistema, cioè la potenza da distribuire fra tutti
i membri della biosfera e questo lo stiamo capendo nel silenzio del lavoro di fisici e biologi. Non si tratta di
stravaganze ma di un filo conduttore del pensiero scientifico che parte dal tempo di Lucrezio, e poi Darwin, fino ai
grandi passi della biologia molecolare che è figlia della meccanica quantistica e in quanto tale sorella gemella della
fisica nucleare e dell'astrofisica. Quando progettiamo le abitazioni, le attività produttive, i trasporti di una società
energeticamente a zero energia fossile stiamo usando esattamente queste conoscenze. Questo è un patrimonio reale
enorme, utilizzabile subito, ma non lo usiamo perché la società drogata dal consumismo motorizzato dal consumo di
energia fossile non vuole vederlo.

L'identificare denaro e consumo di una risorsa sotterranea invisibile, sulla quale è facile mentire, è proprio ciò che ha
creato il denaro irreale, cioè la confusione economica presente. I pochi che detengono il potere per creare una cintura
protettiva al denaro irreale si difenderanno durissimamente. La transizione di Pinocchio alla vita adulta può essere
molto dolorosa per questo motivo.

Prof. Luigi Sertorio[*] - Università di Torino

[*]Luigi Sertorio, fisico, socio dell’Accademia Gioenia di Scienze Naturali e professore associato di Ecofisica alla
Facoltà di Scienze dell'Università di Torino, ha lavorato al CERN di Ginevra e, negli Stati Uniti, all’Istitute for
Advanced Study di Princeton e al Los Alamos Laboratory. Per tre anni è stato direttore di programma alla divisione
per gli Affari Scientifici della NATO. E’ autore di oltre 90 pubblicazioni scientifiche.

Nucleare: l’Italia resterebbe un Paese vassallo

Le risorse naturali non sono una cosa fissa e definita una volta per tutte, ma all’opposto sono
mutevoli nel senso che dipendono innanzitutto dal perenne procedere delle scoperte scientifiche,
e poi dalla padronanza delle strumentazioni tecnologiche, che a loro volta nascono da opportunità
che sono diverse per diversi Paesi e in diversi momenti storici.
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Prima della comparsa dei motori termici alimentati da risorse fossili - carbone, petrolio, uranio -
ci furono lunghi periodi di benessere di Portogallo, Spagna, Olanda e Inghilterra, nazioni-imperi
coloniali che prosperavano con la tecnologia del trasporto navale. Dopo la Seconda Guerra
Mondiale, la più potente flotta del mondo è quella americana e l’insieme dei traffici dell’impero
americano è intimamente legato, per nascita e sviluppo, alla tecnologia motoristica, quella che
dipende dal possesso o dal controllo dei giacimenti di petrolio o metano (fossili organici) e di
uranio o torio (fossili inorganici). La strumentazione tecnologica che tiene in azione l’impero
americano implica macchine e motori complessi e molto più potenti di qualunque strumento mai
concepito nel passato, è un apparato mastodontico, e necessariamente concentrato, sia dal punto
di vista industriale che monetario. Non è una dinamica sociale diffusa su piccola scala
imprenditoriale. Inoltre, come è sempre stato, il possesso e la conservazione del privilegio del
potere lega indissolubilmente la tecnologia civile a quella militare. E il gigantismo della
macchina militare è massimo.

In questo contesto geopolitico l’Italia non è né un paese sottosviluppato né un paese potente.


Alcune delle scoperte scientifiche più importanti nell’evoluzione della fisica nucleare
avvengono a Roma negli anni 1925-1939 ad opera del gruppo di Fermi; poi, nel Settembre
del 1943, a Cassibile, avviene la resa incondizionata dell’Italia agli USA. A partire da allora nel
contesto globale l’Italia è paese vassallo dell’impero americano. Il concetto di paese vassallo è
tanto antico quanto è antica la storia, non nasce certo nel 1943. E’ quella cosa per cui di identità
nazionale si parla tantissimo, ma non c’è; e le scelte non si creano, ma si subiscono. Veniamo
alla scelta della strada nucleare italiana. Come insegna la fisica, qualsiasi processo coinvolgente
una risorsa fossile parte dalla miniera, seguita dall’estrazione e preparazione del combustibile,
poi occorre inventare la macchina che trasforma il calore in lavoro (due strade: bomba o motore
esotermico) e infine c’è rilascio dei prodotti di combustione.
Al termine di questa catena si può valutare il denaro prodotto o perso.

Esaminiamo queste fasi.


1) L’Italia non ha miniere di materiale fissile.
2) Non ha il permesso di sviluppare i processi di arricchimento isotopico; è proprio il controllo di
tali processi che dal 1945 genera terribili conflitti internazionali. In questi conflitti siamo stati non
attori ma
spettatori partigiani.
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3) Per quanto riguarda la parte macchinistica (le sopra menzionate bombe e i motori) l’Italia non
è stata attore dal 1943 ad oggi. Può lavorare su licenza.
4) Per la fase di utilizzazione è escluso che l’Italia abbia il permesso di dotare il proprio esercito
di
bombe nucleari o la propria marina di portaerei a motore nucleare. Restano le centrali
elettronucleari per uso civile.

E’ ovvio che per tale anello della lunga catena l’Italia è afferente a tutti i passi che precedono: in
altre parole è paese compratore. Più precisamente la scelta nucleare italiana si basa
sull’assunzione che i compratori italiani di corrente elettrica generata da un reattore nucleare a
fissione avranno, per qualche
circostanza di rigoglioso andamento dell’economia, i soldi necessari per pagare la bolletta. Non è
escluso che gli italiani ce li abbiano questi soldi, ma sarebbe interessante avere qualche indizio
sulla previsione che ciò sarà vero o probabile.

Infine c’è il passo finale, quello della gestione delle scorie. Questa è l’unica parte della storia
che è certa. Il complesso problema delle scorie nucleari sarà tutto nostro.

L’AUTORE
Luigi Sertorio nato nel 1933 a Torino, professore associato di Ecofisica alla Facoltà di Scienze
dell’Università di Torino. E’ stato per quindici anni visitatore consultant della Divisione Teorica
del Los Alamos National Laboratory, e per tre anni membro della Divisione V della NATO, Affari
scientifici. Autore di oltre novanta pubblicazioni scientiche, ha pubblicato anche libri a carattere
divulgativo, tra questi ricordiamo: Storia dell’abbondanza; Vivere in nicchia, pensare globale;
Cento watt per il prossimo miliardo di anni, tutti usciti per Bollati Boringhieri.
Sta lavorando a un libro sul nucleare che sarà pubblicato in primavera da Fazi.