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G. Vico, Sull'antichissima sapienza degli italici, cap.

VII, 4 IV Della facolt certa del conoscere Le cose su cui abbiamo meditato ci offrono loccasione di indagare quale sia la facolt data alluomo che propriamente serva al conoscere. Tre operazioni della mente: percezione, giudizio, ragionamento logico (ratiocinatio). Luomo infatti percepisce, giudica, ragiona (ratiocinatur): spesso per percepisce cose false, spesso giudica in modo sconsiderato, spesso ragiona in modo sbagliato. Tre operazioni regolate da tre tecniche: topica, critica, metodo. Le scuole filosofiche greche sono state dellopinione che alluomo siano state date queste tre facolt utili alla conoscenza, ciascuna delle quali regolata da una specifica tecnica: la facolt di percepire disciplinata dalla topica, quella di giudicare dalla critica, mentre quella di ragionare dal metodo. Perch gli antichi non hanno conosciuto un metodo vero e proprio. Gli antichi per, negli scritti dialettici, non hanno tramandato alcuna regola riguardo al metodo, dal momento che i fanciulli lo apprendevano pi che a sufficienza con la pratica stessa (uso ipso) mentre si applicavano allo studio della geometria. Al di fuori della geometria, gli antichi ritennero che il compito di dare ordine dovesse essere affidato alla saggezza (prudentia), la quale non regolata da alcuna perizia tecnica (ars) ed saggezza proprio perch non regolata da alcuna perizia tecnica. Infatti, gli esperti (artifices) sanno soltanto come disporre le cose in un certo ordine, ossia una per prima, unaltra per seconda e unaltra ancora in un altro luogo: procedimento (ratio), questo, buono a formare, non tanto un uomo saggio, quanto un artigiano. Con metodo geometrico n si impartiscono consigli pratici, n si compone un discorso politico. Invero, se introduci il metodo 1 geometrico nella vita pratica [come direbbe Terenzio]
nihilo plus agas, quam si des operam tu cum ratione insanias [non fai altro che impegnarti a sragionare con la ragione stessa].

Adoperare il metodo geometrico alla vita pratica significa cio agire come uno che voglia procedere in linea retta lungo le tortuosit della vita, quasi che nelle cose umane non regnasse il desiderio, la sconsideratezza, loccasione, la fortuna. Inoltre, comporre con metodo geometrico un discorso politico significa privarlo di ogni acume, far vedere soltanto quello che sta gi dinanzi agli occhi di tutti. Equivale cio a trattare gli ascoltatori come bambini, in bocca ai quali si d soltanto del cibo gi masticato: per dirla con una sola parola, come tenere un discorso da professore, non da oratore. Il modo di parlare di Cicerone. Mi chiedo meravigliato per quale motivo quelli che tanto raccomandano di adoperare il metodo geometrico nelloratoria politica propongano quale esempio di eloquenza soltanto Demostene. Cicerone per gli dei! sarebbe confuso, scomposto, disordinato: quando invece uomini coltissimi hanno da sempre ammirato tanto il suo ordine, quanto quella sua abilit nel disporre le parti, grazie alla quale sembra che le cose dette per prime si svolgano da s, e le cose dette dopo escano direttamente dalle prime, cosicch quanto detto dopo sembra non essere detto da lui, ma procedere e sgorgare dalle cose stesse. Demostene confuso. E Demostene per Ercole! che altro se non tutto un susseguirsi di iperbati, come giustamente nota Dionigi Longino, il pi accorto tra tutti i retori? Tutta la forza delleloquenza di Demostene sta nellordine costruttivo scombinato del sua oratoria. A questa osservazione io aggiungerei che proprio questo suo modo di parlare scombinato a far

s che la forza persuasiva venga scagliata come da una catapulta. Di solito, infatti, Demostene procede cos. Per prima cosa, presenta l'argomento, in modo che luditorio sappia di che cosa tratter; subito, per, passa a cose che sembrano non avere nulla in comune con l'argomento proposto, in modo da lasciare che gli ascoltatori rimangano distratti e come disorientati; alla fine, si volge a mostrare la ragione della connessione fra questo nuovo discorso e quello premesso all'inizio, affinch i fulmini della sua eloquenza si abbattano con tanta pi forza quanto pi sono inaspettati. Il metodo non una quarta operazione della mente, ma labilit tecnica della terza. Non per da ritenersi che tutta lantichit facesse uso di regole metodiche imperfette perch non avrebbe saputo riconoscere quella che oggi considerata la quarta operazione della mente. Infatti, non si tratta di una quarta operazione della mente, ma di una terza abilit tecnica nel disciplinare i ragionamenti. Tutta la dialettica antica divisa in topica e critica. E cos lintera dialettica antica rimase separata in una tecnica della scoperta ( ars inveniendi) e una tecnica del giudizio. Senonch, gli accademici si dedicarono esclusivamente a quella della scoperta, gli stoici, invece, soltanto a quella del giudizio. In ci, entrambi si sbagliarono, giacch non pu essere certo il giudizio senza scoperta, n essere certa la scoperta senza giudizio. La critica cartesiana senza topica non certa. In che modo mai, infatti, lidea chiara e distinta della nostra mente potr essere regola del vero, se non a condizione di aver penetrato interamente con lo sguardo (perspexerit) sia ci che appartiene essenzialmente alla cosa, sia ci che sta in rapporto accidentale con essa? Ed in che modo qualcuno sar certo di aver penetrato tutto con lo sguardo (cuncta perspexisse), se non avendo percorse tutte le domande che possono essere poste riguardo alla cosa? Dunque, anzitutto si dovr procedere domandando se la cosa sia, affinch non si parli del nulla; poi, si domander che cosa essa sia, in modo da non impelagarsi in dispute puramente 2

terminologiche; poi, ancora, si porr la domanda su quanto grande la cosa sia, in estensione, peso, numero; quindi, sulle qualit della cosa, osservandone il colore, il sapore, la mollezza o durezza e le altre qualit tattili; infine occorre chiedersi quando sia nata, quanto duri e in che cosa si trasformi corrompendosi. Analogamente bisogna procedere con le rimanenti categorie, collegando la cosa con tutto ci che in qualche modo in rapporto con essa, come, ad esempio, le cause da cui sorta, gli effetti da essa provocati, che cosa si produca qualora essa venga messa in relazione con una cosa simile, dissimile, contraria, maggiore, minore o pari. In che modo le categorie e la topica di Aristotele sono utili alla scoperta. Se, quindi, nelle Categorie e nella Topica di Aristotele ci si aspetta di scoprire qualcosa di nuovo (novi invenire), esse non potranno non risultare del tutto inutili. Animati da una simile aspettativa, si finisce con il diventare un seguace di Lullo o di Kircher, come uno, cio, che conosce le lettere dellalfabeto ma non sa collegarle per leggere il gran libro della natura. Se, per, si considerano quei testi aristotelici quali indici e alfabeti delle domande da porre riguardo alla cosa trattata affinch questa risulti pienamente perspicua ( plane perspectam), ecco che essi si rivelano assolutamente propizi alla scoperta (nihil ad inveniendum feracius). Infatti, dalle medesime fonti dalle quali provengono eloquenti oratori, provengono anche eccellenti osservatori. Se, al contrario, ci si illude di aver penetrato con lo sguardo (perspexisse) la cosa grazie allidea chiara e distinta della mente, si cade facilmente in errore e si finisce col credere di conoscere distintamente, mentre in realt si hanno nozioni soltanto confuse, giacch non si conosce tutto ci che appartiene alla cosa ( in re sunt) e la distingue dalle altre. E se si perlustrano in modo critico tutti i luoghi della topica, allora si sar certi di conoscere la cosa in modo chiaro e distinto, poich la si rivoltata (versavit) per mezzo di tutte le questioni che possono essere poste al riguardo. Cos, avendo rivoltato la cosa da tutti i lati (per omnes versasse), la topica sar la critica stessa. Le abilit tecniche (artes) sono le leggi della repubblica

letteraria. Le abilit tecniche (artes) sono infatti come leggi della repubblica letteraria: sono cio percezioni della natura (animadversiones naturae) compiute da tutti gli uomini colti che si sono poi trasformate in regole disciplinari. E colui che realizza qualcosa a regola darte (ex arte rem facit) certo di sentirsi insieme con tutti i dotti; senza alcuna guida tecnica, invece, facilmente si sbaglia perch si fa affidamento soltanto al proprio talento naturale. E proprio tu, sapientissimo Paolo [scil.: Mattia Doria], non puoi non pensarla cos, visto che nelleducare il tuo principe gli insegni, non a rivolgersi direttamente alla critica, bens ad assorbire ( imbui) lentamente e costantemente esempi prima di apprendere la tecnica per giudicarli. E questo per quale altra ragione se non affinch prima si sviluppi lingegno e poi si apprenda a saper giudicare? Perch presso i Greci topica e critica erano divise. Presso i Greci, questo dissidio tra scoperta e giudizio sorto non altrimenti perch essi non prestarono attenzione alla facolt del conoscere vera e propria. Lingegno la vera e propria facolt del conoscere, che nelluomo si manifesta sin dallinfanzia. Tale facolt appunto lingegno, grazie al quale luomo capace di scorgere e, al contempo, di rendere le cose simili tra loro. Nei fanciulli, dove la natura pi integra, meno corrotta da convinzioni e pregiudizi, possiamo notare come la prima capacit ad emergere quella di scorgere le somiglianze, ragione per cui essi chiamano pap qualunque uomo, e mamma qualunque donna. E [nei loro giochi] rendono simili le cose ( similia faciant), [come osserva il poeta Orazio]:
costruire case, attaccare dei topi ad un vagoncino, giocare a pari o dispari, cavalcare un lungo bastone.

per caso, oppure grazie a qualche somiglianza, suggerita dal mondo animale o escogitata dagli uomini stessi mentre lavoravano. Perch largumentum viene chiamato cos. Che le cose sin qui dette siano state note alla setta italica lo testimonia la lingua: essi, infatti, il principio probante (ratio) che le scuole dicono medius terminus, lo chiamavano argumen o argumentum: ma argumen ha la stessa radice di argutum ossia acuminato. Chi arguto. Ma arguti sono coloro che, in cose molto lontane e diverse, scorgono un qualche tratto di somiglianza che le apparenta. Essi sanno andare al di l di quel che si presenta immediatamente dinanzi e, da luoghi lontani, riescono a trarre ragioni utili alle cose di cui trattano: la qual cosa esempio di ingegno ed chiamato acume. Che cos invece ingegno: la scoperta quale attivit e frutto dellingegno. Ne consegue che per scoprire necessario ingegno, giacch scoprire cose essenzialmente nuove (ex genere nova) compito e risultato dellingegno. Stando cos le cose, si pu verosimilmente congetturare che gli antichi filosofi italici non approvassero n il sillogismo n il sorite, ma facessero uso, nelle dispute, della dimostrazione induttiva delle somiglianze (inductio similium). La pi antica dialettica fu linduzione e il confronto delle cose simili. Di ci ci persuade anche il punto di vista storico ( ratio temporum). Infatti, la dialettica pi antica era linduzione e il confronto delle cose simili, di cui si avvalse per ultimo Socrate. Solo dopo, quale strumento di discussione Aristotele adott il sillogismo e Zenone il sorite. Che cos sillogismo. Ed invero chi usa il sillogismo non congiunge cose diverse, ma si limita a rendere esplicita dal seno stesso di un genere una specie gi posta sotto quel genere. Che cos il sorite. Chi si serve del sorite collega causa a causa, ognuna legata alla pi vicina. Quale modo di disputare si dice sottile, quale acuto. Chi adopera 3

Che cos il senso comune. Inoltre, la somiglianza dei costumi genera nelle nazioni il senso comune. La somiglianza madre di tutte le scoperte. A proposito dell'origine delle invenzioni umane, si tramanda che tutte le abilit e comodit, di cui il genere umano si giova grazie alle tecniche, sono state scoperte o

luno o laltro, non congiunge tanto due linee in un angolo allinterno del retto, quanto prolunga una sola linea: non sembra dunque essere acuto, quanto invece sottile, bench sia pi sottile chi usa il sorite di chi usa il sillogismo, cos come i generi sono pi spessi delle cause particolari di una singola cosa. Perch in geometria il metodo geometrico utile alla scoperta. Al sorite degli stoici corrisponde il metodo geometrico di Cartesio. Ma quello utile in geometria perch la geometria lo permette: l consentito tanto definire nomi quanto postulare meri possibili (possibilia postulare). Al di fuori della geometria il metodo geometrico utile a disporre le cose scoperte. Ma quel metodo, estrapolato dall'ambito dell'estensione tridimensionale e dei numeri e introdotto nelle cose fisiche, non tanto utile a scoprire cose nuove, quanto invece a disporre in ordine ci che stato gi scoperto. [...] Non il metodo geometrico, ma la dimostrazione da introdurre in fisica. Concludiamo infine che nella fisica da introdurre non tanto il metodo geometrico, quanto la attitudine dimostrativa geometrica. I pi grandi esperti di geometria, come Pitagora e Platone tra gli antichi, e Galileo tra i moderni, hanno considerato i principi delle cose fisiche sulla base di principi matematici. Cos conviene spiegare i fenomeni particolari della natura con esperimenti particolari che, a loro volta, siano operazioni geometriche particolari. Nella nostra Italia, fecero cos soprattutto il grandissimo Galileo ed altri fisici di grande fama, i quali, prima che il metodo geometrico venisse introdotto in fisica, spiegarono in questo modo numerosi e importantissimi fenomeni naturali. Di questo soltanto si curano attentamente gli inglesi, e per questa ragione proibiscono linsegnamento pubblico della fisica con metodo geometrico. Solo cos la fisica pu progredire. Ed per questo che nella dissertazione De nostri temporis studiorum ratione ho indicato che si possono evitare gli svantaggi della fisica coltivando lingegno, cosa che avr forse destato meraviglia in chi fautore del metodo. Il metodo, 4

infatti, proprio perch rende pi facile l'accesso alle cose, finisce con l'ostacolare gli ingegni, e, predisponendo alla verit, distrugge la curiosit. Quando la geometria aguzza lingegno. E, a guardar bene, la geometria aguzza lingegno, non perch insegnata con metodo, bens perch applicata in forza dell'ingegno a cose diverse, disparate, multiformi. La sintesi scopre, lanalisi realizza le verit. E perci [in quello scritto] volevo che sia insegnata con metodo non analitico ma sintetico, affinch si diventi capaci di compiere le dimostrazioni costruendole, vale a dire, affinch non ci si limiti a trovare le verit, ma si sia capaci di farle. Scoprire infatti frutto della fortuna, fare, invece, delloperosit. E, per questa ragione, volevo che quella venga insegnata non mediante rapporti numerici (per numeros), n mediante simboli algebrici (per species), ma mediante forme (per formas), cosicch, quand'anche nella fase di apprendimento lingegno venga meno coltivato, venga tuttavia rafforzata la fantasia. La fantasia occhio dellingegno come il giudizio occhio dellintelletto. E la fantasia locchio dellingegno, cos come il giudizio locchio dellintelletto. Ed invero quei cartesiani che tu, Paolo, appropriatamente chiami cartesiani nella lettera, non nello spirito possono rendersi conto che le cose che stiamo dicendo, essi, bench le neghino a parole, le professano di fatto. Infatti, le verit che fungono da criterio delle altre verit (eccetto quella che attingono dalla coscienza, il cogito, ergo sum), non le mutuano se non dallaritmetica e dalla geometria, ossia dal vero che facciamo. E usano spesso quella massima: vero come vero che 3+4 = 7, o che in un triangolo la somma dei due angoli maggiore del terzo [ sic!]. Il che significa guardare alla fisica con occhio da geometra. E chi postula questo, postula per ci stesso (re ipsa) anche che le verit fisiche sono tali solo in quanto sono state fatte, come le verit geometriche sono vere per gli uomini perch sono essi stessi a farle.