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IL POPOLO VENETO

Fondato nel 1921 n.15/2013 n.15/2013 www.ilpopoloveneto.it Direttore: Emanuele Bellato

di Ivano Maddalena A Palermo il 25 maggio prossimo Pino Puglisi, prete scomodo, verr riconosciuto martire dalla Chiesa in quanto testimone con la vita della fedelt alluomo e al Vangelo. Non certo questevento, questa scelta a dire la levatura morale e umana di Pino Puglisi uomo e prete, per cosa buona parlarne e tenere viva la memoria e la testimonianza. Sono passati quasi ventanni. Era il 15 settembre 1993 e Pino Puglisi prete compiva proprio quel giorno 56 anni. Fu il suo ultimo compleanno terreno. Fu ucciso nel quartiere di Brancaccio (Palermo) dove era nato e cresciuto e dove il Vescovo lo aveva designato come parroco nel settembre del 1990. Brancaccio era ed un quartiere difficile per la presenza della mafia. Andava dicendo Pino Puglisi prete: qui la gente divisa in due: quelli che camminano a testa bassa e gli uomini donore che camminano a testa alta. Non si sbagliava certo ed chiaro che con la sua vita, la sua missione, la sua presenza stato segno di rottura. Amava dire di essere presente in quartiere per aiutare la gente perbene a camminare a testa alta. Essere perbene e camminare a testa alta non difficile a Brancaccio, di pi, difficilissimo. Delinquere la via attraverso la quale si vive e il silenzio,

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il non avere visto nulla, lomert pane quotidiano. Lavoro nero, contrabbando, spaccio di droga, furti e rapine, delinquenza minorile dovuta anche allalto tasso di abbandono scolastico la miscela che pervade la societ. Non sono mancati segni di speranza, di lotta seria, volont di rialzare la testa e vivere la legalit. In tale direzione lopera di Pino Puglisi prete, che sin da subito comprende che occorre darsi da fare, rimboccarsi le maniche per togliere dalla tentazione al male molti giovani e meno giovani. Aiuta e si lascia aiutare da persone animate da buona volont che capiscono le sue buone intenzioni e ne condividono le finalit. Costruisce in meno di due anni un centro di accoglienza che chiama Padre Nostro. Brancaccio ha altre necessit ancora. Da dove partire? Una scuola, un distretto sanitario altro ancora a favore della popolazione che stretta nella morsa del potere mafioso locale stava prona e silenziosa. Pino Puglisi prete non ha paura di darsi da fare. Consapevole pure di doversi scontrare con il potere mafioso stesso. Denuncia, chiede e si offre come interprete della legalit. Dalla sua ha la forza della Parola. Restano nella memoria le durissime parole pronunciate in occasione della Messa il 25 luglio 1993. In quelloccasione si ricordava il sacrificio di Paolo Borsellino. Cos si espresse Pino Puglisi: Gli assassini, coloro che vivono e si nutrono di violenza hanno perso la dignit umana. Sono meno che uomini, si degradano da soli, per le loro scelte, al rango di animali. Mi rivolgo anche ai protagonisti delle intimidazioni che ci hanno bersagliato. Parliamone, spieghiamoci, vorrei conoscervi e conoscere i motivi che vi spingono ad ostacolare chi tenta di educare i vostri figli alla legalit, al rispetto reciproco, ai valori della cultura e della convivenza civile. Lomelia dura e sferzante un tentativo non tanto di schierarsi da una parte ed ergersi a paladino della verit. Pino Puglisi tende la mano, ma in cambio ricever una risposta di condanna. Da ora Pino Puglisi prete diventa scomodo davvero e chi scomodo la mafia lo toglie di mezzo piano piano fino a giungere anche alleliminazione fisica. Chiss quante volte le sue parole avevano urtato i mafiosi locali fino a spingerli a pianificare la risoluzione finale: eliminarlo. Non bastavano pi intimidazioni fatte di parole e gesti che suonavano come avvertimento. Occorreva dare un segnale forte agli uomini perbene, a chi lo seguiva e con lui andava alzando la testa. E cos sar il 15 settembre 1993. Pino Puglisi prete scomodo viene freddato con un colpo di pistola nella piazza del quartiere Brancaccio. Nella piazza

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perch fosse di monito a tutti coloro che uomini perbene avessero tentato di rialzare la testa per vivere con dignit e non supini e proni alla mafia. Pino Puglisi prete scomodo sapeva di essere diventato tale e in cuor suo chiss quante volte aveva pensato che un giorno la mafia lo avrebbe fatto tacere per sempre. Lo si tolto di mezzo, lo si fatto tacere, ma la sua voce risuona nel cuori e nelle menti di quanti hanno saputo accogliere il testimone. Pino Puglisi prete scomodo vive e la lotta continua per il bene delluomo e della legalit. La Chiesa ora lo riconosce eroico nella sua testimonianza di vita e di fede vissuta fino al dono totale della vita stessa. La Chiesa dichiara pino Puglisi prete scomodo beato. Servo buono e fedele. Santo. Uomo che ha vissuto per Cristo a tempo pieno, amandolo nel prossimo. Non sono incline a santificare, beatificare, innalzare agli onori degli altari ma Pino Puglisi prete gi da tempo ha avuto la riconoscenza degli uomini. Nel silenzio e nellintimo dei cuori di quanti si sono da lui sentiti amati e lo hanno amato. Ma il ricordo vivo anche nella pubblica opinione. Ricordo un passo del duo Ficarra e Picone presentato a Sanremo 2007: Zio Pino non beveva, non fumava, non bestemmiava, non diceva parolacce, per aveva un difetto enorme: AMAVA, amava troppo, Zio Pino era un professionista dellamore E noi che in vita non avevamo mai capito fino in fondo che cosa provasse Zio Pino quando amava, adesso ci ritroviamo CONTAGIATI AD AMARE persino quel tizio con la pistola, che poveretto, poveretto! Senza saperlo, lo ha fatto nascere. Pino Puglisi uomo e prete scomodo vive. Ucciso perch predicando lamore ha disturbato gli interessi della mafia. Ma chi AMA non muore mai!

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ITALIA, MON AMOUR

di Emanuele Bellato Dopo la follia omicida di un giovane ghanese in un quartiere di Milano, in cui sono morte tre persone, si sono moltiplicate le manifestazioni di protesta guidate dalla destra con relative strumentalizzazioni politiche sul pericolo immigrati. L'episodio sicuramente non da minimizzare e la sicurezza deve essere garantita, ma chiamare in causa - come fanno alcuni esponenti leghisti -la ministra dellIntegrazione Ccile Kyenge con la sua battaglia per lo ius soli, ovvero il diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia, spregevole. Si possono avere delle riserve sulla necessit e lurgenza di tale provvedimento ma ora di smetterla di confondere i temi e di trattare il fenomeno immigrazione strettamente collegato con quello della criminalit. Recentemente ho letto la tormentata vicenda di Amani El Nasif, raccontata nel libro autobiografico Siria, mon amour (Piemme, 2013). Amani, nata ad Aleppo, in Siria, ma cresciuta a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, da adolescente fu riportata in patria, con linganno, per un matrimonio combinato. Uno strappo traumatico: dalle amicizie, dallamore, dal Ponte degli Alpini ritrovo delle allegre compagnie e dalle care montagne che incorniciano la cittadina veneta. >>

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Tre libri per riflettere

Amani scaraventata in un nuovo mondo sente nostalgia dellItalia, di un paese che sente suo e dove sogna di ritornare. E allora viene spontaneo chiedersi: pu un passaporto, un semplice foglio di carta, decidere il destino di una persona? Padre Renato Zilio, missionario scalabriniano a Londra, nato a Dolo, in provincia di Venezia, con una vita dedicata agli ultimi in giro per il mondo, ricorda nel suo ultimo libro: Dio attende alla frontiera (Emi, 2013) che tutti siamo migranti, uomini di passaggio in questo mondo. Zilio parla di cammino insieme, confronto, contaminazione, arricchimento, reciprocit nellaccoglienza tra le culture ed ecumenismo sul piano religioso. Nel Centro Interculturale di Eucoblay, nella regione parigina, che ha fondato e diretto, gli studenti apprendono nozioni utili, soprattutto nel settore dellagricoltura, per poi applicarle nei propri paesi dorigine. Il segreto secondo Zilio ascoltare, anzi mettersi in ascolto del prossimo, perch lincontro tra le diversit sempre un atto di fede. Sempre in tema di dignit umana ed ascolto voglio ricordare il discorso pronunciato dal giovane giornalista ed attivista per i diritti umani Shady Hamady il 19 ottobre del 2011 quando venne invitato a un forum sul mondo arabo organizzato dal Partito socialista europeo. Ecco le sue parole, dal libro La felicit araba. Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana. (Add Editore, 2013):Il pacifismo in Siria poteva vincere? Credo di s, se avessimo voluto vedere la sofferenza del popolo. Cosa serviva alle nostre coscienze in quei mesi, come oggi, perch esse si svegliassero dal torpore nel quale vivono, cos da ascoltare il grido dei giovani nelle piazze? Perch ancora oggi ci difficile interessarci del dolore umano quando non il nostro? Nella scienza economica, la dea della nostra epoca, cos venerata da tanti, si dice che ogni cambiamento economico che avvenga in qualsiasi parte del globo ci deve interessare perch le conseguenze, in una maniera o nellaltra, ricadranno su di noi. Anche il dolore ci dovrebbe interessare, pure quando non il nostro. I care, mi interesso, diceva don Milani, in opposizione al motto fascista me ne frego. Ed allora mettiamolo in pratica!

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RISCOPRIRSI CRISTIANI CON PAPA FRANCESCO

di Francesco Toscano Papa Francesco mi ha fatto riscoprire lorgoglio di dirmi cristiano. Ieri, dopo avere incontrato Angela Merkel, il nuovo Papa ha espresso con evangelica franchezza un concetto potenzialmente rivoluzionario: Mentre la gente muore di fame la politica si occupa solo di finanza,ha tuonato il Vescovo di Roma. Parole scontate? Naturale buon senso? Niente affatto. Questo tipo di denuncia acquista un significato specifico e pregnante proprio nella misura avviene immediatamente dopo lo sbarco in territorio Vaticano della kap Merkel, punta visibile e autoritaria di qual progetto di involuzione oligarchica che non ci stancheremo mai di denunciare (c.d. neonazismo tecnocratico). La Merkel, abituata a rivolgersi con toni imperativi rispetto ai legittimi rappresentanti del governo italiano (fate i compiti a casa!), ha scoperto che esiste in Italia un uomo vestito di bianco che non scatta sullattenti allo schioccar delle dita del potente alleato germanico. Un evento da non sottovalutare. Anche perch segna una netta discontinuit con il recente passato collaborazionista di una Chiesa, che da Bagnasco a Bertone, ha trascorso gli ultimi anni benedicendo la mano di chi, come Monti, toglieva il pane agli affamati e avvelenava i pozzi. In un periodo molto triste della nostra storia, mentre le pi alte cariche dello Stato sono occupate da uomini che tramano contro linteresse del popolo che indegnamente rappresentano, Bergoglio si pone come punto di riferimento spirituale e morale a difesa di quella dignit delluomo calpestata e vilipesa da pi parti a colpi di spread, competitivit e debiti sovrani. La Democrazia Cristiana, spesso saggiamente ispirata dalla dottrina sociale della Chiesa, seppe in passato promuovere politiche capaci di conciliare libero mercato e rispetto della persona umana. Andrebbe quindi sfatato il mito che dipinge i pensatori cristiani alla stregua di inguaribili nostalgici del Papa Re incapaci di fare fino in fondo i conti con la modernit. Anche i rapporti intercorrenti tra magistero e capitalismo, spesso banalizzati, sono a ben vedere pi complessi e profondi di quanto si

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possa immaginare. Scrive a tal proposito il gesuita Bartolomeo Sorge nel suo ottimo libro titolato Introduzione alla dottrina sociale della Chiesa: Gi lEnciclica Populorum Progressio (Paolo VI, 1967, ndm) dopo aver rilevato che, a causa delle profonde trasformazioni economiche , politiche e sociali, la legge del libero scambio non pi in grado di reggere da sola le relazioni internazionali, non conclude ribadendo il tradizionale giudizio etico negativo; ammette invece che, debitamente orientata, una economia libera di mercato potrebbe apportare evidenti vantaggi; esorta perci a non prospettare labolizione del mercato basato sulla concorrenza, ma a mantenerlo dentro limiti che lo rendano giusto e morale, e dunque umano. Chi, laico o cattolico, non coglie la giustezza di una cos in equivoca prospettiva? La globalizzazione purtroppo, come notava correttamente Papa Giovanni Paolo II nel 1987 nellenciclica Sollecitudo rei socialis materializza quel fenomeno perverso che potremmo sintetizzare nel concetto di ricchezza senza nazioni. Una volta svuotati gli stati nazionali attraverso la promozione ai vertici delle istituzioni pubbliche di emissari nominati per tutelare interessi privatissimi, il sistema capitalistico tende a mostrare inerzialmente il suo volto peggiore. Solo lintervento dello Stato pu imporre una pi equa distribuzione della ricchezza, destinare fondi per fini di utilit sociale fungendo da agente equilibratore di un modello che, se temperato da mano lungimirante e sapiente, ha gi dimostrato di poter essere volano di ricchezza e benessere diffuso. Laggettivo morale utilizzato da Paolo VI con riferimento al libero mercato nellEnciclica Populorum Progressio va correttamente declinato secondo questa prospettiva. Papa Francesco, denunciando la malvagit di un sistema che affoga luomo nella tecnica, potrebbe temporaneamente supplire al terribile deficit democratico che una globalizzazione troppo rapida ha gi nei fatti determinato.
IL POPOLO VENETO. Fondato nel 1921 Anno 92 n. 15 / 2013 www.ilpopoloveneto.blogspot.com www.ilpopoloveneto.it e-mail: ilpopoloveneto@gmail.com Direttore Responsabile: Emanuele Bellato . Vice-direttrice: Francesca Monti. Reg. Tribunale di Rovigo Numero 25/04 . Stampa in proprio (19/05/2013). Giornale gratuito. Non riceve finanziamenti pubblici e privati. Esce come e quando pu.

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I GIOVANI PRECARI DI OGGI SARANNO I VECCHI POVERI DI DOMANI

di Luigi Pandolfi* Si dice spesso, di questi tempi, che molto alta la probabilit che chi giovane e precario oggi sar un vecchio povero domani.[1] Questa affermazione necessita ad ogni buon conto di un riscontro. In linea generale si arriva a questa conclusione attraverso un ragionamento molto semplice, a dir poco banale: per avere una pensione bisogna lavorare un certo numero di anni e versare una certa quantit di contributi previdenziali. C quindi un legame strettissimo tra la qualit della vita lavorativa e ci che si andr a prendere di pensione, se una pensione si prender. Lattuale condizione lavorativa dei giovani, segnata dal ritardo con cui si entra nel mondo del lavoro e dalla sua discontinuit, d la garanzia di una pensione sicura e dignitosa? Per rispondere a questa domanda necessario innanzitutto comprendere quali sono le regole in materia di previdenza oggi vigenti in Italia [2]. Com noto, lultimo intervento sul nostro regime pensionistico stato fatto dal governo dei tecnici, presieduto dal professor Monti. In estrema sintesi la riforma ha previsto unaccelerazione del passaggio dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo. Se prima limporto della pensione veniva calcolato in percentuale alle ultime buste paga percepite dal lavoratore, dora in avanti esso sar calcolato soltanto sulla base

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dei contributi effettivamente versati. Scomparir inoltre la pensione di anzianit, quella che si maturava combinando un certo numero di anni contributivi con let anagrafica. Adesso, per andare in pensione, a valere saranno solo gli anni di contribuzione: 41 anni e un mese di contributi per le donne e 42 anni e un mese per gli uomini. Per la pensione di vecchiaia saranno richiesti 66 anni per i maschi e 62 anni per le donne, a condizione che si siano maturati almeno ventanni di contributi. Altrimenti lasticella salir a settantanni. Fermiamoci qui. Un sistema cos congegnato non c dubbio che andr a penalizzare fortemente, irrimediabilmente, le nuove generazioni. Non necessario essere dei tecnici per capire che chi ha vissuto tutta la propria vita lavorativa passando da stati di nonoccupazione ad impieghi temporanei con contratti flessibili non potr mai e poi mai contare su una continuit contributiva, ma soprattutto su un certo numero di contributi, che gli consentano di raggiungere i livelli minimi richiesti per avere una pensione. una questione di numeri, non di politica, n culturale o ideologica. Un giovane nato intorno alla met degli anni ottanta, tanto per fare un esempio, che ha fatto regolarmente gli studi fino alluniversit, senza perdere un solo anno, trovando un impiego il giorno dopo aver conseguito la laurea e lavorando ininterrottamente per 42 anni con uno stipendio di media entit, dopo i sessantanni con questa riforma potrebbe ricevere una pensione pi o meno dignitosa. Ma quanti sono in Italia i giovani con diploma o con laurea che immediatamente dopo il conseguimento del titolo di studio iniziano a lavorare con contratti a tempo indeterminato, per mansioni corrispondenti alla propria specializzazione? E noto a tutti: non pi del 10%. Cosa si deve dedurre, quindi, da questo stato di cose? Che lesecutivo Monti, proseguendo su un sentiero gi battuto dai precedenti governi, ha fatto una riforma del sistema pensionistico per il 10% dei giovani italiani, punendo il restante 90%. Ma non finita qui. Questa riforma ha aggiunto al danno la beffa. I precari sono s precari, ma i >>

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contributi, sebbene a spezzatino, li versano anche loro. Sia che abbiano contratti di lavoro a tempo determinato, sia che abbiano contratti di collaborazione a progetto con partita Iva. Negli ultimi anni sono aumentate abbondantemente le partite Iva nel nostro paese, ma non solo e non tanto perch sono nate nuove aziende o sono cresciuti vistosamente gli studi professionali: dietro la maggior parte di queste partite Iva ci sono lavoratori subordinati mascherati. Sono state tante le aziende italiane in questi anni, ma la pubblica amministrazione non stata da meno, che hanno preso il proprio personale con contratti di collaborazione a progetto o trasformato un precedente rapporto di lavoro subordinato in una prestazione dopera dietro fatturazione, per non avere vincoli contrattuali con i lavoratori, per non pagare contributi, per abbassare notevolmente il costo del personale. Solo nel 2012 sono state circa 549.000 le nuove aperture di partita Iva (+2,2% rispetto al 2011) e pi della met di queste sono riferite a giovani di et inferiore ai 35 anni [3]. In tutti questi contratti di collaborazione c scritto sempre, a chiare lettere, una frase di questo tipo:Le suddette attivit hanno carattere professionale autonomo e non potranno mai essere configurate come rapporti di lavoro subordinato o di collaborazione.Si pu immaginare il sollievo per un datore di lavoro, ma anche la frustrazione di un giovane, spesso laureato, che deve vestire labito del libero professionista svolgendo di fatto un lavoro da subordinato. A differenza di un lavoratore dipendente tradizionale, un collaboratore a progetto tenuto a versare esso stesso i propri contributi, in rapporto al fatturato. E dove vanno questi contributi? C un fondo dellInps, il Fondo Gestione Separata, in cui confluiscono i contributi di tutti i titolari di partite Iva non iscritti a particolari albi professionali. Si tratta di un salvadanaio che raccoglie di tutto, un pozzo profondo in cui finiscono ogni anno circa 8 miliardi di Euro. Dovrebbe essere il salvadanaio in cui i precari, tanti lavoratori atipici e parasubordinati, ripongono i loro soldini per garantirsi una pensione domani. Ma, purtroppo per loro, non cos. Perch quei soldi serviranno certamente a tenere in ordine i conti della previdenza italiana ed a pagare lassegno ai pensionati di oggi, ma non serviranno a pagare la pensione a chi ce li ha messi, sacrificando mediamente il 20% del proprio reddito. Destino amaro e beffardo quello della generazione dei precari, vittime e cariatidi di un sistema che non sa valorizzare i suoi figli migliori. E che il sistema non sappia, non voglia, prendersi cura dei suoi figli testimoniato anche da un altro aspetto implicito nel regime pensionistico: la discrasia tra volont di rilancio delloccupazione e innalzamento a limiti intollerabili dellet pensionabile. Anche qui la conclusione si presenta in tutta la sua banalit: pi alta sar let prevista per andare in pensione, pi lento e macchinoso sar il processo di ricambio nelle postazioni lavorative. Lattuale situazione italiana richiede un cambiamento radicale dei punti di vista sulleconomia e sulla societ. Soprattutto necessario che venga rovesciata la logica che ha ispirato nellultimo ventennio i governi in tema di lavoro, di previdenza, di opportunit da offrire ai giovani. Questa societ la metafora dellantropofagia ugoliniana, mangia i propri figli negandosi cos una prospettiva di futuro.

*Articolo pubblicato anche su www.economiaepolitica.it [1] Questarticolo sviluppa un tema gi affrontato nel mio libro Crack Italia, la politica al tempo della crisi, pagine 204, anno 2012, edito da Laruffa. [2] Decreto legge n.201 del 2011 (decreto Salva Italia ), successivamente convertito nella Legge n.214/2011. [3] Fonte: Ministero dellEconomia/Dipartimento delle Finanze.

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MALTEMPO, VENETO SOTTO SCACCO

di Ivano Maddalena A Vicenza e in provincia molti stanotte non hanno dormito. Paura e speranze. Paura di rivivere momenti drammatici recenti e speranza di poter essere risparmiati ancora una volta. La Protezione Civile, Vigili del Fuoco, molti volontari e autorit preposte hanno vegliato e sorvegliato il livello del fiume Bacchiglione. Il canale informativo per la cittadinanza stato continuativo ed efficace, si riusciti cos ad avere informazioni sul da farsi. Il sottoscritto ha liberato il garage ed la quinta volta dal 1 novembre 2010. Questa notte ho lasciato lauto fuori dal garage in un punto elevato per rischio allagamento (non avvenuto per fortuna). Si attendeva londa di piena e il livello del fiume saliva e si avvicinava rapidamente ai 5.90 metri dell11 novembre 2012 quando il fiume usc in diversi punti causando danni per decine di milioni di euro sia nel pubblico che nel privato. Stanotte il fiume si fermato a 5.83. Lontani ma non troppo dai 6.19 metri raggiunti il 1 novembre 2010 quando lalluvione fu vera e propria con il 25% della citt allagata e con centinai di milioni di danni. Si contarono due vittime in provincia e ancora oggi i segni delle esondazioni sono evidenti. Migliaia di famiglie con le case allagate. Industrie e zone artigianali in ginocchio. Aziende agricole compromesse. Da allora qualcosa si fatto ma non si ancora realizzato il bacino di laminazione a Caldogno. Un bacino di circa tre >>

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milioni e mezzo di metri cubi che permetter di laminare o meglio gestire la piena del torrente Timonchio principale affluente del Bacchiglione. Il peggio dunque sembra essere passato e la macchina organizzativa ancora una volta ha retto. Urgenze e disagi si sono verificati ma pare che a tutti si sia cercato di dare risposta in tempi brevi. Montano gi le polemiche. Per lo pi faziose. Siamo in campagna elettorale e allora pi di qualcuno si prende la libert sciocca di strumentalizzare levento. La realt che la burocrazia un freno assurdo, non tanto a livello comunale o provinciale ma la Regione in particolare ha le sue responsabilit. Le risorse investite in piccole opere sono state investite cos si potuto realizzare opere significative volte a ridurre al minimo il rischio alluvione in citt. Ma non basta. Vicenza (e provincia) non pu essere e vivere in angoscia ogni volta che piove un po pi del normale. Non si possono pi accettare scuse di ogni sorta. La Regione, in particolare, deve fare subito, con la massima urgenza, i lavori sui bacini di laminazione di Caldogno e Trissino. Scampato il pericolo ora si contano i danni. Sono ancora molti gli allagamenti e forti sono i disagi in tutta la citt e nei paesi di tutta la provincia. Le scuole a Vicenza sono state chiuse per ogni ordine e grado. Tutto il Veneto sotto scacco a causa del maltempo e in provincia di Verona si conta pure una vittima. A Lavagno, stato rinvenuto il corpo di un uomo in un garage seminterrato, allagato. Il corpo stato recuperato stamattina dai sommozzatori e dai vigili del fuoco. In gran parte del Veronese e del Vicentino si sono registrati allagamenti con evacuazioni da ieri sera a causa delle forti e intense precipitazioni. Levento stato ed molto pesante dunque. Oggi niente scuola e quindi eccomi a scrivere. Prima di scrivere ho aperto la giornata con la preghiera e il primo Salmo dellUfficio delle Letture cos si apriva:Salvami, o Dio; lacqua mi giunge alla gola. Affondo nel fango e non ho sostegno; sono caduto in acque profonde e londa mi travolge (Salmo 68,2). Che immagini assai attuali quelle evocate dal salmista per noi vicentini, veronesi, veneti. Sui siti dei Giornali locali e in Facebook non mancano video, foto e testimonianze dei disagi, degli allagamenti e dello sconforto che una parte significativa della popolazione vive. Purtroppo luomo ha le sue responsabilit. Viviamo in un territorio urbanizzato spesso in modo selvaggio, senza limiti e senza regole. Le regole e i limiti sono arrivati troppo tardi, a danni avvenuti, a cose fatte e allora si condona, a volte per far cassa, ignari che poi quei soldi li dovresti ridare a quei cittadini che spesso in buona fede si sono acquistati la casa la dove una volta il fiume usciva sereno senza far danni se non allagare la campagna. Il territorio che scompare e diventa sempre pi punteggiato di capannoni (vuoti a causa della crisi), di case (vuote). Lacqua poi quando arriva a Vicenza oggi trova uno stop inatteso, mai visto prima del 2010-2011. La nuova base Dal Molin non pu non aver inciso sulla possibilit drenante del terreno. Quellimbuto naturale ora stato ben impermeabilizzato e cos lacqua scivola via in superficie verso la citt senza freni. La madre Terra presenta il conto di tanta incuria e violenza nei suoi confronti. Ormai Vicenza e i suoi cittadini >>

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Foto: Cantiere Base USA (Fonte: nodalmolin.it)

chiesto di convivere con tale realt. Ogni volta che piove un po pi del normale ci si prepari al peggio. Certo la piovosit di questultimo periodo significativa, ma non me la sento di consolarmi con tale ipotesi. Piove troppo! No. Il problema avere cura della Terra e renderla capace di gestire eventi che di straordinario hanno ben poco. Ah! Uno degli aspetti che mi colpiscono sempre che ancora una volta qui nel ricco e dimenticato Nordest, i cittadini si sono gi rimboccate le maniche per sistemare, pulire, ripartire con lattivit. Penso ai volontari, definiti angeli del fango, che gi sono allopera in alcune zone della citt, non solo per pulire, ma anche per aiutare i tanti anziani del Centro storico. Penso ai molti negozi aperti stamattina, dopo che ieri sera e per tutta la notte si son messe le merci in salvo visto le esperienze recenti di devastazione dellacqua fuoriuscita dal Bacchiglione. Sarebbe tempo per che a chi abituato a sistemare i danni subito con la forza delle proprie braccia, tanta volont, a proprie spese e senza chiedere aiuto, aspettare soldi e contributi dallo Stato, fosse prestata un podi attenzione e disponibilit. Dunque bacini di laminazione di Caldogno e Trissino subito! E non si pensi che basti citare la Bibbia, e precisamente il passo che si trova nel libro di Giobbe 38,11: fin qui arriverai e non oltreper fermare il fiume Bacchiglione nel suo scorrere in piena. Occorre darsi da fare concretamente e in fretta.
(Articolo del 17 Maggio 2013)

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VAJONT, IL RISVEGLIO DELLE COSCIENZE

Mostra in occasione del 50 Anniversario della tragedia del Vajont 1963-2013 Alle ore 22.39 del 9 ottobre 1963 circa 270 milioni di metri cubi di roccia scivolano dai pendii del Monte Toc allinterno dellinvaso artificiale del Vajont, causando unenorme onda dacqua che si abbatte sui sottostanti paesi di Longarone, Castellavazzo e su Erto e Casso.Una valanga dacqua e detriti che causa distruzione e la morte di oltre duemila persone, sacrificate alla logica del profitto. Nonostante i cinquanta anni trascorsi, le coscienze non possono sopirsi e rimanere insensibili di fronte ad un simile disastro. In occasione della 55^ Esposizione Internazionale dArte della Biennale di Venezia 2013, nel Palazzo C Bonvicini verr inaugurata, in data 31 maggio 2013 alle ore 18.00 una mostrainstallazione ideata dallarchitetto Morlin Diego, professionista eclettico e visionario che riporter i visitatori alla follia del Vajont. Un tuffo nel passato, un percorso emozionale e riflessivo che attraverso una rivisitazione fotografica e documentaria alla tragedia del Vajont, propone una rilettura in chiave moderna con lausilio di due installazioni darte contemporanea, di forte impatto. Giovent violata eGiustizia negata sono messaggi urlati al mondo affinch disastri come quelli del Vajont non debbano mai pi ripetersi. Micaela Colletti e Gino Mazzorana, presidente e vicepresidente del Comitato per i Sopravvissuti del Vajont, allepoca bambini, partecipano allevento con la mostra fotografica Vajont, 50 anni ... per non dimenticareesponendo foto di quei giorni, nella loro cruda e drammatica sequenza di morte. Il Comitato si propone, con la mostra, di

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sensibilizzare principalmente i giovani della scuola di ogni ordine e grado, per far conoscere la tragedia del Vajont in tutte le sue problematiche passate e future. Promotori: Comitato Sopravvissuti Vajont, Comune di Longarone. Con il Patrocinio dei Comuni di: Longarone, Castellavazzo, Erto e Casso, Vajont. Con la collaborazione: Fondazione Vajont 9 ottobre 1963 - Onlus. Ideatore e curatore: Diego Morlin, architettopaesaggista Info: www.longarone.net www.sopravvissutivajont.org www.fondazionevajont.org www.diegomorlin.com - www.vajont50.it Contatti: vajont50@gmail.com info@sopravvissutivajont.org +39 0437573000 +39 3398195144

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MORTI SUL LAVORO A NORDEST

Erano sei i decessi registrati fino a fine Marzo, ma in Aprile a perdere la vita sono stati sette lavoratori. Ancora lagricoltura purtroppo in primo piano. Veneto e Trentino le regioni pi colpite mentre fortunatamente il Friuli Venezia Giulia scongiura ancora lemergenza Mestre - In un mese, quello di aprile, le vittime a Nordest sono pi che raddoppiate rispetto a quelle registrate nei tre mesi precedenti. A rilevarlo la puntuale indagine dellOsservatorio Sicurezza sul lavoro di Vega Engineering che individua il Veneto come la regione in cui si registra il maggior numero di decessi (9), seguita dal Trentino Alto Adige (4). Mentre il Friuli Venezia Giulia fortunatamente esorcizza ancora lemergenza. Per quanto riguarda la graduatoria delle province Trento ad indossare la maglia nera con 3 morti sul lavoro in quattro mesi, seguita da Treviso e Vicenza (2) da Belluno, Padova, Rovigo, Venezia, Treviso, Verona, Bolzano (1 vittima). Lagricoltura il settore pi coinvolto dal dramma, seguito dal settore delle Costruzioni e degli autoveicoli. Le province in cui il rischio di mortalit pi elevato rispetto alla popolazione lavorativa in Triveneto sono Trento, Belluno e Rovigo. Il Veneto, poi, continua ad emergere anche a livello nazionale per il numero di vittime: al quinto posto dopo la Lombardia e lEmilia Romagna (14), la Sicilia (13), il Piemonte (12), il Lazio (10). Per incidenza di mortalit rispetto alla popolazione lavorativa a Nordest il dato peggiore giunge dal Trentino Alto Adige con un indice pari a 8,5 - contro una media nazionale di 5,3 - e quarto nella graduatoria del Paese. Il decesso per schiacciamento avvenuto in seguito alla caduta di oggetti pesanti la principale causa di morte (46,2 per cento dei casi),seguita dalla caduta dallalto e dal ribaltamento di un veicolo, mezzo in movimento, (15,4 per cento). Le fasce det pi colpite a Nordest sono quelle che vanno dai 45 ai 54 anni e dai 55 ai 64 anni.

IL PERSONAGGIO DELLA SETTIMANA

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CERVELLO IN FUGA? NO, IN PRESTITO (PER ORA)

Riceviamo e siamo lieti di pubblicare: Vincenzo Rubno, studente non vedente del Galilei - Costa di Lecce in partenza per gli States, ha raccolto 5.000 dollari con il crowd funding Lecce - Vincenzo Rubno uno studente non vedente che frequenta il 5 anno, indirizzo informatico, dellIstituto TecnicoGalilei - Costa di Lecce. Di Vincenzo, delle sue particolari capacit informatiche e del suo impegno in tema di accessibilit se ne gi sentito parlare in diverse occasioni (il sondaggio Millumino di meno ma ci vedo di pi, il sito di denuncia Ti Tengo dOcchio, il servizio V4B Video 4 Blind per rendere visibili i video ai non vedenti, ) e domenica 19 maggio lo studente salentino in partenza per Portland, negli Stati Uniti, dove rester fino al 24 maggio. E stato invitato a partecipare al DrupalCon Portland 2013. Linvito giunto in quanto Vincenzo uno degli sviluppatori internazionali che si occupano degli aspetti legati allaccessibilit di Drupal, uno dei pi importanti CMS oggi in circolazione. I CMS (Content Management System) sono dei software utilizzati per implementare e pubblicare siti e blog 2.0 sul web. Per il viaggio, lalloggio, il vitto e gli spostamenti allo studente salentino occorrevano 5.000 dollari e,

IL PERSONAGGIO DELLA SETTIMANA

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come suo solito, Vincenzo non si affatto perso danimo e ha attivato una campagna di crowd funding,una forma di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse per raccogliere fondi utili a sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. Ha poi pensato bene di realizzare, pubblicare e diffondere sul web un video in lingua inglese in cui spiega il motivo per cui aveva bisogno del denaro e in pochi giorni riuscito a raggiungere il target necessario grazie a contributi giunti da diversi Paesi, Stati Uniti e Canada compresi. Molto importante stato il sostegno e laiuto concreto del canadese Mike Gifford, lattuale accessibility maintainer di Drupal, il quale ha coadiuvato insieme a Vincenzo lintera campagna, oltre a contribuire personalmente con una propria quota. Anche lItalia ha risposto, principalmente le istituzioni locali (la sua scuola, la Provincia di Lecce, il Comune di Surbo, il Comune di Lecce) le quali, anche se non tutte con contributi in denaro, si sono attivate e si stanno attivando affinch questa bella storia italiana vada in porto nel migliore dei modi Il DrupalCon Portland 2013 il congresso ufficiale internazionale della Drupal Community, il tema di questa edizione Building Bridges. Connecting Communities (Costruire Ponti. Connettere Comunit). A partecipare alla convention saranno circa 3.000 persone che giungeranno da ogni angolo del pianeta, mentre Vincenzo Rubano parte dello staff internazionale che si occupa in particolare di assicurare la massima accessibilit al software. Sono molto contento di questo invito. - racconta Vincenzo - La mia partecipazione al DrupalCon potr essere molto rilevante in quanto mi stato chiesto di seguire, insistere ed "educare" lintera community di sviluppatori del software Drupal a soddisfare i bisogni degli utenti con disabilit. La mia posizione, essendo non vedente, definita di importanza chiave in quanto i miei feedback risultano concreti e reali, non vivo l'accessibilit teoricamente, simulando, ma dal punto di vista pratico. Non posso non ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile questa bellissima avventura, soprattutto per quanto riguarda la raccolta dei fondi. La campagna andata alla grande: sono stati raccolti in pochi giorni i 5000 dollari necessari ed, in aggiunta, un'importante societ nell'ambiente di Drupal mi ha donato il pass del valore di 500 dollari per partecipare alla convention. Tra le donazioni pi importanti, oltre al pass, vi sono una donazione di 250 dollari offerti personalmente da Mike Gifford, una di 500 dollari di un'altra importante societ e 1000 dollari da parte di una freelancer. E non posso non ringraziare le istituzioni locali che, in un modo o nellaltro, stanno dimostrando di essermi vicino. Non vedo lora di arrivare a Portland e vivere a pieno queste belle giornate che mi aspettano, sar sicuramente unesperienza indimenticabile.. Vincenzo Rubno una figura importantissima e molto rara in tema di accessibilit informatica in quanto, da un lato, essendo un non vedente, utilizza e consumai software dal punto di vista (curioso da dire) di chi portatore di handicap e quindi assolutamente in grado di valutare e scovare i punti critici e, dallaltro, essendo un esperto di informatica e di sviluppo software, in grado di consigliare e suggerire la giusta soluzione. In poche parole, non solo trova i problemi ma li risolve anche. Ogni azienda di rilievo e ogni istituzione avrebbe bisogno di una figura cos per garantire alla propria utenza la totale accessibilit la quale dovrebbe essere assicurata per legge. Ora, quanto ci scommettiamo che una figura cos, appena messo piede su territorio americano, ricever una proposta di lavoro e/o una borsa di studio per completare la sua formazione e iniziare a lavorare? O questa volta lItalia, il Paese di Vincenzo, riuscir a sorprenderci e a cogliere questa risorsa come merita?
Alcuni riferimenti utili: Video in inglese per la raccolta fondi: www.indiegogo.com/projects/allow-meto-attend-drupalcon-portland-2013 Sito della convention: portland2013.drupal.org/ Sito Ti tengo docchio di Vincenzo (realizzato interamente con Drupal): www.titengodocchio.it

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ALLA SCOPERTA DELLA CASA MILITARE UMBERTO I DI TURATE

di Francesca Monti Ci sono tesori nascosti che vale la pena scoprire perch racchiudono le radici della nostra storia. Ne lesempio la meravigliosa Casa Militare Umberto I, situata a Turate (Co), in Piazza Volta 27, un patrimonio storico, culturale e militare non solo del paese ma dellItalia intera. Nel 1897 viene costituito un comitato, presieduto dagli illustri milanesi Amato Amati, Giacinto Bruzzesi e Giuseppe Candiani (detti l'A B C di Turate), con il concorso della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, per raccogliere fondi allo scopo di acquistare, dagli eredi Zerbi di Saronno, la settecentesca villa Ala Ponzone, sita in Turate (Co), successivamente trasformata in una casa di riposo per i reduci di tutte le battaglie e le guerre combattute in nome dell'Italia. Il contratto di acquisto viene firmato il 10 ottobre 1897. Il 18 gennaio dell'anno successivo Re Umberto I consente che la Casa sia intitolata a suo nome. Con il Regio Decreto n. 187 del 23 giugno 1898 la Casa Militare costituita in Ente morale e viene approvato lo Statuto. Possono accedere alla Casa tutti coloro che, superati i 60 anni di et (in seguito 65), abbiano partecipato ad almeno una Campagna di guerra dello Stato italiano (dalle Campagne Risorgimentali, fino alla Seconda Guerra Mondiale) e siano in grado di dimostrare di essere nullatenenti e di vivere in una >>

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situazione di difficolt. I primi tre veterani ammessi nell'Istituto entrarono il 6 marzo 1899 e furono ritratti da Achille Beltrame sulla copertina di un numero della Domenica del Corriere. Nell'arco degli oltre cent'anni di vita della Casa, vi furono ospitati circa 3500 veterani, provenienti da tutta Italia. L'Ente retto da un Consiglio d'Amministrazione presieduto da un Presidente, nominato dal Ministero della Difesa e da cinque consiglieri, nominati rispettivamente dal Comune di Milano, dalla Provincia di Milano, dalla Fondazione Cariplo, dalla Prefettura di Como, dal Distretto Militare di Como. Il 26 settembre 1905 Re Vittorio Emanuele III visita la Casa Militare, vi ritorner il 26 aprile 1925. Il 20 maggio 1906 la Regina Margherita, moglie di Re Umberto I. Il 13 aprile 1926 Benito Mussolini. Il 21 novembre 1932 Umberto, Principe di Piemonte, con la consorte Maria Jos. La sera stessa il Cardinale Ildefonso Schuster. Fin dai primi anni, in questo luogo di memoria "viva" di guerre e di battaglie, viene costituito un Museo per raccogliere i cimeli e i ricordi dei veterani ospitati nella Casa. Armi, documenti, testimonianze dalle Guerre d'Indipendenza alla Seconda Guerra Mondiale. Un Museo affidato originariamente alle cure degli ospiti della Casa.

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Camminare nelle sale, che ancora portano le tracce di decorazioni leggiadre risalenti al periodo in cui la villa era dimora nobiliare, in cui si alternano armi bianche, fucili, cimeli abissini, elmetti, divise, tamburi, trombe, mortai, mostrine, biciclette in dotazione ai Bersaglieri, reliquie garibaldine, fa capire come questa raccolta si sia formata nel tempo, attraverso le donazioni di chi vedeva in questo piccolo Museo il luogo giusto per ricordare e conservare tracce di una storia militare. Tra i cimeli c anche il bizzarro lampadario realizzato con armi di ogni tipo ed epoca: sciabole della Cavalleria, sciabolebaionetta, pistole a tamburo, fuciletti ad avancarica, speroni, salva punte delle lance. La Casa Militare termina la sua attivit di accoglienza nel 2004, quando vi erano ospitati solo una decina di veterani. Oggi la Casa Militare Umberto I per veterani e reduci delle guerre nazionali una Fondazione sotto la giurisdizione del Ministero della Difesa ed >>

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presieduta dal Dottor Dario Frattini, che sta organizzando una serie di iniziative volte a raccogliere fondi per finanziare i lavori necessari per riportare la struttura agli antichi fasti, come ci ha spiegato: Stiamo studiando e valutando le operazioni che possano essere vantaggiose per la Fondazione. Vorremmo ricreare una casa albergo, con 50 camere e 80 posti letto, per la degenza e la convalescenza dei militari che hanno riportato problemi fisici o psicologici durante le missioni di pace. Inoltre gi stato approvato dalla Sovrintendenza di Milano il primo lotto relativo alla ristrutturazione della Casa Militare, riguardante la Sala Feste, le cucine, il Museo Militare e la messa in sicurezza degli affreschi del 700. C poi la Chiesetta che andrebbe salvaguardata. La Casa Militare Umberto I e vuole essere una risorsa importante, un centro di attrazione culturale, di crescita per le risorse umane. Vogliamo mettere a disposizione le nostre strutture per i militari, ma ci sentiamo anche utili nel campo sociale. Qui dentro passata la storia, dai Garibaldini ai giorni nostri. Testimonianza di ci sono i tanti reperti conservati nel Museo Militare, come gli occhiali e la pistola di Garibaldi, il cappello di re Umberto I. Levento pi importante si terr sabato 25 maggio 2013, con la Serata di Gala in onore dei festeggiamenti per i 114 anni di fondazione e attivit sociale che la Casa Militare Umberto I svolge >>

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secondo i principi dello Statuto. Una celebrazione importante perch testimonianza ai giovani dello spirito patriottico nazionale del Paese. Perseverare avendo fiducia nelle Istituzioni, nella Patria, in chi per essa si sacrificato, dai garibaldini agli eroi della Prima e Seconda Guerra Mondiale prerogativa imprescindibile della Fondazione. Per loccasione il Presidente Dario Frattini istituir una Borsa di Studio a favore della figlia del brigadiere Giangrande, studentessa universitaria gi orfana di madre. Frattini ha dichiarato che verser personalmente il denaro. A conferma dellimpegno sociale della Casa Militare Umberto I anche la richiesta inoltrata al Ministero della Difesa, di attivit di accoglienza ai reduci delle missioni di pace nel mondo. Frattini sta provvedendo personalmente alla ristrutturazione delle camere della Fondazione e al loro allestimento. Essendo un organo del Ministero della Difesa, la Umberto I onorata della sua qualifica di Istituzione sociale nel militare, totalmente a servizio dello Stato e a garanzia di tutti i cittadini italiani. A conferma che il Ministero della Difesa esiste e opera sul territorio. Invitati donore questanno alla serata di gala sono il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, S.A.R. il Duca Amedeo dAosta e Consorte, On. Gioacchino Alfano, On. Ignazio La Russa, On Lara Comi, On. Viviana Beccalossi, On. Alessio Butti, On. Gianfranco Librandi, Sindaci e Assessori della Provincia di Varese, Como e Milano, Storici e Militari. Il programma della serata prevede alle ore 17 lApertura del Museo Storico con la possibilit di visionare i numerosi cimeli conservati con Storici specializzati in materia militare; alle ore 18 lAperitivo nel Parco con degustazione di prelibatezze, alle ore 19 il Concerto, per il terzo anno consecutivo affidato allOrchestra Concertante dArchi di Milano e al Maestro Matteo Fedeli che, per loccasione, suoner un preziosissimo violino Stradivari. Il Programma del Concerto, studiato nei dettagli per loccasione, fino allultimo sar segreto, una sorpresa di sicuro effetto e senzaltro gradita per i partecipanti alla Serata. Alle ore 20,30 ci sar la Cena di Gala, nel corso della quale, dopo il Saluto del Presidente, gli addetti ai lavori illustreranno le reali condizioni del Museo Storico della Fondazione cui saranno interamente devolute le oblazioni raccolte. Per informazioni: www.casamilitareumbertoprimo.org

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CINA - ITALIA, LA NUOVA ARTE TRA AVANGUARDIA E RECUPERO DELLE IDENTITA

Durante la 55^ edizione della Biennale d'Arte di Venezia 2013, la mostra CROSSOVER apre il dialogo tra gli artisti della Scuola di HUBEI e alcuni esponenti della nuova scena artistica italiana. CROSSOVER / A dialog between the Chinese School of Hubei and the New Italian Art Scene a cura di Ji Shaofeng e Alessandro Riva. 1 giugno - 24 novembre 2013 Tesa 113 Arsenale Nord - Venezia, orari mostra: 10.00 - 18.00 Venezia, porta dOriente, guarda con estrema attenzione ai paesi che stanno rinnovando il loro linguaggio artistico come la Cina. La mostra CROSSOVER / A dialog between the Chinese School of Hubei and the New Italian Art Scene, curate da Ji Shaofeng e Alessandro Riva, mette in luce il lavoro e le esperienze di un gruppo coerente e articolato di artisti cinesi la cosiddettaScuola di Hubei ponendoli a confronto con analoghe esperienze provenienti dallarte italiana contemporanea. Se gli artisti cinesi raccontano la realt della nuova arte del loro paese, sospesa tra avanguardia e tradizione, tra recupero delle tecniche tradizionali e accenti fortemente contemporanei, analogamente anche gli artisti italiani di queste ultime generazioni hanno compiuto un percorso di recupero di tecniche tipiche della tradizione italiana (pittura e scultura, in primis, ma anche fotografia e video, trattati con unimpostazione fortemente classica e raffinata dal punto di vista esecutivo e formale), pur con accenti e modalit contemporanee, mescolandole con influenze novecentesche, con uno sguardo alle tematiche sociali e con un continuo >>

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rimescolamento delle forme e dei richiami estetici tipico della surmodernit. Parallela alla 55^ edizione della Biennale d'Arte di Venezia 2013, dal 1 giugno al 24 novembre alla Tesa 113, Arsenale Nord, CROSSOVER non vuole essere dunque un semplice confronto a distanza, ma il primo tentativo di mettere insieme due esperienze lontane geograficamente, mescolandole e cercando di lasciare che gli artisti stessi si contaminino, si guardino e influenzino vicendevolmente. Gli artisti in mostra: Fu Zhongwang, Guo Zhengshan, Guo Zi, He Diqiu, Lang Xuebo, Li, Bangyao, Liu Bo & Li Yu, Ma Lin, Wang Jing, Wei Guangqing, Xiao Feng, Yuan Xiaofang, Yang Guoxin, Zhan Rui, Zhang Zhan, Matteo Basil, Simone Bergantini, Aron Demetz, Desiderio, Fulvio Di Piazza, Teresa Emanuele, Enrico Lombardi, Angelo Marinelli, Elena Monzo, Davide Nido, Marco Petrus, I Santissimi, Paolo Schmidlin, Davide Sebastian, Dany Vescovi. I curatori: Ji Shaofeng, critico d'arte e curatore di fama internazionale, Vice Presidente dell'Hubei Museum of Art. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni e mostre sulla nuova arte cinese. Alessandro Riva, curatore e critico darte, ha lavorato sulla nuova pittura e scultura italiane con mostre pubbliche sia in Italia sia allestero.

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BEMBO, OLTRE QUOTA 100 MILA VISITATORI

Seconda mostra pi visitata in Italia, una mostra che ha saputo entusiasmare il pubblico Padova - Una mostra che ha entusiasmato il pubblico. questo il commento di Antonio Finotti, Presidente della Fondazione Cariparo, allindomani della chiusura dellesposizione dedicata a Pietro Bembo. Sono stati oltre 100 mila i visitatori che hanno letteralmente preso dassalto, soprattutto nelle ultime settimane, le sale di Palazzo del Monte di Piet. Numeri importanti, ai quali si aggiunge il giudizio positivo del pubblico per la qualit delle opere in mostra. Per averne conferma basta scorrere il volume sul quale quasi mille persone hanno lasciato un messaggio a conclusione della loro visita. Moltissimi i ringraziamenti a organizzatori e curatori per un evento considerato di alto profilo. Tra gli aspetti maggiormente apprezzati vengono sottolineati lattualit del tema proposto e la disponibilit gratuita dellaudioguida, realizzata per accompagnare il visitatore nel percorso di mostra attraverso un vero e proprio racconto delle vita e delle opere del Bembo. Positivi anche i riscontri della stampa sia nazionale che estera, con numerosi servizi dedicati allesposizione padovana, considerata da molti come fra le pi interessanti di questa stagione in Europa. Per effetto di un passa parola, poi, sono arrivati a Padova responsabili di musei e studiosi di storia dellarte rinascimentale da diversi Paesi del mondo, attratti dalle opere riunite per la prima volta insieme dopo cinque secoli, ma anche dallimpianto del percorso espositivo e dalla sua capacit di dare vita ad una suggestiva narrazione. Per arrivare a questo appuntamento sono serviti tre anni di lavoro, un convegno internazionale che ha riunito nel 2011 i maggiori esperti a livello mondiale del Bembo, un grande impegno da parte dei curatori, del comitato scientifico e dello staff della Fondazione, conclude Finotti. Credo che lesposizione dimostri come sia possibile realizzare un evento culturale di alto livello, in grado tuttavia di suscitare anche linteresse del grande pubblico.

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ALLE FIABE RUSSE IL PREMIO ANDERSEN

Srmede ha conquistato il Premio Andersen, massimo riconoscimento italiano per i libri illustrati destinati ai pi piccoli. Il Premio che sar ufficialmente consegnato a Genova, al Museo Luzzati, il prossimo 25 maggio, stato conferito a Nel bosco della Baba Jaga. Fiabe dalla Russia, progetto a cura di Monica Monachesi, con testi di Luigi Dal Cin e illustrazioni di Anna Castagnoli (Italia), Fabio Facchinetti (Italia), Artem Kostyukevich (Russia), Pep Montserrat (Spagna), Clotilde Perrin (Francia), David Pintor (Spagna), Sacha Poliakova (Russia), Valerio Vidali (Italia), Jzef Wilkon (Polonia), edito da Franco Cosimo Panini, in collaborazione appunto con la Mostra Internazionale dillustrazione per linfanzia di Srmede. Lalbo accompagnava lultima edizione della mostra, dedicata alle fiabe dalla Russia. Il volume illustrato ha conquistato il Premio di miglior libro dellanno nella categoria ragazzi dai 6 ai 9 anni. Lassegnazione stata motivata dalla Giuria di specialisti del Premio "Per l'indubbia e sapiente regia grafica che riesce a dare una felice omogeneit al lavoro di nove diversi maestri dell'illustrazione europea. Per la briosa piacevolezza con cui sono stati resi i testi delle fiabe della tradizione russa". Per essere un progetto a pi voci che nasce dalla vivissima esperienza della Mostra Internazionale di Illustrazione di Srmede Le immagini della fantasia. Un riconoscimento, quindi, al libro per se stesso ma anche in quanto esempio dellattivit ormai trentennale di Srmede. Il libro premiato concorrer inoltre al Super Premio Andersen 2013, assegnato da una giuria allargata di esperti che decreter la migliore opera in assoluto, il Libro dellAnno.

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BRUXELLES
LA CITTA DEL CIOCCOLATO E DEI FUMETTI

Diario di viaggio, rubrica a cura di Francesca Monti Bruxelles una citt ricca di storia e fascino, di arte e fumetti. Il mio viaggio alla scoperta della capitale del Belgio partito dalla Grand Place, consideratauna delle pi belle piazze del mondo. Il protagonista principale della Grand Place l'Hotel de la Ville, con il San Michele che dall'alto domina la citt. Di fronte all'Hotel de la Ville c' l'antica Casa del Pane, ribattezzata Maison du Roi. Anche se ha questo nome, non vi risiede nessun re >>

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mentre c' un Museo della storia di Bruxelles. Tutto intorno alla Piazza ci sono le Case delle corporazioni, che raccontano la storia dei mestieri che si svolgevano nella citt: dalla Casa dei commercianti, all'Etoile con il memoriale a Everard 't Serclaes, dalla Casa dei Bouchers, a quella dei Brassers (birrai, con annesso museo), dalla Casa dei Duchi di Brabant, alla Casa dei sarti e a quella dei pittori, dove Victor Hugo visse nel 1852. La Grand Place anche luogo di ritrovo per molti giovani, per passare insieme la serata, sorseggiando una birra belga fresca. Un altro simbolo della citt l'Atomium, una spettacolare struttura che si trova nel Parco Heysel, nella periferia nord di Bruxelles. Alta circa 102 metri, rappresenta un cristallo di ferro ingrandito 165 miliardi di volte. Ognuna delle 9 sfere che formano l'Atomium ha un diametro di 18 metri, e ospita mostre, convegni, concerti, conferenze oltre alle normali esposizioni. Costruito per l'Esposizione Internazionale del 1958, l'Atomium doveva avere vita breve per poi essere smantellato: invece diventata una delle principali attrazioni della citt. Per gli appassionati darte, i Musei Reali di Belle Arti del Belgio sono la pi importante esposizione d'arte di tutta la nazione. Le due sedi di Bruxelles ospitano pi di 1000 dipinti, sculture e disegni. Il complesso di Belle Arti di Bruxelles composto dal Museo di Arte Antica, da quello di Arte Moderna, dal Museo Wiertz e dal Museo Meunier. Nel Museo di Arte Antica sono conservate le opere dei pittori fiamminghi, da quelli primitivi come Rogier Van der Weyden, Petrus Christus, Dirk Bouts, Hans Memling e Bosch fino a Bruegel, Rubens, Jordaens e Van Dyck. Il Museo di Arte Moderna ospita circa 200 tavole che raccontano l'arte in Belgio dal 1800 fino ad oggi: dal Neoclassicismo di Jacques-Louis David(Assassinio di Marat) al

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Romanticismo di Delacroix, passando per il primo Van Gogh, un inedito Gauguin fino a De Chirico. Dal giugno 2009 il complesso museale si arricchito di un quinto museo, ovvero il Museo Magritte, interamente dedicato al famoso autore. Molto interessante anche il Museo del Fumetto di Bruxelles. Il Belgio infatti la patria del fumetto: dalla fantasia dei disegnatori belgi sono nati personaggi celebri come i Puffi, Tintin, Lucky Luke, Zagor. Da vedere anche il Centro Belga del Fumetto che si trova allinterno di magazzini in stile liberty ed ospita le tavole originali dei fumetti, la riproduzione della gabbia dove Gargamella imprigion il suo primo Puffo, le ristampe dei primi fumetti e una biblioteca con 25.000 album. Ma tutta Bruxelles ad essere un vero e proprio museo del fumetto allaperto. Infatti camminando per le vie della citt si incontrano tanti personaggi dipinti sui muri delle case. C' un vero percorso turistico chiamato "Percorso del Fumetto" che si snoda nel centro citt e porta alla scoperta di 30 murales giganti con i pi famosi eroi del mondo del fumetto. La tappa successiva stata l'Ilot Sacr (Isola Sacra), il quadrilatero che si trova proprio alle spalle della Grand Place, nel centro di Bruxelles, caratterizzata da viette caratteristiche, con caff, ristoranti e negozi di souvenir. Questa parte di Bruxelles indipendente dal resto della citt e si autogoverna dal 1960, quando questo spazio venne rimesso a nuovo. Gioiello dell'Ilot Sacr sono le Saint-Hubert Galleries, una galleria coperta di 200 metri costruita a met Ottocento. Nei primi decenni dopo la costruzione, la galleria divenne un centro letterario: al "Caf de la Renaissance" (oggi "Taverne du Passage"), si incontravano artisti e letterati francesi, come Baudelaire, Alexandre Dumas, Victor Hugo, Apollinaire e Verlaine. Oggi la galleria ospita negozi che vendono prodotti di lusso, ma resta comunque un luogo affascinante. Dopo una passeggiata allinterno della Galleria, mi sono diretta al Mannequin Pis, uno dei simboli di Bruxelles. Si tratta di una fontana in bronzo raffigurante un bambino che fa pip, chiamato in fiammingo "Mannequin pis" o in francese "l'enfant qui pisse". Una delle leggende pi conosciute sul piccolo Julien, lo vuole come salvatore della citt. La storia racconta che il bambino fece la pip sulla miccia di una bomba, salvando cos Bruxelles. Il "Mannequin pis" si trova all'incrocio tra Rue de l'tuve/Stoofstraat e Rue du Chne/Eikstraat ed uno dei monumenti pi >>

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fotografati di Bruxelles. Nel corso degli anni il bambinetto in bronzo ha ricevuto in dono oltre seicento vestiti. Oltre al "piccolo Julien", come viene affettuosamente chiamato dai cittadini della capitale belga, nella zona dell'Ilot Sacr, si trova Jeanneke pis, la versione femminile del simbolo della citt. Questa statua, ben pi recente, si trova a Getrouwheidsgang/Impasse de la fidlit, e pare voglia simboleggiare la fedelt: anche in questo caso si tratta di una bambina che fa la pip. Infine, all'angolo tra Rue de la Vieux march aux Grains e rue des Chartreux, c anche il cane che fa la pip. Gli edifici religiosi pi importanti, che meritano una visita sono: Notre Dame de la Chapelle, tra le pi antiche e belle chiese della citt, che custodisce la tomba del pittore fiammingo Pietre Brueghel il Vecchio; Notre Dame du Sablon, realizzata tra il secolo XIV e il XV in stile gotico brabantino, con forme slanciate ed eleganti; la Cattedrale di St. Michel, in stile gotico, ispirata a modelli architettonici francesi, iniziata nel XIII secolo e conclusa nel XV. Linterno formato da tre navate e illuminato da finestre policrome. Nei pressi della Cattedrale si trova anche il Theatre Royal, di fondazione seicentesca con rifacimenti nellOttocento. Il Municipio, invece, composto dalla Tour Inimitabile, del 400, considerata una delle pi belle torri del Medioevo. Il Palazzo Reale di Bruxelles la residenza ufficiale del re del Belgio. Ricostruito nel XIX secolo e completato ad inizio Novecento, il palazzo imponente e maestoso. La sua costruzione fu voluta dal re belga Leopoldo II. Gli interni si compongono di vari ornamenti dorati, tappeti e bellissime opere darte, dallo splendido soffitto della Sala degli Specchi, alle maestose sale da ricevimento e alla Sala del Trono. L'appartamento della famiglia reale si trova nel palazzo cos come gli Archivi Reali, accessibili su richiesta. Il parco adiacente, Warandepark, misura pi di 13 ettari. Passeggiando nel parco si possono trovare pi di 60 statue, fontane, porte in stile classico e padiglioni dove avvengono numerosi spettacoli nel periodo estivo. Il palazzo utilizzato come residenza reale ufficiale, infatti il re e la sua famiglia vivono nel Castello reale di Laeken, in un sobborgo di Bruxelles. all'interno del Palazzo Reale di Bruxelles che hanno luogo le attivit ufficiali dei Monarchi del Belgio. Il Palazzo Reale di Bruxelles viene tradizionalmente aperto al >>

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pubblico per due mesi in occasione della Festa Nazionale del Belgio. Oltre la zona del Palazzo Reale, si trova il quartiere europeo, con la Commissione Europea, il Consiglio dell'Unione Europea, il Parlamento Europeo, gli uffici della Presidenza Europea, il Comitato delle Regioni, la sede politica della Nato e dell'Unione dell'Europa occidentale. In questa zona convivono art nouveau, palazzi avveniristici e architettura classica tipica delle citt del nord. Qui si trova anche la sede dell'EPC, ente no-profit legato all'UE. La Statua dell'Europa un'opera monumentale, offerta alla Commissione Europea dallo scultore francese Bernard Romain, posta nel cuore del quartiere europeo ed inaugurata il 9 dicembre 2003. Opera giubilatoria, portatrice del messaggio universale di fraternit, tolleranza e speranza, questa statua dell'Europa"l'Unit nella Pace" stata scolpita, modellata, lisciata e dipinta da bambini con difficolt visive, di diverse culture, diretti da Bernard Romain. Lultima tappa stata lo Stadio Re Baldovino, conosciuto come Heysel. Questo impianto ha ospitato numerose manifestazioni internazionali, come le finali di Coppa dei Campioni negli anni 1958, 1966, 1974 e 1985 e le finali della Coppa delle Coppe nelle edizioni 1964, 1976, 1980 e 1996. Ospita annualmente il Memorial Van Damme, un meeting internazionale di atletica leggera. Fu inaugurato il 23 agosto 1930, per i festeggiamenti per il centesimo anniversario dell'indipendenza belga, in presenza del Principe Leopoldo. Si chiamava lo Stade du Jubil o Jubelstadion. Nel 1937nell'impianto venne inaugurata la prestigiosa Gordon Bennett Cup, competizione riservata ai palloni aerostatici. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, lo stadio ritrov la sua originale funzione e propose tantissimi eventi popolari che riuscirono ad attirare gente da ogni parte del mondo. Nonostante la sua fama di stadio nazionale del Belgio, l'Heysel non era mantenuto al meglio. Questo port alla tragica finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool del 29 maggio 1985, quando ci fu il crollo di un muro adiacente al settore Z, circa un'ora prima del fischio d'inizio della finale e 39 tifosi persero la vita. Dieci anni dopo, in vista di Euro

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2000, lo stadio venne ricostruito. Il nuovo stadio fu inaugurato il 23 agosto 1995 con la partita Belgio - Germania(1-2). Il Belgio una delle nazioni pi rinomate per la tradizione cioccolatiera e ha il merito di avere inventato le praline, cioccolatini dal guscio croccante e dal ripieno morbido. Imperdibile a Bruxelles uno stop in una delle tantissime cioccolaterie, dalla Neuhaus, alla Cte d'Or, dalla Leonidas alla Godiva. In Belgio si producono oltre 600 differenti tipi di birra; le marche commerciali pi diffuse sono la Jupiler, Maes o Stella Artois, Leffe, Grimbergen, Hoegaarden, Affligem. Pi prestigiose sono le produzioni artigianali di piccoli birrifici: le birre dei monaci trappisti; il Lambic, a fermentazione spontanea prodotta unicamente nella zona a sud-ovest di Bruxelles chiamata Pajottenland; la Deus, Brut des Flanders, prodotta dalla birreria Brouwerij Bosteels di Buggenhout. La birra inoltre impiegata nella preparazione di numerose ricette a base di carne e pesce. Unaltra specialit della gastronomia belga sono le patatine fritte ("frieten" o "frites"), mentre i primi piatti sono a base di minestre e zuppe calde, come la zuppa al cavolo, panna e prosciutto crudo e la crema di piselli, di porri e di rabarbaro. Sono diffuse anche le torte salate, il cui ingrediente principale il cavoletto di Bruxelles. Uno dei pi celebri secondi belgi il waterzooi, si tratta di pesce o pollo con panna, verdure e ortaggi (patate, rape, sedano, porri e carote). Altri piatti diffusi sono: il maiale e il coniglio alla birra, la carne d'oca, preparata in vari modi, la cacciagione, e le bistecche, spesso accompagnate da salse e mostarde. Sono inoltre molto utilizzate in cucina la cipolla e lo scalogno. Tra gli insaccati va menzionato il boudin, salsiccia di maiale con pane, uova e spezie. Le cozze sono i frutti di mare pi diffusi, preparati in brodo o con il pomodoro, con il vino o la birra, oppure accompagnati da patate fritte. Altra specialit a base di pesce quella dei jefke, filetti di aringa serviti con olio, aceto, limone, maionese e accompagnati da scalogno e fagioli. Tra i dolci pi famosi vi sono le squisite waffels (in fiammingo) o gaufres (in francese), cialde morbide, cotte sulla piastra, servite con cioccolato fuso o con panna e fragole, oppure crema chantilly, o ancora frutta (banane, kiwi). Tra le torte troviamo quelle alle pere e alle mele e allo zucchero di canna. Il Belgio ha inoltre un'importante tradizione di produzione di biscotti, soprattutto al burro e alle spezie, come ad esempio gli "speculoos" fatti con la cannella, molto utilizzata a Bruxelles, cucinati solitamente per la festa di San Nicola.

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OLTRE 100 MILA PERSONE AL RADIOITALIA LIVE

di Francesca Monti Oltre centomila persone hanno riempito Piazza Duomo e la Galleria Vittorio Emanuele II, per levento RadioItalia Live-Il Concerto, che si tenuto sabato 11 maggio alle ore 20 a Milano, organizzato da Radio Italia. Dopo il grandioso successo del concerto dello scorso anno per festeggiare i trenta anni della famosa radio, questanno liniziativa stata ripetuta e ha visto salire sul megapalco montato alla destra del Duomo undici amatissimi cantanti italiani. Levento stato preceduto dal pi grande flash mob mai creato da una radio, sulle note della canzone di Emma Cercavo amore, poi c stata lesibizione delle band giovanili. Quindi alle 20 il Presidente di Radio Italia Mario Volanti ha dato il via al Concerto, che stato presentato da Luca e Paolo. Ad aprire le danze stato Zucchero che accompagnato dalla Session Cubana ha eseguito Guantanamera, Baila e Vedo nero, facendo scatenare i centomila fan presenti. E stata poi la volta di un altro mito della musica italiana, Eros Ramazzotti che ha interpretato Dove c musica, la nuovissima Un angelo disteso al sole e Pi bella cosa. Sul palco quindi salito Cesare Cremonini che ha cantato Il Comico, La nuova stella di Broadway e ha chiuso la terna di canzoni con la famosa 50 Special. Il testimone passato al vincitore di Sanremo 2013, Marco Mengoni che ha interpretato In un giorno qualunque, Pronto a correre e Lessenziale. Poi si esibito Raf con Le ragioni del cuore, Infinito e Il Battito Animale, quindi salita sul palco Alessandra Amoroso che ha cantato Immobile, Urlo e non mi senti e Ciao. Luca e Paolo insieme ad Alessandra Amoroso hanno fatto un omaggio a Enzo Jannacci e a Franco Califano, cantando Vengo anchio e Tutto il resto noia. Dopo il doveroso >>

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ricordo dedicato ai due grandi interpreti scomparsi un mese fa stata la volta di un gruppo storico, che ha festeggiato da poco i 31 anni di carriera, gli Stadio che hanno interpretato I nostri anni, Sorprendimi e Chiedi chi erano i Beatles. Lottavo cantante a salire sul palco stato Antonello Venditti che ha eseguito Benvenuti in Paradiso, In questo mondo di ladri e Unica, quindi stata la volta del rapper Fabri Fibra che ha fatto ballare il pubblico con Guerra e Pace, Tranne te, Ring Ring e Pronti, partenza, via!. Dopo Nek che ha cantato Almeno stavolta, Congiunzione Astrale e Lascia che io sia, sono saliti sul palco tutti gli speaker di Radio Italia: Mario Volanti, Savi e Montieri, Mila, Paola Gallo, Paoletta, Fiorella Felisatti, Francesca Leto, Mauro Marino, Francesco Cataldo, Augusto Abbondanza, Mirko Mengozzi, Alberto Alfano, Franco Nisi, Luca Ward, Petra, Gabriella Capizzi, Patrick, acclamati dal pubblico. Il concerto si concluso con i Negramaro, che prima hanno omaggiato Milano cantando con Luca e Paolo O mia bela Madunina, poi hanno interpretato Una storia semplice, Mentre tutto scorre e Nuvole e lenzuola. Si chiusa cos una splendida serata di musica italiana allombra della Madonnina, un concerto che speriamo venga replicato anche il prossimo anno.
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