Sei sulla pagina 1di 6

Venezia, 25 gennaio 2013 La solitudine era il tocco del pendolo che risuonava tra le pareti deserte della casa.

Era la pioggia che batteva insistente sui vetri, lacrime di un cielo ignaro del dolore degli uomini. La porta cigol sui cardini. Passi leggeri entrarono nella casa. Alcuni erano rapidi, altri strascicati. Lombrello con il suo carico dacqua fu lasciato fuori dalla porta. In cucina, cominci un tramestio sommesso di tazze e piattini. Qualcuno accese il fuoco nella stufa al centro della sala. Un sospiro. Pesante. Riposati pap. La donna aveva una voce premurosa, velata dalla stanchezza. Era vestita di scuro, con i capelli biondi tirati in una coda stretta. Si avvicin alluomo anziano che, fermo dinanzi la finestra, osservava il placido avanzare dellacqua nel canale che scorreva a poca distanza dalla casa. La pioggia donava un colorito strano a Venezia. Opaco, malinconico. Le case si specchiavano nellacqua e limmagine restituita era simile a una vecchia foto che aveva subito le ingiurie del tempo. Non sono stanco aveva risposto lui. Anzi, credo che suoner un po. Si volt per osservare la figlia di sottecchi. Percep una stretta al cuore: Helena era cos simile a sua madre. A sua moglie, la sua adorata Kristen, compagna di arte e di vita. A Kristen che let e una malattia impietosa si erano portata via pochi giorni prima. Kristen, bionda, bella e ironica, imprigionata nei ricordi, cos come laveva conosciuta. Gli apparve dinanzi agli occhi, in quella stessa stanza, in quella casa che avevano comprato e ristrutturato insieme, anno dopo anno, riempiendola di note e di amore. Era primavera. Pi di quarantanni prima. Erano giovani. Lei aveva un abito a fiori che le lasciava scoperte le spalle e un sorriso sfacciato. Non dirmi che hai paura, Nik! Venezia, marzo 1970 Oh, s. Aveva avuto paura, Nicola Fantini, e tanta. Kristen lo aveva giocato, con il sorriso sulle labbra e i suoi occhi da cerbiatta. Mi hai iscritto al concorso citt di Venezia? Ma sei Kristen gli aveva messo un dito sulle labbra. Non dire pazza, Nik. Tu non avresti mai avuto il coraggio di farlo, cos lho fatto io per te. Ma il citt di Venezia uno dei pi importanti concorsi pianistici che esistono in Italia. Tu no, io non sono pronto. Certo che lo sei. Solo che non sai di esserlo. Hai falsificato la mia firma sul modulo! Ridacchi. Ovvio. Tanto sapevo che non avresti rifiutato. Lui laveva fissata inarcando un sopracciglio, a braccia conserte. Mi hai fatto venire da Parigi di corsa, per partecipare a un massacro? Accennavi a un concerto, non a una farsa. Dalla tasca del pantalone tir fuori una lettera e gliela sventagli sotto il naso. Non sei stata onesta con me. La ragazza aveva portato le mani alle labbra con aria seria. Tu sei un pianista molto dotato. Hai talento e passione. Quanto alla tecnica, so perfettamente che studiare con Philippe Miroir ti avr costretto ad affinarla. Per cui, sta zitto e partecipa. Non se ne parla. E stato un colpo basso da parte tua! aveva replicato Nicola con veemenza. Kristen gli si era avvicinata e gli aveva messo le mani sul braccio. No. Sin da quando studiavamo alla Chigiana di Siena, sapevo che saresti arrivato in alto. Non perdere questa occasione. Io ho fiducia in te. Luomo non aveva risposto subito. Aveva iniziato a passeggiare per la stanza di quellappartamento che puzzava di umido e di polvere, preso in affitto della giovane violinista dellorchestra stabile della Fenice di Venezia.

Nik aveva conosciuto Kristen Hollande a Siena, durante un corso biennale di perfezionamento per pianoforte che aveva frequentato allaccademia Chigiana. Era rimasto colpito sin da subito dal viso sbarazzino e dalle lunghe trecce bionde che le accarezzavano le spalle. Dalla macchia sotto il collo, aveva compreso che si trattava di una violinista; dalle dita sottili e lunghe, che era una virtuosa. Subito avevano suonato insieme. Musica da camera, soprattutto barocco italiano. Vivaldi, qualcosa di Boccherini, Pergolesi. Poi Haendel. Poi ancora Mozart in un trio con un collega francese. Quella ragazza aveva su di lui un ascendente molto forte, che trascendeva la forza di un legame tra amici. Cera voluto il lungo semestre parigino per portare alla luce quella consapevolezza, e questa certezza lo aveva spaventato. Non sapeva come lei avrebbe potuto reagire se si fosse fatto avanti, se La lettera che aveva ricevuto pochi giorni prima lo aveva riempito di dubbi e di speranze che aveva provveduto a nascondere con cura. Non era il momento giusto, quello. La osserv dubbioso, mentre lentusiasmo e leccitazione iniziavano a sedurlo come demoni tentatori. Senza parlare, lei si era avvicinata ancora. Gli aveva preso la mano, aveva seguito le linee del palmo fino ad arrivare ai polpastrelli. Ce la puoi fare Nik. Credimi gli aveva sussurrato. E lui le aveva creduto. Luomo anziano si avvicin alla porta della sala da musica, un grande studio che si affacciava su un campiello deserto. Tir via le tende cremisi dalla finestra e fiss per alcuni istanti il muro screpolato del palazzo di fronte, illuminato da un raggio di sole livido, appena sfuggito dalla coltre di nubi. Se il cancro non lavesse portata via, Kristen sarebbe stata l, alla finestra, a suonare uno dei suoi amati compositori russi. Lui lavrebbe guardata con un sorriso appena accennato negli occhi e poi si sarebbe seduto allo Stenway & Sons, il suo pianoforte. Il groppo alla gola arriv imprevisto, doloroso, e lo strinse cos forte da togliergli il fiato. Curv le spalle e appoggi la fronte al vetro gelido della finestra. Kristen se ne era andata. E lui non avrebbe potuto pi stringere la sua mano dai polpastrelli callosi. Pap Helena era sulla soglia. Il padre si volt a fissarla e la donna corse ad abbracciarlo. Piansero abbracciati, mentre la stanza si riempiva del suono del silenzio. Suona, pap. Suona per lei e per me mormor dun tratto la figlia. Nik scosse la testa. Non posso mormor. Non la stessa cosa senza di lei. Helena gli prese la mano, la strinse forte. Ti prego. Con un sospiro pesante, luomo si avvicin al pianoforte a coda. Non era un oggetto, quello strumento. Una creatura elegante, sinuosa e perfetta come un felino. Era parte della sua anima, della sua vita, cos come il violino di Kristen era parte di lei. Con le dita che tremavano, Nicola apr il pianoforte. E inizi a suonare. Come allora, per lei. Mmh allora. Prova eliminatoria. Brani obbligatori: Bach, preludio e fuga in fa minore, secondo volume numero 12. Poi, Beethoven, lAppassionata. Gentile la commissione bofonchi il ragazzo sedendosi al pianoforte che Kristen aveva affittato per lui il giorno dopo la sua capitolazione. Kristen gli mise tra le braccia un faldone di spartiti. Eccoli qui. Gli sorrise. Non mi hai colto impreparata. Stava per andare via, ma Nik la ferm. Lafferr per il polso. Perch? chiese. Perch stai facendo tutto questo per me? Stranamente, la ragazza aveva abbassato gli occhi. Perch so che tu puoi farlo aveva risposto con leggerezza. La stretta di Nik si era fatta pi forte. Era scattato in piedi. Gli spartiti si erano sparpagliati a terra. Perch? Non roba che si fa per un amico, o un collega, questa. Hai persino affittato un pianoforte, mi stai ospitando qui nella tua casa a Venezia. Nicola aveva deglutito a vuoto. Dimmelo. Kristen lo aveva guardato in silenzio. Negli occhi era balenato un lampo di rabbia, mista a paura.

Poi aveva staccato le sue dita dal polso con le proprie, una dopo laltra. C bisogno di chiederlo? aveva risposto. Era rimasto solo nella stanza con quel pianoforte accordato alla belle meglio e tante domande che gli succhiavano via lenergia dal cuore. Forse non era stata solo una sua sensazione. Forse laffinit che avevano costruito a Siena era qualcosa di pi di un ottimo affiatamento tra musicisti? Solo il tempo avrebbe potuto dirlo. Il tempo e quei giorni che gli si aprivano dinanzi, febbrili e meravigliosi. Respir a fondo e strofin le mani sulle cosce per scaldarle un po. Bach. Preludio e fuga num. 12 in fa minore. Di quel brano adorava soprattutto la fuga: cos intensa, elegante, intrisa di una sorta di sofferenza senza nome. Qualcosa che lui sentiva molto in quel momento. Da quel giorno fino al concorso suon senza sosta. Dallalba fino a notte fonda, fino a sentire i vicini che rumoreggiavano perch non ci bastava quella straniera con il violino, ora pure questo che pigia i tasti. Suon fino a sentire le dita intorpidite, mangiando con gli spartiti sulle ginocchia, provando sul tavolo la diteggiatura. Suon fino a che Kristen non lo stacc a viva forza dal pianoforte, la sera prima della prova eliminatoria. Andiamo a fare una passeggiata, su. Devi rilassare la mente. Lo condusse per mano per i vicoli e i canali. Nik sentiva le dita contrarsi nelle mani di lei. LAppassionata gli rimbombava nella testa impedendogli di placare la sua ansia. Era stanco, e provato, e arrabbiato. Se avesse fallito, non solo avrebbe perso la fiducia nel proprio talento, ma avrebbe tradito la stima di Kristen. Lei gli era stata cos vicina, cos Nik si sorprese a pensare a ci che sarebbe avvenuto dopo il concorso. Sarebbe tornato a Parigi, certo, e Kristen avrebbe continuato a suonare per lorchestra della Fenice. Ma cera qualcosa di stonato in quello spartito. Una nota dissonante che strideva nellarmonia che si era creata tra loro, e che gli stingeva la gola. Proprio come in quel momento, in cui i riflessi del sole si mescolavano ai capelli chiari di Kristen e il vento della laguna le scompigliava le ciocche. Cosa c? aveva chiesto lei, sorpresa dal suo sguardo meditabondo. Nik aveva abbozzato un sorriso. Le aveva sfiorato il viso con una carezza. Ma non aveva risposto. Bach, clavicembalo ben temperato, volume secondo, Preludio e fuga numero 12 in fa minore. Era stato il suo cuore a sceglierlo, erano i ricordi e le dita a eseguirlo. Chiuse gli occhi. Non aveva bisogno dello spartito. Doveva essere quello. Una fuga, come quella di Kristen, in avanti, verso un luogo in cui lui non avrebbe potuto raggiungerla, non subito. Eliminatorie. Beethoven. Superate. Non il punteggio pi alto: un ragazzo ungherese aveva preso il massimo. il tizio da battere. Non devi avere piet aveva sibilato Kristen con aria truce. Oh, smettila aveva riso lui. Poi aveva inarcato un sopracciglio. Comunque s. Bravo, davvero. Ve la giocate tutta con Bach. E Bach aveva fatto la differenza. Quella Fuga dalle note cos ricche e insieme pulite, di una purezza adamantina. Nicola aveva suonato a occhi chiusi, lasciando che la melodia passasse dalla mano sinistra alla destra, in una continua ricerca di unit. Alla fine, aveva lasciato per alcuni istanti le dita sulla tastiera, immobili, per percepire la leggera vibrazione delle corde. Quando aveva riaperto le palpebre, aveva scorto Kristen che lo fissava con la bocca socchiusa e gli occhi che scintillavano. Seconda fase: un programma da concerto solista a scelta del candidato. Due notturni di Chopin, poi un etude di Debussy e per finire Seduto sugli scalini del teatro, NiK osserv il profilo di Kristen. Doveva consegnare il programma alla commissione nel

pomeriggio. La ragazza si massaggi la nuca. Un contemporaneo? Gershwin? No, troppo scontato. Pensavo a Poulenc. Kristen inarc un sopracciglio. Non un po troppo moderno? L dentro sono dei parrucconi, lo sai Nicola strofin le lunghe dita sul pantalone di vigogna. Lo so rispose con un sorriso timido. Ma ci che stavo studiando con il maestro Miroir. La violinista si strinse nelle spalle. Il sole stava tramontando e nuvole di pioggia assediavano il cielo striato di viola. E Poulenc sia. La semifinale si era tenuta dopo una settimana di passione. Letteralmente. Unondata di freddo improvvisa si era abbattuta sulla citt e la piccola casa di Kristen, priva di riscaldamento, si era fatta ancora pi umida e fredda. Nik suonava sin dalle prime luci dellalba, avvolto in un pastrano e con dei guanti cui la ragazza aveva tagliato via le dita. Alla sera le mani erano doloranti, le nocche arrossate, i polsi indolenziti. Il pomeriggio prima della prova, Kristen trov Nik con la testa sulla tastiera. Le spalle erano scosse dai singhiozzi silenziosi. A passi cauti, lei si avvicin e lo abbracci. Le mani del pianista si intrecciarono con le sue dita. Non ce la far mai, Kris. Sono troppo stanco e questo questo maledetto non vuol NIk, afferr lo spartito di Debussy e lo scagli a terra con rabbia. Non ce la far mai! esplose esasperato. S, invece! La ragazza si chin su di lui, lo costrinse ad alzare la testa e a fissarla in viso. Gli asciug le lacrime che si infilavano tra la barba ispida. Ce la farai. Io sar con te, un passo indietro. Nik si divincol da quella stretta. Non capisci che di questo che ho paura? Kristen lo strinse in un abbraccio. Appoggi la testa sulla sua, gli sfior lorecchio con le labbra in un sussurro. Non devi aver paura di questo. Un passo indietro a te. E se cadrai, ti aiuter a risollevarti. Gli prese il viso tra le mani. Ma tu non cadrai. Le dita di Nik si intrecciarono con le sue. Resterai con me? Non era una domanda che riguardava solo il concorso. Lo sapevano entrambi. S. Programma da concerto. Nella sala, un silenzio irreale soffocava il fruscio degli spartiti e i sussurri dei pochi spettatori. Nik aveva rinunciato alla barba da intellettuale ed era andato dal barbiere per dare una sistemata ai ricci disordinati che gli arrivavano fino alle spalle. Era seduto in abito scuro al pianoforte a coda. Poco lontano, la commissione al tavolo coperto da un drappo azzurro. Quattro uomini, una donna. Tra essi, un direttore dorchestra. Kristen era in platea, nascosta nel buio, insieme con i pochi familiari ammessi ad assistere alle semifinali e con i giornalisti delle cronache culturali. Chiamarono il suo nome. Nicola sent la bocca arsa, le mani diventare di colpo bollenti. Sar come sar. gi stato un successo arrivare fin qui, si disse mentre si sedeva sul panchetto di pelle nera. E poi accadde. Nella mente solo la musica, le dita che conoscevano a memoria i tasti. Le note si intrecciavano in unarmonia raffinata che si sovrapponeva a quella delineata dai compositori. La musica diventava parte di lui ed erano le sue mani a infondergli vita nuova, a plasmarla. La tecnica non era pi arido esercizio: erano scalpelli, bulini, chiodi che usava per scolpire emozioni sui volti di chi lo ascoltava. Nik non si rendeva conto di tutto ci. Era chiuso nel suo bozzolo di note, al riparo dalla paura. Termin dopo quasi cinquanta minuti. Si alz dallo strumento quasi barcollando, con la camicia che gli aderiva alla schiena ormai madida di sudore. Attese il cenno di assenso della commissione per lasciare il palco e si avvi verso le scale. E l davanti lo attendeva Kristen. Stringeva tra le mani il suo cappottino di tweed azzurro e una borsa di tela. Appena lo vide, lasci cadere gli oggetti e lo abbracci forte. Bravissimo! Sei stato bravissimo.

Nik si lasci sfuggire una risata stanca. In realt, in questo momento mi sento svuotato. Alz la testa e si guard attorno, senza quasi rendersi conto di ci che stava accadendo. Un altro candidato, il pianista ungherese aveva appena iniziato un brano di Listz. Andiamo, lo sollecit la ragazza. La commissione dar gli esiti domani. Torniamo a casa, cos potrai mangiare e dormire un po finalmente. A casa. Quella parola lo scosse dal torpore. Aiut la ragazza a raccogliere da terra il cappotto, prese la borsa con gli spartiti e il soprabito. Poi le pass un braccio attorno alle spalle. Kristen era minuta, sottile, e si rannicchi contro di lui poggiandogli la tesa sul petto. In quel momento, Nik comprese che qualunque cosa fosse accaduta, Kristen non avrebbe pi lasciato la sua vita. Non ne sarebbe uscita mai pi, e lui avrebbe fatto di tutto per restare con lei. Il giorno dopo, Nik si svegli di soprassalto. Una luce fredda entrava a fiotti generosi dalla finestra, e le lenzuola erano scivolate per terra, ai piedi del divano su cui dormiva. Un grido lo aveva strappato al sonno con violenza; subito dopo un peso era piombato addosso il suo stomaco. S! Ce lhai fatta! Fatto cosa? Aveva pensato per un istante. Un secondo dopo era in piedi con gli occhi sbarrati e la casacca di flanella del pigiama che pendeva fuori dai pantaloni. Fiss Kristen a bocca aperta. Sono? Un altro grido. S! Gli salt al collo e insieme precipitarono sul divano ridendo. La ragazza lo allontan da lei, senza per sciogliersi da quellabbraccio impacciato. Stamattina sono uscita presto, avevo sentito che avrebbero affisso i risultati in prima mattinata e cos Perch, che ore sono? chiese lui. Si stiracchi, poi le pass un braccio attorno alla vita e la strinse. Quasi le dodici. Hai dormito per diciotto ore di seguito. Pi sconvolto che felice, Nik aveva appoggiato la testa sullo schienale del divano. Senza riflettere, aveva accarezzato i capelli di Kristen e lei si era rannicchiata contro di lui. Non credevo di poter arrivare a tanto. Finalista al Citt di Venezia mormor, incredulo. Solo i migliori ci riescono. Come il tuo maestro Miroir rispose lei con le sopracciglia aggrottate. Si scambiarono uno sguardo. Devo tornare a Parigi. Solo lui pu prepararmi per la finale dichiar Nik scattando in piedi. Anzi, prima devo chiamarlo. Lultima volta che lho sentito, mi ha dato del pazzo incosciente. Chiss come reagir quando scoprir che sono arrivato in finale. Kristen, invece, rimase seduta sul divano. Raccolse le gambe sotto di s e si rannicchi contro il bracciolo. Giusto assent con un filo di voce. Nik si volt a guardarla. Non sapeva bene che cosa dire, n che cosa provare in quellistante. Perch lidea di allontanarsi da lei, adesso, era amara. Le tese la mano. Non avrei potuto farcela senza di te ammise sottovoce. Lei si schern con un gesto. Sciocchezze. Tu hai talento. Era solo questione di aver fiducia e di aver No. Nik la blocc con un dito sulle labbra. Si inginocchi dinanzi a lei e le prese la mano. Io non avrei potuto farcela. Senza te, io sono nessuno. Le mani della ragazza si strinsero sino a far sbiancare le nocche. Nik le stringeva la mano, la fissava con gli occhi colmi di devozione, il respiro affrettato. Ecco. Lo aveva ammesso. Nessuna clamorosa dichiarazione damore. O forse s, la pi grande. Un dono insieme alla fiducia assoluta che lui nutriva per quella violinista dagli occhi grandi e dalla pelle candida. Rimasero in silenzio per una manciata di secondi. Nik la vide deglutire a vuoto, e poi le labbra si schiusero in un sorriso. Ti aspetter, Nik. Un mese o un anno, non importa. Non ho intenzione di starti lontano pi del necessario. Gli accarezz il viso colorato unombra di barba. C ancora una cosa che tu non sai. Le sopracciglia di Nik scattarono in su.

Sar nellorchestra che accompagner il concerto dei tre finalisti. Fece una pausa, e sorrise. Suoneremo insieme, Nik. Luomo rise. Si sedette sui talloni e scroll la testa. Abbiamo suonato gi insieme. Kristen lo guard in tralice. S. Ma mai cos. Fu il mese pi bello e lacerante della sua vita. Il ritorno a Parigi con il treno, il profumo dei caprifogli della villa del maestro Miroir, le note del concerto in sol di Ravel che aveva scelto di presentare per la finale con lorchestra. Nik oscillava tra il sogno e lincubo, tra laspettativa e il desiderio. Il suo docente lo sorprese, offrendosi di accompagnarlo alla serata di gala al teatro della Fenice. Sei lunico tra i miei allievi ad essere arrivato cos in alto aveva spiegato paziente. Comunque vada, essere stati ammessi alla finale di un premio di questo livello va considerato un enorme successo. Aveva accarezzato con calma il dorso del suo pianoforte da concerto. Era un vecchio anziano e rigoroso, dal portamento elegante. Adesso sarai tu a segnare la strada del tuo futuro. Presto non avr pi nulla da insegnarti. Presto non avr pi nulla da insegnarti. Frase profetica. Miroir era morto poco dopo il suo matrimonio con Kristen, un anno dopo la finale del premio. Non aveva vinto. A vincere era stato il pianista ungherese, un talento purissimo. Ma Nik non era stato da meno: concerti con la sinfonica di Vienna, di Berlino, di Madrid. La Royal Albert Hall di Londra. Registrazioni per le principali case discografiche. Allievi, successi prestigiosi. New York. Tre anni in America. Kristen. Kristen, che era sempre rimasta con lui, come aveva promesso: un passo indietro. I figli che avevano perduto e poi la gravidanza di Helena, portata avanti faticosamente. Kristen, che lui aveva imprigionato in ogni nota, che aveva dato tutta se stessa perch Nik potesse diventare ci che era adesso. Un singhiozzo. Poi una lacrima scivol sui tasti avorio, e unaltra ancora. Gli anni e il freddo aggredirono il pianista, insieme con una valanga di ricordi amari. Infine, la solitudine. Forte, tenace, pesante. No, lamore non lavrebbe consolato. Non ora. Forse, un giorno, domani. Forse la musica lo avrebbe consolato. Forse. Forse Kristen era ancora l, imprigionata tra le note, pronta a sorridergli. Anche se non ci sarebbe stata pi. Mai, mai pi.