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I Prodotti Alimentari

Nel maggio 1982, l'Italia ha accolto una direttiva della Comunit Economica Europea in materia di etichettatura dei prodotti alimentari che ha migliorato sensibilmente la situazione, offrendo al consumatore maggiori informazioni. La normativa si applica a tutti i prodotti alimentari confezionati che, indipendentemente dal tipo di involucro, devono per legge riportare indicazioni in lingua italiana.

Le Scritte Vietate
L'etichetta non deve indurre in errore l'acquirente sulle caratteristiche del prodotto, sulla sua natura, sull'origine, sulla qualit, sulla durata e sul sistema di fabbricazione. Sono regole che valgono anche per le immagini riprodotte sulla confezione. Per esempio non corretto riprodurre sulla scatola la foto di cinque merendine se la confezione ne contiene solo quattro. Scorretto anche raffigurare uova o frutta fresca se il dolce fatto con uova in polvere e marmellata. Su una scatola di pomodori pelati non possibile disegnare l'immagine del Vesuvio quando i pomodori provengono dalla Sicilia o da altre regioni.

Indicazioni Necessarie
Fatta eccezione per alcuni casi particolari (prodotti dietetici, dadi da brodo, scatolette di cibo per cani e gatti), per legge tutti gli alimenti confezionati devono recare queste indicazioni: la denominazione di vendita del prodotto; 1. il nome e l'indirizzo del produttore o del confezionatone; 2. l quantitativo netto espresso in peso o in volume; 3. l'elenco degli ingredienti; 4. l'elenco degli additivi; 5. il termine minimo di conservazione; 6. le istruzioni per l'uso e le modalit di conservazione e di utilizzazione;

7. il luogo di origine e di provenienza; 8. la sede e lo stabilimento; 9. peso netto sgocciolato.

1. Denominazione del prodotto


A fianco del nome o del marchio, sulla confezione deve comparire sempre la categoria di appartenenza. Per esempio, se a un prodotto viene dato il nome di fantasia Frescolatte, la legge prevede che sull'etichetta venga indicato di cosa si tratta (formaggio, yogurt, bevanda, ecc.) per consentire all'acquirente di conoscerne la natura e di distinguerlo da altri prodotti con i quali potrebbe essere confuso.

2. Indirizzo e Nome del produttore


Tutte le etichette devono rendere noti il nome o la ragione sociale o il marchio depositato del produttore e la sede del fabbricante o del confezionatone o del venditore.

3. Quantitativo netto
Sugli articoli venduti deve essere chiaramente specificato il quantitativo netto del prodotto, espresso in peso o in volume.

4. L'Elenco degli ingredienti


Tranne rare eccezioni, tutti i prodotti alimentari preconfezionati devono riprodurre sull'etichetta l'elenco degli ingredienti in ordine di peso decrescente: il primo ingrediente citato il pi presente, via via fino all'ultimo, che il meno presente. Con il termine ingrediente si intende qualunque sostanza impiegata, compresi gli additivi e l'acqua, quando supera il 5%. Non sono da considerare come ingredienti i solventi o i composti chimici utilizzati a livello industriale per estrarre, raffinare o trattare un prodotto, di cui, per, non si trova traccia nel prodotto finito.

5. Gli Additivi chimici


Considerati a tutti gli effetti come ingredienti, gli additivi sono aggiunti ad un alimento per diverse ragioni (renderne possibile la conservazione, migliorarne le caratteristiche, rendererne l'aspetto pi invitante, ecc.). Dopo anni di critiche e accuse, oggi la legge italiana disciplina in modo abbastanza severo la materia autorizzando l'uso degli additivi solo per determinati articoli e in precise quantit. Resta comunque sempre valida la regola di preferire, laddove possibile, i prodotti con una minore presenza di additivi. Sull'etichetta la loro presenza sempre preceduta dalla categoria di appartenenza. Si legger quindi, per esempio: Antiossidanti: acido ascorbico oppure Coloranti: amaranto lecitina di soia. A volte insieme al nome dell'additivo, oppure in sua sostituzione, compare la sigla di riferimento definita a livello CEE, composta dalla lettera E (come Europa), seguita da un numero di tre cifre. Nell'esempio riportato sopra si legger: Antiossidanti: E 300 oppure Coloranti: E 123. Le aziende pi precise uniscono ai nome scientifico anche il codice; per esempio: Antiossidanti: acido ascorbico (E 300), Coloranti: Amaranto (E 123). La lettera E serve anche ad indicare che si tratta di un additivo autorizzato dalla Cee.

6. Termine minimo di comservazione


I prodotti alimentari, quando vengono conservati in modo corretto, mantengono inalterate le loro caratteristiche organolettiche (sapore, consistenza, colore, ecc.) per un certo periodo di tempo. Le etichette devono riferire con esattezza la durata di questo periodo, definito dal legislatore come termine minimo di conservazione e, normalmente, chiamato data di scadenza. Sopraggiunto il giorno ultimo di validit, si in presenza di prodotti che cominciano lentamente a modificare le loro caratteristiche. Il termine minimo di conservazione deve essere preceduto dalla frase Da consumarsi preferibilmente entro il per i prodotti poco deperibili, oppure dalla frase: Da consumarsi entro il per gli alimenti rapidamente deperibili. La data di scadenza deve essere scritta con caratteri indelebili precisando: il giorno, il mese e l'anno per i prodotti conservabili per meno di tre mesi (latte fresco, mozzarelle, yogurt ecc.); solo il mese e l'anno per gli articoli conservabili per pi di tre mesi ma per meno di 18; solo l'anno per alimenti come il tonno, i pelati, i piselli in scatola conservabili per pi di 18 mesi. Ma non sempre l'interpretazione della data di scadenza facile come prevede la legge. Spesso la scritta stampigliata sul prodotto in modo difficilmente individuabile o cormprensibile. Sono esentati dall'indicazione del termine minimo di conservazione: gli ortofrutticoli freschi,

comprese le patate non sbucciate, gli aceti, i gelati monodose, i vini e gli spumanti, le bevande con un tenore in alcol superiore al 10%, i prodotti di panetteria e pasticceria (destinati ad essere consumati entro le 24 ore successive alla produzione), il sale da cucina, lo zucchero e i prodotti di confetteria.

7. Istruzioni per l'uso e conservazione


Tutti i prodotti che hanno bisogno di particolari condizioni di conservazione, oppure di speciali accorgimenti per un corretto utilizzo, devono segnalare queste loro caratteristiche sull'etichetta. Tipico il caso dei surgelati la cui durata strettamente connessa al tipo di frigorifero a disposizione.

8. Luogo di origine
L'indicazione del luogo di origine o di provenienza di un alimento obbligatoria solo in alcuni prodotti come ad esempio il vino Doc o certi salumi e comunque in tutti i casi in cui la mancanza di tale informazione pu trarre in inganno il consumatore.

9. Sede e Stabilimento
L'indirizzo del produttore o dello stabilimento di produzione deve figurare tra le varie scritte.

10. Peso sgocciolato


Per particolari tipi di alimenti conservati in un liquido di copertura come la mozzarella, la frutta sciroppata e i piselli in scatola, sull'etichetta bisogna scrivere il peso sgocciolato e il peso netto. Attenzione: l'olio del tonno o dei carciofini non viene considerato liquido di copertura ma figura come un ingrediente a tutti gli effetti. Per questo motivo non obbligatorio distinguere in etichetta il peso sgocciolato. Nei prossimi anni, con molta probabilit, verranno approvate dalla Cee nuove leggi che renderanno pi complete e chiare le diciture stampate sulle etichette. Gi sin d'ora, comunque, molte confezioni specificano il contenuto calorico e forniscono altre informazioni di carattere nutrizionale.

L'ACQUA MINERALE
Capire le etichette delle acque minerali difficile, anche a causa dei molti dati presenti, che risultano il pi delle volte incomprensibili. L'aspetto peggiore che, in questo complicatissimo elenco di numeri e di simboli, non vengono sufficientemente messe in risalto quelle poche indicazioni che potrebbero aiutare il consumatore a effettuare una scelta ragionata. La normativa in materia recente, ma rimane lacunosa e insufficiente perch poco chiara. Abbiamo preferito perci ricostruire pezzo per pezzo il complesso mosaico delle molte diciture, piuttosto che esaminare l'elenco degli obblighi di legge.

1. Dicitura presente in tutte le etichette 2. Dicitura obbligatoria per tutte le acque addizionate di anidride carbonica 3. Analisi batteriologica 4. Analisi chimica e chimico-fisica 4a. Tenore in sali minerali inferiore a 500 mg/litro 5. Gas disciolti in un litro 6. Data delle analisi 7. Data di imbottigliamento 8. Volume 9. Autorizzazione alla vendita 10. Ragione sociale 11. Informazioni di carattere pseudo scientifico 12. Caratteristiche ulteriori dell'acqua 13. Codice a barre 14. Marchio

Acqua minerale naturale.


Tutte le acque riportano questa scritta, indipendentemente dal fatto che siano state pi o meno addizionate di anidride carbonica.

Addizionata di anidride carbonica.


Dicitura obbligatoria per le acque minerali alle quali viene aggiunta anidride carbonica per renderle gassose. Un'acqua pu essere anche totalmente degassata, se stato tolto il naturale contenuto di anidride carbonica, oppure parzialmente degassata, se stato solo diminuito. In alcuni casi, invece, l'acqua viene rinforzata coi gas della sorgente.

Analisi batteriologica.
Un'acqua viene giudicata pura, e quindi commerciabile, sulla base delle analisi effettuate in laboratorio per verificare l'assenza di germi pericolosi per la salute. Solo se la ricerca d esito negativo si pu vendere il prodotto e inserire la scritta: "Acqua batteriologicamente pura".

Analisi chimica e chimico-fisica.


Sull'etichetta deve apparire chiaramente il nome del laboratorio che ha effettuato le analisi, insieme a una lunga serie di dati in realt poco utili: la temperatura alla sorgente; l'acidit dell'acqua prelevata alla sorgente espressa come pH (il valore 7 rappresenta la neutralit, valori superiori si riferiscono alle acque basiche, mentre valori pi bassi a quelle acide); la conducibilit elettrica; il quantitativo dei vari sali minerali presenti sotto forma di ioni (Ca++ sta per Calcio, Mg++ per magnesio, K+ per potassio, ecc.); il residuo fisso a 180 gradi centigradi, che , invece, un elemento molto importante, perch permette di capire se si tratta di un'acqua pi o meno ricca di sali minerali. In sostanza, pi alto questo valore, pi sali minerali sono presenti. La legge prevede l'uso facoltativo di alcune terminologie che dovrebbero aiutare il consumatore a capire di pi. Se il residuo inferiore a 50 mg/litro, siamo di fronte a un'acqua "minimamente mineralizzata", un caso che interessa solo il 10% delle sorgenti italiane, prevalentemente composte da acque ricche di sali minerali. Se il residuo non superiore a 500 mg/litro, ci si trova di fronte a un'acqua "oligominerale" o "leggermente mineralizzata", (come San Bernardo, Levissima, Fiuggi, Panna, Recoaro, Vera, ecc.). La scritta in genere viene riportata sull'etichetta. Per le acque con un residuo compreso tra 500 e 1.500 mg/litro, una fascia che raggruppa la stragrande maggioranza delle acque minerali italiane, non prevista alcuna dicitura. Se, infine, il residuo superiore a 1.500 mg/litro, si pu leggere sull'etichetta: "Acqua ricca di sali minerali". Alcune aziende hanno la buona abitudine di riportare il livello di durezza dell'acqua, espresso in gradi francesi.

Gas disciolti in un litro d'acqua.


Sotto questa voce viene indicato il quantitativo di anidride carbonica, di ossigeno e di altri gas presenti nell'acqua quando sgorga dalla sorgente. Un dato del tutto inutile, perch non riferito all'acqua in bottiglia: leggendo l'etichetta non possibile capire il livello di gasatura dell'acqua minerale.

Data delle analisi.


L'indicazione delle data in cui sono state effettuate le analisi obbligatoria cos come il nome del laboratorio che le ha svolte. Le analisi chimiche e batteriologiche devono essere effettuate almeno ogni 5 anni.

Data di imbottigliamento.
Anche in questo caso la situazione abbastanza complicata. Contrariamente a quanto succede per gli altri alimenti, la data (giorno, mese, anno) viene, nella maggior parte dei casi, indicata da un segnetto poco visibile tracciato su una sorta di calendario localizzato sui bordi dell'etichetta. All'estero si usa indicare la data limite di conservazione, che convenzionalmente viene stabilita dopo tre anni dai confezionamento in bottiglia dell'acqua minerale.

Le autorizzazioni.
Su ogni etichetta deve comparire la ragione sociale dell'azienda produttrice e il nome dell'acqua, insieme con l'autorizzazione alla vendita e gli estremi del provvedimento.

Informazioni di cara pseudo scientifico.


Compaiono su tutte le acque minerali: si tratta di diciture alcune volte documentate in modo serio sulla base di ricerche, altre volte completamente inutili. Per esempio, gli effetti diuretici tanto decantati sono una caratteristica di tutte le acque potabili che, in diversa misura, inevitabilmente favoriscono l'eliminazione delle scorie renali. C' chi scrive addirittura "indicata anche durante i pasti". Per particolari patologie o cure forse meglio sentire il parere del medico e controllare in etichetta il quantitativo di sali minerali.

Altre indicazioni utili.


Sulle etichette di alcune bottigiie vengono riportate informazioni del tipo: Contenente bicarbonato, se il tenore di bicarbonato supera i 600 mg/litro; solfata, se il tenore di solfati supera i 200 mg/litro; clorurata, se il tenore di cloruri superiore a 200 mg/litro; calcica, se il tenore di calcio superiore a 150 mg/litro; magnesica, se il tenore di magnesio superiore a 50 mg/litro; fluorurata, se il tenore di fluoro superiore a 1 mg/litro; ferruginosa, se il tenore di ferro bivalente superiore a 1 mg/litro; sodica, se il tenore di sodio superiore a 200 mg/litro; indicata nelle diete povere di sodio, se il tenore di sodio inferiore a 20 mg/litro.

Il Vino e gli Spumanti


Ci sarebbe di che ubriacarsi tanti sono i nomi e i diversi tipi di etichette incollate sulle bottiglie di vino o spumanti. Ma la chiarezza non direttamente proporzionale alla variet, e diventa difficile stabilire - leggendo le etichette - se si adatta meglio alla propria tavola un Merlot, un Tocai oppure un Pinot. La legislazione, su questo, confusa. Prima di entrare nei particolari vale la pena fare una distinzione dei vini in tre categorie: i vini da tavola; i vini a Denominazione di Origine Controllata (D.O.C.) e quelli a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (D.O.C.G.); i vini speciali, compresi quelli frizzanti, i liquorosi e gli spumanti. Gli elementi che devono essere presenti sulle etichette sono: la gradazione alcolica, il contenuto in volume netto e il nome del produttore e dell'imbottigliatore.

1. 2. 3. 4. 5.

Marchio Denominazione Ragione sociale Gradazione alcolica Consigli

6. Simbolo europeo riferito alla confezione standard approvato in sede CEE

Vino da tavola semplice.


quello pi diffuso tra le famiglie italiane: le vendite rappresentano l'80% del mercato. semplice da individuare. Sull'etichetta si legge la scritta: Vino da tavola rosso, oppure Vino da tavola bianco. Si tratta quasi sempre di vino fatto con uve bianche o rosse di provenienza sconosciuta. In pratica, l'azienda imbottigliatrice acquista mosti o uve in diverse localit, miscela nel modo migliore i vari liquidi ottenuti e pone in vendita il prodotto. Sull'etichetta di questi vini non pu essere indicata l'annata della vendemmia.

Vino da tavola con nome di fantasia.


I vini da tavola semplici a volte hanno sull'etichetta anche un nome inventato. La legge concede questa possibilit, purch le scritte non creino confusione e non approfittino della buona fede dell'acquirente, inserendo termini come Classico, Riserva o Superiore. Anche in questo caso, non si pu riportare in etichetta l'anno della vendemmia. Elemento distintivo la scritta: Vino da tavola bianco o rosso.

Vino da tavola con marchio.


Un altro elemento da prendere in considerazione nell'analisi dei vini da tavola la presenza sull'etichetta di alcuni marchi registrati. Per esempio, alcune aziende produttrici di vino da tavola semplice, registrano un marchio e poi conducono grandi campagne pubblicitarie per far conoscere non il tipo di vino, ma solo il marchio. Elemento distintivo dell'etichetta la scritta: Vino da tavola.

Vino da tavola con indicazione geografica.


A volte i vini da tavola semplici hanno l'indicazione geografica di provenienza, per esempio: Vino da tavola rosso della Toscana. In tal caso la legge prevede che almeno l'85% delle uve provenga dalla zona specificata in etichetta (in questo caso, la Toscana) e consente di stampigliare l'annata di produzione. Elemento distintivo dell'etichetta la scritta: Vino da tavola.

Vino da tavola con indicazione geografica e nome del vitigno.


Se le uve provengono per l'85% da un vitigno per esempio Merlot oppure Pinot, coltivato in una zona precisa (Veneto, Toscana, Lazio, Ravenna, ecc.), sull'etichetta il produttore potr scrivere Vino da tavola rosso Merlot della Toscana. Paradossalmente, la comparsa della denominazione del vitigno e dell'area geografica aumenta considerevolmente le possibilit di confondere le idee al consumatore. Il sistema per evitare errori grossolani consiste nel verificare la presenza della scritta: Vino da tavola. Tutti i vini che riportano in etichetta la provenienza geografica dettagliata, devono essere fatti con uve provenienti almeno per l'85% dalla zona indicata.

Vino a Denominazione di Origine Controllata (D.O.C.).


La scritta: Denominazione di Origine Controllata indica che il vino stato prodotto in una zona delimitata, con caratteristiche enochimiche che rientrano nei limiti fissati in un disciplinare riconosciuto dalla legge. Inoltre, la produzione di uva da cui il vino proviene deve rispettare determinate regole, mentre il rapporto tra uva raccolta e vino prodotto deve essere compreso entro valori standard. Da sottolineare per che il disciplinare garantisce l'origine del vino non la qualit. Ecco perch a volte qualcuno dei 200 vini con il marchio D.O.C. si rivela di mediocre qualit. Sull'etichetta, in aggiunta o in sostituzione al marchio D.O.C., pu comparire la scritta: Vini di qualit prodotti in regioni predeterminate, oppure la sigla Vqprd, definizione varata in sede CEE e valida per tutti i vini prodotti in zone delimitate. L'indicazione dell'anno della vendemmia non obbligatoria; se per l'etichetta riporta questo dato, il vino deve provenire per l'85% da uve raccolte nell'annata indicata.

Vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (D.O.C.G.).


I vini a Denominazione di origine controllata e garantita costituiscono la categoria pi pregiata dei vini italiani; in essi sono verificate sia l'origine sia la qualit. Attualmente sono solo cinque: Barbaresco, Barolo, Brunello di Montalcino, Chianti e Vin Nobile di Montepulciano. I vini si devono attenere a norme particolarmente severe che riguardano la quantit, la gradazione, l'imbottigliamento, l'invecchiamento, ecc. Devono essere provvisti obbligatoriamente di indicazione relativa all'annata di vendemmia e, prima di poter essere posti in vendita, vengono sottoposti a una particolare prova di degustazione. Si tratta degli unici vini che subiscono questo esame. Ogni bottiglia, inoltre, deve essere munita di contrassegno di Stato, una specie di fascetta numerata applicata sul tappo e rilasciata agli imbottigliatori sulla base degli ettolitri di vino denunciati. A titolo di esempio riportiamo alcune regole fissate per la lavorazione del vino D.O.C.G. Brunello di Montalcino: la produzione di uva non deve essere superiore a 80 quintali per ettaro; la resa finale delle uve non deve superare il 65%; l'invecchiamento deve durare almeno 4 anni di cui 3 e mezzo in botti di rovere e di castagno; tutte le operazioni di invecchiamento e di imbottigliamento devono svolgersi nella zona; possibile "tagliare" il vino solo con altro vino Brunello;

gradazione minima imposta: 12,5 gradi; prova di degustazione effettuata da una speciale commissione; confezionamento del vino in bottiglie di vetro scuro; indicazione obbligatoria dell'anno della vendemmia.

A differenza dei vini da tavola, i vini D.O.C. e i vini D.O.C.G. possono fregiarsi di particolari menzioni previste da molti disciplinari. Le pi comuni sono: Classico, Riserva e Superiore che in genere segnalano una migliore qualit. La dicitura Classico indica che il vino stato prodotto in una zona pi ristretta, in genere migliore, rispetto a quelle stabilite dalle norme. La parola Riserva legata essenzialmente al periodo di invecchiamento, maggiore rispetto a quello previsto. Per esempio, nel caso del Chianti, il vino D.O.C. con la scritta Riserva invecchiato almeno tre anni. La scritta Superiore invece riferita al grado alcolico maggiore rispetto agli altri.

Spumanti.
Tra il Natale e l'Epifania, gli italiani stappano milioni di bottiglie di spumante. La scelta della buona bottiglia da acquistare o da portare a casa di amici per brindare non semplice. In Italia la mancanza di una legge in materia ha favorito la presenza di produttori poco seri, che danneggiano la buona immagine dello spumante italiano. Anche per i migliori spumanti prodotti con il metodo Champenois, si rischia seriamente il declassamento dell'immagine e della qualit per colpa di aziende che, improvvisando capacit ed esperienza, si cimentano in lavorazioni al di sopra delle loro possibilit. I risultati sono lampanti: se nel 1975 si contavano circa 70 aziende vinicole produttrici di spumanti preparati con il metodo Champenois, oggi se ne contano alcune centinaia. L'unico modo per non smarrirsi in questo fiume di spumante consiste nell'interpretare attentamente le etichette. Prima di tutto bisogna distinguere tra i due grandi settori merceologici degli spumanti: quelli preparati seguendo il metodo Champenois e quelli che usano il metodo Charmat.

Metodo Champenois.
il sistema inventato dai francesi per la lavorazione del pi famoso vino del mondo: lo Champagne. Il metodo stato ripreso, in paesi come l'Italia e la Spagna, per la creazione di spumanti di qualit. I punti principali della lavorazione consistono nella scelta di vitigni particolari (Pinot nero, Pinot bianco e Pinot meunnier insieme a Chardonnay) e nell'impiego della doppia fermentazione, che avviene prima nei tini e poi quando il vino in bottiglia. Le regole sono semplici, ma necessitano di professionalit ed esperienza nel campo della vinificazione. In Italia, le zone che tradizionalmente producono uve da spumante sono: l' Oltrep Pavese, il Trentino Alto Adige e la Franciacorta, in provincia di Brescia. In Francia la zona eletta solo una: la regione della Champagne, a circa 150 km da Parigi. Come possibile riconoscere queste bottiglie dalle altre? Lo Champagne inconfondibile: la scritta compare sempre in etichetta e una serie di severe restrizioni vincola i produttori a un codice di comportamento che garantisce un certo livello qualitativo. Le bottiglie di Champagne millesimate, cio quelle ottenute da vendemmie particolarmente fortunate, costano di pi e sono riconoscibili perch in etichetta c' l'annata di produzione. Inoltre, per regolamento, possono essere vendute solo tre anni dopo la vendemmia. Lo spumante italiano, ottenuto riproducendo il metodo di lavorazione Champenois, invece, non dispone di un unico simbolo di riconoscimento, n di una terminologia uniforme. Sull'etichetta compare la scritta Spumante Metodo Champenois oppure Spumante Metodo Classico. Alcuni produttori, per dare pi prestigio al loro vino, riportano entrambe le diciture. I produttori pi attenti indicano in etichetta anche la data della sboccatura, cio il momento in

cui il vino ha finito la fermentazione in bottiglia. questo un elemento importante, perch gli esperti consigliano di bere lo spumante al massimo due anni dopo la sboccatura. In Italia il prezzo delle bottiglie di spumante, metodo Champenois, oscilla da 10.000 a oltre 20.000 lire. Queste differenze si giustificano perch una legge, varata in sede CEE, consente di porre in vendita spumante dopo 9 mesi di fermentazione in bottiglia, la met circa del periodo minimo necessario secondo le vecchie regole della tradizione.

Metodo Charmat.
La stragrande maggioranza degli spumanti adotta come sistema di fermentazione il metodo Charmat. Questa indicazione compare solo raramente in etichetta: l'acquirente deve quindi capire arrivandoci per intuito o per esclusione. Il metodo di lavorazione decisamente pi semplice e rapido. Il risultato finale ugualmente valido: il vino, infatti, mantiene una freschezza e un profumo molto apprezzati. L'Asti Spumante sicuramente il vino pi conosciuto tra quelli compresi in questa categoria. un vino D.O.C. ottenuto da uve Moscato. Gli spumanti ottenuti con il metodo Charmat sono i pi diffusi in Italia. Come risconoscerli? Le diciture in etichetta sono molte e sicuramente confondono le idee. La regola pi semplice quella di andare per esclusione: gli spumanti senza la dicitura Metodo Classico o Champenois sono fatti quasi sempre con la vinificazione Charmat. In genere in etichetta si legge: Spumante dolce, Vino spumante secco oppure Moscato vino spumante. La scritta Riserva, che compare sulle etichette, vuol dire che la fermentazione durata almeno sei mesi. Naturalmente esistono anche gli spumanti D.O.C., come per esempio il Franciacorta oppure lo stesso Asti Spumante. In tal caso, sull'etichetta, compare la dicitura Spumante D.O.C., oppure Vsqprd, "Vino spumante prodotto in regioni determinate".

L'Olio
Interpretare le etichette degli oli semplice, anche perch non sono molte le indicazioni obbligatorie per legge. Sulla bottiglia o sulla lattina di metallo i produttori devono segnalare: il nome del prodotto (olio di oliva, olio extra vergine di oliva, olio di semi di soia, olio di semi vari, olio di semi di girasole, ecc.); la ragione sociale del produttore; il volume, cio la quantit; la data limite di conservazione specificando il mese e l'anno.

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Marchio Ragione sociale Denominazione Informazione nutrizionale Volume Consigli utili Codice a barre

8. Termine minimo di conservazione

Diverse aziende hanno aggiunto spontaneamente indicazioni utili sul valore calorico e sulle modalit di uso e di conservazione. Alcune spiegano anche se l'olio adatto per le fritture oppure se preferibile impiegarlo solo per condire a crudo. In alcune confezioni si possono leggere addirittura i simboli grafici usati anche in altri paesi, come la Francia, per facilitare la scelta: la vaschetta su un fornello indica che l'olio consigliato per la frittura, mentre il recipiente con due posate all'interno indica che l'olio da usare preferibilmente crudo. Attenzione alla data limite di conservazione: mancando norme precise, i produttori si sbizzarriscono, c' chi consiglia l'uso entro sei mesi e chi invece fa slittare il limite a un anno e sei mesi. Difficile capire le regole del gioco: gli intenditori dicono comunque che l'olio va usato in fretta. Dopo sei o sette mesi, gli oli extra vergini, per esempio, perdono gi alcune caratteristiche di sapore, ma rimangono ancora buoni per altri sei mesi. In commercio si trovano solitamente tre categorie d'olio di oliva: l'olio extra vergine d'oliva, l'olio vergine d'oliva (ottenuti direttamente dalla spremitura delle olive) e l'olio d'oliva che si differenzia dai primi due perch viene sottoposto alla raffinazione come tutti gli oli di semi. Per l'olio di semi vari la situazione non certo trasparente. Sull'etichetta, infatti, non deve comparire la composizione della miscela, a meno che la presenza di ciascun olio sia superiore al 20%. abbastanza legittimo pensare che nelle lattine di olio di semi vari finiscono le qualit pi scadenti e i grassi ottenuti dai semi poco apprezzati come la malva e il cotone. Per questi motivi difficile mantenere una costanza qualitativa per l'olio di semi vari che, presumibilmente, cambia composizione ogni volta che si modificano i prezzi delle materie prime sui mercati all'ingrosso. Potr quindi succedere che la lattina confezionata in gennaio sia costituita da una miscela completamente diversa da quella acquistata tre mesi prima.

Viva l'olio di oliva


Contrariamente a tutte le regole della buona e sana cucina, molte persone si ostinano ad utilizzare olio di semi di soia, di mais o di girasole per le fritture, considerando questi oli pi leggeri e digeribili. Finalmente, per, la dieta mediterranea ha giustamente fatto tornare alla ribalta l'olio di oliva.

I Formaggi
Anche per i formaggi, come per i vini, esiste la categoria dei D.O.C.. Il riconoscimento per pi difficile perch il marchio di garanzia, riportato sulla crosta esterna o sull'incarto, non sempre immediatamente visibile. Il marchio per i formaggi D.O.C. viene direttamente rilasciato da uno dei dieci Consorzi autorizzati dal ministero. Ai Consorzi affidato il compito di controllare e di verificare se nella preparazione siano rispettate le regole fissate e di definire le norme di lavorazione, di fermentazione, di stagionatura e di confezionamento. Una regola comune a tutti i consorzi riguarda il latte impiegato, che deve essere di esclusiva provenienza nazionale. La legge prevede due tipi di denominazione: quella di origine e quella tipica.

1. Marchio 5. Elenco 2. Denominazione ingredienti del prodotto 6. Data di 3. Marchio del produzione Consorzio (non 7. Avvertenze obbligatorio) 8. Termine 4. Ragione sociale e minimo di sede del conservazione produttore

La denominazione di origine interessa

alcuni formaggi prodotti in zone geograficamente delimitate e ottenuti con metodi di lavorazione precisi e determinati. Le caratteristiche del formaggio derivano dalle tecniche di lavorazione, ma soprattutto dalle condizioni dell'ambiente circostante. Per esempio, il formaggio "Fontina" pu essere prodotto solo nella Valle D'Aosta, il Parmigiano Reggiano in alcune zone dell'Emilia Romagna, ecc.

La denominazione tipica si conferisce a

formaggi prodotti in tutte le aziende che si impegnano a rispettare alcune caratteristiche nel sistema di preparazione. La zona d'origine non specificata, come nel caso del Provolone, formaggio prodotto in diverse regioni italiane. Il Taleggio, invece, pur essendo un formaggio

tipico, sta acquisendo la denominazione d'origine perch prodotto in una zona ben definita (nell'alta Lombardia). La vigilanza e il controllo delle disposizioni sui formaggi a denominazione d'origine o tipica, affidata ai Consorzi di tutela. Tutti i formaggi prodotti dalle aziende aderenti hanno un marchio di riconoscimento che viene riportato sulle confezioni di carta come nel caso del Taleggio, del Gorgonzola e della Mozzarella di bufala, sullo strato esterno della scorza per tutti gli altri. Formaggi non compresi in queste due categorie, come l'italico o la Crescenza, non devono rispettare alcun regolamento.

I Cosmetici
Conoscere le sostanze presenti nei vasetti dovrebbe essere un diritto per i consumatori. La legge, invece, prevede che le societ debbano comunicare all'assessorato alla sanit regionale, al Nucleo anti sofisticazione dei carabinieri e al ministero della Sanit l'elenco degli ingredienti utilizzati in ogni cosmetico, ma non sono obbligate a riportarlo sull'etichetta. Obbligatorio, invece, indicare componenti segnalati nella pubblicit o nella denominazione del prodotto. Questo un grosso limite perch di fronte a molti casi di allergia da cosmetico i dermatologi sono impossibilitati a fornire risposte esaurienti ai pazienti se non conoscono con certezza l'elenco degli ingredienti. Per fortuna alcuni imprenditori, che operano sui mercati europei, da tempo riportano sui cosmetici l'elenco degli ingredienti, anche se in lingua francese o inglese.

Imballaggi, recipienti o scatole di cosmetici devono, per legge, riportare in modo facilmente leggibile: 1. la ragione sociale o la sede del fabbricante; 2. il contenuto espresso in peso o in volume (escluso per i campioncini di peso inferiore o uguale ai 5 grammi o 5 millilitri); 3. la durata minima di conservazione espressa con la dicitura: Usare preferibilmente entro il, specificando il mese e l'anno; se i cosmetici si conservano pi di trenta mesi, questa indicazione pu anche non comparire; il produttore deve precisare anche quando l'articolo necessita di una conservazione in ambienti particolari per evitarne il degrado prima della scadenza; 4. l'indicazione quantitativa e qualitativa delle sostanze la cui presenza segnalata nella pubblicit o nella denominazione; per esempio, uno shampoo alla mela venduto come tale dovr riportare la percentuale di mela presente; 5. le precauzioni da adottare se nel cosmetico sono presenti sostanze soggette a prescrizioni specifiche, come per esempio l'acqua ossigenata; 6. il numero del lotto di fabbricazione. Deve essere inoltre indicato il paese d'origine se il prodotto proviene da nazioni non facenti parte della Cee. Se invece le confezioni sono troppo piccole, e le etichette non possono contenere tutte le indicazioni, deve comunque esserci un foglietto esterno esplicativo.

Il trucco c'
Perch molte aziende produttrici di cosmetici non riportano sull'etichetta la composizione del prodotto? Perch se lo facessero diventerebbe facile scoprire che vasetti fatti pagare allo stesso prezzo del caviale, hanno in realt un costo di produzione bassissimo.

I Giocattoli
Secondo stime della commissione della Cee, ogni anno sono circa 200.000 gli incidenti causati da giocattoli difettosi o costruiti senza rispettare le norme di sicurezza. Nel nostro paese, la legge numero 46 del febbraio 1983, vieta la produzione, l'importazione e la vendita di giocattoli non rispondenti alle norme di sicurezza internazionali. Prima di questa data, infatti, senza una legislazione precisa, la nostra penisola era considerata la mecca dei produttori coreani e di Hong Kong, essendo l'unica zona europea dove si poteva smerciare qualsiasi prodotto senza incorrere in controlli o contravvenzioni. Oggi, nonostante la nuova legge sia entrata in vigore da tempo, nei negozi e sulle bancarelle si trovano ancora centinaia di articoli pericolosi, soprattutto tra gli oggetti pi a buon mercato. In Italia non ci sono controlli preventivi, ogni azienda pu dichiarare che il giocattolo costruito o commercializzato conforme, senza aver ottenuto preventivamente il parere favorevole dai laboratori o dai centri specializzati. A Milano opera l'istituto italiano sicurezza giocattoii che, dopo un'analisi del campione, rilascia un bollino di garanzia riportato su tutte le confezioni. In assenza di seri controlli, l'unico metodo per riconoscere i giocattoli sicuri la presenza di questo bollino (vedi figura). In commercio, comunque, si possono trovare articoli sicuri anche senza il bollino. Quando sulla confezione compare la scritta Non adatto ad un bambino di et inferiore ai 36 mesi, questa avvertenza va assolutamente rispettata, anche se molti negozianti tendono a sminuirne l'importanza. Altri accorgimenti da seguire sono: scartare gli oggetti venduti da ambulanti occasionali oppure privi dell'indicazione del nome dell'importatore o del produttore; per i giocattoli che funzionano solo se collegati alla rete elettrica, buona regola controllare sulla scatola la presenza del marchio dell'istituto marchio di qualit (IMQ); le istruzioni dei giocattoli a proiettile devono sconsigliare di usare pallottole diverse da quelle fornite e di sparare in direzione del viso; le frecce e i dardi devono avere punte arrotondate non di metallo e protette da ventose; nei pupazzi bene controllare che le parti in evidenza come i bottoni, gli occhi, ecc. siano ben saldi e resistano agli strappi; gli articoli in legno non devono essere scheggiati o riportare segni di vernice scrostata; le corde dei giocattoli da trascinare devono essere di lunghezza e spessore tali da non procurare lesioni al bambino.

Gli Apparecchi Elettrici


Le principali cause degli incidenti dovuti a materiale elettrico dipendono in parte dal cattivo uso, ma, in percentuale nettamente superiore, dai difetti di costruzione delle apparecchiature vendute. Le numerose denunce fatte dalle organizzazioni dei consumatori sulla presenza di centinaia di modelli di lampade, prese, spine e altri oggetti, costruiti senza rispettare le norme di sicurezza, non hanno trovato nessun riscontro. Il ministero dell'industria compie interventi rari, inadeguati e che non servono certo a risolvere il problema. A tutela dell'integrit fisica degli utenti, in Italia esistono le leggi del 6.12.1977 e del 18.10.1977. Il testo prevede che macchine, impianti e apparecchi alimentati a gas, cos come quelli usati in campo elettrotecnico ed elettronico per uso domestico, devono essere realizzati secondo le regole per la salvaguardia della sicurezza del cittadino. Le norme da seguire sono quelle dell'Ente nazionale di unificazione, del Comitato italiano gas e del Comitato elettrotecnico italiano (Uni, Cig e Cei). Le leggi quindi ci sono, ma non prescrivono controlli preventivi in fase di progettazione e di produzione. Il risultato che ogni azienda si comporta come crede producendo spesso articoli del tutto insicuri e inaffidabili. L'unico strumento a disposizione del consumatore, per sapere se un oggetto realizzato secondo le norme, la presenza di un marchio rilasciato dall'istituto marchio di qualit (vedi figura). Le prove adottate dall'IMQ per certificare la bont degli apparecchi elettrici sono rigidissime e identiche a quelle usate a livello europeo da istituti simili. Una lavatrice viene sottoposta a pi di 500 verifiche, mentre su un'apparecchiatura da illuminazione i controlli sono 200. Secondo gli esperti gli oggetti pi pericolosi sono i piccoli elettrodomestici, le lampade, le prese e le spine. Il marchio IMQ sta diventando sempre pi familiare e la gente comincia a capire che prima di comprare buona regola chiedere sempre articoli che ne siano provvisti.

I Capi di Abbigliamento

Che significano quei triangolini, quelle vaschette, quei pallini che sempre (o quasi) accompagnano capi di abbigliamento e prodotti tessili? Sono informazioni che riguardano il lavaggio e la stiratura del capo. Sono, dunque, informazioni molto utili, ma raramente spiegate. Eccole:

Tipo di Trattamento
Lavaggio ad umido Vaschetta (con indicazione della temperatura massima di lavaggio in C)

Modalit di Trattamento
Lavaggio a macchina

Trattamento Vietato

- temperatura massima di lavaggio indicata all'interno della vaschetta - azione meccanica ridotta - risciacquo normale - centrifugazione normale Lavaggio a mano

- temperatura massima di lavaggio indicata all'interno della vaschetta - azione meccanica ridotta - risciacquo a temperatura gradualmente decrescente (per immissione di acqua fredda) - centrifugazione ridotta

- non lavare a macchina - temperatura massima di lavaggio 40

- tempo di lavaggio breve - comprimere e, se necessario, strofinare molto delicatamente - risciacquare molto delicatamente - non torcere Candeggio al Cloro Triangolo Stiratura Ferro da stiro (con indicazione dei livelli di temperatura)

Possibilit di trattare con prodotti a base di cloro

Temperatura massima della suola del ferro: 110C; interporre panno umido

Temperatura massima della suola del ferro: 150C; interporre panno umido

Temperatura massima della suola del ferro: 200C; umidificare il tessuto

Lavaggio a Secco Cerchio Lavabile a Lavabile a secco con (con secco con percloroetilene, indicazione del tutti i monofluorotricloroetano, solvente da solventi usati idrocarburi, con i normali utilizzarsi) nel lavaggio a procedimenti (il Il tratto posto secco tricloroetilene o trielina al di sotto non deve essere indica che il impiegato) trattamento deve essere fatto con certe precauzioni (limitazione nell'aggiunta di acqua nell'azione meccanica e/o temperatura di evaporazione del solvente)

Lavabile a secco con idrocarburi e trifluorotricloroetano, con i normali procedimenti

La Lana
L'idea di creare un marchio di qualit per la pura lana vergine risale ad molti anni fa, quando gli allevatori di ovini, allarmati dal crescente interesse del consumatore verso le fibre artificiali, decisero di rilanciare i tessuti di lana, puntando sulla superiorit qualitativa del prodotto. Un'operazione che ha dato risultati positivi. Oggi il simbolo della lana vergine diffuso in 117 paesi nel mondo ed compito dell' Iws (Segretariato internazionale della lana) vigilare sul corretto uso del marchio da parte delle aziende tessili. Le verifiche sono periodiche e vengono effettuate anche sulla base di segnalazioni esterne. Ogni tanto qualche azienda viene colta in fallo e, in tal caso, si applicano le sanzioni previste. Purtroppo le contraffazioni esistono e l'Iws prevede nel suo regolamento il divieto di utilizzo del marchio per le aziende scorrette o recidive. Un'inchiesta condotta tempo fa a scopo informativo, presso alcuni negozi al dettaglio, ha evidenziato la presenza sui capi di indicazioni strane, tutte in odore di inganno. Etichette con scritte del tipo: As Pura Lana oppure As Chashmere (che tradotte letteralmente vogliono dire: Come Pura Lana e Come Chashmere), servivano a camuffare articoli confezionati con fibre di nyion oppure solo con lana rigenerata. E un malcostume diffuso che sottolinea la necessit di maggiori controlli. Ma in Italia nessuno conduce prelievi e analisi per controllare la genuinit dei tessuti. L'Iws, dal canto suo, per statuto, si occupa solo della genuinit del marchio Pura Lana Vergine e si limita ad evidenziare solo alcune scorrettezza relative alle altre fibre. In questa situazione, l'unico sistema di tutela per il consumatore consiste nell'interpretare bene le etichette, cercando di capire esattamente il significato dei nomi e dei simboli.

Pura Lana Vergine


la lana nuova di tosa, mai usata. Quando manca questa specifica, si pu supporre, con buona probabilit, che si tratta di lana rigenerata, ottenuta dalla lavorazione di stracci o di altri scarti industriali. La scritta, Pura Lana Vergine che compare in etichetta insieme al simbolo del gomitolino a strisce bianche e nere, indica un tessuto composto al 100% di lana nuova.

Pura Lana
sta ad indicare che nel tessuto si trovano solo fibre di lana quasi sempre generata, cio non nuova.

Tessuti misti.
Sui capi di abbigliamento, si pu trovare anche un altro simbolo composto da un gomitolino tutto nero che si applica sui tessuti misti di lana vergine insieme ad altre fibre (vedi figura). Questa etichetta pu essere applicata solo se la quota di lana vergine almeno del 60%. Naturalmente bisogna indicare anche quali sono le altre fibre utilizzate (per esempio: 70% lana vergine - 30% poliestere).

Nonostante esista una legge che obbliga i produttori a elencare chiaramente in etichetta gli "ingredienti" del tessuto, diverse sono le frasi dubbie e le imprecisioni tese a confondere le idee al consumatore. Per esempio, la scritta: Pura Lana oppure 80% lana - 20% poliestere sta a indicare quasi sempre che la lana di cui si parla rigenerata. L'etichetta 80% pura lana vergine - 20% poliestere di fatto una scritta fasulla perch in presenza di un tessuto misto non si pu usare il termine pura riservato ai tessuti completamente di lana. Se, dopo aver acquistato un capo, si hanno fondati sospetti sull'autenticit dell'etichetta, si pu chiedere all'Iws di effettuare un'analisi di controllo. Attenzione: purtroppo a volte il capo viene rovinato a causa delle prove di laboratorio.

Il Piumino
In Italia, per legge, le etichette dei capi che contengono piume, o imbottiture di origine animale, devono sempre riportare una scritta indelebile dove siano indicati: il nome e la sede legale dell'azienda produttrice o distributrice; la dichiarazione che il materiale stato sottoposto a procedimento di bonifica (un trattamento che consiste nella selezione, depolverizzazione, lavaggio e asciugatura a 120/140 gradi centigradi per almeno un'ora in autoclave a 213 atmosfere). Per evitare l'importazione di capi o di piume inquinate, o comunque non in regola con le norme igienico-sanitarie, come successo anni fa, una legge dell'ottobre 1981 stabilisce che i manufatti di provenienza estera, per essere venduti, devono avere un'etichetta in cui si dica: il paese di origine o provenienza; il nome e la sede dell'impresa importatrice; la dichiarazione che il manufatto stato sottoposto al procedimento di bonifica.

Piumino d'oca Piumino d'anatra 90% piumino d'oca 80% piumino 10% piccole piume d'anatra d'oca 20% piccole piume d'anatra

Piumino d'oca Piumino d'anatra 70% piumino d'oca 70% piumino 30% piccole piume d'anatra d'oca 30% piccole piume d'oca

Piuma e piumino Piuma e piumino d'oca d'anatra 30% piumino d'oca 30% piumino Molti produttori si limitano a scrivere la 70% piume d'oca d'anatra parola piumino o piuma, del tutto 70% piume d'anatra insufficiente a chiarire le idee a chi acquista: non tutti i tipi di piumaggio animale hanno la stessa qualit. Anche per ovviare a queste carenze, un gruppo abbastanza consistente di aziende italiane, aderenti all'Assopiuma, ha messo a Piuma d'oca Piuma d'anatra punto un sistema di etichettatura che 5% piumino d'oca 5% piumino d'anatra consente di conoscere il tipo di imbottitura e 95% piume d'oca 95% piume d'anatra la presenza in percentuale dei vari

componenti.

Il Vero Cuoio
Le scarpe prodotte in Italia, si sa, sono tra le pi apprezzate in tutto il mondo per la qualit e lo stile. Malgrado questo, ogni italiano acquista 2,5 paia di scarpe all'anno e di queste, almeno un paio, importato da paesi come la Cina, la Corea, Taiwan. Oppure, addirittura, alcuni produttori italiani si sono letteralmente inventati marchi di fabbrica stranieri, magari per far credere al consumatore di trovarsi di fronte a scarpe prodotte da sconosciute case di moda scozzesi. Tutto questo possibile anche perch non esiste una legge che imponga l'uso delle etichette per le scarpe. Ma basta mettere il naso fuori, in Spagna per esempio, e trovare una legge ( del 1985) che obbliga all'uso di etichette in cui siano indicati: nome e indirizzo del fabbricante o importatore, marchio registrato e numero di identificazione, paese di produzione, tipo di fodera, prezzo e anche materiale usato per la suola e la tomaia. In Italia, comunque, un timido tentativo di fornire qualche indicazione quello del marchio Vero Cuoio scolpito sulla suola. Molti, per, pensano si tratti di scarpe fatte interamente di cuoio. La realt diversa: il marchio certifica che solo lo strato esterno della suola, quello a contatto col terreno, Vero Cuoio. Gli altri strati possono essere anche di cartone.

I Pneumatici
L'etichetta di un pneumatico composta da molte indicazioni, stampate sul fianco. Sono indicazioni utili e che consentono di fare una scelta ragionata e corretta. Vediamole con ordine, ricorrendo alla figura qui in basso:

1. e 2. 165/70: sono le misure del pneumatico relative alla larghezza (165 millimetri) e alla serie (70). Quest'ultimo valore indica che il rapporto tra l'altezza e la larghezza, moltiplicato per cento, d come risultato 70. In altre parole, la sezione del pneumatico "larga" 165 millimetri e "alta" il 70% di 165, cio 115 millimetri. 3. R: tipo di struttura. In questo caso: R = radiale. 4. 13: diametro del cerchione espresso in pollici. Un pollice equivale a centimetri 2,54. 5. 76: indice della capacit di carico, corrispondente alla portata massima che il pneumatico pu sopportare per la sua categoria. 6. S: indica la velocit massima di esercizio del pneumatico; in questo caso corrisponde a 180 chilometri orari. Ecco, comunque, l'elenco delle lettere che si possono trovare con la relativa velocit massima:

Velocit Lettera Massima (Km/h) F G J K L 80 90 100 110 120

Velocit Lettera Massima (Km/h) M N P O R 130 140 150 160 170

Velocit Lettera Massima (Km/h) S T U H 180 190 200 210

I pneumatici omologati per le alte velocit (oltre i 210 km/h) devono riportare la lettera V che viene per inserita tra il punto 2 e 3. Sul pneumatico si trovano anche delle indicazioni sui parametri di fabbricazione. a. DOT: si tratta di un insieme di caratteri che certificano la conformit del pneumatico agli standard di sicurezza americani. L'importanza di questa scritta che le ultime tre cifre indicano la settimana e l'anno di fabbricazione. Per esempio, 325 vuol dire: trentaduesima settimana del 1985 oppure del 1975. b. Radial: indicazione relativa alla struttura (radiale).

c. Tubeless: termine usato per i pneumatici senza camera d'aria. Se invece c' la camera d'aria la scritta sar: Tube Type. d. Nome del fabbricante. e. Tread... Plies: indica il numero di tele di rinforzo che compongono il pneumatico nella zona immediatamente al di sotto del battistrada. Le tele possono essere di acciaio, nylon, rayon, ecc. L'altra indicazione Sidewall... Plies riguarda invece il numero di strati di tela presenti sul fianco. f. Made in...: precisa il paese di provenienza. g. E4: la sigla indica l'avvenuta omologazione del pneumatico sulla base delle norme europee. Quando il pneumatico, dopo controlli eseguiti prima della commercializzazione, non di prima qualit, riporta la sigla di declassamento D.A. a fianco del nome del fabbricante. Questa sigla indica che il pneumatico, pur essendo idoneo, ha imperfezioni di tipo estetico.

I Caschi per Moto


Dopo che per anni sono circolati in Italia caschi pronti a spaccarsi in due al primo impatto violento, finalmente il 18 luglio 1986 entrata in vigore una legge che, oltre a regolamentare l'uso del casco a seconda dell'et e della cilindrata della moto o motorino, impone l'uso di caschi omologati. Tutti i caschi omologati, quindi, devono riportare un'etichetta che di solito si trova sul cinturino o sull'imbottitura interna. un cerchio con all'interno una E seguita dal numero 3. Pi in basso compaiono le cifre della matricola: le prime due a sinistra indicano l'aggiornamento, le altre sei il numero di omologazione, le ultime due il lotto di costruzione.

I Seggiolini Auto
Uno degli acquisti da preventivare, se in casa arriva un nuovo nato, il seggiolino da mettere in macchina per far viaggiare senza rischi il piccolo. Come scegliere? Semplice, basta controllare che ci sia il marchio qui riprodotto, che generalmente stampato su un'etichetta rettangolare di stoffa applicata sul retro del seggiolino. Se il marchio c', significa che il seggiolino in regola con gli standard internazionali approvati dalla Cee, dunque sicuro.

I Senza Nome
Contrariamente a quanto si pu pensare, non esiste una legge che obbliga i fabbricanti ad apporre sempre sulla confezione un'etichetta in cui si indichino le istruzioni per l'uso e le avvertenze pi importanti. Alcuni articoli, come le spine o le prese, raramente sono accompagnati dalle istruzioni per l'uso, mentre altri, anche se commercializzati in Italia, riportano solo indicazioni in lingua straniera. Ha fatto molto scalpore la notizia riportata dai quotidiani anni, riguardante pennarelli destinati ai bambini corredati da scritte in lingua straniera, dove si consigliava di usare l'oggetto con una certa cautela, a causa di un solvente tossico presente all'interno. Ma non si tratta di un caso isolato. Capita spesso che le istruzioni sui foglietti illustrativi relative al funzionamento, alle caratteristiche e alla manutenzione, siano scritte in molte lingue ma non in italiano. Oggi la legislazione prevede l'obbligo di etichettatura, in lingua italiana, per queste categorie: prodotti alimentari; prodotti farmaceutici; sostanze e preparati pericolosi; tessili; giocattoli; televisori; altri elettrodomestici, ma limitatamente all'indicazione del consumo energetico; apparecchi a gas senza scarico esterno.

La lista finisce qui: tutte le merci non elencate godono di una libert che spesso diventa completa anarchia. I prodotti biologici e quelli venduti nelle erboristerie rappresentano il classico caso dove una carenza legislativa lascia spazio a molti avventurieri che propongono a caro prezzo prodotti cosiddetti naturali, spesso poco diversi dai non naturali.

REGOLAMENTO 1996
Regolamento di attuazione delle norme per l'informazione del consumatore.

Chiarezza sulle etichette dei prodotti


stato pubblicato il regolamento di esecuzione della legge 126 del 1991 sulle nonne per l'infonnazione al consumatore. Entrata in vigore nel luglio scorso, la legge ha gi disciplinato, per tutti i prodotti destinati al consumatore e commercializzati sul territorio nazionale, l'esposizione di indicazioni chiaramente visibili e leggibili relative: a) alla denominazione legale o merceologica del prodotto; b) al nome o ragione sociale o marchio e alla sede del produttore o importatore stabilito nella CEE; e) all'eventuale presenza di materiali o sostanze che possono arrecare danno all'uomo, alle cose o all'ambiente; d) ai materiali impiegati e ai metodi di lavorazione se siano determinanti per la qualit o le caratteristiche merceologiche del prodotto; e) alle istruzioni, alle eventuali precauzioni e alla destinazione d'uso ove utili ai fini di fruizione o sicurezza del prodotto. La legge 126 ha carattere residuale in quanto non si applica ai prodotti che hanno una specifica regolamentazione derivante da normativa comunitaria ed incide solo per gli aspetti non disciplinati, sulle merceologie regolamentate da disposizioni nazionali. Ne consegue che l'ambito di applicazione "mobile" in quanto nulla esclude che vengano emanate nuove disposizioni a livello comunitario o nazionale sull'etichettatura dei prodotti. Tra i settori esclusi figurano i prodotti alimentari, l'etichettatura nutrizionale (facoltativa), l'alimentazione particolare (lattanti, prima infanzia, prodotti dietetici), i materiali ed oggetti a contatto con alimenti, le calzature, i cosmetici, i detersivi, i giocattoli, i presidi medicochirurgici (presidi chimici, dispositivi medici e cio i prodotti farmaceutici, diagnostici in vitro) , i prodotti elettrici per uso domestico, quelli pericolosi, il tabacco e i prodotti tessili. Il regolamento di attuazione conferma che le indicazioni apposte in etichetta devono essere riportate in lingua italiana e chiarisce che i caratteri debbono essere non inferiori a quelli usati per le altre lingue. L'indicazione merceologica pu essere omessa se appare manifesta dall'aspetto del prodotto; ci vale anche per l'indicazione dei materiali impiegati e per i metodi di lavorazione. Per quanto riguarda l'individuazione, di sostanze e materiali pericolosi, il regolamento innalza il livello di tutela e di precauzione fissando l'obbligo di dichiararne sempre l'eventuale presenza con caratteri superiori a quelli usati normalmente per le altre indicazioni. In merito alle istruzioni e precauzioni d'uso, il regolamento precisa che devono essere fornite istruzioni chiare ed esaurienti; ove possibile, tali istruzioni devono essere accompagnate da disegni ed esemplificazioni pratiche. Devono inoltre essere fornite al consumatore informazioni utili alla valutazione ed alla prevenzione dei pericoli derivanti dall'uso del prodotto, anche non appropriato purch ragionevolmente prevedibile. Si richiama infine l'attenzione sugli aspetti sanzionatori che vietano il commercio di qualsiasi prodotto che non riporti le indicazioni previste e che puniscono gli operatori con una sanzione amministrativa da lire 1 milione a lire 50 milioni. La misura della sanzione determinata con riferimento al prezzo del prodotto ed al numero delle unit poste in vendita. Decorrenza dal 3 maggio 1996. Questi infine sono i riferimenti normativi: - Legge n. 126 "Norme per l'infonnazione del consumatore" in G.U. n. 89 del 16.04.1991,

come modificata dalla Legge 22 febbraio 1994 n. 146 - Comunitaria 1993. - Decreto n.101 - "Regolamento di attuazione della legge 10 aprile 1991, n. 126, recante norme per l'informazione del consumatore" in G.U. n. 91 del 19 aprile 1997. - Legge n. 256/74 - Classificazione e disciplina dell'imballaggio e della etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi. - DLgs n. 115/95 - Attuazione della dir. 92/59/CEE relativa alla sicurezza generale dei prodotti.