Sei sulla pagina 1di 20

Qual il ruolo della cultura e degli intellettuali nella modernit liquida, in cui i cittadini sono stati sostituiti dai

i clienti? E qual il compito della nostra epoca? Zygmunt Bauman propone di passare dallidea di Stato sociale che ha consentito lintegrazione umana a livello di nazioni a quella di Pianeta sociale, per raggiungere unintegrazione a livello di umanit, includendo tutti i popoli del pianeta. ZYGMUNT BAUMAN in conversazione con MARIAPAOLA LEPORALE
In una delle sue opere principali, la Repubblica, Platone afferma che il governo della citt dovrebbe essere retto dai filosofi, poich a essi appartengono la virt della conoscenza e quella della saggezza. Oggi, nel mondo contemporaneo o, usando una sua espressione, nella modernit liquida, viviamo un periodo di profonda decadenza culturale, aggravata dal fatto che le lite intellettuali non riescono pi a rappresentare una guida per le persone e a diffondere valori. Come lei analizza nel testo La solitudine del cittadino globale, stiamo assistendo alla ritirata della paideia e allassalto dellagor, vale a dire del luogo dove privato e pubblico si incontrano, lo spazio della discussione della societ civile. Si rende dunque urgente ritrovare larte di tradurre il privato in pubblico. Ma come pu la cultura riottenere questo suo ruolo fondamentale? Secondo lei, cosa dovrebbero fare le lites intellettuali? Nella Repubblica Platone attribuisce ai filosofi il diritto/missione/destino di progettare le leggi che governano la convivenza umana, formulando cos il paradigma originario che ha ispirato tutte le successive, molteplici e ripetute pretese di potere terreno espresse dagli uomini di conoscenza ossia da coloro che affermavano, cos com riconosciuto loro dalla comune opinione, di avere accesso diretto alla verit, negata al resto dellumanit. Per quanto questa verit fosse ritenuta elevata, eterea, ultramondana (ubicata, come insiste Platone, fuori dalla caverna in cui gli uomini e le donne comuni trascorrono linterezza delle loro vite), affinch essa potesse realizzarsi, erano richiesti mezzi materiali, solidi, tangibili e amministrati dai poteri terreni. Gli uomini di conoscenza, che desideravano legiferare in vista di una vita e di una societ buone, sembravano dover affrontare la scelta tra salire al potere e lessere una vox clamantis in deserto. Essi avevano bisogno di poteri terreni per mettere in atto la loro visione, sebbene abbiano mascherato (e in questo modo nascosto) il loro desiderio di potere dietro al bisogno dei governanti di acquisire da loro il progetto da realizzare concretamente. I philosophes dei Lumi hanno giocato con la figura del despota illuminato. Un de-

PER UN WELFARE PLANETARIO

175

176 spota, vale a dire un sovrano onnipotente capace di e disposto a imporre, con il consenso o contro il dissenso dei suoi sudditi, tutte le leggi che ritiene giuste e appropriate; ma illuminato, poich cerca il consiglio di coloro capaci di illuminarlo sul tema delle leggi giuste e appropriate, un sovrano che riceve tale consiglio e lo applica. Fin dallinizio, e attraverso la loro burrascosa convivenza, i governanti politici e gli uomini di conoscenza sono stati chiusi, rispetto alle loro rispettive vocazioni (per usare un termine di Max Weber), in una relazione incurabilmente ambivalente. Da un lato, la loro unione sembra naturale e indissolubile, simile allunione destinale tra nazione e Stato (la nazione, il cui spirito poeti, filosofi, artisti e giuristi hanno sostenuto di voler articolare e promuovere, aveva bisogno dello Stato per affermare anzi, per rafforzare la sua causa, mentre lo Stato aveva bisogno di una causa nazionale per legittimare la sua richiesta di obbedienza ai sudditi). Dallaltro lato, per, la filosofia (e le arti in genere) e la politica hanno seguito, in accordo alle loro rispettive nature, pragmatiche distinte e troppo spesso opposte: la prima guidata dai valori di verit/bellezza/bont, e laltra dallutilit. Gi in se stessa, questa opposizione stata il focolaio di un conflitto mai davvero terminato, inoltre stata sorpassata ed esacerbata dallaggiunta di una specie di rivalit sorella tra i detentori del potere e i detentori della conoscenza, che rivaleggiano per lo stesso scarso bene (lautorit) usando differenti, ma in ogni caso autofornite e autoamministrate, legittimazioni del diritto di possederlo. Per i detentori del potere, lidea che la legittimit dei loro atti dipendesse da forze esterne non controllabili era un abominio impossibile da accettare. Questa innata tendenza del potere politico allautosufficienza e allenfatico rifiuto di tutti i pretendenti alternativi di legittimazione dellautorit stata teorizzata da Carl Schmitt nel suo concetto decisionista della politica: il governante fa quello che fa seguendo decisioni sue proprie, senza avere bisogno (o, in realt, senza tenere conto) di nessunaltra autorit per giustificare le sue mosse. La teoria democratica , a grandi linee, daccordo con Schmitt: essendo lopinione pubblica (ossia la volont dellelettorato) una parte organica, anzi, definente del processo politico, nessuna autorit ha il diritto di interferire con le decisioni dei governanti correttamente eletti (lutilit, il principio guida delle pratiche dellordinamento politico, stata dallo stesso ridefinita come utile per guadagnare sostegno e vincere le elezioni). Lei mi chiede: Come pu la cultura riavere il suo ruolo fondamentale?. Al suo inizio, lidea di cultura stava a indicare uno strumento, assistito dal potere, del progresso verso una condizione umana universale. Cultura ha denotato poi una missione di proselitismo, organizzata in modo tale da essere intrapresa e tratteggiata nella forma di un risoluto e ininterrotto sforzo di acculturazione e illuminazione universali, di un miglioramento sociale e di unedificazione spirituale: la promozione degli inferiori al livello di quelli che si trovano sulla vetta. O, usando

lispirata e largamente ripetuta espressione di Matthew Arnold tratta dal 177 suo libro Culture and Anarchy (1869), come un lavoro che cerca di sbarazzarsi delle classi; per rendere attuale ovunque il meglio che stato pensato e conosciuto nel mondo; per far vivere tutti gli uomini in unatmosfera di dolcezza e luce, espressione specificata nella prefazione di Literature and Dogma (1873) come il lavoro che sta aspettando coloro che lo cercano: La cultura la passione per la dolcezza e la luce e (ci che pi conta) la passione di farle prevalere. La parola cultura entr nel vocabolario moderno come una dichiarazione di intenti come il nome di una missione voluta e ancora da intraprendere. Essa notifica unordinanza ai potenziali missionari, designando in una sola volta quelli, relativamente pochi, chiamati per acculturare e quei molti che aspettano di essere oggetti di acculturazione: i guardiani e i loro sottoposti, gli insegnanti e ci che insegnato, i produttori e i loro prodotti. Cultura sta a indicare il patto, voluto e sperato tra coloro che conoscono (e, soprattutto, che sono sicuri di conoscere) e tra coloro che ignorano (o che vengono definiti ignoranti da coloro che sono certi di essere ben informati); un patto siglato unilateralmente e messo in atto dallemergente classe della conoscenza che vuole che il suo ruolo di comando sia debitamente rispettato nel nuovo ordine, quello in procinto di essere costruito sulle rovine dellancien rgime. Lintento dichiarato quello di educare, illuminare, migliorare e nobilitare le peuple, recentemente ribattezzato come les citoyens del nuovo Stato-nazione, ossia il risultato dello sposalizio tra lemergente nazione autoelevatasi a Stato sovrano e lemergente Stato rivendicante il ruolo di guardiano della nazione. Il progetto dellIlluminismo ha assegnato alla cultura (intesa come lavoro di acculturazione) lo status di strumento principale nelle mani della nazione e dello Stato per la costruzione dello Stato nazione. Allo stesso tempo, ha reso la classe della conoscenza il principale soggetto in grado di utilizzare questo strumento. Limpresa di illuminazione, ambiguamente oscillante tra le ambizioni della politica e le riflessioni della filosofia, ha finito per cristallizzarsi nellopera di disciplina di una parte dei cittadini nei confronti di altri. Lemergente Stato nazione si sentiva incoraggiato dalla crescita demografica, poich credeva che laumento del numero di potenziali lavoratori-soldati aumentasse il suo potere differenziale rispetto agli altri Stati. Visto che gli sforzi della nazione in costruzione, congiuntamente al progresso economico, produssero un crescente numero di individui non necessari (invero, interi strati di popolazione di cui era urgentemente necessario sbarazzarsi, per paura di non riuscire a raggiungere e mantenere il tanto agognato ordine o di minarne pericolosamente la crescita), il nuovo Stato nazione costituitosi fu presto spinto a cercare fuori dai propri confini spazi adeguati dove smaltire i prodotti e gli individui in

178 eccesso. Gli sforzi da cui sono risultati un impero in via di costruzione e la colonizzazione hanno dato una potente spinta allidea di cultura figlia dellIlluminismo e una dimensione completamente nuova alla missione di proselitismo che questa idea sottintendeva. In consonanza con la visione di illuminare le persone, hanno preso forma i concetti di onere delluomo bianco e di portare i selvaggi fuori dalla loro selvatichezza. Si presto resa necessaria una patina teoretica datasi nella forma della teoria dellevoluzione culturale, che ha conferito alla parte sviluppata del globo il ruolo di modello pi avanzato, vale a dire di quel modello che prima o poi avrebbe dovuto essere raggiunto anche dal resto del pianeta, il quale doveva essere attivamente aiutato (o costretto) a volgersi in questa direzione. La teoria dellevoluzione culturale ha assegnato alle societ sviluppate la parte di centro planetario con un ruolo missionario verso il resto dellumanit, concepito pensando alla funzione richiesta da e/o assegnata alllite della conoscenza nella sua relazione con le persone nella metropoli coloniale. In questo centro, quella che ho sopra definito una bicentenaria dichiarazione di intenti ha generato unestesa e ampia rete di istituzioni create per lo pi per lo Stato e il suo funzionamento, istituzioni forti abbastanza per contare, per il loro esercizio continuo, sul loro stesso impeto, sulla routine radicata e sullinerzia della burocrazia. Lobiettivo desiderato (la gente reincarnatasi nei cittadini) era raggiunto e la posizione delle classi della conoscenza nel nuovo ordine era sicura, o almeno creduta tale. Piuttosto che unaudace e iconoclastica avventura, piuttosto che una crociata e una missione, la cultura apparsa (e come tale poteva essere discussa in maniera credibile) come un congegno omeostatico, una specie di giroscopio che rendeva il neonato Stato nazione resistente ai venti sfavorevoli, mantenendolo su una rotta stabile o, secondo lautorevole espressione di Talcott Parsons, che rendeva il sistema autoequilibrante. In poche parole: da arma della rivoluzione moderna, la cultura diventata un conservante, uno stabilizzatore, un organismo in equilibrio omeostatico o un giroscopio dello status quo moderno. precisamente in questo momento (un momento breve e transitorio, come sarebbe presto stato chiaro) che la cultura stata catturata immobilizzata come in unistantanea, studiata e registrata nel Distinction del sociologo francese Pierre Bourdieu. La sua analisi affine al tipo di saggezza della nottola di Minerva, che scruta il paesaggio mentre questo comincia a dissolversi nelloscurit della notte immergendosi nella luce del tramonto. Questo sguardo cattura la cultura al servizio dello status, ossia la cultura che riproduce la societ ed equilibra il sistema nel suo cammino verso limminente ridondanza. Questa ridondanza stata il risultato di parecchi processi che hanno contribuito al passaggio dalla forma solida di modernit a quella liquida. Il termine modernit liquida denota lo stato, attualmente do-

minante, della condizione moderna, chiamata anche, da altri autori, con 179 i nomi di postmodernit, tarda modernit, seconda modernit o ipermodernit. Ci che rende liquida la modernit la compulsiva e ossessiva, inarrestabile e in accelerazione modernizzazione, attraverso la quale proprio come i liquidi nessuna forma di vita sociale in grado di conservare a lungo la propria forma. Il mescolamento dei solidi, una caratteristica endemica e costituente di tutte le moderne forme di vita, continua ma i solidi mescolati non sono pi destinati, come prima, a essere rimpiazzati da solidi nuovi e migliorati, pi solidi, che si sperava fossero immuni da tutti gli ulteriori mescolamenti. Oggi la cultura fatta di offerte, non di norme. Come gi stato notato da Bourdieu, la cultura vive attraverso la seduzione, non attraverso una regolamentazione normativa, attraverso le pubbliche relazioni, non tramite lorganizzazione; creando nuovi bisogni/desideri, non costrizioni. Questa nostra societ una societ di consumatori e, cos come il resto del mondo visto e vissuto attraverso i consumatori, la cultura diventa un contenitore di prodotti pensati per il consumo in competizione tra loro nellimpresa di attrarre linstabile attenzione dei potenziali consumatori e di mantenerla per pi di un attimo. Labbandono di rigidi standard, la soddisfazione della mancanza di discernimento, il servire tutti i gusti e il non privilegiarne nessuno, lincoraggiare lirregolarit e la flessibilit (il nome politicamente corretto della mancanza di spina dorsale), il rendere affascinanti linstabilit e lincoerenza sono perci la corretta (lunica ragionevole?) strategia da seguire. Lattuale fase di progressiva trasformazione dellidea di cultura dalla sua forma originale ispirata allIlluminismo alla sua reincarnazione liquido-moderna incitata e messa in atto dalle stesse forze che promuovono lemancipazione dei mercati dalle rimanenti restrizioni di natura non economica tra le quali le restrizioni sociali, politiche ed etiche. Nel raggiungimento della propria emancipazione, leconomia liquido-moderna, incentrata sui consumatori, dipende dalleccesso di offerte, dal loro invecchiamento precoce e dalla rapida dissipazione del loro potere di seduzione tutti fattori che la rendono uneconomia di spreco e di perdita. Allinterno di questo sistema non possibile sapere in anticipo quale delle offerte si riveler abbastanza seducente da stimolare il desiderio di consumare, il solo modo di scoprirlo quello di procedere per tentativi, esponendosi a costosi errori. La fornitura continua di nuove offerte e il volume in crescita dei beni in offerta sono fattori indispensabili se si vuole mantenere rapida la circolazione di beni e costantemente rinnovato il desiderio di rimpiazzarli con beni nuovi e migliorati cos come per impedire che la disaffezione del consumatore verso singoli prodotti individuali si converta nella generale disaffezione nei confronti del modo di vita consumistico in quanto tale. La cultura sta diventando ora uno dei reparti del grande magazzino tutto quello di cui hai bisogno e che sogni, nel quale si trasformato il mondo abitato dai consumatori. Co-

180 me in altri reparti di questo negozio, gli scaffali sono pieni zeppi di prodotti forniti giornalmente, mentre i banconi sono adorni delle pubblicit delle ultime offerte, destinate a sparire presto assieme alle attrazioni che reclamizzano. I prodotti e le pubblicit sono entrambi studiati per eccitare e scatenare i desideri (come ha meravigliosamente espresso George Steiner: per il massimo impatto e listantanea obsolescenza). I commercianti e i pubblicitari contano sul matrimonio tra il potere delle offerte di sedurre e il forte desiderio dei consumatori di avere qualcosa che gli altri non hanno e di averlo per primi. La cultura liquido-moderna non ha persone da acculturare. Ha invece dei clienti da sedurre. E, diversamente dal suo predecessore solidomoderno, non desidera pi lavorare per rendersi superflua il prima possibile. Il suo lavoro ora quello di rendere permanente la sua stessa sopravvivenza attraverso la temporalizzazione di tutti gli aspetti della vita di quelli che prima erano i suoi sottoposti, ora rinati come clienti. La conseguenza diretta dei processi di deregolamentazione e della politica della flessibilit in nome di una libert sfrenata un dilagante e diffuso senso di insicurezza. Le societ occidentali hanno la tendenza a cercare dei capri espiatori da immolare, vale a dire a creare nemici interni su cui scaricare la colpa dellinsicurezza che li attanaglia. Spesso lo straniero, in quanto portatore di diversit, costituisce il bersaglio principale da colpire. Eppure per effetto della globalizzazione, che ha acuito la distanza tra ricchi e poveri, i flussi migratori sono e saranno sempre pi inarrestabili. Non le pare che il clima che si respira al giorno doggi renda lauspicio di una societ multiculturale sempre pi difficile da realizzare, quasi unutopia? Lo Stato oggi incapace, e/o non disposto, a garantire ai soggetti la sicurezza esistenziale (la libert dalla paura, come recita la famosa frase di Franklin Delano Roosevelt). Raggiungere la sicurezza esistenziale ottenere e mantenere un legittimo e dignitoso posto nella societ umana ed evitare la minaccia dellesclusione ora un compito lasciato alle abilit e alle risorse individuali di ciascuno; il che significa essere esposti a rischi enormi e soffrire la straziante incertezza che questi compiti inevitabilmente comportano. La paura che lo Stato sociale aveva promesso di estirpare ritornata con tutta la sua forza. La maggior parte di noi teme oggigiorno la minaccia, seppur vaga, di rimanere escluso, di risultare inadeguato alla sfida, di essere mortificato, umiliato e di vedere negata la propria dignit Sia la politica che il mercato dei beni di consumo sono bramosi di trarre vantaggio dalle paure diffuse e minacciose che saturano la societ dei giorni nostri. I venditori di prodotti e di servizi promuovono le loro merci come facilissimi rimedi contro il senso di insicurezza diffuso e contro minacce maldefinite. I movimenti populisti e i loro politici hanno raccolto il compito abbandonato da uno Stato sociale ormai debole e in via di

sparizione, e anche da ci che nel complesso rimaneva della passata sini- 181 stra socialista. Ma, in una rigida opposizione allo Stato sociale, essi sono interessati a espandere il volume delle paure, non a ridurlo; e in particolare a diffondere quel genere di paure legate ai pericoli che possono essere guardati in televisione, per potersi poi ergere a coraggiosi difensori della nazione. Il punto per che le minacce di cui maggiormente si parla e che vengono insistentemente mostrate dai media di rado sono la vera radice delle paure e delle ansie collettive. Per quanto vittorioso lo Stato possa essere nel combattere le minacce pubblicizzate, le autentiche fonti dellansia, dellincertezza ossessionante che ci circonda e dellinsicurezza sociale, le cause prime della paura endemica del moderno stile di vita capitalistico rimarranno intatte se non addirittura rafforzate. Al tempo della globalizzazione riversare il risentimento sugli immigrati una tendenza particolarmente diffusa e contagiosa e quindi politicamente spendibile. Gli immigrati rappresentano tutto ci che genera ansia e orrore nella nuova variet di incertezze e insicurezze che sono state e continuano a essere corroborate da misteriose, impenetrabili e imprevedibili forze globali. Essi rendono palpabili e fin troppo visibili gli orrori della mancanza di mezzi di sussistenza, dellesilio forzato e del degrado, che conducono allesclusione sociale e alla relegazione in un nonluogo al di fuori delluniverso della legge e dei diritti. Dunque essi incarnano tutte quelle paure esistenziali subconsce o inconsce che tormentano gli uomini e le donne della moderna societ liquida. Scacciando gli immigrati ci si ribella (per procura) a tutte quelle misteriose forze globali che minacciano di riservare a ognuno la sorte gi toccata agli stranieri. C molto potenziale in questa illusione che infatti pu essere (ed ) abilmente strumentalizzata dai politici cos come dal mercato. Poich la maggior parte dellelettorato preoccupato per la propria sicurezza, i leader politici, attuali e aspiranti tali, vengono giudicati in base alla severit che manifestano nella gara della sicurezza. Berlusconi e la Lega Nord vincono le elezioni promettendo di proteggere il duro lavoro dei lavoratori del Nord dallassalto dei pigri lavoratori del Sud, di difendere entrambi dai nuovi venuti che ricordano loro linstabilit, la debolezza e lineliminabile fragilit delle loro stesse posizioni, e di proteggere tutti gli elettori contro invadenti mendicanti e aggressori molesti. Il risultato che le reali minacce a una vita umana decorosa e dignitosa rimarranno completamente intatte. Da questo punto di vista, i rischi a cui le democrazie sono ora esposte sono solo parzialmente dovuti alla disperata ricerca dei governi di legittimare il loro diritto a governare e a chiedere disciplina mostrando i muscoli (invece di proteggere lutilit sociale dei cittadini, garantendo loro un posto rispettabile nella societ, unassicurazione contro lesclusione sociale e lumiliazione). Dico parzialmente, perch il secondo aspetto che mette a rischio la nostra democrazia ci che pu essere definito come fatica della libert, vale a dire lindifferenza con cui la maggior

182 parte di noi accetta il lento processo di limitazione delle nostre libert personali, tanto duramente guadagnate, il nostro diritto alla privacy, il nostro diritto a difenderci in tribunale, a essere trattati da innocenti fino a prova contraria Laurent Bonnelli ha recentemente usato il termine liberticida per descrivere la combinazione delle nuove inverosimili ambizioni degli Stati e la placidit e la timidezza dei cittadini. Egli si chiede inoltre quali siano i veri, anche se non dichiarati, obiettivi delle nuove politiche della sicurezza: Lantiterrorisme contre les liberts civiles?. Tempo fa ho visto in televisione migliaia di passeggeri rimasti bloccati negli aeroporti britannici durante un altro episodio di panico da terrorismo quando furono cancellati centinaia di voli dopo che venne scoperto il piano terroristico di far esplodere degli aerei in volo con delle bombe liquide Queste migliaia di persone rimaste bloccate dalla cancellazione dei voli persero le loro vacanze e i loro viaggi di lavoro. Ma non si lamentavano! Niente affatto Non si lamentavano di essere annusate dappertutto dai cani, di dover fare code infinite per i controlli di sicurezza e di essere sottoposte a perquisizioni che normalmente sarebbero state ritenute lesive della loro dignit. Al contrario erano giubilanti e si sentivano rassicurate. Non ci siamo mai sentiti pi sicuri di adesso, continuavano a ripetere. Siamo cos grati alle autorit perch vigilano sulla nostra sicurezza!. Il fatto che in campi come Guantanamo e Abu Ghraib (e chiss quanti altri tenuti segreti e per questo motivo ancora pi sinistri e disumani) restino imprigionati per anni esseri umani ai quali non sono nemmeno state rivolte accuse esplicite e precise, ha causato occasionali mormorii di dissenso, ma quasi mai pubbliche proteste, n tanto meno effettive opposizioni. Ci consola lidea che tutte le violazioni dei diritti umani perpetrate in quei campi abbiano come obiettivo loro un differente tipo di umani (detto tra te e me, sono davvero umani?) non noi. Questi scandali non ci riguardano, non riguardano le persone per bene. Abbiamo dimenticato la triste conclusione di Martin Niemller, pastore luterano vittima delle persecuzioni naziste: prima hanno preso i comunisti rifletteva ma io non ero un comunista, quindi sono rimasto in silenzio. Subito dopo fu la volta degli ebrei, ma io non ero ebreo Poi i cattolici, ma io non ero cattolico Poi venne il mio turno Ma ormai non era rimasto pi nessuno che potesse alzare la voce. In un mondo di incertezza, la sicurezza la posta in gioco e lobiettivo ultimo. il valore che distoglie lattenzione da tutti gli altri e ne impedisce laffermarsi inclusi i valori a noi pi cari e maggiormente odiati da loro; quei valori in cui noi vediamo la causa prima del loro desiderio di farci del male e del nostro diritto a conquistarli. In unepoca di insicurezza come la nostra, la libert di parola e di azione, il diritto alla privacy, allaccesso alla verit tutti quei pilastri irrinunciabili che stanno a fondamento della democrazia e nel cui nome ancora andiamo

in guerra hanno bisogno di essere limitati o sospesi. O almeno questo 183 quanto sostiene la versione ufficiale. La verit che non riusciremo a difendere le nostre libert finch ergeremo delle barricate che ci separano dal resto del mondo e finch non inizieremo ad avere cura anche degli affari altrui. Ci sono validi motivi per affermare che in un pianeta globalizzato, in cui le condizioni di chiunque in ogni parte del globo si determinano reciprocamente, nessuno possa pi garantire libert e democrazia separatamente nellisolamento, cio in un solo paese, o in uno sparuto gruppo. Il destino della libert e della democrazia in ogni luogo deciso sul palcoscenico mondiale e solo a questo livello pu essere difeso con una possibilit concreta di raggiungere un successo duraturo. I singoli Stati, per quanto siano ricchi di risorse, determinati nellimpresa e dotati di un ottimo esercito, non riusciranno pi a difendere valori scelti allinterno dei confini nazionali mentre ignorano i sogni e gli struggimenti di coloro che stanno al di fuori di essi. Ma girare la testa dallaltra parte precisamente ci che facciamo noi qui in Europa e in altre terre fortunate, quando produciamo e moltiplichiamo le nostre ricchezze a spese dei poveri l fuori. Al suo primo stadio, la modernit ha innalzato lintegrazione umana a livello di nazioni. Prima che finisca il suo lavoro, la modernit ha per bisogno di portare a termine un altro compito, ancora pi formidabile: elevare lintegrazione umana a livello di umanit, inclusiva di tutte le popolazioni del pianeta. Per quanto complesso questo compito possa essere, esso imperativo e urgente, perch per un pianeta di interdipendenze universali diventata letteralmente una questione di vita (condivisa) o di morte (partecipata). Una delle condizioni cruciali affinch questo incarico possa essere assunto e portato a termine la creazione di un equivalente su scala globale dello Stato sociale, che ha completato e corroborato la precedente fase della storia della modernit, quella dellintegrazione delle trib in Stati nazione. A questo punto, perci, sembra essere indispensabile il risorgere del cuore essenziale dellutopia attiva socialista il principio della responsabilit collettiva e dellassicurazione collettiva contro la miseria e la sorte avversa sebbene questa volta su scala globale, con lumanit nella sua interezza come destinatario. Dal momento che la globalizzazione dei capitali e il commercio di beni gi stata raggiunta, nessun governo pi in grado di fare il bilancio singolarmente o separatamente e fare i bilanci condizione necessaria perch le pratiche dello Stato sociale siano effettivamente in grado di estirpare alla radice la povert e di frenare le tendenze alla disuguaglianza. anche difficile immaginare che i singoli governi siano in grado di imporre limiti al consumo e di aumentare la tassazione locale per garantire il funzionamento dei servizi dello Stato sociale. Lintervento dello Stato sui mercati sembra essere necessario, ma davvero potr produrre effetti tangibili? Piuttosto, questo sar il lavoro delle iniziative non governative, indipendenti da uno Stato e forse anche dissidenti. Povert e disuguaglianza e,

184 pi in generale, i disastrosi effetti e danni collaterali del laissez-faire globale non possono essere trattati in un angolo del globo, separatamente dal resto del pianeta. Non c nessuna possibilit che un singolo Stato o pi Stati possano dissociarsi dallinterdipendenza globale dellumanit. Lo Stato sociale moribondo; solo un Pianeta sociale pu assolvere alle funzioni che lo Stato sociale ha tentato di svolgere fino a ieri. Io credo che i soggetti che potranno condurci alla realizzazione di un Pianeta sociale non sono gli Stati territoriali bens le organizzazioni e le associazioni non governative extraterritoriali e cosmopolite. Esse potranno raggiungere direttamente coloro che hanno bisogno di aiuto senza subire le interferenze dei governi locali. La crisi economica, che ha avuto inizio negli Stati Uniti ma ha subito assunto dimensioni planetarie, sembra essere la prova tangibile degli effetti devastanti nel neoliberismo e della globalizzazione. I governi sono ora costretti a intervenire nel sistema economico dei propri Stati per salvarli dal rischio di bancarotta. Lei crede che ci che sta accadendo fosse in qualche modo prevedibile? daccordo con quanti sostengono che non si possa parlare semplicisticamente di crisi ma della fine di unera economica e linizio di una nuova? Lei pensa che lattuale situazione economica possa rappresentare unopportunit di cambiamento, per stabilire un nuovo e pi giusto ordine mondiale? La notizia della morte del capitalismo, come avrebbe detto Mark Twain, assolutamente esagerata. Prematuri sono anche i necrologi della fase mediata dal credito nella storia dellaccumulazione capitalistica. Finora la reazione al collasso finanziario, apparsa cos imponente e anche rivoluzionaria, una volta riciclata nei titoli dei media e negli slogan dei politici, consistita nello sforzo di ricapitalizzare i creditori e di rendere i debitori ancora degni di ricevere il credito, cos che il business del prestare denaro, del contrarre un debito e continuare ad averlo, possa ritornare a essere una pratica consueta nella vana speranza che il rigenerante potenziale del profitto e del consumo di questa terra vergine non sia gi stato completamente esaurito. Lo Stato sociale per i ricchi (che, a differenza del suo omonimo per i poveri, non ha mai visto messa in questione, n tanto meno fuori funzione, la sua razionalit) stato riportato negli showroom dai quartieri di servizio, nei quali i suoi uffici erano stati temporaneamente relegati per impedire confronti antipatici. I muscoli dello Stato, a lungo inutilizzati per questo scopo, sono stati di nuovo impiegati pubblicamente, questa volta allo scopo di continuare un gioco inevitabile, seppur dannoso per loro; un gioco che, per un verso, non pu tollerare lintervento dello Stato, ma che, per laltro, non pu andare avanti senza. Ci che gioiosamente (e stupidamente) si dimentica in questa occasione che la natura della sofferenza umana determinata dal modo in cui gli uomini vivono. Le radici della pena di cui attualmente ci si lamenta, co-

s come le radici di tutto il male sociale, affondano in profondit nel no- 185 stro modo di vita artificioso, alienato e da noi attentamente coltivato, che si basa sullabitudine a consumare ogniqualvolta ci sia un problema da affrontare o una difficolt da superare. Lo stile di vita basato sul credito d assuefazione come poche altre droghe, sicuramente d pi assuefazione di ogni altro tranquillante sul mercato, e decadi di copiosa offerta di una droga non possono che causare uno shock e un trauma se questa rallenta e si esaurisce o anche solo se diminuisce. Ora ci viene suggerita una via di uscita apparentemente semplice dallo shock che affligge sia i drogati che gli spacciatori: la ripresa (nella speranza che sia regolare) di offerta di droga. Ritornare insomma alla dipendenza che, fino a oggi, sembrava aiutare in modo cos efficace tutti noi a non preoccuparci troppo per i nostri problemi e, tanto meno, per la loro origine. Il raggiungimento delle radici del problema che stato svelato e portato al centro dellattenzione pubblica non e non pu essere immediato. , comunque, la sola soluzione che abbia la speranza di essere adeguata allenormit del problema e di sopravvivere allintensa, ma ancora relativamente breve, agonia dellastinenza. Fino a questo momento non ci sono molti segni che mostrino che siamo giunti in prossimit delle radici del problema. La copiosa immissione dei soldi dei contribuenti ha momentaneamente arginato la situazione sullorlo del precipizio. La Lloyds Tsb Bank ha cominciato a esercitare pressioni politiche sul Tesoro americano per dirottare parte del pacchetto di salvataggio al dividendo degli azionisti e, malgrado lindignazione dei portavoce dello Stato, procede indisturbata a pagare premi la cui alta entit ha portato al disastro le banche e i loro clienti. Dagli Stati Uniti arriva la notizia che 70 miliardi di dollari, circa il 10 per cento dei sussidi che le autorit federali hanno intenzione di immettere nel sistema bancario americano, sono stati usati per pagare premi alle persone che hanno portato questo sistema vicino alla rovina. Una simile pratica diventata cos ripetitiva da non raggiungere pi i titoli dei giornali. Per quanto imponenti siano le misure gi prese dai governi, da loro progettate o dichiarate, esse mirano tutte a ricapitalizzare le banche e a renderle in grado di tornare a un business normale: in altre parole, allattivit che ha la pi grande responsabilit nellattuale crisi. Se i debitori non sono riusciti a pagare immediatamente e personalmente gli interessi nelle passate orge di consumo ispirate e accresciute dalle banche, forse dovrebbero essere indotti/forzati a pagare i loro costi tramite tasse accresciute dallo Stato. Non abbiamo ancora cominciato a pensare seriamente alla sostenibilit della nostra societ alimentata dal consumo e dal credito. Ritornare alla normalit significa ritornare a percorrere vie cattive e sempre potenzialmente pericolose. Lintenzione di farlo preoccupante: indice del fatto che nemmeno le persone che sono a capo delle istituzioni finanziarie, e nemmeno i nostri governanti, sono giunti alle radici del problema nelle

186 loro diagnosi e tanto meno nelle loro azioni. Citando Hector Sants, il capo della Financial Services Autorithy, che pochi giorni prima aveva parlato di modelli di business mal equipaggiati per sopravvivere allo stress un fatto che rimpiangiamo, Simon Jenkins, analista particolarmente sagace di The Guardian, ha osservato che come un pilota che protesta dicendo che il suo aereo funzionava abbastanza bene, fatta eccezione per il motore. Ma Jenkins non ha perso la speranza: continua a ritenere che una volta che la cultura dellavidit sar stata portata alla distruzione dalla recente isteria dei redditi della City, le componenti non economiche di quella a cui vagamente ci riferiamo come vita buona prenderanno un maggiore sopravvento, sia nella nostra filosofia di vita che nella strategia politica dei nostri governi. Lasciateci sperare con lui: non abbiamo ancora raggiunto il punto di non ritorno, c ancora tempo (per quanto breve) per riflettere e cambiare strada, possiamo ancora trasformare questo shock e questo trauma a vantaggio nostro e dei nostri figli. Ora sappiamo ne abbiamo persino uneccessiva quantit di prove che lungi dallessere un sistema che si autoequilibra o che mosso dalla mano invisibile (ma scaltra e astuta) del mercato, leconomia capitalistica produce unenorme instabilit che vistosamente incapace di domare e controllare se usa solo le sue predisposizioni naturali. Parlando chiaro, un sistema che genera catastrofi che non in grado di arrestare da s n, tanto meno, di impedire, cos come incapace di rimediare ai danni che simili catastrofi comportano. La capacit di autocorrezione attribuita alleconomia capitalistica da alcuni dei suoi economisti di corte si riduce alla distruzione periodica di bolle di successo (crisi da bancarotta e disoccupazione di massa) e ci a costi enormi per le vite e le prospettive di quelli che si suppongono beneficiare della creativit capitalistica endemica. Sotto questo aspetto non cambiato nulla dal New Deal di Roosevelt. Ma sono cambiate le condizioni sotto le quali questo accordo stato ponderato a messo in funzione: una circostanza che pone seri dubbi sulle possibilit della sua ripetizione, possibilit che Roosevelt e i suoi consiglieri non avevano bisogno di considerare. Roosevelt affrontava una sfida keynesiana per resuscitare, lubrificare e rinvigorire lindustria, ossia il datore di lavoro principale e, allo stesso tempo, il creatore di domanda che avrebbe mantenuto in movimento leconomia di mercato e fatto ripartire la produzione di surplus richiesta per lautoproduzione dei capitalisti. Oggi la sfida porta a una profondit maggiore. Nei mercati finanziari non si ha pi a che fare con un imponente datore di lavoro, ma con lindispensabile e forse decisivo legame nella catena alimentare di tutti i presenti e futuri datori di lavoro. Tutte le similitudini tra il tentativo di resuscitare lindustria indebolita dalla penuria di domanda e la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie a corto di fondi per il prestito sembrano essere tanto fuorvianti quanto superficiali. Come fece notare Hyman Minsky ventanni fa, i mercati finanziari hanno la pi grande re-

sponsabilit per la tendenza, apparentemente incurabile, del capitalismo 187 a produrre e riprodurre la sua stessa instabilit e vulnerabilit; come Paul Woolley ha recentemente notato, la dimensione esorbitante raggiunta in anni recenti dalle agenzie puramente finanziarie e non produttive indice della tendenza del mercato azionario, impossibile da fermare ed estremamente difficile da mitigare, a concentrarsi sul breve termine e sulleffetto momentaneo; linnaturale e troppo cresciuto settore finanziario stato paragonato da Woolley a un tumore che, come tipico dei tumori, distrugger lorganismo ospite se non estirpato in tempo. Se, daltra parte, lo Stato interviene, mobilizzando il potenziale di pagamento di tasse dei contribuenti e la capacit dello Stato di prendere in prestito dallestero per resuscitare le agenzie finanziarie, come Roosevelt resuscit le industrie americane datrici di lavoro, questo incoragger solo il pensiero a breve termine, colpevole di aver reso la presente catastrofe praticamente inevitabile. Una volta che le agenzie di prestito sanno di avere un cuscino di sicurezza che, sotto forma di Stato, corre ad aiutarle quando la vita nel consumo si rivela un bluff e il gioco del prestareprendere in prestito finisce bruscamente, probabile che la sola cosa che sar resuscitata sia la loro buona volont di speculare e correre rischi per amore dellimmediato ritorno economico, senza preoccuparsi delle conseguenze a lungo termine della sostenibilit di questo gioco. La prossima bolla deve per forza cominciare a crescere. E lasciatemi aggiungere che ci che si applica a coloro che prestano denaro si applica allo stesso modo, anche se secondo una scala adeguatamente regolata, ai debitori con i quali sono chiusi nel cappio della tentazione-seduzione. Loggetto della transazione nel credito non solo il denaro prestato e preso in prestito, ma il rinvigorimento della psicologia e dello stile di vita del breve termine e dei loro effetti. Avendo tirato fino al punto di rottura, la grande bolla circondata da una moltitudine di minibolle personali o familiari costrette a seguirla nella perdizione. Unaltra cosa che radicalmente cambiata dal tempo del New Deal sono gli universi di riferimento con cui leconomia deve ragionevolmente fare i conti, se non per raggiungere almeno per avvicinarsi allautosufficienza, almeno per avvicinarsi alla condizione di autosostentamento. Essi hanno oltrepassato i confini di un singolo Stato nazione o anche di parecchi Stati confederati, a prescindere dal richiamo di sentimenti tribali e di politiche protezionistiche (ne un esempio lo slogan ripetuto da Gordon Brown: Lavori britannici per gente britannica). Lorizzonte di riferimento ora globale. I governi potrebbero tentare di svolgere la loro parte nellambito delle tendenze globali del commercio, ma lefficacia delle misure a loro disposizione destinata ad avere vita breve e i loro effetti a lungo termine rischiano di essere grandemente controproduttivi. Il globale spazio dei flussi, come Manuel Castells lha memorabilmente definito, non in alcun modo raggiungibile da parte delle istituzioni confinate nello spazio dei luoghi, inclusi i governi degli Stati. Ci si-

188 gnifica che anche se gli Stati applicano misure restrittive i flussi di capitale per loro natura travalicano i confini politici e quindi agiscono nella direzione opposta rispetto a quelle misure. Karl Marx ha profeticamente previsto una situazione in cui i capitalisti, mossi esclusivamente da interessi personali, avrebbero accettato un intervento dello Stato solo a patto che anche gli altri fossero costretti a farlo. Marx ha considerato i casi del lavoro infantile o del mantenimento dei salari sotto la soglia della povert: a lungo termine, simili politiche applicate individualmente dai capitalisti per battere la competizione vendendo di pi, avrebbero necessariamente alimentato i problemi e diffuso il disastro presso tutti quanti, collettivamente; disastro causato dalle provviste di lavoro diventate scarse e dalla ridotta capacit di lavoro delle persone inadeguatamente nutrite, vestite e riparate. Mettere fine a pratiche dannose e fondamentalmente suicide pu essere realizzato solo collettivamente; serve che sia imposto dallalto, per cos dire. Nel nome della messa in salvo degli interessi collettivi del capitalismo, i singoli capitalisti devono essere costretti dal potere a fare dei compromessi con loro stessi, tutti e allo stesso tempo. Pi precisamente, devono essere obbligati ad abbandonare la definizione di autointeressi imposta dalla sregolata competizione del prendi tutto quello che puoi e quanto pi puoi. Roosevelt ha seguito il modello previsto da Marx quasi 100 anni prima. Cos hanno fatto altri pionieri del welfare state in molte e diverse forme nazionali. I gloriosi trentanni postbellici sono stati il tempo in cui la combinazione della memoria della depressione precedente la guerra e dellesperienza della mobilitazione delle risorse nazionali durante la guerra (Roosevelt pot comandare ai produttori dauto americani di sospendere tutta la produzione di auto private e produrre invece carri armati e armi per lesercito) ha reso comune (obbligatoria) lassicurazione contro le conseguenze dello sciacallaggio individuale in un risultato oltre la destra e la sinistra. Ma i gloriosi trenta sono stati anche lultima volta che tutto quello che poteva essere fatto stato fatto attraverso la legislazione concepita, rappresentata ed eseguita nella struttura di uno Stato nazione sovrano. Subito dopo emersa una nuova condizione, nella quale sono state introdotte o tirate fuori dal dominio del potere di controllo statale (anzi, oltre il territorio della sovranit dello Stato) troppe variabili del bilancio desercizio perch lassicurazione contro i capricci e i danni del fato che opera nel mercato possa essere responsabilmente appoggiata dalle istituzioni di un paese. E non appena i ricordi sono sbiaditi e le esperienze dimenticate, lo Stato assistenziale con la sua densa rete di restrizioni e regolazioni ha perso il consenso di cui godeva trasversalmente. Margaret Thatcher ha meravigliosamente insistito sul fatto che una pillola non cura se non amara; quello che si dimenticata di menzionare che la pillola amara che amministrava (la liberazione del capitale e lincatena-

mento di tutte le forze potenzialmente capaci di domare i suoi eccessi) 189 doveva essere inghiottita da alcuni per guarire il disagio di altri. Ci che nemmeno ha detto, in questo caso in ragione della sua ignoranza complice di falsi profeti e di insegnanti miopi, che questa specie di terapia doveva presto o tardi causare unafflizione che in varie forme avrebbe ammorbato tutti quanti, e che lamara pillola avrebbe dovuto essere ingoiata infine da tutti o da quasi tutti. Questo presto o tardi si trasformato in adesso. La pillola che noi, tutti noi, dovremmo ingoiare potrebbe diventare pi amara a causa dellassordante rumore della crisi finanziaria che soffoca, o quasi, gli altri allarmi, rendendoli meno udibili o completamente inudibili. Poich risulta pi efficace dal punto di vista elettorale occuparsi degli allarmi pi rumorosi piuttosto che degli altri ovvio che questi allarmi attirino lattenzione e ottengano gli sforzi dei nostri leader. Tra le anticipazioni dello stato dei nostri affari comuni del prossimo anno, raccolte dal Guardian nel suo numero del 27 dicembre, troviamo lavvertimento di Polly Toynbee legato a un recente sondaggio secondo cui solo un cittadino britannico su 10 ritiene il cambiamento climatico un problema nazionale chiave: la maggioranza sostanziale giudica invece tali il crimine e leconomia. E la possibilit , aggiunge, che la depressione porti il mutamento climatico ancor pi lontano dallattenzione pubblica e ancora di pi dalle priorit del governo. Mentre Madeleine Bunting insiste nientemeno che sulla necessit di uno spostamento di valori per farci uscire dalla presente difficile situazione, e che questa volta, a differenza che nei passati periodi di depressione, lo spostamento di valori duri pi a lungo di qualche anno di recessione. Ma il superparadosso, aggiunge, che la frugalit (di cui abbiamo bisogno per guarire e risanare il nostro modo di vivere e rendere il nostro futuro e quello dei nostri figli un po pi sicuro) precisamente ci contro cui ci esortano i politici, nel disperato tentativo di resuscitare leconomia. Uneconomia, aggiungo, strutturalmente responsabile della presente catastrofe; uneconomia che non sa proporre valide alternative, come invece i politici vogliono farci credere. Il modello di societ teorizzato da Bush stato definito ownership society, un modello in cui ognuno in qualche modo proprietario del proprio destino in cui non sembrano essere necessari servizi garantiti e offerti dallo Stato. Tale modello sembra segnare la fine dello Stato sociale. Anche lei in unintervista rilasciata al quotidiano la Repubblica a novembre 2008 parla di fine dello Stato sociale ma come modello alternativo propone lidea di Pianeta sociale. Due modelli antinomici. Lei crede che la politica di Barack Obama, che innegabilmente sta avendo e avr effetti a livello mondiale, andr in questa direzione? Lidea di Stato sociale stata segnata fin dallinizio da una contraddizione che lha resa affine allimpresa della quadratura del cerchio Il con-

190 cetto di Stato sociale, infatti, mira a conciliare libert e sicurezza, due valori ugualmente indispensabili per una vita tollerabile e soddisfacente ma noti per la loro relazione di odio-amore: ciascuno dei due infatti incapace di vivere senza laltro, ma altrettanto incapace di vivere con laltro (almeno se si parla di una convivenza pacifica e serena). La celebre definizione di civilt data da Freud dice che essa lo scambio tra libert e sicurezza. La sicurezza sostiene il padre della psicoanalisi cresce solo a spese della libert, la quale a sua volta aumenta quando la sicurezza diminuisce. Lidea di Stato sociale intende interrompere questa tendenza. Ma essa pu essere interrotta? Lepoca moderna iniziata con la scoperta dellassenza di Dio. Lapparente mancanza di progetto del fato (lassenza di una connessione visibile tra la buona sorte e la virt tanto quanto tra la cattiva sorte e il vizio) fu presa come prova dellastensione di Dio dallintervento attivo nel mondo che ha creato, avendo lasciato le questioni umane alla preoccupazione degli uomini e ai loro sforzi (Ercole, Superman). Il vuoto aperto in questo modo nel quadro di controllo del mondo doveva essere riempito dalla societ umana, tentando di rimpiazzare il fato cieco con una regolazione normativa e linsicurezza esistenziale con il ruolo della legge, in modo da costruire una societ che proteggesse tutti i suoi membri dai rischi della vita e dalle sfortune personali. Questo progetto trov la sua manifestazione pi completa nellassetto sociale chiamato welfare state. Pi di qualsiasi altro, il welfare state (che io preferisco chiamare social state, una definizione che sposta lenfasi dalla mera distribuzione di risorse materiali alla motivazione condivisa e al loro scopo) fu un patto di solidariet umana stretto per prevenire la tendenza di oggi ad abbattere la rete di legami umani e a minare le fondamenta sociali della solidariet. Tale tendenza stata scatenata, potenziata ed esacerbata dalla corsa alla privatizzazione, che ambisce alla riduzione del welfare state in cambio della promozione di modelli essenzialmente anticomunitari, individualistici e fondati sullo stile consumatore-mercato modelli che pongono gli individui in competizione tra di loro. La privatizzazione scarica sulle spalle dei singoli individui il compito di reagire e risolvere i problemi prodotti dalla societ. Ma, nella maggior parte dei casi, uomini e donne sono troppo deboli per un simile scopo e hanno capacit e risorse scarse e inadeguate. Lo Stato sociale, al contrario, tendeva a unire i suoi membri nello sforzo di proteggere ciascuno di essi dalla guerra moralmente devastante del tutti contro tutti. Uno Stato pu definirsi sociale quando promuove il principio del sostegno comune e dellassicurazione collettiva contro la cattiva sorte individuale e le sue conseguenze. questo principio dichiarato e reso operativo che innalza la societ immaginata al livello di una comunit reale tangibile, esperita e vissuta che rimpiazzi (per citare le espressioni di John Dunn) lordine dellegoismo, generatore di sfiducia e sospetto, con lordine delleguaglianza, ispiratore di fiducia e solida-

riet. Sempre lo stesso principio di Stato sociale eleva i membri di una 191 societ allo status di cittadini: vale a dire, che li rende stakeholders, oltre che stockholders (1) beneficiari, ma anche attori responsabili per la creazione e la ripartizione adeguata dei benefici. I cittadini sono cos mossi da uno spiccato interesse per la loro propriet comune e resi responsabili allinterno della rete di istituzioni pubbliche sulla quale possono fare affidamento per assicurarsi solidit e fiducia nella politica dellassicurazione collettiva. Lapplicazione di questo principio pu proteggere uomini e donne dalla triplice minaccia della povert, dellimpotenza, e dellumiliazione; soprattutto, per, essa pu diventare una fonte feconda di solidariet sociale che trasforma la societ in un bene comune. La societ rimane elevata al livello di comunit finch in grado di proteggere efficacemente i suoi membri dallorrore della miseria e dellumiliazione, vale a dire contro la paura di essere esclusi, sbalzati fuori dal veicolo del progresso lanciato a tutta velocit, condannati allinutilit sociale oppure marchiati come rifiuti umani. Il proposito originario vedeva lo Stato sociale come unorganizzazione che servisse esattamente a tali scopi. Lord Beveridge, a cui dobbiamo il modello di welfare state britannico del dopoguerra, era un liberale, non un socialista. Egli credeva che la sua visione di unassicurazione stipulata collettivamente da ciascuno fosse linevitabile conseguenza dellidea liberale e anche la condizione indispensabile di una democrazia liberale. La dichiarazione di guerra alla paura di Franklin Delano Roosevelt era basata sul medesimo assunto e deve esserlo stata anche lindagine pionieristica condotta da Benjamin Seebohm Rowntree, a proposito del volume e delle cause del degrado e della povert umane. La libert di scelta ha in s un implicito rischio di fallimento, pi o meno prevedibile, che moltissimi individui troveranno insopportabile, temendo che questo superi la loro personale abilit nel fronteggiarlo. Per la maggior parte delle persone, la libert di scelta rimarr uno spettro sfuggente e un sogno senza fondamento, a meno che la paura della sconfitta non sia mitigata da un politica assicurativa intrapresa nel nome della comunit, una politica in cui poter riporre fiducia e su cui poter fare affidamento in caso di sorte avversa.
(1) Con il termine stakeholder si intende una vasta gamma di persone che hanno rapporti con limpresa, quali fornitori, clienti, dipendenti, azionisti e la comunit locale. Tutti costoro possiedono una sorta di interesse legittimo nei confronti della compagnia, e i dirigenti della compagnia stessa in questa visione sono titolari di un dovere speciale nei confronti degli stakelholders. In questo modo, si pretende di formulare quella nozione di corporate responsability pi ampia, nozione che poi la base per la diffusione della fiducia nellimpresa e nel mondo a essa circostante, e, per conseguenza, la base su cui poggiare lobiettivo dello sviluppo sostenibile. Il termine stakeholder stato creato in contrapposizione a quello tradizionale stockholder, cio azionista, e lidea di fondo che la dirigenza di impresa non debba avere di mira solo la tutela degli interessi dei titolari dei diritti di propriet, ma anche quella di tutti coloro che hanno rapporti perduranti con limpresa (n.d.t.).

192 Se la libert di scelta fosse concessa sul piano teorico ma irraggiungibile in pratica, la sofferenza causata dalla disperazione sarebbe certamente superata dallumiliazione di essere impotenti; le capacit, quotidianamente messe alla prova, di affrontare le sfide della vita sono dopotutto il vero banco di prova su cui si misurano la fiducia che gli individui hanno in loro stessi e la loro autostima. Da uno Stato che non , e rifiuta di essere, uno Stato sociale, non ci si deve aspettare alcun soccorso allindolenza o allimpotenza individuali. Senza diritti sociali per tutti, un gran numero di persone, destinato in tutta probabilit ad aumentare, trover di scarsa utilit e dunque non meritevoli di attenzione i propri diritti politici. Se i diritti politici sono stati necessari affinch i diritti sociali potessero affermarsi, questi ultimi sono indispensabili per rendere reali e mantenere operativi i diritti politici. Le due categorie di diritti hanno bisogno luna dellaltra per garantire la reciproca sopravvivenza, che pu essere raggiunta solo come conquista comune. Lo Stato sociale stato lultima rappresentazione moderna dellidea di comunit: vale a dire di una reincarnazione istituzionale di tale idea nella sua forma moderna di una totalit immaginata intrecciata con la consapevolezza e laccettazione di una dipendenza, di un impegno, di una lealt, di una solidariet e di una fiducia reciproche. I diritti sociali sono lespressione tangibile, la manifestazione empirica di quella totalit immaginata che lega la nozione astratta alle realt quotidiane e radica limmaginazione nel terreno solido dellesperienza quotidiana di vita. Questi diritti attestano la verit e il realismo della fiducia tra le persone nella rete di istituzioni condivise che danno appoggio e validit alla solidariet collettiva. Lappartenenza si traduce in fiducia nei benefici che derivano dalla solidariet umana e dalle istituzioni che in questa solidariet hanno origine e che promettono di proteggere. Come recitava chiaramente nel 2004 il programma dei socialdemocratici svedesi: Ognuno di noi ha dei punti deboli e ha delle fragilit. Per questo abbiamo bisogno gli uni degli altri. Noi viviamo le nostre vite qui e ora, insieme ad altri, uniti nel mezzo del cambiamento. Saremo pi ricchi se a ciascuno di noi sar concesso di partecipare e nessuno verr escluso. Saremo pi forti se la sicurezza sar garantita a tutti e non solo a pochi eletti. Cos come la resistenza di un ponte si misura dalla robustezza del suo pilastro pi debole e cresce allaumentare di quella resistenza, la fiducia e lintraprendenza di una societ dipendono dalla sicurezza e dallintraprendenza dei suoi segmenti pi svantaggiati e crescono con esse. La giustizia sociale e il rendimento economico, la lealt verso una tradizione politica che si fonda sullo Stato sociale e la capacit di modernizzare rapidamente contenendo i danni alla coesione e alla solidariet sociali, non sono e non necessario che siano in totale disaccordo. Al contrario: come la pratica socialdemocratica dei nostri vicini nordici ha dimostrato, perseguire lobiettivo di una societ pi coesa la precondizione necessaria per modernizzare con consenso. Il modello scandinavo appare oggigior-

no come una reliquia delle passate speranze speranze che un tempo era- 193 no molto affermate, ma che risultano oggi in gran parte tradite. Attualmente, tuttavia, noi (principalmente noi dei paesi sviluppati, ma sotto la pressione dei mercati globali, del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale) abbiamo imboccato la strada opposta: le dimensioni collettive societ e comunit, reali o anche solo immaginate sono sempre pi assenti. Lautonomia individuale sta espandendo velocemente il suo raggio dazione, sotto il quale ricadono responsabilit sempre nuove, che un tempo erano sotto il dominio dello Stato e che ora sono state cedute (sussidiarizzate) alla cura individuale. Lasciati sempre pi in balia delle proprie risorse e iniziative, le persone devono inventare soluzioni individuali a problemi che hanno avuto origine nella societ nel suo complesso, devono far ci in completa solitudine, potendo contare soltanto sulle proprie capacit e sui propri beni. Tale prospettiva pone gli individui in reciproca competizione e fa apparire la solidariet sociale (ad eccezione delle alleanze temporanee in nome di una comune convenienza, vale a dire di legami umani che si allacciano e si slacciano su domanda e che non comportano vincoli a lungo termine) largamente irrilevante, se non addirittura controproducente. Questa assegnazione delle parti (se non viene riequilibrata da un deciso intervento istituzionale) rende ineluttabile la differenziazione e la polarizzazione degli individui, perch rende autoesplosivo e autoaccelerato il processo di polarizzazione delle prospettive e delle opportunit. I frutti di questa tendenza erano facili da prevedere e ora possono essere raccolti. In Gran Bretagna, ad esempio, la quota di coloro che rientrano nella fascia massima di reddito dal 1982 raddoppiata, passando dal 6,5 al 13 per cento mentre i manager delle 100 aziende Ftse, vale a dire delle societ pi capitalizzate quotate al London Stock Exchange, hanno guadagnato non 20 volte, come avveniva nel 1980, ma ben 133 volte di pi di un lavoratore medio (questo fino al recente collasso finanziario). Ma non finisce qui. Grazie alle nuove autostrade dellinformazione, ogni singolo individuo uomo o donna, adulto o bambino, ricco o povero invitato (o piuttosto costretto, data la nota dissolutezza, ubiquit e invadenza dei media) a confrontare il proprio destino con quello di tutti gli altri, in particolare con i lussuosi e dissennati stili di vita dei personaggi pubblici (celebrit costantemente alla ribalta, sugli schermi televisivi e sulle prime pagine delle riviste scandalistiche e di gossip) e a misurare il valore della propria esistenza sulla base dellopulenza che tali personaggi ostentano sfacciatamente. Allo stesso tempo, mentre le prospettive realistiche di una vita soddisfacente continuano a diminuire, gli standard di ci che si desidera e i criteri che definiscono una vita felice tendono ad alzarsi (unaltra incoerenza!); la forza che guida le ambizioni e le azioni non pi il desiderio realistico di cercare di non sfigurare di fronte a quelli della porta ac-

194 canto (2), ma lidea esasperante di imitare quello che fanno le celebrit, raggiungere i livelli di supermodelle, calciatori e cantanti famosi. Come ha suggerito recentemente Oliver James, la vera miscela tossica creata dal fare scorta di ispirazioni irrealistiche e aspettative che non possono essere soddisfatte; ma la maggior parte della popolazione inglese crede di poter diventare ricca e famosa, che chiunque possa diventare Alan Sugar o Bill Gates; non importa che le attuali possibilit che ci accada siano diminuite vertiginosamente dagli anni Settanta a oggi. Dove ci porter tutto ci? Una cosa, credo, risulta sempre pi chiara al giorno doggi. Lo stile di vita in una societ regolata molto diverso da quello di una liberalizzata ma il volume di felicit e il grado di immunit dallinfelicit (gi vissute o ancora da vivere) non sono sotto il nostro controllo. Ognuno dei due tipi di societ ha le proprie sofferenze, agonie e paure. Noi ora sappiamo che la deregolamentazione, promossa con lo slogan di un aumento della libert, dellemancipazione dellaudacia e delliniziativa umane dai freni che le costringono e limitano la libert di scelta, si conclusa con il coro di coloro che ieri lodavano la deregolamentazione e che oggi lodano lintervento dello Stato e chiedono di attuare un salvataggio dalla catastrofe causata da una libert sconfinata e senza regole. Deregolamentazione diventata rapidamente una parola sporca, mentre le parole sporche di ieri come spesa pubblica, azienda di Stato, regolamentazione obbligatoria, nazionalizzazione sono state ripulite in tutta fretta della sporcizia accumulata in trentanni di cosiddetta emancipazione. Per il momento nessuno in grado di dire quali effetti produrr questa sorprendente svolta, ma attualmente il pendolo sta oscillando nella direzione opposta alla logica della deregolamentazione. Come sappiamo, nel corso di ogni oscillazione lenergia cinetica che consente il movimento del pendolo, tende a diminuire, mentre lenergia potenziale (vale a dire lenergia che diventer energia cinetica nel momento in cui cambier ancora una volta la sua direzione) aumenta. La legge universalmente applicabile a tutti i pendoli, anche per quello che oscilla tra regolamentazione e deregolamentazione, o tra sicurezza e libert. (traduzione di Nathalie Besostri e Mariapaola Leporale)

(2) Letteralmente keeping up with the Jones, modo di dire anglosassone che non trova una precisa corrispondenza nella lingua italiana ma che indica latteggiamento di invidia e di continuo confronto con gli altri (n.d.t.).