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Robert Musil

L'uomo senza qualit


II
Titolo originale: Der Mann ohne Eigenschaften. Traduzione di Anita Rho.

Copyright 1957 Giulio Einaudi Editore s.p.a., Torino.

Giulio Einaudi Editore s.p.a., Torino.

Indice.
L'uomo senza qualit. II. La sorella gemella. Parte terza - Verso il Regno Millenario (I criminali) 1. La sorella dimenticata. 2. Confidenza. 3. Mattino nella casa in lutto. 3. Mattino nella casa in lutto (continuazione). 4. Avevo un camerata. 5. Essi agiscono male. 6. Il vecchio signore riposa finalmente in pace. 7. Giunge una lettera di Clarisse. 8. Famiglia in due. 9. Agathe, quando non pu parlare con Ulrich. 10. Ulteriore decorso della gita al bastione degli svedesi. La morale del secondo passo. 11. Dialoghi sacri. Inizio. 12. Dialoghi sacri. Alterne vicende. 13. Ulrich ritorna a casa e il generale lo informa di tutto ci che ha perduto. 14. Novit in casa di Walter e Clarisse. Un espositore e il suo pubblico. 15. Il testamento. 16. Incontro con il diplomatico marito di Diotima. 17. Diotima ha cambiato lettura. 18. La difficolt di un moralista nello scrivere una lettera. 19. Verso Moosbrugger. 20. Il conte Leinsdorf dispera del capitale e della cultura. 21. Getta nel fuoco tutto ci che possiedi, anche le scarpe. 22. Dalla monografia di Koniatowski sul teorema di Danielli al peccato originale. Dal peccato originale al dilemma sentimentale della sorella. 23. Bonadea ovvero la ricaduta. 24. Agathe proprio arrivata. 25. I fratelli siamesi. 26. Primavera nell'orto. 27. Agathe scoperta dal generale Stumm e introdotta in societ. 28. Troppa allegria. 29. Il professor Hagauer prende la penna. 30. Ulrich e Agathe cercano retrospettivamente un motivo. 31. Agathe vorrebbe suicidarsi e fa la conoscenza di un signore. 32. Il generale intanto accompagna Ulrich e Clarisse al manicomio. 33. I pazzi salutano Clarisse. 34. Si delinea un grande avvenimento. Il conte Leinsdorf e l'Inn. 35. Sviluppo di un grande avvenimento. Il consigliere Meseritscher. 36. Sviluppo del grande avvenimento. S'incontrano conoscenti. 37. Un confronto. 38. Sviluppi di un grande evento. Ma nessuno se n' accorto.

39. Dopo l'incontro. 40. L'uomo dabbene. 41. Fratello e sorella il giorno dopo. 42. Sulla scala degli angeli in una casa sconosciuta. 43. Il dabbene e il daccapo. Ma anche Agathe. 44. Una importante spiegazione. 45. Incomincia una serie di strane e meravigliose vicende. 46. Raggi di luna in pieno giorno. 47. Fra gli uomini. 48. Ama il tuo prossimo come te stesso. 49. Discorsi sull'amore. 50. Difficolt dove non se ne cercano. 51. Amare tutt'altro che semplice. 52. Respiri di un giorno d'estate. Il viaggio in paradiso.

II
La sorella gemella

Parte terza - Verso il Regno Millenario (I criminali)

1.
La sorella dimenticata La sera dello stesso giorno, Ulrich, arrivato a... e uscito dalla stazione, si vide davanti una vasta piazza riarsa che alle estremit si restringeva in due strade, e la sua memoria ne ebbe quell'impressione quasi dolorosa che propria di un paesaggio visto e rivisto e poi dimenticato. "Le assicuro che i redditi son diminuiti del venti per cento e la vita rincarata del venti per cento; fa il quaranta per cento, insomma!" "Creda a me, la Corsa sei Sei giorni un avvenimento che unisce i popoli!" Queste voci gli risonavano all'orecchio: le voci dello scompartimento. Poi sent affermare recisamente: "Il melodramma per io lo metto al di sopra di tutto!" " uno svago per lei?" "No, una passione!" Ulrich inclin il capo come si fa per scrollar via l'acqua dall'orecchio; nel treno affollato il viaggio era stato interminabile; gocce di conversazione generale penetrate in lui durante il percorso rigurgitarono fuori. In mezzo al lieto trambusto dell'arrivo, che si era riversato nella quiete della piazza per la grande porta della stazione come attraverso la bocca d'un tubo, egli attese che si riducesse pian piano a uno sgocciolio e poi si trov nel vuoto pneumatico del silenzio che segue al frastuono. E rimase l con l'udito sconvolto, ma con un'insolita pace davanti agli occhi. Tutte le cose visibili apparivano con un maggior rilievo del solito, e laggi in fondo alla piazza comunissime intelaiature di finestre spiccavano cos nere sul pallido luccicare dei vetri come se fossero le croci del Golgota. Anche ci che era in moto spiccava dalla quiete della strada, come non accade nelle citt molto grandi. Cose mobili e cose immobili evidentemente qui avevano maggior spazio per dilatare la propria importanza. Egli lo scopr con una certa curiosit del ritrovamento, e scrut la citt di provincia in cui aveva passato brevi ma poco piacevoli periodi della sua vita. Il carattere della cittadina, egli lo sapeva, era un miscuglio di internazionale e di coloniale. Un antichissimo nucleo di borghesia tedesca, capitato secoli innanzi in terra slava, vi era sfiorito, cosicch, tranne qualche chiesa e qualche cognome, ne era quasi sparito il ricordo; e anche dell'epoca in cui la citt era stata sede degli Stati provinciali non rimaneva che un bel palazzo ben conservato; ma nel tempo dell'amministrazione assoluta, a quel passato si era sovrapposto l'apparato mastodontico di un governatorato imperiale coi suoi uffici centrali della provincia, con le scuole inferiori e superiori, le caserme, i tribunali, le carceri, il palazzo vescovile, il Casino, il teatro e tutti coloro che ne facevano parte, i mercanti e gli artigiani che tutto ci comportava, cos che infine era sorta anche un'industria d'imprenditori immigrati, le cui fabbriche avevano riempito compatte i sobborghi, influendo durante le ultime generazioni assai pi di tutto il resto sulla sorte di quel lembo di terra. La citt aveva una storia e aveva anche un volto, ma gli occhi non armonizzavano con la bocca, o il mento stonava con la capigliatura e dappertutto si vedevano i segni di una vita assai agitata ma intimamente vuota. Poteva darsi che questo, in certe particolari circostanze personali, favorisse sviluppi insoliti e singolari. Per dirla con un'espressione altrettanto discutibile: Ulrich sentiva qualcosa di "spiritualmente immateriale" in cui ci si perdeva al punto d'essere tratti alle pi bizzarre fantasie. Aveva in tasca lo strano messaggio del padre e lo sapeva a memoria: "Ti partecipo il mio avvenuto decesso", gli aveva fatto telegrafare il vecchio - o si doveva dire gli aveva telegrafato? - e anche qui si rivela quella sua tendenza al fantastico, perch il dispaccio era firmato: "tuo padre" Sua Eccellenza l'Autentico Consigliere Segreto non scherzava mai nei momenti gravi; la stravagante formulazione della notizia era quindi anche diabolicamente logica, perch era lui stesso che informava il figlio, quando in attesa della propria fine scriveva quelle parole o le dettava ad altri e fissava all'attimo susseguente al suo ultimo

respiro l'entrata in vigore del documento; forse, anzi, l'evento non si sarebbe potuto esprimere pi esattamente di cos, eppure da quel fatto, in cui il presente tentava di dominare un futuro che non avrebbe pi vissuto, spirava un sinistro odor cadaverico di volont irosamente putrefatta. Davanti a quell'atteggiamento, che per qualche ragione gli ricordava il gusto volutamente superficiale delle cittadine di provincia, Ulrich pens non senza angustia alla sorella maritata, che stava per rivedere. Durante il viaggio aveva gi pensato a lei, perch non ne sapeva quasi nulla. Di tanto in tanto con le lettere del padre gli erano giunte le regolamentari notizie di famiglia, ad esempio: "Tua sorella Agathe si sposata", seguite da commenti integrativi perch Ulrich non aveva potuto esser presente alle nozze. Dopo un anno aveva ricevuto l'annunzio di morte del giovane cognato; tre anni dopo, se la memoria non l'ingannava, il padre gli aveva scritto: "Tua sorella Agathe, con mia soddisfazione, s' decisa a riprender marito" A quel secondo matrimonio, cinque anni prima, egli era intervenuto e per qualche giorno aveva visto la sorella; ma si rammentava soltanto che quel periodo era stato come una "Gran Ruota" di lini bianchi che girava senza posa. E del marito ricordava soltanto che non gli era piaciuto. Agathe allora doveva avere ventidue anni, e lui, Ulrich, ventisette anni, perch si era appena laureato; dunque la sorella aveva adesso ventisette anni, e lui da allora non l'aveva pi veduta n era stato in corrispondenza con lei. Ricord che il padre poi gli aveva scritto ripetutamente: "La vita coniugale di tua sorella non purtroppo come dovrebb'essere, bench suo marito sia un ottimo uomo" E anche: "I recenti buoni successi del marito di tua sorella Agathe mi hanno molto rallegrato" Cos all'incirca dicevano quelle lettere alle quali egli disgraziatamente non aveva mai fatto molta attenzione; ma una volta, ora Ulrich lo rammentava benissimo, mentre lamentava la sterilit della figlia, il genitore aveva espresso tuttavia la speranza che il matrimonio fosse felice, anche se Agathe col suo carattere non lo avrebbe mai ammesso. "Che aspetto avr adesso?" pens Ulrich. Una delle stranezze del padre, che con tanta sollecitudine li teneva reciprocamente informati delle loro vicende, era stata quella di metterli fuori di casa in tenera et, subito dopo la morte della mamma; erano stati educati in istituti diversi e a Ulrich, allievo scadente, ben di rado era stato concesso di tornare a casa per le vacanze, cosicch fin dall'infanzia, pur essendosi allora molto amati, i due non si erano quasi pi visti, eccettuato un incontro abbastanza lungo quando Agathe aveva dieci anni. Sembrava naturale ad Ulrich che date le circostanze non vi fosse mai stato tra loro nessuno scambio di lettere. Che cosa avrebbero mai potuto scriversi? Quando Agathe si era sposata la prima volta, lui era sottotenente e si trovava all'ospedale per una ferita riportata in duello: Dio che asineria da parte sua, anzi, quante asinerie diverse! Infatti gli venne in mente che quel duello e quella ferita non coincidevano affatto colla sua attivit di tenente; allora egli era gi quasi ingegnere e aveva "occupazioni importanti" le quali appunto lo avevan tenuto lontano dalla cerimonia familiare! E di sua sorella sent dire pi tardi che aveva molto amato il primo marito; non ricordava pi da chi l'avesse udito, ma infine che cosa significa "aveva molto amato"? Son cose che si dicono. Si era rimaritata e Ulrich non poteva soffrire il secondo marito: quest'era l'unica cosa certa! Non soltanto ne aveva una cattiva impressione personale, ma non gli eran piaciuti neanche i libri di lui che aveva letto, e forse non senza intenzione da allora in poi aveva bandito la sorella dalla propria memoria. Ci non era bello: doveva confessare che persino in quest'ultima annata, pur avendo pensato a tante mai cose, non s'era affatto ricordato di lei, nemmeno nel ricevere la notizia ferale. Ma sceso dal treno aveva chiesto al vecchio domestico venuto a incontrarlo se il cognato fosse gi giunto; e udendo che il professor Hagauer era atteso soltanto per le esequie se ne rallegr, e sebbene non potesse trattarsi che di un intervallo di due o tre giorni, gli parve un periodo illimitato di clausura da trascorrere vicino alla sorella come se loro due fossero le persone pi intimamente legate di questo mondo. Sarebbe stato inutile chiedersi come mai; forse l'idea della "sorella sconosciuta" era una di quelle vaste astrazioni in cui trovan posto molti sentimenti che in nessun luogo sono veramente a casa loro. Mentre lo occupavano tali problemi, Ulrich era entrato a poco a poco nella citt nota e ignota che gli

si dischiudeva. Si era lasciato dietro la carrozza con le valige - in cui all'ultimo momento aveva messo anche parecchi libri - e col vecchio domestico, gi parte dei suoi ricordi infantili, che cumulava l'ufficio di maggiordomo, economo e bidello universitario, in un complesso di cui con l'andar degli anni si erano quasi cancellati i confini interni; era probabilmente a quell'uomo chiuso e modesto che il padre di Ulrich aveva dettato il funebre telegramma. Con lieta meraviglia i piedi di Ulrich percorrevano la strada verso casa, mentre i suoi sensi ora svegli e curiosi accoglievano le impressioni nuove con le quali ogni citt in via di sviluppo sorprende chi da molto tempo ne rimasto lontano. Giunte a un punto, che riconobbero prima di lui, le sue gambe lasciarono la strada principale, ed egli si trov poco dopo in una via stretta, limitata da due muri di cinta. Laggi da un lato sorgeva la casa di due soli piani con la parte centrale pi alta, di fianco la vecchia scuderia, e, appoggiata al muro del giardino, la casetta dove abitava il domestico con la moglie; pareva che il vecchio padrone nonostante la fiducia li avesse confinati il pi lontano possibile, cingendoli tuttavia entro le proprie mura. Soprappensiero Ulrich era giunto alla porta chiusa del giardino e aveva gi lasciato cadere il battente, appeso invece d'un campanello all'uscio basso e nero, prima che il suo compagno lo raggiungesse di corsa e lo facesse accorto dell'errore. Dovettero tornare indietro, costeggiando il muro, fino all'ingresso principale, dov'era ferma la carrozza, e solo nel momento in cui si vide davanti la chiusa facciata della casa Ulrich not che sua sorella non era venuta alla stazione. Il domestico gli disse che la signora aveva l'emicrania e dopo mangiato era salita in camera dando ordine di svegliarla all'arrivo del signor dottore. Ulrich domand se la signora era soggetta al mal di capo, e rimpianse subito quella inavvertenza che al vecchio uomo di fiducia della casa paterna denunziava la sua estraneit e toccava rapporti di famiglia su cui era meglio tacere. - La signora ha dato ordine di servire il t fra mezz'ora, - rispose contegnosamente il vecchio con un viso cieco e compassato che dava a capire com'egli non intendesse nulla di quanto esulava dai suoi doveri. Involontariamente Ulrich guard su verso le finestre, nella supposizione che Agathe fosse dietro i vetri a osservare il suo arrivo. "Sar simpatica?" si chiese, e riflett con fastidio che il soggiorno sarebbe stato assai sgradevole se ella non gli fosse piaciuta. Che non fosse venuta alla stazione n alla porta gli parve per un fatto incoraggiante, ci dimostrava fra loro una certa affinit di sentire, perch tutto ben considerato, precipitarglisi incontro sarebbe stato assurdo quanto da parte sua correre appena arrivato al cataletto del padre. Le mand a dire che sarebbe stato pronto fra mezz'ora e and a mettersi un poco in ordine. La camera in cui fu condotto era al secondo piano dell'edificio centrale ed era stata la sua camera di bambino, ora stranamente integrata con alcuni mobili messi insieme a casaccio, suppellettili necessarie alle comodit degli adulti. "Immagino che non sia il caso di spostarli, finch c' il morto in casa", pens Ulrich, e si sistem su quelle macerie della sua fanciullezza, con una certa difficolt ma anche con una sensazione piacevole che saliva come una nebbia dall'impiantito. Voleva mutarsi d'abito e gli venne l'idea d'indossare una specie di pigiama che disfacendo la valigia gli era capitato tra le mani. "Per avrebbe potuto almeno venire a salutarmi al mio ingresso in casa!" pens, e c'era un lieve rimprovero nella scelta di un indumento cos intimo, quantunque l'intuizione che sua sorella doveva avere qualche buon motivo per agire come agiva rimanesse viva in lui e conferisse al mutamento d'abito qualcosa della cortesia che nell'espressione libera della confidenza. Era un ampio pigiama di lana morbida quello che egli indoss, quasi un vestito da Pierrot, a quadri neri e grigi, legato ai polsi e alle caviglie come alla vita; gli piaceva perch era comodo, come ben sentiva scendendo le scale, dopo la notte di veglia e il lungo viaggio. Ma quando entr nella stanza dove la sorella lo attendeva ebbe una grossa sorpresa, perch per uno strano capriccio del caso si trov di fronte a un altro Pierrot, biondo, alto, vestito a quadri color gridellino e ruggine, che a prima vista gli somigliava moltissimo. - Non sapevo che fossimo gemelli! - disse Agathe e il suo viso sorrise rischiarato.

2.
Confidenza Non si erano abbracciati per salutarsi, ma avevan sostato cordialmente l'uno di fronte all'altra, poi cambiarono posizione e Ulrich pot esaminare la sorella. Di statura stavano bene insieme, i capelli di Agathe erano pi chiari dei suoi, ma anch'ella aveva la profumata secchezza di pelle che era l'unica cosa che Ulrich amasse del proprio corpo. Il suo petto non si perdeva in sinuosit, era invece sottile e vigoroso, e le membra parevano avere l'affusolata snellezza in cui si fondono belt e agilit naturale. - Spero che l'emicrania ti sia passata, non se ne vede pi traccia, disse Ulrich. - Non avevo l'emicrania, era soltanto una scusa, perch non potevo incaricare il domestico di un messaggio pi complicato, - ella spieg; - si trattava di fiacca, nient'altro: dormivo. Qui mi sono abituata a dormire ogni volta che ho un minuto libero. Devi sapere che sono estremamente pigra; per disperazione, credo. E quando ebbi la notizia che tu arrivavi, mi dissi: adesso sar l'ultima volta, spero, che mi piglia la sonnolenza; e mi abbandonai a una specie di sonno della guarigione. Per uso del domestico per, tutto ben considerato, l'ho chiamato emicrania. - Non fai sport? - domand Ulrich. - Un po' di tennis. Ma detesto lo sport. Mentre ella guardava, Ulrich osserv ancora una volta il viso di Agathe. Non gli parve che somigliasse molto al suo; ma forse sbagliava, poteva somigliargli come un pastello a una scultura di legno, cos che la diversit del materiale non lasciava apparire la concordanza dei lineamenti e delle superfici. Quella faccia lo inquietava per chi sa quale motivo. Dopo un po' si rese conto che era perch non riusciva a capire che cosa esprimesse. Vi mancava ci che permette di trarre le usuali conclusioni intorno a una persona. Era un viso pieno di contenuto, ma senza nulla di sottolineato e compendiato nel modo consueto in tratti caratteristici. - Come mai anche tu ti sei vestita cos? - chiese Ulrich. - Non saprei, - rispose Agathe. - Pensavo che sarebbe stato carino. - Molto carino! - confess Ulrich ridendo. - Ma veramente un gioco magico del caso! E la morte di nostro padre, a quel che vedo, non ha sconvolto neppure te, vero? Agathe si sollev lentamente sulla punta dei piedi e si lasci ricader gi nello stesso modo. - Tuo marito qui? - domand il fratello tanto per dir qualcosa. - Il professor Hagauer verr soltanto per i funerali. - Pareva contenta dell'occasione di pronunziare quel nome in tono cos cerimonioso e di scostarlo da s come qualcosa di estraneo. Ulrich non sapeva che cosa rispondere. - Gi, me l'hanno detto, mormor. Si guardarono di nuovo e poi, in ossequio alla consuetudine, andarono nella cameretta dov'era esposta la salma. Fin dal mattino la stanza era stata oscurata artificialmente; era satura di nero. Fiori e candele accese mandavano luce e odore. I due Pierrot stavano l ritti davanti al morto e parevano guardarlo. - Non torner pi con Hagauer! disse Agathe, perch fosse detto per sempre. Si sarebbe potuto pensare che dovesse udirlo anche il morto. Quegli giaceva sul letto mortuario, come aveva disposto: vestito in marsina, coperto dal sudario fino alla cintola, e ne emergevano la camicia inamidata, le mani incrociate senza crocifisso, le decorazioni. Piccole dure arcate sopraccigliari, guance incavate, labbra cascanti. Cucito nella pelle di morto, orrenda e senz'occhi, che ancora una parte della persona ed gi estranea; la sacca da viaggio della vita. Involontariamente Ulrich si sent scosso alle radici dell'essere, dove non vi sono sentimenti n pensieri;

ma in nessun altro luogo. Se avesse dovuto esprimerlo, avrebbe soltanto potuto dire che era la fine di una fastidiosa relazione senza amore. Come un cattivo matrimonio rende cattive le persone che non possono liberarsene, lo stesso fa ogni legame opprimente calcolato per l'eternit, quando la vita temporale gli si affloscia sotto e non c' pi. - Avrei avuto piacere se tu fossi venuto prima, - continu Agathe, - ma pap non l'ha permesso. Volle dare lui tutte le disposizioni per quel che riguardava la sua morte. Credo che gli sarebbe stato penoso morire sotto i tuoi occhi. Io son qui gi da due settimane; stato spaventevole. - Ma ti voleva bene, almeno? -domand Ulrich. - Di tutte le disposizioni da prendere incaric il vecchio Franz, e da allora in poi faceva l'impressione di un uomo che non ha pi niente da fare e si sente senza scopo. Ma ogni quarto d'ora circa alzava la testa e guardava se io ero in camera. Cos fu nei primi giorni. In seguito diventarono mezz'ore e poi ore intere e durante gli ultimi terribili giorni non lo fece pi che due o tre volte. E in tutto quel tempo non mi disse mai una parola, a meno che non lo interrogassi io. Mentre ella narrava, Ulrich pens: "In fondo molto dura. Gi da bambina era straordinariamente testarda con quel suo fare tranquillo. Eppure, non sembra arrendevole?" E d'un tratto lo colp il ricordo di una valanga. In un bosco lacerato da una slavina per poco egli non aveva perduto la vita. Era una nuvola bianca di neve farinosa che smossa da una forza incoercibile era diventata dura come una montagna che precipita. - Me l'hai mandato tu il telegramma? - domand. - No, il vecchio Franz. Era gi tutto predisposto. Pap non si lasciava neanche curare da me. Certo non mi ha mai voluto bene e non so davvero perch mi abbia fatto venire. Io qui mi trovavo malissimo e mi chiudevo in camera pi spesso che potevo. Ed stato in un'ora cos che lui morto. - Probabilmente voleva dimostrarti che commettevi un errore. Vieni! disse Ulrich con amarezza e la condusse fuori. - Ma forse desiderava che tu gli accarezzassi il capo? Che tu ti inginocchiassi accanto al suo letto? Se non altro perch aveva sempre sentito dire che si fa cos nel momento dell'addio supremo fra padre e figli. Ma non s' lasciato uscire di bocca quel desiderio. - Forse, - disse Agathe. Si erano fermati sulla soglia e lo guardavano. - Tutto questo orribile, in fondo! - disse Agathe. - S, - conferm Ulrich. - E se ne sa cos poco. Mentre uscivano dalla stanza Agathe si ferm ancora una volta e disse a Ulrich: - Mi dispiace di aggredirti con una notizia di cui naturalmente ti importer poco: ma appunto durante la malattia di pap ho deciso di non tornare in nessun caso da mio marito! Tanta protervia fece sorridere involontariamente Ulrich, perch Agathe aveva una ruga diritta fra gli occhi e parlava con veemenza; sembrava temere che lui non avrebbe preso le sue parti, e faceva pensare a un gatto che ha molta paura e perci passa coraggiosamente all'attacco. - E lui d'accordo? - chiese Ulrich. - Non gliel'ho ancora detto, - rispose Agathe. - Ma temo che non vorr saperne. Il fratello la guard con aria interrogativa. Ma lei scosse energicamente la testa: - Oh no, non quel che pensi; non c' di mezzo un terzo! - ella protest. Per il momento il discorso termin l. Agathe si scus di non aver avuto maggior riguardo per la fame e per la stanchezza di Ulrich, lo condusse in una stanza dove il t era pronto, e poich mancava qualcosa and lei stessa a prenderlo. Ulrich approfitt di quel momento di solitudine per richiamarsi alla mente, come meglio poteva, il marito di lei, allo scopo di capirla meglio. Era un uomo di statura media, con la schiena incavata, le gambe arcuate in un paio di calzoni grossolanamente tagliati, le labbra un po' tumide sotto i baffi ispidi e una predilezione per le cravatte a grossi disegni, probabilmente intese a mostrare che lui non era un professore qualunque bens un aspirante a far carriera. Ulrich sent risvegliarsi la sua antica diffidenza verso l'uomo scelto da Agathe, ma che egli potesse celare dei vizi

segreti era da escludersi, bastava ricordare la luce schietta che splendeva sulla fronte e negli occhi di Gottlieb Hagauer. " semplicemente l'uomo evoluto e capace, il valentuomo che contribuisce nel proprio campo al progresso dell'umanit senza immischiarsi nelle cose che non gli interessano", stabil Ulrich, e ripensando anche agli scritti di Hagauer cadde in meditazioni non del tutto liete. Persone di quel genere si qualificano gi fin dai banchi di scuola. Come si suol dire, scambiando l'effetto con la causa, essi studiano non tanto coscienziosamente quanto ordinatamente e praticamente. Ad ogni compito si preparano prima, come, la sera, uno si prepara gli abiti e perfino i bottoni se al mattino vuole vestirsi in fretta e senza sbagli; non c' nessun ragionamento che mediante cinque o dieci bottoni cos preparati non si possa abbottonare saldamente al loro cervello, e bisogna convenire che il risultato non da buttar via e resiste alla prova. In tal modo diventano ottimi scolari senza esser moralmente sgradevoli ai loro compagni, e gli individui che come Ulrich oscillano spinti dal proprio carattere fra un lieve eccesso e un altrettanto lieve difetto, vengono superati da loro con una avanzata lenta e inesorabile come il destino, anche se sono molto pi dotati d'ingegno. Ulrich si accorgeva di avere una segreta avversione per quegli uomini superiori, perch la loro precisione mentale faceva apparire un po' vano il suo oscillante amore per la precisione. "Non hanno manco un filo d'anima, - egli pens, e son gente bonaria; dopo i sedici anni, quando i giovani si esaltano per i problemi spirituali, essi rimangono in apparenza un po' indietro agli altri e non son molto capaci di capire pensieri e sentimenti nuovi, ma anche l lavorano con i loro dieci bottoni, e viene il giorno in cui possono dar prova di aver sempre capito tutto, "certo senza arrivare a impossibili estremi" e alla fine sono poi loro che introducono nella vita le nuove idee quando queste per gli altri sono svaniti ricordi di giovent o esagerazioni solitarie!" Cos Ulrich, quando sua sorella ritorn, ancora non poteva immaginare che cosa le fosse accaduto, ma sentiva che una lotta contro il marito di lei, anche se ingiusta, avrebbe avuto un'abbietta tendenza a procurargli piacere. Pareva che Agathe ritenesse inutile addurre un motivo ragionevole della sua risoluzione. Quel matrimonio, come non poteva essere altrimenti, dato il carattere di Hagauer, esteriormente appariva perfetto. Non c'eran litigi e quasi neanche divergenze d'opinione; non foss'altro perch Agathe, com'ella disse, non gli comunicava mai le proprie idee in nessun campo. Naturalmente non si trattava di eccessi: n alcolismo, n gioco. E nemmeno di abitudini da scapolo. Le entrate erano giustamente divise. L'ordine regnava nella casa. Le riunioni numerose come le serate a quattr'occhi avevano un corso tranquillo. - Dunque, se tu lo lasci senza un motivo, - disse Ulrich, - il divorzio sar pronunziato per colpa tua, ammesso ch'egli voglia chiederlo. - Lo chieda pure! - dichiar Agathe. - Forse sarebbe bene concedergli qualche facilitazione finanziaria, se lui consente a una soluzione amichevole? - Io ho portato via solo quanto mi occorreva per un viaggio di tre settimane, - ella rispose, - oltre a qualche ninnolo da poco, qualche ricordo di prima. Tutto il resto se lo tenga pure, io non lo voglio. Ma per l'avvenire non intendo concedergli il minimo vantaggio! Queste frasi ella le pronunzi di nuovo con strana violenza. Si poteva interpretarlo cos, che Agathe volesse vendicarsi di avere in altri tempi concesso troppi privilegi al marito. La bellicosit di Ulrich, il suo senso sportivo, la sua fervida fantasia nel superare gli ostacoli si svegliarono a un tratto, sebbene la cosa gli dispiacesse; perch era come l'azione di uno stimolante che mette in moto gli effetti esterni, mentre quelli interni rimangono ancora intoccati. Egli svi il discorso e cerc tentativamente di veder pi chiaro. - Ho letto qualcosa di suo e ne ho anche udito parlare, - egli disse; - a quanto ne so, nel campo dell'istruzione e dell'educazione considerato l'uomo dell'avvenire. - Oh certo, - conferm Agathe.

- Dalla mia conoscenza dei suoi scritti, direi ch'egli non soltanto un pedagogo ferrato in ogni problema, ma anche uno dei primi sostenitori di una riforma dei nostri istituti superiori. Ricordo di aver letto un suo libro che descriveva il valore insostituibile dell'istruzione storico-umanistica per la formazione morale, dell'istruzione scientifico-matematica per la formazione spirituale, e infine della disciplina militare e dello spirito sportivo per l'educazione all'azione. Non cos? - Credo bene, - disse Agathe; - ma hai osservato le sue citazioni? - Citazioni? Aspetta; mi sembra vagamente di aver notato qualcosa. Ne fa moltissime. Citazioni di classici. Naturalmente... gi, cita anche i contemporanei; ah, ecco, ho trovato: per un pedagogo egli cita in maniera addirittura rivoluzionaria non soltanto i grandi maestri della pedagogia, ma anche i costruttori d'aeroplani, gli uomini politici e gli artisti del giorno... Ma in fin dei conti soltanto quello che ho detto poc'anzi, no...? - concluse con quel senso di liquidazione e di avvilimento con cui un ricordo che ha sbagliato binario va a sbattere contro il respingente. - Il suo sistema, - complet Agathe, - di citare senza esitazioni, in fatto di musica, mettiamo, fino a Richard Strauss, o in pittura fino a Picasso; ma non far mai, neanche per confutarlo, un nome che non si sia gi conquistato un certo diritto di cittadinanza nei giornali, se non altro con critiche avverse! Proprio cos. Era questo che Ulrich cercava nel ricordo. Egli alz gli occhi. La risposta di Agathe gli piaceva, per il gusto e il dono d'osservazione che rivelava. - Cos diventato un capo, una guida, mettendosi nelle prime file di quelli che seguono i tempi, comment sorridendo. - Chi arriva pi tardi, lo vede gi davanti a s. Ma tu li ami i nostri capiscuola? - Non lo so. Ad ogni modo io non faccio citazioni. - Via siamo modesti, - esort Ulrich. - Il nome di tuo marito un programma che per molti rappresenta il massimo. La sua opera costituisce un progresso, piccolo ma solido. La sua ascesa non pu pi tardar molto. Prima o poi diventer almeno professore d'universit, anche se finora si guadagnato il pane come insegnante di scuola media; e io vedi, che non avevo altro da fare se non quello che trovavo sulla mia strada diritta, oggi sono ridotto al punto che forse non riuscir nemmeno a prendere una libera docenza: vuol gi dire qualche cosa! Agathe era delusa, e fu probabilmente per questo che il suo viso prese l'aspetto marmoreo e inespressivo di una gran dama, mentre rispondeva cortesemente: - Non so; forse tu devi usare a Hagauer certi riguardi? - Quando arriva? - domand Ulrich. - Solo per i funerali; non si concede che il tempo necessario. Ma non voglio che abiti qui in casa, non lo permetter assolutamente! - Come vuoi tu! - decise Ulrich di punto in bianco. - Andr io alla stazione e lo accompagner in un albergo. E l, se tu lo desideri, gli dir: la sua camera questa! Agathe fu stupita e improvvisamente entusiasta. - Sar irritatissimo, perch una spesa, e lui s'aspetta di certo di abitare qui gratis! - La sua faccia era cambiata di colpo e aveva ripreso un'espressione infantilmente proterva, come per una birichinata. - Come stanno le cose? - chiese il fratello. - Questa casa tua, mia o di tutt'e due? C' un testamento? - Pap mi ha fatto consegnare un grosso plico che contiene tutto ci che dobbiamo sapere Andarono entrambi nello studio, che era al di l della camera ardente. Passarono di nuovo fra la luce dei ceri, il profumo dei fiori, nella sfera di quei due occhi che non vedevano pi. Nella mezza luce guizzante Agathe per un attimo non fu che una nebbia luminosa d'oro, di grigio e di roseo. Trovarono il testamento, e tornarono con le carte al loro tavolino da t, dove dimenticarono poi di aprire il pacco di documenti. Perch, quando si rimisero a sedere, Agathe inform il fratello che essa viveva ormai come divisa dal marito, sebbene sotto lo stesso tetto; non disse da quanto tempo era gi cos. La cosa fece ad Ulrich una cattiva impressione. Certe donne maritate, quando credono che un uomo

potrebbe diventare il loro amante gli raccontano quella storiella; e quantunque Agathe avesse parlato con esitazione, anzi con impaccio, come se avesse preso la maldestra risoluzione di dare scandalo, gli dava fastidio che ella non avesse trovato niente di meglio da propinargli, e lo giudic un'esagerazione. - Gi non ho mai capito come tu potessi vivere con quell'uomo! - replic schiettamente. Agathe rispose che l'aveva voluto il padre; e chiese in che modo ella avrebbe potuto opporsi. - Ma allora eri gi vedova, mica una ignara verginella! - Appunto per questo. Ero ritornata dal babbo; tutti dicevano che ero troppo giovane per vivere sola, perch pur essendo gi vedova avevo solo diciannove anni. E poi la vita qui mi era divenuta insopportabile. - Ma non potevi cercarti un altro marito? O studiare per farti una vita indipendente? - domand Ulrich senza riguardi. Agathe si limit a scuotere il capo. Solo dopo un breve silenzio rispose: - Ti ho gi detto che sono pigra. - Ulrich sent che non era una risposta. - Dunque avevi una ragione particolare per sposare Hagauer? - S. - Amavi un altro che non potevi sposare? Agathe esit: - Amavo il mio primo marito. Ulrich rimpianse di aver usato cos correntemente la parola amore, come se ritenesse inviolabile l'importanza dell'istituzione sociale che essa designa. "Quando si vuol recare conforto, non si riesce che a fare un'elemosina!" egli pens. Tuttavia si sentiva spinto a continuare sullo stesso tono. - E poi hai visto che cosa ti accaduto, e hai messo Hagauer nei guai, - osserv. - S, - conferm Agathe. - Ma non subito... pi tardi, - soggiunse. - Molto pi tardi, anzi. Qui iniziarono una piccola discussione. Si vedeva che ad Agathe quelle confessioni costavano uno sforzo, sebbene ella le facesse spontaneamente e, come accade alla sua et, considerasse le vicende della vita sessuale un importante argomento di conversazione. Sembrava che per lei l'essenziale stesse nell'intendersi o non intendersi fin dalla prima volta, ella cercava confidenza ed era decisa, non senza generosit e passione, a conquistare il fratello. Ma Ulrich, sentendosi ancora nell'umore di chi dona, non era capace di venirle subito incontro. Nonostante la sua forza morale non era sempre libero dai pregiudizi che il suo spirito respingeva, perch troppo sovente aveva lasciato che la sua vita andasse come voleva, e il suo spirito diversamente. E avendo troppe volte usato e abusato del suo influsso sulle donne con il gusto di un cacciatore che preda e spia, s'era poi quasi sempre scontrato con l'immagine corrispondente, in cui la donna la selvaggina che si abbatte colpita dalla lancia d'amore dell'uomo, e gli stava nella memoria la volutt dell'umiliazione alla quale la donna innamorata si assoggetta mentre l'uomo molto lontano da una simile dedizione. Tale concetto maschile della debolezza femminile ancor oggi molto corrente, bench con le successive ondate di giovani generazioni siano sorte interpretazioni pi nuove, e la naturalezza con cui Agathe parlava della propria dipendenza da Hagauer urtava il fratello. Pareva a Ulrich che ella avesse subito un oltraggio senza rendersene ben conto, quando s'era posta sotto l'influsso di un uomo che non le piaceva, e vi era rimasta per parecchi anni. Egli non lo disse, ma Agathe dovette leggergli in viso qualcosa di simile perch disse improvvisamente: - Non potevo mica piantarlo subito, dal momento che l'avevo sposato; sarei parsa un'esaltata! Ulrich - sempre quell'Ulrich in una posizione di fratello maggiore e di povert concettuale pedagogico-benefattrice - balz su di scatto ed esclam: - Sarebbe davvero da esaltati sentire un'avversione e trarne subito tutte le conseguenze? Cerc di mitigare la sua veemenza sorridendo e guardando la sorella con tutta la gentilezza possibile. Anche Agathe lo guardava e aveva il viso tutto aperto da quello sforzo di scrutare nei tratti di lui. - Una persona sana non pu mica essere cos sensibile alle cose sgradevoli! - ella ripet. - Che importanza ha in fondo?

La conseguenza fu che Ulrich si riprese e non volle pi abbandonare i suoi pensieri a una parte del suo Io. Adesso era di nuovo l'uomo della comprensione funzionale. - Hai ragione, - disse, - che cosa importano i fatti come tali! Quel che conta il sistema di concetti attraverso il quale li consideriamo, e il sistema personale in cui sono inseriti. - Come dici? - chiese Agathe diffidente. Ulrich si scus per il proprio linguaggio astratto, ma mentre cercava un esempio facile la sua gelosia fraterna torn a galla e domin la sua scelta: - Supponiamo che una donna, che non ci indifferente, sia stata violentata, - egli spieg. - Secondo un sistema concettuale eroico ci dovremmo aspettare la vendetta o il suicidio; secondo un sistema cinico-empirico, che ella scuota via la cosa da s, come una gallina; e quello che accadrebbe oggi in realt, sarebbe probabilmente un miscuglio dei due: ma una tale contaminazione pi brutta di tutto. Ma Agathe non approvava neanche questa formulazione del problema. - Ti pare proprio cos terribile? - domand semplicemente. - Non lo so. Mi pareva che fosse umiliante vivere con una persona che non si ama. Ma adesso... Come vuoi tu! - Non forse peggio quando una donna, volendo risposarsi meno di tre mesi dopo il divorzio, sottoposta per ordine dello Stato a una visita ginecologica per stabilire, a cagione del diritto ereditario, se non sia incinta? Ho letto che cos! - La fronte di Agathe sembrava arrotondarsi nell'ira della difesa e aveva di nuovo la piccola ruga verticale fra le sopracciglia. - E tutte vi si adattano, poich non se ne pu fare a meno! - ella aggiunse con disprezzo. - Non ti posso contraddire, - replic Ulrich; - tutti gli eventi, quando capitano veramente, passano come la pioggia e il bel tempo. Forse tu sei molto pi ragionevole di me, quando consideri le cose con naturalezza; ma la natura dell'uomo non naturale, bens vuol mutare la natura, e perci qualche volta si esalta - Il suo sorriso chiedeva amicizia e il suo occhio vedeva com'era giovane il viso di lei. Quando s'inquietava non s'increspava quasi; anzi ci che accadeva al di dentro lo rendeva ancor pi liscio, come un guanto nel quale la mano si stringe a pugno. - Non ci ho mai pensato cos in generale, - ella rispose infine. - Ma dopo averti ascoltato mi sembra di nuovo di esser vissuta terribilmente nell'orrore! - soltanto perch, - spieg il fratello chiedendo con uno scherzo quella reciproca confessione di colpa, - perch tu mi hai gi detto spontaneamente moltissimo eppure non l'essenziale. Come posso veder giusto, se tu non mi confidi nulla dell'uomo per il quale abbandoni finalmente Hagauer! Agathe lo guard come un bambino o come uno scolaro offeso dal suo maestro: - Deve proprio esserci un uomo? Non pu succedere da s? Ho fatto qualcosa di male perch me ne sono andata senza un amante? Forse mentirei se dicessi di non averne mai avuto nessuno; non voglio esser cos ridicola: ma adesso non ce l'ho e me l'avrei a male se tu credessi che me ne occorre assolutamente uno per lasciare Hagauer! Al fratello non rimase che assicurarle che le donne passionali abbandonano i mariti anche senza avere un amante, e che secondo lui anzi era la cosa pi degna. Il t per il quale s'erano incontrati era divenuto una cena antipatica e irregolare perch Ulrich era stanchissimo e aveva pregato Agathe di disporre cos per andare a letto presto e prepararsi con una buona dormita al giorno dopo che prometteva molta agitazione e molto da fare. Prima di separarsi fumarono le loro sigarette, e Ulrich non vedeva chiaro nella sorella. Ella non aveva nulla della donna emancipata o zingaresca, anche se per ricevere il fratello sconosciuto aveva indossato quegli ampi calzoni. Piuttosto faceva pensare a un ermafrodito, cos gli pareva adesso; il leggero abito maschile, nei movimenti della conversazione, lasciava indovinare con la semitrasparenza d'uno specchio d'acqua la forma delicata che c'era sotto, e in contrasto con le gambe libere e disinvolte ella portava i bei capelli femminilmente acconciati. Il centro di quelle espressioni contrastanti era per sempre il viso che possedeva in alta misura il fascino della donna, tuttavia con una certa riserva di cui egli non riusciva a definire l'essenza.

E sapere cos poco di lei e intrattenersi con lei cos intimamente e tuttavia cos diversamente che con una donna per la quale egli fosse un uomo, era una cosa molto piacevole, pur nella stanchezza cui cominciava a soccombere. "Che cambiamento da ieri!" egli pens. Ne era pieno di riconoscenza e si sforz di dire ad Agathe qualcosa di affettuosamente fraterno nel congedarsi, ma poich non v'era abituato non trov nulla. Cos la prese soltanto fra le braccia e la baci.

3.
Mattino nella casa in lutto Il mattino dopo Ulrich balz dal sonno di buon'ora, liscio come un pesce che salta fuori dall'acqua; era conseguenza dell'aver smaltito senza sogni e senza residui la stanchezza del giorno prima. In cerca di una colazione gironzol per tutta la casa. L'apparato funereo non vi funzionava ancora in pieno e soltanto un profumo di lutto aleggiava per tutte le stanze; gli ricord un negozio gi aperto di primo mattino mentre la strada ancora deserta. Poi tolse dalla valigia il suo lavoro scientifico e and nello studio del padre. Quando fu l seduto, e con un bel fuoco acceso nella stufa, lo studio gli parve pi umano che la sera innanzi; sebbene uno spirito pedante, abituato a pesare il pro e il contro, l'avesse organizzato meticolosamente, compresi i busti di gesso in cima agli scaffali di libri, i molti oggetti personali rimasti l sparsi - matite, occhiali, termometro, un libro aperto, mazzi di penne e simili davano tuttavia alla stanza la commovente vacuit di un ricettacolo appena abbandonato dalla creatura che vi abitava. Ulrich era seduto al centro, un po' pi presso la finestra in verit, ma alla scrivania che era il basso continuo di quella stanza, e si sentiva stranamente fiaccato nella volont. Dalle pareti pendevano ritratti dei suoi antenati, e una parte dei mobili risaliva ancora al loro tempo; l'abitatore della stanza aveva formato il suo uovo nel guscio della loro vita; adesso era morto e le sue masserizie stavano ancora l, cos nette, come cavate fuori dallo spazio con la lima, ma gi l'ordine era in procinto di sgretolarsi, di adattarsi al successore, e si sentiva che la maggiore longevit delle cose ricominciava a spuntare, appena visibile, dietro il loro rigido aspetto luttuoso. In quella disposizione d'animo Ulrich riaperse il suo lavoro, interrotto da settimane e mesi, e tosto lo sguardo cadde sulla pagina con le equazioni dell'acqua, oltre le quali non aveva potuto procedere. Ricordava oscuramente di aver pensato a Clarisse mentre dai tre stati dell'acqua traeva un esempio per dimostrare una nuova possibilit matematica; e il pensiero di Clarisse lo aveva sviato. Ma c' un ricordo che non richiama la parola stessa bens l'aria in cui stata pronunziata, e cos Ulrich pens tutto a un tratto: "Carbonio..." ed ebbe subito l'impressione, sorgente dal nulla, di poter andare avanti, se soltanto avesse saputo sull'istante in quanti stati si trova il carbonio; ma non se ne ricordava, e invece pens: "Quelli dell'uomo sono due: maschio e femmina" Lo pens per un poco, apparentemente immobile dallo stupore, come se fosse Dio sa quale miracolosa scoperta, che l'uomo vive in due stati permanenti diversi. Ma sotto quell'arresto del suo pensiero si celava un altro fenomeno. Giacch si pu essere duri, egoisti, ambiziosi, estroversi, e improvvisamente ci si pu sentire il contrario, lo stesso Ulrich tal dei tali, ma introspettivo, disinteressato e felice in uno stato indescrivibilmente sensibile, e in certo modo anche altruistico. E si chiese: "Da quanto tempo non avevo pi avuto questa sensazione?" Con meraviglia si avvide che non erano pi di ventiquattr'ore. Il silenzio che circondava Ulrich era ricreante e lo stato di cui gli era tornato il ricordo non gli sembr cos straordinario come altre volte. "Gi, siamo tutti organismi, - egli pens acquietato, - che con la massima avidit ed energia devono vincerla gli uni contro gli altri in un mondo arcigno. Ma ognuno, insieme con i suoi nemici e con le sue vittime, tuttavia una particella, un figlio di questo mondo; e forse non cos svincolato da essi, cos

indipendente come s'immagina" Ci premesso, non gli pareva affatto incomprensibile che di tanto in tanto un presagio di unit e d'amore sorgesse dal mondo, quasi una certezza che la palpabile miseria della vita in condizioni normali non lasci scorgere che per met la connessione degli esseri viventi. In questo non v'era nulla che potesse offendere un uomo che sente in modo matematico-scientifico ed esatto; tutto ci, anzi, ricordava ad Ulrich l'opera di un psicologo col quale era in rapporti personali; in essa le immagini si dividevano in due grandi gruppi opposti, il primo gruppo derivava dall'essere circondati dal contenuto degli eventi, e l'altro gruppo dal circondarli, e quell'opera suggeriva la conclusione che questo "esser dentro a una cosa" e "guardare una cosa dal di fuori", la "sensazione concava" e la "sensazione convessa", l'"essere spaziale" come l'"essere oggettivo", la "penetrazione" e la "contemplazione" si ripetono in tante altre antitesi dell'esperienza e in tante loro immagini linguistiche, che lecito supporre all'origine un'antichissima forma dualistica dell'esperienza umana. L'opera dell'amico psicologo non apparteneva al tipo delle indagini rigorosamente obiettive, era piuttosto una di quelle anticipazioni un po' fantasiose che sorgono da un impulso estraneo all'attivit scientifica quotidiana; ma le basi erano salde, e molto probabili le conclusioni che tendevano a un'unit del sentire avvolta da nebbie primordiali, dai cui frammenti variamente trasformati - cos ora supponeva Ulrich - poteva aver avuto origine il comportamento attuale, che si dispone vagamente intorno a un modo di sentire maschile e uno femminile, ed misteriosamente ombreggiato da antichi sogni. Qui egli cerc un punto saldo, letteralmente, come durante un'ascensione pericolosa ci si aggrappa alla corda e ai chiodi, e incominci un altro ragionamento. "Le pi remote tradizioni filosofiche, oscure e per noi quasi incomprensibili, parlano quasi tutte di un principio maschile e di uno femminile!" egli pens. "Le dee che nelle religioni antichissime troviamo sempre accanto agli dei, non sono pi concepibili per il nostro modo di sentire. Il rapporto con queste femmine di forza sovrumana per noi sarebbe masochismo! "Ma la natura, - egli seguit a meditare, - d all'uomo i capezzoli e alla donna un rudimento di organo virile, senza che se ne possa concludere che i nostri antenati fossero ermafroditi. Non lo saranno stati dunque nemmeno spiritualmente. E allora la duplice possibilit del "vedere che dona" e del "vedere che prende" deve derivare dall'esterno, come una doppia vista della natura, e in qualche modo tutto ci molto pi antico che la differenza dei sessi, i quali pi tardi hanno tratto di l la loro forma spirituale..." Cos egli andava riflettendo, ma poi gli accadde di ricordare certi particolari della sua infanzia, che mutarono il corso dei suoi pensieri perch, cosa ormai rara, gli dava piacere rammemorarseli. Bisogna premettere che suo padre da giovane amava cavalcare e possedeva anche dei cavalli, come testimoniava la scuderia vuota lungo il muro del giardino, la prima cosa che Ulrich aveva veduto arrivando. Forse era l'unico gusto aristocratico che il padre, ammiratore dei propri amici feudali, avesse concesso a se stesso, ma Ulrich allora era un ragazzetto, e quel che di infinito, o quanto meno di incommensurabile, che un cavallo alto e muscoloso ha per un bimbo in ammirazione, adesso si ricostruiva nella memoria come una montagna magica e paurosa, rivestita dalla brughiera del pelame su cui i guizzi della pelle correvano come folate di vento. Era, ed egli ben se ne accorgeva, uno di quei ricordi il cui splendore proviene dall'impotenza del bambino ad appagare i propri desideri; ma questo dice poco, se lo si confronta con la grandezza di quello splendore che era addirittura ultraterreno, o con lo splendore non meno meraviglioso che il piccolo Ulrich aveva toccato un po' pi tardi con la punta delle dita. In quel periodo infatti erano comparsi in citt i cartelloni d'un circo, raffiguranti non soltanto cavalli ma tigri, leoni e grossi magnifici cani che vivevano in amicizia con essi; e da molto tempo Ulrich ammirava quei manifesti variopinti quando riusc a procurarsene uno, e ne ritagli gli animali, a cui diede sostegno e rigidezza mediante piccole armature di legno. Ci che tosto segu si pu paragonare soltanto a una bevuta che per quanto

prolungata non spegne la sete; infatti dur per settimane e non ebbe sosta, n progresso, e fu solo un costante venir assorbito in quelle creature ammirate, che egli adesso credeva proprio di possedere, con la felicit indicibile di un bimbo solitario, pur sentendo che vi mancava qualcosa di supremo, di inappagabile, da cui appunto derivava al desiderio quella immensa irradiazione attraverso il corpo. Insieme con questo ricordo stranamente sconfinato ecco affiorare dall'oblio come cosa naturalissima un'altra esperienza infantile, forse di poco posteriore, e nonostante la sua fanciullesca gracilit prendere possesso del grande corpo che sognava a occhi aperti. Era il ricordo della fanciullina che aveva soltanto due particolarit: quella di dovergli appartenere e quella delle lotte che egli doveva sostenere perci con altri ragazzi. E di queste due soltanto le zuffe erano reali, perch la fanciullina non esisteva affatto. Strano periodo, in cui egli come un cavaliere errante saltava alla gola di ignoti avversari, specialmente se erano pi grandi di lui e se li incontrava in una strada solitaria e adatta a celare un segreto. Aveva preso in tal modo non poche botte, e talvolta ottenuto grandi vittorie, ma qualunque fosse l'esito si sentiva sempre defraudato d'ogni soddisfazione. E l'animo suo non accettava l'ovvia supposizione che le ragazzine da lui realmente conosciute potessero essere uguali a quella per la quale combatteva, perch, come tutti i ragazzi della sua et, in compagnia delle femmine egli rimaneva l rigido e istupidito; finch un giorno per vi fu un'eccezione. E ora Ulrich se ne ricord cos nettamente come se l'immagine stesse nel circolo d'un cannocchiale che guardava attraverso gli anni: una sera in cui Agathe s'era vestita per un ballo di bambini. Portava un abito di velluto e i suoi capelli vi fluivano sopra come onde di velluto chiaro, cosicch improvvisamente a quella vista, sebbene travestito anche lui da terribile cavaliere, desider di essere una fanciullina, con lo stesso indicibile struggimento che provava per gli animali dei manifesti del circo. A quel tempo sapeva cos poco di uomo e donna, che la cosa non gli pareva del tutto impossibile, e tuttavia abbastanza da non buttarsi subito a un esperimento, come fanno solitamente i bambini, per ottenere a forza la soddisfazione del proprio desiderio; e in complesso il suo stato, se oggi tentava di esprimerlo, corrispondeva piuttosto a quello di chi brancola nel buio in cerca di una porta e s'abbatte in un ostacolo caldo di sangue o dolce di calore e si stringe tenacemente ad esso, che viene teneramente incontro al suo desiderio di penetrazione, senza fargli posto. Forse somigliava anche a una specie innocua di passione vampirica che succhiava in s l'essere desiderato, eppure quel piccolo uomo non voleva trarre a s quella piccola donna, bens essere completamente al suo posto, e ci avveniva con l'abbacinante tenerezza che appartiene soltanto alle precoci esperienze del sesso. Ulrich si alz e stir le braccia, stupito delle proprie fantasticherie. A meno di dieci passi da lui, dietro il muro, giaceva il cadavere di suo padre, e solo adesso egli s'avvide che gi da un po' di tempo lo spazio intorno a loro due formicolava di gente come sbucata fuori dal terreno, che si dava da fare nella casa morta e sopravvivente. Vecchie donne stendevano tappeti e accendevano altre candele, sulle scale risonavano colpi di martello; si portavano fiori, si lavavano pavimenti, ed ora quell'attivit coinvolgeva anche lui, perch gli vennero annunziate persone venute a prendere o a chiedere qualche cosa, e da quel momento fu una catena ininterrotta. L'universit voleva sapere dei funerali, un rigattiere pass a domandare timidamente se vendevano vestiti, con molte scuse si present un antiquario della citt, incaricato da una ditta tedesca, a proporre l'acquisto di una rara opera giuridica che probabilmente si trovava nella biblioteca del defunto, un cappellano aveva bisogno di parlare a Ulrich da parte del parroco perch c'era un dubbio da risolvere, un signore delle assicurazioni venne a fornire lunghissime spiegazioni, qualcuno cercava un pianoforte a poco prezzo, un agente d'immobili lasci il suo biglietto di visita per il caso che volessero vender la casa, un impiegato in pensione si offr per scrivere gli indirizzi delle partecipazioni, e cos in quelle ore propizie del mattino fu un continuo andare e venire, domandare e proporre, di gente che intendeva sfruttare praticamente il decesso e sosteneva a voce e per iscritto il proprio diritto di vivere; nell'ingresso, dove il vecchio domestico rimandava indietro pi gente che poteva, e di sopra, dove Ulrich doveva ricevere tutti quelli che riuscivano a passare. Egli non aveva mai immaginato quante persone aspettino cortesemente la morte degli altri e quanti cuori si

mettano in moto nell'istante in cui il nostro cessa di battere; era un po' sorpreso, e vedeva: un insetto giace morto nel bosco, e altri insetti, formiche, uccelli e farfalle aleggianti, arrivano da ogni parte. Giacch all'attivit di quel via-vai utilitario s'aggiungeva sempre l'irrequietezza e il fermento di un oscuro profondo sottobosco. L'interesse personale riluceva attraverso i vetri degli occhi commossi come una lanterna che arde di pieno giorno, quando entr un signore col crespo nero su un abito scuro che era una via di mezzo fra il lutto e la burocrazia, e si ferm sulla porta, come in attesa che o lui o Ulrich dovessero rompere in singhiozzi. Ma poich non successe n una cosa n l'altra, dopo pochi minuti egli giudic che bastava ed entr nella stanza come avrebbe fatto qualunque uomo d'affari, dichiar che era il direttore dell'agenzia delle Pompe Funebri e che veniva a chiedere se Ulrich era rimasto contento del servizio svolto finora. Assicur che anche il resto sarebbe stato eseguito in un modo che avrebbe soddisfatto anche la buon'anima del signor pap, il quale, come tutti sapevano non era di facile contentatura. Cacci in mano ad Ulrich un foglietto stampato pieno di rettangoli e lo costrinse a leggere nel modulo di contratto che contemplava vari tipi di commissione, parole come: tiro a otto e tiro a due... carro per le corone... numero... accompagnamento alla... con battistrada a cavallo, guarnimenti d'argento... accompagnamento alla... torce alla maniera di Marienburg... alla maniera di Admont numero degli accompagnatori... tipo di illuminazione... durata dell'illuminazione... legno della cassa... piante ornamentali... nome, nascita, sesso, professione... esclusione di ogni responsabilit imprevista. Ulrich ignorava il significato di quelle denominazioni in parte arcaiche; chiese schiarimenti, il direttore lo guard sorpreso, non ne sapeva nulla nemmeno lui. Stava davanti a Ulrich come l'arco diastaltico del cervello umano, che collega lo stimolo con l'azione senza determinare la coscienza. La storia di secoli era affidata a quel professionista del lutto, egli poteva disporne per il suo vocabolario commerciale, gli pareva che Ulrich avesse girato una vite sbagliata e si affrett a richiuderla con un'osservazione intesa a ricondurre alla conclusione dell'affare. Dichiar che tutte quelle distinzioni erano purtroppo prescritte dal contratto-tipo dell'Unione Nazionale degli Impresari delle Pompe Funebri, ma che non avevano alcuna importanza e ad ogni modo nessuno vi si atteneva; e la firma di Ulrich - la signora sorella ieri non aveva voluto firmare senza il signor fratello avrebbe significato soltanto che il signore sottoscriveva la commissione gi data dal defunto signor padre; e poteva star certo che non ci sarebbe stato nulla da ridire sulla perfetta esecuzione dell'ordine. Ulrich, mentre firmava, chiese al funzionario se la citt non possedeva ancora una di quelle macchine elettriche per fare salsicce, che recavano all'esterno l'immagine di san Luca, patrono dei macellai; lui ne aveva visto una a Bruxelles... ma non pot aspettare la risposta, perch accanto al primo c'era gi davanti a lui un altro individuo che gli chiedeva qualcosa, un giornalista che voleva dei dati per il necrologio da pubblicarsi nella gazzetta della provincia. Ulrich li forn e conged l'impresario, ma mentre stava rispondendo alla domanda del cronista, quale fosse stato il fatto pi importante nella vita di suo padre, non sapeva gi pi quali vicende fossero importanti e quali no, e il visitatore dovette venirgli in aiuto. Solo cos, afferrata dalla tenaglia inquisitiva di una curiosit professionalmente addestrata a scoprire i fatti interessanti, l'intervista pot procedere, e Ulrich aveva l'impressione di assistere alla creazione del mondo. Il pubblicista, un giovanotto, domand se la morte del vecchio scienziato era avvenuta improvvisamente o dopo lunghe sofferenze, e quando Ulrich rispose che suo padre aveva fatto lezione fino all'ultima settimana, tradusse cos: in pieno vigore e attivit di lavoro. Poi volarono via i trucioli dalla vita del vecchio signore, meno un paio di costole e di nodi: nato a Protiwin nell'anno 1844, frequent le scuole tali e talaltre, nominato... l; con cinque nomine e onorificenze, l'importante era gi quasi esaurito. Frammezzo, un matrimonio. Un paio di libri. Una volta, per poco non era stato nominato ministro della Giustizia; la cosa era fallita per un'opposizione da qualche parte. Il giornalista scriveva, Ulrich approvava, s, era proprio cos. Il giornalista era contento, aveva messo insieme il numero di righe necessario. Ulrich era stupito del piccolo mucchietto di cenere che rimane di una vita. Per tutte le notizie che riceveva il giornalista aveva gi pronte le formule altosonanti: illustre

scienziato, spirito universale, politico cauto e costruttivo, ingegno multiforme, eccetera eccetera; da molto tempo l non doveva esser morto nessuno, sicch le parole erano rimaste a lungo in ozio e avevano fame d'essere adoperate. Ulrich rifletteva: gli sarebbe piaciuto dire ancora di suo padre qualcosa di bello, ma il cronista, che gi riponeva i suoi appunti, aveva ormai chiesto tutto il concreto, e il resto era come voler prendere in mano il contenuto d'un bicchiere d'acqua senza il bicchiere. Il via-vai intanto era diminuito: Agathe il giorno prima aveva rimandato tutti i visitatori al fratello, ma quell'afflusso s'era ormai esaurito, sicch Ulrich rimase solo quando il cronista si accomiat. Si avvide di essere di pessimo umore. Non aveva ragione il padre quando trascinava i sacchi del sapere e rivoltava un poco il cumulo di grano della scienza, e poi si sommetteva semplicemente a quella vita che riteneva pi forte? Pens al proprio lavoro, rinchiuso intatto nella scrivania. Forse di lui non si sarebbe potuto dire nemmeno come del padre che era un rivangatore! Ulrich entr nella cameretta dov'era composto il morto. Quella cella immota dai muri diritti in mezzo all'attivit irrequieta che da essa emanava era straordinariamente tetra; rigido come un pezzo di legno il morto galleggiava sui flutti del tramenio, ma in certi momenti l'immagine si rovesciava, allora ci ch'era vivo appariva immobile, e lui invece sembrava scivolare in un moto lugubremente tranquillo. "Che cosa importa ai viaggiatori, - forse pensava il morto, - delle citt che restano indietro alle fermate del treno! Io son vissuto qui e mi son comportato com'era richiesto, e adesso riparto!" L'incertezza dell'uomo che in mezzo agli altri vuol qualcosa di diverso dagli altri serrava il cuore di Ulrich: egli guard in faccia suo padre. Forse tutto ci che aveva creduto una propria particolarit non era che una contraddizione dipendente da quel volto, nata chi sa quando nel fanciullo. Cerc uno specchio, ma non c'era, e soltanto quel viso cieco rifletteva luce. Vi cerc delle somiglianze. Forse c'erano. Forse c'era dentro tutto, la razza, il legame, l'impersonale, il flusso della trasmissione ereditaria, di cui si soltanto un'increspatura, la limitazione, lo scoraggiamento, l'eterno ripetersi e girare in tondo dello spirito, ch'egli odiava con profondissima volont di vita! Afferrato a un tratto da quello scoramento, pens se non era meglio far le valige e partire prima del funerale. Se davvero poteva fare ancora qualcosa nella vita, perch mai si attardava l? Ma appena varcata la porta incontr nella stanza accanto la sorella che veniva a cercarlo.

4.
Avevo un camerata Per la prima volta Ulrich la vedeva in abiti femminili e dopo l'impressione di ieri gli parve addirittura che si fosse travestita. Dalla porta aperta la luce artificiale cadeva nel grigiore incerto del primo mattino, e la figura nera coi capelli biondi sembrava ritta in una grotta d'aria inondata da raggiante splendore. I capelli di Agathe erano strettamente avvolti intorno al capo e davano al suo viso un aspetto pi donnesco che il giorno prima, il seno delicato s'annidava nella rigida veste nera con quel perfetto equilibrio fra cedevolezza e resistenza che fa pensare alla durezza leggerissima di una perla, e intorno alle gambe che Ulrich aveva veduto ieri lunghe, snelle, e simili alle sue, erano calate le gonne. E proprio perch oggi la figura nell'insieme gli somigliava meno, egli not la somiglianza del viso. Era come se lui stesso fosse apparso sulla soglia e gli venisse incontro; soltanto pi bello e soffuso d'uno splendore in cui egli non s'era mai visto. Per la prima volta lo colse il pensiero che sua sorella fosse una chimera ripetizione e trasformazione di se stesso; una tale idea dur solo un attimo e gli usc tosto di mente. Agathe era venuta per ricordare urgentemente al fratello certi doveri che lei, dormendo, aveva quasi dimenticati; teneva in mano il testamento e gli ricord alcune disposizioni da prendere senza perder tempo. Innanzi tutto bisognava eseguire una prescrizione testamentaria un po' complicata del vecchio giurista a proposito delle proprie insegne cavalleresche, e Agathe aveva sottolineato di rosso quelle

righe del testamento con molto zelo se pure con scarsa reverenza. Il defunto voleva esser seppellito con tutte le sue decorazioni, e ne possedeva non poche, ma non per vanit intendeva portarsele nella tomba, perci dava di quella sua volont una lunga e meditata motivazione di cui la figlia aveva letto solo l'inizio, lasciando al fratello la cura di spiegarle il resto. - Come te lo posso spiegare? - disse Ulrich dopo essersi ragguagliato. Pap desidera essere sepolto con le sue insegne perch ritiene falsa la teoria individualistica dello Stato! Raccomanda invece alla nostra attenzione la teoria universalistica. Cio, che solo dalla collettivit creatrice dello Stato l'uomo riceve uno scopo superpersonale, la sua bont e la sua giustizia; isolato egli non nulla, e perci il monarca rappresenta un simbolo spirituale; e insomma l'uomo quando muore deve per cos dire avvolgersi nelle proprie medaglie, come un marinaio viene calato in mare avvolto nella bandiera! - Ma mi pare di aver letto non so dove che le decorazioni si devono restituire! - disse Agathe. - Gli eredi devono restituire le decorazioni alla Cancelleria imperiale. Perci pap si fatto fare dei duplicati. Ma le medaglie acquistate dal gioielliere non gli sembrano quelle buone, ed egli vuole che si eseguisca il cambio solo al momento di chiudere la bara: questa la difficolt! Chi sa, forse una muta protesta contro il regolamento, una protesta che non voleva esprimere altrimenti! - Ma ci saranno cento persone presenti e ce lo dimenticheremo! - opin Agathe. - Possiamo anche farlo subito! - Non c' tempo; devi leggere il resto, quello che dice del professor Schwung; Schwung pu arrivare da un momento all'altro, lo aspettavi gi ieri. - E allora facciamolo dopo che Schwung sar venuto! - cos spiacevole, - obiett Agathe, - non accontentare il suo desiderio. - Ma lui non lo sapr. Ella lo guard dubitosa: - Ne sei sicuro? - Come? - esclam Ulrich ridendo. - Tu no, forse? - Io non son sicura di nulla, - rispose Agathe. - Comunque sia: egli non mai stato contento di noi! - Questo vero, - approv Agathe. Dunque lo faremo pi tardi. Ma ora dimmi una cosa, soggiunse. - Non ti curi mai di quello che ti vien chiesto? Ulrich esit. "Veste bene, - pens. - Era inutile la mia apprensione che fosse divenuta una provinciale!" Ma poich a quella domanda della sorella era legata in qualche modo tutta la serata di ieri, egli desider di dare una risposta che potesse restar valida e giovarle: - Non sapeva per come fare per non essere frainteso, e alla fine disse con giovanilit fuor di proposito: - Non il babbo soltanto morto, morto anche il cerimoniale che lo circonda. Il suo testamento morto. Son morti quelli che vengono a condolersi. Con questo non voglio dire nulla di male; sa Iddio come bisogna esser grati, probabilmente, agli esseri che contribuiscono alla solidit della terra: ma tutto ci il cemento della vita, non il mare! Colse un'occhiata titubante della sorella e si accorse di parlare in un modo incomprensibile. - Le virt della societ per il santo sono vizi, concluse ridendo. Con aria un po' protettiva oppure presuntuosa le mise il braccio intorno alle spalle; ma fu per pura perplessit. Agathe per si fece indietro con viso serio e non si prest. - L'hai inventato tu? - chiese. - No, l'ha detto un uomo che mi caro. Un po' annoiata, come un bimbo obbligato a riflettere, ella cos riassunse le risposte di Ulrich: - Dunque tu non chiameresti buono uno che onesto per abitudine? Ma un ladro che ruba per la prima volta, mentre il cuore quasi gli balza fuori del petto, quello per te buono? Ulrich si stup di queste parole un po' strane e si fece pi serio. - Non lo so davvero, - disse brevemente. - In certe circostanze mi curo assai poco di stabilire se una

cosa giusta oppure ingiusta, ma non saprei dedurne una regola alla quale ci si debba attenere. Agathe stacc lentamente da lui lo sguardo interrogativo e riprese il testamento: - Dobbiamo finire questa lettura, c' ancora qualcosa di sottolineato, - ammon. Il vecchio giureconsulto, prima di mettersi a letto definitivamente, aveva vergato una serie di lettere, e ne spiegava il significato e la destinazione. I passi sottolineati si riferivano al professor Schwung, e il professor Schwung era quel vecchio collega che, dopo essergli stato amico da sempre, aveva avvelenato l'ultimo anno di vita del babbo con la polemica intorno al vizio parziale di mente. Ulrich riconobbe subito le lunghe disquisizioni ben note sull'idea e la volont, sul rigore del diritto e la indeterminatezza della natura, che suo padre prima di morire riepilogava ancora una volta, e sembrava che nulla avesse avuto a cuore il vecchio, nei suoi ultimi giorni, quanto il ripudio della Scuola Sociale di cui aveva fatto parte, "fogna - secondo le sue parole - dello spirito prussiano" Stava lavorando a un opuscolo che doveva intitolarsi Stato e Diritto, ovvero conseguenza e denunzia, quando incominci a sentirsi stanco, e pieno d'amarezza dovette vedere il campo di battaglia in assoluta balia dell'avversario. Con quelle parole solenni, che soltanto la prossimit della morte e la lotta per il bene supremo della reputazione possono suggerire, egli imponeva ai suoi figli di non lasciar cadere in rovina l'opera sua, e specialmente a Ulrich di valersi delle sue relazioni coi circoli autorevoli, ottenute grazie alle instancabili esortazioni paterne, allo scopo di distruggere alla radice gli sforzi del professor Schwung per il trionfo delle proprie idee. Aver lasciato simili disposizioni non esclude che ad opera compiuta o almeno prestabilita si senta il bisogno di perdonare a un ex amico gli errori suggeritigli dalla sua bassa vanit. Chi soffre molto e gi patisce, nel corpo ancor vivo, il lento sfasciarsi della spoglia mortale, incline a perdonare e a chieder perdono; se ricomincia a star meglio per si rimangia tutto, perch il corpo sano ha per natura qualcosa di implacabile: il vecchio doveva aver conosciuto entrambe quelle disposizioni d'animo nelle alterne vicende precedenti la morte, e l'una doveva essergli parsa giustificata quanto l'altra. Un simile stato per intollerabile per un illustre giurista, e cos egli con logica sperimentata aveva trovato un mezzo per trasmettere le sue intenzioni in modo che valessero intatte come ultime volont senza ulteriori suggestioni contraddittorie del sentimento: scrisse una lettera di perdono e non la firm n vi appose la data, ma incaric Ulrich di aggiungervi il giorno e l'ora della sua morte e di sottoscriverla con la sorella a mo di testimoni, come si fa per un testamento orale che il morente non ha la forza di firmare. Egli era in fondo, senza volerlo riconoscere, un'acqua cheta, quel vecchietto che si era sottomesso all'ordine gerarchico della vita e lo difendeva da servitore fedele, ma celava in s ogni sorta di ribellioni alle quali non poteva trovare sfogo nel sistema di vita da lui scelto. Ulrich non pot a meno di pensare all'annuncio ferale che aveva ricevuto e che probabilmente era stato dettato nello stesso stato d'animo; quasi vi riconosceva un'affinit con se stesso, stavolta per non con rabbia ma con compassione, almeno nel senso che davanti a tanta sete d'esprimersi capiva l'odio per il figlio che si era agevolata la vita prendendosi illecite libert. Giacch tali appaiono inevitabilmente ai padri le soluzioni adottate dai figli, e Ulrich fu colto da un sentimento di piet pensando ai problemi insoluti ch'egli stesso portava dentro. Ma non ebbe pi tempo di dare a tutto ci una forma giusta e comprensibile anche ad Agathe: aveva appena incominciato quando la penombra della stanza fu invasa con grande impeto da un uomo. Questi avanz, come scagliato dal proprio movimento, fin nella cerchia luminosa dei ceri, e l, a un passo dal cataletto si port con largo gesto le mani agli occhi, prima che il servitore scavalcato avesse potuto raggiungerlo e annunziare il suo nome. - Venerato amico! - esclam il visitatore con voce sostenuta, mentre il morto giaceva con le mascelle contratte davanti al suo amico Schwung. - Giovani amici! La Maest del cielo stellato sopra di noi, la maest della legge morale dentro di noi! - riprese quegli e guard con occhi velati il collega di facolt. - In quel petto ormai freddo viveva la maest della legge morale! - Solo allora si svolse tutto di un pezzo e strinse la mano ai due fratelli. Ma Ulrich profitt di quella prima occasione per sbrigarsi del suo incarico.

- Il signor consigliere di corte e mio padre sono stati avversari, purtroppo, negli ultimi tempi? - egli scandagli. Parve che il canuto signore dovesse pensarci su prima di capire. - Differenze d'opinione che non mette conto di ricordare! - rispose generosamente, contemplando il morto con tenerezza. Ma quando Ulrich insist e lasci capire che si trattava del testamento, la situazione si fece tesa di colpo come in una bettola, quando tutti i presenti sanno che uno ha tirato fuori il coltello sotto la tavola e fra un momento incomincer il ballo. Il vecchio dunque aveva trovato il modo adatto per procurare contrariet al collega Schwung anche morendo! Una cos vecchia inimicizia non era pi un sentimento ma una abitudine del pensiero; se qualche novit non rinfocolava i sentimenti ostili, essi non esistevano pi, e il contenuto accumulato di innumerevoli procedimenti sgradevoli si conglomerava in un giudizio sprezzante, tanto indipendente dal flusso e riflusso dei sentimenti quanto una serena verit. Era cos per il professor Schwung, com'era stato per il suo avversario defunto; perdonare gli pareva puerile e superfluo, perch un moto conciliante prima della fine, per giunta un semplice sentimento e non una ritrattazione scientifica, non aveva naturalmente alcuna forza dimostrativa contro le esperienze di una polemica annosa e mirava soltanto spudoratamente (cos pensava Schwung) a metterlo dalla parte del torto nello sfruttamento della vittoria. Tutt'altra cosa era, s'intende, che il professor Schwung sentisse il bisogno di dire addio all'amico morto. Mio Dio, si conoscevano da quando erano docenti e scapoli! Ti ricordi quando nei Giardini Reali bevemmo al sole calante e discutemmo di Hegel? Quanti soli saranno tramontati da allora, ma io mi ricordo specialmente di quello! E ti ricordi il nostro primo contrasto scientifico che gi allora minacci di renderci nemici? Come era bello! Adesso tu sei morto ed io, con mia gioia, sono ancora in piedi, bench dinanzi al tuo cataletto! Tali sono, com' ben noto, i sentimenti dei vecchi alla morte dei coetanei. Quando si giunge all'et del gelo sboccia la poesia. Molti, che dopo i diciassett'anni non han pi scritto un verso, compongono tutt'a un tratto un poema a settantuno, quando fanno testamento. Come nel giorno del giudizio i morti saranno chiamati per nome ad uno ad uno - bench giacciano con i loro secoli sul fondo del tempo come il carico di bastimenti naufragati! - cos nel testamento le cose son chiamate col loro nome e si restituisce loro la personalit che con l'uso andata perduta. "Il tappeto di Buchara con una bruciatura di sigaro che copre il pavimento del mio studio", sta scritto in quegli ultimi manoscritti, oppure: "l'ombrello col manico di corno che acquistai nel maggio 1887 da Sonnenschein e Winter"; persino i pacchetti azionari vengono nominati singolarmente coi loro numeri. E non un caso che insieme con quell'ultimo guizzo d'ogni singolo oggetto si desti anche il bisogno di legarvi una morale, un monito, una benedizione, una legge, destinati a riassumere in una formula vigorosa quella insospettata molteplicit che riemerge ancora una volta intorno alla morte. Con la poesia del periodo testamentario si risveglia quindi anche la filosofia ed per lo pi, come ben s'intende, una filosofia vieta e polverosa che si tira fuori dopo averla dimenticata cinquant'anni prima. Ulrich cap a un tratto che nessuno di quei due vecchi avrebbe potuto cedere. "La vita faccia pure quel che vuole, basta che i princip rimangano incontestati!" un'esigenza molto ragionevole quando si sa che questione di pochi mesi o di anni, ma certo i princip ci sopravviveranno. E si vedeva chiaramente che nel vecchio consigliere di corte i due impulsi erano ancora in lotta fra loro: il suo romanticismo, la sua giovent, la sua poesia chiedevano un bel gesto largo e un'alata parola; la sua filosofia invece lo spingeva a esprimere l'intangibilit delle leggi della ragione con repentini slanci sentimentali e passeggeri abbattimenti d'animo, come quelli che l'amico morto gli aveva teso a guisa di trappole. Gi da due giorni Schwung se l'immaginava; adesso colui morto, e non ci sono pi ostacoli alla concezione schwunghiana della diminuita capacit d'intendere e di volere; perci il suo sentimento era sgorgato a gran fiotti verso il vecchio amico, e come un ben elaborato piano di mobilitazione che ha solo bisogno del segnale per esser posto in atto egli aveva immaginato la scena dell'addio. Ma c'era caduto dentro dell'aceto, con effetto chiarificatore. Schwung in principio era fortemente commosso, ma poi gli

accadde come quando uno a met di una poesia torna in senno e non si ricorda pi gli ultimi versi. Cos si trovano l'uno di fronte all'altro, due barbicole bianche, entrambi con le mascelle inesorabilmente serrate. "Che cosa far dunque?" si chiese Ulrich, che osservava ansiosamente la scena. Infine nel consigliere Schwung la lieta certezza che ormai il paragrafo 318 sarebbe stato introdotto nel Codice Penale secondo la sua proposta prevalse contro l'irritazione, ed essendosi liberato dai pensieri cattivi si sarebbe messo a cantare: "Avevo un camerata..." per dare sfogo al suo sentimento ormai benevolo e indiviso: ma poich questo non era possibile, si volse a Ulrich e disse: - Mi creda, caro figliolo del mio indimenticabile amico, la crisi morale che d l'avvio; la decadenza sociale vien dopo! Si volt poi verso Agathe e prosegu: - La grandezza del suo signor padre stava in questo, ch'egli era sempre pronto ad aiutare una concezione idealistica ad aprirsi un varco nella teoria del diritto Poi afferr una mano di Agathe e una di Ulrich, le strinse ed esclam: - Vostro padre dava troppa importanza a piccole divergenze d'idee, inevitabili in una lunga collaborazione. Sono sempre stato convinto ch'egli col suo delicato senso giuridico dovesse fare cos per non aver nulla da rimproverarsi. Domani verranno molti professori a rivolgergli l'estremo saluto, ma non ve ne sar nessuno da confrontare con lui! Cos la scena fin serenamente, e Schwung nel congedarsi ripet a Ulrich di contare sugli amici di suo padre se avesse mai voluto decidersi per la carriera universitaria. Agathe era stata a sentire con occhi sgranati contemplando l'inquietante forma finale che la vita d all'uomo. - Era come un bosco d'alberi di gesso! - disse poi al fratello. Ulrich sorrise e rispose: - Io mi sento patetico come un cane al chiaro di luna!

5.
Essi agiscono male - Ti ricordi, - chiese Agathe dopo un poco, - che una volta, ero una bambinetta allora, tu giocando con altri ragazzi cadesti nell'acqua fino alla cintola e non volevi che si scoprisse, perci venisti a tavola asciutto dalla vita in su, ma al batter dei denti si scopr che dalla vita in gi eri bagnato? Quando Ulrich, ragazzo, veniva a casa per le vacanze dall'Istituto solo quell'anno ci era successo per un periodo abbastanza lungo - al tempo in cui il piccolo cadavere risecchito era per i figli un uomo quasi onnipotente, avveniva abbastanza spesso che Ulrich non volesse riconoscere una sua mancanza e rifiutasse di pentirsene, bench non potesse negarla. Cos anche quella volta s'era preso un bel febbrone e lo si dovette mettere a letto d'urgenza. - E ti dettero da mangiare solo una minestrina! - ricord Agathe. - Esatto, - conferm il fratello ridendo. Ricordare quella punizione, una cosa che adesso non lo riguardava pi, fu in quel momento come vedere per terra le sue scarpette di bimbo; anche di quelle adesso non gl'importava pi niente. - Avendo la febbre non potevi mangiar altro che la minestrina, ripet Agathe, - ma tuttavia te la somministrarono anche per punizione! - Esatto! - approv Ulrich ancora una volta. - Naturalmente per non lo fecero per cattiveria, ma per adempiere un cosiddetto dovere - Non sapeva a che cosa mirasse sua sorella. Egli stesso vedeva ancora le sue scarpette di bimbo. Cio non le vedeva esattamente; le vedeva soltanto come le avrebbe vedute. Sentiva pure le umiliazioni che s'era lasciato alle spalle. Pens: "Questa indifferenza esprime in qualche maniera il fatto che in nessun periodo della vita si veramente dentro a se stessi!"

- A ogni modo non t'era permesso mangiar altro che minestrina! - ripet Agathe ancora una volta e aggiunse: - Credo di aver avuto tutta la vita una gran paura di essere forse la sola persona incapace di capire questo! Possono i ricordi di due persone che parlano di un passato conosciuto da entrambi non soltanto integrarsi ma anche fondersi insieme ancor prima di esser detti? In quel momento accadde qualcosa di simile. Un sentimento comune sorprese anzi turb i fratelli, come mani che spuntano fuori sotto le vesti nei punti pi impensati e si afferrano inaspettatamente l'una all'altra. All'improvviso ciascuno sapeva del passato molto pi di quanto aveva creduto di sapere, e Ulrich sent di nuovo il luccichio della febbre che allora era salita dal pavimento su per le pareti, come faceva adesso, nella stanza in cui si trovavano, la luce delle candele; quella volta il padre era venuto, aveva guardato il cono luminoso della lampada e s'era seduto accanto al letto. - "Se la tua coscienza era molto impedita dalla portata della tua azione, questa si potrebbe considerare sotto una luce pi favorevole, ma allora dovresti prima confessarlo a te stesso!" Forse era una frase del testamento o delle lettere sul paragrafo 318 che si frammettavano cos. Egli non aveva memoria, di solito, n per i particolari n per il suono delle parole; perci era molto singolare che un intero periodo gli si riaffacciasse alla mente; poteva dipendere da sua sorella che gli stava ritta di fronte: forse la vicinanza di lei produceva in Ulrich questo cambiamento. - "Se hai avuto la forza di indurti a una mancanza senza urgente necessit, devi anche riconoscere di aver agito male!" - continu poi, e afferm: - Anche a te deve aver parlato cos! - Forse non proprio cos, - rettific Agathe. - A me di solito concedeva "attenuanti determinate dalla mia indole innata" Mi ha sempre ammonito che una volizione un atto collegato al pensiero, non un atto istintivo. - " la volont, - cit Ulrich, - che col progressivo sviluppo dell'intelletto e della ragione deve saper soggiogare il desiderio, oppure l'istinto, sotto forma di riflessione e di conseguente risoluzione!" - vero? - domand la sorella. - Perch me lo chiedi? - Probabilmente perch sono stupida! - Non sei stupida affatto! - Ho sempre studiato con difficolt e capito ben poco. - Allora io sono probabilmente cattivo perch non accolgo in me quello che capisco! Stavano l'uno di fronte all'altra appoggiati agli stipiti della porta che metteva nella stanza accanto ed era rimasta aperta dopo l'uscita del professor Schwung; la luce del giorno e dei ceri si avvicendava sui loro volti e le voci s'intrecciavano come in un responsorio. Ulrich seguitava a recitar le sue frasi come un'orazione e le labbra di Agathe rispondevano quietamente. L'antica tortura delle ammonizioni, cacciante a forza nel cervello tenero e irragionevole del bambino un ordine duro ed estraneo, era diventata per loro un piacevole trastullo. E improvvisamente, senza una correlazione evidente, Agathe esclam: - Ora immagino questo sistema esteso a tutte le cose: ecco Gottlieb Hagauer! - E incominci a imitare suo marito come una scolaretta: - "Davvero non sai che il Lamium Album l'ortica morta?" "E come dovremmo avanzare se non percorrendo guidati da un Maestro leale lo stesso faticoso cammino dell'induzione, che con duro lavoro millenario pieno di errori ha portato passo passo il genere umano allo stato attuale della conoscenza?" "Non capisci, cara Agathe, che il pensiero anche un dovere morale? Concentrarsi significa una continua vittoria sul proprio comodo" "La disciplina intellettuale quel regolamento dello spirito grazie al quale l'uomo vien posto sempre pi in grado di elaborare razionalmente lunghe serie di pensieri diffidando costantemente delle proprie idee, vale a dire con ineccepibili argomentazioni, con epicheremi e sillogismi, con induzioni e soriti, e infine di sottoporre cos lungamente a verifica la conclusione ottenuta, finch tutti i pensieri si trovino in perfetto accordo!" Ulrich stup di quella prova di memoria. Sembrava che Agathe si divertisse enormemente a recitare senza un intoppo quelle frasi professorali imparate chiss dove, forse in un libro. Secondo lei Hagauer

parlava cos. Ulrich non ci credeva. - Come avresti potuto imprimerti in testa simili frasi lunghe e complicate se le avessi udite soltanto in conversazione? - Mi son rimaste impresse, - rispose Agathe. - Io sono cos. - Ma tu sai, - domand Ulrich stupito, - che cos' un epicherema o un sorite? - Neanche la pi lontana idea! - ammise Agathe ridendo. - Forse anche lui l'ha soltanto letta in qualche posto. Eppure parla cos. Ed io ripeto quel che ho udito dalla sua bocca come una filza di parole senza senso. Per la rabbia, credo, perch lo sentivo parlare a quel modo. Tu sei diverso da me: in me le parole restano l inerti perch non so che cosa farmene questa la mia buona memoria. Ho una memoria deplorevolmente buona, appunto perch sono stupida! - Si fingeva convinta di enunciare una grande verit che doveva cacciar fuori prima di continuare con petulanza: - Hagauer sdottora cos anche quando gioca a tennis: "Se, imparando il gioco della pallacorda, io metto per la prima volta una racchetta in una data posizione per dare alla palla, della cui traiettoria sono stato finora soddisfatto, una direzione diversa, ebbene, io intervengo nel corso delle cose: cio compio un esperimento!" - Gioca bene a tennis? - Io lo batto per sei a zero. - Risero entrambi. - Sai per, - disse Ulrich, - che Hagauer, in tutto quello che gli fai dire, ha perfettamente ragione? soltanto buffo. - Pu darsi che abbia ragione, - replic Agathe, - io gi non lo capisco. Ma una volta un ragazzo della sua scuola tradusse un passo di Shakespeare letteralmente cos: I vili muoiono pi volte prima della loro morte; I prodi non gustano la morte che una volta sola. Di tutti i miracoli che udii finora narrare Mi sembra il pi strano, che gli uomini debbano aver paura Vedendo che la morte, una fine necessaria, Verr quando vorr venire. - E lui corresse, ho veduto io stessa il quaderno: Pi volte muore il vile innanzi di morire! I valorosi gustano una sol volta la morte. Fra i miracoli tutti che mai ho udito narrare, Il pi grande ai miei occhi... - E cos via, secondo lo sproloquio della traduzione di Schiegel! - Posso citarti un altro passo. Pindaro, credo, dice: "La legge della natura, regina di tutti i mortali e immortali, governa, consentendo all'estrema violenza, con mano onnipotente!" Ed egli traduce, lavorando di lima: "La legge della natura, che regna su tutti i mortali e immortali, governa con mano onnipotente, permettendo anche la violenza" - E non era bello, - ella domand, che quel suo scolaretto, di cui egli si mostr scontento, avesse tradotto le parole cos esatte e tremende come le aveva trovate, come un mucchio di pietre crollato? - E ripet: - "I vili muoiono pi volte prima della loro morte - I prodi non gustano la morte pi di una volta sola - Di tutti i miracoli che udii finora narrare - Mi sembra il pi strano che gli uomini debbano aver paura - Vedendo che la morte, una fine necessaria - Verr, quando vorr venire..." Aveva allacciato la mano alla cornice della porta come intorno al tronco d'un albero e declamava quei versi rozzamente scolpiti, cos com'erano con la loro selvaggia bellezza, senza lasciarsi turbare dal

cadavere raggrinzito che giaceva l sotto lo sguardo dei suoi occhi irradianti l'orgoglio della giovinezza. Ulrich fissava la sorella con la fronte aggrottata. "Colui che non leviga un'antica poesia ma la lascia cos nel suo significato semidistrutto dall'azione del tempo, quello stesso che non metter mai un naso nuovo di marmo alla statua che ne rimasta priva, - egli pens. - Si potrebbe chiamare senso dello stile, ma non questo. E non si tratta neppure di un uomo dalla fantasia cos viva che ci che manca non gli d fastidio. piuttosto uno che non d nessun valore alla perfezione e perci non chieder alle proprie sensazioni di essere complete. Certo ella avr baciato, - concluse con una svolta improvvisa, - senza buttarcisi con tutto il corpo!" In quel momento gli pareva che di sua sorella bastasse conoscere quei versi appassionati per sapere se essa non era mai "interamente dentro" a qualcosa, che anche Agathe, come Ulrich, apparteneva alla gente di attivit appassionata ma frammentaria. Ci gli fece persino dimenticare l'altra met della propria personalit, quella che aspirava alla misura e alla padronanza di s. Adesso avrebbe potuto dire con sicurezza alla sorella che nessuna delle azioni di lei s'accordava con l'ambiente pi prossimo bens erano tutte dipendenti da un ambiente pi vasto e assai dubbio, senza limiti e senza fine, e le impressioni contraddittorie della prima sera avrebbero trovato cos una spiegazione favorevole. Ma il riserbo divenuto abitudine fu pi forte, ed egli attese con curiosit e non senza perplessit di vedere come Agathe sarebbe discesa dall'altissimo ramo su cui si era posata. Ella stava ancora nello stesso atteggiamento con il braccio sollevato e avvinto allo stipite della porta, e un piccolo istante di troppo avrebbe potuto rovinare tutto. Ulrich detestava le donne che si comportavano come se fossero state messe al mondo da un regista o da un pittore, oppure che dopo una commozione come quella di Agathe si spengono in un artistico pianissimo. "Forse, - egli pens, potrebbe lasciarsi scivolar gi improvvisamente dalle altezze della commozione con quella faccia un po' idiota, da sonnambulo, che hanno i medium appena svegliati; non le rimase altro, e anche cos sar alquanto penoso!" Ma Agathe sembrava che lo sapesse oppure aveva letto nello sguardo del fratello il pericolo che la minacciava: salt gi allegramente a piedi giunti dalla sua vetta e mostr a Ulrich un palmo di lingua! Poi per divenne seria e muta, non disse pi una parola e and a prendere le decorazioni. Cos fratello e sorella si accinsero ad agire contro la volont del padre. Fu Agathe che comp l'opera. Ulrich provava ritegno a toccare la salma derelitta, ma Agathe aveva un suo modo di far male che non lasciava pensare al male. I movimenti dei suoi occhi e delle sue mani eran simili a quelli di una donna che assiste un malato e in certi momenti avevano qualcosa di primitivo e commovente come giovani animali che interrompono il gioco per accertarsi se il padrone li guardi. Ulrich prendeva in consegna le decorazioni che Agathe toglieva, e le porgeva i pezzi di ricambio. Gli veniva in mente il ladro a cui il cuore batte da spezzarsi. E se intanto aveva l'impressione che le stelle e le croci nelle mani della sorella luccicassero pi che nelle sue e diventassero quasi oggetti magici, ben poteva avvenire cos nella camera verde cupo, densa di riflessi di grandi piante frondose; o forse invece egli sentiva la volont esitante ma direttrice della sorella che avvinceva giovanilmente la sua; e poich non ne risultava alcuna intenzione, scatur nuovamente da quei momenti di incontaminato contatto un sentimento senza estensione e perci amorfamente gagliardo della loro doppia esistenza. Agathe si arrest, e aveva finito. Solo qualcosa non era ancor stato fatto e dopo un breve istante di riflessione ella disse sorridendo: - Non vogliamo scrivere ciascuno qualcosa di bello su un foglietto e metterglielo in tasca? Questa volta Ulrich cap subito ci che ella intendeva dire, perch di quei ricordi comuni non ce n'erano molti ed egli ricord che a una certa et avevano avuto entrambi una predilezione per le poesie malinconiche e per i racconti in cui qualcuno moriva e veniva dimenticato da tutti. Forse era una conseguenza dell'abbandono in cui eran vissuti fanciulli e sovente immaginavano insieme storie di quel genere; Agathe per inclinava anche allora a metterle in atto, mentre Ulrich preferiva mettersi a capo di imprese pi virili, crudeli e temerarie. Perci la decisione che presero una volta di tagliarsi ciascuno

un'unghia e di seppellirla in giardino era stata suggerita da Agathe, ed essa aveva aggiunto alle unghie anche una piccola ciocca dei suoi capelli biondi. Ulrich dichiar fieramente che forse cent'anni dopo qualcuno avrebbe ritrovato l'involtino e si sarebbe chiesto con meraviglia chi mai potesse esser stato; c'era in lui l'intenzione di passare in tal modo ai posteri; alla piccola Agathe invece interessava il seppellimento come tale, le sembrava di nascondere una parte di se stessa e di sottrarla durevolmente alla tutela di un mondo le cui pretese pedagogiche la intimidivano senza ispirarle rispetto. E poich proprio allora si stava costruendo in fondo al giardino la casetta per la servit, concertarono un'altra cosa straordinaria. Avrebbero scritto su un foglietto bellissimi versi, aggiungendovi i loro nomi, e l'avrebbero murato nella casa: ma quando incominciarono a scrivere i versi che dovevano essere tanto belli, non riuscirono a comporli, n un giorno n l'altro e intanto le mura crescevano sulle fondamenta. Finalmente, poich il tempo incalzava, Agathe scrisse una frase tolta dal libro d'aritmetica e Ulrich scrisse: "Io sono..." e poi il suo nome. Tuttavia avevano un batticuore terribile quando in giardino s'avvicinarono ai due muratori che stavano lavorando, e Agathe gett semplicemente il suo foglietto in un cunicolo e corse via. Ma Ulrich che essendo uomo e pi vecchio aveva ancor pi paura che i muratori lo trattenessero e gli chiedessero stupiti cosa volesse, per l'agitazione non riusc a muovere n mani n piedi, cosicch Agathe, incoraggiata dal fatto che non le era accaduto niente, ritorn indietro e si incaric anche del foglietto del fratello. Con l'aria di chi passeggia innocentemente avanz, adocchi un mattone all'estremit di una fila appena collocata al suo posto, lo sollev e aveva gi introdotto nel muro il nome di Ulrich prima che i muratori potessero mandarla via, mentre Ulrich, che la seguiva titubante, nel momento dell'azione sent l'angoscia che lo opprimeva orribilmente trasformarsi in una ruota di coltelli affilati che girava nel suo petto con tanta rapidit da venir tosto un sole sfavillante come la girandola d'un fuoco d'artificio. A questo dunque alludeva Agathe, e Ulrich per molto tempo non rispose e sorrise soltanto, evasivo, perch ripetere quel gioco con un morto gli sembrava davvero una cosa illecita. Ma Agathe s'era gi chinata, e, sfilatasi dalla gamba un'altra giarrettiera di seta, che portava per non stringersi alla cintura, sollev il sontuoso drappo mortuario e la infil nella tasca del padre. E Ulrich? Sulle prime non credette ai suoi occhi vedendo richiamare in vita quel lontano ricordo. Poi poco manc che non balzasse innanzi a impedirlo, solo perch era un atto cos contrario all'ordine. Ma intanto colse negli occhi della sorella un lampo che aveva la pura rorida freschezza di un mattino su cui non ancora caduta la opaca tetraggine del lavoro quotidiano, e ci lo trattenne. - Che cosa fai?! - disse piano, con mite rimprovero. Non sapeva se ella intendesse chieder perdono al padre per il torto che gli aveva fatto o invece dargli un buon viatico perch lui stesso tante volte aveva commesso ingiustizie. Ulrich stava per chiederglielo, ma quell'idea barbara di donare al freddo cadavere una giarrettiera ancor calda della gamba di sua figlia gli chiuse la gola e port nel suo cervello un grandissimo disordine.

6.
Il vecchio signore riposa finalmente in pace Il breve tempo che mancava ancora all'ora del funerale fu riempito da una quantit di piccole inconsuete occupazioni e pass presto; alla fine la serie dei visitatori, tirata come un filo nero attraverso le ore, nell'ultima mezz'ora prima della partenza del morto era diventata una festa nera e solenne. Gli impiegati delle Pompe Funebri avevano martellato e scalpicciato ancor pi di prima con la seriet di chirurghi a cui uno ha affidato la propria vita e da allora in poi non deve pi interloquire - e sull'intatto trantran delle altre parti della casa avevano gettato un ponte di elevati sentimenti che conduceva dal portone attraverso la scala fin nella camera mortuaria.

I fiori e le piante, i drappeggi neri di panno e di crespo, i candelieri d'argento e le fiammelle guizzanti che accoglievano i visitatori conoscevano il loro dovere meglio che Ulrich e Agathe, i quali in nome della casata dovevano salutare chiunque venisse a porgere al morto l'estremo saluto, e di pochissimi sapevano chi fossero se il vecchio servitore del padre non richiamava discretamente la loro attenzione su condolenti particolarmente altolocati. E tutti i convenuti scivolavano verso di loro, poi scivolavano via e gettavano l'ancora, isolati o in piccoli gruppi, mettendosi a osservare immobili i due fratelli. A questi cresceva in faccia l'espressione di serio ritegno, finch l'ispettore del trasporto bagagli, ovvero il padrone dell'impresa di Pompe Funebri - quello stesso che aveva offerto a Ulrich i suoi prospetti stampati, e nell'ultima mezz'ora era corso su e gi per le scale almeno una ventina di volte schizz su a lato di Ulrich e gli annunzi, con importanza riguardosamente ostentata, come un aiutante al suo generale in un giorno di rivista, che tutto era pronto. Poich il corteo doveva sfilare solennemente attraverso la citt, in carrozza si sarebbe saliti pi tardi, e Ulrich dovette incedere per primo dietro la bara, a fianco dell'imperial regio prefetto che alle esequie di un membro della Camera Alta aveva voluto intervenire personalmente, e all'altro lato di Ulrich procedeva una autorit altrettanto illustre, il decano di una deputazione del Senato, composta di tre membri; dietro venivano gli altri due senatori, poi il rettore e il consiglio dell'Universit e solo dopo questi, tuttavia prima dell'interminabile fiumana di cilindri degli svariati personaggi d'importanza decrescente dalle prime alle ultime file, avanzava Agathe circondata da donne nerovestite, indicando il punto dove, fra le maggiori e le minori gerarchie, aveva il suo posto assegnato il dolore privato; perch la disordinata partecipazione dei semplici accompagnatori pietosi incominciava soltanto dietro a quelli che erano intervenuti in veste ufficiale, e poteva anche darsi che fosse costituita soltanto dalla coppia di vecchi domestici che camminava solitaria in coda alla processione. Cos questa era principalmente un corteo di uomini, e al fianco di Agathe non c'era Ulrich ma il marito, il professor Hagauer, la cui faccia, rossa come una mela con la verruca pelosa sul labbro, nel frattempo le era diventata estranea, e attraverso il fitto velo nero che le permetteva di osservarlo nascostamente le appariva color viola scuro. Ulrich stesso che nelle lunghe ore precedenti era sempre stato insieme con la sorella aveva adesso l'impressione che l'antichissimo schieramento funebre, datante ancora dalla fondazione dell'Universit, gli avesse improvvisamente strappato Agathe, e ne sentiva la mancanza senza poter neanche voltarsi a guardarla; pensava a una frase scherzosa per salutarla quando si sarebbero ritrovati, ma i suoi pensieri erano disturbati dal prefetto che camminava muto e autorevole al suo fianco, e ogni tanto gli diceva una parola sottovoce che egli doveva raccogliere; come d'altronde era stato colmato d'attenzioni da tutte quelle Eccellenze fino alle Magnificenze e alle Eminenze perch era considerato l'ombra del conte Leinsdorf e il sospetto che veniva a poco a poco destando l'Azione Patriottica gli conferiva importanza. Sui marciapiedi e alle finestre s'affollavano i curiosi e bench Ulrich sapesse che fra un'ora, come in uno spettacolo teatrale, tutto sarebbe finito, pure quel giorno sentiva gli eventi con particolare vivezza e la generale partecipazione ai suoi casi gli gravava sulle spalle come un manto carico di fregi pesanti. Per la prima volta sentiva il vero carattere della tradizione. L'agitazione, precedente il corteo come un'onda, della folla che chiacchierava, ammutoliva e riprendeva a respirare, il prestigio del clero, il tonfo sordo delle zolle di terra sul legno che si sarebbe udito fra poco, il silenzio stagnante del mormorio, tutto ci gli scuoteva le vertebre come un antichissimo strumento musicale, e Ulrich sentiva con meraviglia una indescrivibile risonanza dentro di s, nelle cui vibrazioni il suo corpo si innalzava come se fosse realmente sollevato dal fermento generale. E giacch quel giorno egli era vicino agli altri pi del consueto, immagin come sarebbe stato ancora diverso se in quel momento, conforme al senso originario quasi dimenticato della parata odierna, egli davvero avesse seguito le esequie di un grande, potente personaggio. Con quel concetto la tristezza svaniva, e la morte si trasformava da angoscioso evento privato in un trapasso di poteri che avveniva con pubblica cerimonia; non s'apriva pi quel vuoto orribile e fisso che ogni persona alla cui esistenza si avvezzi lascia dietro di s nei primi giorni dopo la scomparsa; e l'erede riprendeva il cammino al posto dell'estinto, la folla gli donava la sua

simpatia, il rito funebre era in pari tempo una festa d'imitazione per colui che prendeva possesso della spada e per la prima volta solo e senza predecessore si metteva in cammino verso la propria morte. "Avrei dovuto chiudere gli occhi a mio padre! - pens Ulrich involontariamente. - Non per lui o per me, bens..." Non seppe concludere quel pensiero; ma che il padre non gli avesse voluto bene, n lui al padre, gli parve, di fronte a quell'ordine naturale, una stima soverchia e meschina dell'importanza personale, e d'altronde davanti alla morte i pensieri personali avevano un gusto scipito d'inconcludenza, mentre tutto ci che vi era di significativo nell'evento sembrava emanare dal corpo gigantesco del corteo lentamente avanzante in mezzo a due pareti di spettatori, anche se v'erano l in mezzo scioperataggine, curiosit e la smania sbadata di intromettersi dappertutto. Tuttavia la musica seguitava a suonare, era una giornata chiara, leggera, splendida, e i sentimenti di Ulrich oscillavano come il baldacchino che si porta in processione sopra il Santissimo. Di quando in quando Ulrich guardava nei vetri del carro funebre che lo precedeva, e vedeva la propria testa l riflessa, col cappello e le spalle; ogni tanto scopriva sul fondo della carrozza, accanto alla bara stemmata, le piccole scaglie di cera dei funerali precedenti che non erano state tolte per bene, e allora suo padre gli faceva semplicemente e puramente pena come un cane che stato investito per la strada. Il suo sguardo si inumidiva e se al di sopra di tutto quel nero egli guardava gli spettatori ritti sui marciapiedi, li vedeva come fiori spruzzati e multicolori; e l'idea che lui, Ulrich, vedeva tutto ci, e non colui che aveva vissuto l tutti i suoi giorni e per giunta amava molto pi di lui le cerimonie, era cos strana da fargli giudicare impossibile che suo padre non potesse essere presente al congedo da un mondo che nel complesso gli era piaciuto. Bench turbato, Ulrich not che l'agente o imprenditore delle Pompe Funebri che regolava e conduceva verso il cimitero il funerale cattolico era un ebreo alto e robusto di una trentina d'anni: adorno di lunghi baffi biondi aveva le tasche piene di carte come una guida turistica, correva avanti e indietro, e qui aggiustava le tirelle a un cavallo, l sussurrava qualcosa ai suonatori della banda. A Ulrich venne anche in mente che la salma del padre l'ultimo giorno non era rimasta in casa e vi era stata riportata soltanto poco prima del funerale, conforme a una volont testamentaria ispirata dallo spirito di ricerca, che la poneva a disposizione della scienza; ed era fuor di dubbio che dopo quell'intervento anatomico il vecchio signore doveva esser stato soltanto rimesso insieme alla svelta; dunque al centro di quella grande, bella, solenne fantasmagoria dietro le lastre di vetro che riflettevano l'immagine di Ulrich c'era soltanto una cosa mal cucita. "Con o senza le sue decorazioni?" si chiese Ulrich perplesso; non ci aveva pi pensato e non sapeva se all'Istituto d'anatomia avevano rivestito il padre prima di rimandarlo a casa chiuso nella sua cassa. Anche sulla sorte della giarrettiera di Agathe si potevano nutrire dubbi; forse l'avevano trovata, ed egli immagin le facezie degli studenti. Tutto ci era estremamente penoso, e in tal modo le obiezioni della realt scomposero il suo sentimento in tanti singoli pezzi, dopo che per un attimo si era arrotondato quasi nella sfera levigata di un sogno vivente. Adesso non sentiva pi che l'assurdit confusamente oscillante dell'ordine umano e di se stesso. "Ormai sono solo al mondo, - egli pens, - la catena di un'ancora s' spezzata... io salgo alla superficie!" In quel ricordo della prima impressione avuta nel ricevere la notizia della morte del padre torn a vestirsi il suo sentimento mentre egli avanzava tra le due muraglie di uomini.

7.
Giunge una lettera di Clarisse Ulrich non aveva lasciato il suo indirizzo a nessuno, ma Clarisse l'ebbe da Walter, che lo conosceva dall'infanzia. Ella gli scrisse:

"Mio caruccio, mio vigliaccuccio, mio uccio! Sai cos' un uccio? Io non saprei spiegartelo. Walter forse un debol uccio. (Il suffisso uccio era sempre sottolineato pi volte) Credi che fossi ubriaca quando son venuta da te? Io non posso ubriacarmi. (Gli uomini si ubriacano pi presto di me. strano). Ma non so che cosa ti ho detto; non me ne ricordo. Ho paura che tu t'immagini che io abbia detto cose che non ho detto. No, non le ho dette. Ma volevo scriverti una lettera... subito! Prima di tutto: tu sai come si aprono i sogni. Qualche volta, quando sogni, ecco che sai: sei gi stato in questo luogo, hai gi parlato con questa persona, oppure... come ritrovare la propria memoria. Al risveglio so di aver vegliato! (Ho dei compagni di sonno) Ti ricordi ancora di Moosbrugger? Devo raccontarti una cosa: A un tratto m' tornato il suo nome. Quelle tre sillabe musicali. Ma la musica inganno. Voglio dire quando sola. La musica da sola estetismo o qualcosa di simile: debolezza di fronte alla vita. Se per la musica si unisce alla vita, allora i muri tremano e dalla tomba del presente sorge la vita di coloro che verranno. Io non ho soltanto udito le tre sillabe musicali, le ho anche vedute. Sono emerse dalla mia memoria. Una certezza, a un tratto: dov'esse sorgono c' anche qualcos'altro! Una volta scrissi al tuo conte una lettera su Moosbrugger: come si fa a dimenticare una cosa simile! Io adesso vedo-odo un mondo in cui le cose stanno ferme e la gente si muove, come tu la conosci da sempre, ma sonante-visibile. Non posso spiegarlo chiaramente, perch finora ne son venute fuori solo le tre sillabe. Tu mi capisci? Forse ancora troppo presto per parlarne. Dissi a Walter: - Voglio conoscere Moosbrugger! Walter chiese: - E chi Moosbrugger? Io risposi: - L'amico di Ulrich, l'assassino. Leggevamo il giornale; era mattina e Walter doveva andare all'ufficio. Ricordi quel giorno che leggemmo il giornale tutti e tre insieme? (Tu hai poca memoria, non te ne ricorderai!) Dunque io avevo spiegato il foglio che Walter m'aveva dato: un braccio a destra, un braccio a sinistra; improvvisamente sento un legno duro, sono inchiodata alla croce. Chiedo a Walter: - Il giornale non parlava solo ieri di uno scontro ferroviario presso Budweis? - S, - risponde lui. - Perch lo chiedi? Una cosa da poco, un morto o due. Dopo una pausa io dico: - Perch anche in America c' stato uno scontro. Dov' la Pennsylvania? Lui non lo sa. - In America, - dice. Io dico: - I macchinisti non fanno mai scontrare apposta le loro locomotive! Lui mi guarda. Era evidente che non mi capiva. - Certo che no, - egli sentenzia. Domando quando viene Siegmund a trovarci. Walter non lo sa bene. E adesso vedi: si capisce che i macchinisti non fanno scontrare le loro locomotive per far un disastro; ma allora perch lo fanno? Te lo dir io: in quella rete mostruosa di rotaie, scambi e segnali che si tende tutt'intorno al globo, noi tutti perdiamo la forza della coscienza. Perch se avessimo la forza di riesaminarci e di riconsiderare il nostro compito, faremmo tutto il necessario ed eviteremmo l'infortunio. L'infortunio il nostro arrestarci al penultimo passo! Naturalmente non ci si pu aspettare che Walter capisca subito. Io credo di poter acquistare questa immensa forza della coscienza e dovetti chiudere gli occhi perch Walter non vedesse il lampo che vi guizzava dentro. Per tutte queste ragioni stimo mio dovere far la conoscenza di Moosbrugger. Come sai, mio fratello Siegmund medico. Lui mi aiuter. L'ho aspettato.

Domenica venne da noi. Quando lo si presenta a qualcuno, egli dice: - Ma non sono n ebreo, n musico - Queste sono le sue freddure. Perch siccome si chiama Siegmund non vuol essere preso n per un ebreo n per un musicomane. stato concepito durante un'ubriacatura wagneriana. Impossibile farmi dare una risposta assennata. Mentre parlavo, brontolava sciocchezze. Tir un sasso a un uccello e col bastone frugava nella neve. Voleva anche scavare un sentiero con la vanga; viene spesso da noi per lavorare, dice che non gli piace stare a casa con la moglie e i bambini. Strano che tu non l'abbia mai incontrato. - Voi avete Les fleurs du mal e un orto d'erbe mangerecce, dice. Molte volte gli ho tirato gli orecchi e gli ho dato dei pugni nelle costole, ma non servito a niente. Poi in casa raggiungemmo Walter che naturalmente sedeva al piano, e Siegmund s'era puntato su le falde della giacca e aveva le mani sporche fino ai polsi. - Siegmund, - gli dissi davanti a Walter, - quand' che capisci un pezzo di musica? Lui sghignazza e risponde: - Mai. - S, quando lo fai tu stesso dentro di te! - dissi io. - Come fai a capire una persona? Devi rifarla! Questo il grande segreto, Ulrich! Devi essere come quell'altro: ma non penetrando tu in lui, sebbene lui in te! Noi lo riscattiamo, lo liberiamo, questa la forma attiva! Intervenire nelle azioni umane, ma adempirle e innalzarsi sopra di esse! - Scusa se mi dilungo tanto. Ma i treni si scontrano perch la coscienza non fa l'ultimo passo. I mondi non emergono se non li attiriamo. Un'altra volta te ne parler pi diffusamente. L'uomo geniale ha il dovere di dar l'assalto! Ne ha la forza inquietante! Ma Siegmund, quel vigliacco, guard l'orologio e chiese se si andava a cena, perch lui poi doveva tornare a casa. Sai, Siegmund si tiene sempre a met strada fra lo scetticismo del medico esperto che non stima gran che le possibilit della sua professione e lo scetticismo dell'uomo moderno che, al di l della tradizione spirituale, gi riapprodato all'igiene della semplicit e del giardinaggio. Ma Walter esclam: - Per l'amor di Dio, perch fate simili discorsi? Cosa volete insomma da questo Moosbrugger? - E questo ha servito. Perch allora Siegmund disse: - O un pazzo o un delinquente, questo vero. Ma se Clarisse si immagina di poterlo redimere! Io sono medico e devo permettere anche al cappellano di immaginarselo. Riscattare, dice Clarisse? Be', perch non lo potrebbe almeno vedere? Si spazzol i calzoni, con aria tranquilla, e si lav le mani. A cena poi combinammo tutto. E infatti andammo dal dottor Friedenthal, l'assistente che mio fratello conosce. Siegmund spiattell subito che si assumeva lui le responsabilit di introdurmi sotto mentite spoglie, dicendo che ero scrittrice e desideravo vedere l'assassino. Ma fu uno sbaglio, perch a una richiesta cos precisa quell'altro non poteva che rispondere di no. Anche se lei fosse Selma Lagerlf, sarei felice della sua visita, e naturalmente lo sono ad ogni modo; ma qui si tien conto soltanto degli interessi scientifici! Era molto carino passare per una scrittrice. Lo fissai negli occhi e gli dissi: - In questo caso sono pi che la Lagerlf, perch non ho scopi di studio! Egli mi guard e dichiar: - L'unica sarebbe che lei si presentasse al direttore della clinica con una presentazione della sua Ambasciata M'aveva preso per una scrittrice straniera e non aveva capito che ero la sorella di Siegmund. Alla fine decidemmo che avrei visto non il malato ma il prigioniero Moosbrugger. Siegmund mi procura la raccomandazione di una Lega Benefica e un permesso del tribunale. Dopo, Siegmund mi raccont, che il dottor Friedenthal giudica la psichiatria pi un'arte che una scienza e lo defin il direttore di un circo di demoni. A me per questo non dispiace. Il pi bello che la clinica ha per sede un vecchio convento. Dovremmo aspettare in un corridoio; l'aula la ex cappella, con grandi finestroni e io vi potevo guardar dentro, dal cortile. Gli ammalati vestivano di bianco e sedevano in cattedra vicino al professore. E il professore si chinava verso di loro con molta cordialit. Io pensavo: forse adesso porteranno dentro Moosbrugger. Sentivo che allora sarei

volata dentro la sala attraverso quelle grandi vetrate. Tu dirai che io non so volare; saltar dentro la finestra, allora? No, questo no, perch questo non me lo sentivo. Spero che tu ritorni presto. Mai ci si pu esprimere. Tanto meno per lettera." Sotto c'era la firma vigorosamente sottolineata: Clarisse.

8.
Famiglia in due Ulrich dice: - Quando due uomini, o due donne, devono dividere lo stesso spazio per parecchio tempo - in viaggio, in vagone letto o in un albergo sovraffollato - non di rado stringono una strana amicizia. Ciascuno ha una maniera sua di lavarsi i denti o di chinarsi per allacciarsi le scarpe o di salire sul letto per coricarsi. La biancheria e il vestiario, simili nel complesso, hanno nei particolari mille piccole differenze che si rivelano all'occhio. In principio - probabilmente per l'eccessivo individualismo dell'attuale modo di vivere - v' una resistenza che somiglia a una leggera antipatia e respinge la troppa dimestichezza, la violazione della propria personalit; poi vinta, e allora si forma una comunanza che ha un'origine inusitata come una cicatrice. Dopo quella metamorfosi molte persone si mostrano pi gaie del solito; moltissime pi serene, parecchie pi loquaci, quasi tutte pi amabili. La personalit mutata, si potrebbe dire che sotto la pelle si trasformata in un'altra meno singolare: al posto dell'Io fa capolino il primo accenno di un Noi, sentito chiaramente come un disagio e una diminuzione, ma tuttavia irresistibile. Agathe risponde: - Quella ripugnanza per la vita in comune si sente soprattutto fra donna e donna. Io alle donne non ho mai potuto abituarmi. - Si sente anche fra marito e moglie, - afferma Ulrich. - In tal caso per coperta dai doveri del commercio amoroso che assorbe subito l'attenzione. Ma non di rado i due "intrecciati" si svegliano di colpo e vedono - secondo il loro carattere, con stupore, o ironia, o voglia di scappare - un essere del tutto estraneo adagiato comodamente al loro fianco; a molti questo succede ancora dopo parecchi anni di matrimonio. E non saprebbero dire che cosa sia pi naturale: la loro convivenza con l'individuo estraneo o il subito rifuggirne secondo la propria unicit - l'una e l'altra cosa sono nella nostra natura. Tutt'e due questi atteggiamenti si confondono nel concetto della famiglia. La vita in famiglia non la vita piena e compiuta; i giovani vi si sentono frodati, diminuiti, non con-se-stessi. Guarda le ragazze che rimangono zitelle: sono succhiate dalla famiglia e private del loro sangue; diventano strane creature neutre fra l'io e il noi. La lettera di Clarisse ha messo Ulrich a disagio. Le esplosioni intermittenti in essa contenute lo inquietano molto meno che il lavorio tranquillo, in apparenza quasi ragionevole, che essa svolge dentro di s per attuare un progetto manifestamente folle. Egli si detto che al suo ritorno bisogner parlarne con Walter, e da allora tratta volentieri altri temi. Agathe, coricata sul divano, ha tirato su un ginocchio ed entra vivacemente nel ragionamento di Ulrich: - Con ci che dici, tu stesso spieghi perch io dovetti subito rimaritarmi! - ella esclama. - Eppure c' qualcosa di vero nel cosiddetto sacro senso della famiglia, in quell'esser tutti presi gli uni dagli altri, servirsi a vicenda, in quel roteare con abnegazione in un cerchio chiuso, - prosegue Ulrich senza badarle, e Agathe si meraviglia che cos spesso le sue parole si allontanino da lei dopo esserle venute tanto vicino. - Di solito quell'io collettivo soltanto un egoismo collettivo, e allora il senso della

famiglia la cosa pi odiosa che si possa immaginare; ma quell'implicito supplire l'uno all'altro, quel lottare insieme e sopportare i colpi, si pu anche interpretare come un sentimento atavico originariamente piacevole, risalente addirittura all'epoca paleozoologica - Agathe ode questo discorso e non riesce a ricavarne gran che. Neanche dalla frase che segue: - Questo stato per degenera facilmente, come tutti gli stati di cui s' perduta l'origine - E solo quando egli conclude con le parole: - E bisogna probabilmente che i singoli siano gi gente molto ammodo perch l'insieme da essi costituito non diventi un'assurda caricatura! - ella si sente di nuovo al sicuro vicino a lui e vorrebbe, mentre lo guarda, non permettere ai propri occhi di chiudersi affinch egli non sparisca; perch cos curioso ch'egli stia l seduto a dir cose che si perdono in alto e a un tratto ricadono, come una palla di gomma che s' impigliata nei rami d'un albero. Fratello e sorella s'erano ritrovati nel tardo pomeriggio in salotto; parecchi giorni erano gi trascorsi dal funerale. Quel salotto di forma oblunga era arredato non soltanto nel gusto ma con autentiche suppellettili di stile impero rustico. Tra le finestre pendevano gli alti rettangoli degli specchi racchiusi in lisce cornici dorate, e le sedie rigide e sobrie erano allineate contro le pareti, cos che il pavimento vuoto sembrava aver sommerso la stanza con la brunita forbitezza dei suoi riquadri, riempiendo un bacino poco profondo in cui si poneva il piede con titubanza. Al margine di quella inospite compostezza del salone perch lo studio era rimasto a Ulrich, dopo che ci si era trattenuto la prima mattina - l dove in una nicchia d'angolo la stufa torreggiava come un austero pilastro portando un vaso sulla sommit (ed esattamente nel centro del lato anteriore, su un bordo che correva tutt'intorno, un unico candeliere) Agathe si era combinata una penisola personalissima. Aveva fatto portare un'ottomana, e vi aveva steso davanti un tappeto i cui antichi disegni rossi e blu insieme con gli arabeschi orientali del divano, assurdamente ripetuti all'infinito, erano una sfida smaccata al grigio tenue, alla linearit ragionevole e discreta che regnava nella sala per volere degli antenati. Inoltre Agathe aveva offeso quella volont austera e signorile serbando per s, fra gli addobbi funebri dei giorni scorsi una grande pianta dalle larghe foglie verdi, che aveva posto a capo del divano, in funzione di "boschetto", accanto all'alta lampada a stelo che doveva permetterle di leggere sdraiata, e che nel paesaggio classico del salone faceva l'effetto di un riflettore o di un'antenna. Quel salone col soffitto a cassettoni, le mezze colonne e gli armadietti impero era mutato poco in cento anni perch lo si usava di rado, e i suoi possessori di prima non l'avevano mai veramente incluso nella propria vita; forse al tempo degli avi le pareti erano rivestite di delicate tappezzerie seriche, invece dell'intonaco chiaro che portavano adesso, e la stoffa delle sedie poteva esser stata diversa, ma fin dall'infanzia, Agathe il salone l'aveva sempre veduto cos come appariva adesso, e ignorava perfino se l'avevano arredato i bisnonni oppure gente estranea, perch, nata e cresciuta fra quelle mura, sapeva soltanto che in quella stanza era sempre entrata con la soggezione che si instilla ai bambini per tutto ci che essi potrebbero facilmente guastare o insudiciare. Ormai per ella aveva deposto le vesti di lutto, ultimo simbolo del passato, per indossare di nuovo il suo pigiama, e sdraiata sull'intruso divano leggeva fin dal primo mattino libri buoni e cattivi raccolti qua e l, interrompendosi solo di quando in quando per mangiare o per addormentarsi; e quando la giornata cos trascorsa volgeva alla fine ella guardava in fondo alla sala sempre pi buia le tende chiare che gi immerse nella penombra si gonfiavano come vele davanti alle finestre, e le sembrava di navigare nel crudo alone della sua lampada per quell'ambiente nello stesso tempo rigido e delicato, e di avervi gettato l'ancora or ora. Cos l'aveva trovata il fratello, che abbracci con una occhiata il suo rifugio illuminato; anch'egli infatti conosceva bene la sala e seppe perfino narrarle che il primo proprietario della casa era stato un ricco mercante al quale poi erano andati male gli affari, per cui il loro bisnonno, regio notaio, si era agevolmente trovato in condizioni di acquistare la bella propriet. Altre cose ancora Ulrich le raccont del salone da lui conosciuto in ogni particolare, e Agathe rimase soprattutto colpita dall'assicurazione che al tempo dei bisnonni quell'arredamento severo era considerato naturalissimo; non le era facile

convincersene, perch a lei pareva l'aborto di una lezione di geometria, e ci volle un certo tempo prima che spuntasse in lei la coscienza di un'epoca cos sazia delle forme imperiose del barocco che il suo stesso comportamento simmetrico e rigido era velato dalla sottile illusione di agire nel senso di una natura incorrotta, senza fronzoli, e ritenuta razionale. Quando ebbe sott'occhi quell'evoluzione di concetti, con tutti i particolari che Ulrich andava aggiungendo, le parve bello sapere tante cose che finora, come esperienza della sua vita, aveva disprezzato; e poich il fratello le chiese che cosa stesse leggendo si butt svelta col corpo sopra il mucchietto dei suoi libri, pur dichiarando spavalda che le piacevano tanto le cattive letture quanto le buone. La mattina Ulrich aveva passato qualche ora al lavoro, poi era uscito. Fino a quel giorno la sua speranza di concentrarsi non s'era adempiuta, e l'effetto stimolante che avrebbe dovuto risultare dall'interruzione della solita vita era stato annullato dagli sviamenti che le nuove circostanze portavano con s. Solo dopo i funerali vi fu un cambiamento, quando i rapporti col mondo esterno, fino allora cos animati, si strapparono di colpo. I fratelli che, per cos dire in rappresentanza del padre, erano stati per qualche giorno il centro della simpatia generale e avevano sentito i molteplici legami inerenti alla loro posizione, in fondo poi non conoscevano nessuno in citt tranne il vecchio padre di Walter - da poter visitare, e per riguardo al loro lutto non erano invitati da nessuno; solo il professor Schwung era venuto, oltre che alle esequie, anche il giorno dopo a informarsi se il compianto amico non avesse lasciato un manoscritto sulla diminuita capacit d'intendere e di volere, di cui ci si potesse aspettare la pubblicazione postuma. Quel brusco trapasso da un subbuglio continuo a una quiete plumbea fu addirittura una specie di trauma fisico. Per giunta, poich la casa non aveva stanze per gli ospiti, essi dormivano ancora in soffitta nelle loro vecchie camere di bambini su letti di fortuna, in un disadorno ambiente infantile che faceva pensare alle celle spoglie di un manicomio, e con il lustro senza onore della tela cerata sui tavoli e del linoleum sui pavimenti, nella cui noia la scatola delle costruzioni sputava un tempo le idee fisse della propria architettura, si cacciava fin dentro ai sogni. Per quei ricordi, senza senso e senza fine come la vita a cui avrebbero dovuto prepararli, i fratelli eran contenti che le loro camere, separate soltanto da un ripostiglio pieno di cose vecchie e inutili, fossero almeno contigue; e poich la stanza da bagno era al piano di sotto, anche dopo il risveglio essi dipendevano l'uno dall'altro, si incontravano fin dal mattino nel vuoto delle scale e della casa, dovevano usarsi reciproco riguardo, risolvere insieme tutti i problemi di un'economia domestica finora estranea e d'un tratto affidata alle loro mani. In tal modo coglievano anche il lato comico di quella convivenza tanto intima quanto imprevista: era come se un naufragio buffo e avventuroso li avesse ributtati sull'isola solitaria della loro fanciullezza, e ci li condusse, subito dopo i primi giorni, sul cui corso non avevano potuto in alcun modo influire, a cercare una certa autonomia, ma ciascuno dei due lo fece pi per riguardo all'altro che per se stesso. Perci Ulrich si era gi alzato, prima che Agathe si costruisse la sua penisola nel salone, e pian piano era scivolato nello studio, dove aveva ripreso le interrotte ricerche matematiche, pi per passare il tempo, per, che nell'intento di ottenere un risultato. Ma, con sua non lieve meraviglia, nelle poche ore di una mattinata egli condusse a termine, tranne pochi insignificanti particolari, il lavoro rimasto sospeso per mesi. Lo aveva soccorso nella scoperta della soluzione inattesa uno di quei pensieri al di fuori d'ogni regola dei quali non si pu dire soltanto che nascono quando uno non li aspetta pi, ma piuttosto che il loro improvviso e folgorante apparire ricorda quello della donna amata, che si trova gi l in mezzo alle altre amiche prima che lo sbigottito amatore si domandi come avesse finora potuto equipararla alle altre. In simili rivelazioni inclusa non soltanto l'intelligenza ma anche qualche speciale propriet della passione, e a Ulrich sembrava di esser giunto in quel momento al termine e alla libert, e anzi, poich non distingueva n un motivo n uno scopo, pens che aveva finito addirittura prima del tempo, ed ora l'energia residua sarebbe andata a sfociare nei sogni. Vedeva la possibilit che il suo pensiero, dopo aver risolto quel problema, si potesse applicare a questioni assai pi importanti, abbozz giocosamente una prima fantasia di un tal sistema, e in quegli

istanti di felice distensione si sent persino tentato dal suggerimento del professor Schwung di ritornare alla sua professione e di cercare la via che mena all'autorit e alla fama. Ma quando dopo parecchi minuti di quella beatitudine intellettuale egli si prospett freddamente quel che sarebbe accaduto se cedendo all'ambizione avesse imboccato con tanto ritardo la strada accademica, gli avvenne per la prima volta di sentirsi troppo vecchio per un'impresa; dall'et dell'adolescenza quel concetto quasi impersonale degli anni non gli era mai apparso come una realt per s stante, n mai ancora gli era sorto in mente il pensiero: c' qualcosa che tu non puoi pi fare! Quando Ulrich lo raccont poi alla sorella, nel tardo pomeriggio, si serv della parola "destino", che la interess grandemente. Ella volle sapere che cos'era il destino. - Una cosa di mezzo fra "il mio mal di denti" e "le figlie di re Lear!" rispose Ulrich. - Non sono di quelli che si baloccano volentieri con questa parola. Ma per i giovani essa fa parte della canzone della vita; vorrebbero avere un destino e non sanno che cosa sia. Ulrich replic: - In tempi futuri e meglio informati la parola destino acquister probabilmente un significato statistico. Agathe aveva ventisette anni. Era abbastanza giovane per aver conservato qualcosa delle vuote forme del sentimento che si coltivano per prime; abbastanza vecchia per intuire l'altro contenuto, costituito dalla realt. Ella obiett: - Anche invecchiare gi un destino! - e fu molto scontenta di quella frase, in cui la sua malinconia giovanile era espressa in una maniera che le pareva insignificante. Ma il fratello non ci bad e addusse un esempio: - Quando divenni matematico, - egli narr, - desideravo il successo scientifico e mi adoperai con tutte le mie forze per ottenerlo, anche se lo consideravo soltanto un gradino verso qualcos'altro. E i miei primi lavori - naturalmente imperfetti, come sono sempre gli inizi - contenevano davvero alcuni pensieri che allora erano nuovi, e rimasero ignorati oppure incontrarono addirittura opposizione, sebbene tutto il resto ottenesse buone accoglienze. Ora, si potrebbe forse chiamare destino il fatto che io persi presto la pazienza di battere ancora con tutte le mie forze su quel cuneo. - Cuneo? - interruppe Agathe, come se il suono di quella parola maschia e utensile le desse un immediato fastidio. - Perch lo chiami cuneo? - Perch era proprio quello il mio primo proposito: introdurre le mie idee come un cuneo, ma poi la pazienza mi venne meno. E oggi, concludendo forse l'ultimo mio lavoro che ancora risale a quel tempo, mi rendo conto che probabilmente non a torto avrei potuto considerarmi il capo di una corrente, se allora avessi avuto un po' pi di fortuna o di perseveranza. - Ma sei ancora in tempo! - opin Agathe. - Per l'uomo non vien cos presto come per la donna il momento in cui troppo vecchio per certe cose. - No, - replic Ulrich, - non ne ho pi voglia. Perch strano ma vero, che obiettivamente, per il corso delle cose, per l'evoluzione della scienza, nulla sarebbe mutato. Pu darsi che io abbia preceduto i miei tempi di una diecina d'anni; ma, un po' pi lentamente e per altre strade, altre persone sono arrivate anche senza di me al punto dove, tutt'al pi, io le avrei condotte un po' pi in fretta; mentre assai dubbio se una tale diversit della mia vita sarebbe bastata a lanciarmi con un nuovo vantaggio al di l della meta. Ecco qua dunque un pezzetto di quel che si chiama destino personale, ma che poi qualcosa di straordinariamente impersonale. - Del resto, - egli continu, - quanto pi invecchio, tanto pi spesso mi avvedo di aver odiato cose che pi tardi e per vie indirette seguivano la mia stessa direzione, cos che a un tratto non posso pi negare il loro diritto d'esistere; oppure accade che mi si rivelino i difetti delle idee o degli avvenimenti per cui ho parteggiato. Se consideriamo un tratto di strada un po' lungo sembra dunque che abbia poca importanza l'essersi appassionati e in qual senso. Tutto converge allo stesso scopo e tutto serve ad uno

sviluppo che impenetrabile e immancabile. - Una volta lo si attribuiva agli imperscrutabili disegni di Dio, comment Agathe corrugando la fronte, nel tono di chi parla di esperienze proprie e con non troppo rispetto. Ulrich ricord che Agathe era stata educata in convento. Nei lunghi calzoni stretti alle caviglie ella giaceva sul divano ai cui piedi egli si era seduto, e l'alta lampada li illuminava entrambi, cos che sul pavimento si era formata una grande lama di luce al di sopra della quale essi si trovavano al buio. - Oggi il destino fa piuttosto l'impressione del movimento sopraordinato di una massa, - egli afferm; - ci stiamo dentro e siamo trascinati col resto - Si ramment di aver gi avuto un'altra volta il pensiero che oggi ogni verit veniva al mondo divisa nelle sue due met, e tuttavia si poteva ottenere in quella maniera fallace e mobile un rendimento complessivo maggiore che se ciascuno in gravit e solitudine si sforzasse di adempiere il suo intero dovere. Quest'idea confitta nella sua coscienza come un uncino e non priva di una possibilit di grandezza, egli l'aveva gi esposta, e una volta ne aveva perfino tratto, senza prenderla sul serio, la conclusione che si poteva fare ci che piaceva! In realt nulla era cos lontano da lui quanto una simile conclusione; e proprio adesso che il suo destino sembrava averlo messo da banda non lasciandogli pi nulla da fare, nel momento pericoloso per la sua ambizione in cui egli sotto uno strano pungolo aveva finito quel lavoro ritardato, chiudendo l'ultima partita che ancora lo legava agli anni precedenti, proprio ora dunque che egli personalmente restava a mani vuote, sentiva, invece di una remissione, la nuova tensione comparsa dopo la sua partenza. Essa non aveva nome; si sarebbe potuto anche dire che un suo giovane parente gli chiedeva consiglio, oppure qualcos'altro. Ma con straordinaria chiarezza egli vedeva la chiazza luminosa d'oro chiaro sul verdenero della stanza, e i quadri sfumati del vestito di Agathe e se stesso e, tolta dal buio, delimitata con estrema nettezza, la congiuntura della loro riunione. - Come hai detto? - domand Agathe. - Ci che oggi si chiama ancora destino personale sar sostituito da eventi collettivi e interpretabili mediante la scienza statistica, - ripet Ulrich. Agathe ci pens un momento poi sbott a ridere. - Naturalmente capisco poco, ma non sarebbe meraviglioso se la statistica sciogliesse i nostri nodi? L'amore da un pezzo non ci riesce pi! E ci condusse Ulrich a raccontare improvvisamente alla sorella ci che gli era accaduto dopo aver finito il suo lavoro, quando, uscito di casa, era andato fin nel centro della citt per riempire in qualche modo l'indeterminatezza rimasta in lui. Non aveva voluto parlarne finora perch gli sembrava una faccenda troppo personale. Perch ogni volta che i suoi viaggi lo portavano in qualche citt a cui nessun interesse lo legava, godeva molto di quel particolare sentimento di solitudine che ne deriva, e di rado era stato cos intenso come questa volta. Egli aveva visti i colori delle strade, delle carrozze, delle vetrine, dei portoni, le forme dei campanili, dei visi e delle facciate e quantunque essi presentassero la fisionomia comune a tutta l'Europa, lo sguardo vi correva sopra come un insetto che s' smarrito in un campo di cui non conosce i colori di richiamo, e non vi si pu fermare, bench lo desideri. Questo andare senza meta e senza chiara destinazione in una citt vivacemente affaccendata con se stessa, quella accresciuta tensione del vivere unita a un'accresciuta solitudine, ancora aumentata dalla convinzione che non si tratta di uno bens di quella somma di visi, di quei movimenti staccati dal corpo e raccolti in armate di braccia, di gambe, di denti, alle quali appartiene il futuro, pu destare nell'uomo che ancora se ne va tutt'intero e concluso in s il timore di essere un asociale e un delinquente; ma se si procede ancora per quella via, ne pu anche sorgere un assurdo senso di piacere e d'irresponsabilit fisica, come se il corpo non appartenesse pi a un mondo dove l'Io sensuale racchiuso in piccoli condotti e tessuti nervosi, ma ad un cosmo inondato di sonnolenta dolcezza. Con queste parole Ulrich descriveva alla sorella ci che forse era la conseguenza di uno stato senza scopo e senza ambizione, oppure di un diminuito concetto della personalit, ma forse invece altro non

era che il "mito primitivo degli dei", le "due facce della natura", quella "veggenza che d" e "che toglie" di cui egli era appunto sulle tracce. Aspettava perci con curiosit di vedere se Agathe avrebbe dato un segno di comprensione o rivelato che anche lei conosceva impressioni simili, ma poich non accadde, egli spieg ancora una volta: - come una piccola fenditura della coscienza. Ci si sente abbracciati, racchiusi e penetrati fin dentro al cuore da una piacevole abulica mancanza d'indipendenza; ma d'altro lato si rimane svegli e capaci di critica e persino disposti ad attaccar briga con quelle persone e cose piene di vieta presunzione. come se in noi vi fossero due strati di vita relativamente indipendenti, che di solito si mantengono in equilibrio. E giacch si parlato del destino, si potrebbe anche dire che abbiamo due destini: uno mobile e senza importanza, che si compie, e un altro immobile e importante, che non si conosce mai. Allora Agathe, che aveva ascoltato a lungo senza muoversi, disse repentinamente: - proprio come baciare Hagauer! Si era alzata sui gomiti e rideva; le sue gambe erano ancora lunghe distese sul divano. E aggiunse: Naturalmente non era una cosa cos bella come l'hai descritta tu! - E Ulrich partecip alla sua ilarit. Non si capiva bene perch ridessero. Quel riso era venuto su di loro dall'aria o dalla casa o dai resti di stupore e di disagio che i solenni avvenimenti degli ultimi giorni, in vano contatto con l'aldil, avevano lasciato in loro, oppure dal piacere insolito che trovavano nella conversazione; perch ogni usanza umana coltivata fino all'estremo porta gi in s il germe del cambiamento, e ogni commozione che esce dal comune tosto appannata da un'ombra di incongruenza, di saziet e di malinconia. In tal modo e con quel lungo giro erano giunti infine, quasi per riposarsi, al discorso pi innocuo sull'Io e sul Noi e sulla Famiglia, e alla scoperta, oscillante tra il riso e lo stupore, che loro due costituivano una Famiglia. E mentre Ulrich parla del desiderio di compagnia - di nuovo col fervore di un uomo che si infligge una pena diretta contro la propria natura, ma non sa se contro la propria natura vera od assunta - Agathe ode le sue parole venirle vicino e poi tornare ad allontanarsi, ed egli si accorge di avere, secondo la sua malaugurata abitudine, cercato a lungo nell'aspetto di lei - che pure gli sta dinanzi cos inerme nell'abito capriccioso e nella luce chiara qualcosa di repulsivo; ma non ha trovato nulla, e di questo rende grazie con una tenerezza semplice e pura che non ha mai sentito. Ed molto entusiasta della conversazione. Quando ha finito di parlare, Agathe gli chiede con naturalezza: - Ma tu insomma sei favorevole o contrario a ci che chiami famiglia? Ulrich risponde che non si tratta di questo, perch lui in fondo parlava di una irresolutezza del mondo e non della propria perplessit. Agathe medita per qualche istante. Infine dice all'improvviso: - Io non posso dare un giudizio! Ma mi piacerebbe essere in accordo e in unione con te e anche... insomma vivere cos, in qualche modo! Non vorresti tentare anche tu?

9.
Agathe, quando non pu parlare con Ulrich Nel momento in cui Agathe saliva in treno per iniziare l'imprevisto viaggio di ritorno alla casa del padre era accaduto qualcosa che aveva la massima somiglianza con uno strappo repentino, e i due pezzi in cui l'istante della partenza s'era diviso erano scattati cos lontani l'uno dall'altro come se non fossero mai stati congiunti. Il marito l'aveva accompagnata alla stazione, s'era scoperto il capo e mentre il convoglio s'allontanava aveva sollevato a mezz'aria, come si conviene per un commiato, la bombetta nera, dura, rotonda che diventava sempre pi piccola, per cui pareva ad Agathe che la tettoia della stazione filasse tanto rapida indietro quanto il treno correva avanti. Fino a quel momento ella era stata convinta che non sarebbe rimasta via pi di quanto le circostanze l'avessero richiesto, ma di colpo

decise che non sarebbe ritornata mai pi e la sua coscienza divenne inquieta come il cuore di chi si vede improvvisamente scampato a un pericolo di cui era ignaro. Quando ci ripensava, Agathe non si sentiva per nulla soddisfatta. Disapprovava il proprio contegno, che per molti aspetti le ricordava una strana malattia avuta nell'infanzia, poco dopo che aveva incominciato a frequentare la scuola. Per pi di un anno, allora, aveva sofferto di febbri abbastanza alte che non salivano n scendevano, e s'era ridotta a tale magrezza da preoccupare i medici che non riuscivano a scoprirne la causa. Nemmeno pi tardi s'era mai chiarito di qual malanno si trattasse. Ad Agathe sarebbe piaciuto che i dottoroni dell'universit, che entravano per la prima volta nella sua stanza pieni di dignit e di saggezza, perdessero di settimana in settimana un poco della loro sicumera; e pur trangugiando ubbidiente tutte le medicine prescritte e pur essendo desiderosa di guarire come quelli pretendevano, era tuttavia contenta che i medici con le loro cure non ci riuscissero, e si sentiva in una condizione soprannaturale o almeno fuor del comune mentre si consumava come una candela. Era orgogliosa che l'ordine dei grandi non avesse alcun potere su di lei finch era malata, e non sapeva come il suo piccolo corpo potesse riuscire a tanto. Ma infine esso guar spontaneamente e in modo altrettanto singolare. Oggi ella ne sapeva poco di pi di quanto le avevano poi narrato le persone di servizio, persuase che la bimba fosse stata stregata da un'accattona che veniva spesso per casa, ma una volta era stata duramente messa alla porta; e Agathe non aveva mai scoperto quanto vi fosse di vero in quella storia perch i domestici vi alludevano spesso e volentieri, ma non si dilungavano in spiegazioni e mostravano di temere un severo divieto del padre di Agathe. Lei stessa conservava di quel tempo una sola immagine, molto viva per, in cui vedeva suo padre inveire al colmo dell'ira contro una donna di apparenza sospetta, e percuoterne parecchie volte la guancia col palmo della mano; quell'unica volta nella vita ella aveva visto trasformato in tal modo e furibondo il piccolo uomo equo di solito fino a dar fastidio; ma credeva di ricordare che la scena non s'era svolta prima bens durante la sua malattia, e lei infatti era a letto, e il letto invece che nella sua solita stanza era al piano di sotto, nel "quartiere dei grandi", in una delle stanze dove la servit non avrebbe dovuto lasciar entrare la mendica, anche se era ammessa alle scale e ai locali di servizio. Anzi, ad Agathe pareva che l'episodio fosse avvenuto piuttosto verso la fine della malattia, e pochi giorni dopo ella era guarita improvvisamente, cacciata fuori dal letto dalla strana impazienza con la quale il male s'era concluso cos inaspettatamente com'era cominciato. Certo di tutti quei ricordi Agathe non sapeva bene se fossero fatti reali o invenzioni della febbre. "Probabilmente, - ella pens scontenta, - l'unica cosa strana che quelle immagini abbiano potuto conservarsi in me cos fluttuanti tra verit e fantasia senza che io ci abbia mai trovato niente di straordinario" Gli sbalzi della vettura che percorreva strade mal lastricate impedivano la conversazione. Ulrich aveva suggerito di approfittare della bella giornata invernale per fare una gita, e proponeva anche una meta che in fondo non era una meta ma piuttosto una ricognizione di paesaggi vagamente affiorati nella memoria. Adesso erano tutti e due su una carrozza che doveva portarli fuori dalla citt. "Certo non v' altro di strano!" si disse Agathe ripetendo fra s il pensiero di poco prima. Nella stessa maniera aveva sempre studiato a scuola, senza mai sapere se era stupida o intelligente, volonterosa o svogliata; le risposte che gli insegnanti pretendevano da lei le si imprimevano in mente con facilit, senza che lei si dischiudesse per lo scopo di quelle domande, contro le quali si sentiva protetta da una profonda indifferenza interiore. Dopo la malattia era tornata a scuola volentieri come prima, e poich uno dei medici aveva detto che sarebbe stato bene toglierla alla solitudine della casa paterna e farle frequentare ragazze della sua et, l'avevano messa in un istituto religioso; anche l era considerata un'allieva serena e docile, pi tardi era passata al ginnasio. Quando le dicevano che una cosa era vera o necessaria, lei si regolava in conformit, e acconsentiva di buona voglia a tutto ci che le chiedevano perch le pareva la soluzione pi comoda; e le sarebbe parso insensato rivoltarsi contro solide istituzioni che non avevano niente da fare con lei ed evidentemente appartenevano a un mondo

costruito secondo la volont dei padri e dei professori. Per non credeva una parola di ci che imparava, e poich nonostante la sua condotta apparentemente arrendevole non era affatto una scolara modello e l dove i suoi desideri contrastavano con le sue convinzioni faceva tranquillamente il piacer suo, possedeva la stima delle sue compagne e perfino quella affettuosa ammirazione che gode a scuola chi sa passarsela comodamente. Poteva anzi darsi che ella si fosse combinata cos anche per la sua strana malattia infantile perch in fondo tranne quell'unica eccezione era stata sempre in buona salute e poco nervosa. "Dunque nient'altro che un carattere futile e infingardo!" concluse perplessa. Ricordava quanto le sue amiche erano state pi vivaci di lei, quante volte s'erano sollevate contro la rigida disciplina e di quali princip rivoluzionari avevano adornato le loro infrazioni all'ordine; ma per quanto le era stato dato osservare proprio quelle che si erano pi appassionatamente ribellate contro qualche particolare, pi tardi avevano accettato nel miglior modo la vita in blocco ed erano diventate ben assestate signore che educavano i figli suppergi com'erano state educate loro. Perci, sebbene malcontenta di s, non era neppure persuasa che un carattere buono ed attivo valesse pi del suo. Agathe esecrava l'emancipazione della donna, cos come sdegnava il femminile bisogno della covatrice, che si fa provvedere il nido dall'uomo. Ricordava con piacere il giorno in cui aveva sentito per la prima volta il seno tenderle il vestito, e aveva portato nell'aria rinfrescante delle strade le sue labbra brucianti. Ma il dinamismo erotico femminile, che sbuca dall'involucro dell'et fanciullesca come un ginocchio ritondo dal tulle rosa, aveva sempre destato il suo disprezzo. Quando si domandava di che cosa, insomma, era certa, il suo sentimento le rispondeva che ella era chiamata a vivere qualcosa di straordinario e di diverso; e questo gi allora, quando non sapeva quasi nulla del mondo e non credeva a quel poco che le avevano insegnato. E le era sempre sembrato un'attivit misteriosa rispondente a quell'impressione il lasciar fare di lei tutto quel che volevano, quando capitava, senza sopravvalutare la cosa. Agathe guard di sottecchi Ulrich che serio e impettito dondolava nella carrozza; si ramment che egli, la prima sera, aveva stentato a capire come mai lei non fosse scappata via dal marito fin dalla notte nuziale bench non gli volesse bene. Mentre ne aspettava l'arrivo era stata piena di timore reverenziale verso il fratello maggiore, ma adesso sorrideva fra s ricordando l'impressione che le facevano, i primi mesi, le labbra spesse di Hagauer quando s'arrotondavano amorose sotto le setole dei baffi; allora tutta la faccia si increspava in grosse pieghe verso gli angoli della bocca, e lei sentiva come una saziet: oh com' brutto quest'uomo! Anche la sua mite vanit e bonariet di pedagogo lei la sopportava come una nausea solamente fisica, pi esterna che interna. Passata la prima sorpresa, lo aveva ingannato di tanto in tanto con altri. "Se si dice cos, - ella pens, quando a una creatura senza esperienza, dai sensi in letargo, le premure di un uomo che non il marito sembrano in sul principio colpi di tuono che battono alla porta!" Infatti aveva poca disposizione per l'infedelt: gli amanti, una volta conosciuti, le parevano non pi affascinanti di un marito e presto si convinse che avrebbe potuto prender altrettanto sul serio le maschere rituali di una trib negra quanto le maschere amorose di cui l'uomo europeo si copre il volto. Non gi che non ne fosse mai rimasta turbata; ma ai primi tentativi di un bis tutto era gi perduto! La teatralit e l'elaborata rappresentazione dell'amore non riuscivano a inebriarla. Quella regia dell'anima, ideata soprattutto dagli uomini, il cui sugo che la dura vita deve avere di quando in quando un'ora di debolezza - con qualche sottospecie della debolezza: abbandonarsi, svenire, darsi, soccombere, impazzire e via dicendo - le sembrava scombiccherata e fuori del giusto, perch lei si sentiva debole a tutte le ore in un mondo cos magnificamente costruito dalla forza degli uomini. La filosofia che Agathe in tal modo aveva acquisito era semplicemente quella della femmina che non si lascia menar per il naso e senza volerlo osserva ci che il maschio cerca di darle a intendere. Anzi non era affatto una filosofia ma soltanto un disinganno fieramente dissimulato; ancor sempre mescolato all'attesa di una soluzione sconosciuta, che forse aumentava a misura che diminuiva la ribellione esteriore. Poich Agathe aveva letto molto, ma per natura non voleva saperne di teorie, e quando confrontava le proprie esperienze con gli ideali della letteratura e del teatro, sempre si meravigliava che

n i suoi seduttori l'avessero imprigionata come la trappola cattura la selvaggina (secondo l'atteggiamento dongiovannesco che l'uomo soleva darsi allora quando in realt sdrucciolava insieme con una donna) n la sua vita col marito si fosse, come in un dramma di Strindberg, mutata in una lotta fra i sessi in cui la donna prigioniera, come voleva l'altra moda del tempo, torturava a morte l'inetto dominatore con tutti gli espedienti dell'astuzia e della debolezza. Al contrario i suoi rapporti con Hagauer erano sempre rimasti buoni nonostante i riposti sentimenti che ella nutriva per lui. La prima sera Ulrich aveva usato parole grosse come terrore, trauma e violenza, che erano proprio fuori di posto. "Spiacentissima di non potermi presentare in veste di angelo", pensava Agathe, ancora riluttante al ricordo, anzi in quel matrimonio tutto s'era svolto nel modo pi naturale. Il babbo aveva perorato con argomenti ragionevoli la causa di Hagauer, lei stessa era decisa a riprender marito; ebbene, sia, bisogna accettare ci che il matrimonio comporta; cosa non particolarmente bella n straordinariamente piacevole! Ancora adesso le rincresceva di offendere consapevolmente Hagauer, mentre era lei che l'aveva voluto. Non cercava l'amore; aveva pensato che in qualche modo sarebbe andata bene, che lui era un uomo buono. Invece era piuttosto uno di quegli uomini che agiscono sempre bene; in loro stessi non c' bont, pensava ora Agathe. Si direbbe che la bont, via via che diventa buona volont o buone azioni, scompaia dall'uomo! Come aveva detto Ulrich? Il ruscello che fa andare una fabbrica perde la sua portata. S, anche cos aveva detto, ma non era quello che lei cercava. Ah, ecco: "A quanto pare solo coloro che non fanno gran che di bene sono capaci di conservare tutta la loro bont" Ma nel momento in cui la frase le tornava alla memoria, persuasiva come Ulrich doveva averla formulata, le parve assolutamente priva di senso. Non la si poteva togliere isolata dal contesto del discorso, che ella non ricordava. Cerc di disporre le parole in un altro modo, di sostituirle con altre simili; ma risultava evidente che la prima frase era la giusta perch le altre sembravano gettate al vento e non ne rimaneva nulla. Dunque Ulrich aveva detto cos, ma: "Come si pu chiamare buona la gente che si conduce male? - ella pens. - davvero un'assurdit" Eppure ricordava che il motto, mentre lui lo pronunziava, senza avere maggior contenuto le era parso meraviglioso. Meraviglioso non era la parola adatta: ella si era quasi sentita svenire dalla felicit ascoltando quell'aforisma. Aforismi simili spiegavano tutta la sua vita. Quello, per esempio, suo fratello l'aveva enunciato durante la loro ultima importante conversazione, dopo il funerale e dopo che il professor Hagauer era gi ripartito; e a un tratto ella si era accorta di aver sempre agito con molta imprevidenza, e cos anche quando aveva pensato semplicemente che "in qualche modo" sarebbe andata bene con Hagauer perch era "un uomo buono"! Ulrich faceva sovente di quelle affermazioni che per qualche istante la riempivano di gioia o di tristezza, bench quegli istanti non si potessero "conservare" Quando aveva detto, per esempio - si chiese Agathe - che in certe circostanze egli poteva voler bene a un ladro, mai per a un individuo onesto per abitudine? L per l non le sovveniva, ma il bello era - e di l a poco le torn in mente - che non Ulrich ma lei stessa aveva fatto quell'asserzione. Del resto molte cose che lui diceva ella le aveva gi pensate; senza parole, per, perch opinioni cos precise, sola con se stessa com'era prima, ella non se le sarebbe mai fatte! Agathe fra i balzi e gli scrolloni della carrozza, che rotolava su strade scabrose di periferia e avvolgeva in una rete di scosse meccaniche i due inabilitati a parlare, s'era sentita finora assai bene e in mezzo ai suoi pensieri aveva anche usato il nome del marito senza ostilit, soltanto come una definizione di tempo e di materia per i pensieri stessi; ma ecco che, senza un motivo speciale, un terrore infinito la penetr a poco a poco: Hagauer era stato accanto a lei in carne e ossa! L'equanimit con la quale lo aveva considerato finora scomparve, e la gola le si serr amaramente. Egli era arrivato la mattina del funerale; nonostante il ritardo aveva affettuosamente insistito per vedere il suocero un'ultima volta; era andato all'Istituto d'anatomia, aveva fatto ritardare la chiusura della bara, s'era mostrato assai commosso in maniera discreta, onesta, molto misurata. Dopo le esequie Agathe si era dichiarata esausta e Ulrich aveva dovuto pranzare col cognato fuori di casa. Come narr poi, la presenza di Hagauer lo aveva reso furente come un colletto troppo stretto e, non foss'altro per

questo, aveva fatto il possibile per sbrigarsela rapidamente. Hagauer si proponeva di recarsi alla capitale per un congresso pedagogico, e di passare un altro giorno in colloqui al Ministero e in ispezioni; prima di questo s'era riservato due giorni per trascorrerli con la moglie, come si addice a un marito premuroso, e per occuparsi della di lei parte di eredit; ma, d'accordo con la sorella, Ulrich aveva inventato un pretesto per non accogliere Hagauer in casa e gli aveva annunziato che una camera era prenotata per lui nel primo albergo della citt. Hagauer, come era previsto, si mostr irresoluto: l'albergo era incomodo, costoso, e per decoro doveva pagarlo lui; d'altra parte si potevano anche dedicare due giorni invece di uno ai colloqui e alle ispezioni nella capitale, e viaggiando di notte si evitava un pernottamento. Per cui Hagauer, simulando rincrescimento, lasci intendere che gli era difficile approfittare della premura di Ulrich, e infine manifest la sua decisione immutabile di ripartire la sera stessa. Cos non restava altro da regolare che le questioni dell'eredit, e ripensandoci Agathe sorrise di nuovo, perch per suo desiderio Ulrich aveva dato a intendere al marito che il testamento si poteva aprire soltanto dopo qualche giorno. Agathe era pur l, gli avevano detto, per tutelare i diritti del marito, egli avrebbe anche ricevuto una comunicazione in tutte le forme legali, d'altronde per quanto riguardava mobili, oggetti, ricordi e simili, Ulrich come scapolo era pronto a subordinare i propri desideri a quelli della sorella. Alla fine Ulrich aveva ancora chiesto a Hagauer se avrebbe acconsentito eventualmente alla vendita della casa che non serviva a nessuno; senza impegno, beninteso, poich nessuno di loro aveva ancora letto il testamento. E Hagauer aveva dichiarato, beninteso senza impegno, che per il momento non aveva nulla da obiettare, ma naturalmente si riservava di prender partito nel caso di un effettivo progetto di vendita. Questa proposta l'aveva suggerita Agathe al fratello, e lui l'aveva ripetuta, perch non aveva opinioni in riguardo e voleva solo liberarsi di Hagauer. Ma di colpo Agathe si sent di nuovo infelicissima, perch, dopo che tutto era stato cos felicemente risolto, il marito era ancora venuto da lei in compagnia di Ulrich per accomiatarsi. E allora Agathe era stata sommamente scortese e aveva dichiarato di non poter dire neppure a un dipresso quando sarebbe ritornata. Poich lo conosceva aveva intuito subito che lui questo non se l'aspettava ed era scontento di apparire con la sua decisione di ripartire subito come il pi disamorato dei due; certo poi, retrospettivamente, gli faceva rabbia la pretesa di mandarlo a dormire all'albergo, e la freddezza con la quale era stato accolto; ma giacch era un uomo di metodo non disse nulla, risolse di spiegarsi in seguito con la moglie e la baci, dopo essersi tolto il cappello, sulle labbra nel modo prescritto. E quel bacio, a cui Ulrich aveva assistito, parve ora annichilire Agathe. "Come mai, - ella si chiese costernata, - ho potuto resistere tanto tempo al fianco di quell'uomo? Ma non ho forse accettato senza resistenza tutta quanta la mia vita?" Si rimprover con veemenza: "Se io valessi qualcosa non sarei mai arrivata a questo punto!" Agathe distolse gli occhi da Ulrich, che aveva osservato fino allora, e guard fuori del finestrino. Case basse di sobborghi, strade gelate, passanti imbacuccati: le sfilavano dinanzi immagini di desolata bruttezza, ed erano la rappresentazione della vita deserta in cui per la propria neghittosit ella era andata a incagliarsi. Adesso non sedeva pi eretta, ma s'era un po' lasciata andare sui cuscini della vettura, che odoravano di vecchio, per poter meglio guardar fuori, e non mut pi quella positura non bella, in cui era sgarbatamente afferrata al ventre e sballottata dalle scosse del veicolo. Il suo corpo, cos stropicciato come uno straccio, le dava una sensazione sinistra, perch, infine, era l'unica cosa che possedeva. Qualche volta, quando in collegio si svegliava nella mezza luce dell'alba, aveva avuto l'impressione di galleggiare nel proprio corpo come tra gli assi di una barca verso l'avvenire. Adesso aveva circa il doppio degli anni di allora. E nella carrozza c'era la stessa semioscurit. Ma anche ora non era capace di immaginare la sua vita e non aveva nessuna idea di come avrebbe dovuto essere. Gli uomini erano un complemento e un perfezionamento del suo corpo, ma non un contenuto spirituale; ella li prendeva, come essi prendevano lei. Il suo corpo le diceva che fra pochi anni avrebbe incominciato a perdere la propria bellezza: dunque a perdere i sentimenti che esso stesso direttamente genera finch sicuro di s, e che solo in piccola parte si possono esprimere in parole o in pensieri.

Allora tutto sarebbe finito, senza che nulla mai ci fosse stato. Le venne in mente che Ulrich aveva parlato in modo simile dell'inutilit del proprio sport, e, mentre si costringeva a restare col capo rivolto verso il finestrino, decise di interrogarlo.

10.
Ulteriore decorso della gita al bastione degli svedesi. La morale del secondo passo Giunti alle ultime case della citt, basse e di aspetto gi paesano, i fratelli scesero dalla carrozza e s'avviarono per una strada di campagna in leggera salita, larga, solcata da carreggiate i cui orli gelati si sfaldavano sotto i piedi. Le loro scarpe si coprirono subito di una brutta polvere grigia in contrasto stridente con gli eleganti abiti cittadini, e quantunque non facesse freddo un vento assai rigido soffiava gi verso di loro, sicch le loro guance incominciarono a bruciare e un vitreo ribrezzo in bocca impediva di pronunciare parola. Il ricordo di Hagauer urgeva Agathe a una spiegazione col fratello. Ella era persuasa che quel matrimonio sbagliato doveva riuscirgli incomprensibile sotto tutti gli aspetti, anche quello, il pi semplice, delle esigenze sociali; ma pur avendo dentro le parole gi pronte non pot risolversi a vincere gli ostacoli della salita, del freddo e dell'aria che le tagliava la faccia. Ulrich la precedeva, in un largo solco che serviva di sentiero; ella guardava le sue spalle larghe e scarnite ed esitava. Lo aveva sempre immaginato duro, inflessibile e un poco avventuroso, forse soltanto per le parole di biasimo che il padre e talvolta anche Hagauer dicevano su di lui, e ora aveva vergogna della propria arrendevolezza alla vita, di fronte a questo fratello evaso e straniato dalla famiglia. "Aveva ragione di non curarsi di me!" ella pens, e si rinnov in lei lo sgomento di aver cos spesso perseverato in attitudini sbagliate. In verit c'era in lei la stessa tempestosa contraddittoria passione che sul limitare della camera mortuaria del padre l'aveva spinta a recitare quei versi veementi. Cerc di raggiungere Ulrich, il fiato le venne a mancare, e improvvisamente proruppero da lei domande che quella strada funzionale forse non aveva mai udito, e il vento fu lacerato da parole che non s'erano mai intrecciate alle voci dei venti campestri scendenti da quelle colline. - Tu certo ricordi... - e cit alcuni esempi famosi tratti dalla letteratura: - Non mi hai detto se potresti perdonare a un ladro; ma questi assassini li giudichi buoni, non vero? - Certamente! - rispose Ulrich gridando a pieni polmoni. - Cio... no, aspetta; forse quella soltanto gente di buone disposizioni, gente di valore. E questo rimane loro anche pi tardi, quando sono diventati criminali. Ma buoni no, non rimangono! - E allora perch li ami ancora dopo il loro delitto? Non certo per le loro precedenti buone disposizioni, ma perch continuano a piacerti! - Gi, sempre cos, - disse Ulrich. - L'uomo d il carattere all'azione, mai accade il contrario! Noi separiamo il bene dal male ma dentro di noi sappiamo che sono una cosa sola! Un altro rossore, oltre quello del freddo, copr le guance di Agathe quando alle sue domande appassionate che ella esprimeva e insieme nascondeva con le parole non si offerse che un riferimento libresco. L'abuso che si suol fare di problemi culturali cos grave che pu accadere di giudicarli fuori di posto l dove il vento soffia e gli alberi crescono, come se la cultura umana non fosse il compendio di tutte le forme della natura! Ma Agathe aveva valorosamente lottato con se stessa, e ora, infilando il braccio sotto quello di Ulrich, gli disse quasi all'orecchio, cos che non occorreva pi gridare, e con una strana baldanza che le guizzava sul viso: - Perci noi distruggiamo i cattivi, ma offriamo loro gentilmente un ultimo pasto prima di mandarli al patibolo! Ulrich, che intuiva qualcosa di quella passione al suo fianco, si pieg verso la sorella e le disse

accostandole la bocca all'orecchio, ma tuttavia abbastanza forte: - Ciascuno inclina a ritenersi incapace di fare il male e a credersi un brav'uomo! Con queste parole erano arrivati in cima, dove la strada non saliva pi ma tagliava invece le ondulazioni di un vasto pianoro senz'alberi. Il vento si era calmato di colpo, e non faceva pi freddo, ma nella quiete gradevole il discorso cadde come se fosse stato mozzato e non ci fu pi modo di riprenderlo. Un po' pi tardi Ulrich domand: - Come mai in mezzo a quel ventaccio ti son venuti in mente Stendhal e Dostoevskij? Se qualcuno fosse stato l a osservarci ci avrebbe creduti pazzi! Agathe scoppi in una risata. - L'avrebbe giudicato incomprensibile, come un dialogo d'uccelli! Del resto son pochi giorni che mi parlasti di Moosbrugger. Continuarono a camminare. Dopo una pausa Agathe disse: - A me per Moosbrugger non piace! - Veramente anch'io l'ho quasi dimenticato, - rispose Ulrich. Dopo aver proseguito per un tratto in silenzio Agathe si ferm. - Dimmi un po'... - ella chiese: - tu hai commesso certamente molte storditaggini. Mi ricordo, ad esempio, che passasti un certo tempo all'ospedale per una ferita d'arma da fuoco. Allora anche tu qualche volta agisci senza riflettere. - Ne fai oggi di strane domande! - esclam Ulrich. - Che cosa posso risponderti? - Non rimpiangi mai ci che hai fatto? - ribatt Agathe pronta. - Ho l'impressione che tu non rimpianga mai nulla. Del resto qualcosa di simile l'hai gi detto tu stesso. - Dio mio, - replic Ulrich riprendendo l'andare, - in ogni meno c' un pi. Forse ho detto questo, suppergi, ma non occorre prenderlo troppo alla lettera. - In ogni meno un pi? - In ogni male un po' di bene. O almeno quasi in ogni male. Di solito in ogni umana variante negativa ce n' una positiva non riconosciuta: probabilmente volevo dir questo. E se tu ti penti di una tua azione potrai trovare proprio in questo pentimento la forza di compierne un'altra cos buona che in altre circostanze non ci arriveresti mai. Il primo atto non mai decisivo; decisivo soltanto quello che si compie dopo! - E se tu hai ammazzato qualcuno, qual l'atto che puoi compiere dopo? Ulrich alz le spalle. Aveva voglia di rispondere, solo per coerenza logica: "Forse ci mi renderebbe capace di scrivere un poema che doni a migliaia di persone la vita interiore, oppure di fare una grande invenzione" Ma si trattenne. "No, non sarebbe cos! - pens poi. - Solo un pazzo potrebbe nutrire tale illusione. O un esteta diciottenne. Dio sa perch, sono pensieri che contraddicono alle leggi della natura. D'altronde, - si corresse, - cos accadeva all'uomo primitivo, egli uccideva perch il sacrificio umano era un grande poema religioso!" Ulrich per non profer n la prima n la seconda riflessione, e Agathe riprese: - Le mie saranno obiezioni stupide, ma quando ti ho sentito dire la prima volta che il primo passo ha poca importanza e conta soltanto il secondo, ho pensato: allora se un uomo potesse interiormente volare, diciamo cos volare moralmente e procedere con grande velocit verso la perfezione, non conoscerebbe il rimorso! E ti ho invidiato immensamente! - Questo non ha senso, - ribatt Ulrich con forza. - Io ho detto che non conta il passo sbagliato, bens quello che viene dopo. E dopo, che cosa conta? Evidentemente il successivo, no? E dopo l'ennesimo, l'ennesimo pi uno? La persona di cui si tratta dovrebbe vivere senza fine e senza decisione, anzi addirittura senza realt. Eppure proprio cos, sempre l'azione successiva che conta. Il fatto sta che noi non possediamo il metodo adatto per trattare come si deve quella serie infinita. Mia cara, - egli concluse repentinamente, - a volte io rimpiango tutta la mia vita!

- Eh no, questo non possibile! opin la sorella. - Perch no? Perch questo no? Agathe replic: - Io non ho mai fatto niente e perci ho avuto agio di rimpiangere le poche cose che ho fatto. Sono convinta che tu non lo puoi conoscere uno stato cos poco illuminato! Allora vengono le ombre, e ci che fu ha potere su di me. presente nei pi piccoli particolari ed io non posso dimenticare nulla e nulla posso capire. uno stato spiacevolissimo... Ella parlava senza commozione, molto dimessamente. Ulrich davvero non conosceva quel fluire indietro della vita, perch la sua era sempre stata diretta a espandersi, e ci gli ricordava soltanto che gi la sorella pi volte s'era lagnata esplicitamente di se stessa. Ma egli rinunzi a fare domande perch nel frattempo erano giunti sulla collina che avevano scelto a meta della loro passeggiata, e avanzavano verso il punto estremo. Quest'era una imponente elevazione del terreno che la leggenda riannodava all'assedio svedese nella Guerra dei Trent'anni perch aveva l'apparenza di un bastione, anche se era troppo vasto per ci, un verde baluardo naturale senz'alberi n cespugli, che dalla parte rivolta verso la citt finiva in una alta parete chiara di roccia. Un mondo collinare vuoto e profondo circondava il bastione; non si vedeva un villaggio, non una casa, solo ombre di nuvole e praterie grigie. Ulrich fu di nuovo affascinato da quel luogo di cui serbava un ricordo giovanile: gi nel profondo era ancor sempre annidata la citt, pavidamente stretta intorno a due o tre chiese che parevano chiocce fra i loro pulcini, talch veniva involontariamente il desiderio di fare un salto e accoccolarsi in mezzo a loro, oppure di serrarli nel palmo di una mano gigantesca. - Quegli avventurieri svedesi dovevano aver provato una sensazione meravigliosa quando arrivarono qui dopo settimane di trotto e ritti in sella videro per la prima volta il futuro bottino! egli disse dopo aver spiegato alla sorella il significato del luogo. - Il peso della vita, quella segreta malinconia che ci grava addosso di dover tutti morire, che tutto sia cos greve e probabilmente cos vano! solo in momenti simili, in fondo, cade dalle nostre spalle! - In quali momenti, hai detto? - domand Agathe stupita. Ulrich non sapeva che cosa rispondere. Anzi non voleva rispondere affatto. Gli venne in mente che quando, ragazzo, si trovava in quel luogo, sentiva ogni volta il bisogno di stringere i denti e di tacere. Alla fine rispose: - Nei momenti avventurosi, in cui gli eventi ci rapiscono con s: quelli senza senso, insomma! - E intanto si sentiva la testa sul collo come una noce vuota, in cui s'agitavano antichi detti come: "Comare Morte", oppure: "Ho puntato sul nulla"; e sentiva insieme l'ormai spento fortissimo degli anni in cui la sbarra di confine fra le speranze della vita e la vita stessa non ancora calata. Egli pens: "Quante vicende mi son toccate da allora che fossero univoche e felici? Nessuna" Agathe obiett: - Io ho sempre agito senza senso, ma questo rende soltanto infelici. Si era spinta avanti fin sull'orlo; le parole del fratello le arrivavano sorde all'orecchio, ella non le capiva e vedeva dinanzi a s un panorama severo e spoglio la cui tristezza si accordava con la sua. Quando si volt, disse: - un posto adatto per uccidersi, - e sorrise; - il vuoto del mio cervello si dissolverebbe con infinita dolcezza nel vuoto di questo paesaggio! - Si riavvicin a Ulrich di qualche passo. - Per tutta la vita, seguit, - mi hanno sempre rimproverato di non avere una volont, di non amare nulla, di non venerare nulla, in una parola di non essere una creatura risoluta a vivere. Pap me lo rinfacciava, e anche Hagauer se ne doleva. Adesso dimmi tu, per l'amor di Dio, dimmi tu una buona volta quand' che qualcosa nella vita ci sembra necessario? - Quando ci si volta nel letto! - dichiar Ulrich brusco. - Che cosa vuoi dire? - Perdonami l'esempio grossolano. Ma proprio cos. Siamo malcontenti della nostra posizione; pensiamo senza posa a cambiarla e facciamo un proposito dopo l'altro senza mai attuarlo; finalmente ci

rinunziamo: e a un tratto ecco che ci siamo voltati! In verit bisognerebbe dire: siamo stati voltati. Cos e non altrimenti ci si comporta, tanto nella passione quanto nelle risoluzioni a lungo vagheggiate - Cos parlando Ulrich non guardava la sorella, rispondeva a se stesso. Sentiva ancora profondamente: "Qui sono stato, in questo luogo, ed ho voluto qualcosa che non mai stato appagato" Agathe sorrideva anche adesso, ma era come un guizzo doloroso che le torceva la bocca. Ritorn al suo posto e guard muta laggi nelle venturose lontananze. La sua pelliccia risaltava scura sul cielo e la figura snella contrastava con la vasta immobilit del paesaggio e con le ombre di nuvole che vi trascorrevan sopra. Ulrich a quella vista ebbe una sensazione indescrivibilmente forte di cose che stavano accadendo. Quasi si vergognava di esser l in compagnia di una donna invece che accanto a un cavallo sellato. E quantunque fosse consapevole che la causa era il sereno effetto plastico che in quel momento emanava dalla sorella, aveva l'impressione che qualcosa accadesse non a lui, ma in qualche parte del mondo, qualcosa che lui si lasciava sfuggire. Si disse che era ridicolo. Eppure era giusta, in parte, l'affermazione fatta avventatamente che egli rimpiangeva la propria vita. Qualche volta desiderava esser travolto dagli avvenimenti come in una lotta a corpo a corpo, e magari avvenimenti assurdi o delittuosi, purch fossero validi. E definitivi, senza la permanente precariet che hanno quando l'uomo resta superiore alle proprie vicende. "Dunque concludenti e conclusivi" riflett Ulrich che adesso cercava seriamente un'espressione, e all'improvviso quel pensiero non vag pi verso avvenimenti chimerici ma si ferm all'immagine che offriva in quel momento Agathe, e null'altro che a specchio di se stessa. Cos i fratelli rimasero per un gran tratto di tempo separati l'uno dall'altro e ciascuno per s, e una esitazione piena di contrasti non permetteva loro alcun riavvicinamento. Strano a dirsi, per, a Ulrich in quell'occasione non pass neppur per la mente che ormai qualcosa era gi avvenuto, poich per accontentare Agathe e levarselo di torno egli aveva raccontato all'ignaro cognato la favoletta di un testamento chiuso da aprirsi solo fra qualche giorno, e gli aveva anche garantito contro coscienza, che Agathe avrebbe salvaguardato anche gli interessi di lui, il che Hagauer defin pi tardi favoreggiamento. Senza essersi espressi, si mossero da quel luogo dove ciascuno era stato assorto nei propri pensieri. Il vento era di nuovo pi pungente e poich Agathe dimostrava di essere stanca Ulrich propose di cercare la casa di un pastore che egli sapeva vicina. Era una capanna di sassi, che trovarono subito, e bisogn chinar la testa per entrare, mentre la moglie del pastore li fissava con fastidio e imbarazzo. Nel gergo misto di slavo e tedesco che si parlava nella regione e che Ulrich ricordava ancora oscuramente, egli chiese per loro due licenza di riscaldarsi e di consumare al riparo lo spuntino che avevano portato seco; accompagn cos premurosamente la domanda con la moneta d'argento che la non premurosa ospite si mise a gemere afflitta di non poter meglio ricevere, nella sua povert squallida, "dei cos bei signori" Asciug la tavola nuda che stava davanti alla finestra, ravviv la fiamma nel focolare e mise a scaldare il latte di capra. Agathe intanto s'era insinuata fra il tavolo e la finestra senza badare a quei complimenti, come se fosse naturale trovare un asilo e indifferente dove. Attraverso i piccoli vetri appannati ella guardava il paese che si stendeva verso l'interno, dietro il "bastione" e, poich la vista qui non spaziava come lass, si sentiva piuttosto come un nuotatore circondato da verdi creste di onde. Il giorno non volgeva ancora alla fine, ma aveva gi oltrepassato il culmine e s'era fatto pi smorto. Agathe chiese repentinamente: - Perch non parli mai sul serio con me? Come avrebbe potuto Ulrich rispondere meglio che con una occhiata fugace che doveva esprimere stupore e innocenza? Era occupato a disporre su un foglio di carta prosciutto, salame e uova, fra s e la sorella. Ma Agathe continu: - A urtare inavvertitamente contro il tuo corpo ci si fa male e ci si spaventa per la differenza evidente. Ma se io ti chiedo qualcosa di decisivo, tu ti dissolvi nell'aria! - Non tocc il cibo che egli le offriva, anzi nella sua ripugnanza a concludere la giornata con una merenda campestre stava cos ritta

che non sfiorava neppure la tavola. E allora si ripet qualcosa che somigliava alla salita su per la collina. Ulrich spinse da parte i bicchieri di latte di capra, che erano appena giunti dal focolare ed esalavano verso le nari non avvezze uno sgradevolissimo odore; e il leggero senso di nausea che provava gli sgombr l'animo, come fa talvolta un'improvvisa amarezza. - Ti ho sempre parlato sul serio, - egli replic. - Se non ti piace non colpa mia; perch allora ci che ti sgradito nelle mie risposte la morale del nostro tempo - In quel momento riconobbe che occorreva spiegare ad Agathe tutto ci che ella doveva sapere per capire se stessa e anche un poco il fratello. E con la risolutezza di un uomo che giudica superflua ogni interruzione, incominci un lungo discorso: - La morale del nostro tempo, qualunque cosa si dica, quella della riuscita. Cinque bancarotte pi o meno dolose vanno benissimo, purch alla quinta segua un periodo di prosperit. Il buon successo cancella tutto. Se si giunge sino a finanziare elezioni e comprar quadri si acquista anche l'indulgenza dello Stato. Tutto ci ha le sue norme non scritte: se uno d sovvenzioni alla chiesa, a opere di beneficenza e a partiti politici, basta che spenda per ci un decimo di quel che gli occorrerebbe se volesse dimostrare la sua buona volont promuovendo le arti. Vi sono anche certi limiti al buon successo: ancora non si pu ottenere qualunque cosa per qualunque via; alcuni princip della societ, dell'aristocrazia e della corona agiscono da freno sulle persone venute dal basso. D'altra parte lo Stato grazie alla sua persona soprappersonale professa nel modo pi scoperto il principio che lecito rubare, uccidere e ingannare, sol che ne derivino potenza, civilt e splendore. Naturalmente non sostengo che tutto ci sia riconosciuto anche in teoria, anzi in teoria assai poco chiaro. Ti ho esposto per fatti comunissimi. Di fianco ad essi, il ragionamento morale solo un mezzo per un fine, un metodo di lotta a cui si ricorre all'incirca come alla menzogna. Questo l'aspetto del mondo che gli uomini hanno creato, e io vorrei essere una donna, senonch... le donne amano gli uomini! - Buono considerato oggi ci che ci d l'illusione di condurci a qualcosa; ma questo convincimento esattamente ci che tu hai chiamato l'uomo che vola senza rimpianti e io il problema che non possiamo risolvere perch non conosciamo il metodo. Come uomo di formazione scientifica io sento in ogni circostanza che le mie nozioni sono imperfette, null'altro che un indicatore stradale, e che forse domani stesso sar in possesso di una nuova esperienza che mi far ragionare diversamente da oggi; d'altra parte anche un uomo tutto preso dal proprio sentimento, "un uomo che procede verso la perfezione" come l'hai descritto tu, considerer ciascuna delle sue azioni come un gradino da cui salire a un altro. Dunque v' qualcosa nel nostro spirito e nella nostra anima, una "morale del prossimo gradino"; ma soltanto la morale dei cinque fallimenti, ha davvero cos profonde radici in noi questa "morale da imprenditore" del nostro tempo, o soltanto l'apparenza di una concordanza, oppure la morale degli arrivisti soltanto il ridicolo aborto, troppo presto venuto al mondo, di fenomeni pi profondi? In questo momento non saprei darti una risposta! La breve pausa che Ulrich qui intercal al suo dire era soltanto oratoria, poich egli intendeva seguitare a sviluppare le proprie argomentazioni. Ma Agathe, che aveva ascoltato finora nel modo vivace-inerte che talvolta le era particolare, svi il discorso contrariamente ai piani del fratello col disadorno commento che la risposta le era indifferente, giacch lei voleva soltanto sapere l'opinione di Ulrich, e non era in grado di capire tutto ci che si poteva pensare in proposito. - Ma se tu mi chiedi, in qualsiasi forma, di fare, di compiere qualcosa, piuttosto preferisco non avere una morale di nessun genere, ella aggiunse. - Dio sia ringraziato! - esclam Ulrich. - Godo ogni volta di vederti cos forte, giovane e bella, e poi di sentirti dire che non possiedi un briciolo d'energia. Gi la nostra epoca scoppia di dinamismo. Non vuole saperne di pensieri, chiede soltanto azioni. Questa terribile energia proviene unicamente dal fatto che non si ha nulla da fare. Internamente, voglio dire. Ma infine anche esternamente ciascuno ripete per tutta la vita la stessa identica azione: entra in un'attivit professionale e seguita per quella via. Mi pare che adesso siamo ritornati alla domanda che tu mi hai rivolto poco fa, sotto il cielo aperto. cos facile

avere attivit e cos difficile cercare un senso alla propria attivit! Pochissimi oggi lo capiscono. Perci gli uomini d'azione sembrano giocatori di birilli che con i gesti di un Napoleone riescono a buttar per terra nove cosi di legno. Non mi stupirebbe neppure che alla fine si gettassero brutalmente gli uni sugli altri, soltanto perch non riescono a capacitarsi che tutte quelle attivit non bastano! Aveva incominciato con calore, poi si era rifatto pensieroso e tacque persino per un poco. Poi alz il viso sorridendo e s'accontent di dire: - Dicevi che se io ti chiedessi uno sforzo morale tu mi deluderesti. Io ti dichiaro che se tu mi chiedessi consigli morali io ti deluderei. Voglio dire che non abbiamo nulla di preciso da pretendere vicendevolmente; noi tutti insieme, intendo: in verit non dovremmo esigere azioni gli uni dagli altri, ma prima di tutto crearne le premesse; questo il mio sentimento! - Ma come si pu fare? - obiett Agathe. Aveva notato che Ulrich s'era sviato dal discorso donde aveva preso le mosse, ed era caduto in un argomento che lo riguardava da vicino, ma per lei anche questo era troppo generale. Come si sa ella aveva una prevenzione contro le ricerche generiche e giudicava abbastanza inutile ogni sforzo che, per cos dire, usciva fuori della sua pelle. E di ci era sicurissima quando lo sforzo era richiesto da lei stessa, ma probabilmente estendeva questa sicurezza anche alle affermazioni generali degli altri. Tuttavia capiva molto bene Ulrich. Osserv con stupore che il fratello, mentre teneva il capo chino e argomentava pianamente contro l'energia, non smetteva di tagliuzzare il tavolo con un coltello, e tutti i tendini della sua mano erano tesi. Il movimento distratto ma quasi convulso di quella mano, e la schiettezza con cui ella aveva parlato della giovent e della bellezza di Agathe era come un assurdo duetto sopra l'orchestra delle altre parole, al quale ella non dava un significato, se non che stava l seduta e assisteva. - Che cosa si dovrebbe fare? - ripet Ulrich sempre nello stesso tono. - Una volta, in casa di nostro cugino, io suggerii al conte Leinsdorf di istituire un Segretario Mondiale dell'esattezza e dell'anima affinch anche coloro che non vanno in chiesa sappiano che cosa devono fare. Naturalmente lo dissi soltanto per scherzo, perch gi da gran tempo abbiamo creato la scienza per il bisogno di verit, ma se si volesse pretendere qualcosa di simile per quel che rimane scoperto, bisognerebbe oggi quasi vergognarsi di una pazzia. Eppure tutto ci che noi due abbiamo detto finora, ci condurrebbe a quel Segretariato! - Aveva rinunciato al suo discorso e s'appoggi diritto allo schienale della panca. - Dirai che torno a disperdermi se aggiungo: ma come riuscirebbe!? - egli chiese. Ma Agathe non rispose, e vi fu un silenzio. Dopo un poco Ulrich disse: A volte, del resto, pare anche a me di non poter mantenere questa convinzione! Quando ti guardavo poco fa, - prosegu a mezza voce, - l ritta sul bastione, sentivo non so perch un desiderio frenetico di far qualcosa. S, nel passato ho agito talvolta senza riflettere; la magia di tali azioni sconsiderate stava nel fatto che, dopo, c'era ancora l qualcosa. Io credo che un uomo pu trovar la felicit anche in un delitto, perch esso gli d un certo carico di zavorra, e forse perci un viaggio pi regolare. Anche questa volta la sorella non rispose subito. Ulrich la guardava tranquillamente, forse addirittura la osservava, ma senza che si ripetesse l'impressione di cui aveva parlato, anzi in fondo senza ch'egli pensasse a nulla. Dopo un silenzio ella gli chiese: - Ti adireresti con me se io commettessi un delitto? - Che cosa mai dovrei risponderti? - disse Ulrich, che adesso era di nuovo occupato col suo coltello. - Non c' una soluzione? - No, oggi una soluzione non possibile. - Allora Agathe disse: - Vorrei uccidere Hagauer. Ulrich si impose di non alzare gli occhi. Le parole gli erano entrate nell'orecchio lievi e leggere, ma dopo esser passate lasciarono nella memoria come una larga traccia di ruote. Egli aveva subito dimenticato il tono, avrebbe dovuto vedere il volto per sapere come quelle parole si dovessero interpretare, ma non voleva darvi neppure tanta importanza. - Bene, disse, - perch non lo dovresti fare? Ci pu essere al mondo qualcuno che non abbia mai

desiderato nulla di simile? Fai pure, se te ne senti capace! lo stesso come se tu avessi detto: Vorrei amarlo per i suoi difetti! Solo in quel punto si raddrizz e guard in faccia la sorella. Il viso di lei era indurito e stranamente sconvolto. Senza staccarne lo sguardo, egli spieg quietamente: - Qui vedi, c' qualcosa che non corrisponde; su questo confine fra ci che accade in noi e ci che accade al di fuori manca oggi una qualsiasi meditazione, e il trapasso si compie solo con perdite immani. Quasi si potrebbe dire che i nostri desideri malvagi sono la parte ombreggiata della vita che realmente conduciamo e che la vita che realmente conduciamo la parte ombreggiata dei nostri desideri buoni. Ora immagina di compiere per davvero quell'atto: non sarebbe per nulla ci che tu credevi e ti sentiresti per lo meno terribilmente delusa... - Forse potrei d'improvviso essere un'altra persona; questo lo hai ammesso anche tu! - interruppe Agathe. Quando Ulrich in quel momento si guard intorno, s'accorse che non erano soli, e che due persone ascoltavano il loro dialogo. La vecchia contadina - forse non aveva pi di quarant'anni e solo le vesti cenciose e le tracce della sua vita stentata la facevano sembrare pi vecchia - si era seduta benevolmente presso il focolare, e accanto a lei il marito che era rientrato nella capanna durante il colloquio, senza che i due ospiti cos infervorati nel loro discorso se ne fossero accorti. I due vecchi sedevano con le mani posate sulle ginocchia e ascoltavano, a quanto pareva, stupiti e lusingati il dialogo che riempiva la loro capanna, molto soddisfatti della conversazione anche se non ne capivano una parola. Vedevano che il latte non era stato bevuto, che il salame non era stato mangiato, era uno spettacolo e, chi sa, uno spettacolo edificante. Non si scambiavano nessun commento. Lo sguardo di Ulrich affond nei loro occhi aperti e per imbarazzo egli fece un sorriso che solo la donna ricambi, mentre l'uomo restava serio e rispettosamente contegnoso. - Dobbiamo mangiare, - disse Ulrich in inglese, - si meravigliano di noi! Ubbidiente, Agathe sbocconcell un po' di pane e di carne, Ulrich mangiava risolutamente e bevve perfino un sorso di latte. Poi ella disse a voce alta, con scioltezza: - L'idea di fargli veramente del male mi sgradevole se scruto dentro di me. Perci forse non vorrei ucciderlo. Ma vorrei farlo sparire! Tagliarlo a pezzettini, pestarli in un mortaio e gettare la polvere al vento: questo vorrei! Distruggere tutto quello che stato! - Sai, sono un po' buffi questi nostri discorsi, - osserv Ulrich. Agathe tacque per un momento. Ma poi disse: - Bada che tu mi hai promesso fin dal primo giorno di darmi man forte contro Hagauer! - Certo che lo far. Ma non in quel modo. Agathe tacque di nuovo. Poi disse improvvisamente: - Se tu volessi comprare o affittare un'automobile potremmo andare a casa mia passando per Iglau e tornare dall'altra parte, credo per Tabor. A nessuno verrebbe in mente che siamo stati l di notte. - E i domestici? Per fortuna non so neanche guidare! - Ulrich rise, ma poi scosse il capo con indignazione. - Sono le idee d'oggi! - Lo dici tu, - replic Agathe. Pensierosa spingeva di qua e di l con l'unghia un pezzetto di lardo e sembrava che quell'unghia, che ne aveva riportato una macchiolina di grasso, si muovesse da sola. - Ma hai anche detto: le virt della societ sono vizi agli occhi del santo! - Non ho detto per che i vizi della societ agli occhi del santo siano virt! - precis Ulrich. Rise, prese la mano di Agathe e la pul col suo fazzoletto. - Tu ritratti sempre le tue parole! - rimprover Agathe, e sorrise malcontenta, mentre le saliva il sangue alle gote poich cercava di liberare il suo dito. I due vecchi accanto al focolare, sempre attentissimi spettatori, sorrisero adesso largamente come a far eco. - Quando parli con me cos tergiversando, - proruppe Agathe a bassa voce, - mi sembra di

guardarmi nelle schegge di uno specchio; con te non ci si pu mai vedere da capo a piedi! - Infatti, - replic Ulrich senza lasciare la sua mano, - oggi non si riesce mai a vedersi da capo a piedi, e neanche muoversi da capo a piedi; ecco la questione! Agathe cedette e allent il braccio d'improvviso. - Io sono certo il contrario di una santa, - dichiar piano. - Forse nella mia indifferenza sono stata peggio di una prostituta. E non ho alcuna intraprendenza, quindi probabilmente non potrei mai ammazzare nessuno. Ma quando tu dicesti la prima volta quella frase sul santo, gi molto tempo fa, io vidi qualcosa "da capo a piedi"! - Chin il capo per pensare o per non lasciarsi guardare in faccia. - Vidi un santo, forse stava in piedi nel mezzo di una fontana. Per dire la verit, forse non vidi nulla, ma sentii qualcosa che si doveva esprimere cos. L'acqua sgorgava e anche dal santo si riversava un profluvio come se egli fosse il bacino d'una fontana che traboccava quietamente tutt'intorno. Cos, io credo, bisognerebbe essere, e allora qualunque cosa si facesse sarebbe sempre ben fatto. - Agathe si vede in questo modo traboccante di santit e tremante per i suoi peccati, e s'accorge incredula che serpenti e rinoceronti, montagne e burroni, innocui e assai pi piccoli di lei, le si accucciano ai piedi. Ma allora che cosa ne facciamo di Hagauer? - disse Ulrich in tono scherzoso. - Appunto. Lui non ci pu stare. Bisogna che sparisca! - Anch'io ti voglio dire una mia impressione, - le confid il fratello. - Tutte le volte che ho dovuto partecipare a qualcosa di comune, a una vicenda di tutti, mi son sentito come un uomo che esce dal teatro prima dell'ultimo atto a respirare una boccata d'aria, vede il gran vuoto oscuro pieno di stelle e pianta l cappello, pastrano e spettacolo per andarsene via. Agathe lo guard con occhio indagatore. Come risposta poteva andare s e no. Anche Ulrich guard Agathe in faccia: - Tu pure sei spesso tormentata da un'antipatia non ancora bilanciata da una simpatia, - egli disse, e pens: "Mi somiglia davvero?" E di nuovo gli parve: come un pastello a una silografia. Egli si considerava il pi saldo. E Agathe era pi bella di lui. Cos piacevolmente bella. Dopo il dito egli le prese tutta la mano; era una mano lunga e calda, piena di vita, e finora egli l'aveva tenuta nella sua solo nel saluto. La sua giovane sorella era agitata e se non aveva proprio gli occhi pieni di lacrime, v'era per dentro un lucido umidore. - Fra pochi giorni anche tu te ne andrai via da me, - ella disse, - e allora come far per venire a capo di tutto questo? - Possiamo anche restare insieme, tu mi raggiungeresti poi. - Come immagini una nostra vita in comune? - domand Agathe e la piccola ruga della preoccupazione ricomparve sulla sua fronte. - Be, per ora non l'immagino affatto; ci ho pensato solo ora per la prima volta - Si alz e diede ai due pastori un'altra moneta "per il tavolo tagliuzzato" Attraverso una nuvola Agathe vide i contadini ridacchiare contenti far cenni di saluto e aggiungere qualche allegro commento in brevi, incomprensibili parole. Quando pass loro accanto sent i quattro occhi cordiali posarsi schietti e commossi sul suo viso e cap che erano stati presi per una coppia d'innamorati che avevano fatto baruffa e poi s'erano riconciliati. - Ci hanno presi per una coppietta! - ella disse. Sbarazzina infil il braccio sotto quello del fratello e tutta la sua gioia proruppe. - Dovresti darmi un bacio! - pretese, e strinse ridendo il braccio di Ulrich al proprio corpo mentre sostavano sul limitare della capanna e la porticina bassa si apriva sull'oscurit della sera.

11.
Dialoghi sacri.

Inizio Per il resto del soggiorno di Ulrich si parl poco di Hagauer, ma anche sul progetto di prolungare il loro incontro e di iniziare una vita in comune i fratelli non ritornarono per un pezzo. Tuttavia il fuoco che era divampato nel desiderio smanioso di Agathe di allontanare il marito seguit a covare sotto la cenere. Si ravvivava in discorsi che non giungevano mai a una conclusione e ricominciavano da capo; forse sarebbe meglio dire che l'animo di Agathe cercava una nuova possibilit di bruciare liberamente. Di solito all'inizio di tali conversazioni ella faceva una domanda precisa e personale la cui intima forma era "posso o non posso?" L'anarchia della sua natura aveva avuto finora l'aspetto malinconico e stanco del concetto: "potrei fare qualunque cosa, ma tanto non voglio"; e cos le domande della giovane sorella ricordavano assai esattamente a Ulrich le domande di un bimbo, che sono calde come le manine della piccola creatura inerme. Le risposte di lui avevano un altro carattere, non meno rivelatore: in ognuna egli prodigava volentieri i frutti migliori della sua vita e delle sue meditazioni, e, com'era solito, si esprimeva in maniera tanto franca quanto spiritualmente ardita. Non tardava mai a commentare "la morale della favola" che Agathe gli aveva narrato, la ricapitolava in termini precisi, prendeva sovente se stesso a paragone e in tal modo raccontava ad Agathe molto di s, specialmente della sua vita anteriore e pi agitata. Agathe di s non gli diceva nulla, ma ammirava in lui la capacit di parlare cos della propria vita, e che egli traesse considerazioni morali da tutti gli spunti che lei gli offriva le sembrava giusto. Giacch la morale non che un ordine dell'anima e delle cose comprendente l'una e le altre, e cos non stupisce che i giovani, la cui volont di vita non s' logorata, parlino tanto di essa. Piuttosto per un uomo dell'et e dell'esperienza di Ulrich ci voleva una spiegazione, poich gli adulti parlano di morale solo professionalmente, quando ci fa parte del loro linguaggio tecnico, in caso diverso la parola gi stata inghiottita dalle attivit della vita e non torna pi a galla. Che Ulrich parlasse di morale era quindi un grave disordine, dal quale Agathe si sentiva attratta per affinit. Ora si vergognava della sua confessione, un po' semplice, di voler vivere "in perfetta armonia con se stessa" perch aveva ben inteso quali intricate condizioni vi si opponevano, e tuttavia desiderava impazientemente che il fratello giungesse pi in fretta a un risultato, perch sovente aveva l'impressione che tutto ci che egli diceva mirasse appunto a tale scopo e anzi ogni volta con maggior approssimazione, e solo all'ultimo passo si arrestasse davanti al limitare, dove ogni volta abbandonava l'impresa. Il luogo di quell'arresto e di quegli ultimi passi, il cui effetto paralizzante non sfuggiva neanche a Ulrich, si pu definire comunemente osservando che ogni proposizione della morale europea conduce ad uno di questi punti donde non si procede pi oltre; sicch un uomo che rende conto di s, sulle prime si muove come chi passa a guado un palmo d'acqua, finch si sente sotto i piedi fermi convincimenti; ma d'improvviso, appena s'avventura un po' pi innanzi, annaspa come chi stia orribilmente affogando, quasi che il fondale della vita, da basso che era, diventasse pericolosamente profondo. Nei due fratelli ci si esprimeva anche esteriormente in un modo preciso: Ulrich poteva commentare e spiegare a lungo tutto ci che aveva messo sul tappeto, finch vi partecipava con la ragione, e lo stesso fervore sentiva Agathe nell'ascoltarlo; ma poi, quando avevano finito e tacevano, una tensione molto pi ansiosa si vedeva sui loro visi. E cos avvenne una volta che essi furon trascinati al di l del confine dove finora inconsciamente s'erano fermati. Ulrich aveva dichiarato: - Il solo contrassegno fondamentale della nostra morale che i suoi comandamenti si contraddicono. La pi morale di tutte le sentenze : l'eccezione conferma la regola! Forse l'aveva condotto fin l solo l'avversione per un sistema morale che si d per inflessibile e in pratica deve cedere a ogni pressione, per cui si trova in perfetta antitesi con un sistema razionale che considera innanzi tutto l'esperienza e da tale osservazione ricava la legge. Egli conosceva naturalmente la differenza che esiste fra leggi naturali e leggi morali, tratte le une dall'immorale natura, le altre invece imposte alla meno tenace natura umana; ma a parer suo qualcosa oggi in quella distinzione non andava

pi, ed egli stava per dire che la morale si trovava sotto quell'aspetto in uno stadio dottrinale arretrato di cento anni e perci era cos difficile adattarla alle esigenze mutate. Prima per che il suo discorso fosse arrivato a quel punto, Agathe l'interruppe con un'obiezione che sembrava molto semplice, ma in quel momento lo sbalord. - Allora esser buoni non bene? - ella domand al fratello, e aveva un'espressione negli occhi come quando aveva fatto delle decorazioni del babbo qualcosa che non tutti avrebbero giudicato ben fatto. - Hai ragione, - rispose lui, animato. - In realt bisogna formulare una simile proposizione per sentire di nuovo il senso originario! Ma i bambini amano l'esser buoni come una leccornia... - Anche l'esser cattivi, d'altronde, - osserv Agathe. - Ma esser buoni poi una passione degli adulti? - chiese Ulrich. - uno dei loro princip. Essi non sono buoni, ci parrebbe loro puerile, ma agiscono bene; un uomo buono uno che ha dei buoni princip e compie delle opere buone; che con tutto ci possa essere un individuo schifoso, il segreto di Pulcinella! - Vedi Hagauer, - comment Agathe. - C' un'assurdit paradossale in questi uomini buoni, - opin Ulrich. Di uno stato essi fanno un'esigenza, di una grazia una norma, di un essere uno scopo! In questa famiglia dei buoni per tutta la vita non si mangiano che rimasugli, e per giunta si fa circolare la voce che una volta ci sia stato un giorno di festa da cui quegli avanzi provengono! Certo, di tanto in tanto un paio di virt ritornano di moda, ma subito dopo perdono di nuovo ogni freschezza. - Non hai detto una volta che la stessa azione pu essere buona o cattiva, secondo le circostanze? chiese Agathe. Ulrich conferm. Era la sua teoria, che i valori morali non sono quantit assolute ma soltanto concetti funzionali. Se noi per moralizziamo e generalizziamo, li sciogliamo dal loro complesso naturale: - E probabilmente questo il punto dove qualcosa fuori di posto sulla strada della giustizia, - egli disse. - Come potrebbe d'altronde la gente morale essere tanto noiosa, - comment Agathe, - mentre la sua intenzione di esser buona dovrebb'essere la cosa pi deliziosa, pi difficile e pi piacevole che ci si possa immaginare! Suo fratello esit; ma a un tratto si lasci sfuggire l'osservazione per cui si stabil ben presto fra loro due un legame singolare. - La nostra morale, - egli dichiar, - la cristallizzazione esterna di un movimento interiore pienamente diverso da essa! Di tutto ci che diciamo, assolutamente niente giusto. Prendi una frase qualunque, a me venuta in mente questa: "In una prigione deve dominare il rimorso!" una frase che si pu pronunciare con coscienza tranquilla; ma nessuno la prende alla lettera, perch altrimenti si verrebbe al fuoco dell'inferno per i carcerati! Come prenderla allora? Certo pochissimi sanno che cosa sia il rimorso, ma ciascuno dice dove debba regnare. Oppure pensa a una cosa che ti solleva, t'innalza: di dove venuta a sbattere nella morale? Quando mai siamo stati con la faccia nella polvere, cos che esser sollevati ci dia la beatitudine? Oppure intendi alla lettera che "un pensiero ti afferra": nel momento in cui tu sentissi cos fisicamente quest'incontro saresti gi con un piede nel regno della follia! E cos ogni parola vuol esser presa in senso letterale, altrimenti degenera in una bugia, ma guai se lo si fa, il mondo diventa una gabbia di matti! Una grande ebbrezza ne emerge come un oscuro ricordo e talvolta si pensa che tutte le nostre vicende siano parti staccate e sciupate di un antico tutto che un tempo stato male integrato. Il colloquio durante il quale Ulrich fece questo ragionamento si svolgeva nello studio-bibblioteca, e mentre il fratello aveva davanti alcuni volumi che si era portato da Vienna, la sorella rovistava tra i libri di diritto e di filosofia, di cui era coerede, e in parte ne traeva suggerimenti per le sue domande. Dal giorno della passeggiata erano usciti pochissimo, e passavano il tempo cos. Ogni tanto uscivano

fuori nel giardino, che l'inverno aveva spogliato di tutte le foglie, sicch anche sotto i cespugli la terra gonfia di umidit rimaneva scoperta. Quella vista era tetra. L'aria era scolorita come una cosa che stata molto tempo nell'acqua. Il giardino non era grande. I viottoli dopo breve tratto sboccavano di nuovo in se stessi. L'animo dei due che passeggiavano per quei sentieri girava in vortice come un corso d'acqua davanti a una chiusa che lo fa salire. Quando rientravano in casa, le stanze erano buie e riparate, e le finestre sembravano profondi pozzi di luce donde il giorno entrava cos delicato e rigido come se fosse fatto di avorio sottile. Dopo l'ultima vivace declamazione di Ulrich, Agathe era scesa dalla scaletta portatile dove si era seduta, e gli aveva cinto il collo col braccio senza rispondergli. Era una tenerezza insolita giacch eccetto i due baci, quello alla sera del primo incontro e l'altro di pochi giorni innanzi, all'uscita dalla capanna dei pastori, la naturale ritrosia fraterna non era ancora andata pi in l di qualche parola o piccola cortesia, e anche quelle due volte l'effetto del confidenziale contatto era stato sommerso dallo stupore per l'inattesa incongruenza. Ma questa volta Ulrich pens subito alla giarrettiera che Agathe aveva donato al morto, invece di tanti discorsi. E gli pass anche per il capo: "Sono sicuro che ha un amante; ma pare che non gliene importi molto, se no non se ne starebbe qui tanto tranquillamente!" Evidentemente ella era una donna che aveva condotto lontano da lui una vita di donna e che avrebbe continuato a condurla. La spalla di Ulrich percepiva, non fosse che alla pacata distribuzione del peso, la bellezza del braccio di lei, e contro il fianco egli sentiva oscuramente la vicinanza della sua ascella bionda e la linea del seno. Per non star l seduto e subire senza opposizione il silenzioso abbraccio egli le afferr le dita che gli sfioravano il collo e con quel contatto sopraffece l'altro. - Sai, un po' puerile quel che stiamo dicendo, - osserv non senza malumore. - Il mondo pieno di risoluzioni attive e noi qui, negli agi e nella pigrizia, discorriamo della dolcezza dell'esser buoni e dei vasi teorici che se ne potrebbero empire! Agathe liber le sue dita ma rimise la mano dov'era prima. - Che cosa vai leggendo tutto il giorno? - domand. - Lo sai benissimo; quante volte non mi stai dietro le spalle a guardarmi nel libro? - Ma non capisco bene di che cosa si tratta. Egli non seppe risolversi a darle spiegazioni. Agathe intanto s'era presa una seggiola e accoccolata dietro di lui teneva il viso tranquillamente posato sui suoi capelli come per dormirvi su. Quella positura gli ramment stranamente il momento in cui Arnheim, il suo nemico, gli aveva messo un braccio intorno alle spalle, e la corrente sregolata di contatto con un altro individuo era penetrata in lui come attraverso una breccia. Questa volta per la sua natura non ributtava indietro l'estranea, ma anzi lo spingeva verso di lei qualcosa che era stato sepolto sotto il cumulo di avversione e sospetto che riempie il cuore d'ognuno che sia vissuto un po' a lungo. La sua relazione con Agathe, che ondeggiava per lui tra la sorella e la donna, la straniera e l'amica senza esattamente essere nulla di tutto ci, non consisteva neppure egli vi aveva riflettuto molto - in un'armonia di pensieri e di sentimenti che fosse particolarmente profonda; ma, com'egli not in quel momento quasi con meraviglia, s'identificava col fatto - reso possibile in relativamente pochi giorni da innumerevoli impressioni che non si potevano ripetere in breve - che la bocca di Agathe posava senz'altra intenzione sui suoi capelli e che i capelli si facevano caldi e umidi sotto il respiro di lei. Questo era tanto spirituale quanto fisico; infatti quando Agathe ripet la domanda Ulrich fu assalito da un senso di gravit che dagli anni giovanili della fede non aveva pi provato, e prima che si fosse di nuovo dissipata quella nuvola di seriet senza gravezza che dallo spazio dietro le sue spalle fino al libro su cui posavano i suoi pensieri aveva avvolto tutto il suo corpo, egli diede una risposta che lo sorprese pi per l'accento assolutamente scevro d'ironia che per il contenuto; disse: - Mi addottrino sulle vie della vita santa. Si era alzato; ma non per allontanarsi dalla sorella ponendosi ad alcuni passi di distanza da lei, bens

per vederla meglio. - Non c' niente da ridere, - egli disse. - Io non sono religioso; considero la strada della santit chiedendomi se non la si potrebbe percorrere anche in automobile! Agathe ribatt: - Ridevo soltanto perch aspettavo con curiosit la tua spiegazione. I libri che hai portato con te mi sono ignoti, ma credo che non mi siano del tutto incomprensibili. - Conosci quest'impressione? - chiese il fratello, gi convinto che ella la conosceva: - tu sei magari in preda all'agitazione pi violenta, ma d'improvviso l'occhio ti cade sul gioco di qualche oggetto abbandonato da Dio e dagli uomini e non te ne vuoi pi staccare! A un tratto quella cosa da nulla ti solleva come una piuma che vola al vento, priva d'ogni peso e d'ogni forza! - Tranne la "violenta agitazione" alla quale dai tanto rilievo, credo di intenderti, - disse Agathe e di nuovo le sfugg un sorriso per il dubbio prepotente che si dipingeva sul viso del fratello e non s'intonava con la soavit delle sue parole. - Talvolta si dimentica la vista e l'udito, e si perde interamente l'uso della parola. Eppure proprio in quei momenti si capisce che per un attimo si ritornati in s. - Io direi, - prosegu Ulrich con calore, - che come contemplare una vasta superficie di acque specchianti; l'occhio crede di guardare nel buio, tanto lucente ogni cosa, e sull'altra sponda gli oggetti non sembrano posti sulla terra ma son sospesi nell'aria con una delicata traslucidit che confonde e fa quasi male. In quell'impressione vi tanto un arricchimento quanto un discapito. Ci si sente uniti con tutto, e a nulla ci si pu avvicinare. Tu sei di qua e il mondo di l, al di sopra dell'Io e al di sopra degli oggetti, ma entrambi quasi dolorosamente nitidi e ci che separa e unisce le due cose di solito mescolate un oscuro sfavillio, uno straripare, uno spegnersi, un oscillare su e gi. Voi galleggiate come il pesce nell'acqua o l'uccello nell'aria, ma non v' sponda, non v' ramo e null'altro che quel galleggiare! Ulrich divagava; ma il fuoco e la saldezza del suo linguaggio spiccavano metallici sul contenuto tenue e fluttuante. Pareva che egli avesse gettato via da s una prudenza che abitualmente lo dominava e Agathe lo guard stupefatta ma anche con una gioia inquieta. - E tu credi, - ella domand, - che sotto vi sia qualcosa? Pi che un "accesso" o come dice qualcun'altra di quelle parole odiose che vogliono attenuare? - E come lo credo! - Egli ritorn alla seggiola dov'era seduto prima e sfogli i libri l sparsi mentre Agathe si alzava per fargli posto. Poi egli apr uno dei volumi, dicendo: - I santi lo esprimono cos, - e lesse: - "In quei giorni ero straordinariamente inquieto. Ora restavo un po' di tempo a sedere, ora erravo qua e l per la casa. Era come una pena, e tuttavia pi un piacere che una pena, perch non sentivo amarezza bens uno strano soprannaturale diletto. Avevo superato tutte le mie facolt fino alla forza oscura. Udivo allora senza suono, vedevo senza luce. E il mio cuore era diventato senza fondo, il mio spirito senza forma, la mia natura senza materia" Parve a entrambi che tali parole avessero affinit con l'inquietudine che li sospingeva in giro per la casa e il giardino, e Agathe specialmente fu stupita che anche i santi chiamassero senza fondo il loro cuore e senza forma il loro spirito; ma Ulrich fu presto ripreso dalla sua ironia. Egli dichiar: - I santi dicono: prima ero rinchiuso, poi fui tratto fuori di me stesso e immerso in Dio senza intendimento. Gli imperatori a caccia, di cui leggevamo nei libri di lettura, lo descrivono in un altro modo: raccontano che apparso loro un cervo con una croce fra le corna, e che lo spiedo mortale caduto loro di mano; e poi sul luogo facevano erigere una cappella per poter continuare a cacciare indisturbati. E se tu interrogassi le signore ricche ed eleganti che io frequento ti risponderebbero subito che l'ultimo pittore che dipinse simili visioni stato Van Gogh. Forse invece che di un pittore ti parlerebbero delle poesie di Rilke; ma in genere preferiscono Van Gogh che rappresenta un ottimo impiego di capitale e s' tagliato un orecchio perch la sua pittura non lo soddisfaceva di fronte al fervore delle cose. La maggioranza della nostra gente invece dir che tagliarsi gli orecchi non una manifestazione sentimentale tedesca, mentre lo quella inconfondibile vacuit dello sguardo di chi in cima a un'alta montagna. Per costoro la solitudine, i fiorellini, i torrentelli croscianti sono il compendio

dell'elevazione spirituale: e perfino in questa nobile buaggine del nudo e crudo godimento della natura sta l'ultimo effetto male inteso di una misteriosa seconda vita, e tutto sommato questa ci dev'essere o ci dev'essere stata! - Allora faresti meglio a non scherzarci su, - obiett Agathe, cupa per la sete di sapere e raggiante per l'impazienza. - Io scherzo solo perch l'amo, rispose Ulrich asciutto.

12.
Dialoghi sacri. Alterne vicende Nei giorni seguenti si ammucchi sul tavolino un numero sempre maggiore di libri, che egli aveva in parte portato da casa e in parte acquistato dopo; e talvolta egli parlava liberamente, talvolta - o per cercare una conferma o per ripetere letteralmente una massima - egli prendeva un volume e leggeva qualcuno dei molti passi segnati con striscioline di carta. Erano per lo pi biografie e scritti di mistici, oppure studi sui medesimi, e di solito egli ne spiccava il discorso con le parole: - Vediamo un po', il pi serenamente possibile, che cosa succede qui - Era una condotta prudente alla quale non intendeva rinunziare e perci, infatti disse un giorno: - Se tu potessi leggere tutti questi scritti in cui uomini e donne dei secoli passati descrivono il loro stato di posseduti da Dio, troveresti in ogni parola verit e realt, eppure le affermazioni formate da tali parole ripugnerebbero sommamente alla tua volont attuale - E prosegu: - Essi parlano di un chiarore che inonda. Di una vastit infinita, di un'infinita ricchezza di luce. Di una "unit" fluttuante di tutte le cose e di tutte le forze dell'anima. Di un meraviglioso e indescrivibile slancio del cuore. Di rivelazioni cos fulminee, che tutto allo stesso tempo, e simili a gocce di fuoco che cadono sul mondo. E d'altra parte parlano di un dimenticare e di un non pi capire e perfino di un tramontare delle cose. Parlano di una pace immensa, inaccessibile alle passioni. Di un ammutolire, di uno scomparire dei pensieri e delle intenzioni. Di una cecit in cui vedono chiaro, di uno splendore in cui essi sono morti e sovrumanamente vivi. Lo chiamano "annientarsi" eppure sostengono di vivere pi pienamente di prima. Non sono queste, anche se espresse in modo cos difficile da abbagliare la vista, le stesse sensazioni che si hanno ancor oggi quando per caso il cuore, "avido e sazio", come dicono loro, capita in quelle regioni utopistiche situate in qualche luogo e in nessuno fra un'infinita tenerezza e un'infinita solitudine? Nella piccola pausa meditativa che segu, sorse la voce di Agathe: - quello che tu un giorno hai definito: due strati sovrapposti che si trovano in noi. - Io? Quando? - Eri andato a zonzo per la citt e t'era parso di dissolverti in essa, ma in pari tempo la detestavi; e io ti dissi che anche a me accadde sovente. - Oh s! E poi dicesti: Hagauer! esclam Ulrich. - E ci mettemmo a ridere; adesso ricordo bene. Ma non l'intendavamo proprio cos. Gi ti ho parlato della vista che dona e della vista che toglie, del principio maschile e femminile, dell'ermafroditismo della fantasia originaria, e simili: potrei parlarne per un pezzo! Come se la mia bocca fosse lontana da me quanto la luna, che anch'essa sempre al suo posto quando di notte si ha bisogno di un confidente per chiacchierare! Ma ci che raccontano quei mistici intorno alle avventure delle loro anime, - egli prosegu, mentre all'amarezza delle sue parole si mescolava di nuovo l'obiettivit e anche l'ammirazione, - scritto talvolta con la forza e con la convinzione spietata di un'analisi stendhaliana. Soltanto per, - egli si corresse, - finch si limitano a descrivere i fenomeni e non vi mescolano il loro giudizio, che falsato dalla lusinghiera certezza di

esser stati eletti da Dio a conoscerlo senza meditazione. Perch da quel momento in poi non ci raccontano pi, s'intende, le loro percezioni difficilmente descrivibili, in cui non vi sono n sostantivi n verbi, ma parlano in frasi con oggetto e soggetto, perch credono alla propria anima e a Dio come ai due stipiti di una porta, fra i quali apparir il Meraviglioso. E cos escono in quelle asserzioni, che l'anima stata estratta dal loro corpo e affondata in Dio, o che Dio penetrato in loro come un amante; e dal signore vengono imprigionati, inghiottiti, abbacinati, rapiti, violentati, oppure la loro anima si allarga fino a lui, entra in lui, lo assapora, lo rinchiude nel suo amore e lo ode parlare. In tutto ci il modello terreno evidente; e queste descrizioni non somigliano pi ormai a prodigiose scoperte, ma soltanto alle immagini un po' monotone di cui il poeta erotico adorna il suo oggetto, sul quale non pu esservi che un'opinione. Per me, che sono stato educato alla riservatezza, queste narrazioni sono una tortura, perch gli eletti, proprio nel momento in cui assicurano di aver parlato con Dio, o di aver inteso il linguaggio delle piante e degli animali, tralasciano di dirmi che cosa stato loro detto; e se lo fanno, vengono fuori soltanto faccende personali o affari ecclesiastici gi noti. un gran peccato che gli studiosi di scienze esatte non abbiano visioni! - Cos egli concluse la sua lunga replica. - Ti pare possibile? - lo tent Agathe. Ulrich esit un momento. Poi rispose come un confessore della fede: - Non lo so; forse a me potrebbe accadere! - Quando ud le proprie parole sorrise come per mitigarle. Anche Agathe sorrise; sembrava che adesso avesse avuto la risposta che desiderava e il suo viso rispecchi il breve momento di delusione e di perplessit che segue all'improvviso allentamento di una tensione. Forse appunto per dare una nuova spinta al fratello ella volle opporre una resistenza. - Tu sai, - ella disse, che io sono stata educata in un istituto molto pio; me ne derivato un gusto della presa in giro che diventa addirittura irresistibile appena qualcuno parla di ideali religiosi. Le nostre educatrici portavano un abito i cui due colori formavano una croce, e certo lo scopo era di ricordare uno dei sublimi pensieri che noi dovevamo aver presente tutto il giorno; ma noi non ci pensavamo mai e chiamavamo le monache, invece, "le croceragne" per via del loro aspetto e dei loro discorsi molli come la seta. Cos, anche mentre leggevi, ora mi veniva da piangere, ora da ridere. - Sai che cosa dimostra questo? - esclam Ulrich. - Semplicemente che l'attitudine al bene, la quale in qualche modo pur presente in noi, corrode subito le pareti se la si richiude in una forma fissa, e attraverso quella fessura si butta al male! Ci mi ricorda il tempo in cui ero ufficiale e io con i miei camerati costituivamo i pilastri dell'altare e del trono; mai come allora ho udito parlare irreverentemente dell'uno e dell'altro! I sentimenti non sopportano di esser legati, certi sentimenti soprattutto. Io sono sicuro che le vostre buone suore credevano fermamente a quel che vi predicavano: ma guai se la fede vecchia di un'ora! Questo il fatto! Quantunque Ulrich nella fretta non si fosse espresso in modo per lui soddisfacente, Agathe cap che la fede di quelle monache che le avevano tolto il gusto della fede era soltanto una conserva in scatola. Marinata bens nella propria natura perch non si perdesse nessuna delle qualit della fede, ma tuttavia non fresca, e anzi, in un modo non dimostrabile, passata a uno stato diverso dall'ordinario, che al discepolo fuggitivo e recalcitrante della santit in quel momento aleggi davanti come un'intuizione. Con tutto il resto che avevano gi detto sulla morale, questo era uno dei dubbi pi cocenti che il fratello le aveva instillato, e da allora ella si sentiva in uno stato di risveglio interiore che per non le era ben chiaro, giacch lo stato d'indifferenza che ella ostentava deliberatamente e favoriva in s non aveva sempre dominato la sua vita. Una volta era accaduto qualcosa per cui quel bisogno di autocastigarsi era sorto spontaneamente da un profondo abbattimento che la faceva apparire indegna perch non si credeva in grado di serbar fede ai sentimenti nobili, e da allora si disprezzava per la propria inerzia morale. Quel fatto stava fra la sua vita di fanciulla nella casa paterna e l'incomprensibile matrimonio con Hagauer, in uno spazio di tempo cos ristretto che era sfuggito finora alle affettuose indagini di Ulrich.

Si poteva raccontare in poche parole: a diciott'anni Agathe aveva sposato un uomo poco maggiore di lei e in un viaggio incominciato con le loro nozze e finito con la morte dello sposo egli le era stato strappato nel giro di poche settimane da una malattia contratta per via, prima ancora di aver scelto il loro futuro luogo di residenza. I medici dissero che era tifo e Agathe lo ripeteva e vi trovava un'apparenza di ordine, perch il lato dell'avvenimento si mostrava ben levigato all'occhio del mondo; ma dal lato non liscio era un'altra cosa; Agathe fino allora era vissuta con il padre, che tutti stimavano, cosicch ella sospettava di aver torto a non amarlo, e gli anni passati in istituto ad aspettare dubitosamente se stessa, con la diffidenza che quell'attesa suscitava in lei, non avevano certo consolidato il suo rapporto col mondo, pi tardi invece, quando con vivacit improvvisamente ridesta, unendo i suoi sforzi a quelli dell'innamorato, aveva vinto in pochi mesi tutti gli ostacoli che si opponevano a un matrimonio precoce, bench le famiglie dei due giovani non avessero nulla da obiettare l'una contro l'altra, ecco che ella a un tratto, non essendo pi sola, appunto per ci era diventata se stessa. Questo dunque ben si poteva chiamare amore; ma vi sono innamorati che guardano nell'amore come nel sole, e divengono semplicemente ciechi; mentre ve ne sono altri che con stupore scoprono per la prima volta la vita quando l'amore la illumina: Agathe era di questi e non sapeva ancora se amava il suo compagno o qualcos'altro quando era sopravvenuto ci che nella lingua del mondo non illuminato si chiama malattia infettiva. Era una tempesta d'orrore abbattutasi repentinamente da ignote regioni, un lottare, un vacillare e uno spegnersi, il cimento di due esseri aggrappati l'uno all'altro e lo sfacelo di una vita innocente nel vomito, nello sterco e nella paura. Agathe non aveva mai accettato quell'avvenimento che annientava i suoi sentimenti. Sconvolta dalla disperazione era rimasta in ginocchio accanto al letto del malato persuasa di possedere la forza magica grazie alla quale aveva vinto da bambina la propria infermit; quando il collasso s'era ancora aggravato e la coscienza scomparsa, ella nella camera di un albergo straniero, incapace di capire, aveva fissato il volto abbandonato; senza pensare al pericolo aveva stretto fra le braccia il corpo del morente e senza curarsi della responsabilit affidata a un'offesa infermiera, per ore e ore non aveva fatto altro che ripeter all'orecchio sempre pi sordo: - Non devi, non devi, non devi! Quando tutto fu finito si era alzata stupefatta e senza credere n pensare nulla di particolare, solo per la bizzarria e la tendenza al sogno della sua natura solitaria, dal primo momento di quel vacuo stupore tratt dentro di s l'accaduto come se non fosse stato definitivo. Qualcosa di vagamente simile fa ciascuno di noi, quando non vuol credere alla notizia di una sciagura o colora di speranza l'irrevocabile; ma nel contegno di Agathe era singolare la forza e l'ampiezza di quella reazione, e anzi il suo improvvisamente dichiarato disprezzo del mondo. Da allora ella accolse di proposito ogni novit come se non fosse il presente ma qualcosa di sommamente incerto; un atteggiamento che era reso molto facile dalla diffidenza che ella aveva sempre opposto alla realt; il passato invece era rimasto irrigidito dal colpo sofferto e il tempo lo logorava molto pi lentamente di quanto soglia logorare i ricordi. Ma questo non aveva nulla da fare con la voragine dei sogni, n con le stravaganze che richiedono l'intervento di un medico; al contrario, Agathe esternamente continuava a condurre la vita pi chiara, virtuosa e senza esigenze, annoiandosi soltanto un poco, in una lieve esaltazione della svogliatezza di vivere, che ora era veramente simile alla febbre che da bambina aveva sofferto con cos strana acquiescenza. E che nella sua memoria, la quale gi non era mai incline a dissolvere le proprie impressioni in generalit, l'evento passato e terribile rimanesse presente ora per ora come un cadavere avvolto nel suo sudario candido, ci la faceva lieta, nonostante la sofferenza legata a una simile precisione della memoria, perch le pareva un cenno misteriosamente tardivo che non era tutto finito, e pur nell'abbattimento dell'animo le conservava un'incerta ma nobile tensione. In verit tutto ci voleva dire soltanto che ella aveva di nuovo smarrito il senso della sua vita e che deliberatamente s'era posta in una condizione che non era adatta alla sua et; solo i vecchi infatti vivono cos, attaccati alle esperienze e agli eventi di un tempo passato e non pi sfiorati dal presente. Per fortuna di Agathe, all'et in cui ella si

trovava allora si formano bens proponimenti di durata perpetua, ma in compenso un anno pesa quasi come una mezza eternit, e cos era inevitabile che dopo un certo tempo la natura repressa e la fantasia incatenata si liberassero a viva forza. Come questo fosse accaduto era assai indifferente nei particolari; a farlo accadere fu un uomo la cui assiduit in altre circostanze non avrebbe mai potuto scuotere il suo equilibrio; egli divenne il suo amante, e quel tentativo di ricominciamento fin dopo un periodo brevissimo di fanatiche speranze in un'appassionata delusione. Agathe si sent allora rigettata dalla sua vita reale come dalla sua vita irreale e indegna di alti propositi. Ella era di quelle persone impetuose che possono restare a lungo immobili e in attesa, finch a un tratto incappano comechessia in tutti i sovvertimenti, e perci, nel suo disinganno, prese ben presto una risoluzione avventata; e cio, di punirsi nel modo opposto a quello in cui aveva peccato, condannandosi a dividere la sua vita con un uomo che le ispirasse un leggero disgusto. E l'uomo scelto per il suo castigo fu Hagauer. "Era una risoluzione ingiusta, e poco riguardosa per lui!" confess a se stessa Agathe e bisogna ammettere che fu la prima volta, perch giustizia e riguardo sono virt poco coltivate dai giovani. Ad ogni modo la sua autopunizione in quella convivenza non era stata lieve, e Agathe seguit a riesaminare fra s i fatti. Era andata lontano, e intanto Ulrich cercava qualcosa nei suoi libri e aveva apparentemente dimenticato di continuare il discorso. "Nei secoli passati, - ella pens, - una persona che si fosse trovata nella mia condizione d'animo si sarebbe chiusa in convento" ed essersi invece risposata aveva qualcosa di ingenuamente umoristico che finora le era sfuggito. Il ridicolo di cui il suo spirito giovanile non aveva avuto coscienza era precisamente quello dell'epoca nostra, che soddisfa il bisogno di fuggire il mondo tutt'al pi con un soggiorno in un rifugio alpino, di solito per in un albergo di montagna, ed ha la smania di ammobiliare graziosamente le case di pena. Esso un'espressione del profondo bisogno europeo di non esagerare nulla. Nessun europeo si flagella, si copre il capo di cenere, si taglia la lingua, d veramente se stesso oppure si ritira dal mondo, si strugge dalla passione, infligge la tortura o trafigge; ma ciascuno ne sente il bisogno, cos che difficile dire in che cosa consista ci che si deve evitare, se nel desiderare oppure nel non far nulla. Perch dunque proprio un asceta dovrebbe star senza mangiare? Ci lo indurrebbe soltanto a brutte fantasie. Un ascetismo ragionevole sarebbe disprezzare il cibo pur nutrendosi sovente e bene. Tale ascetismo promette di durare e consente allo spirito quella libert che esso non pu avere se si trova in dipendenza dal corpo e in appassionata ribellione. Queste spiegazioni tra l'amaro e l'ironico, imparate dal fratello, facevano molto bene ad Agathe, perch scomponevano il "tragico" - nel quale la sua inesperienza aveva per un pezzo creduto di dover credere in ironia e in una passione che non aveva nome n scopo, e quindi non era affatto conclusa con l'esperienza da lei vissuta. Da quando viveva col fratello ella aveva fatto in tal modo l'osservazione che nella grande scissura da lei sofferta fra vita irresponsabile e fantasia fantomatica era intervenuto un movimento che riscattava e che tornava a legare ci che aveva riscattato. Ricord, ad esempio, nel silenzio approfondito dai libri e dai ricordi che regnava fra lei e il fratello, la descrizione fattale da Ulrich di come egli gironzando senza meta s'era addentrato nella citt e la citt era penetrata in lui; ci le parve molto simile alle poche settimane di felicit da lei godute; ed era anche giusto che ella avesse riso, anzi aveva riso senza motivo e senza senso quando Ulrich glielo aveva narrato, perch si era resa conto che qualcosa di quell'inversione del mondo, di quel beato e buffo rovesciamento di cui egli parlava, era pure nelle labbra tumide di Hagauer quando si incarnavano al bacio. Certo faceva rabbrividire; ma un brivido, ella pens, anche nella chiara luce del mezzogiorno, e in qualche modo le faceva sentire che non tutte le possibilit erano finite per lei. Un nulla, un'interruzione che c'era sempre stata fra il passato e il presente, negli ultimi tempi aveva preso il volo. Si guard intorno di nascosto. La camera in cui si trovava faceva parte dello spazio dov'era maturato

il suo destino; ci pensava adesso per la prima volta da quando era tornata. Perch l, quando il padre era fuori di casa, si era incontrata col suo giovane innamorato dacch avevano preso la grande risoluzione di amarsi; pi tardi l aveva anche ricevuto qualche volta "l'indegno", aveva guardato fuori dalla finestra con lacrime di furore o di disperazione, e l infine, incoraggiato dal padre, Hagauer era venuto ufficialmente a chiedere la sua mano. Per tanto tempo scenari inosservati degli avvenimenti, i mobili, le pareti, la luce bizzarramente incassata diventavano nell'istante del riconoscimento stranamente tangibili e i casi avventurosi che vi si erano svolti costituivano un passato corporeo, non pi ambiguo, come se fosse cenere o legno carbonizzato. Era rimasta soltanto la sensazione tragicomica di ci che era stato, quel solletico strano che si sente davanti ai vecchi residui disseccati e polverizzati di se stessi e che nel momento in cui lo si sente non si pu n scacciare n afferrare; ed era diventata quasi insopportabilmente forte. Agathe si accert che Ulrich non la guardava e si sbotton cautamente il vestito sul petto dove portava a contatto della pelle il medaglione con il ritratto che non si toglieva da anni. And alla finestra e finse di guardar fuori. Con cura aperse le valve della piccola conchiglia d'oro e contempl di nascosto l'amato morto. Egli aveva labbra piene e capelli morbidi e folti; lo sguardo ardito del ventenne spiccava da un viso che era ancor mezzo nel guscio d'uovo. Per molto tempo ella non bad ai propri pensieri, ma d'un tratto pens: "Mio Dio, un uomo di ventun anni!" Di che cosa parlano tra loro persone cos giovani? Che significato danno alle proprie domande? Come sono sovente buffi e presuntuosi! Come scambiano le loro vivaci fantasie per idee di autentico valore! Agathe svolgeva con curiosit dalla carta velina del ricordo certi vecchi giudizi che aveva conservato l come chi sa quali prodigi d'intelligenza: qualcuno le appariva non disprezzabile, ma anche questo non si poteva affermare se non ci si immaginava il giardino in cui era stato pronunciato, con quei fiori strani di cui non sapevano il nome, le farfalle che vi si abbattevano sopra, come ubriaconi stanchi, e la luce che inondava i visi come se cielo e terra vi fossero dentro disciolti. In confronto, adesso era una donna matura ed esperta, sebbene il numero degli anni trascorsi non fosse grande, e un poco turbata ella not la sproporzione di aver amato finora, lei ventisettenne, un ventenne: era diventato ormai troppo giovane per lei! Ella si chiese: "Quali dovrebbero essere i miei sentimenti se, alla mia et, ponessi davvero quell'uomo-bambino al di sopra di tutto?" Sarebbero sentimenti assai singolari: non significherebbero nulla; ella non poteva neanche farsene un'immagine chiara. In fondo tutto si dissolveva nel nulla. Col senso di una grande dilagante rivelazione, ella riconobbe che nell'unica superba passione della sua vita era soggiaciuta a un errore, e il nocciolo di quell'errore era una nebbia ignea che non si poteva afferrare n toccare, si dicesse pure che la fede non pu esser vecchia di un'ora o lo si esprimesse altrimenti; ed era sempre ci di cui parlava il fratello da quand'erano insieme, ed era sempre di lei ch'egli in fondo parlava anche se faceva tanti rigiri e se la sua cautela era spesso troppo lenta per l'impazienza di lei. Ritornavano sempre allo stesso discorso, e Agathe era arsa dall'ansia che la fiamma di Ulrich potesse declinare. Quando infine gli parl, egli non s'era accorto della lunga interruzione. Ma chi non ha ancora capito da certi indizi ci che accadeva tra fratello e sorella, metta pur via il racconto, perch vi descritta un'avventura ch'egli non potr mai approvare: un viaggio sul limitare del possibile, sfiorante i pericoli dell'impossibile e dell'innaturale, anzi del ripulsivo e forse talvolta facendo pi che sfiorarli; un "casolimite", come lo chiam Ulrich pi tardi, di validit limitata e particolare, che faceva pensare alla libert con la quale la matematica si serve talvolta dell'assurdo per giungere alla verit. Lui ed Agathe erano su una via che ha qualcosa in comune col compito del posseduto da Dio, ma la percorrevano senza essere pii, senza credere in Dio n nell'anima, e nemmeno a un aldil o a una risurrezione; come creature di questo mondo l'avevano imboccata e come tali la seguitavano; e questo appunto era degno di nota. Ulrich, che nel momento in cui Agathe gli rivolse la parola era ancora assorto nei suoi libri e nelle questioni che essi gli proponevano, non aveva tuttavia perso per un istante la memoria del discorso

interrotto al punto della resistenza di sua sorella contro la bigotteria delle sue maestre e la propria esigenza di "visioni esatte", e rispose subito: - Non c' bisogno di essere un santo per farne in parte l'esperienza! Ci si pu mettere a sedere su un tronco abbattuto o su una panchina in montagna e contemplare un armento che pascola, e anche soltanto cos esser trasportati di colpo in un'altra vita! Ci si perde e a un tratto si ritorna in s: tu stessa ne hai gi parlato. - Gi, ma come spiegarsi quel che succede? - chiese Agathe. - Per spiegartelo devi prima di tutto capire che cos' il normale, creatura sorella! - dichiar Ulrich cercando di frenare con uno scherzo il pensiero troppo precipite. - Il normale che una mandria per noi non altro che carne di vitello pascolante. Oppure un soggetto pittoresco con uno sfondo. Oppure non ce ne accorgiamo neanche. Armenti e greggi su viottoli di montagna fanno parte dei viottoli di montagna, e ci che si prova alla loro vista si potrebbe misurare soltanto se al loro posto ci fosse un orologio elettrico o una banca. Altrimenti si medita se sia il caso di alzarsi o di restare seduti, si trova che le mosche svolazzanti attorno al branco sono moleste; si guarda se non c' un toro l in mezzo; ci si chiede dove porta il sentiero; un'infinit di piccole intenzioni, preoccupazioni, calcoli e scoperte che costituiscono per cos dire la carta su cui disegnata l'immagine della mandria. Della carta non si sa nulla, si sa soltanto del branco di bovini... - E a un tratto la carta si strappa! - interruppe Agathe. - S. Cio: si strappa un contesto abitudinario che in noi. Quello che pascola non pi un elemento commestibile, o pittorico, esso non ti attraversa il cammino. Non ti riesce neanche pi di formulare le parole pascolare e brucare; Occorrerebbe a ci una quantit di immagini utilitarie e precise che tu improvvisamente Hai perduto. Ci che rimane sull'orizzonte si potrebbe chiamare un mare ondoso di sensazioni che s'alza e s'abbassa oppure respira e sfavilla, come se riempisse senza contorni tutto il campo visivo. Naturalmente contiene ancora innumerevoli percezioni, colori, movimenti, corna, odori e tutto ci che appartiene alla realt: ma questo non gi pi accettato, anche se debba essere ancora riconosciuto. Direi quasi: i particolari si spogliano di quell'egoismo mediante il quale s'impadroniscono della nostra attenzione, e sono fraternamente e intimamente, in senso letterale fra di loro congiunti. E s'intende che non c' pi un "orizzonte"; ogni cosa invece, non saprei come dire, viene a confondersi con te, senza linea di confine. A questo punto Agathe riassunse vivacemente la descrizione: - E ora basta che tu invece di egoismo dei particolari dica egoismo umano, - ella esclam, - ed ecco ci che tanto difficile esprimere: "Ama il tuo prossimo!" non significa "amalo cos quale tu sei" ma presuppone un tuo trasognamento! - Tutti i precetti della morale, - conferm Ulrich, - indicano uno stato di trasognamento che gi sfuggito alle regole in cui lo si chiude! - E dunque in fondo non c' n il bene n il male, ma soltanto la fede o il dubbio! - esclam Agathe, sembrandole adesso cos vicino lo stato originario autosufficiente della fede, e anche il suo scapito di morale a cui Ulrich aveva alluso col dire che la fede non pu invecchiare di un'ora. - S, nel momento in cui si evade dalla vita inessenziale si stabiliscono nuove correlazioni, assent Ulrich. - Anzi direi quasi che le cose non stanno pi in alcun rapporto fra loro, perch si tratta di un rapporto sconosciuto, del quale non abbiamo nessuna esperienza, e tutte le altre correlazioni sono smarrite; ma questa nonostante la sua oscurit cos chiara che non la si pu negare. forte, ma inconcepibilmente forte. Si potrebbe anche dire: di solito noi guardiamo qualcosa e lo sguardo come una bacchettina o un filo teso al quale l'occhio e l'oggetto guardato si appoggiano reciprocamente, e ogni secondo che passa sorregge una trama di questo genere; mentre in questa particolare disposizione d'animo c' piuttosto qualcosa di dolorosamente dolce che disgiunge i raggi visuali. - Non possediamo nulla al mondo, non teniamo nulla, e nulla ci tiene, disse Agathe. - Tutto come un albero altissimo dove non c' foglia che si muova. E in tale condizione non si pu far niente di

basso. - Si dice che in tale condizione non pu accadere nulla che non concordi con essa, - soggiunse Ulrich. - Un bisogno di "appartenerle" l'unico motivo, il tenero scopo e l'unica forma d'azione e di pensiero che in essa si svolgono. Essa qualcosa di infinitamente quieto e compiuto e tutto ci che accade nel suo ambito accresce il suo significato in tranquilla espansione; oppure non l'accresce, e allora un male, ma il male non pu accadere perch nello stesso momento si lacerano la chiarezza e la quiete, e la condizione meravigliosa finisce. Ulrich osserv la sorella di sottecchi; aveva sempre l'impressione che fosse ormai ora di smetterla. Ma la faccia di Agathe era impenetrabile; ella pensava al lontano passato. Rispose: - Mi meraviglio di me stessa, ma ci fu davvero un periodo breve in cui non conoscevo l'invidia, la cattiveria, la vanit, la cupidigia e simili; adesso mi pare incredibile, ma allora erano come scomparse di colpo non soltanto dal cuore ma anche dal mondo! E allora non si pu comportarsi bassamente e neanche gli altri lo possono. Una persona buona rende buono tutto ci che tocca, anche se gli altri le fanno guerra: appena entrano nel suo campo, essa li trasforma interamente! - No, - obiett Ulrich, - non proprio cos; anzi, questo sarebbe uno dei malintesi pi antichi! Perch una persona buona non migliora affatto il mondo n influisce in alcun modo su di esso; se ne allontana soltanto! - Ma se vi resta in mezzo? - Vi resta in mezzo, ma per lei come se lo spazio fosse estratto fuori dalle cose o succedesse qualcosa di immaginario: difficile a dirsi! - Tuttavia ho l'impressione che a una persona "di alto sentire" (la parola mi viene in mente cos per caso!) nulla di vile tagli mai la strada; sar un'assurdit, ma un'esperienza. - Sar un'esperienza, - ribatt Ulrich, - ma c' anche l'esperienza opposta! O forse credi che i soldati che crocifissero Ges non avessero l'animo vile? Eppure erano strumenti di Dio! Inoltre anche i mistici testimoniano che vi possono essere cattivi sentimenti; essi si dolgono di uscire talora dallo stato di grazia, di conoscere l'angoscia, il dolore, la vergogna e forse persino l'odio. Solo quando ricomincia il silenzioso ardore il rimorso, l'ira, la paura e l'affanno diventano giocondi. Tutto questo cos difficile da giudicare! - Quand' che sei stato innamorato? - chiese Agathe bruscamente. - Io? Oh! Te l'ho gi raccontato: ero fuggito via, mille chilometri lontano dall'amata, e quando mi sentii al sicuro da ogni possibilit di reale contatto mi misi a guaire verso di lei, come un cane alla luna! Agathe gli confid allora la storia del suo amore. Era commossa. Gi aveva scoccato l'ultima domanda come una corda troppo tesa e il resto segu nello stesso modo. Il cuore le tremava mentre ella metteva fuori ci che teneva celato da anni. Il fratello per non rimase particolarmente scosso. - Di solito i ricordi invecchiano insieme con l'uomo, - egli dichiar, - e gli episodi pi appassionati acquistano col tempo una prospettiva ridicola, come se fossero visti in fondo a una fila di novantanove porte spalancate. Ma qualche volta, se collegati a sentimenti molto forti, certi ricordi non invecchiano e trattengono presso di s intere stratificazioni dell'animo. Questo il tuo caso. Quasi in ogni creatura umana ci sono di questi punti, che alterano un poco la simmetria psichica; ed ecco che la sua condotta vi scorre sopra come un fiume su uno scoglio invisibile; in te questo stato molto forte, cos da equivalere quasi a una paralisi. Ma alla fine ti sei pur liberata, fino a rimetterti in movimento! Egli ragionava con una calma quasi professionale; com'era facile a cadere nelle digressioni! Agathe era desolata. Disse, ostinatamente: - Certo che sono in movimento, ma non parlavo di questo! Voglio sapere dov' che per poco non sono andata a finire! - Era anche irritata, senza volerlo, solo perch doveva esprimere in qualche modo il suo turbamento; ma tuttavia continu a parlare della sua ripresa e si sentiva girare il capo, tra la delicatezza delle proprie parole e l'irritazione latente. Cos descrisse uno stato bizzarro di esaltata

suscettivit e ricettivit, che produce un flusso e riflusso delle impressioni, da cui deriva la sensazione di essere congiunti con tutte le cose come in un molle specchio di acque, e di dare e ricevere senza volont: sensazione meravigliosa di sconfinamento e di sconfinatezza interiore ed esteriore, che comune all'amore e al misticismo! Agathe naturalmente non us queste parole che racchiudono gi una spiegazione, e sgran soltanto gli appassionati frammenti dei suoi ricordi; ma anche Ulrich, sebbene avesse riflettuto sovente sull'argomento, non possedeva una spiegazione di quelle vicende, e innanzitutto non sapeva se tentarne una a modo loro o secondo i comuni procedimenti della ragione; ambedue i sistemi erano ugualmente accettabili per lui, ma non per la evidente passione della sorella. Perci quello che egli espresse nella risposta era soltanto una meditazione, una specie di esame delle possibilit. Egli alluse alla strana parentela che, nello stato di sublimazione di cui parlavano, esisteva fra pensiero e morale, cos che ogni pensiero era sentito come felicit, avvenimento e dono, e non si riponeva in magazzino n tanto meno si associava col sentimento di chi si appropria di una cosa, la soggioga, la tien prigioniera e la osserva: per cui tanto nel cervello quanto nel cuore il godimento di possedere se stessi vien sostituito da un infinito autodisperdersi e autolimitarsi. - Una volta nella vita, - gli rispose Agathe trasognata ma ferma, - tutto ci che si fa, lo si fa per un altro. Si vede il sole splendere per lui. Egli dappertutto, e noi stessi non siamo in nessun posto. Eppure non si tratta di un "egoismo a due" perch anche all'altro deve accadere esattamente lo stesso. Alla fine i due esistono appena l'uno per l'altro, e ci che rimane un mondo per sole coppie, fatto di riconoscenza, dedizione, amicizia e altruismo! Nel buio della stanza le guance di Agathe ardevano d'entusiasmo come rose nell'ombra. E Ulrich propose: - Adesso parliamo di nuovo pi freddamente; in queste questioni si froda troppo! Ad Agathe l'osservazione non parve giusta. Forse l'irritazione, non del tutto dissipata, fece s che il suo fervore fosse ricacciato in secondo piano dall'evocata realt; ma non le fu sgradevole che la linea di confine divenisse pi incerta. Ulrich prese a parlare dell'incongruenza di interpretare le vicende su cui verteva il loro discorso come se in esse non avvenisse soltanto una particolare alterazione del pensiero, bens un pensiero sovrumano prendesse il posto di quello comune. Che ci si chiamasse illuminazione divina o, all'uso moderno, solamente intuizione, egli lo considerava l'ostacolo principale a una comprensione profonda. Era persuaso che cedere a illusioni che non reggevano a un'attenta riprova non conduceva a nulla. Come le ali d'Icaro, che fondevano al sole, - egli esclam, - se non si vuol volare soltanto in sogno, bisogna imparare a servirsi di ali di metallo. E indicando i libri continu dopo una piccola pausa: - Queste sono testimonianze cristiane, ebraiche, indiane e cinesi; fra le une e le altre v' talvolta pi di un millennio. Eppure in tutte si riconosce la stessa composizione del movimento interiore, che si scosta dalla norma, ma unitaria in s. Si distinguono le une dalle altre quasi esattamente soltanto per ci che deriva dal legame con un sistema di teologia e di saggezza celeste, sotto il qual tetto protettore esse si sono riparate. Possiamo dunque presupporre una seconda condizione, definita straordinaria e di grande importanza, di cui l'uomo capace, e che pi antica di tutte le religioni. - D'altra parte le chiese, - egli soggiunse, - cio le comunit civili di persone religiose, hanno sempre trattato quello stato con la stessa diffidenza che un burocrate oppone all'iniziativa privata. Esse non hanno mai accettato senza riserva quell'esperienza esaltante, al contrario hanno compiuto ogni sforzo per mettere al suo posto una morale disciplinata e comprensibile. Cos la storia di quello stato di fervore una continua negazione e rarefazione che ricorda il prosciugamento di una palude. - E quando l'autorit spirituale della chiesa e la sua nomenclatura invecchiarono si giunse comprensibilmente a giudicare il nostro stato nient'altro che un'invenzione della fantasia. Perch mai la civilt borghese, quando subentr a quella religiosa, avrebbe dovuto essere pi religiosa di quella? Di

quell'altro stato essa ha fatto un cane che accorre portando in bocca delle cognizioni. Ci sono oggi molti che si lagnano della ragione e vorrebbero persuaderci che nei loro momenti di maggior saggezza essi pensano con l'aiuto di una speciale facolt, di una categoria superiore al pensiero; un ultimo residuo palese, gi in tutto e per tutto razionalistico; l'estremo residuo del prosciugamento il fango! Dunque l'antico stato concesso, oltre che nelle poesie, soltanto alla gente incolta nelle prime settimane d'amore, come un sovvertimento passeggero; sono, per cos dire, germogli tardivi che nascono qualche volta dal legno dei letti e dei pulpiti: ma quando volesse ritornare alla sua gran vegetazione originale lo si sterminerebbe senza piet! Il discorso di Ulrich era durato all'incirca quanto le abluzioni di un chirurgo che si lava le mani e le braccia per non portare germi nel campo operativo; e del chirurgo egli aveva anche dimostrato la pazienza, la dedizione e la calma, contrapposte all'eccitazione inerente alla fase successiva del lavoro. Ma dopo essersi ben bene disinfettato egli pens quasi con desiderio all'infezione e alla febbre, perch non amava la freddezza per se stessa. Agathe era seduta su una scaletta che serviva a prendere i libri posti pi in alto, e anche quando il fratello tacque non diede alcun segno di partecipazione; guardava fuori, nell'infinito mare grigio del cielo e ascoltava il silenzio come prima le parole. Cos Ulrich riprese a parlare con un'ombra di durezza, appena velata dal tono scherzoso. - Ritorniamo alla nostra panchina in montagna con la mandria di vitelli, - egli sugger. - Figurati che vi sia seduto il cavalier X, impiegato, in calzoni tirolesi nuovi di zecca e bretelle verdi sulle quali ricamato "Salve": egli rappresenta la solita sostanza della vita che si gode le ferie. Perci la coscienza che egli ha della propria esistenza , com' naturale, momentaneamente cambiata. Egli guarda l'armento e non conta, non calcola, non valuta il peso vivo degli animali che pascolano davanti a lui, perdona ai suoi nemici e pensa con indulgenza alla propria famiglia. Per lui i vitelli da oggetto pratico si sono trasformati per cos dire, in oggetto morale. Naturalmente pu anche darsi che lui un pochino calcoli e valuti, e non perdoni del tutto, ma almeno tutto ci circondato dallo stormire del bosco, dal mormorio del ruscello e dalla luce del sole. A dirla breve: ci che forma abitualmente il contenuto della sua vita gli appare "lontano" e "in fondo poco importante" - La mentalit delle vacanze, - integr Agathe meccanicamente. - Giusto! E se la vita lavorativa gli sembra "in fondo poco importante", ci accade soltanto per la durata delle ferie. Oggi dunque questa la verit: l'uomo ha due stati di vita, due di coscienza e due di pensiero, e si difende dalla paura morale che ci dovrebbe incutergli, prendendo gli uni per la vacanza degli altri, per la loro interruzione o riposo o qualcos'altro che crede di conoscere. Il misticismo invece andrebbe unito con l'intenzione di ferie permanenti. Il cavalier X dovrebbe giudicare ci disonorevole, e tosto, come d'altronde fa sempre verso la fine delle vacanze, sentire che la vera vita dimora nel suo ufficio ben ordinato. E noi sentiamo forse diversamente? Se una cosa sia da mettersi in ordine oppure no, da questo dipender sempre la nostra risoluzione definitiva di prenderla sul serio oppure no; ed ecco che tali esperienze hanno appunto poca fortuna, perch in migliaia di anni son progredite ben poco dal disordine e dall'incompiutezza iniziale. E per cose di questo genere, ecco pronto il concetto di follia - follia religiosa o follia amorosa, come preferisci; puoi esserne certa: oggi persino delle persone religiose sono cos contagiate dalla mentalit scientifica che non s'arrischiano a guardare che cosa arda nell'intimo del proprio cuore, e sarebbero sempre pronte a chiamare con termine medico follia quel fuoco interiore, anche se poi ufficialmente dicono tutt'altro! Agathe guard il fratello con uno sguardo che crepitava come un fuoco sotto la pioggia. - Adesso per hai manovrato in modo che ne siamo usciti fuori! - lo rimprover quand'egli tacque. - Hai ragione, - egli concesse. - Ma ecco quel che strano: noi abbiamo coperto tutto ci, come un pozzo inquinato, ma una goccia rimasta chi sa come di quella sospetta acqua miracolosa fa tuttavia un buco in tutti i nostri ideali. Nessuno di essi quadra esattamente, nessuno ci rende felici; tutti ci rimandano a qualcosa che non esiste: oggi ne abbiamo gi parlato abbastanza. La nostra civilt un tempio di ci che non sorvegliato sarebbe chiamato follia, ma anche il luogo dov' tenuto sotto

sorveglianza, e noi non sappiamo se soffriamo di un eccesso o di un difetto. - Forse non hai mai osato approfondirlo, - disse Agathe con rimpianto e scese dalla scaletta; poich in fondo essi erano l per riordinare gli scritti lasciati dal padre, e soltanto i libri prima e i loro discorsi poi li avevano sviati da quel lavoro ormai divenuto urgente. Ricominciarono dunque a scorrere le disposizioni e le annotazioni, che in parte si riferivano alla spartizione del patrimonio, perch il giorno a cui avevano rinviato Hagauer era ormai vicino; ma prima di immergersi seriamente nel lavoro Agathe alz gli occhi dalle carte e domand: - Fino a qual punto credi tu stesso a tutto quello che mi hai detto? - Ulrich rispose senza sollevare il capo: - Immagina che in mezzo alla mandria si trovi, mentre il tuo cuore s' stornato dal mondo, un toro maligno! Cerca di credere davvero che la malattia mortale di cui mi hai narrato avrebbe potuto avere un'altra conclusione se il tuo sentimento non avesse ceduto per un secondo! - Poi alz la testa e addit le carte che aveva davanti. - E la legge, il diritto, la misura? Credi che tutto ci sia inutile? - Dunque fino a che punto credi? - ripet Agathe. - S e no, - disse Ulrich. - Dunque no, - concluse Agathe. Fu allora che un incidente s'interpose nella conversazione; quando Ulrich, che non aveva voglia di riprendere il discorso n era abbastanza calmo per pensare agli affari, raccolse le carte sparse sul tavolo, qualcosa cadde a terra. Era un pacco slegato di cose varie che per sbaglio era venuto fuori insieme col testamento da un angolo del cassetto, dove doveva esser rimasto per anni e anni dimenticato dal proprietario. Ulrich guard distrattamente ci che raccoglieva, e riconobbe su alcuni fogli la scrittura del padre; ma non era la grafia della vecchiaia bens quella della maturit; egli guard meglio, trov, oltre ai fogli scritti, anche carte da gioco, fotografie e piccole cianfrusaglie, e allora cap di colpo di che cosa si trattava. Era il "cassetto dei veleni" della scrivania. C'erano barzellette copiate con cura, per lo pi oscene; fotografie di nudi; cartoline postali, da mandarsi in busta chiusa, con contadinelle grassocce alle quali si potevano slacciare le mutande dietro; giochi di carte che parevano innocenti, ma tutti contro luce mostravano cose tremende; ometti che premuti sulla pancia emettevano ogni sorta di cose; e cos via. Certo il vecchio signore non ricordava pi quella roba che aveva nel cassetto, altrimenti l'avrebbe distrutta in tempo. Evidentemente risaliva all'et in cui non pochi scapoli e vedovi che stanno invecchiando si riscaldano con simili sudicerie, ma Ulrich arross della incustodita fantasia del padre, che la morte aveva sciolto dalla carne. Gli balz subito agli occhi la connessione col discorso interrotto. Tuttavia il suo primo impulso fu di nascondere quei documenti prima che Agathe li vedesse. Ma Agathe aveva gi visto che gli era capitato in mano qualcosa di singolare, sicch egli cambi idea e la chiam. Voleva sentire che cosa ella avrebbe detto. A un tratto fu di nuovo dominato dal pensiero che Agathe era pure una donna che doveva avere le sue esperienze; durante i discorsi pi profondi egli non ne aveva pi avuto coscienza. Ma sul viso di lei non si poteva leggere quel che pensava; ella esaminava seria e tranquilla il lascito illegale del padre, e ogni tanto sorrideva apertamente, tuttavia senza vivacit. Cos Ulrich nonostante il proposito parl per primo. - Questo l'ultimo residuo della misticit! - disse in tono mezzo arrabbiato mezzo divertito. - Nello stesso cassetto stavano le ammonizioni severe e moralistiche del testamento e quel marciume! Si era alzato e camminava su e gi per la stanza. E aveva appena incominciato a parlare, che il silenzio della sorella lo trascin a nuove parole. - Mi hai chiesto che cosa credo, - egli incominci. - Credo che tutti i precetti della nostra morale siano concessioni a una societ di selvaggi. - Credo che nessuno sia giusto. - Un altro senso vi traluce dietro. Un fuoco che dovrebbe fonderli.

- Credo che nulla sia finito. - Credo che nulla rimanga in equilibrio e che invece ogni cosa vorrebbe sollevarsi sull'altra. "Questo il mio credo; ed nato con me, e io con esso". Dopo ogni frase egli si era fermato, perch non parlava forte e in qualche modo doveva dare risalto alla sua confessione di fede. Poi alz gli occhi alle sculture classiche riprodotte in gesso che stavano lass in cima agli scaffali; vide una Minerva, un Socrate; si ricord che Goethe aveva nella propria camera una testa di Giunone pi grande del naturale. Paurosamente lontana gli apparve tale predilezione: quella che era stata un tempo un'idea fiorente era ridotta ora a un vuoto classicismo, era divenuta una manifestazione ritardata del curialismo pedante dei contemporanei di suo padre. Era stata inutile. - Affrontare la vita con l'aiuto della morale che ci trasmessa come avviarsi su una corda oscillante tesa sopra un abisso, - egli disse, - senz'altro sussidio che il consiglio: tienti ben dritto! "A quanto pare io sono nato, senza ch'io ne abbia merito o colpa, con una morale diversa. Mi hai chiesto che cosa credo. Credo che anche se mi si dimostra mille volte che, per i motivi in vigore, una cosa buona oppure bella, io sono e rimango indifferente, e l'unico segno sul quale regoler il mio giudizio : se la sua presenza mi abbassa o mi innalza. "Se mi desta alla vita oppure no. "Se soltanto la mia lingua ne parla o il mio cervello, oppure il brivido che s'irradia fino alla punta delle dita. Ma anch'io non posso dimostrare nulla. "E anzi sono convinto che un uomo che cede a questo, perduto. Si smarrisce nel crepuscolo. Nella nebbia e nelle puerilit. In una noia indistinta. "Se tu togli dalla nostra vita l'univoco, non resta che uno stagno di carpe senza carpione. "Io credo che in tal caso la furfanteria sia addirittura il buon genio che ci protegge! Dunque io non credo! "Non credo, prima di tutto, all'inibizione del male mediante il bene, che rappresenta il miscuglio della nostra civilt e mi fa schifo! Dunque io credo e non credo! "Ma forse credo che fra un po' di tempo gli uomini saranno parte molto intelligenti e parte dei mistici. Forse avverr che anche ai nostri giorni la morale si divida in queste due componenti. Potrei anche dire: in matematica e mistica. In miglioramento pratico e avventura ignota!" Da anni non era stato cos sinceramente commosso. I "forse" del suo discorso non li sentiva, gli parevano soltanto naturali. Agathe intanto s'era inginocchiata davanti alla stufa; aveva accanto, sul pavimento, il pacco di figure e di scritti, li esamin ancora ad uno ad uno e li cacci nel fuoco. Non era del tutto insensibile alla volgare sensualit di quelle sciocchezze. Sentiva il proprio corpo fisicamente turbato. Le pareva che non si trattasse di lei stessa, come sentir frullare un coniglio in un aspro deserto. Non sapeva se, dicendolo al fratello, ne avrebbe provato vergogna; ma era stanca fin nel pi addentro e non voleva pi parlare. Non ascoltava ci che egli diceva; il suo cuore era gi stato troppo scosso da quel su e gi, e non poteva pi stare attento. Sempre gli altri avevano saputo meglio di lei quel ch'era giusto; a questo ella pensava, ma, forse perch si vergognava, con segreta protervia. Seguire una strada vietata o nascosta: in questo si sentiva superiore al fratello. Lo ascoltava ritrattare sempre cautamente tutto quello che si era lasciato sfuggire e le sue parole le percotevano l'orecchio come grosse spille di felicit e di malinconia.

13.
Ulrich ritorna a casa e il generale lo informa di tutto ci che ha perduto Quarantott'ore dopo Ulrich fece ritorno alla sua casa deserta. Era primo mattino. L'appartamento

era riordinato con cura, lustro e senza polvere; e, cos come li aveva lasciati partendo in gran furia, libri e scritti giacevano sui tavolini, rispettati dalle mani servili, ancora aperti alla pagina interrotta oppure lardellati da segni di lettura divenuti incomprensibili; alcune cartelle poi avevano ancora tra i fogli la matita da lui deposta. Ma tutto era raffreddato e indurito come il contenuto d'un crogiolo sotto il quale si dimenticato di alimentare il fuoco. Con penosa delusione Ulrich guardava ottusamente quel calco di un'ora passata, matrice di violente commozioni e pensieri che l'avevano riempita. Sentiva un'indicibile ripugnanza a tornare in contatto con quegli avanzi di se stesso. "Adesso, egli pens, - il passato trabocca attraverso le porte per tutta la casa fino a quelle stupide corna di cervo gi nell'atrio. Che vita ho fatto in questi ultimi anni!" Cos come stava, chiuse gli occhi per non vedere. "Fortuna che lei mi raggiunger presto, qui cambieremo tutto!" egli pens. Ma poi si sent attratto a riandare le ultime ore che aveva passato l; gli pareva di essere stato lontano per un tempo infinito, e voleva confrontare. Clarisse: non era niente. Ma prima e dopo: la strana commozione con la quale s'era affrettato verso casa e poi quell'improvviso liquefarsi del mondo! "Come ferro che diventa molle sotto una forza grandissima, - egli riflett. - Incomincia a scorrere eppure rimane ferro. Un uomo penetra con forza nel mondo, - gli balen, ma improvvisamente esso si chiude intorno a noi e tutto appare diverso. Non vi sono pi correlazioni. Non v' una strada dalla quale egli venuto e che deve continuare a percorrere. Un accerchiamento baluginante l dove egli vedeva poc'anzi una meta o piuttosto il vuoto tranquillo che precede ogni meta" Ulrich teneva ancora gli occhi chiusi. Lentamente, come un'ombra, gli ritorn il sentimento. Era come se ritornasse, nel luogo dov'egli era allora e anche adesso, quel sentimento che era pi fuori nello spazio che dentro nella coscienza; in fondo non era n un sentimento n un pensiero, bens un avvenimento sinistro. Sovreccitato e solitario com'era Ulrich, allora, avrebbe potuto credere che l'Ente Mondo si rovesciasse dall'interno verso l'esterno; e improvvisamente tutto gli fu chiaro incomprensibile per che accadesse solo ora - ed era come una veduta tranquilla ed aperta, che gi allora il suo sentimento avesse preannunziato l'incontro con la sorella, perch da quel momento in poi il suo spirito era stato guidato da forze meravigliose fino a... ma Ulrich si distolse in fretta prima di aver potuto pensare "ieri", cos palpabilmente svegliato dai suoi ricordi come se avesse urtato contro uno spigolo: l c'era qualcosa a cui non voleva ancora pensare! And alla scrivania e scorse la corrispondenza, senza togliersi gli abiti da viaggio. Fu deluso di non trovare un telegramma di Agathe, bench non avesse motivo di aspettarselo. Un monte di condoglianze emergeva da comunicazioni scientifiche e bollettini editoriali. Tir fuori due lettere di Bonadea, cos spesse che si guard bene dall'aprirle. C'era anche un biglietto del conte Leinsdorf che lo pregava di andare da lui il pi presto possibile, e due letterine flautate di Diotima, che lo invitava anch'essa a farsi vivo appena tornato; lette pi attentamente, l'una, la seconda, conteneva accenti non ufficiali che erano molto amichevoli, malinconici e quasi un po' teneri. Ulrich pass alle chiamate telefoniche che erano state annotate durante la sua assenza: il generale von Stumm, il capodivisione Tuzzi, due volte la segretaria del conte Leinsdorf, parecchie volte una signora che non aveva detto il suo nome e probabilmente era Bonadea, il direttore Leo Fischel, e poi varie comunicazioni d'affari. Mentre Ulrich leggeva, ancora in piedi accanto alla scrivania, il telefono squill e quando Ulrich sollev il ricevitore, si annunzi "il Ministero della Guerra, Sezione Cultura e Istruzione, caporale Hirsch" che fu molto stupito di sentire inaspettatamente la voce di Ulrich, e inform premurosamente che il signor generale aveva dato ordine di telefonare ogni mattina alle dieci e sarebbe venuto subito in persona all'apparecchio. Cinque minuti dopo Stumm comunicava di dover assistere quel mattino stesso a "conferenze straordinariamente importanti" ma di voler prima parlare con Ulrich a ogni costo; alla domanda di che cosa si trattava e perch non si poteva sbrigar la cosa per telefono, egli rispose con un sospiro e parl di "comunicazioni, inquietudini, problemi" senza che fosse possibile fargli dire nulla di preciso. Venti

minuti dopo una vettura del Ministero della Guerra si ferm davanti alla porta e il generale Stumm entr in casa seguito da un attendente che portava una gran borsa di cuoio. Ulrich che ben ricordava quel ricettacolo dei crucci spirituali del generale, dai tempi delle disposizioni di marcia e dei fogli di matricola, corrug la fronte con aria interrogativa. Stumm von Bordwehr sorrise, mand via l'attendente, si sbotton la giubba per prendere la chiavetta della serratura di sicurezza, appesa a una catenella intorno al collo, non disse una parola e tir fuori dalla borsa, che non conteneva nient'altro, due pani di munizione. - Le nostre nuove pagnotte, - dichiar dopo una pausa studiata. - Te le ho portate ad assaggiare! - Molto gentile da parte sua, osserv Ulrich, - portarmi del pane dopo una notte passata in treno, invece di lasciarmi dormire. - Se hai in casa un po' d'acquavite, com' probabile, - replic il generale, - sappi che pane e acquavite sono la colazione pi adatta dopo una notte di veglia. Mi dicesti tempo fa che il pane di munizione era l'unica cosa che ti fosse piaciuta del servizio militare, e io sostengo che nella panificazione l'esercito austriaco primeggia su tutti gli altri eserciti, soprattutto dacch l'intendenza produce questo tipo "1914"! Perci te l'ho portato, questo uno dei motivi della mia visita. E poi, devi sapere, che adesso faccio regolarmente cos. Non sono obbligato a star seduto tutto il giorno sulla mia seggiola, n a render conto d'ogni passo che faccio fuori della stanza, questo s'intende; ma tu sai che lo Stato Maggiore vien chiamato, non per niente, il Corpo dei Gesuiti, e quando uno spesso fuori dell'ufficio si mormora molto, e infine Sua Eccellenza von Frost, il mio capo, non ha un concetto molto esatto della capacit dello spirito, dello spirito civile, voglio dire; perci da un po' di tempo mi porto sempre la borsa e un attendente quando ho voglia di uscire, e perch l'attendente non pensi che la borsa vuota, ci metto sempre dentro due pagnotte di pane. Ulrich non pot trattenersi dal ridere e il generale rise con lui, soddisfatto. - Mi sembra che la grande idea dell'Umanit ti rallegri meno di prima, no? - domand Ulrich. - cos per tutti, - gli spieg Stumm mentre tagliava il pane col temperino. - Adesso la parola d'ordine : "l'azione" - Bisogner che tu me lo spieghi. - Son qui per questo. Tu non sei un uomo d'azione come va. - No? - No. - Non lo sapevo! - Forse non lo sapevo neanch'io. Ma lo dicono. - Chi lo dice? - Arnheim, per esempio. - Tu sei in buoni termini con Arnheim? - Si capisce! Ottimi. Se non fosse uno spirito cos sublime, forse potremmo gi darci del tu! - Hai da fare anche tu coi campi di petrolio? Il generale bevve l'acquavite che Ulrich aveva fatto portare, e mastic un pezzo di pane per guadagnar tempo. - Proprio buonissimo, - pronunzi con fatica, e seguit a masticare. - Ma certo che hai da fare coi campi di petrolio! - stabil Ulrich improvvisamente illuminato. - una questione che interessa il vostro reparto di marina per la fornitura di combustibile alle navi, e se Arnheim vuole acquistare i campi e scavare i pozzi, deve promettere di farvi prezzi speciali! D'altra parte la Galizia terreno di schieramento e bastione contro la Russia, sicch voi dovete curare che lo sfruttamento dei campi, che egli intende promuovere, sia particolarmente protetto in caso di guerra. Dunque la sua fabbrica di corazzature vi verr di nuovo incontro, per i cannoni che volevate. Come non ci pensavo? Siete nati addirittura l'uno per l'altro! Per precauzione il generale aveva masticato un altro pezzo di pane: adesso non pot pi contenersi,

e tra i violenti sforzi di inghiottire tutto quello che aveva in bocca, disse: - facile dire "vi verr incontro"! Non t'immagini com' avaro colui! Scusa, - si corresse, - volevo dire, con quanta dignit egli tratta un affare di questo genere! Io non avevo idea, per esempio, che dieci centesimi per ogni tonnellata trasportata per ferrovia fossero una questione morale per cui bisogna andare a scartabellare Goethe o la storia della filosofia! - Sei tu che conduci queste trattative? - Il generale bevve un sorso d'acquavite. - Io non ho affatto parlato di trattative in corso! Per me lo puoi chiamare scambio d'idee. - E tu ne sei incaricato? - Non c' nessun incarico. Si parla semplicemente. Qualche volta si pu ben parlare d'altro che dell'Azione Parallela. E se ci fosse un incaricato non sarei certo io. Non mica un affare che riguardi la Sezione Cultura e Istruzione. Roba di questo genere spetta all'ufficio del presidio o tutt'al pi all'Intendenza. Se io me ne occupo, sarebbe in qualit di consigliere, di pratico di problemi spirituali civili, una specie d'interprete perch Arnheim tanto colto. - E perch tu lo vedi continuamente grazie a me e a Diotima! Caro Stumm, se vuoi che continui a reggerti il moccolo, devi dirmi la verit! Ma intanto Stumm si era preparato. - Perch me la chiedi, se gi la sai! - rispose indignato. - Credi di potermi piantare, e che io non sappia che Arnheim si confida con te?! - Io non so niente! - Ma se hai detto or ora che sai! - So la faccenda dei campi di petrolio. - E poi hai detto che noi abbiamo interessi comuni con Arnheim riguardo a quei campi. Dammi la tua parola d'onore che sai questo e allora ti posso dir tutto. Stumm von Bordwehr afferr la mano esitante di Ulrich, lo guard negli occhi e disse malizioso: - Dunque poich adesso mi dai la parola d'onore che sapevi gi tutto, ti do la mia che sai tutto! Va bene? Non c' niente di pi. Arnheim vorrebbe mandare avanti noi, e noi lui. Sai, qualche volta ho i conflitti d'anima pi complicati per via di Diotima! - esclam. - Ma non devi ripeter nulla a nessuno, questo un segreto militare! - Il generale si fece allegro. - Lo sai che cos' un segreto militare? continu. - Due anni fa, quando ci fu la mobilitazione in Bosnia, al Ministero della Guerra volevano togliermi di mezzo, allora ero ancora colonnello, e mi diedero il comando di un reggimento di fanteria; naturalmente avrei potuto comandare anche una brigata, ma siccome dicono che io sono di cavalleria e poi perch volevano silurarmi, mi mandarono a un reggimento. E giacch per fare la guerra ci vuole denaro, appena arrivati laggi mi consegnarono anche la cassa del reggimento. Ne hai mai visto una quand'eri militare? Somiglia mezzo a una bara e mezzo a una mangiatoia, di legno spesso e tutta rinforzata di strisce di ferro come il portone di una fortezza. Ha tre serrature, e le chiavi sono affidate a tre uomini, una per ciascuno, in modo che nessuno pu aprirla da solo. Il comandante e altri due addetti alla cassa. Dunque ci radunammo come per una preghiera, quando arrivai, e l'uno dopo l'altro aprimmo una serratura e tirammo fuori con reverenza i pacchetti di banconote; mi pareva di essere un arciprete con due ministranti, solo che invece che nel Vangelo le cifre si leggevano nei protocolli erariali. Alla fine richiudemmo la cassa coi cerchioni di ferro, facemmo scattare le serrature, invertendo l'ordine di prima, io dovetti dire qualcosa che non mi ricordo, e la cerimonia ebbe termine. Tale la consideravo, e l'avresti considerata anche tu, e avevo il massimo rispetto per la saldissima cautela dell'amministrazione militare in tempo di guerra! Ma allora io possedevo un volpino, il predecessore di quello che ho adesso; era una bestia intelligentissima e nessun articolo del regolamento diceva che non dovesse esser presente; solo che Spot - si chiamava cos, era inglese non poteva vedere un buco senza scavare subito come un matto. Quando stavo per andarmene, vedo dunque che Spot si d da fare intorno alla cassa e non c' verso di portarlo via. S' gi udito raccontare che cani fedeli abbiano

scoperto le pi segrete congiure, ed eravamo quasi in guerra, sicch io penso: vediamo un po' che cos'ha Spot e sai che cosa aveva? Ecco qui, ai reggimenti territoriali l'intendenza non fornisce proprio la roba pi nuova, e cos anche la cassa del reggimento era antica e venerabile, ma io non avrei mai immaginato che dietro, mentre noi tre si serrava a chiave davanti, aveva un buco, vicino a terra, che ci passava un braccio! C'era un nodo di legno, ed era cascato gi in una delle guerre precedenti. Ma che vuoi farci, l'allarme in Bosnia era giusto passato quando arriv la cassa nuova richiesta in sostituzione, e fino allora celebrammo ogni settimana la nostra cerimonia, solo che io dovetti lasciare a casa Spot perch non rivelasse il segreto. Dunque vedi, cos sono i segreti militari, in certe circostanze! - Be, mi pare che tu non ti sia ancora aperto come il tuo scrigno, - rispose Ulrich. - Insomma, lo concludete l'affare oppure no? - Non lo so. Ti do la mia solenne parola di ufficiale dello Stato Maggiore: non siamo ancora a quel punto. - E Leinsdorf? - Naturalmente all'oscuro di tutto. Del resto impossibile avvicinarlo ad Arnheim. Ho sentito dire che si arrabbiato moltissimo per la dimostrazione, a cui tu hai preso parte: adesso tutto contro i tedeschi. - E Tuzzi? - chiese Ulrich, continuando l'interrogatorio. - Quello dev'essere l'ultimo a saper qualcosa. Guasterebbe subito tutto il progetto. Naturalmente vogliamo tutti la pace, ma noi militari per conservarla abbiamo un altro sistema che i burocrati! - E Diotima? - Ma fammi il favore! Questi sono affari da uomini, lei non pu pensare a cose simili neanche coi guanti! Non avrei cuore di infastidirla narrandole la verit. Capisco anche che Arnheim non le racconti niente di tutto ci. Sai, egli parla molto e bene, e allora dev'essere un godimento tacere qualche volta su qualche cosa. Me l'immagino come una specie di amaro per lo stomaco. - Sai che sei diventato un furfante? Alla tua salute! - disse Ulrich bevendo. - No, non un furfante, - si difese il generale. - Io sono membro di una commissione ministeriale. A ogni seduta ciascuno dice quel che vorrebbe e quel che gli pare giusto, e alla fine ne risulta qualcosa che nessuno voleva interamente: appunto il risultato. Non so se tu mi capisci, ma non posso esprimerlo meglio. - Certo che ti capisco. Tuttavia con Diotima ti comporti bassamente. - Mi dispiacerebbe, - disse Stumm. Ma sai, il boia una persona spregevole, questo non si discute; invece il fabbricante di funi, che si contenta di fornire le corde all'amministrazione del carcere, pu essere membro della Societ Etica. Tu di questo non tieni conto abbastanza. - L'hai sentita da Arnheim! - Pu darsi. Non so. Oggid il nostro spirito si fa tanto complicato... - si lament onestamente il generale. - E io che cosa dovrei fare, secondo te? - Be, vedi, io ho pensato che tu sei un ex ufficiale... - Va bene. Ma come lo concilii con l'"uomo d'azione"? - disse Ulrich risentito. - Uomo d'azione? - ripet il generale senza capire. - Non hai principiato col dire che io non sono un uomo d'azione? - Ah, gi. Naturalmente non c'entra per nulla. Era solo un esordio. Voglio dire che Arnheim non ti considera precisamente un uomo d'azione; l'ha detto lui una volta. Tu non hai niente da fare, diceva lui, e cos ti vengono dei pensieri. O qualcosa di simile. - Cio, pensieri inutili? Pensieri che non si possono trasferire "sul terreno del potere"? Pensieri che son fine a se stessi? In una parola, giusti e indipendenti! Eh? Oppure pensieri "di un esteta fuori del mondo"?

- S, - consent Stumm diplomaticamente. - Cos, su per gi. - Cos come? Che cosa credi sia pi pericoloso per lo spirito? I sogni o i giacimenti di petrolio? Non occorre che tu ti tappi la bocca col pane, lascia stare! Mi indifferente quel che Arnheim pensa di me. Ma in principio tu hai detto: Arnheim, per esempio. Dunque chi sono gli altri che non mi giudicano abbastanza "uomo d'azione"? - Be, sai, - dichiar Stumm, - non sono pochi. Te l'ho detto, che adesso la parola d'ordine l'"azione" - Che cosa vuol dire? - Precisamente non lo so neanch'io. Leinsdorf ha detto che adesso bisogna fare qualcosa! incominciato cos. - E Diotima? - Diotima dice che questo uno spirito nuovo. E molti lo dicono, in Consiglio. Vorrei sapere se capita anche a te: io mi sento veramente una vertigine in corpo, quando una bella donna anche una testa quadra. - Ma certo, lo credo, - ammise Ulrich, che non voleva lasciarsi scappare Stumm, - ma mi piacerebbe sentire che cosa dice Diotima dello spirito nuovo. - Dicono tutti, - rispose Stumm, - dicono tutti in Consiglio che la nostra epoca sta acquistando uno spirito nuovo. Non subito, ma fra un paio d'anni, se non succede prima qualcosa di speciale. E questo spirito nuovo non dovr contenere molti pensieri. Anche i sentimenti adesso son fuori tempo. Pensieri e sentimenti sono piuttosto per la gente che non ha niente da fare. In una parola, questo lo spirito dell'azione; di pi non so neanch'io. Ma qualche volta, soggiunge meditabondo, - mi sono chiesto se non semplicemente lo spirito militarista. - Un'azione deve avere un senso! - afferm Ulrich, e al di l di quello stolto dialogo screziato la sua coscienza gli ricord con seriet profonda la prima conversazione con Agathe su quell'argomento, lass al Bastione degli svedesi. Ma anche il generale disse: - appunto quello che ho detto. Se non si ha niente da fare e non si sa dove sbattersi, si pieni d'energia. Si strepita, ci si sbronza, si tormentano gli uomini e i cavalli. Ma d'altra parte ammetterai anche tu che se si sa perfettamente quel che si vuole, si diventa un sornione. Guarda uno di quegli ufficialetti dello Stato Maggiore, quando tace, stringe le labbra e fa una faccia come se fosse Moltke: dieci anni dopo ha sotto i bottoni una prominenza da generale, ma non una pancia bonaria come la mia, piena di veleno. Dunque difficile stabilire quanto senso possa avere un'azione - Rimase soprappensiero, poi soggiunse: - A saper vedere, s'imparano molte cose nella vita militare, me ne convinco sempre pi; ma non credi che sarebbe, per cos dire, la cosa pi semplice trovare una buona volta quella famosa grande idea? - No, - replic Ulrich. - Quella era una sciocchezza. - Va bene, ma allora non rimane altro che l'azione, - sospir Stumm. - L'ho chiarito gi quasi io stesso. Del resto, se ti ricordi, una volta ti ho avvertito di stare in guardia perch tutti questi pensieri esagerati vanno a finire nell'omicidio. E questo occorre impedirlo! - egli stabil. Bisognerebbe che qualcuno prendesse il comando! - aggiunse in tono di lusinga. - E qual la parte che mi assegna la tua bont in questa faccenda? - domand Ulrich senza nascondere uno sbadiglio. - Me ne vado subito, - promise Stumm. - Ma poich ci siamo spiegati cos apertamente, tu avresti ancora un dovere importante, se vuoi essere un buon camerata: fra Diotima e Arnheim c' qualcosa che non va! - Che cosa dici! - Il padrone di casa si anim un poco. - Vedrai coi tuoi occhi, inutile che ti dica! E poi lei si confida ancor pi con te che con me.

- Si confida con te? E da quando? - Si un pochino abituata a me, - disse il generale con orgoglio. - Rallegramenti. - Gi. Ma devi andare presto da Leinsdorf. A mitigare la sua avversione per i Prussiani. - Me ne guardo bene. - Suvvia, lo so che non puoi patire Arnheim, ma fallo lo stesso. - Non per questo. Ma io da Leinsdorf non ci metto piede. - Ma perch? Un vecchio signore cos raffinato. arrogante e io non lo posso soffrire, ma con te delizioso. - Mi ritiro. Sono stufo di tutta la storia. - Ma Leinsdorf non te lo permetter. E neanche Diotima. E io meno di tutti! Non vuoi mica lasciarmi solo? - una cosa troppo stupida. - Come sempre, anche stavolta hai perfettamente ragione. Per quasi tutto stupido a questo mondo. Guarda, io senza di te sono stupidissimo. Dunque andrai da Leinsdorf per farmi piacere? - Ma che cosa c' fra Diotima e Arnheim? - Non te lo dico, altrimenti non vai neanche da Diotima! - Il generale ebbe una ispirazione improvvisa. - Se vuoi, Leinsdorf pu assumere un segretario aggiunto che ti sostituisca in tutto ci che non ti piace. Oppure se ne mando io uno dal Ministero della Guerra, tu puoi ritirarti fino a un certo punto, ma non ritrarre dal mio capo la tua mano protettrice! - Prima lasciami smaltire il sonno, - preg Ulrich. - Non me ne vado se prima non mi hai detto di s. - Allora me ne consoler dormendo, - concesse Ulrich. - Non dimenticare di rimettere nella borsa il pane della scienza militare!

14.
Novit in casa di Walter e Clarisse. Un espositore e il suo pubblico Lo stato d'inquietudine spinse Ulrich verso sera a visitare Walter e Clarisse. Per la strada cerc di richiamarsi alla memoria la lettera che aveva perduto o cacciato chi sa dove nel suo bagaglio, ma non ricordava i particolari, solamente l'ultima frase "spero che ritornerai presto" e complessivamente l'impressione di dover parlare con Walter, accompagnata non soltanto da rincrescimento e disagio, ma anche da una gioia maligna. Su quel sentimento passeggero e involontario, senza alcuna importanza, egli si sofferm invece di cacciarlo via, e ne prov un'impressione simile a quella di chi soffre di vertigini e s'acquieta quando pu scendere gi. Giunto vicino alla casa vide Clarisse davanti al muro in pieno sole, dov'era la spalliera di peschi; aveva le mani dietro la schiena, era appoggiata ai rami cedevoli e guardava lontano, senza accorgersi del veniente. Il suo atteggiamento aveva qualcosa di irrigidito, di oblioso di s; ma insieme di leggermente teatrale, percettibile soltanto all'amico che conosceva le sue singolarit: sembrava che recitasse le scene significative che occupavano il suo animo, e una soprattutto l'aveva afferrata e non la lasciava pi. Egli ricord le sue parole: "Vorrei un bimbo da te!" Oggi non gli erano cos sgradevoli come allora; chiam piano l'amica e attese. Clarisse intanto pensava: "Questa volta Meingast si trasforma in casa nostra!" La sua vita contava gi parecchie strane metamorfosi e senza che egli avesse mai replicato nulla alla lunga risposta di Walter, un giorno tradusse in atto l'annunzio di un suo prossimo arrivo. Il ricordo di un dio indiano che prima

d'ogni purificazione cambia dimora si mescolava in lei con la nozione che gli insetti scelgono un luogo preciso per fare il bozzolo e trasformarsi in crisalide, e da questo pensiero, che le dava la sensazione di essere straordinariamente sana e ben piantata nella terra, era passata al profumo sensuale di quei peschi che maturavano contro un muro riscaldato dal sole: il risultato logico di tutto ci era che lei stava sotto la finestra, nell'ardente chiarore del sole occiduo, mentre il profeta si era ritirato nella retrostante caverna d'ombra. Il giorno prima egli aveva spiegato a lei e a Walter che la parola tedesca Knecht (servo, schiavo) corrisponde all'inglese Knight, e i significati originali erano giovinetto, ragazzo, campione, uomo d'armi ed eroe; e ora ella diceva fra s: "Io sono il suo Knecht!" ( 1) e lo serviva, e proteggeva il suo lavoro: non occorrevano altre parole, ella col viso abbacinato resisteva immobile ai raggi del sole. Quando Ulrich la chiam ella volt lentamente la faccia verso la voce inattesa, ed egli scopr che qualcosa era mutato. Gli occhi che lo guardavano erano pieni di una freddezza come quella che irradiano i colori delle cose dopo che il giorno si spento, ed egli cap subito: Da te ella non vuole pi nulla! Che egli fosse stato per lei un demonio o un dio, che ella avesse voluto "estrarlo a forza dal blocco di marmo", e desiderato di fuggire con lui "attraverso lo spiraglio nella musica", e pensato di ucciderlo perch non l'amava, di tutto questo non v'era pi traccia negli occhi di Clarisse. A lui ci fu indifferente: pu anche essere una piccola vicenda molto comune questo calore dell'egoismo che si spento in uno sguardo; tuttavia era come un piccolo strappo nel velo della vita, attraverso il quale ci guarda un nulla indifferente, e quella fu l'origine di alcune cose che accaddero dopo. Ulrich apprese che Meingast era loro ospite, e cap. Entrarono in casa pian piano, a prendere Walter, e altrettanto piano uscirono fuori tutti e tre per non disturbare il creatore. All'andare e al venire Ulrich pot scorgere di sfuggita attraverso una porta aperta la schiena di Meingast. Egli abitava una camera dell'appartamento vuota e separata; Clarisse e Walter avevano scovato chi sa dove un letto di ferro; uno sgabello di cucina e un catino di latta fungeva da lavabo e da bagno, e oltre a quelle suppellettili, nella stanza che non aveva tende alla finestra, c'era soltanto una vecchia credenza da stoviglie con dentro qualche libro, e un tavolino di legno non verniciato. A quel tavolino era seduto Meingast e scriveva; e non volt il capo quando essi passarono. Tutto ci Ulrich in parte lo vide, in parte lo apprese dai suoi amici, che non avevano rimorso di aver dato al Maestro un alloggio molto pi meschino del loro, ma al contrario, per qualche ragione, erano orgogliosi che egli se ne accontentasse. era commovente, e comodo per loro; Walter assicurava che quella stanza, se vi si entrava in assenza di Meingast, aveva un non so che d'indescrivibile, come un vecchio guanto logoro che sia stato portato da una mano nobile e forte! E in verit Meingast lavorava con gran piacere in quell'ambiente la cui semplicit soldatesca lo lusingava. L egli si sentiva padrone della sua volont che formava le parole sulla carta. Se poi Clarisse stava come poco prima sotto la sua finestra, oppure sul pianerottolo, o anche soltanto nella propria stanza - "avvolta nel manto di un'invisibile luce boreale" come ella gli aveva confessato - la presenza dell'ambiziosa discepola da lui paralizzata accresceva la sua gioia. La penna allora spingeva innanzi a s le idee, e i grandi occhi scuri sopra il naso adunco e vibrante gettavano fiamme. Una delle parti pi importanti del suo nuovo libro doveva esser compiuta in tali circostanze, e l'opera non si poteva chiamare un libro, ma un ordine di mobilitazione per lo spirito degli uomini nuovi! Quando dal posto dov'era Clarisse una voce maschile sconosciuta gli era giunta all'orecchio, egli aveva interrotto il lavoro per guardar fuori cautamente; non riconobbe Ulrich ma si ricordava oscuramente di lui e nei passi che salivano la scala non trov un motivo per chiudere la sua porta n per alzare il capo dai fogli. Portava uno spesso farsetto di lana sotto la giacca, e faceva mostra della propria insensibilit alla temperatura e alla gente. Ulrich fu condotto a passeggio, ed ebbe agio di ascoltare le entusiastiche lodi del maestro mentre questi attendeva alla sua opera. Walter disse:
1 Cio contemporaneamente servo e difensore.

- Quando si amici di un uomo come Meingast, si giunge a capire la tormentosa avversione che si sempre sentita per tutti gli altri! Nell'intimit con lui, tutte le cose, starei per dire, sono come dipinte in colori puri senz'ombra di grigio. Clarisse aggiunse: - Nell'intimit con lui si ha l'impressione di avere un destino; si l con tutta la propria personalit, in piena luce. Walter concluse: - Oggid tutto si scompone in centinaia di strati, diventa opaco e sfocato: il suo spirito invece come il vetro! Ulrich replic a entrambi: - Ci sono capri espiatori e capri premiati alle mostre; e ci sono anche le caprette che han bisogno di loro. Walter rimbecc: - C'era da aspettarselo che un uomo come quello non ti sarebbe andato a genio! Clarisse s'intromise: - Una volta tu dicesti che non si poteva vivere secondo l'idea: ti ricordi? Meingast invece lo pu! Walter disse pi cauto: - Naturalmente avrei qualcosa da obiettare contro di lui... - Clarisse lo interruppe: - Quando lo si ascolta ci si sente scossi da brividi luminosi - Ulrich osserv: - Gli uomini molto belli son quasi sempre stupidi; i filosofi molto profondi sono di solito pensatori molto piatti; e in poesia capita molto spesso che un ingegno mediocre sia creduto grandissimo dai contemporanei. uno strano fenomeno quello dell'ammirazione. Limitato a semplici "accessi" nella vita del singolo, rappresenta nella collettivit un'istituzione durevole. In fondo, a Walter sarebbe parso pi soddisfacente esser lui al posto di Meingast nella considerazione di Clarisse e nella propria; e non capiva affatto perch non fosse cos, per c'era anche qualche piccolo vantaggio. E il sentimento cos economizzato ridondava a beneficio di Meingast, allo stesso modo che uno adotta per proprio un figlio altrui. E d'altra parte appunto perci l'ammirazione per Meingast non era un sentimento puro e sano, questo lo sapeva anche Walter; era piuttosto un bisogno esacerbato di abbandonarsi a credere in lui, e ci con deliberato proposito. Era un "con sentimento" suonato senza piena convinzione. Anche Ulrich se ne rese conto. Uno dei pi spontanei bisogni di passione, che la vita oggi frantuma e mescola fino a renderlo irriconoscibile, cercava in tal modo di aprirsi una ritirata; infatti Walter lodava Meingast con lo stesso furore col quale gli spettatori a teatro acclamano al di l dei limiti della loro vera opinione certi luoghi comuni che stuzzicano il loro bisogno di applaudire; lo lodava in uno di quegli stati critici dell'ammirazione per i quali son state inventate le feste e le celebrazioni, i grandi contemporanei o le grandi idee, e gli onori che vengon loro tributati; e a cui si partecipa senza saper bene per chi o per che cosa, e ciascuno in cuor suo si prepara ad essere il giorno dopo tre volte pi volgare del solito per non doversi rimproverar nulla. Questo pensava Ulrich dei suoi amici e li teneva in moto con osservazioni mordaci fatte di tanto in tanto sul conto di Meingast; perch come tutti coloro che la sanno pi lunga, gli era gi toccato d'irritarsi molte volte per la capacit d'entusiasmo dei suoi contemporanei, che sbaglia quasi sempre la mira e cos distrugge anche quello che l'indifferenza risparmia. Incominciava ad annottare quando rientrarono in casa sempre conversando. - Questo Meingast vive del fatto che oggi un'idea vaga si scambia per fede, - disse Ulrich alla fine. Quasi tutto ci che non scienza si pu soltanto immaginare e perci occorre passione e cautela. Cos una metodologia di ci che non si sa quasi lo stesso che una metodologia della vita. Voi invece, appena compare un Meingast, credete! E tutti fanno cos. E quella "fede" un guaio, press'a poco come se vi venisse in mente di sedervi con la vostra degna persona su un cestino d'uova per covarne

l'ignoto contenuto! Erano ai piedi della scala. E improvvisamente Ulrich cap perch era venuto e perch tornava a parlare con quei due come una volta. Non si stup quando Walter gli rispose: - E il mondo deve fermarsi, vero, finch tu hai finito di elaborare il tuo metodo? - Era evidente che tutti avevano poca considerazione per lui perch non capivano quanto inselvatichita quella regione della fede che si estende fra la certezza del sapere e la nebbia dell'intuire! Vecchie idee si affollarono nel suo cervello, soffocando quasi il pensiero col loro tumulto. Ma ormai egli sapeva che non era pi necessario ricominciare da capo come un tessitore di tappeti che rimasto abbagliato da un sogno; e che solo per questo egli si trovava di nuovo l. Negli ultimi tempi tutto era diventato molto pi semplice. Le ultime due settimane avevano soppresso tutto quel che c'era prima e raccolto in un solido nodo le linee del moto interno. Walter aspettava da Ulrich una risposta di cui potersi arrabbiare. Poi gliel'avrebbe ripagata a usura. Si era prefisso di dirgli che uomini come Meingast sono dei salvatori. "Salvo significa anche integro", egli pens. E voleva dire: "Coloro che ti salvano possono sbagliarsi, ma fanno di te un uomo intero!" E: "Forse tu non sei nemmeno capace di immaginarlo!" voleva aggiungere. In quel momento Ulrich gli ispirava un senso di ripugnanza, la stessa che provava quando doveva andare dal dentista. Ma Ulrich chiese soltanto distrattamente che cosa mai aveva fatto e scritto Meingast negli ultimi anni. - Lo vedi! - esclam Walter deluso. - Non conosci neanche i suoi ultimi lavori, e ti permetti di parlarne male! - Oh, - replic Ulrich, - per questo mi bastano due righe - E si dispose a salire la scala. Ma Clarisse lo trattenne per la giacca e bisbigli: - Non si chiama affatto Meingast! - Si capisce che non si chiama cos; forse un segreto? - diventato Meingast, una volta; e adesso che qui da noi torner a trasformarsi! - sussurr Clarisse con impeto e misteriosit, e quel sussurro era come una miccia. Walter ci si butt sopra per spegnerla. - Clarisse, - scongiur, - Clarisse, non dire cose assurde! Clarisse tacque e sorrise. Ulrich sal avanti a tutti; voleva vedere finalmente quel messaggero che dai monti di Zaratustra era calato nella vita familiare di Walter e Clarisse; e quando arrivarono di sopra Walter ce l'aveva non soltanto con lui ma anche con Meingast. Questi accolse i suoi ospiti nella buia dimora. Li aveva visti venire, e Clarisse and subito a metterglisi accanto davanti alla superficie grigia della finestra, piccola ombra affilata vicino a quella alta e magra di lui; non vi fu nessuna presentazione, o meglio vi fu una presentazione a met, solo il nome di Ulrich richiamato alla memoria del Maestro. Poi tacquero tutti; Ulrich, curioso di vedere come si sarebbero svolte le cose, si mise presso la seconda finestra, e Walter, strano a dirsi, s'accost a lui, forse semplicemente attratto - mentre le forze repellenti per il momento si equilibravano - dal chiarore dei vetri non velati, che filtrava fioco nella stanza. Era il mese di marzo. "Ma della meteorologia non ci si pu sempre fidare, a volte ci d una serata di giugno in anticipo o in ritardo", pensava Clarisse mentre l'oscurit fuori della finestra le appariva come una notte estiva. Laggi, dove cadeva la luce dei lampioni a gas, la notte era laccata di giallo chiaro. Il cespuglio l accanto era una massa nera fluttuante. Nei punti illuminati diventava verde o bianchiccio non era facile definirlo - si smerlettava in foglie e ondeggiava alla luce dei lampioni come i capi di biancheria sciacquati in un'acqua corrente. Una cinta rada di minuscoli pali di ferro - semplice richiamo e ammonimento dell'ordine - correva per un tratto lungo il tappeto d'erba donde emergeva il cespuglio, e poi spariva nel buio: Clarisse sapeva che l cessava addirittura; forse si era pensato una volta di dare al luogo l'ornamento di un giardino, ma l'idea era presto caduta. Clarisse si avvicin di pi a Meingast, per vedere dal suo angolo di finestra il pi possibile della

strada; schiacci il naso contro i vetri, e i due corpi si toccavano duramente e in punti diversi come se ella si fosse sdraiata su una scala, il che talvolta le accadeva; sul braccio destro, che dovette cedere, le si posarono subito, intorno al gomito, le lunghe dita di Meingast, come gli artigli nervosi di un'aquila distratta che spiegazza un fazzolettino di seta. Da un po' di tempo Clarisse aveva scorto l fuori un uomo il cui contegno aveva un non so che di strano: ora camminava con esitazione ora con noncuranza; si sarebbe detto che un intoppo s'attorcigliasse intorno alla sua volont di andare, e ogni volta, dopo che egli l'aveva lacerato, l'uomo camminava per un tratto come ogni persona che non ha proprio fretta ma non s'intoppa. Il ritmo di quel moto irregolare aveva colpito Clarisse; quando l'uomo pass sotto un lampione ella cerc di vedere il suo volto, che le parve scavato e insensibile. Passato il penultimo, giudic che era una faccia insignificante, timida e non buona; ma quando egli giunse all'ultimo che era quasi sotto la finestra, il suo volto era molto pallido, e fluttuava in qua e in l nella luce come la luce fluttuava sul buio, cos che in confronto l'asta sottile del lampione appariva molto diritta e concitata, e spiccava d'un verde molto pi vivo del normale. Tutti e quattro a poco a poco s'erano messi a osservare quell'uomo che si credeva non visto. Egli not infine il cespuglio che era inondato di luce e gli ramment le merlettature di una sottoveste femminile, cos fitte non ne aveva mai viste, ma gli sarebbe piaciuto vederle. In quel momento prese una risoluzione. Scavalc i paletti bassi, e fu sul prato che era come la lanuggine verde sotto gli alberi di una casina di bambola, per qualche istante si guard i piedi perplesso, poi parve svegliarsi, si sbirci intorno guardingo, e si nascose nell'ombra, com'era sua abitudine. Rincasavano i gitanti che la giornata tiepida aveva attirati verso la campagna, di lontano si udiva la loro rumorosa allegria. L'uomo si sent pieno di paura, e scapp a sfogarla sotto la gonnella di foglie. Clarisse seguitava a non capire quello strano contegno. L'uomo saltava fuori ogni volta che passava un gruppo di gente e gli occhi abbagliati dalla luce dei lampioni diventavano ciechi nel buio. Allora, senza far passi, scivolava fino al margine del cerchio luminoso come uno che in riva al mare bagna appena le piante dei piedi. Clarisse not il pallore dell'uomo, la sua faccia era come un disco livido. Ella sent per lui una viva piet. Ma l'uomo faceva piccoli movimenti strani che lei per un bel pezzo non cap, finch inorridita dovette cercare un appiglio per la propria mano; e poich Meingast la teneva ancora sul braccio, non consentendole di fare ampi movimenti, ella agguant i calzoni larghissimi dell'amico e cercando protezione si aggrapp alla stoffa che garriva lungo la gamba del Maestro come una bandiera al vento. Cos rimasero entrambi senza lasciare la presa. Ulrich, credendo di aver capito per primo che l'uomo sotto la finestra era uno di quei malati che con l'anormalit della loro vita sessuale provocano la viva curiosit della gente normale, per un poco si domand con inutile affanno come Clarisse, cos poco salda, avrebbe preso la scoperta. Poi non ci pens pi e chiese invece a se stesso che cos' che accade in una creatura di quel genere. "Il cambiamento, - egli pens, - dev'essere gi cos totale, fin dal momento in cui l'uomo scavalca la staccionata, che non lo si pu nemmeno descrivere nei particolari" E cos, naturalmente come se fosse stato un paragone adatto, gli venne fatto di pensare a un cantante che, appena finito di mangiare e di bere, va al pianoforte, incrocia le mani sulla pancia, e mentre apre la bocca al canto in parte un altro, in parte no. Ulrich ricord anche il conte Leinsdorf, che poteva inserirsi tanto in un circuito eticoreligioso quanto in uno spregiudicato e bancario. La compiutezza di quella trasformazione, che si svolge interiormente ma esternamente trova la sua convalida nella condiscendenza del mondo, lo incantava; gli era indifferente il processo psicologico, ma immaginava come la tensione dovesse gonfiare a poco a poco la testa dell'uomo allo stesso modo che il gas entra in un pallone, probabilmente per giorni e giorni, pian piano, mentre egli restava sempre sospeso alle corde che lo legavano al terreno, finch un ordine silenzioso, un motivo casuale o semplicemente il termine del tempo prescritto, che trasforma in causa una cosa qualunque, scioglieva quelle funi, e la testa senza legame col mondo degli uomini fluttuava nel vuoto dell'innaturale.

E veramente l'uomo col suo viso scarno e inespressivo stava al riparo del cespuglio, in agguato come una belva. Per attuare il suo proposito avrebbe dovuto aspettare che i passanti diventassero pi rari e quindi il luogo pi sicuro per lui; ma ogni volta che tra un gruppo e l'altro passava una donna sola, e talvolta perfino quando una, ridendo vivace e protetta, si agitava in mezzo ad uno di quei gruppi, ecco che quelli non erano pi uomini per lui ma soltanto burattini che la sua coscienza riduceva assurdamente a piacer suo. Si sentiva crudele e spietato contro di essi come un assassino, e al loro terrore della morte non avrebbe fatto il minimo caso; ma nello stesso tempo egli stesso era un po' tormentato dall'idea che avrebbero potuto scoprirlo e cacciarlo via come un cane prima che fosse arrivato al culmine dell'incoscienza e la lingua gli tremava in bocca per la paura. Aspett col cervello intontito e lentamente si spense l'ultimo chiarore del crepuscolo. Ecco, una donna sola s'avvicin al suo nascondiglio e quando i lampioni ancora lo dividevano da lei egli poteva gi vederla, staccata da quanto la circondava, comparire e scomparire nell'alternarsi di chiarore e di oscurit, e prima ancora di esser vicina a lui era un ammasso nero grondante di luce. Anche Ulrich not che era una donna informe di mezza et. Il corpo pareva un sacco pieno di ghiaia, e il viso non ispirava simpatia, anzi aveva un'espressione prepotente e litigiosa. Ma l'uomo pallido fra i cespugli sapeva come avvicinarsi a lei non visto prima che fosse troppo tardi. I movimenti goffi delle gambe e degli occhi di lei probabilmente gli palpitavano gi nella carne ed egli si apprestava, prima che la donna preparasse una difesa, ad aggredirla col proprio aspetto che doveva sopraffarla, comunque ella si dibattesse. L'eccitamento gli fremeva nei ginocchi, nelle mani e in gola; cos almeno pareva a Ulrich mentre osservava l'uomo strisciare avanti, attraverso la parte del cespuglio che era gi in mezza luce, e disporsi a balzar fuori nel momento decisivo e a mostrarsi. L'infelice, aggrappato all'ultima resistenza dei rami, guardava spiritato il brutto volto che appariva e spariva, e il suo respiro ansava obbediente nel ritmo della sconosciuta. "Grider la donna?" pens Ulrich. Quella rozza creatura era capacissima di arrabbiarsi e di passare all'attacco, invece di aver paura: in tal caso il pazzo vigliacco si sarebbe dato alla fuga, e la libidine interrotta gli avrebbe piantato nella carne l'elsa smussata dei suoi pugnali! In quel momento di tensione Ulrich sent le voci ignare di due uomini che venivano su per la strada, e cos come egli le udiva attraverso i vetri, esse dovettero anche l sotto soverchiare il sibilo dell'eccitazione, perch l'uomo sotto la finestra lasci richiudersi cautamente il velo gi semiaperto dei cespugli e si ritrasse senza rumore in una zona buia. - Che porco! - sussurr nello stesso istante Clarisse al suo vicino, con forza ma senza alcun sdegno. Meingast prima della metamorfosi si era spesso sentito rivolgere da lei quella qualifica, provocata allora dal contegno libero che la turbava, e la parola poteva quindi esser definita storica. Clarisse supponeva che anche Meingast dovesse ricordarsene, nonostante la propria trasformazione, e infatti le parve che le dita di lui le stringessero lievemente il braccio a mo di risposta. Gi quella sera nulla era accidentale; anche quell'uomo non aveva scelto a caso la finestra di Clarisse per mettersi l sotto: ella era fermamente convinta di esercitare una crudele attrattiva sugli uomini anormali, e n'aveva avuto frequenti conferme. In complesso le sue idee non erano tanto confuse, quanto piuttosto mancanti di anelli di congiunzione, oppure imbevuti di affetti in certi punti dove gli altri non dispongono di tali sorgenti interiori. La sua persuasione di essere stata lei a trasformare Meingast in modo cos radicale non era in s e per s priva di fondamento; se si rifletteva poi com'era stato incoerente quel cambiamento, perch avvenuto lontano e in anni di scarso contatto, e anche si misurava la sua portata - giacch aveva fatto di un frivolo gaudente un profeta - e infine come dopo il commiato di Meingast l'amore fra Walter e Clarisse fosse giunto a quell'acme di conflitti ove permaneva tuttora, allora anche la supposizione di Clarisse, che Walter e lei avevano dovuto prendere su di s le colpe del Meingast non ancora trasformato per rendergli possibile l'ascesa, non aveva un fondamento peggiore di tante idee rispettate che oggi si professano. Ne risultava quel rapporto servizievole e

cavalleresco in cui Clarisse si sentiva col reduce, e se ora ella parlava della sua "metamorfosi" invece che di un semplice cambiamento, ci esprimeva soltanto il suo stato d'esaltazione. La consapevolezza di trovarsi in un rapporto cos significativo poteva letteralmente esaltare Clarisse. Non si sa bene se si debbano dipingere i santi con una nuvola sotto i piedi o semplicemente sospesi nell'aria a due dita da terra, e lo stesso accadeva a lei da quando Meingast aveva scelto la sua casa per compiervi il suo grande lavoro che probabilmente aveva un retroscena profondo. Clarisse non era innamorata di lui come una donna, ma piuttosto come un ragazzo che ammira un uomo; beato quando gli riesce di mettersi il cappello come il suo eroe, e pieno di una segreta ambizione di sorpassarlo. Walter lo sapeva. Non poteva udire quel che si bisbigliavano i due, n il suo occhio percepiva altro che una massa d'ombra confusa nella fioca luce della finestra, tuttavia egli indovinava tutto senza eccezione. Anche lui aveva capito le manovre dell'uomo fra i cespugli, e il silenzio che pesava sulla stanza opprimeva lui pi di tutti. Ben s'accorgeva che Ulrich, immobile accanto a lui, guardava fuori ansioso, e supponeva che i due all'altra finestra facessero lo stesso. "Perch nessuno rompe questo silenzio? - egli pens. - Perch nessuno apre la finestra e caccia via quel mostro?" Gli venne in mente che sarebbe stato loro dovere chiamare la polizia, ma non c'era telefono in casa ed egli non aveva il coraggio di fare qualcosa che poteva provocare il disprezzo degli altri. Non voleva certo essere un "borghese scandalizzato", la cosa gli dava soltanto fastidio. L'atteggiamento "cavalleresco" di sua moglie verso Meingast egli lo capiva benissimo, perch Clarisse, anche in amore, non poteva immaginare di elevarsi senza sforzo; non dalla sensualit ma esclusivamente dall'ambizione ella si sentiva incalzata. Egli ricord com'era stata terribilmente viva, due o tre volte, fra le sue braccia, quand'egli ancora s'occupava di opere d'arte; ma per vie pi dirette non aveva mai saputo riscaldarla. "Forse tutti gli uomini sono efficacemente esaltati solo dall'ambizione?" egli si chiese dubbioso. Non gli era sfuggito che Clarisse montava la guardia, mentre Meingast lavorava, per proteggere col proprio corpo i suoi pensieri, bench quei pensieri ella non li conoscesse neppure. Con dolore Walter osservava l'egoista solitario fra i suoi cespugli e quell'infelice gli dava un esempio ammonitore dello sfacelo che pu avvenire in un animo troppo solitario. Intanto lo martoriava la persuasione di sapere esattamente che cosa provava Clarisse nell'assistere alla scena. "Sar leggermente eccitata, come se avesse salito la scala troppo in fretta", egli pens. Egli stesso nel quadro che aveva sott'occhio sentiva una pressione, come se vi fosse abbozzolata dentro una crisalide che voleva strappare il suo involucro, e capiva che in quella misteriosa pressione, percepita anche da Clarisse, s'agitava la volont di non stare soltanto a vedere ma di agire subito, in qualche modo, e di gettarsi nella cosa che avveniva, per liberarla. In altre persone i pensieri derivano dalla vita, ma in Clarisse ci che ella viveva proveniva sempre dai suoi pensieri; invidiabile follia! E Walter propendeva pi per le esagerazioni della sua donna forse demente che per il raziocinio del suo amico Ulrich che s'illudeva d'essere prudente e audace: in qualche modo la dissennatezza gli era pi gradita, forse essa lo lasciava intatto, si rivolgeva alla sua passione; certo che molti preferiscono i pensieri assurdi a quelli difficili, e Walter era quasi soddisfatto che Clarisse bisbigliasse al buio con Meingast, mentre Ulrich era condannato a star l vicino a lui, ombra muta; gli faceva piacere che subisse da Meingast una tale sconfitta. Ma di tanto in tanto lo tormentava il timore che Clarisse spalancasse la finestra o si buttasse gi per le scale per correre verso i cespugli; allora odiava le due ombre maschili e la loro muta e sconveniente inattivit, che rendeva di minuto in minuto pi critica la condizione del povero piccolo Prometeo in sua custodia, cos esposto a tutte le tentazioni dello spirito. A quell'ora, nel malato rintanatosi fra i cespugli vergogna e piacere contrastato s'erano confusi generando una delusione che riempiva come una massa amara la sua figura cava. Quando egli fu giunto nel buio pi profondo si raggomitol, si lasci cadere al suolo, e la testa gli penzolava dal collo come una foglia. Il mondo vendicatore gli si ergeva di fronte ed egli vedeva la propria posizione press'a poco

come l'avrebbero vista i due passanti di poc'anzi se lo avessero scoperto. Ma dopo che l'uomo ebbe pianto per un poco su se stesso a occhi asciutti, avvenne di nuovo in lui il cambiamento di prima, questa volta unito a una maggior dose di rancore e di insolenza. E ancora una volta egli fall. Una ragazza di una quindicina di anni, che doveva essersi attardata in qualche posto, venne a passare e gli parve bella, un piccolo ideale frettoloso: il degenerato sent che adesso avrebbe dovuto uscir fuori e parlarle gentilmente, ma l'idea lo precipit subito in un folle terrore. La sua fantasia pronta a mettergli innanzi ogni possibilit che una donna pu anche vagamente rappresentare, si fece timida e goffa di fronte all'unica naturale possibilit di ammirare nella sua bellezza la fanciullina che se ne veniva avanti indifesa. Ella procurava tanto meno piacere al suo Io notturno quanto pi pareva adatta a piacere al suo Io diurno, e invano egli cerc di odiarla poich non la poteva amare. Cos rimase incerto al limite fra luce e ombra e si scopr. Quando la piccina si accorse del suo segreto gli era gi passata accanto e si trovava a sette otto passi da lui; dapprima aveva guardato quel punto dove le foglie si muovevano, senza capire che cos'era, e quando cap poteva gi sentirsi abbastanza al sicuro da non sbigottire troppo; rimase a bocca aperta per un attimo, poi gett un grido acuto e si mise a correre; parve anzi che la bricconcella si divertisse a voltarsi, e l'uomo con vergogna si sent piantato in asso. Sper rabbiosamente che una stilla di veleno le fosse almeno rimasta negli occhi e pi tardi potesse roderla fino al cuore. Quello scioglimento relativamente innocuo e ridicolo fu un sollievo per l'umanit degli spettatori, che questa volta avrebbero preso partito se la scena non si fosse risolta cos, e rimasti sotto quell'impressione non si curarono troppo di vedere come l sotto si concludeva la faccenda; che una conclusione ci fosse stata lo dedussero poi dal fatto che "lo sciacallo", come disse Walter, era finalmente scomparso. Fu una creatura mediocre sotto ogni aspetto quella che permise all'uomo di giungere al suo scopo; lo guard smarrita e con ripugnanza, involontariamente si ferm un attimo spaventata e poi fece finta di non essersi accorta di niente. L'uomo con il suo tetto di foglie e con tutto il mondo rovesciato da cui era emerso si sent sprofondare nello sguardo riluttante dell'inerme. Cos doveva essere stato, o forse anche altrimenti. Clarisse non vi aveva fatto attenzione. Si raddrizz respirando profondamente dopo che gi da un poco lei e Meingast si erano lasciati e scostati l'uno dall'altra. Le parve di toccar terra di colpo con la pianta dei piedi, e un turbine di volutt sinistra e indescrivibile s'agit nel suo corpo. Era persuasa che tutto l'incidente aveva un significato speciale, inteso apposta per lei; e per quanto possa apparire strano, quella scena repellente le aveva dato l'impressione di essere una sposa alla quale era stata fatta una serenata, e nel suo capo i propositi che voleva liquidare riddavano selvaggiamente con quelli appena formati. - Buffo! - esclam improvvisamente Ulrich nel buio, rompendo per primo il silenzio. - davvero maledettamente strano pensare che a quell'individuo si sarebbe interamente guastata la testa se avesse mai saputo che eravamo qui a osservarlo! - Dal nulla si stacc l'ombra di Meingast e si ferm rivolta verso la voce di Ulrich, esile condensazione dell'oscurit. - Si d un'eccessiva importanza alle cose del sesso, - disse il Maestro. - Questi sono in verit i giochi satireschi delle velleit contemporanee. Non aggiunse altro. Ma Clarisse che alla frase di Ulrich aveva sussultato senza volerlo, sent che le parole di Meingast, bench cos oscure da non indicare una direzione, la portavano avanti.

15.
Il testamento Quando Ulrich torn a casa, pi scontento di prima per la scena a cui aveva assistito, non volle pi rimandare una risoluzione e si richiam alla mente con la maggior esattezza possibile "l'incidente";

parola con la quale definiva mitigandolo ci che era accaduto nelle ultime ore trascorse presso Agathe, pochi giorni dopo il grande colloquio. Ulrich aveva gi fatto tutti i preparativi per prendere un treno a vagoni-letto che transitava tardi nella notte, e i fratelli pranzavano insieme per l'ultima volta; avevano gi combinato che Agathe avrebbe seguito Ulrich a breve distanza e la separazione sarebbe durata press'a poco dai cinque ai quindici giorni. A tavola Agathe disse: - Prima per c' ancora una cosa da fare! - Che cosa? - domand Ulrich. - Dobbiamo cambiare il testamento. Ulrich ricordava di aver guardato la sorella senza stupore: nonostante tutto quello che si erano gi detto, egli si aspettava uno scherzo. Ma Agathe guardava il suo piatto e aveva alle radici del naso la ben nota ruga del pensiero. Disse lentamente: - Di mio non deve restargli fra le dita pi di quello che avanza quando si brucia un filo di lana...! Negli ultimi giorni ci doveva essere stato dentro di lei un gran lavorio. Ulrich voleva dirle che quel lambiccarsi il cervello per danneggiare Hagauer gli pareva illecito e che non desiderava discuterne: in quel momento per entr il vecchio servitore di casa che portava le pietanze, e poterono parlare solo con velati accenni. - Zia Malwine... - disse Agathe strizzando l'occhio al fratello, - ti ricordi di zia Malwine...? Aveva destinato tutto il suo patrimonio a nostra cugina; era cosa stabilita, tutti lo sapevano! Perci a questa fu assegnata nel testamento paterno solo la parte legittima, e il resto al fratello, affinch nessuno dei due, amati dal padre con uguale tenerezza, dovesse avere pi dell'altro. Te ne ricordi, no? la rendita annuale che Agathe... cio Alexandra, tua cugina, - si corresse ridendo, - riceveva da quando s'era sposata fu sempre dedotta da questa legittima (era una faccenda complicatissima), per lasciare a zia Malwine tutto il tempo di morire... - Non ti capisco, - aveva brontolato Ulrich. - Ma facilissimo da capire! Zia Malwine morta, ma prima di morire aveva perso tutto quel che possedeva; bisogn anzi soccorrerla. Adesso basta che pap per una ragione qualunque abbia dimenticato di annullare la propria modificazione del testamento, ed ecco che Alexandra non erediter niente, anche se al suo matrimonio stata concordata la comunanza dei beni! - Non lo so, credo che ci sarebbe molto da discutere, - disse Ulrich involontariamente. - E poi debbono esserci state precise assicurazioni da parte del babbo. Non avr testato in quel modo senza parlarne col genero! S, ricordava perfettamente di aver risposto cos, non potendo tacere davanti al pericolo che la sorella si mettesse in un guaio. Anche il sorriso col quale ella gli aveva risposto era ancora davanti ai suoi occhi. " fatto cos! - pareva pensare Agathe. Basta presentargli una cosa come se fosse non carne e sangue ma un'astrazione e poi lo si pu menare pel naso dove si vuole" E dopo aveva chiesto brevemente: - C'erano accordi scritti? - e rispose a s stessa: - Non ne ho mai udito parlare, e dovrei pur saperlo! Ma pap era strano in tutte le cose! In quel momento il servitore girava col piatto, ed ella approfitt di quella presenza che disarmava Ulrich per aggiungere: - Le promesse verbali si possono sempre contestare. Ma se il testamento fu di nuovo cambiato quando zia Malwine divent povera, tutto fa pensare che questo secondo ritocco sia andato smarrito! Ulrich si lasci di nuovo indurre a un'osservazione, e disse: - Resta sempre la legittima che abbastanza considerevole; quella non si pu portar via ai figli carnali! - Ma ti ho gi detto che stata versata gi tutta quando pap era ancora in vita! Alexandra si pur maritata due volte! - Per il momento erano soli, e Agathe soggiunse in fretta:

- Quel punto l'ho studiato bene: basta cambiare poche parole per far credere che la legittima mi sia gi stata data prima. E oggi chi vuoi che lo sappia? Quando pap dopo i rovesci della zia ci assegn di nuovo parti eguali, lo fece in un foglio aggiunto che si pu distruggere; del resto potrei anche aver rinunciato alla mia parte legittima per lasciarla a te, per una ragione qualunque! Ulrich la guard sbalordito, e cos perse l'occasione di dare a quelle trovate la risposta di dovere; quando incominci erano di nuovo in tre, e dovette mascherare le sue parole. - Davvero, - incominci titubante, non bisognerebbe neanche pensare una cosa simile! - E perch mai? - ribatt Agathe. Tali domande son molto semplici quando stanno l quiete; ma fan l'effetto di quei serpenti che arrotolati sembrano innocui e poi di colpo diventano mostri terribili. Ulrich ricord di aver risposto: - Perfino Nietzsche prescrive agli "spiriti liberi" di rispettare certe regole esteriori per amore della libert interiore! - Lo aveva detto con un sorriso, sentendo per che era vile celarsi dietro le parole d'un altro. - Quello un principio sbagliato! - decret Agathe brevemente. - Secondo quel principio purtroppo mi son sposata! E Ulrich pens: "S, veramente sbagliato" Si direbbe che coloro che a certe domande particolari hanno risposte nuove e rivoluzionarie, con tutto il resto concludano poi un compromesso che permette loro di vivere una conciliazione morale in pantofole; tanto pi che questo sistema, che cerca di serbare costanti tutte le condizioni tranne quell'unica che vuol cambiare, corrisponde perfettamente alla feconda economia del pensiero da essi praticata. Anche a Ulrich questo era sembrato austerit piuttosto che incuria, ma quando si svolse quel dialogo fra lui e la sorella, si sent colpito; non sopport pi l'irresolutezza che aveva prediletto e gli parve che proprio Agathe avesse avuto la missione di portarlo a quel punto. E mentre le poneva davanti tuttavia la regola degli spiriti liberi, ella rise e gli chiese se non s'accorgeva che nel momento in cui cercava di enunciare regole generali un altro uomo parlava per lui. - E quantunque tu certo lo ammiri a buon diritto, in fondo egli ti del tutto indifferente! - ella osserv. Guardava il fratello spavalda e con aria di sfida. Egli si sent di nuovo impacciato a risponderle, tacque aspettando a ogni istante un'interruzione e non poteva risolversi a troncare il discorso. Agathe ne fu incoraggiata. - Nel nostro breve periodo di convivenza, ella continu, - tu mi hai dato per la mia vita consigli cos meravigliosi come non avrei mai osato sognare, ma ogni volta mi chiedevi se erano poi validi! Mi sembra che la verit nelle tue mani sia una forza che maltratta! Agathe non sapeva donde le venisse il diritto di fargli tali rimproveri; la sua propria vita le pareva cos priva di valore, che avrebbe dovuto tacere. Ma attingeva il coraggio in lui stesso, ed era una condizione cos stranamente femminile, questa di appoggiarsi a lui mentre lo attaccava, che anch'egli lo sent. - Tu non hai la minima comprensione, - disse, - per il desiderio di compendiare il pensiero in grandi masse articolate; le esperienze guerresche dello spirito ti sono estranee; tu ci vedi soltanto delle colonne che marciano in cadenza, l'impersonalit di molti piedi che sollevano la verit come una nuvola di polvere! - Ma non mi hai descritto tu stesso, con una precisione e una chiarezza di cui io non sarei mai stata capace, i due stati in cui tu puoi vivere? - ella rispose. Una nube di fuoco, dai contorni rapidamente mutevoli, le pass sul volto. Voleva portare il fratello a un punto di dove egli non potesse pi tornare indietro. A quell'idea si sentiva bruciare dalla febbre, ma non sapeva ancora se le sarebbe bastato il coraggio, e tir in lungo la fine del pranzo. Questo Ulrich lo sapeva, lo indovinava; ma ormai si era riscosso, e la rassicur. Le stava di fronte, gli occhi assenti, la bocca costretta con la forza a parlare, e aveva l'impressione di non essere in s, ma di

essere rimasto alle proprie spalle e di gridarsi dietro quel che diceva. - Supponi, - egli disse, - che in viaggio mi venga voglia di rubare il portasigarette d'oro a uno sconosciuto; ti chiedo, non semplicemente impensabile? Dunque non stiamo a discutere se una risoluzione come quella che tu vagheggi si possa giustificare o no con la libert spirituale. Pu anche darsi che sia giusto infliggere un danno a Hagauer. Ma tu immagina che io, nel mio albergo, senza essere n un bisognoso n un ladro di professione, n un minorato psichico con deformazioni della mente o del corpo, senza avere un'isterica per madre o un beone per padre, mi metta tuttavia a rubare: io ti ripeto che un caso simile non si pu dare! Non c' mai stato da che mondo mondo! Lo si pu dichiarare impossibile con assoluta sicurezza scientifica! Agathe rise forte. - Ma Ulrich! E che vuoi fare, se tuttavia quella cosa assurda succede? A quella replica, che non aveva previsto, anche Ulrich non pot trattenere il riso; balz in piedi e spinse vivacemente indietro la seggiola, per non incoraggiare Agathe col suo consenso. Agathe si alz da tavola. - Non devi farlo! - egli la preg. - Ma Ulrich, - ribatt lei, - non pensi mai in sogno, o non sogni mai qualcosa che accade? Quella domanda gli ricord la propria affermazione di qualche giorno prima, che tutte le esigenze della morale indicano una specie di sonnambulismo, il quale sparisce quando esse sono compiute e pronte. Ma Agathe, dopo aver parlato, era andata nello studio del padre, che si vedeva illuminato oltre due porte aperte, e Ulrich, che non l'aveva seguita, la scorgeva entro quella cornice. Ella teneva una carta sotto la lampada e la leggeva. "Non ha dunque l'idea di ci che vuole accollarsi?" egli si chiese. Ma il mazzo di chiavi dei concetti contemporanei, come inferiorit nervosa, fenomeno deficitario, debilit congenita e simili non apriva nulla, e nella bella visione che offriva Agathe mentre compiva il suo reato non si vedeva traccia di avidit n di vendetta n di alcun'altra bruttura. E sebbene, con l'aiuto di quei concetti anche le azioni di un delinquente o di un mentecatto potessero sembrare a Ulrich relativamente addomesticate e civili perch allora i motivi che la vita quotidiana distorce e sposta riappaiono nella profondit, la risolutezza dolce-spietata della sorella, in cui si mescolavano purit e delinquenza, in quel momento lo sconcertava interamente. Non poteva accettare il pensiero che quella creatura manifestamente in procinto di commettere una cattiva azione fosse una creatura cattiva, e intanto doveva stare a vedere come Agathe toglieva dalla scrivania una carta dopo l'altra, la scorreva, la metteva da parte e cercava con cura determinate annotazioni. La sua risoluzione sembrava discesa sul piano delle risoluzioni comuni da un altro mondo. Mentre la osservava, Ulrich si domandava inquieto perch mai aveva persuaso Hagauer a partire tranquillamente. Gli pareva di essersi comportato fin da principio come lo strumento della volont di sua sorella e sino alla fine, pur contraddicendola, le aveva dato risposte che la confortavano ad andare avanti. La verit maltratta l'uomo, ella aveva detto. "Molto giusto, ma lei ignora che cosa sia la verit! riflett Ulrich. - Con gli anni ci ti procura un'artrite che t'inchioda, ma in giovent una vita di caccia e di regate a vela!" Era tornato a sedersi. D'improvviso gli parve che Agathe avesse preso da lui non soltanto ci ch'ella diceva a proposito della verit, ma anche che lui le avesse prescritto ci ch'ella stava facendo nella camera accanto. Le aveva pur detto che nella condizione pi sublime dell'uomo non c' il bene e il male, ma soltanto la fede e il dubbio; che nella fede non si pu fare nulla di basso; che l'intuizione uno stato pi fervido che la verit. E Agathe adesso era sul punto di abbandonare il terreno recinto della morale e di avventurarsi in quell'abisso senza confini dove non v' altra risoluzione se non salire o precipitare. Ella faceva questo come a suo tempo gli aveva tolto di mano le decorazioni paterne per scambiarle, e in quel momento egli l'am senza curarsi della sua incoscienza, con la strana sensazione che erano i suoi propri pensieri quelli che si erano comunicati da lui a lei e che ora da lei ritornavano a lui, diventati pi poveri di ponderatezza, ma balsamicamente odorosi di libert come una creatura

selvaggia. E mentre egli tremava per lo sforzo di dominarsi le propose cautamente: - Rimander la mia partenza di un giorno e andr a informarmi dal notaio o da un avvocato. Forse terribilmente facile da scoprire quello che tu vuoi fare! Ma Agathe ormai sapeva che il notaio di cui suo padre si era servito non era pi in vita. - Nessuno ne sa pi niente, - ella disse, - lascia stare! Ulrich vide che ella aveva preso un foglio di carta e cercava di imitare la scrittura del babbo. Attirato, era venuto a mettersi dietro le sue spalle. Ecco l mucchi di fogli sui quali la mano di suo padre aveva vissuto, e se ne poteva quasi sentire ancora il movimento; eppure Agathe produceva magicamente come in un gioco scenico quasi gli stessi segni. Era uno spettacolo bizzarro. Lo scopo a cui tutto ci era diretto, una falsificazione, scompariva. E in verit Agathe non se l'era chiesto. Intorno a lei aleggiava una giustizia cinta di fiamme invece che sorretta da argomentazioni logiche. Bont, onest e correttezza quali virt a lei note attraverso il professore Hagauer, le erano apparse appena come macchie tolte da un vestito; ma l'ingiustizia che in quel momento l'avvolgeva era invece come il mondo che annega nella luce d'un tramonto. Le sembrava che giustizia e ingiustizia non fossero pi concetti generali e un compromesso combinato per milioni di uomini, ma incontri magici del Tu e dell'Io, follie della prima creazione, non ancora paragonabili con nulla e non misurabili con alcun metro. In fondo ella faceva dono a Ulrich di un delitto col darsi in sua mano, piena di fiducia che egli dovesse capire la sua sconsideratezza, e simile ai bambini che quando vogliono fare un regalo e non hanno niente escogitano le cose pi impensate. E Ulrich ne indovinava la maggior parte. Seguire i movimenti di lei gli dava un piacere mai gustato perch c'era una specie di assurdit fiabesca in quel cedere interamente e senza cautela a ci che faceva un'altra persona. Anche quando gli balen il ricordo che in pari tempo si faceva del male a un terzo, dur appena un attimo come una mannaia che cade, ed egli si acquet rapidamente ragionando che in fondo l'azione di sua sorella non riguardava nessuno; non era stabilito che quei tentativi dovessero servire a qualcosa e ci che faceva Agathe fra le sue quattro pareti rimaneva affar suo finch l'effetto non si espandeva fuori di casa. In quel momento ella chiam il fratello, si volse e fu stupita di vederselo alle spalle. Si dest. Aveva scritto tutto quel che voleva scrivere, e lo anner risoluta alla fiamma di una candela per dargli l'aspetto di un vecchio documento. Tese a Ulrich la mano libera, egli non la prese ma non riusc neppure ad aggrottare il viso in rughe severe. Allora Agathe disse: - Senti! Quando una cosa una contraddizione e tu l'ami in tutti e due i suoi aspetti, l'ami per davvero! non l'abolisci gi per questo fatto stesso, che tu lo voglia oppure no? - La domanda posta con troppa leggerezza, - brontol Ulrich. Ma Agathe sapeva com'egli avrebbe giudicato nel suo "secondo pensiero" Prese un foglio pulito e vi scrisse sopra baldanzosa, nella scrittura antiquata che sapeva cos bene imitare; "La mia cattiva figlia Agathe non mi d alcun motivo di mutare queste mie disposizioni gi prese una volta per sempre a favore del mio buon figlio Ulrich!" Ma non le bast, e su un secondo foglio scrisse: "Mia figlia Agathe dovr essere educata ancora per un po' dal mio buon figlio Ulrich" Cos dunque era stato, ma dopo che Ulrich ebbe rievocato ogni particolare, alla fine non sapeva meglio di prima quello che si sarebbe dovuto fare. Non avrebbe dovuto partire senza rimettere le cose a posto; questo era fuori di dubbio! E certo il pregiudizio moderno che non si debba prender nulla troppo sul serio gli aveva giocato un tiro suggerendogli di sgomberare per intanto il terreno e di non aumentare con una resistenza di uomo sentimentale l'importanza della questione controversa. Il diavolo non mai brutto come lo si dipinge; dalle pi violente esagerazioni, se lasciate a se stesse, nasce col tempo una nuova mediocrit; non si potrebbe salire su un treno e per la strada bisognerebbe sempre tener pronta una pistola senza sicura se non si potesse fidare nella legge della media che rende automaticamente improbabili le possibilit oltrepassate: a questo empirismo europeo aveva ubbidito Ulrich partendo per Vienna nonostante i suoi

scrupoli. In fondo era persino contento che Agathe si fosse mostrata sotto un nuovo aspetto. Tuttavia la conclusione di quell'incidente non poteva essere che quella legittima; Ulrich doveva al pi presto ricuperare il tempo perduto. Bisognava mandare senza indugio alla sorella un espresso o un telegramma, ed egli si raffigur che dentro avrebbe dovuto scrivere, suppergi: "Rifiuto ogni corresponsabilit nel caso che tu...!" Ma non aveva nessuna intenzione di farlo, anzi per il momento gli sarebbe stato assolutamente impossibile. D'altronde quella scena infausta era stata preceduta dalla risoluzione di vivere o almeno di abitare insieme di l a poche settimane, e nel poco tempo che li separava dall'addio avevano dovuto parlare specialmente di questo. Prima di tutto s'erano messi d'accordo "per la durata della separazione" affinch Agathe non restasse senza appoggio e senza consiglio. Ma ora, ripensandoci, Ulrich ricord anche un'affermazione precedente della sorella di voler "ammazzare Hagauer" e certo quel "progetto" era maturato in lei prendendo una forma nuova. Ella aveva molto insistito perch i beni stabili della famiglia fossero venduti subito, e probabilmente nell'intento che la propriet si volatilizzasse, sebbene la cosa apparisse consigliabile anche per altre ragioni; ad ogni modo i fratelli avevano incaricato della vendita un'agenzia immobiliare e fissato le condizioni. Sicch Ulrich adesso dovette anche ponderare che cosa sarebbe stato di Agathe dopo che lui fosse ritornato alla sua vita indolente e provvisoria, da lui stesso disapprovata. La condizione in cui ella si trovava non poteva durare a lungo. Anche se in quel breve tempo si erano avvicinati in maniera cos sorprendente - in apparenza l'incontro di due destini, pens Ulrich, bench prodotto probabilmente da ogni sorta di sconnessi particolari; mentre Agathe forse ne aveva un concetto avventuroso - tuttavia sapevano pochissimo l'uno dell'altro sotto il rispetto delle varie relazioni superficiali da cui dipende una vita in comune. Se pensava obiettivamente alla sorella, Ulrich trovava anzi molti problemi non risolti e anche del suo passato non sapeva formarsi un giudizio esatto; il maggior lume gli veniva ancora dalla supposizione che ella trattasse con molta negligenza tutto ci che succedeva a lei o per lei, e vivesse molto incertamente e forse fantasiosamente fra speranze che correvano allato della sua vita reale, giacch tale spiegazione era anche suggerita dal fatto che ella era vissuta tanto tempo con Hagauer e poi aveva rotto cos in fretta. E rientrava nel quadro anche la spensieratezza con la quale ella considerava il suo avvenire: era andata via da casa, per ora ci le bastava, ed evitava di chiedersi e di sentirsi chiedere che cosa sarebbe accaduto dopo. Nemmeno Ulrich riusciva a immaginare che lei sarebbe ormai rimasta senza marito, ad aspettare non si sa che come una ragazzina, ma neppure poteva raffigurarsi l'uomo adatto per Agathe, e glielo aveva anche detto poco prima del commiato. Lei per con sgomento - e forse con uno sgomento volutamente un po' pazzerello - lo aveva guardato in faccia e gli aveva chiesto: - Non potrei per i primi tempi vivere semplicemente con te senza stabilire tutto fin d'ora? Cos, senza maggior determinatezza, era stata confermata la risoluzione di far casa comune. Ma Ulrich capiva che con quell'esperimento doveva concludersi l'esperimento della sua "vita in vacanza" Non voleva domandarsi quali ne sarebbero state le conseguenze, ma non vedeva di malocchio che la sua vita fosse sottoposta d'ora innanzi a certe limitazioni, e per la prima volta pens di nuovo al circolo e in particolare alle donne dell'Azione Parallela. L'idea, collegata al nuovo cambiamento, di ritirarsi da tutto gli parve meravigliosa. Cos come in una sala basta sovente mutare qualche piccolo particolare perch uno sgradevole rimbombo diventi una magnifica risonanza, nella sua fantasia la sua piccola casa divent una conchiglia ove si udiva come un fiume lontano il mormorio della citt. E poi anche nell'ultima parte di quel dialogo c'era ancora stato un piccolo dialogo particolare. - Vivremo come eremiti, - aveva detto Agathe con un gaio sorriso, - ma nelle questioni d'amore s'intende che ciascuno rimane libero. Tu almeno non avrai inciampi! - ella assicur. - Lo sai, - aveva risposto Ulrich, che noi entriamo nel Regno Millenario? - Che cos'?

- Abbiamo gi tanto parlato di quell'amore che non scorre come un ruscello verso la meta, ma, come il mare, una condizione! E ora sii sincera: quando a scuola ti raccontavano che gli angeli in paradiso non fanno nient'altro che stare al cospetto del Signore e cantar le sue lodi, riuscivi a immaginarti quel beato far nulla e pensar nulla? - Me lo son sempre immaginato un po' noioso, ma certo la colpa della mia imperfezione, - era stata la risposta di Agathe. - Ma dopo tutto quello su cui ci siamo intesi, adesso quel mare devi immaginartelo come una solitudine e una immobilit piena di continui eventi di puro cristallo. Le et antiche hanno cercato di raffigurare una simile vita anche sulla terra: questo il Regno Millenario, fatto a nostra immagine e tuttavia diverso da tutti i Regni che conosciamo! E cos noi vivremo! Ci spoglieremo di ogni egoismo, non faremo collezione n di beni n di cognizioni n di amanti n di princip n di noi stessi: cos il nostro intelletto si scioglier, si schiuder verso gli uomini e le bestie e si aprir in modo che noi non potremo pi essere noi, e ci terremo in piedi intrecciati a tutto il mondo! Quel piccolo dialogo nel dialogo grande era stato uno scherzo. Ulrich aveva l carta e matita, faceva annotazioni e intanto parlava con la sorella di ci che l'aspettava se si fosse venduta la casa e il mobilio. Era ancora irritato e non sapeva bene se la sua era una bestemmia o una fantasticheria. E cos non avevano pi avuto tempo di mettere in chiaro la faccenda del testamento. Anche ora quella varia maturazione del loro progetto era il motivo per cui Ulrich non perveniva in alcun modo a un rimorso attivo. Nel colpo di mano escogitato da sua sorella non tutto gli dispiaceva, sebbene il vinto fosse lui; doveva ammettere che in tal modo l'uomo che vive "secondo la regola degli spiriti liberi" al quale egli aveva concesso dentro di s troppi comodi, veniva a trovarsi da un momento all'altro in pericolosa contraddizione con l'indeterminato dal quale la vera seriet prende le mosse. Non voleva poi eludere il fatto rimediandovi in fretta e nel solito modo: ma allora non c'era pi regola e bisognava lasciar maturare l'evento.

16.
Incontro con il diplomatico marito di Diotima Il mattino non trov Ulrich pi sereno della vigilia; e nel pomeriggio avanzato - per alleviare la gravit che l'opprimeva - egli si risolse a visitare la cugina "occupata a liberare l'anima dall'incivilimento" Con sorpresa, prima ancora che Rachel ritornasse dalla stanza di Diotima, egli vide il capodivisione Tuzzi venirgli incontro per riceverlo. - Mia moglie oggi non si sente bene, - spieg l'addestrato marito con quella distratta tenerezza nella voce che l'uso mensile ha gi ridotta a una formula in cui il segreto domestico l scoperto. - Non so se la potr ricevere - Era vestito per uscire, ma si dispose volonterosamente a tener compagnia a Ulrich. Questi approfitt dell'occasione per chieder notizie di Arnheim. - Arnheim stato in Inghilterra e ora si trova a Pietroburgo, - raccont Tuzzi. A quella notizia insignificante e naturalissima Ulrich, sotto l'impressione delle proprie opprimenti vicende, sent il mondo, la pienezza e il movimento affluirgli incontro. - Ottima cosa, - opin il diplomatico. - bene ch'egli viaggi in lungo e in largo. Potr fare le sue osservazioni e raccogliere molti elementi utili. - Dunque lei continua a credere che lo Zar gli abbia affidato una missione pacifista? - chiese Ulrich divertito. - Lo credo pi che mai, - afferm modestamente il funzionario responsabile per la politica austroungarica. Ma Ulrich si chiese se Tuzzi era davvero cos ingenuo o si fingeva tale per prenderlo in giro; un po' stizzito lasci stare Arnheim e domand:

- vero che adesso la parola d'ordine : "agire"? Come sempre Tuzzi pareva godersela a recitar la parte dell'astuto e del neutrale nei rispetti dell'Azione Parallela; alz le spalle e sorrise: - Non voglio prevenire mia moglie, racconter tutto lei se potr riceverla! - Ma un momento dopo i baffetti che gli ornavano il labbro superiore cominciarono a tremare e i grandi occhi scuri nel viso color cuoio s'accesero di un dubbio doloroso. - Anche lei un dottore della legge, - egli disse titubante; saprebbe forse spiegarmi che cosa vuol dire "un uomo che ha anima"? Sembrava che Tuzzi volesse davvero discutere tale argomento, e la sua perplessit dava realmente l'impressione ch'egli soffrisse. Poich Ulrich non rispondeva, egli continu: - Quando si dice "un'anima buona" s'intende una persona onesta, sincera, che fa il suo dovere; uno dei miei capiufficio proprio cos: ma infine si tratta di una qualit da inferiori! Oppure l'anima una qualit delle donne: all'incirca come dire che piangono e arrossiscono pi facilmente degli uomini... - Sua moglie ha anima, - lo corresse Ulrich in tono cos serio come se affermasse che ella aveva capelli neri. Un leggero pallore pass sulla faccia di Tuzzi. - Mia moglie uno spirito eletto, - disse lentamente, ella passa giustamente per una donna d'ingegno. Qualche volta io la tormento e le rimprovero di essere un'intellettuale. Allora va in collera. Ma questa non anima... Medit un poco. - Lei non mai andato da un'indovina? Sanno leggere l'avvenire nella mano o in una ciocca di capelli, qualche volta in maniera stupefacente; un dono o un trucco, non so. Ma pu lei immaginare qualcosa di sensato quando un tale viene a raccontarle, per esempio, che i segni annunciano l'avvento di un'era nuova in cui le nostre anime si vedranno quasi senza la mediazione dei sensi? Aggiungo subito, - integr in fretta, - che questo non va inteso soltanto letteralmente; oggi, che siamo gi nella fase di risveglio dell'anima, se lei non buono, lo si riconosce molto pi chiaramente che nei secoli passati! Lei ci crede? Con Tuzzi non si sapeva mai se il pungiglione era rivolto contro se stesso o contro l'interlocutore, e Ulrich a ogni buon conto rispose: - Al posto suo mi rimetterei alla prova sperimentale! - Non scherzi, mio caro; sleale quando ci si trova al sicuro, - si lament Tuzzi. - Ma mia moglie pretende che io capisca sino in fondo simili massime, anche se poi non dovessi approvarle, e io sono obbligato a capitolare senza potermi difendere. Cos in questo brutto frangente mi son ricordato che anche lei un interprete delle Scritture... - Le due affermazioni sono di Maeterlinck, se non erro, - sugger Ulrich. - Ah s? Di...? gi, pu essere. quel...? Benissimo; forse quello stesso che dice che la verit non esiste? Tranne che per chi ama, egli dice. Se amo una creatura, devo immediatamente partecipare a una Verit misteriosa pi profonda che quella d'ogni giorno. Invece se noi affermiamo qualcosa sulla base di una precisa osservazione e conoscenza dell'uomo, naturalmente sar senza valore. Anche questo pare che l'abbia detto quel Mae... quel tale? - Davvero non saprei. Pu darsi. Mi pare probabile. - Io m'ero fitto in capo che l'avesse detto Arnheim. - Arnheim ha preso molto da lui, e lui molto da altri; sono entrambi eclettici di notevole ingegno. - Davvero? Son cose vecchie, dunque? Allora mi spieghi, per l'amor di Dio, come si possono stampare oggi simili cose? - implor Tuzzi. - Quando mia moglie mi dice: "L'intelligenza non dimostra nulla, i pensieri non giungono fino all'anima!" oppure: "Al di sopra dell'esattezza c' un regno della saggezza e dell'amore, che le parole meditate possono soltanto profanare!": io capisco come ci accada; lei una donna e in tal modo si difende contro la logica maschile! Ma un uomo come pu fare simili affermazioni? - Tuzzi venne pi vicino e pos una mano sul ginocchio di Ulrich: - La verit nuota come un pesce in un principio invisibile: appena la si tira fuori, ecco ch' morta: lei che ne dice? Questo non

si ricollega alla differenza fra erotismo e sessualit? Ulrich sorrise: - Vuole davvero che glielo dica? - Ardo dall'impazienza! - Non so come incominciare. - Lo vede! Fra uomini certe cose non si riesce a dirle. Se lei per avesse un'anima, adesso considererebbe e ammirerebbe semplicemente l'anima mia. Noi giungeremmo a un'altezza dove non vi sono n pensieri, n parole, n azioni, bens forze misteriose e un silenzio sconvolgente. A un'anima permesso fumare? - egli domand, e si accese una sigaretta; solo allora si ricord dei suoi doveri di padrone di casa e tese il portasigarette anche a Ulrich. In fondo era orgoglioso di aver letto i libri di Arnheim, e proprio perch gli erano odiosi lo lusingava come una scoperta personale aver intravveduto la possibile utilit di quelle espressioni fluenti per le intenzioni insondabili della diplomazia. In realt nessun altro avrebbe voluto compiere invano un lavoro cos difficile, e al suo posto ciascuno avrebbe ceduto al desiderio di addurre a mo di prova questa o quella citazione o di rivestire con uno di quei nuovi pensieri irritantemente ambigui qualcosa che ad ogni modo non si pu esprimere chiaramente. Ci vien fatto con riluttanza, perch la nuova veste sembra ancora ridicola, ma l'assuefazione rapida, e cos lo spirito del tempo muta impercettibilmente nelle sue forme d'applicazione, e in particolare Arnheim avrebbe potuto essersi conquistato un nuovo ammiratore. Perfino Tuzzi era gi disposto ad ammettere che raggrupparsi nella necessit di fondere anima e buon governo, nonostante tutte le opposizioni di principio, poteva gi rappresentare qualcosa di simile a una psicologia dell'economia, e chi incrollabilmente lo proteggeva contro Arnheim era in fondo soltanto Diotima. Perch allora fra lei e Arnheim s'era gi iniziato - ignoto a tutti - un raffreddamento che inficiava tutte le dissertazioni di Arnheim sull'anima col sospetto che si trattasse soltanto di pretesti; e di conseguenza Tuzzi con maggior irritazione che mai si vedeva buttare in faccia quelle sentenze. Era perdonabile che date le circostanze egli ritenesse in fase crescente il rapporto di sua moglie col forestiero; che non era un amore contro il quale un marito potesse prendere provvedimenti, bens una "condizione amorosa" e un "pensiero amoroso" e cos al di sopra di ogni basso sospetto che Diotima stessa parlava apertamente dei pensieri che esso le ispirava, anzi negli ultimi tempi pretendeva perfino, con scarso riguardo, che Tuzzi vi partecipasse spiritualmente. Si sentiva sommamente incompreso e vulnerabile, circondato da quella "condizione" che lo accecava come una luce solare dardeggiante da ogni parte senza una sede fissa che consenta di trovare ombra e rifugio. E ascoltava Ulrich che gli diceva: - Vorrei suggerirle di riflettere a quanto segue. In noi s'alterna di solito un afflusso e deflusso della vita vissuta. Le commozioni che si formano in noi sono suscitate dall'esterno e tornano a uscire sotto forma di azioni o parole. Se lo pu immaginare come un gioco meccanico. E poi supponga un guasto: non crede che vi sar un ristagno? Un'uscita dagli argini? In certe condizioni potrebbe anche essere soltanto un gonfiore... - Lei almeno parla ragionevolmente, anche se sono assurdit, - comment Tuzzi in tono elogiativo. Non aveva capito subito che l stava davvero sbocciando una spiegazione, ma serb il proprio contegno dignitoso e mentre di dentro si perdeva nell'angoscia, sulle sue labbra il piccolo sorriso maligno era rimasto l cos fiero che egli ben poteva tornare a rintanarsi nella sua perplessit. - Se ben ricordo, a detta dei fisiologi, - continu Ulrich, - ci che noi chiamiamo azione cosciente consegue dal fatto che lo stimolo, per cos dire, non affluisce e defluisce semplicemente attraverso un arco riflesso, bens costretto a fare un giro; e allora il mondo che noi sperimentiamo e il mondo in cui agiamo, sebbene ci sembrino la stessa identica cosa, somigliano in realt alle acque di afflusso e di deflusso in una roggia di mulino, collegate da una sorta di "stagno della coscienza" dalla cui altezza e vigore dipende la regolamentazione appunto del flusso e del deflusso. O in altre parole: se a uno dei

due capi si verifica un guasto, un disgusto del mondo o una ripugnanza all'azione, non si potrebbe ragionevolmente supporre che in tal modo si formi anche una seconda coscienza, superiore, pi alta? O lei crede di no? - Io? - esclam Tuzzi. - Be, devo dirle che mi par proprio indifferente. I signori professori si risolvano pure il problema fra di loro, se lo credono importante. Ma sotto l'aspetto pratico... - egli schiacci pensosamente la sigaretta nel portacenere e poi alz gli occhi irritato, - sono gli uomini con due ingorghi o quelli con uno solo che definiscono il mondo? - Credevo che lei desiderasse sapere da me come mi figuro la genesi di simili pensieri. - Se per caso lei me l'ha detto, confesso che purtroppo non l'ho capito, - rispose Tuzzi. - Ma semplicissimo: lei non possiede il secondo ingorgo, dunque non possiede il principio della saggezza e non capisce una parola di quel che dicono gli uomini che posseggono un'anima. E allora non mi resta che congratularmi con lei! A poco a poco Ulrich s'era reso conto che in forma oltraggiosa e in strana compagnia egli esprimeva pensieri che potevano essere abbastanza adatti a spiegare i sentimenti dai quali il suo cuore era agitato. La supposizione, che un'accresciuta ricettivit possa produrre uno straripamento e un riflusso delle esperienze vissute, il quale immenso e morbido come uno specchio d'acqua lega i sensi a tutte le cose, risvegli in lui il ricordo dei lunghi colloqui con Agathe e involontariamente la sua faccia prese un'espressione mezzo irrigidita, mezzo trasognata. Tuzzi lo osservava sotto le ciglia pigramente alzate e dal tipo del sarcasmo di Ulrich dedusse che lui stesso non era l'unico dei due di cui gli "ingorghi" non corrispondevano ai desideri. Nessuno dei due aveva notato quanto a lungo Rachel fosse rimasta assente: la ragazza era stata trattenuta da Diotima perch l'aiutasse a mettere rapidamente in ordine se stessa e la camera da letto: un ordine da malata, sciolto e tuttavia abbastanza corretto da poter ricevere Ulrich. E ora la ragazza rec l'ambasciata, che il visitatore non se ne andasse ma avesse ancora un po' di pazienza, poi se ne torn lesta dalla sua signora. - Tutte le frasi che lei mi ha citato sono naturalmente delle allegorie, - riprese Ulrich dopo quell'interruzione, per sdebitarsi verso il padrone di casa della cortesia che gli usava facendogli compagnia. - Una specie di linguaggio delle farfalle! E la gente come Arnheim mi fa l'impressione di trincare quel nettare quasi etereo a crepapancia. Cio, soggiunse in fretta, ricordandosi in tempo che non poteva offendere anche Diotima, - proprio lui, Arnheim, che mi fa quest'impressione, come pure quella ch'egli porti la sua anima nella tasca interna della giacca come un portafogli! Tuzzi torn a posare i guanti e la borsa che aveva raccolto all'ingresso di Rachel e rispose vivacemente: - Sa che cos'? Intendo ci che lei mi ha spiegato in un modo cos interessante. Secondo me non altro che lo spirito del pacifismo - Fece una pausa per lasciare che l'asserzione producesse il suo effetto. - Il pacifismo nelle mani dei dilettanti racchiude senza dubbio un grave pericolo, - aggiunse con enfasi. Ulrich stava per ridere, ma Tuzzi era mortalmente serio e aveva messo insieme due cose che in verit erano lontanamente affini, per quanto potesse anche apparir ridicolo porre il legame tra amore e pacifismo nel fatto che entrambi in un uomo come lui facevan l'effetto di intemperanze dilettantesche. Cos Ulrich, non sapendo che cosa rispondere, approfitt soltanto dell'occasione per ritornare all'Azione Parallela, osservando che in essa era stata per l'appunto lanciata la parola d'ordine del passaggio all'azione. - Quella un'idea di Leinsdorf, - comment Tuzzi in tono sprezzante. - Ricorda l'ultima riunione tenuta qui da noi, poco prima che lei partisse? Leinsdorf disse allora: "Bisogna fare qualcosa" Ed tutto qui, questo che adesso si chiama parola d'ordine del passaggio all'azione! E naturalmente Arnheim cerca di sostituirvi il suo pacifismo russo. Ricorda che io fin d'allora espressi le mie riserve? Ho paura che dovranno ancor ripensare alle mie parole! In nessun paese la politica estera complicata come da noi, e gi allora io dissi: chi oggi ha la presunzione di poter realizzare idee politiche fondamentali, deve

aver le caratteristiche del bancarottiere e del delinquente! Questa volta Tuzzi era proprio uscito dal suo riserbo, forse perch Ulrich poteva esser chiamato presso sua moglie da un momento all'altro, oppure perch in quella conversazione non voleva fare lui solo la parte di chi ascolta. - L'Azione Parallela ha destato sospetti nel mondo internazionale, egli inform, - e l'impressione suscitata all'interno che si tratti di un movimento ostile tanto ai tedeschi quanto agli slavi, ha le sue ripercussioni anche all'estero. Ma perch lei possa intendere pienamente la differenza fra il pacifismo dei dilettanti e quello degli specialisti, le dir questo: l'Austria potrebbe impedire ogni guerra per almeno trent'anni se partecipasse all'Entente cordiale! E in occasione del Giubileo potrebbe farlo naturalmente con un gesto bellissimo in favore della pace, e in pari tempo assicurare la Germania del proprio amore fraterno, affinch la segua oppure no. La maggioranza delle nostre popolazioni ne sarebbe entusiasta. Coi crediti francesi e inglesi potremmo rafforzare il nostro esercito tanto che la Germania non ci faccia pi paura. L'Italia ce la toglieremmo dai piedi. La Francia senza di noi non potrebbe far niente: in una parola, noi saremmo la chiave per la pace o la guerra e guideremmo noi i grandi affari politici. Con ci non le rivelo nessun segreto: un semplice calcolo diplomatico che qualunque addetto d'ambasciata potrebbe fare. Perch non si pu metterlo in atto? Sono gli imponderabili della Corte: a Corte C.M. cos impopolare che si troverebbe indecoroso cedergli; oggid le monarchie si trovano in vantaggio perch devono fare i conti con il decoro! Ci sono poi gl'imponderabili del cosiddetto spirito pubblico: ed eccoci all'Azione Parallela. Perch non cerca essa di educarlo questo spirito pubblico? Perch non gli mette innanzi concetti obiettivi? Vede... ma qui le considerazioni di Tuzzi persero alquanto della loro credibilit e facevano piuttosto l'impressione di un malcelato disagio, - quell'Arnheim mi diverte proprio con quel suo scritto! Non l'ha inventato lui, e ieri sera, poich tardavo ad addormentarmi, ho avuto tempo di rifletterci su. Ci sono sempre stati uomini politici che scrivevano romanzi o opere teatrali, per esempio Clemenceau o addirittura Disraeli; Bismarck non fece mai nulla di simile, ma Bismarck era un distruttore. E ora guardi un po' questi avvocati francesi che oggi stanno al timone: invidiabili! Profittatori della politica, ma consigliati da un'eccellente diplomazia professionale che d loro le direttive, tutti quanti prima o poi hanno scritto con la massima disinvoltura commedie o romanzi, almeno in giovent, e pubblicano libri ancor oggi. Lei crede che questi libri valgano qualcosa? Io credo di no. Ma le giuro che ieri sera ho pensato: alla nostra diplomazia manca qualcosa, perch essa non produce libri, e le dir perch: primo, un diplomatico, come uno sportivo, deve sudare il proprio sudore; secondo, una garanzia di sicurezza. Lei sa che cos' l'equilibrio europeo...? Furono interrotti da Rachel, venuta ad annunziare che Diotima aspettava Ulrich. Tuzzi si fece dare cappello e soprabito. - Se lei fosse un patriota... - disse mentre infilava le maniche aiutato da Rachel. - Che cosa farei? - domand Ulrich guardando i neri occhi stellati della piccola cameriera. - Se lei fosse un patriota attirerebbe l'attenzione di mia moglie o del conte Leinsdorf su queste difficolt. Io, come marito, non posso, sarei giudicato d'animo gretto. - Ma qui nessuno mi prende sul serio, - rispose Ulrich tranquillo. - Oh, non lo dica! - esclam Tuzzi con vivacit. - Non la prendono sul serio nella maniera che prendono sul serio gli altri, ma da un pezzo hanno tutti una gran paura di lei: temono che dia al conte Leinsdorf qualche consiglio pazzesco. Lei sa che cos' l'equilibrio europeo? - ripet il diplomatico con insistenza. - All'incirca, credo di s, dichiar Ulrich. - In tal caso, son io che mi congratulo con lei! - ribatt Tuzzi stizzito e depresso. - Noi diplomatici di professione non lo sappiamo. ci che non bisogna turbare, affinch non si prendano tutti per i capelli. Ma che cos' che non bisogna turbare, nessuno lo sa di preciso. Pensi un momento a tutto quel che negli ultimi anni successo e succede intorno a lei: guerra italo-turca, Poincar a Mosca, questione

di Bagdad, intervento armato in Libia, tensione fra l'Austria e la Serbia, problema adriatico... equilibrio questo? Il nostro indimenticabile barone Ahrenthal... ma non voglio trattenerla pi a lungo! - Peccato, - disse Ulrich. - Se l'equilibrio europeo va considerato cos, allora in esso si esprime nel modo migliore lo spirito europeo! - Gi, questo l'interessante, replic Tuzzi dalla soglia, sorridendo rassegnato. - E in tal senso il contributo spirituale della nostra Azione non trascurabile! - Perch lei non lo impedisce? Tuzzi alz le spalle. - Da noi, quando un uomo nella posizione di Sua Signoria vuole qualcosa, non ci si pu opporre. Si pu soltanto tenere gli occhi bene aperti! - Come va, Rachel? - chiese Ulrich, appena scomparso Tuzzi, alla piccola sentinella bianca e nera che lo conduceva da Diotima.

17.
Diotima ha cambiato lettura - Caro amico, - disse Diotima quando Ulrich entr, - non volevo lasciarla andar via senza averle parlato, ma devo riceverla cos! - Portava una veste da camera in cui la maest delle sue forme, per una positura momentanea, poteva sembrare gravidanza, il che dava al corpo superbo, che non aveva mai partorito, qualcosa della talora amabile impudicizia della maternit; accanto a lei sul sof c'era una stola di pelliccia, con la quale evidentemente si era riscaldata, e intorno alla fronte aveva una compressa contro il mal di capo; lasciata l perch le stava come un'infula greca. Sebbene fosse tardi, la luce non era accesa, e l'odore di medicamenti e palliativi contro un male ignoto era nell'aria mescolato a un profumo forte, buttato su tutti i singoli odori come una coperta. Ulrich si curv profondamente, nel baciare la mano di Diotima, come per fiutare al profumo del braccio i cambiamenti avvenuti in sua assenza. Ma la pelle mandava soltanto il buon odore fresco e pulito di tutti i giorni. - Oh caro amico, - ripet Diotima, - son contenta che sia ritornato... Ahi! - gem all'improvviso, sorridendo, - ho una nausea terribile! Questa comunicazione, che fatta da una persona semplice e naturale semplice e naturale come una notizia meteorologica, in bocca a Diotima acquistava tutta l'intensit di un tracollo e di una confessione. - Cugina! - esclam Ulrich e si pieg sorridendo per guardarla in viso. I delicati accenni di Tuzzi al malessere di sua moglie in quel momento si confusero con il sospetto che Diotima fosse incinta e la crisi risolutiva ormai imminente. Ella indovin a mezzo e abbozz stancamente un gesto elusivo. In verit aveva soltanto forti dolori mestruali, il che per non le era mai accaduto prima e pareva oscuramente connesso con le sue oscillazioni fra Arnheim e il marito, che da qualche mese erano accompagnate da tali disturbi. Quando seppe del ritorno di Ulrich ne fu tutta consolata e salut in lui il confidente delle sue lotte; perci lo aveva ricevuto. Pi distesa che seduta, travagliata dagli spasimi, ella era l davanti a lui come un campo aperto senza siepi n tabelle di divieti, cosa che le accadeva abbastanza di rado. Fingere una dispepsia nervosa le era parso un pretesto plausibile e anche un segno di sensitivit innata; altrimenti non si sarebbe fatta vedere. - Prenda qualche calmante, -sugger Ulrich. - Ah, - sospir Diotima, - sono le continue agitazioni. I miei nervi non reggeranno pi a lungo! Segu un breve silenzio, perch Ulrich adesso avrebbe dovuto chieder notizie di Arnheim, ma era curioso di apprendere qualcosa di ci che riguardava lui stesso e non seppe trovare subito un bandolo. Alla fine domand:

- La liberazione dell'anima dai vincoli della civilt procede molto a rilento? - e soggiunse: Purtroppo devo vantarmi di averle gi predetto da un pezzo che i suoi sforzi per aiutare lo spirito a farsi strada nel mondo falliranno miseramente! Diotima ricordava di aver piantato in asso i suoi ospiti e di esser rimasta a lungo con Ulrich seduta sulla cassapanca in anticamera: quel giorno era avvilita quasi come oggi, eppure di mezzo c'erano state innumerevoli alternative di speranza e di scoraggiamento. - Com'era splendido, amico mio, - ella disse, quando credevamo ancora nella grande Idea! Oggi posso ben dire che il mondo ci ascolta, ma quanto sono delusa io stessa! - In fondo, perch? - chiese Ulrich. - Non lo so. Probabilmente colpa mia. Ella stava per parlare di Arnheim, ma Ulrich volle sapere come avevano preso la dimostrazione; il suo ultimo ricordo era che non aveva trovato Diotima quando il conte Leinsdorf l'aveva mandato da lei per prepararla a un intervento risoluto e nello stesso tempo per rassicurarla. Diotima fece un gesto sprezzante. - La polizia arrest alcuni giovanotti e poi li rilasci; Leinsdorf era molto arrabbiato, ma che altro si poteva fare? Adesso s' attaccato pi che mai a Wisnietzky e dice che bisogna fare qualcosa; ma Wisnietzky non pu scatenare una propaganda se non si sa per che cosa! - Ho sentito dire infatti che la parola d'ordine l'azione, - osserv Ulrich. Il nome del barone Wisnietzky, il suo ministero era stato rovesciato dall'opposizione dei partiti tedeschi e ci doveva destare gravi sospetti in seno al Comitato che cercava appoggi per la grande idea ignota dell'Azione Parallela, gli richiam vivamente alla memoria l'attivit politica di Sua Signoria, della quale era quello il risultato. I ragionamenti spregiudicati del conte Leinsdorf - forse rafforzati dal previsto fallimento di tutti gli sforzi per scuotere lo spirito del paese e quello dell'Europa intera mediante la collaborazione dei suoi uomini pi eminenti - parevano aver condotto soltanto alla persuasione che la cosa migliore era dare un colpo a quello spirito, da qualunque parte il colpo fosse menato. Forse Sua Signoria aveva anche tenuto conto del fatto sperimentato che qualche volta ai pazzi furiosi fa bene esser scrollati e sgridati senza piet; ma quella frettolosa supposizione a cui Ulrich era giunto prima che Diotima potesse replicare fu ora interrotta dalla risposta di lei. Anche questa volta la sofferente si serv dell'appellativo "caro amico" - Caro amico, - ella disse, - c' qualcosa di vero. Il nostro secolo assetato d'azione! Un'azione ci vuole... - Ma quale azione? Quale specie d'azione? - interruppe Ulrich. - indifferente! Nell'azione si pessimisti verso le parole: non neghiamo che in passato si sono sempre fatti soltanto dei discorsi; noi siamo vissuti per parole e ideali grandi ed eterni, per un arricchimento dell'umano, per la nostra pi intima individualit, per una sempre maggiore pienezza di vita. Noi aspiravamo a una sintesi, vivevamo per molti godimenti della bellezza e nuovi valori della felicit, e io non voglio negare che la ricerca della verit un gioco di bambini rispetto alla difficolt terribile di diventare noi stessi una verit. Ma era una stravaganza, giacch l'anima oggi ha un ben scarso contenuto di realt, e noi siamo vissuti in una sognante nostalgia, diciamo pure, per niente! - Diotima si era energicamente sollevata su un gomito. - un segno di sanit morale, oggi, rinunziare a cercare l'accesso ostruito dell'anima, e sforzarsi piuttosto di prender la vita com'! ella concluse. Adesso Ulrich oltre quella ipotetica di Leinsdorf possedeva anche un'altra interpretazione accreditata della parola d'ordine. Diotima, a quanto pareva, aveva cambiato il genere delle sue letture; egli ricord che entrando l'aveva vista circondata da molti libri, ma s'era fatto gi troppo buio per decifrarne i titoli, e poi su una parte di essi stava adagiato come un grosso serpente il corpo della pensosa giovane donna che ora si era tirata ancora pi su e lo guardava piena di speranza. Dopo essersi nutrita fin da fanciulla di libri molto sentimentali e soggettivi ella era stata travolta evidentemente, come Ulrich deduceva dalle sue parole, da quella forza spirituale di rinnovamento che sempre occupata a non scoprire nemmeno

con le nozioni dei prossimi vent'anni ci che non ha trovato con quelle del ventennio trascorso; dal che derivano forse in ultima analisi quei grandi cambiamenti d'umore della storia, oscillante fra umanit e crudelt, passione e indifferenza o altre contraddizioni per le quali non v' motivo del tutto accettabile. Balen alla mente di Ulrich che il piccolo residuo non svelato di indeterminatezza che avanza in ogni vicissitudine morale, e di cui aveva tanto parlato con Agathe, doveva in fondo essere la causa di quest'incertezza umana; ma non volendo concedersi la gioia che il ricordo di quelle conversazioni gli procurava, costrinse i suoi pensieri a distogliersene e a rivolgersi piuttosto al generale, che per il primo gli aveva annunziato l'avvento di uno spirito nuovo e in modo tale che la sana collera cos provocata non permetteva di abbandonarsi al piacere di dubitare. E giacch stava gi pensando al generale, gli torn in mente la sua preghiera di occuparsi dell'ordine turbato fra sua cugina e Arnheim, e cos all'orazione funebre di Diotima sull'anima egli rispose semplicemente: - Dunque "l'amore sconfinato" non le giova? - Oh Dio, lei sempre lo stesso! - sospir la cugina e si lasci ricadere sui cuscini chiudendo gli occhi; perch in assenza di Ulrich si era disavvezzata da quelle domande dirette, e ora doveva prima ricordare fino a che punto gli si era confidata. D'un tratto la presenza di lui rimise in moto ci ch'ella aveva dimenticato. Diotima si ricord di un dialogo con Ulrich sull'"amore senza limiti" ripreso anche nel loro ultimo o penultimo incontro, in cui ella aveva giurato e spergiurato che le anime possono uscire dalla prigione del corpo, o almeno, per cos dire, sporgersi mezze al di fuori; al che Ulrich aveva risposto che quelli erano vaneggiamenti della fame d'amore, e le consigliava di concedersi una soddisfazione con Arnheim, con lui stesso o con qualcun altro; anzi ella ricord che Ulrich aveva nominato anche Tuzzi a questo proposito: suggerimenti di quel genere si tengono a mente meglio che gli altri discorsi fatti da un uomo come Ulrich. E probabilmente con ragione ella l'aveva giudicata allora un'impertinenza; ma come il dolore passato se confrontato col presente pare un vecchio amico innocuo, cos l'impertinenza godeva oggi del privilegio di trasformarsi in un ricordo confidenziale. Diotima dunque riapr gli occhi e disse: - Probabilmente a questo mondo non ci dato di amare in modo perfetto! Cos dicendo ella sorrideva, ma sotto la benda greca c'erano rughe dolorose che nella penombra davano al viso un'espressione stranamente stravolta. Nelle questioni che la toccavano personalmente Diotima non rifuggiva dal credere a possibilit soprannaturali. Perfino l'inaspettata apparizione del generale von Stumm al "Concilio" l'aveva spaventata come l'opera degli spiriti, e da bambina ella soleva pregare Dio di non farla morire mai. Perci non le era stato difficile porre nelle sue relazioni con Arnheim una fede miracolistica o per dir meglio quella incerta non-fede, quel non-ritener-nulla-escluso che sono la religione-base del mondo odierno. Se Arnheim non fosse stato soltanto capace di estrarre dalla sua e dalla propria anima qualcosa di invisibile che si congiungeva nell'aria a quattro o cinque metri di distanza da entrambi, o se i loro sguardi incontrandosi avessero potuto lasciar qualche residuo, un chicco di caff, un granello di semola, una macchia d'inchiostro, insomma un segno di uso o anche soltanto un progresso, Diotima si sarebbe aspettata, un giorno, di andare ancor pi oltre, in una di quelle relazioni ultraterrene che sono tanto difficili a immaginare esattamente quanto la maggior parte delle terrene. Sopportava anche con pazienza che Arnheim negli ultimi tempi partisse sovente e rimanesse via pi a lungo di prima, e anche nei giorni che passava a Vienna fosse straordinariamente impegnato nei suoi affari. Ella non si permetteva il minimo dubbio che nella vita di Arnheim l'amore per lei fosse ancor sempre il grande avvenimento, e quando, raramente, s'incontravano da soli, l'elevazione delle anime era cos immediata e il loro contatto cos integrale che i sentimenti ammutolivano spaventati, e anzi se non era possibile parlare di qualcosa d'impersonale s'apriva un vuoto che si lasciava dietro un amaro esaurimento. Come era quasi sicura che questo fosse passione, cos ella non dubitava giacch il tempo in cui viveva l'aveva abituata a considerare tutto ci che non era pratico soltanto oggetto di fede, appunto di quella incerta non-fede - non dubitava che sarebbe seguito ancora qualcosa di opposto a tutte le ipotesi ragionevoli.

Ma nel momento in cui, aperti gli occhi, li fiss su Ulrich, vedendolo soltanto come una massa d'ombra che non dava risposta, ella si chiese: "Che cosa aspetto? Che cosa dovrebbe accadere, in fondo?" Finalmente Ulrich parl: - Ma Arnheim non voleva sposarla? - Diotima torn a sollevarsi sul braccio e disse: - Si pu forse risolvere il problema dell'amore con un divorzio o con un matrimonio? "Niente gravidanza, m'ero sbagliato", constat silenziosamente Ulrich, non sapendo come rispondere all'esclamazione della cugina. Poi per disse, di punto in bianco: - Io le avevo detto di guardarsi da Arnheim! Forse in quel momento si sentiva in dovere di informarla che il nababbo aveva legato le loro due anime con i propri affari, ma vi rinunzi subito, giacch gli pareva che in quella conversazione ogni parola avesse il suo vecchio posto come gli oggetti nella sua stanza che al ritorno aveva trovato accuratamente spolverati, quasi egli fosse rimasto morto per un minuto. Diotima lo guard: - Non voglio che la prenda cos alla leggera. Fra Arnheim e me c' un'amicizia profonda; e se talvolta c' anche fra noi qualcosa che vorrei chiamare una grande paura, ci proviene appunto dalla sincerit. Io non so se lei l'ha mai sperimentato o se ne capace: fra due persone giunte a una certa altezza di sentimenti, ogni menzogna pu divenire talmente impossibile, che quasi non si riesce pi a scambiare parola! All'orecchio fine di Ulrich quel rimprovero rivel che la porta dell'anima di sua cugina gli era pi aperta del solito, e poich l'aveva molto rallegrato la sua confessione involontaria di non poter parlare con Arnheim senza mentire egli sottoline la propria sincerit tacendo anche lui per un poco, poi, siccome Diotima si era riadagiata sui guanciali, si chin sul suo braccio per baciarle la mano con affettuosa dolcezza. Leggera come midollo di sambuco la mano di lei riposava nella sua e vi rest dopo il bacio. Sotto le punte delle dita egli le sentiva battere il polso. Il profumo vicino, fine come cipria, gli ader al volto. E quantunque quel bacio fosse stato null'altro che uno scherzo galante, aveva in comune con un'infedelt il gusto amaro lasciato dal piacere, l'essersi piegato su un'altra persona, come per bere da essa e non vedere pi riflessa nell'acqua la propria immagine. - A che cosa pensa? - domand Diotima. Ulrich si limit a scuotere il capo e le offerse - nel buio appena rischiarato da un ultimo riverbero di velluto - di nuovo l'occasione di fare studi comparati sui vari silenzi. Una bellissima frase le torn alla memoria: "Vi sono persone con le quali il pi grande degli eroi non avrebbe il coraggio di tacere" Se non era esattamente cos era qualcosa di simile. Le pareva che fosse una citazione, ad ogni modo era Arnheim che lo aveva detto, e lei l'aveva applicato a se stessa. E dalla prima settimana di matrimonio nessuna mano, tranne quella di Arnheim, era rimasta nella sua pi di due secondi, solo ora le succedeva con Ulrich. Nel suo imbarazzo ella non fece attenzione al seguito, ma un momento dopo si trov gradevolmente convinta di aver avuto ragione nel non voler aspettare inattiva l'ora forse prossima forse impossibile dell'amore supremo, e nel profittare invece del tempo in cui la decisione era ancora sospesa per dedicarsi un po' di pi a suo marito. La gente sposata ha questa fortuna: ci che per gli altri sarebbe infedelt alla propria amata, per loro diventa compimento del proprio dovere; e poich Diotima si diceva che qualunque cosa accadesse lei doveva intanto fare il proprio dovere al posto dove l'aveva messa il destino, aveva intrapreso il tentativo di compensare i difetti di suo marito e di insufflargli un poco pi d'anima. Di nuovo si ramment il detto di un poeta: diceva suppergi che non v' maggior pena che intrecciare il proprio destino a quello di una persona non amata, e anche questo dimostrava che lei doveva sforzarsi di sentire qualcosa per Tuzzi finch il destino non li aveva ancora separati. In ragionato contrasto con gli incalcolabili moti dell'anima che lei non voleva pi a lungo fargli scontare, ella s'era messa sistematicamente a tale opera; e palp con orgoglio i libri fra i quali era coricata, perch essi trattavano della fisiologia e della psicologia del matrimonio; che fosse buio, che ella avesse accanto quei libri, che Ulrich le tenesse la mano, che ella gli avesse fatto intendere il proprio grandioso pessimismo forse gi prossimo a manifestarsi anche pubblicamente con la rinuncia agli ideali, tutto ci

in qualche modo si integrava a vicenda; e fra questi pensieri Diotima di tanto in tanto stringeva la mano di Ulrich, come se i bauli fossero gi pronti, per dire addio a tutto il passato. Dava poi un breve lamento, e una leggera ondata di sofferenza le passava, giustificatrice, per tutto il corpo; Ulrich ogni volta ricambiava amorevolmente la stretta con la punta delle dita, e quando ci si fu ripetuto pi volte Diotima pens che in fondo era troppo, ma non os pi ritirare la mano, perch essa riposava cos leggera e asciutta in quella di lui, e qualche volta tremava: inammissibile sintomo di fisiologia erotica che ella a nessun prezzo intendeva tradire con una fuga intempestiva. Fu Rachel, divenuta da un po' di tempo stranamente indiscreta, che affaccendandosi nella camera attigua e accendendovi improvvisamente la luce pose fine alla scena. Diotima ritrasse bruscamente la sua mano; in quella di Ulrich rimase per qualche istante uno spazio che era stato pieno di imponderabilit. - Rachel, - chiam piano Diotima, - accendi la luce anche qui! Accesa la luce, i volti illuminati apparvero come venuti a galla, quasi ancora bagnati di oscurit. Intorno alla bocca di Diotima c'erano ombre che la facevano gonfia e madida; i cuscinetti madreperlacei sul collo e sotto le gote, che di solito parevan fatti per la delizia di un intenditore di cose prelibate, erano duri come linoleum e violentemente ombreggiati d'inchiostro. Anche la testa di Ulrich spiccava nella luce inconsueta con forti contrasti di bianco e nero, come quella di un selvaggio sul sentiero di guerra. Egli sbatt le palpebre sforzandosi di leggere i titoli dei libri sparsi intorno a Diotima, e dalla scelta delle opere dedusse con stupore la smania di Diotima di appropriarsi tutto lo scibile intorno all'igiene dell'anima e del corpo. "Un giorno o l'altro Ulrich mi far del male!" ella pens seguendo lo sguardo di lui improvvisamente inquieta, ma non diede questa forma al suo pensiero; si sentiva soltanto troppo nelle mani del cugino, cos in piena luce sotto i suoi occhi, ed ebbe bisogno di darsi un'apparenza sicura. Con un gesto che doveva essere un atto di superiorit, come si conviene a una donna "indipendente" da tutto ci che esiste, accenn alle proprie letture e disse nel tono pi distaccato che le fu possibile: - Vuol credere che l'adulterio mi sembra talvolta una soluzione fin troppo semplice dei conflitti coniugali? - In ogni caso il pi innocuo! rispose Ulrich, irritandola col suo tono scherzoso. - Direi che non pu far male a nessuno. Diotima gli gett un'occhiata di rimprovero e fece segno che Rachel poteva ascoltare dalla stanza accanto. Poi disse ad alta voce: - Non l'intendevo certo in quel senso! - e chiam la cameriera che comparve imbronciata, e con amara gelosia apprese che era spedita fuori dalle stanze della padrona. Grazie all'incidente per i sentimenti erano tornati al loro posto; la sensazione, favorita dalla penombra, di commettere insieme una piccola infedelt, sia pure indefinibile e contro nessuno, svan al lume della lampada, e Ulrich pass agli argomenti pratici che erano ancora da trattare, per poter tosto prendere commiato. - Non le ho ancora detto che lascio le mie funzioni di segretario, - egli incominci. Diotima per ne era gi informata e sentenzi che egli doveva restare, assolutamente. - Il lavoro che dobbiamo ancora svolgere enorme, ella peror. - Abbia un po' di pazienza, presto il problema sar risolto. Si potr metterle a disposizione un segretario vero. Quel vago "si" dest l'attenzione di Ulrich che volle sapere qualcosa di pi preciso. - Arnheim ha offerto di prestarle uno dei suoi segretari. - No, grazie, - rispose Ulrich. - Ho l'impressione che l'offerta non sia del tutto disinteressata - In quel momento egli ebbe di nuovo una gran voglia di spiegare a Diotima l'ovvia correlazione coi campi di petrolio, ma lei non not nemmeno l'ambiguit della risposta e seguit semplicemente: - Del resto anche mio marito s' dichiarato pronto a cederle uno dei suoi impiegati. - Lei lo approverebbe? - Per dire la verit non lo vedrei tanto di buon occhio, - ammise Diotima questa volta con maggiore

risolutezza. - Tanto pi che non manchiamo di collaboratori: anche il suo amico, il generale, mi ha detto che sarebbe ben lieto di prestarle uno dei suoi subordinati. - E Leinsdorf? - Queste tre offerte mi sono state fatte spontaneamente, sicch non avevo motivo di consultare Leinsdorf; ma certo egli non arretrerebbe davanti a un sacrificio. - Mi viziano - Cos Ulrich riassunse la sorprendente prontezza di Arnheim, di Tuzzi e di Stumm ad assicurarsi con poca fatica un certo controllo su tutta l'attivit dell'Azione Parallela. - Ma forse il meglio sarebbe che io assumessi l'uomo di fiducia di suo marito. - Via, caro amico...! - protest ancora Diotima, per non sapeva bene come continuare, e forse per questo ne venne fuori qualcosa di molto imbrogliato. Ella si sollev di nuovo sul gomito e disse vivacemente: - Io giudico l'adulterio una conclusione troppo grossolana dei contrasti tra coniugi, gliel'ho detto! Ma tuttavia nulla cos difficile come l'esser legati per la vita e per la morte a un uomo che non si ama abbastanza! Questo era un grido del cuore interamente privo di spontaneit. Ma Ulrich imperterrito insist nella sua risoluzione. - Senza dubbio il signor Tuzzi vorrebbe acquistare in tal modo un mezzo di influire su quel che lei intraprende: ma lo stesso vorrebbero anche gli altri! - egli le spieg. - Tutti e tre l'amano e ciascuno deve in qualche modo conciliare questo fatto con il proprio dovere. Era stupito che Diotima non capisse n il linguaggio dei fatti n quello delle spiegazioni che egli le dava, e alzandosi per congedarsi concluse ancor pi ironicamente: - L'unico che le porta un affetto disinteressato sono io; perch io non ho niente da fare e non ho doveri di nessun genere. Ma i sentimenti senza diversione sono distruttivi; l'ha sperimentato lei stessa, e ha sempre avuto per me una diffidenza giustificata, sebbene puramente istintiva. Diotima non sapeva perch, ma forse proprio per questa ragione talvolta cos simpatica sent che le faceva piacere vedere Ulrich prendere partito per casa Tuzzi nella questione del segretario, e non lasci la mano che egli le aveva offerto. - E come si accorda il suo affetto per me con l'amicizia con "quella" signora? - ella chiese in tono birichino, per quanto Diotima fosse cos poco capace di birichineria da far pensare a un atleta che gioca con una piuma. Ulrich non capiva a chi alludesse. - La moglie del magistrato che mi ha presentato lei! - Lei sa qualcosa, cugina?! - Me ne ha fatto cenno il dottor Arnheim. - Davvero? Sono molto lusingato che egli creda di potermi cos danneggiare presso di lei. Ma naturalmente i miei rapporti con quella signora sono irreprensibili, - disse Ulrich difendendo nel modo tradizionale l'onore di Bonadea. - Durante la sua assenza s' recata solo due volte a casa sua! - Diotima rideva. - La prima volta l'abbiamo vista per caso, la seconda lo abbiamo saputo per altra via. La sua discrezione dunque inutile. Invece mi piacerebbe capire! E non ci riesco! - Mio Dio, come posso spiegarlo proprio a lei? - Provi! - ordin Diotima. Aveva messo su la sua espressione di "impudicizia ufficiale", una specie di aria occhialuta che prendeva quando la sua intellettualit la costringeva ad ascoltare o a dire cose che veramente sarebbero state vietate alla sua anima di gentildonna. Ma Ulrich ricus e torn a dire che sul conto di Bonadea egli doveva limitarsi a fare qualche supposizione. - Va bene, - ammise Diotima. - La sua amica stessa per non ci risparmia le allusioni! Si direbbe che creda di dover giustificare un'offesa fatta a me. Ma se preferisce parli pure come se si trattasse soltanto di congetture! Adesso la curiosit di Ulrich era risvegliata; egli apprese che Bonadea era gi stata ricevuta pi volte

da Diotima e non solamente per questioni che concernevano l'Azione Parallela o la posizione di suo marito. - Devo confessare che la giudico una bella donna, - ammise Diotima, - e di animo molto elevato. In fondo sono in collera con lei, cugino, che pretende la mia confidenza e mi ha sempre negato la sua! In quel momento il voto di Ulrich era, all'incirca: "Andate tutti a quel paese...!" Voleva spaventare Diotima e punire Bonadea per la sua intromettenza, oppure sent per un momento tutta la distanza fra s e la vita che aveva accettato di condurre. - Ascolti dunque, - dichiar con viso apparentemente tetro: - Quella donna ninfomane, e questa un'attrazione per me irresistibile! Diotima sapeva "ufficialmente" che cos' la ninfomania. Vi fu un silenzio, poi ella rispose strascicando le parole: - Povera donna! E a lei questo piace? - una cosa cos idiota! - disse Ulrich. Diotima voleva saperne "di pi"; egli dovette commentarle il "fenomeno deplorevole" e "renderlo umano" Ulrich lo fece un po' superficialmente e tuttavia si impadron di lei a poco a poco un senso di soddisfazione che aveva per fondamento la ben nota gratitudine al Signore di non essere cos, ma poi si perdeva nello sgomento e nella curiosit ed era destinato a influire sui suoi successivi rapporti con Ulrich. Ella disse pensierosa: - Dev'essere addirittura orribile tener fra le braccia una creatura di cui non si intimamente persuasi! - Le pare? - replic il cugino innocentemente. A quella impertinenza Diotima sent vampe di sdegno e di ribrezzo salirle al viso, ma non poteva mostrarlo; s'accontent di lasciare andare la mano di Ulrich e si riadagi sui cuscini con un gesto di congedo. - Non avrebbe dovuto raccontarmi tutto questo! - ella disse di laggi. - Lei si comportato molto male verso quella donna e ha mancato di discrezione! - Io non ho mai commesso indiscrezioni! - protest Ulrich, ridendo fra s della cugina. - Lei davvero ingiusta. la prima donna alla quale faccio confidenze a proposito di un'altra, ed stata lei a tirarmi! Diotima fu lusingata. Stava per dire che senza trasfigurazione spirituale ci si priva della parte migliore; ma non vi riusc perch d'un tratto si sent direttamente in causa. Alla fine il ricordo di uno dei libri sparsi all'intorno le sugger una risposta innocente, quasi protetta da limiti ufficiali: - Lei commette l'errore di tutti gli uomini, - gli rinfacci. - Tratta la sua partner non come un'eguale ma come un'integrazione di se stesso, e poi ne deluso. Non si mai posto la domanda se la via verso un amore alato e armonioso non passi attraverso una pi dura autoeducazione? Ulrich rest quasi a bocca aperta; ma a involontaria difesa di quell'attacco dottoresco replic: - Sa che anche il signor Tuzzi oggi mi ha interrogato sulle possibilit educatrici e formatrici dell'anima? Diotima fece un salto: - Come, Tuzzi le parla dell'anima? - domand stupefatta. - Ma certo; vuole imparare cos', asser Ulrich, ma non si lasci pi trattenere e promise soltanto che forse un'altra volta avrebbe mancato al dovere della discrezione e raccontato anche questo.

18.
La difficolt di un moralista nello scrivere una lettera Con la visita a Diotima spar l'inquietudine che tormentava Ulrich fin dal suo ritorno; il giorno dopo, verso sera, egli si sedette alla scrivania, ridivenutagli in quell'atto cara e familiare, e incominci a scrivere

una lettera ad Agathe. Era chiaro per lui - chiaro e trasparente com' talvolta un giorno senza vento - che l'inconsulto progetto di Agathe era sommamente pericoloso; ci che era accaduto finora poteva ancora passare per uno scherzo avventato, che riguardava solo lui e lei, a patto di essere interrotto prima che rischiasse di diventare reale, e ogni giorno tale pericolo aumentava. Ulrich aveva gi scritto tutto questo quando si arrest e prima di tutto sent che era imprudente affidare alla posta una lettera in cui simili fatti erano discussi senza veli. Si disse che sarebbe stato a ogni modo pi opportuno partire lui stesso col primo treno invece della lettera; ma naturalmente anche questo gli parve assurdo, dacch per giorni e giorni non si era pi curato della cosa, e sapeva che non sarebbe partito. Si accorgeva che alla base v'era qualcosa di saldo come una risoluzione: il desiderio di lasciare che l'accaduto producesse i suoi effetti. Dunque il problema per lui era solo di stabilire fino a che punto lo voleva veramente e chiaramente, e una folla di pensieri che menavan lontano gli si agitava nel capo. Cos fece subito l'osservazione che finora tutte le volte che si era comportato in maniera "morale" s'era sempre trovato in una condizione spirituale peggiore di quando le sue azioni e i suoi pensieri erano stati, come si usa dire, "immorali" Questo un fenomeno universale: infatti negli avvenimenti che pongono in contrasto col proprio ambiente, ognuno spiega tutte le sue forze, mentre l dove fa soltanto quello che deve si comporta semplicemente come quando paga le tasse; ne consegue che il male viene compiuto con maggiore o minore fantasia e passione, mentre il bene si distingue per una innegabile grettezza e povert d'affetti. Ulrich ricordava che sua sorella aveva espresso molto naturalmente quella indigenza morale con la domanda se l'esser buoni non fosse pi un bene. Aveva detto che doveva essere difficile ed eccitante e si era meravigliata che, tuttavia, la gente "morale" fosse quasi sempre noiosa. Ulrich sorrise soddisfatto e svilupp cos il ragionamento: Agathe e lui solidalmente si trovavano in una particolare opposizione con Hagauer, che si poteva definire all'incirca quella degli uomini che erano cattivi alla maniera buona con l'uomo che era buono alla maniera cattiva. E fatta astrazione del vasto centro della vita, occupato di diritto da uomini nei cui pensieri le comuni parole bene e male non compaiono pi da quando essi si sono staccati dalle gonne materne, ecco che i due lati, dove si compiono ancora volontari sforzi morali, oggi sono davvero riservati a questi cattivi Buoni e buoni Cattivi, di cui gli uni non hanno mai visto il Bene volare e cantare e perci pretendono che tutti i loro simili s'entusiasmino con loro per un regno di natura della morale dove uccelli impagliati stanno su alberi senza vita; mentre gli altri, i buoni Cattivi, stimolati dai loro concorrenti, mettono zelantemente in mostra, almeno nei pensieri, una tendenza al male, come se fossero convinti che solo nelle cattive azioni, non ancora cos logore come le buone, palpiti ancora un po' di vitalit morale. Cosicch il mondo senza, s'intende, che Ulrich fosse pienamente consapevole di questa previsione - aveva allora la scelta fra due modi di andare in rovina: per la sua morale paralitica o per il suo immoralismo volubile; e fino a oggi non sa quale via abbia finito per scegliere con sicuro successo, a meno che quella maggioranza che non ha mai tempo di occuparsi della morale in genere, per una volta tanto l'abbia fatto avendo perso la fiducia nel proprio stato e quindi probabilmente anche in qualcos'altro; giacch, di cattivi Cattivi, che tanto facilmente sono incolpati di tutto quanto accade, ce n'erano pochi allora come oggi, e i buoni Buoni sono un problema remoto come una nebulosa. Ma proprio a loro pensava Ulrich, mentre tutto quello a cui pensava in apparenza gli era assai indifferente. E diede ai suoi pensieri una forma ancor pi generale e impersonale, ponendo al posto del Bene e del Male la relazione che esiste fra gli imperativi: "Fai!" e "Non fare!" Infatti finch una morale - e questa vale tanto per lo spirito dell'amore del prossimo quanto per quello di un'orda di Unni - si trova in ascesa, il "Non fare!" soltanto il rovescio e la conseguenza naturale del "Fai!"; fare e non fare sono di fuoco e gli errori che portano con s non hanno molta importanza perch sono gli errori di eroi e di martiri. In tale condizione il bene e il male sono la stessa cosa che la felicit e l'infelicit dell'individuo. Tuttavia appena l'idea in discussione ha ottenuto il potere, ha esteso il proprio dominio, e il suo

adempimento non presenta pi speciali difficolt, il rapporto fra esigenza e divieto attraversa necessariamente uno stato decisivo in cui il dovere non rinasce ogni giorno nuovo e vivente, bens lisciviato e scisso in "ma" e in "se" - vien tenuto pronto per vari usi; e incomincia cos un processo nel cui corso successivo la virt e il vizio, per la provenienza dalle stesse regole, leggi, eccezioni e limitazioni, vengono a rassomigliarsi sempre pi, finch ne risulta quella contraddizione strana ma in fondo intollerabile da cui Ulrich aveva preso le mosse: che la differenza fra il bene e il male perde ogni significato di fronte al piacere suscitato da un operare puro, profondo e spontaneo, che pu sprizzare come una scintilla tanto da eventi leciti quanto da illeciti. Anzi, chi se lo chiede senza preconcetti riconoscer probabilmente che i divieti della morale hanno una carica elettrica pi forte che non i suoi precetti. Mentre sembra relativamente naturale che certe azioni definite "cattive" non si debbano commettere o almeno, se si commettono lo stesso, non si sarebbero dovute commettere, come per esempio l'appropriarsi della roba d'altri o il godere sfrenatamente, le corrispondenti tradizioni affermative dell'etica - in questo caso la passione di donare o il piacere di mortificare la carne - sono gi quasi perdute, e dove sussistono ancora sono privativa di pazzi e di acchiappanuvole, o di pallidi farisei. Tale condizione, in cui la virt malaticcia e il comportamento morale consiste principalmente nella limitazione dell'immorale, pu facilmente far s che questo appaia non soltanto pi originale e pi robusto di quello ma addirittura pi morale, se permesso usare questa parola non nel senso di legge e diritto ma come misura di tutta la passione che ancora suscitano i problemi della coscienza. Ma pu forse esserci qualcosa di pi contraddittorio che favorire interiormente il male perch, con il residuo di anima che ancora rimane, si cerca il bene? Questa contraddizione Ulrich non l'aveva mai sentita cos forte come nel momento in cui l'arco ascendente percorso dalla sua riflessione l'ebbe ricondotto ad Agathe. La naturale prontezza di lei a servirsi di una forma d'espressione buona-cattiva per adoperare ancora una volta quel termine provvisorio -, che si era tradotta nella grave infrazione alle volont paterne, offendeva in lui un'uguale disposizione innata, che per aveva assunto una forma intellettuale: quella, si poteva dire, dell'ammirazione di un pastore d'anime per il diavolo, mentre lui personalmente non soltanto viveva alla meglio, ma, a quanto vedeva, non voleva nemmeno essere disturbato. Con melanconica soddisfazione e altrettanta ironica chiarezza egli riconobbe che il suo interesse teorico per il male in fondo lo portava soltanto a proteggere contro i loro cattivi autori le cose cattive e ingiuste, e sent un improvviso desiderio di bont, come uno che dopo aver vagabondato inutilmente in paese straniero immagina di tornare a casa e di andare diritto a dissetarsi alla fontana del suo villaggio. Se non gli fosse venuto in mente prima quel paragone, forse si sarebbe accorto che il suo tentativo di vedere in Agathe una persona moralmente ambigua, come ce ne sono tante oggid, era solo un pretesto per difendersi da una prospettiva che lo sgomentava molto di pi. Infatti il comportamento di sua sorella, che egli doveva biasimare se lo esaminava coscientemente, esercitava su di lui una seduzione inebriante se invece anch'egli si abbandonava a quel sogno; poich allora svaniva ogni dissidio e ogni contrasto, e si formava l'impressione di una bont appassionata, affermativa, fattiva, che accanto alle proprie forme comuni e svuotate di forza poteva apparire come un antichissimo vizio. Ulrich non amava permettersi quest'esaltazione dei suoi sentimenti, e ancor meno avrebbe dovuto farlo davanti alla lettera che doveva scrivere, perci rivolse di nuovo la sua mente a considerazioni pi generali. Sarebbero state incomplete se egli non si fosse ricordato come spesso e volentieri in quei tempi l'aspirazione a un dovere totale avesse condotto la gente a tirar fuori dal magazzino ora l'una ora l'altra delle virt disponibili e a farla oggetto di una chiassosa adorazione. Erano state in onore virt nazionali, cristiane, umanistiche, una volta l'acciaio, e un'altra volta la bont, ora la personalit e ora la comunit, oggi il decimo di secondo e il giorno prima l'impassibilit storica: i cambiamenti di umore della vita pubblica riposavano in fondo sul susseguirsi di queste idee guida. Ma ci aveva sempre lasciato Ulrich indifferente, solo l'aveva portato a sentirsi in disparte. Anche adesso gli pareva soltanto un'integrazione del quadro generale, perch solo una mezza conoscenza pu far credere che si possa

accostarsi all'arcano indecifrabile della vita, postosi ormai su un piano di complicazioni eccessive, con una delle interpretazioni in essa gi contenute. Tali tentativi somigliano soltanto ai movimenti di un infermo che, irrequieto, cambia posizione mentre la paralisi che lo inchioda al suo giaciglio progredisce inesorabilmente. Ulrich era convinto che lo stato in cui ci accade fosse inevitabile e determinasse il gradino a partire dal quale ogni civilt prende a declinare perch nessuno finora ha mai saputo sostituire con una nuova tensione la tensione interna che andata perduta. Era anche persuaso che a ogni morale futura accadr ci che accaduto a ogni morale passata. Giacch l'afflosciamento morale non dipende dalla portata dei comandamenti e dalla osservanza, indipendente dalle loro diversit, inaccessibile alla severit esteriore, un procedimento tutto interiore, equivalente alla perdita del significato d'ogni azione e alla fede dell'unit della loro giustificazione. E cos i pensieri di Ulrich, senza ch'egli lo volesse, ritornarono a quello che, rivolgendosi ironicamente al conte Leinsdorf, egli aveva definito "segretariato generale della precisione e dell'anima"; e sebbene non avesse mai parlato se non con impertinenza o per scherzo, capiva adesso che da quando era un uomo si era sempre comportato come se un "segretariato generale" di tal genere si trovasse nell'ambito delle cose possibili. Forse, lo poteva dire a propria giustificazione, ogni individuo pensante porta in s una simile idea dell'ordine, giusto come uomini adulti portano sotto le vesti la medaglia benedetta che la mamma gli ha appeso al collo quando eran bambini, e questa immagine dell'ordine che nessuno osa prendere sul serio ma nemmeno deporre, deve apparire press'a poco cos: da una parte rappresenta oscuramente l'aspirazione a una legge della vita retta, che sia inflessibile e naturale, che non ammetta eccezioni e non ometta obiezioni, che sia liberatrice come un'ubriacatura e sobria come la verit; d'altro lato rispecchi invece la persuasione che i nostri occhi non vedranno mai una legge siffatta, che mai i nostri pensieri la penseranno, che non potr essere prodotta dal messaggio e dalla violenza di un singolo ma soltanto dallo sforzo di tutti, ammesso che non sia semplicemente una chimera. Per un attimo Ulrich esit. Senza dubbio egli era un credente che per non credeva in nulla; la sua massima dedizione alla scienza non aveva mai potuto fargli dimenticare che la bellezza e la bont degli uomini derivano da ci che essi credono e non da ci che essi sanno. Ma la fede era sempre stata legata al sapere, sia pure un sapere soltanto immaginario, sin dai primordi della sua magica fondazione. E quella parte vecchissima della scienza marcita da tempo e ha trascinato la fede con s nella stessa putrefazione: oggi si tratta dunque di costruire quel legame. E, s'intende, non col portare semplicemente la fede "all'altezza della scienza" ma piuttosto col farle spiccare il volo da quell'altezza. L'arte di elevarsi al di sopra del sapere dev'essere di nuovo coltivata. E poich nessun singolo individuo pu fare questo, tutti dovrebbero intendere la loro mente a tale scopo, dovunque l'abbiano rivolta; e se Ulrich in quel momento pensava a un piano decennale, secolare o millenario che la umanit doveva proporsi per dirigere i propri sforzi secondo una meta che in realt non pu ancora conoscere, non gli occorreva meditare molto per comprendere che se l'era immaginato gi da molto tempo sotto diversi nomi come la vita veramente sperimentale. Infatti per lui la parola fede non significava quel rachitico voler sapere, l'ignoranza credula che di solito essa designa, ma piuttosto l'intuizione consapevole, qualcosa che non n scienza n immaginazione, per neppure fede, bens "quell'altra cosa" che esula da tali concetti. Ratto tir a s la lettera, ma poi la spinse via. La sua faccia, fino a quel momento ardente e severa, si spense, e l'insidioso pensiero favorito gli parve ridicolo. Come gettando uno sguardo fuori d'una finestra aperta di colpo, egli sent quello che in realt lo circondava: i cannoni, i commerci d'Europa. L'idea che uomini i quali vivevano in quel modo potessero mai accordarsi per una navigazione giudiziosa del loro destino spirituale era semplicemente impensabile, e Ulrich dovette riconoscere che anche l'evoluzione storica non s'era mai compiuta in pianificata concordanza d'idee, come pu avvenire in caso di necessit nella mente del singolo individuo, bens sempre con spreco e con tanta prodigalit come se la mano d'un rozzo giocatore la scaraventasse sulla tavola. Ulrich ne prov addirittura un po' di vergogna. Tutto ci che aveva pensato

in quell'ora ricordava in modo sospetto una certa "Inchiesta per la stesura di una risoluzione e studio sui desideri dei circoli interessati della popolazione", anzi i suoi stessi ragionamenti moralistici, quelle meditazioni teoriche che contemplano la natura alla luce di una candela, gli parvero sommamente innaturali; poich invece l'uomo semplice, avvezzo alla luce del sole, tende sempre la mano verso la cosa pi vicina e non si pone mai altri problemi tranne quello ben definito se debba osare quel gesto oppure no. In quel momento i pensieri di Ulrich dagli argomenti generali rifluirono verso lui stesso ed egli sent l'importanza di sua sorella. A lei egli aveva mostrato quella condizione strana e illimitata, incredibile e indimenticabile dove tutto un "s" La condizione in cui non si capaci di nessun altro moto dello spirito se non quello morale, l'unico dunque in cui vi sia una morale senza interruzione, anche se consiste soltanto in questo: che tutte le azioni vi galleggiano senza base. E Agathe non faceva nient'altro che tendere la mano in quella direzione. Essa era la creatura che stende la mano, e al posto delle riflessioni di Ulrich apparvero i corpi e le immagini del mondo reale. Tutto ci che egli aveva pensato gli sembr allora temporeggiamento e trapasso. Voleva "stare a vedere" ci che sarebbe venuto fuori dal capriccio di Agathe, e in quel momento non gli importava niente che la misteriosa promessa avesse avuto inizio con un'azione disonorevole secondo i concetti comuni. Non c'era altro da fare che vedere se la morale del "salire e scendere" si poteva applicare al caso come quella semplice dell'onest. E Ulrich ricord che la sorella gli aveva chiesto appassionatamente se lui stesso credeva a quel che le diceva; ma oggi come allora non avrebbe potuto rispondere di s. Dovette confessare a se stesso che aspettava Agathe per darle una risposta. Trill il telefono; era Walter che lo invest subitamente con precipitose spiegazioni, in un flusso di parole affastellate. Ulrich ascolt indifferente e cortese, e quando depose il ricevitore e si raddrizz sentiva ancor sempre il segnale del campanello finalmente cessato; profondit e oscurit tornarono a riempire benefiche lo spazio, ma egli non avrebbe saputo dire se si trattava di suono o di colore, era come una profondit di tutti i sensi. Prese sorridendo il foglio di carta sul quale aveva incominciato la lettera alla sorella e prima di uscire dalla stanza lo lacer lentamente in minutissimi pezzi.

19.
Verso Moosbrugger Alla stessa ora Walter, Clarisse e il profeta Meingast erano seduti intorno a una zuppiera piena di ravanelli, mandarini, mandorle tostate, ricotta e grosse prugne secche di Bosnia e mangiavano quella cena squisita e sana, come tutte le sere. Sul torso un po' scarno il profeta indossava soltanto la sua giacca di lana, e di tanto in tanto elogiava i piaceri naturali che gli erano offerti, mentre Siegmund, il fratello di Clarisse, seduto un po' in disparte con guanti e cappello, riferiva un nuovo colloquio avuto col dottor Friedenthal, assistente della Clinica psichiatrica, allo scopo di ottenere a "quella pazza" di sua sorella un incontro con Moosbrugger. - Friedenthal insiste nel dichiarare che ci vuole un permesso del Tribunale, - concluse disinvolto, - e il Tribunale non si accontenta della richiesta della Lega Assistenziale "Ultima ora" che io vi ho procurato, ma pretende una presentazione dell'Ambasciata, giacch purtroppo abbiamo inventato che Clarisse forestiera. Sicch non c' altro da fare: bisogna che il dottor Meingast vada domani alla Legazione Svizzera. Siegmund rassomigliava alla sorella, il suo naso per era meno espressivo, quantunque egli fosse il maggiore. A chi guardava i fratelli l'uno accanto all'altro, naso, bocca e occhi nella faccia smorta di Clarisse apparivano come crepe in una terra arida, mentre gli stessi tratti nel volto di Siegmund avevano le linee molli e un po' cancellate di un terreno erboso, bench egli fosse tutto rasato tranne un piccolo

paio di baffi. Il suo aspetto non aveva ancora perso quanto quello di Clarisse il carattere borghese, e gli dava una inconsapevole naturalezza, anche nel momento in cui disponeva con tanta sfacciataggine del tempo prezioso di un filosofo. Nessuno si sarebbe meravigliato se la folgore si fosse abbattuta sul piatto di ravanelli, ma il grand'uomo accolse la proposta con benignit - fatto considerato dai suoi ammiratori come un memorabilissimo avvenimento - e sbatt gli occhi come un'aquila che tollera accanto a s sul ramo un passerotto. Tuttavia la tensione sorta improvvisamente e non sufficientemente scaricata fece perdere a Walter il controllo di s. Egli spinse via il piatto, era rosso come una nuvoletta all'aurora, e dichiar con energia che una persona normale, se non era medico o infermiere, non aveva nulla da fare in un manicomio. Anche questa affermazione fu approvata dal Maestro con un ammiccare quasi impercettibile. Siegmund, che lo vide e che nel corso della sua vita aveva molto imparato, integr quell'assentimento con le sane parole: - In verit una schifosa abitudine della borghesia benestante quella di vedere nei pazzi e nei delinquenti alcunch di demoniaco. - E allora spiegatemi una buona volta, - esclam Walter, - perch volete tutti aiutare Clarisse a far qualcosa che non approvate e che la render ancor pi nervosa! La moglie non lo degn di una risposta. Fece un viso sgradevole, con un'espressione lontana dalla realt che destava un senso di disagio; due solchi lunghi e alteri scendevano gi lungo il naso, e il mento era duro e aguzzo. Siegmund non si riteneva n in dovere n in diritto di parlare per altri. Cos alla domanda di Walter segu un breve silenzio, finch Meingast disse piano e tranquillo: - Clarisse ha avuto un'impressione troppo forte, bisogna tenerne conto. - Quando? - chiese Walter ad alta voce. - Pochi giorni fa; quella sera alla finestra. Walter impallid, perch era l'unico che non lo sapeva ancora, mentre Clarisse evidentemente si era confidata con Meingast e perfino col fratello. "Ma fatta cos!" pens. Ebbe a un tratto, al di l della zuppiera con la frutta, la sensazione - in fondo abbastanza gratuita che essi tutti fossero di una diecina d'anni pi giovani. Era il tempo in cui Meingast, ancora il vecchio Meingast prima della metamorfosi, si congedava, e Clarisse si decideva per Walter. Pi tardi ella gli aveva confessato che Meingast, pur avendo gi rinunziato a lei, qualche volta l'aveva ancora baciata e accarezzata. Il ricordo era come l'ampio movimento di un'altalena. Sempre pi in alto era salito Walter, e tutto allora gli riusciva anche se ogni tanto precipitava in basso. Ed anche allora Clarisse, quando Meingast era vicino, non poteva parlare con Walter; gli toccava sovente apprendere dagli altri ci che ella faceva e pensava. In sua compagnia s'irrigidiva. - Quando tu mi tocchi, mi sento tutta rigida! - gli aveva detto. - Il mio corpo diventa serio, tutt'altra cosa che con Meingast! - E quando Walter la baci per la prima volta, ella gli disse: - Ho promesso alla mamma di non fare mai una cosa simile! Eppure gli confess in seguito che Meingast le faceva sempre piedino sotto la tavola. Ma era l'influsso di Walter! Il rigoglio di fioritura interiore che egli aveva suscitato in lei le impediva di lasciarsi andare liberamente, cos egli spiegava la cosa a se stesso. E ricord le lettere scambiate in quel tempo con Clarisse; era persuaso ancor oggi che per passione e originalit potessero reggere a ogni confronto, anche se si fosse frugata la letteratura mondiale. In quel periodo tempestoso egli puniva Clarisse fuggendo via quando lei permetteva a Meingast di starle vicino, e poi le scriveva una lettera; e anche lei gli scriveva lettere in cui lo assicurava della sua fedelt, e lo informava sinceramente che ancora una volta Meingast le aveva baciato un ginocchio attraverso la calza. Walter aveva avuto l'idea di pubblicare quell'epistolario in volume e ancora adesso pensava talvolta che un giorno o l'altro l'avrebbe fatto. Disgraziatamente finora non ne era nato nient'altro che un malinteso, ricco di conseguenze, con l'istitutrice di Clarisse. A costei infatti Walter aveva detto un giorno: - Vedr, entro pochissimo tempo riparer a tutto!

Egli l'aveva inteso a modo suo, immaginando cio la grande giustificazione che avrebbe ottenuto davanti alla famiglia quando la pubblicazione delle Lettere l'avesse reso celebre; perch, a rigore, qualcosa tra lui e Clarisse non era precisamente come doveva essere. Ma l'istitutrice di Clarisse un'eredit di famiglia alla quale passavano vitto e alloggio sotto l'onorevole scusa che era una specie di vicemadre - lo cap alla rovescia e secondo il proprio punto di vista, cosicch si sparse tosto nella famiglia la voce che Walter voleva far qualcosa per poter ottenere la mano di Clarisse; e quando ci venne fuori, ne sorsero stranissime felicit e costrizioni. La vera vita era sbocciata di colpo: il padre di Walter dichiar che non voleva pi provvedere a suo figlio se lui da s non guadagnava qualcosa; il futuro suocero lo fece venire nel suo studio e gli parl delle difficolt e delle delusioni dell'arte pura, che fosse figurativa, musicale o poetica, per Walter stesso e per Clarisse l'idea divenuta a un tratto concreta di metter su casa, con stanza da letto in comune e futuri bambini, fu come un graffio nella pelle che non pu guarire perch involontariamente si continua sempre a grattare. Cos accadde che Walter poche settimane dopo la sua affermazione prematura si fidanz per davvero con Clarisse, il che li fece entrambi molto felici ma anche molto agitati, perch da allora incominci quella ricerca di stabilit nella vita resa tanto difficile dal fatto (complicato con tutte le difficolt in cui si dibatteva l'Europa) che la posizione vagheggiata da Walter nel suo incostante errare non era determinata soltanto da ragioni finanziarie ma anche dalle sei ripercussioni risultanti, su Clarisse, su di lui, sull'erotismo, la poesia, la musica e la pittura. In fondo erano usciti dai vortici successivi, che li avevano travolti nel momento in cui egli s'era lasciato andare alla loquacit in presenza della vecchia Mademoiselle, solo quando lui aveva ottenuto il posto alla sovrintendenza ai monumenti ed era entrato con Clarisse nella modesta casa dove il loro destino avrebbe continuato a svolgersi. E in fondo, pensava Walter, sarebbe stata una bella cosa se il destino ormai li avesse lasciati in pace; in tal caso la fine non sarebbe stata proprio come prometteva il principio, ma le mele, quando sono mature, cadono dall'albero all'ingi e non all'ins. Cos pensava Walter e guardava intanto, al di l dell'insalatiera col suo variopinto contenuto vegetale, la testolina di sua moglie; Clarisse si sforzava con la massima obiettivit, anzi con l'obiettivit dello stesso Meingast, di integrarne le parole. - Bisogna che io faccia qualcosa per diminuire quell'impressione; Meingast dice che stata troppo forte per me, - ella spieg, e aggiunse di suo: - Certo non accaduto per caso che quell'uomo si sia cacciato fra i cespugli proprio sotto la mia finestra! - Sciocchezze! - protest Walter, come un dormiente che scaccia una mosca: - Era anche la mia finestra! - La nostra finestra, allora! - rettific Clarisse con un sorriso che le divideva appena le labbra e nella sua ambiguit non lasciava indovinare se esprimesse amarezza o ironia. L'abbiamo attirato noi. E vuoi che ti dica come si pu chiamare quello... che l'uomo faceva? Era un furto di soddisfazione sessuale! Walter si sentiva dolere la testa: era piena zeppa di passato, e il presente vi si incuneava dentro senza che la differenza fra presente e passato fosse convincente. C'erano ancora cespugli che nel capo di Walter si addensavano in chiare masse di fogliame attraversate da viottoli per le biciclette. La temerariet di lunghe gite e passeggiate era come rivissuta. Di nuovo ondeggiavano gonne di fanciulle, che in quegli anni per la prima volta scoprivano audacemente le caviglie e negli inconsueti gesti sportivi lasciavano spumeggiare l'orlo di candide sottovesti. L'ammissione di Walter che fra lui e Clarisse vi fosse allora "qualcosa che non era come avrebbe dovuto essere" era un'interpretazione assai benevola della realt, perch a dire il vero durante quelle gite in bicicletta nella primavera del loro anno di fidanzamento era successo tutto quello che pu succedere senza che una fanciulla cessi di restare giusto giusto vergine. "Quasi incredibile in una ragazza per bene", pens Walter ripensandoci con delizia. Clarisse lo chiamava "prender su di s i peccati di Meingast" il quale allora portava ancora un altro nome ed era partito da poco per l'estero. - Sarebbe una vigliaccheria non pi essere sensuali perch lui lo stato! - Cos diceva Clarisse, e aveva proclamato: - Ma noi lo vogliamo spiritualmente!

Walter talora si crucciava che quei procedimenti fossero troppo strettamente connessi con colui che da poco aveva sgombrato il terreno, ma Clarisse replicava: - Quando si hanno alte aspirazioni, come noi ad esempio nel campo dell'arte, non lecito tormentarsi per altro. E cos Walter ricordava con quanto zelo avevano distrutto il passato ripetendolo in uno spirito nuovo, e con quanto piacere avevano scoperto la magica facolt di scusare gli illeciti godimenti fisici attribuendo loro una funzione superpersonale. Clarisse in quel periodo aveva sviluppato effettivamente nella lascivia la stessa specie di energia che aveva posto in seguito nel rifiutarsi, ammise Walter fra s, e, lasciando per un attimo la coerenza, un pensiero ribelle gli disse che i seni di lei erano ancor oggi rigidi come allora. Tutti lo potevano vedere anche attraverso i vestiti. Anzi Meingast stava proprio guardandole il seno forse senza saperlo. "I suoi seni sono muti!" declam Walter fra s con ricchezza di sottintesi, come se fosse un sogno o una poesia; e intanto quasi allo stesso modo anche il presente si fece strada attraverso l'imbottitura del sentimento. - Dica, Clarisse, che cosa pensa! - egli ud Meingast esortare Clarisse in tono incoraggiante come un medico o un maestro; per chi sa quale ragione ogni tanto il reduce ricadeva nel "lei". Oltre a ci, Walter not che Clarisse guardava Meingast con aria interrogativa. - Lei mi ha raccontato di un certo Moosbrugger, un falegname... - Clarisse l'osservava. - Chi altri faceva il falegname? Il Redentore! Non l'ha detto lei? mi ha persino narrato di aver scritto per questo una lettera a non so quale personaggio influente. - Smettetela! - interruppe Walter. Gli girava la testa. Ma appena espressa la sua ribellione, si accorse a un tratto che anche di quella lettera non sapeva niente, e straccamente disse: - Che cos' questa lettera? Nessuno gli diede risposta. Meingast non gli bad e disse: - uno dei principali problemi del nostro tempo. Noi non siamo in grado di liberarci da soli, su ci non v' dubbio; questo noi lo chiamiamo democrazia, ma soltanto il termine politico per la condizione psichica: si pu fare cos ma anche in altro modo. Noi siamo l'epoca della scheda elettorale. Ogni anno eleggiamo col voto il nostro ideale sessuale, la reginetta di bellezza, e se abbiamo fatto della scienza positiva il nostro ideale spirituale, ci vuol dire soltanto mettere la scheda in mano ai cosiddetti fatti perch votino essi in nostra vece. Il tempo presente antifilosofico e vile, non ha il coraggio di decidere che cosa ha valore e che cosa non ne ha, e democrazia, per dirlo con la massima concisione, significa: "Fai quello che accade" Sia detto di sfuggita, uno dei pi vergognosi circoli chiusi che ci sia stato finora nella storia della nostra razza. Il profeta aveva rotto e sgusciato rabbiosamente una noce, e ora ne introduceva in bocca i pezzetti. Nessuno lo aveva capito. Egli interruppe il discorso per mettere le proprie mascelle in un lento moto masticatorio al quale partecipava anche la punta del naso leggermente schiacciata, mentre il resto del volto rimaneva asceticamente immobile; ma non stacc da Clarisse lo sguardo posato suppergi sul suo seno. Senza volerlo anche gli occhi degli altri due uomini abbandonarono il viso del Maestro e seguirono il suo sguardo assente. Clarisse si sent avvolta da una forza di attrazione e risucchio come se, alla lunga, quei sei occhi potessero farla uscire fuori di se stessa. Ma il Maestro inghiott con sforzo l'ultimo pezzetto di noce e riprese il suo argomento: - Clarisse ha scoperto che la leggenda cristiana assegna al Salvatore il mestiere di falegname: anzi, non proprio esatto, il falegname veramente il padre putativo. Clarisse naturalmente sbaglia nel voler trarre una conseguenza dal fatto che un delinquente dal quale lei rimasta impressionata faccia per caso il falegname. Intellettualmente la cosa al di sotto d'ogni critica. Moralmente una leggerezza. E tuttavia dimostra un certo coraggio: questo s! Meingast si ferm per lasciare che la parola "coraggio" pronunciata con energia producesse il suo effetto. Poi continu tranquillamente: - Pochi giorni fa, come successo anche a noi, ella ha visto uno psicopatico esibizionista; e ne esagera l'importanza; gi oggid si sopravvalutano sempre i fatti sessuali; ma Clarisse dice: "Non puro

caso, che quell'uomo sia venuto proprio sotto le mie finestre" Ed ora cerchiamo di vederci chiaro! L'affermazione sbagliata, perch dal punto di vista causale l'incontro naturalmente un caso fortuito. Tuttavia Clarisse dice: "Se io considero ogni cosa come gi spiegata, l'uomo non potr mai mutare nulla nel mondo" Ella giudica inspiegabile che un assassino, chiamato, se non erro, Moosbrugger, sia per l'appunto un falegname; giudica inspiegabile che uno sconosciuto, malato di pervertimenti sessuali, venga a mettersi proprio sotto la sua finestra, e allora si abituata a considerare inspiegabili anche altri fatti che le accadono, cosicch... - e di nuovo Meingast lasci per un attimo in sospeso l'uditorio; all'ultimo la sua voce aveva fatto pensare ai movimenti di un uomo risoluto che avanza con somma cautela sulla punta dei piedi, ed ora ecco l'uomo attaccava: - E perci ella far qualcosa! - dichiar Meingast con fermezza. Clarisse si sent venir freddo. - Ripeto, - disse Meingast, - che intellettualmente non la si pu criticare. Ma l'intellettualit, come ben sappiamo, non che l'espressione, o lo strumento, di una vita inaridita; per conseguenza ci che Clarisse esprime proviene probabilmente gi da un'altra sfera: quella della volont. Si pu prevedere che Clarisse non potr mai spiegare ci che le accade. Ma forse lo potr risolvere: ed essa lo chiama gi molto giustamente "liberazione", il suo istinto le suggerisce la parola esatta. Ben potrebbe infatti uno di noi dire che gli sembra una follia o che Clarisse debole di nervi; ma ci non avrebbe nessuno scopo: al presente il mondo cos privo di follia che di nessuna cosa sa mai se debba odiarla o amarla, e poich tutto bivalente, tutti gli uomini sono nevrastenici e pusillanimi. In una parola, - concluse il profeta improvvisamente, - per il filosofo non facile rinunziare alla conoscenza, ma forse la grande scoperta del ventesimo secolo che bisognerebbe farlo. Per me la presenza a Ginevra di un maestro francese di boxe oggi un fatto pi importante che non l'avervi un tempo Rousseau svolto le sue analisi. Meingast, ormai lanciato, avrebbe seguitato a parlare. Primo, sul concetto di liberazione che sempre stato antintellettuale. "Nulla di meglio si pu dunque augurare al mondo che una buona potente follia", questa frase l'aveva gi addirittura sulla punta della lingua, ma poi l'aveva ringhiottita a favore dell'altra conclusione. Secondo, sul significato anche fisico del concetto di liberazione, il quale ci dice che solo le azioni possono liberare, vicende cio che coinvolgono tutto quanto l'individuo. Terzo, avrebbe voluto dire che il superintellettualismo dell'uomo pu portare in date circostanze la donna ad assumere istintivamente l'iniziativa dell'azione, e Clarisse ne era uno dei primi esempi. Finalmente avrebbe descritto l'evolversi della idea del riscatto attraverso la storia dei popoli in generale, e spiegato come in questa evoluzione il secolare predominio della credenza che l'idea di un riscatto derivi soltanto dal sentimento religioso ceda ormai il posto all'intuizione che essa deve essere suscitata da una fermissima volont e se necessario anche dalla violenza. Giacch la liberazione del mondo mediante la violenza era per il momento il fulcro dei suoi pensieri. Ma Clarisse intanto aveva sentito divenire insopportabile quella suggente forza dell'attenzione a lei rivolta e tagli la parola al Maestro rivolgendosi a Siegmund come al punto di minor resistenza e dicendogli a voce molto alta: - Te l'ho detto: si pu capire soltanto ci che noi pure si fa: perci dobbiamo andare anche noi in manicomio! Walter che per darsi un contegno pelava un mandarino, in quel momento tagli troppo profondo e uno schizzo bruciante gli entr nell'occhio, cosicch egli diede un balzo e cerc il fazzoletto. Siegmund, vestito come sempre con molta cura, contempl dapprima con interesse l'effetto del liquido corrosivo sull'occhio del cognato, poi i guanti di cinghiale che come una natura morta della rispettabilit gli posavano sulle ginocchia insieme con la bombetta dura e rotonda; e solo quando fu certo che la sorella non gli toglieva gli occhi di dosso e che nessuno rispondeva per lui, guard in su crollando gravemente il capo e mormor con rassegnazione: - Non ho mai messo in dubbio che tutti quanti ci staremmo benissimo in manicomio. - Clarisse allora si rivolse a Meingast e disse: - Dell'Azione Parallela ti ho gi raccontato: anche quella sarebbe un'immensa possibilit e un dovere

di farla finita col lasciar correre e col "si pu far questo ma anche il contrario" che il delitto del secolo! Il Maestro si scherm sorridendo. Clarisse, riboccante d'entusiasmo per la propria importanza, esclam con protervia, in parole un po' rotte: - Una donna che accorda a un uomo ci che gli indebolisce lo spirito anch'essa una delinquente sessuale! Meingast ammon: - Dobbiamo pensare solo ai casi comuni! D'altronde per quel che dicevi prima ti posso rassicurare; gi da un pezzo mando i miei osservatori e i miei fiduciari a quelle assemblee un po' ridicole in cui la democrazia moribonda si sforza ancora di partorire una grande missione! A Clarisse parve di avere del ghiaccio alla radice dei capelli. Inutilmente Walter tent nuovamente di scongiurare la burrasca. Lottando con grande rispetto contro Meingast, in tono ben diverso da quello che avrebbe usato, ad esempio, con Ulrich, gli rivolse queste parole: - Tu dici precisamente quello che io vado predicando da tanto tempo: che bisogna dipingere soltanto con colori puri. Bisogna abolire le mezze tinte, le sbiaditure, i compromessi con la vacuit, con la vigliaccheria dello sguardo che non osa pi vedere che ogni cosa ha un contorno fermo e un colore locale; io lo dico in termini di pittura e tu di filosofia. Ma anche se siamo della stessa opinione... improvvisamente egli s'impappin e sent che non poteva dire davanti agli altri perch temesse l'incontro di Clarisse col mentecatto: - No, non desidero che Clarisse lo faccia, esclam, - e non lo far col mio consenso! Il Maestro aveva ascoltato benignamente e poi gli rispose con gentilezza come se nessuna di quelle importanti dichiarazioni gli fosse penetrata nell'orecchio: - Del resto Clarisse ha espresso molto bene un'altra cosa: ha detto che noi tutti oltre alla "forma peccaminosa" sotto cui viviamo, abbiamo anche una forma innocente: una bella interpretazione di quest'idea sarebbe che la nostra immaginazione, indipendentemente dal mondo meschino cosiddetto dell'esperienza, ha adito a un mondo di splendore dove noi nei momenti di chiarezza sentiamo muovere la nostra immagine secondo una dinamica mille volte diversa! Come aveva detto, Clarisse? - le chiese incoraggiante, rivolgendosi a lei. - Non aveva sostenuto che se le riuscisse di abbracciare senza ribrezzo la causa di quello scellerato, di entrare nella sua cella e ivi suonare il pianoforte giorno e notte instancabilmente, potrebbe trarre fuori da lui i suoi peccati, prenderli su di s e sollevarsi con essi? Naturalmente, osserv rivolgendosi di nuovo a Walter, - questo non va preso alla lettera, un processo intimo dell'anima contemporanea che, sotto il velame della parabola di quest'uomo, si consegna alla sua volont... In quel momento era incerto se dire ancora qualcosa sulla relazione di Clarisse con la storia del concetto di redenzione o se non sarebbe stato pi attraente spiegarle ancora una volta a quattr'occhi la sua missione di guida; ma ormai ella era balzata su dal suo posto come un bimbo troppo eccitato, lanci in alto il braccio col pugno chiuso, sorrise tra vergognosa e dispotica e tagli corto agli elogi con il grido stridulo: - Avanti, andiamo da Moosbrugger! - Ma non abbiamo ancora trovato nessuno che ci procuri il colloquio, - osserv Siegmund. - Io non ci vengo, - afferm Walter risolutamente. - Io non posso accettare favori da uno Stato che si arroga il privilegio della libert e dell'eguaglianza applicandolo a tutti i prezzi e le condizioni, - dichiar Meingast. - Allora il permesso ce lo deve procurare Ulrich! - esclam Clarisse. Gli altri aderirono volentieri alla proposta che dopo sforzi certamente gravosi li dispensava fino a nuovo ordine, e anche Walter nonostante la sua riluttanza dovette accettare l'incarico di telefonare dal negozio pi vicino all'amico di cui s'invocava l'aiuto. La lettera che Ulrich stava scrivendo ad Agathe fu

interrotta definitivamente da quella telefonata. Con stupore egli ud la voce di Walter e ascolt l'ambasciata. C'eran vari modi di giudicare la cosa, soggiunse Walter di suo, ma non lo si poteva considerare un puro capriccio. Forse da qualche parte bisognava incominciare e non era poi tanto importante da quale. Naturalmente anche l'entrare dell'individuo Moosbrugger in quella concatenazione di fatti era soltanto un caso; ma Clarisse possedeva una cos strana spontaneit; il suo pensiero era sempre immediato; come i quadri moderni a tinte pure, non mescolate, che appaiono duri e tutti d'un pezzo, ma, quando se ne assimilato lo spirito, spesso si rivelano sorprendentemente veri. Al telefono non poteva spiegarsi fino in fondo; pregava Ulrich di non piantarlo in asso... Ulrich era contento di esser stato distolto dalla sua lettera e accett l'invito bench non vi fosse un rapporto ragionevole fra la lunghezza del percorso e il breve quarto d'ora che poteva passare con Clarisse; perch ella era invitata a cena dai suoi genitori con Walter e Siegmund. Durante il tragitto Ulrich si stup di non aver pi pensato a Moosbrugger da tanto tempo; toccava sempre a Clarisse di ricordarglielo, e s che una volta quell'uomo gli si riaffacciava quasi continuamente al pensiero. Neppure nella zona buia che Ulrich attraversava dall'ultima stazione della tranvia alla casa dei suoi amici v'era posto per quello spettro; il vuoto donde usciva si era richiuso. Ulrich ne prese atto con soddisfazione e con quel leggero senso d'incertezza che risulta dai cambiamenti la cui importanza pi chiara della loro causa. Tagliava compiaciuto l'oscurit rada con la nerezza pi solida del proprio corpo quando Walter, che aveva paura in quel luogo solitario ma che desiderava parlargli prima che s'incontrasse con gli altri, gli venne incontro a passi malcerti. Walter riprese vivacemente le sue spiegazioni al punto dove le aveva interrotte. Aveva l'aria di voler difendere s e anche Clarisse dalle interpretazioni errate. Anche a giudicare sconclusionate le fantasie di sua moglie, egli disse, ci si scontrava dappertutto a un elemento patologico che faceva veramente parte del tempo; era la facolt pi curiosa di Clarisse, e l'assomigliava alla bacchetta d'un rabdomante che rivela le cose nascoste. In questo caso la necessit di sostituire di nuovo i "valori", il comportamento passivo, esclusivamente intellettuale e sensibile, dell'uomo contemporaneo; l'intelligenza del tempo presente infatti non aveva lasciato sussistere nemmeno un punto solido, e per conseguenza solo la volont, e se non era possibile altrimenti anche soltanto la violenza poteva stabilire una nuova gerarchia di valori dove l'uomo avrebbe trovato il principio e la fine della propria essenza intima... cos egli ripeteva con esitazione e tuttavia con entusiasmo le parole udite da Meingast. Ulrich, che lo indovin, gli chiese irritato: - Perch ti esprimi con tanta magniloquenza? il vostro profeta, scommetto! Prima non c'era mai nulla per te di abbastanza semplice e naturale! Walter lo lasci dire per amore di Clarisse, perch l'amico non rifiutasse il suo aiuto; ma se ci fosse stato un solo filo di luce in quella notte senza luna gli si sarebbero visti lampeggiare i denti nella bocca impotentemente contratta. Non replic ma la collera repressa lo infiacchiva, e anche la vicinanza del muscoloso compagno che lo proteggeva contro la solitudine un poco inquietante. All'improvviso disse: - Immaginati di avere una moglie che ami e di incontrare un uomo che ammiri; ti accorgi che anche tua moglie lo ammira e lo ama; ed entrambi sentite con amore, gelosia e ammirazione la superiorit irraggiungibile di quest'uomo. - Non ho voglia di fare questo sforzo d'immaginazione! - Ulrich avrebbe dovuto ascoltarlo, ma alz le spalle ridendo mentre lo interrompeva. Walter gli lanci un'occhiata velenosa. Aveva voluto chiedere: "Che cosa faresti tu in un simile caso?" Ma tra i due amici d'infanzia si ripet il vecchio gioco. Mentre attraversavano la penombra dell'androne, egli esclam: - Non fingere: non sei poi presuntuoso fino all'insensibilit! E poi dovette correre per raggiungere Ulrich e sulla scala dirgli ancora sottovoce tutto ci che doveva sapere. - Che cosa ti ha raccontato Walter? - domand Clarisse quando furon di sopra.

- Lo posso dire, - rispose Ulrich senz'altro, - ma dubito che sia una cosa ragionevole. - Hai sentito? la sua prima parola "ragionevole", - esclam Clarisse ridendo, rivolta a Meingast. Andava e veniva fra l'armadio dei vestiti, il lavabo, lo specchio e la porta semiaperta che metteva dalla sua stanza in quella dov'erano rimasti gli uomini. Ogni tanto la si vedeva; col viso bagnato e i capelli sciolti, con le trecce appuntate, con le gambe nude, con le calze e senza scarpe, con la lunga gonna dell'abito da sera ma con il busto ancora avvolto in un accappatoio che pareva un camice da ospedale... quell'apparire e sparire le faceva bene. - Ballo su una corda di luce! - grid rivolta verso la stanza. Gli uomini sorrisero, solo Siegmund guard l'orologio e la invit pedantemente a spicciarsi. Tutto quell'andirivieni gli pareva un esercizio ginnastico. Poi Clarisse "su un raggio di luce" scivol in un angolo della camera per prendere una spilla e sbatt il cassetto del comodino. - Mi preparo pi presto di un uomo! - replic rivolta a Siegmund, ma allib notando il doppio senso di quel "prepararsi" che in quel momento significava per lei tanto abbigliarsi quanto apparecchiarsi per un misterioso destino. Termin in fretta di vestirsi, sporse la testa dalla porta e guard con viso serio gli amici, l'uno dopo l'altro. Chi non l'interpretava come uno scherzo avrebbe potuto sentirsi sgomento, perch in quella faccia grave si era spenta ogni espressione di salute e di normalit. Clarisse si inchin davanti ai quattro uomini e disse in tono solenne: - Ecco, mi sono preparata al mio destino! - Ma quando si rialz aveva ripreso l'aspetto consueto, anzi era pi graziosa che mai, e suo fratello esclam: - Avanti, marsc! A pap non piace che si arrivi tardi per cena! Mentre andavano tutti e quattro verso il tram - Meingast era scomparso senza salutare - Ulrich rimase un po' indietro con Siegmund e gli chiese se negli ultimi tempi non si crucciava per la sorella. La sigaretta accesa di Siegmund descrisse nel buio un arco ascendente. - Senza dubbio non normale, - egli rispose. - Ma normale Meingast? O lo stesso Walter? E suonare il piano forse normale? uno stato emotivo fuori della norma, collegato con un tremito delle articolazioni delle mani e dei piedi. Per un medico non v' nulla di normale. Ma se lei me lo chiede seriamente, ecco la mia risposta: mia sorella un po' sovreccitata e io credo che migliorer quando il Gran Maestro sar partito. Che cosa pensa di lui, Ulrich? - Egli aveva sottolineato i due futuri con un pizzico di malignit. - un chiacchierone! - sentenzi Ulrich. - Nevvero? - esclam Siegmund contento. - Disgustoso, proprio disgustoso! - Ma la sua filosofia interessante, non lo si pu negare! aggiunse poi dopo un breve silenzio.

20.
Il conte Leinsdorf dispera del capitale e della cultura Cos fu che Ulrich ritorn dal conte Leinsdorf. Trov Sua Signoria a tavolino, circondato da silenzio, devozione, solennit e bellezza; aveva davanti il giornale, appoggiato a un alto mucchio di documenti, e lo stava leggendo. Il conte scosse la testa angosciato dopo aver ripetuto a Ulrich le proprie condoglianze. - Suo padre era uno degli ultimi autentici rappresentanti del capitale e della cultura, - egli disse. Ricordo benissimo gli anni in cui sedevo con lui al Parlamento boemo: egli ben meritava la fiducia che sempre riponemmo in lui! Per cortesia Ulrich chiese quali progressi avesse compiuto l'Azione Parallela durante la sua assenza. - Dopo quel tafferuglio davanti a casa mia, al quale lei pure ha assistito, s' iniziata una "Inchiesta per

registrare i desideri dei circoli interessati della popolazione riguardo alla riforma amministrativa", - rifer il conte Leinsdorf. - Il presidente del consiglio in persona ha voluto per ora affidarla a noi, perch con la nostra iniziativa patriottica ci siamo guadagnati per cos dire la fiducia generale. Con viso serissimo Ulrich assicur che il nome ad ogni modo era molto ben scelto e garantiva un certo effetto. - S, molto dipende da un'espressione felice, - opin Sua Signoria con aria meditabonda, e improvvisamente chiese: - Che ne dice di quella storia con gli impiegati municipali di Trieste? Mi sembra che era proprio ora che il governo prendesse un atteggiamento risoluto! Fece per porgere a Ulrich il giornale che al suo ingresso aveva ripiegato; ma all'ultimo momento cambi idea, lo spieg egli stesso e con vivacit lesse al suo visitatore un lunghissimo comunicato. Crede che vi sia al mondo un altro Stato dove possono succedere simili cose? - chiese quando ebbe finito. - Da anni la citt austriaca di Trieste assume soltanto impiegati italiani, per affermare la sua appartenenza all'Italia e non all'Austria. Mi trovai l una volta nel giorno anniversario dell'Imperatore: non vidi in tutta Trieste una sola bandiera, tranne che al Governatorato, all'Esattoria, alle carceri e alle due o tre caserme! Se invece lei entra in un ufficio di Trieste nel giorno natalizio del re d'Italia non trova un impiegato senza un fiore all'occhiello! - E perch lo si tollerato finora? - s'inform Ulrich. - Perch non si dovrebbe tollerarlo? - ribatt il conte Leinsdorf di malumore. - Se il governo costringesse il municipio di Trieste a licenziare gli impiegati stranieri si direbbe subito che noi vogliamo germanizzarlo. E qualsiasi governo teme un'accusa di questo genere. Anche Sua Maest ne ha paura. Non siamo mica prussiani! A Ulrich pareva di ricordare che la citt costiera e portuale di Trieste era stata fondata su suolo sloveno dalla Repubblica di Venezia e oggi conteneva una grossa popolazione slava; anche a considerarla una faccenda privata dei suoi abitanti bench fosse inoltre la porta di commercio con l'Oriente e la sua prosperit dipendesse dunque dall'Austria-Ungheria - non si poteva ignorare il fatto che la piccola borghesia slava, assai numerosa, contestava vivacemente alla privilegiata alta borghesia di lingua italiana il diritto di considerarsi padrona della citt. Ulrich lo disse. - Esatto, - ammon il conte Leinsdorf, - ma appena si dica che noi germanizziamo ecco gli sloveni far subito lega con gli italiani, anche se si sono accapigliati fino al giorno prima! In tal caso gli italiani avrebbero l'appoggio di tutte le altre nazioni. S' gi visto pi volte. Se vogliamo essere realisti dobbiamo riconoscere, volenti o nolenti, che il pericolo per la nostra concordia la Germania! - Il conte Leinsdorf aveva parlato con aria molto pensosa, e cos rimase per un poco, giacch aveva toccato la grande concezione politica che lo travagliava senza apparirgli finora nettamente. A un tratto si rianim e concluse rasserenato: - Ma questa volta almeno glielo abbiamo detto chiaro! Con un fremito d'impazienza si rimise gli occhiali sul naso e lesse a Ulrich, assaporando le parole, tutti i passi del decreto emanato dal governatore di Trieste che pi gli erano piaciuti. - "I moniti ripetuti delle Autorit Governative non hanno finora portato alcun frutto... Nocumento ai figli della Nazione... Di fronte a questo contegno ostinatamente mantenuto a malgrado delle ordinanze governative, il Governatore di Trieste si veduto costretto a intervenire per far rispettare le disposizioni di legge" Non le sembra un linguaggio molto dignitoso? - egli osserv interrompendo. Alz il capo ma lo riabbass subito perch correva gi col desiderio alla frase finale la cui urbana solennit burocratica fu dalla sua voce sottolineata con estetica soddisfazione: - "Inoltre, - recit, il governatorato si riserva di sottoporre a benevolo esame ogni eventuale richiesta di cittadinanza, in quanto un lungo servizio presso il Comune nonch un contegno irreprensibile la rendano degna di essere presa eccezionalmente in considerazione; e l'imperial-regio Governatorato disposto in tali casi a procrastinare fino a nuovo ordine, pur mantenendo completamente il proprio punto di vista, l'immediata esecuzione del presente decreto!" Cos avrebbe sempre dovuto parlare il Governo! esclam il conte Leinsdorf.

- Non pare a Vostra Signoria che quella conclusione... lasci tutto al punto di prima? - chiese Ulrich dopo una pausa, quando il serpente di quella eloquenza curialesca gli fu sparito negli orecchi con tutta la coda. - S, questa la questione! - rispose Sua Signoria, e per un buon minuto fece girare un pollice intorno all'altro, com'era sua abitudine quando lo travagliavano gravi meditazioni. Poi guard Ulrich con aria indagatrice e gli apr il suo pensiero. - Ricorda che il Ministro degli Esteri, quando presenziammo all'inaugurazione della Mostra della Polizia, accenn all'avvento di uno "spirito di severit e di assistenza"? Ebbene, io non pretendo che si mettano in prigione tutti gli elementi sovversivi che hanno fatto baccano sotto le mie finestre, per il Ministro avrebbe dovuto trovare davanti al Parlamento degne parole di deplorazione! - disse con amarezza. - Io credevo che durante la mia assenza questa deplorazione fosse stata espressa! - esclam Ulrich fingendo abilmente stupore; perch sentiva che una vera sofferenza affliggeva l'animo del suo protettore e amico. - Un fico secco! - dichiar Sua Signoria. Fiss ancora una volta su Ulrich lo sguardo penetrante dei suoi occhi sgranati dal corruccio e seguit ad aprirgli l'animo suo: - Ma qualcosa accadr! - Si raddrizz e tacendo si addoss allo schienale della poltrona. Aveva chiuso gli occhi. Quando li riapr cominci nel tono pacato di una dichiarazione: - Vede, caro amico, la nostra costituzione dell'anno 1861 ha dato indiscutibilmente alla nazionalit tedesca, e implicitamente alla propriet e alla cultura tedesche, la preminenza nel sistema di vita che in via sperimentale il Paese ha adottato. Fu un dono grande e generoso di Sua Maest, la quale dimostr ai suoi sudditi una fiducia forse prematura; che cosa sono diventate infatti, da allora, la propriet e la cultura? - Il conte Leinsdorf alz una mano e con aria rassegnata la lasci cadere sull'altra. - Quando Sua Maest nel 1848 sal al trono nella citt di Olmtz, e quindi si pu ben dire in esilio... - riprese lentamente, ma poi lo colse un senso d'incertezza o di impazienza, con mani tremanti trasse fuori di tasca un foglio di appunti, combatt affannosamente con gli occhiali per metterli ben a posto sul naso e lesse il resto, qua e l con voce rotta e sempre decifrando con sforzo il suo scritto: -.gli tumultuava intorno la sfrenata brama di libert dei popoli. Egli riusc a domarne l'esuberanza. Alla fine, pur con qualche concessione alla libert popolare, rimase lui il vincitore e per giunta un vincitore grazioso e clemente, che aveva perdonato le infrazioni dei suoi sudditi e gli aveva teso la mano per una pace onorevole anche per loro. La costituzione e le altre libert erano state concesse da lui, veramente, sotto la spinta degli avvenimenti, tuttavia erano un libero atto di volont del monarca, il frutto della sua saggezza e della sua comprensione, e della fede nel progresso civile dei popoli. Ma questo felice rapporto fra l'Imperatore e il popolo stato turbato in questi ultimi anni da elementi sovversivi e demagogici... Qui il conte Leinsdorf interruppe la sua esposizione storico-politica, in cui ogni parola era pesata e collocata con cura, e contempl pensosamente il ritratto del suo antenato, maresciallo e cavaliere di Maria Teresa, che pendeva dalla parete di fronte. E quando lo sguardo di Ulrich in attesa della continuazione attir il suo, egli disse: - Il resto non si sa ancora. - Ma come lei vede, negli ultimi tempi io ho molto meditato su queste correlazioni, - soggiunse. Quel che le ho letto l'inizio della risposta che il ministro avrebbe dovuto dare al Parlamento dopo la dimostrazione svoltasi contro di me, se egli avesse saputo degnamente occupare la sua carica! L'ho elaborata da me a poco a poco, e posso confidarle che avr occasione di sottoporla a Sua Maest appena sar terminata. Perch, noti bene, la costituzione del 1848 ha dato di proposito la supremazia alla propriet e alla cultura; in ci doveva esservi una garanzia; ma dove sono la propriet e la cultura oggigiorno? Sembrava molto in collera contro il ministro degli Interni, e per distrarlo Ulrich osserv candidamente che oggi almeno si poteva dire che la propriet oltre che nelle mani della giustizia era anche in quelle provate della nobilt feudale.

- Io non ho niente contro gli ebrei, - assicur il conte Leinsdorf spontaneamente, come se Ulrich avesse detto qualcosa che richiedeva quella rettifica. - Sono intelligenti, attivi, e fermi nei propositi. Per si commesso un grave errore dando loro dei nomi poco adatti. Rosenberg e Rosenthal per esempio son nomi patrizi; Lw, Br (2) e bestie simili sono animali araldici; Meier ( 3) deriva dalla propriet fondiaria; Gelb, Blau, Rot, Gold (4) sono colori di stemmi; tutti questi nomi ebraici, - confid Sua Signoria inaspettatamente, - non furono altro che insolenze della nostra burocrazia contro la nobilt. Era la nobilt che si voleva colpire e non gli ebrei, perci si son dati agli ebrei oltre a quelli anche altri nomi come Abeles, Jdel o Trpfelmacher. Questo risentimento della nostra burocrazia contro l'antico patriziato lei lo potrebbe osservare non di rado ancor oggi, - egli prognostic cupo e dispettoso, come se la lotta dell'amministrazione centrale col feudalesimo non fosse stata gi da un pezzo sopravanzata dalla storia e del tutto scomparsa alla vista degli uomini oggi viventi. E in realt nulla irritava Sua Signoria quanto i privilegi sociali goduti dagli alti funzionari grazie alla loro posizione, anche se portavano i cognomi pi plebei. Il conte Leinsdorf, un bisbetico junker, desiderava ragionare da uomo moderno, e quei nomi non gli davano fastidio n in un parlamentare, foss'anche ministro, n in un privato influente; n si sognava di negare l'importanza politica ed economica della borghesia, ma proprio gli alti funzionari con nomi borghesi provocavano in lui uno sdegno che era l'ultimo resto di venerande tradizioni. Ulrich si chiese se Leinsdorf facendo quest'ultima osservazione non pensasse al marito di sua cugina; non era impossibile, ma il conte Leinsdorf seguit a parlare e, come gli accadeva sempre, un'idea che da lungo tempo andava vagheggiando lo sollev al di sopra dei casi personali. - Il cosiddetto problema ebraico sarebbe risolto definitivamente se gli israeliti si decidessero a parlare ebraico, a riprendere i loro antichi nomi e a vestire alla maniera orientale, - egli dichiar. - Io capisco che la vista di un galiziano, arricchito qui da noi, a passeggio sull'Esplanade di Ischi in abito tirolese con lo spazzolino di camoscio sul cappello possa essere sgradevole. Ma gli faccia indossare una veste lunga e fluente, magari preziosa, che gli copra le gambe, e vedr come il suo viso e i larghi gesti vivaci armonizzano con quell'abbigliamento! Tutto ci che oggi ci permettiamo di prendere in giro sarebbe allora al suo posto; perfino gli anelli costosi di cui amano adornarsi. Io sono nemico dell'assimilazione come la pratica l'aristocrazia inglese: un processo lungo e poco sicuro. Ma restituiamo agli ebrei il loro vero carattere e li vedremo diventare una gemma, anzi un'aristocrazia addirittura fra gli altri popoli che si schierano devoti intorno al trono di Sua Maest, o se vogliamo esprimerci in modo pi ordinario e pi chiaro, che vanno a spasso per il nostro Ring, il quale unico al mondo appunto perch vi si pu incontrare, frammezzo alla pi raffinata eleganza europea, anche un maomettano col fez, uno slovacco in pelliccia di pecora o un tirolese con le gambe nude! A questo punto Ulrich non pot fare a meno di esprimere la propria ammirazione per l'acutezza di Sua Signoria, alla quale spettava ormai l'onore di aver scoperto il "vero ebreo". - Vede, la fede cattolica educa a vedere le cose come sono realmente, spieg il conte con benevolenza. - Ma lei non indovina certo come ci sono arrivato. Non per mezzo di Arnheim, ora non parlo dei prussiani. Ma ho un banchiere, naturalmente di religione mosaica, col quale da molto tempo debbo conferire a intervalli regolari, e in principio il suo accento mi recava un certo fastidio, per cui non potevo concentrare la mia attenzione sugli affari di cui trattavamo. Perch, vede, egli parla esattamente come se volesse persuadermi che mio zio; voglio dire, come se fosse appena smontato da cavallo o ritornasse dal Circolo dei nobili; insomma, come parlano i nostri, capisce. In breve: ogni tanto per, quando si scalda, se ne dimentica, e allora ricade in quei suoi modi da ebreuccio. Ci mi dava molto fastidio, come credo di averle gi detto; e siccome succedeva sempre nel momento in cui si discutevano gli affari pi importanti, io involontariamente lo aspettavo al varco e
2 Leone, orso. 3 Fattore, massaro. 4 Giallo, blu, rosso, oro.

infine non badavo pi al resto o tutt'al pi ne coglievo soltanto qualcosa. E cos mi venne l'idea: ogni volta che cominciava a parlare in quel modo, mi figuravo che parlasse la lingua ebraica: avesse sentito che bellezza di suono! Incantevole! proprio come un linguaggio liturgico; una specie di melopea... deve sapere che io ho una grande sensibilit musicale; in una parola, da allora egli mi fa assorbire i pi astrusi calcoli di sconto o d'interesse composto come se me li sonasse sul pianoforte - Per qualche suo motivo il conte Leinsdorf nel dir cos sorrideva malinconicamente. Ulrich si permise di osservare che forse coloro a cui andava la cos benevola comprensione di Sua Signoria avrebbero respinto il suo suggerimento. - Si capisce che non ne vorrebbero sapere! - ammise il conte. - Ma bisognerebbe obbligarli ad accettare la loro fortuna! La monarchia, con questo, adempirebbe una missione addirittura mondiale, e in tal caso non importa che l'interessato sulle prime voglia o non voglia! Come lei sa, vi sono altri casi in cui c' voluta la costrizione. Ma pensi anche che cosa vorrebbe dire essere pi tardi alleati con uno Stato ebraico riconoscente, invece che con i prussiani e i tedeschi del Reich! Quando la nostra Trieste fosse per cos dire l'Amburgo del Mediterraneo, senza contare il fatto che diverremmo invincibili sul terreno diplomatico avendo dalla nostra oltre al papa anche gli ebrei! Aggiunse poi di punto in bianco: - Deve riflettere che adesso io mi occupo anche di questioni valutarie! E di nuovo sorrise stranamente malinconico e distratto. Era curioso che Sua Signoria, dopo aver preteso con insistenza la visita di Ulrich, adesso che egli era l non gli parlava pi dei problemi del giorno ma invece gli sciorinava dinanzi prodigalmente le proprie idee. Ma forse, nel periodo in cui l'ascoltatore gli era mancato, molti pensieri gli erano nati in mente, ed erano come api irrequiete che sciamano lontano, ma a tempo debito ritorneranno col loro miele. - Lei potrebbe obiettare, - ricominci il conte Leinsdorf bench Ulrich tacesse, - che io in altre occasioni ho dimostrato viva ripugnanza per le attivit finanziarie. Non lo nego: quel che troppo troppo, e nella nostra vita odierna la finanza occupa troppo posto; ma appunto per questo dobbiamo occuparcene! Mi segua: la cultura non ha serbato l'equilibrio con la ricchezza, questo tutto il segreto degli avvenimenti dopo il 1861! E perci dobbiamo occuparci del capitale. Sua Signoria fece una pausa brevissima, appena quanto bastava ad avvertire l'ascoltatore che ora gli avrebbe rivelato il segreto del capitalismo, poi riprese con fosca familiarit: - Vede, la cosa pi importante di una civilt ci che essa proibisce all'uomo: non ne fa parte, punto e basta. Una persona civile, ad esempio, non manger mai la salsa col coltello; Dio sa perch; non lo si pu spiegare a scuola. la cosiddetta buona educazione, per cui occorre uno stato privilegiato a cui la cultura s'ispira, un ideale di civilt, in breve un'aristocrazia, se cos posso dire. Le concedo che la nostra non sempre stata come avrebbe potuto essere. E proprio in ci sta il senso, il tentativo veramente rivoluzionario della costituzione elargita nel 1861: il capitale e la cultura avrebbero dovuto prender posto a fianco della nobilt. Ne son stati capaci? Hanno saputo sfruttare la grande occasione offerta loro dalla bont del Sovrano? Lei non vorr certo sostenere che le esperienze da noi fatte settimanalmente partecipando al nobile sforzo di sua cugina giustifichino tali speranze! Con voce pi viva egli esclam: - Davvero molto interessante notare quante cose oggi si chiamano "spirituali"! Ne parlavo recentemente con Sua Eminenza il Cardinale a Mrzsteg durante una partita di caccia no, stato a Mrzbruck, al matrimonio della piccola Hostnitz - e lui giunse le mani e scoppi a ridere: "Tutti gli anni qualcosa di nuovo! - egli disse. - Vedi come siamo modesti noialtri: da quasi duemila anni raccontiamo alla gente sempre la stessa storia!" Ed verissimo! La fede infatti consiste principalmente nel credere sempre le stesse cose, anche, starei per dire, se fossero eresie. "Vedi, - dice lui, - io vado sempre a caccia perch ci andava anche il mio predecessore sotto Leopoldo di Babenberg. Per non ammazzo mai una bestiola - (si sa che lui non spara mai un colpo) - perch un'intima ripugnanza mi dice che non si conf con l'abito che porto. E a te lo posso dire perch siamo andati insieme da ragazzini alla scuola di ballo.

Ma non mi metter mai a dire in pubblico: A caccia non devi sparare! Dio mio, chi sa se vero, e ad ogni modo non un precetto della Chiesa. Invece la gente che s'incontra dalla tua amica pronuncia di queste sentenze appena gli si affacciano alla mente. quello che oggigiorno si chiama "spirito"" L'amico cardinale pu ridere, - continu il conte Leinsdorf, - perch il suo ufficio permanente. Noi laici invece abbiamo il grave compito di trovare il bene anche nelle vicende mutevoli. E glielo dissi. Gli chiesi: "Perch mai Dio ha permesso che ci siano la letteratura, la pittura, eccetera, quando in fondo ci sono cos uggiose?" Mi diede una risposta interessantissima. "Hai mai sentito parlare di psicoanalisi?" mi chiese. Io non sapevo bene che cosa mi fosse lecito rispondere. "Be, - disse Sua Eminenza, - tu forse mi dirai che una sudiceria. Di questo non staremo a discutere, lo dicono tutti; eppure affollano le sale d'aspetto di quei medici alla moda pi che i nostri confessionali. Ti dico, ci corrono perch la carne debole! Si fanno commentare i loro peccati segreti perch ci provano gusto, e quando criticano, senti a me, perch si critica quel che si vuol comprare. Per ti potrei anche dimostrare che quello che i loro medici miscredenti s'immaginano di aver scoperto semplicemente quello che la Chiesa ha sempre fatto fin dagli inizi: scacciare il diavolo e guarire gli ossessi. L'analogia col rituale dell'esorcismo s'estende fino ai particolari, ad esempio quando essi tentano coi loro mezzi di portare l'indemoniato a parlare del demonio che lo possiede; anche secondo la dottrina ecclesiastica quello il punto cruciale, in cui il diavolo si dispone per la prima volta a far fagotto! Soltanto che noi abbiamo tralasciato di adattarci in tempo alle condizioni mutate; al posto di sozzura e di diavolo bisognava cominciare a dire psicosi, subcosciente e tutto quel gergo moderno!" Non trova che molto interessante? - s'interruppe il conte. - Ma diventa pi interessante ancora, perch: "Non stiamo a ripetere che la carne debole, - dice Sua Eminenza, - diciamo una buona volta che debole anche lo spirito! E qui la Chiesa stata in gamba e non s' lasciata passare avanti! L'uomo infatti, anche se finge di combatterlo, teme il diavolo che gli entra in corpo molto meno che non l'illuminazione che gli viene dallo spirito. Tu non hai studiato la teologia, ma almeno ne hai rispetto, e questo pi di quanto un filosofo mondano abbia mai saputo fare nel suo accecamento; io ti posso dire: la teologia cos difficile che uno, dopo essersi dedicato ad essa esclusivamente per quindici anni, sa soltanto che in verit non ne capisce un'acca! E naturalmente nessuno vorrebbe avere la fede se sapesse com' difficile in fondo; tutti ci maledirebbero e basta! Ci coprirebbero di insulti, capisci adesso? - ha proseguito maliziosamente Sua Eminenza, proprio come fanno contro gli altri, contro quelli che scrivono libri e dipingono quadri e sostengono tesi. E noi oggi facciamo largo con cuore giocondo alla loro presunzione, giacch, credi a me: quanto pi uno di quelli fa sul serio, quanto meno si preoccupa del suo benessere e di guadagnare forte, e quindi serve Dio alla propria maniera sbagliata, tanto pi la gente lo trova noioso e ne parla male. Non quella la vita! essi dicono. Noi invece sappiamo qual la vera vita e gliela mostreremo; e poich possiamo anche aspettare, forse farai ancora in tempo a vederli ritornare di corsa fra le nostre braccia, pieni di furore contro l'inutile intelligenza. Lo puoi gi osservare nelle nostre stesse famiglie: i nostri padri, ai loro tempi, non han forse creduto di fare del cielo un'Universit?" - Non potrei garantire, - disse il conte Leinsdorf chiudendo questa parte delle sue comunicazioni e aprendone una nuova, - che fosse tutto da prendere per oro colato. Gli Hostnitz di Mrzbruck, devi sapere, hanno un famoso vino del Reno che il generale Marmont dimentic e lasci l nel 1805 dovendo marciare in tutta fretta su Vienna; e lo servirono al ricevimento di nozze. Ma in massima parte il Cardinale azzeccava certamente giusto. E se mi domando come lo devo intendere, posso dire solo questo: giusto di sicuro, per non combina. Cio, non v' dubbio che la gente da noi invitata perch si dice che rappresenti lo spirito del nostro tempo non ha niente da fare con la vita reale, ed anche vero che la Chiesa pu aspettare tranquilla; ma noi politici laici non possiamo aspettare, noi dobbiamo spremere il bene dalla vita cos com'. L'uomo non vive di solo pane, ma anche di anima; ci vuole l'anima, me lo lasci dire, perch egli possa digerire bene il pane; e perci necessario... - Il conte Leinsdorf era d'opinione che la politica deve stimolare l'anima. Vale a dire, deve succedere qualcosa, egli disse, - il nostro secolo lo esige. Oggi tutti hanno questa sensazione, non soltanto gli uomini

politici. Sembra di vivere in una specie di interim, e alla lunga nessuno ci regge. S'era formato l'idea che bisognava dare un colpo all'oscillante equilibrio delle idee, su cui posava il non meno oscillante equilibrio delle potenze europee. - Non ha molta importanza di quale colpo si tratti! - egli assicur a Ulrich, il quale con simulato terrore dichiar che Sua Signoria durante la loro separazione era diventato quasi un rivoluzionario. - E perch no? - ribatt il conte Leinsdorf lusingato. - Anche Sua Eminenza naturalmente era dell'opinione che sarebbe almeno un piccolo passo avanti poter convincere Sua Maest a porre in altre mani il Ministero degli Interni, ma a lungo andare simili modeste riforme, quantunque necessarie, giovano a poco. Sa che qualche volta nelle mie presenti riflessioni penso addirittura ai socialisti? Lasci tempo al suo interlocutore di riprendersi dalla stupefazione secondo lui inevitabile, poi riprese con risolutezza: - Creda a me, il vero socialismo non sarebbe affatto cos terribile come lo si presume. Forse lei mi obietter che i socialisti sono repubblicani: certo, non si pu starli a sentire quando parlano, ma a prenderli con realismo politico si pu esser quasi sicuri che una repubblica socialdemocratica con un sovrano forte a capo sarebbe una forma di governo tutt'altro che assurda. Per conto mio scommetto che andando loro incontro solo un pochino rinunzierebbero ben volentieri all'uso della violenza e recederebbero dai loro abominevoli princip; si vede gi che tendono a un'attenuazione della lotta di classe e della condanna della propriet. E, bisogna dirlo, vi sono alcuni fra loro che antepongono ancora lo Stato al partito, mentre i borghesi dopo le ultime elezioni sono del tutto radicalizzati nelle loro contraddizioni nazionali. - Resta il Kaiser, - egli seguit velando confidenzialmente la voce. - Le ho gi accennato prima che noi dobbiamo imparare a pensare in termini di economia politica; la politica unilaterale del principio di nazionalit ha disautorato il Reich; l'Imperatore, di tutta quell'insalata libertaria ceco-tedesco-italopolacca... non so come dire... be, se ne frega altamente. Quello che Sua Maest ha profondamente in cuore il desiderio che i progetti di legge sulla difesa militare passino senza emendamenti, affinch il Reich sia forte, e poi una viva avversione contro tutte le albagie del mondo intellettuale borghese, che egli probabilmente conserva dal 1848. Ma con questi due sentimenti Sua Maest non altro, mi lasci dire, che il primo socialista dello Stato: immagino che ora lei riconosca la grande prospettiva di cui parlo! Resta soltanto la religione, e l v' un contrasto insormontabile, ma di ci dovrei parlare ancora una volta con Sua Eminenza. Il conte si sprofond nella muta convinzione che la storia, soprattutto per quella della sua patria, sarebbe stata entro poco tempo costretta dallo sterile nazionalismo ove s'era smarrita a fare un passo verso l'avvenire; per cui s'immaginava la storia come una creatura a due gambe, d'altra parte per come una necessit filosofica. Era quindi spiegabile che egli, d'improvviso e con occhi irritati come un sommozzatore che s' tuffato troppo profondamente, rispuntasse alla superficie. - Ad ogni modo dobbiamo prepararci a compiere il nostro dovere! - In che cosa vede Vostra Signoria il nostro dovere presentemente? - domand Ulrich. - Il nostro dovere? Ma appunto di compiere il nostro dovere! l'unica cosa che sempre si possa fare. Ora, per parlar d'altro... - Il conte parve ricordarsi solo in quel momento del mucchio di giornali e di carte su cui posava il suo pugno. - Ascolti, il popolo oggi chiede una mano forte; ma una mano forte ha bisogno di belle parole, se no il popolo non vi si acconcia. E lei, proprio lei, secondo me, possiede questa facolt in grado eminente. Quel che lei disse l'ultima volta prima della sua partenza quando ci trovammo tutti in casa della signora Tuzzi - si ricorda? -: che si sarebbe dovuto ormai istituire un comitato generale per la beatitudine eterna, allo scopo di farla concordare con la nostra terrena puntualit di pensiero... be, tanto semplice non sarebbe, ma Sua Eminenza ne rise di cuore quando glielo raccontai; a dire il vero glielo misi sotto il naso, come si suol dire, un po' ruvidamente e anche se lui ride sempre di tutto so benissimo se lo scherzo gli viene dal fegato o dal cuore. Caro dottore, noi non possiamo assolutamente privarci di lei...

Mentre tutti gli altri discorsi del conte Leinsdorf avevano avuto quel giorno la natura di sogni complicati, l'augurio che segu allora, che Ulrich "rinunziasse definitivamente, almeno per il momento" a deporre l'ufficio onorifico di segretario dell'Azione Parallela fu espresso con tanta risoluta precisione, e il conte Leinsdorf pos la mano sul braccio di Ulrich con piglio tanto aggressivo che questi ebbe il sospetto non troppo soddisfacente che tutte quelle divagazioni prolisse, pi astutamente di quanto gli era parso, avessero avuto l'unico scopo di assopire la sua vigilanza. In quel momento era molto arrabbiato con Clarisse che l'aveva messo in quella posizione; ma poich s'era gi rivolto alla cortesia del conte Leinsdorf, appena una pausa del colloquio gliene aveva offerto l'occasione, e il nobile signore, volendo senza indugio riprendere il discorso, aveva subito dato il richiesto consenso, non gli rimase altro che saldare, pur con riluttanza, il conto. - Tuzzi mi ha anche mandato a dire, - soggiunse il conte Leinsdorf soddisfatto, - che forse lei si risolver ad assumere un impiegato dei suoi uffici per fargli sbrigare le incombenze pi fastidiose. "Bene, gli ho risposto, - purch lo faccia davvero!" In fine le daranno un individuo che ha prestato giuramento; e il mio segretario, che metterei volentieri a sua disposizione, disgraziatamente un cretino. Solo le carte riservate sar meglio non mostrargliele, perch non tanto piacevole che l'uomo ci sia stato raccomandato per l'appunto da Tuzzi; ma del resto s'accomodi come meglio le piace! - Cos Sua Signoria concluse benignamente quel fruttuoso colloquio.

21.
Getta nel fuoco tutto ci che possiedi, anche le scarpe Nel frattempo, e da quando era rimasta sola, Agathe viveva in un totale rilassamento di tutti i rapporti e in una grata e malinconica lontananza della volont; condizione che era come una vetta di dove si vede soltanto il gran cielo azzurro. Tutti i giorni per suo piacere andava un po' a zonzo in citt; quand'era in casa leggeva; sbrigava le sue faccende: godeva con lieta riconoscenza quella dolce insignificante attivit di vivere. Niente disturbava il suo stato, nessun attaccamento al passato, nessuno sforzo per l'avvenire; se posava lo sguardo su un oggetto l intorno, era come vezzeggiare un agnellino: o quello si muoveva mansueto per venirle vicino oppure non si curava di lei ma non accadeva mai che ella se lo appropriasse di proposito, con quel gesto di intima presa di possesso che d alla fredda comprensione qualcosa di violento e tuttavia di inutile poich mette in fuga la gioia che nelle cose. In tal modo tutto ci che la circondava le pareva molto pi comprensibile dell'usato, ma soprattutto la occupavano ancora i colloqui con il fratello. Secondo la particolare struttura della sua memoria singolarmente fedele, non deformata da proponimento n pregiudizio alcuno, le rinascevano intorno le parole vive, le piccole sorprese dell'accento e dei gesti di quelle conversazioni, senza molta coerenza e piuttosto cos com'erano stati ancor prima che Agathe li avesse bene compresi e penetrati nelle loro intenzioni. Eppure tutto era straordinariamente ricco di significato; il suo ricordo in cui tanto sovente aveva predominato il rimorso era questa volta pieno di tranquilla tenerezza, e in qualche modo carezzevole il tempo passato restava aderente al calore del corpo invece di perdersi come al solito nel gelo e nelle tenebre che accolgono ci che stato inutilmente vissuto. E cos, avvolta in una luce invisibile, Agathe discuteva anche con gli avvocati, notai e agenti con cui aveva da fare. Non li trovava mai ostili; tutti si davan premura di accontentare i desideri della affascinante giovane donna raccomandata dal nome paterno. Lei stessa si presentava piena di sicurezza, ma come assente di spirito; da ci che aveva risoluto non recedeva ma era come una cosa al di fuori di lei, e l'esperienza acquistata nella vita - anche questa, quindi, ben distinta dalla persona - seguitava a lavorare intorno alla risoluzione presa come un servo accorto che sfrutta tranquillamente i vantaggi offerti dalle sue mansioni. Di tendere con tutte le sue azioni a preparare un inganno - questo significato

della sua attivit che saltava agli occhi dei non interessati - restava in quel periodo assolutamente fuori della sua comprensione. L'unit del suo animo l'escludeva. Lo splendore della sua coscienza eclissava quel punto oscuro, che nondimeno, come il nocciolo nella fiamma, rimaneva al suo centro. Agathe stessa non avrebbe saputo esprimerlo; il suo proposito la poneva in una condizione che era a distanza astronomica da quel proposito malvagio. Fin dal mattino in cui era partito il fratello, Agathe si era esaminata minuziosamente; per caso aveva incominciato dal viso, perch il suo sguardo vi era caduto sopra e non aveva pi lasciato lo specchio. E cos fu presa, come accade certe volte, che non si avrebbe nessuna voglia di camminare eppure si fanno cento passi e poi sempre altri cento finch s'arriva a un oggetto scorto solo all'ultimo momento, dove si intende tornare indietro senza fallo e invece si continua. Allo stesso modo ella fu presa senza vanit dal paesaggio del proprio io che sotto un velo di vetro le si stendeva davanti. Osserv i capelli che erano ancor sempre come velluto chiaro. Sbotton il colletto della sua immagine e le abbass l'abito intorno alle spalle; poi lo tolse del tutto, e si scrut con attenzione fino alla rosea calotta delle unghie, dove il corpo termina in mani e piedi e quasi non appartiene pi a se stesso. Tutto era ancora come il giorno radioso che s'avvicina allo zenit, ascendente, puro, preciso e ancora impegnato in quel divenire che come un mattino avanzante verso il mezzogiorno, e in un animale o in un essere umano s'esprime nello stesso modo indescrivibile come in una palla lanciata non ancora giunta al punto pi alto ma appena poco al disotto. "Forse lo sta toccando proprio in questo momento", pens Agathe. Quel pensiero l'atterriva. Tuttavia il meriggio poteva essere ancora lontano; ella aveva soltanto ventisette anni. Il suo corpo non forzato da maestri di ginnastica e massaggiatori e neppure da maternit e allattamenti non era stato plasmato che dal suo proprio sviluppo. Se lo si fosse potuto esporre ignudo in uno di quei paesaggi grandiosi e solitari, come sarebbe il lato rivolto al cielo di un'alta catena alpina, il vasto e sterile ondeggiamento di quelle cime l'avrebbe portato come una dea pagana. In una natura cos fatta il mezzod non versa pi nembi di luce e di colore, sembra elevarsi ancora un poco al di sopra del suo punto culminante e poi impercettibilmente trapassa nella declinante aerea bellezza del pomeriggio. Lo specchio rifletteva l'impressione un po' inquietante dell'ora indefinibile. In quel momento Agathe aveva pensato che anche Ulrich lasciava trascorrere la sua vita come se dovesse durare sempre. "Forse sarebbe stato meglio conoscerci solo da vecchi, - ella disse fra s ed ebbe la malinconica visione di due banchi di nebbia che a sera calano sulla terra. - Non sono belli come il radioso meriggio, - ella pens, - ma che importa a quelle due informi masse grigie come le vedono gli uomini? La loro ora venuta, ed dolce come la pi bruciante!" Aveva gi quasi voltato le spalle allo specchio, ma l'umore del momento che induceva all'esagerazione la provoc improvvisamente a girarsi di nuovo, e le venne da ridere al ricordo di due corpacciuti villeggianti di Marienbad che aveva sorpreso anni prima su una panchina verde intenti a scambiarsi le pi tenere carezze. "Anche il loro cuore batteva agile in mezzo al lardo e immersi nella reciproca contemplazione non s'accorgevano del divertimento che procuravano al prossimo", riflett Agathe, e fece un viso estatico sforzandosi di gonfiare il proprio corpo e di comprimerlo in pieghe di grasso. Passato quel momento di malizia, parve che minuscole lacrime di stizza le fossero spuntate negli occhi, e riprendendo un freddo dominio di s ella torn all'esame minuzioso della propria immagine. Sebbene potesse considerarsi snella, not con interesse nelle proprie membra la possibilit di un appesantimento. Forse anche il torace era troppo largo. Sulla pelle molto bianca, che il biondo dei capelli adombrava come la luce di una candela accesa di giorno, il naso si staccava un po' troppo, e da un lato la sua linea quasi classica era lievemente schiacciata. In verit la forma essenziale simile a una fiamma poteva celarne un'altra pi larga e pi malinconica, come una foglia di tiglio capitata fra rami di lauro. Agathe si contemplava incuriosita, come se si stesse guardando per la prima volta. Cos dovevano averla vista forse gli uomini a cui si era concessa, e lei stessa non ne aveva saputo nulla. A quell'idea non si sent troppo a suo agio. Ma in qualche guisa della fantasia ella udiva al di l di tutte le vicende vissute il lungo, fervido, intenso grido

d'amore dell'asino che sempre l'aveva stranamente commossa: grottesco e stolto oltre ogni dire, ma appunto per questo non v' forse un altro eroismo d'amore che sia cos sconsolatamente dolce. Ella scroll le spalle sulla propria vita, e si rivolse di nuovo allo specchio con la ferma volont di scoprire un punto dove la sua immagine gi cedesse all'et. C'erano le piccole zone presso gli occhi e gli orecchi, che son le prime a cambiare e in principio sembrano soltanto essersi spiegazzate nel sonno, oppure il contorno del seno, che cos facilmente perde la sua nettezza; in quel momento le avrebbe fatto piacere, come una promessa di pace, scoprire qualche mutamento, ma ancora non se ne vedeva alcuno, e la bellezza del corpo si librava quasi inquietante nelle profondit dello specchio. A un tratto parve ad Agathe molto strano essere la signora Hagauer, e cos forte era la differenza fra le correlazioni precise e folte conseguenti a tal fatto e l'incertezza che dall'esterno esso immetteva in lei che ella si sent come smateriata, e il suo corpo nello specchio apparteneva invece alla signora Hagauer: vedesse un po' lei come cavarsela con quel corpo che si era impegolato in situazioni al di sotto della sua dignit. Anche in questo c'era qualcosa del piacere ondeggiante della vita, che a volte come una paura, e la prima risoluzione presa da Agathe dopo essersi rapidamente rivestita la condusse in camera da letto a cercare una capsula che doveva esser l nei suoi bagagli. La piccola capsula ben chiusa, che ella possedeva all'incirca da quando aveva sposato Hagauer e che portava sempre con s, conteneva in quantit minima una sostanza di dubbio colore, la quale, a quanto le avevano garantito, era un veleno potente. Agathe ricord certe concessioni che aveva dovuto fare per entrare in possesso di quella sostanza proibita, di cui conosceva soltanto l'effetto che le avevano descritto e il nome, uno di quei nomi chimici simili a una formula magica che il profano si deve imprimere in mente senza capirli. Ma evidentemente tutti i mezzi che, come il possesso di veleni e di armi o la ricerca di pericoli sostenibili, avvicinano un poco la fine, ricadono nel romanticismo della gioia di vivere; e pu essere che la vita dei pi sia cos oppressa, cos fluttuante, con tanto buio nella luce e tutt'insieme cos strampalata che solo una lontana possibilit di troncarla sprigiona la gioia in essa contenuta. Agathe si sent pi tranquilla quando pos gli occhi sul piccolo oggetto di metallo, il quale nell'incertezza che le stava dinanzi le parve un portafortuna e un talismano. Questo non significava affatto che Agathe fin da allora avesse avuto intenzione di uccidersi. Al contrario ella temeva la morte, come qualunque persona giovane a cui capita di pensare, per esempio, la sera a letto prima di addormentarsi dopo una giornata sanamente trascorsa: inevitabile che una sera, dopo una giornata bella come oggi, io sia l morto. E del resto non fa venir voglia di morire assistere alla morte di un altro, e la fine di suo padre l'aveva tormentata con impressioni d'orrore che si rinnovavano dacch era rimasta sola nella casa dopo la partenza di Ulrich. Ma la sensazione: "Io sono un poco morta", Agathe la provava sovente, e proprio in momenti come quello - in cui aveva appena rilevato l'armonia e la salute del suo giovane corpo, quella bellezza scattante che nelle sue misteriose componenti cos imperscrutabile come la decomposizione degli elementi nella morte - le accadeva facilmente di passare da una condizione di felice sicurezza a un'altra di angoscia, di stupore e di taciturnit, come quella di chi da una stanza piena di gente e di animazione esce di colpo al chiarore delle stelle. Noncurante dei propositi che si agitavano in lei e nonostante la soddisfazione di essere riuscita a salvarsi da una vita mancata, ella si sentiva adesso un po' slegata da s, attaccata a se stessa solo con limiti vaghi. Pensava freddamente alla morte come a uno stato in cui si dispensati da tutte le fatiche e da tutte le immaginazioni e se lo immaginava come un assopirsi dolcemente: si giace nella mano di Dio, e quella mano come una culla o come un'amaca legata a due grossi alberi che il vento dondola lievemente. Immaginava la morte come una grande stanchezza e acquietamento, liberazione da ogni volont e da ogni sforzo, da ogni attenzione e da ogni riflessione, simile al piacevole dileguar delle forze che si prova nelle dita quando il sommo le scioglie cautamente da un ultimo oggetto del mondo che esse tengono stretto. Senza dubbio per s'era fatta del morire un'idea assai comoda e neghittosa, appunto corrispondente ai bisogni di una persona poco incline alle fatiche della vita, e alla fine sorrise osservando che tutto ci ricordava il divano da lei fatto trasportare nell'austero salone paterno, per

sdraiarsi sopra a leggere: l'unico cambiamento che lei di sua iniziativa avesse introdotto nella casa. Tuttavia il pensiero di rinunziare alla vita era per Agathe tutt'altro che un gioco. Le sembrava molto verosimile che a una agitazione cos ingannevole dovesse seguire uno stato la cui pace beata prendeva involontariamente nella sua fantasia una specie di contenuto corporeo. Ella sentiva cos perch non aveva nessun bisogno della eccitante illusione che il mondo dovesse essere migliorato, ed era pronta a rinunziare alla sua parte di mondo in qualsiasi momento, purch ci accadesse in una maniera gradevole; inoltre durante quella strana malattia da lei sofferta al limite fra l'infanzia e la fanciullezza aveva avuto un singolare incontro con la morte. Allora, fu un quasi impercettibile declinare delle forze, che pareva introdursi fin nei pi brevi periodi di tempo e nell'insieme tuttavia procedeva veloce e inarrestabile, di giorno in giorno nuove parti del suo corpo si erano disgiunte da lei e come annullate; ma di pari passo con quella decadenza e quel distacco dalla vita si era svegliata in lei un'indimenticabile aspirazione verso una nuova meta, che bandiva dalla malattia tutta l'inquietudine e la paura ed era uno stato stranamente pieno di contenuto, in cui ella poteva persino esercitare un certo dominio sugli adulti che le stavano intorno e che diventavano sempre pi perplessi. Forse quel vantaggio da lei ottenuto in circostanze cos impressionanti aveva formato pi tardi il nocciolo della sua disposizione spirituale a fuggire in modo analogo la vita i cui eccitamenti non corrispondevano per qualche ragione alla sua attesa; pi probabile per l'interpretazione contraria, e cio che quella malattia per cui si era sottratta agli obblighi della scuola e della casa paterna fosse la prima manifestazione dei suoi rapporti col mondo, cristallini e come trasparenti al raggio di un sentimento che ella non conosceva. Giacch Agathe, originariamente semplice di natura, si sentiva calda, vivace, anzi persino gioconda e facile da accontentare; infatti aveva saputo adattarsi alle pi diverse condizioni di vita, e mai le era avvenuto di piombare nell'indifferenza, come tante donne che non possono pi sopportare i loro disinganni; ma anche nella risata o nel tumulto di una avventura erotica, che tuttavia continuavano, c'era sempre la svalutazione, che la faceva stanca in ogni fibra del corpo e bramosa di qualcos'altro che ben si poteva definire il nulla. Questo nulla aveva un contenuto definito bench indefinibile. Per molto tempo in molte occasioni ella aveva ripetuto tra s le parole di Novalis: "Che cosa posso dunque fare per la mia anima, che abita in me come un enigma insoluto? che lascia all'uomo visibile la massima licenza perch non pu in alcun modo dominarlo?" Ma la luce vacillante di questa frase, dopo averla illuminata un istante come un lampo, si spegneva ogni volta nel buio, poich ella non credeva all'anima, parendole cosa presuntuosa ed eccessivamente definita per lei. Altrettanto poco per ella credeva alla materia. Per capir bene il suo pensiero, basta rappresentarsi che tale rifiuto dell'ordine terreno senza fede in un ordine ultraterreno cosa profondamente naturale, giacch in ogni cervello accanto al pensiero logico, col suo semplice e rigoroso senso dell'ordine che il riflesso delle condizioni esterne, v' anche il pensiero effettivo, la cui coerenza se di coerenza si pu parlare corrisponde alle particolarit dei sentimenti, delle passioni e degli umori, cosicch le leggi di entrambi stanno suppergi le une alle altre come quelle di un deposito di legnami, dove i pezzi di legno ben squadrati e pronti per la spedizione sono disposti in cataste ordinate, a quelle oscure e intricate del bosco col suo stormire e col suo pullulare. E giacch gli oggetti del nostro pensiero non sono affatto indipendenti dalle sue condizioni, non solamente questi due modi di pensare si mescolano in ogni individuo, ma fino a un certo punto possono anche porlo di fronte a due mondi diversi, almeno immediatamente prima e dopo quel "momento misterioso e indescrivibile" che secondo un famoso filosofo religioso sopraggiunge in ogni percezione sensuale prima che sentimento e opinione si dividano l'uno dall'altro e occupino i posti in cui si abituati a trovarli: come un oggetto nello spazio e una meditazione che ora racchiusa nel meditatore. Perci qualunque sia il rapporto fra le cose e il sentimento nell'immagine ormai matura che si fa del mondo l'uomo incivilito, ciascuno conosce tuttavia i momenti inebrianti in cui la bipartizione non s' ancora compiuta quasi che l'acqua e la terra non si fossero ancora divise e le onde del sentimento si trovassero sullo stesso orizzonte con le alture e con le valli da cui costituita la figura delle cose. Non

occorre neppure presumere che Agathe vivesse tali momenti con insolita frequenza e intensit, solo li percepiva pi vivacemente o se si vuole anche pi superstiziosamente poich era sempre pronta a credere nel mondo o anche a non credervi, come faceva fin dagli anni di scuola e non aveva disappreso pi tardi quando s'era trovata alle prese con la logica maschile. In questo senso molto lontano dall'arbitrio e dal capriccio, Agathe avrebbe potuto sostenere, se fosse stata pi sicura di s, di essere la pi illogica di tutte le donne. Ma non le era mai venuto in mente di vedere altro che una singolarit personale nei sentimenti distaccati che ella provava. Solo l'incontro col fratello aveva provocato in lei un cambiamento. Nelle stanze vuote, incavernate nell'ombra della solitudine, che fino a poc'anzi erano state animate di colloqui e d'una comunanza che compenetrava le anime, si perdeva involontariamente la distinzione fra lontananza materiale e presenza spirituale, e Agathe, mentre i giorni scorrevano senza nulla di notevole, sentiva profondamente come non mai lo strano incanto dell'onnipresenza e dell'onnipotenza che congiunto col passaggio dal mondo dei sentimenti a quello delle percezioni. La sua attenzione sembrava aperta non soltanto nei sensi ma anche nel profondo dell'animo che non soffriva illuminazioni se non da ci che dava la sua stessa luce; e, incurante dell'ignoranza di cui soleva accusarsi, credeva ricordando le parole udite dal fratello di capirne tutto il significato senza doverci riflettere. E come in tal modo il suo spirito era cos pieno di se stesso che anche l'idea pi vivace aveva qualcosa dell'ondeggiamento silenzioso di un ricordo, tutto ci che le accadeva si allargava in un presente illimitato; anche quando faceva qualcosa, si dissolveva in fondo, fra lei che l'eseguiva e ci che stava succedendo, null'altro che una separazione; e il suo moto sembrava la via lungo la quale tutte le cose avanzavano quando ella tendeva il braccio verso di loro. Quel mite potere, la sua conoscenza e la presenza parlante del mondo erano per - s'ella si chiedeva con un sorriso che cosa andasse facendo - a malapena distinguibili dall'assenza, dall'impotenza e dal mutismo spirituale. Esagerando un poco la sua impressione Agathe avrebbe potuto dire che ormai non sapeva pi dove si trovasse. Era tutta circondata da qualcosa d'immoto entro cui si sentiva in pari tempo innalzata e nascosta. Avrebbe potuto dire: "Sono innamorata ma non so di chi" L'animava una chiara volont, di cui prima aveva sempre sentito la mancanza, ma non sapeva che fare in quella chiarezza, perch tutto quel che c'era stato nella sua vita di male e di bene era senza significato. Cos Agathe, non soltanto quando guardava la capsula col veleno, ma tutti i giorni, pensava che le sarebbe piaciuto morire, o almeno che la felicit della morte doveva somigliare alla felicit in cui trascorreva il suo tempo mentre aspettava di raggiungere il fratello, e intanto faceva appunto ci che egli l'aveva scongiurata di non fare. Non poteva figurarsi che cosa sarebbe accaduto quando ella fosse stata a Vienna presso Ulrich. Quasi risentita ella ricord di averlo udito accennare con noncuranza che ella nella capitale avrebbe avuto grandi successi e trovato ben presto un altro marito o almeno un amante; questo non sarebbe mai stato, lei ne era certa! Amore, bambini, bei giorni, lieta compagnia, viaggi e un poco d'arte... la vita buona cos semplice, ella ne capiva gli allettamenti e non vi era insensibile. Ma, sebbene pronta a giudicarsi inutile, per quella facile semplicit aveva in s tutto il disprezzo di chi nato ribelle. La cosiddetta vita assaporata fino in fondo in verit inconsistente; le manca alla fine, e proprio alla vera fine, cio alla morte, sempre qualche cosa. Somiglia - ella cerc un'espressione adatta - a un cumulo di oggetti che non sono stati ordinati da una pi alta esigenza: cos misera nella sua sovrabbondanza, il contrario della semplicit, null'altro che una confusione accettata con la gioia dell'abitudine! E con una digressione improvvisa ella pens: " come un mucchio di bambini estranei che uno osserva con educata benevolenza, pieno di paura crescente perch non gli riesce di scorgere fra essi il proprio!" La calmava il proposito di togliersi la vita se anche dopo l'ultima volta che le stava dinanzi essa non dovesse mutare. Come il fermento nel vino fluiva in lei la speranza che morte e terrore non fossero l'ultima parola della verit. Non sentiva il bisogno di pensarci, anzi aveva paura di quel bisogno a cui Ulrich cedeva cos volentieri, ed era una paura battagliera. Infatti, lo sentiva bene, tutto ci da cui era presa con tanta forza non era interamente scevro dal costante sospetto che si trattasse di mera

apparenza. Ma era altrettanto certo che l'apparenza conteneva una realt fluida, scorrevole; forse una realt non ancora divenuta terra, ella pensava; e in uno di quei momenti meravigliosi in cui il luogo dov'ella si trovava pareva dissolversi nell'indefinito, non le fu difficile credere che dietro a lei, nello spazio dove non si pu mai figgere lo sguardo, forse c'era Dio. Era troppo, ed ella ne rimase atterrita! Un senso atroce di vuoto sterminato la colse all'improvviso, una chiarit senza fine oscur il suo spirito e precipit il suo cuore nella paura. La sua giovinezza - incline alle apprensioni suscitate dall'inesperienza - le suggeriva che si trovava in pericolo di veder crescere i primi segni di una incipiente follia: arretr sbigottita. Con violenza si rimprover di non credere in Dio. E infatti non credeva, da quando le avevano insegnato a credere, e questa era una sottospecie della differenza che ella sentiva per tutto ci che le avevano insegnato. Non era per nulla religiosa in quel senso fermo e saldo che basta per una convinzione ultraterrena o anche soltanto morale. Ma esausta e tremante dopo un po' dovette confessarsi ancora una volta di aver sentito "Dio" cos chiaramente come un uomo che stesse ritto dietro di lei e le ponesse un mantello intorno alle spalle. Dopo aver riflettuto a sufficienza ed essersi rinfrancata, ella scoperse che il significato di quanto s'era svolto in lei non stava in quell'"oscuramento del sole" che aveva colpito le sue sensazioni fisiche, ma era soprattutto morale. Un cambiamento subitaneo del suo stato pi intimo, e conseguentemente di tutte le sue relazioni col mondo le aveva dato per un momento quell'"unit della coscienza coi sensi" che finora aveva conosciuto solo in scarsi accenni bastanti soltanto per improntare la vita quotidiana a un senso di sconforto e di appassionata mestizia, sia che Agathe cercasse di agir bene oppure male. Le sembrava che quel cambiamento fosse stato un'effusione impareggiabile, fluente tanto dal suo spazio ambiente quanto da lei a questo, l'unificazione del significato massimo col moto infimo dello spirito, che quasi non si distingue dallo sfondo delle cose. Le cose erano state penetrate dai sentimenti e i sentimenti dalle cose in maniera cos convincente che Agathe sentiva di non esser stata nemmeno sfiorata da tutto ci a cui aveva applicato finora la parola convinzione. Ed era accaduto in circostanze che secondo un normale modo di vedere impedivano che ci si potesse dare per convinti. Cos il significato dell'esperienza che Agathe andava facendo in solitudine non stava nella parte che tale esperienza poteva sostenere psicologicamente, come indicazione di una personalit eccitabile o facile ad essere annientata; non stava infatti nella persona bens nell'universale oppure nel rapporto della persona con l'esperienza che Agathe non senza ragione definiva morale, nel senso che la giovane donna delusa di s riteneva che se avesse sempre potuto vivere come nei momenti dell'eccezione e anche non fosse stata tanto debole da indugiarvisi, avrebbe potuto amare il mondo e prenderlo in buona; e diversamente non ci sarebbe riuscita! Adesso sentiva un appassionato desiderio di tornare indietro, ma i momenti della massima elevazione non si possono ricreare a forza; e chiara come una giornata pallida dopo il tramonto del sole ella vide, con l'inutilit dei suoi sforzi tempestosi, l'unica cosa che poteva aspettarsi e che infatti aspettava con impazienza nascosta soltanto dalla sua solitudine: quella singolare prospettiva descritta e definita una volta mezzo per scherzo da suo fratello "il Regno Millenario" Egli avrebbe anche potuto scegliere un altro nome perch per Agathe non era altro che il suono persuasivo e rassicurante di qualcosa che sta per venire. Per ella non avrebbe osato affermarlo. Non sapeva affatto se fosse veramente possibile. Aveva subito dimenticato tutte le parole dette dal fratello per dimostrare come dietro la visione che le riempiva lo spirito di nebbie luminose si aprissero possibilit sterminate. Ma finch egli le era rimasto vicino, le era sembrato che dalle sue parole sorgesse un paesaggio, e non immaginario ma proprio saldo sotto i suoi piedi. Che Ulrich a volte ne avesse parlato ironicamente, e in genere che egli volesse alternare sentimento e freddezza, dapprima l'aveva turbata, ma ora nella sua solitudine la rallegrava come una garanzia di verit, privilegio degli umori bisbetici di fronte a quelli estatici. "Probabilmente io pensavo alla morte appunto perch temevo che Ulrich non dicesse abbastanza sul serio", ella confess a se stessa. L'ultimo giorno che doveva trascorrere in solitudine la colse di sorpresa; a un tratto tutta la casa era sgombrata e in ordine, e non rimaneva che darla in consegna ai due vecchi domestici, marito e moglie,

che, provvisti per testamento vita natural durante, sarebbero rimasti nel padiglione della servit fino all'ingresso di un nuovo proprietario. Agathe non aveva voluto trasferirsi in un albergo e sarebbe rimasta l fino alla partenza che doveva aver luogo fra la mezzanotte e il mattino. La casa era impacchettata e imballata. Avevano improvvisato un'illuminazione di fortuna. Bauli accostati formavano tavolo e sedia. Su una terrazza di casse, all'orlo di un precipizio Agathe si era fatta apparecchiare la cena. Il vecchio servitore di suo padre andava e veniva reggendo in equilibrio i piatti attraverso luce e ombra; lui e sua moglie avevano insistito per provvedere alla giovane signora dalla loro cucina l'ultimo pasto nella casa paterna. E improvvisamente Agathe, fuori dello spirito in cui aveva passato quei giorni, si chiese: "Chi sa se si sono accorti di qualche cosa?" Poteva darsi che lei non avesse distrutto tutti i fogli su cui si era esercitata per cambiare il testamento. Sent il gelo dello spavento, quel tremendo peso sognato che si attacca a tutte le membra, il gretto terrore della realt che non d nulla allo spirito ma lo depreda soltanto. In quell'attimo ella sent con forza appassionata il desiderio di vivere che si era ridestato in lei. Si ribellava violento contro la possibilit che ella ne fosse impedita. Quando il vecchio servitore torn, Agathe lo scrut risoluta. Ma il vecchio andava su e gi senza malizia, sorridendo discreto, e sentiva qualcosa di muto e solenne. Ella non poteva vedergli dentro, come al di l di un muro, e non sapeva se dietro quella cieca lucentezza ci fosse in lui qualcos'altro. Anche lei adesso aveva un senso di solennit, di silenzio, di tristezza. L'uomo era sempre stato il confidente di suo padre, inesorabilmente pronto a riferirgli tutti i segreti dei suoi figli che veniva a scoprire: ma Agathe era nata in quella casa e tutto ci che era accaduto dopo giungeva oggi alla fine; e Agathe era commossa di essere l loro due, soli e solenni. Risolse di lasciargli in dono una piccola somma di denaro, e con improvvisa debolezza si propose di dirgli che era da parte del professor Hagauer; e lo escogit non per astuzia, ma come una penitenza e con l'intenzione di nulla trascurare, bench le fosse chiaro che era tanto inutile quanto superstizioso. Prima che il domestico ritornasse guard ancora i suoi due medaglioni, e quello col ritratto dell'amante indimenticato lo cacci dopo aver contemplato il giovane per l'ultima volta, corrugando la fronte sotto il coperchio di una cassa male inchiodata che doveva restare in magazzino per un tempo indeterminato e pareva contenere utensili da cucina oppure lampade, perch si sent metallo battere contro metallo, come cadono gi i rami di un albero; la capsula col veleno invece Agathe la ripose dove prima portava il ritratto. "Come sono poco moderna! - pensava intanto sorridendo. - Certo vi son cose pi importanti che le vicende d'amore!" Ma non lo credeva. In quel momento non si sarebbe potuto dire n che ella desiderasse stringere legami illeciti col fratello, n che ne rifuggisse. Dipendeva dal futuro; ma nella sua condizione presente nulla corrispondeva alla determinatezza di un problema simile. La luce dipingeva di bianco abbagliante e di nero profondo le casse che le stavano intorno. E una maschera altrettanto tragica, che dava qualcosa di sinistro al suo significato pur semplice, portava il pensiero che quella era l'ultima sera in una casa dove ella era stata messa al mondo da una donna che non era mai riuscita a ricordare, e dalla quale anche Ulrich era nato. S'insinu in lei una remota impressione di essere circondata da pagliacci, con volti serissimi e strani strumenti. Essi si misero a suonare. Agathe riconobbe un sogno a occhi aperti che faceva da bambina. Non poteva udire la musica ma tutti i clowns la guardavano. Si disse che in quel momento la sua morte non sarebbe stata una perdita per nessuno e per nulla, e per lei stessa soltanto la conclusione esteriore di uno spegnimento interiore. Cos ella pensava mentre i pagliacci innalzavano suoni fino al soffitto; e apparentemente era seduta in mezzo a un circo cosparso di segatura e le lacrime le gocciolavano sulle dita. Era un sentimento di profonda assurdit, che da ragazzetta aveva provato sovente, e pens: "Forse sono rimasta sempre infantile, ancor oggi?" il che non le impediva di pensare contemporaneamente, come qualcosa che attraverso le sue lacrime appariva immenso, che al loro primo rivedersi lei e il fratello si eran trovati di fronte vestiti cos da pagliacci. "Perch quello che io ho in me doveva trovare

rispondenza proprio in mio fratello? Che cosa vuol dire?" ella si domand. E improvvisamente ecco che piangeva davvero. Non avrebbe potuto dirne il motivo, se non che accadeva per un impulso del cuore, e scosse violentemente il capo come se ci fosse dentro qualcosa che ella non riusciva n a dividere n a mettere insieme. Con naturale ingenuit ella per pensava che Ulrich avrebbe trovato risposta a tutte le domande; finch ritorn il vecchio e contempl commosso la sua commozione. - Povera signora! - esclam scuotendo il capo anche lui. Agathe lo guard confusa, ma quando cap il malinteso di quella commiserazione rivolta al suo dolore filiale si risvegli in lei la petulanza della giovinezza. - Da alle fiamme tutto ci che hai, comprese le scarpe. Quando non possiedi pi nulla, non pensare neanche al sudario e gettati nudo nel fuoco! - gli disse. Era un'antica massima che Ulrich le aveva letto un giorno con entusiasmo e il vecchio, all'impeto grave e piano di quelle parole, pronunciate da lei con occhi che ardevano fra le lacrime, abbozz un sorriso monco d'intesa e seguendo la mano accennante della padrona che voleva alleggerirlo con una falsa interpretazione. Guard le casse ammonticchiate che sembravano quasi un rogo. Alla parola sudario il vecchio aveva approvato con comprensione, pronto a seguire anche se la strada gli pareva un poco impervia; ma dopo la parola nudo si irrigid, e quando Agathe ripet ancora una volta la frase, il vecchio assunse la maschera compassata del servitore, la cui espressione garantisce di non voler n vedere n sentire n giudicare. Finch aveva servito il suo vecchio padrone, quella parola non era mai stata pronunciata davanti a lui, tutt'al pi si diceva "spogliato"; ma adesso i giovani erano diversi ed egli non avrebbe pi potuto servirli in modo soddisfacente. Con serenit vespertina egli sent che il suo lavoro era finito. L'ultimo pensiero di Agathe prima della partenza fu invece: "Ulrich butterebbe davvero ogni cosa nel fuoco?"

22.
Dalla monografia di Koniatowski sul teorema di Danielli al peccato originale. Dal peccato originale al dilemma sentimentale della sorella Lo stato in cui Ulrich lasci il palazzo del conte Leinsdorf e usc nella strada era molto simile a una prosaica sensazione di appetito; egli si ferm davanti a una colonna per le affissioni e plac la sua fame di borghesia con cartelloni e manifesti. La superficie di parecchi metri era coperta di parole. "In fondo si potrebbe ammettere, - egli riflett, che proprio queste parole ripetute per tutta la citt abbiano un valore di giudizio" Gli parvero affini alle espressioni stereotipe usate dai personaggi di romanzi nei momenti importanti della vita, e lesse: "Avete mai portato un indumento cos piacevole e pratico come le calze di seta Topinam?"; "Sua Altezza si diverte"; "La notte di San Bartolomeo in una nuova elaborazione"; "Serata allegra al Cavallino Nero"; "Brio, amore e danze al Cavallino Rosso" Gli diede anche nell'occhio un manifesto politico intitolato "Macchinazioni delittuose" Ma non si riferiva all'Azione Parallela bens al prezzo del pane. Venne via e dopo pochi passi si ferm davanti alla vetrina di un libraio. "La nuova opera del grande poeta", lesse su un cartiglio posto accanto a quindici volumi uguali allineati. Nell'altro angolo della vetrina un cartiglio uguale al primo celebrava un'altra opera: "Il signore e la signora si sprofondano con lo stesso entusiasmo nella "Babele dell'Amore" di..." "Sarebbe questo il "grande" poeta?" pens Ulrich. Ricordava di aver letto un solo libro di quell'autore e di essersi detto che non occorreva leggerne un secondo: tuttavia nel frattempo l'uomo era diventato famoso. E davanti a quella mostra dell'intellettualit germanica, gli torn in mente un vecchio scherzo di quand'era soldato. "Mortadella" chiamavano i suoi commilitoni un generale impopolare, dal popolare salume italiano, e a chi chiedeva il perch rispondevano "mezzo asino, mezzo porco" Ulrich

era invogliato a portare pi avanti il paragone, ma fu interrotto da una donna che gli rivolse la parola: - Anche lei aspettava il tram? - Allora si accorse di non esser pi fermo davanti alla libreria. Senza avvedersene, nel frattempo era andato a piantarsi immobile accanto al palo d'una fermata tranviaria. La signora che lo richiam in s portava gli occhiali e il sacco da montagna; era un'astronoma che egli conosceva, assistente all'Istituto, una delle poche donne che in quella disciplina virile avessero combinato qualcosa di buono. Ulrich not che il naso e le zone sotto gli occhi nell'abituale sforzo del pensiero avevano preso l'aspetto di sottascelle di gomma; poi in basso vide una corta gonna di loden, in alto una penna di gallo su un cappello verde che si librava sul dotto volto della donna, e sorrise: - Va in montagna? - domand. La dottoressa Strastil andava per tre giorni in montagna "a scopo distensivo". - Che ne dice del lavoro di Koniatowski? - chiese a Ulrich. Ulrich non ne diceva niente. - Kneppler si arrabbier, - opin la scienziata. - Ma la critica di Koniatowski alla deduzione di Kneppler della teoria di Danielli interessante: non le pare? Quella deduzione la ritiene possibile? Ulrich alz le spalle. Egli era di quei matematici chiamati logicisti che non trovavano mai nulla di giusto e costituivano una nuova dottrina fondamentale. Ma egli non riteneva del tutto giusta neanche la logica dei logicisti. Se avesse continuato a lavorare sarebbe ritornato ad Aristotele; su questo aveva le sue opinioni. - Per me tuttavia la deduzione di Kneppler non mancata, soltanto sbagliata, - dichiar la dottoressa Strastil. Avrebbe anche potuto affermare che riteneva mancata la deduzione ma tuttavia nelle grandi linee non sbagliata; ella sapeva ci che intendeva dire ma nella lingua usuale in cui le parole non sono definite nessuno pu esprimersi univocamente; sotto il suo cappello sportivo, mentre lei si serviva di quel linguaggio di vacanze, s'intravedeva l'espressione di timoroso orgoglio che il mondo laico sensuale deve suscitare in un frate quand'egli incautamente lo accosta. Ulrich prese il tram con la signorina Strastil, non sapeva perch. Forse perch la critica di Koniatowski al teorema di Kneppler le pareva cos importante. Forse voleva parlarle di letteratura, di cui ella non capiva niente. - Che cosa far in montagna? - le chiese. Voleva andare sul Hochschwab. - Trover ancora molta neve. Con gli sci non si pu pi salire e senza sci non ancora, - la consigli Ulrich che conosceva la montagna. - Allora rester pi in basso, disse la signorina. - Gi un'altra volta rimasi tre giorni nelle baite della Frsenalm, che sono a met costa. Voglio soltanto godermi un po' di natura! La faccia che faceva l'egregia astronoma pronunziando la parola natura punse Ulrich a chiederle che scopo aveva quel desiderio di natura. La dottoressa Strastil era profondamente indignata. Poteva stare tre giorni coricata sul prato senza muoversi: come una rupe! proclam. - Forse, perch una scienziata! osserv Ulrich. - Un contadino si annoierebbe! Questo la dottoressa Strastil non lo capiva. Parl delle migliaia di persone che ogni domenica vanno in cerca della natura, a piedi, in barca, sulle ruote. Ulrich parl dei contadini che fuggono dalla campagna, attirati in citt. La signorina Strastil mise in dubbio che egli fosse capace di sentimenti abbastanza elementari. Ulrich dichiar che la comodit era elementare quanto il cibo e l'amore, non cos lo star sdraiati su un prato. - Il sentimento naturale che si suppone provochi tale impulso invece un rousseauismo moderno, un atteggiamento sentimentale e complicato. Sentiva di non pesar le parole, ma non gliene importava nulla, continuava soltanto perch non era ancora quello che egli voleva cavarsi di dentro. La signorina Strastil gli lanci un'occhiata sospettosa. Non era in grado di capirlo; la sua esperienza nell'investigazione dei concetti puri non le serviva a niente, ella non poteva n congiungere n disgiungere le idee con le quali egli pareva soltanto baloccarsi lestamente; immaginava che egli chiacchierasse senza riflettere. Ascoltare quei discorsi con il cappello

tirolese in capo era la sua unica consolazione e le faceva meglio pregustare le gioie della solitudine a cui andava incontro. In quell'istante Ulrich pos lo sguardo sul giornale di un vicino e lesse su un annunzio pubblicitario, in caratteri cubitali: "Il secolo pone dei problemi, il secolo li risolve" Poteva essere la reclame di un cuscinetto ortopedico per piedi difettosi o l'annunzio di una conferenza, oggid son cose impossibili a distinguersi, ma i suoi pensieri infilarono subito la via ch'egli cercava. La sua compagna si sforzava di essere obiettiva e confess titubante: - Purtroppo m'intendo poco di letteratura, non si ha mai tempo, noialtri. Forse non conosco neppure quello che doveroso conoscere. Ma X, ad esempio, - e nomin un autore assai letto, - mi ha donato moltissimo. Quando un poeta sa farci sentire cos vivi, davvero una cosa grande, mi pare! Ulrich per, stimando di aver gi goduto abbastanza quel connubio di una straordinaria intelligenza scientifica con una notevole idiozia spirituale, si alz lietamente, rivolse alla collega un complimento smaccato e scese a precipizio con la scusa di aver gi oltrepassato la propria fermata. Era gi nella strada e salutava un'ultima volta quando la signorina Strastil si ricord di aver udito criticare i lavori pi recenti di Ulrich e si sent rimescolare da un'onda di commozione dovuta a quel galante congedo; il che, dati i princip dell'ottima signorina, non poteva farglielo riguardare di buon occhio. Adesso per Ulrich sapeva, sebbene non ancora interamente, perch i suoi pensieri ruotavano intorno alla letteratura e che cosa cercavano col, dall'interrotto parallelo con "Mortadella" all'involontaria istigazione a confessioni letterarie della buona Strastil. Infine la letteratura non lo riguardava pi, da quando a vent'anni aveva scritto gli ultimi versi; prima per per un certo periodo aveva avuto l'abitudine abbastanza regolare di una segreta attivit letteraria e non vi aveva rinunziato perch era diventato adulto o perch si fosse accorto di aver troppo poco ingegno, ma per motivi che sotto le impressioni presenti si sarebbero potuti definire con una parola significante uno sbocco nel vuoto dopo molti sforzi. Ulrich infatti era di quei bibliofili che non vogliono pi leggere perch leggere e scrivere rappresenta per loro una mostruosit. "Se la buona Strastil vuole che la "facciano sentire", - egli pens, (ed ha ragione! Se l'avessi contraddetta mi avrebbe tirato fuori la musica come prova definitiva!) - e, come spesso accade, in parte dava al suo pensiero forma parlata, in parte il ragionamento agiva sulla coscienza come un intervento senza parole: - che dunque la ragionevole dottoressa Strastil voglia "sentire" precisamente ci che esigono tutti gli altri, cio che l'arte li scuota, commuova, diverta, sorprenda, che li porti ad annusare sublimi pensieri, in una parola che li faccia sentire "vivi" e li persuada di essere per s e per gli altri una straordinaria "vicenda"" Ulrich d'altronde non intendeva condannarli. Ebbe un altro pensiero accessorio, che finiva in un misto di leggera commozione e di riluttante ironia. "Il sentimento abbastanza raro. Non lasciare che una certa temperatura del sentimento si raffreddi significa probabilmente conservare il calore d'incubatrice dove si cova ogni crescita spirituale. E se una persona viene innalzata momentaneamente dal suo viluppo di intenzioni intelligenti che la irretiscono con innumerevoli oggetti estranei a una condizione senza scopo, per esempio se ascolta una musica, si trova quasi nella condizione di vita d'un fiore sul quale cadono il sole e la pioggia". Ulrich voleva ammettere che un'eternit pi eterna di quella che era lo spirito umano nella sua attivit sta nelle sue pause e nei suoi riposi; ma aveva pensato ora "sentimenti" e ora "esperienza, vicenda" e questo portava con s una contraddizione. Infatti c'erano pure le esperienze della volont! C'erano le esperienze culminanti! Forse per si poteva ammettere che ognuna di esse, quando raggiunge la sua suprema irradiante amarezza, non pi altro che sentimento; ma allora non sarebbe ancor pi grave la contraddizione, che lo stato del "sentire" nella sua piena purezza sia un "riposo", una caduta dell'attivit? Oppure questa contraddizione non sussiste? C' una strana correlazione, per cui la massima attivit sarebbe immobile al centro? Qui per diveniva evidente che quella serie di idee era un pensiero indesiderato piuttosto che un pensiero accessorio, infatti Ulrich con improvvisa resistenza contro la piega sentimentale che le sue considerazioni andavan prendendo le respinse risolutamente.

Non aveva alcuna intenzione di meditare su certe condizioni particolari n, ragionando sui sentimenti, cadere lui stesso nel sentimento. Tosto gli balen alla mente che l'oggetto delle sue riflessioni si poteva assai meglio e senza ambagi definire inutile attualit o eterna istantaneit della letteratura. Forse che essa ha un risultato? O un gran giro vizioso da vicenda a vicenda e torna a congiungersi con se stessa, oppure un insieme di stati di eccitazione da cui non deriva nulla di preciso. "Ciascuno, senza volerlo, egli pens, - prova molto pi sovente e pi fortemente l'impressione della profondit davanti a una pozzanghera che davanti all'oceano, per il semplice motivo che si ha pi occasione di incontrare pozzanghere che oceani" Lo stesso, gli sembrava, succedeva anche col sentimento, e perci appunto i sentimenti comuni passano per i pi profondi. Poich l'anteporre il sentire al sentimento, come fanno tutti i sentimentali, equivale - esattamente come il desiderio di "far sentire" e di "esser fatti sentire" che il compendio di tutte le istituzioni tributarie del sentimento - ad avvilire il grado e la natura dei sentimenti di fronte al loro momento come a una condizione personale, e porta poi a quell'aridit, a quell'arresto di sviluppo, a quell'assoluta irrilevanza di cui non mancano esempi comuni. "Certo un criterio di questo genere, pens Ulrich complementarmente, - deve ripugnare a tutti coloro che si trovano bene nei loro sentimenti come il gallo nelle sue piume, e magari sono ancor fieri che con ogni "personalit" l'eternit ricominci da capo!" Aveva davanti la chiara immagine di una mostruosa demenza, commisurata addirittura a tutta l'umanit, ma non poteva esprimerla in modo soddisfacente, perch le correlazioni erano troppo vaste e complesse. Cos riflettendo, guardava i tram che passavano e ne aspettava uno che lo riportasse verso il centro. Vedeva la gente scendere e salire e il suo occhio non privo di esperienza tecnica si baloccava distratto con quegli elementi concatenati: fusione e fucinatura, lamine e chiavarde, calcolo e fabbricazione, evoluzione storica e stato presente, da cui era risultata l'invenzione di quelle baracche rotolanti di cui la gente si serviva. "Alla fine una rappresentanza dell'amministrazione tranviaria si presenta in fabbrica e decide sul rivestimento di legno, la vernice, l'imbottitura, l'applicazione di braccioli e maniglie, di portacenere e via discorrendo, - egli seguit a pensare, - e proprio queste piccolezze e il colore verde o rosso del carrozzone e la facilit con cui riescono a salire sul predellino sono per migliaia e migliaia di persone le sole cose che contano, tutto ci che rimane e che sentono dell'ingegno che quelle cose ha creato. Questo gli foggia il carattere, gli d sveltezza e comodit, gli fa sentire familiari i tram rossi e estranei quelli azzurri e forma quell'inconfondibile odore di piccoli fatti che i secoli portano sui loro vestiti" Non si poteva quindi negare, e a un tratto si riconnetteva col resto, il ragionamento principale di Ulrich, che in gran parte anche la vita sbocca in attualit insignificanti oppure, volendo usare un'espressione tecnica, che il suo coefficiente di successo molto basso. E improvvisamente, mentre sentiva se stesso arrampicarsi con slancio sulla vettura, pens: "Devo inculcare ad Agathe che la morale : coordinare ogni stato momentaneo della nostra vita in modo da farne uno stato duraturo!" Quella frase gli era balenata di colpo alla mente a guisa di definizione. Idee non del tutto sviluppate e articolate avevano per preceduto questo pensiero rifinito e forbitissimo, e lo seguirono integrandone l'intendimento. Ci significa imporre al sentire, occupazione di per s innocua, un impegno, un'impostazione di problemi, un severo ordinamento gerarchico: i sentimenti devono servire oppure appartenere a uno stato non ancora descritto, che giunge fino agli estremi ed grande come un oceano senza rive. Dobbiamo dire che un'idea, oppure una nostalgia, un desiderio? Ulrich non pot andar oltre, perch nel momento in cui nella mente gli era passato il nome della sorella l'ombra di lei aveva oscurato i suoi pensieri. Come sempre quando la ricordava gli sembrava di aver mostrato nel periodo trascorso in sua compagnia una disposizione di spirito inconsueta. Sapeva anche di desiderare fervidamente il ritorno a quella disposizione. Ma lo stesso ricordo lo copriva di vergogna per essersi comportato da presuntuoso, buffone e ubriaco, non meglio di un uomo che nell'ebbrezza si butta ai piedi di gente che il giorno dopo non oser guardare in faccia. Di fronte ai rapporti spirituali tra

fratello e sorella, misurati e repressi, tutto ci era immensamente esagerato e se non giudicarlo del tutto infondato bisognava per considerarlo soltanto come la contropartita di sentimenti che non avevano ancora figura. Egli sapeva che Agathe sarebbe arrivata fra pochi giorni, e non l'aveva intralciata in nulla. Aveva ella fatto qualcosa di male? Si poteva supporre che, calmandosi il suo capriccio, ella avesse rinunziato a tutto. Ma un intuito molto vivo gli diceva che Agathe non aveva receduto dai suoi propositi. Sarebbe stato meglio chiederle. Sent di nuovo il dovere di scriverle per metterla in guardia. Ma invece di tradurre in atto tale intenzione cerc d'immaginare che cosa potesse avere indotto Agathe a quello strano comportamento; lo vedeva come un gesto straordinariamente impetuoso, col quale ella gli donava la propria fiducia e si poneva in sua mano. "Ha poco senso della realt, - egli pens, - ma un modo meraviglioso di fare ci che vuole. Sconsiderata, si potrebbe dire; ma perci anche accesa. Quando in collera vede il mondo scarlatto!" Sorrise affettuosamente e guard i passeggeri che aveva d'attorno. Cattivi pensieri ciascuno di loro ne aveva, questo era certo, e ciascuno li reprimeva, e nessuno se la prendeva troppo a male; ma nessuno aveva quei pensieri al di fuori di s, in una persona che donava loro la magica inaccessibilit di una vicenda sognata. Poich Ulrich non aveva terminato la lettera si rese conto per la prima volta che non aveva pi scelta, e si trovava gi nella condizione che lo rendeva perplesso. Secondo le sue leggi - si permetteva l'orgogliosa ambiguit di chiamarle sacre l'errore di Agathe non poteva provocare rimorso, ma soltanto esser riparato da avvenimenti che ne conseguissero, il che corrispondeva poi al senso originale del rimorso che uno stato di ardore e di purificazione, non di mortificazione. Risarcire del danno sofferto l'incomodo marito di Agathe sarebbe stato nient'altro che riprendersi indietro il danno; cio quella doppia e paralizzante negazione di cui costituito il cosiddetto buon comportamento, internamente si riduce a zero. Per riportare Hagauer al pareggio per, per sollevarlo cos come un peso, bisognava avere per lui un affetto profondo, e a questo non si poteva pensare senza spavento. Cos, secondo la logica alla quale Ulrich cercava di adattarsi, si poteva soltanto riparare non al danno ma a qualcos'altro, e questa cosa - Ulrich non aveva su ci ombra di dubbio - era la vita sua e della sorella. "Con una certa protervia, - egli pens, - ci equivale a dire: Saulo non ha riparato a tutte le conseguenze dei suoi peccati trascorsi, ma diventato Paolo!" Contro questa logica bizzarra per il sentimento e la convinzione ribatterono come al solito che sarebbe stato pi onesto e non avrebbe pregiudicato i voli futuri saldare innanzi tutto i conti al cognato e pensare dopo alla vita nuova. Quell'etica che tanto lo allettava non era fatta per mettere a posto le questioni finanziarie e i contrasti che ne seguivano. Al confine tra quell'altra vita e la vita d'ogni giorno dovevano sorgere perci casi irrisolvibili e contraddittori che forse era meglio non lasciar diventare dei casi-limite, ma piuttosto toglier di mezzo coi metodi abituali e spassionati dell'onest. Ma viceversa ecco che Ulrich sentiva pure che non ci si pu attenere ai soliti termini della bont se ci si vuole avventurare nella cerchia della bont assoluta. Il compito impostogli di fare un passo verso il nuovo non si poteva alleggerire in alcun modo. L'ultima trincea che ancora lo difendeva era presidiata dalla sua violenta avversione per il fatto che concetti come Io, Sentimento, Bont, altra Bont, Male, di cui egli aveva fatto largo uso, erano cos personali e nello stesso tempo cos alto-miranti e rarefatti come proprio delle considerazioni di gente molto pi giovane. Gli succedeva quel che succeder di certo ad alcuni di quelli che seguono la sua storia: traeva fuori rabbioso singole parole e si domandava, ad esempio: "Produzione e risultato di un sentimento? che concetto meccanico, razionale, ignaro dell'uomo! La morale il problema di uno stato duraturo a cui si subordinano tutti gli altri stati e nient'altro? che cosa disumana!" A guardarlo con gli occhi di una persona ragionevole tutto appariva mostruosamente rovesciato. "L'essenza della morale oggi si fonda esclusivamente sul presupposto che i sentimenti importanti rimangono sempre gli stessi, pens Ulrich, - e tutto ci che il singolo individuo ha da fare di agire in accordo con essi!" Ma proprio in quel momento, i limiti del campo mobile che lo circondava si fermarono in un punto dove il suo occhio, vedendo dall'interno del veicolo moderno e senza volerlo facendo ancor parte di esso, cadde su una colonna di pietra che dai tempi del barocco s'ergeva sull'orlo della strada, cosicch la comodit

tecnica inconsciamente accettata della creazione razionale si trov improvvisamente in contrasto con l'irrompente passionalit del gesto antico che non era dissimile da una colica pietrificata. L'effetto di quella collisione ottica era una conferma straordinariamente violenta dei pensieri ai quali Ulrich aveva finora tentato di sottrarsi. Avrebbe mai potuto la scapestrataggine della vita rivelarsi pi evidente che in quello spettacolo casuale? Troppo dotato di gusto per prendere partito per l'allora o per l'oggi, come d'uso in tali contrapposizioni, il suo spirito non esit un momento a sentirsi abbandonato tanto dal nuovo quanto dall'antico tempo, e vi scorse soltanto la grande presentazione di un problema che in fondo bene un problema morale. Non poteva dubitare che la transitoriet di ci che si considera stile, civilt, tendenza del secolo o sentimento della vita e come tale si ammira, soltanto un'infermit morale. Perch nel gran metro dei tempi non significa altro se non ci che sarebbe, nel metro pi piccolo della propria vita, lo sviluppare la propria capacit in una direzione sola e disperdersi in esagerazioni inconcludenti, non trovar mai la misura della propria volont, non coltivarsi fino a una formazione compiuta e in balia di passioni incoerenti fare un po' questo un po' quello. Perci anche quello che suol chiamarsi mutamento o addirittura progresso dei tempi gli sembrava soltanto una parola per esprimere che nessun tentativo giunge fin l dove tutti debbano unirsi, sulla via verso una convinzione che abbraccia tutto, e solo cos alla possibilit di evoluzione costante, di godimento durevole e di quella solennit della grande bellezza, di cui oggi cade tutt'al pi qualche volta l'ombra sulla nostra vita. Naturalmente pareva a Ulrich una mostruosa protervia presumere che tutto dovesse esser stato nulla. Eppure era cos. Smisurato come essere, caos come senso. Per lo meno, secondo i risultati a cui egli era giunto, nulla pi di ci da cui s' formata l'anima del presente, dunque abbastanza poco. Mentre Ulrich faceva queste riflessioni, si abbandon per a questo "poco" con tale piacere come se fosse l'ultimo posto che le sue intenzioni gli concedevano alla tavola della vita. Era sceso dal tram e aveva preso una via che lo riportasse rapidamente al centro della citt. Gli sembrava di uscire da una cantina. Le strade squittivano di piacere ed erano prematuramente piene di calore come per una giornata estiva. Il dolce gusto velenoso di parlare con se stesso gli dilegu dalla bocca; tutto era comunicativo ed esposto al sole. Ulrich si fermava davanti a quasi tutte le vetrine. Quelle bottigliette di tanti colori, profumi suggellati e innumerevoli variet di forbicine per le unghie; che somma di genio era contenuta anche soltanto in una bottega di parrucchiere! Un negozio di guanti: quali concatenazioni e invenzioni, prima che una pelle di capra venga tesa sulla mano di una signora e la spoglia di un animale sia divenuta assai pi nobile che l'animale vivo! Egli ammirava quell'infinit di ovvii, graziosi strumenti del benessere come se li vedesse per la prima volta. Che bellezza quel prodigioso accordo della vita associata! Sparita senza lasciar traccia la crosta di terra della vita, le strade non lastricate della passione e persino... s, l'incivilt dell'anima! Agile e chiara l'attenzione si posava su un giardino di frutti, stoffe, pietre preziose, forme e allettamenti, che occhieggiavano suasivi e penetranti in tutte le gradazioni di colori. A quel tempo piacevano le carnagioni bianchissime e occorreva proteggerle dal sole, sicch qualche ombrellino variopinto ondeggiava gi sulla folla stendendo seriche ombre su pallidi visi di donna. Lo sguardo di Ulrich colse con delizia passando davanti a una mescita l'oro opaco di bicchieri di birra posti su tovaglie tanto candide che all'orlo dell'ombra parevano formare chiazze azzurrine. Poi incontr una vettura comoda e pesante, tutta rosso cupo e violetto all'interno; doveva essere la carrozza dell'arcivescovo, perch aveva un aspetto molto prelatizio e due poliziotti si misero sull'attenti e salutarono il vicario di Cristo senza pensare ai loro predecessori che avevano ficcato a quello stesso Cristo una lancia nel costato. Con tale fervore Ulrich si era abbandonato a quelle impressioni, da lui definite poc'anzi "l'inutile attualit della vita", che a poco a poco l'appagamento lo riport all'opposizione di prima. Adesso egli sapeva esattamente quale era il punto debole delle sue riflessioni. "Che senso ha, - egli si chiese, davanti a questa autocrazia andare ancora a cercare un risultato che stia al di sopra, al di sotto, al di l? Sarebbe una filosofia, quella? Una convinzione che tutto comprende, una legge? Oppure il dito di Dio?

O in suo luogo l'ipotesi che alla morale sia mancata finora una mentalit induttiva, che esser buoni sia molto pi difficile di quanto s' creduto e che esiga una collaborazione altrettanto infinita quanto quella che occorre in tutti i campi della ricerca? Io sostengo che la morale non esiste perch non la si pu dedurre da qualcosa di stabile, ma che vi sono soltanto delle regole per l'inutile conservazione di condizioni transitorie; e sostengo che non vi profonda felicit senza morale profonda; ma mi sembra per uno stato innaturale e sbiadito questo star qui a meditarci su, e poi non affatto quel che voglio!" Molto pi semplicemente in verit avrebbe potuto chiedersi: "Che impegno mi sono addossato?" e infatti cos fece. La domanda per toccava pi la sua sensibilit che il suo pensiero, anzi interruppe quest'ultimo e aveva gi tolto a Ulrich, pezzo per pezzo, la voglia sempre desta di far piani strategici, prima che egli la afferrasse. Al principio era stata come una nota cupa che gli risonava all'orecchio, poi il suono era dentro di lui, solo un'ottava pi in basso di tutto il resto, e alla fine Ulrich fu tutt'uno con la sua domanda e apparve a se stesso come un suono stranamente profondo nel mondo limpido e duro, che era circondato da un largo intervallo. Che impegno dunque aveva preso su di s con solenne promessa? Si concentr nello sforzo. Sapeva di non aver usato per scherzo, anche se soltanto come allegoria, l'espressione "il Regno Millenario" Prender sul serio quella promessa equivaleva al desiderio di vivere, con l'aiuto di un amore reciproco, in una condizione terrena cos elevata che si pu soltanto pi sentire e fare ci che innalza e conserva tale condizione. Che una simile condizione umana potesse esistere almeno per accenni era stato per lui sempre una certezza da quando aveva l'uso della ragione. Era incominciato come "storia con la moglie del maggiore" e le esperienze successive non erano grandi, per sempre le stesse. Ricapitolando, dunque, si poteva concludere approssimativamente che Ulrich credeva alla "caduta nel peccato" al "peccato originale" Cio, egli avrebbe addirittura potuto ammettere che c' stato, una certa volta, un cambiamento radicale nel comportamento umano, all'incirca come quando un innamorato ritorna in s: egli vede di colpo tutta la verit, ma qualcosa di molto pi grande s' lacerato, e la verit soltanto come un pezzo rimasto in pi che s' ricucito al resto. Forse era stato per davvero il frutto della conoscenza che aveva cagionato quel mutamento nello spirito e cacciato via il genere umano da una condizione originaria alla quale solo dopo esser diventato saggio attraverso il peccato e le infinite esperienze avrebbe potuto ritornare. Ma Ulrich non credeva a simili storie cos come vengono tramandate, bens come le aveva scoperte lui: ci credeva come un calcolatore che ha spiegato davanti a s il sistema dei propri sentimenti e dal fatto che nessuno di essi si pu giustificare deduce la necessit di adottare una ipotesi la cui natura si possa riconoscere per intuizione. Non era cosa da poco! Sovente egli aveva pensato qualcosa di simile, ma non era mai stato in condizione di dover decidere entro pochi giorni se doveva essere una cosa di seriet vitale. Si sent leggermente madido di sudore sotto il cappello e il colletto, e la vicinanza delle persone che gli si affollavano intorno lo agit. Ci che egli pensava significava il taglio di quasi tutte le relazioni vive. Oggi infatti si vive divisi, e con parti intrecciate ad altre persone; ci che si sogna connesso col sognare e con quello che sognano gli altri; le nostre azioni sono interdipendenti ma ancor pi dipendenti dalle azioni degli altri; e ci di cui siamo convinti in correlazione con altre convinzioni che noi solo in minima parte condividiamo: voler agire nella propria piena realt dunque una pretesa sommamente irreale. E lui appunto in tutta la sua vita era sempre stato persuaso che bisogna dividere le proprie opinioni, che bisogna avere il coraggio di vivere in mezzo alle contraddizioni morali, perch solo cos si raggiunge il massimo rendimento. Era almeno convinto di quel che pensava sulla possibilit e sul significato di un altro modo di vivere? Per nulla affatto! Tuttavia non poteva impedire che il suo sentimento vi si indugiasse come davanti ai segni inconfondibili di un fatto che aveva atteso per anni. Ora doveva pur chiedersi con quale diritto pretendeva, come un innamorato di se stesso, di non far pi nulla che all'anima fosse indifferente. Ci ripugna al carattere della vita attiva, che oggi ciascuno reca in s, e anche se in tempi di religiosit profonda una tale tendenza si pu sviluppare, ha sempre finito per svanire come l'alba davanti al sole che diventa pi forte. Ulrich si sentiva addosso un

profumo di solitudine e di dolcezza, che ripugnava sempre pi al suo gusto. Perci si sforz di limitare, appena gli fu possibile, i suoi pensieri intemperanti e deplor, sebbene non tanto sinceramente, che la strana promessa fatta alla sorella di un Regno Millenario, a considerarla con ragionevolezza, non era altro che una specie di opera benefica; la convivenza con Agathe doveva insomma esigere da lui uno sforzo di tenerezza e d'altruismo che finora era troppo mancato. Ricord, come si ricorda una nube straordinariamente diafana passata nel cielo, certi momenti trascorsi insieme che erano gi stati cos. "Forse il contenuto del Regno Millenario altro non che l'ingrossare di quella forza, che in principio si mostra soltanto a due, fino a divenire la tumultuante comunit di tutti?" riflett un poco turbato. Cerc di nuovo consiglio nella sua "storia con la moglie del maggiore": lasciando da parte le chimere dell'amore, poich erano state nella loro immaturit la cagione dell'errore, concentr tutta la sua attenzione sui sentimenti delicati di bont e di adorazione di cui era stato capace allora nella sua solitudine, e gli parve che sentire affetto o confidenza, oppure vivere per un altro doveva essere una felicit commovente fino alle lacrime, una cosa bella come l'infocato tramontare del giorno nella pace della sera e anche altrettanto lacrimevolmente povera di piacere e spiritualmente silenziosa. Giacch nel frattempo anche il suo proposito gli apparve ridicolo, un po' come la risoluzione di due vecchi scapoli di far vita comune, e quei sussulti della fantasia gli fecero sentire come il concetto del provvido amore fraterno era poco atto a soddisfarlo. Con relativo distacco egli si confess che al rapporto fra lui e Agathe era mescolata fin dall'inizio una buona dose di asocialit. Non soltanto la faccenda di Hagauer e del testamento, ma anche tutta la gamma dei sentimenti rivelava qualcosa di violento e senza dubbio in quella fratellanza c'era tanto amore quanta ostilit per il resto del mondo. "No! - pens Ulrich. - Voler vivere per un altro non che il fallimento dell'egoismo, che apre l accanto un negozio nuovo insieme con un socio!" In verit la sua tensione interna nonostante quell'idea cos brillantemente sfaccettata aveva gi oltrepassato il punto culminante fin dal momento in cui egli si era sentito tentato di racchiudere in una lampadetta terrena la luce vaga che aveva dentro; e quando fu chiaro che era stato un errore, mancava gi al suo pensiero l'intenzione di cercare uno scioglimento ed egli si lasci di buon grado sviare. Poco distante, due uomini erano andati a sbattere l'uno contro l'altro e si coprivano d'improperi come se stessero per venire alle mani; egli assist all'incidente con rinnovata attenzione, e appena rivolto altrove il suo sguardo incontr quello di una donna che era come un fiore polposo oscillante sullo stelo. In quell'umore gradevole che fatto per met di attenzione desta e per met di sentimento, egli si rese conto che all'esigenza ideale di amare il proprio prossimo la gente reale obbedisce in due tempi, di cui il primo consiste nel non poter soffrire i propri simili, mentre il secondo compensa il primo con l'annodare legami erotici con quelli dell'altro sesso. Senza riflettere ritorn tosto sui suoi passi per seguire la donna, fu un moto solamente meccanico, conseguente all'incontro dei loro sguardi. Egli vedeva la figura di lei sotto le vesti come un gran pesce bianco che vicino alla superficie dell'acqua. Gli sarebbe piaciuto fiocinarlo virilmente e vederlo dibattersi, e v'era in quel desiderio tanta ripulsione quanta attrazione. Segni quasi impercettibili gli dicevano che la donna s'accorgeva di esser seguita o lo accettava. Cerc di capire a quale classe sociale ella appartenesse e decise per l'alta borghesia, dov' difficile definire l'esatta posizione. "Famiglia di commercianti? Di funzionari?" si domand. Ma immagini diverse si presentarono, fra cui anche quella di una farmacia; egli sentiva l'odore acuto e dolciastro addosso al marito che ritorna alla sera; l'atmosfera compatta della casa che non rivela pi gli spasimi da cui stata scossa poco prima sotto la lanterna cieca di un ladro. Senza dubbio ci era orribile ma aveva un fascino perverso. E mentre Ulrich continuava a seguire la donna e in verit temeva che si sarebbe fermata davanti a una vetrina costringendolo a passare oltre stupidamente oppure a rivolgerle la parola, qualcosa in lui era ancor sempre sveglio, limpido e non sviato dall'incontro. "Che cosa vorr da me Agathe, in fondo?" egli si domand per la prima volta. Non lo sapeva. Poteva supporre che fosse simile a ci che egli voleva da lei, ma non avrebbe potuto addurre che motivi sentimentali. Non era strano che tutto fosse

accaduto in modo cos rapido e imprevisto? Tranne qualche ricordo infantile non aveva saputo niente di lei e le poche notizie apprese, per esempio il legame con Hagauer, che durava gi da qualche anno, gli erano piuttosto dispiaciute. Anche ora ricordava la strana esitazione, la riluttanza quasi, con cui arrivato da Vienna s'era avvicinato alla casa paterna. E d'improvviso s'annid in lui l'idea: "Il mio sentimento per Agathe pura immaginazione!" "In un uomo che sempre ha volont diverse da chi sta intorno, - egli pens di nuovo seriamente, - in un uomo cos fatto, che sente sempre l'avversione e non arriva mai fino all'attrazione facile che la tiepida bont e la tradizionale benevolenza dell'umanit si scompongano e diventino fredda durezza sulla quale fluttua una nebbia di amore impersonale" Una volta egli l'aveva chiamato amore serafico. Pens che si sarebbe anche potuto dire: amore senza ricambio, o anche: amore senza sessualit. Gi oggigiorno si ama soltanto coi sensi. Tra uguali non ci si pu soffrire, e nell'incrocio sessuale ci si ama con rivolta sempre maggiore contro l'eccessiva stima che si fa di tale coazione. L'amore serafico invece libero dall'uno e dall'altro. l'amore sciolto dalle controcorrenti delle avversioni sociali e sessuali. Lo si potrebbe davvero chiamare - questo sentimento che in ogni luogo s'accompagna con la crudelt della vita odierna - l'amore sororale di un secolo che non ha posto per l'amore fraterno; cos egli pens con un sussulto d'indignazione. Ma pur pensando cos, sognava intanto e frattanto di una donna che non si pu in alcun modo raggiungere. Ella gli aleggiava dinanzi come gli ultimi giorni d'autunno in montagna, quando l'aria come dissanguata e morente, ma i colori invece bruciano in un'estrema passione. Egli vedeva gli azzurri sguardi lontani, senza fine nelle loro preziose enigmatiche gradazioni. Aveva dimenticato la donna viva e vera che gli camminava davanti, era lontano dal desiderio e forse vicino all'amore. Fu distolto dallo sguardo agganciante di un'altra donna, simile a quello della prima, ma meno sfacciato e appiccicoso, anzi delicato e distinto come un pastello; e che tuttavia s'imponeva in una sola frazione di secondo; guard meglio e in uno stato di estremo esaurimento interno vide una signora molto bella, nella quale riconobbe Bonadea. La giornata stupenda l'aveva attirata fuori di casa. Ulrich guard l'orologio; passeggiava da un quarto d'ora appena e dacch aveva lasciato palazzo Leinsdorf erano passati meno di quarantacinque minuti. Bonadea disse: - Non sono libera, oggi. Ulrich pens: "Com' dunque lunga un'intera giornata, un anno; e un proponimento di vita, poi!" Incommensurabile.

23.
Bonadea ovvero la ricaduta Cos avvenne che Ulrich poco tempo dopo ricevette la visita dell'amica abbandonata. L'incontro per la strada non gli era bastato per rimproverarla di aver abusato del suo nome allo scopo d'insinuarsi nell'amicizia di Diotima; n Bonadea aveva avuto il tempo di rinfacciargli il lungo silenzio e di difendersi non soltanto dall'accusa di indiscrezione e chiamar Diotima "serpente volgare" ma anche di dimostrarlo. Perci fra lei e l'amico fuori attivit era stato combinato in fretta un incontro per le reciproche spiegazioni. Quella che comparve non era pi la Bonadea che guardandosi nello specchio con occhi socchiusi si proponeva di essere pura e nobile quanto Diotima e si attorceva i capelli per darsi un aspetto il pi greco possibile, n quell'altra che, in notti rese frenetiche da quella cura di disintossicazione, malediceva senza vergogna e con femminile esperienza il suo modello, ma era di nuovo la cara Bonadea di una volta, coi ricciolini che, secondo la moda, coprivano o scoprivano la fronte non molto intelligente, e nei cui occhi c'era qualcosa di simile all'aria che sale da un fuoco. Mentre Ulrich si accingeva a farsi spiegare

perch ella avesse parlato a sua cugina del loro segreto legame, ella si tolse con cura il cappello davanti allo specchio e quando egli cerc di sapere precisamente fino a che punto si era confidata, ella descrisse tranquilla e minuziosa come aveva raccontato a Diotima di aver ricevuto una lettera in cui Ulrich la pregava di provvedere affinch Moosbrugger non fosse dimenticato e le suggeriva di rivolgersi alla donna di cui le aveva sovente esaltato l'animo nobile. Poi si sedette sul bracciuolo della poltrona di Ulrich, gli baci la fronte e dichiar modesta che in fondo era tutto vero, salvo la lettera. Un gran calore emanava dal suo seno. - E allora perch hai chiamato serpente mia cugina? un serpente sei tu! - disse Ulrich. Bonadea stacc gli occhi da lui e li volse pensosamente al soffitto. - Ah, non lo so, - rispose. - cos carina con me. Mi dimostra tanta simpatia! - Che cosa intendi dire? - esclam Ulrich. - Ti sei messa a lavorare con lei per il Bello, il Buono e il Vero? Bonadea rispose: - Mi ha spiegato che nessuna donna pu vivere per il suo amore in modo corrispondente alle sue forze: n lei n io. E perci ognuna deve fare il suo dovere nel luogo dove l'ha posta il destino. straordinariamente per bene, continu Bonadea ancor pi pensierosa. - Mi consiglia di essere indulgente con mio marito, e sostiene che una donna superiore deve trovare una notevole felicit nel far andar bene il proprio matrimonio; secondo lei molto pi nobile che tradire il marito. E in fondo anch'io ho sempre pensato cos! Ed era verissimo; infatti Bonadea non aveva mai pensato diversamente, aveva soltanto agito diversamente e perci poteva approvare a cuore leggero. Ulrich, quando glielo disse, si attir un altro bacio, questa volta un po' pi gi della fronte. - Tu, vedi, turbi il mio equilibrio poligamo! - ella disse con un piccolo sospiro per scusare la contraddizione sorta fra il suo pensare e il suo agire. Grazie a molte domande si pot stabilire che ella aveva inteso dire "equilibrio poliglandolare", un termine fisiologico che a quei tempi era comprensibile soltanto agli iniziati, e che si potrebbe tradurre "equilibrio dei succhi", secondo la presunzione che alcune glandole immettendo i loro umori nel sangue determinino con i loro stimoli e divieti il carattere e in particolar modo il temperamento, soprattutto quella specie di temperamento che in certe circostanze signoreggiava Bonadea sino alla sofferenza. Ulrich corrug la fronte incuriosito. - Insomma una questione di glandole, - disse Bonadea. - gi abbastanza tranquillante sapere di non poterci far niente! - Sorrise tristemente all'amico perduto: - E se l'equilibrio si turba rapidamente ne conseguono quasi sempre esperienze sessuali mal riuscite! - Ma Bonadea, - esclam Ulrich meravigliato, - come parli? - Come ho imparato. Tu sei un'esperienza sessuale fallita, dice tua cugina. Ma dice anche che si possono evitare le conseguenze sconvolgenti per l'anima e per il corpo, se si tien presente che nulla di quel che facciamo una questione puramente personale. molto buona con me: secondo lei il mio peculiare difetto che in amore m'attacco troppo a un particolare invece di considerare la vita amorosa nel suo complesso. Capisci, quel che lei intende per "particolare" sarebbe ci che lei chiama anche "cruda esperienza": spesso molto interessante questo suo modo di illustrarti un fatto del genere. Una cosa per non mi va gi: lei, pur dicendo che una donna forte cerca di svolgere l'opera della sua vita nella monogamia e deve amarla come un artista, ha in riserva ben tre uomini, e con te forse quattro, mentre io per la mia felicit adesso non ne ho nemmeno uno! Lo sguardo col quale ella contempl il suo riservista disertore era caldo e titubante. Ma Ulrich finse di non accorgersene. - Parlate di me? - s'inform sospettoso. - Oh, solo qualche volta, - rispose Bonadea. - Quando tua cugina cerca un esempio oppure quando c' il tuo amico, il generale.

- Magari partecipa anche Arnheim a queste conversazioni? - Arnheim ascolta con dignit il dialogo delle nobili signore, - rise Bonadea non senza mostrare un certo talento per l'imitazione discreta, ma poi soggiunse con viso grave: - Il suo contegno con tua cugina non mi piace affatto. Di solito via, in viaggio; ma quando c' parla troppo con tutti e quando lei porta ad esempio la signora von Stern e le... - La signora von Stein, forse? - sugger Ulrich. - Naturalmente, volevo dire la Stein; Diotima la tira fuori tutti i momenti. Dunque, quando lei parla dei rapporti fra la signora von Stein e le altre, la Vul... be, come si chiama, quella che ha un nome un po' scabroso? - Vulpius. - Appunto. Vedi, l sento tante parole straniere che non ricordo pi nemmeno le pi comuni! Allora, quando paragona la von Stein con l'altra, Arnheim mi guarda continuamente come se accanto alla sua adorata io fossi tutt'al pi una come quella l che hai detto tu! A questo punto Ulrich pretese la spiegazione di tanto cambiamento. Si scopr che Bonadea, da quando vantava il titolo di confidente di Ulrich aveva anche fatto grandi progressi nella confidenza di Diotima. La fama di ninfomane, leggermente palesata da Ulrich sotto l'influsso della collera, aveva prodotto sulla cugina un effetto incalcolabile. Accolta nel suo salotto la nuova venuta come una signora che si occupava in modo imprecisato di beneficenza, ella l'aveva osservata pi volte di nascosto, e quell'intrusa dagli occhi come una molle carta asciugante che assorbivano l'immagine della sua casa non le aveva ispirato soltanto un profondo disagio ma anche tanta curiosit quanto orrore. A dire il vero quando Diotima pronunciava la parola "malattia venerea" provava dei sentimenti incerti come quando immaginava i traffici della sua nuova conoscente, e con la coscienza inquieta s'aspettava da una volta all'altra una condotta inammissibile e scandalo e vergogna. Bonadea per era riuscita a mitigare quella diffidenza con la sua tattica ambiziosa che corrispondeva al contegno irreprensibile di certi bambini maleducati posti in un ambiente che stimola il loro spirito d'emulazione. Ella giunse perfino a dimenticare la sua gelosia per Diotima, e questa not con stupore che la sua inquietante protetta era attratta quanto lei dai nobili ideali. A quel tempo infatti la "sorella traviata" come ormai si chiamava, era gi diventata una protetta, e tosto Diotima le dedic un attivo interesse perch dalla propria condizione si sentiva portata a vedere nel vergognoso segreto della ninfomania una versione femminile della spada di Damocle e sosteneva che poteva anche pendere da un filo sottilissimo sul capo di una Genoveffa. - Lo so, bimba mia, - ella diceva in tono didattico e consolatore alla sua quasi coetanea, - nulla di pi tragico che abbracciare un uomo di cui non si intimamente persuase! - e la baciava sulla bocca impura con uno sforzo di coraggio che sarebbe bastato a farle premer le labbra sui baffi insanguinati di un leone. La posizione in cui Diotima si trovava allora era quella fra Arnheim e Tuzzi; posizione orizzontale, si poteva dire figuratamente, sulla quale l'uno poneva troppo peso e l'altro troppo poco. Ulrich stesso al suo ritorno aveva ancor trovato la cugina con la testa fasciata e i panni caldi; ma le sofferenze femminili, nella cui violenza ella indovinava la protesta del corpo contro le istruzioni contraddittorie che esso riceveva dall'anima, avevano ridestata in Diotima anche quella nobile risolutezza che le era propria quando non voleva essere simile a ogni altra donna. Da principio, s'intende, era dubbio se quel compito dovesse essere intrapreso dal corpo o dall'anima, oppure meglio risolto da un cambiamento di contegno verso Arnheim o verso Tuzzi; ma l'andazzo del mondo le venne in aiuto, giacch mentre l'anima e i suoi enigmi amorosi le sfuggivano come un pesce che si vuol tenere nella mano nuda, la cercatrice sofferente trov con meraviglia abbondanza di consigli nei libri riflettenti lo spirito del tempo, quando risolse per la prima volta di agguantare il proprio destino all'altra estremit fisica, che era rappresentata dal marito. Ella non sapeva che il tempo nostro, avendo probabilmente smarrito il concetto della passione amorosa perch un concetto piuttosto religioso che sessuale, sdegna come

cosa puerile l'occuparsi ancora dell'amore, e in compenso volge i suoi sforzi al matrimonio, i cui naturali processi investiga in tutte le variet con nuova attenzione. Gi allora erano usciti molti di quei libri che con la pura mentalit di un maestro di ginnastica parlano di "conversione della vita sessuale" e vogliono aiutare la gente ad essere sposata e tuttavia contenta. In quei libri l'uomo e la donna non erano pi chiamati altrimenti che "i portatori di ghiandole riproduttrici maschili o femminili" o anche "i partner sessuali" e la noia fra i due, che doveva essere scacciata grazie a ogni sorta di accorgimenti fisico-spirituali aveva il nome di "problema sessuale" Quando Diotima fece conoscenza con questa letteratura corrug la fronte, ma poi la spian; era un colpo al suo orgoglio che le fosse sfuggito fino allora un nuovo grande movimento dello spirito moderno, e alla fine, ammaliata, non si poteva capacitare di aver saputo additare al mondo una meta (sebbene non fosse ancora ben stabilito quale) ma di non esser mai giunta alla scoperta che anche le deprimenti spiacevolezze del matrimonio si potevano trattare con spirito superiore. Tale possibilit s'accordava bene con le sue inclinazioni e le aperse di colpo l'animo alla speranza di poter trattare come un'arte e una scienza i suoi rapporti col coniuge, che finora non eran stati per lei altro che sofferenza. - Perch andare a cercar lontano, quando il bene cos vicino, comment con enfasi Bonadea, sempre incline ai luoghi comuni e alle citazioni. Era accaduto infatti che la protettrice Diotima aveva fatto di lei la propria allieva e discepola in tali questioni. Applicava cos il principio pedagogico "imparare insegnando" e da un lato ci aiut Diotima a trarre fuori dalle impressioni ancora parecchio disordinate e a lei stessa poco chiare delle sue nuove letture qualcosa di cui era incrollabilmente persuasa - guidata dall'intuizione che si fa centro quando si divaga, dall'altro lato anche Bonadea ne ebbe un vantaggio che le permise la reazione senza la quale l'allievo rimane infruttuoso anche per il migliore dei maestri: la sua vasta sapienza pratica, anche se ella la dissimulava con discrezione, era per la teorica Diotima una fonte d'esperienza timorosamente osservata, da quando la moglie del capodivisione Tuzzi si era accinta a rettificare, libri alla mano, l'andamento della propria vita coniugale. - Vedi, io son certo molto meno intelligente che tua cugina, - dichiar Bonadea, - ma spesso nei suoi libri ci son cose di cui io stessa non avevo idea, e allora lei si perde d'animo e dice scorata: "Questo non si pu risolvere cos, senza saperne nulla, su un letto matrimoniale; purtroppo ci vuole una gran pratica, una vasta esperienza sessuale acquistata su materiale vivo!" - Ma, per l'amor del cielo, esclam Ulrich gi sopraffatto dal riso all'idea della sua casta cugina smarrita fra i meandri della "scienza sessuale", - che cosa si propone, insomma? Bonadea si richiam alla mente il felice connubio degli interessi scientifici moderni con un'inconsiderata maniera di esprimersi. - Si tratta del perfezionamento e del regolamento del suo istinto sessuale, - rispose poi nello spirito della sua maestra. - E la sua opinione che la via verso un erotismo elevato e armonioso deve passare attraverso una durissima autoeducazione. - Vi educate di deliberato proposito? E per di pi durissimamente?! Tu parli in un modo straordinario! - esclam di nuovo Ulrich. - Ma vorresti avere la cortesia di spiegarmi a che cosa si educa Diotima? - In primo luogo, naturalmente, educa suo marito! - rettific Bonadea. "Poveraccio!" pens Ulrich involontariamente, e riprese: - Be, allora vorrei sapere come fa: non diventare riservata, tutt'a un tratto! In verit Bonadea a quelle domande si sentiva impacciata dall'orgoglio come uno scolaro modello all'esame. - La sua atmosfera sessuale avvelenata, - dichiar cautamente. - E per salvare quest'atmosfera occorre che Tuzzi e lei rivedano con la massima cura le proprie azioni, l'unico modo. Non vi sono regole generali. Bisogna che ciascuno si sforzi di osservare l'altro nelle sue reazioni. E per poter compiere bene queste osservazioni ci vuole una profonda conoscenza della vita sessuale. Bisogna poter confrontare l'esperienza pratica acquistata con il risultato dell'indagine teorica, dice Diotima. Oggi la

donna ha preso una posizione nuova e diversa di fronte al problema sessuale: essa non esige dall'uomo la semplice azione soltanto: bens gli chiede di agire per esatto riconoscimento della femminilit! - E per sviare Ulrich oppure perch ci si divertiva, aggiunse allegramente: - Figurati un po' l'effetto che deve fare a suo marito, il quale di queste cose nuove non ha la pi pallida idea e le impara per lo pi in camera da letto mentre si sveste, quando Diotima, diciamo, coi capelli mezzo sciolti cerca le forcine e si stringe le gonne fra le ginocchia, e incomincia a parlarne improvvisamente. Ho fatto la prova con mio marito e per poco non rimasto secco: una cosa dunque la si pu ammettere, se dev'essere "vincolo perenne", almeno ha il vantaggio di estrarre dal compagno della nostra vita tutto il contenuto erotico; e questo quanto Diotima cerca di ottenere da Tuzzi, che un pochino volgaruccio. - Per i vostri mariti corrono tempi assai duri! - la stuzzic Ulrich. Bonadea rise, ed egli ne dedusse quanto sarebbe stata lieta di sfuggire ogni tanto all'opprimente seriet della sua scuola d'amore. Ma la volont investigatrice di Ulrich non cedette; sent che la sua amica mutata gli taceva qualcosa di cui in fondo avrebbe preferito parlare. Fece la confidenziale obiezione che a quanto aveva udito, la pecca dei due mariti incriminati era stata finora piuttosto quella di una "carica erotica" eccessiva. - Gi, tu pensi sempre a quello soltanto! - protest Bonadea, e accompagn il rimprovero con una lunga occhiata che aveva in fondo un piccolo uncino, il che si poteva benissimo interpretare come rimpianto per il candore da poco riacquistato. - Anche tu abusi della debolezza fisiologica della donna! - Che cosa? oh, hai trovato una magnifica definizione per la storia del nostro amore! Bonadea gli diede uno schiaffetto e con dita nervose si ravvi i capelli davanti alla psiche. Guardandolo nello specchio, disse: - La definizione in un libro! - Gi. In un libro notissimo. - Ma Diotima dice che non vero. Ha trovato qualcosa in un altro libro; s'intitola L'inferiorit fisiologica dell'uomo. scritto da una donna. Credi che sia davvero una cosa tanto importante? - Non so di che cosa parli e non posso rispondere! - Bene, sta attento! Diotima muove da una scoperta che lei chiama "la costante disposizione al piacere" della donna. Capisci che cosa vuol dire? - Trattandosi di Diotima, no! - Non essere cos volgare! - lo biasim la sua amica. - una teoria molto delicata e prover a spiegarti in modo che tu non tragga conclusioni sbagliate dalla circostanza che sono sola con te in casa tua. Dunque questa teoria si fonda sul fatto che una donna pu essere amata anche quanto non vuole. Adesso capisci? - S. - La cosa innegabile, purtroppo. L'uomo, invece, anche quando vuole amare, molto spesso non pu. Diotima dice che provato scientificamente. Tu che ne dici? - Pare che accada. - Non saprei... - dubit Bonadea. Ma Diotima dice che, considerato alla luce della scienza, si capisce da s. Perch, in contrasto con la disposizione della donna, sempre pronta all'amore, l'uomo o per dirla breve la parte pi maschile dell'uomo, facilmente s'intimidisce - Il suo viso era color del bronzo quand'ella lo distolse dallo specchio. - Mi stupisce da parte di Tuzzi, - disse Ulrich evasivo. - Non credo neanch'io che sia sempre stato cos, - disse Bonadea, - ma succede come conferma della teoria, perch lei gliela espone tutti i giorni. Diotima la chiama la teoria del "fiasco" Infatti, il portatore di organi riproduttivi maschili, facendo cos facilmente fiasco, si sente sessualmente sicuro soltanto quando non ha da temere nella donna nessuna superiorit morale, di qualsiasi genere, ed per questo che gli uomini non hanno quasi mai il coraggio di affrontare una donna che sia loro uguale. Almeno, cercano subito di schiacciarla. Diotima dice che il motivo-guida di tutte le azioni amorose dell'uomo, e

soprattutto dell'arroganza maschile, la paura. Anche grandi uomini la rivelano, essa dice, e intende parlare di Arnheim. Uomini di minor valore la dissimulano con un comportamento fisico brutale e insolente, e calpestano la vita spirituale della donna: intendo parlare di te! E lei di Tuzzi. Quel famoso "o subito - o mai!" col quale tante volte ci fate cadere, soltanto una specie di super... di super... - Supercompensazione, - sugger Ulrich. - Appunto. Cos vi sottraete all'impressione della vostra inferiorit fisica. - E che cosa avete deciso di fare? - domand Ulrich compunto. - Dobbiamo sforzarci di esser carine con gli uomini! E perci son venuta da te. Vedremo un po' come la prendi!? - Ma Diotima? - Oh Dio, che cosa t'impicci di Diotima! Arnheim fa degli occhi come un lumacone quando lei gli dice che gli uomini di alto intelletto trovano purtroppo la piena soddisfazione solo con donne di poco valore, mentre con donne di uguale statura morale falliscono, il che scientificamente dimostrato dalla signora von Stein e dalla Vulpius. (Vedi, adesso non ho pi difficolt a dire il suo nome. Ma che lei fosse la famosa partner sessuale dell'Olimpico invecchiante naturalmente l'ho sempre saputo!) Ulrich cerc di riportare il discorso su Tuzzi, per allontanarlo da s. Bonadea incominci a ridere: aveva un certo compatimento per la condizione penosa del diplomatico, che come uomo non le dispiaceva affatto, e sentiva solidariet ma anche gioia maligna per il fatto che egli dovesse soffrire sotto la disciplina dell'anima. Raccont che Diotima nella cura praticata al marito partiva dall'idea di doverlo liberare dalla paura di lei, e che perci si era anche un po' riconciliata con la sua "brutalit sessuale" Ella ammetteva che l'orrore della sua vita era stato di essere una donna troppo importante per l'ingenuo bisogno di superiorit del consorte, e cercava di correggerlo nascondendo la propria superiorit spirituale dietro una civettuola adattabilit erotica. Ulrich la interruppe vivacemente chiedendo che cosa intendeva dire. Lo sguardo di Bonadea lo scrut gravemente. - Per esempio, lei gli dice: "Finora abbiamo guastato la nostra vita rivaleggiando nel dar prova di noi stessi" E poi aggiunge che l'effetto funesto della smania maschile d'autorit domina anche la vita pubblica... - Ma questo non n civettuolo n erotico! - obiett Ulrich. - Eppure s! Devi riflettere che un uomo, se veramente appassionato, si comporta con una donna come il carnefice con la sua vittima. Questo fa parte del "bisogno di affermarsi", come si dice adesso. E d'altronde non vorrai negare che l'impulso sessuale sia importante anche per la donna?! - Certo no! - Bene. Ma i rapporti sessuali per svolgersi felicemente devono fondarsi sull'uguaglianza. Il compagno, se si vuole ottenerne un amplesso soddisfacente, dev'essere considerato un uguale e non soltanto un complemento di noi stessi, privo di volont, - ella continu, cadendo nello stile della sua maestra come uno che, capitato su una superficie liscia, nolente e spaventato si sente portar via dal proprio movimento. Difatti, se in nessun altro rapporto umano si pu reggere a un continuo opprimere ed essere oppressi, figuriamo poi nel rapporto sessuale...! - Evviva! - protest Ulrich. Bonadea gli strinse il braccio, e i suoi occhi brillarono come una stella cadente. - Sta zitto! - ella proruppe. - A voialtri uomini manca la conoscenza vissuta della psiche femminile. E se vuoi che seguiti a parlarti di tua cugina... - ma ormai era giunta al limite delle sue forze e le pupille sfavillavano come quelle di una tigre in gabbia che si vede passar davanti un pezzo di carne. - No, non ne posso pi neanch'io! - esclam. - Parla davvero cos? - domand. - Sul serio, l'ha proprio detto? - Ma tutti i giorni non si sente dir altro che esperienza sessuale, amplesso riuscito, punti focali dell'amore, ghiandole, secrezioni, desideri repressi, allenamento erotico e regolazione dell'istinto

sessuale! Probabilmente ciascuno ha la sessualit che si merita, cos, almeno, afferma tua cugina, ma io ne debbo proprio meritare una dose cos alta?! Il suo sguardo s'agganci a quello dell'amico. - Non credo che tu debba, - disse Ulrich lentamente. - Infine si potrebbe anche dire che la mia eccessiva sensibilit rappresenta un plusvalore fisiologico? - interrog Bonadea con una risatina felice e ambigua. Non ci fu risposta. Quando, parecchio tempo dopo, cominci a destarsi in Ulrich una resistenza, attraverso le fessure delle finestre zampillava gi il giorno vivo e la stanza oscurata sembrava il sepolcro di un sentimento raggrinzito fino a essere irriconoscibile. Bonadea giaceva con gli occhi chiusi e non dava pi segno di vita. Le sue sensazioni fisiche non erano dissimili da quelle di un bambino la cui protervia stata spezzata dalle busse. Ogni fibra del suo corpo, totalmente sazio ed esausto, invocava la tenerezza di un'assoluzione morale. Da chi? Certamente non dall'uomo di cui occupava il letto, e che ella aveva scongiurato di ucciderla perch la sua volutt non poteva essere spenta n col da capo n col crescendo. Teneva gli occhi chiusi per non doverlo vedere. Solo per prova si disse: "Sono nel suo letto!" E: "Non mi lascio mai pi cacciar via di qui!" aveva gridato fra s poco prima; adesso ci esprimeva soltanto una posizione dalla quale non poteva uscire senza penosi procedimenti. Pigra e lenta Bonadea riannod i suoi pensieri nel punto dove si erano strappati. Pens a Diotima. Un po' alla volta riaffiorarono nella sua mente parole, pezzi di frasi e frasi intere; ma soprattutto la soddisfazione di esser presente, che la pervadeva quando le frusciavano all'orecchio, nelle conversazioni, vocaboli incomprensibili e difficili da ricordare, come ormoni, glandole, cromosomi, zigoti e secrezione interna. La pudicizia della sua maestra non conosceva limiti quando questi erano cancellati dalla luce della scienza. Diotima era capace di dire davanti ai suoi ascoltatori: "La pratica sessuale un mestiere che non s'impara, sar sempre l'arte pi alta che ci sia dato apprendere nella vita!" senza sentire nulla di non scientifico, come quando parlava del "punto di congiunzione" o del "punto d'equilibrio". E di tali espressioni la discepola si ricordava ora con precisione. Illuminazione critica dell'amplesso, chiarimento fisico della situazione, zone erogene, modo di procurare alla donna la perfetta estasi erotica, uomini esperti, attenti alle reazioni della loro compagna... quasi un'ora prima Bonadea era stata volgarmente ingannata da quelle espressioni scientifiche, intellettuali e cos elevate che di solito ammirava tanto. Con suo sommo stupore si era accorta che quelle parole avevano un significato non soltanto per la scienza ma anche per il senso, quando dal loro lato sensuale non vigilato gi lingueggiavano le fiamme. Sentiva di odiare Diotima. "Parlare di simili cose in modo da fartene passare il gusto!" aveva pensato, e fra terribili sentimenti di vendetta s'era persuasa che Diotima, la quale aveva per s quattro uomini, a lei non permetteva nulla e cos la gabbava. S, Bonadea aveva preso davvero per un intrigo di Diotima le dottrine illuminate di cui la scienza sessuale si serviva per toglier di mezzo certi oscuri procedimenti del sesso. Adesso non lo capiva pi come non capiva il suo appassionato desiderio di Ulrich. Cercava di richiamare alla memoria gli istanti in cui tutti i suoi pensieri e sentimenti erano entrati in delirio; altrettanto incomprensibile deve apparire a uno che sta per morire dissanguato l'impazienza che poc'anzi l'ha travolto a strappare le bende protettrici! Bonadea pens al conte Leinsdorf che aveva definito il matrimonio un alto ufficio e paragonato i libri di Diotima sull'argomento a metodi per render pi razionale il servizio; pens ad Arnheim, che era multimilionario e aveva definito attuale e necessario il ravvivamento della fedelt tra i coniugi grazie al nuovo concetto dei rapporti fisici; e pens ai molti altri personaggi famosi che aveva conosciuto in quel periodo senza ricordar nemmeno se erano grassi o magri, se avevano gambe lunghe o corte; perch di loro scorgeva soltanto l'irraggiante celebrit, integrata da un'indefinita massa corporea, cos come alle tenere pareti di un piccioncino arrosto si d il contenuto di un sostanzioso ripieno marezzato di erbe. Fra tali ricordi Bonadea giur a se stessa di non lasciarsi mai pi travolgere da una di quelle bufere improvvise che mettono tutto a soqquadro; e lo giur cos vivamente che gi si vedeva - se fosse

rimasta saldamente fedele ai suoi propositi - in spirito e senza definizione corporea come l'amante del pi amabile di tutti gli uomini, che si sarebbe scelto fra gli adoratori della sua grande amica. Ma poich per il momento era innegabile che ella si trovava ancora, assai poco vestita, nel letto di Ulrich, senza voler aprire gli occhi, ecco che quel sentimento cos compiuto di volonterosa contrizione, invece di continuare a darle sicurezza e conforto, si trasformava in collera meschina e miserevole. La passione che divideva la vita di Bonadea in simili contrasti non aveva la sua profonda origine nella sensualit, bens nell'ambizione. A questo stava pensando Ulrich, che conosceva bene l'amica; e taceva per non destarne i rimproveri, osservando il suo viso che gli negava lo sguardo. La forma prima di tutte le concupiscenze di Bonadea egli la vedeva in una sete di onori che aveva imboccato una strada sbagliata, anzi una diramazione nervosa sbagliata. E perch mai una superlativa ambizione sociale, invece di cercar la sua gloria nel bere la massima quantit di whisky o nell'appendersi al collo enormi pietre preziose, non potrebbe manifestarsi, come nel caso di Bonadea, in mania erotica? Adesso, dopo che era ormai accaduto, ella ripudiava con rammarico quella forma d'espressione, Ulrich lo vedeva bene, e capiva anche che proprio la pedantesca innaturalit di Diotima doveva avere un'attrazione paradisiaca per lei, che il diavolo aveva sempre cavalcato senza sella. Osserv i globi dei suoi occhi che riposavano esausti e pesanti nei loro involucri; vedeva davanti a s il naso un po' bruno che spiccava risoluto, e le narici rosse e appuntite; alquanto confuse percepiva le linee varie di quel corpo; l, dove sul rigido corsetto delle costole posava il seno sviluppato e rotondo; e l dove dal bulbo dei fianchi cresceva il dorso falcato; e le rigide affusolate tavolette delle unghie sulle dolci sommit delle dita. E mentre infine considerava con orrore qualche peluzzo che spuntava dalle nari dell'amante, anche lui ricordava perplesso come era apparsa seducente ai suoi sensi la stessa creatura poco prima. Il sorriso vivace e ambiguo col quale Bonadea aveva iniziato la "spiegazione", il modo naturale in cui aveva respinto tutti i rimproveri o descritto un tratto nuovo di Arnheim, l'esattezza questa volta quasi arguta delle sue osservazioni: era davvero cambiata in meglio, sembrava divenuta pi indipendente, le forze che la tiravano in basso e in alto si mantenevano in un equilibrio pi libero, e quella mancanza di pesantezza morale era stata un gradevole ristoro per Ulrich che negli ultimi tempi aveva molto sofferto della propria seriet; ancora adesso sentiva come l'aveva ascoltata volentieri osservando sul suo viso il gioco dell'espressione che era come il sole e le onde. E improvvisamente mentre guardava la faccia di Bonadea, ormai immusonita, pens che in fondo solo una persona seria pu essere cattiva. "La gente allegra, - egli pens, - immune, si pu dire, da cattiveria. Cos come l'intrigante del melodramma sempre in basso!" In modo non del tutto chiaro ci voleva dire anche per lui stesso che profondit e tenebra stan bene insieme; infatti certo che ogni colpa diventa pi lieve se un uomo allegro la commette "dalla parte leggera"; d'altronde poteva anche darsi che ci valesse soltanto per l'amore, in cui i seduttori malinconici appaiono molto pi distruttivi e imperdonabili che i seduttori frivoli, anche se poi fanno le stesse cose. Cos egli andava rimuginando, ed era non soltanto deluso perch l'ora d'amore incominciata con lievit finiva in tetraggine, ma anche inaspettatamente eccitato. Tutto ci gli fece dimenticare la presente Bonadea, senza ch'egli sapesse bene come, e le aveva pensierosamente girato le spalle, il capo sorretto dal braccio e lo sguardo rivolto attraverso la parete verso cose lontane, quando ella dal suo perfetto silenzio si sent indotta ad aprire gli occhi. In quel momento egli stava pensando ignaro che una volta gli era capitato in viaggio di scender dal treno prima di arrivare alla meta, perch il limpido giorno, misterioso prosseneta, gli svelava tutto il paese e attiratolo fuori della stazione l'aveva indotto a una lunga passeggiata per abbandonarlo al cader della sera in un luogo remotissimo, senza bagaglio. Invero gli pareva di ricordarsi di aver sempre avuto la tendenza a restar fuori imprevedibilmente e non tornar mai indietro per la stessa strada; ed ecco, da un cantuccio in cui non frugava mai, un lontanissimo ricordo infantile gett una luce improvvisa sulla sua vita. Per una impercettibile frazione di minuto gli parve di sentire nuovamente l'arcano desiderio da cui un bambino tratto verso un oggetto che vede, per toccarlo o addirittura per metterselo in bocca, cos che l'incanto finisce come in un vicolo cieco; per la stessa durata di tempo gli parve probabile che n

peggiore n migliore di quello fosse anche il desiderio degli adulti che li spinge verso ogni lontananza per trasformarla in vicinanza, desiderio che dominava lui pure e che una certa mancanza di contenuto mascherata da curiosit marcava chiaramente come una costrizione, e finalmente l'immagine primitiva si mut per la terza volta nel precipitoso e deludente episodio in cui era sfociato, non voluto da entrambi, l'incontro con Bonadea. Gli parve sommamente puerile quel giacere insieme in un letto. "Ma allora che cosa vuol dire il contrario di questo, il fermo, immobile amore lontano, che incorporeo come una giornata di primo autunno? - egli si chiese. - Forse anche quello non che un gioco infantile diverso", pens dubitoso, e gli tornarono in mente gli animali imbottiti e variopinti che da bambino aveva amato molto pi teneramente che non oggi l'amica. Ma proprio allora Bonadea si stuf di contemplare la sua schiena misurandone la propria disgrazia, ed esclam: - stata colpa tua! Ulrich si volse sorridendo verso di lei e disse senza riflettere: - Fra qualche giorno arriver mia sorella e verr a stare con me; te l'avevo gi detto? Allora sar difficile che ci possiamo vedere. - Per quanto tempo? - chiese Bonadea. - Per sempre, - rispose Ulrich e sorrise di nuovo. - E con questo? - opin Bonadea. - Che impedimento c'? Non vorrai mica raccontarmi che tua sorella non ti permette di avere un'amante! - proprio quello che intendo dire, - ribatt Ulrich. Bonadea rise. - Oggi sono venuta da te in tutta innocenza e tu non mi hai neanche lasciato finir di parlare! - gli rinfacci. - Il mio carattere una specie di macchina per deprezzare continuamente la vita! - replic Ulrich. Voglio diventare diverso! Ella non poteva capire, ma si ricord protervamente che amava Ulrich. A un tratto non fu pi il fluttuante fantasma dei propri nervi, ma trov una naturalezza persuasiva e disse con semplicit: - Ti sei messo a far l'amore con lei! Ulrich protest, pi seriamente di quanto voleva. - Mi son proposto di non amare per molto tempo nessuna donna altrimenti che se fosse mia sorella, - dichiar e tacque. Quel silenzio fece a Bonadea per la sua durata un'impressione di risolutezza che forse non gli spettava per il suo contenuto. - Ma dunque sei un pervertito! - esclam improvvisamente, nel tono di una profezia ammonitrice, e salt gi dal letto per tornare da Diotima, alla sua scuola di saggezza amorosa, le cui porte restavano inconsapevolmente spalancate alla penitente rifocillata.

24.
Agathe proprio arrivata La sera di quello stesso giorno arriv un telegramma, e l'indomani Agathe. La sorella di Ulrich giunse con pochi bagagli, cos come si era sempre immaginata di fare nel lasciar tutto dietro di s, tuttavia il numero delle valigie non corrispondeva interamente al proposito: getta tutto nel fuoco, anche le scarpe. Quando Ulrich ud di quel progetto, ne rise: persino due cappelliere erano sfuggite alle fiamme. La fronte di Agathe prese una leggiadra espressione di offesa e di vana meditazione sulla medesima. Se Ulrich avesse ragione di criticare l'imperfetta traduzione in atto di un sentimento che era stato forte e travolgente non si pot chiarire, perch Agathe tacque: giocondit e disordine suscitati

involontariamente dal suo arrivo le fremevano negli orecchi e negli occhi, cos come una danza ondeggia intorno a una musica di ottoni: ella era molto allegra e appena un poco delusa, sebbene non si fosse figurata niente di speciale e anzi durante il viaggio si fosse astenuta di proposito da ogni aspettativa. D'improvviso per si sent molto stanca ripensando alla precedente notte di veglia. Fu contenta quando Ulrich le confess dopo un poco che il telegramma non era arrivato in tempo perch egli potesse disdire un impegno in quel pomeriggio; promise di tornare fra un'ora e con una premura che faceva sorridere accomod la sorella sul divano del suo studio. Quando Agathe si svegli, l'ora era trascorsa da un pezzo, e Ulrich non c'era. La camera era immersa nell'ombra e le parve cos estranea che il pensiero di trovarsi pur tuttavia dentro alla nuova vita sognata le fece paura. Per quel poco che scorgeva le pareti eran coperte di libri come gi quelle dello studio paterno, e i tavoli carichi di carte. Curiosa, apr una porta ed entr nella camera accanto: trov armadi di abiti, scaffali di scarpe, pallone d'allenamento, estensori elastici, scala svedese. And avanti e trov altri libri. Poi giunse alle acque, alle essenze, alle spazzole e ai pettini della stanza da bagno, al letto del fratello, ai trofei di caccia nell'atrio della casa. Il suo passaggio era segnalato dall'accendersi e spegnersi delle luci, ma il caso volle che Ulrich non se ne accorgesse bench fosse gi in casa; egli aveva rinunziato all'idea di svegliarla per lasciarla riposare pi a lungo, e cos si incontrarono sulla scala poco usata che portava alla cucina sotterranea. Ulrich era sceso laggi per veder di prepararle uno spuntino, giacch quel giorno, per imprevidenza, mancava in casa qualsiasi servizio. Quando si trovarono accanto, Agathe sent infine ricollegarsi le impressioni ricevute sin qui senza alcun ordine, e fu con un disagio che la sbigott, come se la cosa migliore fosse darsela subito a gambe. Erano le cose accumulate in quella casa con noncuranza, con capricciosa indifferenza, che le mettevano paura. Ulrich, che se ne accorse, le chiese scusa e le diede spiegazioni scherzose. Le descrisse come aveva trovato quella casa e ne raccont la storia minutamente, a cominciare dai trofei di caccia che possedeva senza andare a caccia, fino al pallone da allenamento che fece ballare sotto gli occhi di Agathe. Agathe torn a guardare ogni cosa con una gravit inquietante e ogni volta che usciva da una stanza si girava persino indietro a gettare ancora un'occhiata indagatrice: Ulrich cercava di trovar divertente quell'esame, ma la ripetizione gli faceva apparir la sua casa sempre pi sgradita. Si vedeva ora ci che di norma era coperto dall'abitudine, cio che egli abitava solo certe stanze pi necessarie e le altre erano aggiunte a queste come un inutile ornamento. Quando ebbero finito il giro Agathe domand: - Ma perch l'hai fatto, se non ti piace? Il fratello le serv il t e tutto quello che offriva la casa e volle assolutamente mostrarsi ospitale sia pure in ritardo, affinch il secondo incontro per sollecitudine materiale non fosse inferiore al primo. Correndo su e gi, dichiar: - Ho messo su casa con leggerezza, in un modo sbagliato che non ha niente da fare con me. - Ma tutto molto grazioso, - lo consol Agathe. Ulrich ammise che se fosse stato diverso forse sarebbe riuscito ancor peggio. - Non posso soffrire le case fatte spiritualmente su misura, - spieg. - Mi sembrerebbe di aver ordinato anche me stesso a un ambientatore! E Agathe disse: - Anch'io ho paura di simili case. - Tuttavia non pu restare com', rettific Ulrich. Adesso era seduto a tavola con lei, e il fatto stesso che avrebbero dovuto d'ora in poi mangiare sempre insieme implicava una quantit di problemi. In fondo egli stupiva di dover riconoscere che ormai molte cose dovevano proprio cambiare; gli sembrava un'impresa eccezionale che gli veniva richiesta, e in principio aveva tutto lo zelo del novellino. - Un uomo solo, - replic alla compiacente proposta di lasciar tutto com'era, - pu avere una debolezza: essa si confonde fra le altre sue qualit e ne sommersa. Ma quando due persone condividono una debolezza, questa in confronto con le qualit non comuni a entrambi acquista un peso doppio e diventa quasi una opinione voluta.

Agathe non riusciva a trovarsi d'accordo. - In altre parole, come fratello e sorella non possiamo concederci certe cose che isolatamente ci permettevamo; appunto per questo vogliamo vivere insieme. Questo piacque ad Agathe. Tuttavia il concetto negativo che essi sarebbero vissuti insieme solo per astenersi da certe cose non la soddisfaceva, e dopo un po', ritornando all'arredamento fornito da ambientatori alla moda, ella domand: - Eppure non capisco bene. Perch ti sei lasciato ammobiliare la casa cos, se non ti pareva adatto? Ulrich raccolse il suo sguardo gaio e osservava intanto il suo viso che al di sopra dell'abito da viaggio un po' spiegazzato parve d'un tratto liscio come l'argento e cos stranamente presente che gli era tanto vicino quanto lontano, oppure che vicinanza e lontananza si annullavano in quella presenza, cos come dall'immensit dei cieli la luna appare improvvisamente sul tetto del vicino. - Perch? - ripet sorridendo. - Non saprei pi dirlo. Forse perch sarebbe stato altrettanto facile far diverso. Non sentivo nessuna responsabilit. Meno sicuro sarei se volessi spiegarti che l'irresponsabilit nella quale trascorriamo oggi la nostra vita potrebbe gi essere il primo gradino verso una nuova responsabilit. - In che modo? - Oh, in molti modi. Lo sai bene: la vita di una singola persona forse non altro che una piccola oscillazione intorno al pi probabile valore medio di una serie. E cos via. Agathe ud soltanto quel che le appariva chiaro. Disse: - Il risultato "proprio carino" e "carino tanto" Presto non ci si avvede pi di vivere orribilmente. Ma a volte si gela il sangue nelle vene, come a svegliarsi sepolti vivi in un sotterraneo! - Com'era la tua casa? - interrog Ulrich. - Da borghesi. Da Hagauer. "Tanto carina" Falsa come la tua! Ulrich intanto aveva preso una matita e stava abbozzando sulla tovaglia la pianta della casa e la nuova distribuzione delle stanze. Fu cos facile e rapido che il gesto femminile di Agathe per proteggere la tovaglia giunse troppo tardi e fin inutilmente sulla mano di lui. Le difficolt per sorsero di nuovo intorno ai princip dell'arredamento. - Adesso abbiamo una casa, - ammon Ulrich, - e dobbiamo riambientarla per noi due. Ma oggi nel complesso questo problema ozioso e sorpassato. "Metter su una casa" come erigere una facciata dietro la quale non c' niente; le condizioni sociali e individuali non sono pi abbastanza salde per farsi delle case, presentare un aspetto di solidit e di durata non pu ormai dare autentica gioia a nessuno. Una volta invece lo si faceva, e col numero delle stanze e dei servi e degli ospiti si mostrava quel che si era. Oggi quasi tutti sentono che una vita senza forma l'unica forma che s'addice alle molteplici volont e possibilit di cui piena la vita, e i giovani amano o la nuda semplicit che come un palcoscenico senza mobili, oppure sognano di bauli-armadio e di gare di bobsleigh, di campionati di tennis e di alberghi di lusso su autocarovaniere con campi di golf e musica della radio in tutte le camere. - Cos egli disse, e parlava in tono abbastanza salottiero come se avesse un'estranea davanti a s; in fondo cercava di risalire alla superficie perch la combinazione di iniziale e di definitivo in quel loro convegno lo metteva a disagio. Ma dopo aver lasciato che terminasse il discorso, la sorella gli chiese: - Allora che cosa proporresti, di vivere in albergo? - No di certo! - s'affrett ad assicurare Ulrich. - Tutt'al pi qualche volta, quando saremo in viaggio. - E per il resto del tempo dobbiamo costruirci una capanna di frasche su un'isola oppure una baita di tronchi su una montagna? - S'intende che resteremo qui, rispose Ulrich pi serio di quanto non comportasse il discorso. Tacquero per un certo tempo, lui si era alzato e girellava per la stanza. Agathe si dava da fare con l'orlo del suo vestito, e ritrasse il capo dalla linea lungo la quale i loro sguardi s'erano finora incontrati. All'improvviso Ulrich si ferm e disse con una voce che usciva a fatica ma era sincera:

- Cara Agathe, c' un cerchio di domande che ha una grande circonferenza e nessun centro: e quelle domande significano tutte "come devo vivere?" Anche Agathe si era alzata ma seguitava a non guardarlo. Alz le spalle. - Bisogna tentare! - ella disse. Il sangue le era salito alla fronte; quando sollev il capo per i suoi occhi erano scintillanti e birichini e solo sulle guance il rossore indugiava come una nuvola che passa. - Se dobbiamo restare insieme, - ella dichiar, - dovrai prima di tutto aiutarmi a disfar le valige, a mettere a posto la roba e a cambiarmi d'abito, perch non ho visto l'ombra d'una cameriera! La cattiva coscienza piomb su Ulrich come una scossa elettrica e gli mise nelle braccia e gambe la mobilit necessaria a rimediare con l'aiuto e la guida di Agathe alla propria trascuratezza. Vuot gli armadi come un cacciatore sbudella una bestia, e sgomber la camera da letto giurando che apparteneva ad Agathe e che lui si sarebbe trovato un divano da qualche parte. Con premura portava di qua e di l gli oggetti di uso quotidiano che finora, quieti come i fiori di un'aiuola, eran vissuti ai loro posti, aspettando dalla mano che li sceglieva le sole vicende del loro destino. Gli abiti si ammucchiarono sulle sedie; sulle mensole di vetro della stanza da bagno, riuniti con cura tutti gli arnesi per la cura del corpo, fu istituito un reparto maschile e uno femminile; quando tutto l'ordine fu trasformato in disordine, non c'erano pi di Ulrich che le lucide pantofole di cuoio abbandonate per terra, e sembravano un cagnolino offeso che stato scacciato dal suo cesto, misera immagine della comodit distrutta nella sua natura tanto piacevole quanto vana. Ma non c'era tempo di commuoversene, perch ora toccava alle valige di Agathe, e anche se erano parse poche di numero, si rivelarono inesauribilmente piene di cosettine finemente piegate che uscendo fuori si allargavano e fiorivano in aria come le centinaia di rose che un prestigiatore cava dal suo cappello. Dovevano venir appese e distese, scosse e accatastate e poich Ulrich prestava aiuto vi furono molti incidenti e risate. Fra tante faccende egli per pensava soltanto e continuamente che per tutta la vita e fino a poche ore prima era vissuto solo. E adesso c'era Agathe. Quella piccola frase: "Adesso c' Agathe" si ripeteva come le onde, somigliava allo stupore di un bimbo a cui stato donato un giocattolo, aveva in s qualcosa che intorpidiva lo spirito, ma d'altra parte era anche quasi incomprensibilmente satura di presenza; e tutto riconduceva alla fine a quel breve pensiero: "Adesso c' Agathe" "Dunque alta e snella?" si domand Ulrich e la osserv di soppiatto. Ma no, niente affatto; era pi piccola di lui e aveva spalle larghe da creatura sana. " graziosa?" Neanche questo si poteva dire: il suo naso orgoglioso, per esempio, visto di lato era un po' all'ins; ne emanava un fascino assai pi intenso che quello della grazia. "Sarebbe bella, per caso?" si chiese Ulrich in maniera un po' strana. La domanda infatti non gli era facile, sebbene Agathe - lasciando da parte le convenzioni - fosse per lui una donna estranea. Non esiste alcun intimo divieto di considerare con affetti maschili una consanguinea, si tratta soltanto di costume o di complicazioni dell'igiene e della morale; anche il fatto di non esser stati allevati insieme aveva impedito fra Ulrich e Agathe il formarsi di quei sentimenti fraterni sterilizzati che dominano nella famiglia europea; tuttavia bastava gi la tradizione per togliere da principio ai loro sentimenti reciproci, anche a quello innocente della bellezza soltanto pensata, una punta estrema la cui mancanza fu rivelata in quel momento a Ulrich dal suo chiaro stupore. Trovar bella una cosa probabilmente vuol dire innanzi tutto trovarla: sia che si tratti di un'amante o di un paesaggio l che si offre e guarda verso il lusingato scopritore e sembra aver aspettato lui, lui unico e solo; e cos, con quella letizia di appartenergli e di voler esser scoperta da lui, sua sorella gli piaceva oltre ogni misura e tuttavia egli pensava: "Non si pu veramente trovar bella la propria sorella, tutt'al pi si pu esser lusingati che la trovino bella gli altri" Ma poi, dove prima era silenzio, egli ud per minuti la sua voce, e quella voce com'era? Ondate di profumo accompagnavano il moto delle sue vesti, e com'era quel profumo? I suoi movimenti erano ora un ginocchio, ora dita delicate, ora la disubbidienza di un ricciolo. L'unica cosa che se ne poteva dire era: qui. Era l, dove prima non c'era nulla. La differenza di intensit fra il momento in cui Ulrich aveva pensato pi fortemente alla sorella non ancor giunta e il pi vuoto dei momenti presenti era un'altra delizia cos grande e chiara come quando il sole riempie di colore un

luogo ombroso, e del profumo di erbe che s'aprono! Anche Agathe s'accorse che il fratello la osservava ma non lo mostr. Nei momenti di silenzio, in cui si sentiva seguita dal suo sguardo, mentre domande e risposte si diradavano o piuttosto parevano una barca che scivola a motore spento su acque insidiose e profonde, anch'essa godeva l'acuita presenza e la tranquilla intensit che accompagnavano quella riunione. E quando ebbero finito di disfar le valige e di metter tutto a posto, e Agathe rimase sola nel bagno, ne deriv un caso che voleva irrompere come il lupo in quel pacifico idillio perch ella si era spogliata, meno la biancheria, nella camera dove adesso Ulrich, fumando sigarette, era rimasto di guardia. Immersa nell'acqua, Agathe si chiedeva come fare. Cameriere non ce n'erano, suonare il campanello era probabilmente inutile quanto chiamare, e dunque non restava altro che avvolgersi nell'accappatoio di Ulrich, picchiare alla porta e mandarlo via dalla stanza. Ma Agathe si chiese sorridendo se era lecito, data la seria confidenza che fra loro non era ancora cresciuta per era gi nata, comportarsi cos da forestiera e pretendere che Ulrich si ritirasse; e decise di bandire ogni malintesa femminilit e di apparirgli davanti come la creatura naturale e familiare che doveva essere per lui anche quand'era poco vestita. Ma quando entr risoluta sentirono entrambi una commozione inaspettata del cuore. Entrambi cercarono di non mostrarsi turbati. Per un attimo non poterono allontanare da s la naturale incongruenza secondo la quale permessa al mare la quasi nudit mentre in una stanza l'orlo della camicia o delle mutandine diventa un sentiero del contrabbando romantico. Ulrich sorrise impacciato quando Agathe, con la luce del vestibolo dietro di s, comparve sulla porta come una statua d'argento appena avvolta in una nuvola lieve di batista, e chiese con una voce esageratamente disinvolta le calze e il vestito che per erano nella stanza attigua. Ulrich vi condusse la sorella e con segreta delizia vide che camminava un po' troppo come un ragazzo, prendendovi quasi un gusto protervo, come fanno sovente le donne quando non si sentono protette dalle loro vesti. Poi vi fu qualcosa di nuovo quando Agathe un po' pi tardi rest l con l'abito agganciato solo a met, e chiam Ulrich in aiuto. Mentre lui trafficava dietro la sua schiena, ella sent, senza gelosia fraterna anzi con una sorta di soddisfazione, che egli s'intendeva benissimo di vestiario femminile, e lo aiut sollecita con i gesti richiesti dalla situazione. Ulrich intanto, chino sulla pelle viva, tenera e pur soda delle belle spalle, e intento all'opera inconsueta che gli arrossava la fronte, fu avvolto da una sensazione difficile a esprimere in parole; forse si potrebbe dire che il suo corpo era turbato di aver una donna come di non avere nessuna donna tanto vicina: oppure che egli si trovava senza dubbio nella propria pelle ma tuttavia si sentiva attratto fuori di se stesso come se gli venisse assegnato un secondo corpo molto pi bello. Perci quando si fu raddrizzato disse alla sorella: - Adesso ho capito chi sei tu: sei il mio amor proprio! La frase suonava strana, ma descriveva bene ci che Ulrich sentiva. - Un vero amor proprio come lo posseggono gli altri mi sempre mancato, in un certo senso, - egli spieg. - E adesso mi pare evidente che, per errore o per destino, era personificato in te! - aggiunse senz'altro. Fu il suo primo tentativo, quella sera, di fermare in un giudizio l'arrivo di sua sorella.

25.
I fratelli siamesi Pi tardi, quella sera stessa, ritorn sull'argomento. - Devi sapere, - cominci a dire, - che io non conosco un certo genere d'amor proprio, quel tenero affetto per se stessi che sembra naturale alla maggior parte degli uomini. Non so bene come spiegarmi. Potrei dire, poniamo, che ho sempre avuto con le mie amanti dei rapporti sbagliati. Esse erano illustrazioni di improvvise fantasie, caricature dei miei capricci; cio in sostanza semplici esempi della

mia incapacit di entrare in relazioni naturali con altre persone. Anche questo connesso al rapporto col proprio io. In fondo mi son sempre scelto delle amanti che non amavo... - Ma giusto! - interruppe Agathe. - Se io fossi un uomo non mi farei scrupolo di trattare le donne nel modo pi infido. Le desidererei solo per distrazione e per meraviglia! - S? Davvero? carino da parte tua! - Sono ridicoli parassiti. Si dividono col cane la vita dell'uomo! Agathe profer quest'affermazione senz'ombra di indignazione moralistica. Era gradevolmente stanca, teneva gli occhi chiusi; si era coricata presto e Ulrich che era venuto a salutarla la vedeva in letto al proprio posto. Ma era anche il letto che trentasei ore prima aveva occupato Bonadea. Perci forse Ulrich torn a parlare delle sue amanti. - Da quello volevo solo dedurre la mia inettitudine a un tranquillo rapporto con me stesso, ripet sorridendo. - Se devo vivamente partecipare a qualcosa bisogna che ci sia legato a un nesso, che sia subordinato a un'idea. La vicenda stessa preferirei in fondo averla gi dentro di me, nel ricordo; il dispendio di sentimento mentre in atto mi sembra spiacevole, ridicolo e fuori di posto. Cos , se cerco di descrivermi senza riguardi. E l'idea pi spontanea e pi semplice, almeno negli anni giovanili, di essere un tipo nuovo e diabolico che il mondo stava aspettando. Ma non dura oltre i trent'anni! Stette a pensare un momento, poi disse: - No! cos difficile parlare di s: in fondo dovrei dire schietto che non sono mai rimasto a lungo sotto il dominio di un'idea. Non l'ho mai trovata. Un'idea bisognerebbe amarla come una donna. Esser beato quando si ritorna a lei. E averla sempre dentro! E cercarla fuori, dappertutto! Idee cos non le ho trovate mai. Sono sempre stato in un rapporto da uomo a uomo con le cosiddette grandi idee: forse anche con quelle che a buon diritto si chiamavano cos. Non mi credevo nato per assoggettarmi a esse, mi facevano venir voglia di abbatterle per sostituirle con altre. S, forse proprio questa gelosia mi ha portato alla scienza, le cui leggi vengono cercate in comune e mai considerate inviolabili! Tacque di nuovo e rise di s o del proprio racconto. - Ma sia come sia, - riprese facendosi grave, certo che l'esser legato a nessuna idea oppure a tutte mi ha fatto disimparare a prender sul serio la vita. In fondo mi eccita molto di pi leggerla in un romanzo dove semplificata da un'interpretazione; ma se devo viverla in tutte le sue lungaggini, la trovo gi antiquata e prolissa e sorpassata come nesso logico. Non credo che sia colpa mia. Perch oggi gli uomini sono quasi tutti uguali. vero che molti si fingono una prorompente gioia di vivere, cos come si insegna ai bambini delle elementari a saltellare allegramente tra i fiorellini, ma v' sempre in questo una certa intenzione ed essi lo sentono. In verit sono capaci tanto di sbudellarsi l'un l'altro a sangue freddo quanto di vivere in buona armonia. Il nostro secolo non prende certo sul serio gli avvenimenti e le avventure di cui zeppo. Quando accadono destano eccitazione. Tosto suscitano nuovi eventi, una specie di rappresaglia, una necessit di dire l'alfabeto da B a Z perch si detto A. Ma queste vicende della nostra vita hanno meno vita che un libro perch non hanno un senso coerente. Cos parl Ulrich. Con scioltezza e volubilit. Agathe non rispose; teneva ancora gli occhi chiusi, ma sorrideva. Ulrich disse: - Non so pi quel che ti sto raccontando; credo di non saper pi ritornare all'inizio. Vi fu un silenzio. Egli pot osservare a suo agio il viso della sorella, non difeso dallo sguardo degli occhi. Era l, un pezzo di carne nuda, come le donne in un bagno femminile. Il cinismo naturale e non sorvegliato di quella vista non destinata all'uomo aveva sempre un effetto particolare su Ulrich, anche se non pi cos violento come nei primi giorni della loro convivenza, quando Agathe aveva subito accampato il proprio diritto di sorella di parlare con lui il pi scopertamente possibile giacch per lei egli non era un uomo come gli altri. Egli ripens allo sgomento misto di meraviglia che provava da bambino quando vedeva per strada una donna incinta o una nutrice col lattante al petto; segreti accuratamente occultati al ragazzo si mostravano al sole, schietti e palpabili. E forse per molto tempo egli aveva serbato in s avanzi di quelle impressioni perch a un tratto gli parve di sentirsene perfettamente libero. Che Agathe

fosse donna e dovesse aver avuto le sue esperienze era un'idea comoda e piacevole; non occorreva stare all'erta come con una ragazzina parlando con lei, anzi gli pareva naturale e commovente che in una donna le concezioni morali fossero pi rilassate. Provava anche il bisogno di prenderla sotto la sua protezione e con qualche bont compensarla di qualche cosa. Si propose di fare per lei tutto quello che poteva. Perfino di trovarle un altro marito. E quello slancio di bont, senza che egli quasi se ne accorgesse, gli fece ritrovare il filo perduto del discorso. - Io credo che negli anni della maturazione sessuale il nostro amor proprio si trasformi, - disse senza preamboli. - Perch allora un prato di tenerezza dove ci si trastullati finora viene falciato al fine di ottenere foraggio per un determinato istinto. - Perch la vacca dia latte, - soggiunse Agathe dopo una frazione di secondo, cinica e dignitosa ma senza aprire gli occhi. - S, tutto collegato, - conferm Ulrich, e prosegu: - V' dunque un momento in cui la nostra vita perde quasi tutta la sua tenerezza, e questa si concentra in quell'unica attivit che ne rimane quindi sovraccarica: non sembra anche a te che su tutta la terra regni una spaventosa siccit, mentre in un solo luogo piove senza mai smettere? Agathe disse: - A me pare di aver amato le mie bambole pi di qualsiasi uomo. Dopo la tua partenza trovai in soffitta una cesta piena di bambole vecchie. - Che cosa ne hai fatto? - chiese Ulrich. - Le hai date via? - A chi dovevo darle? Le ho bruciate nel camino. - Ulrich riprese vivacemente: - Se ripenso alla mia pi remota infanzia direi che l'interno e l'esterno non erano quasi separati. Quando andavo striscioni verso un oggetto, esso mi veniva incontro volando; e quando succedeva qualcosa d'importante non soltanto noi ma le cose stesse erano in ebollizione. Non dico che allora fossimo pi felici che dopo. In fondo non possedevamo ancora noi stessi, anzi non esistevamo ancora, la nostra condizione personale non era chiaramente distinta da quella del mondo. Sembra un'affermazione strana ma pure vera: i nostri sentimenti, le nostre volizioni e il nostro io non erano ancora interamente dentro di noi; ma, pi strano ancora, si potrebbe anche dire che non erano ancora del tutto staccati da noi. Infatti se tu oggi, mentre credi di essere interamente in possesso di te stessa, ti chiedessi per eccezione chi sei, faresti questa scoperta. Tu ti vedrai sempre dall'esterno come un oggetto. Ti renderai conto che in un'occasione diventi triste e in un'altra t'arrabbi, cos come il tuo cappotto una volta bagnato e un'altra volta caldo. Avrai un bell'osservarti, riuscirai tutt'al pi a scoprirti, mai per a entrarti dentro. Tu resti al di fuori di te stessa, qualunque cosa tu faccia, meno quei pochi momenti appunto in cui la gente direbbe che sei fuori di te. In compenso noi adulti siamo giunti a poter pensare in ogni occasione "Io sono", se questo ci diverte. Tu vedi una carrozza e in qualche modo vedi anche come un'ombra: "Io vedo una carrozza" Tu ami o sei malinconica, e vedi che lo sei. In senso assoluto per non c' n la carrozza n la tua malinconia n il tuo amore, e compiutamente non ci sei nemmeno tu stessa. Nulla pi esiste proprio cos com'era una volta, nella fanciullezza. Invece tutto quello che tocchi relativamente assiderato fino al tuo intimo appena tu giungi a essere una "personalit" e ne avanza soltanto, avviluppata in un'esistenza assolutamente esteriore, una nebbia spettrale di presunzione e di torbido egoismo. Che cosa c' che non combina? Si ha l'impressione che qualcosa si potrebbe ancora salvare! Non si pu poi mica sostenere che un bambino senta in tutt'altro modo che un uomo! Non conosco risposte definitive a tali problemi, chi pensa questo e chi pensa quello. Ma da molto tempo io l'ho risolta cos: si perduto ogni amore per questa specie di Io e per questa specie di mondo. Ulrich era contento che Agathe avesse ascoltato senza interromperlo perch aspettava tanto poco risposta da lei quanto da se stesso ed era persuaso che una risposta come l'intendeva lui nessuno per ora gliela poteva dare. Tuttavia non temette nemmeno per un istante che il suo discorso potesse sembrarle troppo difficile. Non lo considerava un ragionamento filosofico e non gli pareva neppure un

argomento fuor del comune; cos come un giovane anch'egli si trovava in una simile posizione - per nulla sgomento della difficolt di esprimersi persiste a trovare tutto semplice quando, stimolato da un altro, scambia con lui le eterne domande: "Chi sei? Io sono cos" La sicurezza che la sorella potesse seguirlo parola per parola gli veniva dalla presenza di lei e non da un ragionamento. La guardava assorto e trovava in quel volto qualcosa che lo rendeva felice. Cos, a occhi chiusi, senza riflessi, aveva per lui un fascino immenso, e anche come un'attrazione verso un abisso senza sbocco. Intento alla contemplazione non incontrava in nessun luogo il fondo fangoso delle resistenze contro cui sbatte chi si immerso nell'amore, prima di risalire all'asciutto. Ma essendo abituato a sentire l'inclinazione per la donna come un'avversione violentemente capovolta per il genere umano, il che sebbene egli lo disapprovasse - d una certa garanzia di non perdersi in essa, lo sgomentava quasi come una perdita d'equilibrio la pura tenerezza in cui, incuriosito, affondava sempre pi; cos che presto fugg quella condizione e nella sua letizia ricorse a uno scherzo un po' fanciullesco per richiamare Agathe alla vita quotidiana: con il tocco pi leggero possibile cerc di aprirle gli occhi. Agathe li spalanc ridendo ed esclam: - Per essere io il tuo amor proprio mi tratti con ben poca creanza! La risposta era sbarazzina come l'atto che l'aveva provocata e i loro sguardi si sfidarono come due ragazzi che vorrebbero azzuffarsi ma non ci riescono dal gran ridere. Improvvisamente Agathe cedette e domand in tono serio: - Conosci il mito che Platone riporta da qualche testo pi antico, secondo il quale l'uomo in origine era una creatura unica divisa poi dagli dei in due parti, maschio e femmina? Si era sollevata sul gomito e di colpo si fece rossa, avvedendosi che chiedere a Ulrich se conosceva quella storia ben nota era un po' ingenuo. Perci aggiunse recisamente: - Adesso le disgraziate met fanno ogni sorta di sciocchezze per ricongiungersi; questo scritto in tutti i libri di scuola; purtroppo non dicono perch non ci si riesce! - Posso dirtelo io, - intervenne Ulrich, felice di riscontrare com'ella lo aveva capito bene. Nessuno sa qual , fra le tante che vanno attorno, la met che gli manca. Ne agguanta una che gli par quella giusta e fa i pi vani sforzi per diventare una cosa sola con lei, finch s'accorge che non c' riuscito. Se ne nato un bimbo, le due met credono almeno per qualche anno di essersi fuse nel figlio; ma invece non che una terza met la quale manifesta prestissimo la tendenza ad allontanarsi il pi possibile dalle prime due per cercarsene una quarta. Cos l'umanit continua a "dimezzarsi" fisiologicamente e la vera unificazione l come la luna davanti alla finestra della camera da letto. - Si potrebbe pensare che i fratelli debbano gi aver fatto met del cammino! - interruppe Agathe con voce improvvisamente rauca. - I gemelli, forse. - Non siamo gemelli noi? - Certo! - Ulrich divenne evasivo. Gemelli ve ne sono pochi. Gemelli di sesso diverso poi sono una rarit; se per giunta son di et differente e per molto tempo non si sono quasi conosciuti diventano un fenomeno veramente degno di noi! - egli dichiar gaiamente, cercando un terreno pi saldo. - Ma noi ci siamo incontrati come gemelli! - insist Agathe senza lasciarsi sviare. - Perch casualmente eravamo vestiti in modo quasi uguale? - Forse. E ad ogni modo! Tu puoi dire che stato un caso; ma che cos' il caso? Io credo che sia precisamente il destino o il fato o come lo vuoi chiamare. Non t' mai sembrato un caso che tu sia nato proprio cos come sei? E tanto pi l'esser nati fratelli! Cos concluse Agathe, e Ulrich si sottomise a quella saggezza. - Noi due dunque ci dichiariamo gemelli! - consent. - Creature simmetriche di un capriccio della natura, d'ora in poi avremo la stessa et, la stessa statura, gli stessi capelli e andremo per le strade degli uomini con gli stessi abiti a righe e lo stesso fiocco sotto il mento; per ti avverto che essi ci guarderanno mezzo commossi e mezzo ironici come sempre accade quando qualcosa gli ricorda i misteri della loro creazione.

- Possiamo anche vestirci in modo opposto, - ribatt Agathe divertita. L'uno giallo quando l'altro azzurro, oppure uno rosso e l'altro verde, con i capelli tinti di rosso e di viola, ed io mi faccio una gobba e tu una pancia: e nonostante tutto siamo gemelli. Ma lo scherzo era esaurito, l'appiglio ormai sfruttato, e ammutolirono entrambi. - Lo sai, - disse poi Ulrich all'improvviso, - che stiamo parlando di cose molto serie? Immediatamente Agathe cal di nuovo sugli occhi i ventagli delle palpebre e nascondendosi dietro la sua pronta attenzione lo lasci parlare solo. La stanza era oscura, la lampada, pi che far scernere, si riversava in superfici chiare su tutti i contorni. Ulrich aveva detto: - Come al mito dell'uomo diviso in due si potrebbe anche pensare a Pigmalione, all'Ermafrodito, o a Iside e Osiride: resta sempre lo stesso in aspetti diversi. Questo bisogno di un doppione nell'altro sesso antichissimo. Esso vuole l'amore di una creatura che ci somigli perfettamente, ma sia un'altra da noi, una figura magica che noi stessi, ma che tuttavia una figura magica e che sopravanza tutte le cose soltanto immaginate per il suo afflato di libert e di indipendenza. Innumerevoli volte questo sogno del fluido d'amore che, indifferente alle limitazioni della materia, s'incontra in due forme uguali-diverse, s' gi innalzato in solitaria alchimia dagli alambicchi dei cervelli umani... Poi s'era inceppato; evidentemente gli era venuto un pensiero che lo turbava, e aveva concluso con parole quasi brusche: - Anche nelle situazioni pi comuni dell'amore se ne trovano tracce: nell'attrattiva che legata a ogni mutamento e travestimento, come nel valore della concordanza e della ripetizione di s nell'altro. Vedere una gran dama per la prima volta nuda o vedere una di quelle ballerine nude per la prima volta in abito accollato sempre lo stesso piccolo incanto, e le grandi passioni travolgenti si scatenano tutte perch un individuo s'immagina che il suo Io pi segreto lo spii dietro il sipario di un paio d'occhi altrui. Pareva che egli la pregasse di non sopravvalutare ci che stavano dicendo. Agathe per ripensava al sentimento fulmineo di sorpresa che l'aveva colpita quando si erano incontrati la prima volta quasi travestiti nei loro abiti da casa. E rispose: - Questo dunque avviene da mille e mille anni; forse pi facile intenderlo affermando che si tratta di due illusioni? Ulrich tacque. E dopo qualche istante Agathe disse allegramente: - Eppure in sogno accade a volte cos! Ci si vede trasformati in qualcos'altro. Ho sognato d'incontrare me stessa, sotto forma di uomo. E son stata buona con lui come non son mai stata con me. Probabilmente tu dirai che sono sogni erotici; ma a me sembra invece che siano molto pi antichi. - Ne fai spesso di questi sogni? - domand Ulrich. - Qualche volta, di rado. - Io quasi mai, - confess lui. - Da tempo immemorabile non m' pi capitato. - Eppure mi hai spiegato una volta, - disse Agathe, - credo che fosse appena in principio, ancora l nella vecchia casa, che l'uomo migliaia d'anni fa ha conosciuto esperienze molto diverse! - Ah, vuoi dire la vista "che d" e la vista "che prende"? - replic Ulrich, e sorrise bench Agathe non lo vedesse. - Lo spirito "che cinge" e "che cinto"? Gi, anche di quella misteriosa bisessualit dell'anima avrei dovuto parlare, naturalmente! E di quant'altro ancora! Ve ne son tracce dappertutto. Persino in ogni analogia c' un resto dell'incanto di essere uguali e non uguali. Ma non hai osservato? in tutti questi comportamenti di cui abbiamo discorso, nel sogno, nel mito, nella poesia, nell'infanzia e perfino nell'amore la parte maggiore del sentimento la si paga con una mancanza di comprensione, vale a dire con una mancanza di realt. - Tu dunque non ci credi realmente? - chiese Agathe. Ulrich non rispose, ma dopo un po' disse: - Se lo traduciamo nell'empio linguaggio moderno, ci che oggi spaventosamente scarso per tutti si potrebbe chiamare la percentuale di partecipazione dell'individuo alle proprie azioni e vicende. In sogno sembra che sia il cento per cento, da svegli non neanche la met! L'hai capito tu stessa dalla mia

casa; ma le mie relazioni con le persone, come tu vedrai, non sono diverse. L'ho definito una volta - e in verit, se non erro, devo aggiungere che fu durante un colloquio con una donna, dove veniva molto a proposito l'acustica del vuoto. Se in una stanza vuota cade a terra un ago, il rumore prodotto ha qualcosa di sproporzionato, di addirittura enorme; ma lo stesso accade quando il vuoto fra le persone. Non si sa pi: si sta gridando o un silenzio di tomba? Perch tutto ci che falso e storto acquista la forza attrattiva di una mostruosa tentazione, se non vi si pu opporre nulla. Non pare anche a te? Ma scusami, - egli s'interruppe, - devi essere stanca e io non ti lascio riposare. Forse ho paura che qualcosa ti dispiaccia nella mia casa e nella mia compagnia. Agathe aveva sollevato le palpebre. Dopo essere rimasti a lungo nascosti i suoi occhi esprimevano qualcosa di molto difficile a definirsi, che Ulrich sent diffondersi intensamente per tutto il proprio corpo. Subito egli seguit a raccontare: - Quand'ero pi giovane tentai di considerare questo fatto una forza. Non si ha nulla da opporre alla vita? Bene, allora la vita fugge via dall'uomo e si rifugia nelle sue opere! Cos pensavo all'incirca. E in verit c' qualcosa di impressionante nell'aridit, nell'assenza del senso di responsabilit del mondo odierno. Direi che un secolo nell'et dell'adolescenza, e perch non ci dovrebb'essere anche per i secoli un'et dello sviluppo, come c' per gli individui? Come tutti i giovani io in principio mi buttai a capofitto nel lavoro, nelle avventure e nei piaceri; mi pareva indifferente quel che facevo, pur di farlo con tutto me stesso. Ricordi che parlammo una volta della "morale dell'attivit"? l'immagine congenita in noi secondo la quale ci regoliamo. Man mano che s'invecchia, per, s'impara che quell'apparente esuberanza, quell'indipendenza e mobilit in tutte le cose, quella sovranit degli stimoli e degli impulsi - tanto i tuoi verso te stesso quanto i tuoi verso il mondo esterno - in breve tutto ci che come uomini d'oggi noi abbiamo ritenuto una forza e una particolarit che ci distingueva, in ultima analisi non che una debolezza dell'intero di fronte alle sue parti. Con la passione e con la volont non puoi venirne a capo. Appena vuoi immergerti tutto dentro e nel cuore di una cosa, subito ti vedi ributtato al margine: questa oggi la vicenda in tutte le vicende! Agathe con gli occhi ormai aperti aspettava che nella voce di lui si compiesse qualcosa; ma poich ci non avvenne e il discorso di Ulrich si spezz come un viottolo che si dirama da una strada e non vi fa pi ritorno, ella disse: - Dunque, secondo la tua esperienza, non si pu mai agire per vera convinzione e non lo si potr mai. Non intendo per convinzione la scienza, - si corresse poi, - e neanche la disciplina morale che ci hanno inculcata; voglio dire il sentirsi interamente vicini a se stessi e anche vicini a tutto il resto, riempire ci che ora rimane vuoto, insomma qualcosa da cui si prende le mosse e a cui si ritorna. Ah, non so neanch'io quello che vorrei dire, - s'interruppe bruscamente, speravo che me lo spiegassi tu! - Tu intendi precisamente quello di cui abbiamo parlato, - rispose Ulrich dolcemente. - E sei anche l'unica persona al mondo con la quale posso parlare cos. Ma non avrebbe senso che io ricominciassi per aggiungere qualche altra parola seducente. Devo dire piuttosto che "l'immergersi dentro", uno stato di indisturbata "interiorit" della vita - se non si intende la parola in senso sentimentale ma in quello che le abbiamo dato poc'anzi - probabilmente non si pu ottenere con un sano raziocinio - Si era piegato in avanti, le tocc un braccio e la guard a lungo negli occhi. Forse una incapacit umana! - disse piano. - Vero soltanto che ne soffriamo acutamente. Perch proprio da quella impotenza deriva il desiderio di fratellanza che un contorno dell'amore comune, nell'immaginaria direzione di un amore senza nessuna miscela di aridit e di incomprensione - E dopo una pausa soggiunse: - Tu sai come son comuni, nei discorsi erotici, le variazioni sul tema "fratellino e sorellina" Gente che sarebbe capace di assassinare i propri fratelli carnali, a letto bamboleggia con quegli appellativi. Nella penombra il suo viso era contratto dall'autoironia. Ma la fede di Agathe era sospesa a quel viso e non alla confusione delle parole. Ella aveva visto altre facce similmente convulse, che il momento dopo le piombavano sopra; questa non si avvicinava, pareva scorresse a velocit immisurabile su una strada infinitamente lontana. Rispose brevissimamente:

- Esser fratelli non basta! - Abbiamo gi detto "fratelli gemelli", - replic Ulrich, alzandosi senza rumore, perch gli pareva che la grande stanchezza la stesse ormai sopraffacendo. - Bisognerebbe essere una coppia di fratelli siamesi, - mormor ancora Agathe. - Benissimo, fratelli siamesi, ripet Ulrich. Cercava di sciogliere dalla propria la mano di lei per deporla cautamente sulla coperta, e le sue parole sonarono lievi, ancora aleggianti senza peso dopo che lui aveva lasciato la stanza. Agathe sorrise e affond a poco a poco in una solitaria malinconia le cui nebbie si convertirono presto nell'oscurit del sonno, senza che lei nella sua spossatezza se ne avvedesse. Ulrich invece si ritir nel suo studio e per due ore, senza poter lavorare, fece conoscenza con lo stato di chi si sente prigioniero di scrupoli, finch si sent stanco lui pure. S'accorse con stupore quanto gli sarebbe piaciuto far qualcosa che producesse rumore e dovesse essere soffocato. Era una sensazione nuova per lui. E quasi lo eccitava un poco, sebbene cercasse di figurarsi con la massima applicazione come doveva essere sentirsi per davvero concresciuto con un'altra persona. Ignorava come funzionassero due sistemi nervosi attaccati come due foglie a un gambo solo e collegati l'uno all'altro non soltanto dal loro sangue ma ancor pi dall'assoluta dipendenza reciproca. Era da supporsi che ogni eccitamento psichico dell'uno fosse sentito anche dall'altro mentre il fatto causale si svolgeva in un corpo che nell'essenziale non era il suo. "Un abbraccio, ad esempio; tu vieni abbracciato nell'altro, - egli pens. - Forse non approvi neppure, ma l'altro tuo Io immette in te una preponderante ondata di approvazione! Che cosa t'importa che tua sorella sia baciata? Ma il suo eccitamento tu lo devi amare con lei! Oppure sei tu che ami, e in qualche modo la devi render partecipe, non puoi infliggerle soltanto degli assurdi processi fisiologici...!" Quel pensiero suscitava in Ulrich una forte commozione e un grande disagio; gli sembrava difficile tracciare la linea di confine fra criteri nuovi e distorsione di criteri comuni.

26.
Primavera nell'orto L'elogio di Meingast e le nuove idee da lui suggerite avevano prodotto su Clarisse un'impressione profonda. L'irrequietezza spirituale e l'eccitabilit, di cui talora ella stessa si preoccupava, erano diminuite senza far luogo stavolta ad avvilimento, malinconia e disperazione, bens a una eccezionale chiarezza, a una straordinaria trasparenza interiore. Di nuovo Clarisse esamin se stessa criticamente e si comprese. Senza incertezze, anzi con una certa soddisfazione si rese conto di non essere particolarmente intelligente: gi aveva studiato troppo poco. Ulrich invece, quando pensava a lui durante quell'esame comparativo, Ulrich era come un pattinatore che su una levigata superficie spirituale si avvicinava o si allontanava a volont. Quando diceva una cosa, non si capiva mai donde venisse, e nemmeno quando rideva, quando andava in collera, quando i suoi occhi lampeggiavano, quando stava l e con le sue spalle larghe toglieva lo spazio a Walter. Se voltava la testa, anche solo per curiosit, i tendini del collo gli si tendevano come le funi di un veliero che salpa nel vento e nel sole. Cos c'era sempre in lui qualche cosa che le restava inaccessibile e teneva desto il desiderio di buttarsi su di lui a corpo morto per afferrarla. Ma la vertigine che la travolgeva allora - tanto che una volta non v'era stato pi nulla di saldo al mondo se non l'anelito di avere un figlio da lui adesso era sparita senza lasciarsi dietro neppure quei frammenti di cui il ricordo, dopo l'intepidirsi delle passioni, incomprensibilmente cosparso. Clarisse tutt'al pi, le poche volte che le succedeva, s'irritava ripensando al suo fiasco in casa di Ulrich; ma la sua sicurezza di s era intatta e pronta a nuovi cimenti. Tale effetto avevano avuto appunto le nuove idee di cui l'ospite filosofo l'aveva rifornita; senza contare le eccitazioni immediate che le aveva procurato il

ritrovarsi con l'amico trasformato. Cos trascorsero molti giorni in una tensione varia, mentre tutti nella casetta gi inondata dal sole primaverile aspettavano che Ulrich recasse il permesso di visitare Moosbrugger nella sua lugubre dimora. E un pensiero soprattutto dominava nella mente di Clarisse: il Maestro aveva detto che il mondo era cos esente da manie, che di nessuna cosa sapeva pi se dovesse amarla oppure odiarla; e da allora Clarisse era convinta che bisognasse abbandonarsi a una mania se si aveva la fortuna di esserne colti. Perch un'idea fissa un dono della sorte. Chi sapeva pi se uscendo di casa doveva andare a destra o sinistra, a meno di avere come Walter una professione, che in compenso lo opprimeva, oppure come lei un appuntamento coi genitori o coi fratelli, che l'annoiava? Per chi ha un'idea fissa, invece, la cosa ben diversa. Allora la vita organizzata colla praticit di una cucina moderna: si sta seduti al centro, quasi non occorre muoversi e di l si possono manovrare tutti gli apparecchi. Tali cose a Clarisse eran sempre piaciute molto. E d'altronde per lei una fissazione era semplicemente ci che si suol chiamare volont, per particolarmente rafforzata. Finora l'aveva scoraggiata il fatto di sapersi spiegare solo pochissime delle cose che avvengono in questo mondo, ma dopo il ritorno di Meingast poter amare, odiare e agire a proprio talento le era apparso come un privilegio suo particolare. Giacch, a sentire il Maestro, il genere umano aveva bisogno di volont pi che di ogni altra cosa, e questo bene di poter fortissimamente volere ella l'aveva sempre posseduto! A pensarci Clarisse si sentiva ardere di responsabilit e agghiacciare di gioia. Naturalmente la sua volont non aveva niente da fare con l'ottuso sforzo di imparare un pezzo per pianoforte o di trionfare in un litigio, era piuttosto forte accettazione del reggimento della vita, pieno possesso di se stessi, scorreria nella felicit. E alla fine ella non pot trattenersi dal comunicarne qualcosa a Walter. Lo inform che la sua coscienza diventava di giorno in giorno pi forte. Ma Walter esasperato, ignorando la sua ammirazione per Meingast, supposta causa di questi fatti, replic: - proprio una fortuna che Ulrich non riesca, mi pare, a ottenere il permesso! Sulle labbra di Clarisse pass una smorfia, che per tradiva piet per tanta inconsapevolezza e pervicacia. - Che cosa ti aspetti, poi, da quel criminale che non ci riguarda minimamente? - chiese Walter concitato. - Lo capir quando sar l, - rispose Clarisse. - Mi sembra che dovresti gi saperlo adesso, - osserv virilmente Walter. La mogliettina sorrise, come faceva sempre prima di ferirlo profondamente. Poi disse tranquilla: - Far qualche cosa. - Clarisse! - protest Walter fermamente. - Tu non puoi far niente senza il mio permesso; sono secondo la legge tuo marito e tutore! Il tono era nuovo per lei. Ella si ritrasse e fece due o tre passi, turbata. - Clarisse! - ripet Walter alzandosi per seguirla. - Far io qualcosa contro la pazzia che circola in questa casa! Allora ella cap che la forza salutare della sua decisione era gi operante nell'energia accresciuta di Walter. Si volt di scatto. - Che cosa farai? - domand, e dalla fessura dei suoi occhi un lampo saett nelle brune pupille umide e sgranate di lui. - Vedi, - diss'egli conciliante, e indietreggi sorpreso da quella precisa richiesta di una spiegazione, ce l'abbiamo tutti dentro di noi questa tendenza spirituale al morboso, al raccapricciante e al problematico, noi intellettuali; per... - Per lasciamo via libera ai filistei! - interruppe Clarisse trionfante. Adesso lo seguiva da vicino, non gli staccava gli occhi di dosso. Sentiva che la sua forza guaritrice lo avvolgeva e lo dominava. Il cuore le si riemp all'improvviso di una gioia rara e inesprimibile. - Per non vi diamo tanta importanza, - concluse Walter di malumore. Dietro di s, all'orlo della giacca, sentiva una resistenza; tastando trov lo spigolo di uno dei tavolinetti leggeri dalle gambe sottili

che pullulavano nella sua casa e a un tratto gli parvero odiosi: pens che se faceva ancora un passo indietro l'avrebbe ridicolmente buttato a gambe all'aria; cos resistette al desiderio improvviso di essere mille miglia lontano da quella lotta, su un prato di un bel verde vivo sotto gli alberi in fiore, fra persone la cui sana allegria lavasse e tergesse le sue ferite. Era un desiderio tranquillo, denso, abbellito da donne che ascoltavano le sue parole con grata ammirazione. E nel momento in cui Clarisse gli fu vicina ne ebbe un senso di trasognata squallida molestia. Ma con sua meraviglia Clarisse non esclam: tu sei un vigliacco! Disse invece: - Walter! Perch siamo infelici? Al suono di quella voce allettante e chiaroveggente egli sent che l'infelicit con Clarisse non poteva essere compensata dalla felicit con un'altra donna. - Perch dobbiamo! rispose con uguale slancio. - Ma no che non dobbiamo! - assicur Clarisse in tono conciliante. Teneva la testa inclinata da una parte, cercando un argomento per convincerlo. In fondo poteva essere qualunque cosa, non faceva differenza: si stavano di fronte come un giorno senza sera, che trasmette di ora in ora un fuoco mai languente. - Mi concederai, - ella principi a dire con accento timido e ostinato a un tempo, - che i grandi delitti non si compiono perch qualcuno li commette, ma perch noi lasciamo che si compiano! Walter indovin quel che sarebbe venuto dopo, e fu per lui una delusione violenta. - Oh Dio! - esclam impaziente. - So anch'io che l'indifferenza e la facilit con cui ci si pu procurare oggi una coscienza tranquilla distruggono assai pi vite umane che la cattiva volont dei singoli! E adesso, o meraviglia, tu dirai che ciascuno deve aguzzare la propria coscienza e riflettere profondamente su ogni passo prima di farlo! Clarisse apr la bocca ma poi cambi idea e non parl. - Penso anch'io alla povert, alla fame, alle miserie d'ogni genere che noi tolleriamo, ai crolli nelle miniere dove i consigli d'amministrazione per economia trascurano gli impianti protettivi, seguit Walter dimesso, - tutte queste cose ti ho gi detto che le riconosco. - Ma allora anche due amanti non possono amarsi se la loro condizione non di "felicit pura", osserv Clarisse. - E il mondo non diverr migliore finch non vi saranno degli amanti cos! Walter giunse le mani. - Ma non capisci come sono ingiuste tali pretese enormi, stupefacenti, assolute! - esclam. - Lo stesso avviene per questo Moosbrugger che di tanto in tanto ti gira nella testa come una turbina! In fondo, hai ragione di sostenere che non bisogna darsi pace finch simili disgraziati animali umani vengono semplicemente uccisi perch la societ non sa che cosa fare di loro; ma, ancora pi in fondo, ha pure ragione la sana coscienza popolare di respingere tali raffinatissimi dubbi. Vi sono certe propriet ultime del sano ragionamento che non si possono dimostrare, ma che bisogna avere nel sangue! Clarisse rimbecc: - Secondo il tuo sangue "in fondo" sempre: "in fondo" no. Walter croll la testa, offeso, dimostrando di non volerle rispondere. Era stanco di dover sempre ammonire che una dieta di idee unilaterali dannosa, e forse alla lunga anche lui si sentiva incerto. Ma Clarisse, con la sensibilit nervosa che lo stupiva ogni volta, gli lesse nel pensiero e alzando il capo salt tutti i gradini intermedi per balzargli accanto sul punto culminante con la domanda posta in tono basso e stringente: - Ti puoi immaginare Ges direttore di una miniera? - Il suo volto rivelava che per Ges intendeva veramente lui stesso, per una di quelle esagerazioni in cui l'amore non si distingue dalla follia. Egli si scherm con un gesto che era insieme di protesta e di sconforto. - Non cos, Clarisse! - preg. - Non si deve parlare cos direttamente! - Ma s! - replic Clarisse. Proprio cos, invece! Se non abbiamo la forza di salvar lui, non avremo nemmeno la forza di salvare noi stessi!

- E infine che cosa importa se crepa! - esclam Walter con violenza. Gli parve di assaporare in quella risposta grossolana il gusto liberatore della vita, deliziosamente mescolato al gusto della morte e della rovina irrimediabile, evocata dalle parole di Clarisse. Clarisse lo guard sospesa. Ma Walter sembrava soddisfatto del suo sfogo oppure taceva per irresolutezza. E come un giocatore costretto a mostrare l'ultima carta irresistibile, ella disse: - Io ho ricevuto un segno! - Pura immaginazione! - grid Walter rivolto al soffitto, che teneva luogo di cielo. Ma Clarisse con le sue ultime parole imponderabili abbandon il colloquio e non gli lasci pi dir nulla. La vide invece pi tardi parlare animatamente con Meingast. L'impressione di essere osservato, che infastidiva il Maestro, perch fin laggi non ci vedeva bene, era giustificata. Infatti Walter non partecipava all'intenso lavoro di giardinaggio di suo cognato Siegmund, che, venuto in visita nel frattempo, era inginocchiato in un solco con le maniche rimboccate e faceva qualcosa che, aveva detto Walter, bisognava fare nel giardino in primavera se si voleva essere un uomo e non un piatto segnalibro nei volumi della propria materia. Walter invece spiava senza parere la coppia che si trovava all'altra estremit dell'orto. Non credeva che nell'angolo da lui tenuto sotto sorveglianza accadessero cose illecite. Tuttavia sentiva un freddo innaturale alle mani, esposte all'aria primaverile, e alle gambe, bagnate qua e l perch ogni tanto egli s'inginocchiava per dare istruzioni a Siegmund. Gli parlava con arroganza, come fanno i deboli e gli umiliati quando possono sfogare su qualcuno il loro malumore. Sapeva che Siegmund essendosi messo in testa di venerarlo non ci avrebbe rinunziato tanto facilmente. Ci nonostante gli pareva di sentire addirittura una solitudine-dopo-il-tramonto, un gelo di tomba, mentre osservava che Clarisse non guardava mai dalla sua parte ma con segni continui di interesse non staccava gli occhi da Meingast. Eppure ne era anche fiero. Dacch Meingast stava in casa sua, egli era tanto orgoglioso dei crepacci che vi si aprivano quanto indaffarato a turarli. Dall'alto della sua positura eretta lasci cadere queste parole su Siegmund accovacciato per terra: - Conosciamo e sperimentiamo tutti in noi stessi una certa tendenza al problematico, al morboso! Egli non era un ipocrita. Dopo che Clarisse l'aveva definito filisteo, lui aveva elaborato fra s il concetto delle "piccole vilt della vita" - Una piccola vilt pu essere buona o dolce oppure acida, - egli cos ammaestr il cognato, - ma noi abbiamo il dovere di maturarla dentro di noi finch torni a onore della sanit morale. E per piccola vilt intendo tanto il nostalgico patteggiare con la morte, in cui si cade udendo la musica del Tristano, come l'attrazione segreta che ci ispirano quasi tutti i delitti sessuali, anche se noi non vi cediamo! Giacch io chiamo vile e antiumano tanto l'elementarismo a cui ci si abbandona nel dolore, nella miseria, nella malattia, quanto le esagerazioni della coscienza e della spiritualit che vorrebbero violentare la vita. Tutto ci che vuol superare i confini a noi assegnati, vile! Il misticismo vile, come l'illusione di poter ridurre la natura a una formula algebrica. E l'intenzione di andare da Moosbrugger altrettanto vile quanto... - qui Walter s'interruppe un momento per cogliere nel centro, e chiuse con le parole: -.quanto invocare Iddio in punto di morte! Certo cos si era detto qualcosa di sodo, e anzi la professionale e involontaria umanit del medico era chiamata a riconoscere che il proposito di Clarisse e i suoi stravaganti motivi oltrepassavano i limiti permessi. Ma, in confronto a Siegmund, Walter era un genio, tant' vero che Walter dal suo sano ragionamento era stato portato a tali professioni di fede, mentre l'ancor pi sana salute di suo cognato su quella materia problematica si esprimeva in ostinato silenzio. Siegmund ammucchiava la terra con le mani e ogni tanto senza aprir bocca piegava la testa su una spalla o sull'altra come per vuotare una provetta o semplicemente come se il suo orecchio fosse ormai pieno. E quando Walter tacque vi fu una quiete profonda e paurosa, nella quale rison un giudizio che Clarisse doveva aver gi proferito anche con Walter, infatti egli non lo ud con la vivezza di un'allucinazione, ma quasi rimasto nel silenzio di uno spazio vuoto: - Nietzsche e Cristo sono stati portati alla rovina dal loro essersi fermati a mezza

strada! - E in modo un po' sospetto, che faceva pensare al "direttore della miniera", egli ne rest lusingato. Cos era una posizione bizzarra la sua: lui, la salute in persona, in quel giardino fresco, fra un uomo che egli guardava dall'alto in basso e due scalmanati di cui osservava i gesti muti con superiorit eppure con desiderio. Giacch Clarisse era, infine, la piccola vilt di cui la sua salute aveva bisogno per non languire, e una voce arcana gli diceva che Meingast era in procinto di ingrandire a dismisura la piccolezza accettabile di questa vigliaccheria. Egli lo ammirava come il parente oscuro ammira il parente celebre, veder lui e Clarisse bisbigliare come due congiurati gli ispirava, pi che gelosia, invidia, un sentimento questo che colpisce dentro con maggior violenza di quello; ma per qualche verso anche lo innalzava, cosciente della propria dignit egli era risoluto a non andare in collera, si vietava di avvicinarsi e di disturbarli, di fronte al loro infervoramento si sentiva superiore, e da tutto ci risultava, egli stesso non sapeva come, un pensiero ibrido e confuso, nato a dispetto d'ogni logica: che i due laggi, in modo disinvolto e biasimevole, stessero invocando Dio. Se lecito chiamar pensiero una cos strana mescolanza di sentimenti diversi, era ad ogni modo uno di quei pensieri impossibili a esprimersi, perch la chimica della loro oscurit immediatamente guastata dal chiaro influsso della parola. Walter del resto, come aveva dimostrato davanti a Siegmund, non collegava al nome di Dio nessun sentimento religioso, e dopo che quel nome gli era balenato alla mente si era fatto all'intorno un vuoto timoroso: perci la prima cosa che Walter disse al cognato dopo un lungo silenzio fu ben lontana da tutto ci. - Sei un asino, gli butt in faccia, - se non ti credi in diritto di sconsigliarle energicamente quella visita; perch fai il medico, allora? Siegmund non se la prese neanche stavolta. - una faccenda che dovete risolvere fra voi due soli, - rispose guardando tranquillamente in su, e poi torn a immergersi nel suo lavoro. Walter sospir. - Clarisse, si sa, una donna fuor del comune! - egli riprese. - Io la capisco benissimo. Ammetto anche che non ha torto di professare opinioni tanto rigorose. Se pensi alla miseria, alla fame, al marcio d'ogni specie di cui il mondo pieno, ai crolli nelle miniere, per esempio, che avvengono perch l'amministrazione fa economia sui lavori di sostegno... Siegmund non manifest la minima intenzione di pensarci. - Ebbene, lei ci pensa, - ripigli Walter con severit. - Ed molto bello da parte sua. Noi tutti ci mettiamo a posto la coscienza con troppa facilit. E Clarisse migliore di noi quando ci chiede di cambiare e di avere una coscienza pi attiva, una coscienza, per cos dire, infinita. Ma ecco quello che volevo chiederti: tutti questi scrupoli morali non portano a un'ossessione, se non sono gi qualcosa di simile? Questo tu devi pur sapermelo dire! A quella domanda stringente Siegmund si sedette su una gamba e squadr il cognato. - pazza! - dichiar. - Ma non in senso clinico. - E come giudichi, - seguit a chiedere Walter dimentico della propria superiorit, - la sua affermazione di aver ricevuto dei segni? - Ha detto questo? - chiese Siegmund impensierito. - Ma s! Quell'assassino pazzo, ad esempio! E pochi giorni fa un porco sotto le nostre finestre! - Un porco? - No, una specie di esibizionista. - Ah s? - disse Siegmund, riflettendo. - Anche tu ricevi dei segni quando trovi qualcosa da dipingere. Solo che lei si esprime con maggior esagerazione di te, - decise infine. - E quando dice che deve prender su di s i peccati di questi uomini, anche i miei e i tuoi e non so di chi altri? - esclam Walter incalzante. Siegmund si era alzato e si puliva le mani sporche di terra. - Si sente oppressa dal peccato? - chiese superfluamente, e ammise in tono cordiale, come

rallegrandosi di poter infine dar ragione al cognato: Questo un sintomo! - un sintomo? - ripet Walter costernato. - L'ossessione del peccato un sintomo, - conferm Siegmund nel tono staccato del professionista. - Le cose per stanno cos, - disse Walter, ricorrendo subito in appello contro il giudizio da lui stesso provocato: - Prima di tutto tu ti devi chiedere: il peccato esiste? S, esiste, naturalmente. Ma allora c' anche un'ossessione del peccato che non pazzia. Forse tu non lo capisci perch al di sopra dell'empirismo. l'offesa all'umano senso di responsabilit per una vita pi alta. - Ma lei dice anche di aver ricevuto dei segni! - obiett allora il tenace Siegmund. - Ma tu dici che ne ricevo anch'io! - ribatt Walter vivacemente. - E sappi che certe volte vorrei pregare in ginocchio il mio destino di lasciarmi in pace: invece mi manda sempre nuovi segni, e i pi impressionanti per mezzo di Clarisse! - Poi ripigli pi tranquillo: Adesso per esempio lei sostiene che Moosbrugger rappresenta lei e me nella nostra "forma colpevole" e ci stato inviato come un ammonimento; ma bisogna intenderlo cos: ci esprime simbolicamente che noi abbiamo trascurato le pi alte possibilit della nostra vita, la sua "immagine luminosa", insomma. Molti anni fa, quando Meingast ci lasci... - Ma l'ossessione del peccato un sintomo di certe alterazioni! - gli ricord Siegmund con la disperata imperturbabilit del tecnico. - Tu naturalmente non conosci che sintomi! - esclam Walter difendendo con veemenza la sua Clarisse. - Perch il resto supera i limiti della tua esperienza. Ma forse proprio qui la colpa e l'"immagine colpevole" della nostra vita: in questa superstizione che tratta come malattia tutto quel che non coincide con la pi volgare esperienza! E Clarisse sente l'esigenza di combatterla con un'azione interiore. Gi molti anni fa, quando Meingast and via di casa nostra, noi... - Egli avrebbe voluto raccontare come Clarisse e lui "prendevano su di s" i peccati di Meingast, ma era impresa disperata spiegare a Siegmund il processo di un risveglio spirituale, e cos concluse vagamente con le parole: Infine non vorrai negare che vi sono sempre stati degli uomini che si assumono il carico delle colpe di tutti, oppure le condensano in s! Il cognato lo guard soddisfatto. - Finalmente! - rispose in tono cordiale. - Adesso dimostri tu stesso quello che io ho affermato fin dal principio. Credersi oppressi dal peccato un comportamento tipico in certe alterazioni. Ma nella vita s'incontrano anche comportamenti atipici. Non ho detto nulla di pi. - E la gravit esagerata che ella mette in tutte le sue azioni? domand Walter dopo un po' sospirando. - Un simile rigorismo non si pu mica chiamare normale? Intanto Clarisse appartata laggi con Meingast aveva una conversazione molto importante. - Tu hai detto, gli ricord, - che gli uomini che si vantano di capire e di spiegare il mondo, non lo faranno mai cambiare minimamente? - S, - conferm il Maestro. - "Vero" e "falso" sono i pretesti di coloro i quali non vogliono mai giungere a una risoluzione. Perch la verit una cosa senza fine. - Perci hai detto che bisogna avere il coraggio di decidersi fra "valore" e "non-valore"? - seguit a indagare Clarisse. - S, - disse il Maestro un po' annoiato. - Meravigliosamente sdegnosa anche la tua massima, - esclam Clarisse, che nella vita odierna gli uomini fanno soltanto quello che accade! Meingast si ferm e guard a terra; poteva sembrare che tendesse l'orecchio oppure che contemplasse un sassolino sull'orlo del viottolo, alla sua destra. Ma Clarisse non seguit a porgergli il miele della lode; anch'essa aveva piegato il capo, cos che il mento riposava quasi nella fontanella della gola, e il suo sguardo era fisso sul terreno, fra le punte degli stivali di Meingast: un lieve rossore le copr il viso cinereo mentre smorzando discretamente la voce, ella continuava: - Tu hai detto che la sessualit non altro che il salto del caprone.

- S, l'ho detto in un'occasione particolare. La volont di cui il nostro secolo difetta viene sperperata, a parte la cosiddetta attivit scientifica, in sessualit! Clarisse esit un attimo, poi disse: - Per me, io ho molto volont, ma Walter fa soltanto il salto del caprone. - Che cosa sta succedendo fra voi due? - chiese il Maestro incuriosito, ma soggiunse subito, quasi con ribrezzo: - Posso immaginarlo, naturalmente. Erano in un angolo del giardino senza piante, inondato dal sole primaverile, e nell'angolo diagonalmente opposto Siegmund stava accovacciato per terra mentre Walter in piedi accanto a lui gli parlava con animazione. Il giardino aveva la forma di un rettangolo appoggiato al muro pi lungo della casa, e intorno alle aiuole di fiori e di ortaggi correva un viottolo inghiaiato, con due viottoli trasversali che disegnavano una croce sul terreno ancora brullo. Clarisse, gettando un'occhiata guardinga verso gli altri due uomini, rispose: - Lui forse non ne ha colpa: devi sapere che io attraggo Walter in un modo che non come dovrebb'essere. - Me lo posso immaginare, - replic questa volta il Maestro con uno sguardo comprensivo. - Tu hai qualcosa di un ragazzo. A quell'apprezzamento Clarisse sent la felicit balzarle per le vene come chicchi di grandine. - Ti eri accorto "allora" che io mi vesto (5) pi in fretta di un uomo? - gli domand pronta. La faccia del filosofo, atteggiata a benevolenza, divent attonita. Clarisse fece una risatina. - una parola con due sensi, - spieg. - Ve ne sono anche altre: delinquenza sessuale, per esempio. Ora il Maestro pens bene di non mostrarsi per nulla stupito. - Gi, gi, - rispose, - lo so. Tu dicesti una volta che spegner l'amore con il solito amplesso delinquenza sessuale - Ma ora, voleva sapere di quell'"attrazione" - Il consenso assassinio, dichiar Clarisse con la velocit di uno che sul suolo levigato sfoggia la sua perizia con tanto slancio che fa un capitombolo. - Senti, - confess Meingast, adesso sul serio non capisco pi niente. Stai di nuovo parlando di quel tale, il falegname. Ma che vuoi da lui? Clarisse pensierosa rasp col piede la ghiaia. - sempre lo stesso, - rispose. E a un tratto guard in faccia il Maestro. - Credo che Walter dovrebbe imparare a rinnegarmi, disse recisamente. - Io non posso giudicare, - osserv Meingast dopo aver aspettato invano che ella compisse la frase, ma certo le soluzioni radicali son sempre le migliori. L'aveva detto cos, in generale. Ma Clarisse riabbass il capo, affissando lo sguardo su un punto qualunque della giacca di Meingast, e dopo qualche istante avvicin lentamente la mano all'avambraccio di lui. Di colpo desider sfrenatamente di stringere quel braccio duro e scarno sotto l'ampia manica e di toccare il Maestro che si fingeva ignaro delle parole illuminanti dette su Moosbrugger. Mentre cos le accadeva era dominata dalla sensazione di trasmettere a lui una parte di s, e nella lentezza con cui gli insinuava la mano su per la manica, in quell'ondeggiante lentezza vorticavano frammenti di una incomprensibile volutt nata dalla percezione che il Maestro stava immobile e si lasciava toccare da lei. Meingast intanto fissava annichilito la mano che ghermiva in quel modo il suo braccio e lo risaliva come un animale dalle molte zampe si stende sulla sua femmina; vedeva palpitare sotto le palpebre abbassate della piccola donna qualcosa d'insolito; intuiva un oscuro processo che lo commuoveva appunto perch si svolgeva cos palese. - Vieni! - le propose, scostandole gentilmente la mano. - Se restiamo qui, tutti ci vedono; passeggiamo un po', come prima! Mentre camminavano su e gi, Clarisse raccont: - Io mi vesto molto in fretta; pi in fretta di un uomo, se occorre. I vestiti mi volano addosso,
5 "Attirare" e "vestire" in tedesco lo stesso verbo: anzieben.

quando io sono, come devo dire? quando sono cos, ecco! Forse una specie di elettricit: io attraggo quel che mi appartiene. Ma di solito un'attrazione funesta. ( 6) Meingast sorrise di quei giochi di parole che gli restavano incomprensibili e cerc a caso una risposta efficace. - Dunque tu attiri i tuoi abiti come un eroe il suo destino? - egli disse. Con sua meraviglia Clarisse si ferm esclamando: - S, esattamente! Chi vive in tal modo sente cos, si tratti di vesti, di scarpe, di coltello o forchetta! - C' qualcosa di vero, - concesse il Maestro a quell'affermazione oscuramente persuasiva. Poi chiese senza ambagi: - Come ti comporti con Walter? Clarisse non capiva. Lo guard e scorse improvvisamente nei suoi occhi nuvole gialle che parevano spinte da un vento di bufera. - Hai detto, seguit Meingast esitante, - che tu lo attiri in un modo che non va. che non va a te, insomma? Come sarebbe? Sei frigida forse? Clarisse non conosceva il vocabolo. - Frigida, - spieg il Maestro, - una donna a cui l'amplesso degli uomini non procura piacere. - Ma io conosco solo Walter, - obiett Clarisse timidamente. - Va bene, ma da quello che hai detto pare che tu sia cos. - Clarisse era sbalordita. Riflett. Non sapeva. - Io? Ma io non posso, io devo appunto impedirlo! - ella disse. - Non lo posso permettere! - Che cosa dici? - Adesso il Maestro rideva indecentemente. - Devi impedirti di godere? O insomma che Walter sia compensato delle sue fatiche? Clarisse arross. Ma adesso capiva pi chiaramente quel che doveva dire. - Se si consente, tutto annega nel piacere sessuale, - replic seria. - Io non permetto al piacere degli uomini di staccarsi da loro e di diventare il mio piacere. Perci li ho sempre attratti, fin da quand'ero una ragazzina. Nel piacere degli uomini qualcosa fuori di posto. Per diverse ragioni Meingast prefer non approfondire. - Sei cos capace di dominarti? - domand. - Be, questo varia, - ammise Clarisse sinceramente. - Ma come t'ho gi detto, sarei un'assassina se consentissi! - Infervorandosi seguit: - Le mie amiche dicono che "vanno in estasi" nelle braccia di un uomo. A me non mai accaduto. Nelle braccia di un uomo non sono mai andata in estasi. Ma so che cos' l'estasi al di fuori dell'amplesso. Lo sai anche tu, certamente, giacch hai detto che il mondo troppo povero di illusioni...! - Meingast protest con un gesto, come a dire che ella non lo aveva capito bene. Ma ormai per Clarisse tutto era fin troppo chiaro. - Quando tu dici che bisogna decidersi contro l'inferiorit a favore della superiorit, - ella esclam, ci significa: Si pu vivere in una volutt che prodigiosa e sterminata! Ma non la volutt del sesso, la volutt del genio. Ed quella che Walter tradirebbe se io non glielo impedissi! Meingast croll la testa. Rifiutava quella versione trasformata e passionale di quello che lui aveva detto; era un rifiuto spaurito, quasi sgomento, e di tutto ci che conteneva egli disse il pi casuale: - Resta da vedersi se potrebbe far diverso! Clarisse s'arrest come se fulmineamente avesse messo radici nel terreno. - Ma deve! - esclam. - Proprio tu ci hai insegnato che si deve! - vero, - ammise il Maestro a malincuore, e cerc vanamente col suo esempio di smuoverla di l. Ma tu che cosa vuoi, infine? - Vedi, io non volevo ancora nulla, prima che tu venissi, - rispose Clarisse sommessamente. - Ma cos orribile questa vita che da un oceano di gioie non sa trarre fuori che un misero godimento sessuale! E adesso voglio qualcosa.
6 Cfr. nota a p. 88.

- quello che ti chiedo, - disse Meingast incoraggiante. - Bisogna vivere per uno scopo. Bisogna essere "buoni" a qualcosa. Altrimenti tutto rimane terribilmente confuso, - fu la risposta di Clarisse. - Ha un rapporto con Moosbrugger quello che tu vuoi? - interrog Meingast. - Non si pu dirlo. Si vedr che cosa ne vien fuori! - replic Clarisse. Poi soggiunse meditabonda: Lo far fuggire, susciter uno scandalo! La sua espressione divenne misteriosa. - Ti ho osservato, - disse improvvisamente. - Gente molto strana ti frequenta. Tu li inviti quando credi che noi non siamo in casa. Sono ragazzi e giovanotti! Tu non dici che cosa vengono a fare! Meingast la guard sconcertato. - Tu prepari qualcosa, - continu Clarisse, - chi sa che cosa stai architettando! Ma io... - ella sibil, anch'io sono abbastanza forte da potermi mantenere in amicizia con parecchi alla volta! Io ho acquistato il carattere e i doveri di un uomo! Vivendo con Walter ho imparato sentimenti maschili! Di nuovo ella attanagli il braccio di Meingast. Era evidente che non se ne accorgeva. Le dita sporgevano dalla manica adunche come artigli. - Io ho una doppia personalit, - ella bisbigli, - per tua regola! Ma non una vita facile. Hai ragione di dire che in un caso simile non lecito rifuggire dalla violenza! Meingast la guardava perplesso. Non l'aveva mai vista cos. Il senso delle sue parole gli era incomprensibile. A Clarisse, quand'era in quello stato, l'idea di una doppia personalit appariva semplicissima, ma Meingast si chiedeva se ella aveva indovinato i suoi segreti maneggi e vi facesse allusione. Non c'era ancor molto da indovinare; solo di recente, in consonanza con la sua filosofia maschile, egli si era reso conto di un mutamento nel suo modo di sentire e aveva cominciato a frequentare dei giovani che gli erano qualcosa di pi che discepoli. Forse per questo aveva cambiato dimora ed era venuto l, fiducioso di non essere osservato; non aveva mai pensato a tale possibilit, e ora quella personcina divenuta inquietante ecco che si rivelava capace di cogliere il suo mutamento. Il braccio di Clarisse s'allungava sempre pi fuori della manica, senza che la distanza fra i due corpi cos collegati fosse cambiata, e quell'avambraccio nudo e sottile con la mano abbracciata a Meingast aveva in quel momento un aspetto cos strano che nella fantasia dell'uomo and a catafascio tutto ci che poco prima era ancora al suo posto. Ma Clarisse non pronunci pi le parole che stava per dire, sebbene l'idea fosse chiarissima in lei. Le parole ambivalenti erano segni sparsi nel linguaggio come ramoscelli spezzati o foglie disseminate sul terreno per far trovare una strada nascosta. Tanto "delitto sessuale" quanto "attrazione", e molte, molte, forse tutte le parole avevano due significati, uno dei quali segreto e personale. Ma un doppio linguaggio vuol dire una vita doppia. Quello comune evidentemente quello del peccato, l'arcano invece il linguaggio della creatura luminosa. Cos ad esempio "fretta" nella forma del peccato la fretta comune, logorante, diuturna, mentre nella forma luminosa "si affretta" scattando in balzi giocondi. Ed ecco che allora invece di creatura luminosa si pu anche dire creatura innocente o creatura forte e d'altra parte chiamare la forma del peccato con tutti i nomi che esprimono l'avvilimento, la fiacchezza, la perplessit della vita comune. Erano strani rapporti fra le cose e l'Io, per cui ogni azione produceva effetti assolutamente imprevisti; e tanto meno Clarisse riusciva a spiegarsi, tanto pi urgenti nascevano in lei le parole e fuggivano cos rapide che non si potevano mettere insieme. Ma una convinzione era gi da tempo radicata il lei: il dovere, il privilegio, il compito di ci che si chiama coscienza, illusione, volont di trovare la forma forte, la forma luminosa. Quella ove nulla casuale, ove non v' posto per i tentennamenti, ove felicit e obbligo coincidono. Altri lo chiamano "il vivere essenziale", parlano di "carattere intelligibile", affermano che l'istinto innocenza e intelletto peccato. Clarisse non poteva pensare cos, ma aveva scoperto che si pu mettere in moto una vicenda, e qualche volta particelle della creatura luminosa vi si aggregano da se stesse e sono in tal modo incorporate. Per motivi anzitutto collegati con l'ozio fervoroso di Walter, nonch per un'ambizione eroica alla quale i mezzi avevan sempre fatto difetto, ella era giunta al pensiero che ciascuno pu proporsi mete straordinarie mediante

un'impresa violenta e poi viene trascinato da esse. Perci non vedeva chiaramente che cosa s'aspettava da Moosbrugger, e non poteva rispondere alla domanda di Meingast. D'altronde non voleva. Walter le aveva proibito di dire che il Maestro stava di nuovo mutando forma, ma indubbiamente lo spirito di lui era volto al misterioso apprestamento di un'azione a lei ignota, che poteva essere meravigliosa come lo spirito da cui doveva scaturire. Dunque egli doveva capirla, anche se fingeva il contrario. Quanto meno ella diceva, tanto pi gli dimostrava la sua consapevolezza. Poteva anche toccarlo, e lui non poteva impedirglielo. Con ci egli riconosceva l'intenzione di Clarisse, ed ella penetrava in quella di lui e vi partecipava. Anche questo in qualche sorta era una doppia essenza e cos forte da apparirle confusa. Attraverso il braccio tutta la forza che ella possedeva e di cui non conosceva la misura si trasformava in un flusso inesauribile verso il misterioso amico, lasciandola estenuata, svuotata fin nel midollo pi che per qualunque commozione d'amore. Non poteva far altro che contemplare sorridendo la propria mano, oppure guardar lui in faccia. E anche Meingast fissava Clarisse e la mano di Clarisse, alternativamente. A un tratto accadde una cosa che non trov Clarisse del tutto impreparata, ma la travolse subito in un turbine d'estasi dionisiaca. Meingast aveva cercato di serbare in viso un sorriso di superiorit che doveva salvarlo dal tradire la propria trepidanza; ma questa cresceva di minuto in minuto, costantemente rinnovata da qualcosa che appariva incomprensibile, giacch prima di ogni atto affrontato fra i dubbi v' un intervallo di debolezza che corrisponde ai momenti di rimorso dopo l'azione, anche se nello svolgersi naturale dell'evento quasi non appare. Le opinioni e le vive immagini da cui l'atto compiuto riceve approvazione e sostegno non hanno ancora raggiunto il loro pieno sviluppo e oscillano nella passione affluente, incerte e labili all'incirca come vacilleranno o si romperanno pi tardi nella passione rifluente del rimorso. In quello stato delle sue intenzioni Meingast era stato sorpreso. Gli fu doppiamente penoso, per motivi del passato e anche della considerazione di cui godeva ora presso Walter e Clarisse, e per di pi ogni viva commozione modifica l'immagine della realt in maniera da poterne ricavare nuovo accrescimento: l'inquietudine da cui Meingast era agitato gli rendeva inquietante Clarisse, la paura ne faceva qualcosa di pauroso, e gli sforzi di pensare oggettivamente al vero non facevano che accrescere con la loro inanit la costernazione. Cos il sorriso di Meingast invece di simulare una serena superiorit prese da un momento all'altro un che di rigido, anzi si potrebbe dire una rigidit fluttuante che infine parve fluttuar via dura come sui trampoli. In quel momento il contegno del Maestro era quello di un grosso cane davanti a un animale piccolissimo che non osa assalire, bruco, rospo o serpente: si raddrizzava sempre pi sulle lunghe gambe, storceva le labbra e il dorso, e improvvisamente le ondate di perplessit lo trassero via dal luogo onde esse scaturivano, senza ch'egli fosse in grado di velare la sua fuga con un gesto o con una parola. Clarisse non abbandon la presa: ai primi passi titubanti poteva ancora sembrare una premura innocente, ma gi poco dopo egli se la trascinava dietro e non trovava nemmeno le parole atte a spiegarle che voleva scappare in camera e lavorare. Solo nel vestibolo riusc a liberarsi interamente di lei, e fin l era stato spinto unicamente dal desiderio di fuga, incurante delle parole di Clarisse e soffocato dalla cautela che doveva usare per non attirare l'attenzione di Walter e di Siegmund. Davvero Walter aveva potuto penetrare quella condotta nel suo insieme. Vedeva che Clarisse chiedeva appassionatamente a Meingast qualcosa che egli rifiutava, e la gelosia gli si conficc nel petto come una vite a filo doppio; giacch pur soffrendo crudelmente all'idea che Clarisse offrisse i suoi favori all'amico, era ancor pi gravemente offeso credendo di vederla disprezzata. Alla fine egli avrebbe costretto Meingast ad accettare Clarisse e poi dall'impulso dello stesso moto interiore sarebbe stato gettato nella disperazione. Dolore ed eroismo si agitavano in lui. Mentre la sorte di Clarisse era sospesa a un filo, gli era intollerabile sentirsi domandare da Siegmund se le margotte si piantavano in terreno molle o se bisognava battere le zolle all'intorno. Doveva dire qualcosa e si sentiva nella condizione di un pianoforte nel centesimo di secondo fra il calar gi di un potente accordo a dieci dita e il suono dello stesso. Luce era nella sua gola, parole che avevano significati diversi dal solito. Ma inaspettatamente ci

che riusc a profferire era del tutto discorde: - Non lo sopporter! - egli disse, rivolto pi al giardino che a Siegmund. Ora per si vide che questi, applicato in apparenza soltanto a piantar margotte, aveva anche osservato gli avvenimenti e se n'era persino preoccupato. Infatti s'alz, si ripul le ginocchia e diede al cognato un consiglio: - Se ti pare che lei vada troppo oltre, dovresti sviarla verso altre idee, - egli disse come se fosse evidente che in tutto quel tempo egli aveva meditato con scrupolosit scientifica su quanto Walter gli aveva confidato. - E come dovrei fare?! - esclam Walter attonito. - Come fa un marito, - disse Siegmund. - Gli ahi e gli ohi delle donne si curano tutti nello stesso modo! - Con Walter egli era molto tollerante, e la vita piena di simili rapporti in cui uno pesta e opprime l'altro che non si ribella. A ben guardare e secondo la salda opinione di Siegmund proprio la vita sana cos. Il mondo infatti sarebbe finito gi al tempo delle migrazioni di popoli se ognuno si fosse difeso fino all'ultima goccia di sangue. Invece i pi deboli si son sempre ritirati docilmente e hanno cercato altri vicini che potessero esser sloggiati da loro; secondo questo modello si svolgono in gran maggioranza le relazioni umane anche oggi, e col tempo tutto s'aggiusta da s. Nel cerchio domestico, dove Walter era considerato un genio, Siegmund era sempre stato trattato un po' da stupido, lo aveva accettato e sarebbe stato ancor oggi umile e arrendevole ogni volta che era in ballo la gerarchia familiare. Giacch da anni il vecchio ordinamento aveva perso importanza di fronte alle nuove condizioni di vita che si erano stabilite e proprio perci era rimasto com'era nella tradizione. Siegmund non soltanto s'era fatto una buona clientela - e il medico, diversamente dall'impiegato, non domina per potenza altrui ma per capacit propria, e sta fra persone che da lui s'aspettano aiuto e gli obbediscono docilmente ma aveva anche una moglie ricca che in breve tempo gli aveva donato se stessa e tre bambini, e che egli ingannava con altre donne, non molto spesso ma regolarmente se gli faceva comodo. Perci era perfettamente in grado, se voleva, di dare a Walter un consiglio competente e sicuro. In quel momento Clarisse torn fuori in giardino. Non ricordava pi quel che aveva detto nel precipitarsi in casa. Sapeva, s, che il Maestro s'era dato alla fuga davanti al lei, ma quel ricordo aveva perduto i particolari, si era chiuso e ripiegato. Qualcosa era accaduto! Con quell'unica idea in mente, Clarisse si sentiva come uno che uscito appena da una tempesta ancora carico di forza sensuale dalla testa ai piedi. Davanti a lei, a pochi metri dalla scaletta di pietra dov'era ritta, un merlo nerissimo col becco color fuoco stava divorando un grosso verme. Nell'uccello oppure nei due colori contrastanti v'era una straordinaria energia. Non si sarebbe potuto dire che ci suggerisse un pensiero a Clarisse; piuttosto qualcosa le rispondeva da tutte le parti. L'uccello nero era l'incarnazione del peccato nel momento dell'uso della violenza. Il verme era l'incarnazione del peccato d'una farfalla. La sorte aveva messo le due bestiole sul suo cammino, per ammonirla ad agire. Si vedeva il merlo assorbire attraverso il fiammante becco arancione i peccati del verme. Non era quello "il genio nero"? Cos come la colomba "lo spirito bianco"? I segni non formavano una catena? L'esibizionista col falegname, con la fuga del Maestro...? Non una di queste idee era dentro di lei in forma precisa, stavano invisibili nei muri della casa, chiamate ma tenendo ancora per s la loro risposta; ci che Clarisse sentiva in realt, mentre in piedi sui gradini guardava l'uccello divorare il verme, era l'inesprimibile concordanza dell'avvenimento interno con quello esterno. Anche Walter la sent, stranamente; la sua impressione corrispose subito a quello che egli aveva chiamato "invocare Dio"; stavolta egli ne fu conscio senza alcuna incertezza. Non poteva penetrare ci che avveniva in Clarisse, la lontananza era troppo grande; ma vedeva nel suo atteggiamento qualcosa di non casuale, mentre ella stava l davanti al mondo nel quale la gradinata scendeva come nell'acqua la scaletta d'una piscina. Era come un'elevazione. Non era l'atteggiamento della vita consueta. Walter comprese di colpo che era la non-casualit a cui pensava Clarisse quando diceva: "Quell'uomo non venuto per caso sotto la mia finestra!" Egli stesso, guardando la moglie, sentiva che la pressione di forze

ignote penetrava nelle cose e le riempiva. Nel fatto che Clarisse era laggi ed egli doveva voltarsi a guardare lungo una linea obliqua per vederla bene: ecco che, gi in questo semplice rapporto, la vita faceva prevalere la sua logica sulla naturale casualit. Dalle immagini che si affollavano in copia davanti all'occhio emergeva qualcosa di geometrico, di lineare, di non comune. cos poteva accadere quando Clarisse trovava un significato in concordanze quasi immateriali, come nel fatto che un uomo stava sotto le sue finestre e un altro era falegname; gli avvenimenti dunque avevano un modo di sovrapporsi che era diverso dal solito, appartenevano a un complesso ignoto che mostrava loro altri lati e togliendoli dai loro segreti nascondigli autorizzava Clarisse a sostenere che era lei stessa ad attirare gli avvenimenti: era difficile esprimerlo con semplicit ma infine Walter scopr che era profondamente affine a un'impressione a lui ben nota, cio quel che succede quando si dipinge un quadro. Anche un quadro esclude inesplicatamente ogni colore e linea che non concordi con la sua forma fondamentale, col suo stile, con la sua tavolozza, e per converso estrae dalla mano ci che gli occorre in forza di leggi geniali che non sono quelle della natura. In quel momento non v'era pi nulla in lui di quel chiaro benessere della buona salute, da lui poc'anzi elogiato, che cerca nelle deformit della vita il partito che se ne potrebbe trarre; ma piuttosto la sofferenza di un ragazzo che non s'arrischia a un gioco. Siegmund per non era uomo da lasciar cadere cos facilmente ci che una buona volta aveva preso in mano. - Clarisse ipernervosa, - egli dichiar. - Ha sempre voluto passare attraverso i muri e adesso s' cacciata in capo qualcosa. Devi intervenire con molta energia, anche se lei si ribella! - Voi medici non capite un'acca di processi psicologici! - esclam Walter. Cercava un secondo punto d'attacco e lo trov. - Tu discorri di segni, - riprese, e alla sua irritazione si sovrappose la gioia di poter parlare di Clarisse, - e ti chiedi impensierito quando i segni indicano uno squilibrio e quando no; ma io invece ti dico: il vero stato dell'uomo quello in cui tutto un segno! Semplicemente tutto! Tu forse puoi guardare in faccia la verit; mai per la verit guarder in faccia te; questo sentimento divinamente incerto tu non lo conoscerai mai! - Ma siete matti tutti e due! - comment Siegmund asciutto. - Naturale! - esclam Walter. - Tu manchi di fantasia creatrice: non hai mai saputo che cosa sia "esprimersi", che per l'artista vuol dire soltanto "capire" L'espressione che noi diamo alle cose sviluppa il senso che porta all'interpretazione giusta. Io capisco quel che voglio io, o quel che vuole un altro solo nell'eseguirlo! Questa la nostra esperienza viva, a differenza della tua che morta! Naturalmente tu, medico, col tuo principio di causalit dirai che questo un paradosso, che io confondo causa ed effetto! Ma Siegmund non lo disse; ripet invece imperterrito: - certo molto meglio per lei che tu non ceda a tutte le sue pretese. Le persone nervose hanno bisogno di una certa severit. - E quando io suono il piano presso la finestra aperta, - chiese Walter senza fare attenzione all'ammonimento del cognato, - che cosa faccio? Sotto passa la gente, forse vi sono delle ragazze, chi vuole si ferma; io suono per coppie d'innamorati e per vecchi solitari. Certi sono intelligenti e certi son stupidi. Io non posso donar loro la ragione. Non ragione quello ch'io suono. Io mi comunico a loro. Seggo invisibile al pianoforte e invio loro dei segni: qualche suono, ed la loro vita ed la mia vita. Potresti proprio dire che anche questa pazzia...! - Ammutol di colpo. Il sentimento d'ambizione fondamentale che in ogni uomo di media capacit creativa smanioso di comunicarsi e che gli fa pensare: ah, saprei ben dire qualcosa a voi tutti! si sgonfi. Ogni volta, quando Walter nel morbido vuoto della sua stanza lasciava fluire la sua musica fuori della finestra aperta con l'alta consapevolezza dell'artista che allieta migliaia di sconosciuti, quel sentimento s'apriva come un ombrello, ma s'afflosciava vuoto appena egli cessava di suonare. La facilit, la lievit si dileguavano, le cose avvenute erano come non avvenute ed egli finiva per dirsi che l'arte aveva perduto ogni connessione col popolo e che tutto andava male. Se ne ricord e si perse d'animo. Cerc di reagire. E Clarisse aveva detto: "Bisogna suonare la musica sino alla fine" Clarisse aveva detto: "Si capisce una cosa soltanto finch la si

condivide!" ma aveva anche detto: "Perci dobbiamo andare anche noi in manicomio!" L'ombrello interiore di Walter era semichiuso e sbattuto da raffiche di tempesta. Siegmund disse: - Le persone nervose devono esser guidate con mano ferma, per il loro bene. Hai detto tu stesso che non vuoi pi esser debole. Come uomo e come medico non posso darti altro consiglio: mostrale che sei un uomo; so che lei si ribella, ma infine le piacer! Siegmund come una macchina ben funzionante ripeteva senza stancarsi ci che era ormai il suo "risultato" Walter in una "raffica" rispose: - Questo gran caso che fanno i medici della vita sessuale cosa ormai sorpassata! Se io suono, dipingo o penso, agisco sui vicini e sui lontani senza togliere agli uni ci che do agli altri. Al contrario! Lascia che ti dica che oggi probabilmente il nostro concetto di vita privata non ha nessuna giustificazione! Nemmeno nel matrimonio! Ma la pressione pi forte era dalla parte di Siegmund, e Walter veleggi verso Clarisse da cui durante quel dialogo non aveva mai staccato gli occhi. Gli era sgradevole che si potesse dire di lui che non era un uomo: volt le spalle a quell'affermazione, lasciandosi spingere da essa verso la moglie. E a met strada sent, fra i denti che gli si scoprivano per il timore, che doveva incominciare con la domanda: "Che cosa significa questo discorrer di segni?" Ma Clarisse lo vide venire. Si accorse che egli stava per muoversi quando era ancora fermo. Poi i suoi piedi si staccarono dalla terra e lo portarono verso di lei. Clarisse aderiva a tutto ci con piacere selvaggio. Il merlo frull via spaventato portandosi via il suo verme. Adesso il terreno era tutto libero per l'attrazione. Ma all'improvviso Clarisse mut proposito e per questa volta evit l'incontro, allontanandosi lentamente, lungo il muro della casa, senza staccar lo sguardo da Walter ma pi in fretta di quanto lui, esitante, potesse dal campo dell'effetto a distanza passare in quello di domanda e risposta.

27.
Agathe scoperta dal generale Stumm e introdotta in societ Da quando Agathe s'era riunita a lui, i rapporti di Ulrich col largo cerchio d'amicizie di casa Tuzzi gli imponevano doveri sociali che occupavano molto del suo tempo, perch l'animata stagione invernale non era ancora finita sebbene la primavera fosse vicina e la simpatia che gli amici gli avevano dimostrata alla morte del padre esigeva che per compenso egli non tenesse Agathe nascosta, anche se entrambi per il loro lutto eran dispensati dal partecipare a grandi feste. Il lutto anzi, se Ulrich avesse profittato sino in fondo del vantaggio che esso gli offriva, sarebbe bastato per evitare a lungo ogni contatto sociale e uscire cos da un giro di persone fra cui era capitato solo per uno strano caso. Invece, dacch Agathe gli aveva affidato la propria vita, Ulrich agiva in contrasto con i suoi sentimenti, e ad una parte di s, incasellata sotto la tradizionale designazione "doveri di un fratello maggiore", rimetteva molte decisioni verso le quali come personalit intera si comportava in modo incerto, seppur non le biasimava del tutto. Tra questi doveri di un fratello maggiore c'era principalmente il proposito che la fuga di Agathe dalla casa di suo marito non dovesse finire altrimenti che nella casa di un marito migliore. Quando venivano a parlare di certe disposizioni da prendere per la loro vita in comune, egli osservava: "Se continua cos, presto riceverai qualche proposta di matrimonio o almeno qualche dichiarazione d'amore"; e se Agathe faceva progetti per pi di poche settimane, lui replicava: "Di qui ad allora tutto pu cambiare" Ella ne sarebbe rimasta ancor pi ferita se non avesse capito la contraddizione da cui lui era combattuto, il che per il momento la tratteneva anche dall'opporsi violentemente quando Ulrich

riteneva opportuno allargare ancora il gi vasto cerchio di conoscenze. Cos fu che dopo l'arrivo di Agathe fratello e sorella si buttarono a frequentare la societ molto pi di quanto aveva fatto Ulrich da solo. Il vederli apparire insieme, dopo che per molto tempo s'era sempre visto Ulrich solo e mai s'era udita da lui una parola sulla sorella, dest non poco rumore. Un giorno il generale Stumm si ripresent in casa di Ulrich con il suo attendente, la sua borsa di cuoio e la sua pagnotta di pane, e annus intorno con aria sospettosa. Fiutava un profumo indefinibile. Poi scopr una lunga calza che pendeva dalla spalliera di una seggiola e comment burbero: - Gi, questi giovanotti! - Mia sorella, - spieg Ulrich. - Ma taci! Tu non hai nessuna sorella! - ammon il generale. - Noi ci dibattiamo fra i pi gravi crucci e tu sei qui rintanato con una ragazzina! Proprio in quel momento Agathe entr nella stanza e il generale perse la bussola. Vide la rassomiglianza, e alla naturalezza di quell'ingresso sent che Ulrich aveva detto la verit, senza essere tuttavia distolto dall'idea di aver davanti a s un'amica di Ulrich che per gli somigliava in maniera incomprensibile e sconcertante. - Non so dirle il mio sbalordimento, signora, - raccont pi tardi a Diotima; - non avrebbe potuto esser diverso se me lo fossi visto improvvisamente davanti come quand'era allievo ufficiale! Infatti, piacendogli Agathe enormemente, Stumm nel vederla era stato colpito da quello stupore che aveva imparato a riconoscere come un segno di profonda commozione. Un po' corpulento e di natura sensibile, in circostanze cos delicate l'impulso lo spingeva a una ritirata precipitosa, e Ulrich nonostante tutti gli sforzi per indurlo a restare, non apprese granch delle gravi preoccupazioni che avevano condotto da lui il colto generale. - No! - si rimprover Stumm. - Per nulla al mondo lecito disturbare come sto facendo io! - Ma non disturbi affatto! - assicur Ulrich ridendo. - Perch mai dovresti disturbare? - No, no, s'intende, - s'affrett a dire il generale sempre pi scombussolato. - Certo no, in un certo senso. Ma tuttavia! Senti, meglio che torni un'altra volta! - Ma dimmi almeno per che cosa sei venuto, prima di scappar via! - insist Ulrich. - Per niente! Proprio niente! Una piccolezza! - butt l il generale nella sua fretta di svignarsela. Credo che sia incominciato il "grande avvenimento"! - Un cavallo! Un cavallo! Imbarchiamoci per la Francia! - grid Ulrich allegramente. Agathe lo guard stupita. - Chiedo scusa, - disse il generale rivolto a lei. - La signora forse non sa di che si tratta. - L'Azione Parallela ha trovato l'idea conclusiva! - integr Ulrich. - No, - attenu il generale, - non ho detto questo. Volevo solo dire che l'avvenimento da tutti atteso incomincia a svolgersi! - Tutto l! - comment Ulrich. - Questo si sapeva fin dal principio. - No, - dichiar Stumm, serio. - Non tutto l. Adesso si sente indubbiamente nell'aria un certo nonsoch. Ci sar presto da tua cugina una riunione decisiva. La signora Drangsal... - Chi ? - interruppe Ulrich a quel nome nuovo. - Ti sei tenuto cos in disparte! lo rimprover il generale, e si volse verso Agathe per un'immediata riparazione. - La signora Drangsal la protettrice del poeta Feuermaul. Non conosci neanche lui? domand girando di nuovo il suo corpo rotondo, poich dalla parte di Ulrich non giungeva alcun suono. - Ma s. Il lirico. - Scrive versi... - arrischi il generale, evitando con sospetto il termine a lui poco familiare. - Buoni. E anche opere teatrali. - Non sapevo. Non ho qui i miei appunti. Ma quello che dice: l'uomo buono. In una parola la

signora Drangsal sostiene la tesi che l'uomo buono, e dicono che una tesi europea e che Feuermaul ha un grande avvenire. La signora ha avuto per marito un medico famoso in tutto il mondo, e probabilmente vorrebbe fare anche di Feuermaul un uomo famoso: ad ogni modo c' il pericolo che tua cugina perda il timone e che se lo prenda la signora Drangsal; anche il suo salotto frequentato da tutte le celebrit. Il generale s'asciug il sudore dalla fronte; a Ulrich non pareva che la cosa fosse molto grave. - Ma senti! - lo biasim Stumm. - Tu sei in buoni rapporti con tua cugina, come puoi parlare cos? Non sembra anche a lei, signora, ch'egli si dimostri deplorevolmente ingrato e infedele verso una donna deliziosa? - Non conosco affatto mia cugina, confess Agathe. - Oh! - esclam Stumm, e con una frase in cui l'intenzione galante si mescolava con l'involontaria scortesia in un oscuro fervore per Agathe, soggiunse: - Certo negli ultimi tempi andata un po' gi! N Ulrich n Agathe gli diedero risposta e il generale sent di dover spiegare le proprie parole. - E tu sai bene il perch! - disse a Ulrich in tono allusivo. Egli disapprovava l'interesse per i problemi sessuali che aveva distratto la mente di Diotima dall'Azione Parallela, e si crucciava perch la relazione con Arnheim non migliorava, ma non sapeva fino a che punto gli fosse lecito parlare di tali argomenti davanti ad Agathe, il cui viso diventava sempre pi freddo. Ulrich invece replic con calma: - La tua faccenda del petrolio non fa progressi, se la nostra Diotima non ha pi l'antico potere su Arnheim, vero? Stumm fece un gesto deprecativo come per impedire a Ulrich uno scherzo sconveniente in presenza di una signora, ma intanto lo fiss negli occhi con acutezza ammonitrice. Trov anche la forza di alzare il proprio corpo massiccio con giovanile sveltezza e si lisci l'uniforme. Della prima diffidenza verso Agathe glien'era rimasta abbastanza da non voler sciorinare davanti a lei i segreti del Ministero della Guerra. In anticamera afferr per il braccio Ulrich che l'aveva accompagnato e bisbigli roco, con una risatina: - Per l'amor di Dio, bada di non tradire la patria! - e gli spieg che in presenza di terzi, e fosse pur sua sorella, non doveva far motto dei campi di petrolio. - Va bene, - disse Ulrich, - ma mia sorella gemella. Neanche una sorella gemella! - ribad il generale, a cui la sorella era gi parsa cos inverosimile che la sorella gemella non lo turbava pi oltre: Promettimelo! - Promettere non serve a niente, - replic Ulrich, - tanto siamo gemelli siamesi, non capisci? Finalmente Stumm cap che Ulrich lo prendeva in giro, con quel suo solito modo di non dire mai un s chiaro e tondo. - Potevi inventare uno scherzo migliore che non quello di appioppare a una donna cos deliziosa, sia pur dieci volte tua sorella, la disgustosa deformit di essere mostruosamente unita con te! - disse in tono di rimprovero. Ma poich la sua diffidenza era gi stata risvegliata dal riserbo di Ulrich gli fece ancora qualche domanda per saggiarlo: - gi venuto da te il nuovo segretario? Sei andato da Diotima? Hai mantenuto la promessa di far visita a Leinsdorf? Sai che cosa succede fra tua cugina e Arnheim? Giacch sapeva tutto naturalmente, il sospettoso riscontrava in tal modo la veridicit di Ulrich, e il risultato lo soddisfece. - Adesso dunque fammi il piacere di non venir troppo tardi alla seduta decisiva, - preg mentre si abbottonava il pastrano, ancora un po' senza fiato per il faticoso percorso attraverso le maniche. Prima ti telefoner ancora una volta e poi passer a prenderti, sar la cosa migliore! - Per quando fissata questa seccatura? - domand Ulrich piuttosto svogliato. - Mah, sar fra una quindicina di giorni, - rispose il generale. Dobbiamo portare da Diotima l'altro partito, ma bisogna che ci sia anche Arnheim, ed ancora via - Picchi con un dito sulla dragona dorata che gli pendeva dalla tasca del pastrano. - Senza di lui "noi" non ci abbiamo gusto: lo puoi ben capire. Per, stammi a sentire, - aggiunse con un sospiro, - nonostante tutto io mi auguro soltanto che la guida

spirituale resti nelle mani di tua cugina; dovermi adattare a circostanze interamente nuove mi farebbe terrore! Fu dunque per via di quella visita che Ulrich rientr con sua sorella in quel giro di relazioni sociali che aveva lasciato da solo, e avrebbero dovuto riprendere quelle frequentazioni anche se non l'avesse voluto perch non poteva restar nascosto con Agathe un giorno di pi e supporre che Stumm si sarebbe tenuto per s una scoperta cos piacevole da diffondere. Quando i "siamesi" fecero visita a Diotima, ella si mostr gi informata, sebbene non ancora entusiasta di quell'appellativo inconsueto e ambiguo. Infatti la Divina, nota per le persone celebri e strane che si incontravano in casa sua, da principio aveva preso molto male l'inopinato avvento di Agathe, perch una cugina che non le fosse piaciuta avrebbe messo in pericolo assai pi di un cugino la sua posizione sociale, e della nuova parente ella sapeva tanto poco quanto aveva saputo a suo tempo di Ulrich, il che per la onniscente era gi di per s un motivo d'irritazione, com'ella confess al generale. Perci ella aveva destinato ad Agathe l'epiteto di "sorella abbandonata", un po' per ammansire se stessa, un po' per usarlo in una cerchia pi larga a titolo di precauzione, e con tale animo accolse i due cugini. Fu gradevolmente sorpresa dalla disinvolta signorilit di Agathe, e questa - memore della buona educazione ricevuta in un pio collegio e portata da un'ironica disposizione, di cui s'accusava con Ulrich, ad accettare la vita - riusc da quel momento quasi senza volerlo ad assicurarsi la benigna simpatia della potente giovane signora le cui vaste ambizioni le erano incomprensibili e indifferenti. Ella ammir Diotima con ignara fiducia, allo stesso modo che avrebbe ammirato una centrale elettrica nella cui misteriosa funzione di produrre luce non viene in mente di immischiarsi. E Diotima, una volta conquistata, tanto pi dopo essersi accorta che Agathe piaceva assai, continu a prendersi a cuore il successo mondano della cugina e ad accrescerlo sempre pi volgendolo anche a proprio onore. La "sorella abbandonata" dest interesse e simpatia, che nei conoscenti pi prossimi cominci con lo stupore di non aver mai udito parlare di lei, e allargandosi il cerchio d'amicizie si mut in quell'indefinito gusto per le novit e per le sorprese che lega le case regnanti e le redazioni dei giornali. Avvenne anche che Diotima, la quale possedeva il talento di scegliere per istinto fra parecchie possibilit la peggiore che garantisce un pubblico successo, comp l'intervento per cui Agathe e Ulrich ebbero per sempre il loro posto nella memoria della societ elegante; la loro protettrice infatti trov a un tratto delizioso, e perci si affrett a propagarlo, quello che s'era detto da principio, cio che fratello e sorella, ritrovatisi in circostanze romantiche dopo una separazione quasi assoluta, si chiamavano adesso i gemelli siamesi sebbene per cieco volere del fato fossero stati finora press'a poco il contrario. Perch poi ci piacesse tanto, prima a Diotima e poi a tutti gli altri, e come facesse giudicare tanto straordinaria quanto comprensibile la risoluzione dei due di vivere insieme, l stava appunto l'autorit di Diotima: infatti accadde sia l'una che l'altra cosa, dimostrando che nonostante tutte le macchinazioni della concorrenza ella esercitava ancor sempre il suo mite potere. Arnheim quando lo seppe tenne a un circolo scelto di ascoltatori un lungo discorso che finiva con l'elogio delle forze aristocratico-popolari. In qualche modo si diffuse anche la voce che Agathe, prima di trovar rifugio presso il fratello, avesse contratto un matrimonio infelice con un famoso scienziato straniero; e poich a quel tempo la societ che dava il tono non era favorevole al divorzio, secondo i princip della propriet immobiliare, e se la cavava con l'adulterio, la risoluzione di Agathe apparve a parecchi anziani proprio come quel doppio aspetto della vita elevata, fatto di forza di volont e di edificazione, che il conte Leinsdorf, particolarmente affezionato ai "gemelli", aveva definito un giorno con le parole: - Si rappresentano sempre sulla scena passioni cos orribili; il Burgtheater farebbe meglio a prendere per modello un fatto cos! Diotima, che era presente, rispose: - Molta gente, seguendo una moda, dice che l'uomo buono; ma quando si impara a conoscere, come sto facendo io attraverso i miei studi, gli sviamenti e gli errori della vita sessuale, si sa come sono rari simili esempi!

Con ci ella intendeva limitare o accentuare la lode di Sua Signoria? Non aveva ancora perdonato a Ulrich, definendola mancanza di fiducia, di non averle annunziato a suo tempo il prossimo arrivo della sorella; ma era orgogliosa del successo al quale partecipava, e nella sua risposta si mescolavano i due sentimenti.

28.
Troppa allegria Agathe sfrutt con naturale accortezza i vantaggi che le si offrivano in societ, e il suo contegno sicuro in un circolo sommamente presuntuoso piacque al fratello. Gli anni in cui ella era stata la moglie di un professore di scuole medie in provincia parevano esserle caduti di dosso senza lasciare traccia. Ma per il momento Ulrich scrollando le spalle cos riassunse il risultato ottenuto: - All'alta nobilt piace sentirci chiamare i fratelli siamesi; essa ha sempre avuto maggior interesse per i circhi equestri che, mettiamo, per l'arte. In tacito accordo essi accoglievano come un intermezzo tutto ci che succedeva. Sarebbe stato necessario, e se n'erano accorti fin dal primo giorno, mutare o addirittura trasformare parecchio nell'andamento di casa; ma non lo fecero, temendo la ripetizione di un discorso i cui confini non si potevano definire. Ulrich, che aveva ceduto la sua camera da letto ad Agathe, si era stabilito nella guardaroba, e in seguito aveva anche sgomberato per la sorella la maggior parte degli armadi. Non voleva sentirsi commiserare per questo e si richiamava scherzosamente alla graticola di san Lorenzo; ma Agathe non pensava seriamente di aver turbato la sua vita di scapolo, poich egli le assicurava di essere felicissimo, e lei d'altronde si faceva un'idea molto vaga di quale potesse essere lo stato di felicit in cui Ulrich viveva prima. Adesso le piaceva quella casa cos poco borghese coll'inutile pompa di sale e di locali accessori intorno alle poche stanze utili e ora stipate; faceva pensare alla cortesia cerimoniosa dei tempi andati, inerme contro l'insolenza godereccia dei tempi moderni, ma qualche volta la muta protesta delle belle sale contro il disordine trionfante era anche triste, come corde ingarbugliate e rotte su una cassa armonica dai leggiadri intagli. Agathe vide allora che il fratello aveva scelto quella casa discosta dalla strada non senza entusiasmo e comprensione bench volesse far credere il contrario, e le vecchie pareti parlavano un linguaggio della passione che non era n del tutto muto n del tutto percettibile. Ma n lei n Ulrich volevano accettare null'altro che il piacere del disordine. Vivevano scomodamente, facevano venire i pranzi dall'albergo e da tutto ricavavano un'allegria un po' esagerata, come succede in un picnic, quando sui prati verdi si mangia molto peggio che a tavola. Mancava anche un servizio adatto alle circostanze. Il domestico esperto che Ulrich prendendo possesso della casa aveva assunto solo per poco tempo - perch era gi un uomo anziano che voleva lasciare il lavoro e aspettava soltanto che fosse definito qualcosa di inerente alla sua pensione - non poteva far molto e Ulrich pretendeva da lui il meno possibile; da cameriera perci doveva fungere lui stesso, perch la stanza per una vera domestica era ancora allo stato di progetto come tutto il resto e alcuni tentativi per risolver la cosa altrimenti avevano dato pessimi risultati. Ulrich dunque faceva grandi progressi come scudiero nell'armare la sua cavaliera per i trionfi mondani. Per di pi Agathe s'era data a rinnovare il proprio vestiario e gli acquisti riempivano la casa; non essendovi camere specialmente arredate per una signora, ella aveva preso l'abitudine di considerare tutta l'abitazione come suo spogliatoio, cosicch Ulrich volente o nolente doveva esser partecipe di tutte le nuove compere. Le porte fra una stanza e l'altra erano spalancate, gli attrezzi ginnastici servivano da attaccapanni; ogni tanto Agathe per prendere una decisione strappava il fratello dalla scrivania come Cincinnato dall'aratro. Tali intralci alla sua volont di lavoro, ancora esistente seppure in stato di quiescenza, egli li sopportava non soltanto nella persuasione che fossero passeggeri, ma anche con un piacere che gli era

nuovo come un ringiovanimento. La vivacit apparentemente sfaccendata della sorella scoppiettava nella sua vita solitaria come un focherello nella stufa finora gelata. Chiare ondate di gaiezza e di grazia, scure ondate di confidenza umana riempivano le stanze e toglievano loro il carattere di uno spazio in cui egli s'era mosso fino allora solo a proprio arbitrio. Pi di tutto per in quella inesauribilit di una presenza lo stupiva il fatto strano che le innumerevoli inerzie di cui era composta addizionate insieme davano una somma enorme e ben diversa: l'insolenza di sciupare il proprio tempo, quella sensazione implacabile che in tutta la vita non l'aveva mai lasciato, a qualsiasi occupazione considerata grande e importante egli si dedicasse, era con sua meraviglia interamente scomparsa e per la prima volta egli viveva senza pensiero alcuno la sua vita quotidiana. Anzi egli tratteneva il fiato con esagerata compiacenza quando Agathe seria come sono le donne in simili circostanze sottoponeva alla sua ammirazione le mille graziose frivolezze di cui aveva fatto acquisto. Pareva irresistibilmente costretto alla partecipazione dalla curiosa scoperta che la natura femminile, a parit d'intelligenza, pi sensibile di quella maschile e appunto perci pi incline a ornarsi in una maniera brutale che s'allontana ancor pi dell'altra dall'equilibrio e dal metodo. E forse era davvero cos. Infatti le piccole, delicate, buffe fantasie con cui era alle prese: agghindarsi con perle di vetro, con capelli arricciati, con le linee assurde di merletti e ricami, con colori di sfacciato richiamo queste seduzioni da fiera che ogni donna intelligente valuta per quel che sono senza smettere minimamente di sentirne l'attrattiva - cominciarono ad avvilupparlo nella loro rete di smagliante follia. Tutte le cose, anche se sceme e di cattivo gusto, spiegano, per chi se ne occupa seriamente ponendosi allo stesso grado, una loro armonia particolare, esclusiva, il profumo inebriante del loro egoismo, la volont innata di operare e di piacere. Cos fu per Ulrich, fra le occupazioni che lo legavano all'equipaggiamento di sua sorella. Egli trasportava oggetti di qua e di l, ammirava, approvava, dava consigli, aiutava durante le prove. Stava con Agathe davanti allo specchio. Presente, quando l'aspetto di una donna ricorda quello di un pollo ben spennato e bruciacchiato che non causa troppi imbarazzi, diventa difficile immaginarsela com'era prima in tutto il fascino dell'appetito lungamente procrastinato, che intanto naufragato nel ridicolo: la lunga veste che pare cucita al pavimento dal sarto eppure cammina per miracolo racchiude indumenti segreti e leggeri, petali variopinti di seta il cui moto ondeggiante si converte poi in spume bianche ancora pi morbide che sole accarezzano il corpo, e se questo vestire fa pensare alle onde per il gioco alterno che alletta e respinge, anche un sistema di baluardi e fortificazioni intorno a meraviglie sapientemente difese e con tutta la sua innaturalezza un sagace teatro d'amore la cui tenebra inquietante solo rischiarata dalla luce fioca della fantasia. Questo compendio di tutti i preparativi Ulrich lo vedeva giornalmente, e per cos dire dal di dentro, demolire pezzo per pezzo. E se i segreti femminili da molto tempo non erano pi segreti per lui perch per tutta la vita li aveva percorsi in fretta come anticamere o cortili, ora per che non v'era n meta n scopo gli facevano tutt'altro effetto. La tensione che era in tutte quelle cose riscattava indietro, e Ulrich non avrebbe saputo dire quali mutamenti provocasse. Egli si attribuiva a ragione normali sentimenti virili e gli pareva comprensibile che un uomo come lui amasse vedere anche sotto un altro aspetto ci che tante volte aveva desiderato, ma qualche volta gli appariva quasi sinistro, e vi si ribellava ridendo. - Come se dalla sera alla mattina mi si fossero innalzate intorno le mura di un educandato, intrappolandomi senza scampo! - egli protestava. - cos terribile? - domand Agathe. - Non lo so, - rispondeva Ulrich. Poi diceva che lei era una pianta carnivora e lui un povero insetto capitato nel suo calice luminoso. - Mi ci hai chiuso dentro, - egli diceva, - ed ora sono prigioniero fra colori, luci e profumi; e aspetto, divenuto contro la mia natura una parte di te, i maschi che noi attireremo! E davvero aveva sensazioni strane quando era testimonio dell'impressione prodotta dalla sorella sugli uomini: lui, il cui maggior cruccio era appunto di "collocarla" Non era geloso, - che diritto ne aveva? - anteponeva il suo bene al proprio e le augurava di incontrar presto un uomo degno di toglierla

dallo stato transitorio in cui si trovava dopo la separazione da Hagauer: e tuttavia quando la vedeva al centro di un gruppo di corteggiatori che la colmavano di premure, o se per la strada un uomo la guardava fisso, attratto dalla sua bellezza e incurante dell'accompagnatore, non sapeva neanche lui quel che provava. Spesso, poich gli era preclusa la semplice scusa della gelosia maschile, gli sembrava che gli si chiudessero intorno un mondo in cui non era mai penetrato. Conosceva per esperienza le capriole dell'uomo come la pi guardinga tecnica amorosa della donna, e quando vedeva Agathe esporsi alle une ed esercitare l'altra, ne soffriva, gli pareva di assistere ai richiami di cavalli o di topi; nitriti e fremiti, smorfie e sogghigni, con cui persone estranee si presentano l'una all'altra con vanit o compiacenza, gli ripugnavano, considerandoli senza simpatia, come un greve intronamento che veniva su dalle viscere. E se tuttavia si metteva nei panni della sorella, secondo il profondo impulso dei suoi sentimenti, poco mancava che dopo, turbato dalla propria tolleranza, soffrisse la stessa vergogna di un uomo retto al quale sotto qualche pretesto s' avvicinato qualcuno che non tale. Quando lo confess ad Agathe, ella ne rise. - Fra le nostre conoscenze ci sono parecchie donne che civettano per conquistarti, - fu la sua risposta. Che cos'era questo? Ulrich disse: - In fondo una protesta contro il mondo! - E disse anche: - Tu conosci Walter; da molto tempo non ci capiamo pi; eppure se anche lui mi irrita e io pure lo irrito, sento sovente al solo vederlo una specie di tenerezza, come se concordassi con lui cos interamente come appunto non concordo. Vedi, nella vita si capiscono tante cose senza approvarle; e consentire a priori con una persona prima di capirla quindi un'assurdit meravigliosamente bella, come in primavera quando l'acqua scorre gi nella valle da tutti i pendii! E sentiva: "Adesso cos"! E pensava: "Appena riesco a non aver pi verso Agathe nessun amor proprio, nessun egoismo e nessun sentimento basso o indifferente, ella cava fuori da me tutte le mie qualit come la favolosa montagna magnetica estrae i chiodi dal bastimento! Mi trovo moralmente in uno stato di disintegrazione atomica in cui non sono pi n io n lei! Forse questa la felicit?" Ma disse soltanto: - cos divertente starti a guardare! Agathe divenne scarlatta e chiese: - Perch divertente? - Mah, non lo so. Qualche volta hai vergogna davanti a me, - spieg Ulrich. - Ma poi pensi che sono soltanto tuo fratello. Un'altra volta invece non ti vergogni affatto di esser sorpresa in condizioni che per un signore estraneo sarebbero molto seducenti, ma poi di colpo ti viene in testa che non uno spettacolo per i miei occhi, e m'imponi subito di volgerli altrove... - E perch tutto questo ti diverte? - domand Agathe. - Forse d gioia seguire un altro con gli occhi senza sapere perch, disse Ulrich. - Ricorda l'amore del bimbo per le sue cose; senza l'impotenza spirituale del bambino... - Forse ti diverte giocare a fratello e sorella perch sei arcistufo di giocare a uomo e donna? - sugger Agathe. - Anche, - ammise Ulrich e la guard. - In origine l'amore semplicemente l'istinto di avvicinarsi e di afferrare. Lo si separato nei due poli uomo e donna, con le pazze tensioni, arresti, sbalzi e guasti che ne risultano. Di questa gonfia ideologia oggi ne abbiamo fin sopra i capelli: quasi ridicola come una gastrosofia. Sono sicuro, Agathe, che i pi sarebbero contenti se si potesse sciogliere quel legame fra uno stimolo epidermico e tutta la condizione umana! E presto o tardi sorger un'epoca di ovvio cameratismo sessuale, in cui ragazzi e ragazze in concordia discorde staranno davanti a un cumulo di vecchie molle spezzate che prima costituivano l'uomo e la donna! - E se io ti dicessi che Hagauer e io siamo stati pionieri di questa nuova era, mi biasimeresti di nuovo! ribatt Agathe con un sorriso acerbo come un buon vino secco. - Io non biasimo pi nulla, - disse Ulrich, e sorrise. - Un guerriero che si toglie l'armatura! Per la

prima volta da tempo immemorabile sente sulla pelle l'aria della natura invece del ferro battuto, e vede il suo corpo diventare cos tenero e stanco che i passeri potrebbero portarlo via! E con quel sorriso sulle labbra, dimenticando di cancellarlo, contempl la sorella che sedeva sull'orlo d'un tavolino e dondolava la gamba rivestita di seta nera; oltre la camicia ella non indossava che un paio di mutandine corte: erano per immagini staccate dalla loro destinazione e divenute singoli emblemi. "Ella il mio amico e mi rappresenta deliziosamente una donna, - pens Ulrich. - Che trama realistica ch'ella sia donna per davvero!" E Agathe chiese: - Ma l'amore non esiste proprio? - Certo che esiste! - disse Ulrich. - Ma un'eccezione. Bisogna distinguere: c' anzitutto un eccitamento fisico che appartiene alla classe degli stimoli epidermici; questo si pu provocare come puro piacere anche senza contorno morale, anzi senza sentimento. Poi ci sono, di solito, turbamenti dell'animo che per sono strettamente legati alla sensazione fisica, tuttavia con poche varianti restano uguali in tutti gli esseri umani; questi momenti principali dell'amore nella loro forzata monotonia dobbiamo calcolarli piuttosto fra le vicende fisico-meccaniche che fra quelle della psiche. Terzo c' l'amore che in fondo una commozione spirituale; non ha necessariamente da fare con le altre due forme. Si pu amare Dio, si pu amare il mondo; forse anzi non si pu amare che Dio e il mondo. Ad ogni modo non necessario che si ami una creatura umana. Se per accade, allora il corpo travolge tutto, cosicch il mondo come capovolto... - Ulrich s'interruppe. Agathe aveva il viso in fiamme. Se Ulrich avesse voluto dosare e regolare le proprie parole in modo da ispirare ipocritamente ad Agathe le inevitabili immagini del processo amoroso avrebbe ottenuto lo scopo. Cerc un fiammifero, solo per spezzare in qualche modo il nesso che aveva creato senza volerlo. - Comunque sia, - disse poi, - l'amore, se amore, un caso eccezionale e non pu servire d'esempio per ci che accade tutti i giorni. Agathe aveva preso i lembi del tappeto e s'era coperte le gambe. - Se degli estranei ci vedessero e ci udissero, non penserebbero a un sentimento contro natura? domand improvvisamente. - Assurdo! - dichiar Ulrich. - Ci che sente ciascuno di noi il fantomatico doppio di se stesso nella natura opposta. Io sono uomo, tu sei donna; si dice che l'essere umano porti in s di ogni sua qualit anche la qualit opposta, vagamente abbozzata oppure repressa: ad ogni modo ne ha la nostalgia, a meno che sia irrimediabilmente contento di s. Dunque il mio opposto venuto alla luce ha preso dimora in te, e il tuo in me; e stanno perfettamente bene nei corpi scambiati, per il semplice motivo che non hanno troppa considerazione per il loro posto di prima e per il panorama che vedevano di l. Agathe pens: "Di tutto questo ha gi parlato altre volte, molto di pi; perch adesso cerca di attenuare?" Il discorso di Ulrich armonizzava con la vita che essi conducevano come due camerati che talvolta, quando la compagnia degli altri gliene lascia il tempo, si meravigliano di esser un uomo e una donna e insieme gemelli. Quando fra due persone c' una simile concordanza, i loro rispettivi rapporti col mondo acquistano un fascino particolare: stare invisibilmente nascosti l'uno nell'altro, scambiarsi gli abiti e i corpi, mistificare gaiamente gli ignari sotto l'apparenza di maschere diverse. Ma quell'allegria giocosa e troppo accentuata - come i bambini che talvolta fanno rumore invece di essere rumore! - non si conciliava con la seriet la cui ombra celante da grande altezza faceva tacere a volte il cuore dei gemelli. Cos una sera che s'eran incontrati per caso ancora una volta prima di andare a letto, Ulrich vedendo la sorella nella lunga camicia da notte volle scherzare e disse: - Cent'anni fa avrei esclamato: "Angelo mio!" Peccato che la parola sia passata di moda! - Poi ammutol e pens turbato: "Non l'unica parola che dovrei usare per lei! Non amica, non donna! Una volta si diceva anche: "Divina!" Forse sarebbe un po' ridicolo e altisonante, sempre meglio, per, che

non avere il coraggio di credere a se stessi!" E Agathe pens: "Un uomo in veste da notte non somiglia a un angelo!" Ma egli era cos forte e largo di spalle; ed ella improvvisamente si vergogn di desiderare che quel viso fiero dai capelli scomposti le oscurasse la vista. I suoi sensi erano naturalmente e innocentemente eccitati; il sangue le scorreva nelle vene a ondate violente e ardeva sotto la pelle togliendole ogni forza di dentro. Non essendo fanatica come il fratello, ella sentiva quel che sentiva. Quando era tenera, era tenera, senza la lucidit di idee o l'illuminazione morale che in lui ella amava quanto temeva. E ad ogni ora, giorno per giorno, Ulrich riassumeva tutto ci nel pensiero: in fondo una protesta contro la vita! Passeggiavano a braccetto per la citt. Una coppia ben assortita per statura, per et, per modo di pensare. Procedendo cos a fianco a fianco non potevano guardarsi molto. Alte figure reciprocamente gradevoli, andavano in giro cos per puro piacere e ad ogni passo sentivano il soffio del loro contatto in mezzo alla folla estranea. Siamo fatti per stare insieme! Questa convinzione, poco meno che straordinaria, li rendeva felici; e mezzo consenziente e mezzo ribelle Ulrich disse: - strano che noi siamo cos contenti di essere fratello e sorella. Per tutti gli altri un rapporto normalissimo e noi ci mettiamo qualcosa di speciale! Forse cos dicendo l'aveva offesa. Soggiunse: - Io per l'ho sempre desiderato. Quand'ero ragazzo mi proponevo di sposare soltanto una donna che avessi preso con me fin da bambina, e allevata ed educata. So benissimo che molti uomini hanno simili idee, sono assai comuni. Ma poi da adulto mi son proprio innamorato di una bambina cos, anche se dur solo due o tre ore! - E continu la sua narrazione: - Accadde in tram. Era una ragazzina di undici o dodici anni, salita dopo di me con un padre molto giovane o un fratello pi vecchio. Come entra, si siede, porge incurante al bigliettario il denaro per tutti e due, dama da capo a piedi, ma senza traccia di leziosaggine infantile. Nello stesso modo parlava con l'accompagnatore o lo ascoltava in silenzio. Era bellissima: bruna, le labbra piene, le sopracciglia folte, il naso un poco schiacciato: forse una polacca dai capelli scuri o una slava del sud. Se ben ricordo portava anche un vestito che arieggiava non so qual foggia nazionale, con tunica lunga, vita stretta, galloncini e gale al collo e ai polsi, perfetto nel suo genere come tutta la persona minuta. Un'albanese forse? Ero troppo lontano da lei per udire quel che diceva. Notai che i lineamenti della sua faccia seria erano pi avanti dei suoi anni e sembravano gi da grande; eppure non era il volto di una donna piccina bens, senza alcun dubbio, quello di una bimba. E tuttavia la faccia infantile non era per nulla la prefigurazione immatura di una persona adulta. Pare che qualche volta a dodici anni il viso femminile sia gi compiuto, formato anche spiritualmente di primo getto come i grandi capolavori, cosicch ogni ritocco guasta soltanto l'originale perfezione. Ci si pu innamorare a morte di un'apparizione cos, follemente e in fondo senza desiderio. Ricordo che mi volsi timidamente a guardare le altre persone perch mi sembrava che ogni ordine crollasse. Scesi poi dietro la piccola e la seguii finch la persi in mezzo alla folla, - cos egli concluse il suo piccolo racconto. Agathe attese qualche istante, poi chiese sorridendo: - E come si concilia tutto questo con il fatto che il tempo dell'amore passato e rimangono soltanto la sessualit e il cameratismo? - Non si concilia affatto! - esclam Ulrich ridendo. La sorella pens un poco e poi osserv stranamente acerba - era come una ripetizione intenzionale delle parole di Ulrich la sera della loro riunione: - Tutti gli uomini amano giocare a fratellino e sorellina. Deve essere una cosa davvero sciocca. Fratellino e sorellina si chiamano reciprocamente pap e mamma quando hanno preso una piccola sbronza. Ulrich sussult. Agathe aveva ragione, e poi le donne intelligenti sono osservatrici spietate degli uomini che amano; per non hanno teorie e quindi non fanno uso delle loro scoperte, salvo che

vengano provocate. Ulrich si sentiva un po' offeso. - C' la sua spiegazione psicologica, disse esitante. - D'altronde chiaro che anche noi due psicologicamente appariamo sospetti. Tendenza incestuosa, dimostrabile fin dalla prima infanzia come l'asocialit e l'atteggiamento di protesta contro la vita. Forse anche monosessualit non abbastanza consolidata, quantunque per conto mio... - Oh, neanch'io! - interruppe Agathe e rise di nuovo, bench contro voglia. - Le donne non mi piacciono per niente! - Fa lo stesso, - opin Ulrich. - Son sempre gli organi interni della psiche. Puoi anche dire che c' un "bisogno del sultano" di adorare e di essere adorato escludendo tutto il resto del mondo; nell'antico oriente ha prodotto l'harem, e oggi invece abbiamo la famiglia, l'amore e il cane. E io posso dire che la smania di possedere una persona cos esclusivamente che altri non possa neanche avvicinarla un segno della solitudine individuale nella comunit umana, che perfino i socialisti negano raramente. Se vuoi considerarla cos, noi non siamo altro che pervertiti borghesi. Guarda che splendore!... s'interruppe e la tir per il braccio. Erano sul margine di un piccolo mercato fra case antiche. Intorno al monumento classicistico di un qualche celebre letterato s'ammonticchiavano le verdure variopinte, s'aprivano gli ombrelloni grezzi delle bancarelle; villani dalle facce rosse rovesciavano frutta; trascinavano panieri, scacciavano i cani che annusavano quelle meraviglie. L'aria era piena di voci rumorose e affaccendate, e odorava di sole che brilla su tutte le attivit terrene. - Non si dovrebbe amare il mondo, quando lo si vede e lo si odora soltanto? - esclam Ulrich entusiasmato. - E noi non possiamo amarlo perch non siamo d'accordo con quel che succede dentro i cervelli... - soggiunse poi. Non era una distinzione secondo il gusto di Agathe, ed ella non rispose. Ma si strinse al braccio del fratello, e per tutti e due fu come se ella gli ponesse dolcemente una mano sulla bocca. Ulrich disse ridendo: - Non posso soffrire neanche me stesso! Ecco la conseguenza quando si trova in tutti qualcosa da criticare. Ma anch'io devo amare qualcuno, e dunque una sorella siamese che non n me n lei ed tanto me quanto lei, evidentemente l'unico punto d'intersezione! Era di nuovo allegro. E di solito il suo buon umore si comunicava anche ad Agathe. Ma come nella prima notte che s'erano riveduti, o prima ancora, non parlarono mai pi. Svanito, come i castelli di nuvole: quando torreggiano sulle strade affollate di una citt, invece che sulla campagna solitaria, non ci si crede pi molto. Forse il motivo era che Ulrich non sapeva quale grado di solidit attribuire alle vicende ond'era agitato; ma Agathe pensava sovente che egli le vedesse soltanto come un eccesso della fantasia. E non poteva dimostrargli che era diverso: parlava sempre meno di lui, non ci riusciva e non osava. Sentiva soltanto che egli rifuggiva da ogni decisione che non avrebbe dovuto. Cos si rifugiarono entrambi nella loro scherzosa letizia senza profondit e senza peso, e Agathe se ne rattristava ogni giorno di pi, bench ridesse tanto spesso quanto il fratello.

29.
Il professor Hagauer prende la penna Le cose mutarono grazie a quel marito di Agathe, cos poco apprezzato. Una mattina, che pose fine a quelle giornate di gioia, ella ricevette una lettera pesante in formato d'ufficio, chiusa da una grossa ostia gialla e rotonda; in lettere bianche portava l'intestazione Regio Imperiale Liceo Rudolfino di... Dal nulla emersero immediatamente, mentre ancora ella teneva in mano la lettera chiusa, case a due piani con il muto riflesso di finestre ben terse, con termometri bianchi

applicati alle cornici scure, uno per piano, per saggiare il tempo, con timpani greci e conchiglie barocche sulle finestre, teste sporgenti dai muri e altre sentinelle mitologiche, che sembravano prodotte in una ebanisteria artistica e poi dipinte uso marmo. Scure e bagnate le strade tagliavano la citt, dove erano affluite come strade provinciali, con carreggiate profonde; e i negozi stavano ai due lati con vetrine nuovissime, e tuttavia sembravano signore di trent'anni fa che rialzano le lunghe sottane e non sanno decidersi a scendere dal marciapiede nel fango della strada: la provincia nel ricordo di Agathe! Fantasmi che erano ancora incomprensibilmente presenti, sebbene ella se ne fosse creduta liberata per sempre! Ancora pi incomprensibile: esser mai stata legata a quel mondo! Ella vedeva la via che dalla porta di casa conduceva alla scuola lungo una fila di case ben note, via che Hagauer faceva quattro volte al giorno e che lei pure nei primi tempi percorreva sovente per accompagnare il marito al lavoro, nel periodo in cui non rinunziava a una sola goccia del suo calice amaro. "Chi sa se Hagauer adesso pranza al ristorante? - ella si chiese. - Se strappa lui i foglietti del calendario che io toglievo ogni mattina?" Tutto ci aveva acquistato a un tratto una cos assurda virt attiva, come se non potesse mai morire, ed ella sent risvegliarsi dentro di lei, con tacito orrore, quella ben nota sensazione di timidezza che era fatta d'indifferenza, di coraggio perduto, di saziet del brutto, uno stato infine di trepidante labilit. Con una specie di bramosia aperse la lettera spessa che il marito le inviava. Quando il professore Hagauer era ritornato al suo posto di lavoro dopo le esequie del suocero e una breve gita alla capitale, il suo mondo l'aveva accolto come sempre dopo i suoi viaggi; vi era rientrato con la piacevole consapevolezza di aver sbrigato con cura le proprie faccende, lieto di scambiare gli stivali da viaggio con le pantofole, che rendono il lavoro tanto pi agevole. Si rec a scuola e il bidello lo salut con ossequio; tutti gli insegnanti inferiori di grado gli diedero il benvenuto; nella sala dei professori lo aspettavano le carte e gli affari che nessuno in sua assenza aveva osato affrontare; mentre s'affrettava lungo i corridoi lo accompagnava la sensazione che il suo passo desse ali all'istituto: Gottlieb Hagauer era un personaggio e lo sapeva; incoraggiamento e allegria irradiavano dalla sua fronte sull'edificio scolastico a lui sottoposto, e quando fuori di scuola qualcuno gli chiedeva notizie della lontana consorte egli rispondeva con la tranquilla sicurezza dell'uomo che si sa felicemente ammogliato. noto che un individuo di sesso maschile finch rimane capace di procreare considera le piccole interruzioni della vita coniugale come il temporaneo scarico di un leggero giogo, anche se non ha cattive esperienze e al termine della vacanza si riprende rinfrancato in spalla la sua felicit. Cos anche Hagauer da principio accett senza sospetto l'assenza della moglie e non s'accorse nemmeno della sua lunga durata. Lo richiam alla realt quel calendario che nella memoria di Agathe, col suo foglietto staccato ogni giorno, era il simbolo orribile della loro vita; strenna di una cartoleria, era rimasto appeso al muro della sala da pranzo come una macchia fuori di posto da quando Hagauer l'aveva portato a casa, e per il suo squallore Agathe lo aveva non soltanto tollerato ma persino amato. Sarebbe stato logico che Hagauer dopo la partenza della moglie avesse provveduto lui a staccare i foglietti di quel calendario perch era contrario alle sue abitudini abbandonare al disordine anche un solo pezzetto di parete. Ma d'altra parte egli sapeva sempre esattamente la settimana e il giorno di navigazione sull'oceano dell'infinito, inoltre aveva un calendario anche a scuola; e infine, proprio quando si disponeva nonostante tutto ad alzar la mano per ristabilire in casa sua la giusta misurazione del tempo, aveva sentito una strana, sorridente resistenza interna, uno di quegli impulsi nei quali, come si doveva verificare pi tardi, si manifesta il destino, ma che egli sulle prime prese per un sentimento delicato e galante di cui fu stupito e orgoglioso: risolse in segno di onore e di ricordo di non toccare, fino al giorno del ritorno, il foglietto con la data in cui Agathe era partita di casa. Cos il calendario divenne a poco a poco una ferita in suppurazione che ricordava continuamente a Hagauer la prolungata assenza di sua moglie. Parco nei sentimenti e nelle spese egli le scriveva cartoline postali in cui le comunicava le proprie notizie e le chiedeva con sempre maggiore insistenza la data del suo ritorno. Non ebbe mai risposta. Ormai non si mostrava pi allegro quando i conoscenti gli

chiedevano in tono compunto se la signora sarebbe rimasta ancora via un pezzo per l'adempimento dei suoi tristi doveri, ma per fortuna aveva sempre molto da fare perch ogni giornata, oltre il lavoro per la scuola e per le associazioni a cui apparteneva, gli portava anche una quantit di inviti, circolari, questionari, appelli da firmare, bozze da correggere, e libri importanti; la persona di Hagauer viveva in provincia, facendo parte delle impressioni non troppo favorevoli che ne riporta il viaggiatore di passaggio, ma il suo spirito era cittadino del mondo, e ci gli imped per parecchio tempo di comprendere in tutto il suo significato il silenzio di Agathe. Un giorno per la posta rec una lettera di Ulrich che gli comunicava seccamente quel che c'era da comunicare, cio che Agathe non aveva intenzione di tornare da lui e gli chiedeva di acconsentire al divorzio. Lo scritto, nonostante la forma cortese, era cos asciutto e conciso da non lasciar dubbi all'indignato Hagauer che Ulrich fosse indifferente ai sentimenti del destinatario quanto il giardiniere che toglie un insetto da una foglia. Il suo primo moto istintivo di difesa fu: un capriccio che non bisogna prender sul serio! La notizia era apparsa come uno spettro beffardo nel giorno chiaro zeppo di impegni improrogabili e di onorifici riconoscimenti. Solo verso sera Hagauer tornato nella sua casa vuota si sedette alla scrivania e inform Ulrich con dignitosa brevit che non intendeva tener conto della sua comunicazione e la considerava come non avvenuta. Ma a volta di corriere giunse un'altra lettera di Ulrich che respingeva quell'atteggiamento, ripeteva la richiesta di Agathe, e in modo un po' pi gentile e particolareggiato invitava Hagauer a facilitare il pi possibile i passi necessari, come si addiceva a un uomo della sua elevatezza morale, e com'era auspicabile onde evitare gli spiacevoli accidenti di una spiegazione pubblica. Questa volta Hagauer cap che la cosa era seria e si concesse tre giorni di tempo per escogitare una risposta su cui non ci fosse niente da ridire. Per due di quei tre giorni fu come se gli avessero dato un colpo al cuore. " un brutto sogno!" ripeteva fra s pateticamente e senza uno sforzo di concentrazione non riusciva a credere che la cosa fosse vera. Un profondo senso di pena gli travagliava il petto come amore ferito e vi si accompagnava inoltre una vaga gelosia, che non era gi rivolta contro un amante da lui ritenuto causa della condotta di Agathe bens contro un che di inafferrabile al quale si sentiva sacrificato. Era una specie di umiliazione, non diversa da quella di una persona molto ordinata che ha commesso una malefatta o una dimenticanza: qualcosa che da tempo immemorabile aveva un suo posto fisso, che non si nota pi ma da cui dipende moltissimo, a un tratto eccolo ridotto a pezzi. Pallido e sconvolto da una vera angoscia che non bisognava sottovalutare anche se mancava di bellezza. Hagauer andava in giro ed evitava la gente, rabbrividendo all'idea delle spiegazioni che avrebbe dovuto dare e delle umiliazioni che avrebbe dovuto sopportare. Solo il terzo giorno il suo stato si consolid alquanto; Hagauer provava per Ulrich la stessa avversione che Ulrich provava per lui, e tale antipatia non mai dimostrata esplose a un tratto, per cui egli imput con chiaroveggenza al cognato tutta la colpa del voltafaccia di Agathe, alla quale evidentemente quel fratello irrequieto come uno zingaro aveva stravolto il cervello; si sedette quindi alla scrivania e in un brevissimo scritto chiese l'immediato ritorno della consorte, dichiarando con rigida fermezza che tutto il resto intendeva discuterlo a quattr'occhi con lei. Da Ulrich arriv un rifiuto che era altrettanto breve e irremovibile. Allora Hagauer si risolse ad agire direttamente su Agathe; fece le copie del carteggio con Ulrich, vi accluse una lettera lunga e ben ponderata, e questo era l'incartamento che Agathe si trov davanti quando apr la grande busta col bollo d'ufficio. A Hagauer era parso inconcepibile tutto ci che si stava abbattendo sul suo capo. Disimpegnate le sue mansioni quotidiane, la sera era rientrato nella "casa deserta" e, come a suo tempo Ulrich, s'era seduto davanti a un foglio bianco e non aveva saputo come incominciare. Ma nella sua vita egli aveva gi ripetutamente applicato con buon successo il noto "procedimento dei bottoni" e vi ricorse anche questa volta. Esso consiste nell'esercitare una pressione metodica sui propri pensieri, anche davanti a problemi angosciosi, cos come uno fa apporre bottoni ai propri vestiti perch se credesse di spogliarsi pi in fretta senza bottoni dovrebbe riscontrare una perdita di tempo. Lo scrittore inglese Surway, ad

esempio, di cui Hagauer consult l'opera perch pur nel dolore gli premeva di confrontarla con le proprie teorie, distingue cinque tipi di codesti bottoni nello sviluppo d'un ragionamento efficace: a) osservazioni intorno a un evento che fa presagire immediate difficolt d'interpretazione; b) pi accurato accertamento e delimitazione di queste difficolt; c) ipotesi di una possibile soluzione; d) svolgimento ragionato delle conseguenze di tale ipotesi; e) ulteriore meditazione onde accettarla o respingerla, e quindi buon esito del ragionamento. Di quel metodo, Hagauer s'era gi servito con piena soddisfazione per uno scopo molto mondano, cio per imparare al circolo degli impiegati statali il gioco del tennis, e perci tale sport aveva acquistato ai suoi occhi una notevole attrattiva intellettuale, in pure questioni sentimentali per non l'aveva mai applicato; poich l'attivit quotidiana del suo spirito era costituita per la massima parte da contatti professionali e nel campo pi personale da quei "giusti affetti" che sono un miscuglio di tutti i sentimenti possibili nel caso specifico e aventi corso fra la gente di razza bianca, con una certa proporzione di generalit locali, professionali e di casta. Alla straordinaria pretesa d'Agathe di ottenere il divorzio egli non poteva dunque applicare i bottoni che con un'esperienza un po' scarsa, e i "giusti affetti" per l'appunto hanno la propriet di rompersi facilmente nello scontro con difficolt strettamente personali. Da una parte Hagauer pensava che un uomo moderno come lui era moralmente impegnato a non opporre resistenza allo scioglimento di un legame fondato sulla reciproca fiducia, ma d'altra parte, quando si riluttanti, si trovano molti argomenti che assolvono da quell'impegno, perch la leggerezza che trionfa in tal campo oggigiorno assolutamente da condannare. In simili casi, Hagauer lo sapeva, un uomo moderno deve "distendersi", cio distrarre la propria attenzione, rilassare le membra e ascoltare la voce che sale dal fondo dell'anima. Perci egli sospese prudentemente le sue riflessioni, fiss il vedovo calendario e prest orecchio alle voci interne; poco dopo infatti una risposta gli giunse dagli intimi penetrali che stanno al di sotto del pensiero cosciente, proprio quella che aveva gi pensato: la voce disse che una richiesta infondata come quella di Agathe egli non aveva nessun obbligo di accoglierla. Ma cos la mente del professor Hagauer era gi venuta a trovarsi inopinatamente davanti ai bottoni a) b) c) d) e) della serie di Surway o di una serie equivalente, e sent con nuova vivezza la difficolt di interpretare i fatti presentati alla sua osservazione. "Sono io, Gottlieb Hagauer, - si domand il professore, per caso colpevole di questo avvenimento increscioso?" Fece un esame accurato e non trov la minima pecca nella propria condotta. "Un altro uomo, da lei amato, potrebbe essere la causa?" seguit egli nella ricerca di una possibile soluzione. Ma stentava ad ammetterlo perch dopo essersi costretto a una meditazione obiettiva non riusc a scoprire che cosa un altro uomo potesse offrire di meglio ad Agathe. Tuttavia questo problema poteva essere influenzato pi d'ogni altro dalla vanit personale, perci egli lo tratt con la massima diligenza; gli si aprirono allora prospettive mai immaginate e di colpo secondo il punto c), cfr. Surway, egli si sent sulle tracce di una possibile soluzione che portava ancor oltre, ai punti d) ed e): per la prima volta dalle nozze lo colp un gruppo di fenomeni che a quanto gli constava si riferivano solo a donne in cui l'amore per l'altro sesso non n profondo n appassionato. Con doloroso stupore non trov nei suoi ricordi nessuna prova di quella dedizione aperta o sognante che prima, quand'era scapolo, aveva incontrato in certe donne la cui vita era indubbiamente immorale; in compenso per si poteva escludere con sicurezza scientifica che la sua felicit coniugale fosse stata distrutta da un terzo. Il contegno di Agathe si riduceva quindi automaticamente a una rivolta personale contro la felicit; poich ella era partita senza il minimo segno premonitore e in cos breve tempo non poteva essere avvenuto in lei un cambiamento giustificato, Hagauer ne dedusse che il misterioso comportamento della moglie poteva spiegarsi soltanto come una tendenza a dire di no alla vita; tendenza che s'afferma a poco a poco ed sovente riscontrabile nei caratteri che non sanno ci che vogliono. Ma era poi proprio quello il carattere di Agathe? Restava ancora da dimostrarsi, e Hagauer si mastic pensosamente i baffi insieme col portapenne. Di solito ella si poteva giudicare una "compagna

accomodante", come lui soleva dire, per davanti alle questioni che pi appassionavano il marito ella dimostrava una grandissima inerzia, per non dire freddezza! In fondo Agathe non pareva concordare mai con lui n con gli altri n con i loro interessi; non vi si opponeva, questo no; rideva o si faceva seria ogni volta che la situazione lo richiedeva, ma, a ripensarci bene, in tutti quegli anni gli aveva sempre fatto l'impressione di essere un po' distratta. Aveva l'aria di ascoltare quello che le si comunicava o spiegava, ma di non prestarvi fede. A dirla schietta, era di un'indifferenza addirittura patologica. Qualche volta sembrava incapace di capire ci che le stava intorno... E d'improvviso la penna di Hagauer incominci a correr da sola sulla carta con energici tratti. "Dio sa che cosa presumi, - egli scrisse, quando ti stimi troppo per amare la vita che io sono in grado di darti e che, quantunque semplice, una vita piena e onesta; tu l'hai sempre presa con sospetto e avversione, come ora m'avvedo. Tu hai rifiutato la ricchezza morale e umana che pure una vita modesta pu offrire, e anche ammesso che tu ti sentissi in qualche modo a ci giustificata, avresti tralasciato la volont morale di rinnovarti, scegliendo invece una soluzione artificiosa e fantastica!" Rifece il suo ragionamento. Ripens a tutti i discepoli passati per le sue mani di educatore, in cerca di un caso che potesse illuminarlo; ma ancor prima di terminare l'esame trov da solo il pezzo mancante, di cui aveva sentito l'essenza con indefinito disagio. In quel momento Agathe non fu pi per lui un caso assolutamente individuale, inaccessibile a una comprensione comune; infatti riflettendo a quanto ella era pronta a sacrificare senza essere accesa da una particolare passione, egli fu portato inevitabilmente, con sua grande gioia, alla conclusione fondamentale, ben nota alla pedagogia moderna, che ad Agathe doveva mancare la capacit della riflessione soprasoggettiva e il saldo contatto spirituale col mondo. Scrisse rapidamente: "Immagino che tu non abbia un concetto ben chiaro del passo a cui ti accingi; ma ti metto in guardia prima che tu prenda una risoluzione definitiva! Tu sei, credo, la perfetta antitesi di una persona pratica ed esperta della vita, come sono io invece, ma appunto perci non dovresti privarti alla leggera del sostegno che io ti fornisco!" Veramente Hagauer avrebbe voluto scrivere qualcos'altro, giacch l'intelligenza di una persona non un patrimonio chiuso e finito, le sue manchevolezze portano seco altre manchevolezze etiche, infatti si parla di ottusit morale, e d'altronde quelle manchevolezze, anche se ci avviene pi raramente, possono a volont deviare o anche accecare le forze intellettuali. Hagauer aveva dunque in mente un tipo concluso che egli, riattaccandosi a classificazioni gi stabilite, era incline a definire "una variet in complesso abbastanza intelligente dell'ottusit morale, che si rivela soltanto in certi precisi disturbi della secrezione interna" Non si risolse per a usare quella definizione, in parte perch non voleva irritare ancor pi la fuggiasca consorte, in parte perch i profani di solito interpretano male simili espressioni quando vengono applicate a loro. Restava tuttavia stabilito che i fenomeni in questione appartenevano alla vasta categoria del "non molto sensato"; e infine Hagauer si cav da quel conflitto fra coscienza e cavalleria con la conclusione che i fenomeni osservati in sua moglie risalivano alla ben nota inferiorit femminile e si potevano definire torbidit sociale. In tale disposizione d'animo termin la sua lettera con parole veementi. Respinto come amante e come pedagogo sfog la sua rabbia descrivendo in tono profetico la natura di Agathe come una "variante negativa" che mai affrontava i problemi della vita con l'energia e originalit che il tempo presente impone ai suoi figli, ma invece "separata dalla realt da una parete di vetro" rimane in volontario isolamento sempre sull'orlo del pericolo patologico. "Se qualcosa in me ti dispiace, avresti dovuto combatterlo, - egli scrisse, - ma la verit che il tuo animo impari alle energie del tempo nostro e ne schiva gli imperativi. Ecco che ti ho messo in guardia contro il tuo carattere, concluse, - e ripeto che tu pi di altri hai necessit di un valido sostegno. Nel tuo interesse ti invito a fare immediatamente ritorno, e dichiaro che la mia responsabilit di marito mi vieta di accedere al tuo desiderio." Prima di firmare, Hagauer rilesse l'epistola, la trov molto insoddisfacente nella descrizione del tipo in questione, ma non mut pi nulla; si limit ad aggiungere in fine - espirando energicamente

attraverso i baffi l'insolito sforzo fieramente compiuto di meditare cos a lungo sulla moglie, e meditando quante cose avrebbe dovuto aggiungere sul capitolo "tempi moderni" - una nobile frase sul prezioso retaggio del genitore estinto, dopo la parola "responsabilit" Lo strano fu che Agathe alla lettura di quella lettera non manc di restare impressionata dal succo delle argomentazioni. Lentamente rilesse parola per parola lo scritto che aveva percorso in piedi senza concedersi il tempo di sedere, poi lasci cadere le pagine e le pass a Ulrich che aveva osservato con meraviglia la commozione della sorella.

30.
Ulrich e Agathe cercano retrospettivamente un motivo E ora, mentre Ulrich leggeva, Agathe lo osservava scoraggiata. Egli teneva il viso reclinato sui fogli, e l'espressione sembrava incerta fra l'ironia, la gravit, il dolore e il disprezzo. In quel momento ella sent pesarsi addosso un carico greve; la opprimeva da tutte le parti, come se l'aria fosse diventata insopportabilmente spessa mentre prima era stata di una deliziosa innaturale levit: la manomissione del testamento paterno per la prima volta le pesava sulla coscienza. Ma non poteva bastare che ella misurasse a un tratto la propria colpa; quella valutazione reale le appariva anzi legata con tutto il resto, anche con il fratello. Si sent a un tratto straordinariamente lucida. Ci che aveva fatto le sembrava incomprensibile. Aveva parlato di uccidere il marito, aveva falsificato un testamento, ed era venuta a stare con Ulrich senza chiedere se non gli rovinava la vita: l'aveva fatto in uno stato di ebbrezza pieno di fantastiche immagini. E soprattutto arross in quel momento di non aver avuto il pensiero pi immediato e pi ovvio, giacch ogni altra donna che si libera da un uomo aborrito se ne cercher uno migliore oppure si rifar con imprese di genere diverso ma altrettanto naturali. Anche Ulrich sovente vi aveva fatto allusione, ma lei non se n'era mai data per inteso. Adesso stava l a guardarlo e si chiedeva che cosa gli avrebbe detto. Le pareva davvero di essersi comportata come un'irresponsabile, e dava ragione a Hagauer che a modo suo le aveva posto davanti uno specchio; quella lettera nelle mani di Ulrich la turbava, come accade a una persona che, gi sotto accusa, riceve uno scritto pieno di riprovazione dal suo antico maestro. Certo ella non aveva mai ammesso che Hagauer potesse avere su di lei un influsso qualsiasi; eppure adesso quasi gli riconosceva il diritto di dirle: "mi ero illuso sul tuo conto" oppure "purtroppo non mi sono mai illuso sul tuo conto e ho sempre pensato che tu finirai male!" Impaziente di liberarsi da quell'impressione ridicola e tormentosa, interruppe Ulrich che era ancora immerso nella lettura e pareva non dovesse pi finirla. - In fondo mi descrive molto esattamente, - dichiar con apparente indifferenza, ma con un accento di sfida che tradiva il desiderio di sentirsi contraddire. - E anche se non lo dice pur vero: o sono stata incosciente quando l'ho sposato senza ragione oppure sono incosciente adesso che, sempre senza ragione, lo voglio abbandonare. Ulrich, intento a rileggere per la terza volta i passi che costringevano la sua fantasia a essere testimonio involontario di rapporti coniugali, rispose distrattamente qualcosa d'incomprensibile. - Ma stammi a sentire! - preg Agathe. - Sono io forse la moglie moderna, con un'attivit casalinga o intellettuale? No. Sono la moglie innamorata? Nemmeno. Sono la buona compagna e madre che concilia, semplifica e costruisce il nido? Men che meno. Che cosa rimane dunque? Che cosa faccio in questo mondo? La vita di societ, te lo confesso, mi indifferente. E credo che potrei fare anche a meno della musica, della poesia e dell'arte come t' offerta nei circoli colti. Hagauer invece non se ne saprebbe privare: gli servono se non altro per le sue dotte citazioni. Almeno lui gode le gioie ordinate del collezionista: non ha dunque ragione quando mi rimprovera di non far nulla, di respingere "i tesori della bellezza e della morale", e mi ammonisce che solo presso di lui posso ancor trovare comprensione

e indulgenza? Ulrich le restitu lo scritto e rispose tranquillo: - Guardiamo le cose in faccia: tu, insomma, socialmente sei proprio deficiente! Sorrideva, ma nel suo tono si sentiva l'irritazione che certi particolari intimi della lettera avevano lasciato in lui. Ma Agathe fu scontenta di quella risposta, che acuiva la sua pena. Chiese con timida ironia: - Perch, allora, gli hai dichiarato tanto fermamente, senza dir nulla a me, che io dovevo divorziare, e perdere cos il mio unico protettore? - Mah, - rispose Ulrich evasivo, - forse perch meravigliosamente facile comportarsi con fermezza virile. Io ho picchiato il pugno sul tavolo, e lui ha fatto altrettanto; allora naturalmente ho dovuto picchiare ancora pi forte. Credo che la ragione sia stata questa. Sebbene il suo malumore le impedisse di rendersene conto, Agathe finora s'era rallegrata che il fratello avesse fatto segretamente il contrario di quello che manifestava al tempo dei loro scherzosi rapporti fraterni; infatti recare offesa a Hagauer non poteva avere avuto altro scopo che innalzare una barriera per impedire ad Agathe ogni pentimento. Ma ora al posto di quella gioia occulta c'era soltanto il vuoto, e Agathe ammutol. - Bada bene, - seguit Ulrich, - che a modo suo Hagauer riesce magnificamente a fraintenderti quasi alla perfezione, se cos si pu dire. vedrai che senza ricorrere a un investigatore, solo riflettendo sulle insufficienze dei tuoi rapporti con l'umanit, egli finir per scoprire che tu hai alterato il testamento di nostro padre. E allora come ci difenderemo? Per la prima volta dacch erano insieme il discorso cadeva sul tiro felice-infelice che Agathe aveva giocato a Hagauer. Ella alz le spalle e fece un vago gesto deprecatorio. - S'intende che Hagauer nel suo diritto, - ammon Ulrich dolce ma fermo. - Niente affatto! - protest lei vivacemente. - Be, almeno in parte, - disse Ulrich accomodante. - In una situazione cos pericolosa dobbiamo incominciare col riconoscere chiaramente i nostri errori. Quello che hai fatto ci pu portare in galera tutti e due. Agathe lo guard con occhi sgranati dallo spavento. In fondo lo sapeva ma non l'aveva ancora sentito affermare cos nettamente. Ulrich rispose con un gesto affettuoso. - Questo non il peggio, - continu. - Ma come salvare la tua azione, e anche il modo come l'hai compiuta, dall'accusa che... - Cerc un'espressione soddisfacente e non la trov. - Be, diciamo semplicemente che un po' come dice Hagauer: una cosa che sconfina nel territorio dell'ombra, dei disturbi patologici, degli sbagli causati da qualche deficienza... Hagauer rappresenta la voce del mondo, anche se in bocca sua suona ridicola. - Adesso vien fuori la tabacchiera, - esclam Agathe scoraggiata. - Certo, - rispose Ulrich inesorabile. - Devo dirti qualcosa che mi tormenta da un pezzo. Agathe non voleva lasciarlo parlare. - Non meglio fare come se nulla fosse accaduto? - ella chiese. - Forse potrei parlargli amichevolmente e offrirgli qualche giustificazione? - Ormai troppo tardi. Potrebbe servirsene per costringerti a ritornare da lui, - spieg Ulrich. Agathe tacque. Ulrich ripet la storia del ricco che ruba in albergo una tabacchiera. La teoria di Ulrich era che vi possono essere tre motivi soltanto per un simile delitto contro la propriet: bisogno, mestiere, oppure disordine psichico. - Una volta che ne parlammo, tu osservasti che lo si poteva fare anche per convinzione, - soggiunse. - Ho detto soltanto che lo si poteva semplicemente fare! - protest Agathe. - S, giusto: per principio. - No, non per principio!

- Eccoci al punto! - esclam Ulrich. - Un atto di tal genere, deve almeno risalire a una convinzione! Di qui non si scappa! Nulla si fa "semplicemente"; sempre condizionato o dall'interno o dall'esterno. La distinzione non facile, ma adesso non stiamo l a filosofare; io dico soltanto: se si ritiene giusta una cosa del tutto priva di ragione, o se una risoluzione scaturisce dal nulla, allora lecito sospettare una disposizione patologica o una deficienza... Ecco che Ulrich aveva detto di pi e di peggio di quanto voleva. Coincideva per con i suoi scrupoli. - tutto quel che hai da comunicarmi? - domand Agathe quietamente. - No, non tutto, - ribatt Ulrich con amarezza. - Quando non si ha alcun motivo bisogna cercarne uno! Nessuno dei due ignorava dove lo si dovesse cercare. Ma Ulrich vi si rifiut e disse pensoso dopo un breve silenzio: - Nel momento in cui tu esci dall'armonia con gli altri, non saprai mai pi, in eterno, quello che bene e quello che male. Se vuoi essere buona, dunque, devi essere persuasa che il mondo buono. E noi non siamo buoni n l'uno n l'altro. Viviamo in un tempo in cui la morale in crisi o in dissoluzione. Ma dobbiamo mantenerci puri, in vista di un mondo che pu ancora venire! - Credi che questo influisca sul suo avvento o non avvento? - interrog Agathe. - No, non lo credo purtroppo. Tutt'al pi credo questo: se gli uomini che vedono e intendono non agiscono rettamente, quel mondo non verr certo e la decadenza non si potr arginare! - Che cosa t'importa se fra cinquecento anni le cose saran cambiate o no? Ulrich esit. - Io faccio il mio dovere, capisci? Come un soldato, direi. Forse Agathe in quel mattino disgraziato aveva bisogno di un conforto diverso e pi tenero di quello che Ulrich le offriva, perch disse: - Magari soltanto come il tuo generale! - Ulrich tacque. Agathe non pot trattenersi. - Non sai neanche se sia proprio il tuo dovere, - seguit. - Fai cos perch sei cos e perch ci godi. Precisamente quello che ho fatto anch'io! Di colpo smarr la padronanza di s. C'era qualcosa di molto triste. Le lacrime le riempirono gli occhi e un singulto le strinse la gola. Per sottrarsi alla vista del fratello gli gett le braccia al collo e nascose il viso sulla sua spalla. Ulrich s'accorse che piangeva, scossa da brevi sussulti. Un senso fastidioso d'imbarazzo lo colse; si sent diventare di gelo. I teneri e felici affetti che credeva di nutrire per Agathe, in quel momento che avrebbe dovuto commuoverlo non c'erano pi; la sua sensibilit era inceppata e non voleva funzionare. Accarezz Agathe e le sussurr qualche parola consolante, ma di malavoglia. E poich mancava la risonanza spirituale, il contatto dei due corpi gli parve quello di due covoni di paglia. Vi mise fine conducendo Agathe a una poltrona e sedendosi su un'altra a qualche passo da lei. Poi rispose alla sua osservazione: - Questa storia del testamento non ti d certo nessun piacere. E non te ne dar mai perch un'infrazione all'ordine. - Ordine? - esclam Agathe fra le lacrime. - Dovere? In fondo era smarrita solo perch Ulrich si comportava con tanta freddezza. Ma gi sorrideva di nuovo. Capiva che doveva cavarsela da s. Le sembrava che il sorriso faticosamente prodotto fluttuasse molto lontano dalle sue labbra di gelo. Ulrich invece era ormai fuori d'imbarazzo, anzi si rallegrava di non aver sentito il solito turbamento fisico; risolse che anche questo fra loro doveva cambiare. Ma non ebbe tempo di pensarci, perch vide che Agathe soffriva, e perci si mise a parlare. - Non offenderti per quel che ho detto, - preg, - non avertene a male! Forse non avrei dovuto scegliere parole come "ordine" e "dovere"; fanno pensare a una predica. Ma perch diavolo, - sbott, perch diavolo le prediche sarebbero da schernire? Dovrebbero essere invece la nostra maggiore fortuna!

Agathe non ebbe voglia di rispondere, e Ulrich lasci cadere l'argomento. - Non credere che io voglia atteggiarmi a uomo giusto! - egli preg. - Non intendevo affermare di aver sempre agito con rettitudine. Ma fare il male occultamente, questo no, non mi piace. Amo i masnadieri della morale, e non i ladri. Vorrei dunque far di te un bambino, - egli scherz, - e non ti permetto di peccare per debolezza! - In queste cose non ho punto d'onore! - replic la sorella molto al di l di quel suo sorriso lontano. - assai comico che vi siano tempi come i nostri, in cui tutti i giovani sono invaghiti del male! osserv Ulrich ridendo, per portare il discorso fuori dell'ambito personale. - Questa moderna predilezione per il moralmente abominevole , ben s'intende, una debolezza. Forse una borghese saziet del bene, spremuto ormai fino in fondo. Anch'io una volta pensavo che si dovesse dir di no a tutto; han pensato tutti cos quelli che sono oggi fra i venticinque e i quarantacinque anni; ma naturalmente non era altro che un dirizzone, una moda; si pu benissimo immaginare che venga presto una svolta e con essa una giovent che si rimetter all'occhiello la moralit invece dell'immoralit. E allora i vecchissimi somari che mai in vita loro han sentito la forza eccitante della morale e si sono accontentati di enunciare dei luoghi comuni moralistici, di colpo diventano precursori e pionieri di un nuovo carattere. Ulrich si era alzato e camminava irrequieto in su e in gi. - Forse possiamo dire cos, - propose: - Il bene gi per sua natura un luogo comune, il male invece critica. L'immorale si guadagna il suo diritto divino come critica attiva del morale. Ci dimostra che la vita pu anche andare diversamente. D delle smentite. Di questo lo rimuneriamo con una certa indulgenza. Che vi siano falsificatrici di testamenti assolutamente deliziose dovrebbe dimostrare che l'intangibilit della propriet cosa discutibile. Forse di questo non occorrono prove: ma qui incomincia il nostro compito: giacch dobbiamo considerarci delinquenti potenziali giustificati a ogni specie di delitto, anche all'infanticidio o ad altri crimini orrendi... Aveva cercato invano di cogliere lo sguardo della sorella, mentre la stuzzicava con le allusioni al testamento. Infine ella fece un gesto involontario di difesa. Non era una teorica, lei, poteva trovare scuse solo per il proprio delitto; in fondo il paragone di Ulrich l'aveva di nuovo offesa. Ulrich rise. - Sembra uno scherzo, ma ha il suo significato, - egli afferm, - questa nostra inclinazione ai giochi di bussolotti. Dimostra che nella valutazione del nostro agire c' qualcosa che non va. E infatti cos: in una compagnia di falsificatori di testamenti tu stessa saresti probabilmente per l'intangibilit delle disposizioni testamentarie; soltanto in una compagnia di giusti le cose si confondono e si rovesciano. Dir di pi, se Hagauer fosse un mascalzone tu saresti stata ardentemente legalitaria; davvero una disgrazia ch'egli sia un onest'uomo! Cos si sballottati di qua e di l... - Aspettava una parola che non venne; alz le spalle e riprese: - Cerchiamo un motivo per te. Abbiamo stabilito che la gente per bene ama commetter delitti, s'intende solo nella fantasia. Possiamo aggiungere che i criminali, in compenso, vorrebbero esser tutti considerati persone oneste. Dunque si potrebbe addirittura formulare una definizione: i delitti sono la confluenza nei signori peccatori di tutto ci che gli altri uomini lasciano defluire in irregolarit spicciole, cio nella fantasia e in mille cattiverie quotidiane e meschinit d'idee. Si potrebbe anche dire che i delitti stanno nell'aria e si cercano una via di minor resistenza che li conduce a determinati individui. Si potrebbe addirittura affermare che sono, s, azioni di individui senza senso morale, ma principalmente espressioni sintetiche di qualche erroneo comportamento umano nella distinzione fra il bene e il male. questo che ci ha spinti fin dalla giovinezza a una critica che i nostri contemporanei non hanno superato! - Ma che cosa sono dunque il bene e il male? - osserv Agathe, e Ulrich non s'avvide di torturarla con la sua disinvoltura. - Be, non lo so davvero! - rispose ridendo. - Noto soltanto adesso e per la prima volta che detesto il

male. Sul serio, fino a oggi non me n'ero accorto, almeno a tal punto. Oh, Agathe, non immagini cos', - gemette poi, soprappensiero, - ad esempio la scienza! Per un matematico, poniamo, meno cinque non peggiore di pi cinque. Uno scienziato non deve aver ribrezzo di nulla, e in certe circostanze un bel caso di cancro lo ecciter piacevolmente pi che una bella donna. Il sapiente sa che nulla vero e che la verit assoluta si trova alla fine dei tempi. La scienza amorale. Questo meraviglioso addentrarsi nell'ignoto ci disabitua dalla cura personale della nostra coscienza, anzi non ci concede neppure la soddisfazione di prenderla molto sul serio. E l'arte? Non essa sempre la creazione di immagini che non coincidono con quella della vita? Non parlo del falso idealismo o dell'inflazione di nudi in tempi in cui si vive vestiti fino alla punta del naso, - egli riprese celiando. Ma pensa a una vera opera d'arte: non ti mai sembrato, guardandola, di sentire l'odor di bruciaticcio che manda un coltello quando lo affili su una pietra? Un odore cosmico, di meteora, di temporale, divinamente angoscioso? Fu questo il solo punto in cui Agathe l'interruppe volontariamente. - Non scrivevi poesie anche tu, una volta? - domand. - Te ne ricordi ancora? Quand' che te l'ho confessato? - chiese Ulrich. - Gi tutti facciamo dei versi, prima o poi nella vita; io li facevo addirittura quand'ero matematico, egli ammise. - Ma diventavano sempre peggio con l'andar degli anni; e non tanto per mancanza di talento, credo, come per crescente avversione contro il disordine e la zingaresca romanticheria di quegli sbandamenti... La sorella croll il capo lievemente, ma Ulrich non ci bad. - Credimi! - egli insist. - Una poesia non dev'essere soltanto uno stato d'eccezione, come non dev'essere soltanto un atto di bont! Ma, se lecito, che cosa segue poi, dimmi un po', al momento d'elevazione? Tu ami la poesia, lo so: ma io voglio dire che non basta aver nel naso l'odore di fuoco, fino a che si dilegua. un comportamento insufficiente, che ha il suo preciso riscontro nel campo della morale, dove si esaurisce in critiche lasciate a mezzo - E tornando improvvisamente al nocciolo della questione, dichiar alla sorella: - Se nella faccenda Hagauer io mi comportassi come te l'aspetti tu, dovrei fare lo scettico, l'indolente, l'ironico. I figli certamente virtuosissimi che tu e io potremmo forse ancora avere, direbbero di noi che siamo vissuti in un periodo molto sicuro e molto borghese, senza crucci o tutt'al pi con preoccupazioni inutili. Eppure ci siamo gi dati tanta pena con le nostre convinzioni...! Probabilmente Ulrich voleva aggiungere dell'altro; in fondo esitava soltanto a pronunciare la proposta che aveva pronta per sua sorella, e sarebbe stato bene se lo avesse fatto. Perch bruscamente ella si alz e con una vaga scusa si prepar a uscire. - Dunque rimane assodato che io sono moralmente deficiente? - chiese poi con un tentativo forzato di scherzare. - Con tutto quel che hai detto in contrario, non ti seguo pi! - Tutti e due siamo moralmente deficienti! - assicur Ulrich, cortese. - Tutti e due! - Ed era un po' dispiaciuto della fretta con cui Agathe lo lasci senza dirgli quando sarebbe tornata.

31.
Agathe vorrebbe suicidarsi e fa la conoscenza di un signore In verit era fuggita via per non offrire di nuovo al fratello la vista di lacrime che non poteva pi trattenere. Era triste come una persona che ha perduto tutto. Ma non sapeva perch. Era incominciato mentre Ulrich parlava, ma neanche di questo sapeva il perch. Egli avrebbe dovuto far qualcos'altro invece di parlare. Ma non sapeva che cosa. Era giusto che egli non avesse dato importanza allo "stupido incontro" fra l'agitazione di Agathe e la lettera, e avesse continuato a parlare come faceva sempre. Ma Agathe aveva dovuto fuggire. In principio sentiva solo il bisogno di correre. S'era allontanata di casa a precipizio. Anche se talvolta

era costretta a svoltare, manteneva per la direzione. Fuggiva, come fuggono uomini e animali da un cataclisma. Non si chiedeva perch. Solo quando fu stanca, cap quel che intendeva fare: non tornar pi a casa! Voleva camminare fino alla sera. Lontano, sempre pi lontano. Pensava che se si fosse fermata al limite della sera, anche la sua risoluzione sarebbe gi presa. Era la risoluzione di uccidersi. O piuttosto l'idea che a notte tale risoluzione sarebbe maturata. Dietro a quest'attesa, un disperato vorticoso scompiglio nella sua testa. Non aveva nulla con s, per uccidersi. La piccola capsula di veleno era in qualche cassetto o valigia. Della sua morte era gi accertato solo il desiderio di non dover pi tornare indietro. Voleva andarsene da questo mondo. Per questo camminava. Passo per passo, stava gi lasciando la vita. Quando sent la stanchezza, le venne nostalgia dei prati e dei boschi, desiderio di errare nel silenzio, sotto il cielo. Ma fin l non poteva andare a piedi. Prese un tram. Era stata educata a padroneggiarsi davanti agli estranei. Perci quando prese il biglietto e chiese un'indicazione, la sua voce non tradiva nessun turbamento. Poi sedette tranquilla e diritta, senza un tremito nelle dita. E mentre sedeva cos, vennero i pensieri. Certo sarebbe stato meglio poter dare in smanie; con le membra legate i pensieri restavano come grossi involti che lei si sforzava vanamente di far passare attraverso un'apertura. Ce l'aveva con Ulrich per quel che aveva detto. Ma non avrebbe voluto avercela. Negava a se stessa tale diritto. Che cosa faceva per lui? Gli turbava il suo tempo e non gli dava nulla in cambio; disturbava il suo lavoro e le sue abitudini. Pensando alle sue abitudini prov un dolore acuto. Dacch c'era lei nessuna donna era entrata in casa. Agathe per era convinta che suo fratello doveva aver sempre una donna. Dunque si sacrificava per colpa sua. E lei, non potendolo ricompensare in nessun modo, era egoista e cattiva. In quel momento sarebbe tornata indietro subito per chiedergli teneramente perdono. Ma le torn in mente com'egli era stato freddo. Certo rimpiangeva di averla accolta in casa sua. Quanti progetti, quanti discorsi aveva fatto prima di stancarsi di lei! Adesso non ne parlava pi. Il grande disinganno, che era venuto con la lettera, tortur di nuovo il cuore di Agathe. Era gelosa. Insensatamente, volgarmente gelosa. Avrebbe voluto imporsi al fratello, e sentiva l'appassionato e impotente attaccamento della creatura che insorge contro una ripulsa. "Per lui sarei capace di rubare o di battere il marciapiede!" pens, e cap ch'era ridicolo, ma non poteva pensare diversamente. I discorsi di Ulrich, con le battute scherzose e la superiorit apparentemente obiettiva, le sembravano uno scherno. Ella ammirava quella superiorit e tutte le esigenze spirituali che oltrepassavano le sue. Ma non vedeva perch tutti i pensieri dovessero sempre valere lo stesso per tutti gli uomini. Lei, nella sua umiliazione, aveva bisogno di conforto personale e non di ammaestramenti generali! Non voleva esser forte! E subito dopo si rimprover di esser cos com'era e accrebbe il suo dolore con la convinzione di non meritare da Ulrich nient'altro che indifferenza. Questo sminuirsi, al quale n il contegno di Ulrich n la penosa lettera di Hagauer avevano dato motivo sufficiente, era una manifestazione della sua natura. Tutto ci che Agathe, da quando non era pi bambina, sentiva come inettitudine propria di fronte alle esigenze della vita associata, era causato dal fatto che ella aveva la sensazione di vivere senza o addirittura contro le sue pi intime inclinazioni. Erano inclinazioni all'abbandono e alla confidenza perch ella nella sua solitudine non si era mai sentita a posto come il fratello; ma se finora le era stato impossibile abbandonarsi con tutta l'anima a un uomo o a una causa, ci avveniva perch ella portava in s la capacit di una dedizione ancora pi grande, che poteva tender le braccia verso il mondo oppure verso Dio. Una strada ben nota verso la dedizione a tutta l'umanit il non andar d'accordo con i propri vicini, e parimenti un segreto e fervido desiderio di Dio pu sorgere in un individuo antisociale che sia provveduto di un grande bisogno d'amore: in questo senso il criminale religioso non peggior contraddizione che la zitella religiosa che non ha trovato marito, e l'atteggiamento di Agathe verso Hagauer, che aveva la forma assolutamente assurda di una condotta egoistica, era la manifestazione di una volont impaziente, cos come la violenta accusa che ella rivolgeva a se stessa di essere stata destata alla vita da Ulrich e di doverla di nuovo prendere per

la propria debolezza. Non resist a lungo nel tram che rotolava placidamente; quando le case cominciarono a diventare pi basse e pi agresti ella scese dal carrozzone e fece il resto della strada a piedi. Le fattorie erano aperte, attraverso gli androni e al di sopra delle siepi basse l'occhio scorgeva animali, bambini e lavori rurali. L'aria era piena di una pace nella cui vastit sonavano voci e martellavano strumenti; con i moti dolci e irregolari di una farfalla quei rumori fluttuavano nell'aria limpida mentre Agathe come un'ombra scivolava verso le vicine pendici erte di vigneti e di boschi. Ma una volta si ferm davanti a una cascina dov'erano bottai e il suono schietto dei tini percossi dalle mazze. Le era sempre piaciuto stare a guardare il buon lavoro, l'opera modesta sagace e industriosa delle mani. Anche stavolta godeva senza saziarsene il ritmo dei magli e il procedere degli artefici intorno alle botti. Per qualche momento dimentic i suoi crucci e s'abbandon senza pensieri a una piacevole comunione col mondo. Nutriva sempre ammirazione per gli uomini che sanno eseguire i compiti molteplici e naturali imposti da necessit universalmente riconosciute. Ella stessa per non amava lavorare, bench avesse qualche capacit intellettuale e pratica. La vita era completa anche senza di lei. E a un tratto, prima ancora di capire perch, ud rintocchi di campane e solo a stento pot reprimere il pianto. La chiesetta suburbana scampanava gi da un bel pezzo, ma Agathe se ne accorgeva solo ora, e tosto sent quanto quei suoni inutili, che solcavano appassionatamente l'aria, esclusi dalla buona fertile terra, fossero affini con la sua vana esistenza. In fretta riprese il cammino e lasciandosi indietro le ultime case, sempre seguita dallo scampanio che adesso non le usciva pi dagli orecchi, giunse ai piedi delle colline che in basso erano coperte di vigne e di radi cespugli che bordavano i sentieri, mentre in alto occhieggiava il verde chiaro del bosco. Ora sapeva anche dove si sentiva attratta, ed era un bel sentimento, come se a ogni passo ella si addentrasse pi profondamente nella natura. Il cuore le batteva di delizia e di fatica, quand'ella si fermava talvolta per accertarsi che le campane ancora l'accompagnavano sebbene nascoste lass nell'aria e appena percettibili. Le sembrava di non aver mai sentito suonare le campane in un giorno qualunque, senza una particolare ragione festiva, democraticamente mescolate alle attivit consapevoli e naturali. Ma di tutte le lingue della citt dalle mille voci quest'era l'ultima che le parlava, e aveva qualcosa di travolgente, come se dovesse sollevarla e portarla su per il monte, ma poi ogni volta la lasciava andare e si perdeva in un piccolo rumore metallico, per nulla superiore agli altri rumori della campagna, ronzii, stridi, sussurri. Agathe dunque camminava e saliva da forse un'ora quando si trov improvvisamente davanti al luogo silvestre che aveva portato nella memoria. Il boschetto custodiva una tomba negletta, dove cent'anni prima s'era ucciso un poeta e conforme al suo ultimo desiderio era stato anche inumato. Ulrich aveva detto che non era stato un grande poeta, sebbene famoso, e aveva avuto parole di critica severa per la poesia alquanto miope che si esprime nel desiderio d'esser sepolto in un luogo panoramico. Ma Agathe amava l'epigrafe sulla gran lastra di pietra, da quando ne avevano decifrato insieme, durante una passeggiata, i bei caratteri ottocenteschi dilavati dalla pioggia, e si chin sulle catene nere fatte di grandi maglie angolari, che, recingendolo, proteggevano contro la vita il quadrato della morte. "Fui nulla per voi", aveva fatto scrivere sul suo tumulo il poeta pessimista, e Agathe pens che anche di lei si poteva dire lo stesso. Quel pensiero, dall'alto di una tribuna silvestre affacciata sui vigneti verdeggianti e sull'immensa arcana citt che sotto il sole antimeridiano moveva lentamente le sue spire di fumo, la commosse di nuovo. All'improvviso s'inginocchi e appoggi la fronte a uno dei pilastri che reggevano le catene; la positura inconsueta e il contatto fresco della pietra le raffigurarono la pace inerte, un po' rigida, della morte che l'aspettava. Cerc di raccogliersi, ma non vi riusc subito. Gridi d'uccelli le giungevano all'orecchio, tanti gridi diversi che la stupirono; i rami frusciavano, e, non sentendo il vento, le parve che gli alberi stessi agitassero i loro rami; in un silenzio improvviso si udiva un leggero calpestio; la pietra a cui s'appoggiava era cos liscia, come se fra essa e la sua fronte vi fosse un pezzo di ghiaccio che non permetteva una vera aderenza. Le occorse un po' di tempo per capire che nelle cose che la distraevano era espresso proprio ci che lei voleva farsi presente; il sentimento

fondamentale della propria inutilit; ella non avrebbe saputo esprimerlo che nel modo pi semplice, dicendosi che la vita era completa anche senza di lei, ed ella non vi avrebbe mai trovato nulla da fare. Questa crudele persuasione non era in fondo n disperata n risentita; Agathe vedeva e ascoltava, come aveva sempre fatto, per senza slancio, anzi senza la possibilit di partecipare. Quell'esclusione le dava un senso di tranquillit, di sicurezza, cos come vi uno stupore che si dimentica di far domande. Ella poteva benissimo andarsene. Dove? Un dove ci doveva pur essere. Agathe non era di quelle persone nelle quali anche l'idea radicata della nullit di tutti i concetti pu suscitare una specie di soddisfazione che equivale alla continenza battagliera o sorniona con cui si accetta un destino insoddisfacente. In tali questioni era generosa e irriflessiva, diversa da Ulrich che opponeva ai propri sentimenti tutte le difficolt immaginabili per vietarseli se fallivano la prova. Gi, era una stupida, ella si disse. Non voleva riflettere. Caparbia, premette la fronte contro le catene di ferro che cedettero un poco, poi si tesero di nuovo. Nelle ultime settimane aveva incominciato a credere in qualche modo in Dio, ma senza pensarci. Certe situazioni, in cui il mondo le era sempre sembrato diverso da come appare, e tale che anche lei non viveva pi esclusa bens in una fiducia radiosa, erano state portate da Ulrich molto presso a una trasformazione intima, a un vero rivolgimento. Agathe sarebbe stata disposta a immaginare un Dio che apre il suo mondo come un luogo segreto. Ma Ulrich aveva detto che non occorreva, era dannoso anzi immaginare pi di quel che si poteva apprendere. E toccava a lui giudicare di simili cose. Ma allora egli doveva anche guidarla e non abbandonarla cos. Egli era il limitare fra due vite, e il desiderio struggente che Agathe provava per l'una, e la fuga dell'altra portavano prima di tutto a lui. Lo amava spudoratamente, cos come si ama la vita. Al mattino quando apriva gli occhi ella lo sentiva ridestarsi entro di s, in tutte le sue membra. Anche adesso dal cupo specchio del suo dolore egli la fissava: e solo allora Agathe ricord di volersi uccidere. Per far dispetto a Ulrich era fuggita da casa verso Dio, proponendosi il suicidio. Ma ora il proposito era caduto, e ritornato alla sua origine il risentimento contro Ulrich che l'aveva offesa. Era in collera con lui, lo sentiva ancora, ma gli uccelli cantavano e li udiva di nuovo. Non era meno turbata di prima, ma adesso era un turbamento gioioso. Voleva fare qualcosa, ma in modo da colpire Ulrich e non soltanto se stessa. Mentre si rialzava, l'intirizzimento della lunga genuflessione si sciolse al calore del sangue che tornava a scorrerle vivace nelle vene. Quando volse l'occhio intorno, si vide accanto un signore. Ne fu confusa perch non sapeva da quanto tempo egli stesse l ad osservarla. Posando su di lui lo sguardo ancora oscurato dalla perplessit s'accorse che egli la guardava con non dissimulata simpatia e con l'aria di volerle ispirare fiducia, era alto e magro, vestito di scuro, e una corta barba bionda gli copriva il mento e le guance. Al di sotto dei baffi si potevano scorgere le labbra morbide, un po' arrovesciate, in giovanile contrasto con i capelli gi misti di grigio, come se il tempo le avesse dimenticate. Non era un volto facile da decifrare. La prima impressione faceva pensare a un professore di scuola media, la severit di quel viso non era intagliata in un legno duro, pareva piuttosto qualcosa di tenero che si fosse indurito a opera di piccole angustie quotidiane. Ma al di l di quella mitezza, dove la barba virile sembrava come innestata per soddisfare un ordine seguito dal suo possessore, si notavano poi nel disegno originariamente femmineo certi quasi ascetici particolari di forma che evidentemente una volont salda e costante aveva tratto dalla materia malleabile. Agathe non sapeva che cosa risolvere, attrazione e repulsione si bilanciavano in lei, ed ella capiva soltanto che l'uomo la voleva aiutare. - La vita offre occasioni tanto per rafforzare la volont quanto per indebolirla; non bisogna fuggire gli ostacoli ma cercare di vincerli! disse lo sconosciuto e per vederci meglio si forb gli occhiali che si erano appannati. Agathe lo guard stupefatta. Doveva averla osservata a lungo, perch quelle parole venivano dal mezzo di un discorso interiore. Il signore si tolse il cappello con precipitazione, compiendo in ritardo un gesto che non lecito dimenticare; ma subito si ricompose e riprese: - Mi permette di chiederle se posso esserle d'aiuto? - domand. - Io credo che in un dolore, o addirittura in uno sconvolgimento profondo, come quello che vedo in lei, ci si confida pi facilmente a

un estraneo. Lo sconosciuto parlava con un certo sforzo; aveva l'aria di aver compiuto un dovere di carit rivolgendo il discorso alla bella donna, e ora che camminavano l'uno accanto all'altro faticava a trovar le parole. Agathe infatti s'era alzata semplicemente e a passi lenti s'allontanava in sua compagnia dalla tomba; eran fuori dagli alberi, sull'orlo della collina, ancora indecisi se scendere al basso, e per quale strada. Perci passeggiarono discorrendo in su e in gi, nessuno sapeva dove fosse diretto l'altro, e volevano usarsi reciprocamente riguardo. - Dunque, non vuol dirmi perch piangeva? - ripet l'uomo con la voce suadente del medico che chiede dove fa male. Agathe scosse il capo. - Non mi sarebbe facile spiegarglielo, - ella disse, e all'improvviso preg: - Risponda lei piuttosto a una mia domanda: che cosa le d la certezza di potermi aiutare senza conoscermi? Io credo invece che non si possa mai dare aiuto a nessuno! L'accompagnatore non le rispose subito. Si prov due o tre volte a parlare, ma si sarebbe detto che si costringeva ad attendere. Infine disse: - Probabilmente possiamo soccorrere soltanto in un dolore di cui noi stessi abbiamo fatto l'esperienza personale. Tacque. Agathe rise forte all'idea che quel signore pretendesse di conoscere per esperienza propria una sofferenza che gli avrebbe fatto orrore se l'avesse appresa. Il suo compagno parve non udire quella risata, o considerarla come uno scatto dei nervi. Pens un poco, poi disse tranquillo: - Naturalmente non intendo dire che ci si possa illudere d'insegnare a un altro cosa deve fare. Per, vede, in una catastrofe la paura contagiosa e... contagiosa anche la fuga. Voglio dire la semplice fuga, come in caso d'incendio. Tutti perdono la testa e corrono tra le fiamme. Come sarebbe utile uno, uno solo, che stesse di fuori e facesse segno e gridasse che c' una via d'uscita... Agathe ebbe di nuovo voglia di ridere per le terribili fantasie di quel buon uomo; ma, proprio perch esse non concordavano con lui, davano al suo viso di morbida cera un'impronta quasi sinistra. - Lei parla come un pompiere! - ella disse imitando con intenzione il tono frivolo e salottiero per nascondere la propria curiosit. - Ma avr pur cercato di immaginare qual la catastrofe che attraverso! - Contro il suo volere per la seriet traspariva dallo scherzo, perch l'idea che colui la volesse aiutare l'indispettiva per la gratitudine che destava in lei. L'ignoto la guard con stupore, poi si riprese e ribatt in tono quasi di rimprovero: - Forse lei troppo giovane per sapere che la nostra vita molto semplice. Sembra inestricabilmente complicata solo quando si pensa a se stessi; ma nel momento in cui non si pensa pi a s e ci si domanda come si potrebbe porgere aiuto a un altro, diventa semplicissima! Agathe non rispose. Rifletteva. E fosse il silenzio di lei o la vastit incoraggiante in cui le sue parole prendevano il volo, lo straniero seguit, senza guardarla: - Dare un valore esagerato ai propri casi personali una superstizione moderna. Oggi si parla troppo di coltivare la personalit, di dire di s alla vita, di viverla fino in fondo. Ma coloro che enunciano propositi cos indefiniti, cos ambigui, rivelano solo di aver bisogno di nebbia per coprire il vero significato della loro rivolta. A che cosa bisogna dire di s? A tutto, in disordine e alla rinfusa? Lo sviluppo sempre legato alla repressione, ha detto uno scienziato americano. Non possiamo sviluppare un lato della nostra natura senza reprimere il rigoglio dell'altro. E che cosa dobbiamo coltivare in noi? Lo spirito o gli istinti? I capricci o il carattere? L'egoismo o l'amore? Se dobbiamo affermare la parte pi nobile della nostra natura, quella meno nobile deve imparare la rinuncia e l'obbedienza. Agathe si domandava perch dovesse esser pi facile aiutare gli altri che se stessi. Ella era una di quelle persone niente affatto egoiste che pensano sempre a s ma non si prendono cura di s, e questo molto pi lontano dall'egoismo comune avido di vantaggi che la carit soddisfatta di coloro che corrono in aiuto del loro prossimo. Cos le idee del suo accompagnatore le erano estranee fin dalla radice, ma in qualche modo la toccarono e le singole parole pronunziate con tanta energia si

muovevano inquietanti davanti a lei come se il loro significato fosse da afferrare pi con la vista che con l'udito. Per di pi stavano camminando su un ciglione donde Agathe godeva la meravigliosa veduta della valle profonda, mentre lo sconosciuto evidentemente considerava il luogo come un pulpito o una cattedra. Ella si ferm e col cappello che per tutto quel tempo aveva tenuto in mano con negligenza tracci un rigo sul discorso del compagno. - Dunque un'idea di me lei se l' pur fatta, ella disse, - la vedo trapelare, e non lusinghiera! Il signore alto trasal perch non aveva voluto offenderla, e Agathe lo guard con un sorriso gentile. - Pare che lei mi scambi per il diritto della libera personalit. E una personalit alquanto nervosa e parecchio sgradevole, per giunta! - ella esclam. - Ho solo parlato della prima condizione della vita personale, egli si scus, - e certo la situazione in cui l'ho trovata mi giustificava a credere che un consiglio le poteva giovare. La condizione essenziale della vita oggi sovente misconosciuta. Il nervosismo moderno con tutti i suoi eccessi prodotto soltanto da un'atmosfera interiore troppo fiacca in cui la volont fa difetto, giacch senza un particolare sforzo della volont nessuno pu ottenere la fermezza e la coerenza che lo innalzano sull'oscuro caos dell'organismo. Ecco di nuovo due parole, fermezza e coerenza, che ridestavano in Agathe nostalgie e autoaccuse. - Mi spieghi che cosa intende dire, - ella preg. - La volont pu averla soltanto chi tende gi a uno scopo, non cos? - Non ha importanza ci che intendo io! - fu la risposta, rude e gentile insieme. - I grandi documenti dell'umanit non dicono forse gi con chiarezza insuperabile quello che dobbiamo e che non dobbiamo fare? Agathe era sbalordita. - Per proporre ideali universali di vita, - continu l'accompagnatore, - ci vuole una cos profonda conoscenza della vita e degli uomini e in pari tempo un superamento cos eroico dell'egoismo e delle passioni, che nel corso dei secoli solo pochissimi grandi sono stati chiamati a tanto. E questi maestri dell'umanit hanno proclamato in tutti i tempi la medesima verit. Agathe si mise involontariamente sulla difensiva, come tutti i giovani che antepongono la loro carne e il loro sangue alle mummie dei saggi. - Ma le leggi umane emanate migliaia d'anni fa sono assolutamente inadatte alle condizioni odierne! ella esclam. - Non tanto quanto lo asseriscono gli scettici che hanno rinunziato all'esperienza e a conoscer se stessi! - replic il compagno occasionale con amaro compiacimento. - La grande verit di vita non emerge dai dibattiti, l'ha gi detto Platone; l'uomo la discerne come viva interpretazione e realizzazione di se stesso. Mi creda: quel che fa veramente libero l'uomo o gli toglie la libert, quel che gli d la vera felicit o la distrugge non soggiace al progresso; ogni uomo che viva sinceramente lo sa nel profondo del cuore, purch ne ascolti la voce! La "viva interpretazione" piacque ad Agathe, ma le era venuta improvvisamente un'idea. - Lei un religioso forse? - ella domand con un'occhiata piena di curiosit. Egli non rispose. - Non sar per caso un pastore? - ripet Agathe, e si tranquillizz grazie alla barba, giacch per il resto l'aspetto di lui giustificava una simile sorpresa. Bisogna dire a suo onore che ella non si sarebbe meravigliata di pi se lo sconosciuto avesse detto incidentalmente: "Il nostro amato sovrano, il divino Augusto"; ella sapeva che la religione ha una parte grandissima nella politica ma si cos abituati a non prendere sul serio le idee a servizio del pubblico, che il supporre che i partiti della fede siano composti di gente religiosa pare altrettanto esagerato quanto il pretendere che un impiegato postale sia un filatelico. Dopo una lunga pausa un po' titubante, lo straniero replic: - Preferirei non rispondere alla sua domanda; lei troppo lontana da queste cose. Ma Agathe era in preda a un'ardente curiosit. - Adesso vorrei proprio sapere chi lei! - insist, e in fondo era un privilegio femminile che non le si

poteva negare. Di nuovo fu evidente nello sconosciuto l'esitazione un po' ridicola di prima, quando si era scappellato in ritardo; sembrava che il braccio gli prudesse dall'impulso di sollevare un'altra volta cerimoniosamente il cappello, ma poi qualcosa s'irrigid, un esercito di pensieri diede battaglia a un altro e riport la vittoria invece della giocosa soluzione di un episodio senza importanza. - Mi chiamo Lindner e sono professore al ginnasio Franz Ferdinand, - egli rispose e soggiunse dopo una breve considerazione: - Anche libero docente universitario. - Allora conosce mio fratello, probabilmente! - esclam Agathe contenta, e disse il nome di Ulrich. Se non sbaglio, ha tenuto una conferenza pochi giorni fa alla Societ Pedagogica, sul tema "Matematica e Umanit" o qualcosa di simile. - Lo conosco solo di nome. Alla conferenza s, ho assistito, - ammise Lindner. Parve ad Agathe che la risposta fosse elusiva, ma lo dimentic udendo il seguito: - Suo padre era il famoso giurista? - domand Lindner. - S, morto da pochi mesi, e io ora vivo con mio fratello, - disse Agathe franca. - Verr a farci visita? - Purtroppo non ho tempo per la vita di societ, - rispose Lindner burbero, con gli occhi bassi. - Allora non avr niente in contrario, - riprese Agathe senza curarsi della sua riluttanza, - se vengo io a trovarla! - Egli l'aveva sempre chiamata "signorina" - Sono sposata, - ella soggiunse, - e il mio nome Hagauer. - Ma allora, - esclam Lindner, - lei la consorte del professor Hagauer, l'illustre pedagogo? - Aveva cominciato la frase con vivo entusiasmo, ma verso la fine l'attenu, incerto. Perch Hagauer aveva due aspetti: era pedagogo, ed era progressista; Lindner veramente militava in un campo opposto; ma quale sollievo scoprire un nemico tanto familiare fra le nebbie indefinite di una psiche femminile che aveva appena espresso l'idea assurda di far visita a un uomo in casa sua! Il passaggio dalla seconda alla prima impressione s'era riflettuto nel tono della sua domanda. Agathe l'aveva notato. Non sapeva se informare Lindner dei mutati rapporti con il marito. Poteva finir tutto immediatamente fra lei e il nuovo amico, se glielo diceva; di questo aveva l'impressione ben netta. E le sarebbe dispiaciuto; molti tratti di Lindner provocavano il suo scherno, ma appunto per questo egli le ispirava anche fiducia. L'impressione, ben suffragata dell'apparenza che l'uomo non volesse nulla per s, la costringeva singolarmente a essere sincera; egli faceva tacere ogni pretesa, e la sincerit veniva a galla da sola. - Sono in procinto di divorziare! - ella confess finalmente. Segu un silenzio; Lindner sembrava costernato, e Agathe pens che dunque era un uomo meschino. Alla fine Lindner disse con un sorriso afflitto: - Ho immaginato qualcosa di simile quando l'ho vista! - Allora anche lei contrario al divorzio? - esclam Agathe lasciando libero corso al suo sdegno. Ma certo, dovevo aspettarmelo! Sa che una posizione alquanto retriva? - Perlomeno, non riesco a considerare il divorzio un fatto cos naturale come lo considera lei, - si difese Lindner pensosamente; si tolse gli occhiali, li pul, se li rimise sul naso e guard Agathe con attenzione. - Io credo che lei difetti di volont, - stabil poi. - Di volont? La mia volont di divorziare saldissima, - protest Agathe, e s'accorse che non era una risposta ragionevole. - Non questo ch'io intendo, ammon Lindner dolcemente. - Son pronto ad ammettere che lei possa avere i suoi fondati motivi. Ma io la penso diversamente: i liberi costumi ai quali oggi s'indulge, in pratica sono sempre un segno che l'individuo vive immobilmente inchiodato al proprio io e non capace di agire e di vivere movendo da pi vasti orizzonti. I signori poeti, - egli soggiunse malignamente con un tentativo di scherzare sul pellegrinaggio di Agathe, che in bocca sua sonava un po' acrimonioso, - i quali lusingano i sentimenti delle giovani signore e quindi son tenuti da loro in gran conto, hanno scelto un atteggiamento pi comodo del mio: io invece le dico che il matrimonio una

scelta di responsabilit e di dominio sulle passioni. Ma prima che un singolo si dichiari libero dalle difese esterne che l'umanit, giustamente diffidando di s, ha elevato contro la propria fallacia, dovrebbe pensare che l'isolamento e il rifiuto d'obbedienza alle leggi supreme, son danni peggiori che le delusioni del corpo da noi tanto temute! - Pare un regolamento militare per arcangeli, - disse Agathe, - ma non mi sembra che lei abbia ragione. L'accompagner per un tratto. Deve spiegarmi come si pu ragionare cos. Dove va adesso? - Devo tornare a casa, - rispose Lindner. - Sua moglie avrebbe qualcosa in contrario se io l'accompagnassi fino a casa sua? possiamo prendere una carrozza rientrando in citt. Io ho tutto il tempo! - Mio figlio rientra da scuola, disse Lindner schermendosi con dignit. - Mangiamo sempre alla stessa ora precisa. Per questo debbo rincasare. Quanto a mia moglie, morta qualche anno fa, - egli rettific la falsa supposizione di Agathe, e guardando l'orologio aggiunse spaventato e un po' irritato: - Bisogna che m'affretti! - Allora me lo spiegher un'altra volta; badi che importante, dichiar Agathe vivacemente. - Se non vuol venire da noi, verr io a casa sua. Lindner rest senza fiato. Finalmente disse: - Come potrebbe lei, una signora, venire da me? - Ma certo, - assicur Agathe. - Un bel giorno mi vedr comparire. Per non posso dirle quando. Non c' niente di male! - Con questo lo salut e s'avvi per una strada diversa. - Lei difetta di volont! - mormor a mezza voce cercando di imitare Lindner, ma la parola volont sonava fresca e audace nella sua bocca. V'erano collegati sentimenti come orgoglio, energia, sicurezza; un'intonazione dignitosa del cuore: l'uomo le aveva fatto bene.

32.
Il generale intanto accompagna Ulrich e Clarisse al manicomio Mentre Ulrich era solo in casa una telefonata dal Ministero della Guerra chiese se il capo della Sezione Educazione e Cultura avrebbe potuto conferire con lui personalmente venendo a visitarlo fra una mezz'ora; e trentacinque minuti dopo, la carrozza di servizio del generale von Stumm galopp su per la piccola rampa. - Una bella storia! - Cos il generale invest l'amico, il quale not subito che questa volta non c'era l'attendente col pane dello spirito. una bella storia m'hai combinato! ripet. - Stasera c' seduta plenaria da tua cugina. Non ho ancora potuto informare il mio principale. E adesso scoppia la notizia che dobbiamo andare al manicomio; bisogna esser l fra un'ora al massimo! - Ma perch mai? - chiese Ulrich, ovviamente. - Di solito si prendono accordi prima! - Non far tante domande! - preg il generale. - Piuttosto telefona subito alla tua parente, amica o che cos', che passiamo a prenderla. Mentre Ulrich telefonava alla bottega dove Clarisse faceva i suoi piccoli acquisti, e aspettava che ella fosse chiamata all'apparecchio, apprese il guaio che era piombato sul generale. Questi, per accontentare il desiderio di Clarisse trasmessogli da Ulrich, s'era rivolto al capo del servizio militare, che a sua volta era ricorso all'illustre collega borghese, direttore della Clinica Universitaria dove Moosbrugger attendeva una superperizia. Per un malinteso dei due medici era stato subito fissato il giorno e l'ora, e Stumm l'aveva appreso con molte scuse solo all'ultimo momento, insieme con la notizia che per sbaglio era stato annunciato lui stesso all'illustre psichiatra, il quale attendeva lusingatissimo la sua visita. - Mi vien male! - egli dichiar. Era una formula consuetudinaria per dire che desiderava un cicchetto. Quando l'ebbe bevuto, la tensione dei suoi nervi s'allent.

- Me ne importa un fico di vedere un manicomio! Solo per colpa tua mi tocca andarci! - egli imprec. - E che cosa devo dire a quello stupido di un dottore se mi chiede perch son venuto? In quel momento rison all'altro capo del filo un giubilante grido di guerra. - Bene! - disse il generale imbronciato. - Ma bada che voglio ancora assolutamente parlarti di questa sera. E devo anche riferire a Sua Eccellenza, che va via alle quattro! - Guard l'orologio, ed era cos sconsolato che non si mosse dalla seggiola. - Ma io sono pronto! - dichiar Ulrich. - La signora non viene? - chiese Stumm meravigliato. - Mia sorella non in casa. - Peccato! - rimpianse il generale. - Tua sorella la donna pi ammirevole che io abbia mai conosciuto! - Credevo che fosse Diotima! - obiett Ulrich. - Anche lei, - replic Stumm. Anche lei ammirevole. Ma da quando si dedica ai problemi sessuali mi sento come uno scolaretto. M'inchino alla sua superiorit, giacch, mio Dio, come ripeto sempre, far la guerra un mestiere semplice e rozzo. Ma proprio nel campo sessuale ripugna, per cos dire, all'onore militare lasciarsi trattare da profano! Intanto eran saliti in carrozza ed erano partiti di gran carriera. - La tua amica carina, almeno? - s'inform Stumm diffidente. - un tipo, la vedrai, - rispose Ulrich. - Dunque stasera, - sospir il generale, - capiter qualcosa. M'aspetto un avvenimento. - Lo dici tutte le volte che ci vediamo, - ribatt Ulrich sorridendo. - Pu darsi, tuttavia vero. E stasera assisterai all'incontro fra tua cugina e la signora Drangsal. ( 7) Dunque la Drangsal ha assillato tua cugina finch l'ha spuntata; andata a scocciare tutti, e oggi le due signore si troveranno a colloquio. Abbiamo soltanto dovuto aspettare Arnheim, perch anche lui potesse formarsi un giudizio. Ulrich non sapeva che Arnheim, mai pi visto da tanto tempo, fosse ritornato. - Ma certo. Per un paio di giorni, - dichiar Stumm. - Abbiamo dovuto prendere noi in mano la cosa... - Di colpo s'interruppe e scatt su verso la cassetta con un'agilit di cui non lo si sarebbe creduto capace. - Imbecille, - rugg severo nell'orecchio dell'attendente, che travestito da cocchiere in borghese guidava i cavalli ministeriali, mentre scosso dalle oscillazioni della carrozza s'aggrappava alla schiena dell'ingiuriato. - Questa non la strada diretta! - Il soldato mantenne la schiena diritta come una tavola, insensibile ai tentativi di salvezza ai quali il generale la sottoponeva, fece con la testa un giro di novanta gradi esatti cosicch non poteva vedere n il suo superiore n i suoi cavalli e comunic, segnando fiero una retta perdentesi nel vuoto, che una parte della via pi breve non si poteva percorrere a cagione di certi lavori stradali, ma che la si sarebbe raggiunta fra poco. - Be, per avevo ragione! - esclam Stumm ricadendo sui cuscini, e giustific, in parte per l'attendente e in parte per Ulrich il suo vano scatto d'impazienza: - Costui mi fa fare un gran giro, e io devo ancora riferire a Sua Eccellenza, che alle quattro vuole andare a casa e prima deve lui stesso conferire col ministro! Perch il ministro, sai, questa sera ha annunciato la sua presenza in casa Tuzzi! aggiunse pi piano, solo per l'orecchio di Ulrich. - Che cosa hai detto!? - Ulrich si mostr sbalordito dalla notizia. - Non ti vado ripetendo da un pezzo che c' qualcosa in aria? Adesso Ulrich voleva sapere che cos'era questo qualcosa. - Su, dimmi dunque che cosa vuol fare il ministro! - Non lo sa neanche lui, - rispose Stumm placidamente. - Cos, ha la sensazione che questo il momento. Anche il vecchio Leinsdorf ha la sensazione che il momento. E pure il capo di Stato Maggiore. Se sono in tanti ad avere la stessa sensazione, ci sar bene qualcosa di vero.
7 Drangsal ug. "calamit"

- Ma il momento di che cosa? - continu a indagare Ulrich. - Non necessario saperlo! - gl'insegn il generale. - Sono impressioni, cos, assolute! E dimmi, quanti saremo oggi? - chiese poi, pensieroso oppure distratto. - Che razza di domanda! - ribatt Ulrich stupito. - Volevo dire adesso, - spieg Stumm, - quanti per la visita al manicomio. Scusami! Buffo, no, questo equivoco? Eh, ci son giornate in cui ti capitano troppe cose in una volta. Dunque, quanti saremo? - Non so precisamente; da tre a sei persone. - Volevo dire, - disse il generale meditabondo, - che se siamo pi di tre bisogna prendere ancora una carrozza. Perch sono in uniforme, capisci. - Naturalmente, - lo tranquill Ulrich. - E allora non posso andare in giro come in una scatola di sardine. - Certo. Ma spiegami quella faccenda delle impressioni assolute! - E troveremo una carrozza l fuori? - s'impensier Stumm. - Son posti dove non si vede mai un'anima. - Ne prenderemo una per strada, - rispose Ulrich risoluto. - E adesso dimmi, per favore com' che avete tutti l'impressione assoluta che sia il momento di non si sa cosa? - Non c' niente da spiegare, - ribatt Stumm. - Quando dico di un'impressione che assoluta e non pu essere diversa, significa appunto che non la so spiegare! Tutt'al pi si potrebbe aggiungere che la Drangsal una specie di pacifista, perch Feuermaul, da lei lanciato, dice nelle sue poesie che l'uomo buono. Molti ci credono, oggi. Ulrich non si fidava. - Ma se pochi giorni fa mi dicevi proprio il contrario: che adesso son tutti per l'azione, per la maniera forte, eccetera! - Anche, - concesse il generale. - E vi sono circoli influenti che appoggiano la Drangsal; in queste cose lei abilissima. Si chiede all'Azione Patriottica un atto di umana bont. - Davvero? - esclam Ulrich. - S. Tu poi non ti curi proprio di niente! Gli altri se ne preoccupano seriamente. Permettimi di ricordarti, ad esempio, che la guerra fratricida del '66 scoppiata perch tutti i Tedeschi s'erano dichiarati fratelli al parlamento di Francoforte. Con ci non voglio dire che il ministro della Guerra o il capo di Stato Maggiore abbiano di queste paure; sarebbe sciocco da parte mia. Ma insomma una cosa s'aggiunge all'altra: cos! Mi capisci? Non era chiaro, ma era giusto. E il generale fece un'altra osservazione molto saggia. - Vedi, tu pretendi sempre la chiarezza, - rimprover al suo compagno. - Ti ammiro per questo, ma dovresti anche una buona volta pensare storicamente: come possono i partecipanti a un evento sapere in precedenza se sar un grande evento? Tutt'al pi perch si immaginano che lo sar! Quindi, se mi permetti il paradosso, vorrei concludere che la storia del mondo si scrive prima di quel che si faccia; in principio non sono che chiacchiere. E allora le persone energiche devono svolgere un compito molto arduo. - Hai ragione, - lo elogi Ulrich. - Adesso per raccontami tutto! Ma il generale, bench oppresso com'era desiderasse anche lui parlarne, mentre gli zoccoli dei cavalli incominciavano a calcare una carraia molle fu preso improvvisamente da altre preoccupazioni: - Ho dovuto agghindarmi come un albero di Natale, per il caso che il ministro mi mandi a chiamare, - esclam indicando la sua giubba azzurra e le file di decorazioni. - Non credi che se mi mostro ai pazzi cos vestito potrebbe nascerne qualche incidente sgradevole? Cosa faccio, ad esempio, se qualcuno offende l'uniforme? Non posso mica sguainare la spada, ma anche tacere sarebbe per me pericolosissimo! Ulrich lo rassicur, informandolo che avrebbe indossato sulla divisa un camice bianco da dottore, ma prima che Stumm si dichiarasse soddisfatto della soluzione si vide Clarisse in sontuoso

abbigliamento estivo, che impaziente veniva loro incontro accompagnata da Siegmund. Ella comunic che Walter e Meingast avevano rifiutato di partecipare alla visita. E, poich si era scovata un'altra carrozza, il generale contento disse a Clarisse: - Signora, quando l'ho vista venir gi per la strada mi proprio sembrata un angelo del Paradiso! Ma quando scese dalla carrozza, davanti alla clinica, Stumm von Bordwehr era rosso in faccia e un po' stralunato.

33.
I pazzi salutano Clarisse Clarisse rigirava i guanti fra le mani, guardava su verso le finestre e non stava quieta un momento, mentre Ulrich pagava la carrozza. Stumm von Bordwehr voleva opporvisi, e il vetturino seduto a cassetta sorrideva lusingato aspettando che uno dei due signori vincesse la competizione. Siegmund, come al solito, si toglieva con la punta delle dita qualche pagliuzza dall'abito, oppure fissava nel vuoto. Il generale disse piano a Ulrich: - Una strana donna la tua amica. Per via mi ha spiegato che cos' la volont. Non ho capito un'acca! - cos, - disse Ulrich. - carina, - sussurr il generale. - Come una ballerinetta dell'Opera. Ma perch dice che siamo venuti qui per abbandonarci alla nostra "illusione"? Il mondo troppo "privo di illusioni" dice lei. Ne sai qualcosa di pi? Ero cos a disagio, non son stato capace di dire una parola! Il generale mandava per le lunghe il rinvio della carrozza apposta per fare queste domande; ma prima che Ulrich potesse rispondergli giunse un inviato a recare il saluto del direttore della clinica e, scusando il suo superiore trattenuto da un lavoro urgente, introdusse i visitatori in una sala d'aspetto. Clarisse non perdeva un particolare della scala e dei corridoi, e anche nel salottino, che con le seggiole di velluto verde sbiadito ricordava le vecchie sale d'aspetto di prima classe delle stazioni, il suo sguardo era in continuo lento movimento. L i quattro rimasero soli, e dapprima non scambiarono parola, finch Ulrich per rompere il silenzio domand scherzosamente a Clarisse se non si sentiva gi la pelle d'oca all'idea di vedere Moosbrugger a faccia a faccia. - Oh! - esclam Clarisse sprezzante. - Quel poveraccio ha conosciuto soltanto donne di ripiego; perci non poteva andare diversamente! Il generale volle riguadagnare il terreno perduto, perch in ritardo qualche idea gli era venuta in mente. - La volont adesso all'ordine del giorno, - egli disse. - Anche nell'Azione Patriottica ci occupiamo molto di questo problema. Clarisse gli sorrise e stir le braccia per allentarne la tensione. - Quando si deve aspettare cos, si sente nelle membra quello che sta per venire come se si guardasse attraverso un cannocchiale, - ella osserv. Stumm von Bordwehr fece un altro sforzo mentale, ben deciso a non restare pi indietro. - Giusto! esclam. - Forse dipende dalla moderna cultura fisica. Anche di quella ci interessiamo moltissimo. Finalmente arriv il clinico nonch Consigliere aulico con il suo stuolo di assistenti e di volontarie, si mostr assai cortese, specialmente con Stumm, accenn a impegni improrogabili e si dichiar dolente di dover limitare la sua accoglienza a quel saluto e di non poter accompagnare personalmente i visitatori. Present il dottor Friedenthal, che li avrebbe guidati in sua vece. Il dottor Friedenthal era un uomo alto, snello e un po' femmineo, con un gran ciuffo di capelli, e durante la presentazione sorrideva come un acrobata che sale la scaletta per eseguire il salto mortale. Quando il Consigliere si ritir, furono

portati i camici. - Per non agitare i pazienti, spieg il dottor Friedenthal. Mentre infilava il suo, Clarisse sentiva uno strano accrescimento di forze. Eccola l come un piccolo medico. Le parve di essere molto virile e molto bianca. Il generale cerc uno specchio. Gli fu difficile trovare un camice adatto al particolare rapporto fra la sua statura e la sua corpulenza: quando infine riusc ad avvolgersi tutto, pareva un bambino con una camicia da notte troppo lunga. - Non crede che dovrei togliermi gli speroni? domand al dottor Friedenthal. - Anche i medici militari portano gli speroni! - ribatt Ulrich. Stumm fece ancora un tentativo impacciato e vano di gettare uno sguardo alla propria schiena dove il camice da dottore scendeva in ampie pieghe fin sopra gli speroni; poi il corteo si mosse. Il dottor Friedenthal li avvert di non lasciarsi sconcertare per nessun motivo. - Finora andata abbastanza bene, - sussurr Stumm all'amico. - Ma in fondo tutto questo non m'interessa minimamente; piuttosto parliamo un po' di stasera. Dunque senti, m'hai detto di raccontarti tutto sinceramente; ecco qui: molto semplice: tutti si armano. I Russi hanno un'artiglieria da campagna modernissima. Mi segui? I Francesi hanno approfittato della loro ferma di due anni per riorganizzare magnificamente l'esercito. Gli Italiani... Avevano ridisceso l'antico scalone gentilizio salito poco prima, eran svoltati da qualche parte, e si trovarono in un labirinto di piccole stanze e di minuscoli corridoi dalle travature sporgenti e imbiancate. Per la maggior parte erano camere adibite al servizio e all'amministrazione, ma per via della mancanza di spazio che opprimeva il vecchio edificio avevano qualcosa di innaturale e di tetro. Erano popolate di persone parte in abito borghese, parte nell'uniforme dell'istituto. Su una porta stava scritto: "Accettazione", su un'altra: "Uomini" Al generale le parole morirono in bocca. Presentiva incidenti che potevano nascere da un momento all'altro e che per il loro carattere inconfrontabile esigevano grande presenza di spirito. Contro la sua volont lo tormentava anche il problema di come cavarsela se un bisogno irresistibile l'avesse costretto ad appartarsi e poi, da solo senza accompagnamento di gente pratica, in un luogo dove tutti sono eguali, si fosse incontrato con un mentecatto. Clarisse invece precedeva sempre di mezzo passo il dottor Friedenthal. Il dover portare il camice bianco, come aveva detto il dottore, per non spaventare i malati, la sorreggeva come una vescica natatoria sulla corrente delle impressioni. Pensieri prediletti le occupavano la mente. Nietzsche: "Esiste un pessimismo della forza? Un'inclinazione intellettuale per l'orrido, il malvagio, il crudele, il problematico della vita? Un'aspirazione al terribile come a un nemico degno? E potrebbe la pazzia non essere necessariamente un sintomo di degenerazione?" Ella non ricordava letteralmente, bens nell'insieme; la sua mente aveva compresso il concetto in un formato piccolissimo che occupava il minimo spazio come l'armamentario di un ladro. Per lei quella visita era mezzo filosofia mezzo adulterio. Il dottor Friedenthal si ferm davanti a una porta di ferro e tolse di tasca una chiave. Quand'ebbe aperto, un chiarore abbagliante avvolse i visitatori; essi uscirono dal riparo della casa e nello stesso tempo echeggi un grido lacerante e spaventoso come Clarisse non aveva mai udito in vita sua; nonostante il suo coraggio ella diede un balzo. - solo un cavallo! - disse il dottor Friedenthal e sorrise. Infatti si trovarono su un pezzo di strada che dall'ingresso, costeggiando il fabbricato dov'erano gli uffici, portava verso la fattoria dell'istituto. Non differiva in nulla dalle altre vie di campagna con vecchie carreggiate e bonarie erbacce, e un sole ardente la dardeggiava. Ma tutti i visitatori furono stupiti, anzi trasecolati e indignati di trovarsi su una qualsiasi strada onesta e sana dopo aver gi percorso un lungo cammino avventuroso. Al primo momento la libert aveva qualcosa di sconcertante, sebbene assai piacevole, e bisognava assuefarsi di nuovo. In Clarisse, dove tutte le collisioni erano immediate, la tensione si risolse in una risata squillante. Il dottor Friedenthal attravers la strada sorridendo e apr una pesante porticina di ferro nel muro di

un parco. - Incomincia solo adesso! - disse dolcemente. E ora erano davvero in quel mondo che da settimane attirava inesplicabilmente Clarisse, e non solo col brivido dell'inconfrontabile e del precluso, ma come se fosse suo destino vivere l una vicenda che non riusciva a immaginare. Sulle prime quel mondo non si distingueva affatto da un gran parco antico che da una parte saliva a un piccolo poggio dove fra gruppi di alberi maestosi sorgevano edifici bianchi simili a villette. Nello sfondo l'ampio cielo prometteva una bella vista, e Clarisse osserv lass ammalati con infermieri, quali seduti e quali in piedi, che sembravano angeli bianchi. Il generale von Stumm ritenne adatto il momento per riprendere la conversazione con Ulrich. - Dunque, voglio seguitare a prepararti per questa sera, - egli incominci. - Italiani, Russi, Francesi e anche Inglesi, hai capito, si armano fino ai denti, e noi... - Voi volete la vostra artiglieria, lo so gi, - interruppe Ulrich. - Anche questo! - continu il generale. - Ma se non mi lasci mai finire saremo di nuovo in mezzo ai matti e non potremo parlare in pace. Volevo dire che noi siamo al centro e ci troviamo in una posizione molto pericolosa dal punto di vista militare. E in questa posizione si pretende da noi, parlo dell'Azione Patriottica, nient'altro che bont e comprensione umana! - E voi vi ribellate. L'ho gi capito! - Ma al contrario! - protest von Stumm. - Non ci ribelliamo affatto. Consideriamo il pacifismo una cosa molto seria. Per vorremmo attuare il nostro programma d'armamenti. E se possiamo farlo per cos dire a braccetto col pacifismo saremmo protetti nel modo migliore contro il sospetto d'imperialismo e l'accusa di voler turbare la pace! Perci ammetto che ci siamo un po' concertati con la Drangsal. Ma d'altra parte bisogna procedere con precauzione; perch ora infatti abbiamo nell'Azione Patriottica anche il partito avverso, la corrente nazionalistica, che contraria al pacifismo e favorevole al rafforzamento dell'esercito! Il generale non termin e dovette inghiottire il resto con faccia amareggiata perch erano quasi arrivati in cima e il dottor Friedenthal aspettava il suo gruppetto. Il praticello degli angeli bianchi era cinto da una leggera cancellata e la guida l'oltrepass senza darvi importanza, come un semplice preludio. - Un "reparto tranquillo", - spieg il medico. C'erano soltanto donne; avevano i capelli sciolti sulle spalle e i loro visi erano repulsivi, con lineamenti molli, enfiati, deformi. Una di esse corse subito dal medico e gli consegn una lettera. - sempre la stessa storia, - disse Friedenthal e lesse forte: - "Adolfo mio adorato! Quando vieni? Mi hai dimenticata?" - La donna, pi che sessantenne, ascoltava con aria ebete. - La spedirai subito, vero? - ella preg. - Certo! - promise il dottor Friedenthal e sotto i suoi occhi strapp la lettera ammiccando alla sorvegliante. Clarisse lo rimprover: - Come pu agire cos? - esclam con sdegno. - I malati bisogna prenderli sul serio! - Venga via! - esort Friedenthal. Non mette conto di fermarsi qui. Se vuole le posso mostrare centinaia di lettere simili. Avr osservato che la vecchia rimasta indifferente quando ho strappato il suo biglietto. Clarisse era allibita perch ci che diceva il dottore era vero ma le sconvolgeva le idee. E prima che fossero riordinate furono confuse di nuovo perch mentre lasciavano il luogo un'altra vecchia che era rimasta in agguato sollev il grembiulone e mostr ai signori che le passavano accanto le sue brutte cosce di vecchia, sopra le grosse calze di lana, fino alla pancia. - Uh, che vecchia troia! - borbott nauseato Stumm von Bordwehr, e per lo schifo dimentic un momento la politica. Clarisse aveva scoperto che le gambe della demente somigliavano alla faccia. Probabilmente mostravano le stesse stigmate di decadenza fisica, ma in Clarisse sorse per la prima volta l'impressione

di bizzarre attinenze e di un mondo in cui le cose vanno diversamente da quel che si pu intendere coi concetti ordinari. Allo stesso tempo pens anche che non aveva percepito la metamorfosi degli angeli bianchi in quelle femmine, e che anzi pur trovandosi in mezzo a loro non aveva saputo distinguere le malate dalle loro guardiane. Si gir a guardare, ma erano gi svoltati intorno a una casa ed ella segu i compagni incespicando come un bambino che cammina col capo volto all'indietro. Dal susseguirsi d'impressioni cominci a non formarsi pi il limpido ruscello di avvenimenti, quale noi vediamo la vita, bens un turbinio schiumoso con qualche superficie liscia che emergeva talvolta e restava nella memoria. - Anche qui siamo in un reparto tranquillo. Per uomini, questo, avvert il dottore raccogliendo la sua piccola schiera e quando s'avvicinarono al primo letto present l'occupante ai visitatori, con voce cortesemente smorzata, come un "caso di demenza paralitica depressiva" - Un vecchio sifilitico. Delirio di colpa. Psicosi di annullamento, - bisbigli Siegmund alla sorella. Clarisse si trov dinanzi a un vecchio signore sulla sessantina che aveva l'aria di aver appartenuto un tempo all'altissima societ. Sedeva diritto sul letto, il colore della sua pelle era bianchissimo, e altrettanto bianchi erano i capelli folti che gli incorniciavano il volto ben curato e spiritualissimo; un volto cos inverosimilmente nobile come se ne trovan descritti solo nei peggiori romanzi. - Non si potrebbe fargli fare il ritratto? - chiese Stumm von Bordwehr. - L'incarnazione della bellezza spirituale: vorrei regalare il quadro a tua cugina! - dichiar a Ulrich. Il dottor Friedenthal sorrise malinconicamente e replic: - L'espressione nobile causata dal rilassamento dei muscoli del viso Poi fece notare ai visitatori con un gesto fugace la fissit della pupilla e li condusse oltre: il tempo era scarso, data l'abbondanza del materiale. Il vecchio signore, che aveva annuito dolorosamente a tutto ci che era stato detto al suo capezzale, rispondeva ancora sommesso e angosciato quando i cinque erano gi alcuni letti pi in l presso il secondo caso scelto dal dottor Friedenthal. Questa volta si trattava di un artista, un pittore grasso e allegro, il cui letto era accanto alla finestra; sulla coperta aveva fogli e matite e passava tutta la giornata a disegnare. Clarisse fu subito colpita dalla gaia irrequietezza dei suoi movimenti. "Cos dovrebbe dipingere Walter!" ella pens. Friedenthal, accortosi del suo interesse, prese un foglio al grassone e lo tese a Clarisse; il pittore ridacchi, comportandosi come una ragazza pizzicata da un giovanotto. Clarisse intanto contemplava stupefatta l'abbozzo di un grande quadro schizzato con perfetta sicurezza, molto descrittivo e persino triviale: un'infinit di figure aggrovigliate su vari piani prospettici in una sala riprodotta cos minuziosamente che il lavoro sembrava uscito dall'Accademia di Belle Arti tanto era sano e professionale. - Straordinariamente ben fatto! - ella esclam senza volerlo. Friedenthal sorrideva lusingato. - Prendi su! - gli grid tuttavia il pittore. - Vedi che al signore piace? Mostragliene degli altri. Il signore ha detto "straordinariamente ben fatto"! Mostragli qualche altra cosa. Lo so gi che tu ridi di me, ma a lui invece la mia roba piace! - Aveva parlato con bonomia e pareva in buoni rapporti col medico anche se questi non apprezzava la sua arte. - Oggi non abbiamo tempo per te, gli rispose Friedenthal, e rivolto a Clarisse riassunse cos la sua critica: - Non schizofrenico; purtroppo in questo momento non ne abbiamo altri, e sovente sono grandi artisti, molto moderni. - E ammalati? - dubit Clarisse. - Perch no? - sospir Friedenthal pateticamente. Clarisse si morse le labbra. Intanto Stumm e Ulrich erano gi sulla porta dell'altra camera e il generale disse: - Adesso che vedo costoro, mi pento di aver dato dell'idiota al mio attendente, poc'anzi; non lo far mai pi! Stavano appunto affacciati alla stanza degli idioti gravi. Clarisse non li aveva ancora visti e pensava: "Dunque anche un'arte rispettabile e rispettata come l'accademia ha una sorella rinnegata, defraudata e tuttavia quasi identica in manicomio?" Quel pensiero la colp ancor pi che la frase di Friedenthal esprimente la speranza di mostrarle alla prossima occasione

dei pittori espressionisti. Ma anche su questa idea bisognava ancora riflettere. Teneva la testa china e seguitava a mordersi le labbra. Qui c'era qualcosa che non andava. Era uno sbaglio manifesto chiudere in manicomio gente dotata di tanto ingegno; i medici s'intendevano di malattie, ella pens, ma forse non di arte in tutta la sua portata. Ella sentiva che qualcosa doveva accadere, ma non sapeva bene che cosa. Tuttavia non si perse d'animo, giacch il pittore l'aveva chiamata "il signore" e questo le pareva un buon segno. Friedenthal la osservava con curiosit. Sentendo il suo sguardo Clarisse gli rivolse un fine sorriso e gli si avvicin, ma prima di poter dire qualcosa un'impressione terribile spense in lei ogni pensiero. Nei letti della nuova stanza eran seduti o buttati una serie di orrori. Tutto di quei corpi era storto, imbrattato, contraffatto o paralitico. Dentature guaste. Teste ciondolanti. Crani troppo grandi, troppo piccoli e tutti deformi. Mascelle cascanti, colanti di saliva, bocche macinanti a vuoto, animalescamente, senza cibo n parole. Sembrava che fra quelle anime e il mondo vi fossero barriere di piombo, spesse metri e metri, e dopo le risa sommesse e il brusio dell'altra stanza, qui colpiva l'orecchio un cupo silenzio rotto soltanto da grugniti e mugolii. Le sale dei gravemente affetti da idiozia sono fra gli spettacoli pi raccapriccianti che si posson trovare nelle brutture di un manicomio, e Clarisse si sent sprofondare in una tenebra fitta e spaventosa dove non distingueva pi nulla. Ma il dottor Friedenthal, la guida, ci vedeva anche al buio, e additando certi letti disse: - Questi son casi di idiozia, e quegli altri di cretinismo. - Stumm von Bordwehr aguzz gli orecchi: - Un cretino e un idiota non sono la stessa cosa? - domand. - No, sotto l'aspetto medico son due cose diverse, - lo inform il medico. - Interessante, - disse Stumm. - Non lo si penserebbe mai, nella vita quotidiana! Clarisse andava da un letto all'altro. Scrutava intensamente i malati, sforzandosi al massimo senza poter capir nulla di quei visi che non s'accorgevano di lei. Tutte le immagini vi si spegnevano. Il dottor Friedenthal la seguiva spiegando: - Idiozia familiare amaurotica. Sclerosi ipertrofica tuberosa. Idiozia timica. Il generale che s'era stufato di vedere ebeti e lo stesso supponeva di Ulrich, guard l'orologio e disse: - Dov'eravamo rimasti? Bisogna approfittare del tempo! - E part bruscamente: - Dunque ricordati, per favore: il Ministero della Guerra si vede a fianco i pacifisti da una parte e dall'altra i nazionalisti... Ulrich, meno agile di lui nello svincolarsi dall'ambiente, lo guardava sbalordito. - Ma non sto scherzando! - esclam Stumm. - Sto parlando di politica! Bisogna far qualcosa. L'abbiamo detto poco fa. Se non si combina nulla, viene il genetliaco dell'Imperatore, e ci facciamo una bella figura! Ma che cos' che bisogna fare? La domanda logica, non vero? E dunque, riassumendo un po' volgarmente quello che t'ho gi detto, i primi ci chiedono di aiutarli ad amare tutta l'umanit, i secondi di permetter loro di fregare gli altri affinch vinca il sangue pi nobile, o come diavolo si dice. Entrambe le idee hanno del buono. E perci, in conclusione tu dovresti metterle d'accordo perch non nascano guai! - Io? - protest Ulrich quando l'amico ebbe fatto scoppiare cos la sua bomba, e si sarebbe messo a ridere se il luogo fosse stato pi adatto. - Proprio tu! - ripet il generale fermamente. - Io ti sosterr volentieri, ma tu sei il segretario dell'Azione e il braccio destro del conte Leinsdorf! - Ti cerco un posto qua dentro, dichiar Ulrich risoluto. - Va bene, - disse il generale, che aveva imparato alla Scuola di Guerra come per superare un ostacolo imprevisto occorra mostrarsi impassibili. - Se mi fai ricoverare qui forse trover colui che ha inventato l'idea pi grande del mondo. Fuori s' perso il gusto delle grandi idee - Guard di nuovo l'orologio. - Pare che ci siano qua dentro certi che si credono il papa o il padreterno: non ce ne hanno ancora mostrato neanche uno, ed erano proprio quelli che desideravo vedere. La tua amica terribilmente meticolosa, - egli si lament.

Il dottor Friedenthal stacc cautamente Clarisse dalla contemplazione degli oligofrenici. L'inferno non interessante, spaventoso. Anche gli scrittori pi forniti di fantasia, quando invece di renderlo umano - come ha fatto Dante, che l'ha popolato di letterati e di gran personaggi, distraendo cos l'attenzione dalla tecnica del castigo - hanno tentato di darne un quadro esemplare, non son riusciti che a descrivere goffe torture e poco immaginose distorsioni di usanze terrene. Invece proprio il vuoto pensiero del castigo e del tormento, infiniti, inimmaginabili e perci ineluttabili, il presupposto di un peggioramento inaccessibile ad ogni sforzo in contrario, ha l'attrazione dell'abisso. Cos sono anche i manicomi. Sono case di poveri. Hanno un poco la mancanza di fantasia dell'inferno. Ma molta gente che non conosce le cause delle malattie mentali nulla teme, accanto alla possibilit di perdere il suo denaro, quanto la possibilit di perdere un giorno la ragione; ed stranamente grande il numero di coloro che son tormentati dalla paura di perdere improvvisamente se stessi. La sovrestimazione del proprio valore porta probabilmente all'esagerazione degli orrori di cui i sani si figurano popolate le case dei malati. Anche Clarisse soffriva di una leggera delusione provocata da una vaga attesa assimilata con la sua educazione. Per il dottor Friedenthal avveniva il contrario. Era abituato a quel trantran. Ordine come in una caserma o in ogni altra comunit, alleviamento delle principali sofferenze e incomodi, prevenzione dei peggioramenti evitabili, ogni tanto un miglioramento, una guarigione: questi erano gli elementi della sua attivit quotidiana. Osservare molto, sapere molto, ma senza ricavarne un quadro soddisfacente delle correlazioni, era la sua parte spirituale. Nella visita attraverso le varie sezioni, ordinare oltre ai rimedi contro la tosse, il raffreddore, la stitichezza e le ferite, qualche sedativo, qualche calmante, era il suo lavoro di sanitario. Solo quando un contatto col mondo normale evocava il contrasto, egli percepiva la spettrale abiezione del mondo in cui viveva; non tutti i giorni, ma le visite offrono tali occasioni, e perci lo spettacolo che si svolgeva davanti a Clarisse era ordinato con un certo senso della regia e dopo averla svegliata dai suoi pensieri continu subito con qualcosa di nuovo e di pi altamente drammatico. Infatti appena ebbero lasciato il reparto si unirono a loro parecchi uomini grandi e grossi, con larghe spalle, facce da bravi caporali e camici puliti. Ci accadde in un tale silenzio da far l'effetto d'un rullo di tamburo. - Adesso entriamo in un reparto di agitati, - annunzi Friedenthal, e gi s'avvicinavano a uno schiamazzo, a un gridio, che pareva erompere da un'immensa gabbia d'uccelli. Giunti davanti alla porta si vide che questa non aveva maniglia, ma uno dei guardiani l'apr con una chiave e Clarisse si prepar a entrare per prima, come aveva fatto fino allora; ma il dottor Friedenthal fu svelto a tirarla indietro. - Qui bisogna aspettare! - egli disse senza scusarsi, in tono stanco e significativo. Il guardiano che aveva schiuso la serratura apr un poco il battente coprendo lo spiraglio col suo corpo poderoso, e dopo aver prima origliato poi spiato verso l'interno, s'infil dentro lestamente e un altro infermiere lo segu ponendosi all'altro lato dell'ingresso. A Clarisse il cuore incominci a battere forte. Il generale disse in tono d'approvazione: - Avanguardia, retroguardia, copertura dei fianchi! E cos protetti entrarono e furono accompagnati da un letto all'altro dai colossali infermieri. Tutti i pazzi roteavano gli occhi e le braccia, eccitati e urlanti; era come se ciascuno vociasse in uno spazio esistente solo per lui, e tuttavia parevano tutti presi in una frenetica conversazione, come uccelli esotici rinchiusi in una voliera, dove ciascuno parla il linguaggio di una terra diversa. Alcuni erano liberi, altri erano legati all'orlo dei letti con cinghie che lasciavano pochissimo gioco alle mani. - Pericolo di suicidio, - spieg il medico, e nomin le malattie: paralisi, paranoia, demenza precoce e altre erano le razze a cui appartenevano quegli uccelli forestieri. Clarisse in principio si sent di nuovo intimidita da quell'impressione confusa e non trovava un punto d'appoggio. Cos le parve un segno incoraggiante che uno da lontano le facesse cenni vivaci e le gridasse parole mentre lei era ancora a parecchi letti di distanza. Il malato si dimenava sul suo giaciglio,

come se volesse disperatamente liberarsi per correrle incontro, dominava tutto il coro con le sue accuse e scoppi d'ira e attirava sempre pi l'attenzione di Clarisse. Mentre gli si avvicinava la turbava via via maggiormente la sensazione che egli parlasse a lei soltanto, tuttavia ella non capiva affatto ci che l'uomo si sforzava di esprimere. Quando finalmente furono accanto al suo letto, il capo infermiere bisbigli qualcosa al medico, cos piano che Clarisse non l'intese, e Friedenthal diede qualche disposizione con faccia molto seria. Poi rivolse la parola al malato in tono scherzoso. Il pazzo non rispose subito, per chiese improvvisamente: - Chi quel signore? - e puntava il dito verso Clarisse. Friedenthal indic il fratello e rispose che era un medico di Stoccolma. - No, questo! - insist il malato, sempre additando Clarisse. Friedenthal sorrise e disse che era una dottoressa viennese. - No. Questo un signore, - rimbecc il malato, poi tacque. Clarisse sentiva il cuore batterle in gola. Anche questo dunque la prendeva per un uomo! Infine il pazzo disse lentamente: - il settimo figlio dell'Imperatore. Stumm von Bordwehr diede una gomitata a Ulrich. - Non vero, - contraddisse Friedenthal, e continuando il gioco si rivolse a Clarisse coll'invito: - Gli dica lei stessa che s'inganna. - Non vero, amico mio, - mormor Clarisse, che per la commozione quasi non riusciva a parlare. - S che sei il settimo figlio, ripet l'altro, ostinato. - No, no, - assicur Clarisse ed era cos turbata che gli sorrise come in una scena d'amore con labbra irrigidite dalla febbre della ribalta. - Sei tu! - esclam il malato, fissandola con uno sguardo che Clarisse non avrebbe saputo come definire. Nessuna risposta le veniva pi in mente, ed ella guardava negli occhi, perplessa e amichevole, il malato che la credeva un principe, seguitando a sorridergli. Dentro di lei intanto accadeva qualcosa di strano: si andava formando la possibilit di dargli ragione. Sotto il peso di quell'affermazione reiterata qualcosa in lei si scioglieva, ella perdeva in qualche modo la padronanza sui propri pensieri e si formavano nuove connessioni di idee che prendevan contorno nella nebbia: non era il primo, colui, che volesse sapere chi era e la scambiasse per un "signore" Ma mentre ancora, impigliata in quello strano groviglio, lo guardava nel viso di cui non riusciva a cogliere l'et n gli altri avanzi di vita libera che vi rimanevano impressi, avvenne in quel viso e in tutto l'uomo qualcosa di assolutamente incomprensibile. Fu come se lo sguardo di Clarisse diventasse a un tratto troppo greve per gli occhi su cui posava, perch in questi ella vide un tentennamento, un crollo. Ma anche le labbra si misero in moto, e, come grosse gocciole che cadevano sempre pi fitte, si mischiarono al volubile chiacchierio aperte oscenit. Clarisse fu cos sconcertata da quella sgusciante trasformazione come se a lei stessa qualcosa scivolasse via, e involontariamente alz le braccia verso l'infelice: e prima che qualcuno potesse impedirlo, il pazzo le balz incontro: butt via la coperta e gi, in ginocchio sul letto, maneggiava il suo membro, come le scimmie che si masturbano in cattivit. - Non far porcherie! - disse il medico pronto e severo, e nello stesso momento gli infermieri afferrarono l'uomo e le coperte e ne fecero istantaneamente un involucro che giacque immoto. Ma Clarisse aveva la faccia in fiamme; si sentiva sconvolta come certe volte in ascensore quando si perde il contatto con la terra. Le parve improvvisamente che tutti gli ammalati gi visti le gridassero dietro, e quelli non ancora visitati le gridassero incontro. E il caso volle, o la forza contagiosa dell'agitazione, che anche il malato seguente, un vecchietto gentile, che gi da lontano aveva rivolto frasi scherzose e bonarie ai visitatori, nell'istante in cui Clarisse gli pass accanto salt su e incominci a inveire con parole scurrili che gli lasciavano sulla bocca una schiuma disgustosa. I pugni degli infermieri afferrarono anche lui, come grossi martelli che stritolano ogni resistenza. Ma il mago Friedenthal sapeva ben graduare le sue esibizioni. Protetti come all'ingresso dai solidi

accompagnatori, lasciarono la sala uscendo dalla parte opposta, e di colpo l'orecchio fu avvolto da un grande silenzio. Si trovarono in un corridoio nitido col pavimento di linoleum e incontrarono gente vestita coi panni della domenica e graziosi bambini, che salutavano il medico pieni di fiducia e di cortesia. Erano i parenti dei malati, che aspettavano di essere ammessi alla visita, e di nuovo l'impressione del mondo sano fu molto singolare; quelle persone modeste e gentili coi loro abiti migliori sembravano al primo momento bambole o fiori artificiali, molto ben imitati. Ma Friedenthal pass in fretta, avvertendo gli amici che ora li avrebbe portati in un reparto di assassini e altri vari pazzi criminali. Le cautele e i visi degli accompagnatori infatti, quando si trovarono davanti a un'altra porta di ferro, annunziavano il peggio. Entrarono in un cortile chiuso, con una galleria tutt'intorno, che somigliava ai giardini d'arte moderni dove ci sono molte pietre e poche piante. Come un dado di silenzio vi stava dentro l'aria vuota, solo dopo un po' si scopriva che uomini taciturni eran seduti lungo le pareti. Vicino all'ingresso erano accoccolati ragazzi idioti, mocciosi, sporchi e immobili, come se un grottesco capriccio di scultore li avesse applicati ai pilastri della porta vicina, il primo della fila un po' scostato dagli altri era un uomo del popolo che indossava ancora il vestito scuro della festa, per senza colletto; doveva esser stato ricoverato da poco ed era indicibilmente patetico nella sua non appartenenza ad alcun luogo. Clarisse si figur improvvisamente il dolore che avrebbe dato a Walter se l'avesse lasciato, e poco manc che non scoppiasse in pianto. Le accadeva per la prima volta, ma si rimise rapidamente, perch gli altri malati davanti a cui passarono destavano soltanto quell'impressione di muta abitudine che si osserva nelle prigioni; salutavano timidi e gentili e facevano piccole richieste. Solo uno, un giovane, divenne insistente e cominci a lamentarsi; Dio solo sapeva da quale oblio egli fosse emerso. Pretendeva che il medico lo lasciasse uscire e voleva sapere perch l'avevano rinchiuso, e quando Friedenthal rispose evasivo che non a lui ma solo al direttore spettava ogni decisione, non si diede per vinto; le sue preghiere cominciarono a ripetersi come una catena che gira sempre pi in fretta, e a poco a poco il tono si fece perentorio, crebbe fino alla minaccia e da ultimo fino alla sfida tra incosciente e animalesco. Quando fu giunto a quel punto, i giganti lo ricacciarono gi sulla panca ed egli torn a raggomitolarsi come un cane nel suo silenzio, senza aver ottenuto risposta. Clarisse ormai queste cose le conosceva gi, e si confondevano soltanto con l'eccitazione generale a cui era in preda. D'altronde non ebbe il tempo d'indugiare perch all'estremit opposta del cortile c'era un'altra porta blindata e l stavano bussando i guardiani. Era una novit perch finora avevano aperto le porte con precauzione ma senza preavviso. Questa volta invece picchiarono quattro volte col pugno e tesero l'orecchio all'agitazione che trapelava al di fuori. - A questo segno tutti, dentro, devono schierarsi lungo le pareti o sedersi sulle panche, - spieg Friedenthal. E infatti, mentre la porta s'apriva a grado a grado, si vide che tutti i malati, mentre prima circolavano, quali silenziosi, e quali schiamazzanti, avevano obbedito come disciplinatissimi carcerati. E tuttavia gli accompagnatori continuavano a stare talmente in guardia che Clarisse all'improvviso s'attacc al braccio del dottor Friedenthal e chiese sgomenta se fra quelli c'era Moosbrugger. Friedenthal neg col capo, senza parlare. Non aveva tempo. Ammon in fretta i visitatori che dovevano rimanere a due passi almeno di distanza da ogni ricoverato. La responsabilit dell'impresa pareva tuttavia pesargli alquanto. Erano sette contro trenta, in un cortile remoto, murato, abitato soltanto da pazzi che quasi tutti avevano gi commesso un omicidio. Gli uomini avvezzi a portar armi si sentono pi inermi degli altri quando non ne portano; perci non si pu biasimare il generale, che aveva lasciato la sciabola nella sala d'aspetto, se domand al medico: - Ma lei non ha con s nessun'arma? - Attenzione ed esperienza! - rispose Friedenthal, che era rimasto lusingato della domanda. - Tutto sta nel saper soffocare in germe ogni segno di rivolta. E infatti, appena uno faceva anche il pi piccolo movimento fuori dei ranghi, i guardiani gli si gettavano addosso e lo ricacciavano cos precipitosamente al suo posto, che queste aggressioni

sembravano i soli atti di violenza occorrenti. Clarisse li disapprovava. "I medici forse non capiscono, ella pensava, - che tutti costoro, pur rimanendo sempre chiusi qua dentro senza sorveglianza, non si fanno male gli uni agli altri; e sono pericolosi solo per noi, che veniamo da un mondo estraneo!" Voleva parlare con uno di essi; si sent certa, a un tratto, che sarebbe riuscita a trovare il modo giusto per capire e farsi capire. Vicino alla porta, in un angolo, c'era un uomo robusto di media statura con la barba bruna e occhi acutissimi; era addossato al muro, a braccia conserte, e osservava rabbiosamente gli intrusi. Clarisse fece un passo verso di lui, ma subito il dottor Friedenthal le pos una mano sul braccio e la trattenne. - Non questo, - disse a mezza voce. Scelse per Clarisse un altro assassino e gli parl. Piccolo, tozzo, col cranio aguzzo e rasato del galeotto, il medico lo sapeva socievole; infatti l'interpellato si mise subito sull'attenti e rispondendo con premura scoperse due file di denti che ricordavano sinistramente due file di pietre tombali. - Provi a chiedergli perch qui, sugger il dottor Friedenthal al fratello di Clarisse, e Siegmund interrog il tracagnotto dalla testa a punta: - Perch sei qui dentro? - Lo sai benissimo, - fu la secca risposta. - No, non lo so, - replic Siegmund scioccamente, non volendo darsi subito per vinto. - Suvvia, dimmelo! - Lo sai benissimo! - ripet l'altro con maggior forza. - Perch sei cos poco gentile con me? - domand Siegmund. - Ti assicuro che non lo so! "Oneste menzogne!" pens Clarisse, e si rallegr che il malato rispondesse semplicemente: - Perch voglio! Io posso fare quel che voglio! - ripet l'uomo digrignando i denti. - Ma non bisogna essere scortesi senza ragione! - brontol il povero Siegmund che, come il pazzo, non trovava di meglio da dire. Clarisse era furente di vederlo recitare la parte stupidissima d'uno che al giardino zoologico stuzzica una belva in gabbia. - Non ti riguarda! Io faccio quello che voglio, hai capito? Quello che voglio! - grid il pazzo strepitando come un sottufficiale, e rise in qualche modo col viso, ma non con gli occhi n con la bocca, che invece erano colmi entrambi di una collera bieca. Perfino Ulrich pens: "Non vorrei esser solo con quel tipo" Siegmund durava fatica a rimanere al suo posto: il demente gli si era piantato di fronte, e Clarisse sper che prendesse il fratello per il collo, e gli morsicasse la faccia. Tranquillamente Friedenthal assisteva alla scena senza intervenire, giacch di un collega ben si poteva fidare, e d'altronde si divertiva molto del suo imbarazzo. Lasci che il battibecco giungesse al punto culminante e solo quando Siegmund rimase senza parole diede il segno della partenza. Ma intanto era sorto di nuovo in Clarisse quel desiderio d'intromettersi; aveva preso forza man mano che le domande e risposte s'incalzavano, e a un tratto ella non si pot pi trattenere, avanz verso il malato e dichiar: - Io vengo da Vienna! Era senza senso, come un suono qualsiasi, uno squillo di tromba. Ella ignorava che cosa se ne ripromettesse e come le fosse venuto in mente, n si era chiesta se il malato sapesse in che citt si trovava; e se lo sapeva, la frase aveva meno senso che mai. Ma Clarisse la pronunci con fiduciosa sicurezza. E in verit accadono ancora miracoli, sebbene quasi esclusivamente nei manicomi; mentre Clarisse tutta ardente di commozione diceva quelle parole, una luce si stese sulla faccia dell'assassino; i suoi denti di lupo scomparvero dietro le labbra e lo sguardo pungente divenne benevolo. - Oh, la meravigliosa Vienna! Una citt incomparabile! - egli esclam con l'orgoglio dell'antico borghese che sa tornire i suoi periodi come si deve. - Mi congratulo con lei! - disse ridendo il dottor Friedenthal.

Ma agli occhi di Clarisse l'episodio era di grande importanza. - E adesso si va da Moosbrugger! - annunzi Friedenthal. Ma non ne ebbero pi il tempo. Erano usciti guardinghi dai due padiglioni e si stavano avviando verso un edificio isolato, sull'alto del parco, quando giunse di corsa un inserviente che aveva l'aria di averli gi cercati dappertutto. Costui prese in disparte il dottor Friedenthal e gli fece sottovoce una lunga ambasciata che a giudicare dalla faccia del dottore, il quale ogni tanto interrompeva con domande, doveva essere importante e poco piacevole. Infine Friedenthal torn verso il gruppo in attesa, e con un gesto solenne si scus di dover terminare il giro perch doveva recarsi in una delle sezioni chiamatovi da un incidente di cui non poteva prevedere la durata. S'era rivolto soprattutto al personaggio di maggior riguardo, in uniforme di generale sotto il camice bianco; ma Stumm von Bordwehr dichiar con riconoscenza che ormai della perfetta organizzazione e disciplina dell'istituto aveva avuto un quadro pi che sufficiente e dopo quanto s'era visto un assassino di pi poco contava. Clarisse invece fece un viso cos costernato e deluso che Friedenthal sugger che ritornassero prossimamente per la visita a Moosbrugger e a qualche altro caso, e promise di telefonare a Siegmund per stabilire il giorno. - Molto gentile da parte sua, - ringrazi il generale a nome di tutti, - ma io per mio conto non so se i miei impegni mi consentiranno di intervenire. Gli accordi furono presi con quella riserva, e Friedenthal scomparve tosto dietro l'altura, mentre gli altri accompagnati dall'inserviente s'avviarono all'uscita. Lasciarono la strada e presero una scorciatoia che scendeva fra bei gruppi di faggi e di platani. Il generale s'era tolto il camice e lo portava disinvoltamente sul braccio come una spolverina in gita, ma non fu pi possibile avviare un discorso. Ulrich non aveva nessuna voglia di farsi ancora indettare per la prossima serata, e anche Stumm era gi troppo occupato del ritorno a casa. Per mentre camminava galantemente alla sinistra di Clarisse sentiva il dovere di rivolgerle ogni tanto qualche frase briosa. Ma Clarisse era distratta e taciturna. "Chi sa, forse si vergogna ancora per la scena di quel sudicione?" egli pens, e avrebbe voluto spiegarle perch, date le circostanze, non aveva potuto cavallerescamente frammettersi in sua difesa; d'altra parte capiva che il meglio era non parlarne. Cos il ritorno fu silenzioso e adombrato. Solo quando ebbe affidato Clarisse e il fratello alle cure di Ulrich e fu salito sulla sua carrozza Stumm von Bordwehr ritrov il suo buonumore; e con esso gli venne anche un pensiero che rimetteva un certo ordine in quelle angosciose visioni. Aveva tolto un sigaro dall'astuccio di cuoio e, ben adagiato sui cuscini, lanci le prime nuvolette azzurre nell'aria piena di sole. Placidamente si disse: "Dev'essere proprio terribile essere matti a quel modo! To, solo ora mi viene in mente che l dentro non ho visto fumare nessuno. Davvero non sappiamo quanto stiamo bene, noialtri sani!"

34.
Si delinea un grande avvenimento. Il conte Leinsdorf e l'Inn A quella giornata tempestosa segu il "grande ricevimento" in casa Tuzzi. L'Azione Parallela si dispiegava in tutta la sua gloria. Sfolgoravano occhi, sfolgoravano gioielli, sfolgoravano nomi, sfolgorava lo spirito. Un malato di mente avrebbe magari potuto concludere che occhi, gioielli, nomi e spirito, in una serata del genere, sono tutt'uno: non avrebbe avuto interamente torto. C'era tutta la societ che non si trovava in Riviera o sui laghi italiani, tranne pochi che a quel tempo dell'anno, verso la fine della stagione, per principio non ammettevano pi alcun "avvenimento" Al loro posto c'era molta altra gente mai vista prima. Il lungo intervallo aveva aperto lacune nell'elenco degli inviti e per riempirle s'era ricorso in fretta a nomi nuovi, secondo le avvedute consuetudini di Diotima; anche il conte Leinsdorf aveva dato all'amica una lista di persone da invitare

per opportunit politica, e una volta sacrificata a queste superiori considerazioni l'esclusivit del suo salotto ella era stata meno rigida delle altre volte. Del resto Sua Signoria era la sola causa di quel solenne convegno; Diotima era dell'opinione che all'umanit si pu giovare solo procedendo a coppie. Ma il conte Leinsdorf insisteva nel suo parere: - Patrimonio e cultura non hanno fatto il loro dovere nell'evoluzione storica; dobbiamo compiere un ultimo tentativo! Il conte Leinsdorf ci ritornava su ogni volta. - Mia cara, non s' ancora decisa? - egli soleva chiedere. - Il tempo stringe. Gente d'ogni sorta manifesta tendenze distruttive: dobbiamo offrire alla cultura un'ultima occasione di mantenere l'equilibrio - Ma Diotima, distratta dalle multiformit dell'accoppiamento umano, era dimentica di tutto il resto. Infine il conte Leinsdorf le fece delle rimostranze: - Badi, mia cara, questo da lei proprio non me l'aspettavo. Adesso abbiamo trasmesso a tutti la parola d'ordine: azione. Io stesso ho provocato... be, a lei posso confidarlo... ho provocato le dimissioni del ministro degli Esteri; se n' parlato solo in alto, anzi in altissimo loco; ma era gi un vero scandalo, e nessuno aveva il coraggio di porvi fine! Dunque rimanga fra noi, - seguit, - e ora il presidente del Consiglio prega che noi ci dedichiamo pi intensamente all'inchiesta per stabilire i desideri della popolazione riguardo alla riforma amministrativa, perch il nuovo ministro non ci si raccapezza ancora. E proprio in questo momento vuol piantarmi in asso, lei che sempre stata la pi tenace? Dobbiamo, dobbiamo assolutamente offrire quest'ultima occasione al Patrimonio e alla Cultura! Ci pensi bene: o cos, o in un altro modo! Questa conclusione un po' sconclusionata egli la pronunci in tono assai minaccioso, per cui era chiaro che egli sapeva quel che voleva, e infatti Diotima si affrett a promettere la sua pronta collaborazione; ma poi se ne dimentic e non ne fece nulla. Sicch un giorno il conte Leinsdorf fu preso dalla sua famosa energia e piomb da lei portato da quaranta cavalli. - S' fatto qualcosa? - egli domand, e Diotima dovette convenire di no. - Conosce l'Inn, mia cara? - egli seguit. Naturalmente Diotima conosceva quel fiume, il pi noto dopo il Danubio, e strettamente legato alla geografia e alla storia del Paese. Fiss l'interrogante un po' perplessa, pur sforzandosi di sorridere. Ma il conte Leinsdorf era moralmente serio. - Se da Innsbruck, - egli le spieg, - si guarda la vallata dell'Inn, che paesucoli da nulla son tutti quelli che si vedono, e che fiume imponente invece l'Inn qui da noi! Anch'io non ci avevo mai pensato - E croll la testa. - Ma oggi per caso ho guardato una carta automobilistica e mi sono accorto che l'Inn viene dalla Svizzera. Probabilmente lo sapevo gi - lo sappiamo tutti - ma non mi ero mai soffermato sull'idea. Nasce dal Maloja, un ruscelletto ridicolo, come da noi il Kamp o la Morava. Ma che cosa ne hanno fatto gli Svizzeri? L'Engadina! Una regione di fama mondiale! L'Engad-Inn, mia cara! Lo sapeva che tutta quanta l'Engadina deriva dalla parola Inn? Io me ne sono accorto solo oggi: e noi con la nostra insopportabile modestia austriaca naturalmente non sappiamo mai mettere in valore quello che nostro! Dopo quella conversazione Diotima convoc prontamente la famosa adunata, un po' perch riconosceva di dover aiutare Sua Signoria, un po' perch temeva, se non lo assecondava, di spingere l'illustre amico a risoluzioni estreme. Ma quando glielo disse, il conte Leinsdorf ammon: - E per favore, mia cara, questa volta non dimentichi di invitare la... s, quella tale, quella che chiamate la "Calamit"; la sua amica, la Wayden, non mi d pace per questo da settimane e settimane! Diotima promise; eppure in altri tempi avrebbe considerato quest'indulgenza verso la sua emula come un'infrazione al dovere verso la patria.

35.
Sviluppo di un grande avvenimento. Il consigliere Meseritscher Quando le sale risplendettero di luce e di invitati "si not" non soltanto Sua Signoria accanto ad altri luminari della nobilt di cui egli aveva sollecitato l'intervento, ma anche Sua Eccellenza il ministro della guerra e al suo seguito il generale Stumm von Bordwehr col viso spiritualizzato dall'eccesso di fatica intellettuale. "Si not" Paul Arnheim. (Assai pi efficace lasciare da parte il titolo. Il cronista lo fece a ragion veduta. quel che si chiama litote, ingegnosa semplicit d'espressione per cui uno si toglie per cos dire un niente dal proprio corpo, come il re si sfila un anello, e lo mette al dito di un altro) Poi furono notati tutti quelli che avevano un nome nei Ministeri (il ministro dell'Istruzione e della Cultura durante una seduta della Camera Alta s'era personalmente scusato col conte Leinsdorf di non poter intervenire perch quel giorno stesso doveva recarsi a Linz per l'inaugurazione di una cancellata d'altare) Fu notato altres che le Ambasciate e Legazioni straniere avevano mandato un'lite a rappresentarle. Si registr poi la presenza dei personaggi pi illustri "dell'arte, della scienza e dell'industria", e quell'inalterabile associazione di tre attivit borghesi rispondeva a una vecchia allegoria dell'operosit, che s'impadroniva da s della penna del cronista. Infine questa alata penna non trascurava le signore: beige, rosa, cerise, crema... ricamati, a crespe, con tre frappe o aderenti sotto la vita; e fra la contessa Adlitz e la moglie del consigliere commerciale Weghuber era nominata la famosa Melanie Drangsal, vedova del chirurgo di fama mondiale "solita anch'essa ad accogliere amabilmente nella sua dimora il fiore dell'intellettualit" Veniva poi alla fine di quest'elenco Ulrich von * e sorella, senz'altra designazione; perch il cronista era rimasto in dubbio se scrivere: "di cui nota la disinteressata attivit al servizio della meritoria intrapresa che onora la Patria e la Cultura", o addirittura: "un uomo di domani" Gli che di questo beniamino del conte Leinsdorf si mormorava da un pezzo che un giorno o l'altro avrebbe trascinato il suo protettore a qualche sbaglio clamoroso, e la tentazione di mostrarsene informati era grande. Ma la profonda soddisfazione di colui che sa sempre stata il silenzio, soprattutto se egli un uomo prudente; e a ci dovevano Ulrich e Agathe la nuda citazione dei loro nomi che venivano buoni ultimi, precedendo immediatamente quei personaggi della societ e della cultura, che, non pi nominati personalmente, erano solo destinati alla fossa comune di "tutto ci che ha nome e fama" In quella fossa erano stati scaraventati molti, fra cui il celebre giurista professor Schwung, consigliere aulico, che si trovava di passaggio in citt per un'inchiesta ministeriale, e, ancora per questa volta, il giovane poeta Friedel Feuermaul, perch pur sapendosi che egli aveva genialmente collaborato a promuovere la serata, non era ancora ben certo che con ci si fosse gi conquistato quel valore di tipo pi solido che spetta naturalmente ai titoli e alle toilettes. Gente come il direttore Leo Fischel e famiglia - che avevano ottenuto l'accesso ai saloni di Diotima dopo grandi sforzi e per istanza di Gerda, senza disturbare Ulrich, e quindi solo grazie all'indulgenza momentaneamente regnante furono sotterrati in un cantuccio. E solo la consorte di un giurista - che era assai conosciuto, ma in quella societ restava al di sotto del limite di percezione - col suo nome segreto di Bonadea, ignoto persino alla Penna, fu in seguito disseppellita e collocata fra le toilettes, perch la sua apparizione era stata notata e ammirata universalmente. Questa Penna, la vegliante curiosit del giornalismo, era naturalmente un uomo; di tali cronisti ve ne son sempre in quantit, ma a quel tempo nella metropoli di Cacania uno emergeva sopra tutti gli altri, ed era il consigliere governativo Meseritscher, editore, redattore capo e capocronista del Corriere del Parlamento e della Societ da lui fondato. Nato a Meseritscher in Valacchia (onde il suo nome) verso l'anno sessanta del secolo precedente era migrato, giovanotto, nella capitale, deciso a scambiare la balcanica bettola paterna con la professione del giornalista e attratto dal fulgore del liberalismo che era allora

all'apogeo. E subito aveva portato il suo contributo alla nuova era aprendo un'agenzia che forniva ai giornali piccole notizie locali di carattere poliziesco. Grazie alla diligenza e scrupolosit del proprietario quella forma iniziale del suo "Corriere" non solo ottenne la fiducia dei giornali e della polizia, ma fu presto notata anche da altre autorit e utilizzata per diffondere opportune notizie di cui non intendevano rispondere esse stesse; quindi preferita alle altre agenzie e provvista di materiale, finch occup una posizione privilegiata nel campo dell'informazione ufficiosa. Uomo di grande energia e di instancabile passione al lavoro, Meseritscher, vedendo quel felice successo, aveva esteso la sua attivit al reportage aulico e mondano, anzi si pu dire che senza quell'allettamento non si sarebbe mai trasferito dal suo paese alla capitale. Liste di intervenuti senza un'omissione erano la sua specialit. Aveva una memoria straordinaria delle persone e di tutto ci che si raccontava di esse, il che gli procurava ottimi rapporti sia con i salotti sia con gli ambienti criminali. Conosceva il gran mondo meglio di coloro che vi appartenevano e con inesauribile amore faceva conoscere gli uni agli altri quelli che si erano incontrati in societ il giorno prima, come un vecchio gentiluomo al quale si confidano da anni i progetti matrimoniali e gli affari di famiglia. Cos in ogni festa e solennit quell'ometto premuroso, zelante, sempre servizievole e sempre in moto, era una figura a tutti nota e, col tempo, proprio lui colla sua presenza conferiva a quelle cerimonie un valore che non si poteva pi mettere in discussione. La sua carriera era giunta al sommo con la nomina a consigliere governativo, e su tale nomina c' qualcosa da osservare: la Cacania era il paese pi pacifico del mondo, ma a un bel momento, nell'ingenua persuasione che guerre non ce ne sarebbero pi state, aveva ideato di dividere i suoi funzionari in classi equiparate ai gradi dell'esercito, con uniformi e insegne corrispondenti. Da allora un consigliere governativo equivaleva a un tenente colonnello; in s non era un grado molto alto, ma il conferimento a Meseritscher aveva questo di particolare: che il cronista, per un'usanza intrasgredibile alla quale, come tutte le cose intrasgredibili, si trasgrediva solo eccezionalmente, avrebbe dovuto invece esser nominato consigliere imperiale. Infatti un consigliere imperiale non era, come parrebbe a giudicare dal senso della parola, pi di un consigliere governativo, ma meno: consigliere imperiale equivaleva soltanto a capitano. E Meseritscher doveva diventare consigliere imperiale perch quel titolo oltre che agli impiegati di cancelleria si dava solo ai liberi professionisti, come parrucchieri di corte, carrozzieri, eccetera, e per la stessa ragione anche a scrittori e artisti, mentre consigliere governativo era un vero titolo di funzionario. Nel fatto che Meseritscher lo ottenesse come primo e ultimo s'esprimeva dunque qualcosa di pi che la sola importanza della carica e il giornaliero memento a non prender troppo sul serio quel che succedeva nel paese: il titolo ingiustificato confermava in modo fine e discreto all'infaticabile cronista la sua stretta appartenenza alla corte, allo stato e alla societ. Meseritscher era preso a modello da molti giornalisti del suo tempo e presiedeva importantissime associazioni di scrittori. Correva voce che si fosse fatta fare un'uniforme coi galloni d'oro, ma che l'indossasse soltanto qualche volta in casa sua. Per non poteva esser vero, perch Meseritscher serbava sempre ricordo della sua bettola di paese, e un buon oste non beve vino. Un buon oste sa anche i segreti di tutti i suoi avventori, ma non fa uso di tutto quello che sa; non s'immischia mai con le proprie opinioni in un discorso altrui, per racconta e tiene a mente fatti, aneddoti, motti di spirito. E cos Meseritscher, che assisteva a tutte le feste come cronista autorizzato delle belle donne e degli uomini ragguardevoli, per conto suo non s'era mai sognato di andare da un bravo sarto; conosceva tutti i retroscena politici, ma di politica non scriveva neanche una riga; sapeva di tutte le invenzioni e scoperte del secolo, ma non ne capiva nessuna. Gli bastava sapere che tutto ci era attuale e presente. Amava sinceramente il suo tempo, e questo lo ricambiava con un certo affetto, perch quotidianamente egli dava ragguaglio della sua esistenza. Quando egli entr, Diotima lo vide e lo chiam a s con un cenno. - Caro Meseritscher, - ella disse con l'accento pi amabile, - non avr mica pensato che il discorso di Sua Signoria al Senato esprima le nostre convinzioni, e tanto meno che vada preso alla lettera?! Sua Signoria infatti, in connessione con la caduta del ministro e irritato dai propri crucci, non solo

aveva tenuto ai senatori un discorso molto commentato in cui rinfacciava alla sua vittima di esser venuto al vero spirito costruttivo della collaborazione e del rigore, ma s'era anche lasciato trascinare dal suo zelo a considerazioni generali che un po' oscuramente culminavano in un giudizio sulla stampa, nel quale egli rimproverava a questa "istituzione promossa al rango di grande potenza" quasi tutto quello che un uomo di alto sentire, indipendente, obiettivo e cristiano pu rimproverare a un istituto che secondo lui non ha nessuna di queste qualit. Era a questo che Diotima cercava diplomaticamente di metter riparo, e mentre ella trovava parole sempre pi belle e meno comprensibili per spiegare la vera mentalit del conte Leinsdorf, Meseritscher l'ascoltava soprappensiero. Ma a un certo punto egli le pose una mano sul braccio e la interruppe, magnanimo: - Per carit, signora, non il caso che lei si agiti, - egli riassunse. - Sua Signoria pur sempre il nostro buon amico. Ha un po' esagerato; ma perch no, se un gran signore?! - E per confermare subito che i rapporti non avevano subito danno, soggiunse: - Ora vado da lui. Ecco com'era Meseritscher! Ma prima di muoversi bisbigli ancora confidenzialmente a Diotima: - E che cosa dobbiamo pensare di Feuermaul, signora? Diotima sorrise e alz le belle spalle. - Proprio nulla di sconvolgente, caro consigliere. Non sia mai detto che noi respingiamo chi ci dimostra la sua buona volont. "Buona volont; questa buona!" pens Meseritscher facendosi strada verso il conte Leinsdorf; ma prima di giungergli accanto, anzi prima di concludere il pensiero di cui lui stesso avrebbe voluto sapere la fine, fu arrestato amabilmente dal padrone di casa. - Caro Meseritscher, le fonti ufficiali anche questa volta fanno difetto, - incominci sorridendo il capodivisione Tuzzi, - e io mi rivolgo all'informazione ufficiosa; pu dirmi qualcosa di questo Feuermaul che stasera qui fra noi? - Che cosa vuol che ne sappia, signor capodivisione? - sospir Meseritscher. - Si dice che sia un genio! - Lieto di saperlo! - rispose Meseritscher. Se si vuole poter riferire presto e bene ogni novit, bisogna che il nuovo non sia troppo diverso dal vecchio che gi noto. Nemmeno il genio fa eccezione, cio il genio vero e riconosciuto, sulla cui importanza i contemporanei son tutti d'accordo. Le cose stanno diversamente per il genio che non tutti riconoscono per tale. Questo ha, per cos dire, qualcosa di niente affatto geniale, ma in fondo non se ne pu esser certi, e un errore facile in ogni direzione. Per il consigliere Meseritscher dunque c'era un fondo stabile di gen che lui coltivava con amorosa cura, ma non amava le nuove acquisizioni. Via via che accumulava anni d'esperienza s'era abituato addirittura a riguardare i gen in ascesa, e soprattutto quelli letterari, che per professione gli stavano pi vicini, come frivoli disturbi della sua attivit giornalistica, e li odiava di cuore, finch non diventavano maturi per la rubrica delle notizie personali. Ma Feuermaul non era ancora a quel punto, tutt'altro, e bisognava portarcelo. E Meseritscher aveva molti dubbi in proposito. - Dicono che sia un grande poeta, ripet il capodivisione Tuzzi, incerto, e Meseritscher replic fermamente: - Chi lo dice? I critici di terza pagina. Che importanza ha, signor capodivisione? Dovrebbero essere i competenti, va bene. Ma alcuni dicono il contrario. E vi sono esempi di critici che oggi dicono bianco e domani nero. Contano poi veramente? Una vera gloria deve essere evidente anche ai profani, allora s che ci si pu fidare! Se mi permette di dirle quel che penso: di un uomo importante non si deve sapere quel che fa, ma soltanto i suoi arrivi e le sue partenze! Si era malinconicamente animato, parlando, e guardava fisso il signor Tuzzi. Questi taceva scoraggiato. - Che cosa accade qui, stasera, signor capodivisione? - domand Meseritscher. Tuzzi scroll le spalle, sorridendo distratto. - Niente. Niente di speciale. Un po' di vanagloria. Lei ha letto qualche libro di Feuermaul?

- So quel che c' dentro: pace, amicizia, bont e cos via. - Dunque non ne ha un gran concetto? - dedusse Tuzzi. - Oh Dio! - esclam Meseritscher dimenandosi, - son forse un competente, io? - Ma in quel momento la signora Drangsal veleggi verso i due e Tuzzi dovette gentilmente andarle incontro di qualche passo; Meseritscher, vedendo uno spiraglio nel cerchio che si stringeva intorno al conte Leinsdorf, ne approfitt con subitanea risoluzione e senza lasciarsi trattenere gett l'ancora accanto a Sua Signoria. Il conte conversava col ministro e con altri signori; ma appena il consigliere Meseritscher ebbe presentato a tutti i suoi ossequi, egli lo trasse in disparte. - Meseritscher, - disse Sua Signoria energicamente, - mi prometta che non ci saranno malintesi; i signori giornalisti non sanno mai quel che devono scrivere. Dunque: dall'ultima volta non c' assolutamente niente di mutato. Forse qualcosa muter. Non lo sappiamo. Per adesso non bisogna disturbarci. Perci, la prego, anche se interrogato da qualcuno dei suoi colleghi, di dire che questa serata semplicemente una faccenda privata della signora Tuzzi! Le palpebre di Meseritscher s'abbassarono lente e compunte ad assicurare che aveva capito la superiore disposizione. E poich una confidenza ne vale un'altra, le sue labbra s'inumidirono di un luccichio che sarebbe stato meglio negli occhi, ed egli chiese: - E Feuermaul, signor conte, se permesso sapere...? - Perch non dovrebb'esser permesso? - ribatt il conte stupito. - Non c' niente di particolare. stato invitato perch se no la baronessa Wayden non dava pace. Che altro motivo? Lei sa qualcosa, forse? Il consigliere Meseritscher finora non aveva dato molto peso alla questione Feuermaul, ritenendola una delle tante rivalit mondane che si vedono tutti i giorni. Ma il fatto che adesso il conte Leinsdorf ne negasse cos risolutamente l'importanza gli fece cambiare parere e ormai era convinto che si preparava qualcosa di grosso. "Che mai staranno escogitando?" egli rimuginava tra s, e mentre girellava a caso pass in rivista le pi audaci possibilit di politica estera e interna. Ma dopo un po' concluse risoluto: "Non sar niente!" e torn a dedicarsi alla sua attivit di cronista. Per quanto potesse sembrare in contraddizione col contenuto della sua vita, Meseritscher non credeva ai grandi avvenimenti, anzi non li amava affatto. Quando si persuasi di vivere in un'epoca molto importante, molto bella e molto grande, non si gradisce l'idea che in essa possa accadere ancora qualcosa di particolarmente grande, importante e bello. Meseritscher non era alpinista, ma se lo fosse stato avrebbe detto che questo era giusto come il fatto che si costruiscono torri-belvedere a mezza montagna e non sulle alte cime. Non potendo fare simili paragoni si accontent della sua insofferenza e della risoluzione di non nominare affatto Feuermaul nel suo pezzo di cronaca.

36.
Sviluppo del grande avvenimento. S'incontrano conoscenti Ulrich, che era rimasto accanto alla cugina mentre ella parlava con Meseritscher, le chiese poi, un momento ch'erano soli: - Son venuto troppo tardi, mi dispiace; com' stato il primo incontro con la Calamit? Diotima sollev le ciglia pesanti per un unico sguardo di universale stanchezza, poi le lasci ricadere. - Delizioso, s'intende, - ella disse. - venuta lei per la prima a parlarmi. Questa sera prenderemo non so quali accordi. D'altronde cos indifferente! - Lo vede! - esclam Ulrich. Pareva la conclusione finale dei colloqui d'un tempo. Diotima volse il capo e guard il cugino con aria interrogativa.

- Gliel'ho detto prima. Tutto gi quasi passato e non mai stato, - disse Ulrich. Aveva bisogno di parlare; quand'era tornato a casa nel pomeriggio Agathe c'era, ma presto se n'era andata, avevano scambiato solo poche brevi parole prima di uscire insieme per venire dai Tuzzi. Agathe per vestirsi s'era fatta aiutare dalla moglie del giardiniere. - L'avevo avvertita di guardarsi! - disse Ulrich. - Da che cosa? - chiese Diotima lentamente. - Ah, non lo so. Da tutto! Era la verit. Dalle sue idee, dalla sua ambizione, dall'Azione Parallela, dall'amore, dallo spirito, dall'Anno Mondiale, dagli affari, dal suo salotto, dalle sue passioni; dalla sensibilit e dal pigro lassismo, dall'intemperanza e dalla correttezza, dall'adulterio e dal matrimonio; non c'era nulla da cui non l'avesse ammonita di guardarsi. " fatta cos!" egli pens. Gli pareva ridicolo tutto ci che ella faceva, ma era cos bella che gli metteva malinconia. L'avevo messa in guardia, - ripet Ulrich. - A quanto pare adesso lei non si occupa pi che di sessuologia? Diotima non gli bad. - Crede che abbia ingegno quel beniamino della Calamit? - domand. - Certo, - rispose Ulrich. - Dotato, giovane, immaturo. Il successo e quella donna lo rovineranno. Noi roviniamo gi i bambini in fasce, dicendo loro che sono meravigliosamente istintivi e che lo sviluppo intellettuale non pu che guastarli. Qualche volta quel ragazzo ha pensieri geniali, ma non pu stare dieci minuti senza dire una sciocchezza - S'avvicin all'orecchio di Diotima. - Lei conosce bene la signora? Diotima scosse appena la testa. - pericolosamente ambiziosa, - disse Ulrich. - Ma lei, dati i suoi nuovi studi, dovrebbe trovarla interessante: l dove le belle donne una volta avevano una foglia di fico, questa qui ha una foglia di lauro! Un genere che io esecro! Diotima non rise, e neppure sorrise; solo continu a prestare orecchio al cugino. - Lui come uomo che impressione le fa? - Triste, - bisbigli Diotima. - Come un agnellino prematuramente affetto da obesit. - Che importa? Nell'uomo la bellezza una caratteristica sessuale secondaria, - opin Ulrich. - Lo stimolo principale emanante da lui la promessa di un fortunato successo nella vita. Fra dieci anni Feuermaul avr fama internazionale; vi provveder la Calamit con le sue relazioni, e poi lo sposer. Se la sua gloria dura, sar un matrimonio felice. Diotima, dopo aver riflettuto, ammon gravemente: - La felicit nel matrimonio dipende da condizioni che non si possono giudicare senza un disciplinato studio compiuto su se stessi! Poi lo lasci l, come una nave superba abbandona la banchina a cui era ormeggiata. I suoi doveri di padrona di casa la chiamavano altrove, ed ella gli fece un segno impercettibile senza guardarlo mentre levava l'ancora. Ma non era irritata; anzi la voce di Ulrich le era parsa un'antica melodia udita in giovent. Si chiese persino a quali risultati sarebbe giunta facendolo oggetto di un'indagine erotologica. Chi sa perch non aveva ancora mai applicato a lui le sue accurate ricerche in tal campo? Ulrich si guard intorno e attraverso un varco fra gli invitati, una specie di canale ottico che forse gi l'occhio di Diotima aveva seguito prima di lasciare bruscamente il suo posto, scorse due sale pi in l Paul Arnheim a colloquio con Feuermaul, e la signora Drangsal che li sorvegliava amorosamente. Li aveva presentati lei l'uno all'altro. Arnheim teneva alzata la mano che reggeva un sigaro, sembrava un inconsapevole gesto di difesa, ma il suo sorriso era amabilissimo; Feuermaul parlava animatamente, anche lui teneva un sigaro fra due dita, e tra una frase e l'altra lo succhiava con l'avidit di un vitello che sfrega il muso alla mammella materna. Ulrich poteva immaginare i loro discorsi, ma non se ne prese la pena. Rimase in felice solitudine e cerc con gli occhi la sorella. La scopr in un gruppo di uomini a lui pi o meno sconosciuti, e un senso di gelo pass attraverso la sua distrazione. In quel momento Stumm von Bordwehr lo tocc leggermente fra le costole, e contemporaneamente si avvicinava dall'altra parte il consigliere aulico professor Schwung, ma fu trattenuto a qualche passo di distanza da un collega.

- Finalmente ti trovo! - bisbigli il generale sollevato. - Il ministro vorrebbe sapere che cosa sono le idee-guida. - Come mai le idee-guida? - Non lo so. Su, dimmi cosa sono. Ulrich diede la definizione: - Eterne verit che non sono n vere n eterne, e hanno validit per un certo periodo, il quale le elegge a propria norma. un'espressione filosofica e sociologica di uso poco frequente. - Ah, benissimo, - approv il generale. - Infatti Arnheim sosteneva che la teoria: "l'uomo buono" soltanto un'idea-guida. Feuermaul ha replicato che non sapeva cosa fosse un'idea-guida, ma che l'uomo buono, e questa una verit eterna! Allora intervenuto Leinsdorf: "Giustissimo. Uomini cattivi non ne esistono, perch nessuno pu volere il male: sono soltanto sviati. La gente oggid nervosa perch in tempi come i nostri molti sono i dubbiosi che non credono saldamente in nulla" Ho pensato: quello avrebbe dovuto esser con noi nella visita al manicomio! Ma del resto anche lui intende dire che se la gente non vuol capire bisogna costringerla. E adesso il ministro vuol sapere che cosa sono queste ideeguida; corro a dirglielo e torno subito; resta qui, ch'io possa ritrovarti! Devo assolutamente parlarti di un'altra cosa e poi ti conduco dal ministro! Prima che Ulrich potesse chiedere spiegazioni, Tuzzi passandogli accanto con le parole "non la si vedeva da un pezzo a casa nostra" lo prese sottobraccio e seguit: - Si ricorda la mia profezia che avremmo avuto da fare con una invasione di pacifismo?! - Intanto guardava amichevolmente negli occhi anche il generale, ma Stumm aveva fretta e rispose soltanto che lui come militare aveva naturalmente un altro concetto-guida, ma tuttavia ogni convinzione sincera... Il resto della frase si dilegu con lui perch Tuzzi lo irritava immancabilmente e questo non favorevole all'elaborazione dei pensieri. Il capodivisione ammicc allegro alle spalle del generale, poi si rivolse di nuovo al cugino. - La storia del petrolio naturalmente solo una lustra. Ulrich lo guard meravigliato. - Lei non ne sa niente, per caso? - Ma s, - rispose Ulrich. - Mi meravigliavo soltanto che lo sapesse lei - E per non essere scortese soggiunse: - Ha saputo nasconderlo in modo meraviglioso! - Lo so da molto tempo, - dichiar Tuzzi lusingato. - Quel Feuermaul l'ha fatto venire Leinsdorf per desiderio di Arnheim. Lei ha letto i suoi libri? Ulrich disse di s. - Un arcipacifista! - dichiar Tuzzi. - E la Calamit, come la chiama mia moglie, lo protegge con tanta ambizione che per il pacifismo passerebbe su mucchi di cadaveri, bench in fondo non il pacifismo ma solo gli artisti la interessino! Tuzzi tacque per un po' soprappensiero, poi confid a Ulrich: - Naturalmente il pacifismo la cosa principale, i giacimenti di petrolio non sono che una manovra diversiva; apposta si manda innanzi Feuermaul col suo pacifismo, cos la gente pensa: "Ah gi, questo lo schermo!" ed convinta che dietro c' la faccenda del petrolio! Bellissimo, ma troppo sottile per non mostrar la corda. Perch se Arnheim avr gli idrocarburi e un contratto di fornitura col Ministero della Guerra, bisogner bene che difendiamo le frontiere. Dovremmo istituire dei depositi di petrolio per la Marina anche sull'Adriatico, e l'Italia si inquieter. Ma se irritiamo cos i nostri vicini cresce naturalmente il bisogno di pace e la propaganda pacifista, e se allora lo zar salta fuori con un'idea qualsiasi di pace perpetua, trover il terreno psicologicamente preparato. Ecco quello che vuole Arnheim! - E lei ha qualcosa in contrario? - No certo, - disse Tuzzi. - Ma come lei forse ricorda le ho gi spiegato una volta che non c' nulla di pericoloso come la pace ad ogni costo. Dobbiamo guardarci dal dilettantismo! - Ma le industrie di Arnheim sono industrie belliche, - osserv Ulrich sorridendo. - Si capisce, - ribatt Tuzzi un po' irritato. - Per l'amor di Dio, non ragioni su queste cose in modo

cos semplicistico! Lui ha i suoi contratti in tasca. E tutt'al pi si armeranno anche le nazioni vicine. Vedr: al momento decisivo egli si riveler pacifista. Il pacifismo il terreno sicuro e durevole per l'industria degli armamenti; la guerra invece un rischio! - Io non credo che i militari abbiano cattive intenzioni, - riprese Ulrich, - vogliono soltanto con l'aiuto di Arnheim ottenere l'ammodernamento della loro artiglieria, null'altro. Del resto ai giorni nostri in tutto il mondo ci si arma soltanto per la pace; perci i militari penseranno che corretto farlo una volta con l'aiuto dei pacifisti! - E come si figurano la realizzazione? - chiese Tuzzi senza raccogliere lo scherzo. - Non credo che siano ancora a tal punto; per adesso la loro posizione soltanto sentimentale. - S'intende! - esclam Tuzzi energicamente, come se fosse proprio quello che si aspettava. - I militari non dovrebbero pensare che alla guerra e per tutto il resto rivolgersi agli organi competenti. Ma piuttosto che far cos preferiscono mettere in pericolo il mondo intero con il loro dilettantismo. Le ripeto: nulla cos pericoloso in diplomazia come ciarlare a vanvera di pace! Ogni volta che il bisogno di pace cresce fino a un certo punto e non si pu pi contenere, ecco che ne risulta una guerra. Glielo posso dimostrare documenti alla mano! In quel momento il consigliere aulico professor Schwung s'era liberato del collega e si rivolse con molta cordialit a Ulrich per farsi presentare al padrone di casa. Ulrich lo accontent, e soggiunse che il giudizio del celebre penalista sul pacifismo, dal punto di vista giuridico, concordava perfettamente con quello dell'autorevole capodivisione dal punto di vista politico. - Ma per l'amor del cielo, - protest Tuzzi ridendo, - allora lei mi ha interamente frainteso! - E anche Schwung dopo aver atteso un momento, si associ rassicurato alla protesta, dichiarando che non si doveva assolutamente intendere come sanguinaria e inumana la sua teoria sulla parziale infermit di mente. - Al contrario! - esclam il vecchio attore tribunalesco, gonfiando enfaticamente la voce in luogo delle braccia. - La pacificazione umana esige appunto da noi una certa rigidezza! Posso lusingarmi che il signor capodivisione sia al corrente della campagna da me intrapresa in tal senso? - Si rivolgeva ora direttamente a Tuzzi, che pur non sapendo niente della polemica intorno alla diminuita capacit d'intendere e di volere di un criminale malato, approvava tuttavia premurosamente ogni parola. Schwung, molto contento dell'impressione prodotta, cominci a elogiare la seriet di concetti a cui s'ispirava la riunione di quella sera, e raccont che porgendo orecchio qua e l alle conversazioni aveva udito pi volte ripetere le espressioni "severit virile" e "sanit morale" - La nostra cultura troppo inquinata da gente inferiore e moralmente inetta, - egli soggiunse, poi chiese: - Ma qual in sostanza lo scopo di questa serata? Passando da un gruppo all'altro mi son giunte all'orecchio con sorprendente frequenza teorie sull'innata bont dell'uomo echeggianti addirittura Rousseau! A tale domanda Tuzzi oppose un sorridente silenzio, ma proprio allora il generale ricomparve in cerca di Ulrich, e Ulrich che desiderava sfuggirgli lo present a Schwung definendolo come il pi adatto fra tutti i presenti a dargli risposta. Stumm von Bordwehr protest vivacemente, ma Schwung e Tuzzi non lo mollarono; e Ulrich giubilante stava gi per iniziare la ritirata quando una vecchia conoscenza lo arrest con le parole: - Anche mia moglie e mia figlia son qui - Era Leo Fischel, il direttore di banca. - Hans Sepp ha fatto l'esame di stato, - egli annunci. - Che ne dice? Ora non gli manca pi che un esame per la laurea. Siamo tutti laggi, - e indic la stanza pi remota. Conosciamo pochissima gente qua dentro. A proposito, molto tempo che non viene da noi! Suo padre, vero? Hans Sepp ci ha procurato l'invito per questa sera, mia moglie lo voleva a tutti i costi: in queste cose il ragazzo se la sa sbrigare. Adesso son mezzo fidanzati, Gerda e lui. Non lo sapeva? Ma quella figliola, vede, io non capisco bene se lo ami o se se lo sia soltanto cacciato in testa. Suvvia, venga a far due chiacchiere con noi...!

- Vengo pi tardi, - promise Ulrich. - S, mi raccomando, - ripet Fischel e tacque. Poi bisbigli: Quello il padrone di casa? Mi vuol presentare? Non ne abbiamo ancora avuto occasione. Non conosciamo n lui n lei. Ma mentre Ulrich vi si accingeva, Fischel lo trattenne. - E il grande filosofo? Che cosa fa? - domand. - Mia moglie e Gerda vanno pazze per lui, naturalmente. Ma com' la faccenda del petrolio? Ora dicono che era tutta una storia: io non lo credo. Le smentite non voglion dir niente. Sa com': quando mia moglie s'arrabbia con la cameriera, si mette a dire che bugiarda, che scostumata, che impertinente... insomma tutte imperfezioni dell'anima. Ma se io di nascosto prometto alla ragazza un aumento di salario, per stare in pace, ecco che l'anima di colpo scompare. Non se ne parla pi, tutto va a posto, e mia moglie non sa perch. cos, non vero? I giacimenti petroliferi hanno troppa probabilit commerciale perch si possa credere alle smentite. E poich Ulrich taceva, Fischel volendo tornare da sua moglie con l'aureola di chi sa tutto, ricominci a far domande. - Non c' che dire, proprio una bella serata. Ma mia moglie vorrebbe sapere perch fanno discorsi cos strani. E chi quel Feuermaul? Gerda dice che un grande poeta; Hans Sepp dice che semplicemente un arrivista, e che la gente vi ha abboccato...! Ulrich opin che la verit era probabilmente a mezza strada. - Sante parole! - approv Fischel! La verit tien sempre il mezzo, e tutti se lo dimenticano, oggi non vi son pi che estremisti! Lo dico sempre a Hans Sepp: opinioni ciascuno ne pu avere, ma durevoli sono soltanto quelle con cui si guadagna qualcosa perch ci dimostra che sono accettate anche da altri! - Qualcosa d'importante era impercettibilmente mutato in Leo Fischel, ma Ulrich trascur di approfondire e s'affrett soltanto a passare il padre di Gerda al gruppo del capodivisione Tuzzi. In quel gruppo, nel frattempo Stumm von Bordwehr non essendo riuscito a impossessarsi di Ulrich aveva trovato un altro sfogo al suo prepotente bisogno di esprimersi ed era diventato facondo. - Il significato di questa riunione? - egli esclam ripetendo la domanda del consigliere Schwung. Secondo il suo senso ben ponderato io direi: nessuno! Non uno scherzo, signori, - egli spieg non senza modesto orgoglio. - Proprio oggi ho dovuto mostrare la clinica psichiatrica della nostra universit a una giovane signora, e chiacchierando le chiesi che cosa si proponeva con quella visita, per poterle dare spiegazioni pi pertinenti. Mi diede una risposta molto acuta, che induce alla riflessione. Disse: "Se occorre spiegare tutto, l'uomo non muter mai nulla alle cose del mondo!" Schwung dissent da quell'affermazione con un crollar del capo. - In che senso l'intendesse, io non lo so, - si difese Stumm, - e non voglio far mia quella frase, ma si sente subito che c' qualcosa di vero! Vede, io per esempio son debitore di molti insegnamenti al mio amico, che consigliere di Sua Signoria e quindi dell'Azione, - e indic cortesemente Ulrich, - ma ci che va formandosi stasera una certa avversione per gl'insegnamenti. E cos si ritorna a quello che sostenevo prima! - Ma lei ha intenzione, - osserv Tuzzi, - voglio dire, corre voce che i signori del Ministero della Guerra vogliano provocare una iniziativa patriottica: una pubblica sottoscrizione, o qualcosa di simile, per il riarmo dell'artiglieria. Naturalmente la cosa dovrebbe avere soltanto un valore dimostrativo, per poter premere sul Parlamento mediante la volont pubblica. - Cos appunto mi piacerebbe interpretare certe frasi udite stasera! - approv il consigliere Schwung. - La faccenda molto pi complicata, signor capodivisione! disse il generale. - E il dottor Arnheim? - chiese Tuzzi senza perifrasi. - Per parlar schietto: sicuro lei che anche Arnheim miri soltanto ai giacimenti petroliferi della Galizia, questione abbinata, per cos dire, con quella dell'artiglieria? - Posso soltanto parlare di me e della parte che mi riguarda, signor capodivisione, - dichiar Stumm ancora una volta, - e allora la situazione molto pi complicata! - S'intende! - ribatt Tuzzi sorridendo.

- Naturalmente abbiamo bisogno di cannoni, - disse il generale accalorandosi, - e forse sar consigliabile collaborare con Arnheim nel modo da lei accennato. Ma ripeto che io posso parlare soltanto come referendario culturale, e quindi le chiedo: a che servono i cannoni senza lo spirito? - E allora perch si son dati tanto da fare per l'acquisto di Feuermaul? chiese Tuzzi sarcastico. - il disfattismo incarnato! - Mi permetta di contraddirla, disse risolutamente il generale. - Io direi invece che lo spirito del nostro tempo. Esso si divide in due correnti. Sua Signoria ad esempio sta conversando nell'altra sala col ministro, io vengo di l - Sua Signoria dice che la parola d'ordine "azione" perch tale l'esigenza dei tempi. E infatti, la gente oggi molto meno attratta dai grandi ideali dell'umanit che non, diciamo, cent'anni or sono. Ma d'altro lato anche le dottrine umanitarie hanno un certo fascino; Sua Signoria per dice: se qualcuno non vuole esser felice, in certe circostanze bisogna costringervelo! Sua Signoria dunque per questa corrente, ma non si sottrae neppure all'altra! - Non ho capito, - obiett il professor Schwung. - Infatti non molto facile, - ammise Stumm con premura. - Proviamo allora a prender le mosse dal fatto che io noto esservi due correnti nello spirito dei tempi. Secondo l'una, l'uomo buono per sua natura, purch, diciamo cos, lo si lasci in pace... - Buono? - interruppe Schwung. - Come? Chi pu ragionare oggi in modo cos ingenuo? Non viviamo mica pi nel mondo spirituale dell'Ottocento! - Qui non sono affatto d'accordo, -protest il generale, offeso. - Pensi ai pacifisti, ai crudisti, ai nemici della violenza, ai naturisti, agli antiintellettualisti, agli obiettori di coscienza... nella fretta ne dimentico chi sa quanti... bene, tutti costoro che, per cos dire, ripongono la loro fiducia nell'uomo, formano una corrente larghissima. Ma se vuole, soggiunse con quello spirito conciliante che era cos amabile in lui, - possiamo anche incominciare dall'opposto. Partiamo dunque dal fatto che l'uomo dev'essere assoggettato, perch spontaneamente e volontariamente non fa mai quello che giusto: in questo probabile che siamo tutti della stessa opinione. La massa ha bisogno di una mano forte, ha bisogno di capi che la trattino con energia e non con sole chiacchiere, in una parola ha bisogno di sentire al di sopra di s lo spirito dell'azione; la societ umana infatti costituita soltanto da un piccolo numero di volontari, che posseggono la necessaria preparazione, e da milioni di gente senza ambizioni superiori, coercitivamente asservita: non cos, all'incirca? E poich questo convincimento, in base alle esperienze acquisite, s' fatto strada a poco a poco anche nel nostro movimento, ecco che la prima corrente (perch quella che ho descritto era gi la seconda corrente dello spirito dei tempi), la prima corrente dunque ha avuto paura che la grande idea dell'amore e della fede nell'uomo potesse andare perduta, e sono intervenute forze che hanno immesso Feuermaul nella nostra Azione, per tentare ancora, all'ultimo momento, di salvare il salvabile. Cos tutto appare molto pi facile che in principio, non vero? - E che cosa accadr? - chiese Tuzzi. - Nulla, credo, - rispose Stumm. - Abbiamo gi avuto molte correnti in seno all'Azione. - Ma fra queste due v' una contraddizione inconciliabile, - esclam il professor Schwung che, come giurista, non poteva accettare una simile mancanza di chiarezza. - A guardar bene, no, - lo contraddisse Stumm. - Anche l'altra corrente, ed naturale, si proclama umanitaria; ma sostiene che prima di amare l'uomo bisogna trasformarlo con la forza: in fondo soltanto una differenza di tecnica. Qui il direttore Fischel prese la parola: - Essendo venuto dopo, non ho seguito purtroppo tutto il ragionamento; ma se me lo permettono vorrei osservare che il rispetto per l'uomo deve stare, come principio, pi in alto del suo opposto! Questa sera ho udito da molti, e speriamo si tratti di eccezioni, esprimere giudizi incredibili sulla gente

di altre idee e specialmente sulla gente di altra razza! - con i suoi scopettoni divisi dal mento rasato e lo stringinaso di traverso, sembrava un lord inglese proclamante i grandi ideali della libert dell'uomo e del commercio; e tacque che le opinioni biasimate le aveva udite da Hans Sepp, suo futuro genero, il quale nella "seconda corrente dello spirito dei tempi" si trovava proprio nel suo elemento. - Giudizi crudi? - chiese il generale pronto a fornire spiegazioni. - Estremamente crudi, - conferm Fischel. - Forse si parlava di dar loro un indirizzo, una formazione, - sugger Stumm. - No, no! - esclam Fischel. - Erano teorie offensive, addirittura rivoluzionarie! Lei forse non conosce la nostra giovent aizzata, generale! Mi stupisce di veder qui certa gente; non si dovrebbe nemmeno lasciarla entrare. - Teorie rivoluzionarie? - ripet Stumm, indignato, col sorriso pi freddo che il suo viso tondo gli permetteva. - Mi spiace dirle, caro direttore, che io non sono affatto contrario alle idee rivoluzionarie! Purch, s'intende, la rivoluzione non si faccia davvero. Sovente sono piene di idealismo. E quanto alle persone ammesse stasera, le far osservare che l'Azione dovendo comprendere tutta la Patria, non ha diritto di respingere forze fresche e costruttive, in qualunque modo esse si esprimano! Leo Fischel rimase muto. Al professor Schwung interessava ben poco l'opinione di un dignitario che non apparteneva all'amministrazione civile. Tuzzi fantasticava: "Prima corrente... seconda corrente..." Ricordava vagamente altre due espressioni simili: "primo ristagno... secondo ristagno" ma non le parole precise n la conversazione con Ulrich in cui erano state dette. Si svegli tuttavia in lui un'incomprensibile gelosia per la moglie, gelosia connessa da invisibili, inestricabili legami con quel generale cos poco pericoloso. Quando il silenzio lo richiam in s, volle dimostrare al rappresentante dell'esercito che non si sarebbe lasciato fuorviare da discorsi altisonanti. - Riassumendo, generale, incominci, - le intenzioni del partito militare sarebbero... - Ma signor capodivisione, non esiste nessun partito militare! - lo interruppe subito Stumm. - Ci sentiamo sempre ripetere: il partito militare, mentre si sa che l'esercito per sua natura al di sopra d'ogni partito! - Be, allora diciamo l'ambiente militare, - replic Tuzzi abbastanza brusco. - Lei ha detto che non basta dare cannoni all'esercito, bisogna anche suscitare lo spirito adatto. Da quale spirito vorrebbe far caricare le sue artiglierie? - Lei va troppo lontano, signor capodivisione! - protest Stumm. Dovevo spiegare al signore il significato di questa serata, e ho detto che in fondo non c' niente da spiegare: l'unica affermazione che mantengo! Infatti se lo spirito dei tempi ha veramente le sue correnti di cui ho parlato, n l'una n l'altra sono propense alle "spiegazioni" Oggi si per le forze dell'istinto e del sangue, e cos via: certo io non condivido tali idee, per qualcosa di vero c'! A quelle parole il direttore Fischel boll di nuovo e dichiar immorale che l'esercito in certe situazioni accettasse di uniformarsi anche all'antisemitismo pur di ottenere le sue artiglierie. - Via, signor direttore! - lo rabbon Stumm. - Prima di tutto che cosa conta quel pizzico di antisemitismo, quando la gente sempre "anti", i tedeschi contro i cechi e i magiari, i cechi contro i magiari e i tedeschi, e cos via, ciascuno contro tutti. E poi proprio il corpo degli ufficiali austriaci sempre stato internazionale, basta guardare quanti nomi italiani, francesi, scozzesi e che so io... Abbiamo persino un generale di fanteria von Cohen, che comanda il corpo d'armata di Olmtz! - Tuttavia temo che lei pretenda troppo, - intervenne Tuzzi, interrompendo l'interruzione. - Le forze armate sono internazionali e agguerrite, ma vorrebbero concludere un affare con le correnti nazionaliste e con quelle pacifiste: quasi pi di quel che potrebbe ottenere un diplomatico di carriera! Fare della politica militarista col pacifismo il problema che assorbe oggi i pi astuti diplomatici europei. - Ma non siamo certo noi che facciamo della politica! - torn a difendersi Stumm, in tono di stanca protesta contro tanta incomprensione. - Sua Signoria voleva offrire alla propriet e alla cultura un'ultima occasione di unificare il proprio spirito: fu appunto il motivo di questa serata. Naturalmente se lo

spirito della borghesia non d prova di concordia, verremo a trovarci in una posizione... - In quale posizione? proprio quello che interesserebbe sapere! - esclam Tuzzi precipitosamente, attizzando la parola che stava per venire. - Una posizione difficile, - opin Stumm prudente e modesto. Mentre i quattro signori cos conversavano, Ulrich se l'era svignata discretamente e cercava Gerda, dopo aver girato al largo dal gruppo di Sua Signoria e del ministro della Guerra per non essere chiamato a farne parte. Da lontano la scorse seduta con le spalle al muro, accanto alla madre che guardava impettita il salone, e Hans Sepp le stava vicino dall'altro lato, irrequieto e sdegnoso. Dopo quell'ultimo disgraziato incontro con Ulrich era ancora dimagrita, e quanto pi egli le si avvicinava, tanto pi la sua testa, sempre pi spoglia di ogni leggiadria, ma appunto perci tanto pi pericolosamente affascinante, si stagliava con le spalle esili sullo sfondo della stanza. Alla vista di Ulrich ella avvamp di un improvviso rossore, poi si sbianc tutta ed ebbe un movimento involontario del torso, come chi ha male al cuore e per qualche ragione non pu portarvi le mani. Gli balen alla mente la scena in cui egli, bestialmente travolto dal desiderio che suscitava in lei, aveva abusato della sua volont: ora quel corpo, per lui visibile sotto il vestito, sedeva su una seggiola, riceveva dalla volont offesa l'ordine di comportarsi con dignit, e fremeva da capo a piedi. Gerda non gli serbava rancore (di questo Ulrich era certo), ma voleva ad ogni costo "farla finita" con lui. Egli rallent il passo per assaporare pi a lungo tutto ci, e quel voluttuoso indugio ben si conveniva al rapporto fra i due, che mai avevano potuto veramente accostarsi. E quando Ulrich le fu vicino e non vedeva pi altro che il tremito di quel volto aspettante, cadde su di lui qualcosa che non aveva peso, come un'ombra o una striscia di sole, ed egli s'accorse di Bonadea che gli passava accanto muta ma non senza intenzione, e lo salutava. Il mondo bello se lo si prende com': per un attimo l'elementare contrasto fra esiguit e floridezza, com'era espresso nelle due donne, gli parve grande come quello fra il prato e la roccia, ed ebbe l'impressione di emergere dall'Azione Parallela, se pur con un sorriso colpevole. Quando Gerda vide scendere lentamente su di s quel sorriso, le sue ciglia tremarono. In quel momento Diotima vide che Arnheim conduceva il giovane Feuermaul verso il gruppo di Sua Signoria e del ministro della Guerra, e da manovratrice esperta tagli tutti i collegamenti facendo irrompere nelle sale la servit con i rinfreschi.

37.
Un confronto Di conversazioni come quelle descritte ve n'erano a dozzine, e tutte avevano in comune qualcosa che difficile spiegare, ma che d'altronde non si pu tacere, a meno di presentare, come il consigliere Meseritscher nelle sue cronache mondane, un puro e semplice elenco: c'erano il tale e la tale, vestivano cos e cos, dicevano questo e quello; nel che, d'altronde, molti ravvisano la pura essenza dell'arte narrativa. Friedel Feuermaul dunque non era un volgare adulatore, no di certo, per ebbe l'ispirazione opportuna nel momento adatto, quando disse di Meseritscher: - In fondo egli l'Omero dei nostri giorni! In verit, - aggiunse poich Meseritscher abbozzava un gesto evasivo, quell'epico immutabile "e" col quale ella accosta uno all'altro avvenimenti e persone, veramente a parer mio qualcosa di grande! - Era riuscito ad agguantare il capo dell'Agenzia Parlamentare e Mondana, giacch questi non voleva andar via senza aver presentato i suoi omaggi ad Arnheim; ma tuttavia Meseritscher non gli fece l'onore di una speciale menzione. Baster ricordare, senza giungere alla distinzione pi sottile fra idioti e cretini, che un idiota di un

certo grado non giunge pi a formarsi il concetto di "genitori", mentre quello di "pap e mamma" gli familiare. La semplice modesta congiunzione "e" era appunto quella con cui Meseritscher collegava cose e persone della societ. Ricorderemo inoltre che gli idioti nella elementare oggettivit del loro pensiero possiedono qualcosa che secondo l'esperienza di tutti gli osservatori tocca misteriosamente il cuore; e che anche i poeti fanno appello specialmente al sentimento, inquantoch sogliono distinguersi per una mentalit il pi concreta possibile. Se dunque Friedel Feuermaul proclamava Meseritscher poeta, avrebbe potuto ugualmente - cio per le stesse sensazioni che gli fluttuavano oscuramente dinanzi, il che per lui equivaleva a una improvvisa illuminazione avrebbe potuto ugualmente proclamarlo idiota, e in modo significativo anche per l'umanit: giacch l'universale, di cui si tratta, una disposizione d'animo che non retta da grandiosi concetti, n purificata da astrazioni e distacchi; la sua composizione semplicissima, come s'esprime nel restringimento alla pi elementare delle congiunzioni, quel misero "e" elencativo che sostituisce nel debole di spirito pi complicati rapporti; e si pu affermare che anche il mondo, nonostante tutta l'intelligenza che contiene, si trova in questo stato affine all'imbecillit, cosa che non deve perder d'occhio chi voglia spiegare dall'insieme tutti gli avvenimenti che vi si svolgono. Ci non significa che i promotori e partecipi di questa considerazione siano i soli intelligenti. Qui non si tratta del singolo, n delle mire che persegue, e che tutti coloro che erano intervenuti al ricevimento di Diotima perseguivano con maggiore o minore avvedutezza. Se infatti, ad esempio, il generale von Stumm dopo l'interruzione s'ingolf subito in un dialogo con Sua Signoria, durante il quale lo contraddisse con cortese tenacia e rispettosa schiettezza dicendo: - Mi perdoni, conte, se dissento recisamente da lei; ma nell'orgoglio di razza non c' soltanto ambizione, c' anche qualcosa di simpaticamente nobile! - sapeva assai bene cosa intendeva con quelle parole, per non sapeva bene che cosa volessero dire, perch in tali discorsi civili c' sempre un di pi, come voler prendere un cerino dalla scatola calzando guanti spessi. E Leo Fischel, che non aveva mollato Stumm quando s'era accorto che il generale tendeva impaziente verso Sua Signoria, aggiunse: - Bisogna giudicare le persone non secondo la razza, ma secondo il merito! - E anche la replica di Sua Signoria fu coerente: - Che se ne fanno i borghesi della razza? Hanno sempre considerato albagia che i ciambellani abbiano sedici antenati nobili, e adesso che cosa fanno anche loro? Li scimmiottano ed esagerano ancora. Pi di sedici antenati semplicemente snobismo! Sua Signoria aveva i nervi, ed era logico che parlasse cos. Nessuno contesta che l'uomo sia dotato di ragione, si tratta soltanto di come se ne serve nella vita associata. Sua Signoria era irritata per l'intrusione di elementi razzisti nell'Azione, che lui stesso aveva favorito. Varie considerazioni politiche e sociali ve l'avevano costretto; lui personalmente riconosceva soltanto la comunit statale. I politici suoi amici lo avevano consigliato: - Niente di male se stai a sentire i loro discorsi sulla razza e l'integrit e il sangue; le parole volano, chi le prende sul serio? - Ma costoro parlano dell'uomo come se fosse una bestia! - aveva protestato il conte Leinsdorf il quale pur essendo gran proprietario di terre aveva della dignit umana un concetto cattolico, che gli impediva di ammettere che si potessero applicare ai figli di Dio gli ideali degli allevamenti di polli e di cavalli. I suoi amici avevano ribattuto: - Non occorre guardar tanto lontano! E poi non meglio cos, forse, che se cianciassero di dottrine umanitarie e di simili idee rivoluzionarie importate dall'estero, come hanno sempre fatto finora? - Da ci il conte era rimasto persuaso. Ma era anche irritato perch quel Feuermaul, da lui fatto invitare al ricevimento di Diotima, l'aveva deluso portando solo nuova confusione nell'Azione Parallela. La baronessa Wayden ne aveva detto mirabilia, ed egli s'era arreso alle sue insistenze. - Ella dice benissimo, aveva convenuto Sua Signoria, - che cos come si son messe le cose, corriamo il rischio di esser qualificati germanofili. Ed vero che non sarebbe male invitare anche un poeta, che predica l'amore fra tutte le creature umane. Ma, vede, non posso far questo alla Tuzzi!

La Wayden per non aveva ceduto e doveva aver trovato altre ragioni convincenti perch infine il conte Leinsdorf aveva promesso di chiedere l'invito a Diotima. - Non lo faccio volentieri, aveva detto, - ma una mano forte ha bisogno di una bella parola per farsi intendere dalla gente; in questo le do ragione. E convengo anche con lei, che negli ultimi tempi s' camminato poco, non c' pi lo slancio di una volta! Adesso per non era contento. Sua Signoria non giudicava stupidi gli altri, anche se si riteneva pi intelligente di loro, e non capiva perch quelle persone intelligenti tutte insieme facessero su di lui una cos cattiva impressione. Anzi, tutta la vita gli appariva come se accanto a uno stato di intelligenza nel singolo nonch negli affari pubblici, tra i quali egli com' noto annoverava la religione e la scienza, esistesse anche uno stato di assoluta irresponsabilit. Sorgevano di continuo idee ancora ignote, accendevano le passioni e l'anno dopo erano scomparse; la gente inseguiva ora l'una ora l'altra e cadeva da una superstizione in un'altra superstizione; ora si acclamava Sua Maest, ora si tenevano in Parlamento orribili discorsi rivoluzionari; ma da tutto questo non era mai uscito fuori un bel nulla! Se si fosse potuto rimpicciolirlo milioni di volte e ridurlo per cos dire alla misura di una testa sola, si sarebbe ottenuta l'esatta immagine dell'irresponsabilit, della smemoratezza, dell'ignoranza e dello stolto saltellio di un pazzo, come se lo figurava il conte Leinsdorf bench finora avesse avuto poche occasioni di pensarci su. Svogliato stava in mezzo agli altri signori, ricordando che proprio l'Azione Parallela avrebbe dovuto rivelare il vero, e non riusciva a esprimere un certo pensiero sulla fede, di cui sentiva soltanto il gradevole effetto lenitivo come l'ombra di un'alta muraglia, e forse era un muro di chiesa. - Strano! - disse dopo un poco a Ulrich rinunziando a quel pensiero. - Tutto ci, se guardato con un certo distacco, fa pensare agli storni che d'autunno popolano gli alberi da frutto. Ulrich aveva lasciato Gerda. La conversazione non aveva mantenuto quel che prometteva l'inizio; dalla bocca di Gerda non erano pi uscite che poche risposte brevi, faticose, sminuzzate da qualcosa che le stava nel petto come un cuneo; tanto pi, invece, aveva chiacchierato Hans Sepp, atteggiandosi a suo guardiano, e non dimostrandosi per nulla intimidito da quella societ tarata. - Conosce Bremshuber, il grande etnologo? - aveva chiesto a Ulrich. - Dove vive? - aveva domandato Ulrich. - A Schrding sulla Laa, - aveva risposto Hans. - Qual la sua professione? - Che importa? Adesso vengono su uomini nuovi. Fa il farmacista. Ulrich aveva detto a Gerda: - Ho sentito che ora siete fidanzati ufficialmente. - E Gerda aveva risposto: - Bremshuber propugna la eliminazione inesorabile di tutto ci che estraneo alla razza: certo meno crudele che la tutela e il disprezzo! - Le sue labbra tremarono di nuovo mentre pronunciava con sforzo quelle parole spezzate. Ulrich s'era accontentato di guardarla scuotendo il capo. - Queste cose non le capisco! - aveva detto, e strettale la mano se n'era andato; e ora stava accanto a Leinsdorf e si sentiva innocente come una stella nello spazio infinito. - Se invece non si considera con distacco, - continu il conte Leinsdorf svolgendo adagio il suo nuovo pensiero, - allora gira nel cervello come un cane che tenta di addentarsi la coda. Vede, soggiunse poi, - io ho dato retta agli amici, e alla baronessa Wayden; i nostri discorsi a sentirli fanno un certo effetto eppure proprio in questi elevati rapporti spirituali che vorremmo instaurare tutto appare estremamente arbitrario e confuso! Intorno al ministro della Guerra e a Feuermaul, presentatogli da Arnheim, s'era formato un gruppo, e Feuermaul perorava calorosamente, amando tutta l'umanit; mentre intorno ad Arnheim che si era scostato alquanto, un altro gruppo s'era raccolto, in cui Ulrich scorse poi anche Gerda e Hans Sepp. Si ud Feuermaul esclamare: - La vita non s'intende con lo studio ma con la volont: bisogna aver fede nella vita!

La signora Drangsal gli stava accanto e approvava: - Anche Goethe non aveva laurea! Ella vedeva una gran somiglianza tra Feuermaul e il poeta. Il ministro della Guerra tutto impettito sorrideva senza interruzione, cos come durante una rivista teneva continuamente la mano alla visiera. Il conte Leinsdorf chiese: - Mi dica, chi insomma questo Feuermaul? - Suo padre ha parecchie fabbriche in Ungheria, - rispose Ulrich. - Fra le quali una dove si lavora col fosforo, e dove nessun operaio arriva ai quarant'anni. La malattia professionale la necrosi delle ossa. - Va bene, ma il figlio? - La sorte dei lavoratori a Leinsdorf era indifferente. - Ha dovuto fare l'universit; s' laureato in legge, credo. Il padre s' fatto da s ed era irritatissimo che il figlio non avesse voglia di studiare. - Perch non aveva voglia di studiare? - s'inform il conte Leinsdorf che quel giorno era molto preciso. - Oh Dio, - fece Ulrich alzando le spalle, - probabilmente la solita storia: padri e figli. Se il padre povero, i figli amano il denaro; se il padre ricco, i figli amano l'umanit. Non ha mai sentito parlare del "problema del figlio" ai giorni nostri, conte? - S, vagamente. Ma perch Arnheim protegge Feuermaul? C'entrano i giacimenti di petrolio? chiese Leinsdorf. - Vostra Signoria lo sa?! - esclam Ulrich. - Naturalmente, io so tutto, - ribatt il conte Leinsdorf paziente. - Ma ecco quel che non capisco: s' sempre saputo che gli uomini devono amarsi l'un l'altro e che perci lo Stato deve avere una mano forte; perch a un tratto questo deve diventare un aut-aut? Ulrich rispose: - Lei ha sempre auspicato una manifestazione sorgente dalla collettivit: questo l'aspetto che deve avere! - Ah, non vero...! - protest il conte Leinsdorf animato, ma prima che potesse continuare fu interrotto da Stumm von Bordwehr che veniva in gran fretta dal gruppo di Arnheim e voleva sapere qualcosa da Ulrich. - Conte, mi perdoni il disturbo, - egli preg. Poi si rivolse a Ulrich: - Dimmi, si pu davvero sostenere che l'uomo obbedisce solo ai suoi affetti e mai alla ragione? Ulrich lo guard vacuamente. - C' l un marxista, - spieg Stumm, - il quale afferma che la sottostruttura economica d'un individuo determina interamente la sua sovrastruttura ideologica. E uno psicanalista lo contraddice: sostiene invece che la sovrastruttura ideologica il prodotto della sottostruttura istintiva. - Non tanto semplice, - sentenzi Ulrich desideroso di svignarsela. - Lo dico anch'io! Ma non serve a niente! - esclam il generale senza mollarlo. Il conte Leinsdorf riprese la parola. - Appunto, - disse a Ulrich, - anch'io volevo mettere in discussione qualcosa di simile. Per me, che la sottostruttura sia economica oppure sessuale... be, ecco quel che stavo per dire prima: mi spiega perch, in quanto a sovrastrutture, c' sempre cos poco da fidarsi? Si suol dire che il mondo pazzo; talvolta vien fatto di credere che sia proprio vero! - Questa psicologia di massa, caro conte! - intervenne il dotto generale. - Finch si tratta della massa, capisco tutto benissimo. La massa spinta soltanto da certi istinti, e precisamente da quelli che sono comuni alla maggior parte degli individui; questo logico! Cio, illogico giacch la massa illogica, delle idee logiche si serve solo come ornamento. Si lascia veramente guidare soltanto dalla suggestione. Se io potessi disporre della stampa, della radio, dell'industria cinematografica, e magari di altri due o tre mezzi di cultura, m'impegnerei - come m'ha detto una volta il mio amico Ulrich a trasformare in un paio d'anni gli uomini in cannibali. Appunto perci l'umanit ha bisogno di essere

retta col pugno di ferro. Il conte del resto lo sa meglio di me. Ma che anche l'uomo singolo, talvolta tanto al di sopra degli altri, debba essere illogico, questo non posso crederlo, sebbene Arnheim lo dia per certo. Che aiuto avrebbe potuto dare Ulrich a Stumm in quella assai fortuita controversia? Come s'impiglia talvolta in un amo invece d'un pesce un mannello d'erba cos al problema del generale s'attaccava un confuso groviglio di teorie. L'uomo obbedisce soltanto ai suoi affetti? fa, sente, e perfino pensa soltanto ci a cui l'inconscia corrente del desiderio o la pi mite brezza del piacere lo spinge - come si ritiene oggigiorno? O non obbedisce piuttosto alla ragione e alla volont - come oggigiorno parimenti si ritiene? E obbedisce specialmente a certi affetti particolari, per esempio all'impulso sessuale - come oggi molti affermano o non invece innanzitutto all'effetto psicologico di circostanze economiche - come affermano molti altri? Un quadro cos complesso lo si pu considerare da molti lati e scegliere come punto focale ora questo ora quello; ne risultano verit parziali, dalla cui reciproca compenetrazione emerge pian piano la Verit: ma emerge davvero? Non mai senza gravi conseguenze accettare per la sola valida una verit parziale. D'altra parte non si giungerebbe a questa verit parziale se non la si fosse sopravvalutata. Cos la storia della verit e quella del sentimento sono variamente intrecciate, ma quella del sentimento rimane tuttavia al buio. Anzi, secondo la convinzione di Ulrich non era una storia, ma un caos. Buffo, ad esempio, che nel medioevo le convinzioni religiose, e quindi anche passionali, riguardo all'uomo tenessero per certa la sua ragione e la sua volont, mentre oggi molti sapientoni, che tutt'al pi hanno la passione del fumo, considerano il sentimento come base di tutto ci che umano. Tali pensieri passavano per la mente di Ulrich, e naturalmente gli toglievano la voglia di rispondere ai discorsi di Stumm che d'altra parte non attendeva risposta ma voleva soltanto calmarsi un poco prima di procedere oltre. - Conte Leinsdorf! - disse Ulrich dolcemente. - Ricorda che un giorno le consigliai di istituire un segretariato generale per tutti i problemi che richiedono una ugual dose di anima e precisione? - Certo, me ne ricordo, - rispose Leinsdorf. - L'ho anche raccontato a Sua Eminenza che ne ha riso di cuore. Per ha soggiunto che lei arriva in ritardo. - Eppure proprio quello di cui lei poco fa sentiva la mancanza! - riprese Ulrich. - Lei nota che il mondo non ricorda oggi quello che voleva ieri, che le sue disposizioni d'animo cambiano senza un motivo convincente, che in perpetua agitazione, che non giunge mai a un risultato; e che se ci si figurasse raccolto in un solo cervello ci che accade nei cervelli degli uomini, ne risulterebbe innegabilmente una serie di manifestazioni deteriori che si potrebbero definire di imbecillit... - Perfettamente giusto! - esclam Stumm von Bordwehr, che si sentiva di nuovo vincolato dall'orgoglio per le cognizioni acquistate in quel pomeriggio. - proprio il quadro che... be, non mi ricordo come si chiama quella malattia mentale, ma esattamente cos! - No, - disse Ulrich sorridendo, - questo non il quadro di una precisa malattia mentale, giacch quel che distingue un sano da un infermo di mente appunto che il sano ha tutte le malattie mentali, e l'infermo soltanto una! - Molto profondo! - esclamarono Stumm e Leinsdorf come un sol uomo, quantunque con parole leggermente diverse, e aggiunsero allo stesso modo: - Per, che cosa vuol dire? - Vuol dire questo - spieg Ulrich: - Se per morale io posso intendere il regolamento di tutte le correlazioni che comprendono il sentimento, la fantasia e simili, allora entro quest'ambito il singolo si regola su tutti gli altri e cos acquista apparentemente una certa saldezza, ma tutti insieme non si innalzano al di sopra di uno stato di follia! - Via, questo troppo! - dichiar bonariamente il conte Leinsdorf, e anche il generale disse: - Ma senti, ogni uomo deve avere una morale propria, non si pu prescrivere a nessuno di preferire i cani ai gatti o viceversa! - Si pu, conte? - domand Ulrich fervidamente. - Be, una volta, - rispose diplomaticamente il conte Leinsdorf quantunque in preda alla sua pia

convinzione che in tutti i campi esiste "il vero", - una volta era meglio. Ma oggi? - E cos abbiamo in permanenza la guerra di religione, - concluse Ulrich. - La chiama guerra di religione, lei? - domand curioso il conte Leinsdorf. - In che altro modo la dovrei chiamare? - Be, mica male. una buonissima definizione della vita attuale. Del resto ho sempre saputo che lei, in fondo in fondo, non affatto un cattivo cattolico! - Pessimo! - ribatt Ulrich. - Io non credo che Dio sia venuto, bens che debba ancora venire. Ma solo se gli si render il cammino pi breve di quanto si sia fatto finora! Sua Signoria prefer esimersi con le dignitose parole: - Questo per me troppo difficile!

38.
Sviluppi di un grande evento. Ma nessuno se n' accorto Il generale invece esclam: - Purtroppo devo tornare immediatamente da Sua Eccellenza, ma tutto questo me lo dovrai spiegare, bada che non mi scappi! Torner pi tardi, se i signori permettono! Leinsdorf aveva l'aria di voler dire qualcosa, i pensieri lo travagliavano duramente, ma Ulrich e lui, rimasti soli un istante, si videro circondati da gente portata l da involontari rigurgiti e trattenuti dalla avvincente personalit di Sua Signoria. Non si parl pi, naturalmente, di quel che aveva detto Ulrich, e nessuno, tranne lui, ci pensava; quando un braccio si agganci al suo, ed ecco Agathe al suo fianco. - Hai gi trovato qualche pretesto per difendermi? - ella domand con malizia carezzevole. Ulrich non lasci andare il suo braccio e con lei si allontan dal gruppo. - Non potremmo tornarcene a casa? - chiese Agathe. - No, - disse Ulrich, - ancora non posso andar via. - Ti trattiene l'avvenire, per il quale devi serbarti puro? - lo canzon Agathe. Ulrich le strinse il braccio. - Mi sembra molto lusinghiero il fatto che il mio posto non qui bens in prigione! - ella gli sussurr all'orecchio. Cercarono un luogo dove poter rimanere soli. Ormai la serata stava sbollendo e gli invitati circolavano pi lenti. Ancora si distinguevano i due tipi di raggruppamenti: intorno al ministro della Guerra si discorreva di pace e di amore, intorno ad Arnheim si affermava che la mitezza tedesca prosperava meglio all'ombra della forza tedesca. Egli ascoltava benevolo, perch non respingeva mai un'opinione sincera e aveva una speciale predilezione per le idee nuove. Si chiedeva con inquietudine se la faccenda del petrolio avrebbe suscitato difficolt in Parlamento. Calcolava come inevitabile l'opposizione dei deputati slavi ed era ansioso di conoscere l'umore dei tedeschi. Nei circoli governativi l'affare marciava bene, a parte una certa ostilit del Ministero degli Esteri, cui il conte non dava molta importanza. Il giorno dopo sarebbe partito per Budapest. Osservatori di parte avversa ce n'erano abbastanza intorno a lui e alle altre persone importanti. Si riconoscevano dal fatto che rispondevano di s a tutto e si mostravano amabilissimi, mentre gli altri erano per lo pi di opinione diversa. Tuzzi cerc di convincere uno di costoro affermando: - Quello che si dice non significa nulla. Non ha mai il minimo significato! - L'altro gli credette. Era un parlamentare. Ma non mut il proprio convincimento, gi fatto, che tuttavia stavano succedendo l cose preoccupanti.

Sua Signoria invece, dialogando con un altro, sostenne l'alto significato della riunione con le parole: - Mio caro, perfino le rivoluzioni, dal 1848 in poi, si fanno solo a furia di chiacchiere! Sarebbe errato vedere in tali divergenze null'altro che una lecita deviazione dalla monotonia solita della vita; e tuttavia questo errore grave per le sue conseguenze si ripete quasi altrettanto sovente come la frase: " questione di sentimento!" di cui la nostra struttura intellettuale non pu fare a meno. Questa frase indispensabile divide nella vita ci che dev'essere da ci che pu essere. - Divide, - disse Ulrich ad Agathe, - l'ordine stabilito da uno spazio sgombro riservato ai giochi personali. Divide ci che razionale da ci che passa per irrazionale. Usata nella maniera corrente, equivale all'ammissione che la condizione umana nelle cose importanti una coazione, nelle secondarie un arbitrio sospetto. Si crede che la vita sarebbe una galera se non fossimo liberi di preferire il vino o l'acqua, di essere atei o bigotti, e con questo non s'intende affatto che nei "fatti sentimentali" si possa davvero agire a proprio talento; vi sono invece, senza che il confine sia chiaramente segnato, fatti sentimentali leciti e illeciti. Quello fra Ulrich e Agathe era illecito, quantunque i due, che a braccetto cercavano invano un posto tranquillo, parlassero soltanto del ricevimento sentendo una gioia tacita e rapinosa di essere di nuovo insieme dopo la separazione. Invece il dilemma, se amare i propri simili oppure distruggerne prima una parte, era evidentemente un "fatto sentimentale" di ambigua liceit, altrimenti non sarebbe stato cos calorosamente discusso in casa di Diotima e in presenza di Sua Signoria, quantunque dividesse per giunta la societ in due partiti accaniti l'uno contro l'altro. Ulrich asseriva che l'invenzione della "questione di sentimento" aveva reso alla causa del sentimento un pessimo servizio, e quando egli s'accinse a spiegare a sua sorella l'impressione singolare che quella serata produceva in lui, si mise a parlare in un modo che involontariamente integrava il discorso interrotto al mattino e probabilmente doveva giustificarlo. - Veramente, - egli disse, - non so di dove cominciare senza annoiarti. Posso dire ci che intendo per morale? - Ti prego, - rispose Agathe. - La morale la norma del comportamento nell'ambito di una societ, in primo luogo quella dei suoi impulsi interiori, quindi dei pensieri e dei sentimenti. - Questo s che un progresso raggiunto in poche ore! - esclam Agathe ridendo. - Stamattina hai detto di non sapere che cosa sia la morale! - Certo che non lo so. Eppure posso darne una dozzina di definizioni. La pi antica che Dio ci ha rivelato l'ordinamento della vita in tutti i suoi particolari... - Questa sarebbe la pi bella! - disse Agathe. - La pi probabile invece, - afferm Ulrich, - che la morale come ogni altra regola nasce dalla costrizione e dalla violenza! Un gruppo di uomini giunto al potere impone semplicemente agli altri i precetti e le massime che gli servono ad assicurare il suo dominio. Nello stesso tempo per attaccato ai precetti e alle massime che hanno reso possibile la sua ascesa. E in tal modo si propone ad esempio. E ne subisce i contraccolpi, che producono cambiamenti: tutto ci naturalmente pi complicato di quanto si possa descrivere in breve, e poich non accade senza raziocinio, ma neppure per merito del raziocinio bens della pratica, ne risulta infine un groviglio inestricabile che, in apparenza indipendente come il cielo di Dio, si stende sopra tutte le cose. Ora, tutto si riconduce a questo cerchio, ma questo cerchio non si riconduce a nulla. In altre parole: tutto morale, ma la morale stessa non morale! - Molto carino da parte sua, - disse Agathe. - Ma lo sai che oggi ho trovato un uomo buono? Ulrich si meravigli un poco di quell'interruzione, ma quando Agathe incominci a raccontargli l'incontro con Lindner, cerc di farlo rientrare nel proprio ragionamento: - Gente buona ne puoi trovare a dozzine anche qui, ma devi apprendere perch ci sono anche i cattivi, se mi lasci parlare ancora un poco. Cos discorrendo erano giunti, per sfuggire al pigia-pigia, fino all'anticamera, e Ulrich dovette

decidere dove dirigersi: pens alla camera di Diotima, e anche alla stanzetta di Rachel, ma non ci voleva andare e cos rimasero entrambi fra i vuoti indumenti appesi nel vestibolo. Ulrich non sapeva come continuare. - In fondo dovrei ricominciare da capo, - dichiar con un gesto impaziente e perplesso. E improvvisamente soggiunse: - Tu non vuoi sapere se hai agito bene o male, ma ti inquieta il fatto che agisci in un modo o nell'altro senza una ragione solida! Agathe conferm col capo. Egli le aveva preso tutt'e due le mani. La pelle di Agathe, d'un opaco splendore, col profumo di aromi a lui sconosciuti che saliva dalla veste appena scollata, perse per un attimo ogni senso terreno. L'urto del sangue puls da una mano all'altra. Il solco profondo d'una origine non terrestre li isolava entrambi in un paese chimerico. A Ulrich mancarono improvvisamente i termini per definirlo; non trovava neppure quelli gi usati tante volte. "Non dobbiamo agire nell'ispirazione del momento, ma in uno stato durevole, perpetuo" "Cos, da essere portati fin nel centro, di dove non si torna pi indietro per ritrattare" "Non dal margine e dai suoi stati mutevoli, ma dall'unica immutabile felicit" Tali frasi gli salivano alle labbra e avrebbe anche potuto pronunciarle, per soltanto in conversazione; ma per l'uso immediato a cui dovevano servire in quel momento fra lui e la sorella sent d'un tratto che era impossibile. Ne fu turbato e perplesso. Agathe per cap chiaramente. Ella avrebbe dovuto esser felice che per la prima volta il guscio intorno a lui si rompesse e il "duro fratello" mostrasse quel che aveva dentro come un uovo caduto a terra. S'accorse tuttavia con meraviglia che questa volta il suo sentimento non era del tutto disposto ad accordarsi con quello di lui. Fra il mattino e la sera c'era stato lo strano incontro con Lindner, e sebbene l'uomo avesse destato in lei soltanto stupore e curiosit, bastava quel granellino per non lasciare che si formasse la rifrazione all'infinito dell'amore eremitico. Ulrich lo sent nelle mani di lei, prima che ella rispondesse, e Agathe... non rispose. Egli indovin che quell'inatteso rifiuto dipendeva dalla vicenda di cui aveva udito or ora il racconto. Confuso, e turbato dal contraccolpo del suo sentimento non ricambiato, disse crollando la testa: - irritante che tu ti faccia tante illusioni sulla bont di costui! - Forse hai ragione, - ammise Agathe. Egli la guard. Capiva che per sua sorella quell'incontro era pi importante che tutti gli omaggi ricevuti finora mentre era sotto la sua protezione. D'altronde quell'uomo egli lo conosceva, sebbene di sfuggita; Lindner aveva un'attivit pubblica; era stato lui che nella prima seduta dell'Azione Patriottica aveva pronunciato in un silenzio penoso quel breve discorso dedicato al "momento storico" o qualcosa di simile, goffo, schietto e insignificante... Senza volerlo Ulrich si guard intorno, ma non ricordava di aver notato Lindner fra i presenti, e sapeva anche che questa volta non era pi stato invitato. Doveva averlo incontrato altrove, forse nei circoli scientifici, e aver letto qualcosa di suo, giacch, spremendosi la memoria, da ultramicroscopiche tracce di ricordo still come una goccia viscosa e nauseante il giudizio: - Un insipido ciuco! Chi voglia restare a un certo livello di vita spirituale, un uomo simile non lo pu prendere pi sul serio del professore Hagauer! Lo disse ad Agathe. Agathe tacque. E gli strinse persino la mano. " una cosa assurda ma non si potr pi fermare!" fu la percezione di Ulrich. In quel momento arriv gente nel vestibolo, e i due furono separati. - Vuoi che ti riaccompagni nelle sale? - domand Ulrich. Agathe disse di no e cerc una via di scampo. Di colpo Ulrich ricord che per sfuggire agli altri non rimaneva che rifugiarsi in cucina. In cucina si stavano riempiendo batterie di bicchieri e caricando vassoi di tartine. La cuoca sfaccendava con gran zelo, Rachel e Soliman aspettavano i rifornimenti, ma invece di bisbigliare

insieme come nelle altre occasioni stavano ciascuno immobile al suo posto. La piccola Rachel fece la riverenza quando entrarono fratello e sorella, Soliman invece sgran soltanto gli occhi, e Ulrich chiese: - Di l fa troppo caldo, potete offrirci un rinfresco qui? Si sedette con Agathe sulla panca davanti alla finestra e pose l davanti pro forma piattini e bicchieri, per aver l'aria, se qualcuno lo scovava, di due intimi di casa che si permettessero un piccolo scherzo. Disse poi, con un breve sospiro: - Dunque solo questione di sentimento giudicare buono o insopportabile questo professor Lindner! Agathe era occupata a svolgere la carta di un cioccolatino. - Vale a dire, - seguit Ulrich, - che il sentimento non n vero n falso. Il sentimento una questione personale! Rimane in balia della suggestione, dell'immaginazione, della persuasione. Tu ed io non siamo diversi da quegli altri di l! Sai che cosa vogliono quelli? - No. Ma non indifferente? - Forse no. Perch formano due partiti, di cui l'uno ha altrettanto torto o ragione che l'altro. Agathe disse che le pareva meglio credere nella bont umana piuttosto che nei cannoni e nella politica; anche se il modo di credere era ridicolo. - Come quest'uomo di cui hai fatto la conoscenza? - chiese Ulrich. - Ah, come si fa a spiegarlo? Ma certo buono! - rispose la sorella, e rise. - Su quel che ti pare buono tu puoi fare s poco affidamento quanto Leinsdorf su quel che par buono a lui! ribatt Ulrich accigliato. I due visi erano tesi e turbati pur nel riso: intralciato da pi profonde controcorrenti il lieve fluire della cortese gaiezza. Rachel lo sentiva sotto la sua cuffietta fino alla radice dei capelli; ma lei stessa era cos gi che le sue sensazioni erano attutite, come un ricordo di tempi migliori. Le sue belle guance tonde erano lievemente infossate, il fuoco nero dei suoi occhi velato dallo scoramento: se Ulrich avesse avuto voglia di paragonare la sua bellezza con quella di Agathe si sarebbe accorto che il bruno splendore di Rachel s'era rotto come un pezzo di carbone schiacciato da un carro pesante. Ma lui non la guardava. Ella era incinta, e nessuno lo sapeva tranne Soliman che senza intendere la realt della sciagura vi rispondeva con progetti romantici e balordi. - Da secoli, - riprese Ulrich, - il mondo conosce la verit del pensiero, e quindi fino a un certo punto la libert del pensiero. Nel tempo stesso il sentimento non conosceva n la severa scuola della verit n quella della libert d'azione. Ogni morale infatti nel periodo in cui vigeva ha regolato il sentimento, e rigidamente, solo in quanto certi princip e sentimenti-base le erano necessari per agire ad arbitrio; il resto lo ha lasciato al talento, alle passioni personali, agli incerti conati dell'arte e dell'interpretazione accademica. La morale dunque ha adattato i sentimenti ai bisogni della morale e cos ha trascurato di svilupparli bench essa stessa dipenda da loro. Essa infatti l'ordine e l'umanit del sentimento. Qui s'interruppe. Sentiva su di s lo sguardo affascinato di Rachel, anche se la camerierina non poteva pi avere tutto l'entusiasmo di una volta per le faccende dei "grandi" - Forse comico che io parli di morale anche qui in cucina, - disse confuso. Agathe lo guardava attenta e pensosa. Egli si pieg su di lei, avvicinandosi ancora, e soggiunse piano con un sorriso scherzoso e guizzante: - Ma semplicemente un altro modo di esprimere uno stato di passione che si arma contro tutto il mondo! S'era ripetuto senza che Ulrich lo volesse il contrasto del mattino, in cui egli appariva nella poco gradevole figura dell'ammonitore. Ma non poteva far diverso. La morale non era per lui n costrizione n saggezza, bens l'infinito complesso delle possibilit di vivere. Egli credeva a un potere d'accrescimento della morale, a gradini della sua esperienza, e non soltanto, come si usa comunemente, a gradini della sua conoscenza, come se essa fosse qualcosa di stabile per cui l'uomo, soltanto, non abbastanza puro. Egli credeva nella morale senza credere in una morale definita. Di solito s'intende per

essa una specie di regolamento di polizia che serve a mantenere in ordine la vita; e poich la vita non obbedisce neppure a tali regole, esse appaiono quasi impossibili a seguirsi, e, pur in questo modo meschino, acquistano l'apparenza d'un ideale. Ma non lecito mettere la morale su questo piano. La morale fantasia. Ecco ci che Ulrich voleva dimostrare ad Agathe. E in secondo luogo: la fantasia non arbitrio. Se abbandonata all'arbitrio, la fantasia si vendica. In bocca a Ulrich, le parole palpitavano. Era stato l l per parlare di una distinzione troppo poco considerata: le diverse epoche sviluppano a modo loro l'intelligenza, ma la fantasia morale l'hanno fissata e stabilita a modo loro. Stava per parlarne perch la conseguenza questa: una linea ascendente dell'intelligenza e delle sue creazioni, che sale pi o meno diritta, nonostante i dubbi, attraverso i mutamenti della storia; e in contrapposto un monte di macerie dei sentimenti, delle idee, delle possibilit di vita, disposti a strati cos come si formarono, eterne cose di poco conto, e l abbandonati. E un'altra conseguenza: che alla fine vi sono infinite possibilit di avere delle opinioni, ma nessuna di armonizzarle. E un'altra ancora: che queste opinioni cozzano l'una contro l'altra perch non possono accordarsi. E finalmente che l'affettivit delle creature umane ondeggia di qua e di l come l'acqua in una botte che non ha un posto stabile. Per tutta la sera Ulrich era stato perseguitato da un'idea; era una sua vecchia idea, ma quella sera aveva avuto continue conferme, ed egli s'era proposto di dimostrare ad Agathe dove stava lo sbaglio e come si poteva correggere, se tutti l'avessero voluto; e in fondo non era che la dolorosa intenzione di comprovare che non si poteva nemmeno aver fiducia nelle scoperte della propria fantasia. E Agathe disse con un piccolo sospiro, come una donna insidiata che tenta ancora una difesa prima di arrendersi: - Dunque bisogna fare ogni cosa "per principio"? - E lo guard rendendogli il sorriso. Ulrich rispose: - S, ma per un solo determinato principio! - E non era affatto quello che aveva inteso dire. Veniva di nuovo dal paese dei fratelli siamesi e del Regno Millenario, dove la vita cresce come un fiore, in un silenzio incantato, e anche se non era campato in aria era per ai confini del pensiero che sono solitari e fallaci. Gli occhi di Agathe erano come diaspro spezzato. Se in quel momento egli avesse detto una parola di pi o avesse posato la mano su di lei, sarebbe accaduto qualcosa che ella poco dopo non avrebbe pi potuto spiegare perch pass subito. Giacch Ulrich non aggiunse altro. Prese un frutto e un coltello, e si mise a sbucciare. Era felice che la lontananza di poco fa fra lui e la sorella si fosse fusa in una vicinanza estrema, ma fu anche contento che qualcuno venisse a interromperli. Era il generale affacciato all'uscio della cucina con l'aria astuta d'un comandante di pattuglia che sorprende il nemico a bivacco. - Chiedo scusa se disturbo! - esclam entrando. - Ma non sar un delitto grave trattandosi di un tte tte col fratello, vero, signora? - E poi si rivolse a Ulrich: - Ti cercano per mare e per terra! E Ulrich allora disse al generale quello che aveva voluto dire ad Agathe. Ma prima chiese: - Chi che mi cerca? - Ma se dovevo condurti dal ministro! - lo rimprover Stumm. Ulrich fece un gesto evasivo. - Be, ormai tr