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Dispense integrative del corso di

Archivistica informatica

Anno accademico 2007/2008

Introduzione al concetto di interoperabilit


La necessit di ottenere velocemente informazioni prodotte da soggetti diversi, come le biblioteche, gli archivi, i musei, ha posto il problema dell'accesso ai documenti digitali oltre le collezioni fisiche di ogni singola istituzione. Paradossalmente, alcune delle barriere che rendono difficoltoso laccesso ai documenti sono la conseguenza del lavoro per renderli accessibili. In presenza di oggetti eterogenei e con caratteristiche differenti, infatti, gli esperti hanno impostato i sistemi informativi su modelli descrittivi definiti in modo specifico, senza valutare le opportunit offerte da uno strumento fondato su un modello omogeneo. Per questo motivo lutente, prima di effettuare una ricerca, deve comprendere il modo in cui la raccolta dei documenti stata organizzata e conoscere i dispositivi messi a disposizione per la consultazione; solo dopo questa operazione preliminare egli in grado di usufruire dello strumento di comunicazione predisposto per rispondere ai suoi bisogni informativi. Gli OPAC della prima generazione si caratterizzavano per la loro forte personalizzazione: lutente era costretto, ogni volta che interrogava un OPAC per la prima volta, a dedicare una parte della sessione alla comprensione dei comandi e alla individuazione della strategia di ricerca pi efficace in relazione alle caratteristiche del sistema informativo da consultare. La consultazione dei cataloghi della generazione successiva stata resa pi intuitiva con la rappresentazione dei comandi per mezzo di icone grafiche; con la diffusione degli OPAC in rete, la presentazione dei dati e i dispositivi di ricerca dei diversi cataloghi si sono poi uniformati al punto da risultare molto simili. Tuttavia, il passo pi importante verso lintegrazione fra risorse diverse stato quello di definire il protocollo che rendesse possibile linteroperabilit fra le diverse basi di dati catalografiche; il protocollo definito per questa finalit l ANSI/NISO Z39.50. Grazie ad esso possibile interrogare, con una procedura unica ed in modo virtualmente simultaneo, un insieme di risorse preventivamente individuato. E sulla base dellapplicazione di questo protocollo che garantita, come si detto in precedenza, la comunicazione e lintegrazione dei cataloghi dei sistemi bibliotecari e documentari toscani. Per interoperabilit si intende la capacit di un sistema o di un prodotto di operare in combinazione con altri sistemi o prodotti senza richiedere un impegno particolare da parte dellutente1. un termine vasto, che comprende molti dei problemi che interferiscono con la possibilit di una efficace consultazione delle diverse risorse distribuite: per essere interoperabili i sistemi, le procedure e la cultura di una organizzazione devono essere gestiti in modo da massimizzare le occasioni di scambio e di riutilizzo dellinformazione, sia allinterno sia allesterno del settore di appartenenza. Il conseguimento dellinteroperabilit presuppone dunque cambiamenti radicali di carattere procedurale ed organizzativo ed ha implicazioni che vanno ben al di l della semplice compatibilit fra componenti hardware e software. LUK Interoperability Focus, ne individua cinque categorie:2 Interoperabilit tecnica che presuppone lo sviluppo e lapplicazione di standard per la comunicazione, il trasferimento, limmagazzinamento e la rappresentazione dei dati. Rientrano in questa categoria i protocolli, i formati e i linguaggi di marcatura; Interoperabilit semantica che presenta diversi problemi legati alla tipologia delle singole risorse che, descritte in modo semanticamente coerente con lambito
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Definizione del JISC (Joint Information System Committee), <http://www.jisc.ac.uk/> (controllato il 16/09/2002); la traduzione mia. UK Interoperability Focus, <http://www.ukoln.ac.uk/interop-focus/about/> (contr. il 16/10/2002).

disciplinare di appartenenza, potrebbero presentare termini non corrispondenti nellindicare funzioni, ruoli e concetti equivalenti nei diversi sistemi di ricerca. Il caso pi semplice costituito dellequivalenza fra termini diversi che esprimono un analogo concetto in documenti di differente natura, come autore, creatore, compositore e cos via. Pi complesso il caso rappresentato da termini identici che, utilizzati in ambiti disciplinari diversi, indicano concetti o funzioni che non possono essere considerati equivalenti; in questo caso occorre ricorrere ad un efficace sistema di disambiguazione. Infine, c la possibilit che vengano utilizzati come chiavi di ricerca equivalenti funzioni o concetti espressi da termini che, nei diversi ambiti disciplinari, hanno campi di applicazione differenti. Un esempio pu essere rappresentato dal soggetto che nel caso dei beni museali (per i quali esiste anche un campo titolo) svolge una funzione equivalente a quella svolta dal titolo nei documenti bibliografici, per i quali, a loro volta, il campo soggetto svolge una funzione totalmente diversa. Interoperabilit politica/umana, che presuppone la scelta delle istituzioni di rendere disponibili le proprie risorse informative; Interoperabilit multidisciplinare, che presuppone lavvio di iniziative congiunte da parte dei diversi produttori di informazione per lindividuazione di problemi e obiettivi comuni; Interoperabilit internazionale, che presuppone lo scambio internazionale dei dati, tenendo conto in primo luogo delle barriere linguistiche e delle diversit culturali.

La comunit scientifica sta confrontando i modelli funzionali elaborati nel corso degli ultimi anni, per comprendere quali sono le intersezioni fra le discipline, i soggetti che producono, ricercano, trasferiscono e rielaborano le informazioni e il profilo degli utenti a cui tali informazioni sono rivolte. La mappatura fra i metadati di pi ampia diffusione nelle diverse applicazioni sta consentendo di affrontare (almeno in parte) la delicata questione delle equivalenze semantiche e di produrre un apparato di definizioni e di esempi. Lanalisi e il confronto degli esempi esaminati ha evidenziato la diversa granularit con la quale vengono trattati i documenti nelle risorse informative, ovvero la coesistenza di pi livelli di descrizione (singoli oggetti, serie, intere raccolte). un problema non trascurabile che nel caso di sistemi eterogenei diventa critico. La standardizzazione dei termini utilizzati come punti di accesso (nomi, titoli e descrittori) un altro elemento di importanza assai rilevante.

Internet ed il WWW
Le origini di Internet sono da collocare sul terreno della ricerca militare. Nel 1966 venne avviato un progetto per consentire la comunicazione tra i calcolatori ed i vari laboratori dellARPA (Advanced Research Project Agency), una agenzia del Dipartimento della Difesa che aveva lo scopo di finanziare la ricerca di base nel campo delle tecnologie innovative. Sono gli anni della guerra fredda, e la competizione con lUnione sovietica (va ricordato lo shock conseguente al lancio dello Sputnik) era particolarmente sentita. dunque vero che il progetto ARPA nasceva nellambito della ricerca militare, mentre non accertato se la costruzione della rete sia stata effettuata per garantire le comunicazione nel caso di una guerra nucleare. Certo che vennero riprese idee di Paul Baran, ricercatore della Rand Corporation, unazienda californiana specializzata in tecnologie militari. Tra i progetti a cui lavor Baran, ve ne fu appunto uno dedicato allo studio di un sistema di telecomunicazioni in grado di resistere ad un attacco nucleare. Baran ritenne che la migliore soluzione fosse una rete distribuita, nella quale ciascun nodo fosse collegato ad almeno altri quattro nodi. Lassenza di un nodo centrale avrebbe dunque eliminato la presenza di un elemento strategico. Oltre allidea di una rete decentrata e ridondante, Baran ebbe unaltra intuizione geniale. Piuttosto che inviare un messaggio da un nodo allaltro come un unico blocco di bit, ritenne che era meglio dividerlo in molte parti, farlo viaggiare attraverso vari percorsi e ricomporlo alla destinazione. La fase esecutiva del progetto Arpanet venne avviata nel 19693, quando vennero attivati i primi due nodi della rete, che collegavano i calcolatori dello Stanford Research Institute e della University of California (UCLA).

Nel 1972 Arpanet contava gi 37 nodi. Contemporaneamente alle infrastrutture hardware si era sviluppata la ricerca sui protocolli di comunicazione della rete. Sulla base di un
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Una accurata ricostruzione delle varie fasi dello sviluppo di Arpanet disponibile allindirizzo http:// dei.isep.ipp.pt/ ocs/arpa.html.

primo rudimentale prototipo vennero sviluppati il File Transfer Protocol (FTP), il protocollo Telnet ed i primi sistemi di posta elettronica. Il protocollo TCP/IP Il TCP quella parte del protocollo che provvede a suddividere e poi riassemblare i pacchetti di informazioni, mentre alla parte IP spetta la responsabilit di far arrivare i pacchetti alla giusta destinazione. Si usa il TCP/IP perch Internet una rete a commutazione di pacchetto. In questo modello di rete le informazioni, quando vengono inviate, sono suddivise in piccoli pacchetti, inviati contemporaneamente su molti percorsi diversi, e poi riassemblati allestremit ricevente. I pacchetti, dunque, vengono inviati indipendentemente dagli altri, attraverso una serie di commutatori detti router. I router esaminano gli indirizzi IP, ne leggono gli indirizzi, e determinano il percorso pi efficiente per arrivare alla destinazione finale. I dati inviati devono essere suddivisi in pacchetti di meno di 1500 caratteri luno. A ogni pacchetto assegnata una intestazione, o header, che contiene varie informazioni, come lordine secondo cui assemblare i vari pacchetti tra loro. Quando TCP crea un pacchetto, aggiunge anche un valore di controllo, per poter verificare se si sono verificati errori durante la trasmissione. La prima grande svolta nella storia della rete Arpanet avvenne nel 1973, quando venne sviluppato un nuovo protocollo per la comunicazione tra i calcolatori: il Transmission Control Protocol / Internet Protocol (TCP/IP). Negli anni successivi venne promossa la costruzione di reti tra universit, e la loro concessione alla Arpanet. Nacquero cos reti come Csnet, BitNet, Usenet. Nel 1983 Arpanet venne divisa in due aree, una militare (Milnet), ed una dedicata alla ricerca; nel 1985 la NSF (National Science Foundation) diede avvio alla strutturazione di una nuova rete veloce, e di darne accesso gratuito alle universit che si fossero dotate di reti locali: nacque in questo modo NSFNET. Fu Nsfnet a costituire la infrastruttura di connessione di quellinsieme di reti che era divenuta Arpanet; Arpanet che venne definitivamente chiusa nel 1989. Ma oramai, verso la fine degli anni Ottanta, anche la prima Internet, legata solo allambiente accademico, stava lasciando il campo alla nuova Internet, globale e trasversale. Laltra grande rivoluzione di Internet avvenne, nel 1989, nei laboratori del CERN di Ginevra. Tim Berners Lee, per facilitare la comunicazione della comunit scientifica dei fisici, svilupp un sistema per rendere disponibili, sui nodi della rete, documenti testuali interconnessi: il World Wide Web. Nel 1993 altri due giovani ricercatori dellUniversit dellIllinois svilupparono la prima interfaccia grafica per laccesso a documenti presenti sul Web, il famoso Mosaic. In questo modo, grazie al Web e Mosaic, Internet inizi la sua diffusione in ambienti non specialistici.

Alcuni principi di funzionamento del web Il funzionamento di World Wide Web simile a quello delle altre applicazioni Internet. Il sistema si basa sulla interazione tra due moduli software, il client ed il server. Il protocollo di comunicazione che i due moduli utilizzano per interagire l HTTP (Hyper Text Transfer Protocol). I documenti, per essere visualizzati sul web, devono essere realizzati con un particolare linguaggio di marcatura (markup language); l HTML (Hyper Text Markup Language). Il linguaggio detto di marcatura perch caratterizzato da insiemi di istruzioni, dette tag (marcatori) che servono a descrivere la struttura, la composizione, limpaginazione del documento. Un documento HTML dunque un file in formato testo che contiene, insieme al contenuto testuale vero e proprio, i marcatori che ne descrivono la struttura. Un altro aspetto fondamentale del web la tecnica di indirizzamento dei documenti. La soluzione che stata adottata la URL (Uniform Resource Locator). La URL di ogni documento corrisponde al suo indirizzo in rete. La multimedialit Definizioni Multimedialit Utilizzazione contemporanea di pi mezzi di comunicazione (spec. Scritture, filmati, audio) per scopi didattici, artistici o pubblicitari DISC. Dizionario italiano Sabatini Coletti, Firenze, Giunti, 1999, s.v. Multimediale Di forma di comunicazione (didattica, pubblicitaria ecc.), di strumento che utilizza, integrandoli, pi media contemporaneamente; si contrappone a monomediale DISC. Dizionario italiano Sabatini Coletti, Firenze, Giunti, 1999, s.v. Monomediale Che utilizza un unico mezzo di comunicazione di massa (si contrappone a multimediale)

DISC. Dizionario italiano Sabatini Coletti, Firenze, Giunti, 1999, s.v. Multimedialit La multimedialit in un calcolatore designa la sua capacit di utilizzare per linterazione uomo-macchina diverse tecniche basate su immagini fisse o in movimento, musiche e suoni stereofonici, parlato, comandi manuali da tastiera o mouse ecc. Lo scopo principale quello di non costringere tutte le interazioni a basarsi necessariamente su testi (sequenze di caratteri), ma di sfruttare le comunicazioni pi adatte per le varie informazioni () Tecnicamente, una multimedialit completa richiederebbe il collegamento al personal computer di microfoni, altoparlanti, lettori di CD, registratori a cassetta, videoregistratori, telecamere, scanner, e cos via A. Antola L. Mezzalira R. Negrini N. Scarabattolo, Nuovo dizionario di informatica, Milano, Mondatori, 2002 Introduzione ai concetti di ipertesto e di ipermedia Il concetto di ipertesto viene generalmente fatti risalire ad un articolo pubblicato da Vannevar Bush, nel 1945, su Atlantic Monthly.4 Lautore auspicava la creazione di macchine collegate ad apparecchi meccanici per il reperimento di informazioni, utili per fronteggiare quella che gi allora si stava qualificando come una autentica esplosione informativa. Secondo Bush il problema principale che si pone quello della selezione delle informazioni, e la ragione principale per cui chi ha bisogno di informazioni non riesce a reperirle consiste essenzialmente nella inadeguatezza degli strumenti utilizzati per la memorizzazione dei dati: La nostra incapacit nel fruire dei nostri stessi archivi in gran parte causata dalla artificiosit dei sistemi di indicizzazione utilizzati. Quando dei dati, di qualunque tipo, vengono immagazzinati, essi sono archiviati alfabeticamente o numericamente, e le informazioni vengono reperite (quando vengono reperite) ricercandole di sottoclasse in sottoclasse. Queste informazioni si trovano in un unico punto dellarchivio, a meno che non ci siano dei duplicati; si devono possedere delle regole per decidere quale cammino ci porter alla informazione che cerchiamo, ma queste regole sono difficili da utilizzare e gestire. Una volta trovata una prima informazione utile, inoltre, bisogna emergere dal sistema e rientrarvi per un cammino differente.5 Per liberarci dai sistemi di classificazione inadeguati e permettere quella che Bush stesso definiva la nostra propensione alla selezione per associazione, lo studioso statunitense propose un apparecchio, detto memex (da Memory extension) che avrebbe dovuto rendere disponibile un sistema automatico di gestione delle informazioni pi vicino alle caratteristiche delle strutture cognitive umane: Un memex un apparecchio nel quale un individuo registra i propri libri, il proprio archivio e le proprie comunicazioni personali, e che meccanizzato in modo da poter essere consultato con eccezionali velocit e versatilit. unestensione privata della memoria. 6
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Vannevar Bush, Come possiamo pensare, in Theodor Holm Nelson, Literary Machines 90.1, Padova, Muzio, 1992. V. Bush, Come possiamo pensare, cit. V. Bush, Come possiamo pensare, cit.

Da segnalare che Bush scriveva molti anni prima che fossero disponibili i calcolatori; per questo concep il suo apparecchio come una sorta di scrivania, dotata di schermi trasparenti, con leve e motori per la ricerca rapida effettuata su microfilm. Il memex, inoltre, avrebbe dovuto permettere al lettore di aggiungere note e commenti ai testi utilizzati, caratterizzando dunque la lettura come processo dinamicamente attivo. La caratteristica fondamentale del memex, comunque, consiste non tanto nelle sue capacit di recupero delle informazioni e di annotazione, quanto in quella che Bush defin indicizzazione associativa, vale a dire ci che gli attuali sistemi ipertestuali definiscono link: Quando lutente costruisce un collegamento, gli assegna un nome, inserisce il nome nellelenco dei codici, e lo compone sulla tastiera. Di fronte allutente stanno i due elementi da collegare, proiettati su visori adiacenti. In fondo a ciascun elemento sono alcuni spazi bianchi per il codice, e un puntatore indica uno di questi spazi su ciascun elemento. Lutente pigia un tasto, e i due elementi sono collegati per sempre. In ciascuno spazio compare il codice assegnato dallutente al collegamento. Fuori dal campo visivo, ma pur sempre nello spazio per i codici, vengono inserite delle marcature per il riconoscimento tramite una fotocellula; su ciascun elemento questi punti indicano, tramite la loro posizione, il numero dindice dellaltro elemento. Dopo di ci, ogniqualvolta uno di questi elementi viene proiettato, laltro pu essere istantaneamente richiamato pigiando un bottone che si trova sotto lo spazio per il codice corrispondente. 7 A ci si aggiunge unaltra grande intuizione, e cio che i percorsi definiti attraverso questi collegamenti siano essi stessi una nuova forma di testualit e di scrittura. Come spiega Bush quando numerosi elementi sono stati congiunti in questo modo a formare una pista () esattamente come se gli elementi fisici fossero stati raccolti separatamente e quindi rilegati assieme a formare un nuovo libro. Inoltre ogni blocco di testo, ogni immagine, ogni informazione possono fare parte di molti libri, in quanto ogni singolo elemento pu essere inserito allinterno di numerose piste. E cos Bush descrive il memex dal punto di vista dellutente: (utente che) sta indagando sul perch, nelle battaglie delle Crociate, larco corto turco fosse superiore allarco lungo inglese. Egli ha a disposizione dozzine di libri e articoli pertinenti sul suo memex. Dapprima fa scorrere unenciclopedia, trova un articolo interessante ma sommario, lo lascia proiettato. Poi, in un resoconto storico, trova un altro elemento pertinente e lo congiunge al precedente. Procede in questo modo, costruendo una pista di molti elementi. Di quando in quando inserisce un proprio commento, sia congiungendolo alla pista principale sia congiungendolo come pista laterale a un elemento particolare. Quando diventa evidente che le propriet elastiche dei materiali disponibili erano fondamentali per il rendimento dellarco, egli devia su una pista laterale che lo porta attraverso libri di testo sullelasticit e tabelle di costanti fisiche. Inserisce una pagina di analisi scritta di suo pugno. In questo modo costruisce una pista della sua ricerca attraverso il
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V. Bush, Come possiamo pensare, cit.

labirinto del materiale che ha a disposizione.8 Bush, in relazione a queste brillanti intuizioni, us per la prima volta termini destinati a descrivere elementi chiave dei successivi sistemi ipertestuali: link (collegamento), web (tela), trail (percorso). Definizioni di ipertesto In S/Z Roland Barthes cos descrive un testo ideale, che coincide perfettamente con ci che in seguito stato chiamato ipertesto: un testo composto da blocchi di parole o immagini, collegati tra loro elettronicamente secondo percorsi multipli, catene o percorsi (trails, paths) in una testualit aperta, descritta con i termini collegamento (link), nodo (node), rete (network), tela (web): In questo testo ideale le reti sono multiple e giocano tra loro senza che nessuna possa ricoprire le altre; questo testo una galassia di significanti, non una struttura di significati; non ha inizio: reversibile; vi si accede da pi entrate di cui nessuna pu essere decretata con certezza la principale; i codici che mobilita si profilano a perdita docchio, sono indecidibili; di questo testo assolutamente plurale i sistemi di senso possono s impadronirsi, ma il loro numero non mai chiuso, misurandosi sullinfinit del linguaggio.9 Il termine ipertesto stato coniato negli anni Sessanta da Theodor H. Nelson, ed utilizzato nellopera Literary Machines 90.1: Con ipertesto afferma Nelson intendo scrittura non sequenziale, testo che si dirama e consente al lettore di scegliere; qualcosa che si fruisce al meglio davanti a uno schermo interattivo. Cos come comunemente inteso, un ipertesto una serie di brani di testo tra cui sono definiti legami che consentono al lettore differenti cammini.10

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V. Bush, Come possiamo pensare, cit. Roland Barthes, S/Z, Torino, Einaudi, 1970, p. 11. Theodor H. Nelson, Literary Machines 90.1, cit., p. 2.

I motori di ricerca
Gli strumenti utilizzati per recuperare linformazione presente in Internet sono i motori di ricerca, le cui caratteristiche principali sono ben descritte nel sito web http://www.motoridiricerca.it. In ogni motore di ricerca si distinguono tre componenti: un agente software di ricerca (robot o spider), che percorre la rete e memorizza indirizzi di milioni di siti Internet. Questi agenti sono programmi che automaticamente perlustrano il web, richiedono laccesso ai documenti che vengono localizzati in un sito, esaminano i link rivolti a quel documento, ed indicizzano ci che trovano. Dallazione di questi agenti dipende in buona misura il recupero da parte del motore di ricerca dei documenti localizzati nel web. Per disporre di maggiori garanzie circa il recupero da parte dei motori necessario tenere presenti alcuni accorgimenti, che riguardano in particolare linserimento di titolo, parole chiave ed altri elementi in particolari posizioni (i tag <META> nella <HEAD>) della pagina HTML. Molto importante anche il metatag Description, perch ad esso il motore di ricerca associa il link al sito. un data-base dove sono memorizzate le informazioni rintracciate dagli spider; un motore di ricerca che accetta interrogazioni effettuate dall'utente.

Un recente articolo di Scott Nicholson, pubblicato sul Journal of Internet Cataloging11 propone una normalizzazione dei termini e delle locuzioni correntemente utilizzate per riferirsi ai motori di ricerca. Con la locuzione web robot ci si riferisce agli agenti software che perlustrano la rete ed indicizzano le pagine web. I data-base di pagine web (web pages data-base) sono i data-base che vengono interrogati in seguito alle interrogazioni eseguite dagli utenti. I data-base di pagine web possono essere indicizzati automaticamente, in seguito alla sola azione dei web robot, (web pages data-base automatically indexed) oppure indicizzati da operatori umani (web pages data-base manually indexed). I data-base di pagine web indicizzati automaticamente contengono informazioni che possono essere il risultato di operazioni diverse, che il web robot programmato ad eseguire:

indicizzazione a testo pieno (full text); indicizzazione a testo pieno con lesclusione delle stop words (le parole non significative: articoli, congiunzioni etc.); indicizzazione per estrazione.

I data-base dunque sono costruiti con termini estratti automaticamente in base a criteri diversi: le parole possono essere estratte dal documento perch sono localizzate in determinate posizioni (TAG) delle pagine HTML, o perch sono le pi frequenti, o perch sono localizzate tra le prime n parole della pagina web, o per altri motivi ancora. I risultati delle ricerche eseguite vengono definiti web pages surrogates (sostituti di pagine web). I sostituti sono generalmente sono costituiti da una citazione e da un abstract. La citazione in genere contiene il titolo della pagina, la URL, la data dellultima
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Scott Nicholson, A proposal for categorization and nomenclature for web search tools, Journal of Internet Cataloging, 2 (2000) 3/4, pp. 9-28.

volta che il sito web stato visitato. Gli abstract sono realizzati in vari modi, che dipendono dal funzionamento del motore di ricerca. Le basi logiche dei linguaggi di interrogazione dei motori di ricerca sono sostanzialmente quelle dei cataloghi in linea: ricerca per frase; ricerca booleana (operatori AND, OR, NOT); ricerca per troncamento (es.: bibliotec$); ricerca per campo (delimita la ricerca ad un singolo campo: titolo, URL, testo etc.).

I singoli motori di ricerca funzionano in maniera molto diversa. Altavista, ad esempio, propone come operatore booleano standard lOR, mentre Northern Light propone l AND. E evidente, dunque, che le strategie di ricerca daranno esiti radicalmente diversi. Anche il numero di pagine web indicizzate varia fortemente, cos come il contenuto, i campi di ricerca resi disponibili, la disponibilit di funzioni speciali di ricerca, ed altre variabili ancora. Latteggiamento migliore, dunque, quello di esaminare con attenzione le caratteristiche di funzionamento di ciascun motore di ricerca, ed essere consapevoli delle funzionalit realmente rese disponibili. In tal senso pu essere utile confrontare i dati della Tabella comparativa ospitata nel sito web Motoridiricerca.it, reperibile alla URL: http://www.motoridiricerca.it/ tabella.htm#tabella. Allinterno dello stesso sito le caratteristiche di fondo dei pi importanti motori sono schematicamente descritte alla URL http://www.motoridiricerca.it/importan.htm. Motori di ricerca basati su data-base indicizzati automaticamente Questi strumenti raccolgono automaticamente in grandi archivi centinaia di milioni di pagine web e permettono di individuare al loro interno tutte le occorrenze dei termini immessi dallutente in unapposita maschera. I risultati ottenuti, da un punto di vista documentario, non sono in genere di significativa qualit. Il problema principale per lefficacia del recupero consiste nella difficolt di far individuare automaticamente a un programma, senza l'intervento di catalogatori umani, il reale contenuto concettuale delle pagine web. I principali motori di ricerca di questa categoria: Google AltaVista Northern Light http://www.google.com http://www.altavista.com http://www.northernlight.com

Motori di ricerca basati su data-base indicizzati manualmente Questi indici non sono costruiti automaticamente, ma sono realizzati da unit di personale che analizza direttamente le pagine web prima di indicizzarle. Il lavoro umano diminuisce il rumore, cio linformazione non pertinente recuperata. La maggior parte di questi strumenti utilizza un proprio sistema di classificazione, non riferibile alle tradizionali griglie di classificazione bibliografica. Di seguito sono elencati alcuni dei pi noti di questi strumenti di ricerca: Google directory Yahoo! http://directory.google.com; http://www.yahoo.com.

Presentazione dei risultati della ricerca Se si tiene conto della grande quantit di informazione recuperata, spesso di scarsa qualit, si capisce quanto rilevante sia lordinamento con cui sono presentati i risultati della ricerca. Il criterio pi diffuso quello generalmente definito ordinamento in base alla

rilevanza (relevance ranking). La tecnica di ordinamento, non nota nei suoi dettagli, tiene conto anche di elementi di natura commerciale. Tra gli elementi tenuti in considerazione per lordinamento figurano la frequenza (numero di occorrenze dei termini utilizzati per la ricerca all'interno della singola pagina recuperata), la densit (rapporto fra il numero di occorrenze dei termini all'interno della pagina e il totale delle parole contenute nella pagina), la prossimit (presenza, nella pagina, di pi d'uno dei termini richiesti - o addirittura di tutti - nella medesima frase o vicini fra loro). Metatag e metadati I pi noti motori di ricerca, attualmente, utilizzano per indicizzare le pagine web che vengono inserite nei loro data-base svariate procedure. Tra queste vanno tenute in considerazione quelle che prevedono lutilizzo di elementi informativi relativi alle caratteristiche della risorsa digitale, detti metadati, che hanno il vantaggio della semplicit duso e del basso costo. I metadati vengono inseriti in una parte iniziale della pagina web detta <HEAD>, parte non visualizzata con i browser. I metadati sono inseriti in spazi della pagina web detti metatag, il cui contenuto informativo appunto il metadato. I metatag pi diffusi sono i seguenti: Author: Copyright Generator: Robot: Title: Description: Keyword: Lautore della pagina da un punto di vista grafico. Dichiarazione relativa ai diritti connessi allutilizzo del documento digitale. Software utilizzato per creare il documento HTML. Contiene indicazioni riferiti ai robot dei motori di ricerca. E il metatag pi importante. Si tratta di una stringa di caratteri che descrive il documento digitale a cui collegato. Il Title quello che compare nei segnalibri. Breve descrizione del contenuto della pagina. Le parole chiave, cio termini ritenuti particolarmente significativi per il documento digitale in oggetto.

I motori di ricerca, durante lindicizzazione delle pagine web, prendono in considerazione un gran numero di parametri, tra i quali appunto anche i metadati contenuti nei metatag delle pagine web. Non per certo che ad una migliore qualit di questi metadati corrisponda un miglior posizionamento della pagina web in oggetto nella restituzione dei risultati conseguente ad una ricerca eseguita con un motore di ricerca. Secondo un recente studio effettuato da una societ americana il numero complessivo dei documenti esistenti nel web di circa 500 miliardi. Di questi solo una piccola parte, il cosiddetto web di superficie, sono indicizzati dai motori di ricerca. Il web profondo invece costituito da documenti non recuperabili dai motori di ricerca tradizionali. Sono in corso dunque ricerche per realizzare strumenti software in grado di effettuare ricerche anche in questi settori della rete.12

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Dati desunti da Quanto profondo il web, a cura di Mauro Lupi, http://motoridiricerca.it/deepweb.htm. La societ che ha effettuato lo studio la Bright Planet.

Appendice A
La societ dellinformazione
Il tentativo pi ampio ed articolato di ricostruire, almeno in ambito statunitense, la genesi del concetto di societ dellinformazione, la sua ricezione, ed i conseguenti sviluppi della riflessione biblioteconomica in senso stretto, il libro Into the future, curato da Michael H. Harris e Stan H. Hannah.13 In primo luogo vengono illustrate le teorie del sociologo Daniel Bell, cui si debbono alcune delle teorie pi rilevanti riguardanti le caratteristiche delle societ post-industriali, espresse in particolare nellopera The Coming of Post-Industrial Society. Nel 1962 Daniel Bell, gi noto sociologo dellUniversit di Harvard, cominci a far circolare una versione in bozza di un suo lavoro, in cui iniziava a delineare quella che sarebbe diventata una delle metafore pi utilizzate e pregnanti della nostra era. Quando il libro fu pubblicato, nel 1973, Bell era divenuto uno degli intellettuali pi noti degli Stati Uniti. Negli stessi anni questa metafora, questo paradigma della societ post-industriale, che ha molti punti di contatto con quello di societ dellinformazione, si diffonde nella comunit bibliotecaria, grazie alla parallela diffusione delle opere dello studioso Friedrick Wilfrid Lancaster. Lancaster fu profondamente influenzato dalle idee e dai temi introdotti da Bell nel dibattito culturale, che daltra parte coincidevano con la sua consapevolezza del ruolo sempre pi spiccato giocato dalle tecnologie dellinformazione nella vita delle biblioteche e nelle attivit dei bibliotecari. Tra le tesi di Lancaster e quelle di Bell vi sono in effetti evidenti analogie. Ambedue descrivono le proprie elaborazioni in certi casi come generici scenari, in altri come descrizioni puntuali della realt; descrivono la futura societ in termini tecnocratici, ed in numerose occasioni propongono ipotesi, spiegazioni, modelli caratterizzati da uno spiccato determinismo tecnologico. I cambiamenti pi significativi annunciati e discussi da Lancaster sono rappresentati dal declino del libro come strumento delezione per la comunicazione della conoscenza; ci implica la perdita di rilevanza della professione del bibliotecario nella sua tradizionale connotazione, e lemergere delle professioni dellinformazione, caratterizzate invece da un prestigio sociale sempre maggiore. Lancaster, in numerosi altri lavori, ha poi sostenuto con decisione che questo modello di sviluppo non solo inevitabile, ma anche una buona cosa. La fine del libro a stampa sancita, e senza radicali mutamenti le biblioteche ed i bibliotecari non potranno sopravvivere negli scenari che vanno tumultuosamente delineandosi. Harris e Hannah mettono cos in rilievo molti aspetti problematici delle tesi di Lancaster, che in particolare viene accusato di aver troppo frettolosamente giudicate obsolete alcune tradizionali attivit delle biblioteche (selezione del materiale librario e catalogazione), e di non aver saputo difendere con forza e convinzione i valori etici su cui si dovrebbe fondarsi lattivit del bibliotecario. Una delle opere pi note di introduzione generale a questi argomenti anche The information society. A study of continuity and change, di John Feather (2a ed., London, Library Association Publishing, 1998). Intento di Feather quello di discutere le caratteristiche generali della rivoluzione elettronica, mostrando gli aspetti pi rilevanti di continuit e di cambiamento rispetto alle tecniche ed alle forme tradizionali di organizzazione e comunicazione della conoscenza. Largomento viene preliminarmente affrontato da una prospettiva storica, con un rapido excursus che va dalle origini della scrittura fino allo sviluppo del commercio librario e delleditoria; successivamente vengono discussi i rapporti tra mezzi di comunicazione e nuove tecnologie, da un punto di vista evolutivo (radio, cinema, televisione, calcolatore). Lautore conclude la sua sintetica esposizione storica mettendo un rilievo un paradosso. La diffusione del calcolatore (la cosiddetta terza rivoluzione, dopo quelle agricola ed industriale) ha reso disponibili una quantit di informazioni enormemente superiore a quanto accaduto nelle precedenti epoche storiche. Ciononostante la crescente complessit dellorganizzazione tecnologica di quelle informazioni ne ha reso pi difficile e problematico laccesso. Dato costitutivo della definizione di informazione risulta dunque essere il suo qualificarsi come una parte di conoscenza rappresentata in una qualche forma simbolica. dunque a questi contenuti simbolici (testi letterari, dati numerici etc.) che deve essere assegnato il valore. Il costo riguarda invece le tecniche utilizzate per riprodurre, commercializzare, distribuire gli oggetti (libri, CD-ROM) su cui i contenuti simbolici sono archiviati. Questo valore, dunque, pu essere determinato solo in base alluso che ne fa lutilizzatore, e da come tale utilizzatore valuta la rilevanza di tale uso. Vi poi un altro elemento importante che differenzia linformazione da altri tipi di merci. Nella maggior parte dei casi, infatti, il costo delle merci legato alla loro rarit (oro, preziosi, caviale etc.). Nel caso dellinformazione, invece, il costo ed il valore dellinformazione crescono fino ad un certo punto proporzionalmente rispetto alla quantit di informazione offerta. Il valore di un motore di ricerca in Internet, ad esempio, dipende dal numero di pagine web indicizzate su cui la ricerca viene eseguita. Tuttavia esiste
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Michael H. Harris - Stan H. Hannah, Into the future. The Foundation of Library and Information Services in the Post-Industrial Era, Norwood (New Jersey), Ablex Publishing Corporation, 1993.

un punto a partire dal quale linformazione offerta troppo. Si raggiunge quello che in inglese definito information overload. Il valore di scambio delle informazioni, dunque, pu essere definito in base alla propensione a pagare dellutente: quello che lutente disposto a pagare per accedervi. Un ulteriore problema rappresentato poi dal fatto che alcune classi di informazioni sono considerate beni pubblici, a cui associata la gratuit. evidente come qui entrino in gioco differenze di ordine propriamente politico, in ordine alla elencazione di che cosa debba essere considerato di pubblica utilit o di che cosa non debba esserlo. Ci sono dunque classi di informazioni che, in certi contesti politici, sono pubbliche, ed altre che sono private. A questo concetti si lega uno dei pi notevoli problemi di ordine politico connessi alla societ dellinformazione: chi accede e chi escluso dallinformazione. Se vero (ma su questo potrebbero esserci posizioni divergenti) che il possesso di informazioni vantaggioso per chi le detiene, e che il non possesso uno svantaggio, dovremmo allora concludere che linformazione essenziale per lo sviluppo socio-economico. Se in effetti consideriamo i paesi asiatici pi sviluppati (Giappone, Corea, Singapore) vediamo che sono quelli in cui le informazioni economiche e scientifiche sono ampiamente e facilmente disponibili. Sembra dunque esistere una correlazione positiva tra sviluppo economico e sviluppo delle modalit di accesso alle informazioni (biblioteche, reti di telecomunicazioni, accesso alle reti etc.). Interessanti considerazioni sulle profonde radici storiche della societ dellinformazione sono rinvenibili in un recente volume di Armand Mattelart, dal titolo Storia della societ dellinformazione (Torino, Einaudi, 2002), nel quale vengono esposte posizioni molto critiche rispetto alla diffusione attuale delle tecnologie dellinformazione. La genesi storica del concetto di societ dellinformazione viene correlata allaffermarsi della mistica del numero. Tale concetto, dunque, di gran lunga precedente la diffusione delle tecnologie dellinformazione nella contemporanea. a partire dal XVII secolo, con Leibniz , che la matematica diviene lo strumento deccellenza per rappresentare la conoscenza del mondo. Degni di nota, nel corso dellOttocento, sono gli sviluppi propriamente contabili di questa tradizione di pensiero dalle radici storiche complesse e remote; da ricordare in tal senso linvenzione della la macchina calcolatrice, ideata da Charles Babbage nella prima met del XIX secolo; nel 1890 viene fatto uso per la prima volta di una macchina a schede perforate, inventata due anni prima dallo statistico Hermann Hollerith. Alcuni anni dopo la macchina commercializzata dalla Hollerith Tabulating Machines, nucleo originario dellIBM (International Business Machine). Non estranea a queste radici culturali anche, nel 1895, la fondazione dell Istituto Internazionale di Bibliografia ad opera di Paul Otlet ed Henri La Fontane, il cui obiettivo quello di costruire il Libro universale del sapere contabilizzando giorno per giorno il lavoro intellettuale dei due mondi. intorno agli anni Sessanta che linformazione diviene pi compiutamente centrale nelle dinamiche culturali ed economiche del mondo occidentale. I primi tentativi quantificarne le attivit di produzione e distribuzione risalgono al 1962 e sono dovuti a Fritz Machlup, economista noto per i suoi lavori sulla innovazione tecnologica; alcuni anni dopo, nel 1977, Marc Uri Porat, economista franco-americano, pubblica un poderoso studio in nove volumi riguardante, appunto, leconomia dellinformazione. Porat riferisce la sua analisi principalmente ai sistemi di informazione ad alto tasso tecnologico; lesito che gi a partire dal 1967 linformazione costituisce il 46% del prodotto interno lordo degli Stati Uniti. Da allora, con sempre maggiore decisione, si accentuer sempre di pi la tendenza ad intendere linformazione nel senso di dato e, soprattutto, a vedere informazione solo l dove esiste un dispositivo tecnico in grado di rappresentarla, comunicarla, recuperarla. Questa serie di concetti e di argomenti si trasferiscono nelle complessa cornici della societ postindustriale e della societ postmoderna, che nello stesso periodo di tempo andava maturando, e che trova una sua compiuta descrizione nelle opere del sociologo Daniel Bell e del filosofo Jean-Franoise Lyotard. Tenendo conto della reale complessit dei mutamenti in atto, si pu tuttavia affermare, molto schematicamente, che esistono due credenze diffuse circa l'impatto sociale delle nuove tecnologie dellinformazione. Da un lato si prevede una trasformazione sociale totale, ovvero l'avvento della societ dell'informazione, e, nello stesso tempo, si ritiene che tale processo sia generalmente positivo, e che il nuovo tipo di societ prodotta sia anche generalmente desiderabile. Le alternative a questo ottimismo affrontano, con sfumature caratterizzate da vari livelli di criticit, la questione sui modi con cui le tecnologie dellinformazione vengono introdotte ed utilizzate. Secondo questi punti di vista le nuove tecnologie, anzich essere viste ed interpretate come un prodotto estraneo al corpo sociale, che in esso viene inserito, sono viste esse stesse come prodotto sociale, cos come, reciprocamente, gli assetti sociali sono in buona misura il risultato degli effetti delle tecniche e delle tecnologie. Esiste dunque una interazione costante tra tecnologia e societ, e lo sviluppo tecnologico viene visto come uno dei fattori che determinano lo sviluppo sociale. Continuano a fronteggiarsi, dunque, un punto di vista tecnocratico e deterministico, ed uno, con varie gradazioni, pi attento a considerare i molteplici fattori che contemporaneamente entrano in gioco nel determinare il futuro.

Appendice B
Lo standard MIME
Type: text Di questo gruppo fanno parte i file che contengono dati codificati in forma testuale (esemplificati nella tabella), vale a dire esprimibili attraverso una mappa di caratteri generalmente denominata charset. Subtype plain html sgml xml rtf Extension txt ; text html ; htm sgml xml; dtd rtf

Type: image Di questo gruppo fanno parte i file che, decodificati, vengono visualizzati come immagini statiche. Ci implica naturalmente, come del resto nel caso precedente, il possesso di adeguate strumentazioni hardware e software. Subtype tiff gif jpeg x-MS-bmp Extension tiff; tif gif jpeg; jpg; jpe; jfif; pjpeg; pjp bmp

Type: audio La digitalizzazione di un segnale sonoro pu essere effettuata a partire da un preesistente supporto analogico (riversamento), oppure utilizzando tecniche di riproduzione digitale del suono in diretta utilizzando specifiche strumentazioni. In questo settore una delle necessit pi pressanti quella di conciliare la qualit della riproduzione sonora con la quantit di memoria occupata. Da qui la necessit di utilizzare standard audio compressi, come ad esempio l MP 3 (MPEG Layer 3), che garantisce la prestazioni migliori. Il formato MIDI, invece, funziona secondo modalit del tutto diverse. In questo caso il contenuto del file consiste essenzialmente in una sequenza di istruzioni che il calcolatore su cui il file viene ascoltato deve eseguire. Subtype basic x-aiff x-wav x-pn-realaudio mpeg midi Extension au; snd aif; aiff; aifc wav rm; ra; ram mp2; mp3; mpa; abs; mpega midi; mid

Type: video Analogamente ai formati audio questi file possono essere prodotti attraverso riversamenti oppure attraverso riprese digitali attraverso specifiche videocamere. Anche in questo caso i procedimenti di compressione sono fondamentali; in questambito ottime prestazioni sono garantire dal formato di compressione MPEG-2 (Moving Picture Export Group), utilizzato per la produzione dei DVD (Digital Video Disk). Con questo standard, pur trattandosi di una compressione con perdita di informazione (come nel caso delluso del JPEG) la qualit finale resta alta, superiore a quella di una comune videocassetta VHS. Subtype mpeg mpeg2 quicktime x-msvidio x-sgi-movie Extension mpeg; mpg; mpe; mpv; vbs; mpegv mpv2 qt; mov; moov avi movie

Type: application In questa sezione vengono inclusi tutti quei file che non sono stati collocati nelle precedenti categorie. Sono dati codificati in formato binario, che riguardano i pi svariati settori; sono qui inclusi testi formattati (Word, PDF); fogli elettronici (Excel, Lotus); spartiti musicali (Musician); data-base (Access); software eseguibili (Java, Perl). La tabella fornisce una parziale esemplificazione. Subtype pdf msword x-perl x-javascript excel postscript Extension pdf doc; dot pl js; mocha xls eps ; ai ; ps

Esistono infine altri due insiemi (Type: multipart e Type: message) che vengono utilizzati per la codifica delle modalit di spedizione di file attraverso la posta elettronica. I subtype appartenenti a questi due gruppi non hanno specifiche estensioni, e sono interpretati direttamente dal protocollo MIME senza che sia necessario il ricorso ad applicazioni esterne.

Appendice C
Introduzione ai linguaggi di marcatura: SGML, HTML, XML
In un documento di natura testuale sono presenti una serie molto ampia di elementi strutturali, che saranno diversi a seconda del tipo di testo. In un libro, ad esempio, secondo la nota metodologia di analisi introdotta da Gerard Genette, distingueremo il testo dal peritesto e dal paratesto; vanno inoltre tenuti in considerazione altri aspetti, quali la divisione in capitoli, paragrafi etc. In una lettera, invece, andranno considerati lindirizzo, la data, i saluti, la firma. Sulla base di queste considerazioni, dunque, gi si intuiscono i molti problemi connessi alla rappresentazione informatica dei testi, oltrech al loro trasferimento attraverso le reti. A queste esigenze tenta di rispondere tipo di esigenze lo sviluppo dello standard SGML.14 Lo standard SGML SGML, HTML, XML fanno parte della famiglia dei linguaggi di marcatura. Questi linguaggi sono composti da una serie di etichette, dette TAG, che costituiscono il vocabolario del linguaggio e da uina serie di regole sintattiche che regolano i rapporti tra i TAG. SGML (Standard Generalized Markup Language), da un punto di vista informatico, un linguaggio dichiarativo, che cio fornisce in modo esplicito informazioni in maniera tale che possano essere lette direttamente dalla macchina. I linguaggi procedurali, invece, consistono in sequenze di istruzioni, eseguite dal programma, che eseguono determinate attivit. HTML (Hyper Text Markup Language) definisce il formato di un documento web, inclusi i collegamenti ipertestuali. Tutti i file HTML, ad esempio, iniziano con il TAG <HTML> e finiscono con il TAG </HTML>. HTML costituisce, come XML, un sottoinsieme di SGML. Anche ordinari software di videoscrittura rappresentano gi dei linguaggi di marcatura, che garantiscono anche, entro certi limiti, lutilizzo del documento testuale con software diversi rispetto a quello utilizzato per la codifica originaria. Questi linguaggi di marcatura agiscono modificando la struttura fisica del documento a cui sono applicati. Esistono anche sistemi di marcatura diversi, in base ai quali viene definita la struttura del documento, pi che le sue caratteristiche fisiche. Per ottenere questi risultati vengono utilizzati dei marcatori generici, di tipo mnemonico. Ad esempio se individuiamo in un libro una struttura in capitoli e paragrafi potremo attribuire degli specifici marcatori (CAP e PAR) ai capitoli ed ai paragrafi. I valori interni allo spazio delimitato dalla marcatura sono contenuti in una dichiarazione esterna al testo. In questo modo si ottiene limportante risultato di garantire lindipendenza del testo rispetto al linguaggio di marcatura utilizzato. I primi tentativi di definire un linguaggio di marcatura generico risalgono allinizio degli anni Settanta, e si devono a James Goldfard, autore appunto dello SGML Handbook. La prima forma del linguaggio fu detta GML (Generalized Markup Language) e fu usata soprattutto in ambito editoriale per molti anni. Lo stesso Goldfard contribu poi alla definizione di SGML Standard Generalized Markup Language, divenuto
14

In questa schematica introduzione ad SGML si fatto riferimento principalmente a Antonio Scolari, Gli standard Osi per le biblioteche. Dalla biblioteca-catalogo alla biblioteca-nodo di rete , Milano, Bibliografica, 1995, pp. 166 e ss.

standard ISO nel 1986 (ISO 8879 Information processing. Text and office system. Standard generalized markup language (SGML). Lo standard definisce una sintassi astratta, senza specificare il tipo di caratteri usati per rappresentare i marcatori. Sulla base dello standard, inoltre, possono essere predisposti strumenti software. Le caratteristiche di SGML Ogni documento SGML logicamente diviso in tre entit: la dichiarazione SGML; la definizione del tipo di documento (Document Type Definition DTD); il testo con i marcatori necessari. Allinterno di SGML un testo viene segmentato in record, termine che non ha in questo contesto lo stesso significato che gli abbiamo attribuito parlando di basi di dati. Record qui da intendere come una determinata sequenza di dati, contenuta tra un codice di inizio ed un codice di fine. La individuazione di un record, in SGML, viene effettuata utilizzando editori di testo SGML, che hanno la sostanziale funzione di facilitare lattribuzione al testo di codici accordati con la DTD. La dichiarazione SGML La dichiarazione SGML definisce lo schema di codifica, cio la sintassi utilizzata per la preparazione del documento. Ad esempio lindicatore di solito utilizzato per introdurre un marcatore la parentesi uncinata (>), ma possibile che applicativi basati su SGML utilizzino un altro carattere. Questo tipo di opzioni vanno esplicitate nella dichiarazione. 15 <! SGML ISO 8879-1986 > dove <! il marcatore di apertura SGML ISO 8879-1986 indica lo standard o versione utilizzata > il marcatore di chiusura.

La definizione del tipo di documento (DTD) La definizione del tipo di documento (DTD) indica le caratteristiche strutturali del documento, ma non d istruzioni su come queste caratteristiche debbono essere trattate. Ci dipende da ulteriori istruzioni. Lassegnazione della marcatura corsivo in ambiente Word, invece, attribuisce a quella determinata porzione di testo una marcatura univoca. In ambiente SGML, invece, ci si limita a dichiarare nella DTD che, ad esempio, le parole non in italiano contenute nel testo vanno codificate in un determinato modo (modo che non necessariamente deve essere corsivo: potrebbe essere grassetto, o sottolineato). Ci dipende dal fatto che la visualizzazione del testo dipende da come le istruzioni presenti nella DTD sono utilizzate da un foglio di stile, le cui caratteristiche possono variare in relazione agli specifici utilizzi del testo. La DTD definisce la struttura formale del documento, indicando i rapporti gerarchici esistenti tra le varie parti che lo compongono. La DTD include:

le dichiarazioni delle entit, da intendere come gli elementi concettualmente rilevanti del documento; le dichiarazioni degli elementi, in cui vengono indicati gli elementi che rappresentano in maniera formale la struttura del documento.

Ad esempio nel caso di un oggetto libro potranno essere indicati come elementi i preliminari, il corpo, gli indici. Iniziando, per comodit, la visualizzazione della struttura a partire da corpo lanalisi della gerarchia del documento potr essere visualizzata come segue 16:

CORPO

Cap. 1

Cap. 2

Cap. 3

Cap. 4

Cap. 5

15 16

Esempio tratto da A. Scolari, Gli standard OSI, cit., p. 121. Esempio, con alcune modifiche, tratto da A. Scolari, Gli standard OSI, cit., p. 123.

PARAGRAFI

Citazioni

Periodi evidenziati

Liste di termini

I marcatori degli elementi vengono specificati nel DTD, di seguito allelemento cui si riferiscono:

Appendice D Federico Valacchi I siti web come strumenti per la ricera archivistica*
www.storia.unifi.it/asidspt/asi/Testi_online/valacchi.htm

Sommario Premessa Strumenti di corredo e siti archivistici Risorse telematiche, scienze umane e archivistica La rete e gli archivi la specificit della ricerca archivistica tramite la rete I siti di natura archivistica: elementi di valutazione Tipologie di siti di natura archivistica Informativi Sommari Descrittivi statici Descrittivi dinamici Completi Dal sito di natura archivistica al sito archivistico

Premessa [1] Nel momento in cui le reti, e l'Internet in particolare, raccordano il tempo della Chiesa e quello del mercante, avviandosi a divenire nello stesso tempo strumento di evangelizzazione e pilastro (sia pure traballante) dell'economia mondiale, sembra che non possano esserci dubbi sulla necessit di considerare la rete ed i fenomeni ad essa collegati in una dimensione non pi di eccezionalit tecnologica ma di assoluta normalit. Questa consapevolezza, che ai pi sembrer tanto scontata da adombrare posizioni di retroguardia, risulta ancora tutta da verificare nell'ambito delle scienze documentarie e dell'archivistica in particolare [2]. Non devono infatti trarre in inganno il proliferare di iniziative orientate alla applicazione di nuova tecnologia agli archivi o, ancora peggio, il fiorire di siti a presunto contenuto archivistico che durano ormai da qualche anno. Anzi, proprio nel momento in cui si registra nel settore una crescita a ritmi molto sostenuti delle potenziali risorse, sembra opportuno fermarsi a riflettere sulle modalit secondo le quali queste risorse vengono rese disponibili e, soprattutto, sulla qualit e sull'utilit degli strumenti che si realizzano a questo scopo. Il contesto all'interno del quale operare questa riflessione molto ampio e frastagliato, poich l'impatto della tecnologia sulla realt degli archivi ha implicazioni decisamente articolate e diversificate. Vale appena la pena di ricordare come, parlando genericamente di rapporto tra informatica e archivi, si alluda ad almeno due sottoinsiemi da tenere sostanzialmente distinti. Da un lato c' l'universo (in gran parte da esplorare, almeno in prospettiva archivistica) degli archivi elettronici, che nascono, vengono usati e sono conservati secondo metodi e logiche nelle quali l'archivistica viene a contatto con modelli tipici del mondo digitale. Su un altro versante, invece, stanno le cosiddette "applicazioni tecnologiche agli archivi storici". In questo sottoinsieme rientrano innanzitutto i software che potremmo definire gestionali, orientati cio alla descrizione e al riordino di fondi archivistici secondo modalit molto vicine al tradizionale lavoro degli archivisti. Questi strumenti rappresentano, per cos dire, il primo anello della catena e sicuramente la loro diffusione

agevola il passaggio verso la creazione di pi sofisticati sistemi di accesso alle fonti archivistiche. Per una serie di motivi, per, i software gestionali restano ai margini delle problematiche affrontate in questa sede, non fosse altro perch la grande maggioranza degli strumenti di corredo esistenti stata realizzata facendo ricorso a tecniche e supporti diversi da quelli digitali. Cos, almeno per il momento, nella realizzazione dei sistemi informativi o, pi genericamente, degli strumenti orientati ad agevolare l'accesso alle fonti si lavora soprattutto sulla base di questa mole di inventari cartacei. I gestionali, quindi, potranno costituire in futuro il primo modulo di un sistema informativo archivistico in grado di gestire tutte le fasi della descrizione, della valorizzazione e della fruizione del materiale archivistico, ma per il momento non incidono pi di tanto sul nostro tipo di ragionamento. Accanto ai software gestionali tra le applicazioni tecnologiche agli archivi stanno poi i gi citati sistemi informativi archivistici e l'utilizzazione delle risorse telematiche come supporto alla ricerca, magari passando per processi di digitalizzazione totali o parziali delle fonti cartacee. Come vedremo, tra questi due elementi si registra una costante interazione e la definizione di sistemi informativi archivistici evoluti contribuisce in maniera determinante a garantire la possibilit di diffondere attraverso il web informazioni archivistiche contestualizzate e "intelligenti", mentre la rete (che rappresenta l'habitat ideale per simili realizzazioni) fa s che i modelli teorici sottesi ai sistemi informativi si pongano tra gli altri obiettivi anche quelli del potenziamento e della semplificazione della circolazione delle informazioni. Ognuno di questi aspetti, come appare evidente, meriterebbe una specifica trattazione e, del resto molti di questi problemi sono da tempo al centro dell'attenzione del dibattito archivistico [3]. In linea generale, comunque, negli ultimi anni sono stati compiuti sensibili progressi sul piano della applicazione di tecnologia ala gestione e alla valorizzazione degli archivi storici e, anche se complessivamente i frutti pi maturi di questa elaborazione devono ancora essere colti, si pu dire che il terreno sul quale ci si muove quando si opera in locale piuttosto solido. O, quanto meno, al riguardo esistono elaborazioni teoriche convincenti. Senza entrare nel merito dei singoli progetti, baster ricordare qui il contributo che alla causa della creazione di sistemi informativi archivistici pi coerenti e pi soddisfacenti ha portato l'intenso dibattito intorno agli standard ISAD e ISAAR. Questo dibattito, sa da un lato ha imposto alla comunit archivistica il superamento di una serie di ambiguit che condizionavano il modello descrittivo, dall'altro ha fatto intravedere la possibilit di sviluppare sistemi descrittivi in grado di soddisfare le peculiari esigenze di identificazione di contenuto e contesto del materiale archivistico e, nello stesso tempo, di agevolare -proprio su questa base- la circolazione e la integrazione delle informazioni. Per quanto ci riguarda, in particolare, il dibattito sulla standardizzazione, come nota Stefano Vitali, "ha visto emergere con nettezza una serie di problematiche per molti versi nuove: quelle connesse ad una interpretazione della descrizione archivistica come strumento

specifico di comunicazione formalizzata di informazioni su archivi, soggetti produttori e contesti storici della produzione. In sostanza, si tende sempre pi a vedere nei problemi della comunicazione e dei linguaggi nonch delle tecniche di rappresentazione della realt archivistica e delle loro convenzioni formali un ambito di riflessione teorica e metodologica specifica, fondata su principi e logiche proprie" [4]. Non perci difficile comprendere come facendo riferimento a questi elementi di novit e alle indicazioni concrete che gli standard offrono (soprattutto dopo essere stati filtrati dai gruppi di lavoro nazionali) ci si possa muovere in maniera meno incerta sul terreno della creazione di adeguati sistemi di gestione e accesso delle informazioni relative al contenuto e al contesto del materiale archivistico. Per quanto concerne invece l'uso della rete come strumento di amplificazione del lavoro svolto su singoli fondi o su complessi documentari conservati nei diversi istituti e come possibile opportunit per la creazione di sistemi informativi archivistici integrati, il nostro settore segna un ritardo sensibile. I temi sul tappeto in questa direzione sono molti e molte le complicazioni che possono sorgere. Anche in considerazione del fatto che occorre giungere al pi presto alla definizione di criteri di riferimento che possano essere ritenuti validi e che consentano a chi impegnato fattivamente nella costruzione di siti archivistici di agire all'interno di un contesto meno isolato [5]. Occorre allora delimitare l'ambito di azione e, per questo motivo, nelle pagine che seguono si affronter un tema molto preciso: quello collegato alla ricerca attraverso la rete e alla definizione di quello che deve essere considerato il "super strumento di ricerca nella rete": il sito archivistico. Strumenti di corredo e siti archivistici La produzione bibliografica in materia di strumenti per la ricerca archivistica notoriamente molto ampia, proprio perch la costruzione di tali strumenti un elemento centrale dell'attivit dell'archivista. Si pu dire, anzi, che proprio nella redazione degli strumenti di ricerca il lavoro dell'archivista, spesso abbastanza incomprensibile ai pi, riesce a manifestarsi in tutta la sua complessit. Gli studi disponibili, se sono ampi ed esaurienti rispetto ai mezzi di corredo tradizionali [6], manifestano inevitabilmente qualche lacuna nel momento in cui si debba passare a valutare se, accanto ai consueti strumenti di corredo, non se ne debbano aggiungere ormai altri, frutto della costante evoluzione tecnologica e del suo impatto sulla disciplina archivistica. La questione senza dubbio estremamente delicata e di portata assai pi ampia delle finalit che questo contributo si pone, ma sembra ormai inevitabile valutare se dalle applicazioni tecnologiche agli archivi storici siano scaturite nuove forme di strumenti di corredo, non solo e non tanto in quanto trasposizione di vecchi strumenti in nuovi formati, ma in quanto nuovi "prodotti" che, partendo da pratiche e concetti condivisi, modifichino la concezione e le modalit di costruzione e utilizzazione degli strumenti di ricerca [7]. Entrare sul terreno delle definizioni concettuali di strumento di ricerca archivistico e nella valutazione delle eventuali trasformazioni ed evoluzioni del concetto stesso significa per confrontarsi con questioni

che spaziano dal modificarsi dell'utenza degli archivi, alle opportunit e ai problemi sollevati dal dibattito intorno alla standardizzazione, passando per il nodo cruciale della comunicazione come missione istituzionale dell'archivista. Questi aspetti, degni tutti della massima attenzione potrebbero allontanarci degli obiettivi che ci siamo prefissati. In questa sede, allora, ci limiteremo a valutare se, e a quali condizioni, un sito web possa essere considerato uno strumento o, meglio, un super strumento di ricerca archivistica. Uno strumento, cio, in grado di combinare gli aspetti puramente informativi e logistici abitualmente veicolati tramite il web -da ritenersi comunque di estrema utilit per l'accesso all'archivio- con informazioni relative ai fondi archivistici conservati. Dal mio punto di vista, naturalmente la risposta sicuramente affermativa, a patto per che la realizzazione del sito archivistico obbedisca ad una serie di requisiti che tenter di illustrare nelle pagine seguenti. Fin da ora comunque opportuno sottolineare che affinch un sito di natura archivistica possa evolvere a strumento di corredo archivistico occorre che la restituzione delle informazioni avvenga utilizzando soluzioni tecnologiche che consentano di amplificare e moltiplicare le potenzialit di ricerca riproducendo al tempo stesso il ruolo di mediazione nell'accesso alle fonti che costituisce una ineludibile peculiarit del lavoro dell'archivista. Risorse telematiche, scienze umane e archivistica Come dicevamo, sembra non esserci dubbio sul fatto che il settore archivistico segni qualche ritardo nell'applicazione concreta delle risorse telematiche al proprio specifico ambito di lavoro. Un segnale in questo senso si coglie innanzitutto nella relativa parsimonia con cui, soprattutto nel nostro paese, gli archivisti hanno fin qui studiato i molti problemi che l'utilizzazione di risorse telematiche pone [8]. In particolare, non si pu fare a meno di notare come i processi di valutazione e di elaborazione critica dei molti risvolti implicati nell'applicazione di risorse telematiche provengano o dall'affine mondo dei bibliotecari [9] o da quello piuttosto eterogeneo (almeno negli orientamenti e negli obiettivi), ma estremamente dinamico degli storici, cio degli utenti privilegiati degli archivi [10]. E' opportuno ricordare allora che tutto il nostro ragionamento si colloca nel pi ampio contesto di quello che stato definito il rapporto tra la rete e le scienze umane, un settore di ricerca che sta ormai acquisendo in maniera sempre pi chiara una propria specificit [11]. E proprio a questo ambito allargato le istituzioni archivistiche dovranno infatti guardare per evitare il manifestarsi di ulteriori ritardi in un settore che pi di altri ha fatto le spese di una sorta di digital divide scientifica e, soprattutto, per valorizzare in maniera decisiva il proprio contributo a quello che potremmo definire un sistema integrato delle risorse culturali. A questo livello, con ogni probabilit, si gioca la partita pi importante. Una volta che si disponga di risorse digitali fruibili on line, infatti, il problema diviene quello di integrare i singoli sistemi di fonti con altre fonti, sia di natura archivistica che di altra natura e di garantire l'accesso all'insieme di queste risorse digitali. Occorre cio lavorare alla definizione dei metadati e alla costruzione di griglie interdisciplinari che permettano la costituzione di sistemi integrati di accesso alle risorse digitalizzate per la ricerca. Al riguardo, riproponendoci di tornare su questo argomento decisamente complesso in

maniera pi approfondita, pu essere sufficiente in questa sede rimandare all'attivit del gruppo di studio sull'applicazione dei metadati nei beni culturali promosso dall'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e delle informazioni bibliografiche e a cui partecipa anche l'Ufficio Centrale per i beni archivistici. Tutto questo dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che fatte salve le peculiarit teoriche e le specificit tecniche della disciplina archivistica, l'utilizzazione compiuta delle risorse archivistiche deve essere ormai letta all'interno di un contesto caratterizzato da una estrema dinamicit e soprattutto necessariamente allargato ad integrazioni interdisciplinari. In altre parole, insomma, e la filosofia sottesa ai processi di standardizzazione ci insegna soprattutto questo, gli archivisti devono continuare a perseguire i loro obiettivi secondo le proprie specifiche metodologie di lavoro, ma devono divenire capaci -laddove gi non lo siano- di trasferire i risultati conseguiti anche al di fuori dello specifico contesto di riferimento. Descrizione, riordino, inventariazione, generazione di sistemi informativi non si esauriscono in s, ma sono attivit ed oggetti finalizzati alla comunicazione [12] e tanto pi sono capaci di integrarsi con altri strumenti di ricerca e comunicazione e di esser fruibili, tanto pi perseguono il loro scopo. Per questo motivo diviene di centrale importanza che chi chiamato a predisporre strumenti per la comunicazione dell'informazione archivistica valuti con attenzione le opportunit e le criticit che gli strumenti telematici (in s moltiplicatori di comunicazione) manifestano e rifletta sulle modalit migliori per utilizzarli. In fondo, almeno dal punto di vista metodologico, niente di diverso dal dibattito sulla natura, le finalit e le caratteristiche formali e sostanziali degli strumenti di corredo che attraversa tutta la storia dell'archivistica. Ma per capire se, come abbiamo appena detto, nell'ambito del pi ampio contesto delle risorse telematiche il sito web possa essere considerato uno strumento di ricerca archivistico, occorre innanzitutto cercare di definire quali siano i casi in cui un sito web possa essere considerato "archivistico" e quali invece quelli in cui si debba parlare di tipologie di strumenti telematici meno specialistiche. Per mantenere il paragone con gli strumenti di corredo tradizionali, insomma, occorre essere in grado di comprendere e valutare, efficacia ed analiticit di questi nuovi mezzo di corredo, giungendo a definizioni e ad elaborazioni concettuali simili a quelle che ci consentono di individuare e distinguere, ad esempio, elenchi, guide e inventari. Prima di passare ad un tentativo di classificazione e di valutazione dei siti di natura archivistica occorre per soffermarsi su alcune considerazioni di carattere generale rispetto al rapporto degli archivisti con la tecnologia e al ritardo (da cui scaturisce un inevitabile affanno) con cui le risorse archivistiche approdano nella rete. Come al solito, quando si entra su questo terreno opportuno specificare che le difficolt di rapporto e il manifestarsi di tale ritardo hanno motivazioni ad un tempo strutturali e congiunturali, perch, se vero che il mondo archivistico (e quello italiano in particolare) ha tardato a recepire le opportunit che l'informatica offriva, altrettanto vero che gli oggetti da descrivere e "informatizzare" presentano caratteristiche tali da non consentire trasposizioni meramente tecniche, e quindi relativamente semplici, all'interno di sistemi digitali.

L'assenza degli archivisti dalla riflessione sui temi della utilizzazione delle risorse telematiche a fini di ricerca si manifesta pi sul piano qualitativo che su quello quantitativo. La creazione di un alto numero di siti di contenuto archivistico dimostra infatti come, ormai, dal punto di vista quantitativo o meramente operativo l'esigenza di ampliare il potenziale comunicativo delle istituzioni archivistiche attraverso la rete sia stata sostanzialmente recepita, sia pure con profonde differenziazioni tra le diverse scuole e le diverse aree geografiche. Resta invece da verificare l'utilit effettiva di questi siti quando si scenda sul terreno della ricerca e la loro rispondenza a requisiti di qualit che ne consentano una proficua utilizzazione. La realizzazione di un sito in generale e di un sito specialistico in particolare, infatti, , malgrado la apparente semplicit, un'operazione di estrema complessit almeno quando si vogliano raggiungere determinati obiettivi ed allinearsi a standard di qualit accettabili. L'errore pi facile da commettere, guardando al rapporto tra risorse telematiche e archivi storici, quello di pensare che da tale rapporto possano scaturire opportunit di semplificare il quadro complessivo degli intrecci e delle complicate relazioni che da sempre condizionano e caratterizzano la possibilit che gli archivisti hanno di rispondere in maniera esaustiva alle richieste dei loro utenti. Invece, almeno in questa fase di turbolente trasformazioni e di incerte applicazioni, l'offerta di risorse telematiche contribuisce in maniera significativa a complicare la vita degli archivisti, rimettendo in discussione molti concetti che si davano per acquisiti o, quanto meno, imponendo delle riflessioni sulle strategie e sui metodi di applicazione di tali risorse (che non sono neutre) al lavoro di archivio. La necessaria premessa ad un tentativo di valutazione delle opportunit e dei problemi che la rete genera, cos come dei modi e dei tempi dell'utilizzazione delle risorse telematiche in ambito archivistico, deve passare allora per la considerazione che nessuna applicazione tecnologica pu in s semplificare processi intrinsecamente complessi. Sul piano operativo ci significa che prima di calare la rete sugli archivi o, se vogliamo, di introdurre informazione archivistica ai diversi livelli dentro la rete, occorre sul versante archivistico un lavoro attento, orientato a valutare quali informazioni veicolare attraverso il web e in che modo organizzare la restituzione di queste informazioni, con la consapevolezza che non solo la rete non uno strumento neutro, ma che, anzi, pu generare derive difficilmente controllabili se la si utilizza per descrivere un microcosmo sostanzialmente molto delicato quale quello degli archivi. Perci, pur ritenendo che la rete o, meglio, il sito archivistico come lo verremo definendo, costituisca una naturale evoluzione del ruolo di mediatore dell'archivista, mi sembra opportuno precisare che questa transizione deve essere gestita all'interno della disciplina e non subita come fattore di mera opportunit tecnologica. La rete e gli archivi: la specificit della ricerca archivistica tramite la rete Se veniamo dunque al cuore della questione, la rete e gli archivi, c' subito da dire che se qualche anno fa affrontare questo rapporto poteva significare semplicemente limitarsi a censire le risorse archivistiche disponibili in rete, pur comprendendo come questo tentativo fosse

destinato ad essere in sostanza travolto dalla montante alluvione telematica, allo stato attuale occorre fare qualcosa di pi. Bisogna innanzitutto valutare l'impatto dell'alluvione su strutture datate, ma tutto sommato solide, come gran parte dei nostri istituti di conservazione e dei nostri abituali metodi di lavoro ed occorre poi cercare di comprendere se e come sia possibile regolamentare e sfruttare al massimo le abbondanti risorse che si rendono disponibili sul versante informatico. Ci implica un processo che non si esaurisce con la semplice constatazione della necessit di adeguarsi a generiche soluzioni tecnologiche. Tanto meno si potr aggirare l'ostacolo delegando all'informatica (o, peggio ancora, agli informatici) la gestione dei problemi che essa stessa solleva. L'individuazione e la soluzione di questi problemi infatti tutta interna al mondo degli archivi e alla disciplina archivistica. In questa direzione il primo passaggio da compiere il riconoscimento di una specifica dimensione alla ricerca archivistica in rete. Un passaggio che molti "utenti" pi o meno specialistici hanno gi compiuto e di cui cominciano insistentemente a chiedere conto ai tradizionali mediatori del sapere documentario. Claudia Salmini ci ricorda per esempio che "il cambiamento forse pi profondo e nuovo riguarda proprio la relazione diretta tra 'archivista e l'utente, con l'immissione in linea di un numero sempre maggiore di strumenti per la ricerca e con la creazione di nuovi sistemi informativi archivistici: l'abitudine pi generale ala ricerca in Internet ha generato o sta generando un tipo di frequentatore diverso dallo studioso tradizionale" [13]. Se la ricerca telematica o comunque la ricerca condotta attraverso pi o meno sofisticati strumenti tecnologici per gli utenti un dato di fatto acquisito o in via di definitiva acquisizione, non altrettanto pu dirsi per gli archivisti, che non hanno ancora del tutto superato l'idea che la rete costituisca un gadget e che le informazioni offerte dai siti di natura archivistica siano al massimo una sorta di supplemento agli strumenti di ricerca "tradizionali". Il fatto che per motivi diversi nella maggior parte dei casi la realt sia ancora questa anche per carenze di risorse e di infrastrutture non deve costituire una giustificazione ad eventuali inerzie. Mantenere questa posizione significherebbe perdere un'opportunit e in qualche caso potrebbe addirittura rendere l'uso della rete nel settore archivistico controproducente. Bisogna invece individuare la ricerca on-line (cio l'uso di siti archivistici) come una necessaria evoluzione dalla ricerca tradizionale e su questa strada andare a verificare che cosa degli abituali metodi di lavoro possa restare immutato e che cosa invece si modifichi, valutando le modalit secondo le quali sia possibile governare questo cambiamento. Si deve insomma avere la consapevolezza che trasferire in maniera parziale o integrale all'interno della rete i percorsi della ricerca non significa semplicemente travasare conoscenze da un supporto ad un altro, quanto piuttosto innescare un processo i cui esiti non ci sono ancora del tutto chiari, ma che ha una ricaduta pesante sul mondo degli archivi. Fuori dalla rete il contributo decisivo degli archivisti alla ricerca ci noto e si sostanzia in attivit che hanno ormai messo a punto metodologie di lavoro e strumenti piuttosto raffinati. Il riordino, la descrizione, la realizzazione di strumenti di corredo, anche tecnologicamente supportati e potenziati, sono le attivit che quotidianamente vedono impegnati gli archivisti nel fornire un servizio insostituibile alla ricerca. Negli

ultimi anni, poi, a queste metodologie si aggiunta una rinnovata attenzione verso le fonti del futuro e gli archivisti si stanno avvicinando sempre di pi ad un'attivit che potremmo definire di prevenzione nell'ambito degli archivi correnti [14]. E anche questo, soprattutto nella prospettiva generata dalla diffusione di documenti elettronici, un servizio di cui gli storici del futuro dovranno essere grati alla categoria. Questo complesso di attivit che gli archivisti portano avanti in maniera autonoma tutto volto ad assolvere ad un compito che caratterizza e qualifica fortemente il ruolo dell'archivista rispetto alla ricerca e all'utenza: quello della mediazione [15]. Probabilmente questo l'aspetto decisivo da valutare nel momento in cui ci si accinge ad individuare nelle risorse telematiche uno strumento importante per il conseguimento degli obiettivi della comunicazione archivistica e, di conseguenza, si cerca di comprendere quali siano i requisiti che le componenti di tale strumento debbano possedere. Occorre cio che gli archivisti sappiano trasferire non solo e non tanto le loro competenze specifiche sulla rete, ma soprattutto che sappiano manifestare fin dalla fase di progettazione delle rispettive soluzioni tecnologiche l'esigenza di far ereditare allo strumento il ruolo di mediazione che fuori dall'ambiente digitale l'archivista esercita in prima persona. In questo passaggio, ancora prima di prendere in considerazione questioni di natura strettamente archivistica, si devono tenere presenti alcuni aspetti di natura generale relativi alle modalit di ricerca, reperimento e circolazione delle informazioni per via telematica. In ogni settore, infatti, le reti lasciano ormai pi che intravedere un'alta qualit ed un'elevata rapidit nello scambio di informazioni. Ci si avvia, insomma, ad abituarsi ad elevati standard di qualit dei servizi telematici, standard che generano mediamente nell'utenza una forte aspettativa, cui non tutti i soggetti sono in grado di far fronte. In un ambito disciplinare ancora debole sotto questo profilo, quasi inevitabilmente la crescente qualit dei servizi telematici fa s che la domanda rivolta alle istituzioni archivistiche possa superare le possibilit di offerta. Le aspettative tecnologiche generate da fenomeni estranei al mondo degli archivi ricadono perci sugli archivi nel momento in cui un'utenza sempre pi ampia e diversificata si affaccia ai servizi archivistici in rete. Quando si elaborano le strategie comunicative attraverso il web bisogna allora essere consapevoli del "rischio" di trovarsi di fronte a tipologie di utenti abituate ad ottenere dalla rete risultati allineati a standard di qualit alta, per cui la scelta di offrire risposte di basso profilo sia in termini di chiarezza rispetto ai servizi offerti sia in termini di contenuti pu rappresentare un fattore di delusione dell'utenza ed un'altra occasione persa per affermare il ruolo culturale forte, ma spesso non esplicitato, che le istituzioni archivistiche svolgono. Un adeguamento solo di facciata all'esigenza di comparire sul web, cui corrisponde un proliferare di indirizzi e di pagine vuote di contenuti, pu rappresentare un elemento di delusione nei confronti delle aspettative tecnologiche rivolte al settore degli archivi e rivelarsi molto pi controproducente di un rinvio della pubblicazione del proprio sito. Una volta messo a fuoco il concetto secondo il quale la comunicazione archivistica attraverso la rete deve innanzitutto allinearsi alle modalit e agli standard di ordine generale dell'Internet, si pu passare alla

individuazione e alla valutazione delle diverse tipologie di siti di natura archivistica, nel tentativo di ricondurli ad una griglia di classificazione che ci consenta almeno in linea di massima di individuare limiti e potenzialit e che soprattutto contribuisca a chiarire quali possono essere i requisiti ottimali di un sito archivistico in senso pieno e quale contributo essa possa offrire alla ricerca. In seconda battuta si dovr cercare poi di proporre un modello di sito archivistico, tentando al tempo stesso di comprendere quali siano le difficolt da affrontare nel progettarlo e nel costruirlo. I siti di natura archivistica: elementi di valutazione Secondo una ricerca del 1999 i siti archivistici italiani che consentivano una ricerca fino al livello di serie erano il 10% [16]. Negli ultimi due anni questa percentuale (peraltro di difficile definizione all'interno di un contesto costantemente in fase di aggiornamento) con ogni probabilit aumentata ma, come si pu verificare anche in maniera empirica consultando molti dei siti di natura archivistica, le reali possibilit di svolgere ricerca archivistica attraverso la rete sono nel nostro paese tutto sommato ancora piuttosto ridotte. Il problema, del resto, non sta solo nella quantit ma anche nella qualit dei siti e degli strumenti messi a disposizione. Il dato quantitativo infatti potrebbe trarre in inganno, perch negli ultimi anni si comunque registrata una fortissima diffusione di siti di natura archivistica. Il dilagare del fenomeno Internet anzi particolarmente evidente in ambito archivistico, in un settore, cio, che aveva accumulato al riguardo un ritardo evidente negli anni passati. In questi mesi, potremmo dire in queste ore, l'offerta archivistica sulla rete va crescendo a ritmo sostenuto in termini quantitativi e qualitativi. E questo senza dubbio un fatto positivo, almeno in linea di massima. Bisogna per dire subito che perch questa offerta possa generare un circolo virtuoso e giovare realmente agli archivisti e agli utenti degli archivi necessario che si verifichino alcuni cambiamenti. Cambiamenti che interessano soprattutto il versante degli archivisti, cio di quanto immettono servizi archivistici in rete. Il problema centrale in direzione di un uso pi incisivo delle risorse telematiche in ambito archivistico quello della estrema eterogeneit dei siti, sia dal punto di vista della progettazione e della restituzione grafica che da quello del potenziale informativo. L'assenza di criteri di valutazione e di tipologie sulla base delle quali operare le necessarie distinzioni fa s che i siti pi utili (quelli che parafrasando definizioni a tutti note potremmo definire "archivistici in senso proprio") vengano sommersi dal rumore di fondo di una enorme quantit di siti che hanno s generico contenuto archivistico ma che, per le esigenze della ricerca, si rivelano poco pi utili di un normale elenco telefonico. Ci impatta direttamente sulla possibilit di reperire con facilit utili strumenti di ricerca archivistica sulla rete. Se vero infatti che esistono molti metasiti e portali di contenuto archivistico [17] e se vero che quasi ogni sito di natura archivistica presenta una serie di link pi o meno selezionati [18] altrettanto vero che l'inevitabile (?) carenza di controllo e selezione di questi metasiti ed il proliferare delle iniziative rendono difficile l'individuazione degli strumenti realmente utili. Pu accadere allora, soprattutto ad utenti relativamente inesperti, di compiere lunghi e faticosi (nonch costosi, fattore da non dimenticare) percorsi di ricerca per arrivare ad individuare il sito

dell'istituzione archivistica desiderata e trovarsi di fronte ad un mero contenitore privo di indicazioni realmente utili alla ricerca. La definizione e la utilizzazione di criteri di valutazione potrebbe allora intanto consentire l'attivazione di un filtro in grado di escludere dalle liste di link tutti quei siti che non presentino reale interesse ed utilit per la ricerca, declassandoli da "siti archivistici" a "siti di natura archivistica". Si aggiunga alle difficolt di reperimento anche la difficolt di utilizzazione, che pu derivare dalla stratificazione di progetti diversi anche all'interno di tipologie istituzionali simili. Ne risultano siti diversi per impostazione grafica, contenuti e struttura e quindi spesso difficilmente utilizzabili dall'utente che invece ha bisogno di familiarizzare con la tipologia [19]. Naturalmente il problema non solo formale, ma anche e soprattutto sostanziale: insieme alla corretta impostazione grafica occorre valutare con attenzione le soluzioni tecnologiche adottate e la concezione stessa che il singolo istituto ha del proprio sito e sulla base di questa concezione arrivare alla elaborazione di strumenti archivistici per la rete capaci di perseguire il fine che ci si propone. Giunti a questo punto sar comunque opportuno precisare che la prima distinzione da operare -anche se al momento almeno nella realt italiana la precisazione sembra superflua- quella tra archivi on - line e siti archivistici. Nel primo caso ci troviamo di fronte ad un fenomeno di grande complessit, sia che lo si valuti dal punto di vista della digitalizzazione di fondi archivistici sia, caso ancora pi complesso, che si assista al formarsi di fondi archivistici digitali sul web. Come si pu facilmente intuire, le problematiche che si manifestano su questo versante impattano direttamente su alcuni principi fondanti della disciplina archivistica, dal concetto di archivio, al principio di autenticit, al diritto all'accesso, al mantenimento nel tempo sia dell'informazione che del documento originale. Lungo questo percorso in realt il web non fa che amplificare opportunit e problemi posti dalla digitalizzazione e dal documento elettronico [20]. In pi a questo livello possono cogliersi le distinzioni tipiche tra problemi di record management e accesso all'informazione in ambiente elettronico ed utilizzo delle fonti archivistiche a fini storico culturali. Ulteriore diversificazione, questa, che genera distinti percorsi teorici e operativi e presuppone l'individuazione di specifiche coordinate per la creazione di siti in grado di assolvere alla funzione di accesso alla documentazione in una logica strettamente giuridica e amministrativa. Su questo piano il ragionamento si sposta per su un terreno completamente diverso da quello sul quale intendiamo muoverci in questa sede. L'altro possibile approccio quello che guarda ai siti archivistici in quanto super strumenti di corredo, in grado di fornire indicazioni che vanno da elementari informazioni sulle modalit di accesso agli archivi (indirizzi, orari regolamenti...) alla possibilit di consultare on-line gli inventari, giungendo in qualche caso ad offrire, tramite la rete, la possibilit di consultare i singoli documenti. Lasciando per il momento da parte il problema (e le opportunit) della digitalizzazione, su cui torneremo brevemente pi avanti, ritengo che sia opportuno intanto cercare di fare chiarezza sulle tipologie, le caratteristiche e le finalit dei

siti che abbiamo definito nel complesso "di natura archivistica". In questa direzione ci si imbatte subito nella difficolt di stabilire criteri di classificazione "archivistici" al cui vaglio sottoporre l'esame dei siti. Se infatti sono disponibili indicazioni di ordine generico per la valutazione dei siti web e se qualche indicazione interessante si pu cogliere da recenti interventi sulla questione delle fonti per la ricerca storica sul web [21], non sembrano essere disponibili strumenti di valutazione specificatamente pensati per siti di contenuto archivistico. Pi probabilmente, comunque, l'assenza di tali strumenti il segnale del ritardo che la comunit archivistica ha accumulato nell'arrivare a concepire e a definire il sito web come strumento anche squisitamente archivistico. In via assolutamente empirica, allora, si potr tentare intanto di impostare una sommaria griglia di valutazione ex post, andando ad analizzare i siti esistenti e valutandoli sulla base dei servizi che essi offrono. Questa valutazione, proprio per il bisogno di iniziare a prendere in considerazione il fenomeno da un punto di vista essenzialmente archivistico, prende in esame in maniera particolare i contenuti, lasciando sullo sfondo un aspetto molto importante, quello delle modalit secondo le quali i contenuti vengono organizzati, garantiti e offerti, criterio canonico della valutazione scientifica dei siti web. Una volta fatta pi chiarezza sulle caratteristiche di base dei servizi archivistici via web si potr tentare di individuare un percorso verso la definizione di quello che abbiamo definito il sito archivistico in senso proprio. Tipologie di siti di natura archivistica Da un'analisi condotta essenzialmente nell'ambito di siti di istituzioni pubbliche e private che forniscono servizi archivistici nell'ambito degli archivi storici emerge allora la possibilit di individuare cinque categorie rispetto alle potenzialit per la ricerca. E' forse superfluo precisare che questa categorie devono essere interpretate in senso estremamente dinamico, sia per le continue variazioni di impostazione dei siti che per il costante rinnovamento tecnologico. Allo stesso modo, gli esempi che si citano devono essere considerati tali solo al momento in cui i siti esaminati sono stati visti, data la costante evoluzione cui i siti stessi sono sottoposti. Considerazione questa che ovviamente tanto pi vera quanto pi bassa la categoria di appartenenza dei siti utilizzati come esempio. Queste dunque le categorie individuate: Informativi Sommari Descrittivi statici Descrittivi dinamici Completi Informativi E'una delle tipologie pi diffuse, poich risponde all'esigenza di comparire comunque sul web che pervade ogni settore della nostra societ. Questi siti hanno potenzialit minime, se non nulle, per quanto riguarda la ricerca e si limitano sostanzialmente ad attestare l'esistenza di determinati archivi. Di solito si hanno indicazioni di massima sull'ubicazione dell'archivio ed una breve nota informativa sulla mission

dell'istituzione e sui contenuti dell'archivio. Molto spesso, come nel caso del sito dell'Archivio Centrale dello Stato [22], in questa tipologia rientrano siti "in fase di decollo", siti cio destinati ad essere rapidamente implementati ed arricchiti di contenuti. In questi casi si pu cogliere gi nella struttura del sito un segnale della programmazione e le linee di tendenza degli arricchimenti. Una soluzione accettabile, a patto che sia ricondotta all'interno di una programmazione modulare, capace di garantire ad ogni versione pubblicata sul web una sua fisionomia ed una sua funzionalit o, per meglio dire, una sua compiutezza, evitando il ricorso a scatole vuote riempite con icone pi o meno divertenti di lavori in corso. In altri casi, invece, l'obiettivo semplicemente quello di affermare l'esistenza di un fondo archivistico o di un archivio, spesso nell'ambito di siti di carattere pi generale, come quelli degli enti pubblici o di grandi aziende. L'informazione scarsamente strutturata e l'utente si trova di fronte ad una nota informativa, arricchita talvolta da collegamenti ipertestuali che contribuiscono ad aumentare le aspettative e, probabilmente, la successiva delusione dell'utenza [23]. Il rischio pi grande che questo tipo di siti pu comportare infatti proprio quello di deludere e quindi allontanare l'utente. Alla luce di queste rapide considerazioni, quindi, questi siti -nel rispetto delle specificit che abbiamo cercato di esemplificare- non hanno alcuna valenza per la ricerca e sotto questo profilo non rientrano nella categoria dei siti archivistici. Sommari Ad un livello superiore si collocano i siti cosiddetti sommari, parlando dei quali gi ci avviciniamo ad una tipologia che pu presentare qualche utilit per il ricercatore remoto. Questi siti offrono intanto indicazioni di massima per l'accesso che possono non limitarsi alla semplice anagrafica dell'istituto, ma comprendere anche suggerimenti logistici utili ed importanti [24]. Accanto ad informazioni generiche, ma preziose sotto il punto di vista della impostazione della "logistica della ricerca", si hanno poi a partire da questa categoria anche utili indicazioni sulle specificit del materiale archivistico e sulle modalit secondo le quali si conduce una ricerca archivistica. Nei siti "sommari" sono presenti inoltre strumenti che danno generiche informazioni sul materiale archivistico conservato e forniscono denominazione, consistenza ed estremi cronologici dei singoli fondi, spingendosi in qualche caso a descrivere la struttura fino al livello di serie, sia pure senza fornire nessuna informazione di contesto. Tali strumenti garantiscono senza dubbio un primo orientamento all'utente, ma non sono sufficienti a soddisfare le esigenze di una ricerca complessa ed articolata. In questa tipologia rientrano ad esempio diversi siti degli archivi di Stato italiani [25], anche perch siti simili possono avere una importante valenza didattica che ben si lega ad uno degli obiettivi istituzionali degli archivi di Stato stessi [26]. Descrittivi statici A partire da questa categoria i modelli interpretativi tendono a complicarsi, dal momento che con l'aumentare delle soluzioni proposte e

dei servizi offerti si manifestano i primi segnali della carenza di progettazione e l'assenza di linee guida, se non organiche ed omogenee, quanto meno compatibili fa sentire i propri effetti. I siti che rientrano in questa categoria possono gi essere considerati veri e propri strumenti di ricerca on line che, pur non utilizzando in pieno le opportunit telematiche e tecnologiche, si rivelano di grande interesse per l'utente. Nei grandi istituti di conservazione allo stadio attuale un limite di questi strumenti, limite peraltro presente in tutte le tipologie di siti archivistici pi evoluti, quello di fornire strumenti di ricerca compiuti solo per alcuni dei fondi conservati. Le motivazioni ovviamente vanno ricercate nel fatto che l'adozione di tali soluzioni relativamente recente, mentre la costruzione di rigorosi strumenti per la ricerca on -line richiede tempi e risorse non indifferenti. Anche in questo caso, come avviene del resto per il processo di digitalizzazione, si impongono allora scelte consapevoli sulle priorit dell'implementazione dei siti e sull'individuazione dei fondi da sottoporre, per cos dire, a trattamento telematico. Nel caso dei siti descrittivi statici, accanto ai servizi gi valutati nelle precedenti categorie, si ha il trasferimento in rete degli strumenti di corredo cartacei o di parte di essi secondo diverse modalit [27]. La ricerca quindi possibile spesso fino al livello di unit e in qualche caso possibile anche recuperare anche le informazioni di contesto, ma le soluzioni adottate per raggiungere questo scopo sono molteplici sia dal punto di vista tecnologico che da quello archivistico e ci pu generare qualche disorientamento nell'utente. Resta il fatto, d'altra parte, che, a prescindere dalle soluzioni adottate, la possibilit di poter consultare un inventario tramite la rete costituisce gi un contributo di grande rilievo. Come dicevamo, per restituire in ambiente digitale l'apparato informativo rappresentato dagli inventari si possono adottare diverse soluzioni. Un primo esempio in questo senso quello della trasposizione degli inventari cartacei in formato pdf. Una soluzione semplice e solida, al riparo anche da rischi di obsolescenza: un esempio in questo senso quello dell'archivio di stato di Trieste [28]. Ci sono poi soluzioni orientate all'utilizzo di linguaggi tipici del web, che in linea di massima prevedono la trasposizione degli inventari in formato html. In questo caso si ha la possibilit di esplorare il fondo archivistico recuperando nel contempo anche alcune informazioni di contesto. Molto delicata in questi casi l'utilizzazione dei collegamenti orizzontali e la definizione del livello di esplorazione. Un esempio interessante in questo senso quello dell'archivio di Stato di Prato, che per alcuni fondi archivistici mette a disposizione dell'utente la possibilit di navigare sia verticalmente che orizzontalmente attraverso la descrizione del fondo archivistico. Qualche obiezione riguardo alle scelte effettuate a Prato potrebbe muoversi al contenuto dei collegamenti orizzontali che risultano talvolta un p macchinosi e all'assenza di un costante punto di riferimento nella navigazione ipertestuale. Un'altra soluzione interessante quella adottata dall'archivio di Stato di Firenze [29] il cui sito non rientra propriamente in questa categoria ma rappresenta piuttosto un sorta di ottimizzazione delle tre categorie pi evolute, dal momento che offre spunti interessanti in diverse direzioni. Baster del resto consultare la sezione dedicata agli strumenti

di ricerca per comprendere come nella progettazione del sito fiorentino si siano combinati elementi prettamente statici (come l'elenco dei fondi[30]) ad elementi descrittivi capaci di restituire la complessit informativa e culturale degli strumenti di corredo cartacei (i cosiddetti inventari elettronici), per arrivare fino all'offerta di interi fondi digitalizzati. Sempre nel sito fiorentino sembra infine opportuno segnalare, come esempio concreto delle opportunit che le risorse telematiche possono garantire nell'ambito archivistico, la sezione dedicata alle guide tematiche. Questi strumenti, caratteristici di siti pi evoluti di quelli che abbiamo definito descrittivi statici, costituiscono un interessante esempio di combinazione di canoni descrittivi propri dell'archivistica con l'interpretazione dei bisogni e degli interessi dell'utenza, come sottolineano i curatori nelle pagine introduttive della sezione, a cui si rimanda per ogni ulteriore considerazione. Nel complesso, quindi, il caso fiorentino da considerarsi per pi di un verso un esempio da seguire, soprattutto per la lucidit della progettazione e per la costante attenzione al miglioramento che contraddistingue lo staff che ne cura la pubblicazione. Descrittivi dinamici Una evoluzione della categoria precedente rappresentata dai siti che potremmo definire descrittivi dinamici, quei siti, cio, che rendono disponibili all'utente strumenti di ricerca che, partendo dai tradizionali strumenti di corredo, evolvono verso veri e propri sistemi informativi archivistici [31], capaci di consentire molteplici percorsi di ricerca attraverso la struttura del fondo in un ambiente familiare a qualsiasi utente della rete. L'obiettivo di un sistema informativo archivistico infatti quello di compiere il passaggio successivo a quello del riordino ed inventariazione, armonizzando, nell'ottica della fruizione, le diverse componenti informative che caratterizzano il materiale archivistico e consentendo percorsi di ricerca flessibili e capaci di ricostruire e restituire la ricchezza di informazioni che deriva non solo dalla descrizione della struttura, ma anche e soprattutto dalle informazioni di contesto e dalla conoscenza del percorso di produzione, uso e conservazione. Tali sistemi, che possono naturalmente avere una loro utilit anche in locale, se sviluppati nel rispetto degli standard trovano nella rete un potente strumento di diffusione e divengono i mezzi per favorire quella circolazione ed integrazione dell'informazione archivistica che resta uno dei principali obiettivi sottesi al processo di standardizzazione. La realizzazione di un sistema informativo archivistico presuppone un lavoro di analisi forte ed un altrettanto solido progetto culturale [32], poich l'obiettivo non deve essere quello di rendere semplicemente disponibile nel pi breve tempo possibile una mole di dati, ma quello di restituire contenuto e contesto del materiale archivistico, recuperando in questo modo all'interno del sistema informativo il ruolo di mediazione tradizionalmente esercitato dall'archivista. Il sito archivistico diviene in questo caso una vera e propria simulazione digitale dell'istituto di conservazione e consente all'utente di svolgere il proprio percorso di ricerca in maniera autonoma ma non improvvisata. Un altro aspetto che caratterizza questi siti quello di ospitare strumenti che, almeno negli intenti, sono pensati esplicitamente per l'uso

in rete. Siamo di fronte, cio, a quel passaggio cui alludevamo in precedenza chiedendoci in che modo l'uso della rete potesse determinare un'evoluzione nella concezione stessa degli strumenti di corredo archivistici. In questo senso possiamo allargare il concetto di sistema informativo archivistico all'insieme dei fondi e dei relativi strumenti di corredo conservati da una grande istituzione archivistica, per verificare come l'uso delle risorse informatiche e telematiche possa garantire un approccio al patrimonio informativo capace di dominare la complessit della realt conservativa. Un esempio concreto ed esplicito in questo senso senza dubbio il progetto ArchiviaNet ospitato dal sito degli Archivi Nazionali del Canada. Vale la pena di riportare la filosofia essenziale del progetto quale la si pu recuperare dallo stesso sito: "ArchiviaNet, the National Archives of Canada's online research and consultation tool, provides access to a variety of information resources related to the actual archival holdings. It allows a number of different means of exploration of the fonds and collections by offering the option of searching by theme or by type of document. Some of the finding aids describe groups of documents, while others describe individual items, of which some are digitized and available online" [33]. Come si vede all'interno del sistema informativo trovano posto tutte le componenti del percorso di recupero e contestualizzazione delle informazioni. Resta naturalmente vero il fatto che lo strumento consente di armonizzare ed amplificare il potenziale informativo ma non potr dare risultati efficaci laddove non sia correttamente impostato il lavoro di riordino e descrizione, ad ulteriore dimostrazione della ineluttabilit dell'applicazione dei principi fondamentali dell'archivistica alla realizzazione degli strumenti informativi automatizzati. Su un livello diverso, ma all'interno di un contesto pi modellato sulle consuetudini archivistiche europee, in quest'ambito va senz'altro tenuto in grande considerazione anche il sito degli Archivi storici della Comunit Europea [34]. Il sito pu essere considerato tra i migliori sia per le risorse che rende disponibili che per le soluzioni adottate.E' strutturato in maniera da agevolare tutti i passaggi della ricerca. Nelle pagine dedicate all'accesso sono raccolte in maniera semplice e immediatamente comprensibile le informazioni di servizio (orari, condizioni di ammissione, ecc.) e quelle relative agli strumenti di ricerca disponibili. L'utente ha la possibilit di "esplorare" la struttura dei fondi conservati e di crearsi un panorama assai chiaro delle risorse per la ricerca. Nella pagina dedicata agli strumenti di ricerca possibile condurre ricerche di matrice "archivistica", basate sia sulla mappa dei fondi che sulla lista alfabetica dei medesimi, nonch ricerche per parola. Di particolare interesse poi le pagine dedicate ad EURHISTAR il database che consente di navigare attraverso i fondi dell'archivio. Eurhistar rappresenta un interessante esempio di utilizzazione delle risorse che Internet mette a disposizione della ricerca archivistica, permettendo di combinare informazioni ipertestuali con le funzionalit del database. Particolarmente curate anche le pagine dell'informazione e quelle dei link, che propongono tra l'altro i risultati di una ricerca su YAHOO! rispetto agli archivi storici. All'interno di un progetto che nel complesso presenta tutti i caratteri fin qui descritti [35], si colloca poi il sito relativo agli archivi

storici dell'ENEL. Il sistema informativo realizzato per gli archivi di Milano, Napoli e Palermo consente infatti di esplorare i singoli fondi in maniera estremamente efficace e permette percorsi di ricerca rapidi ma costantemente vincolati al contesto di riferimento. Interessante anche l'esperimento tentato dal comune di Modena, che ha reso disponibile una banca dati che per le sue caratteristiche pu in qualche modo rientrare tra i siti di questa natura, sia pure con forti limiti sul piano della restituzione grafica e delle informazioni di contesto. Rispetto agli esempi precedenti l'archivio modenese per una serie di motivi (non ultimo il contesto molto pi semplice cui fa riferimento) da considerare ad un livello inferiore e probabilmente da collocare sul confine tra descrittivi statici e dinamici, ma nel panorama abbastanza arido che ad oggi rappresenta il rapporto tra web e archivi comunali merita comunque di essere citato [36]. Completi La categoria dei siti archivistici classificati come descrittivi dinamici rappresenta il punto di confine tra l'uso del web in una logica che, pur con le evoluzioni cui abbiamo accennato, rimane tutta interna a quella degli strumenti di corredo archivistici e il mondo degli archivi fuori dagli archivi. In altre parole, fino a questo punto abbiamo visto come sia possibile rendere disponibile on - line "strumenti che aiutino i ricercatori ad orientarsi" [37] e, in qualche caso, a giungere all'individuazione delle unit archivistiche ritenute utili ai fini della loro ricerca. Oltre questo livello, invece, le risorse telematiche offrono la possibilit di rendere disponibili sui siti delle istituzioni archivistiche interi complessi documentari, consentendo all'utente remoto di compiere integralmente la propria ricerca dalla sua stazione di lavoro. Questa ipotesi, che al momento al centro dell'attenzione sia degli utenti che degli archivisti, si scontra inevitabilmente con i problemi posti dal processo di digitalizzazione e solleva, almeno allo stato attuale una serie di perplessit. Nello stesso momento in cui si manifesta in maniera sempre pi concreta l'esigenza e la volont di mettere a disposizione dell'utenza non pi strumenti di corredo, ma interi complessi documentari, si inizia infatti a prendere coscienza dei rischi che un processo superficiale di digitalizzazione pu generare qualora a tale processo non faccia fronte un lavoro consapevole di restituzione virtuale del ruolo di mediazione che da sempre viene esercitato dagli archivisti tra le fonti e gli utenti. Occorre allora avviare la discussione sui problemi di diverso ordine che nascono dal passaggio in digitale sia degli strumenti di corredo che dei documenti, introducendo le problematiche che il processo di digitalizzazione genera sotto molti punti di vista [38]. I temi da affrontare vanno dall'esigenza di una corretta valutazione delle motivazioni che stanno alla base dell'avvio di progetti di digitalizzazione ai criteri di selezione delle fonti da digitalizzare, passando per l'analisi delle modalit, delle criticit e delle opportunit che si manifestano nell'accesso alle fonti digitalizzate (problemi di ordine tecnico/tecnologico, sicurezza, propriet intellettuale, gestione e organizzazione). Non questa la sede per affrontare questo tipo di problematica, degna di

pi ampia e specifica trattazione. Per quanto ci riguarda baster sottolineare che il processo di digitalizzazione delle fonti archivistiche non pu essere interpretato come mera opportunit tecnologica e valutato in una semplice ottica di costi e benefici. Occorrono, al contrario, un'analisi approfondita del contesto archivistico e tecnologico sotteso al progetto di digitalizzazione ed una rigorosa programmazione dell'attivit [39]. Detto questo si pu concludere che la digitalizzazione la frontiera tra i siti archivistici di contenuto anche molto evoluto ma che si presentano, correttamente, come strumenti di corredo, e la costruzione dell'archivio virtuale, inteso come trasferimento di informazioni, strumenti e contenuti dalla dimensione reale a quella digitale, senza che tale trasferimento influisca sulla qualit dell'informazione. Questo processo, sicuramente di lungo periodo, in molte realt appena agli inizi ed difficile prevederne le tendenze e gli sviluppi futuri, ma quello che definiamo sito completo dovrebbe garantire tutte le componenti che siamo venuti elencando, fino alla disponibilit on line di complessi documentari, riconducendoli all'interno di un omogeneo contesto "archivistico". A dire il vero, se non mancano esempi di fondi digitalizzati sul web [40] sembra che per poter giungere all'individuazione di siti di questo genere che presentino i necessari requisiti di attendibilit, utilit e stabilit ci sar ancora da aspettare qualche tempo. Senza considerare, come dicevamo all'inizio, che una volta rese disponibili sul web risorse digitali di natura archivistica occorre procedere in direzione dell'integrazione di tali risorse all'interno di network allargati a molteplici tipologie di fonti. Riassumendo, quindi, una valutazione ex post delle risorse archivistiche disponibili in rete ci consente di individuare una scala gerarchica dei servizi offerti che va dalle indicazioni di minima per l'accesso alla possibilit di fruire direttamente dei documenti on - line, sogno nemmeno troppo nascosto di tutti gli utenti. Lungo questo percorso ci si imbatte in una serie di problemi complessi, che vanno dalla necessit di adeguare le tipologie informative a standard facilmente identificabili dagli utenti non necessariamente specialistici che frequentano le rete e/o gli archivi, fino all'esigenza di ricostruire in ambiente digitale la funzione di mediatore a cui da sempre l'archivista assolve. La soluzione di questi problemi passa innanzitutto attraverso la risposta ad una serie di questioni preliminari che consentano di individuare in maniera sia pure sommaria definizione, fisionomia e modalit di generazione di un sito che possa davvero considerarsi archivistico. Fermo restando, naturalmente, che anche qualora vengano assolti in maniera corretta questi passaggi, il potenziale informativo, alla stessa stregua di ci che avviene per l'analiticit di uno strumento di corredo cartaceo, pu variare in ragione dei molti fattori che condizionano il lavoro di descrizione archivistica. Dal sito di natura archivistica al sito archivistico Una volta valutata l'offerta attuale e le sue potenzialit rispetto alla ricerca, si pu passare a proporre qualche indicazione rispetto alle modalit secondo le quali un sito archivistico possa essere costruito. Il problema centrale al riguardo senza dubbio quello di mettere a fuoco l'esigenza di una rigorosa programmazione complessiva, che non lasci

spazio ad implementazioni casuali e fuorvianti e che, soprattutto, riesca a definire gli obiettivi che si vogliono perseguire con la realizzazione del sito. Al riguardo mi sembra che sia assolutamente condivisibile quello che scrive Grandi: " il caso di osservare, in conclusione, quanto sia importante che il personale di un archivio abbia ben chiare le finalit che intende raggiungere con la creazione di un sito web, perch ogni archivio contempla priorit specifiche: un archivio di una banca contiene un tipo di documentazione molto diversa da quella di un archivio diocesano, e si rivolge a differenti categorie di studiosi ed utenti. Alcuni archivisti vogliono prima di tutto far conoscere nel miglior modo possibile il patrimonio documentario da essi custodito, mentre altri, invece, preferiscono avvalersi della telematica per diminuire il loro carico di lavoro inserendo in rete informazioni richieste frequentemente dagli utenti. La presenza e la qualit del sito archivistico dipende quindi dalla sensibilit che il detentore mostra nei confronti dell'archivio da esso controllato e dalle risorse umane e finanziarie messe a disposizione per la valorizzazione del sito"[41]. Introducendo il tema delle risorse umane e finanziarie si passa ad un altro aspetto che, pur essendo preliminare alla realizzazione del sito, appare di centrale importanza. Occorre infatti acquisire la consapevolezza della specificit dello strumento in generale e del sito archivistico in particolare e, di conseguenza, comprendere come la realizzazione di un sito archivistico passi attraverso la capacit di coinvolgere nel progetto diverse figure professionali. Accanto agli archivisti che devono predisporre gli strumenti scientifici, devono lavorare gli informatici in grado di tradurre in adeguate soluzioni tecnologiche le esigenze e le risorse archivistiche. Una volta definiti i contenuti poi indispensabile porsi il problema della corretta comunicazione dei contenuti informativi del sito, coinvolgendo grafici ed esperti della comunicazione via web[42]. La realizzazione di uno strumento compiuto non pu prescindere dall'armonizzazione di queste componenti, se non a prezzo di pericolosi sbilanciamenti o di allontanamenti sensibili dal bersaglio. Individuazione delle esigenze, utilizzazione di figure professionali idonee e rigorosa programmazione sono dunque gli elementi preliminari essenziali alla corretta elaborazione dello strumento. Queste esigenze nascono innanzitutto dalla consapevolezza della complessit dell'operazione: non ci si pu limitare a trasferire in formato html o negli altri linguaggi integrabili con la rete il materiale disponibile in archivio per poter parlare di un sito archivistico. Questa una soluzione possibile e praticata ma sicuramente superficiale, che obbedisce pi ad esigenze di tendenza che all'utilizzazione consapevole delle risorse tecnologiche disponibili. Un sito archivistico, nel quadro che stiamo tentando di delineare, non pu nascere come risultato di una serie di aggiunte successive e casuali, ma deve obbedire ad una programmazione capace di mettere a fuoco le esigenze specifiche e di individuare le soluzioni migliori a dar loro risposta. L'implementazione dei contenuti e il loro aggiornamento, ovviamente, potranno e, anzi, dovranno essere sempre possibili, a patto che ci avvenga all'interno di un contesto dove -per cos dire- vision e mission del soggetto che crea un sito[43] consentano di individuare in maniera preventiva e chiara le finalit dell'oggetto che si sta creando. Nell'ambito della programmazione dovranno poi confluire adeguate valutazioni del rapporto tra costi e

benefici, al fine di individuare strategie e soluzioni consone ai propri obiettivi (inutile per esempio attivare un servizio di richiesta delle unit archivistiche per posta elettronica se manca il personale per farvi fronte). Nella realt questo avviene ancora troppo raramente ma, in fondo, l'approccio -se non estemporaneo decisamente diversificato - con cui si procede alla creazione dei siti la spia di una carenza sul versante del dibattito scientifico. Manca all'interno della comunit archivistica un dibattito sulle modalit di base secondo le quali progettare ed implementare uno strumento di corredo archivistico quale il sito dovrebbe essere. Sarebbe auspicabile, insomma, che si potesse giungere ad una sorta di protocollo, a qualcosa di simile alle Norme per la pubblicazione degli inventari[44] emanate dal Ministero dell'Interno, cui all'epoca spettava l'amministrazione degli archivi, nel 1966[45]. In attesa che si definiscano strumenti di questo genere si dovr continuare a navigare a vista, ma c' motivo di ritenere che un approccio basato sugli elementi di progettazione cui accennavamo prima possa garantire fin da ora risultati accettabili. Scendendo su un terreno pi concreto potremmo allora cercare di individuare, sia pure in maniera molto sommaria, quali siano le fasi essenziali di un progetto per la realizzazione di un sito archivistico[46]. a) analisi dei bisogni del committente Questa fase, da affidare ad esperti della progettazione e della comunicazione attraverso il web, finalizzata ad individuare in maniera organica e il pi possibile neutra le finalit che l'ente che pubblica il sito si pone e a tarare le strategie di comunicazione delle informazioni sulle tipologie di utenti che accederanno al sito. Si tratta di un lavoro propedeutico alla vera e propria progettazione ma di assoluta rilevanza ai fini della definizione degli obiettivi che si intendono perseguire e, quindi, delle soluzioni da adottare. b) progettazione della struttura del sito Alla progettazione partecipano, sulla base del modello definito nella fase a), tutti i soggetti coinvolti nel progetto. Con questo tipo di lavoro si devono individuare la struttura complessiva, le tipologie informative, il livello di analiticit dell'informazione e le caratteristiche degli strumenti finalizzati alla ricerca archivistica vera e propria. In fase di progettazione, qualora si decida di accogliere all'interno del sito uno strumento di ricerca con le caratteristiche del sistema informativo, si dovranno individuare chiaramente sia le modalit di realizzazione delle cosiddette pagine statiche (quelle cio cui saranno affidate informazione non rilevanti ai fini della ricerca archivistica, come note logistiche, servizi disponibili,ecc.) sia quelle delle pagine dinamiche, cio delle pagine destinate ad ospitare il sistema informativo e gli strumenti di corredo in generale. c) realizzazione delle pagine "statiche" Una volta definito il progetto, si passa alla dimensione operativa con l'impostazione delle soluzioni grafiche di fondo, la generazione della struttura informativa e l'implementazione delle pagine statiche. Alla conclusione di questa fase il primo modulo potr gi essere accessibile on

- line e collocher il sito tra quelli che abbiamo definito "sommari". d) progettazione e realizzazione del prototipo "dinamico" Le pagine dinamiche, quelle cio destinate a sostenere il peso della ricerca archivistica, sono le pi complesse da realizzare e di fatto influenzano in maniera decisiva la qualit del sito. Occorre progettare soluzioni tecnologiche che consentano di restituire il potenziale informativo degli strumenti di corredo rispetto a contenuto e contesto del materiale archivistico. Su questa sezione bisogna sviluppare un'approfondita analisi archivistica ed informatica, ma il risultato cui tendere in linea di massima quello di una lista dei fondi organizzata sia alfabeticamente che secondo le periodizzazioni e le partizioni canoniche, attraverso la quale si possa accedere al singolo fondo. Per ogni fondo si daranno le relative articolazioni gerarchiche e le informazioni di contesto pertinenti fino ad arrivare alla descrizione delle unit. In linea di massima questo tipo di strumento si articola in una interfaccia autore che consenta agli operatori di inserire agevolmente i contenuti informativi all'interno del sistema e in un'interfaccia utente che garantisca invece la consultazione. Questo tipo di strumento, che si configura di fatto come un vero e proprio sistema informativo archivistico, dovr convivere con altri strumenti per l'accesso al materiale archivistico all'interno della sezione dedicata agli strumenti di ricerca, secondo il modello che abbiamo visto prendendo in considerazione il sito dell'archivio di Stato di Firenze. Se queste sono le fasi della progettazione e della realizzazione non occorre poi naturalmente dimenticare che una parte assolutamente significativa del lavoro quella finalizzata alla definizione dei contenuti informativi da far circolare attraverso il web, partendo dall'assunto che una corretta informazione on - line sconsiglia di copiare all'interno del sito testi pensati per la pubblicazione cartacea ed impone quindi uno sforzo in direzione della ridefinizione di modalit comunicative allineate alle caratteristiche del web. In linea di massima i testi dovranno essere il pi possibile brevi, privilegiando la funzione didattica e informativa su qualsiasi altro aspetto. Eventuali rimandi tra una sezione e l'altra saranno inseriti in un secondo momento. In questo senso spetter alla componente archivistica fornire i contenuti informativi e iconografici da inserire nel sito e implementare il data base che alimenter il prototipo "dinamico". Un altro elemento decisivo, infine, ovviamente quello relativo ai rapporti con il provider e in generale alle procedure connesse all'attivazione del sito (registrazione dominio, affitto spazio, ecc.). Anche in questa direzione ci si dovr muovere con precisione fin dalla fase di progettazione. Riuscire a rispondere nella maniera migliore ai problemi che si sono sommariamente esposti fin qui, armonizzando le diverse sezioni che compongono il sito all'interno di un contesto omogeneo che tenga conto anche della progettazione ergonomica[47] significa fare del sito nel suo complesso uno strumento di ricerca molto potente. Uno strumento che, come abbiamo gi detto, riproduce l'archivio in ambiente digitale e offre l'opportunit di veicolare per intero i forti contenuti culturali che caratterizzano le istituzioni archivistiche, aprendosi non solo alla ricerca scientifica ma anche alla divulgazione e alla didattica, come

avviene nel caso di un sito da considerarsi sotto molti punti di vista esemplare quale quello del Public Record office.

* Tutti i siti citati sono stati visti alla data del 7 settembre 2001. [1] Questo contributo maturato in seno al workshop "Archivi storici e archivi digitali tra ricerca e comunicazione", coordinato da F. Valacchi, S.Vitali e A. Zorzi, e organizzato dal Dipartimento di Studi Storici e Geografici dell'Universit di Firenze, con la collaborazione dell'Archivio di Stato di Firenze. Il workshop si tenuto a Firenze il 20 e 21 ottobre 2000. In quell'occasione sono stati discussi alcuni dei temi qui trattati e, in particolare, sono state sottoposte ad una prima valutazione dei presenti le definizioni delle tipologie di sito archivistico che si introducono nella seconda parte del contributo. Nella redazione di questo articolo si naturalmente tenuto conto anche dei molti interessanti spunti emersi in sede di dibattito e dei quali ritengo doveroso ringraziare tutti i partecipanti ai lavori. Allo stesso modo ritengo doveroso ringraziare Pia Rinaldi Mariani e Claudia Salmini le cui osservazioni hanno contribuito in maniera importante a meglio definire alcuni passaggi del ragionamento sviluppato in queste pagine. [2] Claudia Salmini nella relazione L'informatica e i servizi al pubblico presentata al XIV congresso degli Archivi di Siviglia scrive al riguardo: "Da quando l'informatica diventata uno strumento abituale di lavoro e di comunicazione delle informazioni, anche negli archivi i servizi al pubblico si stanno progressivamente trasformando, con tempi, soluzioni e modi diversi sulla base delle condizioni, delle risorse e delle tradizioni tecniche, storiche e culturali di ciascun paese. Queste trasformazioni toccano sia gli aspetti pi ovvi, comuni alla pi generale evoluzione informatica degli uffici, sia gli elementi pi tipici del settore degli archivi". Il lavoro della Salmini oltre a fornirmi spunti di riflessione importanti e a rappresentare un'interessante risorsa nel panorama non troppo ampio degli studi sul rapporto tra Internet e archivi storici, mi ha dato l'occasione per riflettere concretamente sulla necessit di rendere alcuni siti web pi leggibili dall'utenza. Infatti, dopo lunghe ricerche all'interno del sito del sistema archivistico nazionale, dove sapevo trovarsi l'articolo, ho dovuto rivolgermi direttamente all'autrice (che ringrazio) che alla fine mi ha fornito l'indirizzo. Questo non significa, naturalmente, che il sito del sistema archivistico nazionale, soprattutto a fronte dei recenti aggiornamenti, non rappresenti un importane e pi che apprezzabile punto di riferimento. L'infortunio (o, meglio, il paradosso) occorsomi, deve piuttosto far riflettere sulle modalit di organizzazione dei siti e sull'esigenza di adottare protocolli di comunicazione che non obbediscano a logiche gerarchiche o autoreferenziali, ma rendano accessibili le informazioni a qualsiasi tipo di utente. Probabilmente di fronte a siti necessariamente articolati perch rispecchiano la complessit istituzionale del soggetto che li pubblica lo sforzo da compiere dal punto di vista della comunicazione telematica quello di semplificare questa articolazione e di renderla accessibile anche ad utenti esterni alla specifica realt. Basterebbe in questi casi un motore di ricerca o una mapa del sito....E poi, cos pacifico che il sito debba rispecchiare l'istituto?... [3] Per un orientamento sugli sviluppi del rapporto tra archivi e informatica si vedano tra gli altri: Informatica e archivi, atti del convegno, Torino, 17-19 giugno 1985, Roma 1986 (Ministero per i beni culturali e ambientali. Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Saggi 5); Il computer in archivio, atti del seminario su "L'automazione degli archivi storici di enti locali" (San Miniato, 8-9 giugno 1989), Campi Bisenzio (FI) 1990; C. Kitching, The Impact of Computerization on Archival Finding Aids: A RAMP Study (Paris, UNESCO, 1991); L'archivistica alle soglie del 2000, atti della conferenza internazionale (Macerata, 3-8 settembre 1990),

a cura di Oddo Bucci, con la collaborazione di Rosa Marisa Borraccini Verducci, Macerata 1992; C.M.Dollar Archivistica e informatica. L'impatto delle tecnologie dell'informazione sui principi e i metodi dell'Archivistica, a cura di Oddo Bucci, Macerata 1992; M. Guercio Gli archivisti italiani e la sfida dell'automazione, in "Archivi per la storia", V/2, 1992, pp. 39-51, con appendice bibliografica (pp. 52-58); P. Carucci, Evoluzione dei sistemi di gestione delle fonti archivistiche: dalle metodologie tradizionali alle nuove tecnologie, in Le carte della memoria. Archivi e nuove tecnologie, a cura di M. Morelli-M. Ricciardi, Roma-Bari 1997, pp. 239-259; Conferenza nazionale degli archivi. Roma, Archivio centrale dello Stato, 1-3 luglio 1998, Roma 1999, Si vedano anche i saggi contenuti in Archivi per la storia XII/1-2 (1999). Negli ultimi anni, poi, il dibattito si ulteriormente intensificato ed stato al centro di importanti incontri internazionali. Ne citiamo qui solo alcuni dei pi importanti, rinviando ai relativi siti per ulteriori approfondimenti: Seminario nazionale sulla descrizione archivistica e le tecnologie informatica e telematica Erice, 3-5 maggio 2000 ; XIV Congresso internazionale degli archivi, Siviglia 2000; VI conferenza europea degli archivi, Firenze 2001. Spunti di decisiva importanza come si accenna anche neltesto di questo articolo si colgono poi nell'articolato dibattito intorno alla standardizzazione, sia a livello nazionale che internazionale. In merito a tale dibattito si rimanda, comunque all'ampia documentazione disponibile ai siti dell'amministrazione archivistica e dell'ANAI nazionale (sezione "gruppi di lavoro") e regionale. [4] S. Vitali Le proposte italiane per la revisione dell'International Standard of Archival Description (General) (testo pubblicato in "Rassegna degli Archivi di Stato", LVIII (1998), 1, pp. 89-95). [5] In questo senso un esempio incoraggiante quello offerto dal sito del sistema archivistico nazionale che, come si gi detto, recentemente appare nel complesso molto cresciuto, sia dal punto di vista della qualit che della quantit, pur continuando a manifestare i limiti su cui ci si soffermava a proposito dell'articolo di Claudia Salmini alla nota 1. In questo sito sono disponibili direttive ed istruzioni tecniche per gli istituti, che costituiscono un possibile punto di partenza verso il superamento della babele telematica che affligge gran parte dei siti archivistici. [6] Nell'ampio panorama di scritti al riguardo varr la pena di ricordare: Cencetti G. Inventario bibliografico e inventario archivistico, in Id, Scritti archivistici, Roma 1970, pp.56-69 (gi in "L'Archiginnasio", XXXIV, 1939); A. Pratesi, I mezzi ausiliari della scienza archivistica, in "Archiva ecclesiae", XII-XVII, 1969-1974, pp.54-64; S.Carbone, Gli archivi, i mezzi di corredo e la ricerca storica, in "Archivi e cultura", IX, 1975, pp.93-97; V.D Tirelli, L'inventario e la guida dell'archivio: la compilazione, in "Archiva ecclesiae", XXVI-XXVII, 1983-1984, pp.61-77. G.Catoni, , L'inventario e la guida dell'archivio: la pubblicazione, in "Archiva ecclesiae", XXVI-XXVII, 1983-1984, pp.151-162; C. Pavone, Problemi di metodo nell'inventariazione, catalogazione, preparazione di strumenti di corredo degli archivi per la storia contemporanea, in Gli archivi per la storia contemporanea. Organizzazione e fruizione, atti del seminario di studi, Mondovi`, 23-25 febbraio 1984, Roma 1986P. Carucci, Gli inventari, RAS, XLIX, 1989, pp.547-557; A.Romiti, I mezzi di corredo archivistici e i problemi dell'accesso, in "Archivi per la storia", III/2, 1990; (Ministero per i beni culturali e ambientali. Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Saggi 7), pp.149-154. Per una panoramica di contributi p recenti si vedano i saggi contenuti in: Gli strumenti archivistici. Metodologia e dottrina, atti del convegno, Rocca di Papa 21-23 maggio 1992, in "Archivi per la storia", VII/1, gennaio-giugno 1994. [7] A questo livello le problematiche relative agli strumenti di corredo si intrecciano con quelle che emergono dal dibattito sulla standardizzazione. Su questi aspetti spunti interessanti si hanno in: S. Vitali, La "bussola" elettronica. L'inventariazione archivistica di fronte al computer, in Gli strumenti della ricerca. Esperienza e prospettive negli Archivi di Stato, a cura di Diana Toccafondi, Firenze 1997 (Archivio

di Stato di Firenze, Scuola di Archivistica Paleografia e Diplomatica, 6), pp. 29-38; Id., Il progetto della Sovrintendenza toscana, anagrafe, gli authority file: qualche riflessione sulle banche dati archivistiche in Modelli a confronto, Gli archivi storici comunali della Toscana, atti del convegno di studi, Firenze 25 - 26 settembre 1995, Firenze 1996, pp. 177 199; Felici M., Pescini I., Pieri S., Valacchi F., Un progetto di sistema informativo degli archivi comunali toscani in Modelli a confronto cit. pp.157 - 176; I. Massab Ricci, M. Carassi, Nuove esperienze per la comunicazione del patrimonio archivistico, in Le carte della memoria. Archivi e nuove tecnologie, Roma 1997; si vedano inoltre i saggi del volume Conferenza nazionale degli archivi. cit.. Utili indicazioni emergono poi dalla consultazione dei siti relativi ad iniziative nazionali ed internazionali gi citati alla nota 3. [8] In una bibliografia specifica che sembra piuttosto limitata se riferita alla prospettiva strettamente archivistica si possono citare: J.S. Pich, What's possible with what we've got: using the World Wide web to integrate archival, in "The American Archivist", 61 (Spring 1998), pp. 106-122. C.M Dollar, Archival preservation of websites and web pages: strategy, principles, and guidelines', draft, 22 November 2000; M. Grandi, Gli Archivi in Internet: risultati di una ricerca., in La memoria dell'impresa 4, maggio 2000, ; M.P. Rinaldi Mariani Gli archivi, la rete e la scrittura della storia, in Etudes et sources, Archives Fdrales Suisses, 27/2001; C. Salmini, L'informatica, cit. [9] Per quello che concerne l'intenso rapporto tra il mondo delle biblioteche e le risorse telematiche si vedano tra gli altri: R. Ridi,Internet in biblioteca, Milano, Editrice Bibliografica, 1996; F.Metitieri, R.Ridi, Ricerche bibliografiche in Internet, Milano, 1998). [10] Per quanto riguarda uno sguardo d'insieme sul rapporto tra scienze storiche e tecnologia e per la bibliografia relativa si veda P. Paoletti , "Informatica e fonti storiche", Scrineum 1 (1999), 1-13. [11] Si veda al riguardo A. Zorzi, Metafonti, in Il documento immateriale. Ricerca storica e nuovi linguaggi, a cura di G. Abbattista e A. Zorzi. Interessanti spunti ed indicazioni si ricavano, pi in generale dal sito "La Storia", dell'Universit di Pavia, che raccoglie importanti contributi al riguardo. Per un esempio compiuto di sistema informativo integrato che pu costituire un importante elemento di riflessione si veda il prodotto Information network dei beni culturali messo a punto dall'Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione. [12] Il concetto di costruzione dell'inventario archivistico come esperienza di comunicazione era stato a suo tempo espresso da G. Catoni (L'inventario e la guida dell'archivio: la pubblicazione, cit.). [13] C. Salmini, L'informatica, cit. [14] Al di l della rinnovata attenzione verso i problemi di gestione degli archivi correnti, fenomeno ormai assodato nella prassi come nella letteratura archivistica, questo sforzo si sta rivelando particolarmente intenso all'interno della prospettiva tutta particolare generata dalla diffusione dei documenti elettronici. La bibliografia al riguardo -soprattutto a livello internazionale sterminata. Per uno sguardo di insieme si veda: La nota bibliografica sul documento elettronico redatta da Flora Anastassiou, Cristina Cannizzo, Vincenzo De Meo, Monica Grossi, Giovanni Michetti, Susanna Oreffice, Elena Polidori, e Silvia Trani nell'ambito del progetto Interpares. Per una rassegna degli altri principali progetti in merito al documento elettronico si veda ad esempio il contributo di Mariella Guercio alla 3 Conferenza degli archivi delle universit italiane (Padova, 5 - 6 aprile 2001). [15] Rispetto al ruolo dell'archivista come mediatore culturale inevitabile citare tra le molte le pagine scritte da I.Zanni Rosiello nel suo Archivi e memoria storica, Bologna 1987 e in particolare alle pp. 140 e segg. Si veda inoltre L'archivista sul confine. Scritti di Isabella Zanni Rosiello, a cura di N. Binchi e T.Di Dio, Roma 2000. [16] Cfr. Grandi M., Gli Archivi in Internet cit. [17] Sui problemi di accesso ai contenuti archivistici nella rete mi permetto di rimandare a F. Valacchi, Internet e archivi storici, in

Archivi&Computer, n.3/99, pp. 188 - 208. Pi in generale si veda Strumenti e strategie per la ricerca di informazioni WWW Versione 2.2 (2001-02-25). [18] Il modello che giustamente sembra prevalere nella realizzazione della sezione dei link all'interno dei diversi siti quello dell'inserimento di rinvii a siti di soggetti che abbiano contiguit istituzionale o territoriale con il soggetto produttore del sito stesso. [19] Questa difficolt che si manifesta peraltro anche nell'ambito degli archivi di Stato, balza agli occhi con evidenza se per esempio si consultano i siti relativi ad archivi di impresa. Nel caso degli archivi di impresa sia pure con qualche eccezione l'archivio continua in maniera anche condivisibile ad essere considerato uno strumento di comunicazione della mission aziendale e ricade spesso sotto il controllo dell'area marketing...Si veda comunque l'elenco con i relativi indirizzi nel sito del Centro per la cultura di impresa. [20] Cfr IM Forum - Internet and Intranet Working Group, An Approach to Managing Internet and Intranet Information for Long Term Access and Accountability, First Consultation Draft, March 11, 1999. IM Forum Internet and Intranet Working Group, Managing Internet and Intranet Information for Long Term Access and Accountability - Implementation Guide, March 11, 1999. McClure, CR and Sprehe, JT, Guidelines for Electronic Records Management on State and Federal Agency websites, February 1998. [21] In particolare si veda al riguardo G. Abbattista, Problemi di valutazione delle risorse telematiche per la ricerca storica, testo provvisorio redatto a scopo di supporto didattico e documentazione presentato nell'ambito del workshop "La valutazione delle risorse digitali biblioteche ibride studi storici" (Firenze, 31 maggio - 1 giugno 2001); si vedano inoltre Guido Abbattista, La valutazione delle risorse telematiche, in: Il documento immateriale. Ricerca storica e nuovi linguaggi (I dossier dell'Indice n. 4), a cura di Guido Abbattista e Andrea Zorzi, supplemento a "L'indice dei libri del mese", XVII (2000), n. 5, p. X, , a cura di Michele Ansani, in La Storia; E. Boretti, Valutare Internet. La valutazione di fonti di documentazione web, in AIB-WEB Contributi, febbraio 2000. Tra le molte griglie di classificazione dei siti web, definite in gran parte in ambiente bibliotecario, la pi conosciuta e diffusa forse quella messa a punto da Janet E. Alexander e Marsha Ann Tate, della Wolfgram Memorial Library della Widener University School of Law, PA, Usa., web Wisdom. How to Evaluate and Create Information Quality on the web, Lawrence Erlbaum Associates, London, Mahwah, NJ, 1999. Al riguardo si veda G. Abbatista, Problemi di valutazione, cit.. Per quanto concerne la realt italiano si veda anche Linee guida per l'organizzazione, l'usabilit e l'accessibilit dei siti web delle pubbliche amministrazioni (in Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 065 di Luned, 19 marzo 2001). [22] Il sito dell'ACS presenta caratteristiche di impostazione grafica che denotano una attenzione particolare e fanno presumere una rapida evoluzione verso tipologie pi strutturate e di maggiore utilit per la ricerca. [23] Un esempio tra i moltissimi quello del sito dell'archivio dell' Amministrazione Provinciale di Firenze. Da un punto di vista archivistico ma che credo possa essere allargato ad altri campi quando un'istituzione ha una mission specialistica che si sostanzia di contenuti precisi forse meglio non apparire che dare messaggi confusi o deludenti. [24] Tali indicazioni, anche se restano al di fuori della sfera propriamente archivistica sono in ogni caso da ritenere di grande utilit. Nel caso ad esempio di archivi situati in grandi contesti metropolitani anche le informazioni relative ai servizi pubblici da utilizzare possono garantire notevoli riduzioni delle difficolt logistiche. [25] Un esempio per tutti in questo senso quello dell' archivio di stato di Udine. Una prima valutazione sulla qualit dei siti degli archivi di stato era stata affrontata in F.Valacchi Internet e gli archivi storici, cit.. Da quella data la realt andata progressivamente migliorando ma, nel complesso, la quantit e la qualit dei siti degli archivi di Stato

lascia ancora a desiderare. Si veda comunque l'elenco completo. [26] Le opportunit di didattica dell'archivistica e soprattutto di didattica della organizzazione degli archivi e delle modalit della ricerca archivistica attraverso la rete rappresentano una realt di grande interesse. Attraverso strumenti ben congegnati messi a disposizione on-line si pu infatti garantire una preventiva formazione dell'utenza risparmiando ai responsabili delle sale di studio un lavoro ripetitivo e dispendioso dal punto di vista delle energie e del tempo. [27] Il problema del trasferimento o della creazione di strumenti di ricerca archivistica in linea un aspetto centrale e rimanda ad una serie di valutazioni che non possibile affrontare in questa sede perch degne di specifica riflessione. Al riguardo si devono infatti valutare le opportunit offerte dai diversi linguaggi (ead, sgml, xml). Su questi temi un buon punto di partenza pu essere la sezione dedicata agli strumenti di corredo dell'Associazione archivistica del Quebec. Si vedano anche Il sito EAD e il sito XML. Per uno sguardo d'insieme utile anche il portale archivistico UNESCO. Si veda inoltre G. Michetti, Il linguaggio SGML per la descrizione archivistica, in "Archivi & Computer", a. X, n. 1, (2000), pp. 7-27. [28] Al momento, soltanto alcuni degli inventari sono stati trasferiti sul sito per un esempio si veda il fondo Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi in guerra. Comitato provinciale di Trieste, Inventario. [29] Per una recensione del sito dell'archivio fiorentino si veda: http://www.jus.unitn.it/labo/revue/1/home.html. [30] La soluzione adottata in fase di consultazione dell'elenco dei fondi, che prevede la possibilit di applicare filtri modellati sulla periodizzazione storico istituzionale e sulle tipologie documentarie contribuisce ad agevolare la ricerca Per valutarne l'utilit baster confrontare questo sistema di restituzione dell'elenco dei fondi, con gli elenchi dei fondi archivistici ordinati alfabeticamente disponibili per gran parte degli altri archivi di Stato. [31] Per alcuni concetti relativi alla definizione e alle funzionalit di un sistema informativo archivistico si veda tra gli altri Maurizio Savoja Lo standard ISAAR come riferimento per la messa a punto di sistemi informativi archivistici Intervento al Convegno Arianna. Un software per archivisti (Pisa, 30-31 maggio 2000), in Centro di Ricerche Informatiche per i Beni culturali, Scuola Normale Superiore di Pisa, "Bollettino d'Informazioni", IX - 1999, n. 2. Si veda anche SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. [32] Sull'esigenza di ancorare a un solido progetto culturale le iniziative di automazione si veda ad esempio S. Vitali, Il progetto della Sovrintendenza, cit., pp. 176 - 177. [33] http://www.archives.ca/02/0201/020199_e.html. [34] Per un commento a questo sito si veda il contributo di JEAN-MARIE PALAYRET The Historical Archives of the European Communities on the net. [35] Lo dimostra quanto si legge nella pagina di presentazione degli archivi storici: "Il materiale documentario di oltre 1.200 societ elettriche operanti prima della nazionalizzazione e dell'Enel a partire dal 1963, suddiviso in otto archivi territoriali, ora accessibili attraverso un unico sistema di inventariazione e presentazione". [36] Un elenco dei siti degli archivi comunali sar disponibile entro breve tempo all'indirizzo del laboratorio di documentazione del Dipartimento di linguistica dell'Universit della Calabria. [37] P. Carucci, Le fonti archivistiche. Ordinamento e conservazione, Roma, 1989, p.169. [38] Su questo problema si soffermato R. Guarasci Ipertesti e catasti onciari, centro editoriae librario unica, rend 1999 pp.9 - 14; di grande lucidit poi le considerazioni di M.P. Rinaldi Mariani in Gli archivi, la rete e la scrittura della storia, cit.; si veda inoltre K. Uhde, Documenti in Internet - Forme di presentazione nuove d'antichi documenti d'archivio, in Scrineum 2 (2000). Per quanto riguarda invece un quadro generale delle inziative e della discussione intorno ai problemi sollevati dalla digitalizzazione un buon

punto di partenza Storia e internet Seminari, incontri, workshops, corsi e lezioni dedicati alle applicazioni digitali alla ricerca storica, geografica e archeologica, curato dal Settore informatico e telematico Dipartimento di Studi storici e geografici dell'Universit di Firenze. Nell'archivio del sito possibile rintracciare sia i programmi che in molti casi i materiali prodotti durante seminari e workshops. [39] Per uno sguardo d'insieme ai problemi posti da un grande progetto di digitalizzazione si veda il caso dell'Archivo General de las Indias. [40] Si veda per esempio il caso del gi citato fondo del Mediceo avanti il Principato dell'archivio di Stato di Firenze. [41] Grandi, Gli archivi in Internet, cit. [42] Sugli aspetti della progettazione della comunicazione si veda M.Masini, Progettare per comunicare. [43] Il sito stesso pu in ultima analisi divenire un metaarchivio digitale, soprattutto nei casi in cui siano disponibili documenti archivistici consultabili on - line. D'altra parte ogni pagina web in s un documento e, lungo questo percorso si intravedono nuove accezioni di archivio o nuovi archivi dentro l'archivio. Su alcuni di questi temi si veda per esempio Archiving web Resources: A Policy for Keeping Records of web-based Activity in the Commonwealth Government (National Archives of Australia,, re-released January 2001) e, in particolare le guidelines for archiving web resources il cui obiettivo : "to help Commonwealth agencies determine and implement appropriate strategies for creating, capturing, managing and retaining records of web-based activity for as long as they are required". [44] Circolare Ministero dell'Interno n. 39/1966, pubblicata in P. Carucci, Le fonti archivistiche, cit., pp.231 - 239. [45] Come si gi detto i primi passi in questa direzione sono stati mossi nell'ambito del sito del sistema archivistico nazionale. Su questi aspetti si veda inoltre Powell, TA with Jones, DL and Cutts, DC, website Engineering: Beyond web Page Design, Prentice Hall PTR, Upper Saddle River, NJ, 1998. National Archives of Australia in collaboration with the State Records Authority of New South Wales, Designing and Implementing Recordkeeping Systems: Manual for Commonwealth Agencies, Exposure Draft, February 2000. [46] Il modello qui descritto in fase di sperimentazione per la realizzazione del sito web dell'archivio di Stato di Siena, cui collaborano oltre al personale dell'archivio, ampiamente coinvolto nel progetto dalla direttrice Carla Zarrilli, il Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell'Universit degli Studi di Siena ed un gruppo di consulenti sia sul versante archivistico che su quello informatico. Il sito dovrebbe essere accessibile entro la fine del 2001. [47] Un esempio molto interessante di semplificazione e di ottimizzazione delle potenzialit di accesso alle informazioni , a prescindere dai contenuti informativi del sito che in questo caso non ci interessano, la sezione "percorso" del sito dell'archivio di Stato di Lucca.