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CONFLITTO E CAMBIAMENTO SOCIALE: La teoria del Conflitto contesta la visione statica della societ (per esempio del funzionalismo),

fondata sullequilibrio, a favore di una visione in cui la societ percorsa da un insieme di conflitti latenti o manifesti, che vanno di pari passo con la convivenza umana (il conflitto in s non un elemento dannoso n si ritrova solo l dove permangono situazioni di squilibrio, ingiustizia, crisi - come nella teoria marxiana). Il conflitto messo principalmente in opera dai gruppi, portatori di interessi divergenti. I valori sono elementi fondamentali di coesione dei gruppi piuttosto che dellintera societ. Un dato ordine sociale sia lesito dei principali conflitti,sia il continuo riprodursi (dal livello macro a quello micro) di una serie di aggiustamenti e negoziazioni in formazioni conflittuali tenute allo stato latente. Esistono tre versioni della teoria del Conflitto, ovvero quella di Simmel-Coser, di Dahrendorf, e del Cambiamento sociale: 1) SIMMEL-COSER: Simmel uno studioso vissuto tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX, un autore geniale a cui si rifanno pi filoni contemplativi in ambito della sociologia. Simmel riconobbe che il conflitto sociale non un elemento negativo da combattere, bens un elemento ineliminabile, attraverso cui si costruisce il cambiamento nella societ. Questultima tende a darsi delle forme, anche se le esigenze degli individui al suo interno non sono risolvibili nelle istituzioni, poich i desideri umani vanno oltre le risposte che pu dare unistituzione. Il cambiamento quindi passa per il conflitto sociale. Addirittura, il conflitto un elemento che va a rinforzare la coesione dei gruppi: ognuno cerca di affermarsi in contrapposizione ad altri gruppi, e ci comporta il rinforzarsi della coesione e di un sentimento di identit di gruppo. Il conflitto, inoltre, porta a una ricerca di alleati. Negli anni 50, Coser riprende gli studi di Simmel, considerando il conflitto secondo due punti di vista: a) Come un processo funzionale al mantenimento stesso dellordine sociale e dellintegrazione; b) Approfondendo la dinamica escalation / de-escalation (il conflitto pu crescere o decrescere nel tempo). Secondo Coser, il conflitto ha un aspetto costruttivo e uno distruttivo. Le parti in conflitto hanno linteresse a limitare/auto-limitare la conflittualit, per evitare che la distruttivit prenda il sopravvento e faccia venir meno loggetto stesso del contendere. Per Coser, fondamentale la dinamica dei legami trasversali tra i gruppi: secondo la Teoria pluralista, se c pi di un conflitto in atto nel medesimo tempo, e i gruppi coinvolti hanno legami trasversali, allora il conflitto su una dimensione ridurr il conflitto sulle altre dimensioni (conflitto in cos tante direzioni che in nessuna dimensione singola pu diventare molto intenso). 2) DAHRENDORF: Si confronta con lideologia di Marx, pur criticandone gli esiti totalitari. Dahrendorf ha svolto attivit politica attiva (commissario europeo): si definiva un europeista scettico. Egli ridefin il concetto di classe non pi nei termini marxiani della propriet, ma in quelli del potere e, dunque, del conflitto di classe come conflitto di potere, dato che le previsioni marxiane non sembravano dare conto della realt. Secondo il concetto di potere, dare ordini piacevole ed il mezzo per acquisire ricchezza e prestigio. Prendere ordini, invece, spiacevole e la mancanza di potere significa uno svantaggio: perci il potere divide la gente in classi e si crea il conflitto di classe. I Quasi-gruppo sono una serie di persone che condividono la stessa posizione nella stratificazione del potere (conflitto latente). Essi diventano gruppi quando si mobilitano per lazione collettiva (conflitto manifesto). Il conflitto manifesto tende sempre ad essere un conflitto tra due parti, mentre gli altri soggetti sociali devono scegliere da che parte stare. MOBILITAZIONE DEL GRUPPO DI CONFLITTO: Quali sono le condizioni che consentono il passaggio dalla fase latente a quella manifesta? Condizioni tecniche (presenza di un leader e di unideologia), Condizioni politiche (libert politica che consente ai gruppi di organizzarsi), Condizioni sociali (comunicazione tra i membri del gruppo, concentrazione geografica, cultura simile). Dahrendorf sta quindi sostenendo che in una democrazia ci sar pi conflitto aperto che in un regime autoritario, perch la libert politica lo consente.

CONSEGUENZE DEL CONFLITTO: In termini di intensit, violenza e cambiamento sociale, le Conseguenze del conflitto sono che: a) Quanto meglio organizzati sono i gruppi di conflitto, tanto meno violento sar il conflitto: infatti, se ci si basa sui sindacati, essi inizialmente erano associazioni illegali e movimenti violenti/rivoluzionari. Quando per ottennero il riconoscimento e unorganizzazione burocratica, essi divennero parte della normale condizione della societ. b) La deprivazione assoluta (abusi fisici, carestia, povert) conduce ad un conflitto pi violento rispetto alla deprivazione relativa (avere di meno delle classi superiori): ci non stato provato, ma anzi gli studi dei movimenti rivoluzionari dimostrano che il conflitto violento non scoppia quando la classe inferiore oppressa, bens quando essa ha le risorse per mobilitarsi. c) Tanto pi violento il conflitto tanto pi veloce sar il cambiamento sociale: tuttavia, tale teoria dubbia, in quando pi le rivoluzioni sono violente, pi subiscono una forte repressione. ANALISI DELLA SOCIETA CONTEMPORANEA: Secondo unanalisi della societ contemporanea: a) Il conflitto economico si separa da quello politico con la conseguenza che n il primo n il secondo tendono a divenire totali. b) Entrambi si istituzionalizzano e frammentano (trasversalit dei gruppi, interesse allauto-limitazione). c) Le dinamiche del potere come la composizione della classe dominante/dirigente, sono il risultato di scontri/incontri tra coalizioni di potere. d) Le lites politico-burocratiche (al governo) sono la parte pi significativa delle classi dirigenti in una societ industriale, mentre al loro interno esistono sempre uno o pi gruppi economici con diritto di veto. e) Solo la permanenza al potere di una stessa lite politica pu condurre a disattendere sistematicamente gli interessi diffusi a favore dei propri interessi di ceto: alla lunga ci diviene insostenibile per laumento insolito della conflittualit sociale. 3) TEORIA DEL CONFLITTO SOCIALE: Il cambiamento multidimensionale e interdipendente (nel senso che pu avvenire a pi livelli economico, culturale ecc. - e ciascuno di essi si lega agli altri). Tuttavia, questa versione della teoria conflittualista mette in luce come ogni forma di cambiamento avvenga attraverso conflitti, e provochi sempre contrasti, poich ogni campo sociale sempre attraversato da unintrinseca Politicit (il focus dellanalisi finisce per per essere lo Stato). TEORIA DELLA MOBILITAZIONE: (Tilly, Oberscahall) Il conflitto e il potere sono funzioni (in senso matematico) delle risorse a cui particolari gruppi di interesse possono attingere al fine di mobilitarsi per la lotta. Le principali condizioni di una mobilitazione politica sono le Aspettative crescenti, la Concentrazione e lorganizzazione sociale pre-esistente, e lEsposizione maggiore alla dinamicit della modernit (e dello sviluppo capitalistico). TEORIA DI MOORE: La modernit politica si esprime in modo pluralistico: sono esistiti almeno tre tipi di strutture politiche moderne, la Democrazia, il Socialismo di Stato e lAutoritarismo. Le condizioni che hanno prodotto ciascuna di esse si sono determinate nella fase di avvio della modernizzazione, in particolare nel rapporto tra i vari gruppi sociali (aventi una scelta principale e una secondaria sul tipo di governo) rispetto alla questione rurale. Sono 5 gli attori sociali che interagiscono tra loro in questo dramma: borghesia, proprietari terrieri, burocrati, contadini, operai: - Borghesia: rappresenta la forza sociale che pi ha spinto a mettere in moto una transizione da societ di antico regime a modernit capitalistica. - Proprietari terrieri: caratterizzati dal possesso di grandi terreni. - Burocrati: danno struttura allo Stato e rappresentano lesigenza di gestire il cambiamento in maniera amministrata. - Contadini: sono sempre pedine di altre forze. Possono fornire le forze rivoluzionarie. - Operai: lavoratori salariati che esprimono esigenze di miglioramento delle proprie condizioni (esigenze diverse da quelle della borghesia).

Nel sistema instabile che si determina, un ruolo chiave lo hanno i Proprietari terrieri (in base a quale tipo di strategia adottano di fronte allo sviluppo del capitalismo): 1) I proprietari diventano capitalisti e espellono i contadini, recintando le terre (enclosure act - modello inglese); 2) I proprietari diventano rentiers (modello francese), che si ritirano a vivere nelle citt e limitandosi a ricevere le rendite dai loro contadini. 3) I proprietari stanno sul mercato cercando di aumentare al massimo produttivit e sfruttamento dei contadini (modello autoritario del Giappone e del Fascismo in generale). PERCHE SCOPPIANO LE RIVOLUZIONI: (Skocpol) La teoria di Theda Skocpol sviluppa quella di Moore, interessandosi al quando e perch scoppiano le rivoluzioni. I fattori che rendono pi probabile il verificarsi di un cambiamento politico rivoluzionario sono tre: 1) Forza dello Stato indebolita da una guerra persa; 2) Presenza di uneconomia rurale ristagnante e percorsa da una molteplicit di squilibri; 3) Presenza di unlite intellettuale marginalizzata eppure in grado di mobilitarsi.

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