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Corriere della Sera Del 23/8/2008 Sezione: Esteri Pag.

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Intervento (GEORGIA) MIKHAIL GORBACIOV


La fase acuta della crisi provocata dallassalto delle forze georgiane su Tskhinvali ormai superata. Ma il dolore rimane. Come si fa a cancellare dalla memoria le orribile scene di un attacco missilistico notturno su una citt pacifica, interi quartieri rasi al suolo, gente che moriva nascosta nelle cantine, la barbara distruzione di monumenti antichi e delle tombe degli avi? La Russia non voleva questa crisi. La leadership russa internamente in una posizione abbastanza forte, non ha bisogno di una piccola guerra vittoriosa. La Russia stata trascinata nello scontro dallavventatezza del presidente georgiano Mikhail Saakashvili, che non avrebbe mai osato lanciare lattacco senza appoggio esterno. La Russia non poteva permettersi di non agire. La decisione del presidente Medvedev di fermare le ostilit stata la mossa giusta di un leader responsabile. Chiunque si fosse aspettato confusione a Mosca rimasto deluso. Il presidente russo ha agito con calma, sicurezza e fermezza. Chi ha progettato questa campagna chiaramente voleva che la Russia venisse accusata per aver peggiorato la situazione nella regione e nel mondo, indipendentemente dai risultati dello scontro. Con laiuto di queste forze lOccidente ha montato un attacco propagandistico contro la Russia, soprattutto nei media americani. La copertura mediatica non ha avuto nessuna equit ed equilibrio, soprattutto nei primi giorni della crisi. Tskhinvali era in rovine fumanti e migliaia di persone stavano scappando dalla citt nella quale non erano ancora entrate le truppe russe, ma la Russia era gi stata accusata di aggressione, e si ripetevano le sfacciate menzogne del leader georgiano che si sentiva incoraggiato a pronunciarle. Non ancora chiaro se lOccidente fosse al corrente dei piani di Saakashvili, ed una questione seria. Quello che chiaro che lassistenza occidentale nelladdestramento delle truppe georgiane e il massiccio invio di armi hanno spinto la regione non verso la pace, ma verso la guerra. Se questa disavventura militare stata una sorpresa per i protettori stranieri del leader georgiano, peggio per loro. Saakashvili era stato ripetutamente lodato per essere un fedele alleato degli Usa e un autentico democratico, e anche per aver fornito aiuto in Iraq. Oggi tutti, gli europei e, soprattutto, gli innocenti abitanti civili della regione, devono raccogliere le macerie di quello che stato distrutto dal miglior amico degli americani. Coloro che danno giudizi affrettati su quello che succede nel Caucaso, oppure cercano influenza in quella zona, dovrebbero prima farsi almeno una vaga idea della complessit di quella regione. Gli osseti vivono sia in Georgia che in Russia. E cos ovunque, un mosaico di gruppi etnici che vivono luno accanto allaltro. Perci meglio dimenticare frasi come questa la nostra terra, stiamo liberando il nostro Paese. Dobbiamo pensare ai popoli che abitano quella terra. Il problema del Caucaso non pu essere risolto con la forza. Ci hanno provato pi volte, e si sempre rivelato un boomerang. Quello che serve un accordo legalmente vincolante a non ricorrere alla forza. Saakashvili si pi volte rifiutato di firmarlo, per ragioni che ora diventano assolutamente chiare. LOccidente farebbe una cosa buona se aiutasse a raggiungere tale accordo adesso. Se, invece, lOccidente sceglier di accusare la Russia e riarmare la Georgia, come ipotizzano gli esponenti americani, una nuova

crisi sar inevitabile. Se andr cos, aspettiamoci il peggio. Condoleezza Rice e George Bush hanno promesso di isolare la Russia. Alcuni politici americani hanno minacciato di espellere la Russia dal G8, di abolire il Consiglio Russia-Nato o di fare pressioni per impedire ladesione russa alla Wto. Sono minacce vuote. Da tempo ormai i russi si chiedono: Se la nostra opinione in queste istituzioni internazionali non conta nulla, perch dovremmo averne bisogno? Solo per sederci a un tavolo ben apparecchiato e ascoltare lezioncine?. In effetti, la Russia per molto tempo stata messa di fronte a fatti compiuti. Eccovi lindipendenza del Kosovo, prego. Ecco labrogazione del trattato sulla difesa antimissile e la nostra decisione di piazzare difese missilistiche nei Paesi confinanti. Eccovi linfinita espansione della Nato. Tutto questo sullo sfonde di commuoventi parole sulla partnership. A chi sarebbe piaciuto questo spettacolo? Oggi negli Stati Uniti si parla molto di riconsiderare le relazioni con la Russia. Posso suggerire unabitudine senzaltro da riconsiderare: parlare alla Russia con condiscendenza, senza rispetto per le nostre opinioni e interessi. I nostri due Paesi possono dar vita a una seria agenda di cooperazione reale. Penso che molti americani, come molti russi, ne comprendano la necessit. E i politici? Di recente stata istituita una commissione bipartisan guidata dallex senatore Gary Hart e dal senatore Chuck Hagel, per studiare le relazioni russoamericane. Il mandato presentare raccomandazioni politiche alla nuova amministrazione per promuovere gli interessi nazionali americani in rapporto alla Russia. Se lobiettivo solo questo, dubito che ne verr fuori qualcosa di particolarmente buono. Se invece ci sar anche una considerazione degli interessi dellaltra parte, e della sicurezza comune, si potrebbe aprire una strada verso la ricostruzione della fiducia e linizio di un utile lavoro, insieme. Copyright 2008 Mikhail Gorbaciov Distributed by The N. Y. Times Syndicate