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Quel bastardo di Nerone

Scritto da Lorenzo Paolini Mercoled 07 Aprile 2010 20:25

Va condannato

, ma per altri capi d'accusa!

Ultimo dei Giulio Claudi ad indossare la porpora, anzi, ultimo dei Giulio Claudi tout court, il discusso imperatore dopo soli 13 anni di principato ha subito due damnatio memoriae che ne hanno cancellato quasi ogni traccia: la prima, ufficiale, decretatagli dal Senato immediatamente dopo il suicidio, la seconda de facto inflittagli dallapologetica e dalla letteratura cristiana che ce lo ha fatto identificare come larchetipo del mostro, il male assoluto. Due condanne che, paradossalmente, pesano sulla sua immagine per due addebiti che probabilmente non furono del tutto giusti, mentre ben altri furono i suoi peccati imperdonabili.

articolo correlato: L'imperatore che temeva l'abbandono Il senato, infatti, lo cancell per vendicarsi di provvedimenti fiscali sostanzialmente equi e successivamente mai pi tentati che, se realizzati, avrebbero favorito levoluzione delle classi medie: una svolta a sinistra che avrebbe potuto mutare la sostanziale passivit dei proletari dellUrbe, poco inclini alla produttivit ed abituati a ricevere gratis (termine, non a caso, latino) panem et circenses. I cristiani lo dannarono perch, in seguito allincendio a cui fu molto probabilmente estraneo, vennero accusati di averlo appiccato e successivamente condannati a morte. Anche di tale fatto Nerone fu probabilmente innocente: fu la folla inferocita a chiedere la testa di poche centinaia di cristiani, invisi alle masse fin da allora, testa che le venne volentieri concessa dal prefetto del pretorio e dalle magistrature. Nerone ebbe, semmai, il torto di non opporsi, ma lentit della rappresaglia va commisurata alla durezza dei tempi ed alla gravit del fatto. Di una strage come quella perpetrata da Teodosio a Tessalonica la storia quasi non si accorta, mentre del crimine di Nerone il cristianesimo vincente ha fatto unicona del mostruoso e dellorrendo. Ci premesso, non si pu non riconoscere che ad un certo punto della sua vita Nerone si macchi di crimini odiosi, che non possono essere assolti dalla storia. Non sto parlando di pretese depravazioni sessuali che scandalizzavano poco a quei tempi ed ancor meno oggi. N mi riferisco allomicidio di Agrippina, il cui comportamento fu tale da costringere Nerone ad una scelta fra la sua vita e quella della madre e che non fu certo una novit in una famiglia la Giulio Claudia in cui fin dai tempi di Livia ci si scannava lun laltro in quantit industriale. Saranno gli omicidi di Britannico, di Ottavia e di Poppea incinta, e degli amici cui avrebbe dovuto riconoscenza, come Seneca, Burro, Petronio, Trasea Peto che infangheranno in eterno la sua memoria. Il senato, infatti, lo cancell per vendicarsi di provvedimenti fiscali sostanzialmente equi e successivamente mai pi tentati che, se realizzati, avrebbero favorito levoluzione delle classi medie: una svolta a sinistra che avrebbe potuto mutare la sostanziale passivit dei proletari dellUrbe, poco inclini alla produttivit ed abituati a ricevere gratis (termine, non a caso, latino) panem et circenses. I cristiani lo dannarono perch, in seguito allincendio a cui fu molto probabilmente estraneo, vennero accusati di averlo appiccato e successivamente condannati a morte. Anche di tale fatto Nerone fu probabilmente innocente: fu la folla inferocita a chiedere la testa di poche centinaia di cristiani, invisi alle masse fin da allora, testa che le venne volentieri concessa dal prefetto del pretorio e dalle magistrature. Nerone ebbe, semmai, il torto di non opporsi, ma lentit della rappresaglia va commisurata alla durezza dei tempi ed alla gravit del fatto. Di una strage come quella perpetrata da Teodosio a Tessalonica la storia quasi non si accorta, mentre del crimine di Nerone il cristianesimo vincente ha fatto unicona del mostruoso e dellorrendo. Ci premesso, non si pu non riconoscere che ad un certo punto della sua vita Nerone si macchi di crimini odiosi, che non possono essere assolti dalla storia. Non sto parlando di pretese depravazioni sessuali che scandalizzavano poco a quei tempi ed ancor meno oggi. N mi riferisco allomicidio di Agrippina, il cui comportamento fu tale da costringere Nerone ad una scelta fra la sua vita e quella della madre e che non fu certo una novit in una famiglia la Giulio Claudia in cui fin dai tempi di Livia ci si scannava lun laltro in quantit industriale. Saranno gli omicidi di Britannico, di Ottavia e di Poppea incinta, e degli amici cui avrebbe dovuto riconoscenza, come Seneca, Burro, Petronio, Trasea Peto che infangheranno in eterno la sua memoria.

Festa grande ad Anzio

il 24 dicembre del 37 d.C. e, appena archiviati i Saturnali, i cittadini di Anzio hanno una nuova occasione di divertimento. Sono assiepati lungo la strada che viene da Roma, in attesa del corteo imperiale in arrivo, preceduto da una coorte di pretoriani in alta uniforme, perch nella villa dei Giulio Claudi c festa grande. La sorella del nuovo imperatore Gaio Giulio Cesare Caligola ( in carica da meno di 9 mesi), Agrippina, ha appena partorito un maschietto e gli augusti parenti stanno venendo a festeggiarla. Gaio si appena ripreso da una strana malattia che lha ridotto quasi in fin di vita: le occasioni di festa sono dunque molte per questa riunione di famiglia: nel corteo c il venticinquenne imperatore, sempre accompagnato dallaugusta sorella Drusilla (un po troppo accompagnato... comincia a mormorare la plebe), e c anche lo zio Claudio, quasi cinquantenne, a cui non d retta nessuno, perch balbetta ed anche un po zoppo. Il pap felice, Gneo Domizio Enobarbo, che ha al suo fianco la sorella Domizia Lepida con la di lei figlia dodicenne Messalina, un personaggio che nulla ha di eroico, neppure la prestanza. Arrogante, rosso di pelo e crudele come suo padre, finora ha combinato solo guai (a parte la sine cura di un consolato due anni prima), ma il figlio di una gran donna, Antonia figlia maggiore di Marco Antonio ed riuscito a sposare la bella Agrippina, di 30 anni pi giovane, oggi sorella dellimperatore e nipote nientedimeno che di Augusto.

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Scritto da Lorenzo Paolini Mercoled 07 Aprile 2010 20:25
Immaginiamo, dunque, questa festa nella villa sul mare che fu donata da Augusto alla madre di Agrippina: si mangia, si ascoltano musiche, si inneggia a Bacco. Certo, senza eccedere perch il giovane Gaio ha gi cominciato a dare i numeri e dopo la malattia soggetto a frequenti accessi dira, anche se poi ha le mani bucate ed elargisce premi e monete a chi gli sta simpatico. Chi si aspetterebbe che questo clima di festa sia destinato a naufragare in meno di tre anni nel dramma e nella follia? E come potrebbe lo zio Claudio, mentre tiene in braccio il piccolo Lucio e si complimenta con la nipotina Agrippina, immaginare che costei diverr sua moglie e lo avvelener poco pi di tre lustri dopo? E potrebbe mai pensare che quella ragazzina dodicenne cos carina, ma che sta guardando con sospetto il cuginetto appena nato, fra tre anni sar sua moglie per capriccio di Caligola, lo riempir di corna, tramer contro di lui e da lui verr fatta uccidere? E, soprattutto, ci crederebbe lo zio Claudio, che gi sta dando segni di impazienza per tornare a Roma tra i suoi libri e la sua monumentale opera sugli etruschi, se qualcuno gli dicesse che fra quattro anni sar lui a succedere al giovane nipote sul trono di Augusto?

I dolori del giovane Lucio


Linfanzia dorata nella villa di Anzio, luogo sempre amato in cui sia da ragazzo che da imperatore avrebbe fatto ritorno per ritrovarvi pace e serenit, dur tre anni, poi gli eventi precipitarono: mor lodiato ed anziano Enobarbo, mor Drusilla, forse per aborto e Caligola decise una campagna contro i britanni ed i germani, forse perch laria di Roma gli stava diventando irrespirabile: oltre allo sfacelo cui stava conducendo lerario e alle follie con cui vessava senatori e magistrati, gli era venuta lossessione di essere adorato come un dio vivente. Il piccolo Lucio viene affidato alle cure della zia Domizia. Part con dieci legioni, al comando di Getulico e Marco Emilio Lepido (vedovo chaperon di Drusilla e grande amore di Agrippina) portando con s entrambe le sorelle. Alla vista degli avamposti germanici, Svetonio ci racconta che la follia di Caligola divenne terrore: fugg al galoppo per riattraversare il ponte sul Reno, intasato dai carriaggi e dalle salmerie: urlando si fece trasportare a braccia, sopra alle teste, fino alla riva opposta. Fu la classica goccia: se si era tollerata la follia, non si poteva sopportare la vilt. Nacque una congiura per sopprimerlo e innalzare alla porpora Lepido, da legittimarsi con un matrimonio con Agrippina, ma la trama venne scoperta grazie alla delazione di una prostituta. I congiurati vennero giustiziati e le due sorelle si ritrovarono esiliate a Ponza, mentre il giovane Lucio, in casa della zia cresceva sempre pi come un Domizio Enobarbo: rozzo e poco educato, giacch in quei primi anni i suoi precettori furono un barbiere ed un ballerino, dal quale avrebbe imparato lamore per la danza e per lo spettacolo.

Limperium passa a Claudio


Caligola non arriv mai in Britannia. Arrivato sulle rive della Manica torn indietro, con una decisione che gli storici antichi giudicano frutto della sua follia, ma che oggi si tende ad interpretare in modo pi articolato: a questa discussa figura dedicheremo una monografia in uno dei prossimi numeri. La breve vita di Caligola dur ancora per un anno. Poi il giovane imperatore venne assassinato in una congiura di Pretoriani che, non avendo di meglio, lo sostituirono con lo zio Claudio che avevano scovato nel palazzo sul Palatino, nascosto tremante dietro una tenda. Uno dei primi atti del nuovo imperatore fu quello di chiamare a vivere nella domus imperiale la suocera Domizia Lepida, madre di Valeria Messalina, e con lei il giovane Lucio Domizio. Poi nel 41 richiam a Roma dallesilio la di lui madre. Non passarono due anni che Agrippina spos il nobile e ricco Passieno Crispo, ottenendo che finalmente Lucio potesse vivere con lei, coltivando la sua grande passione: quella per i cavalli che sar una costante per tutta la breve vita del futuro Nerone, tifoso sfegatato della factio Prasina, tanto da riempire di verde ogni cosa che si possa colorare (vedi riquadro nella pagina precedente). Nel 47 Claudio aveva celebr i Ludi Saeculares dellottavo centenario dalla fondazione di Roma e Nerone a dieci anni si distinse per la sua abilit equestre riscuotendo la simpatia della folla che lo acclamava: Quello il nipote di Germanico! Anche Britannico partecip, restando tuttavia in secondo piano. Nel frattempo Agrippina era di nuovo una vedova molto ricca e molto consolabile. Chi provvedette alla bisogna fu il potente liberto Pallante, ministro delle finanze di Claudio, che nel contempo la tenne informata degli intrighi che Messalina intesseva a palazzo. Ignaro della tresca Nerone cresceva ed i suoi compagni di giochi erano i suoi cugini: Ottavia e Britannico, figli di Claudio e Messalina. Le vicende fra i loro genitori sono troppo note per ripeterle qui: baster dire che Claudio, nel 48 dovr rimanere passivo nel lasciare che Messalina venga uccisa su ordine del suo ministro degli interni, il liberto Narcisso, per evitare un colpo di stato da lei progettato insieme al suo ultimo amante. La ragion di stato e la necessit di dare una madre a Ottavia e Britannico imponevano il quarto matrimonio al cinquantottenne Claudio e, fra le candidate proposte da Narciso e Agrippina, raccomandata dal solito Pallante, prevalse questultima, malgrado Claudio non facesse altro che lamentarsi dellarroganza e della maleducazione di suo figlio Lucio Domizio, ormai undicenne. Con la sua bellezza intrigante e perversa, il fascino dei suoi trentatr anni, il suo pedigree, il suo magnetismo, riusc a sedurre il debole Claudio, nonostante lo scandalo costituito dallesserne la nipote. Il povero Claudio, che tanto amava le belle donne, non fu fortunato con loro. Quanto Urgulanilla e Messalina furono infedeli, tanto pi lo sar Agrippina, che si spinger a macchiarsi di ogni delitto mentre sar Augusta, fino ad arrivare alluxoricidio finale.

Agrippina imperatrice
Il primo atto di Agrippina, appena mise piede nella domus imperiale sul Palatino, fu quello di far revocare lesilio di Seneca, che voleva come nuovo precettore per Lucio. Poi inizi a tessere le sue trame di potere. Si narra che Agrippina chiedesse a una sua dama: Dimmi, cosa dicono di me a Roma? e che questa rispondesse: Che sei limperatore. Il suo ascendente su Claudio aumentava di giorno in giorno, attirando nel contempo su di lei lostilit di liberti, corte e senatori, finch si arriv allinevitabile: Claudio, irretito dalle arti amatorie della sua giovane moglie, accett di adottare Lucio che, essendo pi grande di Britannico di cinque anni divenne il primogenito con il nome di Tiberio Claudio Nerone e fu nominato suo tutore. A parziale discapito del debole imperatore (debole con le donne, perch nel governo e a capo delle legioni debole non lo fu affatto, ma, si sa, gli uomini non pi giovani e poco avvenenti hanno spesso di queste debolezze) la poca convinzione che ebbe sul fatto che Britannico, figlio di Messalina, fosse anche figlio suo, oltre alla consapevolezza che i frequenti attacchi di epilessia non ne avrebbero fatto un buon principe.

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Nerone, princeps iuventutis


Per la sua sicurezza Agrippina aveva nominato a capo della sua guardia un centurione di suo padre Germanico: Afranio Burro, che insieme a Seneca, avr un ruolo importante presso il giovane Nerone, il quale continuava a crescere fra gli intrighi di sua madre, il libertinaggio e le braccia di una bellissima liberta asiatica, ex schiava di Narciso e poi di Messalina: Atte, che lo amer in silenzio per tutta la vita. Gli inevitabili dissapori che dividevano loffeso Britannico ed il violento Nerone non potevano che esplodere: il primo continuava a chiamare laltro col nome di Domizio Enobarbo il secondo non perdeva occasione di screditare il figlio presso il padre. Nel 51 i motivi di invidia di Britannico verso Nerone aumentarono quando questi, insieme alla toga virilis, ottenne il titolo di Princeps Iuventutis e limperium proconsolare fuori Roma: nel circo Nerone sfil con la veste trionfale, Britannico con quella puerile. di questo periodo la vendetta di Agrippina contro la madre della sua nemica Messalina, oltretutto sua rivale nellaffetto (e nel condizionamento) di Nerone, che aveva contribuito a crescere e per il quale era sempre la zia Domizia, che lo ricopriva di regali ed attenzioni: la fece quindi accusare di aver complottato contro limperatore, e ne ottenne da Claudio la condanna a morte. Nelloccasione, lundicenne Nerone fu minacciato e costretto dalla madre a testimoniare contro la zia. Poco dopo, ottenuto con grande fatica il consenso del marito venne obbligato a fidanzarsi con Ottavia, nipote di Domizia e figlia di Claudio e Messalina, che aveva appena otto anni e giocava con lui dallinfanzia. Era un successo importante: un matrimonio fra i due avrebbe messo Lucio in pole position per la definitiva assegnazione della successione. Agrippina riusc anche a far nominare Burro Prefetto del Pretorio, un ruolo chiave per lacclamazione di un nuovo imperatore. Intanto Nerone, a soli 12 anni mieteva successi al Senato con le sue orazioni, dovute agli insegnamenti di retorica di Seneca e addirittura amministrava la giustizia come prefetto dellUrbe durante le feste latine. Nel 53, a 16 anni, al culmine della sua popolarit Nerone sposava Claudia Ottavia, figlia di Claudio che a quellepoca stava per compierne 13. Ora a Nerone venivano affidati compiti sempre pi strumentali alla sua popolarit, mentre Britannico veniva costantemente messo in cattiva luce ed emarginato, malgrado il ragazzo iniziasse a difendersi nellagone politico col rischio di oscurare il prestigio faticosamente costruito per Nerone. Agrippina mordeva il freno: nel 54, approfittando dellassenza per malattia di Narcisso, decise di ricorrere al veleno e lo fece somministrare a Claudio in un banchetto: forse con i funghi o con una punta cosparsa di una sostanza tossica. Aveva 64 anni. Nerone, alloscuro del complotto, recit lelogio funebre di Claudio davanti al popolo, che tacque annuendo fintanto che egli elogiava lantichit della stirpe del defunto, la sua cultura e ai suoi studi e la pace e la tranquillit delle frontiere. Ma quando Nerone prese a parlare della prudenza e della saggezza del morto, di cui tutti conoscevano la dabbenaggine, Tacito scrive che nessuno pot trattenersi dal riso, sebbene lorazione funebre scritta da Seneca mostrasse notevoli pregi.

Nerone, imperator
Allet di 17 anni Nerone indossava la porpora imperiale, con la benedizione di Burro e dei pretoriani. I primi atti del nuovo principato furono la promozione di Seneca a consigliere e tutore di Nerone, nel campo delloratoria e della morale politica, mentre, Afranio Burro venne invece nominato tutore del nuovo princeps per quanto riguardava le discipline militari. Forte di tali protezione Nerone inizi ad affrancarsi sempre di pi dallinvadenza madre che, preoccupata per la propria posizione tent unoperazione di riavvicinamento a Britannico. Un episodio indicativo del clima che si stava creando fra un figlio sempre pi geloso sia della sua carica che del suo amore per Atte, con relativi vizietti privati, ed una madre assetata di potere che riteneva che Nerone le dovesse tutto: nascosta dietro una tenda durante una riunione del Senato a palazzo in cui si dava udienza a degli ambasciatori asiatici, ad un certo punto dissentendo da ci che stava udendo, usc decisa e tent di andarsi a sedere a destra del figlio. Solo per la presenza di spirito di Nerone che, a un cenno di Seneca, le and incontro come a renderle omaggio e, senza parere, la condusse con s fuori, si evit lo scandalo. Appena Agrippina comprese che il figlio non sarebbe stato gestibile, inizi a diffondere voci sul testamento di Claudio, che ancora non era stato reso noto, insinuando dubbi sulla successione e servendosi di Britannico per insinuare dubbi sulla saldezza del trono del figlio. Furibondo per quello che considerava un tradimento Nerone inizi a progettare leliminazione di Britannico, che nel 55 mor, avvelenato durante un banchetto. Agrippina, furente si rivolt per cercare di riappropriarsi del potere che le sfuggiva: teneva incontri segreti con amici e sostenitori e perfino con Ottavia, scatenando la reazione del giovane imperatore che estromise del tutto la madre dal Palazzo. Sar una lotta sorda e senza esclusione di colpi: nel marzo 59, approfittando di un soggiorno a Baia per le feste in onore di Minerva, Nerone realizz il suo complicato progetto per eliminare la madre simulando una disgrazia. Agrippina venne da Anzio con una lussuosa nave da diporto, con il soffitto della cabina principale rivestito in piombo e modificato in modo che precipitasse a comando. Qualcosa non funzion, il soffitto invece di uccidere lAugusta provoc il rovesciamento della nave e Agrippina fin in mare. Anche la sua anziana domestica si dibatteva fra i flutti e, per ricevere aiuto, urlava di essere limperatrice. Quando Agrippina vide che i soccorritori sulle barche, anzich tirarla a bordo la finivano a colpi di remo, comprese che di essere vittima di un attentato. Da provetta nuotatrice guadagn la riva e and a rifugiarsi nella villa, con solo pochi graffi. Cosa fare? Agrippina, ancora incerta sul regista dellattentato opt per il bluff e mand un servo a Nerone per informarlo che cera stato un incidente. Nerone vistosi scoperto, e gi pensando alle rappresaglie della madre e alla sua denuncia in Senato, gett un pugnale ai piedi del messaggero e chiam le guardie dichiarandosi oggetto di un attentato da parte di Agrippina. Poi, compreso che i Pretoriani non avrebbero mai alzato un gladio sulla figlia di Germanico, ordin ai marinai di recarsi alla villa e di giustiziarla sul posto. Moriva a 44 anni, sotto i colpi di bastoni e pugnali. A tutti venne riferito che si era uccisa perch il suo attentato alla vita del figlio non era riuscito. Ma la folla riunitasi sulla spiaggia, che prima aveva assistito ai banchetti, poi al naufragio ed infine ai movimenti dei marinai armati che circondavano la villa, comprese benissimo come erano andate le cose. Un quinquennio di governo felice A parte lomicidio di Britannico, Nerone aveva iniziato bene il suo governo, varando provvedimenti equilibrati sia per leconomia che per lordine pubblico. Nei primi cinque anni del suo regno (il cosiddetto quinquennium felix, dal 54 al 59) la sua politica, anche grazie alla saggezza di Seneca e Burro fu moderata e, in qualche modo, illuminata. Il rapporto con il Senato, abbastanza equilibrato nei primi anni, divenne conflittuale dopo il braccio di ferro seguito alla presentazione da parte di Nerone della legge sulla riforma fiscale che prevedeva labolizione delle imposte indirette, le portoria, che si pagavano principalmente nei porti, attraverso leliminazione dei dazi di entrata e uscita delle merci che passavano da una provincia allaltra dellimpero. La conseguente libera circolazione delle merci avrebbe abbassato i prezzi, dato impulso alleconomia e favorito le classi meno abbienti, allargando cos quel consenso fra le masse cui Nerone teneva moltissimo. Ma da qualche parte le minori entrate avrebbero dovuto essere ripianate: Nerone pens

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Scritto da Lorenzo Paolini Mercoled 07 Aprile 2010 20:25
di risolvere il problema tassando la propriet e le compravendite immobiliari, ed aumentando le imposte dirette. Una politica di sinistra che danneggiava i grandi proprietari terrieri italiani, quasi tutti appartenenti al Senato, che si sarebbero trovati a fronteggiare una maggiore concorrenza dei produttori provinciali e che falcidiava i guadagni degli appaltatori delle tasse, ossia i cavalieri, che avrebbero visto scomparire una delle fonti principali del loro reddito. Ne sarebbe stato avvantaggiato, invece, tutto il resto della popolazione che avrebbe goduto della diminuzione del costo della vita. Il senato, ovviamente, bocci la riforma e Nerone dovette ingoiare a denti stretti, pur ottenendo che le riscossioni di ogni tassa, fino ad allora oggetto di segreto, divenissero di dominio pubblico. Ottenne inoltre, per il popolo, il condono dei tributi morosi da pi di un anno. Il contrasto tra Nerone ed il senato divenne palese e la vena artistica di Nerone, che non doveva essere il cane che ci stato dipinto dalla tradizione successiva, oltre alle sue discutibili abitudini sessuali, furono i successivi terreni di scontro: cosa che ci fa riflettere sullantichit dellabitudine di colpire gli avversari politici nella propria privacy, anzich attraverso la critica dellazione politica.

Incubi e rimorsi

Agrippina venne cremata la sera stessa del suo omicidio, (aveva appena 44 anni), senza una degna sepoltura e neppure una lapide, mentre il Senato si dava un gran da fare per cancellarne ovunque la memoria e le tracce delle sue gesta. Ma lunico luogo dal quale non pot essere estirpata fu la psiche del ventiduenne imperatore, che inizi a rifiutare il cibo e a tormentarsi, restando quasi inebetito. Incubi e rimorsi iniziarono a tormentarlo, facendolo piombare in un grave stato di depressione. Periodo fondamentale per comprendere la vera natura del ragazzo: equipaggiato con un DNA non splendido da parte paterna, afflitto dalle angosce di un infanzia precaria ed infelice, tormentato dalle insicurezze di una posizione dinastica quantomeno traballante, si trova allimprovviso totalmente libero delle sue azioni, ma contemporaneamente privo dellappoggio e delle risorse che fino a poco tempo prima la madre gli aveva assicurato. Burro tent di convincerlo che ci che era stato fatto si doveva fare. Nerone scapp a Napoli dove trov la forza di scrivere al Senato per informarlo del tentativo di Agrippina di attentare alla sua vita. La reazione era scontata: Agrippina era stata troppo odiata perch la sua morte non venisse accolta con gioia, ma lidillio fra Nerone ed il popolo romano andava ormai incrinandosi, anche perch le cattive notizie che stavano arrivando sia dalla Britannia che dallOriente richiedevano lazione di un imperatore capace e deciso: e lui non era n luno n laltro. Al suo ritorno a Roma Nerone si sent per la prima volta libero di fare qualsiasi cosa volesse e dette sfogo alle sue grandi passioni: i cavalli ed il canto. Era sua vecchia passione guidare la quadriga, unita allaltra mania, non meno spregevole, di cantare, accompagnato dalla cetra, per dare spettacolo. Ricordava che gareggiare nella corsa dei cavalli era pratica di re e di antichi capitani, e materia del canto dei poeti e consacrata a onorare gli di. Il canto poi era sacro ad Apollo, divinit importantissima e signore della profezia, che proprio con la cetra veniva figurato non solo nelle citt greche, ma anche nei templi di Roma. Non si riusciva a frenarlo, e allora Seneca e Burro, perch non la spuntasse in entrambi, scelsero di cedere su un punto: venne recintato, nella valle del Vaticano, uno spazio, in cui guidasse i cavalli senza dare spettacolo a tutti. Ma ora che poteva ci che voleva apr le porte alla folla ed inizi a godere del successo e della popolarit, rendendosi conto che la cosa che pi lo inebriava era il consenso delle masse e se ne eccitava sempre di pi. Presto si circond di una corte di rampolli delle famiglie pi nobili, insieme ai quali si abbandon a gozzoviglie e turpitudini di ogni genere, manifestando quel lato violento e intemperante della sua indole che lo porter alla rovina. Ecco come Svetonio ci descrive le sue scorribande notturne: Manifest impudenza, libidine, lussuria, avidit e crudelt dapprima gradualmente e di nascosto e come se si trattasse di errori giovanili, ma in un modo tale che anche allora nessuno aveva dubbi che quei vizi fossero di natura e non di giovent. Subito dopo il crepuscolo, calzato un berretto o una parrucca, entrava nelle osterie e vagabondava per le strade in vena di scherzi, daltronde non inoffensivi, giacch era solito picchiare persone che ritornavano da una cena e ferire e buttare nelle fogne chi opponeva resistenza, sfondando porte e saccheggiando botteghe. In risse di questo genere rischi gli occhi e la vita e una volta fu ferito quasi a morte da un senatore, alla cui moglie aveva messo le mani addosso. Perci, in seguito, non si azzard mai pi a quel tipo di uscite senza la scorta di alcuni tribuni, che lo seguivano di lontano e con discrezione. Anche in pieno giorno, fattosi trasportare di nascosto in teatro su una lettiga, assisteva dallalto del proscenio alle liti dei pantomimi, nel contempo come vessillifero e come spettatore, e una volta, poich si era venuti alle mani e si lottava a colpi di pietre e di pezzi di sgabelli, ne gett anchegli sulla gente, ferendo gravemente un pretore alla testa.

Gli Iuvenalia
La Gravitas romana, tuttavia, imponeva dei limiti: per non abbassarsi fino allesibizione in un pubblico teatro, Nerone, sempre teso ad imitare modelli grecizzanti, pens di istituire dei giochi chiamati Iuvenalia, cui si iscrisse gente di ogni provenienza. Costrinse anche noti cavalieri romani, con doni cospicui, a promettere di dare spettacolo nellarena: ma se il compenso viene da chi pu dare ordini, diviene un obbligo. Tuttavia non la nobilt, let, le cariche ricoperte impedirono loro di esercitare anche larte degli istrioni greci o latini, fino a scendere a gesti e atteggiamenti non virili. Non basta: matrone famose si esibivano in parti oscene; e presso il bosco di cui Augusto contorn il lago riservato alle naumachie sorsero luoghi di convegno e taverne e si potevano comprare strumenti di lussuria. ... Infine Nerone sal sulla scena, accordando con molto impegno le corde della cetra e provando il tono giusto con maestri di canto al suo fianco. Erano intervenuti la coorte pretoria, i centurioni, i tribuni e Burro, affranto ma prodigo di lodi. Fu allora che, per la prima volta, vennero reclutati tra i cavalieri romani, col nome di Augustiani, dei giovani, selezionati per let e il fisico aitante, alcuni di insolente presunzione, altri sperando di acquistare potere. Costoro, in un continuo scrosciare di applausi giorno e notte, davano alla bellezza del principe e alla sua voce epiteti divini: e, come se lo dovessero a meriti particolari, vivevano godendosi fama e onori. Ormai Seneca aveva iniziato ad allontanarsi da lui. Del resto anche Nerone vedeva lui e Burro come due scomodi grilli parlanti che in qualche modo vantavano il diritto di limitare i suoi eccessi ed indirizzare la sua azione. La passione per Poppea, infine, morta Agrippina, poteva finalmente manifestarsi alla luce del sole.

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Quel bastardo di Nerone


Scritto da Lorenzo Paolini Mercoled 07 Aprile 2010 20:25

Poppea Sabina
Aristocratica, bellissima, affascinante, ambiziosa, di classe Poppea aveva messo gli occhi su Nerone fin da quando era sposata con Rufrio Crispino, capo della guardia pretoriana sotto Claudio. Appena Agrippina fu imperatrice, fece giustiziare Crispino sostenendo che questi aveva favorito Messalina nei suoi intrighi. Vedova ed in disgrazia presso Agrippina, a Poppea non rest che sposare Marco Salvio Otone, amico di Nerone e suo compagno di gozzoviglie, certamente nel segreto intento di usarlo per aggiungere il suo vero obiettivo: limperatore Nerone. Otone, reso imprudente dalla passione, non cessava di elogiare allimperatore la bellezza della moglie; o forse voleva accendere la bramosia di lui, pensando che, quando avessero posseduto la medesima donna, questo nuovo vincolo gli avrebbe accresciuto potenza. Frequentando la corte e sfoderando la sua seduttivit, ne divenne ben presto lamante, mai immaginando in quel momento che suo marito sarebbe divenuto imperatore a sua volta, sia pure per soli quattro mesi. Comunque Otone, uomo di mondo, invitato da Nerone a partire per governare la Lusitania, accett di buon grado di sparire dalla scena lasciando a Nerone campo libero con sua moglie. Agrippina aveva visto un grande pericolo nel fascino che Poppea esercitava su Nerone ed aveva ostacolato in ogni modo la loro relazione, ottenendo solo che lodio e linsofferenza di Nerone verso di lei aumentassero fino allesasperazione ed allomicidio. Con Agrippina fuori scena, linfluenza di Poppea sullimperatore divenne tale che questi inizi a considerare di divorziare dalla povera Ottavia, ormai relegata ai margini della vita pubblica, ma che godeva ancora di grande rispetto presso il popolo quale figlia del defunto imperatore Claudio ed ultima discendente diretta di Augusto ancora in vita. Problemi in Britannia e coi Parti Chi ha montato un cavallo in corsa o guidato un carro trainato da una pariglia al galoppo sfrenato sa quanto coraggio e quanta freddezza di nervi occorrano per uscirne vivi. Dunque definire Nerone un pavido sarebbe quantomeno superficiale. Quindi la scarsa propensione di Nerone ad impegnarsi in prima persona nella guida dellesercito ed in qualsiasi attivit militare non facilmente comprensibile. Paura di non essere allaltezza? Incapacit di rinunciare alle sue abitudini fatte di agi, bagordi e performances artistiche? Pigrizia? Disinteresse per ogni gloria che non venisse dal palcoscenico? O pi semplicemente, orrore per la volgarit della violenza e del sangue. Non un caso che Nerone non amasse i ludi gladiatori e che, quando tutto fu perduto, non riusc a compiere da s il gesto tipicamente romano di trafiggersi col gladio. Fatto sta che Nerone non condusse mai un esercito in battaglia, avendo peraltro la fortuna di disporre di uno dei migliori generali del suo tempo: Gneo Domizio Corbulone, gi vincitore di Frisii e Cauci sotto Claudio. Quando limpero dei Parti rinnov le sue pretese di controllo sullArmenia, regno cliente di Roma, Nerone decise che era tempo di vendicare lonta subita dallesercito di Roma oltre un secolo prima. Nel 53 a.C., infatti, il triumviro Crasso era stato sconfitto pesantemente, perdendo la vita e le aquile nella disastrosa battaglia di Carre. Le guerre civili fra Cesare e Pompeo, prima e fra Ottaviano ed i cesaricidi poi, avevano impedito a Roma di intraprendere azioni militari contro la Partia. Azione che, peraltro, Cesare stava organizzando quando la sua grande vita venne stroncata alle idi di marzo del 44 a.C. Grazie allimpiego di una potente cavalleria pesante e di mobili arcieri a cavallo, la Partia si era rivelata ormai da tempo il pi formidabile rivale dellimpero romano, quindi le sue pretese sullArmenia dovevano essere arginate. Dopo un adeguato periodo di preparazione Corbulone inizi loffensiva contro i Parti nel 58 ottenendo buoni successi e rimettendo sul trono di Armenia il re Tigrane, fedele a Roma. Purtroppo nel 62 la situazione si era ribaltata: scelte strategiche infelici portarono il console di quellanno, Lucio Cesennio Peto, ad una pesante sconfitta a Rhandeia, ed al conseguente ritiro dallArmenia. Se si aggiunge a questa brutta notizia laltra, di pochi mesi precedente, riguardante la ribellione della Britannia, guidata dalla regina Boudicca, per la quale oltre settantamila fra romani ed alleati erano morti, si pu comprendere che il clima politico a Roma era molto agitato.

La metamorfosi del 62
Mentre a Roma imperversava la crisi e alle frontiere crescevano i pericoli, Afranio Burro mor. Era stato colto da una malattia alla gola che gli provocava un enorme gonfiore e, su ordine di Nerone, i medici per lenire il suo dolore gli spalmavano il cavo orale di uguenti. Quando Nerone si rec al suo capezzale Burro, sospettando di essere stato avvelenato, gli volse le spalle. La morte di Burro compromise il potere di Seneca, perch la sua positiva influenza, ora che era sparita laltra, possiamo dire, guida, non aveva pi la presa di prima, e Nerone si lasciava attrarre dai peggiori. Costoro prendono di mira Seneca con accuse di vario tipo: che aumentava ulteriormente le sue enormi ricchezze, eccessive per un privato; che intendeva concentrare su di s le simpatie dei cittadini; che superava, quasi, il principe nella raffinata bellezza dei giardini e nella sontuosit delle ville. Gli rinfacciavano anche di volersi accaparrare tutta la gloria delleloquenza e di aver intensificato la produzione di versi, da quando Nerone vi si era appassionato. Lo dicevano scopertamente avverso agli svaghi del principe, pronto a sprezzare la sua abilit nel guidare i cavalli e a schernire la voce, quando cantava. E fino a quando si doveva credere che nellimpero non ci sarebbe stato niente di buono che non provenisse da lui? Senza dubbio, linfanzia di Nerone era trascorsa ed egli era nel pieno vigore della sua giovinezza: si togliesse dunque di dosso quel precettore ora che poteva valersi dei suoi avi, come veri e preziosi maestri. Seneca si rese conto che era solo lui a frapporsi fra Nerone e la libert totale e, temendo per la sua incolumit, chiese di essere congedato come ricompensa ai suoi servigi lasciando allimperatore tutte le sue ricchezze. Al rifiuto di Nerone ed ai suoi abbracci Seneca ringrazi, ma si affrett a cambiare le sue abitudini ritirandosi a vita pi che privata. Morto Burro, Nerone nomin come Prefetto del Pretorio Gaio Sofonio Tigellino, un siciliano rozzo e crudele, di umili origini, che condivideva con lui la passione per i cavalli: aveva infatti gestito ippodromi in Puglia ed in Calabria. Il sodalizio fra i due fu ulteriormente cementato dalla propensione di entrambi agli eccessi sessuali: ben presto Tigellino, manovrandolo con insinuazioni e calunnie, divenne la mano sinistra del giovane imperatore, che anche in questa scelta dimostr non tanto la sua incapacit, quanto la sua dissolutezza. Una mano che inizi a colpire, duramente, insinuando dubbi sulla fedelt di Rubellio Plauto e Cornelio Silla, gli unici due patrizi che potevano ancora vantare un legame con la discendenza di Augusto, ora che - morta Agrippina - Nerone poteva essere considerato un semplice Domizio Enobarbo. Lincubo dellinsicurezza dellimperium, che Nerone pensava di aver esorcizzato con lassassinio di Britannico, ritorn a popolare le notti di Nerone, rendendo inevitabili nuove epurazioni. Tigellino fece assassinare Cornelio Silla, gi in esilio in Gallia, dopo aver convinto Nerone che questi stesse tramando per far ribellare le legioni del Reno. I sicari inviati da Tigellino lo colsero dimprovviso, mentre era a pranzo, e in capo a sei giorni la sua testa venne portata a Nerone, che ne trov molto comica la calvizie precoce. Pi complicato fu lassassinio del giovane Plauto che, ricco e potente, avrebbe potuto veramente raggiungere Corbulone, ormai di stanza in

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Siria e preparare una rivolta. Malgrado da Roma fossero giunti diversi messaggi per metterlo in guardia, Plauto non si mosse, forse per tema d rappresaglie verso sua moglie ed i suoi figli. Venne trucidato mentre, nudo, faceva della ginnastica. Alla vista della sua testa Nerone scoppi a ridere facendosi beffe delle dimensioni del suo naso. Tigellino continu le epurazioni avvelenando i liberti pi potenti: Doriforo, accusato di aver osteggiato le nozze con Poppea, e Pallante, il vecchio amante di Agrippina, perch non si risolveva, alla sua et, a lasciare le sue immense ricchezze. Questo clima di calunnie e delazione indusse Gaio Calpurnio Pisone, convinto di essere il prossimo oggetto delle attenzioni di Tigellino, ad iniziare a tramare per rovesciare Nerone. Contemporaneamente, per accumulare denaro, si inizi il saccheggio sistematico dellItalia, si spremettero le province, gli alleati e le citt libere.

Il 62 dunque lanno in cui Nerone si libera dalle spoglie del ragazzo mite, amante dellarte e animato da sentimenti di giustizia e dal rispetto per le istituzioni e ritrova la sua natura irascibile e violenta, trasformandosi pubblicamente in un tiranno. Molti storici giustificano questa svolta come il segno di un carattere congenitamente crudele e dissoluto che finalmente si libera di ogni freno: la madre, Burro, Seneca. Altri, invece, sostengono che il ragazzo istintivamente pacifico, che detestava sangue e guerre inizi a comportarsi da tiranno quando vide che tutto era perduto. Io propendo per una visione intermedia. Nel 62 nulla era perduto e la posizione di Nerone era ancora forte. E non riesco a vedere affatto Nerone come un ragazzo mite e represso, ma come una persona di indole collerica e violenta, afflitta da patologie psichiche (vedi FORUM N1: limperatore che non voleva essere abbandonato) aggravate dai complessi di colpa per lomicidio della madre, oggetto di odio-amore. Nel 62 tutto si sublima, il limite ormai oltrepassato e da questo momento tutto diventa possibile. Non si intravede in Nerone una qualsiasi etica ispirata al senso dello stato, alla coscienza della grandezza della sua missione, o pi semplicemente a valori mistico religiosi. Nerone, a mio avviso, dopo il 62 si rivela come un narcisista insicuro, profondamente egoista, disancorato dalla realt dellamministrazione del principato.

Paolo di Tarso
Lanno precedente, poco prima della morte di Burro, era arrivato a Roma per essere giudicato, Paolo di Tarso, un ebreo cittadino romano che si era appellato, comera suo diritto, alla giustizia dellimperatore. Portato di fronte a Burro, questi non lo trov colpevole di alcun reato e lo lasci libero. Iniziava quindi lapostolato di Paolo nellUrbe, che dava lavvio ad un capitolo decisivo nella storia dellumanit: la fondazione di una religione - il Cristianesimo - che se da un lato avrebbe creato nei tre secoli successivi seri problemi alla cultura della romanitas, dallaltro fu lunica forza in grado di traghettarne la fiaccola della civilt attraverso i tempi bui del medioevo. Nessuno pu affermare con sufficiente storicit la consistenza numerica della comunit cristiana a Roma allinizio degli anni 60. Superata dallanalisi storica lipotesi di un primo viaggio di Pietro a Roma nel 51 (per approfondire, vedi larticolo Pietro: mai messo piede a Roma a pag. xx) possiamo immaginare che fin dagli anni 40 qualche giudeo cristiano dedito ai commerci possa essersi stabilito a Roma ed abbia iniziato a predicare presso gli ebrei quella che a quei tempi era solo una variante della legge Mosaica. La comunit ebraica, seppur protetta, non era ben vista dal popolo romano che disprezzava cordialmente il giudaismo. Tuttavia una consistente diaspora verso lUrbe era iniziata fin dai tempi di Cesare che, in ringraziamento dellaiuto offertogli dal re giudeo Antipatro (futuro padre di Erode il Grande) nella guerra contro Pompeo, aveva concesso grandi privilegi agli ebrei. Quando Claudio, che definiva la diaspora ebraica una peste comune a tutto il mondo, ascese alla porpora, si trov alle prese con il problema dellaumento di una minoranza etnica compatta, impermeabile ed inassimilabile, capace di costituire una forza unitaria in seno alla popolazione della grandi citt e di turbare, eventualmente, lordine pubblico. Ordin dapprima di tenere separate le varie sinagoghe insieme per il culto, per evitare grandi assembramenti, poi nellanno 49 ordin unespulsione generale degli ebrei da Roma: Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantes Roma expulit. Tale espulsione trova riscontro negli Atti degli Apostoli, dove si cita un incontro avvenuto nella citt di Corinto, intorno allanno 50, tra lapostolo Paolo ed una coppia di giudei di nome Aquila e Priscilla che vi si erano rifugiati dopo lespulsione da Roma. Se il termine Chrestus indicasse un leader messianico che viveva a Roma o che si riferisse alla nuova setta ebraica emergente dei Cristiani argomento che interessa solo marginalmente questa trattazione, malgrado sia da molto tempo al centro di un appassionato dibattito tra coloro che vedono nei contrasti religiosi giudaico-cristiani la causa dei tumulti e coloro che ritengono che lespulsione non riguardasse in alcun modo la nascente comunit cristiana. Qualunque sia stata la realt, evidente che i contrasti allinterno della comunit ebraica fra gli ortodossi e i seguaci delle idee di Ges furono molti e, soprattutto in questo primo periodo, legati alla pretesa di convertire i gentili, cosa non facile in quanto la Legge di Mos prescriveva come non lecito per un Giudeo unirsi o incontrarsi con persone di unaltra razza. Aprire a chiunque avrebbe significato per gli ebrei tradizionalisti far entrare la corruzione nel loro mondo religiosamente immacolato, poich i non circoncisi erano considerati persone spiritualmente impure in quanto non osservanti la Legge Mosaica. Abbiamo dunque solo due fonti attendibili che ci indicano la presenza di seguaci di Cristo nellUrbe: il passo di Svetonio e quello degli Atti. Che in una ventina di anni gli adepti di quella che fino ad allora era solo lennesima setta ebraica fossero diventati qualche centinaio dunque plausibile. Ancor pi probabile che Paolo, con lenergia e lirruenza che gli erano proprie, dal 62 al 64 abbia esteso la sua opera di persuasione anche a molti romani, preparando il terreno allincidente che avrebbe portato allincriminazione di molti di essi come incendiari. Quasi impossibile, invece, sostenere storicamente la tesi che Pietro abbia mai visitato Roma. Questa la situazione negli anni 60, confermata dalla frase di Svetonio, che fra le benemerenze di Nerone come amministratore, dopo aver elogiato le sue misure antincendio e in favore dellordine pubblico, afferma:

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furono inviati al supplizio i Cristiani, genere di uomini dediti a una nuova e malefica superstizione C da notare un punto che amplier pi avanti: Svetonio non mette in relazione i cristiani con lincendio, lunica fonte che stabilisce un rapporto di causa-effetto Tacito e, come vedremo, si tratta di un passo sulla cui autenticit molti storici sollevano dubbi. Occorre stabilire tre punti fermi: - nel 64 i cristiani avevano gi raggiunto una consistenza numerica significativa (molte centinaia? Un migliaio?) - la loro litigiosit con gli ebrei (probabilmente pi potenti e quindi tollerati, se non protetti) turbava la morale comune e lordine pubblico - la loro attivit di proselitismo e le loro critiche al modo di vivere romano aveva gi iniziato a dar fastidio alla gente comune che reagiva sparlando della nuova religione, addebitandole ogni nefandezza.

Le nozze con Poppea


Poppea, bella e capricciosa comera, doveva essere una vera piantagrane. Svetonio ci racconta delle frequenti recriminazioni e dei sarcasmi con cui assillava il principe perch la sposasse: lo definiva un pupillo, perch, sottomesso agli ordini altrui, non solo non controllava limpero, ma neppure la sua libert personale. Perch allora rimandare le nozze? Non gli piaceva la sua bellezza e sdegnava i suoi antenati, coperti di trionfi, non credeva alla sua fecondit e ai suoi sentimenti sinceri? O temeva che, divenuta sua moglie, gli aprisse gli occhi sui soprusi commessi da Agrippina nei confronti dei senatori e sullavversione del popolo contro la superbia e lavidit di sua madre? E se Agrippina non poteva sopportare come nuora altri che una donna ostile a suo figlio, la lasciasse tornare a essere moglie di Otone: preferiva andarsene in qualsiasi parte del mondo, dove sentir raccontare gli affronti rivolti allimperatore, piuttosto che averli sotto gli occhi, coinvolta nei pericoli da lui corsi. Nel 62 le continue pressioni indussero Nerone a divorziare da Claudia Ottavia che, dapprima esiliata, venne poi messa a morte, sotto limputazione di adulterio; laccusa era cos impudente e calunniosa che allistruttoria tutti i testimoni si ostinarono a negare e Nerone dovette costringere Aniceto ad autoaccusarsi di aver abusato di lei con uno stratagemma. Ottavia fu incatenata ed esiliata a Ventotene. Trascorsi pochi giorni le venne recato lordine di morire: le furono aperte le vene sia ai polsi che alle caviglie, ma poich per la paura il sangue usciva troppo lentamente, fu immersa in un bagno caldissimo. La testa le fu troncata e fu portata a Roma per essere mostrata a Poppea. Aveva 22 anni. Undici giorni dopo il divorzio da Ottavia, Nerone spos Poppea, che am pi di tutto, e che tuttavia uccise con un calcio, perch, incinta e malata, lo aveva rimproverato aspramente una sera che era rincasato tardi da una corsa di carri. Due anni di eccessi Pu darsi che Svetonio esageri nellelencare le pretese malefatte di Nerone a partire da questo periodo, tuttavia anche se solo il 10% di esse fosse vero ne uscirebbe il quadro di un individuo quanto meno poco adatto a gestire le responsabilit che dovevano gravare sulle sue spalle: sregolatezze con giovani ragazzi, relazioni con donne sposate, arriv addirittura a violentare una vestale. Roba quanto meno da impeachment! Inaugurando anzitempo una moda oggi fiorente, fece evirare un fanciullo di nome Sporo, lo acconci da donna e tent di sposarlo con una cerimonia regolare, con tanto di corteo e velo color fiamma. Svetonio ci racconta una battuta che girava fra il popolo: Che fortuna per lumanit se suo padre Domizio avesse avuto una simile moglie! E ancora: Prostitu il suo pudore ad un tal punto che, dopo aver insozzato quasi tutte le parti del suo corpo, ide alla fine questo nuovo tipo di divertimento: coperto dalla pelle di una bestia feroce, da una gabbia si lanciava sugli organi genitali di uomini e di donne, legati ad un tronco, e, quando aveva imperversato abbastanza, per finire, si dava in balia del suo liberto Doriforo; da costui si fece anche sposare, come lui aveva sposato Sporo, e arriv perfino ad imitare i gridi e i gemiti delle vergini che subivano violenza. Svetonio sottolinea che il ragazzo amava talmente lo sperperare il denaro che affermava di ammirare suo zio Gaio soprattutto perch in poco tempo aveva fatto fuori le immense ricchezze lasciate da Tiberio. Aveva anche il vizio del gioco: ai dadi giocava al tasso di quattrocentomila sesterzi a punto! Lestate del 63 port una lieta notizia a Nerone, subito funestata da una disgrazia: in quella villa al mare nella quale anchegli era nato Poppea partor una femmina: tutta la nobilt ed il Senato vennero ad Anzio per festeggiare con celebrazioni e giuochi. Purtroppo fu cosa effimera, ch la bambina al quarto mese mor. Nerone fu senza freno nel dolore, come nella gioia. Con queste lapidarie parole Tacito ci conferma il carattere instabile e violento di Nerone, per il quale passare dalleuforia alla rabbia era questione di attimi e che era capace di perdonare, deridendolo, un console vigliacco ed incapace come Peto e unattimo dopo ordinare ad un patrizio come Torquato Silano di aprirsi le vene. Nella sua mania per lellenismo e per ogni forma di arte e raffinatezza Nerone da tempo progettava un debutto sulle pubbliche scene e scelse Napoli, citt greca, per esibirsi: un debutto sfortunato perch il teatro croll durante la sua performance! Svetonio sostiene che laugusto cantore non se ne diede troppa pena, visto che continu a cantare la sua canzone fino al finale. Nel 64 Nerone festeggi la primavera con la famosa orgia lacustre descritta da Tacito. Sullo stagno di Agrippa fece dunque costruire uno zatterone e disporre su di esso lapparato del convito, in modo che potesse venir rimorchiato da navi incrostate doro e davorio. I rematori erano giovani viziosi, distribuiti secondo let e lesperienza nella libidine. Da terre remote e fin dallOceano aveva fatto venire uccelli e bestie selvatiche e animali marini. Sulle rive del lago sorgevano postriboli pieni di nobildonne, e di fronte si mettevano in mostra meretrici ignude. Dapprima furono atti e movenze oscene; poi, man mano che le tenebre avanzavano, tutti i boschi e gli edifici allintorno risuonarono di canti e risplenderono di lumi. Nerone sera macchiato ormai dogni illecito piacere, e si sarebbe pensato che non rimanesse alcuna turpitudine a farne pi vergognosa la vita, se pochi giorni dopo non avesse celebrato un matrimonio solenne con uno di quel branco di depravati, di nome Pitagora. Allimperatore fu messo il flammeo, furono tratti gli auspici, e poi dote, talamo, faci nuziali, insomma venne esibito tutto ci che la notte cela, pur quando la sposa femmina.

Lincendio di Roma
E arriv lestate: un luglio caldo ed afoso come quelli che anche i romani di oggi conoscono molto bene. Nerone ha creduto di trovare rifugio alla calura nella brezza di ponente che spira costante sulle terrazze della sua villa di Anzio. Lo immaginiamo pigramente sdraiato su morbidi cuscini, circondato da schiave, liberti, cortigiani, mentre ascolta dei versi o pizzica la cetra, in attesa della visione del tramonto, che da quella terrazza splendido. Allimprovviso arriva, inatteso, un pretoriano di corsa, inviato da Tigellino. Ansima, ha coperto al galoppo in poco pi di unora gli oltre cinquanta chilometri della Via Ardeatina, probabilmente cambiando cavallo un paio di volte alle mutationes del cursus publicus: Roma brucia... unincendio colossale, come non se n mai visto uno!

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Scritto da Lorenzo Paolini Mercoled 07 Aprile 2010 20:25

Nerone rientra immediatamente: lincendio, iniziato presso il Circo Massimo, sembra sia stato alimentato dal vento e dalle merci delle botteghe, per poi estendersi rapidamente allintero edificio, risalendo poi sulle alture circostanti e infine diffondendosi con grande rapidit senza trovare impedimenti. I soccorsi sarebbero stati ostacolati dal gran numero di abitanti in fuga e dalle vie strette e tortuose. Ora quasi arrivato alla sua domus sul Palatino, che in poche ore brucia completamente, cos come brucia tutta Roma, dal Circo Massimo alla Suburra, dal Celio allAventino. Nerone fa aprire alla folla in fuga gli spazi verdi dove lincendio non pu alimentarsi: il campo Marzio, i suoi giardini sul colle Vaticano e perfino gli horti di Mecenate sullEsquilino dove ha in progetto di costruire la sua nuova domus. Sulla torre che sovrasta gli horti Nerone crea il quartier generale per coordinare i soccorsi e le operazioni di spegnimento: da l pu vedere tutta Roma e lo spettacolo che gli si presenta terribile nella sua grandiosit. Delle quattordici regioni che compongono la citt, tre (la III, Iside e Serapis, attuale colle Oppio, la IX, Circo Massimo, e la X, Palatino) sono totalmente distrutte, mentre in altre sette si registrano enormi danni. I morti sono migliaia, i senzatetto oltre duecentomila. 4.000 insulae e 132 domus, oltre ad edifici pubblici e monumenti, sono ormai cenere. Dopo sei giorni lincendio sembrava domato, ma i cittadini stremati non fecero in tempo a riprendersi, che scoppiarono altri incendi in altre zone ricche di templi e portici. La gente, disperata, notava che le fiamme partivano dalle propriet di Tigellino. Sulle cause dellincendio i tre autori di cui ci sono pervenuti gli scritti sono quasi completamente daccordo: il mandante dellincendio fu Nerone, che ne ebbe anche il movente. Svetonio e Dione Cassio lo accusano apertamente, Tacito esprime il beneficio del dubbio, ma poi elenca particolari che inducono il lettore a credere nella sua colpevolezza. ...si era sparsa la voce che, mentre la citt bruciava, Nerone fosse salito sul palcoscenico del palazzo ed avesse cantato la caduta di Troia, raffigurando nellantico disastro le presenti sciagure Adducendo a motivo che quegli antichi edifici cos irregolari e quei vicoli stretti e storti non gli piacevano punto, diede a bella posta alle fiamme la citt in maniera cos evidente, che la maggior parte degli ex consoli, a cui accadde di sorprendere, nelle proprie tenute, camerieri dellimperatore con stoppa e fiaccole accese, non li arrestarono; e alcuni granai nei pressi della Domus Aurea, della cui area fabbricabile desiderava massimamente venire in possesso, li fece abbattere e dare alle fiamme con macchine da guerra, perch erano costruiti in pietra. Per sei giorni e sette notti dur la distruzione operata dallimmenso rogo, mentre la plebe era costretta a cercare rifugio nei monumenti e nelle tombe. Allora, oltre un numero incalcolabile di insulae, andarono distrutte anche le case di antichi condottieri, ancora adorne delle spoglie nemiche, ed i templi degli dei promessi in voto o consacrati dai re e quelli dellepoca delle guerre puniche e galliche Godendo dallalto della torre di Mecenate dello spettacolo dellincendio e rallegrato, come diceva, dalla bellezza delle fiamme, indoss il costume di teatro e cant La presa di Troia. Che lincendio fosse spontaneo o di natura dolosa, alcuni saggi contemporanei tendono ad assolvere Nerone adducendo a discolpa lodio che scrittori come Svetonio e Tacito avevano per la tirannide. Altri, invece, continuano ad accusare Nerone tout court, semplicemente per la sua fama di primo persecutore dei cristiani. Posizioni che, entrambe, non mi trovano daccordo perch lunico Nerone che conosciamo e possiamo conoscere quello che vediamo emergere dallanalisi delle fonti che abbiamo, filtrate dalla conoscenza del contesto storico, dei costumi, delle abitudini ed arricchite dalle moderne conoscenze sulla psicologia e sulla neuropsichiatria. Lo stesso procedimento che si dovrebbe tentare di seguire per la conoscenza del Ges storico. La prima cosa che rileviamo che tutte lo fonti ci raccontano che Nerone colpevole. Daccordo, possibile che mentano o che tendano ad accettare lopinione dominante, visto che quella che fa loro comodo. Tuttavia non conosciamo una sola riga utile a discolparlo. Non solo: se la domanda cui prodest, che ogni detective si pone mentre cerca il colpevole di un delitto, ci deve aiutare ad alleggerire le responsabilit di Nerone, ebbene ci rendiamo conto che, nella fattispecie, ci indica il contrario: grazie allincendio Nerone pu finalmente costruire la sua Domus Aurea, che occupa lintera superficie del Colle Oppio, degli horti di Mecenate e della valle su cui oggi sorge il Colosseo. Infine: il sogno di Nerone di trasformare Roma in una citt di marmo, dai grandi viali e dalle grandi aree pubbliche finalmente potr compiersi. Concludendo: non ci sono prove n di innocenza, n di colpevolezza, solo qualche indizio, ma certamente Nerone non fu un personaggio da ammirare. Ad Anzio lattuale sindaco ha fatto apporre dei cartelli allingresso della cittadina, in cui si esibisce la scritta Anzio, citt di Nerone come se ci fosse un titolo di merito: mi sembra una iniziativa del tutto fuori luogo. A meno che non si volesse plaudire ad una eventuale azione di Nerola, se mai si appellasse come citt del Mostro!

Nerone e i cristiani
Nerone fu un individuo particolarmente violento e depravato, portatore di patologie odiose, ma non si comport diversamente dai suoi predecessori quanto ad omicidi, intrighi ed eccessi sessuali. Tiberio e Caligola non furono certo degli stinchi di santo! Eppure lui che la storia ci tramanda come il mostro per eccellenza. Credo che la maggior parte della sua pessima fama gli sia derivata dalla propaganda cristiana che ce lo ha tramandato come il primo persecutore. Lironia della faccenda sta nel fatto che di persecuzione non si tratt e che la religione con levento non ebbe nulla a che fare! Fatto sta che sulla bocca di ogni romano, plebeo o aristocratico che fosse, correva la voce che indicava in Nerone il mandante dellincendio. Limperatore, Poppea, Tigellino, la corte tutti erano preoccupati da ci che il popolo, esasperato, denutrito, senza pi nulla da perdere avrebbe potuto fare. Cera chi giurava di aver visto i cubiculari di Nerone ostacolare le operazioni di spegnimento, chi sosteneva che le demolizioni sullEsquilino non erano state fatte per arginare le fiamme, ma per liberare aree edificabili per la domus imperiale. Insomma, cera da aver paura e occorreva riversare lodio che si andava accumulando su dei colpevoli. Perch proprio i cristiani? Intanto va notato che n Svetonio n Plinio parlano del supplizio dei cristiani come conseguente allincendio. Solo Tacito ne parla, mentre Svetonio cita un generico:

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Scritto da Lorenzo Paolini Mercoled 07 Aprile 2010 20:25
Sotto il suo principato furono comminate condanne rigorose, furono prese misure repressive, ma furono anche introdotti nuovi regolamenti: si impose un freno al lusso, si ridussero i banchetti pubblici a distribuzioni di viveri, fu vietato di vendere nelle osterie cibi cotti, ad eccezione dei legumi ed erbe commestibili, mentre in precedenza si serviva ogni genere di pietanza, furono inviati al supplizio i Cristiani, genere di uomini dediti a una nuova e malefica superstizione.... Questa differenza fra le fonti ci indica tre cose: - che nel 64 il gruppo cosiddetto dei cristiani era differenziato dai giudei ortodossi, che certamente lo avversavano. - che la quasi totalit di coloro che vennero arrestati non aveva la cittadinanza romana, visto che le pene che ci sono note furono quelle riservate agli stranieri o agli schiavi. - che fra la popolazione di Roma si era gi diffuso lodio verso gli appartenenti a questa nuova setta che doveva essere di turbativa allordine pubblico ed al mos maiorum. I cristiani dalla vox populi erano infatti da diversi anni accusati di praticare ogni genere di flagitia, in parte per i comportamenti anomali in tema di sessualit, continenza, moderazione e soprattutto per la loro incessante opera di proselitismo. Odiati dal popolo, venduti alla polizia pretoriana dagli ebrei che anelavano a distinguersene, furono il capro espiatorio ideale per Nerone e finirono per pagare innocenti le conseguenze del grande incendio. Durante il processo fu probabilmente impossibile provare la loro responsabilit nellincendio, tuttavia emerse il loro fanatismo ed il loro odio per il genere umano che venne giudicato un buon movente per aver tentato di distruggere la novella Babilonia e fu per questo che vennero condannati. Si tratt dunque di un provvedimento di ordine pubblico: vennero giustiziati come incendiari, non per aver praticato una qualsiasi religione.

Malgrado la mitologia formatasi non meno di due secoli dopo, lapostolo Paolo non era presente a Roma nel 64 e non fu fra coloro che vennero giustiziati in quelloccasione. Gli storici hanno prospettato due diverse ipotesi, per le quali Paolo avrebbe fatto un altro viaggio prima di tornare a Roma: la prima possibilit che nel 65-66 fosse dapprima ad Efeso e poi in Macedonia e Grecia la seconda (meno probabile) che si trovasse in Spagna. Le prime avvisaglie della grande rivolta ebraica del 66 lo trovano a Nicopoli, donde scrive la sua epistola ai Cretesi. Nel 67 si traghetta a Brindisi per poi tornare a Roma dove viene arrestato e condannato a morte per qualche reato che non conosciamo, ma che immaginiamo connesso al suo pessimo carattere e alla veemenza della sua predicazione che, come mille altre volte gli era successo, dovevano aver creato turbativa dellordine pubblico. Quanto a Pietro, la sua venuta a Roma talmente improbabile e mancante di una qualsiasi prova storicamente accettabile da doversi considerare mitologica.

La Domus Aurea
Nerone provvide immediatamente alla ricostruzione, progettando strade ampie ed edifici in pietra, ben allineati e limitati in altezza. Vennero emanati provvedimenti di rimborso per la ricostruzione, pagabili solo se essa fosse compiuta in un certo termine. Le macerie vennero trasportate con chiatte alla foce del Tevere e furono utili per riempire le paludi di Ostia. Tali provvedimenti furono apprezzati, ma subito il popolo di Roma ebbe una nuova delusione: Nerone aveva volto a suo vantaggio gli effetti dellincendio, giacch aveva iniziato la costruzione di una domus di 80 ettari nella quale destavano meraviglia non tanto le pietre preziose e loro, sfoggio ormai solito e divenuto comune, ma le piantagioni e gli specchi dacqua, e di qua parchi a somiglianza di foreste vergini, di l spazi aperti e belvederi: opera immaginata e diretta da Severo e da Celere, la cui ardita genialit creava collartificio quanto non era stato concesso dalla natura e si sbizzariva coi grandi mezzi dellimperatore. Il quale, quando la vede terminata, commenta: finalmente una casa degna di un uomo! La Sala del trono, simbolo del dominio di Nerone sulluniverso, era coperta da una volta che girava su s stessa giorno e notte, cos come nel cielo girano in cerchio il sole, la luna, i pianeti. Una statua colossale dellimperatore rappresentato come il dio Sole, alta 25 metri, si ergeva al centro del padiglione porticato della villa, e sottolineava questo dominio. La Domus Aurea fu un tale spreco di spazio e di denaro pubblico da necessitare, per il suo finanziamento, di risorse straordinarie che, in aggiunta a quelle impiegate nella ricostruzione, provocarono una crisi economica senza precedenti. Limprovvido e capriccioso ragazzino imperiale, affetto da una megalomania patologica non trov altro mezzo che la rapina sistematica dellItalia e delle province. Per reperire oro Nerone non esit a spogliare i templi degli Dei dalle offerte votive, arrivando perfino al sacrilegio, facendo rubare in Grecia ed in Asia le statue degli Dei fatte in materiale prezioso. Mentre nel mitico quinquennium felix Nerone aveva creduto di trovare la soddisfazione della sua carenza affettiva nel consenso popolare, per ottenere il quale aveva tentato di promulgare provvedimenti che oggi definiremmo di sinistra, ormai la vera natura del personaggio, altalenante fra delirio di onnipotenza e mania di persecuzione, emerge nella sua realt. Il popolo non lo approva pi e laristocrazia, pur temendolo, sente che occorre reagire. Inizia il tempo delle congiure e delle vendette. Che affronteremo nel prossimo numero. La nostra analisi prosegue in questo con un originale ed interessantissimo studio psicologico sulla personalit patologica di questo discusso principe.

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