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Michele Trizio

Eliodoro di Prusa e i commentatori greco-bizantini di Aristotele

Tra le pieghe della complessa storia della tradizione di Aristotele a Bisanzio giace, ignorata dalla maggior parte degli studiosi, una parafrasi dellEthica Nicomachea edita da Heylbut nei Commentaria in Aristotelem Graeca, dove lopera attribuita a Eliodoro di Prusa1. Si tratta di una parafrasi letterale del testo aristotelico organizzata per paragrafi, in cui a brevissime note esplicative del testo si alternano pi rare digressioni dalle modeste dimensioni, senza che da queste emerga mai un orientamento esegetico e dottrinale ben definito. In questa sede cercheremo di delineare alcuni tratti specifici del testo, specie per quel che concerne le fonti, nella direzione di stabilire per la prima volta alcuni punti fermi relativamente alla datazione e al contesto in cui lopera fu composta. Come detto, questa parafrasi ha ricevuto scarsa attenzione da parte degli studiosi, fatta eccezione per i problemi relativi allidentit del suo autore. Di Eliodoro di Prusa, a cui Heylbut nel 1889 attribu lopera, non sappiamo nulla. Sappiamo per che tale attribuzione compare per la prima volta piuttosto tardi nella tradizione manoscritta, pi precisamente nel Par. gr. 1870 (XVI sec.). Heylbut non avrebbe mai potuto immaginare che proprio alla fine del 1889, pi precisamente nel mese di novembre, Cohn avrebbe pubblicato sulla Berliner Philologische Wochenschrift la notizia secondo cui il nome di Eliodoro di Prusa altro non sarebbe se non il frutto della fantasia di chi verg il Par. gr. 1870, ossia il falsario Costantino Paleokappa2. Per questa ragione chiameremo dunque Ps.-Eliodoro lautore del testo e pseudo-eliodorea la parafrasi in questione. In realt il referente polemico di Cohn non era tanto Heylbut, quanto la fonte di questultimo, ossia quel Rose che aveva ipotizzato che la parafrasi in questione fosse stata commissionata dal monaco Joasaph, lex imperatore Giovanni
Il riferimento a Heliodorus Prusensis, In Ethica Nicomachea paraphrasis, a cura di G. Heylbut, Heliodori in Ethica Nicomachea paraphrasis, Berlin 1889 (Commentaria in Aristotelem Graeca, 19.2) [da ora in avanti solo Paraphrasis]. 2 Cf. L. Cohn, Heliodorus von Prusa, eine Erfindung Palokappas, Berliner Philologische Wochenschrift, IX/45 (1889), coll. 1419-1420.
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Cantacuzeno, ad un certo Eliodoro di Prusa3. Questa convinzione si fondava su di un fraintendimento della sottoscrizione presente in diversi manoscritti, tra cui quello che a lungo stato ritenuto il testimone pi antico dellopera, cio il Laur. 80.3, dove pure lopera tradita come anonima4. Qui, alla fine della parafrasi relativa al VI libro dellEthica Nicomachea si legge la seguente sottoscrizione: (sic!) . . . . Il Rose leg questa sottoscrizione al nome di Eliodoro e interpret lopera come il frutto di una commissione a Eliodoro non solo della copia del testo, bens della sua stessa composizione. Questa sottoscrizione, come ricordato dal Nicol in un suo fondamentale studio sulla parafrasi pseudoeliodorea che di fatto aggiornava e discuteva la prefazione di Heylbut alledizione del 1889 non rimanda a nientaltro se non alla circostanza per la quale lopera fu fatta copiare su commissione del Cantacuzeno il 24 novembre del 13665. Laltro nome pi accreditato come autore della parafrasi stato per diverso tempo quello di Andronico di Rodi. I soli manoscritti in cui lattribuzione ad Andronico attestata sono il Par. lat. 6251 e Leid. Bibl. Publ. Gr. 18, che reca barbara manu il riferimento ad Andronico6. Questo manoscritto, vergato da Camillo Zanetti, fu collazionato da Heinsius per la prima edizione a stampa della parafrasi (1607)7, in quella sede attribuita ad un incerto auctore, antiquo et exiCf. V. Rose, ber eine angebliche Paraphrase des Themistius, Hermes II (1867), pp. 191-213: 212. La notizia fu prontamente accolta in R. Nicolai, Griechische Literaturgeschichte, bd. 3, Magdeburg 1878, p. 308. Lattribuzione della parafrasi a Eliodoro di Prusa si trova attestata per la prima volta in Guilhelm de Clermont-Lodve, Examen critique des anciens historiens dAlexandre le Grand (second dition considrablement augmente), Paris 1804, p. 524, n. I. 4 Come anonima lopera catalogata gi in A.M. Bandini, Catalogus Codicum Manuscriptorum Bibliothecae Laurentianae, III, Florentiae 1764, pp. 173-174. 5 Cf. D.M. Nicol, A Paraphrase of the Nicomachean Ethics Attributed to the Emperor John VI Cantacuzene, Byzantinoslavica 29 (1968), pp. 1-16, in part. p. 2; Id., The Byzantine Family of Kantakouzenos, Washington 1968, pp. 93-101. Prima ancora di Nicol la cosa era stata segnalata da R.A. Gauthier J.Y. Jolif, Ltique a Nicomaque. Introduction, traduction et commentaire, I, Louvain 1968 (II ed.), p. 107. La questione affrontata anche in P. Moraux, Der Aristotelismus bei den Griechen: von Andronikos bis Alexander von Aphrodisias, vol. I, Berlin-New York 1973, pp. 137-138, sulla base dello studio di Nicol. 6 Cf. Nicol, A Paraphrase, pp. 9-10. Su questo manoscritto si veda K.A. De Meyer E. Hulshoff Pol, Codices Bibliothecae Publicae Graeci, Lugduni Batavorum 1965, Bibliotheca Universitatis Leidensis, VIII, pp. 28-29. In questo catalogo (pp. 16-17) viene segnalato un altro manoscritto, il Leid. Bibl. Publ. Gr. 16B, contenente la parafrasi pseudo-eliodorea e non segnalato da Nicol. Entrambi questi manoscritti sono segnalati anche in P. De Gregorio P. Eleuteri, Per un catalogo sommario dei manoscritti greci dei Commentaria in Aristotelem Graeca et Byzantina: specimen (Leiden, Modena), in Symbolae Berolinenses: fr Dieter Harlfinger, a cura di F. Berger et al., Amsterdam 1993, pp. 117-167: 123. 7 Aristotelis Ethicorum Nicomachiorum paraphrasis, Incerto Auctore antiquo et eximio peripatetico; ex Bibliotheca Lugdunobatava nunc primum graece edita, emendata & latine reddita a Daniele Heinsio, Lugduni Batavorum 1607. Per una lista delle edizioni a stampa si pu fare affidamento su S.F.W. Hoffmann, Bibliographisches Lexicon der gesammten Literatur der Griechen, I, Leipzig 1838, pp. 158-159.
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mio peripatetico. Nella seconda edizione, successiva di dieci anni e curata dallo stesso Heinsius, lopera si trova invece attribuita ad Andronico8. La cosa non pu che destare stupore, visto che nella prima edizione lo stesso Heinsius aveva apertamente sostenuto che non vi fossero prove per sostenere lattribuzione ad Andronico e che la mano che aveva aggiunto liscrizione recante il nome di Andronico nel Leidensis fosse una mano recente e illetterata. Probabile che a spingere Heinsius verso lattribuzione del testo ad Andronico non sia stato tanto quel riferimento ad Andronico nel Leidensis, quanto la pubblicazione nel 1594 da parte di Hoeschel di unaltra opera tradizionalmente attribuita ad Andronico, ossia il 9, di cui adesso Heinsius riproponeva ledizione integrale in appendice al testo della parafrasi e nella cui introduzione figuravano prestigiose testimonianze a sostegno dellautorevolezza di Andronico come autore (Strabone, Galeno, Plutarco, Ammonio, Simplicio e Stobeo)10. Questa stranezza spiega il perch lattribuzione ad Andronico non si sia mai realmente imposta. Si ricorderanno a questo proposito i violenti attacchi a Heinsius da parte del de Saumaise, descritti anche nel Dictionnaire del Bayle11, e lo scetticismo del mondo anglosassone, a partire dal primo traduttore inglese della parafrasi, quel Bridgman che, pur riconoscendo in linea teorica la possibilit che lopera possa essere ascritta ad Andronico, ammetteva che non vi erano basi perch tale attribuzione potesse essere stabilita in maniera certa12. Oltre al nome di Andronico di Rodi che a partire da Hensius, passando per

8 Andronici Rhodii Ethicorum Nicomacheorum paraphrasis. Cum interpretatione Danielis Heinsii, hac editione plurimis tum descriptis tum operarum mendis ab auctore vindicata. Excudit Ioannes Patius, Iuratus et Ordinarius Academicae Typographus. Lugduni Batavorum, Anno 1617. 9 Andronici Rhodii Peripatetici Philosophi libellus peri pathon, id est, de animi affectionibus, et Anonymus de virtutibus & vitijs, editi oper Davidis Hoeschelij Augustani, Avgvstae Vindelicorvm, 1593. Per ledizione moderna dellopera, con uno studio dettagliato su fonti e tradizione manoscritta, si veda PseudoAndronicus de Rhodes, Peri Pathon, a cura di A. Glibert-Thirry, Leiden 1977 (Corpus Latinum Commentariorum in Aristotelem Graecorum, suppl. 2). 10 Ironia della sorte, nelledizione di Cambridge del 1679 (Andronici Rhodii Ethicorum Nicomacheorum paraphrasis. Cum interpretatione Danielis Heinsii, cui subjungitur eiusdem Libellus , id est, de animi affectionibus, Cantabrigia. Excudebat Johannes Hayes, celeberrimae Academiae Typographus, 1679) il curatore, nel dichiarare di voler riprodurre ledizione di Hensius (senza specificare per quale), con la stessa levitas con cui Heinsius attribu nel 1617 la parafrasi in questione ad Andronico, riprodusse lintroduzione di Heinsius alla prima edizione della parafrasi, in cui lopera figurava come anonima e le testimonianze addotte da Hoeschel su Andronico e riportate da Heinsius nel 1617, facendo passare per proprie le note erudite a sostegno dellattribuzione ad Andronico. Cos, al primo responsabile dellattribuzione ad Andronico di Rodi della parafrasi pseudo-eliodorea, ossia lo stesso Hensius, veniva paradossalmente rimproverato di non aver riconosciuto Andronico come il vero autore del testo. Le cosa era nota sin dalla prima met del XIX secolo. Si veda a titolo esemplificativo la voce Andronicus, Rhodius, in The Penny Cyclopedia of the Society for the Diffusion of Useful Knowledge, vol. II, London 1834, pp. 9-10. 11 Cf. P. Bayle, Dictionnaire Historique et Critique, Amsterdam 1740 (V ed.), vol. I, pp. 236-237. 12 Cf. W. Bridgman, The Paraphrase of an Anonymous Greek Writer (Hitherto Published Under the Name of Andronicus of Rhodes) of the Nicomachean Ethics, London 1807, pp. viii-x.

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Reinesius e fino a Mullach pi sembra aver goduto del favore dei moderni13 laltro nome associato alla parafrasi pseudo-eliodorea sono stati quelli di Olimpiodoro, anchessa rinvenibile in alcuni manoscritti del XVI secolo e accettata per la prima volta dal Naudaeus14. Come quella ad Andronico di Rodi, anche lattribuzione ad Olimpiodoro tarda e sospetta. Prima di iniziare lanalisi del testo, opportuno riportare alcune osservazioni sui principali testimoni manoscritti. Come detto in precedenza, a lungo si ritenuto che il Laur. 80.3 fosse il testimone pi antico dellopera15. La notizia deriva in realt dal Bandini16, dove correttamente si legge che il codice vergato da due mani, una pi antica fino alla sottoscrizione al termine del VI libro (fol. 97r) e una pi recente del XV secolo. In realt, oggi si tende a considerare le due mani del Laur. 80.3 come coeve ed entrambe risalenti al XVI secolo17. Uscito di scena il Laurenziano, sembra invece affacciarsi lipotesi che il testimone pi antico sia il Marc. App. gr. Class IV 21+22, originariamente un solo codice, vergato nel XIV secolo da ununica mano di recente ricondotta ad ambienti vicini proprio al Cantacuzeno18. Questo manoscritto ci pone di fronte a due problemi, il primo legato alla sua divisione in due tomi, il secondo pi generale relativo al posizionamento della sottoscrizione alla fine del VI libro.
13 Per quanto riguarda Reinesius, si veda T. Reinesii ad viros clariss. D. Casp. Hoffmannum, Christ. Ad Rupertum Epistolae, Leipzig 1660, p. 312; per quel che concerne Mullach, si veda Fr. Guil. Aug. Mullachius, Fragmenta Philosophorum Graecorum, III, Paris 1831, pp. 303-569. 14 Cf. G. Naudaeus, Bibliographia Politica ad eruditissimum virum Jacobum Gaffarellum, apud Baba, Venetiis 1633, pp. 18-19. Per una lista di manoscritti recanti lattribuzione ad Olimpiodoro si veda Nicol, A Paraphrase, pp. 15-16. Si veda anche Moraux, Der Aristotelismus, p. 138, dove si sottolinea che le caratteristiche stilistiche e contenutistiche della parafrasi pseudo-eliodorea non trovano corrispondenza con quanto a noi giunto del filosofo Olimpiodoro, per poi sostenere cautamente che la comparsa del nome di Olimpiodoro nella tradizione manoscritta potrebbe derivare da un fraintedimento del nome di Eliodoro da parte di un copista. 15 Si veda ad esempio Gauthier Jolif, Ltique a Nicomaque, I, p. 107; Nicol, A Paraphrase, p. 12; Moraux, Der Aristotelismus, p. 137. 16 Cf. supra, n. 4. 17 Cf. A. Turyn, Dated Greek Manuscripts of the Thirteenth and Fourteenth Centuries in the Libraries of Italy, vol. I, Urbana-Chicago-London 1972, p. xiii, dove il manoscritto datato al XV secolo. Tuttavia, Daniele Bianconi, che ha appositamente consultato questo codice, ha individuato in esso la mano di Camillo Zanetti, il che sposta la datazione del Laur. 80.3 al tardo XVI secolo. 18 Per la descrizione del manoscritto si veda E. Mioni, Bibliothecae Divi Marci Venetiarum. Codices Graeci Manuscripti, vol. I, codices in classes a prima usque ad quintam inclusi, pars altera, classis II, codd. 121-198 classes III, IV, V, Roma 1972, pp. 209-210; per il legame con i copisti noti per aver lavorato per il Cantacuzeno si veda B. Mondrain, Lancien empereur Jean Cantacuzene et ses copistes, in A. Rigo, Gregorio Palamas e oltre. Studi e documenti sulle controversie teologiche del XIV secolo bizantino, Firenze 2004, pp. 249-296, p. 265, n. 22. Si veda anche Turyn, Dated Greek Manuscripts, p. xiv, dove per lautore spiega di non ritenere attendibile un legame tra il copista e il Cantacuzeno per il fatto che nella sottoscrizione si legge K invece di K. Uno scriba vicino al Cantacuzeno, questo il ragionamento di Turyn, non avrebbe mai potuto commettere un simile errore, e dunque sarebbe difficile pensare che questo testimone sia loriginale commissionato dal Cantacuzeno.

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Per quel che concerne il primo punto: il Marciano risulta come si detto diviso in due tomi che spezzano esattamente in due la parafrasi dei dieci libri dellEthica Nicomachea. A uno di questi tomi si riferisce nel XVI secolo Gesner quando, nellelencare le opere del Cantacuzeno, riporta lesistenza di una Paraphrasis in quinque libros Ethicorum Aristotelis, servatur Graece Venetiis in bibliotheca SS. Ioannis et Pauli19. Questo spiega come mai si sia diffusa fino ai giorni nostri la notizia di una parafrasi redatta dal Cantacuzeno in cinque libri, di cui sono testimoni addirittura il Krumbacher20 e il Guilland, con questultimo che addirittura ricopr di elogi il testo della parafrasi per la sua concisione e chiarezza21. Vi poi la seconda questione, che pi della prima sembrerebbe mettere in discussione lunitariet dellopera. Per quale motivo nel Marciano e in altri testimoni successivi la sottoscrizione si trova al termine del libro VI e non al termine dellopera? Rispondere a questo interrogativo non semplice, specie perch non sembrano esservi testimoni pi antichi del codice Marciano, il quale secondo Mioni non presenta tuttavia sostanziali differenze nella struttura materiale tra ci che si trova prima e ci che si trova dopo la sottoscrizione, cosa che non sembra favorire la tesi della disomogeneit dellopera. Resta tuttavia problematico elaborare ipotesi sul perch la sottoscrizione si trovi in quella posizione, come a segnare una sorta di punto di snodo. Si potrebbe ipotizzare che il copista abbia ricevuto lordine di riportare i dati relativi alla committenza del codice proprio in quel momento, subito dopo aver terminato di copiare la parafrasi ai primi sei libri dellEthica. Ma in assenza di testimoni pi antichi da confrontare con il codice Marciano, questa e altre ipotesi devono essere assunte con la cautela del caso22. In realt, gi ad un primo sguardo il testo edito da Heylbut sembra caratterizzato da una certa omogeneit stilistica e strutturale tale da suggerire su basi filologiche la tesi dellunitariet dellopera. In particolare, e qui veniamo al cuore del nostro contributo, si registra una fitta serie di passi paralleli tra la para-

19 Cf. C. Gesnerus, Bibliotheca Universalis, sive catalogus omnium scriptorum lucupletissimus, in tribus linguis, Latina, Graeca & Hebraica, extantium et non extantium, veterum et recentiorum in huncusque diem, doctorum et indoctorum, publicatorum et in bibliothecis latentium, authore Conrado Gesnero Tigurino doctore medico. Tiguri apud Christophorum Froschoverum 1545, p. 397. Gesnerus parla proprio del Marc. App. gr. Class. IV, 21+22, per il quale si pu consultare anche D.M. Berardelli, Codicum Omnium Graecorum, Arabicorum, aliarumque linguarum Orientalium, qui manuscripti in bibliotheca Ss. Joannis, et Pauli Venetiarum Ordinis Praedicatorum asservantur, catalogus, Nuova Raccolta dopuscoli scientifici e filologici XX, Venezia 1770, p. 190. 20 Cf. K. Krumbacher, Geschichte der byzantinischen Litteratur von Justinian bis zum Ende des ostrmischen Reiches (527-1453), Munich 1897 (II), p. 300. 21 Cf. R. Guilland, Correspondance de Nicphore Grgoras, Paris 1927, pp. 309-310. 22 Desidero ringraziare Pantelis Golitsis e Daniele Bianconi per la preziosa consulenza sul Marc. App. gr. Class IV 21+22 e sul Laur. 80.3.

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frasi pseudo-eliodorea e i commenti greco-bizantini allEthica Nicomachea, traditi nella forma di un corpus unitario probabilmente originatosi nella prima parte del XII secolo su iniziativa di Anna Comnena (1083-1153), in cui a commenti antichi sono affiancati commenti bizantini redatti da autori quali Eustrazio di Nicea e Michele di Efeso23. Unanalisi di questi passi sembra dimostrare la dipendenza dello Ps.-Eliodoro proprio dai commentatori di cui si appena fatta menzione e suggerisce unipotesi precisa, che cio dietro lo Ps.-Eliodoro si celi la figura di un autore bizantino vissuto tra i secoli XIII e XIV.

1. Eustrazio di Nicea e lo Ps.-Eliodoro I contatti tra i commenti di Eustrazio di Nicea ( ca.1120)24 ai libri I e VI dellEthica Nicomachea25 e la parafrasi pseudo-eliodorea, di cui qui riportiamo solo alcuni casi rilevanti, sono numerosi e frequenti, al punto da permettere una lettura in parallelo dei due testi. Ad esempio, di fronte al celebre passo aristotelico (EN, VI, 1139a7-12) in cui platonicamente la divisione interna alla componente razionale dellanima in scientifica e calcolatrice viene ricavata dalla diversit dei rispettivi oggetti26, se vero che per tramite di una certa similitudine e affinit che la conoscenza appartiene loro ( ), Eustrazio elabora unesegesi su due livelli: dapprima, il commentatore discute il tema della similitudine tra loggetto conoscibile e la relativa facolt e le nozioni di vero e falso rifacendosi allopera dei commentatori tardo-antichi di Aristotele27; poi, riconduce questo stesso
23 Su questo corpus di commenti si veda H.P.F. Mercken, The Greek Commentators on Aristotles Ethics, in Aristotle Transformed. The Ancient Commentators and their Sources, a cura di R. Sorabji, Ithaca (NY) 1990, pp. 407-444. 24 Su Eustrazio si veda M. Cacouros, Eustrate de Nice, in Dictionnaire de Philosophes Antiques, a cura di R. Goulet, III, Paris 2000, pp. 378-388. 25 I commenti di Eustrazio sono editi in In Aristotelis Ethica Nicomachea i commentaria, ed. G. Heylbut, Eustratii et Michaelis et anonyma in Ethica Nicomachea commentaria, Berlin 1892 [Commentaria in Aristotelem Graeca, 20], pp. 1-121 (da ora in avanti solo In I EN); In Aristotelis Ethica Nicomachea vi commentaria, ed. G. Heylbut, Eustratii, pp. 256-406 (da ora in avanti solo In VI EN). 26 La fonte di questo assunto Plato, Respublica, V, 476a-480a.7 27 Si confronti Eustratius, In VI EN, 268,13-19:

Alexander Aphrodisiensis, In Aristotelis Metaphysica commentaria, ed. M. Hayduck, Alexandri Aphrodisiensis in Aristotelis Metaphysica commentaria, Berlin 1891 (Commentaria in Aristotelem Graeca, 1), p. 328,20-34: ,

, . , , . , , , con

, , . , ( ),

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tema proprio alla sua originaria radice platonica, a cui lo stesso Aristotele aveva fatto implicitamente riferimento. Infatti il successivo (In VI EN, 268,21-22) , che allude allidea della conoscenza come reciproca conformit tra conoscente e conosciuto, una citazione da un passo dal commento di Proclo al Timeo, dove lautore caratterizza ogni forma di conoscenza come il ritorno del conoscente al conosciuto e come laffinit e conformit ( ) nei confronti di questultimo28. In Proclo il tono sembra apertamente polemico nei confronti della teoria aristotelica della verit come tra la definizione e la cosa definita29. Se infatti Proclo riporta questa definizione di verit come solo per declassarla rispetto alla verit come identit tra intelligente e intelleggibile, che si d solo al livello dellIntelletto30. Lo Ps.-Eliodoro riporta in maniera sintetica (Paraphrasis, 114,15-24) la stessa argomentazione di Eustrazio, inclusa quella citazione da Proclo che nel commento del metropolita di Nicea serviva a colorare di neoplatonismo linterpretazione dellaristotelico 31. Un raffronto tra i due testi sembra confermare questo dato.

28 Cf. Proclus, In Platonis Timaeum commentaria, ed. E. Diehl, Procli Diadochi in Platonis Timaeum commentaria, I-III, Leipzig 1904, 2, 287,1-5:

. . , , .

29 Si veda ad esempio Aristoteles, Topica, VI, 148b1-3; De Caelo, IV, 308b2-3. La nozione aristotelica di verit come o si trova attestata anche nella tradizione dei commentatori alle Categoriae, come in Joannes Philoponus, In Aristotelis Categorias commentarium, a cura di A. Busse, Philoponi (olim Ammonii) in Aristotelis Categorias commentarium, Berlin 1898 (Commentaria in Aristotelem Graeca, 13.1), 81,29-31: (Infatti la verit e la falsit non risiedono solo nei giudizi, n solo nelle cose, bens nella conformit dei giudizi rispetto alle cose). 30 Su questo si veda L. Siorvanes, The Problem of Truth in the Platonic Theology, in A. Segonds C. Steel, Proclus et la Thologie Platonicienne, Leuven 2000, pp. 47-63; M. Martijn, Proclus on Nature. Philosophy of Nature and Its Methods in Proclus Commentary on Platos Timaeus, Leiden 2010 (Philosophia Antiqua, 121), pp. 259-260. Anche il termine , contatto diretto, con il quale Eustrazio interpola la citazione dal commento procliano al Timeo, ugualmente indicativa di un retroterra procliano. Infatti altrove, come in De decem dubitationibus circa providentiam, ed. H. Boese, Procli Diadochi tria opuscula. Berlin 1960, 7,2-4, Proclo riporta la medesima definizione di verit come conformit tra conoscente e conosciuto usando la forma , che in questo caso assume lo stesso significato di , per descrivere il contatto tra i due. 31 Sul neoplatonismo come principale fonte di ispirazione di Eustrazio si veda M. Trizio, Neoplatonic Source-Material in Eustratios of Nicaeas Commentary on Book VI of the Nicomachean Ethics, in Medieval Greek Commentary on the Nicomachean Ethics, a cura di C. Barber D. Jenkins, Leiden-Boston, 2009, pp. 71-109.

, .

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Eustratius, In VI EN, 268,10-23:

, , , , . , ; , . , , . , , . , , , .

, , , , . .

Ps.-Heliodorus, Paraphrasis, 114,15-24:

). Il parafraste riassume largomento di Eu-

Un altro caso di parallelismo tra Eustrazio e lo Ps.-Eliodoro si registra di fronte alladagio aristotelico giudizio e opinione, infatti, sono soggetti ad errore (EN, VI, 1139b17-18). Eustrazio ricorre (In VI EN, 289,15-17) a due esempi classici di errore nellopinione, il primo legato al sole, il secondo alla luna32: ad esempio se qualcuno giudicasse o opinasse che il sole sia della grandezza di un piede, oppure se ritenesse che la luna, nel suo illuminare il perigeo, risplendesse interamente di luce propria (

strazio nel seguente modo (Paraphrasis, 117,7-8): come il ritenere che il sole sia della grandezza di un piede o che la luna abbia luce propria ( ).
Lesempio del sole come possibile oggetto di giudizio erroneo ripreso da Aristoteles, De anima, III, 428b4; lesempio dellerrore di giudizio in rapporto alla luna addotto da Eustrazio, pur non presente alla lettera nella tradizione dei commentatori antichi e tardo-antichi, liberamente ricavato da. Alexander Aphrodisiensis, In librum De sensu commentarium, ed. P. Wendland, Alexandri in librum De sensu commentarium, Berlin 1901 (Commentaria in Aristotelem Graeca, 3.1), 11,9-11.
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Ancora, secondo Aristotele (EN, VI, 1142a25-27) la prudenza si contrapporrebbe allintelletto per il fatto che, mentre questultimo si occuperebbe delle definizioni indimostrabili, la prima riguarderebbe gli ultimi particolari, oggetto anche di sensazione. Aristotele specifica poi (EN, VI, 1142a27-29) che per sensazione si intende qui non quella dei sensibili propri, bens quella tramite cui percepiamo che lultimo particolare un triangolo ( , [ ] ). Tanto il commentatore, quanto il parafraste, sembrano comprendere bene come questo riferimento rimandi alla lunga discussione aristotelica degli oggetti specifici dei sensi rinvenibile nel II libro del De anima33. Entrambi infatti ricordano che la sensazione che condivide con la prudenza il medesimo oggetto, ossia i particolari, non appunto quella riferibile ai cinque sensi, bens quella tramite cui si valuta nellambito di situazioni particolari e contingenti decisioni quali la stipula di un trattato di pace o lingresso in guerra. Come si pu vedere dal raffronto tra i due passi lunica sostanziale differenza riguarda il sommario impiego da parte del parafraste dellesempio, anchesso classico, delle decisioni degli ateniesi in relazione ai rapporti con Corinto34, mentre il commentatore risulta pi generico.
Eustratius, In VI EN, 351,23-32: , , , , , , , , , , . , , , , , , . Ps.-Heliodorus, Paraphrasis, 117,5-10:
, , , , , , .

Come si pu vedere, il passo del parafraste appare a tutti gli effetti una versione terminologicamente semplificata del passo di Eustrazio35. Vi poi una
Cf. Aristoteles, De anima, II, 418,a7-424a15. Ovviamente il riferimento a Thucydides, Historiae, I, 44. 35 Questo si nota finanche nelluso delle formule impiegate da Eustrazio e dallo Ps.-Eliodoro per
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fortissima assonanza tra Eustrazio e lo Ps.-Eliodoro nellesegesi dellindicazione aristotelica (EN, VI, 1143a25-29) secondo cui le disposizioni di , , e si riferirebbero tutte alla medesima cosa, come evidente dal fatto che, secondo Aristotele, attribuiamo agli stessi uomini queste qualit allo stesso tempo. Tanto il commentatore quanto il parafraste sottolineano che per qui Aristotele intende lintelletto pratico; entrambi poi si sforzano di dare conto del modo in cui ad un medesimo individuo possano essere attribuite le sopra menzionate qualit, suggerendo che esse rappresentino diverse prospettive del medesimo retto agire. Questa diversit di prospettiva viene introdotta da Eustrazio con / , dal parafraste invece con la formula / , senza che questo alteri in alcun modo lidentit tra i due argomenti. Un raffronto tra i due passi sembra confermare ancora una volta la nostra intuizione.
Eustratius, In VI EN, 374,20-27: . , , . , , , , , , , .
, , , , , , , , , .

Ps.-Heliodorus, Paraphrasis, 129,2-8:

Subito dopo il passo citato in precedenza (EN, VI, 1143a25-29), Aristotele sente il bisogno di tornare sul tema dellintelletto e della conoscenza dei termini ultimi, ricordando che (EN, VI, 1143a35-1143b5):
segnalare lintroduzione da parte di Aristotele di un nuovo tema. Si confronti ad esempio Eustratius, In VI EN, 371,3-7: , ,

, . , , , , con Ps.-Heliodorus, Paraphrasis, 128,27-29: . , . . Lo Ps.-Eliodoro sembra presentare

in forma sintetica la medesima argomentazione elaborata da Eustrazio a proposito dellintroduzione da parte di Aristotele della nozione di (EN, VI, 1143a19). Questo evidente dal fatto che il parafraste proprio come Eustrazio allude alla circostanza per cui la condividerebbe con , e il medesimo soggetto, ossia le realt di ordine particolare e contingente.

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, , , .

Di fronte a questo lemma Eustrazio e lo Ps.-Eliodoro si concentrano entrambi sullespressione (EN, VI, 1143a36), che rimanda allidea secondo cui lintelletto avrebbe per oggetto tanto i termini primi (nellordine delle dimostrazioni), quanto gli ultimi (i fatti contingenti). Centrale appare per Eustrazio lidea di anteriorit e posteriort nellordine di natura e nellordine del nostro modo di vedere le cose, di fatto rintracciabile nellincipit della Physica dello stesso Aristotele, a cui non a caso Eustrazio si appella altrove (In VI EN, 376,27-32) per rimarcare come la conoscenza sia sempre conoscenza di principi36. Si tratta di un principio che Eustrazio padroneggiava bene, al punto da farvi riferimento spesso nei suoi commenti in maniera precisa e mai scontata37. Lo Ps.-Eliodoro elabora su questo passo aristotelico unesegesi identica a quella elaborata da Eustrazio, ma lo fa per sommi capi, senza la precisione e la perizia impiegate da Eustrazio, al punto che si ha limpressione che anche in questo caso il parafraste stia parafrasando il commento di Eustrazio, oltre al testo di Aristotele38. Le corrispondenze tra Eustrazio e lo Ps.-Eliodoro non si registrano solo in occasione di digressioni pi o meno lunghe, bens anche nel caso delle brevi note esplicative elaborate dal parafraste. Si pensi alla strategia esegetica adottata tanto da Eustrazio, quanto dallo Ps.-Eliodoro di fronte allindicazione aristotelica per cui della facolt nutritiva, cio la quarta parte dellanima, non vi sarebbe una virt in senso stretto (EN, VI, 1144a9-11). Se la comune scelta di
Il passo cui Eustrazio fa riferimento Aristoteles, Physica, I, 184a10-16. Su questo si veda Trizio, Neoplatonic, pp. 73-89. 38 Anche in questo caso il raffronto tra i due testi non sembra lasciare dubbi sullesistenza di un chiaro parallelismo tra i due: Eustratius, In VI EN, 377,10-24:
36 37

, , , , , , , , . , . . , , , , , equivale a Ps.-Heliodorus, Paraphrasis, 129,23-27: . , , .

814

Michele Trizio

leggere questo passo alla luce della non riconducibilit della facolt nutritiva a quel meccanismo desiderio-scelta mediante il quale Aristotele concepisce il funzionamento dellagire morale pu risultare ovvia, non pu invece essere casuale la scelta degli esempi di eccellenza e perfezione che competerebbero alla facolt nutritiva. Eustrazio scrive infatti (In VI EN, 390,13-17)
, , , , , . .

Qui bellezza e grandezza, assieme alla capacit di dare buoni frutti, vengono menzionate come esempi di eccellenza della facolt nutritiva in esseri quali le piante. Che grandezza e bellezza siano virt in qualche modo naturali Aristotele non lo dice nellEthica, dove grandezza e bellezza sono descritte come leccellenza delle azioni nellambito della politica e della guerra (EN, X, 1177b1617), ma nella Rhetorica, dove sono annoverate nel computo delle virt corporali39. La nozione di , invece, sembra rimandare direttamente a Teofrasto, in cui tale nozione si lega a sua volta a quella di , ovviamente sempre in riferimento al mondo vegetale40. Il parafraste (Paraphrasis, 131,34-37) riporta la stessa argomentazione in forma sintetica:
, , , , . Lesempio di gran-

dezza e bellezza sembra accomunare inesorabilmente i due passi. Si noter inoltre che il parafraste, pur non operando alcun riferimento alle piante, come invece fatto da Eustrazio, impiega unespressione, , che rinvia, come nel caso della citata da Eustrazio, proprio alla terminologia usata dagli antichi, in primis dallo stesso Teofrasto, in relazione alla condizione di benessere e accrescimento delle stesse piante41. Riportiamo qui un ultimo esempio di contatto tra Eustrazio e lo Ps.-Eliodoro, legato ad un noto passo dellEthica Nicomachea (EN, I, 1099b13-14) dove Aristotele, dopo aver posto la questione se la felicit sia acquisita per dispensazione divina, chiude perentoriamente la questione con un . Il parafraste (Paraphrasis, 18,11-13) commenta questo rimando aristotelico ad un altro tipo di indagine con la chiosa
Cf. Aristoteles, Rhetorica, I, 1360b21-22. Eustrazio conosce bene questo passo, tanto da citarlo nel suo commento al I libro dellEthica (In I EN, 65,1-3). 40 Si veda ad esempio Theophrastus, De causis plantarum, ed. F. Wimmer, Theophrasti Eresii opera, quae supersunt, omnia, Paris 1866, 3, 1, 6,3-4. 41 Ibid., 3, 3, 1,9-11.
39

Eliodoro di Prusa e i commentatori greco-bizantini di Aristotele

815

, . Lo stesso riferimento in Eustrazio (In I EN, 87,26-28), il quale sullo stesso passo di Aristotele ricorda per lappunto che , ,
, 42. Ancora

una volta, Eustrazio , come sempre, pi preciso del parafraste. Rispetto a questultimo, infatti, il commentatore aggiunge che la discussione sul divino rientra, nella divisione aristotelica del sapere, allinterno della sfera di indagine propriamente teologica. Questo sembra dimostrare ancora una volta che ogniqualvolta lo Ps.-Eliodoro rompe il registro della parafrasi letterale per abbozzare brevi digressioni o per sviluppare il testo aristotelico, ci si imbatte sempre in passi presenti anche in Eustrazio, come se il commento di questultimo costituisse una sorta di repertorio di note esplicative del testo dellEthica che lo Ps.Eliodoro utilizza per lesegesi di passi ritenuti maggiormente complessi o ambigui.

2. Indagine sui commenti ai libri IV, V, VII, IX e X dellEthica Nicomachea Stabilire una relazione tra due testi, uno dei quali anonimo e non databile con certezza, sempre problematico. Il rischio, infatti, quello di invertire i termini della dipendenza testuale, e dunque di stabilire una falsa relazione tra le due fonti. Tra le altre cose, la lingua e la struttura della parafrasi pseudo-eliodorea non si prestano facilmente ad una datazione dellopera. Rarissimi, se non inesistenti, i riferimenti a opere o personaggi che non siano quelli menzionati dallo stesso Aristotele nel testo43. La terminologia in maniera preponderante quella
42 Questo riferimento ai logoi sulla provvidenza non sembra comunque essere un riferimento ad unopera o al dibattito in seno alla scuola peripatetica sulla provvidenza, sfociato in ben due opere di Alessandro di Afrodisia tradite con una simile denominazione, di cui una risulta spuria e laltra ci giunta solo in arabo; bens ad un metodo di indagine altro rispetto a quello adottato da Aristotele nellEthica Nicomachea. Sul trattato sulla provvidenza giunto in arabo e attribuito ad Alessandro si veda S. Pines, Un texte inconnu dAristote en version arabe, Archive dhistorie doctrinale et littraire du Moyen-Age 23 (1956), pp. 5-43. Lopera spuria sulla provvidenza invece tradita allinterno delle cosiddette con il titolo di . Lautenticit di questo testo stata recentemente contestata da Fazzo e Zonta, in S. Fazzo M. Zonta, Alessandro di Afrodisia. La Provvidenza. Questioni sulla Providenza, Milano 1999. La menzione di un trattato (logos) sulla provvidenza occorre anche nel Contra Proclum di Filopono, in riferimento ad uno dei tria opuscola di Proclo. Si veda a tal proposito Joannes Philoponus, Contra Proclum, ed H. Rabe, Ioannes Philoponus. De aeternitate mundi contra Proclum, Leipzig 1899, 573,18-19. 43 Un riferimento operato dallo Ps.-Eliodoro ad un personaggio non menzionato da Aristotele nel testo dellEthica edito da Bekker sembrerebbe costituire uneccezione a questa tendenza. Lo Ps.-Eliodoro lega

816

Michele Trizio

aristotelica, ricalcata da vicino nella forma, appunto, di una parafrasi. Le note esplicative che il parafraste inserisce tra un lemma e laltro di rado superano le due linee nel testo edito da Heylbut e comunque si limitano a delucidare in maniera breve e concisa il singolo lemma, senza manifestare orientamenti esegetici o dottrinali utili a datare lopera. Come si detto, le attribuzioni ad Andronico di Rodi e, ancora di pi, quella ad Olimpiodoro sono tarde e sospette. Resta poi da spiegare il passo dal commento procliano al Timeo, che figura sia in Eustrazio che nello Ps.-Eliodoro. Quandanche si volesse sostenere contro ogni ragionevolezza che Eustrazio abbia ricavato quella citazione dal parafraste e non viceversa, cadrebbe di fatto la tesi del carattere antico del testo, visto che in questo caso il terminus post quem per la composizione della parafrasi andrebbe spostato al V secolo d.C., in pieno tardo-antico. In realt, sembra davvero difficile pensare che un autore come Eustrazio, noto per la sua predilezione per Proclo44, avesse bisogno di rifarsi al parafraste per ricavare un singolo argomento da un testo, il commento procliano al Timeo, che egli stesso cita di prima mano diverse volte nei suoi commenti45. Appare pi ragionevole pensare che sia accaduto il contrario, e che il parafraste, il cui intento sembra unicamente quello di parafrasare Aristotele alla lettera, non abbia riconosciuto la matrice procliana e dunque non aristotelica di quel passo di Eustrazio, accogliendolo cos nel testo della parafrasi. Limpressione che si ha leggendo il commento di Eustrazio e la parafrasi pseudo-eliodorea che lautore di questultima segua costantemente lesegesi
il passo (EN, III, 1118a32-33) al nome , personaggio menzionato anche da Aristofane (Ranae, 934). In realt tale aggiunta si trova gi almeno in un manoscritto dellEthica (Riccard. 46, XIV sec., sigla Ob), senza dimenticare che quel nome si trova anche nellanalogo passo dellEthica Eudemia (1231a1516). Dunque in nessun modo questo riferimento potrebbe essere usato per sostenere il carattere antico della parafrasi dello Ps.-Eliodoro, in quanto si tratta di materiale rinvenibile nello stesso Aristotele. Si noti inoltre come il riferimento a si ritrovi ad esempio nellanonimo commento al libro VII dellEthica Nicomachea (In Ethica Nicomachea vii commentaria, ed. G. Heylbut, Eustratii, pp. 407-460, 445,19; da ora in avanti solo In VII EN), secondo gli studiosi databile tra i secoli XII e XIII, proprio in rapporto ad una attitudine di tipo edonistico non dissimile da quella riportata da Aristotele nel passo citato in precedenza relativamente al godimento che deriverebbe dal tatto. Su questo commento si veda E. Fisher, The Anonymous Commentary on Nicomachean Ethics VII, in Medieval Greek Commentary, a cura di Barber Jenkins, pp. 145-161. Da questo commento, il parafraste sembra anche derivare le proprie informazioni su Speusippo. Su questo si veda M. Isnardi-Parente, Speusippo. Testimonianze e Frammenti, Napoli 1980, p. 109, fr. 112 (descrizione frammento alle pp. 363-364); L. Taran, Speusippus of Athens. A Critical Study with a Collection of the Related Texts and Commentary, Leiden 1981 (Philosophia Antiqua, 39), p. 170, fr. 80c-d (descrizione frammenti a p. 442). 44 Sul neoplatonismo di Eustrazio e linfluenza degli scritti di Proclo su questo commentatore si veda anche K. Giocarinis, Eustratios of Nicaeas Defense of Ideas, Franciscan Studies 24 (1964), pp. 159-204; C. Steel, Neoplatonic Sources in the Commentaries on the Nicomachean Ethics by Eustratius and Michael of Ephesus, Bulletin de philosophie mdivale 44 (2002), pp. 51-57 45 Per alcune citazioni di Eustrazio dal commento procliano al Timeo si veda ancora Trizio, Neoplatonic Source-Material, pp. 90-91, 94.

Eliodoro di Prusa e i commentatori greco-bizantini di Aristotele

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del commentatore. Lo stesso si verifica in rapporto ai commenti traditi assieme ai commenti di Eustrazio ai libri I e VI dellEthica Nicomachea. Si prenda ad esempio il caso del commento anonimo al libro VII (XII-XIII sec.). Di fronte alla discussione aristotelica relativa alla differenza tra incontinenza dellimpulsivit e incontinenza del desiderio (EN, VII, 1149b13-20), secondo cui la prima sarebbe meno vergognosa della seconda, tanto lanonimo commentatore (In VII EN, 431,32-33), quanto il parafraste (Paraphrasis, 146,38-39), attribuiscono ad Omero gli epiteti tessitrice di inganni, nata a Cipro ( ) rivolti da Aristotele ad Afrodite, menzionata nellEthica come esempio di incontinenza del desiderio. Come gi riportato da Heylbut in apparato, il riferimento a Omero in realt erroneo. Nel testo aristotelico Omero viene richiamato solo qualche linea dopo, dove sempre in riferimento a Afrodite viene riportato il , di Iliade, XIV, 217. Lespressione riportata da Aristotele sembrerebbe invece rimandare al di Teognide46, o comunque allassociazione tra Afrodite e la attestata, tra gli altri, in Saffo47. Un altro errore lega poi indissolubilmente il parafraste e lanonimo bizantino autore del commento al libro VII. Qui Aristotele opera un riferimento a Eraclito come esempio di coloro che credono in ci di cui hanno opinione in maniera non inferiore di quanto non facciano altri rispetto a ci di cui hanno conoscenza scientifica (EN, VII, 1146b29-31). Tanto lanonimo commentatore quanto il parafraste riportano la tesi, attribuita proprio ad Eraclito, secondo cui il movimento non esisterebbe. Tale tesi, contraria a quanto attestato dalla tradizione, secondo cui Eraclito avrebbe invece sostenuto la tesi dellessere in movimento di tutte le cose48, dipende, come evidenziato da Marcovich49, da unerrata ripresa
46 47

Il rimando a Teognis, Elegiae, ed. D. Young (post E. Diehl), Leipzig 19712, II, 1386. Si veda Sappho, Fragmenta, ed. E. Lobel D.L. Page, Poetarum Lesbiorum fragmenta. Oxford 1955,

1,2. Tra le pi importanti testimonianze in questo senso si pu fare riferimento a Plato, Cratylus, 402A. Cf. M. Marcovich, Zeno, not Eraclitus, Classical Philology 69/1 (1974), pp. 46-47. Qui per lautore (p. 47) commette uninesattezza quando associa lerrore su Eraclito dell anonimo commentatore bizantino al libro VII a un altro riferimento ad Eraclito, anchesso erroneo, rinvenibile nel commento anonimo al libro II dellEthica Nicomachea (In Ethica Nicomachea II-V commentaria, ed. Heylbut, Eustratii, pp. 122-255, 129,1; da ora in avanti solo In II-V EN). Su questa base Marcovich lamenta limperizia dellanonimo commentatore, senza rendersi conto che, come noto, lanonimo commentatore dei libri II-V e lanonimo commentatore al libro VII sono due autori diversi, il primo antico, il secondo collocabile tra i secoli XII e XIII. Sullanonimo commentatore ai libri II-V si veda Moraux, Der Aristotelismus, 327-330; Mercken, The Greek Commentators, pp. 407-444, in part. pp. 421-429. Si noti tra le altre cose che il riferimento dellanonimo commentatore antico (In II EN, 129,1) a Eraclito, invece che ad Omero (Il., XVIII, 109-110), potrebbe essere il frutto di un errore nella tradizione manoscritta, dovuto al fatto che il nome di Eraclito compare immediatamente prima (In II EN, 128,32) a proposito del passo aristotelico in cui lo Stagirita (EN, II,1105a7-8) attribuisce proprio ad Eraclito il detto (Diels-Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker, 22B 85) . Questo sembrebbe essere
48 49

818

Michele Trizio

di una dossografia rinvenibile in Eustrazio di Nicea, dove si legge (In I EN, 37,29-31):

Nicomachea avrebbe saltato una linea nel testo di Eustrazio attribuendo di fatto a Eraclito una tesi invece giustamente attribuita dallo stesso Eustrazio a Zenone. Lanonimo infatti dice che (In VII EN, 417,37) Eraclito avrebbe sostenuto che il movimento non esiste ( ). Anche in questo caso, come nel precedente, il parafraste (Paraphrasis, 139,33-34) segue lanonimo riproponendo alla lettera la medesima erronea dossografia su Eraclito. Questultimo erroneo riferimento a Eraclito, derivato da una maldestra ripresa di una dossografia di Eustrazio, suggerisce ancora una volta la provenienza tardo-bizantina della parafrasi pseudo-eliodorea. Risulta poi difficile pensare che un autore antico o tardo-antico, come potrebbe essere in linea teorica il parafraste, possa aver commesso un errore cos plateale come quello di attribuire ad Eraclito una tesi palesemente contraria a quanto riportato dalla tradizione antica e tardo-antica. La parafrasi pseudo-eliodorea sembra mostrare punti di contatto anche con lanonimo scoliaste antico ai libri II-V, in particolare in rapporto ad uno scolio ad un passo del IV libro dellEthica Nicomachea. Qui Aristotele contrappone luomo dotato di magnificenza a chi (EN, IV, 1123a18-24) eccede risultando di cattivo gusto, in quanto eccede nello spendere pi del dovuto ( ). Seguono una serie di esempi legati a questo tipo di eccesso, tra i quali il caso di chi nellallestire un coro per le commedie lo porta nella parodo con vesti di porpora, come fanno i

, 50. Lanonimo commentatore al libro VII dellEthica

corroborato dalla circostanza riportata dallo stesso Marcovich secondo cui Aspasio, vissuto allinizio del II secolo d.C., nel proprio commento al II libro dellEthica Nicomachea (In Ethica Nicomachea commentaria, ed. G. Heylbut, Aspasii in Ethica Nicomachea quae supersunt commentaria, Berlin 1889 [Commentaria in Aristotelem Graeca, 19,1], pp. 1-186, 44,9-10) riporta di fatto lo stesso passo omerico correttamente attribuendolo ad Omero. Infatti del tutto evidente che tra il commento di Aspasio e quello dellanonimo tardo-antico vi deve essere una qualche relazione, ma difficile pensare che lanonimo abbia frainteso Aspasio (o viceversa) a tal punto da ascrivere ad Eraclito ci che invece appartiene ad Omero. 50 A quanto sostenuto, a nostro parere in maniera corretta da Marcovich, ci permettiamo di aggiungere che la dossografia presente in Eustrazio una citazione dal commento ai Topica di Alessandro di Afrodisia, introdotta da Eustrazio ricorrendo allo stesso lemma commentato da Alessandro (Topica, 104b19: ). Il passo del commento di Alessandro fonte della dossografia di Eustrazio il seguente: Alexander Aphrodisiensis, In Aristotelis Topicorum libros octo commentaria, ed. M. Wallies, Alexandri Aphrodisiensis in Aristotelis Topicorum libros octo commentaria, Berlin 1891, (Commentaria in Aristotelem Graeca, 2,2), 79,1-5:
. , ; , , ; , ; Si noti come Eustrazio (In I EN, 37,29-31) si limiti a trasformare la forma interrogati-

va del passo di Alessandro in una vera e propria dossografia.

Eliodoro di Prusa e i commentatori greco-bizantini di Aristotele

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Megaresi ( , ). Lasciando da parte i problemi interpretativi legati a questo passo51, si nota che il parafraste (Paraphrasis, 71,5-8) sdoppia il riferimento aristotelico alla commedia e allallestimento del coro in due distinti esempi, luno relativo allespressione , laltro al riferimento aristotelico alla porpora. In merito al primo esempio lo Ps.-Eliodoro scrive (Paraphrasis, 71,5-7):
. Qui il significato tecnico dellespressione viene irrimediabilmente a perdersi nella forma usata dal

zione di ricchezza sia quello di sostituire nellallestimento scenico delle commedie le tende presenti sulla scena, originariamente fatte di pelle, con tende di porpora, come facevano i Megaresi. Ci che importa qui non tanto la veridicit o meno di questa informazione, quanto il fatto che essa, a nostro parere, non di prima mano, bens ripresa proprio dallanonimo scoliaste antico ai libri II-V, di cui il parafraste riprende questa informazione operando, come suo solito, leggere variazioni terminologiche. Infatti di fronte al medesimo passo aristotelico lo scoliaste antico scrive (In II-V EN, 186,9-10) , facendo seguire poi (In II-V EN, 180,10-20) una ricca e preziosa dossografia antica relativa alla tradizione della commedia megarese.
51 Non infatti chiaro se si riferisca allingresso del coro o al passaggio attraverso il quale il coro entrava in scena. Da qui ovviamente dipende anche lintrepretazione del riferimento aristotelico alla porpora, da riferire o al coro o ad un ornamento scenico. Su questa questione si veda G.M. Sifakis, Aristotle, E.N., IV, 2, 1123a19-24, and the Comic Chorus in the Fourth Century, The American Journal of Philology 92/3 (1971), pp. 410-432 . 52 Sembra dunque corretta la traduzione di Bridgman (The Paraphrase, p. 137), mentre risulta non corretta quella di Sifakis (Aristotle, p. 411). Qui lautore riporta questo passo dello Ps.-Eliodoro senza preoccuparsi dei problemi relativi ad autore e datazione del testo.

, , , . Qui lautore suggerisce che un caso di volgare ostenta-

parafraste. Tutto il significato del lemma aristotelico muta di conseguenza. Il riferimento allallestimento del coro nelle commedie si muta in un generico riferimento al finanziare i commedianti presenti remunerandoli con ostentazione, come se la cosa fosse di pubblica utilit. La forma sembrerebbe quindi un riferimento a quel , del verso immediatamente precedente (Paraphrasis, 71,5)52, come se lespressione si riferisse a coloro i quali sono presenti ad un banchetto al fine di intrattenere i convitati. Questo ci porta ad unaltra considerazione, relativa questa volta al secondo esempio riguardante le commedie, dove lo Ps.-Eliodoro si confronta direttamente con la questione della porpora e scrive (Paraphrasis, 71,8-9)

820

Michele Trizio

Queste affinit tra la parafrasi e i commenti greco-bizantini ai libri I, IV, VI e VII dellEthica si manifestano anche rispetto ai commenti di Michele di Efeso (prima met del XII sec.) al V, al IX e al X libro dellopera aristotelica in questione53. Il caso forse pi lampante quello dellesegesi sulle indicazioni aristoteliche relative alla giustizia distributiva (EN, V, 1131a10-1131b24), concepita da Aristotele come proporzione geometrica tra i beni e le persone, in cui il rapporto tra i soggetti riceventi identico al rapporto tra gli stessi soggetti prima di ricevere un determinato bene. Michele di Efeso sviluppa lidea di proporzione geometrica citata da Aristotele riportando un esempio classico di ingiustizia legato alle figure di Achille e Aiace. Il parafraste riporta questo stesso esempio e la stessa argomentazione in forma breve, a tratti riformulandola a parole proprie. Il modo in cui questo esempio introdotto allo stesso modo identico: seguendo Aristotele, Michele di Efeso definisce il giusto (In V EN, 18,9) come il medio tra il pi e il meno ( ); il parafraste (Paraphrasis, 90,20) riporta ugualmente che la giustizia infatti il medio tra il pi e il meno ( ). Seguono una serie di passi paralleli che andiamo a elencare:
Ps.-Heliodorus, Paraphrasis, 90,25-27:
, , , .

Michael Ephesius, In V EN, 19,4-7:

, , , .

Ps.-Heliodorus, Paraphrasis, 91,10-19:

, , , , , , ,

Michael Ephesius, In V EN, 22,11-26:

, , , , ( ) , , , .

53 Per le questioni di cronologia relative alla vita e allopera di Michele di Efeso si pu fare riferimento ancora a R. Browning, An Unpublished Funeral Oration on Anna Comnena, Proceedings of the Cambridge Philological Society 188, n.s. 8 (1962), pp. 1-12. Per i commenti di Michele ai libri V e IX, ledizione di riferimento Michael Ephesius, In librum quintum Ethicorum, ed. M. Hayduck, Michaelis Ephesii in librum quintum Ethicorum Nicomacheorum commentarium, Berlin 1901 (Commentaria in Aristsotelem Graeca, 22,3), pp. 1-72; da ora in avanti solo In V EN; Id., In Ethica Nicomachea IX commentaria, ed. Heylbut, Eustratii, pp. 461-528; da ora in avanti solo In IX EN).

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821

, , , .

, . , , , , , . , , , , , . , , , . ,

Ps.-Heliodorus, Paraphrasis, 90,31 91,5:

Michael Ephesius, In V EN, 21,9-21:

, , , , , , . , , , . , , . , , .

. , , . , . , , . , , , , [] . , , , , , , , . , .

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Michele Trizio

Ps.-Heliodorus, Paraphrasis, 91,21-30:

, , , , . .

Michael Ephesius, In V EN, 22,33-23,16:

, , , , , , . , , , , , . , , , . , , , . , , , .

Ps.-Heliodorus, Paraphrasis, 91,33-36:

, , , , , .

Michael Ephesius, In V EN, 19,31-34:

, , , .

Che anche in questo caso sia il parafraste a riprendere il commentatore, e non viceversa, sembra confermato anche da un altro dato: nel comporre il commento al libro V dellEthica, Michele si serve a sua volta di una fonte ben precisa, ossia

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lanonimo scoliaste antico ai libri II-V54. questo anonimo commento a rappresentare la base per gli scolii di Michele al testo del libro V dellEthica55. Per continuare lanalisi in parallelo tra il commento di Michele e la parafrasi pseudo-eliodorea, un altro evidente contatto tra i due testi di verifica di fronte allincipit del IX libro dellEthica, dove Aristotele introduce (EN, IX, 1163b3233) il tema delle amicizie eterogenee, rimandando, , alla nozione di proporzionalit proprio della giustizia distributiva di cui si detto in precedenza. A quella discussione si ricollega Michele di Efeso56, ricordando che (In IX EN, 462,27-28) luguaglianza secondo la proporzione di tipo geometrico non implica luguaglianza nellordine della quantit, bens la similitudine dei rapporti, come stato pi volte detto nel V libro ( ). Il parafraste riporta (Paraphrasis, 187,7-8) la stessa identica formula quando, nel parafrasare lesempio aristotelico della giusta remunerazione del calzolaio (EN, IX, 1163b33-35), egli chiosa 57. Ma questo riferimento, da solo, non spiega quel di Aristotele. Nel V libro, infatti, Aristotele non opera alcun riferimento al tema delle amicizie eterogenee e allapplicazione del principio di proporzionalit a questa tipologia di amicizia. Per questo Michele di Efeso (In IX EN, 462,28-30) sente il bisogno di spiegare quel ricordando che il tema dellamicizia tra diseguali viene tematizzato da Aristotele solo nel corso del libro VIII (EN, VIII, 1158b13-28; 1163a24-1163b5). Su questo punto il parafraste resta invece silente. Alla luce della dimestichezza di Michele di Efeso con il testo aristotelico58, appare poco ragionevole pensar e che questi, sempre attento nelloperare riman54 Si veda ad esempio Michael Ephesius, In V EN, 20,31-21,2: , , , , , , , , , , . = Anon., In II-V EN, 216,35-217,4: , , , , , , . .

55 La cosa nota sin da V. Rose, ber die griechische Kommentare zur Ethik des Aristoteles, Hermes 5 (1871), pp. 61-113, in part. p. 71. Ma si veda anche K. Praechter, recensione a: Michael Ephesii In Libros De partibus animalium Commentaria, ed. M. Hayduck, Berlin 1903 (Commentaria in Aristotelem Graeca, 22,2), Gttingische gelehrte Anzeigen 168 (1906), pp. 861-907, in part. pp. 899-901. 56 Ledizione di riferimento Michael Ephesius, In Ethica Nicomachea x commentaria, ed. Heylbut, Eustratii, pp. 529-620; da ora in avanti In X EN. 57 Il riferimento a Aristoteles, Ethica Nicomachea, V, 1133a22-26; 1133a33-1133b7. 58 Un altro esempio di questa dimestichezza il seguente: di fronte al riferimento aristotelico alla moneta come misura comune (EN, IX, 1164a1), Michele di Efeso rinvia ancora una volta (In V EN 463,68) al libro V e alla definizione aristotelica di moneta come medio (EN, V, 1133a20-25), usando la medesima formula usata in precedenza, cio , cui segue un ad introdurre una nota esplicativa sul nesso aristotelico moneta-medio.

824

Michele Trizio

di interni ad altri passi dellEthica e a contestualizzare i riferimenti aristotelici a detti di autori antichi con puntuali citazioni testuali da questi stessi autori, avesse bisogno di rifarsi proprio allo Ps.-Eliodoro, in cui tra le altre cose i rari riferimenti di questo tipo coincidono sempre con note rinvenibili nei commentatori greco-bizantini dellEthica Nicomachea. Non soprende affatto, dunque, che nello Ps.-Eliodoro (Paraphrasis, 188,19) si ritrovi la nota di Michele di Efeso sul detto , citato da Aristotele (EN, IX, 1164a26) in forma anonima, in cui Michele rimanda diligentemente a Esiodo, riportandone (In IX EN, 466,19-21) il verso per intero ( )59. N sorprende, per chiudere questa lunga serie di passi paralleli tra la parafrasi pseudoeliodorea e i commentatori greco-bizantini dellEthica Nicomachea, di trovare nella parafrasi pseudo-eliodorea la medesima esegesi redatta da Michele di Efeso al X libro dellopera aristotelica in questione in merito al resoconto aristotelico della posizione di Eudosso (EN, X, 1172b9-14), secondo cui il piacere coinciderebbe con il bene60.

3. Limperatore Giovanni Cantacuzeno e lEthica Nicomachea Tra i punti fermi del fondamentale studio di Nicol sulla parafrasi pseudo-eliodorea vi la convinzione secondo la quale Giovanni Cantacuzeno non avrebbe avuto alcuna responsabilit diretta o indiretta per la composizione dellopera61,

59 60

. , , , . . , . , , , , . , ; , , . , , , . = Ps.Heliodorus, Paraphrasis, 210,20-27: . . , , . , . .

Hesiodus, Opera et dies, 370. Michael Ephesius, In X EN, 534,5-15:

Questa nota del parafraste stata recentemente ripresa in J. Warren, Aristotle on Speusippus on Eudoxus on Pleasure, Oxford Studies in Ancient Philosophy 36 (2009), pp. 249-283, p. 257, dove lautore, senza prendere in esame il commento di Michele di Efeso, rimanda al commento di Alessandro di Afrodisia ai Topica come possibile fonte. Purtroppo in questo articolo, per altri aspetti molto valido, lautore utilizza lo Ps.-Eliodoro senza confrontarsi con i problemi relativi a identit e datazione dellopera. 61 Cf. Nicol, A Paraphrase, p. 16.

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a fronte di un cospicuo numero di fonti moderne che, a partire da Gesner62 fino al Krumbacher e oltre63, proprio al Cantacuzeno attribuivano la parafrasi in questione. Nicol ha ben ricostruito la genesi di questa attribuzione, frutto di un fraintendimento della sottoscrizione presente in diversi testimoni, da cui di fatto non sarebbe di per s deducibile che lautore dellopera sia lo stesso Cantacuzeno64. Meno convincente appare invece la risolutezza con cui lo stesso Nicol, pur ammettendo che tra la data della sua abdicazione (1354) e quella della sua morte (1383) il Cantacuzeno si sarebbe dedicato a molteplici attivit, tra cui quelle letterarie65, nega ogni forma di legame tra questi e la parafrasi pseudoeliodorea. In realt molti indizi presenti nelle opere del Cantacuzeno, in primis nelle Historiae, portano a ritenere che il Cantacuzeno dovesse essere tuttaltro che disinteressato al contenuto della parafrasi pseudo-eliodorea. Gi uno studioso del calibro di Kazhdan aveva parlato della originalit de ltique du Cantacuzne, entro cui si inscrivevano delle reprsentations thique particulires, senza per entrare nel merito delle possibili fonti del retroterra etico delle Historiae66. Il motivo lo spiega lo stesso Kazhdan quando, giustamente, ricorda come nozioni quali quelle di , , , (le quattro virt cosiddette cardinali)67, pur di chiara ascendenza
62 Cf. supra, n. 20. La notizia compare anche in P. Labbeus, Novae Bibliothecae Manuscriptorum librorum tomus primus, Parisiis 1657, p. 500c; A. Fabricius, Bibliotheca Graeca sive Notitia Scriptorum Veterum Graecorum liber III. De scriptoribus qui claruerunt a Platone usque ad tempora nati Christi sospitatoris nostri, Hamburgi 1716, p. 151. 63 Cf. supra, n. 21. Per una lista completa delle testimonianze moderne che attribuiscono la parafrasi pseudo-eliodorea al Cantacuzeno si veda Nicol, A Paraphrase, p. 2, nota 5. 64 Cf. Nicol, A Paraphrase, p. 13: But it is clear enough that the attribution to him of the work under discussion was not made before the sixteenth century, and that it came about through a misinterpretation, deliberate or innocent, of the note on the original manuscript referring to the fact that the transcription of the first six books of the paraphrase was commissioned by John-Joasaph Cantacuzene in 1366. Lattribuzione al Cantacuezeno della parafrasi pseudo-eliodorea compare ancora oggi con una certa frequenza. Si pensi a J. Barnes, An Introduction to Aspasius, in A. Alberti R.W. Sharples, The Earliest Extant Commentary on Aristotles Ethics, Berlin 1999, pp. 1-50, p. 13, n. 43, dove si parla di an unpublished commentary by John Cantakuzenos (c. 1360), which apparently derives from Olympiodorus (sic!). Questo stesso riferimento a Barnes e allattribuzione della parafrasi al Cantacuzeno si trova anche nellintroduzione alla recente traduzione inglese della porzione relativa ai libri VIII e IX della parafrasi, dove, citando Barnes, il curatore sembra curiosamente considerare questopera diversa da quella pseudo-eliodorea oggetto di traduzione. Cf. D. Konstan, Aspasius, Anonymous, Michael of Ephesus. On Aristotle Nicomachean Ethics 8 and 9, London 2001, p. 10, nota 8. 65 Cf. Nicol, A Paraphrase, pp. 12-13. 66 Cf. A.P. Kazhdan, LHistorie de Cantacuzne en tant quuvre littraire, Byzantion 50 (1980), pp. 289-327, p. 294. La questione invece non sembra essere stata trattata direttamente in V. Parisot, Cantacuzne. Homme dtat et historien, Paris 1845; in G. Weiss, Joannes Kantakuzenos, Aristokrat, Staatsmann, Kaiser und Mnch, in der Gesellschaftsentwicklung von Byzanz im 14. Jahrhundert, (Schriften zur Geistesgeschichte des stlichen Europa, 4), Wiesbaden 1969, p. 16 si trova una menzione della parafrasi allEthica Nicomachea attribuita al Cantacuzeno con una serie di brevi informazioni riprese da Nicol. 67 Per un riferimento nelle Historiae alle quattro virt cardinali si veda Joannes Cantacuzenus, ed. L. Schopen, Ioannis Cantacuzeni eximperatoris historiarum libri IV, vol. 3, Bonn 1832 (Corpus scriptorum historiae Byzantinae), 354,22 (da ora in avanti solo Historiae)

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aristotelica, erano ormai di uso comune tra gli storici antichi e bizantini68. Eppure vi sono passi delle Historiae in cui la presenza dellEthica Nicomachea appare frutto di unattenzione particolare e diretta dellautore per lopera aristotelica in questione. A titolo puramente esemplificativo, segnaliamo due casi. Il primo rappresentato dallespressione usata dal Cantacuzeno (Historiae, 3, 323,7) per designare le vicissitudini e i mutamenti nel corso della vita, e che appare di chiara derivazione aristotelica69. Il secondo rappresentato dal nesso tra tempo, esperienza e saggezza che il Cantacuzeno inserisce nel discorso di Sirgianne (Historiae, 1, 18,21 - 19,1) e che nel testo dellEthica compare almeno due volte in forma sostanzialmente identica70. A questa sensibilit del Cantacuzeno per lEthica Nicomachea, che non sembra riducibile alla tradizionale costruzione del sostrato etico della narrazione degli eventi storici tipico della tradizione antica, tardo-antica e bizantina, si aggiungono altri elementi che potrebbero spiegare il perch egli avesse commissionato la trascrizione di una parafrasi semplice e lineare, come del resto lo e su questo gli studiosi concordano il testo delle Historiae71. Si pensi alla circostanza per la quale uno dei principali testimoni del corpus dei commenti greco-bizantini allEthica, che raccoglie assieme commenti antichi e commenti bizantini, il Coisl. gr. 161, considerato tra i pi importanti manoscritti contenenti il corpus aristotelicum, riconducibile alla mano di un copista, quellanonymus aristotelicus recentemente identificato dalla Mondrain in un certo Malachia, sicuramente vicino al Cantacuzeno72. Si noter inoltre che lattenzione per la morale aristotelica che caratterizza le Historiae trova corrispondenza con linteresse per i risvolti etico-politici del pensiero aristotelico presente in un personaggio vicino
68 Cf. Kazhdan, LHistorie, p. 288. Qui Kazhdan rimanda a T. Teotoi, La conception de Jean VI Cantacuzne sur ltat byzantin vue principalement la lumire de son Histoire, Revue des tudes Sud-Est Europennes 13/2 (1975), 167-185. In realt, in questo contributo Teotoi non si occupa del tema delle virt imperiali, come sembrerebbe suggerire il rimando di Kazhdan, ma della terminologia impiegata dal Cantacuzeno per designare lo stato bizantino e le relazioni con lesterno. Solo una volta (La conception, p. 180) Teotoi cita Aristotele, in particolare in rapporto alla nozione di politeia. 69 Si veda Aristoteles, Ethica Nicomachea, I, 1100a5-6: . Lespressione occorre anche negli storici antichi, come in Diodoro Siculo (Bibliotheca Historica, ed. K.T. Fischer (post I. Bekker & L. Dindorf) F. Vogel, Diodori bibliotheca historica, 5 vols., Leipzig 1888-1906, 18, 42,1,5). Tuttavia lespressione usata dal Cantacuzeno rimanda direttamente ad Aristotele, come suggerito dalluso della forma . 70 Si veda Aristoteles, Ethica Nicomachea, I, 1103a16-17; VI, 1142a11-16. Si veda anche Eustratius, In VI EN, 350,14; Ps.-Heliodorus, Paraphrasis, 124,5-19. 71 Si veda la rassegna di giudizi in Kazhdan, LHistorie, pp. 279-281. 72 Sul Coisl. gr. 161 si veda R. Devresse, Bibliothque National. Dpartment des Manuscripts. Catalogue des manuscripts grecs, II. Le fond Coisl, Paris 1945, pp. 145-146; B. Mondrain, La constituion du corpus dAristote et de ses commentateurs aux XIIIe-XIVe sicles, Codices Manuscripti 29 (2000), pp. 11-43, pp. 19-21. Sullanonymus aristotelicus, re vera Malachia, si veda D. Harlfinger, Die Textgeschichte der pseudo-aristotelischen Schrift , Amsterdam 1971, pp. 55-57; M. Rashed, Die berlieferungsgeschichte der aristotelischen Schrift De Generatione et Corruptione, Wiesbaden 2001, p. 230; Mondrain, Lancien empereur, pp. 278-291.

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al Cantacuzeno, come Alessio Macrembolite, autore del , in cui linfluenza dellEthica Nicomachea e della Politica di Aristotele appare ben marcata, per quanto essa si trovi ad essere contaminata da elementi di platonismo73. A ben vedere, la presenza dellEthica Nicomacha (e dei suoi commentatori) si riscontra anche nelle opere teologiche del Cantacuzeno. Si vedano ad esempio gli scritti contro Procoro Cidone, dove il Cantacuzeno elabora un argomento, nella forma di unaporia, in cui si sostiene limpossibilit di considerare le quattro virt cardinali singolarmente e la conseguente necessit di ammettere che la considerazione delluna implica quella delle altre, proprio come nel caso, chiosa il Cantacuzeno affrontando direttamente il tema alla base della sua controversia con Procoro, dei nomi divini74. Questo argomento sembra essere letteralmente ripreso da un passo del commento di Eustrazio al libro VI dellEthica Nicomachea, dove (In VI EN, 309,37 - 310,1), di fronte alletimologia del termine suggerita da Aristotele, ossia quella disposizione che salva la 75, Eustrazio si pone il problema di quale sia, visto lapparente ruolo specifico giocato dalla rispetto alla , il ruolo delle altre due virt etiche, cio e , e formula appunto il medesimo argomento della Refutatio del Cantacuzeno, di cui fonte, peraltro nella medesima forma aporematica. Anche il commentatore conclude che la considerazione di una virt implica quella delle rimanenti, poich
, .

Da questi indizi appare chiaro che quel riferimento al Cantacuzeno presente nella tradizione manoscritta della parafrasi dello Ps.-Eliodoro tuttaltro che accidentale. Se della parafrasi il Cantacuzeno sia realmente lautore, questo difficile da dimostrare, anche se la cosa non pu essere esclusa a priori. Ma sicuramente lex-imperatore doveva avere un interesse particolare per il testo di questa parafrasi. In virt della sua forma concisa e breve, stile prediletto dal Cantacuzeno, questa parafrasi poteva costituire un utile strumento di lavoro per lui, che proprio sullEthica Nicomachea e sulla Politica di Aristotele aveva costruito buona parte della propria visione politica della realt sociale del tempo76.

73 Su questo si veda I. evenko, Alexios Makrembolites and his Dialogue Between the Rich and the Poor, Zbornik Radova Vizantoloshkog Instituta pp. 187-228, in part. p. 188; M. Di Branco, Introduzione, in Alessio Macrembolite. Dialogo dei ricchi e dei poveri, a cura di M. Di Branco, Palermo 2007, pp. 15-44, in part. pp. 23-26. 74 Cf. Joannes Cantacuzenus, Refutationes duae Prochori Cydonii, ed. F. Tinnefeld E. Voordeckers, Iohannis Cantacuzeni Refutationes Duae Prochori Cydonii et Disputatio cum Paulo Patriarcha Latino Epistulis Septem Tradita, Leuven 1987 (Corpus Christianorum. Series Graeca, 16), 1, 38,9-19. 75 Si veda Aristoteles, Ethica Nicomachea, VI, 1140b11-12. 76 Su questo si veda ancora Di Branco, Introduzione, 24.

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Conclusioni Gli elementi emersi nella presente indagine ancora non permettono di risalire alla vera identit dellautore della nostra parafrasi. Certamente ulteriori ricerche su questo testo, ancora cos poco studiato, potrebbero contribuire non poco a dirimere la questione, magari a partire da una nuova disamina paleografica dei testimoni pi antichi. Di fronte a opere anonime come la parafrasi pseudo-eliodorea, il dubbio che ci si trovi di fronte ad unopera antica legittimo. Dello stesso Andronico di Rodi sappiamo da Simplicio che egli fu autore almeno di una parafrasi delle Categoriae77, cosa che forse potrebbe aver contribuito a spingere Heinsius a pubblicare il testo della parafrasi pseudo-eliodorea sotto il nome di Andronico. Tuttavia, nel caso della nostra parafrasi nulla suggerisce che essa sia unopera antica78. Tutto invece porta a pensare che ci si trovi di fronte ad unopera tardo-bizantina, composta da qualcuno che doveva conoscere molto bene quel corpus di commenti greco-bizantini allEthica Nicomachea costituitosi probabilmente gi a partire dalla prima met del secolo XII. In questo senso, si pu dire che lanonimo autore non si limita a parafrasare il testo aristotelico, bens anche il testo di questi commenti, che egli utilizza a proprio piacimento ogniqualvolta rompe il registro della parafrasi letterale per operare digressioni pi o meno lunghe. Da questi commentatori il parafraste eredita anche gli errori interpretativi, a cui ne aggiunge di propri. Al parafraste, che sembra animato dallintento di operare una parafrasi letterale, breve e concisa del testo aristotelico, poi sfuggita la matrice procliana e dunque non aristotelica di alcune formule rinvenibili in Eustrazio, che proprio delle opere di Proclo era stato lettore interessato e che il parafraste ha inavvertitamente incluso nella propria parafrasi senza riconoscerne la matrice dottrinale. Questo sembra suggerire che dietro lanonimo autore si celi la figura di qualcuno che, pur avendo spiccati interessi filosofici, non doveva essere un filosofo, per cos dire, di professione. Nondimeno, questi doveva avere una discreta conoscenza e dimestichezza con i testi aristotelici.
77 Cf. Simplicius, In Aristotelis Categorias commentaria, ed. K. Kalbfleisch, Simplicii in Aristotelis Categorias commentarium (Commentaria in Aristotelem Graeca, 8), Berlin 1907, 26,17-18 78 Non a caso, le tre principali liste bizantine di opere aristoteliche e dei relativi commentatori greci e bizantini a noi giunte non accennano in alcun modo alla parafrasi pseudo-eliodorea. Le liste sono edite in H. Usener, Interpreten des Aristoteles, Rheinisches Museum fr Philologie 20 (1865), pp. 133-136; M. Hayduck, Stephani in librum Aristotelis De interpretatione commentarium (Commentaria in Aristotelem Graeca,18,3), Berlin 1885, p. v; P. Wendland, Alexandri Aphrodisiensis in librum Aristotelis De sensu commentarium (Commentaria in Aristotelem Graeca, 3,1), Berlin 1901, p. xvii. Lipotesi della datazione antica della parafrasi pseudo-eliodorea si trova ancora menzionata in recenti contributi, come in G. Grnroos, Listening to Reason in Aristotles Moral Psychology, Oxford Studies in Ancient Philosophy 32 (2007), pp. 251-272, p. 257, n. 16. Qui, nonostante lautore citi gli studi di Nicol, i nomi di Andronico e Olimpiodoro compaiono ancora una volta come possibili autori della parafrasi pseudo-eliodorea.

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Questo appare chiaro, ad esempio, dal fatto che di fronte al riferimento Aristotelico al nesso tra caso e arte e al detto attribuito ad Agatone (EN, VI, 1140a1920) , il parafraste (Paraphrasis, 118,36 - 119,3) cita alla lettera il passo classico della Metaphysica, dove Aristotele discute la nozione di accidente alludendo al celebre esempio del tesoro trovato accidentalmente scavando una buca79, mentre Eustrazio (In VI EN, 302,11-16) richiama quella stessa discussione operando alcune variazioni rispetto a quel passo della Metaphysica, che invece risultano assenti nello Ps.-Eliodoro, aggiungendo esempi propri a quelli aristotelici e riformulandone la terminologia in maniera autonoma. Se vero che della ricezione dellEthica Nicomachea in et antica non tutto ci giunto, altrettanto vero che lo stesso pu dirsi della ricezione bizantina dellopera in questione. In un passo del commento alla Rhetorica attribuito a Stefano Skylitzes, autore di poco successivo a Eustrazio, si trova un rimando a , che per quanto ne sappiamo non sono ancora stati identificati80. Lo stesso Pachimere, gi noto per aver redatto unepitome dellEthica tradita come parte della sua Philosophia81, anche autore di un commento integrale allEthica Nicomachea che, pur giunto in forma non completa, ancora attende di essere studiato a fondo82. Insomma, come si pu vedere i problemi storico-filologici relativi alla parafrasi pseudo-eliodorea si inseriscono, in una prospettiva pi generale, allinterno di un quadro altrettanto problematico e ancora da ricostruire, relativo alla tradizione bizantina dellEthica Nicomachea e dei suoi lettori. Chiarire questo quadro potrebbe aiutare a delineare per lo meno il contesto in cui questa parafrasi fu composta e forse anche ad identificarne lautore. A questo proposito, lunica cosa che per il momento si pu affermare con certezza che dietro il parafraste si staglia lombra del Cantacuzeno, che il Nicol ha troppo frettolosamente allontanato e che necessariamente deve avere qualcosa a che fare con questopera. In realt, nulla impedisce di ipotizzare che della parafrasi pseudo-eliodorea lallora ex-imperatore sia davvero lautore e che per una forma di ritegno abbia voluto celare la cosa nella forma di quella sottoscrizione presente nei vari testimoni, ordinando ad uno dei suoi
Cf. Aristoteles, Metaphysica, V, 1025a14-21. Il riferimento si trova in Stephanus Skylitzes, In Artem rhetoricam commentaria, ed. H. Rabe, Stephani In Artem rhetoricam commentarium, Berlin 1896 (Commentaria in Aristotelem Graeca, 21,2), 277,28. Sulla questione si veda W. Wolska-Conus, propos des Scholies de Stphanos la Rhtorique dAristote: Lauteur, loeuvre, le milieau, in Actes du XIVe congrs international des tudes byzantines, a cura di M. Berza E. Stanescu, Bucharest 1976, pp. 599-603. 81 Per ledizione del testo si veda Georgius Pachymeres, Philosophia 11. Ethica Nicomachea, ed. K. Oikonomachos, Athina 2005 (Commentaria in Aristotelem Byzantina, 3). 82 Questo commento stato segnalato per la prima volta in P. Golitsis, Georges Pachymre comme didascale. Essai pour une reconstitution de sa carrire et de son enseignement philosophique, Jahrbuch der sterreichischen Byzantinistik 58 (2008), pp. 53-68: 66.
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copisti una copia pulita dellopera, forse proprio il Marc. App. gr. Class. IV 21+22. Ma nellattesa di conferme di natura paleografica, ci si permetta di concludere con alcune considerazioni relative ai diversi giudizi dei moderni sulla parafrasi pseudo-eliodorea, da un lato, e sui commenti greco-bizantini allEthica Nicomachea, dallaltro. Se infatti il parafraste gode della fama di essere un autore affidabile, dallo stile breve e conciso, testimone di soluzioni esegetiche interessanti83, i commentatori bizantini invece, Eustrazio di Nicea in primis, passano per essere autori prolissi e verbosi, privi di interesse e incapaci di contribuire alla comprensione del testo aristotelico in maniera rilevante84. Alla luce di quanto emerso nel presente contributo si pu ben comprendere quanto questa disparit di giudizio risulti paradossale, se si pensa che la fonte principale dello Ps.-Eliodoro costituita proprio dal corpus dei commenti greco-bizantini allEthica Nicomachea. Ma in fondo anche questo paradosso sembra paradigmatico della particolare storia della parafrasi pseudo-eliodorea, una storia fatta di falsari, scaltri editori moderni, accidenti nella tradizione testuale e, forse, anche della modestia di un ex imperatore divenuto ormai monaco.

Si veda ad esempio Gauthier Jolif, Ltique a Nicomaque, I, p. 107. Questo giudizio ampiamente diffuso. Si vedano tra gli altri Gauthier Jolif, Ltique a Nicomaque, I, p. 105; P. Moraux, Le commentaire dAlexandre dAphrodise aux Seconds Analytiques dAristote, Berlin 1979, p. 6; E. Fryde, The Early Paleologan Renaissance (1261-c.1360), Leiden-Boston-Kln 2000, p. 54.
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