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Domenico Ghirlandaio

Vita e opere

Indice

Voci

Domenico Ghirlandaio

Opere

Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano San Girolamo nello studio (Ghirlandaio) Cenacolo della Badia di Passignano Cenacolo di Ognissanti Cenacolo di San Marco Vocazione dei primi apostoli Adorazione dei pastori (Ghirlandaio) Adorazione dei Magi degli Innocenti Sacra conversazione di Monticelli Sacra conversazione degli Ingesuati Adorazione dei Magi Tornabuoni Incoronazione della Vergine di Narni Incoronazione della Vergine di Città di Castello Ritratto di Giovanna Tornabuoni Ritratto di vecchio con nipote Pala Tornabuoni Visitazione (Ghirlandaio) Cristo in gloria con quattro santi e un donatore Santo Stefano tra i santi Jacopo e Pietro

Note

Fonti e autori delle voci Fonti, licenze e autori delle immagini

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Domenico Ghirlandaio

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Domenico Ghirlandaio

Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio (Firenze, 1449 Firenze, 11 gennaio 1494), è stato un pittore italiano.

Operò soprattutto nella città natale [1] , divenendo tra i protagonisti del Rinascimento all'epoca di Lorenzo il Magnifico. Verso il 1480 in particolare divenne di fatto il ritrattista ufficiale dell'alta società fiorentina, grazie al suo stile preciso, piacevole e veloce. Capo di una nutrita ed efficiente bottega, in cui mosse i primi passi nel campo dell'arte anche il tredicenne Michelangelo Buonarroti, è ricordato soprattutto per i grandi cicli affrescati, quali alcune scene della Cappella Sistina a Roma, la Cappella Sassetti e la Cappella Tornabuoni nella sua città natale [1] . Domenico fece così parte della cosiddetta "terza generazione" del Rinascimento fiorentino, assieme a maestri quali Verrocchio, i fratelli del Pollaiolo e il giovane Sandro Botticelli [2] .

I suoi fratelli David e Benedetto furono pure valenti pittori attivi nella sua bottega, così come il cognato Sebastiano Mainardi da San Gimignano [1] . Anche il figlio Ridolfo fu importante pittore attivo nella Firenze tardo rinascimentale.

Domenico Ghirlandaio Domenico Ghirlandaio Domenico Bi <a href=g ordi , detto il Ghirlandaio ( Firenze , 1449 Firenze , 11 gennaio 1494 ), è stato un pittore italiano . Operò soprattutto nella città natale , divenendo tra i p rota g onisti del Rinascimento all'epoca di Lorenzo il Magnifico . Verso il 1480 in particolare divenne di fatto il ritrattista ufficiale dell'alta società fiorentina, grazie al suo stile preciso, piacevole e veloce. Capo di una nutrita ed efficiente bottega, in cui mosse i p rimi p assi nel cam p o dell'arte anche il tredicenne Michelangelo Buonarroti , è ricordato soprattutto p er i g randi cicli affrescati, q uali alcune scene della Ca pp ella Sistina a Roma, la Cappella Sassetti e la Cappella Tornabuoni nella sua città natale . Domenico fece così p arte della cosiddetta "terza generazione" del Rinasciment o fiorentino , assieme a maestri q uali Verrocchio , i fratelli del Pollaiolo e il giovane Sandro Botticelli . I suoi fratelli David e Benedetto furono pure valenti p ittori attivi nella sua botte g a , così come il cognato Sebastiano Mainardi da San Gimignano . Anche il figlio Ridolfo fu importante pittore attivo nella Firenze tardo rinascimentale. Autoritratto nell' Adorazione dei Magi del 1488 , Ospedale degli Innocenti , Firenze " id="pdf-obj-2-104" src="pdf-obj-2-104.jpg">

Autoritratto nell'Adorazione dei Magi del 1488, Ospedale degli Innocenti, Firenze

Domenico Ghirlandaio

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Biografia

Origini

La principale fonte sulla vita di Ghirlandaio è la biografia che di lui scrisse Giorgio Vasari nelle Vite. Sebbene redatta circa settant'anni dopo la morte del pittore essa è accurata e completa, anche se soggetta a giudizi un po' troppo elogiativi, dovuti a un personale apprezzamento della sua arte [2] .

Domenico di Tommaso Bigordi nacque primo di cinque figli dall'orafo Tommaso di Currado, gioielliere con bottega in via dell'Ariento (cioè via "dell'Argento", dal nome dei numerosi orefici), a cui è attribuito il fortunato soprannome "Ghirlandajo". Egli infatti, secondo la testimonianza vasariana, ebbe successo cesellando ghirlande d'argento da portare in testa come ornamento delle acconciature per le giovani damigelle fiorentine [3] . In alcuni documenti catastali tuttavia il mestiere segnato è quello di commerciante o sensale [4] .

Formazione

Domenico fu dapprima apprendista orafo nella bottega del padre.

Domenico Ghirlandaio Biografia Origini La principale fonte sulla vita di Ghirlandaio è la biografia che diGiorgio Vasari nelle Vite . Sebbene redatta circa settant'anni dopo la morte del pittore essa è accurata e completa, anche se soggetta a giudizi un po' troppo elogiativi, dovuti a un personale apprezzamento della sua arte . Domenico di Tommaso Bigordi nacque primo di cinque fi g li dall'orafo Tommaso di Currado, gioielliere con bottega in via dell'Ariento (cioè via "dell'Argento", dal nome dei numerosi orefici), a cui è attribuito il fortunato soprannome "Ghirlandajo". Egli infatti, secondo la testimonianza vasariana, ebbe successo cesellando ghirlande d'argento da portare in testa come ornamento delle acconciature per le giovani damigelle fiorentine . In alcuni documenti catastali tuttavia il mestiere segnato è quello di commerciante o sensale . Formazione Domenico fu dapprima apprendista orafo nella bottega del padre. Santa Barbara , affreschi di Cercina (1472 circa) Vasari riporta come Domenico si dedicasse controvoglia alla professione del padre, preferendo piuttosto passare il tempo ritraendo i passanti. Alla fine il padre dovette rinunciare al progetto di destinare al primogenito il seguito nell'attività familiare, concedendogli di dedicarsi all'a pp rendimento delle tecniche artistiche, in particolare la pittura e il mosaico, mettendolo a bottega da Alessio Baldovinetti , notizia confermata nel XVI secolo anche dalle memorie di Francesco Baldovinetti, discendente del pittore che scrisse nel Cinquecento . Il Baldovinetti è un artista rivalutato nell'ultimo cinquantennio di studi storico-artistici, quale raffinato interprete del reta gg io fiorentino e delle influenze fiamminghe ( Rogier van der Weyden e soprattutto, in quella stagione, Hans Memling e Hugo van der Goes ), capace di valorizzare il paesaggio, dandogli quella dignità da protagonista della rappresentazione, piuttosto che semplice sfondo . In seguito è probabile che Domenico si avvicinasse alla bottega del Verrocchio , una delle p iù attive della città , dove si andava formando la successiva generazione di artisti , con apprendisti del calibro di Sandro Botticelli , Perugino , Lorenzo di Credi e, qualche anno dopo, Leonardo da Vinci . Inoltre dovettero avere una certa influenza nel suo stile in via di formazione l'esempio di Benozzo Gozzoli , dal vivace gusto narrativo, e di Filippo Lippi , con la predilezione per il disegno e il colore morbido . " id="pdf-obj-3-35" src="pdf-obj-3-35.jpg">

Santa Barbara, affreschi di Cercina (1472 circa)

Vasari riporta come Domenico si dedicasse controvoglia alla professione del padre, preferendo piuttosto passare il tempo ritraendo i passanti. Alla fine il padre dovette rinunciare al progetto di destinare al primogenito il seguito nell'attività familiare, concedendogli di dedicarsi all'apprendimento delle tecniche artistiche, in particolare la pittura e il mosaico, mettendolo a bottega da Alessio Baldovinetti, notizia confermata nel XVI secolo anche dalle memorie di Francesco Baldovinetti, discendente del pittore che scrisse nel Cinquecento [2] . Il Baldovinetti è un artista rivalutato nell'ultimo cinquantennio di studi storico-artistici, quale raffinato interprete del retaggio fiorentino e delle influenze fiamminghe (Rogier van der Weyden e soprattutto, in quella stagione, Hans Memling e Hugo van der Goes), capace di valorizzare il paesaggio, dandogli quella dignità da protagonista della rappresentazione, piuttosto che semplice sfondo [2] .

In seguito è probabile che Domenico si avvicinasse alla bottega del Verrocchio, una delle più attive della città, dove si andava formando la successiva generazione di artisti, con apprendisti del calibro di Sandro Botticelli, Perugino, Lorenzo di Credi e, qualche anno dopo, Leonardo da Vinci [4] . Inoltre dovettero avere una certa influenza nel suo stile in via di formazione l'esempio di Benozzo Gozzoli, dal vivace gusto narrativo, e di Filippo Lippi, con la predilezione per il disegno e il colore morbido [2] .

Domenico Ghirlandaio

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  • I primi lavori

Nel 1472 si iscrisse alla Compagnia di San Luca dei pittori, certificando il termine del suo apprendistato [4] .

  • I primi lavori indipendenti di Ghirlandaio sono nelle

chiese di campagna dell'entroterra fiorentino. La prima opera nota è un affresco nella pieve di Cercina (Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate), databile al 1471-1472 circa. Si tratta delle decorazione della fascia mediana di una nicchia semicircolare, in cui il pittore dipinse una finta architettura con nicchie marmoree divise da pilastri poggianti su una cornice modanata sopra alcune specchiature in finto marmo. Nelle nicchie

Domenico Ghirlandaio I primi lavori Nel <a href=1472 si iscrisse alla Compagnia di San Luca dei pittori, certificando il termine del suo apprendistato . I primi lavori indipendenti di Ghirlandaio sono nelle chiese di campagna dell'entroterra fiorentino. La prima opera nota è un affresco nella pieve di Cercina ( Santi Girolamo , Barbara e Antonio Abate ), databile al 1471 - 1472 circa. Si tratta delle decorazione della fascia mediana di una nicchia semicircolare, in cui il pittore dipinse una finta architettura con nicchie marmoree divise da pilastri poggianti su una cornice modanata sopra alcune specchiature in finto marmo. Nelle nicchie Madonna della Misericordia (1473 circa) si trovano i santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate, caratterizzati da una linea di contorno sottile e fluida e una colorazione vivace e armonica, derivata dall'esempio di Domenico Veneziano . Nel San Girolamo soprattutto balenano ricordi dell'attenzione anatomica e della forza plastica di Andrea del Castagno , sebbene l'insieme risulti morbido e con un movimento appena accennato, privo di drammaticità. Interessante è poi la ricerca illusionistica di alcuni dettagli che "escono" dalle nicchie, come i piedi sporgenti o le mani dell'uomo sotto santa Barbara, che gettano una realistica ombra sui gradini . Subito dopo l'artista entrò nei favori della ricca fami g lia dei Vespucci , alleati dei Medici , dipingendo per loro una Madonna della Misericordia e una Pietà nella loro cappella nella chiesa di Ognissanti a Firenze. La ca pp ella , una nicchia nella navata unica, fortemente alterata dai rimaneggiamenti successivi, era stata costruita nel 1472 e gli affreschi furono dipinti in una data immediatamente successiva, entro il 1475 quando il maestro era dedito ad altre opere. Nel gruppo di personaggi protetti sotto il manto della Vergine si trova anche il giovane Amerigo Vespucci , celebre navigatore. In queste opere la personalità artistica di Domenico appare già ben definita, soprattutto riguardo alla sua vivace descrizione dei tratti fisiognomici, indagati con fedeltà, che rendono così diversi i personaggi l'uno dall'altro . A quegli stessi anni risale il Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano , affresco nella chiesa di Sant'Andrea a Brozzi nei pressi di Firenze. " id="pdf-obj-4-31" src="pdf-obj-4-31.jpg">

si trovano i santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate, caratterizzati da una linea di contorno sottile e fluida e una colorazione vivace e armonica, derivata dall'esempio di Domenico Veneziano. Nel San Girolamo soprattutto balenano ricordi dell'attenzione anatomica e della forza plastica di Andrea del Castagno, sebbene l'insieme risulti morbido e con un movimento appena accennato, privo di drammaticità. Interessante è poi la ricerca illusionistica di alcuni dettagli che "escono" dalle nicchie, come i piedi sporgenti o le mani dell'uomo sotto santa Barbara, che gettano una realistica ombra sui gradini [5] .

Subito dopo l'artista entrò nei favori della ricca famiglia dei Vespucci, alleati dei Medici, dipingendo per loro una Madonna della Misericordia e una Pietà nella loro cappella nella chiesa di Ognissanti a Firenze. La cappella, una nicchia nella navata unica, fortemente alterata dai rimaneggiamenti successivi, era stata costruita nel 1472 e gli affreschi furono dipinti in una data immediatamente successiva, entro il 1475 quando il maestro era dedito ad altre opere. Nel gruppo di personaggi protetti sotto il manto della Vergine si trova anche il giovane Amerigo Vespucci, celebre navigatore.

In queste opere la personalità artistica di Domenico appare già ben definita, soprattutto riguardo alla sua vivace descrizione dei tratti fisiognomici, indagati con fedeltà, che rendono così diversi i personaggi l'uno dall'altro [5] . A quegli stessi anni risale il Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano, affresco nella chiesa di Sant'Andrea a Brozzi nei pressi di Firenze.

Domenico Ghirlandaio

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La Cappella di Santa Fina

Domenico Ghirlandaio La Cappella di Santa Fina Domenico Ghirlandaio, <a href=Esequie di santa Fina (1475) Per approfondire, vedi Cappella di Santa Fina . La prima sua grande commissione che ci sia p ervenuta , in cui si manifesta a pp ieno un suo stile personale e maturo, è la decorazione ad affresco della Cappella di Santa Fina nel Duomo di San Gimignano . Si trattava della cappella commemorativa della santa locale , una p ara p legica morta nel 1253 , alla cui creazione furono chiamati alcuni artisti fiorentini di spicco, come Giuliano da Maiano per la parte architettonica, suo fratello Benedetto per quella scultorea e Ghirlandaio appunto per la decorazione pittorica dei due lunettoni laterali con storie della santa. Nelle Esequie di santa Fina dispose nella scena una serie di ritratti molto umanizzati e verosimili, che saranno la sua caratteristica più apprezzata dai ricchi mecenati fiorentini, suoi successivi committenti. Per esempio nel gruppo di chierichetti di destra si notano varie sfumature psicologiche trattate con naturalezza: un ragazzo guarda la scena con interesse, mentre un altro è distratto dalla croce che tiene tra le mani e un terzo si guarda attorno fanciullescamente divertito. Sicuramente tra i cittadini presenti ci dovevano essere anche i ritratti dei committenti dell'opera. Si nota anche il limite del Ghirlandaio nel dipingere espressioni più marcatamente contrite: la commozione non è mai troppo evidente e sembra prevalere una certa serenità. Nelle storie di santa Fina si manifestò per la prima volta lo stile che fu alla base del successo del Ghirlandaio. Si tratta di uno stile chiaramente duplice: intimo, raccolto e disadorno nel caso dell' Annuncio della morte , grandioso e solenne nelle Esequie , come evidenzia la monumentale abside classicheggiante dello sfondo. " id="pdf-obj-5-9" src="pdf-obj-5-9.jpg">

Domenico Ghirlandaio, Esequie di santa Fina (1475)

Per approfondire, vedi <a href=Cappella di Santa Fina . " id="pdf-obj-5-16" src="pdf-obj-5-16.jpg">

Per approfondire, vedi Cappella di Santa Fina.

La prima sua grande commissione che ci sia pervenuta, in cui si manifesta appieno un suo stile personale e maturo, è la decorazione ad affresco della Cappella di Santa Fina nel Duomo di San Gimignano. Si trattava della cappella commemorativa della santa locale, una paraplegica morta nel 1253, alla cui creazione furono chiamati alcuni artisti fiorentini di spicco, come Giuliano da Maiano per la parte architettonica, suo fratello Benedetto per quella scultorea e Ghirlandaio appunto per la decorazione pittorica dei due lunettoni laterali con storie della santa.

Nelle Esequie di santa Fina dispose nella scena una serie di ritratti molto umanizzati e verosimili, che saranno la sua caratteristica più apprezzata dai ricchi mecenati fiorentini, suoi successivi committenti. Per esempio nel gruppo di chierichetti di destra si notano varie sfumature psicologiche trattate con naturalezza: un ragazzo guarda la scena con interesse, mentre un altro è distratto dalla croce che tiene tra le mani e un terzo si guarda attorno fanciullescamente divertito. Sicuramente tra i cittadini presenti ci dovevano essere anche i ritratti dei committenti dell'opera. Si nota anche il limite del Ghirlandaio nel dipingere espressioni più marcatamente contrite: la commozione non è mai troppo evidente e sembra prevalere una certa serenità. Nelle storie di santa Fina si manifestò per la prima volta lo stile che fu alla base del successo del Ghirlandaio. Si tratta di uno stile chiaramente duplice: intimo, raccolto e disadorno nel caso dell'Annuncio della morte, grandioso e solenne nelle Esequie, come evidenzia la monumentale abside classicheggiante dello sfondo.

Domenico Ghirlandaio

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Domenico Ghirlandaio San Girolamo nello studio (dettaglio, 1480) A San Gimignano Ghirlandaio conobbe <a href=Sebastiano Mainardi , che divenne suo collaboratore e sposò, alcuni anni dopo, la sorella di Domenico, diventandone quindi il cognato. Do p o l'im p resa di Santa Fina, Ghirlandaio venne chiamato alla Badia di Passignano , dove dipinse un cenacolo (1476), che fu il primo di una serie di tre, realizzati poco dopo a Firenze. Primo viaggio a Roma Nel 1475 il Ghirlandaio , col fratello David , si doveva trovare a Roma, al lavoro nella Biblioteca Vaticana , dove è documentato sebbene gli affreschi siano perduti. Nei circoli romani venne accolto dai banchieri fiorentini lì residenti, tra cui spiccavano i Tornabuoni , in particolare Giovanni , capo della filiale locale del Banco Medici e tesoriere di Sisto IV . Per lui, nel 1477 , affrescò due Storie di San Giovanni Battista e due Storie di Maria p er la cappella funebre di sua moglie Francesca Pitti , deceduta di parto in quell'anno, in Santa Maria sopra Minerva . Gli affreschi sono andati perduti. A Roma fece anche i due ritratti di Giovanna Tornabuoni, moglie di Lorenzo, figlio di Giovanni, pure prematuramente scomparsa. Il San Girolamo Tornato a Firenze, entro il 1480 sposò in prime nozze Costanza di Bartolomeo Nucci, dalla quale nel 1483 ebbe il figlio Ridolfo , pure apprezzato pittore nella prima metà del Cinquecento. In tutto si sposò due volte, la seconda con Antonia di ser Paolo Paoli in data imprecisata, ed ebbe nove figli . Venne incaricato dalla famiglia Vespucci di dipingere un San Girolamo ad affresco, che facesse pendant con il Sant'Agostino di Botticelli , in genere ritenuto opera leggermente anteriore (1480 circa). Ghirlandaio creò una figura serena e convenzionale, rendendo protagonista, più che il santo, le nature morte degli oggetti ordinatamente es p osti sullo scrittoio e sulle mensole. Domenico si ispirò probabilmente a modelli nordici, come forse il San Girolamo nello studio di Jan van Eyck che si trovava forse nelle raccolte di Lorenzo il Magnifico . I cenacoli Tipico dei monasteri fiorentini era l'abbellimento del refettorio con un grande affresco con l' Ultima Cena . Ghirlandaio venne più volte incaricato di tali imprese nel giro di pochi anni, a partire dal già citato Cenacolo della Badia di Passignano (1476), per proseguire poi con il Cenacolo di Ognissanti (1480) e il Cenacolo di San Marco (1486). Se il primo è piuttosto rigido nella scatola prospettica della stanza dell'Ultima Cena , derivata dall'esem p io del Cenacolo di Sant'Apollonia di Andrea del Cenacolo di Ognissanti (1480) " id="pdf-obj-6-7" src="pdf-obj-6-7.jpg">

San Girolamo nello studio (dettaglio, 1480)

A San Gimignano Ghirlandaio conobbe Sebastiano Mainardi, che divenne suo collaboratore e sposò, alcuni anni dopo, la sorella di Domenico, diventandone quindi il cognato. Dopo l'impresa di Santa Fina, Ghirlandaio venne chiamato alla Badia di Passignano, dove dipinse un cenacolo (1476), che fu il primo di una serie di tre, realizzati poco dopo a Firenze.

Primo viaggio a Roma

Nel 1475 il Ghirlandaio, col fratello David, si doveva trovare a Roma, al lavoro nella Biblioteca Vaticana, dove è documentato sebbene gli affreschi siano perduti.

Nei circoli romani venne accolto dai banchieri fiorentini lì residenti, tra cui spiccavano i Tornabuoni, in particolare Giovanni, capo della filiale locale del Banco Medici e tesoriere di Sisto IV.

Per lui, nel 1477, affrescò due Storie di San Giovanni Battista e due Storie di Maria per la cappella funebre di sua moglie Francesca Pitti, deceduta di parto in quell'anno, in Santa Maria sopra Minerva. Gli affreschi sono andati perduti.

A

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due

ritratti di Giovanna Tornabuoni, moglie di Lorenzo, figlio di Giovanni, pure

prematuramente scomparsa.

Il San Girolamo

Tornato a Firenze, entro il 1480 sposò in prime nozze Costanza di Bartolomeo Nucci, dalla quale nel 1483 ebbe il figlio Ridolfo, pure apprezzato pittore nella prima metà del Cinquecento. In tutto si sposò due volte, la seconda con Antonia di ser Paolo Paoli in data imprecisata, ed ebbe nove figli [1] .

Venne incaricato dalla famiglia Vespucci di dipingere un San Girolamo ad affresco, che facesse pendant con il Sant'Agostino di Botticelli, in genere ritenuto opera leggermente anteriore (1480 circa). Ghirlandaio creò una figura serena e convenzionale, rendendo protagonista, più che il santo, le nature morte degli oggetti ordinatamente esposti sullo scrittoio e sulle mensole. Domenico si ispirò probabilmente a modelli nordici, come forse il San Girolamo nello studio di Jan van Eyck che si trovava forse nelle raccolte di Lorenzo il Magnifico.

I cenacoli

Tipico dei monasteri fiorentini era l'abbellimento del refettorio con un grande affresco con l'Ultima Cena. Ghirlandaio venne più volte incaricato di tali imprese nel giro di pochi anni, a partire dal già citato Cenacolo della Badia di Passignano (1476), per proseguire poi con il Cenacolo di Ognissanti (1480) e il Cenacolo di San Marco (1486). Se il primo è piuttosto rigido nella scatola prospettica della stanza dell'Ultima Cena, derivata dall'esempio del Cenacolo di Sant'Apollonia di Andrea del

Domenico Ghirlandaio San Girolamo nello studio (dettaglio, 1480) A San Gimignano Ghirlandaio conobbe <a href=Sebastiano Mainardi , che divenne suo collaboratore e sposò, alcuni anni dopo, la sorella di Domenico, diventandone quindi il cognato. Do p o l'im p resa di Santa Fina, Ghirlandaio venne chiamato alla Badia di Passignano , dove dipinse un cenacolo (1476), che fu il primo di una serie di tre, realizzati poco dopo a Firenze. Primo viaggio a Roma Nel 1475 il Ghirlandaio , col fratello David , si doveva trovare a Roma, al lavoro nella Biblioteca Vaticana , dove è documentato sebbene gli affreschi siano perduti. Nei circoli romani venne accolto dai banchieri fiorentini lì residenti, tra cui spiccavano i Tornabuoni , in particolare Giovanni , capo della filiale locale del Banco Medici e tesoriere di Sisto IV . Per lui, nel 1477 , affrescò due Storie di San Giovanni Battista e due Storie di Maria p er la cappella funebre di sua moglie Francesca Pitti , deceduta di parto in quell'anno, in Santa Maria sopra Minerva . Gli affreschi sono andati perduti. A Roma fece anche i due ritratti di Giovanna Tornabuoni, moglie di Lorenzo, figlio di Giovanni, pure prematuramente scomparsa. Il San Girolamo Tornato a Firenze, entro il 1480 sposò in prime nozze Costanza di Bartolomeo Nucci, dalla quale nel 1483 ebbe il figlio Ridolfo , pure apprezzato pittore nella prima metà del Cinquecento. In tutto si sposò due volte, la seconda con Antonia di ser Paolo Paoli in data imprecisata, ed ebbe nove figli . Venne incaricato dalla famiglia Vespucci di dipingere un San Girolamo ad affresco, che facesse pendant con il Sant'Agostino di Botticelli , in genere ritenuto opera leggermente anteriore (1480 circa). Ghirlandaio creò una figura serena e convenzionale, rendendo protagonista, più che il santo, le nature morte degli oggetti ordinatamente es p osti sullo scrittoio e sulle mensole. Domenico si ispirò probabilmente a modelli nordici, come forse il San Girolamo nello studio di Jan van Eyck che si trovava forse nelle raccolte di Lorenzo il Magnifico . I cenacoli Tipico dei monasteri fiorentini era l'abbellimento del refettorio con un grande affresco con l' Ultima Cena . Ghirlandaio venne più volte incaricato di tali imprese nel giro di pochi anni, a partire dal già citato Cenacolo della Badia di Passignano (1476), per proseguire poi con il Cenacolo di Ognissanti (1480) e il Cenacolo di San Marco (1486). Se il primo è piuttosto rigido nella scatola prospettica della stanza dell'Ultima Cena , derivata dall'esem p io del Cenacolo di Sant'Apollonia di Andrea del Cenacolo di Ognissanti (1480) " id="pdf-obj-6-128" src="pdf-obj-6-128.jpg">

Cenacolo di Ognissanti (1480)

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Castagno (1450 circa), nei due successivi, di impianto molto simile, la scena è ambientata in un'ariosa loggia che ricalca la forma delle aperture, con le lunette attorno agli appoggi della volta.

In questi ultimi due sono molto limitati gli aspetti drammatici della scena, prediligendo una rappresentazione misurata, serena e piacevole. Giuda, come da tradizione, è separato dal gruppo dei dodici, trovandosi seduto sul lato opposto della tavola di spalle, a destra di Gesù e Giovanni addormentato addosso a lui. Spicca piuttosto l'amorevole cura per il dettaglio con un accurato studio dal vero degli oggetti posti sulla tavola e nella stanza, come tanto lo avevano impressionato le opere dei maestri fiamminghi presenti a Firenze.

La Cappella Sistina

Nel 1481, su suggerimento di Lorenzo il Magnifico, un gruppo di artisti fiorentini venne convocato a Roma da papa Sisto IV per eseguire gli affreschi del grandioso progetto della Cappella Sistina, suggellando inoltre la riconciliazione del papa con Firenze e i Medici. Con Ghirlandaio partirono Sandro Botticelli, Cosimo Rosselli e il Perugino, ormai fiorentino d'adozione, che forse si trovava però già a Roma. Ciascun artista era seguito da un cospicuo numero di aiuti, tra cui anche artisti che si

Domenico Ghirlandaio <a href=Castagno (1450 circa), nei due successivi, di impianto molto simile, la scena è ambientata in un'ariosa loggia che ricalca la forma delle aperture, con le lunette attorno agli appoggi della volta. In questi ultimi due sono molto limitati gli aspetti drammatici della scena, prediligendo una rappresentazione misurata, serena e piacevole. Giuda, come da tradizione, è separato dal gruppo dei dodici, trovandosi seduto sul lato opposto della tavola di spalle, a destra di Gesù e Giovanni addormentato addosso a lui. Spicca piuttosto l'amorevole cura per il dettaglio con un accurato studio dal vero de g li o gg etti p osti sulla tavola e nella stanza, come tanto lo avevano impressionato le opere dei maestri fiamminghi presenti a Firenze . La Cappella Sistina Nel 1481 , su suggerimento di Lorenzo i l Magnifico , un gruppo di artisti fiorentini venne convocato a Roma da papa Sisto IV per eseguire g li affreschi del grandioso progetto della Cappella Sistina , suggellando inoltre la riconciliazione del papa con Firenze e i Medici . Con Ghirlandaio partirono Sandro Botticelli , Cosimo Rosselli e il Perugino , ormai fiorentino d'adozione, che forse si trovava però già a Roma. Ciascun artista era seguito da un cospicuo numero di aiuti, tra cui anche artisti che si Vocazione dei primi apostoli (1481-1482) sarebbero affermati di lì a p oco , come Luca Si g norelli , il Pinturicchio , Filippino Lippi , Piero di Cosimo . Il tema degli affreschi era una celebrazione del papato attraverso le Storie di Mosè e le Storie di Cristo , messe in parallelismo per sottolineare la continuità del messaggio divino che dalla legge giudaica viene ripreso nella figura di Cristo e da questi trasmessa a Pietro e quindi ai pontefici suoi successori. L'impresa, per quanto riguarda il primo gruppo di pittori, venne portata a termine rapidamente, nel 1482 . A Ghirlandaio vennero affidati due affreschi, la Vocazione dei primi apostoli e la Resurrezione , quest'ultima molto danne gg iata g ià ai tem p i di Vasari e in seguito ridipinta nel tardo XVI secolo. Incerta è invece l'attribuzione del Passaggio del Mar Rosso . Inoltre gli artisti dipinsero la serie dei primi trenta papi sopra i riquadri delle grandi storie di Mosè e di Gesù, alcuni dei quali sono attribuiti al Ghirlandaio, ma le successive ridipinture permettono solo valutazioni generali. La Vocazione è un'opera di eccellente fattura, dove l'artista usò una solennità che in seguito non si ritrova nella sua o p era. L'im p ostazione , le vesti e i colori di alcuni p ersonaggi e alcuni atteggiamenti ricordano la scena del Pagamento del tributo di Masaccio nella Cappella Brancacci , opera cardine del primo Rinascimento fiorentino che anche Ghirlandaio ebbe modo di studiare, stando alla testimonianza di Vasari. I colori sono vivi e brillanti, particolarmente efficaci nel descrivere la delicatezza delle epidermidi o nell'intonare i colori degli abiti all'ultima moda dei contemporanei. L'abilità ritrattistica del Ghirlandaio ra gg iunse q ui , p er la prima volta, vertici di penetrante realismo, dopo le prime prove negli affreschi della Cappella di Santa Fina (1475), divenendo una delle sue caratteristiche più note e apprezzate. Da Roma, Ghirlandaio portò con sé numerosi disegni e studi di monumenti antichi, che vennero spesso usati come repertorio per le imprese successive. " id="pdf-obj-7-45" src="pdf-obj-7-45.jpg">

Vocazione dei primi apostoli (1481-1482)

sarebbero affermati di lì a poco, come Luca Signorelli, il Pinturicchio, Filippino Lippi, Piero di Cosimo. Il tema degli affreschi era una celebrazione del papato attraverso le Storie di Mosè e le Storie di Cristo, messe in parallelismo per sottolineare la continuità del messaggio divino che dalla legge giudaica viene ripreso nella figura di Cristo e da questi trasmessa a Pietro e quindi ai pontefici suoi successori. L'impresa, per quanto riguarda il primo gruppo di pittori, venne portata a termine rapidamente, nel 1482.

A Ghirlandaio vennero affidati due affreschi, la Vocazione dei primi apostoli e la Resurrezione, quest'ultima molto danneggiata già ai tempi di Vasari e in seguito ridipinta nel tardo XVI secolo. Incerta è invece l'attribuzione del Passaggio del Mar Rosso. Inoltre gli artisti dipinsero la serie dei primi trenta papi sopra i riquadri delle grandi storie di Mosè e di Gesù, alcuni dei quali sono attribuiti al Ghirlandaio, ma le successive ridipinture permettono solo valutazioni generali.

La Vocazione è un'opera di eccellente fattura, dove l'artista usò una solennità che in seguito non si ritrova nella sua opera. L'impostazione, le vesti e i colori di alcuni personaggi e alcuni atteggiamenti ricordano la scena del Pagamento del tributo di Masaccio nella Cappella Brancacci, opera cardine del primo Rinascimento fiorentino che anche Ghirlandaio ebbe modo di studiare, stando alla testimonianza di Vasari.

I colori sono vivi e brillanti, particolarmente efficaci nel descrivere la delicatezza delle epidermidi o nell'intonare i colori degli abiti all'ultima moda dei contemporanei.

L'abilità ritrattistica del Ghirlandaio raggiunse qui, per la prima volta, vertici di penetrante realismo, dopo le prime prove negli affreschi della Cappella di Santa Fina (1475), divenendo una delle sue caratteristiche più note e apprezzate.

Da Roma, Ghirlandaio portò con sé numerosi disegni e studi di monumenti antichi, che vennero spesso usati come repertorio per le imprese successive.

Domenico Ghirlandaio

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Il rientro a Firenze

Tornato in patria Ghirlandaio fu letteralmente sommerso di richieste, divenendo presto il principale artista della più ricca e colta borghesia fiorentina. Tra le prime opere commissionate dopo il rientro ci fu, secondo il Vasari, un affresco con la storia di san Paolino per Santa Croce, del quale resta forse qualche frammento dell'intelaiatura architettonica nella navata sinistra, nei pressi della tomba di Michelangelo Buonarroti.

Mentre già si apprestava a concludere il contratto per il ciclo di affreschi della Cappella Sassetti ricevette nel

Domenico Ghirlandaio Il rientro a Firenze Tornato in patria Ghirlandaio fu letteralmente sommerso di richieste, divenendo, un affresco con la storia di san Paolino per Santa Croce , del quale resta forse qualche frammento dell'intelaiatura architettonica nella navata sinistra , nei pressi della tomba di Michelangel o Buonarroti . Mentre già si apprestava a concludere il contratto per il ciclo di affreschi della Cappella Sassetti ricevette nel Affreschi della Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio 1482 dalla Signoria di Firenze la commissione della decorazione , sempre ad affresco, della Sala dei Gigli in Palazzo Vecchio . In un primo momento l'o p era doveva essere divisa tra i ma gg iori artisti operanti in città, tra cui, oltre al Ghirlandaio stesso, Sandro Botticelli , Pietro Perugino e Piero del Pollaiolo , ma alla fine se ne occu p ò il solo Domenico. La decorazione, riservata alla parete est, comprendeva un' Apoteosi di san Zanobi e ciclo di uomini illustri , che venne però in larga parte eseguita da aiuti, per il contemporaneo impegno del maestro nella cappella di Francesco Sassetti . La scarsa fattura si rivela soprattutto nella scena centrale dell' Apoteosi , mentre le due lunette di Uomini illustri dell'antichità sprigionano un'energia che deriva certamente da una maggiore presenza della mano del maestro. La Villa di Spedaletto Nel 1483 p arteci p ò al più ambizioso programma decorativo avviato da Lorenzo il Magnifico , la decorazione della villa di Spedaletto , p resso Volterra, alla quale chiamò i migliori artisti fiorentini dell'epoca: Filippino Lippi , Pietro Perugino , Sandro Botticelli e Ghirlandaio, il quale affrescò un Vulcano ed i suoi assistenti che forgiano fulmini . Come è noto gli affreschi della villa andarono completamente perduti. Se si fosse conservato, l'affresco sarebbe l'unico esempio conosciuto di pittura a soggetto profano dell'artista, a parte i ritratti; inoltre Vasari ricorda come l'artista vi avesse rappresentato vari nudi, rari nella sua produzione. La Cappella Sassetti Intraprese nella chiesa di Santa Trinita , e successivamente in Santa Maria Novella , le opere che g li confermarono la celebrità. Gli affreschi nella cappella Sassetti di Santa Trinita sono sei episodi della Vita di san Francesco , insieme ad alcuni soggetti legati alla profezia in ambito pagano della venuta di Cristo, datati 1485 . I tre e p isodi p rinci p ali sono San Francesco che riceve dal Papa Onorio III l'approvazione della Regola del suo ordine , le sue Esequie e la Resurrezione di un fanciullo di casa Spini per l'intercessione del santo, che era rimasto ucciso dalla caduta da una finestra. Nel primo lavoro c'è un ritratto di Lorenzo de' Medici e nel terzo l'autoritratto del pittore. Conferma della regola francescana " id="pdf-obj-8-25" src="pdf-obj-8-25.jpg">

Affreschi della Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio

1482 dalla Signoria di Firenze la commissione della decorazione, sempre ad affresco, della Sala dei Gigli in Palazzo Vecchio. In un primo momento l'opera doveva essere divisa tra i maggiori artisti operanti in città, tra cui, oltre al Ghirlandaio stesso, Sandro Botticelli, Pietro Perugino e Piero del Pollaiolo, ma alla fine se ne occupò il solo Domenico. La decorazione, riservata alla parete est, comprendeva un'Apoteosi di san Zanobi e ciclo di uomini illustri, che venne però in larga parte eseguita da aiuti, per il contemporaneo impegno del maestro nella cappella di Francesco Sassetti. La scarsa fattura si rivela soprattutto nella scena centrale dell'Apoteosi, mentre le due lunette di Uomini illustri dell'antichità sprigionano un'energia che deriva certamente da una maggiore presenza della mano del maestro.

La Villa di Spedaletto

Nel 1483 partecipò al più ambizioso programma decorativo avviato da Lorenzo il Magnifico, la decorazione della villa di Spedaletto, presso Volterra, alla quale chiamò i migliori artisti fiorentini dell'epoca: Filippino Lippi, Pietro Perugino, Sandro Botticelli e Ghirlandaio, il quale affrescò un Vulcano ed i suoi assistenti che forgiano fulmini. Come è noto gli affreschi della villa andarono completamente perduti. Se si fosse conservato, l'affresco sarebbe l'unico esempio conosciuto di pittura a soggetto profano dell'artista, a parte i ritratti; inoltre Vasari ricorda come l'artista vi avesse rappresentato vari nudi, rari nella sua produzione.

La Cappella Sassetti

Intraprese nella chiesa di Santa Trinita, e successivamente in Santa Maria Novella, le opere che

gli confermarono la celebrità. Gli affreschi nella cappella Sassetti di Santa Trinita sono sei episodi della Vita di san Francesco, insieme ad alcuni soggetti legati alla profezia in ambito pagano della venuta di Cristo, datati 1485. I tre episodi principali sono San Francesco che riceve dal Papa Onorio III l'approvazione della

Regola del suo ordine, le sue Esequie e la Resurrezione di un fanciullo di casa Spini per l'intercessione del santo, che era rimasto ucciso dalla caduta da una finestra. Nel primo lavoro c'è un ritratto di Lorenzo de' Medici e nel terzo l'autoritratto del pittore.

Domenico Ghirlandaio Il rientro a Firenze Tornato in patria Ghirlandaio fu letteralmente sommerso di richieste, divenendo, un affresco con la storia di san Paolino per Santa Croce , del quale resta forse qualche frammento dell'intelaiatura architettonica nella navata sinistra , nei pressi della tomba di Michelangel o Buonarroti . Mentre già si apprestava a concludere il contratto per il ciclo di affreschi della Cappella Sassetti ricevette nel Affreschi della Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio 1482 dalla Signoria di Firenze la commissione della decorazione , sempre ad affresco, della Sala dei Gigli in Palazzo Vecchio . In un primo momento l'o p era doveva essere divisa tra i ma gg iori artisti operanti in città, tra cui, oltre al Ghirlandaio stesso, Sandro Botticelli , Pietro Perugino e Piero del Pollaiolo , ma alla fine se ne occu p ò il solo Domenico. La decorazione, riservata alla parete est, comprendeva un' Apoteosi di san Zanobi e ciclo di uomini illustri , che venne però in larga parte eseguita da aiuti, per il contemporaneo impegno del maestro nella cappella di Francesco Sassetti . La scarsa fattura si rivela soprattutto nella scena centrale dell' Apoteosi , mentre le due lunette di Uomini illustri dell'antichità sprigionano un'energia che deriva certamente da una maggiore presenza della mano del maestro. La Villa di Spedaletto Nel 1483 p arteci p ò al più ambizioso programma decorativo avviato da Lorenzo il Magnifico , la decorazione della villa di Spedaletto , p resso Volterra, alla quale chiamò i migliori artisti fiorentini dell'epoca: Filippino Lippi , Pietro Perugino , Sandro Botticelli e Ghirlandaio, il quale affrescò un Vulcano ed i suoi assistenti che forgiano fulmini . Come è noto gli affreschi della villa andarono completamente perduti. Se si fosse conservato, l'affresco sarebbe l'unico esempio conosciuto di pittura a soggetto profano dell'artista, a parte i ritratti; inoltre Vasari ricorda come l'artista vi avesse rappresentato vari nudi, rari nella sua produzione. La Cappella Sassetti Intraprese nella chiesa di Santa Trinita , e successivamente in Santa Maria Novella , le opere che g li confermarono la celebrità. Gli affreschi nella cappella Sassetti di Santa Trinita sono sei episodi della Vita di san Francesco , insieme ad alcuni soggetti legati alla profezia in ambito pagano della venuta di Cristo, datati 1485 . I tre e p isodi p rinci p ali sono San Francesco che riceve dal Papa Onorio III l'approvazione della Regola del suo ordine , le sue Esequie e la Resurrezione di un fanciullo di casa Spini per l'intercessione del santo, che era rimasto ucciso dalla caduta da una finestra. Nel primo lavoro c'è un ritratto di Lorenzo de' Medici e nel terzo l'autoritratto del pittore. Conferma della regola francescana " id="pdf-obj-8-118" src="pdf-obj-8-118.jpg">

Conferma della regola francescana

Domenico Ghirlandaio

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La pala d'altare della cappella Sassetti, l'Adorazione dei pastori, completa ancora il famoso ciclo di affreschi.

Il ciclo affrescato della Cappella Sassetti fa suo l'impianto compositivo della Cappella Brancacci, con le diverse scene suddivise in due piani sovrapposti e delimitate da pilastri scanalati, con un'applicazione rigorosa della prospettiva. Lo spazio, razionale e civile, mostra spesso squarci di vita quotidiana fiorentina,

Domenico Ghirlandaio La <a href=pala d'altare della cappella Sassetti , l' Adorazione dei pastori , completa ancora il famoso ciclo di affreschi. Il ciclo affrescato della Ca pp ella Sassetti fa suo l'impianto compositivo della Cappella Brancacci , con le diverse scene suddivise in due piani sovrapposti e delimitate da pilastri scanalati, con un'applicazione rigorosa della prospettiva. Lo spazio, razionale e civile, mostra spesso squarci di vita quotidiana fiorentina, Miracolo del fanciullo resuscitato armonizzate con le scene sacre in primo piano. I personaggi contemporanei, ritratti con precisione nella loro dignità e raffinatezza, arrivano ad essere protagonisti del vivace racconto. Tra le varie influenze si possono cogliere le citazioni archeologiche, la minuzia nei dettagli di stampo fiammingo e la tradizione fiorentina da Giotto in poi. La vena narrativa è ricca e feconda e, seppure sia quasi estranea al pathos concitato, privilegia l'armonia lineare, l'uso di colori luminosi e sereni, l'atmosfera serena. Nel 1485 - 1488 dipinse l' Adorazione dei Magi degli Innocenti , una delle sue migliori prove su tavola. La Cappella Tornabuoni Cappella Tornabuoni, Apparizione dell'angelo a Zaccaria Immediatamente dopo aver terminato quest'opera, al Ghirlandaio venne chiesto di rinnovare gli affreschi nel coro di Santa Maria Novella , la cosiddetta Ca pp ella Tornabuoni , dal nome del ricco committente Giovanni Tornabuoni . La cappella presentava già affreschi di Andrea Orcagna e apparteneva alla famiglia Ricci, ma essi, ormai in condizioni finanziarie non più floride, affidarono al Tornabuoni il prestigioso onere del restauro, pur con qualche condizione. Gli affreschi, ai quali contribuirono vari assistenti, vennero eseguiti nel tempo di quattro anni, come previsto dal contratto, e sono disposti in quattro fasce lungo tre pareti, con soggetto le scene della Vita di Maria e di san Giovanni Battista . Queste opere, oltre per i pregi artistici, sono particolarmente interessanti per i numerosi ritratti, di intrinseco valore storico (per la conoscenza iconografica dei personaggi) oltre che di valore tecnico (per la particolare capacità del Ghirlandaio nel ritratto). Esistono almeno ventuno ritratti di membri della famiglia Tornabuoni /Tornaquinci : nell 'An g elo che a pp are a Zaccaria , troviamo quelli di Poliziano , Marsilio Ficino ed altri; nella Cacciata di Gioacchino Cappella Tornabuoni, Nascita della Vergine dal Tempio sono stati ritratti Mainardi e Baldovinetti (o forse l'ultima figura è il padre del Ghirlandaio). Il racconto evangelico appare così trasposto in ambiente vicino e familiare per i fruitori degli affreschi, in cui il committente e la sua cerchia sono glorificati nelle proprie virtù morali e religiose, con una certa ostentazione che è testimonianza di fede e di moralità ufficiale . Il "popolo grasso" presente tra i santi rassicura così il "popolo " id="pdf-obj-9-21" src="pdf-obj-9-21.jpg">

Miracolo del fanciullo resuscitato

armonizzate con le scene sacre in primo piano. I personaggi contemporanei, ritratti con precisione nella loro dignità e raffinatezza, arrivano ad essere protagonisti del vivace racconto. Tra le varie influenze si possono cogliere le citazioni archeologiche, la minuzia nei dettagli di stampo fiammingo e la tradizione fiorentina da Giotto in poi.

La vena narrativa è ricca e feconda e, seppure sia quasi estranea al pathos concitato, privilegia l'armonia lineare, l'uso di colori luminosi e sereni, l'atmosfera serena.

Nel 1485-1488 dipinse l'Adorazione dei Magi degli Innocenti, una delle sue migliori prove su tavola.

La Cappella Tornabuoni

Domenico Ghirlandaio La <a href=pala d'altare della cappella Sassetti , l' Adorazione dei pastori , completa ancora il famoso ciclo di affreschi. Il ciclo affrescato della Ca pp ella Sassetti fa suo l'impianto compositivo della Cappella Brancacci , con le diverse scene suddivise in due piani sovrapposti e delimitate da pilastri scanalati, con un'applicazione rigorosa della prospettiva. Lo spazio, razionale e civile, mostra spesso squarci di vita quotidiana fiorentina, Miracolo del fanciullo resuscitato armonizzate con le scene sacre in primo piano. I personaggi contemporanei, ritratti con precisione nella loro dignità e raffinatezza, arrivano ad essere protagonisti del vivace racconto. Tra le varie influenze si possono cogliere le citazioni archeologiche, la minuzia nei dettagli di stampo fiammingo e la tradizione fiorentina da Giotto in poi. La vena narrativa è ricca e feconda e, seppure sia quasi estranea al pathos concitato, privilegia l'armonia lineare, l'uso di colori luminosi e sereni, l'atmosfera serena. Nel 1485 - 1488 dipinse l' Adorazione dei Magi degli Innocenti , una delle sue migliori prove su tavola. La Cappella Tornabuoni Cappella Tornabuoni, Apparizione dell'angelo a Zaccaria Immediatamente dopo aver terminato quest'opera, al Ghirlandaio venne chiesto di rinnovare gli affreschi nel coro di Santa Maria Novella , la cosiddetta Ca pp ella Tornabuoni , dal nome del ricco committente Giovanni Tornabuoni . La cappella presentava già affreschi di Andrea Orcagna e apparteneva alla famiglia Ricci, ma essi, ormai in condizioni finanziarie non più floride, affidarono al Tornabuoni il prestigioso onere del restauro, pur con qualche condizione. Gli affreschi, ai quali contribuirono vari assistenti, vennero eseguiti nel tempo di quattro anni, come previsto dal contratto, e sono disposti in quattro fasce lungo tre pareti, con soggetto le scene della Vita di Maria e di san Giovanni Battista . Queste opere, oltre per i pregi artistici, sono particolarmente interessanti per i numerosi ritratti, di intrinseco valore storico (per la conoscenza iconografica dei personaggi) oltre che di valore tecnico (per la particolare capacità del Ghirlandaio nel ritratto). Esistono almeno ventuno ritratti di membri della famiglia Tornabuoni /Tornaquinci : nell 'An g elo che a pp are a Zaccaria , troviamo quelli di Poliziano , Marsilio Ficino ed altri; nella Cacciata di Gioacchino Cappella Tornabuoni, Nascita della Vergine dal Tempio sono stati ritratti Mainardi e Baldovinetti (o forse l'ultima figura è il padre del Ghirlandaio). Il racconto evangelico appare così trasposto in ambiente vicino e familiare per i fruitori degli affreschi, in cui il committente e la sua cerchia sono glorificati nelle proprie virtù morali e religiose, con una certa ostentazione che è testimonianza di fede e di moralità ufficiale . Il "popolo grasso" presente tra i santi rassicura così il "popolo " id="pdf-obj-9-43" src="pdf-obj-9-43.jpg">

Cappella Tornabuoni, Apparizione dell'angelo a Zaccaria

Domenico Ghirlandaio La <a href=pala d'altare della cappella Sassetti , l' Adorazione dei pastori , completa ancora il famoso ciclo di affreschi. Il ciclo affrescato della Ca pp ella Sassetti fa suo l'impianto compositivo della Cappella Brancacci , con le diverse scene suddivise in due piani sovrapposti e delimitate da pilastri scanalati, con un'applicazione rigorosa della prospettiva. Lo spazio, razionale e civile, mostra spesso squarci di vita quotidiana fiorentina, Miracolo del fanciullo resuscitato armonizzate con le scene sacre in primo piano. I personaggi contemporanei, ritratti con precisione nella loro dignità e raffinatezza, arrivano ad essere protagonisti del vivace racconto. Tra le varie influenze si possono cogliere le citazioni archeologiche, la minuzia nei dettagli di stampo fiammingo e la tradizione fiorentina da Giotto in poi. La vena narrativa è ricca e feconda e, seppure sia quasi estranea al pathos concitato, privilegia l'armonia lineare, l'uso di colori luminosi e sereni, l'atmosfera serena. Nel 1485 - 1488 dipinse l' Adorazione dei Magi degli Innocenti , una delle sue migliori prove su tavola. La Cappella Tornabuoni Cappella Tornabuoni, Apparizione dell'angelo a Zaccaria Immediatamente dopo aver terminato quest'opera, al Ghirlandaio venne chiesto di rinnovare gli affreschi nel coro di Santa Maria Novella , la cosiddetta Ca pp ella Tornabuoni , dal nome del ricco committente Giovanni Tornabuoni . La cappella presentava già affreschi di Andrea Orcagna e apparteneva alla famiglia Ricci, ma essi, ormai in condizioni finanziarie non più floride, affidarono al Tornabuoni il prestigioso onere del restauro, pur con qualche condizione. Gli affreschi, ai quali contribuirono vari assistenti, vennero eseguiti nel tempo di quattro anni, come previsto dal contratto, e sono disposti in quattro fasce lungo tre pareti, con soggetto le scene della Vita di Maria e di san Giovanni Battista . Queste opere, oltre per i pregi artistici, sono particolarmente interessanti per i numerosi ritratti, di intrinseco valore storico (per la conoscenza iconografica dei personaggi) oltre che di valore tecnico (per la particolare capacità del Ghirlandaio nel ritratto). Esistono almeno ventuno ritratti di membri della famiglia Tornabuoni /Tornaquinci : nell 'An g elo che a pp are a Zaccaria , troviamo quelli di Poliziano , Marsilio Ficino ed altri; nella Cacciata di Gioacchino Cappella Tornabuoni, Nascita della Vergine dal Tempio sono stati ritratti Mainardi e Baldovinetti (o forse l'ultima figura è il padre del Ghirlandaio). Il racconto evangelico appare così trasposto in ambiente vicino e familiare per i fruitori degli affreschi, in cui il committente e la sua cerchia sono glorificati nelle proprie virtù morali e religiose, con una certa ostentazione che è testimonianza di fede e di moralità ufficiale . Il "popolo grasso" presente tra i santi rassicura così il "popolo " id="pdf-obj-9-48" src="pdf-obj-9-48.jpg">

Immediatamente dopo aver terminato quest'opera, al Ghirlandaio venne chiesto di rinnovare gli affreschi nel coro di Santa Maria Novella, la cosiddetta Cappella Tornabuoni, dal nome del ricco committente Giovanni Tornabuoni. La cappella presentava già affreschi di Andrea Orcagna e apparteneva alla famiglia Ricci, ma essi, ormai in condizioni finanziarie non più floride, affidarono al Tornabuoni il prestigioso onere del restauro, pur con qualche condizione. Gli affreschi, ai quali contribuirono vari assistenti, vennero eseguiti nel tempo di quattro anni, come previsto dal contratto, e sono disposti in quattro fasce lungo tre pareti, con soggetto le scene della Vita di Maria e di san Giovanni Battista. Queste opere, oltre per i pregi artistici, sono particolarmente interessanti per i numerosi ritratti, di intrinseco valore storico (per la conoscenza iconografica dei personaggi) oltre che di valore tecnico (per la particolare capacità del Ghirlandaio nel ritratto).

Esistono almeno ventuno ritratti di membri della famiglia Tornabuoni/Tornaquinci: nell'Angelo che appare a Zaccaria, troviamo quelli di Poliziano, Marsilio Ficino ed altri; nella Cacciata di Gioacchino

Cappella Tornabuoni, Nascita della Vergine

dal Tempio sono stati ritratti Mainardi e Baldovinetti (o forse l'ultima figura è il padre del Ghirlandaio). Il racconto evangelico appare così trasposto in ambiente vicino e familiare per i fruitori degli affreschi, in cui il

committente e la sua cerchia sono glorificati nelle proprie virtù morali e religiose, con una certa ostentazione che è testimonianza di fede e di moralità ufficiale [6] . Il "popolo grasso" presente tra i santi rassicura così il "popolo

Domenico Ghirlandaio

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minuto" sul fatto che chi li governa è pio e virtuoso, sottolineando come il potere della classe dominante non sia frutto del solo potere economico, ma anche della grazia divina [6] .

La pala d'altare, ora rimossa dalla cappella, fu probabilmente completata dopo la morte dell'artista dai fratelli di Domenico, Davide e Benedetto, pittori non all'altezza del fratello. La vetrata è stata eseguita su disegno di Domenico.

Come in altre opere di Ghirlandaio, a partire dalle Storie di santa Fina, l'artista alternò un doppio registro, tipico del suo stile: solenne e pomposo per le scene di gruppo, intimo e raccolto per quelle di interni. Tutto sommato il risultato finale fu discontinuo: le scene più basse, curate direttamente dal maestro, più vicine allo spettatore, hanno ritratti meravigliosi, composizioni equilibrate e magnifici dettagli; le scene superiori, invece, sono più statiche, mostrano movimenti impacciati, una composizione sommaria e disparità nella resa delle figure, che fanno pensare a un massiccio intervento della bottega; questa discontinuità influì negativamente, in un certo senso, presso la critica circa il valore da dare all'opera del Ghirlandaio, che alcuni non esitarono a ridimensionare come un importante "ritrattista" e niente più (presupponendo una gerarchia implicita tra i vari soggetti della pittura), mentre solo nella seconda metà del Novecento è stato rivalutato. La minore cura dei dettagli nelle scene superiori è comunque bilanciata da maggiori aperture paesistiche e un registro più sciolto e veloce, con alcune figure appena tracciate che riprendono lo stile della pittura compendiaria romana.

Le pale d'altare

Nel 1490 un agente del duca di Milano Ludovico il Moro visitò Firenze per sondare l'ambiente artistico locale alla ricerca di un maestro a cui affidare la prestigiosa commissione per la pala d'altare per la Certosa di Pavia, che andò poi a Filippino Lippi e, dopo la sua prematura scomparsa, a Pietro Perugino. L'agente scrisse anche su Ghirlandaio, che venne definito: "Maestro sulle tavole di legno e ancor più bravo sulle pareti. Le sue opere hanno una buona aria. Egli è un uomo di esperienza a cui vengono commissionati numerosi lavori".

Mentre Ghirlandaio lavorava ai grandi cicli affrescati che lo resero famoso, lui e la sua bottega erano

Domenico Ghirlandaio minuto" sul fatto che chi li governa è pio e virtuoso, sottolineando come il1490 un agente del duca di Milano Ludovico il Moro visitò Firenze per sondare l'ambiente artistico locale alla ricerca di un maestro a cui affidare la p resti g iosa commissione per la p ala d'altare per la Certosa di Pavia , che andò poi a Filip p ino Li pp i e , do p o la sua prematura scomparsa, a Pietro Perugino . L'agente scrisse anche su Ghirlandaio, che venne definito: "Maestro sulle tavole di legno e ancor più bravo sulle pareti. Le sue opere hanno una buona aria. Egli è un uomo di esperienza a cui vengono commissionati numerosi lavori". Mentre Ghirlandaio lavorava ai grandi cicli affrescati che lo resero famoso, lui e la sua bottega erano Sacra conversazione degli Ingesuati ( 1484 - 1486 ) contemporaneamente impegnati nelle produzione di pale d'altare. Si tratta di dipinti su tavola, in cui l'artista utilizzò sempre la tecnica della tempera senza avventurarsi nella nuova tecnica a olio , nonostante il suo interesse per l'arte fiamminga. Tra i lavori di maggiore impegno e in massima parte autografi, figurano una serie di tavole per gli altari maggiori di chiese fiorentine: la Sacra conversazione di Monticelli (1483), la Sacra conversazione degli Ingesuati (1484-1486) e l 'Adorazione dei Magi degli Innocenti (1488). Destinati alla fruizione privata sono invece i ritratti e i dipinti come l' Adorazione dei Magi Tornabuoni . Opere infine prodotte in bottega e poi inviate fuori Firenze sono l' Incoronazione della Vergine di Narni e l' Incoronazione della Vergine di Città di Castello . Nella sua produzione su tavola si conferma le capacità dell'artista nella stesura dei colori, nella creazione di composizioni bilanciate e piacevoli, nella descrizione analitica dei dettagli. Sono opere che non evadono i confini degli schemi tradizionali, sebbene aggiornate alle ultime novità. " id="pdf-obj-10-49" src="pdf-obj-10-49.jpg">

Sacra conversazione degli Ingesuati (1484-1486)

contemporaneamente impegnati nelle produzione di pale d'altare. Si tratta di dipinti su tavola, in cui l'artista utilizzò sempre la tecnica della tempera senza avventurarsi nella nuova tecnica a olio, nonostante il suo interesse per l'arte fiamminga. Tra i lavori di maggiore impegno e in massima parte autografi, figurano una serie di tavole per gli altari maggiori di chiese fiorentine: la Sacra conversazione di Monticelli (1483), la Sacra conversazione degli Ingesuati (1484-1486) e l'Adorazione dei Magi degli Innocenti (1488). Destinati alla fruizione privata sono invece i ritratti e i dipinti come l'Adorazione dei Magi Tornabuoni. Opere infine prodotte in bottega e poi inviate fuori Firenze sono l'Incoronazione della Vergine di Narni e l'Incoronazione della Vergine di Città di Castello.

Nella sua produzione su tavola si conferma le capacità dell'artista nella stesura dei colori, nella creazione di composizioni bilanciate e piacevoli, nella descrizione analitica dei dettagli. Sono opere che non evadono i confini degli schemi tradizionali, sebbene aggiornate alle ultime novità.

Domenico Ghirlandaio

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I mosaici

Domenico Ghirlandaio I mosaici Mosaico dell 'Annunciazione nella <a href=porta della Mandorla « Usava dire Domenico la pittura essere il disegno, e la vera pittura per la eternità essere il musaico. » ( Giorgio Vasari , Vita di Domenico Ghirlandaio pittore fiorentino , 1568.) Vasari, nella sua attenta biografia di Ghirlandaio, poco parlò della sua attività su tavola, lodando invece le sue qualità di mosaicista, che aveva assimilato nell'apprendistato presso Alesso Baldovinetti . Le o p ere di Ghirlandaio mosaicista si limitano al solo caso dell 'Annunciazione sulla lunetta della Porta della Mandorla nel Duomo di Firenze , la cui esecuzione materiale è da alcuni critici attribuita però al fratello David . Altri mosaici vennero avviati a Siena, ma interrotti dalla prematura morte. La morte L' 11 gennaio 1494 , a quarantacinque anni, il pittore morì per "febbri pestilenziali" , contratte mentre stava preparando dei lavori per Siena e per Pisa . Venne sepolto in una delle arche del cimitero di Santa Maria Novella , nel terzo avello lungo la parete destra della chiesa, partendo dalla facciata, e sotto l'arco una volta era dipinto il suo ritratto al naturale . Considerazioni generali L'attività artistica di Ghirlandaio durò appena un ventennio, ma in questo periodo la sua bottega divenne una delle più feconde di Firenze, con la creazione di opere che lo resero il pittore più richiesto nella Firenze del suo tempo . Il suo stile si mosse sempre nell'ossequio delle forme tradizionali della scuola fiorentina, che interpretò in maniera sobria, bilanciata, elegante e piacevole; a ciò aggiunse lo spirito di indagatore analitico della pittura fiamminga, riuscendo a conciliare i due stili, e sontuose citazioni classiche negli sfondi architettonici . Grande interprete, nelle opere pienamente autografe, della sensibilità luminosa e della coerenza prospettica, riuscì nel difficile compito di infondere nello spazio l'aria e l'atmosfera come se circolassero liberamente. Accostò alle scene sacre elementi profani tratti dalla vita quotidiana, soprattutto legati alla rappresentazione dei committenti, che si vedevano così gratificati e al tempo stesso esaltati agli occhi del popolo minuto . L'uso dei colori opta in genere per toni accesi, con corrispondenze e ritmi ad esempio tra i colori delle vesti di personaggi vicini. Un difetto nel suo disegnare, che gli è stato spesso addebitato, sta nella magrezza delle mani e dei piedi. Una certa durezza dei bordi, simile a quella dei personaggi delle sculture in metallo potrebbe essere dovuta alla sua formazione iniziale nel campo dell'oreficeria. Vasari racconta vari aneddoti su di lui: scrive che fu un maestro mai soddisfatto, arrivato ad esprimere il desiderio di avere tutte le mura di cinta di Firenze da ricoprire di " id="pdf-obj-11-9" src="pdf-obj-11-9.jpg">

Mosaico dell'Annunciazione nella porta della Mandorla

« Usava dire Domenico la pittura essere il disegno, e la vera pittura per la eternità essere il musaico. » (Giorgio Vasari, Vita di Domenico Ghirlandaio pittore fiorentino, 1568.)

Vasari, nella sua attenta biografia di Ghirlandaio, poco parlò della sua attività su tavola, lodando invece le sue qualità di mosaicista, che aveva assimilato nell'apprendistato presso Alesso Baldovinetti. Le opere di Ghirlandaio mosaicista si limitano al solo caso dell'Annunciazione sulla lunetta della Porta della Mandorla nel Duomo di Firenze, la cui esecuzione materiale è da alcuni critici attribuita però al fratello David.

Altri mosaici vennero avviati a Siena, ma interrotti dalla prematura morte.

La morte

L'11 gennaio 1494, a quarantacinque anni, il pittore morì per "febbri pestilenziali", contratte mentre stava preparando dei lavori per Siena e per Pisa. Venne sepolto in una delle arche del cimitero di Santa Maria Novella, nel terzo avello lungo la parete destra della chiesa, partendo dalla facciata, e sotto l'arco una volta era dipinto il suo ritratto al naturale [7] .

Considerazioni generali

L'attività artistica di Ghirlandaio durò appena un ventennio, ma in questo periodo la sua bottega divenne una delle più feconde di Firenze, con la creazione di opere che lo resero il pittore più richiesto nella Firenze del suo tempo [8] . Il suo stile si mosse sempre nell'ossequio delle forme tradizionali della scuola fiorentina, che interpretò in maniera sobria, bilanciata, elegante e piacevole; a ciò aggiunse lo spirito di indagatore analitico della pittura fiamminga, riuscendo a conciliare i due stili, e sontuose citazioni classiche negli sfondi architettonici [8] .

Grande interprete, nelle opere pienamente autografe, della sensibilità luminosa e della coerenza prospettica, riuscì nel difficile compito di infondere nello spazio l'aria e l'atmosfera come se circolassero liberamente. Accostò alle scene sacre elementi profani tratti dalla vita quotidiana, soprattutto legati alla rappresentazione dei committenti, che si vedevano così gratificati e al tempo stesso esaltati agli occhi del popolo minuto [9] .

L'uso dei colori opta in genere per toni accesi, con corrispondenze e ritmi ad esempio tra i colori delle vesti di personaggi vicini. Un difetto nel suo disegnare, che gli è stato spesso addebitato, sta nella magrezza delle mani e dei piedi. Una certa durezza dei bordi, simile a quella dei personaggi delle sculture in metallo potrebbe essere dovuta alla sua formazione iniziale nel campo dell'oreficeria. Vasari racconta vari aneddoti su di lui: scrive che fu un maestro mai soddisfatto, arrivato ad esprimere il desiderio di avere tutte le mura di cinta di Firenze da ricoprire di

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affreschi; ai suoi assistenti di bottega avrebbe detto di non rifiutare nessuna commessa gli venisse offerta, foss'anche per una cassapanca-guardaroba da signora: avrebbe eseguito personalmente lavori di questo genere qualora non graditi agli apprendisti.

Secondo Vasari, il Ghirlandaio è stato il primo ad escludere dalle sue pitture l'uso della doratura, rappresentando in modo realistico qualsiasi oggetto dovesse convenzionalmente essere dorato; anche se con alcune importanti eccezioni, quali per esempio la luminosità del paesaggio nell'Adorazione dei Magi, oggi agli Uffizi di Firenze, ottenuta con l'oro. Molti suoi disegni e schizzi di notevole vigore grafico, si trovano nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe presso la Galleria degli Uffizi.

Uno dei grandi meriti del Ghirlandaio è quello di aver iniziato all'arte Michelangelo, che tuttavia non restò a lungo nella sua bottega.

La bottega

La bottega di Ghirlandaio fu, negli ultimi due decenni del XV secolo, una delle più grandi e organizzate di Firenze. Accanto al maestro lavoravano i fratelli David, che assolveva anche al ruolo di imprenditore, e Benedetto, oltre al cognato Sebastiano Mainardi. Tra gli altri assistenti più importanti vi furono poi Francesco Granacci e Biagio d'Antonio da Firenze, forse da identificare con Giovan Battista Utili. Inoltre era presente Bartolomeo di Giovanni, dal gusto nordico e acuto, che collaborò in alcuni brani degli affreschi della Sistina e che fece la predella dell'Adorazione dei Magi degli Innocenti [10] .

Alla bottega vengono spesso attribuiti i brani di qualità inferiore nei celebri cicli affrescati, con figure più convenzionali, colori meno brillanti, soggetti più ripetitivi [10] .

Opere

Madonna col Bambino, 1470-1475 circa, tempera e oro su tavola, 70,8x48,9 cm, Washington, National Gallery of

••

Art, collezione Kress [11] Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate, 1471-1472 circa, affresco, Cercina (Sesto Fiorentino), pieve di

Sant'Andrea Cappella Vespucci (Madonna della Misericordia e Pietà), 1472 circa, affresco, Firenze, chiesa di Ognissanti

Santa Barbara con suo padre sconfitto e un donatore, 1473 circa, olio su tavola, 68x47 cm, Collezione privata

Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano, 1473 circa, affresco, San

••

Annuncio della morte di santa Fina Esequie di santa Fina

••

Madonna in trono col Bambino e santi, 1479 circa, tempera su tavola di quercia, 170x160 cm, Lucca, Duomo di

San Martino San Girolamo nello studio, 1480, affresco, 184x119 cm, Firenze, chiesa di Ognissanti

Ultima Cena, 1480, affresco, 400x880 cm, Firenze, chiesa di Ognissanti

Vocazione dei primi apostoli, 1481, affresco, 349x570 cm, Città del Vaticano, Cappella Sistina

••

Rinuncia agli averi Stigmate di san Francesco

••

Prova del fuoco davanti al sultano

Domenico Ghirlandaio

12

•• •• •• Esequie di san Francesco Conferma della regola Resurrezione del ragazzo • Adorazione dei
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••
Esequie di san Francesco
Conferma della regola
Resurrezione del ragazzo
Adorazione dei pastori, 1485, tempera su tavola, Firenze, basilica di Santa Trinita
Cappella Tornabuoni, 1485-1490, affreschi, Firenze, basilica di Santa Maria Novella
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Volta con Evangelisti
Cacciata di Gioacchino
Natività di Maria
Presentazione al Tempio della Vergine
Sposalizio della Vergine
Adorazione dei Magi
Strage degli Innocenti
Morte e Assunzione della Vergine
Apparizione dell'angelo a Zaccaria
•• Visitazione
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Nascita del Battista
Imposizione del nome
Predicazione del Battista
Battesimo di Cristo
Banchetto di Erode
Incoronazione della Vergine e santi
San Domenico fa la prova dei libri nel fuoco
•• Uccisione di san Pietro martire
•• Annunciazione
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San Giovanni nel deserto
Giovanni Tornabuoni orante
Francesca Pitti orante
••
Sacra conversazione di Monticelli, 1483, tempera su tavola, 168x197 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
Sacra conversazione degli Ingesuati, 1484-1486 circa, tempera su tavola di quercia, 191x200 cm, Firenze,
Galleria degli Uffizi
Adorazione dei Magi degli Innocenti, 1485-1488, tempera su tavola, 285x243 cm, Firenze, Galleria dello Spedale
degli Innocenti
Ultima Cena, 1486 circa, affresco, 400x800 cm, Firenze, convento di San Marco
Incoronazione della Vergine, 1486, tempera su tavola, 330x230 cm, Narni, Museo Eroli
Incoronazione della Vergine, 1486 circa, tempera su tavola, Città di Castello, Pinacoteca comunale
Adorazione dei Magi Tornabuoni, 1487 circa, tempera su tavola, tondo, diametro 171 cm, Firenze, Galleria degli
Uffizi
Ritratto di Francesco Sassetti col figlio, 1488 circa, tempera su tavola, 75,9x53 cm, New York, Metropolitan
Museum
Ritratto di Giovanna Tornabuoni, 1488, tempera su tavola, 76x50 cm, Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza
Ritratto di vecchio con nipote, 1490 circa, tempera su tavola, 62x46 cm, Parigi, Musée du Louvre
Pala Tornabuoni, 1490-1494 circa (completata dalla bottega dopo la sua morte, fino al 1498 circa), tempera su
tavola
Madonna in gloria tra santi (fronte), 221x198 cm, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera
Resurrezione (retro), 221x199 cm, Gemäldegalerie, Berlino
Santa Caterina da Siena, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera
San Lorenzo, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera

Domenico Ghirlandaio

13

 

Santo Stefano, 191x56 cm, Szépművészeti Múzeum, Budapest

San Vincenzo Ferrer, già nel Kaiser-Friedrich-Museum, Berlino, distrutto durante la seconda guerra mondiale

Sant'Antonino Pierozzi, già nel Kaiser-Friedrich-Museum, Berlino, distrutto durante la seconda guerra

mondiale Visitazione, 1491 circa, tempera su tavola, 172x165 cm, Parigi, Musée du Louvre

Cristo in gloria con quattro santi e un donatore, 1492 circa, tempera su tavola, 308x199 cm, Volterra, Pinacoteca

comunale Natività di Cristo, 1492 circa, tempera su tavola, 45x42 cm, Città del Vaticano, Pinacoteca Vaticana

Natività, 1492 circa, tempera su tavola, 85x63 cm, Cambridge, Fitzwilliam Museum

Santo Stefano tra i santi Jacopo e Pietro, 1493, olio su tavola, 222x222 cm, Firenze, Galleria dell'Accademia

Autoritratti

Quando il Ghirlandaio divenne uno dei pittori più famosi della sua epoca, iniziò ad includere sempre più frequentemente autoritratti nelle sue opere. In genere sono riconoscibili perché guarda lo spettatore o per la postura fiera con una mano appoggiata sui fianchi; altri sono riconoscibili per confronto con altre opere. Spesso si ritrasse vicino a membri della sua famiglia, come il cognato Sebastiano Mainardi, il fratello David.

Domenico Ghirlandaio • • Santo Stefano , 191x56 cm <a href=, Szé p művészeti Múzeum , Buda p est • • San Pietro Martire , Fondazione Ma g nani Rocca , Traversetolo (p rovincia di Parma ) San Vincenzo Ferrer , già nel Kaiser-Friedrich-Museum, Berlino, distrutto durante la seconda guerra mondiale Sant'Antonino Pierozzi , già nel Kaiser-Friedrich-Museum , Berlino , distrutto durante la seconda guerra • mondiale Visitazione , 1491 circa, tempera su tavola, 172x165 cm, Parigi , Musée du Louvre • Cristo in g loria con quattro santi e un donatore , 1492 circa, tempera su tavola, 308x199 cm, Volterra , Pinacotecacomunale Natività di Cristo , 1492 circa, tempera su tavola, 45x42 cm , Città del Vaticano , Pinacoteca Vaticana • Natività , 1492 circa, tempera su tavola, 85x63 cm, Cambridge , Fitzwilliam Museum • Santo Stefano tra i santi Jacopo e Pietro , 1493, olio su tavola, 222x222 cm, Firenze , Galleria dell'Accademia Autoritratti Quando il Ghirlandaio divenne uno dei pittori più famosi d ella sua epoca, iniziò ad includere sempre più frequentemente autoritratti nelle sue opere. In genere sono ricono scibili perché guarda lo sp ettatore o per la postura fiera con una mano appoggiata sui fianchi; altri sono riconoscibi li per confronto con altre opere. Spesso si ritrasse vicino a membri della sua famig lia, come il cognato Sebasti ano M ainardi, il fratello David. Pala degli Innocenti Cappella Sassetti , Cappella Cappella Tornabuoni , Resurrezione del fanciullo , Sassetti, Cacciata di Gioacchino da sinistra David Adorazione dei (dettaglio), da sinistra David Ghirlandaio, Sebastiano Mainardi e Domenico Ghirlandaio pastori Ghirlandaio, Tommaso Bigordi (o Alesso Baldovinetti), Domenico Ghirlandaio e Sebastiano Mainardi Note [1] Micheletti, cit. , pag. 9. [2] Micheletti, cit. , pag. 10. [3] Francesco Cesati, La grande guida delle strade di Firenze , Newton Compton Editori, Roma 2003. [4] Quermann, cit. , pag. 6. [5] Micheletti, cit. , pag. 11. [6] Razeto, cit. , pag. 99. [7] Quermann, cit. , pag. 136. [8] Quermann, cit. , pag. 134. [9] Razeto, cit. , pag. 99. [10] Micheletti, cit. , pag. 30. [11] Una scheda nel sito ufficiale del museo. (http:/ / www. nga. gov/ fcgi-bin/ tinfo_f?object=46148) " id="pdf-obj-14-131" src="pdf-obj-14-131.jpg">
Domenico Ghirlandaio • • Santo Stefano , 191x56 cm <a href=, Szé p művészeti Múzeum , Buda p est • • San Pietro Martire , Fondazione Ma g nani Rocca , Traversetolo (p rovincia di Parma ) San Vincenzo Ferrer , già nel Kaiser-Friedrich-Museum, Berlino, distrutto durante la seconda guerra mondiale Sant'Antonino Pierozzi , già nel Kaiser-Friedrich-Museum , Berlino , distrutto durante la seconda guerra • mondiale Visitazione , 1491 circa, tempera su tavola, 172x165 cm, Parigi , Musée du Louvre • Cristo in g loria con quattro santi e un donatore , 1492 circa, tempera su tavola, 308x199 cm, Volterra , Pinacotecacomunale Natività di Cristo , 1492 circa, tempera su tavola, 45x42 cm , Città del Vaticano , Pinacoteca Vaticana • Natività , 1492 circa, tempera su tavola, 85x63 cm, Cambridge , Fitzwilliam Museum • Santo Stefano tra i santi Jacopo e Pietro , 1493, olio su tavola, 222x222 cm, Firenze , Galleria dell'Accademia Autoritratti Quando il Ghirlandaio divenne uno dei pittori più famosi d ella sua epoca, iniziò ad includere sempre più frequentemente autoritratti nelle sue opere. In genere sono ricono scibili perché guarda lo sp ettatore o per la postura fiera con una mano appoggiata sui fianchi; altri sono riconoscibi li per confronto con altre opere. Spesso si ritrasse vicino a membri della sua famig lia, come il cognato Sebasti ano M ainardi, il fratello David. Pala degli Innocenti Cappella Sassetti , Cappella Cappella Tornabuoni , Resurrezione del fanciullo , Sassetti, Cacciata di Gioacchino da sinistra David Adorazione dei (dettaglio), da sinistra David Ghirlandaio, Sebastiano Mainardi e Domenico Ghirlandaio pastori Ghirlandaio, Tommaso Bigordi (o Alesso Baldovinetti), Domenico Ghirlandaio e Sebastiano Mainardi Note [1] Micheletti, cit. , pag. 9. [2] Micheletti, cit. , pag. 10. [3] Francesco Cesati, La grande guida delle strade di Firenze , Newton Compton Editori, Roma 2003. [4] Quermann, cit. , pag. 6. [5] Micheletti, cit. , pag. 11. [6] Razeto, cit. , pag. 99. [7] Quermann, cit. , pag. 136. [8] Quermann, cit. , pag. 134. [9] Razeto, cit. , pag. 99. [10] Micheletti, cit. , pag. 30. [11] Una scheda nel sito ufficiale del museo. (http:/ / www. nga. gov/ fcgi-bin/ tinfo_f?object=46148) " id="pdf-obj-14-133" src="pdf-obj-14-133.jpg">
Domenico Ghirlandaio • • Santo Stefano , 191x56 cm <a href=, Szé p művészeti Múzeum , Buda p est • • San Pietro Martire , Fondazione Ma g nani Rocca , Traversetolo (p rovincia di Parma ) San Vincenzo Ferrer , già nel Kaiser-Friedrich-Museum, Berlino, distrutto durante la seconda guerra mondiale Sant'Antonino Pierozzi , già nel Kaiser-Friedrich-Museum , Berlino , distrutto durante la seconda guerra • mondiale Visitazione , 1491 circa, tempera su tavola, 172x165 cm, Parigi , Musée du Louvre • Cristo in g loria con quattro santi e un donatore , 1492 circa, tempera su tavola, 308x199 cm, Volterra , Pinacotecacomunale Natività di Cristo , 1492 circa, tempera su tavola, 45x42 cm , Città del Vaticano , Pinacoteca Vaticana • Natività , 1492 circa, tempera su tavola, 85x63 cm, Cambridge , Fitzwilliam Museum • Santo Stefano tra i santi Jacopo e Pietro , 1493, olio su tavola, 222x222 cm, Firenze , Galleria dell'Accademia Autoritratti Quando il Ghirlandaio divenne uno dei pittori più famosi d ella sua epoca, iniziò ad includere sempre più frequentemente autoritratti nelle sue opere. In genere sono ricono scibili perché guarda lo sp ettatore o per la postura fiera con una mano appoggiata sui fianchi; altri sono riconoscibi li per confronto con altre opere. Spesso si ritrasse vicino a membri della sua famig lia, come il cognato Sebasti ano M ainardi, il fratello David. Pala degli Innocenti Cappella Sassetti , Cappella Cappella Tornabuoni , Resurrezione del fanciullo , Sassetti, Cacciata di Gioacchino da sinistra David Adorazione dei (dettaglio), da sinistra David Ghirlandaio, Sebastiano Mainardi e Domenico Ghirlandaio pastori Ghirlandaio, Tommaso Bigordi (o Alesso Baldovinetti), Domenico Ghirlandaio e Sebastiano Mainardi Note [1] Micheletti, cit. , pag. 9. [2] Micheletti, cit. , pag. 10. [3] Francesco Cesati, La grande guida delle strade di Firenze , Newton Compton Editori, Roma 2003. [4] Quermann, cit. , pag. 6. [5] Micheletti, cit. , pag. 11. [6] Razeto, cit. , pag. 99. [7] Quermann, cit. , pag. 136. [8] Quermann, cit. , pag. 134. [9] Razeto, cit. , pag. 99. [10] Micheletti, cit. , pag. 30. [11] Una scheda nel sito ufficiale del museo. (http:/ / www. nga. gov/ fcgi-bin/ tinfo_f?object=46148) " id="pdf-obj-14-135" src="pdf-obj-14-135.jpg">
Domenico Ghirlandaio • • Santo Stefano , 191x56 cm <a href=, Szé p művészeti Múzeum , Buda p est • • San Pietro Martire , Fondazione Ma g nani Rocca , Traversetolo (p rovincia di Parma ) San Vincenzo Ferrer , già nel Kaiser-Friedrich-Museum, Berlino, distrutto durante la seconda guerra mondiale Sant'Antonino Pierozzi , già nel Kaiser-Friedrich-Museum , Berlino , distrutto durante la seconda guerra • mondiale Visitazione , 1491 circa, tempera su tavola, 172x165 cm, Parigi , Musée du Louvre • Cristo in g loria con quattro santi e un donatore , 1492 circa, tempera su tavola, 308x199 cm, Volterra , Pinacotecacomunale Natività di Cristo , 1492 circa, tempera su tavola, 45x42 cm , Città del Vaticano , Pinacoteca Vaticana • Natività , 1492 circa, tempera su tavola, 85x63 cm, Cambridge , Fitzwilliam Museum • Santo Stefano tra i santi Jacopo e Pietro , 1493, olio su tavola, 222x222 cm, Firenze , Galleria dell'Accademia Autoritratti Quando il Ghirlandaio divenne uno dei pittori più famosi d ella sua epoca, iniziò ad includere sempre più frequentemente autoritratti nelle sue opere. In genere sono ricono scibili perché guarda lo sp ettatore o per la postura fiera con una mano appoggiata sui fianchi; altri sono riconoscibi li per confronto con altre opere. Spesso si ritrasse vicino a membri della sua famig lia, come il cognato Sebasti ano M ainardi, il fratello David. Pala degli Innocenti Cappella Sassetti , Cappella Cappella Tornabuoni , Resurrezione del fanciullo , Sassetti, Cacciata di Gioacchino da sinistra David Adorazione dei (dettaglio), da sinistra David Ghirlandaio, Sebastiano Mainardi e Domenico Ghirlandaio pastori Ghirlandaio, Tommaso Bigordi (o Alesso Baldovinetti), Domenico Ghirlandaio e Sebastiano Mainardi Note [1] Micheletti, cit. , pag. 9. [2] Micheletti, cit. , pag. 10. [3] Francesco Cesati, La grande guida delle strade di Firenze , Newton Compton Editori, Roma 2003. [4] Quermann, cit. , pag. 6. [5] Micheletti, cit. , pag. 11. [6] Razeto, cit. , pag. 99. [7] Quermann, cit. , pag. 136. [8] Quermann, cit. , pag. 134. [9] Razeto, cit. , pag. 99. [10] Micheletti, cit. , pag. 30. [11] Una scheda nel sito ufficiale del museo. (http:/ / www. nga. gov/ fcgi-bin/ tinfo_f?object=46148) " id="pdf-obj-14-137" src="pdf-obj-14-137.jpg">

Pala degli Innocenti

Cappella

Resurrezione del fanciullo,

Sassetti,

Cacciata di Gioacchino

da sinistra David

Adorazione dei

(dettaglio), da sinistra David

Ghirlandaio, Sebastiano Mainardi e Domenico Ghirlandaio

pastori

Ghirlandaio, Tommaso Bigordi (o Alesso Baldovinetti), Domenico Ghirlandaio e Sebastiano Mainardi

Note

[1] Micheletti, cit., pag. 9. [2] Micheletti, cit., pag. 10. [3] Francesco Cesati, La grande guida delle strade di Firenze, Newton Compton Editori, Roma 2003. [4] Quermann, cit., pag. 6. [5] Micheletti, cit., pag. 11. [6] Razeto, cit., pag. 99. [7] Quermann, cit., pag. 136. [8] Quermann, cit., pag. 134. [9] Razeto, cit., pag. 99. [10] Micheletti, cit., pag. 30. [11] Una scheda nel sito ufficiale del museo. (http:/ / www. nga. gov/ fcgi-bin/ tinfo_f?object=46148)

Domenico Ghirlandaio

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Bibliografia

Andreas Quermann, Ghirlandaio, serie dei Maestri dell'arte italiana, Könemann, Köln 1998. ISBN

3-8290-4558-1

Emma Micheletti, Domenico Ghirlandaio, in Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2004. ISBN 88-8117-099-X

Altri progetti

Francesco Razeto, La Cappella Tornabuoni a Santa Maria Novella, in AA.VV., Cappelle del Rinascimento a

Firenze, Editrice Giusti, Firenze 1998. ISBN 88-8200-017-6 Siro Innocenti, La Cappella Sassetti a Santa Trinita a Firenze, in AA.VV., Cappelle del Rinascimento a Firenze,

Editrice Giusti, Firenze 1998. ISBN 88-8200-017-6 Gert Jan van der Sman, Lorenzo e Giovanna. Vita e arte nella Firenze del Quattrocento, Mandragora, Firenze

2010. ISBN 978-88-7461-128-7

Commons <a href=(http:/ / commons. wikimedia. or g / wiki/ Pa g ina_ p rinci p ale?uselang=it) contiene immagini o altri file su Domenico Ghirlandaio (http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Domenico_Ghirlandaio?uselang=it) " id="pdf-obj-15-69" src="pdf-obj-15-69.jpg">

Collegamenti esterni

(EN, ES) Mostra su Ghirlandaio al Museo Thyssen di Madrid, 2010 (http:/ / www. museothyssen. org/ microsites/

exposiciones/ 2010/ Ghirlandaio/ museo1_en. html) Rassegna di mostre su Ghirlandaio nel comprensorio fiorentino, 2010 (http:/ / www. ghirlandaio. it)

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Opere

Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate

Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate

15 Opere Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate Autore DomenicoPieve di Sant'Andrea , Cercina ( Sesto Fiorentino ) I Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate è un affresco di Domenico Ghirlandaio, databile al 1471 - 1472 circa e conservato nell'abside della pieve di Sant'Andrea a Cercina , presso Sesto Fiorentino . Storia L'o p era è la p rima conosciuta del giovane Ghirlandaio, allora circa ventitreenne. Nel 1472 si era infatti iscritto alla Compagnia di San Luca come pittore indipendente. Descrizione e stile La piccola abside della pieve ha forma semicircolare, con una calotta a semicupola. Lo spazio venne scandito con una finta intelaiatura architettonica di gusto classico, con una cornice a girali su sfondo giallo-oro nel sottarco. In basso si trovano tre specchiature quadrate che imitano i marmi colorati e nel registro mediano, al di sopra di una cornice dipinta, spiccano tre nicchie con santi, intervallate da paraste scanalate con capitelli corinzi e basi dorate. Le nicchie laterali sono dipinte con calotte a conchiglia, secondo una tipologia ben radicata nell'arte fiorentina, mentre quella centrale ha la forma di una scarsella a base quadrangolare. Sulla trabeazione corre un fregio a p almette dorate e oltre la cu p ola ha stelle dorate su sfondo rosso (forse dovuto ad alterazioni cromatiche), con la colomba dello Spirito Santo . " id="pdf-obj-16-14" src="pdf-obj-16-14.jpg">

Autore

Domenico Ghirlandaio

Data

1471-1472 circa

Tecnica

affresco

Dimensioni

? cm

Ubicazione

I Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate è un affresco di Domenico Ghirlandaio, databile al 1471-1472 circa e conservato nell'abside della pieve di Sant'Andrea a Cercina, presso Sesto Fiorentino.

Storia

L'opera è la prima conosciuta del giovane Ghirlandaio, allora circa ventitreenne. Nel 1472 si era infatti iscritto alla Compagnia di San Luca come pittore indipendente.

Descrizione e stile

La piccola abside della pieve ha forma semicircolare, con una calotta a semicupola. Lo spazio venne scandito con una finta intelaiatura architettonica di gusto classico, con una cornice a girali su sfondo giallo-oro nel sottarco. In basso si trovano tre specchiature quadrate che imitano i marmi colorati e nel registro mediano, al di sopra di una cornice dipinta, spiccano tre nicchie con santi, intervallate da paraste scanalate con capitelli corinzi e basi dorate. Le nicchie laterali sono dipinte con calotte a conchiglia, secondo una tipologia ben radicata nell'arte fiorentina, mentre quella centrale ha la forma di una scarsella a base quadrangolare. Sulla trabeazione corre un fregio a palmette dorate e oltre la cupola ha stelle dorate su sfondo rosso (forse dovuto ad alterazioni cromatiche), con la colomba dello Spirito Santo.

Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate

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Nelle nicchie si trovano da sinistra:

San Girolamo con la veste eremitica e la pietra per percuotersi il petto in segno di penitenza nella mano destra; la

sua figura cita il San Giovanni Battista di Domenico Veneziano a Santa Croce (1455) Santa Barbara, che tiene in mano un modellino della torre in cui fu rinchiusa, con le tre finestre che essa vi aprì

facendone una cappella, in omaggio alla Trinità; ai suoi piedi sta il crudele padre morto fulminato, vestito di un'armatura; le sue mani sporgono illusionisticamente dallo spazio dipinti, gettando realistiche ombre sui gradini della modanatura. La posizione centrale e i colori vivaci della veste, armonizzati con quelli della nicchia, danno alla santa una posizione preminente. Essa inoltre è l'unica a guardare direttamente lo spettatore. Sant'Antonio Abate, con la veste da monaco, il libro e il bastone a forma di "T". Con lo sguardo si rivolge all'uomo ai piedi della santa Barbara trionfante.

I santi sono caratterizzati da una linea di contorno sottile e fluida e una colorazione vivace e armonica, derivata dall'esempio di Domenico Veneziano. Nel San Girolamo soprattutto balenano ricordi dell'attenzione anatomica e della forza plastica di Andrea del Castagno, sebbene l'insieme risulti morbido e con un movimento appena accennato, basato sulla regola del "contrapposto" privo di drammaticità. Attento è lo studio della luce, che getta ombre diverse sulle nicchie a seconda della loro posizione.

Interessante è poi la ricerca illusionistica di alcuni dettagli che "escono" dalle nicchie, come i piedi sporgenti dei santi laterali o le mani dell'uomo sotto santa Barbara.

Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate Nelle nicchie si trovano da sinistra: • <a href=San Girolamo con la veste eremitica e la p ietra p er p ercuotersi il petto in se g no di penitenza nella mano destra; la • sua fi g ura cita il San Giovanni Battista di Domenico Veneziano a Santa Croce (1455) Santa Barbara , che tiene in mano un modellino della torre in cui fu rinchiusa, con le tre finestre che essa vi aprì • facendone una cappella, in omaggio alla Trinità; ai suoi piedi sta il crudele padre morto fulminato, vestito di un'armatura ; le sue mani sporgono illusionisticamente dallo spazio dipinti, gettando realistiche ombre sui gradini della modanatura . La posizione centrale e i colori vivaci della veste, armonizzati con quelli della nicchia, danno alla santa una p osizione preminente. Essa inoltre è l'unica a guardare direttamente lo spettatore. Sant'Antonio Abate , con la veste da monaco , il libro e il bastone a forma di "T". Con lo sguardo si rivolge all'uomo ai piedi della santa Barbara trionfante. I santi sono caratterizzati da una linea di contorno sottile e fluida e una colorazione vivace e armonica, derivata dall'esempio di Domenico Veneziano . Nel San Girolamo soprattutto balenano ricordi dell'attenzione anatomica e della forza plastica di Andrea del Castagno , sebbene l'insieme risulti morbido e con un movimento appena accennato, basato sulla regola del "contrapposto" privo di drammaticità. Attento è lo studio della luce, che getta ombre diverse sulle nicchie a seconda della loro posizione. Interessante è poi la ricerca illusionistica di alcuni dettagli che "escono" dalle nicchie, come i piedi sporgenti dei santi laterali o le mani dell'uomo sotto santa Barbara. San Girolamo Santa Barbara Sant'Antonio Abate " id="pdf-obj-17-66" src="pdf-obj-17-66.jpg">

San Girolamo

Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate Nelle nicchie si trovano da sinistra: • <a href=San Girolamo con la veste eremitica e la p ietra p er p ercuotersi il petto in se g no di penitenza nella mano destra; la • sua fi g ura cita il San Giovanni Battista di Domenico Veneziano a Santa Croce (1455) Santa Barbara , che tiene in mano un modellino della torre in cui fu rinchiusa, con le tre finestre che essa vi aprì • facendone una cappella, in omaggio alla Trinità; ai suoi piedi sta il crudele padre morto fulminato, vestito di un'armatura ; le sue mani sporgono illusionisticamente dallo spazio dipinti, gettando realistiche ombre sui gradini della modanatura . La posizione centrale e i colori vivaci della veste, armonizzati con quelli della nicchia, danno alla santa una p osizione preminente. Essa inoltre è l'unica a guardare direttamente lo spettatore. Sant'Antonio Abate , con la veste da monaco , il libro e il bastone a forma di "T". Con lo sguardo si rivolge all'uomo ai piedi della santa Barbara trionfante. I santi sono caratterizzati da una linea di contorno sottile e fluida e una colorazione vivace e armonica, derivata dall'esempio di Domenico Veneziano . Nel San Girolamo soprattutto balenano ricordi dell'attenzione anatomica e della forza plastica di Andrea del Castagno , sebbene l'insieme risulti morbido e con un movimento appena accennato, basato sulla regola del "contrapposto" privo di drammaticità. Attento è lo studio della luce, che getta ombre diverse sulle nicchie a seconda della loro posizione. Interessante è poi la ricerca illusionistica di alcuni dettagli che "escono" dalle nicchie, come i piedi sporgenti dei santi laterali o le mani dell'uomo sotto santa Barbara. San Girolamo Santa Barbara Sant'Antonio Abate " id="pdf-obj-17-70" src="pdf-obj-17-70.jpg">

Santa Barbara

Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate Nelle nicchie si trovano da sinistra: • <a href=San Girolamo con la veste eremitica e la p ietra p er p ercuotersi il petto in se g no di penitenza nella mano destra; la • sua fi g ura cita il San Giovanni Battista di Domenico Veneziano a Santa Croce (1455) Santa Barbara , che tiene in mano un modellino della torre in cui fu rinchiusa, con le tre finestre che essa vi aprì • facendone una cappella, in omaggio alla Trinità; ai suoi piedi sta il crudele padre morto fulminato, vestito di un'armatura ; le sue mani sporgono illusionisticamente dallo spazio dipinti, gettando realistiche ombre sui gradini della modanatura . La posizione centrale e i colori vivaci della veste, armonizzati con quelli della nicchia, danno alla santa una p osizione preminente. Essa inoltre è l'unica a guardare direttamente lo spettatore. Sant'Antonio Abate , con la veste da monaco , il libro e il bastone a forma di "T". Con lo sguardo si rivolge all'uomo ai piedi della santa Barbara trionfante. I santi sono caratterizzati da una linea di contorno sottile e fluida e una colorazione vivace e armonica, derivata dall'esempio di Domenico Veneziano . Nel San Girolamo soprattutto balenano ricordi dell'attenzione anatomica e della forza plastica di Andrea del Castagno , sebbene l'insieme risulti morbido e con un movimento appena accennato, basato sulla regola del "contrapposto" privo di drammaticità. Attento è lo studio della luce, che getta ombre diverse sulle nicchie a seconda della loro posizione. Interessante è poi la ricerca illusionistica di alcuni dettagli che "escono" dalle nicchie, come i piedi sporgenti dei santi laterali o le mani dell'uomo sotto santa Barbara. San Girolamo Santa Barbara Sant'Antonio Abate " id="pdf-obj-17-74" src="pdf-obj-17-74.jpg">

Sant'Antonio Abate

Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate

17

Bibliografia

Andreas Quermann, Ghirlandaio, serie dei Maestri dell'arte italiana, Könemann, Köln 1998. ISBN

 

3-8290-4558-1

Emma Micheletti, Domenico Ghirlandaio, in Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2004. ISBN 88-8117-099-X

 

Altri progetti

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Portale Arte Portale Firenze
Portale Arte
Portale Firenze

Note

Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano

Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano

Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate Bibliografia • Andreas Quermann, Ghirlandaio , serie dei Maestri dell'arte contiene immagini o altri file su Santi Girolamo, Barbara e Antonio Abate Portale Arte Portale Firenze Note [1] htt p :/ / commons. wikimedia. or g / wiki/ Pa g ina_ p rinci p ale?uselan g =it [2] http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Three_saints_fresco_by_Ghirlandaio?uselang=it Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano Autore Domenico Ghirlandaio Data 1473 circa Tecnica affresco Dimensioni ? cm Ubicazione Chiesa di Sant'Andrea , Brozzi ( Campi Bisenzio ) Il Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano è un affresco di Domenico Ghirlandaio , databile al 1473 circa e conservato nella Chiesa di Sant'Andrea , presso San Donnino , frazione di Campi Bisenzio in provincia di Firenze . " id="pdf-obj-18-83" src="pdf-obj-18-83.jpg">

Autore

Domenico Ghirlandaio

Data

1473 circa

Tecnica

affresco

Dimensioni

? cm

Ubicazione

Il Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano è un affresco di Domenico Ghirlandaio, databile al 1473 circa e conservato nella Chiesa di Sant'Andrea, presso San Donnino, frazione di Campi Bisenzio in provincia di Firenze.

Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano

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Storia

L'opera, in condizioni di conservazione non ottimali, è in genere considerata tra le prime prove artistiche del giovane Ghirlandaio, allora attivo in piccole parrocchie della provincia con uno stile in veloce maturazione.

Non è chiaro però se l'opera risalga a prima o dopo gli affreschi della cappella di Santa Fina a San Gimignano (1475 circa).

Descrizione e stile

Gli affreschi coprono una parete con una lunetta ogivale in alto, con il Battesimo di Cristo, e una fascia inferiore con la Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano tra due paraste corinzie e specchiature marmoree dipinte.

Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano Storiacappella di Santa Fina a San Gimignano ( 1475 circa). Descrizione e stile Gli affreschi coprono una parete con una lunetta ogivale in alto, con il Battesimo di Cristo , e una fascia inferiore con la Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano tra due paraste corinzie e specchiature marmoree dipinte. Madonna col Bambino in trono e santi La Madonna col Bambino è la prima prova conosciuta di Ghirlandaio sul tema della Sacra Conversazione , che viene svolta in maniera piuttosto convenzionale. La Madonna è seduta su un trono marmoreo con nicchia a conchiglia, tipico dell'arte fiorentina, tiene il Bambino benedicente su un cuscino appoggiato sulle g inocchia ed è affiancata dai santi Sebastiano prima del martirio (ma con le frecce in mano) e Giuliano , con la spada in mano. Essi stanno in piedi sul pavimento a scacchi di una terrazza, con una balaustra sullo sfondo che lascia intravedere brani di un paesaggio fluviale. Le figure sono allineate con semplicità, con gesti e sguardi che tentano una fusione tra le fi g ure , non compiuta appieno. Le fisionomie della Madonna e del Bambino mostrano un'evidente influenza del Verrocchio (si pensi alla Madonna col Bambino del Metropolitan Museum , con la stessa fronte alta della Madonna, il mento affilato, le labbra sottili, la posa in contrapposto), che ha fatto ipotizzare la presenza del Ghirlandaio come apprendista alla sua bottega. Seguendo questa possibilità alcuni storici dell'arte hanno attribuito al giovane Ghirlandaio anche una Madonna col Bambino alla Gemäldegalerie di Berlino , generalmente riferita alla scuola di Verrocchio. " id="pdf-obj-19-31" src="pdf-obj-19-31.jpg">

Madonna col Bambino in trono e santi

La Madonna col Bambino è la prima prova conosciuta di Ghirlandaio sul tema della Sacra Conversazione, che viene svolta in maniera piuttosto convenzionale. La Madonna è seduta su un trono marmoreo con nicchia a conchiglia, tipico dell'arte fiorentina, tiene il Bambino benedicente su un cuscino appoggiato sulle ginocchia ed è affiancata dai santi Sebastiano prima del martirio (ma con le frecce in mano) e Giuliano, con la spada in mano. Essi stanno in piedi sul pavimento a scacchi di una terrazza, con una balaustra sullo sfondo che

lascia intravedere brani di un paesaggio fluviale. Le figure sono allineate con semplicità, con gesti e sguardi che tentano una fusione tra le figure, non compiuta appieno. Le fisionomie della Madonna e del Bambino mostrano un'evidente influenza del Verrocchio (si pensi alla Madonna col Bambino del Metropolitan Museum [1] , con la stessa fronte alta della Madonna, il mento affilato, le labbra sottili, la posa in contrapposto), che ha fatto ipotizzare la presenza del Ghirlandaio come apprendista alla sua bottega. Seguendo questa possibilità alcuni storici dell'arte hanno attribuito al giovane Ghirlandaio anche una Madonna col Bambino alla Gemäldegalerie di Berlino, generalmente riferita alla scuola di Verrocchio.

Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano

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Il Battesimo di Cristo cita abbastanza fedelmente quello di Verrocchio (1470 circa) terminato da Leonardo da Vinci, con le figure di Gesù con le mani giunte al centro e il Battista che allunga il braccio per impartire il sacramento. Gesù ha le gambe immerse nel ruscello, che simboleggia il Giordano, fino alle caviglie, mentre il Battista si appoggia su una roccia reggendosi la veste per non bagnarsi. Il gruppo originario dei due angeli è qui raddoppiato in due coppie, due che tengono le vesti e due oranti, pure con pose simili. Al centro si apre un paesaggio collinare con due castelli al centro, popolato da figurette umane e animali, mentre sulla sommità si manifesta, come del passo evangelico, la colomba dello Spirito Santo. La forte simmetria della composizione dimostra come l'artista fosse ancora legato, in questa fase della sua carriera, a forme tradizionali e di facile apprezzamento. L'esecuzione del Battesimo non è di alta qualità, per cui è spesso attribuita ad aiuti del pittore o a suo fratello David.

Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano Ilq uello di Verrocchio (1470 circa) terminato da Leonardo da Vinci , con le figure di Gesù con le mani giunte al centro e il Battista che allunga il braccio per impartire il sacramento. Gesù ha le gambe immerse nel ruscello, che simboleggia il Giordano , fino alle caviglie, mentre il Battista si appoggia su una roccia reggendosi la veste per non bagnarsi. Il gruppo originario dei due angeli è qui raddoppiato in due coppie, due che tengono le vesti e due oranti, pure con pose simili. Al centro si apre un paesaggio collinare con due castelli al centro, popolato da figurette umane e animali, mentre sulla sommità si manifesta, come del passo evangelico, la colomba dello Spirito Santo . La forte simmetria della composizione dimostra come l'artista fosse ancora legato, in questa fase della sua carriera, a forme tradizionali e di facile apprezzamento. L'esecuzione del Battesimo non è di alta qualità , per cui è spesso attribuita ad aiuti del pittore o a suo fratello David . Battesimo di Cristo (Verrocchio e Leonardo) , Uffizi Note [[11]] Immagine Bibliografia • Andreas Quermann, Ghirlandaio , serie dei Maestri dell'arte italiana , Könemann, Köln 1998. ISBN 3-8290-4558-1 • Emma Micheletti, Domenico Ghirlandaio , in Pittori del Rinascimento , Scala, Firenze 2004. ISBN 88-8117-099-X Altri progetti • Commons (http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Pagina_principale?uselang=it) contiene imma g ini o altri file su Battesimo di Cristo e Madonna col Bambino in trono tra i santi Sebastiano e Giuliano (http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Brozzi_frescos_by_Ghirlandaio?uselang=it) Portale Arte Portale Firenze " id="pdf-obj-20-26" src="pdf-obj-20-26.jpg">

Note

[[11]] Immagine

Bibliografia

Andreas Quermann, Ghirlandaio, serie dei Maestri dell'arte italiana, Könemann, Köln 1998. ISBN

3-8290-4558-1

Emma Micheletti, Domenico Ghirlandaio, in Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2004. ISBN 88-8117-099-X

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San Girolamo nello studio (Ghirlandaio)

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San Girolamo nello studio (Ghirlandaio)

San Girolamo nello studio

San Girolamo nello studio (Ghirlandaio) San Girolamo nello studio (Ghirlandaio) San Girolamo nello studio Autore DomenicoChiesa di Ognissanti , Firenze Il San Girolamo nello studio è un affresco (184x119 cm) di Domenico Ghirlandaio, datato al 1480 e conservato nella chiesa di Ognissanti a Firenze . Storia L'opera venne commissionata dalla famiglia Vespucci in pendant con il Sant'Agostino nello studio di Botticelli , su cui compare anche l'arme della famiglia. I due affreschi, di soggetto e impostazione simili, descrivevano due dottori della chiesa nei rispettivi studi gremiti di libri e o g getti da intellettuali, quali antesignani degli studiosi umanistici. Decoravano lo spazio vicino alle porte del coro originale della chiesa, che venne distrutto nel XVII secolo. In quell'occasione gli affreschi vennero smurati e rimessi lungo la navata: sebbene le figure principali ne uscissero in buone condizioni, andò in larga parte perduta la cornice architettonica dipinta e una parte delle iscrizioni. Descrizione e stile Il confronto tra le due opere mostra un diverso approccio al tema. Se Botticelli, pg iovane del Ghirlandaio di tre anni, usò un'espressività e un'energia plastica notevole che deriva dall'esempio di Andrea del Castagno , Ghirlandaio creò una figura più serena e convenzionale, rendendo protagonisti piuttosto le nature morte degli oggetti ordinatamente esposti sullo scrittoio e sulle mensole dietro Girolamo. Domenico si ispirò probabilmente a modelli nordici , come forse il San Girolamo nello studio di Jan van Eyck che si trovava nelle raccolte di Lorenzo il Magnifico . " id="pdf-obj-21-13" src="pdf-obj-21-13.jpg">

Autore

Domenico Ghirlandaio

Data

1480

Tecnica

affresco

Dimensioni

184×119 cm

Ubicazione

Il San Girolamo nello studio è un affresco (184x119 cm) di Domenico Ghirlandaio, datato al 1480 e conservato nella chiesa di Ognissanti a Firenze.

Storia

L'opera venne commissionata dalla famiglia Vespucci in pendant con il Sant'Agostino nello studio di Botticelli, su cui compare anche l'arme della famiglia. I due affreschi, di soggetto e impostazione simili, descrivevano due dottori della chiesa nei rispettivi studi gremiti di libri e oggetti da intellettuali, quali antesignani degli studiosi umanistici. Decoravano lo spazio vicino alle porte del coro originale della chiesa, che venne distrutto nel XVII secolo. In quell'occasione gli affreschi vennero smurati e rimessi lungo la navata: sebbene le figure principali ne uscissero in buone condizioni, andò in larga parte perduta la cornice architettonica dipinta e una parte delle iscrizioni.

Descrizione e stile

Il confronto tra le due opere mostra un diverso approccio al tema. Se Botticelli, pgiovane del Ghirlandaio di tre anni, usò un'espressività e un'energia plastica notevole che deriva dall'esempio di Andrea del Castagno, Ghirlandaio creò una figura più serena e convenzionale, rendendo protagonisti piuttosto le nature morte degli oggetti ordinatamente esposti sullo scrittoio e sulle mensole dietro Girolamo. Domenico si ispirò probabilmente a modelli nordici, come forse il San Girolamo nello studio di Jan van Eyck che si trovava nelle raccolte di Lorenzo il Magnifico.

San Girolamo nello studio (Ghirlandaio)

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San Girolamo nello studio (Ghirlandaio) Dettaglio All'ardore dell'Agostino di Botticelli, sottolineato dalla mano portata la pettocartigli , con scritte in greco e in ebraico, rimandano alla sua attività di traduttore della Bibbia (con la Vulgata ). Sullo scrittoio si legge la data MCCCCLXXX e vi si vedono appoggiati con ordine una lettera sigillata, un paio di occhiali, due calamai (rosso e nero - si notino le gocce di inchiostro colato vicino ad essi), delle forbici, una riga, un portacandela con un moccolo spento. Il banco è coperto da un raro tappeto orientale, oggetto di lusso che l'artista ritrasse spesso nelle sue opere ispirandosi anche in questo caso ai fiamminghi. Tra gli oggetti sullo scaffali si vedono il cappello cardinalizio, due vasi a albarello da farmacia, una scatola cilindrica, una collana, una scarsella a pp esa , alcuni frutti, due botti g lie di vetro tras p arente, una clessidra. Un esem p io di natura morta analo g a di scuola fiamminga si trova nel Trittico dell'Annunciazione attribuito a Barthélemy d'Eyck e oggi ad Aix-en-Provence . La luce cade incidente dall'alto a destra, proiettando una netta ombra del santo sul tendaggio verde alle sue spalle, ma anche dal davanti, illuminando gli oggetti sullo scrittoio. Bibliografia • Andreas Quermann, Ghirlandaio , serie dei Maestri dell'arte italiana , Könemann, Köln 1998. ISBN 3-8290-4558-1 • Emma Micheletti, Domenico Ghirlandaio , in Pittori del Rinascimento , Scala, Firenze 2004. ISBN 88-8117-099-X Voci correlate •• Sant'Agostino nello studio (Botticelli Ognissanti) •• Cenacolo di Ognissanti Altri progetti • Commons contiene immagini o altri file su San Girolamo nello studio (Ghirlandaio) Portale Pittura : accedi alle voci di Wikipedia che trattano di pittura Note [1] http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:Saint_Jerome_by_Ghirlandaio?uselang=it " id="pdf-obj-22-7" src="pdf-obj-22-7.jpg">

Dettaglio

All'ardore dell'Agostino di Botticelli, sottolineato dalla mano portata la petto e lo sguardo intensamente rivolto verso la fonte di luce, Ghirlandaio contrappose una posa più rilassata di Girolamo, che appoggia la testa su un braccio puntato col gomito, rivolgendo uno sguardo allo spettatore mentre con l'altra mano si dedica alla scrittura. Si tratta della stessa posa usata da van Eyck. I libri aperti e i cartigli, con scritte in greco e in ebraico, rimandano alla sua attività di traduttore della Bibbia (con la Vulgata). Sullo scrittoio si legge la data MCCCCLXXX e vi si vedono appoggiati con ordine una lettera sigillata, un paio di occhiali, due calamai (rosso e nero - si notino le gocce di inchiostro colato vicino ad essi), delle forbici, una riga, un portacandela con un moccolo spento. Il banco è coperto da un raro tappeto orientale, oggetto di lusso che l'artista ritrasse spesso nelle sue opere ispirandosi anche in questo caso ai fiamminghi. Tra gli oggetti sullo scaffali si vedono il

cappello cardinalizio, due vasi a albarello da farmacia, una scatola cilindrica, una collana, una scarsella appesa, alcuni frutti, due bottiglie di vetro trasparente, una clessidra. Un esempio di natura morta analoga di scuola fiamminga si trova nel Trittico dell'Annunciazione attribuito a Barthélemy d'Eyck e oggi ad Aix-en-Provence.

La luce cade incidente dall'alto a destra, proiettando una netta ombra del santo sul tendaggio verde alle sue spalle, ma anche dal davanti, illuminando gli oggetti sullo scrittoio.

Bibliografia

Andreas Quermann, Ghirlandaio, serie dei Maestri dell'arte italiana, Könemann, Köln 1998. ISBN

3-8290-4558-1

Emma Micheletti, Domenico Ghirlandaio, in Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2004. ISBN 88-8117-099-X

Voci correlate

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Cenacolo di Ognissanti

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Note

Cenacolo della Badia di Passignano

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Cenacolo della Badia di Passignano

Cenacolo della Badia di Passignano

Cenacolo della Badia di Passignano Cenacolo della Badia di Passignano Cenacolo della Badia di Passignano AutoreAbbazia di San Michele Arcangelo a Passignano , Tavarnelle Val di Pesa Il Cenacolo della Badia di Passi g nano ( Ultima Cena ) è un affresco di Domenico Ghirlandaio , databile al 1476 e conservato nell' abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano a Tavarnelle Val di Pesa in provincia di Firenze . Storia Si tratta della prima prova del Ghirlandaio sul tema dell 'Ultima Cena , che venne ripetuta poi nel Cenacolo di Ognissanti (1480) e nel Cenacolo di San Marco (1486). L'opera venne eseguita con la collaborazione del fratello David ed è documentata dal 25 g iugno al 1º settembre 1476 . I due artisti tornarono una seconda volta alla Badia dal 22 ottobre al 22 dicembre 1477 per affrescare la sala del Capitolo e una terza volta dal 13 maggio al 12 giugno 1478 per dipingere il giardinuzzo , queste ultime due opere perdute. Il lavori avvennero sotto la direzione dell'abate Isidoro del Sera il quale decise di farvi realizzare un Ultima Cena , secondo le consuetudini monastiche. La parte decorativa venne affidata inizialmente a Bernardo Rosselli che nel 1472 dipinse le due lunette poste sopra il cenacolo , p er q uesto lavoro ricevette una paga di 24 lire. Dei lavori dei Ghirlandaio a Passignano ha scritto anche Giorgio Vasari e nel libro della contabilità del monastero si leggono i compensi percepiti dai due fratelli, ma anche i materiali usati e chi li forniva. " id="pdf-obj-23-13" src="pdf-obj-23-13.jpg">

Autore

Domenico Ghirlandaio

Data

1476

Tecnica

affresco

Dimensioni

? cm

Ubicazione

Il Cenacolo della Badia di Passignano (Ultima Cena) è un affresco di Domenico Ghirlandaio, databile al 1476 e conservato nell'abbazia di San Michele Arcangelo a Passignano a Tavarnelle Val di Pesa in provincia di Firenze.

Storia

Si tratta della prima prova del Ghirlandaio sul tema dell'Ultima Cena, che venne ripetuta poi nel Cenacolo di Ognissanti (1480) e nel Cenacolo di San Marco (1486).

L'opera venne eseguita con la collaborazione del fratello David ed è documentata dal 25 giugno al 1º settembre 1476. I due artisti tornarono una seconda volta alla Badia dal 22 ottobre al 22 dicembre 1477 per affrescare la sala del Capitolo e una terza volta dal 13 maggio al 12 giugno 1478 per dipingere il giardinuzzo, queste ultime due opere perdute.

Il lavori avvennero sotto la direzione dell'abate Isidoro del Sera il quale decise di farvi realizzare un Ultima Cena, secondo le consuetudini monastiche. La parte decorativa venne affidata inizialmente a Bernardo Rosselli che nel 1472 dipinse le due lunette poste sopra il cenacolo, per questo lavoro ricevette una paga di 24 lire. Dei lavori dei Ghirlandaio a Passignano ha scritto anche Giorgio Vasari e nel libro della contabilità del monastero si leggono i compensi percepiti dai due fratelli, ma anche i materiali usati e chi li forniva.

Cenacolo della Badia di Passignano

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Descrizione e stile

Il Cenacolo dei Ghirlandaio mostra un ambiente claustrale, quasi un refettorio; la scena è inquadrata in un'architettura quattrocentesca chiaramente ispirata al cenacolo di Andrea del Castagno in Sant'Apollonia, ma la prospettiva non è impeccabile in quanto le figure degli apostoli sono sproporzionate rispetto al basso soffitto della scatola prospettica.

Al centro di tutto ci sono i due protagonisti: Cristo, raffigurato con un'espressione solenne, getta lo sguardo sul tavolo e alza la mano destra per benedire e al suo petto si appoggia Giovanni, il discepolo prediletto; di fronte c'è Giuda che consapevole del suo tradimento con la sua posa, il suo sguardo rivolto verso il basso e i capelli disordinati esprime una cupa solitudine. Diverse sono le espressioni e le figure degli altri apostoli: alcuni mostrano un volto bello e giovane mentre altri sono vecchi e rugosi, con il più vecchio di loro ripreso in atteggiamento orante. I gesti sono forzati e poco naturali, tesi a evidenziare le caratteristiche individuali di ciascun apostolo: Pietro ad esempio solleva accigliato il coltello, prefigurando la difesa che intentò la notte successiva nel Getsemani contro i soldati venuti per arrestare Gesù.

Notevole e messa ben in evidenza la ricchezza della tavola e la finezza delle bottiglie di acqua e vino, i bicchieri e i pani: a differenza di Andrea del Castagno infatti, Ghirlandaio orientò la tavola in modo da lasciar vedere le vivande, permettendogli di creare una sorta di natura morta in cui riversare la sua conoscenza dell'arte fiamminga, nella cura dei dettagli e dei diversi riflessi che la luce crea sulle varie superfici.

Bibliografia

Andreas Quermann, Ghirlandaio, serie dei Maestri dell'arte italiana, Könemann, Köln 1998. ISBN

3-8290-4558-1

Emma Micheletti, Domenico Ghirlandaio, in Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2004. ISBN 88-8117-099-X

AA. VV., Badia a Passignano, Bologna, edizioni Italcards, 1988.(ISBN non disponibile)

Voci correlate

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Cenacolo di Ognissanti

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Cenacolo di San Marco

 

Altri progetti

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Collegamenti esterni

La scheda ufficiale di catalogo [2]

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Note

Cenacolo di Ognissanti

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Cenacolo di Ognissanti

Coordinate: 43°4621.14N 11°1444.29E [1]

Cenacolo di Ognissanti
Cenacolo di Ognissanti
Cenacolo di Ognissanti Cenacolo di Ognissanti <a href=Coordinate : 43°46 ′ 21.14 ″ N 11°14 ′ 44.29 ″ E Cenacolo di Ognissanti Stemma Medici all'ingresso del Cenacolo Tipo Indirizzo Arte Via Borgo Ognissanti 42, 50123 Firenze Sito Cenacolo di Ognissanti Autore Domenico Ghirlandaio Data 1480 Tecnica affresco Dimensioni 400×810 cm Ubicazione Museo del Cenacolo di Ognissanti, Firenze Il Cenacolo di Ognissanti è un p iccolo ambiente museale di Firenze , situato in Borgo Ognissanti , nel refettorio posto fra i due chiostri del convento di Ognissanti . Vi si trova il grande affresco dell 'Ultima Cena (400x810 cm) di Domenico Ghirlandaio, databile al 1480 . " id="pdf-obj-25-25" src="pdf-obj-25-25.jpg">

Stemma Medici all'ingresso del Cenacolo

Tipo

Indirizzo

Arte Via Borgo Ognissanti 42, 50123 Firenze

Sito

[2]

Cenacolo di Ognissanti

Cenacolo di Ognissanti Cenacolo di Ognissanti <a href=Coordinate : 43°46 ′ 21.14 ″ N 11°14 ′ 44.29 ″ E Cenacolo di Ognissanti Stemma Medici all'ingresso del Cenacolo Tipo Indirizzo Arte Via Borgo Ognissanti 42, 50123 Firenze Sito Cenacolo di Ognissanti Autore Domenico Ghirlandaio Data 1480 Tecnica affresco Dimensioni 400×810 cm Ubicazione Museo del Cenacolo di Ognissanti, Firenze Il Cenacolo di Ognissanti è un p iccolo ambiente museale di Firenze , situato in Borgo Ognissanti , nel refettorio posto fra i due chiostri del convento di Ognissanti . Vi si trova il grande affresco dell 'Ultima Cena (400x810 cm) di Domenico Ghirlandaio, databile al 1480 . " id="pdf-obj-25-45" src="pdf-obj-25-45.jpg">

Autore

Domenico Ghirlandaio

Data

1480

Tecnica

affresco

Dimensioni

400×810 cm

Ubicazione

Museo del Cenacolo di Ognissanti, Firenze

Il Cenacolo di Ognissanti è un piccolo ambiente museale di Firenze, situato in Borgo Ognissanti, nel refettorio posto fra i due chiostri del convento di Ognissanti. Vi si trova il grande affresco dell'Ultima Cena (400x810 cm) di Domenico Ghirlandaio, databile al 1480.

Cenacolo di Ognissanti

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Storia dell'affresco

L'opera venne commissionata al pittore già celebre, in procinto di recarsi a Roma per affrescare la Cappella Sistina con altri pittori fiorentini. Quello stesso anno l'artista sempre in Ognissanti lavora all'affresco del San Girolamo nello studio per la famiglia Vespucci.

Durante i lavori di restauro è stata scoperta la sinopia dell'affresco, che è oggi esposta sulla parete sinistra. Rispetto alla versione definitiva si notano alcune modifiche nella mimica degli apostoli, soprattutto nella metà sinistra, per conferire maggiore espressività.

Domenico Ghirlandaio ha dipinto altri due affreschi di cenacoli a Firenze:

il Cenacolo della Badia di Passignano, l'opera più antica realizzata in collaborazione con i suoi fratelli (1476);

il Cenacolo di San Marco, molto simile a quello di Ognissanti seppur di dimensioni più ridotte (1486).

L'opera fu molto celebrata, ma ha avuto sorti alterne nella considerazione della critica. Vasari ad esempio la citò

appena ("un Cenacolo, a fresco

...

"),

mentre secondo alcuni studiosi moderni soffre troppo l'adesione a un gusto

piacevole, che rinnega la penetrazione psicologica e gli accenti drammatici.

Descrizione e stile

L'affresco si trova sulla parete opposta all'entrata del refettorio, composta da due lunette separate da un peduccio che regge la volta, con al di sotto un'ampia fascia liscia di parete.

Schema architettonico

Il Ghirlandaio in quest'opera abbandonò la tradizionale scatola prospettica della stanza chiusa (usata ad esempio da Andrea del Castagno in Sant'Apollonia), per impostare una finta apertura della parete in una loggia, che asseconda le forme architettoniche della stanza stessa. A questo effetto illusionistico contribuisce sostanzialmente anche lo studio della luce, che coincide con quello reale della stanza. Le due finestre dipinte sullo sfondo corrispondono infatti alle due finestre reali dell'ambiente, con la fonte luminosa principale proveniente da sinistra. L'effetto era per i monaci quello della presenza del Signore degli Apostoli perfettamente integrati tra loro, come un gruppo che consumava il pasto elevato di fronte a loro. I colori in generale sono vivamente accesi con delicati accordi.

Gesù e gli apostoli

 

Questa voce riguarda la zona di:

 

Voci principali

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•• Opere

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Cenacolo

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Cenacolo di Ognissanti

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La tavola presenta una forma a "U", allargando i lati, sebbene gli apostoli siano ancora di fatto allineati sul lato maggiore. Essi sono ordinati a coppie e reagiscono con vari atteggiamenti all'annuncio di Gesù secondo cui uno fra loro lo tradirà: ecco che Pietro solleva il coltello e lo indica come per difendere il maestro, Giacomo appare turbato e altri discutono via via più pacatamente dell'annuncio. Un apostolo giovane, vestito di verde (san Tommaso?), poggia il braccio sul tavolo come per levarsi a discutere con Giuda, verso il quale invia un

Cenacolo di Ognissanti •• <a href=Giardino Fossombroni •• •• Ponte Amerigo Vespucci •• Pescaia di Santa Rosa •• Via Palazzuolo •• Oratorio dei Vanchetoni •• San Paolino •• Monte di Pietà Residenza Contini Bonacossi Visita il Portale di Firenze La tavola presenta una forma a "U", allargando i lati, sebbene gli apostoli siano ancora di fatto allineati sul lato maggiore. Essi sono ordinati a coppie e reagiscono con vari atteggiamenti all'annuncio di Gesù secondo cui uno fra loro lo tradirà: ecco che Pietro solleva il coltello e lo indica come per difendere il maestro, Giacomo appare turbato e altri discutono via via più pacatamente dell'annuncio. Un apostolo giovane, vestito di verde (san Tommaso?), poggia il braccio sul tavolo come per levarsi a discutere con Giuda, verso il quale invia un Dettaglio penetrante sguardo. I due apostoli all'estrema destra infine si indicano il petto, come a chiedersi se il messaggio di Gesù a proposito del tradimento sia rivolto a loro. Sono molto limitati gli aspetti drammatici, prediligendo una rappresentazione misurata e serena. Giuda, come da tradizione, è separato dal gruppo dei dodici, trovandosi seduto sul lato opposto della tavola di spalle, a destra di Gesù e Giovanni addormentato addosso a lui. La testa di Gesù è frutto di un maldestro restauro avvenuto in tempi moderni. La psicologia degli atteggiamenti resta sempre in superficie, evitando espressioni drammatiche troppo vive. Ciascun apostolo è caratterizzato quanto basta, e gli atteggiamenti sono tranquilli, anche quello di Giuda, che appare sereno e placido. I dettagli " id="pdf-obj-27-60" src="pdf-obj-27-60.jpg">

Dettaglio

penetrante sguardo. I due apostoli all'estrema destra infine si indicano il petto, come a chiedersi se il messaggio di Gesù a proposito del tradimento sia rivolto a loro.

Sono molto limitati gli aspetti drammatici, prediligendo una rappresentazione misurata e serena. Giuda, come da tradizione, è separato dal gruppo dei dodici, trovandosi seduto sul lato opposto della tavola di spalle, a destra di Gesù e Giovanni addormentato addosso a lui. La testa di Gesù è frutto di un maldestro restauro avvenuto in tempi moderni.

La psicologia degli atteggiamenti resta sempre in superficie, evitando espressioni drammatiche troppo vive. Ciascun apostolo è caratterizzato quanto basta, e gli atteggiamenti sono tranquilli, anche quello di Giuda, che appare sereno e placido.

I dettagli

Cenacolo di Ognissanti

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Cenacolo di Ognissanti Dettaglio Come nel Cenacolo della Badia di Passignano Ghirlandaio costruì la prospettiva dellag li o gg etti che tanto lo avevano impressionato nelle opere dei maestri fiamminghi presenti a Firenze . La stessa cura del dettaglio e dei diversi riflessi luminosi sui diversi materiali si ritrova anche nei ricami a dragoni a punto Assisi della tovaglia e nella sua sfrangiatura, negli intagli dello scranno e negli orci in metallo scuro nell'angolo a sinistra, nel piatto dorato e cesellato a destra e nel bouquet di fiori in una brocca poco sopra. Sicuramente la scena non doveva differire molto da una tavola fiorentina imbandita del tempo. Attraverso le due aperture oltre la spalliera degli apostoli si vedono le cime degli alberi di un giardino, in cui volano numerosi uccelli. Si tratta di precisi elementi simbolici, legati ai temi della Passione e resurrezione di Cristo: la palma del martirio, le melograne e le rose rosse (nel vaso), simboli del sangue, le coppie di uccelli in volo, simbolo dei cicli della natura che si rinnovano, il pavone, simbolo di immortalità, ecc.; si vedono poi un falco sulla sua preda, un'anatra e dei cardellini. Tra i cespugli si riconoscono anche agrumi, mele e datteri. Alcuni di questi frutti si trovano anche sulla tavola degli apostoli, a eccezione delle ciliegie (altro frutto rosso), che non hanno un corrispettivo nel giardino. Le caraffe sul tavolo sono colme di acqua e vino bianco, mentre tra gli alimenti si riconoscono pane, prosciutto e formaggi su taglieri. Pietro ad esempio, che ha il bicchiere vuoto, sembra aver appena finito di tagliare il proprio formaggio a pezzetti sulla tavola, secondo un gusto amorevole verso il dettaglio che ha la sua origine nell'emulazione delle opere nordiche. Altre opere Il portale della sala e i due lavabi in p ietra serena sono originali e risalgono pure al 1480 . Le nicchie contengono due affreschi seicenteschi di Giuseppe Romei , legati al tema dell'acqua: Sara al pozzo di Giacobbe e Mosè che fa scaturire l'acqua dalla roccia . Bibliografia • C. Acidini Luchinat e R. C. Proto Pisani (a cura di), La tradizione fiorentina dei Cenacoli , Calenzano (Fi), Scala, • 1997, pp. 144 - 149. Andreas Quermann, Ghirlandaio , serie dei Maestri dell'arte italiana , Könemann, Köln 1998. ISBN 3-8290-4558-1 • Emma Micheletti, Domenico Ghirlandaio , in Pittori del Rinascimento , Scala, Firenze 2004. ISBN 88-8117-099-X " id="pdf-obj-28-7" src="pdf-obj-28-7.jpg">

Dettaglio

Come nel Cenacolo della Badia di Passignano Ghirlandaio costruì la prospettiva della tavola in modo da permettere di vedere le stoviglie e le pietanze, permettendogli un accurato studio dal vero degli oggetti che tanto lo avevano impressionato nelle opere dei maestri fiamminghi presenti a Firenze. La stessa cura del dettaglio e dei diversi riflessi luminosi sui diversi materiali si ritrova anche nei ricami a dragoni a punto Assisi della tovaglia e nella sua sfrangiatura, negli intagli dello scranno e negli orci in metallo scuro nell'angolo a sinistra, nel piatto dorato e cesellato a destra e nel bouquet di fiori in una brocca poco sopra. Sicuramente la scena non doveva differire molto da una tavola fiorentina imbandita del tempo.

Attraverso le due aperture oltre la spalliera degli apostoli si vedono le cime degli alberi di un giardino, in cui volano numerosi uccelli. Si tratta di precisi elementi simbolici, legati ai temi della

Passione e resurrezione di Cristo: la palma del martirio, le melograne e le rose rosse (nel vaso), simboli del sangue, le coppie di uccelli in volo, simbolo dei cicli della natura che si rinnovano, il pavone, simbolo di immortalità, ecc.; si vedono poi un falco sulla sua preda, un'anatra e dei cardellini. Tra i cespugli si riconoscono anche agrumi, mele e datteri. Alcuni di questi frutti si trovano anche sulla tavola degli apostoli, a eccezione delle ciliegie (altro frutto rosso), che non hanno un corrispettivo nel giardino. Le caraffe sul tavolo sono colme di acqua e vino bianco, mentre tra gli alimenti si riconoscono pane, prosciutto e formaggi su taglieri. Pietro ad esempio, che ha il bicchiere vuoto, sembra aver appena finito di tagliare il proprio formaggio a pezzetti sulla tavola, secondo un gusto amorevole verso il dettaglio che ha la sua origine nell'emulazione delle opere nordiche.

Altre opere

Il portale della sala e i due lavabi in pietra serena sono originali e risalgono pure al 1480. Le nicchie contengono due affreschi seicenteschi di Giuseppe Romei, legati al tema dell'acqua: Sara al pozzo di Giacobbe e Mosè che fa scaturire l'acqua dalla roccia.

Bibliografia

C. Acidini Luchinat e R. C. Proto Pisani (a cura di), La tradizione fiorentina dei Cenacoli, Calenzano (Fi), Scala,

1997, pp. 144 - 149. Andreas Quermann, Ghirlandaio, serie dei Maestri dell'arte italiana, Könemann, Köln 1998. ISBN

3-8290-4558-1

Emma Micheletti, Domenico Ghirlandaio, in Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2004. ISBN 88-8117-099-X

Cenacolo di Ognissanti

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Voci correlate

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Cenacolo della Badia di Passignano

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Cenacolo di San Marco

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San Girolamo nello studio (Ghirlandaio)

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Note

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Cenacolo di San Marco

Coordinate: 43.778524°N 11.259526°E [1]

Cenacolo di San Marco

Cenacolo di Ognissanti Voci correlate •• <a href=Cenacoli di Firenze •• Cenacolo della Badia di Passignano •• Cenacolo di San Marco •• San Girolamo nello studio (Ghirlandaio) •• Musei di Firenze Altri progetti • Commons contiene immagini o altri file su Cenacolo di Ognissanti Note Portale Firenze Portale Musei [1] http:/ / toolserver. org/ ~geohack/ geohack. php?pagename=Cenacolo_di_Ognissanti& language=it& params=43_46_21. 14_N_11_14_44. 29_E_ [2] htt p :/ / www. p olomuseale. firenze. it/ musei/ o g nissanti/ [3] http:/ / commons. wikimedia. org/ wiki/ Category:_Last_Supper_by_Ghirlandaio_(Ognissanti)?uselang=it Cenacolo di San Marco Coordinate : 43.778524°N 11.259526°E Cenacolo di San Marco Autore Domenico Ghirlandaio Data 1480 Tecnica affresco Dimensioni 400×800 cm Ubicazione Museo nazionale di San Marco , Firenze Il Cenacolo di San Marco ( Ultima Cena ) è un affresco ( 400x810 cm) di Domenico Ghirlandaio, databile al 1486 circa e conservato nel Museo nazionale di San Marco a Firenze . " id="pdf-obj-29-93" src="pdf-obj-29-93.jpg">

Autore

Domenico Ghirlandaio

Data

1480

Tecnica

affresco

Dimensioni

400×800 cm

Ubicazione

Il Cenacolo di San Marco (Ultima Cena) è un affresco (400x810 cm) di Domenico Ghirlandaio, databile al 1486 circa e conservato nel Museo nazionale di San Marco a Firenze.

Cenacolo di San Marco

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Storia

L'affresco, ultimo di una serie di tre cenacoli dipinti da Ghirlandaio durante la sua carriera (gli altri sono il Cenacolo della Badia di Passignano del 1476 e il Cenacolo di Ognissanti del 1480), venne chiesto al pittore ormai all'apice della carriera dai frati domenicani di San Marco, per decorare il "Refettorio piccolo", dove mangiavano in genere le persone ospitate nel convento, non i frati.

Si ritiene in genere che Domenico, a quel tempo al culmine della popolarità e pieno di commissioni, abbia preparato solo il disegno (con impostazione analoga al cenacolo di Ognissanti) differendo la realizzazione pittorica soprattutto al fratello Davide e al cognato Sebastiano Mainardi.

Descrizione e stile

Dell'affresco nel convento di Ognissanti Ghirlandaio ricalcò fedelmente la struttura architettonica, con la tavola a ferro di cavallo inserita in una stanza con pavimento a scacchi e, oltre la spalliera, l'apertura nelle volte su un loggiato verso un giardino, che si incastrava nell'architettura reale della stanza. Leggermente diversa è la posizione degli apostoli, che occupano anche le due ali laterali affiancandosi in coppia. Rispetto ad Ognissanti la rappresentazione appare più seria e monumentale, con i personaggi più composti, il che fa pensare che il Ghirlandaio avesse voluto rappresentare il momento successivo all'annuncio del tradimento, con Giuda, sempre di spalle, che ha già in mano il pezzo di pane offertogli da Gesù e l'agitazione degli apostoli già più acquietata. Giuda ha il braccio alzato nell'evidente gesto di inzuppare il tozzo di pane nel piatto di Gesù, derivato dal racconto evangelico, ed ha vicino un gatto, simbolo negativo, ma anche notazione domestica nella stanza, come se stesse aspettando un pezzo di cibo (come si trova anche nell'Ultima Cena di Cosimo Rosselli alla cappella Sistina). Mancano accenti drammatici e il sentimento generale a cui la scena è intonata è sereno e posato, interessato piuttosto alla fedeltà al vero dei molti dettagli.

Notevole è anche in questo affresco la cura dei dettagli, che dà ai singoli oggetti il valore di una vera e propria natura morta, riprendendo l'esempio dell'arte fiamminga. Sul tavolo si allineano bottiglie di vetro con acqua e vino, bicchieri, coppe, coltelli, pane, formaggi e vari frutti, tra cui soprattutto ciliegie, che col loro colore rosso ricordano simbolicamente il sangue della Passione; la tovaglia ha un ricamo alle estremità in punto Assisi. Molti sono i virtuosismi, come la visione

Cenacolo di San Marco Storia L'affresco, ultimo di una serie di tre cenacoli dipinti da Ghirlandaio1476 e il Cenacolo di Ognissanti del 1480 ), venne chiesto al pittore ormai all'apice della carriera dai frati domenicani di San Marco, per decorare il "Refettorio piccolo", dove mangiavano in genere le persone ospitate nel convento, non i frati. Si ritiene in genere che Domenico, a quel tempo al culmine della popolarità e pieno di commissioni, abbia preparato solo il dise g no ( con impostazione analo g a al cenacolo di Ognissanti) differendo la realizzazione pittorica soprattutto al fratello Davide e al cognato Sebastiano Mainardi . Descrizione e stile Dell'affresco nel convento di Ognissanti Ghirlandaio ricalcò fedelmente la struttura architettonica, con la tavola a ferro di cavallo inserita in una stanza con pavimento a scacchi e, oltre la spalliera, l'apertura nelle volte su un loggiato verso un giardino, che si incastrava nell'architettura reale della stanza. Leggermente diversa è la posizione degli apostoli, che occupano anche le due ali laterali affiancandosi in coppia. Rispetto ad Ognissanti la rappresentazione appare più seria e monumentale, con i personaggi più composti, il che fa pensare che il Ghirlandaio avesse voluto rappresentare il momento successivo all'annuncio del tradimento, con Giuda , sempre di s p alle , che ha già in mano il pezzo di pane offertogli da Gesù e l'agitazione degli apostoli già più acquietata. Giuda ha il braccio alzato nell'evidente gesto di inzuppare il tozzo di pane nel piatto di Gesù, derivato dal racconto evangelico, ed ha vicino un gatto, simbolo negativo, ma anche notazione domestica nella stanza, come se stesse aspettando un p ezzo di cibo ( come si trova anche nell' Ultima Cena di Cosimo Rosselli alla cappella Sistina ). Mancano accenti drammatici e il sentimento generale a cui la scena è intonata è sereno e posato, interessato piuttosto alla fedeltà al vero dei molti dettagli. Notevole è anche in questo affresco la cura dei dettagli, che dà ai singoli oggetti il valore di una vera e pro p ria natura morta, riprendendo l'esempio dell' a rte fiamminga . Sul tavolo si allineano bottiglie di vetro con acqua e vino, bicchieri, coppe, coltelli, pane, formaggi e vari frutti, tra cui soprattutto ciliegie, che col loro colore rosso ricordano simbolicamente il sangue della Passione ; la tovaglia ha un ricamo alle estremità in punto Assisi . Molti sono i virtuosismi, come la visione Dettaglio Dettaglio " id="pdf-obj-30-69" src="pdf-obj-30-69.jpg">

Dettaglio

Cenacolo di San Marco Storia L'affresco, ultimo di una serie di tre cenacoli dipinti da Ghirlandaio1476 e il Cenacolo di Ognissanti del 1480 ), venne chiesto al pittore ormai all'apice della carriera dai frati domenicani di San Marco, per decorare il "Refettorio piccolo", dove mangiavano in genere le persone ospitate nel convento, non i frati. Si ritiene in genere che Domenico, a quel tempo al culmine della popolarità e pieno di commissioni, abbia preparato solo il dise g no ( con impostazione analo g a al cenacolo di Ognissanti) differendo la realizzazione pittorica soprattutto al fratello Davide e al cognato Sebastiano Mainardi . Descrizione e stile Dell'affresco nel convento di Ognissanti Ghirlandaio ricalcò fedelmente la struttura architettonica, con la tavola a ferro di cavallo inserita in una stanza con pavimento a scacchi e, oltre la spalliera, l'apertura nelle volte su un loggiato verso un giardino, che si incastrava nell'architettura reale della stanza. Leggermente diversa è la posizione degli apostoli, che occupano anche le due ali laterali affiancandosi in coppia. Rispetto ad Ognissanti la rappresentazione appare più seria e monumentale, con i personaggi più composti, il che fa pensare che il Ghirlandaio avesse voluto rappresentare il momento successivo all'annuncio del tradimento, con Giuda , sempre di s p alle , che ha già in mano il pezzo di pane offertogli da Gesù e l'agitazione degli apostoli già più acquietata. Giuda ha il braccio alzato nell'evidente gesto di inzuppare il tozzo di pane nel piatto di Gesù, derivato dal racconto evangelico, ed ha vicino un gatto, simbolo negativo, ma anche notazione domestica nella stanza, come se stesse aspettando un p ezzo di cibo ( come si trova anche nell' Ultima Cena di Cosimo Rosselli alla cappella Sistina ). Mancano accenti drammatici e il sentimento generale a cui la scena è intonata è sereno e posato, interessato piuttosto alla fedeltà al vero dei molti dettagli. Notevole è anche in questo affresco la cura dei dettagli, che dà ai singoli oggetti il valore di una vera e pro p ria natura morta, riprendendo l'esempio dell' a rte fiamminga . Sul tavolo si allineano bottiglie di vetro con acqua e vino, bicchieri, coppe, coltelli, pane, formaggi e vari frutti, tra cui soprattutto ciliegie, che col loro colore rosso ricordano simbolicamente il sangue della Passione ; la tovaglia ha un ricamo alle estremità in punto Assisi . Molti sono i virtuosismi, come la visione Dettaglio Dettaglio " id="pdf-obj-30-73" src="pdf-obj-30-73.jpg">

Dettaglio

Cenacolo di San Marco

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delle mani degli apostoli oltre i vetri della caraffa, o gli spunti di estremo realismo, come il cerchio rosso residuo del vino bevuto nei bicchieri svuotati. Notevole è il ricamo della tovaglia alle estremità, di ascendenza esotica.

L'iscrizione che corre sullo schienale sopra le teste degli apostoli riporta "Ego dispono vobis disposuit mihi pater meus regnum ut edatis et bibatis super mensa meam in regno meo" una frase usata anche durante la messa che allude alla trasmigrazione nel Regno dei Cieli. Oltre di essa si vede un giardino simile a quello di Ognissanti, ma più schematico, con alberi da frutto, cipressi e una palma, simbolo di martirio. Tra gli uccelli in volo si vedono due coppie che volano assieme, simbolo dei cicli naturali che si rinnovano, e un pavone, simbolo di immortalità. Due vasi di fiori con richiami alla simbologia mariana (gigli, rose) adornano i lati delle lunette.

Rispetto all'affresco di Ognissanti mancano le corrispondenze tra luce reale e luce del dipinto, copiandone lo schema sebbene l'illuminazione, in questo caso, provenisse dalla parete opposta anziché dai lati.

Nella parte centrale, dove si congiungono i due archetti della volta, venne raffigurato un piccolo Crocifisso, secondo uno schema ben consolidato di affiancare scene delle Passione alla rappresentazione della Cena.

Bibliografia

C. Acidini Luchinat e R. C. Proto Pisani (a cura di), La tradizione fiorentina dei Cenacoli, Calenzano (Fi), Scala,

1997, pp. 144 - 149. Andreas Quermann, Ghirlandaio, serie dei Maestri dell'arte italiana, Könemann, Köln 1998. ISBN

3-8290-4558-1

Emma Micheletti, Domenico Ghirlandaio, in Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2004. ISBN 88-8117-099-X

Voci correlate

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Cenacolo della Badia di Passignano

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Cenacolo di Ognissanti

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Collegamenti esterni

La scheda ufficiale di catalogo [3]

Portale Arte Portale Firenze
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Note

Vocazione dei primi apostoli

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Vocazione dei primi apostoli

Vocazione dei primi apostoli

Vocazione dei primi apostoli Vocazione dei primi apostoli Vocazione dei primi apostoli Autore Domenico Ghirlandaio e1481 - 1482 Tecnica affresco Dimensioni 349×570 cm Ubicazione Cappella Sistina , Città del Vaticano La Vocazione dei primi apostoli è un affresco (349x570 cm) di Domenico Ghirlandaio e aiuti, realizzato nel 1481 - 1482 e facente parte della decorazione del registro mediano della Cappella Sistina in Vaticano . Storia Nel 1481 , su suggerimento di Lorenzo il Magnifico , un gruppo di artisti fiorentini venne convocato a Roma da papa Sisto IV per eseguire gli affreschi del g randioso progetto della Cap p ella Sistina , su gg ellando inoltre la riconciliazione del papa con Firenze e i Medici . Con Ghirlandaio partirono Sandro Botticelli , Cosimo Rosselli e il Perugino , ormai fiorentino d'adozione, che forse si trovava però già a Roma. Ciascun artista era se g uito da un cos p icuo numero di aiuti , tra cui anche artisti che si sarebbero affermati di lì a poco, come Luca Signorelli , il Pinturicchio , Filippino Lippi , Piero di Cosimo . Il tema degli affreschi era una celebrazione del papato attraverso le Storie di Mosè e le Storie di Cristo , messe in parallelismo per sottolineare la continuità del messaggio divino, che dalla legge giudaica viene ripreso nella figura di Cristo e da questi trasmessa a Pietro e quindi ai pontefici suoi successori. L'impresa, per quanto riguarda il primo gruppo di pittori, venne portata a termine rapidamente, nel 1482 . A Ghirlandaio vennero affidati due affreschi, la Vocazione degli apostoli e la Resurrezione , quest'ultima molto danneggiata già ai tempi di Vasari e in seguito ridipinta nel tardo XVI secolo. Incerta è invece l'attribuzione del Passaggio del Mar Rosso . Inoltre gli artisti dipinsero la serie dei primi trenta papi sopra i riquadri delle grandi storie di Mosè e di Gesù, alcuni dei quali sono attribuiti al Ghirlandaio, ma le successive ridipinture permettono solo valutazioni generali. " id="pdf-obj-32-13" src="pdf-obj-32-13.jpg">

Autore

Domenico Ghirlandaio e aiuti

Data

Tecnica

affresco

Dimensioni

349×570 cm

Ubicazione

La Vocazione dei primi apostoli è un affresco (349x570 cm) di Domenico Ghirlandaio e aiuti, realizzato nel 1481-1482 e facente parte della decorazione del registro mediano della Cappella Sistina in Vaticano.

Storia

Nel 1481, su suggerimento di Lorenzo il Magnifico, un gruppo di artisti fiorentini venne convocato a Roma da papa Sisto IV per eseguire gli affreschi del grandioso progetto della Cappella Sistina, suggellando inoltre la riconciliazione del papa con Firenze e i Medici. Con Ghirlandaio partirono Sandro Botticelli, Cosimo Rosselli e il Perugino, ormai fiorentino d'adozione, che forse si trovava però già a Roma. Ciascun artista era seguito da un cospicuo numero di aiuti, tra cui anche artisti che si sarebbero affermati di lì a poco, come Luca Signorelli, il Pinturicchio, Filippino Lippi, Piero di Cosimo. Il tema degli affreschi era una celebrazione del papato attraverso le Storie di Mosè e le Storie di Cristo, messe in parallelismo per sottolineare la continuità del messaggio divino, che dalla legge giudaica viene ripreso nella figura di Cristo e da questi trasmessa a Pietro e quindi ai pontefici suoi successori. L'impresa, per quanto riguarda il primo gruppo di pittori, venne portata a termine rapidamente, nel 1482.

A Ghirlandaio vennero affidati due affreschi, la Vocazione degli apostoli e la Resurrezione, quest'ultima molto danneggiata già ai tempi di Vasari e in seguito ridipinta nel tardo XVI secolo. Incerta è invece l'attribuzione del Passaggio del Mar Rosso. Inoltre gli artisti dipinsero la serie dei primi trenta papi sopra i riquadri delle grandi storie di Mosè e di Gesù, alcuni dei quali sono attribuiti al Ghirlandaio, ma le successive ridipinture permettono solo valutazioni generali.

Vocazione dei primi apostoli

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Descrizione

Vocazione dei primi apostoli Descrizione La scena della Vocazione si divide tra primo piano e sfondo.g o in un'am p ia vallata montuosa, i pescatori Simon Pietro e Andrea (sulla sinistra) sono chiamati da Gesù, sulla riva. Poco dopo i due sono dietro al Cristo che dalla riva o pp osta (sulla destra) sta chiamando a sé Giacomo e Giovanni , intenti a rammendare le reti sulla barca del padre Zebedeo al centro della scena. In primo piano Pietro e Andrea, già rivestiti dei mantelli coi colori che sono loro attributo tipico (giallo o arancione per Pietro, verde per Andrea), stanno inginocchiati davanti al Cristo che, solenne, li benedice. L'elemento più originale dell'opera è la moltitudine di spettatori, contemporanei di Ghirlandaio come dimostrano gli abiti, che assistono alla scena, come in una sorta di grande platea ai lati della scena sacra. Numerosi e penetranti sono i ritratti, impostati a fasce Dettaglio isocefale, cioè con le teste in sequenza alla medesima altezza. Vi è raffi g urata tutta la comunità fiorentina presente a Roma, che ruotava attorno alla zona della basilica di Santa Maria sopra Minerva . Il gruppo di sinistra A sinistra si trova il gruppo delle donne, dove è evidente il gusto piacevole e ciarliero dell'artista, tra le quali spicca la dama di spalle col mantello blu, che il Ghirlandaio riutilizzò in altre composizioni di opere successive. Seguono su questo lato un uomo con un mazzocchio annodato in testa, dalle mani particolarmente espressive, un anziano calvo con una sciarpa a righe sulla spalla e un uomo con la lunga barba bianca, probabilmente un erudito costantino p olitano che fece da modello anche nell'affresco del San Girolamo nello studio nella chiesa di Ognissanti a Firenze ( 1480 ). Dietro di essi scendono alcuni giovani che sembrano presi nelle loro conversazioni piuttosto che attirati dall'evento sacro, tra cui un bel ritratto di fanciullo con una ghirlanda di fiori in testa. Un terzo gruppo di personaggi si trova in secondo piano, dietro Gesù, tra i quali si nota l'occhieggiare curioso di alcuni che essendo più lontani sembrano sforzarsi di vedere e di farsi vedere. Proprio dietro Gesù, al centro della scena, si trova il ritratto di Diotisalvi Neroni , amico di Cosimo de' Medici , ma poi cospiratore contro suo figlio