Sei sulla pagina 1di 6

Comprendere lattaccamento

CORRADO PENSA

Una minima familiarit con gli insegnamenti canonici del Buddha ci mostra quanto sia frequente il ricorso al concetto di attaccamento come termine globale per indicare linsieme delle afflizioni mentali responsabili della nostra sofferenza. E dunque non soltanto spesso non sono menzionate le liste pi lunghe degli inquinanti ma si accantona, in parecchi casi, anche la pi sintetica, ossia attaccamento, avversione e ignoranza. Si sottolinea invece lattaccamento da un lato e i suoi opposti dallaltro: rinuncia, abbandono, equanimit. Mi sembra improbabile che questa scelta, questa priorit conferita allattaccamento sia casuale. Mi pare, invece, che essa contenga una forte indicazione o meglio, un insegnamento, e cio che lavorare sullattaccamento la porta daccesso, la via diretta, bench ardua, per la comprensione pi profonda, sia degli altri inquinanti maggiori, sia della sofferenza. Anzitutto, nellattimo in cui cogliamo un moto di attaccamento probabile che noi, simultaneamente, si veda avversione e paura. Continuando poi a studiare lattivit dellattaccamento, ne vedremo la cecit e labitudinariet e cominceremo a sentire, sempre pi forte, il potere dellignoranza. Una volta che, in virt della pratica, cominciamo a fare conoscenza diretta dellattaccamento, lalone di sofferenza che ad esso si accompagna non tarda a manifestarsi. In generale, attaccamento afferrare e stringere da una parte, ma anche essere afferrati, stretti e tenuti: che si tratti di oggetti piacevoli, spiacevoli o neutri. importante cogliere questo aspetto primordiale, misterioso dellattacca-

CORRADO PENSA: COMPRENDERE LATTACCAMENTO

mento, lasciando cadere quel risvolto moralistico e giudicante che il termine attaccamento pu evocare, come se lattaccamento fosse una mia personale mancanza, mancanza di cui le persone equilibrate sarebbero prive. In questo modo rischiamo che lunico risultato della riflessione sullattaccamento sia quello di accrescere i nostri sensi di indegnit. Invece importante uscire dai nostri concetti circa lattaccamento se intendiamo davvero lavorare sullattaccamento. E quindi cominciare a percepirne il carattere primordiale, personale e impersonale insieme. Comunque, questa riflessione serve solo per un orientamento di base. Se vogliamo procedere nella conoscenzacomprensione dellattaccamento necessario percorrere la strada della consapevolezza e via via apprendere a percepire-sentire nella maniera pi nuda possibile la contrazionecostrizione dellattaccamento. Tenendo presente che ci sono livelli pi immediati di attaccamento (p. es. lattaccamento a unabitudine e la conseguente frustrazione allorch questa abitudine impedita da qualcosa) e livelli pi sottili e invasivi. Ad esempio, chi ha pratica di meditazione intensiva non raro che faccia esperienza della capillarit e della vischiosit dellattaccamento: le mie preoccupazioni, i miei ricordi, le mie relazioni, le mie fantasie che si affastellano, mi assediano, mi respirano sul collo. Questo dukkha, tormento mentale, sofferenza, ed il contrario di pace, chiarezza, calore, ossia ci cui profondamente aspiriamo. Imparando a entrare in contatto consapevole, paziente e silenzioso con questa costrizione poliforme, ne vediamo la dolorosit. E questo un forte incentivo a capire meglio, pi intimamente: vedere, in sostanza, che lattaccamento una risposta sbagliata al nostro naturale desiderio di benessere. Il cogliere molte volte, con chiarezza crescente, questa verit un vero e proprio initium sapientiae. Infatti veramente impensabile che il nostro desiderio si possa riorientare se non constatiamo questo errore fondamentale, ossia il cercare la felicit nellattaccamento. Inutile aggiungere che

il nostro risvegliarci alla verit e al potere dellattaccamento, cio a questo groviglio di paura-abitudine-illusione, per lo pi un processo lento e travagliato. Anche perch ci sono varie forme di attaccamento che tendono a nascondersi il pi a lungo possibile. Per esempio se io, praticando, scopro in me difetti che non conoscevo, posso provare disappunto e vergogna; e non detto che lattaccamento a una mia immagine ideale attaccamento che la causa di quella vergogna balzi immediatamente in primo piano sullorizzonte della consapevolezza. pi probabile che, per un certo tempo, questo attaccamento sia, al massimo, loggetto di un nostro pensiero. Ci naturalmente utile ma non unesperienza consapevole e immediata dellingombrante attaccamento allio/mio. Teniamo poi presente quanto sia impervio alla consapevolezza tutto ci che attaccamento allabituale, per esempio quella certa conflittualit reattivit che pu nascere con i familiari, frontiera delezione per coltivare la forza della pazienza, che non significa n passivit n inghiottire ingiustizie (equivoco frequente); e ricordando che lo sviluppo di una qualche misura di autentica pazienza una luce per la nostra vita e la nostra pratica. Oppure pensiamo a quellattaccamento che possiamo scambiare per spirito critico, cio lattaccamento tenace a nostri pensieri e giudizi negativi. Una ragione di fondo per cui questi attaccamenti, come tanti altri, tendono, per dir cos, a defilarsi la soggiacente paura che se perdiamo i nostri attaccamenti perderemo anche la nostra identit, rimanendo in qualche modo sfigurati e anonimi. E questa sorta di attaccamento allattaccamento ci d unidea della potenza e della centralit di questa sorgente primordiale di sofferenza. Lattaccamento una caratteristica della mente-cuore abhvita, cio non lavorata, non coltivata con la bhvan o meditazione nel senso pi lato. Bhvan il causativo della radice bhu, essere. Quindi bhvan ci che porta in essere, sviluppa, fa sviluppare le potenzialit della mentecuore. Dunque una mente-cuore lasciata alla deriva, non

CORRADO PENSA: COMPRENDERE LATTACCAMENTO

accudita, non protetta, non lavorata inevitabilmente in balia dellattaccamento. Al contrario, una mente-cuore bhvita, maturata, risvegliata alle qualit salutari in essa presenti, non offre appigli allattaccamento:
Come in una casa mal rivestita penetra la pioggia, allo stesso modo nella mente non coltivata (abhvita) penetra lattaccamento. Come in una casa ben rivestita non penetra la pioggia allo stesso modo nella mente ben coltivata (bhvita) non penetra lattaccamento 1.

Come dobbiamo immaginare una mente-cuore ben sviluppata? Evidentemente, se lattaccamento non trova appiglio, vuol dire che c in essa un buon grado di contentezza intrinseca, non dovuta cio a questa o quella gratificazione e, anche, un sereno disincanto (nibbid) nei confronti dello stesso attaccamento. Ci si traduce in una capacit di spaziosit, rilassamento, lasciare andare, invece di quella tipica contrazione che porta ad afferrare e aggrapparsi. Da notare che questo afferrare e stringere si riferisce anche a esperienze spiacevoli. A proposito delle quali giusto dire che ci suscitano avversione. Tuttavia, la parola avversione pu evocare come un senso di distanziamento, di allontanamento. Mentre, in realt, anche nel caso della reazione allo spiacevole, c un afferrare, un doloroso trattenere. Cogliere questo elemento chiave, lafferrarsi nellavversione, cruciale perch la consapevolezza intuitiva ( satisampajaa ) sia non superficiale e mirata chiaramente a quello che c. Pi sopra abbiamo detto della necessit di sentire consapevolmente, nella maniera pi immediata, diretta e semplice la stretta dellattaccamento. Ma la sofferenza legata allattaccamento molto pi ampia, pervasiva e quotidiana. Infatti, basta avere una certa dimestichezza con la meditazione per sapere quanto e quanto compulsivamente la nostra mente discorra. tutto un pensare-giudicare-reagire-immaginare-concettualizzare che si dipana nella nostra mente per la maggior parte del tempo ed chiamato proliferazione

mentale nellinsegnamento del Buddha. Un primo elemento di sofferenza proprio la forza compulsiva di questo monologo mentale. Ma lelemento pi profondamente condizionante lo scorgiamo allorch comincia ad affinarsi la nostra capacit di contemplare la mente. Allora infatti notiamo che se i contenuti mentali sono i pi vari, la nota di fondo sempre la stessa: io e mio. Di recente un meditante nel descrivere un suo stato depressivo ha detto: Ogni pensiero che ho autoreferenziale. Ogni pensiero ha a che fare con ci che voglio, ci che non mi piace, ci che credo. Anche i pensieri che sembrano riguardare qualche altra cosa sono presentati alla mente dal mio punto di vista. tutto io, io, io 2. Ora sicuramente uno stato depressivo o ansioso rende i toni pi carichi. Ma, a parte la tonalit pi accesa, la descrizione appena citata inquadra con precisione il succo della proliferazione mentale, un vorticare di pensieri-immagini- emozioni attorno allio e al mio. La proliferazione, ci viene insegnato, non nasce dal nulla, ma generata, appunto, dallattaccamento. E di ci il praticante fa esperienza diretta. Pi specificamente: loggetto pi immediato dellattaccamento questo corpo e questa mente (tecnicamente: attaccamento ai cinque aggregati) e questo forte attaccamento suscita la credenza in un io come cosa, come entit concreta. Tale attaccamento-credenza che poi la base di tutti gli altri attaccamenti viene continuamente ribadita e rigenerata dalla proliferazione. Sembrerebbe un tunnel senza uscita. Ma non cos. Infatti, se riflettiamo, ci rendiamo conto che qualcosa in noi stato in grado di comprendere questa importante verit della sofferenza, di come si manifesta, di che cosa la alimenta (attaccamento, egoit, proliferazione). Questo qualcosa la pratica, in particolare la consapevolezza e la fiducia nella consapevolezza. Fiducia non soltanto perch ci ha mostrato il dinamismo dellinfelicit ma anche perch sempre pi vediamo che la consapevolezza intrinsecamen-

CORRADO PENSA: COMPRENDERE LATTACCAMENTO

te orientata alla spaziosit, alla chiarezza, al calore. Per questa ragione, pur avendo visto lampiezza e la profondit dellattaccamento-sofferenza-egoit nella nostra mente, non solo non ci sentiamo persi, ma, al contrario, ci sentiamo sorretti e orientati da un sapere e da una fiducia nuovi. Naturalmente i processi di crescita non sono indolori. Per esempio lindebolirsi dellidentificazione con i nostri ruoli e laffievolirsi della certezza di sapere chi siamo possono creare ansia. E cos pure il sospetto di essere sostanzialmente indefinibili. L per l pu apparire pi rassicurante aggrapparci alla nostra biografia e alle nostre idee abituali di noi stessi, quali che siano. Lindefinibilit (risonanze con umilt), anche solo come prospettiva, inquietante: infatti lopposto del nostro abituale, meccanico, velocissimo reificare, solidificare, afferrare, fissare tutti e tutto. Inoltre occorre tener presente che termini come indefinibilit, inafferrabilit, vacuit, non-io e simili facilmente sono oscuri o fuorvianti oppure possono essere capiti solo in maniera intellettuale e generica. E questo succede anche a chi pratica, naturalmente. La questione complessa. Qui limitiamoci a ricordare che sensibilit etica, generosit, capacit di compassione-tenerezza, approfondimento della consapevolezza e della meditazione sono i classici capisaldi del cammino interiore e costituiscono la via giusta per avvicinarsi alla comprensione esperienziale della verit ultima, con tutta la portata liberatoria che ci comporta. NOTE
1. Dhammapada , 13-14,; cf. La rivelazione del Buddha, vol. I, Mondadori, I meridiani, p. 505. 2. Buddhadharma, Summer 2005 pag 85.