Sei sulla pagina 1di 5

Che cosa devo fare? Come mi comport? Non sono mai stato cos confuso.

Forse si, in passato, ma non ho forse mai avuto tutta questa consapevolezza, tutta questa visione intrecciata dei fatti, dei sistemi, delle verit, dellinesistenza. Non so, non ho forse mai desiderato veramente niente di importante. Sogni sono stati sempre qualcosa di contingente, di effimero, di transeunte, che non hanno mai avuto grande peso perch erano dei piaceri come gli altri, come tutti. Dei piaceri. Non riesco a capire perch questa vita mi vuole senza che io abbia niente da fare, di vero, non abbia qualcosa per il quale sacrificarmi, un vero dovere, non c vita senza dovere, sono pi che schiavo della libert, non so che farmene della libert, dei piaceri, dei desideri. Non so che farmene perch sono delle scelte che farei io, il solo fatto che io scelga, io scelga ci che vale o meno, tutto qeusto non mi fa vedere il valore delle cose che scelgo perch sono soltanto mie proiezioni di valore, sono valore per me, valore nato da me, che finisce in me, e che serve a me. Avere un dovere serve pi che avere una libert, o forse un equilibrio. Perch lesistenza quindi? E tutto un fare e non un dover fare, se non per propria scelta, come un gioco, ma un gioco cos flessibile che segli tu le regole del gioco, e se le scegli tu puoi anche vincere, e vincere in questo modo non vincere, perch hai gi vinto. Se dovessi pormi degli obiettivi, senza considerare il piacere di ci, dovrei mettermi in moto per portarli a compimento, per renderli reali, e non immaginari, una volta resi reali? Che ho fatto? Li contemplo? Dov il valore di questo contemplarli? Nel fine di questo obiettivo? No, sempre e soltanto una scelta, una scelta ci che porta da qualche parte, e questa qualche parte non totalmente nelle mie mani ne totalmente nelle mani del caso, del

desitno o di quel che . Quindi: c qualcosa che deve avere valore, questo qualcosa che deve avere valore deve averlo oltre la mia scelta. Pu averlo oltre la mia scelta? Io non vedo una risposta positiva. Come posso averlo oltre la mia scelta? Io non lo sento! Non sento questa cosa che mi costringe a ripiegarmi che mi obbliga a raggiungere un qualcosa. Se pure la sentissi, come stato, saprei bene che ha assunto il valore che ha soltanto per chiss qualche meccanismo pisicologico, la ragione si salva da se stessa soltanto distruggendosi, soltanto fondandosi su di una fede, una fede qualsiasi, qualsiasi in generale, una vera fede, una fede che ha vero valore, un valore vero, che non scelto con cognizione totale, che scelto lentamente, come quando ci si addormenta, da una parte il corpo stanco, da una parte vuoi addormentarti, il corp si addormenter. Quindi ogni valore sempre intercostruito, costruito da me e da se stesso, come la fede, esiste perch lultimo e migliore parto della ragione, senza di questa la ragione non saprebbe che farsene dei suoi ragionamenti. Ma alla luce di tutto questo, io che devo fare? Niente, forse non devo fare niente. Non devo fare niente, non devo fare niente. Se facessi qualcosa, la ragione con il suo vento spazzerebbe il castello che lei stesso sta fondando. Mi dico spesso la metafora del mago. C un mago, un grandioso mago, un bravissimo mago, un eccezionale mago, il migliore mago ci possa essere, questo mago la vita; tutti noi siamo a guardare il suo spettacolo, meravigliandoci, stupendoci, emozionandoci, cercando di imparare a fare qualche trucchetto per mostrare la propria bravura allaltro, o per il solo piacere di farlo, o per qualsiasi altro motivo. Questo mago emoziona, in positivo ed in

negativo, colui il quale non mancher la sete di conoscenza, dettata da qualsiasi motivo, sar l, in prima fila, per vedere il suo egregio spettacolo. Dopo tanto affaticarsi, dopo tanto arrovellarsi riesce, infine, a farsi dire dal mago, tutti i suoi trucchi, o se li fa dire, o riesce a capirli e a riprodurli, la chiave di tutto ci sta nel riprodurli, una volta fatto ci quello stesso individuo che cercava in tutte le maniere di capire non avr pi niente da capire, non vorr pi capire alcunch, a lui interessavano solo i trucchi del mago perch erano i migliori trucchi, i pi grandiosi, i veri trucchi. I primi, quelli dai quali derivano tutti gli altri. E ora? Cosa far? Li riprodurr fino alla fine dei giorni? Questo individuo non sapr pi che farsene ed in lui ci sar solo un grande vuoto, perch tutto il suo desiderio sar appagato e quando capir che la complessit, linfinit delle visioni del mondo, linfinit della ricerca, linfinita dei trucchi ad essere possibile allora capir che non sa che farsene dei trucchi, non sapr che farsene del suo scegliere, lo annoier anche il semplice piacere di mostrarli ad altri. Il potere lo annoier, il piacere lo annoier, non riusir pi a trovare il suo bene perch stato prosciugato cos in fretta da se stesso. A osato troppo, ha svelato larcano, e ora non pu nemmeno contemplarlo perch questo arcano tanto mutevole ed impersonale, dinamico, grandioso, senza volto, che contemplarlo sarebbe come non contemplarlo affatto e tutta questa grande visione sar soltanto altra confusione nella sua mente, qualcosa cui badare e non badare allo stesso, una volta osservata la pluralit dei punti di vista, dei giochi, dellimportanza e del valore di questi, non gli rimarr che scegliere, ma si sceglie per fini, ed il suo fine sar particolare, non potr che essere

contingente e non pi universale, come un tempo, come quando nulla sapeva, nulla credeva, nulla riteneva cos reale, vero. E quindi, che devo fare? Che ho da fare? Come devo comportarmi? Perch dovrei fare cos anzich col? Per un piacere? Per ci che giusto e sbagliato in dati sistemi? Per rispettare i sistemi? Devo fare tutto ci che posso per rispettare i sistemi? Perch, dov la loro autorit? Nella mia vita? La loro autorit, il rispettare i sistemi, il dover rispettarli, la pluralit, risiede nella mia vita? Io devo comportarmi cos anzich col soltanto per me stesso infine? Io devo essere il soggetto della mia azione, del mio dovete, io alla lontana, io nascosto? Io che mi nascondo fra mille ideale, doveri, relazioni, emozioni, passioni? Io devo soltanto Io? Non lo so, che cosa assurda tutto ci. Assurdo quello che nella mia vita si manifestato, ma ora ci convivo cos tanto che assurdo pi non pu essere, esso ora la natura. La natura di ci che pi generale e astratto, di ci che pi reale e vero, di ci che pi ragionevole ed irragionevole, di ci che cos tante cose da sembrare di essere contraddittorio, ma in realt in esso c persino lo spazio per la contraddizione. Lassurdo, il vuoto, il nulla, il limite della vita, che coincide con la morte, infine ci che sottost, o sovrast, a tutto ci che pensabile massimamente, a tutto ci che la ragione pu abbracciare. Alla fine quindi cosa mi devo dire? Che la vita una scelta come le altre? Che viene solo gerarchicamente prima ed il suo valore si trova soltanto in se stessa e non c nulla, anzi, c il nulla al suo esterno? Si, forse ssu questo sono sicuro. Se non fossi radicalmente critico e scettico sulle mie posizioni allora questa unica legge morale,

logica, estetica, ontologica, questa unica legge, la vita, lesistenza, tutto ci che , anchessa una scelta. La scelta, quindi, abbraccia tutto, tutto fino ad arrivare ad abbracciare ci che la permette. Lo scegliere, strumento di una vita, pu scegliere anche di essere carnefice della vita che la permette. La scelta il mezzo e il fine della vita, e tutto ci cos, e non cos, ma anche se non fosse cos lo sarebbe, tutto scelta nella pratica, e se non lo , questa non-scelta non cosciente, e quindi da soltanto limpressione di essere al di fuori della vita, della ragione, della coscienza, del pensiero, quando andandola a vedere bene al di dentro di questa. Quindi, che cosa ne devo concludere? Che devo fare? Niente. Scelgo? Scelgo il niente? Un coro di emozioni mi ferma, questo tanto il dovere verso chi conosco, quanto la debolezza della mia vita. Non c una priorit assoluta anche qui, anche la scelta di non-essere vale quanto quella di essere, perch si fonda sul piacere, sul bene della vita. Ed in fondo questo bene non altro che sempre contingente, la morte non ti darebbe ne il bene ne il male, la vita ti darebbe entrambi, cos? E cos, se vi pare, se vi pare, se vi pare.