Sei sulla pagina 1di 8

Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n. 649004

Copia € 1,00 Copia arretrata € 2,00

y(7HA3J1*QSSKKM( +%!z!$!"!=

L’OSSERVATORE ROMANO

GIORNALE QUOTIDIANO

Unicuique suum

Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n. 649004 Copia € 1,00 Copia arretrata €

POLITICO RELIGIOSO

Non praevalebunt

Anno CLIII n. 26 (46.270)

Città del Vaticano

venerdì 1 febbraio 2013

.

Le operazioni militari francesi a Kidal ritardate da una tempesta di sabbia

Pil in calo e disoccupazione in ascesa

Il Governo del Mali rifiuta di trattare con gli islamisti

Stop alla ripresa americana

WASHINGTON, 31. Stop a sorpresa per la locomotiva americana: nel pieno di quella che già molti defi- nivano una «piena ripresa», gli Stati Uniti segnano una battuta

no la creazione di 168.000 posti di lavoro con un tasso di disoccupa- zione fermo al 7,8 per cento. Il set- tore privato ha creato in gennaio — secondo i sondaggi — circa 192.000

d’arresto con il pil in calo, i consu-

posti di lavoro.

 

mi

che arrancano e una disoccupa-

La frenata dell’economia si è ab-

zione in ascesa. Nel quarto trimestre 2012 l’eco- nomia americana si è contratta del- lo 0,1 per cento: si tratta della pri- ma contrazione del pil dal secondo

battuta come una doccia fredda su Wall Street, che così ha interrotto la serie positiva, allontanandosi dai massimi degli ultimi cinque anni. Ma gli economisti gettano acqua

trimestre 2009, quando gli Stati Uniti erano in recessione. A pesare è stato non solo l’effetto dell’uragano Sandy, ma

 

anche il calo delle spese

di

difesa. La Casa Bian-

ca invita alla cautela: i

ca invita alla cautela: i

dati — si legge in una nota — sono «volatili» e l’accordo sul fiscal cliff raggiunto alla fine dell’anno ha rimosso molti ostacoli. Ma si ammette anche che «re- sta ancora lavoro da fa- re per la crescita; i dati

ci

ricordano la necessità

di

un’azione del Con-

La Borsa di New York (LaPresse/Ap)

g re s s o » . La Federal Reserve, certificando una «pausa nell’attività economica negli ultimi mesi», assi- cura comunque che manterrà in atto le mi- sure straordinarie a so- stegno della crescita. E questo perché anche

cati globali si sono al-

«se le tensioni sui mer-

 

lentate, continuano a persistere ri-

sul

rimarranno «eccezionalmente bas-

fuoco:

la

contrazione, per

schi al ribasso per le prospettive economiche». Al termine di un ver- tice di due giorni la Banca centrale

quanto inattesa e rara durante una ripresa economica, non significa che l’economia si trovi di fronte a una nuova recessione.

americana ha deciso di mantenere il tasso di interesse fermo fra lo ze- ro e lo 0,25 per cento. Questi tassi

si» — sottolinea la Banca centrale — fino a quando il tasso di disoccu- pazione non calerà al 6,5 per cento.

Messa dell’arcivescovo Becciu per L’Osservatore Romano e la Tipografia Vaticana

Confermati anche i programmi di acquisto per 85 miliardi di dollari al mese fra titoli legati ai mutui e Treasury a lungo termine. La fotografia del mercato del la-

Quel candelabro che diffonde la luce del Papa

voro arriverà domani, venerdì, con i dati ufficiale: gli analisti prevedo-

 

PAGINA 8

Provviste di Chiese

In data 31 gennaio, il Santo Padre ha nominato Vescovo di

Pontoise (Francia) l’Eccellentis-

simo Monsignore Stanislas

Lalanne, finora Vescovo di Cou-

tances (Francia).

 

In data 31 gennaio, il Santo Padre ha nominato Vescovo del- la Diocesi di Dori (Burkina Fa- so) il Reverendo Sacerdote Laurent Birfuoré Dabiré, finora Vicario giudiziale e Cancelliere della Diocesi di Diébougou, nonché Officiale del Tribunale Ecclesiastico della Provincia Ec- clesiastica di Bobo-Dioulasso.

In data 31 gennaio, il Santo Padre ha nominato Vescovo del- la Diocesi di Kayes (Mali) il Re- verendo Jonas Dembélé, del cle- ro di San, finora Parroco e Se- gretario dell’Unione Nazionale dei Sacerdoti del Mali.

Nomina di Amministratore

 

Ap ostolico

In data 31 gennaio, il Santo Padre ha nominato Sua Eccel- lenza Reverendissima Monsi- gnor Ignatius Menezes, Vescovo emerito di Ajmer, Amministrato- re Apostolico «sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis» della Diocesi di Allahabad (India).

BA M A KO, 31. Il presidente ad interim del Mali, Dioncounda Traoré, ha escluso oggi, in dichiarazioni rila- sciate alla radio francese Rfi, ogni possibilità di negoziati con i gruppi islamici che dall’aprile scorso aveva- no preso il controllo del nord del Paese e ha indicato i tuareg del Mo- vimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla) come unici pos-

sibili interlocutori. Secondo Traoré, il gruppo tuareg islamista di Ansar Eddine, schierato nei mesi scorsi a fianco di altre formazioni jihadiste come Al Qaeda per il Maghreb isla- mico (Aqmi) e il Movimento per l’unicità e il jihad nell’Africa occi- dentale (Mujao), «non ha i requisiti per il dialogo a prescindere dalla ve- ste che sceglie». Traoré ha cioè di

fatto respinto l’offerta di dialogo ar- rivata nei giorni scorsi dal Movimen- to islamico dell’Azawad (Mia), nato da una scissione di Ansar Eddine. «Prenderemo in considerazione per i negoziati solo l’Mnla, a patto che ri- nunci a ogni rivendicazione territo- riale», ha precisato Traoré. Poche ore prima, l’Mnla aveva smentito formalmente di agire a

B A M A KO , 31. Il presidente ad interim del Mali, Dioncounda Traoré, ha
 

L’arresto di un giovane accusato di saccheggio a Gao (Afp)

 

Mentre le violenze scoppiate in varie città causano altri morti

IL CA I R O, 31. È tornato a scorrere il sangue in Egitto. Altri due manife- stanti sono rimasti uccisi ieri durante gli scontri con la polizia vicino a piazza Tahrir e oggi altre due perso- ne, ferite nei tumulti, sono morte. È così salito a 56 il numero delle vitti- me dell’ondata di violenze dell’ulti- ma settimana, da quando, venerdì scorso, sono scoppiati i primi disor- dini durante le dimostrazioni contro il presidente Mohammed Mursi e lo strapotere dei Fratelli musulmani. Violenze seguite poi dai sanguinosi scontri per le 21 condanne a morte

go con il Governo. E questa mattina

ti che possano aiutare il Paese a rie- mergere dalla gravissima crisi econo- mica — Mursi assicura che «l’Egitto sarà uno Stato di diritto, né militare né teocratico» e che i poteri straor- dinari assunti dal Governo nei giorni scorsi, come lo stato d’e m e rg e n z a decretato a Suez, Port Said e

Ismailiya — dove il governatore Gamal Imbaby ha annunciato ieri la riduzione da 9 a 3 ore del coprifuo- co notturno —, sono «misure prese malvolentieri, limitate ad alcune zo- ne» e comunque temporanee: «Sa- ranno revocate appena la situazione si sarà stabilizzata». Accanto a lui in

emesse per il massacro di un anno fa

Il

Santo

Padre

ha

ricevuto

il Reverendo Monsignore Giu-

allo stadio di Port Said. Di fronte a

questa mattina in udienza:

seppe Regine, Amministratore

questa scia di sangue, mentre Mursi era in missione a Berlino, le opposi-

le Loro Eminenze Reverendis- sime i Signori Cardinali:

Diocesano di Ischia (Italia), in visita «ad limina Apostolorum».

zioni egiziane hanno aperto al dialo-

le forze politiche al potere e di op- posizione hanno raggiunto un accor- do per formare un comitato che

— João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Isti- tuti di vita consacrata e le Socie- tà di vita apostolica;

Il Santo Padre ha annoverato tra i Membri dei Dicasteri e de-

blicati nel Concistoro del 24 no-

metta a punto «le basi, le garanzie e l’agenda» del dialogo nazionale. Lo sceicco Ahmed Mohamed Ahmed Al Tayyeb, grande imam della moschea di Al Azhar al Cairo e rettore dell’Università, ha riunito og-

— Crescenzio Sepe, Arcivesco- vo di Napoli (Italia), con gli Ausiliari le Loro Eccellenze Re- verendissime i Monsignori Anto- nio Di Donna, Vescovo titolare

gli Organismi della Curia Ro- mana i seguenti Eminentissimi Signori Cardinali, creati e pub-

vembre 2012:

gi rappresentanti di Governo e op-

di

Castello di Numidia, e Lucio

posizione per promuovere il dialogo e superare il conflitto politico che sta lacerando l’Egitto. Alla riunione era presente Saad Al Katatni, leader del maggioritario Partito per la Li- bertà e la Giustizia, espressione dei Fratelli musulmani a cui fa capo il presidente Mursi. Per il Fronte di salvezza nazionale, principale cartel- lo delle forze di opposizione, sono intervenuti il liberale Mohamed ElBaradei, ex direttore generale del- l’Aiea nonché premio Nobel per la Pace 2005, e Amr Moussa, già segre- tario generale della Lega araba.

Lemmo, Vescovo titolare di Tor- ri di Ammenia, in visita «ad li- mina Apostolorum»:

le Loro Eccellenze Reverendis- sime i Monsignori:

— Beniamino Depalma, Arci- vescovo di Nola (Italia), in visita «ad limina Apostolorum»;

— Francesco Alfano, Arcive- scovo di Sorrento - Castellamare

di

Stabia (Italia), in visita «ad

limina Apostolorum»; — Gennaro Pascarella, Vescovo

1) nella Congregazione per la Dottrina della Fede l’Eminentis- simo Signor Cardinale John

Olorunfemi Onaiyekan, Arcive- scovo di Abuja;

2) nella Congregazione per le Chiese Orientali gli Eminentissi- mi Signori Cardinali Béchara Boutros Raï, Patriarca di Antio- chia dei Maroniti, e Baselios

Cleemis Thottunkal, Arcivescovo

Maggiore di Trivandrum dei Si- ro - M a l a n k a re s i ;

Da Berlino — dove è andato in

di

Pozzuoli (Italia), in visita «ad

3) nella Pontificia Commissio-

Rubén Salazar Gómez, Arcive-

cerca di aiuti finanziari e investimen-

limina Apostolorum»;

 

ne per l’America Latina l’Emi-

— Salvatore Giovanni Rinaldi, Vescovo di Acerra (Italia), in vi- sita «ad limina Apostolorum»;

nentissimo Signor Cardinale

scovo di Bogotá;

Il vero protagonista della «Gaudium et spes»

Chi svela

— Angelo Spinillo, Vescovo di Aversa (Italia), in visita «ad li- mina Apostolorum»;

4) nella Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

l’uomo all’uomo

— Valentino Di Cerbo, Vesco-

l’Eminentissimo Signor Cardina- le James Michael Harvey, Arci-

 

vo di Alife-Caiazzo (Italia), in

prete della Basilica Papale di

VINCENZO PE LV I A PA G I N A 4

visita «ad limina Apostolorum»;

San Paolo fuori le mura;

 

fianco del Mia. Nei giorni scorsi uno dei dirigenti del Mia, Mohamed Ag Aharib, aveva annunciato che i due gruppi avevano deciso di unire le loro forze a Kidal per impedire l’ingresso in città dell’esercito malia- no, accusato dai tuareg di rappresa- glie contro i civili. «Le uniche forze presenti a Kidali sono quelle francesi e le truppe dell’Mnla», afferma inve- ce una nota dei tuareg dell’Mnla, che denunciano la «nuova campa- gna di denigrazione» che li affianca al Mia e rivendicano di essere stati gli unici a combattere «la coalizione terroristica di Mujao, Aqmi e Ansar Eddine prima dell’arrivo delle trup- pe francesi». Sempre oggi, il ministro della Di- fesa francese, Jean-Yves Le Drian, ha confermato che le truppe francesi tengono saldamente l’aeroporto di Kidal «in attesa che, insieme a forze africane, possano mettere in sicurez- za la città». Secondo il ministro, la tempesta di sabbia di ieri ha ostaco- lato i movimenti delle truppe dirette a Kidal e di conseguenza «il resto delle forze ci metteranno un po’ di più ad arrivare, ma questo fa parte dei rischi del deserto».

 

Raccogliendo la proposta di intesa politica lanciata da Assad

L’opposizione siriana apre a contatti con Damasco

PAGINA 3

conferenza stampa, il cancelliere te- desco, Angela Merkel, gli ha ricor- dato l’importanza del rispetto dei di- ritti umani, ma ha anche affermato che «la Germania vuole che l’Egitto sia un partner importante» e «può contribuire anche sul fronte econo- mico al suo cambiamento».

Prove di dialogo nazionale in Egitto

NOSTRE INFORMAZIONI

5) nel Supremo Tribunale del- la Segnatura Apostolica l’Emi- nentissimo Signor Cardinale Béchara Boutros Raï, Patriarca

di Antiochia dei Maroniti;

6) nel Comitato di Presidenza del Pontificio Consiglio per la Famiglia gli Eminentissimi Signori Cardinali John Olorunfemi Onaiyekan, Arcive- scovo di Abuja, e Luis Antonio G. Tagle, Arcivescovo di Mani-

la;

7)

nel Pontificio Consiglio

della Giustizia e della Pace l’Eminentissimo Signor Cardina- le Rubén Salazar Gómez, Arci- vescovo di Bogotá;

8) nel Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti gli Eminentissimi Signori Cardinali Béchara Bou-

tros Raï, Patriarca di Antiochia

dei Maroniti, e Luis Antonio G. Tagle, Arcivescovo di Manila;

9) nel Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso l’Emi- nentissimo Signor Cardinale Ba- selios Cleemis Thottunkal, Arci- vescovo Maggiore di Trivan- drum dei Siro-Malankaresi;

10) nel Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali l’Eminentissimo Signor Cardina- le Béchara Boutros Raï, Patriar- ca di Antiochia dei Maroniti;

11) nell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostoli- ca l’Eminentissimo Signor Car- dinale James Michael Harvey,

Arciprete della Basilica Papale di

San Paolo fuori le mura.

 

Il Santo Padre ha nominato Membro del Pontificio Consi- glio della Pastorale per i Mi- granti e gli Itineranti l’Eccellen- tissimo Monsignore Lucio An- drice Muandula, Vescovo di Xai-Xai, Presidente della Confe- renza Episcopale del Mozam- bico.

Sua Santità ha inoltre nomi- nato Consultore del medesimo Pontificio Consiglio della Pasto- rale per i Migranti e gli Itine- ranti l’Illustrissimo Professore Marco Impagliazzo, Docente Ordinario di Storia contempora- nea presso l’Università per Stra- nieri di Perugia, Presidente della Comunità di Sant’Egidio.

In data 31 gennaio, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Allahabad (India), presentata dall’Eccellentissimo Monsignore Isidore Fernandes, in conformità al canone 401 § 2 del Codice di Diritto Canonico.

pagina 2

L’OSSERVATORE ROMANO

venerdì 1 febbraio 2013

In vista del vertice della prossima settimana

Comunicato congiunto

Diplomazia europea al lavoro per un’intesa sul bilancio

Incontro bilaterale tra Santa Sede

e Stato di Palestina

BRUXELLES, 31. «È importante che il maggior numero possibile di Stati aderisca al meccanismo unico di su- pervisione bancaria» e alle prossime tappe dell’Unione bancaria Ue, in quanto si tratta della «miglior salva- guardia contro shock potenziali». Così si è espresso il presidente della Commissione Ue, José Manuel Durão Barroso, ricordando che una

Le finanze delle regioni spagnole allarmano la Bce

MADRID, 31. «In Spagna la situa- zione finanziaria delle regioni, che sono responsabili per il siste- ma sanitario, è certamente in par- te migliorata, ma è ancora un grande problema». Questo il giu- dizio del membro tedesco del board della Bce, Jörg Asmussen. Per il banchiere tedesco, nel Pae- se iberico «è necessaria una gran- de riforma nel sistema sanitario, ma è una cosa ancora più difficile da realizzare che non una riforma delle pensioni». Pochi giorni fa la Catalogna ha chiesto al Gover- no centrale nove miliardi di euro per il 2013. La disoccupazione spagnola vola al tasso record del 26 per cento, con circa sei milioni di senza lavoro. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha rivisto in peggio la contrazione del pil per quest’anno dal meno 1,4 per cen- to al meno 1,5. Secondo la stima preliminare dell’Istituto nazionale di statistica (Ine), nel quarto tri- mestre del 2012 l’economia spa- gnola ha visto una contrazione dello 0,7 per cento, dopo il meno 0,3 per cento dei tre mesi prece- denti, e superiore al meno 0,6 previsto dalla Banca di Spagna una settimana fa. Salgono così a sei i trimestri di andamento nega- tivo del prodotto interno lordo iberico. Su base annua il pil ha registrato un meno 1,8 per cento, mentre nell’intero 2012 è diminui- to dell’1,37, dopo una crescita del- lo 0,7 nel 2011. A pesare, spiega l’Ine, come d’altronde anche la Banca di Spagna, sono soprattut- to le misure di austerità varate dal Governo Rajoy per ridurre il deficit di bilancio al 6,3 del pil nel 2012 e al 4,5 nel 2013.

Mosca pronta ad aiutare C i p ro

NICOSIA, 31. La Russia è pronta a partecipare al pacchetto di inter- venti per aiutare l’economia ci- priota, anche estendendo un pre- stito a Nicosia da 2,5 miliardi di euro. L’annuncio arriva dal presi- dente cipriota, Demetris Christo- fias, riferendo della conversazione telefonica avuta con l’omologo russo Vladmir Putin. Christofias ha detto che Putin gli ha assicu- rato che la Russia è pronta a for- nire, assieme all’Unione europea, un contributo per il prestito a Ci- pro. Il presidente cipriota, riferi- sce l’agenzia Adnkronos, ha tenu- to a precisare che il colloquio con Putin è stato «molto cordiale». I depositi di cittadini e società rus- si nelle banche cipriote ammonta- vano, alla fine del 2012, a circa sedici miliardi di euro su un tota- le di ventuno miliardi di euro di depositi extra Ue. Nei giorni scorsi il ministro delle Finanze te- desco, Wolfgang Schäuble, aveva affermato che prima di decidere su un eventuale pacchetto di aiuti a Cipro occorre verificare se la stabilità economica del Paese co- stituisca una minaccia per il resto dell’e u ro z o n a .

maggiore integrazione dell’e u ro z o n a è «cruciale» per il recupero della fi- ducia, da cui si avranno «benefici anche per quei Paesi che non adot- teranno l’euro a breve». Secondo Barroso, è «fondamentale» per il fu- turo dell’Ue che sia trovata una «buona intesa» al vertice Ue della prossima settimana sul bilancio Ue, il 7 febbraio, anche perché «bisogna tenere a mente che alla fine serve il consenso del Parlamento europeo». Incontrando il presidente del Consi- glio italiano, Mario Monti, Barroso ha voluto sottolineare che il bilancio europeo è parte integrante della strategia per uscire dalla crisi e uno «strumento chiave» per la crescita. Ma serviranno «sforzi ulteriori» per avvicinare le posizioni dei Paesi Ue. Gli incontri preparativi al prossi- mo vertice Ue si susseguono. Oggi Monti ha incontrato il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, a Bruxelles. Nel corso dei colloqui, i due leader hanno discus- so del bilancio Ue per il periodo 2014-2020, tema del vertice. Ma non solo: al centro, ovviamente, tutte le altre questioni al centro della attuale crisi economica, dai problemi della Grecia e di Cipro alla situazione bancaria internazionale. Ieri Monti aveva lasciato intendere la possibili- tà di mettere il veto all’accordo sulle prospettive finanziarie nel caso in cui non dovesse soddisfare le richie- ste italiane. «Non sono sicuro che

pagina 2 L’OSSERVATORE ROMANO venerdì 1 febbraio 2013 In vista del vertice della prossima settimana Comunicato

Il presidente della Commissione europea, José Manuel Durão Barroso (Afp)

sarebbe un atto irresponsabile per un capo di Stato o di Governo non dichiararsi d’accordo sul progetto di prospettive finanziarie» aveva spie- gato Monti. La partita diplomatica si presenta molto complicata: Gran Bretagna, Svezia e Olanda vogliono più tagli alla spesa europea, una richiesta alla quale si oppongono molti altri Pae- si, che invece chiedono un bilancio

più equilibrato per far fronte al mo- mento di crisi. Per cercare di smus- sare gli angoli e trovare un terreno di dialogo Monti incontrerà oggi a Berlino il cancelliere tedesco, Angela Merkel. Domenica sarà a Parigi per colloqui con il presidente Hollande. Merkel a sua volta incontrerà lunedì prossimo il presidente del Governo spagnolo, Mariano Rajoy.

In seguito ai negoziati bilaterali che si sono svolti negli anni passati con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (O.L.P.), si è tenuto un incontro ufficiale a Ramallah il 30 gennaio 2013, presso il Ministero degli Affari Esteri dello Stato di Pa l e s t i n a . I colloqui sono stati guidati da S.E. Dott. Riad Al-Malki, Ministro degli Affari Esteri dello Stato della Palestina, e da Mons. Ettore Bale- strero, Sotto-Segretario per i Rap- porti della Santa Sede con gli Stati. Le Parti hanno avuto uno scam- bio di vedute sulla bozza d’a c c o rd o in esame, in particolare sul P re a m - bolo e sul Capitolo I di detto Accor- do. I colloqui si sono realizzati in un’atmosfera aperta e cordiale, espressione dei buoni rapporti esi-

stenti tra la Santa Sede e lo Stato

di Palestina. Le Delegazioni hanno espresso l’augurio che i negoziati siano accelerati e giungano ad una rapida conclusione. È stato così concordato che si riunirà un grup- po tecnico congiunto per darvi se-

guito. È stata espressa gratitudine per il contributo della Santa Sede di 100.000 euro per il restauro del tet- to della Basilica della Natività a Be- tlemme. La Delegazione della Santa Sede era composta da S.E. Mons. Giu- seppe Lazzarotto, Delegato Aposto-

lico in Gerusalemme e Palestina; S.E. Mons. Antonio Franco, Nun- zio Apostolico; S.E. Mons. Selim Sayegh, Vescovo ausiliare emerito del Patriarcato latino di Gerusalem- me; Mons. Maurizio Malvestiti, Sotto-Segretario della Congregazio- ne per le Chiese Orientali; Mons. Alberto Ortega Martín, Consigliere nella Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato; Mons. Waldemar Stanislaw Som- mertag, Consigliere della Delega- zione Apostolica in Gerusalemme e Palestina; Rev. Emil Salayta, Presi- dente del Tribunale ecclesiastico del Patriarcato latino; P. Pietro Felet, S.C.J., Segretario Generale del- l’A.O.C.T.S.; P. Ibrahim Faltas, O.F.M., Amministratore della Custo- dia di Terra Santa; Sig. Sami E. Shehadeh, Avvocato. La Delegazione dello Stato di Palestina era composta da S.E. Hanna Amira, Membro del Comi- tato esecutivo dell’O.L.P.; S.E. il Mi- nistro Ziad Al-Bandak, Consigliere del Presidente palestinese per i rap- porti con i cristiani; S.E. Issa Kssa- sieh, Vice del Dipartimento del- l’O.L.P. per i negoziati; S.E. l’Amba- sciatore Rawan Sulaiman, Ministro aggiunto degli Affari Esteri; Sig. Ammar M. Hijazi, Consigliere del Comitato Politico; S.E. l’Ambascia- tore Dott. Amal Jadou, Ministro aggiunto per gli Affari Europei.

Prevista la separazione delle attività

Nei dati del Rapporto 2012 dell’Eurispes un Paese che come da tradizione cerca di arrangiarsi

Berlino studia una riforma delle banche

L’Italia stringe la cinghia attingendo ai risparmi e vendendo oro

BE R L I N O, 31. Il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schäuble, ha preparato una proposta di legge per la separazione delle attività bancarie commerciali da quelle fi- nanziarie, al fine di proteggere i depositi e i crediti destinati ai ri- sparmiatori dalle attività più ri- schiose. La soluzione prospettata dai tecnici del ministero, di cui dà conto la stampa, non comportereb- be una divisione totale tra banche d’affari e commerciali, ma impor-

rebbe agli istituti di credito di se- parare in un’unità definita alcuni tipi di attività, neutralizzando così il rischio per i risparmiatori tradi- zionali. La norma scatterebbe solo per quegli istituti (pochi) la cui esposizione in attività considerate a rischio superi i cento miliardi di euro, o il venti per cento del totale del bilancio. Secondo la proposta, le banche avrebbero tempo fino al- la metà del prossimo anno per in- dividuare gli asset a rischio.

pagina 2 L’OSSERVATORE ROMANO venerdì 1 febbraio 2013 In vista del vertice della prossima settimana Comunicato

La sede della Banca centrale tedesca

ROMA, 31. Tre italiani su cinque so- no costretti a fare ricorso al rispar- mio per arrivare a sostenere le spese mensili. Sono in crescita quanti ven- dono oro per affrontare la crisi eco- nomica. E molto diffusa è la convin- zione che dopo un 2012 molto diffi- cile, il 2013 sarà anche peggiore. È il quadro che emerge dal Rapporto Italia 2012 dell’Eurispes, presentato giovedì mattina a Roma. Nell’ultimo anno, dunque il disa- gio economico delle famiglie si è ag-

gravato (indica questa condizione il

70 per cento degli italiani). Un dato

pesante ma comunque migliore ri- spetto a quello dello scorso anno, quando il 93,6 per cento giudicava peggiorata la propria condizione economica. Il ricorso ai propri ri- sparmi per far fronte alla crisi e la sindrome della quarta settimana (quando non della terza) riguardano comunque tre italiani su cinque. Per otto italiani su dieci, in totale, ri- sparmiare qualcosa è impossibile. Le categorie più bisognose di aiuti finanziari sono quelle con contratti a tempo determinato (atipico o subor- dinato), in particolare il popolo del- la partita Iva (44,2 per cento), con- tro il 35,2 dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato. Ben il 62,3 per cento dei prestiti contratti è ser- vito per pagare debiti accumulati e il 44,4 invece per saldare altri prestiti

precedentemente contratti con altre

banche o finanziarie. Il 27,8 per cen- to di chi chiede un prestito lo fa per

Il Governo approva l’obiettivo della riduzione del consumo energetico

Aumenta la fiducia dei consumatori cinesi

PE C H I N O, 31. Cresce la fiducia dei consumatori in Cina. Il dato è stato diffuso dalla società di statistica Nielsen, ieri, che ha preso in esame l’ultimo trimestre del 2012. «Un in- dice — spiega Yan Xuan, presidente di Nielsen Cina — sopra i cento pun- ti indica fiducia; quello cinese è 108 punti; l’economia cinese è attesa a crescere a velocità stabile sotto poli- tiche monetarie». Il sondaggio evi- denzia che il settanta per cento dei consumatori pensa che i prezzi sali- ranno quest’anno e soltanto il cinque per cento ritiene che caleranno.

Intanto, oggi a Pechino il Consi- glio di Stato, nel corso di un mee- ting, ha approvato l’obiettivo di con- trollo del consumo energetico. Il punto s’inserisce nell’ambito della promozione della green-economy sul territorio della Repubblica popolare e prevede il mantenimento del con- sumo energetico sotto una certa so- glia di inquinamento fino al 2015. Il consumo elettrico sarà quindi da te- nere sotto i 6,15 trilioni di kilowatto- ra. Il Governo mira a suddividere gli obiettivi del risparmio energetico «tra le amministrazioni locali e le imprese, che sono chiamate ad assu-

mersi maggiori responsabilità in que- sto settore» come dice il relativo do- cumento emesso dal Consiglio. L’an- no scorso l’elettricità usata è stata il 5,5 per cento in più che nel 2011, cioè 4,96 trilioni di kilowattora. Da segnalare infine una notizia re- lativa agli investimenti in Cina. Il colosso elettronico Samsung ha in programma un investimento di 1,7 miliardi di dollari a Kunshan, centro manifatturiero a est di Shanghai. La conglomerata intende fabbricare a Kunshan laboratori, attrezzature e istituti di ricerca.

acquistare una casa, il 22,6 per co- prire le spese mediche. Sempre più italiani fanno ricorso a forme diverse di credito al consu- mo: negli ultimi dodici mesi è cre- sciuto di 5,1 punti percentuali il nu- mero di italiani che ha fatto ricorso alla rateizzazione, e, come si accen- nava, è salita dall’8,5 al 28,1 la per- centuale degli italiani che si sono ri- volti a un “compro oro”. Nel tentativo di risparmiare, inol- tre, ben più della metà degli utiliz-

zatori di internet si dedica agli ac- quisti on line, cercando sconti. An- che se l’utilizzo più frequente della rete da parte degli utenti abituali è la ricerca di informazioni (97,4 per cento) e l’uso della posta elettronica (94,1). A fare più acquisti on line so- no in particolare quanti usano i so- cial network (il 71,9 per cento di chi “naviga”). Fra questi, il 63,4 per cen- to compra appunto su internet men- tre il 57 per cento è iscritto ad alme- no un gruppo d’acquisto.

Positivo il bilancio della missione angolana dell’Fm i

Da Luanda un bagliore di rilancio per il continente africano

LUA N D A , 31. «Nel 2012 l’Angola ha raggiunto una robusta crescita eco- nomica, una posizione fiscale più forte, l’indice di inflazione a una cifra, un accumulo di riserve inter- nazionali e un tasso di cambio sta- bile; in questo contesto le autorità hanno fatto passi avanti con un programma di riforme istituzionali, rafforzando alcuni settori chiave nella gestione fiscale, monetaria e finanziaria». Sono sostanzialmente positive le conclusioni della missio- ne in Angola degli esperti inviati dal Fondo monetario internaziona- le (Fmi), a conclusione del pro- gramma di aiuti. In una nota l’Fmi conferma la crescita del pil pari all’otto per cento nel 2012 e per il 2013 afferma che «i prezzi internazionali per il petrolio angolano dovrebbero re- stare alti e la produzione crescerà circa del quattro per cento, rag- giungendo oltre 1,8 milioni di bari- li al giorno». Per il settore non pe- trolifero, «sostenuto da un incre- mento degli investimenti pubblici che punta a completare la ricostru- zione e a colmare il gap infrastrut- turale, le previsioni vedono un in- cremento del sette per cento». Il Fondo monetario analizza anche la nuova legge introdotta in Angola nell’ottobre scorso che prevede che tutte le transazioni nel settore pe- trolifero debbano avvenire in mo- neta locale. «Il volume delle tran- sazioni connesse al settore petroli- fero che passeranno attraverso il si-

stema bancario locale — scrive l’Fmi — aumenteranno in maniera significativa fornendo così impulso allo sviluppo dei mercati finanzia- ri». Sarà importante «garantire ele- vati standard nel sistema di paga- menti anche per le transazioni in- ternazionali; gli sviluppi di questa legge dovranno essere monitorati attraverso l’attuazione di misure di vigilanza bancaria». Intanto, la Fao (organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimenta- zione e l’agricultura) ha stanziato ventiquattro milioni di dollari per lo sviluppo di progetti di ricerca e investimento nell’agricoltura e zoo- tecnica del Paese africano. Lo ha resto noto ieri José Ricardo Da Sil- va, direttore generale della Fao, a margine dell’incontro con il presi- dente dell’Angola José Eduardo Dos Santos, nel primo giorno di visita del leader Fao. «Il presidente ha espresso l’esigenza in questo Paese di formare quadri per poter aumentare la produttività dell’agri- coltura familiare — ha dichiarato Da Silva — che impiega 13 milioni di persone e a cui noi assicuriamo la continuità del supporto tecni- co». Il direttore generale della Fao ha poi apprezzato gli sforzi fatti dal Governo angolano per ridurre la fame e ha annunciato la creazio- ne del fondo «L’Africa aiuta gli africani» per sostenere i Paesi del continente con crisi alimentari, uti- lizzando fondi stanziati da Paesi della stessa Africa.

L’OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO POLITICO RELIGIOSO Unicuique suum Non praevalebunt
L’OSSERVATORE ROMANO
GIORNALE QUOTIDIANO
POLITICO RELIGIOSO
Unicuique suum
Non praevalebunt

00120 Città del Vaticano

o r n e t @ o s s ro m .v a h t t p : / / w w w. o s s e r v a t o re ro m a n o .v a

GI O VA N N I MARIA VIAN direttore responsabile

Carlo Di Cicco

  • v i c e d i re t t o re

Piero Di Domenicantonio

cap oredattore

Gaetano Vallini

segretario di redazione

TIPO GRAFIA VAT I C A N A EDITRICE L’OS S E R VAT O R E ROMANO

don Sergio Pellini S.D.B.

direttore generale

Segreteria di redazione

telefono 06 698 83461, 06 698 84442 fax 06 698 83675 s e g re t e r i a @ o s s ro m .v a

Servizio vaticano: vaticano@ossrom.va Servizio internazionale: internazionale@ossrom.va

Servizio culturale: cultura@ossrom.va

Servizio religioso: religione@ossrom.va

Servizio fotografico: telefono 06 698 84797, fax 06 698 84998 photo@ossrom.va w w w. p h o t o .v a

Tariffe di abbonamento Vaticano e Italia: semestrale 99; annuale 198 Europa: 410; $ 605

Africa, Asia, America Latina: 450; $ 665

America Nord, Oceania: 500; $ 740

Ufficio diffusione: telefono 06 698 99470, fax 06 698 82818, ufficio diffusione@ossrom.va

Ufficio abbonamenti (dalle 8 alle 15.30): telefono 06 698 99480, fax 06 698 85164, info@ossrom.va

Necrologie: telefono 06 698 83461, fax 06 698 83675

Concessionaria di pubblicità

Il Sole 24 Ore S.p.A System Comunicazione Pubblicitaria

Alfonso Dell’Erario, direttore generale Romano Ruosi, vicedirettore generale

Sede legale Via Monte Rosa 91, 20149 Milano telefono 02 30221/3003, fax 02 30223214 s e g re t e r i a d i re z i o n e s y s t e m @ i l s o l e 2 4 o re . c o m

Aziende promotrici della diffusione de «L’Osservatore Romano»

Intesa San Paolo Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Banca Carige Società Cattolica di Assicurazione Credito Valtellinese

venerdì 1 febbraio 2013

L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 3

Raccogliendo la proposta di intesa politica lanciata dal presidente Assad

Seoul lancia un razzo per la messa in orbita di un satellite e avverte Pyongyang

L’opposizione siriana apre a contatti con Damasco

DA M A S C O, 31. La coalizione dell’op- posizione siriana apre al dialogo con il Governo di Damasco. Ma fis- sa dei paletti: «Non si può fare nes- sun compromesso sulla libertà». La decisione è stata annunciata ieri da Ahmad Moaz Al Khatib Al Hassa- ni, capo dell’organizzazione che rac- coglie le principali formazioni degli oppositori. Il leader si è detto di- sponibile al dialogo a patto che vengano soddisfatte alcuni condizio- ni basilari: tra queste, la scarcerazio- ne di circa 160.000 detenuti e il rin- novo dei passaporti per chi vive in esilio da parte delle ambasciate del-

Cameron cerca in Algeria collab orazione contro il terrorismo

ALGERI, 31. Un partenariato in materia di sicurezza delle frontie- re e di lotta al terrorismo è lo scopo dichiarato della visita in Algeria incominciata ieri dal pri- mo ministro britannico David

  • C a m e ro n . La visità di Cameron, atteso nelle prossime ore anche in Libe- ria, è la prima mai condotta da un premier britannico in Algeria in oltre mezzo secolo, cioè dalla sua indipendenza nel 1962. Cameron è stato accolto all’a e ro - porto di Algeri dal suo omologo Abdelmalek Sellah e subito dopo ha incontrato il presidente algeri- no Abdelaziz Bouteflika. Il pri- mo ministro britannico ha dichia- rato che il terrorismo non rappre- senta solo una minaccia all’inter- no di Gran Bretagna e Algeria, ma anche agli interessi dei due Paesi in ogni parte del mondo. Secondo Cameron, infatti, il peri- colo in alcuni regioni del Paki- stan, dello Yemen o della Soma- lia è anche maggiore di quello che si sta sviluppando nel Mali e, più in generale, nel Sahel. Come è ovvio, comunque, è soprattutto in questa regione che il Governo britannico punta a costituire un partenariato con Al- geri e con altri Governi dell’a re a , anche con lo scopo di scongiura- re il ripetersi di tensioni e incom- prensioni legate alla sfida posta dai gruppi terroristici di matrice fondamentalista islamica attivi nella zona. La visita di Cameron giunge dieci giorni dopo la tragi- ca conclusione della presa di ostaggi nell’impianto estrattivo di gas algerino di In Amenas da parte di un commando jihadista. Cameron era stato uno dei leader stranieri più polemici con le au- torità algerine che non avevano preavvertito né tanto meno con- sultato quelle dei Paesi di origine degli ostaggi prima di lanciare i due attacchi delle forze speciali durante i quali furono uccisi de- cine di tali ostaggi. Tra queste vittime risultano anche tre citta- dini britannici uccisi dai terroristi e tre dispersi.

la Siria all’estero. «Annuncio di es- sere pronto a discussioni dirette con rappresentanti del regime siriano,
la Siria all’estero. «Annuncio di es-
sere pronto a discussioni dirette con
rappresentanti del regime siriano,
che si tengano al Cairo, a Tunisi o a
Istanbul» ha detto Al Khatib. Da
parte del Governo, non si registra
ancora nessuna reazione ufficiale.
Sul fronte dei combattimenti, in
quelli di ieri sono state uccise 47
persone, tra i quali anche donne e
bambini. Le violenze più efferate si
sono registrate a Damasco e a
Homs. Intanto, il Governo siriano
ha dichiarato ieri che l’aviazione
israeliana avrebbe compiuto un raid
contro un centro di ricerche militari.
«Un aereo da combattimento israe-
liano ha violato il nostro spazio ae-
reo all’alba e ha bombardato un
centro di ricerca per lo sviluppo e
l’autodifesa nella regione di Jomra-
yah nella provincia di Damasco»
scrive l’agenzia ufficiale Sana. Nes-
sun commento ufficiale da Israele e
dalla Casa Bianca.
Nel frattempo, alla conferenza dei
Paesi donatori a favore della Siria
svoltasi in Kuwait è stata superata
la cifra complessiva di un miliardo e
mezzo di dollari, pari a oltre 1,1 mi-
liardi di euro, sotto forma degli im-
pegni assunti dai partecipanti in ter-
mini di aiuti: lo ha annunciato il se-
gretario generale delle Nazioni Uni-
te, Ban Ki-moon, il quale in apertu-
ra di lavori aveva chiesto che si arri-
vasse a raccogliere almeno 1,4 mi-
liardi di dollari. «Abbiamo raggiun-
to e persino oltrepassato l’obiettivo
prefissato» ha dichiarato il segreta-
rio generale in un intervento televi-
sivo, una volta concluso il consesso.
Il denaro sarà devoluto a sostegno
dei civili siriani che oltre 22 mesi di
conflitto hanno costretto a lasciare
le loro case: un miliardo di dollari
andrà in particolare ai Paesi vicini
che hanno accolto rifugiati, e circa
cinquecento milioni serviranno inve-
ce a finanziare l’assistenza per quat-
tro milioni di sfollati interni. La
parte principale della cifra globale è
stata elargita da Arabia Saudita,
Emirati Arabi Uniti e dagli stessi
ospiti del Kuwait, con trecento mi-
lioni di dollari ciascuno.
Sono stimati tra 100.000 e
120.000 i rifugiati siriani fuggiti dal
conflitto nel loro Paese che oggi vi-
vono in Egitto. Lo ha reso noto il
sottosegretario agli Esteri egiziano,
Nasser Kamel, intervenendo alla
conferenza in Kuwait. Il rappresen-
tante egiziano ha lanciato un appel-
lo al palazzo di Vetro: «Chiediamo
alle agenzie umanitarie che appar-
tengono alle Nazioni Unite e alla
comunità internazionale di conti-
nuare a sostenere il popolo siriano
fino al termine della crisi politica»
ha affermato Kamel, annunciando
che il Cairo potrebbe presto dare il
via libera alla costruzione di un
ospedale da campo lungo il confine
tra Siria e Turchia.
Un bambino pakistano riceve il vaccino contro la poliomielite (LaPresse/Ap)
Gabrielle Gifford
chiede più controlli
sulle armi
pubblicani e democratici sono
pronti ad affrontare questo proble-
ma insieme e a lavorare per una so-
luzione e una riforma complessiva.
Le divergenze si stanno diradando
e un ampio consenso sta alla fine
e m e rg e n d o » .
Consenso su una riforma — ha ri-
cordato il presidente — che permet-
terà di mettere in regola «undici
milioni di uomini e di donne che
oggi non sono in regola, ma che
fanno oramai parte del nostro Pae-
se, della nostra vita». Undici milio-
ni di persone, ha proseguito
Obama, «che vivono nell’ombra:
dobbiamo farli venire alla luce,
dobbiamo portare alla luce questa
economia sommersa». Per il presi-
dente americano, infatti, non si trat-
ta solo di una questione di diritti,
di avere tutti «le stesse speranze» la
possibilità di coltivare «gli stessi so-
gni», ma anche di far sì che tutte le
imprese competano sulla base delle
stesse regole.
WASHINGTON, 31. «Troppi bambi-
ni sono morti, dobbiamo fare
qualcosa»: Gabrielle Gifford, l’ex
deputata dell’Arizona, sopravvis-
suta ai colpi di pistola esplosi da
uno squilibrato, ha commosso ieri
gli Stati Uniti con il suo appassio-
nato appello per un controllo sul-
la vendita delle armi nel Paese.
Gifford è intervenuta davanti alla
commissione Giustizia del Senato
americano, dove ieri si sono aper-
te le audizioni in vista di un pac-
chetto di leggi più restrittive, che
il presidente Obama ha deciso di
promuovere dopo la strage di
Newtown. E sempre ieri si è regi-
strato un nuovo dramma: una ra-
gazza di 15 anni è rimasta uccisa
da colpi di pistola esplosi da un
ragazzo in un parco di Chicago.
Hadiya Pendleton aveva ballato
alla cerimonia di inaugurazione
del secondo mandato di Obama.

Obama promette entro l’anno la riforma dell’immigrazione

WASHINGTON, 31. La riforma dell’immigrazione sarà completata entro il 2013, possibilmente entro la prima metà dell’anno. È la promes- sa del presidente statunitense, Barack Obama, che si è rivolto al Congresso sottolineando come la ri- forma dell’immigrazione, è una del- le priorità assolute del suo secondo mandato: «Se il Congresso non sa- rà in grado di presentare tempesti- vamente una proposta, ne invierò una io», ha ammonito il capo della Casa Bianca parlando a Las Vegas davanti a una platea di centinaia di latinos, nel suo primo comizio dalla fine della campagna elettorale. Dopo oltre dieci anni di scontri sul tema immigrazione repubblicani e democratici sembrano finalmente aver trovato l’accordo per mettere a punto una storica riforma. «È giun- ta l’ora», ha scandito ripetutamente Obama. Le basi per un’azione bi- partisan — ha sottolineato — «sono state poste. Per la prima volta re-

Tensione nella penisola coreana

venerdì 1 febbraio 2013 L’OSSERVATORE ROMANO pagina 3 Raccogliendo la proposta di intesa politica lanciata dal

Il lancio del missile sudcoreano (Afp)

SEOUL, 31. La Corea del Nord potrebbe andare incon- tro a «gravi conseguenze» qualora decida di procedere al minacciato terzo test nucleare. È l’avvertimento del presidente sudcoreano, Lee Myung Bak, che ha tenuto oggi una riunione con i ministri più coinvolti nella sicu- rezza nazionale, all’indomani del successo del lancio del primo razzo di Seoul per la messa in orbita di un satel- lite a fini scientifici. Se Pyongyang «sottovaluterà la si- tuazione procedendo ancora una volta con una provo- cazione, causerà gravi conseguenze» ha affermato il portavoce presidenziale Park Jeong-ha, citato dall’agen-

zia Yonhap. «Il Governo — ha aggiunto — invita la Co- rea del Nord a porre fine con effetto immediato a giu- dizi e azioni provocatorie, e a rispettare gli obblighi in- ternazionali». Lee, alle sue ultime settimane del suo mandato dato che il 25 febbraio cederà il testimone a Park Geun Hye, prima donna a diventare presidente, ha chiesto al ministro della Difesa, Kim Kwan Jin, di tene- re pronte le forze armate, in considerazione delle «cre- scenti tensioni militari nella penisola coreana, con il re- gime di Pyongyang che minaccia apertamente provoca- zioni aggiuntive, tra cui un test nucleare».

del Pakistan, è anche quello di coin- volgere gli influenti leader religiosi e

le organizzazioni della società civile

per sensibilizzare la popolazione sull’importanza di vaccinare i bam- bini con meno di cinque anni. Ri- corda l’Adnkronos che il Pakistan, insieme all’Afghanistan e alla Nige- ria, è uno degli ultimi Paesi al mon- do in cui la poliomielite è ancora en- demica. E alla lotta per sradicarla si oppongono i talebani, nel segno di un’azione che cerca di destabilizzare il territorio mirandone i progressi su vari fronti. Si segnala intanto che a Karachi l’esplosione di una motobomba ha provocato la morte di tre persone; quattro i feriti. La moto, con annes- sa carica esplosiva, era stata parcheg- giata davanti a un centro commer- ciale. Il micidiale ordigno è stato attiva- to a distanza. Da ricordare che per tutto il 2012 la città di Karachi è sta- ta teatro di omicidi e violenze setta-

rie. Si stima, secondo dati riportati

dai media locali, che l’anno scorso siano state uccise circa duemila per- sone. Anche sul fronte afghano si regi- strano sanguinose violenze. Due or- digni sono esplosi, ieri, nelle provin- ce di Khost e Faryab causando tre morti, due bambini e una donna. Decine i feriti. Si è poi appreso che nella provincia di Faryab, nel distret- to di Nadar Shah Kot, un talebano è stato ucciso in uno scontro a fuoco avvenuto a un posto di controllo dell’e s e rc i t o .

  • D isordini

nel sud

dello Yemen

SANA, 31. È di quattro morti, tra cui due poliziotti, e una decina di

agenti feriti, il bilancio degli scon- tri tra le forze dell’ordine yemeni- te e gruppi di attivisti del sud che rivendicano l’indipendenza della loro regione da San’a. Lo hanno reso noto fonti mediche e della si- curezza precisando che i tafferugli sono esplosi quando un gruppo di autonomisti ha aperto il fuoco contro la sicurezza uccidendo due agenti. Ne è nata una sparatoria con le forze dell’ordine che a loro volta hanno colpito e ucciso un ci- vile. Secondo alcuni abitanti, subi- to dopo la polizia ha arrestato di- verse persone. Il Movimento sudista reclama l’autonomia dal resto del Paese, e tra le sue fila conta molti attivisti armati. Prima dell’unificazione nel 1990, il sud dello Yemen era uno Stato indipendente. Nel 1994 un tentativo di secessione da parte delle forze sudiste era stato stron-

cato nel sangue dall’esercito rego- lare. Intanto, due militari e sedici combattenti di Al Qaeda sono sta- ti uccisi ieri in un’offensiva del- l’esercito nel centro dello Yemen condotta contro miliziani sospetta- ti di tenere in ostaggio tre occi- dentali. Lo ha reso noto un nota- bile tribale della regione, il quale ha riferito che «16 combattenti di Al Qaeda sono rimasti uccisi in quattro raid dell’aviazione yemeni- ta che hanno colpito i loro rifugi vicino ad Al Manassah», nella provincia di Baida.

Il dolore del Papa per la strage di Uribana

CARACAS, 31. Cordoglio per le vit- time delle violenze verificatesi nel carcere venezuelano di Uribana e vicinanza spirituale alle loro fami- glie sono stati espressi da Bene- detto XVI in un telegramma, a fir- ma del segretario di Stato, cardi- nale Tarcisio Bertone, inviato all’arcivescovo di Barquisimeto, monsignor Antonio José López Castillo. Dopo i violenti scontri costati la vita a 58 persone, in gran parte detenuti, il Papa fa ap- pello alle istituzioni e alle persone responsabili affinché continuino «a lavorare in uno spirito di colla- borazione e buona volontà per su- perare i problemi ed evitare la ri- petizione in futuro di tali eventi drammatici». Dopo gli scontri scoppiati venerdì scorso durante un’ispezione della guardia nazio- nale, il carcere, nello Stato di La- ra, è stato fatto sgomberare.

Uccisi altri due volontari nonostante le rafforzate misure di sicurezza

Sangue sulla campagna antipolio in Pakistan

ISLAMABAD, 31. È sempre più in sali-

ta la strada per la campagna antipo- lio in Pakistan: una strada lastricata

di

violenze. Oggi, infatti, si è appre-

so che altri due volontari, impegnati in questa azione quanto mai prezio- sa per la popolazione, sono morti, in seguito all’esplosione di un ordigno nella Kurram Agency, nel nordovest del Paese. Martedì un agente di po-

lizia, che faceva da scorta a una squadra della campagna antipolio, è stato ucciso, a colpi d’arma da fuo- co, da un command0 armato. Il fat- to è avvenuto nel distretto di Swabi, situato nella provincia di Khyber Pa- khtunkhwa. Nei mesi scorsi nove vo- lontari sono stati uccisi nell’area di Karachi e nella Khyber Pakhtun- khwa. Catene di violenze che hanno costretto l’Organizzazione mondiale della sanità a sospendere la campa- gna, successivamente ripresa. Proprio ieri le autorità del distret- to di Gujranwala avevano annuncia- to l’adozione di più rigide misure di

sicurezza a sostegno della campagna

vaccinazioni contro la poliomelite.

di

È stato deciso di schierare ottocento agenti di polizia per garantire la si- curezza degli operatori, più di 1.600. Tale decisione è stata presa — riferi- sce sul suo sito web «The Express Tribune» — è arrivata dopo che il capo dell’amministrazione locale, Syed Najam Ahmed Shah, ha chie- sto ai vertici della polizia di garanti- re la sicurezza degli operatori della campagna di vaccinazioni. Rileva

l’agenzia Adnkronos che l’obiettivo

delle autorità del distretto di Gu- jranwala, la regione più popolosa

Nuove ombre sul negoziato colombiano

L’AVA N A , 31. Nuove minacce in- combono sul negoziato tra il Go- verno di Bogotá e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) che si sta tenendo a Cuba. In particolare fa discutere il comu- nicato con il quale nelle ultime ore, poco dopo la ripresa delle trattative tra le due delegazioni, i guerriglieri delle Farc hanno rivendicato il di- ritto di trattenere militari e poliziot- ti in qualità di prigionieri di guerra. «Ci riserviamo il diritto di catturare come prigionieri i membri della for- za pubblica che si arrendono in combattimento. Questi si definisco- no prigionieri di guerra e questo fe- nomeno c’è in ogni conflitto esi- stente al mondo», si legge nel co- municato firmato dalla delegazione dei negoziatori delle Farc, diffuso via twitter e rilanciato dalla stampa colombiana. Il 20 gennaio, le Farc hanno messo fine a un cessate il fuoco decretato unilateralmente il 20 novembre, con il dichiarato in-

tento di favorire appunto il proces- so di pace ospitato a Cuba. Il Go- verno di Bogotá, invece, nonostante l’avvio dei colloqui, aveva mantenu- to il rifiuto di sospendere le ostilità e di aderire al cessate il fuoco. Venerdì scorso, pochi giorni do- po la scadenza dei due mesi di tre- gua, due poliziotti sono stati rapiti nelle vicinanze di Florida e Prade- ra, entrambi comuni del diparti- mento centroccidentale di Valle del Cauca, in un’azione attribuita alla colonna Gabriel Galvis delle Farc. Secondo alcuni organi di stampa locali, i due agenti stavano condu- cendo indagini su episodi di estor- sione ai danni dei lavoratori di al- cuni zuccherifici della zona. Secon- do alcune testimonianze riferite da tali organi di stampa, i guerriglieri delle Farc terrebbero i due agenti prigionieri nell’area montuosa di El Cajón. Finora, tuttavia, non hanno dato esito le indagini delle forze di s i c u re z z a .

pagina 4

L’OSSERVATORE ROMANO

venerdì 1 febbraio 2013

Aperto in India un convegno internazionale sul Vaticano II

A p p re n d i s t i alla scuola dello Spirito

pagina 4 L’OSSERVATORE ROMANO venerdì 1 febbraio 2013 Aperto in India un convegno internazionale sul Vaticano

«Ascensione di Gesù» (miniatura dal «Vangelo di Rabbula», Firenze, Biblioteca Mediceo Laurenziana, foglio 13 verso)

Padri conciliari»; e tutti sappiamo che ciò vale anche per quella di tutti i concili generali. La fede è il fondamento degli in- segnamenti del concilio. Senza fede, la Chiesa sarebbe come il sale che ha perso sapore, come la luce nasco- sta sotto un grande moggio. «Ma se anche il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si salerà?», dice il Van- gelo, «non serve né per la terra né per il concime e così lo buttano via». Allo stesso modo, se l’erme- neutica di rottura viene utilizzata per interpretare il concilio Vaticano II, l’interpretazione non riuscirà a dare testimonianza della vera fede, che la Chiesa ha ricevuto da Cristo, e che è stata trasmessa fedelmente alla generazione presente attraverso il magistero della Chiesa, mediante secoli di ricchi depositi di sapienza contenuti nella tradizione cristiana. Il beato Giovanni XXIII ci aveva messo in guardia contro l’i m p ru d e n - za nell’interpretare lo spirito del

concilio. In particolare, ci aveva messo in guardia dall’essere sopraf- fatti da nuove situazioni e dal tra- scurare ciò che si può imparare dalla storia. Il non vedere altro che il pro- prio imprudente entusiasmo per ogni novità, tende a portare a rifor- mulare molte cose, spesso in modo eclettico, come se quelle insegnate dai concili precedenti potessero esse- re allegramente eliminate, che si trat- ti di dottrina cristiana, di morale o della giusta libertà della Chiesa. Dopo duemila anni di cammino percorso insieme con l’umanità, l’esperienza della Chiesa — come ha osservato Papa Roncalli — ci dice che quanti aderiscono a Cristo e alla sua Chiesa godono della luce, della bontà, del giusto ordine e della be- nedizione della pace. Al contrario, tra quanti vivono senza di lui o combattono contro di lui e restano deliberatamente fuori della Chiesa c’è confusione.

Anticipiamo stralci del testo che il car- dinale prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica pronuncia il 31 gennaio a Bangalore, in India, in apertura del convegno internazionale «Rivisitare il concilio Vaticano II: cin- quant’anni di rinnovamento» che si svolge fino al 3 febbraio nel Pontificio Ateneo Dharmaram Vidya Kshetram.

di

ZENON GRO CHOLEWSKI

I l concilio Vaticano II ha su-

scitato l’interesse sia dei cre-

denti, sia dei non credenti; di

coloro le cui preoccupazioni

erano legate alla vita e alla

missione della Chiesa, come anche

di

coloro i cui interessi riguardavano

la sfera secolare. Ognuno aveva le proprie speranze e i propri timori, nonché le proprie attese. Dopo ven- ticinque anni, molte cose erano cam- biate, e questo valeva anche per le speranze, i timori e le attese di tutta l’umanità. Dopo cinquant’anni sono mutate pure le preoccupazioni e le situazioni della società. Anche il pre- sente ha le proprie speranze, i propri timori e le proprie attese. È facile comprendere che queste aspettative, queste speranze e questi timori mutevoli e soggettivi, basati su fenomeni sociali a breve termine, non possono essere la chiave per in- terpretare gli insegnamenti del Vati-

cano II. Discernere i “segni dei tem-

pi” e agire in base ai desideri, alle speranze e ai timori soggettivi non può servire da bussola per compren- dere gli insegnamenti del concilio. Ogni volta che la Chiesa si deve confrontare con nuove situazioni che hanno un forte impatto sulla società umana e comportano nuovi interro- gativi, essa riunisce i suoi pastori per trovare strumenti efficaci per dare te- stimonianza di Cristo, Salvatore dell’umanità. Di fatto, «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri so- prattutto e di tutti coloro che soffro- no, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli

di

Cristo, e nulla vi è di genuina-

mente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini» (Gaudium et spes, 1). Dunque, per quanto possano esse- re grandi le sfide che i “segni dei tempi” pongono ai credenti, essi non devono sentirsi sopraffatti e non de- vono abbandonare la barca di Cri- sto. Come testimoni della provviden- za divina e della speranza, i credenti devono, innanzitutto, discernere i se- gni della presenza di Cristo nel mondo e negli eventi mondiali. E, come gregge, devono ascoltare le pa- role del vero Pastore. Papa Giovanni XXIII sottolineò che l’umanità deve sempre confron- tarsi con situazioni difficili e proble- mi. E in questa realtà costante, che offusca le speranze e i sogni dell’uo- mo, la Chiesa non ha mai smesso di offrire la luce di Cristo. Questo ci ricorda le parole che il Signore ha rivolto ai Dodici durante la tempesta sul lago di Genezaret:

«Coraggio, sono io, non abbiate paura» (Ma t t e o , 14, 27). Sì, non dob- biamo avere paura, non dobbiamo avere paura di aggrapparci a Cristo e di essere testimoni di speranza per la società umana. Per questa ragione il beato Gio- vanni XXIII disse che, ogni volta che viene convocato un concilio ecume- nico, i Padri proclamano in forma solenne questa corrispondenza con Cristo e con la sua Chiesa, e indica- no a tutti dove trovare la luce di Cristo, al fine di sostenere e raffor- zare le energie spirituali di ognuno e d’innalzare stabilmente gli animi ai beni veri e autentici. Per meglio comprendere lo spirito e gli insegnamenti del concilio Vati-

cano II è importante riconsiderare lo scopo principale per il quale fu con- vocato. Riunendo i vescovi prove- nienti da ogni parte del mondo, Giovanni XXIII disse chiaramente che era interesse del concilio che «il sacro deposito della dottrina cristia- na fosse custodito e insegnato in for- ma più efficace» (cfr. Messaggio per la solenne apertura del concilio Vati- cano II, 11 ottobre 1962, n. 2. 6). Paolo VI lo ribadì nel suo discorso durante l’ultima sessione generale di quello stesso concilio. Questa dottrina abbraccia l’i n t e ro uomo, fatto di corpo e di anima. E a noi, che viviamo qui in terra, impo- ne di puntare, come pellegrini, verso la nostra patria celeste. Indica il mo- do in cui dobbiamo ordinare questa vita mortale affinché, adempiendo ai nostri doveri, ai quali siamo tenuti

verso la città terrena e quella celeste, possiamo raggiungere il fine che Dio ha prestabilito per
verso la città terrena e quella celeste,
possiamo raggiungere il fine che Dio
ha prestabilito per noi. Indicando
tali orientamenti, Giovanni XXIII sot-
tolineò le parole del Signore: «Cer-
cate prima il regno di Dio e la sua
giustizia, e tutte queste cose vi sa-
ranno date in aggiunta» (Ma t t e o , 6,
33). Questo “prima”, disse il Papa,
stodire e insegnare il sacro deposito
della dottrina cristiana è sempre sta-
to svolto con solenne gravità dai pa-
dri dei diversi concili, che si sono
dovuti confrontare con nuove situa-
zioni e nuovi modi di vivere. Certa-
mente tutti conoscono il monito di
san Paolo nella sua Lettera ai Galati,
indirizzato a quanti potrebbero desi-
ne, se anche noi stessi o un angelo
dal cielo vi predicasse un vangelo di-
verso da quello che vi abbiamo pre-
dicato, sia anatema! L’abbiamo già
detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi
predica un vangelo diverso da quello
che avete ricevuto, sia anatema!» (1,
6-9).
esprime dove devono essere dirette
derare di modificare gli insegnamen-
anzitutto le nostre forze e le nostre
preoccupazioni. Tuttavia, non biso-
gna trascurare le altre parole che se-
guono in tale comando del Signore:
«e tutte queste cose vi saranno date
in aggiunta».
Nel sottolineare questi importanti
principi sui quali i padri
conciliari dovevano ri-
flettere, il Papa disse an-
che che, poiché tale dot-
trina tocca i vari campi
dell’attività umana che
riguardano le persone
singole, le famiglie e la
vita sociale, è necessario,
prima di tutto, che la
Chiesa non distolga mai
gli occhi dal sacro patri-
monio della verità rice-
vuto dagli antichi. Allo
stesso tempo, la Chiesa
deve guardare anche al
presente, che ha com-
portato nuove situazioni
e nuovi modi di vivere, e
ha aperto nuove vie
all’apostolato cattolico.
In altri termini, il fine
del concilio Vaticano II,
e di qualsiasi altro conci-
lio generale della Chiesa,
è d’introdurre in contesti
e situazioni storiche con-
crete il seguente manda-
to di Cristo: «Andate
dunque e ammaestrate
tutte le nazioni, battez-
zandole nel nome del
Padre e del Figlio e del-
lo Spirito Santo, inse-
gnando loro ad osservare
tutto ciò che vi ho co-
mandato» (Ma t t e o , 28,
19-20). Possiamo ricorda-
re che nei precedenti
concili generali della
Chiesa il compito di cu-
ti di Cristo: «Mi meraviglio che così
in fretta da colui che vi ha chiamati
con la grazia di Cristo passiate ad
un altro vangelo. In realtà, però,
non ce n’è un altro; solo che vi sono
alcuni che vi turbano e vogliono
sovvertire il vangelo di Cristo. Orbe-
Papa Benedetto XVI, che da giova-
ne sacerdote fu tra gli esperti dell’ul-
timo concilio generale, ha osservato
nella premessa alla raccolta dei suoi
scritti conciliari: «I singoli episcopa-
ti indubbiamente si avvicinarono al
grande avvenimento con idee diver-
se. Alcuni vi giunsero più con un at-
teggiamento d’attesa verso il pro-
gramma che doveva es-
sere sviluppato (
)
du-
Processione d’apertura del Vaticano II
rante le fasi conciliari il
raggio del lavoro e della
responsabilità comuni si
è allargato sempre più. I
vescovi si riconoscevano
apprendisti alla scuola
dello Spirito Santo e alla
scuola della collabora-
zione reciproca, ma pro-
prio in questo modo si
riconoscevano come ser-
vitori della Parola di Dio
che vivono e operano
nella fede. I Padri conci-
liari non potevano e non
volevano creare una
Chiesa nuova, diversa.
Non avevano né il man-
dato né l’incarico di far-
lo. Erano Padri del con-
cilio con una voce e un
diritto di decisione solo
in quanto vescovi, vale a
dire in virtù del sacra-
mento e nella Chiesa sa-
cramentale. Per questo
non potevano e non vo-
levano creare una fede
diversa o una Chiesa
nuova, bensì compren-
derle ambedue in modo
più profondo e quindi
davvero “rinnovarle”».
Per tale ragione, il Pa-
pa ha sempre affermato
chiaramente che «un’er-
meneutica di rottura è
assurda, contraria allo
spirito e alla volontà dei

Il vero protagonista della «Gaudium et spes»

Chi svela l’uomo all’uomo

di VINCENZO PE LV I

La Gaudium et spes ha come oggetto centra- le della sua preoccupazione, l’uomo: «È l’uomo dunque, ma l’uomo integrale, nell’unità di corpo e anima, di cuore e co- scienza, di intelletto e volontà, che sarà il cardine di tutta la nostra esposizione» (Gau- dium et spes, n. 3). E non potrebbe essere di- versamente. I problemi del mondo contem- poraneo che la Chiesa vuole illuminare so- no: «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi» (n. 1). Fonda- mentale nella Gaudium et spes è l’uomo, che

Documenti da rileggere

Anticipiamo stralci della relazione che l’arcivescovo ordinario militare per l’Italia tiene il 31 gennaio a Roma, nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Apostolico Lateranense, a conclusione del ciclo di letture teologiche intitolato «I documenti del concilio Vaticano II» e organizzato dalla diocesi di Roma.

fonda il legame che intercorre tra la Chiesa e il mondo. La Chiesa può dire Cristo come la verità dell’uomo, solo se essa è capace di svelare pienamente l’uomo all’uomo, ossia rivelargli la grandezza e la bellezza della sua dignità personale. La Chiesa crede di trovare nel suo Signo- re e maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana. Il documento presenta — nella prima parte, dal n. 10 al n. 45 — la centralità di Cristo, via decisiva per la com- prensione dell’uomo. In particolare, il n. 22 è la chiave per accostare Cristo, uomo nuo- vo, nuovo Adamo nel quale viene svelato al soggetto umano il senso e il futuro della sto- ria umana e del cosmo. Il Signore è il fine della storia umana (cfr. n. 45). Si tratta di un testo di elevata statura teologica, che contrasta con l’evidente timidezza con cui il documento affronta le questioni più stretta- mente teologiche. Il concilio parla dell’uo- mo alla luce di Cristo, non semplicemente perché in Cristo tutto viene illuminato ma perché nel Figlio incarnato si scopre chi è e a che cosa è chiamato l’essere umano. Non si tratta di una luce che viene dal di fuori ma della stessa realtà della vita di Cristo.

Non è l’uomo che spiega Cristo, ma Cri- sto che spiega l’uomo. Perciò, solo per mez- zo di Cristo possiamo sapere che cos’è l’uo- mo. La manifestazione di ciò che l’uomo è viene dunque unita alla rivelazione del Pa- dre ed è conseguenza inseparabile di essa. Cristo, rivelatore dell’amore di Dio Padre, manifestatosi come Figlio, con la sua vita, rivela anche la vocazione dell’uomo: da sem- pre siamo stati chiamati alla comunione con Dio, a essere suoi figli nel Figlio. Perché Cristo è l’uomo nuovo? Dico subi- to che Egli porta la novità della fraternità. La dottrina della Gaudium et spes stabilisce le basi di una teologia della fraternità, che viene elaborata in base alla distinzione-cor- relazione tra fraternità, filialità e paternità: la fraternità presuppone la filialità, e questa, a sua volta, la paternità. La concezione dell’es- sere umano, negli scritti del Nuovo Testa- mento, è collegata con la fede in Gesù, rico- nosciuto e proclamato Cristo, Figlio di Dio e Signore. Come primogenito tra molti fra- telli, Egli non è solo il mediatore tra Dio e gli uomini, ma anche il prototipo della rela- zione filiale con Dio Padre. La verità dell’uomo consiste nell’essere «figlio nel Fi- glio» e «secondo il Figlio» (cfr. n. 22). Nel Cristo e per il Cristo, Dio Padre diviene realmente nostro Padre e noi siamo introdot- ti nelle particolari relazioni provvidenziali esistenti tra il Padre e il Figlio fatto uomo. Se Dio si prende personalmente cura di noi, è come un Padre che lo fa e non come l’am- ministratore dell’universo. In quest’ottica, la fede è adesione alla «volontà del Padre», un amore obbediente, intriso di intimità, fa esclamare a Gesù:

«Abbà». Accanto al rispetto religioso, Cristo introduce nella relazione del Padre al Figlio una sfumatura di tenerezza e di confidenza. Gesù insegna agli uomini a pregare Dio co- me loro Padre, ma dice sempre «mio Pa- dre», oppure «vostro Padre», mai «nostro Padre» (Ma t t e o , 7, 11; Luca , 22, 29; cfr. Gio- vanni, 20, 17). Egli ha una posizione talmen- te unica nei confronti del Padre, che ne è il «Rivelatore» per eccellenza. La condizione nuova, nella quale la venuta di Gesù ha po- sto l’essere umano, è la filialità. Questa con- siste nel dono di grazia attraverso il quale siamo chiamati a partecipare alla dignità del Figlio di Dio incarnato, crocifisso e risorto, che si rivela l’Unigenito del Padre. Cristo «immagine del Dio invisibile, generato pri- ma di ogni creatura» (Colossesi, 1, 15) procla-

ma chi è Dio, ma ci dice anche chi è l’uo- mo. Egli ci rivela l’immagine dell’uomo che Dio, nella sua ineffabile bontà, porta dentro di Sé fin dall’eternità e alla quale vuole con- formare tutti gli uomini fino a che Cristo non sia in essi formato (cfr. Galati, 4, 19). Questa verità si rinnova in tutti i cristiani:

più aumenta la loro fede e la loro unione con Cristo, più essi vi scorgono lo splendore del mistero di Dio, più si aprono a un ap- prezzamento nuovo delle persone e degli av- venimenti, acquisendo una maggiore consa- pevolezza dello splendore del loro mistero, «artefici di una umanità nuova» (Gaudium et spes, n. 30). «Redento, infatti, da Cristo e diventato nuova creatura nello Spirito San- to, l’uomo può e deve amare anche le cose che Dio ha creato. Da Dio le riceve, e le guarda e le onora come se al presente uscis-

sero dalle mani di Dio. Di esse ringrazia il Benefattore e, usando e godendo delle crea- ture in povertà e libertà di spirito, viene in- trodotto nel vero possesso del mondo, quasi al tempo stesso niente abbia e tutto posseg- ga: “Tutto, infatti, è vostro: ma voi siete di Cristo, Cristo di Dio” (1 Corinzi, 3, 22)» (Gaudium et spes, n. 37). In Gesù Cristo, i cristiani diventano davvero segni del Regno e amici degli uomini. In Dio l’essere umano diventa se stesso e assume la missione di rendere umana la sto- ria, di condividere con la creazione la libertà alla quale essa aspira (cfr. Romani, 8, 19 ss.). Divenire se stesso, significa ricostruire la propria identità di immagine di Dio nella creazione. Essere figlio di Dio e divenire persona umana sono aspetti di una sola e medesima realtà, che è tanto più umana

quanto più è in unione con Dio e

viceversa. Le dimensioni divina e

umana della persona non sussisto- no che simultaneamente; separate, successive, giustapposte, esse non sono vere. La relazione dell’uomo con Dio non può esistere a danno dell’uomo. Là ove non c’è essere umano, non si può neanche avere relazione con Dio. Pensarsi in Dio, significa pensarsi nella verità; volersi in Lui, significa volersi au- tenticamente. Il solo essere umano che si ama veramente è colui che non falsa la propria verità, colui che aspira sinceramente all’unità, alla bellezza e alla bontà della propria persona nella comunione del popolo di Dio. Ne consegue che la separazione tra Dio e l’umanità condanna l’es- sere umano all’incomprensione ra- dicale. Dio e l’essere umano costi- tuiscono un solo e medesimo mi- stero. Dio crea e unisce a sé l’umanità che divinizza e adotta. Secondo il messaggio cristiano, la teologia è antropologia e l’a n t ro - pologia è teologia: Dio e l’umani- tà non possono essere pensati se- paratamente. Il Dio degli uomini e gli uomini di Dio sono uniti in Gesù Cristo. Se l’essere umano

non è se stesso, vero, non può ri-

conoscere Dio, e se non riconosce

il Dio rivelato, non è se stesso e si ignora.

pagina 4 L’OSSERVATORE ROMANO venerdì 1 febbraio 2013 Aperto in India un convegno internazionale sul Vaticano

Caravaggio, «Ecce homo» (1605)

venerdì 1 febbraio 2013

L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 5

Riaperta al culto la chiesa dei santi Luca e Martina a Roma

Amore e ambizione al centro della «Recherche» di Proust

La martire che infranse le statue degli idoli

Anatomia dello snob

Solo l’artista sfugge alla condanna dell’o rd i n a r i o

tore. Il pastiche è nella sua natu- ra. Non sonda gli animi, li sug- gerisce imitandone i comporta-

venerdì 1 febbraio 2013 L’OSSERVATORE ROMANO pagina 5 Riaperta al culto la chiesa dei santi Luca

La facciata della chiesa dei Santi Luca e Martina

L’Accademia di San Luca e il progetto di Pietro da Cortona

Il 30 gennaio, giorno dedicato alla memoria di santa Martina, nella splendida chiesa barocca al Foro ro- mano dedicata all’evangelista Luca e alla giovane martire romana, l’Acca- demia Nazionale di San Luca ha promosso una messa, presieduta dal vescovo segretario generale del Go- vernatorato dello Stato della Città del Vaticano, monsignor Giuseppe Sciacca, del quale, in questa pagina, pubblichiamo gran parte dell’omelia. La celebrazione — alla quale erano presenti, tra gli altri, monsignor Ce- sare Pasini, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, Antonio Pao- lucci, direttore dei Musei Vaticani, Louis Godart, consigliere culturale del presidente della Repubblica ita- liana, Pupi Avati, Vittorio Sgarbi, e il direttore del nostro giornale — è stata preceduta da un importante di- scorso «In lode di Pietro da Corto- na» del nuovo presidente dell’acca- demia, Paolo Portoghesi. Fu proprio Pietro da Cortona, in- fatti, a realizzare i primi studi archi- tettonici quando nel 1623 fu stilato il primo piano redatto dall’Accademia per costruire una nuova chiesa. I di- segni mostrano una pianta centrale cruciforme sormontata da un ampio vano a cupola. Quando nel 1627 fu nominato protettore della confrater-

nita il giovane cardinale Francesco Barberini e soprattutto più tardi, nel 1634, allorché divenne principe dell’Accademia lo stesso Pietro da Cortona, fu possibile avviare concre- ti progetti di rinnovamento. L’artista si offrì subito di procedere a sue spese alla ricostruzione iniziando dalla cripta, nutrendo la speranza di trovare durante i lavori i resti della martire Martina e riuscire a ottenere così il consenso del Papa per i lavori successivi. E infatti durante gli scavi nell’area della confessione della vec- chia chiesa si rinvennero le spoglie sia della santa sia di altri martiri. L’episodio suscitò entusiasmo in Urbano VIII che si recò subito a ren- dere omaggio alla santa. Pietro da Cortona trasformò la cripta a sue spese, rendendola una delle cappelle più sontuose della città e divenendo l’architetto ufficiale del progetto. Questa chiesa avrà sempre un signi- ficato speciale per il maestro, perché nell’ambito della sua carriera conser- verà il primato di unico edificio inte- ramente realizzato secondo le sue in- tenzioni. E proprio di Martina, santa del mese e «testimone dell’accoglienza», ha scritto Francesca Romana de’ An- gelis nel numero di gennaio del no- stro mensile «donne chiesa mondo».

di GIUSEPPE SCIACCA

S in dai primordi della storia cristiana, la parola grave e solenne di Cristo, che an- nuncia la persecuzione per i suoi discepoli, si è puntual-

mente avverata e non manca di trovar tragiche e gloriose conferme anche nelle cronache contemporanee, laddo- ve, con inquietante frequenza, è dato leggere di cristiani barbaramente tru- cidati solo, o principalmente, perché tali. E questo infatti è il martirio: eroi- ca testimonianza che i fedeli rendono a Cristo e al suo Vangelo, affrontando volontariamente le sofferenze e la morte. È opportuno notare che il martirio degli apostoli e di quelli, più imme- diatamente vicini a loro nel tempo, rappresenta senz’altro il suggello cruento sia della realtà storica del Vangelo, inteso come insieme di pre- cisi eventi realmente accaduti, sia del- la verità della dottrina, dell’insegna- mento, della parola del Signore Gesù. In altre parole, i primi martiri atte- stano, cioè testimoniano, irriducibil- mente, col sangue, ciò che hanno spe- rimentato e che costituisce la sostanza viva e irrinunciabile di ciò in cui cre- dono, della loro fede, della fede cri- stiana, della fede della Chiesa. Il mar- tirio pertanto è un possente, dramma- tico invito a riflettere, cioè a ricono- scere, nella libertà, la verità della fede cristiana. Insegna la dottrina della Chiesa che chi avesse testimoniato col proprio sangue Cristo prima ancora di essere battezzato, riceve il battesimo dal pro- prio stesso sangue generosamente ver- sato ed è, pertanto, immediatamente degno della visione beatifica di Dio nella patria celeste. È, infatti, oltremodo significativo, che la Chiesa preghi i martiri, ma che non abbia mai permesso che si pre- gasse per loro. E la nostra attenzione si concentra su santa Martina, nobile giovinetta ro- mana, martirizzata sotto Alessandro Severo, intorno all’anno 230 e la cui vicenda biografica e lo stesso martirio aderiscono invero agli schemi classici

propri delle Passiones dei martiri, nelle quali gli elementi storici sono talora frammisti a enfatizzazioni o amplifica- zioni leggendarie. Condotta a forza di fronte alle mu- te statue degli idoli, queste prodigio- samente si infrangevano; ma ciò — lungi dal far deflettere o almeno ri- flettere i suoi feroci persecutori (come accade quando ci si attesti acritica- mente od ottusamente sul proprio punto di vista) — viceversa li inseverì vieppiù, fintanto che alla martire, do- po un crescendo parossistico di tor- menti, non venne troncato il capo e il suo sangue, non diversamente da quello versato da tantissimi altri per amore del nome di Cristo, irrorò, san- tificandolo e consacrandolo definitiva- mente a Cristo, il suolo dell’Urb e. Ma il culto di santa Martina — cui proprio nel Foro, nel luogo della se- poltura, era stata dedicata una chiesa da Papa Onorio — venne via via affie- volendosi, come sovente accade nelle umane vicende, per riapparire improv- viso durante il creativo e lungo ponti- ficato di Urbano VIII Barberini, impe- gnato sul fronte vigoroso della Rifor- ma cattolica, che si consolidava anche attraverso il possente sussidio dell’ar- te, allorquando, costruendosi appunto la nuova chiesa dell’Accademia di San Luca da parte di Pietro da Cortona, furono qui rinvenute le spoglie della santa e di altri martiri. Papa Barberini — già raffinato poe- ta latino autore dei Poemata — comp o- se un inno in suo onore, col quale, egli parimenti pastore e principe rivol- gendosi ai suoi fedeli romani ch’egli aulicamente chiama cives Romulei, li esorta ad applaudire al celebre nome di Martina: Martinae celebri plaudite nomini, cives Romulei plaudite gloriae, additandola quale esempio di carità, poiché la santa, dotata di mezzi di fortuna, li aveva donato ai poveri:

munifica manus Christi pauperibus di-

stribuens opes, esempio di purezza ver- ginale, esempio di coraggio nella pro- fessione della fede. Se, in qualche modo, vogliamo spi- ritualmente ricollegarci al prestigioso e trionfale recupero operato da Urba- no VIII e da Pietro da Cortona, anche noi stasera — dopo qualche tempo di pausa (per fortuna non della stessa durata di quello intercorso tra Papa Onorio e Urbano VIII) — p otremo procedere, con garbata e affettuosa pietas al recupero della memoria stori- ca di santa Martina e di questa insi- gne chiesa a lei dedicata.

Pubblichiamo stralci di uno degli articoli contenuti nell’ultimo nume- ro della rivista «Vita e Pensiero».

di ALAIN BESANÇON

Bisogna conoscere la base filo- sofica di Proust, e poi non pen- sarci più. Ne Il tempo ritrovato si trovano parafrasi e citazioni te- stuali da Il mondo come volontà e ra p p re s e n t a z i o n e . Proust non è l’unico. L’ombra di Schope- nhauer si stende su un buon mezzo secolo da Flaubert (che l’ha letto solo alla fine della vi- ta, ma era giunto a considera- zioni simili) fino a Simenon, passando per Maupassant e Céline. Il messaggio è il seguen- te: l’uomo ordinario è condan- nato, la sua vita è piegata verso l’insignificanza, la mediocrità, la riproduzione della specie. Chi sfugge alla fatalità? L’artista, l’uomo di genio. La R i c e rc a , si è detto spesso, è l’avvento al genio del narratore. Proprio alla fine del romanzo, dopo aver perso molto tempo, dopo aver lasciato che tutto il suo mondo si inabissasse nel nulla, ha la rivelazione, è pronto per mettersi all’opera. La crisali- de si è aperta, la metamorfosi è avvenuta. Finalmente scriverà la storia della sua avventura spiri- tuale, il suo romanzo. È fatta. Può morire. L’opera è là. Proust muore libero, salvo. A leggere Proust proviamo un piacere che non deve nulla alle dissertazioni filosofiche. La sua filosofia è la sua bussola, l’equi- paggiamento intellettuale che gli permette di lanciarsi senza per- dersi nell’oceano della letteratu- ra francese, di unirsi ai moralisti, agli autori comici, a qualche ro- manziere. Il suo romanzo po- trebbe anche intitolarsi Le illu- sioni perdute. Il narratore è stato illuso dalla sua immaginazione; si è figurato cose che non erano. Al termine delle disillusioni, ri- mette piede nel reale. Per tutto quel tempo ha misu- rato il nulla nel quale sono invi- schiati tutti i personaggi a cui si affianca, e anche lui quando è travolto dalle passioni. La disil- lusione scatena il riso. Se lo vo- lesse, Proust potrebbe scendere molto in profondità nella psico- logia dei personaggi. Il suo pro-

Il romanzo potrebbe intitolarsi “Le illusioni perdute” Il narratore è stato illuso dalla sua immaginazione Si è figurato cose che non erano

cedimento preferito è quello di lasciarli esprimere attraverso la loro condotta esteriore, i gesti, gli atteggiamenti, i tic, le into- nazioni. Non gli piace scendere nell’intimità dei cuori, non pro- va l’attrazione che ha Sainte- Beuve per i bisbigli raccolti al confessionale del cuore. Lui mette in scena i suoi personaggi, come a teatro. Il comico del Borghese genti- luomo, di Ta r t u f o , del Malato im- maginario è quello di Cottard, di Norpois, di Brichot. Proust fa ridere alla maniera di un imita-

 

In tutto questo le buone ma- niere non devono intervenire se non per attenuare le conseguen-

ze troppo violente dell’a m o re .

La civiltà non addolcisce nulla, al massimo frena le brutalità. La seconda passione è l’ambi- zione. O meglio il gruppo di passioni (collera, audacia, spe- ranza, disperazione, invidia) che gli antichi collocavano nel con- cetto di “irascibile”, perché sono legate al compimento di un’op e- razione ardua e perché richiedo- no il superamento di un ostaco- lo, di una difficoltà. Nella Ricerca non ci si batte per guadagnarsi la vita, per far trionfare le proprie idee o per imporsi nella lotta politica. Si lotta a morte per guadagnarsi un rango. I personaggi sono mossi dal desiderio appassionato

di

entrare in un ambiente, di es-

sere riconosciuti in quell’am-

In tutto questo le buone ma- niere non devono intervenire se non per attenuare le conseguen-

Giovanni Boldini, «Ritratto del conte Robert de Montesquiou» (1897, modello del barone Charlus nella «Recherche»)

 

biente. Questa passione è lo snobismo. Il bersaglio è la nobiltà e più precisamente una certa cerchia nell’ambito della nobiltà, perché essa si presta a fare da spec- chietto per le allodole che attira gli snob. Ha il fascino storico dei grandi nomi, le immagini da vetrata che si possono sovrap- porre ai loro rappresentanti, la lanterna magica che li trasfigura, anche la ricchezza, che in questo romanzo sembra guadagnata, il palazzo, i castelli, i domestici, i

grandi modi. In realtà è su di essa che si focalizza la malattia dello spirito che interessa il romanziere. Co- me l’amore si perdeva nella ge-

losia, così l’insieme delle passio-

ni sociali si ritrova inghiottito nella più illusoria, la più inaffer- rabile, la più impossibile da soddisfare: lo snobismo. Poco importa che la nobiltà venga as- sunta a simbolo nel romanzo, qualunque ambiente è in grado

di

essere oggetto di snobismo.

Fin dal liceo, il ragazzo vuole entrare nel gruppo di compagni che si chiude nei suoi confronti.

È snob, come lo sono l’artista o

il professore colpito dalla stessa malattia. Proust fa dello snobi- smo la madre delle cattive pas- sioni. Se è vinta, con lei se ne va tutto il maledetto corteo delle passioni e il soggetto recupera la sua libertà. Perché lo snobismo è tanto grave? Perché è demoniaco. È l’unica passione, nella sfera so- ciale, che non procura piacere. Non ne procura neppure il suo corrispettivo nella sfera amorosa, la gelosia. Il lussurioso, il golo- so, il vanitoso traggono piacere dal compimento del vizio. Lo snob no. Solo dolori. I demoni, è noto, conoscono una sola pas- sione davanti agli uomini, la ge- losia. La loro sofferenza non è umana, è infernale, in senso pro- prio. Arrivano a ispirarla agli

uomini che si avvicinano a loro.

Proust l’ha riconosciuta e ne ha fatto l’anatomia.

menti, i modi di parlare: mario-

nette, burattini buffi a vedersi di cui mima gli atteggiamenti. È così che si appropria di Saint-Si- mon senza prendere sul serio le sue dispute. Ed è sempre così che ha creato personaggi perma- nenti, immortali, diventati tipi, al pari di quelli creati da Moliè- re e dai grandi romanzieri suoi predecessori, Rastignac, Homais, D ambreuse. Invita il suo lettore a fare lo stesso. Se questi non ha ancora l’esperienza del mondo, qui im- para bene, come da nessun’altra parte, come va il mondo, come funziona. Non ha bisogno di in- formarsi sulla filosofia di Proust. Proviamo un estremo piacere a leggerlo perché riconosciamo le nostre stesse esperienze e perché

  • ci istruisce. Inglesi,

giapponesi, ameri- cani non sono te- nuti a conoscere i codici sociali fran- cesi, ma ritroveran- no spontaneamente nelle serate dei Guermantes o dei Villeparisis cose che conoscono perfetta- mente, per averle già vissute e subite nelle loro aziende, nelle università, nel- le villette di perife- ria. Sono le stesse. Due passioni so- no all’opera in que- sto romanzo. Sono le passioni fonda- mentali dell’umani- tà. La prima è l’amore. In Proust l’amore è ovunque. È regolarmente sfor- tunato. È incompa- tibile con il proget- to del narratore, che è la libertà, la salvezza, l’arte. È una certezza negati- va che Proust ha teorizzato. L’a m o re non riesce a svilup- parsi. Si blocca allo

stadio dolorosissi- mo della gelosia. La gelosia proviene da un’inten- sificazione dell’amore e la pro- voca. Lo scopo dell’amore è l’unione, ma nella gelosia il de- siderio di captazione, di posses- so per sé dell’essere amato, som-

merge la volontà di unione e la rende impossibile. Odette sfugge a Swann, Albertine al narratore, Morel a Charlus. Si comprende il loro desiderio di fuga se si considera che intuivano che non li si vole- va tanto amare quanto possede- re, averli per sé. In definitiva, metterli in prigione, «sotto una macchina pneumatica». La loro reazione istintiva è quella di di- fendere la propria libertà, il pro- prio essere minacciato. Non si può affermare che da parte loro

  • ci sia perversità, per quanto fini-

scano per provare un piacere malvagio dalla sconfitta del pre- tendente. La loro sarebbe piut- tosto una reazione istintiva, vita- le, contro il predatore innamora- to. Difendono la pelle. In questo romanzo non si uc- cide nessuno e non ci si suicida. Non si muore d’amore, perché l’amore è una malattia non mor-

Esposto al Chiostro del Bramante il capolavoro di Hieronymus Bosch

I peccati che ispirarono B ru e g h e l

tale, passeggera, come il morbil-

lo e la scarlattina. È la prova che nonostante le rovine che causa e le torture che infligge, l’amore non è davvero serio. È un’illusione. Swann guarito dal suo stato patologico si chiede da “villano” come abbia potuto amare Odette al punto da desiderare morire. Eppure il suo amore l’aveva invaso fino a non essere più “op erabile”, come si dice in chirurgia. Non ne poteva più di ricominciare giorno dopo giorno a cercare di sapere che cosa avesse fatto Odette (1, 317). Se gli capitava di desiderare la morte, «è per sfuggire più alla monotonia dello sforzo che all’acutezza delle sofferenze». Quelle sofferenze se ne vanno da sole. Quando sono scompar- se e lui “non ama” più Odette,

venerdì 1 febbraio 2013 L’OSSERVATORE ROMANO pagina 5 Riaperta al culto la chiesa dei santi Luca

Hieronymus Bosch, particolare de «I sette peccati capitali» (1515 circa)

A partire da giovedì 31 gennaio, nell’ambito della mostra «Brueghel. Meraviglie dell’arte fiamminga» — al Chiostro del Bramante fino al 2 giugno — sarà esposto per la prima vol- ta a Roma il capolavoro I sette peccati capitali di Hieronymus Bosch. L’opera, proveniente dalla Geneva Fine Arts Foundation, integra il percorso espositivo della retrospettiva de- dicata alla celebre stirpe di artisti fiammin- ghi attiva tra il XVI e il XVII secolo. Pieter Brueghel il Vecchio (1525/1530 circa — 1569), capostipite della famiglia, iniziò la sua car- riera proprio ispirandosi a I sette peccati capi- tali e considerò Bosch il suo maestro spiri- tuale, copiando i suoi lavori. Con oltre cento opere, l’esposizione offre al pubblico la pos- sibilità di vedere uno accanto all’altro dipinti provenienti da musei e collezioni private di numerosi Paesi stranieri.

allora la sposa. Forse a quel

punto esce dall’autismo amoro- so. Le dà una figlia, Gilberte.

pagina 6

L’OSSERVATORE ROMANO

venerdì 1 febbraio 2013

Il ministro dell’Interno francese annuncia l’espulsione di alcuni predicatori radicali stranieri

Se l’imam danneggia l’islam

PARIGI, 31. «Espelleremo tutti que- gli imam, tutti quei predicatori stra-

delle associazioni musulmane del 93 (il numero corrispondente al dipar-

All’inizio di aprile, quest’ultimo ave- va ordinato l’espulsione di tre imam

nieri che se la prendono con le don- ne, fanno proposte contrarie ai no-

timento di Seine-Saint-Denis), Mohammed Henniche, definendolo

(un maliano, un saudita e un turco) e di due militanti islamici (un alge-

stri valori e parlano della necessità

un individuo «non pericoloso», che

rino e un tunisino) sulla scia degli

di

combattere la Francia. Da questo

omicidi commessi a Tolosa e a

punto di vista bisogna essere estre- mamente fermi e io lo sarò». Marte- dì scorso, a Bruxelles, durante una conferenza internazionale dedicata alla lotta contro gli estremismi vio- lenti, il ministro dell’Interno france- se, Manuel Valls, ha annunciato l’espulsione, nei prossimi giorni, di alcuni predicatori e imam radicali

via invitato a non fare di ogni erba

«non ha mai preso posizione su questioni internazionali come la Pa-

lestina o il Mali». L’imam sarebbe assai carismatico e popolare tra i giovani, la fascia di età cioè più sen- sibile all’islam estremo. In Francia il decreto di espulsio- ne può essere emesso quando uno straniero rappresenta una grave mi- naccia per l’ordine pubblico. In ca-

Montauban. Sempre martedì, pro- prio a Tolosa, sono stati arrestati due trentenni con l’accusa di essere complici di Mohamed Merah, auto- re delle stragi che fra l’11 e il 19 marzo 2012 insanguinarono le due città. Il 14 gennaio scorso, in un co- municato firmato dal presidente,

stranieri. Una misura che si inserisce

so di urgenza o se lo straniero gode

Mohammed Moussaoui, il Consi-

nel quadro della prevenzione del

di

protezione diplomatica, il provve-

glio francese del culto musulmano

processo di radicalizzazione e del contrasto all’islamismo radicale e al «jihadismo globale». Valls ha tutta-

un fascio: «Non confondo questo islamismo radicale con l’islam di Francia ma esiste un ambiente reli- gioso, dei gruppi che si rifanno al

dimento viene preso dal ministro dell’Interno, altrimenti è firmato da un prefetto. L’interessato viene quindi convocato davanti a una spe- ciale commissione che deve dare un parere consultivo motivato. Solo successivamente lo straniero verreb- be condotto fuori dal territorio fran-

(Cfcm) è intervenuto contro l’uso errato dei termini “islamista” e “isla- mismo”. Sottolineando che il presi- dente della Repubblica François Hollande, parlando del sostegno francese alle forze armate maliane, aveva giustamente evitato di qualifi- care come islamisti i terroristi obiet-

salafismo, che gravitano all’interno

cese. Dal 2002 sono stati emanati

tivo dell’intervento, il Cfcm ha invi-

di

un processo politico, che punta-

no solo a impadronirsi un po’ alla volta del mondo associativo, a en- trare nelle scuole e a mettere le ma- ni sulle coscienze di un certo nume- ro di famiglie». La procedura di espulsione — ri- ferisce la France Presse — r i g u a rd e -

no), pesantemente chiamato in cau-

ben centoventicinque decreti di espulsione contro islamici radicali. L’ultimo in ordine di tempo a lasciare il Paese, il 31 ottobre 2012, è stato il tunisino Mohamed Hammami, imam della moschea Omar nell’undicesimo a r ro n d i s s e -

tato a non fare confusione tra islam e terrorismo. «Purtroppo — si legge nella nota — questo principio di pre- cauzione non è sempre rispettato da certi uomini politici e media del no- stro Paese». Moussaoui ricorda che più del 90 per cento delle vittime del terrorismo internazionale sono

rebbe tre persone, fra le quali un

ment di Parigi, accusato di aver chia- mato i fedeli alla jihad più dura, al-

di

confessione musulmana e che,

imam di Seine-Saint-Denis (diparti- mento confinante con quello parigi-

sa per argomentazioni omofobe. A difendere il predicatore è intervenu- to il segretario generale dell’Unione

la violenza contro le donne e all’an- tisemitismo. Nell’ultimo dossier del ministero dell’Interno, Valls non fa altro che applicare decisioni già adottate dal suo predecessore, Claude Guéant.

dunque, l’uso sbagliato dei termini “islamista” o “islamismo”, creando amalgama fra il terrorismo e l’islam, «religione di pace che sacralizza la vita», danneggia l’immagine della fede musulmana.

P ARIGI , 31. «Espelleremo tutti que- gli imam, tutti quei predicatori stra- delle associazioni musulmane
 

E per la prima volta alle donne sarà permesso di arruolarsi nell’intelligence

Meno poteri alla polizia religiosa in Arabia Saudita

RIAD, 31. L’Arabia Saudita ha deci- so di limitare i poteri della temuta polizia religiosa, tradizionalmente incaricata di garantire la conformità dei comportamenti dei cittadini alla morale islamica. La Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio non potrà più «interrogare, né incriminare» i so- spetti, ha spiegato il suo responsabi- le, Sheikh Abdullatif Abdel Aziz Al- Sheikh, sottolineando che questi po- teri saranno riservati a polizia e pubblici ministeri. «La polizia reli- giosa — ha proseguito il responsabi- le — potrà ancora arrestare coloro che compiono flagranti offese, come le molestie nei confronti delle don-

rato un dovere essenziale nell’islam, la cui applicazione deve essere ga- rantita da parte della umma (la co- munità islamica). In Arabia Saudita, dove il Corano è considerato come unica legge, questo obbligo è impo- sto dalla polizia religiosa. Un’altra novità riguarda il lavoro degli agenti segreti, che non sarà più una prerogativa solo maschile. La “svolta” è stata annunciata dal ministro dell’interno di Riad, il principe Mohammad Bin Nayef Bin Abdul Aziz Al Saud, il quale ha spiegato che anche le donne d’ora in avanti potranno essere assunte dall’al-Mabahith al-‘Amma, il servi- zio d’intelligence interno della mo-

agenti dovranno tuttavia affrontare un corso di formazione professiona- le di quattro mesi prima di essere

assunte. Il primo mese di corso — spiegano i responsabili — sarà inte- ramente dedicato all’addestramento militare, i restanti tre mesi saranno suddivisi tra lezioni in aula e confe- re n z e . L’annuncio del Governo saudita — riporta l’agenzia di stampa AdnKronos — si inquadra in un pia- no lanciato il mese scorso dal mini- stero del Lavoro contro la disoccu- pazione femminile che negli ultimi anni ha toccato livelli record nel

ne, il consumo di alcool e droghe, i

narchia del Golfo.

 

Paese. Il Governo, infatti, sta ten- tando con varie misure e iniziative

 

di

ridurre il forte divario esistente

ricatti e la pratica della strego- neria». I mutawaeen , come vengono chia- mati gli agenti, si occupano di ga- rantire la separazione di uomini e donne in pubblico, controllando an- che l’osservanza da parte delle don- ne del rigido codice di abbigliamen- to in vigore in Arabia Saudita. No- nostante i nuovi limiti, la polizia re- ligiosa continuerà a impedire alle donne di guidare e si assicurerà che tutte le attività chiudano cinque vol- te al giorno in concomitanza con gli orari della preghiera. L’esistenza della polizia religiosa

è giustificata dal Governo saudita in

Secondo il quotidiano «Al Watan», che ha riportato la notizia, alle donne che lavoreranno nell’al- Mabahith al-‘Amma saranno affidati incarichi legati soprattutto a «que- stioni sociali e umanitarie», come per esempio i rapporti con i familia- ri dei detenuti, ma anche l’ela- borazione di studi, approfondimenti e dossier di analisi della società sau- dita. Il ministro Mohammad Bin Nayef Bin Abdul Aziz Al Saud ha quindi sottolineato che le ragazze laureate che hanno studiato all’este- ro e padroneggiano una lingua stra-

niera avranno maggiori possibilità

tra occupazione maschile e femmini- le in Arabia Saudita, Paese dove do- mina ancora la sharia basata sull’in- terpretazione wahhabita e dove esi-

ste la separazione fra uomini e don- ne nei luoghi di lavoro. Nell’ambito di questo piano di sviluppo, il ministero del Lavoro ha invitato le aziende nella monarchia del Golfo a creare più opportunità occupazionali soprattutto per le donne, agevolate anche da una leg- ge che permetterà loro di lavorare a casa a partire dal prossimo anno. Secondo un rapporto pubblicato lo

di

essere assunte dai servizi d’intelli-

scorso marzo, in Arabia Saudita ci

di

disoccupati, l’ottanta per cento

base all’esortazione coranica «Amr bil Màruf wa Nahy an al Munkar», traducibile come «ordinare il bene e

gence saudita. Le ragazze che hanno intenzione di presentare la domanda

sono al momento circa un milione

proibire il male». Questo è conside-

per intraprendere la carriera di

dei quali sono donne.

A colloquio con l’arcivescovo di Belgrado monsignor Stanislav Hočevar

Per uno scambio di doni

di ROSSELLA FABIANI

Sincerità, nuovi rapporti personali e dialogo quotidiano. Per un recipro- co scambio di doni. È quello che serve alla Chiesa d’oriente e a quella d’occidente. Ne è profondamente convinto Stanislav Hočevar, arcive- scovo di Belgrado, che abbiamo in- contrato nella sua residenza nella capitale serba. Monsignor Hočevar traccia un’analisi molto precisa della situazione in cui si trova la Chiesa cattolica in Serbia ed è fiducioso che la conoscenza reciproca — che necessita non soltanto di molte pre- ghiere ma anche di tanto studio — permetterà di sanare le ferite del

passato e di scambiarsi reciproca-

mente i doni di cui l’oriente e l’o cci- dente sono ricchi. «Oggi — afferma — la Chiesa cat- tolica in Serbia, parlando sociologi- camente, è Chiesa di minoranza. E i cattolici appartengono a diverse na- zionalità: sono ungheresi, croati, al- banesi, di altre minoranze etniche, come tedeschi, slovacchi, cechi, bul- gari, romeni e sloveni. Davanti a queste diverse nazionalità, lingue, culture e anche riti è importante creare un’unità nella diversità, assi- curare l’identità naturale, ma anche quella spirituale. È importante aiu- tare questi popoli a vivere secondo i

loro diritti naturali, di lingua e di

cultura, e allo stesso tempo promuo- vere l’appartenenza a una Chiesa cattolica». Un compito non facile:

«Le strutture della Chiesa cattolica che servivano a questa unità si tro- vavano, ai tempi della Iugoslavia, in Croazia, Slovenia, Bosnia, e così og- gi i cattolici di Serbia, ma anche di Kosovo, Montenegro e Macedonia, sono rimasti senza le strutture ossia senza una sede per la conferenza episcopale, senza le scuole, senza i seminari e, dato che qui siamo mi- noranza, manca anche il personale adeguato per la realizzazione della missione della Chiesa cattolica. Se durante la Iugoslavia i cattolici era- no la metà della popolazione, oggi siamo rimasti pochissimi. Ci trovia- mo in diaspora — spiega l’a rc i v e s c o - vo di Belgrado — e dobbiamo cerca- re nuove vie, sia per unirci tra di noi, sia per promuovere il dialogo nella Chiesa cattolica, nei rapporti con la Chiesa maggioritaria ortodos- sa, con le chiese di riforma, con i musulmani e con gli ebrei. Promuo- vere il dialogo è il nostro compito principale oltre a formare i nostri sacerdoti, religiosi e religiose, ma anche i fedeli a questa nuova situa- zione in modo da conservare l’iden- tità ed essere promotori di un’inte- grazione europea, ma aperta al dia-

Il gran mufti del Libano condanna le unioni civili

BE I R U T, 31. Il gran mufti, Sheikh Mohammad Rashid Qabbani, la più alta autorità sunnita del Li- bano, ha emesso una fatwa in cui condanna come «apostata» qual- siasi autorità politica o ammini- strativa musulmana che oserà ri- conoscere come valido il matri- monio civile. «Ogni autorità mu- sulmana, deputato o ministro, che sostenga la legalizzazione del matrimonio civile è un apostata al di fuori della religione musul- mana», ha affermato Qabbani. In Libano le leggi riguardanti la famiglia, matrimonio, divorzio ed eredità, non sono uguali per tutti i cittadini, perché dipendo-

no dalla confessione di apparte-

nenza: quella musulmana sciita o sunnita e quella cristiana. Perciò chi vuole sposarsi con il solo rito civile è costretto a farlo all’e s t e ro , ottenendo poi di vedere registra- ta l’unione dal ministero dell’In- terno. Una giovane coppia di musulmani, uno sciita e l’altra sunnita, ma a loro volta figli di coppie miste, è stata la prima a registrare civilmente il proprio matrimonio in territorio libanese. Il ministro dell’interno, Marwan Charbel, ha detto che esso non potrà essere riconosciuto dal Go- verno in mancanza di una legge

in materia, mentre il presidente

della repubblica, Michel Sleiman, cristiano, si è detto favorevole

all’introduzione anche in Libano del matrimonio civile.

pagina 6 L’OSSERVATORE ROMANO venerdì 1 febbraio 2013 Il ministro dell’Interno francese annuncia l’espulsione di alcuni

Monsignor Hočevar con (a sinistra) il Patriarca serbo Irinej

logo tra oriente e occidente» osserva il presule. Ormai dai tempi della Iugoslavia comunista e del suo drammatico di- sfacimento sono passati molti anni. «In questo tempo nuovo cerchiamo di creare rapporti nuovi, special-

mente con la Chiesa ortodossa ser-

ba, non soltanto perché è maggiori- taria ma prima di tutto perché la Chiesa ortodossa è sempre più vici- na a quella cattolica. Le differenze tra oriente e occidente, viste sotto la lente d’ingrandimento della storia, non sono essenziali ma sono piutto- sto di natura fenomenologica e sono emerse per affermare l’identità cul- turale e nazionale. Un’affermazione che in passato ha causato tante feri- te e che soltanto instaurando nuovi rapporti personali, autentici e aperti sarà possibile sanare. Oggi siamo ai primi passi di questo cammino di riavvicinamento: collaboriamo — sottolinea monsignor Hočevar — a livello di Caritas, di lavoro umanita- rio, di lavoro culturale, poi parteci- piamo reciprocamente alle feste principali, come Pasqua e Natale. Collaboriamo nel processo di resti- tuzione dei beni presi alla Chiesa dopo la seconda guerra mondiale e stiamo cercando insieme di entrare nel campo dei mass media. Tutti questi processi di sinergia ci aiutano a essere sempre più attenti gli uni agli altri e a scoprire le specificità dell’una o dell’altra Chiesa cristiana. L’oriente sottolineava sempre molto forte la liturgia e la divinizzazione dell’uomo attraverso la liturgia, so- steneva una piena sintonia tra lo Stato e la Chiesa e sempre ha dato pieno accento alla Chiesa locale. Così in passato la Chiesa orientale si è strutturata in un modo diverso, con patriarcati, e non come in Occi- dente sotto la guida dell’unità del vescovo di Roma. Scoprendo queste specificità apriamo la strada a una concreta collaborazione. Così, se in oriente si sottolinea molto la litur- gia, il ruolo dello Spirito Santo e il ruolo dei Padri, in occidente si dà molta attenzione all’amore verso il vicino, al lavoro umanitario, alla dottrina sociale e proprio da queste specificità possiamo cogliere la pos- sibilità di uno scambio dei doni». Per Hočevar «il dialogo non è qualcosa di tecnico, di teorico, ma riguarda l’esistenza stessa. Se in oriente hanno conservato un grande amore verso i Padri e verso tutta la tradizione, il cristianesimo dell’o cci- dente ha dato molta attenzione alla storia e allo sviluppo della storia. E ora per essere uniti abbiamo biso- gno di un dialogo continuo e di re- spirare veramente a due polmoni. Ma per fare questo dobbiamo cono-

scerci concretamente». Una cono- scenza quanto mai necessaria in quest’epoca di globalizzazione: «Ri- tengo che viviamo un kairòs p ro p r i o perché oggi, con la migrazione delle popolazioni, questo processo di dia- logo concreto e quotidiano è ancora più urgente. Ma serve una grande sincerità, anche perché la terminolo- gia non ha sempre lo stesso signifi- cato in oriente come in occidente. Oltre alla diversa cultura greca e la- tina, a questa terminologia abbiamo dato, attraverso i secoli, contenuti diversi. Ora tutto ciò deve essere conosciuto, si deve parlare aperta- mente, per esempio, sul contenuto del cosiddetto territorio canonico,

che cosa vuol dire oggi che c’è que- sta grande emigrazione. Dobbiamo

essere molto aperti per un dialogo integrale, sincero e coraggioso». Siamo davanti a una grande sfi- da: «A causa della mancanza di concili ecumenici d’insieme si è creata una tradizione diversa nella vita pastorale tra oriente e occiden- te. E se noi cattolici abbiamo avuto nei secoli i concili e, dopo il Vatica- no II, abbiamo anche il Sinodo dei vescovi che rafforza il dialogo inter- no, le Chiese ortodosse non hanno avuto questi concili ecumenici nel secondo millennio, perciò è chiaro che quando noi dialoghiamo lo fac- ciamo con diversi patriarcati che hanno anche una diversa storia e una diversa tradizione ed è evidente che non possono avere lo stesso comportamento davanti alle sfide moderne. Per questo, quando noi parliamo con i patriarcati dobbiamo sempre tenere conto della loro sto- ria. Mi domando che cosa possiamo fare noi tutti cristiani per poter cele- brare insieme un concilio ecumeni- co. Invito sempre apertamente i cri- stiani di Oriente e Occidente a non perdere questo momento storico, questo k a i ró s , a non perdere l’invito dello Spirito Santo che ci chiama a un nuovo incontro, a una nuova ob- bedienza. Ecco perché noi tutti dobbiamo non soltanto pregare tan- to, non soltanto promuovere il dia- logo, ma prima di tutto studiare molto. Penso che ci conosciamo an- cora troppo poco. Credo — conclu- de l’arcivescovo — che dobbiamo fa- re molto di più, creare occasioni d’incontro tra specialisti di teologia d’Oriente e di Occidente, dialogare sulle differenze pastorali anche della prassi ecclesiologica e riflettere su come interpretare la diversità delle due tradizioni, perché possiamo im- parare molto gli uni dagli altri e perché, come ha detto Giovanni Paolo II nell’enciclica Ut unum sint, ogni giorno dobbiamo scambiare le nostre esperienze e i nostri doni che sono veramente grandi».

pagina 6 L’OSSERVATORE ROMANO venerdì 1 febbraio 2013 Il ministro dell’Interno francese annuncia l’espulsione di alcuni
pagina 6 L’OSSERVATORE ROMANO venerdì 1 febbraio 2013 Il ministro dell’Interno francese annuncia l’espulsione di alcuni
pagina 6 L’OSSERVATORE ROMANO venerdì 1 febbraio 2013 Il ministro dell’Interno francese annuncia l’espulsione di alcuni

venerdì 1 febbraio 2013

L’OSSERVATORE ROMANO

pagina 7

In un documento presentato alla Corte Suprema dai vescovi statunitensi

Il matrimonio che ha fondato l’America

WASHINGTON, 31. «Il matrimonio, inteso come unione tra un uomo e una donna, non è un retaggio del passato, ma un’istituzione fondante e vitale della società civile attuale»:

lo ricorda l’episcopato cattolico ne- gli Stati Uniti in un documento presentato alla Corte Suprema. L’organo di giustizia di massima istanza nel Paese ha avviato, a se- guito di una serie di ricorsi, l’esame del Defense of Marriage Act (Do- ma), la legge federale promulgata nel 1996 che tutela il matrimonio

naturale. Oltre a questa, la Corte si pronuncerà sulla legge in vigore nel- lo Stato della California, che non consente di legalizzare le unioni tra persone dello stesso sesso, sulla base

di

un referendum popolare (la co-

siddetta Proposition 8) svoltosi nel novembre 2008. Il verdetto della

Corte Suprema degli Stati Uniti è atteso entro giugno 2013. Il documento è presentato dall’organismo episcopale in qualità

di

amicus curiae. Offre una serie di

considerazioni di valore religioso e morale per auspicare un pronuncia- mento dei giudici che ribadisca la tradizionale definizione di matrimo-

nio, arginando in tal modo i tentati-

vi

in atto in vari Stati della federa-

zione di legittimare unioni alternati- ve a quella fra un uomo e una don- na. Il Governo degli Stati Uniti ha da tempo deciso di non difendere più la costituzionalità del Doma di fronte ai tribunali e, di conseguen- za, i ricorsi stanno aumentando. A muovere contestazione contro il Do- ma di fronte alla Corte Suprema è stata, fra gli altri, un’anziana donna dichiaratamente omosessuale, Edith Windsor, secondo la quale la legge federale sarebbe discriminatoria, non contemplando per esempio tu- tele giuridiche in materia di diritto ereditario a favore di persone non sp osate. Nel documento — a firma del consigliere generale Antonhy Pica- rello e del consigliere generale asso- ciato, Michael Moses, della Confe- renza episcopale — si osserva che il caso in questione dell’anziana don- na, che per anni è stata unita a una persona dello stesso sesso poi dece- duta, riguarda «una scelta persona- le» che non comporta un pronun- ciamento della Corte che possa as- sumere una valore generale per tutta la popolazione. La questione, si sot- tolinea, «non può ragionevolmente essere definita come rientrante in un generale “diritto di sposarsi”». I consiglieri aggiungono che «il rico- noscimento civile delle unioni tra persone dello stesso sesso non è profondamente radicato nella storia della e nella tradizione del Paese, ma piuttosto è vero il contrario». A tale riguardo, l’episcopato fa riferi- mento a sentenze della Corte Supre- ma nelle quali si descrive «il matri- monio come un diritto fondamenta-

LA PAZ, 31. Un’esortazione «a levar- si in piedi» per contribuire al bene comune della Bolivia, eliminando quelle pretese che vorrebbero «co- struire la patria a proprio gusto e piacimento». A lanciarla, durante un’omelia, è stato il il cardinale Ju- lio Terrazas Sandoval, arcivescovo

di

Santa Cruz de la Sierra. Il por-

porato ha fatto cenno in particolare ai risultati del censimento nazionale condotto nei mesi scorsi, auspican-

do che «non avvenga nessuna mani- polazione a fini personali o di grup- po» ma che essi siano utilizzati nell’interesse generale del Paese. Il censimento, il primo dal 2001, si è svolto nel novembre scorso e nei giorni scorsi sono stati presentati i risultati. Una serie di gruppi aveva cercato di boicottare l’iniziativa per motivi politici, alimentando un cli-

ma di incertezza sul procedimento

di

analisi della società.

L’episcopato cattolico aveva invi- tato la popolazione a partecipare at- tivamente al censimento. In occasio- ne della consultazione, l’a rc i v e s c o v o coadiutore di Santa Cruz de la Sier-

ra, Sergio Alfredo Gualberti Calan- drina, aveva sottolineato che il cen- simento è “un mezzo molto impor- tante che ci dà l’opportunità di sa- perne di più, oggettivamente, sulla

le considerato chiaramente come unione tra un uomo e una donna». I vescovi degli Stati Uniti Uniti da lungo tempo mostrano preoccu- pazione per i tentativi di ridefinire il matrimonio. La questione dei “ma- trimoni” omosessuali è diventata terreno di accesi dibattiti nella so- cietà che spesso sfociano in referen- dum popolari: il Maine e il Ma- ryland sono gli ultimi due Stati che si sono aggiunti a quelli favorevoli alla legittimazione delle unioni omosessuali, mentre sono, per ora, un quarantina quelli che ancora si oppongono. Su una questione fon- damentale come quella del matrimo- nio, ha affermato in un intervento il cardinale arcivescovo di New York,

lo minaccia i principi del federali- smo e della separazione dei poteri, ma avrebbe un impatto negativo diffuso su altri diritti costituzionali, come ad esempio, la libertà religio- sa, di coscienza, di parola e di asso- ciazione». E aggiungono che per ta- le motivo «si accenderebbe un mo- tore di conflitto che coinvolgerebbe i tribunali in una serie di controver- sie altrimenti evitabili». La Corte di appello di San Fran- cisco si era espressa in maniera con- traria al divieto delle unioni omo- sessuali nello Stato della California nel febbraio 2012. La sentenza ha ri- baltato di conseguenza la volontà espressa dalla maggioranza della popolazione della California con il

Timothy Michael Dolan, i vescovi

referendum svoltosi nel 2008, attra-

«non possono restare in silenzio». L’episcopato, pur ribadendo in varie occasioni il pieno rispetto per tutte le persone, aggiunge tuttavia che «nessun’altra unione è in grado di provvedere al bene comune come lo

verso il quale è stato introdotto nel- la Costituzione dello Stato il divieto dei “matrimoni” tra persone dello stesso sesso e ribadito il principio che essi costituiscono solo l’unione tra un uomo e una donna. Nell’o c-

è, invece, il matrimonio tra un uo-

casione, il cardinale Dolan aveva af-

mo e una donna». Nel documento presentato alla Corte Suprema — nella parte relati- va al referendum svoltosi in Califor- nia che ha bloccato le unioni omo-

fermato che «la sentenza del tribu- nale è una grave ingiustizia, che ignora la realtà che il matrimonio è l’unione fra un uomo e una donna». La Costituzione, ha puntualizzato il

sessuali — si fa anche riferimento al-

porporato, «non proibisce la prote-

le conseguenze legali che comporte- rebbe la ridefinizione del matrimo- nio naturale. In sostanza, notano i consiglieri della Conferenza episco- pale, «la ridefinizione del matrimo- nio, a livello costituzionale, non so-

zione del significato perenne del matrimonio, uno dei fondamenti della società. La popolazione della California merita di meglio. La na- zione merita di meglio. Il matrimo- nio merita di meglio».

venerdì 1 febbraio 2013 L’OSSERVATORE ROMANO pagina 7 In un documento presentato alla Corte Suprema dai

Esortazione del cardinale Julio Terrazas Sandoval

Dal censimento una spinta a promuovere l’unità in Bolivia

realtà del nostro Paese, delle nostre regioni, città e paesini, a undici anni dall’ultimo censimento». Conclu- dendo che «solo se lo facciamo con libertà, possiamo aspettarci che i ri- sultati ci aiuteranno a realizzare le politiche pubbliche per rispondere e

soddisfare le esigenze di tutti i boli- viani». Alla voce del presule si era aggiunta quella del vescovo ausiliare di El Alto, Eugenio Scarpellini, che aveva definito l’iniziativa «uno stru- mento per lo sviluppo della nostra società», invitando pertanto la po- polazione «a respingere ogni tenta- tivo di boicottare questa giornata da parte di alcuni gruppi». Il cardinale Terrazas Sandoval, ricordando nell’omelia proprio l’invito dei ve- scovi, ha quindi concluso che l’avve- nuta consultazione possa ora contri- buire a promuovere lo spirito di unità.

Una serie di mali sociali affliggo- no da lungo tempo il Paese sudame- ricano: la corruzione, l’i n s i c u re z z a , l’aumento del narcotraffico e la po- vertà persistente sono al centro delle preoccupazioni della Chiesa. A que- ste realtà, si aggiunge anche la que- stione della giustizia, con particolare riferimento al problema del sovraf- follamento delle carceri. In un inter- vento nei mesi scorsi monsignor Je-

sús Juárez Párraga, vescovo di El Alto e presidente della pastorale so- ciale Caritas della Conferenza epi- scopale, ha spiegato che la situazio- ne delle carceri in Bolivia è dram- matica e non va sottovalutata. «Constatiamo con preoccupazione

— ha dichiarato il presule — che il numero dei detenuti nel Paese supe- ra di gran lunga la capacità di acco- glienza degli istituti di pena». Un altro tema è quello legato alla tutela della vita. Tentativi sono in- fatti in atto nel Paese per legalizzare l’aborto. Una Marcia per la vita è stata organizzata a Santa Cruz nel novembre scorso, organizzata dalla Chiesa cattolica e da oltre trecento istituzioni. L’arcivescovo coadiutore di Santa Cruz de la Sierra aveva in- vitato la popolazione a «partecipare in modo massiccio e con entusiasmo

alla Marcia per la vita, per rifiutare l’aborto e l’eutanasia che vogliono imporre gruppi con ideologie stra- niere. Dinanzi a questa situazione, come cattolici — ha detto il presule — vogliamo esprimere pubblicamen- te la nostra fede nel Dio della vita, vita inviolabile dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale».

Appello dell’episcopato affinché sia favorito il bene comune

Una nuova Costituzione per lo Zambia

LU S A KA , 31. Un appello a tutti i rappresentanti del potere affinché «siano
LU S A KA , 31. Un appello a tutti i
rappresentanti del potere affinché
«siano coerenti con i principi di-
chiarati e fedeli all’impegno intra-
preso per il bene comune»: a lan-
ciarlo sono i vescovi cattolici in
Zambia, con un comunicato diffuso
al termine della loro assemblea ple-
naria.
Nel documento, siglato da monsi-
gnor Ignatius Chama, arcivescovo
di
Kasama e presidente dell’episco-
pato, si auspica in particolare l’ap-
provazione della nuova Costituzio-
ne, che, si osserva, è tuttora priva di
un organico quadro giuridico sui
suoi contenuti e «di una tabella di
marcia e di una scadenza definitiva»
per la sua approvazione finale. Inol-
tre, i presuli ribadiscono la necessità
di
sottoporre la nuova Carta fonda-
mentale a un processo referendario,
secondo le intenzioni che erano sta-
te manifestate in passato dalle stesse
autorità.
Altro tema esaminato dalla plena-
ria è stato il rapporto fra Stato e
Chiesa, per quanto concerne soprat-
tutto la cooperazione con il Gover-
no nell’ambito del settore educativo.
Guardando poi al contesto politico
in generale, l’episcopato giudica ne-
gativamente «le discussioni tra i
partiti per l’egemonia del potere,
sempre più al centro della scena, a
scapito del bene comune del
Pa e s e » .
In questo contesto, i presuli si ri-
volgono nuovamente «ai rappresen-
tanti politici affinché dimostrino
maturità, dignità e magnanimità
nell’esercizio della loro leadership»,
in modo tale da «concentrarsi sulla
promozione del bene comune e sul-
la tutela dei più deboli nella socie-
tà». Al medesimo tempo si chiede
alle autorità anche «di esercitare
con prudenza il potere che la popo-
lazione ha affidato loro», sottoli-
neando che «ospedali, scuole e altri
centri pubblici non riescono a offri-
re servizi di qualità a causa della
mancanza di fondi», che sono desti-
nati invece a “priorità sbagliate”.
Per questo, i presuli auspicano che
«la nuova Costituzione preveda un
meccanismo di controllo» in questo
s e t t o re .
Un altro aspetto critico messo in
risalto è la questione dell’o rd i n e
pubblico. Pur esprimendo, al riguar-
do, apprezzamento per gli sforzi
messi in atto dalle autorità di pub-
blica sicurezza per contrastare le at-
tività criminali e garantire la legalità,
i presuli ribadiscono «il principio
dell’uguaglianza di fronte alla legge
stessa»; e aggiungono che «garantire
la legge e l’ordine non significa im-
pedire ai partiti dell’opposizione di
esercitare i loro diritti basilari, come
quello di riunirsi liberamente in as-
semblea». Per questo motivo, con-
cludono, appare opportuno prendere
in considerazione la possibilità di
abrogare la legge che regolamenta la
gestione dell’ordine pubblico, defini-
ta “repressiva e anacronistica”. In tal
modo la nazione avrà la possibilità
di intraprendere «in spirito e alla
lettera, il cammino democratico, sen-
za precipitare nel caos».
Altri punti sui quali si sono sof-
fermate le riflessioni sono il diritto
alla vita, la libertà di espressione, di
associazione e di coscienza. Le auto-
rità — si legge nella nota — hanno
«l’imprescindibile obbligo di pro-
muovere e rispettare i diritti umani
dei cittadini, e ciascun cittadino ha
l’obbligo di rispettare i diritti
dell’altro». «La situazione dei diritti
umani nel Paese — puntualizzano i
vescovi — si sta deteriorando in ma-
niera preoccupante».
Infine, il documento si chiude
con un’esortazione a tutti i fedeli a
pregare per il Paese, affinché abbia
«sete e fame di una società più
giusta».
I presuli chiedono la promozione di un equo modello di sviluppo
Riforma agraria per il Guatemala
CITTÀ
DEL
GUAT E M A L A , 31. «Pro-
muovere un nuovo modello di svi-
luppo e una nuova visione dell’eco-
nomia per realizzare uno sviluppo
integrale, solidale e sostenibile».
Questo, in sintesi, il documento dal
titolo: «Beati coloro che lavorano
per la pace» pubblicato nei giorni
scorsi dalla Conferenza episcopale
del Guatemala a margine dell’as-
semblea plenaria. Per promuovere lo
sviluppo, i vescovi suggeriscono al
Governo di «offrire al Paese un pro-
getto nazionale a breve, medio e
lungo termine, ponendo le basi per
la futura prosperità e la qualità della
vita dei guatemaltechi, soprattutto
giovani e bambini».
Per attuare il nuovo modello eco-
nomico e di sviluppo — riferisce
l’agenzia Fides — «è necessario ri-
formare le leggi che regolano gli in-
vestimenti per lo sfruttamento delle
risorse naturali non rinnovabili del
Paese, in modo che tali attività eco-
nomiche riescano effettivamente a
migliorare la qualità della vita dei
guatemaltechi. La crisi alimentare
che colpisce migliaia di persone, in
particolare bambini vittime di mal-
nutrizione cronica, è un affronto al-
la dignità umana di tutti coloro che
soffrono ed è più grave della crisi fi-
nanziaria».
La Conferenza episcopale, inoltre,
ha criticato il Parlamento per non
aver approvato la legge sullo svilup-
po rurale, che rappresenta la “solu-
zione urgente” alla situazione di fa-
me e sfruttamento subita da mi-
gliaia di famiglie contadine. «Il ri-
fiuto della discussione e dell’even-
tuale approvazione del disegno di
legge sullo sviluppo rurale a lungo
preparato con vari settori che rap-
presentano gli interessi dei contadi-
ni — scrivono i vescovi nel docu-
mento — dimostra che i legislatori
devono prendere sul serio la loro re-
sponsabilità e la missione di essere
veri rappresentanti del popolo».
Già in un altro documento pub-
blicato lo scorso novembre dal tito-
lo: «Che cosa dobbiamo fare?», fir-
mato dal presidente della Conferen-
za episcopale, monsignor Rodolfo
Valenzuela Núñez, vescovo di Vera
Paz, e dal segretario della Conferen-
za, monsignor Bernabé Sagastume
Lemus, vescovo di Santa Rosa, i
presuli hanno presentato una rifles-
sione sulla situazione del Paese do-
po gli ultimi eventi catastrofici e nel
clima perdurante di conflitto e di
violenza. «Dopo il terremoto —
hanno scritto in quell’occasione —
siamo chiamati alla solidarietà. Que-
sta tragedia ci unisce nel dolore, ma
dobbiamo vederla come una chia-
mata alla generosità e alla solidarie-
tà tra fratelli, per reagire uniti nella
sp eranza».
I vescovi hanno ribadito che la si-
tuazione di povertà è sempre più
grave. «Siamo testimoni dei timori
in cui vive la totalità della popola-
zione: il rischio di perdere la vita, di
essere derubati, della disoccupazio-
ne, di soffrire le malattie senza po-
terle curare, di perdere i figli che
prendono una brutta strada. C’è
una violenza imperante e anche la
nostra reazione è violenta. I conflitti
che vive il Paese ancora sono irrisol-
ti. Vediamo che è apparso un nuovo
conflitto: lo Stato non è capace di
gestire gli investimenti dei privati
per il bene comune. I più poveri,
gli indigeni, i contadini, sono i
grandi dimenticati dal sistema. Cosa
fare dinanzi a questa situazione di
conflitto?».
Al riguardo, i vescovi suggerisco-
no di incrementare lo Stato di dirit-
to. «L’istituzione — concludono —
deve guadagnarsi la fiducia con
azioni concrete a favore del bene
comune. Chiediamo disponibilità da
parte di tutti per lavorare per il Pae-
se. Il Governo deve rinforzare i pro-
cessi democratici e togliere ogni so-
spetto sulla possibilità che diventi
un Esecutivo militarista. Occorre
promuovere una dinamica di nazio-
nalità fondata sulla fraternità».

pagina 8

L’OSSERVATORE ROMANO

venerdì 1 febbraio 2013

Messa dell’arcivescovo Becciu per L’Osservatore Romano e la Tipografia Vaticana

Presentata la plenaria del dicastero della cultura

Quel candelabro che diffonde la luce del Papa

Da settantacinque anni la missione dei salesiani in Vaticano è paragona- bile a quella di un candelabro: soste- nere la luce del Papa, affinché illumi- ni e giunga ovunque. È l’immagine scelta dall’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, per introdurre l’omelia della celebrazione eucaristica presieduta giovedì matti- na, 31 gennaio, nella cappella del Co- ro della basilica Vaticana, nella me- moria di san Giovanni Bosco. Ricordando che fu Pio XI nel 1937 a chiamare in Vaticano i salesiani per affidare loro la Tipografia Poliglotta e quella dell’Osservatore Romano, il presule ha detto che la comunità che «vive entro le mura leonine continua a mettere competenza e capacità ma- nageriali a servizio della diffusione capillare della Parola di Dio e dei do- cumenti del magistero pontificio, con pubblicazioni ben curate tipografica- mente e tradotte in più lingue». I sa- lesiani e i loro collaboratori sono quindi — ha sottolineato il sostituto — «a servizio della Parola di Dio, stru- mento per la sua irradiazione». D ell’importanza fondamentale del- la Parola di Dio nella vita di san Gio- vanni Bosco monsignor Becciu ha parlato citando alcuni episodi. A co- minciare dalla scelta di far raffigurare sotto i portici di Valdocco alcune sto- rie della Bibbia. A queste “citazioni” dipinte sui muri si aggiungono poi quelle contenute nei suoi scritti e nel- le sue conversazioni. Lo scopo era sempre lo stesso, come scrisse lo stes- so don Bosco nella prefazione alla prima edizione della Storia Sacra : «Il- luminare la mente per rendere buono il cuore». Per il sostituto la Parola di Dio è stata «una delle fonti privilegiate del- la sua impostazione educativa — nella predicazione, nella catechesi, nella li- turgia, nella comunicazione, nei Re- golamenti». Ecco perché l’immagine del candelabro per i salesiani — ha fatto notare — «non può certo esau- rirsi nel lavoro tecnico, pur così pre- zioso e di cui siamo profondamente grati. A ognuno di noi Gesù doman- da non soltanto di annunciare la sua Parola, ma di viverla». «Come vorremmo i salesiani in Va- ticano?» si è chiesto il presule. La ri- sposta non lascia ombre di dubbio:

«Come uomini evangelici, che si la- sciano illuminare loro stessi da quella luce che contribuiscono a diffonde- re». Monsignor Becciu ha fatto nota- re, in particolare, che Pio XI «non chiamò qualche singolo salesiano esperto nell’arte della stampa, ma una comunità». È ciò di cui la Chiesa «ha bisogno ancora oggi», ha detto: «una presenza non soltanto di singoli uo-

mini evangelici, ma la testimonianza

  • di una comunità evangelica. La Sede

Apostolica vive anche grazie alla vita

  • di grazia di quanti vi lavorano, alla

loro testimonianza di vita». Ricordando che don Bosco «non si è mai stancato di inculcare l’unità tra tutti i membri della sua famiglia reli- giosa», l’arcivescovo ha aggiunto che «vorremmo anche noi dalla comunità salesiana, la testimonianza di un ce- nacolo di vita fraterna, di una comu- nione di vita informata dalla carità. È anche e soprattutto così che si dà vi- sibilità alla luce, come ha ricordato don Bosco citando il Vangelo di Gio- vanni: “Vi riconosceranno per miei discepoli, se vi amerete a vicenda”». Il sostituto ha poi richiamato un altro aspetto del carisma salesiano: «il senso dell’ecclesialità di don Bosco». Infatti, ha aggiunto, «il vostro parti- colare legame con l’Osservatore Ro- mano lo si può far risalire a lui stes- so, fedele sostenitore di Pio IX . Il

quotidiano della Santa Sede nasce

nel 1861, lo stesso anno nel quale don Bosco ottiene il decreto di via libera alla prima tipografia di Valdocco». Il rapporto con Papa Mastai è pieno di aneddoti, così come quello con Leone XIII. «A fondamento di questo rap- porto cordiale e sincero — ha eviden- ziato il presule — vi era un’autentica visione di fede, che lo portava a ripe- tere le famose parole: “Amiamoli i Romani Pontefici, e quando ci danno consiglio e più ancora quando mani- festano un desiderio, questo sia per noi un comando”». All’inizio della celebrazione, don Sergio Pellini, direttore della Tipo- grafia Vaticana Editrice L’O sservatore Romano, ha pronunciato un breve sa- luto. «Siamo lieti di pregare per le necessità del Papa e per il nostro la- voro», ha detto rivolgendosi all’a rc i - vescovo Becciu e assicurandogli che

«la sua presenza ci riporta al Papa e

  • ci ricorda che la nostra missione è

quella di don Bosco: servire la Chiesa e i giovani». Oltre a don Pellini, con il sostituto hanno concelebrato il vescovo Gior- gio Corbellini, presidente dell’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica,

pagina 8 L’OSSERVATORE ROMANO venerdì 1 febbraio 2013 Messa dell’arcivescovo Becciu per L’Osservatore Romano e la

monsignor Markus Graulich, prelato uditore del Tribunale della Rota Ro- mana, il gesuita Władisław Gryzło, incaricato dell’edizione polacca del nostro giornale. Erano presenti, tra gli altri, Gio- vanni Battista Dadda e Gino Raineri, del Consiglio di Sovrintendenza; Lu- ciano La Camera, Francesco Perrotta e Giorgio Ciccioriccio, del Collegio dei Revisori dei Conti; Antonio Mag- giotto, direttore commerciale, Giusep- pe Canesso, direttore tecnico, e Clau- dio Alpigiani, direttore amministrati- vo della Tipografia Vaticana; il vice direttore e il direttore del nostro gior- nale. Ha animato la liturgia il coro del Vicariato Vaticano, diretto dal maestro Temistocle Capone. Alla messa ha partecipato anche il gruppo delle nuove reclute del Corpo della Gendarmeria Pontificia.

Successivamente, nei locali della Tipografia Vaticana, è stato proiettato un documentario sui 75 anni della presenza dei salesiani in Vaticano. Il video — preparato da Domenico Nguyen Duc Nam — mostra alcune foto storiche e qualche breve filmato delle visite dei Pontefici alla Tipogra- fia. L’arcivescovo Becciu ha poi bene- detto il locale dove è stata collocata la nuova macchina da stampa digitale a foglio Meteor DP8700 XL della Mgi Digital graphic technology. Canesso ha spiegato le funzioni dell’impianto, in grado di produrre supporti stam- pati fino a 1020 millimetri di lun- ghezza, formato fino a oggi realizza- bile solo in offset. Con questa mac- china si potranno realizzare stampe personalizzate di banner, calendari, fotografie panoramiche, brochure, se- gnaletiche anche a basse tirature.

pagina 8 L’OSSERVATORE ROMANO venerdì 1 febbraio 2013 Messa dell’arcivescovo Becciu per L’Osservatore Romano e la

È necessario riformulare le politiche di espatrio e di accoglienza con piani di solidarietà concordata, non solo per garantire la dignità di ogni persona mediante la tutela dei dirit- ti umani fondamentali, ma anche per assicurarsi che tutti rispettino norme e doveri necessari per rende- re concreta la reciproca sicurezza, lo sviluppo e la pace. Il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per la Pa- storale dei Migranti e dei Rifugiati, ha colto l’occasione della cerimonia di consegna dell’onorificenza dell’ordine nazionale «Stella della Romania» con il grado di commen- datore — conferitagli martedì 29 gennaio nell’ambito dell’i n c o n t ro sul tema «Migrazione e solidarietà nella fede» — per ribadire la neces- sità di stabilire principi generali in- ternazionali per rendere meno pro- blematico l’inarrestabile fenomeno migratorio. Le affermazioni del cardinale na- scono dalla constatazione che il mondo di oggi è segnato profonda- mente da diversità culturali, sociali, economiche, politiche e religiose, che pongono interrogativi sul com- plesso fenomeno delle migrazioni. Un fenomeno che tuttavia «non va considerato soltanto dal punto di vista statistico e socio-economico». Le migrazioni, infatti, sono una realtà che tocca in primo luogo uo- mini e donne, bambini, giovani e anziani, che oggi — ha detto il por- porato ricordando quanto scritto da Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale del migrante e

Nelle nuove piazze virtuali

dei giovani

Nel mondo dei giovani la Chiesa non dev’essere «un termometro per valutarne solo lo stato di sa- lute, ma un termostato per scal- darne gli ambienti», a cominciare da quelli virtuali. È una vera e propria immersione nelle culture giovanili emergenti, un dialogo a tutto campo, aperto e senza reti- cenze o censure, la proposta del cardinale Gianfranco Ravasi per l’assemblea plenaria del Pontifi- cio Consiglio della Cultura, che si svolgerà dal 6 al 9 febbraio. Presentandone i contenuti nella Sala Stampa della Santa Sede, nella mattina di giovedì 31 gen- naio — giorno della festa di don Bosco, «un uomo che ha saputo creare una sintonia nuova con i ragazzi» — il porporato ha messo

in evidenza come oggi i giovani

abbiamo tanto da dire, con la lo-

ro ricchezza e le loro contraddi- zioni; e ha invitato gli adulti a fa- re un esame di coscienza per averli esclusi «con corruzione, in- coerenza, disoccupazione». La plenaria vuole proprio conoscere dal di dentro le culture e i lin- guaggi dei giovani per consegnare nelle mani della Chie- sa le chiavi giuste per comunicare con loro direttamente ed efficace- mente. Il cardinale ha invitato ad ave- re fiducia nelle nuove generazio- ni, indicando l’eccezionale impe- gno nel volontariato; e anche nel- la Chiesa, ha aggiunto, non biso- gnerebbe aver paura di affidare loro incarichi di primo piano. Ha poi messo in guardia dal rischio

di

rincorrere le mode del momen-

to per cercare di stare comunque

al passo con i tempi. Questa, ha

rilevato, è una generazione che fa

molte domande e diventa decisi- vo dare risposte che abbiano un senso pieno. Dal porporato è ar- rivato anche un invito a non di- sperdere le grandi esperienze del- le parrocchie e degli oratori. In queste prospettive la cultura ha oggi più che mai la funzione

di

segnalare i movimenti interiori

degli uomini e, secondo l’ispira- zione del concilio Vaticano II, di scrutare i segni dei tempi, non tanto per registrarli quanto per incidere in essi. Per la Chiesa en- trare nei nuovi mezzi di comuni- cazione, a cominciare da Twitter, non è una necessità fine a se stes- sa ma un modo per comunicare davvero e comprendere come il mondo stia cambiando. Il «segre- to» di tutto, ha spiegato il cardi- nale Ravasi, è la conversione:

«Convertitevi e credete al Vange-

lo» è, del resto, una perfetta espressione per Twitter. Mettendo da parte ogni «stam- po freddo nell’analisi del mondo giovanile», il porporato ha sug- gerito di puntare piuttosto «sulla fede nei giovani, cioè sulla fidu- cia nelle loro potenzialità, pur se- polte sotto quelle differenze che a prima vista impressionano». Si tratta di entrare in questa «zona grigia del mondo giovanile» per stare accanto alle persone, soprat- tutto a quelle più deluse da «una politica che non può guardare so- lo all’economia» senza avere an- che «un respiro alto e grandi pro- sp ettive». A confermare le attese per que- sta strategia di comunicazione hanno fatto seguito le testimo- nianze di due giovani, il fiorenti- no Alessio Antonielli e Farasoa Mihaja Bemahazaka, originaria del Madagascar, studentessa di economia a commercio a Firenze. Insieme hanno indicato «negli in- contri personali, nelle relazioni dirette di amicizia, nelle testimo- nianze credibili, il sistema miglio- re per evangelizzare i giovani». Non solo dunque il mondo vir- tuale. Alessio, in particolare, ha riconosciuto nelle domande esi- stenziali la cifra comune alle esperienze di tutti i giovani. La risposta però deve superare «su- perficialità, pressappochismo e indifferenza» che caratterizzano le realtà giovanili. Per questo An- tonielli ha invitato la Chiesa ad aumentare ancora «la quantità della sua presenza nelle nuove

piazze». È decisivo, ha aggiunto, «tradurre bene il messaggio», mettendo mano al vocabolario dei «nativi digitali» che hanno il loro «alfabeto emotivo» nel ma- neggiare i sempre più moderni e numerosi strumenti tecnologici che, con rapidità, creano relazioni e accorciano distanze. «Oggi i giovani — ha concluso — vogliono le risposte in un click. Non so quale sia la soluzione ma questo

è lo scopo della plenaria». Lo ha confermato monsignor Carlos Alberto de Pinho Moreira Azevedo, delegato del Pontificio Consiglio, presentando il pro- gramma dei lavori. «Vogliamo in- dagare con oggettività — ha detto — il fenomeno nuovo, complesso e frammentato delle culture gio- vanili», consapevoli che «anche nella fede c’è bassa natalità». Co- sì non è un caso che la plenaria si apra nel pomeriggio del 6 feb- braio con un concerto della rock band vicentina The Sun.

Il cardinale Vegliò su migrazione e solidarietà nella fede

Più efficaci modelli di integrazione sociale

del rifugiato di quest’anno — «ap- paiono più vittime che autori e re- sponsabili della loro vicenda migra- toria». Analizzando in particolare il fe- nomeno che ha interessato la Ro- mania in questi ultimi decenni, il porporato ne ha messo in evidenza alcuni risvolti negativi, come «il progressivo spopolamento per l’ef- fetto combinato di un basso livello di natalità e di un alto tasso di emi- grazione». Inoltre, «all’indomani del primo gennaio 2007, con l’en- trata del Paese nell’Unione Euro- pea, molti lavoratori rumeni hanno cominciato a bussare alle porte del mercato europeo, spesso come ma- nodopera poco qualificata e a bas- so costo. Si stima, così, che circa tre milioni di rumeni lavorino al- l’estero, in particolare in Spagna, in Italia, in Irlanda e in Germania». A ciò si deve aggiungere il fatto che «accanto agli spostamenti rego- lari, vi sono anche le ondate migra- torie irregolari. Anche se la Roma- nia — ha riconosciuto il cardinale — ha adottato efficaci contromisure per arginare l’irregolarità, questo fe- nomeno continua a destare preoc- cupazione, soprattutto perché in es- so sono facilitati la proliferazione e lo sviluppo di reti terroristiche e del crimine organizzato transnazio- nale, il continuo evolversi del flusso di rifugiati e del narcotraffico, la violazione delle vigenti normative e l’incremento dei crimini specifici di frontiera, specialmente a danno del- le persone più vulnerabili».

In questo quadro complesso, la dignità di ogni persona esige di es- sere sempre salvaguardata «soprat- tutto mediante la tutela dei diritti umani fondamentali». Analogamen- te va detto — ha precisato — «per i doveri che tutti devono assumersi per garantire la reciproca sicurezza, lo sviluppo e la pace. Per condurre a buon fine questo itinerario di ci- viltà, è sempre più necessario rifor- mulare le politiche di espatrio e di accoglienza con piani di solidarietà concordata, anche per gestire il fe- nomeno con scelte preventive». In effetti, l’analisi della storia delle mi- grazioni dimostra che un’accoglien- za graduale e ordinata, rispettosa ma «non ingenua», da una parte fa emergere il senso umanitario della solidarietà e dell’ospitalità, e dall’al- tra «aumenta il potenziale produtti- vo in campo economico, arricchisce gli scambi sociali e prepara un ter- reno fecondo per una corretta inte- grazione». Ecco perché i migranti possono e debbono essere conside- rati una risorsa. È importante che si attui «una gestione integrata di tut- ti gli aspetti correlati alla loro buo- na accoglienza, soprattutto per con- trastare il più efficacemente possibi- le l’opera di organizzazioni crimi- nali che fanno traffico e contrab- bando di esseri umani». A questo proposito il cardinale ha chiamato in causa proprio quan- ti hanno responsabilità politiche: a loro spetta in particolare il compito di «agire sul piano della progetta- zione, per individuare e realizzare modelli di integrazione e di coesio-

ne, aggregando tutte quelle forze sociali, culturali, educative, istitu- zionali ed ecclesiali che ne hanno competenza». Le odierne migrazio- ni, pertanto, «spingono l’umanità intera e, in particolare, le comunità cristiane verso una visione e un im- pegno sempre più universali: in ogni tempo e luogo, un sano plura- lismo allarga l’ambito della solida- rietà e della fratellanza». All’incontro, svoltosi nella sala delle conferenze della Comunità di Sant’Egidio a Roma e introdotto dal presidente Marco Impagliazzo, sono intervenuti anche monsignor Siluan, vescovo della diocesi orto- dossa romena d’Italia, che ha sotto- lineato il rapporto di collaborazio- ne con la Chiesa cattolica per l’assi- stenza pastorale e materiale dei ro- meni ortodossi presenti in Italia; l’ambasciatore di Romania presso la Santa Sede, Bogdan Tătaru-Caza- ban, il quale si è soffermato sull’im- portanza della cultura dell’acco- glienza e della solidarietà, così co- me del binomio fede-fedeltà nella vita del migrante; monsignor Anton Lucaci, coordinatore nazionale per la pastorale dei cattolici romeni di rito latino d’Italia, che ha offerto un quadro puntuale della presenza dei cattolici romeni nel Paese, evi- denziando «lo scambio di doni» con la comunità locali; e monsignor Giancarlo Perego, direttore della fondazione Migrantes, il quale ha invitato a superare paure e resisten- ze nei confronti dei migranti so- prattutto attraverso un’azione peda- gogica e formativa.

Nomine

episcopali

Le nomine di oggi riguardano, tra l’altro, la Chiesa in Francia, in Burkina Faso e in Mali.

Stanislas Lalanne vescovo di Pontoise ( Fr a n c i a )

Nato il 3 agosto 1948 a Metz,

nella diocesi omonima, ha com- piuto gli studi di filosofia presso il seminario di Versailles e quelli di teologia presso il seminario uni- versitario dell’Istituto cattolico di Parigi, dove ha anche ottenuto la licenza in teologia e l’abilitazione al dottorato. Ha ottenuto più tar-

  • di il diploma dell’Istituto di alti

studi della Difesa nazionale

(IHEDN) e

la licenza in

desca. È stato ordinato sacerdote l’8 novembre 1975 per la diocesi di Versailles. Dopo l’ordinazione, ha

lingua te-

ricoperto i seguenti incarichi: cap- pellano dei licei Hoche e La Bru- yère a Versailles (1976-1980); re- sponsabile diocesano delle cappel- lanie dell’insegnamento pubblico (1980-1985); direttore del Centro nazionale dell’insegnamento reli- gioso (CNER) e segretario della commissione episcopale dell’inse- gnamento religioso (1985-1993); parroco della parrocchia di Sainte- Pauline a Le Vesinet (1993-1994); parroco della parrocchia di Elan- court-Maurepas (1994-1998). Nel

  • 1997 è stato direttore del centro

stampa della Giornata mondiale

della gioventù e tra il 1997 e il

  • 1998 vicario episcopale e incarica-

to della pastorale delle comunica- zioni della diocesi di Versailles. Dal 1998 al 2001 è stato portavoce della Conferenza episcopale fran- cese, e dal 2001 al 2007 segretario della medesima Conferenza. No-

minato vescovo di Coutances il 4

aprile 2007, ha ricevuto l’o rd i n a - zione episcopale il 3 giugno suc- cessivo. In seno alla Conferenza episcopale fa parte del Comité etudes et projets. È anche consul- tore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e consiglie- re ecclesiastico della Coopération internationale pour le développe- ment et la solidarité (CIDSE).

Laurent Birfuoré Dabiré vescovo di Dori (Burkina Faso)

Nato il 17 settembre 1965 a Dis- sin, nella diocesi di Diébougou, ha studiato filosofia e teologia in patria e poi ha conseguito un dot- torato in Utroque Iure a Roma, presso la Pontificia Università La- teranense. È stato ordinato sacer- dote il 29 dicembre 1995 e incardi- nato nella diocesi di Diébougou. Dopo l’ordinazione, ha ricoperto l’incarico di professore al semina- rio minore Saint Tarcisius di Diè- bougou (1996-1998). Dal 1998 al

  • 2005 ha compiuto gli studi a Ro-

ma per il dottorato in Utroque Iure. Dal 2005 è vicario giudiziale

e cancelliere; dal 2006, officiale del tribunale ecclesiastico della provincia ecclesiastica di Bobo Dioulasso. È stato inoltre profes- sore al seminario maggiore Saint Jean Baptiste (2007-2008) e dal

  • 2011 è professore di diritto nella

Unité Universitaire de Bamako in Mali.

Jonas Dembélé vescovo di Kayes (Mali)

Nato il 15 maggio 1963 a So-

koura, in diocesi di San, dopo le scuole elementari e medie è entra- to nel seminario maggiore di Ba- mako, in Mali, per i corsi filosofi-

  • ci e ha frequentato il seminario

maggiore di Koumi (arcidiocesi di Bobo-Dioulasso), in Burkina Fa- so, per quelli teologici. È stato or- dinato sacerdote il 12 luglio 1992. Dopo l’ordinazione ha ricoperto i seguenti incarichi: vicario della parrocchia di Saint Jean Bosco a Touba (1992-1996); parroco della cattedrale Notre Dame de Lour- des di San (1996-2008). Dopo es- sere stato segretario generale dell’Unione del clero diocesano di San e della Unione nazionale del clero del Mali (U.P.M.) tra il 2002 e il 2008, ha compiuto gli studi di teologia pastorale all’Istituto Lu- men Vitae di Bruxelles (2008- 2010) con maitrise in teologia pra- tica su «Société et développe- ment». Dal 2011 è parroco della parrocchia di Yasso, in fase di co- s t ru z i o n e .