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Alcuni punti su Dante e la Commedia-Il Titolo ...ma perch si chiama cos? L'appellativo "divina", che s'accompagna ormai abitualmente al titolo dell'opera di Dante, appare per la prima volta nel Boccaccio, che con questo aggettivo volle mettere in luce la grandezza del poema; ma fu unito al titolo dato dal poeta, Comeda, solo nel 1555, nell'edizione curata da Ludovico Dolce (1508-1568), per gli editori veneziani Giolito.. Nella lettera a Cangrande della Scala, Dante afferma "Incipit Comedia Dantis Alagherii, Florentini natione, non moribus" (Comincia la Commedia di Dante Alighieri, fiorentino di nascita, non di costumi), spiega poi il titolo: esso, secondo le leggi della retorica medievale, deve rispondere sia all'argomento sia allo stile del poema, che comincia in modo triste e termina lietamente, e che scritto in un linguaggio remissus et humilis (dimesso e umile), come si addice al genere "comico". Come formato (significato del numero 3) Il poema formato di 14233 versi endecasillabi, in terzine a rima incatenata, divisi in 100 canti di varia lunghezza. Poi i canti sono distribuiti in tre parti distinte (Inferno, Purgatorio e Paradiso) dette cantiche, ciascuna delle quali ne comprende 33 (il primo canto ha carattere introduttivo, per cui l'Inferno formato da 34 canti). Sembra chiara la presenza simbolica del numero 3 (e del suo multiplo 9) che nella cultura medievale ha un significato di origine magico-religioso , abbiamo quindi l'avvicendarsi di tre guide attraverso i tre regni dell'Oltretomba: Virgilio nell'Inferno e nel Purgatorio (qui, dal XXI canto, a Virgilio si aggiunge un altro poeta latino, Stazio), Beatrice nel Paradiso fino alla candida rosa dei beati, nell'Empireo; san Bernardo nell'Empireo, fino alla conclusiva contemplazione di Dio. Nove sono poi i cerchi dell'Inferno, nove le ripartizioni del Purgatorio, nove i Cieli del Paradiso. Il viaggio raccontato in prima persona, e s'immagina compiuto all'et di 35 anni , nel 1300 (anno del giubileo), nei giorni compresi tra il 7 aprile, Venerd Santo (o, secondo altri, il 25 marzo), e il 14 aprile. La struttura della Commedia rispetta quella dei poemi didattici della tradizione. Infatti, prima di tutto, la poesia di Dante vuol essere una educazione religiosa e morale. Vuole insegnare Il viaggio la metafora di un itinerario interiore,cambiamento ,trasformazione che dalla "selva" del peccato conduce, con l'aiuto divino,(ma anche della Conoscenza,intelletto) alla salvezza. Il Viaggio un codice narrativo (i segni del viaggio sono ad es.pericoli,ostacoli) ma quando stato composto? (Le date di composizione del poema non si conoscono con precisione; tuttavia, gran parte dei critici concorda nel ritenere che l'Inferno sia stato composto tra il 1304 (o 1306) e il 1309, il Purgatorio tra il 1309 e il 1315 circa, il Paradiso dopo il 1316 ed entro il 1321.) Chi lo legge e come lo legge? Non ci sono pervenuti i manoscritti originali, che pure erano ancora conosciuti nel Quattrocento, come testimonia l'umanista Leonardo Bruni, autore di una Vita di Dante (1436).Il grande numero e la variet dei manoscritti a noi giunti (oltre settecento, residuo di una produzione che si stima di 1500-2000 esemplari) mostrano tuttavia che l'opera ebbe immensa diffusione e fortuna nel corso dei secoli, presso ceti sociali disparati e in vari ambienti culturali. Subito dopo la morte del poeta la diffusione del testo confermata dalla presenza di molte copie manoscritte integrali, e parallelamente crescono i commenti: di Iacopo Alighieri, figlio del poeta (nel 1322); del bolognese Graziolo Bambaglioli (le cui Chiose alla Cantica dell'Inferno sono del 1324); di Iacopo della Lana (precedente al 1330). Per soddisfare alle richieste di un pubblico sempre maggiore, a Firenze si organizzarono botteghe e ateliers scrittor (tra questi era famoso il laboratorio di Francesco di ser Nardo da Barberino) che approntarono un testo di fattura nitida e elegante, molto preciso nella trascrizione e nella veste grafica: nasceva dunque, dopo la met del Trecento, la tradizione dell'antica vulgata,(divulgazione) destinata a una grande fortuna fino a tutto il XV secolo e soppiantata soltanto dalle prime edizioni a stampa. Una grande importanza in qualit di divulgatore dell'opera dantesca ebbe poi lo stesso G. Boccaccio, che nell'ultimo periodo della sua vita, si adoper per una diffusione del testo dantesco con le Esposizioni sopra la Comedia di Dante, rimaste incompiute al canto XVII dell'Inferno e frutto di una serie di letture pubbliche che l'autore stava tenendo, sul finire del 1373, per conto del comune di Firenze. La prima edizione a stampa risale per alla seconda met del Quattrocento, e usc a Foligno, per opera di Johann Numeister di Magonza. Importanza di Dante: la grandezza di Dante emerge chiaramente nella scelta del volgare italiano come lingua della poesia e della cultura in genere, senza indugi e con una consapevolezza ineccepibile, assolutamente moderna. La lingua e lo stile della Commedia, si collocano senza dubbio nell'ambito di una sperimentazione linguistica in cui ampi spazi vengono riservati alle lingue speciali ,linguaggi colti,popolari cortesi etc..: " impossibile - ha scritto Carlo Dionisotti - in una storia della lingua italiana sopravvalutare l'importanza di Dante [...]. Dante ha significato la vittoria del toscano e la decadenza a dialetto di ogni altra parlata italiana". Altri linguisti e studiosi della lingua italiana hanno tutti sottolineato questo ruolo di Dante(B.Migliorini) il contributo terminologico, lessicale di Dante,rispetto alla langue(lingua-codice,grammatica) a sua disposizione, vastissimo: basti pensare che attualmente il lessico dell'italiano costituito per oltre il 50% da vocaboli gi duecenteschi, per il 15% da quelli immessi dal solo Dante, per il 19% da lessico trecentesco, mentre solo una minima percentuale rappresentata da un apporto successivo.in primo luogo Dante consapevole del suo ruolo di precursore e fondatore di una tradizione italiana del tutto autonoma rispetto ai provenzali o alla cultura latina medievale. Il tratto specifico che egli adopera nel poema non rispecchia pi la gerarchia degli stili e del linguaggio proposti al suo tempo: Dante mette a frutto un plurilinguismo e un pluristilismo in cui si trovano insieme tragedia, commedia e elegia, stile alto e stile basso, lingua dotta e voci gergali, linguaggi tecnici, con un potenziale lessicale di quasi trentamila termini. (Dante anche un teorico della Lingua ricordiamo "il Devulgari Eloquentia") La novit del linguaggio dantesco consiste nell'avere modellato una poetica e una ricerca morale (nella Epistola a Cangrande, Dante scrive che il compito della Commedia "removere viventes" dallo stato morale di miserie... et perducere ad statum felicitatis") alle esigenze di un pubblico non pi uniforme,aristocratico,quantitativamente ristretto, ma eterogeneo, borghese, e quindi sincronizzato con un ideale polisemico (pi significati)della letteratura.Il Viaggio Realista Dante come abbiamo detto sceglie di narrare il viaggio in prima persona, cos diventa protagonista e testimone diretto: il suo un itinerario personale verso la salvezza, ma anche un incontro con decine di personaggi che lo coinvolgono emotivamente nelle loro storie(realismo). Sono uomini che hanno amato, odiato, sofferto, peccato: in una parola, che hanno vissuto.

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L'autore interviene nei loro confronti con giudizi, ammonimenti, appelli. Giudica i loro comportamenti in vita; pu e deve condannare, perch a mano a mano che il suo viaggio procede egli si impadronisce in modo sempre pi completo della conoscenza e della verit . Ma il protagonista, il pellegrino Dante, alterna i pi diversi stati d'animo: dal rispetto all'ira, dalla piet alla commozione, dallo stupore all'ammirazione. La sua magistrale capacit artistica fa s che ogni singola anima si presenti al tempo stesso come esempio di carattere universale e come irripetibile personalit individuale. Viaggio individuale e collettivo verso la retta via, esempio per tutti L'obiettivo principale resta quello di insegnare, di trasmettere una verit. Gli eventi sono reali, concreti; (realismo ) i personaggi balzano vivi davanti ai nostri occhi. Nei loro colloqui ritornano affetti e memorie, nostalgie e rimpianti. Dante(scrittore), che pure applica ai peccatori le punizioni meritate con una durezza inflessibile, quasi spietata, non dimentica mai di compiangere la sofferenza, o di tener fede ai valori dell'amicizia e del rispetto, e non manca di riconoscere le virt anche di coloro che in vita gli sono stati avversari. Peccatori e condanne: Il maestro di Dante Virgilio. Nella Commedia, il suo peso simbolico fortissimo: egli rappresenta la ragione umana, ed ha il compito, affidatogli dal Cielo, di guidare Dante attraverso i primi due regni dell'Oltretomba. un compito arduo, che richiede non solo saggezza ed equilibrio, ma un bagaglio di dottrine e una capacit pedagogica elevati. Spesso Virgilio deve affrontare spiegazioni astruse e difficili. Ma oltre ad essere maestro spirituale e morale, egli compagno e sostegno di Dante, conforto per quel pellegrino smarritosi nell'oscura selva, che sta compiendo un viaggio tanto eccezionale e difficile, e che, talvolta, rivela "debolezze" umane. La severa legge divina, che vieta ai pagani di godere della beatitudine celeste, anche se furono grandi e virtuosi, lo relega nel Limbo. Egli prova dolore e rimpianto per la sua condizione, ma ci tiene a ricordare di non aver avuto colpa, e che solo per difetto di conoscenza ha perduto il Sommo Bene. Anche Virgilio esita, si sconforta o sbaglia. Gli accade nell'Inferno, quando alle prese coi diavoli che vogliono impedire il percorso ai due pellegrini quando cerca di accattivarsi Catone o quando indugia con Dante ad ascoltare il dolce canto di Casella, meritandosi il rimprovero del custode. Ma proprio per le sue incertezze, Virgilio conserva intatta la sua umanit invece di rimanere schiacciato sotto il peso della missione etica e didascalica. Dante gli d il continuo tributo di rispetto e devozione che si deve al Maestro, ma anche un caldo affetto filiale. Nella Commedia vi sono molti episodi analoghi, sebbene pi concisi; quando, ad esempio, Dante parla con Brunetto Latini, che sconta il peccato di sodomia,(omosessualit) continua a comportarsi come un affettuoso discepolo nei confronti di quel suo maestro ideale, di cui ancora ricorda "la cara e buona imagine paterna" (Inf., XV, 83). In altri casi, ha rispetto per un avversario "magnanimo", come Farinata degli Uberti (Inf., X). E se si trova a faccia a faccia con chi si macchiato di colpe imperdonabili non solo di fronte a Dio, ma anche davanti agli uomini e alla societ, non nasconde le sue reazioni di cittadino e le sue insofferenze di uomo. Infatti, come e pi dei personaggi, anche lui uomo, sebbene investito di un privilegio, qual il viaggio, da vivo, nel mondo dell'aldil. Ed capace di pronunciare parole sferzanti, quando ricorda episodi che turbano la sua retta coscienza; mostra disprezzo, e non risparmia un tagliente sarcasmo se il suo interlocutore gli appare responsabile di aver provocato o di aver contribuito alla degradazione dei costumi e della societ civile. Ma il pellegrino si commuove davanti allo spettacolo della sofferenza, si intenerisce se incontra l'amico che sta espiando, e che poi sar salvo. Nell'Inferno vive attimi di paura o di sgomento; nel Paradiso trascinato da ardenti slanci di misticismo. E sullo sfondo sempre presente il dignitoso atteggiamento di chi, destinato a diventare esule senza colpa, ascolta nel corso del viaggio molte oscure, dolorose profezie, e accetta con nobile risolutezza le conferme dell'amara sorte che lo attende. Alla mentalit medievale riporta anche l'uso dell'allegoria: il lettore viene costantemente invitato a cogliere ogni sfumatura, per comprendere il significato pi vero e pi profondo, nascosto dietro l'immagine concreta che gli si offre. Inoltre, Dante spazia attraverso una gamma pressoch inesauribile di questioni. Teologia e scienza, cultura e politica, filosofia e ideologia concorrono a costruire un mondo concettualmente elaborato, complesso, pieno di significati. Molto spesso, la materia ardua, indecifrabile. Non solo il lettore moderno, ma anche quello medievale doveva restar perplesso di fronte ad essa.Persino Dante ne consapevole, se sente, pi volte, il bisogno di avvertire ed esortare coloro che sono "in piccioletta barca / desiderosi d'ascoltar" (Par., II, 1-2): chi non possiede gli strumenti culturali indispensabili a seguirlo, far meglio a non mettersi "in pelago" (in mare). "L'acqua ch'io prendo gi mai non si corse", afferma il poeta (Par., II, 7): non a caso egli ha bisogno dell'aiuto di Minerva (la sapienza), di Apollo (la poesia) e delle Muse (le dee che proteggono le arti e le scienze), che lo accompagnano.I versi alludono alla difficolt del Paradiso, ma sembrano valere per l'intero poema.la grandezza della Commedia. Essa non si limita a ripercorrere, sia pure con maggior sapienza letteraria, la strada dei grandi trattati medievali, ma animata in ogni sua pagina da sentimenti e da emozioni che le conferiscono una intensit umana assolutamente nuova. Il genio e la modernit di Dante stanno proprio in questo: egli integra l'astrattezza e la freddezza delle teorie tipica dell'epoca,con una linfa vitale e concreta tipica dell'esperienza individuale. Poeta e filosofo quindi,non chiara appare la ricostruzione precisa delle fonti a cui Dante attinse: la sua biblioteca, infatti, andata perduta, e i riferimenti a singoli autori fatti dal poeta sono piuttosto rari. Tuttavia, alcuni legami con la tradizione appaiono evidenti. Il principale proprio l'idea-base della Commedia, ossia il viaggio nell'Oltretomba. Tra i classici, l'autore al quale Dante si ispira pi da vicino Virgilio, che nel VI canto dell'Eneide fa scendere il suo eroe Enea nell'Ade, il regno ultraterreno pagano; ma pure nell'Odissea di Omero, in un episodio analogo a quello virgiliano, Ulisse si reca agli Inferi. Inoltre, all'epoca di Dante era diffusissima la conoscenza del poeta latino Ovidio, che nelle sue Metamorfosi narra di varie discese nell'Oltretomba. La letteratura medievale ricca di esempi di viaggi nel mondo dei morti a scopo morale e religiosa, come i Dialoghi di san Gregorio Magno . Anche la produzione cavalleresca sviluppa l'idea del viaggio come prova, ricerca di perfezione, mezzo per misurare le proprie virt morali. Inoltre, Dante conosceva le cosiddette "visioni", diffusissime all'epoca, nelle quali si descrivevano le pene e i premi dell'aldil, o si profetizzava il futuro dell'umanit. Fra i trattati, va inserito anche il Libro della Scala, che appartiene alla letteratura agiografica(esaltazione) musulmana, e ha per tema il viaggio ultraterreno di Maometto. Accanto ai testi citati, non potevano mancare i poemi allegorico-didattici, il Tesoretto di Brunetto Latini. Forse non proprio fonti precise ma certamente questi testi sono linsieme di codici e segni letterari dellepoca in cui Dante opera. Ricordiamo ancora I Bestiari.(trattati sulle tipologie di animali fantastici secondo il gusto gotico dell'epoca).

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Astronomia e Astrologia Per la struttura dei tre regni ultraterreni, Dante accoglie la visione geocentrica sostenuta da Tolomeo e accettata da San Tommaso e dalla Scolastica, suoi costanti punti di riferimento filosofico. Nella rappresentazione tolemaica, la Terra una sfera divisa in due emisferi, dei quali solo quello settentrionale abitato. Al centro di questo, Dante pone Gerusalemme e ai suoi antipodi la montagna del Purgatorio, sulla cui cima si trova il Paradiso terrestre. La Terra circondata da nove sfere concentriche, ruotanti l'una dentro l'altra, tutte contenute da una decima, l'Empireo: esso la dimora di Dio, degli Angeli e dei beati, ed , invece, immobile. La Commedia quindi una Summa Filosofico -poetica del Medioevo con riferimenti moltecipli alla politica ai simboli alla vita socio economica e culturale dellepoca (Poema),alla scienza Chi incontra? Nel corso del suo viaggio, Dante incontra una vera e propria folla di personaggi: sono uomini e donne, antichi e contemporanei, realmente esistiti o creati dalla letteratura. Nel mondo buio e cupo dell'Inferno, spiccano i guardiani terribili o ripugnanti, come Caronte, Minosse, Cerbero.Alcuni dei peccatori sono ostinati, tuttora ribelli alla legge divina, come Capaneo o Vanni Fucci;altri riconoscono con una vana disperazione la colpa commessa, come Pier della Vigna, o provano un dolente rimpianto della vita terrena, come il goloso Ciacco. Francesca da Rimini delicata, gentile e ancora appassionata nell'amore lussurioso che l'ha unita a Paolo e che sconta insieme con lui; Farinata degli Uberti ha una possente statura morale, che anche nel regno dell'Inferno lo conserva "magnanimo"; il suo compagno di pena, Cavalcante Cavalcanti, un padre tenero e disperato. Il racconto epico dell'ultimo viaggio di Ulisse e quello straziante del conte Ugolino sono fra gli episodi pi celebri dell'intero poema. Analoga capacit di dare vita e personalit poetica si trova in altre figure ed episodi, come quelli, pur diversissimi, di Filippo Argenti, di Brunetto Latini, di Guido da Montefeltro. Nessuno dei peccatori, anche nel caso delle metamorfosi e delle mutilazioni pi mostruose, perde mai completamente i suoi connotati umani; in pochi l'esperienza che li ha condotti alla perdizione ha cancellato del tutto la coscienza o una qualche virt morale. Anche per questo gli abitanti dell'Inferno colpiscono fortemente l'attenzione del lettore, che avverte tutta la contraddizione tra una statura psicologica o morale che resta alta e la bassezza del peccato che li ha perduti per sempre. L'Inferno la cantica in cui dominano il dramma, il movimento, i rumori, le tonalit forti. concrete, realiste Il viaggio comincia con la discesa nell'Inferno, concepito come una voragine a forma di tronco di cono rovesciato, una specie di imbuto volto verso il centro della Terra, in cui i dannati sono distribuiti in cerchi sempre pi stretti via via che aumenta la gravit dei peccati. Dopo aver superato, con l'aiuto di Virgilio, l'opposizione di tre fiere, la lupa, la lonza (la lince), il leone, Dante passa nell'Antinferno, dove sono gli ignavi, "che visser sanza 'nfamia e sanza lodo" (Inf., III, 36), e poi nel primo cerchio, dove collocato il Limbo; qui si trovano coloro che sono morti senza battesimo e i grandi spiriti dell'antichit vissuti prima di Cristo. Tra il secondo e il quinto cerchio sono puniti gli incontinenti, ossia coloro che non seppero tenere a freno le passioni (lussuriosi, golosi, avari e prodighi, iracondi e accidiosi). Il sesto cerchio ospita gli eretici e gli epicurei. Nel settimo, diviso in tre gironi, si trovano i violenti contro il prossimo (omicidi, predoni), contro se stessi (suicidi, scialacquatori), contro Dio, natura, arte (bestemmiatori, sodomiti, usurai). L'ottavo cerchio diviso in dieci bolge, e accoglie quei fraudolenti che ingannarono chi non si fidava di loro, ripartiti in diverse categorie. Il nono, infine, racchiude in quattro zone i traditori, la peggior specie di fraudolenti, perch hanno frodato chi aveva fiducia in loro, ossia i parenti, la patria, gli ospiti, i benefattori. Al fondo del nono cerchio, confitto al centro della Terra, sta Lucifero, traditore di Dio, che con tre bocche maciulla Giuda, traditore di Cristo, e quindi della Chiesa, Bruto e Cassio, traditori di Cesare, cio dell'Impero. L'atmosfera del Purgatorio invece elegiaca e melanconica, quasi sommessa: qui le anime sono in una condizione di passaggio.Esse attendono con ansia il momento del riscatto definitivo, e solo una lieve nostalgia le tiene ancora legate alla Terra. I sentimenti che predominano sono gli affetti familiari, i ricordi di amicizia, il rispetto ancora forte per i maestri di vita o di cultura. Ed ecco che si delineano le figure degli amici:il musico Casella, Belacqua, Nino Visconti, Forese Donati. Nobile e sorridente appare Manfredi, figlio di Federico II, pentito dell'ultim'ora: in lui, come nei suoi compagni dell'Antipurgatorio, il rimpianto per il passato, il rammarico per le colpe commesse, il rimprovero per i torti subti, sono soltanto cenni velati di melanconia, superati dall'aspettativa della salvazione eterna. In Purgatorio le anime riconquistano la fraternit e il rispetto perduto quand'erano preda delle passioni terrene:i Prncipi negligenti siedono pensosi accanto ai loro nemici d'un tempo; i superbi ammettono con franchezza il loro peccato, e il miniatore Oderisi lascia ad altri, senza rimpianto, la fama d'essere il migliore, goduta nel mondo. Sordello e Stazio hanno incontri indimenticabili con il loro ispiratore e maestro d'arte e di vita, Virgilio.Tutta la cantica si colora di tinte morbide: le albe sono sfumate, favorevoli ai sogni premonitori; i tramonti sono tenui; le notti trascorrono silenziose, mentre i pellegrini dell'Oltretomba attendono di riprendere il cammino, interrotto al calare delle tenebre. il Purgatorio, una montagna circondata dal mare, suddivisa in sette gironi, o cornici, ed guardato dall'anima di Catone l'Uticense. Prima di entrarvi, per, Dante attraversa l'Antipurgatorio: qui, coloro che si pentirono nell'ultimo istante di vita attendono il momento in cui potranno entrare ad espiare i peccati commessi. Costoro sono divisi in scomunicati, pigri, morti di morte violenta, prncipi negligenti. Una volta giunti in Purgatorio, i peccatori scontano le colpe in un cammino penitenziale che va dalla base verso il vertice della montagna. La purificazione procede partendo dal pi grave dei sette peccati capitali, la superbia, secondo un ordine inverso rispetto a quello dell'Inferno (superbia, invidia, iracondia, accidia, avarizia e prodigalit, golosit, lussuria). Inoltre, mentre nell'Inferno i dannati subiscono la pena per il pi grave dei loro peccati, qui le anime sostano in ogni cornice, affrontando una diversa penitenza per ciascuna delle loro colpe: per entrare in Paradiso, infatti, l'espiazione e la purificazione devono essere complete. Alla fine, si giunge alla cima del monte, in una selva amena, dove ha sede il Paradiso terrestre. Qui le anime s'immergono nelle acque del Let e dell'Euno; e sempre qui Virgilio, simbolo della ragione umana, si congeda: egli infatti, in quanto non cristiano, non pi idoneo a guidare Dante nell'ultima parte del viaggio, e per questo a lui subentra Beatrice, simbolo della Grazia. Come nei cerchi dell'Inferno si incontrano varie figure demoniache con specifiche funzioni, nel Purgatorio ogni girone guardato da un angelo; e come nell'Inferno, anche nel Purgatorio vige la legge del contrappasso, che regola la forma della pena fisica subta dagli espianti. Il contrappasso (il termine in Inf., XXVIII, 142: "contrapasso") ricorda la legge biblica del taglione e prevede una sofferenza commisurata direttamente alla colpa.

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Esso impone un comportamento o analogo o antitetico a quello che caratterizzava il peccato commesso.In ambedue i regni, le anime si presentano a Dante con sembianza corporea, ossia con la fisionomia che avevano da vivi, anche se spesso il loro aspetto stravolto dalla sofferenza. Vi per qualche eccezione, dovuta ad un particolare tipo di pena. Un poco meno realista Il terzo regno, il Paradiso, ospita i beati. Essi, diversamente dai dannati , non sono obbligati a risiedere in luoghi specifici, ma abitano tutti nell'Empireo, il cielo dove si trova Dio. Tuttavia, per incontrare Dante, le anime si muovono, e si dispongono nell'arco dei nove cieli. Ognuna si presenta nel cielo che l'ha influenzata di pi durante la vita, determinando le caratteristiche del suo comportamento. In tal modo Dante conferisce al Paradiso una struttura corrispondente a quella dell'Inferno e del Purgatorio, nel rispetto del principio di simmetria che caratterizza tutta l'opera.Va notato per che le anime assumono sembianza umana solo nel primo cielo e poi nell'Empireo. In tutti gli altri cieli si presentano sotto forma di luci, di essenze incorporee. Le anime beate, pur godendo tutte della visione di Dio, hanno diversi gradi di beatitudine cos come nell'Inferno e nel Purgatorio si hanno diversi gradi di sofferenza. Gli spiriti del Paradiso si dividono infatti in mondani, attivi e contemplativi. Appartengono al primo gruppo coloro che mancarono ai voti per violenza altrui (cielo della Luna), gli spiriti attivi per conseguire fama terrena (cielo di Mercurio), gli spiriti amanti (cielo di Venere). Nel secondo gruppo, si trovano gli spiriti sapienti (cielo del Sole), quelli militanti per la fede (cielo di Marte), gli spiriti giusti (cielo di Giove). Il terzo composto dagli spiriti contemplativi (cielo di Saturno), che in vita si dedicarono totalmente alla preghiera e all'immedesimazione con la divinit. Nel cielo delle Stelle fisse, Dante assiste al trionfo di Cristo, di Maria e dei beati. Dante vede il trionfo degli Angeli, che in forma di nove cerchi fiammeggianti ruotano attorno ad un Punto luminosissimo, Dio. Nell'Empireo i beati sono raccolti in una candida rosa. Dante vi giunge sotto la guida di San Bernardo, simbolo del Magistero della Chiesa, al quale stato affidato da Beatrice, prima che ella tornasse in mezzo agli altri beati. Il Santo prega la Vergine di aiutare Dante nell'ultima sublime esperienza: la contemplazione di Dio. La preghiera viene accolta e Dante, percosso da un "fulgore", pu contemplare, per un attimo, i misteri della Fede: l'Unit e Trinit di Dio, e l'Incarnazione di Dio. Una Fantasia creatrice che attinge da tutto LImmaginario medioevale .Nel Paradiso, il processo di liberazione dal peccato compiuto, e l'impegno dottrinale e teologico di Dante si fa senz'altro pi forte. Ci non significa, tuttavia, che i personaggi perdano la loro intensa umanit. Basta pensare in primo luogo al tenero sorriso di Beatrice, vlto a confortare il suo protetto e a "quietare" i suoi dubbi, e al suo atteggiamento di madre "sovra figlio deliro" (delirante per la febbre) con cui si accinge a impegnative spiegazioni teologiche. Tutti i beati, pur nella loro spiritualit, quasi astratta, conservano tuttavia uno spessore psicologico che li rende ancora partecipi di una viva umanit. Piccarda Donati completa la triade delle dolci figure femminili, cominciata con Francesca nell'Inferno e proseguita con Pia de' Tolomei nel Purgatorio. Giustiniano e Carlo Martello, ai quali Dante affida il compito di ribadire le sue teorie politicoreligiose, una vibrante trattazione teorica fatta di impeto e partecipazione personale. Persino san Pietro, il primo papa, la voce pi autorevole dell'antica Chiesa, esprime una forte carica emotiva, quando usa parole accese di sdegno nell'invettiva contro la degenerazione dei suoi successori. Al centro del Paradiso, per ben tre canti (XV, XVI, XVII), domina la personalit di Cacciaguida, trisavolo di Dante. Egli l'antenato affettuoso e riverito, il fustigatore severo dei costumi, il solenne profeta dell'esilio, e infine colui che sancisce, in modo definitivo, l'alta missione per la quale Dante stato prescelto. 1265: Dante nasce a Firenze tra il 21 maggio e il 20 giugno da una famiglia di tradizione guelfa appartenente alla piccola nobilt cittadina ,il padre era un cambia valute 1283: Poco sappiamo della sua formazione giovanile che tuttavia risente dei principali verseggiatori toscani (Dante da Maiano, Lapo Gianni, Gianni Alfani), delle esperienze dei poeti siciliani e provenzali, di Guittone e Bonagiunta, e soprattutto del Guinizzelli, di Guido Cavalcanti e Brunetto Latini, riconosciuti a pi riprese come maestri.(dolce sti nuovo) 1285: Probabilmente in quest'anno sposa Gemma di Manetto Donati, da cui avr almeno tre figli (Iacopo, Pietro, Antonio), se non addirittura quattro (Giovanni). 1289: Dante partecipa come feditore a cavallo alla battaglia di Campaldino e in seguito alla presa di Caprona..impegnato quindi nella vita politica del comune fiorentino 1290: Morte di Beatrice, figlia di Folco Portinari, andata in sposa a Simone de' Bardi. 1292-93: In questo periodo riordina i materiali della Vita nuova. 1295: Entra a far parte della Corporazione dei medici e degli speziali. Inizia la sua attivit politica: in questo periodo eletto nel Consiglio del popolo, quindi nel Consiglio dei Cento. 1300: Accede alla carica di priore e si distingue per la sua lotta contro l'ingerenza pontificia negli affari fiorentini: favorevole all'allontanamento di alcuni membri delle due fazioni guelfe. responsabili dei disordini cittadini. 1301-02: Nel gennaio 1302, al ritorno da una missione diplomatica presso il papa Bonifacio VIII, apprende di essere stato condannato a morte in contumacia. Nel frattempo Carlo di Valois, inviato dal papa, si era impossessato della citt riportando i Neri al potere e avviando una spietata stagione di rappresaglie. 1303: Ha inizio la dolorosa esperienza dell'esilio. Dante tenta di rientrare a Firenze appoggiando l'impresa, presto svanita, di Scarpetta degli Ordelaffi, signore di Forl. Quindi a Verona, presso Bartolomeo della Scala. 1304-06: Dante a Treviso, quindi in Lunigiana, alla corte dei Malaspina; forse a Lucca. Sono gli anni in cui il poeta compone il De vulgari eloquentia e il Convivio, lasciati entrambi incompiuti. Inizia a scrivere l'Inferno. 1307-11: Soggiorna a Poppi, nel Casentino, ospite del conte Guido di Battifolle. Verso la fine del 1310 scrive un'epistola ai principi e ai popoli italiani ravvisando nella figura dell'imperatore Arrigo VII le speranze di una pacificazione. Nel 1311 viene escluso per rappresaglia dall'amnistia concessa agli esuli guelfi. 1312-13: Conclude probabilmente il Purgatorio. Si trasferisce a Verona alla corte di Cangrande della Scala, dove inizia a comporre il Paradiso e forse il De Monarchia. 1315: Rifiuta le condizioni per il suo rientro a Firenze. Tra il 1315 e il '17 compone l'Epistola a Cangrande. 1318:In questo anno, o forse nel '20, si reca a Ravenna, ospite di Guido Novello da Polenta. di questo periodo la conclusione e revisione della Commedia e la stesura della Questio de aqua et terra. 1321: Durante il ritorno da un'ambasceria a Venezia, Dante muore a Ravenna.